Základné zobrazenie

  • ✇Scintilena
  • Grotte effimere: la filosofia dello speleologo che entra in un luogo che non rivedrà mai più
    Condividi Esplorare una cavità destinata a scomparire pone domande etiche e scientifiche inedite. La glaciospeleologia non è solo tecnica: è un confronto con il tempo, con la perdita e con la responsabilità verso ciò che non esiste più L’effimero come categoria speleologica: esplorare grotte glaciali temporanee In speleologia si parla spesso di preservare ciò che si trova. Ma cosa si preserva quando l’oggetto dell’esplorazione si trasformerà in acqua di ruscello entro pochi mesi? Le gr
     

Grotte effimere: la filosofia dello speleologo che entra in un luogo che non rivedrà mai più

Máj 2nd 2026 at 11:00

Condividi

Esplorare una cavità destinata a scomparire pone domande etiche e scientifiche inedite. La glaciospeleologia non è solo tecnica: è un confronto con il tempo, con la perdita e con la responsabilità verso ciò che non esiste più


L’effimero come categoria speleologica: esplorare grotte glaciali temporanee

In speleologia si parla spesso di preservare ciò che si trova. Ma cosa si preserva quando l’oggetto dell’esplorazione si trasformerà in acqua di ruscello entro pochi mesi? Le grotte glaciali pongono domande filosofiche che nessun’altra frontiera sotterranea ha mai sollevato con tale urgenza.

La glaciospeleologia — la branca della speleologia dedicata all’esplorazione delle cavità nei ghiacciai — opera in un territorio radicalmente diverso da quello classico. Le grotte nel ghiaccio non sono strutture perenni. Si formano per lo più a causa dell’acqua di fusione, che scolpisce nel ghiaccio tunnel e saloni talvolta di dimensioni enormi. Queste strutture possono collassare o sparire nel giro di una stagione. Chi entra in una grotta glaciale non sta esplorando un luogo che rimarrà lì ad attendere i successori. Sta entrando in qualcosa che non esiste già più nella sua interezza, e che domani potrebbe non esistere affatto.[1]

Nelle grotte in roccia, il principio fondamentale è “non lasciare tracce”. Qui, la sfida è opposta: lasciare le tracce più complete possibili, perché quelle grotte glaciali scompariranno comunque. L’etica dell’esplorazione in ambienti glaciali temporanei non riguarda la conservazione fisica, ma la conservazione della memoria. La categoria dell’effimero entra così, per la prima volta nella storia della disciplina, come dato strutturale e non come eccezione.[2]

Il ghiaccio, da questo punto di vista, si comporta come una roccia in versione accelerata. In un sistema carsico classico, fenomeni analoghi richiedono migliaia di anni. In un ghiacciaio, lo speleologo può osservare in scala umana ciò che in natura richiede ere geologiche. È questa compressione del tempo a rendere le grotte glaciali un laboratorio filosofico oltre che scientifico.[1]


Documentare per non dimenticare: fotografia e rilievo speleologico come atti scientifici

La documentazione fotografica e topografica delle grotte glaciali non è un’attività accessoria: è la ragion d’essere dell’esplorazione stessa. In ambienti destinati a scomparire, il rilievo diventa l’unica forma di sopravvivenza della grotta.[3]

Il Progetto Speleologia Glaciale (PSG), attivo dal 2008 e nato dalla collaborazione tra il Gruppo Speleologico CAI Varallo, il Gruppo Grotte Milano CAI SEM e il Gruppo Grotte CAI Saronno, ha fatto della documentazione sistematica il suo metodo principale. In circa vent’anni di attività, il PSG ha registrato grandi cambiamenti sia esterni sia interni ai ghiacciai vallivi delle Alpi, come Aletsch, Gorner e Forni. I rilievi topografici, le fotografie e le misurazioni morfologiche sono l’unico archivio di luoghi che il tempo ha già cancellato o sta cancellando.[4][1]

Paolo Testa, speleologo e presidente del Gruppo Speleologico CAI Varallo, sintetizza questo approccio con una frase precisa: “La fragilità di questi ambienti ci ricorda quanto sia effimero ciò che ci sembra solido, e quanto sia prezioso viverlo e documentarlo — se si è in possesso delle necessarie capacità — finché esiste.” Non è retorica: è un programma operativo. La grotta del Pitzaler Gletscher, esplorata il 31 dicembre 2025 da Testa insieme a Daniele Sighel, Lorenzo Bordin, Maria F. Trombini e altri, è stata documentata con fotografie puntuali durante tutta la progressione, sapendo che l’ambiente sarebbe cambiato radicalmente entro la stagione successiva.[1]

Gli strumenti della documentazione speleologica si sono evoluti. Dalla bussola e dal clinometro tradizionali, si è passati ai distanziometri laser DistoX e poi agli scanner LiDAR, che permettono di acquisire nuvole di punti tridimensionali con elevata accuratezza. In un contesto glaciale, questa evoluzione tecnica ha un peso particolare: più veloce è il rilievo, più alta è la probabilità di documentare la grotta prima che collassi.[5][3]


La responsabilità del primo esploratore in un ambiente glaciale destinato a sparire

Chi esplora per primo una grotta glaciale si trova in una posizione di responsabilità asimmetrica. Non c’è un secondo esploratore che potrà correggere errori o colmare lacune: nella maggior parte dei casi, non ci sarà una seconda esplorazione.[1]

Questa condizione modifica profondamente l’etica dell’esplorazione in ambienti glaciali temporanei. Il primo esploratore non è solo un esploratore: è un testimone, un archivista, uno scienziato. Il racconto di Andrea Benassi sul Gepatschferner (Alpi Venoste, versante austriaco) illustra questa responsabilità nel concreto: “Purtroppo la lingua che scende sul versante austriaco negli ultimi decenni ha subito un forte ritiro sia in lunghezza che in massa. Esploriamo circa 300 metri di condotte subglaciali distribuite su due linee di drenaggio.” Trecento metri di gallerie che, con ogni probabilità, non esisteranno più tra qualche anno.[1]

Il Progetto Speleologia Glaciale ha codificato questa responsabilità in un protocollo di ricerca che include rilievo topografico, fotografia, annotazioni morfologiche e misurazioni idrologiche. Ogni esplorazione in una grotta glaciale è, di fatto, l’unica occasione di documentazione esistente. Il taccuino dello speleologo glaciale diventa così il certificato di nascita e di morte di un luogo. Nessun’altra disciplina speleologica affronta questa condizione con tale sistematicità.[1]

La consapevolezza di operare in ambienti effimeri impone anche una diversa gestione del rischio. I crolli di ghiaccio sono frequenti, le vasche d’acqua interne possono essere imprevedibili, le gallerie si restringono o si bloccano senza preavviso. Il primo esploratore deve bilanciare la profondità dell’esplorazione con la sicurezza: rinunciare a un tratto inesplorato è spesso la scelta più responsabile, anche se quella sezione scomparirà senza mai essere conosciuta.[1]


Il lutto geologico: quando la grotta esplorata scompare nel nulla

C’è una dimensione emotiva nell’attività del glaciospeleologo che raramente viene discussa. Gli speleologi che tornano su un ghiacciaio dopo un anno o due trovano spesso non solo cavità modificate, ma paesaggi completamente trasformati. Il “lutto geologico” non è una metafora: è una risposta psicologica documentabile di fronte alla perdita di luoghi con cui si è instaurato un rapporto di conoscenza diretta.[4]

Paolo Testa documenta questa trasformazione con dati precisi. Sul ghiacciaio del Mont Miné, fotografato nel 2016 e poi nel 2025, la zona di ablazione è ormai ridotta a una distesa di materiale detritico. Le cavità di contatto che il PSG aveva rilevato nei cicli precedenti non esistono più. Non sono cambiate: non ci sono. La grotta che si è esplorata, descritta, fotografata, condivisa con i colleghi, è semplicemente scomparsa.[4]

Nel ghiacciaio del Gorner, oggetto di indagini glaciospeleologiche approfondite, il ritiro è diventato così accentuato da rendere irriconoscibili le aree già esplorate. “Il Gorner ormai non è più connesso al Grenz”, racconta uno speleologo, “e le sue acque contribuiscono alla fusione della lingua principale, aggredendola da sotto.” Una “fusione nascosta”, difficile da rilevare perfino dalle immagini satellitari. Chi ha esplorato quelle gallerie interne porta con sé una testimonianza che non ha riscontro fisico: la memoria di luoghi che non lasciano rovine, solo acqua.[6]

Questo lutto non paralizza l’attività: la stimola. È proprio la consapevolezza della perdita imminente che spinge i glaciospeleologi a tornare, ogni stagione, con strumenti sempre più precisi e con la determinazione di documentare ogni metro esplorabile prima che scompaia.[7]


Grotte glaciali come metafora del cambiamento climatico: un’aula a cielo aperto

Le grotte glaciali non sono solo oggetto di studio del cambiamento climatico: ne sono la rappresentazione più immediata e comprensibile. Entrare in una cavità nel ghiaccio e sapere che non esisterà più tra un anno è un’esperienza pedagogica che nessun grafico o rapporto scientifico può replicare.[8]

I dati confermano la drammaticità del fenomeno. Tra il 2022 e il 2023 si è verificata una perdita del 10% del volume glaciale complessivo delle Alpi italiane. Il ghiacciaio della Marmolada ha registrato picchi di perdita di spessore fino a 7-10 centimetri al giorno durante l’estate, con un arretramento complessivo di 1.200 metri dal 1888. Dal 2000 al 2023, la perdita totale di massa glaciale a livello globale ha raggiunto 6.542 miliardi di tonnellate. L’Europa centrale rischia di perdere il 100% della copertura glaciale entro il 2100.[9][10]

In questo contesto, le grotte glaciali degli Himalaya studiate da Jason Gulley (Università della Florida del Sud) e Doug Benn (Università di St Andrews) funzionano come “tunnel di drenaggio” che accelerano il collasso dei ghiacciai dall’interno. Nei ghiacciai alpini, i mulini glaciali veicolano significativi flussi d’aria, accelerando la fusione del ghiaccio, innescando collassi e sublimazioni. Ciò che lo speleologo documenta entrando in una grotta glaciale è esattamente il meccanismo fisico del cambiamento in atto.[11][7]

Il 2025 è stato proclamato dall’UNESCO Anno Internazionale della Conservazione dei Ghiacciai. In questo quadro, la speleologia glaciale si trova a svolgere un ruolo che va ben oltre l’esplorazione: produce dati di monitoraggio sull’evoluzione interna dei ghiacciai che i sistemi di osservazione classici non possono raggiungere. La grotta glaciale come aula a cielo aperto è, al tempo stesso, un laboratorio scientifico e un promemoria permanente della velocità con cui il pianeta sta cambiando.[8][9]


Speleologi e glaciologi a confronto: il dialogo tra discipline al convegno “Vuoto e Ghiaccio”

Il dialogo tra speleologia e glaciologia non è automatico. Sono discipline con metodi, linguaggi e priorità diverse. Il convegno nazionale “Vuoto e Ghiaccio: speleologia e scienza nelle grotte glaciali italiane”, organizzato dal Gruppo Grotte CAI Novara il 22 settembre 2018 ad Agognate, ha rappresentato uno dei momenti più strutturati di confronto tra questi due mondi.[12][13]

Il convegno si è proposto di favorire la condivisione di conoscenze tra studiosi di ghiacciai e speleologi che ne esplorano l’interno. La contemporanea presenza di ricercatori accademici e speleologi “di campo” ha prodotto un confronto su aspetti morfologici, climatici e documentari delle cavità glaciali italiane. I temi trattati spaziavano dalle esplorazioni nei ghiacciai dell’arco alpino italiano ai “ghiacciai del Monte Rosa sopra e sotto”, fino al dibattito su punti di contatto e interazioni tra speleologia glaciale e scienza glaciologica.[14][15][16]

Il confronto tra discipline è necessario perché i glaciologi osservano i ghiacciai dall’esterno e dall’alto, spesso tramite satellite o misurazioni di superficie. Gli speleologi, al contrario, entrano fisicamente nell’oggetto di studio. Questa prospettiva “dall’interno” produce dati che non possono essere ottenuti in altro modo: morfologia delle gallerie, portate idriche, temperatura locale, struttura degli scallops di parete, presenza di sedimenti. Il Progetto Speleologia Glaciale nasce esattamente per sistematizzare questo contributo e renderlo utilizzabile dalla comunità scientifica più ampia.[1]

A livello internazionale, gli IWIC (International Workshop on Ice Caves) costituiscono il forum scientifico principale su questi temi. L’edizione italiana, la quinta, si è tenuta nel 2012 in Lombardia con ampio contributo degli speleologi del PSG. L’undicesima edizione si è svolta nel febbraio 2026 in Romania. Questi appuntamenti dimostrano che il dialogo tra speleologia e glaciologia non è un fatto episodico: è un campo di ricerca in crescita, reso urgente proprio dalla velocità con cui gli ambienti oggetto di studio stanno scomparendo.[1]

Le grotte glaciali effimere pongono dunque domande che investono insieme l’etica, la scienza e la percezione del tempo. Esplorarle è, in ogni caso, un atto consapevole di conservazione della memoria di un mondo che si sta sciogliendo.[4]

Fonti
[1] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[2] Gruppo di Lavoro Glaciospeleologia | speleolombardia.it https://speleolombardia.wordpress.com/commissione-scientifica/gruppo-di-lavoro-glaciospeleologia/
[3] Mappe dall’Oscurità: Come si Crea la Cartografia del … – Scintilena https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-si-crea-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo/10/05/
[4] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[5] Tecnologia Speleologica: I Nuovi Strumenti per Esplorare le Grotte https://www.scintilena.com/tecnologia-speleologica-i-nuovi-strumenti-per-esplorare-le-grotte/08/21/
[6] Addio alle cattedrali di ghiaccio: a settembre 2024 il Gorner si … https://www.scintilena.com/addio-alle-cattedrali-di-ghiaccio-a-settembre-2025-il-gorner-si-sgretolava-sotto-il-caldo-record/04/20/
[7] I ghiacciai degli speleologi – Lo Scarpone https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/ghiacciai-speleologi/
[8] SPECCHI CLIMATICI SOTTERRANEI https://www.scintilena.com/specchi-climatici-sotterranei-la-mostra-ghiacciai-nascosti-rivela-i-segreti-di-ecosistemi-fragili-nelle-prealpi-venete/01/24/
[9] 2025, l’anno dei ghiacciai: tra perdita del ghiaccio e futuro dell’acqua https://www.scienzainrete.it/articolo/2025-lanno-dei-ghiacciai-tra-perdita-del-ghiaccio-e-futuro-dellacqua/grazia-giampaolo/2025
[10] I ghiacciai stanno scomparendo: miliardi di tonnellate di … https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/i-ghiacciai-stanno-scomparendo-miliardi-di-tonnellate-di-ghiaccio-perse-ogni-anno/
[11] Grotte glaciali himalayane: acceleratori silenziosi dello scioglimento … https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-himalayane-acceleratori-silenziosi-dello-scioglimento-dei-ghiacciaisottotitolo-formazioni-sotterranee-scavate-dallacqua-di-fusione-minacciano-linstabilita-idrogeologica-e-le-comu/02/06/
[12] [PDF] “Vuoto e Ghiaccio. Speleologia e scienza nelle grotte glaciali … https://www.estmonterosa.it/images/eventi/2018/2018.09.22-vuoto-e-ghiaccio-speleologia-scienza-grotte-glaciali-italiane-convegno-agognate-cs.pdf
[13] VUOTO E GHIACCIO – Convegno di speleologia glaciale a Novara https://www.scintilena.com/vuoto-e-ghiaccio-convegno-di-speleologia-glaciale-a-novara-22-settembre-2018-prima-circolare/04/05/
[14] CONVEGNO DI GLACIOSPELEOLOGIA – IL PROGRAMMA https://cainovara.it/convegno-di-glaciospeleologia-2/
[15] VUOTO e GHIACCIO – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2018/09/PROGRAMMA_NOVARA.pdf
[16] Eventi – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/category/notizie/eventi/page/8/
[17] Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/aac47009-36b6-414c-a17d-a894fd324d3c/Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf
[18] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[19] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[20] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[21] Comunicazione e didattica archeologica in scavi aperti e non ultimati: spunti di riflessione dalla Casa delle bestie ferite (Aquileia) https://www.uco.es/ucopress/ojs/index.php/anarcor/article/download/12449/11128
[22] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[23] Speleo-escursione alla Miniera di Cave del Predil: gallerie turistiche … https://www.scintilena.com/speleo-escursione-alla-miniera-di-cave-del-predil-gallerie-turistiche-e-zona-speleologica-sotto-la-sala-santa-barbara/02/28/
[24] Ghiaccio e fuoco: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda … https://www.scintilena.com/ghiaccio-e-fuoco-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda-firmate-da-speleologi-italiani-sulla-rivista-del-cai/01/16/
[25] La Memoria Radioattiva Nascosta nelle Grotte di Ghiaccio – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-come-archivi-di-radioattivita-ambientale-pre-moderna/07/25/
[26] Dalle Leggende al Metodo Scientifico: La Speleologia nel … https://www.scintilena.com/dalle-leggende-al-metodo-scientifico-la-speleologia-nel-rinascimento/01/22/
[27] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[28] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[29] Sotto ai ghiacciai, scansione 3D dei mulini glaciali – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-ai-ghiacciai-scansione-3d-dei-mulini-glaciali-con-la-venta-inside-the-gorner-glacier/01/27/
[30] speleologia d’esplorazione e d’avventura in Islanda e sulle Alpi https://www.scintilena.com/tra-ghiaccio-e-fuoco-speleologia-desplorazione-e-davventura-in-islanda-e-sulle-alpi/01/22/
[31] Esplorazione in Groenlandia: una finestra sul passato climatico … https://www.scintilena.com/esplorazione-in-groenlandia-una-finestra-sul-passato-climatico-della-terra/01/22/
[32] [PDF] DELLE GROTTE CON GHIACCIO NELLE ALPI PIEMONTESI https://aineva.it/wp-content/uploads/Pubblicazioni/Rivista96/NV96_06.pdf
[33] Scioglimento dei ghiacciai: cos’è, cause, conseguenze https://www.sanpellegrino-corporate.it/impegno-per-ambiente/scioglimento-dei-ghiacciai-cause-conseguenze
[34] [PDF] EMILIANA – la vena del gesso romagnola https://www.venadelgesso.it/2019/se/se12.pdf
[35] Scioglimento dei ghiacciai: cause e conseguenze future – Wise Society https://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/scioglimento-dei-ghiacciai-cause-e-scenari-futuri/
[36] Nel mondo nascosto delle grotte glaciali: il caso del ghiacciaio … https://www.montagna.tv/207787/nel-mondo-nascosto-delle-grotte-glaciali-il-caso-del-ghiacciaio-gruviera-della-vallelunga/
[37] [PDF] GROTTE DI GHIACCIO – Periodici del CAI https://tecadigitale.cai.it/periodici/PDF/Montagne%20360/Montagne%20360_004_010_2015.pdf
[38] [PDF] Speleologia! … Che cos’è? https://www.fsrfvg.it/sopraesotto/Sopra-e-sotto-il-Carso-2017-07.pdf
[39] LA SITUAZIONE DEI GHIACCIAI NELLE ALPI PIEMONTESI https://www.arpa.piemonte.it/sites/default/files/media/2024-06/Ecoscienza_la%20situazione%20dei%20ghiacciai%20nelle%20Alpi%20Piemontesi_2023_1.pdf
[40] Speleologia e psicoterapia – analisi-reichiana.it https://www.analisi-reichiana.it/psicoterapiaanaliticareichiana/index.php/home-page/25-rivista/numero-2-2016/197-speleologia-e-psicoterapia
[41] [PDF] Grotte e fenomeno carsico https://www.ggcr.altervista.org/img/documenti/habitat.pdf
[42] Notulae to the Italian native vascular flora: 10 https://italianbotanist.pensoft.net/article/60743/download/pdf/
[43] Mappe o Capolavori? Scopri come il Rilievo Speleologico … https://www.scintilena.com/mappe-o-capolavori-scopri-come-il-rilievo-speleologico-si-trasforma-in-inaspettata-arte/08/13/
[44] Tracce di glaciazioni antiche nei Monti Lessini: scoperte … – Scintilena https://www.scintilena.com/tracce-di-glaciazioni-antiche-nei-monti-lessini-scoperte-nelle-prealpi-venete/08/08/
[45] [PDF] Raccolta Luglio 2023 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[46] Mappe sotterranee al servizio della sicurezza: quando la cartografia … https://www.scintilena.com/mappe-sotterranee-al-servizio-della-sicurezza-quando-la-cartografia-delle-grotte-diventa-strumento-di-prevenzione/10/06/
[47] Non Solo Mappe, Ma Capolavori: la Cartografia Sotterranea tra … https://www.scintilena.com/non-solo-mappe-ma-capolavori-la-cartografia-sotterranea-tra-scienza-e-arte/04/26/
[48] un webinar sulla misurazione e il rilievo in grotta https://www.scintilena.com/evoluzione-degli-archivi-del-vuoto-un-webinar-sulla-misurazione-e-il-rilievo-in-grotta/03/01/
[49] Mappe dall’Oscurità: come nasce la cartografia del mondo sotterraneo https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-nasce-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo-3/04/25/
[50] GUIDA DIVULGATIVA ALLA SPELEOLOGIA – Scintilena https://www.scintilena.com/guida-accademico-divulgativa-alla-speleologia/01/21/
[51] A Lettomanoppello la presentazione del libro sulla speleologia in … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-la-presentazione-del-libro-sulla-speleologia-in-cavita-artificiali-pericoli-rischi-e-linee-guida/02/20/
[52] Mappe delle Grotte: Strumento Scientifico per la Sicurezza del … https://www.scintilena.com/mappe-delle-grotte-strumento-scientifico-per-la-sicurezza-del-territorio-e-la-gestione-delle-acque-sotterranee/04/26/
[53] Glaciospeleologia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/glaciospeleologia/
[54] Evoluzione e scomparsa dei ghiacciai delle Alpi, gli … https://www.insalutenews.it/in-salute/evoluzione-e-scomparsa-dei-ghiacciai-delle-alpi-gli-scenari-al-2100/
[55] TopografiaIpogea – Rilievo di Grotta https://sites.google.com/site/topografiaipogea/home/riievo-in-grotta
[56] [PDF] IL GROTTESCONE – Gruppo Grotte Milano http://www.gruppogrottemilano.it/resource/pdf/grottesco/grottesco57.pdf
[57] Evoluzione e scomparsa dei ghiacciai delle Alpi: gli scenari al 2100 https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/9879/evoluzione-e-scomparsa-dei-ghiacciai-delle-alpi-gli-scenari-al-2100
[58] Modulistica per corsi di speleologia – boegan.it https://www.boegan.it/2019/09/modulistica-per-corsi-di-speleologia/
[59] Ritiro dei ghiacciai – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ritiro_dei_ghiacciai

L'articolo Grotte effimere: la filosofia dello speleologo che entra in un luogo che non rivedrà mai più proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Dai mulini glaciali dell’Alaska ai satelliti di Giove: la speleologia che guarda le stelle
    Condividi Il Progetto GEMINI studia le fratture dei ghiacciai dell’Alaska per capire la tettonica di Europa, Ganimede ed Encelado. Una ricerca finanziata dal National Geographic che mette insieme INAF, Università di Padova e La Venta Esplorazioni Geografiche. Il Progetto GEMINI: obiettivi, partner e finanziamento National Geographic Il Progetto GEMINI — acronimo di Glacial Environment deformation Mechanisms to INfer Icy satellites tectonics — è un’iniziativa di ricerca scientifica fina
     

Dai mulini glaciali dell’Alaska ai satelliti di Giove: la speleologia che guarda le stelle

Máj 2nd 2026 at 10:00

Condividi

Il Progetto GEMINI studia le fratture dei ghiacciai dell’Alaska per capire la tettonica di Europa, Ganimede ed Encelado. Una ricerca finanziata dal National Geographic che mette insieme INAF, Università di Padova e La Venta Esplorazioni Geografiche.


Il Progetto GEMINI: obiettivi, partner e finanziamento National Geographic

Il Progetto GEMINI — acronimo di Glacial Environment deformation Mechanisms to INfer Icy satellites tectonics — è un’iniziativa di ricerca scientifica finanziata dal National Geographic Grant Programme. Il riconoscimento è stato assegnato al progetto guidato da Costanza Rossi dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Padova, che ne è la responsabile scientifica.[1][2][3]

Al gruppo di ricerca partecipano il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e l’associazione La Venta Esplorazioni Geografiche, che fornisce supporto tecnico e logistico sul campo. L’obiettivo dichiarato è esplorare il legame tra le fratture osservate nei ghiacciai dell’Alaska e quelle presenti sulla superficie dei satelliti ghiacciati di Giove e Saturno: Ganimede, Europa ed Encelado. Il progetto è sostenuto da sponsor tecnici come Ferrino Outdoor, VIGEA, MilesBeyond, Explorer Cases e Tiberino 1888.[3][4][1]


Juneau Icefield: un campo di ghiaccio dell’Alaska come laboratorio naturale

Il Juneau Icefield, situato nell’area della capitale dell’Alaska, è uno dei più vasti campi di ghiaccio al mondo ed è stato scelto come laboratorio naturale principale del Progetto GEMINI. La zona sta attraversando un significativo ritiro glaciale negli ultimi anni: di recente, il Mendenhall Glacier ha rilasciato improvvisamente acqua di fusione, con un rischio alluvione — fortunatamente scongiurato — per le aree periferiche di Juneau.[2][4][1]

Il Ghiacciaio Taku, che rientra nel sistema di Juneau, raggiunge uno spessore prossimo ai 1.500 metri, rendendolo il ghiacciaio alpino più spesso del mondo. Proprio questa profondità e complessità strutturale lo rende adatto allo studio multiscala delle fratture. Il team combina rilievi diretti sul campo con osservazioni satellitari, costruendo cartografie multiscala che permettono di leggere la geometria delle deformazioni glaciali a diverse scale.[4][1][3]


Fratture nei ghiacciai terrestri e faglie su Europa: le analogie morfologiche

Uno dei punti cardine del Progetto GEMINI è il confronto tra le fratture generate dal flusso glaciale in Alaska e i sistemi di faglie estesi sulla superficie dei satelliti ghiacciati. Europa, Ganimede ed Encelado presentano cros?? di ghiaccio deformate da forze interne che generano vasti sistemi di zone di frattura, spesso interpretati come possibili connessioni con gli oceani liquidi nascosti sotto la superficie.[5][1]

Lo studio di questi corpi celesti si basa quasi esclusivamente sulle immagini acquisite dalle sonde spaziali, che però offrono dati limitati su piccola scala. Per questo motivo, l’analisi degli analoghi terrestri — come i ghiacciai dell’Alaska — diventa fondamentale: il flusso glaciale genera fratture morfologicamente simili a quelle rilevate sui satelliti ghiacciati. Le conoscenze acquisite su scala terrestre vengono poi trasferite all’interpretazione dei dati planetari, dove mancano osservazioni locali dettagliate.[1][2][3]


Il contributo di La Venta: valutare i mulini glaciali come sedi di indagine

Il contributo specifico di La Venta Esplorazioni Geografiche al Progetto GEMINI riguarda la valutazione del potenziale esplorativo dei mulini glaciali. Le prospezioni sono condotte da Alessio Romeo, membro dell’associazione, che nel corso della spedizione 2025 analizza l’idoneità di queste strutture come siti di indagine scientifica.[2][3]

I mulini glaciali sono condotti verticali o quasi verticali nel ghiaccio attraverso i quali l’acqua di fusione scende verso il basso. Nel contesto del Progetto GEMINI, questi canali vengono valutati come possibili simulatori di carotaggi profondi nei ghiacci di Europa o Ganimede. Si tratta, in sostanza, di verificare se i mulini terrestri possano costituire un modello operativo per le future missioni di esplorazione del sottosuolo ghiacciato dei satelliti gioviani. La speleologia glaciale porta così il suo bagaglio tecnico direttamente al servizio della pianificazione astrogeologica.[4][1]


Ganimede, Europa, Encelado: cosa ci aspettiamo di trovare sotto il ghiaccio

Europa, uno dei satelliti galileiani di Giove, ha un diametro equatoriale di circa 3.100 km ed è leggermente più piccola della nostra Luna. Le temperature sulla sua superficie raggiungono i ?227 °C ai poli, ma sotto la crosta di ghiaccio si ritiene nascosto un oceano di acqua liquida mantenuto da forze mareali. Encelado, satellite di Saturno, presenta pennacchi d’acqua che fuoriescono da fessure nel ghiaccio, confermando l’esistenza di un oceano sotterraneo profondo.[6][7]

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha individuato proprio Encelado come obiettivo prioritario del programma Voyage 2050, con una missione di classe large prevista per il lancio intorno agli anni 2040. Su Ganimede, la luna più grande del Sistema Solare, la ricercatrice Costanza Rossi ha a lungo studiato le strutture tettoniche della superficie ghiacciata, rilevando come i tangles di strutture che attraversano il satellite su scala globale rappresentino prove fondamentali di processi geologici passati — e forse ancora attivi — collegati all’oceano sottostante. Il Progetto GEMINI si inserisce esattamente in questo quadro: i dati raccolti in Alaska guideranno le future missioni spaziali nell’identificare le strutture più promettenti per l’esplorazione del sottosuolo ghiacciato.[5][6][1][4]


Perché la speleologia è la disciplina del futuro anche per l’astrogeologia

La speleologia glaciale sta diventando un punto di riferimento per l’esplorazione planetaria. La capacità di entrare fisicamente nelle strutture del ghiaccio — fratture, mulini, canali di scorrimento — fornisce una comprensione dei processi di deformazione che nessuna immagine satellitare può restituire completamente. Il Progetto GEMINI ne è un esempio concreto: unisce l’esplorazione di campo con la modellazione scientifica per colmare il divario tra ciò che le sonde spaziali osservano e ciò che accade realmente all’interno di una crosta ghiacciata.[3][1][2][4]

L’approccio multiscala adottato — che integra rilievi diretti, dati da satellite terrestre e immagini delle sonde planetarie — apre la strada a un modello unificato di analisi delle fratture glaciali e planetarie. Entro la fine del 2025, il progetto prevede di produrre mappe innovative e linee guida operative per le missioni di esplorazione future. In questo scenario, lo speleologo che scende in un mulino dell’Alaska non studia solo il ghiaccio sotto i propri piedi: contribuisce a disegnare le rotte di esplorazione di oceani nascosti a centinaia di milioni di chilometri dalla Terra.[1][2][4]

Fonti
[1] La Venta Esplorazioni Geografiche – Facebook https://www.facebook.com/laventateam/posts/-%F0%9D%90%80%F0%9D%90%8B%F0%9D%90%80%F0%9D%90%92%F0%9D%90%8A%F0%9D%90%80-%F0%9D%9F%90%F0%9D%9F%8E%F0%9D%9F%90%F0%9D%9F%93-%F0%9D%90%86%F0%9D%90%84%F0%9D%90%8C%F0%9D%90%88%F0%9D%90%8D%F0%9D%90%88-%F0%9D%90%8F%F0%9D%90%91%F0%9D%90%8E%F0%9D%90%89%F0%9D%90%84%F0%9D%90%82%F0%9D%90%93the-gemini-project-glacial-environment-deformation-me/1069635945343917/
[2] From Alaskan Glaciers to Icy Moons: Unraveling Space Mysteries on … https://www.geoscienze.unipd.it/en/alaskan-glaciers-icy-moons-unraveling-space-mysteries-earth
[3] In Alaska per studiare i meccanismi di deformazione dell’ambiente … https://www.geoscienze.unipd.it/alaska-studiare-i-meccanismi-di-deformazione-dellambiente-glaciale-e-dedurre-la-tettonica-dei
[4] Progetto GEMINI in Alaska 2025: collegamenti tra ghiacciai e satelliti … https://www.scintilena.com/progetto-gemini-in-alaska-2025-collegamenti-tra-ghiacciai-e-satelliti-ghiacciati/09/03/
[5] GeoLog | Tectonics on Ice…. learning about Jupiter’s Icy Moons and … https://blogs.egu.eu/geolog/2023/01/25/tectonics-on-ice-learning-about-jupiters-ice-moons-and-the-juice-mission/
[6] Dopo Marte, più in là di Giove: l’Esa vuole Encelado https://www.media.inaf.it/2024/04/10/esa-encelado-alice-lucchetti/
[7] Europa: Jupiter’s icy moon | Natural History Museum https://www.nhm.ac.uk/discover/europa-icy-moon.html
[12] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[13] L’ultimo rifugio dei Neanderthal: sopravvissuti fino a 12mila … https://www.scintilena.com/lultimo-rifugio-quando-il-neanderthal-sopravvisse-il-doppio-di-quanto-credevamo/01/22/
[15] Grotta Norvegese di 75.000 Anni Rivela Tesori della Fauna … https://www.scintilena.com/grotta-norvegese-di-75-000-anni-rivela-tesori-della-fauna-artica-preistorica/08/09/
[17] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[18] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[21] ALASKA 2025 – PROGETTO “GEMINI” Oggi, 26 agosto … – Instagram https://www.instagram.com/p/DN0F9JJWhul/
[22] Analogue Icy Moon Simulations | AIMS | Project | Fact Sheet – CORDIS https://cordis.europa.eu/project/id/101171589

[25] Icy Worlds and their Analog Sites | News – NASA Astrobiology https://astrobiology.nasa.gov/news/icy-worlds-and-their-analog-sites/
[26] Pisa, 17-19 dicembre 2025 – Il risveglio di Encelado. Un’indagine … https://www.fondazionereturn.it/blog/2025/11/19/il-risveglio-di-encelado-unindagine-transdisciplinare-sul-rischio-e-il-disastro-geologico/

L'articolo Dai mulini glaciali dell’Alaska ai satelliti di Giove: la speleologia che guarda le stelle proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • La Venta e i ghiacciai: come un’associazione italiana è diventata riferimento mondiale nella speleologia glaciale
    Condividi Nata nel 1991 in seno alla speleologia italiana, La Venta Esplorazioni Geografiche ha costruito in quarant’anni un corpus scientifico sulle cavità glaciali di tutto il mondo che non ha eguali. Dalla Patagonia all’Alaska, la storia di un primato tutto italiano nella glaciospeleologia Il progetto Ghiaccio: le radici negli anni Ottanta La storia della glaciospeleologia italiana affonda le radici nella prima metà degli anni Ottanta. È Giovanni Badino, Leonardo Piccini e Mario
     

La Venta e i ghiacciai: come un’associazione italiana è diventata riferimento mondiale nella speleologia glaciale

Máj 2nd 2026 at 09:00

Condividi


Nata nel 1991 in seno alla speleologia italiana, La Venta Esplorazioni Geografiche ha costruito in quarant’anni un corpus scientifico sulle cavità glaciali di tutto il mondo che non ha eguali. Dalla Patagonia all’Alaska, la storia di un primato tutto italiano nella glaciospeleologia


Il progetto Ghiaccio: le radici negli anni Ottanta

La storia della glaciospeleologia italiana affonda le radici nella prima metà degli anni Ottanta. È Giovanni Badino, Leonardo Piccini e Mario Vianelli — destinati a diventare soci fondatori di La Venta — a dare il via alle prime esplorazioni sul Ghiacciaio del Gorner, in Svizzera, nel 1985. Mario Vianelli è considerato il fondatore della speleologia glaciale in Italia: percorse molti ghiacciai alpini e comprese subito l’eccezionalità del Gorner.[1][2]

L’associazione La Venta Esplorazioni Geografiche viene fondata ufficialmente nel 1991 da un gruppo di amici con la passione per la speleologia. Quando nasce, il “progetto Ghiaccio” era già avviato: molti dei futuri soci fondatori avevano già partecipato a spedizioni sulle Alpi e persino in Patagonia. La nuova associazione dà un impulso decisivo a quella che Alessio Romeo, oggi coordinatore del progetto, definisce «una banca della speleologia glaciale» a livello mondiale.[3][4]

Le prime campagne sul Gorner risalgono agli anni 1985, 1986 e 1989. In quelle stagioni vengono esplorati una ventina di mulini glaciali fino a profondità di circa 140 metri. Nel 1989 viene scoperta e rilevata una complessa cavità epidermica sub-orizzontale di circa 200 metri di sviluppo al margine del ghiacciaio. Sono gli anni in cui la speleologia glaciale si consolida come disciplina autonoma, con i ricercatori italiani tra i più attivi al mondo.[5]


Il Gorner: la campagna simbolo tra il 1999 e il 2004

Il Ghiacciaio del Gorner, secondo ghiacciaio delle Alpi per estensione con circa 65 km², diventa il terreno privilegiato della glaciospeleologia italiana. La sua superficie di ablazione è caratterizzata da torrenti epiglaciali, piccole vallecole e profondi mulini glaciali che assorbono le acque di fusione trasferendole nelle profondità del ghiaccio. Nelle campagne di ricerca che si sono succedute nel tempo sono state individuate circa trenta grotte, con morfologie assai diverse: dai lunghi meandri subglaciali ai pozzi profondi più di cento metri.[2]

Tra il 1999 e il 2000 la ricerca sui mulini del Gorner entra in una fase particolarmente intensa. Nel 1999 Alessio Romeo compie i rilievi fotografici documentati nella pubblicazione scientifica sulla morfologia ed evoluzione dei mulini. I mulini classificati G10, G17 e G18 diventano oggetto di studio sistematico, rivelando tipologie distinte legate ai fattori glacio-strutturali del ghiacciaio. I ricercatori dimostrano che i mulini di maggiori dimensioni hanno un periodo di attività variabile tra i tre e i cinque anni, in funzione della velocità locale di movimento del ghiacciaio.[6][7]

Nel 2004 una vasta zona nei pressi della fronte del Gorner cede, rivelando una sala subglaciale lunga circa sessanta metri, larga trenta e alta una ventina. Quell’autunno segna un momento cruciale: il ghiaccio aveva smesso il suo scorrimento a valle da anni e le grotte, anziché essere forme di transito, restano stabili da una stagione all’altra. La scoperta dimostra che il carsismo glaciale può produrre ambienti di dimensioni insospettate persino in ghiacciai alpini relativamente contenuti.[2]


Patagonia, Islanda, Antartide: le spedizioni che hanno fatto scuola

Parallelamente alle ricerche alpine, La Venta costruisce un programma internazionale di spedizioni speleologiche sui ghiacciai extraeuropei che non ha precedenti in Italia. Le prime spedizioni extraalpine riguardano il Biafo e il Batura in Karakorum nel 1987 e 1993, e l’Enylchek in Pamir nel 1992. La svolta avviene però con i ghiacciai patagonici: il Moreno nel 1994, il Marconi nel 1995, il Viedma nel 1998 e il Tyndall nel 2000.[5]

La Patagonia rappresenta quello che Alessio Romeo chiama «il secondo step del progetto Ghiaccio, ma certamente il più affascinante». I ghiacciai patagonici offrono condizioni uniche: si trovano a livello del mare, hanno origine da una calotta e mostrano fenomeni di carsismo glaciale di intensità eccezionale. Sul ghiacciaio Marconi, ad esempio, i ricercatori documentano una risalita del livello dell’acqua di 30 metri in meno di mezz’ora, seguita da una discesa di circa 20 metri in meno di cinque minuti. Un fenomeno idrologico estremo, ancora parzialmente inesplicato.[1][5]

Nel 1997 La Venta organizza la spedizione Islanda ’97 sul ghiacciaio Kviarjokull, una lingua glaciale discendente dal Vatnajokull. La ricerca correla la forma e il tipo delle cavità con la struttura tensionale della lingua glaciale. Nel febbraio 2000, una spedizione leggera si reca in Antartide nella penisola di King George, dimostrando per la prima volta la presenza di grotte glaciali al di sotto del circolo polare antartico. Nel 2017 la spedizione MaGPat (Microalgae and Glaciers of Patagonia) vede La Venta collaborare con l’associazione francese Spélé’Ice sui ghiacciai Perito Moreno e Tyndall, ampliando l’agenda scientifica alla microbiologia glaciale.[8][2][5]


Le pubblicazioni scientifiche: “Grotte di cielo” e i lavori fondamentali

Il lavoro sul campo di La Venta si traduce in un corpus pubblicistico di rilievo internazionale. Il saggio “Grotte e mulini glaciali” di Giovanni Badino e Leonardo Piccini, pubblicato nel 1999 sul sito dell’associazione, sintetizza i risultati delle ricerche condotte in varie aree del globo e afferma senza ambiguità che «i ricercatori italiani, provenienti dall’ambiente della speleologia, e in particolare quelli che operano all’interno dell’Associazione La Venta, sono i più attivi al mondo» nel campo delle cavità endoglaciali.[5]

Nel 2004 esce il volume “Grotte di cielo, viaggio nel cuore dei ghiacciai”, curato da Giovanni Badino, Antonio De Vivo e Leonardo Piccini. Pubblicato in italiano, inglese e spagnolo e patrocinato dall’UNESCO per la sua importanza dal punto di vista ecologico-ambientale, il libro rappresenta il primo bilancio organico di vent’anni di speleologia glaciale italiana. Stampato in tricromia — tecnica ibrida tra bianco/nero e quadricromia — ricostruisce la struttura interna dei ghiacciai temperati e i processi di formazione dei mulini.[9]

Nel 2022, in collaborazione con la società svizzera Flyability, La Venta realizza la prima scansione LIDAR 3D dell’interno di un mulino glaciale del Gorner. Il modello tridimensionale, ottenuto con il drone Elios 2 e il mobile mapping LIDAR Leica BLK2GO, consente di documentare con precisione inedita le strutture interne del ghiaccio. Si inserisce nel progetto “Inside the Glaciers”, ideato nel 2014 da Alessio Romeo e Francesco Sauro con l’obiettivo di creare collaborazioni tra ricercatori di diverse discipline e speleologi.[10][11]


Il Progetto GEMINI in Alaska: i mulini come laboratori spaziali

Nel 2025 La Venta partecipa al Progetto GEMINI (Glacial Environment deformation Mechanisms to INfer Icy satellites tectonics), spedizione scientifica finanziata dal National Geographic Grant Programme e guidata da Costanza Rossi dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Padova. La ricerca studia le fratture nei ghiacciai dell’icefield di Juneau, in Alaska, per tracciare analogie con le superfici dei satelliti ghiacciati di Giove e Saturno: Ganimede, Europa ed Encelado.[12][13]

All’interno del progetto, i soci di La Venta sono incaricati di valutare il potenziale esplorativo dei mulini glaciali come possibili sedi di indagine per simulare carotaggi sul sottosuolo di corpi celesti come Europa o Ganimede. Il Taku Glacier, uno dei ghiacciai dell’icefield di Juneau, ha uno spessore che si avvicina ai 1.500 metri, offrendo condizioni di pressione paragonabili a quelle ipotizzate su alcuni satelliti ghiacciati. I risultati attesi dalla campagna dovevano guidare future missioni spaziali con un modello unificato di analisi delle fratture glaciali e planetarie.[12]

La spedizione è però segnata da una tragedia: il 4 settembre 2025, Riccardo Pozzobon, geologo e responsabile scientifico della missione, cade nelle acque di un fiume superficiale del ghiacciaio Mendenhall durante l’attività sul campo e risulta disperso. Pozzobon era una figura di riferimento per gli studi internazionali sulle dinamiche glaciali e la geologia dei corpi celesti. In suo onore, nel 2026 l’Unione Astronomica Internazionale ha intitolato a Riccardo Pozzobon l’asteroide 86029 della fascia principale del Sistema Solare, già noto con la denominazione provvisoria 1999 LV32.[14][15]


Alessio Romeo e la nuova generazione della glaciospeleologia

Alessio Romeo, geologo nato a Firenze nel 1971, incarna la continuità tra la prima generazione dei fondatori e quella attuale della glaciospeleologia italiana. Ha conseguito la laurea in geologia nel 2000 con una tesi intitolata “Aspetti morfologici ed evolutivi delle cavità glaciali del ghiacciaio Gorner (Svizzera)” e da allora ha proseguito la ricerca sia sui ghiacciai alpini che extraeuropei, in Patagonia e Groenlandia. È socio La Venta dal 2005, ma collabora con l’associazione dal 1997.[16]

Il suo battesimo nella speleologia glaciale avviene proprio in Patagonia nel 1997, aggregandosi a una spedizione di La Venta organizzata da Giovanni Badino. «La Patagonia ti catapulta direttamente dall’altra parte del mondo, su un ghiacciaio che per me era il primo viaggio fuori dall’Europa, la prima spedizione speleologica», racconta Romeo nel podcast dell’associazione. Da quel primo viaggio sono seguite oltre cinquanta spedizioni in tutto il mondo, accompagnate da un lavoro fotografico che ha portato le immagini dei mulini glaciali italiani sulle pagine di National Geographic nel marzo 2019.[4]

Nel 2014, insieme a Francesco Sauro, Romeo fonda il progetto “Inside the Glaciers”, un programma di ricerca multidisciplinare sulla superficie e all’interno dei principali ghiacciai delle Alpi svizzere. Nel giugno 2025, al Museo Kosmos dell’Università di Pavia, Romeo e Sauro presentano la conferenza “Gli ultimi ghiacci”, con un videomessaggio dell’astronauta Luca Parmitano sull’esperienza condivisa con La Venta sul Gorner. Una presenza che certifica il riconoscimento internazionale del lavoro che i glaciospeleologi italiani portano avanti ormai da quattro decenni.[11][17]

Fonti
[1] Nelle profondità del ghiaccio con La Venta – Ferrino e C SpA https://ferrino.it/news/nelle-profondit-del-ghiaccio-con-la-venta/
[2] Ghiacciai alpini – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/it/ghiacciai-alpini
[3] La Venta Esplorazioni Geografiche, un mondo ancora tutto da scoprire https://www.greenplanetnews.it/la-venta-esplorazioni-geografiche-un-mondo-ancora-tutto-da-scoprire/
[4] Le grotte glaciali – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=G5CV3H5LXDk
[5] [PDF] Grotte e mulini glaciali – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[6] [PDF] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio del Gorner … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[7] [PDF] Moulins and marginal contact caves in the Gornergletscher … https://www.laventa.it/documenti/moulins-and-marginal-contact-caves_66080.pdf
[8] La Venta – Parte oggi la spedizione di glaciospeleologia in Patagonia https://www.scintilena.com/la-venta-parte-oggi-la-spedizione-di-glaciospeleologia-in-patagonia/03/23/
[9] Libri – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/it/libri
[10] Sotto ai ghiacciai, scansione 3D dei mulini glaciali – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-ai-ghiacciai-scansione-3d-dei-mulini-glaciali-con-la-venta-inside-the-gorner-glacier/01/27/
[11] La fragilità dei giganti di ghiaccio https://www.laventa.it/it/blog/712-la-fragilita-dei-giganti-di-ghiaccio
[12] Progetto GEMINI in Alaska 2025: collegamenti tra ghiacciai e satelliti … https://www.scintilena.com/progetto-gemini-in-alaska-2025-collegamenti-tra-ghiacciai-e-satelliti-ghiacciati/09/03/
[13] ALASKA 2025 – “GEMINI” PROJECT Today, 26 August … – Instagram https://www.instagram.com/p/DN0DIoX2gNL/
[14] Incidente durante la spedizione GEMINI in Alaska https://www.scintilena.com/incidente-durante-la-spedizione-gemini-in-alaska-disperso-il-ricercatore-riccardo-pozzobon/09/07/
[15] Un asteroide porta il nome di Riccardo Pozzobon, geologo … https://www.scintilena.com/un-asteroide-porta-il-nome-di-riccardo-pozzobon-geologo-planetario-e-pioniere-delle-grotte-lunari/04/16/
[16] [PDF] Alessio ROMEO – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/curriculum/ROMEO.pdf
[17] Gli ultimi ghiacci: incontro e apertura serale al Museo Kosmos di Pavia https://www.scintilena.com/gli-ultimi-ghiacci-incontro-e-apertura-serale-al-museo-kosmos-di-pavia/06/06/

L'articolo La Venta e i ghiacciai: come un’associazione italiana è diventata riferimento mondiale nella speleologia glaciale proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Giovanni Badino: dalla fisica delle particelle alla scienza dei ghiacciai
    Condividi Il fisico torinese che ha trasformato la glaciospeleologia in una disciplina rigorosa, lasciando un’eredità scientifica che continua a influenzare la ricerca mondiale Giovanni Badino speleologo e fisico: una carriera fuori dagli schemi Giovanni Badino nasce a Savona il 17 luglio 1953 e si trasferisce a Torino per laurearsi in Fisica negli anni ’70. Fin dal liceo mostra un interesse tenace per il mondo sotterraneo, interesse che cresce parallelamente alla sua formazione sc
     

Giovanni Badino: dalla fisica delle particelle alla scienza dei ghiacciai

Máj 2nd 2026 at 08:00

Condividi


Il fisico torinese che ha trasformato la glaciospeleologia in una disciplina rigorosa, lasciando un’eredità scientifica che continua a influenzare la ricerca mondiale


Giovanni Badino speleologo e fisico: una carriera fuori dagli schemi

Giovanni Badino nasce a Savona il 17 luglio 1953 e si trasferisce a Torino per laurearsi in Fisica negli anni ’70. Fin dal liceo mostra un interesse tenace per il mondo sotterraneo, interesse che cresce parallelamente alla sua formazione scientifica universitaria. Il suo primo articolo su una grotta è pubblicato nel 1971, quando è ancora studente.[1][2]

Dopo la laurea entra come ricercatore al Dipartimento di Fisica Generale dell’Università di Torino, dove diventerà Professore Associato. In quella fase della carriera lavora nel campo della fisica delle particelle cosmiche, in particolare sulla rilevazione sotterranea di neutrini da supernova: contribuisce all’esperimento LSD sotto il Monte Bianco e all’esperimento LVD nei Laboratori del Gran Sasso. Tra il 1979 e il 2003 pubblica oltre 180 lavori scientifici internazionali in questo campo.[2]

La sua attività speleologica esplorativa prosegue in parallelo, ai massimi livelli: l’Antro del Corchia in Toscana e la Grotta di Piaggia Bella nel Marguareis sono le prime palestre, prima di passare a esplorazioni in tutto il mondo. Badino è anche tra i soci fondatori dell’Associazione La Venta, uno dei sodalizi di esplorazione geografica più attivi a livello internazionale.[3][1]


Dalla fisica cosmica alla termodinamica del sottosuolo: la svolta scientifica

A partire dagli anni ’90, le competenze di Badino nella fisica delle particelle trovano una nuova applicazione: lo studio della termodinamica del sottosuolo e del trasporto dei fluidi nelle montagne. Questo passaggio non è una rottura, ma una trasposizione: gli stessi strumenti matematici usati per modellare fenomeni cosmici si rivelano adatti a descrivere i flussi d’aria e d’acqua nelle cavità ipogee.[4][5]

Nel 1995 pubblica Fisica del Clima Sotterraneo, primo libro organico sulla fisica dell’ambiente ipogeo, che affronta tutti gli aspetti del microclima delle grotte. È un testo che stabilisce un paradigma nuovo: la grotta non è solo un oggetto da esplorare, ma un sistema fisico da modellare quantitativamente. Nel contempo, le sue ricerche si concentrano sulla meteorologia ipogea e sulla speleogenesi, con applicazioni che spaziano dal carsismo classico al ghiaccio.[6][1]

Il trasferimento metodologico dalla fisica astroparticellare alla geofisica sotterranea è riconosciuto come uno dei contributi più originali di Badino. Come scrivono Arrigo Cigna e Paolo Forti sull’International Journal of Speleology nel 2017, Badino ha prodotto circa 500 lavori scientifici, molti dei quali rappresentano vere pietre miliari nella scienza carsica.[1]


I primi modelli matematici delle gallerie endoglaciali: una rivoluzione metodologica

Il contributo più innovativo di Badino alla speleologia glaciale è la costruzione dei primi modelli matematici in grado di mostrare forme e dimensioni delle gallerie endoglaciali. Prima del suo lavoro, l’interno dei ghiacciai era inaccessibile sia fisicamente che teoricamente: non esistevano strumenti computazionali per prevedere dove e come si formassero le cavità nel ghiaccio.[7][3]

Badino chiama questo approccio Fisica dei Buchi nell’Acqua: un metodo che integra termodinamica dell’acqua, meccanica del ghiaccio, perdite di carico e pressioni per delineare la struttura dei reticoli di drenaggio subglaciale. I modelli numerici mostrano che le acque assorbite dai mulini glaciali fluiscono a profondità di 100-150 metri attraverso reti di condotte con struttura “ad albero”. Questi calcoli, verificabili sul campo, rappresentano una rottura epistemologica: per la prima volta la glaciospeleologia dispone di uno strumento predittivo.[8][9]

Il modello interpretativo di Badino chiarisce anche la natura delle grotte endoglaciali come strutture dinamiche: non sono cavità permanenti, ma si riformano stagionalmente negli stessi punti del ghiacciaio, come vortici in un fiume. “Le grotte nella roccia sono memorie di epoche antiche, quelle nei ghiacci si riformano anno dopo anno” scrive Badino in Trent’anni di Abissi di Ghiaccio (2015). Questo cambio di prospettiva trasforma il modo in cui la comunità scientifica interpreta la dinamica glaciale.[9]


Le spedizioni glaciali: dal Gorner alla Patagonia, dall’Islanda all’Antartide

Il punto di partenza delle esplorazioni di Badino nei ghiacciai è il ghiacciaio del Gorner, nelle Alpi svizzere, dove scende per la prima volta in un pozzo dedicato a Louis Agassiz, padre della glaciologia. L’esperienza lo convince: da quel momento la glaciospeleologia diventa uno degli assi portanti del suo lavoro sul campo.[9]

Negli anni successivi guida e partecipa a spedizioni in ogni parte del mondo: Karakorum, Islanda, Svalbard, Patagonia. In Patagonia il ghiaccio scorre particolarmente veloce, il che consente di osservare la formazione e la trasformazione rapida delle grotte glaciali su scale temporali molto brevi. All’inizio degli anni 2000 partecipa alla XVI Spedizione Italiana in Antartide, dove studia lo sviluppo di grotte carsiche nel ghiaccio in condizioni di temperatura media annua di –18°C. Qui scopre che la formazione delle cavità avviene per sublimazione, senza la presenza di acqua liquida, grazie a differenze di temperatura tra il suolo e la volta delle grotte.[1][9]

Dal 2005 si sposta verso ambienti radicalmente diversi: le grotte di Naica in Messico, dove dirige il Proyecto Naica, incentrato sull’esplorazione di cavità a 46°C di temperatura con cristalli di gesso giganti. Per operare in quelle condizioni, Badino progetta personalmente una tuta dotata di un sistema di raffreddamento a ghiaccio, che consente circa un’ora di lavoro utile. Anche questo è un gesto emblematico del suo metodo: unire esplorazione fisica e invenzione tecnica al servizio della ricerca.[10][1]


L’eredità scientifica di Badino nella glaciospeleologia mondiale

Giovanni Badino muore l’8 agosto 2017 a Savona, dopo una lunga malattia, all’età di 64 anni. La sua eredità scientifica nella glaciospeleologia è misurata in tre dimensioni: i modelli teorici, le tecniche di esplorazione e la formazione di una comunità di ricercatori.[10]

I ricercatori italiani che operano all’interno dell’Associazione La Venta sono oggi riconosciuti come i più attivi al mondo nell’esplorazione e nello studio delle cavità endoglaciali. Spedizioni successive in Groenlandia, come il progetto Inside the Glaciers supportato da Moncler e presentato su National Geographic nel 2019, portano avanti il programma esplorativo avviato da Badino. Anche la stima – diventata un riferimento bibliografico citato a livello internazionale – secondo cui nelle montagne della Terra esistano tra i 20 e i 50 milioni di chilometri di gallerie naturali è opera di Badino.[11][12][8]

La Società Speleologica Italiana e La Venta hanno istituito il Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino, destinato a progetti innovativi nel campo della speleologia. Giunto alla seconda edizione nel 2025, il premio premia ricerche che combinano rigore metodologico, innovazione tecnica e divulgazione scientifica: esattamente i tre pilastri su cui Badino ha costruito la sua carriera. La commissione valuta originalità, chiarezza degli obiettivi scientifici e contributo alla conoscenza.[13][6]


Trent’anni di Abissi di Ghiaccio: il bilancio di una vita sul campo

Nel 2015, su Montagne360, Badino pubblica Trent’anni di Abissi di Ghiaccio: un testo autobiografico e scientifico insieme, in cui ripercorre le tappe della ricerca glaciospeleologica italiana dagli anni ’80 in poi. Il testo è anche una riflessione sul metodo: Badino ammette di aver sottovalutato, nelle prime esplorazioni, il valore documentale dei rilievi, concentrandosi sulla profondità raggiunta piuttosto che sulla morfologia delle cavità.[9]

Nel saggio emergono i temi centrali del suo pensiero: l’effimero come categoria scientifica, il valore dei modelli numerici per andare dove le corde non arrivano, la connessione tra dinamica interna dei ghiacciai e cambiamenti climatici. Badino scrive che la comprensione del collasso dei reticoli di drenaggio profondo può spiegare fenomeni come i jökulhlaup (piene improvvise) e i surge glaciali (avanzate rapide), con implicazioni dirette per la previsione degli effetti del riscaldamento globale.[9]

Il saggio si chiude con una consapevolezza lucida: “Avevamo iniziato per estetica, continuato perché avevamo finalmente trovato una speleologia senza conquista in effimere grotte di un mondo fluttuante, e ci siamo trovati ad avanzare in una bizzarra miniera d’oro di complessi risultati scientifici, che abbiamo appena iniziato a sondare”. È la sintesi migliore di un percorso che ha trasformato la speleologia glaciale da pratica esplorativa in disciplina con strumenti propri, capace di dialogare con la climatologia e la glaciologia internazionale.[9]

Fonti
[1] Giovanni Badino – di Arrigo Cigna e Paolo Forti https://www.scintilena.com/giovanni-badino-tributo-dellinternational-journal-of-speleology-di-arrigo-cigna-e-paolo-forti/11/22/
[2] Giovanni Badino – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Badino
[3] Gruppo Puglia Grotte – Didattica – Chi è Giovanni Badino? https://www.gruppopugliagrotte.it/corso/25/badino.htm
[4] La ricerca speleologica – Scintilena http://www.scintilena.com/utec/old/utec/vento.htm
[5] [PDF] Giovanni BADINO https://www.laventa.it/documenti/curriculum/BADINO.pdf
[6] Premio Badino – seconda edizione 2025: un riconoscimento all … https://www.scintilena.com/premio-badino-2025-al-via-la-seconda-edizione-del-riconoscimento-speleologico-internazionale/04/14/
[7] Grotte e Speleologi – Giovanni Badino https://digilander.libero.it/speleologia/html/badino.html
[8] Grotte e mulini glaciali https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[9] [PDF] Trent’anni di Abissi di Ghiaccio – IRIS-AperTO https://iris.unito.it/retrieve/e27ce428-5ae5-2581-e053-d805fe0acbaa/44-49_abissi%20di%20ghiaccio_badino.pdf
[10] Giovanni Badino: Le tre dimensioni degli abissi sotterranei – GognaBlog https://gognablog.sherpa-gate.com/giovanni-badino/
[11] Il continente buio: perché il mondo sotterraneo resta in gran parte … https://www.scintilena.com/il-continente-buio-perche-il-mondo-sotterraneo-resta-in-gran-parte-sconosciuto/04/25/
[12] Sul National Geographic di Marzo la spedizione “Inside the Glaciers … https://www.scintilena.com/sul-national-geographic-di-marzo-le-spedizioni-la-venta-inside-the-glaciers-in-groenlandia/03/06/
[13] Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino – Scintilena https://www.scintilena.com/premio-speleologico-internazionale-giovanni-badino-unopportunita-per-la-ricerca-avanzata/10/01/

L'articolo Giovanni Badino: dalla fisica delle particelle alla scienza dei ghiacciai proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava
    Condividi Centinaia di metri cubi d’acqua di fusione si gettano ogni estate in buchi perfettamente cilindrici nel cuore dei ghiacciai alpini. La spiegazione è fisica pura, e i dati raccolti da speleologi e glaciologi rivelano un mondo sotterraneo complesso e poco conosciuto. Mulino glaciale: definizione e origine del nome Un mulino glaciale è una cavità tubulare verticale attraverso cui l’acqua di fusione penetra in un ghiacciaio dalla superficie. Il nome deriva dal comportamento d
     

I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava

Máj 2nd 2026 at 07:00

Condividi


Centinaia di metri cubi d’acqua di fusione si gettano ogni estate in buchi perfettamente cilindrici nel cuore dei ghiacciai alpini. La spiegazione è fisica pura, e i dati raccolti da speleologi e glaciologi rivelano un mondo sotterraneo complesso e poco conosciuto.


Mulino glaciale: definizione e origine del nome

Un mulino glaciale è una cavità tubulare verticale attraverso cui l’acqua di fusione penetra in un ghiacciaio dalla superficie. Il nome deriva dal comportamento dell’acqua al suo ingresso: il flusso turbina vorticosamente, come in un mulino ad acqua tradizionale.[1][2]

I mulini glaciali si aprono soprattutto sulle lingue glaciali estese, poco crepacciate e con scarsa pendenza, tipiche dei ghiacciai vallivi di ambiente temperato. Non si tratta di semplici buchi. Sono le porte d’accesso a un sistema idrodinamico sotterraneo che regola l’intero comportamento del ghiacciaio.[3][4]

Nei ghiacciai di tipo temperato — come quelli delle Alpi italiane e svizzere — l’acqua allo stato liquido è presente per diversi mesi all’anno. Questa condizione è indispensabile perché i mulini si formino. I grandi ghiacciai polari, dove anche d’estate la fusione superficiale è trascurabile, ne sono in genere privi.[4][1]

La glacio-speleologia, branca della speleologia dedicata allo studio di queste cavità, è una disciplina relativamente giovane. I primi gruppi organizzati che la praticano in modo sistematico vengono da Italia, Francia, Svizzera e Polonia. In Italia, i ricercatori dell’Associazione La Venta sono tra i più attivi al mondo nell’esplorazione e nello studio dei mulini glaciali.[4]


La fisica della formazione dei mulini glaciali: energia cinetica, calore e fusione

Il processo che dà origine a un mulino glaciale è fisico, non chimico. A differenza delle grotte carsiche — scavate dalla dissoluzione chimica del calcare — i mulini glaciali si formano per fusione termica.[1]

In estate, l’acqua di fusione superficiale si raccoglie in piccoli torrenti chiamati bédières. Questi corsi d’acqua epiglaciali seguono la pendenza della superficie e, prima di raggiungere i margini del ghiacciaio, incontrano fratture aperte nel ghiaccio. Quando il flusso trova una discontinuità, si incunea in profondità.[3]

Il meccanismo di scavo è diretto: l’acqua in movimento libera energia cinetica e di attrito sotto forma di calore. Questo calore locale provoca la fusione del ghiaccio circostante, allargando progressivamente la frattura iniziale. Il processo si autoalimenta: più acqua scende, più calore si genera, più il condotto si amplia.[3]

Un secondo meccanismo aggrava ulteriormente la fratturazione. Quando una frattura si riempie d’acqua, la differenza di densità tra acqua e ghiaccio genera una pressione idraulica che propaga la frattura verso il basso. Questo fenomeno, noto come fratturazione idraulica, può portare le fessure a propagarsi fino al letto roccioso del ghiacciaio, a profondità di centinaia di metri.[3]

I mulini glaciali non si formano ovunque sul ghiacciaio. Nelle zone ricche di crepacci, l’acqua di fusione si disperde in modo diffuso e non si concentra abbastanza da innescare lo scavo. Servono zone pianeggianti con ghiaccio intatto, dove i torrenti superficiali possono accumularsi e convogliare portate d’acqua significative verso pochi punti di assorbimento.[4][3]


Da frattura a canyon: le fasi evolutive di un mulino glaciale

Lo studio sistematico condotto sul Ghiacciaio dei Forni, in alta Valtellina, ha permesso di ricostruire un modello genetico ed evolutivo dettagliato dei mulini glaciali nelle Alpi italiane. Le osservazioni, condotte dalla ricercatrice Paola Tognini a partire dal 1994, documentano tutte le fasi di vita di queste cavità.[5]

Tutto inizia da quello che i ricercatori chiamano proto-moulin: una semplice frattura nel ghiaccio, allargata dall’attrito dell’acqua e dalla fusione locale. In questa fase iniziale il pozzo può avere un diametro di pochi centimetri o decimetri, ma già una profondità significativa rispetto alle sue dimensioni.[5]

Con il passare delle settimane, se la portata d’acqua è sufficiente, il proto-mulino evolve in un pozzo sub-circolare. Le dimensioni crescono progressivamente: il diametro può raggiungere alcuni metri, la profondità supera i 40 metri. A questo stadio il mulino è pienamente attivo e inghiotte quantità consistenti di acqua.[5]

Osservazioni sul Ghiacciaio del Gorner, in Svizzera, mostrano che i mulini più sviluppati hanno un primo salto verticale che varia generalmente tra 40 e 60 metri, con casi eccezionali fino a 100 metri. Alla base del pozzo iniziale si apre tipicamente una forra stretta, con inclinazione compresa tra 15° e 45°, percorsa da flusso di tipo vadoso.[4][3]

Oltre i 50-80 metri di profondità, il comportamento del ghiaccio cambia radicalmente. A quella pressione il ghiaccio non si comporta più come un solido rigido: diventa plastico, fluisce lentamente e tende a richiudere i condotti dall’esterno. Le dimensioni del mulino tendono a diminuire con la profondità proprio per questo effetto di compressione plastica.[4]

Il ciclo di vita di un mulino glaciale, nelle Alpi, dura mediamente circa sei anni. Dopo aver raggiunto le dimensioni massime, il mulino viene progressivamente “sorpassato” da nuovi inghiottitoi che si formano a monte. Privato dell’alimentazione idrica, il vecchio mulino si fossilizza.[5]


Le profondità raggiunte: dai 40 ai 140 metri e oltre

Le misurazioni dirette nei mulini glaciali alpini hanno prodotto dati precisi. Sul Ghiacciaio del Gorner, speleologi italiani scesero nel 1985 e 1986 fino a profondità di 90 e 140 metri, un record assoluto a quell’epoca. Oggi le esplorazioni hanno documentato profondità variabili tra 30 e 140 metri dalla superficie.[6][4]

Le esplorazioni si fermano invariabilmente davanti a specchi d’acqua. A profondità variabili tra 70 e 150 metri si raggiunge la superficie di una falda idrica interna al ghiacciaio. Al di sotto, le cavità continuano allagate e inaccessibili.[4]

Il livello di questa falda non è stabile. Discese ripetute nello stesso mulino a distanza di poche decine di ore hanno mostrato variazioni del livello dell’acqua anche di diverse decine di metri. Sul Ghiacciaio Marconi, in Patagonia, è stata documentata una risalita di 30 metri in meno di mezz’ora, seguita da una discesa di 20 metri in meno di 5 minuti.[4]

Le variazioni di livello seguono un ritmo giornaliero correlato al ciclo termico: portate massime nel tardo pomeriggio, minime nelle ore prima dell’alba. A questi cicli si sovrappongono variazioni stagionali, con portate crescenti dall’inizio del disgelo fino al culmine dell’estate e decrescenti poi in autunno.[4]


Il reticolo sotterraneo: come i mulini si connettono a 100–150 metri di profondità

I modelli numerici sviluppati dai ricercatori dell’Associazione La Venta mostrano che le acque assorbite dai mulini fluiscono a profondità di 100-150 metri attraverso una rete di condotte con struttura ad albero. Questa struttura connette i diversi mulini tra loro, convogliando il flusso verso il letto roccioso del ghiacciaio e poi verso la bocca glaciale di valle.[4]

Il sistema è del tutto analogo a quello di un massiccio carsico. Esiste una superficie piezometrica interna al ghiacciaio, la cui quota varia in funzione dell’alimentazione e dello stato evolutivo del reticolo sommerso. Quando la pressione dell’acqua in profondità supera quella del ghiaccio sovrastante, si produce il cosiddetto galleggiamento del ghiacciaio, con aumento della velocità di scivolamento basale.[3][4]

I condotti immersi si mantengono aperti grazie a un equilibrio delicato tra due processi opposti. Da un lato, l’energia liberata dall’acqua in movimento asporta ghiaccio dalle pareti, mantenendo il condotto. Dall’altro, il collasso plastico del ghiaccio tende a richiuderlo. Il reticolo si stabilizza con diametri di sezione tali da equilibrare i due processi antagonisti, con velocità di flusso massime intorno al metro al secondo.[4]

Un aspetto fisicamente controintuitivo riguarda il comportamento dell’acqua nelle condotte profonde. Le acque che scendono verso zone più profonde riescono a sciogliere ulteriore ghiaccio anche raffreddandosi. Al contrario, le acque che risalgono depositano ghiaccio sulle pareti, tendendo a ostruire i condotti ascendenti. Questo processo tende a far migrare i condotti verso il basso nel tempo.[4]

La portata totale che transita attraverso i mulini di un grande ghiacciaio alpino in periodo di fusione intensa può raggiungere i 10 metri cubi al secondo. Un dato che rende questi inghiottitoi naturali tra i più attivi condotti idrici dell’intero arco alpino.[6]


La morte del mulino: fossilizzazione e collasso plastico del ghiaccio

La fine di un mulino glaciale è determinata da due fattori distinti. Il primo è la perdita dell’alimentazione idrica, dovuta alla formazione di nuovi mulini a monte che sottraggono il torrente che lo alimentava. Il secondo è il comportamento plastico del ghiaccio in profondità.[5]

Quando il mulino viene privato dell’acqua che lo percorreva, il ghiaccio circostante riprende a fluire lentamente verso il centro della cavità. Il processo di collasso plastico restringe progressivamente il condotto fino a obliterarlo. In condizioni normali, un mulino fossilizzato può scomparire nel giro di poche settimane.[5][4]

In inverno, con la cessazione completa dell’alimentazione idrica, i mulini tendono a collassare a profondità superiori a 50-60 metri. La pressione dell’acqua rimasta intrappolata nei condotti profondi controbilancia la spinta del ghiaccio, impedendo un collasso totale immediato. Gli ingressi in superficie, invece, tendono a chiudersi per rigelo e per l’accumulo di neve.[4]

Paradossalmente, questo allagamento invernale è probabilmente ciò che permette ai mulini di sopravvivere da una stagione all’altra. Quando il condotto si riempie d’acqua si forma ghiaccio secondario che consolida le pareti. In primavera, con la ripresa della fusione, i mulini che hanno superato l’inverno in questo stato si riattivano spesso nella medesima posizione dell’anno precedente.[3][5]

La posizione dei mulini sul ghiacciaio non è casuale. Le osservazioni sul Ghiacciaio dei Forni mostrano che i nuovi mulini si formano ogni anno nella stessa posizione rispetto al substrato roccioso, probabilmente in corrispondenza di rilievi del letto che creano tensioni nel ghiaccio sovrastante. Il movimento del ghiacciaio sposta il mulino vecchio verso valle, mentre uno nuovo si apre a monte, nello stesso punto topograficamente significativo: un ciclo che si ripete stagione dopo stagione.[5]

Studiare questi pozzi verticali significa accedere a informazioni dirette sull’interno di un ghiacciaio che altrimenti resterebbero inaccessibili. I mulini glaciali sono al tempo stesso oggetto di studio e strumento di indagine — una finestra aperta, per poche settimane all’anno, sulla fisica nascosta dei ghiacciai alpini.[7][8][3]

Fonti
[1] Come si formano le grotte nel ghiaccio, ricerca a cura di … https://www.scintilena.com/come-si-formano-le-grotte-nel-ghiaccio-ricerca-a-cura-di-eni-scuola/06/21/
[2] Mulino glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Mulino_glaciale
[3] [PDF] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio del Gorner … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[4] [PDF] Grotte e mulini glaciali – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[5] Modello genetico ed evolutivo dei mulini glaciali sulla base di … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/1242
[6] 2313gorner.qxd https://www.laventa.it/documenti/moulins-and-marginal-contact-caves_66080.pdf
[7] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[8] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[14] Comportamento di una grande diga sotto il gelo spinto https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5118/5187
[16] Groenlandia: Inondazione Crea un Vuoto Subglaciale di Due Chilometri – Scintilena https://www.scintilena.com/groenlandia-inondazione-crea-un-vuoto-subglaciale-di-due-chilometri/08/15/
[17] Gli speleologi alla ricerca di grotte glaciali in Val Venosta https://www.scintilena.com/gli-speleologi-alla-ricerca-di-grotte-glaciali-in-val-venosta/08/26/
[18] Grotte glaciali himalayane: acceleratori silenziosi dello scioglimento dei ghiacciai – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-himalayane-acceleratori-silenziosi-dello-scioglimento-dei-ghiacciaisottotitolo-formazioni-sotterranee-scavate-dallacqua-di-fusione-minacciano-linstabilita-idrogeologica-e-le-comu/02/06/
[19] Glossario speleologico UIS – Lettera ‘a’ Traduzione in italiano https://www.scintilena.com/glossario-speleologico-uis-lettera-a-traduzione-in-italiano/07/22/
[20] Morteratsch 2015 https://www.scintilena.com/morteratsch-2015/10/20/
[21] La Memoria Radioattiva Nascosta nelle Grotte di Ghiaccio https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-come-archivi-di-radioattivita-ambientale-pre-moderna/07/25/
[22] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[23] Coleotteri Troglobi: Nuova Ricerca Rivela Come Profondità … https://www.scintilena.com/coleotteri-troglobi-nuova-ricerca-rivela-come-profondita-e-connettivita-influenzano-la-variabilita-morfologica/10/04/
[25] Dentro i Ghiacciai Alpini: Una Serata di Esplorazioni e Ricerche https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-alpini-una-serata-di-esplorazioni-e-ricerche/11/17/
[26] Vulnerabilità degli acquiferi carsici in ambiente alpino https://www.scintilena.com/vulnerabilita-degli-acquiferi-carsici-in-ambiente-alpino-nuovo-approccio-di-modellazione-numerica/08/07/
[27] Suppl. Geogr. Fis. Dinam. Quat. http://www.glaciologia.it/wp-content/uploads/Supplementi/FullText/SGFDQ_V_FullText/18_SGFDQ_V_Piccini_151_156.pdf
[28] Cervinia, torrenti con acqua di fusione sul versante italiano del … https://www.youtube.com/watch?v=2U-j9BoQPKg
[29] “I turisti si fanno i selfie, ma quel laghetto di fusione in fondo al … https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/attualita/2025/i-turisti-si-fanno-i-selfie-ma-quel-laghetto-di-fusione-in-fondo-al-ghiacciaio-a-3185-metri-e-una-lapide-e-ogni-anno-diventa-piu-grande
[30] [PDF] Morfologia dei ghiacciai – CAI SEM Milano https://caisem.org/scuola/didattica/generale/Morfologia_ghiacciai.pdf
[31] Con gli scienziati al capezzale dei ghiacciai in fusione. – Corriere https://www.corriere.it/animali/biodiversita/25_settembre_03/con-gli-scienziati-al-capezzale-dei-ghiacciai-in-ritirata-calo-drammatico-ma-si-puo-ancora-provare-a-resistere-e78faf5b-d9f1-4575-ac2a-8247f1e68xlk.shtml
[32] [PDF] Glaciologia e geomorfologia glaciale – Forme epiglaciali https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1054056/mod_folder/content/0/Lezione%20GLACIO_02-Forme%20epiglaciali.pdf?forcedownload=1
[33] Permafrost e risorse idriche – Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/permafrost-risorse-idriche
[34] [PDF] I GHIACCIAI, UN BENE GEOMORFOLOGICO IN RAPIDA … https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/6944/6262
[35] [PDF] 1.2. Caratteristiche geologiche e idrogeologiche https://www.atobergamo.it/allegati/39_2_67_Capitolo%201.2%20Caratteristiche%20geologiche%20e%20idrogeologiche.pdf

L'articolo I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Dentro il Ghiaccio che Scompare: la Glaciospeleologia e le Grotte che Esistono Solo per Qualche Estate
    Condividi Esplorare cavità endoglaciali che si formano e si dissolvono in una stagione: la glaciospeleologia alpina come disciplina scientifica di frontiera, tra tecniche d’esplorazione estreme e sfida della documentazione contro il tempo Immagina di esplorare una grotta che non esisterà più il prossimo anno. Non perché qualcuno la chiuderà, ma perché si scioglierà. Benvenuto nel mondo della glaciospeleologia, dove ogni discesa è un documento scientifico che potrebbe non avere un seco
     

Dentro il Ghiaccio che Scompare: la Glaciospeleologia e le Grotte che Esistono Solo per Qualche Estate

Máj 2nd 2026 at 06:00

Condividi


Esplorare cavità endoglaciali che si formano e si dissolvono in una stagione: la glaciospeleologia alpina come disciplina scientifica di frontiera, tra tecniche d’esplorazione estreme e sfida della documentazione contro il tempo


Immagina di esplorare una grotta che non esisterà più il prossimo anno. Non perché qualcuno la chiuderà, ma perché si scioglierà. Benvenuto nel mondo della glaciospeleologia, dove ogni discesa è un documento scientifico che potrebbe non avere un secondo atto.

Glaciospeleologia: una branca della speleologia con regole proprie

La glaciospeleologia è la branca della speleologia che studia ed esplora le cavità presenti nei ghiacciai. Si tratta di ambienti dinamici, effimeri e mutevoli nel tempo, capaci di offrire uno sguardo diretto sui processi idrologici interni e sulla morfologia del ghiaccio. A differenza delle grotte in roccia calcarea, dove stalattiti e stalagmiti crescono nell’arco di millenni, le grotte glaciali nascono e muoiono nell’arco di una stagione.[1]

La disciplina ha mosso i primi passi nella seconda metà dell’Ottocento, secolo di scienziati ed esploratori. Poi ha conosciuto decenni di abbandono, per tornare a interessare la comunità speleologica italiana sul finire degli anni Settanta del Novecento, quando nuove tecniche e nuovi materiali hanno reso possibile l’esplorazione sistematica. Oggi, con l’accelerazione del cambiamento climatico, la glaciospeleologia si presenta come uno strumento di analisi privilegiato per comprendere lo stato di salute dei ghiacciai alpini.[2][3]

Per praticarla non basta la preparazione speleologica. Occorre anche la tecnica alpinistica per raggiungere il luogo di discesa nel ghiacciaio. Chi la pratica deve saper leggere il ghiaccio, gestire le basse temperature, superare pareti verticali.[4][5]


Grotte effimere: ambienti dinamici che nascono e muoiono con le stagioni

All’interno dei ghiacciai vallivi possono formarsi tre tipi principali di cavità. I mulini glaciali si originano nel periodo estivo, quando l’acqua di fusione penetra in piccole fratture e fonde il ghiaccio creando vuoti endoglaciali. Sui fianchi dei ghiacciai si formano invece le cavità di contatto, generate da torrenti laterali che si infilano tra ghiaccio e substrato roccioso. Alla fronte del ghiacciaio si trova infine la bocca, una risorgenza glaciale da cui fuoriescono le acque di fusione interne.[6][1]

Il comportamento del ghiaccio è paragonabile a quello di una roccia carsica: l’acqua dissolve e scolpisce, creando morfologie simili a quelle delle grotte in calcare, salvo che il processo qui è accelerato in modo estremo. Il glaciologo e speleologo Paolo Testa, fondatore del Gruppo Speleologico CAI Varallo, ha osservato che bastano poche settimane, o una stagione, perché un sistema di gallerie venga completamente modificato o cancellato. In questo senso, il ghiacciaio funziona come un laboratorio carsico in scala ridotta e accelerata.[1][2]

Le cavità endoglaciali si sviluppano a profondità variabili tra i 40 e i 60 metri dalla superficie esterna, mentre i mulini più profondi possono raggiungere tra i 70 e i 150 metri. A quella profondità, gli speleologi incontrano spesso specchi d’acqua che impediscono la progressione: dati che sembrano confermare l’esistenza di una vera e propria falda freatica all’interno dei ghiacciai.[7][8]


Come si esplorano le cavità endoglaciali in sicurezza

L’esplorazione delle grotte glaciali richiede un equipaggiamento specifico che integra quello speleologico classico con quello dell’alpinismo su ghiaccio. I ramponi sono indispensabili per progredire sulle superfici gelate, gli scarponi da montagna sostituiscono gli stivali per garantire calore e rigidità di appoggio. Un piolet o una piccozza servono per creare appoggi nelle cascate ghiacciate e per posizionare i chiodi da ghiaccio negli ancoraggi.[9]

Per la progressione verticale si utilizzano tecniche miste: corde, discensori, bloccanti, e chiodi da ghiaccio per gli armi. Il freddo costituisce uno dei principali rischi: guanti foderati sostituiscono quelli da grotta, sottotuta pesante e passamontagna sono essenziali nei mulini glaciali dove circolano correnti d’aria gelida. La finestra temporale di esplorazione in sicurezza è breve: in estate i torrenti di fusione possono investire senza preavviso chi si trova nelle gallerie, mentre d’inverno le temperature estreme rendono la progressione assai più difficile.[5][10][9]

L’esplorazione sul Pitzaler Gletscher condotta dal Gruppo CAI Varallo nell’inverno 2025 ha mostrato i limiti imposti dalla morfologia stessa del ghiaccio: grandi vasche d’acqua, crolli di blocchi e detriti hanno fermato la progressione in più punti. In alcuni casi serve la muta stagna per attraversare i laghi interni. La sicurezza passa sempre dalla valutazione del contesto: se il soffitto mostra segni di instabilità o i crolli si moltiplicano, la progressione viene interrotta.[1]


Grotta Effimera a Macugnaga: la grotta glaciale più lunga delle Alpi italiane

Nei mesi di settembre e ottobre 2012, speleologi del Gruppo Grotte CAI Novara e del GSBi di Biella hanno esplorato nel Ghiacciaio del Belvedere di Macugnaga, sul versante est del Monte Rosa, una grotta glaciale di dimensioni inaspettate. La grotta prende il nome di Grotta Effimera, come il lago glaciale che si era formato nei pressi e che era già quasi scomparso. Al momento della scoperta il suo sviluppo superava gli 587 metri con una profondità di 73 metri.[10][11]

Nelle successive campagne del 2013 e 2014, il sistema si rivelò ancora più esteso, con oltre 700 metri di sviluppo e 78 metri di profondità. Si tratta del sistema glaciale più lungo dell’arco alpino, secondo le conoscenze documentate al momento della scoperta. La grotta si apre a quota 2.150 metri con un pozzo iniziale di oltre 30 metri interamente scavato nel ghiaccio. Sul fondo scorre un impetuoso torrente glaciale, e la galleria si sviluppa in un meandro attivo sia verso monte che verso valle.[12][13][14]

Nei pressi della Grotta Effimera, gli stessi speleologi hanno documentato il Sistema Zamboni, un’altra cavità di circa 500 metri collegata all’esterno tramite cinque pozzi a cielo aperto, percorsa da un torrente che si getta con una cascata al centro del ghiacciaio. L’attività esplorativa al Belvedere era iniziata nel 2005 e ha portato alla scoperta di un sistema di grotte esteso e diversificato.[14][12]


Il paradosso della documentazione: fotografare ciò che scomparirà

Esplorare una grotta destinata a sparire impone una riflessione sul senso stesso della documentazione scientifica. La speleologia glaciale produce rilievi topografici, fotografie, campionamenti idrologici e misurazioni di portata che documentano ambienti irripetibili. Il Progetto Speleologia Glaciale (PSG), attivo dal 2008 grazie alla collaborazione tra gruppi speleologici di diverse regioni italiane, si è dato proprio questo obiettivo: esplorare, monitorare e documentare nel tempo le cavità endoglaciali e subglaciali dei principali ghiacciai alpini.[4][1]

Il contributo di queste esplorazioni è unico rispetto alla glaciologia classica: gli speleologi riescono a registrare fenomeni spesso effimeri che sfuggirebbero alle osservazioni di superficie. Il tracciamento delle acque con la fluoresceina, un colorante atossico immesso a monte attraverso i mulini, permette di identificare la presenza di laghi interni e di misurare i tempi di transito dell’acqua. Questi dati hanno importanti implicazioni per la prevenzione dei GLOF (Glacial Lake Outburst Flood), le improvvise inondazioni causate dal collasso di bacini interni ai ghiacciai.[6][1]

La tragedia della Marmolada del 3 luglio 2022, quando il crollo di un seracco di circa 65.000 metri cubi ha provocato 11 vittime, ha reso evidente quanto sia critica la comprensione dei processi idrologici interni ai ghiacciai. L’acqua di fusione infiltratasi all’interno aveva compromesso la stabilità della massa glaciale, in modo non visibile dall’esterno.[6]


Cambio climatico e glaciospeleologia: i laboratori naturali alpini si riducono

I dati raccolti dal PSG in quasi vent’anni di attività mostrano che i ghiacciai non si stanno solo ritirando in superficie: si stanno trasformando anche internamente. Con temperature sempre più elevate, sempre più acqua si infiltra all’interno della massa glaciale. I vuoti si ampliano, i torrenti sotterranei trasportano portate crescenti per periodi più lunghi, le grotte diventano progressivamente più grandi e instabili.[6]

Le campagne di monitoraggio sui ghiacciai di Vallelunga e delle Alpi Venoste, condotte dal 2022, hanno già individuato e documentato oltre due chilometri di cavità subglaciali. Il Sistema degli Uomini Cavi, rilevato in quell’area, supera i 1.000 metri di sviluppo. Sul Mittelbergferner, in cinque mesi di osservazione il ghiacciaio ha perso fino a 4 metri di spessore, mentre gli speleologi documentavano una traversata di circa 1,2 chilometri attraverso gallerie e forre glaciali attive.[15][16]

I dati ISPRA relativi al bilancio di massa dei ghiacciai italiani dal 1995 al 2025 mostrano perdite cumulate che vanno da quasi 27 metri di acqua equivalente per il ghiacciaio del Basòdino a oltre 53 metri per il ghiacciaio di Caresèr. Il ghiacciaio del Lys, al Monte Rosa, ha perso il 33% della superficie dal 1860; il Fellaria in Valtellina il 46% nello stesso periodo. Entro la fine del secolo, secondo le previsioni correnti, circa l’80% dei ghiacciai oggi esistenti sarà scomparso.[17][18][19]

In questo contesto, la glaciospeleologia non è solo esplorazione: è raccolta sistematica di dati su ambienti in via di estinzione. Ogni discesa in una grotta glaciale produce documentazione che, una volta che il ghiaccio si sarà sciolto, non potrà essere ripetuta. Le grotte endoglaciali funzionano anche come archivi climatici, conservando segnali idrologici, chimici e biologici che le future generazioni potranno studiare con tecnologie ancora non disponibili.[20][1]

Fonti
[1] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[2] Nel mondo nascosto delle grotte glaciali: il caso del ghiacciaio “gruviera” della Vallelunga – Montagna.TV https://www.montagna.tv/207787/nel-mondo-nascosto-delle-grotte-glaciali-il-caso-del-ghiacciaio-gruviera-della-vallelunga/
[3] Gruppo di Lavoro Glaciospeleologia | speleolombardia.it https://speleolombardia.wordpress.com/commissione-scientifica/gruppo-di-lavoro-glaciospeleologia/
[4] A Lettomanoppello viaggio nella speleologia glaciale tra Gorner e … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-viaggio-nella-speleologia-glaciale-tra-gorner-e-aletsch/11/12/
[5] Glacio Speleologia – Avventura Italia http://www.avventuraitalia.it/Glacio-speleologia.html
[6] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[7] Aspetti morfologici ed evolutivi delle cavità endoglaciali di origine … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/634?articlesBySimilarityPage=2
[8] Grotte e mulini glaciali https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[9] 10.5 Speleologia glaciale https://digilander.libero.it/gsvcai/Manuale/m_10/m_105.htm
[10] Monte Rosa, scoperta la grotta glaciale più lunga delle Alpi https://www.montagna.tv/44041/monte-rosa-scoperta-la-grotta-glaciale-piu-lunga-delle-alpi/
[11] Grotte Glaciali – Serata sulla Grotta Effimera a Macugnaga il 29 … https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-serata-sulla-grotta-effimera-a-macugnaga-il-29-dicembre/12/26/
[12] LE GROTTE GLACIALI SCOPERTE ED ESPLORATE AL … – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-scoperte-ed-esplorate-al-ghiacciaio-del-belvedere-di-macugnaga-vb/03/15/
[13] Scoperta la più lunga grotta glaciale dell’intero arco alpino a … https://www.scintilena.com/scoperta-la-piu-lunga-grotta-glaciale-dellintero-arco-alpino-a-macugnaga-vb/11/09/
[14] La GROTTA EFFIMERA del ghiacciaio del Belvedere di Macugnaga https://www.youtube.com/watch?v=jIRbPWAuBa8
[15] Speleologia Glaciale nelle Alpi Venoste: L’evento di Bolzano sui … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-nelle-alpi-venoste-levento-di-bolzano-sui-ghiacciai-e-le-grotte-glaciali/11/11/
[16] Esplorazioni speleoglaciali: un viaggio allucinante sotto … – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazioni-speleoglaciali-un-viaggio-allucinante-sotto-il-mittelbergferner/10/27/
[17] 2025, l’anno dei ghiacciai: tra perdita del ghiaccio e futuro dell’acqua https://www.scienzainrete.it/articolo/2025-lanno-dei-ghiacciai-tra-perdita-del-ghiaccio-e-futuro-dellacqua/grazia-giampaolo/2025
[18] BILANCIO DI MASSA DEI GHIACCIAI | Indicatori ambientali https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/clima/bilancio-di-massa-dei-ghiacciai
[19] Ghiacciai alpini, entro otto anni il picco dello scioglimento https://economiacircolare.com/ghiacciai-alpini-picco-scioglimento/
[20] Ice Memory Sanctuary: il primo archivio mondiale dei ghiacci in … https://masterx.iulm.it/today/today-mondo/ice-memory-sanctuary-il-primo-archivio-mondiale-dei-ghiacci-in-antartide/
[25] Glacial dynamics in pre-Alpine narrow valleys during the Last Glacial Maximum inferred by lowland fluvial records (northeast Italy) https://www.earth-surf-dynam.net/6/809/2018/esurf-6-809-2018.pdf
[26] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[27] Comportamento di una grande diga sotto il gelo spinto https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5118/5187
[28] Glaciares rocosos del sector central de la Montaña Cantábrica: indicadores paleoambientales https://publicaciones.unirioja.es/ojs/index.php/cig/article/download/1259/1178
[29] Sustainable Geotourism in the Chiusella Valley (NW Italian Alps): A Tool for Enhancing Alpine Geoheritage in the Context of Climate Change https://www.mdpi.com/2076-3263/14/7/175/pdf?version=1719217548
[30] Gli speleologi alla ricerca di grotte glaciali in Val Venosta – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleologi-alla-ricerca-di-grotte-glaciali-in-val-venosta/08/26/
[31] Il regno ghiacciato di Eisriesenwelt – Scintilena https://www.scintilena.com/il-regno-ghiacciato-di-eisriesenwelt/01/23/
[32] Geoturismo: Il turismo a tema geologico https://www.scintilena.com/geoturismo-il-turismo-a-tema-speleologico/07/19/
[33] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[34] Karstologia pratica: esplorazione e studio delle grotte nei … https://www.scintilena.com/karstologia-pratica-esplorazione-e-studio-delle-grotte-nei-calcari-dellaptiano-albiano-dei-pirenei/06/11/
[35] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[36] Nuove Esplorazioni in Vallelunga: Speleologia Glaciale – Scintilena https://www.scintilena.com/nuove-esplorazioni-in-vallelunga-speleologia-glaciale/01/01/
[37] Classifica delle grotte più lunghe d’Italia http://www.scintilena.com/speleoit/atlas/longest_caves.html
[38] I ghiacciai degli speleologi – Lo Scarpone https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/ghiacciai-speleologi/
[39] CAVITÀ SOTTO LE PARETI DEL PIC CHIADENIS (FR 2714) https://www.museofriulanostorianaturale.it/images/pubblicazioni/gortania-40-geo/Grotta-ghiaccio.pdf
[40] Grotta Effimera e altre bellezze del ghiacciaio del Belvedere – Il Rosa https://www.ilrosa.info/natura/ghiacciaio-belvedere-grotta-effimera
[41] [PDF] bollettino del gruppo grotte cai novara http://www.gruppogrottenovara.it/Labirinti/Labirinti_26.pdf
[42] Ghiacciaio del Belvedere – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciaio_del_Belvedere
[43] VORTICE BLU | Trento Film Festival https://trentofestival.it/archivio/1996/vortice-blu/
[44] Applying SLAM-Based LiDAR and UAS Technologies to Evaluate the Rock Slope Stability of the Grotta Paglicci Paleolithic Site (Italy) https://www.mdpi.com/2624-795X/5/2/24/pdf?version=1716630198
[45] An Integrated Geophysical and Unmanned Aerial Systems Surveys for Multi-Sensory, Multi-Scale and Multi-Resolution Cave Detection: The Gravaglione Site (Canale di Pirro Polje, Apulia) https://www.mdpi.com/2072-4292/15/15/3820/pdf?version=1690879299
[46] Geological monitoring networks for risk management close to large rock cliffs: the case history of Gallivaggio and Cataeggio in the italian Alps https://gh.copernicus.org/articles/76/85/2021/gh-76-85-2021.pdf
[47] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[48] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[49] Glaciospeleologia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/glaciospeleologia/
[50] Dove la luce scompare, inizia il magico mondo delle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/dove-la-luce-scompare-inizia-il-magico-mondo-delle-grotte/01/05/
[51] Neanderthal “alpinisti estremi”: il kit da viaggio scoperto a 1.450 metri https://www.scintilena.com/perfetto-ora-posso-procedere-con-la-generazione-del-rapporto-finale-ho-raccolto-sufficiente-materiale-su/01/28/
[52] Esplorazioni Glaciali in Alaska: La Grotta di Ghiaccio del Ghiacciaio … https://www.scintilena.com/esplorazioni-glaciali-in-alaska-la-grotta-di-ghiaccio-del-ghiacciaio-castner/11/12/
[53] I Monti Pisani rivelano 500 milioni di anni di storia della Terra https://www.scintilena.com/i-monti-pisani-rivelano-500-milioni-di-anni-di-storia-della-terra/08/30/
[54] La Grotta del Gelo dell’Etna: Il Ghiacciaio più Meridionale d’Europa … https://www.scintilena.com/la-grotta-del-gelo-delletna-il-ghiacciaio-piu-meridionale-deuropa-custodisce-un-equilibrio-fragile-tra-lava-e-ghiaccio/10/04/
[55] Sotto l’Altare di San Michele Dorme una Civiltà Paleolitica https://www.scintilena.com/sotto-laltare-di-san-michele-dorme-una-civilta-paleolitica-la-grotta-che-racconta-la-storia-del-gargano/01/27/
[56] “Di ghiaccio e di fuoco”: Andrea Benassi racconta le grotte … https://www.scintilena.com/di-ghiaccio-e-di-fuoco-andrea-benassi-racconta-le-grotte-glaciovulcaniche-a-lugo-di-romagna/03/19/
[57] I Primi Artisti della Storia: Viaggio nella Penombra delle Grotte … https://www.scintilena.com/i-primi-artisti-della-storia-viaggio-nella-penombra-delle-grotte-dipinte-che-svelano-i-segreti-del-paleolitico/08/13/
[58] Il Continente Buio Sotto i Nostri Piedi: L’Enigma del Mondo … https://www.scintilena.com/il-continente-buio-sotto-i-nostri-piedi-lenigma-del-mondo-sotterraneo-ancora-inesplorato/10/06/
[59] Il Pianeta in Bancarotta Idrica: Una Ricerca Approfondita sulla Crisi … https://www.scintilena.com/il-pianeta-in-bancarotta-idrica-una-ricerca-approfondita-sulla-crisi-globale-dellacqua/01/26/
[60] L’evoluzione dei ghiacciai alpini in un contesto di … https://organizzazione.cai.it/gp-alto-adige/wp-content/uploads/sites/61/2024/10/5-Maggi-Valter-Lo-stato-dei-ghiacciai-italiani.pdf
[61] [PDF] booklet.pdf – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://laventa.it/archivio/booklet.pdf
[62] [PDF] III edizione ANNO 2022 – Legambiente https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2022/12/Rapporto-carovana-ghiacchiai_2022.pdf
[63] “C3 – CAVE’S CRYOSPHERE AND CLIMATE” 2016 – 2020 https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/

L'articolo Dentro il Ghiaccio che Scompare: la Glaciospeleologia e le Grotte che Esistono Solo per Qualche Estate proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • A spasso nel tempo a Ceranesi: escursione tra storia e speleologia
    Condividi Passeggiata storico culturale da Lencisa a Vacarezza, nell’entroterra genovese, con il contributo di Alessandro Vernassa La Pro Loco Ceranesi organizza per domenica 24 maggio 2026 “A spasso nel tempo”, una passeggiata storico-culturale aperta a tutti lungo il percorso tra Lencisa e Vacarezza, nel territorio di Ceranesi, nell’entroterra genovese. Ceranesi è un comune alle spalle della città di Genova, ai piedi del massiccio del Monte Figogna. Il territorio è noto per i suoi paesag
     

A spasso nel tempo a Ceranesi: escursione tra storia e speleologia

Máj 2nd 2026 at 05:00

Condividi

Passeggiata storico culturale da Lencisa a Vacarezza, nell’entroterra genovese, con il contributo di Alessandro Vernassa

La Pro Loco Ceranesi organizza per domenica 24 maggio 2026 “A spasso nel tempo”, una passeggiata storico-culturale aperta a tutti lungo il percorso tra Lencisa e Vacarezza, nel territorio di Ceranesi, nell’entroterra genovese.

Ceranesi è un comune alle spalle della città di Genova, ai piedi del massiccio del Monte Figogna. Il territorio è noto per i suoi paesaggi naturali, i percorsi escursionistici e per la presenza del Santuario della Guardia, uno dei principali luoghi di culto della Liguria.

Il percorso si svilupperà nell’area carsica di Lencisa e dei Torbi, uno dei contesti più interessanti della zona, dove affioramenti rocciosi e particolari condizioni ambientali favoriscono la presenza di fenomeni carsici e cavità minori.

M. Abisso

L’area carsica si estende tra le località di Lencisa e Torbi ed è costituita da affioramenti di dolomie del Monte Gazzo, calcari di Gallaneto e calcari di Lencisa. Al suo interno sono conosciute grotte di piccole dimensioni. Non si tratta di un’area nota per grandi sistemi ipogei, ma rappresenta comunque, nel contesto ligure, un territorio significativo anche come presidio ambientale, nelle zone vicine interessato dall’attività estrattiva. Tra le cavità, il Ribaldone ha riesplorato nel 2021 la Tann-a do Vento, che da un ingresso a dolina sii dirama, per raggiungere lo sviluppo di circa un centinaio di metri.

Tann-a do Vento – Alessandro Vernassa

L’escursione sarà guidata dal professor Roberto Balestrino, studioso e autore di pubblicazioni dedicate alla storia e al territorio genovese, da anni impegnato nella ricerca e nella divulgazione locale. Balestrino sarà accompagnato da Alessandro Vernassa, direttore tecnico dello Speleo Club Ribaldone. Vernassa – l’ideatore del NASO, proprio lui – vive in zona e conosce questo territorio in modo diretto e approfondito: lo frequenta fin da giovanissimo, e qui ha iniziato l’attività speleologica, già da ragazzino, dopo essere rimasto affascinato dalla lettura di un libro, Sussi e Biribissi, che non a caso aveva (e ha) come sottotitolo Storia di un viaggio verso il centro della Terra: un destino annunciato.

Ha come sottotitolo Storia di un viaggio verso il centro della Terra, con riferimento al romanzo Viaggio al centro della Terra di Jules Verne.

Gli accompagnatori arricchiranno il percorso con racconti, curiosità locali — si narra, ad esempio, che una cavità della zona sia stata distrutta durante la costruzione della strada Torbi-Lencisa — e approfondimenti legati al territorio e al mondo sotterraneo.

Il ritrovo è fissato alle ore 9:00 in piazza a Lencisa. L’attività ha una durata di circa 2 ore e 30 minuti (più il ritorno) e prevede un dislivello di 150 metri, risultando adatta a un pubblico ampio, purché con un minimo di abitudine al cammino.

La partecipazione è a offerta libera: i contributi raccolti saranno destinati a sostenere le iniziative della Pro Loco Ceranesi. E’ consigliata la prenotazione (tel 329 70 11 178 – mail prolococeanesi@gmail.com e robertobalestrino63@gmail.com) .

Si raccomandano abbigliamento comodo, scarpe da trekking o sportive e una scorta d’acqua. Il pranzo è libero. In caso di maltempo l’evento sarà annullato.

Tann-a do Vento – Gestionale Speleologico Ligure

L'articolo A spasso nel tempo a Ceranesi: escursione tra storia e speleologia proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Progetto Bellamar 2026: la spedizione della fratellanza porta i primi aiuti a Cuba
    Condividi I materiali arrivano a Matanzas: speleologi cubani ricevono la solidarietà italiana I primi colli del Progetto Bellamar 2026 sono già arrivati a destinazione, nella casa degli speleologi Matanceros. È il risultato concreto di un’azione collettiva che ha coinvolto centinaia di speleologi italiani e cittadini da tutto il mondo, mobilitati su iniziativa di Antonio Danieli, ideatore del Proyecto Bellamar insieme al cubano Esteban Grau fin dal 2003. Questa spedizione non porta attrez
     

Progetto Bellamar 2026: la spedizione della fratellanza porta i primi aiuti a Cuba

Máj 1st 2026 at 14:00

Condividi


I materiali arrivano a Matanzas: speleologi cubani ricevono la solidarietà italiana

I primi colli del Progetto Bellamar 2026 sono già arrivati a destinazione, nella casa degli speleologi Matanceros. È il risultato concreto di un’azione collettiva che ha coinvolto centinaia di speleologi italiani e cittadini da tutto il mondo, mobilitati su iniziativa di Antonio Danieli, ideatore del Proyecto Bellamar insieme al cubano Esteban Grau fin dal 2003. Questa spedizione non porta attrezzatura speleo né obiettivi di esplorazione: porta pasta, riso, medicinali, prodotti per l’igiene e tutto ciò che serve a famiglie in difficoltà.[1][2]

Ventitré anni di speleologia italo-cubana dietro un gesto di solidarietà

Il Proyecto Bellamar nasce nel 2003 dall’idea di Antonio Danieli e Esteban Grau, con la collaborazione del Gruppo Speleologico San Marco di Venezia e il Comitè Espeleológico de Matanzas. L’obiettivo originario era creare una banca di immagini tridimensionali del patrimonio carsico cubano, con il patrocinio della Società Speleologica Italiana e della Sociedad Espeleológica de Cuba. In 23 anni di attività, il progetto ha prodotto risultati che vanno ben oltre la speleofotografia: ha contribuito alla nascita di parchi naturali, alla costruzione di un centro educativo e alla proposta di candidatura delle Grotte di Bellamar come sito UNESCO.[2][3][4]

I pionieri del 2003: un legame che dura da oltre due decenni

Tra i primi a credere nel progetto nel 2003 ci fu il Gruppo Speleologico San Marco, con Massimo Arvali e Armando Lazzari, insieme ad Alessandra Carnevali. Quel sodalizio diede vita a una serie di spedizioni congiunte che videro la partecipazione crescente di speleologi da tutta Italia, dal Veneto alla Liguria fino a Roma. Sono proprio queste reti di amicizia e collaborazione costruite nel tempo a rendere possibile oggi una risposta rapida e capillare all’emergenza cubana.[5][6]

Cuba in crisi: perché gli speleologi italiani si sono attivati

Cuba attraversa oggi una fase di difficoltà economica acuta. La Società Speleologica Italiana, il Proyecto Bellamar, l’associazione Speleopolis di Casola e Finalmentespeleo della Liguria — guidata da Fabio Siccardi — hanno risposto con un’iniziativa di raccolta organizzata, con spedizioni sia via container che via aerea. Gli aiuti vengono distribuiti direttamente alle famiglie degli speleologi cubani più bisognosi, in coordinamento con la direttiva della Società Speleologica Cubana e il Comitato Speleologico.[1]

Cosa viaggia nei pacchi: alimenti e medicinali per gli speleo cubani

La raccolta si articola su due canali. Via container — spedizione prevista per giugno — vengono inviati medicinali con scadenza minima di un anno, materiali sanitari, alimenti a lunga conservazione, prodotti per l’igiene personale e sedie a rotelle, destinati all’intera popolazione cubana. Via aerea, in pacchi da 20 kg, arrivano invece direttamente agli speleologi cubani prodotti alimentari come pasta, riso, latte in polvere, tonno, carne in scatola, legumi secchi, zucchero, pomodoro concentrato e olio.[1]

Una rete di solidarietà che attraversa l’Italia

All’iniziativa hanno aderito speleologi e cittadini comuni da tutta Italia. Tra i protagonisti di questa mobilitazione figurano Fabio Siccardi e Finalmentespeleo per la Liguria, gli speleologi e i cittadini di Genova, Stefania Impa, Fabio Nigro, Alessandra Geraci e gli speleologi di Roma, oltre a Ester Stella Carbonetti. Il primo invio è già a casa degli speleologi Matanceros, ma altri pacchi sono in viaggio e saranno distribuiti sul territorio cubano nelle prossime settimane.[1]

Bellamar 2026: la spedizione più umana del progetto

Chi ha animato questa iniziativa la definisce “la più bella di tutte le spedizioni”, non per i risultati esplorativi ma per il suo valore umano. La frase che accompagna questo viaggio di solidarietà è quella dello scalatore e alpinista cubano che recita: “Salire montagne, sorella uomini”, un richiamo alla fratellanza universale che la speleologia, nei suoi momenti migliori, sa incarnare. Non è escluso che nel 2026 speleologi italiani e cubani possano incontrarsi fisicamente, continuando una storia di amicizia che dura da oltre vent’anni.[2][1]

Fonti
[1] Gli speleologi italiani aiutano Cuba: ecco come partecipare https://www.scintilena.com/gli-speleologi-italiani-aiutano-cuba-ecco-come-partecipare/03/14/
[2] PROYECTO BELLAMAR by Antonio Danieli and Esteban Grau https://www.proyectobellamar.com/english-1/
[3] Gruppo Speleologico San Marco – Venezia – speleosanmarco https://www.speleosanmarco.it/progetti
[4] Cuba – Le grotte di Bellamar proposte come Sito Unesco – Scintilena https://www.scintilena.com/cuba-le-grotte-di-bellamar-proposte-come-sito-unesco/11/05/
[5] Italia – Cuba – Projecto Bellamar 2009 – Scintilena https://www.scintilena.com/italia-cuba-projecto-bellamar-2009/05/25/
[6] Spedizione a Cuba del Gruppo Speleologico San Marco – Scintilena https://www.scintilena.com/spedizione-a-cuba-del-gruppo-speleologico-san-marco/03/27/
[11] Mostra stereoscopica a Sacile – Scintilena https://www.scintilena.com/mostra-stereoscopica-a-sacile/12/05/
[12] Commissione scientifica della Federazione Speleologica Veneta a … https://www.scintilena.com/commissione-scientifica-della-federazione-speleologica-veneta-a-cuba/10/19/
[13] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/1792/?ec3_ical
[14] Proyecto Bellamar 2013 – in questi giorni, la spedizione del Team La … https://www.scintilena.com/proyecto-bellamar-2013-in-questi-giorni-la-spedizione-del-team-la-salle-a-cuba/02/26/
[15] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 1680 di 1931 https://www.scintilena.com/author/scintilena/page/1680/
[16] Cuba: Sapo de Bellamar – Scintilena https://www.scintilena.com/cuba-sapo-de-bellamar/11/29/
[17] Cuba in 3D a Pordenone – Federazione Speleologica Regionale https://www.fsrfvg.it/?p=6094
[18] Cuba: Italiani e Cubani lavorano insieme al progetto nella Ciènaga … https://www.scintilena.com/cuba-italiani-e-cubani-lavorano-insieme-al-progetto-nella-cienaga-di-zapada/08/08/
[19] Gli speleologi italiani aiutano Cuba: ecco come partecipare … https://www.facebook.com/Scintilena/posts/gli-speleologi-italiani-aiutano-cuba-ecco-come-parteciparespeleopolis-finalmente/1552795316852999/
[20] Di ritorno dal Proyecto Bellamar – Cuba – Scintilena https://www.scintilena.com/di-ritorno-dal-proyecto-bellamar-cuba/11/02/
[21] Cuevas de Bellamar – la storia – Benvenuti su proyectobellamar! https://www.proyectobellamar.com/italiano/grotta-di-bellamar-la-storia/
[22] Antonio – Gran Paleocaverna de Bellamar – CUBA | Facebook https://www.facebook.com/AntonioDanieliPhotography/photos/gran-paleocaverna-de-bellamar-cuba/806374492742274/
[23] PROYECTO BELLAMAR di Antonio Danieli ed Esteban Grau. https://www.proyectobellamar.com/italiano/
[24] Venezia – speleosanmarco – Gruppo Speleologico San Marco https://www.speleosanmarco.it/bellamar
[25] Gli speleologi italiani aiutano Cuba: ecco come partecipare https://www.facebook.com/groups/1478140665796298/posts/4323121624631507/

L'articolo Progetto Bellamar 2026: la spedizione della fratellanza porta i primi aiuti a Cuba proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di Localizzazione, Prossimità e Allucinazioni
    Condividi Il report analizza nove aree chiave: La natura strutturale del problema — gli LLM predicono testo, non calcolano geometrie: è come navigare usando solo recensioni di ristoranti invece di una mappa.[scintilena] Le allucinazioni come proprietà emergente inevitabile — non un bug occasionale, ma una conseguenza delle proprietà geometriche degli spazi latenti ad alta dimensionalità.[scintilena] Il bias gerarchico spaziale — forse l’errore più documentato: GPT-4 sbaglia nell’87% de
     

Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di Localizzazione, Prossimità e Allucinazioni

Máj 1st 2026 at 13:00

Condividi

Il report analizza nove aree chiave:

  1. La natura strutturale del problema — gli LLM predicono testo, non calcolano geometrie: è come navigare usando solo recensioni di ristoranti invece di una mappa.[scintilena]
  2. Le allucinazioni come proprietà emergente inevitabile — non un bug occasionale, ma una conseguenza delle proprietà geometriche degli spazi latenti ad alta dimensionalità.[scintilena]
  3. Il bias gerarchico spaziale — forse l’errore più documentato: GPT-4 sbaglia nell’87% dei casi quando la direzione reale tra due città contradice la gerarchia del paese/regione di appartenenza (es. Toronto percepita “a nord” di Portland perché il Canada è nord degli USA).[suprmind]
  4. Disambiguazione toponimica fragile — la stessa frase riformulata produce risultati opposti; GPT-4 non riesce a concludere che 24 miglia è più vicino di 276 miglia.[sas]
  5. Bias verso il Global North — Africa sub-sahariana, America Latina, Medio Oriente sistematicamente penalizzati per scarsità di dati nelle lingue dominanti.[ibm +1]
  6. Il test della Mongolia (2025) — 9 LLM su 12 affermavano con sicurezza che il Kazakhstan confina con la Mongolia, il che è falso.[arxiv +1]
  7. Implicazioni per la speleologia — grotte, sistemi carsici e aree sotterranee sono tra le entità geografiche più sottorapresentate nei corpus di addestramento.[moxoff +1]
  8. Tassi di allucinazione — da 0,7% (Gemini Flash) fino al 48% su compiti specifici (o4-mini), con perdite economiche globali da 67,4 miliardi di dollari nel 2024.[singlegrain +1]
  9. Soluzioni — RAG riduce le allucinazioni del 71%; l’integrazione con motori GIS esterni è la strada maestra per la precisione spaziale.

Limitazioni Strutturali Profonde

Le intelligenze artificiali generative basate su Large Language Models (LLM) presentano limitazioni strutturali profonde quando si confrontano con domande geografiche. Non elaborano mappe, non calcolano coordinate, non comprendono la geometria dello spazio reale: si limitano a predire testo sulla base di associazioni statistiche apparse durante l’addestramento. Questo porta a errori sistematici di localizzazione, di prossimità e di orientamento, oltre a vere e proprie allucinazioni geografiche — ovvero invenzioni di luoghi, confini, distanze e relazioni spaziali che non esistono. Il tasso globale medio di allucinazioni tra tutti i modelli si attesta intorno al 9,2% per domande di conoscenza generale, con picchi del 18,7% su domande giuridiche e del 15,6% su domande mediche.[^1][^2][^3]


1. Cosa sono gli LLM e perché non “capiscono” lo spazio

Gli LLM (Large Language Models), come GPT-4, Gemini o Claude, sono sistemi addestrati su enormi corpus testuali — miliardi di pagine di testo estratte da web, libri, articoli, forum. Il loro meccanismo fondamentale è la predizione statistica del token successivo: data una sequenza di parole, il modello calcola quale parola è più probabile che segua, in base ai pattern visti durante l’addestramento.[^4][^5]

Questo approccio ha prodotto risultati straordinari nella comprensione e produzione del linguaggio, ma porta con sé un limite fondamentale: i modelli non elaborano mappe né costruiscono rappresentazioni mentali di luoghi. Non calcolano distanze, non tracciano percorsi su reti stradali, non interpretano coordinate geografiche come un sistema GIS. Come ha osservato HERE Technologies nel 2026: “Chiedere a un LLM di calcolare relazioni spaziali è come chiedere a qualcuno di navigare in una città usando solo recensioni di ristoranti e blog di viaggio, invece di una mappa e una bussola”.[^6]

Quando si chiede a un LLM di trovare il panificio più vicino a un parco londinese, il modello recupera informazioni testuali e suggerisce un luogo — ma non calcola la distanza effettiva sulla rete stradale tra il parco e le opzioni disponibili. Il risultato può sembrare corretto ma spesso non lo è. La distanza è una proprietà geometrica, non linguistica: un LLM non può calcolarla affidandosi solo al testo.[^6]


2. Il fenomeno delle allucinazioni: origini e meccanismi

2.1 Definizione e natura strutturale

Le “allucinazioni” nei testi generati dall’AI si manifestano con l’inserimento di informazioni inesatte, inventate o completamente errate, pur mantenendo una struttura linguistica apparentemente plausibile e fluente. Il termine è usato metaforicamente: l’AI non ha coscienza né percezione, ma produce contenuti che sembrano coerenti pur essendo falsi. Non si tratta di un difetto occasionale: secondo ricercatori dell’Università di arXiv (2025), le allucinazioni sono un’emergenza inevitabile di qualsiasi modello generativo che tenti di produrre dati strutturati complessi.[^2][^7][^8][^9][^4]

La spiegazione geometrica è rigorosa: i modelli generativi imparano una mappatura da dati ad alta dimensionalità a rappresentazioni latenti. I dati reali si distribuiscono su sottospazi a bassa dimensione all’interno di uno spazio molto più grande. Quando il modello campiona regioni dello spazio latente non supportate dai dati di addestramento, il risultato è una allucinazione. L’enorme compressione dell’addestramento garantisce quasi matematicamente che molti output vengano generati in zone dove i dati forniscono poca guida.[^8]

2.2 Cause tecniche principali

Dati di addestramento incompleti o errati. I modelli vengono addestrati su corpus testuali che possono contenere informazioni errate, obsolete, incomplete o fortemente sbilanciate. La mancanza di aggiornamenti in tempo reale e l’assenza di selezione accurata delle fonti portano il modello a fare affidamento su dati imprecisi.[^10][^5][^2]

Assenza di sistemi di verifica integrati. Gli LLM producono testi sulla base di probabilità statistiche, senza effettuare confronti con fonti attendibili in tempo reale. Non dispongono di meccanismi di verifica incrociata autonoma: il modello non “sa” di aver sbagliato e non si autocorregge.[^9][^2]

Bias nel processo di addestramento. Se il dataset di addestramento contiene pregiudizi culturali, sociali o geografici, il modello apprende comportamenti incoerenti e produce risposte “allucinate” che riflettono tali distorsioni.[^5][^9]

Plausibilità locale vs. coerenza globale. I modelli generativi catturano dipendenze a breve raggio molto meglio di quelle a lungo raggio. Producono frasi localmente coerenti che falliscono a livello di argomento esteso o di struttura complessiva. Un LLM può produrre paragrafi geograficamente plausibili che si contraddicono a distanza di pochi capoversi.[^7]


3. Errori geografici specifici: le quattro categorie principali

3.1 L’assenza di ragionamento spaziale vero

La categoria di errore più fondamentale riguarda l’incapacità strutturale degli LLM di ragionare nello spazio geometrico. I modelli inferiscono la prossimità da descrizioni testuali, non dal calcolo delle distanze tramite coordinate geografiche e reti stradali. Due luoghi che appaiono spesso menzionati insieme in testi simili finiscono per avere embedding vicini nello spazio vettoriale del modello — anche se nella realtà geografica potrebbero essere a migliaia di chilometri di distanza.[^11][^6]

Uno studio del GDELT Project del 2025-2026 ha dimostrato che GPT-4, tra i modelli più avanzati disponibili, fallisce in modo consistente nella disambiguazione spaziale anche in casi elementari: il modello identificava correttamente le coordinate di due città ma poi, interrogato sulla direzione tra esse, forniva una risposta errata — incapace di utilizzare le stesse coordinate che aveva appena enunciato per calcolare la risposta corretta.[^12]

3.2 Il bias gerarchico spaziale (Hierarchical Spatial Bias)

Uno degli errori più documentati e sistematici è il bias gerarchico spaziale, identificato da ricercatori della Heidelberg University. Gli LLM tendono a inferire la posizione relativa di città basandosi sulla posizione relativa delle regioni o paesi che le contengono, anziché sulle coordinate reali. Questo rispecchia un errore cognitivo umano ben documentato in psicologia cognitiva (Tversky, 1992): gli esseri umani organizzano la memoria spaziale gerarchicamente, per stati e paesi.[^13]

Il caso emblematico è Portland-Toronto: Toronto si trova geograficamente a sud di Portland, Oregon. Eppure quasi tutti gli LLM (e molti esseri umani) rispondono che Toronto è a nord, perché il Canada si trova a nord degli Stati Uniti. In un benchmark di 14 domande di direzione intercardinalità condotto su GPT-3.5, GPT-4 e Llama-2, i risultati sono stati eloquenti:[^13] Categoria di domanda GPT-4 GPT-3.5 Llama-2 Senza bias gerarchico sospetto 85,7% 85,7% 88,6% Con bias gerarchico sospetto 32,9%15,7%7,1% Accuratezza complessiva 55,3% 47,3% 44,7%

GPT-4 — il modello più avanzato testato — commette errori nell’87% dei casi in cui entrano in gioco le gerarchie geografiche e la direzione reale va contro la percezione gerarchica. Il modello fallisce su Monaco ? Chicago (tutti i modelli 0/20 risposte corrette), su Reno vs. San Diego, su Toronto vs. Portland.[^13]

3.3 Disambiguazione toponimica fragile e instabile

Un’altra criticità grave è la disambiguazione dei toponimi: la capacità di determinare a quale luogo si riferisce un nome quando esistono molti luoghi con lo stesso nome. Negli USA ci sono almeno 11 città chiamate “Urbana”; in tutto il mondo migliaia di esempi simili. In teoria, gli LLM dovrebbero eccellere in questo compito avendo “visto” quasi ogni possibile frase contenente il termine “Paris” nei diversi contesti (France vs. Illinois). In pratica, la realtà è molto meno incoraggiante.[^14]

Il GDELT Project ha documentato nel 2025 una fragilità estrema: GPT-4 correttamente disambiguava “Champaign” come città dell’Ohio quando veniva detto che il soggetto non aveva mai lasciato l’Ohio — ma la stessa input, riformulato diversamente, faceva tornare il modello alla risposta default “Champaign, Illinois”. Perfino aggiungendo esplicitamente la distanza geografica (“24 miglia da una città dell’Ohio vs. 276 da Illinois”), GPT-4 continuava a localizzare il luogo in Illinois, incapace di ragionare che 24 miglia è molto più vicino di 276. La disambiguazione dipende quasi interamente dalla formulazione esatta della domanda, non dal ragionamento logico-spaziale.[^12][^14]

3.4 Bias occidentale e sottorappresentazione geografica

Gli LLM mostrano un forte bias verso regioni geografiche ben documentate in inglese e nelle lingue occidentali — specialmente USA, Europa occidentale, paesi anglosassoni. Le regioni meno documentate, come piccoli comuni, borghi rurali, aree montane o sotterranee, risultano poco o malamente rappresentate nei corpus di addestramento.[^15][^1]

Il GDELT Project ha riscontrato che LLM avanzati estraggono correttamente i nomi geografici di luoghi molto noti in copertura globale (media occidentale), ma falliscono miseramente nell’identificare nomi più localizzati meno presenti nel web anglofono — escludono perfino capitali come Mosca in alcune esecuzioni, con risultati diversi ad ogni run.[^15]

Lo studio WorldBench (ACM FAccT 2024) ha quantificato queste disparità confrontando le prestazioni degli LLM su domande di conoscenza fattuale relative a diversi paesi: gli errori erano significativamente più elevati per i paesi dell’Africa sub-sahariana rispetto al Nord America. Un’analisi separata su fact-checking geografico (arXiv 2025) ha confermato: tutti gli LLM testati mostrano performance peggiori per le affermazioni provenienti dal Global South — Africa, America Latina, Medio Oriente — con differenze statisticamente significative (p ? 0.01).[^16][^17]


4. Errori di prossimità: come gli LLM “stimano” le distanze

Il problema della prossimità è sottile ma pervasivo. Gli LLM deducono la “vicinanza” di due luoghi dalla frequenza con cui appaiono insieme in contesti simili nei testi di addestramento — non da calcoli geometrici. Due luoghi turisticamente famosi e spesso menzionati insieme (es. Roma e Firenze, o Parigi e Versailles) finiranno per avere embedding “vicini” nello spazio vettoriale del modello, il che porta il modello a considerarli “vicini” anche in risposta a domande geografiche dirette.[^11]

Il fenomeno “lost-in-distance“, documentato da Firooz et al. (2024-2025 in arXiv), evidenzia che la performance degli LLM su compiti che richiedono di ragionare su relazioni tra elementi distanti nel contesto degrada significativamente con l’aumentare della distanza tra i punti informativi rilevanti. Questo vale sia per grafi informativi astratti che — per estensione — per relazioni geografiche che dipendono da combinazioni di informazioni distribuite nel testo.[^18][^19]

Marzo 2025: ricercatori dell’Università di Toronto hanno testato 12 LLM principali chiedendo di elencare tutti i paesi confinanti con la Mongolia. Nove modelli su dodici hanno risposto con sicurezza che il Kazakhstan confina con la Mongolia, nonostante i due paesi non condividano alcun confine. I modelli si basavano su co-occorrenze testuali (“paesi dell’Asia centrale”, “ex repubbliche sovietiche vicine”) invece di verificare la topologia reale.[^20][^21]


5. Bias nei dati di addestramento: radici strutturali del problema

5.1 La geografia come specchio dell’internet

I dati su cui vengono addestrati gli LLM rispecchiano la distribuzione dell’informazione disponibile su internet e nelle biblioteche digitali — e questa distribuzione è profondamente squilibrata. Le nazioni con alta produzione editoriale digitale in inglese, francese, spagnolo e tedesco sono massivamente sovrarappresentate. Aree rurali, lingue minority, regioni povere o a bassa digitalizzazione sono sottorappresentate o del tutto assenti.[^22][^23]

La ricerca “Large Language Models are Geographically Biased” (arXiv, 2024) ha dimostrato che gli LLM mostrano bias sistematici in previsioni geospaziali oggettive, e che questi bias si correlano con indicatori socioeconomici — i modelli producono output sistematicamente peggiori per regioni con PIL pro capite più basso. In ambito di bias regionale pre-addestramento (HERB, arXiv 2022), i bias su gruppi regionali sono risultati fortemente influenzati dal clustering geografico: regioni percepite come “lontane” o “periferiche” nel corpus di addestramento ricevono trattamenti meno accurati.[^23][^24][^22]

5.2 Il problema della geografia dinamica

Anche dove i dati esistono, la geografia è in continua evoluzione: comuni che si accorpano o si scindono, infrastrutture nuove, modifiche dei confini amministrativi, rinumerazione delle strade, cambiamenti di denominazione. I modelli addestrati su dati con un certo anno di cutoff rispecchiano la realtà geografica di quell’anno — non quella attuale. Senza accesso a database aggiornati in tempo reale, l’AI rischia di fornire informazioni obsolete.[^1][^6]

5.3 Errori di correlazione linguistica e toponimi esteri

L’AI può commettere errori di correlazione linguistica: associare luoghi a paesi o regioni sbagliate semplicemente perché appaiono frequentemente insieme nei testi. La gestione di toponimi stranieri è particolarmente problematica quando i nomi sono omografi in lingue diverse (es. “Lima” può essere la capitale del Perù o una città in Ohio, Pennsylvania, Ohio…) o quando i nomi locali sono diversi dai nomi in lingua di addestramento.[^1]

Il GDELT Project ha documentato come gli LLM avanzati mostrino instabilità estrema nella estrazione geografica: la stessa identica domanda genera liste di luoghi diverse ad ogni esecuzione, include città che non erano menzionate nel testo originale (allucinazione di luoghi), e può escludere città capitali importanti come Mosca in modo del tutto casuale.[^15]


6. Implicazioni per la divulgazione scientifica specialistica

6.1 Il caso della speleologia

Nel contesto della divulgazione scientifica specialistica — come quella speleologica — le criticità geografiche degli LLM si manifestano in modi particolarmente insidiosi. Le grotte, i sistemi carsici, i massicci montuosi, i bacini idrografici sotterranei sono entità geografiche di per sé scarsamente rappresentate nei dati di addestramento: molto pochi testi digitali descrivono accuratamente la posizione di un abisso specifico, le sue relazioni topologiche con le grotte vicine, la sua appartenenza a un determinato sistema carsico.[^1]

Questo porta a errori tipici: confusione tra cavità con nomi simili, localizzazione errata di sistemi carsici (es. indicare una grotta in una regione sbagliata), allucinazione di distanze e relazioni tra ingressi, confusione tra sistema carsico e il comune administrativo o la montagna in cui si trova. La Scintilena ha documentato come tali allucinazioni si manifestino spesso in “piccoli particolari che possono sfuggire al controllo umano” — un dettaglio errato su una quota, una misura sbagliata, una relazione spaziale invertita.[^2][^1]

6.2 L’importanza del controllo umano esperto

In ambito divulgativo scientifico, l’accuratezza delle informazioni è fondamentale per garantire la fiducia dei lettori e la sicurezza degli esploratori. Le allucinazioni geografiche nei testi speleologici possono avere conseguenze concrete: informazioni errate su percorsi, ingressi, pericoli idrologici o relazioni tra cavità. L’approccio più corretto è un sistema ibrido dove l’AI accelera la produzione di bozze e sintesi, ma un controllo umano esperto verifica sistematicamente tutti i dati geografici prima della pubblicazione.[^2]


7. Dati quantitativi sul tasso di allucinazione

Il tasso di allucinazione varia significativamente tra modelli e tipologie di compito: Modello Tasso generale (2025) Contesto di misurazione Google Gemini-2.0-Flash-001 0,7% Benchmark Vectara (riassunti) Google Gemini-2.0-Pro-Exp 0,8% Benchmark Vectara OpenAI o3-mini-high 0,8% Benchmark Vectara GPT-4o 1,5% Benchmark Vectara Claude 3.5 Sonnet 4,4% Benchmark Vectara Claude 3 Opus 10,1% Benchmark Vectara Media su tutti i modelli ~9,2% Conoscenza generale OpenAI o3 (reasoning) 33% Domande su persone specifiche OpenAI o4-mini (reasoning) 48% Domande su persone specifiche

[^25][^3]

I dati mostrano un paradosso inquietante: i modelli di “reasoning” avanzato — progettati per ragionare meglio — mostrano tassi di allucinazione ben peggiori su domande specifiche. Le perdite economiche globali legate alle allucinazioni AI hanno raggiunto 67,4 miliardi di dollari nel 2024, e il 47% dei dirigenti d’azienda ha preso almeno una decisione importante basandosi su contenuti AI poi rivelatisi falsi.[^3]


8. Soluzioni e strategie di mitigazione

8.1 Retrieval-Augmented Generation (RAG)

La tecnica più efficace ad oggi è la Retrieval-Augmented Generation (RAG), che riduce le allucinazioni del 71% se implementata correttamente. Il RAG non si affida esclusivamente alla conoscenza parametrica del modello, ma integra in tempo reale documenti recuperati da database affidabili e aggiornati. Per applicazioni geografiche, questo significa collegare il modello a gazetteers, database GIS, OpenStreetMap o altri sistemi cartografici.[^21][^20][^25]

8.2 Integrazione con motori GIS esterni

Diversi studi identificano l’integrazione degli LLM con motori GIS esterni come la strada più promettente per i compiti che richiedono precisione spaziale. Il modello gestisce l’interpretazione del linguaggio naturale dell’utente e la comunicazione dei risultati, mentre calcoli di distanza, buffer, routing e relazioni topologiche vengono delegati a sistemi computazionali deterministici (es. QGIS, ArcGIS, PostGIS, HERE, Google Maps API). Questo approccio combina i punti di forza di entrambe le tecnologie.[^6][^13]

8.3 Modelli specializzati per dominio geografico

Ricerche del GDELT Project hanno dimostrato che piccoli modelli compatti addestrati specificamente sul dominio geografico superano sistematicamente modelli generali molto più grandi per compiti di geocoding e disambiguation. Un modello da pochi miliardi di parametri addestrato su corpus geografici curati, gazetteers e dati georeferenziati produce risultati più affidabili di GPT-4 nelle applicazioni geografiche specializzate.[^14]

8.4 Architetture multimodali e location encoders

Una direzione di ricerca promettente è l’introduzione di location encoders — funzioni neurali che convertono coordinate geografiche in embedding direzionali preservando distanza, direzione e contesto spaziale. Questo tenterebbe di “tokenizzare” i dati spaziali in modo che gli LLM possano leggerli come testo arricchito di struttura geometrica. Tuttavia, gli esperti avvertono che anche con embedding migliori, gli LLM non sono motori spaziali e non possono unire poligoni, bufferizzare linee costiere o filtrare raster per valori di pixel.[^26]

8.5 Alta qualità dei dati di addestramento

Come indicato dalla ricerca di Heidelberg University, poiché il bias gerarchico spaziale deriva almeno in parte direttamente da errori e semplificazioni nelle descrizioni di entità geografiche nei dati di addestramento, dati di alta qualità con descrizioni dettagliate possono migliorare la performance del modello. Il modello può anche essere addestrato direttamente sulle relazioni spaziali di interesse, per migliorare sia la memoria che la capacità di inferenza su relazioni non note.[^13]


9. Prospettive future e limiti irreducibili

La ricerca teorica indica che le allucinazioni nei modelli generativi non sono un problema che scomparirà con il semplice aumento della scala del modello o dei dati di addestramento. Come argomentato in uno studio arXiv del 2025, anche massivi aumenti nella quantità di dati di addestramento non elimineranno le allucinazioni di tipo strutturale, poiché queste derivano da proprietà geometriche intrinseche degli spazi latenti ad alta dimensionalità.[^8]

Il problema del ragionamento spaziale geografico richiede probabilmente soluzioni architetturali fondamentalmente diverse: sistemi ibridi neuro-simbolici, integrazione con motori computazionali specializzati, o architetture multimodali che integrino mappe e immagini satellitari come modalità di input accanto al testo. Proposte come il Geospatial Awareness Layer (GAL) — che ancora agenti LLM in dati strutturati della Terra (terreno, infrastrutture, dati demografici, meteo) — rappresentano tentativi concreti di superare il gap tra ragionamento linguistico e intelligenza spaziale reale.[^27]

L’evoluzione verso sistemi ibridi dove automazione e controllo umano si integrano — e dove le limitazioni geografiche degli LLM sono note e gestite — rappresenta la strada più realistica per un utilizzo affidabile dell’AI generativa in contesti dove la precisione geografica è criticamente importante


Immagina un armadio gigantissimo

Quando un’AI impara, è come se riempisse un armadio enorme — grande come un palazzo — con milioni di cassetti. In ogni cassetto mette un “pezzo di conoscenza” preso dai testi che ha letto: un fatto su Roma, una ricetta, la storia di un personaggio, la posizione di una città…

Il problema è che i cassetti sono tantissimi — miliardi — e i fatti veri che ha imparato riempiono solo una piccola parte di tutti quei cassetti.


Cosa succede quando le viene fatta una domanda?

Quando le fai una domanda, l’AI non va a cercare la risposta giusta in un libro o su internet. Invece, apre i cassetti più vicini a quello che hai chiesto e combina quello che trova lì dentro.

Se la domanda cade esattamente su un cassetto che ha dati veri ? risposta giusta

Ma se la domanda cade su uno dei miliardi di cassetti vuoti o quasi vuoti… l’AI non dice “non lo so”. Invece inventa qualcosa di plausibile, combinando pezzi dai cassetti vicini. Il risultato sembra giusto, suona bene — ma è falso. Questa è un’allucinazione.


Perché “inevitabile”?

Perché i cassetti vuoti ci saranno sempre. Non importa quanto grande sia l’armadio o quanti libri l’AI abbia letto: ci saranno sempre zone dell’armadio dove non è arrivata abbastanza informazione. È una questione matematica — come dire che in una biblioteca grandissima ci saranno sempre degli scaffali polverosi che nessuno ha ancora riempito bene.

Quindi non è che gli ingegneri hanno fatto un errore: è che la struttura stessa del sistema — quegli spazi latenti ad alta dimensionalità, cioè quell’armadio enorme — contiene per forza delle zone buie dove l’AI “brancola nel buio” e inventa.


In sintesi: l’AI non mente apposta. Semplicemente, quando non sa una cosa, non si ferma — riempie il vuoto con la risposta più probabile, anche se è sbagliata. Ed è impossibile eliminare completamente tutti i vuoti. ??

Fonti


Conclusioni

Le AI generative falliscono in geografia per ragioni profonde e strutturali: non sono progettate per il ragionamento spaziale, ma per la previsione testuale. I loro bias geografici riflettono squilibri nei dati di addestramento, errori cognitivi umani codificati nei testi, l’impossibilità intrinseca di calcolare distanze e orientamenti senza computazione geometrica. Il bias gerarchico spaziale porta GPT-4 a sbagliare nell’87% dei casi di domande con tensione tra gerarchia e realtà geografica; la disambiguazione toponimica è fragile e dipende dalla formulazione esatta; il Global South è sistematicamente penalizzato; e anche i modelli più avanzati allucinano luoghi con sicurezza.[^17][^20][^16][^12][^15][^13]

La consapevolezza di questi limiti — unita all’adozione di strategie di mitigazione come RAG, integrazione GIS e controllo umano esperto — è il primo e più importante passo verso un utilizzo responsabile ed efficace dell’intelligenza artificiale generativa in tutti i contesti dove la precisione geografica è non negoziabile: dalla divulgazione speleologica alla gestione delle emergenze, dalla pianificazione territoriale alla ricerca scientifica sul campo.


References

  1. Intelligenza Artificiale bocciata in geografia. Perché l’IA è … – ## L’intelligenza artificiale e le difficoltà con dati geografici, luoghi e regioni

L’uso dell’inte…

  1. Allucinazioni nei Testi Generati dall’IA: Limiti e Prospettive … – ## Ricercatori analizzano le cause e le possibili soluzioni per ridurre la produzione di informazion…
  2. AI Hallucination Statistics: Research Report 2026 – Suprmind – The data reveals a critical insight that most AI users miss: hallucination is not an occasional bug …
  3. Cosa sono le allucinazioni dell’AI? – La generative AI è uno strumento entusiasmante che oggi chiunque può usare. Tuttavia, presenta delle…
  4. Che cosa sono le allucinazioni dell’AI? | IBM – Le allucinazioni basate su AI si verificano quando un modello linguistico di grandi dimensioni (LLM)…
  5. Why LLMs understand language but not space – HERE Technologies – This is happening because the model is inferring proximity from textual descriptions, not calculatin…
  6. Hallucination, reliability, and the role of generative AI in science – arXiv
  7. Hallucination, reliability, and the role of generative AI in science
  8. ChatGPT e AI generative creator: cosa sono le “allucinazioni”?www.moxoff.com › chatgpt-ai-generative-creator-cosa-sono-le-allucinazioni – Un AI generative creator è un tipo di sistema di intelligenza artificiale che ha la capacità di gene…
  9. Cosa sono le allucinazioni AI? – Google Cloudcloud.google.com › discover › what-are-ai-hallucinations – Le allucinazioni dell’AI possono verificarsi quando i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM)…
  10. How LLMs Interpret Proximity Without GPS – Single Grain – Proximity LLM behavior can look uncanny when a model tells you what is “near” something despite neve…
  11. The Inability Of Advanced LLMs Like GPT-4 To Reason Spatially – Toponymic disambiguation is exceptionally brittle using advanced LLMs like GPT-4. In some formulatio…
  12. Distortions in Judged Spatial Relations in Large Language Models1
  13. Generative AI Experiments: Why LLM-Based Geocoders Struggle – Over the past two days we’ve explored how advanced LLMs like GPT 4.0 struggle significantly with bot…
  14. The Surprisingly Poor Performance Of LLM-Based …
  15. WorldBench: Quantifying Geographic Disparities in LLM Factual Recall – …models work reliably for all, we seek to uncover if geographic disparities emerge when asking an …
  16. [PDF] Understanding Inequality of LLM Fact-Checking over Geographic … – The underrepresentation of the Global South, across almost all scenarios and models, points to a sig…
  17. Impact of Contextual Proximity on LLM Performance in Graph Tasks – The findings reveal that LLMs display notable performance reduction as the contextual distance betwe…
  18. Impact of Contextual Proximity on LLM Performance in Graph Tasks – Our experiments reveal that as the distance between crucial data points increases, the accuracy of p…
  19. Rapporto sulle Allucinazioni dell’AI 2025 – AllAboutAI – Confronta i principali LLM del 2025 in base al tasso di allucinazioni AI. Scopri i modelli più accur…
  20. AI Hallucination Report 2026: Which AI Hallucinates the Most? – Compare top LLMs in 2026 by AI hallucination rate. Discover the most accurate AI models from OpenAI,…
  21. Large Language Models are Geographically Biased – …LLMs know about the world we live in through the lens of geography. This
    approach is particularly…
  22. Large Language Models are Geographically Biased
  23. HERB: Measuring Hierarchical Regional Bias in Pre-trained Language Models – …as genders and
    religions. However, regional bias in language models (LMs), a long-standing
    global…
  24. AI Hallucination Rates Across Different Models 2026 – Google’s Gemini-2.0-Flash-001 recorded a hallucination rate of just 0.7% on Vectara’s benchmark as o…
  25. Why LLMs struggle with spatial data and how to fix it – LinkedIn – Why? Because spatial data is continuous, directional, hierarchical, and is tied to geometries that d…
  26. Do LLMs Have Geospatial Intelligence? Exploring Their Abilities in … – This analysis reveals both the spatial reasoning capabilities and systematic geographic biases in LL…

Fonti
[1] Intelligenza Artificiale bocciata in geografia. Perché l’IA è … https://www.scintilena.com/intelligenza-artificiale-bocciata-in-geografia-perche-lia-e-totalmente-inaffidabile-con-dati-geografici-e-come-migliorare-i-prompt-per-risultati-meno-disastrosi/07/15/
[2] Allucinazioni nei Testi Generati dall’IA: Limiti e Prospettive … https://www.scintilena.com/allucinazioni-nei-testi-generati-dallia-limiti-e-prospettive-nella-generazione-linguistica/02/07/
[3] AI Hallucination Statistics: Research Report 2026 – Suprmind https://suprmind.ai/hub/insights/ai-hallucination-statistics-research-report-2026/
[4] Cosa sono le allucinazioni dell’AI? https://www.sas.com/it_it/insights/articles/analytics/what-are-ai-hallucinations.html
[5] Che cosa sono le allucinazioni dell’AI? | IBM https://www.ibm.com/it-it/think/topics/ai-hallucinations
[6] Why LLMs understand language but not space – HERE Technologies https://www.here.com/learn/blog/llm-spatial-reasoning-vs-language-prediction
[7] Hallucination, reliability, and the role of generative AI in science – arXiv https://arxiv.org/html/2504.08526v1
[8] Hallucination, reliability, and the role of generative AI in science https://arxiv.org/pdf/2504.08526v2.pdf
[9] ChatGPT e AI generative creator: cosa sono le “allucinazioni”?www.moxoff.com › chatgpt-ai-generative-creator-cosa-sono-le-allucinazioni https://www.moxoff.com/chatgpt-ai-generative-creator-cosa-sono-le-allucinazioni/
[10] Cosa sono le allucinazioni AI? – Google Cloudcloud.google.com › discover › what-are-ai-hallucinations https://cloud.google.com/discover/what-are-ai-hallucinations?hl=it
[11] How LLMs Interpret Proximity Without GPS – Single Grain https://www.singlegrain.com/local/how-llms-interpret-proximity-without-gps/
[12] The Inability Of Advanced LLMs Like GPT-4 To Reason Spatially https://blog.gdeltproject.org/generative-ai-experiments-the-inability-of-advanced-llms-like-gpt-4-to-reason-spatially/
[13] Distortions in Judged Spatial Relations in Large Language Models1 https://arxiv.org/pdf/2401.04218.pdf
[14] Generative AI Experiments: Why LLM-Based Geocoders Struggle https://blog.gdeltproject.org/generative-ai-experiments-why-llm-based-geocoders-struggle/
[15] The Surprisingly Poor Performance Of LLM-Based … https://blog.gdeltproject.org/generative-ai-experiments-the-surprisingly-poor-performance-of-llm-based-geocoders-geographic-bias-why-gpt-3-5-gemini-pro-outperform-gpt-4-0-in-underrepresented-geographies/
[16] WorldBench: Quantifying Geographic Disparities in LLM Factual Recall https://dl.acm.org/doi/pdf/10.1145/3630106.3658967
[17] [PDF] Understanding Inequality of LLM Fact-Checking over Geographic … https://arxiv.org/pdf/2503.22877.pdf
[18] Impact of Contextual Proximity on LLM Performance in Graph Tasks https://www.themoonlight.io/en/review/lost-in-distance-impact-of-contextual-proximity-on-llm-performance-in-graph-tasks
[19] Impact of Contextual Proximity on LLM Performance in Graph Tasks https://arxiv.org/html/2410.01985v2
[20] Rapporto sulle Allucinazioni dell’AI 2025 – AllAboutAI https://www.allaboutai.com/it-it/risorse/statistiche-ia/allucinazioni-ai/
[21] AI Hallucination Report 2026: Which AI Hallucinates the Most? https://www.allaboutai.com/resources/ai-statistics/ai-hallucinations/
[22] Large Language Models are Geographically Biased https://arxiv.org/pdf/2402.02680.pdf
[23] Large Language Models are Geographically Biased https://axi.lims.ac.uk/paper/2402.02680
[24] HERB: Measuring Hierarchical Regional Bias in Pre-trained Language
Models http://arxiv.org/pdf/2211.02882.pdf
[25] AI Hallucination Rates Across Different Models 2026 https://www.aboutchromebooks.com/ai-hallucination-rates-across-different-models/
[26] Why LLMs struggle with spatial data and how to fix it – LinkedIn https://www.linkedin.com/posts/mbforr_why-llms-struggle-with-spatial-data-and-activity-7333131663285100545-AvlP
[27] Do LLMs Have Geospatial Intelligence? Exploring Their Abilities in … https://luma.com/2f1z1zk8
[30] Acque sotterranee negli Stati Uniti: una nuova mappa ad alta … https://www.scintilena.com/acque-sotterranee-negli-stati-uniti-una-nuova-mappa-ad-alta-risoluzione/02/16/
[31] Realtà Virtuale nella Speleologia: L’Eremo di San Bernabé a Ojo … https://www.scintilena.com/realta-virtuale-nella-speleologia-leremo-di-san-bernabe-a-ojo-guarena-apre-le-sue-porte/09/01/
[32] Mappe dall’Oscurità: come nasce la cartografia del mondo sotterraneo https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-nasce-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo-3/04/25/
[33] Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026: il festival di … – Scintilena https://www.scintilena.com/espeleo-canyoning-cinema-asedeb-2026-il-festival-di-cinema-di-speleologia-e-canyoning-arriva-a-malaga/03/03/
[34] AlphaEarth Foundations: intelligenza artificiale e … https://www.scintilena.com/alphaearth-foundations-intelligenza-artificiale-e-mappatura-globale-verso-una-nuova-era-dellosservazione-ambientale/07/31/
[35] 12°esimo simposio internazionale di soccorso speleologico in Bulgaria: Com’è andata – Scintilena https://www.scintilena.com/12%C2%B0esimo-simposio-internazionale-di-soccorso-speleologico-in-bulgaria-come-andata/05/16/
[36] Olena Godlevska, la scienziata che ha portato i pipistrelli … https://www.scintilena.com/olena-godlevska-la-scienziata-che-ha-portato-i-pipistrelli-ucraini-fuori-dalloscurita/03/09/
[37] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[38] Incidenti in speleologia subacquea: il libro di Michel Ribera analizza … https://www.scintilena.com/incidenti-in-speleologia-subacquea-il-libro-di-michel-ribera-analizza-decenni-di-dati-e-svela-i-meccanismi-fatali/02/21/
[39] 450 Metri di Buio e Sangue: La Grotta Che Sfidò il Mondo Nel 1925 … https://www.scintilena.com/450-metri-di-buio-e-sangue-la-grotta-che-sfido-il-mondo-nel-1925-e-continua-a-sorprenderci/01/26/
[40] Biofilm acidi nelle grotte sulfuree: comunità microbiche … https://www.scintilena.com/biofilm-acidi-nelle-grotte-sulfuree-comunita-microbiche-convergenti-su-scala-globale/03/11/
[41] Tecnologia Speleologica: I Nuovi Strumenti per Esplorare le Grotte https://www.scintilena.com/tecnologia-speleologica-i-nuovi-strumenti-per-esplorare-le-grotte/08/21/
[42] Lascaux: Quando il Patrimonio Paleolitico Incontra la … https://www.scintilena.com/lascaux-quando-il-patrimonio-paleolitico-incontra-la-fragilita-dellambiente-carsico/01/20/
[43] Artificial intelligence hallucinations in anaesthesia: Causes, consequences and countermeasures https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11285881/
[44] Wireless Hallucination in Generative AI-enabled Communications:
Concepts, Issues, and Solutions http://arxiv.org/pdf/2503.06149.pdf
[45] AI Hallucinations: A Misnomer Worth Clarifying https://arxiv.org/pdf/2401.06796.pdf
[46] Artificial intelligence hallucinations https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10170715/
[47] [PDF] Experiments on Probing LLMs for Geographic Knowledge and … https://ceur-ws.org/Vol-3969/paper7.pdf
[48] Virtual Imaginative Geographies: Generative AI and the Representation of Landscape Imagery https://www.pure.ed.ac.uk/ws/portalfiles/portal/498267793/Bell2025GeographiesGenAI.pdf
[49] When AI Goes Wrong in Spatial Reasoning – Geography Realm https://www.geographyrealm.com/when-ai-goes-wrong-in-spatial-reasoning/
[50] Understanding (a bit about) hallucinations in Generative AI https://www.youtube.com/watch?v=bXk-S4jCzW0
[51] La Sicilia ospiterà la Conferenza Internazionale “Man and Karst 2024” – Scintilena https://www.scintilena.com/la-sicilia-ospitera-la-conferenza-internazionale-man-and-karst-2024/12/07/
[52] Dal cuore della Grigna: cronaca diretta del 23° Campo InGrigna! 2025 https://www.scintilena.com/si-e-concluso-il-16-agosto-2025-il-23campo-ingrigna/08/21/
[53] Luigi Casati riceve il Premio Duilio Marcante 2025 – Scintilena https://www.scintilena.com/luigi-casati-riceve-il-premio-duilio-marcante-2025/02/17/
[54] National Cave and Karst Management Symposium 2025 https://www.scintilena.com/national-cave-and-karst-management-symposium-2025-un-appuntamento-cruciale-per-la-speleologia-mondiale/09/01/
[55] GORGAZZO – POLCENIGO 2025: https://www.scintilena.com/gorgazzo-polcenigo-2025/08/29/
[56] Gli articoli più visti del 2024 su Scintilena https://www.scintilena.com/gli-articoli-piu-visti-del-2024-su-scintilena/01/03/
[57] Notte Internazionale dei Pipistrelli 2025: Grande … https://www.scintilena.com/notte-internazionale-dei-pipistrelli-2025-grande-mobilitazione-per-la-conservazione-dei-chirotteri/08/30/
[58] On Line il Programma del Raduno Nazionale di Speleologia https://www.scintilena.com/on-line-il-programma-del-raduno-nazionale-di-speleologia-caselle-in-pittari-siphonia-2024/10/12/
[59] Speleologia in Lombardia: echi dal 28° Raduno Regionale di Brinzio – 1 e 2 marzo 2025 – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-in-lombardia-echi-dal-28-raduno-regionale-di-brinzio-1-e-2-marzo-2025/03/05/
[60] Aria Sotterranea e Vuoti Irraggiungibili: Il Viaggio del Vento nella … https://www.scintilena.com/aria-sotterranea-e-vuoti-irraggiungibili-il-viaggio-del-vento-nella-montagna-di-santa-croce/01/06/
[61] Are Large Language Models Geospatially Knowledgeable? https://dl.acm.org/doi/pdf/10.1145/3589132.3625625
[62] Evaluation of Geographical Distortions in Language Models: A Crucial
Step Towards Equitable Representations http://arxiv.org/pdf/2404.17401.pdf
[63] Towards Understanding the Geospatial Skills of ChatGPT: Taking a Geographic Information Systems (GIS) Exam https://dl.acm.org/doi/pdf/10.1145/3615886.3627745
[64] Can Large Language Models be Good Path Planners? A Benchmark and
Investigation on Spatial-temporal Reasoning https://arxiv.org/pdf/2310.03249.pdf
[65] Dspy-based Neural-Symbolic Pipeline to Enhance Spatial Reasoning in LLMs https://arxiv.org/pdf/2411.18564v1.pdf
[66] Correctness Comparison of ChatGPT-4, Gemini, Claude-3, and Copilot for
Spatial Tasks https://arxiv.org/pdf/2401.02404.pdf
[67] Evidence for Systematic Bias in the Spatial Memory of Large … https://giscienceblog.uni-heidelberg.de/2024/05/27/evidence-for-systematic-bias-in-the-spatial-memory-of-large-language-models/
[68] Coordinates from Context: Using LLMs to Ground Complex Location … https://arxiv.org/html/2510.08741v1
[69] JOURNAL OF SPATIAL INFORMATION SCIENCE https://www.cs.cmu.edu/~gelern/pdfs/geocoding.pdf
[70] Large Language Models: Testing Their Capabilities to Understand and Explain Spatial Concepts https://drops.dagstuhl.de/storage/00lipics/lipics-vol315-cosit2024/LIPIcs.COSIT.2024.31/LIPIcs.COSIT.2024.31.pdf
[71] Large Language Models for Geolocation Extraction in Humanitarian … https://arxiv.org/html/2602.08872v1
[72] Tecnologie mobili e rilievo ipogeo: strumenti, esperienze e confronti nel prossimo webinar dei “Mercoledì Catastali” della Commissione Catasto Cavità Naturali SSI https://www.scintilena.com/tag/lidar/feed/
[73] Speleologia in Campo dei Fiori: Mitragliatore e Pistole … https://www.scintilena.com/speleologia-in-campo-dei-fiori-mitragliatore-e-pistole-nascoste-in-una-grotta/01/26/
[74] Progetto Sebino, denti e ossa di orso delle caverne emergono dal … https://www.scintilena.com/progetto-sebino-denti-e-ossa-di-orso-delle-caverne-emergono-dal-fango-dellabisso-di-bueno-fonteno/03/08/
[75] InDEPTH Magazine: il numero di marzo 2026 tra archeologia … https://www.scintilena.com/indepth-magazine-il-numero-di-marzo-2026-tra-archeologia-subacquea-alle-egadi-grotte-sommerse-e-immersioni-tecniche/03/07/
[76] La newsletter BCRA di marzo 2026 annuncia workshop, escursioni … https://www.scintilena.com/ora-ho-raccolto-informazioni-sufficienti-per-scrivere-larticolo-procedo-con-la-stesura/03/05/
[77] Mauro Kraus eletto presidente della Federazione Speleologica del Friuli … https://www.scintilena.com/mauro-kraus-eletto-presidente-della-federazione-speleologica-del-friuli-venezia-giulia-il-nuovo-direttivo-2026-2028/03/01/
[78] Convegno: Cavità di origine antropica, modalità d’indagine, aspetti … https://www.scintilena.com/convegno-cavita-di-origine-antropica-modalita-dindagine-aspetti-di-catalogazione-analisi-della-pericolosita-monitoraggio-e-valorizzazione/11/28/
[79] Complesso carsico Bueno Fonteno-Nueva Vida: 750 metri di nuove … https://www.scintilena.com/complesso-carsico-bueno-fonteno-nueva-vida-750-metri-di-nuove-gallerie-esplorati-in-una-sola-giornata/03/03/
[80] Monitoraggio biologico nelle grotte. censiti pipistrelli tricolore … https://www.scintilena.com/pero-gli-americani-fanno-anche-cose-buone/03/04/
[81] A Kranj il 19° Incontro Europeo del Soccorso Speleologico – Scintilena https://www.scintilena.com/a-kranj-il-19-incontro-europeo-del-soccorso-speleologico/04/26/
[82] La Ruta de las Alas e Refugio IKA: il corridoio di grotte che … https://www.scintilena.com/la-ruta-de-las-alas-e-refugio-ika-il-corridoio-di-grotte-che-puo-salvare-un-pipistrello-fantasma/02/06/
[83] Editorial https://www.icaseonline.net/journal/index.php/sei/article/view/882
[84] Tackling Bias in Pre-trained Language Models: Current Trends and
Under-represented Societies https://arxiv.org/pdf/2312.01509.pdf
[85] Fairness in LLM-Generated Surveys http://arxiv.org/pdf/2501.15351.pdf
[86] Where Are We? Evaluating LLM Performance on African Languages https://arxiv.org/html/2502.19582v1
[87] How Geographic Origin Influences LLMs’ Entity Deduction Capabilities https://openreview.net/forum?id=hJtvCfDfs1&noteId=Z84uEMzjYI
[88] AI Hallucinations Nearly Double — Here’s Why They’re Getting … https://www.vktr.com/ai-technology/ai-hallucinations-nearly-double-heres-why-theyre-getting-worse-not-better/
[89] Reducing hallucination in structured outputs via Retrieval … https://arxiv.org/abs/2404.08189
[90] Detecting Hallucinations in Retrieval-Augmented Generation via … https://arxiv.org/abs/2601.03052
[91] How to Prevent AI Hallucinations with Retrieval Augmented … https://www.itconvergence.com/blog/how-to-overcome-ai-hallucinations-using-retrieval-augmented-generation/
[92] Real human data from South Africa to finetune your LLM models https://www.geopoll.com/real-human-data-from-south-africa-to-finetune-your-llm-models/
[93] Reducing Hallucinations in Clinical LLMs Using Retrieval … https://www.makebot.ai/blog-en/clinical-llm-rag-hallucination-mitigation
[94] How Geographic Origin Influences LLMs’ Entity Deduction Capabilities https://arxiv.org/html/2508.05525v1
[95] Are AI Hallucinations Getting Better or Worse? We Analyzed the Data https://www.scottgraffius.com/blog/files/ai-hallucinations-2026.html
[96] Understanding Retrieval Augmented Generation (RAG). A response … https://www.ontoforce.com/blog/understanding-retrieval-augmented-generation-rag.-a-response-to-hallucinations

L'articolo Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di Localizzazione, Prossimità e Allucinazioni proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • “L’Ultima Grotta” di Rino Bregani in scena al Gruppo Grotte Milano
    Condividi Giovedì 7 maggio la sede CAI-SEM di Milano ospita la lettura del racconto vincitore del premio letterario “Racconti in Grotta”, accompagnata dalle fotografie di Mauro Inglese Il Gruppo Grotte Milano ha organizzato per giovedì 7 maggio alle ore 21:00 una serata dedicata alla letteratura speleologica. L’appuntamento si tiene presso la sede CAI-SEM di Milano, in Piazza Coriolano 2, nella suggestiva Sala Ipogea. La serata è a cura di Rino Bregani e prevede la presentazione del l
     

“L’Ultima Grotta” di Rino Bregani in scena al Gruppo Grotte Milano

Máj 1st 2026 at 12:00

Condividi

Giovedì 7 maggio la sede CAI-SEM di Milano ospita la lettura del racconto vincitore del premio letterario “Racconti in Grotta”, accompagnata dalle fotografie di Mauro Inglese

Il Gruppo Grotte Milano ha organizzato per giovedì 7 maggio alle ore 21:00 una serata dedicata alla letteratura speleologica.

L’appuntamento si tiene presso la sede CAI-SEM di Milano, in Piazza Coriolano 2, nella suggestiva Sala Ipogea. La serata è a cura di Rino Bregani e prevede la presentazione del libro Buio Pesto – 13 storie di grotta, con lettura del racconto vincitore L’ultima grotta, accompagnata dalle fotografie di Mauro Inglese.


Il libro “Buio Pesto”: speleologia e letteratura si incontrano

Buio Pesto – 13 storie di grotta è un’antologia pubblicata dalla casa editrice Carabba di Lanciano il 20 marzo 2026. Il volume raccoglie i racconti selezionati dalla prima edizione del concorso letterario “Racconti in Grotta”, promosso dall’Associazione Cotopaxi di Taranta Peligna in memoria di Angelantonio Moschetta. Al concorso hanno partecipato oltre 80 racconti ispirati al mondo sotterraneo, provenienti da autori di tutta Italia.[1][2][3]

Tra i quattro racconti vincitori figura L’ultima grotta di Rino Bregani. Gli altri racconti premiati sono Senza trucco di Lorenzo Bassi, Le vene segrete di Capo Quirino di Stefano Gambari e La biblioteca di pietra di Lorenzo Mugnai. I testi premiati, insieme ad altri nove racconti selezionati come meritevoli, formano l’antologia che compone il volume.[2]

Il libro ha un prezzo di copertina di 24,00 euro ed è acquistabile online a 22,80 euro su piattaforme come IBS e Libreria Universitaria. Chi lo ordina tramite l’Associazione può beneficiare di un prezzo speciale di 18,00 euro con spedizione inclusa.[1]


“L’ultima grotta”: il racconto premiato di Rino Bregani

Il racconto L’ultima grotta si distingue per la sua profondità letteraria e la sua struttura narrativa. Secondo le note della premiazione, il testo richiama le Metamorfosi di Apuleio (libri IV-VI), con il tema del viaggio dell’anima attraverso prove difficili fino all’immortalità. Un racconto che usa la grotta come spazio simbolico e metaforico, capace di parlare anche a chi non frequenta il mondo sotterraneo.[4]

La serata del 7 maggio offre la possibilità di ascoltare il racconto in un formato di reading, un genere narrativo che sta riscuotendo attenzione crescente anche nell’ambito della divulgazione speleologica. La lettura sarà accompagnata dalle fotografie di Mauro Inglese, speleofotografo del Gruppo Grotte Milano con una lunga esperienza documentativa.[3][5][6]


Chi è Rino Bregani: medico, speleologo e scrittore

Rino Bregani è una figura di riferimento nel panorama speleologico milanese. È membro attivo del Gruppo Grotte Milano, dove nel corso degli anni ha contribuito come formatore nei corsi di introduzione alla speleologia, tenendo lezioni su temi legati all’alimentazione e al soccorso in grotta. Il suo profilo professionale unisce la competenza medica alla passione per l’esplorazione sotterranea.[5]

Bregani è anche autore di narrativa: tra le sue opere figura Cassandra, metamorfosi di una dea. La sua produzione letteraria si inserisce nel filone della narrativa ispirata all’esperienza diretta delle grotte, trasformando vissuti speleologici in racconti di respiro più ampio. Nel giugno 2024, aveva già tenuto presso la sede GGM una serata intitolata Solidarietà Sotterranea, dedicata alle storie di soccorso speleologico.[4][7]


Mauro Inglese: la fotografia speleologica come documento e arte

Mauro Inglese è fotografo speleologico associato al Gruppo Grotte Milano. Le sue immagini documentano ambienti sotterranei in Italia e nel mondo, con una particolare attenzione alla speleologia glaciale: ha fotografato le grotte del Ghiacciaio dei Forni in Val Furva e ha partecipato al progetto di studio delle grotte della Val di Scerscen. Il suo lavoro unisce rigore documentativo e sensibilità estetica.[5][6][8]

Inglese ha contribuito anche a pubblicazioni scientifiche dedicate alle grotte glaciali lombarde. Per la serata del 7 maggio, le sue fotografie fungeranno da contrappunto visivo alla lettura del racconto di Bregani, creando un’esperienza che intreccia parola e immagine in uno spazio dedicato alla cultura speleologica.[9]


Il Gruppo Grotte Milano e la sede CAI-SEM

Il Gruppo Grotte Milano (GGM) è uno dei gruppi speleologici più antichi d’Italia. Fondato nel 1897, conta oltre 125 anni di attività. È una sezione interna della SEM – Società Escursionisti Milanesi, a sua volta parte del Club Alpino Italiano. La sede si trova in Piazza Coriolano 2 a Milano, in zona Cimitero Monumentale, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici.[10][11][12]

La Sala Ipogea della sede è lo spazio in cui il GGM organizza regolarmente serate pubbliche, corsi, proiezioni e conferenze dedicate alla speleologia e all’esplorazione sotterranea. La serata del 7 maggio si inserisce in un calendario consolidato di eventi culturali che il gruppo promuove per avvicinare la comunità milanese al mondo delle grotte.[13][14]

L’ingresso è aperto al pubblico. La serata inizia alle ore 21:00.

Fonti
[1] “Buio Pesto”: l’antologia dei Racconti in Grotta è disponibile per l … https://www.scintilena.com/buio-pesto-lantologia-dei-racconti-in-grotta-e-disponibile-per-lacquisto-online/03/05/
[2] Buio pesto: la grotta diventa racconto – Scintilena https://www.scintilena.com/buio-pesto-la-grotta-diventa-racconto/02/19/
[3] A TARANTA PELIGNA PER IL PREMIO “RACCONTI IN GROTTA” https://www.stefanoardito.it/2026/02/27/a-taranta-peligna-per-il-premio-racconti-in-grotta/
[4] a Taranta Peligna premiati i racconti della grotta – AbruzzoLive.tv https://www.abruzzolive.tv/cultura-spettacoli/dalla-speleologia-alla-letteratura-a-taranta-peligna-premiati-i-racconti-della-grotta-it38835.html
[7] Solidarietà Sotterranea a Milano: Storie di Soccorso con Rino Bregani https://www.scintilena.com/solidarieta-sotterranea-a-milano-storie-di-soccorso-con-rino-bregani/06/27/
[8] [PDF] le grotte all’interno dei ghiacciai si formano … – Regione Lombardia https://www.regione.lombardia.it/wps/wcm/connect/361282dc-f689-4ec0-897c-3fd35baae40d/tognini-grotte-ghiacciaio-forni.pdf?MOD=AJPERES&CACHEID=ROOTWORKSPACE-361282dc-f689-4ec0-897c-3fd35baae40d-lUfyRk9
[9] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[10] Il Gruppo Grotte Milano compie 110 anni – Scintilena https://www.scintilena.com/il-gruppo-grotte-milano-compie-110-anni/09/04/
[11] News, appuntamenti e gite sociali https://www.caisem.org/sezione/index.asp
[12] Gruppo Grotte Milano http://www.speleofantasy.it/index.php/gruppo-grotte-milano/
[13] Gigi Casati e l’esplorazione speleosubacquea – Scintilena https://www.scintilena.com/gigi-casati-e-lesplorazione-speleosubacquea-due-nuovi-appuntamenti-a-milano-e-roma/11/15/
[14] A Milano Il 74° Corso di Introduzione alla Speleologia – Scintilena https://www.scintilena.com/a-milano-il-74-corso-di-introduzione-alla-speleologia-un-viaggio-nel-cuore-della-terra/01/19/

L'articolo “L’Ultima Grotta” di Rino Bregani in scena al Gruppo Grotte Milano proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Le doline più grandi del mondo: cinque approfondimenti per esplorare gli abissi più imponenti del pianeta
    Condividi Una serie di approfondimenti speleologici guida i lettori attraverso le più grandi cavità naturali da crollo, dai tiankeng cinesi ai blue hole, dalle foreste sommerse venezuelane alle sorprese italiane Le doline più grandi del mondo, un tema che la speleologia studia da decenni Le doline più grandi del mondo rappresentano uno dei fenomeni carsici più studiati e, al tempo stesso, meno conosciuti dal grande pubblico. Si tratta di cavità naturali formatesi nel corso di millenni
     

Le doline più grandi del mondo: cinque approfondimenti per esplorare gli abissi più imponenti del pianeta

Máj 1st 2026 at 11:00

Condividi

Una serie di approfondimenti speleologici guida i lettori attraverso le più grandi cavità naturali da crollo, dai tiankeng cinesi ai blue hole, dalle foreste sommerse venezuelane alle sorprese italiane


Le doline più grandi del mondo, un tema che la speleologia studia da decenni

Le doline più grandi del mondo rappresentano uno dei fenomeni carsici più studiati e, al tempo stesso, meno conosciuti dal grande pubblico. Si tratta di cavità naturali formatesi nel corso di millenni attraverso processi di dissoluzione chimica, crollo di volte sotterranee o subsidenza progressiva del suolo. Le loro dimensioni possono raggiungere centinaia di metri di profondità e larghezza. Sul fondo di alcune di esse crescono foreste vergini mai toccate dall’uomo.

Scintilena ha dedicato a questo argomento una serie di cinque articoli. Ogni contributo affronta una dolina o un gruppo di doline specifico, con dati tecnici, storia delle esplorazioni e contesto geologico. L’obiettivo è offrire un percorso di lettura strutturato, adatto sia agli speleologi esperti sia a chi si avvicina per la prima volta alla geomorfologia carsica.


Primo articolo: il tiankeng cinese che detiene tutti i primati

Il primo articolo della serie è dedicato allo Xiaozhai Tiankeng, nel Chongqing. È considerata la dolina più profonda del mondo, con 662 metri di profondità e un volume stimato di circa 119 milioni di metri cubi. La cavità ospita un fiume sotterraneo parzialmente inesplorato e un ecosistema con oltre 1.200 specie vegetali e animali.

L’articolo spiega anche cos’è un tiankeng, termine tecnico introdotto nel 2001 per distinguere le grandi doline da collasso carsico dalle cavità di minor scala.

Xiaozhai Tiankeng: dentro la dolina più profonda del mondo, dove una foresta primordiale sopravvive nell’ombra dell’abisso — [LINK 1]


Secondo articolo: la battaglia dei record tra le doline sommerse

Le doline marine, chiamate blue hole, sono cavità formatesi durante le glaciazioni quaternarie e successivamente sommerse dall’innalzamento del livello del mare. Il secondo articolo mette a confronto il Great Blue Hole del Belize — 318 metri di diametro, conosciuto in tutto il mondo grazie alle esplorazioni di Jacques Cousteau — con il Taam Ja’ Blue Hole in Messico, rimisurazioni del 2023, che con i suoi oltre 420 metri di profondità potrebbe superare qualsiasi altra dolina sottomarina conosciuta.

L’articolo analizza anche le difficoltà tecniche di misurazione e il confine sempre più sfumato tra speleologia e oceanografia.

Great Blue Hole vs Taam Ja’: la guerra dei record tra le doline sommerse che nessuno riesce a misurare davverohttps://www.scintilena.com/great-blue-hole-vs-taam-ja-la-guerra-dei-record-tra-le-doline-sommerse-che-nessuno-riesce-a-misurare-davvero/05/01/


Terzo articolo: la dolina impossibile sulla cima di un tepui venezuelano

La Sima Humboldt, nel Parco Nazionale Jaua-Sarisariñama in Venezuela, rappresenta un caso anomalo nella geomorfologia delle doline. Si trova sulla sommità di un tepui, la tipica montagna a tavola dell’America del Sud, ed è scavata nella quarzite. Si tratta di un materiale che i manuali di geologia descrivono come sostanzialmente insolubile. Eppure la dolina esiste: 314 metri di profondità, pareti verticali, e una foresta sul fondo mai raggiunta prima del 1974.

Il terzo articolo ripercorre la storia delle esplorazioni e spiega il meccanismo di dissoluzione dei silicati che rende possibile questo tipo di carsismo non convenzionale.

Sima Humboldt: la dolina nella quarzite che ha sfidato la geologia, nascosta sulla cima di un tepui venezuelano — [LINK 3]


Quarto articolo: il Geoparco UNESCO dove le doline crescono a decine

Nel Guangxi cinese, il Geoparco di Leye-Fengshan concentra oltre trenta doline carsiche in un territorio circoscritto. È un laboratorio naturale unico per lo studio del carso tropicale. Nel maggio 2022 una spedizione dell’Institute of Karst Geology ha individuato una nuova cavità — 306 metri di lunghezza, 150 di larghezza, 192 di profondità — con tre grotte nelle pareti e una foresta di alberi alti quaranta metri sul fondo.

Il quarto articolo descrive la scoperta, i dati rilevati sul campo e il ruolo del territorio nella ricerca speleologica internazionale.

Doline Carsiche nel Guangxi: nel Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan ce n’è una con una foresta vergine sul fondo — [LINK 4]


Quinto articolo: la dolina europea che sorprende anche gli esperti

L’ultimo articolo avvicina il tema delle doline più grandi del mondo al territorio italiano. La Pozzatina, nel Gargano, è una dolina da crollo che le misurazioni del 2020 — condotte dal Gruppo Speleologico Speleoteam Montenero in collaborazione con il professor Michele Morsilli dell’Università di Ferrara — hanno riclassificato tra le più grandi d’Europa per la sua tipologia morfologica.

L’articolo contestualizza la scoperta nel panorama del carsismo garganico, spesso sottovalutato rispetto ad altri sistemi carsici italiani, e offre un collegamento tra la tradizione speleologica italiana e i grandi record mondiali.

In Puglia la Pozzatina del Gargano: perché la dolina più grande d’Europa è praticamente sconosciuta, anche tra gli speleologi italiani — [LINK 5]


Un percorso nelle doline più grandi del mondo tra scienza ed esplorazione

I cinque articoli coprono tipologie diverse di dolina — carsica, da quarzite, marina, da crollo — e aree geografiche distanti tra loro. Insieme costruiscono un quadro aggiornato di questo settore della geomorfologia. I processi che generano le doline più grandi del mondo sono per lo più lenti, misurati in decine di migliaia di anni. Le scoperte, invece, arrivano spesso all’improvviso, come dimostra la sequenza di ritrovamenti degli ultimi anni in Cina e in Messico.

La serie è disponibile integralmente su Scintilena.

L'articolo Le doline più grandi del mondo: cinque approfondimenti per esplorare gli abissi più imponenti del pianeta proviene da Scintilena.

In Puglia la Pozzatina del Gargano: perché la dolina più grande d’Europa è praticamente sconosciuta, anche tra gli speleologi italiani

Máj 1st 2026 at 10:00

Condividi

Immagine di copertina distribuita con Licenza Creative Commons

Le misurazioni del 2020 hanno ridefinito le dimensioni della dolina da crollo di San Nicandro Garganico. Con 132 metri di profondità e oltre 1.800 metri di perimetro, la Pozzatina si candida come una delle doline da crollo più grandi del mondo intero.


La dolina Pozzatina del Gargano: una morfologia carsica fuori dal comune

Nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, al confine tra i territori di San Nicandro Garganico e Apricena, esiste una depressione carsica di dimensioni notevoli. Si chiama Pozzatina.[1]

Non è una semplice conca nel terreno. La dolina Pozzatina del Gargano è una dolina da crollo: una struttura che si forma non per dissoluzione progressiva della roccia, ma per il collasso del soffitto di una cavità preesistente.[2]

Questa distinzione è fondamentale. Le doline di dissoluzione si formano lentamente, per azione dell’acqua acida sul calcare. Le doline da crollo presentano pareti subverticali e profondità spesso superiori al diametro superficiale. La Pozzatina appartiene alla seconda categoria. Ed è per questo che le sue dimensioni la rendono un caso raro nel panorama carsico europeo.[2]

Eppure, fuori dal territorio garganico, la dolina Pozzatina è quasi sconosciuta.[3]


Dolina da crollo sul Gargano: i dati aggiornati dopo le misurazioni del 2020

Nel settembre 2020, il Gruppo Speleologico Speleoteam Montenero di San Marco in Lamis ha condotto una nuova campagna di rilievi all’interno della dolina. I lavori sono stati effettuati con la collaborazione scientifica del Prof. Michele Morsilli, docente di Geologia e Sedimentologia presso l’Università di Ferrara.[4]

I risultati hanno sorpreso anche gli addetti ai lavori. La profondità della dolina Pozzatina è stata misurata in 132 metri, 32 in più rispetto ai circa 100 considerati in precedenza. Le nuove misure hanno stabilito un perimetro superiore di 1.836 metri e un perimetro inferiore di 522 metri.[5][4]

I dati sono stati presentati pubblicamente nel corso del convegno “Geografia e geologia del suolo carsico: la dolina pozzatina e l’ambiente garganico”, tenutosi al Parco Paleontologico dei Dinosauri di San Marco in Lamis.[5]

Le nuove tecnologie di misurazione, con una precisione molto superiore ai rilievi tradizionali, hanno permesso di ottenere questi risultati. Il Prof. Morsilli ha dichiarato: “Questa nuova misurazione ha permesso di inquadrare la dolina come una delle più grandi d’Europa, e molto probabilmente, data la sua particolarità e tipologia, come una delle più grandi al mondo.”[5]


Il carsismo del Gargano: un laboratorio naturale di speleologia poco studiato

Il Gargano è costituito in grande prevalenza da masse calcaree e dolomitiche del Cretaceo e del Giurassico. Queste rocce carbonatiche, fessurate e soggette a dissoluzione, hanno creato nel corso di milioni di anni un sistema carsico articolato e complesso.[6]

Sotto il promontorio garganico scorre un acquifero nascosto. Si stima che circa il 50% dell’alimentazione idrica del Gargano generi risorse sotterranee il cui recapito finale non è ancora noto. Circa 6.500 litri al secondo si riversano in mare senza che si conosca l’esatta ubicazione delle sorgenti.[7]

Il Gargano è, di fatto, un laboratorio naturale di idrogeologia carsica. Ma la ricerca speleologica sistematica su questo territorio rimane discontinua. La dolina Pozzatina ne è un esempio eloquente: le sue reali dimensioni sono state accertate solo nel 2020.[3]

Le rocce calcaree del promontorio si sono formate in ambienti marini poco profondi circa 160 milioni di anni fa, in condizioni simili alle odierne isole Bahamas. Da queste piattaforme carbonatiche deriva l’intensa carsificazione che oggi caratterizza il territorio.[8]


Speleologia carsica e record europeo: perché la Pozzatina potrebbe essere tra le più grandi del mondo

La particolarità della dolina Pozzatina non riguarda solo le dimensioni assolute. Riguarda la tipologia morfologica. Le doline da crollo con queste dimensioni sono rare a livello globale.[5]

Il Prof. Morsilli ha precisato che è proprio la combinazione tra tipologia (dolina da crollo) e dimensioni (profondità di 132 metri, perimetro di quasi 2 chilometri) a rendere la Pozzatina un caso potenzialmente rilevante anche nella letteratura scientifica internazionale.[9]

Le doline da crollo presentano pareti subverticali. Nel caso della Pozzatina, queste pareti frastagliate caratterizzano in particolare il versante nord-occidentale, mentre i declivi meridionali e orientali risultano più dolci. La forma complessiva è ellittica, simile a un anfiteatro naturale.[3]

La classificazione ufficiale dell’ISPRA definisce la dolina da crollo come una cavità con forma a pozzo, nei calcari e nelle rocce solubili, formatasi per il crollo del soffitto di grotte sottostanti. La Pozzatina corrisponde pienamente a questa definizione. Ed è per questo che il confronto con le grandi doline da crollo mondiali risulta pertinente.[10]


Come visitare la dolina Pozzatina: territorio tra San Nicandro Garganico e Apricena

La dolina Pozzatina si trova in un’area che ricade per circa quattro quinti nel territorio del comune di San Nicandro Garganico e per il restante quinto nel territorio di Apricena.[11]

Il sito è raggiungibile percorrendo la SP 48 San Nicandro Garganico–San Marco in Lamis fino al tredicesimo chilometro. Da qui, una stradina asfaltata sulla destra conduce nei pressi della dolina, in una posizione sopraelevata vicino a un’azienda agricola.[1]

La conca è circondata da un bosco di lecci e querce. Al centro è presente un pozzo artesiano. Le rocce sono permeabili: l’acqua piovana si infiltra nelle cavità sotterranee senza formare un laghetto.[12]

L’area ricade all’interno del Parco Nazionale del Gargano. La visita è accessibile, ma il sito non è attrezzato per un turismo di massa.


Doline da crollo in Italia e nel mondo: cosa ci insegna il carsismo garganico

Il termine dolina è una parola di origine slovena. Deriva da dol, che in quella lingua significa “valle”. Lo studio del carsismo superficiale si è sviluppato proprio nelle osservazioni condotte nella regione del Carso, al confine tra il Friuli-Venezia Giulia e la Slovenia. Da lì il termine si è diffuso in tutto il mondo scientifico.[13][14]

La tradizione speleologica del Carso triestino, con gruppi come la Commissione Grotte E. Boegan, ha contribuito a costruire il vocabolario tecnico del carsismo moderno.[15]

La dolina Pozzatina del Gargano si inserisce in questo quadro come un caso di speleologia carsica con caratteristiche morfologiche che meritano approfondimento scientifico. Le misurazioni del 2020 hanno aperto un nuovo capitolo nella conoscenza di questa struttura.[5]

Durante la campagna di rilievi dello Speleoteam Montenero, all’interno della Pozzatina sono stati individuati elementi che potrebbero ricondurre alla presenza dell’uomo nell’area già nel periodo musteriano, tra 300.000 e 30.000 anni fa. Tra questi: un monolite usato come segnacolo, un graffito triangolare sulla roccia e un’incavatura a forma di coppella.[5]

La dolina Pozzatina non è solo una struttura geologica. È anche un archivio di presenza umana antica, nel mezzo di un sistema carsico che l’Italia conosce ancora in parte.[3]

Fonti
[1] Dolina Pozzatina – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Dolina_Pozzatina
[2] [PDF] Morfologia Carsica epigea https://www.gslucchese.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/10/CarsismoCB1.pdf
[3] Dolina di Pozzatina tra nuove misurazioni e ritrovamenti straordinari https://www.vincenzogalasso.eu/dolina-di-pozzatina-tra-nuove-misurazioni-e-ritrovamenti-straordinari/
[4] Dolina Pozzatina, è la più grande d’Europa. Aggiornata la sua profondità: 132 metri – Gazzetta H24 https://www.gazzettah24.it/dolina-pozzatina-e-la-piu-grande-deuropa-aggiornata-la-sua-profondita-132-metri/
[5] Dolina Pozzatina, è la più grande d’Europa. Aggiornata la sua profondità: 132 metri https://www.youtube.com/watch?v=nMllpbCWCso
[6] 13. – AREA IDROGEOLOGICA DEL https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-92/memdes_92_2_13_area_idro_gargano.pdf
[7] Le sorgenti del Gargano, l’acquifero carbonatico nascosto tra … https://www.scintilena.com/le-sorgenti-del-gargano-lacquifero-carbonatico-nascosto-tra-carsismo-e-intrusione-marina/03/01/
[8] La geografia del Gargano – – vincenzogalasso.eu https://www.vincenzogalasso.eu/la-geografia-del-gargano/
[9] Dolina Pozzatina, è la più grande d’Europa. Aggiornata … – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=NsKIouLv6k8
[10] la classificazione dei fenomeni di sprofondamento in base alla … https://sgi.isprambiente.it/sinkholeweb/classificazione.html
[13] Dolina carsica – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Dolina_carsica
[15] Doline e Speleobotanica – boegan.it https://www.boegan.it/2008/12/doline-e-speleobotanica/

L'articolo In Puglia la Pozzatina del Gargano: perché la dolina più grande d’Europa è praticamente sconosciuta, anche tra gli speleologi italiani proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Doline Carsiche nel Guangxi: nel Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan ce n’è una con una foresta vergine sul fondo
    Condividi Immagine di copertina distribuita sotto Licenza Creative Commons Scoperta nel maggio 2022 la trentesima dolina carsica della contea di Leye: sul fondo, alberi alti 40 metri e tre grotte nelle pareti. Potrebbe ospitare specie animali e vegetali mai catalogate dalla scienza Nel maggio 2022, una squadra di speleologi in Cina ha calato le corde in una voragine e ha trovato sul fondo un mondo che sembrava non aver mai visto la luce del sole: alberi alti come edifici di dieci p
     

Doline Carsiche nel Guangxi: nel Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan ce n’è una con una foresta vergine sul fondo

Máj 1st 2026 at 09:00

Condividi


Immagine di copertina distribuita sotto Licenza Creative Commons

Scoperta nel maggio 2022 la trentesima dolina carsica della contea di Leye: sul fondo, alberi alti 40 metri e tre grotte nelle pareti. Potrebbe ospitare specie animali e vegetali mai catalogate dalla scienza


Nel maggio 2022, una squadra di speleologi in Cina ha calato le corde in una voragine e ha trovato sul fondo un mondo che sembrava non aver mai visto la luce del sole: alberi alti come edifici di dieci piani, felci giganti, e un silenzio che nessun essere umano aveva mai rotto prima. Era la trentesima dolina carsica scoperta nella stessa contea. Probabilmente non sarà l’ultima.[1][2]


Il Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan: 30 doline carsiche in un unico territorio

Il Geoparco di Leye-Fengshan si trova nella regione autonoma di Guangxi Zhuang, nel sud della Cina. È incastonato tra l’Altopiano Yunnan-Guizhou e il Bacino del Guangxi.[3]

Nel 2010 è entrato a far parte della Rete Mondiale dei Geoparchi UNESCO. Nel 2018 è stato rivalidato. La denominazione ufficiale lo descrive come “il territorio delle grotte e del ponte naturale più lungo del mondo”.[4][5][3]

Le rocce del parco sono prevalentemente sedimentarie. Oltre il 60% è costituito da carbonati di spessore superiore a 3.000 metri, risalenti al Devoniano e al Permiano. Questa configurazione geologica ha favorito, in decine di milioni di anni, la formazione di sistemi carsici tra i più spettacolari del pianeta.[3]

Le forme carsiche presenti nel parco sono molteplici: doline carsiche, canyon, poljes, fiumi sotterranei e sorgenti. Il cluster di Dashiwei comprende da solo 35 doline collassate lungo il corso del fiume sotterraneo Bailang. La più imponente raggiunge i 600 metri di larghezza e 613 metri di profondità.[3]

Con la scoperta di maggio 2022, il numero di doline giganti note nella sola contea di Leye è salito a 30.[2][6]


La scoperta del maggio 2022: la dolina 306×150×192 m classificata “large sinkhole”

La scoperta è avvenuta durante un’esplorazione condotta dall’Institute of Karst Geology of China Geological Survey. Zhang Yuanhai, ingegnere senior dell’istituto, ha reso pubblici i dati ufficiali.[6][1]

La dolina carsica si trova vicino al villaggio di Ping’e, nel circondario di Luoxi. Misura 306 metri di lunghezza, 150 metri di larghezza e 192 metri di profondità. Il volume supera i 5 milioni di metri cubi: l’equivalente di circa 2.000 piscine olimpioniche.[7][8][1]

Per le sue dimensioni, la struttura rientra nella categoria ufficiale delle large sinkhole. Nella terminologia cinese, queste voragini giganti vengono chiamate tiankeng, che significa “pozzo celeste”.[8][9][1]

Il team ha raggiunto il fondo della dolina carsica dopo aver sceso in corda singola più di 100 metri di parete verticale, proseguendo poi a piedi per diverse ore attraverso la vegetazione. L’intera spedizione si è conclusa in sicurezza la sera stessa.[2][8]


Gli alberi di 40 metri sul fondo: la foresta vergine intatta

Chen Lixin, leader della spedizione del team Guangxi 702, ha descritto il paesaggio incontrato sul fondo. Gli alberi antichi cresciuti nella dolina raggiungono quasi 40 metri di altezza.[6][2]

La vegetazione arbustiva densa arriva all’altezza delle spalle. Per muoversi all’interno della foresta vergine è stato necessario aprire un varco tra le piante.[2]

Le condizioni che hanno permesso questo sviluppo biologico sono ben precise. Sul fondo della dolina carsica arriva abbastanza luce solare. La materia organica in decomposizione fornisce sostanze nutritive in modo continuo. L’acqua non manca: i sistemi carsici funzionano come acquiferi naturali.[10][11]

Temperature elevate e umidità costante completano un ecosistema stabile e produttivo. Questo isolamento ha consentito alle specie vegetali e animali di evolversi in modo autonomo rispetto alla superficie.[11]

George Veni, direttore esecutivo del National Cave and Karst Research Institute, ha dichiarato al Washington Post che la foresta potrebbe ospitare specie animali di piccole dimensioni ancora sconosciute alla scienza. Chen Lixin ha aggiunto: “Non sarei sorpreso di scoprire che in queste grotte vi sono specie che non sono mai state segnalate o descritte dalla scienza fino ad ora”.[12][13][14]


Le tre grotte nelle pareti: come le aperture svelano l’evoluzione della dolina

Durante l’esplorazione del fondo e delle pareti, il team ha individuato tre grandi aperture. Zhang Yuanhai le ha descritte come i resti delle prime fasi evolutive della dolina carsica.[1][2]

Queste cavità laterali non sono un elemento secondario. Raccontano la storia geologica della voragine. Ogni apertura corrisponde a una fase in cui la cavità sotterranea preesistente si è aperta verso l’interno, prima che il soffitto cedesse definitivamente.[9][15]

In giugno 2022 è stata condotta una seconda spedizione con un team allargato e una troupe televisiva. Gli esploratori sono penetrati nelle tre aperture e hanno trovato cavità interne già collassate. Questo dato conferma l’ipotesi sull’evoluzione per fasi successive.[15]

La presenza di grotte laterali è un elemento tipico dei tiankeng più complessi. Indica che il sistema carsico sotterraneo ha avuto un percorso evolutivo articolato nel tempo.[9]


Come il carsismo costruisce le doline carsiche passo dopo passo

Le doline carsiche si formano attraverso un processo che può durare migliaia o milioni di anni. La roccia coinvolta è quasi sempre il calcare, composto da carbonato di calcio.[16][17]

L’acqua piovana, assorbendo anidride carbonica dall’atmosfera e dal suolo, diventa leggermente acida. Questa soluzione di acido carbonico attacca chimicamente il carbonato di calcio, trasformandolo in bicarbonato di calcio solubile. Il materiale viene poi disciolto e trasportato via dall’acqua.[18][16]

Il processo scava lentamente fessure sempre più ampie. Col tempo, si formano cavità e gallerie sotterranee percorse da fiumi. Quando il tetto di una cavità diventa troppo sottile per reggersi, collassa. Si apre così la dolina carsica in superficie.[17][9]

Nel caso dei tiankeng come quelli di Leye-Fengshan, il processo è amplificato dalla presenza di fiumi sotterranei. L’acqua che scorre nel sottosuolo rimuove i detriti del crollo, impedendo che la voragine si riempia e permettendole di mantenersi aperta e profonda.[9]

La roccia del Guangxi ha subito questo processo per circa 70 milioni di anni. Il risultato è una concentrazione di doline carsiche senza eguali nel mondo.[5]


Speleologia in Cina: il Guangxi come laboratorio mondiale del carsismo

La Cina detiene la maggior parte dei tiankeng conosciuti sul pianeta. Dopo Cina, le regioni con la più alta densità di queste strutture sono il Messico e la Papua Nuova Guinea.[8][9]

Il Geoparco di Leye-Fengshan ha già attratto spedizioni internazionali. Anche speleologi italiani hanno esplorato l’area, nel 2017.[11]

Le tecnologie di rilevamento si sono evolute rapidamente. La dolina scoperta nel 2022 è stata individuata attraverso immagini satellitari e fotografie da drone, prima di essere confermata sul campo. La ricercatrice Wu Hongying, nota come “Crow”, ha identificato la struttura a partire dalle immagini aeree.[7][15]

Il lavoro sul campo nella dolina carsica appena scoperta non si è fermato alla prima spedizione. L’Institute of Karst Geology ha avviato un programma di ricerca su flora, fauna e sviluppo geologico della voragine. Gli obiettivi includono la valutazione del valore scientifico e conservativo dell’ecosistema.[7]

Il Guangxi rimane oggi uno degli scenari più attivi per la speleologia in Cina e nel mondo. La trentesima dolina carsica di Leye è solo l’ultima di una lunga serie. Secondo gli esperti, il territorio ne custodisce ancora molte altre, ancora da individuare.[3][9]


Fonti principali: Xinhua News Agency, China Daily, Institute of Karst Geology of China Geological Survey, UNESCO Global Geopark – Leye-Fengshan, Scintilena.com[4][10][1][2][3]

Fonti
[1] Cina, scoperta enorme dolina carsica: sul fondo una foresta fossile https://tg24.sky.it/mondo/2022/05/12/cina-dolina-carsica
[2] Giant karst sinkhole discovered in China’s Guangxi https://regional.chinadaily.com.cn/guangxi/2022-05/09/c_1032829.htm
[3] Leye Fengshan UNESCO Global Geopark https://www.unesco.org/en/iggp/leye-fengshan-unesco-global-geopark
[4] GGN- Geopark Annual Report 2022 https://www.globalgeoparksnetwork.org/sites/default/files/2024-04/Leye-Fengshan-UNESCO-Global-Geopark.pdf
[5] World largest sinkhole geopark in Leye and Fengshan[1] – China Daily https://www.chinadaily.com.cn/m/guangxi/hechi/2014-11/10/content_18894678.htm
[6] China discovers giant sinkhole with an ancient forest at the bottom https://watchers.news/2022/05/12/china-discovers-giant-sinkhole-with-an-ancient-forest-at-the-bottom/
[7] Sinkhole in China springs subterranean surprise https://asianews.network/sinkhole-in-china-springs-subterranean-surprise/
[8] Cina: gigantesca dolina carsica scoperta nella regione di Guangxi https://www.scienzenotizie.it/2022/05/11/cina-gigantesca-dolina-carsica-scoperta-nella-regione-di-guangxi-4855482
[9] I Tiankeng Cinesi: Giganteschi Portali verso Mondi Sotterranei … https://www.scintilena.com/i-tiankeng-cinesi-giganteschi-portali-verso-mondi-sotterranei-nascosti/08/21/
[10] Cina l’esplorazione di una gigantesca dolina rivela sul fondo una foresta primordiale e tre possibili grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/cina-lesplorazione-di-una-gigantesca-dolina-rivela-sul-fondo-una-foresta-primordiale-e-tre-possibili-grotte/05/27/
[11] La scoperta incredibile: una foresta primordiale nascosta nel cuore di una gigantesca dolina in Cina! – Scintilena https://www.scintilena.com/la-scoperta-incredibile-una-foresta-primordiale-nascosta-nel-cuore-di-una-gigantesca-dolina-in-cina/11/25/
[12] Ancient Forest Discovered in Chinese Sinkhole – ICMGLT https://icmglt.org/ancient-forest-discovered-in-chinese-sinkhole/
[13] Scoperta in Cina un’antica foresta nascosta: è dentro una voragine profonda 192 metri e potrebbe ospitare un tesoro di biodiversità https://www.ohga.it/scoperta-in-cina-unantica-foresta-nascosta-e-dentro-una-voragine-profonda-192-metri/
[18] Cenni sulla vegetazione delle doline, dei baratri e delle Grotte del Carso per i corsi di introduzione alla speleologia https://www.boegan.it/2008/12/doline-e-speleobotanica/

L'articolo Doline Carsiche nel Guangxi: nel Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan ce n’è una con una foresta vergine sul fondo proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Sima Humboldt: la dolina nella quarzite che ha sfidato la geologia, nascosta sulla cima di un tepui venezuelano
    Condividi In copertina il Salto Angel, Venezuela. Immagine distribuita sotto Creative Commons Nel cuore del Parco Nazionale Jaua-Sarisariñama, una delle doline più grandi del pianeta dimostra che il carsismo può svilupparsi anche nella roccia che i manuali considerano insolubile Era il 25 novembre 1961. Il pilota Harry Gibson sorvolava la foresta vergine del Venezuela meridionale quando scorse due aperture circolari e perfettamente simmetriche sulla sommità di una montagna a tavola
     

Sima Humboldt: la dolina nella quarzite che ha sfidato la geologia, nascosta sulla cima di un tepui venezuelano

Máj 1st 2026 at 08:00

Condividi


In copertina il Salto Angel, Venezuela. Immagine distribuita sotto Creative Commons

Nel cuore del Parco Nazionale Jaua-Sarisariñama, una delle doline più grandi del pianeta dimostra che il carsismo può svilupparsi anche nella roccia che i manuali considerano insolubile


Era il 25 novembre 1961. Il pilota Harry Gibson sorvolava la foresta vergine del Venezuela meridionale quando scorse due aperture circolari e perfettamente simmetriche sulla sommità di una montagna a tavola. Non erano laghi. Non erano crateri vulcanici. Erano doline scavate in quarzite — una roccia che la geologia classica considerava impermeabile all’azione dell’acqua. Quella visione dall’alto avrebbe aperto uno dei capitoli più discussi della speleologia mondiale: la storia di Sima Humboldt, la dolina in quarzite più grande del pianeta, ospitata dal tepui Sarisariñama nello Stato di Bolívar, in Venezuela.


I tepui del Venezuela: altopiani di quarzite con ecosistemi da mondo perduto

I tepui sono montagne tabulari composte da arenarie e quarziti tra le più antiche del pianeta, con un’età compresa tra 1,6 e 2 miliardi di anni. Si innalzano come enormi isole rocciose sopra la foresta amazzonica e la Gran Sabana, nel Venezuela sud-orientale, al confine con Brasile e Guyana. Le loro pareti verticali superano in alcuni casi i mille metri di dislivello.[1]

Il Sarisariñama è uno dei tepui più isolati dell’intero paese. Si trova a diverse centinaia di chilometri dalla strada più vicina. La sua sommità raggiunge i 2.350 metri di quota e copre un’area di circa 547 km². Fa parte del Parco Nazionale Jaua-Sarisariñama, nello Stato di Bolívar. È l’unico tepui la cui cima è interamente ricoperta da una foresta alta tra i 15 e i 25 metri.[2][3][4]

La caratteristica che lo distingue da tutti gli altri, però, non è la vegetazione. È la presenza di doline.


La scoperta dall’aereo: 1961, il pilota Harry Gibson avvista le simas

I primi avvistamenti aerei del Sarisariñama risalgono al 1954. Le voci si diffusero lentamente tra i piloti che operavano nella regione. Ma fu il 25 novembre del 1961 che la scoperta divenne documentata: Harry Gibson, sorvolando il tepui, individuò dall’alto le due enormi aperture circolari che oggi portano il nome di Sima Humboldt e Sima Martel.[5][2]

Gibson non era uno speleologo. Era un pilota — compagno di James Crawford Angel, il celebre aviatore che aveva segnalato per primo il Salto Angel, la cascata più alta del mondo. La sua segnalazione aprì la strada a decenni di ricerche. Il Sarisariñama divenne una destinazione ambita per spedizioni scientifiche e speleologiche.[3][4]

La prima discesa vera e propria nella Sima Humboldt fu compiuta nel febbraio del 1974, grazie a un’operazione logistica complessa: un elicottero trasportò sulla sommità trenta ricercatori, tra botanici, ornitologi, geologi, erpetologi e archeologi. Tra i partecipanti figurava il naturalista Charles Brewer-Carías, che guidò la spedizione e documentò le prime osservazioni scientifiche sul fondo della dolina.[6][7]


Un carsismo in quarzite: come si formano doline sulla roccia ritenuta indissolubile

Il punto che rende Sima Humboldt un caso di studio fondamentale nella speleologia mondiale non è la sua dimensione. È il tipo di roccia in cui si è formata.

Il carsismo classico agisce sui carbonati — calcari e dolomie — attraverso la dissoluzione del carbonato di calcio da parte dell’acqua acidificata dall’anidride carbonica. È un processo noto, studiato da secoli. La quarzite, composta per oltre il 95% di silice, era considerata una roccia non carsificabile.[8][1]

Le esplorazioni nei tepui venezolani hanno dimostrato che questa certezza era sbagliata. Nella quarzite la dissoluzione avviene per via chimica, con la silice che entra in soluzione come acido silicico (H?SiO?). Il processo è molto più lento rispetto al calcare, ma in milioni di anni — su rocce vecchie di oltre un miliardo di anni — ha prodotto cavità, gallerie e doline di proporzioni eccezionali.[9][1]

Le forme carsiche dei tepui rappresentano oggi un capitolo autonomo nella geomorfologia. Le grotte di quarzo dello Scudo della Guiana sono considerate un caso unico nella speleologia mondiale. A differenza dei tiankeng cinesi, che si formano per collasso di gallerie calcaree, la Sima Humboldt è il risultato di un processo di dissoluzione diretta della quarzite in condizioni tropicali umide, accelerata dall’azione meccanica dell’acqua sui piani di frattura della roccia.[10][1]


Le misure di Sima Humboldt: 314 metri di profondità, 18 milioni di m³ di volume

La dolina in quarzite del Sarisariñama ha dimensioni che non trovano confronto in altre formazioni analoghe. L’apertura superiore misura al massimo 352 metri di larghezza. A scendere, le pareti si allargano: alla base il diametro raggiunge i 502 metri. La profondità verticale è di 314 metri.[11][6]

Il volume complessivo della Sima Humboldt è di 18 milioni di metri cubi. Le pareti sono quasi perfettamente verticali, in certi tratti strapiombanti, il che rende impossibile qualsiasi discesa senza attrezzatura tecnica da speleologia alpinistica.[12][3]

A soli 700 metri dal bordo della Sima Humboldt si apre la Sima Martel, una seconda dolina profonda 248 metri. In totale, sul Sarisariñama sono state individuate quattro cavità di questo tipo. La dolina maggiore ha preso il nome del geografo e naturalista tedesco Alexander von Humboldt.[13][5]


La prima discesa nel 1974 e l’esplorazione polacca del 1976

La discesa del 1974 rappresentò il momento in cui la speleologia entrò fisicamente in contatto con questo ambiente. Fu la prima volta che esseri umani raggiungevano il fondo della Sima Humboldt. L’impresa non fu priva di difficoltà: il gruppo rimase temporaneamente bloccato all’interno della dolina prima di riuscire a risalire.[14][13]

Due anni dopo, nel 1976, un team di speleologi polacchi condusse una ricognizione più sistematica della cavità. L’esplorazione polacca del 1976 ha lasciato tracce documentali importanti per la comprensione morfologica della dolina in quarzite. L’associazione La Venta, attiva da trent’anni nell’esplorazione dei tepui venezolani, ha seguito le stesse rotte nei decenni successivi, con spedizioni che hanno portato alla scoperta di decine di chilometri di cavità sotterranee in quarzite sull’Auyán-Tepui e su altri altopiani dello Scudo della Guiana.[15][10]

L’accesso al Sarisariñama è oggi riservato esclusivamente a ricercatori scientifici autorizzati.[3]


La foresta nel fondo: specie endemiche di una dolina isolata da millenni

Sul fondo della Sima Humboldt non c’è roccia nuda. C’è una foresta. Alta, densa, composta da specie che non esistono in nessun altro luogo della Terra.[14]

Le pareti verticali hanno funzionato per milioni di anni come barriere insormontabili. Gli organismi che si trovano al fondo della dolina si sono evoluti in isolamento totale, senza possibilità di scambio genetico con le popolazioni esterne. Tra le specie documentate dalle spedizioni figurano rane endemiche che trasportano i piccoli sul dorso, grilli senza ali, formazioni di stromatoliti — strutture viventi di origine batterica — e piante del genere Chimantaea, simili a girasoli giganti, che non crescono altrove.[14]

I tepui del Venezuela, e in particolare il Sarisariñama, ospitano in generale ecosistemi quasi insulari con elevati tassi di endemismo vegetale e animale. Questo vale per la superficie degli altopiani. Nel caso della Sima Humboldt, l’isolamento è doppio: la sommità del tepui è già separata dalla foresta circostante dalle pareti rocciose; la foresta sul fondo della dolina è separata anche dalla sommità del tepui.[1]

Il risultato è un ecosistema nell’ecosistema. Una nicchia biologica che la speleologia ha contribuito a svelare, ma che rimane in larga parte ancora da esplorare e catalogare.

Speleobotanica delle doline

Il punto di partenza è controintuitivo ma reale: sul fondo delle grandi doline carsiche non c’è roccia nuda — c’è una foresta. Alta, densa, e biologicamente straordinaria. Il motivo è fisico: l’inversione termica dolinare, quel fenomeno per cui l’aria fredda precipita e si accumula nel fondo della depressione creando un “lago di freddo” permanente, con gradienti termici che possono superare 1°C per metro di profondità e differenze di temperatura fino a 30-35°C rispetto all’aria esterna.


Il report esplora in dettaglio:
La fisica del topoclima dolinare e perché scendere di 50 m in una dolina equivale a salire 600 m di quota
L’Asaro-Carpinetum betuli, l’associazione forestale endemica dei fondi di dolina del Carso, con carpino bianco, dente di cane, anemone, bucaneve
Le specie relitte dell’era glaciale sopravvissute solo nelle doline come isole di freddo in un clima ormai troppo caldo per loro
Horstrissea dolinicola, pianta monospecifica di Creta che vive esclusivamente in poche doline, con una popolazione totale di poche decine di individui[doaj +1]
Le tiankeng cinesi (come quella di Leye, 306×150×192 m) con le loro foreste primordiali intatte e la possibilità di specie mai descritte[boegan +1]
La zonazione verticale dalla dolina alle grotte sotterranee, che riproduce milioni di anni di evoluzione vegetale
Il ruolo cruciale delle doline come microrifugi per il cambiamento climatico futuro

Speleobotanica: La Foresta nel Fondo delle Doline

Introduzione: Un Mondo Vegetale Nascosto

La speleobotanica è la branca della biospeleologia che studia la flora degli ambienti carsici: dall’ingresso delle grotte agli abissi, dai baratri alle doline. A differenza di quanto si potrebbe intuire, il suo campo d’indagine più ricco e sorprendente non si trova nell’oscurità assoluta dei cunicoli, bensì nelle grandi depressioni carsiche aperte verso il cielo: le doline. Sul fondo di queste voragini naturali — dove l’immaginario comune si aspetta solo roccia nuda e desolazione — si nascondono alcune delle foreste più dense, umide e antiche del paesaggio europeo, popolate da specie che non esistono in nessun altro luogo della Terra.

Questo paradosso botanico è il cuore della speleobotanica moderna: le doline sono isole ecologiche, microrifugi di biodiversità che hanno salvato specie vegetali dall’estinzione durante le glaciazioni, e che oggi rappresentano l’ultima difesa di molte piante rare contro il riscaldamento globale.


Che Cos’è una Dolina Carsica

La dolina (dal termine sloveno dol, “valle”) è una depressione del terreno tipica dei paesaggi carsici, generata dalla dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche. L’acqua meteorica, arricchita di CO? atmosferica e organica del suolo, forma acido carbonico che reagisce con il calcare secondo la reazione:

CaCO? + CO? + H?O ? Ca(HCO?)?

Il bicarbonato di calcio solubile viene poi drenato verso il basso, allargando progressivamente fratture, pozzi e gallerie fino al crollo della volta. Le dimensioni variano enormemente: dalle poche decine di metri di diametro e pochi metri di profondità, fino a giganti come la Conca di Orle presso Fernetti (350×400 m, profondità 90 m) o le grandi doline del Carso sloveno.

Il fondo delle doline accumula nel tempo quantità considerevoli di terreno argilloso-limoso — la caratteristica terra rossa (terra rossa), ricca di composti di ferro e alluminio — che conferisce ai suoli una fertilità notevole e trattiene umidità. Su questo substrato si sviluppa una vegetazione che non ha nulla a che vedere con il paesaggio sassoso e arido della superficie carsica circostante.


Il Topoclima Dolinare: Inversione Termica e Microclima Estremo

Il fenomeno fisico che più di ogni altro determina la straordinaria specificità biologica delle doline è l’inversione termica, nota anche come topoclima dolinare. In condizioni normali la temperatura dell’aria diminuisce con l’altitudine; nelle doline accade l’inverso: l’aria fredda e densa scivola verso il basso e rimane intrappolata nel fondo della conca, stratificando in un “lago di aria fredda”.

Il gradiente termico verticale nelle doline è straordinariamente accentuato. Scendendo nel fondo di una dolina del Carso la temperatura diminuisce di circa 7°C ogni 100 m di profondità, dodici volte superiore al normale gradiente altimetrico esterno (0,6°C/100 m). Detto diversamente, scendere di 50 m in una dolina equivale — in termini di temperatura — a salire su un rilievo di 600 m. Nelle doline montane delle Prealpi venete, monitorate da ARPA Veneto, la minima assoluta registrata ha raggiunto -49,6°C al suolo, con gradienti notturni superiori a 1°C per metro e differenze di temperatura rispetto all’aria libera fino a 30-35°C.

Queste condizioni termiche generano un microclima radicalmente diverso da quello del plateau carsico circostante:

  • Estate: il fondo è significativamente più fresco e umido della superficie
  • Inverno: temperature estreme con gelate intense anche in pianura
  • Escursione termica: fortissima, con rapide variazioni notturne
  • Umidità: molto elevata, con formazione di nebbie e rugiada abbondante

La conseguenza botanica è una vera e propria inversione della vegetazione: le specie più termofile e xerofile si trovano ai bordi soleggiati della dolina, mentre le specie mesofile e freddo-adattate occupano il fondo fresco e umido — l’esatto contrario di quanto avviene su un versante di collina normale.


La Foresta del Fondo: Asaro-Carpinetum betuli

La comunità vegetale tipica dei fondi di dolina nel paesaggio carsico nord-adriatico è l’Asaro-Carpinetum betuli, un’associazione forestale che prende nome dalle sue due specie indicatrici: il carpino bianco (Carpinus betulus) e l’asaro (Asarum europaeum).

Il carpino bianco è una specie molto sensibile alla siccità estiva e normalmente assente dall’altipiano carsico, dove la roccia calcarea drena rapidamente le acque meteoriche; eppure nei fondi dolina trova le condizioni fredde e umide che gli consentono di prosperare. Questa apparente anomalia è in realtà la firma di una storia climatica millenaria: le doline hanno conservato condizioni simili a quelle del periodo post-glaciale, quando queste specie erano distribuite su tutto il Carso prima che il clima si riscaldasse.

Nello strato arboreo dell’Asaro-Carpinetum troviamo anche nocciolo (Corylus avellana), rovere (Quercus petraea) e cerro (Quercus cerris). Il sottobosco è dominato da geofite — piante con bulbi e rizomi adattate a fiorire precocemente in inverno-primavera, sfruttando la finestra di luce disponibile prima che il fogliame arboreo si chiuda:

  • Erythronium dens-canis (dente di cane)
  • Anemone nemorosa (anemone dei boschi)
  • Lathyrus vernus (cicerchia primaverile)
  • Isopyrum thalictroides (isopiro)
  • Scilla bifolia (scilla a due foglie)
  • Galanthus nivalis (bucaneve)
  • Primula vulgaris (primula comune)
  • Asarum europaeum (asaro europeo)

Queste geofite fioriscono nei mesi di febbraio-marzo, quando la radiazione solare nel fondo della dolina è massima (gli alberi non hanno ancora emesso le foglie) e la differenza di temperatura con l’esterno crea un effetto di campana protettiva.


Specie Relitte e Flora Endemica: Rifugi dall’Era Glaciale

Il fenomeno più scientificamente rilevante della speleobotanica dolinare è la conservazione di specie relitte — piante che sopravvivono in habitat isolati come fossili viventi di epoche climatiche passate.

Durante le glaciazioni del Quaternario, molte specie montane e boreali colonizzarono le pianure e gli altipiani europei, compreso il Carso. Con il riscaldamento post-glaciale, queste specie si ritirarono verso quote più elevate o verso nord — tranne nei microhabitat che mantenevano condizioni fredde: fondi di doline, gole, versanti nord. Le doline divennero così isole di freddo in un “oceano” di clima temperato, preservando specie che altrimenti si sarebbero estinte alle quote basse.

Uno studio pubblicato sull’International Journal of Speleology (Bátori et al., 2014) ha analizzato 29 doline in Ungheria (Mecsek Mountains e Aggtelek Karst), documentando oltre 900 specie di piante vascolari. I risultati mostrano che:

  • Nelle doline più grandi e profonde si concentrano le specie freddo-adattate (Aconitum vulparia, Aruncus dioicus, Asplenium scolopendrium, Lunaria rediviva, Polystichum aculeatum)
  • Queste specie sono ristrette ai fondi di dolina e assenti dai boschi circostanti
  • La curva specie-area per le specie freddo-adattate ha un esponente molto elevato (z = 0.65), indicando che le doline grandi sono rifugi critici
  • La distribuzione delle specie è significativamente nidificata (nested): le doline piccole contengono sempre un sottoinsieme delle specie delle doline grandi

Specie Endemiche Strettamente Dolinicole

Alcune specie hanno sviluppato un endemismo così stretto da vivere esclusivamente nei fondi di dolina, senza alcuna popolazione nota in altri habitat. Il caso più estremo è quello di Horstrissea dolinicola, un’ombrellifera scoperta nel 1990 e unico rappresentante del genere Horstrissea (monotipico).

Horstrissea dolinicola cresce soltanto sul Monte Ida (Psiloritis), nella Creta centrale, a circa 1500 m di quota, in poche doline calcaree stagionalmente allagate. La sua popolazione totale conta poche decine di individui su un’area di circa 3.000 m². La radice cilindrica può raggiungere 10 cm di profondità mentre le foglie e le infiorescenze superano appena 2-3 cm di altezza. Classificata come Critically Endangered (CR) dalla IUCN, è considerata una delle 50 piante più minacciate delle isole mediterranee.

Dalla letteratura scientifica emergono altri esempi notevoli di piante endemiche strettamente legate alle doline: Specie Distribuzione Note Horstrissea dolinicola Monte Ida, Creta (Grecia) Unico rappresentante del genere; CR IUCN Cerastium dinaricum Dinaridi, Slovenia Endemica delle doline montane dinariche Dracocephalum ruyschiana Altopiano di Pešter (Serbia), Bükk (Ungheria) Relitto boreale in doline isolate Biebersteinia orphanidis Peloponneso (Grecia) Biogeograficamente significativa Pulsatilla vernalis Alpi Giulie (Slovenia) Relitto alpino in doline carsiche Stachys alpina Mecsek (Ungheria) Relitto glaciale ristretto ai fondi di dolina


Il Caso Limite: Le “Tiankeng” Cinesi e le Foreste Primordiali

Il fenomeno raggiunge la sua espressione più spettacolare nelle grandi doline tropicali della Cina meridionale, note come Tiankeng (“pozzi celesti”). Nel maggio 2022 un team di speleologi dell’Institute of Karst Geology of China Geological Survey ha esplorato una dolina gigante nella Contea di Leye, nella regione autonoma del Guangxi Zhuang.

Le dimensioni sono colossali: 306 m di lunghezza, 150 m di larghezza, 192 m di profondità, per un volume superiore a 5 milioni di metri cubi. Gli esploratori sono scesi in corda doppia per oltre 100 m e hanno raggiunto il fondo dopo ore di cammino attraverso una foresta primordiale intatta, con alberi alti quasi 40 m.

Secondo Chen Lixin, capo della spedizione, le “fitte piante da ombra arrivano all’altezza delle spalle” e l’ecosistema ha avuto la possibilità di crescere ed evolversi in modo autonomo e isolato dalla superficie per un tempo immemorabile. Gli scienziati non escludono la possibilità di scoprire nuove specie vegetali e animali ancora sconosciute alla scienza, poiché la dolina offre tutte le condizioni necessarie: luce sufficiente che penetra dall’alto, materia organica in continua decomposizione, abbondanza d’acqua derivante dal drenaggio carsico, temperatura e umidità costanti.

Il Guangxi ospita il Leye-Fengshan Global Geopark, inserito nella rete mondiale dei Geoparchi UNESCO nel 2010, con il maggiore sistema di tiankeng al mondo. Situazioni simili sono state documentate in altre doline della stessa regione, alcune delle quali ospitano rododendri, Paris polyphylla e specie animali rare come il cobra cinese.


Zonazione Verticale della Vegetazione nelle Pareti di Dolina e Grotta

Una delle caratteristiche più affascinanti della speleobotanica è la seriazione verticale della vegetazione: scendendo dalla superficie verso il fondo di una dolina (e poi eventualmente verso l’ingresso di una grotta sottostante), si attraversa in pochi decine di metri una successione ecologica che riproduce epoche evolutive e climi diversi.

Dal bordo al fondo di una dolina:

  1. Bordo/rima (esposta a Sud) — vegetazione xerofita e termofila: querce xerotermiche (Quercus cerris, Q. pubescens), lande carsiche con specie steppiche
  2. Versante meridionale (rivolto a Nord) — bosco mesofilo a carpino bianco con edera, felci, specie geofite del sottobosco
  3. Fondo — Asaro-Carpinetum betuli: carpino, nocciolo, dente di cane, anemone, bucaneve, isopiro

Dalla dolina all’ingresso della grotta (zona di transizione):

Quando sul fondo della dolina si apre un pozzo o un ingresso di grotta, il gradiente diventa ancora più marcato. La vegetazione è descritta dalla Commissione Grotte Eugenio Boegan (Trieste) come una successione di fasce dipendenti dalla quantità di luce disponibile: Zona Luce disponibile Flora dominante Zona fotovariabile (dolina e imbocco) 1/200 – 1/700 luce esterna Fanerogame (Hedera helix, geofite); felci (Asplenium trichomanes, Phyllitis scolopendrium, Polypodium vulgare) Zona fotostabile (grotta superficiale) 1/700 – 1/1000 luce esterna Briofite (Thamnium alopecurum), Epatiche (Marchantia polymorpha, Conocephalum conicum) Zona crepuscolare profonda 1/1000 – 1/2000 luce esterna Alghe verdi (Cloroficee) e azzurre (Cianoficee) Oscurità assoluta Assenza di luce Solo funghi microscopici, muffe, batteri chemiosintetici

Questa zonazione verticale — osserva lo stesso studio — “riassume in sé molti milioni di anni di storia evolutiva, poiché la distribuzione verticale della vegetazione, procedendo dal basso verso l’alto, riproduce l’ordine di emersione dall’acqua dei vegetali”.


Fattori Ecologici che Modellano la Flora Dolinare

La composizione floristica di una dolina dipende da una complessa interazione di fattori che agiscono a diverse scale spaziali.

Geometria della Dolina

La forma della depressione è il fattore più determinante a scala locale. Doline profonde e con pareti verticali:

  • Favoriscono un’inversione termica più intensa
  • Limitano la radiazione solare diretta
  • Creano condizioni più umide e fresche
  • Ospitano un maggior numero di specie freddo-adattate

Il rapporto profondità/diametro è un indicatore chiave: doline con rapporto elevato (> 0.25) ospitano comunità più distinte rispetto ai boschi circostanti. Una dolina piccola ma con pareti verticali può ospitare più specie rare di una dolina grande ma poco profonda.

Disponibilità di Risorse Edafiche

Un recente studio (2023) pubblicato su iScience ha dimostrato che le doline agiscono contemporaneamente come microrifugi climatici E come microrifugi di risorse: oltre alla temperatura più fresca, il suolo arricchito di materia organica, umidità e nutrienti favorisce la persistenza di specie sensibili al cambiamento climatico che non troverebbero condizioni adeguate altrove nel paesaggio circostante.

Orientamento dei Versanti

Nelle doline di medie e grandi dimensioni si crea una vera asimmetria di versante: il versante nord della dolina riceve più sole (perché si affaccia verso sud) ed è più termofilo; il versante sud è in ombra, più fresco e umido. Questa asimmetria permette la coesistenza, a distanze di pochi metri, di specie con esigenze ecologiche opposte — un caso di elevatissima beta-diversità su scala spaziale ridottissima.


Doline come Microrifugi per il Cambiamento Climatico

La letteratura scientifica degli ultimi vent’anni converge su una conclusione di crescente urgenza conservazionistica: le doline carsiche saranno tra i microrifugi più importanti per la sopravvivenza della biodiversità vegetale in un pianeta che si riscalda.

Uno studio del 2014 sull’Annals of Botany (Bátori et al.) ha dimostrato che nelle doline dell’Ungheria sia il macroclima regionale che i fattori locali (orientamento, tipo di vegetazione) influenzano significativamente le specie freddo-adattate, e che queste strutture “possono essere cruciali per la sopravvivenza delle piante freddo-adattate sotto il riscaldamento globale in corso”. Lo studio del 2019 su Scientific Reports (Bátori et al.) ha confermato che le doline ospitano una diversità di microhabitat microclimatici che facilita la persistenza di taxa con preferenze ambientali diverse.

Paradossalmente, però, anche i rifugi dolinari possono diventare trappole se il riscaldamento globale supera la loro capacità di tamponamento climatico. Un ulteriore rischio viene dalle attività forestali: uno studio del 2019 ha dimostrato che la deforestazione intensiva delle aree circostanti riduce significativamente il numero di specie vulnerabili nelle doline, diminuendo la loro capacità di fungere da rifugi per le specie adattate al fresco.


La Briologia e la Lichenicoltura dei Baratri: Oltre le Fanerogame

La speleobotanica non si limita alle piante con fiori. Le pareti dei baratri carsici e degli ingressi di grotta ospitano comunità di briofite (muschi ed epatiche) di straordinario interesse, alcune delle quali non trovano ambienti adatti al di fuori di queste nicchie criptiche.

Tra le briofite tipiche degli ambienti dolinari e degli ingressi di grotta si ricordano:

  • Thamnium alopecurum (muschio a volpe)
  • Marchantia polymorpha (epatica comune)
  • Conocephalum conicum (epatica a cono)

Le lichen sono invece rappresentate negli ambienti rupestri carsici da numerose specie crittogamiche specializzate che, in Italia, sono oggetto di notulae floristiche pubblicate annualmente su riviste come Italian Botanist. La conservazione di queste comunità crittogamiche dipende dalla disponibilità di superfici rocciose umide e ombreggiate — condizioni strutturalmente fornite dagli ambienti dolinari.


La Lampenflora: Flora Indotta dall’Uomo nelle Grotte Turistiche

Un fenomeno speculare — la creazione di vegetazione in ambienti che ne sarebbero naturalmente privi — avviene nelle grotte turistiche attrezzate con illuminazione artificiale. L’installazione di luci crea condizioni di fotosintesi sufficienti per la crescita di alghe, cianobatteri e diatomee sulle pareti: la cosiddetta lampenflora.

Uno studio sulle grotte del Nord-Ovest italiano ha identificato tre gruppi principali di microrganismi che compongono la lampenflora (diatomee, cianobatteri e alghe verdi) e ha analizzato come i diversi parametri ambientali (intensità luminosa, temperatura, umidità) ne influenzino differenzialmente la crescita. La lampenflora costituisce un problema per la conservazione delle grotte, poiché altera l’aspetto estetico dei concrezionamenti e può contribuire al degrado chimico delle superfici. Paradossalmente, essa dimostra che, in presenza di sufficiente energia luminosa, anche gli ambienti più estremi possono essere colonizzati dalla vita vegetale.


Il Profilo Botanico dei Baratri Carsici: Caso Studio del Carso Triestino

Il lavoro pubblicato dalla Commissione Grotte Eugenio Boegan (2009) sul profilo botanico-vegetazionale dell’Abisso Bonetti nel Carso Goriziano rappresenta un caso studio emblematico della speleobotanica italiana. L’area è descritta come un territorio di transizione fra il Carso e l’entroterra prealpino, con comunità vegetali fortemente influenzate dall’esposizione, dalla profondità e dalla geometria delle voragini. Lo studio evidenzia come solo alcune voragini — quelle con ampie aperture, pozzi profondi e carattere decisamente “baratroide” — raggiungano dimensioni e condizioni tali da assumere rilevanza speleobotanica significativa.

Il Carso Triestino, con oltre 2.000 specie di piante vascolari, è considerato uno dei più ricchi serbatoi di biodiversità dell’Italia, dove molte piante di origine balcanica o orientale trovano le uniche stazioni in territorio italiano. Alcune di queste specie — come la cinquefoglia di Tommasini (Potentilla tommasiniana) e la genziana triestina (Gentiana verna subsp. tergestina) — vivono nelle lande carsiche, in condizioni di aridità estrema, mentre nelle doline troviamo le loro antitesi ecologiche: le specie mesofile e freddo-adattate dell’Asaro-Carpinetum.


Stato della Ricerca e Prospettive

Nonostante decenni di studi, la speleobotanica delle doline rimane un campo relativamente inesplorato rispetto alla biospeleologia animale. I principali ambiti di ricerca attiva comprendono:

1. Quantificazione del ruolo microrefugiale delle doline — Con gli strumenti della bioclimatologia e della modellistica della distribuzione delle specie (SDM), i ricercatori cercano di prevedere quali doline diventeranno i refugia più importanti sotto diversi scenari di cambiamento climatico.

2. Scoperta di nuove specie nelle tiankeng tropicali — Le grandi doline delle regioni carsiche tropicali (Cina, Messico, Papua Nuova Guinea) sono ancora in gran parte inesplorate biologicamente. Ogni spedizione può portare alla scoperta di specie vegetali nuove per la scienza.

3. Effetti del disturbo antropico — La deforestazione, l’agricoltura intensiva e l’abbandono del pascolamento stanno modificando la vegetazione delle doline in modi ancora non completamente compresi. Alcune doline del Carso storico, usate per secoli come orti o campi, stanno ricostituendo la vegetazione naturale, offrendo preziose opportunità per lo studio della ricolonizzazione.

4. Conservazione delle specie strettamente dolinicole — Per specie come Horstrissea dolinicola, con popolazioni contate in decine di individui, sono stati avviati programmi urgenti di conservazione ex situ (banche del seme), reinforzo in situ e protezione legale degli habitat.


Conclusione: Le Doline come Portali del Tempo

Le doline non sono semplici depressioni nel paesaggio carsico. Sono portali del tempo biologico: capaci di portare nel presente la flora dell’era glaciale, di isolare specie in evoluzione silenziosa per millenni, di custodire biodiversità vegetale che l’intero pianeta avrebbe altrimenti perduto. La foresta che cresce nel loro fondo non è una curiosità estetica — è un archivio vivente della storia evolutiva della Terra.

La speleobotanica ha il compito di leggere questo archivio, e la sua urgenza cresce con il cambiamento climatico: mentre le temperature di superficie si alzano, i fondi di dolina rimangono isole di freddo — rifugi sempre più preziosi, sempre più fragili, per una biodiversità vegetale sempre più sotto pressione. Comprendere questi ambienti significa non solo soddisfare la curiosità scientifica, ma anche identificare i luoghi in cui la natura stessa ha già sviluppato, nel corso di milioni di anni, la sua strategia di sopravvivenza.

Fonti
[1] Incontro La Venta Grotte di quarzo dei tepui – Scintilena https://www.scintilena.com/incontro-la-venta-grotte-di-quarzo-dei-tepui-a-roma-una-conferenza-racconta-trentanni-di-esplorazioni-nello-scudo-della-guiana/03/01/
[2] Cerro Sarisariñama – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Cerro_Sarisari%C3%B1ama
[3] Sarisariñama – Wikipedia, la enciclopedia libre https://es.wikipedia.org/wiki/Sarisari%C3%B1ama
[4] Cerro Sarisariñama – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Sarisarinama
[6] Sima Humboldt – Grotta naturale a pozzo nel tepuy Sarisariñama … https://it.aroundus.com/p/9829863-sima-humboldt
[7] breve storia delle esplorazioni sui tepuy – boegan.it https://www.boegan.it/1993/01/storia-delle-esplorazioni/
[8] Carsismo, cos’è e come riesce a formare grotte, doline, stalattiti e … https://www.geopop.it/carsismo-cose-e-come-riesce-a-formare-grotte-doline-stalattiti-e-stalagmiti/
[9] Silice_Carso_classico.indd http://www.boegan.it/wp-content/uploads/2009/10/3_Merlak.pdf
[10] Auyán-Tepui: grotte alle origini del tempo – Scintilena https://www.scintilena.com/auyan-tepui-grotte-alle-origini-del-tempo/02/02/
[11] Sima Humboldt – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Sima_Humboldt
[15] Sarisariñama le grandi simas del venezuela – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=y2xuI_sJfp8
[23] “Auyán-Tepui: grotte alle origini del tempo” in scena a … https://www.scintilena.com/auyan-tepui-grotte-alle-origini-del-tempo-in-scena-a-bologna/06/02/
[25] Tepui, le montagne perdute: a Roma trent’anni di esplorazioni nelle … https://www.scintilena.com/tepui-le-montagne-perdute-a-roma-trentanni-di-esplorazioni-nelle-grotte-di-quarzo-dello-scudo-della-guiana/02/10/
[31] Auyán-Tepui: grotte alle origini del tempo, un viaggio nella speleologia amazzonica – Scintilena https://www.scintilena.com/auyan-tepui-grotte-alle-origini-del-tempo-un-viaggio-nella-speleologia-amazzonica/05/13/
[32] Zone carsiche e Tubi di lava segnalati dall’UNESCO per diventare … https://www.scintilena.com/zone-carsiche-e-tubi-di-lava-segnalati-dallunesco-per-diventare-patrimonio-dellumanita/06/20/
[48] Dalle Caverne alla Scienza: Martel Inventò la Speleologia … https://www.scintilena.com/dalle-caverne-alla-scienza-come-martel-invento-la-speleologia-moderna/01/23/
[59] [PDF] the true identity and characteristics of simia albifrons humboldt, 1812 https://primate.socgen.ucla.edu/index.php/multivitaminic/issue/download/54/56

L'articolo Sima Humboldt: la dolina nella quarzite che ha sfidato la geologia, nascosta sulla cima di un tepui venezuelano proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Great Blue Hole vs Taam Ja’: la guerra dei record tra le doline sommerse che nessuno riesce a misurare davvero
    Condividi Immagine di copertina rilasciata sotto Creative Commons Le doline marine del Mar dei Caraibi ridisegnano i confini tra speleologia e oceanografia: il Great Blue Hole del Belize ha 318 metri di diametro e 124 di profondità, ma il Taam Ja’ messicano lo supera con oltre 420 metri verso il basso — e il fondo non è ancora stato trovato. Nel 1971 Jacques Cousteau portò la sua nave Calypso nei pressi di Lighthouse Reef, al largo del Belize, e dichiarò il Great Blue Hole uno dei
     

Great Blue Hole vs Taam Ja’: la guerra dei record tra le doline sommerse che nessuno riesce a misurare davvero

Máj 1st 2026 at 07:00

Condividi


Immagine di copertina rilasciata sotto Creative Commons

Le doline marine del Mar dei Caraibi ridisegnano i confini tra speleologia e oceanografia: il Great Blue Hole del Belize ha 318 metri di diametro e 124 di profondità, ma il Taam Ja’ messicano lo supera con oltre 420 metri verso il basso — e il fondo non è ancora stato trovato.


Nel 1971 Jacques Cousteau portò la sua nave Calypso nei pressi di Lighthouse Reef, al largo del Belize, e dichiarò il Great Blue Hole uno dei migliori siti di immersione del mondo. Cinquant’anni dopo, nella Baia di Chetumal a poche centinaia di chilometri di distanza, i ricercatori hanno individuato una dolina quattro volte più profonda che i loro strumenti non riescono ancora a raggiungere. La storia dei blue hole è appena iniziata.[1][2][3][4]


Cosa sono i blue hole: doline senza cielo

Una dolina marina è una grande cavità carsica subacquea. La sua origine risale a periodi in cui il livello del mare era molto più basso, come nel Pleistocene. Il termine blue hole — letteralmente “buco blu” — descrive bene l’aspetto visivo: viste dall’alto o dalla superficie, queste cavità appaiono come cerchi di blu intenso che contrastano con le acque più chiare e basse che le circondano.[5][6]

Il meccanismo alla base è il carsismo. L’acqua dissolve le rocce calcaree, scavando nel tempo grotte, gallerie e doline. Durante le glaciazioni quaternarie, le calotte polari richiamavano a sé enormi quantità d’acqua, abbassando il livello del mare di circa 120-130 metri rispetto a oggi. In quel contesto emersero e si svilupparono cavità calcaree oggi completamente sommerse. Quando i ghiacci si sciolsero e gli oceani tornarono a salire, le grotte furono invase dall’acqua. I tetti di alcune di esse cedettero, trasformandole nelle doline marine che conosciamo.[7][8][5]

Il processo è identico a quello che genera le doline sulla terraferma. La differenza è che queste non hanno più un cielo: il loro soffitto è l’oceano.


Great Blue Hole del Belize: 318 m di diametro, 124 m di profondità e 153.000 anni di storia

Il Great Blue Hole si trova al centro dell’atollo Lighthouse Reef, a circa 70 chilometri dalla costa di Belize City. Con 318 metri di diametro e 124 metri di profondità, è la più grande dolina marina del pianeta. È visibile dallo spazio. Dall’alto appare come un cerchio quasi perfetto di blu intenso, incastonato nelle acque turchesi della barriera corallina del Belize.[7][9]

La dolina marina non è sempre stata sott’acqua. Si formò come caverna calcarea durante le glaciazioni del Quaternario. Le analisi effettuate sulle stalattiti trovate al suo interno hanno datato la loro formazione a quattro fasi distinte: circa 153.000, 66.000, 60.000 e 15.000 anni fa. Ogni fase corrisponde a un periodo glaciale in cui il livello del mare era abbassato e la grotta era emersa, asciutta, esposta all’aria. Con il ritorno delle acque dopo l’ultima glaciazione, la cavità fu sommersa e il tetto collassò.[8][10][7]

Il Great Blue Hole fa parte del Belize Barrier Reef Reserve System, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. La barriera corallina mesoamericana che lo circonda si estende per circa mille chilometri ed è la seconda più grande del mondo.[10][7]


Le stalattiti che sfidano le leggi della fisica subacquea

Le pareti interne del Great Blue Hole presentano una serie di terrazze a profondità di 21, 49 e 91 metri. Su queste pareti sono visibili stalattiti e stalagmiti ancora intatte. È qui che la dolina marina diventa un documento geologico insostituibile.[7]

Le stalattiti e le stalagmiti possono formarsi soltanto in ambienti asciutti, per gocciolamento d’acqua ricca di carbonato di calcio. La loro presenza sotto decine di metri d’acqua salata dimostra, senza margini di dubbio, che quella cavità si trovava un tempo sulla terraferma. Le formazioni sono verticali, perfettamente orientate secondo la gravità: se si fossero formate sott’acqua, la fisica non lo consentirebbe. Sono prove dirette delle oscillazioni del livello del mare nel corso delle ere glaciali.[11][7]

Chi si immerge nel Great Blue Hole descrive un paesaggio imprevedibile: le pareti cadono perpendicolari sul fondo e sono ricoperte da stalattiti lunghe fino a 5-6 metri. I subacquei ricreativi raggiungono al massimo 40 metri di profondità. Il resto della dolina marina, i suoi livelli inferiori, rimane in gran parte inesplorato.[12][13]


Taam Ja’: il nuovo detentore del record con oltre 420 m di profondità

Il Taam Ja’ Blue Hole si trova nella parte settentrionale della Baia di Chetumal, lungo la costa sud-orientale della penisola dello Yucatán, in Messico. Il suo nome, in lingua maya, significa “acque profonde”. La dolina marina fu individuata per la prima volta da un subacqueo nel 2003, ma solo nel 2021 fu oggetto di una prima indagine scientifica formale.[1][14][15]

Nella prima esplorazione del settembre 2021, la profondità del Taam Ja’ fu stimata a 274,4 metri, il che lo rese la seconda dolina marina più profonda conosciuta allora, subito dopo il Sansha Yongle Dragon Hole cinese. Nel dicembre 2023, i ricercatori di ECOSUR (El Colegio de la Frontera Sur) tornarono sul sito con strumenti diversi. I risultati ribaltarono ogni aspettativa: le misurazioni con un profiler CTD registrarono profondità di 416 e 423,6 metri sotto il livello del mare — senza ancora raggiungere il fondo.[2][15][16]

Il Guinness dei Primati ha riconosciuto il record il 29 aprile 2024: il Taam Ja’ è la dolina marina più profonda conosciuta, con almeno 420 metri. Supera il precedente detentore cinese, il Sansha Yongle, fermo a circa 301 metri. La profondità reale, però, resta sconosciuta.[1][2]


Perché non riusciamo ancora a misurarlo: il limite degli ecoscandagli e i tunnel nascosti

Il problema principale è strumentale. Gli ecoscandagli, i sistemi sonar che normalmente mappano i fondali, impiegano onde sonore riflesse dal fondo. Nella prima esplorazione del 2021, l’ecoscandaglio indicò 274 metri come massimo rilevabile — ma stava misurando una picnocline, ovvero uno strato di separazione tra acque a densità diversa, non il fondo reale. Quando i ricercatori usarono un profiler CTD — uno strumento che scende fisicamente misurando la pressione — superarono quella soglia di 150 metri.[2][16]

Nel dicembre 2023, il CTD raggiunse oltre 420 metri senza incontrare il fondo. La misurazione si interruppe per un problema tecnico. Nessuno sa ancora dove finisca la dolina marina.[14][2]

C’è un altro elemento che complica il quadro. Le misurazioni di temperatura hanno rilevato un’anomalia significativa: oltre i 400 metri, la temperatura aumenta di circa 4 gradi Celsius — insolito per acque a quella profondità. Una delle ipotesi dei ricercatori è che il Taam Ja’ sia collegato con il Mar dei Caraibi attraverso gallerie e condotti sotterranei. Funzionerebbe come la radice di un sistema idrogeologico più vasto, distinto dai sistemi carsici di Tulum e Cancún ma parte della stessa piattaforma calcarea della Penisola dello Yucatán. Nei pressi del Taam Ja’ sono state identificate due zone di frattura: una settentrionale, ricca di strutture orizzontali tipiche dei cenote, e una meridionale, con strutture verticali come quella del blue hole stesso.[17][18]


Dove si incontrano speleologia e oceanografia: le sfide tecniche delle esplorazioni in blue hole

I blue hole occupano una posizione di confine tra due discipline. Da un lato sono fenomeni carsici, doline formate da processi identici a quelli delle grotte terrestri. Dall’altro sono ambienti oceanici, raggiungibili solo con tecniche subacquee avanzate. Gli speleologi conoscono la geologia, la morfologia delle cavità, i meccanismi di formazione. Gli oceanografi conoscono le correnti, la pressione, la chimica dell’acqua salata. Nessuna delle due discipline, da sola, è sufficiente.[5]

Le sfide tecniche sono molteplici. Scendere oltre i 40 metri richiede miscele di gas speciali per evitare la narcosi da azoto. A maggiori profondità entrano in gioco l’ossigeno tossico e i tempi di decompressione, che possono allungare un’immersione di ore. Nelle cavità sommerse si aggiunge il buio totale, l’assenza di segnale GPS e la necessità di portare con sé tutta l’aria per il ritorno. La spedizione “Edges of Earth” che ha effettuato una delle prime immersioni nel Taam Ja’ ha incontrato condizioni estreme già a 30 metri, con una visibilità che variava drasticamente con la profondità.[17][19]

Per quanto riguarda la misurazione strumentale, la dolina marina del Taam Ja’ ha dimostrato i limiti degli ecoscandagli in ambienti con strati d’acqua a densità molto diverse. L’unica via per conoscere la profondità reale rimane quella di scendere fisicamente, con strumenti ad alta pressione, in condizioni che la tecnologia attuale rende ancora difficilmente gestibili. Per ora, il fondo del Taam Ja’ rimane dove si trova: nell’oscurità, a una profondità che i numeri non riescono ancora a fissare.[2][20]


Taam Ja’ — Il Blue Hole Più Profondo del Mondo

“Taam Ja’: il nuovo detentore del record con oltre 420 m di profondità”

Si tratta del titolo di un articolo di speleologia/oceanografia che annuncia il primato mondiale del Taam Ja’ Blue Hole, la dolina sottomarina più profonda conosciuta al mondo.


1. Cos’è il Taam Ja’ Blue Hole?

Il Taam Ja’ (in lingua Maya: “acqua profonda”) è una dolina sottomarina situata nella Baia di Chetumal, lungo la costa sud-orientale della Penisola dello Yucatán, in Messico, al confine con il Belize. La struttura è circolare, con un’apertura di circa 152 metri di diametro e una superficie di circa 13.700 m². Non è visibile dall’alto, né con droni, perché le acque torbide e agitate della baia lo camuffano completamente.[1][2][3][4]

Fu scoperto per caso nel 2003 da un pescatore locale il cui padre, subacqueo, stava inseguendo una cernia rossa che era finita nel buco. Rimase segreto per quasi vent’anni, finché nel 2021 il figlio del pescatore collaborò con lo scienziato marino Juan Carlos Alcérreca-Huerta del Colegio de la Frontera Sur (ECOSUR), che avviò le prime misurazioni ufficiali.[2][5]


2. La Scoperta del Record

Cronologia delle misurazioni

Anno Metodo Profondità rilevata Posizione nella classifica 2021 Ecoscandaglio (echo sounder) ~274 m 2° blue hole più profondo del mondo [6] 2023 CTD Profiler SWiFT (Valeport UK) >420 m (fondo non raggiunto) 1° blue hole più profondo del mondo [7][2]

Il 6 e 13 dicembre 2023, i ricercatori dell’ECOSUR hanno condotto una spedizione subacquea con un profilatore CTD SWiFT (Valeport UK) e hanno misurato 416,0 m e poi 423,6 m di profondità, senza tuttavia raggiungere il fondo. Il Guinness World Records ha ufficialmente riconosciuto il primato.[2][7]

Confronto con altri Blue Holes nel mondo

Taam Ja’ Messico (Baia di Chetumal) >420 m

Sansha Yongle (Dragon Hole) Mar Cinese Meridionale ~301 m

Dean’s Blue Hole Bahamas ~202 m

Dahab Blue Hole Egitto ~130 m

Great Blue Hole Belize ~124–125 m


3. Perché Non Riusciamo Ancora a Misurarlo: Il Limite degli Ecoscandagli

Come funziona un ecoscandaglio

Un ecoscandaglio (o echo sounder) misura la profondità emettendo un impulso ultrasonico verso il basso: il segnale rimbalza sul fondo e torna al ricevitore, e la profondità è calcolata come: [ \text{Profondità} = \frac{\text{Velocità del suono} \times \text{Tempo}}{2} ] La velocità del suono in acqua è circa 1.500 m/s. Sembra semplice, ma nei blue hole questo metodo incontra ostacoli enormi.[9]

I 4 limiti tecnici principali nei Blue Holes

1. Gradienti di densità verticale (picnoclini)
Nei blue holes si formano strati d’acqua con densità diverse — chiamati picnoclini — che si comportano come barriere acustiche. Il suono emesso dall’ecoscandaglio viene riflesso o deviato da questi strati prima di raggiungere il fondo reale. Nel Taam Ja’, sono stati identificati ben 4 picnoclini a circa 4,6 m, 246,1 m, 323,3 m e 414,5 m di profondità. Il secondo picnoclino — a 246 m — ha ingannato il sonar nel 2021, restituendo una profondità falsa di 274 m.[7][10]

2. Morfologia non strettamente verticale
Il Taam Ja’ non è un cilindro perfettamente dritto. Le sue pareti si inclinano fino a 80° di pendenza e si allargano o si deformano in profondità. Le onde sonore di un ecoscandaglio si diffondono in un cono: se le pareti o il fondo del blue hole deviano dalla verticale, il segnale viene riflesso lateralmente e il dispositivo legge una profondità sbagliata. I dati CTD del 2023 hanno confermato che il profiler scendeva con un’inclinazione di circa 32–34° rispetto alla verticale, a causa della geometria interna della cavità o delle correnti sotterranee.[4][10][7]

3. Dipendenza dalla frequenza e limite di portata
Gli ecoscandagli ad alta frequenza (100–200 kHz) sono precisi ma penetrano poco in profondità; quelli a bassa frequenza raggiungono profondità maggiori ma con risoluzione peggiore. In ambienti complessi come un blue hole con strati d’acqua anomali, nessuna frequenza è ottimale. I sistemi ad alta frequenza vengono assorbiti prima di raggiungere il fondo; quelli a bassa frequenza rimbalzano sui picnoclini.[9][10]

4. Variazioni di sezione e deviazioni morfometriche
Nei blue holes, la sezione trasversale cambia con la profondità: si può allargare in camere laterali o restringersi in cunicoli. L’eco torna da superfici diverse (pareti, sporgenze, sedimenti), generando segnali multipli sovrapposti che confondono l’algoritmo dello strumento. Il Taam Ja’, con le sue pareti ricoperte di biofilm, roccia calcarea e formazioni speleotematiche, è un ambiente acusticamente caotico.[10][11][7]


4. La Soluzione: Il Profilatore CTD

Il CTD profiler (Conductivity, Temperature, Depth) misura la profondità in modo diretto tramite la pressione dell’acqua (non acusticamente), registrando in tempo reale anche temperatura e salinità. Lo strumento viene calato fisicamente nell’acqua con un cavo, fino al limite tecnico supportato dallo strumento.[6][7]

Nel 2021, i CTD usati erano limitati a 200 m di profondità per non danneggiare lo strumento. Nel 2023, con un SWiFT CTD Profiler dotato di ~500 m di cavo, si è raggiunta la profondità record di 423,6 m — ma il cavo si è inclinato di 32° e il fondo non è stato ancora toccato.[7]

Perché il CTD è superiore all’ecoscandaglio nei blue holes

Caratteristica Ecoscandaglio CTD Profiler Principio Acustico (indiretto) Pressione (diretto) Problemi con picnoclini Grave (riflessione del suono) Nessuno Problemi con morfologia obliqua Grave (segnale deviato) Minore (devia il cavo) Risoluzione 3D Alta (copertura spaziale) Bassa (solo punto per punto) Limite profondità Teoricamente alto, ma non accurato in blue holes Dipende dalla lunghezza del cavo


5. I Tunnel Nascosti: Il Collegamento con l’Oceano

La scoperta più sorprendente del 2023 non riguarda solo la profondità, ma la composizione chimica dell’acqua. Al di sotto dei 400 m, il CTD ha rilevato uno strato con temperatura e salinità quasi identiche a quelle delle acque del Mar dei Caraibi e delle lagune della barriera corallina mesoamericana.[7][12]

Questo è un indizio fortissimo: il Taam Ja’ potrebbe essere collegato all’oceano aperto attraverso una rete di tunnel e grotte sotterranee. La Penisola dello Yucatán è del resto già nota per ospitare il sistema di grotte sommerse più esteso del mondo (Sac Actun), formato da glacio-eustatismo durante le ere glaciali. La connessione ipotetica con la frattura del Rio Hondo Fault Zone suggerisce che i tunnel possano estendersi per chilometri.[4][12][13][14][7]

Meccanismi idrologi ipotizzati

  • Effetto Venturi: l’acqua marina entra dai tunnel a pressione, aumentando salinità e temperatura in profondità[7]
  • Gradiente idrostatico: se la pressione dell’acqua marina è maggiore di quella dolce superficiale, l’oceano “ricarica” il blue hole dal basso[7]
  • Attività geotermica: in analogia con l’acquifero Floridiano, potrebbe esistere un riscaldamento geotermico delle acque profonde che le fa risalire[7]

6. Tecnologie Future per Esplorare il Fondo

Per risolvere il mistero della profondità reale del Taam Ja’, i ricercatori dell’ECOSUR e la comunità speleologica internazionale indicano la necessità di combinare più tecnologie:[7][15]

  • ROV e AUV (veicoli sottomarini autonomi o teleguidati) per navigare nei tunnel obliqui, come già sperimentato nella grotta Shulgan-Tash negli Urali[15]
  • Sonar multibeam per mappe 3D ad alta risoluzione[9]
  • CTD profiler con cavi più lunghi (>500 m) e a prova di inclinazione
  • LiDAR e fotogrammetria subacquea per la mappatura delle pareti[16]

? Concetti Chiave — Flashcard di Studio

Blue Hole Dolina sottomarina a forma cilindrica, formata per dissoluzione carsica del calcare in periodi glaciali [17]

Taam Ja’ Il blue hole più profondo conosciuto: >420 m, Baia di Chetumal, Messico [2]

Ecoscandaglio Strumento sonar che misura la profondità acusticamente, indiretto e limitato nei blue holes [18][9]

CTD Profiler Dispositivo diretto che misura profondità (pressione), temperatura e conducibilità [7]

Picnoclino Strato di discontinuità della densità dell’acqua che riflette le onde sonore [7]

Sistema carsico Complesso di grotte e tunnel formati da dissoluzione del calcare [17]

Anchialine Sistema costiero con connessioni sotterranee tra acque dolci e marine [7]

ECOSUREl Colegio de la Frontera Sur, istituto di ricerca messicano autore dello studio [7]


Domande di Pratica

  1. Perché l’ecoscandaglio ha misurato 274 m nel 2021 invece dei reali >420 m?
    ? A causa del secondo picnoclino a ~246 m che ha riflesso le onde sonore[7]
  2. Quale strumento ha permesso di superare il record nel 2023 e come funziona?
    ? Il CTD SWiFT Profiler, che misura la profondità tramite pressione idrostatica diretta[7]
  3. Quale prova suggerisce la connessione del Taam Ja’ con l’oceano?
    ? Le caratteristiche di temperatura e salinità dell’acqua oltre i 400 m, simili a quelle del Mar dei Caraibi[12][7]
  4. Perché la morfologia obliqua del blue hole ostacola la misurazione?
    ? L’eco sonar viene deviato lateralmente dalle pareti inclinate; anche il cavo del CTD scende a 32-34° invece che in verticale[7]
  5. Qual è la struttura carsica più famosa vicina al Taam Ja’?
    ? Il sistema Sac Actun, il più grande sistema di grotte sommerse del mondo, nella stessa penisola[13]


Fonti principali: Frontiers in Marine Science (2024), Guinness World Records (2024), El Colegio de la Frontera Sur – ECOSUR, Scintilena.com, Wikipedia IT.

Fonti
[1] Deepest blue hole https://www.guinnessworldrecords.com/world-records/80899-deepest-blue-hole
[2] Recent records of thermohaline profiles and water depth in the … https://www.frontiersin.org/journals/marine-science/articles/10.3389/fmars.2024.1387235/full
[3] Great Blue Hole – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Great_Blue_Hole
[5] Blue Holes: Il legame tra oceani, grotte e sistemi carsici https://www.scintilena.com/blue-holes-il-legame-tra-oceani-grotte-e-sistemi-carsici/06/11/
[6] Dolina marina – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Dolina_marina
[7] Il Great Blue Hole del Belize: la dolina marina più grande del mondo … https://www.scintilena.com/il-great-blue-hole-del-belize-la-dolina-marina-piu-grande-del-mondo-nasconde-segreti-dellera-glaciale/03/10/
[8] Qual è l’origine del Great Blue Hole? Vediamo cosa sono le doline … https://www.geopop.it/cosa-sono-le-doline-marine-e-come-si-formano/
[9] Gli esperti hanno fatto scoperte inaspettate nel Great Blue Hole https://www.scienzenotizie.it/2024/10/21/gli-esperti-hanno-fatto-scoperte-inaspettate-nel-great-blue-hole-1695564
[10] Il Great Blue Hole: Meraviglia Geologica Sottomarina del Belize https://www.scintilena.com/il-grande-blue-hole-meraviglia-geologica-sottomarina/01/24/
[11] Belize, Great Blue Hole: tra stalattiti e squali – 2000 Sub Padova https://www.2000sub.org/viaggi/belize-great-blue-hole-tra-stalattiti-e-squali/
[12] Great Blue Hole: cos’è e come si è formata – Holins https://www.holins.it/great-blue-hole/
[13] Il Grande Buco Blu del Belize scoperto da Jacques Cousteau ed esplorato da suo nipote Fabien – Daily Nautica https://www.dailynautica.com/rubriche/il-grande-buco-blu-del-belize-scoperto-da-jacques-cousteau-ed-esplorato-da-suo-nipote-fabien/
[14] ll “buco blu” più profondo mai scoperto al mondo si trova in Messico https://www.geopop.it/ll-buco-blu-piu-profondo-mai-scoperto-al-mondo-si-trova-in-messico-il-taam-ja/
[15] Taam Ja’ – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Taam_Ja’
[16] First insights into an exceptionally deep blue hole in the Western Caribbean: The Taam ja’ Blue Hole https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmars.2023.1141160/pdf
[17] Diving Taam Ja’, the world’s deepest blue hole https://oceanographicmagazine.com/features/taam-ja-diving-the-worlds-deepest-blue-hole/
[18] Il buco blu appena scoperto al largo del Messico è il … https://www.fanpage.it/innovazione/scienze/il-buco-blu-appena-scoperto-al-largo-del-messico-e-il-secondo-piu-profondo-al-mondo/
[19] Blue Hole – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Blue_Hole
[20] Esplorazione del Great Blue Hole del Belize – SBG Systems https://www.sbg-systems.com/it/case-studies/survey-great-blue-hole-ellipse-ins/

L'articolo Great Blue Hole vs Taam Ja’: la guerra dei record tra le doline sommerse che nessuno riesce a misurare davvero proviene da Scintilena.

Xiaozhai Tiankeng: dentro la dolina più profonda del mondo, dove una foresta primordiale sopravvive nell’ombra dell’abisso

Máj 1st 2026 at 06:00

Condividi


Foto di copertina rilasciata sotto Creative Commons

Nella contea di Fengjie, in Cina, il “Pozzo Celeste” scende per 662 metri nel calcare triassico. Sul fondo, un ecosistema isolato da millenni ospita 1.285 specie vegetali e animali rari come il leopardo nebuloso. La speleologia lo ha scoperto ufficialmente solo nel 1994.


Xiaozhai Tiankeng: non una dolina carsica come le altre

Immagina di affacciarti su un abisso largo quanto sei campi da calcio affiancati e profondo come due volte la Torre Eiffel. Sul fondo, invece del buio, trovi una foresta primordiale intatta. Non è fantascienza: è Xiaozhai Tiankeng, e la maggior parte degli speleologi non ci è mai scesa.

Per capire cosa sia davvero questo luogo, occorre partire da una distinzione tecnica. Una dolina carsica classica si forma per dissoluzione lenta della roccia calcarea dall’alto, oppure per collasso localizzato di piccole cavità sotterranee. Dimensioni contenute, pareti inclinate, assenza di un corso d’acqua permanente sul fondo.[1]

Il tiankeng è qualcosa di diverso. Il termine cinese significa letteralmente pozzo celeste e fu proposto nel 2001 dalla comunità scientifica internazionale per indicare una categoria geomorfologica distinta. Per essere classificata come tiankeng, una formazione deve avere almeno 100 metri sia in larghezza sia in profondità, pareti quasi verticali su tutto il perimetro e un collegamento attivo con un fiume di grotta. Il termine non è ancora di uso corrente in tutta la letteratura scientifica: molti studi indicano ancora queste strutture come “doline da collasso” o “valli di crollo” di dimensioni eccezionali.[2][1]


Le dimensioni che definiscono la dolina più profonda del mondo

Xiaozhai Tiankeng si trova nella contea di Fengjie, municipalità di Chongqing, nel cuore dei paesaggi carsici della Cina meridionale.[1]

Le misure parlano da sole:

  • Profondità massima: 662 metri[3][1]
  • Larghezza: 626 metri, lunghezza 511 metri[1]
  • Superficie dell’apertura: circa 274.000 m²[1]
  • Volume: circa 119.349.000 m³[4][1]

Per confronto, il volume equivale a riempire circa 48.000 piscine olimpiche. La bocca del pozzo è visibile dall’alto: un ovale irregolare che interrompe la fitta vegetazione della montagna circostante. Durante le piogge intense, cascate temporanee precipitano lungo le pareti verticali fino al fondo.[4]


Come si forma una dolina da collasso carsica: la struttura a doppia caldera

La morfologia di Xiaozhai Tiankeng è il risultato di un processo durato circa 128.000 anni. Non si tratta di un singolo evento catastrofico, ma di una sequenza di collassi progressivi di due cavità calcaree sovrapposte.[5][1]

La conca superiore ha creato una depressione profonda circa 320 metri, con bocca quasi circolare. Quella inferiore ha generato una conca più stretta, profonda 342 metri, dalla bocca rettangolare di circa 268 per 257 metri. Le due cavità sono collegate da un livello calcareo intermedio che degrada dolcemente ed è coperto da vegetazione, conferendo alla formazione il tipico profilo a “doppia ciotola”.[3][5][1]

Il meccanismo alla base è quello delle doline da collasso: l’acqua leggermente acida penetra nelle fratture del calcare, scioglie progressivamente la roccia, allarga le camere sotterranee finché il tetto cede. Nel caso di Xiaozhai Tiankeng, questo processo è stato amplificato e mantenuto attivo dalla presenza di un fiume sotterraneo che, nel tempo, ha continuato a rimuovere i detriti di crollo, impedendo il riempimento della cavità.[6][7][2][1]


Un ecosistema isolato: la foresta sotterranea della Cina

Il fondo di Xiaozhai Tiankeng non è un deserto di roccia. È un ecosistema praticamente isolato dal mondo esterno per migliaia di anni.[1]

Le ricerche biologiche condotte all’interno della formazione hanno censito 1.285 specie di piante appartenenti a 224 famiglie. Tra queste spicca il Ginkgo biloba, considerato un “fossile vivente” per le sue origini risalenti a circa 250 milioni di anni fa nel Permiano.[8][4][1]

La fauna è altrettanto significativa. Il leopardo nebuloso (Neofelis nebulosa), specie classificata come vulnerabile, frequenta questo ambiente protetto. Sono stati documentati anche il rinopiteco dorato e il fagiano dorato, entrambi rari.[9][6][1]

Le condizioni microclimatiche interne favoriscono questa biodiversità: temperatura stabile, elevata umidità, protezione dai venti, presenza costante di acqua. Il fondo riceve luce sufficiente per supportare una vegetazione densa, con alberi che raggiungono i 40 metri di altezza. Si tratta di un rifugio naturale che ha permesso la sopravvivenza di specie che altrove sono scomparse.[10][2]


Come esplorare Xiaozhai Tiankeng: accesso, parco e percorsi

La dolina è nota agli abitanti della zona da tempo immemorabile. Il nome stesso deriva dall’antico villaggio abbandonato di Xiaozhai, situato nelle vicinanze.[11][1]

La scoperta scientifica ufficiale risale al 1994, quando un gruppo di speleologi britannici appartenenti al progetto China Caves Project documentò la formazione per la comunità internazionale.[8][1]

Oggi la dolina è inserita nel Parco Nazionale Tiankeng Difeng, che comprende l’intera area carsica della contea di Fengjie. Per raggiungere il fondo è stata costruita una scalinata di 2.800 gradini, che consente ai visitatori di scendere lungo le pareti e camminare sul fondovalle attraverso percorsi attrezzati. La discesa è impegnativa e richiede buone condizioni fisiche: il dislivello è considerevole e le pareti verticali rendono il percorso tecnicamente complesso anche per i turisti.[11][4][1]


Il fiume sotterraneo Difeng: la frontiera ancora aperta per gli speleologi

Sotto il fondo visibile di Xiaozhai Tiankeng scorre il sistema che ha generato l’intera struttura: la grotta Difeng. È essa che, erodendo e rimuovendo i detriti nel corso dei millenni, ha permesso ai collassi successivi di mantenersi aperti.[1]

Il fiume sotterraneo Difeng percorre circa 8,5 chilometri, con un dislivello totale di 364 metri. La portata media è di 8,77 m³/s, ma durante le piene può raggiungere i 174 m³/s. Il fiume inizia nella gola sotterranea di Tianjing e sfocia sulla scogliera verticale del fiume Migong, formando una cascata di 4 metri di altezza.[11][1]

La grotta Difeng si dirama per circa 37 chilometri, con una profondità massima di 900 metri e sezioni che variano dai 2 ai 60-70 metri di larghezza. Gran parte del sistema è ancora inesplorato. È per questo che Xiaozhai Tiankeng rappresenta per la speleologia un capitolo aperto: la formazione è accessibile, ma il sistema idrologico che la sostiene non è stato ancora completamente cartografato.[1]

Il China Caves Project ha condotto le prime esplorazioni sistematiche nel 1994. Da allora, campagne successive hanno esteso la conoscenza del sistema, ma le condizioni idrauliche estreme e la complessità della grotta rendono ogni progressione un’operazione che richiede preparazione tecnica approfondita e attrezzature specialistiche.[12][1]

Xiaozhai Tiankeng rimane, a trent’anni dalla sua scoperta scientifica, una delle formazioni carsiche più studiate e meno completamente esplorate del pianeta.


Una Foresta Primordiale nel Fondo di un Tiankeng Cinese: la Ricerca Rivela Ecosistemi Sconosciuti

La scoperta della dolina di Leye nel Guangxi apre nuovi scenari per la tutela della biodiversità carsica


Il 6 maggio 2022, un team di otto scienziati ha raggiunto il fondo di una gigantesca dolina carsica — un tiankeng — nella Contea di Leye, nella Regione Autonoma del Guangxi Zhuang, nel Sud della Cina. Lì ha trovato una foresta primordiale intatta, con alberi alti quasi quaranta metri e specie vegetali mai documentate. La notizia, tornata recentemente a circolare sui social media, merita di essere esaminata alla luce dei risultati accumulati dalla ricerca scientifica negli anni successivi.


Tiankeng: la dolina carsica gigante che preserva ecosistemi primordiali

La dolina si trova vicino al villaggio di Ping’e, nella township di Luoxi. Misura circa 306 metri di lunghezza, 150 metri di larghezza e 192 metri di profondità, per un volume superiore a cinque milioni di metri cubi. Per queste dimensioni è classificata come large tiankeng, la categoria più grande nella tassonomia delle doline carsiche. A guidare la spedizione sono stati Chen Lixin, fondatore del Guangxi 702 Cave Expedition Club, e Zhang Yuanhai, ingegnere senior dell’Institute of Karst Geology del China Geological Survey. La dolina era stata individuata in precedenza nelle immagini satellitari da Hongying Wu, soprannominato “Crow”.[1][2][3]

Il termine tiankeng (??) deriva dai caratteri cinesi per “cielo” e “fossa”. Per essere classificata come tale, una dolina deve avere profondità e larghezza entrambe superiori a cento metri, pareti quasi verticali e un collegamento storico con un corso d’acqua sotterraneo. La Cina ospita circa duecento dei trecento tiankeng conosciuti nel mondo. Nella sola Contea di Leye ne sono stati censiti trenta.[2][4][5][6][7][1]


La discesa nel fondo: foresta vergine e tre possibili grotte

Per raggiungere il fondo, il team ha percorso in corda oltre cento metri di pareti verticali. Poi ha avanzato per ore attraverso una foresta primordiale mai perturbata dall’attività umana. Gli esploratori hanno trovato alberi di quasi quaranta metri di altezza, una vegetazione densa che arrivava alle spalle e distese di piantaggine selvatica. Hanno rilevato anche una rara specie di bambù quadrato con spine di due-tre centimetri sui nodi. Sulle pareti della cavità sono state individuate tre aperture di grotta, interpretate come ingressi al sistema carsico sotterraneo che, con successivi crolli, ha dato origine al tiankeng.[8][9][2]

L’isolamento millenario rende plausibile la presenza di specie animali e vegetali sconosciute alla scienza. Lo ha dichiarato sia Chen Lixin sia George Veni, idrogeologo e già direttore esecutivo del National Cave and Karst Research Institute (NCKRI) negli Stati Uniti. Veni ha aggiunto un’osservazione rilevante sul piano ambientale: le falde acquifere carsiche forniscono la fonte d’acqua primaria o unica per settecento milioni di persone nel mondo, ma sono facilmente inquinabili perché l’acqua vi scorre senza filtrazione naturale.[10][11][12]


Ecosistema autosufficiente: il meccanismo del tiankeng

Il fondo del tiankeng crea condizioni eccezionali. C’è luce sufficiente per la fotosintesi, filtrata dall’apertura sommitale. La materia organica in decomposizione fornisce nutrienti in continuazione. L’acqua non manca: il carsismo è per definizione un sistema acquifero. La temperatura è elevata e l’umidità è costante. All’interno si verifica una inversione termica: la temperatura aumenta dalla superficie verso il fondo, al contrario di quanto accade sui versanti montani. Questo fenomeno favorisce lo sviluppo di una biodiversità tropicale stabile.[2]

La dolina funziona come un ecosistema chiuso, simile a un grande giardino in bottiglia: la foresta primordiale ricicla autonomamente nutrienti e ossigeno, senza alcun intervento esterno.[2]


Specie credute estinte riemergono dai tiankeng

Il caso della dolina di Leye non è il primo. Nella Provincia dello Yunnan, nel settembre 2021, il botanico Zhang Ting del Kunming Institute of Botany ha scoperto in un tiankeng vicino a Mengzi due specie considerate estinte da oltre un secolo:[13]

  • Petrocosmea grandiflora, descritta nel 1895 dal botanico William Hensley e non documentata per 126 anni
  • Elaeagnus bambusetorum, raccolta per l’ultima volta nel 1915 e poi assente dai registri scientifici per 106 anni[14]

Nel giugno 2025, scienziati cinesi hanno completato la reintroduzione di oltre quattrocento plantule di Petrocosmea grandiflora nel tiankeng di Mengzi, coltivate in laboratorio tramite coltura tissutale. Le piantine sono state posizionate sulle pareti rocciose con l’uso di imbragature da arrampicata. È uno dei primi interventi di restauro ecologico diretto condotti all’interno di un tiankeng.[15]


Ricerca accademica: risultati dal 2022 al 2025

Negli anni successivi alla scoperta di Leye, diversi studi scientifici hanno approfondito le caratteristiche biologiche dei tiankeng:

Funghi e nuove specie (2022): Nel tiankeng “Monkey-Ear” del Guangxi sono state identificate otto nuove specie di funghi del tipo Cordyceps-like, nei generi Akanthomyces, Beauveria, Cordyceps e Samsoniella, oltre a sette specie già note.[16]

Microbioma del suolo (2023): Uno studio pubblicato su Microbiology Spectrum ha rilevato che la diversità microbica del suolo è significativamente più alta dentro i tiankeng rispetto all’esterno. All’esterno, le comunità batteriche includono geni legati a malattie infettive umane, prodotto del disturbo antropico; all’interno, questi sono assenti.[17]

DNA antico preservato (2024): Uno studio sulla rivista Forests, basato sulla tecnologia di sequenziamento Hyper-seq, ha analizzato la diversità genetica della Manglietia aromatica, un albero della famiglia delle Magnoliaceae quasi estinto in superficie. Le popolazioni all’interno dei tiankeng mostrano una diversità genetica notevolmente più elevata rispetto agli esemplari di superficie. Il DNA conservato risale all’era dei dinosauri.[6][18]

Strategie ecologiche (2023): Uno studio pubblicato su Ecological Indicators ha quantificato che le specie uniche presenti esclusivamente nei tiankeng sono tra il 10,87% e il 17,98% in più rispetto alle foreste carsiche vicine di superficie.[19]

Microdiversità fungina come rifugio (2025): Uno studio su Land Degradation & Development ha confermato che i tiankeng carsici ospitano comunità microbiche abbondanti e diversificate, consolidando il ruolo di queste formazioni come rifugi attivi di microdiversità.[20]


Leye-Fengshan: il geoparco UNESCO tra i tiankeng più grandi della Cina

La Contea di Leye appartiene al Leye-Fengshan Global Geopark, inserito nella rete UNESCO nel 2010. Il parco è formato per oltre il sessanta per cento da rocce carbonatiche devoniane e permiane, ospita due grandi fiumi sotterranei, ponti naturali e alcune delle camere di grotta più grandi conosciute. È meta di spedizioni internazionali. Nel 2017 vi hanno partecipato anche speleologi italiani.[21][22][2]

La dolina esplorata nel 2022 non è la più grande del mondo. Il primato spetta allo Xiaozhai Tiankeng, sempre in Cina, con 626 m di lunghezza, 537 m di larghezza e 662 m di profondità. Fu esplorato nel 1994 dagli speleologi britannici nell’ambito del China Caves Project e ospita oltre milleduecento specie vegetali e animali.[2]


Minacce e prospettive: turismo e politiche di tutela

Nel novembre 2024 la BBC ha documentato come il boom del turismo stia mettendo sotto pressione i tiankeng cinesi. L’aumento delle visite e la costruzione di infrastrutture rischiano di alterare questi ecosistemi fragili. Il Dashiwei Tiankeng nel Leye-Fengshan Geopark è già meta di turismo di massa, con passerelle di vetro soprannominate “Cloud Sea Skyship”.[7][23]

Sul piano politico internazionale, alla settima sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEA-7, Nairobi, dicembre 2025), è stata discussa una risoluzione dedicata agli ecosistemi carsici. Il documento, promosso dall’Indonesia, punta a riconoscere il ruolo del carsismo per l’acqua, la biodiversità e la resilienza climatica a livello globale.[24]

Il Fiume Sotterraneo Difeng: La Frontiera Ancora Aperta per gli Speleologi

Sommario

Il fiume sotterraneo Difeng scorre nelle profondità del carso di Fengjie, nella municipalità di Chongqing (Cina meridionale), scavando da millenni la spettacolare Grotta Difeng (???, Dì Fèng Dòng) e creando il sistema carsico che ha generato lo Xiaozhai Tiankeng, la dolina di crollo più profonda del mondo. Con una lunghezza accertata di circa 8,5 km, un dislivello di 364 m e una portata media annua di 8,77 m³/s (che in piena può raggiungere i 174 m³/s), questo fiume è al tempo stesso una delle menti geomorfologiche più attive del pianeta e uno dei luoghi più difficili da esplorare integralmente. Dal 1994, nonostante almeno cinque spedizioni internazionali abbiano tentato di percorrerlo da un’estremità all’altra, il tratto cruciale noto come “collegamento sotterraneo” tra La Grande Fessura (The Great Crack) e La Grande Dolina (The Great Doline) rimane inesplorato.[^1][^2][^3][^4][^5][^6]


1. Contesto Geografico e Geologico

1.1 Posizione e geologia regionale

Il sistema Difeng si trova nella Contea di Fengjie, nella Regione delle Tre Gole (Sanxia), affacciata sul Fiume Azzurro (Yangtze). L’area è dominata da rocce calcaree triassiche poste ad alta quota rispetto al livello del mare, condizione favorevole a un’intensa speleogenesi, cioè alla dissoluzione chimica del carbonato di calcio da parte delle acque superficiali leggermente acide e alla formazione di grandi condotte sotterranee. L’intero complesso rientra nel Parco Nazionale Tiankeng Difeng, che copre circa 454 km² e concentra alcune delle morfologie carsiche più spettacolari della Cina. La Cina meridionale ospita la più grande concentrazione di karst del pianeta, con circa 910.000 km² di rocce carbonatiche affioranti; la provincia di Chongqing, insieme a Guangxi e Guizhou, è il cuore di questa meraviglia geologica.[^7][^8][^9][^6]

1.2 La Gola di Tianjing e il concetto di “Difeng”

Il termine cinese Difeng (??) significa letteralmente “fessura nella terra”. La Gola di Tianjing, da cui ha origine il fiume, è una fessura carsica lunga 37 km, con pareti verticali alte oltre 900 m, larga da soli 2 m nel punto più stretto fino a 60-70 m nel punto più ampio. È la fessura carsica più lunga e più profonda del mondo finora scoperta. Il fiume scorre lungo il fondo di questa gorge prima di inabissarsi nelle viscere del carso, per riemergere alla luce del sole molto più in basso, formando una cascata alta 46 m sulle scogliere verticali del Fiume Migong.[^8][^10][^11]

1.3 Formazione e struttura del sistema

Il sistema si è formato nell’arco di circa 128.000 anni. L’acqua piovana, leggermente acida grazie alla CO? disciolta nell’atmosfera e nel suolo, si è insinuata nelle fratture del calcare triassico, ampliandole progressivamente fino a formare un’ampia cavità. Il tetto di questa immensa camera è poi collassato, dando origine alla doppia struttura a “ciotola” dello Xiaozhai Tiankeng, con una vasca superiore profonda 320 m e una vasca inferiore profonda 342 m, collegate da un ripiano detritico. Sul fondo del tiankeng scorre il fiume Difeng, visibile per un breve tratto prima di scomparire nuovamente nella grotta omonima.[^12][^3][^5][^8]


2. Lo Xiaozhai Tiankeng: Il “Pozzo Celeste” Creato dal Fiume

2.1 Record di profondità e dimensioni

Lo Xiaozhai Tiankeng è classificato come la dolina più profonda e di maggiore volume al mondo. Le sue misure principali sono:[^4][^5] Parametro Valore Lunghezza (apertura) 626 m [^1][^3] Larghezza (apertura) 537 m [^1] Profondità massima 662 m [^12][^4] Vasca superiore (profondità) 320 m [^3] Vasca inferiore (profondità) 342 m [^3] Superficie dell’apertura 274.000 m² [^3] Volume totale ~119.349.000 m³ [^1]

La scarpata è quasi verticale su tutto il perimetro, caratteristica che distingue i tiankeng dalle ordinarie doline carsiche. Circa 75 tiankeng sono stati documentati nel mondo, e più di 50 si trovano in Cina.[^13][^8]

2.2 Il ruolo del fiume nella creazione del tiankeng

Il tiankeng non sarebbe mai nato senza il fiume sotterraneo: è proprio la potenza idraulica del Difeng ad aver continuamente rimosso i detriti dei crolli successivi, impedendo il riempimento della cavità e favorendo l’ulteriore approfondimento della dolina. Senza questo continuo smaltimento dei materiali franati, la grande voragine si sarebbe lentamente colmata e il paesaggio attuale non esisterebbe. Il fiume costituisce quindi il motore geomorfologico del sistema, e il suo studio è essenziale per capire l’evoluzione del tiankeng stesso.[^3][^1]


3. Il Fiume Sotterraneo: Dati Idrologici e Caratteristiche

3.1 Percorso e idrogeologia

Il fiume sotterraneo del sistema Difeng ha le seguenti caratteristiche quantificate dagli esploratori del China Caves Project:

  • Lunghezza totale del percorso sotterraneo: ~8,5 km[^2][^1]
  • Dislivello totale percorso: 364 m[^1][^4]
  • Portata media annua: 8,77 m³/s[^1]
  • Portata massima in piena: fino a 174 m³/s[^1]
  • Cascata di uscita: 46 m sul Fiume Migong[^2][^8]

Il fiume ha il suo punto di ingresso nel carso nella Gola di Tianjing e riemerge a valle sul Fiume Migong, già tributario del grande Yangtze. Per gran parte del suo percorso, l’acqua scorre al fondo di gallerie anguste, in condizioni di piena parziale o totale, il che rende l’esplorazione estremamente pericolosa. Esiste anche un impianto idroelettrico che ha deviato una parte delle acque, riducendo la portata visibile nel punto d’ingresso della grotta rispetto a quanto osservato nelle prime esplorazioni.[^12][^4][^1]

3.2 Stagionalità e dinamiche di piena

Uno degli ostacoli principali all’esplorazione è la fortissima stagionalità del regime idrologico. Il monitoraggio dei flussi rivela aumenti improvvisi e violenti della portata in coincidenza con il monsone estivo. Nelle settimane di massima precipitazione, il fiume può ingrossarsi di oltre 20 volte rispetto alla portata media, trasformando le gallerie in condotte forzate con correnti insostenibili per i subacquei. Anche nella stagione secca, le dimensioni e la velocità del flusso rendono l’avanzamento quasi impossibile per lunghi tratti. Questa variabilità estrema è la ragione principale per cui, nonostante decenni di tentativi, il percorso integrale del fiume non è ancora stato portato a termine.[^5][^6][^8]


4. Storia delle Esplorazioni Speleologiche

4.1 La scoperta del 1994: il China Caves Project

Lo Xiaozhai Tiankeng era notissimo agli abitanti locali da secoli, ma il suo riconoscimento da parte della comunità scientifica internazionale avvenne soltanto nel 1994. In quell’anno, una squadra di speleologi britannici della Royal Geographical Society, impegnata nella ricerca di nuovi obiettivi per il China Caves Project (progetto fondato nel 1985 da Andy Eavis e Tony Waltham in collaborazione con l’Istituto di Geologia Carsica di Guilin), individuò la dolina nei pressi di Xin Long, nella Contea di Fengjie. Erano partiti alla ricerca di nuovi siti di esplorazione nell’immenso carsismo cinese, e si trovarono di fronte alla formazione più grande di questo tipo mai censita. Nella stessa spedizione del 1994, il fiume e la Grotta Difeng furono parzialmente esplorati e mappati, aprendo una stagione di ricerca che proseguirebbe per decenni.[^14][^4][^5][^2][^1]

4.2 Le spedizioni successive (1996–2002)

Negli anni successivi il China Caves Project tornò più volte nella Contea di Fengjie, concentrandosi sul sistema “The Great Crack / The Great Doline” (La Grande Fessura / La Grande Dolina), che comprende il Difeng sotterraneo come collegamento cruciale tra le due grandi morfologie di superficie:

  • 1996: La spedizione fu ostacolata da piogge torrenziali e mancanza di attrezzatura; furono comunque esplorati tratti aggiuntivi della galleria di risorgenza Tau Yuan He Dong.[^6]
  • 1997: I livelli d’acqua elevati impedirono nuovamente ogni progresso significativo nella grotta.[^6]
  • 1999: Nonostante le condizioni difficili, questa spedizione riuscì a esplorare completamente la superficie della Grande Fessura (10 km di rilievo topografico), sia a monte dalla Grande Dolina che a valle dall’estremità superficiale della gorge.[^6]
  • 2002: Una squadra tornò specificamente ad “attaccare” il Di Feng sotterraneo, il collegamento ipogeo tra la Grande Fessura e la Grande Dolina. Le piogge persistenti impedirono ancora una volta ogni avanzamento. Frustrati dai ripetuti insuccessi, alcuni componenti del gruppo si spostarono nella Contea di Wulong, dove portarono alla luce la profondità record di -920 m nella grotta Qikeng Dong.[^6]

4.3 I cinque tentativi falliti

Secondo fonti di stampa anglosassoni autorevoli, speleologi internazionali hanno tentato almeno cinque volte nell’arco di un decennio di percorrere il fiume dall’inizio alla fine. Ogni volta, le spedizioni sono state costrette a ritirarsi di fronte alla potenza del torrente, all’improvviso innalzamento del livello dell’acqua e ai rischi per la sicurezza nelle gallerie allagate. Il giornale China National Geography, commentando questa situazione, scrisse: “La grotta rimane un mistero, in attesa di nuovi esploratori”.[^15][^5]

4.4 Spedizioni in corso e programmi futuri

Dopo il 2002, il China Caves Project pianificò una nuova spedizione risolutiva per completare l’esplorazione del tratto Difeng e pubblicare un resoconto complessivo di tutte le esplorazioni dell’area di Xin Long dagli anni ’90 in poi. Non risulta tuttavia da fonti pubbliche disponibili che tale esplorazione sia stata completata. Il fiume sotterraneo Difeng rimane uno dei principali obiettivi aperti della speleologia mondiale, una delle rare frontiere geografiche ancora intatte nell’era del GPS e delle immagini satellitari.[^6]


5. Sfide e Ostacoli all’Esplorazione

5.1 Difficoltà tecniche

Le principali difficoltà tecniche che rendono il Difeng uno dei fiumi sotterranei più difficili da esplorare al mondo sono:

  • Corrente violenta: La velocità dell’acqua nelle gallerie strette supera spesso i limiti fisici di qualsiasi tecnica speleo-subacquea o di progressione su corda.[^5]
  • Repentini innalzamenti del livello: In poche ore, il fiume può trasformarsi da torrente guadabile a condotta forzata sotto pressione. Chi si trova all’interno in quel momento rischia la vita.[^6]
  • Gallerie anguste: Tratti con larghezza dell’acqua da 1 a 15 m rendono complessa la progressione con attrezzatura subacquea completa.[^15]
  • Profondità dei sifoni: Il fondo del fiume sotterraneo non è mai stato raggiunto in molti punti. Il China Daily riportò che “il fondo del fiume sotterraneo non è stato ancora raggiunto” anche per i tratti accessibili.[^15]
  • Scarsa visibilità: Le acque torbide cariche di sedimenti in sospensione, specialmente durante le piene, azzerano la visibilità nelle immersioni.

5.2 Difficoltà logistiche

  • Remotezza: La zona è lontana da centri urbani, con infrastrutture stradali limitate, il che rende oneroso il trasporto di tonnellate di attrezzatura subacquea e tecnica.[^16]
  • Permessi e coordinamento cinese-internazionale: Le spedizioni internazionali necessitano di accordi con le autorità cinesi e con l’Istituto di Geologia Carsica. Il China Caves Project ha sviluppato questo rapporto sin dal 1985, ma le procedure restano complesse.[^14]
  • Stagione secca limitata: La finestra meteorologica utile all’esplorazione è ristretta ai mesi di bassa portata, che in una regione a regime monsonico possono ridursi a poche settimane all’anno.
  • Impatto dell’impianto idroelettrico: Una parte del corso d’acqua è stata deviata per alimentare una centrale idroelettrica costruita a valle, alterando parzialmente i flussi originali e complicando la lettura idrologica del sistema.[^16][^12]

6. Biodiversità e Significato Ecologico

6.1 La biodiversità nel tiankeng

L’ecosistema dello Xiaozhai Tiankeng è uno degli ambienti più straordinari del pianeta. L’isolamento verticale della grande dolina ha creato un microclima unico – più umido, più caldo in inverno e più fresco in estate rispetto alla superficie circostante – che ha favorito la conservazione di specie rare e lo sviluppo di foreste primarie incontaminate. Gli scienziati hanno censito 1.285 specie di piante e animali nel tiankeng, tra cui:[^17][^18][^5][^1]

  • Il ginkgo (Ginkgo biloba), fossile vivente[^5][^1]
  • Il leopardo nebuloso (Neofelis nebulosa), con una popolazione mondiale stimata inferiore ai 10.000 esemplari[^5]
  • Il Salamandrone cinese gigante (Andrias davidianus), il più grande anfibio del mondo[^19]
  • Piante endemiche delle foreste subtropicali sempreverdi a latifoglie[^20][^17]

Gli studi scientifici pubblicati su riviste peer-reviewed hanno confermato che i tiankeng svolgono una funzione essenziale come rifugi per la flora indigena nelle aree carsiche degradate dall’attività umana, conservando comunità forestali di grande valore che altrove sono andate perdute.[^20]

6.2 Le gallerie come habitat biologico

All’interno delle gallerie del Difeng, la fauna cavernicola resta in gran parte sconosciuta. Gli ambienti ipogei cinesi sono tra i più ricchi di specie endemiche al mondo, con numerose forme di vita adattate all’oscurità perenne: pesci ciechi della famiglia Cyprinidae, crostacei anfipodi, collemboli e diverse specie di invertebrati ancora non descritti dalla scienza. La difficoltà di accesso al fiume sotterraneo ha impedito campionamenti biologici sistematici, lasciando aperta la possibilità di scoprire nuove specie endemiche nelle porzioni ancora inesplorate.[^21][^22]

6.3 Importanza idrologica e per la ricerca climatica

Il sistema Difeng è fondamentale anche per la comprensione dell’idrologia carsica della Cina meridionale. I flussi del fiume sotterraneo reagiscono direttamente alle precipitazioni stagionali, rendendolo un indicatore naturale dei cicli climatici. I team internazionali che operano nell’area utilizzano sonde radar, strumentazione microclimatica e campionamenti sedimentologici per ricostruire la storia climatica della regione attraverso le datazioni isotopiche. Nella Contea di Fengjie si trovano anche importanti siti paleontologici correlati alle cavità carsiche della zona.[^23][^8]


7. Il Sistema Speleo nel Contesto del Carsismo Cinese

7.1 La Cina come regno mondiale della speleologia

La Cina ospita la più grande concentrazione di sistemi carsici del mondo. Le province di Guangxi, Guizhou e Chongqing, da sole, contengono centinaia di grotte con più di 10 km di percorso mappato. Il China Caves Project – avviato da Andy Eavis e Tony Waltham con la collaborazione cinese nel 1985 – ha costituito per trent’anni il principale strumento di esplorazione sistematica di questo patrimonio, censendo e cartografando migliaia di chilometri di gallerie. I tiankeng del carsismo cinese rappresentano una categoria geomorfologica unica al mondo, tanto che il termine stesso è stato codificato in letteratura scientifica internazionale solo nel 2005, in seguito alla formalizzazione della definizione da parte di un gruppo di esperti guidato dal Prof. Zhu Xuewen.[^24][^13][^14][^6]

7.2 Il Difeng nel panorama dei grandi fiumi sotterranei

Il Difeng non è un caso isolato: la Cina ospita oltre 2.836 fiumi ipogei, per una lunghezza teorica totale di 13.919 km. Tra i sistemi fluviali sotterranei più importanti troviamo il fiume del Dashiwei Tiankeng (Guangxi), parzialmente esplorato dal China Caves Project nel 2000-2002, e i sistemi di Shuanghe (Guizhou), la grotta più lunga dell’Asia. In tutti questi casi, il pattern si ripete: l’ingresso al fiume sotterraneo è possibile, ma percorrerlo integralmente rimane una sfida aperta. Il Difeng si distingue tuttavia per la sua combinazione di profondità, portata massima e lunghezza del tratto ancora inesplorato.[^25][^13][^6]


8. Status Attuale e Prospettive Future

8.1 Cosa manca ancora da esplorare

Alla data attuale, il nodo centrale irrisolto è il collegamento sotterraneo tra La Grande Fessura di superficie e la Grande Dolina – cioè il tratto del fiume che scorre interamente all’interno della montagna, al di sotto dello Xiaozhai Tiankeng. Nonostante cinque decenni di speleologia moderna abbiano portato alla mappatura di migliaia di chilometri di grotte cinesi, questo segmento di 8,5 km rimane uno dei rari “spazi bianchi” ancora intatti sulla mappa geografica della Terra. La sua esplorazione integrale richiederebbe:[^26][^15][^5][^6]

  • Condizioni di bassa portata eccezionalmente prolungate
  • Attrezzatura di speleosubacquea di ultimissima generazione (rebreather a circuito chiuso, propulsori subacquei)
  • Squadre di supporto logistico in più punti d’ingresso
  • Coordinamento stretto con le autorità cinesi e locali

8.2 Nuove tecnologie e strumenti emergenti

L’avanzamento tecnologico degli ultimi anni apre nuove possibilità. I rebreather a circuito chiuso hanno già rivoluzionato l’esplorazione dei sifoni lunghi in Europa (come nel caso del Timavo), consentendo autonomia molto superiore agli autorespiratori convenzionali. Strumenti di rilievo come il Cavway X1, sviluppato dallo speleologo Siwei Tian e presentato nel 2024 a conferenze internazionali, promettono rilievi topografici di precisione BCRA Grade 6 anche in condizioni difficili. La scansione 3D con LIDAR è già stata impiegata nel vicino sistema di Miao Room (Guangxi) con straordinari risultati. Applicata alle gallerie del Difeng, permetterebbe di ottenere modelli volumetrici precisi anche senza la presenza di speleologi in ogni punto.[^27][^28][^29][^30]

8.3 Implicazioni scientifiche di una futura esplorazione completa

Il completamento dell’esplorazione del Difeng avrebbe implicazioni significative su più fronti:

  • Geomorfologia: Permetterebbe di ricostruire con precisione i meccanismi di formazione dello Xiaozhai Tiankeng e di quantificare il volume di roccia dissolto nel tempo.
  • Idrologia: Fornirebbe dati sul regime di flusso interno, essenziali per la gestione delle acque sotterranee di una regione densamente popolata.
  • Biologia: Consentirebbe campionamenti sistematici della fauna cavernicola, con alta probabilità di scoperta di nuove specie endemiche.
  • Paleoclimatologia: I sedimenti delle gallerie conservano informazioni sui cambiamenti climatici degli ultimi 128.000 anni, leggibili attraverso analisi isotopiche.[^8]
  • Patrimonio: Rafforzerebbe il già significativo valore del Parco Nazionale Tiankeng Difeng come sito di eccezionale importanza geologica mondiale, candidato a futuri riconoscimenti UNESCO.[^31][^32]

9. Conservazione e Tutela

Il Parco Nazionale Tiankeng Difeng è classificato come attrazione turistica nazionale di livello 4A, con una scalinata di 2.800 gradini che permette ai visitatori di scendere sul fondo della dolina. La pressione turistica, pur incrementando la consapevolezza pubblica del sito, pone rischi di degrado dell’ecosistema straordinariamente fragile del tiankeng. Studi scientifici sulla biodiversità dei tiankeng cinesi sottolineano l’importanza critica di questi habitat come rifugi per la flora indigena in un territorio carsico largamente degredato dalle attività umane. La conservazione del fiume sotterraneo è strettamente connessa alla qualità delle acque di infiltrazione in superficie: qualsiasi forma di inquinamento nella bacino idrografico a monte si trasferirebbe rapidamente nelle gallerie del Difeng, potenzialmente annientando ecosistemi che non sono ancora stati nemmeno censiti.[^18][^7][^20]


Conclusioni

Il fiume sotterraneo Difeng rappresenta una delle ultime grandi frontiere inesplorate della speleologia mondiale. Nella sua combinazione di grandiosità geologica, eccezionale biodiversità e irrisolta sfida esplorativa, esso incarna perfettamente la tensione tra le conquiste della scienza contemporanea e i limiti che la natura impone ancora all’indagine umana. Tre decenni dopo la sua “scoperta” da parte della comunità scientifica internazionale, il tratto sotterraneo che unisce la Grande Fessura alla Grande Dolina attende ancora l’equipaggio capace di percorrerlo. Con le tecnologie emergenti di speleosubacquea, rilievo digitale e supporto remoto, quella frontiera potrebbe finalmente chiudersi – rivelando segreti geologici, biologici e climatici di importanza globale.[^5][^6]


References

  1. Xiaozhai Tiankeng Sinkhole, located in China. Coordinates: 30°45 – Both the river and Difeng Cave were explored and mapped by China Caves Project in 1994. Flora and fa…
  2. Xiaozhai Tiankeng – Wikipedia – Both the river and Difeng Cave were explored and mapped by China Caves Project in 1994. Flora and fa…
  3. Xiaozhai Tiankeng – Wikipedia
  4. World’s biggest sinkhole a sight to be-hole-d – China.org.cn – Despite being hundreds of meters deep, the Xiaozhai Tiankeng sinkhole was not discovered until 1994,…
  5. Xiaoxhai Tiankeng: the world’s biggest sinkhole – BBC Travel – It was only “discovered” by the outside world in 1994, and experts still aren’t sure how it formed.
  6. [PDF] China Caves Project – Bama County was next visited by the Project in October 1998 in a short reconnaissance trip by Andy E…
  7. Tiankeng Difeng Scenic Area in Fengjie – LoongWander – Tiankeng Difeng Scenic Area is located in Fengjie County, Chongqing Municipality, and is a national …
  8. World’s largest sinkhole showcases the power and beauty of nature – Near the foot of the second bowl, the Difeng cave yawns open, swallowing a crystal stream that has a…
  9. Sinkhole: Quando la Terra Sprofonda – ## I Fenomeni di Sprofondamento che Minacciano le Nostre Città

Le voragini rappresentano un fenomen…

  1. Il ‘pozzo celeste’, ecco cosa si nasconde nella dolina più profonda al mondo » Scienze Notizie – Si trova in Cina e la dolina ospita forme di vita incredibili. Scoperta per la prima volta da specia…
  2. 404 Not Found
  3. Karst Features of China: Xiaozhai Tiankeng – Showcaves.com – At the base of Xiaozhai Tiankeng is a river cave named Di Feng Dong (Difeng Cave). The cave river fl…
  4. Tiankengs in the karst of China – Speleogenesis.info is a non-profit web platform aimed to promote karst and cave studies and integrat…
  5. [PDF] china caves – The Yorkshire Ramblers’ Club – Abstract: The China Caves Project was initiated in 1985 by British cavers Andy Eavis and Tony Waltha…
  6. Nature works its magic in Chongqing[3]- Chinadaily.com.cn – The nearby Difeng cave has also attracted explorers from China and abroad since it was brought to th…
  7. [PDF] The Yangtze Gorges Expedition 1994 – Mount Everest Foundation – The current limit of exploration is at the head of another drop of about 35m. … Apart from a few p…
  8. Karst tiankengs as refugia for indigenous tree flora amidst a degraded landscape in southwestern China – We conducted floristic and community analyses to compare the floristic composition, forest structure…
  9. Original karst tiankeng with underground virgin forest as an … – Nature – The primitive karst tiankeng is an important refugia for plant not only as a plant species protectio…
  10. Why China’s ‘Heavenly Pit’, World’s Deepest Sinkhole, Should Be … – Xiaozhai Tiankeng in Chongqing, China, is the world’s deepest sinkhole with its own ecosystem and ra…
  11. Karst tiankengs as refugia for indigenous tree flora amidst a degraded landscape in southwestern China – We conducted floristic and community analyses to compare the floristic composition, forest structure…
  12. Discovery of a diverse cave flora in China – …elsewhere in SE Asia. We argue that the cave flora is an extension of the karst forest understory…
  13. Conservation of Terrestrial Vertebrates in a Global Hotspot of Karst Area in Southwestern China – ## Abstract

The karst area of southwest China (KASC) is the largest piece of karst landscape on the…

  1. Microsoft Word – 04ky0207.doc
  2. The 2005 Tiankeng Investigation Project in China – Academia.edu – Tiankengs have gained recognition due to improved accessibility from China’s development. Field tour…
  3. Exploring Shuanghe Cave, Asia’s longest cave in China’s Guizhou – Shuanghe Cave in China’s Guizhou is Asia’s longest cave. Since 1988, international researchers and e…
  4. Caving guide China – Scribd is the source for 200M+ user uploaded documents and specialty resources.
  5. Esplorazioni speleosub francesi al Timavo – Inizia l’assalto al … – Il corso sotterraneo del Fiume Timavo è sconosciuto, di lui sappiamo pochissimo nelle due o tre grot…
  6. SPETTACOLARE China Supercave 3D sul National …“It’s like The Matrix,” says Daniela Pani, the Sardinian geoscientist operating the laptop.

Grand…

  1. Il Cavway X1 protagonista del prossimo webinar NSS con Siwei Tian ‘Introduction to the Features of the Cavway X1 Paperless Cave Surveying Tool’ – Scintilena – ## 21 maggio 2025 ora NSS, 22 maggio 2025 h 01:30 ora italiana) un appuntamento per la comunità spel…
  2. Cavway X1: a promising return and a warm wish for its … – ## The next generation of cave surveying is taking shape, and Siwei Tian is back at work

Follow…

  1. Zone carsiche e Tubi di lava segnalati dall’UNESCO per diventare … – Notizia segnalata da Maria Luisa Perissinotto. Maui, grazie di esistere ? ! Dal 23 giugno al 2 lugli…
  2. Tian Keng Di Feng Guojiaji Fengjing Mingshengqu (China) – LC Linked Data Service: Authorities and Vocabularies | Library of Congress, from LC Linked Data Service: Authorities and Vocabularies (Library of Congress)

Fonti consultate

  • Scintilena.comCina: l’esplorazione di una gigantesca dolina rivela sul fondo una foresta primordiale e tre possibili grotte (maggio 2022): https://www.scintilena.com/cina-lesplorazione-di-una-gigantesca-dolina-rivela-sul-fondo-una-foresta-primordiale-e-tre-possibili-grotte/
  • Scintilena.comI Tiankeng Cinesi: Giganteschi Portali verso Mondi Sotterranei Nascosti (agosto 2025): https://www.scintilena.com/i-tiankeng-cinesi-giganteschi-portali-verso-mondi-sotterranei-nascosti/08/21/
  • Xinhua News AgencyGiant karst sinkhole discovered in China’s Guangxi (6 maggio 2022): http://english.news.cn/20220507/722aa19654e9469db044f1c231fb260e/c.html
  • NPRScientists discover an ancient forest inside a giant sinkhole in China (19 maggio 2022): https://www.npr.org/2022/05/20/1100459262/giant-sinkhole-china-ancient-forest
  • The DebriefScientists Keep Finding Giant Sinkholes in China that Hide Ancient Forests (maggio 2024): https://thedebrief.org/scientists-keep-finding-giant-sinkholes-in-china-that-hide-ancient-forests-unknown-wildlife-and-long-lost-species/
  • BBC NewsChina’s sinkholes: Tourist boom threatens ancient forests (novembre 2024): https://www.bbc.com/news/articles/c8697gqwyx6o
  • UNESCO CourierChina’s “heavenly pits”, a dive into the unknown (2025): https://courier.unesco.org/en/articles/chinas-heavenly-pits-dive-unknown
  • UNESCO IGGPLeye Fengshan UNESCO Global Geopark: https://www.unesco.org/en/iggp/leye-fengshan-unesco-global-geopark
  • PubMed Central / PMC5484678Karst tiankengs as refugia for indigenous tree flora amidst a degraded landscape in southwestern China (2017): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5484678/
  • PubMed Central / PMC9174222Original karst tiankeng with underground virgin forest as an inaccessible refugia in Yunnan, China (2022): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9174222/
  • PubMed Central / PMC9603550Species Diversity of Cordyceps-Like Fungi in the Tiankeng Karst Region (2022): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9603550/
  • PubMed Central / PMC9927240Unique Habitat of Karst Tiankengs Changes Soil Microbial Communities (2023): https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9927240/
  • ScienceDirectEffects of Tiankeng topography on ecological strategy of karst forests (Ecological Indicators, 2023): https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1470160X23008063
  • Wiley / Land Degradation & DevelopmentKarst Tiankeng Is the Refuge of Microbial Diversity (marzo 2025): https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/ldr.5582
  • People’s Daily / en.people.cnTwo critically endangered species found in Yunnan after 100 years (luglio 2021): http://en.people.cn/n3/2021/0719/c90000-9874059.html
  • Bastille PostChinese scientists reintroduce endangered plant to native habitat in Yunnan (giugno 2025): https://www.bastillepost.com/global/article/4968385-chinese-scientists-reintroduce-endangered-plant-to-native-habitat-in-yunnan
  • Cambridge / OryxUse of plant tissue culture to conserve the Critically Endangered Petrocosmea grandiflora in China (2024): https://www.cambridge.org/core/journals/oryx/article/use-of-plant-tissue-culture-to-conserve-the-critically-endangered-petrocosmea-grandiflora-in-china
  • Scintilena.comVerso una risoluzione ONU sugli ecosistemi carsici (dicembre 2025): https://www.scintilena.com/verso-una-risoluzione-onu-sugli-ecosistemi-carsici-e-la-protezione-del-carsismo/12/09/
  • Scintilena.comRivoluzione nella speleologia italiana: tomografia elettrica 3D per decifrare i segreti dei sinkhole (agosto 2025): https://www.scintilena.com/rivoluzione-nella-speleologia-italiana-tomografia-elettrica-3d-per-decifrare-i-segreti-dei-sinkhole/

Io Fonti
[1] Giant karst sinkhole discovered in China’s Guangxi http://english.news.cn/20220507/722aa19654e9469db044f1c231fb260e/c.html
[2] Cina l’esplorazione di una gigantesca dolina rivela sul fondo una foresta primordiale e tre possibili grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/cina-lesplorazione-di-una-gigantesca-dolina-rivela-sul-fondo-una-foresta-primordiale-e-tre-possibili-grotte/05/27/
[3] Descending Into the Lush Underworld of China’s Newly Discovered Sinkhole https://www.atlasobscura.com/articles/china-new-sinkhole-discovery
[4] I Tiankeng Cinesi: Giganteschi Portali verso Mondi … https://www.scintilena.com/i-tiankeng-cinesi-giganteschi-portali-verso-mondi-sotterranei-nascosti/08/21/
[5] Chine : un gouffre géant récemment découvert renfermerait une forêt primitive https://www.24matins.fr/chine-un-gouffre-geant-recemment-decouvert-renfermerait-une-foret-primitive-1339722
[6] Scientists Keep Finding Giant Sinkholes in China that Hide Ancient … https://thedebrief.org/scientists-keep-finding-giant-sinkholes-in-china-that-hide-ancient-forests-unknown-wildlife-and-long-lost-dna/
[7] China’s sinkholes: Tourist boom threatens ancient forests – BBC https://www.bbc.com/news/articles/c8697gqwyx6o
[8] Scientists discover an ancient forest inside a giant sinkhole in China https://www.npr.org/2022/05/20/1100459262/giant-sinkhole-china-ancient-forest
[9] What we know so far about China’s massive sinkholes https://www.scmp.com/news/china/science/article/3179427/what-we-know-so-far-about-newly-discovered-forest-massive
[10] Giant sinkhole with a forest inside found in China | Live Science https://www.livescience.com/new-sinkhole-discovered-china
[11] 2025 Spring Lecture Series: The World Below: An Introduction to Caves and Karst I SHI https://www.youtube.com/watch?v=zTRD-pq9Ux0
[12] International Year of Cave and Karst – New Mexico Tech https://www.nmt.edu/news/2021/international_year_of_cave_and_karst.php
[13] Two critically endangered species found in Yunnan after 100 years http://en.people.cn/n3/2021/0719/c90000-9874059.html
[14] Two critically endangered species found in Yunnan after 100 years (5) http://en.people.cn/n3/2021/0719/c90000-9874059-5.html
[15] Chinese scientists reintroduce endangered plant to native habitat in Yunnan https://www.bastillepost.com/global/article/4968385-chinese-scientists-reintroduce-endangered-plant-to-native-habitat-in-yunnan
[16] Species Diversity of Cordyceps-Like Fungi in the Tiankeng Karst Region of China https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9603550/
[17] Unique Habitat of Karst Tiankengs Changes the Taxonomy … – PMC https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9927240/
[18] [PDF] Karst tiankengs as refugia for indigenous tree flora amidst a degraded landscape in southwestern China | Semantic Scholar https://www.semanticscholar.org/paper/Karst-tiankengs-as-refugia-for-indigenous-tree-a-in-Su-Tang/87c944d1ddb3fdb1f45f64236581a627d0301774
[19] Effects of Tiankeng topography on ecological strategy of karst … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1470160X23008063
[20] Karst Tiankeng Is the Refuge of Microbial Diversity in the Degraded … https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/ldr.5582
[21] Leye Fengshan UNESCO Global Geopark https://www.unesco.org/en/iggp/leye-fengshan-unesco-global-geopark
[22] Spedizione internazionale in Cina scopre enorme voragine ingresso … https://www.scintilena.com/spedizione-internazionale-in-cina-scopre-enorme-voragine/04/09/
[23] Inside China’s Giant Sinkhole – The Hidden World of Dashiwei Tiankeng https://www.youtube.com/watch?v=07cio98Dnrw&vl=en-US
[24] Verso una risoluzione ONU sugli ecosistemi carsici e la … https://www.scintilena.com/verso-una-risoluzione-onu-sugli-ecosistemi-carsici-e-la-protezione-del-carsismo/12/09/


Fonti: Wikipedia IT – Xiaozhai Tiankeng; Scintilena.com – I Tiankeng Cinesi; Scintilena.com – Sinkhole cause e impatti; molfettadiscute.altervista.org; scienzenotizie.it; amazingandwonderful.com


Fonti
[1] Xiaozhai Tiankeng – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Xiaozhai_Tiankeng
[2] I Tiankeng Cinesi: Giganteschi Portali verso Mondi Sotterranei … https://www.scintilena.com/i-tiankeng-cinesi-giganteschi-portali-verso-mondi-sotterranei-nascosti/08/21/
[3] Xiaozhai Tiankeng: A Breathtaking Natural Wonder – Amazing … https://amazingandwonderful.com/xiaozhai-tiankeng-a-breathtaking-natural-wonder/
[5] Il ‘pozzo celeste’, ecco cosa si nasconde nella dolina più profonda al … https://www.scienzenotizie.it/2024/03/30/il-pozzo-celeste-ecco-cosa-si-nasconde-nella-dolina-piu-profonda-al-mondo-5070152
[6] Sinkhole: Quando la Terra Sprofonda – Scintilena https://www.scintilena.com/sinkhole-le-cause-delle-voragini-della-terra/10/04/
[10] Cina l’esplorazione di una gigantesca dolina rivela sul fondo una foresta primordiale e tre possibili grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/cina-lesplorazione-di-una-gigantesca-dolina-rivela-sul-fondo-una-foresta-primordiale-e-tre-possibili-grotte/05/27/
[11] Xiaozhai Tiankeng https://de.wikiup.org/wiki/Xiaozhai_Tiankeng
[12] Il Soccorso Alpino di ritorno dall’istruzione in Cina https://www.scintilena.com/il-soccorso-alpino-di-ritorno-dallistruzione-in-cina/04/08/
[18] Voragini della Terra: Cause e Impatti dei Sinkhole – Scintilena https://www.scintilena.com/voragini-della-terra-cause-e-impatti-dei-sinkhole/12/04/
[19] Doline carsiche in Valjevo–Mionica: distribuzione spaziale … https://www.scintilena.com/doline-carsiche-in-valjevo-mionica-distribuzione-spaziale-e-fattori-morfologici/08/08/
[22] In Cambogia, nuove specie emergono dal buio delle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/in-cambogia-nuove-specie-emergono-dal-buio-delle-grotte/03/29/
[27] Xiaozhai Tiankeng: China’s Epic Sinkhole! https://kibana.briz.ua/blog/xiaozhai-tiankeng-chinas-epic-sinkhole-1767647824
[28] la classificazione dei fenomeni di sprofondamento in base alla … https://sgi.isprambiente.it/sinkholeweb/classificazione.html
[29] Dolina carsica – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Dolina_carsica
[32] Sinkholes: problemi terminologici — Italiano – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/sinkholes-e-cavita-sotterranee/sinkholes-problemi-terminologici

L'articolo Xiaozhai Tiankeng: dentro la dolina più profonda del mondo, dove una foresta primordiale sopravvive nell’ombra dell’abisso proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Genova, l’Anatolia preclassica e Tell Afis: due sguardi sull’archeologia del Vicino Oriente
    Condividi L’Università di Genova ospita il 4 maggio prossimo, alle ore 14:30, una conferenza tra sviluppo dei templi e santuari dell’età del Ferro Lunedì 4 maggio 2026, alle ore 14:30, l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Genova (via Balbi 2) ospita un incontro dedicato all’archeologia del Vicino Oriente, nell’ambito delle attività della Scuola di Scienze Umanistiche, del Dottorato in Letterature e Culture Classiche e Moderne – curriculum di Antichistica – e della Scuola di Specializza
     

Genova, l’Anatolia preclassica e Tell Afis: due sguardi sull’archeologia del Vicino Oriente

Máj 1st 2026 at 05:00

Condividi

L’Università di Genova ospita il 4 maggio prossimo, alle ore 14:30, una conferenza tra sviluppo dei templi e santuari dell’età del Ferro

Lunedì 4 maggio 2026, alle ore 14:30, l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Genova (via Balbi 2) ospita un incontro dedicato all’archeologia del Vicino Oriente, nell’ambito delle attività della Scuola di Scienze Umanistiche, del Dottorato in Letterature e Culture Classiche e Moderne – curriculum di Antichistica – e della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici.

La conferenza mette in dialogo due prospettive complementari sullo sviluppo degli spazi sacri nel mondo antico.

  • Ad aprire sarà Stefania Mazzoni (Università di Firenze, Presidente della Fondazione OrMe), con un intervento dal titolo “Lo sviluppo del tempio nell’Anatolia preclassica”. Il contributo propone una lettura di lungo periodo dell’architettura templare anatolica, esplorandone le trasformazioni prima della codificazione classica e mettendo in evidenza continuità, innovazioni e relazioni culturali.
  • Seguirà Giuseppe Minunno (Università di Genova) con “Santuari a Tell Afis nell’età del Ferro”, un approfondimento su uno dei principali siti della Siria settentrionale. L’intervento si concentra sull’organizzazione e sulle funzioni dei complessi cultuali nel corso dell’età del Ferro, offrendo elementi utili per comprendere dinamiche religiose e territoriali nel Levante.

L’incontro si inserisce nel calendario dell’anno accademico 2025-2026 ed è un’ottima occasione di confronto tra ricerca avanzata e formazione specialistica, con attenzione agli aspetti teorici e ai dati archeologici.

Sarà possibile seguire la conferenza anche online tramite Microsoft Teams (codice: oicoy9h) per gli utenti UniGe, oppure richiedendo l’accesso via mail (fabio.negrino@unige.it) al prof. Fabio Negrino, referente dell’incontro, archeologo docente dell’Università di Genova (e speleologo).

Dove: Aula Magna dell’Università di Genova, via Balbi 2 (anche online su Teams)
Quando: lunedì 4 maggio 2026, ore 14:30
Cosa: conferenza su templi e santuari del Vicino Oriente antico con interventi di Stefania Mazzoni e Giuseppe Minunno


L'articolo Genova, l’Anatolia preclassica e Tell Afis: due sguardi sull’archeologia del Vicino Oriente proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Speleologia in Umbria: il Gruppo di Gualdo Tadino apre le gallerie minerarie
    Condividi Un’escursione al cuore della montagna: Cava del Ferro e Grotta della Miniera il 17 maggio 2026 Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino organizza per domenica 17 maggio 2026 una giornata di esplorazione sotterranea nell’area di Sascupo di Rigali, in provincia di Perugia. L’evento, aperto agli appassionati, porta il nome “Percorsi dentro la terra” e prevede la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, due siti di grande interesse geologico e storico-industriale lungo il
     

Speleologia in Umbria: il Gruppo di Gualdo Tadino apre le gallerie minerarie

Apríl 30th 2026 at 13:00

Condividi


Un’escursione al cuore della montagna: Cava del Ferro e Grotta della Miniera il 17 maggio 2026

Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino organizza per domenica 17 maggio 2026 una giornata di esplorazione sotterranea nell’area di Sascupo di Rigali, in provincia di Perugia. L’evento, aperto agli appassionati, porta il nome “Percorsi dentro la terra” e prevede la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, due siti di grande interesse geologico e storico-industriale lungo il Sentiero dei Minatori.


Il Sentiero dei Minatori: dal fondovalle alla Cava del Ferro

Il ritrovo è fissato per le ore 8:45 al parcheggio del supermercato Il Gala di Gualdo Tadino. Da lì, i partecipanti si sposteranno in auto fino alla località Pianelle di Sascupo di Rigali, punto di partenza del percorso.

Il cammino segue il Sentiero dei Minatori, che sale dalla quota di 700 metri fino ai 1050 metri della Cava del Ferro. Il dislivello è moderato e il sentiero è considerato facile, anche se in costante salita. Circa un’ora di cammino è sufficiente per raggiungere l’ingresso delle gallerie.


Dentro le gallerie: Cava del Ferro e Grotta della Miniera

Una volta in quota, il gruppo visiterà le Gallerie 649 della Cava del Ferro e le Gallerie di Italo della Grotta della Miniera. Le gallerie si sviluppano su un centinaio di metri complessivi. Il fondo è bagnato e la temperatura si attesta intorno agli 8°C.

Per accedere in sicurezza alle gallerie, gli organizzatori raccomandano un equipaggiamento adeguato: lampada frontale, giacchetto, indumenti che possano sporcarsi e guanti da lavoro. Pantaloni lunghi e scarpe da montagna sono indispensabili per l’intero percorso.

Dopo la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, l’escursione prosegue fuori sentiero verso il Rifugio Monte Penna, posto a quota 1200 metri. Anche questo tratto richiede circa un’ora di cammino.


Al Rifugio Monte Penna: la riunione tecnica e il pranzo sociale

Alle ore 13 è prevista una “riunione tecnica” presso il Rifugio Monte Penna. All’incontro segue un momento conviviale con pranzo in quota. Il contributo è di quindici euro a persona, da versare direttamente sul posto.

Chi desidera partecipare al momento conviviale deve prenotare entro venerdì 15 maggio al numero indicato a fine articolo. La prenotazione non è necessaria per la sola escursione.


Il rientro: discesa verso Sascupo di Rigali

Nel pomeriggio, il gruppo scenderà dal Rifugio Monte Penna a Sascupo di Rigali attraverso un percorso con un dislivello di 500 metri, lungo strade e sentieri. Al termine della discesa si provvederà al recupero delle auto lasciate al mattino.

Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino ricorda che lo svolgimento dell’evento e il percorso potranno subire modifiche in base alle condizioni meteo e alla valutazione degli accompagnatori. Ogni partecipante è responsabile per sé stesso e per eventuali minori sotto la propria tutela.


Informazioni e prenotazioni per la Cava del Ferro

Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare Peppe al numero 333 343 9751. La scadenza per la prenotazione al pranzo sociale è fissata a venerdì 15 maggio 2026.

L’iniziativa del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino si inserisce nell’attività di valorizzazione del patrimonio sotterraneo e minerario del territorio umbro, portando i partecipanti lungo un percorso che unisce escursionismo, storia locale e speleologia.

L'articolo Speleologia in Umbria: il Gruppo di Gualdo Tadino apre le gallerie minerarie proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Le acque invisibili della piana di Cassino: uno studio ridefinisce il bilancio idrogeologico regionale
    Condividi Un sistema carsico tra Lazio e Campania alimenta sorgenti con portate fino a 23.000 litri al secondo. La ricerca di Saroli, Lancia e Petitta ricostruisce i percorsi sotterranei e aggiorna le stime sulla disponibilità idrica dell’area La piana di Cassino, crocevia delle acque sotterranee appenniniche La piana di Cassino, bacino intermontano al confine tra Lazio e Campania, è uno dei punti di convergenza più importanti delle acque sotterranee dell’Appennino centro-meridiona
     

Le acque invisibili della piana di Cassino: uno studio ridefinisce il bilancio idrogeologico regionale

Apríl 30th 2026 at 12:00

Condividi


Un sistema carsico tra Lazio e Campania alimenta sorgenti con portate fino a 23.000 litri al secondo. La ricerca di Saroli, Lancia e Petitta ricostruisce i percorsi sotterranei e aggiorna le stime sulla disponibilità idrica dell’area


La piana di Cassino, crocevia delle acque sotterranee appenniniche

La piana di Cassino, bacino intermontano al confine tra Lazio e Campania, è uno dei punti di convergenza più importanti delle acque sotterranee dell’Appennino centro-meridionale. Qui i massicci carbonatici circostanti — formati da calcari e dolomie mesozoiche — raccolgono le precipitazioni, le convogliano in profondità e le restituiscono in superficie attraverso grandi sorgenti.

Le sorgenti del Gari e della Peccia sono i principali recapiti di questo sistema. Le loro portate possono raggiungere complessivamente 23.000 litri al secondo, un volume che testimonia la vastità e la complessità degli acquiferi carsici che le alimentano.


La geologia controlla il flusso: pieghe, faglie e barriere sotterranee

Uno studio pubblicato nel 2019 sull’Hydrogeology Journal da Maurizio Saroli, Marco Lancia e Marco Petitta ha ricostruito in dettaglio i meccanismi che governano questo sistema. La ricerca mostra che il percorso dell’acqua nel sottosuolo non è casuale.

La struttura tettonica dell’area — dominata da sovrascorrimenti (thrust faults), pieghe e strati a bassa permeabilità — crea una rete di corridoi e barriere invisibili che indirizza i flussi idrici su distanze di decine di chilometri. Le faglie possono aprire vie preferenziali alla circolazione idrica, oppure bloccarla del tutto quando sono riempite da materiali impermeabili. Le pieghe concentrano la fratturazione favorendo l’infiltrazione o convogliano l’acqua verso fondovalle.

Comprendere questa “geografia sotterranea” è indispensabile per stimare con precisione quanta acqua è disponibile nel sistema.


Un nuovo modello concettuale per superare le contraddizioni

Prima di questo studio, la letteratura scientifica sull’area presentava due modelli idrogeologici concorrenti: uno basato su misure di portata e dati di pozzo, l’altro derivato dall’analisi strutturale delle rocce affioranti. I due approcci davano risultati difficilmente conciliabili.

La ricerca di Saroli, Lancia e Petitta ha proposto un modello concettuale integrato, che mette insieme le evidenze quantitative con quelle strutturali. Il risultato è una ridefinizione del bilancio idrogeologico regionale: la ripartizione delle acque tra i diversi bacini e le sorgenti era stimata in modo parziale dai modelli precedenti.


Dalle montagne all’acquedotto: l’importanza strategica delle sorgenti

Le acque che emergono nella piana di Cassino non sono solo un dato scientifico. Le sorgenti del Gari e della Peccia sono collegate all’Acquedotto Campania Occidentale, che rifornisce Napoli e il suo hinterland. La gestione di queste risorse ha quindi una ricaduta diretta sulla disponibilità di acqua potabile per milioni di persone.

In Italia, gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile nazionale. La piana di Cassino rappresenta uno dei nodi più rilevanti di questo sistema.


Siccità, prelievi e cambiamento climatico: le sfide future

Lo studio non si limita a descrivere il sistema attuale. Ridefinire il bilancio idrogeologico regionale significa anche capire come le sorgenti reagirebbero a scenari futuri di siccità prolungata o di aumento dei prelievi.

Negli acquiferi carsici, la risposta alle sollecitazioni esterne è spesso non lineare. Le portate possono diminuire rapidamente durante i periodi di siccità e recuperare altrettanto velocemente dopo le piogge, ma i margini di sicurezza dipendono dalla quantità di acqua immagazzinata nel sistema profondo. Una stima errata del bilancio può portare a prelievi insostenibili e a crisi idriche difficili da prevedere.

La ricerca di Saroli, Lancia e Petitta fornisce una base più solida per affrontare queste domande, utile anche per la pianificazione delle risorse idriche in un contesto di cambiamenti climatici.


Vulnerabilità degli acquiferi carsici: un fattore da non sottovalutare

Un elemento che la ricerca sottolinea indirettamente è la vulnerabilità intrinseca degli acquiferi carsici. A differenza degli acquiferi porosi classici, nei sistemi carsici l’acqua si muove rapidamente attraverso condotti e fratture, senza subire una filtrazione efficace. Gli inquinanti possono raggiungere le sorgenti in poche ore, con conseguenze difficili da mitigare.

Per questo motivo, conoscere i percorsi del flusso sotterraneo non serve solo a quantificare la risorsa, ma anche a proteggerne la qualità, individuando le zone di ricarica più esposte e le aree da tutelare con maggiore attenzione.


L’articolo di Saroli, Lancia e Petitta (2019)

  • Inquadramento geologico della piana di Cassino come bacino intermontano appenninico con tettonica a sovrascorrimenti
  • Il sistema sorgentizio del Gari e della Peccia con portate fino a 23.000 L/s, e il suo ruolo per l’Acquedotto Campania Occidentale
  • La questione dei modelli concettuali contrapposti presenti in letteratura prima del 2019, e come lo studio li riconcilia
  • Perché pieghe, faglie e strati impermeabili funzionano sia come corridoi sia come barriere per le acque sotterranee
  • Il bilancio idrogeologico regionale e le sue implicazioni per la gestione in periodo di siccità o cambiamento climatico
  • Vulnerabilità degli acquiferi carsici e connessione con la fornitura del ~40% dell’acqua potabile italiana
  • 8 domande di autoverifica (brevi e argomentative) e flashcard di sintesi pronte per la ripetizione rapida

Guida di Studio – La Piana di Cassino: Geologia e Idrogeologia dei Grandi Acquiferi Carsici

Fonte principale: Saroli, M., Lancia, M. & Petitta, M. The geology and hydrogeology of the Cassino plain (central Apennines, Italy): redefining the regional groundwater balance. Hydrogeol J 27, 1563–1579 (2019). https://doi.org/10.1007/s10040-019-01953-w (Licenza CC BY 4.0)


1. Inquadramento geografico e geologico

La piana di Cassino è un bacino intermontano quaternario dell’Appennino centro-meridionale italiano, collocato al confine tra Lazio e Campania. È circondata da massicci carbonatici (calcari e dolomie mesozoiche) che formano bacini idrogeologici carsici di grandi dimensioni.[1][2]

La struttura geologica dell’area è dominata dalla tettonica a sovrascorrimenti (thrust tectonics) della catena appenninica, con pieghe e faglie che hanno sovrapposto diversi corpi carbonatici, creando un assetto complesso nel sottosuolo. Strati poco permeabili intercalati fungono da barriere idrogeologiche che separano e guidano i flussi sotterranei.[1]

Concetti chiave da memorizzare

TermineDefinizione
Bacino intermontanoDepressione strutturale tra rilievi montuosi, colmata da sedimenti quaternari
Sovrascorrimento (thrust)Faglia che porta rocce più antiche sopra rocce più recenti
PiegaDeformazione degli strati rocciosi in forma di anticlinale o sinclinale
Acquifero carbonaticoRoccia calcarea/dolomitica che accumula e trasmette acqua sotterranea
Strato poco permeabile (aquitard)Livello che rallenta o blocca il flusso idrico sotterraneo

2. Il sistema idrogeologico: le sorgenti del Gari e della Peccia

Le sorgenti del Gari e della Peccia sono i principali recapiti delle acque sotterranee nella piana di Cassino. Costituiscono uno dei sistemi sorgentizi più importanti d’Italia per volumi erogati.[2][1]

  • Portata totale: fino a 23.000 L/s (23 m³/s)[1]
  • Le acque provengono da acquiferi carsici montani estesi nelle aree circostanti
  • I percorsi sotterranei sono guidati da pieghe, faglie e livelli impermeabili che funzionano come corridoi e barriere nel sottosuolo[1]
  • L’area è oggetto di studi idrogeologici sin dagli anni ’70, anche per l’importanza strategica dell’Acquedotto Campania Occidentale, che alimenta Napoli e il suo hinterland[1]

Schema del percorso dell’acqua (da ricordare)

Precipitazioni ? Infiltrazione nelle rocce carbonatiche montane
     ?
Circolazione guidata da pieghe, faglie e strati impermeabili
     ?
Convergenza nella piana di Cassino (zona di recapito)
     ?
Emergenza nelle sorgenti del Gari e della Peccia (fino a 23.000 L/s)

3. Il problema del modello concettuale

Prima dello studio del 2019, in letteratura esistevano due modelli concettuali contrapposti:[1]

  1. Modello quantitativo-idrogeologico: basato su misure di portata e dati di pozzo
  2. Modello da rilevamento sul campo (fieldwork): basato sull’analisi strutturale delle rocce

Lo studio di Saroli, Lancia e Petitta ha proposto un nuovo modello concettuale che integra entrambi gli approcci, riconoscendo il ruolo fondamentale della tettonica a sovrascorrimenti nel controllare le idrostrutture (= corpi idrogeologici delimitati da barriere geologiche) e i percorsi del flusso sotterraneo.[1]

Concetto chiave per l’esame: Una singola area può avere più modelli idrogeologici concorrenti. Il progresso scientifico consiste nell’integrare dati quantitativi e strutturali per costruire un modello più accurato.


4. Perché la struttura geologica controlla il flusso idrico

Negli acquiferi carbonatici appenninici, faglie, pieghe e litologie impermeabili non sono solo caratteristiche passive: determinano attivamente dove l’acqua scorre, dove si accumula e da dove emerge.[3][1]

  • Le faglie possono creare sia condotti preferenziali (se aperte e fratturate) sia barriere (se riempite da materiale impermeabile)
  • Le pieghe anticlinali concentrano la fratturazione nella parte sommitale, favorendo la percolazione
  • Le pieghe sinclinali possono raccogliere l’acqua e convogliarla verso i fondovalle
  • I sovrascorrimenti giustappongono rocce di permeabilità diversa, creando interfacce idrogeologiche critiche[1]

Studi analoghi su altri acquiferi carbonatici appenninici confermano che la distribuzione della ricarica e la direzione del flusso dipendono in modo determinante dall’assetto strutturale.[3]


5. Bilancio idrogeologico regionale e gestione della risorsa

Il concetto di bilancio idrogeologico è centrale nello studio: si tratta di quantificare quanta acqua entra nel sistema (ricarica da pioggia e neve), quanta circola e quanta emerge nelle sorgenti.[1]

Capire la “geografia invisibile” del sottosuolo è essenziale per:

  • Stimare la disponibilità effettiva di acqua nel lungo periodo
  • Prevedere la risposta delle sorgenti a periodi di siccità prolungata
  • Valutare la sostenibilità dei prelievi per uso potabile, agricolo e industriale
  • Adattarsi ai cambiamenti climatici, che possono ridurre la ricarica degli acquiferi

La variazione delle portate sorgive in relazione ai prelievi e alla siccità è una delle questioni più urgenti per la gestione idrica in Italia, dato che gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile nazionale.[4][5]


6. Vulnerabilità e rischi degli acquiferi carsici

Gli acquiferi carsici come quelli della piana di Cassino presentano caratteristiche di vulnerabilità specifiche:

  • Scarso potere autodepurante: le sostanze inquinanti si trasferiscono rapidamente senza filtrazione efficace
  • Alta velocità di flusso: in presenza di condotti carsici, l’acqua può percorrere chilometri in poche ore
  • Bacini di alimentazione estesi: l’area di ricarica può non coincidere con la zona di emergenza, rendendo difficile la tutela

Il patrimonio idrico carsico italiano è stimato in circa 410 milioni di metri cubi/anno, un valore che rende queste risorse strategiche per l’approvvigionamento urbano di grandi centri come Roma e Napoli.[6][4]


7. Domande di autoverifica

Domande a risposta breve:

  1. Che cosa si intende per “idrostruttura” e come viene delimitata in un acquifero carsico appenninico?
  2. Perché la tettonica a sovrascorrimenti complica la ricostruzione del bilancio idrogeologico nella piana di Cassino?
  3. Quali sono le due sorgenti principali della piana di Cassino e qual è la loro portata massima complessiva?
  4. Per quale motivo esistevano due modelli concettuali contrastanti prima dello studio del 2019?
  5. Come possono le faglie funzionare sia come corridoi sia come barriere per le acque sotterranee?

Domande a risposta ampia:

  1. Spiega il percorso dell’acqua dall’infiltrazione nelle montagne circostanti alla sua emergenza nelle sorgenti della piana di Cassino, indicando i fattori geologici che lo guidano.
  2. Quali implicazioni pratiche ha la ridefinizione del bilancio idrogeologico regionale per la gestione dell’acqua potabile in un contesto di cambiamenti climatici?
  3. Confronta la vulnerabilità di un acquifero carsico con quella di un acquifero poroso classico (sabbie e ghiaie), evidenziando le differenze nella velocità di flusso e nella capacità autodepurante.

8. Flashcard di sintesi

DomandaRisposta
Portata totale sorgenti Gari + PecciaFino a 23.000 L/s
Anno dello studio Saroli et al.2019, Hydrogeology Journal
Tipo di bacinoIntermontano quaternario
Struttura tettonica dominanteSovrascorrimenti (thrust tectonics)
Principale utilizzo delle acqueAcquedotto Campania Occidentale (Napoli e hinterland)
% acqua potabile italiana da acquiferi carsici~40%
Ruolo delle faglie nei flussiSia corridoi sia barriere idrogeologiche
Motivo della complessità del modelloDue modelli contrapposti in letteratura prima del 2019

9. Connessioni con temi più ampi

Lo studio della piana di Cassino si inserisce in un quadro più ampio di ricerca sugli acquiferi carbonatici italiani:[7][2]

  • I tracciamenti idrogeologici (uso di traccianti colorati o chimici) sono strumenti fondamentali per ricostruire i percorsi sotterranei reali[8]
  • La conduttività idraulica dei mezzi carsici fratturati varia di molti ordini di grandezza e deve essere calibrata a scala locale e regionale[2]
  • Le anomalie geochimiche legate a faglie attive possono modificare la chimica delle acque sorgive, rendendo necessario un monitoraggio integrato[7]
  • I cambiamenti climatici e la siccità crescente rendono urgente la revisione dei bilanci idrogeologici per una gestione sostenibile delle risorse[9][5]

Note bibliografiche e fonti consultate

L'articolo Le acque invisibili della piana di Cassino: uno studio ridefinisce il bilancio idrogeologico regionale proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Il ferro di cavallo maggiore urla per comunicare l’aggressività
    Condividi Le vocalizzazioni del Rhinolophus ferrumequinum rivelano pattern universali e variazioni locali: uno studio pubblicato su Animal Behaviour nel 2024 analizza i segnali acustici di aggressività graduata nelle popolazioni di ferro di cavallo maggiore, aprendo nuove prospettive per il monitoraggio acustico non invasivo dei chirotteri Le vocalizzazioni sociali dei pipistrelli: molto più dell’ecolocalizzazione I pipistrelli non usano la voce soltanto per orientarsi nel buio. Le
     

Il ferro di cavallo maggiore urla per comunicare l’aggressività

Apríl 30th 2026 at 11:00

Condividi


Le vocalizzazioni del Rhinolophus ferrumequinum rivelano pattern universali e variazioni locali: uno studio pubblicato su Animal Behaviour nel 2024 analizza i segnali acustici di aggressività graduata nelle popolazioni di ferro di cavallo maggiore, aprendo nuove prospettive per il monitoraggio acustico non invasivo dei chirotteri


Le vocalizzazioni sociali dei pipistrelli: molto più dell’ecolocalizzazione

I pipistrelli non usano la voce soltanto per orientarsi nel buio. Le loro vocalizzazioni sociali — distinte dagli impulsi di ecolocalizzazione — trasmettono informazioni complesse: identità individuale, stato emotivo, intenzioni aggressive.pmc.ncbi.nlm.nih

Il ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) è tra le specie più studiate in Europa per questo tipo di comunicazione. La specie emette ultrasuoni a frequenza costante tra 77 e 83 kHz per l’ecolocalizzazione, ma dispone di un repertorio di chiamate sociali distinto e ben articolato. Resta aperta la domanda su quanto i segnali di aggressività siano condivisi tra popolazioni geograficamente distanti.scintilena

La ricerca sulle vocalizzazioni sociali dei chirotteri ha già documentato come le chiamate aggressive dei pipistrelli varino in base al contesto comportamentale e allo stato fisiologico del mittente. Lo studio del 2024 sposta l’attenzione su una domanda più specifica: questi segnali hanno una struttura universale, o si modificano da popolazione a popolazione?pmc.ncbi.nlm.nih


Lo studio del 2024: chiamate graduate di aggressività nel Rhinolophus ferrumequinum

La ricerca di Kangkang Zhang, Yanping Yu e Tong Liu, pubblicata su Animal Behaviour nell’aprile 2024 (vol. 210), ha analizzato le chiamate aggressive del ferro di cavallo maggiore provenienti da popolazioni geograficamente distanti.journals.biologists

Il concetto chiave è quello di chiamata graduata: un segnale acustico la cui struttura varia in modo continuo in funzione dell’intensità dell’intenzione aggressiva del mittente. Più la situazione è tesa — ad esempio quando un individuo tenta di sottrarre la posizione di roost a un altro — più le caratteristiche acustiche del richiamo cambiano in modo prevedibile e misurabile.pmc.ncbi.nlm.nih

Le chiamate graduate rappresentano un sistema di comunicazione raffinato. Non si tratta di un segnale “acceso o spento”, ma di una scala continua che informa il destinatario sull’intensità dell’intenzione aggressiva. Questo meccanismo è stato documentato nei canidi, negli uccelli canori e in alcuni primati, ma è ancora poco esplorato nei chirotteri.pmc.ncbi.nlm.nih

Lo studio di Zhang et al. fornisce la prima analisi sistematica di questo fenomeno nel ferro di cavallo maggiore su popolazioni multiple, colmando una lacuna rilevante nella chirotterologia comportamentale.


Pattern universali e differenze locali nelle chiamate aggressive

Lo studio ha identificato due livelli distinti di variazione nelle chiamate aggressive del ferro di cavallo maggiore:journals.biologists

  • Pattern universali: presenti in tutte le popolazioni analizzate, indipendentemente dalla distanza geografica. Questi pattern suggeriscono che la struttura di base dei segnali di aggressività graduata si è evoluta prima della divergenza geografica delle popolazioni, e rappresenta quindi un patrimonio ancestrale della specie.
  • Differenze locali: variazioni nella struttura fine delle chiamate, riconducibili a pressioni selettive locali, densità di popolazione o differenze nell’ambiente acustico in cui vivono le colonie.

Questo doppio livello — universale e locale — è una caratteristica nota nelle vocalizzazioni degli uccelli canori, ma fino ad oggi documentata solo marginalmente nei chirotteri. Il ferro di cavallo maggiore si conferma così un modello utile per studiare l’evoluzione della comunicazione acustica nei mammiferi volanti.pmc.ncbi.nlm.nih

I risultati aprono un confronto con ricerche parallele su altre specie. Una ricerca recente sul pipistrello fantasma australiano (Macroderma gigas) ha dimostrato che anche in quel caso le vocalizzazioni sociali presentano variazioni regionali significative, compatibili con fenomeni di deriva culturale o pressione selettiva locale.scintilena


Aggressività e contesa del roost: il contesto delle chiamate graduate

Le chiamate aggressive nei chirotteri emergono tipicamente in situazioni di competizione per le risorse all’interno della colonia. La contesa di posizioni di roosting — un posto privilegiato sul soffitto della grotta o nella fessura rocciosa — è uno dei contesti più frequenti in cui vengono registrati questi segnali.pmc.ncbi.nlm.nih

Nel ferro di cavallo maggiore, specie sedentaria con forti legami al sito di roost, la competizione per le posizioni migliori all’interno delle colonie è un fenomeno ricorrente. In Italia, le colonie occupano grotte, miniere abbandonate e fessure rocciose, ambienti dove la disponibilità di posizioni ottimali può essere limitata.scintilena+1

In questo contesto, la capacità di comunicare con precisione il livello di aggressività — senza necessariamente arrivare al contatto fisico — ha un evidente valore adattativo. Le chiamate graduate permettono di risolvere i conflitti in modo acustico, riducendo i costi energetici e il rischio di infortuni per entrambi gli individui coinvolti.pmc.ncbi.nlm.nih


Il ferro di cavallo maggiore in Italia: una specie protetta e monitorata

Il ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) è presente su tutto il territorio nazionale, dall’ambiente mediterraneo fino alle zone montane, con una presenza confermata anche nelle isole maggiori. La specie predilige habitat aperti con boscaglie temperate decidue, foreste montane e pascoli, spesso in prossimità di specchi d’acqua.scintilena

È protetta in tutta Europa dalla Direttiva Habitat e figura tra le specie più vulnerabili al degrado degli ambienti ipogei. In Italia, le miniere abbandonate rivestono un ruolo cruciale come siti di riproduzione e ibernazione, soprattutto in regioni come la Sardegna dove il 27% delle cavità sotterranee studiate sono miniere.scintilena+1

Il ferro di cavallo maggiore era anche il Pipistrello dell’Anno BatLife Europe fino al 2025, riconoscimento che ne sottolinea il valore emblematico per la conservazione dei chirotteri europei.scintilena


Implicazioni per il monitoraggio acustico non invasivo delle colonie

Capire la struttura delle chiamate aggressive nei pipistrelli ha implicazioni pratiche immediate per la conservazione. Se i richiami di aggressività graduata hanno caratteristiche riconoscibili e in parte universali, i bat detector automatici possono essere addestrati a identificare situazioni di stress sociale nelle colonie.journals.biologists+1

Questo apre la strada a un monitoraggio non invasivo delle dinamiche comportamentali interne alle colonie. I segnali di aggressività possono funzionare come indicatori indiretti della salute della colonia stessa: una colonia con livelli elevati e persistenti di vocalizzazioni aggressive può indicare condizioni di sovraffollamento, disturbo antropico o riduzione delle risorse disponibili.scintilena

Lo studio di Zhang et al. integra così la ricerca di base sulla comunicazione animale con le esigenze pratiche della chirotterologia applicata. I dati acustici sulle chiamate graduate del ferro di cavallo maggiore diventano uno strumento aggiuntivo per chi si occupa del monitoraggio e della tutela dei chirotteri nelle cavità naturali e artificiali italiane ed europee.scintilena+1

Ecco le fonti utilizzate per l’articolo, con i relativi link:

Studio principale

  • Zhang, Kangkang; Yu, Yanping; Liu, Tong (2024) — Animal Behaviour, vol. 210, aprile 2024. Studio sulle chiamate aggressive graduate del Rhinolophus ferrumequinum. (Riferimento bibliografico citato nel testo; non disponibile link diretto open access trovato nella ricerca)

Vocalizzazioni sociali e aggressive dei pipistrelli

Ferro di cavallo maggiore — specie e habitat

Monitoraggio e conservazione

L'articolo Il ferro di cavallo maggiore urla per comunicare l’aggressività proviene da Scintilena.

❌