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V nové čísle čtěte: Nové vystrojení Dagmar, jeskyně Vlasta u Kozovaz, rozhovor s australským jeskyňářem, jeskyně Zoluška v Moldavsku, štola u obce Děkov, Šestková výročí, Podivuhodná dobrodružství profesora Hesioda a další...

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Vyšlo eSpeleo 17

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Duvalius carantii: modelli predittivi per il coleottero ipogeo delle Alpi sud-occidentali

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Un modello statistico ad alta affidabilità per prevedere l’habitat del coleottero cavernicolo

Uno studio recente ha applicato i modelli di distribuzione delle specie (SDM) per analizzare l’idoneità ambientale di Duvalius carantii, un coleottero ipogeo endemico delle Alpi sud-occidentali.

La ricerca, condotta da Marco Tolve dell’Università degli Studi di Torino insieme a Pier Mauro Giachino, Elena Piano e Marco Isaia, ha utilizzato l’algoritmo MaxEnt per elaborare 31 occorrenze georeferenziate della specie, ottenendo un modello predittivo con prestazioni elevate (AUC medio 0,907) [web:2][file:1].

I risultati indicano che quattro fattori spiegano la distribuzione attuale di D. carantii: la temperatura media annuale (38,6% di importanza), la distanza dai ghiacciai pleistocenici del Last Glacial Maximum (40,1%), l’escursione termica media diurna (17,5%) e la stagionalità³² delle precipitazioni (3,7%) [file:1]. Nel complesso, temperatura e distanza dai ghiacciai antichi spiegano quasi l’80% dell’idoneità bioclimatica del coleottero ipogeo.

Metodologia e risultati del modello di distribuzione

Il team di ricerca ha calibrato il modello all’interno dell’area accessibile (M-area), costruendo un buffer di 30 km attorno ai punti di occorrenza noti. Sono state utilizzate 19 variabili bioclimatiche da WorldClim, dati di elevazione e la distanza dalle masse glaciali pleistoceniche ricostruite da Ehlers et al. (2011), con anelli di distanza di 1 km [file:1].

L’area prevista dal modello si sovrappone agli areali di altre specie di Duvalius in Italia e Francia, oltre a Doderotrechus spp. nel settore settentrionale. Questa sovrapposizione di nicchia bioclimatica suggerisce un’elevata vicarianza geografica tra le specie di coleotteri sotterranei delle Alpi occidentali, con areali profondamente modellati dalle dinamiche glaciali del Pleistocene [file:1].

Vicarianza ecologica e variabilità intraspecifica

Un aspetto interessante emerso dallo studio riguarda due località occidentali che non rientrano nell’area predetta come idonea. Questo dato apre nuove linee di ricerca sulle dinamiche che hanno plasmato l’areale attuale di Duvalius carantii e sulle relazioni con le specie ecologicamente vicarianti vicine [file:1].

I ricercatori sottolineano la necessità di specifici studi tassonomici e morfologici sulla variabilità di D. carantii per chiarire i pattern di variabilità intraspecifica ancora non scoperti. L’approccio SDM si conferma uno strumento fondamentale per indagare aspetti ecologici, biogeografici, evolutivi e conservazionistici della fauna ipogea [file:1][web:2].

Classificazione della fauna cavernicola: troglobi, troglofili e troglosseni

La biospeleologia classifica gli organismi che frequentano le grotte in tre categorie principali, basate sul loro grado di adattamento all’ambiente ipogeo. Questa classificazione, proposta originariamente da Schiner nel 1854 e perfezionata da Racovitza nel 1907, rimane uno strumento utile per comprendere l’ecologia sotterranea [web:3][web:8].

Troglobi: i veri cavernicoli obbligati

I troglobi (o troglobionti) sono organismi perfettamente adattati alla vita ipogea e incapaci di svincolarsene. Presentano adattamenti morfologici e fisiologici marcati: sono anoftalmi (privi di organi visivi funzionali), depigmentati, con zampe e antenne allungate e organi sensoriali specializzati [web:10][web:12][file:1]. Compiono l’intero ciclo vitale all’interno delle grotte e rappresentano lo stadio evolutivo più avanzato di adattamento all’ambiente sotterraneo. Duvalius carantii rientra in questa categoria, essendo un coleottero ipogeo endemico strettamente legato all’habitat cavernicolo [file:1].

Troglofili: organismi con legami parziali con la grotta

I troglofili sono organismi presenti con regolarità³¹ nelle grotte ma non obbligatoriamente legati ad esse per l’intero ciclo vitale. Questa categoria si suddivide in due gruppi:

  • Subtroglofili: abitano le grotte regolarmente o solo in alcuni periodi della vita, ma rimangono legati alla superficie per alcune funzioni biologiche (ad esempio per nutrirsi). I pipistrelli rappresentano un esempio classico di subtroglofili [web:15][web:18][file:1].
  • Eutroglofili: mostrano una netta preferenza per le grotte e possiedono adattamenti morfologici e fisiologici particolari, pur potendo vivere e in alcuni casi riprodursi anche nell’ambiente epigeo [web:4][web:12].

Troglosseni: ospiti accidentali dell’ambiente ipogeo

I troglosseni (o trogloxeni) sono organismi la cui presenza in grotta è sporadica e accidentale. Vi capitano per caduta, trasporto passivo da parte dell’acqua o altri meccanismi involontari. Sono incapaci di stabilire una popolazione sotterranea e non entrano a far parte dell’ecosistema cavernicolo in senso ecologico [web:9][web:13][web:14]. Possono costituire un importante apporto di nutrimento per la fauna ipogea, ma non sono considerati parte integrante della comunità sotterranea.

Implicazioni per la conservazione e la ricerca futura

Lo studio di Duvalius carantii si inserisce in un contesto più ampio di applicazione degli SDM alla fauna ipogea. Nonostante i modelli di distribuzione delle specie abbiano visto un aumento esponenziale delle pubblicazioni negli ultimi anni, gli SDM relativi ad artropodi sotterranei sono rimasti in ritardo rispetto a quelli per organismi epigei [file:1][web:2].

La ricerca evidenzia come le transizioni climatiche passate abbiano avuto un’influenza profonda sulla fauna sotterranea, guidando la colonizzazione ipogea e plasmando i pattern distributivi attuali. La distanza dai ghiacciai pleistocenici emerge come fattore determinante, confermando il ruolo delle dinamiche glaciali nel modellare la biodiversità³² cavernicola delle Alpi sud-occidentali [file:1][web:3].


Fonti

  1. Tolve M., Giachino P.M., Piano E., Isaia M. “Habitat suitability of Duvalius carantii (Sella 1874) (Coleoptera, Carabidae: Trechini)”. XXIII Congresso Nazionale di Speleologia, Ormea (CN) 2-5 giugno 2022. Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia s. II, 42, 2022.
  2. Phillips S.J., Anderson R.P., Schapire R.E. (2006). “Maximum entropy modeling of species geographic distributions”. Ecological Modelling, 190(3-4): 231-259. https://doi.org/10.1016/j.ecolmodel.2005.03.026
  3. Mammola S., Leroy B. (2018). “Applying species distribution models to caves and other subterranean habitats”. Ecography, 41(7): 1194-1208. https://doi.org/10.1111/ecog.03532
  4. Sket B. (2008). “Can we agree on an ecological classification of subterranean animals?”. Journal of Natural History, 42(21-22): 1549-1563. https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/00222930801995762
  5. Treccani. “Troglobio”. Enciclopedia. https://www.treccani.it/enciclopedia/troglobio/
  6. HowStuffWorks. “The Three Types of Cave Life”. https://science.howstuffworks.com/life/biology-fields/cave-biology1.htm
  7. Subterranean Biology. “Towards a biologically meaningful classification of subterranean organisms”. https://subtbiol.pensoft.net/article/9759/
  8. Museo Civico di Storia Naturale di Trieste. “Sala La Grotta”. https://museostorianaturaletrieste.it/visita/ambienti-e-microcosmi-del-carso/sala-la-grotta/
  9. Wikipedia. “Subterranean fauna”. https://en.wikipedia.org/wiki/Subterranean_fauna
  10. Fauna Italia. “Gli abitatori delle grotte – Biospeleologia del Friuli”. https://www.faunaitalia.it/fstoch/pdf/Stoch,%202008e.pdf

L'articolo Duvalius carantii: modelli predittivi per il coleottero ipogeo delle Alpi sud-occidentali proviene da Scintilena.

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Geotritoni nelle grotte italiane: il doppio osservatore migliora la stima delle popolazioni

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Un metodo non invasivo per il monitoraggio di Speleomantes ambrosii e nuove ricerche ampliano le conoscenze sulla fauna ipogea

Stime più affidabili per la conservazione dei geotritoni

Stimare quanti geotritoni vivano in una grotta è più complesso di quanto possa suggerire un semplice conteggio. Gli individui possono restare nascosti nelle fessure, spostarsi tra pareti e detriti oppure risultare meno attivi in condizioni ambientali non favorevoli. Il numero osservato durante un sopralluogo non coincide quindi necessariamente con l’abbondanza reale della popolazione.

Lo studio presentato al XXIII Congresso Nazionale di Speleologia, svolto a Ormea dal 2 al 5 giugno 2022, affronta questo problema applicando il metodo del doppio osservatore a tre popolazioni di geotritone di Ambrosi, Speleomantes ambrosii. La ricerca è stata realizzata da Giacomo Rosa, Andrea Costa, Fabrizio Oneto e Sebastiano Salvidio, con il coinvolgimento del DISTAV dell’Università degli Studi di Genova e del Gruppo Speleologico Ligure Arturo Issel.

Il protocollo utilizza modelli N-mixture multinomiali. Questi modelli consentono di stimare l’abbondanza tenendo separata la quantità reale di animali dalla probabilità che ciascun individuo venga rilevato. Il metodo non richiede il riconoscimento individuale e può essere svolto durante un unico sopralluogo.

Geotritone di Ambrosi, il caso delle tre grotte liguri

Le tre cavità studiate si trovano nella provincia della Spezia e hanno uno sviluppo lineare rispettivamente di 15, 27 e 39 metri. Ogni grotta è stata suddivisa in sezioni di un metro. Le sezioni comprendevano le due pareti laterali e il soffitto, diventando repliche spaziali per l’analisi statistica.

Gli osservatori hanno contato 202 geotritoni nella prima grotta, sette nella seconda e 34 nella terza. Le stime corrette dell’abbondanza sono risultate pari a 207 individui nella prima cavità, con intervallo di confidenza al 95% tra 185 e 231; sette nella seconda, con intervallo tra due e 13; e 35 nella terza, con intervallo tra 24 e 46.

La probabilità di osservazione è stata superiore allo 0,80 in tutti i siti. Il risultato indica che, in quelle condizioni di campionamento, la maggior parte degli animali presenti era rilevabile. La differenza tra i conteggi diretti e le stime è stata quindi contenuta, anche se il modello ha permesso di quantificare l’incertezza associata ai dati.

Perché il doppio osservatore riduce i costi

Il metodo del doppio osservatore presenta alcuni vantaggi rispetto alla cattura-marcatura-ricattura e al campionamento per rimozione. Queste tecniche possono richiedere più visite, personale dedicato, attrezzature e autorizzazioni specifiche. La manipolazione degli anfibi aumenta inoltre la necessità di adottare rigorose procedure igieniche per ridurre il rischio di trasmissione di patogeni.

Nel protocollo ligure, due operatori lavorano nello stesso momento e registrano gli individui rilevati. Le osservazioni vengono poi analizzate in modo da stimare la probabilità di rilevamento. Il sistema è economico e non richiede marcature fisiche. Per questo può essere adatto a programmi di monitoraggio a lungo termine, a condizione che le visite siano standardizzate e che siano rispettate le autorizzazioni previste per le specie protette.

Il metodo non sostituisce ogni altra tecnica. La scelta dipende dalla domanda di ricerca. Se l’obiettivo è seguire sopravvivenza, crescita o spostamenti individuali, la foto-identificazione o la cattura-ricattura possono fornire informazioni aggiuntive. Se l’obiettivo principale è stimare l’abbondanza con un basso impatto, il doppio osservatore può essere una soluzione efficace.

Dal conteggio alla foto-identificazione spaziale

Le ricerche più recenti stanno ampliando il quadro metodologico. Nel 2025 uno studio su una popolazione ligure di Speleomantes strinatii ha applicato la cattura-ricattura spaziale, o SCR, a 104 individui riconosciuti attraverso il disegno ventrale. Il lavoro ha analizzato l’uso dello spazio, l’attività stagionale e le differenze tra maschi, femmine e subadulti.

Le femmine hanno percorso in media 0,60 metri al giorno, contro 0,22 metri rilevati per i maschi durante il monitoraggio. Gli animali sono risultati più attivi in estate e hanno mostrato una preferenza per le zone interne della cavità e per le pareti più rugose. La griglia permanente e la localizzazione precisa delle osservazioni hanno permesso di collegare la presenza dei geotritoni alla struttura dei microhabitat.

La foto-identificazione evita, in alcuni casi, la marcatura fisica. Le immagini possono inoltre fornire misure biometriche, informazioni sulla colorazione e dati sulla condizione corporea. Il riconoscimento fotografico deve essere accompagnato da procedure coerenti, perché illuminazione, angolazione e qualità delle immagini possono influenzare il confronto tra individui.

Il monitoraggio nazionale tra 2021 e 2024

Un dataset pubblicato nel 2024 raccoglie quattro anni di monitoraggio su 66 popolazioni di Speleomantes, in ambienti sotterranei e di superficie. Il progetto ha prodotto 3.836 immagini di alta qualità e comprende le otto specie conosciute del genere, distribuite nell’Italia continentale, a San Marino e in Sardegna, oltre a popolazioni ibride.

Le attività hanno seguito uno sforzo di campionamento standardizzato. Gli operatori hanno registrato dati demografici, peso, lunghezza, sesso, classe di età, presenza di parassiti e malformazioni. Le immagini sono state calibrate con riferimenti cromatici e metrici. La lunghezza muso-cloaca è stata utilizzata per distinguere giovani e adulti, evitando di basarsi soltanto sulla lunghezza totale, che può essere alterata dalla perdita e dalla rigenerazione della coda.

Il dataset può essere integrato con studi precedenti e, per alcune popolazioni, estendere la serie temporale fino a sette anni. Una serie ripetuta è essenziale per distinguere le normali variazioni stagionali da un reale declino demografico. Il monitoraggio consente inoltre di individuare cambiamenti nella condizione corporea e nella frequenza di parassiti o malformazioni.

Nuove informazioni dalle popolazioni italiane

Nel 2024 è stata descritta una nuova popolazione di Speleomantes italicus nel territorio di Valle Castellana, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Sono stati osservati due individui in ambiente epigeo, a 933 metri di quota, in un’area prossima al limite meridionale della distribuzione della specie in Abruzzo.

La segnalazione amplia le conoscenze sulla distribuzione locale e richiede ulteriori sopralluoghi per definire l’estensione della popolazione. Gli autori hanno evidenziato la necessità di verificare la presenza di altre microstazioni e di eventuali habitat sotterranei vicini. Nelle aree ai margini dell’areale, anche pochi nuovi siti possono avere un valore rilevante per la conservazione.

Un altro studio pubblicato nel 2025 ha analizzato l’abbondanza stagionale di Speleomantes flavus, endemico del massiccio del Monte Albo, in Sardegna. Gli individui tendevano a concentrarsi in settori relativamente freddi e umidi, non lontani dall’ingresso. L’abbondanza è stata messa in relazione con temperatura, umidità, illuminamento e presenza di invertebrati potenzialmente utilizzabili come prede.

Minacce, patogeni e qualità dell’habitat

I geotritoni dipendono da condizioni microclimatiche ristrette. La respirazione cutanea richiede superfici umide e aria con elevata umidità relativa. Alterazioni della copertura forestale, riduzione dell’umidità, aumento delle temperature e modifiche degli ingressi delle cavità possono ridurre la disponibilità di rifugi idonei.

La diffusione di patogeni rappresenta un ulteriore elemento di attenzione. Un’indagine nazionale sul fungo chitrido Batrachochytrium dendrobatidis ha analizzato 1.274 tamponi cutanei appartenenti a 18 specie di anfibi, rilevando il patogeno in 13 specie e in 56 località note dell’Italia peninsulare e della Sardegna. Il dato non dimostra automaticamente un impatto sui geotritoni, ma sostiene l’utilità di una sorveglianza sanitaria coordinata.

Durante le visite in grotta sono necessarie disinfezione delle attrezzature, separazione dei materiali tra siti e riduzione della manipolazione. Le procedure devono essere definite con ricercatori, enti gestori e gruppi speleologici. La tutela riguarda anche la cavità nel suo insieme, perché umidità, suolo, detrito organico e vegetazione esterna sono parte dello stesso sistema ecologico.

Una rete di dati per le grotte italiane

Il doppio osservatore, la foto-identificazione e i modelli N-mixture o SCR rispondono a domande diverse ma complementari. Il primo metodo stima l’abbondanza riducendo l’effetto degli individui non rilevati. La foto-identificazione segue gli individui senza necessariamente ricorrere a marcature invasive. La cattura-ricattura spaziale aggiunge informazioni su densità, movimenti e uso dei microhabitat.

Per rendere confrontabili i risultati servono protocolli condivisi. Devono essere registrati almeno data, orario, temperatura, umidità, superficie osservata, numero di operatori, condizioni della cavità e posizione degli animali. Le coordinate dei siti più sensibili possono essere rese meno precise nei dataset pubblici, così da limitare il rischio di disturbo o raccolta illegale.

Le nuove ricerche confermano che il monitoraggio dei geotritoni non è soltanto un esercizio di conteggio. È uno strumento per valutare la qualità dell’ambiente sotterraneo, riconoscere segnali precoci di cambiamento e orientare le decisioni di conservazione. Per le grotte italiane, la continuità delle osservazioni e la collaborazione tra università, parchi, enti locali e speleologi restano elementi centrali.

Fonti

  1. Rosa G., Costa A., Oneto F., Salvidio S., “Optimizing monitoring of an endemic terrestrial salamander (Speleomantes ambrosii): comparing cost-effectiveness of different methods for abundance estimation”, Biologia, 2022. URL: https://link.springer.com/10.1007/s12210-022-01099-0
  2. Rosa G., Costa A., Salvidio S., “Moving in the Dark: Enlightening the Spatial Population Ecology of European Cave Salamanders”, Population Ecology, 2025. URL: https://esj-journals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/1438-390x.70002
  3. Scintilena, “Salamandre delle caverne europee: lo studio che ricostruisce gli spostamenti nel buio”. URL: https://www.scintilena.com/salamandre-delle-caverne-europee-lo-studio-che-ricostruisce-gli-spostamenti-nel-buio/08/11/
  4. Coppari L. et al., “Four years monitoring of the endangered European plethodontid salamanders”, Scientific Data, 2024. URL: https://www.nature.com/articles/s41597-024-03555-y
  5. Coppari L. et al., versione disponibile su PubMed Central. URL: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11211419/
  6. Paterna A., “A new population of the Italian cave salamander Speleomantes italicus in the Monti della Laga National Park, Abruzzo (Italy)”, Biodiversity Journal, 2024. URL: https://www.biodiversityjournal.com/images/pubblicazioni/biodiversity-journal-2024/biodiversity-journal-2024-15-04/biodiversity-journal-2024-15-04_913-916.pdf
  7. “Seasonal abundance of the Monte Albo cave salamander Speleomantes flavus in Italy”, Subterranean Biology, 2025. URL: https://subtbiol.pensoft.net/article/141075/
  8. Costa A. et al., “Modelling the amphibian chytrid fungus spread by connectivity analysis: towards a national monitoring network in Italy”, Biodiversity and Conservation. URL: https://link.springer.com/article/10.1007/s10531-021-02224-5
  9. Scintilena, “I Geotritoni, protagonisti della campagna Animali di Grotta 2024”. URL: https://www.scintilena.com/i-geotritoni-protagonisti-della-campagna-animali-di-grotta-2024/04/09/
  10. Coppari L. et al., “Estimation of the body condition of European cave salamanders (genus Speleomantes) from digital images”, Acta Herpetologica, 2025. URL: https://oaj.fupress.net/index.php/ah/article/view/16853

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Lampenflora e turismo sostenibile nelle grotte della Sardegna: lo studio tra Grotta Verde e Grotta di Nettuno

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La ricerca misura l’impatto dell’illuminazione artificiale

Uno studio condotto nell’area di Capo Caccia, in Sardegna, mette a confronto la Grotta Verde e la Grotta di Nettuno per valutare gli effetti dell’illuminazione artificiale sulla lampenflora. Il lavoro, firmato da Elena Piano, Daniela Cinus, Giuseppe Nicolosi, Quirico Antonio Cossu, Pierpaolo Duce e Marco Isaia, è stato sviluppato nell’ambito del progetto PRIN SHOWCAVE.

La ricerca affronta un problema centrale per la gestione delle grotte turistiche: come rendere accessibile un ambiente ipogeo senza alterarne in modo significativo gli equilibri fisici e biologici. In una cavità naturalmente buia, la luce artificiale modifica le condizioni ecologiche e permette la crescita di alghe, cianobatteri, diatomee e altri organismi fotosintetici. L’insieme di questi biofilm viene indicato con il termine lampenflora.

Il fenomeno non riguarda soltanto l’aspetto estetico delle concrezioni. La crescita dei biofilm può modificare le superfici rocciose, introdurre materia organica in zone normalmente prive di produzione primaria e creare nuove relazioni tra microrganismi e fauna cavernicola.

Grotta Verde e Grotta di Nettuno a Capo Caccia

Le due cavità si trovano a Capo Caccia, nel territorio di Alghero, a circa 20 metri sul livello del mare. Entrambe presentano uno sviluppo subacqueo profondo e sono influenzate dalle temperature medie dell’ambiente esterno e del mare. Le grotte non sono connesse tra loro.

La Grotta di Nettuno è una cavità turistica attrezzata. La Grotta Verde, utilizzata nello studio come ambiente non turistico di confronto, rappresenta un riferimento utile per osservare la distribuzione naturale dei microrganismi fotosintetici prima della trasformazione in sito di visita. Il confronto consente di distinguere gli effetti della luce naturale da quelli prodotti dagli impianti artificiali.

I ricercatori hanno selezionato una parete o una concrezione illuminata ogni cinquanta metri lungo il percorso principale. Sono stati analizzati tredici punti nella Grotta di Nettuno e dieci nella Grotta Verde. In ogni area sono state eseguite tre misure della concentrazione di clorofilla-a, utilizzando un fluorimetro PAM BenthoTorch.

La clorofilla-a è stata impiegata come indicatore della presenza complessiva di organismi fotosintetici. L’intensità luminosa è stata misurata con una sonda fotometrica. La distanza dall’ingresso è stata rilevata con un distanziometro laser.

La lampenflora cresce dove arriva la luce

Nella Grotta di Nettuno, la concentrazione complessiva di clorofilla-a non mostrava una diminuzione significativa con l’aumento della distanza dall’ingresso. Anche l’intensità della luce artificiale rimaneva sostanzialmente uniforme lungo i punti analizzati. La componente di luce naturale, invece, diminuiva allontanandosi dall’apertura.

Il dato indica che le lampade estendono l’area favorevole alla fotosintesi anche nelle parti più profonde. La lampenflora non resta quindi confinata alla zona prossima all’ingresso, come avviene in una grotta priva di illuminazione artificiale.

Nella Grotta Verde il quadro era diverso. La concentrazione di clorofilla-a diminuiva in modo significativo con l’aumento della profondità. La stessa tendenza riguardava l’intensità della luce naturale. La distribuzione osservata risultava coerente con il gradiente naturale di illuminazione di una cavità non attrezzata.

I modelli statistici hanno permesso di simulare due scenari. Nel primo, la luce artificiale della Grotta di Nettuno veniva rimossa e restava soltanto la componente naturale. In questa condizione, la concentrazione prevista di lampenflora si riduceva di circa la metà, fino a valori prossimi a zero nelle aree più profonde.

Nel secondo scenario, la Grotta Verde veniva dotata di lampade capaci di aumentare l’illuminazione. La simulazione prevedeva un incremento medio di circa 0,5 microgrammi di clorofilla-a per centimetro quadrato. Il risultato suggerisce che l’apertura al turismo accompagnata da un impianto luminoso potrebbe ampliare il problema già presente nelle zone raggiunte dalla luce naturale.

Gestione sostenibile delle visite

Gli autori dello studio indicano la riduzione dell’intensità luminosa come una delle principali misure per rendere più sostenibile la fruizione della Grotta di Nettuno. La rimozione completa degli organismi fotosintetici richiede trattamenti specifici, compresi metodi chimici, ma la diminuzione della luce può limitare la loro crescita e ridurre la frequenza degli interventi di pulizia.

Per la Grotta Verde, l’installazione di lampade fisse viene sconsigliata. Una possibile alternativa consiste nell’utilizzo di torce o lampade frontali fornite ai visitatori. In questo modo la luce viene prodotta soltanto durante il passaggio dei gruppi e può essere orientata verso le superfici necessarie alla visita.

Un sistema di questo tipo non elimina ogni forma di impatto. Può però ridurre la durata dell’esposizione e impedire l’illuminazione permanente delle pareti. La progettazione dovrebbe includere anche gruppi di visita ridotti, tempi di permanenza controllati e un programma di monitoraggio biologico e microclimatico.

Il monitoraggio dovrebbe riguardare almeno luce, temperatura, umidità relativa, anidride carbonica e circolazione dell’aria. Il progetto SHOWCAVE ha applicato un’impostazione multidisciplinare su dodici grotte turistiche italiane, con il coinvolgimento di competenze biologiche, geologiche, idrogeologiche, archeologiche e fisiche. Il CNR-IBE ha incluso nel monitoraggio sardo la Grotta di Nettuno, la Grotta Verde, la Grotta del Bue Marino e la Grotta di Su Marmuri.

Dalla ricerca SHOWCAVE al progetto CAVESTOUR

Gli aggiornamenti più recenti collegano il caso sardo al progetto europeo CAVESTOUR, avviato nel quadro del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027. Il progetto è indicato con una durata dal 1° febbraio 2025 al 31 gennaio 2028 e un budget complessivo di 1.778.545,45 euro, con un contributo di 1.422.836,36 euro.

CAVESTOUR coinvolge sei grotte pilota del Mediterraneo occidentale: Grotta di Nettuno, Grotta Verde e Grotta di Su Marmuri in Sardegna, Grotte di Equi Terme in Toscana, Grotta di Toirano in Liguria e una cavità nella regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

L’iniziativa punta a integrare monitoraggio ambientale, gestione sostenibile e strumenti digitali per la visita. Le grotte pilota sono considerate laboratori nei quali sperimentare metodi replicabili in altri siti. L’obiettivo è costruire un sistema condiviso di conoscenze e buone pratiche per enti gestori, amministrazioni, operatori turistici, scuole e visitatori.

Tra le linee di ricerca più recenti rientrano anche tecniche alternative per il controllo della lampenflora. Un articolo divulgativo pubblicato da Scintilena riferisce di studi sulla radiazione ultravioletta a 222 nanometri, valutata per la degradazione di cianobatteri e microalghe. L’approccio appare promettente, ma richiede verifiche sugli effetti a lungo termine sulla fauna, sui funghi e sulle comunità microbiche della grotta.

Altri interventi in corso in Italia, come il Progetto Lampenflora nelle Grotte di Castellana, mostrano che la conservazione richiede manutenzione programmata, controlli scientifici e trattamenti mirati. La luce resta però il fattore preventivo più importante: ridurne intensità, durata e diffusione può limitare la formazione dei biofilm prima che diventi necessario rimuoverli.

Un modello per il turismo ipogeo

Il caso della Grotta Verde e della Grotta di Nettuno mostra che la sostenibilità non dipende soltanto dal numero di visitatori. Anche la tecnologia utilizzata per illuminare il percorso può trasformare la dinamica dell’ecosistema sotterraneo.

Una gestione basata sui dati dovrebbe definire la capacità portante della cavità e stabilire soglie operative per illuminazione, temperatura, anidride carbonica e affollamento. Le decisioni dovrebbero essere aggiornate attraverso misure periodiche e non soltanto attraverso valutazioni visive.

Per le grotte prossime all’apertura turistica, il confronto con cavità naturali come la Grotta Verde può fornire una condizione di riferimento. L’esperienza della Grotta di Nettuno dimostra invece che l’illuminazione artificiale può annullare il gradiente naturale della lampenflora e favorirne la presenza nelle aree profonde.

La fruizione turistica può quindi essere compatibile con la conservazione solo se il progetto di visita viene costruito attorno all’ecosistema della grotta. Illuminazione temporanea, gruppi limitati, monitoraggio continuo e interventi reversibili rappresentano strumenti concreti per mantenere l’accesso pubblico senza trasformare il buio sotterraneo in un ambiente permanentemente illuminato.

Fonti

L'articolo Lampenflora e turismo sostenibile nelle grotte della Sardegna: lo studio tra Grotta Verde e Grotta di Nettuno proviene da Scintilena.

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Una luce nell’oscurità; i fattori ambientali che determinano la crescita della lampenflora nelle grotte turistiche italiane

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Introduzione al fenomeno della lampenflora nelle grotte turistiche

Gli ambienti sotterranei sono naturalmente privi di luce, una condizione che impedisce lo sviluppo di organismi fotosintetici al loro interno. Quando le grotte vengono trasformate in attrazioni turistiche, l’installazione di sistemi di illuminazione artificiale crea le condizioni per la proliferazione della cosiddetta lampenflora, una comunità di organismi vegetali alieni all’ecosistema ipogeo.

Questa comunità fotosintetica è composta principalmente da microorganismi epilitici eucarioti e procarioti che formano biofilm estesi sulle pareti rocciose e sugli speleotemi delle grotte, causando danni estetici, fisici e chimici irreversibili. Una comprensione approfondita dei fattori ambientali che determinano questa proliferazione risulta quindi essenziale per fornire linee guida efficaci per il contenimento del fenomeno.

Metodologia di ricerca nelle nove grotte turistiche italiane

Nel quadro del Progetto di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) “SHOWCAVE”, i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università³³ degli Studi di Torino hanno raccolto dati relativi alla concentrazione dei tre principali gruppi di microorganismi che costituiscono la lampenflora. Lo studio ha interessato nove grotte turistiche italiane caratterizzate da diversi flussi turistici annuali.

In ciascuna grotta è stata selezionata una parete illuminata o uno speleotema ogni 50 metri circa dal punto di ingresso lungo il percorso turistico, per un totale di 211 plot di campionamento. In ogni plot sono state effettuate tre repliche di misurazione della concentrazione di clorofilla-a per cianobatteri, alghe verdi e diatomee utilizzando il BenthoTorch, un fluorimetro PAM portatile sviluppato da BBE Moldaenke GmbH in grado di calcolare una misura istantanea e in situ della densità³³ di clorofilla-a dei tre gruppi fotosintetici bentonici.

Oltre alle misurazioni biologiche, sono stati registrati parametri ambientali quali l’intensità³³ luminosa con sonda fotometrica, la distanza dalla lampada, l’umidità³³ della parete (classificata in secca, umida o con acqua di percolazione) e la distanza dall’ingresso della grotta e dal sentiero turistico. I dati sono stati modellati mediante Modelli Lineari Generalizzati Misti (GLMM) con distribuzione Gamma nell’ambiente R, utilizzando l’identità³³ della grotta come fattore casuale per tenere conto dell’autocorrelazione spaziale dei dati.

Risultati principali: l’intensità³³ luminosa come driver primario

Combinando i dati ottenuti da tutte le grotte turistiche esaminate, lo studio ha dimostrato che i parametri legati alla luce rappresentano i driver più importanti della crescita della lampenflora. In particolare, è emerso un effetto positivo significativo dell’intensità³³ luminosa per tutti e tre i gruppi esaminati: cianobatteri (t = 4,15, P < 0,001), diatomee (t = 2,00, P = 0,044) e alghe verdi (z = 3,17, P = 0,002).

Questi risultati confermano quanto osservato in letteratura scientifica precedente, dove l’illuminamento si è dimostrato il fattore principale nel guidare sia la probabilità di presenza sia la crescita dei tre gruppi all’interno delle grotte. La presenza di acqua di percolazione sulle pareti ha mostrato un effetto positivo significativo sulle diatomee (t = 4,35, P < 0,001), mentre la concentrazione dei cianobatteri diminuisce all’aumentare della distanza dall’ingresso della grotta (t = -2,33, P = 0,020).

Implicazioni per la gestione sostenibile delle grotte turistiche

La distanza dal sentiero turistico non ha influenzato nessuno dei gruppi esaminati, indicando che i propagoli trasportati dai visitatori hanno un ruolo minore nella disseminazione della lampenflora all’interno delle grotte turistiche. Questo dato contrasta con quanto osservato per altri gruppi microbici, come i funghi, dove il fattore umano risulta più determinante.

Nel complesso, i risultati ottenuti dimostrano come ridurre l’intensità³³ della luce possa contribuire significativamente al contenimento della crescita della lampenflora, specialmente sulle pareti delle grotte con acqua di percolazione e in prossimità³³ dell’ingresso. Nonostante la modulazione dell’illuminazione possa aiutare a ridurre la crescita degli organismi fotosintetici, va sottolineato che una corretta eradicazione della lampenflora non può essere ottenuta senza una rimozione attiva mediante metodi chimici ecocompatibili.

Approfondimenti e aggiornamenti recenti sulla lampenflora

Ricerche più recenti hanno ulteriormente approfondito il ruolo del substrato nella determinazione della concentrazione della lampenflora. Uno studio del 2025 condotto nel deposito osseo “Cimitero degli Orsi” nella grotta turistica di Toirano ha rivelato che le diatomee mostrano concentrazioni più elevate sulle ossa rispetto ad altri substrati, con valori ancora maggiori all’aumentare dell’intensità³³ luminosa. I cianobatteri aumentano la loro concentrazione con la luce senza una preferenza specifica per il substrato, mentre le alghe verdi risultano più presenti su roccia e suolo.

Altri studi hanno evidenziato come la durata dell’illuminazione artificiale influenzi significativamente la crescita della lampenflora, specialmente nelle grotte con elevato utilizzo turistico. La concentrazione di lampenflora può aumentare fino a tre volte sotto luci artificiali rispetto all’illuminazione naturale. Ricerche condotte sulla Grotta Zinzulusa nel Sud Italia hanno mostrato che il passaggio dall’illuminazione a tungsteno a sistemi LED non ha prodotto cambiamenti significativi nella comunità di lampenflora nel primo anno.

Studi sulla diversità³³ specifica hanno documentato 16 specie di muschi e 2 di felci nella lampenflora della Grotta Gigante nel Carso triestino, con specie come Eucladium verticillatum, Fissidens bryoides e la felce Asplenium trichomanes tra le più comuni. La ricchezza specifica di briofite e felci della lampenflora in questa grotta risulta la più elevata rispetto ad altre grotte turistiche recentemente investigate nel Carso italiano.

Strategie di mitigazione e prospettive future

La modellazione della concentrazione di microorganismi fotosintetici sotto diversi scenari di riduzione dell’intensità³³ luminosa ha predetto una diminuzione generale di tutti i gruppi, più marcata per cianobatteri e alghe verdi e più debole per le diatomee su substrati ossei. Questi risultati forniscono indicazioni preziose per la gestione delle grotte turistiche e la protezione del patrimonio culturale ipogeo, inclusi i reperti paleontologici in situ.

L’aumento della distanza tra le fonti luminose e le superfici rocciose esposte, unito all’uso di appropriate lunghezze d’onda della luce e alla riduzione della durata e dell’intensità³³ dell’illuminazione, può inibire efficacemente la crescita della lampenflora. La ricerca sottolinea l’importanza di un approccio integrato che combini la modulazione dei parametri luminosi con metodi di rimozione attiva ecocompatibili per una gestione sostenibile delle grotte turistiche.


Fonti

  1. Piano E., Nicolosi G., Isaia M. (2022). “A light in the darkness: environmental drivers of lampenflora proliferation in Italian show caves”. XXIII Congresso Nazionale di Speleologia, Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia s. II, 42, 2022.
  2. Substrate type and light intensity determine lampenflora concentration on paleontological remains in show caves. https://peerj.com/articles/19622
  3. Modulating lighting regime favours a sustainable use of show caves: A case study in NW-Italy. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S1617138121001229
  4. Unveiling the menace of lampenflora to underground tourist environments. https://www.nature.com/articles/s41598-024-66383-5
  5. Substrate type and light intensity determine lampenflora concentration on paleontological remains in show caves. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12356184/
  6. Environmental drivers of lampenflora growth in the Bossea showcave (NW-Italy). https://iris.unito.it/handle/2318/152610
  7. Lampenflora and the entrance biofilm in two show caves: comparison of microbial community, environmental, and biofilm parameters. https://caves.org/pub/journal/PDF/v82/82_2_69.pdf
  8. Università degli Studi di Torino – PhD Thesis Nicolosi. https://iris.unito.it/retrieve/cb98962a-cd40-4a6c-9f90-6a53654add6f/PhD_Thesis_Nicolosi.pdf
  9. Environmental drivers of phototrophic biofilms in an Alpine show cave (SW-Italian Alps). https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0048969715301492
  10. Modulating lighting regime favours a sustainable use of show caves. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1617138121001229
  11. The lampenflora disease in show caves: testing the efficacy of environmentally friendly chemical treatments. https://www.iris.unisa.it/handle/11386/4798189
  12. MICROCLIMATE AND MICROBIAL CHARACTERIZATION IN THE ZINZULUSA SHOW CAVE (SOUTH ITALY) AFTER SWITCHING TO LED LIGHTING. http://caves.org/pub/journal/PDF/v77/cave-77-03-133.pdf
  13. SPECIES DIVERSITY OF BRYOPHYTES AND FERNS OF LAMPENFLORA IN GROTTA GIGANTE (NE ITALY). https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/576
  14. Environmental drivers of phototrophic biofilms in an Alpine show cave (SW-Italian Alps). https://iris.unito.it/bitstream/2318/1524979/4/Piano%20et%20al%202015.pdf
  15. Ecology for an ecological transition. https://www.ecologia.it/wp-content/uploads/2021/12/Ecology-for-an-ecological-transition.pdf
  16. Monitoring of lampenflora growth on speleothems exposed to artificial lights. https://iris.polito.it/handle/11583/2992293

L'articolo Una luce nell’oscurità; i fattori ambientali che determinano la crescita della lampenflora nelle grotte turistiche italiane proviene da Scintilena.

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Concluso con successo il secondo appuntamento di “Esplora l’Ignoto” alla Grotta di Pian della Macina

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L’iniziativa di divulgazione speleologica del Team Argod ha richiamato numerosi appassionati nel cuore del carsismo garganico

Si è concluso il 21 agosto 2026 il secondo appuntamento di “Esplora l’Ignoto: avventura nel Sottosuolo”, iniziativa organizzata dall’associazione Argod nella Grotta di Pian della Macina, a San Nicandro Garganico. L’evento ha visto la partecipazione di numerosi visitatori guidati da speleologi esperti attraverso gli ambienti concrezionati della cavità³¹, in un percorso di scoperta del patrimonio carsico pugliese.

L’iniziativa rientra in un più ampio programma di valorizzazione del territorio comunale, sostenuto dal Comune di San Nicandro Garganico e dalla Pro Loco locale, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza delle grotte archeologiche e delle formazioni carsiche che caratterizzano l’area del Gargano.

Il contesto carsico di San Nicandro Garganico

Dolina Pozzatina e grotte archeologiche nel cuore del promontorio

San Nicandro Garganico rappresenta uno dei centri più significativi per il carsismo in Capitanata, con un territorio caratterizzato da numerose depressioni, voragini e cavit๹ naturali. Il fenomeno carsico più importante è la Dolina Pozzatina, un grande anfiteatro naturale profondo oltre 100 metri, con un perimetro di 1850 metri, considerata la più grande dolina d’Europa.

Recenti rilevamenti dello SpeleoTeam Montenero hanno portato alla luce nella dolina frammenti risalenti al Paleolitico e pitture parietali in ocra rossa in una delle tre grotte censite all’interno della depressione. Il sito è stato proposto come geosito Unesco per il suo valore scientifico e naturalistico.

Il territorio comunale ospita inoltre il Sito Archeologico di Monte d’Elio, con le rovine dell’antica città medievale di Devia e la Chiesa di Santa Maria di Monte d’Elio, di stile romanico, con dipinti risalenti al XII-XIII secolo. Nell’area di Devia sono state ritrovate tracce di un villaggio dell’Et๹ del Bronzo, con legami possibili con l’insediamento di Torre Mileto.

Le grotte archeologiche di San Nicandro

Grotta dell’Angelo e frequentazione umana dal Paleolitico al Medioevo

La Grotta dell’Angelo, situata sul monte d’Elio a circa 150 metri sul livello del mare, è una cavit๹ carsica di grande interesse archeologico e storico. La grotta si apre con un grande antro semiellittico e si sviluppa orizzontalmente all’interno della collina, con diramazioni verso est e nord.

La denominazione deriva da un’antica tradizione che la identifica come uno dei tre luoghi di culto dell’Arcangelo Michele nel Gargano, probabilmente sin dal tempo dell’impero bizantino o della dominazione longobarda.

Gli scavi condotti nel 1967-1968 da Mara Guerri dell’Istituto di Paletnologia dell’Universit๹ di Firenze hanno portato alla luce resti biologici, selci e ceramiche dal Paleolitico al Medioevo. Il ritrovamento di tombe di età alto-medievale e la presenza di una pila circolare ricavata da un vano naturale confermerebbero l’uso cultuale della grotta, probabilmente adibita a chiesa. Sulla parete destra sono tuttora visibili alcuni graffiti.

La Grotta di Pian della Macina

La “perla nascosta del Gargano” con concrezioni di rara bellezza

La Grotta del Pian della Macina è considerata una delle più belle grotte del Gargano, situata nell’area centro-occidentale del promontorio. Nonostante le dimensioni ridotte, la cavit๹ racchiude qualità e bellezze paragonabili alla Grotta di Castellana, come sottolineato dallo speleologo Roberto Rota nel 1969.

La scoperta della grotta risale al 1905, come riportato da Luigi Vittorio Bertarelli, geografo e speleologo, fondatore del Touring Club Italiano. La cavit๹ prende il nome dal pianoro carsico denominato “Piano della Macina”, per la presenza di grossi blocchi calcarei simili a enormi macine.

Dal punto di vista morfologico, la grotta si presenta come una galleria in pendenza caratterizzata da stalagmiti di diverse dimensioni e imponenti colonne. Gran parte degli speleotemi presenti nei primi 20 metri appaiono di colore rossastro, a causa della presenza di ossidi di ferro e minerali argillosi nel suolo.

Sulla parete spiccano i “coralloidi”, forme globulari ramificate saldate alla parete da un sottile gambo. La prima camera si conclude con una saletta dove il rosso bruno di stalagmiti contrasta con il bianco latte di stalattiti sul soffitto.

Proseguendo verso nord-ovest si attraversa un passaggio angusto che conduce a un terrazzo naturale affacciato su un’imponente caverna. Si discende lungo uno scivolo-pozzo di circa 18 metri, dove alla base la cavit๹ raggiunge il suo apice di bellezza con concrezioni a canne d’organo che si estendono fino alla volta.

Per gli esploratori più determinati è possibile accedere a un’ultima camera tramite una strettoia, dove si trovano stalattiti eccentriche e infiorescenze di cristalli di calcite.

Il lavoro decennale del Team Argod

Valorizzazione del territorio carsico e divulgazione speleologica

Il Gruppo Speleologico ARGOD opera da anni nel territorio di San Nicandro Garganico per la valorizzazione e la divulgazione del patrimonio carsico locale. L’associazione ha promosso nel 2025 il 120? anniversario della prima esplorazione documentata della Grotta di Pian della Macina, con il patrocinio della Federazione Speleologica Pugliese.

L’iniziativa ha previsto visite tecniche per gruppi speleologici, un convegno di speleologia con mostra fotografica e aperture al pubblico con prenotazione obbligatoria. Il Team Argod gestisce inoltre il progetto “Diversamente Speleo”, un’iniziativa sulle orme della speleoterapia, che rappresenta la prima edizione pugliese in una delle grotte più affascinanti del Gargano.

L’associazione organizza regolarmente visite guidate alla Grotta di Pian della Macina, alla Grotta delle Streghe, alla Grotta di Monte Nero, alla Grotta dei Pilastri e ad altre cavit๹ del territorio, contribuendo alla conoscenza e alla tutela del patrimonio speleologico garganico.

Altre cavit๹ del territorio

Grotta delle Streghe e Grotta dei Pilastri nel sistema carsico comunale

Oltre alla Grotta di Pian della Macina e alla Grotta dell’Angelo, il territorio di San Nicandro Garganico ospita numerose altre cavit๹ di interesse. La Grotta delle Streghe, situata in località “Lampione”, è una cavit๹ carsica costituita da due ampie caverne disposte su due livelli, che ospita diverse colonie di pipistrelli.

La grotta ha alimentato miti locali legati alla presenza di streghe, da cui deriva la denominazione. Altre cavit๹ censite nel territorio includono la Grotta di Ciavarella, la Grotta di Pilamelardi, la Grotta Papaglione e la Grotta delle Colonne d’Ercole, ricca di concrezioni.

Il sistema carsico di San Nicandro Garganico comprende quasi 4.000 doline dislocate sul territorio, che costituiscono una delle concentrazioni più significative di morfologie carsiche epigee del promontorio del Gargano.

Fonti

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Rinolofidi nei Lessini Vicentini: il Buso della Pisatela conferma il valore delle grotte per i pipistrelli

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Ricerche speleologiche e monitoraggio dei chirotteri indicano le cavità dei Lessini Vicentini come rifugi importanti per Rhinolophus ferrumequinum e Rhinolophus hipposideros

Uno studio dedicato alla presenza dei rinolofidi nei Lessini Vicentini documenta il ruolo delle cavità carsiche per la conservazione dei pipistrelli in Veneto. La ricerca, realizzata da Andrea Pereswiet-Soltan con il Club Speleologico Proteo di Vicenza, è stata condotta nell’ambito del progetto “Ruolo ecologico-funzionale delle principali cavità dei Lessini Vicentini per la chirotterofauna”.

Il progetto è stato finanziato dalla Federazione Speleologica Veneta e si è sviluppato nel triennio 2009-2011. L’indagine ha riguardato otto tra le maggiori grotte dell’area compresa attorno all’Altopiano Faledo-Casaron. L’attenzione si è concentrata su due specie appartenenti alla famiglia Rhinolophidae: il rinolofo maggiore, Rhinolophus ferrumequinum, e il rinolofo minore, Rhinolophus hipposideros.

Rinolofidi e grotte: specie sensibili al disturbo

I rinolofidi sono tra i pipistrelli più facilmente osservabili negli ambienti sotterranei. Il loro comportamento, con gli individui appesi liberamente alle volte e spesso avvolti nelle ali, li rende riconoscibili durante i controlli speleologici.

La loro fisiologia li rende sensibili alle variazioni del microclima. Sono specie stenoterme e risentono degli aumenti di temperatura provocati dalla presenza umana, dall’illuminazione artificiale e dalla modifica della ventilazione naturale. Durante l’ibernazione, un risveglio forzato può determinare un consumo rilevante delle riserve energetiche accumulate in autunno.

I rinolofidi selezionano in genere ambienti umidi e relativamente stabili. Per l’ibernazione preferiscono microambienti con temperature comprese, secondo il testo dello studio, tra 7 e 10 °C. La scelta della zona della grotta dipende dalla morfologia della cavità, dalla circolazione dell’aria e dalla disponibilità di nicchie con condizioni costanti.

Il monitoraggio nei Lessini Vicentini

La ricerca ha utilizzato tre principali metodologie: catture con reti mist-net, monitoraggio bioacustico e controlli visivi all’interno delle grotte. Nel lavoro presentato vengono analizzati soprattutto i dati ottenuti attraverso il monitoraggio acustico e le osservazioni dirette.

Il rilevamento bioacustico è stato svolto con un bat detector Pettersson D500x. Nei mesi di aprile e giugno le registrazioni sono state effettuate dal tramonto alla mezzanotte. A luglio e novembre il monitoraggio è stato esteso all’intera notte.

Il dispositivo registrava automaticamente file della durata di cinque secondi. Ogni sonogramma contenente almeno tre impulsi di ecolocalizzazione veniva considerato un contatto di presenza. I dati sono stati poi sommati per le diverse ore di registrazione e per le due specie considerate.

Le grotte analizzate presentavano caratteristiche ambientali diverse. Il Buso della Pisatela, la Grotta dei Partigiani, il Buso del Vento e la Tana del Tasso avevano ingressi piccoli, collocati all’interno di boschi cedui con presenza di alberi maturi. La Grotta della Stria e il Buco del Soglio si trovavano invece in prossimità del limite tra bosco e aree aperte.

Il Buso della Rana aveva un ingresso ampio e alto, rivolto verso un ambiente più aperto. La cavità risultava sottoposta a una forte pressione antropica, per la frequentazione da parte di speleologi ed escursionisti.

Il ruolo del Buso della Pisatela

I risultati hanno evidenziato una diversa distribuzione dell’attività notturna tra le cavità. Rhinolophus hipposideros ha mostrato una maggiore attività presso le grotte collocate all’interno del bosco, un ambiente favorevole alle attività di foraggiamento della specie.

La presenza acustica non sempre coincideva con il numero di esemplari osservati durante il giorno o durante i controlli invernali. In alcune cavità, come la Grotta dei Partigiani, la Tana del Tasso e il Buso del Vento, l’attività notturna era significativa, mentre gli individui osservati all’interno risultavano pochi.

Il Buso della Rana ha registrato una maggiore attività di Rhinolophus ferrumequinum. Durante i controlli sono stati osservati con regolarità esemplari appesi nella cavità. Gli avvistamenti di rinolofo minore sono risultati più sporadici.

Il sito più importante è risultato il Buso della Pisatela. La grotta ha mostrato una consistente attività notturna nel periodo estivo e una presenza numerosa durante l’inverno. Il 7 marzo 2020 sono stati osservati quattro rinolofi maggiori e 67 rinolofi minori.

La morfologia articolata della cavità potrebbe spiegare la sua rilevanza. La presenza di numerosi ambienti interni permette ai pipistrelli di selezionare microclimi differenti e di trovare zone adatte all’ibernazione.

Durante le registrazioni notturne di luglio, circa due terzi dell’attività si concentravano tra il tramonto e la mezzanotte. Il dato potrebbe essere collegato non solo all’uscita serale per il foraggiamento, ma anche a interazioni sociali, pause temporanee, abbeveramento o cattura di insetti sulle pareti della grotta.

Il Buco del Soglio e la pressione della fruizione

Il Buco del Soglio ha mostrato una presenza relativamente costante delle due specie, anche se con numeri contenuti. Gli individui osservati si aggiravano intorno alle dieci unità. La cavità può quindi avere un ruolo nell’ibernazione dei pipistrelli, pur non ospitando una colonia numerosa.

Lo studio evidenzia una possibile criticità. La sistemazione del sentiero di accesso e la messa in sicurezza dell’interno della grotta, realizzate in occasione delle iniziative per il centenario della Prima guerra mondiale, hanno migliorato la fruizione umana della cavità. Sarebbe necessario verificare se questi interventi abbiano modificato la presenza dei pipistrelli.

Il caso mostra un principio importante per la gestione delle grotte: la rilevanza di un sito non dipende soltanto dal numero di animali presenti. Anche pochi individui possono indicare l’utilizzo della cavità come rifugio stagionale. Questo aspetto è particolarmente importante per i rinolofi, che possono occupare le volte in modo disperso e risultare meno visibili durante i controlli.

Le azioni in Italia contro il disturbo nelle grotte

In Italia la riduzione del disturbo dei pipistrelli nelle grotte frequentate dagli speleologi si basa su una combinazione di norme, monitoraggi e misure gestionali.

Le principali azioni adottate o previste sono:

  • chiusure stagionali delle cavità durante l’ibernazione e il periodo riproduttivo;
  • limitazione degli accessi nei siti Natura 2000 e nelle aree protette;
  • autorizzazione preventiva per ricerca, monitoraggio e interventi tecnici;
  • installazione di cancelli o griglie progettati per consentire il passaggio dei pipistrelli;
  • divieto di illuminare direttamente gli animali e gli ingressi delle grotte;
  • regolamentazione del numero di visitatori e delle dimensioni dei gruppi;
  • registrazione delle visite e accompagnamento da parte di personale formato;
  • monitoraggio bioacustico, conteggio degli individui e controllo degli ingressi;
  • coinvolgimento di chirotterologi nelle decisioni di gestione;
  • informazione rivolta a speleologi, escursionisti, gestori e amministrazioni locali.

Un esempio concreto è rappresentato dalle misure adottate per la Grotta de Su Coloru in Sardegna. Il piano di gestione prevede il divieto di accesso dal 15 novembre al 31 marzo, durante l’ibernazione, e dal 1° maggio al 30 agosto, durante il periodo riproduttivo. Sono inoltre vietati l’illuminazione degli ingressi, la sosta, la fotografia e la produzione di rumori vicino agli animali svernanti o in riproduzione. Le visite sono consentite in periodi prestabiliti, con registrazione, accompagnamento e numero massimo di partecipanti.[1]

Le linee guida ISPRA sottolineano la necessità di censire i rifugi, raccogliere dati comparabili e programmare i monitoraggi in modo da evitare che la ricerca produca un disturbo superiore ai benefici conoscitivi. Il monitoraggio può comprendere osservazioni presso il rifugio, conteggi all’involo, rilevamento ultrasonoro e archiviazione dei dati in banche dati dedicate.[2]

Norme, responsabilità e buone pratiche speleologiche

La tutela dei pipistrelli deriva dalla Legge 157/1992, dal D.P.R. 357/1997 e successive modifiche, dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, dalla Convenzione di Berna e dall’Accordo EUROBATS. Tutti i chirotteri europei sono sottoposti a protezione e i loro siti di riproduzione e riposo non devono essere danneggiati o distrutti.

Nel caso di attività che possano incidere su un sito Natura 2000, può essere necessaria la Valutazione di Incidenza Ambientale. Il quadro normativo si integra con i piani di gestione delle ZSC e delle ZPS, con i regolamenti dei parchi e con le disposizioni regionali.

Per gli speleologi, la prevenzione del disturbo comincia prima dell’ingresso in grotta. È necessario verificare la presenza di divieti o chiusure temporanee, consultare i gestori del sito e segnalare eventuali osservazioni di pipistrelli agli enti competenti. Durante l’esplorazione occorre mantenere la distanza dagli animali, evitare di illuminarli direttamente, non fotografarli da vicino e ridurre rumori e soste nelle aree occupate.

Le chiusure fisiche devono essere progettate con attenzione. Una griglia non corretta può ostacolare il volo, modificare la ventilazione o alterare il microclima della grotta. Le soluzioni chirotterofile, con spazi adeguati e valutati da specialisti, devono impedire l’accesso umano senza creare una barriera per i pipistrelli.[1][3]

Una gestione basata sui dati

Il lavoro sui Lessini Vicentini mostra come la collaborazione tra speleologi e chirotterologi possa produrre informazioni utili alla conservazione. Le grotte non sono soltanto luoghi di passaggio o ambienti da esplorare. Sono rifugi, aree di foraggiamento, siti di svernamento e possibili luoghi di interazione sociale.

Per il Buso della Pisatela, e più in generale per le cavità dei Lessini Vicentini, sarebbe utile proseguire il monitoraggio in più stagioni. I dati raccolti nel periodo 2009-2011 e le osservazioni successive costituiscono una base per verificare l’evoluzione delle presenze, gli effetti della frequentazione e l’eventuale cambiamento delle condizioni microclimatiche.

Una gestione efficace non richiede necessariamente l’esclusione permanente degli speleologi. Richiede, prima di tutto, accessi programmati, periodi di chiusura biologica, comportamenti corretti e decisioni fondate su monitoraggi ripetuti. In questo modo la ricerca speleologica può continuare a contribuire alla conoscenza degli ambienti sotterranei senza compromettere i rifugi dei pipistrelli.

Fonti

Fonti
[1] DECRETO N https://www.sardegnaambiente.it/documenti/1_422_20221017180722.pdf
[3] [PDF] Quaderni di Conservazione della Natura – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/6730_19_qcn_monitoraggio_chirotteri.pdf
[6] Layout.qxp https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/6769_28_qcn_Linee_guida_chirotteri.pdf
[7] Towards the new Checklist of the Italian Fauna https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc
[8] Notulae to the Italian native vascular flora: 10 https://italianbotanist.pensoft.net/article/60743/download/pdf/
[9] [PDF] Guidelines for the conservation of bats in buildings and the … – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00007600/7646-pipistrelli-web.pdf
[10] Caves Biodiversity in the Marine Area of Riviera d’Ulisse Regional Park, Italy: Grotta del Maresciallo Overview https://www.omicsonline.org/open-access/caves-biodiversity-in-the-marine-area-of-riviera-dulisse-regional-park-italy-grotta-del-maresciallo-overview-2332-2543-1000153.pdf
[11] [PDF] Manuali per il monitoraggio di specie e habitat di interesse … – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/files2019/pubblicazioni/manuali-linee-guida/MLG_190_19.pdf
[12] Monitoraggio, conservazione e informazione nella Baia Di Ieranto: un modello circolare per la gestione delle Aree Marine Protette https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=14823.pdf
[13] 2477 1..48 https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/94468.pdf
[14] L’applicazione di tecniche innovative nel monitoraggio costiero degli habitat prioritari https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=14825.pdf
[15] Legge regionale 14 ottobre 2016, n. 15 https://lexview-int.regione.fvg.it/FontiNormative/xml/scarico.aspx?ANN=2016&LEX=0015&tip=0&id=cap4&lang=ita
[16] Pipistrelli in Italia: cosa dice la legge e come proteggere … https://www.scintilena.com/pipistrelli-in-italia-cosa-dice-la-legge-e-come-proteggere-specie-e-rifugi/07/30/
[17] Pipistrelli e grotte: la scienza conferma gli effetti del … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-la-scienza-conferma-gli-effetti-del-disturbo-umano-sulle-colonie-in-ibernazione/03/12/
[18] I Quaderni Habitat. N.1 “Grotte e fenomeno carsico. La vita nel mondo sotterraneo” – Parte III http://gscaisarzana.altervista.org/wp-content/uploads/qh1_grotte3.pdf
[19] Chirotteri del Carso e Venezia Giulia: Bressi racconta 5000 … https://www.scintilena.com/ecco-larticolo-redatto-per-scintilena/05/04/
[20] Comportamenti da Evitare in Grotta: 15 Regole d’Oro per … – Scintilena https://www.scintilena.com/comportamenti-da-evitare-in-grotta-15-regole-doro-per-gli-speleologi-per-proteggere-i-pipistrelli/05/24/
[21] Diffida alle Grotte di Castellana: richiesta sospensione attività turistiche da Tutela Pipistrelli – Scintilena https://www.scintilena.com/diffida-alle-grotte-di-castellana-richiesta-sospensione-attivita-turistiche-da-tutela-pipistrelli/01/01/
[22] ma5_04_036.html https://www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/128/ma5_04_036.html
[23] pipistrelli.pdf https://cielobuio.org/wp-content/uploads/supporto/download/pipistrelli.pdf

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Disturbo dei pipistrelli in grotta: perché le visite possono mettere a rischio colonie e letargo

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Riproduzione e ibernazione dei Chirotteri richiedono accessi regolati, monitoraggi e collaborazione tra speleologi, ricercatori ed enti di tutela

Il disturbo dei pipistrelli in grotta è una questione concreta per la conservazione degli ambienti ipogei. Le cavità non sono solo luoghi di esplorazione. Per molte specie di Chirotteri sono rifugi stagionali, utilizzati per l’ibernazione, la riproduzione, il transito e, in alcuni casi, l’accoppiamento.

Il contributo di Andrea Pereswiet-Soltan, presentato al XXIII Congresso Nazionale di Speleologia di Ormea nel 2022, richiama l’attenzione sugli effetti della presenza umana durante le fasi più sensibili del ciclo biologico.

L’osservazione della fauna sotterranea impone quindi una responsabilità diretta a chi frequenta le grotte, dalle squadre esplorative ai gruppi impegnati in corsi e visite organizzate.

Disturbo dei pipistrelli in grotta e ciclo biologico

Nelle aree temperate le grotte possono ospitare sia le nursery sia gli hibernacula.

Le nursery sono le colonie riproduttive in cui le femmine partoriscono, allevano e svezzano i piccoli.

Gli hibernacula sono i rifugi invernali nei quali gli animali riducono il metabolismo per superare la stagione con poche prede disponibili.

I periodi più delicati sono il letargo, indicativamente fra novembre e marzo, e la nascita con crescita e svezzamento dei piccoli, in particolare fra giugno e luglio.

In presenza di una colonia, Tutela Pipistrelli raccomanda di evitare i sopralluoghi nelle due finestre stagionali. [web:17]

Il disturbo dei pipistrelli in grotta può essere provocato da avvicinamento, rumore, illuminazione diretta, fotografie con flash, permanenza prolungata o alterazione delle condizioni del rifugio.

Anche la semplice osservazione non è neutra se avviene a distanza ridotta o in un momento biologicamente critico.

Nursery: il rischio per femmine e piccoli

In estate il disturbo di una nursery è spesso immediatamente percepibile.

Colonie di numerosi esemplari possono reagire con vocalizzazioni e involi concitati.

Le madri spaventate possono lasciare il gruppo; i piccoli, se ancora incapaci di volare o di risalire verso il soffitto, possono cadere.

La conseguenza non riguarda solo l’animale coinvolto. I pipistrelli hanno in genere un tasso riproduttivo basso e molte specie partoriscono uno, più raramente due piccoli all’anno.

La perdita di giovani o l’abbandono di un rifugio riproduttivo può quindi incidere sulla continuità della colonia.

Le linee guida ISPRA ricordano che i rifugi concentrano molti animali nei periodi di riproduzione e letargo e che le caratteristiche microclimatiche hanno un ruolo determinante proprio in queste fasi.

I siti ipogei, naturali e artificiali, rientrano tra i rifugi utilizzati dai Chirotteri. [web:4]

Ibernazione: l’energia consumata dai risvegli

In inverno il disturbo dei pipistrelli in grotta può essere poco evidente. Un animale appeso e apparentemente immobile può avere già percepito la presenza del visitatore.

Nei rinolofi, per esempio, i segnali di inquietudine possono essere minimi e non coincidere con un volo immediato.

Il passaggio dal torpore all’attività richiede tempo ed energia. Il risveglio comporta un aumento del metabolismo, della temperatura corporea e, se l’animale vola, dell’attività muscolare.

Terminato il pericolo, sono necessarie ulteriori risorse per tornare allo stato di torpore.

Il testo di Pereswiet-Soltan richiama gli studi sull’equilibrio energetico durante il letargo. Un pipistrello non disturbato può consumare in questo periodo il 20-30% del proprio peso e circa l’80% della massa grassa. Risvegli ripetuti riducono ulteriormente le riserve disponibili e possono compromettere il superamento dell’inverno.

Anche una ricerca pubblicata nel 2024 su Scientific Reports ha rilevato una relazione tra il disturbo prodotto dai rilevatori in grotta e l’attività dei pipistrelli dopo i sopralluoghi. Il fattore considerato univa numero di persone e durata della permanenza nella cavità. [web:6]

Azioni italiane contro il disturbo dei pipistrelli in grotta

In Italia la limitazione del disturbo dei Chirotteri si basa su un insieme di norme, misure di gestione e pratiche operative. Non esiste una singola procedura identica per tutte le cavità. Le misure dipendono dalla specie presente, dalla funzione del rifugio, dalla stagione, dal regime di protezione dell’area e dalle disposizioni dell’ente competente.

  • Protezione normativa di animali e rifugi. Il quadro richiamato dalle fonti di settore comprende la Direttiva Habitat 92/43/CEE, il DPR 357/1997, la legge 157/1992, la Convenzione di Berna e l’Accordo EUROBATS. Il principio centrale è la protezione rigorosa degli esemplari e dei siti di riproduzione e riposo, con particolare attenzione alle fasi di riproduzione e ibernazione. [web:6]
  • Individuazione dei rifugi importanti. La banca dati italiana dei rifugi dei pipistrelli, avviata dal Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri, è stata indicata nei rapporti nazionali EUROBATS come strumento per classificare i siti secondo specie e dimensione delle colonie e pianificare misure più efficaci. Il rapporto 2006 segnalava 37 hibernacula e 67 nursery prioritarie per ricchezza specifica e consistenza delle colonie. [web:20]
  • Monitoraggio territoriale. Nel Lazio, dal 2010 è stato avviato un progetto di raccolta dati nelle aree protette, che ha portato a una banca dati geografica. Nel 2013 è stata istituita una rete regionale di monitoraggio dei Chirotteri, articolata con un centro regionale, centri tematici e laboratori territoriali presso le aree protette. [web:34]
  • Segnalazione da parte degli speleologi. Tutela Pipistrelli mette a disposizione una scheda per segnalare la presenza dei pipistrelli in grotta. Le segnalazioni servono a individuare i rifugi più rilevanti e a definire iniziative di salvaguardia. [web:32]
  • Limitazioni stagionali e regolazione degli accessi. Per una grotta che ospita un hibernaculum o una nursery, la misura più diretta è rimandare visite, esercitazioni e attività non indispensabili fuori dai periodi sensibili. Possono essere previsti divieti temporanei, percorsi alternativi e condizioni di accesso definite da enti gestori, aree protette o misure di conservazione dei siti Natura 2000. [web:6]
  • Buone pratiche in cavità. Occorre muoversi in silenzio, restare lontani dagli animali, non toccarli e non illuminarli direttamente. Vanno evitati flash, droni, sorgenti di calore, musica e soste nelle sale occupate. La scelta della cavità e della stagione deve precedere l’uscita, non essere decisa davanti alla colonia. [web:6]
  • Protezione fisica e gestione basata su dati. Quando necessaria e progettata in modo compatibile con il volo dei pipistrelli, la protezione degli accessi può ridurre l’ingresso non autorizzato. EUROBATS richiede alle Parti di identificare i siti importanti e proteggerli da danno o disturbo; il suo archivio internazionale degli habitat sotterranei include grotte, miniere, fortificazioni e gallerie. [web:29][web:27]

Queste azioni hanno un elemento comune: conoscere il rifugio prima di frequentarlo. Una chiusura stagionale non rappresenta una rinuncia alla speleologia. È uno strumento di pianificazione che conserva una cavità nei mesi in cui la colonia non può sostenere interferenze.

Cosa fare durante un’uscita speleologica

La prevenzione del disturbo dei pipistrelli in grotta inizia prima dell’ingresso. I gruppi dovrebbero verificare se la cavità è nota per ospitare colonie, consultare le prescrizioni locali e comunicare le osservazioni a chi svolge monitoraggi autorizzati.

Se gli animali vengono incontrati lungo il percorso, la condotta più prudente è interrompere l’avvicinamento e, quando possibile, cambiare itinerario. Non vanno conteggiati o identificati con metodi improvvisati. I censimenti e le attività di ricerca richiedono tempi, metodi e autorizzazioni adeguati.

La documentazione può essere utile, ma non deve diventare una fonte ulteriore di pressione. Niente flash. Niente riprese ravvicinate. Niente manipolazione. Una nota con località, data, posizione nella cavità, numero approssimativo e comportamento osservato, raccolta senza prolungare la permanenza, può risultare più utile di una fotografia invasiva.

Pereswiet-Soltan propone una conclusione operativa ancora attuale: nelle grotte più importanti per l’ibernazione e la riproduzione, il numero delle visite deve essere limitato. Per rendere efficace questa indicazione servono dati aggiornati, comunicazione tra speleologi e chirotterologi e rispetto delle regole stabilite per ogni sito.

Fonti

L'articolo Disturbo dei pipistrelli in grotta: perché le visite possono mettere a rischio colonie e letargo proviene da Scintilena.

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Pipistrelli in Lombardia: il Piano d’Azione nasce dalla partecipazione e dai nuovi monitoraggi

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Chirotteri, conservazione e ricerca in Lombardia: dal Life Gestire 2020 al monitoraggio delle colonie e al progetto LIFE NatConnect2030

Il Piano d’Azione per i Chirotteri in Lombardia rappresenta uno dei principali strumenti regionali per la conservazione dei pipistrelli e dei loro habitat.

Approvato con deliberazione del Consiglio regionale n. 1028 del 17 dicembre 2018, il documento è nato da un percorso partecipato che ha coinvolto enti pubblici, ricercatori, associazioni, gestori di aree protette e mondo speleologico.

Il Piano è stato sviluppato nell’ambito del progetto europeo LIFE IP Gestire 2020, coordinato da Regione Lombardia.

L’obiettivo era rafforzare la tutela della biodiversità lombarda attraverso una migliore conoscenza delle specie, la formazione degli operatori e la realizzazione di interventi concreti sul territorio.[1][2]

Un piano partecipato per la conservazione dei chirotteri

Il documento regionale prende in esame 28 specie di pipistrelli presenti in Lombardia in modo stabile o occasionale.

Per ciascuna specie sono stati raccolti dati sulla distribuzione, sull’ecologia, sull’uso degli habitat e sullo stato di conservazione.

Il Piano individua inoltre le pressioni che possono compromettere la sopravvivenza delle popolazioni.

Tra queste figurano il disturbo nei rifugi ipogei, la chiusura inadeguata delle grotte, la ristrutturazione degli edifici, la perdita di alberi maturi e deperienti, la riduzione degli insetti disponibili e l’inquinamento luminoso.

Il percorso di elaborazione ha coinvolto anche la Federazione Speleologica Lombarda.

In tre incontri pubblici e tecnici sono stati coinvolti circa 50 speleologi e rappresentanti del settore. Il confronto ha permesso di definire misure specifiche per le cavità naturali e artificiali.

Tra le azioni previste rientrano:

  • la formazione degli speleologi sul riconoscimento e sulla gestione dei chirotteri;
  • la redazione di manuali tecnici;
  • l’integrazione dei dati sulla biodiversità nel Catasto regionale delle grotte;
  • l’adeguamento dei regolamenti per la fruizione degli ambienti ipogei;
  • la definizione di regole per le attività speleologiche nelle aree Natura 2000;
  • il monitoraggio dei rifugi riproduttivi, invernali e di swarming.

Il Piano è stato successivamente recepito negli strumenti regionali di pianificazione.

Gli indirizzi sulla tutela dei pipistrelli sono confluiti nel Piano Territoriale Regionale e nel Regolamento Edilizio Tipo.

Le informazioni sulle priorità, sui costi e sulle misure necessarie sono state utilizzate anche per il Prioritised Action Framework, approvato dalla Regione Lombardia nel 2021.[1][3]

Dal Piano agli interventi nelle grotte

Una delle applicazioni più concrete del Piano è stata il progetto Sos.Chiro, realizzato nel 2021 dal Parco Regionale Campo dei Fiori.

L’intervento ha riguardato quattro cavità della ZSC “Grotte del Campo dei Fiori”: Grotta di Cima Paradiso, Büs del Remeron, Grotta XXV Aprile e Grotta Totò il Magnifico.

I cancelli preesistenti sono stati sostituiti con strutture progettate per consentire il passaggio dei pipistrelli e la circolazione dell’aria. Sono state inoltre realizzate staccionate perimetrali.

Il monitoraggio successivo ha documentato il ritorno dei chirotteri in alcune cavità che erano rimaste inutilizzate per diversi anni.

Nella Grotta di Cima Paradiso, per esempio, il passaggio degli animali è stato rilevato dopo un’assenza che durava da oltre 50 anni.

La progettazione delle chiusure deve essere valutata caso per caso. Le indicazioni tecniche del Piano ricordano che alcune specie, come il miniottero (Miniopterus schreibersii), possono reagire negativamente anche alla presenza di cancelli permeabili.

Quando possibile, è quindi preferibile limitare l’accesso umano con recinzioni esterne, senza modificare l’ingresso della cavità.[4]

I risultati del monitoraggio 2022-2023

Le attività più recenti disponibili sono quelle realizzate tra la primavera del 2022 e l’autunno del 2023 nell’ambito dell’azione D3 di LIFE Gestire 2020.

Il monitoraggio ha interessato 18 siti lombardi, tra grotte, miniere, edifici storici, chiese, darsene e aree di passaggio migratorio.

Sono state valutate 16 colonie estive, autunnali o invernali di importanza regionale e, in alcuni casi, nazionale.

Le indagini hanno utilizzato conteggi all’involo, telecamere a infrarossi, rilevatori ultrasonori e campionamenti bioacustici.

La rete territoriale ha coinvolto esperti, Guardie ecologiche volontarie, speleologi e personale degli enti gestori.[5][6]

Il confronto con il precedente monitoraggio regionale del 2017-2018 ha prodotto un quadro articolato:

  • quattro colonie hanno mostrato un aumento degli individui;
  • cinque colonie sono risultate sostanzialmente stabili;
  • cinque colonie hanno evidenziato una diminuzione;
  • per una parte dei siti il confronto non è stato possibile per mancanza di dati omogenei.

Tra i risultati più rilevanti emerge quello della Miniera di Zu, in provincia di Bergamo. Nel 2022 sono stati stimati circa 870 pipistrelli, appartenenti con ogni probabilità a tre specie di interesse comunitario: rinolofo maggiore, vespertilio di Capaccini e miniottero.

Nel 2017 erano stati conteggiati 254 individui. L’incremento autunnale è quindi risultato superiore al 300 per cento, anche se la stabilità dell’ingresso è condizionata dal rischio di crolli.

Alla Grotta Buco del Frate, in provincia di Brescia, sono stati rilevati circa 400 individui appartenenti ad almeno quattro specie dell’Allegato II della Direttiva Habitat.

Il sito è considerato di importanza nazionale. La presenza del rinolofo maggiore, che in passato formava colonie numerose, resta invece molto ridotta rispetto ai dati storici.

Nel Bucone di Tremezzo, sul Lago di Como, sono stati conteggiati circa 385 vespertili di Capaccini. Il dato è inferiore ai circa 600 individui rilevati nel 2017.

La colonia è quindi considerata un elemento da seguire con attenzione, anche per la presenza di lavori infrastrutturali nell’area della variante della Tremezzina.

A Palazzo Gallio, a Gravedona, il monitoraggio del 2023 ha registrato una nursery di rinolofo maggiore composta da 39 adulti e 16 giovani.

Alla Rocca Castello di Romanengo, in provincia di Cremona, la colonia di vespertilio smarginato ha raggiunto 152 individui nel luglio 2023, compresi 33 giovani.

Nuove segnalazioni e migrazione attraverso le Alpi

Il monitoraggio regionale ha prodotto anche nuove informazioni sulla distribuzione dei pipistrelli in Lombardia.

Due colonie riproduttive di vespertilio smarginato sono state individuate in edifici storici delle province di Cremona e Lecco tra il 2018 e il 2021.

Nel 2023, inoltre, un gruppo speleologico ha segnalato una colonia nell’Abisso Spino, in provincia di Brescia.

La cavità è stata inserita tra i siti di monitoraggio regionale e ha confermato la presenza di più specie, tra cui rinolofo maggiore, vespertilio smarginato, vespertilio criptico e orecchione bruno.

Un risultato particolarmente significativo riguarda il Passo di Spino, nell’Alto Garda Bresciano. I rilevamenti hanno documentato per la prima volta in Lombardia un passaggio migratorio di pipistrelli attraverso l’arco alpino. Sono state identificate tre specie migratrici a lungo raggio: pipistrello di Nathusius (Pipistrellus nathusii), pipistrello soprano (Pipistrellus pygmaeus) e nottola di Leisler (Nyctalus leisleri).[5]

Il barbastello (Barbastella barbastellus) non è stato invece rilevato nei transetti della Valle Camonica, come già accaduto nel monitoraggio precedente. La specie è stata però individuata nella Riserva Naturale Monticchie, durante le indagini per la revisione delle misure di conservazione delle Zone Speciali di Conservazione.

Dalle ricerche a LIFE NatConnect2030

La conclusione di LIFE Gestire 2020 non ha interrotto le attività di conservazione. Dal 2024 è operativo LIFE NatConnect2030, progetto europeo della durata di nove anni, con Regione Lombardia come capofila e 16 partner istituzionali e scientifici.

Il progetto dispone di un budget superiore a 46 milioni di euro e interessa 843 siti Natura 2000 distribuiti nell’Italia settentrionale. Le attività comprendono il ripristino degli habitat, il rafforzamento della connettività ecologica, l’adattamento ai cambiamenti climatici, il contenimento delle specie aliene invasive e il miglioramento della governance della Rete Natura 2000.[7]

Per i pipistrelli lombardi, LIFE NatConnect2030 rappresenta la prosecuzione del lavoro avviato con il Piano d’Azione. La collaborazione tra Regione, Federazione Speleologica Lombarda e Istituto Oikos punta a mantenere attiva la rete di monitoraggio delle grotte e a migliorare la gestione dei rifugi.

La partecipazione degli speleologi resta essenziale. Le cavità naturali sono spesso difficili da raggiungere e richiedono competenze tecniche specifiche. Le osservazioni raccolte durante le esplorazioni possono fornire indicazioni su specie presenti, stagionalità, accessibilità e condizioni del microclima.

Il monitoraggio deve però essere svolto con protocolli condivisi. Nei periodi di ibernazione e riproduzione, rumori, luci e passaggi ravvicinati possono causare un consumo energetico elevato o l’abbandono della colonia. La conoscenza del sito deve quindi precedere ogni intervento, compresa l’installazione di cancelli, la manutenzione degli ingressi e la regolamentazione degli accessi.

Una panoramica delle scoperte recenti

Le principali evidenze emerse dagli studi lombardi più recenti possono essere così riassunte:

  • la Lombardia ospita 28 specie di chirotteri, con una presenza distribuita tra ambienti ipogei, edifici storici, boschi, corsi d’acqua e aree agricole;
  • il monitoraggio 2022-2023 ha interessato 18 siti regionali;
  • la Miniera di Zu ha registrato un forte aumento degli individui rispetto al 2017;
  • il Buco del Frate resta un sito di importanza nazionale, con almeno quattro specie dell’Allegato II;
  • il Bucone di Tremezzo ospita una colonia rilevante di vespertilio di Capaccini, in calo rispetto al precedente rilievo;
  • nuove colonie di vespertilio smarginato sono state documentate in edifici storici;
  • l’Abisso Spino ha aggiunto un nuovo sito ipogeo alla rete regionale;
  • il Passo di Spino ha fornito i primi dati lombardi su una rotta migratoria attraverso le Alpi;
  • la presenza del barbastello resta difficile da rilevare in alcuni settori montani, mentre la specie è stata confermata in altre aree regionali;
  • il progetto LIFE NatConnect2030 sta proseguendo il lavoro di monitoraggio, formazione e gestione integrata degli habitat.

Il quadro complessivo non è uniforme. Alcune colonie mostrano segnali positivi, mentre altre evidenziano riduzioni o necessità di controllo. Il Piano d’Azione per i Chirotteri in Lombardia ha fornito una base comune per leggere questi cambiamenti e orientare gli interventi.

La conservazione dei pipistrelli dipende dalla continuità dei monitoraggi, dalla tutela dei rifugi e dalla collaborazione tra istituzioni, ricercatori, speleologi e comunità locali.

Fonti

http://www.tutelapipistrelli.it

Fonti
[1] Piano d’azione per i chirotteri in Lombardia https://www.regione.lombardia.it/content/dam/rl/canali-tematici-servizi/06-ambiente-e-territorio/05-biodiversita/piani-azione-specie-di-interesse-comunitario/allegati/piano-di-azione-per-i-chirotteri-in-lombardia.pdf
[2] 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt
[3] DELIBERAZIONE N° XI / 5028 Seduta del 12/07/2021 https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2021/07/Quadro-di-Azioni-Prioritarie-PAF-per-Natura-2000-in-Lombardia-per-il-quadro-finanziario-pluriennale-2021-2027-aggiornato-luglio-2021.pdf
[5] N https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2019/12/A13-SCHEDE-TECNICHE-DI-INTERVENTO-CHIROTTERI.pdf
[6] [PDF] LIFE GESTIRE 2020 Nature Integrated Management to 2020 https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2024/03/D3_Deliverable-IV-interim-report_monitoraggio_chirotteri_2023.pdf
[7] Aggiornamento sullo stato di conservazione dei chirotteri in … https://naturachevale.it/news/aggiornamento-sullo-stato-di-conservazione-dei-chirotteri-in-lombardia-materiali-evento-11-dicembre-2023/
[8] Il progetto LIFE NatConnect2030 | Natura che vale https://naturachevale.it/news/il-progetto-life-natconnect2030/
[10] Notulae to the Italian alien vascular flora: 13 https://italianbotanist.pensoft.net/article/85863/download/pdf/
[11] life gestire 2020 – Bandi e Servizi – Regione Lombardia https://www.bandi.regione.lombardia.it/servizi/servizio/bandi/dettaglio/ambiente-energia/parchi-aree-protette/programma-regionale-interventi-territoriali-salvaguardia-biodiversit-life-gestire-2020-RLT12020010785
[12] Towards the new Checklist of the Italian Fauna https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc
[13] Monitoraggio e allertamento – Regione Lombardia https://www.regione.lombardia.it/sicurezza-e-protezione-civile/pianificazione-allertamento-e-gestione-emergenze/monitoraggio-e-allertamento
[14] Analyses of occurrence data of protected insect species collected by citizens in Italy https://natureconservation.pensoft.net/article/12704/download/pdf/
[15] Direttiva nitrati – regione.lombardia.it https://www.regione.lombardia.it/agricoltura/direttiva-nitrati
[16] Notulae to the Italian native vascular flora: 10 https://italianbotanist.pensoft.net/article/60743/download/pdf/
[17] Monitoraggio case e ospedali di comunità e servizi erogati https://www.regione.lombardia.it/sanita/monitoraggio-dei-servizi-sanitari/monitoraggio-case-e-ospedali-di-comunit–e-servizi-erogati
[18] Black Soldier Meal in Feed Could Adversely Affect Organic Broiler Meat Quality When Used for the Total or Half Replacement of Diet Proteins https://www.mdpi.com/2674-1164/3/2/7/pdf?version=1711081614
[19] Agricoltura https://www.regione.lombardia.it/agricoltura
[20] La – Piattaforma di Valutazione dei Rischi Naturali (PVR) https://www.regione.lombardia.it/sicurezza-e-protezione-civile/pianificazione-allertamento-e-gestione-emergenze/monitoraggio-e-allertamento/ser-piattaforma-valutazione-rischi-naturali-pvr
[21] Il Sistema di Monitoraggio alle Emissioni – Regione Lombardia https://www.regione.lombardia.it/ambiente-e-territorio/autorizzazione-ambientali/autorizzazione-alle-emissioni-in-atmosfera-da-attivita-produttive/il-sistema-di-monitoraggio-in-continuo-alle-emissioni-in-lombardia
[22] UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA https://www.repository.unipr.it/bitstream/1889/6147/5/Lelli.pdf
[23] LIFE Gestire 2020 https://www.wwf.it/cosa-facciamo/progetti/life-gestire-2020/
[24] Dal monitoraggio costante la scoperta del nuovo virus … https://www.izsler.it/2022/10/31/dal-monitoraggio-costante-la-scoperta-del-nuovo-virus-del-pipistrello-in-lombardia/
[25] allertaLOM – Home Page – Regione Lombardia https://www.allertalom.regione.lombardia.it/homepage
[26] Lombardia, presentato LIFE NatConnect 2030 per la tutela … https://www.scintilena.com/lombardia-presentato-life-natconnect-2030-per-la-tutela-dei-pipistrelli-nelle-grotte/12/11/
[27] Gruppi di ricerca | Department of Civil Engineering and … https://dicar.dip.unipv.it/en/node/246
[28] Materiali del workshop “La conservazione dell’erpetofauna: esperienze e prospettive” – 30 ottobre 2025 | Natura che vale https://naturachevale.it/news/materiali-del-workshop-la-conservazione-dellerpetofauna-esperienze-e-prospettive-30-ottobre-2025/
[29] New Alien Plant Taxa for Italy and Europe: An Update https://www.mdpi.com/2223-7747/13/5/620/pdf?version=1708931258
[30] Pubblicati i dati finali dei report nazionali 2019-2024 delle Direttive … https://naturachevale.it/news/pubblicati-i-reporting-nazionali-2019-2024-delle-direttive-habitat-e-uccelli/
[31] Innovative Photonic Sensors for Safety and Security, Part I: Fundamentals, Infrastructural and Ground Transportations https://www.mdpi.com/1424-8220/23/5/2558/pdf?version=1677313954
[32] Contributo Semestre Aperto a.a. 2026-27 https://portale.unipv.it/it/didattica/corsi-di-laurea/ammissioni/corsi-di-laurea-magistrale-ciclo-unico-medicina-e-chirurgia-e-odontoiatria-e-protesi-dentaria/contributo-semestre-aperto-aa-2026-27
[33] Building Greener Cities Together: Urban Afforestation Requires Multiple Skills to Address Social, Ecological, and Climate Challenges https://www.mdpi.com/2223-7747/14/3/404
[34] Gruppi di ricerca https://dicar.dip.unipv.it/it/ricerca/gruppi-di-ricerca
[35] Prevalence and risk factors associated with cat parasites in Italy: a multicenter study https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8441231/
[36] Regolazioni dell’invarianza idraulica e idrologica in Italia https://unitesi.unipv.it/handle/20.500.14239/33161
[37] Use of Mechanical Chest Compression for Resuscitation in Out-Of-Hospital Cardiac Arrest—Device Matters: A Propensity-Score-Based Match Analysis https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10342898/
[38] | Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e … https://spmsf.dip.unipv.it/it/node
[39] The Use of Antimicrobials in Italian Heavy Pig Fattening Farms https://www.mdpi.com/2079-6382/9/12/892/pdf
[40] Piano degli studi https://tecnichelaboratoriobiomedico.cdl.unipv.it/it/studiare/piano-degli-studi
[41] New Record of Encarsia protransvena and Confirmed Occurrence of Encarsia hispida (Hymenoptera: Aphelinidae) as Parasitoids of Singhiella simplex (Hemiptera: Aleyrodidae) in Italy https://www.mdpi.com/2075-4450/16/1/40
[42] Laboratori – Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente https://terraeambiente.dip.unipv.it/it/dipartimento/risorse-musei-e-laboratori/laboratori-0
[43] Survey on Urinary Levels of Aflatoxins in Professionally Exposed Workers https://www.mdpi.com/2072-6651/9/4/117/pdf
[44] Informazioni Utili (Guide e modulistica) https://dbb.dip.unipv.it/it/didattica/informazioni-utili-guide-e-modulistica
[45] Canine Distemper Virus in Sardinia, Italy: Detection and Phylogenetic Analysis in Foxes https://www.mdpi.com/2076-2615/14/21/3134
[46] CHIROTTERI – Natura che vale https://naturachevale.it/chirotteri/
[47] Documents https://naturachevale.it/documenti/
[48] News | Natura che vale https://naturachevale.it/news/
[49] Il Rapporto grandi carnivori in Lombardia per l’anno 2023 https://naturachevale.it/news/il-rapporto-grandi-carnivori-in-lombardia-per-lanno-2023/
[50] Natura che vale | Biodiversità, ricchezza della Lombardia https://naturachevale.it/
[51] natura che vale https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2024/01/Programma-chirotteri.pdf
[52] [PDF] Bollettino Ufficiale Serie Ordinaria n. 40 – Naturachevale https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2020/10/PAF-Lombardia-2021-2027-Burl.pdf
[53] Pipistrelli e Grotte: I Chirotteri Come Custodi della … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-i-chirotteri-come-custodi-della-biodiversita-negli-ambienti-carsici/01/03/
[54] Chirotteri in grotta: tre lezioni online gratuite della … https://www.scintilena.com/chirotteri-in-grotta-tre-lezioni-online-gratuite-della-federazione-speleologica-lombarda/07/06/
[55] Pipistrelli e grotte nel Corridoio carsico di Antioquia https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-nel-corridoio-carsico-di-antioquia-la-distanza-dalle-cavita-non-spiega-da-sola-luso-dellhabitat/08/18/
[56] Documenti – Natura che vale http://www.naturachevale.it/documenti
[57] Attività formative integrative https://stp.cdl.unipv.it/it/studiare/attivita-formative-integrative
[58] | Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Lazzaro Spallanzani” https://dbb.dip.unipv.it/it/node
[59] Notice Board | Master’s degree in … https://wpir.cdl.unipv.it/en/notice-board
[60] Attività didattica | Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali https://scienzepolitichesociali.dip.unipv.it/it/node/623
[61] Laboratori, corsi pratici e attività di campo https://agrifood.cdl.unipv.it/it/studiare/laboratori-corsi-pratici-e-attivita-di-campo

L'articolo Pipistrelli in Lombardia: il Piano d’Azione nasce dalla partecipazione e dai nuovi monitoraggi proviene da Scintilena.

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Dall’Abisso Mosè allo Stelvio: il “Battito” di Marco Alberti porta le Apuane a 2.757 metri

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Marco Alberti, protagonista anche della scoperta e dell’esplorazione dell’Abisso Mosè sul Monte Altissimo, è lo scuoltore che ha realizzato in marmo apuano un’opera dedicata alla montagna, alla trasformazione e ai tornanti dello Stelvio: l’inaugurazione il 12 settembre 2026 al Passo

Un filo bianco, più che rosso, fatto di marmo, acqua, esplorazione e arte, dalle profondità delle Alpi Apuane sale fino ai 2.757 metri all Passo dello Stelvio.

Lo ha steso Marco Alberti, artista nato nel 1974 a Forno, nel comune di Massa, dove ancora oggi vive e lavora ai piedi delle Apuane. È lui l’autore di “Battito dello Stelvio”, la monumentale scultura in marmo apuano che sarà inaugurata sabato 12 settembre 2026 al Passo dello Stelvio.

Per gli speleologi, però, la storia ha un interesse particolare. Alberti non è soltanto un artista affascinato dal mondo sotterraneo: ha partecipato direttamente alla scoperta dell’Abisso Mosè sul Monte Altissimo.

Un artista che ha conosciuto la montagna anche dal basso

Autodidatta, Alberti ha costruito buona parte della propria ricerca artistica intorno alle Alpi Apuane, alla pietra, al lavoro dell’uomo e alle trasformazioni del paesaggio.

Da oltre vent’anni, insieme alla compagna e artista Alessandra Ferrandu, ha trasformato gli spazi di una cava dismessa di Forno in un laboratorio creativo, Case Carpano + Rubbia.

Ma la sua ricerca non si è fermata alla superficie.

Nel 2018 Alberti, Ferrandu e Dario Fochi furono tra i protagonisti della nascita del libero gruppo speleologico Aria Continua e della scoperta di una nuova cavità sul Monte Altissimo.

Quella cavità sarebbe diventata l’Abisso Mosè.

La scoperta avvenne perlustrando la cresta che dal Passo degli Uncini sale verso la vetta del Monte Altissimo. Dopo la disostruzione dell’ingresso iniziarono le esplorazioni di un sistema caratterizzato da pozzi e camini, che già nel 2020 aveva portato gli esploratori a circa 400 metri di profondità.

Alberti stesso, parlando recentemente della propria esperienza artistica, ha ricordato come la sua ricerca si sia spinta verso il mondo ipogeo delle Apuane, attraverso esplorazioni e scoperte speleologiche come quella dell’Abisso Mosè.

Un’esperienza che, nelle sue parole, ha rafforzato il rapporto profondo e fisico con la montagna e con il valore stesso del marmo.

La montagna fuori e dentro

Questo rapporto con il sottosuolo aiuta a comprendere meglio anche le opere di Alberti.

Parlando di Eccentrica, opera sonora dedicata alle Alpi Apuane, l’artista ha descritto una montagna composta di marmo, calcare, quarzi e minerali, ricordando però anche ciò che esiste al suo interno: laghi e ambienti sotterranei che, osservando le Apuane dall’esterno, non si potrebbero neppure immaginare.

Pietra, acqua, vuoto, erosione e trasformazione diventano così elementi di uno stesso paesaggio.

Ed è proprio un pezzo di questo paesaggio che adesso viaggia dalle Apuane alle Alpi Retiche.

Il “Battito” dello Stelvio

Battito dello Stelvio è realizzata in marmo apuano ed è stata donata al Comune di Bormio in occasione del Bicentenario della Strada dello Stelvio.

La forma scelta da Alberti è quella di un girino stilizzato: il girino — sì, una rana “in progress” — come simbolo della metamorfosi: della natura, della montagna e forse anche di chi la attraversas.

La lunga coda riproduce, osservata dall’alto, la successione dei celebri tornanti dello Stelvio. Allo stesso tempo ricorda il tracciato di un elettrocardiogramma: il battito che accelera durante la salita, accompagna la fatica e scandisce l’emozione dell’arrivo al passo.

I tornanti dello Stelvio visti dall’alto: una successione di curve che nell’opera di Marco Alberti diventa il tracciato di un battito. Foto: Gabri80 / Wikimedia Commons – Pubblico dominio

Il riferimento al girino ha più significati.

Richiama innanzitutto il Giro d’Italia e i suoi corridori, tradizionalmente chiamati “girini”. Ma rimanda anche alla metamorfosi dell’anfibio, osservabile nei piccoli laghi glaciali dello Stelvio: una trasformazione naturale che diventa metafora della montagna e del suo continuo mutamento.

Nel 2025 una versione dell’opera, realizzata come Premio Speciale del Bicentenario, è stata assegnata a Isaac Del Toro, Maglia Rosa e vincitore della tappa San Michele all’Adige-Bormio.

Dalle Apuane allo Stelvio, un rapporto che viene da lontano

Per Alberti lo Stelvio non rappresenta una destinazione nuova.

Già nel 2016 aveva portato al passo “Vertigo”, una mostra allestita a circa 2.780 metri di quota. In quell’occasione realizzò anche l’opera 1917, assemblando reperti recuperati nelle trincee e sul ghiacciaio e legati alla Prima guerra mondiale.

Nel 2017 arrivò poi il “Girino d’Italia”, creato in occasione del centenario del Giro d’Italia e proposto come trofeo Cima Coppi. Il 23 maggio di quell’anno Alberti lo consegnò a Mikel Landa, primo a transitare sul Passo dello Stelvio durante la sedicesima tappa del Giro.

Battito dello Stelvio rappresenta quindi l’approdo di un rapporto con queste montagne che dura da almeno un decennio.

Un’opera nella quale entrare

La nuova scultura non è stata concepita soltanto per essere osservata.

“Battito dello Stelvio”, l’opera monumentale in marmo apuano di Marco Alberti. Foto: Bormio.eu – dalla pagina ufficiale del progetto “Battito dello Stelvio”Fonte originale e fotografia – Bormio.eu

Alla base della coda è presente un piccolo podio. Salendo sulla piattaforma e sollevando le braccia, il visitatore entra fisicamente nella composizione e ne completa idealmente il movimento, creando una continuità fra corpo, marmo e paesaggio.

È un concetto che può risultare particolarmente familiare a chi pratica la speleologia: la montagna non soltanto come qualcosa da contemplare, ma come spazio nel quale entrare e con il quale stabilire una relazione fisica.

In questo caso la relazione avviene alla luce e a quasi tremila metri di quota. Nell’esperienza speleologica di Alberti è avvenuta invece nel buio dell’Altissimo, seguendo pozzi e fratture verso il cuore della montagna.

C’è anche un altro legame con il mondo speleologico: tra le realtà che hanno contribuito alla realizzazione di Battito dello Stelvio figura infatti il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, insieme al Parco Regionale delle Alpi Apuane, al Parco Nazionale dello Stelvio, all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ai Comuni di Bormio, Massa, Carrara e Seravezza, alla Provincia di Massa-Carrara e ad altre istituzioni, associazioni e imprese.

L’opera sarà inaugurata sabato 12 settembre 2026 alle ore 11.30 al Passo dello Stelvio, alla presenza di Marco Alberti.

E forse, conoscendo meglio il suo autore, quel “Battito” assume un significato ulteriore.

Il marmo che arriva sullo Stelvio porta con sé l’immagine luminosa delle creste apuane, il loro grido di dolore di montagne martiri e bellissime e, idealmente, anche quello che sta sotto: il carsismo, l’acqua, gli abissi, l’esplorazione.

Dall’Abisso Mosè alle alte quote dello Stelvio, è sempre la stessa montagna osservata — ed esplorata — da prospettive diverse.

“Battito dello Stelvio”, la monumentale scultura in marmo apuano realizzata dall’artista Marco Alberti. Ricavata da un blocco di 45 tonnellate, l’opera finita pesa circa 17 tonnellate ed è destinata al Passo dello Stelvio, dove sarà inaugurata il 12 settembre 2026. Foto tratta da La Nazione, 23 luglio 2026, articolo di Alessandro Salvetti

La poesia che accompagna la pietra

Battito dello Stelvio non nasce soltanto come scultura. Marco Alberti affida anche alla parola il senso della sua opera, componendo la poesia Battito: tornanti, respiro, ascesa, pietra, ghiacciai, silenzio e solitudine diventano versi. È quasi un secondo percorso verso lo Stelvio, questa volta tracciato dalle parole.

E forse è proprio con la voce dell’autore che vale la pena concludere questo viaggio dalle profondità delle Apuane all’alta quota.

Battito

Battito
Potrei amare, immaginare
ambire la mia brama
sulle curve lente dei tornanti
porre nel gioco
il fiato corto dell’ascesa
mentre il cuore si contrae

La mia scaglia corre
leviga sull’asfalto
la sua ombra
il proprio vento

Polvere
sul Passo
il mio che sale
il suo che scende
Si potrebbe fermare?
Forse troppo tardi

L’amore non fugge
qualcosa lo attende
La pellicola riflette
il suo bagliore
sui ghiacciai, sulle vette
nella tersa scia di una notte

Un’illusione?
Forse

Ciò che resta
così assorta la pietra
nella sua moltitudine di forme
rinvenire tra le creste
le sue pianure

Respira il tacere
nell’inafferrabile
nella solitudine
nella pioggia che trascorre
l’eco di chi chiede

Battito
dove?
Stelvio

Fonti

Bormio.eu, Battito dello Stelvio – Un’opera d’arte celebra 200 anni della Strada dello Stelvio. Pagina ufficiale del progetto – https://www.bormio.eu/it/consigli-e-curiosita/battito-dello-stelvio

La Gazzetta di Massa e Carrara, Progetto “Battito dello Stelvio”, 3 maggio 2026, con le dichiarazioni di Marco Alberti sul mondo ipogeo delle Apuane e sull’Abisso Mosè – https://www.lagazzettadimassaecarrara.net/cultura/progetto-battito-dello-stelvio-la-scultura-sara-installata-a-meta-giugno-al-passo-dello-stelvio-a-compimento-delle-celebrazioni-per-il-bicentenario-della-strada-dello-stelvio

Marco Alberti – sito ufficiale, biografia, opere e documentazione delle precedenti iniziative allo Stelvio.

La Nazione, Scoprono un abisso sul Monte Altissimo, 2 ottobre 2020 https://www.lanazione.it/viareggio/cronaca/abisso-monte-altissimo-2a47a177

ScintilenaIn arrivo il nuovo numero della rivista Speleologia della Società Speleologica Italiana, 3 ottobre 2021, con la segnalazione del reportage “Abisso Mosè: l’ennesima porta del Monte Altissimo (Alpi Apuane)”. Articolo su Scintilena

ScintilenaTracciamento delle acque sotterranee nella Grotta di Lilliput e nel Mosè, 3 aprile 2025, con l’approfondimento sulle operazioni di tracciamento nell’Abisso Mosè. Articolo su Scintilena

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Grotta di Koskarli: 12.900 anni fa o 12.900 a.C.? La datazione da leggere correttamente

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Lo studio pubblicato su Antiquity indica un’occupazione epipaleolitica tra 12.900 e 12.000 cal BC: una cronologia che porta le tracce dei cacciatori-raccoglitori della grotta turca fino a quasi 15.000 anni fa

La scoperta della Grotta di Koskarli, nella regione orientale del Mar Nero in Turchia, ha suscitato grande interesse anche sulla stampa italiana. Nella diffusione della notizia è emersa una differenza importante nel modo di presentare la cronologia del sito: 12.900 anni fa oppure 12.900 a.C.?

Lo studio scientifico pubblicato il 10 agosto 2026 sulla rivista Antiquity è molto preciso: gli scavi hanno identificato nella grotta un’occupazione epipaleolitica in situ datata a circa 12.900–12.000 cal BC, cioè 12.900–12.000 anni calibrati avanti Cristo.

Questo significa che, espressa come distanza dal presente, l’occupazione risale approssimativamente a 14.900–14.000 anni fa.

Le datazioni al radiocarbonio riportate nello studio confermano questa cronologia: un campione di carbone è stato calibrato nell’intervallo 12.916–12.183 a.C., mentre un campione osseo ha restituito un intervallo di 12.413–12.070 a.C.

La precisazione non modifica l’importanza della scoperta, ma permette di collocarla correttamente nel tempo. Koskarli rappresenta infatti la prima indagine sistematica di un’occupazione epipaleolitica nella regione orientale del Mar Nero e costituisce un nuovo riferimento per lo studio dei cacciatori-raccoglitori del Pleistocene finale e delle loro connessioni regionali.

La grotta si trova nella valle del Sö?ütlü, circa 40 chilometri a sud di Trebisonda, a 1.030 metri di quota. Individuata nel 2019, è interessata da scavi sistematici dal 2024, condotti congiuntamente dal Museo di Trebisonda e dalla Karadeniz Technical University.

Grotta di Koskarli, panoramica delle aree interessate dagli scavi archeologici nel 2024. Foto: Çal??kan Akgül et al., Antiquity (2026), Fig. 2a, CC BY 4.0.

Nel deposito archeologico sono stati trovati un focolare conservato in situ, manufatti in selce e ossidiana, strumenti litici e oggetti di ornamento personale, tra cui un dente animale perforato e un frammento di palco di cervo lavorato.

Particolarmente interessante è anche l’industria litica, che presenta confronti con complessi dell’Anatolia, del Levante e del Caucaso. Gli studiosi mantengono prudenza nell’interpretazione di queste somiglianze, che potranno però contribuire alla ricostruzione della mobilità e della trasmissione delle tecnologie tra le comunità di cacciatori-raccoglitori alla fine dell’ultima fase glaciale.

La formula giornalistica “sito di 12.900 anni”, utilizzata anche da alcune testate che hanno ripreso la scoperta, rischia quindi di creare un equivoco: il riferimento scientifico è 12.900–12.000 cal BC. La fase più antica documentata a Koskarli ci porta dunque indietro di quasi 15.000 anni.

Fonti

  • Antiquity – Cambridge University Press: Koskarli Cave: excavations at an Epipalaeolithic site in the eastern Black Sea region of Türkiye
  • La Nuova Sardegna: Sito epipaleolitico di 12.900 anni trovato in una grotta – La scoperta archeologica è eccezionale
  • Scintilena: In Turchia scoperta la Grotta di Koskarli, un insediamento epipaleolitico datato tra 12.900 e 12.000 anni fa

Foto

Grotta di Koskarli, panoramica delle aree interessate dagli scavi archeologici nel 2024. Foto: Caliskan Akgül et al., Antiquity (2026), Fig. 2a, CC BY 4.0.

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Le Grotte di Sant’Angelo tornano a raccontare 7.000 anni di storia: appuntamento il 23 agosto a Cassano allo Ionio

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Un viaggio nel tempo tra archeologia e speleologia nel cuore della Calabria

Le Grotte di Sant’Angelo di Cassano allo Ionio (CS) riaprono le porte al pubblico con l’evento “Le Grotte Raccontano: dalla Preistoria ai nostri giorni”, in programma domenica 23 agosto 2026.

L’iniziativa propone tre turni di visita alle ore 18:00, 19:00 e 20:00, con posti limitati e prenotazione obbligatoria ai numeri 393 451 3339 e 393 445 3554. Il percorso sotterraneo è guidato simbolicamente da Donna Marsilia, figura emblematica del Pollino, che accompagna i visitatori attraverso sale e gallerie dove si fondono natura e archeologia.

Il complesso carsico di Sant’Angelo: un sistema ipogeo di rilevanza nazionale

Le Grotte di Sant’Angelo costituiscono il più esteso sistema carsico della Calabria, con uno sviluppo totale di 3,65 km e un dislivello di circa 100 metri. Il complesso è formato da una serie di cavità di origine carsica, ricche di concrezioni calcaree e gessose, che si sviluppano a partire da quota 435 m s.l.m. Il sito è gestito dal Centro Speleologico Regionale Enzo De Medici e rappresenta una delle principali attrazioni speleologiche e archeologiche del Mezzogiorno.

La genesi di queste cavità è legata a processi di speleogenesi da acido solforico, un fenomeno geologico che ha prodotto un pavimento disseminato di fratture, depressioni e pozzi di diverse profondità. All’interno di queste strutture si conservano abbondanti materiali archeologici, tra cui ceramiche, strumenti litici, resti faunistici e alcune ossa umane.

La frequentazione preistorica: dal Neolitico all’Età del Bronzo

Gli scavi archeologici condotti tra il 1978 e il 1982 hanno documentato una presenza umana continua nelle Grotte di Sant’Angelo a partire dal Neolitico Medio (V-IV millennio a.C.) fino alla fine dell’Età del Bronzo. Le stratigrafie hanno permesso di identificare quattro fasi principali di occupazione: Neolitico Medio-Tardo (strato IV, 5500-4000 a.C.), Età del Rame antica (strato III, 3700/3600-3300 a.C.), Età del Rame tarda-Età del Bronzo antica (strato II, 2350-2150 a.C.) ed Etಲ del Bronzo tarda (strato I, 1200-1100 a.C.).

Le grotte di Cassano furono sede stabile di comunità agricole neolitiche, offrendo un riparo sicuro e un ambiente adatto all’insediamento. In epoche successive, il sito fu frequentato da popolazioni dell’Età dei Metalli, con evidenze di attività rituali e funerarie.

La Grotta Pavolella: un raro esempio di cremazione neolitica

Uno dei ritrovamenti più significativi riguarda la grotta denominata “Pavolella”, dove è stata accertata una destinazione funeraria con un rarissimo esempio di cremazione in età neolitica. Gli scavi hanno restituito ceramica figulina acroma e ceramica dipinta a bande, oltre a ossidiana utilizzata per la produzione di lame, punte di frecce e monili.

Nel 2023 è stato pubblicato uno studio bioarcheologico e paleogenomico su una sepoltura neolitica insolita rinvenuta in una grotta del territorio di Cassano, caratterizzata da una deposizione prona, priva di equipaggiamento funerario e collocata ad alta quota, lontano da aree abitate. Questo ritrovamento rappresenta un caso unico per la preistoria dell’Italia meridionale e apre nuove prospettive sulle pratiche funerarie del Neolitico calabrese.

Le ricerche più recenti: ceramiche del IV millennio a.C. e nuovi scavi

Nel 2026 è stato pubblicato uno studio approfondito sulla ceramica preistorica del IV millennio a.C. proveniente dal complesso delle Grotte di Sant’Angelo. La ricerca, condotta su materiali recuperati nell’area denominata “Trivio” durante scavi effettuati nel 2017, valuta il potenziale di analisi cronologiche e funzionali approfondite sulla ceramica preistorica in contesti di grotta europei.

Lo studio mostra come i vasi preistorici di questa cavità riflettano i cambiamenti culturali osservati nel corso del IV millennio a.C. (Età del Rame) in Calabria e oltre. I contesti archeologici del “Trivio” offrono un’opportunità eccellente per sperimentare un approccio combinato, archeologico e scientifico, volto a ricostruire l’uso della ceramica nel complesso delle Grotte di Sant’Angelo attraverso il tempo.

Le recenti scoperte speleo-archeologiche a Cassano allo Ionio

Oltre alle Grotte di Sant’Angelo, il territorio di Cassano allo Ionio è oggetto di ricerche speleologiche e archeologiche continue. Nel maggio 2025 si è concluso il campo di ricerca speleologica “I Quadènè 2025”, organizzato dal Gruppo Speleo-Archeologico Aquila Libera con il patrocinio delle Terme Sibarite. L’iniziativa ha promosso esplorazioni e nuove connessioni nel sistema carsico del Monte San Marco.

Nel maggio 2026 si è svolta la quarta edizione consecutiva del campo internazionale di speleologia “I Cuadènè”, con la partecipazione di quattro gruppi speleologici italiani e tedeschi. Le ricerche hanno interessato il Complesso delle Grotte di Sant’Angelo, la Grotta dello Scoglio, la Grotta Zia Caterina (una delle cavità più profonde della Calabria, con 130 metri di dislivello), la Grotta dei Cappuccini e il Pozzo dei Monaci.

Nel marzo 2025 le Grotte di Sant’Angelo hanno riaperto al pubblico dopo un lungo periodo di chiusura, con un programma di visite guidate e iniziative di valorizzazione del patrimonio naturale e culturale locale. Il sito custodisce 3.650 metri di condotte sotterranee e 7.000 anni di frequentazioni umane attestate da ricerche e scavi archeologici.

L’evento “Le Grotte Raccontano”: un’esperienza narrativa immersiva

L’evento “Le Grotte Raccontano: dalla Preistoria ai nostri giorni” è stato proposto per la prima volta nell’ottobre 2025 e riproposto nel gennaio 2026, riscuotendo un notevole successo di pubblico. In ogni snodo sotterraneo, attori e guide danno voce ai protagonisti ideali delle diverse epoche, dalla preistoria fino ai giorni nostri, trasformando le cavit๲ in veri e propri palcoscenici di storia e mito.

Il biglietto d’ingresso è fissato a 9,00 euro per gli adulti e 5,00 euro per bambini e ragazzi (6-18 anni). Le visite sono organizzate con turni prestabiliti e la prenotazione è obbligatoria per garantire l’accesso al complesso.

L’importanza archeologica e speleologica del sito

Le Grotte di Sant’Angelo rappresentano un sito di prim’ordine sia per la speleologia sia per l’archeologia e la paleonatura dell’area sibarita. Il complesso carsico è stato frequentato dall’uomo sin dal Neolitico Medio, circa 6.000 anni fa, e offre un’opportunità unica per studiare l’interazione tra le comunità preistoriche e l’ambiente sotterraneo.

Durante gli scavi sono stati recuperati numerosi manufatti ceramici di uso quotidiano, alcuni vasi con simboli grafici ancora non decifrati e testimonianze di una frequentazione ad uso funerario. I ritrovamenti archeologici dimostrano come il complesso di grotte e caverne fosse utilizzato come spazio di insediamento per abitazioni, luoghi di culto e ripari in caso di invasioni e guerre, dal Neolitico fino ai tempi del Regno delle Due Sicilie.


Fonti

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Scoperte 25 tartarughe di pietra nella Grotta di In: il possibile rito epipaleolitico di Gedikkaya

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Circa 25 tartarughe di pietra rinvenute nella Grotta di ?n, presso Gedikkaya in Anatolia nord-occidentale, riaprono lo studio sui gesti rituali delle comunità epipaleolitiche e sul valore attribuito al paesaggio sotterraneo.

Il ritrovamento nella Grotta di ?n

Circa 25 tartarughe di pietra sono state recuperate nella Grotta di ?n, conosciuta anche come Gedikkaya Ma?aras?, nel distretto di ?nhisar della provincia turca di Bilecik. I reperti sono emersi durante la campagna di scavo condotta tra il 18 maggio e il 18 luglio da un gruppo di 14 archeologi, guidato da Deniz Sar? dell’Università Bilecik ?eyh Edebali.

Le piccole sculture sono in prevalenza di calcare. Alcune risultano ricoperte di argilla. L’esemplare maggiore misura all’incirca 30 centimetri in lunghezza e 20 in larghezza. La forma è spesso sommaria. Alcuni manufatti appaiono incompleti. Questo dato non indica necessariamente una minore abilità tecnica. Per gli archeologi può suggerire una produzione rapida, destinata a un gesto cerimoniale e non alla circolazione come oggetto ornamentale.

Le tartarughe di pietra sono state trovate infisse nel terreno vicino a strutture delimitate da disposizioni circolari. La posizione, e non solo l’immagine animale, è quindi decisiva per interpretare il ritrovamento. Le indagini, la conservazione e il restauro dei reperti proseguiranno presso il Museo di Bilecik e l’università che coordina gli scavi.

Tartarughe di pietra e cronologia epipaleolitica

Il contesto è attribuito all’Epipaleolitico. Le datazioni radiocarboniche disponibili per la grotta collocano i livelli più antichi in una sequenza compresa, a seconda dei campioni e delle aree indagate, tra circa 14.500 e 11.200 avanti Cristo. Espressa rispetto a oggi, la fase iniziale risale a circa 16.500 anni fa.

Non si tratta quindi di una singola data assoluta applicabile indistintamente a ogni tartaruga. È più corretto riferire la cronologia all’orizzonte archeologico nel quale le figurine sono state deposte. Questa distinzione è importante. Le analisi future dovranno definire con maggiore precisione la relazione tra ciascun oggetto, i sedimenti e le strutture circolari.

Gedikkaya conserva una lunga frequentazione. La ricerca scientifica ha documentato occupazioni epipaleolitiche, neolitiche e calcolitiche. La cavità è lunga circa 180 metri e si sviluppa nei calcari di Bilecik, tra Giurassico superiore e Cretaceo inferiore. L’ingresso guarda a nord e la grotta domina la valle del Sakarya. Il sito era stato riconosciuto come ricco di depositi preistorici nel 2017; le ricerche di salvataggio si sono svolte dal 2019 al 2023, prima della recente campagna universitaria.

Perché deporle nel buio della grotta

La domanda centrale è perché le tartarughe di pietra siano state collocate in una parte interna della cavità. La risposta più prudente è che furono verosimilmente oggetti di deposito rituale. La disposizione intenzionale attorno a elementi circolari e la loro infissione nel terreno rendono poco convincente l’ipotesi di un semplice accumulo domestico.

La grotta aveva già restituito indizi di pratiche non ordinarie. A circa 40 metri dall’ingresso, gli scavi precedenti hanno documentato un’area interpretata come fossa votiva: due file di pietre a semicerchio delimitavano il deposito attorno alla porzione superiore di una stalagmite, modificata intenzionalmente. Nel riempimento erano presenti oggetti in arenaria e osso, oltre a una figurina antropomorfa stilizzata.

Le tartarughe di pietra potrebbero quindi appartenere alla stessa tendenza a trasformare elementi naturali della grotta, nicchie, pietre e concrezioni, in riferimenti per pratiche collettive. Non è possibile definire il contenuto preciso del rito. Mancano iscrizioni e testimonianze dirette. È possibile, invece, dire che gli oggetti sembrano essere stati fabbricati e depositati per rendere visibile un’azione condivisa, forse legata alla memoria del gruppo, alla protezione, al territorio o ai cicli naturali.

Un’ipotesi discussa da Deniz Sar? riguarda anche il rilievo di Gedikkaya. Alcune figurine potrebbero richiamare il profilo della collina. Se questa lettura fosse confermata, le tartarughe di pietra indicherebbero un rapporto simbolico tra l’animale, la cavità e il paesaggio esterno. Per ora resta una proposta di lavoro, non una conclusione.

Il significato della tartaruga

Perché scegliere proprio una tartaruga? Gli studiosi segnalano che la figura dell’animale compare in contesti del Paleolitico superiore e della cultura natufiana del Vicino Oriente. Ciò non dimostra un identico significato a Gedikkaya. Mostra però che l’animale era disponibile come immagine riconoscibile nel repertorio simbolico di comunità preistoriche.

La tartaruga offre caratteristiche osservabili che possono avere favorito la scelta: il guscio protettivo, i movimenti lenti, la lunga durata della vita e il legame con suolo e acqua. Questi tratti possono aver suggerito idee di difesa, continuità o stabilità. Sono ipotesi interpretative, non traduzioni certe del pensiero epipaleolitico.

I confronti con le grandi religioni dell’antichità devono essere usati con cautela. Nell’induismo, Kurma è l’avatar tartaruga di Vishnu e sostiene il monte Mandara nel mito della zangolatura dell’oceano di latte. Nella tradizione cinese la tartaruga fu associata a cosmologia, longevità e pratiche divinatorie. Queste immagini sono molto più tarde e appartengono a società diverse. Non spiegano le figurine anatoliche. Aiutano solo a ricordare quanto la forma dell’animale abbia potuto assumere, in tempi e luoghi differenti, valori di sostegno, durata e relazione tra mondo terrestre e ordine cosmico.

Una ricerca ancora aperta

La scoperta aggiunge un nuovo insieme di dati allo studio dell’arte mobiliare e dei rituali nel passaggio tra la fine del Pleistocene e l’inizio dell’Olocene. Le tartarughe di pietra non autorizzano ancora a parlare di un culto definito, né di una religione organizzata nel senso moderno. Indicano però una scelta ripetuta e spazialmente strutturata.

Le prossime analisi dovranno chiarire le tecniche di lavorazione del calcare e dell’argilla, la provenienza delle materie prime, la successione delle deposizioni e l’eventuale presenza di residui o tracce d’uso. Sarà utile confrontare le figurine con la fauna rinvenuta nella grotta e con altri siti epipaleolitici dell’Anatolia e del Vicino Oriente. In questo quadro, la Grotta di ?n si conferma un sito rilevante per capire come le comunità di cacciatori-raccoglitori abbiano attribuito significati ai luoghi sotterranei.

Fonti

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Soccorso speleologico in Alberta: impiegata una nuova radio sotterranea per salvare uno speleologo intrappolato nella “Psych Squeeze”

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Operazione di soccorso speleologico nella grotta Rat’s Nest: per la prima volta impiegata una radio sotterranea QDX-M sviluppata da volontari per comunicare attraverso la roccia durante un soccorso verticale in grotta.


La cronaca del soccorso speleologico in Alberta

Un speleologo è stato liberato dopo essere rimasto intrappolato in posizione verticale all’interno della Rat’s Nest Cave, nei pressi di Canmore, in Alberta. L’incidente si è verificato sabato 15 agosto 2026, intorno alle 11:30 locali, in un passaggio stretto noto come “Psych Squeeze”, a poche centinaia di metri dall’ingresso della grotta. L’uomo era accompagnato da altri esploratori, che hanno potuto allertare i soccorsi. La liberazione è avvenuta verso le 22:00, con l’uscita definitiva dalla grotta poco prima della mezzanotte, dopo oltre dieci ore di operazioni.

Tecnica di soccorso verticale e rischi gestiti

I soccorritori hanno lavorato sia sopra sia sotto lo speleologo bloccato, utilizzando trapani a percussione per asportare piccole quantità di roccia e guadagnare spazio centimetro dopo centimetro. La progressione è stata descritta come “pochi centimetri all’ora”, con un’attenzione costante ai rischi di compressione corporea, esaurimento e ipotermia, data la temperatura stabile della grotta, intorno a 4,5 °C. Il coordinamento ha richiesto competenze tipiche del soccorso speleologico: gestione delle corde, lavoro in ambienti confinati e supporto medico in grotta da parte di paramedici di Canmore Fire-Rescue.

Impiego di nuova tecnologia per soccorso in grotta: radio QDX-M

Per la prima volta in un’operazione reale è stata utilizzata una radio sotterranea in grado di trasmettere segnali attraverso la roccia. Il sistema, denominato QDX-M, è stato sviluppato da volontari dell’Alberta/BC Cave Rescue, parte di Search and Rescue Alberta, con competenze di ingegneria elettronica e radioamatori. La tecnologia consente comunicazioni testuali affidabili tra l’interno della grotta e la superficie, o tra diversi punti della cavità··superando il limite di telefoni, radio tradizionali e dispositivi satellitari, che non funzionano sottoterra a causa dell’attenuazione del segnale attraverso la roccia.

Durante il soccorso, la radio ha permesso ai team in grotta di comunicare all’esterno il momento in cui lo speleologo era stato liberato e si stava muovendo in autonomia. Questa informazione ha ottimizzato la gestione delle risorse, evitando di mobilitare ulteriori persone per l’assistenza in uscita. Il sistema QDX-M è in grado di comunicare attraverso oltre 500 metri di roccia compatta ed è più compatto e leggero rispetto alle vecchie radio analogiche, ormai difficili da mantenere e riparare.

Squadre coinvolte e tempistiche del soccorso speleologico

All’operazione hanno partecipato 13 soccorritori speleologici, 10 vigili del fuoco di Canmore e due membri del Kananaskis Mountain Rescue, con autorizzazione della RCMP. Lo speleologo è stato liberato intorno alle 22:00 ed è uscito dalla grotta alle 23:46, camminando lungo il sentiero con l’accompagnamento dei soccorritori. Non ha richiesto ulteriori trattamenti medici. Christian Stenner, coordinatore provinciale per l’Alberta del servizio di soccorso speleologico Alberta/British Columbia, ha ricordato che i soccorsi in grotta sono eventi rari, con una media di uno o due interventi ogni due anni tra Alberta e British Columbia, e che i casi di persone fisicamente bloccate sono ancora meno frequenti.

Contesto della grotta Rat’s Nest e accessi regolamentati

La Rat’s Nest Cave si estende per circa quattro chilometri sotto il Grotto Mountain, vicino a Canmore. È classificata come “wild cave”, senza illuminazione né scale, ed è un Provincial Historic Resource. L’accesso è regolamentato: sono previste visite guidate commerciali gestite da Canmore Cave Tours, mentre l’ingresso indipendente del pubblico non è consentito. Speleologi esperti possono ottenere permessi per accedere a zone al di fuori dei percorsi turistici. La zona della “Psych Squeeze” non è inclusa nei tour commerciali e richiede tecniche di progressione che includono camminata, strisciamento, passaggi stretti e, in alcune sezioni, l’uso di corde e attrezzature specifiche.

Innovazione nel soccorso speleologico e prospettive operative

Il sistema QDX-M è stato sviluppato nell’arco di tre anni, principalmente da volontari, con un contributo di finanziamenti provinciali per la personalizzazione dell’apparato radio. Search and Rescue Alberta ha indicato che il team di soccorso speleologico di Alberta e British Columbia dispone ora di otto unità operative. John Alexander, CEO di Search and Rescue Alberta, ha definito il soccorso alla Rat’s Nest un esempio di collaborazione tra agenzie e di innovazione portata avanti dai circa 1.500 volontari del sistema di ricerca e soccorso.


Fonti

  • CityNews Calgary, “Alberta cave rescue: new tech used to save trapped caver”, 21 agosto 2026.
  • Airdrie City View, “Man trapped in cave near Canmore freed after 10-hour rescue”, 21 agosto 2026.
  • CJME, “In the news today: … Alberta cave rescue”, 21 agosto 2026.

L'articolo Soccorso speleologico in Alberta: impiegata una nuova radio sotterranea per salvare uno speleologo intrappolato nella “Psych Squeeze” proviene da Scintilena.

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Crollo di una miniera d’oro Repubblica Centrafricana: oltre 100 morti nella tragedia di Zamboye

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Disastro minerario al confine con il Camerun: operazioni di soccorso a mano mentre sale il bilancio delle vittime

Il bilancio delle vittime e i dispersi

La Repubblica Centrafricana è teatro di una delle più gravi tragedie minerarie degli ultimi anni. Un crollo in una miniera d’oro artigianale nel villaggio di Zamboye, situato nella prefettura di Nana-Mambè a circa 50 chilometri dalla città di Baboua e vicino al confine con il Camerun, ha causato la morte di oltre 100 persone.

Secondo le dichiarazioni di Gervais Ganagoroh, volontario della Croce Rossa impegnato nelle operazioni di soccorso, sono stati recuperati più di 100 corpi dalle macerie. Bertrand Be Yangué membro del consiglio giovanile di Zamboye, ha confermato che il bilancio delle vittime supera le 100 unità e ha aggiunto che il numero è destinato a salire, poiché diverse persone risultano ancora disperse e altre rimangono intrappolate sotto le macerie.

Le autorità non hanno ancora stabilito con precisione quante persone si trovassero all’interno della miniera al momento del crollo, avvenuto martedì 18 agosto intorno alle 14 locali (le 17 in Italia). Tra le vittime accertate vi sono almeno tre cittadini del Camerun, secondo quanto riportato dalle fonti locali. Il ministro delle miniere centrafricano ha dichiarato che tra i deceduti figurano 35 cittadini della Repubblica Centrafricana, 12 cameruni e due ciadiani.

Le operazioni di soccorso e lo scavo

Le operazioni di ricerca dei dispersi sono tuttora in corso, ma si svolgono in condizioni estremamente difficili. I soccorritori, composti da volontari della Croce Rossa, residenti locali e minatori, stanno lavorando con attrezzature limitate e devono recuperare i corpi praticamente a mano.

Secondo le testimonianze raccolte sul posto, minatori per lo più giovani, uomini e donne coperti di fango, sono stati visti estrarre corpi dalla fossa mentre decine di altri lavoratori erano sparsi nell’ampio sito, alcuni che chiedevano aiuto. I soccorritori continuano a trovare corpi: solo giovedì mattina ne sono stati recuperati più di 10.

Ogni ora vengono scoperti corpi, aumentando il numero delle vittime’, ha dichiarato un responsabile locale delle operazioni di soccorso.

Le speranze di trovare sopravvissuti si stanno affievolendo a due giorni dal disastro, mentre il bilancio continua a salire. I feriti sono stati trasportati all’ospedale di Baboua per ricevere le cure necessarie.

Le dichiarazioni delle autorità e l’inchiesta

Le autorità della Repubblica Centrafricana hanno aperto un’inchiesta giudiziaria per determinare le cause del crollo, identificare le vittime e accertare le responsabilità di chi gestiva il sito minerario. Il procuratore di Baboua ha annunciato che verrà avviata un’indagine per stabilire le cause esatte del crollo e individuare eventuali responsabilità penali.

Il ministro delle miniere centrafricano ha ordinato la chiusura della miniera artigianale di Zamboye, che non disponeva dei permessi per operare. La miniera è stata descritta come illegale o informale dalle autorità, che hanno sottolineato come il settore dell’estrazione artigianale dell’oro nel paese abbia conosciuto una forte espansione negli ultimi anni, portando a una serie di incidenti mortali.

Souleymane Bi, vice sindaco della sottoprefettura, ha dichiarato inizialmente che soccorritori e residenti erano riusciti nell’arco di diverse ore a recuperare 30 corpi dalla miniera crollata. Laurent Ngon Baba, eletto locale di Baboua, ha affermato che «in questa fase è difficile stabilire un bilancio formale? mentre le operazioni di ricerca continuavano.

Il contesto del disastro minerario

La miniera di Zamboye era un sito di estrazione artigianale a cielo aperto dove lavoravano centinaia di minatori. Secondo le testimonianze, verso le 14 del pomeriggio del 18 agosto la parte alta della miniera ha cominciato a cedere e in pochi minuti è franata l’intera parete, riversandosi sui lavoratori presenti.

Cedric Mbango, un minatore presente sul sito, ha descritto l’incidente come ‘catastrofico’, raccontando che ‘il terreno è completamente crollato e ha sepolto le persone’. Il vescovo Gazzera ha dichiarato che i minatori «scavavano a mani nude?, sottolineando le precarie condizioni di sicurezza nel sito illegale.

Il crollo è stato causato da una frana che ha interessato diversi tunnel sotterranei nei quali operavano i minatori, secondo quanto riportato dall’ufficio del procuratore pubblico di Baboua. La tragedia si inserisce in un contesto più ampio di incidenti mortali nel settore dell’estrazione artigianale dell’oro nella Repubblica Centrafricana, un’attività³³ rappresenta una fonte di sostentamento per molte comunità locali ma che spesso si svolge in condizioni di sicurezza precarie.

Fonti

  1. Reuters – Central African Republic artisanal gold mine collapses: https://www.reuters.com/world/africa/landslide-gold-mining-site-central-african-republic-kills-over-100-mining-group-2026-08-19/
  2. Reuters – Central African Republic closes informal gold mine after collapse: https://www.reuters.com/world/africa/central-african-republic-closes-informal-gold-mine-after-collapse-kills-least-49-2026-08-20/
  3. Corriere della Sera – Crolla una miniera d’oro nella Repubblica Centrafricana: https://www.corriere.it/esteri/26_agosto_20/crolla-una-miniera-d-oro-nella-repubblica-centrafricana-i-morti-sono-piu-di-100-8abe0ad8-9290-4956-8b77-accabaf05xlk.shtml
  4. Associated Press – Death toll in Central African Republic mine collapse rises: https://apnews.com/article/deadly-gold-mine-collapse-central-african-republic-4a52316da1f00085d60dd4d99ac9fdb2
  5. The Guardian – More than 100 dead after goldmine collapses: https://www.theguardian.com/world/2026/aug/20/gold-mine-collapse-deadly-landslide-central-african-republic
  6. Los Angeles Times – Rescuers recover more bodies after Central African Republic mine collapse: https://www.latimes.com/world-nation/story/2026-08-20/rescuers-recover-more-bodies-after-central-african-republic-mine-collapse-kills-over-100
  7. ABC News – Gold mine collapses in Central African Republic: https://abcnews.com/International/wireStory/gold-mine-collapses-central-african-republic-killing-30-135751922
  8. The New York Times – More Than 100 Dead in Central African Republic Gold Mine: https://www.nytimes.com/2026/08/19/world/africa/central-african-republic-gold-mine-collapse.html
  9. ANSA – Almeno 100 morti nel crollo di una miniera d’oro: https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/08/19/almeno-100-morti-nel-crollo-di-una-miniera-doro-in-repubblica-centrafricana_81fda143-95cc-4f28-bbf9-8cdfddc72ee0.html
  10. La Repubblica – Repubblica Centrafricana, crollo in una miniera d’oro: https://www.repubblica.it/esteri/2026/08/20/video/repubblica_centrafricana_crollo_in_una_miniera_doro_colata_di_fango_uccide_oltre_100_persone-425538051/
  11. Il Fatto Quotidiano – Crolla una miniera d’oro nella Repubblica Centrafricana: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/19/crollo-miniera-oro-repubblica-centrafricana-notizie/8482860/
  12. Deutsche Welle – CAR: Scores killed in landslide at illegal gold mine: https://www.dw.com/en/car-scores-killed-in-landslide-at-illegal-gold-mine/a-78435510
  13. TGCom24 – Crolla una miniera illegale in Repubblica Centrafricana: https://www.tgcom24.mediaset.it/2026/video/crolla-una-miniera-illegale-in-repubblica-centrafricana-almeno-100-morti_115645923-02k.shtml
  14. Avvenire – Repubblica Centrafricana, oltre 100 vittime nel crollo di una miniera d’oro: https://www.avvenire.it/mondo/repubblica-centrafricana-oltre-100-vittime-nel-crollo-di-una-miniera-doro_112156
  15. Times of India – At least 100 killed after illegal gold mine collapses: https://timesofindia.indiatimes.com/world/rest-of-world/at-least-100-killed-after-illegal-gold-mine-collapses-in-central-african-republic/articleshow/133356183.cms

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Cinquant’anni di speleologia: il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino chiude le celebrazioni con una notte alla Grotta della Miniera

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Notte speleologica Grotta della Miniera: l’ultimo atto del 50° anniversario del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino

Sabato 29 agosto 2026 si chiude il ciclo di eventi per il cinquantenario del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino (GSGT). L’appuntamento è “Alla Grotta della Miniera sotto l’ultima luna di agosto”, un percorso notturno che unisce trekking, visita ipogea e festeggiamenti al Rifugio Monte Penna.

L’iniziativa rientra nel programma “Percorsi dentro la terra: cinquant’anni a illuminare il buio”, ideato per celebrare mezzo secolo di attività del gruppo fondato nel settembre 1976, proprio dopo la riscoperta e la prima esplorazione della Grotta della Miniera sul Monte Penna.

Programma dell’evento speleologico del 50° anniversario

Il ritrovo è previsto alle 20.45 in Piazza Baden-Powell, presso il supermercato Gala di Gualdo Tadino. Da lì, trasferimento in auto alla Pineta di Roti (Casa Petrini, quota 590 m). Alle 21.00 parte il percorso a piedi: Pineta del Soldato (630 m), i Renacci (810 m), fino a Cava del Ferro – Grotta della Miniera (1040 m).

ȱ prevista la visita alla “Galleria di Italo”, parte orizzontale della Grotta della Miniera (catasto 106 UPG). Si tratta di un tratto pianeggiante di circa cento metri, con fondo bagnato e temperatura intorno agli 8 °C. Consigliati luce frontale, giacchetto resistente e guanti da lavoro.

Dopo la visita, il gruppo prosegue per sentieri e la strada del Troscia Penna fino al Rifugio Monte Penna (1200 m). Intorno a mezzanotte sono attesi i festeggiamenti per il cinquantennale, seguiti da un momento conviviale. Il contributo richiesto è di 15 euro, da versare sul posto. Sono disponibili 12 posti letto in rifugio, oppure si può pernottare in tenda o rientrare alle auto lungo lo stesso percorso di salita.

Percorso notturno e requisiti tecnici per la Grotta della Miniera

Il cammino è su sentieri facili ma in salita, con durata stimata di circa tre ore in salita e due ore per il ritorno. È richiesto abbigliamento da montagna, pantaloni lunghi, luce frontale, acqua e viveri di conforto. Lo svolgimento dell’evento e il percorso potranno essere modificati in base alle condizioni meteo e al giudizio unanime dei partecipanti.

Come di consueto per il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino, chi si aggrega è responsabile per sé e per eventuali minori sotto la propria tutela. Le prenotazioni vanno effettuate entro venerdì 28 agosto 2026 contattando Peppe al numero 333 343 9751.

Gli eventi 2026 del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino per i 50 anni

Il 2026 ha visto il GSGT organizzare una serie di iniziative nell’ambito del progetto “Percorsi dentro la terra”, per celebrare i 50 anni di attività. Tra gli appuntamenti principali:

  • Aprile 2026: “Percorsi dentro la terra: Gualdo Tadino apre le porte del Monte Maggio”, con visita al Buco della Neve (641 UPG) e alla Grotta delle Balze di Monte Maggio, followed da riunione tecnica e convivio presso la sede del gruppo in via della Rocchetta 29.
  • Maggio 2026: “Percorsi dentro la terra” a Sascupo di Rigali, con visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera lungo il Sentiero dei Minatori, comprendente le Gallerie 649 e le Gallerie di Italo.
  • Giugno 2026: “Percorsi dentro la terra” a Valsorda, con percorrenza della forra asciutta di Bocca di Valsorda (“Giungla Inesplorata”), seguita da riunione tecnica e convivio presso la sede del GSGT.
  • Agosto 2026: chiusura delle celebrazioni con l’evento notturno alla Grotta della Miniera e festeggiamenti al Rifugio Monte Penna.

Questi eventi hanno permesso di aprire al pubblico cavità±± di interesse speleologico, geologico e storico-minerario, mantenendo un approccio didattico e sicuro, tipico delle attività del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino.

La Grotta della Miniera e il valore storico-minerario

La Grotta della Miniera prende il nome da una miniera di ferro ottocentesca. Gli scavi minerari, ripresi intorno al 1940 per la ricerca di ferro, intercettarono il pozzo naturale sottostante, rivelando un sistema ipogeo che divenne oggetto di studio sistematico da parte dei fondatori del GSGT.

L’area della Cava del Ferro e della Grotta della Miniera rappresenta un caso significativo di archeologia mineraria appenninica, con gallerie artificiali e cavità±± naturali che raccontano secoli di attività estrattiva e di esplorazione speleologica.

Fonti

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Pantelleria, il pipistrello che “sussurra”: scoperta in Europa una presenza africana rimasta nascosta per quasi due secoli

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Le registrazioni acustiche di Nycteris thebaica documentano per la prima volta con solide evidenze la specie e l’intera famiglia dei Nycteridae in Europa. I ricercatori ipotizzano sull’isola una piccola popolazione finora sfuggita ai monitoraggi: ora la sfida è individuarne i rifugi e ricostruirne l’origine.

Per quasi due secoli è rimasto un fantasma nella zoologia siciliana. Non un animale estinto e neppure, necessariamente, un nuovo arrivato dall’Africa: potrebbe essere semplicemente un pipistrello così difficile da rilevare da essere rimasto fuori dai radar della ricerca.

Ora una serie di registrazioni effettuate a Pantelleria fornisce la prima evidenza solida della presenza in Europa di Nycteris thebaica, specie africana conosciuta in inglese anche come Egyptian slit-faced bat, il pipistrello egiziano dalla faccia fessurata.

La scoperta è descritta nello studio “A ghost from the past: Acoustic evidence for the long-overlooked occurrence of the African bat Nycteris thebaica in Europe”, pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica Global Ecology and Conservation da Danilo Russo, Luca Cistrone, Andrea Biddittu e Mirjam Knörnschild.

Il risultato è particolarmente importante perché non aggiunge soltanto una specie alla chirotterofauna europea: Nycteris thebaica rappresenta anche il primo membro della famiglia dei Nycteridae documentato con solide evidenze in Europa.

Un fantasma che viene dal passato

Il titolo, “A ghost from the past”, non è casuale: la storia affonda le radici nella letteratura zoologica siciliana dell’Ottocento, nella quale comparivano indicazioni della possibile presenza di pipistrelli riconducibili al genere Nycteris.

Quelle antiche segnalazioni, tuttavia, non potevano essere verificate in maniera affidabile: mancavano esemplari conservati e informazioni sufficientemente precise per stabilire con certezza l’identità degli animali osservati.

Per quasi 200 anni le indicazioni sono quindi rimaste sospese tra storia della zoologia e mistero.

Le registrazioni effettuate a Pantelleria riportano oggi sorprendentemente alla luce quel vecchio interrogativo.

Il pipistrello che “sussurra”

Uno degli aspetti più affascinanti della scoperta riguarda proprio il modo in cui l’animale è stato individuato.

Nycteris thebaica è adattata a volare lentamente e molto vicino al terreno, anche in ambienti complessi. Soprattutto, utilizza segnali di ecolocalizzazione estremamente deboli.

Per questa caratteristica appartiene a quei pipistrelli che vengono definiti “whispering bats”, letteralmente pipistrelli che “sussurrano”: questo comportamento potrebbe aver contribuito a renderne tanto difficile l’individuazione con i normali sistemi di monitoraggio acustico.

Durante un monitoraggio passivo condotto a Pantelleria, i ricercatori hanno rilevato alcuni segnali insoliti: l’anomalia li ha spinti a modificare il metodo di ricerca.

I rilevatori sono stati collocati a meno di mezzo metro dal terreno e impostati con un’elevata sensibilità, in modo da intercettare i debolissimi ultrasuoni emessi da animali che volano a bassa quota: la nuova strategia ha funzionato.

Graphical abstract dello studio sulla presenza di Nycteris thebaica a Pantelleria. © Mirjam Knörnschild; foto del pipistrello © Piotr Naskrecki. Fonte: Russo et al., 2026, Global Ecology and Conservation

Le registrazioni hanno restituito richiami di ecolocalizzazione con caratteristiche compatibili con quelle di Nycteris thebaica. Ma non soltanto.

Sono state rilevate anche vocalizzazioni sociali e, in almeno una sequenza, segnali riconducibili alla presenza contemporanea di due individui in volo.

Non è un semplice visitatore africano

È un dettaglio particolarmente importante: la presenza di più individui e di vocalizzazioni sociali rende meno convincente l’ipotesi di un unico pipistrello arrivato accidentalmente dall’Africa.

I ricercatori ritengono plausibile che a Pantelleria possa esistere una piccola popolazione residente, rimasta fino a oggi inosservata proprio a causa delle particolari caratteristiche ecologiche e acustiche della specie.

In altre parole, il pipistrello potrebbe non essere arrivato adesso, ma essere lì da molto tempo.

E’ un’ipotesi che rende ancora più significativo il richiamo alle misteriose segnalazioni zoologiche del XIX secolo.

Pantelleria, ponte tra Africa ed Europa

La scoperta accende nuovamente i riflettori anche sulla straordinaria posizione biogeografica di Pantelleria.

L’isola vulcanica si trova nel Canale di Sicilia, tra la costa nordafricana e la Sicilia, in una posizione cruciale per comprendere gli scambi faunistici tra Africa ed Europa.

Gli autori dello studio prendono in considerazione anche una prospettiva paleogeografica.

Durante le fasi glaciali del passato, quando il livello del Mediterraneo era più basso di quello attuale, le distanze di mare aperto tra le terre emerse del Canale di Sicilia risultavano ridotte.

Pantelleria e altre terre del Mediterraneo centrale potrebbero quindi avere svolto il ruolo di “stepping stones”, vere e proprie pietre di guado biogeografiche che avrebbero facilitato la dispersione verso nord di specie provenienti dall’Africa.

La popolazione di Nycteris thebaica individuata a Pantelleria potrebbe quindi rappresentare una presenza periferica di origine africana molto più antica di quanto si possa immaginare.

Per stabilirlo saranno però necessarie ulteriori ricerche.

Ora bisogna trovare i rifugi

Le registrazioni acustiche sono solo l’inizio della ricerca.

Uno dei prossimi obiettivi sarà infatti individuare i rifugi utilizzati dagli animali, verificare le dimensioni della popolazione e ottenere dati che permettano di confermarne anche geneticamente l’origine.

Sarà poi importante capire se Nycteris thebaica sia presente esclusivamente a Pantelleria oppure se piccole popolazioni possano essere sopravvissute inosservate anche in altre isole del Canale di Sicilia o nella stessa Sicilia.

La ricerca dovrà infine chiarire lo stato di conservazione di questa popolazione e valutarne le possibili minacce.

Tra quelle prese in considerazione dagli studiosi figurano gli incendi e la presenza di gatti domestici liberi di vagare, potenziali predatori di animali che, per le loro abitudini di volo a bassissima quota, potrebbero risultare particolarmente vulnerabili.

La scoperta insegna anche un metodo di ricerca

La storia del “fantasma” di Pantelleria contiene anche una lezione metodologica che va oltre la scoperta di una singola specie: quando un animale non viene rilevato, infatti, non significa necessariamente che non esista. Può anche significare che non lo stiamo cercando nel modo giusto.

Nel caso di Nycteris thebaica, è stato necessario cambiare prospettiva: abbassare i rilevatori quasi fino al terreno, aumentarne la sensibilità e mettersi in ascolto di segnali molto più deboli di quelli normalmente registrati durante i monitoraggi dei pipistrelli.

Il dettaglio tecnico ha trasformato un’anomalia acustica in una scoperta biogeografica, e lascia aperta una domanda affascinante: quanti altri “fantasmi” potrebbero essere ancora presenti nel Mediterraneo, semplicemente perché non abbiamo ancora imparato ad ascoltarli?

Grazie ad Henry De Santis, presidente dello Speleo Club Ribaldone, per aver l’articolo pubblicato sulla Sicilia, da cui è partita la ricerca delle fonti scientifiche alla base di questo articolo.

Fonti e approfondimenti

Russo D., Cistrone L., Biddittu A., Knörnschild M. (2026), A ghost from the past: Acoustic evidence for the long-overlooked occurrence of the African bat Nycteris thebaica in Europe, Global Ecology and Conservation, 70, e04377.
DOI: 10.1016/j.gecco.2026.e04377https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2351989426003276?via%3Dihub

Ein Geist aus der Vergangenheit: Seit zwei Jahrhunderten übersehene afrikanische Fledermaus in Europa entdeckt, comunicazione sulla ricerca pubblicata da VBIO – Verband Biologie, Biowissenschaften & Biomedizin in Deutschland.

Pantelleria, torna il “fantasma del passato”: trovata la presenza di un animale, è l’unica presenza in Europa, La Sicilia.

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L'articolo Pantelleria, il pipistrello che “sussurra”: scoperta in Europa una presenza africana rimasta nascosta per quasi due secoli proviene da Scintilena.

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