❌

Základné zobrazenie

  • ✇Scintilena
  • Grotte laviche di Harrat Khaybar: sette cavità raccontano il sottosuolo dell’Arabia Saudita
    Condividi Tra tubi di lava, pozze sotterranee e tracce di antiche frequentazioni, la campagna di aprile 2026 amplia la conoscenza delle grotte laviche saudite. L’indagine collega esplorazione, biospeleologia e archeologia, con prospettive di ricerca che richiamano l’Etna e altri sistemi vulcanici del mondo. Grotte laviche di Harrat Khaybar: la campagna internazionale del 2026 Sette grotte laviche visitate nel settore centrale di Harrat Khaybar. È il bilancio della campagna condotta all’ini
     

Grotte laviche di Harrat Khaybar: sette cavità raccontano il sottosuolo dell’Arabia Saudita

Október 10th 2026 at 13:00

Condividi

Tra tubi di lava, pozze sotterranee e tracce di antiche frequentazioni, la campagna di aprile 2026 amplia la conoscenza delle grotte laviche saudite. L’indagine collega esplorazione, biospeleologia e archeologia, con prospettive di ricerca che richiamano l’Etna e altri sistemi vulcanici del mondo.

Grotte laviche di Harrat Khaybar: la campagna internazionale del 2026

Sette grotte laviche visitate nel settore centrale di Harrat Khaybar. È il bilancio della campagna condotta all’inizio di aprile 2026 nell’Arabia Saudita occidentale. Il resoconto porta le firme di Dominik Fröhlich, Hassan Al-Rashidi e Boaz Langford. Il documento fornito è tratto dalla newsletter numero 87 della Commissione sulle grotte vulcaniche dell’Unione Internazionale di Speleologia, datata settembre 2026.[1]

Hassan Al-Rashidi, presidente del Cave Depth Explorers Club, ha guidato il gruppo attraverso cavità conosciute grazie alla sua attività pluriennale sul territorio. Alla campagna hanno partecipato anche Daher Al-Juhani, Abdullah Al-Rashidi e Rakan Ibn Hassan Al-Rashidi. Le visite hanno interessato soprattutto le colate associate a Jabal Mishrefa e all’area di Hazm al-Salatin.[1]

Il lavoro ha documentato forme vulcaniche, depositi, fauna e testimonianze della presenza umana. Le descrizioni derivano da osservazioni dirette. Le dimensioni riportate sono indicative, perché durante la campagna non è stato realizzato un rilievo topografico delle cavità. Tutti i materiali osservati sono rimasti sul posto, senza raccolta di reperti, ossa o campioni biologici e geologici.[1]

Harrat Khaybar: grotte laviche in un campo vulcanico di 14.000 chilometri quadrati

Harrat Khaybar si trova a nord di Medina. Occupa circa 14.000 chilometri quadrati e appartiene alla fascia di campi vulcanici sviluppata nell’Arabia occidentale. Il termine harrat identifica questi territori ricoperti da prodotti vulcanici. La loro storia si inserisce nell’evoluzione geologica del Mar Rosso e dello Scudo Arabico.[1]

Il paesaggio comprende colate basaltiche, coni di scorie, aperture eruttive e depressioni da collasso. Le montagne chiare dell’area, note come White Mountains, sono costituite da prodotti vulcanici più ricchi in silice rispetto ai basalti circostanti. Le grotte laviche visitate nel 2026 si collocano soprattutto a sud di questi rilievi.[1]

La lettura delle immagini satellitari e dei rapporti sul terreno indica che la colata di Mishrefa è più giovane del campo di Hazm al-Salatin. Dal cono di Jabal Mishrefa, con cratere a circa 1.540 metri di quota, si sviluppano due principali direttrici laviche. Raggiungono distanze dell’ordine di 20 chilometri dal centro eruttivo.[1]

Hazm al-Salatin: tubi di lava, ossa animali e segni delle piene

Hazm al-Salatin Cave 1 presenta due ingressi e una galleria ampia. Un ramo seguito per circa 150 metri conduce a una sala con ossa animali, interpretate come indizi dell’attività di iene striate. Muri in pietra e accessi modificati documentano precedenti utilizzi della cavità. Il gruppo ha osservato ragni dei generi Artema e Loxosceles, nidi di vespe Eumeninae e uno scorpione probabilmente attribuibile a Compsobuthus khaybari.[1]

Hazm al-Salatin Cave 2 è un tubo lavico lungo circa 200 metri. L’ingresso si apre sul margine di una depressione che trattiene polvere trasportata dal vento. Dopo piogge intense, questa conca può ospitare una pozza stagionale. Nel condotto, le piene lasciano strutture di scorrimento sui sedimenti del pavimento.[1]

Ossa e deiezioni documentano l’utilizzo della seconda grotta da parte delle iene. Tra i resti riconosciuti sul campo figurano soprattutto ossa di cammelli, insieme a corna di stambecco e zoccoli di orice. Questi accumuli costituiscono materiali potenzialmente utili per ricostruire la storia della fauna e delle frequentazioni della cavità.[1]

Hazm al-Salatin Cave 3 misura circa 15 metri. Un’apertura verticale immette in una camera allungata, con pavimento coperto da polvere e fango. La vicinanza alla seconda grotta suggerisce l’appartenenza a uno stesso sistema lavico. Il collegamento rimane un’interpretazione da verificare.[1]

Al-Hayya e Al-Laban: grotte laviche e testimonianze del paesaggio umano

Al-Hayya Cave è un tubo lavico di circa 100 metri. Il nome significa “il serpente” e deriva dall’osservazione di una vipera nei pressi dell’ingresso. La galleria scende verso ovest con una pendenza più marcata rispetto ad altre cavità visitate.[1]

Muschi verdi rivestono parte dell’entrata, in un contesto esterno arido. Gli autori collegano questa presenza all’aria calda e umida proveniente dal sottosuolo. Sopra l’ingresso si trova una struttura in pietra interpretata come santuario all’aperto. Comprende cerchi concentrici e un allineamento verso un ulteriore cerchio.[1]

Al-Laban Cave è una camera di circa 5 × 2 × 2 metri. L’accesso era parzialmente nascosto da un masso. Il nome, traducibile come “lo yogurt”, richiama un contenitore trovato all’ingresso. La posizione suggerisce un rapporto con il sistema di Al-Hayya, senza dimostrare una continuità percorribile.[1]

Mishrefa Cave: pipistrelli, gesso e sviluppo ancora da definire

Due pastori di cammelli hanno indicato al gruppo l’ingresso di Mishrefa Cave. La cavità drena il cratere di Jabal Mishrefa e prosegue verso nord. Nel tratto superiore, aperture da collasso si alternano a ponti di basalto. Un grande Ficus palmata segnala l’accesso alla sezione completamente sotterranea.[1]

Il condotto comprende diverse centinaia di metri di galleria. Durante la visita il pavimento era bagnato e l’umidità elevata. Sono stati osservati scorpioni del genere Nebo e depositi salini sulle pareti, comprese croste di gesso modellate dalla circolazione dell’aria. Nella parte interna è stato trovato lo scheletro completo di un felino di taglia media, probabilmente un caracal.[1]

Presso un crollo che ha fermato l’avanzamento erano presenti molte decine di pipistrelli e un consistente deposito di guano. Lo sviluppo complessivo di Mishrefa Cave rimane sconosciuto. La visita ha documentato solo una parte del sistema.[1]

Kahf al-Khasf: l’acqua attraversa le grotte laviche saudite

Kahf al-Khasf funziona come inghiottitoio delle acque superficiali. Si trova in un wadi, una valle di drenaggio generalmente asciutta che può attivarsi durante le piogge. Alcuni canali confluiscono in aperture verticali. Un’altra depressione sembra funzionare come punto di uscita delle acque più a valle.[1]

Nel tratto visitato si sviluppano pozze che persistono per gran parte dell’anno. La ridotta evaporazione sotterranea favorisce il mantenimento dell’acqua e dell’umidità. Il sopralluogo è avvenuto pochi giorni dopo alcune piene, con livelli prossimi al massimo stagionale. Nelle pozze erano presenti artropodi associati ad acque temporanee, compresi crostacei anostraci.[1]

Un passaggio allagato ha impedito di raggiungere la sezione interna. La prosecuzione delle indagini richiederà una valutazione specialistica, anche speleosubacquea. Restano da chiarire i collegamenti tra gli ingressi e la possibile uscita.[1]

Vulcanospeleologia a Harrat Khaybar: dalle conoscenze locali alla cartografia

La campagna prosegue una storia di documentazione costruita anche grazie alle conoscenze delle comunità locali. Lo studio di John J. Pint, pubblicato nel 2006 su Acta Carsologica, ricostruiva già le esplorazioni nei diversi harrat sauditi. Mostrava l’esistenza di condotti, depositi ossei e materiali utili alla ricerca.[2]

Un riferimento è Umm Jirsan, rilevata per 1.481 metri e composta da tre segmenti separati da grandi crolli. Lo studio archeologico pubblicato da Mathew Stewart e colleghi su PLOS ONE nel 2024 ha documentato ripetute frequentazioni umane. Le evidenze comprendono occupazioni neolitiche e utilizzi successivi, fino alle fasi calcolitiche e dell’età del Bronzo.[3]

Le grotte laviche di Harrat Khaybar conservano quindi informazioni su più aspetti del territorio. Registrano la dinamica delle colate, il passaggio dell’acqua e l’attività degli animali. Custodiscono anche tracce dell’utilizzo umano del sottosuolo. Il prossimo passo indicato dagli autori è la produzione di cartografie sistematiche, attraverso la collaborazione internazionale con il Cave Depth Explorers Club.[1]

Approfondimento — Grotte laviche e vulcanospeleologia: come nasce un tubo di lava

La vulcanospeleologia studia le cavità legate agli ambienti vulcanici, la loro formazione e la loro evoluzione. Comprende i tubi di scorrimento lavico e altre cavità associate agli apparati eruttivi e alle fratture. Non tutte le grotte presenti nel basalto hanno quindi la stessa origine.[4][5]

Un tubo lavico è un condotto coperto nel quale scorre o ha scorso lava. Nel modello più semplice, la superficie di una colata solidifica mentre il materiale sottostante continua a muoversi. Quando l’alimentazione diminuisce, il drenaggio può lasciare una galleria vuota. Se il condotto rimane riempito di lava solidificata, non diventa una grotta percorribile.[6][7]

La ricerca distingue diversi meccanismi, che possono agire insieme:

  • Copertura del canale, o overcrusting: la volta nasce dalla crescita delle croste laterali, dall’accumulo di spruzzi oppure dalla saldatura di placche galleggianti.
  • Rigonfiamento superficiale, o shallow inflation: nuova lava entra sotto porzioni già raffreddate e solleva la crosta.
  • Rigonfiamento profondo ed erosione termica e meccanica: un flusso prolungato amplia vie preesistenti, fonde o asporta materiale e approfondisce il condotto.[4]

La copertura riduce la dispersione del calore. La lava può così raggiungere distanze maggiori rispetto a un flusso completamente esposto. Portata, durata dell’eruzione, pendenza e caratteristiche del substrato contribuiscono a determinare forma e dimensioni del sistema.[4][8]

Morfologia delle grotte laviche: livelli sovrapposti e aperture da collasso

Un tubo di lava non è necessariamente cilindrico. Le sezioni possono essere ellittiche, arcuate, rettangolari o simili a una serratura. Alcuni sistemi presentano biforcazioni, ricongiungimenti e gallerie sovrapposte.[4]

Le mensole laterali registrano livelli ai quali il flusso è rimasto stabile. Quando due mensole si saldano, possono separare il condotto in piani distinti. Striature, rivestimenti e superfici del pavimento permettono di leggere le successive fasi di scorrimento e drenaggio.[7]

Le aperture nel tetto sono spesso definite skylights. Nel lessico hawaiano compare puka, mentre nelle Canarie è comune jameo. Un collasso avvenuto durante il flusso può lasciare pochi blocchi, perché la lava li trasporta. Dopo il drenaggio, il materiale caduto resta generalmente sul pavimento.[4]

Una successione di depressioni in superficie segnala un possibile sistema sotterraneo. Non dimostra da sola l’esistenza di una galleria continua. Anche a Harrat Khaybar, diversi collegamenti richiedono una verifica diretta.[1][4]

Minerali e acqua nei tubi di lava: due fasi della storia sotterranea

Le stalattiti di lava non hanno la stessa origine delle comuni stalattiti di calcite. Derivano da materiale fuso che aderisce alla volta o da rifusione locale, seguita dalla solidificazione. Sono testimonianze della fase calda del condotto.[7]

Dopo l’eruzione, le acque di infiltrazione e l’evaporazione possono generare depositi secondari. Nelle grotte etnee sono stati descritti solfati, cloruri e altri minerali. Alcuni sono effimeri, perché molto solubili o instabili al variare della temperatura. La Grotta Cutrona, formatasi durante l’eruzione del 1991–1993, costituisce un riferimento per lo studio di queste trasformazioni.[7]

L’acqua può anche riutilizzare il condotto come via di drenaggio. Entra da ingressi e fratture, trasporta sedimenti e forma pozze. Sono documentati tratti sommersi, come nel sistema di La Corona a Lanzarote. Kahf al-Khasf mostra una situazione diversa ma collegata: un tubo vulcanico intercetta il deflusso episodico di una valle superficiale.[1][4]

Vulcanospeleologia in Italia: l’Etna e le grotte delle eruzioni storiche

L’Etna è il principale riferimento italiano della disciplina. Scintilena riporta oltre 200 cavità vulcaniche censite. Il patrimonio comprende tubi di scorrimento, cavità degli apparati eruttivi e sistemi di frattura. Il Centro Speleologico Etneo e il Gruppo Grotte Catania CAI contribuiscono all’esplorazione, alla documentazione e alla formazione.[5]

Il territorio permette di associare numerose grotte a eruzioni storiche conosciute. Paolo Mammino e Francesco Santonocito, nelle Memorie descrittive della Carta geologica d’Italia, hanno analizzato cavità originate dalla colata del 1669 presso Belpasso. Lo studio descrive biforcazioni, mensole, stalattiti, rotoli lavici e aperture da crollo.[7]

La Grotta dei Tre Livelli mostra un sistema di condotti sovrapposti. La Grotta del Gelo documenta un altro percorso evolutivo: una cavità lavica conserva ghiaccio grazie al proprio assetto e al microclima. Il monitoraggio collega così la speleologia vulcanica allo studio dei depositi glaciali sotterranei.[5]

Il valore scientifico dell’Etna non dipende soltanto dal numero delle grotte. Risiede anche nella possibilità di confrontare cavità di età diverse e di leggere la loro evoluzione dopo il raffreddamento.[7]

Grotte laviche nel mondo: Hawaii, Canarie, Islanda, Jeju e Undara

Le Hawaii ospitano alcuni dei sistemi più sviluppati. Kazumura, sull’isola di Hawai?i, raggiunge circa 65,5 chilometri secondo la revisione scientifica del 2025. Il National Park Service la indica come il più lungo tubo lavico conosciuto. Il valore riguarda lo sviluppo complessivo del sistema sotterraneo.[4][9]

Nelle Canarie, La Corona a Lanzarote è un riferimento per lo studio dei grandi condotti e dei tratti sommersi. Le ricerche dell’Università di Padova evidenziano il ruolo di un livello piroclastico nello sviluppo del sistema. Questo aiuta a comprendere come la lava possa utilizzare e ampliare orizzonti relativamente deboli del substrato.[8]

In Islanda, Surtshellir occupa un posto nella storia delle osservazioni scientifiche dei tubi lavici. La revisione del 2025 richiama descrizioni settecentesche e ottocentesche che interpretavano questi ambienti attraverso il movimento della lava e la solidificazione della copertura.[4]

A Jeju, in Corea del Sud, il sistema di Geomunoreum fa parte del sito UNESCO Jeju Volcanic Island and Lava Tubes. Le gallerie presentano pareti laviche scure e concrezioni carbonatiche secondarie. Il riconoscimento del 2007 collega tutela delle cavità, storia geologica e gestione del territorio sovrastante.[10][11]

In Australia, Undara conserva tubi lavici con ecosistemi specializzati e importanti colonie di pipistrelli. L’ente parco del Queensland descrive numerose specie cavernicole e, in alcuni condotti, elevate concentrazioni di anidride carbonica. Il sistema mostra quanto le condizioni biologiche e atmosferiche possano variare tra grotte di origine simile.[12]

Biospeleologia e archeologia delle grotte laviche

Un animale osservato in grotta non è automaticamente una specie esclusivamente cavernicola. Nel rapporto saudita sono distinte le presenze dirette di pipistrelli, ragni e scorpioni dalle tracce indirette dei carnivori. Per alcuni scorpioni e per lo scheletro attribuito al caracal, le identificazioni restano probabilistiche.[1]

Le cavità basaltiche possono ospitare anche comunità microbiche. La revisione di Léveillé e Datta del 2010 collega disponibilità d’acqua, microbiologia e formazione di minerali secondari. Questi processi interessano l’astrobiologia, perché possono produrre o conservare biosignature, ossia tracce riconducibili all’attività biologica.[13]

Sul piano archeologico, il riparo sotterraneo può favorire la conservazione di materiali esposti in superficie a vento, calore e forti oscillazioni termiche. A Umm Jirsan, scavi, datazioni e analisi isotopiche hanno permesso di ricostruire frequentazioni e aspetti della mobilità pastorale.[3]

Muri e ingressi modificati, come quelli osservati nel 2026, documentano utilizzi precedenti. Non assegnano automaticamente una data alle frequentazioni. Preservare la posizione dei reperti e distinguere gli accumuli prodotti dagli animali dalle attività umane consente di mantenere leggibile il contesto.[1][3]

Tutela delle grotte laviche: sicurezza, atmosfera e patrimonio culturale

La presenza di basalto non garantisce la stabilità di un ingresso o di una volta. Gli ambienti sotterranei possono inoltre trattenere gas. A Undara, l’ente parco segnala in alcuni tubi concentrazioni di CO? fino al 6% e consente l’accesso alle gallerie soltanto attraverso visite guidate.[12][14]

La tutela riguarda anche i valori culturali. Alle Hawaii, alcune grotte sono luoghi di sepoltura sacri e il parco ne vieta l’ingresso. A Jeju, l’UNESCO richiama il controllo dei visitatori e delle attività agricole che possono influire sul sottosuolo. Proteggere una grotta significa quindi considerare anche il territorio sovrastante.[9][11]

La campagna saudita ha adottato una documentazione senza raccolta. La prosecuzione delle ricerche potrà affiancare al rilievo l’analisi dei settori allagati, dei depositi e delle comunità animali, mantenendo questa attenzione alla conservazione.[1]

Tubi di lava sulla Luna e su Marte: il ruolo degli analoghi terrestri

Le grotte laviche terrestri aiutano a interpretare aperture, catene di collasso e anomalie osservate su altri corpi del Sistema solare. Sulla Luna e su Marte, gran parte della ricostruzione dipende dal telerilevamento e dai modelli. Non dispone dello stesso livello di verifica diretta delle grotte esplorate sulla Terra.[4]

Questi ambienti vengono studiati come possibili protezioni da radiazioni, micrometeoriti e forti escursioni termiche. Su Marte interessano anche per la conservazione di eventuali tracce biologiche. Sono obiettivi di ricerca, non dimostrazioni di abitabilità operativa o di vita extraterrestre.[4][13]

Il confronto con Etna, Hawaii, Canarie e Arabia Saudita permette di studiare sul terreno i processi che le osservazioni orbitali possono soltanto suggerire. Per questo la cartografia delle grotte laviche e la comprensione della loro evoluzione hanno un valore che supera il singolo campo vulcanico.[4][8]


Il file Markdown allegato contiene l’articolo e la relazione estesa, per circa 3.500 parole, con ulteriori sezioni su rilievo, idrologia, mineralogia e domande di ripasso.

Fonti
https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf
[2] Vulcanospeleology in Saudi Arabia | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/247
[3] First evidence for human occupation of a lava tube in Arabia: The archaeology of Umm Jirsan Cave and its surroundings, northern Saudi Arabia https://doi.org/10.1371/journal.pone.0299292
[4] Lava Tubes on Earth, the Moon, and Mars – Springer Nature https://link.springer.com/article/10.1007/s11214-025-01260-9
[5] L’Etna Sotto l’Etna https://www.scintilena.com/letna-sotto-letna-le-200-grotte-vulcaniche-quante-sono-e-dove-si-trovano/05/06/
[6] Lava Caves/Tubes – Caves and Karst (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/subjects/caves/lava-caves-or-tubes.htm
[7] Le gallerie laviche del Monte Etna: le grotte dell’eruzione del … https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-102/memdes_102_mammino2.pdf
[8] Inception and Evolution of La Corona Lava Tube System https://www.geoscienze.unipd.it/en/inception-and-evolution-la-corona-lava-tube-system-0
[9] Lava Tubes – Hawai?i Volcanoes – National Park Service https://www.nps.gov/havo/learn/nature/lava-tubes.htm
[10] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/
[11] Decision – 31 COM 8B.12 – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/decisions/1310/
[12] Nature, culture and history | Undara Volcanic National Park https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/about/culture
[13] Lava tubes and basaltic caves as astrobiological targets on Earth … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0032063309001603
[14] Things to do | Undara Volcanic National Park – Queensland Parks https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/things-to-do
[15] The Rare Trachyandesitic Lavas at Mount Etna: A Case Study to Investigate Eruptive Process and Propose a New Interpretation for Magma Genesis https://www.mdpi.com/2075-163X/11/3/333/pdf
[16] Time and space scattered volcanism of Mt. Etna driven by strike-slip tectonics https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6702169/
[17] Lava Tube Caves on the Earth: A Review of Published Data Aimed … https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2023LPICo2697.1005C/abstract
[18] Explosive Paroxysmal Events at Etna Volcano of Different Magnitude and Intensity Explored through a Multidisciplinary Monitoring System https://www.mdpi.com/2072-4292/14/16/4006/pdf?version=1660737435
[19] [PDF] The Astrobiology of the https://ntrs.nasa.gov/api/citations/20170005255/downloads/20170005255.pdf
[20] Sicily and southern Calabria focal mechanism database: a valuable tool for local and regional stress-field determination https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6109/6210
[21] The VEI 2 Christmas 2018 Etna Eruption: A Small But Intense Eruptive Event or the Starting Phase of a Larger One? https://www.mdpi.com/2072-4292/12/6/905/pdf
[22] [PDF] Lunar and Martian Lava Tube Exploration as Part of an Overall … https://www.lpi.usra.edu/decadal/leag/AndrewWDagaFINAL.pdf
[23] Large dyke intrusion and small eruption: The December 24, 2018 Mt. Etna eruption imaged by Sentinel?1 data https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1111/ter.12403
[24] Newly selected NASA mission will hunt for caves on the Moon https://www.astronomy.com/science/newly-selected-nasa-mission-will-hunt-for-caves-on-the-moon/
[25] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[26] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/489/
[27] Intrusive Seismic Swarms as Possible Precursors of Destructive Earthquakes on Mt. Etna’s Eastern Flank https://downloads.hindawi.com/journals/ijge/2022/8565536.pdf
[28] [PDF] 2025 Volcanic Caving in Saudi Arabia https://speleo.nl/wp-content/uploads/2026/04/2025-Saudi-Arabia.pdf
[29] 3D seismic velocity models from local earthquake tomography furnish new insights on the Mount Etna volcano (Southern Italy) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11574274/
[30] grotta glaciale Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/grotta-glaciale/
[31] Bryophyte Diversity and Distribution Patterns along Elevation Gradients of the Mount Etna (Sicily), the Highest Active Volcano in Europea https://www.mdpi.com/2223-7747/12/14/2655/pdf?version=1689406007
[32] Grotta di Manjanggul, Jeju – Prenota biglietti e tour – GetYourGuide https://www.getyourguide.com/it-it/grotta-di-manjanggul-l91352/
[33] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES – SYMPOSIA https://www.vulcanospeleology.org/sym22/22ndsymposia.html
[34] La Grotta del Gelo dell’Etna: Il Ghiacciaio più Meridionale d’Europa … https://www.scintilena.com/la-grotta-del-gelo-delletna-il-ghiacciaio-piu-meridionale-deuropa-custodisce-un-equilibrio-fragile-tra-lava-e-ghiaccio/10/04/
[35] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/news.html
[36] CALENDAR – COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/calendar.html
[37] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/menu.html
[38] Ragni di grotta sull’Etna: la temperatura decide chi sopravvive https://www.scintilena.com/ragni-di-grotta-sulletna-la-temperatura-decide-chi-sopravvive/08/25/
[39] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES – SYMPOSIA https://www.vulcanospeleology.org/symposia.html
[40] Manjanggul – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Manjanggul
[41] Caverna di Manjanggul a Gujwa: tour e visite guidate | Expedia.it https://www.expedia.it/Caverna-Di-Manjanggul-Gujwa.d6119690.Punti-di-Interesse
[42] Guida a Manjanggul: Orari, Biglietti e Cosa Aspettarsi 2026 https://www.jeju-escape.com/it/guide/grotta-lavica-di-manjanggul/
[43] MANJANGGUL LAVA TUBE: Tutto quello che c’è da sapere (2026) https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g297885-d34469345-Reviews-Manjanggul_Lava_Tube-Jeju_Jeju_Island.html
[44] [PDF] 22nd Symposium – The Commission on Volcanic Caves – UIS https://www.vulcanospeleology.org/sym22/ISV22%20second%20circular%2015042026_final.pdf
[45] https://www.jeju.go.kr/003896355596/003829246732/j… https://www.jeju.go.kr/003896355596/003829246732/jejuwnh/unesco/world.htm
[46] Hex Code-based Geological Cross-sections Describing Landscape Dynamics in the Jeju Geomunoreum Lava Tube System http://www.korseaj.org/selectArticleInfo.do?article_a_no=HGNHB8_2022_v41n1_65&ano=HGNHB8_2022_v41n1_65
[47] Hydrochemical characteristics of dripwater in the Geomunoreum lava tube system in Jeju Island and interpretation of its origin through comparison with rainwater http://www.dbpia.co.kr/Journal/ArticleDetail/NODE12485820
[48] A Study on the Blasting Vibration Characteristics of Geomunoreum Lava Tubes System, Jeju Island http://koreascience.or.kr/journal/view.jsp?kj=JJGHBG&py=2021&vnc=v31n1&sp=103
[49] About | Undara Volcanic National Park – Queensland Parks https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/about
[50] A study on the vehicles and construction equipments vibration characteristics of Geomunoreum lava tube system, Jeju Island http://www.dbpia.co.kr/Journal/ArticleDetail/NODE10550001
[51] The Geomunoreum Lava Tube System in the northeastern Jeju Island, Korea https://www.semanticscholar.org/paper/c08f31504a103dfb7c446d9e6e7092add77ed93b
[52] Rare or threatened animals of Undara Lava Tubes DIWA nationally … https://wetlandinfo.detsi.qld.gov.au/wetlands/facts-maps/wildlife/?&AreaID=diwa-wetland-undara-lava-tubes&Kingdom=animals&SpeciesFilter=RareOrThreatened
[53] Spring Water and Water Culture on Jeju Island https://ngwa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1745-6584.2011.00862.x
[54] Undara Volcanic National Park – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Undara_Volcanic_National_Park
[55] Jeju: South Korea’s premier island geotourism destination https://www.semanticscholar.org/paper/f9912caf7f2c36297238beb1582c8ea264aded28
[56] Kazumura Cave – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Kazumura_Cave
[57] ???????? ???? ??? ?? https://www.semanticscholar.org/paper/4933be4a0669685a4fc329824831fd4c3ae06c13
[58] Visit The Undara Lava Tubes | Cairns & Great Barrier Reef https://tropicalnorthqueensland.org.au/articles/must-visit-undara-lava-tubes/
[59] The Survey of Lava Tube Distribution in Jeju Island by Multi-Source Data Fusion https://www.mdpi.com/2072-4292/14/3/443/pdf?version=1642504389
[60] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Videos – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/video
[61] Volcaniclastic tide-modulated tempestite in a coastal tuff ring, Jeju Island, Korea https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6401065/
[62] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Documents https://whc.unesco.org/en/list/1264/documents/
[63] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Gallery – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/gallery/
[64] [PDF] WHV – Jeju – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/document/140591
[65] Senza titolo https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/citationstylelanguage/get/turabian-fullnote-bibliography?submissionId=247
[66] Senza titolo https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/citationstylelanguage/get/vancouver?submissionId=247
[67] Acta Carsologica – ZRC SAZU, Založba ZRC https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica
[68] Author Details | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/user/setLocale/en_US?source=/carsologica/search/authors/view?firstName=Luca&middleName=&lastName=Zini&affiliation=&country=IT
[69] About the Journal | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/about
[70] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes (1264) – Basic Webpage – WII https://c2c.wii.gov.in/jeju-volcanic-island-and-lava-tubes
[71] Nella penisola arabica, tra lava e vuoto, un sistema di grotte … https://www.scintilena.com/jabal-al-hil-nella-penisola-arabica-tra-lava-e-vuoto-un-sistema-di-grotte-basaltiche-sfida-i-limiti-dellesplorazione/04/11/
[72] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – IUCN World Heritage Outlook https://worldheritageoutlook.iucn.org/node/1146

Grotte Laviche

https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf

L'articolo Grotte laviche di Harrat Khaybar: sette cavità raccontano il sottosuolo dell’Arabia Saudita proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Grotte laviche di Harrat Kishb: tre siti e dieci pozzi sul vulcano Jabal Umm Arqiba
    Condividi La ricognizione dell’aprile 2026 amplia le conoscenze sulle grotte laviche di Harrat Kishb, in Arabia Saudita. A Jabal Umm Arqiba sono stati documentati tre siti ipogei e una catena di sprofondamenti legata al drenaggio della lava. Grotte laviche di Harrat Kishb: i risultati della ricognizione Tre siti di cavità e dieci depressioni allineate sul fianco di un cono vulcanico. Sono gli elementi documentati dalla ricognizione speleologica condotta nell’aprile 2026 a Jabal Umm Arqiba,
     

Grotte laviche di Harrat Kishb: tre siti e dieci pozzi sul vulcano Jabal Umm Arqiba

Október 10th 2026 at 12:00

Condividi

La ricognizione dell’aprile 2026 amplia le conoscenze sulle grotte laviche di Harrat Kishb, in Arabia Saudita. A Jabal Umm Arqiba sono stati documentati tre siti ipogei e una catena di sprofondamenti legata al drenaggio della lava.

Grotte laviche di Harrat Kishb: i risultati della ricognizione

Tre siti di cavità e dieci depressioni allineate sul fianco di un cono vulcanico. Sono gli elementi documentati dalla ricognizione speleologica condotta nell’aprile 2026 a Jabal Umm Arqiba, nel settore settentrionale di Harrat Kishb, in Arabia Saudita. Le osservazioni forniscono evidenze dirette del passaggio sotterraneo della lava anche in questa porzione del campo vulcanico.[1]

Il rapporto è firmato da Boaz Langford, Noam Hecht, Noam Ganz, Ayal Alexander e Dominik Frohlich. È pubblicato nel numero 87, datato settembre 2026, della newsletter della Commissione sulle Grotte Vulcaniche dell’Union Internationale de Spéléologie. L’indagine prosegue il lavoro svolto attorno a Jabal Al-Hil, nel settore meridionale, descritto nella newsletter del 2025.[1]

I tre siti prendono il nome di Umm Arqiba Cave 1, Cave 2 e Cave 3. Il primo comprende passaggi sotterranei percorsi per alcune decine di metri. Il secondo è una piccola cavità sviluppata lungo una frattura. Il terzo è un ingresso in parete, ancora da raggiungere con tecniche su corda.[1]

Harrat Kishb e i basalti Hil: il contesto delle grotte laviche

Harrat Kishb occupa circa 5.892 chilometri quadrati nell’Arabia Saudita centro-occidentale. La sua successione vulcanica comprende tre unità principali: i basalti Diakah, Nafrat e Hil, dal più antico al più recente. L’evoluzione del campo è stata descritta da Victor E. Camp, Michael J. Roobol e Peter R. Hooper in uno studio pubblicato nel 1992 sul Geological Society of America Bulletin.[1][2]

Le grotte laviche di Harrat Kishb finora documentate si trovano nei basalti Hil. Questa unità, più giovane di un milione di anni, affiora soprattutto in due aree distinte, una meridionale e una settentrionale. Le precedenti ricerche si erano concentrate principalmente sulla prima.[1]

Le ricognizioni del Saudi Geological Survey e di John Pint avevano già individuato tubi lavici e ingressi di grotta. Nel 2025, nuove indagini attorno a Jabal Al-Hil avevano aggiornato i rilievi e aggiunto una prosecuzione di 30 metri a Ghostly Cave. La visita del 2026 sposta ora l’attenzione verso l’affioramento settentrionale dei basalti Hil.[1]

Jabal Umm Arqiba nella catena dei sette coni vulcanici

Jabal Umm Arqiba è il cono più settentrionale di un allineamento di sette rilievi di scorie vulcaniche. La catena segue una direzione approssimativamente nord-sud. I coni emergono per circa 100 metri dalla pianura basaltica circostante. La sommità di Umm Arqiba raggiunge approssimativamente 1.400 metri di quota.[1]

Sul versante nord-occidentale, una colata ha attraversato il bordo del cratere ed è scesa lungo il pendio. Questa struttura, indicata nel rapporto come “lava fall”, ospita la sequenza dei dieci pozzi. All’interno del cratere si conserva anche un terrazzo basaltico. Gli autori lo interpretano come una traccia del livello di un antico lago di lava, formatasi probabilmente durante una riduzione dell’alimentazione eruttiva.[1]

La presenza di condotti vuoti vicino ai centri eruttivi è già descritta nelle ricerche sulle grotte saudite. Il drenaggio della lava può lasciare spazi sotterranei quando il materiale ancora fluido defluisce da una struttura già delimitata da roccia solidificata. È uno dei processi illustrati da Roobol per le cavità dell’area di Jabal Hil.[3]

Dieci pozzi di collasso lungo la colata di Jabal Umm Arqiba

Le depressioni sono numerate da P1 a P10. Si distribuiscono tra circa 1.370 e 1.240 metri sul livello del mare. Scendendo verso la base del cono, diventano generalmente meno profonde e meno ripide. Il loro allineamento suggerisce l’esistenza di un precedente percorso sotterraneo della lava.[1]

Il rapporto le interpreta come pukas, aperture di collasso sopra un tubo lavico o un condotto poco profondo. La ricognizione non ha individuato una galleria accessibile continua fra i pozzi. La geometria della sequenza richiama quella osservata a Jabal Al-Hil, dove sono presenti soltanto collegamenti limitati fra i segmenti percorribili.[1]

P1 presenta una parete sud-orientale alta fino a circa dieci metri. Il fondo raccoglie polveri fini e sedimenti argillosi e può ospitare acqua dopo le piogge. Durante la visita erano presenti piante annuali di Blepharis attenuata. Fra i blocchi di crollo è stato percorso un breve passaggio basso, con ossa ed escrementi attribuiti alla frequentazione di iene.[1]

P2 e P3 conservano margini più scoscesi verso sud ed est. Sul fondo di P4 sono stati osservati bassi muretti in pietra, testimonianza di un uso umano dello spazio riparato. La loro funzione e la loro età non sono state determinate. P5 mostra una morfologia simile a un canale; P6-P10 sono stati localizzati sulle immagini satellitari, senza ispezione diretta sul terreno.[1]

Umm Arqiba Cave 1: aria calda, condotti e pipistrelli

Fra le grotte laviche di Harrat Kishb descritte nella ricognizione, Umm Arqiba Cave 1 offre le prospettive esplorative più concrete. L’ingresso si trova vicino al bordo settentrionale del cratere. Un breve pozzo, profondo circa 1,5 metri, introduce a un passaggio basso e alla prima di due piccole sale.[1]

Dalla seconda sala prosegue un condotto lavico inclinato di circa 15 gradi verso il basso. Durante la visita, la cavità appariva insolitamente calda e umida. Era inoltre attraversata da una corrente d’aria marcata, osservata in una giornata con vento forte anche all’esterno.[1]

Seguendo il flusso d’aria, gli esploratori hanno raggiunto un cunicolo polveroso e una strettoia non superata. L’aria calda e umida suggerisce la possibile presenza di altri vuoti collegati oltre il limite raggiunto. Si tratta di un’indicazione per future esplorazioni, non della dimostrazione di una prosecuzione già percorribile.[1]

Nella grotta sono stati osservati circa venti pipistrelli insettivori, attribuiti preliminarmente al genere Rhinopoma. Sono presenti anche ossa, escrementi di iena e altre deiezioni, forse di volpe, ricche di resti di coleotteri. Rivestimenti bianchi sulle superfici potrebbero essere costituiti da gesso o calcite; la composizione resta da verificare con analisi.[1]

Umm Arqiba Cave 2 e Cave 3: fratture e ingressi in parete

Umm Arqiba Cave 2 si apre nella parete settentrionale del cratere. Il suo ingresso ampio conduce a un ambiente poco profondo e illuminato, sviluppato lungo una frattura di tensione. La fessura può essere seguita per pochi metri, prima di restringersi.[1]

Umm Arqiba Cave 3 è invece visibile nella parete meridionale. La forma dell’apertura ricorda la sezione di un tubo lavico. Poco più a ovest compare un secondo ingresso orizzontale, apparentemente associato a un ampio riparo. Nessuna delle due aperture è stata raggiunta durante la visita: l’accesso richiede corde e una ricognizione tecnica dedicata.[1]

Grotte laviche di Harrat Kishb: ricerca e patrimonio geologico

I risultati ampliano verso nord la distribuzione conosciuta delle strutture legate al drenaggio sotterraneo della lava. La catena di pozzi rende leggibile in superficie un antico percorso di deflusso. Cave 1 conserva invece un tratto accessibile del sistema ipogeo, insieme a elementi di interesse faunistico e microclimatico.[1]

Il confronto con Jabal Al-Hil suggerisce che il sistema di Umm Arqiba sia meno conservato e forse relativamente più antico. Questa interpretazione dovrà essere verificata mediante ulteriori rilievi e datazioni. Le priorità indicate dal rapporto comprendono il riesame della strettoia di Cave 1 e l’accesso tecnico agli ingressi meridionali.[1]

Il cono vulcanico, la colata sul pendio, i pozzi di collasso e il terrazzo interno al cratere compongono un paesaggio di interesse geologico. Insieme al vicino Jabal Aslaj, già segnalato nella letteratura sul patrimonio vulcanico saudita, Jabal Umm Arqiba offre nuovi elementi per lo studio e la valorizzazione delle grotte laviche di Harrat Kishb.[1]


Fonti

https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf
[2] The Arabian continental alkali basalt province: Part III. Evolution of … https://pubs.geoscienceworld.org/gsa/gsabulletin/article/104/4/379/182657/The-Arabian-continental-alkali-basalt-province
[3] LAVA FIELDS OF SAUDI ARABIA – Saudicaves http://www.saudicaves.com/lava/introobl.htm
[4] Collective Memory and Narrative Cohesion: A Computational Study of
Palestinian Refugee Oral Histories in Lebanon https://arxiv.org/abs/2501.13682
[5] The 1256 AD Al Madinah historic eruption geosite as the youngest … https://link.springer.com/article/10.1007/s00531-013-0878-4
[6] Critical Literature Study on Habaib Identity in the constellation of Islamic studies in Indonesia from the colonial period to the present https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/23311983.2022.2096286?needAccess=true
[7] [PDF] Geologic Map of the Northern Harrat Rahat Volcanic Field, Kingdom … https://pubs.usgs.gov/sim/3428/sim3428_pamphlet.pdf
[9] Refined chronology of late Quaternary eruptions at Harrat Khaybar … https://www.usgs.gov/publications/refined-chronology-late-quaternary-eruptions-harrat-khaybar-saudi-arabia-implications
[11] Harrat Kishb – Smithsonian Institution | Global Volcanism Program https://volcano.si.edu/volcano.cfm?vn=231071
[12] Camp, V. E., & Roobol, M. J. (1989). The Arabian continental alkali … https://www.mindat.org/reference.php?id=15930574
[13] Harrat Kishb – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Harrat_Kishb
[14] Archive pdf | Kuwait Times Newspaper https://kuwaittimes.com/archive-pdf/
[15] Alhurra|Newsletters https://alhurra.com/en/product/newsletters
[16] [PDF] AN ABSTRACT OF THE THESIS OF https://fac.ksu.edu.sa/sites/default/files/alhejjisuhail2019_0.pdf
[17] http://alshaqab.com/ar/newsletter-issue-1 http://alshaqab.com/ar/newsletter-issue-1
[18] Fire Forts .. a 30-Million-Year-Old Land That Reveals the History of … https://www.spa.gov.sa/en/N2143073
[19] Ads https://www.argaam.com/en/tags/id/25704/1/ads

Vulcanospeleologia in Arabia

L'articolo Grotte laviche di Harrat Kishb: tre siti e dieci pozzi sul vulcano Jabal Umm Arqiba proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Sistema Delissea alle Hawaii: 190 chilometri di grotte laviche e nuove connessioni sul vulcano Hual?lai
    Condividi Il sistema Delissea raggiunge 70 chilometri di gallerie collegate e percorribili in continuità. L’aggiornamento delle esplorazioni descrive nuovi settori, resti di pipistrelli, depositi di ossa di uccelli estinti e prospettive di ricerca con il LiDAR. Sistema Delissea: il nuovo bilancio delle esplorazioni alle Hawaii Il sistema Delissea, sull’isola di Hawai?i, ha raggiunto 190 chilometri di sviluppo rilevato. La rete di grotte laviche si estende sul versante settentrionale del vu
     

Sistema Delissea alle Hawaii: 190 chilometri di grotte laviche e nuove connessioni sul vulcano Hual?lai

Október 10th 2026 at 11:00

Condividi

Il sistema Delissea raggiunge 70 chilometri di gallerie collegate e percorribili in continuità. L’aggiornamento delle esplorazioni descrive nuovi settori, resti di pipistrelli, depositi di ossa di uccelli estinti e prospettive di ricerca con il LiDAR.

Sistema Delissea: il nuovo bilancio delle esplorazioni alle Hawaii

Il sistema Delissea, sull’isola di Hawai?i, ha raggiunto 190 chilometri di sviluppo rilevato. La rete di grotte laviche si estende sul versante settentrionale del vulcano Hual?lai, nell’area protetta di Pu?u Wa?awa?a. Il dislivello complessivo è di 1.654 metri, fra quote di 2.296 e 642 metri.

Il nuovo bilancio è presentato da Peter Bosted nell’articolo “The Delissea System of Hawai’i Island — The Cave that Won’t Quit”. Il contributo compare nel numero 87 della newsletter della Commissione UIS sulle grotte vulcaniche, datato settembre 2026. La carta generale che accompagna il resoconto è aggiornata ad agosto 2026.

Nel 2024, al simposio internazionale di vulcanospeleologia delle Galápagos, Bosted aveva illustrato una rete di 150 chilometri. Il nuovo aggiornamento porta quindi il totale a 40 chilometri in più. Dal 2008 il progetto ha continuato ad ampliare la documentazione, con almeno dieci chilometri di nuove gallerie rilevate ogni anno secondo il resoconto dell’esploratore.

Grotte laviche di Delissea: 190 chilometri di sistema e 70 in continuità

I 190 chilometri comprendono l’intera rete documentata del sistema Delissea. Al suo interno, 70 chilometri appartengono alla porzione definita “caver contiguous”: gallerie collegate lungo un percorso che uno speleologo può seguire mantenendosi sotto una copertura rocciosa. Questa può essere anche il margine aggettante di un’apertura o di una trincea.

La distinzione è importante per leggere correttamente i dati esplorativi. Lo sviluppo complessivo del sistema e quello della parte percorribile in continuità descrivono due grandezze diverse. Per quest’ultima il dislivello è di 1.254 metri.

Negli ultimi due anni sono stati collegati alla rete continua i settori Bat Sanctuary e Lower Delissea. Ne fanno parte anche Delissea Top, Upper Delissea, Pig Fence, Ambigua, Hapuu e Middle Delissea.

La rete presenta una struttura intrecciata. In alcune aree si affiancano fino a trenta gallerie quasi parallele. Le interruzioni fra i tratti cartografati dipendono da occlusioni laviche, crolli e passaggi ancora da rilevare.

Tubi lavici del vulcano Hual?lai: come nasce una rete sotterranea

Le grotte laviche si formano quando la superficie di una colata si raffredda e solidifica, mentre la lava continua a scorrere all’interno. La crosta crea una copertura che isola il flusso. Quando l’alimentazione termina e il condotto si svuota, può rimanere una galleria sotterranea. Anche le stalattiti laviche possono formarsi mentre la lava è ancora presente nel tubo. [web:19]

Nel sistema Delissea, sovrapposizioni e ramificazioni producono una geometria articolata. Il progetto registra un’inclinazione media di 9,9 gradi, considerata elevata per una grotta vulcanica. Le esplorazioni documentano ambienti ampi, cunicoli bassi, ingressi da crollo e livelli sovrapposti.

Il settore Delissea Top ne offre un esempio. Qui sono stati riconosciuti cinque livelli distinti, distribuiti su circa trenta metri di dislivello.

Pu?u Wa?awa?a e Delissea: dalle piante rare alle prime esplorazioni

La storia del sistema Delissea nasce anche dalla ricerca sulla vegetazione. Nei primi decenni del Novecento, parte della foresta originaria fu eliminata per fare spazio al pascolo. Negli anni Novanta il biologo Jon Giffin studiò ciò che restava dell’ecosistema nativo.

Le piante sopravvivevano soprattutto nei luoghi inaccessibili a bovini, maiali, capre e pecore. Fra questi figuravano gli ingressi ripidi delle grotte e le aperture nella volta, chiamate “puka”. Giffin ne cartografò numerosi e individuò piante rare, fra cui un esemplare vivente di Delissea ritenuto scomparso.

Le aperture divennero così punti di partenza per le esplorazioni sotterranee. Giffin assegnò alle cavità nomi ispirati alle piante locali. Quelle considerate inizialmente grotte separate si rivelarono poi settori di una rete più ampia.

La tutela della vegetazione resta parte della gestione dell’area. La Division of Forestry and Wildlife delle Hawaii documenta interventi di controllo degli ungulati, recinzioni per le piante rare e rimozione di specie vegetali non native avviati dal 1990. Il piano di gestione di Pu?u Wa?awa?a riconosce inoltre il valore dei tubi lavici per i depositi di ossa e gli invertebrati sotterranei. [web:2][web:8]

Esplorazione del sistema Delissea: da Giffin e Medville al progetto Bosted

Nel 1999 Giffin coinvolse la speleologa e conservazionista Barbara Schaeffer per rilevare un settore ricco di ossa di uccelli. Furono cartografati circa due chilometri della cavità chiamata Umini Manu, ossia “trappola per uccelli”. Un lavoro successivo interessò Ambigua Cave, con la partecipazione di Doug e Hazel Medville.

Dal 2008 Doug Medville e Nevin Davis ottennero un permesso per rilevare altre grotte dell’area. Peter e Annie Bosted entrarono nel progetto nel 2010. Nel 2015 Peter Bosted ne assunse la responsabilità principale, mentre diventava evidente l’appartenenza di molte cavità allo stesso sistema.

Dal 2016 Bosted ha effettuato mediamente circa cinquanta uscite all’anno a Delissea. La distanza dalla sua abitazione di Ocean View e gli accessi lungo piste richiedono una logistica articolata. I soggiorni di più giorni nelle strutture disponibili nell’area hanno consentito di concentrare il lavoro sul campo.

Il progetto coinvolge speleologi statunitensi e di altri Paesi. Steve Lewis contribuisce alle esplorazioni e alla cartografia. Dal 2024 Ron DeLano, trasferitosi a Kona, è diventato un compagno regolare delle uscite. Fra i collaboratori più assidui figurano anche Tomislav Gracanin, Veda Hackell, Carol Vesely, Bob Richards, Annie Bosted, Doug Medville e Allan Cobb.

Bat Sanctuary: resti di pipistrelli nelle grotte laviche di Delissea

Una delle scoperte recenti riguarda Bat Sanctuary, a circa 2.100 metri di quota. Gli esploratori hanno osservato una dozzina di scheletri di pipistrello. Alcuni conservavano ancora tracce di pelliccia. Attraverso passaggi stretti, il settore è stato collegato al resto del sistema Delissea in due punti.

Oggi la cavità presenta un solo ingresso. Bosted propone che altre aperture siano state chiuse da una colata successiva. Lava nera più recente compare infatti alle terminazioni verso monte di numerose gallerie parallele. Si tratta dell’interpretazione avanzata nel resoconto per spiegare la configurazione osservata.

Il pipistrello hawaiano comunemente chiamato ??pe?ape?a riposa prevalentemente sugli alberi e si alimenta di insetti, soprattutto falene. Il National Park Service precisa che non occupa abitualmente grotte e tubi lavici. Il ritrovamento dei resti a Bat Sanctuary aggiunge quindi un elemento alla documentazione naturalistica del sistema, senza implicare la presenza di una colonia attuale. [web:4]

Il settore conserva anche pavimenti e formazioni laviche dalle colorazioni arancioni. Alcuni passaggi ancora da esplorare si trovano nella parte più remota della rete, a circa due ore dall’ingresso più vicino.

Delissea Top, Branta Rhuax e Henahena: i nuovi rilievi speleologici

Le campagne recenti hanno interessato più fronti. Nel settore Pua?akuhinia è stato rilevato circa un chilometro di gallerie. Il nome deriva da una pianta endemica osservata all’ingresso. La cavità si trova circa cento metri a est della rete già conosciuta e in allineamento con Ambigua. La ricerca di ingressi intermedi potrà verificare una possibile connessione.

A Delissea Top è stato esplorato un cunicolo lungo circa settecento metri, privo di diramazioni e ingressi intermedi. Corre a meno di due metri dalla superficie. Altri settecento metri di gallerie sono stati rilevati a oltre trenta metri di profondità, in ambienti umidi e freddi, con depositi viscidi.

Dopo un infortunio di Bosted alla fine del 2025, il lavoro si è concentrato anche su accessi inferiori vicini alle strade. Ventidue uscite nella parte orientale di Branta Rhuax hanno prodotto oltre sei chilometri di rilievo. Le gallerie sono relativamente superficiali e spesso percorribili in piedi. Radici robuste si sviluppano lungo pavimenti e pareti, talvolta per più di dieci metri.

Nell’ultimo anno, almeno trenta uscite intorno a Henahena Corral hanno portato al rilievo di circa sedici chilometri di gallerie, in gran parte non documentate. Il lavoro ha incluso nuove misurazioni in Prow Cave, Petrel Bone Cave e Upper Petrel Bone Cave. Due prosecuzioni sono state raggiunte con una scala telescopica. Le ricognizioni in superficie hanno individuato altri ingressi, comprese tre aperture su grandi gallerie sconosciute.

Ossa di uccelli estinti e fauna sotterranea nel sistema Delissea

Le grotte conservano un archivio della fauna hawaiana. Il resoconto descrive resti di uccelli appartenenti a diversi gruppi, comprese oche incapaci di volare e petrelli. Fra i reperti figurano ossa dell’oca estinta Branta rhuax, che ha dato il nome a un settore del sistema.

Secondo la ricostruzione presentata da Bosted, la rete ha un’età superiore a 1.500 anni. Le numerose aperture avrebbero funzionato da trappole naturali: gli uccelli incapaci di volare, una volta caduti, non potevano risalire. Il piano di gestione dell’area conferma la presenza nei tubi lavici di resti subfossili di uccelli estinti e riconosce l’importanza di questi depositi. [web:8]

Gli ingressi contengono anche ossa di bovini, maiali, capre e pecore. La fauna vivente osservata comprende ragni adattati alla vita sotterranea, piccoli insetti saltatori e insetti dalle zampe filiformi. Radici, piante protette nei puka e ambienti sotterranei mostrano il legame fra la grotta e la foresta sovrastante.

Cartografia e LiDAR: le prossime ricerche nelle grotte laviche di Delissea

La documentazione del sistema Delissea comprende circa 760 uscite di rilievo, 34.000 misure fra stazioni e 28.000 stazioni topografiche. Circa 1.500 stazioni presso gli ingressi dispongono di posizioni determinate con GPS. Sono stati registrati 1.250 circuiti chiusi di rilievo, utili al controllo della coerenza della rete.

La carta è suddivisa in duecento tavole, ciascuna relativa a un’area di 200 per 320 metri. I dettagli del pavimento e le sezioni vengono aggiunti progressivamente, soprattutto da Steve Lewis, Derek Wolfe e Bosted. Dopo ogni uscita sono aggiornati l’elenco degli ingressi e il modello tridimensionale consultabile in Google Earth. L’archivio fotografico conta 1.601 immagini, associate a codici, date, descrizioni e stazioni di riferimento.

Restano centinaia di prosecuzioni da verificare. Un nuovo insieme di dati derivati dal LiDAR statale segnala migliaia di depressioni della superficie. Per il progetto rappresenta uno strumento di ricognizione soprattutto nelle aree boscate, dove le immagini satellitari sono meno utili. Le depressioni potranno orientare le ricerche di ulteriori aperture.

Le attività si svolgono con il permesso della Division of Forestry and Wildlife del Department of Land and Natural Resources delle Hawaii. Il programma prosegue così lungo due direttrici: estendere il rilievo delle grotte laviche e documentarne il patrimonio geologico, biologico e paleontologico.

Fonti

Vulcanospeleologia

L'articolo Sistema Delissea alle Hawaii: 190 chilometri di grotte laviche e nuove connessioni sul vulcano Hual?lai proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Speleologia in Indonesia: il viaggio verso le grotte comincia nei villaggi
    Condividi La speleologia in Indonesia raccontata da Robin Cuesta su InDEPTH: dalle esplorazioni di Goa Laulawi al ruolo dei MAPALA, tra conoscenze locali, acque sotterranee e responsabilità ambientali. Speleologia in Indonesia: la guida di Robin Cuesta su InDEPTH L’esplorazione di una grotta sommersa può iniziare molto prima dell’immersione. In Indonesia, il primo indizio arriva spesso da una conversazione. Una sorgente utilizzata per irrigare i campi, un’apertura nel terreno o un luogo do
     

Speleologia in Indonesia: il viaggio verso le grotte comincia nei villaggi

Október 10th 2026 at 08:00

Condividi

La speleologia in Indonesia raccontata da Robin Cuesta su InDEPTH: dalle esplorazioni di Goa Laulawi al ruolo dei MAPALA, tra conoscenze locali, acque sotterranee e responsabilità ambientali.

Speleologia in Indonesia: la guida di Robin Cuesta su InDEPTH

L’esplorazione di una grotta sommersa può iniziare molto prima dell’immersione. In Indonesia, il primo indizio arriva spesso da una conversazione. Una sorgente utilizzata per irrigare i campi, un’apertura nel terreno o un luogo dove le famiglie raccolgono acqua possono orientare una ricerca speleologica. È questo il punto di partenza dell’articolo di Robin Cuesta, pubblicato l’8 settembre 2026 su InDEPTH Magazine. Il contributo, intitolato “Indonesia’s Hidden Underworld, Part 1: A Field Guide to Cave Exploration in the Archipelago”, descrive il lavoro che precede le esplorazioni subacquee nell’arcipelago.[1]

Il racconto mette al centro le comunità locali, gli speleologi indonesiani e la lettura del territorio. Cartografia e attrezzature restano importanti. Da sole non bastano a trasformare una segnalazione in un progetto. La speleologia in Indonesia richiede anche permessi, relazioni di fiducia e una conoscenza delle risorse idriche utilizzate dagli abitanti.[1]

Goa Laulawi: dalle prime immersioni alla ricerca scientifica

Cuesta si è stabilito a Baubau, nel Sulawesi sudorientale, nell’agosto 2016. Nel 2018 ha individuato Goa Laulawi e ne ha esplorato inizialmente circa 200 metri. Nel 2020 la progressione ha raggiunto ambienti più ampi, con grandi sale sommerse, concrezioni e acqua particolarmente limpida. In quell’anno l’esploratore ha posato quasi tre chilometri di sagola, il filo guida utilizzato durante la progressione subacquea.[1]

Le esplorazioni successive hanno ampliato la conoscenza del sistema. Nel 2024 il coinvolgimento di Nixie Expéditions ha aggiunto al lavoro una dimensione internazionale e scientifica. Il resoconto della spedizione Buteng, pubblicato da Seacraft, riporta 5,2 chilometri di rete sommersa cartografata. La stessa fonte presenta Laulawi come il più lungo sistema di grotte subacquee conosciuto del Sud-est asiatico. Sono state documentate anche 22 grotte asciutte, cinque delle quali rilevate integralmente.[1][2]

La campagna ha affiancato alla topografia indagini biologiche, geologiche e idrologiche. Il gruppo ha raccolto campioni di acqua, sedimenti e DNA ambientale. Le osservazioni hanno documentato l’interazione tra acqua dolce e acqua salata, collegando l’esplorazione alla comprensione dell’acquifero e della sua importanza per il territorio.[2]

Carsismo tropicale e speleologia in Indonesia: un territorio frammentato

L’arcipelago impone distanze e condizioni operative molto diverse. Cuesta richiama il dato di 17.380 isole ufficialmente riconosciute, riferito al 2024 dall’agenzia geospaziale indonesiana BIG. La distribuzione delle terre tra gli oceani Indiano e Pacifico rende complessi gli spostamenti di persone, bombole e materiali. Una grotta vicina a un centro abitato sulla carta può richiedere ore di viaggio.[1]

Il carsismo indonesiano comprende grotte asciutte, risorgenze, cavità costiere e passaggi allagati. Piogge tropicali, sollevamenti tettonici e rapporti con il mare contribuiscono alla varietà dei sistemi. Su molte piccole isole calcaree, le acque superficiali permanenti sono limitate. L’acqua dolce si accumula e circola soprattutto nel sottosuolo. Per questo una sorgente modesta può essere collegata a una rete sotterranea molto più estesa.[1]

Anche il clima richiede valutazioni locali. Monsoni, fenomeni legati a El Niño e La Niña e differenze regionali nelle precipitazioni possono modificare portate, visibilità e accessibilità. La distinzione generale tra stagione secca e piovosa non descrive tutte le condizioni incontrate nelle singole isole.[1]

MAPALA e speleologia indonesiana: gli esploratori locali vengono prima

Un passaggio centrale riguarda i MAPALA, acronimo di Mahasiswa Pecinta Alam, traducibile come “studenti amanti della natura”. Queste organizzazioni universitarie sono presenti in Indonesia dagli anni Sessanta e Settanta. Le attività possono comprendere alpinismo, arrampicata, conservazione, soccorso e speleologia. Numerosi gruppi hanno sviluppato competenze nell’esplorazione, nel rilievo e nella documentazione delle grotte.[1]

Cuesta riconosce che alcune cavità inizialmente considerate nuove erano già state visitate e studiate dagli speleologi indonesiani. L’assenza di informazioni nelle fonti consultate da un visitatore non equivale quindi all’assenza di esplorazioni precedenti. I MAPALA conservano conoscenze su ingressi, itinerari, condizioni stagionali e rapporti con le comunità. Sono interlocutori scientifici ed esplorativi, non semplici accompagnatori.[1]

Questa collaborazione aiuta a ricostruire la storia delle ricerche. Permette inoltre di distinguere una nuova esplorazione subacquea da una cavità già conosciuta nella sua parte terrestre. Riconoscere il lavoro locale diventa parte della documentazione speleologica.[1]

Grotte in Indonesia: le segnalazioni degli abitanti e la verifica sul terreno

La ricerca degli ingressi passa spesso attraverso agricoltori, pescatori e residenti. Chi utilizza una sorgente conosce le variazioni dell’acqua. Chi frequenta la costa può osservare correnti insolite o fuoriuscite di acqua dolce. Anche un cedimento del terreno può rivelare una cavità nascosta. Queste informazioni diventano indizi da confrontare con la geologia e con le osservazioni dirette.[1]

Il lessico locale richiede attenzione. Lubang indica un’apertura o un “buco”, ma non ne definisce le dimensioni. Mata air significa sorgente, letteralmente “occhio d’acqua”. Goa e gua indicano una grotta. Nessuno di questi termini garantisce la presenza di gallerie percorribili o di un sistema sommerso. L’esploratore deve ricostruire luogo, circostanze e caratteristiche della segnalazione.[1]

Le immagini satellitari e i sistemi informativi geografici integrano questa ricerca. Possono evidenziare doline allineate, fratture, zone umide e corsi d’acqua che scompaiono. La vegetazione fitta può nascondere gli ingressi. Le trasformazioni agricole possono rendere ambigua la lettura della superficie. Il sopralluogo resta il passaggio che verifica le ipotesi.[1]

Acque sotterranee e grotte sommerse: seguire il funzionamento dell’acquifero

Per la speleosubacquea, trovare un ingresso non è sufficiente. Occorre capire da dove arriva l’acqua e dove prosegue. Variazioni di livello, risposta alle piogge, salinità e influenza delle maree aiutano a interpretare i collegamenti sotterranei. Un grande portale può appartenere a una cavità asciutta isolata. Una piccola apertura può invece dare accesso a un sistema idrologicamente attivo.[1]

La scelta degli obiettivi nasce dall’incrocio di più elementi. Le testimonianze vengono confrontate con cartografia, geologia, condizioni logistiche e rischi. Carte geologiche, stratigrafia e fratture aiutano a individuare le aree favorevoli. I modelli elaborati per altri territori carsici devono essere verificati nelle condizioni delle isole tropicali.[1]

Spedizioni speleosubacquee in Indonesia: permessi, logistica e tempi locali

L’accesso può coinvolgere proprietari, famiglie, responsabili dei villaggi, autorità consuetudinarie e amministrazioni. La posizione di una grotta non coincide con il diritto di entrarvi. Cerimonie, incontri e decisioni collettive possono modificare il calendario di una spedizione. Anche un obiettivo promettente può richiedere un rinvio quando il contesto sociale non consente di procedere.[1]

Cuesta richiama l’espressione jam karet, il “tempo elastico”, per descrivere una gestione dei tempi diversa da quella attesa da molti visitatori. L’osservazione riguarda la necessità di adattamento, non un giudizio sulle comunità. Giornate senza immersioni possono essere dedicate a sopralluoghi, incontri o preparazione dei materiali.[1]

La logistica aggiunge altre variabili. Compressori, gas, bombole, ricambi e mezzi di trasporto non sono disponibili ovunque. Lo stesso vale per le risorse mediche di emergenza. Per la speleologia in Indonesia, la preparazione comprende quindi margini di tempo e alternative operative, oltre all’organizzazione delle attività sotterranee.[1]

Tutela delle grotte e dell’acqua: cosa rimane dopo l’esplorazione

Le cavità possono essere fonti idriche, luoghi di memoria e spazi di valore culturale o spirituale. La loro frequentazione coinvolge interessi che precedono l’arrivo degli esploratori. Cuesta collega perciò la ricerca alla documentazione, allo studio e alla protezione delle acque sotterranee. La responsabilità continua dopo la conclusione dell’immersione.[1]

Questa impostazione trova riscontro nelle linee guida IUCN per la protezione delle grotte e del carsismo, aggiornate nel 2022. Il documento considera insieme patrimonio geologico, biodiversità e risorse idriche. Ricorda inoltre che circa il 10% della popolazione mondiale ottiene acqua da sorgenti o falde carsiche. La conservazione del sottosuolo riguarda quindi anche l’approvvigionamento delle comunità.[3]

Il contributo di InDEPTH apre una serie dedicata alle esplorazioni nell’arcipelago. La seconda parte annunciata affronterà accessi, permessi, ricognizioni, logistica, prime immersioni, rilievi e denominazione delle cavità. Il testo non è un manuale tecnico: l’autore precisa che la speleosubacquea richiede formazione specifica, esperienza e decisioni prudenti. La prima parte chiarisce soprattutto come una segnalazione possa diventare un progetto condiviso, prima ancora della posa della sagola.[1]


Il file Markdown scaricabile contiene il testo completo dell’articolo.

Fonti
[1] Cave Exploration in Indonesia: A Field Guide, Part 1 https://indepthmag.com/cave-exploration-in-indonesia-part-1/
[2] Expedition Buteng – Seacraft https://seacraft.eu/go-deeper/environment/expedition-buteng/
[3] Guidelines for cave and karst protection : second edition – IUCN https://iucn.org/resources/jointly-published/guidelines-cave-and-karst-protection-second-edition
[5] Guidelines for cave and karst protection – resource | IUCN https://iucn.org/resources/jointly-published/guidelines-cave-and-karst-protection
[6] Beyond Exploring: Cultivating a New Generation of Cave Divers https://shearwater.com/en-ca/blogs/community/beyond-exploring
[7] Guidelines for Cave and Karst Protection https://portals.iucn.org/library/efiles/documents/1997-026.pdf
[8] The Who’s Who of Sidemount – InDEPTH Magazine https://indepthmag.com/sidemount-robin-cuesta/
[9] A Second Edition of the IUCN Guidelines for Cave and Karst … https://ackma.org/wp-content/uploads/2025/01/117/A-Second-Edition-of-the-IUCN-Guidelines-for-Cave-and-Karst-Protection-Prof-David-Gillieson.pdf
[10] Resources UIS-IUCN Guidelines for Cave and Karst Protection … https://ackma.org/wp-content/uploads/2025/01/127/Guidelines-for-Cave-and-Karst-Protection-David-Gillieson.pdf
[11] Cave Archives – InDEPTH https://indepthmag.com/category/cave/
[12] v8.10 Archives – InDEPTH https://indepthmag.com/tag/v8-10/
[13] #expeditionbuteng #expeditionbuteng #expeditionbuteng | NIXIE … https://www.linkedin.com/posts/nixie-expeditions_expeditionbuteng-expeditionbuteng-expeditionbuteng-activity-7249069430406541312-Z7Xd
[14] Guidelines for Cave and Karst Protection (2nd Edition) https://engage.iucn.org/system/files/2023-04/Guidelines-for-Cave-and-Karst-Protection-2022.pdf
[15] Guidelines for Cave and Karst Protection – IUCN Engage https://engage.iucn.org/topic/guidelines-cave-and-karst-protection
[16] ESP / Projects / Southeast Sulawesi Caves https://exploration.xdeep.eu/projects/sulawesi-caves-exploration-diving-indonesia

L'articolo Speleologia in Indonesia: il viaggio verso le grotte comincia nei villaggi proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Bat Week 2026: speleologi e ricercatori insieme per proteggere i pipistrelli delle grotte
    Condividi La Bat Week 2026 porta online il confronto tra speleologia e conservazione dei pipistrelli. Il 25 ottobre la Commissione Biologia UIS e Bat Conservation International promuovono un incontro su ricerca, tutela delle grotte e collaborazione internazionale. Bat Week 2026: il 25 ottobre un incontro online su grotte e pipistrelli Domenica 25 ottobre 2026 la Commissione Biologia dell’Union Internationale de Spéléologie (UIS) e Bat Conservation International organizzano una sessione onl
     

Bat Week 2026: speleologi e ricercatori insieme per proteggere i pipistrelli delle grotte

Október 10th 2026 at 07:00

Condividi

La Bat Week 2026 porta online il confronto tra speleologia e conservazione dei pipistrelli. Il 25 ottobre la Commissione Biologia UIS e Bat Conservation International promuovono un incontro su ricerca, tutela delle grotte e collaborazione internazionale.

Bat Week 2026: il 25 ottobre un incontro online su grotte e pipistrelli

Domenica 25 ottobre 2026 la Commissione Biologia dell’Union Internationale de Spéléologie (UIS) e Bat Conservation International organizzano una sessione online dedicata al rapporto tra speleologi, grotte e pipistrelli. L’incontro sarà trasmesso su Facebook Live. Riunirà la comunità speleologica internazionale e quella impegnata nella conservazione dei chirotteri.

La Bat Week 2026 diventa così il contesto di un confronto tra esplorazione, ricerca scientifica e protezione degli habitat sotterranei. Gli organizzatori intendono valorizzare gli speleologi come sentinelle dei rifugi dei pipistrelli. Al centro ci saranno anche le collaborazioni tra biologi, associazioni e comunità locali.

L’appuntamento rientra nella settimana internazionale dedicata ai pipistrelli, che si svolge ogni anno dal 24 al 31 ottobre. La campagna promuove la conoscenza del loro ruolo ecologico e sensibilizza sulla necessità di conservarli. Anche Scintilena ha raccontato questa iniziativa come un momento di divulgazione sulla protezione dei chirotteri. [web:6][web:35]

Speleologia e conservazione dei pipistrelli: gli obiettivi della Bat Week 2026

La sessione propone un dialogo operativo tra chi frequenta le grotte e chi studia le popolazioni di pipistrelli. Il programma punta a collegare le conoscenze scientifiche alle attività di conservazione. Prevede inoltre la presentazione di modelli di collaborazione replicabili in contesti diversi.

Gli obiettivi annunciati comprendono cinque ambiti:

  • riconoscere il contributo degli speleologi alla conoscenza e alla tutela dei rifugi sotterranei;
  • avvicinare ricerca scientifica e interventi di conservazione delle comunità di pipistrelli;
  • condividere esperienze di cooperazione tra speleologi, biologi e comunità locali;
  • mettere in relazione ricercatori, educatori e gruppi speleologici di continenti diversi;
  • aumentare l’attenzione del pubblico e dei decisori verso il valore ecologico delle grotte e dei sistemi carsici.

Il coinvolgimento di Bat Conservation International inserisce l’appuntamento in una prospettiva internazionale. L’organizzazione opera attraverso ricerca, recupero delle specie minacciate, protezione degli habitat e progetti costruiti con le comunità. Questi ambiti rendono centrale il collegamento tra conoscenza dei siti e interventi sul territorio. [web:39]

Grotte e pipistrelli: perché i rifugi sotterranei sono importanti

Le grotte non rappresentano soltanto luoghi di esplorazione. Per numerose specie di pipistrelli sono rifugi essenziali, utilizzati in fasi diverse del ciclo annuale. Nelle regioni temperate ospitano colonie durante l’ibernazione e, per alcune specie, durante la riproduzione. Nelle regioni più calde possono accogliere comunità numerose lungo tutto l’anno. [web:2]

La conservazione dei pipistrelli richiede quindi attenzione sia agli ambienti sotterranei sia ai territori circostanti. La perdita dei rifugi e delle aree di alimentazione può compromettere la sopravvivenza delle colonie. Tra le pressioni documentate figurano l’estrazione del calcare, lo sviluppo turistico delle grotte e il disturbo legato alle attività umane. [web:2]

Il valore dei chirotteri si estende oltre gli ingressi delle cavità. Le diverse specie contribuiscono al consumo di insetti, all’impollinazione e alla dispersione dei semi. Sono funzioni differenti, legate alla loro ecologia e alimentazione, che connettono la tutela dei rifugi alla conservazione degli ecosistemi. [web:46]

Speleologi e chirotterologi: la collaborazione per tutelare le colonie

In Italia esistono già strumenti per collegare la frequentazione speleologica alla raccolta di informazioni sui pipistrelli. La sezione speleo di Tutela Pipistrelli propone un questionario per segnalare la presenza di chirotteri in grotta. Le segnalazioni contribuiscono a individuare i rifugi importanti e a studiare le misure più adatte alla loro salvaguardia. [web:45]

Questo approccio mostra il ruolo concreto della collaborazione tra speleologi e chirotterologi, cioè gli specialisti che studiano i pipistrelli. La conoscenza delle cavità può sostenere la ricerca quando le osservazioni vengono condivise con competenze biologiche specifiche. Tutela Pipistrelli richiama proprio questa collaborazione come una risorsa per proteggere gli animali e i loro habitat. [web:45]

La Bat Week 2026 porterà questo rapporto al centro del confronto internazionale. L’obiettivo annunciato è condividere modelli che possano essere adattati alle condizioni locali. Il coinvolgimento delle comunità aggiunge una dimensione territoriale alla tutela delle colonie.

Pipistrelli in letargo: ridurre il disturbo durante le attività in grotta

La presenza umana nei rifugi richiede particolare attenzione durante l’ibernazione. I risvegli indotti dal disturbo comportano un consumo delle riserve energetiche accumulate dai pipistrelli. La letteratura scientifica descrive questo meccanismo come un fattore capace di incidere sulla sopravvivenza invernale. [web:2]

Anche il monitoraggio deve considerare tale sensibilità. Uno studio pubblicato nel 2024 ha rilevato, nelle cavità esaminate, una relazione tra la probabilità di uscita dei pipistrelli dopo i censimenti e il numero di ricercatori moltiplicato per il tempo trascorso in grotta. Il risultato sostiene la necessità di pianificare con attenzione le attività nei siti di ibernazione. [web:8]

Le indicazioni di Tutela Pipistrelli invitano a evitare le cavità occupate durante il letargo. In caso di incontro con una colonia, raccomandano di limitare la permanenza, ridurre il rumore e non illuminare direttamente gli animali. La tutela dei rifugi passa quindi anche dalle modalità con cui vengono frequentati. [web:55]

Bat Week 2026 su Facebook Live: data e orari annunciati

L’incontro è previsto per domenica 25 ottobre 2026, in diretta su Facebook Live. L’annuncio degli organizzatori riporta questi orari:

  • Città del Messico: ore 10:00;
  • Europa centrale: ore 18:00;
  • Kenya: ore 19:00.

La sessione si rivolge a speleologi, ricercatori, educatori e persone interessate alla conservazione dei pipistrelli. Il confronto metterà al centro la relazione tra conoscenza delle grotte, protezione delle colonie e consapevolezza pubblica del valore dei sistemi carsici.

Fonti

Pipistrelli sotto la superficie https://www.facebook.com/share/1F3Z5g4Ckt/?mibextid=wwXIfr

L'articolo Bat Week 2026: speleologi e ricercatori insieme per proteggere i pipistrelli delle grotte proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Pot Trumps, le grotte diventano carte da gioco per sostenere il soccorso speleologico
    Condividi Il gioco di carte Pot Trumps, realizzato da Descent, mette a confronto le grotte di Gran Bretagna e Irlanda: cinque sterline per ogni mazzo venduto saranno destinate al British Cave Rescue Council Le grotte di Gran Bretagna e Irlanda diventano protagoniste di Pot Trumps, un gioco di carte realizzato dalla rivista Descent per raccogliere fondi a favore del soccorso speleologico. Per ogni mazzo venduto, cinque sterline saranno destinate al British Cave Rescue Council, l’organismo che
     

Pot Trumps, le grotte diventano carte da gioco per sostenere il soccorso speleologico

Október 9th 2026 at 13:00

Condividi

Il gioco di carte Pot Trumps, realizzato da Descent, mette a confronto le grotte di Gran Bretagna e Irlanda: cinque sterline per ogni mazzo venduto saranno destinate al British Cave Rescue Council

Le grotte di Gran Bretagna e Irlanda diventano protagoniste di Pot Trumps, un gioco di carte realizzato dalla rivista Descent per raccogliere fondi a favore del soccorso speleologico. Per ogni mazzo venduto, cinque sterline saranno destinate al British Cave Rescue Council, l’organismo che rappresenta le organizzazioni volontarie di soccorso sotterraneo delle isole britanniche. L’iniziativa unisce un prodotto dedicato agli appassionati a un contributo economico per la rete dei soccorritori. [web:7][web:8][web:9]

Pot Trumps: un gioco di carte dedicato alle grotte britanniche e irlandesi

Il progetto porta sul tavolo da gioco le cavità di Gran Bretagna e Irlanda, mettendole a confronto attraverso le carte. Al centro ci sono le grotte e le fotografie che ne raccontano gli ambienti. Il materiale promozionale di Descent presenta infatti un mazzo illustrato con immagini realizzate da fotografi specializzati nel mondo sotterraneo.

Pot Trumps nasce all’interno della comunità speleologica e si rivolge a chi conosce le grotte, ma anche a chi le incontra attraverso le immagini. La scelta di trasformarle nei soggetti di un gioco permette di affiancare alla dimensione ricreativa un richiamo al patrimonio sotterraneo britannico e irlandese.

La realizzazione del mazzo è confermata anche dal British Cave Rescue Council. Nel resoconto della propria partecipazione a Hidden Earth 2026, il consiglio ringrazia Descent per il gioco e ricorda la vendita delle confezioni presso entrambi gli stand. [web:8]

Fotografia sotterranea e divulgazione nel progetto Pot Trumps

Le fotografie costituiscono una parte centrale dell’iniziativa. Le carte non propongono soltanto il nome di una cavità: mettono in circolazione immagini del sottosuolo, presentate in un formato che può essere utilizzato e condiviso anche fuori dalle abituali occasioni di incontro speleologico.

Il contributo dei fotografi collega il gioco a una delle attività che accompagnano l’esplorazione delle grotte: la documentazione visiva. Nel messaggio di presentazione pubblicato su UK Caving, Descent ringrazia i fotografi coinvolti e indica la possibilità di acquistare il mazzo allo stand di Hidden Earth, con la successiva distribuzione attraverso il proprio sito. [web:7]

Cinque sterline per mazzo al British Cave Rescue Council

La finalità solidale distingue Pot Trumps da un semplice prodotto dedicato alle grotte. La quota annunciata è di cinque sterline per ciascuna confezione venduta. Il destinatario è il British Cave Rescue Council, noto con la sigla BCRC.

Fondato nel 1967, il BCRC rappresenta e sostiene le organizzazioni aderenti, favorendo lo scambio di informazioni e una voce comune a livello nazionale e internazionale. Riunisce sedici organizzazioni volontarie di soccorso sotterraneo. Non è un organismo di governo delle squadre: queste rimangono autonome e indipendenti. [web:9]

Il lavoro dei volontari comprende preparazione tecnica, addestramento e attività di supporto. Il BCRC spiega che i componenti delle squadre non sono retribuiti. Accanto agli speleologi operativi trovano spazio anche volontari impegnati nei trasporti, nelle comunicazioni in superficie, nella manutenzione e nella raccolta fondi. [web:6]

Pot Trumps a Hidden Earth, tra incontri speleologici e raccolta fondi

La presentazione del gioco si inserisce nel contesto di Hidden Earth, la conferenza speleologica annuale della British Cave Research Association. La manifestazione riunisce centinaia di speleologi e propone incontri dedicati all’esplorazione, alla ricerca e alla condivisione delle esperienze. [web:13]

L’edizione 2026 si è svolta dal 25 al 27 settembre a Llangollen, nel Galles settentrionale. Gli organizzatori indicati nel calendario della Federazione Speleologica Europea sono la British Cave Research Association e la British Caving Association. [web:22]

Secondo la comunicazione di Descent, le confezioni hanno incontrato una buona risposta durante la manifestazione. Il resoconto del BCRC conferma la presenza del gioco sia allo stand della rivista sia a quello del consiglio. La distribuzione di Pot Trumps prosegue attraverso il negozio online di Descent, associando a ogni acquisto la quota annunciata per il soccorso speleologico. [web:8]

Fonti

L'articolo Pot Trumps, le grotte diventano carte da gioco per sostenere il soccorso speleologico proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Grotte del Brasile, torna l’allarme sulla tutela: gli speleologi chiedono garanzie contro la distruzione
    Condividi La tutela delle grotte del Brasile torna al centro di un appello della comunità speleologica. Il dibattito politico riapre l’attenzione su decreti, attività minerarie e conservazione di un patrimonio che custodisce biodiversità, acqua e testimonianze del passato. https://youtu.be/2mpUXYL8Pg4?is=KfCHvCVvXrySRGeh Tutela delle grotte del Brasile: un nuovo appello alla mobilitazione Un nuovo appello richiama l’attenzione sulla tutela delle grotte del Brasile e sulle conseguenze di
     

Grotte del Brasile, torna l’allarme sulla tutela: gli speleologi chiedono garanzie contro la distruzione

Október 9th 2026 at 06:00

Condividi

La tutela delle grotte del Brasile torna al centro di un appello della comunità speleologica. Il dibattito politico riapre l’attenzione su decreti, attività minerarie e conservazione di un patrimonio che custodisce biodiversità, acqua e testimonianze del passato.

https://youtu.be/2mpUXYL8Pg4?is=KfCHvCVvXrySRGeh

Tutela delle grotte del Brasile: un nuovo appello alla mobilitazione

Un nuovo appello richiama l’attenzione sulla tutela delle grotte del Brasile e sulle conseguenze di un possibile indebolimento delle norme ambientali. Il messaggio invita a diffondere informazioni e a discutere della conservazione del sottosuolo anche fuori dalla comunità speleologica.

Al centro della preoccupazione ci sono le pressioni delle attività minerarie e dei grandi progetti infrastrutturali. L’appello collega questi rischi al confronto politico brasiliano e alla prospettiva di una presidenza di Flávio Bolsonaro. Il senatore del Partido Liberal è candidato alla presidenza nelle elezioni del 2026.

Il richiamo non riguarda soltanto gli accessi alle cavità. La normativa brasiliana considera parte dell’ambiente sotterraneo anche le acque, i minerali, la fauna, la flora e il corpo roccioso circostante. La conservazione richiede quindi attenzione all’intero sistema, non soltanto alle sale e alle gallerie visibili.

Decreti sulle grotte del Brasile: dalla mobilitazione al ricorso giudiziario

Il testo dell’appello ricorda una mobilitazione avviata nel maggio 2020, durante il governo di Jair Bolsonaro. Speleologi e ricercatori produssero filmati e materiali divulgativi. Il messaggio richiama anche la consegna di libri ai giudici del Supremo Tribunal Federal, la più alta corte del Paese.

La tutela delle grotte del Brasile è stata poi al centro di una controversia sul decreto n. 10.935 del 12 gennaio 2022. Il provvedimento apriva alla realizzazione di determinati interventi anche nelle cavità classificate di massima rilevanza. Modificava così una protezione che vietava gli impatti negativi irreversibili su questi ambienti.

Nel gennaio 2022 il giudice Ricardo Lewandowski sospese alcune disposizioni del decreto. Il ricorso, identificato come ADPF 935, era stato presentato da Rede Sustentabilidade. Nell’aprile 2024 il Supremo Tribunal Federal confermò la misura cautelare. Tornò così efficace la disposizione precedente che protegge le cavità di massima rilevanza e le loro aree d’influenza dagli impatti irreversibili.

La vicenda mostra quanto le decisioni normative incidano sulla conservazione del patrimonio sotterraneo. Classificare una grotta e stabilire quali interventi siano consentiti determina il suo livello concreto di protezione.

Cavità di massima rilevanza: classificazione e attività minerarie

Le norme brasiliane distinguono quattro livelli di rilevanza: massimo, alto, medio e basso. La valutazione comprende caratteristiche ecologiche, biologiche, geologiche, idrologiche, paleontologiche e storico-culturali. Non dipende quindi soltanto dalle dimensioni della cavità.

Nel marzo 2025 l’ICMBio e il Centro Nacional de Pesquisa e Conservação de Cavernas, Cecav, hanno organizzato a Brasília un seminario tecnico-scientifico. Il confronto riguardava i metodi per identificare le cavità dalle “dimensioni notevoli”, uno degli attributi utilizzati nella classificazione.

Hanno partecipato istituzioni, università, Sociedade Brasileira de Espeleologia, consulenti e imprese del settore minerario. L’incontro rientrava nel percorso di revisione del decreto del 2022. La tutela delle grotte del Brasile resta dunque legata anche alla definizione di criteri tecnici condivisi, capaci di tradurre le conoscenze scientifiche in regole applicabili.

Biodiversità e acqua: perché proteggere le grotte del Brasile

Le cavità naturali conservano ambienti biologici vulnerabili. L’ICMBio ha evidenziato che l’indebolimento delle protezioni aumenterebbe i rischi anche per grotte con specie criticamente minacciate di estinzione.[3]

La protezione interessa inoltre le risorse idriche. I sistemi sotterranei contribuiscono alla ricarica degli acquiferi, collegati all’approvvigionamento di acqua potabile. Alterare questi ambienti può quindi compromettere funzioni che riguardano anche le comunità in superficie.[3]

L’appello ricorda inoltre il valore delle grotte come archivi naturali. Sedimenti, fossili e concrezioni offrono materiali per studiare il clima, la megafauna estinta e la presenza umana. La stessa normativa riconosce gli attributi paleontologici, geologici e storico-culturali tra i criteri di rilevanza delle cavità.[2]

Microorganismi delle grotte e ricerca sugli antimicrobici

Un ulteriore campo di ricerca riguarda i microorganismi sotterranei. Studi condotti in diverse grotte del mondo hanno individuato batteri capaci di produrre composti antimicrobici. Altri aiutano a comprendere l’origine e i meccanismi della resistenza agli antibiotici.[6]

Questi risultati non equivalgono alla disponibilità immediata di nuovi farmaci. Indicano piuttosto un ambito di ricerca che dipende dalla conservazione degli habitat e dalla possibilità di studiarli nel tempo.[6]

La tutela delle grotte del Brasile riguarda quindi anche conoscenze ancora da acquisire. Il nuovo appello chiede di mantenere l’attenzione pubblica sulle scelte ambientali. La distruzione di una cavità elimina il luogo in cui acqua, organismi e testimonianze geologiche possono essere osservati insieme. Proteggerla significa conservare anche le condizioni necessarie per continuare a studiarla.

Fonti consultate e materiale dell’appello

Fonti
[1] g1.globo.com › politica › eleicoesQuem é Flávio Bolsonaro: o candidato do PL à Presidência | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/noticia/2026/10/04/flavio-bolsonaro-de-filho-do-ex-presidente-a-candidato-do-pl-a-presidencia-da-republica.ghtml
[2] D10935 – Planalto https://www.planalto.gov.br/ccivil_03/_ato2019-2022/2022/decreto/d10935.htm
[3] Cavernas em pauta: seminário discute critério para revisão do … https://www.gov.br/icmbio/pt-br/assuntos/centros-de-pesquisa/cavernas/patrimonio-espeleologico-em-pauta-1/cavernas-em-pauta-seminario-discute-criterio-para-revisao-do-decreto-no-10-935-2022
[4] STF confirma liminar que impede a realização de empreendimentos … https://noticias.stf.jus.br/postsnoticias/stf-confirma-liminar-que-impede-a-realizacao-de-empreendimentos-em-grutas-e-cavernas/
[5] Plenário do STF suspende parcialmente decreto que permitia … https://www.demarest.com.br/plenario-do-stf-suspende-parcialmente-decreto-que-permitia-intervencao-em-cavidades-naturais-subterraneas/
[6] Resistência a antibióticos: superbactérias de cavernas … https://g1.globo.com/ciencia/noticia/2026/04/23/as-poderosas-bacterias-encontradas-em-cavernas-profundas-que-desafiam-a-medicina-resistentes-a-praticamente-todos-os-antibioticos.ghtml
[8] Pesquisa para presidente: Lula e Flávio voltam a empatar no … – BBC https://www.bbc.com/portuguese/articles/cmwyze3r990vo
[9] Datafolha: Lula tem 45% e Flávio Bolsonaro, 42% em válidos – UOL https://www1.folha.uol.com.br/poder/2026/10/datafolha-lula-tem-45-e-flavio-bolsonaro-42-em-votos-validos-na-vespera-do-1o-turno.shtml
[10] Datafolha: Lula tem 45% e Flávio 40% em votos válidos – UOL https://www1.folha.uol.com.br/poder/2026/10/datafolha-lula-tem-45-e-flavio-bolsonaro-40-em-votos-validos-no-1o-turno.shtml
[11] Quaest, 2º turno: Flávio Bolsonaro, 44%; Lula 42% | G1 – Globo https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/03/quaest-2o-turno-flavio-bolsonaro-44percent-lula-42percent.ghtml
[12] g1.globo.com › politica › eleicoesDatafolha, 2º turno: Lula, 47%; Flávio Bolsonaro, 46% | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/03/datafolha-presidente-segundo-turno-3-outubro.ghtml
[13] Pesquisa Datafolha: Lula tem 42% e Flávio Bolsonaro 38% | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/01/datafolha-presidente-1-outubro.ghtml
[14] Datafolha, 2º turno: Lula, 48%; Flávio Bolsonaro, 45% | G1 https://g1.globo.com/politica/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral/noticia/2026/10/01/datafolha-presidente-segundo-turno-1-outubro.ghtml
[15] cbn.globo.com › politica › noticiaDatafolha, 2º turno: Lula, 48%; Flávio Bolsonaro, 45% https://cbn.globo.com/politica/noticia/2026/10/01/datafolha-2o-turno-lula-48percent-flavio-bolsonaro-45percent.ghtml
[16] cbn.globo.com › coberturas › eleicoes-2026Quaest: Flávio Bolsonaro tem 44%; Lula, 42%, em cenário de 2º … https://cbn.globo.com/coberturas/eleicoes-2026/noticia/2026/10/03/quaest-flavio-bolsonaro-tem-44percent-lula-42percent.ghtml
[17] Lula tem 46,7% e Flávio Bolsonaro, 43,8%, na véspera da eleição … https://www.jota.info/eleicoes/eleicoes-2026/lula-tem-467-e-flavio-bolsonaro-438-na-vespera-da-eleicao-aponta-pesquisa-atlasintel
[18] Flávio Bolsonaro na pesquisa para presidente para 1º turno hoje https://noticias.uol.com.br/eleicoes/2026/10/03/flavio-bolsonaro-na-pesquisa-para-presidente-para-1-turno-hoje-veja-numeros-atualizados.ghtm
[19] CastelSotterra Project in Brasile – Scintilena https://www.scintilena.com/castelsotterra-project-in-brasile/07/21/
[20] CNT/MDA divulga pesquisa eleitoral para presidente da República https://www.gazetadopovo.com.br/eleicoes/2026/pesquisa-eleitoral-2026/cnt-mda-presidente-outubro-2026-vespera-primeiro-turno/
[21] STF suspende norma que permite empreendimentos em cavernas https://www.migalhas.com.br/quentes/406291/stf-suspende-norma-que-permite-empreendimentos-em-cavernas
[22] STF forma maioria para manter a proibição de construção em … https://www.jota.info/stf/do-supremo/stf-forma-maioria-para-manter-a-proibicao-de-construcao-em-cavernas
[23] Entenda as normas para proteção, classificação e uso de cavidades naturais subterrâneas no Brasil | Rádio Itatiaia https://www.itatiaia.com.br/economia/negocios/eloos/mineracao/entenda-as-normas-para-protecao-classificacao-e-uso-de-cavidades-naturais-subterraneas-no-brasil/
[24] Nuove norme per la sicurezza in grotta: dispositivi intelligenti e … https://www.scintilena.com/nuove-normative-per-la-sicurezza-in-grotta-dispositivi-intelligenti-e-controlli-digitali-obbligatori-dal-2027/04/01/
[25] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[26] 30cbe_215-220 – cavernas https://www.cavernas.org.br/wp-content/uploads/2021/07/30cbe_215-220.pdf
[27] Perfil de resistência antimicrobiana de bactérias isoladas em … https://editorapoisson.com.br/I-0284/capitulo/1/
[28] Bactérias em cavernas profundas apresentam resistência a … https://www.brasilemfolhas.com.br/2026/04/bacterias-cavernas-resistencia-antibioticos/
[29] Atos formalizados contra o Decreto nº 10.935/2022 – Sociedade … https://www.cavernas.org.br/noticia_geral/atos-formalizados-contra-deceto-10-935-2022/
[30] Proteção de cavidades naturais subterrâneas: validade de decreto https://www.cognijus.com/blog/protecao-de-cavidades-naturais-subterraneas-validade-de-decreto-supremo-tribunal-federal-stf
[31] As poderosas bactérias encontradas em cavernas profundas que … https://www.hora1mt.com.br/2026/04/as-poderosas-bacterias-encontradas-em-cavernas-profundas-que-desafiam-a-medicina-resistentes-a-praticamente-todos-os-antibioticos/

L'articolo Grotte del Brasile, torna l’allarme sulla tutela: gli speleologi chiedono garanzie contro la distruzione proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Shpella Shtares 2026: a Costacciaro il racconto di una grotta lunga 13,5 chilometri
    Condividi Vito Alessio Lacirignola porterà al Raduno Internazionale di Speleologia le nuove esplorazioni e gli studi della Shpella Shtares 2026. A dieci anni dalla scoperta, la cavità delle Alpi Albanesi continua ad ampliare il proprio sviluppo e le conoscenze sulla fauna sotterranea. Shpella Shtares 2026 a Costacciaro Le esplorazioni della Shpella Shtares 2026 saranno al centro di un incontro con Vito Alessio Lacirignola, del Gruppo Speleologico Martinese. La conferenza rientra nel progra
     

Shpella Shtares 2026: a Costacciaro il racconto di una grotta lunga 13,5 chilometri

Október 7th 2026 at 12:00

Condividi

Vito Alessio Lacirignola porterà al Raduno Internazionale di Speleologia le nuove esplorazioni e gli studi della Shpella Shtares 2026. A dieci anni dalla scoperta, la cavità delle Alpi Albanesi continua ad ampliare il proprio sviluppo e le conoscenze sulla fauna sotterranea.

Shpella Shtares 2026 a Costacciaro

Le esplorazioni della Shpella Shtares 2026 saranno al centro di un incontro con Vito Alessio Lacirignola, del Gruppo Speleologico Martinese. La conferenza rientra nel programma del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro, in calendario dal 29 ottobre al 1° novembre 2026. L’intervento, intitolato “Shpella Shtares 2026: nuovi studi ed esplorazioni”, presenterà il lavoro svolto ad agosto nelle Alpi Proclezie, nel nord dell’Albania.[1]

Il tema unisce avanzamento esplorativo e ricerca scientifica. La spedizione più recente ha aggiunto 1,4 chilometri di ambienti rilevati. Lo sviluppo complessivo della grotta ha così raggiunto circa 13,5 chilometri. Parallelamente sono proseguiti i monitoraggi microclimatici e i campionamenti della fauna ipogea.[2]

A Costacciaro, il racconto della Shpella Shtares 2026 porterà quindi l’attenzione su una ricerca continuativa. Le nuove prosecuzioni si inseriscono in un percorso iniziato dieci anni fa. Le osservazioni degli invertebrati troglobi affiancano la documentazione di gallerie, pozzi e collegamenti ancora da esplorare.

Shpella Shtares, dieci anni di esplorazioni

La Shpella Shtares fu scoperta nell’agosto 2016 durante la spedizione Curraj. L’individuazione dell’ingresso avvenne grazie alle indicazioni dei pastori locali, in particolare della famiglia Kolbucaj. Dal 2017 il Gruppo Speleologico Martinese ha concentrato nella cavità una parte consistente delle proprie attività in Albania.[3]

La grotta si trova presso Vrane e Madhe, nel Parco Naturale Regionale Nikaj-Mërtur. L’ingresso si apre a circa 1.400 metri di quota, alla base della cresta calcarea del Maja e Kakisë. Il contesto montano e la complessità dei passaggi hanno accompagnato l’organizzazione delle diverse campagne.[3][4]

Lo sviluppo conosciuto è cresciuto attraverso successive spedizioni e rilievi. Nel 2024 furono aggiunti 1,8 chilometri di nuovi rami e ambienti, raggiungendo la soglia dei dieci chilometri. Le campagne successive hanno ampliato ulteriormente la mappa del sistema. La Shpella Shtares 2026 rappresenta l’ultima tappa di questo lavoro sul campo.[2][5]

La spedizione di agosto si è svolta dall’8 al 23 e ha coinvolto 28 speleologi. Accanto al gruppo martinese hanno partecipato esploratori di diverse associazioni italiane. La collaborazione ha consentito di distribuire le squadre su più fronti e di sostenere le attività nelle zone più lontane dall’ingresso.[2]

Shpella Shtares 2026, nuovi rami

Una delle principali novità è il Ramo Radio Alice. È stato raggiunto nella zona della Connessione, al termine della Via di Oniro, dopo una risalita di quaranta metri. Il nuovo settore si sviluppa per circa cinquecento metri. Presenta diverse condotte e un pozzo ancora da discendere.[2]

Altri avanzamenti hanno interessato il Ramo del Mezzogiorno. Qui una risalita ha aperto l’accesso a una galleria lunga circa cento metri. La prosecuzione incontra una frana alla base di un salto verticale. Nella Sala di Morfeo è stata invece avviata una risalita di circa trenta metri.[2]

Le verifiche nel Ramo Poseidone hanno confermato collegamenti con condotte già conosciute. Nella Forra dei Ragazzi è stato superato un primo tratto bagnato. Più avanti, acqua abbondante e roccia friabile hanno fermato la progressione sotto una seconda risalita.[2]

Per sostenere le esplorazioni più remote è stato allestito un campo avanzato con amache nel Ramo Apuani in Vacanza. In quel settore sono stati rilevati circa cinquecento metri di sviluppo e discesi diversi pozzi. Il limite raggiunto è una strettoia di complessa percorrenza. I collegamenti radio e gli otto posti letto del campo base hanno supportato l’organizzazione interna.[2]

Biospeleologia e microclima della Shpella Shtares

La conferenza dedicata alla Shpella Shtares 2026 comprenderà anche gli studi sull’ambiente sotterraneo. Durante la spedizione sono stati scaricati e riposizionati i termometri di profondità. La rete è stata integrata con un sensore esterno. Due anemometri sono stati installati nella Via di Oniro per studiare la circolazione stagionale dell’aria.[2]

La ricerca biospeleologica ha raccolto campioni di diversi gruppi di invertebrati. Tra questi figurano collemboli, acari, pseudoscorpioni, miriapodi, aracnidi e altri insetti. Sono state campionate anche patine e vermicolazioni per le analisi microbiologiche.[2]

Queste attività proseguono una linea di indagine già avviata nelle precedenti campagne. Vito Alessio Lacirignola figura fra gli autori della relazione sulle prime ricerche biospeleologiche effettuate nella grotta nel 2019. Quel lavoro ha affiancato alle esplorazioni la documentazione della comunità biologica sotterranea.[6]

Nel 2022 sono state descritte tre specie di coleotteri raccolte nella cavità: Kircheria dritae, Anthroherpon shtarensis e Riberius stillicidii. Per quest’ultima è stato istituito anche il nuovo genere Riberius. Sono risultati che documentano l’interesse della Shpella Shtares per lo studio della fauna specializzata degli ambienti ipogei.[6]

L’incontro di Costacciaro collegherà questi studi alle nuove esplorazioni di agosto. Il programma di ricerca proseguirà con Shtares 2027, dedicato ai fronti rimasti aperti e alla continuità dei monitoraggi scientifici.[2]

Fonti

Fonti
[1] Raduno Internazionale di Speleologia 2026 | Costacciaro https://radunocostacciaro.it/
[2] Nuove esplorazioni nel cuore delle Alpi Albanesi: la Shpella Shtares … https://www.scintilena.com/nuove-esplorazioni-nel-cuore-delle-alpi-albanesi-la-shpella-shtares-raggiunge-lo-sviluppo-complessivo-di-135-km/09/07/
[3] Il progetto “Shtares 2026” – Scintilena https://www.scintilena.com/il-progetto-shtares-2026autore-del-thread-sebastiano-data-di-inizio-venerdi-alle-2235venerdi-alle-2235/05/18/
[4] Shpella Shtares raggiunge i 10km di sviluppo https://gsmartinese.it/2024/09/30/shpella-shtares-raggiunge-i-10km-di-sviluppo/
[5] La grotta Shpella Shtares raggiunge la soglia dei 10 km – Scintilena https://www.scintilena.com/la-shpella-shtares-raggiunge-la-soglia-dei-10-km-conclusa-la-spedizione-del-gruppo-speleologico-martinese-sulle-alpi-albanesi/09/27/
[6] Shpella Shtares, la biospeleologia accompagna l’esplorazione nelle … https://www.scintilena.com/shpella-shtares-la-biospeleologia-accompagna-lesplorazione-nelle-alpi-albanesi/08/20/
[8] Programma Eventi | Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/programma/
[9] International Speleology Meeting Costacciaro 2026 https://www.eurospeleo.eu/event/international-speleology-meeting-costacciaro-2026-in-italy/
[10] Speleologi di Martina Franca sulle Alpi Albanesi, partita la … https://www.buonasera24.it/gallery/cronaca/926516/speleologi-di-martina-franca-sulle-alpi-albanesi-partita-la-spedizione-shtares-2026-con-28-esploratori-le-foto.html
[11] Costacciaro 2026, attacchi informatici al sito del Raduno … https://www.scintilena.com/costacciaro-2026-attacchi-informatici-al-sito-del-raduno-early-bird-prorogato-al-10-settembre/08/31/
[12] Scintilena https://www.scintilena.com/
[13] RADUNO SPELEO 2026 – KONG https://www.kong.it/it/post/raduno-speleo-2026/
[14] Gli speleologi di Martina Franca portano un «pezzo» di città nelle … https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/taranto/2126911/gli-speleologi-di-martina-franca-portano-un-pezzo-di-citta-nelle-grotte-albanesi.html
[15] Shpella Shtares raggiunge i 5,7km di sviluppo https://gsmartinese.it/2022/12/17/shpella-shtares-raggiunge-i-5-7km-di-sviluppo/
[16] Costacciaro 2026, si sta delineando un sogno: cinque elementi per … https://www.scintilena.com/costacciaro-2026-si-sta-delineando-un-sogno-cinque-elementi-per-raccontare-il-mondo-sotterraneo/08/29/

L'articolo Shpella Shtares 2026: a Costacciaro il racconto di una grotta lunga 13,5 chilometri proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Grotte glaciovulcaniche in Islanda: Fire under Ice arriva a Costacciaro
    Condividi Andrea Benassi e il Gruppo Speleologico Sacile porteranno al Raduno Internazionale di Speleologia Costacciaro 2026 i risultati della spedizione Vatnajökull 2026 – Fire under Ice. Al centro dell’incontro, le grotte glaciovulcaniche in Islanda e la scoperta di Freyja Hellir, un complesso di circa 1,5 chilometri tra ghiaccio, fumarole e lava. Fire under Ice a Costacciaro 2026 Le esplorazioni delle grotte glaciovulcaniche in Islanda entrano nel programma del Raduno Internazionale di
     

Grotte glaciovulcaniche in Islanda: Fire under Ice arriva a Costacciaro

Október 7th 2026 at 11:00

Condividi

Andrea Benassi e il Gruppo Speleologico Sacile porteranno al Raduno Internazionale di Speleologia Costacciaro 2026 i risultati della spedizione Vatnajökull 2026 – Fire under Ice. Al centro dell’incontro, le grotte glaciovulcaniche in Islanda e la scoperta di Freyja Hellir, un complesso di circa 1,5 chilometri tra ghiaccio, fumarole e lava.

Fire under Ice a Costacciaro 2026

Le esplorazioni delle grotte glaciovulcaniche in Islanda entrano nel programma del Raduno Internazionale di Speleologia di Costacciaro. La manifestazione si svolgerà dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, nel territorio del Parco del Monte Cucco. La conferenza «Vatnajökull 2026 – Fire under Ice» vedrà la partecipazione di Andrea Benassi e del Gruppo Speleologico Sacile. L’incontro presenterà il lavoro svolto durante la spedizione scientifica dedicata alle cavità generate dall’interazione tra attività geotermica e ghiaccio.[1]

Benassi, consigliere della Società Speleologica Italiana e partecipante alla missione, illustrerà un’esperienza che unisce esplorazione, documentazione e ricerca microbiologica. La spedizione, coordinata dal Consorzio Speleologi Ipogenici, ha coinvolto tredici speleologi. Complessivamente sono stati esplorati e documentati quasi 2,5 chilometri di nuove cavità glaciovulcaniche.[2][3]

Il contributo porterà quindi a Costacciaro non soltanto il racconto di una scoperta. Offrirà anche una lettura dei processi che modellano questi ambienti sotterranei e delle attività avviate per seguirne l’evoluzione. Rilievi, fotografie e campionamenti costituiscono parti complementari dello stesso percorso di ricerca.[3]

Grotte glaciovulcaniche tra ghiaccio e lava

La spedizione Vatnajökull 2026 ha proseguito le ricerche iniziate con la ricognizione italiana del 2025. Le attività si sono concentrate su due aree. La prima è la caldera settentrionale del Kverkfjöll, sul ghiacciaio Vatnajökull. La seconda è il distretto vulcanico della caldera del Torfa, nel comprensorio del Torfajökull, nella parte meridionale dell’Islanda.[3]

Le grotte glaciovulcaniche in Islanda si formano dove il calore geotermico incontra le masse glaciali. Fumarole, sorgenti calde e acque di fusione contribuiscono a modellare gallerie e sale. Sono ambienti diversi dalle cavità glaciali prodotte dalla sola circolazione dell’acqua: l’attività idrotermale introduce un’ulteriore componente nella loro formazione e trasformazione.[3]

Al Kverkfjöll, gli esploratori hanno installato strumenti e fotocamere per monitorare alcune cavità già visitate nel 2025. Il lavoro è stato impostato in collaborazione con un gruppo internazionale di speleologi e ricercatori nordamericani. Il confronto fra osservazioni, immagini e rilievi permette di studiare i cambiamenti delle strutture sotterranee nel corso della stagione.[3]

Freyja Hellir, 1,5 chilometri sotterranei

Nel settore del Torfa è stato scoperto e documentato il complesso Freyja Hellir, dedicato alla divinità della mitologia norrena. Con circa 1,5 chilometri di sviluppo, è la più lunga grotta glaciovulcanica attualmente esistente documentata in Islanda. Per sviluppo, occupa il secondo posto tra quelle documentate sul pianeta, dopo il complesso del monte Rainier, negli Stati Uniti.[3]

Freyja Hellir comprende gallerie e sale sviluppate tra il ghiaccio e un substrato di lava riolitica. L’elevata densità delle emissioni fumaroliche alimenta un sistema nel quale agiscono anche sorgenti calde e corsi d’acqua. Lungo il percorso sono stati osservati solchi e marmitte scavati nei depositi vulcanici e nella roccia. Queste forme aggiungono alla documentazione speleologica elementi utili per studiare la storia del drenaggio sotterraneo.[3]

Tra gli ambienti descritti figura la Sala del Graal. Qui una sorgente con acqua a quasi 60 °C, e una portata di diversi litri al secondo, contribuisce a modellare una grande cavità nel ghiaccio. L’acqua termale confluisce poi nel torrente principale. Il complesso mostra così la compresenza di fumarole, calore geotermico e circolazione idrica.[3]

Microbiologia nelle grotte glaciovulcaniche

Lo studio delle grotte glaciovulcaniche in Islanda comprende anche la ricerca sulle comunità microbiche. La spedizione ha effettuato campionamenti in diversi siti, in accordo con il Parco nazionale del Vatnajökull. I materiali raccolti sono destinati alle analisi condotte attraverso la collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca.[3][4]

Gli ambienti campionati rientrano nella categoria DOVE, acronimo di Dark Oligotrophic Volcanic Environments: ambienti vulcanici bui e poveri di nutrienti. Nei siti studiati sono presenti alte temperature e atmosfere caratterizzate da gas come idrogeno solforato, anidride carbonica e metano. Queste condizioni rendono le cavità interessanti per la ricerca sugli organismi estremofili e sui possibili analoghi planetari utilizzati negli studi di esobiologia.[3]

Le stesse caratteristiche richiedono attenzione durante l’esplorazione. Il resoconto della missione descrive l’impiego di strumenti per individuare accumuli di gas e il lavoro su tecniche, materiali e protocolli di sicurezza. La presenza del ghiaccio non esclude temperature elevate, mentre l’aspetto di una sala non permette di riconoscere ogni pericolo atmosferico.[3]

La conferenza di Costacciaro riunirà questi diversi aspetti della spedizione Fire under Ice. La scoperta di Freyja Hellir sarà presentata insieme al monitoraggio delle cavità e alle ricerche microbiologiche. Un contributo dedicato al rapporto fra esplorazione speleologica e studio degli ambienti glaciovulcanici.[3]

Fonti

Fonti
[1] Raduno Internazionale di Speleologia 2026 | Costacciaro https://radunocostacciaro.it/
[2] Islanda: il 9 luglio prende il via la spedizione glaciospeleologica … https://www.scintilena.com/islanda-il-9-luglio-prende-il-via-la-spedizione-glaciospeleologica-vatnajokull-2026-fire-under-ice/06/30/
[3] Islanda, sotto il Vatnajokull la scoperta di Freyja Hellir https://www.scintilena.com/islanda-sotto-il-vatnajokull-la-scoperta-di-freyja-hellir-la-seconda-grotta-glaciovulcanica-piu-estesa-del-pianeta/07/28/
[4] Vatnajökull 2026 – Fire under Ice https://www.speleo.lazio.it/home/2026/07/21/vatnajokull-2026-fire-under-ice/
[10] Islanda – si è conclusa la spedizione glaciospeleologica “Fire under … https://www.scintilena.com/islanda-si-conclude-la-spedizione-glaciospeleologica-fire-under-ice-2026/07/27/
[11] Grotte glaciovulcaniche in Islanda, le esplorazioni internazionali che … https://www.scintilena.com/grotte-glaciovulcaniche-in-islanda-le-esplorazioni-internazionali-che-hanno-preceduto-vatnajokull-2026/07/28/
[12] Grotte glaciovulcaniche sul Vatnajökull 2026, nuove scoperte tra … https://www.scintilena.com/grotte-glaciovulcaniche-sul-vatnajokull-2026-nuove-scoperte-tra-kverkfjoll-e-torfa/07/28/
[13] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[16] Vatnajokull National Park 2026 – Islanda – Tripadvisor https://www.tripadvisor.it/Tourism-g612424-Vatnajokull_National_Park_East_Region-Vacations.html
[17] Freia – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Freia
[19] Iscrizioni Costacciaro 2026 | Raduno Internazionale di Speleologia https://radunocostacciaro.it/registrazione-partecipanti-2/
[20] Programma Eventi | Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/programma/
[21] Comunicazione – Costacciaro 2026 https://radunocostacciaro.it/comunicazione/
[22] International Speleology Meeting Costacciaro 2026 https://www.eurospeleo.eu/event/international-speleology-meeting-costacciaro-2026-in-italy/
[23] ATTIVITA’ 2026 OK – Costacciaro 2026 https://radunocostacciaro.it/attivita-2026-ok/
[24] Aperte le iscrizioni al Raduno Internazionale di Speleologia … https://www.scintilena.com/aperte-le-iscrizioni-al-raduno-internazionale-di-speleologia-costacciaro-2026/07/22/
[25] Costacciaro 2026 accende i motori: online la piattaforma per … https://www.scintilena.com/costacciaro-2026-accende-i-motori-online-la-piattaforma-per-partecipare-al-raduno-internazionale-di-speleologia/03/17/
[26] RADUNO SPELEO 2026 – Kong Italy https://www.kong.it/it/post/raduno-speleo-2026/
[27] Come nasce il Raduno Internazionale di Speleologia 2026 https://radunocostacciaro.it/costruiamo-il-raduno/
[29] Prossimi Appuntamenti della Speleologia https://www.scintilena.com/prossimi-appuntamenti-della-speleologia/06/12/
[30] [PDF] 2026 – CAI L’Aquila https://cailaquila.it/wp-content/uploads/2026/03/CAI26-web.pdf
[31] RADUNO SPELEO 2026 https://kongfareast.cn/en/post/raduno-speleo-2026/

L'articolo Grotte glaciovulcaniche in Islanda: Fire under Ice arriva a Costacciaro proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Grecia, a Salonicco il 16° seminario di speleologia del Proteas
    Condividi Il gruppo speleologico Proteas – Speleologia di Salonicco organizza la sedicesima edizione del corso dedicato alla formazione di nuovi speleologi. Tecniche di progressione, sicurezza, conoscenza dell’ambiente sotterraneo e, nella tradizione formativa dell’associazione, anche rilievo delle cavità. La speleologia greca è organizzata, come quella italiana, in una rete di gruppi che collaborano nelle esplorazioni, nella ricerca e nella tutela dell’ambiente sotterraneo, con frequenti
     

Grecia, a Salonicco il 16° seminario di speleologia del Proteas

Október 6th 2026 at 05:00

Condividi

Il gruppo speleologico Proteas – Speleologia di Salonicco organizza la sedicesima edizione del corso dedicato alla formazione di nuovi speleologi. Tecniche di progressione, sicurezza, conoscenza dell’ambiente sotterraneo e, nella tradizione formativa dell’associazione, anche rilievo delle cavità.

La speleologia greca è organizzata, come quella italiana, in una rete di gruppi che collaborano nelle esplorazioni, nella ricerca e nella tutela dell’ambiente sotterraneo, con frequenti scambi e collaborazioni internazionali, avendo grande cura della formazione.

Un esempio: a Salonicco, in Grecia, prenderà il via il 13 ottobre 2026 la sedicesima edizione del Seminario di Speleologia e Speleo-esplorazione organizzato dal gruppo Proteas – Speleologia di Salonicco

L’iniziativa è rivolta anche a persone senza precedente esperienza e combina lezioni teoriche e attività pratiche, con l’obiettivo di fornire le conoscenze di base per muoversi in grotta in sicurezza e partecipare successivamente alle escursioni e alle spedizioni organizzate dall’associazione durante l’anno.

Il programma di questa edizione pone l’attenzione sull’attrezzatura, sulle tecniche speleologiche, sulla sicurezza e sul comportamento responsabile nell’ambiente sotterraneo.

La formazione proposta da Proteas si inserisce però in un’attività didattica ormai consolidata. Nei programmi pubblicati dall’associazione per i seminari degli anni precedenti compaiono, oltre alle tecniche di progressione e alla geologia, anche organizzazione delle spedizioni, prevenzione degli incidenti, soccorso speleologico e cartografia delle grotte. In alcune edizioni gli allievi hanno effettuato esercitazioni pratiche di rilievo e fotografia direttamente nelle cavità.

Il rilievo costituisce del resto una componente importante dell’attività esplorativa del gruppo di Salonicco. Nella documentazione pubblicata da Proteas sono presenti rilievi realizzati con strumenti digitali DistoX e DistoX2, utilizzati sia per la documentazione di singole cavità sia nell’ambito di spedizioni esplorative.

Il sito dell’associazione ospita inoltre un archivio delle grotte esplorate e documentate dal gruppo, con indicazioni relative a sviluppo, profondità e autori o anni dei rilievi.

Il 16° Seminario di Speleologia e Speleo-esplorazione è articolato su 20 appuntamenti, dal 13 ottobre al 19 novembre 2026: 13, 15, 17, 18, 20, 22, 24, 25, 27, 29 e 31 ottobre; 1, 3, 5, 7, 8, 10, 12, 16 e 19 novembre 2026.

Le lezione teoriche, che avranno inizio alle h 20 e durata di circa due ore, come nella precedente edizione verteranno su:

  • materiali e attrezzatura speleologica;
  • elementi di geologia;
  • nodi e ancoraggi;
  • teoria dell’armo;
  • organizzazione delle spedizioni;
  • cartografia/rilievo delle grotte (????????????);
  • incidenti, prevenzione e soccorso speleologico.

A queste si aggiungevano esercitazioni pratiche in grotte e palestre tecniche della Grecia settentrionale.

Il primo incontro è previsto martedì 13 ottobre 2026, alle ore 20, nella sede di Proteas, in Grigoriou Lampraki 7, a Salonicco.

I posti disponibili sono limitati e l’organizzazione ha predisposto un modulo online per le iscrizioni:

Fonti: Voria – Grecia – https://www.voria.gr/article/thessaloniki-proteas-launches-16th-speleology-seminar-underground-exploration

Informazioni: Gruppo Proteas – Speleologia di Salonicco https://proteascave.gr/seminaria/ – http://proteascave.gr/contact/

L'articolo Grecia, a Salonicco il 16° seminario di speleologia del Proteas proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • GrindExplo 2026: rotazione dei bivacchi e disostruzione nella grotta più profonda della Romania
    Condividi Nella giornata del 30 settembre la spedizione GrindExplo 2026 ha concentrato uomini, batterie, bombole e materiali tra le quote di -420, -540 e -775 metri nell’Avenul de sub Vârful Grind, nei Monti Piatra Craiului. Una giornata tra profondità e superficie L’esplorazione sotterranea richiede una logistica continua. Il resoconto di GrindExplo 2026 del 30 settembre descrive una giornata scandita da trasporti, ricambi di squadra e attività di disostruzione nell’Avenul de sub Vârf
     

GrindExplo 2026: rotazione dei bivacchi e disostruzione nella grotta più profonda della Romania

Október 5th 2026 at 14:00

Condividi

Nella giornata del 30 settembre la spedizione GrindExplo 2026 ha concentrato uomini, batterie, bombole e materiali tra le quote di -420, -540 e -775 metri nell’Avenul de sub Vârful Grind, nei Monti Piatra Craiului.

Una giornata tra profondità e superficie

L’esplorazione sotterranea richiede una logistica continua. Il resoconto di GrindExplo 2026 del 30 settembre descrive una giornata scandita da trasporti, ricambi di squadra e attività di disostruzione nell’Avenul de sub Vârful Grind, in Romania.

Al mattino Emi è risalito dal bivacco posto a -775 metri fino a quello a -540 metri. Ha trasportato due bombole destinate alle attività nel settore profondo. Poi è tornato verso il terminus, dove ha proseguito l’allargamento di un passaggio insieme ad Alex.

La presenza di una squadra al fronte e di altre persone dedicate alla catena dei trasporti mostra il carattere collettivo di GrindExplo 2026. In cavità profonde, ogni intervento dipende dall’arrivo di energia, materiali, viveri e attrezzature tecniche. La progressione non è quindi limitata al lavoro davanti al punto esplorativo.

Avenul de sub Vârful Grind e il lavoro al terminus

L’Avenul de sub Vârful Grind si trova sul versante orientale dei Monti Piatra Craiului. L’ingresso è indicato attorno a 1.922 metri di quota. La cavità è inserita nell’area protetta del Parco Nazionale Piatra Craiului ed è conosciuta come la grotta più profonda della Romania.[1][2]

Le fonti pubblicate dal Clubul de Speologie Silex Bra?ov e dalla Federazione Rumena di Speleologia riportano per la cavità una profondità superiore agli 800 metri; dopo i rilievi resi noti nel 2025 è stato comunicato il valore di -815 metri. I valori possono variare tra i resoconti, perché le esplorazioni e la topografia dei nuovi rami aggiornano progressivamente il dato.[3][4]

La struttura dell’Avenul de sub Vârful Grind è tipicamente alpina. Comprende una successione di pozzi e tratti di collegamento, con un percorso che richiede autonomia tecnica e tempi di movimento rilevanti. Le attività di disostruzione condotte da Emi e Alex al terminus puntano ad ampliare passaggi che limitano la prosecuzione, senza che il bollettino del 30 settembre comunichi ancora un avanzamento metrico o una nuova quota.

Batterie, acqua e materiali nella GrindExplo 2026

A metà giornata Claudiu ha lasciato il bivacco di -540 metri per risalire in superficie, trasportando gli accumulatori utilizzati nei giorni precedenti. Una volta arrivato al rifugio speleologico, le batterie sono state messe in carica per essere reimmesse nel ciclo dei trasporti verso l’aven.

L’elettricità è una risorsa operativa essenziale in una spedizione come GrindExplo 2026. Alimenta lampade, strumenti e attrezzature impiegate nelle zone di lavoro. Il recupero e la ricarica degli accumulatori richiedono una gestione precisa, soprattutto quando il fronte esplorativo si trova molte centinaia di metri sotto l’ingresso.

David è rimasto al bivacco di -540 metri per una giornata di riposo. Narcis e Gabi hanno invece riordinato l’equipaggiamento presente al bivacco e ne hanno trasferito una parte verso La Gunoaie, a -420 metri. In serata era previsto anche il loro rientro in superficie.

Alina è entrata nella cavità con batterie cariche, cibo e altri materiali per gli speleologi impegnati nel sottosuolo. Ha raggiunto il bivacco di -540 metri, dove si trovava David. Nello stesso ingresso Cristina e Iris hanno effettuato una punta fino alla sorgente situata a -115 metri, con il compito di portare acqua al rifugio speleologico.

Bivacchi sotterranei e continuità dell’esplorazione

I bivacchi a -540 e -775 metri sono nodi fondamentali per l’organizzazione della GrindExplo 2026. Consentono di distribuire le permanenze, ridurre le distanze affrontate in una sola giornata e predisporre materiali vicino ai settori più impegnativi.

La giornata del 30 settembre non viene descritta come un momento isolato. È parte di una sequenza di lavoro in cui persone e attrezzature si muovono tra superficie e profondità. Il trasporto delle bombole verso il basso, la risalita degli accumulatori scarichi, la discesa delle batterie cariche e l’approvvigionamento d’acqua delineano una catena logistica indispensabile per mantenere operative le squadre.

La spedizione Grind 2026 è stata annunciata dalla Federazione Rumena di Speleologia dal 19 settembre al 4 ottobre. Tra i soggetti indicati nei materiali della spedizione figurano l’Asocia?ia Speologic? Focul Viu, il Clubul de Speologie Silex Bra?ov, la Federa?ia Român? de Speologie e il Clubul de Speologie Avenul. Il bilancio esplorativo conclusivo dipenderà dai dati raccolti e dalla documentazione topografica delle attività svolte.[2]

Fonti

Fonti
[1] Avenul de sub Vârful Grind – cea mai adânc? pe?ter? din România https://www.cjarges.ro/avenul-de-sub-varful-grind
[2] „Grind 2026” Expedition – Federa?ia Român? de Speologie https://www.frspeo.ro/grind-2026-expedition/
[3] Avenul de sub Vârful Grind – Clubul de Speologie Silex Bra?ov https://speosilex.ro/avenul-de-sub-varful-grind/
[4] Avenul de sub Vârful Grind – Masivul Piatra Craiului – Speologie.org https://www.speologie.org/avenul-de-sub-varful-grind
[6] Avenul de sub Col?ii Grindului – Wikipedia https://ro.wikipedia.org/wiki/Avenul_de_sub_Col%C8%9Bii_Grindului
[7] Recordul de adâncime din România a fost stabilit la Avenul de sub … https://www.radiobrasovfm.ro/stiri-nationale/stiri-din-actualitate/recordul-de-adancime-din-romania-a-fost-stabilit-la-avenul-de-sub-varful-grind-id201927.html
[8] În Avenul de sub Vârful Grind s-a înregistrat un nou record na?ional … https://www.radiovacanta.ro/stiri/in-avenul-de-sub-varful-grind-s-a-inregistrat-un-nou-record-national-de-adancime-65951.html
[9] În Avenul de sub Vârful Grind s-a înregistrat un nou record na?ional … https://www.radiobrasovfm.ro/stiri-din-brasov/in-avenul-de-sub-varful-grind-s-a-inregistrat-un-nou-record-national-de-adancime-id210772.html
[10] Video – Avenul de sub Vârful Grind, cea mai adâc? pe?ter? din … https://stirileprotv.ro/video/play/avenul-de-sub-varful-grind-cea-mai-adaca-pestera-din-romania-a-fost-explorata-pana-la-800-de-metri-adancime/
[11] Grind Explo 2025: Speleologia internazionale nell’Avenul de sub … https://www.scintilena.com/grind-explo-2025-speleologia-internazionale-nellavenul-de-sub-varful-grind/07/08/
[12] speologie, Avenul de sub Col?ii Grindului https://sites.google.com/site/romanianatura78/home/carpatii-meridionali/piatra-craiului/avenul-de-sub-coltii-grindului-avenul-de-sub-varful-grind-in-muntii-piatra-craiului
[13] Clubul de speologie Avenul – Brasov https://www.avenul.ro/
[14] Tab?ra de explorare „Grind 2025” | Federa?ia Român? de Speologie https://www.frspeo.ro/tabara-de-explorare-grind-2025/
[15] Proiectare profil 0 pentru Avenul de sub Vârful Grind 2024 https://www.studocu.com/ro/document/universitatea-transilvania-din-brasov/dreptul-integrat-al-mediului/grind-2024-profil-proiectat-0-scara-1-1000-pereti-pb-v1/118986186?origin=related-document

L'articolo GrindExplo 2026: rotazione dei bivacchi e disostruzione nella grotta più profonda della Romania proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Tláloc Vertical Fest 2026 a Ocuilan: due giorni di canyoning e debutto annunciato del discensore TH1
    Condividi Il 21 e 22 novembre il Tláloc Vertical Fest 2026 è annunciato a Ocuilan, nello Stato del Messico. Ocuiltlan Aventuras indica due canyon come scenario dell’iniziativa e prevede la presentazione ufficiale del dispositivo Tláloc Descensor TH1; programma, quote e modalità di iscrizione devono ancora essere pubblicati. Tláloc Vertical Fest 2026: date e sede dell’iniziativa Il Tláloc Vertical Fest 2026 è annunciato per sabato 21 e domenica 22 novembre a Ocuilan, nello Stato del Messico
     

Tláloc Vertical Fest 2026 a Ocuilan: due giorni di canyoning e debutto annunciato del discensore TH1

Október 5th 2026 at 13:00

Condividi

Il 21 e 22 novembre il Tláloc Vertical Fest 2026 è annunciato a Ocuilan, nello Stato del Messico. Ocuiltlan Aventuras indica due canyon come scenario dell’iniziativa e prevede la presentazione ufficiale del dispositivo Tláloc Descensor TH1; programma, quote e modalità di iscrizione devono ancora essere pubblicati.

Tláloc Vertical Fest 2026: date e sede dell’iniziativa

Il Tláloc Vertical Fest 2026 è annunciato per sabato 21 e domenica 22 novembre a Ocuilan, nello Stato del Messico. La comunicazione diffusa da Ocuiltlan Aventuras presenta l’appuntamento come un evento dedicato al canyoning, alle tecniche verticali e alla prova sul campo di nuove attrezzature.

Il calendario indicato è di due giornate. L’organizzazione dichiara che l’attività si svolgerà in due canyon. Non sono ancora stati resi pubblici i nomi degli itinerari, le difficoltà, le portate previste, i dislivelli dei salti né i requisiti tecnici richiesti ai partecipanti.

Queste informazioni saranno rilevanti per definire il profilo dell’evento. Nel canyoning, la scelta di percorsi e condizioni ambientali incide direttamente su equipaggiamento, composizione dei gruppi, gestione delle corde e procedure di sicurezza.

Ocuilan è un comune dello Stato del Messico nel quale il canyoning figura tra le attività di turismo d’avventura promosse a livello locale. Il portale municipale cita, fra le aree naturali del territorio, le Cascadas del Obraje: sei cascate inserite in un canyon, con salti segnalati fra circa 6 e 55 metri e accessibili con attrezzatura specifica.[1]

Canyoning a Ocuilan e contesto territoriale

Il contesto di Ocuilan offre ambienti con corsi d’acqua, cascate, boschi misti e pareti rocciose. Le informazioni turistiche del municipio menzionano esplicitamente rappel e canyoning. Questo quadro spiega la scelta della località per il Tláloc Vertical Fest 2026, pur senza consentire di identificare con certezza i due canyon previsti dal programma.[1]

Il canyoning combina progressione in forra, calate su corda, attraversamento di tratti acquatici e valutazione costante del rischio. In presenza di cascate, l’acqua può ridurre la visibilità e aumentare le difficoltà di comunicazione e manovra. Un resoconto dedicato alle Cascadas del Obraje descrive proprio le criticità della discesa sotto una forte portata, tra roccia bagnata, visibilità ridotta e necessità di controllare con precisione la corda.[2]

Per questo la diffusione preventiva dei dati tecnici e dei criteri di accesso sarà un passaggio necessario prima delle iscrizioni. I partecipanti dovranno conoscere con anticipo l’impegno dei percorsi, le condizioni stagionali e l’equipaggiamento indispensabile.

La denominazione Tláloc richiama la divinità mesoamericana associata alle sorgenti e alle piogge. Il riferimento è coerente con un evento collocato in un ambiente di canyon e cascate, ma non modifica la natura tecnica dell’iniziativa, centrata sulle pratiche verticali.[3]

Tláloc Descensor TH1: presentazione annunciata

Uno degli elementi principali comunicati per il Tláloc Vertical Fest 2026 è la presentazione ufficiale del Tláloc Descensor TH1. Secondo l’annuncio, il dispositivo sarà mostrato e potrà essere provato durante l’evento.

Al momento non risultano disponibili online schede tecniche ufficiali verificabili sul Tláloc Descensor TH1. Non sono quindi noti, in modo documentato, materiali, campo d’impiego, diametri di corda compatibili, certificazioni, istruzioni d’uso, limiti operativi o configurazioni di frenaggio.

La mancanza di questi dettagli impone prudenza nella descrizione. L’espressione “discensore” indica uno strumento destinato a controllare la discesa su corda, ma le caratteristiche effettive del TH1 dovranno essere valutate attraverso la documentazione del produttore e le eventuali certificazioni applicabili.

Una prova dimostrativa non sostituisce la formazione tecnica. L’uso di un nuovo dispositivo richiede la lettura del manuale, l’apprendimento delle manovre previste e una verifica della compatibilità con corde, connettori, imbracature e contesto operativo.

Programma, iscrizioni e dati attesi

Ocuiltlan Aventuras ha annunciato la pubblicazione successiva del programma completo, dei prezzi, delle collaborazioni, delle prove previste e dei dettagli per la registrazione. Per ora non sono disponibili indicazioni pubbliche sulla capacità massima, sui livelli di esperienza ammessi, sulla presenza di guide, sull’assicurazione o sui protocolli di emergenza.

Chi intende prendere parte al Tláloc Vertical Fest 2026 dovrà verificare gli aggiornamenti dell’organizzazione prima di pianificare il viaggio. Sarà opportuno chiedere informazioni sulle condizioni idrologiche, sulle attrezzature obbligatorie, sul materiale eventualmente fornito per la prova del Tláloc Descensor TH1 e sulle responsabilità legate alla partecipazione.

Per i praticanti di canyoning, l’appuntamento può rappresentare un momento di confronto sulle tecniche verticali e sulle attrezzature. La valutazione del dispositivo, però, dovrà basarsi su dati tecnici completi e su un impiego conforme alle istruzioni che saranno rese disponibili.

Fonti

Fonti
[1] Turismo | H. Ayuntamiento de Ocuilan http://ocuilan.edomex.gob.mx/turismo
[2] Cañonismo: Cascadas del Obraje, Ocuilán, Estado de México https://www.livethemountain.com/2020/05/20/canonismo-cascadas-del-obraje-ocuilan-estado-de-mexico/
[3] Tlaloc – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/tlaloc_(Enciclopedia-Italiana)/
[5] Distracciones literarias https://periodicocorreo.com.mx/carton/2026/oct/02/distracciones-literarias-168074.html
[6] Tlaloc – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Tlaloc
[7] Aventura en Ocuilan. Rappel y Tirolesa – Pueblos Mágicos https://pueblosmagicos.mexicodesconocido.com.mx/touroperator/165-aventura-en-ocuilan-rappel-y-tirolesa/
[8] VerticalMovie Festival 2026 | Cinema Verticale a Roma https://www.verticalmovie.it/
[9] Ariadna Ayala comparte mapa para recorrer el Valle de Catrinas 2026 en Atlixco https://www.diariocambio.com.mx/2026/municipios/atlixco/ariadna-ayala-inaugura-valle-de-catrinas-2026-en-atlixco/
[10] Percorso Tlaloc telapon – Wikiloc https://it.wikiloc.com/percorsi-alpinismo/tlaloc-telapon-281700194
[11] Monte Tláloc Trail from San Pablo Ixayoc – AllTrails https://www.alltrails.com/it-it/sentiero/mexico/mexico/ruta-monte-tlaloc-desde-san-pablo-ixayoc

L'articolo Tláloc Vertical Fest 2026 a Ocuilan: due giorni di canyoning e debutto annunciato del discensore TH1 proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, a Málaga tre giorni di cinema per speleologia e canyoning
    Condividi Dal 10 al 12 ottobre al Cine Albéniz proiezioni in concorso, premi e una chiusura con dibattito dedicata agli ambienti sotterranei e alle forre Málaga ospiterà dal 10 al 12 ottobre 2026 la prima edizione dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, rassegna cinematografica dedicata alla speleologia, alla speleosubacquea e al canyoning. Il festival si svolgerà nelle sale del Cine Albéniz e proporrà opere audiovisive incentrate sull’esplorazione sotterranea, sulle discese in forra e sug
     

Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, a Málaga tre giorni di cinema per speleologia e canyoning

Október 5th 2026 at 11:00

Condividi

Dal 10 al 12 ottobre al Cine Albéniz proiezioni in concorso, premi e una chiusura con dibattito dedicata agli ambienti sotterranei e alle forre

Málaga ospiterà dal 10 al 12 ottobre 2026 la prima edizione dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, rassegna cinematografica dedicata alla speleologia, alla speleosubacquea e al canyoning. Il festival si svolgerà nelle sale del Cine Albéniz e proporrà opere audiovisive incentrate sull’esplorazione sotterranea, sulle discese in forra e sugli ambienti naturali collegati a queste pratiche.[1][2]

L’iniziativa è organizzata dall’Asociación Española de Espeleología y Barrancos, ASEDEB. Il catalogo della manifestazione è stato reso disponibile online e riunisce il programma delle proiezioni e le schede delle opere selezionate per il concorso. I trailer dei film in gara sono inoltre indicati attraverso il canale YouTube dell’associazione.[3][4]

Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026: due ambiti di concorso

Il regolamento dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 prevede due categorie: “Espeleología y Espeleobuceo” e “Descenso de cañones y barranquismo”. Per entrambe sono ammesse due modalità. I cortometraggi devono avere una durata compresa tra cinque e dieci minuti. I documentari devono superare i quindici minuti.[1]

La selezione comprende quindi produzioni che affrontano sia la frequentazione e l’esplorazione delle cavità naturali, compresi gli itinerari speleosubacquei, sia l’attività nei canyon e nei torrenti incassati. Il perimetro tematico collega pratica, racconto di esplorazione, paesaggio e documentazione audiovisiva.

Le opere concorrenti dovevano essere state prodotte dopo il 1° gennaio 2023. L’iscrizione era gratuita. La data fissata per l’invio dei lavori era il 10 agosto 2026, mentre la programmazione ufficiale è stata annunciata il 10 settembre. Il bando richiedeva l’invio digitale in formato mp4, almeno in alta definizione 1920×1080.[1]

Il cinema tra divulgazione e tutela delle grotte

L’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 nasce con l’obiettivo di usare il linguaggio del cinema per rendere accessibili ambienti che restano normalmente fuori dallo sguardo del pubblico. Grotte, fiumi sotterranei, pareti di forra e paesaggi carsici richiedono tecniche di ripresa specifiche e una preparazione adeguata.

La proposta dell’organizzazione non riguarda soltanto la qualità tecnica delle immagini. Il festival dichiara di voler valorizzare i racconti legati alla collaborazione, alla perseveranza, alla responsabilità individuale e al rispetto per l’ambiente. Sono elementi centrali nelle attività di speleologia, speleosubacquea e canyoning.[1][3]

Il tema della tutela assume un rilievo preciso. Le immagini possono mostrare la complessità di ecosistemi fragili e il carattere non riproducibile di molte cavità e forre. La diffusione audiovisiva può quindi favorire conoscenza e consapevolezza senza trasformare necessariamente ogni luogo in una meta di consumo.

Premi dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026

Per ciascuna categoria e modalità, la giuria assegnerà premi per il miglior cortometraggio, il miglior documentario, il miglior cortometraggio di autore spagnolo e il miglior documentario di autore spagnolo. Ogni riconoscimento della giuria prevede diploma, trofeo e 1.250 euro.[1]

Sono previsti anche premi speciali del pubblico per cortometraggio e documentario, con diploma, trofeo e 625 euro. Il “Memorial José Antonio Berrocal”, assegnato dalla direzione ASEDEB a un’opera realizzata da un socio o una socia dell’associazione, punta a riconoscere la trasmissione di valori connessi allo sport in natura, al compagno di attività, all’etica e al rispetto ambientale. Il premio consiste in diploma, trofeo e materiale sportivo del valore dichiarato di 750 euro.[1]

La giuria sarà composta da tre persone con esperienza nel cinema e nelle discipline di speleologia, speleosubacquea e discesa di canyon. Una stessa opera potrà concorrere a più riconoscimenti, secondo quanto stabilito dal regolamento.[1]

Programma a Málaga e chiusura del festival

Le proiezioni ufficiali dell’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 sono distribuite nelle tre giornate dal 10 al 12 ottobre al Cine Albéniz di Málaga. I biglietti per le sessioni in concorso sono indicati al prezzo di 3 euro. Per la doppia proiezione conclusiva il prezzo comunicato è di 5 euro.[1][4]

La chiusura è programmata nel pomeriggio del 12 ottobre. Oltre alla consegna dei premi, è prevista la proiezione di un film o documentario commerciale, seguita da una tavola rotonda o da un colloquio con protagonisti dell’opera e con atleti o figure rilevanti nei temi affrontati dalla rassegna.[1]

L’Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 propone quindi un appuntamento rivolto a speleologi, torrentisti, autori e pubblico interessato alla narrazione degli ambienti sotterranei e delle forre. La presenza di un concorso strutturato, di premi e di una programmazione pubblica colloca l’iniziativa nel percorso delle rassegne che utilizzano il cinema per documentare esplorazione, tecniche e questioni di conservazione.[1][2]

Fonti

Fonti
[1] Bases de la Convocatoria – Cinema Asedeb https://cinemaasedeb.es/bases-de-la-convocatoria/
[2] Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026: il festival di … – Scintilena https://www.scintilena.com/espeleo-canyoning-cinema-asedeb-2026-il-festival-di-cinema-di-speleologia-e-canyoning-arriva-a-malaga/03/03/
[3] Cinema Asedeb – Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 https://cinemaasedeb.es/
[4] Programa – Cinema Asedeb https://cinemaasedeb.es/programa/
[6] film https://baynews9.com/events/2026/09/27/film_101
[7] Zinemaldia 2026: programa de películas del martes 22 https://www.diariovasco.com/culturas/zinemaldia/programa/zinemaldia-2026-programa-peliculas-martes-22-20260922163238-nt.html
[8] Disponible el catálogo oficial del Espeleo Canyoning Cinema … https://espeleo.com/noticia/disponible-el-catalogo-oficial-del-espeleo-canyoning-cinema-asedeb-2026/
[9] ESPELEO CANYONING CINEMA ASEDEB 2026 – festhome.com https://festhome.com/festival/espeleo-canyoning-cinema-asedeb
[10] ¡La cuenta atrás ha comenzado! Málaga acoge del 10 al 12 de … https://espeleo.com/noticia/la-cuenta-atras-ha-comenzado-malaga-acoge-del-10-al-12-de-octubre-el-espeleo-canyoning-cinema-asedeb-2026/
[11] Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 – FilmFreeway https://filmfreeway.com/EspeleoCanyoningCinemaASEDEB2026
[12] Catálogo Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026 https://heyzine.com/flip-book/53524ef2c8.html
[13] Espeleo Canyonig Cinema ASEDEB 2026 Ficha de Inscripción https://cinemaasedeb.es/wp-content/uploads/2026/05/Ficha-inscripcion-Espeleo-Canyoning-Cinema-ASEDEB-2026.pdf
[14] Blog: Film festivals https://festhome.com/en/blog/call-for-entries/page:38
[15] Prossimi Appuntamenti della Speleologia https://www.scintilena.com/prossimi-appuntamenti-della-speleologia/06/12/
[16] Film festivals: Blog https://filmmakers.festhome.com/en/blog/call-for-entries/page:13

L'articolo Espeleo Canyoning Cinema ASEDEB 2026, a Málaga tre giorni di cinema per speleologia e canyoning proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Messico, le fosse dei mammut: cosa raccontano 13.000 anni dopo
    Condividi A Tultepec, nella grande conca del Messico, oltre 1.500 ossa appartenenti ad almeno 14 mammut sono state trovate all’interno di due grandi fosse Gli archeologi ritengono che possano essere state utilizzate come trappole dai cacciatori preistorici. Nuove analisi sui denti e sulle ossa degli animali aggiungono oggi altri particolari alla storia La curiosità è nata leggendo un articolo pubblicato da Focus, dedicato al mistero di una “trappola per mammut” risalente a circa 15.000 ann
     

Messico, le fosse dei mammut: cosa raccontano 13.000 anni dopo

Október 4th 2026 at 05:00

Condividi

A Tultepec, nella grande conca del Messico, oltre 1.500 ossa appartenenti ad almeno 14 mammut sono state trovate all’interno di due grandi fosse

Gli archeologi ritengono che possano essere state utilizzate come trappole dai cacciatori preistorici. Nuove analisi sui denti e sulle ossa degli animali aggiungono oggi altri particolari alla storia

La curiosità è nata leggendo un articolo pubblicato da Focus, dedicato al mistero di una “trappola per mammut” risalente a circa 15.000 anni fa.

Una storia abbastanza affascinante da meritare qualche ricerca in più.

le fonti scientifiche e quelle dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH), l’ente pubblico messicano che si occupa della ricerca e della tutela del patrimonio archeologico, antropologico e paleontologico. E’ emersa una storia ancora più interessante: non soltanto grandi fosse e centinaia di ossa, ma nuove datazioni, analisi dei denti e delle ossa e perfino indizi sugli spostamenti dei mammut che vivevano nella regione alla fine del Pleistocene.

Tutto comincia con due grandi buche nel terreno e una quantità impressionante di ossa.

Ricostruzione della caccia al mammut, Museo Nazionale di Antropologia, Città del Messico. Foto: José Luiz Bernardes Ribeiro / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

Siamo a Tultepec, nello Stato del Messico, una quarantina di chilometri a nord di Città del Messico. Qui, durante alcuni lavori effettuati nel 2019 in un’area destinata a una discarica, gli archeologi dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) hanno portato alla luce più di 1.500 resti ossei appartenenti ad almeno 14 mammut.

Della scoperta colpisce, più ancora del notevole numero di resti, il fatto che le ossa si trovassero all’interno di due grandi fosse, profonde circa un metro e settanta e larghe una ventina di metri. Secondo gli archeologi, potrebbero essere state scavate intenzionalmente e utilizzate dagli antichi abitanti della regione per intrappolare i mammut.

Se questa interpretazione è corretta, Tultepec conserva la testimonianza di una forma di caccia molto più organizzata di quanto si potrebbe immaginare pensando ai gruppi umani della fine del Pleistocene.

Grandi lavori per catturare animali ancora più grandi

Scavare quelle fosse non doveva essere semplice.

Secondo le stime dell’INAH, per realizzarle sarebbe stato necessario rimuovere complessivamente circa 400 metri cubi di terreno. Un lavoro che fa pensare a un’attività collettiva e programmata.

Gli archeologi ipotizzano inoltre che nella zona possano esistere altre strutture simili, forse disposte a poche decine di metri l’una dall’altra.

L’idea è affascinante: invece di limitarsi ad approfittare di mammut morti naturalmente o rimasti accidentalmente bloccati nel terreno, gli uomini potrebbero aver imparato a indirizzare gli animali verso punti scelti in precedenza, trasformando il paesaggio in un vero strumento di caccia. È bene però usare un po’ di prudenza.

Le fosse vengono interpretate dagli archeologi come trappole sulla base dell’insieme delle evidenze raccolte nel sito. Non abbiamo, naturalmente, la possibilità di osservare direttamente come venissero utilizzate 13.000 anni fa. Anche in documenti dell’INAH relativi ad altri siti della stessa regione si parla infatti delle “possibili trappole” di Tultepec.

Non soltanto ossa: a rendere interessante il sito è anche il modo in cui sono stati ritrovati i resti

Gli archeologi hanno osservato tracce di intervento umano sulle ossa e differenze nel modo in cui le carcasse furono trattate. Alcune sembrano essere state sfruttate quasi completamente, altre soltanto in parte. Sono stati trovati anche strumenti realizzati in osso. In alcuni casi la disposizione dei resti sembra inoltre tutt’altro che casuale. Intorno a un cranio di mammut, ad esempio, alcune vertebre e una zanna appartenente a un altro animale sembrerebbero essere state sistemate intenzionalmente.

L’archeologo Luis Córdoba Barradas, responsabile delle ricerche, ha proposto che alcuni di questi comportamenti potessero avere anche un significato rituale. dimostrare rispetto alla semplice osservazione delle ossa e della loro posizione: proprio per questo va considerata come interpretazione, non come certezza.

Nel sito sono comparsi anche resti di altri grandi animali, tra cui cavalli e cammelli, che facevano parte della fauna presente nella regione alla fine del Pleistocene.

Cosa mangiavano i mammut?

Negli ultimi anni la storia di Tultepec ha acquistato un nuovo capitolo.

Gli scienziati hanno infatti cominciato a interrogare direttamente denti e ossa dei mammut per capire qualcosa in più sulla loro vita. Un primo studio, pubblicato nel 2023 sul Journal of South American Earth Sciences, ha analizzato l’usura dei denti di undici mammut provenienti dai siti di Tultepec.

I denti, proprio come accade negli animali attuali, si consumano in maniera differente a seconda di ciò che viene mangiato. Studiandone le superfici è quindi possibile ottenere indicazioni sul tipo di vegetazione consumata durante la vita. Il risultato mostra animali con una dieta piuttosto varia, compatibile con un ambiente formato da zone erbose alternate ad aree con alberi e arbusti. La maggior parte degli individui studiati era relativamente giovane: cinque avevano meno di 18 anni e soltanto uno avrebbe raggiunto circa 45 anni.

Le informazioni nascoste nello smalto dei denti

Nel 2025 un nuovo studio ha fatto procedere ancora. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, ha combinato diversi tipi di analisi su undici mammut di Tultepec.

Senza addentrarsi troppo nella chimica, il principio è semplice: quello che un animale mangia e beve lascia una piccola firma chimica nei suoi denti e nelle sue ossa: una “firma” che si conserva a lungo, per migliaia di anni.

Analizzandola, i ricercatori hanno scoperto che dieci degli undici mammut studiati avevano un’alimentazione mista. Non erano quindi legati a un solo tipo di vegetazione, ma sembrano aver sfruttato risorse differenti. Soltanto uno degli animali mostra caratteristiche compatibili con una dieta maggiormente basata su foglie e vegetazione arbustiva.

Solo un piccolo dettaglio, che contribuisce a restituire l’immagine di animali capaci di adattarsi ad ambienti diversi.

Mammut locali e mammut viaggiatori

Anche l’acqua bevuta da un animale lascia una traccia riconoscibile nei suoi tessuti. Studiando le differenze, i ricercatori hanno osservato che non tutti i mammut di Tultepec sembrano avere la stessa storia. Alcuni potrebbero essere vissuti stabilmente nella regione, mentre altri potrebbero essere arrivati da zone differenti.

Gli autori dello studio parlano della possibile presenza di individui residenti e individui migratori.

Non conosciamo le loro rotte, non possiamo ricostruire sulla carta gli spostamenti delle mandrie: però, sembra che alcuni animali si siano mossi attraverso territori più ampi.

Allora, se gli uomini di Tultepec utilizzavano davvero grandi fosse per catturare i mammut, dovevano probabilmente conoscere molto bene, oltre al territorio, anche le abitudini e gli spostamenti degli animali.

La datazione

Nelle prime notizie sulla scoperta si è parlato spesso di “trappole per mammut di 15.000 anni fa”.

L’INAH colloca il contesto archeologico di Tultepec in un intervallo compreso approssimativamente tra 15.000 e 13.000 anni fa.

Lo studio pubblicato nel 2025 ha però permesso di ottenere qualcosa di ancora più preciso: tre mandibole di mammut sono state datate direttamente con il metodo del radiocarbonio: i risultati sono compresi tra circa 13.170 e 13.450 anni fa.

Questo non significa che tutto il sito abbia esattamente la stessa età, ma permette di collocare con maggiore precisione nel tempo alcuni degli animali studiati e di aggiungere un nuovo tassello alla ricostruzione archeologica di Tultepec.

Una storia scritta sotto terra

Tultepec è interessante perché discipline diverse stanno ricostruendo pezzi differenti della stessa storia.

L’archeologia studia le fosse, la posizione delle ossa e le tracce lasciate dagli uomini. La paleontologia ricostruisce età e caratteristiche degli animali. Lo studio dei denti permette di capire cosa mangiavano. Le analisi chimiche di denti e ossa possono persino suggerire se alcuni di quei mammut fossero vissuti sempre nello stesso territorio oppure fossero arrivati da più lontano.

Alla fine, le due fosse raccontano qualcosa che va oltre la spettacolare immagine della “trappola per mammut”: un paesaggio oggi scomparso, popolato da grandi erbivori, e gruppi umani che sembrano aver imparato a conoscere molto bene quel territorio e gli animali che lo attraversavano.

Spunto

Focus, 30 settembre 2026 – “C’è un mistero nella trappola per mammut di 15.000 anni fa” https://www.focus.it/scienza/scienze/il-mistero-della-trappola-per-mammut-di-15000-anni-fa

Fonti scientifiche

Rodríguez-Franco S., Pérez-Crespo V.A., Barrón-Ortiz C.I., Córdoba-Barradas L., Arroyo-Cabrales J., Rivals F., Cienfuegos-Alvarado E., Otero F.J., Loredo-Jasso A.U., Beramendi-Orosco L.E. (2025) – Dietary reconstruction of Mammuthus columbi from Tultepec, Estado de México, México: A multiproxy approach, Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, 666, 112829. DOI: 10.1016/j.palaeo.2025.112829 – https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0031018225001142

Rodríguez-Franco S., Pérez-Crespo V.A., Barrón-Ortiz C.I., Córdoba-Barradas L., Arroyo-Cabrales J. (2023) – Dental mesowear analysis of the Columbian mammoth (Mammuthus columbi) from Tultepec, Estado de México, México, Journal of South American Earth Sciences, 125, 104320. DOI: 10.1016/j.jsames.2023.104320 – https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0895981123001311

Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) – El megasitio de mamuts de Tultepec revela la cultura de los antiguos cazadores de la Cuenca de México, comunicazione istituzionale sulle ricerche archeologiche condotte da Luis Córdoba Barradas – https://www.inah.gob.mx/boletines/el-megasitio-de-mamuts-de-tultepec-revela-la-cultura-de-los-antiguos-cazadores-de-la-cuenca-de-mexico

Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) – Los mamuts de Tultepec: vestigios de un paisaje remoto, sintesi sul sito paleoarcheologico Tultepec II – https://www.inah.gob.mx/foto-del-dia/los-mamuts-de-tultepec-vestigios-de-un-paisaje-remoto

L'articolo Messico, le fosse dei mammut: cosa raccontano 13.000 anni dopo proviene da Scintilena.

Mostra di fotografia underground e speleologia a Nancy: l’USAN porta “Six pieds sous terre” alla Biblioteca degli Ingegneri

Október 3rd 2026 at 12:00

Condividi

Dal 5 ottobre al 13 novembre 2026 la Biblioteca degli Ingegneri Brabois dell’Università della Lorena ospita fotografie e materiali dell’Union Spéléologique de l’Agglomération Nancéienne. La mostra di fotografia underground e speleologia è consultabile anche nell’e-museo digitale dell’ateneo.

Mostra di fotografia underground e speleologia alla BU Ingénieurs Brabois

La mostra di fotografia underground e speleologia “Six pieds sous terre” sarà ospitata dal 5 ottobre al 13 novembre 2026 alla BU Ingénieurs Brabois, la Biblioteca degli Ingegneri dell’Università della Lorena. La sede si trova al 2 avenue de la Forêt de Haye, a Vandœuvre-lès-Nancy, nell’area universitaria di Brabois.[1]

L’iniziativa è proposta dall’Union Spéléologique de l’Agglomération Nancéienne, nota con l’acronimo USAN. L’esposizione riunisce fotografie e materiale speleologico. L’obiettivo dichiarato dall’Università della Lorena è far conoscere una disciplina dalle molte componenti, attraverso un dispositivo accessibile nel contesto quotidiano di una biblioteca universitaria.[1]

Il titolo francese, letteralmente “sei piedi sottoterra”, richiama l’ambiente sotterraneo senza ridurre la speleologia alla sola dimensione sportiva. La mostra di fotografia underground e speleologia presenta infatti immagini, tecniche e strumenti che accompagnano l’attività in grotta.

Fotografie e attrezzature per raccontare il mondo sotterraneo

La fotografia underground ha un ruolo importante nella divulgazione speleologica. In grotta la luce naturale manca quasi del tutto. Ogni immagine richiede quindi fonti luminose artificiali, tempi di lavoro adeguati e attenzione alla sicurezza del gruppo.

Le fotografie esposte permettono di avvicinare il pubblico a spazi che spesso non sono direttamente frequentabili. Pozzi, gallerie, concrezioni e ambienti artificiali sotterranei possono essere osservati fuori dal contesto operativo. Il materiale speleologico completa questo racconto visivo e rende riconoscibili alcuni aspetti concreti della progressione e della documentazione in ambiente ipogeo.

Per chi studia ingegneria e discipline scientifiche, la mostra di fotografia underground e speleologia apre anche un collegamento con la conoscenza del sottosuolo. La speleologia comprende osservazione dei fenomeni carsici, rilievo, documentazione, studio delle acque e attenzione alla conservazione degli ambienti. La collocazione in uno spazio universitario può favorire un primo contatto con metodi e linguaggi della ricerca sul mondo sotterraneo.

L’USAN e lo Spéléodrome di Nancy

L’USAN opera nell’area di Nancy nel campo dell’esplorazione, della visita, dello studio e della protezione degli ambienti sotterranei. Le attività dell’associazione comprendono la speleologia in cavità naturali e artificiali, oltre ad altri ambiti collegati alla pratica speleologica.[2]

Nel territorio nancéien è particolarmente noto lo Spéléodrome di Nancy. Si tratta di un antico sistema sotterraneo di drenaggio delle acque del plateau de Haye, trasformato in sito per l’addestramento speleologico. Le gallerie si sviluppano nell’area a ovest e a nord di Clairlieu, tra i comuni di Villers-lès-Nancy e Chaligny.[2]

La gestione di questi luoghi richiede regole di accesso e responsabilità specifiche. La documentazione didattica della rete geologica dell’Académie de Nancy-Metz segnala che gli accessi dello Spéléodrome sono chiusi per ragioni di sicurezza e tutela. Le visite possono avvenire sotto la responsabilità di associazioni abilitate dalla Ligue Spéléologique Lorraine.[2]

In questo quadro, la mostra di fotografia underground e speleologia offre una modalità non invasiva per avvicinarsi al patrimonio sotterraneo locale. Le immagini non sostituiscono l’esperienza sul terreno. Possono però spiegare perché preparazione, accompagnamento qualificato e rispetto dei siti siano elementi essenziali della pratica.

Una mostra di speleologia anche nell’e-museo universitario

“Six pieds sous terre” non resta limitata agli spazi fisici della Biblioteca degli Ingegneri Brabois. L’Università della Lorena comunica che l’esposizione sarà visibile anche online attraverso l’e-museo delle biblioteche dell’ateneo.[1]

La doppia presenza, in biblioteca e in ambiente digitale, amplia la possibilità di consultazione. Studenti, appassionati e lettori interessati alla fotografia underground possono conoscere i contenuti anche senza raggiungere Vandœuvre-lès-Nancy nel periodo di apertura.

La scelta di collocare la mostra in una biblioteca universitaria dà rilievo alla dimensione culturale della speleologia. L’attività sotterranea viene presentata come pratica che unisce esplorazione, conoscenza, tecnica, documentazione fotografica e tutela del patrimonio. È un approccio coerente con il lavoro delle associazioni speleologiche, impegnate nella trasmissione di competenze e nella lettura responsabile degli ambienti ipogei.

Informazioni pratiche sulla mostra USAN a Nancy

La mostra di fotografia underground e speleologia “Six pieds sous terre” è in programma dal 5 ottobre al 13 novembre 2026. La sede è la BU Ingénieurs Brabois, 2 avenue de la Forêt de Haye, 54500 Vandœuvre-lès-Nancy, in Francia.[1]

L’esposizione è realizzata dall’Union Spéléologique de l’Agglomération Nancéienne. La pagina dell’Università della Lorena indica inoltre la disponibilità della versione digitale nell’e-museo delle biblioteche universitarie.[1]

Fonti

Fonti
[1] [Expo] « Six pieds sous terre » à la BU Ingénieurs Brabois https://factuel.univ-lorraine.fr/evenement/expo-six-pieds-sous-terre-a-la-bu-ingenieurs-brabois/
[2] Le spéléodrome de Nancy – Localisation https://sites.ac-nancy-metz.fr/base-geol/fiche.php?dossier=016&p=2localis&a=
[4] Six pieds sous terre : il y a 3000 ans : archéologie des Landes de … https://ccbmn.culture.gouv.fr/doc/SYRACUSE/1050493/six-pieds-sous-terre-il-y-a-3000-ans-archeologie-des-landes-de-gascogne-realise-par-marie-bilbao-et-
[5] union speleologique de l’agglomeration nanceienne https://annuaire-entreprises.data.gouv.fr/entreprise/447529181
[6] Nancy – Spéléologie. La passion souterraine de l’USAN https://www.estrepublicain.fr/edition-de-nancy-ville/2017/08/13/la-passion-souterraine-de-l-usan
[7] Union spéléologique de l’agglomération nancéienne – Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Union_sp%C3%A9l%C3%A9ologique_de_l’agglom%C3%A9ration_nanc%C3%A9ienne
[8] Spéléodrome de Nancy — Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Sp%C3%A9l%C3%A9odrome_de_Nancy
[9] Union spéléologique de l’agglomération nancéienne https://usan.ffspeleo.fr/
[10] 6 pieds sous terre éditions https://6pieds-sous-terre.com/
[11] Union Spéléologique de l’Agglomération Nancéienne (USAN) https://parlementnanceiendusport.fr/club/union-speleologique-de-lagglomeration-nanceienne-usan/
[12] UNION SPÉLÉOLOGIQUE DE L’AGGLOMÉRATION NANCÉIENNE https://www.petitfute.com/v20962-nancy-54000/c1171-sports-loisirs/c1253-loisirs-et-sports-individuels/c339-speleologie/653099-union-speleologique-de-l-agglomeration-nanceienne.html
[13] UNION SPELEOLOGIQUE DE L’AGGLOMERATION NANCEIENNE https://www.sports-et-loisirs.fr/clubs-cours/fiche-union+speleologique+de+l+agglomeration+nanceienne-48066.php
[14] Union spéléologique de l’agglomération nancéienne | HelloAsso https://www.helloasso.com/associations/union-speleologique-de-l-agglomeration-nanceienne
[15] Six pieds sous terre : découvrez la spéléo ! (BU sciences et … https://factuel.univ-lorraine.fr/evenement/six-pieds-sous-terre-decouvrez-la-speleo-bu-sciences-et-techniques/
[16] USAN – Sportives – Nancy54 https://www.nancy54.com/usan
[17] Fiche de présentation du club : usan http://cds54.free.fr/clubs/club.php?nom=usan

L'articolo Mostra di fotografia underground e speleologia a Nancy: l’USAN porta “Six pieds sous terre” alla Biblioteca degli Ingegneri proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Commissione Grotte Boegan a Cefalonia: grotte, forre e laghi carsici nel Geoparco UNESCO
    Condividi La CGEB torna in Grecia per la “Prospezione Greca 2026”: tra Monte Ainos, Sami e Argostoli, i soci cercano nuove cavità e rivisitano alcuni geositi con laghi d’acqua dolce quasi a livello del mare La Commissione Grotte “Eugenio Boegan” di Trieste è tornata in Grecia per la Prospezione Greca 2026. L’obiettivo è cercare nuove grotte sull’isola di Cefalonia e tornare in alcune cavità particolari, dove si raggiungono gli acquiferi carsici e laghi di colore smeraldo. Le prime notizie son
     

Commissione Grotte Boegan a Cefalonia: grotte, forre e laghi carsici nel Geoparco UNESCO

Október 3rd 2026 at 11:00

Condividi

La CGEB torna in Grecia per la “Prospezione Greca 2026”: tra Monte Ainos, Sami e Argostoli, i soci cercano nuove cavità e rivisitano alcuni geositi con laghi d’acqua dolce quasi a livello del mare

La Commissione Grotte “Eugenio Boegan” di Trieste è tornata in Grecia per la Prospezione Greca 2026. L’obiettivo è cercare nuove grotte sull’isola di Cefalonia e tornare in alcune cavità particolari, dove si raggiungono gli acquiferi carsici e laghi di colore smeraldo. Le prime notizie sono arrivate dai soci il 2 ottobre.

La CGEB è una delle realtà speleologiche più antiche d’Italia. È nata nel 1883 come Comitato alle Grotte della Società degli Alpinisti Triestini. Oggi porta il nome di Eugenio Boegan, che ne divenne presidente nel 1904.

Il viaggio

La spedizione è partita il 22 settembre, nonostante le molte incognite. Il gruppo ha raggiunto Vasiliki, sull’isola di Lefkada, e da lì si è imbarcato per Cefalonia. Dopo lo sbarco a Fiskardo, la base è stata spostata ad Agia Efimia, sulla costa orientale dell’isola.

Le ricerche sul Monte Ainos

I primi tre giorni sono stati dedicati alla ricerca sul territorio nel parco del Monte Ainos. È il massiccio più alto dell’isola: la vetta, il Megas Soros, supera di poco i 1.600 metri.

Qui i soci hanno visitato la nota grotta di Petasi, che ospita una folta colonia di pipistrelli. Petasi e Nyfi sono le due grotte di montagna che si possono raggiungere con i sentieri dell’Ainos. Sono ambienti dove vivono animali che evitano la presenza umana, come pipistrelli e insetti. Il Parco Nazionale segnala in queste grotte la presenza di pipistrelli del genere Rhinolophus. Tra la fine della primavera e l’estate si formano anche colonie riproduttive di femmine con i piccoli.

Sopra il paese di Drakopoulata il gruppo ha percorso il letto di una grande forra. Gli ambienti sono imponenti e lungo i versanti restano vecchi terrazzamenti in pietra. Raccontano di una coltivazione intensiva dell’ulivo, oggi abbandonata in queste zone così impervie.

Una nuova piccola cavità sopra Sami

Un’altra ricerca si è svolta sopra Sami, nella zona dell’acropoli antica. Un cacciatore del posto ha segnalato una cavità e si è offerto di accompagnare gli speleologi, indicando la posizione a grandi linee. La grotta è stata trovata: è piccola, ed è stata rilevata, fotografata e posizionata con il GPS.

I soci hanno poi esplorato i dintorni di Sami intorno ai 250 metri di quota. Qui le forme carsiche di superficie sono molto evidenti, con una corrosione marcata della roccia.

Laghi d’acqua dolce quasi a livello del mare

Nei giorni successivi gli speleologi sono tornati in alcune grotte già note: Rouspa, Agioi Theodori e Agia Eleousa. Sono tutti geositi del Geoparco UNESCO Cefalonia-Itaca. Nel Geoparco si trovano anche grotte famose come quella delle Ninfe, legata al mito di Ulisse.

La dolina di Agia Eleousa dista circa 300 metri dalla grotta di Agioi Theodori. Agioi Theodori si trova vicino a Sami, lungo la strada per Poulata. Per quanto riguarda Rouspa, il Geoparco descrive la grotta di Grouspa, vicino a Razata e alle mura dell’antica Krane. Il pozzo-grotta si apre a 137 metri di quota.

In queste cavità si arriva fino alle acque carsiche di fondo. Lì si formano laghi d’acqua dolce limpidissima, anche se la quota è vicina allo zero. È un tratto tipico dell’idrogeologia di Cefalonia. Vicino ad Argostoli, per esempio, ci sono i famosi katavothres: inghiottitoi costieri dove l’acqua di mare entra nella roccia. Quell’acqua, in parte, torna in superficie dall’altra parte dell’isola.

La spedizione continua

La missione non è ancora finita. I soci CGEB hanno ancora qualche giorno per visitare altri geositi, e hanno promesso di raccontarli presto.

Fonte principale: “Prospezione Greca 2026 – Cefalonia. Prime notizie”, Commissione Grotte E. Boegan, 2 ottobre 2026. https://www.boegan.it/2026/10/prospezione-greca-2026-cefalonia/


Fonti

Fonti
[1] Home | ???????? ?????????? https://www.kefaloniageopark.gr/en
[2] Kefalonia-Ithaca UNESCO Global Geopark https://www.unesco.org/en/iggp/kefalonia-ithaca-unesco-global-geopark
[3] 24. ??????? ??????? (??????) https://kefaloniageopark.gr/node/637
[4] Kefalonia Georoutes https://kefaloniageopark.gr/en/node/534
[5] Argostoli, Kefalonia: Capital on the Lagoon Guide – Greece Tours https://mygreecetours.org/argostoli-kefalonia/
[6] Geosites of Kefalonia | ???????? ?????????? – ?????? https://kefaloniageopark.gr/en/node/557
[7] Cave of Agios Theodoros – Showcaves.com https://www.showcaves.com/english/gr/caves/AgiosTheodoros.html
[8] ??? MOUNTAIN AENOS https://kefaloniageopark.gr/sites/default/files/2020-06/Book-To%20oros%20Ainos-English.pdf
[9] Aenos trails | ???????? ?????????? – ?????? https://kefaloniageopark.gr/en/node/307
[10] Fauna/Avifauna – ??????? ?????? ?????! https://aenosnationalpark.gr/en/fysiko-perivallon/panida-ornithopanida/
[11] Commissione Grotte Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan
[12] BOEGAN Eugenio (2.10.1875 – 18.11.1939) https://www.boegan.it/2009/09/boegan-eugenio/
[13] Natural Environment and Climate Change Agency … https://kefaloniageopark.gr/en/node/228
[14] The UNESCO Global Geoparks https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000389209
[15] UNESCO designates 8 new Global Geoparks https://www.unesco.org/en/articles/unesco-designates-8-new-global-geoparks
[16] Geoparks in Greece https://www.visitgreece.gr/en/inspirations/geoparks-in-greece
[17] Kefalonia – Nature in the Spotlight https://www.greece-is.com/kefalonia-nature-in-the-spotlight/
[18] PATRIMONIUL MONDIAL UNESCO: Geoparcul Kefalonia – Ithaca din Grecia https://agerpres.ro/documentare/2023/09/13/patrimoniul-mondial-unesco-geoparcul-kefalonia—ithaca-din-grecia–1168514
[19] European https://www.globalgeoparksnetwork.org/sites/default/files/2025-03/BookletGeoparks_0.pdf
[20] 16 New candidates http://www.globalgeopark.org.cn/UploadFiles/2021_3_9/intergov_check_english_2021.pdf
[21] ?????????????? ??????? ??????? ????????? http://users.ntua.gr/paneios/grouspa.htm
[22] Caves of Greece: Grouspa Cave https://www.showcaves.com/english/gr/caves/Grouspa.html
[23] CAVING https://outdoorkefalonia.com/activities-kefalonia/17-kefalonia-caving
[24] Cookies Policy https://www.kefaloniageopark.gr/en/node/790
[25] DROGARATI CAVE https://www.kefalonia-island.gr/topgrotte.php
[26] – KENTAVROS https://www.kentavros.com.gr/en/-n-39
[27] Kefalonia Travel Guide | Beaches, Villages, Attractions to See https://eskapas.com/kefalonia-travel-guide/
[28] Greece https://www.thesun.ie/where/greece/page/123/
[29] Historical – Christian – Leisure – Kefalonia Tours & Cruises https://www.kefaloniantours.com/historical-christian-leisure/
[30] Urlaub in Katavothres Griechenland – Kefalonia – GriechenlandWeb.de https://www.griechenlandweb.de/orte/katavothres-kefalonia.php
[31] Katavothres – Kefalonia (Greece) https://www.greeceguide.co.uk/destinations/katavothres-cephalonia.php
[32] Cave of Agioi Theodoroi https://www.visitgreece.gr/en/experiences/nature/caves/cave-of-agioi-theodoroi
[33] Geosite No 14. Sinkholes of Argostoli https://kefaloniageopark.gr/en/node/525
[34] Argostoli – Spiagge e alloggi consigliati https://www.grecia.info/isole-ionie/cefalonia/argostoli/
[35] Ainos National Park: Peaks, Trails & Map | PeakVisor https://peakvisor.com/park/ainos-national-park.html
[36] The protection project of the Cave of Za in Naxos has been … https://www.lifegrecabat.eu/en/news-articles/373
[37] Kefalonie 6 – hory | Kam se vydat.cz https://www.kamsevydat.cz/kefalonie-6-hory-ainos/
[38] Recommendations for visits to important bat roosts – LIFE GRECABAT https://www.lifegrecabat.eu/en/news-articles/296
[39] common bent – wing bat; | LIFE GRECABAT https://www.lifegrecabat.eu/en/taxonomy/term/42
[40] “Proteas” Caving Club of Thessaloniki hosts … https://www.lifegrecabat.eu/en/news-articles/265
[41] 5 Things to do on Mount Ainos: The National Park of Kefalonia https://amarivilla.com/5-things-to-do-on-mount-ainos-the-national-park-of-kefalonia/
[42] Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Boegan
[43] Benvenuto nel sito internet del catasto storico delle grotte della Commissione Grotte Eugenio Boegan https://www.catastogrotte.it/
[44] La Commissione Grotte in festa per la scoperta del Timavo https://www.boegan.it/
[45] Commissione Grotte ” EUGENIO BOEGAN” C.A.I. Trieste http://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-75.en.html
[46] Grotta Gigante http://www-dft.ts.infn.it/TS/grotta.html
[47] [PDF] PROGRESSIONE http://www.gwferrari.it/RivisteSpeleo/FV/Progressione2023-V69-Indice.pdf
[48] [PDF] 1926 | 2026 – Eventi – Regione FVG http://eventi.regione.fvg.it/redazione/Reposit/Eventi/28441_locandina_duemila_grotte_alta.pdf
[49] Int. J. Speleol. https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1385&context=ijs

L'articolo Commissione Grotte Boegan a Cefalonia: grotte, forre e laghi carsici nel Geoparco UNESCO proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Alpi Albanesi, ritorno a Shpella Kakverrit: nuove ricerche seguendo l’aria
    Condividi Il Gruppo Speleologico Faentino torna nella grande dolina di Kakverrit, già esplorata dal 2009. Oltre 600 metri della galleria principale rilevati e prospezioni in quota alla ricerca degli ingressi alti del sistema Dal 13 al 21 settembre 2026 una squadra di speleologi italiani e albanesi è tornata nelle Alpi Albanesi per riprendere le ricerche a Shpella Kakverrit (shpella in albanese significa “grotta”), cavità che da anni richiama l’attenzione degli esploratori per la notevole circ
     

Alpi Albanesi, ritorno a Shpella Kakverrit: nuove ricerche seguendo l’aria

Október 3rd 2026 at 06:00

Condividi

Il Gruppo Speleologico Faentino torna nella grande dolina di Kakverrit, già esplorata dal 2009. Oltre 600 metri della galleria principale rilevati e prospezioni in quota alla ricerca degli ingressi alti del sistema

Dal 13 al 21 settembre 2026 una squadra di speleologi italiani e albanesi è tornata nelle Alpi Albanesi per riprendere le ricerche a Shpella Kakverrit (shpella in albanese significa “grotta”), cavità che da anni richiama l’attenzione degli esploratori per la notevole circolazione d’aria che attraversa i suoi ambienti sotterranei.

La spedizione, organizzata dal Gruppo Speleologico Faentino, prosegue una storia esplorativa iniziata molti anni fa in una delle aree carsiche più promettenti dell’Albania settentrionale. Il gruppo faentino frequenta il Paese dal 1995 e Kakverrit era già stata oggetto delle sue ricerche nel 2009.

https://www.parchiromagna.it/pdf/Rivista1-2013

La cavità si apre nei pressi di Curraj i Epërm, a circa 1.600 metri di quota, sul fondo di una grande dolina carsica. Una guida speleologica del territorio di Tropojë, che descrive la grotta, parla una potente corrente d’aria, indizio di possibili prosecuzioni e di un sistema più esteso di quanto conosciuto, e segnala nelle vicinanze, a circa 1.800 metri di quota, un pozzo di una cinquantina di metri individuato durante precedenti ricognizioni.

Kakverrit, una storia esplorativa lunga oltre trent’anni

La CGEB di Trieste conosceva Kakverrit già dagli anni Novanta. In Progressione la Commissione ricostruisce le proprie campagne in Albania e indica il 1994 come l’anno in cui, durante la seconda spedizione CGEB nel Paese, furono individuate diverse cavità dell’area, tra cui proprio Kakverrit.

Nel 2009 furono poi gli speleologi del Gruppo Speleologico Faentino a esplorare e rilevare Shpella Kakverrit: Ipogea riporta la data del 19 luglio 2009 insieme ai nomi degli esploratori coinvolti. La cavità venne descritta come una grande dolina di crollo, con pareti alte una trentina di metri e un piccolo lago sul fondo. All’interno, una condotta laterale interessata da un’intensa circolazione d’aria terminava contro una frana, lasciando intuire la possibile presenza di importanti volumi sotterranei oltre gli ostacoli conosciuti.

Nel 2014, durante la spedizione CGEB “Nikaj-Merturi”, gli speleologi triestini “rivisitarono” Kakverrit — è proprio il termine utilizzato nel resoconto dell’epoca — e riuscirono a forzare una frana dalla quale proveniva una fortissima corrente d’aria diretta verso un grande camino superiore. Nella stessa campagna venne inoltre individuato, nei pressi della dolina, un nuovo pozzo di circa 50 metri a quota 1.800.

Nel 2017 altre ricognizioni tornarono a concentrarsi sulle quote superiori alla dolina, alla ricerca di ingressi che potessero intercettare il sistema dall’alto. Anche allora furono esaminati diversi pozzi, confermando l’interesse dell’area per future campagne esplorative.

Shpella e Kakverit. Foto: GSF, da “Guida alle grotte del territorio di Tropojë”, 2019 – https://tropoje.gov.al/storage/2019/12/1Guida-Shpellat-Tropoje.pdf

La spedizione del settembre 2026

Alla spedizione hanno partecipato Ivano Fabbri, Lorenzo Brandolini e Alessandro Pirazzini, Andrea Ferrucci e Giacomo Benini del Gruppo Speleologico Faentino, insieme a Marco “Marchino” Frati, speleologo versiliese e istruttore nazionale CAI, a Maurizio “Jack” Rizzotto, del Gruppo Speleologico E.A. Martel di Genova, e allo speleologo albanese Dionis Bica, del Soccorso Alpino albanese.

Raggiungere Kakverrit continua a essere parte rilevante dell’esplorazione. Dopo il viaggio attraverso l’Albania settentrionale, dalla zona di Curraj i Epërm il materiale è stato trasportato con l’aiuto di tre cavalli: circa 120 chilogrammi di attrezzature e viveri, per un avvicinamento di circa sei ore e 700 metri di dislivello.

Una volta allestito il campo nella grande dolina, il lavoro si è concentrato sulla documentazione della cavità e, soprattutto, sulla circolazione d’aria che da anni costituisce uno dei principali interrogativi di Kakverrit.

Durante la spedizione sono stati eseguiti il rilievo dettagliato di oltre 600 metri della galleria principale, misure di temperatura e dei flussi d’aria e osservazioni sulla fauna ipogea. Il tentativo di seguire la corrente verso una possibile prosecuzione si è nuovamente arrestato davanti a un settore interessato da una complessa frana.

Il dato dei 600 metri va letto con attenzione: non rappresenta necessariamente nuovo sviluppo esplorato. Le fonti precedenti attribuiscono infatti a Shpella Kakverrit circa un chilometro di sviluppo complessivo. I 600 metri indicati per la campagna 2026 si riferiscono quindi al tratto della galleria principale oggetto del nuovo rilievo, non alla lunghezza complessiva della cavità.

Alla ricerca degli ingressi alti

La corrente d’aria continua a suggerire che una delle chiavi dell’esplorazione possa trovarsi sopra la parte attualmente conosciuta della grotta.

Per questo una parte importante della spedizione è stata dedicata alle battute esterne alle quote più elevate. Sono stati individuati diversi pozzi e fratture verticali, alcuni con presenza di ghiaccio, che potranno diventare obiettivo delle prossime campagne.

Foto Maurizio Rizzotto

L’ipotesi non nasce oggi: la ricerca di ingressi superiori accompagna Kakverrit almeno dalle campagne del decennio scorso. Il pozzo individuato a circa 1.800 metri nel 2014 e le successive ricognizioni del 2017 mostrano come la comprensione della circolazione d’aria e l’individuazione di collegamenti dall’alto siano da tempo uno dei fili conduttori delle esplorazioni.

Non solo speleologia

Anche dal punto di vista naturalistico la dolina costituisce un ambiente particolare. Il Gruppo Speleologico Faentino aveva già segnalato il piccolo specchio d’acqua sul fondo e la presenza di anfibi, mentre altre documentazioni ricordano la presenza di chirotteri all’interno della cavità.

Le osservazioni biologiche hanno fatto parte anche della campagna 2026, insieme alle attività di rilievo e alle misurazioni microclimatiche.

La nuova spedizione non chiude dunque il problema Kakverrit. Al contrario, la forte circolazione d’aria, gli ostacoli ancora irrisolti all’interno e i possibili ingressi individuati alle quote superiori lasciano aperte diverse linee di ricerca.

Dopo oltre quindici anni dalle prime esplorazioni faentine, la grande dolina delle Alpi Albanesi continua insomma a fare il suo lavoro, quello che aveva fatto fin dall’inizio: soffiare aria e porre domande agli speleologi.

Le Alpi Albanesi continuano intanto a richiamare l’interesse della speleologia italiana su più fronti. Poche settimane prima della spedizione a Kakverrit, il Gruppo Speleologico Martinese era rientrato dalla campagna Shtares 2026, condotta in un’area vicina ma distinta, dove le nuove esplorazioni hanno portato la Shpella Shtares a circa 13,5 chilometri di sviluppo.

Due zone diverse, dunque, ma accomunate da un territorio carsico ancora ricchissimo di possibilità esplorative.

Ivano Fabbri racconta: «L’opportunità che esiste in quella zona è unica al mondo. Non ci sono strade, ci si sposta con i muli e si esplora un mare di pozzi. È come tornare alla speleologia degli anni Cinquanta».

Parole che restituiscono bene il fascino di queste esplorazioni nelle Alpi Albanesi: un territorio ancora aspro e remoto, dove ogni avanzamento richiede fatica, capacità di adattamento e grande spirito di squadra.

Complimenti a tutti gli esploratori che stanno portando avanti queste ricerche. Ivano lancia anche un invito agli speleologi motivati, di buona volontà e con spirito di adattamento, a unirsi alle prossime esplorazioni, condividendo non solo la fatica e la ricerca, ma anche amicizia, collaborazione e rispetto reciproco.

Fonti e approfondimenti

Scintilena, 19 settembre 2014 – “Albania, rientro della spedizione CGEB Nikaj-Merturi 2014” – articolo sulla rivisitazione di Kakverrit, del superamento della frana interessata dalla forte corrente d’aria e delle prospezioni alle quote superiori.
https://www.scintilena.com/albania-rientro-della-spedizione-cgeb-nikaj-merturi-2014/09/19/

Gruppo Speleologico Faentino – Ipogea 2016 – esplorazioni del Gruppo Speleologico Faentino a Shpella Kakverrit, compresa la campagna del 2009, con la descrizione della grande dolina, della cavità e della forte circolazione d’aria.
https://www.gsfaentino.it/media/attachments/2020/11/29/ipogea-2016web.pdf

La Venta, 13 settembre 2017 – “Resoconto della spedizione Shtares 2017”
Documenta anche le ricognizioni nella zona di Kakverrit e la ricerca di possibili ingressi alle quote superiori. La Venta
https://www.laventa.it/it/blog/658-resoconto-della-spedizione-shtares-2017

Commissione Grotte “E. Boegan” – Progressione n. 64, a. 36, n. 1-2/2017
Ricostruisce le precedenti campagne della CGEB in Albania e permette di risalire all’individuazione di Kakverrit nel 1994. Boegan
https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2018/03/Progressione.64.pdf

Comune di Tropojë – Guida alle grotte del territorio, 2019
Contiene la scheda di Shpella e Kakverit con dati di sviluppo, profondità, quota e indicazioni sulle precedenti esplorazioni.
https://tropoje.gov.al/storage/2019/12/1Guida-Shpellat-Tropoje.pdf

Gruppo Speleologico Faentino – Ipogea 2021
Approfondimenti sull’attività esplorativa del gruppo in Albania e sugli aspetti naturalistici delle cavità investigate.
https://www.gsfaentino.it/media/attachments/2022/01/09/Ipogea21.pdf

Il Resto del Carlino, 29 settembre 2026 – “Gli speleologi faentini sulle Alpi Albanesi”
Fonte per la spedizione del settembre 2026, i partecipanti, l’avvicinamento, le attività di rilievo e le prospezioni in quota.
https://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/gli-speleologi-faentini-sulle-alpi-f50f5950

Alpi Albanesi, area di Nikaj-Mërtur. Shpella Shtares, nello stesso settore carsico della abbastanza vicina Shpella Kakverrit, presenta morfologie tipiche del carsismo alpino. Foto di Norma Damiano

L'articolo Alpi Albanesi, ritorno a Shpella Kakverrit: nuove ricerche seguendo l’aria proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Sainte-Baume, storica traversata sotterranea tra il Petit Saint-Cassien e l’Eau-Rélie
    Condividi Nel massiccio carsico della Sainte-Baume, in Provenza, tre speleologi hanno completato la traversata tra le due cavità raggiungendo il collettore sotterraneo a circa 310 metri di profondità. Un risultato che corona decenni di esplorazioni nel sud della Francia Una nuova pagina della speleologia francese è stata scritta nel massiccio della Sainte-Baume, in Provenza, nel sud della Francia, dove tre speleologi hanno realizzato la traversata sotterranea tra il Gouffre du Petit Saint-Cas
     

Sainte-Baume, storica traversata sotterranea tra il Petit Saint-Cassien e l’Eau-Rélie

Október 3rd 2026 at 05:00

Condividi

Nel massiccio carsico della Sainte-Baume, in Provenza, tre speleologi hanno completato la traversata tra le due cavità raggiungendo il collettore sotterraneo a circa 310 metri di profondità. Un risultato che corona decenni di esplorazioni nel sud della Francia

Una nuova pagina della speleologia francese è stata scritta nel massiccio della Sainte-Baume, in Provenza, nel sud della Francia, dove tre speleologi hanno realizzato la traversata sotterranea tra il Gouffre du Petit Saint-Cassien e il Gouffre de l’Eau-Rélie.

Le due cavità si aprono nel dipartimento del Var, nell’entroterra provenzale a est di Marsiglia: il Petit Saint-Cassien ricade nel territorio di Nans-les-Pins, mentre l’Eau-Rélie si trova nel comune di Mazaugues. Il sistema si sviluppa nel settore settentrionale del massiccio carsico della Sainte-Baume.

L’impresa è stata raccontata dal quotidiano francese La Provence: una traversata storica, documentata attraverso un servizio video, e dal Fichier des Cavités du Var, curato dal Comité Départemental de Spéléologie du Var (CDS83), che nel settembre 2026 ha aggiornato la documentazione delle due cavità con la traversata Petit Saint-Cassien–Eau-Rélie.

Una traversata a 310 metri sotto terra

Secondo la ricostruzione grafica pubblicata da La Provence, gli speleologi sono entrati dal Petit Saint-Cassien, raggiungendo il collettore sotterraneo a circa 310 metri di profondità, per poi proseguire verso l’Eau-Rélie.

Il percorso comprende anche il superamento di alcuni sifoni. Nel grafico diffuso dal quotidiano francese viene indicata una distanza di circa 4 chilometri tra i due accessi, mentre per la risalita dell’Eau-Rélie sono riportati circa 152 metri di dislivello.

Nel servizio i tre protagonisti vengono indicati con i nomi di Marc, Paul ed Éric. Uno di loro è identificato nel video come Marc Douchet, speleologo con una lunga esperienza nelle esplorazioni del Saint-Cassien.

È lo stesso Douchet a ricordare davanti alla telecamera la lunga storia delle ricerche nella cavità: le immersioni nel Saint-Cassien proseguono da circa 45 anni.

Il risultato di decenni di esplorazioni

La traversata del 2026 non coincide con la scoperta del collegamento tra le due cavità, ma rappresenta un passo successivo di una lunga storia esplorativa.

Già nel 2012 e 2013 erano state condotte indagini con localizzazioni elettromagnetiche e tracciamenti che indicavano la vicinanza tra il settore terminale dell’Eau-Rélie e le gallerie del Petit Saint-Cassien.

Un’altra tappa importante arrivò nel 2020, quando nell’Eau-Rélie venne aperto un passaggio che permise di constatare la comunicazione d’aria con il Saint-Cassien.

Negli anni successivi le esplorazioni sono proseguite fino alla giunzione tra Eau-Rélie e Saint-Cassien. La documentazione della Commission Régionale de Plongée Souterraine della FFESSM parla infatti di una “jonction historique” realizzata prima dell’attuale traversata.

L’impresa del settembre 2026 costituisce quindi un ulteriore passo: entrare da una cavità e uscire dall’altra, percorrendo il sistema sotterraneo e affrontando anche i suoi tratti sommersi.

Le esplorazioni della Sainte-Baume continuano

La traversata tra Petit Saint-Cassien ed Eau-Rélie, coronamento di decenni di esplorazioni, disostruzioni, topografie e immersioni nel cuore carsico della Sainte-Baume, si inserisce in un progetto esplorativo molto ampio: la Commission Régionale de Plongée Souterraine della FFESSM ha infatti dedicato uno specifico progetto alle “Traversées de la Sainte Baume”, con l’obiettivo di proseguire la conoscenza del grande sistema sotterraneo del massiccio.

Dopo la connessione Eau-Rélie–Saint-Cassien, uno degli obiettivi è ora la prosecuzione delle esplorazioni verso la Foux de Nans, seguendo il collettore sotterraneo. Si tratta di un progetto complesso, che richiede importanti operazioni logistiche e il trasporto di attrezzature nelle zone più profonde.

Ricostruzione schematica, non in scala, della traversata sotterranea tra il Gouffre du Petit Saint-Cassien e il Gouffre de l’Eau-Rélie, nel massiccio della Sainte-Baume, in Provenza. Immagine elaborata con intelligenza artificiale sulla base dei dati riportati nelle fonti citate nell’articolo de La Provence

Fonti e approfondimenti

La Provence – “Sainte-Baume: trois plongeurs spéléologues réalisent une traversée historique à 310 mètres sous terre” https://www.laprovence.com/article/region/99512304958422/video-sainte-baume-trois-plongeurs-speleologues-realisent-une-traversee-historique-a-310-metres-sous-terre

Fichier des Cavités du Var – CDS83 – https://www.fichiertopo.fr/

Commission Régionale de Plongée Souterraine FFESSM – Rapport 2024 https://www.ffessm-sud.fr/images/AG/AG_NOVEMBRE_2024/Rapports_commissions/2024_Rapport_CommissionSouterraine.pdf

Commission Régionale de Plongée Souterraine FFESSM – Rapport 2025 https://www.ffessm-sud.fr/images/AG/NOVEMBRE_2025/20245_Rapport_CommissionSouterraine.pdf

L'articolo Sainte-Baume, storica traversata sotterranea tra il Petit Saint-Cassien e l’Eau-Rélie proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Guardiani del buio: la UIS svela i vincitori del 2° Concorso Fotografico Internazionale di Speleologia
    Condividi A Postojna la mostra dedicata alla vita invisibile delle grotte, tra biodiversità sotterranea e tutela del carsismo La Commissione Arti e Lettere dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha reso pubblici i vincitori del 2° UIS Photo Contest, il concorso fotografico internazionale dedicato al mondo ipogeo. L’annuncio è arrivato l’11 settembre 2026 durante il Congresso Internazionale di Speleologia svoltosi in Slovenia, nell’ambito delle iniziative collegate alla prima Giorn
     

Guardiani del buio: la UIS svela i vincitori del 2° Concorso Fotografico Internazionale di Speleologia

September 26th 2026 at 12:00

Condividi

A Postojna la mostra dedicata alla vita invisibile delle grotte, tra biodiversità sotterranea e tutela del carsismo

La Commissione Arti e Lettere dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha reso pubblici i vincitori del 2° UIS Photo Contest, il concorso fotografico internazionale dedicato al mondo ipogeo.

L’annuncio è arrivato l’11 settembre 2026 durante il Congresso Internazionale di Speleologia svoltosi in Slovenia, nell’ambito delle iniziative collegate alla prima Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo (IDCK), celebrata il 13 settembre a Postojna.

Il tema del concorso fotografico speleologico: vita invisibile e impatto umano

La seconda edizione del concorso fotografico UIS portava il titolo “Invisible Life, Visible Impact: Guardians of the Dark” (“Vita Invisibile, Impatto Visibile: i Guardiani del Buio”). Il tema chiedeva ai partecipanti di documentare la vita nascosta negli ambienti sotterranei, dai microrganismi alle specie endemiche adattate al buio, insieme ai segni dell’impatto delle attività umane su questi ecosistemi fragili.

Il concorso fotografico è stato organizzato dalla Commissione Arti e Lettere della UIS in collaborazione con la Commissione di Biologia delle Grotte e la Commissione per la Protezione delle Grotte e del Carsismo. La collaborazione tra le tre commissioni ha permesso di dare alle immagini partecipanti anche un valore scientifico e conservazionistico, oltre che estetico, mettendo in relazione la fotografia speleologica con i temi della biospeleologia e della tutela ambientale.

I numeri della selezione: fotografi e paesi rappresentati

Alla galleria finale sono arrivate 45 fotografie selezionate, realizzate da 27 fotografi provenienti da 21 paesi diversi. Le opere sono state valutate da una giuria internazionale composta da esperti di fotografia e speleologia, incaricata di individuare le immagini più efficaci nel raccontare la biodiversità sotterranea e le storie dietro ogni scatto.

Il regolamento del concorso prevedeva l’assegnazione di attestati ufficiali UIS ai vincitori e ai finalisti, senza premi in denaro. Le iscrizioni erano aperte dalla primavera 2026, con scadenza fissata al 30 giugno dopo una proroga, e la selezione finale si è svolta tra luglio e agosto, in vista della premiazione di settembre.

La mostra a Postojna per la Giornata delle Grotte e del Carsismo

Le immagini vincitrici sono state presentate al pubblico attraverso una mostra fotografica all’aperto allestita a Postojna, in concomitanza con la prima celebrazione mondiale dell’International Day of Caves and Karst (IDCK). La giornata, proclamata dall’Assemblea Generale UNESCO il 12 novembre 2025 su iniziativa della Slovenia e con il coinvolgimento della UIS, ha avuto la sua prima edizione ufficiale dal 10 al 13 settembre 2026, articolata in una conferenza scientifica internazionale organizzata dal Karst Research Institute ZRC SAZU, escursioni nelle principali grotte slovene e una cerimonia ufficiale svoltasi la sera del 12 settembre all’interno della Grotta di Postojna.

L’esposizione delle fotografie vincitrici ha permesso di portare all’attenzione del pubblico presente a Postojna immagini legate alla vita nascosta delle grotte, un contenuto coerente con gli obiettivi divulgativi della IDCK: promuovere la conoscenza, la ricerca e la protezione degli ambienti carsici a livello globale.

Il ruolo delle commissioni scientifiche della UIS

Nel comunicato diffuso dalla Commissione Arti e Lettere, un ringraziamento è stato rivolto alla giuria internazionale per il lavoro svolto nella selezione e nell’analisi delle storie dietro ogni fotografia. Un riconoscimento specifico è stato riservato anche alla Commissione di Protezione delle Grotte e del Carsismo e alla Commissione di Biologia delle Grotte della UIS, per il contributo dato nel mettere in evidenza i messaggi di conservazione e la vita nascosta del mondo sotterraneo.

La galleria completa delle fotografie vincitrici del 2° UIS Photo Contest è consultabile attraverso i canali social ufficiali della UIS, dove sono state pubblicate le immagini premiate insieme alle informazioni sugli autori. Il concorso fotografico si inserisce in un percorso avviato dalla UIS negli ultimi anni per valorizzare la fotografia speleologica come strumento di comunicazione scientifica, dopo la prima edizione del contest dedicata al tema della “Responsible Caving” nel 2024-2025.

Prospettive per le prossime edizioni del concorso UIS

L’esperienza del 2° UIS Photo Contest, unita alla visibilità garantita dalla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, apre la strada a future edizioni del concorso fotografico. La UIS ha già dimostrato negli anni un interesse crescente verso la fotografia come mezzo di divulgazione, affiancando ai concorsi fotografici anche iniziative editoriali come il premio letterario “Subterranean Myths”, lanciato nel 2026 dalla stessa Commissione Arti e Lettere.

La combinazione tra fotografia speleologica, biospeleologia e tutela del carsismo, al centro di questa edizione del concorso, riflette l’approccio multidisciplinare che caratterizza sempre più le iniziative internazionali della speleologia organizzata, in un contesto in cui la conoscenza degli ambienti ipogei viene considerata funzionale anche alla loro salvaguardia.

La galleria completa con le immagini vincitrici è pubblicata sul profilo Facebook della UIS Arts and Letters Commission: https://www.facebook.com/media/set/?vanity=uisartsandletters&set=a.122096716209487114


Fonti

L'articolo Guardiani del buio: la UIS svela i vincitori del 2° Concorso Fotografico Internazionale di Speleologia proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Soccorso speleologico europeo, a Kranj il 19° ECRA Meeting dal 1° al 4 ottobre 2026
    Condividi Il soccorso speleologico si riunisce in Slovenia per esercitazioni e confronto tecnico. Dal 26 settembre il pre-meeting tra grotte, speleosubacquea e visite ai siti carsici. Il 19° European Cave Rescue Meeting si terrà a Kranj, in Slovenia, dal 1° al 4 ottobre 2026. L’incontro è organizzato dalla Jamarska reševalna služba (JRS), il servizio sloveno di soccorso speleologico, per conto della European Cave Rescue Association (ECRA). Il pre-meeting prende avvio il 26 settembre. Le circo
     

Soccorso speleologico europeo, a Kranj il 19° ECRA Meeting dal 1° al 4 ottobre 2026

September 26th 2026 at 10:00

Condividi

Il soccorso speleologico si riunisce in Slovenia per esercitazioni e confronto tecnico. Dal 26 settembre il pre-meeting tra grotte, speleosubacquea e visite ai siti carsici.

Il 19° European Cave Rescue Meeting si terrà a Kranj, in Slovenia, dal 1° al 4 ottobre 2026. L’incontro è organizzato dalla Jamarska reševalna služba (JRS), il servizio sloveno di soccorso speleologico, per conto della European Cave Rescue Association (ECRA). Il pre-meeting prende avvio il 26 settembre. Le circolari dell’associazione indicano il 30 settembre come data di chiusura di questa fase, anche se il calendario delle attività comprende alcune proposte il 1° ottobre. [web:2][web:4]

Soccorso speleologico europeo: il programma di Kranj

Il meeting riunirà organizzazioni impegnate nel soccorso speleologico per discutere procedure operative, tecniche e formazione. La seconda circolare ECRA annuncia workshop pratici, sessioni tecniche e mediche, attività legate al soccorso in immersione e incontri delle commissioni. Sono previste anche le presentazioni delle organizzazioni partecipanti e l’assemblea generale dell’associazione. Il programma dettagliato del meeting, secondo la circolare, deve ancora essere pubblicato. [web:4]

La struttura degli incontri riflette le quattro aree di lavoro dell’ECRA: soccorso speleosubacqueo, medicina, allargamento dei passaggi e tecniche di soccorso. La commissione tecnica è presieduta da Giuseppe Conti, del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico italiano. Per l’ECRA, lo scambio di esperienze serve anche a migliorare la collaborazione e le capacità operative delle organizzazioni aderenti. [web:4][web:6][web:13]

Pre-meeting ECRA 2026: grotte e speleosubacquea

Prima delle sessioni principali, il pre-meeting propone attività sul territorio sloveno. Il calendario diffuso dall’ECRA include visite in grotta, immersioni speleosubacquee, escursioni e itinerari turistici. Le uscite in cavità non attrezzate richiedono esperienza e attrezzatura adeguata. Per il programma di immersioni sono richiesti certificazione per la speleosubacquea, assicurazione valida, certificato medico ed equipaggiamento completo. Le attività potranno cambiare in base alle condizioni meteorologiche e alle esigenze organizzative. [web:4]

Tra le destinazioni indicate figurano il laboratorio ipogeo Tular e il SOS Proteus Information Centre, a Kranj. La visita riguarda il proteo, anfibio delle acque sotterranee, e la tutela del suo habitat. Il programma cita anche le grotte di Škocjan, con due percorsi di visita proposti per il 1° ottobre. Completano le opzioni le escursioni nell’area del lago di Bled e delle Alpi Giulie, oltre a canyoning e rafting. Non tutte le attività hanno lo stesso costo o gli stessi requisiti tecnici. [web:4]

Le immersioni previste toccano diverse località, tra cui Veliko e Malo Okence, Bilpa e Šteberk. Per la miniera di Mežica la circolare segnala che l’attività non è ancora pienamente confermata. I partecipanti interessati dovranno quindi verificare disponibilità, condizioni di accesso e aggiornamenti prima della partenza. [web:4]

Jamarska reševalna služba e logistica del meeting

La JRS opera nell’ambito della federazione speleologica slovena, Jamarska zveza Slovenije. Secondo la federazione, dispone di sette centri di soccorso, uno dei quali si trova proprio a Kranj. La scelta della città colloca quindi il meeting anche in un territorio legato all’organizzazione del soccorso in grotta. [web:7]

La seconda circolare fissa la quota del meeting a 100 euro per le iscrizioni effettuate dopo il 3 settembre 2026 o sul posto. Il prezzo di 80 euro era riservato alle iscrizioni precedenti. La quota comprende alloggio e pasti durante l’incontro principale, ma non copre le spese del pre-meeting. L’allestimento annunciato prevede tende collettive, spazi per tende personali e camper e servizi igienici nelle vicinanze. L’ECRA indica inoltre trasferimenti dall’aeroporto di Lubiana e dalle stazioni ferroviaria e degli autobus di Kranj. [web:4]

Presentazioni e documenti devono essere in inglese. Le proposte possono essere inviate a info@caverescue.eu; per le informazioni organizzative è disponibile helpdesk@caverescue.eu. Chi intende partecipare alle attività di soccorso speleologico o alle escursioni può consultare gli aggiornamenti sul sito ECRA. Il programma delle esercitazioni e alcuni dettagli logistici restano soggetti a conferma. [web:4]

Fonti

L'articolo Soccorso speleologico europeo, a Kranj il 19° ECRA Meeting dal 1° al 4 ottobre 2026 proviene da Scintilena.

❌