Grotte laviche di Harrat Khaybar: sette cavità raccontano il sottosuolo dell’Arabia Saudita
Tra tubi di lava, pozze sotterranee e tracce di antiche frequentazioni, la campagna di aprile 2026 amplia la conoscenza delle grotte laviche saudite. L’indagine collega esplorazione, biospeleologia e archeologia, con prospettive di ricerca che richiamano l’Etna e altri sistemi vulcanici del mondo.
Grotte laviche di Harrat Khaybar: la campagna internazionale del 2026
Sette grotte laviche visitate nel settore centrale di Harrat Khaybar. È il bilancio della campagna condotta all’inizio di aprile 2026 nell’Arabia Saudita occidentale. Il resoconto porta le firme di Dominik Fröhlich, Hassan Al-Rashidi e Boaz Langford. Il documento fornito è tratto dalla newsletter numero 87 della Commissione sulle grotte vulcaniche dell’Unione Internazionale di Speleologia, datata settembre 2026.[1]
Hassan Al-Rashidi, presidente del Cave Depth Explorers Club, ha guidato il gruppo attraverso cavità conosciute grazie alla sua attività pluriennale sul territorio. Alla campagna hanno partecipato anche Daher Al-Juhani, Abdullah Al-Rashidi e Rakan Ibn Hassan Al-Rashidi. Le visite hanno interessato soprattutto le colate associate a Jabal Mishrefa e all’area di Hazm al-Salatin.[1]
Il lavoro ha documentato forme vulcaniche, depositi, fauna e testimonianze della presenza umana. Le descrizioni derivano da osservazioni dirette. Le dimensioni riportate sono indicative, perché durante la campagna non è stato realizzato un rilievo topografico delle cavità. Tutti i materiali osservati sono rimasti sul posto, senza raccolta di reperti, ossa o campioni biologici e geologici.[1]
Harrat Khaybar: grotte laviche in un campo vulcanico di 14.000 chilometri quadrati
Harrat Khaybar si trova a nord di Medina. Occupa circa 14.000 chilometri quadrati e appartiene alla fascia di campi vulcanici sviluppata nell’Arabia occidentale. Il termine harrat identifica questi territori ricoperti da prodotti vulcanici. La loro storia si inserisce nell’evoluzione geologica del Mar Rosso e dello Scudo Arabico.[1]
Il paesaggio comprende colate basaltiche, coni di scorie, aperture eruttive e depressioni da collasso. Le montagne chiare dell’area, note come White Mountains, sono costituite da prodotti vulcanici più ricchi in silice rispetto ai basalti circostanti. Le grotte laviche visitate nel 2026 si collocano soprattutto a sud di questi rilievi.[1]
La lettura delle immagini satellitari e dei rapporti sul terreno indica che la colata di Mishrefa è più giovane del campo di Hazm al-Salatin. Dal cono di Jabal Mishrefa, con cratere a circa 1.540 metri di quota, si sviluppano due principali direttrici laviche. Raggiungono distanze dell’ordine di 20 chilometri dal centro eruttivo.[1]
Hazm al-Salatin: tubi di lava, ossa animali e segni delle piene
Hazm al-Salatin Cave 1 presenta due ingressi e una galleria ampia. Un ramo seguito per circa 150 metri conduce a una sala con ossa animali, interpretate come indizi dell’attività di iene striate. Muri in pietra e accessi modificati documentano precedenti utilizzi della cavità. Il gruppo ha osservato ragni dei generi Artema e Loxosceles, nidi di vespe Eumeninae e uno scorpione probabilmente attribuibile a Compsobuthus khaybari.[1]
Hazm al-Salatin Cave 2 è un tubo lavico lungo circa 200 metri. L’ingresso si apre sul margine di una depressione che trattiene polvere trasportata dal vento. Dopo piogge intense, questa conca può ospitare una pozza stagionale. Nel condotto, le piene lasciano strutture di scorrimento sui sedimenti del pavimento.[1]
Ossa e deiezioni documentano l’utilizzo della seconda grotta da parte delle iene. Tra i resti riconosciuti sul campo figurano soprattutto ossa di cammelli, insieme a corna di stambecco e zoccoli di orice. Questi accumuli costituiscono materiali potenzialmente utili per ricostruire la storia della fauna e delle frequentazioni della cavità.[1]
Hazm al-Salatin Cave 3 misura circa 15 metri. Un’apertura verticale immette in una camera allungata, con pavimento coperto da polvere e fango. La vicinanza alla seconda grotta suggerisce l’appartenenza a uno stesso sistema lavico. Il collegamento rimane un’interpretazione da verificare.[1]
Al-Hayya e Al-Laban: grotte laviche e testimonianze del paesaggio umano
Al-Hayya Cave è un tubo lavico di circa 100 metri. Il nome significa “il serpente” e deriva dall’osservazione di una vipera nei pressi dell’ingresso. La galleria scende verso ovest con una pendenza più marcata rispetto ad altre cavità visitate.[1]
Muschi verdi rivestono parte dell’entrata, in un contesto esterno arido. Gli autori collegano questa presenza all’aria calda e umida proveniente dal sottosuolo. Sopra l’ingresso si trova una struttura in pietra interpretata come santuario all’aperto. Comprende cerchi concentrici e un allineamento verso un ulteriore cerchio.[1]
Al-Laban Cave è una camera di circa 5 × 2 × 2 metri. L’accesso era parzialmente nascosto da un masso. Il nome, traducibile come “lo yogurt”, richiama un contenitore trovato all’ingresso. La posizione suggerisce un rapporto con il sistema di Al-Hayya, senza dimostrare una continuità percorribile.[1]
Mishrefa Cave: pipistrelli, gesso e sviluppo ancora da definire
Due pastori di cammelli hanno indicato al gruppo l’ingresso di Mishrefa Cave. La cavità drena il cratere di Jabal Mishrefa e prosegue verso nord. Nel tratto superiore, aperture da collasso si alternano a ponti di basalto. Un grande Ficus palmata segnala l’accesso alla sezione completamente sotterranea.[1]
Il condotto comprende diverse centinaia di metri di galleria. Durante la visita il pavimento era bagnato e l’umidità elevata. Sono stati osservati scorpioni del genere Nebo e depositi salini sulle pareti, comprese croste di gesso modellate dalla circolazione dell’aria. Nella parte interna è stato trovato lo scheletro completo di un felino di taglia media, probabilmente un caracal.[1]
Presso un crollo che ha fermato l’avanzamento erano presenti molte decine di pipistrelli e un consistente deposito di guano. Lo sviluppo complessivo di Mishrefa Cave rimane sconosciuto. La visita ha documentato solo una parte del sistema.[1]
Kahf al-Khasf: l’acqua attraversa le grotte laviche saudite
Kahf al-Khasf funziona come inghiottitoio delle acque superficiali. Si trova in un wadi, una valle di drenaggio generalmente asciutta che può attivarsi durante le piogge. Alcuni canali confluiscono in aperture verticali. Un’altra depressione sembra funzionare come punto di uscita delle acque più a valle.[1]
Nel tratto visitato si sviluppano pozze che persistono per gran parte dell’anno. La ridotta evaporazione sotterranea favorisce il mantenimento dell’acqua e dell’umidità. Il sopralluogo è avvenuto pochi giorni dopo alcune piene, con livelli prossimi al massimo stagionale. Nelle pozze erano presenti artropodi associati ad acque temporanee, compresi crostacei anostraci.[1]
Un passaggio allagato ha impedito di raggiungere la sezione interna. La prosecuzione delle indagini richiederà una valutazione specialistica, anche speleosubacquea. Restano da chiarire i collegamenti tra gli ingressi e la possibile uscita.[1]
Vulcanospeleologia a Harrat Khaybar: dalle conoscenze locali alla cartografia
La campagna prosegue una storia di documentazione costruita anche grazie alle conoscenze delle comunità locali. Lo studio di John J. Pint, pubblicato nel 2006 su Acta Carsologica, ricostruiva già le esplorazioni nei diversi harrat sauditi. Mostrava l’esistenza di condotti, depositi ossei e materiali utili alla ricerca.[2]
Un riferimento è Umm Jirsan, rilevata per 1.481 metri e composta da tre segmenti separati da grandi crolli. Lo studio archeologico pubblicato da Mathew Stewart e colleghi su PLOS ONE nel 2024 ha documentato ripetute frequentazioni umane. Le evidenze comprendono occupazioni neolitiche e utilizzi successivi, fino alle fasi calcolitiche e dell’età del Bronzo.[3]
Le grotte laviche di Harrat Khaybar conservano quindi informazioni su più aspetti del territorio. Registrano la dinamica delle colate, il passaggio dell’acqua e l’attività degli animali. Custodiscono anche tracce dell’utilizzo umano del sottosuolo. Il prossimo passo indicato dagli autori è la produzione di cartografie sistematiche, attraverso la collaborazione internazionale con il Cave Depth Explorers Club.[1]
Approfondimento — Grotte laviche e vulcanospeleologia: come nasce un tubo di lava
La vulcanospeleologia studia le cavità legate agli ambienti vulcanici, la loro formazione e la loro evoluzione. Comprende i tubi di scorrimento lavico e altre cavità associate agli apparati eruttivi e alle fratture. Non tutte le grotte presenti nel basalto hanno quindi la stessa origine.[4][5]
Un tubo lavico è un condotto coperto nel quale scorre o ha scorso lava. Nel modello più semplice, la superficie di una colata solidifica mentre il materiale sottostante continua a muoversi. Quando l’alimentazione diminuisce, il drenaggio può lasciare una galleria vuota. Se il condotto rimane riempito di lava solidificata, non diventa una grotta percorribile.[6][7]
La ricerca distingue diversi meccanismi, che possono agire insieme:
- Copertura del canale, o overcrusting: la volta nasce dalla crescita delle croste laterali, dall’accumulo di spruzzi oppure dalla saldatura di placche galleggianti.
- Rigonfiamento superficiale, o shallow inflation: nuova lava entra sotto porzioni già raffreddate e solleva la crosta.
- Rigonfiamento profondo ed erosione termica e meccanica: un flusso prolungato amplia vie preesistenti, fonde o asporta materiale e approfondisce il condotto.[4]
La copertura riduce la dispersione del calore. La lava può così raggiungere distanze maggiori rispetto a un flusso completamente esposto. Portata, durata dell’eruzione, pendenza e caratteristiche del substrato contribuiscono a determinare forma e dimensioni del sistema.[4][8]
Morfologia delle grotte laviche: livelli sovrapposti e aperture da collasso
Un tubo di lava non è necessariamente cilindrico. Le sezioni possono essere ellittiche, arcuate, rettangolari o simili a una serratura. Alcuni sistemi presentano biforcazioni, ricongiungimenti e gallerie sovrapposte.[4]
Le mensole laterali registrano livelli ai quali il flusso è rimasto stabile. Quando due mensole si saldano, possono separare il condotto in piani distinti. Striature, rivestimenti e superfici del pavimento permettono di leggere le successive fasi di scorrimento e drenaggio.[7]
Le aperture nel tetto sono spesso definite skylights. Nel lessico hawaiano compare puka, mentre nelle Canarie è comune jameo. Un collasso avvenuto durante il flusso può lasciare pochi blocchi, perché la lava li trasporta. Dopo il drenaggio, il materiale caduto resta generalmente sul pavimento.[4]
Una successione di depressioni in superficie segnala un possibile sistema sotterraneo. Non dimostra da sola l’esistenza di una galleria continua. Anche a Harrat Khaybar, diversi collegamenti richiedono una verifica diretta.[1][4]
Minerali e acqua nei tubi di lava: due fasi della storia sotterranea
Le stalattiti di lava non hanno la stessa origine delle comuni stalattiti di calcite. Derivano da materiale fuso che aderisce alla volta o da rifusione locale, seguita dalla solidificazione. Sono testimonianze della fase calda del condotto.[7]
Dopo l’eruzione, le acque di infiltrazione e l’evaporazione possono generare depositi secondari. Nelle grotte etnee sono stati descritti solfati, cloruri e altri minerali. Alcuni sono effimeri, perché molto solubili o instabili al variare della temperatura. La Grotta Cutrona, formatasi durante l’eruzione del 1991–1993, costituisce un riferimento per lo studio di queste trasformazioni.[7]
L’acqua può anche riutilizzare il condotto come via di drenaggio. Entra da ingressi e fratture, trasporta sedimenti e forma pozze. Sono documentati tratti sommersi, come nel sistema di La Corona a Lanzarote. Kahf al-Khasf mostra una situazione diversa ma collegata: un tubo vulcanico intercetta il deflusso episodico di una valle superficiale.[1][4]
Vulcanospeleologia in Italia: l’Etna e le grotte delle eruzioni storiche
L’Etna è il principale riferimento italiano della disciplina. Scintilena riporta oltre 200 cavità vulcaniche censite. Il patrimonio comprende tubi di scorrimento, cavità degli apparati eruttivi e sistemi di frattura. Il Centro Speleologico Etneo e il Gruppo Grotte Catania CAI contribuiscono all’esplorazione, alla documentazione e alla formazione.[5]
Il territorio permette di associare numerose grotte a eruzioni storiche conosciute. Paolo Mammino e Francesco Santonocito, nelle Memorie descrittive della Carta geologica d’Italia, hanno analizzato cavità originate dalla colata del 1669 presso Belpasso. Lo studio descrive biforcazioni, mensole, stalattiti, rotoli lavici e aperture da crollo.[7]
La Grotta dei Tre Livelli mostra un sistema di condotti sovrapposti. La Grotta del Gelo documenta un altro percorso evolutivo: una cavità lavica conserva ghiaccio grazie al proprio assetto e al microclima. Il monitoraggio collega così la speleologia vulcanica allo studio dei depositi glaciali sotterranei.[5]
Il valore scientifico dell’Etna non dipende soltanto dal numero delle grotte. Risiede anche nella possibilità di confrontare cavità di età diverse e di leggere la loro evoluzione dopo il raffreddamento.[7]
Grotte laviche nel mondo: Hawaii, Canarie, Islanda, Jeju e Undara
Le Hawaii ospitano alcuni dei sistemi più sviluppati. Kazumura, sull’isola di Hawai?i, raggiunge circa 65,5 chilometri secondo la revisione scientifica del 2025. Il National Park Service la indica come il più lungo tubo lavico conosciuto. Il valore riguarda lo sviluppo complessivo del sistema sotterraneo.[4][9]
Nelle Canarie, La Corona a Lanzarote è un riferimento per lo studio dei grandi condotti e dei tratti sommersi. Le ricerche dell’Università di Padova evidenziano il ruolo di un livello piroclastico nello sviluppo del sistema. Questo aiuta a comprendere come la lava possa utilizzare e ampliare orizzonti relativamente deboli del substrato.[8]
In Islanda, Surtshellir occupa un posto nella storia delle osservazioni scientifiche dei tubi lavici. La revisione del 2025 richiama descrizioni settecentesche e ottocentesche che interpretavano questi ambienti attraverso il movimento della lava e la solidificazione della copertura.[4]
A Jeju, in Corea del Sud, il sistema di Geomunoreum fa parte del sito UNESCO Jeju Volcanic Island and Lava Tubes. Le gallerie presentano pareti laviche scure e concrezioni carbonatiche secondarie. Il riconoscimento del 2007 collega tutela delle cavità, storia geologica e gestione del territorio sovrastante.[10][11]
In Australia, Undara conserva tubi lavici con ecosistemi specializzati e importanti colonie di pipistrelli. L’ente parco del Queensland descrive numerose specie cavernicole e, in alcuni condotti, elevate concentrazioni di anidride carbonica. Il sistema mostra quanto le condizioni biologiche e atmosferiche possano variare tra grotte di origine simile.[12]
Biospeleologia e archeologia delle grotte laviche
Un animale osservato in grotta non è automaticamente una specie esclusivamente cavernicola. Nel rapporto saudita sono distinte le presenze dirette di pipistrelli, ragni e scorpioni dalle tracce indirette dei carnivori. Per alcuni scorpioni e per lo scheletro attribuito al caracal, le identificazioni restano probabilistiche.[1]
Le cavità basaltiche possono ospitare anche comunità microbiche. La revisione di Léveillé e Datta del 2010 collega disponibilità d’acqua, microbiologia e formazione di minerali secondari. Questi processi interessano l’astrobiologia, perché possono produrre o conservare biosignature, ossia tracce riconducibili all’attività biologica.[13]
Sul piano archeologico, il riparo sotterraneo può favorire la conservazione di materiali esposti in superficie a vento, calore e forti oscillazioni termiche. A Umm Jirsan, scavi, datazioni e analisi isotopiche hanno permesso di ricostruire frequentazioni e aspetti della mobilità pastorale.[3]
Muri e ingressi modificati, come quelli osservati nel 2026, documentano utilizzi precedenti. Non assegnano automaticamente una data alle frequentazioni. Preservare la posizione dei reperti e distinguere gli accumuli prodotti dagli animali dalle attività umane consente di mantenere leggibile il contesto.[1][3]
Tutela delle grotte laviche: sicurezza, atmosfera e patrimonio culturale
La presenza di basalto non garantisce la stabilità di un ingresso o di una volta. Gli ambienti sotterranei possono inoltre trattenere gas. A Undara, l’ente parco segnala in alcuni tubi concentrazioni di CO? fino al 6% e consente l’accesso alle gallerie soltanto attraverso visite guidate.[12][14]
La tutela riguarda anche i valori culturali. Alle Hawaii, alcune grotte sono luoghi di sepoltura sacri e il parco ne vieta l’ingresso. A Jeju, l’UNESCO richiama il controllo dei visitatori e delle attività agricole che possono influire sul sottosuolo. Proteggere una grotta significa quindi considerare anche il territorio sovrastante.[9][11]
La campagna saudita ha adottato una documentazione senza raccolta. La prosecuzione delle ricerche potrà affiancare al rilievo l’analisi dei settori allagati, dei depositi e delle comunità animali, mantenendo questa attenzione alla conservazione.[1]
Tubi di lava sulla Luna e su Marte: il ruolo degli analoghi terrestri
Le grotte laviche terrestri aiutano a interpretare aperture, catene di collasso e anomalie osservate su altri corpi del Sistema solare. Sulla Luna e su Marte, gran parte della ricostruzione dipende dal telerilevamento e dai modelli. Non dispone dello stesso livello di verifica diretta delle grotte esplorate sulla Terra.[4]
Questi ambienti vengono studiati come possibili protezioni da radiazioni, micrometeoriti e forti escursioni termiche. Su Marte interessano anche per la conservazione di eventuali tracce biologiche. Sono obiettivi di ricerca, non dimostrazioni di abitabilità operativa o di vita extraterrestre.[4][13]
Il confronto con Etna, Hawaii, Canarie e Arabia Saudita permette di studiare sul terreno i processi che le osservazioni orbitali possono soltanto suggerire. Per questo la cartografia delle grotte laviche e la comprensione della loro evoluzione hanno un valore che supera il singolo campo vulcanico.[4][8]
Il file Markdown allegato contiene l’articolo e la relazione estesa, per circa 3.500 parole, con ulteriori sezioni su rilievo, idrologia, mineralogia e domande di ripasso.
Fonti
https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf
[2] Vulcanospeleology in Saudi Arabia | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/247
[3] First evidence for human occupation of a lava tube in Arabia: The archaeology of Umm Jirsan Cave and its surroundings, northern Saudi Arabia https://doi.org/10.1371/journal.pone.0299292
[4] Lava Tubes on Earth, the Moon, and Mars – Springer Nature https://link.springer.com/article/10.1007/s11214-025-01260-9
[5] L’Etna Sotto l’Etna https://www.scintilena.com/letna-sotto-letna-le-200-grotte-vulcaniche-quante-sono-e-dove-si-trovano/05/06/
[6] Lava Caves/Tubes – Caves and Karst (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/subjects/caves/lava-caves-or-tubes.htm
[7] Le gallerie laviche del Monte Etna: le grotte dell’eruzione del … https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-102/memdes_102_mammino2.pdf
[8] Inception and Evolution of La Corona Lava Tube System https://www.geoscienze.unipd.it/en/inception-and-evolution-la-corona-lava-tube-system-0
[9] Lava Tubes – Hawai?i Volcanoes – National Park Service https://www.nps.gov/havo/learn/nature/lava-tubes.htm
[10] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/
[11] Decision – 31 COM 8B.12 – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/decisions/1310/
[12] Nature, culture and history | Undara Volcanic National Park https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/about/culture
[13] Lava tubes and basaltic caves as astrobiological targets on Earth … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0032063309001603
[14] Things to do | Undara Volcanic National Park – Queensland Parks https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/things-to-do
[15] The Rare Trachyandesitic Lavas at Mount Etna: A Case Study to Investigate Eruptive Process and Propose a New Interpretation for Magma Genesis https://www.mdpi.com/2075-163X/11/3/333/pdf
[16] Time and space scattered volcanism of Mt. Etna driven by strike-slip tectonics https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6702169/
[17] Lava Tube Caves on the Earth: A Review of Published Data Aimed … https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2023LPICo2697.1005C/abstract
[18] Explosive Paroxysmal Events at Etna Volcano of Different Magnitude and Intensity Explored through a Multidisciplinary Monitoring System https://www.mdpi.com/2072-4292/14/16/4006/pdf?version=1660737435
[19] [PDF] The Astrobiology of the https://ntrs.nasa.gov/api/citations/20170005255/downloads/20170005255.pdf
[20] Sicily and southern Calabria focal mechanism database: a valuable tool for local and regional stress-field determination https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6109/6210
[21] The VEI 2 Christmas 2018 Etna Eruption: A Small But Intense Eruptive Event or the Starting Phase of a Larger One? https://www.mdpi.com/2072-4292/12/6/905/pdf
[22] [PDF] Lunar and Martian Lava Tube Exploration as Part of an Overall … https://www.lpi.usra.edu/decadal/leag/AndrewWDagaFINAL.pdf
[23] Large dyke intrusion and small eruption: The December 24, 2018 Mt. Etna eruption imaged by Sentinel?1 data https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1111/ter.12403
[24] Newly selected NASA mission will hunt for caves on the Moon https://www.astronomy.com/science/newly-selected-nasa-mission-will-hunt-for-caves-on-the-moon/
[25] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[26] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/489/
[27] Intrusive Seismic Swarms as Possible Precursors of Destructive Earthquakes on Mt. Etna’s Eastern Flank https://downloads.hindawi.com/journals/ijge/2022/8565536.pdf
[28] [PDF] 2025 Volcanic Caving in Saudi Arabia https://speleo.nl/wp-content/uploads/2026/04/2025-Saudi-Arabia.pdf
[29] 3D seismic velocity models from local earthquake tomography furnish new insights on the Mount Etna volcano (Southern Italy) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11574274/
[30] grotta glaciale Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/grotta-glaciale/
[31] Bryophyte Diversity and Distribution Patterns along Elevation Gradients of the Mount Etna (Sicily), the Highest Active Volcano in Europea https://www.mdpi.com/2223-7747/12/14/2655/pdf?version=1689406007
[32] Grotta di Manjanggul, Jeju – Prenota biglietti e tour – GetYourGuide https://www.getyourguide.com/it-it/grotta-di-manjanggul-l91352/
[33] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES – SYMPOSIA https://www.vulcanospeleology.org/sym22/22ndsymposia.html
[34] La Grotta del Gelo dell’Etna: Il Ghiacciaio più Meridionale d’Europa … https://www.scintilena.com/la-grotta-del-gelo-delletna-il-ghiacciaio-piu-meridionale-deuropa-custodisce-un-equilibrio-fragile-tra-lava-e-ghiaccio/10/04/
[35] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/news.html
[36] CALENDAR – COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/calendar.html
[37] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/menu.html
[38] Ragni di grotta sull’Etna: la temperatura decide chi sopravvive https://www.scintilena.com/ragni-di-grotta-sulletna-la-temperatura-decide-chi-sopravvive/08/25/
[39] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES – SYMPOSIA https://www.vulcanospeleology.org/symposia.html
[40] Manjanggul – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Manjanggul
[41] Caverna di Manjanggul a Gujwa: tour e visite guidate | Expedia.it https://www.expedia.it/Caverna-Di-Manjanggul-Gujwa.d6119690.Punti-di-Interesse
[42] Guida a Manjanggul: Orari, Biglietti e Cosa Aspettarsi 2026 https://www.jeju-escape.com/it/guide/grotta-lavica-di-manjanggul/
[43] MANJANGGUL LAVA TUBE: Tutto quello che c’è da sapere (2026) https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g297885-d34469345-Reviews-Manjanggul_Lava_Tube-Jeju_Jeju_Island.html
[44] [PDF] 22nd Symposium – The Commission on Volcanic Caves – UIS https://www.vulcanospeleology.org/sym22/ISV22%20second%20circular%2015042026_final.pdf
[45] https://www.jeju.go.kr/003896355596/003829246732/j… https://www.jeju.go.kr/003896355596/003829246732/jejuwnh/unesco/world.htm
[46] Hex Code-based Geological Cross-sections Describing Landscape Dynamics in the Jeju Geomunoreum Lava Tube System http://www.korseaj.org/selectArticleInfo.do?article_a_no=HGNHB8_2022_v41n1_65&ano=HGNHB8_2022_v41n1_65
[47] Hydrochemical characteristics of dripwater in the Geomunoreum lava tube system in Jeju Island and interpretation of its origin through comparison with rainwater http://www.dbpia.co.kr/Journal/ArticleDetail/NODE12485820
[48] A Study on the Blasting Vibration Characteristics of Geomunoreum Lava Tubes System, Jeju Island http://koreascience.or.kr/journal/view.jsp?kj=JJGHBG&py=2021&vnc=v31n1&sp=103
[49] About | Undara Volcanic National Park – Queensland Parks https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/about
[50] A study on the vehicles and construction equipments vibration characteristics of Geomunoreum lava tube system, Jeju Island http://www.dbpia.co.kr/Journal/ArticleDetail/NODE10550001
[51] The Geomunoreum Lava Tube System in the northeastern Jeju Island, Korea https://www.semanticscholar.org/paper/c08f31504a103dfb7c446d9e6e7092add77ed93b
[52] Rare or threatened animals of Undara Lava Tubes DIWA nationally … https://wetlandinfo.detsi.qld.gov.au/wetlands/facts-maps/wildlife/?&AreaID=diwa-wetland-undara-lava-tubes&Kingdom=animals&SpeciesFilter=RareOrThreatened
[53] Spring Water and Water Culture on Jeju Island https://ngwa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1745-6584.2011.00862.x
[54] Undara Volcanic National Park – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Undara_Volcanic_National_Park
[55] Jeju: South Korea’s premier island geotourism destination https://www.semanticscholar.org/paper/f9912caf7f2c36297238beb1582c8ea264aded28
[56] Kazumura Cave – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Kazumura_Cave
[57] ???????? ???? ??? ?? https://www.semanticscholar.org/paper/4933be4a0669685a4fc329824831fd4c3ae06c13
[58] Visit The Undara Lava Tubes | Cairns & Great Barrier Reef https://tropicalnorthqueensland.org.au/articles/must-visit-undara-lava-tubes/
[59] The Survey of Lava Tube Distribution in Jeju Island by Multi-Source Data Fusion https://www.mdpi.com/2072-4292/14/3/443/pdf?version=1642504389
[60] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Videos – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/video
[61] Volcaniclastic tide-modulated tempestite in a coastal tuff ring, Jeju Island, Korea https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6401065/
[62] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Documents https://whc.unesco.org/en/list/1264/documents/
[63] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Gallery – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/gallery/
[64] [PDF] WHV – Jeju – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/document/140591
[65] Senza titolo https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/citationstylelanguage/get/turabian-fullnote-bibliography?submissionId=247
[66] Senza titolo https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/citationstylelanguage/get/vancouver?submissionId=247
[67] Acta Carsologica – ZRC SAZU, Založba ZRC https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica
[68] Author Details | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/user/setLocale/en_US?source=/carsologica/search/authors/view?firstName=Luca&middleName=&lastName=Zini&affiliation=&country=IT
[69] About the Journal | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/about
[70] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes (1264) – Basic Webpage – WII https://c2c.wii.gov.in/jeju-volcanic-island-and-lava-tubes
[71] Nella penisola arabica, tra lava e vuoto, un sistema di grotte … https://www.scintilena.com/jabal-al-hil-nella-penisola-arabica-tra-lava-e-vuoto-un-sistema-di-grotte-basaltiche-sfida-i-limiti-dellesplorazione/04/11/
[72] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – IUCN World Heritage Outlook https://worldheritageoutlook.iucn.org/node/1146
Grotte Laviche
https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf
L'articolo Grotte laviche di Harrat Khaybar: sette cavità raccontano il sottosuolo dell’Arabia Saudita proviene da Scintilena.




