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  • PaleoFestival 2026: a Spezia un viaggio interattivo nel mondo antico
    Condividi Due giornate di laboratori per divulgare l’archeologia presso adulti e bambini Un fine settimana dedicato all’archeologia sperimentale e alla divulgazione del mondo antico: il 18 e 19 aprile 2026 il Museo del Castello San Giorgio di Spezia ospita il PaleoFestival, un evento ricco di attività pensate per avvicinare il pubblico alla storia attraverso l’esperienza diretta. Il programma propone un’ampia varietà di laboratori e dimostrazioni interattive, rivolte sia ai più giovani si
     

PaleoFestival 2026: a Spezia un viaggio interattivo nel mondo antico

Apríl 17th 2026 at 05:00

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Due giornate di laboratori per divulgare l’archeologia presso adulti e bambini

Un fine settimana dedicato all’archeologia sperimentale e alla divulgazione del mondo antico: il 18 e 19 aprile 2026 il Museo del Castello San Giorgio di Spezia ospita il PaleoFestival, un evento ricco di attività pensate per avvicinare il pubblico alla storia attraverso l’esperienza diretta.

Il programma propone un’ampia varietà di laboratori e dimostrazioni interattive, rivolte sia ai più giovani sia agli adulti, con attività che spaziano dalla lavorazione dei materiali preistorici alla metallurgia dell’età del Bronzo, dalla tessitura antica alla scrittura geroglifica, fino alla sperimentazione di tecniche di sopravvivenza e produzione artigianale.

Tra i nomi presenti al festival figura anche Alfio Tomaselli, socio collaboratore dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP), da anni impegnato nella divulgazione dell’archeologia sperimentale. Attraverso il sito archeologiasperimentale.it e il suo canale YouTube “Musteriano”, Tomaselli promuove attività laboratoriali e ricostruzioni delle tecnologie preistoriche. Da decenni collabora con università, musei, parchi archeologici e istituzioni culturali, contribuendo alla diffusione di pratiche e conoscenze legate alla vita e alle tecniche dell’uomo preistorico, con un’intensa attività didattica e divulgativa sia in Italia che all’estero.

Ci saranno quindi momenti di approfondimento scientifico, come incontri dedicati all’archeologia sperimentale e alla divulgazione, ed esposizioni e rievocazioni che ricostruiscono scene di vita antica, e offrono uno sguardo concreto sulle pratiche quotidiane delle civiltà del passato.

Il contesto spezzino, inoltre, aggiunge un ulteriore elemento di interesse: il territorio conserva importanti testimonianze archeologiche legate anche al mondo sotterraneo, dalla presenza dell’Ursus spelaeus e altri animali preistorici in grotte locali fino a evidenze di frequentazione umana preistorica. A queste si aggiunge il recente ritrovamento della Grotta dei Picconi, al momento in fase si studio, che ha restituito testimonianze di epoca neolitica, a conferma del valore archeologico del sottosuolo della zona.

Il PaleoFestival è una preziosa occasione per far incontrare ricerca, didattica e partecipazione: il museo, che è stupendo, diventerà spazio dinamico per far rivivere il passato.

Sintesi del programma:
Tra le attività in programma: laboratori di pittura preistorica, lavorazione della selce e accensione del fuoco, tessitura e lavorazione della pelle, dimostrazioni di metallurgia e costruzione di archi, scrittura antica e geroglifica, oltre a rievocazioni storiche, attività sulla vita quotidiana nel mondo antico e incontri dedicati all’archeologia sperimentale.

Dove: Museo del Castello San Giorgio, La Spezia
Quando: 18 e 19 aprile 2026
Come: attività e laboratori per tutte le età, ingresso secondo modalità del museo

Per approfondimenti sull’attività di Alfio Tomaselli: https://www.archeologiasperimentale.it/

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  • Chiese Rupestri di Matera: accordo triennale tra il Parco e l’IUSE di Torino per l’europrogettazione
    Condividi L’Ente Parco della Murgia Materana punta sui fondi europei con una convenzione quadro triennale con l’Istituto Universitario di Studi Europei L’Ente Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri di Matera e l’Istituto Universitario di Studi Europei (IUSE) di Torino hanno firmato una Convenzione Quadro di collaborazione e consulenza della durata di tre anni. L’accordo mira a rafforzare la capacità progettuale del Parco, intercettare i finanziamenti europei e promuovere mo
     

Chiese Rupestri di Matera: accordo triennale tra il Parco e l’IUSE di Torino per l’europrogettazione

Apríl 16th 2026 at 12:00

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L’Ente Parco della Murgia Materana punta sui fondi europei con una convenzione quadro triennale con l’Istituto Universitario di Studi Europei

L’Ente Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri di Matera e l’Istituto Universitario di Studi Europei (IUSE) di Torino hanno firmato una Convenzione Quadro di collaborazione e consulenza della durata di tre anni. L’accordo mira a rafforzare la capacità progettuale del Parco, intercettare i finanziamenti europei e promuovere modelli innovativi di gestione del patrimonio ambientale e culturale.[1]

La firma e i protagonisti dell’accordo sul patrimonio rupestre

La convenzione è stata siglata dal Presidente dello IUSE, professor Piercarlo Rossi, e dal Presidente dell’Ente Parco, Giovanni Mianulli. Il Parco delle Chiese Rupestri di Matera è un sito UNESCO di rilevanza internazionale, e la partnership nasce dall’esigenza concreta dell’Ente di potenziare le proprie competenze in materia di europrogettazione e gestione di iniziative finanziate da fondi nazionali e regionali. L’accordo è stato annunciato il 14 aprile 2026 e riportato da diversi organi di informazione regionali e nazionali.[1][2][3]

I quattro pilastri della collaborazione per lo sviluppo sostenibile

Lo IUSE, forte di una consolidata esperienza decennale nelle politiche dell’Unione Europea e nello sviluppo territoriale sostenibile, fornirà supporto tecnico-scientifico articolato in quattro aree principali.[1]

  • Monitoraggio bandi e progettazione: supporto nella presentazione di proposte su programmi UE e fondi strutturali
  • Strategie di sviluppo: analisi dei fabbisogni e definizione di modelli di gestione in linea con i trend europei di sostenibilità
  • Capacity Building: percorsi di formazione specialistica per il personale dell’Ente e per gli stakeholder locali
  • Ricerca e Valutazione: studi di impatto e divulgazione su temi legati alla tutela ambientale e al turismo sostenibile[1]

Le parole dei presidenti: valorizzare le Chiese Rupestri con l’europrogettazione

Il presidente dello IUSE, Piercarlo Rossi, ha dichiarato che con questa firma si consolida il ruolo dell’istituto come partner strategico per gli enti pubblici che guardano all’Europa. Rossi ha sottolineato come l’obiettivo sia tradurre le grandi sfide del Green Deal e della transizione ecologica in opportunità concrete per il territorio materano.[1]

Il presidente dell’Ente Parco, Giovanni Mianulli, ha evidenziato che la collaborazione con lo IUSE permetterà di rafforzare la capacità di analisi e progettazione del Parco. L’accordo, a suo giudizio, garantirà una valorizzazione sempre più efficace e moderna del patrimonio inestimabile delle Chiese Rupestri.[1]

Il Parco delle Chiese Rupestri: un sito UNESCO al centro delle politiche di tutela

Il Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano è uno dei territori protetti più significativi del Mezzogiorno d’Italia. Il sito, riconosciuto dall’UNESCO, custodisce un patrimonio rupestre unico che intreccia storia, archeologia, natura e spiritualità. Negli ultimi anni l’Ente ha avviato percorsi di collaborazione istituzionale per rispondere alle sfide della conservazione e della fruizione sostenibile, anche attraverso l’accesso ai fondi strutturali europei del ciclo 2021-2027.[4]

La nuova convenzione con lo IUSE si inserisce in questo quadro strategico. L’accordo mira a dotare il Parco delle Chiese Rupestri degli strumenti tecnici e delle competenze necessarie per competere efficacemente nell’accesso ai programmi di finanziamento europei dedicati alla tutela della biodiversità, alla transizione ecologica e al turismo sostenibile.[1]

Fonti
[1] Ricerca e territorio, intesa per valorizzare le Chiese rupestri https://agr.regione.basilicata.it/post/ricerca-e-territorio-intesa-per-valorizzare-le-chiese-rupestri/
[2] Matera, accordo tra IUSE e Parco della Murgia – trmtv https://www.trmtv.it/primo-piano/2026_04_14/536605.html/amp
[3] A Matera siglato un accordo tra IUSE e Parco della Murgia per … https://www.facebook.com/trmtv/posts/a-matera-siglato-un-accordo-tra-iuse-e-parco-della-murgia-per-innovazione-fondi-/1556749956457893/
[4] Schema di Accordo di Collaborazione – Basilicata Europa https://europa.regione.basilicata.it/2021-27/wp-content/uploads/2025/01/Accordo_Parco-Murgia-1.pdf
[11] Firma del Protocollo d’Intesa per la Valorizzazione delle Grotte di … https://www.scintilena.com/firma-del-protocollo-dintesa-per-la-valorizzazione-delle-grotte-di-luppa-tra-il-comune-di-sante-marie-e-la-federazione-speleologica-abruzzese-ets/03/07/
[12] Rural Karst: un progetto per promuovere la scienza e la tecnologia nelle scuole rurali della Romania – Scintilena https://www.scintilena.com/rural-karst-un-progetto-per-promuovere-la-scienza-e-la-tecnologia-nelle-scuole-rurali-della-romania/11/28/
[13] “Paesaggio culturale e sistema ipogeo nell’Alta Murgia: tra dimore … https://www.scintilena.com/giornate-europee-del-patrimonio-paesaggio-culturale-e-sistema-ipogeo-nellalta-murgia-tra-dimore-luoghi-di-culto-e-sepolture/09/18/
[14] Progetto Conservazione Habitat 8310: 110 grotte ripulite, restaurate e protette in un sito Natura 2000 in Romania – Scintilena https://www.scintilena.com/progetto-conservazione-habitat-8310-110-grotte-ripulite-restaurate-e-protette-in-un-sito-natura-2000-in-romania/04/22/
[15] EuroSpeleo Protection Label 2026: aperta la call europea per i … https://www.scintilena.com/eurospeleo-protection-label-2026-aperta-la-call-europea-per-i-progetti-di-tutela-delle-grotte/02/13/
[16] Palagianello rilancia il futuro della civiltà rupestre https://www.scintilena.com/palagianello-rilancia-il-futuro-della-civilta-rupestre/10/06/
[17] Nuovo Protocollo d’Intesa tra Regione Abruzzo e Federazione Speleologica Abruzzese – Scintilena https://www.scintilena.com/nuovo-protocollo-dintesa-tra-regione-abruzzo-e-federazione-speleologica-abruzzese/12/12/
[18] CALL FOR SURVEY DA ERC-KARST – Scintilena https://www.scintilena.com/call-for-survey-da-erc-karst-2/11/24/
[19] L’Alta Murgia alla BIT Milano 2025: turismo, cultura e … https://www.scintilena.com/lalta-murgia-alla-bit-milano-2025-turismo-cultura-e-sostenibilita/02/13/
[20] Puglia Archivi – Pagina 17 di 21 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/puglia/page/17/
[21] Marche Approvata la mozione per il rifinanziamento della … https://www.scintilena.com/marche-approvata-la-mozione-per-il-rifinanziamento-della-legge-regionale-sulla-speleologia/08/25/
[22] Riscoperta del Patrimonio Minerario Abruzzese: Oggi Una … https://www.scintilena.com/riscoperta-del-patrimonio-minerario-abruzzese-oggi-una-conferenza-a-san-valentino-in-abruzzo-citeriore-pe/05/16/
[23] La Federazione Speleologica Pugliese aderisce al Contratto di Fiume del Torrente Asso, la speleologia al servizio del territorio. – Scintilena https://www.scintilena.com/la-federazione-speleologica-pugliese-aderisce-al-contratto-di-fiume-del-torrente-asso-la-speleologia-al-servizio-del-territorio/05/26/
[24] Pag. 1 a 20 https://www.sportesalute.eu/images/bandi_di_gara/RA_127_PA/08_RA_127_23PA__Accordo_Quadro_Foligno_-Matera.pdf [25] parco nazionale https://www.parcoaltamurgia.it/sites/default/files/albopretorio/upload/1420_z_DETERM.%2078-2014%20-%20AVVISO%20PUBBLICO%20CONVENZIONI.pdf [26] accordo di sviluppo tra parco delle chiese rupestri e iuse do torino https://www.facebook.com/basilicatadigitalchannel/posts/accordo-di-sviluppo-tra-parco-delle-chiese-rupestri-e-iuse-do-torino-rafforzare-/1565040368954775/ [27] TRA Il Comune di Matera, rappresentato dalla Dott.ssa … https://www.provincia.matera.it/images/amm_trasp/bandi_di_concorso/attivi/schema_di_convenzione-_ambientale.pdf
[28] [PDF] FAC-SIMILE ACCORDO DI PARTENARIATO – Comune di Matera – https://comune.matera.it/wp-content/uploads/2024/09/Delibera-della-giunta-comunale-n.942022.pdf
[29] Matera, accordo tra IUSE e Parco della Murgia https://x.com/TRMh24/status/2044012403281609006
[30] CONVENZIONE DI COPRODUZIONE https://amministrazionetrasparente.matera-basilicata2019.it/download/all-1-dd-73-convenzione-5ba4f428ba7e0.pdf
[31] ?’???????? ????????????? ?? ????? … https://www.facebook.com/Parcomurgiamaterana/photos/-%F0%9D%97%A6%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%BB%F0%9D%97%B2%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B4%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%AE-%F0%9D%98%81%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%AE-%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%B0%F0%9D%97%B2%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B0%F0%9D%97%AE-%F0%9D%97%B2-%F0%9D%98%81%F0%9D%97%B2%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B6%F0%9D%98%81%F0%9D%97%BC%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%BC-%F0%9D%97%B9%F0%9D%97%9C%F0%9D%98%80%F0%9D%98%81%F0%9D%97%B6%F0%9D%98%81%F0%9D%98%82%F0%9D%98%81%F0%9D%97%BC-%F0%9D%97%A8%F0%9D%97%BB%F0%9D%97%B6%F0%9D%98%83%F0%9D%97%B2%F0%9D%97%BF%F0%9D%98%80%F0%9D%97%B6%F0%9D%98%81%F0%9D%97%AE%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%BC-%F0%9D%97%B1%F0%9D%97%B6-%F0%9D%97%A6%F0%9D%98%81%F0%9D%98%82%F0%9D%97%B1%F0%9D%97%B6-%F0%9D%97%98%F0%9D%98%82%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%BC%F0%9D%97%BD%F0%9D%97%B2%F0%9D%97%B6-%F0%9D%97%B2-%F0%9D%97%B9%F0%9D%97%98/1256002466703475/
[32] [PDF] 1 LA MURGIA ABBRACCIA MATERA https://trasparenza.regione.puglia.it/sites/default/files/paragrafi_semplici/20_Concorso%20di%20idee%20-%20La%20Murgia%20abbraccia%20Matera.pdf
[33] ??? ???????? ??? ??????? ? … https://www.facebook.com/groups/673361526137687/posts/3703031746503968/
[34] [PDF] convenzione – Formez – Monitoraggio progetti https://monitoraggioprogetti.formez.it/Home/StampaConvenzione/25038RO37

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  • Le neviere della Murgia: gli ipogei del freddo tra Piccola Era Glaciale, archeologia e speleologia pugliese
    Condividi Quando la neve scavata nella roccia alimentava l’industria del ghiaccio in Puglia Neviere della Murgia: cisterne ipogee per raccogliere e conservare la neve Le neviere della Murgia sono cisterne scavate nella roccia calcarea, strutture ipogee in cui la neve veniva raccolta durante i mesi invernali e conservata fino a trasformarsi in ghiaccio. Il fenomeno si diffuse in tutto il territorio pugliese: dal Gargano al basso Salento, con una concentrazione significativa nelle ar
     

Le neviere della Murgia: gli ipogei del freddo tra Piccola Era Glaciale, archeologia e speleologia pugliese

Apríl 16th 2026 at 06:00

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Quando la neve scavata nella roccia alimentava l’industria del ghiaccio in Puglia


Neviere della Murgia: cisterne ipogee per raccogliere e conservare la neve

Le neviere della Murgia sono cisterne scavate nella roccia calcarea, strutture ipogee in cui la neve veniva raccolta durante i mesi invernali e conservata fino a trasformarsi in ghiaccio. Il fenomeno si diffuse in tutto il territorio pugliese: dal Gargano al basso Salento, con una concentrazione significativa nelle aree della Murgia. Martina Franca, con le sue 30 strutture censite, si conferma la principale capitale regionale dell’industria del ghiaccio.[1]

Queste strutture non erano semplici buche nel terreno. Erano manufatti architettonici complessi, composti da cisterne o pozzi a pianta rettangolare, scavati nella roccia calcarea con una profondità variabile tra i 4 e i 12 metri. La struttura sovrastante era in pietra calcarea, con volta a botte e copertura a chiancarelle su falde inclinate. I conci estratti durante lo sbancamento erano riutilizzati per innalzare le pareti e le strutture esterne. Nelle aree della Murgia, il costo della lavorazione era più elevato rispetto alle zone costiere, dove la calcarenite tenera rendeva lo scavo più agevole rispetto alla compatta roccia calcarea della murgia.[2]


Piccola Era Glaciale e clima pugliese: le nevicate che resero possibile l’industria del freddo

Le neviere non avrebbero potuto esistere senza le condizioni climatiche che le resero necessarie. La cosiddetta Piccola Era Glaciale (PEG) — in inglese Little Ice Age — fu una fase di raffreddamento climatico durata approssimativamente dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo. Questo periodo portò, anche nelle regioni mediterranee del Sud Italia, nevicate abbondanti e persistenti che resero economicamente vantaggioso costruire e gestire queste strutture.[3][1]

La prova della diffusione delle neviere è, in sé, una testimonianza climatica diretta. Non si sarebbe potuto creare un simile numero di opere idrauliche se la natura non avesse offerto periodicamente quella materia prima che era la neve. I segni della Piccola Era Glaciale sono visibili in numerose opere dell’intelletto umano: dai dipinti ai racconti letterari, fino alle prime osservazioni di carattere scientifico. In Puglia, le centinaia di neviere documentate ne rappresentano la testimonianza materiale più concreta.[1][3]


Il ciclo produttivo: dal nevaiolo alla stecca di ghiaccio da bicchiere

La gestione delle neviere era una vera e propria attività imprenditoriale, organizzata secondo regole precise. Erano figure specializzate a presiedere l’intera filiera: il nevaiolo, ovvero l’appaltatore responsabile della raccolta, della conservazione e della trasformazione della neve in ghiaccio. La proprietà dei beni era concentrata nelle mani dell’aristocrazia locale. A Martina Franca e nei territori circostanti, i duchi Caracciolo detenevano il monopolio dell’industria del ghiaccio.[4][5]

Il ghiaccio era una merce preziosa. La sua purezza e igiene erano fondamentali, soprattutto per il consumo alimentare. Per la sorbetteria si selezionavano le cosiddette stecche di ghiaccio “da bicchiere”, le più pregiate. Il ghiaccio di qualità inferiore era invece impiegato per la conservazione di carni e pesci, rallentandone il deperimento, o utilizzato nella farmacopea per trattare diversi malanni.[6]


Un viaggiatore del 1818 racconta i sorbetti di Martina Franca

Una fonte storica di primo piano è il diario di viaggio del marchese di Pietracatella Giuseppe Ceva Grimaldi, intendente di Terra d’Otranto. Nel 1818, descrivendo il suo itinerario da Napoli a Lecce, il marchese annotò i piaceri della tavola dei martinesi, elogiando i sorbetti squisiti prodotti grazie alle famose conserve di neve che nel Salento si trovano — scriveva — sui monti di Martina. Era possibile gustarli nel pieno dell’estate, nonostante il caro prezzo. Questa testimonianza conferma come il commercio del ghiaccio avesse già allora un’organizzazione consolidata e una clientela esigente, tra nobiltà e ceto abbiente.[7][1]


Architettura ipogea delle neviere: dall’escavazione alla volta a botte

Lo sviluppo architettonico delle neviere seguì le logiche costruttive dell’edilizia rurale pugliese. Le strutture adottavano tecniche simili a quelle delle case a pignon e delle grandi cisterne aperte. La morfologia del tavoliere pugliese, privo di catene montuose e con un suolo calcareo, aveva già abituato gli abitanti a scavare invasi e cisterne per raccogliere l’acqua piovana. Le neviere si inseriscono in questa tradizione millenaria di architettura ipogea, declinandola in funzione di un uso diverso: non l’acqua, ma la neve.[2][6]

La struttura tipica comprendeva aperture nella volta per lo scarico della neve e aperture laterali per la ventilazione e l’accesso. La sovrapposizione di strati compatti di neve, alternati con paglia o foglie per l’isolamento termico, era la tecnica che permetteva la lenta trasformazione in ghiaccio nel corso dei mesi.[6][2]


Speleologi in prima linea per la tutela delle neviere pugliesi

A tutelare le neviere sono oggi principalmente gli speleologi. In Puglia, la normativa di riferimento è la Legge Regionale 4 dicembre 2009, n. 33, “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico”. Questa legge ha istituito e regola il Catasto delle grotte e delle cavità artificiali della Puglia, affidato alla Federazione Speleologica Pugliese attraverso apposita convenzione con la Regione. Le neviere rientrano a pieno titolo nel catasto come cavità artificiali di interesse storico e antropologico.[8][9][10]

La Puglia conta già 2.377 cavità naturali censite e oltre 1.050 cavità artificiali registrate. Il lavoro di catalogazione è continuo: speleologi e ricercatori affiancano le istituzioni nel censire, documentare e proteggere queste strutture. Il volume Neviere della Murgia dei Trulli e nevicate storiche in Valle d’Itria ha censito quasi un centinaio di neviere solo in quella porzione di territorio.[10][1]


Archeologia dell’Età Contemporanea: un patrimonio da salvaguardare

Ciò che resta delle neviere pugliesi costituisce una preziosa testimonianza di archeologia dell’età contemporanea. Queste strutture narrano un capitolo di storia economica e sociale che coinvolge climatologia, architettura, storia locale e speleologia. L’abbandono dell’industria del ghiaccio naturale fu determinato da due fattori combinati: il progressivo cambiamento climatico che ridusse le nevicate, e l’avvento del ghiaccio artificiale prodotto con l’energia elettrica.[3][1]

Oggi un frigorifero produce ghiaccio in poche ore, a costo irrisorio. Per i nostri avi, ottenere quel bene richiedeva fatica collettiva, ingegno architettonico, organizzazione imprenditoriale e le giuste condizioni meteorologiche. I manufatti sopravvissuti alla distruzione andrebbero salvaguardati, tutelati e valorizzati per trasmettere alle generazioni future un capitolo fondamentale dell’identità culturale delle comunità pugliesi.[1][3]

Fonti
[1] Neviere e nevicate d’agosto: il “tempo” porta sotto terra la memoria … https://www.scintilena.com/neviere-e-nevicate-dagosto-il-tempo-porta-sotto-terra-la-memoria-del-freddo/08/27/
[2] Le neviere murgiane | La Voce News https://www.lavocenews.it/coronavirus-4/puglia-coronavirus-4/in-evidenza/le-neviere-murgiane/
[3] Le neviere della Murgia e le nevicate storiche in Valle d’Itria https://www.scintilena.com/le-neviere-della-murgia-e-le-nevicate-storiche-in-valle-ditria-un-viaggio-nel-passato-climatico-della-puglia/04/26/
[4] [PDF] ricchezza di pietra. i fabbricati urbani e rurali dei duchi http://siba-ese.unisalento.it/index.php/medietas/article/download/28625/23466
[5] Caracciolo – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Caracciolo
[6] Le neviere https://www.altosalentorivieradeitrulli.it/le_neviere.htm
[7] Giuseppe Ceva Grimaldi Pisanelli di Pietracatella – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ceva_Grimaldi_Pisanelli_di_Pietracatella
[8] La tutela del patrimonio ipogeo attraverso i catasti delle cavità artificiali – Scintilena https://www.scintilena.com/la-tutela-del-patrimonio-ipogeo-attraverso-i-catasti-delle-cavita-artificiali/02/15/
[9] Catasto delle grotte e delle formazioni naturali – S.I.T. – Puglia.con https://pugliacon.regione.puglia.it/web/sit-puglia-sit/catasto-delle-grotte-e-delle-formazioni-naturali
[10] Catasto delle Grotte e Cavità Artificiali https://www.fspuglia.it/catasto/catasto-puglia/31
[11] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[12] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[13] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[14] “SUI SENTIERI DEI BRIGANTI” con il Centro Speleologico … https://www.scintilena.com/sui-sentieri-dei-briganti-con-il-centro-speleologico-dellalto-salento/12/29/
[15] Dal Buio: una mostra speleologica a Martina Franca https://www.scintilena.com/dal-buio-una-mostra-speleologica-a-martina-franca/01/13/
[16] COMPIE 50 ANNI LO STORICO GRUPPO SPELEOLOGICO VALLE DEL NOCE – Scintilena https://www.scintilena.com/compie-50-anni-lo-storico-gruppo-speleologico-valle-del-noce/01/15/
[17] L’arte del trarre l’olio: viaggio nei trappeti ipogei tra storia e … https://www.scintilena.com/larte-del-trarre-lolio-viaggio-nei-trappeti-ipogei-tra-storia-e-speleologia/08/16/
[18] Cittadinanza Onoraria di Cerchiara di Calabria al regista … – Scintilena https://www.scintilena.com/cittadinanza-onoraria-di-cerchiara-di-calabria-al-regista-frammartino-senza-gloria-gli-speleologi-del-61/12/11/
[19] Grotte e Voragini di Martina Franca – Il libro – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-e-voragini-di-martina-franca-il-libro/06/04/
[20] “Monte Nerone racconta” all’incontro di speleologia “Scintilena e … https://www.scintilena.com/monte-nerone-racconta-allincontro-di-speleologia-scintilena-e-friends-a-febbraio-a-narni/01/07/
[21] Neviere e ghiacciaie del Molise: una nuova proposta di classificazione – Scintilena https://www.scintilena.com/neviere-e-ghiacciaie-del-molise-una-nuova-proposta-di-classificazione/04/06/
[22] Scintilena https://www.scintilena.com/page/93/
[23] Speleologi che hanno fatto la Storia: Dott. Mario Marchetti (1913-1996) https://www.scintilena.com/speleologi-che-fecero-la-storia-dott-mario-marchetti-1913-1996/11/15/
[24] La memoria di alcune intense nevicate della “Piccola Era Glaciale” nel Salento | La Naturalizzazione d’Italia http://naturalizzazioneditalia.altervista.org/la-memoria-di-alcune-intense-nevicate-della-piccola-era-glaciale-nel-salento/
[25] Famiglia Caracciolo di Martina – nobili napoletani https://www.nobili-napoletani.it/Caracciolo-Martina.htm
[26] IL SALENTO DALL PREISTORIA ALLA MODERNITÀ https://www.lecceoggi.com/salento-dall-preistoria-alla-modernita-3/
[27] Piccola era glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale
[28] Preistoria e Protostoria della Puglia https://www.iipp.it/wp-content/uploads/Indice_Preistoria-e-protostoria-della-Puglia.pdf
[29] [PDF] Le vicende patrimoniali dei Caracciolo di Martina Franca durante e … https://emeroteca.provincia.brindisi.it/Archivio%20Storico%20Pugliese/2000/Articoli/LeVicendePatrimoniali.pdf
[30] IL COMMERCIO DELLA NEVE FRA LA MURGIA E … https://www.perieghesis.it/Neve%20fra%20Murgia%20e%20Taranto%201700.pdf
[31] La Puglia nel Neolitico dalle Veneri di Parabita a Porto Badisco https://www.bpp.it/Apulia/html/archivio/1979/III/art/R79III025.html
[32] ai tempi della “piccola era glaciale” anche in valle d’itria nevicava https://www.facebook.com/groups/274848366302720/posts/2340523653068504/
[33] Regolamento Catasto Speleologico del Friuli Venezia Giulia in via … https://www.scintilena.com/regolamento-catasto-speleologico-del-friuli-venezia-giulia-in-via-di-approvazione/01/03/
[34] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/623/?c=7
[35] Importanti novità nella speleologia del Lazio: il Catasto Cavità … https://www.scintilena.com/importanti-novita-nella-speleologia-del-lazio-il-catasto-cavita-artificiali/06/22/
[36] Il Catasto Speleologico Regionale: uno strumento … https://www.scintilena.com/il-catasto-speleologico-regionale-uno-strumento-essenziale-per-la-tutela-delle-grotte/02/15/
[37] Umbria – Legge regionale 23 settembre 2009, n. 19 – Scintilena https://www.scintilena.com/umbria-legge-regionale-23-settembre-2009-n-19/12/24/
[38] Acque sotterranee – DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009, n. 30 – Scintilena https://www.scintilena.com/acque-sotterranee-decreto-legislativo-16-marzo-2009-n-30/04/05/
[39] Catasto Nazionale Cavità Artificiali – Scintilena http://www.scintilena.com/utec/old/utec/catasto/fruizione.htm
[40] ACCATASTAMENTO CAVITA’ IPOGEE E/O ARTIFICIALI https://www.scintilena.com/accatastamento-cavita-ipogee-eo-artificiali/05/08/
[41] Scintilena https://www.scintilena.com/page/2263/?sid=18&lang=cn&act=topiccont&fid=1&id=1&page=1&pageall=1&numall=10
[42] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 1814 di 1890 https://www.scintilena.com/author/Scintilena/page/1814/
[43] [PDF] Giuseppe Ceva Grimaldi – Cisva https://viaggio-adriatico.com/wp-content/uploads/2024/01/ceva_grimaldi.pdf
[44] Catasto delle grotte e delle cavità artificiali della Puglia – CNR Irpi https://www.irpi.cnr.it/progetto/catasto-delle-grotte-cavita-artificiali-della-puglia/
[45] Itinerario da Napoli a Lecce e nella provincia di terra d’Otranto nell … https://books.google.com/books/about/Itinerario_da_Napoli_a_Lecce_e_nella_pro.html?hl=it&id=B5YuAAAAYAAJ
[46] [PDF] geositi della puglia – CAI SCUOLA https://caiscuola.cai.it/wp-content/uploads/2025/02/2025-Corso-Rete-Natura-2000-Salvatore-Valletta-Geositi-della-Puglia_def.pdf
[47] # **IL MONDO SCOMPARSO DEGLI IPOGEI DEL … – Facebook https://www.facebook.com/groups/235044483499015/posts/2836822846654486/
[48] legge regionale 4 dicembre 2009, n. 33 https://portale2015.consiglio.puglia.it/documentazione/leges/azione.asp?K=2009LV33
[49] Itinerario da Napoli a Lecce e nella provincia di Terra d’Otranto nell … https://archive.org/details/bub_gb_0VDtzC5EPiUC
[50] Art. 4 – Catasto regionale del patrimonio speleologico https://legislazionetecnica.it/node/3607308
[51] SEI DI GIOIA DEL COLLE SE……. – Facebook https://www.facebook.com/groups/1801570513409931/posts/4518198808413741/
[52] [PDF] Un approccio metodologico per lo studio delle cavità artificiali pugliesi https://www.sigeaweb.it/documenti/convegni/massafra-2017/1_Parise_Sigea_Massafra.pdf
[53] Sei di Ceglie Messapica se… – Facebook https://www.facebook.com/groups/1466176263612111/posts/4538422423054131/
[54] Nuovo Catasto delle Grotte e delle Cavità Artificiali della Regione … https://www.ambienteambienti.com/nuovo-catasto-delle-grotte-e-delle-cavita-artificiali-della-regione-puglia/

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  • Sudafrica, una cava di pietra risalente a 220.000 anni fa riscrive la storia del comportamento umano
    Condividi Un nuovo studio su Nature Communications documenta a Jojosi la più antica estrazione sistematica di materia prima finora nota per Homo sapiens La scoperta e il sito di Jojosi Nel KwaZulu-Natal, una regione di praterie aperte del Sudafrica orientale, sorge il complesso di siti denominato Jojosi, a circa 140 chilometri dalla costa dell’Oceano Indiano e a 1.200 metri di quota. Il paesaggio è inciso da profonde vallecole erosive, chiamate localmente donga, che nel corso d
     

Sudafrica, una cava di pietra risalente a 220.000 anni fa riscrive la storia del comportamento umano

Apríl 15th 2026 at 08:00

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Un nuovo studio su Nature Communications documenta a Jojosi la più antica estrazione sistematica di materia prima finora nota per Homo sapiens


La scoperta e il sito di Jojosi

Nel KwaZulu-Natal, una regione di praterie aperte del Sudafrica orientale, sorge il complesso di siti denominato Jojosi, a circa 140 chilometri dalla costa dell’Oceano Indiano e a 1.200 metri di quota. Il paesaggio è inciso da profonde vallecole erosive, chiamate localmente donga, che nel corso del Pleistocene hanno esposto affioramenti di hornfels e livelli sedimentari stratificati conservati con rarissima integrità.[1][2]

È in questo contesto che un team internazionale di ricercatori, guidato dal dr. Manuel Will dell’Università di Tubinga, ha identificato e scavato cinque livelli manufatturali distribuiti in tre aree principali. I risultati, pubblicati il 6 aprile 2026 su Nature Communications (DOI: 10.1038/s41467-026-70783-8), dimostrano che gli esseri umani estraevano intenzionalmente la pietra in questo luogo già 220.000 anni fa, tornandovi sistematicamente per almeno 110.000 anni.[3][4]


I manufatti: una cava, non un accampamento

Durante gli scavi, ogni centimetro cubo di sedimento è stato setacciato. Il risultato è un assemblaggio di oltre 20.000 manufatti, tutti in un’unica roccia: l’hornfels, una roccia metamorfica di contatto dalla grana finissima, durissima, che produce schegge con bordi affilati e resistenti.[5][6]

La scelta non è banale. Accanto al sito affiorano dolerite e quarzo, rocce disponibili immediatamente. I gruppi umani li hanno ignorati, puntando sistematicamente all’hornfels.[5]

L’assemblaggio litico mostra una composizione precisa:

  • blocchi di hornfels testati per valutarne la qualità, con scheggiature esplorative superficiali
  • schegge di tutte le dimensioni, prodotto delle fasi di riduzione del blocco
  • migliaia di micro-frammenti di scarto, inferiori ai 5 millimetri
  • martelli litici usati per percuotere la roccia
  • quasi nessun utensile finito: i prodotti erano trasportati altrove[4][1]

L’analisi di refit — il riassemblaggio fisico dei frammenti per ricostruire la sequenza di scheggiatura — ha prodotto 123 gruppi da 353 pezzi analizzati, tutti concentrati entro 30 centimetri: sequenze coerenti con soste brevi e mirate. L’analisi tracciologica su 40 manufatti ha rilevato tracce d’uso su un solo pezzo. Il resto era pronto per essere portato via.[7][5]

Nessun focolare. Nessun resto faunistico. Nessuno strumento per attività diverse dalla scheggiatura. Jojosi era una cava specializzata, visitata con un obiettivo preciso: procurarsi la materia prima migliore disponibile nel territorio.[1]


La datazione OSL: visite ripetute per 110.000 anni

Per determinare l’età dei depositi, il team ha utilizzato la datazione per luminescenza otticamente stimolata (OSL), una tecnica che misura l’energia accumulata nei cristalli di quarzo e feldspato dal momento della loro sepoltura, e quindi dalla loro ultima esposizione alla luce solare. Il metodo è applicabile a un intervallo che va da pochi decenni a centinaia di migliaia di anni.[1]

I campioni analizzati hanno restituito un quadro preciso: Fase isotopica marina Età approssimativa Attività documentata MIS 7 240–210.000 anni fa Prime evidenze di estrazione MIS 6 190–130.000 anni fa Uso continuativo durante il glaciale MIS 5e 125–110.000 anni fa Ultima fase documentata

Il sito viene frequentato durante almeno tre stadi climatici diversi, alternando glaciali e interglaciali. Il comportamento rimane identico.[8][4]


Il modello teorico che viene messo in discussione

Fino a oggi, il paradigma dominante nella paleoantropologia era quello dell’embedded procurement: i cacciatori-raccoglitori del Pleistocene raccoglievano la pietra incidentalmente, durante spostamenti dettati da altre necessità — la caccia, la raccolta di cibo, il trasferimento stagionale. Escursioni programmate con il solo scopo di ottenere una materia prima specifica erano considerate comportamenti tardivi, documentabili con certezza solo nel Paleolitico Superiore e nel Neolitico.[9][10]

A Jojosi, questa lettura non regge. Cinque prove indipendenti convergono verso un’unica interpretazione:

  1. esclusività assoluta dell’hornfels, nonostante la disponibilità di altri litotipi in loco
  2. assenza totale di utensili finiti, portati sistematicamente altrove
  3. assenza di qualsiasi altra attività: nessun rifiuto alimentare, nessun focolare
  4. refit concentrati spazialmente, tipici di soste brevi e funzionali
  5. ripetizione del comportamento per oltre 110.000 anni[8][5]

Lo studio conclude che i gruppi di Homo sapiens che frequentavano Jojosi conoscevano la localizzazione del sito, valutavano la qualità della roccia, pianificavano il viaggio per ottenerla e trasmettevano questa conoscenza alle generazioni successive.[11][3]


Le implicazioni per la storia cognitiva di Homo sapiens

La modernità comportamentale — quella costellazione di capacità cognitive che include il pensiero simbolico, la pianificazione a lungo termine, l’apprendimento sociale complesso — è stata a lungo collocata intorno ai 100–75.000 anni fa, sulla base di evidenze come i disegni geometrici e gli ornamenti in conchiglia della Grotta di Blombos, in Sudafrica, datati a ~73.000 anni fa.[12][13]

Jojosi anticipa questa soglia di oltre un secolo di migliaia di anni. La scoperta si inserisce in un quadro interpretativo in cui la modernità comportamentale non è una rivoluzione improvvisa, ma un mosaico di capacità emergenti gradualmente nel corso del Pleistocene Medio.[13][14]

Come scrivono gli autori nell’articolo, le evidenze di Jojosi dimostrano che “capacità chiave di Homo sapiens, inclusa la pianificazione a lungo termine e la plasticità comportamentale nell’interazione con il mondo materiale, sono emerse presto nella loro storia evolutiva”.[3]


Il metodo di scavo: documentazione in tre dimensioni

Gli scavi del 2022–2024 hanno impiegato un tachimetro laser per documentare in tre dimensioni la posizione esatta di ogni singolo reperto. Il rilievo 3D, affiancato da ricognizioni aeree con droni per identificare i siti in superficie, ha permesso di costruire un modello spaziale preciso degli assemblaggi. Il team comprende dieci ricercatori distribuiti tra l’Università di Tubinga, l’Università di Johannesburg, l’Università di Colonia e istituzioni sudafricane. Greg A. Botha, uno dei co-autori, aveva scoperto il sito di Jojosi già nel 1991.[4][7][1]


Fonti consultate

Fonti
[1] Early humans in South Africa were quarrying stone as long … https://uni-koeln.de/en/research/research-news/detail-forschungsmeldung-en/early-humans-in-south-africa-were-quarrying-stone-as-long-as-220000-years-ago
[2] The Jojosi Dongas: An interdisciplinary project to study … https://doaj.org/article/dbcce0fdece9462195e9a0da393b1849
[3] Specialised and persistent raw material procurement by humans in the Middle Pleistocene – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41946717/
[4] Early humans in South Africa were quarrying stone as far … – Phys.org https://phys.org/news/2026-04-early-humans-south-africa-quarrying.html
[5] The Stone Seekers of Jojosi – Anthropology.net https://www.anthropology.net/p/the-stone-seekers-of-jojosi
[6] Hornfels Facts https://softschools.com/facts/rocks/hornfels_facts/2985/
[7] Revisited and Revalorised: Technological and Refitting Studies at the Middle Stone Age Open-Air Knapping Site Jojosi 1 (KwaZulu-Natal, South Africa) https://link.springer.com/10.1007/s41982-024-00205-y
[8] Specialised and persistent raw material procurement by … https://www.nature.com/articles/s41467-026-70783-8
[9] A game of two halves: Looking for evidence for both embedded and direct procurement in a simulated dataset https://journals.ed.ac.uk/lithicstudies/article/view/7248
[10] Hunter-gatherer mobility and embedded raw-material procurement strategies in the mediterranean upper paleolithic: Hunter-gatherer mobility and embedded raw material procurement strategies https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/evan.21488
[11] Specialised and persistent raw material procurement by … https://ideas.repec.org/a/nat/natcom/v17y2026i1d10.1038_s41467-026-70783-8.html
[12] Middle Stone Age – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Middle_Stone_Age
[13] Behavioral modernity – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Behavioral_modernity
[14] Regional variability in the Acheulian to Middle Stone Age … https://www.nature.com/articles/s41598-026-40075-8
[15] 220000-Year-Old Quarry Site in South Africa Studied https://archaeology.org/news/2026/04/08/220000-year-old-quarry-site-in-south-africa-studied/
[16] Early Humans Already Had Fixed Quarries in South Africa … https://www.labrujulaverde.com/en/2026/04/early-humans-already-had-fixed-quarries-in-south-africa-220000-years-ago-returning-to-them-for-generations-to-obtain-stone-for-their-tools/
[17] Early Humans Quarried Stone 220000 Years Ago, Far … https://greekreporter.com/2026/04/08/early-humans-quarried-stone/
[18] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[19] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[20] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Le catacombe di Parigi riaprono e riaccendono il dibattito etico sul trattamento dei resti umani nelle istituzioni culturali e scientifiche

Apríl 15th 2026 at 07:00

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Resti umani sotto terra e nei musei: un patrimonio che interroga la scienza

Le Catacombe di Parigi hanno riaperto al pubblico l’8 aprile 2026 dopo cinque mesi di chiusura e un intervento da 5,5 milioni di euro. L’evento ha riportato al centro dell’attenzione un tema che attraversa trasversalmente archeologia, speleologia, museologia e diritto: come si gestiscono i resti umani custoditi nel sottosuolo, nei depositi scientifici e nei musei? Un’inchiesta pubblicata il 6 aprile 2026 da Le Monde, firmata da Hervé Morin, ricostruisce un panorama complesso e per molti versi irrisolto.[1]


Le Catacombe di Parigi: sei milioni di scheletri sotto la città

L’ossuario municipale di Parigi è il più grande al mondo. Nelle sue gallerie sotterranee sono custoditi i resti di circa sei milioni di parigini, trasferiti dalle chiese e dai cimiteri sovraffollati a partire dalla fine del XVIII secolo.[1]

Con 600.000 visitatori l’anno, il sito rischiava di scivolare verso una logica da parco di divertimenti. La nuova scénographie punta a un approccio più sobrio. Isabelle Knafou, amministratrice delle catacombe, ha scelto deliberatamente di mantenere i resti umani accessibili al visitatore: «È la migliore barriera contro l’irrispetto. Nel corso della visita, il tono cambia. I burloni vengono presi alle viscere».[2][1]

I lavori di restauro hanno richiesto l’intervento di un muratore specializzato in pietra a secco. Il suo compito era raddrizzare le cosiddette hagues, i muri di ossa che rischiano di cedere. Il cemento è stato escluso: aumenta l’umidità e fragilizza le ossa. La tecnica a secco si è rivelata più stabile e più rispettosa del materiale.[1]


Musei e laboratori: 24.000 resti umani solo in Francia

Il problema non riguarda solo le catacombe. Il Muséum national d’histoire naturelle (MNHN) di Parigi custodisce 24.000 resti umani: 18.000 crani, 360 scheletri montati, 70 mummie complete. Un lavoro di inventario avviato nel 2005 è ancora in corso.[1]

Questi resti sono il prodotto di secoli di raccolta sistematica, spesso condotta senza alcun consenso. Laure Cadot, conservatrice-restauratrice indipendente, lo dice con chiarezza: «Siamo eredi di un patrimonio talvolta difficile da assumere. Non siamo responsabili dell’acquisizione di queste collezioni, ma dei gesti verso questi resti umani».[1]

Il nodo centrale è teorico prima ancora che pratico. Ogni resto umano occupa una zona grigia tra oggetto e soggetto: è un archivio biologico – genetico, isotopico, osteologico – ma è stato anche una persona. Il Codice etico dell’ICOM (adottato nel 2004) definisce i resti umani «materiali sensibili». Quel codice è attualmente in corso di revisione.[3][4][5]


Mostrare o nascondere: le scelte delle istituzioni

Il Musée de l’Homme di Parigi ha preso posizione con la mostra Momies, aperta dal 19 novembre 2025 al 25 maggio 2026, che espone nove mummie provenienti dall’Egitto antico, dall’America del Sud e dall’Europa medievale. Il paleoantropólogo Pascal Sellier, tra i curatori, ha spiegato che tenere le mummie nei magazzini è una forma di ipocrisia, e che le repliche «trasformano queste persone in cose».[1][6]

Altre istituzioni hanno scelto la strada opposta. In Giamaica, il Museo nazionale di Kingston ha ritirato dall’esposizione i resti dei Taíno, originariamente raccolti «per dimostrare l’esistenza di razze inferiori». Il Musée d’ethnographie di Ginevra propone una terza via: il dialogo con le comunità di appartenenza prima di qualsiasi decisione espositiva, perché rendere invisibile un resto umano può significare rendere invisibile anche la comunità che lo rivendica.[1]


Le restituzioni coloniali: dalla Vénus Hottentote al re Toera

La dimensione coloniale del problema è quella che ha prodotto i cambiamenti giuridici più rilevanti. Il caso di Saartjie Baartman (1788/1789–1815), donna khoisan del Sudafrica esposta come attrazione scientifica a Londra e Parigi prima di morire di malattia, è diventato il simbolo di questa storia. I suoi resti – genitali, cervello e calco del corpo – rimasero al Musée de l’Homme per quasi due secoli. Furono restituiti al Sudafrica solo nel 2002, attraverso una legge ad hoc, prima breccia nel principio di inalienabilità delle collezioni pubbliche francesi.[7][8]

La breccia si è poi allargata. La Loi n° 2023-1251 del 26 dicembre 2023 ha creato un quadro generale per la restituzione di resti umani dalle collezioni pubbliche francesi. La prima applicazione è arrivata il 26 agosto 2025 con la restituzione a Madagascar di tre crani sakalava conservati al MNHN, tra cui quello presumibilmente appartenente al re Toera, decapitato nel 1897 dalle truppe coloniali francesi.[9][10][11][12][13]

Ancora in attesa di risposta è la richiesta dei discendenti dei Kali’na della Guyana, 32 persone attirate a Parigi con false promesse nel 1892 ed esposte come attrazione al Jardin d’acclimatation prima di morire di malattia. Le loro ossa sono tuttora al MNHN.[14][15]


Il modello americano: il NAGPRA e l’Uomo di Kennewick

Negli Stati Uniti il problema è stato affrontato con una legge specifica: il Native American Graves Protection and Repatriation Act (NAGPRA) del 1990 obbliga ogni istituzione che riceva fondi federali a inventariare e restituire i resti di nativi americani ai loro discendenti legittimi. Nel 2023 risultavano ancora oltre 97.000 resti non restituiti.[16][17]

Il caso più discusso è quello dell’Uomo di Kennewick: uno scheletro di 8.500 anni scoperto nel 1996 nel Washington State, conteso per vent’anni tra antropologi e cinque tribù amerindiane. Un’analisi genetica ha confermato nel 2015 i legami con le tribù. Il 18 febbraio 2017 il corpo è stato infine inumato in un luogo segreto lungo il fiume Columbia.[18][19]

L’American Museum of Natural History di New York ha annunciato la rimozione di circa 12.000 resti umani dalle proprie collezioni. Il presidente Sean Decatur ha riconosciuto che molte di quelle raccolte erano state costituite «per portare avanti programmi scientifici profondamente radicati nella supremazia bianca».[20]


Archeologia preventiva: il problema della saturazione

L’INRAP (Institut national de recherches archéologiques préventives), fondato nel 2001, ha presieduto in Francia allo scavo di 50.000-60.000 tombe. I depositi gestiti dallo Stato iniziano a essere saturi. Dominique Garcia, presidente dell’INRAP, propone una soluzione circolare: «Forse bisogna immaginare nuove catacombe, diverse dai depositi archeologici dello Stato e dai musei, per accogliere queste sepolture».[1]

Il caso della Dame de Quengo — Louise de Quengo (1584–1656), ritrovata in stato di conservazione quasi integrale nel 2013 durante gli scavi a Rennes e reinumata nel 2015 per volere dei discendenti — ha diviso il mondo scientifico. Per molti archeologi si è trattato di un «crimine scientifico», perché quella dépouille aveva ancora molto da rivelare.[21][1]

I cimiteri ebraici pongono un caso ulteriore: a Lione, le prescrizioni religiose hanno impedito qualsiasi studio scientifico dei defunti trovati in una cripta medievale. A Châteauroux, invece, è stato raggiunto un accordo per condurre analisi genetiche prima della reinumazione.[1]


Il quadro giuridico: dignità, inalienabilità e decolonizzazione

L’articolo 16-1-1 del codice civile francese stabilisce che «il rispetto dovuto al corpo umano non cessa con la morte». Questo principio è in tensione permanente con le esigenze dell’archeologia preventiva. Il vice-presidente del Senato francese Pierre Ouzoulias, archeologo di formazione, si è detto pronto a portare un’iniziativa legislativa per definire meglio il trattamento dei resti umani in archeologia: «Riguardo ai resti umani, esiste una sorta di deroga tacita rispetto al codice civile, concessa agli archeologi. Prelevarli non è un atto scientifico neutro».[1]

La decolonizzazione delle collezioni, ricorda il Musée d’ethnographie di Ginevra, «non è un risultato, ma un processo». Restituire un resto umano senza aver consultato le comunità interessate non è automaticamente la scelta giusta. La ricercatrice tunisina Chedlia Annabi lo dice senza ambiguità: «Non bisogna eludere la violenza che ha talvolta accompagnato la costituzione di queste collezioni».[1]


Fonti consultate

  • Le Monde, Hervé Morin, 6 aprile 2026 — Catacombes, musées, laboratoires : les restes humains, des vestiges pas comme les autreshttps://www.lemonde.fr/sciences/article/2026/04/06/catacombes-musees-laboratoires-les-restes-humains-des-sujets-sensibles_6677506_1650684.html
  • Ville de Paris — Les Catacombes de Paris font peau neuvehttps://www.paris.fr/pages/les-catacombes-de-paris-font-peau-neuve-25835
  • Ulysse.com — Réouverture catacombes Paris 2026https://ulysse.com/news/reouverture-catacombes-paris-2026
  • Pikaia.eu — I resti umani come beni culturali tra potenzialità e problemi — https://pikaia.eu/i-resti-umani-come-beni-culturali-tra-potenzialita-e-problemi/
  • Musée de l’Homme — Exposition Momies — https://www.museedelhomme.fr/fr/exposition-evenement/momies
  • Expo.paris — Expo Momies au Musée de l’Homme — https://expo.paris/exposition/momies-musee-de-l-homme-2025
  • ICOM Italia — Il Codice Etico di ICOM — https://www.icom-italia.org/codice-etico/
  • Regione Toscana — Codice etico ICOM per i musei (PDF) — https://www.regione.toscana.it/documents/10180/13648183/codice-etico-ICOM-per-i-musei.pdf
  • Vie-publique.fr — Loi restitution restes humains 26 décembre 2023 — https://www.vie-publique.fr/loi/289831-loi-restitution-de-restes-humains-appartenant-aux-collections-publiques
  • Légifrance — LOI n° 2023-1251 du 26 décembre 2023 — https://www.legifrance.gouv.fr/jorf/id/JORFTEXT000048668800
  • Seban & Associés — Patrimoine culturel ou dignité de la personne humaine — https://www.seban-associes.avocat.fr/patrimoine-culturel-ou-dignite-de-la-personne-humaine-une-loi-permettant-la-restitution-de-restes-humains/
  • JSS.fr — Restitution de restes humains : la loi de décembre 2023 — https://jss.fr/post/Restitution_de_restes_humains_:_la_loi_de_decembre_2023__une_porte_qui_s-ouvre_vers_une_nouvelle_cooperation
  • Lexpress.mg — La France officialise la restitution du kabeso du roi Toera — https://www.lexpress.mg/2025/04/patrimoine-la-france-officialise-la.html
  • Le Monde — Avec le retour annoncé du crâne du roi Toera, Madagascar célèbre la mémoire de ses royautés — https://www.lemonde.fr/afrique/article/2025/04/24/avec-le-retour-annonce-du-crane-du-roi-toera-madagascar-celebre-la-memoire-de-ses-royautés-brisées-par-la-colonisation
  • Africanews — La France restitue 3 crânes mahorais à Madagascar — https://fr.africanews.com/2025/08/26/la-france-restitue-3-cranes-mahorais-a-madagascar/
  • Ministère de la Culture — Trois crânes sakalava restitués à Madagascar — https://www.culture.gouv.fr/actualites/trois-cranes-sakalava-restitues-a-madagascar
  • Le Monde — Des restes d’Amérindiens kaliña guyanais dans les limbes du Musée de l’Homme — https://www.lemonde.fr/sciences/article/2026/04/06/des-restes-d-amerindiens-kalina-guyanais-dans-les-limbes-du-musee-de-l-homme
  • Ouest-France — Elle se bat pour récupérer les corps des Guyanais exhibés dans un zoo humain à Paris — https://www.ouest-france.fr/region-guyane/elle-se-bat-pour-recuperer-les-corps-des-guyanais-exhibes-dans-un-zoo-humain-a-paris
  • Assemblée nationale — Restitution de la dépouille de la Vénus hottentote — https://www.assemblee-nationale.fr/11/dossiers/0101140102.asp
  • National Park Service — NAGPRA — https://www.nps.gov/subjects/nagpra/
  • La Voce di New York — I musei USA rimpatriano i resti di migliaia di nativi americani — https://lavocedinewyork.com/news/2023/12/27/tornano-a-casa-i-musei-usa-rimpatriano-i-resti-di-migliaia-di-nativi-americani/
  • Vulcano Statale — La rimozione dei resti umani dall’AMNH di New York — https://vulcanostatale.it/2023/10/la-rimozione-dei-resti-umani-dallamnh-di-new-york/
  • Sciences et Avenir — L’Homme de Kennewick a été réenterré — https://www.sciencesetavenir.fr/archeo-paleo/archeologie/l-homme-de-kennewick-a-ete-reenterre_110761
  • Wikipedia — Homme de Kennewick — https://fr.wikipedia.org/wiki/Homme_de_Kennewick
  • Le Monde — Archéologie : Dame Louise de Quengo, deux fois enterrée — https://www.lemonde.fr/sciences/article/2015/10/12/archeologie-dame-louise-de-quengo-deux-fois-enterree_4788060_1650684.html
  • INRAP — L’exceptionnelle sépulture de Louise de Quengo — https://www.inrap.fr/l-exceptionnelle-sepulture-de-louise-de-quengo-dame-du-xviie-siecle-5407

Fonti
[1] vulnerabilità aree carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt
[2] Les Catacombes de Paris entament une rénovation historique https://www.paris.fr/pages/les-catacombes-de-paris-font-peau-neuve-25835
[3] I resti umani come beni culturali tra potenzialità e problemi – Pikaia https://pikaia.eu/i-resti-umani-come-beni-culturali-tra-potenzialita-e-problemi/
[4] [PDF] Codice etico dell’ICOM per i musei – Regione Toscana https://www.regione.toscana.it/documents/10180/13648183/codice-etico-ICOM-per-i-musei.pdf/e1e3dbcc-4dd9-4561-bc49-4e0b8ab5ccfc
[5] Il Codice Etico di ICOM https://www.icom-italia.org/codice-etico/
[6] Expo Momies au Musée de l’Homme | Réservation de Billet https://expo.paris/exposition/momies-musee-de-l-homme-2025
[7] Sur les traces de la Vénus Hottentote https://www.persee.fr/doc/gradh_0764-8928_2000_num_27_1_1221
[8] “Restitution de la dépouille de la “”Vénus hottentote””” https://www.assemblee-nationale.fr/11/dossiers/0101140102.asp
[9] Loi restitution de restes humains appartenant aux … https://www.vie-publique.fr/loi/289831-loi-restitution-de-restes-humains-appartenant-aux-collections-publiques
[10] Patrimoine culturel ou dignité de la personne humaine https://www.seban-associes.avocat.fr/patrimoine-culturel-ou-dignite-de-la-personne-humaine-une-loi-permettant-la-restitution-de-restes-humains-appartenant-aux-collections-publiques/
[11] LOI n° 2023-1251 du 26 décembre 2023 relative à la … https://www.legifrance.gouv.fr/jorf/id/JORFTEXT000048668800
[12] La France restitue 3 crânes mahorais à Madagascar https://fr.africanews.com/2025/08/26/la-france-restitue-3-cranes-mahorais-a-madagascar/
[13] Trois crânes sakalava restitués à Madagascar – Ministère de la Culture https://www.culture.gouv.fr/actualites/trois-cranes-sakalava-restitues-a-madagascar
[14] Des restes d’Amérindiens kaliña guyanais dans les limbes … https://www.lemonde.fr/sciences/article/2026/04/06/des-restes-d-amerindiens-kalina-guyanais-dans-les-limbes-du-musee-de-l-homme_6677501_1650684.html
[15] Elle se bat pour récupérer les corps des Guyanais exhibés … https://www.ouest-france.fr/region-guyane/elle-se-bat-pour-recuperer-les-corps-des-guyanais-exhibes-dans-un-zoo-humain-a-paris-au-xixe-siecle-6d051e2a-242a-11f0-a582-b99d95c418a8
[16] Native American Graves Protection and Repatriation Act https://www.nps.gov/subjects/nagpra/
[17] Tornano a casa: i musei USA ‘rimpatriano’ i resti di migliaia … https://lavocedinewyork.com/news/2023/12/27/tornano-a-casa-i-musei-usa-rimpatriano-i-resti-di-migliaia-di-nativi-americani/
[18] L’Homme de Kennewick a été réenterré https://www.sciencesetavenir.fr/archeo-paleo/archeologie/l-homme-de-kennewick-a-ete-reenterre_110761
[19] Homme de Kennewick https://fr.wikipedia.org/wiki/Homme_de_Kennewick
[20] La rimozione dei resti umani dall’AMNH di New York – https://vulcanostatale.it/2023/10/la-rimozione-dei-resti-umani-dallamnh-di-new-york/
[21] Archéologie : Dame Louise de Quengo, deux fois enterrée – Le Monde https://www.lemonde.fr/sciences/article/2015/10/12/archeologie-dame-louis-de-quengo-deux-fois-enterree_4788060_1650684.html
[22] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[23] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[24] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Padova Il vuoto sotto la città: ESCA esplora e racconta il patrimonio ipogeo della Provincia Patavina
    Condividi Martedì 14 aprile 2026 a Vicenza la conferenza pubblica di ESCA – Padova Sotterranea ripercorre anni di esplorazioni, scoperte e ricerca nel sottosuolo della provincia di Padova: dalle gallerie medievali del Castello Carrarese all’acquedotto romano dei Colli Euganei La provincia patavina come laboratorio di speleologia in cavità artificiali Sotto le strade, le piazze e i campi della provincia di Padova si nasconde un archivio millenario di opere umane. Acquedotti romani,
     

Padova Il vuoto sotto la città: ESCA esplora e racconta il patrimonio ipogeo della Provincia Patavina

Apríl 14th 2026 at 08:00

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Martedì 14 aprile 2026 a Vicenza la conferenza pubblica di ESCA – Padova Sotterranea ripercorre anni di esplorazioni, scoperte e ricerca nel sottosuolo della provincia di Padova: dalle gallerie medievali del Castello Carrarese all’acquedotto romano dei Colli Euganei


La provincia patavina come laboratorio di speleologia in cavità artificiali

Sotto le strade, le piazze e i campi della provincia di Padova si nasconde un archivio millenario di opere umane. Acquedotti romani, gallerie medievali, bastioni cinquecenteschi, cunicoli estrattivi e rifugi bellici: il territorio patavino è uno dei contesti più ricchi d’Italia per la speleologia in cavità artificiali.

A esplorarlo sistematicamente da anni è ESCA – Padova Sotterranea (Esplorazioni Speleologiche Cavità Artificiali), gruppo iscritto all’Albo Regionale dei Gruppi Speleologici del Veneto. L’occasione per un bilancio pubblico è la conferenza “Un viaggio nello spazio e nella storia della provincia Patavina”, in programma martedì 14 aprile 2026 alle ore 21:00 presso il Centro Civico di Via Turra 70 a Vicenza. L’ingresso è libero.


ESCA Padova Sotterranea: identità e metodo

ESCA è dedicata allo studio, alla ricerca e all’esplorazione di ambienti sotterranei di origine antropica. Il gruppo è guidato da Marco Romano e conta tra i suoi protagonisti figure come Adriano Menin, Eleonora Berto, Giacomo Ghiotto, Martina Barazzuol e Umberto Fortini.

La filosofia del gruppo parte da una premessa precisa: la speleologia in cavità artificiali viaggia nel tempo umano, fatto di secoli di lavoro. Ogni galleria, ogni cunicolo, ogni cisterna è la traccia concreta di una scelta, di una necessità, di un progetto costruito da chi ha abitato questo territorio prima di noi. Le indagini mirano all’individuazione geografica e tipologica delle cavità, all’analisi delle tecniche costruttive e alla comprensione delle funzioni originarie, con un rigore che unisce speleologia, archeologia e storia.

Le frasi sono volutamente brevi. Il sottosuolo parla da solo. Il compito degli speleologi è ascoltarlo.


Il progetto “Padova Sotterranea”: trent’anni di bastioni e gallerie

Alla fine del 2008 nasce il progetto “Padova Sotterranea”, per iniziativa del Comitato Mura di Padova e del Gruppo Speleologico Padovano CAI, con cui ESCA collabora strettamente. L’obiettivo era rilevare e documentare tutti gli ambienti ipogei del sistema bastionato veneziano di Padova — la cinta muraria cinquecentesca più estesa conservata in Europa, con undici chilometri di mura e diciannove bastioni.

Le esplorazioni hanno portato alla luce casematte, gallerie di soccorso, cunicoli di scarico e camere mai segnalate. Per ogni bastione — dal Baluardo San Prosdocimo al bastione Pontecorvo, dalla Saracinesca al Venier — è stata prodotta documentazione fotografica e cartografica consegnata al Comune di Padova senza alcun onere per l’amministrazione. Il risultato di oltre trent’anni di ricerca è confluito nel volume “Padova sotterranea. Nel cuore delle mura rinascimentali esistenti più estese d’Europa”, pubblicato nel 2018 da Edizioni Chartesia, 240 pagine con fotografie, disegni architettonici e documenti d’archivio.


La scoperta del tunnel medievale sotto il Castello Carrarese

Tra le esplorazioni più recenti di ESCA spicca quella del 2024 al Castello Carrarese. Durante i sopralluoghi preparatori al progetto di restauro dell’ala est del castello — un intervento da 18 milioni di euro — la squadra guidata da Adriano Menin ha individuato e percorso per prima un tunnel sotterraneo di circa 50 metri, completamente ignoto e assente da qualsiasi mappa dei sotterranei del castello.

La galleria si articola in due sezioni: una parte risalente al XIII secolo, che si estende verso il Naviglio carraresco, e una porzione più recente di epoca ottocentesca. La funzione principale sembra essere idraulica — uno scolo per le acque meteoriche e reflue — ma non si escludono usi secondari. L’assessore alla Cultura Andrea Colasio ha riconosciuto che la scoperta ha imposto una revisione della strategia di restauro, con implicazioni dirette sul passaggio dei tubi fognari e sui tempi del cantiere. Una singola esplorazione speleologica ha cambiato il piano operativo di un cantiere milionario.


I Colli Euganei: dal Buso della Casara alle grotte Frassanelle

I Colli Euganei costituiscono un capitolo autonomo nel patrimonio speleologico della provincia. Le loro rocce — rioliti, trachiti, calcari — custodiscono sia grotte naturali sia un sistema articolato di cavità artificiali che attraversa i secoli.

Il sito più significativo è il Buso della Casara, a Cinto Euganeo: un sistema di gallerie romane scavate nella riolite per oltre 100 metri, costruito per captare le sorgenti interne del Monte Vendevolo e convogliare l’acqua verso la città di Ateste (Este). Cinque polle di sorgente alimentavano un bacino di raccolta, da cui l’acqua scorreva lungo 10 chilometri di condottura in tubuli di trachite. I cunicoli presentano incavi per le lucerne usate durante la manutenzione: un dettaglio che dice molto sulla cura con cui i romani progettavano le loro infrastrutture.

ESCA ha esplorato e documentato il Buso della Casara con rilievo LIDAR fotografico, producendo una ricostruzione tridimensionale virtuale presentata alla Soprintendenza nel 2024 con Adriano Menin ed Eleonora Berto come relatori. I dati sono stati consegnati all’autorità di tutela competente.

Sul versante opposto della storia, le Grotte delle Frassanelle a Rovolon raccontano un episodio ottocentesco: il conte Alberto Papafava le fece costruire artificialmente per sette anni, usando lastre di pietra calcarea locale, per replicare le grotte naturali del suo parco romantico all’inglese. Il risultato — cunicoli, stalattiti, laghetti — è oggi visitabile all’interno del parco.


L’acquedotto romano di Padova: una scoperta da 24 chilometri

In parallelo alle esplorazioni dirette, il territorio patavino ha rivelato negli ultimi anni un altro segreto di dimensioni storiche. Nel 2025 uno studio pubblicato sul Journal of Ancient Topography — firmato da ricercatori dell’Università di Padova e della Soprintendenza — ha identificato nell’Arzeron della Regina, il lungo terrapieno a nordovest di Padova per secoli interpretato come argine o strada sopraelevata, il supporto di un acquedotto romano di 24 chilometri, di cui 12 ipogei.

L’opera risale all’ultimo quarto del I secolo a.C. e portava le acque di risorgiva dalla località Fontanon del Diavolo di Gazzo Padovano fino alla città. Questa scoperta si aggiunge a un quadro che si arricchisce continuamente: tombe protostoriche dei Veneti antichi emerse nei cantieri universitari, necropoli romane, resti di domus affrescate sotto il Palazzo della Ragione. Il sottosuolo della Provincia Patavina è, letteralmente, un archivio a cielo aperto.


Formazione, relazioni e tutela: il valore aggiunto di una rete

L’attività di ESCA non si esaurisce nell’esplorazione. Il gruppo porta avanti da anni una serie di conferenze divulgative — le “Pillole di ESCA” — su temi come la cartografia catastale, le tecnologie di rilievo e la storia delle singole cavità. Collabora con il Gruppo Speleologico Padovano CAI, con Treviso Sotterranea, con il Gruppo San Marco di Venezia, con la Soprintendenza e con il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova.

Ogni rilievo prodotto da ESCA viene consegnato alle autorità competenti — Comune, Soprintendenza, enti di tutela — contribuendo al patrimonio di conoscenza pubblica del territorio. In questo senso, la speleologia in cavità artificiali non è solo un’attività tecnica o sportiva: è un atto di responsabilità civica. Scoprire, documentare e condividere sono le tre fasi di un unico gesto.

La conferenza del 14 aprile a Vicenza è l’occasione per raccontare tutto questo a un pubblico più ampio. Non solo esplorazioni: anche le persone, le relazioni, le scoperte condivise e i momenti di crescita che la Provincia Patavina ha regalato agli speleologi di ESCA nel corso degli anni.


Evento: “Un viaggio nello spazio e nella storia della provincia Patavina” — martedì 14 aprile 2026, ore 21:00 — Centro Civico, Via Turra 70, Vicenza — ingresso libero.


Fonti consultate

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  • A Chiavari (GE) si parla della cultura di Golasecca: conferenza al Museo Archeologico
    Condividi Giovedì 16 aprile ultimo appuntamento sul ciclo dedicato all’Italia preromana, con intervento dell’archeologa Barbara Grassi Un nuovo appuntamento con la storia e l’archeologia dell’Italia preromana è in programma giovedì 16 aprile 2026 al Museo Archeologico Nazionale di Chiavari. Alle ore 15.30 si terrà la conferenza “Cultura di Golasecca. I dati delle ricerche recenti”, ultimo incontro di un ciclo che ha già approfondito Liguri, Etruschi e Veneti. Protagonista dell’incontro sar
     

A Chiavari (GE) si parla della cultura di Golasecca: conferenza al Museo Archeologico

Apríl 14th 2026 at 05:00

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Giovedì 16 aprile ultimo appuntamento sul ciclo dedicato all’Italia preromana, con intervento dell’archeologa Barbara Grassi

Un nuovo appuntamento con la storia e l’archeologia dell’Italia preromana è in programma giovedì 16 aprile 2026 al Museo Archeologico Nazionale di Chiavari.

Alle ore 15.30 si terrà la conferenza “Cultura di Golasecca. I dati delle ricerche recenti”, ultimo incontro di un ciclo che ha già approfondito Liguri, Etruschi e Veneti. Protagonista dell’incontro sarà Barbara Grassi, funzionaria archeologa della Soprintendenza ABAP, che presenterà i risultati aggiornati delle ricerche su una delle principali culture protostoriche dell’Italia settentrionale.

Un po’ di Lombardia in Liguria: Golasecca si trova in provincia di Varese, in Lombardia, ed è situato vicino al fiume Ticino, tra il Lago Maggiore e la pianura padana: qui ono stati scoperti i primi importanti ritrovamenti archeologici già nell’Ottocento.

La cultura di Golasecca, sviluppatasi tra il XII e il V secolo a.C., rappresenta una realtà di grande rilievo nell’Italia nord-occidentale, con importanti connessioni anche con gli antichi Liguri del Tigullio.

La cultura di Golasecca, sviluppatasi nell’area del Ticino, intratteneva rapporti con le popolazioni liguri del Tigullio, inserendosi in una rete di scambi che collegava il Nord Italia all’Europa continentale. Le indagini archeologiche, avviate già nel XIX secolo, hanno restituito strutture funerarie circolari e rettangolari, con urne cinerarie accompagnate da ricchi corredi in ceramica, bronzo e ferro.

Le ricerche più recenti, grazie anche al contributo di discipline come archeobotanica, archeozoologia e antropologia, stanno ampliando le conoscenze su ambiente, insediamenti e rituali funerari, offrendo un quadro sempre più dettagliato di questa civiltà.

Il programma prevede alle ore 15 una breve visita al museo guidata dal direttore (ingresso a pagamento), seguita dalla conferenza a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. È consigliata la prenotazione.

Un’occasione per avvicinarsi alla storia più antica del territorio, in un’area che, tra l’altro, presenta anche interessanti contesti naturali e carsici, con la presenza di grotte in rocce cristalline come la Grotta dei Monti o Frigna di Golasecca.

?????? e dove: Giovedì 16 aprile 2026 al Museo Archeologico Nazionale di Chiavari, in Via Costaguta 2

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??? ??.?? –  breve visita al Museo di Chiavari, insieme al direttore del museo – ingresso a bigliettazione ordinaria  

??? ??.?? – “Cultura di Golasecca. I dati delle ricerche recenti” – conferenza di Barbara Grassi | ingresso gratuito fino a esaurimento posti

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???????????? ? ????????????: drm-lig.museochiavari@cultura.gov.it Tel. 0185.320829

?????????: 3€ intero – 2€ ridotto (18-25 anni) – Gratuito minori di 18 anni e altre agevolazioni

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  • Perugia Sotterranea: due giorni di speleologia urbana tra millenni di storia nascosta
    Condividi Il Gruppo Speleologico CAI Perugia apre il sottosuolo della città il 18 e 19 aprile 2026 con sette tappe che attraversano oltre 2.500 anni di stratificazioni storiche, dall’acropoli etrusca al rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale Perugia Sotterranea 2026: il programma di speleologia urbana Il 18 e 19 aprile 2026, Perugia torna ad aprire il proprio sottosuolo al pubblico con l’evento “Perugia Sotterranea”, organizzato dal Gruppo Speleologico CAI Perugia (GSCAI PG) c
     

Perugia Sotterranea: due giorni di speleologia urbana tra millenni di storia nascosta

Apríl 13th 2026 at 06:00

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Il Gruppo Speleologico CAI Perugia apre il sottosuolo della città il 18 e 19 aprile 2026 con sette tappe che attraversano oltre 2.500 anni di stratificazioni storiche, dall’acropoli etrusca al rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale


Perugia Sotterranea 2026: il programma di speleologia urbana

Il 18 e 19 aprile 2026, Perugia torna ad aprire il proprio sottosuolo al pubblico con l’evento “Perugia Sotterranea”, organizzato dal Gruppo Speleologico CAI Perugia (GSCAI PG) con il patrocinio del Comune di Perugia. Si tratta di un percorso di speleologia urbana che guida i partecipanti attraverso sette siti ipogei del centro storico, ciascuno rappresentativo di un’epoca diversa della millenaria storia della città.[1]

Le visite guidate partono da Viale Indipendenza, davanti alla chiesa di Sant’Ercolano, dalle ore 8:30 alle 16:30 con turni ogni 60 minuti. L’intero percorso ha una durata indicativa di tre ore. La quota di partecipazione è di €20 (€17 per i soci CAI); sono ammessi bambini dai 6 anni in su. La prenotazione è obbligatoria e avviene tramite il sito www.speleopg.it. Nel costo è compresa l’attrezzatura personale, l’assicurazione e un coupon per visitare autonomamente il Pozzo Etrusco entro 15 giorni dalla data dell’evento.[1]


Sette tappe nella speleologia urbana di Perugia: i siti del percorso

Il percorso di speleologia urbana tocca sette luoghi emblematici del sottosuolo perugino. Si inizia con il rifugio antiaereo sotto Sant’Ercolano, costruito nell’ottobre 1943 per proteggere la popolazione dai bombardamenti alleati: un dedalo di corridoi in mattoni con lampadari arrugginiti e resti di vecchie panche.[2][3][1]

Tra le novità del 2026 figura l’affresco sotterraneo dell’Ospedale Grande, la struttura ospedaliera istituita nel 1303 per l’accoglienza di pellegrini, poveri e bambini abbandonati. I suoi sotterranei conservano decorazioni pittoriche rimaste sepolte per secoli, di notevole interesse artistico.[4][1]

Il percorso prosegue con i resti del muro etrusco del Sopramuro: le mura di Perugia, edificate tra il IV e il III secolo a.C. con blocchi di travertino a secco, si estendono per circa 3 km secondo un andamento planimetrico “a trifoglio” dettato dalla conformazione delle due alture della città. Su di esse, intorno al 1330, vennero costruiti grandi archi che sorreggono l’attuale piazza Matteotti.[5][6]


Cisterne, pozzi e cunicoli: l’ingegneria idraulica etrusca e medievale

Il pozzo di via Sant’Agata e la cisterna di Porta Sole testimoniano la sofisticata ingegneria idraulica degli antichi perugini. Il Monte di Porta Sole corrisponde all’antica acropoli della città: la collocazione di cisterne in questa zona era strategica per il rifornimento idrico dell’area più importante e difesa dell’abitato.[7][8][1]

La Postierla della Conca è una porta minore della cinta muraria etrusca, databile al III-II sec. a.C., rimasta sepolta per secoli e conservatasi quasi intatta. Si trova all’interno di un cunicolo medievale costruito nel XIII secolo come parte dell’acquedotto che portava l’acqua dalla sorgente di Monte Pacciano alla Fontana Maggiore di Piazza IV Novembre. I lavori per quell’acquedotto iniziarono nel 1254 e si conclusero il 13 febbraio 1278.[9][10][11]

L’ultima tappa è il cunicolo di Braccio, legato al condottiero Andrea “Braccio” Fortebraccio (1368–1424), che dominò Perugia all’inizio del XV secolo. Si tratta di gallerie sotterranee riconducibili al suo sistema di controllo difensivo della città, testimonianza materiale rara del suo potere.[12]


Il Pozzo Etrusco: capolavoro dell’ingegneria idraulica del III sec. a.C.

Il percorso di speleologia urbana include un coupon per visitare il Pozzo Etrusco (o Pozzo Sorbello), in Piazza Danti 18. Costruito nella seconda metà del III secolo a.C., è la più monumentale infrastruttura idrica della città etrusca: 37 metri di profondità, oltre 5,6 metri di diametro massimo e una capacità di 424.000 litri.[13][14]

La struttura è scavata in un terreno di origine fluvio-lacustre e rivestita da conci di travertino, lo stesso materiale delle mura etrusche. Il pozzo era in grado di garantire l’approvvigionamento idrico dell’intera città anche in caso di assedio prolungato. Sulle pareti sono ancora visibili i solchi lasciati dalle funi usate dagli Etruschi per sollevare i secchi d’acqua.[14][15]


Il Gruppo Speleologico CAI Perugia: una storia che inizia nel 1934

Il GSCAI PG è tra i più antichi gruppi speleologici d’Italia. La prima evidenza storica ufficiale risale al 9 maggio 1934, con una lettera del Segretario Generale del Club Alpino Italiano. Dopo un’interruzione, l’attività riprese nel 1953; nel 1959 il gruppo adottò come simbolo i quattro “diavoletti” ispirati a una vecchia incisione, divenuti il suo marchio riconoscibile.[16]

Il gruppo è particolarmente legato alla Grotta di Monte Cucco: le esplorazioni iniziarono nel 1956 e culminarono nel 1978 con l'”Operazione Scirca”, che portò alla scoperta delle gallerie e dei pozzi del fondo della cavità. Accanto alla speleologia tradizionale, il GSCAI PG è attivo da decenni nella formazione e nella divulgazione.[17][16]


Speleologia urbana e turismo ipogeo in Umbria: un settore in crescita

“Perugia Sotterranea” si inserisce in un contesto umbro sempre più orientato alla valorizzazione del patrimonio sotterraneo. Nel 2023 è stato sottoscritto un accordo di promozione integrata tra Narni Sotterranea, il Pozzo di San Patrizio di Orvieto e le Cisterne romane di Amelia. Il progetto mira a creare percorsi tematici e a incrementare la permanenza dei turisti nella regione.[18]

La speleologia in cavità artificiali — che studia acquedotti, cisterne, rifugi, cunicoli difensivi e cripte — offre una chiave di lettura del territorio urbano non accessibile in altro modo. Nel caso di Perugia, la stratificazione plurimillenaria del sottosuolo porta dall’VIII sec. a.C. fino alla Seconda Guerra Mondiale, con livelli sovrapposti di cultura etrusca, romana, medievale e novecentesca.[19][20][21][22]

La proposta di strutturare “Perugia Sotterranea” come appuntamento permanente è già oggetto di iniziative istituzionali. Il progetto Oltre le Pietre di Way Experience ha introdotto visite guidate con realtà virtuale, che permettono di rivivere la Perugia di 2000 anni fa attraverso appositi visori.[23][24]


Info e prenotazioni: www.speleopg.it


Fonti consultate

Fonti
[1] Perugia Sotterranea 18 e 19 aprile 2026 – GSCAI PG https://www.speleopg.it/2026/03/28/perugia-sotterranea-2026/
[2] Percorsi di speleologia urbana alla scoperta della città sotterranea https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-percorsi-di-speleologia-urbana-alla-scoperta-della-citta-sotterranea/02/16/
[3] Rifugi antiaerei: la tana dove si nasconde Perugia | Emergenze https://www.emergenzeweb.it/rifugi-antiaerei/
[4] Ex Ospedale ed ex Chiesa Santa Maria della Misericordia https://www.comune.perugia.it/luogo/ex-ospedale-ed-ex-chiesa-santa-maria-della-misericordia/
[5] Mura Etrusche – Umbria https://www.umbria.website/content/mura-etrusche-perugia
[6] Mura di Perugia https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Perugia
[7] Perugia Sotterranea: speleologia urbana alla scoperta della città … https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-speleologia-urbana-alla-scoperta-della-citta-nascosta/06/27/
[8] ARTE.it – Mappare l’Arte in Italia https://www.arte.it/luogo/pozzo-etrusco-6499
[9] Postierla della Conca – The Etruscan “postierla” (postern) … https://www.comune.perugia.it/luogo/postierla-della-conca/
[10] Giorgio – La “Postierla della Conca” è una piccola porta … https://www.facebook.com/giorgio.faina.7/photos/la-postierla-della-conca-%C3%A8-una-piccola-porta-nascosta-nella-cinta-muraria-etrusc/1647007902145864/
[11] Acquedotto medievale della Fontana Maggiore https://it.wikipedia.org/wiki/Acquedotto_medievale_della_Fontana_Maggiore
[12] Braccio Fortebraccio, l’eroe dimenticato. – Medioevo in Umbria https://www.medioevoinumbria.it/curiosita/braccio-fortebraccio-leroe-dimenticato/
[13] Pozzo etrusco – Ministero della cultura https://cultura.gov.it/luogo/pozzo-etrusco
[14] Pozzo Etrusco di Perugia, il trionfo dell’alta ingegneria etrusca | Wayglo Umbria https://umbria.wayglo.it/scheda/pozzo-etrusco-di-perugia-il-trionfo-dellalta-ingegneria-etrusca/
[15] IL POZZO ETRUSCO DI PERUGIA – B&B Tre metri sopra il cielo https://www.tremetrisoprailcielo.net/?p=594
[16] Storia – GSCAI PG – Gruppo Speleologico CAI Perugia https://www.speleopg.it/storia/
[17] Attività – GSCAI PG – Gruppo Speleologico CAI Perugia https://www.speleopg.it/attivita-3/
[18] La storia dell’Umbria dal profondo: accordo tra Pozzo di San … https://orvietosi.it/2023/02/la-storia-dellumbria-dal-profondo-accordo-tra-pozzo-di-san-patrizio-narni-sotterranea-e-cisterne-di-amelia/
[19] Speleologia in cavità artificiali – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Speleologia_in_cavit%C3%A0_artificiali
[20] Le cavità artificiali e la speleologia urbana – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/21/le-cavita-artificiali-e-la-speleologia-urbana/
[21] L’antica Perugia sotterranea https://www.festivalumbriantica.it/umbria-antica/etruschi/perugia-sotterranea-romani-etruschi-archeologia/
[22] Tuttoggi vi porta nella Perugia sotterranea, tra rifugi … https://tuttoggi.info/tuttoggi-vi-porta-nella-perugia-sotterranea-tra-rifugi-antiaerei-e-i-segreti-nascosti-della-cattedrale-guarda-video/126959/
[23] Perugia Sotterranea: strutturazione del percorso di speleologia urbana https://www.tommasobori.it/perugia-sotterranea-strutturazione-del-percorso-di-speleologia-urbana/
[24] Perugia Sotterranea: scoprire la città tra epoche lontane e … https://www.guidaviaggi.it/2025/08/10/perugia-sotterranea-tra-epoche-lontane-e-realta-virtuale/
[25] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[26] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[27] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Nel Bollettino di aprile 2026 del Comitato Scientifico Centrale del CAI si parla di grotte (ma non solo)
    Condividi Tra clima, biodiversità e archeologia, le cavità naturali emergono come archivi preziosi per leggere il passato e il presente dell’ambiente montano Le grotte nel Bollettino CSC del CAI – 4/2026 Il nuovo Bollettino del Comitato Scientifico Centrale del CAI (aprile 2026) è come un numero ricco e articolato, capace di attraversare molti dei temi oggi più urgenti per chi si occupa di montagna: cambiamento climatico, biodiversità, gestione del territorio e ricerca scientifica. In q
     

Nel Bollettino di aprile 2026 del Comitato Scientifico Centrale del CAI si parla di grotte (ma non solo)

Apríl 13th 2026 at 05:00

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Tra clima, biodiversità e archeologia, le cavità naturali emergono come archivi preziosi per leggere il passato e il presente dell’ambiente montano

Le grotte nel Bollettino CSC del CAI – 4/2026

Il nuovo Bollettino del Comitato Scientifico Centrale del CAI (aprile 2026) è come un numero ricco e articolato, capace di attraversare molti dei temi oggi più urgenti per chi si occupa di montagna: cambiamento climatico, biodiversità, gestione del territorio e ricerca scientifica.

In questo mosaico di contributi, le grotte trovano uno spazio significativo, non isolato ma inserito in una visione più ampia dell’ambiente montano come sistema complesso, dinamico e fragile.

Le grotte come archivi del passato: le “grotte a orso” alpine

Tra gli articoli più vicini alla sensibilità speleologica spicca il contributo di Davide Delpiano, Marco Peresani e Fabio Bona dedicato alle cosiddette “Grotte a orso” alpine.

Si tratta di cavità che, nel corso del Paleolitico, erano frequentate sia dagli orsi che dagli esseri umani. Il lavoro mette in luce un aspetto affascinante: la possibile alternanza stagionale nell’uso delle grotte. Durante l’inverno gli orsi le occupavano per il letargo e la riproduzione, mentre in estate gli stessi ambienti venivano utilizzati dai Neanderthal come rifugi temporanei durante attività di caccia in quota.

Queste cavità diventano così veri e propri archivi paleoecologici, capaci di conservare tracce biologiche, sedimentologiche e culturali. Non solo luoghi fisici, ma spazi di interazione tra specie diverse e testimoni di adattamenti ambientali profondi.

Per il mondo speleologico, questo significa riconoscere alle, oltre all’interesse esplorativo, un valore scientifico interdisciplinare sempre più centrale.

Dalla profondità alla superficie: il filo comune dell’ambiente

Il tema delle grotte si intreccia con altri contributi del Bollettino, mostrando una continuità tra ambienti ipogei e paesaggi di superficie.

L’articolo sui Rifugi Sentinella del clima e dell’ambiente descrive una rete di monitoraggio diffusa lungo tutta la dorsale alpino-appenninica, pensata per raccogliere dati meteorologici e ambientali in alta quota.

Questo progetto evidenzia come gli ambienti montani – comprese le aree carsiche – siano veri “hot spot” del cambiamento climatico, dove gli effetti si manifestano in modo rapido e spesso amplificato.

In questa prospettiva, le grotte possono essere lette come ambienti di registrazione lenta, capaci di conservare nel tempo segnali che in superficie risultano più difficili da isolare.

Biodiversità nascosta (e fragile)

Un altro contributo interessante, anche se non direttamente speleologico, riguarda gli endemismi dei Sibillini, con lo studio sui chirocefali condotto da Enrico Ripa e Loredana Di Giacomo.

Qui il focus è su due specie uniche, legate a piccoli ambienti acquatici d’alta quota e oggi minacciate da pressioni antropiche. Il parallelo con il mondo ipogeo è immediato:
ecosistemi isolati, equilibri delicatissimi, specie spesso uniche e vulnerabili.

La perdita di biodiversità è questione ecologica e culturale: la scomparsa di questi ambienti significa perdere conoscenza, storia e possibilità di studio.

Una visione integrata della montagna

Il valore di questo numero del Bollettino sta proprio nella sua capacità di mettere in relazione ambiti diversi: clima, geologia, biologia, archeologia.

Le grotte, in questo contesto, non sono un tema marginale, ma diventano uno dei tasselli fondamentali per comprendere la complessità del sistema montano.

Dalle cavità frequentate dai Neanderthal alle reti di monitoraggio climatico, fino agli ecosistemi più fragili e nascosti, emerge un messaggio chiaro: la montagna è un archivio vivente, e le grotte ne rappresentano alcune delle pagine più profonde e meno leggibili, ma anche tra le più preziose.

In queste righe abbiamo richiamato solo alcuni spunti, in particolare quelli più vicini alla sensibilità speleologica, ma il Bollettino offre molto di più.

Per questo l’invito è semplice: prendetevi il tempo di leggerlo con attenzione. È un numero ricco, ben costruito e capace di offrire chiavi di lettura profonde sul rapporto tra uomo, ambiente e montagna.

Davvero una lettura interessante, da non perdere.

Il Bollettino del Comitato Scientifico Centrale del CAI è pubblicato online in formato PDF ed è liberamente scaricabile dal sito ufficiale del CSC. Una scelta importante, che conferma la volontà del Club Alpino Italiano di diffondere conoscenza scientifica accessibile e condivisa, in linea con la propria missione storica di studio e tutela dell’ambiente montano.

Bollettino CSC CAI: https://csc.cai.it/bollettino-aprile-2026/

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  • “L’Acqua del Passato e le Esplorazioni del Futuro”: a Trieste la storia dell’Acquedotto Teresiano rivive in 3D
    Condividi La Società Adriatica di Speleologia presenta al Museo Civico di Storia Naturale il risultato di anni di esplorazioni e rilievi LiDAR nelle gallerie dell’antico acquedotto settecentesco di Trieste L’Acquedotto Teresiano di Trieste torna protagonista Sabato 18 aprile 2026, presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste (Via dei Tominz, 4), si terrà un evento dedicato all’Acquedotto Teresiano, uno dei sistemi idrici sotterranei più significativi del patrimonio storico
     

“L’Acqua del Passato e le Esplorazioni del Futuro”: a Trieste la storia dell’Acquedotto Teresiano rivive in 3D

Apríl 12th 2026 at 13:00

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La Società Adriatica di Speleologia presenta al Museo Civico di Storia Naturale il risultato di anni di esplorazioni e rilievi LiDAR nelle gallerie dell’antico acquedotto settecentesco di Trieste


L’Acquedotto Teresiano di Trieste torna protagonista

Sabato 18 aprile 2026, presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste (Via dei Tominz, 4), si terrà un evento dedicato all’Acquedotto Teresiano, uno dei sistemi idrici sotterranei più significativi del patrimonio storico di Trieste. L’appuntamento, organizzato dalla Società Adriatica di Speleologia APS (SAS) in convenzione con il Comune di Trieste, è in programma dalle ore 13:45 alle ore 18:00.[1][2]

Il titolo dell’evento è emblematico: “L’Acqua del Passato e le Esplorazioni del Futuro – Dalla ricerca storica alla ricostruzione 3D dell’Acquedotto Teresiano”. L’iniziativa intende presentare al pubblico i risultati di un lungo lavoro speleologico che unisce ricerca storica e tecnologia digitale applicata alle cavità sotterranee urbane.


Un’opera idraulica settecentesca: storia e caratteristiche dell’Acquedotto Teresiano

L’Acquedotto Teresiano nasce per volontà imperiale. L’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo ne ordinò la costruzione con un editto del 19 novembre 1749; i lavori si conclusero nel 1751. L’opera fu progettata per captare le falde acquifere del Carso e portare acqua potabile alla città di Trieste, allora in forte espansione commerciale.[3][1]

La struttura è composta da un complesso sistema di gallerie sotterranee scavate nella roccia carsica. Nel corso dei secoli, l’acquedotto cadde in disuso e le gallerie si riempirono di detriti, colate di cemento e materiali di risulta. L’Acquedotto Teresiano è oggi inserito nell’elenco dei 120 acquedotti antichi d’Italia.[3]

La sua importanza storica, ingegneristica e idrogeologica lo rende un oggetto di studio rilevante per chi si occupa di speleologia urbana e di patrimonio sotterraneo.


Le esplorazioni speleologiche della SAS: dal 2018 a oggi

Dal 2018, gli speleologi volontari della Società Adriatica di Speleologia hanno avviato il Progetto Theresia, un’ambiziosa operazione di recupero e riapertura delle gallerie dell’acquedotto. Il lavoro ha richiesto la rimozione di decine di metri cubi di detriti, macerie e ostruzioni accumulate in oltre un secolo di abbandono.[4]

Il presidente della SAS, Marco Restaino, ha descritto il progetto come “l’operazione di riqualificazione basata unicamente sul volontariato più grande e ambiziosa che Trieste abbia mai visto”. Si tratta di un’affermazione che fotografa bene la portata dell’impresa.[4]

Nel 2024, dopo anni di lavoro sistematico, gli speleologi hanno raggiunto la parte terminale dell’acquedotto, inclusa la galleria Tschebull — lunga quasi 200 metri e battezzata con il nome di uno dei progettisti originali — connettendo così il centro cittadino al cuore del Carso triestino. Un traguardo che ha aperto nuove possibilità di studio e documentazione dell’intero sistema ipogeo.[5]


La ricostruzione 3D con tecnologia LiDAR

Al centro della presentazione del 18 aprile c’è il rilievo tridimensionale dell’acquedotto realizzato dall’Equipe Lidar, la Scuola ufficiale SSI di rilievo con LiDAR della Società Adriatica di Speleologia. Il rilievo speleologico con LiDAR (Light Detection and Ranging) è una tecnica laser ad alta precisione che consente di creare modelli digitali tridimensionali dettagliati di ambienti ipogei complessi.[6]

La SAS utilizza i sensori LiDAR integrati negli iPhone abbinati al software open source CloudCompare per la gestione e visualizzazione delle nuvole di punti. Questa metodologia, sviluppata e perfezionata negli anni, permette di ottenere modelli 3D precisi a costi contenuti, accessibili anche alle associazioni di volontariato.[7][6]

Il corso di rilievo speleologico con LiDAR organizzato dalla SAS aveva registrato il tutto esaurito già a febbraio 2025, a dimostrazione dell’interesse crescente per queste tecniche nel mondo della speleologia italiana. A marzo 2026, la SAS ha replicato il corso a San Quirino per titolati e qualificati CAI.[8][6]


La Società Adriatica di Speleologia e il Museo Civico di Storia Naturale

La Società Adriatica di Speleologia di Trieste è una delle realtà speleologiche più attive del Friuli Venezia Giulia. Gestisce lo Speleovivarium Erwin Pichl e l’Abisso di Trebiciano (grotta n. 17 VG), già considerato per oltre ottant’anni il più profondo al mondo. L’associazione opera in stretto rapporto con le istituzioni locali, come testimonia la convenzione con il Comune di Trieste per la gestione del Progetto Theresia.[2]

L’evento si svolge presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, fondato nel 1846 e considerato uno dei musei scientifici più antichi d’Italia. Le sue collezioni coprono zoologia, botanica, mineralogia, paleontologia e geologia, offrendo un contesto scientifico coerente con le tematiche dell’evento.[9][10]


Informazioni pratiche

  • Data: Sabato 18 aprile 2026
  • Orario: ore 13:45 – 18:00
  • Sede: Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, Via dei Tominz, 4 – Trieste
  • Organizzatore: Società Adriatica di Speleologia APS, in convenzione con il Comune di Trieste e il Museo di Storia Naturale
  • Rilievo 3D: Equipe Lidar – Scuola ufficiale SSI di rilievo con LiDAR

#SocietàAdriaticadiSpeleologia #AcquedottoTeresiano #Speleologia #LiDAR #RilievoCavità #SpeleologiaUrbana #Trieste


Fonti consultate

  1. Scintilena – Trieste: gli speleologi della Società Adriatica di Speleologia raggiungono la parte finale dell’Acquedotto: https://www.scintilena.com/trieste-gli-speleologi-della-societa-adriatica-di-speleologia-raggiungono-la-parte-finale-dellacquedo[5]
  2. Friuli Sera – Società Adriatica di Speleologia: le acque nascoste di Trieste: https://friulisera.it/societa-adriatica-di-speleologia-le-acque-nascoste-di-trieste-convegno-e-ultime-scoperte-allacquedotto-ter[11]
  3. SAS Trieste – Sito ufficiale della Società Adriatica di Speleologia: https://sastrieste.it[2]
  4. Scintilena – Corso di rilievo speleologico con Lidar e CloudCompare – tutto esaurito: https://www.scintilena.com/corso-di-rilievo-speleologico-con-lidar-e-cloudcompare-iscrizioni-chiuse-per-il-tutto-esaurito/[6]
  5. FSRFVG – Corso di rilievo con Lidar e CloudCompare (29.3.2025): https://www.fsrfvg.it/?p=11593[7]
  6. Scintilena – Rilievo speleologico 3D con il Lidar a San Quirino: https://www.scintilena.com/rilievo-speleologico-3d-con-il-lidar-a-san-quirino-il-corso-nazionale-per-titolati-e-qualificati-cai/[8]
  7. Il Piccolo – La speleo-missione che riapre le gallerie dell’Acquedotto di Maria Teresa: https://www.ilpiccolo.it/cronaca/la-speleo-missione-che-riapre-le-gallerie-dellacquedotto-di-maria-teresa-nb2n91b1[1]
  8. Friuli Oggi – I bimbi esplorano l’acquedotto teresiano: è la prima volta in 250 anni: https://www.friulioggi.it/friuli-venezia-giulia/bimbi-esplorano-acquedotto-teresiano-prima-volta-250-anni-19-aprile-2024/[4]
  9. Artsupp – Museo di Storia Naturale di Trieste: https://artsupp.com/it/trieste/musei/museo-di-storia-naturale-di-trieste[9]
  10. CoopCulture – Museo di Storia Naturale di Trieste: https://www.coopculture.it/it/poi/museo-di-storia-naturale-di-trieste/[10]
  11. La Mia Trieste – Capofonte: https://www.lamiatrieste.com/2015/12/30/capofonte/[3]

Fonti
[1] La speleo-missione che riapre le gallerie dell’Acquedotto … https://www.ilpiccolo.it/cronaca/la-speleo-missione-che-riapre-le-gallerie-dellacquedotto-di-maria-teresa-nb2n91b1
[2] Società Adriatica di Speleologia di Trieste – SAS https://sastrieste.it
[3] Capofonte https://www.lamiatrieste.com/2015/12/30/capofonte/
[4] I bimbi esplorano l’acquedotto teresiano: è la prima volta … https://www.friulioggi.it/friuli-venezia-giulia/bimbi-esplorano-acquedotto-teresiano-prima-volta-250-anni-19-aprile-2024/
[5] Trieste: gli speleologi della Società Adriatica di … https://www.scintilena.com/trieste-gli-speleologi-della-societa-adriatica-di-speleologia-raggiungono-la-parte-finale-dellacquedotto-teresiano-a-100-metri-di-profondita-nel-cuore-del-carso-ad-attenderli-una-strao/10/19/
[6] Corso di rilievo speleologico con Lidar e CloudCompare – Scintilena https://www.scintilena.com/corso-di-rilievo-speleologico-con-lidar-e-cloudcompare-iscrizioni-chiuse-per-il-tutto-esaurito/02/26/
[7] Corso di rilievo con Lidar e CloudCompare (29.3.2025) https://www.fsrfvg.it/?p=11593
[8] Rilievo speleologico 3D con il Lidar: a San Quirino il corso … https://www.scintilena.com/rilievo-speleologico-3d-con-il-lidar-a-san-quirino-il-corso-nazionale-per-titolati-e-qualificati-cai/03/06/
[9] Museo di Storia Naturale di Trieste, Trieste | Orari, mostre e opere su Artsupp https://artsupp.com/it/trieste/musei/museo-di-storia-naturale-di-trieste
[10] Museo di Storia Naturale di Trieste https://www.coopculture.it/it/poi/museo-di-storia-naturale-di-trieste/
[11] Società Adriatica di Speleologia: Le acque nascoste di Trieste … https://friulisera.it/societa-adriatica-di-speleologia-le-acque-nascoste-di-trieste-convegno-e-ultime-scoperte-allacquedotto-teresiano/
[12] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[13] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[14] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Le caverne ossifere della Liguria e Giovanni Ramorino: la storia dimenticata di un pioniere della speleologia scientifica

Apríl 12th 2026 at 07:00

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Un naturalista genovese tra le grotte del Finalese e l’emigrazione in Argentina: il contributo di A. Romani svela una vicenda poco nota della paleontologia ottocentesca


Le caverne ossifere della Liguria al centro di un nuovo studio

Nel 2026, all’interno del volume collettaneo Connessioni: oggetti, saperi, parole, culture e civiltà (Museo delle Civiltà, Roma), l’autore A. Romani ha pubblicato un contributo dedicato a Giovanni Ramorino (Genova, 1841–1876), naturalista e geologo ligure, che fu tra i primissimi ricercatori a condurre indagini sistematiche nelle caverne ossifere della Liguria.

Lo studio ricostruisce una figura fino ad oggi poco nota alla storia della speleologia italiana, intrecciando due filoni paralleli: il contributo scientifico di Ramorino alle ricerche preistoriche liguri e la sua successiva emigrazione in Argentina, che lo trasformò in un esponente della scienza italo-argentina del tardo Ottocento.

Le grotte al centro delle sue ricerche erano quelle del Finalese — in particolare la Caverna delle Arene Candide, la Grotta di Verezzi (poi nota come Grotta della Ferrovia) — e i siti dei Balzi Rossi. Questi depositi, ricchi di faune pleistoceniche e manufatti litici, costituivano un archivio naturale di straordinaria importanza per la nascente paletnologia italiana.


L’assistente del Museo di Genova tra Arene Candide e Verezzi

Giovanni Ramorino operava come assistente presso il Museo di Storia Naturale della Regia Università di Genova. In questa veste, nell’agosto del 1864, affiancò Arturo Issel nelle prime esplorazioni sistematiche alla Caverna delle Arene Candide, a Finale Ligure.

Il 14 agosto 1864, Issel e Ramorino visitarono congiuntamente le Arene Candide e la cosiddetta Grotta della Ferrovia, nei pressi di Verezzi. In quest’ultima recuperarono carboni, ossa animali e schegge di quarzo, materiali che divennero fondamentali per le successive interpretazioni paleoetnologiche.

Il lavoro sul campo confluì nella memoria scientifica pubblicata nel 1866 presso la Reale Accademia delle Scienze di Torino: Sopra le caverne di Liguria e specialmente sopra una recentemente scoperta a Verezzi sopra Finale (serie II, vol. 24, pp. 277–304). Il testo fu presentato in Accademia il 28 gennaio 1866 e discusso con una relazione di Bartolomeo Gastaldi. Si tratta di uno dei contributi più precoci e metodologicamente consapevoli sulla geologia delle caverne ossifere liguri.


Un metodo sistematico per le grotte ossifere

La memoria del 1866 non si limita alla descrizione dei rinvenimenti. Ramorino vi propone criteri geologici e topografici per individuare depositi fossiliferi nelle cavità carsiche liguri, anticipando un approccio metodologico che diventerà consolidato solo decenni dopo.

Le “caverne ossifere” — termine tecnico dell’epoca per le grotte con accumuli di resti faunistici in matrice sedimentaria — erano considerate archivi naturali capaci di restituire informazioni sull’ambiente e sulla presenza umana nel passato. Ramorino distingue tra depositi di breccia ossifera, livelli di cenere e carbone, e strati con manufatti litici, impostando una lettura stratigrafica ante-litteram dei depositi ipogei.

Questo contributo inserisce Ramorino a pieno titolo nella genealogia della paletnologia ligure, accanto a Issel, Perrando, Morelli e Amerano. Issel stesso, nella sua sintesi Liguria preistorica (1908), riconosce il ruolo delle esplorazioni del Finalese come momento fondativo per la disciplina.


Il Finalese come laboratorio della paletnologia italiana

Il territorio del Finalese divenne a partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento un polo di riferimento per i naturalisti italiani. Le grotte di questa fascia costiera ligure — con le loro sequenze stratigrafiche intatte e la ricchezza di materiali paleontologici e paleoetnologici — attiravano ricercatori da tutta Italia.

Attorno ad Arturo Issel si costruì una rete scientifica che coinvolgeva geologi, naturalisti, religiosi e collezionisti. Giovanni Ramorino ne fu parte attiva nella fase iniziale, contribuendo con le sue esplorazioni del 1864 e con la memoria del 1866 a definire i caratteri fondamentali di questo programma di ricerca.

Le caverne ossifere liguri fornirono negli anni successivi materiali che alimentarono le collezioni dei musei genovesi e di altri istituti scientifici. Il Museo di Storia Naturale Giacomo Doria, fondato nel 1867, divenne il principale centro di raccolta e studio di questi materiali.


L’emigrazione in Argentina e la doppia identità scientifica

Attorno al 1876, Ramorino lasciò Genova per l’Argentina. Le fonti lo definiscono “geologo e paleontologo italo-argentino”, una qualifica che riflette l’integrazione nella comunità scientifica del paese di adozione. La data del 1876 coincide con quella che storici dell’emigrazione identificano come l’inizio della prima grande ondata migratoria italiana verso l’Argentina.

Il trasferimento non rappresentò una rottura ma piuttosto una continuazione del progetto scientifico. L’Argentina era in quegli anni un paese che cercava attivamente competenze europee per costruire le proprie istituzioni scientifiche. La Costituzione del 1853 incoraggiava esplicitamente l’immigrazione di chi portasse “scienze e arti”.

Il contributo di Romani mette in luce questo doppio versante: da una parte un giovane ricercatore che contribuisce alla nascita della paletnologia ligure con esplorazioni pionieristiche e pubblicazioni metodologicamente avanzate; dall’altra, una traiettoria migratoria che trasporta in Argentina competenze maturate nelle grotte del Finalese, in un percorso che rispecchia il ruolo degli scienziati italiani nell’Argentina della seconda metà dell’Ottocento.


Una storia da recuperare per la speleologia italiana

Il contributo di Romani restituisce alla memoria collettiva un protagonista dimenticato della speleologia scientifica ottocentesca. La vicenda di Giovanni Ramorino ricorda come la storia della speleologia italiana sia fatta non solo di grandi esploratori, ma anche di ricercatori che, con mezzi limitati e carriere brevi o interrotte dall’emigrazione, posero le basi metodologiche per le discipline speleologiche successive.

Le caverne ossifere della Liguria, oggi patrimonio di siti come le Arene Candide e i Balzi Rossi, conservano ancora la memoria di queste prime indagini. Recuperare le storie di chi le ha studiate per primo — come Giovanni Ramorino — è parte integrante della storia della speleologia italiana.


Fonti consultate

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  • Grotte dell’Aspromonte: patrimonio speleologico tra storia, spiritualità e ricerca scientifica
    Condividi Le cavità naturali del massiccio reggino come specchio dell’identità calabrese: dalle laure dei monaci basiliani alle esplorazioni contemporanee Il convegno che ha acceso i riflettori sul sottosuolo calabrese Il 10 aprile 2026, la Sala Conferenze del Collegio di Merito – dAeD dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria (UniRC) ha ospitato il convegno “Il sotterraneo come luogo di culto in Calabria”, curato da Francesco Stilo, Dottore di Ricerca presso UniRC. L’evento
     

Grotte dell’Aspromonte: patrimonio speleologico tra storia, spiritualità e ricerca scientifica

Apríl 11th 2026 at 07:00

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Le cavità naturali del massiccio reggino come specchio dell’identità calabrese: dalle laure dei monaci basiliani alle esplorazioni contemporanee


Il convegno che ha acceso i riflettori sul sottosuolo calabrese

Il 10 aprile 2026, la Sala Conferenze del Collegio di Merito – dAeD dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria (UniRC) ha ospitato il convegno “Il sotterraneo come luogo di culto in Calabria”, curato da Francesco Stilo, Dottore di Ricerca presso UniRC. L’evento è stato organizzato con il patrocinio di Italia Nostra – Sezione di Reggio Calabria e introdotto dal Prof. Daniele Colistra, Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Architettura-dAeD. I saluti istituzionali sono stati portati dal Prof. Francesco Bagnato, Rettore del Collegio di Merito.

In tale occasione, il portale L’Altro Aspromonte di Alfonso Picone Chiodo ha presentato la propria mappa interattiva dedicata alle grotte del massiccio reggino. Uno strumento cartografico che raccoglie tutte le cavità censite nella provincia, aggiornato con nuove scoperte e corredato di schede tecniche.

Il simbolo scelto per l’evento è emblematico: una Virgo lactans proveniente dalla Chiesa di Sotterra di Paola (CS), affresco rupestre che sintetizza il legame profondo tra culto cristiano e spazio sotterraneo in Calabria.


Il Geoparco UNESCO: un massiccio geologicamente unico

Per comprendere le grotte dell’Aspromonte bisogna partire dalla geologia. Il Parco Nazionale dell’Aspromonte, istituito nel 1989, ha ottenuto il riconoscimento di Geoparco Mondiale UNESCO il 22 aprile 2021, in virtù della sua eccezionale storia geodinamica e sismotettonica. Il massiccio è un frammento della catena alpina separatosi da Spagna, Italia nord-orientale, Sardegna e Corsica in seguito a due cicli orogenici: un processo raro che conferisce all’area una singolarità unica nel Mediterraneo centrale.

Il parco si estende su circa 65.645 ettari e comprende 37 comuni. La vetta più alta, Montalto, raggiunge i 1.956 metri s.l.m. Le fiumare — i torrenti a regime torrentizio tipici della Calabria — hanno modellato nel tempo rocce, gole e cavità naturali. Sono proprio queste formazioni a costituire la cornice entro cui si sviluppa il patrimonio speleologico dell’Aspromonte.


La speleologia in Aspromonte: storia di un’esplorazione tardiva

L’Aspromonte è stato, paradossalmente, l’ultimo massiccio calabrese ad essere esplorato dagli speleologi. La relativa scarsità di terreni carsificabili aveva scoraggiato le ricerche sistematiche. Le indagini avviate negli anni Novanta del Novecento hanno poi rivelato scoperte inattese.

I protagonisti delle prime esplorazioni sono stati i fratelli Tassone di Piminoro, Nicola Sgambelluri di Siderno e Alfonso Picone Chiodo, che hanno individuato e documentato le prime cavità di rilievo. Un interesse per le grotte era già presente dagli anni Settanta, quando il Prof. Domenico Minuto aveva avviato studi sulle cavità medievali del territorio.

Dal 1985, la Sezione Aspromonte del Club Alpino Italiano (CAI) ha promosso la creazione di una Commissione Speleologica composta da soci esperti, tra cui Luigi Dattola, Alfonso Mammone e Pasquale Neri.

Nel 2005, su incarico dell’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria, la Commissione ha condotto uno studio sistematico su dodici cavità rappresentative del patrimonio speleologico reggino. Il progetto è stato realizzato con il supporto del Centro Regionale di Speleologia “Enzo dei Medici”, con la direzione scientifica del Prof. Felice Larocca, e con la collaborazione di Nicola Sgambelluri e Diego Festa. Le attività hanno incluso rilievi topografici, studi geomorfologici, compilazione di schede per il Catasto Grotte d’Italia e documentazione fotografica. In alcune fasi le esplorazioni sono state condotte in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici.

La scoperta più recente censita nella mappa è la Grotta dei Quatrari di Piminoro, nel territorio di Oppido Mamertina: la conferma che il potenziale esplorativo dell’Aspromonte è tutt’altro che esaurito.


Le grotte basiliane: il monachesimo rupestre tra VII e XII secolo

Il capitolo più ricco di significati storici è quello legato al monachesimo italo-greco. A partire dal VII-VIII secolo, a seguito delle persecuzioni iconoclaste dell’impero bizantino e delle invasioni arabe della Sicilia, ondate successive di monaci siro-melchiti, egiziani, siriani e italogreci si spinsero nelle regioni più isolate dell’Italia meridionale. L’Aspromonte, con le sue vallate selvagge, i boschi fitti e le numerose cavità rocciose, divenne un rifugio ideale.

La spiritualità che si diffuse era individuale e rupestre: non grandi monasteri costruiti secondo regole scritte, ma singoli eremiti che ricavavano le loro celle direttamente nelle fenditure della roccia. Vivevano seguendo la Regula di San Basilio Magno: preghiera liturgica, studio delle Scritture, lavoro manuale. Le laure e gli asceteri venivano adattati con giacigli, nicchie per icone e piccoli altari.

Tra i siti rupestri più significativi documentati nell’area aspromontana:

  • Asceterio di Pietra Cappa (Natile Vecchio di Careri): una grotta con tre aperture e due livelli interni scavati nella roccia, con giacigli e un ripiano a forma di altare nel livello superiore. Pietra Cappa è il monolite più alto d’Europa, con i suoi 829 metri di altezza.
  • Grotta di San Silvestro (Santo Stefano d’Aspromonte): un catino absidale di probabile epoca bizantino-normanna (XII secolo), posto sull’antica via che collegava la marina di Gallico al santuario di Polsi.
  • Grotte Basiliane di Bruzzano Vecchio (Bruzzano Zeffirio): romitori rupestri scavati tra l’VIII e il IX secolo da monaci anacoreti, presumibilmente provenienti dall’Armenia.
  • Grotta di San Jeiunio (Gerace): ogni anno al suo interno viene celebrata la liturgia greco-ortodossa, con una continuità devozionale che dura da secoli.
  • Eremo di San Nicodemo (Mammola): la piccola grotta in cui San Nicodemo (m. 990) visse il suo ultimo periodo, praticando penitenza e digiuno.

Il Santuario di Polsi: millenni di pellegrinaggio nel cuore dell’Aspromonte

Il Santuario della Madonna della Montagna di Polsi (San Luca) occupa un posto centrale nella spiritualità rupestre aspromontana. Situato a 862 metri s.l.m. nella vallata della fiumara del Bonamico, le sue origini risalgono al IX secolo, quando monaci bizantini fuggiti dalla Sicilia si insediarono ai piedi di Montalto.

La tradizione vuole che nell’XI secolo un pastore di nome Italiano, cercando una giumenta smarrita, scoprì un animale che dissotterrava una croce greca di ferro: nel luogo gli apparve la Beata Vergine col Bambino, che gli chiese di erigere una chiesa. La statua della Madonna della Montagna — in pietra tufacea — è tuttora venerata all’interno del santuario. Il 2 settembre, giorno della festa solenne, decine di migliaia di pellegrini da tutta la Calabria, dalla Sicilia e dalla diaspora meridionale si radunano a Polsi, facendone uno dei santuari mariani più frequentati del Mezzogiorno.


Un patrimonio mineralogico di rilevanza scientifica

Le grotte aspromontane custodiscono anche risorse mineralogiche di interesse scientifico. Lungo il torrente Valanidi, la località “A Petra Virdi” — la pietra verde — è caratterizzata da tonalità verde-blu dovute alla presenza di carbonati e solfati di rame. Tra i minerali rinvenuti figurano malachite, azzurrite, calcantite, serpierite e woodwardite, quest’ultimo particolarmente raro.

La storia estrattiva della zona risale al XIX secolo: l’opera di Melograni (1823) documenta già miniere gestite da operatori tedeschi lungo il Valanidi. Analisi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università della Calabria confermano che l’area offre un ambiente ideale per studiare processi di neoformazione minerale riprodotti altrove solo in laboratorio.


La mappa interattiva: uno strumento per la valorizzazione

Il lavoro di decenni di esplorazione è oggi consultabile attraverso la mappa interattiva disponibile su L’Altro Aspromonte. Lo strumento raccoglie tutte le grotte esplorate e studiate, con schede tecniche, topografie e fotografie. È in continuo aggiornamento e rappresenta, al momento, il censimento più completo delle cavità del territorio reggino.

La mappa si inserisce nel quadro istituzionale offerto dal riconoscimento UNESCO del Geoparco e dalla pubblicazione nel 2021 della Guida ai siti archeologici del Parco Nazionale dell’Aspromonte, con 44 siti censiti e schedati (autore Lino Licari, editrice Kaleidon).

Le grotte aspromontane sono palinsesti in cui si sovrappongono strati di storia: dai cacciatori paleolitici ai monaci basiliani, dai cercatori di minerali dell’Ottocento agli speleologi contemporanei. Capirle significa capire meglio l’identità di questo territorio.


Scopri la mappa delle grotte dell’Aspromonte:
? https://www.laltroaspromonte.it/cartografia/mappe/#grotte-aspromonte


Fonti consultate

  1. L’Altro Aspromonte – Mappa delle grotte: https://www.laltroaspromonte.it/grotte-dellaspromonte/
  2. L’Altro Aspromonte – Mappe interattive: https://www.laltroaspromonte.it/cartografia/mappe/
  3. L’Altro Aspromonte – La cupola di San Silvestro: https://www.laltroaspromonte.it/storie/la-cupola-di-san-silvestro/
  4. Scintilena – Grotta dei Quatrari di Oppido Mamertina: https://www.scintilena.com/grotte-e-speleologia-in-aspromonte-la-grotta-dei-quatrari-di-oppido-mamertina/06/09/
  5. Scintilena – Aspromonte: Tesori Minerali lungo il Torrente Valanidi: https://www.scintilena.com/aspromonte-tesori-minerali-e-memoria-storica-lungo-il-torrente-valanidi/01/18/
  6. Scintilena – Miniere dimenticate dell’Aspromonte: https://www.scintilena.com/miniere-dimenticate-dellaspromonte-storia-geologia-e-archeologia/07/13/
  7. Eremi e chiese rupestri d’Italia – Calabria: https://eremos.eu/index.php/calabria/
  8. Avvenire di Calabria – Itinerario basiliano in Aspromonte: https://www.avveniredicalabria.it/i-monaci-daspromonte-alla-scoperta-dellitinerario-basiliano/
  9. Meraviglie di Calabria – Santuario della Madonna di Polsi: https://www.meravigliedicalabria.it/destinazioni/il-santuario-della-madonna-di-polsi/
  10. Wikipedia – Santuario della Madonna di Polsi: https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_di_Polsi
  11. Comune di San Luca – Santuario di Polsi: https://www.comune.sanluca.rc.it/vivere-il-comune/luoghi/santuario-della-madonna-di-polsi/
  12. Grotte preistoriche Calabria – Itinerari Archeo Calabria: https://itinerariarcheocalabria.it/grotte-preistoriche/
  13. Patrimonio UNESCO – Geoparco dell’Aspromonte: https://www.patrimoniounesco.it/directory-tangibili/listing/geoparco-dellaspromonte/
  14. Geologia e Turismo – Parco dell’Aspromonte: https://geologiaeturismo.it/park/aspromonte/
  15. Calabria Direttanews – Grotte basiliane di Bruzzano Vecchio: https://www.calabriadirettanews.com/2023/08/24/le-grotte-basiliane-di-bruzzano-vecchio-un-tesoro-nascosto-nel-cuore-dellaspromonte/
  16. Giovanni Musolino, Santi eremiti italogreci. Grotte e chiese rupestri in Calabria, Rubbettino 2002: https://books.google.com/books/about/Santi_eremiti_italogreci.html?id=YZZ-20LOg1cC
  17. PDF Grotta del Pertuso d’Oro – L’Altro Aspromonte: https://www.laltroaspromonte.it/wp-content/uploads/2023/11/Pertuso-dOro.pdf
  18. Italia.it – Grotta del Romito a Papasidero: https://www.italia.it/it/calabria/papasidero/musei/grotta-del-romito
  19. inalto.org – Parco dell’Aspromonte: https://www.inalto.org/punti-di-interesse/parco-dellaspromonte

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  • La grotta di Combarelles I rivela i suoi segreti: il colore al centro dell’arte magdaleniana
    Condividi Un programma di ricerca durato quattro anni ridefinisce la comprensione del più grande santuario inciso del Paleolitico europeo La grotta di Combarelles I, nelle vicinanze di Les Eyzies-de-Tayac (Dordogna, Francia), è da sempre considerata uno dei più straordinari esempi di arte parietale paleolitica, con oltre 600 incisioni di cavalli, bisonti, mammut e figure antropomorfe scavate nella roccia circa 15.000 anni fa. Eppure, per oltre un secolo, il vero volto della grotta
     

La grotta di Combarelles I rivela i suoi segreti: il colore al centro dell’arte magdaleniana

Apríl 10th 2026 at 13:00

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Un programma di ricerca durato quattro anni ridefinisce la comprensione del più grande santuario inciso del Paleolitico europeo


La grotta di Combarelles I, nelle vicinanze di Les Eyzies-de-Tayac (Dordogna, Francia), è da sempre considerata uno dei più straordinari esempi di arte parietale paleolitica, con oltre 600 incisioni di cavalli, bisonti, mammut e figure antropomorfe scavate nella roccia circa 15.000 anni fa.

Eppure, per oltre un secolo, il vero volto della grotta era rimasto nascosto: quello a colori.

Un programma di ricerca quadriennale (2016–2019) diretto da Elena Paillet ha rimesso in discussione l’immagine consolidata di Combarelles come grotta «solo incisa», dimostrando che il colore era un elemento costitutivo e non accessorio del suo sistema decorativo.[1][2]

I risultati principali sono stati pubblicati nel 2021 sulla rivista scientifica PALEO con il titolo evocativo «Colore le monde». Le rôle de la couleur dans le dispositif pariétal de la grotte de Combarelles I, e la scheda di sintesi del programma è apparsa nel 2026 sulla rivista ADLFI. Archéologie de la France – Informations.[3][1]

Un inventario che cambia tutto

Il team guidato da Paillet, con Emeline Deneuve (DRAC Nouvelle-Aquitaine), Patrick Paillet (MNHN) e Catherine Cretin (MNP), ha condotto un inventario sistematico di tutte le tracce colorate della cavità.

Il risultato ha sorpreso la comunità scientifica: 121 entità grafiche colorate sono state identificate, di cui ben 31 completamente inedite rispetto all’inventario precedente di Claude Barrière (1997). Di queste, 110 sono nere — realizzate quasi certamente con ossido di manganese — e 11 rosse, ottenute con ocra (ematite).[4][5]

La svolta metodologica è stata l’uso sistematico del plugin DStretch© applicato al software ImageJ©, uno strumento di elaborazione digitale dell’immagine capace di amplificare i contrasti cromatici nelle fotografie delle pareti, rendendo visibili tracce di pigmento scomparse sotto strati di calcite depositatisi nel corso di millenni.

Come spiegano i ricercatori, le infiltrazioni d’acqua hanno progressivamente dissolto i pigmenti nel tempo, mentre le incisioni si sono conservate intatte perché fisicamente intagliate nella roccia.[6][7][4]

Tecniche miste: incisione e pittura come un unico gesto

La scoperta più rivoluzionaria del programma riguarda la documentazione di tecniche miste, ovvero rappresentazioni realizzate alternando incisione e pittura nella stessa sequenza operativa.

Il caso più eloquente è quello del Cavallo 89, situato nella parte più profonda della galleria: l’artista magdaleniano delineò dapprima il collo e la linea dorsale con una leggera incisione, poi applicò il pigmento nero per completare testa, arti e criniera, e infine tornò con una seconda fase di incisione più marcata che seguiva scrupolosamente il contorno dipinto.

Un processo articolato in tre fasi che rivela una concezione integrata del gesto artistico, in cui pennello e bulino erano strumenti complementari di un’unica idea figurativa.[5][4]

Analogamente, nello Stambecco IXD123, i contorni furono prima incisi superficialmente, poi le tracce nere (probabilmente applicate con le dita) completarono il treno anteriore, e una seconda incisione concluse la rappresentazione, in alcuni punti cancellando deliberatamente il colore.[5]

Una rivalutazione storica

Per decenni il manuale di riferimento per Combarelles I era stato il grande studio di Claude Barrière (1997), che catalogò 625 motivi e sostenne con convinzione che «tutte le tracce colorate sono anteriori alle incisioni», interpretandole come strati di fondo preesistenti.

Il programma Paillet ha dimostrato che questa affermazione non è una costante: le analisi rivelano cronologie complesse, con alternanza delle tecniche nell’ambito di una stessa sequenza. Incisioni e dipinti non furono due momenti separati, ma un dialogo continuo sulla parete.[4]

La grotta, classificata Monumento Storico già nel 1902 e iscritta al Patrimonio UNESCO dal 1979 assieme agli altri siti della valle della Vézère, deve ora essere riletta come un insieme bicromatico (il nero del pigmento e il bianco-grigio della calcare incisa), con inserzioni di rosso in punti strategicamente scelti — tra cui gli antropomorfi della zona centrale e un suggestivo rettangolo compartimentato accanto a una leonessa.[7][8][4]

Un patrimonio ancora da svelare

Il programma ha confermato che la zona più ricca di tracce colorate è il settore X, il più profondo e inaccessibile della galleria, il che suggerisce come la migliore conservazione differenziale in questa area lontana dall’ingresso abbia preservato ciò che altrove il tempo ha cancellato.

La mano negativa parziale, rinvenuta in una piccola nicchia della volta nella parte terminale della cavità, resta uno dei motivi più eccezionali dell’intero corpus dipinto.[4]

Questi risultati aprono nuove prospettive per lo studio delle grotte ornate magdaleniane dell’intera regione della Vézère — tra cui Font-de-Gaume e Rouffignac — suggerendo che le tecniche miste e l’uso integrato del colore potrebbero essere state una pratica condivisa molto più diffusa di quanto finora ipotizzato.[9][5]


DiScintilena


Fonti consultate

  1. E. Paillet — «Les Eyzies-de-Tayac-Sireuil – Les traces colorées de la grotte de Combarelles I. Relevé d’art rupestre (2019)», ADLFI. Archéologie de la France – Informations, 2026 ? https://journals.openedition.org/adlfi/229442?lang=fr
  2. E. Paillet — «’Colore le monde’. Le rôle de la couleur dans le dispositif pariétal de la grotte de Combarelles I», PALEO, n° 31, 2021 ? https://journals.openedition.org/paleo/6404?lang=fr
  3. E. Man-Estier (Paillet), E. Deneuve, P. Paillet, L. Loiseau, C. Cretin — «Du nouveau aux Combarelles I (Les Eyzies-de-Tayac, Dordogne, France)», PALEO, n° 26, 2015 ? https://journals.openedition.org/paleo/2987?lang=fr / https://pdfs.semanticscholar.org/08f5/ebbb2f074b82b1535e7451f5b3d56bacd144.pdf
  4. Combarelles, grotte (Les Eyzies-de-Tayac, Dordogne, France) — Base de données «Bestiaire de la Représentation Animale», CNRS ? https://animal-representation.cnrs.fr/s/bjc-en/item/6236
  5. Les Combarelles, grotte — OpenEdition Books / Presses Universitaires de Provence ? https://books.openedition.org/pup/59854?lang=fr
  6. Grotte des Combarelles — Musée national de Préhistoire des Eyzies ? https://musee-prehistoire-eyzies.fr/grotte-des-combarelles
  7. Grotte des Combarelles — Wikipedia FR ? https://fr.wikipedia.org/wiki/Grotte_des_Combarelles
  8. Combarelles grotte — Hominidés.com ? https://www.hominides.com/musees-et-sites/les-combarelles/
  9. Elena Paillet — Scheda autore, OpenEdition ? https://journals.openedition.org/paleo/4088
  10. Découverte et découvreurs — Font-de-Gaume — Archéologie, Ministère de la Culture ? https://archeologie.culture.gouv.fr/font-de-gaume/fr/decouverte-et-decouvreurs

Fonti
[1] Les Eyzies-de-Tayac-Sireuil – Les traces colorées de la grotte de … https://journals.openedition.org/adlfi/229442?lang=fr
[2] Elena Paillet https://archeo-actu.fr/2019/11/16/2019-epaillet/
[3] « Colore le monde ». Le rôle de la couleur dans le dispositif parié… https://journals.openedition.org/paleo/6404
[4] [PDF] Du nouveau aux Combarelles I (Les Eyzies-de – Semantic Scholar https://pdfs.semanticscholar.org/08f5/ebbb2f074b82b1535e7451f5b3d56bacd144.pdf
[5] Combarelles, grotte (Les Eyzies-de-Tayac, Dordogne, France) https://animal-representation.cnrs.fr/s/bjc-en/item/6236
[6] Combarelles grotte – Hominides https://www.hominides.com/musees-et-sites/les-combarelles/
[7] Grotte des Combarelles — Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Grotte_de_Combarelles
[8] Grotte des Combarelles – Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Grotte_des_Combarelles
[9] Les Eyzies – Grotte de Font-de-Gaume – OpenEdition Journals https://journals.openedition.org/adlfi/163255
[10] vulnerabilita-aree-carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt

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  • Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna
    Condividi Prima Tappa · La Miniera di Montevecchio (Guspini): dove la terra custodisce piombo, zinco e memoria Di Scintilena – Aprile 2026 Nel cuore della Sardegna sud-occidentale, a pochi chilometri da Guspini, sorge uno dei complessi di archeologia industriale più straordinari d’Italia: la Miniera di Montevecchio. Prima tappa della nascente Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna — 14 siti candidati all’accreditamento come Route Regionale della rete europea ERIH (Europea
     

Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna

Apríl 10th 2026 at 12:00

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Prima Tappa · La Miniera di Montevecchio (Guspini): dove la terra custodisce piombo, zinco e memoria

Di Scintilena – Aprile 2026


Nel cuore della Sardegna sud-occidentale, a pochi chilometri da Guspini, sorge uno dei complessi di archeologia industriale più straordinari d’Italia: la Miniera di Montevecchio. Prima tappa della nascente Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna — 14 siti candidati all’accreditamento come Route Regionale della rete europea ERIH (European Route of Industrial Heritage) — Montevecchio è molto più di un museo a cielo aperto. È il racconto vivo di quasi 150 anni di storia, sudore e innovazione sotterranea.


Un giacimento nato nelle viscere dell’Ercinico

La geologia è il punto di partenza di tutto. L’area di Guspini-Arbus appartiene a un’unità sedimentaria e vulcanica di età Cambriano-Ordoviciana (circa 500 milioni di anni fa), attraversata da un’intensa attività tettonica ercinica (320–280 Ma) che ha generato fratture riempite da vene metallifere di piombo, zinco e argento.

Il risultante filone di Montevecchio si sviluppa per circa 12 chilometri: uno dei più estesi e ricchi d’Europa. Le riserve stimate dell’intero bacino raggiungono 50–60 milioni di tonnellate di minerale, con un tenore medio del 10–11% di piombo e zinco combinati.


Le origini: un prete, un imprenditore e un re

La storia moderna della miniera prende avvio nell’ottobre del 1842, quando don Giovanni Antonio Pischedda — un sacerdote di Tempio Pausania trasferitosi a Guspini per commerciare sughero — ottenne un permesso di ricerca per 25 quintali di galena.

Intuita la portata del giacimento, si recò a Marsiglia in cerca di capitali e incontrò il giovane imprenditore sardo Giovanni Antonio Sanna. Il 28 aprile 1848, il re Carlo Alberto firmò la concessione perpetua per lo sfruttamento del sito: nasceva la Società della miniera di piombo argentifero detta di Montevecchio.

La crescita fu fulminante: nel 1865, con 1.100 operai al lavoro, Montevecchio era già diventata la miniera più importante del Regno d’Italia. Nel 1890 il villaggio ospitava circa 2.000 operai.

Il genero di Sanna, l’ing. Alberto Castoldi — laureato cum laude alla Bergakademie Freiberg in Germania — introdusse innovazioni decisive: sistemi di perforazione ad acqua meno nocivi per i polmoni dei minatori, l’elettrificazione della miniera tra le prime in Italia, una ferrovia interna per il trasporto dei minerali. Nel dopoguerra, un dipendente della società di nome Letterio Freni inventò l’autopala, uno dei contributi più importanti offerti dall’Italia all’ingegneria mineraria mondiale.


Il villaggio nella montagna: una città autosufficiente

Montevecchio non era solo una miniera: era un microcosmo urbano completo.

Nel periodo di massimo sviluppo, il borgo di Gennas Serapis — sede del centro amministrativo sull’altopiano — ospitava fino a circa 3.000 abitanti e disponeva di tutto il necessario: ospedale aziendale, scuole di ogni ordine, chiesa dedicata a Santa Barbara (patrona dei minatori), caserma dei Carabinieri, ufficio postale, cinema, campo da calcio con la propria squadra e persino un laboratorio chimico e geologico interno.

Tra i fenomeni socio-economici più singolari spicca la moneta aziendale. Realizzato intorno al 1938, lo spaccio di Montevecchio — che forniva vestiario, scarpe e generi alimentari — accettava i “Gettoni“, una moneta coniata direttamente dalla società mineraria e circolante liberamente tra i dipendenti. In alternativa, la spesa veniva annotata su un libretto e detratta dallo stipendio mensile: un sistema autarchico che rese Montevecchio di fatto autonoma dal tessuto economico circostante.


Il declino e la chiusura

Nel dopoguerra la miniera raggiunse l’apice della sua potenza: si stima producesse circa l’11% dello zinco mondiale, per una produzione storica complessiva di circa 1.600.000 tonnellate di piombo e 1.100.000 tonnellate di zinco. Nel 1961 la fusione con Monteponi generò la Monteponi e Montevecchio S.p.A., ma la crisi era già nell’aria. La chiusura totale arrivò nel 1991, dopo mesi di vertenze sindacali e un’ultima drammatica occupazione del Pozzo Amsicora da parte dei minatori che rivendicavano un futuro alternativo per il sito.


Sei percorsi per rivivere la miniera (Area Guspini)

Oggi Montevecchio è pienamente visitabile attraverso sei percorsi tematici nell’area di Guspini:

1. Palazzo della Direzione — Costruito tra il 1869 e il 1878 per volere della famiglia Sanna-Castoldi, ospita arredi d’epoca e una preziosa collezione di oggetti personali dell’ing. Alberto Castoldi. Il sontuoso Salone Azzurro, completamente affrescato, è il fulcro della visita. Dal 2013 è anche sede del Municipio e ospita cerimonie civili.

2. Villaggio Operaio — Il percorso attraversa le case dei minatori e ricostruisce l’organizzazione sociale di una comunità chiusa e autosufficiente, dalla stalla al deposito minerali, nell’area del primo cantiere concesso da Carlo Alberto nel 1848.

3. Pozzo Sant’Antonio e il Compressore Sullivan — Il cuore tecnico della miniera. Il cantiere fu avviato nel 1852 e coltivato per circa 600 metri in altezza, dagli affioramenti a +420 m s.l.m. fino oltre –180 m. Il protagonista assoluto è il Compressore Sullivan (1903): proveniente dall’America, questo imponente macchinario produceva aria compressa per l’intero ciclo estrattivo — martelli pneumatici, perforatrici, ventilazione, illuminazione. Rimase in servizio fino al 1981 e, secondo i minatori che vi lavorarono, potrebbe ancora oggi riprendere a funzionare. È un esemplare unico in Italia per dimensioni e stato di conservazione.

4. Officine meccaniche ed elettriche — Il cuore tecnologico dell’area. L’edificio attuale sorge sulla prima centrale elettrica del sito (1901) e comprende la Fonderia (1885: nel primo anno produsse 63 tonnellate di ghisa e 188 di ottone), le forge, la falegnameria che forniva i modelli in legno per gli stampi, e l’officina meccanica (1938) con gru a ponte scorrevole. Le officine cessarono l’attività nel 1985 e sono oggi visitabili con tutti i macchinari originali al loro posto.

5. Galleria Anglosarda — L’esperienza più immersiva. La galleria — scavata dalla Compagnia Reale Anglosarda a partire dal 1852 — è una vera galleria di estrazione lungo il filone metallifero, non un semplice corridoio di transito. Ristrutturata e messa in sicurezza da IGEA S.p.A., è stata inaugurata al pubblico il 23 maggio 2018. Per circa un chilometro i visitatori, equipaggiati di caschetto e lampada LED, osservano armature lignee, binari con vagoncini, diramazioni di aerazione e straordinari cristalli aciculari di gesso bianchissimo che emergono sullo sfondo solfureo. Le visite sono disponibili in cinque lingue: italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo.

6. Ponente 4×4 verso le Dune di Piscinas — Il percorso più avventuroso. Un tour in fuoristrada conduce dalla miniera fino alla costa ovest della Sardegna, attraversando boschi abitati da cervi sardi, cinghiali e aquile, e i villaggi fantasma di Ingurtosu e Naracauli. La meta finale sono le dune di Piscinas, tra le più alte d’Europa con i loro 60 metri di altezza, dove a giugno le tartarughe marine depongono le uova.


La Route Mineraria e il riconoscimento europeo

Il progetto della Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna raggruppa 14 siti minerari nelle aree del Sulcis, dell’Iglesiente e del Guspinese, candidati all’accreditamento come Route Regionale ERIH — la rete europea del patrimonio industriale che collega oltre 2.000 siti in tutto il continente. La candidatura è stata presentata al Board ERIH nell’aprile 2026. L’intero comprensorio si inserisce nel Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, primo geoparco riconosciuto dall’UNESCO nel 1997 e inserito nella rete mondiale dei Geoparchi nel 2001.


Per i visitatori

  • Indirizzo: Piazza Rotundi, 09030 Guspini (SU)
  • Come arrivare: ca. 10 km dal centro di Guspini lungo la SP66/SP4 direzione Arbus
  • Guide disponibili in: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo
  • Sito ufficiale: www.minieradimontevecchio.it
  • Laboratori didattici: disponibili per scolaresche di ogni ordine e grado

Fonti consultate

Fonti
[1] vulnerabilita-aree-carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt

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  • Iran, un patrimonio di arte rupestre che attraversa 60.000 anni di storia
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Iran, un patrimonio di arte rupestre che attraversa 60.000 anni di storia

Apríl 10th 2026 at 09:00

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Dai pittogrammi paleolitici ai rilievi sasanidi: lo straordinario corpus di immagini incise sull’altopiano iranico racconta l’intera parabola della civiltà umana nel Medio Oriente antico


L’arte rupestre dell’Iran: un patrimonio ancora in gran parte sconosciuto

L’Iran custodisce uno dei patrimoni di arte rupestre più ricchi e stratificati del pianeta. Oltre 50.000 opere sono state catalogate finora tra petroglifi, pittogrammi e rilievi scolpiti nella roccia.

Le prime risalgono a circa 40.000 anni fa. Le ultime, i grandi bassorilievi dell’epoca sasanide, al VII secolo d.C. Una continuità figurativa senza paragoni nell’Asia occidentale.[1][2]

Eppure, nonostante questa abbondanza, la ricerca sistematica è ancora frammentata. Molti siti non sono stati né documentati né datati con precisione.

La causa principale è l’isolamento internazionale che per decenni ha tagliato fuori i ricercatori iraniani dall’accesso alle tecnologie di analisi più avanzate.[3][4]


Le tre famiglie dell’arte rupestre iraniana

Gli specialisti distinguono tre grandi categorie di opere:[1]

I petroglifi — immagini incise asportando lo strato superficiale della roccia — costituiscono la stragrande maggioranza del corpus noto. I pittogrammi — immagini dipinte con pigmenti come ematite, fuliggine o sangue cristallizzato legati con grassi animali — sono rari e concentrati principalmente nel Lorestan.

I rilievi rupestri storici sono invece bassorilievi scolpiti su commissione di re e sacerdoti a partire dal III millennio a.C., espressione delle grandi civiltà che si sono succedute sul suolo iranico: Lullubi, Elamiti, Achemenidi, Parti, Sasanidi.[5][1]


Teymareh: il più grande sito petroglifico dell’Iran

Il sito preistorico più importante è Teymareh, al confine tra le province di Markazi, Isfahan e Lorestan.

Qui sono stati censiti circa 21.000 petroglifi. Il pannello principale occupa una superficie di 40.000 metri quadrati e comprende almeno 150 iscrizioni.[6][7]

I petroglifi più antichi risalgono a circa 7.000 anni fa. Quelli più recenti a 4.000 anni fa.

Il motivo ricorrente è lo stambecco, simbolo di vita e fertilità sull’altopiano iranico. Rappresenta da solo il 75% delle figure a Teymareh e l’88% dell’intero corpus petroglifico nazionale.[7][8][1]

Nel 2021 l’Iran ha avviato le pratiche per la candidatura di Teymareh alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.

Tra le scoperte recenti più discusse, quella di un petroglifo raffigurante una mantide religiosa a sei zampe, rinvenuto tra il 2017 e il 2018. La figura — lunga 14 centimetri — è stata comparata al cosiddetto squatter man, presente in siti rupestri di tutto il mondo.[8][9][10]


La Valle del Khorramabad e il nuovo sito UNESCO

Nel luglio 2025, i Siti Preistorici della Valle del Khorramabad in Lorestan sono stati iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. È il primo sito paleolitico iraniano a ricevere questo riconoscimento.[11][12]

Il complesso comprende cinque grotte principali — Yafteh, Ghamari, Kunji, Gilvaran e Gar Arjuneh — che documentano una presenza umana continuativa di oltre 60.000 anni.

La grotta di Yafteh ha restituito la più lunga sequenza di date al radiocarbonio da un singolo sito paleolitico iraniano, con i pittogrammi più antichi datati a circa 40.000 anni fa.

Scavi condotti da un team belga-iraniano nel 2005 e nel 2008 hanno portato alla luce anche ornamenti in conchiglie marine del Golfo Persico, prova di reti di scambio a lunga distanza già nel Paleolitico superiore.[13][14][11][1]


I rilievi lullubi e la tradizione storica

La storia dei rilievi rupestri scolpiti per volontà dei regnanti inizia a Sarpol-e Zahab (Kermanshah), con il rilievo di Anubanini, attribuito alla cultura lulluba e datato a circa 2300 a.C.

È il rilievo rupestre storico più antico dell’Iran. Mostra il re Anubanini che schiaccia un nemico con il piede, affiancato dalla dea Ishtar. L’iscrizione è in lingua accadica — la più antica iscrizione su roccia finora nota in Iran.[15][16]

Questo rilievo fu il modello stilistico diretto di quello che, quindici secoli dopo, Dario il Grande fece incidere sul monte Bisotun: la celebre iscrizione di Behistun, redatta in tre lingue (antico persiano, elamita e babilonese), iscritta UNESCO nel 2006.[16][17]


Naqsh-e Rostam e Taq-e Bostan: i gioielli dell’arte sasanide

A circa 13 km da Persepoli, la parete rocciosa di Naqsh-e Rostam ospita le tombe di quattro re achemenidi e nove grandi rilievi sasanidi incisi alla base della stessa montagna.

Il più famoso raffigura il re Shapur I a cavallo con l’imperatore romano Valeriano in atto di sottomissione: un documento visivo della Battaglia di Edessa del 260 d.C., unica occasione nella storia in cui un imperatore romano cadde prigioniero.[18][19]

A Taq-e Bostan (Kermanshah), due archi scavati nella roccia mostrano scene di investitura regale e grandiose cacce reali al cinghiale e al cervo. I rilievi risalgono al IV-VII secolo d.C. e sono tra i meglio conservati dell’intera tradizione scultorea persiana. Il sito figura nella lista provvisoria UNESCO.[20][21]


Datazione e sfide metodologiche

Stabilire l’età dei petroglifi rimane uno degli ostacoli principali alla ricerca. Nel 2008 fu impiegato il General Antiparticle Spectrometer per raccogliere campioni casuali, ma la mancanza di risorse ha impedito analisi sistematiche.

Per i siti dell’Iran centrale si propone la tecnica della micro-erosione. La datazione relativa si basa su patinazione, stile iconografico, confronti ceramici e tipologia degli strumenti raffigurati.[22][23][24][1]

L’archeologo freelance Mohammad Nasserifard ha percorso oltre 700.000 chilometri nel paese catalogando da solo circa 50.000 incisioni, spesso senza il supporto di istituzioni accademiche. È ad oggi il principale divulgatore di questo patrimonio a livello nazionale.[4]


Minacce e situazione attuale

La fragilità di questi siti è aggravata da minacce plurime: erosione climatica, biofilm di licheni, vandalismo e sviluppo infrastrutturale in prossimità dei siti. Nell’aprile 2026 l’UNESCO ha espresso grave preoccupazione per i danni subiti da quattro siti Patrimonio Mondiale in Iran a causa del conflitto in corso.

Tra questi, i siti preistorici della Valle del Khorramabad — iscritti appena nel luglio 2025 — risultano già interessati da eventi bellici. Nel giugno 2025, aree vicine a Taq-e Bostan erano state colpite, mettendo a rischio le grotte paleolitiche di Warwasi, Kobeh e Do-Ashkaft.[25][26][27][28][20]


La rete regionale e il valore globale

L’arte rupestre dell’Iran si inserisce in un continuum culturale che abbraccia l’intera Asia occidentale. I siti dell’Azerbaijan nord-occidentale sono strettamente connessi al Gobustan (Azerbaijan), Patrimonio UNESCO con oltre 6.000 incisioni e 40.000 anni di storia.

I rilievi lullubi di Sarpol-e Zahab riflettono l’influenza dell’arte mesopotamica akkadica. Quelli sasanidi di Naqsh-e Rostam e Taq-e Bostan hanno condizionato l’iconografia islamica dei secoli successivi.[2][29][30][31][32][15]

L’ipotesi avanzata da Nasserifard — basata su somiglianze tra le incisioni iraniane e quelle delle Americhe — suggerisce che l’altopiano iranico possa essere stato un nodo nelle grandi reti di mobilità preistorica dell’umanità. Studi futuri, condotti con strumenti di datazione avanzata, potrebbero chiarire questi parallelismi.[8]


Fonti consultate

  1. Wikipedia – Rock art in Iran: https://en.wikipedia.org/wiki/Rock_art_in_Iran
  2. Wikipedia – Arte iranica (IT): https://it.wikipedia.org/wiki/Arte_iranica
  3. Wikipedia – Taq-e Bostan: https://en.wikipedia.org/wiki/Taq-e_Bostan
  4. Wikipedia – Naqsh-e Rostam: https://en.wikipedia.org/wiki/Naqsh-e_Rostam
  5. Wikipedia – Anubanini rock relief: https://en.wikipedia.org/wiki/Anubanini_rock_relief
  6. Wikipedia – Yafteh cave: https://en.wikipedia.org/wiki/Yafteh
  7. Wikipedia – Lullubi: https://en.wikipedia.org/wiki/Lullubi
  8. Wikipedia – Sarpol-e Zahab: https://en.wikipedia.org/wiki/Sarpol-e_Zahab
  9. Antiquity Journal – Rock art studies in Iran: new approaches: https://antiquity.ac.uk/projgall/ghasrian311
  10. MDPI Arts – Rock Art of the Howz-M?hy Region in Central Iran: https://www.mdpi.com/2076-0752/2/3/124
  11. MDPI Arts – Rock Art in Kurdistan Iran: https://www.mdpi.com/2076-0752/2/4/328
  12. Documenta Praehistorica – The petroglyphs of Dowzdaghi, Northwestern Iran: https://journals.uni-lj.si/DocumentaPraehistorica/article/download/38.30/1662
  13. Documenta Praehistorica – Some indications of shamanism in Arasbaran rock carvings: https://journals.uni-lj.si/DocumentaPraehistorica/article/download/34.15/1822
  14. Journal of Orthoptera Research – Squatting mantis man: A prehistoric praying mantis petroglyph in Iran: https://jor.pensoft.net/article/39400/
  15. Ancient Pages – Ancient Mantis-Man Petroglyph Discovered In Teymareh, Iran: https://www.ancientpages.com/2020/03/16/ancient-mantis-man-petroglyph-discovered-in-teymareh-iran/
  16. Tehran Times – Teymareh petroglyphs: a fascinating glimpse into remote past: https://www.tehrantimes.com/news/485222/Teymareh-petroglyphs-a-fascinating-glimpse-into-remote-past
  17. Tehran Times – Iran seeks UNESCO recognition for millennia-old petroglyphs: https://www.tehrantimes.com/news/456797/Iran-seeks-UNESCO-recognition-for-millennia-old-petroglyphs
  18. The Iran Project – Pre-historic rock arts of Teymareh mountain: https://www.theiranproject.com/en/gallery/311543/1/photos-pre-historic-rock-arts-of-teymareh-mountain
  19. IFP News – Pre-Historic Rock Arts Of Teymareh Mountain: https://ifpnews.com/pre-historic-rock-arts-of-teymareh-mountain/
  20. IFP News – 5,000-year Old Rock Art Discovered In Iran’s Isfahan Province: https://ifpnews.com/5000-year-old-rock-art-discovered-irans-isfahan-province/
  21. Surfiran – Prehistoric Sites Of Khorramabad Valley Listed By UNESCO: https://surfiran.com/mag/prehistoric-khorramabad-valley-uniesco/
  22. Adventure Iran – The Prehistoric Sites of the Khorramabad Valley: https://www.adventureiran.com/the-prehistoric-sites-of-the-khorramabad-valley/
  23. UNESCO WHC – Prehistoric Sites of the Khorramabad Valley: https://whc.unesco.org/en/list/1744/
  24. Tehran Times – The story behind Iran’s first Paleolithic World Heritage site: https://www.tehrantimes.com/news/515699/The-story-behind-Iran-s-first-Paleolithic-World-Heritage-site
  25. Brewminate – Rock Art of the Howz-M?hy Region in Central Iran: https://brewminate.com/rock-art-of-the-howz-mahy-region-in-central-iran/
  26. Geo.fr – Le mystère des gravures rupestres multimillénaires d’Iran: https://www.geo.fr/sciences/le-mystere-des-gravures-rupestres-multimillenaires-d-iran-165857
  27. ISAC University of Chicago – The Sasanian Rock Reliefs at Naqsh-i-Rustam and Naqsh-i-Rajab: https://isac.uchicago.edu/collections/photographic-archives/persepolis/sasanian-rock-reliefs-naqsh-i-rustam-and-naqsh-i-rajab
  28. Encyclopaedia Iranica – Sasanian Rock Reliefs: https://www.iranicaonline.org/articles/sasanian-rock-reliefs/
  29. Livius.org – Sar-e Pol-e Zahab: https://www.livius.org/articles/place/sar-e-pol-e-zahab/
  30. Britannica – T?q-e Bost?n: https://www.britannica.com/place/Taq-e-Bostan
  31. IranCultura – L’arte sasanide: https://www.irancultura.it/arte/storia-dellarte/larte-sasanide/
  32. UNESCO WHC – Paysage culturel d’art rupestre de Gobustan: https://whc.unesco.org/fr/list/1076/
  33. Pikaia – Tra Asia ed Europa: 20.000 anni di arte rupestre nel Gobustan: https://pikaia.eu/tra-asia-ed-europa-20-000-anni-di-arte-rupestre-nel-gobustan/
  34. Euronews – UNESCO warns ‘priceless’ Iranian heritage is being destroyed by war: https://www.euronews.com/culture/2026/04/02/save-our-sites-unesco-raises-fresh-concerns-over-middle-east-heritage-threatened-by-war
  35. Iran International – UNESCO warns of rising risks to Iran’s historic sites: https://www.iranintl.com/en/202603119109
  36. Finestre sull’Arte – Taq-e Bostan a rischio secondo stampa iraniana: https://www.finestresullarte.info/attualita/taq-e-bostan-iran-sito-archeologico-a-rischio-secondo-stampa-iraniana
  37. Historia i Swiat – Newly Discovered Petroglyphs of Bardah Serkha in Badreh County, Ilam Province: https://www.czasopisma.uph.edu.pl/historiaswiat/article/view/4054
  38. Academia.edu – Cave pictograms in the southern Zagros Mountains, Fars, Iran: https://www.academia.edu/28931554/Cave_pictograms_in_the_southern_Zagros_Mountains_Fars_Iran
  39. Academia.edu – The Petroglyphs of Domab in the Central Plateau of Iran: https://www.academia.edu/37613075/The_Petroglyphs_of_Domab_in_the_Central_Plateau_of_Iran
  40. Ancient Asia Journal – Pictograph and Petroglyphs of Saravan (Sistan-Baluchistan, Iran): https://www.ancient-asia-journal.com/article/10.5334/aa.12312

Fonti
[1] Rock art in Iran – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Rock_art_in_Iran
[2] Arte iranica – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Arte_iranica
[3] Rock art studies in Iran: new approaches | Antiquity Journal https://antiquity.ac.uk/projgall/ghasrian311
[4] Le mystère des gravures rupestres multimillénaires d’Iran https://www.geo.fr/sciences/le-mystere-des-gravures-rupestres-multimillenaires-d-iran-165857
[5] Art du relief rupestre dans l’Antiquité iranienne — Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Art_du_relief_rupestre_dans_l’Antiquit%C3%A9_iranienne
[6] Photos: Pre-historic rock arts of Teymareh mountain https://www.theiranproject.com/en/gallery/311543/1/photos-pre-historic-rock-arts-of-teymareh-mountain
[7] Pre-Historic Rock Arts Of Teymareh Mountain https://ifpnews.com/pre-historic-rock-arts-of-teymareh-mountain/
[8] Iran seeks UNESCO recognition for millennia-old petroglyphs https://www.tehrantimes.com/news/456797/Iran-seeks-UNESCO-recognition-for-millennia-old-petroglyphs
[9] Squatting (squatter) mantis man: A prehistoric praying mantis petroglyph in Iran https://jor.pensoft.net/article/39400/
[10] Ancient Mantis-Man Petroglyph Discovered In Teymareh, Iran – Ancient Pages https://www.ancientpages.com/2020/03/16/ancient-mantis-man-petroglyph-discovered-in-teymareh-iran/
[11] Prehistoric Sites Of Khorramabad Valley Listed By UNESCO – Surfiran https://surfiran.com/mag/prehistoric-khorramabad-valley-uniesco/
[12] UNESCO Adds Iran’s Khorramabad Valley to World Heritage List https://www.youtube.com/watch?v=pPy1Ve3qf1c
[13] Yafteh – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Yafteh
[14] Exclusive: The story behind Iran’s first Paleolithic World Heritage site https://www.tehrantimes.com/news/515699/The-story-behind-Iran-s-first-Paleolithic-World-Heritage-site
[15] Anubanini rock relief – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Anubanini_rock_relief
[16] Sar-e Pol-e Zahab – Livius.org https://www.livius.org/articles/place/sar-e-pol-e-zahab/
[17] List of archaeological sites in Iran – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_archaeological_sites_in_Iran
[18] Naqsh-e Rostam – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Naqsh-e_Rostam
[19] The Sasanian Rock Reliefs at Naqsh-i-Rustam and Naqsh-i-Rajab https://isac.uchicago.edu/collections/photographic-archives/persepolis/sasanian-rock-reliefs-naqsh-i-rustam-and-naqsh-i-rajab
[20] Taq-e Bostan – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Taq-e_Bostan
[21] ??q-e Bost?n | Persian Reliefs, Carvings, Gardens – Britannica https://www.britannica.com/place/Taq-e-Bostan
[22] Rock Art of the Howz-M?hy Region in Central Iran Brewminate: A Bold Blend of News and Ideas https://brewminate.com/rock-art-of-the-howz-mahy-region-in-central-iran/
[23] Newly Discovered Petroglyphs of Bardah Serkha in Badreh County, Ilam Province, Western Iran https://www.czasopisma.uph.edu.pl/historiaswiat/article/view/4054
[24] Studying the Petroglyphs of Dash Ancient Complex; Meshgin Shahr, Northwest of Iran (Azerbaijan) http://article.sciencepublishinggroup.com/pdf/10.11648.j.ija.20160403.11.pdf
[25] Sangbor Petroglyphs in Bavanat County, Southern Iran https://czasopisma.uph.edu.pl/historiaswiat/article/view/3741
[26] Save Our Sites: UNESCO warns ‘priceless’ Iranian heritage is being … https://www.euronews.com/culture/2026/04/02/save-our-sites-unesco-raises-fresh-concerns-over-middle-east-heritage-threatened-by-war
[27] UNESCO warns of rising risks to Iran’s historic sites https://www.iranintl.com/en/202603119109
[28] Secondo la stampa iraniana, attacchi israeliani minacciano … https://www.finestresullarte.info/attualita/taq-e-bostan-iran-sito-archeologico-a-rischio-secondo-stampa-iraniana
[29] Paysage culturel d’art rupestre de Gobustan https://whc.unesco.org/fr/list/1076/
[30] Tra Asia ed Europa: 20.000 anni di arte rupestre nel Gobustan – Pikaia https://pikaia.eu/tra-asia-ed-europa-20-000-anni-di-arte-rupestre-nel-gobustan/
[31] The Anubanini,s Rock Relief of Sarpol-e Zahab Reconsidering a Historical Event https://jis.ut.ac.ir/article_71438.html?lang=en
[32] L’ARTE SASANIDE. L’arte dell’Iran prima dell’arrivo dell’Islam https://www.irancultura.it/arte/storia-dellarte/larte-sasanide/
[33] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[34] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[35] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”: una nuova collana digitale del CNR per raccontare gli Etruschi
    Condividi Una collana dedicata a “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” Nasce all’interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche la nuova collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”, promossa dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) e pubblicata da CNR Edizioni.[1][2] La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” è strettamente legata al ciclo di convegni “L’acqua e gli Etruschi”, ospitati a Grotte di Castro (VT) tra il 2023 e il 2025 ne
     

“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”: una nuova collana digitale del CNR per raccontare gli Etruschi

Apríl 9th 2026 at 06:00

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Una collana dedicata a “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”

Nasce all’interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche la nuova collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”, promossa dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) e pubblicata da CNR Edizioni.[1][2]

La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” è strettamente legata al ciclo di convegni “L’acqua e gli Etruschi”, ospitati a Grotte di Castro (VT) tra il 2023 e il 2025 nell’ambito del progetto PNRR “Scenari nuovi per borgo e territori antichi. Una comunità immagina il suo futuro”.[3][1]
L’obiettivo è raccogliere contributi scientifici dedicati alla civiltà etrusca, con particolare attenzione al rapporto tra territorio, acqua e paesaggio, in un’ottica di valorizzazione culturale e scientifica del mondo etrusco.[4][1]
Il titolo “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” torna in primo piano anche come elemento di riconoscibilità per la comunità di studio, grazie a una struttura editoriale stabile e a un comitato scientifico di area etruscologica.[2][1]

“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” e il progetto PNRR a Grotte di Castro

La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” nasce come esito editoriale dei tre convegni “L’acqua e gli Etruschi” organizzati dal CNR-ISPC a Grotte di Castro, nel cuore della Tuscia viterbese.[5][1]
I convegni rientrano nel progetto PNRR “Scenari nuovi per borgo e territori antichi. Una comunità immagina il suo futuro”, dedicato alla rigenerazione culturale e sociale del borgo storico attraverso il patrimonio etrusco e le risorse idriche del territorio.[6][3]
Grotte di Castro è inserita nel programma nazionale “Attrattività dei borghi storici”, con un intervento che mira a collegare in rete beni architettonici legati all’acqua, percorsi paesaggistici e siti archeologici etruschi.[7][3]
In questo quadro, i volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” restituiscono in forma scientifica i risultati delle ricerche e dei casi studio discussi durante le giornate di lavoro sul tema “acqua e patrimonio culturale”.[1][4]

I primi volumi della collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”

I titoli già usciti in “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” corrispondono agli atti dei convegni di Grotte di Castro, ciascuno con un focus tematico distinto.[2][1]

  • “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – 1, 2023” raccoglie i contributi dedicati a Grotte di Castro e al suo territorio, con sezioni su contesto storico, necropoli, laboratori scientifici e attività con le comunità locali.[1]
  • “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – 2, 2024” presenta gli atti del convegno “L’Acqua e gli Etruschi. Città, infrastrutture e approdi, tra acque interne e marittime”, con una serie di casi studio su porti, approdi fluviali e sistemi idraulici etruschi e italici.[4][1]
  • I volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” circolano attraverso i canali ufficiali del CNR e sono descritti anche nel Catalogo 2025 delle pubblicazioni CNR, dove è indicata la direzione di collana affidata a Marco Arizza (CNR-ISPC).[8][2]

In tutti i casi, la collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” mette al centro il legame tra fonti archeologiche, lettura storica e interpretazione del paesaggio antico.[9][1]

“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”: una collana digitale e open access

Un tratto distintivo di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” è la scelta di una formula editoriale interamente digitale e open access, in linea con la strategia del CNR sull’accesso aperto alla letteratura scientifica.[10][1]
I volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” sono consultabili e scaricabili gratuitamente dai portali istituzionali del CNR e dai repository dedicati, con licenze che ne permettono l’uso per studio e ricerca.[4][1]
Questo approccio rientra nelle politiche di CNR Edizioni, che sta orientando le proprie collane verso modelli di pubblicazione open, favorendo la massima circolazione dei contenuti e la loro interoperabilità con banche dati e piattaforme di ricerca.[10][2]
Per i temi trattati – etruscologia, archeologia del paesaggio, gestione delle risorse idriche antiche – la scelta di un formato digitale consente a “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” di raggiungere sia la comunità scientifica sia amministrazioni locali, musei, enti di tutela e associazioni territoriali.[3][1]

Una prospettiva aperta su storia, archeologia e paesaggio etrusco

Nel rispetto della missione scientifica dell’ISPC, “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” non si limita agli atti dei convegni ma rimane aperta alla pubblicazione di saggi, ricerche e progetti dedicati alla valorizzazione del territorio etrusco, della sua storia e del suo paesaggio.[11][1]
La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” si configura così come uno spazio stabile per studi su necropoli, centri urbani, infrastrutture idrauliche, percorsi antichi e trasformazioni del paesaggio dall’età etrusca all’età romana.[9][1]
L’intreccio tra ricerca archeologica, piani di rigenerazione urbana e iniziative PNRR suggerisce che i futuri numeri di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” potranno documentare anche nuove indagini, progetti museali e percorsi di fruizione legati all’Etruria meridionale e al bacino del Lago di Bolsena.[12][3]
Per un notiziario di settore interessato a patrimonio sotterraneo, cavità artificiali e archeologia di paesaggio, la collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” rappresenta un osservatorio privilegiato sulle connessioni tra acqua, insediamenti antichi e politiche contemporanee di valorizzazione.[13][1]

Fonti
[1] Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – CNR https://www.cnr.it/it/fonti-etrusche
[2] Catalogo 2025 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/catalogo-2025
[3] Scenari nuovi per borgo e territori antichi – ISPC-CNR https://www.ispc.cnr.it/it_it/2022/11/02/scenari-nuovi-per-borgo-e-territori-antichi/
[4] L’Acqua e gli Etruschi Città, infrastrutture e approdi, tra acque … http://eprints.bice.rm.cnr.it/23504/
[5] L’Acqua e gli Etruschi. Città, infrastrutture e approdi, tra acque … https://www.aiac.org/eventi/lacqua-e-gli-etruschi-citta-infrastrutture-e-approdi-tra-acque-interne-e-marittime/
[6] Progetto di rigenerazione urbana a Grotte di Castro https://www.semidirigenerazione.it/bando-borghi-grotte-di-castro/
[7] BORGO STORICO GROTTE DI CASTRO*BORGO … – OpenPNRR https://openpnrr.it/progetti/212321/
[8] Catalogue 2025 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/en/node/22376
[9] Grotte di Castro: L’acqua e gli Etruschi. Novità dal territorio e progetti … https://sabapviterboetruria.cultura.gov.it/grotte-di-castro-lacqua-e-gli-etruschi-novita-dal-territorio-e-progetti-di-valorizzazione/
[10] Open access | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/open-access
[11] Collane | Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – Cnr Ispc https://www.ispc.cnr.it/it_it/risultati/ispc-press/collane/
[12] L’acqua e gli Etruschi, a Grotte di Castro torna il convegno nazionale https://www.occhioviterbese.it/eventi/lacqua-e-gli-etruschi-a-grotte-di-castro-torna-il-convegno-nazionale-un-laboratorio-di-ricerca-e-comunita/
[13] L’acqua e gli Etruschi – Giornata mondiale dell’acqua – Scintilena https://www.scintilena.com/lacqua-e-gli-etruschi/03/16/
[29] Blera Archaeological Project: Studio dell’Urbanizzazione … https://www.scintilena.com/blera-archaeological-project-studio-dellurbanizzazione-etrusca-attraverso-indagini-multi-risoluzione-campagna-2025/10/01/
[30] Acqua e Grotte Inquinate: Un Incontro per la Settimana del … https://www.scintilena.com/acqua-e-grotte-inquinate-un-incontro-per-la-settimana-del-pianeta-terra/10/11/
[31] Nuova alleanza tra Società Speleologica Italiana e Istituto Centrale … https://www.scintilena.com/nuova-alleanza-tra-societa-speleologica-italiana-e-istituto-centrale-per-larcheologia-per-la-tutela-del-patrimonio-ipogeo/07/12/
[32] Il Decimo Convegno della Federazione Speleologica del … https://www.scintilena.com/lacqua-e-laria-scultori-delle-grotte-il-decimo-convegno-della-federazione-speleologica-del-lazio-indaga-sul-cambiamento-climatico-e-la-biodiversita-sotterranea/05/07/
[33] Archeologia Archivi – Pagina 2 di 71 https://www.scintilena.com/category/approfondimenti/archeologia/page/2/
[34] Acquae Imperatorum: dieci anni di esplorazioni speleosubacquee … https://www.scintilena.com/acquae-imperatorum-dieci-anni-di-esplorazioni-speleosubacquee-svelano-il-sistema-idrico-nascosto-di-roma/03/02/
[35] Archeologia Archivi – Pagina 46 di 72 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/archeologia/page/46/
[36] IX Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali – Scintilena https://www.scintilena.com/ix-convegno-nazionale-di-speleologia-in-cavita-artificiali-a-palermo-marzo-2020/08/02/
[37] Ambiente Archivi – Pagina 52 di 72 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/ambiente/page/52/
[38] Congressi Archivi https://www.scintilena.com/category/congressi/
[39] #cnr_ispc #cnr_edizioni | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://it.linkedin.com/posts/consiglio-nazionale-delle-ricerche_cnrispc-cnredizioni-activity-7447251994362335233-0G2A
[40] Collane Archivi | Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – Cnr Ispc https://www.ispc.cnr.it/it_it/category/risultati/ispc_press/collane/
[41] Catalogo 2021 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/libri_pubblicati_2021
[42] Grotte di Castro inaugura la Casa di Comunità – Occhioviterbese https://www.occhioviterbese.it/eventi/grotte-di-castro-inaugura-la-casa-di-comunita-uno-spazio-per-costruire-il-futuro-del-borgo/

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Speleologia e Archeologia: Scoperte nelle Grotte Italiane

Apríl 8th 2026 at 07:00

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Dalle grotte preistoriche ai laboratori sotterranei: casi emblematici in Italia

Grotte, speleologia e ricerca archeologica

Le grotte sono archivi di lunga durata per reperti archeologici, paleontologici e paleoambientali, grazie a microclimi stabili e bassi livelli di disturbo.[1]

In questi contesti, la speleologia fornisce tecniche di esplorazione, rilievo e studio degli ambienti ipogei che l’archeologia da sola faticherebbe ad applicare.[1]

Il contributo della speleologia alla ricerca archeologica riguarda tre ambiti principali: accesso fisico e sicuro agli ambienti, produzione di dati spaziali accurati e comprensione della dinamica carsica che condiziona formazione e conservazione dei depositi.[2][1]


Speleologia e metodi per la ricerca archeologica in grotta

La speleologia integra geologia, geomorfologia, idrogeologia, cartografia, biologia e fisica dell’atmosfera ipogea. È quindi un partner naturale per la ricerca archeologica in cavità.[1]

I gruppi speleologici contribuiscono con rilievi topografici, modelli 3D, monitoraggi microclimatici e protocolli di sicurezza, fondamentali per operare su pareti verticali, pozzi, sifoni e condotti stretti.[3][1]

Questi strumenti permettono di collocare con precisione strutture, sepolture e oggetti all’interno del volume della grotta e di leggerli in relazione alla morfologia ipogea e alle vie di scorrimento delle acque.[2][1]


Balzi Rossi: grotte liguri e ricerca integrata

Il complesso dei Balzi Rossi, presso Ventimiglia, è uno dei santuari della preistoria europea, frequentato dal Paleolitico inferiore al Paleolitico superiore.[4][5][6]

Alla base di una falesia di calcare dolomitico “rosso” si aprono numerose grotte e ripari (Grotta dei Fanciulli, Barma Grande, Grotta del Principe, ecc.) che hanno restituito sepolture, industrie litiche, fauna e statuine femminili.[6][7][4]

La lunga storia di scavi, dal XIX secolo a oggi, si è trasformata in una fase di ricerca geoarcheologica avanzata, con rilievi 3D, mappatura delle incisioni rupestri e indagini non invasive sull’area costiera sommersa.[8][9][10]

Un recente protocollo tra Ministero della Cultura, Università di Genova e Musée de Préhistoire Régionale di Mentone prevede documentazione topografica integrata, anche con droni e tecnologie digitali, per ricostruire paleoambiente e paesaggio costiero.[10][11][8]

In questo contesto, il contributo della speleologia alla ricerca archeologica riguarda sia la lettura geomorfologica delle cavità sia la gestione di un geosito costiero complesso, in dialogo con musei e istituzioni di due paesi.[12][13]


Grotta di Lamalunga e Uomo di Altamura: speleologia e paleoantropologia

La Grotta di Lamalunga, sull’Alta Murgia vicino ad Altamura, è un sistema carsico complesso con pozzi, cunicoli stretti e piccole sale.[14][15]

Nel 1993 speleologi del Centro Altamurano Ricerche Speleologiche individuarono in un cunicolo terminale, dietro una cortina di speleotemi, uno scheletro umano quasi completo, completamente concrezionato: l’Uomo di Altamura.[16][17][14]

Studi successivi hanno dimostrato che si tratta di un Neanderthal arcaico, con ossa inglobate in concrezioni calcitiche datate tra circa 180.000 e 130.000 anni fa.[18][19][20]

Il DNA estratto da una scapola ha fornito uno dei profili genetici più antichi per un Neanderthal, fondamentale per ricostruire la storia evolutiva della specie in Europa.[20][21][18]

L’impossibilità di estrarre lo scheletro senza rischi ha spinto verso metodologie “speleologiche” avanzate: rilievi 3D dell’ambiente, endoscopie, campionamenti mirati e persino “estrazioni virtuali” del cranio con tecniche di imaging.[22][23][24]

Il contributo della speleologia alla ricerca archeologica e paleoantropologica, in questo caso, è totale: scoperta, documentazione, gestione degli accessi e supporto alla conservazione in situ di un reperto unico.[25][26][27]


Grotta Guattari: speleologia, Neanderthal e iene al Circeo

Grotta Guattari, sul promontorio del Circeo a San Felice Circeo, è uno dei siti chiave per lo studio dei Neanderthal in Italia.[28][29]

Scoperta nel 1939, è nota per il cranio Guattari 1 e altri resti neandertaliani, oggi reinterpretati in un quadro che combina presenza umana e uso della grotta come tana di iene.[30][31][28]

Dal 2019 la Soprintendenza e l’Università “Tor Vergata” hanno avviato nuove ricerche, che hanno portato all’identificazione di resti riferibili ad almeno nove nuovi individui Neanderthal, datati tra circa 68.000 e 50.000 anni fa, con un individuo più antico oltre 90.000 anni.[31][30]

Queste indagini comprendono scavo archeologico e scavo speleologico in cunicoli profondi, con forte contributo di tecniche di progressione e messa in sicurezza in ambiente ipogeo.[32][33]

L’Associazione La Venta ha curato il rilievo 3D dell’intera cavità con laser scanner statico e portatile, immagini a 360 gradi e fotogrammetria anche in esterno.[34][32]

Questi dati permettono di collegare reperti, livelli sedimentari e morfologie interne, migliorando la lettura tafonomica dei depositi e la gestione della visita pubblica.[35][32]

Il progetto prosegue al Museo delle Civiltà di Roma con il “Laboratorio Neanderthal”, che integra reperti storici e recenti in un allestimento centrato sulle nuove ricerche di grotta, ancora una volta basate su rilievi e competenze speleologiche.[36][37][35]


Grotta Mora Cavorso: sepolcreto neolitico e speleoarcheologia in Appennino

Grotta Mora Cavorso si apre nella valle dell’Aniene, nel territorio di Jenne (Monti Simbruini), a circa 715 metri di quota.[38]

La grotta è formata da una grande sala d’ingresso e da ambienti interni più profondi, resi accessibili a inizio anni 2000 da esplorazioni del gruppo speleologico Shaka Zulu.[38][2]

Gli speleologi individuarono resti umani concrezionati e segnalarono il sito alla Soprintendenza. Dal 2006 la cattedra di Preistoria dell’Università “Tor Vergata” ha avviato scavi in collaborazione con gli stessi speleologi.[39][2]

Le ricerche hanno rivelato un grande sepolcreto del Neolitico antico, con resti di almeno 21–28 individui associati a ceramiche d’impasto, collane in conchiglia e industria litica, datato intorno al 5400–5300 a.C.[40][41][38]

Sotto i livelli funerari sono presenti tracce di frequentazione precedente, con fauna e focolari datati a circa 7.950 anni fa, mentre uno scheletro di lupo di circa 40.000 anni documenta una fase paleolitica.[42][43]

Nella parte esterna sono state riconosciute anche evidenze di culto eneolitico e, in livelli più recenti, depositi di età del Bronzo con fauna domestica, interpretati come testimonianze legate alla transumanza.[44][45]

Il contributo della speleologia alla ricerca archeologica qui è evidente: senza superare passaggi stretti e cavità interne, il sepolcreto non sarebbe stato individuato; il rilievo speleologico permette di leggere la stratigrafia in relazione alla morfologia ipogea e all’evoluzione ambientale della valle.[46][2]


Grotta della Monaca: miniera preistorica e sepolcreto in grotta

Grotta della Monaca si trova a Sant’Agata di Esaro (CS), sui versanti del Pollino, a circa 600 metri di quota.[47][48]

È una grotta lunga circa 500 metri, articolata in una grande pregrotta, una vasta sala interna e una serie di cunicoli terminali, ricchi di mineralizzazioni ferruginose e cuprifere.[49][50][51]

Già nel 1939 Enzo dei Medici ne riconobbe muretti e strutture artificiali, ipotizzando un uso minerario antico.[52]

Dal 1997 il Centro Regionale di Speleologia “Enzo dei Medici” ha ripreso le esplorazioni, documentando in modo sistematico fronti di scavo, muretti, gallerie e tracce di estrazione, e coinvolgendo archeologi e Soprintendenza.[53][54][52]

Le ricerche congiunte hanno dimostrato che Grotta della Monaca fu una miniera per l’estrazione di occra e idrossidi di ferro nel Neolitico finale–Eneolitico, con uso di strumenti in palco di cervo, corno e osso per scalzare le mineralizzazioni.[51][55][56]

Sono presenti anche sfruttamenti di malachite e azzurrite, verosimilmente per uso pigmentario e forse medicinale.[57][47]

Nella parte interna è stato identificato un ampio sepolcreto dell’età del Bronzo, con numerose inumazioni datate tra circa 1780 e 1380 a.C.[50][58]

Studi di DNA antico hanno ricostruito i mitogenomi di individui dell’età del Bronzo e messo in luce legami genetici complessi, con almeno un caso documentato di relazione parentale diretta genitore–figlio.[59][60][61]

La grotta è oggi visitabile con escursioni guidate che uniscono accompagnamento speleologico e spiegazione archeologica. Il percorso è calibrato per proteggere fronti di scavo, muretti e depositi funerari.[48][62][63]

Grotta della Monaca è un caso emblematico del contributo della speleologia alla ricerca archeologica: la cavità è stata riscoperta e letta come miniera e cimitero sotterraneo proprio grazie a una équipe speleo–archeologica integrata.[64][49]


Grotte di Pertosa-Auletta: villaggio palafitticolo e area sacra sotterranea

Le Grotte di Pertosa-Auletta, in Campania, si sviluppano ai piedi degli Alburni e sono percorse dal fiume sotterraneo Negro.[65]

Sono note da tempo come grotte turistiche, ma negli ultimi anni sono diventate un laboratorio di ricerca speleo–archeologica di primo piano.[66][65]

Le indagini hanno confermato la presenza di un villaggio palafitticolo dell’età del Bronzo, costruito direttamente nell’alveo del fiume sotterraneo.[67][68]

Lo svuotamento temporaneo dell’invaso che alimenta la centrale idroelettrica, concordato tra Soprintendenza, Fondazione MIdA, società elettrica e speleologi, ha permesso di documentare pali, pavimentazioni lignee e strutture abitative in un’area normalmente sommersa.[68][69][70]

La cronologia colloca il villaggio tra Bronzo medio e Bronzo recente, circa 3.500 anni fa, rendendolo l’unico caso noto di palafitta stabile in ambiente ipogeo.[66][67]

In epoca ellenistica e romana la grotta d’ingresso ospita un’area di culto legata alle acque sotterranee, con lucerne, monete e oggetti votivi distribuiti lungo il percorso che porta verso il fiume.[71][72][73]

Il contributo della speleologia alla ricerca archeologica qui è particolarmente evidente: gestione dei tempi stretti di svuotamento, rilievo dell’alveo, sicurezza in ambiente fluviale ipogeo e lettura idrogeomorfologica della cavità.[70][74][75]

Le visite con “scavi aperti” permettono al pubblico di vedere archeologi e speleologi al lavoro, offrendo una narrazione unitaria della grotta come sito naturale, insediamento protostorico e spazio sacro.[76][77][78]


Sintesi: speleologia, archeologia e tutela del patrimonio ipogeo

Dai Balzi Rossi alla Grotta di Lamalunga, da Grotta Guattari a Mora Cavorso, da Grotta della Monaca alle Grotte di Pertosa-Auletta, emerge un quadro chiaro.

Il contributo della speleologia alla ricerca archeologica non è marginale, ma strutturale, e riguarda scoperta, documentazione, interpretazione e valorizzazione dei siti ipogei.

Le grotte diventano laboratori sotterranei dove speleologi, archeologi, geologi, paleoantropologi e genetisti lavorano sugli stessi depositi, condividendo strumenti e linguaggi.[2][1]

In questo intreccio, il mondo sotterraneo non è solo uno sfondo suggestivo, ma un sistema complesso da conoscere e proteggere, al centro di una collaborazione che sta cambiando il modo di studiare la preistoria in Italia.

Fonti:
[1] Speleologia e Ricerca Scientifica: Nuove Frontiere nello Studio delle Grotte – Scintilena
[2] Quando esplorazione e ricerca si incontrano https://www.scintilena.com/speleoarcheologia-quando-esplorazione-e-ricerca-si-incontrano/11/13/
[4] Sito dei Balzi Rossi, uno dei santuari della preistoria in Italia https://www.sitiarcheologiciditalia.it/sito-preistorico-balzi-rossi/
[15] Centro visite della Grotta di Lamalunga https://cultura.gov.it/luogo/centro-visite-della-grotta-di-lamalunga
[16] Evento straordinario: Celebrato il trentennale della scoperta della … https://www.scintilena.com/evento-straordinario-celebrato-il-trentennale-della-scoperta-della-grotta-di-lamalunga-e-delluomo-di-neanderthal/10/06/
[23] Altamura Estrazione virtuale del cranio del Neanderthal – Scintilena https://www.scintilena.com/estrazione-virtuale-del-cranio-del-neanderthal-di-altamura-italia/03/29/
[24] REPRESENTING INTANGIBLE CULTURAL HERITAGE OF HUMANITY: FROM THE DEEP ABYSS OF THE PAST TO DIGITAL TWIN AND XR OF THE NEANDERTHAL MAN AND LAMALUNGA CAVE (ALTAMURA, APULIA) https://isprs-archives.copernicus.org/articles/XLVIII-M-2-2023/171/2023/isprs-archives-XLVIII-M-2-2023-171-2023.pdf
[25] Lamalunga chiuderà e l’Uomo di Altamura resterà li sotto – Scintilena https://www.scintilena.com/lamalunga-chiudera-e-luomo-di-altamura-retera-li-sotto/12/26/
[26] Uomo di Altamura – Disponibile il programma di ricerca KARST … https://www.scintilena.com/uomo-di-altamura-disponibile-il-programma-di-ricerca-karst-2017-2019/04/03/
[27] Tutela dell’Uomo di Altamura: la lettera del CARS alla Soprintendenza https://www.scintilena.com/tutela-delluomo-di-altamura-la-lettera-del-cars-alla-soprintendenza/09/26/
[28] Grotta Guattari – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_Guattari
[29] Grotta Guattari https://sabapfrlt.cultura.gov.it/luogo-della-cultura/grotta-guattari/
[30] Circeo, ritrovati i resti di nove uomini di Neanderthal nella Grotta … https://web.uniroma2.it/contenuto/circeo__ritrovati_i_resti_di_nove_uomini_di_neanderthal_nella_grotta_guattari
[31] un importante sito preistorico per lo studio dei Neanderthal nel Lazio https://www.scintilena.com/grotta-guattari-un-importante-sito-preistorico-per-lo-studio-dei-neanderthal-nel-lazio/07/07/
[32] La Grotta Guattari, uno dei luoghi più importanti al mondo per lo … https://www.scintilena.com/la-grotta-guattari-uno-dei-luoghi-piu-importanti-al-mondo-per-lo-studio-delluomo-di-neanderthal/08/01/
[33] Al Raduno Internazionale di Speleologia, il 4 novembre, la Grotta … https://www.scintilena.com/al-raduno-internazionale-di-speleologia-il-4-novembre-la-grotta-guattari-rivela-nuove-scoperte-sulle-iene-e-i-neanderthal/10/21/
[35] LABORATORIO NEANDERTHAL. Le scoperte di Grotta Guattari https://www.museodellecivilta.it/events/laboratorio-neanderthal-le-scoperte-di-grotta-guattari/
[36] MUCIV, apre il Laboratorio Neanderthal: la Grotta Guattari diventa … https://www.exibart.com/musei/al-muciv-nasce-il-laboratorio-neanderthal-la-grotta-guattari-entra-nel-museo-del-presente/
[37] Il Museo delle Civiltà presenta LABORATORIO NEANDERTHAL. Le … https://comunicazioneitaliana.it/news/3168bc6cead6259327e82c78f1dfca58
[38] Grotta Mora Cavorso Jenne (Rm) – Parchilazio.it https://www.parchilazio.it/parcomontisimbruini-schede-867-grotta_mora_cavorso_jenne
[39] Grotta Mora Cavorso a Jenne (Roma), campagne di scavo 2009-2010 https://www.academia.edu/5386310/Grotta_Mora_Cavorso_a_Jenne_Roma_campagne_di_scavo_2009_2010
[40] I REPERTI DELLA GROTTA MORA DI CAVORSO JENNE (RM) https://lamiapreistoria.blogspot.com/2012/01/i-reperti-della-grotta-mora-di-cavorso.html
[41] La comunità neolitica di Grotta Mora Cavorso a Jenne (RM) https://www.academia.edu/8923530/La_comunit%C3%A0_neolitica_di_Grotta_Mora_Cavorso_a_Jenne_RM_osservazioni_deposizionali_paleobiologiche_e_faunistiche
[42] Jenne: “A Mora Cavorso un lupo di 40 mila anni fa” Video … – L’Aniene https://www.laniene.it/2019/11/15/jenne-a-mora-cavorso-un-lupo-di-40-mila-anni-fa-video-documentario-su-pozzo-doli-di-monte-livata/
[43] Pollen record of the Late Pleistocene–Holocene stratigraphic sequence and current plant biodiversity from Grotta Mora Cavorso (Simbruini Mountains, Central Italy) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9643123/
[44] La fauna della media età del Bronzo di Grotta Mora Cavorso (Jenne … https://annali.unife.it/museologia/article/view/1314
[45] La Grotta Mora Cavorso a Jenne (Roma). I livelli dell’antica-media età del Bronzo. Rivista di Scienze Preistoriche LXIII 2013 (95-123) https://www.academia.edu/6709734/La_Grotta_Mora_Cavorso_a_Jenne_Roma_I_livelli_dellantica_media_et%C3%A0_del_Bronzo_Rivista_di_Scienze_Preistoriche_LXIII_2013_95_123_
[46] Grotta Cavorso http://cavorso.uniroma2.it/?p=50
[47] Grotta della Monaca, una delle miniere più antiche d’Europa è in … https://www.icalabresi.it/cultura/grotta-della-monaca-una-delle-miniere-piu-antiche-deuropa-e-in-calabria/
[48] La Grotta della Monaca: un viaggio nella Calabria più segreta https://www.calabriago.com/archeologia-calabria/la-grotta-della-monaca-un-viaggio-nella-calabria-piu-segreta/
[49] Felice LAROCCA (a cura di). La miniera pre-protostorica di Grotta … https://www.archeomedia.net/felice-larocca-a-cura-di-la-miniera-pre-protostorica-di-grotta-della-monaca-santagata-di-esaro-cosenza/
[50] Grotta della Monaca – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_della_Monaca
[51] La miniera | Grotta della Monaca – Sant’Agata di Esaro (CS) http://www.grottadellamonaca.it/attivita-archeologica/la-miniera/
[52] Storia delle esplorazioni – Sant’Agata di Esaro (CS) http://www.grottadellamonaca.it/attivita-archeologica/storia-delle-esplorazioni/
[53] Équipe di ricerca | Grotta della Monaca – Sant’Agata di Esaro (CS) http://www.grottadellamonaca.it/attivita-archeologica/equipe-di-ricerca/
[54] Minatori preistorici a Grotta della Monaca in Calabria – Scintilena https://www.scintilena.com/minatori-preistorici-a-grotta-della-monaca-in-calabria/09/15/
[55] Grotta della monaca (Calabria, Italia Meridionale). Una miniera … https://www.academia.edu/101571871/Grotta_della_monaca_Calabria_Italia_Meridionale_Una_miniera_neolitica_per_lestrazione_dellocra
[56] Macrolithic tools for mining and primary processing of metal ores from the site of Grotta della Monaca (Calabria, Italy). http://journals.ed.ac.uk/lithicstudies/article/download/1651/2184
[57] Geochemical and mineralogical fingerprints to distinguish the exploited ferruginous mineralisations of Grotta della Monaca (Calabria, Italy). https://estudogeral.sib.uc.pt/bitstream/10316/88938/1/Geochemical%20and%20mineralogical%20fingerprints%20to%20distinguish%20the%20exploited%20ferruginous%20mineralisations%20of%20Grotta%20della%20Monaca.pdf
[58] Il sepolcreto sotterraneo di Grotta della Monaca https://www.scintilena.com/il-sepolcreto-sotterraneo-di-grotta-della-monaca-una-nuova-pubblicazione/11/10/
[59] First Bronze Age Human Mitogenomes from Calabria (Grotta Della Monaca, Southern Italy) https://www.mdpi.com/2073-4425/12/5/636/pdf
[60] DNA Antico Rivela la Storia di una Comunità dell’Età del Bronzo a … https://www.scintilena.com/dna-antico-rivela-la-storia-di-una-comunita-delleta-del-bronzo-a-grotta-della-monaca/12/18/
[61] Archeologia Calabria, la Grotta della Monaca sul Pollino riscrive la … https://www.lacnews24.it/cultura/dna-antico-e-legami-familiari-proibiti-la-grotta-della-monaca-sul-pollino-riscrive-la-preistoria-in-calabria-gaz2v8zz
[62] GROTTA DELLA MONACA 1997-2016. DALLA RICERCA … https://www.scintilena.com/grotta-della-monaca-1997-2016-dalla-ricerca-scientifica-alla-valorizzazione-turistica/05/20/
[63] Escursioni Guidate a Grotta della Monaca: Un Viaggio nell’ … https://www.scintilena.com/escursioni-guidate-a-grotta-della-monaca-un-viaggio-nellarcheologia-preistorica/10/30/
[64] Grotta della Monaca – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria https://www.iipp.it/grotta-della-monaca/
[65] Grotte di Pertosa-Auletta – Fondazione MIdA https://fondazionemida.com/grotte-pertosa-auletta
[66] Nelle grotte di Pertosa-Auletta una civiltà risorge dalle tenebre https://www.cittanuova.it/nelle-grotte-di-pertosa-auletta-una-civilta-risorge-dalle-tenebre/
[67] ANTICHE PALAFITTE NELLE GROTTE DELL’ANGELO A … https://www.scintilena.com/antiche-palafitte-nelle-grotte-dell%E2%80%99angelo-a-pertosa-salerno/10/07/
[68] PERTOSA (Sa). Si svuota l’acqua della grotta. Archeologi … https://www.archeomedia.net/pertosa-sa-si-svuota-lacqua-della-grotta-archeologi-studiano-il-misterioso-villaggio-palafitticolo-delloscurita/
[69] Studiata le palafitta preistorica nelle Grotte di Pertosa-Auletta e … https://www.scintilena.com/studiata-le-palafitta-preistorica-nelle-grotte-di-pertosa-auletta-e-antichi-reperti-grazie-allabbassamento-del-fiume/02/11/
[70] Grotte di Pertosa-Auletta, al via nuovi scavi speleo-archeologici https://www.scintilena.com/grotte-di-pertosa-auletta-al-via-nuovi-scavi-speleo-archeologici-riemerge-il-villaggio-su-palafitta-nel-fiume-sotterraneo/02/04/
[71] Scoperte archeologiche nelle Grotte di Pertosa-Auletta – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperte-archeologiche-nelle-grotte-di-pertosa-auletta-riemerge-una-struttura-di-culto-ellenistica/02/22/
[72] Scoperte Lucerne e palafitte nelle Grotte di Pertosa-Auletta – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperte-lucerne-e-palafitte-nelle-grotte-di-pertosa-auletta/12/18/
[73] Grotte di Pertosa-Auletta: nuove scoperte tra età ellenistica e primo … https://fondazionemida.com/news/chiusura-scavi-novembre-2025
[74] Le Acque Sotterranee delle Grotte di Pertosa-Auletta … https://www.scintilena.com/le-acque-sotterranee-delle-grotte-di-pertosa-auletta-rivelano-i-segreti-dellecoidrologia-carsica/08/16/
[75] Nuove Scoperte sui Sedimenti Clastici nelle Grotte di … https://www.scintilena.com/nuove-scoperte-sui-sedimenti-clastici-nelle-grotte-di-pertosa-auletta/01/04/
[76] Scavi archeologici aperti al pubblico nelle Grotte di Pertosa … https://www.scintilena.com/scavi-archeologici-aperti-al-pubblico-nelle-grotte-di-pertosa-auletta/11/14/
[77] Grotte di Pertosa-Auletta (Sa). Per la prima volta i visitatori avranno … https://archeologiavocidalpassato.com/2025/11/17/grotte-di-pertosa-auletta-sa-per-la-prima-volta-i-visitatori-avranno-la-possibilita-straordinaria-e-unica-in-italia-di-assistere-a-un-vero-scavo-archeologico-direttamente-all/
[78] Nuovi scavi archeologici nelle Grotte di Pertosa-Auletta https://www.giornaledelcilento.it/nuovi-scavi-archeologici-nelle-grotte-di-pertosa-auletta-alla-scoperta-di-palafitte-e-antichi-culti/
[79] Risorse marine e Paleolitico: nuovo studio sulle coste tirreniche https://www.scintilena.com/risorse-marine-e-paleolitico-nuovo-studio-sulle-coste-tirreniche/03/23/
[80] Un sito rituale dell’età del Ferro nelle Alpi Liguri https://www.scintilena.com/un-sito-rituale-delleta-del-ferro-nelle-alpi-liguri-la-roccia-incisa-del-riparo-degli-oranti/03/13/
[81] Speleologi, Grotte Turistiche e Grotte Chiuse – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologi-grotte-turistiche-e-grotte-chiuse/11/04/
[82] Presenza di Cultura Musteriana e Aurignaziana a San Nicandro … https://www.scintilena.com/presenza-di-cultura-musteriana-e-aurignaziana-a-san-nicandro-garganico/02/08/
[83] Due bisonti di argilla: la meraviglia dell’arte paleolitica nelle grotte di … https://www.scintilena.com/due-bisonti-di-argilla-la-meraviglia-dellarte-paleolitica-nelle-grotte-di-volp/01/12/
[84] L’Iconografia Rupestre del Leone: Un Viaggio nella … https://www.scintilena.com/liconografia-rupestre-del-leone-un-viaggio-nella-preistoria-di-chauvet/02/07/
[85] Sette Grotte Utilizzate dagli Umani Antichi per Arte, … https://www.scintilena.com/sette-grotte-utilizzate-dagli-umani-antichi-per-arte-sepolture-e-macellazione/02/05/
[86] I Primi Artisti della Storia: Viaggio nella Penombra delle Grotte Dipinte che … https://www.scintilena.com/i-primi-artisti-della-storia-viaggio-nella-penombra-delle-grotte-dipinte-che-svelano-i-segreti-del-paleolitico/08/13/
[87] Le misteriose incisioni rupestri del Tassjli tra astronauti e … https://www.scintilena.com/incisioni-rupestri-del-tassjli/03/30/
[88] In uscita ‘Le grotte tra Preistoria, età classica e Medioevo. Capri, la … https://www.scintilena.com/in-uscita-le-grotte-tra-preistoria-eta-classica-e-medioevo-capri-la-campania-il-mediterraneo/04/28/
[89] Puglia alla Scoperta della Grotta del Riposo: Arte Rupestre dalle Caratteristiche Uniche e Simboli Ancestrali – Scintilena https://www.scintilena.com/puglia-alla-scoperta-della-grotta-del-riposo-arte-rupestre-dalle-caratteristiche-uniche-e-simboli-ancestrali/12/27/
[90] Echi Preistorici: Le Incisioni Rupestri e il Loro Impatto Culturale – Scintilena https://www.scintilena.com/echi-preistorici-le-incisioni-rupestri-e-il-loro-impatto-culturale/06/30/
[91] Le incisioni rupestri più alte d’Europa: una scoperta straordinaria in Lombardia – Scintilena https://www.scintilena.com/le-incisioni-rupestri-piu-alte-deuropa-una-scoperta-straordinaria-in-lombardia/12/13/
[92] Industrie musteriane della Barma Grande ai Balzi Rossi di Grimaldi (Liguria) Les industries moustériennes de la Barma Grande aux Balzi Rossi de Grimaldi (Ligurie) https://www.semanticscholar.org/paper/034287e3676cd278929c73d9c4399aded49bfcd4
[93] Approche biostratigraphique et évolution des paléoenvironnements au cours du Pléistocène supérieur, d’après l’étude des grands mammifères des grottes de Balzi Rossi (Ligurie, Italie) https://www.semanticscholar.org/paper/7883dc05600a9eb49f731551d027a87c12e3da9f
[94] GRABADOS PALEOLITICOS EN BALZI ROSSI (LIGURIA) GRAVURES PALEOLITHIQUES AUX BALZI ROSSI (LIGURIE) https://www.semanticscholar.org/paper/ac5b53767e50df853cda811b0a427ac68befb640
[95] IL PALEOLITICO IN LIGURIA https://www.semanticscholar.org/paper/fba2685cc4eb34eab74f1d04a37b1bb13e0fa557
[96] Nella storia della preistoria, un documento ritrovato : I molluschi raccolti nelle Grotte Conte Costantini e dei Fanciulli di Laura Gambetta http://digital.casalini.it/10.1400/206252
[97] Note su Capo Cervo https://www.semanticscholar.org/paper/1d11622680347727cdf8c36c1fb6c9f19206dd7a
[98] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf
[99] Archeologia subacquea in Liguria: un progetto integrato per la tutela e la valorizzazione https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=14778.pdf
[100] Geosites and geological landscapes of Liguria (Italy) https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/17445647.2022.2145919
[101] Erudizione cittadina e fonti documentarie https://books.fupress.com/isbn/9788864538402
[102] Tomba celtica della fase di romanizzazione dalla località Casona di Nogara (Verona) https://edizionicafoscari.unive.it/libri/978-88-6969-390-8/tomba-celtica-della-fase-di-romanizzazione-dalla-l/
[103] Parole di pietra. Epigrafia, studio dell’antico e nuove architetture nel Rinascimento meridionale https://oajournals.fupress.net/index.php/oi/article/download/14065/12991
[104] Alcuni aspetti delle sepolture di età romana di Oderzo https://edizionicafoscari.unive.it/libri/978-88-6969-390-8/alcuni-aspetti-delle-sepolture-di-eta-romana-di-od/
[105] Sistemi informativi dinamici a supporto della documentazione archeologica per interventi in emergenza https://oaj.fupress.net/index.php/ra/article/download/14150/11981
[106] [PDF] La storia delle ricerche ai Balzi Rossi – Città di Ventimiglia https://www.comune.ventimiglia.im.it/it-it/download/l-approfondimento-dell-archeologo-6916-37-1508-cb436d93b501db61af9db4a22378f537
[107] [PDF] Ventimiglia (IM) LOCALITA GRIMALDE – sed.beniculturali.it https://www.sed.beniculturali.it/getFile.php?id=483
[108] Museo Preistorico dei Balzi Rossi – Città di Ventimiglia https://www.comune.ventimiglia.im.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/museo-preistorico-dei-balzi-rossi-53751-1-72922f1e4d16b842efb8526cf7ed57b7
[109] Il Museo Preistorico dei Balzi Rossi: una Liguria antica https://viaggichemangi.com/italia/museo-preistorico-dei-balzi-rossi/
[110] Museo Preistorico dei Balzi Rossi e zona archeologica | Ventimiglia https://www.facebook.com/museobalzirossi/?locale=it_IT

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  • “Dialoghi di Archeologia”: un viaggio tra passato e interpretazione nel ciclo 2026
    Condividi Sei incontri tra Liguria e siti archeologici per rileggere la storia attraverso grandi opere e nuove prospettive Nel 2026 prende forma “Dialoghi di Archeologia”, un ciclo di conferenze che attraversa alcuni dei principali luoghi della cultura in Liguria, proponendo un percorso di riflessione su come interpretiamo il passato e costruiamo il racconto storico. L’iniziativa si articola in sei appuntamenti, distribuiti tra gennaio e maggio, ospitati in musei e aree archeologiche di gr
     

“Dialoghi di Archeologia”: un viaggio tra passato e interpretazione nel ciclo 2026

Apríl 7th 2026 at 06:00

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Sei incontri tra Liguria e siti archeologici per rileggere la storia attraverso grandi opere e nuove prospettive

Nel 2026 prende forma “Dialoghi di Archeologia”, un ciclo di conferenze che attraversa alcuni dei principali luoghi della cultura in Liguria, proponendo un percorso di riflessione su come interpretiamo il passato e costruiamo il racconto storico.

L’iniziativa si articola in sei appuntamenti, distribuiti tra gennaio e maggio, ospitati in musei e aree archeologiche di grande rilievo, da Chiavari a Genova, passando per Ventimiglia, Luni, Varignano e Nervia. Ogni incontro mette al centro il dialogo tra studiosi, prendendo spunto da opere fondamentali dell’archeologia e della storia sociale.

I temi affrontati spaziano dalla preistoria al mondo romano, con approfondimenti su Neanderthal, sull’uso delle immagini nel potere augusteo, sulle dinamiche delle società antiche e sull’economia delle comunità primitive. Un’attenzione particolare è dedicata anche alla rilettura critica di testi che hanno segnato il modo di interpretare il passato.

Il ciclo si distingue per il suo approccio divulgativo e al tempo stesso rigoroso, che sa coinvolgere il pubblico specialistico e i “laici”: per questi, quale occasione per avvicinarsi alla ricerca archeologica attraverso il confronto diretto con esperti e nuove chiavi di lettura della storia.

Dopo le date del 29 gennaio a Chiavari (Museo Archeologico Nazionale: dialogo su Storia della prima Italia di Pallottino), del 26 marzo a Ventimiglia (Museo dei Balzi Rossi: focus sui Neanderthal) e del 27 marzo a Luni (Museo e Parco Archeologico: riflessione sul potere delle immagini in età augustea), ecco le prossime date, da non perdere:

  • 23 aprile 2026 – Varignano
    Villa Romana: approfondimento sulla società romana e il sistema schiavistico
  • 7 maggio 2026 – Nervia
    Area archeologica: studio su Albintimilium e la ceramica romana
  • 22 maggio 2026 – Genova
    Palazzo Reale: analisi dell’economia nelle società primitive

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  • D’Artagnan sotto i piedi: a Maastricht il sottosuolo restituisce un moschettiere
    Condividi E non è un pesce d’aprile: il pavimento cede, e sotto riemerge una storia di tre secoli fa Sembrava una notizia costruita per il primo aprile: il ritrovamento dello scheletro di d’Artagnan sotto una chiesa. Invece il fatto è reale e nasce da un episodio del tutto concreto. A Maastricht, un cedimento del pavimento nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo ha portato alla scoperta di uno spazio sepolto e di resti umani collocati in posizione di rilievo, davanti all’altare. Il conte
     

D’Artagnan sotto i piedi: a Maastricht il sottosuolo restituisce un moschettiere

Apríl 1st 2026 at 06:00

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E non è un pesce d’aprile: il pavimento cede, e sotto riemerge una storia di tre secoli fa

Sembrava una notizia costruita per il primo aprile: il ritrovamento dello scheletro di d’Artagnan sotto una chiesa.

Invece il fatto è reale e nasce da un episodio del tutto concreto. A Maastricht, un cedimento del pavimento nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo ha portato alla scoperta di uno spazio sepolto e di resti umani collocati in posizione di rilievo, davanti all’altare.

Il contesto non è quello di una cavità naturale, ma presenta caratteristiche che richiamano comunque una dimensione ipogea: si tratta di un ambiente chiuso, non accessibile, rimasto sigillato per secoli e riaperto in modo accidentale. In questo senso, la dinamica del ritrovamento non è lontana da quella che accompagna l’esplorazione speleologica, quando l’accesso a nuovi spazi avviene attraverso discontinuità o cedimenti.

L’attenzione degli archeologi si è concentrata subito sulla possibile identificazione dei resti con quelli di Charles de Batz de Castelmore, noto come d’Artagnan, l’ufficiale francese morto nel 1673 durante l’assedio di Maastricht. La sua sepoltura non è mai stata localizzata con certezza, e questo mantiene aperta la questione per oltre tre secoli.

Gli elementi emersi dallo scavo risultano coerenti con questa ipotesi. La presenza di una moneta francese del XVII secolo, insieme a una lesione compatibile con un colpo d’arma da fuoco al torace, si accorda con le fonti storiche relative alla morte del moschettiere. Anche la collocazione della sepoltura, in prossimità dell’altare, suggerisce un riconoscimento sociale elevato.

Come avviene frequentemente (anche in ambito speleologico), quando si interpretano ambienti complessi, nessun singolo elemento è sufficiente a fornire una conferma definitiva: più indizi convergono a costruire un quadro plausibile, che dovrà poi essere verificato attraverso analisi più approfondite.

La fase in corso riguarda infatti lo studio genetico dei resti, con l’obiettivo di confrontare il DNA con quello dei discendenti della famiglia De Batz: solo questo passaggio potrà stabilire con certezza l’identità dello scheletro.

Il caso di Maastricht mostra quindi la dinamica a noi ben nota: l’accesso può essere casuale, l’interpretazione richiede metodo, e le risposte definitive arrivano solo dopo un processo di verifica.

In questo quadro, anche una notizia che inizialmente può apparire come un “pesce d’aprile” si inserisce in una logica più ampia, fatta di indagine, confronto e progressivo avvicinamento alla realtà dei fatti.

In attesa di una conferma definitiva, il nome di Charles de Batz de Castelmore resta dunque un’ipotesi. Divertente, tutto sommato, ed evocativa: riporta alla memoria uno dei motti più noti della letteratura, legato al personaggio reso celebre da Alexandre Dumas: Tutti per uno, uno per tutti!

Fonti:

Geopop: https://www.geopop.it/dartagnan-possibile-ritrovamento-del-moschettiere-riemergono-resti-umani-sotto-una-chiesa-a-maastricht/
Rai News: https://www.rainews.it/video/2026/03/trovati-i-resti-di-dartagnan-il-dna-per-svelare-il-mistero-del-moschettiere-che-ispiro-dumas-09fb3630-44cc-49b6-a5ca-c79fbb3b4834.html
Sky TG24: https://tg24.sky.it/mondo/2026/03/25/dartagnan-moschettieri-ritrovamento
BBC: https://www.bbc.com (contenuti social/video)
Ara: https://en.ara.cat/culture/they-search-for-the-musketeer-d-artagnan-under-church-in-maastricht_1_5691526.html

La chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Maastricht (Paesi Bassi), dove sono stati rinvenuti i resti oggetto di studio
Foto: Michielverbeek/ Wikimedia Commons, CC BY-SA


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