L’abbraccio di Romito arriva sul New England Journal of Medicine
Dopo l’articolo pubblicato da Scintilena a gennaio 2026, lo studio sul DNA antico delle due donne sepolte nella Grotta del Romito trova spazio su una delle più autorevoli riviste mediche internazionali
Lo scorso gennaio avevamo raccontato su Scintilena (L’abbraccio di Romito: l’esame del DNA antico porta ad una malattia rara di 12.000 anni fa) la straordinaria ricerca genetica che aveva fatto nuova luce sulla celebre sepoltura paleolitica della Grotta del Romito, in Calabria.
Oggi quella stessa ricerca riceve un importante riconoscimento internazionale con la pubblicazione sul New England Journal of Medicine, una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo.
Lo studio, firmato da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati da istituzioni europee, ha utilizzato le più avanzate tecniche di analisi del DNA antico per indagare i resti di due individui rinvenuti nel 1963 nella celebre grotta di Papasidero.
La sepoltura, nota come “l’abbraccio di Romito”, rappresenta uno dei più significativi ritrovamenti funerari del Paleolitico superiore europeo.
Le nuove analisi hanno confermato che i due individui erano donne e che erano parenti di primo grado, probabilmente madre e figlia oppure due sorelle. Entrambe appartenevano al cosiddetto cluster genetico Villabruna, una popolazione di cacciatori-raccoglitori diffusasi in Europa alla fine dell’ultima glaciazione.
L’aspetto più rilevante dello studio riguarda però la giovane conosciuta come Romito 2, da sempre al centro dell’attenzione degli antropologi per la sua bassa statura e per le caratteristiche degli arti. Grazie al sequenziamento genetico, i ricercatori hanno identificato una rara variante del gene NPR2, responsabile della displasia acromesomelica di tipo Maroteaux, una patologia ereditaria che provoca un grave accorciamento degli arti.
Si tratta di uno dei più antichi casi di malattia genetica diagnosticati attraverso il DNA antico e, probabilmente, del più remoto caso finora identificato per questa specifica patologia.
Il valore della ricerca trascende la pura diagnosi: gli autori sottolineano infatti come la giovane sia riuscita a raggiungere la tarda adolescenza nonostante le limitazioni fisiche che una simile condizione avrebbe comportato nella vita quotidiana di una comunità di cacciatori-raccoglitori.
La sua sopravvivenza suggerisce l’esistenza di forme di assistenza e sostegno all’interno del gruppo sociale, offrendo una rara testimonianza delle relazioni di cura nelle comunità umane del Paleolitico.
La pubblicazione sul New England Journal of Medicine conferma inoltre come le moderne tecniche di genetica possano contribuire in modo decisivo alla comprensione del passato, affiancando archeologia, paleoantropologia e speleologia nello studio dei contesti conservati nelle grotte.
A oltre dodicimila anni dalla loro sepoltura, le donne del Romito raccontano ancora la loro storia.
Una storia che parla di malattia, parentela e migrazioni umane, ma soprattutto di una capacità di cura che sembra accompagnare la nostra specie fin dalle sue origini.
Fonte: Fernandes D.M., Llanos-Lizcano A., Brück F., Oberreiter V., Özdo?an K.T., Cheronet O., Lucci M., Beckers A., Pétrossians P., Coppa A., Pinhasi R., Daly A.F., A 12,000-Year-Old Case of NPR2-Related Acromesomelic Dysplasia, The New England Journal of Medicine, vol. 394, n. 5, 29 gennaio 2026, pp. 513-515. DOI: 10.1056/NEJMc2513616 – Doi https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2513616
Per un approfondimento divulgativo: articolo di Pikaia, DNA antico dalla Grotta del Romito: identificata una malattia rara di 12.000 anni fa.
Approfondimento precedente su Scintilena: L’abbraccio di Romito: l’esame del DNA antico porta ad una malattia rara di 12.000 anni fa, Scintilena, 31 gennaio 2026 – https://www.scintilena.com/labbraccio-di-romito-lesame-del-dna-antico-porta-ad-una-malattia-rara-di-12-000-anni-fa/01/31/
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