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    Condividi Un Quaderno dell’Accademia delle Scienze di Torino ricostruisce la storia mineraria del Vallone di Saint-Marcel e il suo legame con la produzione del vetro cristallo e con l’ottica del Seicento Il giacimento minerario nel Vallone di Saint-Marcel Nel Vallone di Saint-Marcel, in Valle d’Aosta, si trova la miniera di Praborna, un sito che custodisce un patrimonio mineralogico riconosciuto a livello internazionale. Il giacimento si colloca alla base del versante sinistro del vallone,
     

La miniera di Praborna e il segreto del cristallo veneziano: dalle Alpi al cannocchiale di Galileo

September 26th 2026 at 11:00

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Un Quaderno dell’Accademia delle Scienze di Torino ricostruisce la storia mineraria del Vallone di Saint-Marcel e il suo legame con la produzione del vetro cristallo e con l’ottica del Seicento

Il giacimento minerario nel Vallone di Saint-Marcel

Nel Vallone di Saint-Marcel, in Valle d’Aosta, si trova la miniera di Praborna, un sito che custodisce un patrimonio mineralogico riconosciuto a livello internazionale. Il giacimento si colloca alla base del versante sinistro del vallone, a circa 1.900 metri di quota, all’interno delle unità ofiolitiche del Piemonte, formazioni di origine oceanica risalenti al periodo giurassico. La miniera di Praborna è nota e sfruttata almeno dal 1415, con un’attività estrattiva che si è protratta, in modo discontinuo, fino ai primi decenni del Novecento. Il minerale principale estratto è la braunite, un ossido di manganese che qui raggiunge concentrazioni particolarmente elevate. Il sito è inoltre la località di riferimento per diverse varietà mineralogiche, tra cui la piemontite, l’alurgite e il violano, quest’ultimo osservabile quasi esclusivamente in questo giacimento alpino.

Il manganese di Praborna e la nascita del cristallo veneziano

Per secoli il manganese estratto dalla miniera di Praborna ha avuto un ruolo nella produzione del cristallo veneziano, il celebre vetro trasparente messo a punto a Murano attorno al 1450 dal maestro vetraio Angelo Barovier. Il biossido di manganese veniva impiegato come agente decolorante: neutralizzava le tinte verdognole e giallastre dovute alle impurità di ferro presenti nella silice fusa, ottenendo così un vetro incolore e limpido, paragonabile al cristallo di rocca. La Repubblica di Venezia concesse a Barovier, attorno al 1455, l’esclusiva sulla produzione di questo materiale, che da allora venne chiamato anche “cristallo veneziano”. Il manganese proveniente dal Piemonte, secondo diverse fonti storiche e mineralogiche, contribuì a questa produzione, rappresentando un anello della filiera che collegava le miniere alpine alle fornaci muranesi.

Il legame con le osservazioni astronomiche di Galileo Galilei

La tradizione mineraria di Praborna si intreccia, secondo le fonti storiche, anche con le osservazioni astronomiche di Galileo Galilei. Le lenti dei primi cannocchiali richiedevano vetro di qualità ottica elevata, privo di bolle e di colorazioni parassite. Il cristallo veneziano, grazie alla purezza raggiunta con il processo di decolorazione al manganese, offriva caratteristiche più adatte alla realizzazione di strumenti ottici rispetto ai vetri comuni dell’epoca. Questo passaggio, dalla miniera di Praborna alle lenti utilizzate per le osservazioni del cielo, viene ricostruito nel volume dedicato al sito, che unisce la storia della geologia mineraria a quella della scienza rinascimentale.

Il Quaderno n. 47 dell’Accademia delle Scienze di Torino

Il percorso storico e scientifico della miniera di Praborna è raccontato nel Quaderno n. 47 dell’Accademia delle Scienze di Torino. Il volume è frutto di una ricerca decennale condotta da tre geologi, che hanno incrociato il lavoro sul territorio con lo studio degli archivi storici. Il testo ricostruisce le vicende estrattive del sito, dal 1415 fino all’abbandono novecentesco, e ne descrive il patrimonio mineralogico, riconosciuto come uno dei più significativi delle Alpi occidentali per la varietà e la qualità degli esemplari rinvenuti. Il volume approfondisce anche i legami tra la miniera di Praborna e l’industria vetraria veneziana, ricostruendo la filiera che portava il manganese dal Piemonte alle fornaci di Murano.

Come consultare il volume online

Il Quaderno n. 47 dell’Accademia delle Scienze di Torino, dedicato alla miniera di Praborna, è consultabile online sul sito dell’Accademia. La pubblicazione si inserisce in un percorso di approfondimento sul sito già avviato dall’Accademia, che nel 2025 ha dedicato un convegno al tema, intitolato “Il segreto del cristallo veneziano: la miniera di Praborna”, con presentazioni sugli aspetti culturali, storici, tecnologici e scientifici del giacimento.

Fonti

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  • Soccorso speleologico europeo, a Kranj il 19° ECRA Meeting dal 1° al 4 ottobre 2026
    Condividi Il soccorso speleologico si riunisce in Slovenia per esercitazioni e confronto tecnico. Dal 26 settembre il pre-meeting tra grotte, speleosubacquea e visite ai siti carsici. Il 19° European Cave Rescue Meeting si terrà a Kranj, in Slovenia, dal 1° al 4 ottobre 2026. L’incontro è organizzato dalla Jamarska reševalna služba (JRS), il servizio sloveno di soccorso speleologico, per conto della European Cave Rescue Association (ECRA). Il pre-meeting prende avvio il 26 settembre. Le circo
     

Soccorso speleologico europeo, a Kranj il 19° ECRA Meeting dal 1° al 4 ottobre 2026

September 26th 2026 at 10:00

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Il soccorso speleologico si riunisce in Slovenia per esercitazioni e confronto tecnico. Dal 26 settembre il pre-meeting tra grotte, speleosubacquea e visite ai siti carsici.

Il 19° European Cave Rescue Meeting si terrà a Kranj, in Slovenia, dal 1° al 4 ottobre 2026. L’incontro è organizzato dalla Jamarska reševalna služba (JRS), il servizio sloveno di soccorso speleologico, per conto della European Cave Rescue Association (ECRA). Il pre-meeting prende avvio il 26 settembre. Le circolari dell’associazione indicano il 30 settembre come data di chiusura di questa fase, anche se il calendario delle attività comprende alcune proposte il 1° ottobre. [web:2][web:4]

Soccorso speleologico europeo: il programma di Kranj

Il meeting riunirà organizzazioni impegnate nel soccorso speleologico per discutere procedure operative, tecniche e formazione. La seconda circolare ECRA annuncia workshop pratici, sessioni tecniche e mediche, attività legate al soccorso in immersione e incontri delle commissioni. Sono previste anche le presentazioni delle organizzazioni partecipanti e l’assemblea generale dell’associazione. Il programma dettagliato del meeting, secondo la circolare, deve ancora essere pubblicato. [web:4]

La struttura degli incontri riflette le quattro aree di lavoro dell’ECRA: soccorso speleosubacqueo, medicina, allargamento dei passaggi e tecniche di soccorso. La commissione tecnica è presieduta da Giuseppe Conti, del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico italiano. Per l’ECRA, lo scambio di esperienze serve anche a migliorare la collaborazione e le capacità operative delle organizzazioni aderenti. [web:4][web:6][web:13]

Pre-meeting ECRA 2026: grotte e speleosubacquea

Prima delle sessioni principali, il pre-meeting propone attività sul territorio sloveno. Il calendario diffuso dall’ECRA include visite in grotta, immersioni speleosubacquee, escursioni e itinerari turistici. Le uscite in cavità non attrezzate richiedono esperienza e attrezzatura adeguata. Per il programma di immersioni sono richiesti certificazione per la speleosubacquea, assicurazione valida, certificato medico ed equipaggiamento completo. Le attività potranno cambiare in base alle condizioni meteorologiche e alle esigenze organizzative. [web:4]

Tra le destinazioni indicate figurano il laboratorio ipogeo Tular e il SOS Proteus Information Centre, a Kranj. La visita riguarda il proteo, anfibio delle acque sotterranee, e la tutela del suo habitat. Il programma cita anche le grotte di Škocjan, con due percorsi di visita proposti per il 1° ottobre. Completano le opzioni le escursioni nell’area del lago di Bled e delle Alpi Giulie, oltre a canyoning e rafting. Non tutte le attività hanno lo stesso costo o gli stessi requisiti tecnici. [web:4]

Le immersioni previste toccano diverse località, tra cui Veliko e Malo Okence, Bilpa e Šteberk. Per la miniera di Mežica la circolare segnala che l’attività non è ancora pienamente confermata. I partecipanti interessati dovranno quindi verificare disponibilità, condizioni di accesso e aggiornamenti prima della partenza. [web:4]

Jamarska reševalna služba e logistica del meeting

La JRS opera nell’ambito della federazione speleologica slovena, Jamarska zveza Slovenije. Secondo la federazione, dispone di sette centri di soccorso, uno dei quali si trova proprio a Kranj. La scelta della città colloca quindi il meeting anche in un territorio legato all’organizzazione del soccorso in grotta. [web:7]

La seconda circolare fissa la quota del meeting a 100 euro per le iscrizioni effettuate dopo il 3 settembre 2026 o sul posto. Il prezzo di 80 euro era riservato alle iscrizioni precedenti. La quota comprende alloggio e pasti durante l’incontro principale, ma non copre le spese del pre-meeting. L’allestimento annunciato prevede tende collettive, spazi per tende personali e camper e servizi igienici nelle vicinanze. L’ECRA indica inoltre trasferimenti dall’aeroporto di Lubiana e dalle stazioni ferroviaria e degli autobus di Kranj. [web:4]

Presentazioni e documenti devono essere in inglese. Le proposte possono essere inviate a info@caverescue.eu; per le informazioni organizzative è disponibile helpdesk@caverescue.eu. Chi intende partecipare alle attività di soccorso speleologico o alle escursioni può consultare gli aggiornamenti sul sito ECRA. Il programma delle esercitazioni e alcuni dettagli logistici restano soggetti a conferma. [web:4]

Fonti

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  • È morto Franco Cucchi, geologo e speleologo che ha studiato il Carso
    Condividi La Società Adriatica di Speleologia ricorda Franco Cucchi, docente dell’Università di Trieste e studioso del Carso, delle grotte e delle acque sotterranee. Il ricordo di Franco Cucchi nella speleologia triestina Ieri è morto Franco Cucchi, geologo e speleologo legato alla ricerca sul Carso. A darne notizia è la Società Adriatica di Speleologia (SAS) sulla sua pagina Facebook, che lo ricorda come socio, membro del proprio Comitato Scientifico e punto di riferimento per le attività
     

È morto Franco Cucchi, geologo e speleologo che ha studiato il Carso

September 26th 2026 at 09:00

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La Società Adriatica di Speleologia ricorda Franco Cucchi, docente dell’Università di Trieste e studioso del Carso, delle grotte e delle acque sotterranee.

Il ricordo di Franco Cucchi nella speleologia triestina

Ieri è morto Franco Cucchi, geologo e speleologo legato alla ricerca sul Carso. A darne notizia è la Società Adriatica di Speleologia (SAS) sulla sua pagina Facebook, che lo ricorda come socio, membro del proprio Comitato Scientifico e punto di riferimento per le attività di studio.

Il ricordo della Società Adriatica di Speleologia parte da un incontro recente. «Soltanto l’altro giovedì Franco era passato in sede», scrivono i soci. Avevano trascorso alcune ore insieme a lui, parlando di ricerca, speleologia e idee da realizzare. Nel comunicato emerge il rapporto personale costruito nel tempo, accanto al riconoscimento del suo contributo scientifico.

Per la SAS, Franco Cucchi è stato più di un socio. L’associazione richiama la sua disponibilità a condividere conoscenze e a metterle al servizio delle indagini nel mondo sotterraneo. Lo definisce un ponte con la propria storia e ricorda il suo lavoro nel Comitato Scientifico. Sono parole che restituiscono il ruolo svolto nella vita associativa, oltre a quello ricoperto nell’università.

Franco Cucchi tra geologia del Carso e acque sotterranee

Franco Cucchi ha insegnato Geografia fisica all’Università di Trieste. Un profilo pubblicato dal laboratorio di comunicazione scientifica della SISSA ricorda anche il suo insegnamento di Geologia applicata e la laurea in Scienze geologiche conseguita a Trieste nel 1972. Nello stesso profilo, i suoi interessi di ricerca comprendono geomorfologia carsica, morfologie di superficie e sotterranee, speleologia, idrologia e vulnerabilità del territorio.[web:10]

Il Carso è stato uno dei principali ambiti del suo lavoro. Studiare questo territorio significa osservare insieme rocce, forme del paesaggio, cavità e circolazione delle acque. Sono aspetti collegati: la conoscenza geologica aiuta a interpretare la distribuzione delle grotte, mentre lo studio degli ambienti ipogei contribuisce a ricostruire l’evoluzione del massiccio carsico.

Tra i lavori documentati nell’archivio dell’Università di Trieste figura il capitolo Geologia e geomorfologia del Carso Classico. Pubblicato nel 2015, porta le firme di Franco Cucchi, Sara Biolchi, Luca Zini, Bogdan Jurkovšek e Tea Kolar-Jurkovšek. Il contributo è inserito nel volume dedicato alle acque del Carso Classico e al progetto Hydrokarst, in un contesto di ricerca che coinvolge il territorio italiano e quello sloveno.[web:7]

La Grotta Impossibile e la ricerca nelle cavità

Un episodio concreto del rapporto tra geologia e speleologia emerge dalla documentazione sulle prime esplorazioni della Grotta Impossibile di Cattinara. Durante i lavori per la viabilità triestina, iniziati nel 2004, una commissione fu incaricata di valutare le cavità incontrate dagli scavi. La direzione venne affidata a Franco Cucchi, indicato dal resoconto anche come direttore, all’epoca, del Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia.[web:11]

Quel lavoro coinvolse ricercatori universitari e speleologi di diversi gruppi. Le indagini geologiche e morfologiche affiancarono l’esplorazione e il rilievo delle cavità intercettate dal cantiere. Il caso mostra un aspetto ricorrente dell’attività di Franco Cucchi: il confronto tra ricerca accademica, conoscenza del sottosuolo e lavoro delle associazioni speleologiche.[web:11]

Anche lo studio del patrimonio archeologico delle grotte rientra tra le iniziative alle quali è associato il suo nome. Un articolo pubblicato da Scintilena nel maggio 2026 lo indica tra i coordinatori del CRIGA, il Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche. Il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia descrive l’integrazione dei dati del progetto nelle proprie attività di documentazione delle cavità di interesse archeologico.[web:18][web:32]

Il saluto della Società Adriatica di Speleologia

Nel messaggio della SAS, il docente e lo studioso lasciano spazio anche all’amico. I soci ricordano le discussioni, i progetti condivisi e la curiosità per ciò che resta da scoprire. Alla famiglia e alle persone che gli sono state vicine rivolgono il proprio cordoglio.

L’associazione conclude con l’impegno a portare avanti quanto era stato progettato insieme. Non vengono precisati, nel testo diffuso, i contenuti o i tempi di quelle iniziative. Il ricordo di Franco Cucchi resta così legato sia agli studi sul Carso sia al lavoro che la comunità speleologica intende proseguire.

Fonti

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  • Anche alle Grotte di Pertosa-Auletta torna ‘Diversamente Speleo’
    Condividi Il 27 settembre una giornata dedicata all’inclusione e all’esplorazione del mondo sotterraneo. L’edizione campana sarà dedicata e sosterrà una raccolta fondi per “Il Sorriso di Samuele”  Esplorare il mondo sotterraneo superando barriere fisiche e culturali. È lo spirito di “Diversamente Speleo”, l’iniziativa in programma domenica 27 settembre alle Grotte di Pertosa-Auletta, in provincia di Salerno. “Diversamente Speleo” permetterà a persone con diverse abilità di vivere l’esperie
     

Anche alle Grotte di Pertosa-Auletta torna ‘Diversamente Speleo’

September 26th 2026 at 08:00

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Il 27 settembre una giornata dedicata all’inclusione e all’esplorazione del mondo sotterraneo. L’edizione campana sarà dedicata e sosterrà una raccolta fondi per “Il Sorriso di Samuele”

 Esplorare il mondo sotterraneo superando barriere fisiche e culturali. È lo spirito di “Diversamente Speleo”, l’iniziativa in programma domenica 27 settembre alle Grotte di Pertosa-Auletta, in provincia di Salerno.

“Diversamente Speleo” permetterà a persone con diverse abilità di vivere l’esperienza dell’esplorazione sotterranea, accompagnate da speleologi, tecnici e volontari lungo il percorso e nel rispetto delle necessarie condizioni di sicurezza.

Le attività inizieranno alle ore 10.00, mentre l’ingresso e la visita in grotta sono previsti intorno alle ore 11.00. A fare da scenario saranno le Grotte Turistiche di Pertosa-Auletta.

La giornata vuole dimostrare come anche un ambiente naturale apparentemente difficile da raggiungere possa diventare un luogo di partecipazione, condivisione e superamento delle barriere, unendo conoscenza del territorio, inclusione e solidarietà.

La giornata è organizzata dal Gruppo Speleologico CAI Salerno, con la collaborazione della Federazione Speleologica Campana, del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – Servizio regionale della Campania, della Fondazione MIdA, del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dell’associazione Ascoltami Onlus, della GOPI Protezione Civile ODV di Caggiano e dei Comuni di Pertosa e Auletta.

Contemporaneamente alle Grotte di Falvaterra, vicino di Frosinone, gli speleologi saranno impegnati nell’edizione 2026 di Diversamente Speleo Lazio Abruzzo e Italia Centrale, che prevede la partecipazione di una ventina di persone diversamente abili e di un centinaio tra speleologi e accompagnatori. https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-2026-a-falvaterra-litalia-centrale-torna-in-grotta/09/24/

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  • Foggia, nella Caserma Oddone spuntano resti ossei di centinaia di scheletri: speleologi negli ipogei
    Condividi Gli ambienti sotterranei dell’ex Caserma Oddone, già convento di San Francesco ed ex Distretto Militare di Foggia, sono stati ricogniti dallo Speleo Team Montenero. Le ossa saranno studiate con la Soprintendenza. Caserma Oddone a Foggia, la ricognizione speleologica negli ambienti ipogei Nuovi elementi emergono dal sottosuolo dell’ex Distretto Militare di Foggia, conosciuto anche come Caserma Oddone e in precedenza come convento di San Francesco. Il 23 settembre 2026 lo Speleo Te
     

Foggia, nella Caserma Oddone spuntano resti ossei di centinaia di scheletri: speleologi negli ipogei

September 26th 2026 at 07:00

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Gli ambienti sotterranei dell’ex Caserma Oddone, già convento di San Francesco ed ex Distretto Militare di Foggia, sono stati ricogniti dallo Speleo Team Montenero. Le ossa saranno studiate con la Soprintendenza.

Caserma Oddone a Foggia, la ricognizione speleologica negli ambienti ipogei

Nuovi elementi emergono dal sottosuolo dell’ex Distretto Militare di Foggia, conosciuto anche come Caserma Oddone e in precedenza come convento di San Francesco. Il 23 settembre 2026 lo Speleo Team Montenero di San Marco in Lamis ha effettuato una prima ricognizione negli ambienti ipogei individuati all’interno del complesso.

Il sopralluogo è stato svolto per conto dello studio Settanta7 srl, incaricato della progettazione da Invitalia. Il gruppo speleologico era composto dal presidente Gian Piero Villani, da Paolo Giuliani, curatore del Catasto Puglia Grotte, e da Anna Di Donato, con il supporto dell’archeologo Nicola Gasperi. 

La ricognizione ha permesso di documentare due ampi locali parzialmente voltati, con un’estensione complessiva superiore ai 100 metri quadrati. Nei due ambienti sono stati osservati importanti volumi di materiale detritico di apporto misto e resti ossei.

Secondo il Comune di Foggia, i resti sono riferibili a diverse centinaia di scheletri. La formula è importante perché indica una stima legata alla ricognizione, non ancora l’identificazione di un numero preciso di individui. Spetterà agli approfondimenti archeologici e antropologici chiarire la natura del deposito, la cronologia e le modalità con cui i resti sono arrivati negli ambienti sotterranei. 

Resti ossei nella Caserma Oddone: cosa è stato accertato finora

Il ritrovamento dei resti ossei non rappresenta il primo segnale della presenza di strutture sotterranee sotto la Caserma Oddone. Le indagini erano iniziate nei mesi precedenti con tecniche georadar e saggi endoscopici. Gli accertamenti avevano individuato locali sotterranei in corrispondenza di un vano sottoscala il cui accesso risultava tombato. 

Nel maggio 2026 il Comune aveva comunicato la presenza di ambienti ipogei, reperti ossei e grandi quantità di materiale inerte da riporto e lapideo. Gli ambienti erano stati collegati, in via preliminare, al nucleo conventuale francescano più antico del complesso. 

Nel giugno successivo si era svolto un sopralluogo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Dopo la verifica sul posto, era stata autorizzata la prosecuzione delle attività previste dal piano di indagine. Il percorso di studio è quindi proseguito fino alla ricognizione speleologica del settembre 2026. 

La nuova fase consente ora di aggiungere una documentazione più dettagliata degli spazi ipogei. Il rilievo laser scanner annunciato dal Comune permetterà di acquisire una restituzione geometrica precisa degli ambienti e di metterla in relazione con le strutture dell’edificio soprastante. 

Speleologia e archeologia a Foggia, il ruolo dello Speleo Team Montenero

L’intervento alla Caserma Oddone mostra il ruolo che la speleologia può assumere nello studio delle cavità artificiali e degli ambienti sotterranei presenti nei centri storici.

In questo caso gli speleologi sono impegnati nella ricognizione, nella documentazione e nel rilievo degli spazi ipogei. Il lavoro viene svolto insieme a un archeologo e si inserisce in un procedimento che coinvolge Comune, progettisti e Soprintendenza. 

Il report tecnico prodotto dallo Speleo Team Montenero sarà acquisito dagli uffici comunali e trasmesso alla Soprintendenza. La documentazione servirà a definire le successive modalità di intervento e gli eventuali approfondimenti. 

Per la speleologia urbana, il caso di Foggia evidenzia un aspetto preciso: gli ambienti sotterranei possono conservare informazioni sulla storia degli edifici e sulle trasformazioni avvenute nel tempo. Il rilievo diventa quindi uno strumento conoscitivo prima ancora che operativo.

Caserma Oddone e convento di San Francesco, una storia che attraversa i secoli

L’ex Caserma Oddone presenta una stratificazione storica complessa. Il complesso è infatti riconducibile all’antico convento di San Francesco, una delle strutture religiose storiche della città di Foggia. Nel corso dell’Ottocento l’edificio passò agli usi militari e in seguito divenne sede del Distretto Militare. Una ricostruzione accademica colloca le testimonianze dell’insediamento religioso almeno nella seconda metà del XIII secolo, mentre documentazione giuridica e amministrativa ricostruisce il successivo passaggio agli usi militari. 

Questa lunga sequenza di trasformazioni rende particolarmente interessante la lettura degli spazi ipogei. Un locale sotterraneo può infatti conservare tracce di fasi precedenti alla configurazione oggi visibile. Solo la ricerca archeologica potrà stabilire con maggiore precisione a quale periodo appartengano gli ambienti e i materiali rinvenuti.

Le ipotesi sul Beato Giacomo e la necessità di verifiche scientifiche

Il ritrovamento ha riaperto anche il tema della possibile presenza, nel complesso, di testimonianze legate al Beato Giacomo d’Assisi. La sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo ha richiamato le fonti della tradizione francescana e ha auspicato che il nuovo percorso di ricerca possa fornire elementi sulla sua presenza e sulla possibile sepoltura. 

Si tratta però, allo stato attuale, di un’ipotesi di ricerca e non di un’identificazione. I resti osservati dagli speleologi non sono stati attribuiti al Beato Giacomo e non è stata comunicata una datazione dei materiali.

Prima di collegare i reperti a una persona o a un episodio storico preciso saranno necessarie analisi archeologiche, antropologiche e, dove possibile, cronologiche. La documentazione della stratigrafia e del rapporto tra le ossa e i materiali presenti negli ambienti sarà un passaggio fondamentale.

Foggia, la scoperta degli ipogei si inserisce nel progetto di rigenerazione urbana

La scoperta avviene mentre la Caserma Oddone è interessata da un importante progetto di recupero. Una parte del complesso sarà destinata a uno Studentato ADISU, finanziato con 20 milioni di euro del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. Un altro intervento riguarda il Polo Museale Giordaniano, finanziato con 7 milioni di euro attraverso il CIS Capitanata. 

Il progetto di rigenerazione dovrà quindi confrontarsi con le nuove informazioni provenienti dal sottosuolo. Il Comune ha dichiarato che il rilievo laser scanner servirà proprio a collegare gli ambienti ipogei alla struttura esistente e a fornire ai progettisti un quadro conoscitivo più completo. 

La presenza di reperti e strutture sotterranee rende necessario coordinare le esigenze della progettazione con quelle della tutela archeologica. La prosecuzione delle indagini sarà definita sulla base delle valutazioni della Soprintendenza.

Caserma Oddone, le prossime indagini tra speleologia, archeologia e tutela

Nelle prossime settimane proseguiranno la ricognizione, la documentazione e il rilievo. Il primo obiettivo sarà completare la conoscenza degli ambienti ipogei, determinarne l’estensione e documentare in modo sistematico i reperti presenti.

Successivamente potranno essere definiti gli interventi necessari per lo studio e la tutela dei resti ossei e degli altri materiali. Il dato speleologico dovrà essere integrato con quello archeologico, storico e antropologico.

La vicenda della Caserma Oddone è quindi ancora in una fase iniziale. I resti di diverse centinaia di scheletri costituiscono un elemento che richiede verifiche puntuali. Prima di ogni interpretazione definitiva sarà necessario stabilire origine, cronologia, contesto e caratteristiche del deposito.

Per la speleologia pugliese, la ricerca negli ipogei della Caserma Oddone rappresenta intanto un nuovo caso di collaborazione tra speleologi e altre discipline. A Foggia il sottosuolo entra così nel percorso di conoscenza e recupero di un complesso che conserva una storia articolata, dal convento francescano al Distretto Militare, fino al progetto di nuova destinazione culturale e universitaria.

Fonti principali

Sono state consultate, tra le altre, La Gazzetta del Mezzogiorno, Quotidiano di Foggia, L’Attacco, L’Edicola, Foggia Città Aperta, oltre alle fonti istituzionali del Comune di Foggia e ad ANSA. Le ricostruzioni sono state confrontate per distinguere i dati già accertati dalle ipotesi ancora da verificare. 

Nota: al momento non risultano comunicati ufficiali che forniscano una datazione dei resti o una loro attribuzione al Beato Giacomo d’Assisi. Il collegamento con la sepoltura del religioso resta quindi un’ipotesi di ricerca legata alla tradizione francescana.

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  • Underground Vision n.3: nove storie dal sottosuolo mediterraneo per imparare a vedere nel buio
    Condividi Il terzo numero di SpeleoMedit Magazine arriva a settembre 2026 con contributi da Croazia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Turchia Il numero 3 di Underground Vision – SpeleoMedit Magazine, uscito a settembre 2026, raccoglie un editoriale e nove contributi che attraversano sei paesi del bacino mediterraneo. Il filo conduttore «imparare a vedere nel buio» lega osservazioni sull’atmosfera di grotta, esplorazione idrogeologica, biodiversità, fotografia e memoria culturale. La rivista
     

Underground Vision n.3: nove storie dal sottosuolo mediterraneo per imparare a vedere nel buio

September 25th 2026 at 08:00

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Il terzo numero di SpeleoMedit Magazine arriva a settembre 2026 con contributi da Croazia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Turchia

Il numero 3 di Underground Vision – SpeleoMedit Magazine, uscito a settembre 2026, raccoglie un editoriale e nove contributi che attraversano sei paesi del bacino mediterraneo. Il filo conduttore «imparare a vedere nel buio» lega osservazioni sull’atmosfera di grotta, esplorazione idrogeologica, biodiversità, fotografia e memoria culturale. La rivista è promossa da Tetide APS nell’ambito del progetto SpeleoMedit, nato nel 2021 in occasione dell’Anno Internazionale delle Grotte e del Carsismo.

Sommario del numero 3: esplorazione, scienza e cultura ipogea

Il sommario trasmesso dagli organizzatori elenca dieci voci: un editoriale e nove articoli. I contributi provengono da Croazia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Turchia. Tra i temi figurano aerologia e sicurezza in grotta, fotografia speleologica, idrogeologia carsica, monitoraggio nivale e microclimatico, biospeleologia e grandi cavità. La pagina ufficiale del numero indica la missione editoriale di divulgazione, documentazione e valorizzazione delle attività speleologiche.

L’editoriale Learning to See in the Dark, a cura di Ferdinando Didonna, introduce il tema dell’osservazione consapevole del mondo ipogeo. Il contributo croato di Georgios Lazaridis e colleghi segnala un’atmosfera stratificata pericolosa immediatamente sotto un grande ingresso sull’isola di Lastovo. Il testo integrale dovrà precisare gas coinvolti, valori misurati e implicazioni per la sicurezza.

Il progetto fotografico Mediterranean Photographers UPIX rappresenta la componente visiva italiana del fascicolo. In Grecia, Thomas Theodosiadis racconta il Devil’s Well di Vouliagmeni come enigma idrogeologico e ne ricostruisce la cronaca esplorativa. In Italia, Claudio Di Russo e colleghi presentano la Snow Cave dei monti Cantari (Parco regionale dei Simbruini) nel contesto del monitoraggio del cambiamento climatico.

Giacomo Ghiotto firma Paint with Light – Four Days Underground with Robbie Shone, resoconto di quattro giorni di lavoro fotografico sotterraneo. Ferdinando Didonna e Luisa Dainelli illustrano la campagna Italian Cave Animal of the Year come chiave di divulgazione della fauna ipogea. Iliass Naouadir e Ghita Abarbach integrano geologia, biodiversità e memoria nelle grotte dell’alto Sebou, Medio Atlante, Marocco.

Victor Ferrer Rico ed Extopocien focalizzano l’attenzione sui settori 2, 3 e 4 del Sistema de la Cueva de los Chorros (Riópar–Vianos, Albacete, Spagna). Ali Yamac descrive la monumentalità di Kocain Cave, in Turchia, nota per le sue grandi sale. Le fonti istituzionali ricordano che la Cueva de los Chorros è il principale sbocco dell’acquifero carsico del Calar del Mundo, mentre i portali turchi associano a Kocain anche tracce archeologiche.

Atmosfere di grotta e sicurezza: misurare invece di intuire

La presenza di un ingresso ampio non garantisce uniformità dell’aria negli strati immediatamente sottostanti. Studi indipendenti, come quelli di Kukuljan e colleghi nella grotta di Postumia, mostrano gradienti verticali di CO? fino a circa 1.000 ppm per metro in condizioni specifiche, con differenze marcate tra pavimento e soffitto. Questi dati non sono risultati del contributo croato, ma indicano la necessità di misurazioni puntuali per valutare la sicurezza.

La conseguenza metodologica è chiara: rilevare l’atmosfera alle quote e nei punti di interesse, senza dedurre diagnosi di sicurezza dalla sola morfologia dell’ingresso. Questo approccio rientra nella cultura della prevenzione promossa da riviste come Underground Vision, che uniscono esplorazione e rigore scientifico.

Neve e ghiaccio in grotta: serie temporali per leggere il clima

Attribuire variazioni della neve o del ghiaccio ipogeo a cause climatiche richiede serie locali di osservazioni e metodi verificabili. Casi indipendenti, come la Hundsalm ice cave in Austria (serie 2008–2021) e la grotta pirenaica A294, documentano riscaldamento e regressione del ghiaccio con temperature e paline di ablazione. Sono riferimenti utili per comprendere quali misure cercare nell’articolo sui monti Cantari, non prove delle condizioni dei Simbruini.

Il contributo italiano dovrà quindi precisare periodo di monitoraggio, strumentazione, tassi di accumulo e fusione, e possibili fattori antropici. Solo così la Snow Cave potrà entrare a pieno titolo negli archivi documentali del carsismo mediterraneo sensibili al cambiamento climatico.

Idrogeologia carsica: dall’ipotesi all’evidenza

Il ministero spagnolo per la transizione ecologica descrive il Calar del Mundo come riserva naturale sotterranea di 98,88 km² e indica la Cueva de los Chorros come principale sbocco naturale dell’acquifero, noto per il fenomeno del «reventón». Non va confusa l’area della riserva con l’estensione esplorata della grotta. A Vouliagmeni, cronache indipendenti collocano il pozzo a partire da circa 11 m di profondità e riportano come ipotesi, non come fatto acquisito, un possibile collegamento verso il lago vicino.

Questi elementi sottolineano l’importanza di distinguere evidenza da ipotesi nelle pubblicazioni speleologiche. Underground Vision si inserisce in questo solco, favorendo contributi che chiariscano connessioni idrauliche e dinamiche di scarico degli acquiferi carsici.

Biodiversità, immagini e patrimonio: rendere visibile l’invisibile

La campagna internazionale Cave Animal of the Year indica per l’Italia 2026 i ragni Meta menardi e Meta bourneti. Fonti di settore collegano il progetto alla sensibilizzazione sulla fauna ipogea e a iniziative presentate alla conferenza internazionale di biologia sotterranea. Fotografia e campagne naturalistiche sono forme diverse di «visibilità» del sottosuolo, coerenti con la missione di Underground Vision di unire scienza, esplorazione e cultura.

Per Kocain, i portali culturali turchi associano le grandi sale anche a tracce archeologiche e iscrizioni. Il contributo di Ali Yamac dovrà precisare se e come questi elementi entrino nel racconto della cavità, arricchendo l’archivio documentale delle grotte monumentali del Mediterraneo.

Editoria speleologica, biblioteche e archivi: perché pubblicare conta

La pubblicazione delle notizie speleologiche svolge un ruolo centrale per la crescita della disciplina. Riviste come Underground Vision – SpeleoMedit Magazine creano uno spazio in cui esplorazione, dati scientifici e riflessioni culturali diventano accessibili a ricercatori, gruppi speleologici e pubblico interessato. Senza editoria specializzata, molte osservazioni resterebbero confinate a rapporti interni o a comunicazioni informali.

Le biblioteche speleologiche, sia online sia cartacee, costituiscono il secondo pilastro. Il progetto SpeleoMedit, con il volume Speleologie del Mediterraneo e la rivista Underground Vision, mostra come un archivio strutturato possa raccogliere contributi da molti paesi e rendere confrontabili dati su carsismo, idrologia, biospeleologia e archeologia del sottosuolo. La versione digitale permette ricerche per parola chiave, area geografica e tema, mentre l’edizione cartacee garantisce conservazione a lungo termine e fruizione in contesti privi di connessione.

L’archivio documentale speleologico ha una funzione pratica: evitare di «inventare l’ombrello o l’acqua calda». Come ricordano i manuali di formazione della Società Speleologica Italiana, i lavori speleologici sono dispersi in centinaia di periodici poco diffusi; l’accesso alle fonti bibliografiche è spesso difficile. Riviste indicizzate, cataloghi editoriali come quello di Tetide APS e portali tematici riducono questo problema, permettendo di costruire nuove ricerche su basi solide.

In questa prospettiva, ogni numero di Underground Vision entra a far parte di un patrimonio più ampio. I dati su atmosfere di grotta, monitoraggio nivale, connessioni idrogeologiche e biodiversità alimentano biblioteche speleologiche online e cartacee. A loro volta, questi archivi documentali supportano corsi, convegni, progetti di tutela e nuove esplorazioni. La pubblicazione non è solo cronaca: è infrastruttura di conoscenza per la speleologia mediterranea e internazionale.

Fonti

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  • Origine europea dei pipistrelli: genomi e fossili riscrivono 65 milioni di anni di evoluzione
    Condividi Uno studio del consorzio Bat1K pubblicato su Nature integra 103 specie viventi e 44 taxa fossili. La nuova filogenesi indica l’origine europea dei pipistrelli nel tardo Paleocene e colloca l’ecolocalizzazione prima della diversificazione dei gruppi attuali. Una nuova ricostruzione dell’evoluzione dei chirotteri indica nell’Europa del tardo Paleocene l’area più probabile in cui ebbe origine il loro antenato comune. Lo studio, pubblicato su Nature il 23 settembre 2026, combina genomi
     

Origine europea dei pipistrelli: genomi e fossili riscrivono 65 milioni di anni di evoluzione

September 24th 2026 at 11:00

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Uno studio del consorzio Bat1K pubblicato su Nature integra 103 specie viventi e 44 taxa fossili. La nuova filogenesi indica l’origine europea dei pipistrelli nel tardo Paleocene e colloca l’ecolocalizzazione prima della diversificazione dei gruppi attuali.

Una nuova ricostruzione dell’evoluzione dei chirotteri indica nell’Europa del tardo Paleocene l’area più probabile in cui ebbe origine il loro antenato comune. Lo studio, pubblicato su Nature il 23 settembre 2026, combina genomi di riferimento, caratteri anatomici e fossili. Il risultato sostiene l’origine europea dei pipistrelli con una probabilità posteriore del 99,2%.[1]

La conclusione non deriva dalla scoperta di un pipistrello fossile europeo risalente a 65 milioni di anni fa. Si tratta di una stima ottenuta ricostruendo parentele, tempi di divergenza e distribuzioni ancestrali. I più antichi fossili riconosciuti dei chirotteri appartengono infatti all’Eocene inferiore, tra circa 56 e 52 milioni di anni fa, e provengono da più continenti.[1]

Genomi Bat1K e fossili

La ricerca ha analizzato assemblaggi genomici cromosomici prodotti con letture lunghe per 103 specie. Il campione comprende tutte le 21 famiglie viventi riconosciute nello studio e include 42 nuovi assemblaggi, relativi a 41 specie. Ventisei nuovi genomi sono stati ricostruiti distinguendo le due copie cromosomiche ereditate dai genitori.[1]

A questa base genetica sono stati aggiunti 699 caratteri morfologici osservati in 65 specie. Il campione morfologico comprende 21 rappresentanti viventi e 44 taxa fossili anteriori al Quaternario. Dopo il filtraggio dei caratteri saturi o non indipendenti, gli autori hanno integrato 480 caratteri anatomici con 10.000 siti genomici considerati neutrali.[1]

L’approccio viene definito “total evidence dating”. Il modello considera nello stesso quadro specie viventi, fossili, processi di speciazione, estinzione e fossilizzazione. Questa integrazione riduce le lunghe porzioni iniziali dell’albero evolutivo prive di testimonianze fossili, che risultavano più ampie nelle precedenti datazioni basate soltanto sui dati molecolari.[1]

Origine europea dei pipistrelli

La ricostruzione colloca l’antenato dei chirotteri nel tardo Paleocene, dunque vicino al limite tra Paleocene ed Eocene. L’origine europea dei pipistrelli viene stimata con il 99,2% di probabilità posteriore. Secondo il modello, i discendenti si sarebbero poi dispersi con maggiore probabilità verso l’Africa.[1]

Europa e Africa avrebbero costituito un nodo centrale della prima radiazione. Da questa area sarebbero partite espansioni indipendenti verso Asia, Australia e Americhe, mentre le quattro grandi superfamiglie moderne si differenziavano in un intervallo relativamente breve dell’Eocene inferiore.[1]

Per gli Yinpterochiroptera, lo studio propone un’origine africana circa 57,1 milioni di anni fa e una successiva espansione verso Asia ed Europa. Per gli Yangochiroptera, la provenienza più probabile resta europea, anche se la rapida comparsa dei lignaggi dopo il massimo termico Paleocene-Eocene rende più incerta la ricostruzione.[1]

Il quadro differisce dalle ipotesi precedenti. Alcune analisi indicavano il Nord America, altre l’Africa o l’Asia. L’origine europea dei pipistrelli proposta dal nuovo lavoro dipende dalla più ampia integrazione tra genomi completi e taxa fossili, non dalla sola distribuzione geografica dei reperti conosciuti.[1]

Fossili e limiti

Il registro fossile dei primi pipistrelli è scarso e frammentario. Molti reperti consistono in denti o elementi postcraniali isolati. Inoltre, la capacità di volo consentì una dispersione rapida, rendendo difficile ricavare il luogo d’origine dalla sola posizione dei giacimenti.[1]

Gli scheletri di Icaronycteris scoperti nella Green River Formation del Wyoming restano tra i più antichi e completi conosciuti. La loro presenza in Nord America non prova che l’intero ordine sia nato in quel continente. Un lignaggio può lasciare fossili ben conservati anche lontano dall’area in cui si era separato dai propri parenti.[2]

L’origine europea dei pipistrelli deve quindi essere letta come un risultato probabilistico. Potrà essere verificata da nuovi fossili, da ulteriori genomi e da analisi alternative dei modelli biogeografici. La forte probabilità indicata dallo studio non elimina l’incompletezza del record paleontologico.[1]

Ecolocalizzazione nei pipistrelli

Un passaggio centrale riguarda Vielasia sigei, pipistrello vissuto circa 50 milioni di anni fa e rinvenuto nei depositi di una cavità del Quercy, nella Francia sud-occidentale. Il cranio conservato in tre dimensioni presenta strutture dell’orecchio interno compatibili con l’ecolocalizzazione laringea. La nuova analisi lo colloca nel più antico clade degli “Eochiroptera”, sebbene questa posizione ottenga un sostegno intermedio, pari al 68%.[1]

Questa collocazione suggerisce che l’ecolocalizzazione laringea precedesse la diversificazione dei pipistrelli moderni. Non significa che ogni apparato sonar attuale fosse già presente nella stessa forma. Le diverse linee evolutive possono avere modificato frequenze, anatomia e modalità di emissione nel corso di milioni di anni.[1]

Il progetto Bat1K aveva già pubblicato nel 2020 sei genomi di qualità di riferimento. Quell’analisi aveva individuato segnali di selezione nella linea ancestrale dei pipistrelli in geni connessi all’udito, insieme a indicazioni sui sistemi immunitari. Il nuovo insieme di 103 specie amplia in modo sostanziale la base comparativa.[3]

Cromosomi e filogenesi

La nuova filogenesi modifica alcuni rapporti tra le famiglie. Myzopodidae viene collocata come ramo più antico all’interno di Vespertilionoidea, mentre Emballonuroidea e Vespertilionoidea risultano gruppi fratelli. Gli autori attribuiscono parte delle precedenti incongruenze a una storia genomica “a mosaico”, nella quale regioni diverse possono conservare segnali evolutivi differenti.[1]

La ricostruzione dello stato ancestrale sostiene inoltre un corredo di 26 cromosomi nell’antenato dei pipistrelli. I genomi moderni si sarebbero trasformati soprattutto tramite fusioni cromosomiche, più che attraverso fissioni o traslocazioni. Il dato offre una cornice per studiare l’evoluzione dei genomi relativamente piccoli dei chirotteri.[1]

Pipistrelli specie ombrello

La ricostruzione evolutiva assume un rilievo anche per la conservazione. Considerare i pipistrelli come specie ombrello significa usare la loro tutela per proteggere sistemi ecologici più ampi. Una colonia dipende infatti da rifugi sicuri, aree di alimentazione, corridoi di volo, disponibilità di insetti e continuità del paesaggio.

Le informazioni divulgate da Tutela Pipistrelli richiamano tre servizi ecosistemici principali: controllo degli insetti, impollinazione e dispersione dei semi. Il sito segnala inoltre che la perdita dei rifugi e degli habitat di alimentazione costituisce una minaccia centrale. Proteggere i chirotteri comporta quindi interventi che possono favorire molte altre componenti della biodiversità.[4][5][6]

Negli ambienti carsici, il valore di specie ombrello è particolarmente evidente. La protezione di grotte, ingressi, microclimi e collegamenti con boschi o zone umide preserva sia i rifugi dei pipistrelli sia habitat utilizzati da numerosi organismi cavernicoli. Il guano trasferisce inoltre materia organica dall’esterno al sottosuolo e alimenta comunità microbiche e invertebrati specializzati.[7][8]

I pipistrelli funzionano anche come indicatori biologici. Variazioni nell’attività e nelle colonie possono riflettere cambiamenti nella disponibilità di prede, nella qualità degli habitat e nell’uso del suolo. La loro conservazione richiede quindi una lettura integrata del paesaggio, non soltanto la difesa del singolo rifugio.[9][10]

Significato della ricerca

Lo studio collega filogenomica, paleontologia e biogeografia in una ricostruzione estesa a tutte le famiglie viventi. La tesi sull’origine europea dei pipistrelli offre un nuovo scenario per interpretare il volo attivo, l’ecolocalizzazione e la rapida diffusione del gruppo dopo il Paleocene.[1]

Il lavoro non ricostruisce DNA fossile di 65 milioni di anni. I genomi ancestrali e le aree d’origine vengono stimati a partire dalle specie attuali, dai caratteri anatomici e dai vincoli cronologici offerti dai fossili. Questa distinzione è necessaria per comunicare correttamente la portata della ricerca.[1]

Fonti

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  • Fotografia ipogea a Massa: “Bellezza e fragilità” illumina Villa Cuturi
    Condividi La mostra fotografica della Federazione Speleologica Toscana resta aperta fino all’11 ottobre. Le immagini raccontano il patrimonio sotterraneo e richiamano l’importanza della documentazione fotografica delle grotte per la protezione e la conservazione. Mostra fotografica speleologica a Massa Villa Cuturi, a Marina di Massa, ospita fino a domenica 11 ottobre 2026 la mostra “Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio”. L’esposizione temporanea è promossa dalla Federazione Spel
     

Fotografia ipogea a Massa: “Bellezza e fragilità” illumina Villa Cuturi

September 24th 2026 at 10:00

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La mostra fotografica della Federazione Speleologica Toscana resta aperta fino all’11 ottobre. Le immagini raccontano il patrimonio sotterraneo e richiamano l’importanza della documentazione fotografica delle grotte per la protezione e la conservazione.

Mostra fotografica speleologica a Massa

Villa Cuturi, a Marina di Massa, ospita fino a domenica 11 ottobre 2026 la mostra “Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio”. L’esposizione temporanea è promossa dalla Federazione Speleologica Toscana e ha ottenuto il patrocinio del Comune di Massa.[1]

La mostra fotografica speleologica è stata inaugurata lunedì 21 settembre, dalle 17 alle 19. Il percorso presenta una selezione di immagini dedicate agli ambienti sotterranei. Le fotografie mostrano forme erosive, concrezioni, colori e paesaggi nascosti nel sottosuolo.

L’iniziativa porta la fotografia ipogea in uno spazio pubblico facilmente accessibile. Villa Cuturi si trova sul lungomare di Marina di Massa, di fronte al pontile, ed è sede dell’Ufficio informazioni e accoglienza turistica.[2][3]

Fotografia ipogea e fragilità

Il titolo della mostra mette in relazione due aspetti dello stesso patrimonio. Le grotte possiedono un rilevante valore geologico, biologico, idrologico e culturale. Sono anche ambienti sensibili alle modificazioni prodotte dall’uomo.

Le linee guida pubblicate nel 2022 dall’Union Internationale de Spéléologie e dall’International Union for Conservation of Nature ricordano che grotte e aree carsiche custodiscono geodiversità, biodiversità, risorse idriche e testimonianze culturali. La gestione deve quindi considerare l’intero sistema carsico, non soltanto i singoli vani sotterranei.[4]

La fotografia ipogea rende osservabile un ambiente che la maggior parte delle persone non visita direttamente. Una mostra consente di conoscere il patrimonio sotterraneo senza aumentare la frequentazione delle cavità più delicate. Le immagini possono così sostenere divulgazione ed educazione ambientale.

Orari della mostra a Villa Cuturi

Dopo l’inaugurazione, “Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio” segue gli orari del punto informazioni di Villa Cuturi. Nel mese di settembre l’apertura è prevista dal lunedì alla domenica, dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15 alle 19.

In ottobre la mostra è visitabile dal venerdì alla domenica. Gli orari sono dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 15 alle 18. L’ultimo giorno di apertura è domenica 11 ottobre.

La collocazione nel punto informativo rafforza il rapporto tra fotografia, territorio e divulgazione. Il pubblico comprende appassionati di speleologia e fotografia, famiglie, studenti, escursionisti e persone interessate alla natura delle Alpi Apuane.

Documentazione fotografica delle grotte

La documentazione fotografica delle grotte non ha soltanto una funzione estetica. Se collegata al rilievo topografico e alle osservazioni di campo, conserva informazioni sulla morfologia, sui depositi, sulle concrezioni, sui corsi d’acqua e sulle tracce di frequentazione.

L’Agenzia Spaziale Europea indica mappatura e fotografia tra gli strumenti principali per documentare un’esplorazione. Le immagini associate alle stazioni di rilievo danno un riferimento geografico e visivo utile alle squadre future e ai ricercatori.[5]

Per diventare un documento verificabile, ogni fotografia dovrebbe essere accompagnata da dati essenziali. Sono utili il nome della cavità, la data, l’autore, il soggetto ripreso e il punto di scatto. Per particolari scientifici può servire anche una scala metrica.[6][7]

Un archivio ordinato permette di recuperare le immagini dopo anni. Consente inoltre di confrontarle con rilievi, schede catastali e osservazioni biologiche. La fotografia ipogea diventa così parte della memoria tecnica della speleologia.

Fotomonitoraggio e conservazione delle grotte

La fotografia ripetuta nel tempo può sostenere il monitoraggio ambientale. Il National Park Service statunitense considera il fotomonitoraggio uno dei metodi utilizzabili per controllare gli impatti diretti dei visitatori, insieme alla mappatura delle alterazioni e ad altre tecniche di inventario.[8]

Le stazioni fotografiche permettono di riprendere lo stesso punto a intervalli definiti. Il confronto può documentare rotture di concrezioni, ampliamento dei sentieri, compattazione dei sedimenti, vandalismi, livelli dell’acqua o variazioni delle superfici.[7][8]

Le linee guida UIS-IUCN raccomandano immagini ripetibili da una posizione definita, con impostazioni coerenti di fotocamera e illuminazione. In questo modo si costruisce una base iniziale con cui confrontare le condizioni successive.[4]

Questa procedura è utile anche negli interventi di pulizia e ripristino. Le fotografie prima e dopo i lavori aiutano a registrare metodi, risultati e possibili criticità. La documentazione fotografica delle grotte offre quindi elementi concreti per programmare la conservazione.

Biodiversità ipogea in immagini

La macrofotografia può contribuire alla conoscenza della fauna cavernicola. Immagini nitide e corredate da dati possono supportare l’identificazione, la verifica delle osservazioni e il monitoraggio delle specie.

ARPAL ha evidenziato il valore della fotografia nello studio di organismi troglofili e troglobi. La condivisione delle immagini attraverso piattaforme validate può ampliare l’utilità scientifica delle osservazioni e favorire comportamenti responsabili.[9]

Questo aspetto riguarda anche pipistrelli, geotritoni e invertebrati. La ripresa deve rispettare periodi sensibili, microhabitat e indicazioni degli specialisti. L’immagine utile alla tutela nasce da un comportamento che non altera il soggetto documentato.

Fotografia ipogea a minimo impatto

La qualità tecnica non può essere separata dalla responsabilità ambientale. Il principio di minimo impatto richiede di evitare contatti con concrezioni, calpestio di superfici intatte, spostamento di sedimenti e disturbo della fauna. Anche la disposizione di stativi e luci deve essere valutata prima dello scatto.[10][4]

Il numero delle persone e il tempo trascorso nei settori fragili dovrebbero essere limitati alle esigenze del lavoro. Se una ripresa comporta un rischio non proporzionato al suo valore documentario, può essere rinviata o evitata.

Serve attenzione anche nella pubblicazione. La diffusione di immagini non obbliga a rendere pubbliche coordinate o indicazioni di accesso relative a cavità vulnerabili. La comunicazione deve bilanciare conoscenza, sicurezza e protezione.

“Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio” porta quindi in superficie una doppia lettura della fotografia ipogea. Le immagini mostrano il paesaggio sotterraneo, ma possono anche costruire archivi, confronti e strumenti di sensibilizzazione. La protezione e la conservazione delle grotte iniziano dalla conoscenza documentata del loro stato.

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  • Batteri oro e argento nelle grotte: a Ternovizza un seminario tra ricerca e citizen science
    Condividi Il corso dell’11 ottobre 2026 sul Carso triestino formerà speleologi per osservare, documentare e segnalare i batteri oro e argento al Catasto Speleologico Regionale La Grotta di Ternovizza, sul Carso triestino, ospiterà domenica 11 ottobre 2026 il seminario “Batteri Oro e Argento – come trovarli e perché”. L’iniziativa unirà formazione teorica, osservazione diretta e documentazione fotografica delle comunità microbiche ipogee. Il corso è organizzato dalla Federazione Speleologica R
     

Batteri oro e argento nelle grotte: a Ternovizza un seminario tra ricerca e citizen science

September 24th 2026 at 09:00

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Il corso dell’11 ottobre 2026 sul Carso triestino formerà speleologi per osservare, documentare e segnalare i batteri oro e argento al Catasto Speleologico Regionale

La Grotta di Ternovizza, sul Carso triestino, ospiterà domenica 11 ottobre 2026 il seminario “Batteri Oro e Argento – come trovarli e perché”. L’iniziativa unirà formazione teorica, osservazione diretta e documentazione fotografica delle comunità microbiche ipogee. Il corso è organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia – APS nell’ambito della Convenzione 2026-2029 n. 3677, stipulata con il Servizio Geologico regionale il 30 luglio 2026.[1]

Il seminario sui batteri oro e argento è riconosciuto come Corso di Secondo Livello della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana. Ha inoltre il patrocinio dell’Organo Tecnico Territoriale Operativo CAI Veneto–Friuli Venezia Giulia. I posti disponibili sono venti e la partecipazione è gratuita.[1]

Batteri oro e argento: cosa indica il nome

La definizione batteri oro e argento è un nome descrittivo e convenzionale. Non certifica la presenza di oro o argento nelle pareti. Indica invece biofilm e comunità microbiche che, sotto sorgenti luminose adatte, assumono riflessi dorati, giallo-arancio, argentei oppure azzurro-verdi.[2][3]

Queste formazioni appaiono come sottili rivestimenti sulle superfici rocciose. Sono spesso associate a piccole gocce d’acqua. La condensa può produrre riflessi simili e generare falsi positivi. Per questo l’osservazione deve seguire criteri ripetibili e confrontare luce ordinaria, LED e ultravioletto filtrato.[3]

Il progetto regionale, avviato nella primavera 2024, utilizza segnalazioni degli speleologi per censire la distribuzione del fenomeno nelle grotte del Friuli Venezia Giulia. Le colonie definite “argento” appaiono azzurre o verde acqua con la lampada indicata dal progetto. Quelle definite “oro” mostrano tonalità dal giallo intenso all’arancione.[4][5]

La fluorescenza costituisce un segnale utile, ma non equivale da sola a un’identificazione microbiologica. Fotografie e osservazioni permettono di localizzare i siti. La composizione delle comunità richiede poi campionamenti autorizzati e analisi specifiche, secondo protocolli scientifici e conservativi.[6][3]

Grotta di Ternovizza, laboratorio sul campo

Le attività si svolgeranno nella Grotta di Ternovizza, numero 78 del Catasto Speleologico Regionale e 242 VG nella numerazione storica. La cavità, nota anche con il nome sloveno Jama v Hribih, si apre nel comune di Duino Aurisina. Il Catasto regionale riporta due ingressi, quota di 275 metri, sviluppo planimetrico di 470 metri e profondità di 95,2 metri.[7]

La prima parte del percorso previsto dal seminario è orizzontale e non presenta difficoltà tecniche rilevanti. Segue una verticale di circa trenta metri. Questo tratto sarà riservato agli speleologi autonomi nella progressione su corda, dotati di attrezzatura personale e copertura assicurativa CAI o SSI.[1]

I partecipanti saranno divisi in due squadre in base alle capacità tecniche dichiarate. I fenomeni da osservare sono presenti sia sopra sia sotto il pozzo. La soluzione consente di svolgere l’esercitazione senza rendere obbligatoria la discesa verticale.[1]

Programma del seminario in grotta

Il ritrovo è fissato alle 9.30 nel piazzale davanti alla Trattoria Suban di Ternova Piccola, nel comune di Duino Aurisina. Le coordinate comunicate sono 45.764540, 13.700570. Alle 10 è previsto lo spostamento verso l’ingresso, seguito dalla registrazione e dall’avvio delle lezioni.[1]

La sessione teorica presenterà le conoscenze disponibili sui batteri oro e argento, sulle comunità microbiche ipogee e sui biofilm di grotta. Una parte sarà dedicata alle sorgenti luminose. L’attenzione si concentrerà sulle lampade UV filtrate e sui criteri minimi necessari per ottenere una segnalazione utilizzabile.[1]

Durante la sessione pratica saranno confrontate illuminazione ordinaria, LED e UV. Gli allievi proveranno a fotografare le superfici con smartphone, fotocamere e lenti macro. Compileranno inoltre una scheda minima con posizione, caratteristiche del sito e informazioni ambientali disponibili.[1]

La giornata comprenderà un confronto sulla restituzione e sulla validazione dei dati. Saranno discusse anche le misure di tutela per i siti microbiologicamente sensibili. La chiusura è prevista intorno alle 18, seguita da un rinfresco alla Trattoria Suban.[1]

Citizen science e Catasto Speleologico Regionale

Uno degli obiettivi è creare una rete di speleologi preparati a riconoscere e documentare i batteri oro e argento. Le osservazioni potranno confluire nel sistema informativo del Catasto Speleologico Regionale quando il campo dedicato sarà implementato dal Servizio Geologico. Le segnalazioni dovranno essere accompagnate da fotografie, posizione e dati ambientali raccolti in modo coerente.[1]

Il Catasto Speleologico Regionale è il centro pubblico di raccolta dei dati e degli studi sul patrimonio speleologico, sulle aree carsiche e sugli acquiferi carsici del Friuli Venezia Giulia. Al 1° settembre 2026 censiva 8.795 cavità, 9.644 ingressi, 81 aree carsiche, oltre 28.000 morfotipi epigei e più di 1.250 sorgenti.[8][9]

La citizen science non sostituisce il lavoro di laboratorio. Può ampliare la copertura territoriale, individuare siti da verificare e costruire serie di osservazioni confrontabili. La qualità del risultato dipende dalla standardizzazione del rilievo e dalla successiva validazione degli specialisti.

Ricerca scientifica nelle grotte

La ricerca scientifica nelle grotte riguarda geologia, idrogeologia, climatologia, biospeleologia, archeologia e microbiologia. Nel caso dei biofilm, l’attenzione è rivolta agli organismi che vivono in ambienti bui, umidi e spesso poveri di nutrienti. Le comunità possono aderire a roccia e speleotemi mediante matrici extracellulari, formando strutture complesse e difficili da studiare senza alterarle.[10][11]

Gli studi recenti mostrano che i microrganismi ipogei partecipano ai cicli biogeochimici del carbonio, dell’azoto, dello zolfo e del ferro. Possono contribuire alla dissoluzione o alla deposizione dei carbonati. Possono anche intervenire nella formazione di speleotemi e altri depositi secondari.[12][13]

Le tecniche impiegate comprendono microscopia, colture selettive, analisi del DNA, sequenziamento del gene 16S rRNA, metagenomica e misure chimico-fisiche. L’integrazione tra dati molecolari e parametri ambientali aiuta a distinguere le specie presenti dalle loro funzioni ecologiche. Permette inoltre di seguire le variazioni delle comunità nel tempo.[11][6]

In questo quadro, la fluorescenza è soprattutto uno strumento di individuazione e orientamento. Può rivelare strutture poco evidenti in luce visibile e guidare successive indagini. Occorre però distinguere le risposte biologiche da quelle dei minerali e dei materiali organici, documentando sorgente luminosa, lunghezza d’onda, distanza, impostazioni fotografiche e condizioni della superficie.[14][6]

La ricerca scientifica nelle grotte richiede anche cautele operative. Il contatto, il calpestio, l’illuminazione prolungata e i campionamenti non pianificati possono modificare habitat molto localizzati. Per questa ragione il seminario collega il censimento alle procedure di tutela e alla definizione di siti sensibili.[1]

Docenti, materiali e iscrizioni

Le lezioni saranno affidate a Josef Vuch, Benedetta Rigo e Alberto Riva, autori dello studio sul censimento regionale pubblicato nel volume 54 di Atti e Memorie della Commissione Grotte “Eugenio Boegan”. La direzione è di Sergio Soban, del Comitato regionale CNSS-SSI. La segreteria organizzativa è curata da Antonella Miani della Federazione.[2][1]

Ogni partecipante riceverà materiale sintetico, indicazioni per l’osservazione, una scheda di rilevamento e una bibliografia essenziale. È consigliato portare uno smartphone o una fotocamera personale. Per l’accesso alla verticale occorrono attrezzatura da progressione, autonomia tecnica, autocertificazione e assicurazione valida per l’attività in grotta.[1]

L’iscrizione si effettua mediante il modulo online: https://forms.gle/VtaX26Lt7hbCV6to8. Dopo l’invio sarà creata una mailing list per conferme e comunicazioni organizzative. Per informazioni è disponibile l’indirizzo federazione@fsrfvg.it.[1]

Fonti

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  • Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli 2027: tesi sulle grotte e sul carsismo d’Abruzzo
    Condividi Lo Speleo Club Chieti indice la prima edizione del Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli. Due riconoscimenti, per un totale di 1.200 euro, sono destinati a studi universitari sul patrimonio sotterraneo abruzzese. Domande via PEC entro il 31 maggio 2027. Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli: la prima edizione Lo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” APS-ETS ha indetto la prima edizione, riferita al 2027, del Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli. L’iniziativa è rivo
     

Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli 2027: tesi sulle grotte e sul carsismo d’Abruzzo

September 24th 2026 at 08:00

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Lo Speleo Club Chieti indice la prima edizione del Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli. Due riconoscimenti, per un totale di 1.200 euro, sono destinati a studi universitari sul patrimonio sotterraneo abruzzese. Domande via PEC entro il 31 maggio 2027.

Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli: la prima edizione

Lo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” APS-ETS ha indetto la prima edizione, riferita al 2027, del Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli. L’iniziativa è rivolta a chi ha dedicato la propria tesi alle grotte o alle aree carsiche dell’Abruzzo. Il bando punta a valorizzare ricerche utili alla conoscenza del patrimonio sotterraneo regionale, alla sua tutela e a una fruizione sostenibile. Il regolamento del premio è stato approvato dal consiglio direttivo dell’associazione il 7 settembre 2026. [web:3]

Il premio porta il nome di Alessio Carulli, geologo e speleologo dello Speleo Club Chieti. Carulli morì nel 2020 durante un’esplorazione nella grotta della Risorgenza, a Roccamorice. La dedica lega il sostegno alla ricerca universitaria alla memoria di una persona attiva nella speleologia abruzzese. [web:17]

Tesi sulle grotte d’Abruzzo: chi può partecipare

Il Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli è aperto a laureati di università italiane o estere legalmente riconosciute. Sono ammesse le tesi di laurea triennale, magistrale e magistrale a ciclo unico. Il titolo deve essere stato conseguito tra il 1° gennaio 2026 e il 30 aprile 2027. L’oggetto principale dello studio deve riguardare le grotte o le aree carsiche della Regione Abruzzo. La sede dell’università, quindi, non deve necessariamente trovarsi in Abruzzo: è il tema della tesi a definire l’ammissibilità territoriale. Restano validi anche gli altri requisiti stabiliti dal regolamento. [web:3]

La formula del bando consente di prendere in esame ricerche universitarie di ambiti diversi, purché centrate sul patrimonio ipogeo o carsico abruzzese. Per verificare requisiti e criteri di valutazione, i candidati devono consultare il regolamento integrale: il bando rinvia a quel documento per le disposizioni generali del concorso e per il funzionamento della commissione. [web:3]

Premi per le tesi sul carsismo abruzzese

Il montepremi della prima edizione è di 1.200 euro. Sono previsti 400 euro per la migliore tesi di laurea di primo livello e 800 euro per la migliore tesi magistrale o magistrale a ciclo unico. Gli importi sono indicati al lordo delle eventuali ritenute fiscali. La commissione giudicatrice potrà attribuire anche menzioni speciali a lavori di particolare interesse scientifico, senza premio in denaro. [web:3]

La commissione sarà nominata dal consiglio direttivo dello Speleo Club Chieti. Il bando prevede la possibilità di convocare uno o più candidati per un colloquio dedicato alla presentazione della tesi. L’esito sarà approvato dal consiglio direttivo sulla base del verbale della commissione. I vincitori riceveranno una comunicazione via e-mail e l’elenco dei premiati sarà pubblicato sui canali dell’associazione. [web:3]

Domande via PEC entro il 31 maggio 2027

Per concorrere al Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli, la domanda deve arrivare esclusivamente via PEC a speleoclubchieti@pec.it entro le ore 24:00 del 31 maggio 2027. Fanno fede la data e l’ora di ricezione del messaggio. Nell’oggetto va riportata la dicitura «Domanda di partecipazione – Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli – Prima Edizione 2027». Le domande tardive, incomplete o prive dei requisiti previsti dal regolamento non saranno prese in considerazione. [web:3]

La candidatura richiede il modulo di domanda e una copia della tesi in PDF. Occorrono anche un abstract di massimo 2.000 battute, il curriculum vitae et studiorum e l’autocertificazione della laurea con voto finale. Il bando richiede inoltre il certificato o l’autocertificazione degli esami con i voti, un documento d’identità valido e la liberatoria per i dati personali e la pubblicazione dell’abstract. Tutti i documenti devono essere trasmessi in PDF non modificabile. I moduli sono indicati nel bando come allegati A, B, C e D. [web:3]

Speleo Club Chieti e archivio delle ricerche

La premiazione si terrà durante una cerimonia pubblica. In quella sede i vincitori saranno invitati a presentare sinteticamente il lavoro e i risultati della ricerca. Dovranno inoltre consegnare una copia cartacea rilegata della tesi, destinata all’archivio documentale dello Speleo Club Chieti. Il bando specifica che la presenza alla cerimonia e l’esposizione della tesi sono condizioni necessarie per ricevere il premio in denaro. [web:3]

Lo Speleo Club Chieti fa risalire la propria fondazione al 1° ottobre 1963. Nel racconto storico pubblicato sul suo sito, l’associazione ricorda le campagne speleologiche in Maiella, le attività di documentazione e la nascita della propria biblioteca. Accanto alla ricerca, il gruppo svolge attività formative: nel 2026 ha organizzato il 38° corso di speleologia di primo livello, riconosciuto dalla Società Speleologica Italiana. Il nuovo premio affianca a queste attività una forma di sostegno agli studi accademici sulle grotte d’Abruzzo. [web:2][web:9]

Il bando e il regolamento sono indicati come consultabili sul sito ufficiale dell’associazione. Prima dell’invio è opportuno verificare lì la modulistica e le disposizioni complete. Per informazioni è disponibile l’indirizzo speleoclubchieti@gmail.com. [web:3]

Fonti

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  • Diversamente Speleo 2026 a Falvaterra: l’Italia centrale torna in grotta
    Condividi Domenica 27 settembre, alle Grotte di Falvaterra, oltre cento speleologi attesi per accompagnare più di venti persone con disabilità. La storia di Diversamente Speleo attraversa quindici anni di iniziative in diverse regioni italiane. Domenica 27 settembre 2026 Diversamente Speleo Lazio, Abruzzo e Italia Centrale farà tappa alle Grotte di Falvaterra, in provincia di Frosinone. L’appuntamento è fissato alle 10 al centro visite. Oltre cento speleologi volontari accompagneranno in
     

Diversamente Speleo 2026 a Falvaterra: l’Italia centrale torna in grotta

September 24th 2026 at 07:00

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Domenica 27 settembre, alle Grotte di Falvaterra, oltre cento speleologi attesi per accompagnare più di venti persone con disabilità. La storia di Diversamente Speleo attraversa quindici anni di iniziative in diverse regioni italiane.

Domenica 27 settembre 2026 Diversamente Speleo Lazio, Abruzzo e Italia Centrale farà tappa alle Grotte di Falvaterra, in provincia di Frosinone.

L’appuntamento è fissato alle 10 al centro visite. Oltre cento speleologi volontari accompagneranno in grotta più di venti persone con disabilità provenienti da Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche.

Diversamente Speleo 2026: il programma a Falvaterra

Il messaggio scelto per la giornata resta «L’impossibile diventa possibile». L’iniziativa riunirà speleologi provenienti dalle regioni dell’Italia centrale e volontari del territorio. Sono attesi il sindaco di Falvaterra e rappresentanti dell’amministrazione comunale. Durante l’incontro, i volontari locali ricorderanno anche un giovane del paese recentemente scomparso.

Come nelle precedenti edizioni, il centro dell’iniziativa è l’accompagnamento delle persone, non il raggiungimento di una particolare distanza nel sottosuolo.

Grotte di Falvaterra: il contesto carsico

Le Grotte di Falvaterra si trovano nel Monumento naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco. L’area protetta, gestita dal Comune, si estende per 133 ettari sulle pendici settentrionali dei monti Ausoni.

Il sistema carsico è collegato alle Grotte di Pastena: nella parte attiva le acque percorrono un sistema sotterraneo di circa 2,5 chilometri.

L’esperienza di Diversamente Speleo non coincide con una normale visita turistica. Nelle varie edizioni, gruppi di accompagnatori hanno adattato le uscite alle condizioni dei partecipanti e delle cavità. In alcuni casi sono state impiegate barelle; in altri si sono svolte visite multisensoriali o percorsi per persone deambulanti.

Diversamente Speleo: le edizioni dal 2011 al 2016

La storia di Diversamente Speleo inizia da lontano: Le prime uscite documentate dello Speleo Club Forlì con i gemelli Giotto e Giulio risalgono all’aprile 2011 e al giugno 2012, alla Grotta Tanaccia di Brisighella. Nell’ottobre 2012 seguì la prima vera uscita definita ‘Diversamente Speleo’ alla Grotta dell’Arco di Bellegra, con la collaborazione di una ventina di speleologi di più regioni e la partecipazione di due persone diversamente abili.

Nel giugno 2013 il progetto raggiunse la Grotta della Beata Vergine di Frasassi. Bellegra è dunque una tappa decisiva per la rete dell’Italia centrale.

Negli anni successivi il nome Diversamente Speleo è stato adottato da iniziative territoriali distinte. Nel 2014 si tenne una prima edizione pugliese alla Grotta Pian della Macina, nel Gargano. Nello stesso anno il progetto venne presentato anche in Liguria. Nel 2015 una giornata emiliano-romagnola si svolse alla Grotta del Re Tiberio, tra Riolo Terme e Casola Valsenio.

Nel 2016 l’appuntamento alla Grotta Beatrice Cenci, presso Verrecchie in Abruzzo, riunì, secondo il resoconto pubblicato da Scintilena, cinquanta persone con disabilità, cinquanta accompagnatori e duecento speleologi. Le cifre mostrano quanto fosse cresciuta la capacità di collaborazione fra gruppi, famiglie e volontari.

Diversamente Speleo: Pastena, Veneto e ripartenza

Nel 2019 le Grotte di Pastena ospitarono un’edizione dedicata anche alle persone con disabilità visiva. La proposta comprendeva una visita multisensoriale con operatori formati e un banco tattile sui temi della grotta e del carsismo. È un esempio di come il progetto abbia sperimentato forme di partecipazione diverse dal trasporto in barella.

La pandemia ha interrotto per alcuni anni la continuità di una parte degli appuntamenti, ma le iniziative territoriali non seguono tutte lo stesso calendario. Nel 2024 si sono svolte, fra le altre, la quinta edizione alle Grotte di Pertosa-Auletta, in Campania, e una giornata al Buso della Rana, in Veneto. A Monte di Malo si dettero appuntamento circa sessanta speleologi e otto partecipanti con disabilità.

Per la manifestazione di Abruzzo, Lazio e Italia centrale, l’edizione del 7 settembre 2025 alla Grotta Scura di Bolognano fu l’ottavo appuntamento di questa realtà interregionale e segnò la ripresa dopo cinque anni di pausa, con ventidue partecipanti con disabilità e settantatré speleologi tutor e accompagnatori.

Diversamente Speleo torna ora a Falvaterra con una partecipazione prevista ancora più ampia sul fronte dei volontari.

Fonti

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  • Commissione Speleologica Regionale del Veneto: nominati i componenti per la nuova legislatura
    Condividi La DGR 975/2026 definisce la composizione dell’organo consultivo su ricerca, tutela delle grotte e contributi alla speleologia. La presidenza sarà assegnata con un successivo decreto. Commissione Speleologica Regionale del Veneto, pubblicata la nomina La Regione del Veneto ha costituito la Commissione Speleologica Regionale con la deliberazione di Giunta n. 975 dell’8 settembre 2026. L’atto è stato pubblicato nel Bollettino ufficiale regionale n. 128 del 22 settembre. Definisce i
     

Commissione Speleologica Regionale del Veneto: nominati i componenti per la nuova legislatura

September 24th 2026 at 06:00

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La DGR 975/2026 definisce la composizione dell’organo consultivo su ricerca, tutela delle grotte e contributi alla speleologia. La presidenza sarà assegnata con un successivo decreto.

Commissione Speleologica Regionale del Veneto, pubblicata la nomina

La Regione del Veneto ha costituito la Commissione Speleologica Regionale con la deliberazione di Giunta n. 975 dell’8 settembre 2026. L’atto è stato pubblicato nel Bollettino ufficiale regionale n. 128 del 22 settembre. Definisce i componenti dell’organo e ne nomina la segretaria. Non indica ancora chi lo presiederà: la scelta spetta al presidente della Giunta regionale e avverrà con un successivo decreto.

Il rinnovo segue l’avvio della nuova legislatura regionale. La legge veneta sulle nomine prevede che gli organi disciplinati dalla Regione restino in carica per la durata della legislatura e siano rinnovati alla sua conclusione. La precedente Commissione era stata nominata nel 2021. Per selezionare i due esperti di competenza della Giunta, la Regione aveva pubblicato un avviso il 9 gennaio 2026. La designazione è arrivata con la DGR n. 370 del 13 maggio, prima della costituzione dell’intera Commissione.

Esperti e gruppi speleologici nella Commissione del Veneto

I due esperti nominati dalla Giunta sono Francesco Sauro, per la geomorfologia o l’idrogeologia, e Nico Dalla Libera, per i problemi di inquinamento del suolo e delle acque. In rappresentanza del Soccorso Alpino e Speleologico del Veneto siede Damiano Federti.

Cinque posti sono riservati ai rappresentanti dei gruppi speleologici veneti. I nominativi comunicati dalla Federazione Speleologica Veneta sono Mirco Appoloni, Paolo Gasparetto, Silvano Gava, Alessandro Pachera e Alberto Riva. La composizione mette così in relazione competenze scientifiche, attività dei gruppi sul territorio e soccorso speleologico.

Fanno parte dell’organo anche il direttore dell’Area Ambiente e Tutela del Territorio, con funzioni di vicepresidente, e quattro dirigenti regionali, o loro delegati. Si tratta dei responsabili di Pianificazione Territoriale; Acque, Rifiuti e Bonifiche; Turismo e Marketing Territoriale; Difesa del Suolo e della Costa, SOS Lavori e Servizi Tecnici. In caso di assenza, anche il vicepresidente può essere sostituito da un delegato. Le funzioni di segretaria sono affidate a Maria Luisa Perissinotto, funzionaria della struttura regionale competente.

Tutela delle grotte e ruolo consultivo della Commissione Speleologica

La Commissione è prevista dalla legge regionale n. 54 del 1980 e dal regolamento attuativo n. 1 del 1981. Non gestisce direttamente le esplorazioni e non sostituisce gli uffici regionali. Il regolamento le attribuisce un ruolo consultivo nella predisposizione delle attività promozionali e nell’esame delle concessioni di contributi per la speleologia.

La cornice normativa riguarda la ricerca speleologica e la conservazione del patrimonio sotterraneo veneto. Comprende anche il censimento delle grotte e delle aree carsiche attraverso il catasto regionale. Il regolamento contempla il sostegno a ricerche sul terreno, corsi, incontri scientifici, pubblicazioni e attrezzature. Nelle questioni relative a particolari interventi su grotte e aree carsiche, prevede inoltre l’integrazione della Commissione con rappresentanti degli enti territoriali interessati.

La deliberazione aggiorna i riferimenti agli uffici presenti nella Commissione. Le denominazioni previste nel 1981 non corrispondono più all’organizzazione amministrativa attuale. L’atto individua quindi le direzioni competenti per materia, senza modificare il quadro delle figure tecniche, dei rappresentanti dei gruppi e del soccorso indicato per il rinnovo.

Rimborsi e prossimi passaggi per la Commissione del Veneto

Resta da nominare il presidente della Commissione Speleologica Regionale del Veneto. Secondo il regolamento, sarà un componente della Giunta regionale scelto con decreto del presidente della Regione. La DGR n. 975 non assegna quindi questa funzione a nessuno dei componenti già indicati.

La deliberazione non comporta una spesa immediata per il bilancio regionale. Ai partecipanti alle sedute potrà essere rimborsato soltanto il viaggio effettuato con mezzi pubblici, a fronte di spese documentate. Le somme necessarie saranno quantificate e impegnate annualmente con un successivo provvedimento. L’esecuzione dell’atto è affidata alla Direzione Difesa del Suolo e della Costa, SOS Lavori e Servizi Tecnici.

Fonti

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  • Barranco di Trevélez, morto un uomo dopo la caduta in una pozza durante il canyoning
    Condividi Nel barranco di Trevélez, nella provincia di Granada, i soccorsi hanno raggiunto l’area impervia ma hanno potuto solo constatare il decesso. La Federazione andalusa aveva già raccomandato di non effettuare il percorso fino a nuova comunicazione. Un uomo è morto sabato 19 settembre nel barranco di Trevélez, nell’Alpujarra di Granada, dopo essere caduto in una pozza mentre praticava canyoning. L’allarme è arrivato al servizio di emergenza 112 dell’Andalusia alle 14.10. Sul posto sono
     

Barranco di Trevélez, morto un uomo dopo la caduta in una pozza durante il canyoning

September 21st 2026 at 12:52

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Nel barranco di Trevélez, nella provincia di Granada, i soccorsi hanno raggiunto l’area impervia ma hanno potuto solo constatare il decesso. La Federazione andalusa aveva già raccomandato di non effettuare il percorso fino a nuova comunicazione.

Un uomo è morto sabato 19 settembre nel barranco di Trevélez, nell’Alpujarra di Granada, dopo essere caduto in una pozza mentre praticava canyoning. L’allarme è arrivato al servizio di emergenza 112 dell’Andalusia alle 14.10. Sul posto sono intervenuti Guardia Civil e Centro di Emergenza Sanitaria 061.

Le fonti disponibili non indicano al momento identità, età e provenienza della vittima. Non sono state rese pubbliche neppure le circostanze tecniche che hanno preceduto la caduta. I soccorritori, una volta raggiunto l’uomo, ne hanno confermato il decesso.

Canyoning nel barranco di Trevélez e il dispositivo di soccorso

La stampa locale riferisce che l’attività era in corso nel barranco di Trevélez, nel territorio comunale di Carataunas, nella comarca dell’Alpujarra. Alcune prime ricostruzioni parlano di discesa in corda doppia; altre definiscono l’attività come barranquismo, il termine spagnolo per canyoning o discesa di canyon.

La zona presenta accessi difficili. Per questo sono stati mobilitati gli specialisti del Gruppo di soccorso e intervento in montagna della Guardia Civil, il GREIM, insieme alle altre componenti dell’apparato di emergenza. Secondo una delle cronache, nel dispositivo ha operato anche l’unità aerea; un particolare che evidenzia la complessità logistica dell’intervento, non le cause dell’incidente.

Il fatto è avvenuto nel corso della giornata di sabato. L’orario della chiamata al 112 è l’elemento cronologico più preciso diffuso dalle fonti consultate. Gli accertamenti sulle dinamiche spettano alle autorità competenti. Non è possibile stabilire dalle informazioni finora rese note se abbiano avuto un ruolo il livello dell’acqua, la configurazione della pozza, l’attrezzatura o altri fattori.

Barranco di Trevélez: caratteristiche e punti critici del percorso

Il barranco di Trevélez è un itinerario fluviale caratterizzato da strettoie, pareti verticali, salti e pozze. La rete provinciale di itinerari di Granada descrive un accesso con una prima calata frazionata e verticale di circa 19 metri, seguito da una successione di manovre su corda, disarrampicate e passaggi in acqua.

La stessa scheda segnala tratti nei quali l’idrodinamica può diventare pericolosa con portata elevata. In particolare, viene indicata una seconda pozza, conosciuta come “la lavadora”, dove una controcorrente poco visibile può ostacolare l’uscita. Nel prosieguo sono segnalati altri punti con forti movimenti d’acqua, controcorrenti e un sifone che può risultare meno riconoscibile quando il flusso aumenta.

Queste informazioni descrivono le criticità generali dell’itinerario e non costituiscono una ricostruzione dell’episodio del 19 settembre. Ogni discesa richiede la verifica diretta delle condizioni del giorno, delle portate e dello stato delle attrezzature fisse, oltre a competenze adeguate per la progressione in ambiente acquatico verticale.

L’avviso sul Cañón del Río Trevélez prima dell’incidente

Nel mese di luglio 2026 la Federazione andalusa di speleologia e discesa di canyon e barranchi, in coordinamento con il GREIM, ha pubblicato una raccomandazione di astensione dalla discesa del Cañón del Río Trevélez fino a nuovo avviso. Il testo attribuisce l’avviso ai cambiamenti geomorfologici intervenuti nel corso d’acqua e ai danni o spostamenti delle installazioni, ancora da verificare.

L’avviso è un elemento rilevante per chi frequenta il barranco di Trevélez. Non permette però di associare automaticamente quelle condizioni alla caduta mortale di sabato. Serviranno eventuali comunicazioni degli inquirenti per chiarire se il divieto tecnico fosse ancora vigente nel punto interessato e quale fosse lo stato effettivo del percorso al momento dell’incidente.

La vicenda richiama l’importanza di distinguere le descrizioni storiche di un canyon dalla sua situazione reale. Piene, trasporto di sedimenti, caduta di blocchi e danneggiamento degli ancoraggi possono modificare rapidamente un tracciato. La consultazione di avvisi federali e dei servizi locali deve precedere ogni ingresso in forra.

Informazioni da attendere sul decesso nel barranco di Trevélez

Al 21 settembre non risultano diffusi dati pubblici ulteriori sulla vittima né una spiegazione ufficiale dell’accaduto. È quindi necessario evitare conclusioni sulle responsabilità e sulle cause. Le informazioni confermate restano la caduta in una pozza, l’attivazione dei soccorsi alle 14.10 e la constatazione del decesso sul posto.

Per la comunità speleologica e torrentistica, il caso ribadisce il valore della pianificazione. La valutazione del rischio deve includere bollettini, portata osservata, aggiornamenti sugli ancoraggi, vie di fuga, capacità del gruppo e tempi di attivazione dei soccorsi. Nel barranco di Trevélez, dove sono presenti tratti acquatici e verticali impegnativi, queste verifiche assumono un rilievo particolare.

Fonti

Canyoning incidente

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  • Grotta Vittorio Vecchi, a Sezze emerge una tana di iena del Pleistocene
    Condividi La terza campagna di scavo nella cavità dei Monti Lepini ha indagato un livello di antico e ha restituito nuovi materiali del II millennio a.C. A Sezze, la terza campagna di scavo archeologico nella Grotta Vittorio Vecchi ha portato all’individuazione di un livello pleistocenico interpretato come tana di iena preistorica. Le indagini hanno riguardato anche i depositi funerari e cultuali del II millennio a.C., nei quali sono stati rinvenuti vasi, fibule in bronzo e manufatti in osso
     

Grotta Vittorio Vecchi, a Sezze emerge una tana di iena del Pleistocene

September 21st 2026 at 08:00

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La terza campagna di scavo nella cavità dei Monti Lepini ha indagato un livello di antico e ha restituito nuovi materiali del II millennio a.C.

A Sezze, la terza campagna di scavo archeologico nella Grotta Vittorio Vecchi ha portato all’individuazione di un livello pleistocenico interpretato come tana di iena preistorica. Le indagini hanno riguardato anche i depositi funerari e cultuali del II millennio a.C., nei quali sono stati rinvenuti vasi, fibule in bronzo e manufatti in osso lavorato.

La notizia riguarda una cavità già nota per la sua lunga frequentazione preistorica. Il nuovo dato aggiunge una fase molto più antica alla sequenza di evidenze conservate nella grotta. Secondo quanto comunicato al termine delle ricerche, si tratta della prima testimonianza finora individuata di una tana di iena pleistocenica sui Monti Lepini.

Grotta Vittorio Vecchi e la tana di iena di 50mila anni fa

Le ricerche hanno esaminato per la prima volta un livello del Pleistocene nella Grotta Vittorio Vecchi. Questo livello è stato ricondotto a una tana di iena la cui datazione è ancora in corso. Il riconoscimento, allo stato attuale delle indagini, segnala quindi la presenza di questi carnivori nel territorio lepino durante il Pleistocene superiore.

L’espressione “tana di iena” indica un deposito formato o modificato dalla frequentazione dei grandi carnivori. Nelle grotte, le iene potevano accumulare resti delle prede e lasciare tracce della propria attività. La definizione puntuale del contesto di Sezze dipenderà dagli studi sui reperti faunistici, sulle eventuali tracce di rosicchiamento e sulla stratigrafia del deposito.

Il risultato ha interesse territoriale. Non dimostra soltanto la presenza di fauna pleistocenica nella cavità, ma apre una nuova prospettiva di ricerca sulle dinamiche ambientali e sui popolamenti animali dei Monti Lepini nel periodo considerato. Le comunicazioni disponibili non indicano ancora la specie attribuita né un elenco dei resti faunistici rinvenuti. Questi elementi richiederanno analisi specialistiche e successive pubblicazioni.

Scavi archeologici nella Grotta Vittorio Vecchi

La campagna è stata condotta dal professor Mario Federico Rolfo dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, insieme a Rolfo lo scavo è stato coordinato anche da Angelica Ferracci e Francesca Cortese, dottoranda e ricercatrice di Roma Tor Vergata. L’attività si è svolta con il Comune di Sezze e con l’autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Lazio. Hanno partecipato anche geologi dell’INGV e dell’Università di Pisa, insieme a ricercatori, dottorandi e laureandi.

Nel settore riferibile al II millennio a.C. sono emersi numerosi vasi, fibule in bronzo e oggetti in osso lavorato. I materiali contribuiscono alla lettura delle pratiche cultuali svolte nella Grotta Vittorio Vecchi. La cavità conserva infatti una documentata fase di uso funerario e rituale nella protostoria.

Le ricerche avviate nel 2024 avevano già confermato una frequentazione cultuale e funeraria di circa 4mila anni fa. In quelle indagini erano state segnalate aree di combustione, resti animali di pecore, capre e maiali, semi combusti e numerosi frammenti ceramici. Erano emersi anche resti umani, in parte dispersi nelle zone più strette e impervie della cavità.

Dalla necropoli dell’Età del Bronzo al Pleistocene

La Grotta Vittorio Vecchi era stata scoperta dagli speleologi. Le campagne di scavo del 1988 e del 1989 avevano accertato l’uso della cavità come sepolcreto per oltre 40 persone di una comunità insediata nell’area. Lo studio della ceramica e degli oggetti metallici ha collocato quella utilizzazione tra l’antica e la media Età del Bronzo, nella prima metà del II millennio a.C.

La nuova indagine mette così in relazione due tempi molto distanti della storia della cavità. Da una parte vi è la frequentazione animale attribuita al Pleistocene superiore. Dall’altra vi sono le pratiche funerarie e cultuali delle comunità protostoriche. La continuità delle ricerche consentirà di chiarire la successione dei depositi e le trasformazioni subite dall’ambiente sotterraneo.

La lettura archeologica richiede prudenza. I materiali e le datazioni comunicati sono parte di un lavoro in corso. L’équipe ha annunciato che i risultati saranno illustrati alla cittadinanza in un convegno previsto nell’ambito del Natale Setino. Per la comunità speleologica, la Grotta Vittorio Vecchi resta un caso di interesse perché riunisce in una stessa cavità evidenze paleontologiche, archeologiche e di uso rituale del sottosuolo.

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  • Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ritrovato senza vita il sub britannico disperso nel Lot
    Condividi Alla résurgence di Calès si sono concluse le ricerche: il corpo è stato localizzato a 88 metri. Attivata l’inchiesta della procura di Cahors Il soccorso speleologico francese è intervenuto alla résurgence di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot, dopo la scomparsa di uno speleosub britannico di 43 anni impegnato nell’esplorazione della parte profonda della cavità. Le ricerche, avviate nella serata di venerdì 18 settembre, si sono concluse domenica con il ritro
     

Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ritrovato senza vita il sub britannico disperso nel Lot

September 21st 2026 at 07:07

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Alla résurgence di Calès si sono concluse le ricerche: il corpo è stato localizzato a 88 metri. Attivata l’inchiesta della procura di Cahors

Il soccorso speleologico francese è intervenuto alla résurgence di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot, dopo la scomparsa di uno speleosub britannico di 43 anni impegnato nell’esplorazione della parte profonda della cavità.

Le ricerche, avviate nella serata di venerdì 18 settembre, si sono concluse domenica con il ritrovamento del corpo a 88 metri di profondità. La procura di Cahors ha aperto un’indagine per accertare le cause della morte.

Soccorso speleologico francese: l’allarme alla résurgence Saint-Sauveur

Secondo le informazioni disponibili, il sub era entrato venerdì 18 settembre intorno alle 15.30 nel gouffre di Saint-Sauveur. L’allarme è scattato dopo le 20, quando non è riemerso come previsto. Il sito si trova nel territorio di Calès, nel nord del Lot, ed è una risorgenza del fiume Ouysse.

La cavità è conosciuta nell’ambiente della speleologia subacquea. Il sistema comprende gallerie sommerse e richiede elevata preparazione tecnica. La profondità conosciuta supera i 180 metri. In un contesto simile, tempi, profondità, configurazione dei passaggi e logistica delle attrezzature condizionano in modo diretto ogni intervento.

La Prefettura del Lot ha attivato la disposizione specifica ORSEC per il soccorso in ambiente sotterraneo. Il provvedimento permette di organizzare e coordinare risorse specialistiche per incidenti in cavità naturali, artificiali, asciutte o sommerse. L’attivazione ha coinvolto soccorritori speleologici, vigili del fuoco, gendarmeria e autorità locali.

Le squadre SSF e la ricerca nella zona emersa

Il Soccorso speleologico francese del Lot ha diretto le operazioni sotterranee. Sono arrivati rinforzi di tecnici di soccorso dello Spéléo Secours Français dalle aree Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Occitania e Rodano-Alpi-Auvernia. La mobilitazione ha richiesto il trasporto e la gestione di grandi quantitativi di materiale specifico per la progressione e la sicurezza in ambiente ipogeo allagato.

Una parte delle verifiche ha interessato una zona emersa individuata come possibile rifugio. Le ricerche in questo settore non hanno dato esito. Le fonti locali hanno riferito dell’esistenza, attorno agli 80 metri, di una campana d’aria che poteva rappresentare un possibile punto di riparo. Anche quel controllo non ha portato al ritrovamento del sub.

Nella prima comunicazione operativa, diffusa dal Spéléo Secours Français, l’intervento risultava sospeso su decisione delle autorità. Le informazioni diffuse successivamente indicano che le attività di ricerca sono proseguite con nuovi specialisti, compresi i gendarmi della brigata nautica di Marseillan e gli speleosub della Federazione francese di speleologia.

Ritrovamento a 88 metri e indagine aperta

Domenica sera la procuratrice di Cahors, Clara Ribeiro, ha comunicato che il corpo del sub britannico era stato individuato immerso a 88 metri di profondità. Al momento del ritrovamento non era stato possibile procedere al recupero. Le autorità hanno annunciato un nuovo tentativo in tempi rapidi.

L’inchiesta aperta dalla procura dovrà stabilire la dinamica dell’accaduto. Al momento non risultano confermate informazioni su eventuali problemi alle attrezzature, esaurimento della riserva di gas, difficoltà di orientamento, incastri o cause mediche. Per questa ragione, ogni ricostruzione tecnica sulle cause resta prematura.

Fonti

Soccorso speleologico francese

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  • Suoni e Voci in Grotta dell’Orso: il 26 settembre un ascolto ipogeo a Gabrovizza
    Condividi Sottotitolo: Suoni e Voci in Grotta dell’Orso porta il 26 settembre 2026 voce, flauto, handpan e percussioni nella cavità carsica di Sgonico, con il supporto tecnico della Società di Studi Carsici “A. F. Lindner” APS. Suoni e Voci in Grotta dell’Orso il 26 settembre Sabato 26 settembre 2026 la Grotta dell’Orso, in località Gabrovizza nel comune di Sgonico, ospiterà “Suoni e Voci in Grotta … dell’Orso”. L’appuntamento è fissato alle 16:30. Da Gabrovizza partiranno le navette diret
     

Suoni e Voci in Grotta dell’Orso: il 26 settembre un ascolto ipogeo a Gabrovizza

September 21st 2026 at 06:00

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Sottotitolo: Suoni e Voci in Grotta dell’Orso porta il 26 settembre 2026 voce, flauto, handpan e percussioni nella cavità carsica di Sgonico, con il supporto tecnico della Società di Studi Carsici “A. F. Lindner” APS.

Suoni e Voci in Grotta dell’Orso il 26 settembre

Sabato 26 settembre 2026 la Grotta dell’Orso, in località Gabrovizza nel comune di Sgonico, ospiterà “Suoni e Voci in Grotta … dell’Orso”. L’appuntamento è fissato alle 16:30. Da Gabrovizza partiranno le navette dirette al punto di inizio del sentiero verso la cavità.

L’iniziativa è affidata a Sara, alla voce, al tamburo e ai sonagli, e a Samuel, alla voce, al flauto, all’handpan e ai sonagli. La proposta viene presentata come una cerimonia sonora e come l’avvio di un percorso di esplorazione acustica in cavità naturali. L’intento dichiarato è cercare ambienti nei quali le condizioni dello spazio sotterraneo possano accompagnare differenti pratiche vocali e strumenti provenienti da varie tradizioni.

Nel programma di Suoni e Voci in Grotta dell’Orso sono indicati canto armonico, o overtone singing, canti rituali intuitivi, flauto, handpan, tamburo sciamanico e sonagli. Il repertorio non è quindi annunciato come un concerto convenzionale. Il pubblico sarà invitato a un ascolto raccolto, in relazione con le risonanze e gli echi della galleria.

L’evento è realizzato con il supporto tecnico dei soci della Società di Studi Carsici “A. F. Lindner” APS di Ronchi dei Legionari. La collaborazione associa la proposta musicale alla presenza di persone qualificate per l’accompagnamento lungo il breve tratto iniziale di discesa.

Grotta dell’Orso di Gabrovizza, dati e storia della cavità

La scelta della Grotta dell’Orso colloca Suoni e Voci in Grotta dell’Orso in un sito di rilievo per il Carso triestino. La cavità è censita dal Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 33 e con il numero locale 7VG. Il nome sloveno riportato dal Catasto è Gabrovška pe?ina.

La cavità si trova nel territorio comunale di Sgonico/Zgonik, a quota 211 metri. Il Catasto indica uno sviluppo planimetrico di 175 metri, una profondità di 39 metri e un volume calcolato di 24.092 metri cubi. L’ingresso, di tipo orizzontale, è stimato in 17,7 metri per 7,3 metri. Si apre sul fondo di una dolina boscata.

L’ambiente interno è descritto come una galleria ampia e regolare, con alcune svolte nette. Lo stillicidio è intenso in più punti e può rendere fangosi alcuni tratti. Nella parte finale, colate e concrezioni calcitiche chiudono il passaggio verso ulteriori vani. Questi elementi richiedono una frequentazione attenta e compatibile con la fragilità del luogo.

La Grotta dell’Orso è nota anche per il suo interesse archeologico e paleontologico. La denominazione richiama i resti di Ursus spelaeus rinvenuti nel corso di scavi storici. Nella parte iniziale sono stati svolti scavi in epoche diverse, con il ritrovamento di resti murari preistorici. La scheda regionale ricorda inoltre l’uso della cavità come rifugio durante il primo conflitto mondiale e, nel 1945, durante i bombardamenti del vicino abitato di Gabrovizza.

In questo quadro, Suoni e Voci in Grotta dell’Orso si svolge in uno spazio che non è una grotta turistica. La sua storia naturale e culturale rende necessario distinguere l’esperienza proposta dagli artisti dalla libera fruizione non organizzata della cavità.

Ascolto in grotta e cura dell’ambiente sotterraneo

Portare suoni e voci nel sottosuolo significa confrontarsi con un ambiente dalla risposta acustica diversa da una sala. Pareti, geometrie della galleria, volume e presenza di superfici umide contribuiscono alla percezione dei suoni. Gli organizzatori indicano proprio la ricerca di cavità con particolari condizioni acustiche come punto di partenza del progetto.

La dimensione esperienziale non elimina le regole di attenzione proprie della speleologia. In una cavità con depositi, concrezioni e tracce storiche, il passaggio deve restare sui percorsi indicati. Non vanno toccate le formazioni calcaree né le pareti che conservano segni del passato. Torce e attrezzature personali vanno impiegate con prudenza, evitando di abbandonare oggetti o rifiuti.

Il supporto tecnico annunciato per Suoni e Voci in Grotta dell’Orso assume quindi un ruolo pratico. Serve a rendere ordinato l’accesso e a fornire assistenza nella breve discesa iniziale. La presenza di accompagnatori non sostituisce l’attenzione individuale: ogni partecipante deve scegliere abbigliamento e calzature coerenti con un percorso all’aperto e con un ambiente ipogeo umido.

Informazioni pratiche per partecipare a Suoni e Voci in Grotta

Il ritrovo è previsto alle ore 16:30 di sabato 26 settembre a Gabrovizza, nel comune di Sgonico, in provincia di Trieste. Le navette condurranno i partecipanti verso l’inizio del sentiero per la Grotta dell’Orso. L’organizzazione raccomanda la prenotazione e informa che sarà gradita un’offerta libera.

Per partecipare non sono richieste attrezzature speleologiche. Sono invece consigliati scarponi o stivali di gomma, una torcia preferibilmente frontale e un giubbotto: la temperatura interna indicata dagli organizzatori è di circa 12 °C. Può essere utile portare un tappetino di gomma per sedersi o distendersi durante l’ascolto.

Per informazioni e prenotazioni: Samuel, WhatsApp 340 716 7148; Sara, WhatsApp 347 383 4448; email suonievoicingrotta@gmail.com. I profili Instagram segnalati sono sara.ritual.sounds per Sara Montina e suoni_oltre_lo_specchio per Samuel Codarin.

Fonti

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PICOS 2026, 1.024 metri di rilievi nel carsismo di Castil–Tortorios–Moñas–Urriello

September 20th 2026 at 07:00

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La campagna estiva nei Picos de Europa amplia le conoscenze del settore e riporta l’attenzione su Moñas, sulle correnti d’aria e sul monitoraggio delle cavità con neve e ghiaccio

La campagna PICOS 2026 si è svolta dal 1° al 21 agosto nel settore Castil–Tortorios–Moñas–Urriello del Macizo Central dei Picos de Europa, nelle Asturie. Secondo il resoconto di Zape Speleo riportato nel dossier di campagna, hanno partecipato 26 speleologi. Il lavoro ha aggiunto 1.024 metri di nuovi rilievi.

Il totale topografato nei settori indicati supera ora i 39 chilometri. È un dato di campagna che dovrà essere consolidato negli archivi topografici e nelle successive pubblicazioni tecniche. PICOS 2026 conferma comunque che l’area conserva numerosi obiettivi esplorativi aperti.

PICOS 2026 e le prosecuzioni nel settore Moñas

Il settore di Moñas è indicato come il fronte più promettente della campagna PICOS 2026. Le cavità M-15, M-3 e M-101 presentano prosecuzioni ancora aperte. Le squadre hanno inoltre segnalato correnti d’aria, nuovi pozzi e meandri da sviluppare.

In questo tipo di esplorazione l’aria è un indicatore operativo importante. La documentazione storica di Zape Speleo ricorda che, d’estate, una cavità alpina tende in genere a richiamare aria verso l’interno. Una bocca che soffia con temperature esterne elevate può quindi indicare un collegamento con aperture poste a quota maggiore. È una lettura utile per orientare la ricerca, non una dimostrazione di connessione tra due sistemi.

L’interpretazione delle correnti richiede misure ripetute. Direzione, velocità, temperatura esterna e interna, pressione e condizioni meteorologiche vanno registrate nello stesso punto e con protocolli comparabili. Solo così i segnali osservati durante PICOS 2026 potranno essere valutati nel tempo.

Torca del Valle del Agua e i dati del rilievo

La VA-1, Torca del Valle del Agua, è indicata con 9.797 metri di sviluppo ed è la cavità più estesa nella lista di campagna. Il confronto con il valore di 4.414 metri pubblicato dalla stessa realtà esplorativa nel 2009 mostra quanto sia cresciuta la porzione conosciuta e rilevata nel tempo.

Il confronto non descrive necessariamente un’espansione lineare della grotta. Può riflettere nuove vie, ricongiungimenti, riscoperta di rami, revisione dei dati e miglioramento della copertura topografica. La pagina storica di Zape Speleo riferisce anche una rete di tubi freatici alla quota di circa -900 metri, elemento che distingue questa cavità nel quadro di esplorazioni molto verticali.

PICOS 2026 si inserisce quindi in una ricerca di lungo periodo. La revisione di cavità già note resta parte centrale del metodo. Passaggi trascurati, deviazioni non percorse e modifiche delle condizioni interne possono riaprire obiettivi che in precedenza sembravano conclusi.

Carsismo dei Picos de Europa e grandi verticali

La prevalenza di pozzi profondi nei Picos de Europa ha una base geologica e idrogeologica precisa. I calcari carboniferi molto potenti costituiscono il principale acquifero carsico. Il loro spessore supera i 2 chilometri nella sintesi idrogeologica del Parco; altri studi richiamano un impilamento verticale di oltre 3 chilometri in alcuni assetti strutturali.

Conta anche il dislivello. Tra le cime e le incisioni dei fiumi possono esserci fino a 2.300 metri. Fratture, faglie e piani di sovrascorrimento guidano la circolazione sotterranea. Le intercalazioni silicoclastiche, meno permeabili, compartimentano l’acquifero. Limitano molti sviluppi orizzontali e favoriscono l’organizzazione verticale delle simas.

Nel Parco nazionale la ricarica avviene soprattutto per infiltrazione diretta ed è influenzata dalla neve. Le barriere silicoclastiche condizionano la direzione dei flussi, orientati in prevalenza verso nord. Questo inquadramento aiuta a leggere i risultati di PICOS 2026 senza trasformare ipotesi locali in conclusioni generali.

Farfáu de la Viña, neve e ghiaccio nelle cavità

Il dossier richiama l’ipotesi di drenaggio verso la sorgente del Farfáu de la Viña, nel bacino del Cares. La fonte storica del gruppo segnala una colorazione positiva delle acque del settore Castil alla sorgente, posta a circa 8 chilometri in linea d’aria. Per altre cavità e sifoni vengono invece avanzate connessioni per prossimità, quote e lettura delle topografie.

La distinzione è essenziale. Una colorazione positiva fornisce un’evidenza diretta del collegamento idrologico tra il punto immesso e la risorgenza. La continuità ipotizzata per sistemi vicini resta un modello da sottoporre a nuove prove con traccianti, misure di portata e confronto tra eventi idrologici.

Durante PICOS 2026 sono state osservate minore disponibilità d’acqua, ritiro di neve e ghiaccio e ampliamento di sale glaciali. Queste osservazioni meritano attenzione. Le grotte ghiacciate dei Picos sono sensibili ai regimi termici e alle precipitazioni nivali. Studi sul clima della Spagna riportano perdite di masse di ghiaccio in cavità dei Picos e collegano il fenomeno a temperature più alte, minore neve e variazioni degli eventi piovosi.

Una sola campagna non basta per dimostrare una tendenza climatica. Servono serie di misure. Un programma essenziale dovrebbe prevedere fotografie da capisaldi fissi, rilievi periodici di neve e ghiaccio, datalogger di temperatura e umidità, misure della portata alle sorgenti e annotazione delle condizioni meteorologiche. PICOS 2026 può così offrire una base utile per un monitoraggio ripetibile.

Dati da verificare e prossime attività

I 1.024 metri di nuovi rilievi, gli oltre 39 chilometri complessivi e i dati di ogni singola cavità vanno attribuiti al resoconto PICOS 2026. La loro verifica richiederà il deposito o la consultazione delle topografie aggiornate. Anche il dato della VA-1 andrà letto insieme alla data di aggiornamento, al perimetro considerato e alle eventuali connessioni incluse.

Le priorità emerse sono chiare: avanzare nelle prosecuzioni di Moñas, controllare il valore di profondità della M-3, documentare le condizioni microclimatiche delle cavità e rafforzare le verifiche idrologiche nel bacino del Cares. Il settore Castil–Tortorios–Moñas–Urriello resta un laboratorio di esplorazione e di ricerca sul carsismo profondo dei Picos de Europa.

Fonti

PICOS 2026 — Dossier di ricerca

Campagna nel Macizo Central dei Picos de Europa: Castil–Tortorios–Moñas–Urriello

Oggetto. Analisi critica del resoconto di campagna 1–21 agosto 2026, con inquadramento geomorfologico, idrogeologico e conservazionistico.

Fonti e metodo. Il nucleo dei dati 2026 è il resoconto fornito dall’utente, attribuito alla pagina Picos General del blog Zape Speleo. La pagina ricostruisce anche la logica esplorativa storica del settore: esplorazione prevalentemente verticale, ricerca e interpretazione delle correnti d’aria, revisioni di vecchie vie e modello di drenaggio verso il Farfáu de la Viña. Il contesto scientifico è verificato con lavori di Università di Oviedo/IGME e guida IGME del Parco. I dati 2026, salvo dove indicato, sono quindi dati di campagna da considerare provvisori fino a pubblicazione di rilievi e catasto aggiornati.


1. Sintesi esecutiva

La campagna ha prodotto 1.024 m di nuovo rilievo topografico e ha portato il patrimonio documentato nei settori Castil–Tortorios–Moñas–Urriello a oltre 39 km di condotti. Hanno partecipato 26 speleologi, in periodi frazionati dal 1° al 21 agosto, provenienti da 11 gruppi di Spagna, Portogallo e Francia.

Il risultato più importante non è un nuovo grande record di profondità, ma l’apertura di un portafoglio di obiettivi coerenti con il modello del carsismo dei Picos:

  1. Moñas è il settore più dinamico. M-15 e M-3 restano apertamente in esplorazione; M-101 aggiunge una nuova verticale attiva; sei nuove entrate incrementano il potenziale di connessioni.
  2. Le correnti d’aria guidano le decisioni. La perdita, l’inversione o la riapparizione dell’aria viene usata per scegliere tra meandri, risalite, finestre e bypass di blocchi.
  3. Ghiaccio e neve sono una variabile esplorativa e ambientale. Assenza di nevai presso il campo, minore portata della Fuente del Valle del Agua e revisione di cavità storicamente ostruite da ghiaccio sono segnali osservativi rilevanti, ma non costituiscono da soli una serie climatica.
  4. La topografia modifica anche i valori “noti”. Il caso CZ-1/2, cresciuto da 319 a 589 m e da -169 a -191 m senza nuove prosecuzioni, mostra quanto bocche, precisione strumentale e chiusure topografiche possano cambiare il dato catastale.
  5. L’interesse idrogeologico resta alto. Il modello storico del gruppo mette in relazione Castil-Carbonal, Valle del Agua, Carnizoso, Piedras Verdes e Urriello con la sorgente del Farfáu de la Viña; questa è un’ipotesi sostenuta per parte del settore da colorazioni e coerenza topografica, ma le nuove connessioni non sono ancora dimostrate.

2. Contesto del Macizo Central

Perché i Picos producono simas così profonde

I Picos de Europa sono un carsismo alpino di calcari carboniferi, scolpito anche da glacialismo e intensa incisione fluviale. Nel Parco sono state riconosciute migliaia di cavità e centinaia di chilometri di condotti. La ricerca geologica attribuisce l’eccezionale concentrazione di grandi verticali a tre fattori combinati:

  • sovrapposizione tettonica di oltre 3 km di serie carbonatica;
  • fino a circa 2.300 m di dislivello tra le quote alte e gli alvei profondamente incisi;
  • decenni di documentazione speleologica sistematica.

Gli acquitardi silicoclastici, spesso molto inclinati o subverticali, compartimentano lateralmente l’acquifero carsico. Ne risulta una forte continuità verticale, favorevole a pozzi e simas profonde, ma una continuità laterale più limitata: per questo molti sistemi sono verticalmente spettacolari senza raggiungere gli sviluppi orizzontali di alcuni grandi carsismi alpini o cantabrici.

Cosa significa per la campagna 2026

Nel lessico operativo del rapporto:

  • torca: cavità/sima, normalmente a prevalente sviluppo verticale;
  • meandro: condotto stretto e tortuoso, spesso strutturalmente guidato;
  • P-40: pozzo di circa 40 m;
  • cabecera de pozo: testa del pozzo;
  • pasamanos: traverso attrezzato su corda;
  • ventana: apertura o livello sospeso che può dare accesso a un ramo;
  • cota -X: dislivello verticale rispetto alla quota di ingresso, non quota assoluta sul livello del mare;
  • sifone: tratto completamente allagato;
  • nevero: accumulo di neve persistente; non è automaticamente equivalente a ghiaccio di grotta.

La strategia descritta da Zape Speleo è tecnicamente coerente con questo ambiente: le fratture e i pozzi offrono accessi verticali; i meandri, le finestre e i punti d’aria sono i luoghi in cui cercare la continuità di rete. La revisione di vie date per chiuse è altrettanto importante della prospezione di nuove bocche.


3. Risultati per settore

Moñas

Cavità Dati 2026 Stato e interpretazione

M-15, Torca del Coterón de Moñas sviluppo 551 ? 617 m (+66 m); nuovi rami fino a -139 m; via storica a -146 m Una sequenza di pozzi conduce alla base di una grande verticale/chimenea >60 m. Il meandro di fondo pareva terminale, ma un passaggio superiore scoperto nell’ultimo giorno riapre l’esplorazione in un reticolo labirintico con flussi d’aria aspiranti ed espiranti. Ipotesi dichiarata: possibile collegamento a CT-1, con sistema potenziale di circa -999 m; non dimostrato.

M-3, Torca de las Moñas sviluppo totale 1.485 m; profondità massima -385 m; rami a -200, -281 e ramo attuale a circa -343 m La stretta prosecuzione bassa è stata superata da un “equipo mini”, che ha percorso ~100 m di meandro fino a una testa di pozzo. Finestre e traversi verso altri rami non hanno dato prosecuzioni. Una via storica è stata spinta a circa -281 m. È il principale target di profondità del settore Moñas.

M-101, Torca de la Jorcadina de las Moñas145 m di sviluppo; -108 m Forte corrente d’aria iniziale, temporaneamente persa in un tappo di blocchi e fango. Superato il tappo, nuovi pozzi portano a una sala con due opzioni: condotto discendente instabile e diaclasi diagonale alta percorribile con lavoro. Ramo genuinamente aperto.

M-103 non quantificato Bocca nota dal 2025, saggiata nel 2026; aria e qualche sviluppo.

M80 circa -30 m Pozzo nascosto con aria espirante che diventa aspirante al fondo. Le piccole bocche vicine con aria possono essere indizi di un sistema di interconnessioni superficiali.

Lettura speleogenetica. M-15 e M-3 non sono solo “cavità che continuano”: sono nodi in un’area dove l’aria suggerisce comunicazioni tra ingressi e quote diverse. In estate, secondo l’impostazione presentata dal gruppo, una bocca che espira con temperatura esterna elevata può comportarsi da ingresso basso connesso a aperture superiori; è un criterio euristico utile, da verificare con temperatura, pressione e morfologia, non una prova di connessione.

Jou de Castil e laderas

Cavità Dati 2026 Stato e interpretazione PC-31 nessuna nuova prosecuzione Riesaminata l’ultima incognita lasciata nel 2024; cavità disattrezzata. È un esempio di chiusura metodica di un obiettivo. PC-3 profondità raggiunta -63 m Riscoperta una cavità con importante tappo di ghiaccio. Un meandro sospeso, con forte aria, conduce a un P-40; l’aria si perde alla testa del pozzo. Risalite e traversi sopra, a metà e alla base non hanno ancora restituito una prosecuzione. Il fondo esplorato è sotto la quota del ghiaccio, stimata attorno a -40 m.

Significato. PC-3 segnala sia un potenziale di esplorazione oltre la barriera glaciale sia una vulnerabilità: in ambienti glacio-carsici, l’arretramento del ghiaccio può rendere fisicamente accessibili spazi prima ostruiti, ma può anche destabilizzare blocchi e sedimenti e trasformare il regime idrico e termico della cavità.

Valle del Agua e Carnizoso

Cavità / sistema Dati 2026 Stato e interpretazione VA-9, Cueva Valleyu dati metrici non ancora pubblicati Nuova cavità remota; l’ingresso è un meandro sospeso che approfondisce con dimensioni non esigue. Obiettivo appena avviato. CZ-1 e CZ-2 sviluppo 319 ? 589 m (+270 m); profondità -169 ? -191 m (+22 m) Riesplorazione di cavità con neve/ghiaccio interno in diminuzione. Le sale profonde di ghiaccio risultano ampliate, ma non sono state trovate nuove prosecuzioni. Il rapporto attribuisce prudenzialmente il salto di dati anche a differenze tra bocche e al rilievo elettronico: non va letto automaticamente come 270 m di nuova scoperta.


4. Sistemi principali e scala dei dati

Quadro dichiarato nel rapporto 2026

Sistema o cavità Sviluppo Profondità / rami terminali Nota Piedras Verdes (PC-26) 3.043 m -1.165 m; sifone -22 m, quindi -1.187 m Uno dei grandi obiettivi verticali del settore. Sistema Castil–Carbonal (PC-15–CT-14) 4.786 m -1.019 m; sifone -9 m, quindi -1.028 m Sistema idrogeologicamente centrale nel modello del gruppo. Torca del Valle del Agua (VA-1) 9.797 m rami a -468, -906, -925, -974 m Il maggiore sviluppo nella lista di campagna. Torca de la Pared de Carbonal (CT-1) 7.781 m rami a -331, -378, -993, -956 m Possibile riferimento per M-15; nessuna connessione confermata. Sistema de Carnizoso (CZ-3–VA-5) 4.130 m -687 m Sistema distinto da CZ-1/2. Torca de las Moñas (M-3) 1.485 m -385 m; rami a -200, -281 e ~-343 m in esplorazione Il valore “-3343 m” nel testo fornito è manifestamente un refuso: contesto e frase precedente indicano circa -343 m. Torca del Coterón de Moñas (M-15) 617 m -146 e -139 m In esplorazione.

La somma dei soli sette sistemi elencati è 31.639 m. Il totale di “oltre 39 km” per i settori comprende quindi almeno 7.361 m ulteriori di cavità minori, rami e sistemi non inclusi nella lista sintetica. Questa differenza è normale in un inventario di settore e non è un’incoerenza.

Cosa dicono i confronti storici

Il sito Zape Speleo registra per VA-1, nel 2009, 4.414 m di sviluppo a -900 m e ricorda la presenza di una rete di tubi freatici attorno a -900 m. Il dato 2026 di 9.797 m mostra quindi, sul lungo periodo, più del raddoppio della lunghezza topografata. Il confronto è utile per misurare la crescita esplorativa, non per desumere automaticamente un aumento della cavità fisica: la grotta non “si è allungata”, è aumentata la sua parte conosciuta e rilevata.

La letteratura scientifica colloca il contesto in una delle maggiori concentrazioni mondiali di simas profonde. Uno studio del 2017 riporta che, nei Picos, il 14% delle simas oltre 1 km allora considerate a scala mondiale ricadeva nel massiccio; il dato è storico e non va trasformato in una classifica attuale senza un aggiornamento globale omogeneo.


5. Idrogeologia: aria, acqua e possibili connessioni

Il modello Farfáu de la Viña

La pagina storica di Zape Speleo afferma che una colorazione ha dato esito positivo alla surgencia del Farfáu de la Viña, nel Río Cares, a circa 8 km in linea d’aria dall’area descritta. Il gruppo propone che Sistema Castil–Carbonal, Carnizoso, Piedras Verdes, Valle del Agua e Torca Urriello drenino, totalmente o in parte, verso quell’asse di recapito.

Il modello è geologicamente plausibile nel quadro di un acquifero carsico ad alta energia verticale e di sorgenti a bassa quota, ma va espresso correttamente:

  • una colorazione positiva dimostra una connessione idraulica tra punto di immissione e punto di restituzione nelle condizioni del test;
  • prossimità geografica, quote e analogie topografiche rafforzano un’ipotesi, ma non sostituiscono un test di tracciamento per ogni cavità;
  • un sifone terminale non identifica di per sé la sorgente finale; può essere un tratto locale di un percorso più lungo.

Correnti d’aria: valore e limiti

L’aria è il “tracciante” operativo più immediato della campagna. Il rapporto usa tre segnali:

  1. aria forte in un ingresso o meandro: priorità esplorativa;
  2. perdita dell’aria in un tappo o in un pozzo: ricerca del bypass, ad esempio in alto in una chimenea o dietro blocchi;
  3. aria aspirante/espirante in punti diversi: possibile differenza di quota e connessione tra bocche.

L’interpretazione deve però incorporare meteo, ciclo diurno, temperatura esterna, volume della cavità e geometria delle aperture. Per trasformare un indizio in dato robusto sarebbero utili serie di temperatura, umidità, pressione e velocità/direzione dell’aria alle bocche, correlate con la meteorologia esterna.


6. Ghiaccio, neve e cambiamento ambientale

Il resoconto 2026 registra tre osservazioni dirette:

  • nessun nevaio vicino al campo e trasporto d’acqua a spalla dalla Fuente del Valle del Agua;
  • riduzione percepita della portata della sorgente;
  • riesame di simas con neve/ghiaccio interno, tra cui CZ-1/2 e PC-3, perché l’abbassamento dei ghiacci può aprire nuovi volumi.

Queste osservazioni sono importanti, ma una lettura scientificamente prudente richiede di separare meteo stagionale, bilancio nivale pluriennale e evoluzione del ghiaccio sotterraneo. Le cavità glaciali dei Picos sono oggetto di ricerca specifica e sono considerate archivi climatici fragili; una pubblicazione del 2025 tratta esplicitamente i loro cambiamenti negli ultimi quindici anni. Il dato di una singola campagna non consente tuttavia di quantificare un trend climatico locale né di attribuirne la causa.

Protocollo utile per le prossime campagne

  • Fotografare le fronti di ghiaccio dagli stessi punti fissi, con scala e coordinate.
  • Rilevare periodicamente quota e morfologia della superficie del ghiaccio con distanziometro/laser scanner o fotogrammetria.
  • Installare datalogger in aria e, dove appropriato, nel ghiaccio: temperatura, umidità e pressione.
  • Misurare la portata della Fuente del Valle del Agua con metodo replicabile e annotare data, precipitazioni, fusione nivale e ora.
  • Tenere separati in catasto: nuova prosecuzione, disostruzione di passaggio preesistente, correzione strumentale e revisione di collegamento tra bocche.
  • Valutare la stabilità di blocchi e sedimenti dopo il ritiro del ghiaccio prima di riattrezzare le vie.

7. Valutazione critica dei risultati

Punti forti

  • Esplorazione multi-obiettivo. La campagna non concentra risorse su un solo fondo: combina nuove bocche, grandi sistemi, revisioni e verifiche di ghiaccio.
  • Capacità di revisione. M-15, M-3 e PC-3 mostrano che una chiusura apparente può dipendere dalla prospettiva, dalla taglia del team, dall’attrezzatura o dalla lettura dell’aria.
  • Rilievo come risultato scientifico. I 1.024 m topografati sono un prodotto durevole, fondamentale per la comparazione interannuale e il modello idrogeologico.
  • Logistica cooperativa. L’uso di elicottero e la disponibilità delle strutture di Casa Cipriano hanno ridotto il peso dei trasporti; ciò permette di dedicare più tempo alle attività sotterranee, pur richiedendo gestione rigorosa dell’impatto ambientale.

Limiti e cautele

  • Le potenziali connessioni M-15–CT-1 e le destinazioni idrologiche sono ipotesi operative, non fatti acquisiti.
  • La profondità dei rami va riferita sempre alla singola bocca e alla topografia chiusa; una connessione non implica automaticamente il valore di profondità prospettato senza calcolare quote assolute e percorso del sistema.
  • Il dato CZ-1/2 include dichiaratamente possibili differenze dovute a bocche e tecnica di misura; non deve essere presentato come nuova esplorazione netta di 270 m.
  • La diminuzione di neve, ghiaccio o portata osservata nel 2026 è un segnale da documentare, non una prova autonoma di causalità climatica.

8. Domande d’esame / flashcard

  1. Perché i Picos de Europa ospitano molte simas profonde ma relativamente pochi sistemi molto lunghi?
    Per la potente serie calcarea e il grande dislivello topografico, che favoriscono lo sviluppo verticale, mentre acquitardi subverticali compartimentano lateralmente l’acquifero e limitano la continuità orizzontale.
  2. Che cosa indica una corrente d’aria in una cavità alpina?
    Può indicare una comunicazione con altri volumi o bocche e guidare la ricerca di prosecuzioni; da sola non dimostra una connessione né la direzione del drenaggio idrico.
  3. Qual è il risultato numerico principale della campagna 2026?
    1.024 m di nuovi rilievi e oltre 39 km complessivi topografati nei settori considerati.
  4. Quali sono i principali obiettivi aperti a Moñas?
    M-15, M-3 e M-101, oltre alle nuove bocche M-103 e M80.
  5. Perché CZ-1/2 richiede prudenza nell’interpretazione?
    L’aumento di sviluppo e profondità è associato al ritiro del ghiaccio, ma il rapporto segnala anche differenze tra bocche e maggiore precisione del rilievo elettronico, senza nuove prosecuzioni trovate.
  6. Che cosa rende importante la sorgente del Farfáu de la Viña?
    È il recapito indicato da una colorazione per parte delle acque del settore ed è centrale nel modello di drenaggio verso il Río Cares.
  7. Quale cavità ha il maggior sviluppo nella lista 2026?
    Torca del Valle del Agua (VA-1), con 9.797 m.
  8. Che errore editoriale è presente nel testo fornito?
    Il valore “-3343 m” attribuito al ramo in esplorazione di M-3 è incoerente con il testo e va letto con ogni probabilità come “circa -343 m”.

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  • Acquifero della Riviera Maya: CINDAQ trasforma il rilievo di Ox Bel Ha in una rete di dati
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Acquifero della Riviera Maya: CINDAQ trasforma il rilievo di Ox Bel Ha in una rete di dati

September 19th 2026 at 14:00

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Dalla speleosubacquea alla gestione dell’acquifero carsico del Quintana Roo, il lavoro coordinato da Sam Meacham integra riesplorazione, GIS, droni e ricerca idrologica

Il rilievo speleosubacqueo nella Riviera Maya non è più soltanto la rappresentazione di una successione di condotti sommersi. Nel sistema di Ox Bel Ha, nel Quintana Roo messicano, il dato raccolto in immersione viene collegato a cenotes, uso del suolo, foresta e infrastrutture. L’obiettivo è comprendere meglio l’acquifero della Riviera Maya e rendere leggibile un ambiente che, dalla superficie, resta in gran parte invisibile.

L’impostazione è al centro del lavoro di CINDAQ, Centro Investigador del Sistema Acuífero de Quintana Roo. L’organizzazione, fondata da Sam Meacham nel 2000, dichiara di facilitare la ricerca, promuovere l’educazione e sostenere la conservazione delle risorse naturali e culturali associate a cenotes e fiumi sotterranei del Quintana Roo. Il caso di Ox Bel Ha mostra come l’esplorazione possa produrre informazioni utili anche oltre il perimetro della grotta.

CINDAQ e il rilievo digitale di Ox Bel Ha

L’articolo “Data for Divers”, pubblicato nel 2020 da InDepth, descrive il passaggio verso una documentazione digitale integrata. Linee di rilievo, profondità, fotografie, annotazioni di campagna, dati geospaziali, immagini aeree e modelli tridimensionali possono essere sovrapposti e interrogati nello stesso progetto. La mappa resta un prodotto essenziale, ma diventa anche la base per interpretare la posizione dei condotti rispetto alle trasformazioni della superficie.

La storia esplorativa di Ox Bel Ha risale agli anni Novanta. Le prime attività furono in larga misura autofinanziate. La nascita di CINDAQ rese possibile raccogliere fondi e strutturare progetti di ricerca, educazione e conservazione. Oggi il gruppo collega la documentazione del sistema con iniziative nell’area di Ox Bel Ha, nella riserva della biosfera di Sian Ka’an e in altri contesti del Quintana Roo.

La posta in gioco non riguarda solo la lunghezza dei passaggi. Nella penisola dello Yucatán l’idrografia superficiale è limitata. Le precipitazioni ricaricano l’acquifero attraverso la matrice calcarea porosa, le fratture, le fessure e i cenotes. I condotti esplorabili costituiscono quindi una parte, molto visibile per i subacquei, di un acquifero della Riviera Maya più esteso e complesso.

Resurvey: controllare le linee storiche

Il riesame dei rilievi precedenti, o resurvey, è una delle attività centrali del programma. Non serve soltanto a ottenere dati più recenti. Permette di verificare collegamenti, correggere scostamenti locali, aggiornare i riferimenti GPS e riportare annotazioni su morfologia, geologia e navigazione.

Nel 2018 CINDAQ dichiarava 18 chilometri di rilievi complessivi a Ox Bel Ha: 12 chilometri di nuova esplorazione e 6 di riesame. Nel 2019 l’attività raggiunse 80 chilometri, composti da 30 chilometri di nuovi passaggi e 50 chilometri di linee già esistenti ricontrollate. Nei primi 14 giorni del gennaio 2020 furono riportati 8,445 chilometri di resurvey e 11,277 chilometri di nuove esplorazioni.

Il valore del controllo emerge anche sul piano territoriale. Ripercorrere settori frequentati anni prima consente di individuare lead non sviluppati, verificare dati storici e tornare in zone rese più accessibili da nuovi percorsi terrestri. Le nuove strade possono facilitare la logistica, ma sono anche un indicatore della pressione insediativa in un’area dove sviluppo, qualità delle acque e integrità delle cavità sono strettamente collegati.

I risultati pubblicati da CINDAQ per il 2023 riportano 47,434 chilometri di linee riesaminate, 26,136 chilometri di passaggi allora non noti e dieci nuovi ingressi nel sistema. Alla fine di quell’anno la lunghezza rilevata confermata di Ox Bel Ha era indicata in 496,804 chilometri. Il rapporto 2025 segnala che il resurvey può avvicinarsi al completamento, senza chiudere il capitolo dell’esplorazione: restano numerosi rami da verificare e un sistema sotterraneo dinamico da documentare.

MNemo, Ariane e GIS per l’acquifero della Riviera Maya

La digitalizzazione del rilievo utilizza MNemo, uno strumento che viene fissato alla sagola tra due punti di ancoraggio. Durante il percorso registra lunghezza, profondità o inclinazione e direzione. I dati possono essere trasferiti nel software Ariane, che consente di costruire una stick map tridimensionale e visualizzarla su base satellitare.

Secondo le specifiche del produttore, MNemo dichiara una precisione di 10 centimetri per la profondità, dello 0,5% più o meno 3,6 centimetri per la lunghezza e di 1,5 gradi per la direzione. L’errore di chiusura atteso è intorno all’1%. Si tratta di specifiche dello strumento, non di una garanzia applicabile in modo automatico a ogni rilievo. Calibrazione, riferimenti iniziali affidabili, interferenze magnetiche, esecuzione in acqua e revisione dei dati restano decisivi.

Nell’intervista del 2020 Meacham riferiva una poligonale superiore a 5 chilometri con un errore di chiusura inferiore all’1%. Il dato dimostra il potenziale operativo della procedura nel contesto descritto. L’importazione delle linee storiche in Ariane permette inoltre di confrontare rilievi realizzati in epoche diverse e di limitare le trascrizioni manuali.

Il progetto impiega anche GIS, ArcGIS, GPS, droni e fotogrammetria. Le ortofoto georeferenziate permettono di osservare il cambiamento della superficie. I modelli 3D dei passaggi possono essere messi in relazione con la topografia e con i dati aerei. Video a 360 gradi e sistemi di visualizzazione immersiva hanno una funzione distinta: aiutano a comunicare a proprietari, tecnici, ricercatori e amministratori ciò che non è direttamente osservabile dall’esterno.

Ox Bel Ha e la dinamica dell’acquifero costiero

Lo studio del 2024 pubblicato in Geophysical Research Letters chiarisce perché la conoscenza dell’acquifero della Riviera Maya richieda dati raccolti anche dentro le cavità. Ricercatori di USGS e CNR-IRSA hanno installato strumenti idroacustici e altri sensori in un condotto di Ox Bel Ha, accessibile dal Cenote Bang, per osservare le alocline che separano acqua dolce, salmastra e salata.

L’indagine si è svolta tra marzo e agosto 2018. Gli strumenti hanno documentato la risposta della colonna d’acqua alle maree e alle precipitazioni. Durante la tempesta tropicale Carlotta, il 16 giugno, furono misurati 226 millimetri di pioggia giornaliera nella stazione meteorologica di riferimento. La velocità del flusso nello strato salmastro aumentò fino a 0,19 metri al secondo verso il mare. La sua salinità salì da un livello di fondo di circa 2 psu fino a 4,4 psu.

Il risultato è rilevante perché una pioggia intensa non ha prodotto soltanto un semplice addolcimento dell’acquifero. Lo studio non ha trovato evidenza di un rimescolamento verticale attraverso l’aloclino sufficiente a spiegare l’aumento di salinità. Gli autori propongono invece un modello di mescolamento laterale tra i condotti, dove l’acqua si muove più rapidamente, e la matrice calcarea circostante. Lo spostamento verticale differenziale delle alocline aumenterebbe l’area di contatto tra masse d’acqua con salinità diverse.

Questa interpretazione ha conseguenze per l’uso potabile e irriguo dell’acqua, per gli ecosistemi anchialini e per lo studio dei cicli del carbonio e del metano. L’aumento della salinità oltre 3 psu può rendere l’acqua non idonea al consumo e all’irrigazione. Il fenomeno va valutato insieme alla crescita della domanda idrica, all’innalzamento del livello marino, agli eventi meteorologici intensi e alle modifiche dell’uso del territorio.

La mappa come infrastruttura di conoscenza

Il caso CINDAQ indica un cambiamento di prospettiva nella speleosubacquea. La sequenza parte dalla linea di sagola e dal rilievo di un ramo. Prosegue con l’archivio geospaziale, l’interpretazione idrologica e la restituzione pubblica dei dati. Arriva infine alla possibilità di sostenere decisioni più informate sulla tutela dell’acquifero della Riviera Maya.

Il modello può essere utile anche in altri territori carsici. Servono protocolli coerenti, metadati completi, sistemi di riferimento dichiarati, controllo di qualità e archivi durevoli. Occorre inoltre ponderare la pubblicazione di informazioni sensibili sulle cavità, per evitare che la conoscenza destinata alla tutela aumenti la vulnerabilità dei siti. In questo quadro, la quantità di chilometri rilevati resta importante, ma il risultato più utile è la capacità di trasformare misure verificabili in conoscenza territoriale e ambientale.

Fonti

L’articolo del 2020 documenta un passaggio cruciale nella speleosubacquea della Riviera Maya: il rilievo non è più soltanto una carta di condotti, ma una piattaforma di dati per capire, visualizzare e proteggere l’acquifero carsico costiero del Quintana Roo. CINDAQ, guidata da Sam Meacham, integra riesplorazione, strumenti digitali, GIS, droni, fotogrammetria e media immersivi per collegare il mondo sotterraneo alle trasformazioni rapide della superficie.[1][2]

Ho preparato il dossier di ricerca completo in formato Markdown scaricabile: il dossier su Data for Divers, CINDAQ e l’acquifero della Riviera Maya.

Risultati principali

Dal “nuovo ramo” al dato territoriale

Il contributo più rilevante del progetto CINDAQ non è solo l’estensione di Ox Bel Ha, ma la creazione di un archivio geospaziale che combina linee di grotta, profondità, fotografie, note di campagna, immagini aeree, dati di superficie e modelli 3D. Questa impostazione consente di mostrare a proprietari, ricercatori e decisori la relazione tra cenotes, condotti, foresta, infrastrutture e sviluppo urbano.[1]

L’articolo di Menduno ricorda che l’esplorazione iniziale di Ox Bel Ha negli anni Novanta fu in gran parte autofinanziata. Meacham fondò CINDAQ nel 2000 per rendere possibili finanziamenti, ricerca, educazione e conservazione con un’organizzazione formalmente riconosciuta. Oggi la missione dichiarata di CINDAQ resta facilitare la ricerca e sostenere la tutela delle risorse naturali e culturali associate a cenotes e fiumi sotterranei del Quintana Roo.[1][2]

Perché il resurvey conta

Il riesame delle linee storiche è una parte strutturale del progetto, non un’attività secondaria. Nel 2018 CINDAQ riportava 18 km di rilievi totali — 12 km di nuova esplorazione e 6 km di resurvey — mentre nel 2019 i rilievi salirono a 80 km, dei quali 50 km erano linee esistenti riesaminate e 30 km nuove esplorazioni. Nei primi 14 giorni di gennaio 2020 il gruppo dichiarava ulteriori 8,445 km riesaminati e 11,277 km nuovi.[1]

Questo permette di:

  • confrontare misure storiche e attuali;
  • correggere errori locali che possono deformare porzioni estese della carta;
  • sfruttare una georeferenziazione GPS più accurata;
  • aggiornare note su geologia, morfologia e navigazione;
  • ritornare in settori poco frequentati, spesso accessibili grazie a nuovi percorsi terrestri;
  • individuare lead precedentemente trascurati e nuove connessioni fra rami.

Già nel rapporto CINDAQ 2022, il programma avviato nel 2018 aveva riesaminato oltre 233 km di passaggi esistenti, circa l’85% di ciò che si conosceva all’avvio del resurvey; nello stesso periodo erano stati esplorati oltre 115 km di nuovi passaggi e Ox Bel Ha raggiungeva 435,805 km rilevati.[3]

Tecnologie impiegate

Strumento Funzione Valore nel progetto MNemo Registra distanza lungo sagola, profondità/inclinazione e direzione Riduce trascrizioni manuali e rende il rilievo più veloce e standardizzabile Ariane’s Line Importa, processa e visualizza i dati in mappe 3D Collega rilievi nuovi e storici e permette sovrapposizioni con basi satellitari GPS, GIS e ArcGIS Georeferenziazione e analisi territoriale Fa dialogare sottosuolo, cenotes, sviluppo e dati ambientali Droni e ortofoto Documentazione ad alta risoluzione della superficie Evidenzia cambiamenti dell’uso del suolo, cenotes e infrastrutture Fotogrammetria Modelli tridimensionali di passaggi e ambienti Integra geometria dei volumi con il rilievo lineare Video 360° / AR Comunicazione immersiva del paesaggio sotterraneo Rende il sistema comprensibile a non subacquei e decisori

MNemo si aggancia alla sagola fra un tie-off e l’altro: il produttore dichiara una precisione di 0,5% sulla lunghezza, 10 cm sulla profondità, 1,5° sull’heading e un errore di chiusura atteso attorno all’1%. I dati vengono poi trasferiti in Ariane, che costruisce una stick map 3D e la sovrappone a cartografia satellitare.[4]

Nell’intervista del 2020 Meacham indicava un test significativo: una poligonale di oltre 5 km con errore di chiusura inferiore all’1%. Il dato va inteso come risultato operativo contestuale, non come garanzia assoluta: accuratezza e qualità rimangono dipendenti da calibrazione, corretta esecuzione, assenza di interferenze magnetiche, tie-in affidabili e controllo dei dati.[1][4]

Acquifero: il vero oggetto

Il punto più importante dell’articolo è che la grotta mappata non coincide con l’acquifero. I condotti conosciuti sono le parti direttamente esplorabili di un sistema più vasto, composto anche da matrice calcarea porosa, fratture, fessure e vie di flusso non accessibili.

Nella penisola dello Yucatán, dove non esiste una rete superficiale di fiumi comparabile a quella di molte regioni temperate, l’acqua meteorica filtra nella roccia e alimenta l’acquifero. In prossimità della costa, acqua dolce, salmastra e marina formano un estuario sotterraneo carsico stratificato. I condotti agiscono come vie di trasporto rapide; per questo la qualità dell’acqua e gli effetti degli scarichi o delle trasformazioni urbanistiche non possono essere interpretati soltanto osservando ciò che si vede in superficie.[5]

Questa lettura è coerente con il materiale del progetto sulle aree carsiche: doline, grotte, sorgenti e assenza o scarsità di idrografia superficiale sono indicatori di un territorio in cui infiltrazione e circolazione sotterranea dominano il comportamento delle acque. La conoscenza speleologica diventa quindi indispensabile anche per gestione delle risorse e prevenzione dell’inquinamento.[6]

Riscontro scientifico recente

La ricerca successiva conferma quanto fosse lungimirante il programma di documentazione di CINDAQ. Uno studio del 2024 in Geophysical Research Letters ha installato strumenti idroacustici in un condotto di Ox Bel Ha, presso Cenote Bang, per osservare la dinamica delle alocline tra acqua dolce, salmastra e salata.[5]

Il risultato più importante è controintuitivo: durante precipitazioni intense l’acquifero non si “addolcisce” necessariamente. Nel caso della tempesta tropicale Carlotta, l’aumento della pioggia provocò un incremento della velocità di flusso verso mare e la salinità dello strato salmastro passò da circa 2 psu fino a 4,4 psu. Gli autori propongono che il fenomeno dipenda soprattutto da un mescolamento laterale tra condotti e matrice calcarea, innescato dallo spostamento differenziale delle alocline, più che dalla sola miscelazione verticale nel condotto.[5]

Questo ha implicazioni dirette per:

  • qualità dell’acqua potabile e irrigua;
  • intrusione e salinizzazione marina;
  • effetti di tempeste e variazioni climatiche;
  • ecosistemi anchialini;
  • cicli del carbonio e del metano;
  • gestione di un territorio costiero con crescente pressione antropica.

La serie di dati USGS su Ox Bel Ha e Cenote Crustacea documenta proprio proprietà della colonna d’acqua e record idrologici e chimici raccolti tra dicembre 2013 e gennaio 2015, rendendo disponibili dati riutilizzabili per lo studio dell’acquifero costiero.[7]

Il modello è trasferibile ad altri territori carsici, purché si mantengano protocolli di rilievo e controllo qualità, metadati completi, riferimenti geodetici coerenti, un archivio durevole e regole ponderate per la diffusione delle informazioni relative a cavità vulnerabili. Il successo non dipende dalla quantità di immagini o di chilometri rilevati, ma dalla capacità di trasformare dati verificabili in conoscenza utile per la conservazione.[1][2][5]

Fonti
[1] Data for Divers: Mexican Explorers Go Digital to Chart Riviera … https://indepthmag.com/data-for-divers-mexican-explorers-go-digital-to-chart-riviera-maya/
[3] Home – Cindaq https://www.cindaq.org/en/
[4] [PDF] CINDAQ 2022 Annual Report https://2001convention-uch.ngo/wp-content/uploads/2025/03/CINDAQ_AR-2022.pdf
[5] MNemo • Cave Survey Data Acquisition – Ariane’s Line https://www.arianesline.com/mnemo/
[6] Hydroacoustic Observations Reveal Drivers of Mixing and Salinization of a Karst Subterranean Estuary During Intense Precipitation https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2024GL109993
[8] Water column properties and temporal hydrologic and chemical records from flooded caves (Ox Bel Ha and Cenote Crustacea) within the coastal aquifer of the Yucatan Peninsula, Quintana Roo, from December 2013 to January 2015 https://www.usgs.gov/data/water-column-properties-and-temporal-hydrologic-and-chemical-records-flooded-caves-ox-bel-ha
[9] Winter Workshop Set for Mexico—An International … – InDEPTH https://indepthmag.com/winter-workshop-set-for-mexico-an-international-gathering-for-the-global-cave-diving-community/
[10] Tren Maya is on the Wrong Track! An Update. – InDEPTH https://indepthmag.com/tren-maya-is-already-impacting-water-resources-and-the-caves/
[11] SAVE THE CENOTES! – InDEPTH https://indepthmag.com/stop-the-riviera-maya-train/
[12] La plus vaste caverne sous-marine du monde court sur 524 … – GEO https://www.geo.fr/environnement/la-plus-vaste-caverne-sous-marine-du-monde-court-sur-524-kilometres-sa-biodiversite-est-menacee-229732
[13] InDEPTH: A Technical & Professional Diving Magazine https://indepthmag.com/
[14] About Us – InDEPTH Magazine https://indepthmag.com/about-us/
[15] MNemo | Ariane’s Line | Cave Survey Software | 3D Cave … https://www.arianesline.com/
[16] Realizado por: https://www.cindaq.org/wp-content/uploads/2024/06/CINDAQ-InformePublico-2023-ES.pdf
[17] Ariane’s Line | Shop https://www.arianesline.com/shop/
[18] Underwater Cave Reports https://uwcaves.org/
[19] The Destruction of Underwater Caves by the “Tren Maya” project https://www.uw360.asia/the-destruction-of-sac-aktun-underwater-cave-by-the-tren-maya-project/
[20] Hydrological and chemical records from the flooded Ox Bel Ha cave … https://catalog.data.gov/dataset/hydrological-and-chemical-records-from-the-flooded-ox-bel-ha-cave-system-in-the-yucat-2015
[21] HarvestStat Africa – Harmonized Subnational Crop Statistics for Sub-Saharan Africa https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12022251/
[22] Global Roadkill Data: a dataset on terrestrial vertebrate mortality caused by collision with vehicles https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11958749/
[23] An avifaunal checklist of the Zanskar Region, Ladakh Himalaya, India https://www.threatenedtaxa.org/index.php/JoTT/article/view/9288
[24] [XML] USGS.72e6c9dc-9d44-4c80-9360-b6f4e656b40a.xml https://data.usgs.gov/datacatalog/metadata/USGS.72e6c9dc-9d44-4c80-9360-b6f4e656b40a.xml
[25] Temporal hydrologic and chemical records from the Ox Bel Ha cave … https://catalog.data.gov/dataset/temporal-hydrologic-and-chemical-records-from-the-ox-bel-ha-cave-network-within-the-c-2016
[26] Hurricane Ingrid and Tropical Storm Hanna’s effects on the salinity of … https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/ldB3zrq7/
[27] Microsoft Word – Kovacs_Shawn_E_201708_PhDv2.docx https://macsphere.mcmaster.ca/bitstream/11375/21974/2/Kovacs_Shawn_E_201708_PhDThesis.pdf
[28] Late Holocene mangrove development and onset of sedimentation in the Yax Chen cave system (Ox Bel Ha) Yucatan, Mexico: Implications for using cave sediments as a sea-level indicator https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0031018215004186
[29] The effect of seasonal rainfall on nutrient input and biological productivity in the Yax Chen cave system (Ox Bel Ha), Mexico, and implications for ?XRF core studies of paleohydrology https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0031018219301889
[30] A survey of groundwater quality in Tulum region, Yucatan … http://members.unine.ch/philippe.renard/articles/saintloup2018.pdf
[31] CINDAQ 2024 Annual Report https://www.cindaq.org/en/news/cindaq-2024-annual-report/
[32] Prepared by: https://www.cindaq.org/wp-content/uploads/2024/02/CINDAQ-PublicReport-2023-EN-compressed.pdf
[33] Cindaq: Home https://www.cindaq.org/

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  • Nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi: il monitoraggio estivo protegge le colonie riproduttive
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Nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi: il monitoraggio estivo protegge le colonie riproduttive

September 19th 2026 at 13:00

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Foto di copertina di Francesco Grazioli

Nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, censimenti mirati, ascolto degli ultrasuoni e tutela dei rifugi aiutano a proteggere le femmine e i piccoli nella fase più delicata dell’anno.

Nursery dei pipistrelli: perché luglio è un mese sensibile

Le nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi sono colonie riproduttive formate soprattutto da femmine. In estate vi partoriscono e allevano i piccoli. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna svolge ogni luglio il censimento delle colonie, scegliendo lo stesso periodo per rendere i dati confrontabili negli anni e per seguire una fase biologica ben definita.

Una nursery non è un semplice punto di presenza. È un rifugio che può condizionare il successo riproduttivo di una parte rilevante della popolazione locale. Il disturbo può indurre gli animali a spostarsi, separare la colonia o rendere più difficile l’allevamento dei giovani. Per questa ragione il Parco indica che i controlli devono essere ridotti al minimo, sia nel numero di visite sia nella loro intensità. [web:13]

Le nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi non riguardano soltanto le grotte. Le specie possono scegliere cavità e fessure negli alberi, ambienti ipogei, sottotetti, ruderi, ponti e altri manufatti. La varietà dei rifugi richiede quindi una gestione che coinvolga bosco, edifici e cavità sotterranee. Anche una manutenzione ordinaria può richiedere una verifica preventiva, se svolta nel periodo riproduttivo e in un luogo potenzialmente usato dai chirotteri.

Monitoraggio chirotteri nelle Foreste Casentinesi

Il censimento diretto delle colonie è affiancato dal monitoraggio bioacustico. I bat detector registrano gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli durante l’ecolocalizzazione. I segnali vengono poi analizzati per descrivere presenza e attività delle specie lungo transetti o in stazioni di ascolto.

Il rapporto tecnico sul monitoraggio faunistico 2024 del Parco, citato nel dossier di studio, riporta 607 chilometri di transetti, due stazioni di ascolto e 1.127 contatti complessivi. Di questi, 1.093 sono stati attribuiti con certezza a livello di specie. Nel solo 2024 sono state riconosciute con certezza 16 specie. Il pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus) è risultato il più contattato nei transetti standardizzati, con 427 contatti, seguito dal pipistrello albolimbato (P. kuhlii) con 248 e dal pipistrello di Savi (Hypsugo savii) con 219.

Il dato va letto con prudenza. Un contatto acustico indica un passaggio o un’attività rilevata, non il conteggio automatico di un individuo. Inoltre, i segnali non hanno tutti la stessa probabilità di essere registrati. Generi come Plecotus e Rhinolophus, per caratteristiche delle loro emissioni, possono essere meno rappresentati da un rilevamento basato soltanto sull’acustica. Per questo le nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi richiedono l’integrazione tra bat detector, ricerca dei rifugi e osservazioni dirette condotte da specialisti.

Boschi maturi e rifugi riproduttivi

La presenza di alberi maturi e di microhabitat forestali è centrale per molte specie. Cavità del tronco, fessure, scortecciamenti e legno morto in piedi possono offrire rifugi diurni o riproduttivi. Il valore di questi elementi non dipende solo dal singolo albero: conta anche la continuità di un mosaico forestale che permetta agli animali di alternare rifugi, aree di alimentazione e corridoi di spostamento.

Nel quadro dei dati pluriennali richiamati nel dossier, le Foreste Casentinesi ospitano specie di alto interesse conservazionistico, fra cui il barbastello (Barbastella barbastellus), il miniottero (Miniopterus schreibersii) e varie specie di vespertili e rinolofi. Una sintesi ISPRA segnala inoltre una colonia riproduttiva di circa 140 vespertili di Bechstein (Myotis bechsteinii) e una di circa 200 rinolofi maggiori (Rhinolophus ferrumequinum), oltre a una colonia svernante di circa 600 rinolofi maggiori.

Questi numeri chiariscono perché la localizzazione puntuale di una nursery sia un’informazione sensibile. Conoscere il rifugio serve alla gestione, non alla sua diffusione pubblica. La programmazione di tagli forestali, cantieri, manutenzioni e accessi in grotta può così evitare le fasi più vulnerabili del ciclo annuale.

Tutela delle nursery e Direttiva Habitat

La protezione delle nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi si colloca anche in un quadro europeo. L’articolo 12 della Direttiva Habitat 92/43/CEE impone agli Stati membri un regime di rigorosa tutela per le specie elencate nell’Allegato IV. Il testo vieta, fra l’altro, la perturbazione deliberata durante riproduzione, allevamento, ibernazione e migrazione, oltre al deterioramento o alla distruzione dei siti di riproduzione e delle aree di riposo. [web:14]

In pratica, una colonia rinvenuta in un edificio o in un ambiente sotterraneo non dovrebbe essere rimossa, isolata dall’esterno o disturbata senza una valutazione competente. Il monitoraggio conserva quindi una funzione operativa: trasforma l’osservazione naturalistica in dati utili per prevenire impatti e adottare misure compatibili con le specie.

Per la comunità speleologica il tema riguarda soprattutto la pianificazione degli accessi. Le cavità possono svolgere funzioni differenti nel corso dell’anno. Un sito usato per la riproduzione richiede cautele diverse da un rifugio occasionale o da una cavità senza presenze rilevate. La tutela delle nursery dei pipistrelli nelle Foreste Casentinesi passa anche dalla collaborazione tra Ente Parco, chirotterologi, gestori forestali, proprietari di edifici e frequentatori del territorio.

Fonti

https://www.facebook.com/share/1CBALJwAX4/?mibextid=wwXIfr

Le nursery estive dei pipistrelli costituiscono uno dei nodi centrali per la conservazione della chirotterofauna nelle Foreste Casentinesi: localizzarle e controllarle con metodi prudenti permette di proteggere le femmine e i giovani proprio durante la fase più vulnerabile del ciclo riproduttivo. Ho preparato anche una guida di studio completa in Markdown, con dati, quadro normativo, limiti metodologici e domande di ripasso.

Risultato della ricerca

Nel mese di luglio il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi svolge il censimento delle colonie riproduttive. Le femmine si aggregano in nursery per partorire e allevare il piccolo; a seconda della specie possono usare cavità degli alberi, grotte e altri ambienti ipogei, nonché case, ruderi e ulteriori manufatti. Il Parco sottolinea che i sopralluoghi sono necessari alla tutela, ma devono restare ridotti al minimo per numero e intensità delle visite.[1]

La ragione conservazionistica è molto concreta: sapere dove si trovano i rifugi e in quale stagione sono occupati permette di programmare lavori forestali, manutenzioni edilizie, accessi alle cavità e attività turistiche evitando la fase di riproduzione e allevamento. La Direttiva Habitat vieta espressamente sia il disturbo deliberato durante riproduzione, allevamento, ibernazione e migrazione sia il deterioramento o la distruzione dei siti riproduttivi e dei luoghi di riposo.[2]

Il valore delle Foreste Casentinesi

Il contesto del Parco è particolarmente favorevole ai chirotteri per la grande continuità forestale, la presenza di boschi maturi, alberi con microhabitat, corsi d’acqua, aree aperte e strutture antropiche utilizzabili come rifugi. Il rapporto di monitoraggio 2024 ricorda inoltre che gli alberi morti in piedi e i boschi strutturalmente complessi sono correlati alla diversità delle comunità di pipistrelli.[3]

Nel 2024 il monitoraggio bioacustico del Parco ha registrato: Indicatore Risultato Transetti percorsi 607 km Giornate di rilevamento 11 Contatti totali 1.127 Contatti attribuiti con certezza a una specie 1.093 Specie identificate con certezza nel 2024 16 Pipistrello nano 427 contatti nei transetti, circa 38% Pipistrello albolimbato 248 contatti, circa 22% Pipistrello di Savi 219 contatti, circa 19% Barbastello 41 contatti Miniottero 27 contatti

Il monitoraggio bioacustico è arrivato al nono anno consecutivo nel 2024; considerando le campagne svolte nel tempo, il Parco dispone di 11.310 record e di 19 specie identificate con certezza mediante la sola bioacustica.[3]

Una sintesi ISPRA, che considera un monitoraggio pluriennale e metodologie complementari, indica invece 21 specie censite nelle Foreste Casentinesi. La differenza rispetto alle 19 specie bioacusticamente confermate non è incoerente: la ricerca diretta dei rifugi, i censimenti delle colonie e altre tecniche possono rilevare specie più difficili da intercettare con il solo bat detector.[4]

Metodi e cautele

Il monitoraggio non equivale a “entrare nelle colonie”: si basa su un approccio integrato e a basso impatto.

  • I bat detector trasformano gli ultrasuoni dell’ecolocalizzazione in segnali registrabili e analizzabili; consentono di stimare presenza, attività e, spesso, specie.
  • I transetti, ripetuti nel tempo, consentono confronti standardizzati tra anni e aree.
  • I controlli nei rifugi antropici possono essere realizzati di giorno, con torcia e fotografia, evitando la cattura degli animali.
  • Nei rifugi ipogei i sopralluoghi devono essere programmati in funzione della stagione, limitando accessi e permanenza.
  • Un contatto acustico non corrisponde necessariamente a un individuo: rappresenta soprattutto una rilevazione di presenza o attività.

Il rapporto del Parco richiama un limite rilevante: specie con emissioni deboli, molto direzionali o ad alta frequenza, fra cui soprattutto i generi Plecotus e Rhinolophus, possono essere sottostimate dalle sole registrazioni acustiche.[3]

Nursery e gestione concreta

I dati sulle colonie diventano strumenti decisionali. Nelle Foreste Casentinesi e nella Vena del Gesso Romagnola vengono impiegati per adattare le attività forestali, turistiche ed eventualmente estrattive alle esigenze delle specie; la localizzazione delle colonie consente di evitare disturbi nelle finestre stagionali più delicate e di gestire edifici, ruderi, miniere e cavità come risorse per la biodiversità.[4]

Tra i dati più significativi riportati per le Foreste Casentinesi figurano una colonia riproduttiva di circa 140 vespertili di Bechstein, una di circa 200 rinolofi maggiori e una colonia svernante di circa 600 rinolofi maggiori. Questi numeri mostrano quanto un singolo rifugio possa essere decisivo per la conservazione locale di una specie.[4]

I pipistrelli sono inoltre predatori di insetti e contribuiscono al controllo naturale delle popolazioni di artropodi: nelle aree forestali, agricole e rurali ciò si traduce in un servizio ecosistemico concreto. In Italia le specie di pipistrelli sono insettivore e la tutela dei loro rifugi contribuisce quindi anche al funzionamento degli ecosistemi.[4]

Fonti
[1] Nursery nella foresta – Parco Nazionale Foreste Casentinesi https://www.parcoforestecasentinesi.it/it/news/nursery-nella-foresta
[3] 31992L0043 https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/1992/43/oj?locale=it
[5] [PDF] Chirotteri – Parco Nazionale Foreste Casentinesi https://www.parcoforestecasentinesi.it/sites/default/files/Monitoraggio%20chirotteri%202024%20-%20Modificato.pdf
[6] [PDF] sinergie per la biodiversità: conservazione dei chirotteri in … – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files/reticula/articolo40-06.pdf
[7] [PDF] Projects 2008 https://www.miteco.gob.es/content/dam/miteco/es/ministerio/servicios/ayudas-subvenciones/ayudas-subvenciones-antes-de-migracion/20082_tcm30-87691.pdf
[8] LIFE 3.0 – LIFE Project Public Page https://webgate.ec.europa.eu/life/publicWebsite/project/LIFE08-NAT-IT-000369/gypsum-protection-and-management-of-the-habitats-linked-to-the-chalky-formations-of-the-emilia-romagna-region
[9] Towards the new Checklist of the Italian Fauna https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc
[10] Notulae to the Italian native vascular flora: 11 https://italianbotanist.pensoft.net/article/68048/download/pdf/
[11] New data about Chiropterofauna of the “Monte Pellegrino” Nature Reserve (Palermo, Italy) https://www.e3s-conferences.org/articles/e3sconf/pdf/2021/41/e3sconf_apeem2021_01001.pdf
[12] [PDF] 2024 – Parco Nazionale Foreste Casentinesi https://www.parcoforestecasentinesi.it/sites/default/files/Parco%20Crinali%20DIC.2024%20web%20s.pdf
[13] Calabrian Native Project: Botanical Education Applied to Conservation and Valorization of Autochthonous Woody Plants https://www.scipublications.com/journal/index.php/rjees/article/download/387/329
[14] [PDF] Monitoraggio della Chirotterofauna nel Parco Nazionale delle … https://www.parcoforestecasentinesi.it/sites/default/files/chirotteri_2016_REV02.pdf
[15] I pipistrelli del Parco sul nuovo WebGIS https://www.parcoforestecasentinesi.it/it/news/i-pipistrelli-del-parco-sul-nuovo-webgis
[16] [PDF] zps it5180004 – Parco Nazionale Foreste Casentinesi https://www.parcoforestecasentinesi.it/sites/default/files/ZPS_IT5180004%20OK.pdf
[17] 459 http://www.venadelgesso.it/assets/i-gessi-di-brisighella-e-rontana—azione-a2-progetto-life-gypsum.pdf
[18] I GESSI DI MONTE MAURO https://fsrer.it/site/wp-content/uploads/2019/06/gessimontemauro.pdf
[19] Vena del Gesso Romagnola https://www.parchiromagna.it/pdf/Rivista1-2013.pdf
[20] INDIRIZZI E PROTOCOLLI PER IL MONITORAGGIO https://www.centroregionalechirotteri.org/download/Monitoraggio_stato_conservazione_chirotteri_Italia_settentrionale.pdf
[21] il progetto https://www.fondazionevillaghigi.it/wp-content/uploads/2019/05/Storie-Naturali-10.pdf
[22] Indici-Sottoterra.xlsx https://www.gsb-usb.it/site/wp-content/uploads/2020/07/Indici-Sottoterra.xlsx
[23] [PDF] L’AZIONE A.2 DEL PROGETTO LIFE+ “GYPSUM” NELLE GROTTE … http://www.venadelgesso.it/mm/23.pdf
[24] Ecosistemi, boschi e servizi ecosistemici https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=13928.pdf
[25] La conservazione del patrimonio naturale e paesaggistico mediante la valorizzazione dei servizi ecosistemici offerti dal territorio: considerazioni generali e casi di studio https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=13931.pdf
[26] TESTO consolidato: 31992L0043 — IT — 01.01.2007 – EUR-Lex https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:01992L0043-20070101
[27] Habitats Directive in northern Italy: a series of proposals for habitat definition improvement https://plantsociology.arphahub.com/article/102894/download/pdf/
[28] 31992L0043 – IT – EUR-Lex https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:31992L0043
[29] Relevant habitats neglected by the Directive 92/43 EEC: the contribution of Vegetation Science for their reappraisal in Sicily https://plantsociology.arphahub.com/article/78920/download/pdf/
[30] TESTO consolidato: 31992L0043 — IT https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:01992L0043-20250714
[31] Raccolta della giurisprudenza – EUR-Lex https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:62019CJ0473
[32] 62021CJ0432 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:62021CJ0432
[33] C_2018213IT.01000101.xml https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52018XC0618(01)
[34] B DIRETTIVA 2009/147/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E … https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:02009L0147-20190626
[35] I pipistrelli del Parco – Parco Nazionale Foreste Casentinesi https://www.parcoforestecasentinesi.it/it/news/i-pipistrelli-del-parco
[36] Chirotteri https://www.parcoforestecasentinesi.it/sites/default/files/Monitoraggio%20chirotteri%202023%20WEB.pdf
[37] Normative in materia di tutela faunistica che si applicano ai chirotteri https://www.mammiferi.org/wp-content/uploads/2018/07/normative_tutela_chirotteri-2.pdf
[38] Direttiva 92/43/CEE Habitat: Note, Documenti e Guide https://www.certifico.com/ambiente/documenti-ambiente/documenti-riservati-ambiente/direttiva-92-43-cee-habitat-note-documenti-e-guide

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Túnel de la Atlántida: il tubo lavico sommerso di Lanzarote racconta 21 mila anni di mare e clima

September 19th 2026 at 12:00

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Un nuovo studio su Túnel de la Atlántida ricostruisce le trasformazioni del livello marino relativo e degli ambienti costieri dal Tardo Pleistocene all’Olocene

Il Túnel de la Atlántida, il lungo tratto sommerso del sistema lavico di La Corona a Lanzarote, viene proposto come archivio geologico delle variazioni marine e ambientali avvenute tra la fine del Pleistocene e l’Olocene. Lo indica uno studio pubblicato nel 2026 su Geologica Acta, firmato da Javier Lario e da un gruppo di ricercatori di istituzioni spagnole e internazionali.

La ricerca integra sedimentologia, petrografia, mineralogia, isotopi stabili e geocronologia. L’obiettivo è leggere nelle pareti, nelle incrostazioni e nei sedimenti del condotto la successione degli eventi che hanno trasformato una cavità lavica subaerea in un ambiente oggi sommerso.

Il risultato interessa la speleologia vulcanica e la speleosubacquea. Offre anche nuovi elementi per studiare la risalita del livello marino relativo nell’Atlantico orientale dopo l’Ultimo Massimo Glaciale.

Túnel de la Atlántida e tubo lavico La Corona

Il Túnel de la Atlántida non è una grotta scavata dal moto ondoso. È la porzione sommersa di un tubo lavico generato dall’eruzione del vulcano La Corona, nel settore settentrionale di Lanzarote. Il condotto si formò quando una colata basaltica, protetta da una crosta solidificata, continuò a scorrere internamente e poi si drenò, lasciando una rete di gallerie.

La scheda dell’Inventario spagnolo dei luoghi di interesse geologico descrive il sistema La Corona-Atlántida come lungo oltre 7,6 chilometri. Gli ultimi 1,6 chilometri risultano oggi sotto il livello del mare. Le volte possono raggiungere 20 metri per 20 e il complesso è riconoscibile in superficie attraverso una successione di jameos, aperture prodotte dal collasso della volta. [web:13]

La nuova pubblicazione usa una definizione più focalizzata sul ramo sommerso. Il tratto studiato è indicato come il maggiore tubo lavico sommerso del mondo e viene riferito all’eruzione di La Corona durante l’Ultimo Massimo Glaciale. La distinzione è utile: il primato riguarda il settore inondato, mentre il sistema speleologico completo comprende anche le porzioni emerse note attraverso Cueva de los Verdes e Jameos del Agua. [web:7]

La cronologia della formazione del tubo resta un elemento centrale. La scheda IGME riporta un’età di circa 25 mila anni per l’eruzione, mentre lo studio collega la formazione al massimo glaciale. Si tratta di valori compatibili con una cavità nata quando il livello del mare era molto più basso di quello odierno, anche se le diverse stime richiedono di distinguere fra datazioni, margini di errore e specifica porzione del complesso considerata. [web:7][web:13]

Livello marino relativo nel Túnel de la Atlántida

L’elemento principale della ricerca riguarda la ricostruzione del livello marino relativo. Non coincide in modo automatico con il livello medio globale degli oceani. Esprime infatti la posizione del mare rispetto a una costa o a una cavità specifica, quindi può risentire anche di movimenti verticali locali, maree, moto ondoso e caratteristiche geomorfologiche dell’isola.

Gli autori ricostruiscono il passaggio dalla fase subaerea del tubo alla sua progressiva invasione marina. Le datazioni U-Th effettuate su rivestimenti di calcite bandata indicano una crescita degli speleotemi tra circa 15 e 14,4 mila anni fa. In quel periodo, corrispondente all’oscillazione calda Bølling-Allerød, il mare si trovava ancora sotto la quota del condotto in esame e la calcite poté formarsi in condizioni vadose, cioè non sommerse. [web:7]

Questa evidenza è importante perché mostra che una cavità vulcanica può conservare indicatori sedimentari e mineralogici di momenti diversi. Le forme primarie raccontano la dinamica della lava. I depositi secondari registrano invece infiltrazione, evaporazione, circolazione dell’acqua e ingresso del mare.

A circa 62 metri di profondità, presso il termine del Túnel de la Atlántida, i ricercatori descrivono una biocalcarenite matura con strutture epifreatiche e cementi marini. L’interpretazione proposta è compatibile con una fase di relativa stabilità del livello marino durante il Dryas recente. È un vincolo paleoambientale, non una quota assoluta da sovrapporre senza cautele a una curva eustatica globale. [web:7]

Sedimenti, incrostazioni e minerali

Nel settore mediano della galleria sono state osservate laminazioni da ripple tidali e fessure da disseccamento. La loro associazione suggerisce alternanze fra condizioni di sommersione, esposizione episodica e variazioni idrografiche all’inizio dell’Olocene. Il dato mette in evidenza il comportamento complesso di una cavità costiera confinata, dove l’energia del mare e la circolazione interna possono ridistribuire materiali e modificare il segnale sedimentario. [web:7]

Lo studio ha analizzato i campioni con diffrazione a raggi X, microscopia elettronica a scansione con microanalisi EDS, petrografia e misure di isotopi stabili del carbonio e dell’ossigeno. I valori isotopici generalmente positivi e le tessiture petrografiche sono interpretati come effetto di evaporazione, degassamento, ingressi marini intermittenti e microclimi aridi.

Tra i risultati mineralogici compare la motukoreaite, prodotta dall’alterazione del vetro basaltico in ambiente marino e anteriore ai carbonati datati. Gli autori la segnalano come prima occorrenza riportata di questo minerale in un ambiente di tubo lavico. [web:7]

Il caso del Túnel de la Atlántida mostra perché non sia corretto attribuire a un singolo sedimento marino il significato diretto di antico livello medio del mare. Una sabbia, un bioclasto o un deposito grossolano possono essere stati trasportati durante eventi energetici. La ricostruzione diventa più solida quando facies sedimentaria, posizione altimetrica, contesto geomorfologico, età del campione e indicatore biologico o mineralogico convergono.

Speleologia vulcanica e tutela del sito

Per la speleologia, il Túnel de la Atlántida conferma il valore dei tubi lavici come archivi geologici complessi. Nelle grotte carsiche la ricerca paleoclimatica ricorre spesso agli speleotemi carbonatici. In un sistema basaltico costiero, invece, il quadro include la morfologia della colata, il detrito vulcanico, le incrostazioni secondarie, gli apporti del mare e la biodiversità degli ambienti anquialini.

L’IGME attribuisce al geosito La Corona-Atlántida un valore scientifico molto alto. La scheda indica anche un’elevata suscettibilità al degrado antropico e una priorità di protezione alta. Il complesso ricade nel Monumento Naturale del Malpaís de La Corona e comprende il Sito di Interesse Scientifico di Jameos del Agua. [web:13]

Questi aspetti rendono necessario un approccio prudente. Le attività di rilievo e campionamento in un tubo sommerso devono documentare con precisione la posizione dei prelievi e limitare l’alterazione di sedimenti, croste e resti biologici. Fotogrammetria, rilievi tridimensionali e microcampionamenti possono contribuire a conservare il contesto stratigrafico che dà valore ai dati.

La ricerca amplia quindi il ruolo del Túnel de la Atlántida. La cavità non è soltanto una testimonianza della vulcanologia di Lanzarote. Diventa un luogo in cui la speleogenesi lavica, la deglaciazione, la dinamica marina e i cambiamenti paleoambientali possono essere letti nello stesso archivio sotterraneo.

Fonti

https://www.facebook.com/share/19WvQ9RBB9/?mibextid=wwXIfr

  • Lario, J.; Cheng, H.; Sánchez-Moral, S.; Martín-Pozas, T.; Fernández-Cortés, Á.; Cuezva, S.; Martín-González, E.; Pérez-Mejías, C.; Cañaveras, J. C. (2026), The Túnel de la Atlántida (Lanzarote, Canary Islands): reconstructing Late Pleistocene-Holocene sea-level and paleoenvironments changes inside the world largest underwater lava tube, Geologica Acta, vol. 24, pp. 1-26, DOI: 10.1344/GeologicaActa2026.24.12. URL: https://ddd.uab.cat/record/329300/
  • Geologica Acta, pagina dell’articolo. URL: https://revistes.ub.edu/index.php/GEOACTA/article/view/51979
  • Instituto Geológico y Minero de España, Inventario Español de Lugares de Interés Geológico, IC1011: Tubo volcánico pleistoceno del volcán de La Corona-La Atlántida. URL: https://info.igme.es/ielig/liginfo.aspx?codigo=ic1011
  • Lario, J. et al. (2023), Geomorphological and sedimentary features of an underwater lava tube: the Túnel de la Atlántida (Lanzarote, Spain), EGU General Assembly, abstract EGU23-6059. URL: https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2023EGUGA..25.6059L/abstract

Dossier di studio

The Túnel de la Atlántida (Lanzarote, Canary Islands): reconstructing Late Pleistocene–Holocene sea-level and paleoenvironmental changes inside the world’s largest underwater lava tube

Oggetto: lettura critica, contesto geologico e guida allo studio dell’articolo segnalato
Rivista: Geologica Acta, vol. 23 (2025)
Accesso indicato: https://revistes.ub.edu/index.php/GEOACTA/article/view/51979/47259
Stato dell’analisi: il testo del PDF non è stato tecnicamente indicizzato/estratto dal portale durante questa ricerca. Questo dossier separa quindi con rigore: (a) ciò che è esplicitamente dichiarato dal titolo e dalla sede editoriale, (b) il contesto scientifico verificabile, (c) le domande, i proxy e le interpretazioni che vanno controllati nelle sezioni Metodi–Risultati–Discussione del paper. Non attribuire agli autori risultati quantitativi che non sono qui direttamente verificati.


1. In breve: perché questo studio è importante

Il lavoro propone di usare il Túnel de la Atlántida, presso Lanzarote, come archivio naturale per ricostruire le variazioni del livello marino e dell’ambiente costiero tra Tardo Pleistocene e Olocene. Il valore della cavità è nella sua duplice natura: è un tubo lavico subaereo formatosi durante un’eruzione basaltica e, in seguito, un condotto il cui tratto terminale è stato invaso dal mare. In un sistema del genere, posizione, composizione, geometria e cronologia dei depositi possono registrare la trasgressione postglaciale, fasi di stazionamento del mare e modifiche delle condizioni marine costiere.

Non è dunque una “grotta marina” scavata dalle onde. È un paleocondotto lavico che ha interagito con il mare soltanto dopo la sua formazione. Questa distinzione è decisiva: la quota dei depositi e delle incrostazioni non equivale automaticamente alla quota del livello eustatico globale. Prima di ricavare una curva del mare occorre considerare età del tubo, quota attuale, battente d’acqua, moto ondoso, marea, possibile deformazione verticale locale e significato sedimentologico del deposito.

Il periodico che ospita il contributo, Geologica Acta, è una rivista internazionale di scienze della Terra in diamond open access, senza costi né per pubblicare né per leggere; il suo archivio identifica il fascicolo annuale 2025 come volume 23. La copertina del volume è inoltre dedicata a una scena lavica del Parco Nazionale di Timanfaya, a Lanzarote: un contesto insulare vulcanico particolarmente adatto a integrare speleologia lavica, geomorfologia costiera e Quaternario.


2. Il sito nel suo contesto

2.1 Lanzarote: un laboratorio vulcanico e costiero

Lanzarote è la più orientale delle Canarie e presenta un paesaggio costruito da vulcanismo basaltico, superfici relativamente aride e coste esposte all’Atlantico. A nord-est dell’isola, il complesso vulcanico del Monte Corona ha emesso colate che hanno sviluppato un sistema di tubi lavici. La parte emersa comprende la celebre Cueva de los Verdes; il proseguimento verso la costa e sotto il mare è noto come Túnel de la Atlántida.

L’espressione “largest underwater lava tube” nel titolo va letta con precisione: si riferisce alla grandezza del tratto di tubo lavico oggi sommerso/esplorabile sott’acqua, non necessariamente al più lungo sistema di grotte laviche complessivo del pianeta. Per confronto metodologico, il sistema della Cueva del Viento a Tenerife viene descritto in letteratura come lungo 18,5 km e formato circa 27.000 anni fa; ciò mostra quanto possano essere estesi e complessi i condotti lavici canari, ma non sostituisce i dati geometrici e cronologici specifici del Túnel de la Atlántida.

2.2 Genesi di un tubo lavico

Un tubo lavico si sviluppa quando una colata basaltica incanala il flusso sotto una crosta raffreddata. Il lava stream continua a scorrere isolato termicamente; quando l’eruzione diminuisce o termina, il drenaggio lascia una galleria. La morfologia interna può includere:

  • volta e pareti di basalto massivo o con croste di accrezione;
  • banconi laterali o terrazzi di lava;
  • colate di riflusso, lavacicles e gocce solidificate;
  • restringimenti, collassi locali, diramazioni e skylight;
  • sedimenti secondari introdotti dopo la genesi del tubo.

La cavità conserva quindi due tempi geologici diversi: il tempo vulcanico, scritto nelle pareti e nelle forme primarie, e il tempo post-vulcanico, scritto da gravità, alterazione, infiltrazione, organismi, vento e mare.

2.3 Dal condotto subaereo alla cavità sommersa

Dopo la formazione del tubo, un innalzamento relativo del livello del mare può raggiungere l’imbocco costiero e penetrare nella galleria. Se la quota del mare cambia, cambia anche il limite tra settori dominati da processi continentali/aerati e settori dominati da processi marini. Nel tubo possono quindi accumularsi, o essere rimaneggiati:

  • sabbie e ghiaie marine, con granuli basaltici, bioclasti o frammenti carbonatici;
  • livelli di tempesta e depositi di surge/onda, spesso più grossolani o caotici;
  • fanghi e sedimenti fini in zone a energia più bassa;
  • incrostazioni carbonatiche o biocostruzioni marine;
  • guano, detrito eolico o colluviale nei tratti rimasti asciutti;
  • resti biologici utili alla ricostruzione ambientale.

3. Domanda scientifica e modello concettuale

3.1 La domanda centrale

Il titolo indica un obiettivo composto: ricostruire sea-level e paleoenvironmental changes dal Tardo Pleistocene all’Olocene. Per riuscirci gli autori devono connettere una successione interna alla cavità con un quadro esterno di oscillazioni marine e cambiamenti ambientali. La catena inferenziale ideale è:

[
\text{facies/deposito} + \text{quota} + \text{età} + \text{indicatore ambientale}
\rightarrow \text{livello marino relativo e ambiente locale}
]

L’espressione corretta è soprattutto livello marino relativo (RSL, relative sea level): quello osservabile rispetto alla grotta e all’isola. Per trasformarlo in una stima del livello eustatico/globale occorre valutare e correggere eventuali movimenti verticali locali e contributi glacio-isostatici.

3.2 Finestra temporale

  • Tardo Pleistocene: fase finale dell’ultima epoca glaciale, comprensiva dell’Ultimo Massimo Glaciale e della successiva deglaciazione. In generale, grandi volumi d’acqua erano immagazzinati nelle calotte e il livello marino globale era molto più basso dell’attuale.
  • Transizione Pleistocene–Olocene: riscaldamento e fusione delle grandi calotte, con rapida risalita marina e possibile riorganizzazione degli ambienti litorali.
  • Olocene: l’interglaciale in corso; dopo l’innalzamento principale, il livello del mare si avvicina alla quota attuale ma può mostrare variazioni regionali e locali di minore ampiezza.

Per Lanzarote, un tubo che oggi è connesso al mare può conservare la soglia fisica della trasgressione: non il mare “globale” direttamente, bensì la storia della sua invasione in un particolare ambiente vulcanico costiero.

3.3 Ipotesi operativa da verificare nel paper

Un’ipotesi ragionevole, da controllare contro i risultati pubblicati, è che il passaggio da facies non marine o subaeree a facies marine e la loro posizione altimetrica documentino l’avanzata del mare nella cavità durante la deglaciazione e l’Olocene. Sequenze di erosione, rimaneggiamento o discontinuità possono indicare fasi di maggiore energia, oscillazioni del battente o hiatus deposizionali.

Attenzione: anche se un deposito è marino, non indica automaticamente il livello medio del mare. Un deposito di tempesta può essere trasportato ben al di sopra della linea di battigia, mentre un fango può accumularsi sotto il livello idrico in posizione protetta. Il paper dovrebbe pertanto esplicitare il suo indicative meaning: l’intervallo verticale rispetto al livello di marea che ciascun indicatore rappresenta.


4. Quali evidenze servono davvero

4.1 Rilievo e riferimento altimetrico

La robustezza della ricostruzione dipende innanzitutto dal rilievo. Occorrono planimetria e profilo longitudinale del tubo, sezioni trasversali, posizione degli ingressi, profondità del tratto sommerso e quota di ogni campione/deposito rispetto a un datum verticale noto. In un tubo sommerso, la quota deve includere incertezza strumentale e condizione di marea al momento della misura.

Una tabella critica da cercare nel paper è questa: Elemento Informazione necessaria Perché conta Punto di campionamento Coordinate/settore del tubo Ricostruisce l’ordine spaziale della successione Quota o profondità Datum, precisione, correzione marea Trasforma il deposito in indicatore RSL Tipo di deposito Facies, tessitura, strutture Separa alta energia, calma, origine marina/non marina Età Metodo, campione, errore Colloca l’evento nel tempo Interpretazione Intervallo verticale e processo Evita equivalenze indebite con il livello medio del mare

4.2 Sedimentologia e microfacies

Le chiavi per distinguere origine e ambiente comprendono granulometria, selezione, arrotondamento, composizione dei clasti, strutture sedimentarie e contatti fra livelli. In particolare:

  • un sedimento ben selezionato con componenti bioclastici può suggerire un apporto marino costiero;
  • livelli a ciottoli, conchiglie rotte o clasti eterometrici possono rispecchiare trasporto a energia elevata, incluse tempeste;
  • laminazioni fini e fauna bentonica compatibile con acque tranquille possono indicare una zona sommersa e riparata;
  • cenere, polvere eolica, guano o detrito basaltico angolare segnalano apporti non marini, ma non escludono rimaneggiamenti successivi;
  • superfici erosive e depositi poligenici possono registrare riattivazioni della dinamica marina.

In un ambiente basaltico è fondamentale separare il sedimento autoctono derivato dal disfacimento della volta da quello realmente introdotto dal mare. La semplice presenza di sabbia nera non prova una provenienza marina; servono contesto, distribuzione, strutture e componenti biologici/mineralogici.

4.3 Proxy paleoambientali

A seconda di ciò che il lavoro ha effettivamente analizzato, i principali proxy possibili sono: Proxy Informazione potenziale Limite da discutere Molluschi e altri macroresti marini Salinità, energia, habitat costiero Trasporto e rimaneggiamento post-mortem Foraminiferi/ostracodi Condizioni marine, profondità/energia relative Preservazione selettiva e provenienza alloctona Diatomee o microalghe Acque marine, salmastre o dolci Dissoluzione e contaminazione Granulometria Energia e modalità di trasporto Non è univoca senza facies e geometria Geochimica/mineralogia Origine del sedimento, alterazione, componente biogenica Segnale composito in ambiente basaltico DNA sedimentario o microfossili Comunità passate e condizioni ecologiche Estrema sensibilità a contaminazione e rimaneggiamento Tracce di erosione/incrostazioni Permanenza dell’acqua, circolazione, bioerosione Difficile traduzione in quota RSL puntuale

4.4 Cronologia: la parte che decide l’interpretazione

Il rapporto fra quota e data è il cuore del problema. Metodi plausibili, da verificare nel testo, sono:

  • radiocarbonio (AMS 14C): adatto a materiale organico, gusci carbonatici o altri campioni abbastanza giovani; richiede calibrazione e, per materiale marino, correzione dell’effetto serbatoio locale;
  • U–Th: potenzialmente adatto a carbonati secondari idonei, non al basalto in sé;
  • OSL/IRSL: può datare l’ultima esposizione alla luce di sedimenti quarzosi/feldspatici, se presenti e se il bleached signal è affidabile;
  • tefrocronologia o datazioni delle lave: delimitano l’età del condotto e forniscono vincoli stratigrafici, ma non datano automaticamente il momento dell’invasione marina;
  • correlazioni biostratigrafiche o paleoecologiche: utili come supporto, raramente risolutive da sole.

Un’età di un campione non coincide necessariamente con l’età della deposizione: conchiglie rimaneggiate, carbonio “vecchio”, materiale trasportato e ricristallizzazione sono rischi reali. Nel commento dell’articolo vanno cercati i controlli di qualità, gli intervalli di errore e l’eventuale modello età-profondità.


5. Come leggere risultati e figure

5.1 Checklist di lettura del paper

  1. Localizzazione e nomenclatura. Il sistema è trattato come unica cavità, come segmento sommerso della Cueva de los Verdes o come unità distinta? Quali tratti sono accessibili e campionati?
  2. Età del tubo. Quale cronologia del vulcanismo del Monte Corona viene adottata? È un dato nuovo o tratto da letteratura precedente?
  3. Rilievo. Le quote sono riferite al livello medio marino, a una marea istantanea, a un datum nazionale o a una profondità subacquea?
  4. Facies. Le unità sedimentarie sono descritte con una colonna stratigrafica? Esistono foto, sezioni e contatti chiari?
  5. Campioni. Quali materiali sono stati datati? Per quale ragione questi materiali sono ritenuti in situ?
  6. Calibrazione. Per 14C marino: quale curva e quale reservoir correction sono stati usati? Per OSL: come viene trattato il bleaching?
  7. Significato altimetrico. Gli autori forniscono un range, non un solo valore, per la quota del paleo-livello marino?
  8. Confronto regionale. I dati sono messi in relazione con terrazzi marini, beachrock, paleodune, altri archivi canari o curve RSL dell’Atlantico nord-orientale?
  9. Incertezze. Sono propagati gli errori di quota, età, ambiente deposizionale e deformazione verticale?
  10. Conclusione. La ricostruzione parla di livelli, intervalli, eventi di energia o tendenze? Una formulazione prudente è indice di buona inferenza.

5.2 Come leggere un diagramma età–quota

Se il paper mostra punti datati su un grafico con tempo sull’asse orizzontale e quota/profondità sull’asse verticale, ogni punto dovrebbe essere letto come un vincolo, non come una misura assoluta di eustasia. Per esempio, un organismo marino datato in situ a una quota definita può delimitare l’esistenza di acqua marina in un certo intervallo verticale a quella data. Non dimostra necessariamente che il livello medio del mare coincidesse esattamente con quel punto.

Un risultato convincente richiede convergenza: facies compatibile, indicatore ecologico con range noto, campione non rimaneggiato, quota ben rilevata e data robusta. Più linee di evidenza indipendenti concordano, più stretta può essere la ricostruzione.

5.3 Formula concettuale delle incertezze

Una semplificazione utile è:

[
\sigma_{RSL}^2 \approx \sigma_{quota}^2 + \sigma_{indicatore}^2 + \sigma_{marea/onda}^2 + \sigma_{movimento\ verticale}^2
]

Non è necessariamente la formula applicata dagli autori, ma ricorda che l’incertezza finale non deriva soltanto dal GPS o dal profondimetro. Il contributo dell’indicative range e delle condizioni idrodinamiche può essere dominante in una cavità costiera.


6. Questioni interpretative specifiche del Túnel

6.1 Vantaggi dell’archivio sotterraneo

  • Protezione relativa dai processi erosivi che cancellano molti indicatori costieri a cielo aperto.
  • Geometria confinata: il tubo può intrappolare e preservare sedimentazione marina o transizioni nette.
  • Possibilità di correlare le quote lungo una galleria con morfologia primaria ben riconoscibile.
  • Potenziale continuità tra settore subaereo, zona di battente e tratto sommerso.
  • Valore per ricostruire insieme geologia, idrodinamica e paleoecologia in un microambiente definito.

6.2 Limiti e possibili bias

  • Il tubo non è una vasca immobile: onde, maree, surge e correnti possono trasportare sedimento lontano dall’ingresso.
  • Le cavità vulcaniche possono produrre grandi quantità di detrito basaltico locale, confondendo i segnali clastici.
  • Eventi estremi possono lasciare depositi ad alta quota senza rappresentare il livello medio del mare.
  • La disponibilità di organismi databili e il loro stato tafonomico condizionano fortemente la cronologia.
  • La subsidenza o il sollevamento dell’isola, anche se modesti, diventano rilevanti su scale pleistoceniche.
  • L’accesso speleosubacqueo limita densità e ripetibilità del campionamento, imponendo protocolli rigorosi.

6.3 Cosa renderebbe il contributo particolarmente innovativo

Il paper sarebbe metodologicamente molto forte se combinasse: rilievo 3D ad alta precisione; stratigrafia delle facies; analisi microfaunistiche/mineralogiche; più metodi di datazione; e un modello quantitativo di RSL con incertezze esplicite. L’innovazione non consisterebbe solo nell’ambientazione spettacolare, ma nel dimostrare che un tubo lavico sommerso può essere un archivio calibrabile delle trasformazioni costiere quaternarie.


7. Connessioni con speleologia e conservazione

7.1 Speleologia vulcanica

Questo caso amplia la nozione di cavità come archivio ambientale. Nelle grotte carsiche le registrazioni paleoclimatiche sono spesso affidate a speleotemi e sedimenti clastici; nei tubi lavici, la litologia basaltica e l’assenza di grandi sistemi carbonatici spostano l’attenzione su morfologie vulcaniche, materiale introdotto dall’esterno e interazioni costa–mare. La lettura speleogenetica resta indispensabile: soltanto conoscendo la genesi primaria si distingue ciò che è originario della colata da ciò che è sedimentato molto dopo.

7.2 Speleosubacquea e qualità del dato

Un’indagine in un tubo sommerso presenta problemi particolari: sicurezza, navigazione in ambiente confinato, torbidità generata dal passaggio, documentazione fotografica/scansione, precisione di profondità e campionamento minimamente invasivo. La qualità scientifica dipende anche dal protocollo di campo: una traccia topografica non georeferenziata, una quota riferita a marea incerta o un campione prelevato senza osservazione del contesto perdono gran parte del loro potere interpretativo.

7.3 Tutela

Sedimenti, incrostazioni e resti biologici di una cavità sommersa sono risorse finite. Il prelievo deve essere proporzionato alla domanda scientifica, completamente documentato e, se possibile, integrato con tecniche non distruttive: fotogrammetria, sonar/scansione, microcampionamento e monitoraggio. La divulgazione dovrebbe evitare di trasformare il primato dimensionale in un invito a frequentazioni non regolamentate: il valore vero del sito è la sua integrità stratigrafica.


8. Glossario essenziale

Termine Definizione operativa Tubo lavico Condotto lasciato dal drenaggio di una colata lavica incanalata sotto una crosta solidificata Trasgressione marina Avanzata relativa del mare sulla terraferma, spesso associata a innalzamento del RSL Regressione marina Arretramento relativo del mare, per abbassamento del RSL o sollevamento della terra RSL Livello del mare relativo a una specifica costa/sito, influenzato da eustasia e movimenti verticali locali Eustasia Variazione globale del livello del mare, principalmente legata a volume dell’acqua oceanica e bacini Indicative meaning Relazione nota tra un indicatore e una fascia verticale rispetto al livello di marea Facies Insieme delle caratteristiche di un deposito che ne indica processo e ambiente di formazione Tafonomia Studio dei processi che alterano e trasferiscono resti biologici dal momento della morte al ritrovamento Rimaneggiamento Erosione e rideposizione di materiale più antico in un deposito più giovane Effetto serbatoio marino Apparente invecchiamento delle età radiocarboniche di organismi marini rispetto all’atmosfera


9. Domande per ripasso o journal club

  1. Perché il Túnel de la Atlántida non deve essere interpretato come una grotta marina di abrasione?
  2. Quali passaggi servono per passare da un deposito marino datato a una stima di livello marino relativo?
  3. Che differenza c’è tra quota di un livello di tempesta e quota del livello medio del mare?
  4. Perché l’età di una conchiglia può non coincidere con l’età di deposizione del sedimento che la contiene?
  5. Quali componenti dell’incertezza RSL dovrebbero essere dichiarati in uno studio di questo tipo?
  6. In che modo la geometria confinata di un tubo lavico è al tempo stesso un vantaggio e una fonte di bias?
  7. Quali osservazioni permettono di distinguere detrito di volta basaltico da apporto marino?
  8. Quali dati sono indispensabili per confrontare il record del tubo con una curva regionale di livello marino?
  9. Perché per il radiocarbonio di un campione marino è importante l’effetto serbatoio?
  10. Quali strategie di tutela sono compatibili con la necessità di campionamento scientifico?

10. Flashcard

D: Che cos’è il Túnel de la Atlántida?
R: Il tratto sommerso di un sistema di tubo lavico basaltico costiero di Lanzarote, usato come potenziale archivio delle interazioni tra cavità e mare.

D: Qual è la differenza fondamentale fra tubo lavico e grotta marina?
R: Il primo nasce dal drenaggio della lava; la seconda è principalmente scavata dall’azione marina. Nel Túnel il mare modifica/riempie un condotto preesistente.

D: Che cosa significa RSL?
R: Relative sea level: quota del mare rispetto a una determinata costa o sito, non il solo livello globale.

D: Qual è la catena inferenziale dello studio?
R: Deposito e facies + quota + età + indicatore ecologico ? vincolo sul livello marino relativo e sull’ambiente.

D: Perché un deposito marino non indica sempre il livello medio del mare?
R: Può derivare da onde, tempeste o trasporto in ambiente confinato, e quindi registrare una fascia idrodinamica diversa dal livello medio.

D: Quale errore bisogna evitare con un 14C su conchiglia?
R: Trattarla automaticamente come data di deposizione senza valutare rimaneggiamento ed effetto serbatoio marino.

D: Qual è il vantaggio del tubo come archivio?
R: Può proteggere e intrappolare sedimenti costieri in una geometria confinata, potenzialmente meglio di una costa esposta.

D: Qual è il principale limite?
R: Il sedimento può essere redistribuito da dinamica marina e confuso con detrito vulcanico locale.


11. Fonti e verifica

Fonte primaria da leggere

  • Articolo segnalato: The Túnel de la Atlántida (Lanzarote, Canary Islands): reconstructing Late Pleistocene-Holocene sea-level and paleoenvironmental changes inside the world´s largest underwater lava tube, PDF open access: https://revistes.ub.edu/index.php/GEOACTA/article/view/51979/47259

Fonti di contesto consultate

  • Archivio ufficiale di Geologica Acta: https://revistes.ub.edu/index.php/GEOACTA/issue/archive — identifica il volume 23 come annata 2025 e descrive la rivista come diamond open access.
  • Pagina ufficiale della rivista: https://revistes.ub.edu/index.php/GEOACTA — definisce il periodico una rivista internazionale di scienze della Terra e presenta la copertina 2025 riferita a Timanfaya, Lanzarote.
  • Díez et al. (2024), Microbiological exploration of the Cueva del Viento lava tube system in Tenerife, Canary Islands, Environmental Microbiology Reports: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11033209/ — usata esclusivamente per il confronto generale sui grandi tubi lavici canari (Cueva del Viento: 18.500 m; età indicata circa 27 ka).
  • Carracedo et al. (2017), Assessing qualitative long-term volcanic hazards at Lanzarote Island (Canary Islands), Natural Hazards and Earth System Sciences: https://www.nat-hazards-earth-syst-sci.net/17/1145/2017/nhess-17-1145-2017.pdf — contesto sul vulcanismo storico e attivo di Lanzarote.

Nota finale di metodo

Per trasformare questo dossier in una vera scheda bibliografica dell’articolo è necessario estrarre dal PDF: autori, DOI, area e schema di campionamento, metodi analitici, risultati datati, quote di riferimento, figure e conclusioni. Fino a tale verifica, cifre, età e ricostruzioni specifiche non vanno citate come risultati del paper.

L'articolo Túnel de la Atlántida: il tubo lavico sommerso di Lanzarote racconta 21 mila anni di mare e clima proviene da Scintilena.

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