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Grotta di Fumane: un nuovo studio ricostruisce l’alimentazione dei primi Homo sapiens arrivati in Europa

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La Grotta di Fumane conferma il suo ruolo di sito chiave per lo studio dei primi Homo sapiens in Europa. Una ricerca pubblicata su Scientific Reports ricostruisce le strategie di sussistenza adottate nel Protoaurignaziano e il loro adattamento ai cambiamenti climatici di circa 42.000 anni fa.

La Grotta di Fumane offre nuove informazioni sul Protoaurignaziano

La Grotta di Fumane, situata ai piedi dei Monti Lessini, in provincia di Verona, continua a fornire dati fondamentali per comprendere la diffusione dei primi Homo sapiens nel continente europeo. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports analizza le occupazioni protoaurignaziane della cavità e ricostruisce le modalità con cui i gruppi umani affrontavano la ricerca del cibo in un periodo caratterizzato da rapide variazioni climatiche.

La ricerca, condotta da Ana B. Marín-Arroyo, Gabriele Terlato, Marco Vidal-Cordasco e Marco Peresani, combina dati archeozoologici, nuove datazioni al radiocarbonio e modelli paleoambientali per delineare il rapporto tra le comunità umane e l’ambiente alpino dell’Italia settentrionale. (Nature?)

Le datazioni collocano Homo sapiens tra 42.000 e 37.750 anni fa

Le nuove analisi cronologiche indicano che la Grotta di Fumane fu frequentata dai primi Homo sapiens tra circa 42.000 e 37.750 anni fa. Le datazioni confermano inoltre una breve sovrapposizione cronologica tra le ultime occupazioni uluzziane e quelle protoaurignaziane, elemento importante per comprendere la fase di transizione tra Neanderthal e uomini anatomicamente moderni nella penisola italiana.

Secondo gli autori, gli insediamenti si svilupparono durante differenti fasi climatiche, comprese quelle associate all’evento freddo noto come Heinrich Event 4, dimostrando la capacità delle popolazioni di adattarsi a condizioni ambientali in continuo cambiamento. (Nature?)

Alimentazione basata su stambecchi e camosci nella Grotta di Fumane

L’analisi di quasi 13.000 reperti faunistici mostra che la caccia era concentrata soprattutto su stambecchi e camosci, specie tipiche degli ambienti montani circostanti. Gli animali venivano probabilmente abbattuti nelle aree vicine alla grotta e trasportati al suo interno per la lavorazione e il consumo.

Le evidenze archeozoologiche indicano occupazioni stagionali, concentrate prevalentemente tra la tarda primavera e l’estate. L’insieme dei resti animali suggerisce un paesaggio caratterizzato da clima freddo, ampi spazi aperti e boschi distribuiti in modo discontinuo.

Lo studio evidenzia anche la presenza di carnivori, piccoli mammiferi e uccelli, offrendo una ricostruzione dettagliata dell’ecosistema frequentato dai primi gruppi di Homo sapiens. (Nature?)

Adattamento ambientale e diffusione dei primi Homo sapiens

Uno degli aspetti più significativi della ricerca riguarda il confronto tra la produttività biologica del territorio e le strategie di approvvigionamento alimentare.

Gli studiosi hanno utilizzato modelli di produttività primaria netta (NPP) per confrontare la Grotta di Fumane con altri siti italiani contemporanei. I risultati mostrano che le risorse disponibili nell’area prealpina variavano sensibilmente rispetto alle regioni mediterranee e che i gruppi protoaurignaziani furono in grado di adattare rapidamente il proprio comportamento alle condizioni locali.

Questa flessibilità rappresenta uno dei fattori che possono aver favorito la rapida espansione di Homo sapiens in Europa durante il Paleolitico superiore iniziale. (Nature?)

La Grotta di Fumane continua a essere un riferimento per la ricerca preistorica

Da oltre trent’anni la Grotta di Fumane rappresenta uno dei siti archeologici più importanti per lo studio della transizione tra Paleolitico medio e Paleolitico superiore. Gli scavi hanno restituito livelli attribuiti al Musteriano, all’Uluzziano, al Protoaurignaziano e al Gravettiano, permettendo di seguire l’evoluzione delle popolazioni umane in un arco cronologico di migliaia di anni.

Le nuove analisi rafforzano il valore scientifico della cavità veronese, confermandone il ruolo come archivio naturale per comprendere le modalità con cui i primi Homo sapiens riuscirono a colonizzare ambienti diversi, adattandosi ai cambiamenti climatici e sfruttando in modo efficace le risorse disponibili.

Fonti

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Grotta di Fumane: un nuovo studio ricostruisce l’organizzazione degli insediamenti tra Neanderthal e Homo sapiens

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La ricerca sulla Grotta di Fumane mostra come focolari, aree di attività e gestione dello spazio siano cambiati durante il passaggio dal Paleolitico medio al Paleolitico superiore, offrendo nuovi elementi sull’evoluzione dei comportamenti umani.

La Grotta di Fumane continua a offrire nuove informazioni sul Paleolitico

La Grotta di Fumane, nei Monti Lessini in provincia di Verona, si conferma uno dei più importanti siti archeologici europei per lo studio della transizione tra Neanderthal e Homo sapiens. Un nuovo lavoro pubblicato sul Journal of Anthropological Sciences analizza in dettaglio le tracce lasciate dalle attività umane all’interno della cavità, ricostruendo l’organizzazione degli spazi abitativi e l’uso del fuoco nel corso di migliaia di anni.

La ricerca è stata condotta da Diana Marcazzan, Christopher E. Miller, Bertrand Ligouis, Rossella Duches, Nicholas J. Conard e Marco Peresani. Lo studio si concentra sui livelli del Paleolitico medio e superiore della Grotta di Fumane, occupata dapprima dai Neanderthal e successivamente dai primi gruppi di Homo sapiens giunti nell’Italia settentrionale. (PubMed?)

Geoarcheologia e micromorfologia per leggere le tracce lasciate nel sottosuolo

Gli studiosi hanno applicato tecniche di geoarcheologia, micromorfologia e petrologia organica per esaminare i sedimenti contenenti focolari e altre strutture prodotte dalle attività umane.

L’analisi ha evidenziato che solo una parte delle aree interpretate come focolari corrisponde realmente a strutture di combustione conservate nel loro stato originario. Molti depositi risultano invece modificati dalle attività quotidiane degli abitanti della grotta, come il calpestio, lo spostamento delle ceneri o la pulizia degli spazi abitativi.

Queste osservazioni hanno permesso di distinguere differenti tipologie di strutture antropiche, comprendenti focolari integri, aree di scarico dei residui della combustione, superfici di frequentazione e livelli formatisi attraverso occupazioni ripetute nel tempo. (PubMed?)

L’evoluzione dell’uso dello spazio nella Grotta di Fumane

Uno degli aspetti più significativi riguarda l’organizzazione dello spazio all’interno della Grotta di Fumane.

Durante le occupazioni musteriane attribuite ai Neanderthal si osserva una progressiva diminuzione del numero dei focolari conservati. La tendenza continua anche nelle fasi dell’Uluzziano.

Con il successivo Protoaurignaziano, associato ai primi Homo sapiens, la situazione cambia. I focolari diventano più articolati, spesso costituiti da diversi livelli sovrapposti, e mostrano una migliore definizione stratigrafica. Gli autori interpretano questo dato come il risultato di modalità differenti di utilizzo della grotta e di una diversa organizzazione delle attività quotidiane.

L’analisi spaziale suggerisce anche variazioni nella frequenza delle occupazioni e nell’intensità con cui il sito veniva utilizzato durante le diverse fasi del Paleolitico. (PubMed?)

La gestione del fuoco rivela strategie differenti

Lo studio affronta anche il tema dell’approvvigionamento del combustibile.

All’interno di alcuni focolari attribuiti ai Neanderthal sono stati riconosciuti differenti tipi di materiale vegetale utilizzato come combustibile. Questo indica una certa flessibilità nella scelta delle risorse disponibili e dimostra che la gestione del fuoco era adattata alle condizioni ambientali e alle necessità del momento.

Gli autori sottolineano che il fuoco non rappresentava soltanto uno strumento per il riscaldamento o la preparazione del cibo, ma costituiva anche un elemento centrale nell’organizzazione dello spazio abitativo e nelle attività svolte all’interno della cavità. (PubMed?)

Un riferimento per lo studio della transizione tra Neanderthal e Homo sapiens

La Grotta di Fumane è da molti anni uno dei principali laboratori naturali per lo studio della sostituzione delle popolazioni neanderthaliane con i primi Homo sapiens in Europa.

Le numerose campagne di scavo hanno restituito industrie litiche, resti faunistici, testimonianze artistiche e depositi archeologici ben conservati che consentono di ricostruire non solo gli aspetti culturali, ma anche l’organizzazione della vita quotidiana.

Il nuovo lavoro amplia questo quadro attraverso un approccio microstratigrafico che permette di osservare eventi spesso invisibili durante lo scavo tradizionale. La classificazione proposta dagli autori costituisce inoltre uno strumento utile per interpretare le strutture antropiche presenti in altri siti paleolitici europei.

L’insieme dei risultati contribuisce a comprendere come siano cambiati i comportamenti degli ultimi Neanderthal e dei primi Homo sapiens durante una delle fasi più importanti della preistoria europea. (PubMed?)

Fonti

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Grotta Scaloria: la tomografia elettrica individua nuove cavità nel sito preistorico della Puglia

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Uno studio sulla Grotta Scaloria dimostra come la tomografia elettrica pseudo-3D possa individuare cavità ancora inesplorate, offrendo nuovi strumenti per la ricerca archeologica e speleologica nel complesso carsico di Manfredonia.

Grotta Scaloria: un sito archeologico di riferimento per il Neolitico mediterraneo

La Grotta Scaloria, situata nei pressi di Manfredonia, in provincia di Foggia, rappresenta uno dei più importanti siti preistorici del Mediterraneo. Da oltre ottant’anni è oggetto di ricerche archeologiche che hanno documentato frequentazioni risalenti al Paleolitico e soprattutto al Neolitico, con ritrovamenti che hanno contribuito a ricostruire le pratiche rituali e la vita delle comunità preistoriche dell’Italia meridionale.

Il complesso è costituito da due ambienti principali, noti come Scaloria Alta e Scaloria Bassa, collegati ad altre cavità del sistema carsico, tra cui la Grotta di Occhipinto. Nel corso del tempo gli studiosi hanno ipotizzato che il reticolo sotterraneo possa essere più esteso rispetto alle parti finora esplorate, rendendo necessario il ricorso a tecniche di indagine non invasive. (DOI?)

Tomografia elettrica pseudo-3D per individuare nuove cavità

Lo studio pubblicato sulla rivista Archaeological and Anthropological Sciences da Michael Maerker, Ivano Rellini, Luigi Mucerino e Patrizio Torrese ha valutato l’efficacia della tomografia elettrica di resistività pseudo-3D (Electrical Resistivity Tomography, ERT) nell’individuazione di cavità sotterranee.

La metodologia misura la resistività elettrica del sottosuolo. Le cavità riempite d’aria presentano valori di resistività molto elevati rispetto alle rocce circostanti e possono quindi essere riconosciute come anomalie geofisiche.

Prima delle misure sul campo, i ricercatori hanno sviluppato modelli sintetici per verificare il comportamento della tecnica in differenti configurazioni geologiche. Questa fase ha consentito di definire il miglior assetto operativo prima dell’acquisizione dei dati reali. (DOI?)

I risultati dello studio sulla Grotta Scaloria

L’indagine ha evidenziato diverse anomalie ad alta resistività compatibili con la presenza di vuoti sotterranei. Una delle principali è stata individuata a circa nove metri di profondità.

I dati geofisici sono stati confrontati con perforazioni stratigrafiche già eseguite nell’area. In uno dei sondaggi una cavità intercettata tra gli otto e i nove metri di profondità coincide con l’anomalia individuata dalla tomografia elettrica, confermando l’affidabilità del metodo.

Secondo gli autori, le anomalie potrebbero corrispondere a una grande cavità, a più cavità comunicanti oppure a volumi caratterizzati da elevata porosità. In ogni caso, i risultati suggeriscono la presenza di settori del sistema carsico della Grotta Scaloria ancora sconosciuti e mai esplorati direttamente. (DOI?)

Un supporto per archeologia e speleologia

L’impiego della tomografia elettrica offre vantaggi significativi nelle aree archeologiche sensibili. Le informazioni ottenute permettono infatti di pianificare eventuali campagne di scavo limitando gli interventi invasivi e riducendo il rischio di danneggiare depositi archeologici o strutture naturali.

Per la speleologia, l’individuazione preliminare di possibili cavità costituisce uno strumento utile nella programmazione delle esplorazioni e nella comprensione dell’evoluzione dei sistemi carsici, integrando le osservazioni dirette con dati geofisici.

Gli autori evidenziano che l’approccio sperimentato a Grotta Scaloria può essere applicato anche ad altri contesti caratterizzati da cavità naturali e siti archeologici complessi, migliorando la progettazione delle future indagini geologiche e archeologiche. (DOI?)

Una prospettiva per le future ricerche

Lo studio conferma il valore delle tecniche geofisiche nella ricerca interdisciplinare. La combinazione tra archeologia, geologia e speleologia permette di acquisire nuove informazioni sul sottosuolo senza ricorrere immediatamente allo scavo.

Nel caso della Grotta Scaloria, la presenza di anomalie compatibili con cavità inesplorate apre nuove prospettive per la conoscenza del complesso carsico e della sua frequentazione preistorica. Le future indagini potranno verificare sul campo le interpretazioni fornite dalla tomografia elettrica, contribuendo ad ampliare la conoscenza di uno dei più importanti siti archeologici ipogei della Puglia.

Fonti

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Dalle “caverne” alla Speleologia: come nacquero i termini speleologia, stalattite e stalagmite e chi costruì la scienza delle grotte

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Dal Rinascimento a Martel: l’origine dei termini speleologia, stalattite e stalagmite e le opere che hanno fondato la ricerca scientifica sulle grotte e sui bacini carsici


Origine del termine speleologia

La parola speleologia nasce dall’unione dei termini greci spelaion (grotta) e logos (studio, scienza), e viene adottata in epoca moderna per indicare la disciplina che studia le grotte e i fenomeni carsici. Nel lessico scientifico europeo, è nel XIX secolo che il termine comincia a comparire con continuità, in particolare nell’opera di Édouard?Alfred Martel, considerato il padre della speleologia moderna.[1][2][3]

Fonti divulgative e storiche concordano nel collocare la piena affermazione della parola speleologia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando la cavità sotterranea viene riconosciuta non più come semplice curiosità naturale o luogo di mito, ma come ambiente di studio integrato tra geologia, idrologia, biologia e archeologia. In questa fase, il termine si stabilizza come etichetta disciplinare e inizia a essere usato nei titoli di manuali, riviste e istituzioni.[2][4]

In italiano e in francese, la forma moderna speleologia / spéléologie si lega direttamente alla tradizione accademica che fa capo a Martel e alle società speleologiche di fine Ottocento. La radice rimane però la stessa: l’idea di un “discorso sulla grotta”, una scienza che nasce dalla necessità di dare sistematicità a esplorazioni un tempo episodiche.[3][5][1]

Origine dei termini stalattite e stalagmite

I termini stalattite e stalagmite derivano entrambi da radici greche che richiamano il gesto di gocciolare. Le fonti etimologiche indicano per stalattite un legame con stalaktós (“gocciolante”), mentre stalagmite viene fatto risalire a stàlagma (“goccia”, “gocciolamento”), in un quadro linguistico che associa direttamente il nome al processo di stillicidio.[6][7]

Nel vocabolario Treccani, stalagmite è definita come concrezione minerale di calcite o aragonite che si accresce dal pavimento di una cavità per precipitazione di carbonato di calcio da gocce d’acqua mineralizzata. La voce rimanda esplicitamente alla parentela con le stalattiti, formazioni analoghe ma pendenti dalla volta, e richiama l’origine greca comune dei due termini.[7][6]

Le enciclopedie etimologiche e i repertori storici mostrano che i termini entrano nel latino e nelle lingue moderne tra XVII e XVIII secolo come voci scientifiche, cioè come parole costruite in ambito erudito per descrivere fenomeni osservati nelle grotte. La loro diffusione è collegata alla nascita della mineralogia e della geologia sistematica: non nascono nel linguaggio quotidiano, ma arrivano attraverso trattati, repertori naturalistici e opere di storia naturale.[8][6]

Dalle leggende al metodo scientifico

Per comprendere il contesto in cui nascono questi termini, occorre guardare alla storia lunga del rapporto tra uomo e grotte. Nel Medioevo europeo le cavità sotterranee sono spesso considerate luoghi d’eccellenza per speculazioni sovrannaturali: ingressi all’Inferno, dimore di demoni, spazi marginali frequentati da eremiti, alchimisti, briganti. La grotta è più “scenario mitico” che oggetto di studio.[9]

La svolta avviene tra Rinascimento e Seicento, quando la curiosità naturalistica, la mineralogia e le prime forme di idrologia sotterranea iniziano a trasformare le cavità in laboratori naturali. È in questo clima che emergono autori come Georg Agricola, Vannoccio Biringuccio, Ulisse Aldrovandi, Athanasius Kircher, Johann Weikhard Valvasor, Antonio Vallisneri e, più tardi, Lazzaro Spallanzani.[10][11][9]

I precursori: minerali, metalli e sottosuolo

Georg Agricola e la nascita della mineralogia

Georg Agricola (1494–1555) è considerato uno dei fondatori della mineralogia e della metallurgia moderna. Il suo contributo alla futura speleologia sta nel metodo: osservazione diretta delle miniere, classificazione sistematica di fossili e minerali, descrizione del sottosuolo non più come spazio mitico ma come insieme di corpi e processi.[12][13][14]

Tra le sue opere principali:

  • De natura fossilium (1546), una delle prime classificazioni scientifiche dei minerali, che affronta forma, composizione e giacitura.[12]
  • De re metallica (1556), trattato sulle tecniche estrattive, la ventilazione delle miniere, il drenaggio e il rapporto tra acque sotterranee e lavori minerari.[15][12]

Benché non parli di “speleologia”, Agricola contribuisce a creare il lessico e l’attenzione per cavità e vene minerali che saranno fondamentali per ogni studio successivo sulle grotte.[14]

Vannoccio Biringuccio e la Pirotechnia

Vannoccio Biringuccio (1480–ca. 1539), metallurgista senese, è noto per la Pirotechnia (1540), considerata uno dei testi fondatori sulle arti del fuoco e dei metalli. L’opera descrive forni, fonderie, miniere, tecniche di fusione e, indirettamente, ambienti sotterranei legati alla ricerca di minerali.[16][17]

Biringuccio non scrive trattati sulle grotte come oggetto autonomo, ma partecipa alla stessa trasformazione culturale: il sottosuolo è un luogo da indagare con strumenti, misure e pratica tecnica. Questo approccio sperimentale e artigianale sarà ripreso da generazioni di naturalisti.[18]

Ulisse Aldrovandi e gli speleotemi

Nel XVII secolo, Ulisse Aldrovandi (1522–1605) rappresenta una figura di raccordo tra la tradizione enciclopedica rinascimentale e la nascente storia naturale moderna. Nel Museum metallicum, pubblicato postumo nel 1648, Aldrovandi descrive gli speleotemi con il nome di “stelechiiti”, portando in un repertorio sistematico concrezioni provenienti da cavità del bolognese.[11][10]

Questo inserimento degli speleotemi in un contesto di mineralogia generale anticipa l’uso di termini come stalattite e stalagmite, e contribuisce a spostare le grotte dall’area della curiosità verso quella della classificazione scientifica.[10]

Athanasius Kircher e il \”Mundus Subterraneus\”

La Terra come organismo complesso

Con Athanasius Kircher (1602–1680) il mondo sotterraneo entra al centro di un grande progetto enciclopedico. Il Mundus subterraneus (1665) è generalmente considerato uno dei primi trattati sistematici sul sottosuolo: dodici libri che cercano di descrivere cavità, acque, vulcani, minerali, fossili e persino le forme di vita nascoste.[19][20]

Kircher vede le grotte come laboratori naturali dove si manifestano forze interne della Terra: percorsi di acque, correnti d’aria, interazioni tra fuoco e rocce. La sua descrizione è spesso mescolata a immagini fantasiose, ma introduce un principio chiave: il sottosuolo è un sistema, non un insieme di vuoti casuali.[20][21]

Concrezioni e linguaggi

Nelle sezioni dedicate alle cavità e ai fenomeni di stillicidio, Kircher descrive forme che corrispondono a ciò che oggi chiamiamo stalattiti e stalagmiti, anche se la terminologia non è ancora stabilizzata. Le edizioni moderne e i commenti mostrano come la sua opera abbia contribuito a far entrare nel repertorio scientifico immagini e concetti che poi verranno fissati da mineralogia e speleologia.[22][23][24]

Valvasor e il paesaggio carsico sloveno

\”Die Ehre des Herzogtums Crain\” e il lago di Cerknica

Johann Weikhard Valvasor (1641–1693) è noto per la monumentale Die Ehre des Herzogtums Crain (1689), dedicata al ducato di Carniola. Il valore speleologico del volume sta nell’attenzione al carsismo sloveno, ai fenomeni di inghiottitoi, risorgive e laghi intermittenti.[25][26]

Il caso più celebre è il lago di Cerknica (Cerkniško jezero): Valvasor ne studia l’intermittenza, osservando come il bacino si riempia e si svuoti in relazione a un reticolo di condotti e cavità sotterranee. Questo lavoro gli vale l’ingresso nella Royal Society di Londra, riconoscimento significativo del suo contributo alla nascente idrologia sotterranea.[27][28][29]

Cartografia e descrizione

Valvasor non produce mappe speleologiche nel senso moderno, ma costruisce una geografia del sottosuolo attraverso testi, incisioni e confronti stagionali. Il suo lavoro sul lago di Cerknica e sui sistemi carsici contribuisce a mostrare come il paesaggio carsico sia il prodotto di una circolazione sotterranea complessa, anticipando molte delle domande che la speleologia affronterà in seguito.[30][31]

Vallisneri e le acque sotterranee

Contro i \”lambicchi\” sotterranei

Nel primo Settecento, Antonio Vallisneri (1661–1730) porta una svolta decisiva nel dibattito sull’origine delle sorgenti. Nel suo testo Lezione accademica intorno all’origine delle fontane, Vallisneri contesta le teorie che attribuiscono le sorgenti a grandi serbatoi sotterranei alimentati da maree o da misteriosi lambicchi, e mostra, con osservazioni ed esperimenti, che le acque perenni derivano perlopiù da piogge infiltrate nel sottosuolo.[32][33][34]

Questa interpretazione, fondata su sopralluoghi montani e su esplorazioni di cavità, è una delle pietre miliari dell’idrologia sotterranea: le grotte diventano luoghi in cui seguire il percorso dell’acqua, non solo spazi chiusi.[35]

Influenze filosofiche e metodo

Vallisneri si muove in un contesto influenzato dal cartesianesimo, ma ne fa un uso critico. Adotta l’idea di spiegare i fenomeni naturali con cause fisiche, rifiuta qualità occulte, ma insiste sulla necessità di confrontare le teorie con esperienze e osservazioni reali. In questo senso, il suo contributo alla storia della speleologia è metodologico: le cavità vengono lette con l’occhio del medico-naturalista che misura, annota e verifica.[36][37][35]

Spallanzani e la natura come laboratorio

Lazzaro Spallanzani (1729–1799) è noto soprattutto per i suoi esperimenti sulla generazione spontanea e sulla fisiologia, ma le sue lettere di viaggio mostrano un’attenzione costante al paesaggio montano e alle acque. Nel solco aperto da Vallisneri, Spallanzani tratta la natura – e quindi anche le cavità – come un immenso laboratorio, dove ogni fenomeno deve essere verificato con esperimenti e controlli.[38][39][40]

Pur non essendo un “biospeleologo” in senso stretto, contribuisce a consolidare l’idea che anche gli ambienti sotterranei e le acque ipogee siano degni di osservazione sperimentale rigorosa.[41]

La biospeleologia: dal \”cucciolo di drago\” al proteo

Valvasor, Laurenti e il Proteus anguinus

Un capitolo importante nella storia della biospeleologia è quello del Proteus anguinus, anfibio cavernicolo delle acque carsiche della Carniola. Nella Die Ehre des Herzogtums Crain, Valvasor descrive creature delle acque sotterranee del Carso sloveno nel clima di una zoologia ancora piena di meraviglia, associandole talvolta all’immaginario del “piccolo drago”.[42][43][44]

La svolta scientifica arriva nel 1768 con Josephus Nicolaus Laurenti, che pubblica la prima descrizione formale del proteo e gli attribuisce il nome Proteus anguinus, inserendolo nel quadro zoologico degli anfibi urodeli. Il passaggio dalla zoologia fantastica alla zoologia delle grotte segna l’avvio di una vera e propria biospeleologia, anche se la parola arriverà molto più tardi.[45][46][42]

Pionieri della biospeleologia

Le sintesi storiche citano, tra i pionieri della biospeleologia, oltre a Laurenti, anche naturalisti ottocenteschi che si dedicano alla fauna delle cavità, in particolare in area alpina e carsica. L’interesse per protei, troglobionti e comunità ipogee si consolida nel corso dell’Ottocento e viene formalizzato da riviste e società scientifiche nel secolo successivo.[46][45]

Martel e la speleologia moderna

Édouard?Alfred Martel

Édouard?Alfred Martel (1859–1938) è generalmente riconosciuto come il padre della speleologia moderna. Avvocato di formazione, si dedica all’esplorazione sistematica delle cavità in Europa e nel mondo, considera la speleologia un ramo della geografia fisica e dell’idrologia, e fonda nel 1895 la Société de Spéléologie, prima organizzazione speleologica europea.[47][2][3]

Tra le sue opere principali:

  • La Spéléologie, ou science des cavernes (1900), uno dei primi testi che usa apertamente il termine speleologia nel titolo.[3]
  • La Spéléologie au XXe siècle (1905), rassegna e bibliografia delle ricerche sotterranee dei primi anni del secolo.[3]
  • L’Évolution souterraine (1908), dedicato ai processi di formazione e trasformazione del mondo ipogeo.[3]
  • Le Nouveau traité des eaux souterraines (1922), che collega direttamente speleologia e idrologia sotterranea.[3]

Martel esplora centinaia di cavità, dai gouffre francesi ai sistemi carsici europei, contribuendo a fissare tecniche, metodologie e linguaggi che resteranno centrali nella disciplina.[5][2]

Pietre miliari italiane

In Italia, la speleologia moderna si struttura tra la seconda metà dell’Ottocento e il Novecento. La scoperta e l’esplorazione sistematica della Grotta di Trebiciano nel 1841 da parte di Antonio Federico Lindner, nell’ambito delle ricerche per l’approvvigionamento idrico di Trieste, è considerata un momento fondativo.[48]

La fondazione dell’Istituto Italiano di Speleologia nel 1927 presso le grotte di Postumia, poi spostato in Puglia e a Bologna, segna il primo riconoscimento istituzionale dell’attività speleologica italiana. Nel 1950 nasce la Società Speleologica Italiana, che coordina ricerche, catasti e campagne di studio.[11][48]

Più recentemente, figure come Arrigo Cigna sono riconosciute come padri della speleologia scientifica contemporanea, in particolare per l’idrologia dei sistemi carsici e la modellazione degli acquiferi.[49][50]

Quadro cronologico sintetico

  • XVI secolo – Agricola, Biringuccio: mineralogia e metallurgia, descrizione tecnica del sottosuolo.[17][12]
  • Inizio XVII secolo – Aldrovandi: speleotemi nel Museum metallicum.[10][11]
  • 1665 – Kircher, Mundus subterraneus: primo grande trattato sul mondo sotterraneo.[19][20]
  • 1689 – Valvasor, Die Ehre des Herzogtums Crain: carsismo sloveno, lago di Cerknica, fenomeni ipogei.[26][51]
  • Prima metà XVIII secolo – Vallisneri: origine meteorica delle sorgenti, esplorazioni montane e speleologiche.[33][32]
  • Seconda metà XVIII secolo – Spallanzani: natura come laboratorio, consolidamento del metodo sperimentale.[40][41]
  • 1768 – Laurenti: descrizione scientifica del Proteus anguinus, avvio della zoologia delle grotte.[43][42]
  • XIX secolo – Adelsberg/Postojna e altri grandi sistemi carsici entrano nell’orizzonte della ricerca sistematica e del turismo scientifico.[52][2]
  • Fine XIX – inizio XX secolo – Martel: definizione della speleologia come disciplina, fondazione di società speleologiche, testi programmatici.[5][3]
  • XX secolo – Nascita e sviluppo della Società Speleologica Italiana, consolidamento della speleologia scientifica, crescita della biospeleologia.[45][48][11]
  • XXI secolo – Speleologia come disciplina multidisciplinare che integra geologia, biologia, idrologia, archeologia e conservazione.[50][1]

Conclusione

L’origine dei termini speleologia, stalattite e stalagmite è inseparabile dalla storia del modo in cui gli uomini hanno guardato alle grotte. Si passa da una fase in cui le cavità sono luoghi di mito e timore a una fase in cui diventano oggetti di studio, prima per ragioni minerarie e idrauliche, poi per una vera curiosità scientifica.[9][10]

I precursori – da Agricola a Biringuccio, da Aldrovandi a Kircher, Valvasor, Vallisneri e Spallanzani – costruiscono il contesto in cui la speleologia potrà nascere. La formalizzazione del termine e della disciplina arriva con Martel, e si consolida nel Novecento grazie a istituzioni, società speleologiche, catasti e una crescente attenzione ai sistemi carsici e alla biospeleologia.[2][9][10][3]

Per chi oggi si occupa di speleologia, risalire a queste radici significa comprendere che ogni stalattite e ogni stalagmite non sono solo forme minerali, ma anche il risultato di un lungo percorso culturale che ha trasformato le grotte da “regno del diavolo” in laboratorio naturale del pianeta.[50][9]


Fonti


[1] Origini, evoluzione e significato della parola ‘Speleologia’ – Scintilena https://www.scintilena.com/origini-evoluzione-e-significato-della-parola-speleologia/03/18/
[2] Nel Cuore della Terra: Il Viaggio della Speleologia dal … – Scintilena https://www.scintilena.com/nel-cuore-della-terra-il-viaggio-della-speleologia-dal-passato-al-futuro/09/20/
[3] Édouard-Alfred Martel https://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89douard-Alfred_Martel
[4] Nuovo Numero di Acta Carsologica Disponibile Online – Scintilena https://www.scintilena.com/nuovo-numero-di-acta-carsologica-disponibile-online/11/07/
[5] Alla scoperta del mondo sotterraneo – mglobba https://mglobba.altervista.org/allascopertadelmondosotterraneo.html
[6] Stalattiti e stalagmiti – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/stalattiti-e-stalagmiti_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
[7] Stalagmite – Significato ed etimologia – Vocabolario https://www.treccani.it/vocabolario/stalagmite/
[8] stalactite – Etimologia, Origine e Significato https://www.etymonline.com/it/word/stalactite
[9] Dalle Leggende al Metodo Scientifico: La Speleologia nel … https://www.scintilena.com/dalle-leggende-al-metodo-scientifico-la-speleologia-nel-rinascimento/01/22/
[10] Storia delle esplorazioni speleologiche in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/storia-delle-esplorazioni-speleologiche-in-italia/05/12/
[11] GUIDA DIVULGATIVA ALLA SPELEOLOGIA – Scintilena https://www.scintilena.com/guida-accademico-divulgativa-alla-speleologia/01/21/
[12] Agricola, Georg – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/georg-agricola/
[13] Georgius Agricola | Biography & Facts – Britannica https://www.britannica.com/biography/Georgius-Agricola
[14] Mineralogia e metallurgia – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/mineralogia-e-metallurgia_(Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/
[15] De re metallica – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/De_re_metallica
[16] BIRINGUCCIO, Vannoccio – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/vannoccio-biringuccio_(Enciclopedia-Italiana)/
[17] Vannoccio Biringuccio | Renaissance, Metallurgy & Chemistry | Britannica https://www.britannica.com/biography/Vannoccio-Biringuccio
[18] Vannoccio Biringuccio https://www.minerbook.it/mineralogisti-storici/vannoccio-biringuccio/
[19] Anthanasius Kircher e il Mundus Subterraneus https://www.speleoclubroma.org/scr/2020/05/08/anthanasius-kircher-e-il-mundus-subterraneus/
[20] Book Review: Mundus Subterraneus https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1084&context=ijs
[21] Signs and symbols in Kircher’s Mundus Subterraneus http://georegister.org/publications/2011_kircherfull.pdf
[22] Full text of “Athanasii Kircheri e Soc. Jesu Mundus subterraneus https://archive.org/stream/athanasiikircher00kirc_4/athanasiikircher00kirc_4_djvu.txt
[23] Vol 1 Book 4 – Wichita State University https://www.wichita.edu/academics/fairmount_las/geology/wparcell/Kircher/Mundus/Vol1Bk04.php
[24] Der MUNDUS SUBTERRANEUS des Athanasius Kircher https://opus.bibliothek.uni-augsburg.de/opus4/frontdoor/deliver/index/docId/117236/file/Roth+Stumb%C3%B6ck,+Der+Mundus+Subterraneus+des+Athanasius+Kircher+Endfassung.pdf
[25] Valvasor, Johann Weikhard – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/johann-weikhard-valvasor/
[26] Die Ehre dess Hertzogthums Crain – Wikipedia https://de.wikipedia.org/wiki/Die_Ehre_dess_Hertzogthums_Crain
[27] il lago di Circonio Slovenia il fenomeno Carsico https://www.scintilena.com/il-lago-di-circonio-slovenia-il-fenomeno-carsico/10/04/
[28] Related Articles: https://www.terreincognitemagazine.it/janez-vajkard-valvasor-linventore-delle-guide-turistiche/
[29] Johann Weichart Valvasor https://it.wikipedia.org/wiki/Johann_Weichart_Valvasor
[30] ‘Die Ehre Deß Hertzogthums Crain: Das ist, Wahre, … https://www.digitale-sammlungen.de/en/details/bsb10805531
[31] Bidovec 2008 web 2.indd https://tile.loc.gov/storage-services/master/gdc/gdcebookspublic/20/20/71/92/14/2020719214/2020719214.pdf
[32] Vallisneri, Antonio – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-vallisneri_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Scienze)/
[33] Contro i lambicchi. Antonio Vallisneri e l’origine delle sorgenti https://research.uniupo.it/it/publications/contro-i-lambicchi-antonio-vallisneri-e-lorigine-delle-sorgenti/
[34] Contro i lambicchi. Antonio Vallisneri e l’origine delle sorgenti https://www.acquesotterranee.net/acque/article/download/011-12-0011/187/373
[35] 17-Federzoni 325-343 https://www.cisge.it/ojs/index.php/Volumi/article/download/820/824/
[36] Antonio Vallisneri – Edizione Nazionale delle Opere https://www.vallisneri.it/presentazione.shtml
[37] I segni del tempo: teorie e storie della terra – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/i-segni-del-tempo-teorie-e-storie-della-terra_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Scienze)/
[38] Spallanzani, Lazzaro – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/lazzaro-spallanzani_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Scienze)/
[39] Lazzaro Spallanzani | Italian Physiologist & Microbiologist | Britannica https://www.britannica.com/biography/Lazzaro-Spallanzani
[40] Lazzaro Spallanzani in “Il Contributo Italiano alla Storia del Pensiero … https://www.academia.edu/18528683/Lazzaro_Spallanzani_in_Il_Contributo_Italiano_alla_Storia_del_Pensiero_Ottava_Appendice_Enciclopedia_Italiana_Treccani_Roma_2013
[41] Spallanzani, Lazzaro – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/lazzaro-spallanzani/
[42] Proteus anguinus https://it.wikipedia.org/wiki/Proteus_anguinus
[43] History of research on Proteus anguinus Laurenti 1768 in Slovenia / Zgodovina raziskovanja ?loveške ribice (Proteus anguinus Laurenti 1768) v Sloveniji https://ojs.sazu.si/folia_bio_geo/article/view/7544
[44] A tu per tu con i cuccioli di drago nelle Grotte di Postumia https://www.slovely.eu/grotte-postumia-cuccioli-di-drago/
[45] Gli abitatori delle grotte – Biospeleologia del Friuli https://www.faunaitalia.it/fstoch/pdf/Stoch,%202008e.pdf
[46] Biospelologia – Storia https://digilander.libero.it/enrlana/biosp1.htm
[47] La storia della speleologia https://www.gsmv.it/index.php/speleologia/la-storia-della-speleologia.html
[48] Evoluzione della Speleologia in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/evoluzione-della-speleologia-in-italia-dalle-origini-al-riconoscimento-internazionale-xix-secolo-2009/01/26/
[49] La speleologia italiana piange Arrigo Cigna: addio al padre della … https://www.scintilena.com/la-speleologia-italiana-piange-arrigo-cigna-addio-al-padre-della-speleologia-scientifica-moderna/03/07/
[50] Speleologia Scientifica: Custode degli Acquiferi Carsici e delle … https://www.scintilena.com/speleologia-scientifica-custode-degli-acquiferi-carsici-e-delle-acque-sotterranee/09/05/
[51] Die Ehre deß Herzogthums Crain : das ist wahre gruendliche und recht eigendliche Belegen- und Beschaffenheit dieses in manchen alten und neuen Geschicht-Bu?chern zwar ru?hmlich beru?hrten, doch bishero nie annoch recht beschriebenen Ro?misch-keyserlichen herrlichen Erblandes / 1 = [Buch 1-4] : Valvasor, Johann Weikhard von : Free Download, Borrow, and Streaming : Internet Archive https://archive.org/details/bub_gb_ho5OAAAAcAAJ
[52] Storia della Speleologia https://www.scintilena.com/storia-della-speleologia-2/03/17/

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Fotografia speleologica: ad Arredondo torna l’VIII International Cave Photographers Meeting

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Dal 18 al 25 luglio 2026 la Cantabria ospita l’VIII International Cave Photographers Meeting, appuntamento dedicato alla fotografia speleologica internazionale. Il 22 luglio è in programma una proiezione tridimensionale del La Salle 3D International Team.

La fotografia speleologica protagonista in Cantabria

Dal 18 al 25 luglio 2026 il comune di Arredondo, nella regione spagnola della Cantabria, ospiterà l’VIII International Cave Photographers Meeting, incontro internazionale dedicato alla fotografia speleologica e alla documentazione del patrimonio sotterraneo.

L’evento richiama fotografi, speleologi e appassionati provenienti da diversi Paesi con l’obiettivo di condividere tecniche di ripresa, esperienze sul campo e nuove modalità di divulgazione degli ambienti ipogei. La scelta di Arredondo non è casuale: il territorio si trova nel cuore di una delle aree carsiche più importanti della Spagna, caratterizzata da numerosi sistemi sotterranei che da decenni rappresentano un punto di riferimento per l’esplorazione speleologica internazionale. (La Salle – 3D International Team?)

Proiezione 3D dedicata alle grotte il 22 luglio

Tra gli appuntamenti del programma spicca la serata di mercoledì 22 luglio, quando alle 20:45 sarà presentata una proiezione tridimensionale curata dal La Salle 3D International Team.

Il gruppo internazionale è conosciuto per la realizzazione di audiovisivi stereoscopici dedicati alle grotte, agli ambienti naturali e ai siti archeologici. Le immagini vengono prodotte con tecniche fotografiche che consentono di percepire la profondità degli ambienti sotterranei, offrendo al pubblico una rappresentazione fedele di sale, concrezioni, ghiacciai ipogei, cavità vulcaniche e altri contesti difficilmente accessibili. (La Salle – 3D International Team?)

Il lavoro del La Salle 3D International Team

Fondato nel 2009 e costituito come associazione culturale internazionale nel 2010, il La Salle 3D International Team riunisce fotografi specializzati nella documentazione tridimensionale di ambienti naturali, con una particolare attenzione alle grotte.

L’attività del gruppo comprende fotografie stereoscopiche, produzioni audiovisive, documentari e modelli tridimensionali ottenuti anche attraverso tecniche di fotogrammetria. Le immagini vengono utilizzate durante conferenze, mostre, eventi divulgativi e all’interno di grotte turistiche, consentendo di mostrare al pubblico luoghi normalmente non visitabili senza produrre impatti sugli ambienti naturali. (La Salle – 3D International Team?)

Tra gli audiovisivi realizzati figurano produzioni dedicate alle grotte di ghiaccio, ai cristalli ipogei, ai paesaggi carsici, alle cavità laviche dell’Etna, al sottosuolo di Napoli e alla Grotta Chauvet, esempi che testimoniano l’ampiezza dei temi affrontati dal team. (La Salle – 3D International Team?)

Un incontro dedicato alla divulgazione della speleologia

L’VIII International Cave Photographers Meeting rappresenta un momento di confronto tra professionisti e appassionati della fotografia speleologica. La documentazione fotografica continua infatti ad avere un ruolo fondamentale nella ricerca scientifica, nella conservazione della memoria delle esplorazioni e nella divulgazione del patrimonio carsico.

Le immagini realizzate in ambiente sotterraneo richiedono competenze specifiche, dalla gestione dell’illuminazione artificiale alla sicurezza durante le riprese, fino alla post-produzione e, nel caso della fotografia stereoscopica, alla preparazione di contenuti destinati alla visione tridimensionale.

L’appuntamento di Arredondo conferma il crescente interesse verso strumenti capaci di raccontare il mondo sotterraneo con linguaggi innovativi, favorendo la diffusione della cultura speleologica anche presso un pubblico non specializzato.

Fonti

  • La Salle 3D International Team – Pagina ufficiale:  https://www.lasalle3d.com?Attachment.png
  • Elenco degli audiovisivi 3D del La Salle Team:  Elenco audiovisivi?Attachment.png
  • Informazioni sul La Salle 3D International Team:  Chi siamo?Attachment.png

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Rift Valley etiope: i satelliti osservano una gigantesca intrusione di magma senza eruzione

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Nella Rift Valley etiope i satelliti hanno seguito in tempo reale una rara intrusione di magma lunga circa 50 chilometri. Lo studio, coordinato dall’Università di Pisa, mostra come 1,4 chilometri cubi di magma si siano propagati nel sottosuolo senza raggiungere la superficie.

La Rift Valley etiope sotto osservazione dallo spazio

Un raro fenomeno geologico è stato documentato grazie all’osservazione satellitare nella Rift Valley etiope, dove circa 1,4 chilometri cubi di magma si sono spostati nel sottosuolo per quasi 50 chilometri senza provocare un’eruzione vulcanica.

L’evento si è sviluppato tra dicembre 2024 e marzo 2025 nell’area del sistema vulcanico Fentale-Dofen, all’interno del Main Ethiopian Rift. Il monitoraggio è stato condotto da un gruppo internazionale di ricercatori coordinato da Carolina Pagli, docente del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, che ha integrato dati satellitari radar, osservazioni geodetiche e rilievi sul terreno per seguire l’evoluzione del fenomeno. (PMC?)

Intrusione di magma: un fenomeno diverso da un’eruzione vulcanica

L’evento osservato non corrisponde a un’eruzione. Il magma è rimasto confinato in profondità, formando un lungo dicco magmatico che ha progressivamente aperto fratture nella crosta terrestre senza raggiungere la superficie.

Pur in assenza di colate laviche, il movimento del magma ha prodotto effetti rilevanti. I satelliti hanno registrato deformazioni del terreno dell’ordine di alcuni metri, mentre la rete sismica ha rilevato migliaia di terremoti associati alla propagazione dell’intrusione. La fase principale si è protratta per circa due mesi, dal 17 dicembre 2024 al 15 febbraio 2025, all’interno di una sequenza che è proseguita fino al marzo 2025. (PMC?)

Il ruolo dei satelliti nel monitoraggio della Rift Valley etiope

Le immagini radar acquisite dai satelliti con tecnologia InSAR hanno permesso di misurare con elevata precisione gli spostamenti della superficie terrestre. Questa tecnica consente di individuare deformazioni anche di pochi centimetri, rendendo possibile seguire il percorso del magma in profondità quasi in tempo reale.

In una regione dove l’accesso sul terreno è complesso, il monitoraggio satellitare ha fornito informazioni fondamentali per comprendere l’evoluzione della crisi geologica e valutare i possibili scenari futuri. L’integrazione tra osservazioni da satellite e dati raccolti sul campo rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per lo studio dei sistemi vulcanici attivi. (PMC?)

Un laboratorio naturale per comprendere la dinamica dei continenti

La Rift Valley etiope costituisce uno dei principali laboratori naturali per lo studio della separazione delle placche tettoniche. In quest’area la placca africana si sta lentamente dividendo, favorendo la risalita del magma dal mantello terrestre.

Le intrusioni magmatiche profonde contribuiscono alla progressiva deformazione della crosta e rappresentano uno dei meccanismi attraverso cui, nel corso di milioni di anni, può formarsi un nuovo bacino oceanico. Studi recenti evidenziano come questi processi avvengano in modo episodico, alternando lunghi periodi di quiete a fasi di intensa attività magmatica. (Nature?)

Una ricerca coordinata dall’Università di Pisa

Il lavoro coordinato dall’Università di Pisa conferma il valore dell’osservazione della Terra dallo spazio nello studio dei fenomeni geologici di grande scala. La possibilità di seguire il movimento del magma mentre avviene permette ai ricercatori di migliorare i modelli che descrivono il comportamento dei sistemi vulcanici e di comprendere meglio le relazioni tra attività sismica, deformazione del suolo e dinamica del magma.

Le informazioni raccolte durante questa crisi magmatica rappresentano inoltre una base importante per affinare i sistemi di monitoraggio e contribuire alla valutazione del rischio nelle aree vulcaniche attive del pianeta.

Fonti

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Grotta Scura di Bolognano: nasce una palestra speleologica certificata dedicata a Enzo Bevilacqua

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La nuova palestra speleologica della Grotta Scura a Bolognano sarà inaugurata l’11 luglio. Il progetto dello Speleo Club Chieti punta su sicurezza, tutela ambientale e formazione, con un sistema di ancoraggi certificato e condiviso con gli enti competenti.

Una palestra speleologica per la formazione in Abruzzo

Sabato 11 luglio 2026 lo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” APS-ETS inaugurerà la nuova palestra speleologica realizzata presso la Grotta Scura, nel territorio di Bolognano, in provincia di Pescara. Il ritrovo è previsto alle 9.30 al campo sportivo “Vincenzo Marulli” di Santa Maria del Monte, da dove i partecipanti raggiungeranno la cavità per la cerimonia inaugurale.

La struttura sarà intitolata a Enzo Bevilacqua, socio fondatore dello Speleo Club Chieti, scomparso nel 2022 e ricordato come una delle figure che hanno contribuito maggiormente alla crescita dell’associazione e della speleologia abruzzese.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra lo Speleo Club Chieti, il Comune di Bolognano, il Parco Nazionale della Maiella e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara, con l’obiettivo di coniugare attività formativa, sicurezza e tutela di un sito di elevato valore naturalistico e archeologico. (speleoclubchieti.it?)

La Grotta Scura tra tutela del patrimonio e attività speleologica

La Grotta Scura è utilizzata da oltre cinquant’anni come luogo di addestramento per corsi di speleologia ed esercitazioni tecniche. Nel tempo ha contribuito alla formazione di centinaia di speleologi ed è stata impiegata anche dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico per simulazioni di intervento in ambiente ipogeo.

La cavità rappresenta anche un importante sito archeologico, con testimonianze di frequentazione umana risalenti al Neolitico, ed è inserita tra i geositi del Parco Nazionale della Maiella con il complesso Grotta Scura – Grotta del Mortaio. Per questo motivo ogni intervento è stato progettato nel rispetto delle esigenze di conservazione del patrimonio naturale e culturale. (parcomajella.it?)

Riqualificazione completa e ancoraggi certificati

Uno degli aspetti più significativi del progetto riguarda la completa riqualificazione degli ancoraggi presenti nella cavità.

Sono stati rimossi circa 350 vecchi spit e altri sistemi installati nel corso dei decenni senza una progettazione unitaria. I fori sono stati chiusi utilizzando materiale lapideo reperito sul posto e polvere di calcare naturale, limitando l’impatto visivo sulla roccia.

Successivamente sono stati installati soltanto gli ancoraggi necessari alle vie di esercitazione.

Secondo quanto comunicato dallo Speleo Club Chieti, il progetto è stato sviluppato rispondendo alle richieste formulate dagli enti responsabili della tutela del sito. I nuovi ancoraggi sono stati sottoposti a prove di estrazione eseguite da uno studio specializzato, corredate da relazione tecnica strumentale. L’intervento comprende inoltre una relazione geologica sull’ammasso roccioso, la progettazione degli armi, istruzioni dettagliate per l’armo delle vie e prescrizioni di sicurezza predisposte da una guida speleologica riconosciuta.

L’intera documentazione tecnica è stata consegnata agli enti competenti ed è disponibile per chi ne faccia richiesta secondo le procedure previste.

Lo Speleo Club Chieti evidenzia inoltre che, sulla base delle informazioni raccolte attraverso la rete nazionale dei gruppi e delle scuole della Società Speleologica Italiana e del Club Alpino Italiano, non risultano altre palestre speleologiche realizzate o riqualificate con un analogo percorso di certificazione tecnica. L’associazione precisa che eventuali esperienze analoghe sarebbero accolte con interesse, nell’ottica di favorire la condivisione delle buone pratiche all’interno della comunità speleologica.

Regole di utilizzo e sicurezza

La palestra speleologica potrà essere utilizzata esclusivamente previa autorizzazione degli enti competenti.

La regolamentazione prevede infatti il nulla osta del Parco Nazionale della Maiella, della Soprintendenza e del Comune di Bolognano. Parallelamente è stato potenziato il sistema di segnaletica informativa e sono in corso gli interventi di sistemazione del sentiero di accesso, finanziati grazie a un contributo del Parco.

L’impostazione adottata mira a garantire un utilizzo controllato della cavità, conciliando le esigenze formative con la conservazione del sito archeologico e naturalistico.

Un luogo dedicato alla formazione delle nuove generazioni

La palestra rappresenta uno strumento fondamentale per i corsi di primo livello organizzati dalle scuole riconosciute dalla Società Speleologica Italiana, dal Club Alpino Italiano e dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

In questo ambiente gli allievi possono apprendere le tecniche di progressione su corda, acquisire familiarità con le procedure di sicurezza e sviluppare una corretta cultura del rispetto dell’ambiente ipogeo prima di affrontare cavità con livelli di difficoltà maggiori.

L’inaugurazione della palestra si inserisce nel percorso ultrassessantennale dello Speleo Club Chieti, protagonista di numerose esplorazioni e attività scientifiche in Abruzzo. Tra queste figurano le ricerche nell’Abisso Pietrolungo in Maiella, la scoperta della Grotta della Lupa nel 2015, l’organizzazione dei raduni internazionali di speleologia di Lettomanoppello e il progetto “Diversamente Speleo”, ospitato proprio alla Grotta Scura nel 2025, dedicato all’accessibilità dell’ambiente sotterraneo.

La nuova struttura rappresenta quindi un investimento rivolto alla formazione dei futuri speleologi, ponendo particolare attenzione alla sicurezza, alla qualità delle installazioni e alla tutela di uno dei siti più significativi del patrimonio carsico abruzzese.

Fonti

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Il profilo delle Apuane: a Sesto Fiorentino una serata di confronto tra ambiente, alpinismo e futuro della montagna

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Il 16 luglio il CAI Giovani Sesto Fiorentino organizza un incontro con Apuane Libere, il CAI Toscana e rappresentanti delle istituzioni per riflettere sul presente e sul futuro delle Alpi Apuane. Partecipazione gratuita su prenotazione.

È stata diffusa la locandina ufficiale de “Il profilo delle Apuane”, l’incontro promosso dal CAI Giovani Sesto Fiorentino che mercoledì 16 luglio, alle ore 21.00, riunirà al Circolo ACLI Gl’Incontri di Sesto Fiorentino voci provenienti dal mondo dell’alpinismo, della tutela ambientale e delle istituzioni.

La serata nasce come un dialogo dedicato alle Alpi Apuane, un territorio straordinario ma da anni al centro del dibattito per il delicato equilibrio tra attività estrattive, conservazione ambientale e fruizione della montagna.

Ad aprire il confronto saranno Mauro Chessa, presidente della Commissione TAM (Tutela Ambiente Montano) del CAI Toscana e geologo, e Gianluca Briccolani, fondatore e attivista dell’associazione Apuane Libere, che racconteranno le Apuane attraverso esperienze, dati e riflessioni.

Seguirà una tavola rotonda con gli interventi di Benedetta Barsi, presidente del CAI Toscana, e Lorenzo Falchi, consigliere regionale della Toscana, per approfondire il rapporto tra tutela del territorio, politiche ambientali e futuro della catena apuana.

L’incontro sarà moderato da Anna Alaia e Matilde Belardinelli del CAI Giovani Sesto Fiorentino. È inoltre previsto il saluto istituzionale dell’assessore del Comune di Sesto Fiorentino Massimiliano Kalmeta.

L’evento è patrocinato dal Comune di Sesto Fiorentino ed è gratuito, con partecipazione su prenotazione attraverso il modulo online:

https://forms.gle/g7dw8njRGwM5dZTe8

Informazioni

  • Evento: Il profilo delle Apuane
  • Data: Mercoledì 16 luglio
  • Ora: 21.00
  • Luogo: Circolo ACLI Gl’Incontri, via Gramsci 705, Sesto Fiorentino
  • Ingresso: gratuito con prenotazione

Sarà una serata importante, di confronti aperto su uno dei territori simbolo dell’Appennino settentrionale tra associazioni, Club Alpino Italiano e istituzioni sul tema della tutela e del futuro delle Apuane, montagne martiri.

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Nuovi spazi di partecipazione attiva: un’opportunità anche per le associazioni, tra cui le realtà del CAI e del mondo della speleologia

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Le associazioni non sono soltanto organizzazioni di volontariato: spesso sono il cuore delle comunità locali. Una sede sociale, un rifugio, un centro visite, una casa di montagna o una struttura recuperata possono diventare luoghi di incontro, formazione, cultura e partecipazione.

È in questa prospettiva che parliamo di un bando: la Fondazione Compagnia di San Paolo ha pubblicato le Linee Guida per “Nuovi Spazi di Partecipazione Attiva”, un’iniziativa rivolta agli enti del Terzo Settore di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta per sostenere la nascita o il consolidamento di spazi capaci di generare valore sociale nei territori.

Per il mondo della montagna, comprendendo in esse speleologia e CAI (ma non solo), l’iniziativa offre interessanti spunti di riflessione.

Un’opportunità per le associazioni del territorio

Molte sezioni del CAI e numerose realtà speleologiche gestiscono a diverso titolo sedi, rifugi, basi logistiche, centri di documentazione o spazi aperti al pubblico. Luoghi che ospitano corsi, conferenze, incontri culturali, attività con le scuole, iniziative di educazione ambientale e momenti di aggregazione.

Negli ultimi anni queste attività hanno assunto un ruolo sempre più importante. Le associazioni non sono soltanto realtà sportive o tecniche, ma veri e propri presìdi culturali e sociali, capaci di mantenere vivo il legame tra le comunità e il territorio.

Le Linee Guida della Fondazione sembrano riconoscere proprio questo valore, mettendo al centro non soltanto il recupero degli spazi fisici, ma soprattutto la loro capacità di produrre partecipazione, inclusione e collaborazione.

Una visione che parla anche alla montagna

Per il Club Alpino Italiano il tema richiama direttamente il lavoro svolto dalle sezioni e dalla TAM – Tutela Ambiente Montano, impegnate nella promozione della cultura della montagna, della sostenibilità e della cittadinanza attiva.

Anche il mondo della speleologia può ritrovarsi in questa impostazione. Le sedi e i luoghi in uso a realtà speleologiche sono spesso luoghi di formazione, ricerca scientifica, divulgazione e accoglienza dei nuovi appassionati. In molti casi rappresentano punti di riferimento per scuole, amministrazioni locali, enti parco e comunità.

La collaborazione tra associazioni, istituzioni e territori è uno degli elementi maggiormente valorizzati dall’iniziativa, in sintonia con il modo di operare di molte realtà che da anni costruiscono reti di volontariato attorno alla conoscenza e alla tutela del patrimonio naturale.

Oltre il finanziamento: per saperne di più

Più che un semplice sostegno economico, le Linee Guida propongono un modello di sviluppo nel quale gli spazi associativi diventano strumenti di partecipazione civica.

Per le realtà che operano in montagna può essere l’occasione per ripensare le proprie sedi come luoghi aperti al territorio: spazi dove fare cultura, promuovere l’educazione ambientale, coinvolgere i giovani, organizzare attività scientifiche e rafforzare il rapporto con le comunità locali.

In un momento in cui molte aree montane affrontano lo spopolamento e la progressiva riduzione dei servizi, valorizzare questi presìdi significa contribuire alla vitalità dei territori e alla costruzione di nuove forme di cittadinanza attiva.

Le Linee Guida “Nuovi Spazi di Partecipazione Attiva” della Fondazione Compagnia di San Paolo, con la descrizione dell’iniziativa, i destinatari e le modalità di partecipazione, sono disponibili sul sito della Fondazione:

  • https://www.compagniadisanpaolo.it/it/contributi/linee-guida-per-nuovi-spazi-di-partecipazione-attiva/

Per le associazioni del mondo della montagna, sopra e sotto, può rappresentare un’interessante occasione per sviluppare progetti che uniscano tutela ambientale, cultura, partecipazione e valorizzazione del territorio.

Le montagne hanno bisogno non solo di sentieri, rifugi e grotte esplorate, ma anche di comunità vive. Ogni spazio associativo che riesce a coinvolgere nuove persone diventa un presidio di cultura, conoscenza e tutela del territorio.

Attenzione: il prossimo 16 luglio, dalle ore 14.30 alle ore 16.00, è previsto un webinar di approfondimento, utile a illustrare aspetti tecnici e opportunità offerte dalle linee guida. Per prendere parte all’evento online si invita a registrarsi al questo link: https://actingout-it.zoom.us/webinar/register/WN_iRQRD0MPREaXXgwyOd-0uA#/registration

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