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    Condividi Dopo il 13 settembre, le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 proseguono con eventi, tutela e divulgazione sul carsismo in tutta Italia Le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 non si esauriscono con il 13 settembre. La data ha coinciso con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, ma la campagna nazionale resta aperta per tutto settembre e ottobre. Gruppi speleologici, Società Speleologica Italiana, sezioni del Club alpino italiano, scuole di speleo
     

Giornate Nazionali della Speleologia 2026: attività aperte fino a ottobre

September 18th 2026 at 13:00

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Dopo il 13 settembre, le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 proseguono con eventi, tutela e divulgazione sul carsismo in tutta Italia

Le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 non si esauriscono con il 13 settembre.

La data ha coinciso con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, ma la campagna nazionale resta aperta per tutto settembre e ottobre. Gruppi speleologici, Società Speleologica Italiana, sezioni del Club alpino italiano, scuole di speleologia, associazioni e singoli soci possono ancora programmare iniziative rivolte al pubblico e inserirle nel calendario nazionale.

L’invito riguarda attività molto diverse. Sono previste visite guidate, open day, pulizie di cavità, incontri scientifici, laboratori per bambine e bambini, mostre, proiezioni, iniziative culturali e appuntamenti digitali. Il filo comune è la conoscenza del patrimonio ipogeo e dei territori carsici.

Giornate Nazionali della Speleologia e la data del 13 settembre

Il 13 settembre 2026 ha segnato la prima celebrazione della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, denominata in ambito internazionale International Day of Caves and Karst (IDCK). L’UNESCO ha proclamato la ricorrenza nel 2025, su proposta dell’Unione internazionale di speleologia e con il sostegno di oltre 150 organizzazioni. L’obiettivo dichiarato è promuovere conoscenza, tutela e valorizzazione delle grotte e dei sistemi carsici, considerati per il loro rilievo ambientale, scientifico, culturale, economico e paesaggistico. [web:2]

Le Giornate Nazionali della Speleologia 2026 hanno quindi rappresentato il quadro italiano di una ricorrenza che assume carattere annuale. La coincidenza ha dato maggiore visibilità a iniziative dedicate all’acqua sotterranea, alla biodiversità, alla ricerca e alla frequentazione consapevole delle cavità.

La prima celebrazione internazionale si è svolta anche a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con una conferenza incentrata sulla gestione sostenibile di grotte e carsismo. In Italia, il calendario diffuso prima della ricorrenza raccoglieva appuntamenti in nove aree del Paese, tra visite, attività divulgative e interventi di bonifica. [web:7]

Eventi GNS 2026 fino a ottobre

La prosecuzione delle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 consente di ampliare il programma oltre il fine settimana centrale. Le proposte possono essere organizzate fino alla conclusione di ottobre e registrate attraverso i moduli indicati dal portale dell’iniziativa. L’inserimento nel calendario nazionale permette di rendere pubblica l’attività e di coordinarla con le iniziative già programmate.

Tra le formule indicate rientrano le uscite sul campo, gli open day e le visite in grotte o aree carsiche, sempre nel rispetto delle autorizzazioni necessarie, delle condizioni ambientali e delle regole di sicurezza. Nel calendario 2026 compare, per esempio, un open day ai Monti Alburni presso la Grotta Fra’ Gentile, in programma il 19 settembre a Sant’Angelo a Fasanella, in provincia di Salerno. [web:16]

Sono parte della campagna anche le attività di Puliamo il Buio. Interventi di questo tipo possono unire il recupero di un ambiente degradato alla spiegazione pubblica delle ragioni della tutela. La rimozione dei rifiuti non coincide infatti con una semplice azione pratica. Può diventare un momento per illustrare la vulnerabilità degli ecosistemi sotterranei, i tempi molto lunghi di degradazione dei materiali e il collegamento tra ciò che accade in superficie e la qualità delle acque nel sottosuolo.

Carsismo, acqua e biodiversità al centro

La dimensione divulgativa delle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 riguarda anche il significato più ampio del carsismo. Le grotte non sono ambienti isolati. Sono spesso parte di sistemi nei quali l’acqua attraversa fratture, condotti, risorgenti e acquiferi, con effetti diretti sulle risorse idriche e sugli ecosistemi.

Un esempio viene dal Friuli Venezia Giulia. La Regione segnala che il carsismo interessa circa il 70% delle aree montane e collinari regionali, con quasi 9.000 grotte censite. Le aree carsiche alimentano più di 1.200 sorgenti, molte delle quali sono captate a uso potabile. Nella stessa regione sono presenti ecosistemi sotterranei e specie altamente specializzate. [web:2]

Questo quadro aiuta a comprendere il valore di conferenze, laboratori e mostre fotografiche proposti durante le GNS. Le iniziative possono avvicinare il pubblico al lavoro di chi esplora, rileva e studia le cavità, senza ridurre la grotta a un luogo da visitare. Possono anche spiegare perché la tutela richieda attenzione agli ingressi, ai corsi d’acqua, alla fauna e alla gestione dei flussi di persone.

Come aderire al calendario nazionale

Gruppi e associazioni che intendono aderire alle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 possono consultare il sito della campagna per il calendario aggiornato, il vademecum GNS IDCK26 e i moduli di registrazione. Le proposte possono riguardare anche documentari, presentazioni pubbliche, percorsi didattici e attività online. Questa varietà permette di coinvolgere persone che non praticano speleologia e di raccontare il legame tra grotte, paesaggio e comunità locali.

Nella programmazione è utile indicare con chiarezza luogo, orari, modalità di partecipazione, destinatari, attrezzatura richiesta, eventuale prenotazione e riferimenti organizzativi. Per le attività in ambiente ipogeo restano centrali la valutazione dei rischi, l’adeguatezza degli accompagnatori e il rispetto delle norme che regolano l’accesso alle cavità.

La campagna prosegue dunque fino a ottobre, offrendo alle realtà locali il tempo per costruire occasioni informative e di tutela. L’obiettivo è mantenere visibile il patrimonio sotterraneo anche dopo la data del 13 settembre e favorire una conoscenza più concreta dei sistemi carsici italiani.

Fonti

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  • Soccorso speleologico, tecnologia e medicina in grotta: il CNSAS torna all’Antro del Corchia con l’Open Day 2026
    Condividi Il 26 settembre 2026, all’Antro del Corchia di Stazzema, la Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS presenterà ai giornalisti sistemi di comunicazione, supporto logistico e diagnostica destinati agli interventi di soccorso speleologico in profondità. Open Day 2026 del Soccorso Speleologico all’Antro del Corchia Sabato 26 settembre 2026 l’Antro del Corchia, nel territorio di Stazzema, in provincia di Lucca, ospiterà l’Open Day 2026 organizzato dalla Commissione Tecnica Speleolo
     

Soccorso speleologico, tecnologia e medicina in grotta: il CNSAS torna all’Antro del Corchia con l’Open Day 2026

September 18th 2026 at 12:00

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Il 26 settembre 2026, all’Antro del Corchia di Stazzema, la Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS presenterà ai giornalisti sistemi di comunicazione, supporto logistico e diagnostica destinati agli interventi di soccorso speleologico in profondità.

Open Day 2026 del Soccorso Speleologico all’Antro del Corchia

Sabato 26 settembre 2026 l’Antro del Corchia, nel territorio di Stazzema, in provincia di Lucca, ospiterà l’Open Day 2026 organizzato dalla Commissione Tecnica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

L’iniziativa è rivolta ai giornalisti e permetterà di seguire da vicino una giornata di addestramento dedicata ai tecnici del Soccorso Speleologico. Al centro delle dimostrazioni ci saranno le tecnologie sviluppate e sperimentate per affrontare gli interventi in ambiente ipogeo.

Il programma prevede prove operative sia all’esterno sia nei primi tratti della cavità. Un addetto stampa del CNSAS accompagnerà i giornalisti durante la visita, illustrando le attrezzature e le procedure utilizzate.

L’Antro del Corchia rappresenta un ambiente particolarmente adatto per questo tipo di attività. Il complesso carsico delle Alpi Apuane è infatti caratterizzato da notevole sviluppo, profondità e articolazione degli ambienti. Secondo il CNSAS, nel 2025 il complesso risultava rilevato per circa 80 chilometri, con oltre 20 ingressi e una profondità di circa 1.210 metri.

ERMES porta voce, video e dati nel sottosuolo

Uno dei sistemi che sarà presentato durante l’Open Day 2026 è ERMES, la tecnologia sviluppata dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS per consentire la trasmissione di voce, immagini e dati dall’interno delle grotte verso l’esterno.

Il sistema è basato su apparati collocati in valigette stagne e collegati attraverso una linea di comunicazione. La tecnologia permette di mantenere un collegamento operativo anche quando la normale telefonia mobile e le comunicazioni radio non sono disponibili.

La funzione più rilevante riguarda il soccorso medicalizzato. In un intervento in profondità, il personale sanitario può trasmettere all’esterno informazioni sulle condizioni del paziente, immagini diagnostiche e altri dati clinici. In questo modo specialisti situati in superficie possono contribuire alla valutazione del ferito senza dover raggiungere fisicamente il luogo dell’incidente.

Durante l’Open Day 2025 all’Antro del Corchia ERMES era già stato indicato dal CNSAS come un sistema operativo. In precedenti esercitazioni era stato utilizzato fino a 2.400 metri dall’ingresso della grotta. Il sistema era stato impiegato anche per trasmettere tracciati ECG e immagini ecografiche in tempo reale.

ESTIA per gli interventi speleologici di lunga durata

Un altro elemento della giornata sarà ESTIA, un sistema logistico destinato agli interventi complessi e prolungati in profondità.

Il dispositivo permette di allestire un campo interno per le squadre impegnate nelle operazioni. La configurazione presentata dal CNSAS comprende moduli leggeri e impermeabili, con tende dedicate al riposo e alla permanenza del personale.

La necessità di organizzare campi avanzati nasce dalla particolare durata degli interventi in grotta. La profondità, le strettoie, i pozzi, i tratti allagati e la distanza dall’ingresso possono rendere molto lungo il trasferimento di soccorritori, materiali e paziente.

Un sistema logistico interno consente quindi di ridurre gli spostamenti ripetuti verso l’esterno e di organizzare l’avvicendamento delle squadre. Nell’Open Day 2025 il CNSAS aveva descritto ESTIA come una struttura capace di supportare una squadra di nove tecnici, con sistemi per il comfort termico, l’igiene, la gestione dell’acqua e l’alimentazione.

Il sistema MESH e le comunicazioni dove le radio non arrivano

L’edizione 2026 introduce inoltre la presentazione del sistema MESH, indicato nell’invito stampa come una tecnologia destinata alla trasmissione radio di dati anche nelle zone nelle quali le normali comunicazioni radio non riescono a funzionare.

La possibilità di mantenere collegamenti affidabili rappresenta un aspetto centrale del soccorso speleologico. In una grotta la propagazione delle onde radio può essere ostacolata dalla morfologia della cavità. Pozzi, meandri, cambi di direzione e grandi distanze possono interrompere il collegamento diretto.

La ricerca tecnologica del CNSAS punta quindi a costruire reti di comunicazione adattabili alla conformazione dell’ambiente. L’obiettivo operativo è mantenere il contatto tra le squadre impegnate nella grotta e la Direzione delle Operazioni in superficie.

La simulazione sanitaria: diagnosi e telemedicina in grotta

Durante la giornata è prevista anche una simulazione di intervento condotta dalla Commissione Medica del CNSAS.

Lo scenario prevede un ferito all’interno della cavità. I tecnici dovranno raggiungere il paziente, assisterlo e predisporlo alle successive fasi di recupero. Parallelamente, i sanitari utilizzeranno strumenti multiparametrici per controllarne le condizioni.

La particolarità della dimostrazione sarà la trasmissione dei dati verso l’esterno attraverso ERMES. Dati clinici, immagini, video e voce potranno essere condivisi con centri specialistici esterni.

Il modello risponde a una delle principali difficoltà del soccorso speleologico: l’infortunato può trovarsi a grande distanza dall’ingresso e in un ambiente nel quale l’evacuazione richiede molte ore. La possibilità di mantenere un collegamento medico continuo può quindi contribuire alla gestione del paziente durante le diverse fasi dell’intervento.

Dal Corchia 2025 a Su Bentu: la sperimentazione diventa addestramento

L’Open Day 2026 si inserisce in un percorso già avviato dal CNSAS.

Nell’ottobre 2025, sempre all’Antro del Corchia, la prima edizione dell’Open Day della Commissione Tecnica Speleologica aveva riunito 56 tecnici provenienti da diverse regioni italiane. Per tre giornate furono testati sistemi come ESTIA, ERMES, Ether e un ecometro TDR per la diagnostica delle linee telefoniche.

L’attività della Commissione Tecnica Speleologica non si limita quindi alla progettazione delle apparecchiature. Le tecnologie vengono portate in ambiente reale, sottoposte alle condizioni operative delle grotte e valutate dai tecnici che dovranno utilizzarle durante gli interventi.

Un altro esempio significativo è rappresentato dalla grande esercitazione interregionale svolta nella grotta Su Bentu, in Sardegna, dal 5 al 7 dicembre 2025. L’esercitazione ha coinvolto 165 tecnici provenienti da 11 regioni. Il figurante si trovava a oltre 3.000 metri dall’ingresso e il recupero ha richiesto 44 ore di lavoro.

Durante l’esercitazione è stato utilizzato ERMES per trasmettere all’esterno la valutazione sanitaria del ferito, i parametri vitali e immagini ecografiche. Il collegamento ha permesso anche alla Centrale Operativa del 118 di Sassari di seguire a distanza l’evoluzione clinica dello scenario simulato.

La cooperazione internazionale nel soccorso speleosubacqueo

L’attività recente del Soccorso Speleologico CNSAS comprende anche la cooperazione internazionale.

Nel maggio 2025 si è svolta in Slovenia la prima esercitazione speleosubacquea congiunta tra CNSAS e Soccorso Speleologico Sloveno, la Jamarska Reševalna Služba. L’esercitazione ha coinvolto 14 tecnici speleosubacquei italiani e 10 tecnici sloveni.

In quell’occasione ERMES è stato utilizzato per realizzare un collegamento audiovisivo tra il campo avanzato posto a circa 500 metri dall’ingresso e l’esterno. L’esperienza ha permesso di verificare l’utilità della tecnologia anche in un contesto post-sifone, dove le condizioni operative rendono particolarmente complessa la comunicazione.

La collaborazione internazionale rappresenta una componente importante della preparazione del soccorso speleologico, soprattutto considerando che gli interventi in cavità profonde possono richiedere competenze e risorse distribuite tra più strutture.

Formazione continua e specializzazione dei tecnici

La tecnologia non sostituisce la preparazione degli operatori. Il CNSAS mantiene una struttura nazionale dedicata al Soccorso Speleologico, articolata in 16 delegazioni e 27 stazioni speleologiche, con tecnici formati per operare in grotte, cavità, pozzi, sifoni e ambienti confinati.

La formazione comprende progressione in grotta, tecniche su corda, movimentazione delle barelle, comunicazioni e soccorso sanitario in ambiente ostile. La Scuola Nazionale Tecnici di Soccorso Speleologico rende disponibili anche materiali formativi sulle tecniche operative, riservati al personale addestrato.

Nel 2026 il CNSAS ha inoltre proseguito le attività formative rivolte più in generale al soccorso in ambiente impervio. Il corso nazionale S.A.I. 2026 si è svolto in Toscana dal 16 al 19 aprile, coinvolgendo medici, infermieri e tecnici provenienti da tutta Italia. Il percorso ha unito competenze sanitarie e tecniche in scenari realistici.

Un sistema di soccorso costruito sulla preparazione

I dati più recenti pubblicati dal CNSAS restituiscono il quadro generale dell’attività del Corpo. Nel 2025 sono state registrate 13.037 missioni di soccorso complessive, con 46.927 soccorritori coinvolti nelle attività e oltre 204.000 ore/uomo. Il sistema opera in collaborazione con il numero unico di emergenza 112, il Servizio Sanitario Nazionale e le strutture dell’emergenza sanitaria.

Questi numeri riguardano l’insieme delle attività alpine e speleologiche e non consentono di ricavare da soli il numero degli interventi esclusivamente in grotta. Sono però indicativi del livello di organizzazione necessario per garantire una presenza operativa nazionale.

Nel Soccorso Speleologico la complessità aumenta quando l’incidente avviene lontano dall’ingresso. Ogni fase deve essere pianificata considerando tempi di percorrenza, trasporto dei materiali, assistenza sanitaria, comunicazioni, recupero della barella e avvicendamento delle squadre.

L’Antro del Corchia come laboratorio per il futuro del soccorso speleologico

L’Open Day del 26 settembre 2026 porta quindi all’Antro del Corchia una parte di questo lavoro quotidiano. Le tecnologie saranno mostrate in un ambiente reale e messe in relazione con le procedure operative del Soccorso Speleologico.

La sperimentazione di ERMES, ESTIA e MESH mostra un’evoluzione del modello di intervento. Non si tratta soltanto di raggiungere un infortunato e riportarlo all’esterno. La tendenza è costruire una rete operativa capace di mantenere comunicazioni, supporto sanitario, logistica e coordinamento anche a grande distanza dall’ingresso.

Per la speleologia, questo sviluppo riguarda direttamente la sicurezza delle esplorazioni. Per il sistema di emergenza, significa poter disporre di informazioni più complete e tempestive durante interventi che possono protrarsi per molte ore.

L’appuntamento di Stazzema sarà quindi anche un momento di divulgazione sul lavoro tecnico che precede e accompagna ogni intervento di Soccorso Speleologico. Dietro una comunicazione in grotta, una diagnosi trasmessa dall’interno o una barella movimentata in un pozzo esiste infatti un percorso fatto di progettazione, addestramento, verifiche e collaborazione tra competenze diverse.

Fonti

Invito stampa CNSAS per l’Open Day 2026, fornito alla redazione.

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  • Il Timavo svela due specie di proteo e un record: un esemplare da 100 grammi
    Condividi ‘Signora sarebbero 96 grammi, facciamo un etto?’ Finalmente è ufficiale, anche se ci sono voluti ben tre secoli di ricerche per confermare ciò che alcuni ricercatori del passato avevano già intuito. Alcuni recenti studi, pubblicati negli ultimi giorni, hanno stabilito che quello che finora era stato considerato un’unica specie, il Proteo, è in realtà un insieme di addirittura nove specie diverse, distribuite dal Carso Giuliano fino alla Bosnia. Ma facciamo un passo indietro, a
     

Il Timavo svela due specie di proteo e un record: un esemplare da 100 grammi

September 18th 2026 at 11:00

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‘Signora sarebbero 96 grammi, facciamo un etto?’

Finalmente è ufficiale, anche se ci sono voluti ben tre secoli di ricerche per confermare ciò che alcuni ricercatori del passato avevano già intuito.

Alcuni recenti studi, pubblicati negli ultimi giorni, hanno stabilito che quello che finora era stato considerato un’unica specie, il Proteo, è in realtà un insieme di addirittura nove specie diverse, distribuite dal Carso Giuliano fino alla Bosnia.

Ma facciamo un passo indietro, al 1762.

Fu Scopoli il primo ricercatore a trovare, in alcune sorgenti esterne alle grotte, degli strani animali allora completamente sconosciuti. Non poteva ancora sapere che stava osservando quello che, di lì a poco, sarebbe diventato uno degli animali più iconici e affascinanti del sottosuolo.

Laurenti, comprendendo l’importanza della scoperta, nel 1768 assegnò a quell’animale il nome di Proteo, facendo però, di fatto, un torto a Scopoli, al quale sfumò così la paternità della scoperta.

Una volta scoperto il Proteo e iniziate le ricerche nelle grotte, gli studiosi che si susseguirono nel tempo notarono alcune differenze tra le varie popolazioni, intuendo che potessero appartenere a specie differenti.

Alcune di queste differenze erano molto evidenti, altre decisamente più difficili da individuare. Proprio questa variabilità ha rallentato per molto tempo la possibilità di suddividere le diverse popolazioni di Proteo in specie distinte.

“Finalmente, grazie alle moderne tecniche di indagini genetiche e scheletriche operate dei colleghi dell’Università di Lubiana, diamo un’identità alle notevoli differenze, sempre osservate da tutti noi che incontriamo i protei nei nostri fiumi carsici”, afferma Nicola Bressi , coature del lavoro e curatore del Museo di Storia Naturale di Trieste.

Dopo le analisi genetiche, scheletriche e morfologiche, si è quindi arrivati alla definizione di queste nuove specie e una di queste, per dar giustizia a un torto di secoli fa, sarebbe bello possa essere dedicata a Scopoli.

Ma non finisce qui.

Nel nostro Timavo, a circa 300 metri sotto la superficie, le indagini condotte dai ricercatori sloveni, insieme alle più recenti ricerche dell’Università di Trieste, hanno evidenziato un fatto davvero straordinario: nelle acque del fiume sotterraneo sono presenti ben due specie di Proteo. Una tipica del Carso italiano, e un’altra che arriva dalla Slovenia ma che ha popolazioni stabili anche in alcuni siti italiani.

Una scoperta che aggiunge un altro tassello alla conoscenza di uno degli ecosistemi sotterranei più affascinanti e misteriosi del nostro territorio.

Marco Restaino della Società Adriatica di Speleologia aggiunge: “ora possiamo dire che, un anno fa, il Proteo da record documentato nella Grotta Luftloch appartiene alla specie propria del Carso Giuliano.
Ma il vero colpo di scena delle ultime settimane è stato quello di aver trovato un altro esemplare da record, appartenente questa volta alla specie proveniente dalla Slovenia.
Quest’ultimo esemplare, é ancora più grande del precedente e con un peso effettivo di 100 grammi, spaccati al decimo!
Possiamo dire che il Timavo oggi custodisce il record di grandezza e peso di ambedue le specie!”

Dal punto di vista morfologico, i due esemplari che sono stati documentati di concerto con l’Università di Trieste, presentano differenze molto marcate, tanto da far ritenere già da tempo che appartenessero a due specie distinte. Per avere però una conferma scientifica definitiva, attendevamo i risultati delle analisi e le conclusioni degli studiosi che da molti anni si occupano della sistematica e della biologia del Proteo.

“Oggi questi risultati ci permettono finalmente di dare un significato preciso a differenze che avevamo osservato sul campo e di comprendere quanto sia ancora più complessa e articolata la biodiversità del nostro ambiente carsico” , afferma Chiara Manfrin , ricercatrice al Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, che ha presentato alla prima giornata internazionale del carsismo svoltasi a Postumia, i primi risultati completi di un lavoro promosso dalla Regione FVG, riguardanti la distribuzione del Proteo in Italia.

Ancora una volta è il nostro Carso, con il Timavo e il suo mondo nascosto, a ricordarci quanto poco conosciamo delle meraviglie che scorrono proprio sotto i nostri piedi.

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  • Medaglia bronzea della Città di Trieste allo speleologo Pino Guidi
    Condividi Riconoscimento civico a Giuseppe “Pino” Guidi, speleologo del Carso e già direttore del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, coautore dei volumi sull’infortunistica speleologica in Italia Pino Guidi, storico protagonista della speleologia italiana, ha ricevuto la Medaglia bronzea della Città di Trieste, un riconoscimento civico che valorizza decenni di esplorazioni, ricerca e impegno nel Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia.Il conferimento della Medaglia bronzea della
     

Medaglia bronzea della Città di Trieste allo speleologo Pino Guidi

September 18th 2026 at 10:00

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Riconoscimento civico a Giuseppe “Pino” Guidi, speleologo del Carso e già direttore del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, coautore dei volumi sull’infortunistica speleologica in Italia

Pino Guidi, storico protagonista della speleologia italiana, ha ricevuto la Medaglia bronzea della Città di Trieste, un riconoscimento civico che valorizza decenni di esplorazioni, ricerca e impegno nel Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia.
Il conferimento della Medaglia bronzea della Città di Trieste a Giuseppe “Pino” Guidi lega ancora di più la sua figura alla storia del Carso, della speleologia e del soccorso in grotta.

Scrive Roberto Dipiazza sindaco di Trieste sulla sua pagina Facebook: ‘Questa mattina, nel corso di una cerimonia nel Salotto Azzurro Municipale, ho conferito la Medaglia bronzea della Città di Trieste allo speleologo Giuseppe “Pino” Guidi. Al conferimento erano presenti il vicesindaco Serena Tonel e il presidente della Società Alpina delle Giulie – Sezione CAI di Trieste Massimiliano Reiter, oltre a un nutrito gruppo di parenti e amici dello speleologo.
Mi sono complimentato con Guidi per il suo straordinario percorso. Il vicesindaco Tonel, dopo aver ringraziato lo speleologo per aver portato in alto il nome del capoluogo giuliano fuori dal perimetro della città, ha poi sottolineato come il conferimento celebri “la vera essenza della triestinità e l’amore profondo per il Carso”.
Giuseppe “Pino” Guidi (Venezia, 1938), trasferitosi a Trieste nel primissimo dopoguerra, è una delle figure più importanti della speleologia italiana, disciplina a cui ha dedicato oltre sessant’anni di vita coniugando l’esplorazione geografica al rigore scientifico e all’impegno civile. Lo scorso giugno ha ricevuto la Medaglia d’Oro del Club Alpino Italiano. La sua giovinezza è segnata dalle drammatiche tensioni sul confine orientale: nel novembre del 1953 partecipa ai moti per l’italianità di Trieste sotto il Governo Militare Alleato, rimanendo ferito e subendo la reclusione. In quel contesto stringe una fraterna amicizia con Mario Bussani, insieme al quale inizia l’attività speleologica prima nei sotterranei urbani e poi nel GEST (Gruppo Escursionisti Speleologi Triestini). In quel clima post-bellico, l’attività in grotta sul Carso si trasforma da subito in una missione civile dolorosa e necessaria: la ricerca e il recupero dei resti degli infoibati all’interno delle grandi voragini verticali, un impegno volto a restituire dignità e memoria alle vittime dei conflitti di frontiera.
Iscritto dal 1962 alla prestigiosa Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, di cui custodisce l’Archivio Storico dal 1965, Guidi ha firmato personalmente i rilievi topografici di oltre 400 cavità (principalmente in Friuli Venezia Giulia) e ha guidato importanti campagne sul massiccio del Canin e in tutta Italia. Nel 1977 è stato protagonista della storica spedizione della “Boegan” in Iran, dove ha rilevato 17 grotte e gettato le basi per il primo catasto speleologico nazionale iraniano.
Figura cardine del soccorso sotterraneo, ha ricoperto il ruolo di Direttore del Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia per il CNSAS, firmando come coautore il volume statistico ufficiale “Cinquant’anni di infortunistica speleologica in Italia”. Autore di una monumentale opera documentaria di quasi 1400 scritti tra studi scientifici, storici e bibliografici, ha contribuito in modo determinante alla rinascita del Catasto Speleologico regionale.
Ricevendo l’onorificenza dalle mani del Primo Cittadino, Guidi ha dichiarato: “Accetto con cuore questo riconoscimento a nome di tutti i grottisti triestini. Quello che ho fatto è merito di tutto l’ambiente “grottistico” triestino e regionale”.

Cerimonia per la Medaglia bronzea della Città di Trieste

La Medaglia bronzea della Città di Trieste è stata conferita allo speleologo Pino Guidi nel Salotto Azzurro del Municipio, nel corso di una cerimonia ufficiale presieduta dal sindaco Roberto Dipiazza.

Alla consegna della Medaglia bronzea della Città di Trieste erano presenti la vicesindaca Serena Tonel, il presidente della Società Alpina delle Giulie – sezione CAI di Trieste – Massimiliano Reiter e numerosi parenti, amici e grottisti.


La vicesindaca ha collegato la Medaglia bronzea della Città di Trieste alla “vera essenza della triestinità” e all’amore per il Carso, richiamando il lungo rapporto tra la città, la speleologia e il paesaggio ipogeo.

Speleologo Pino Guidi, una biografia intrecciata con Trieste

Giuseppe “Pino” Guidi nasce a Venezia nel 1938 e si trasferisce a Trieste nel primissimo dopoguerra, inserendosi in un contesto segnato dalle tensioni del confine orientale.


Nel novembre 1953 partecipa ai moti per l’italianità di Trieste sotto il Governo Militare Alleato, viene ferito, incarcerato e in quel periodo stringe la fraterna amicizia con Mario Bussani, futuro compagno di esplorazioni sotterranee.


Per la comunità speleologica, lo speleologo Pino Guidi è oggi ricordato come una figura che ha saputo collegare vicende storiche complesse, pratica esplorativa e costruzione di strumenti di memoria.

Dal Carso triestino alla Commissione Grotte “Eugenio Boegan”

L’attività dello speleologo Pino Guidi comincia nei sotterranei urbani triestini e prosegue nel Gest, Gruppo Escursionisti Speleologi Triestini, in un periodo in cui il Carso è anche luogo di ricerche sui resti degli infoibati.
Le esplorazioni nelle grandi voragini verticali assumono da subito una dimensione civile: recuperare i resti delle vittime e restituire loro dignità e memoria, integrando speleologia e impegno sociale.
Dal 1962 Guidi è socio della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie e dal 1965 ne custodisce l’Archivio Storico, firmando personalmente rilievi topografici di oltre 400 cavità, soprattutto in Friuli Venezia Giulia.
Questa attività sistematica di rilievo e catalogazione ha contribuito in modo diretto alla costruzione del catasto speleologico regionale, rendendo la produzione di Guidi un riferimento per generazioni di speleologi.

Esplorazioni internazionali e catasto speleologico in Iran

Nel 1977 lo speleologo Pino Guidi partecipa alla storica spedizione della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” in Iran, durante la quale vengono rilevate 17 grotte e si gettano le basi per il primo catasto speleologico nazionale iraniano.
In quell’occasione, metodi di rilievo e documentazione sviluppati sul Carso triestino vengono applicati in un contesto nuovo, mostrando come la speleologia possa contribuire alla costruzione di strumenti di conoscenza del territorio anche su scala internazionale.
L’esperienza iraniana conferma il ruolo del lavoro di Guidi nel promuovere l’idea di un catasto speleologico strutturato, fondato su dati verificati e rilievi accurati, elemento oggi centrale in molte regioni carsiche.

Direttore del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia e studio dell’infortunistica speleologica

Giuseppe “Pino” Guidi è stato Direttore del Soccorso Speleologico del Friuli Venezia Giulia per il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), collocandosi al centro della costruzione delle strutture di soccorso in grotta nella regione.
Nel quadro delle attività del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, Guidi firma come coautore il volume statistico ufficiale “Cinquant’anni di infortunistica speleologica in Italia (1947–1997); torrentismo: 12 anni di infortunistica (1985–1997)”, pubblicato nel 2000 nella collana dei manuali tecnici del CNSAS.[10][4]
Il volume sull’infortunistica speleologica analizza 674 incidenti in grotta tra il 1947 e il 1997, con 1039 speleologi coinvolti e 74 deceduti, oltre a 52 incidenti di torrentismo registrati tra il 1985 e il 1997, con 108 coinvolti e 6 morti.[11][4]
Questi dati sull’infortunistica speleologica contribuiscono a definire linee di prevenzione, formazione e gestione del rischio, rendendo il lavoro di Guidi e dei suoi coautori uno strumento ancora oggi citato nei contesti tecnici e didattici.[12][4]

Produzione scientifica, storia associativa e memoria dei grottisti

Oltre alla direzione del Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, lo speleologo Pino Guidi è autore di una vasta opera documentaria composta da circa 1400 scritti tra studi scientifici, storici e bibliografici sulla speleologia e sul Carso.[6][1]
Tra questi si contano volumi dedicati agli incidenti speleologici di specifici decenni, aggiornamenti sull’infortunistica speleologica e lavori sulla storia delle associazioni speleologiche del Friuli Venezia Giulia.[11][12][8]
Una parte consistente dei suoi contributi è stata pubblicata attraverso la Commissione Grotte “Eugenio Boegan” e la rete speleologica regionale, rendendo la figura di Guidi centrale anche per la memoria delle strutture associative e dei gruppi grotte.[7][8]

Medaglia d’Oro del CAI e altri riconoscimenti

La Medaglia bronzea della Città di Trieste giunge pochi mesi dopo la Medaglia d’Oro del Club Alpino Italiano, massima benemerenza del sodalizio, conferita a Pino Guidi l’8 giugno 2026 presso la Sala Proiezioni della Società Alpina delle Giulie.[3][5][6]
Nella motivazione della Medaglia d’Oro del CAI si ricordano oltre 415 rilievi topografici e circa 1400 pubblicazioni, che hanno contribuito a migliorare la comprensione del mondo sotterraneo dalle Alpi Giulie al Carso triestino.[5][3]
In passato la città ha già assegnato riconoscimenti a figure di spicco della speleologia triestina, come il Sigillo Trecentesco o la medaglia di bronzo provinciale, segnando una continuità tra il conferimento della Medaglia bronzea della Città di Trieste a Pino Guidi e una tradizione di attenzione verso i grottisti.[13][14]

Il significato della Medaglia bronzea per la comunità speleologica

Ricevendo la Medaglia bronzea della Città di Trieste, Pino Guidi ha dichiarato di accettare il riconoscimento “a nome di tutti i grottisti triestini”, attribuendo il merito al complesso ambiente speleologico cittadino e regionale.[2][1]
Per la speleologia italiana e per il Soccorso Speleologico Friuli Venezia Giulia, la Medaglia bronzea della Città di Trieste rappresenta un segnale di attenzione istituzionale verso un lavoro che ha unito esplorazione, sicurezza e conservazione della memoria.[9][1]
La storia di Guidi mostra come la speleologia possa dialogare con le amministrazioni e con la società civile, attraverso strumenti come il catasto delle cavità, gli studi sull’infortunistica speleologica e le strutture di soccorso in grotta, contribuendo alla tutela del patrimonio ipogeo e alla gestione del rischio.[4][1]


Fonti

Fonti
[1] Dal drammatico recupero dei resti degli infoibati alle missioni in Iran e ai 1400 scritti pubblicati: premiato lo speleologo Giuseppe ”Pino” Guidi https://www.ildolomiti.it/societa/2026/dal-drammatico-recupero-dei-resti-degli-infoibati-alle-missioni-in-iran-e-ai-1400-scritti-pubblicati-premiato-lo-speleologo-giuseppe-pino-guidi
[2] Il Sindaco ha conferito la Medaglia bronzea della Città di … https://www.comune.trieste.it/it/novita-227102/comunicati-227104/il-sindaco-ha-conferito-la-medaglia-bronzea-della-citta-di-trieste-allo-speleologo-giuseppe-pino-guidi-327445
[3] Medaglia d’Oro del CAI a Pino Guidi, lo speleologo che ha mappato … https://www.scintilena.com/medaglia-doro-del-cai-a-pino-guidi-lo-speleologo-che-ha-mappato-il-carso-e-fondato-il-soccorso-in-grotta/06/06/
[4] [PDF] del CORPO NAZIONALE SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-nr17-dic-2000.pdf
[5] Medaglia d’oro del Cai all’esploratore degli abissi: Pino Guidi entra nella storia https://www.ilpiccolo.it/cronaca/speleologia-medaglia-oro-cai-pino-guidi-trieste-foefm59y
[6] Pino Guidi, medaglia d’oro del Cai allo storico esploratore … https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/pino-guidi-medaglia-doro-del-cai-allo-storico-esploratore-degli-abissi-cambiano-i-materiali-cambia-la-tecnica-ma-i-pericoli-della-grotta-sono-sempre-gli-stessi
[7] Trieste, in uscita la rivista “Atti e Memorie”, vol.48 – Scintilena https://www.scintilena.com/trieste-in-uscita-la-rivista-atti-e-memorie-vol-48/02/19/
[8] Storia della speleologia e del soccorso https://www.boegan.it/2012/02/storia/
[9] BILANCIO SOCIALE 2024 https://cnsas-fvg.it/images/documents/Bilanci/Bilancio_sociale_2024_Last.pdf
[10] Libri (ordinati per titolo) https://www.gsags.it/wp-content/uploads/LIBRI-ord-x-TITOLO-17042019.pdf
[11] Speleo-incidenti-1981-1990.pdf https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2020/03/Speleo-incidenti-1981-1990.pdf
[12] novembre2003 https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-nr27-dic-2003.pdf
[13] COMMISSIONE http://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_059.pdf
[14] Articoli correlati https://www.boegan.it/2015/06/m-radacich/
[15] Un Anno di Scoperte e Ricerca con l’ultimo numero on line – Scintilena https://www.scintilena.com/cronache-ipogee-un-anno-di-scoperte-e-ricerca-con-lultimo-numero-on-line/01/03/
[16] [PDF] Raccolta Agosto 2019 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2019_8_Raccolta_Scintilena_Agosto.pdf
[17] Scintilena – il giornale quotidiano della speleologia italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/category/0/page/723/?/wp-admin/install_php&wpmp_switcher=desktop
[18] [PDF] Raccolta Gennaio 2015 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2015_1_Raccolta_Scintilena_Gennaio.pdf
[19] [PDF] Raccolta Luglio 2019 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2019_7_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[20] Pagina 21 di 2372 – Una luce nel buio – il giornale … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/21/?wpmp_switcher=desktop
[21] E’ morto Fabio Forti, l’ultimo carsologo. Il ricordo di Pino Guidi – Scintilena https://www.scintilena.com/e-morto-fabio-forti-lultimo-carsologo-il-ricordo-di-pino-guidi/09/17/
[22] Selezioni per Aspiranti Volontari del Soccorso … – Scintilena https://www.scintilena.com/selezioni-per-aspiranti-volontari-del-soccorso-speleologico-in-friuli-venezia-giulia/12/06/
[23] Incidenti in speleologia subacquea: il libro di Michel Ribera analizza decenni di dati e svela i meccanismi fatali – Scintilena https://www.scintilena.com/incidenti-in-speleologia-subacquea-il-libro-di-michel-ribera-analizza-decenni-di-dati-e-svela-i-meccanismi-fatali/02/21/
[24] [PDF] Indice Articoli 2014 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2014_Indice_articoli_Scintilena.pdf
[25] Pubblicata l’edizione inglese di Study of Cave Diving Accidents https://www.scintilena.com/pubblicata-ledizione-inglese-di-study-of-cave-diving-accidents/12/30/
[26] Aperte le Selezioni per Aspiranti Volontari del Soccorso Speleologico – Scintilena https://www.scintilena.com/aperte-le-selezioni-per-aspiranti-volontari-del-soccorso-speleologico/10/13/
[27] [PDF] Raccolta Maggio 2013 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2013_05_Raccolta_Scintilena_Maggio.pdf
[28] Evoluzione della Speleologia in Italia – Scintilena https://www.scintilena.com/evoluzione-della-speleologia-in-italia-dalle-origini-al-riconoscimento-internazionale-xix-secolo-2009/01/26/
[29] redazione — Trieste Cafe https://www.triestecafe.it/autore/login-redazione
[30] Evacuazione di parapendista http://www.cnsas.it/wp-content/uploads/2016/09/luglio-2016.pdf-1.pdf
[31] Categoria: Attualità – NordestNews | https://www.nordestnews.it/category/attualita/
[32] [PDF] Soccorso speleologico https://www.sasc.it/pdf/pubblicazioni-CNSAS/CNSAS-supplemento-nr-65-novembre-2016.pdf
[33] Biblioteca al 12-04.-2022.xlsx https://www.valloverticale.it/openbiblio/opac/catalogo.pdf
[34] Speleo https://www.cnsas.it/soccorso-speleologico/
[35] JK http://www.speleo.it/site/images/speleologia/Speleologia_39_Dic_1998%20OCR.pdf
[36] Elenco libri per sito cai 2003 https://www.cairimini.it/wp-content/uploads/2016/11/Elenco_libri_per_sito_CAI_Rimini_aggiornato_al_21_11_2016.pdf
[37] Cronache Ipogee: Le Ultime Novità dalla Speleologia del Friuli Venezia Giulia – Scintilena https://www.scintilena.com/cronache-ipogee-le-ultime-novita-dalla-speleologia-del-friuli-venezia-giulia/02/06/
[38] Trieste speleologi premiati in Regione per la scoperta della Grotta … https://www.scintilena.com/trieste-speleologi-premiati-in-regione-per-la-scoperta-della-grotta-luftloch/04/08/
[39] [PDF] Raccolta Giugno 2011 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2011_06_Raccolta_Scintilena_Giugno.pdf
[40] Programma XXI Congresso Nazionale di Speleologia (2-5 giugno, Trieste) – Scintilena https://www.scintilena.com/programma-xxi-congresso-nazinale-di-speleologia-2-5-giugno-trieste/05/04/
[41] [PDF] Raccolta Settembre 2016 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2016_09_Raccolta_Scintilena_Settembre.pdf
[42] [PDF] Raccolta Maggio 2012 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2012_05_Raccolta_Scintilena_Maggio.pdf
[43] Grotte Preistoriche del Friuli Venezia Giulia: Un Viaggio nel Patrimonio Speleologico Regionale – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-preistoriche-del-friuli-venezia-giulia-un-viaggio-nel-patrimonio-speleologico-regionale/01/17/
[44] Tutela del patrimonio ipogeo e attività speleologica https://www.scintilena.com/feed/
[45] [PDF] Raccolta Aprile 2006 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2006_4_Raccolta_Scintilena_Aprile.pdf
[46] Archeologia e speleologia insieme per la ricerca e la tutela … https://www.scintilena.com/archeologia-e-speleologia-insieme-per-la-ricerca-e-la-tutela-del-patrimonio-ipogeo-si-parte-con-il-cat-trieste/09/23/
[47] Cavit https://www.scintilena.com/cavit/01/11/
[48] “‘i https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2021/05/GUIDI-Pino-2000-Le-associazioni-speleologiche-del-Friuli-Venezia-Giulia-dagli-inizi-al-2000.-Saggio-cronologico_web.pdf
[49] Sitemap – Il Meridiano https://www.il-meridiano.it/sitemap.html
[50] NordEstNews.com: Home https://www.nordestnews.com/
[51] RassegnaStampa2014LugDic https://www.legambientetrieste.it/RassegnaStampa2014LugDic.htm
[52] [PDF] FEBBRAIO 2012 – Federico Guidi https://www.guidifederico.it/newsletter/FEBBRAIO_2012.pdf

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  • Scintilena, il post numero 25mila parla di pipistrelli e speleologi
    Condividi Il traguardo editoriale del notiziario italiano di speleologia riporta al centro il rapporto tra pipistrelli, grotte, tutela e necessità esplorative: una collaborazione che richiede dati, attenzione stagionale e comportamenti condivisi. Il post numero 25mila di Scintilena è dedicato ai pipistrelli. La scelta mette in evidenza un tema che attraversa da sempre l’attività in grotta: il rapporto tra speleologi e chirotteri. Non è un legame soltanto simbolico. Le cavità naturali sono
     

Scintilena, il post numero 25mila parla di pipistrelli e speleologi

September 18th 2026 at 09:00

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Il traguardo editoriale del notiziario italiano di speleologia riporta al centro il rapporto tra pipistrelli, grotte, tutela e necessità esplorative: una collaborazione che richiede dati, attenzione stagionale e comportamenti condivisi.

Il post numero 25mila di Scintilena è dedicato ai pipistrelli. La scelta mette in evidenza un tema che attraversa da sempre l’attività in grotta: il rapporto tra speleologi e chirotteri.

Non è un legame soltanto simbolico. Le cavità naturali sono luoghi di esplorazione, studio e documentazione. Per molte specie di pipistrelli sono anche rifugi essenziali, usati in momenti diversi del ciclo annuale.

Il binomio speleologi-pipistrelli diventa quindi quasi automatico. Chi percorre una grotta può osservare presenze biologiche rilevanti. Chi studia e tutela i chirotteri ha spesso bisogno della conoscenza tecnica delle cavità, dei loro accessi e delle condizioni ambientali interne.

Pipistrelli e speleologi, il significato del post 25mila di Scintilena

Raggiungere 25mila pubblicazioni significa segnare una tappa nella storia editoriale di Scintilena. La scelta dei pipistrelli come argomento del post numero 25mila richiama una delle responsabilità più concrete della speleologia contemporanea: esplorare senza ignorare gli organismi che vivono nel sottosuolo.

I pipistrelli non occupano tutte le grotte nello stesso modo. Alcune specie sono definite troglofile perché utilizzano con regolarità cavità sotterranee come rifugio. Altre possono alternare grotte, fessure rocciose, edifici, miniere, cavità artificiali e alberi maturi, in funzione della stagione e delle condizioni locali.

La grotta, quindi, non è una semplice struttura geologica. Può essere un sito di riposo diurno, un rifugio riproduttivo, un luogo di svernamento o uno spazio frequentato in autunno per l’attività sociale e l’accoppiamento. Ogni funzione comporta vulnerabilità diverse.

In Italia sono presenti circa 34 specie di chirotteri, secondo la sezione speleologica di Tutela Pipistrelli. L’associazione ricorda anche che le categorie ecologiche non sono rigide: molte specie possono scegliere rifugi differenti nel corso dell’anno.

Tutela dei pipistrelli in grotta e fasi sensibili del ciclo annuale

Il punto più delicato riguarda i periodi sensibili. Durante l’inverno molti pipistrelli entrano in ibernazione. Il torpore consente di ridurre il dispendio energetico quando gli insetti disponibili sono pochi o assenti.

Un disturbo può provocare un risveglio. Questo implica consumo di riserve lipidiche. Se l’episodio si ripete, il rischio per i singoli animali e per l’intera colonia aumenta.

La riproduzione è un’altra fase critica. In primavera e in estate le femmine possono formare colonie riproduttive, dette nursery. In questi siti avvengono gravidanza, parto e allevamento dei piccoli. L’ingresso non programmato, il rumore, la luce diretta e il contatto ravvicinato possono alterare il comportamento degli animali.

Le conoscenze scientifiche richiamano quindi alla prudenza. Una ricerca pubblicata nel 2024 su Scientific Reports, dedicata agli ingressi per censimento nelle cavità di ibernazione, ha rilevato una relazione tra attività dei pipistrelli dopo il sopralluogo e intensità del disturbo, valutata considerando numero di persone e tempo trascorso nella grotta.

La tutela dei pipistrelli non coincide con la rinuncia assoluta alla speleologia. Richiede piuttosto di stabilire dove, quando e come entrare. La pianificazione deve partire dalla funzione biologica del sito e dalle evidenze disponibili.

Esplorazione speleologica sostenibile e comportamenti sul campo

Il rapporto tra pipistrelli e speleologi trova una soluzione operativa in una speleologia attenta al contesto. L’esplorazione produce informazioni importanti su sviluppo, morfologia, microclima, accessi e stato di conservazione delle cavità. Sono dati che possono risultare utili anche ai chirotterologi e agli enti di gestione.

Allo stesso tempo, la prima frequentazione di un ramo o di una cavità comporta una particolare cautela. Il materiale formativo della Società Speleologica Italiana ricorda che la prima esplorazione determina in genere una perdita di naturalità maggiore rispetto alle frequentazioni successive. L’affermazione invita a valutare itinerari, soste, passaggi stretti e modalità di documentazione.

In presenza di pipistrelli, alcune regole restano semplici:

  • Muoversi con calma e senza gridare.
  • Non illuminare direttamente gli animali.
  • Non toccarli e non tentare identificazioni manuali.
  • Mantenere la maggiore distanza compatibile con la sicurezza della progressione.
  • Non alterare il microclima con soste prolungate o interventi non necessari.
  • Evitare attività nelle cavità e nei periodi indicati come sensibili per colonie note.
  • Rinunciare a usare grotte con colonie per corsi o frequentazioni numerose.
  • Registrare osservazioni utili, con data, settore della cavità, numero apparente di individui e comportamento, senza diffondere informazioni che possano favorire il disturbo.

La fotografia può essere utile alla documentazione. Non deve trasformarsi in un fattore di pressione. La priorità resta sempre il benessere degli animali e la conservazione del rifugio.

Monitoraggio dei pipistrelli e contributo degli speleologi

Il contributo degli speleologi può essere decisivo se inserito in protocolli chiari. Rilievi accurati, fotografie ottenute senza disturbo, schede di osservazione e descrizioni dei rami possono aiutare a individuare siti rilevanti e ad aggiornare la conoscenza della distribuzione dei chirotteri.

Il monitoraggio richiede però prudenza metodologica. Una colonia osservata una volta non definisce automaticamente la funzione della cavità. Il numero di individui, la composizione specifica e l’uso stagionale devono essere interpretati da specialisti e, quando necessario, verificati con censimenti programmati.

Tutelare i pipistrelli significa anche proteggere l’habitat. La protezione riguarda i rifugi, le aree di alimentazione e i collegamenti ecologici tra questi elementi. Per le cavità ciò si traduce in gestione degli accessi, conoscenza delle stagioni di utilizzo e prevenzione delle alterazioni fisiche e microclimatiche.

Tutela Pipistrelli propone agli speleologi una scheda per la segnalazione dei pipistrelli in grotta. Il modello valorizza l’informazione raccolta sul campo e la indirizza verso l’individuazione dei rifugi più importanti e delle misure di salvaguardia più appropriate.

Il binomio speleologi-pipistrelli come impegno permanente

Il post numero 25mila di Scintilena usa i pipistrelli per richiamare un tema che non riguarda solo un anniversario editoriale. Il rapporto tra speleologi e pipistrelli è parte della pratica quotidiana nelle cavità naturali e artificiali.

Esplorare significa osservare. Osservare significa anche riconoscere limiti e priorità. In molte situazioni, il dato più utile non è arrivare oltre, ma sapere quando ridurre il disturbo, cambiare programma o segnalare una colonia.

La collaborazione con chirotterologi, associazioni di tutela, enti territoriali e gestori delle aree protette permette di rendere compatibili esigenze conoscitive e conservazione. È questa la direzione indicata dalla letteratura e dalle esperienze di monitoraggio: conoscenza condivisa, accessi valutati caso per caso e protezione effettiva dei rifugi.

Il binomio speleologi-pipistrelli resta così un impegno concreto. La tutela dei pipistrelli passa anche dalla qualità delle esplorazioni, dalla formazione e dalla responsabilità con cui viene frequentato il mondo sotterraneo.

Fonti

  • Tutela Pipistrelli, “La sezione speleo”.
  • Scintilena, “Pipistrelli e grotte: la scienza conferma gli effetti del disturbo umano sulle colonie in ibernazione”, 12 marzo 2026.
  • Whiting et al., “Disturbance of hibernating bats due to researchers entering caves to conduct hibernacula surveys”, Scientific Reports, 2024.
  • Società Speleologica Italiana, materiali formativi “Introduzione alla Speleologia” e “I pipistrelli troglofili”, 2009.
  • Russo, Cistrone e Carotenuto, I chirotteri della Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa.

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  • Bat box a Pavia: Tutela Pipistrelli tra recupero faunistico e informazione
    Condividi Bat box a Pavia e tutela dei pipistrelli al centro dell’incontro «Ali nella notte», annunciato con conferenza a Palazzo Mezzabarba e liberazione nel cortile di Palazzo Saglio. L’incontro annunciato a Pavia Una bat box a Pavia come punto di partenza per parlare di fauna urbana, recupero dei chirotteri e corretta informazione. È il tema dell’iniziativa «Ali nella notte – I pipistrelli tra scienza e leggenda», annunciata da Tutela Pipistrelli APS. Secondo la comunicazione dell’a
     

Bat box a Pavia: Tutela Pipistrelli tra recupero faunistico e informazione

September 18th 2026 at 08:00

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Bat box a Pavia e tutela dei pipistrelli al centro dell’incontro «Ali nella notte», annunciato con conferenza a Palazzo Mezzabarba e liberazione nel cortile di Palazzo Saglio.

L’incontro annunciato a Pavia

Una bat box a Pavia come punto di partenza per parlare di fauna urbana, recupero dei chirotteri e corretta informazione. È il tema dell’iniziativa «Ali nella notte – I pipistrelli tra scienza e leggenda», annunciata da Tutela Pipistrelli APS.

Secondo la comunicazione dell’associazione, il Comune di Pavia ha invitato la realtà romana a intervenire come relatrice in un appuntamento collegato alla posa di una bat box. L’installazione farebbe parte di un più ampio progetto comunale dedicato alla salvaguardia della fauna selvatica.

L’incontro è indicato per il 18 settembre alle 19 nella Sala Consiglio di Palazzo Mezzabarba. Il programma annunciato prevede una conferenza stampa e, in seguito, la liberazione di pipistrelli nel cortile di Palazzo Saglio.

Al momento della verifica non è stata rintracciata una pagina istituzionale del Comune di Pavia indicizzata che riporti il programma completo. Restano quindi da attribuire all’annuncio di Tutela Pipistrelli la data, gli orari, l’esatta collocazione della bat box, le specie coinvolte nel rilascio e gli aspetti autorizzativi dell’operazione. Questa distinzione è utile per descrivere con precisione un’iniziativa che riguarda specie protette e attività specialistiche.

Il titolo scelto ha un precedente rilevante nel contesto cittadino. Il museo Kosmos dell’Università di Pavia ha dedicato nel 2021-2022 una mostra a pipistrelli, biologia, immaginario e conservazione. L’appuntamento annunciato riprende quindi un tema già presente nella divulgazione scientifica pavese.

Tutela Pipistrelli APS e il recupero dei chirotteri

Tutela Pipistrelli APS è nata a Roma nel dicembre 2012. Il sito dell’associazione indica la sede legale in via Valeria Moriconi 52 e una voliera presso Parsec Flor, in via della Marcigliana 532. Tra le finalità pubblicate figurano il raccordo fra ricercatori, mondo scientifico e pubblico, la divulgazione di informazioni corrette sui chirotteri e il dialogo con istituzioni, privati e Centri di recupero animali selvatici.

L’attività descritta non riguarda solo la comunicazione. L’associazione indica anche il primo soccorso, la gestione in cattività, la riabilitazione e il successivo rilascio degli individui idonei. Per gli animali non liberabili sono previste strutture di gestione adeguate. In questo quadro, una liberazione pubblica non va letta come un atto simbolico isolato. Se effettuata con le autorizzazioni richieste e dopo la valutazione sanitaria e comportamentale, rappresenta l’ultima fase di un percorso di recupero.

La presenza di operatori preparati ha anche un valore pratico per i cittadini. Un pipistrello trovato a terra, ferito o in difficoltà non dovrebbe essere raccolto e gestito in modo improvvisato. Le indicazioni vanno richieste ai soggetti competenti sul territorio, così da limitare lo stress per l’animale e adottare procedure corrette.

Bat box a Pavia: utilità, condizioni e monitoraggio

La prospettiva di una bat box a Pavia merita una lettura realistica. Una bat box è un rifugio artificiale. Non è un nido e non assicura che i pipistrelli la occupino subito. Può offrire cavità alternative dove gli habitat disponibili sono pochi, oltre ad avere una funzione educativa per chi vive e frequenta la città.

La sintesi di Conservation Evidence classifica la posa di rifugi artificiali per pipistrelli come intervento «likely to be beneficial», cioè probabilmente benefico. La valutazione riunisce 44 studi. Gli esiti non sono uniformi perché entrano in gioco disegno del manufatto, microclima, specie presenti, supporto, esposizione, paesaggio circostante e durata del controllo.

Un caso italiano riportato nella stessa raccolta aiuta a evitare promesse semplicistiche. In uno studio svolto dal 2007 al 2009, l’uso delle cassette variava dal 12 al 21% nel primo anno, saliva al 26-35% nel secondo e raggiungeva il 40% nel terzo. La frequenza d’uso aumentava con il tempo dalla posa e con l’altezza della cassetta. Si tratta di un risultato utile, non di una previsione automatica per ogni sito.

La revisione di Nathalie Ruegger, basata su 109 pubblicazioni, sottolinea che le cassette vanno programmate per il lungo periodo. Materiali durevoli, più modelli, diverse esposizioni e microclimi, installazioni in gruppi e manutenzione sono elementi da valutare. La stessa revisione richiama un punto essenziale: le bat box non possono diventare una giustificazione per rimuovere alberi con cavità potenzialmente utilizzabili dai chirotteri.

Per questo la bat box a Pavia avrebbe maggiore efficacia se accompagnata da monitoraggi non invasivi e da una strategia più ampia. Conservare alberi maturi e cavità, valutare i rifugi negli edifici, proteggere le aree di foraggiamento, limitare il disturbo e usare con prudenza l’illuminazione notturna sono azioni complementari. Nei siti sotterranei, inoltre, il Centro Regionale Chirotteri raccomanda di minimizzare rumore, fumo e altre fonti di disturbo.

Convivenza urbana e interesse speleologico

La bat box a Pavia collega un gesto visibile a una questione più ampia: la convivenza tra persone e chirotteri. In ambito urbano i conflitti possono nascere dalla presenza di colonie nei fabbricati o dal rinvenimento di giovani esemplari nel periodo estivo. Interventi frettolosi sui rifugi possono creare problemi agli animali e non risolvere la situazione nel tempo.

L’informazione scientifica serve a sostituire paure e leggende con comportamenti verificabili. In questo senso, l’incontro annunciato può mettere in relazione la cura del singolo animale, il rispetto dei rifugi e la gestione degli habitat cittadini. Anche per il pubblico speleologico il tema è vicino: grotte, cavità artificiali ed edifici storici possono ospitare chirotteri in periodi sensibili del loro ciclo biologico. La frequentazione e gli interventi devono quindi essere programmati con attenzione.

Rimangono alcuni dati da chiarire per definire l’iniziativa nel dettaglio: il modello e la posizione della bat box, il soggetto incaricato della manutenzione, le specie e il numero degli animali eventualmente liberati, la loro provenienza e la struttura che coordina le autorizzazioni. La disponibilità di queste informazioni consentirebbe di valutare nel tempo i risultati della bat box a Pavia e di collocarla in un programma urbano di tutela misurabile.

Fonti

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  • Cisterne Romane di Fermo, il sistema idrico sotterraneo che racconta la città di Firmum
    Condividi Trenta camere comunicanti, 2.200 metri quadrati e una rete di raccolta e distribuzione dell’acqua: le Cisterne Romane di Fermo conservano un capitolo rilevante dell’ingegneria idraulica di età romana nelle Marche. Cisterne Romane di Fermo: un impianto sotto il centro storico Le Cisterne Romane di Fermo formano un grande complesso idrico sotterraneo nel cuore dell’antica Firmum. Il nucleo oggi visitabile si trova sotto gli edifici sul lato orientale di Piazza del Popolo e si raggi
     

Cisterne Romane di Fermo, il sistema idrico sotterraneo che racconta la città di Firmum

September 18th 2026 at 07:00

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Trenta camere comunicanti, 2.200 metri quadrati e una rete di raccolta e distribuzione dell’acqua: le Cisterne Romane di Fermo conservano un capitolo rilevante dell’ingegneria idraulica di età romana nelle Marche.

Cisterne Romane di Fermo: un impianto sotto il centro storico

Le Cisterne Romane di Fermo formano un grande complesso idrico sotterraneo nel cuore dell’antica Firmum. Il nucleo oggi visitabile si trova sotto gli edifici sul lato orientale di Piazza del Popolo e si raggiunge dal Museo Civico Archeologico, in via Paccarone 36.

Il complesso è composto da 30 ambienti comunicanti. Le camere sono disposte in tre file parallele e occupano complessivamente circa 2.200 metri quadrati. Fermo Musei colloca la realizzazione dell’impianto nel I secolo d.C.; una lettura più prudente, riportata anche nella documentazione dell’istituto museale, estende l’orizzonte costruttivo tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. Il Catalogo generale dei beni culturali lo data alla prima età imperiale. [web:10][web:7][web:2]

Le Cisterne Romane di Fermo non sono quindi una cavità naturale. Sono un’opera ipogea costruita per gestire una risorsa essenziale alla città romana. La loro conservazione permette di osservare da vicino l’incontro tra architettura, infrastruttura e organizzazione urbana.

Architettura delle Cisterne Romane di Fermo

La grande vasca misura internamente 65,12 metri per 29 metri. Ogni camera presenta dimensioni che variano approssimativamente tra 5,46 e 5,83 metri per 9,08-9,24 metri. L’altezza interna è compresa fra 5,53 e 5,56 metri. Il volume e la disposizione degli spazi restituiscono l’idea di un impianto unitario e articolato. [web:2]

Le strutture perimetrali sono in opera cementizia con paramento laterizio. Le pareti interne sono invece in opus testaceum. Tutte erano rivestite di opus signinum, il cocciopesto romano ottenuto da frammenti laterizi e calce. Questo rivestimento idraulico rendeva impermeabili le superfici della vasca ed era impiegato anche in altri contesti, come terme e pavimentazioni musive. [web:2][web:17]

Le volte a botte coprono gli ambienti rettangolari. Gli archi a tutto sesto collegano le camere tra loro. La pavimentazione presenta una pendenza, elemento che si collega alla circolazione regolata dell’acqua da un vano all’altro. [web:7]

Sistema idrico romano e funzione urbana

La funzione delle Cisterne Romane di Fermo andava oltre la semplice conservazione dell’acqua. Il complesso raccoglieva risorse idriche, soprattutto piovane secondo le fonti museali, le faceva circolare tra le camere e le distribuiva verso il tessuto urbano. Lungo il lato orientale resta riconoscibile il condotto di alimentazione. Un cunicolo in muratura, orientato verso nord, era destinato allo scarico. Due fistulae plumbee presso l’angolo nord-est indirizzavano l’acqua verso la parte più bassa della città. [web:2][web:7]

La cisterna svolgeva anche una funzione strutturale. La scheda del Catalogo generale dei beni culturali la interpreta infatti come sostruzione dell’area forense soprastante. In altre parole, l’opera contribuiva a sostenere e organizzare lo spazio pubblico della città, unendo esigenze tecniche e urbanistiche. [web:2]

Fermo Musei riferisce una portata massima di circa 15.000 metri cubi. Il valore va presentato come stima di capacità massima indicata dalla fonte, non come quantificazione definitiva del volume effettivamente sfruttabile. La fonte museale ricorda anche ipotesi storiche su un possibile utilizzo per equipaggiamenti navali; l’ipotesi non equivale a una destinazione accertata dell’intero sistema. [web:7]

Girfalco e archeologia del sottosuolo fermano

Le Cisterne Romane di Fermo fanno parte di una rete più ampia nel settore del Girfalco. Le fonti di Fermo Musei menzionano tre serbatoi: un primo ambiente oggi interrato, le Piccole Cisterne e il grande complesso in via degli Aceti. Le Piccole Cisterne sono situate all’ingresso di Piazza del Popolo, mentre le Grandi Cisterne costituiscono il nucleo di maggiore estensione. [web:7]

La conoscenza del sottosuolo cittadino si è arricchita anche con ricognizioni speleologiche. Un approfondimento pubblicato da La Scintilena riferisce delle ricerche del Gruppo Speleologico Cavità Artificiali del CAI di Fermo e segnala altre strutture: il cosiddetto Pozzo del tempio pagano presso la Cattedrale del Girfalco, una cisterna individuata nel 1927 all’estremità orientale del colle e un vano associato alla zona del Teatro Romano. Per il pozzo, la ricostruzione proposta da Massimo Spagnoli lo considera una cisterna autonoma e non un’opera che alimentasse le Grandi Cisterne. [web:11]

Questi elementi invitano a leggere le Cisterne Romane di Fermo dentro un paesaggio sotterraneo complesso. Le attribuzioni funzionali devono restare distinte tra dati visibili, documentazione archeologica e ipotesi interpretative.

Visita alle Cisterne Romane di Fermo

Nel calendario ordinario pubblicato da Fermo Musei, valido dal 15 settembre 2025 al 31 maggio 2027, il lunedì è giorno di chiusura. Dal martedì al venerdì sono previste visite guidate alle 11:00 e alle 16:00. Sabato e domenica l’apertura è indicata dalle 10:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00. Per i gruppi è consigliata la prenotazione. [web:10]

Gli orari, le eventuali aperture speciali e le modalità di accesso possono cambiare. Prima della visita è utile verificare direttamente gli aggiornamenti sul sito di Fermo Musei. La continuità materiale delle murature, delle volte e dei rivestimenti rende il percorso un osservatorio significativo per chi studia cavità artificiali, archeologia dell’acqua e forme storiche di gestione delle risorse.

Fonti

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  • Cartografia digitale e GPS per il torrentismo: a ottobre il corso online della SNT
    Condividi La Scuola Nazionale di Torrentismo del Club Alpino Italiano propone il corso T21 dedicato alla cartografia digitale, all’uso di GPS, app e strumenti web e alle tecniche di rilievo. Il corso si svolgerà online nel mese di ottobre 2026, con un massimo di 16 partecipanti. La Scuola Nazionale di Torrentismo (SNT) del CAI organizza dal 1° al 31 ottobre 2026 il corso T21 – Cartografia digitale e GPS, un appuntamento formativo dedicato all’utilizzo degli strumenti digitali per l’orientamen
     

Cartografia digitale e GPS per il torrentismo: a ottobre il corso online della SNT

September 18th 2026 at 06:00

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La Scuola Nazionale di Torrentismo del Club Alpino Italiano propone il corso T21 dedicato alla cartografia digitale, all’uso di GPS, app e strumenti web e alle tecniche di rilievo. Il corso si svolgerà online nel mese di ottobre 2026, con un massimo di 16 partecipanti.

La Scuola Nazionale di Torrentismo (SNT) del CAI organizza dal 1° al 31 ottobre 2026 il corso T21 – Cartografia digitale e GPS, un appuntamento formativo dedicato all’utilizzo degli strumenti digitali per l’orientamento, la navigazione e il rilievo nelle attività di torrentismo e, più in generale, nelle attività outdoor.

Il corso si svolgerà online ed è diretto da Alessandro Rossi. La quota di partecipazione è di 30 euro e i posti disponibili sono limitati a un massimo di 16 iscritti.

Cartografia, GPS e rilievo

L’obiettivo è fornire ai partecipanti una buona conoscenza di base della cartografia digitale e la capacità di utilizzare GPS, applicazioni e strumenti web durante le uscite di torrentismo o altre attività in ambiente.

Il programma affronta inoltre le diverse fasi necessarie per eseguire un rilievo, dalla conoscenza della strumentazione impiegata fino alle tecniche utilizzate per la restituzione grafica dei dati raccolti.

Il corso ha validità come aggiornamento SNT. Non è valido, invece, come aggiornamento SNS.

Informazioni e iscrizioni

Per ulteriori informazioni è possibile contattare IT Alessandro Rossi (alessandro.rossi@mail.com – 349 6985892), INT Greta Coppini (gretacoppini.90@gmail.com – 340 4042902) oppure Lorenzo Grande (Lorgra@libero.it – 339 8869235).

Programma dettagliato del corso (PDF)

Modulo di iscrizione online

Pagina del corso sul sito della Scuola Nazionale di Torrentismo CAI

Fonte: Scuola Nazionale di Torrentismo – Club Alpino Italiano. Informazioni su validità SNT e numero massimo di partecipanti comunicate dall’organizzatore.

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  • Malpasset 1959, quando cede la roccia
    Condividi La storia dell’acqua – Terzo capitolo. Il 2 dicembre 1959 crolla la diga ad arco sul Reyran, nell’entroterra di Fréjus. Per comprendere una delle più gravi catastrofi francesi bisogna guardare sotto il cemento, nelle fratture della montagna e nell’acqua che vi penetra Nomen omen, dicevano i latini: nel nome, il destino. E nel caso di Malpasset il nome sembra quasi una premonizione. L’antico toponimo indicava infatti un luogo di difficile passaggio, un “cattivo passaggio”, una
     

Malpasset 1959, quando cede la roccia

September 18th 2026 at 05:00

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La storia dell’acqua – Terzo capitolo. Il 2 dicembre 1959 crolla la diga ad arco sul Reyran, nell’entroterra di Fréjus. Per comprendere una delle più gravi catastrofi francesi bisogna guardare sotto il cemento, nelle fratture della montagna e nell’acqua che vi penetra

Nomen omen, dicevano i latini: nel nome, il destino.

E nel caso di Malpasset il nome sembra quasi una premonizione.

L’antico toponimo indicava infatti un luogo di difficile passaggio, un “cattivo passaggio”, una zona impervia nella quale, secondo la tradizione locale, i viaggiatori potevano anche rischiare di essere assaliti dai briganti.

Secoli dopo quel nome rimane legato a un’altra terribile storia.

È qui, in una stretta valle attraversata dal Reyran, nell’entroterra di Fréjus, che continua la nostra storia dell’acqua.

Dopo Gleno e Molare siamo ormai vicinissimi alla Liguria.

Ma questa volta, per comprendere ciò che accade, non basta guardare l’acqua.

Non basta neppure guardare la diga.

Bisogna guardare dentro la montagna.

Una diga per l’acqua

Nel dopoguerra la costa del Var cresce rapidamente. Servono acqua per la popolazione, per l’agricoltura e per un territorio nel quale si sta sviluppando anche il turismo.

Nel 1950 viene approvata la costruzione di una diga sul Reyran, torrente quasi asciutto per gran parte dell’anno ma capace di piene violente.

Nasce una grande diga a volta sottile, alta circa 60 metri.

È una struttura elegante: la pressione dell’acqua non viene contrastata soltanto dal peso del cemento, ma trasferita attraverso la volta alle pareti rocciose della valle.

Ed è proprio qui che si nasconde il punto debole.

Ed è proprio qui che si nasconde il punto debole.

La diga e la montagna

Per una diga ad arco il terreno di fondazione non è semplicemente il luogo sul quale costruire.

Fa parte della struttura.

La spinta dell’acqua viene trasferita attraverso la volta agli appoggi laterali. La sicurezza dell’opera dipende quindi anche dalla resistenza delle pareti della valle, dalla disposizione delle fratture, dalle discontinuità e dalla circolazione dell’acqua.

A Malpasset il calcestruzzo della diga risulterà di buona qualità.

Il problema è nelle fondazioni.

L’acqua penetra nelle fratture e genera pressioni, mentre l’aumento delle sollecitazioni modifica il comportamento dell’ammasso sul quale poggia lo sbarramento.

Sono fenomeni di meccanica delle rocce che all’epoca non sono ancora adeguatamente conosciuti.

Qui la nostra storia diventa anche storia dell’acqua sotterranea.

Quella che non vediamo.

2 dicembre 1959

Da giorni piove intensamente.

Il livello del bacino continua a salire. Il 2 dicembre l’acqua raggiunge quote mai toccate prima e, nel tardo pomeriggio, viene ordinata l’apertura dello scarico.

Ma ormai la situazione è critica.

Poco dopo le 21.10, la diga cede.

Circa 50 milioni di metri cubi d’acqua precipitano nella valle del Reyran.

In pochi istanti una massa enorme di acqua, fango e detriti si mette in movimento verso Fréjus.

L’onda travolge tutto ciò che incontra: abitazioni, strade, ponti, campi e infrastrutture.

Quando raggiunge la pianura, la sua forza è ancora devastante.

Il bilancio è terribile: 423 morti e dispersi.

Cercare sotto terra

C’è un particolare della storia di Malpasset che interessa particolarmente chi si occupa di sottosuolo.

Durante la costruzione non viene realizzata la consueta galleria provvisoria di deviazione del torrente, anche perché il Reyran rimane asciutto per gran parte dell’anno.

Le analisi successive metteranno in evidenza un elemento sorprendente: una galleria scavata nella sponda interessata avrebbe potuto attraversare una delle principali discontinuità geologiche coinvolte nel cedimento.

Non possiamo sapere se questo avrebbe evitato la tragedia.

Ma quello scavo avrebbe consentito di osservare dall’interno la struttura geologica e avrebbe potuto fornire informazioni preziose.

Per chi esplora grotte e cavità artificiali è un concetto familiare: il sottosuolo può mostrare ciò che la superficie nasconde.

Fratture, faglie e infiltrazioni diventano leggibili quando è possibile osservarle direttamente.

A Malpasset, ciò che non si vede diventa determinante.

Dopo Malpasset

Le indagini sulla catastrofe durano anni.

La giustizia francese non individua responsabilità penali dei costruttori. Gli studi tecnici concentrano invece l’attenzione sulle condizioni delle fondazioni, sulle pressioni generate dall’acqua e sull’assetto geologico della sponda sinistra.

Malpasset diventa così un caso fondamentale per lo sviluppo della moderna meccanica delle rocce applicata alle grandi dighe.

La tragedia contribuisce anche a modificare il sistema francese di controllo delle grandi opere idrauliche, rafforzando le verifiche sui progetti, sulla geologia dei siti e sulla sorveglianza degli sbarramenti.

La lezione è chiara: una grande opera non può essere separata dalla conoscenza profonda del territorio nel quale viene inserita.

Le rovine

Oggi Malpasset è ancora lì.

Non una diga ricostruita, ma una diga spezzata.

Una parte della volta rimane aggrappata alla parete della valle, mentre enormi blocchi di calcestruzzo giacciono sul fondo, alcuni trascinati lontano dalla violenza dell’acqua.

Camminare tra quelle rovine significa leggere ciò che è accaduto.

I frammenti dello sbarramento e i massi disseminati lungo il Reyran raccontano ancora fisicamente la potenza dell’onda.

Quek che resta della diga di Malpasset nella valle del Reyran. Foto: Bonho1962 / Wikimedia Commons – pubblico dominio

È archeologia industriale, geologia e memoria nello stesso luogo.

Dopo Gleno e Molare, Malpasset aggiunge così un nuovo elemento alla nostra storia.

Non basta conoscere l’acqua che vediamo.

Bisogna comprendere anche quella che non vediamo, capace di penetrare nelle fratture ed esercitare pressioni profonde.

La storia dell’acqua continua

Passano appena quattro anni.

È il 9 ottobre 1963.

Torniamo in Italia, in una stretta valle tra Veneto e Friuli.

Davanti a noi c’è una diga ancora più alta.

Ma al Vajont la diga non crolla.

Rimane in piedi.

Questa volta sarà la montagna a entrare nell’acqua.

E comincerà un nuovo, terribile capitolo della nostra storia.

Le rovine di Malpasset e, sulla destra, la zona del “dièdre” interessata dall’asportazione della massa rocciosa durante il cedimento. Foto: 5053PM / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

Capitolo 0: Glori Castellaro https://www.scintilena.com/la-galleria-glori-castellaro-viaggio-nel-cuore-della-valle-argentina/08/22/

Capitolo 1 Gleno, la Diga spezzata https://www.scintilena.com/gleno-la-diga-spezzata/09/01/

Capitolo 2 Molare 1935, quando l’acqua trovò un’altra strada https://www.scintilena.com/molare-1935-quando-lacqua-trovo-unaltra-strada/09/08/

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