Grotta della Regina a Torre a Mare: il rilievo 3D riporta al centro una cavità costiera tra archeologia e mare
La Grotta della Regina di Bari, a Torre a Mare, è stata studiata da Università di Bari e Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari: la documentazione 3D chiarisce morfologia, tracce di scavo e frequentazioni storiche del complesso costiero.
Grotta della Regina: una cavità naturale modificata nel tempo
La Grotta della Regina si apre sulla costa di Torre a Mare, poco a nord del porticciolo, nel territorio di Bari. È una cavità marina naturale, sviluppata nelle calcareniti costiere e profondamente trasformata dall’azione umana nel corso dei secoli.
Lo studio riunisce geologi, archeologi dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e speleologi del Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari. Il lavoro ha migliorato la georeferenziazione del sito e ha descritto in modo specialistico sia gli ambienti ipogei costieri sia quelli sommersi.
La roccia affiorante appartiene alle calcareniti plio-quaternarie della Formazione della Calcarenite di Gravina. Questi depositi poggiano sul basamento mesozoico del Calcare di Bari. L’erosione marina ha contribuito all’apertura della cavità, mentre interventi successivi ne hanno modificato pareti, pavimenti, nicchie e accessi.
La Grotta della Regina non va quindi letta come una semplice grotta marina. Il complesso conserva una sovrapposizione di processi naturali e di segni antropici. Questo rende necessaria una lettura integrata, capace di collegare geomorfologia costiera, speleologia e archeologia del paesaggio.
Il toponimo della Grotta della Regina tra fonti e tradizione
Le fonti storiche più antiche non permettono un’identificazione certa della cavità con l’attuale nome. Alla fine del Settecento, Emanuele Mola descrisse lungo il lido di Torre Pelosa alcuni “antri artefatti” confinanti con il mare. Il riferimento è compatibile con le cavità antropizzate della zona, senza consentire una prova definitiva.
Il toponimo Grotta della Regina è legato soprattutto alla tradizione popolare. Questa associa il luogo a Bona Sforza, duchessa di Bari e regina di Polonia, vissuta tra il 1494 e il 1557. La connessione resta una tradizione locale e non un dato archeologico dimostrato.
Un primo contributo di taglio geografico e geomorfologico risale al 1936, con lo studio di Francesco Volpe sulla costa di Torre Pelosa. Negli anni Sessanta e Settanta la cavità fu poi considerata per le sue condizioni ecologiche e per la presenza di organismi marini, comprese spugne e alghe.
Rilievo 3D e fotogrammetria nella Grotta della Regina
La documentazione della Grotta della Regina ha impiegato rilievo topografico, fotogrammetria terrestre e aerea e ricognizione subacquea. Il modello digitale restituisce misure e dettagli con una precisione utile sia alla ricerca sia alla futura conservazione.
La superficie complessiva rilevata è di 189 metri quadrati. Di questi, 117 metri quadrati risultano calpestabili e 72 metri quadrati sono sommersi. L’altezza media passa da circa 1,80 metri nella parte posteriore a circa 2,5 metri nel settore anteriore. Le vasche d’acqua interne raggiungono una profondità di circa due metri.
Il rilievo ha reso più leggibili le regolarizzazioni delle pareti interne, le nicchie e le scale incise nella roccia. Le scale collegano la cavità con il pianoro soprastante. Sul pavimento sono state riconosciute anche tracce attribuibili a lavorazioni di cava e agli strumenti usati per estrarre conci.
Un R.O.V., cioè un veicolo filoguidato a controllo remoto, è stato usato per il rilievo fotogrammetrico negli specchi d’acqua interni ed esterni. Questa parte dell’indagine ha documentato elementi litici circolari e frammenti ceramici isolati. Fra essi compaiono pareti di vasi riferibili all’età del Bronzo, nella seconda metà del II millennio a.C., e anfore confrontabili con materiali dei vicini siti costieri.
Archeologia costiera e tracce di frequentazione
Le ricognizioni archeologiche effettuate tra il 2017 e il 2018 sul litorale di Bari-Torre a Mare hanno censito 233 Unità Topografiche Costiere in una fascia lunga circa sette chilometri. L’area attorno alla Grotta della Regina corrisponde all’UTC 62 e offre elementi per ricostruire una lunga storia di uso della costa.
Nel settore circostante sono state segnalate buche di palo, attribuite a capanne di età protostorica. Sono presenti anche sepolture scavate nel banco roccioso, reperti ceramici di varie epoche, scale per raggiungere la cavità e fronti di cava per l’estrazione di blocchi di calcarenite.
Di interesse è l’area di cava sul sopratterra della grotta. Una serie di solchi paralleli è stata interpretata come una fase di impostazione mai completata. La scarsa profondità dei tagli, la presenza di un solo concio estratto e l’assenza di ulteriori lavorazioni suggeriscono che il progetto sia stato abbandonato, probabilmente per problemi di stabilità legati al vuoto sottostante.
Sulle pareti interne della Grotta della Regina è presente un repertorio di graffiti. La loro classificazione e interpretazione è ancora in corso. Per questo non è possibile stabilire se siano legati a frequentazioni occasionali, pratiche con valore cultuale o a più fasi d’uso distinte.
Tutela, monitoraggio e ricerca interdisciplinare
La cavità è registrata nel Catasto delle Grotte e Cavità Artificiali della Puglia con il numero PU_29. Il contesto costiero è stato dichiarato di notevole interesse pubblico nel 1999. La normativa regionale sul patrimonio speleologico prevede il monitoraggio dello stato di conservazione e richiede autorizzazioni preventive per utilizzi diversi dall’attività speleologica, nel rispetto dei vincoli archeologici, naturalistici e paesaggistici.
L’attività di ricerca del 2020, sostenuta da fondi regionali, ha prodotto nuovi elementi per definire la storia geologica del sito, l’arretramento della costa e le possibili funzioni della cavità nelle diverse epoche. Ha inoltre previsto un percorso di monitoraggio archeologico e ambientale.
Per la Grotta della Regina, il risultato più rilevante è la disponibilità di una base documentaria verificabile. Il modello 3D non sostituisce le indagini stratigrafiche e le analisi dei materiali. Offre però una mappa accurata per programmare studi mirati, controllare lo stato delle pareti e confrontare nel tempo eventuali trasformazioni dell’ambiente costiero e sommerso.
Fonti

- Università degli Studi di Bari Aldo Moro, archivio della ricerca, “Grotta della Regina (Bari – Torre a Mare, Puglia): grotta anonima, grotta ‘regale’, grotta dimenticata”, 2022: https://ricerca.uniba.it/handle/11586/432721
- Università degli Studi di Bari Aldo Moro, archivio della ricerca, “Attività per la tutela e studio degli insediamenti rupestri presso Lama Picone e Grotta della Regina (Bari, Puglia)”, 2022: https://ricerca.uniba.it/handle/11586/429202
- Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Legge regionale Puglia 14 dicembre 2015, n. 41, articolo 11, “Disposizioni per la gestione del patrimonio speleologico”: https://www.gazzettaufficiale.it/atto/regioni/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=11&art.versione=1&art.codiceRedazionale=17R00054&art.dataPubblicazioneGazzetta=2017-04-22&art.idGruppo=4&art.idSottoArticolo=1
- Disantarosa, G.; Petruzzelli, M.; D’Onghia, F. M.; Cinquepalmi, G.; Derossi, E.; Marella, G.; Parise, M.; Greco, R., “Grotta della Regina (Bari – Torre a Mare, Puglia): grotta anonima, grotta ‘regale’, grotta dimenticata”, in Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, s. II, 42, XXIII Congresso Nazionale di Speleologia, Ormea, 2022. Riferimento bibliografico fornito nel testo di partenza.
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