Ancora oltre nel Jafar
Nella Grotta di Aladino, in Valdaone, nel Trentino occidentale, Gigi Casati torna dopo oltre trent’anni nel sifone a monte. Quattro giorni di esplorazione, acqua in aumento e un grande lavoro di squadra con il Gruppo Grotte Brescia
Più di trent’anni di esplorazioni, ritorni, tentativi e scoperte legano la Grotta di Aladino, nel cuore della Valdaone, ai suoi esploratori. Siamo nel Trentino occidentale, nelle Giudicarie, ai piedi del massiccio dell’Adamello, in un territorio profondamente segnato dall’acqua e dalla montagna.
La storia di Aladino è una storia di persone e di gruppi che, a distanza di tanto tempo, continuano a ritrovarsi sottoterra con la stessa passione, amicizia e reciproca stima.
Quattro intensi giorni hanno visto nuovamente impegnati gli speleologi nel cuore della grotta, con il fondamentale supporto del Gruppo Grotte Brescia ‘Corrado Allegretti‘, che si è occupato dell’organizzazione e dell’indispensabile trasporto delle pesanti attrezzature fino al sifone, a circa -250 metri dall’ingresso. Un lavoro duro, affrontato con grande disponibilità e spirito di squadra, e reso ancora più impegnativo dalle piogge e dal rapido aumento della portata delle acque.

L’obiettivo era tornare nel sifone a monte da cui nasce il torrente Jafar, un settore esplorato molti anni fa e del quale ormai rimanevano ricordi piuttosto sfumati.
Dopo aver superato il primo sifone e riattrezzato il tratto necessario per raggiungere il secondo, l’esplorazione è finalmente ripartita dal vecchio limite. Sott’acqua la galleria è scesa fino a -44 metri di profondità, per poi cominciare nuovamente a risalire. La prosecuzione resta aperta.

Nel frattempo, però, fuori continuava a piovere. E parecchio. Il Jafar, inizialmente stimato intorno ai 250 litri al secondo, ha rapidamente aumentato la propria portata, arrivando nei giorni successivi a superare i 3 metri cubi al secondo. Alla sorgente del Fontanone, collegata alla Grotta di Aladino lo scorso anno, venivano stimate portate ancora maggiori.

È stata quindi un’esplorazione breve ma intensa, nella quale ogni metro guadagnato sott’acqua è stato possibile grazie al lavoro di molti: chi si è immerso, chi ha attrezzato, chi ha trasportato sacchi pesantissimi e chi, fuori e dentro la grotta, ha garantito supporto e sicurezza.
Per sapere davvero cosa è successo oltre quel sifone, è meglio lasciare il racconto a chi il filo dell’esplorazione lo ha materialmente portato un po’ più lontano.

Gigi Casati, uno dei grandi protagonisti della speleologia subacquea italiana, racconta così questi quattro giorni in Valdaone.
«Quattro intensi giorni trascorsi in Valdaone in compagnia del Gruppo Grotte Brescia…»
Quattro intensi giorni trascorsi in Valdaone in compagnia del Gruppo Grotte Brescia che si è occupato dell’organizzazione e dell’indispensabile aiuto per trasportare i materiali al sifone a -250m dall’ingresso. Una storia lunga più di 30 anni che vede ancora molti degli stessi interpreti, legati da amicizia e stima.
Nella Grotta di Aladino, questa volta ritorniamo nel sifone a monte che forma il torrente Jafar di cui le nostre memorie non ricordano quasi nulla.
Mercoledi 19 ci troviamo a La Piana e una volta trasportati con l’elicottero tutti i materiali in quota, scendiamo subito in grotta. Arrivati al sifone dopo una bella faticaccia, sostenuta dai membri del GGB, che si sobbarcano il trasporto di due pesanti sacchi a testa, Andrea e io, prepariamo tutto il necessario e ci immergiamo.
Superiamo il primo sifone con condizioni ideali, ma una volta oltre, quello che mi ricordavo essere solo un sassone da superare, risulta esser una arrampicata di 10m. Allora ricordo di averla risalita in libera e la corda utilizzata quella volta per tirar su i materiali, è ancora in posizione, fissata su un armo naturale. Con noi adesso abbiamo solo uno spezzone di corda, un martello e qualche spit ma, ci rendiamo conto che non abbiamo materiale adatto per tirar su il rebreather e le bombole, necessarie all’immersione nel secondo sifone. Rientriamo e ovviamente lasciamo tutto pronto all’ingresso del primo sifone.
Durante la notte, una pioggia a tratti forte, batte sul tetto della malga Casinei facendomi maturare neri pensieri. Il Giovedi mattina siamo in quattro ad entrare in grotta e a raggiungere velocemente l’ingresso del sifone. Incredibilmente pur essendo rispetto a ieri minore lo stillicidio lungo il percorso troviamo che il torrente Jafar, ha una portata a stima, doppia: circa 250l/s. Noto subito che la visibilità è peggiorata ma ci immergiamo senza esitare. Superato il sifone ci spogliamo delle attrezzature e trasportiamo i materiali alla base del pozzo.
Questa volta tocca a Andreino arrampicare. Una volta raggiunta la sommità del pozzo con il trapano mette due fix sulla verticale e paranchiamo in alto, i materiali. Mi preparo e parto nel secondo sifone di cui ricordo solo la profondità di -23m e il freddo patito all’epoca. Il sifone è un tubo di marmo bianco ricoperto da fango pesante: non siamo lontani dal bacino di assorbimento. La visibilità è di circa due metri e con il mio passaggio in alcuni punti si riduce a poche decine di centimetri. Raggiungo il limite esplorato dove ritrovo il mio vecchio filo rotto per diversi tratti ma, nel punto finale, ancora fissato su uno spuntone. Continuo: la galleria si inabissa, con una forma a mezza luna, alta meno di un metro e larga un paio di metri, il fondo ricoperto da uno spesso strato fangoso. Scendo facendo molta attenzione a non toccare il fondo, ma comunque una piccolissima valanga di fango mi anticipa. Finalmente spiana e mi sento più tranquillo; procedo raggiungendo la profondità di -44m (siamo a 1720m di quota) e dopo poco la galleria riprende a risalire. A tratti la galleria si allarga a circa 3m di diametro; mi fermo a -33m. Rientro facendo la topografia. Andreino non è rimasto con le mani in mano: nell’attesa ha spaccato delle lame di roccia per agevolare il passaggio dei materiali tra il pozzo e il secondo sifone.
Osservo la cascata che è decisamente più impressionante rispetto a ieri e percepisco che il flusso è aumentato da quando ci troviamo nel post sifone. Rientriamo dal primo sifone e anche lì, il livello si sta alzando a vista d’occhio, si stima 500l/s. Probabilmente fuori starà piovendo. Il Pota e il Super che ci aspettavano all’inizio del primo sifone escono dalla galleria del torrente e noi con le mute passiamo i materiali e li portiamo in un posto sicuro. Prepariamo il trasporto dei sacchi e poi risaliamo verso l’uscita. Lungo la risalita, fastidiose cascatelle, percorrono i pozzi della grotta.
Una volta fuori, ci dicono che ha piovuto tutto il giorno. Il venerdì in cinque volenterosi tra cui una ragazza che si è aggregata per l’occasione, Hélèn, scendono a recuperare i sacchi dalla grotta trovando sui pozzi, delle cascatelle si sono intensificate. E il torrente Jafar ha una portata superiore ai 3mc/s Niente di sorprendente poiché fuori le piogge sono intense.
Gli amici che ci raggiungono il venerdì sera stimano 6-7mc/s la portata della sorgente del Fontanone giuntato lo scorso anno con la grotta di Aladino.
Gradita sorpresa il risveglio del sabato mattina, con un bellissimo sole. Un gruppetto di amici che ci ha raggiunto sul posto, ci allevia la fatica di portare a valle armi e bagagli estratti dalla grotta.
To be continued
Fonte notizia e foto: post social Luigi Casati
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