https://www.nationalgeographic.cz/podcast/hranicka-propast-nejhlubsi-zatopena-propast-sveta/
U Hranické propasti dodnes neznáme jeden z jejích základních rozměrů: skutečnou hloubku. Víme, že je nejhlubší zatopenou propastí světa. Nevíme však, jak hluboká skutečně je. Potápěči se v ní dostali(Feed generated with FetchRSS)
U Hranické propasti dodnes neznáme jeden z jejích základních rozměrů: skutečnou hloubku. Víme, že je nejhlubší zatopenou propastí světa. Nevíme však, jak hluboká skutečně je. Potápěči se v ní dostali
Warsztaty autoratownictwa jaskiniowego – Jura (18–20.09.2026)
Komisja Taternictwa Jaskiniowego PZA zaprasza na warsztaty z zakresu autoratownictwa jaskiniowego, które odbędą się w dniach 18–20 września 2026 r. w rejonie Góry Birów (Podzamcze / Ogrodzieniec).
Informacje organizacyjne
Termin: 18–20 września 2026 r. (rozpoczęcie w piątek późnym popołudniem, zakończenie w niedzielę w godzinach popołudniowych).
Miejsce: Góra Birów (Podzamcze / Ogrodzieniec).
Adresaci szkolenia: Taternicy jaskini
Komisja Taternictwa Jaskiniowego PZA zaprasza na warsztaty z zakresu autoratownictwa jaskiniowego, które odbędą się w dniach 18–20 września 2026 r. w rejonie Góry Birów (Podzamcze / Ogrodzieniec).
Informacje organizacyjne
Termin: 18–20 września 2026 r. (rozpoczęcie w piątek późnym popołudniem, zakończenie w niedzielę w godzinach popołudniowych).
Miejsce: Góra Birów (Podzamcze / Ogrodzieniec).
Adresaci szkolenia: Taternicy jaskiniowi zrzeszeni w klubach PZA.
Limit miejsc: 26 osób (decyduje kolejność zgłoszeń). Po wyczerpaniu limitu zgłoszenia będą rejestrowane na liście rezerwowej.
Program szkolenia
Grupa podstawowa: Rozszerzony program podstawowych technik autoratowniczych.
Grupa zaawansowana (limit 8 osób): Złożone techniki autoratownicze. Pierwszeństwo kwalifikacji do grupy zaawansowanej mają osoby z ukończonym centralnym szkoleniem z podstaw autoratownictwa.
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Il programma estivo nelle Alpi Apuane
Un ciclo di quattro appuntamenti porterà alla Grotta del Vento, nelle Alpi Apuane in provincia di Lucca, fotografie, racconti, meteorologia, speleologia subacquea e tecniche di esplorazione. Il programma è rivolto a chi frequenta il mondo sotterraneo e a chi desidera avvicinarsi alla conoscenza del carsismo attraverso le esperienze di speleologi, ricercatori e divulgatori.
La Grotta del Vento ospiterà gli incontri tra il 23 agosto e il 13 set
Un ciclo di quattro appuntamenti porterà alla Grotta del Vento, nelle Alpi Apuane in provincia di Lucca, fotografie, racconti, meteorologia, speleologia subacquea e tecniche di esplorazione. Il programma è rivolto a chi frequenta il mondo sotterraneo e a chi desidera avvicinarsi alla conoscenza del carsismo attraverso le esperienze di speleologi, ricercatori e divulgatori.
La Grotta del Vento ospiterà gli incontri tra il 23 agosto e il 13 settembre 2026. Il calendario comprende momenti dedicati alla documentazione fotografica delle cavità, al rapporto tra eventi meteorologici e ambienti ipogei, alle esplorazioni nei sifoni della Garfagnana e alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo riconosciuta dall’UNESCO.
Fotografia speleologica e racconti dal sottosuolo
Il primo appuntamento è fissato per il 23 agosto alle ore 21, con la collaborazione dello Speleo Club Garfagnana. Lo speleologo e fotografo Andrea Moretti presenterà un viaggio per immagini dedicato alla documentazione delle grotte.
La fotografia speleologica richiede attenzione alla composizione, alla gestione della luce e alla sicurezza durante le riprese. Le immagini non hanno soltanto una funzione estetica. Possono contribuire alla lettura degli ambienti, alla documentazione delle morfologie e alla comunicazione del lavoro esplorativo.
Alla serata interverranno anche Pietro Taddei e Vittorio Verole Bozzello, direttore della Grotta del Vento. I relatori condivideranno racconti ed esperienze maturate nel mondo della speleologia, collegando la rappresentazione fotografica alla frequentazione diretta delle cavità.
Microclima della Grotta del Vento e alluvione del 1996
Il 28 agosto alle ore 21 il programma si sposterà sui temi della meteorologia e del cambiamento climatico. Giuliano Capecchi, meteorologo del Consorzio LAMMA, ripercorrerà la grande alluvione che colpì la Garfagnana nel 1996.
L’incontro affronterà anche il rapporto tra precipitazioni intense, circolazione delle acque e risposta dei sistemi carsici. Nelle aree carbonatiche, l’acqua può infiltrarsi rapidamente attraverso fratture, inghiottitoi e condotti. Gli eventi meteorologici possono quindi modificare in tempi brevi portate, livelli idrici e condizioni di accesso alle cavità.
Vittorio Verole Bozzello illustrerà le caratteristiche del microclima sotterraneo della Grotta del Vento, mettendole in relazione con gli eventi meteorologici del 1996. Temperatura, umidità e movimento dell’aria sono elementi importanti per comprendere il funzionamento dell’ambiente ipogeo.
Sorgente del Tinello e speleologia subacquea
Il terzo appuntamento è previsto per il 4 settembre alle ore 18. La giornata inizierà con l’inaugurazione della sistemazione paesaggistica di fronte alla Sorgente del Tinello, alla presenza delle istituzioni.
Il tardo pomeriggio sarà dedicato alla speleologia subacquea e alle più recenti esplorazioni condotte nei sifoni della Garfagnana. La Sorgente del Tinello costituisce un punto di interesse per l’osservazione del rapporto tra acque superficiali e circolazione sotterranea.
Le immersioni speleologiche richiedono addestramento specifico, pianificazione e attrezzature ridondanti. Nei sifoni, la progressione avviene in spazi confinati e con visibilità variabile. La documentazione delle esplorazioni permette di raccogliere dati sulle prosecuzioni dei sistemi idrici e sulle caratteristiche delle cavità sommerse.
Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo
Il 13 settembre la Grotta del Vento parteciperà alle iniziative legate alla Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, con la collaborazione dello Speleo Club Garfagnana. La ricorrenza UNESCO si tiene ogni anno il 13 settembre e mira a promuovere istruzione, conservazione e sensibilizzazione sui sistemi carsici.
Durante la giornata sono previste esposizioni e dimostrazioni pratiche sulle tecniche esplorative e sull’impiego delle attrezzature specialistiche. Alle ore 21 sono in programma proiezioni e conferenze con esperti e protagonisti della speleologia.
La ricorrenza internazionale richiama l’attenzione sul valore delle grotte come ambienti naturali, archivi geologici e habitat per forme di vita specializzate. I paesaggi carsici svolgono inoltre un ruolo rilevante nella disponibilità di acqua e conservano testimonianze scientifiche, archeologiche e culturali.
Informazioni per partecipare
La prenotazione è gradita. Per informazioni è possibile contattare la Grotta del Vento al numero 0583 722024.
Il ciclo di eventi propone prospettive diverse sul mondo sotterraneo. Fotografia speleologica, climatologia, idrologia carsica, speleologia subacquea e divulgazione si incontrano in un programma distribuito tra agosto e settembre. La Grotta del Vento diventa così sede di un percorso pubblico dedicato alla conoscenza del carsismo profondo e delle attività che ne permettono lo studio.
Union Internationale de Spéléologie, “Celebrate the First International Day of Caves and Karst”: https://uis-speleo.org/index.php/2026/07/02/celebrate-the-first-international-day-of-caves-and-karst/
International Day of Caves and Karst: https://www.caveskarstday.org/
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Martedì 18 agosto la Delegazione FAI di Crotone e Santa Severina propone una visita guidata in località Sperone e un’osservazione astronomica con l’astrofilo Francesco Veltri. Il sito è candidato al censimento “I Luoghi del Cuore”
Verzino, 18 agosto 2026 – Le Grotte Rupestri di Verzino sono al centro di una serata dedicata alla conoscenza del patrimonio sotterraneo calabrese. L’iniziativa è promossa dalla Delegazione FAI di Crotone e Santa Severina con il patrocinio del Comune di Ve
Martedì 18 agosto la Delegazione FAI di Crotone e Santa Severina propone una visita guidata in località Sperone e un’osservazione astronomica con l’astrofilo Francesco Veltri. Il sito è candidato al censimento “I Luoghi del Cuore”
Verzino, 18 agosto 2026 – Le Grotte Rupestri di Verzino sono al centro di una serata dedicata alla conoscenza del patrimonio sotterraneo calabrese. L’iniziativa è promossa dalla Delegazione FAI di Crotone e Santa Severina con il patrocinio del Comune di Verzino. Il programma unisce visita guidata, divulgazione astronomica e sensibilizzazione sulla tutela del sito.
Il ritrovo è previsto alle 18.30 in località Sperone. Da qui partirà il percorso verso il complesso rupestre, inserito nella Riserva naturale regionale del fiume Vitravo e delle Grotte Rupestri di Verzino. Al termine della visita, l’attenzione si sposterà sul cielo estivo. L’osservazione sarà curata dall’astrofilo Francesco Veltri dell’Università della Calabria.
Grotte Rupestri di Verzino, un insediamento scavato nell’arenaria
Le Grotte Rupestri di Verzino si sviluppano ai piedi del centro storico e costituiscono il nucleo originario dell’abitato. Le cavità sono distribuite su più livelli. Alcune sono naturali, mentre altre sono state scavate o adattate dall’uomo.
Le informazioni disponibili descrivono una frequentazione iniziata in epoca preistorica. In età bizantina il complesso fu utilizzato anche dai monaci basiliani. Le cavità conservano tracce di una lunga relazione tra comunità locali, risorse naturali e ambiente sotterraneo.
Secondo una scheda dedicata al sito, nei secoli le grotte furono impiegate anche per la raccolta delle acque piovane e per la realizzazione di cisterne sotterranee. L’insediamento rimase abitato fino alla metà del Novecento. In seguito alcune cavità furono utilizzate come ricovero per il bestiame, prima dell’abbandono negli anni Ottanta e dei successivi interventi di recupero.
La candidatura FAI e la tutela del patrimonio ipogeo
La serata del 18 agosto è collegata anche alla candidatura delle Grotte Rupestri di Verzino al censimento nazionale “I Luoghi del Cuore” del FAI. Al momento della presentazione dell’iniziativa, il sito risultava ai vertici della classifica provvisoria, con una posizione indicata tra le prime tre su oltre quattromila luoghi censiti.
Il dato è soggetto ad aggiornamenti e non costituisce l’esito definitivo del censimento. Il voto viene presentato dagli organizzatori come uno strumento per aumentare la visibilità delle grotte e sostenere possibili interventi di tutela, accessibilità e valorizzazione.
La candidatura porta nel dibattito pubblico un tema rilevante per la speleologia: la necessità di conservare le cavità e gli insediamenti rupestri senza ridurli a semplici attrazioni turistiche. La conoscenza del sito richiede attenzione alla stabilità degli ambienti, alla gestione dei flussi, alla lettura archeologica delle strutture e alla protezione delle eventuali componenti biologiche presenti.
Dalla visita all’osservazione del cielo estivo
La seconda parte dell’appuntamento è dedicata all’osservazione astronomica. Francesco Veltri accompagnerà i partecipanti nell’individuazione delle principali costellazioni e dei corpi celesti visibili durante la serata.
Il collegamento tra ambiente ipogeo e cielo notturno permette di leggere il paesaggio calabrese su due piani. Da un lato ci sono le tracce della presenza umana nelle cavità. Dall’altro c’è il rapporto con un ambiente naturale caratterizzato dall’assenza di illuminazione artificiale. La qualità del buio è un elemento importante per la divulgazione astronomica e per la percezione del paesaggio.
L’iniziativa si inserisce in una serie di attività recenti che hanno riportato Verzino al centro dell’attenzione culturale e speleologica. Scintilena ha segnalato, nei giorni precedenti, due appuntamenti del Festival Amore & Rabbia dedicati alle Grotte Rupestri e al tema del buio. Il 12 agosto era prevista una visita guidata, mentre il 13 agosto l’incontro “Ascoltare il buio” ha messo in relazione grotte, suoni, ricerca e arte, con la collaborazione della Società Speleologica Italiana ETS e del Gruppo Speleologico Le Grave di Verzino.
La speleologia in Calabria tra ricerca e divulgazione
Le attività in programma a Verzino si inseriscono in un quadro regionale più ampio. La directory di Scintilena censisce, tra gli altri, il Centro Regionale di Speleologia Enzo dei Medici, il Gruppo Speleologico Le Grave di Verzino, il Gruppo Speleologico Sparviere, il Gruppo Speleologico Cudinipuli, il Gruppo Speleologico Serra del Gufo, il Gruppo Speleo del Pollino e l’Associazione Speleologica Liocorno.
Nel 2026 la Calabria è stata interessata da diversi progetti. A Cassano all’Ionio, dal 4 al 9 maggio, si è svolta la quarta edizione del campo internazionale I Cuadène. Quattro gruppi italiani e tedeschi hanno lavorato sui sistemi carsici del Pollino, tra Monte San Marco, Abisso del Bifurto e cavità ipogeniche.
A San Lorenzo Bellizzi, il 10 giugno, una tavola rotonda ha affrontato i temi della speleoarcheologia del Pollino. Secondo i dati riportati da Scintilena, 305 dei 436 siti censiti nel Catasto delle Grotte della Calabria ricadono nell’area del Pollino e dell’Orsomarso. La stessa iniziativa ha portato all’apertura della mostra fotografico-documentaria “Grotte preistoriche dal Pollino all’Orsomarso”.
Nel marzo 2026 Scintilena ha inoltre riferito dell’avvio di un percorso per coordinare la ricerca geologico-archeologica nel Parco Nazionale del Pollino. Tra i temi indicati figurano la mappatura delle cavità, lo studio dei geositi, l’archeologia preistorica e la collaborazione tra enti locali, università, speleologi e aree protette.
Informazioni pratiche e prospettive
La visita alle Grotte Rupestri di Verzino è fissata per martedì 18 agosto con ritrovo alle 18.30 in località Sperone. L’osservazione astronomica seguirà il percorso guidato. Per partecipare è opportuno verificare direttamente eventuali indicazioni organizzative, condizioni del sentiero e modalità di accesso.
La serata propone una forma di divulgazione che affianca storia, speleologia, archeologia e astronomia. La candidatura FAI aggiunge una dimensione civica. Il risultato dipenderà dalla capacità di trasformare l’attenzione pubblica in conoscenza documentata, manutenzione, accessibilità controllata e tutela del complesso rupestre.
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Un forrista ferito recuperato a Cinte Tesino dopo una complessa evacuazione in canyon
Un forrista di 30 anni è stato recuperato nella notte tra il 16 e il 17 agosto nella forra del torrente Grigno, chiamata “Apocalypse Now”, nel territorio di Cinte Tesino. L’uomo aveva riportato una frattura a un arto inferiore durante una calata. L’intervento ha impegnato 25 soccorritori del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino e si è concluso alle 1.30.
La forra del torrente Grigno è un itin
Un forrista ferito recuperato a Cinte Tesino dopo una complessa evacuazione in canyon
Un forrista di 30 anni è stato recuperato nella notte tra il 16 e il 17 agosto nella forra del torrente Grigno, chiamata “Apocalypse Now”, nel territorio di Cinte Tesino. L’uomo aveva riportato una frattura a un arto inferiore durante una calata. L’intervento ha impegnato 25 soccorritori del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino e si è concluso alle 1.30.
La forra del torrente Grigno è un itinerario di canyoning noto nell’area della Valsugana. Il recupero conferma le difficoltà operative che un infortunio può generare in un ambiente inciso, umido e con comunicazioni limitate. [web:3]
Forra del torrente Grigno: l’allarme per il mancato rientro
L’allarme è arrivato attorno alle 17.30. A contattare la Centrale Unica di Emergenza sono stati alcuni conoscenti dei due praticanti, preoccupati perché non erano rientrati.
I due avevano comunicato in precedenza il programma dell’uscita. Questo elemento ha consentito di concentrare le ricerche nella forra del torrente Grigno. Nel canyon non era disponibile copertura telefonica, perciò i due uomini non avevano potuto richiedere direttamente aiuto.
Sono state attivate le Stazioni Tesino e Bassa Valsugana del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, insieme al Gruppo tecnico forre. Quattro tecnici sono entrati nel canyon. Altre squadre hanno controllato le zone a monte e a valle e mantenuto i collegamenti radio con il personale impegnato nell’incisione.
Verso le 19 i soccorritori hanno localizzato i due forristi a valle del Ponte del Diavolo. Il trentenne era fermo dalla mattinata. La frattura si era verificata durante la sesta calata e gli impediva di proseguire in autonomia. [web:3]
Canyoning Apocalypse Now: stabilizzazione e recupero verticale
Nel canyon è entrata una seconda squadra, composta anche da un medico e da un infermiere del Soccorso Alpino. Il ferito è stato valutato, stabilizzato e collocato in barella.
La fase tecnica più impegnativa ha riguardato l’uscita dalla forra del torrente Grigno. La barella è stata recuperata per circa 110 metri lungo una parete verticale, mediante un sistema di contrappesi. Raggiunta la sommità, il trasporto è proseguito per altri circa cento metri.
I Vigili del fuoco di Cinte Tesino hanno realizzato un varco nella vegetazione tagliando alcune piante. Da quel punto è stato possibile organizzare il recupero con l’elicottero. Il tecnico di elisoccorso è stato verricellato sul posto, ha agganciato la barella e ha trasferito il paziente all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove è arrivato intorno alle 23.
Le operazioni non sono terminate con il trasporto sanitario. Il secondo forrista, rimasto autonomo, e i tecnici ancora presenti nella forra del torrente Grigno sono stati riportati a valle con lo stesso sistema di contrappesi. Il rientro dell’ultima squadra si è concluso attorno all’1.30. [web:3]
Soccorso in forra e canyoning: il quadro dei dati disponibili
Per il 2025, il report nazionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico indica 13.037 missioni complessive di soccorso alpino in Italia, comprese quelle del Soccorso Alpino Valdostano. Le persone ferite sono state 9.624, quelle illese 4.231, i dispersi 140 e i deceduti 528. Il report pubblico non pubblica un valore separato per gli interventi classificati come forra o canyoning. Non è quindi possibile attribuire un numero nazionale ufficiale di soli soccorsi CNSAS in canyoning nel 2025 sulla base dei dati divulgati. [web:6]
Un riferimento specifico per comprendere il fenomeno è uno studio nazionale pubblicato nel 2026 e basato sulla banca dati CNSAS per gli anni 2009-2023. La ricerca ha censito 344 operazioni di soccorso in canyoning, per 569 persone coinvolte: una media di 23 interventi l’anno, con una tendenza di crescita nel periodo esaminato.
I traumi hanno riguardato il 45% delle persone soccorse. Tra le lesioni traumatiche, gli arti inferiori rappresentano la sede più frequente, con il 42,5%. Il dato è coerente con la dinamica verificatasi nella forra del torrente Grigno, dove la frattura a una gamba ha reso necessaria l’evacuazione con barella. Il 46% delle persone incluse nello studio era illeso: una quota che mostra come l’impossibilità di proseguire, il ritardo o il mancato rientro possano attivare soccorsi anche senza lesioni. [web:2]
Prevenzione in forra del torrente Grigno e comunicazioni d’emergenza
Le forre impongono una preparazione che comprende progressione su corda, valutazione della portata, gestione dell’acqua e autosoccorso. Le calate, le superfici bagnate e la permanenza in acqua fredda incidono sull’esposizione al rischio.
Lo studio epidemiologico segnala che il 72% degli incidenti analizzati si è verificato nei fine settimana, nei festivi e nel mese di agosto. La durata mediana degli interventi era di 160 minuti. L’elicottero è stato usato nel 68% dei trasferimenti ospedalieri, spesso in combinazione con il lavoro delle squadre a terra. [web:2]
Nel caso della forra del torrente Grigno, la comunicazione preventiva dell’itinerario a persone esterne ha avuto un ruolo pratico. Non sostituisce la pianificazione dell’uscita, ma offre ai soccorritori un riferimento utile quando la copertura telefonica manca. La conoscenza dell’itinerario, la verifica delle condizioni e l’adeguamento dei tempi alla composizione del gruppo restano aspetti centrali nella pratica del canyoning.
Tomasi A. et al., “The epidemiology of canyoning rescue operations in Italy: a retrospective 15-year database study”, Scandinavian Journal of Trauma, Resuscitation and Emergency Medicine, 2026. URL: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12892660/
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La sindrome del naso bianco (WNS) è causata dal fungo psicrofilo Pseudogymnoascus destructans (Pd), già noto in passato come Geomyces destructans. Il patogeno è enzootico in Europa e in Asia: colonizza la pelle e le ali dei chirotteri durante l’ibernazione, ma raramente provoca mortalità di massa.[1][2][3]
In Nord America, dove il fungo è stato introdotto intorno al 2006, la WNS ha invece innescato crolli demografici superiori al 90% in diverse specie cavernicole, tra cui Myotis luc
La sindrome del naso bianco (WNS) è causata dal fungo psicrofilo Pseudogymnoascus destructans (Pd), già noto in passato come Geomyces destructans. Il patogeno è enzootico in Europa e in Asia: colonizza la pelle e le ali dei chirotteri durante l’ibernazione, ma raramente provoca mortalità di massa.[1][2][3]
In Nord America, dove il fungo è stato introdotto intorno al 2006, la WNS ha invece innescato crolli demografici superiori al 90% in diverse specie cavernicole, tra cui Myotis lucifugus, Myotis septentrionalis e Perimyotis subflavus.
Presenza del fungo e tolleranza delle specie europee
Il fungo è stato rilevato in almeno 18–19 paesi europei e su oltre 21 specie di chirotteri. Tra le specie positive figurano numerosi Myotis (M. myotis, M. daubentonii, M. emarginatus, M. brandtii, M. dasycneme, M. nattereri, M. mystacinus, M. bechsteinii), oltre a Eptesicus nilssonii, Plecotus auritus, Rhinolophus hipposideros e Barbastella barbastellus.[3][4][5]
Nonostante la prevalenza dell’infezione sia alta, in Europa non sono stati documentati eventi di mortalità di massa attribuibili alla WNS. Le evidenze indicano che le popolazioni paleartiche tollerano carichi fungini simili a quelli osservati in Nord America, sviluppando lesioni cutanee focali ma senza il collasso fisiologico tipico della sindrome nordamericana.[4][6][7]
Uno studio su Myotis myotis ha mostrato che i pipistrelli europei infetti mantengono parametri di risposta immunitaria acuta a livelli basali durante il torpore, senza attivare risposte immunitarie costose che li costringerebbero a risvegli frequenti. Questo suggerisce un equilibrio ospite-patogeno consolidato, probabilmente frutto di coevoluzione.[6][7]
Situazione in Italia
In Italia, P. destructans è stato isolato per la prima volta in tempi recenti. In una grotta delle Alpi (Rio Martino) il fungo è stato rilevato su otto esemplari di Myotis emarginatus, senza che fossero osservati decessi di massa. La presenza del patogeno è stata confermata in 17 specie di chirotteri italiani, ma finora non sono stati registrati crolli demografici riconducibili alla WNS.[8][9]
Le autorità sanitarie animali (WOAH) classificano l’infezione come enzootica in Europa e Asia, con rarissimi casi di malattia clinica evidente, a differenza del Nord America dove la WNS è associata a eventi di mortalità su larga scala.[1][2]
Perché l’Europa non subisce lo stesso impatto?
Le ipotesi principali sono due. La prima è che i chirotteri europei abbiano convissuto con il fungo per millenni, sviluppando resistenza o tolleranza immunologica e comportamentale. La seconda è che differenze ecologiche (microclima degli ibernacoli, durata del letargo, comportamento di ibernazione) riducano la probabilità che l’infezione evolva in sindrome letale.[3][10]
Un campione museale francese del 1918 (Myotis bechsteinii) ha confermato la presenza del fungo in Europa già oltre un secolo fa, rafforzando l’ipotesi di un’origine eurasiatica e di un adattamento di lungo periodo.[11]
Implicazioni per la conservazione
La presenza di P. destructans in Europa non va sottovalutata. Il patogeno è diffuso, infetta molte specie e può provocare lesioni cutanee. Tuttavia, l’impatto demografico osservato finora è limitato rispetto al Nord America. Il monitoraggio resta fondamentale per rilevare eventuali cambiamenti, soprattutto in aree dove le popolazioni di chirotteri sono già fragili o in declino per altre cause.[3][8]
Per il mondo speleologico e per la tutela dei chirotteri, la priorità resta la riduzione del disturbo negli ibernacoli, il rispetto dei periodi di letargo e l’adozione di buone pratiche di accesso alle cavità.
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Pipistrelli e grotte, bioacustica e conservazione delle cavità carsiche: una ricerca colombiana richiama l’attenzione sul rapporto tra rifugi, paesaggio e aree di foraggiamento
La distanza dalle grotte non sembra essere, da sola, un fattore decisivo nell’uso dell’habitat per quattro specie di pipistrelli insettivori del Corridoio carsico di Antioquia, in Colombia. È il dato centrale della tesi di biologia discussa presso l’Università di Antioquia e resa nota nel 2025 attraverso i ca
Pipistrelli e grotte, bioacustica e conservazione delle cavità carsiche: una ricerca colombiana richiama l’attenzione sul rapporto tra rifugi, paesaggio e aree di foraggiamento
La distanza dalle grotte non sembra essere, da sola, un fattore decisivo nell’uso dell’habitat per quattro specie di pipistrelli insettivori del Corridoio carsico di Antioquia, in Colombia. È il dato centrale della tesi di biologia discussa presso l’Università di Antioquia e resa nota nel 2025 attraverso i canali di divulgazione legati a Roosting Ecology.
Lo studio ha analizzato Molossus bondae, Cormura brevirostris, Saccopteryx leptura e Rhogeessa io. La ricerca ha impiegato registrazioni bioacustiche e modelli di occupazione. L’obiettivo era stimare la probabilità di utilizzo dei diversi habitat da parte delle specie.
Il risultato non ridimensiona il valore dei rifugi sotterranei. Invita invece a leggere il rapporto tra pipistrelli e grotte in modo più articolato. Le cavità restano essenziali per molte fasi del ciclo biologico. L’attività di caccia, però, sembra rispondere anche alla struttura del paesaggio, alla disponibilità di prede, alla copertura vegetale e alla connettività ecologica.
Bioacustica e modelli di occupazione
I ricercatori hanno considerato variabili ambientali e metodologiche. Tra queste figurano temperatura, umidità relativa, data e rilevatore. Sono stati inclusi anche complessità strutturale del paesaggio, connettività, copertura degli habitat, distanza dai corpi idrici e distanza dalle cavità.
L’uso della bioacustica consente di rilevare i pipistrelli durante l’attività notturna senza catturarli. I segnali ultrasonici, se analizzati con protocolli appropriati, aiutano a riconoscere le specie e a descriverne la presenza nello spazio e nel tempo. Il metodo è particolarmente utile quando le cavità sono difficili da raggiungere o quando occorre ridurre il disturbo sugli animali.
Per le quattro specie considerate, la distanza dalle grotte è risultata poco esplicativa della probabilità di uso dell’habitat. Il dato può indicare che le aree di foraggiamento siano selezionate soprattutto in funzione delle strategie di caccia e della disponibilità di risorse. Può anche riflettere differenze nel modo in cui le specie scelgono e utilizzano i rifugi.
Il Corridoio carsico dell’Antioquia orientale offre un contesto rilevante per queste analisi. Secondo il dataset pubblicato dalla Universidad de Antioquia, l’area comprende almeno 45 cavità e ripari rocciosi su 127.319 ettari. Le grotte sono frequentate permanentemente o stagionalmente da circa 42 specie di chirotteri; i dati di campionamento hanno prodotto 292 record attribuiti a 32 specie.[1]
Pipistrelli e grotte: rifugio e paesaggio
La ricerca colombiana aiuta a evitare una semplificazione frequente. Un rifugio sotterraneo non è un elemento isolato. Fa parte di un sistema ecologico più ampio, formato da boschi, margini forestali, corsi d’acqua, aree aperte e corridoi di spostamento.
Le cavità del Corridoio carsico forniscono condizioni relativamente stabili, protezione dai predatori e spazi utilizzabili per riposo, accoppiamento, maternità e allevamento dei giovani. Il paesaggio circostante comprende anche porzioni di foresta tropicale umida e aree frammentate da pascoli e coltivazioni. La qualità della matrice esterna può quindi incidere direttamente sull’accessibilità delle risorse alimentari.[1]
Il risultato sul ruolo non determinante della distanza non significa che le grotte siano sostituibili. Significa che, per capire la presenza dei pipistrelli, servono monitoraggi integrati. Occorre osservare il rifugio, ma anche i percorsi di volo, la copertura forestale, l’acqua disponibile e le trasformazioni del territorio.
Questa lettura è utile anche in Europa. Il materiale tecnico di Tutela Pipistrelli ricorda che il valore conservazionistico di una cavità non dipende soltanto dal numero di esemplari. Contano la specie presente, la funzione stagionale del roost e la rilevanza geografica della colonia. Un piccolo nucleo, oppure un singolo rinolofo in una cavità, può quindi richiedere attenzione e tutela.[2]
Conservazione delle grotte frequentate
Il tema pipistrelli e grotte riguarda direttamente la gestione speleologica. Le cavità possono essere siti di ibernazione, nursery, rifugio temporaneo o luogo di swarming. Ogni funzione comporta vulnerabilità specifiche.
Durante l’ibernazione, rumore, luce diretta e presenza umana possono indurre risvegli e aumentare il consumo delle riserve energetiche. Nelle nursery, il disturbo può provocare panico, caduta dei piccoli o abbandono del rifugio. Il documento di Tutela Pipistrelli raccomanda una valutazione stagionale condotta da chirotterologi prima di autorizzare attività nelle cavità note per ospitare animali.[2]
La sezione speleologica di Tutela Pipistrelli sottolinea inoltre che la protezione riguarda sia le aree di caccia sia i luoghi di riposo. Per questo, tutela dei chirotteri e tutela delle cavità non possono essere separate. La collaborazione tra speleologi e chirotterologi permette di raccogliere segnalazioni, individuare rifugi importanti e adottare misure coerenti con il ciclo biologico delle specie.[3]
Anche Scintilena richiama l’importanza di limitare l’accesso non regolamentato alle cavità e di preservarne il microclima. Le pratiche essenziali sono semplici: evitare di illuminare direttamente gli animali, non toccarli, ridurre rumori e permanenze nelle sale occupate, rispettare le chiusure stagionali e rinunciare alle attività non indispensabili nelle zone sensibili.[4]
Una ricerca utile alla gestione
Lo studio dell’Antioquia indica una direzione concreta: la protezione dei rifugi deve essere accompagnata dalla conservazione del paesaggio esterno. Salvaguardare le sole grotte non è sufficiente se i corridoi di volo vengono interrotti, le foreste degradate o le aree umide alterate.
Per pipistrelli e grotte, la conservazione efficace richiede dunque dati raccolti in più stagioni, metodi non invasivi e gestione basata sulle specie realmente presenti. Il monitoraggio bioacustico, integrato con controlli dei roost e analisi del paesaggio, può offrire indicazioni operative sia per la ricerca sia per la pianificazione territoriale.
Fonti [1] Murciélagos del Corredor Karstico del oriente Antioqueño https://ipt.biodiversidad.co/permisos/resource?r=0524_murcielagos_20200123 [3] La sezione speleo | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/la-sezione-speleo/ [4] Pipistrelli e grotte: la scienza conferma gli effetti del … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-la-scienza-conferma-gli-effetti-del-disturbo-umano-sulle-colonie-in-ibernazione/03/12/ [6] Pipistrelli e Grotte: I Chirotteri Come Custodi della … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-i-chirotteri-come-custodi-della-biodiversita-negli-ambienti-carsici/01/03/ [7] Towards the new Checklist of the Italian Fauna https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc [8] Pipistrelli e grotte: cinque vittorie per la conservazione dei … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-cinque-vittorie-per-la-conservazione-dei-chirotteri-nel-rapporto-annuale-di-bat-conservation-international/02/19/ [9] I preparati zoologici di Ulisse Aldrovandi https://aldrovandiana.it/article/download/36/26 [10] Trasformare le grotte in santuari: la strategia per … https://www.scintilena.com/trasformare-le-grotte-in-santuari-la-strategia-per-conservare-i-pipistrelli-in-messico/09/12/ [11] New data about Chiropterofauna of the “Monte Pellegrino” Nature Reserve (Palermo, Italy) https://www.e3s-conferences.org/articles/e3sconf/pdf/2021/41/e3sconf_apeem2021_01001.pdf [12] Grotta di Rio Martino: fino al 30 aprile per proteggere i pipistrelli https://www.scintilena.com/grotta-di-rio-martino-chiusa-fino-al-30-aprile-per-proteggere-i-pipistrelli-in-letargo/04/24/ [13] L’applicazione di tecniche innovative nel monitoraggio costiero degli habitat prioritari https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=14825.pdf [14] Diffida alle Grotte di Castellana: richiesta sospensione attività turistiche da Tutela Pipistrelli – Scintilena https://www.scintilena.com/diffida-alle-grotte-di-castellana-richiesta-sospensione-attivita-turistiche-da-tutela-pipistrelli/01/01/ [15] Bracken Cave: Il Rifugio dei Pipistrelli in Texas con 15 … https://www.scintilena.com/bracken-cave-il-rifugio-dei-pipistrelli-in-texas-con-15-milioni-di-individui-e-il-piu-grande-del-mondo/07/09/ [16] Chirotteri del Carso e Venezia Giulia: Bressi racconta 5000 … https://www.scintilena.com/ecco-larticolo-redatto-per-scintilena/05/04/ [17] Brandon Hill Cave salva: la raccolta fondi per proteggere i pipistrelli … https://www.scintilena.com/brandon-hill-cave-salva-la-raccolta-fondi-per-proteggere-i-pipistrelli-di-utila-e-un-successo/02/20/ [18] Comportamenti da Evitare in Grotta: 15 Regole d’Oro per … https://www.scintilena.com/comportamenti-da-evitare-in-grotta-15-regole-doro-per-gli-speleologi-per-proteggere-i-pipistrelli/05/24/ [19] Lombardia, presentato LIFE NatConnect 2030 per la tutela … https://www.scintilena.com/lombardia-presentato-life-natconnect-2030-per-la-tutela-dei-pipistrelli-nelle-grotte/12/11/ [20] ToscoBAT: il progetto che da 10 anni protegge i pipistrelli toscani https://www.scintilena.com/toscobat-il-progetto-che-da-10-anni-protegge-i-pipistrelli-toscani/01/18/ [21] Tutela Pipistrelli https://www.tutelapipistrelli.it/ [22] Pipistrelli in ibernazione in Messico: nuove conoscenze … https://www.scintilena.com/pipistrelli-in-ibernazione-in-messico-nuove-conoscenze-sulle-grotte-che-ospitano-gli-hibernacula/07/18/ [23] Cormura brevirostris https://www.ncbi.nlm.nih.gov/Taxonomy/Browser/wwwtax.cgi?id=249012 [24] Cormura brevirostris (Wagner, 1843) https://www.gbif.org/species/2433102 [25] Cormura brevirostris | Mammalian Species – Oxford Academic https://academic.oup.com/mspecies/article/doi/10.1644/737/2600506 [26] Issue 737, 18 December 2003 https://academic.oup.com/mspecies/issue/number/737 [27] Karyotypic and phylogeographic analyses of Cormura … https://academic.oup.com/jmammal/article/98/5/1330/4096512 [28] Molossus bondae https://academic.oup.com/mspecies/article/doi/10.2307/0.668.1/2600177 [29] mmsp_03_209.1_3.tp https://www.science.smith.edu/departments/biology/VHAYSSEN/msi/pdf/737_Cormura_brevirostris.pdf [30] Cormura brevirostris — ????????? https://uk.wikipedia.org/wiki/Cormura [31] Certificado de publicación CR-SiB https://ipt.biodiversidad.co/cr-sib/pdf.do?r=541_batcol_20210424&n=17906F1B55C [32] Wissenswertes über Panama https://www.panama-info.net/Tiere/Emballonuridae.html [33] An annotated list of the Lepidoptera of Honduras https://www.academia.edu/106359308/An_annotated_list_of_the_Lepidoptera_of_Honduras [34] Check List https://checklist.pensoft.net/browse_journal_articles.php?alerts_taxon_cats=t13392 [35] SBEQ https://sbeq.org.br/lista-especies [36] [PDF] Chiroptères – Correspondance noms français et scientifiques https://cdnfiles2.biolovision.net/www.faune-guyane.fr/userfiles/Documentsdivers/Chiro/tablcorrnomsfranaisscientifique.pdf
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Articolo di Alberto Manassero, fotografie di Enrico Riva e Manuel Barale
Campo speleo 2026, gruppo GSAM di Cuneo.
A 300 metri sopra il Pis del Pesio, in un angolo della Conca delle Carsene già battuto da decenni di ricerche, è stata trovata una nuova grotta: Kalinka.
Come si presentava ‘Kalinka’ al momento della scoperta del buco
Un altopiano carsico sospeso nel cuore del massiccio del Marguareis, disseminato di doline e inghiottitoi che da decenni attirano l’attenzione de
Articolo di Alberto Manassero, fotografie di Enrico Riva e Manuel Barale
Campo speleo 2026, gruppo GSAM di Cuneo.
A 300 metri sopra il Pis del Pesio, in un angolo della Conca delle Carsene già battuto da decenni di ricerche, è stata trovata una nuova grotta: Kalinka.
Come si presentava ‘Kalinka’ al momento della scoperta del buco
Un altopiano carsico sospeso nel cuore del massiccio del Marguareis, disseminato di doline e inghiottitoi che da decenni attirano l’attenzione degli speleologi piemontesi — un ambiente dove ogni nuova stagione di scavo può ancora regalare sorprese.
Poco più in basso, la risorgiva del Pis del Pesio ricorda che quel sistema carsico è tutt’altro che esaurito: il punto in cui le acque infiltrate nel massiccio tornano alla luce dopo un percorso sotterraneo ancora in parte misterioso, un indizio di quanto ci sia ancora da capire là sopra.
Il buco allargato con pala e piccione
L’ingresso, tra rocce e vegetazione, è stato allargato a piccozza fino ad aprire un varco largo appena quanto basta per passare.
Dopo lo stretto passaggio di terra, un primo pozzo si apre verso il basso, la frontale non basta a illuminarne il fondo.
Il pozzo dopo lo stretto ingresso
Alla base, un grande salone di crollo, maestoso. Cosa c’è oltre, per ora, non si sa ancora.
Segnatevi ‘Grotta Kalinka’… ne vedremo delle belle.
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Dal 7 al 12 settembre la International Conference on Subterranean Biology riunirà in Romania studiosi di biospeleologia, ecosistemi carsici e fauna sotterranea, nel quarantennale della scoperta della Grotta di Movile.
International Conference on Subterranean Biology a Mangalia
Mangalia, sulla costa romena del Mar Nero, ospiterà dal 7 al 12 settembre 2026 la 27ª International Conference on Subterranean Biology. L’appuntamento è dedicato allo studio degli ecosistemi ipogei e riunir
Dal 7 al 12 settembre la International Conference on Subterranean Biology riunirà in Romania studiosi di biospeleologia, ecosistemi carsici e fauna sotterranea, nel quarantennale della scoperta della Grotta di Movile.
International Conference on Subterranean Biology a Mangalia
Mangalia, sulla costa romena del Mar Nero, ospiterà dal 7 al 12 settembre 2026 la 27ª International Conference on Subterranean Biology. L’appuntamento è dedicato allo studio degli ecosistemi ipogei e riunirà ricercatori impegnati in biologia sotterranea, biospeleologia, ecologia, evoluzione e conservazione.
La conferenza prosegue una serie internazionale avviata nel 1979. Le precedenti edizioni hanno avuto sede, tra le altre località, a Cagliari nel 2024, Cluj-Napoca nel 2022, Aveiro nel 2018 e Postojna nel 2010. La continuità della manifestazione mostra il ruolo stabile della comunità scientifica che studia le forme di vita adattate agli ambienti privi di luce.[1]
L’edizione 2026 è segnalata anche dalla International Society for Subterranean Biology. L’associazione indica Mangalia come sede del congresso nel proprio calendario delle conferenze.[1]
Biologia sotterranea e Grotta di Movile
La scelta di Mangalia è legata alla prossimità della Grotta di Movile, situata a circa tre chilometri dalla città. Il 2026 coincide con i quarant’anni dalla sua scoperta, avvenuta nel 1986.
La cavità è conosciuta per un ecosistema fondato sulla chemiosintesi. In questo ambiente la base della catena alimentare non dipende dalla luce solare. Microrganismi utilizzano l’energia ricavata da reazioni chimiche, legate in particolare a composti solforati, e sostengono una rete biologica isolata.
Secondo il sito ufficiale dell’evento, Movile è rimasta separata dall’ambiente di superficie per oltre cinque milioni di anni. Ospita 37 specie endemiche, dato che viene indicato come il più alto registrato tra ecosistemi sotterranei comparabili. L’accesso alla grotta è riservato alla ricerca scientifica.[2]
La International Conference on Subterranean Biology offrirà quindi un contesto utile per discutere processi ecologici e adattamenti evolutivi delle specie ipogee. La presenza di Movile rende concreta la relazione tra attività congressuale e patrimonio naturale del territorio.
Carsismo della Dobrogea e ricerca sul campo
Mangalia si trova nella Dobrogea meridionale, regione caratterizzata da forme carsiche e ambienti di interesse geologico. Il territorio comprende altipiani calcarei, doline di dissoluzione e di collasso, cavità e laghi salati ricchi di minerali.[2]
Questi elementi ampliano il quadro di studio oltre la singola Grotta di Movile. La ricerca in biologia sotterranea richiede infatti di considerare i collegamenti tra superficie, suolo, acque sotterranee e habitat ipogei. Le comunità biologiche delle grotte dipendono spesso dagli apporti energetici provenienti dall’esterno. Nei sistemi chemiosintetici, invece, le sorgenti di energia possono essere interne al sistema.
Il confronto tra differenti habitat permette di analizzare la distribuzione delle specie, il ruolo delle acque e la vulnerabilità degli ecosistemi sotterranei. Sono temi rilevanti anche per la gestione del carso e per la protezione della biodiversità poco visibile al pubblico.
Abstract e partecipazione alla conferenza
Il termine fissato per l’invio degli abstract era il 31 luglio 2026. Le informazioni pubblicate sul portale dell’evento indicano il congresso come sede di confronto sui risultati più recenti della ricerca internazionale in biologia sotterranea.[2]
La International Conference on Subterranean Biology sarà anche un passaggio di continuità dopo l’edizione del 2024 ospitata a Cagliari. In quell’occasione la conferenza era stata associata al simposio internazionale sugli ecosistemi anchialini, confermando l’attenzione per le connessioni tra fauna delle cavità terrestri, falde e ambienti costieri.[3]
La manifestazione di Mangalia è presente anche nei calendari di realtà speleologiche europee. L’agenda della Federació Catalana d’Espeleologia riporta le stesse date, dal 7 al 12 settembre, e la sede romena. La diffusione dell’appuntamento attraverso reti scientifiche e speleologiche rende disponibile un riferimento per studiosi, gruppi di ricerca e operatori interessati alla biospeleologia.[4]
Fonti [1] Conferences – International Society for Subterranean Biology https://www.sibios-issb.org/index.php/conferences/ [2] ICSB2026 https://icsb2026.com/ [3] ICSB 2026: la conferenza internazionale di biologia … https://www.scintilena.com/icsb-2026-la-conferenza-internazionale-di-biologia-sotterranea-si-tiene-a-mangalia-per-i-40-anni-dalla-scoperta-della-grotta-di-movile/05/23/ [4] 27th International Conference on Subterranean Biology https://www.espeleologia.cat/ca/agenda/esdeveniments-externs/27th-international-conference-on-subterranean-biology/ [6] 25th International Conference on Subterranean Biology at … https://www.scintilena.com/25th-international-conference-on-subterranean-biology-at-cluj-napoca-in-romania-in-july-2022/12/10/ [7] News – International Society for Subterranean Biology https://www.sibios-issb.org/index.php/news/ [8] news – International Society for Subterranean Biology https://www.sibios-issb.org/index.php/category/news/ [9] Subterranean Biology – Pensoft Publishers https://subtbiol.pensoft.net/ [10] Congresso Internazionale sulla Biologia dei Sistemi … https://www.scintilena.com/congresso-internazionale-sulla-biologia-dei-sistemi-sotterranei-e-degli-ecosistemi-anchialini-a-cagliari/08/08/ [11] Events from September 5, 2022 – May 17, 2023 https://www.eurospeleo.eu/events/ [12] Congressi Archivi https://www.scintilena.com/category/congressi/ [13] 20esima conferenza internazionale di biologia sotterranea … https://www.scintilena.com/20esima-conferenza-internazionale-di-biologia-sotterranea-a-postumia/06/14/ [14] Biodiversità sotterranea, acquiferi e carsismo https://www.scintilena.com/biodiversita-sotterranea-acquiferi-e-carsismo-disponibile-la-registrazione-del-convegno-internazionale-promosso-dalluis/07/04/ [15] Convegno Nazionale di Biospeleologia: Iscrizioni Scontate … https://www.scintilena.com/convegno-nazionale-di-biospeleologia-iscrizioni-scontate-per-i-soci-ssi/07/01/ [16] EuroSpeleo Newsletter luglio 2026: la FSE mette in rete … https://www.scintilena.com/eurospeleo-newsletter-luglio-2026-la-fse-mette-in-rete-eventi-progetti-e-tutela-del-carsismo/07/03/
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Dopo vent’anni di lavori a Fernetti, la Commissione Grotte “E. Boegan” ha aperto una quarta finestra italiana sul Timavo. Proseguono analisi, rilievi e nuove esplorazioni tra Carso triestino e Slovenia.
Abisso Luciano Filipas e Timavo sotterraneo: la svolta a Fernetti
Ottocentosettantaquattro uscite speleologiche distribuite in circa vent’anni. È il lavoro che ha portato la Commissione Grotte “E. Boegan” della Società Alpina delle Giulie a raggiungere il Timavo sotterraneo nell’a
Dopo vent’anni di lavori a Fernetti, la Commissione Grotte “E. Boegan” ha aperto una quarta finestra italiana sul Timavo. Proseguono analisi, rilievi e nuove esplorazioni tra Carso triestino e Slovenia.
Abisso Luciano Filipas e Timavo sotterraneo: la svolta a Fernetti
Ottocentosettantaquattro uscite speleologiche distribuite in circa vent’anni. È il lavoro che ha portato la Commissione Grotte “E. Boegan” della Società Alpina delle Giulie a raggiungere il Timavo sotterraneo nell’area di Fernetti, sul Carso triestino.
Il 23 gennaio 2026 il gruppo ha superato l’ultimo ostacolo nell’attuale Abisso Luciano Filipas, cavità catastata come 104 e nota anche con la sigla storica 87 VG. Il nuovo pozzo si apre su una caverna che contiene il corso d’acqua a circa 315 metri sotto il piano di campagna, equivalenti a circa 302 metri sotto il livello del mare.
La cavità era conosciuta da oltre un secolo come un “buco soffiante”. Durante le piene del Timavo, dall’apertura uscivano correnti d’aria intense. Per gli speleologi era un segnale della possibile presenza di grandi vuoti collegati al sistema idrico profondo.
I lavori sistematici sono iniziati nel 2006. Non è stata una semplice discesa. La progressione ha richiesto scavi, consolidamenti, rimozione di detriti, allargamento di strettoie e il superamento di una successione di pozzi. Ogni avanzamento ha richiesto una lunga continuità operativa.
La prima discesa completa al corso d’acqua è avvenuta nei primi giorni di aprile 2026. La squadra ha raccolto campioni di acqua e sabbia. Sono stati osservati anche protei, anfibi cavernicoli ciechi caratteristici delle acque sotterranee dinarico-carsiche.
L’Abisso Luciano Filipas è intitolato allo speleologo triestino Luciano Filipas, scomparso nel giugno 2025. Filipas fu una figura centrale della speleologia giuliana e contribuì anche alla lunga ricerca nella grotta di Fernetti.
Timavo sotterraneo: identificazione e prossime verifiche scientifiche
La posizione della cavità, la quota e le conoscenze già disponibili sul sistema carsico indicano che l’acqua raggiunta appartiene al Timavo sotterraneo. Questa identificazione resta da completare con un programma scientifico specifico.
Saranno importanti le analisi dei campioni, il rilievo topografico degli ambienti e i tracciamenti idrologici. Le colorazioni e gli studi delle acque permettono infatti di verificare tempi, direzioni e collegamenti delle circolazioni profonde. Nel Carso, dove le acque scorrono in condotti e fratture, questi dati sono essenziali anche per valutare la vulnerabilità dell’acquifero.
La nuova cavità rappresenta la quarta finestra italiana sul Timavo. Si aggiunge alle conoscenze acquisite nell’Abisso di Trebiciano, nella Grotta Meravigliosa di Lazzaro Jerko e nella Luftloch.
Il precedente più vicino nel tempo è la Luftloch di Trebiciano. Nel 2024 la Società Adriatica di Speleologia vi ha raggiunto un grande vano oltre i 300 metri di profondità, dopo 23 anni di scavi ed esplorazioni. Il fiume attraversa la caverna e la prosecuzione richiede ulteriori verifiche e progressioni in ambiente acquatico.
Reka-Timavo tra Slovenia e Italia: un sistema ancora da mappare
Il Timavo è la denominazione italiana del tratto finale di un sistema transfrontaliero. In Slovenia il fiume è chiamato Reka. Dopo il percorso superficiale, scompare nelle Grotte di San Canziano, o Škocjanske jame, e continua nel sottosuolo del Carso classico fino alle risorgive di San Giovanni di Duino.
La distanza ipogea stimata tra l’inghiottitoio sloveno e le risorgive italiane è dell’ordine di 38-40 chilometri. Il tracciato non è percorribile in modo continuo. È conosciuto attraverso cavità, sifoni, gallerie fossili, rilevamenti e traccianti.
La profondità dell’Abisso Luciano Filipas conferma quanto siano frammentarie queste osservazioni dirette. Ogni nuova finestra consente di acquisire informazioni su morfologia dei condotti, sedimenti, fauna e dinamica delle piene.
Anche la dimensione storica resta rilevante. Virgilio cita il Timavo nel primo libro dell’Eneide, descrivendolo mentre emerge con fragore attraverso nove bocche. In età moderna il fiume fu cercato soprattutto per l’approvvigionamento idrico di Trieste. Nel 1841 Antonio Federico Lindner raggiunse l’acqua nella Grotta di Trebiciano a 329 metri di profondità, un risultato che per decenni segnò un riferimento nella speleologia di profondità.
Esplorazioni Timavo in Italia: Trebiciano, Maucci e campagna 2026
Le esplorazioni del Timavo sotterraneo proseguono anche lungo il sistema di Trebiciano. Nel 2022, durante il progetto Timavo System Exploration promosso dalla Società Adriatica di Speleologia con la collaborazione della federazione francese FFESSM, due speleosub superarono il sifone a valle della Caverna Lindner.
Dopo 200 metri di gallerie sommerse e un’immersione fino a 50 metri di profondità, raggiunsero una grande sala. L’ambiente, denominato Caverna Maucci, misura circa 160 metri in lunghezza, 50 in larghezza e 60 in altezza. Le acque del Reka-Timavo vi scorrono tra i massi prima di proseguire oltre un lago terminale.
Il progetto Timavo System Exploration è attivo dal 2013 e mira ad accrescere la conoscenza delle cavità collegate al fiume. L’obiettivo di lungo periodo è comprendere i rapporti tra Trebiciano, gli ambienti scoperti dagli speleosub e la Luftloch.
La nuova edizione Timavo System Exploration 2026 è stata annunciata per il fine settimana del 15 agosto. Alla data di pubblicazione dell’annuncio, la Società Adriatica di Speleologia ha indicato una campagna con speleologi, speleosub e squadre logistiche di più associazioni. Non erano ancora disponibili risultati conclusivi della spedizione.
Esplorazioni Reka in Slovenia: Jama 1 v Kanjaducah e nuove gallerie
Sul versante sloveno, la campagna internazionale Reka Exploration 2026 ha interessato la Jama 1 v Kanjaducah, sul Carso di Sežana. L’iniziativa è stata organizzata dal Jamarsko društvo Sežana e ha coinvolto circa settanta speleologi da Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Germania.
La spedizione ha documentato oltre 800 metri di nuove gallerie e sifoni esplorati. Il nuovo ramo, chiamato Lipiški rov, ha portato la Jama 1 v Kanjaducah a diventare la cavità più lunga del Sežanski Kras secondo il resoconto della spedizione.
Il dato interessa direttamente lo studio del Reka-Timavo. Le nuove sezioni non equivalgono a un collegamento diretto già dimostrato con le risorgive italiane. Offrono però ulteriori elementi topografici e idrogeologici per ricostruire il sistema sotterraneo.
Le ricerche a Fernetti, Trebiciano e Sežana mostrano una stessa condizione di fondo. Il Timavo sotterraneo è noto in vari punti, ma conserva lunghi tratti non accessibili o non ancora collegati tra loro. Per questo, le esplorazioni devono procedere insieme a campionamenti, rilievi e tracciamenti delle acque.
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Dal 1° al 6 settembre 2026 a Baia de Arama. Aperte le iscrizioni gratuite alle escursioni pre-congresso, con posti limitati per la tutela delle cavità
Si avvicina il 52° Congresso Nazionale di Speleologia della Romania, in programma a Baia de Arama, nel distretto di Mehedin?i, nel settembre 2026.
L’appuntamento congressuale si svolgerà dal 4 al 6 settembre 2026 e sarà preceduto, dall’1 al 4 settembre, da una serie di escursioni e attività speleologiche pre-congresso.
L’evento
Dal 1° al 6 settembre 2026 a Baia de Arama. Aperte le iscrizioni gratuite alle escursioni pre-congresso, con posti limitati per la tutela delle cavità
Si avvicina il 52° Congresso Nazionale di Speleologia della Romania, in programma a Baia de Arama, nel distretto di Mehedin?i, nel settembre 2026.
L’appuntamento congressuale si svolgerà dal 4 al 6 settembre 2026 e sarà preceduto, dall’1 al 4 settembre, da una serie di escursioni e attività speleologiche pre-congresso.
L’evento è organizzato dal Clubul de Speologie Vulcan Craiova, sotto l’egida della Federazione Romana de Speologie, e rappresenta uno dei principali momenti d’incontro annuali della comunità speleologica romena.
Aperte le iscrizioni alle escursioni pre-congresso
Una delle prime importanti novità riguarda proprio le attività sul campo. Gli organizzatori hanno annunciato l’apertura delle iscrizioni alle escursioni pre-congresso, che si svolgeranno dall’1 al 4 settembre.
La locandina dedicata all’iniziativa è stata proposta e rilanciata sui social anche da Sopra e Sotto il Carso, contribuendo a far conoscere l’appuntamento alla comunità speleologica italiana.
Gli organizzatori sottolineano che il numero di partecipanti ammesso a ciascuna escursione sarà limitato, una scelta motivata dalla necessità di proteggere e preservare le grotte interessate dalle visite.
C’è anche anche un’ottima notizia per chi desidera partecipare: le escursioni pre-congresso sono gratuite.
Per prendere parte alle attività è necessario compilare preventivamente il modulo predisposto dagli organizzatori:
Considerato il numero limitato di posti disponibili per ciascuna escursione, gli interessati sono invitati a effettuare l’iscrizione per tempo.
Dal pre-congresso all’incontro nazionale
Il calendario generale dell’appuntamento prevede:
1–4 settembre 2026: escursioni e attività pre-congresso;
4–6 settembre 2026: 52° Congresso Nazionale di Speleologia.
La zona di Baia de Aram? e, più in generale, il territorio di Mehedin?i costituiscono un contesto di particolare interesse carsico e speleologico. Le attività sul campo rappresenteranno quindi un’occasione per conoscere direttamente alcune delle peculiarità del territorio che ospita questa edizione del congresso.
Online il sito dedicato all’edizione 2026
È già attivo anche il sito ufficiale del Congresso Nazionale di Speleologia 2026, nel quale sono state predisposte sezioni dedicate al pre-congresso, alle sessioni congressuali, al programma, alle attrazioni della zona, alle iscrizioni e alle possibilità di alloggio.
Il programma dettagliato delle giornate congressuali, con gli orari delle singole sessioni, gli interventi e le altre attività previste, non risulta al momento ancora pubblicato in forma completa. Ulteriori informazioni sono quindi attese nelle prossime comunicazioni degli organizzatori.
L’apertura delle iscrizioni alle escursioni pre-congresso rappresenta comunque un primo importante passo verso l’appuntamento di settembre e consente agli speleologi interessati di cominciare a organizzare la propria partecipazione.
Appuntamento a Baia de Aram?
Giunto alla 52ª edizione, il Congresso Nazionale di Speleologia costituisce da oltre mezzo secolo un’importante occasione d’incontro e confronto per speleologi, associazioni e ricercatori della Romania.
Nel settembre 2026 sarà Baia de Aram? ad accogliere la comunità speleologica, con sei giornate complessive tra attività sul terreno e congresso.
In attesa della pubblicazione del programma completo, l’attenzione è dunque rivolta alle escursioni pre-congresso: quattro giorni di attività, partecipazione gratuita e posti limitati, con iscrizione obbligatoria attraverso il modulo online predisposto dagli organizzatori.
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Un esperimento condotto su maiali sottoposti a immersioni simulate studia l’impiego del tetrafluorometano per ridurre il rischio di malattia da decompressione. Una ricerca curiosa per le modalità con cui è stata condotta, ma che affronta un problema molto serio e potenzialmente interesante per le immersioni tecniche e anche per la speleologia subacquea
Cosa c’entrano i maiali con la muta da sub riscaldata e il pannolino con la speleosubacquea?
Mi ha attirato il titolo. Difficil
Un esperimento condotto su maiali sottoposti a immersioni simulate studia l’impiego del tetrafluorometano per ridurre il rischio di malattia da decompressione. Una ricerca curiosa per le modalità con cui è stata condotta, ma che affronta un problema molto serio e potenzialmente interesante per le immersioni tecniche e anche per la speleologia subacquea
Cosa c’entrano i maiali con la muta da sub riscaldata e il pannolino con la speleosubacquea?
Mi ha attirato il titolo. Difficile, in effetti, non fermarsi davanti a:
“Pigs wearing heated diving suits and diapers reveal a better way to beat ‘the bends’”
che potremmo tradurre:
“Maiali con mute da sub riscaldate e pannolini rivelano un modo migliore per combattere la malattia da decompressione”.
Un titolo curioso, quasi surreale. Dietro l’immagine dei maiali equipaggiati con speciali mute riscaldate c’è però una ricerca che riguarda un problema molto serio e che interessa da vicino anche il mondo delle immersioni tecniche e, quindi, della speleologia subacquea: la malattia da decompressione.
Lo studio descritto da Live Science sperimenta infatti un approccio diverso alla gestione dei gas inerti accumulati nei tessuti durante un’immersione profonda, sfruttando un fenomeno conosciuto come controdiffusione isobarica.
Quaranta maiali in una “immersione” a 61 metri
Secondo quanto riportato da Live Science, la sperimentazione è stata condotta su 40 maiali all’interno di una camera iperbarica.
Gli animali sono stati sottoposti a immersioni simulate fino a una pressione equivalente a circa 61 metri di profondità, respirando una miscela di ossigeno ed elio, l’heliox.
Camera iperbarica utilizzata per immersioni sperimentali. Anche i maiali protagonisti dello studio non hanno effettuato una vera immersione: le condizioni di profondità sono state simulate in camera iperbarica. Foto: Tim Sheerman-Chase – Wikimedia Commons, CC BY 4.0
L’utilizzo dei maiali come modello sperimentale consente ai ricercatori di studiare in condizioni controllate fenomeni fisiologici rilevanti anche per l’organismo umano.
Ecco spiegato anche uno dei dettagli più singolari del titolo: durante l’esperimento gli animali indossavano speciali mute riscaldate, utilizzate per controllarne la temperatura corporea. I pannolini servivano invece alla ‘gestione’ degli animali durante la permanenza nella camera iperbarica.
La parte davvero interessante dell’esperimento riguardava ciò che respiravano.
Dall’elio al tetrafluorometano
Una parte degli animali ha continuato a respirare heliox. Per un altro gruppo, invece, negli ultimi dieci minuti dell’esposizione iperbarica l’elio è stato sostituito dal tetrafluorometano, insieme all’ossigeno.
Il tetrafluorometano, chiamato anche tetrafluoruro di carbonio, è un gas inerte caratterizzato da proprietà e solubilità nei tessuti differenti rispetto all’elio.
E’ proprio questa differenza ad essere al centro dell’esperimento.
Durante un’immersione, aumentando la pressione, i gas inerti respirati si dissolvono progressivamente nei tessuti. Durante la risalita devono essere eliminati in maniera sufficientemente graduale: se la decompressione avviene troppo rapidamente, possono formarsi bolle nell’organismo, provocando la malattia da decompressione, conosciuta in inglese come decompression sickness o, più colloquialmente, the bends.
Nel nuovo esperimento i ricercatori hanno provato a intervenire prima della decompressione, modificando il gas inerte respirato.
La controdiffusione isobarica
Il principio sfruttato è quello della controdiffusione isobarica.
In termini molto semplificati, gas inerti differenti possono muoversi contemporaneamente in direzioni opposte tra sangue e tessuti anche senza una variazione della pressione ambiente.
Passando dall’elio al tetrafluorometano, l’elio già presente nei tessuti può uscire mentre il nuovo gas entra.
Secondo quanto descritto da Live Science, nelle condizioni dell’esperimento l’elio veniva eliminato dai tessuti più rapidamente di quanto il tetrafluorometano vi si accumulasse.
Il risultato sarebbe quindi una diminuzione complessiva del carico di gas inerte presente nell’organismo prima della decompressione.
È questa l’idea particolarmente interessante della ricerca: non limitarsi a controllare ciò che accade durante la risalita, ma cercare di modificare preventivamente la quantità e il comportamento dei gas presenti nei tessuti.
Risultati molto diversi nei due gruppi
I risultati, secondo quanto riportato da Live Science, mostrano una marcata differenza tra i due gruppi.
Negli animali che avevano continuato a respirare heliox si manifestarono numerosi casi gravi di malattia da decompressione, con bolle gassose e problemi neurologici e motori.
Oltre l’80 per cento degli animali di questo gruppo morì entro tre ore dalla decompressione, riferisce Live Science.
Nel gruppo nel quale l’elio era stato sostituito con tetrafluorometano prima della decompressione, invece, non si verificarono decessi.
La differenza suggerisce che la sostituzione del gas inerte abbia ridotto le conseguenze della decompressione nelle condizioni sperimentali adottate.
È un risultato che merita attenzione, ma deve essere interpretato con molta cautela.
Non significa che avremo presto il tetrafluorometano nelle bombole
La ricerca è sperimentale ed è stata effettuata su animali in condizioni controllate all’interno di una camera iperbarica.
Non dimostra quindi che il tetrafluorometano possa essere utilizzato oggi come miscela respiratoria dai subacquei e, soprattutto, non costituisce un’indicazione a modificare le procedure decompressive o le miscele attualmente utilizzate nelle immersioni.
Tra un risultato ottenuto su un modello animale e una possibile applicazione nell’uomo esiste una distanza considerevole. Saranno necessari ulteriori studi per valutarne sicurezza, efficacia e modalità di eventuale impiego.
Il tetrafluorometano presenta inoltre un problema ambientale da non trascurare: appartiene ai perfluorocarburi ed è un gas a effetto serra estremamente persistente nell’atmosfera. Anche questo aspetto dovrebbe quindi essere preso in considerazione nell’ipotesi di un suo futuro utilizzo.
Interessa anche agli speleosub?
Perchè no? È qui che una notizia apparentemente lontana dalle grotte arriva fino a Scintilena.
La decompressione è uno degli aspetti fondamentali anche nell’immersione speleosubacquea, soprattutto nelle esplorazioni profonde e di lunga durata.
Nelle immersioni tecniche possono essere utilizzate miscele contenenti elio e i profili decompressivi possono diventare estremamente complessi, con tempi di risalita e soste decompressive che rappresentano una parte sostanziale dell’intera immersione.
In ambiente ipogeo esiste inoltre una complicazione evidente: lo speleosub non può necessariamente raggiungere la superficie semplicemente risalendo verticalmente. La morfologia della cavità, la presenza di sifoni, tratti ascendenti e discendenti e la distanza dall’ingresso condizionano la pianificazione dell’immersione.
Per questo le ricerche che aiutano a comprendere meglio come i gas inerti entrano ed escono dai tessuti e come possa essere ridotto il rischio di malattia da decompressione possono avere un interesse anche per la speleologia subacquea.
Non perché il metodo sperimentato sia già disponibile — non lo è — ma perché esplora un principio diverso: intervenire sulla composizione dei gas respirati per ridurre il carico di gas inerte prima della decompressione.
Una ricerca da seguire
Dal curioso titolo sui maiali con muta e pannolino emerge quindi una ricerca tutt’altro che folkloristica.
L’esperimento descritto da Live Science suggerisce che intervenire sulla composizione del gas respirato prima della decompressione, sfruttando le differenti proprietà dei gas inerti, possa rappresentare una strada di ricerca per ridurre il rischio di malattia da decompressione.
La distanza tra un esperimento su animali in camera iperbarica e un futuro utilizzo da parte dei subacquei è ancora grande.
Ma per chi esplora sott’acqua — e in particolare per chi lo fa dentro una grotta — capire sempre meglio ciò che accade ai gas nel corpo durante un’immersione profonda non è certo una semplice curiosità.
Ed è per questo che, dopo esserci fermati per quel titolo così insolito, abbiamo continuato a leggere.
Fonte
Live Science – “Pigs wearing heated diving suits and diapers reveal a better way to beat ‘the bends’”
Nota: stiamo cercando di reperire il testo scientifico originale della ricerca citata da Live Science, per verificare e approfondire direttamente metodologia, risultati e conclusioni degli autori. Il riferimento allo studio originale sarà aggiunto all’articolo non appena disponibile.
Foto di copertina: speleosub durante un’immersione in grotta. Foto: Bailessa – Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0