Condividi
Sabato 3 ottobre 2026 una giornata dedicata alle antiche opere in pietra a secco, alle cavità artificiali e alla storia del territorio, nell’ambito della Settimana del Pianeta Terra
Sabato 3 ottobre 2026, a Ormea (CN), si terrà una giornata dedicata a caselle, fornaci e ghiacciaie dell’Alta Val Tanaro, antiche opere che raccontano il rapporto tra le comunità locali, le risorse del territorio e la pietra.
L’incontro fa parte della 14ª edizione della Settimana del Pianeta Terra, in
Sabato 3 ottobre 2026 una giornata dedicata alle antiche opere in pietra a secco, alle cavità artificiali e alla storia del territorio, nell’ambito della Settimana del Pianeta Terra
Sabato 3 ottobre 2026, a Ormea (CN), si terrà una giornata dedicata a caselle, fornaci e ghiacciaie dell’Alta Val Tanaro, antiche opere che raccontano il rapporto tra le comunità locali, le risorse del territorio e la pietra.
L’incontro fa parte della 14ª edizione della Settimana del Pianeta Terra, in programma dal 27 settembre al 4 ottobre 2026, e si svolgerà dalle 10:00 alle 18:00 nel Salone della Croce Bianca, in viale Cagna 76 a Ormea.
Al centro della giornata saranno le antiche opere in pietra a secco dell’Alta Val Tanaro, messe anche a confronto con le note tipologie diffuse nelle valli imperiesi. Si parlerà inoltre delle strutture utilizzate in passato per la conservazione del ghiaccio, delle fornaci per la produzione della calce e del censimento delle cavità artificiali presenti sul territorio.
Ghiacciaie, neviere e l’antico commercio del ghiaccio
Giampiero Laiolo e Carlo Grippa apriranno uno degli approfondimenti dedicati a ghiacciaie e neviere dell’entroterra ligure e all’antico commercio del ghiaccio.
Prima dell’avvento della refrigerazione moderna, ghiacciaie e neviere permettevano di conservare neve e ghiaccio raccolti durante l’inverno e costituiscono oggi interessanti testimonianze delle attività e delle tecniche sviluppate dalle comunità del passato.
Vincenzo Belli concentrerà invece il proprio intervento sulla ghiacciaia di Ponte di Nava, località posta lungo l’alta valle del Tanaro.
Dalle caselle alle stelle
Un altro tema centrale sarà quello delle caselle, caratteristiche costruzioni in pietra a secco.
Paolo Gollo e Nicola Ferrarese proporranno l’intervento dal titolo “Dalle caselle alle stelle – Dalla pietra a secco alle astronavi”.
Paolo Gollo, architetto, si è occupato dello studio e della divulgazione delle costruzioni in pietra a secco, mentre Nicola Ferrarese è tra gli autori del lavoro divulgativo realizzato da Wepesto sulle caselle e sul paesaggio in pietra a secco del Ponente ligure.
L’AGSP e il censimento delle cavità artificiali della Valle Tanaro
Particolarmente vicino ai temi di Scintilena sarà l’intervento di Davide Barberis e Aldo Acquarone, dedicato all’AGSP e al censimento delle cavità artificiali della Valle Tanaro, con particolare riferimento a caselle, ghiacciaie e fornaci.
L’AGSP – Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi, costituita nel 1979, è il riferimento associativo regionale della speleologia piemontese e cura il Catasto Speleologico Piemontese e Valdostano, nel quale vengono raccolti e organizzati i dati relativi alle cavità naturali e artificiali del territorio.
Davide Barberis è presidente dello Speleo Club Tanaro di Garessio, fa parte della Commissione Catasto Cavità Naturali della SSI ETS ed è impegnato nelle attività legate alla documentazione e al catasto speleologico regionale.
Il censimento delle opere artificiali rappresenta un importante strumento per conservare la memoria di strutture che, pur essendo spesso poco appariscenti o nascoste nel territorio, testimoniano attività produttive, tecniche costruttive e modi di vivere ormai in gran parte scomparsi.
Acqua, pietra e produzione della calce
Il programma proseguirà con Luca Fazio, che parlerà delle “tracce nascoste tra Cisano e il Pizzo Ceresa: lecci, acqua e pietra”.
Carlo Grippa e Aldo Acquarone affronteranno invece il tema della trasformazione dalla pietra calcarea alla produzione della calce viva, ricostruendo un’attività strettamente legata alla presenza delle fornaci e allo sfruttamento delle risorse geologiche locali.
A introdurre e moderare l’incontro sarà Giorgio Ferraris, sindaco di Ormea.
Nel pomeriggio visita alle caselle di Ormea
La giornata non si svolgerà soltanto in sala.
Alle ore 15:00 è prevista una breve escursione con visita ad alcune caselle tipiche del Comune di Ormea, offrendo ai partecipanti la possibilità di osservare direttamente sul territorio alcune delle strutture al centro dell’incontro.
L’appuntamento mette così insieme speleologia in cavità artificiali, ricerca storica, geologia, cultura della pietra a secco e conoscenza del territorio, richiamando l’attenzione su manufatti che hanno avuto funzioni differenti ma conservano importanti testimonianze della vita e delle attività delle comunità dell’Alta Val Tanaro.
L’iniziativa è promossa dall’Associazione Culturale Ulmeta, con la Città di Ormea, la Sezione CAI di Ormea e Wepesto – associazione di promozione sociale.
Appuntamento sabato 3 ottobre 2026, dalle ore 10:00 alle 18:00, al Salone della Croce Bianca, viale Cagna 76, Ormea (CN).
Nel pomeriggio, dalle ore 15:00, breve escursione con visita alle caselle tipiche del territorio di Ormea.
Condividi
Lo scrittore, speleologo ed esploratore è stato protagonista di una serata dedicata alle avventure e ai ricordi di una vita oltre i confini
CHIAREGGIO. Si è svolto sabato 19 settembre, all’Hotel Chiareggio, l’incontro “Ma dove sei finito? I diari e i segreti” con Andrea Gobetti, scrittore, speleologo, esploratore e alpinista.
Nella località valtellinese, situata a 1.612 metri di altitudine, Gobetti ha portato il racconto delle esperienze e delle avventure che hanno segnato il suo
Lo scrittore, speleologo ed esploratore è stato protagonista di una serata dedicata alle avventure e ai ricordi di una vita oltre i confini
CHIAREGGIO. Si è svolto sabato 19 settembre, all’Hotel Chiareggio, l’incontro “Ma dove sei finito? I diari e i segreti” con Andrea Gobetti, scrittore, speleologo, esploratore e alpinista.
Nella località valtellinese, situata a 1.612 metri di altitudine, Gobetti ha portato il racconto delle esperienze e delle avventure che hanno segnato il suo percorso umano e professionale, tra montagne, grotte, viaggi e territori lontani.
Esploratore appassionato e narratore fuori dagli schemi, Andrea Gobetti è conosciuto anche per la capacità di trasformare imprese, ricordi e vicende personali in storie coinvolgenti.
Il suo stile irriverente, ironico e pungente ne fa un cantastorie capace di intrattenere il pubblico senza rinunciare a uno sguardo autentico e personale sul mondo dell’esplorazione.
La serata ha offerto a tutti, speleologi e non, l’occasione per avvicinarsi a una delle figure più originali del panorama speleologico e alpinistico italiano e per riscoprire il valore del viaggio, della curiosità e della ricerca dell’ignoto.
Condividi
All’Antro del Corchia tre giorni di formazione della Commissione Tecnica Speleologica – CTS – del CNSAS
Comunicazione, Internet, reti Mesh, diagnostica delle linee telefoniche e un campo interno per gli interventi di lunga durata: e, soprattutto, tecnici arrivati da diverse Delegazioni per imparare, provare e condividere competenze.
STAZZEMA (LU), 26 settembre 2026 – Sul piazzale della cava, ai piedi del Corchia, la mattina inizia con 9 sacchi rossi appoggiati a terra, materiali
All’Antro del Corchia tre giorni di formazione della Commissione Tecnica Speleologica – CTS – del CNSAS
Comunicazione, Internet, reti Mesh, diagnostica delle linee telefoniche e un campo interno per gli interventi di lunga durata: e, soprattutto, tecnici arrivati da diverse Delegazioni per imparare, provare e condividere competenze.
STAZZEMA (LU), 26 settembre 2026 – Sul piazzale della cava, ai piedi del Corchia, la mattina inizia con 9 sacchi rossi appoggiati a terra, materiali da distribuire, caschi, imbraghi e persone che si ritrovano intorno ai mezzi del Soccorso Speleologico.
C’è chi indossa già la tuta, chi controlla un’apparecchiatura, chi prepara il materiale, chi discute dell’organizzazione della giornata.
Poi si entra: anzi, entrano.
Li seguirò soltanto in alcuni tratti, osservando e cercando di capire.
E’ subito evidente che è riduttivo definire questa giornata una semplice presentazione di nuove tecnologie.
L’Open Day 2026 della Commissione Tecnica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, organizzato nell’ambito dell’iniziativa programmata dal 25 al 27 settembre a Stazzema, è prima di tutto formazione.
Sabato è il giorno centrale delle tre date dedicate ai tecnici delle Delegazioni, chiamati non soltanto a conoscere nuovi strumenti, ma anche a provarli, comprenderli e imparare a utilizzarli affinché quella conoscenza possa poi essere riportata e diffusa nei rispettivi territori.
Uno degli obiettivi dell’iniziativa è illustrare e testare in ambiente i progetti sviluppati negli ultimi anni dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, consolidarne l’utilizzo e permettere ai partecipanti di trasferire successivamente quanto appreso all’interno di ogni Delegazione.
La partecipazione è necessariamente contenuta: il programma prevede un massimo di 32 partecipanti e almeno due posti per ciascuna Delegazione, con successiva assegnazione degli eventuali posti rimasti disponibili.
Il venerdì è dedicato alla preparazione e alla parte preliminare; il sabato si entra nell’Antro del Corchia per le prove sul campo; la domenica è il momento del confronto finale, con debriefing, chiarimenti, osservazioni, suggerimenti e nuove proposte.
Ho avuto la possibilità di seguire la giornata di sabato 26 settembre, grazie all’invito degli organizzatori: il giorno in cui ciò che è stato spiegato deve confrontarsi con la montagna.
Dentro la montagna per imparare
Ad accogliermi e accompagnarmi all’avvio della giornata è Alessio Tovani, Delegato della III Zona Speleologica Toscana.
Dietro una giornata come questa c’è il lavoro di molte persone.
È presente Alan De Simone, Coordinatore della Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, insieme a Umberto Bernasconi, Vicecoordinatore della CTS, uno dei riferimenti dell’organizzazione dell’Open Day. C’è anche Alberto “Lucido” Gabutti, Responsabile Nazionale del Soccorso Speleologico, a rappresentare la struttura nazionale. C’è Luca Longo, referente per il Soccorso Speleologico nel team Comunicazione Nazionale CNSAS: il mio riferimento già nei giorni precedenti per l’organizzazione della visita e per i contatti con la stampa. Mi offre l’opportunità di entrare per qualche ora in un mondo che, da speleo, conosco soprattutto dalla parte di chi sa che il Soccorso esiste e che, se necessario, sarà pronto a intervenire. E’ un evento assolutamente eccezionale che un esponente dei media venga autorizzato non solo a seguire un’esercitazione, ma anche ad accompagnare i tecnici in grotta e a seguire tutte le operazioni.
Poi ci sono i componenti della CTS, i tecnici e i volontari in formazione, arrivati dalle diverse Delegazioni.
Durante la giornata le tecnologie cominciano progressivamente a manifestarsi e chiarirsi, per quanto possibile, prendendo nomi e volti.
C’è chi le ha studiate, chi le sta sviluppando, chi le prova, chi insegna agli altri a utilizzarle e chi, proprio attraverso giornate come questa, dovrà imparare a padroneggiarle senza esitazioni durante un intervento ed a riportare nella propria Delegazione quanto ha imparato
Si riconoscono immediatamente i colori del Soccorso: le tute, i caschi verdi, le luci, gli imbraghi.
Quello che colpisce, più dei colori, è l’atteggiamento partecipativo: si ascolta, si fanno domande, si prova.
Ogni apparecchiatura passa di mano in mano: qualcuno spiega, qualcuno controlla uno smartphone collegato al sistema di comunicazione criptato (la trasmissione radio è sempre in digitale criptata), qualcuno osserva il comportamento di un dispositivo in grotta. Le domande si susseguono, parte viva della dimostrazione.
Dentro la montagna – mi spiegano – non basta sapere che uno strumento esiste: bisogna averlo utilizzato, averne compreso le possibilità e i limiti, e sapere cosa fare quando qualcosa non funziona.
La giornata operativa è organizzata in aree di lavoro all’interno e all’esterno della Buca d’Eolo all’interno del complesso del Corchia, con rotazione dei partecipanti. Il programma prevede l’inizio delle attività alle 8.30 e la conclusione intorno alle 18.30. La parola formazione, in queste ore, assume un significato sempre più concreto.
Comunicare dove in genere non si comunica
La comunicazione, in qualsiasi intervento speleologico complesso è arduo.
E’ un problema comunicare tra squadre che possono trovarsi a grande distanza l’una dall’altra, così come lo è trasmettere informazioni dal luogo dell’incidente, mantenere i contatti con il campo interno e con la Direzione Operazioni collocata all’esterno, e permettere alla componente sanitaria di confrontarsi con specialisti che possono trovarsi a chilometri di distanza.
In intervento niente di tutto questo è semplice: ma i problemi si possono risolvere.
Emerge nell’Open Day – il secondo, dopo quello del 2025 –uno dei tanti aspetti avvincenti del lavoro della Commissione Tecnica Speleologica.
I sistemi presentati non sono un una sola soluzione che possa risolvere ogni problema: sono, invece, strumenti differenti progettati per affrontare esigenze differenti e complementari.
Entra in campo ERMES, il sistema sviluppato dalla CTS per la trasmissione di voce, video, dati e parametri medici in grotta e negli ambienti confinati.
Quando all’esterno è disponibile una connessione Internet, ERMES – attraverso il doppino telefonico già steso dalle prime squadre. permette di portare la connettività virtualmente in tutto il mondo.
Diventa così possibile effettuare videochiamate e trasmettere informazioni e dati, con applicazioni molto importanti in ambito sanitario: possono essere condivisi con l’esterno parametri del paziente, immagini ecografiche, feed da un sistema di monitoraggio multiparametrico e altre informazioni.
Assistere a una videochiamata sullo schermo di uno smartphone mentre ci si trova in grotta, un ambiente dove nessuna onda radio può arrivare, concretizza quanto è stato spiegato prima a parole: e sembrava fantascienza.
Con la realtà di ERMES sul telefono, sullo schermo, dentro la montagna, la tecnologia smette di essere solo tale e diventa esercitazione.
Uno dei discenti interpreta il ruolo dell’infortunato. Accanto a lui c’è Viola, infermiera CNSAS appositamente addestrata per la medicina d’emergenza, che esegue un’ecografia completa direttamente in grotta mentre, attraverso il collegamento reso possibile da ERMES, si confronta con un medico del 118 rimasto all’esterno a decine di km di distanza.
Muove la sonda con competenza sul paziente, e dialoga con il medico, mentre le immagini ecografiche compaiono sullo schermo. Domande, indicazioni, immagini e informazioni possono viaggiare tra chi si trova accanto all’infortunato e chi, al di fuori, può fornire un supporto specialistico.
Non si tratta solo di portare Internet in grotta, ma anche di portare dentro la grotta competenze che fisicamente si trovano altrove: chi sta assistendo un ferito può rapportarsi con l’esterno senza aspettare di uscire di grotta.
Tutto il materiale sanitario è contenuto ordinatamente in tre sacchi chiari, 1, 2 e K, che entrano in grotta per primi.
ETHER: collegare la grotta con il campo base
Un altro problema si presenta quando il campo base e la Direzione delle Operazioni non possono essere collocati vicino all’ingresso della cavità.
Il sistema ETHER – Link Radio-Telefono è stato sviluppato proprio per creare un collegamento fra la linea telefonica della grotta e le comunicazioni radio del campo base.
In pratica, all’ingresso un dispositivo contenuto in una minuscola valigetta stagna collega il doppino telefonico proveniente dal sottosuolo con la radio utilizzata per le comunicazioni all’esterno, permettendo una comunicazione diretta e full-duplex col campo base. In questo modo, la Direzione Operazioni può avere un contatto completo e diretto con i sanitari sull’infortunato e con tutte le squadre in intervento.
Si riduce la necessità di passaggi intermedi delle informazioni e, di conseguenza, anche il rischio di errori nell’interpretazione dei messaggi.
Le comunicazioni radio sono digitali e cifrate e, quando la posizione dell’ingresso o la morfologia del terreno rendono difficile il collegamento, possono essere utilizzate antenne esterne di maggiori dimensioni.
Le abbiamo viste anche sul piazzale di cava al Corchia, montate accanto ai mezzi del Soccorso: fanno comunicare direttamente due mondi che utilizzano sistemi diversi.
Telefoni e doppino: risolvere il problema dei guasti
Con Lorenzo “Zeta” Bozzolan, referente per i telefoni, il discorso torna invece a uno degli strumenti fondamentali della comunicazione speleologica: il doppino.
Durante un soccorso la linea telefonica può percorrere distanze considerevoli all’interno della cavità.
Cosa succede se si interrompe?
Cercare fisicamente il punto esatto di un guasto lungo centinaia o migliaia di metri di linea significa perdere tempo prezioso.
C’è una soluzione anche per questo, ed è una delle apparecchiature protagoniste di dell’Open Day: l’Ecometro TDR, uno strumento adattato dalla CTS all’impiego speleologico per la mappatura della linea telefonica e la ricerca dei guasti.
Durante la posa del doppino è possibile effettuare misurazioni e costruire una mappa delle distanze. In caso di problemi, il sistema consente poi di individuare la distanza – e quindi la posizione esatta – di un’interruzione o di un cortocircuito. I tecnici telefonisti possono così puntare direttamente sul tratto di cavetto in avaria e provvedere a risolvere rapidamente il problema.
E’ uno strumento da laboratorio di ridotte dimensioni e fondamentale quando una linea telefonica è stata stesa per chilometri dentro una montagna.
Accanto all’ l’Ecometro TDR, viene presentato anche CaveEcho, pensato per consentire alle squadre impegnate nella posa del cavo in profondità di verificarne rapidamente l’integrità prima ancora del collegamento con l’esterno. In questo modo, si possono stendere contemporaneamente più tratti di cavetto telefonico con la certezza che ogni tratto sia operativo anche prima di poterlo collegare alla linea completa.
Ancora una volta, la tecnologia è al servizio della sicurezza e della rapidità di intervento, per rimuovere ostacoli, prima che sorgano problemi nella comunicazione.
Mesh: la rete che avanza insieme ai soccorritori
Si passa a una delle sperimentazioni che più mi incuriosiscono: la rete Mesh per la comunicazione wireless in grotta.
Qui parla Fabio Finocchi, che per il rapporto che ha con il progetto mi viene descritto – con una definizione che rende bene l’idea – come il “padre e madre del sistema Mesh”.
Fabio spiega e il dispositivo prende vita: è un sistema sviluppato, open source, in evoluzione con la collaborazione del CNSAS, che viene provato e modificato confrontandolo continuamente con le necessità di chi dovrà utilizzarlo sul campo, negli interventi.
I dispositivi sono grandi come un banale accendino. Hanno un’antennina e possono essere collocati progressivamente lungo il percorso.
Durante la prova ne vedo uno sistemato direttamente sulla roccia. Una luce verde segnala che è attivo. Davvero piccolo, rispetto alle dimensioni della montagna, svolge un compito importante: contribuisce a costruire una rete di comunicazione dove una normale rete non esiste e non può esistere. Con 6/9 giorni di autonomia! E’ fosforescente: se si spegne, sarà poi recuperato.
Il principio del sistema Mesh è proprio questo: i diversi nodi comunicano tra loro, usando le pareti della grotta come guida d’onda, e il sistema individua automaticamente il percorso attraverso il quale far viaggiare l’informazione. Se un ripetitore non è disponibile, la rete può cercare un percorso alternativo.
L’operatore utilizza uno smartphone collegato al proprio apparato e, attraverso un’applicazione dedicata, può inviare e ricevere messaggi testuali.
La distanza raggiungibile non è fissa: dipende dalla disposizione dei ripetitori e soprattutto dalla morfologia della grotta. In grandi ambienti la propagazione può essere maggiore; in frana, lungo meandri articolati e passaggi complessi, può ridursi sensibilmente.
Proprio per questo bisogna effettuare le prove in grotta e non limitarsi alle prove a tavolino.
Durante l’attività al Corchia, pochi mesi fa, solo dodici nodi sono stati sufficienti per coprire l’intero percorso della “traversata” dalla Buca d’Eolo all’ingresso Serpente: straordinario, davvero.
Un altro aspetto mi colpisce: il sistema non è presentato come qualcosa di immutabile e definitivo. E’ in evoluzione. Viene provato sul campo, discusso, osservato
Le necessità operative dei tecnici diventano indicazioni per lo sviluppo.
Si ragiona anche sulla possibilità di integrare ancora meglio le informazioni della rete con il rilievo della cavità, così che la disposizione dei nodi e la progressione possano diventare informazioni utili anche nella lettura operativa dello spazio sotterraneo.
Una grotta non è un laboratorio pulito e sterile: ci sono roccia, acqua, fango, strettoie, grandi ambienti, dislivelli, materiali da trasportare e persone che devono continuare a lavorare per molte ore.
La tecnologia deve adattarsi alla grotta, non la grotta alla tecnologia.
Costruire un campo sottoterra avanzato nel cuore della montagna: prima della barella
Quando si immagina un soccorso in grotta, il pensiero va in genere subito alla barella e alle squadre impegnate nel trasporto verso l’esterno del ferito.
Un intervento complesso e prolungato, però, richiede di più.
Se il luogo dell’incidente è molto distante dall’ingresso, bisogna creare sottoterra le condizioni perché i soccorritori possano continuare a operare.
Bisogna mangiare, bere, riposare, proteggersi dal freddo, gestire l’igiene, organizzare materiali e rifiuti.
In altre parole, bisogna costruire una piccola infrastruttura temporanea nel cuore della montagna.
È lo scopo di ESTIA’, il Campo Interno per gli interventi in profondità.
Anche questo sistema è stato sviluppato dalla Commissione Tecnica Speleologica: è un kit modulare, adattabile alle necessità operative e pensato considerando tutte le fasi: trasporto, installazione, utilizzo, smontaggio, recupero e successivo riordino.
Il kit è dimensionato per nove tecnici suddivisi in tre gruppi da tre persone. Comprende tre tende destinate al riposo e una quarta area per le attività della giornata ed è diviso in nove sacchi speleo.
I sacchi dedicati alla notte contengono le dotazioni necessarie per allestire i posti letto; quelli destinati alla vita del campo comprendono materiale per l’igiene, la purificazione dell’acqua, l’alimentazione e la preparazione dei pasti.
Sul piazzale, prima di entrare, i nove grandi sacchi rossi sembravano solo accessori molto robusti: dopo averne compreso il contenuto, diventanoparte di un campo che deve poter essere trasportato dentro una grotta.
Mi spiegano che esistono 2 kit completi di 9 sacchi, uno in Lombardia e uno in Abruzzo: in questo modo, possono pervenire nel più breve tempo possibile dove servono, min caso di intervento. Come le attrezzature del Nazionale, sono messi a disposizione delle varie Delegazioni.
Anche preparare un sacco è formazione
Durante una vera emergenza non conta soltanto avere il materiale necessario.
Conta sapere dove si trova, come è stato confezionato, l’ordine con cui viene trasportato, poter riconoscere rapidamente il contenuto senza dover svuotare tutto tra le rocce di una grotta.
Sono dettagli che fuori appaiono banali: in grotta, dopo ore di attività, con freddo, stanchezza e molte persone impegnate contemporaneamente, non lo sono affatto.
Si comprende bene, ora, perché una formazione di questo tipo duri tre giorni.
La formazione ora riguarda le procedure.
Una freccia sul telo può essere tecnologia
Lo stesso principio ritorna quando vengono spiegate le strutture del Campo Interno.
Mi colpisce che sui teli sia indicato chiaramente quale sia l’ALTO, accompagnato da una freccia.
Quello che appariva un dettaglio non rilevante diventa illuminante, invece quando mi invitano a provare a immaginare di dover montare la struttura sottoterra, con poca luce, dopo molte ore di attività, magari in un ambiente scomodo e con persone che hanno freddo.
La scritta diventa improvvisamente importantissima, a riprova che l’innovazione non coincide sempre con la parte tecnologica.
A volte è un’antenna, a volte un software, a volte è un sistema capace di trovare un guasto lungo una linea che scompare nella montagna. A volte, semplicemente, logica, come una freccia messa nel posto giusto.
Mangiare, bere, dormire: anche questo è soccorso
Nel Campo Interno – battezzato Estià dal nome della dea greca del focolare domestico – anche l’alimentazione è organizzata per ridurre al minimo le complicazioni.
I pasti liofilizzati possono essere preparati aggiungendo acqua calda direttamente nelle confezioni.
Significa meno stoviglie da trasportare, meno materiali da lavare e una gestione più semplice in un ambiente nel quale anche le operazioni quotidiane diventano complicate.
Sono previste inoltre soluzioni differenziate per particolari necessità alimentari: celiaci e intolleranti possono disporre di pasti dedicati alle loro necessità.
Poi ci sono l’acqua da purificare, l’igiene personale e la gestione dei rifiuti prodotti durante una permanenza prolungata: argomenti forse meno spettacolari di una rete digitale che attraversa la montagna, ma altrettanto essenziali.
Un intervento speleologico importante può durare giorni e coinvolgere molte persone.
Le persone devono poter continuare a lavorare in condizioni accettabili e, allo stesso tempo, limitare il più possibile l’impatto sull’ambiente sotterraneo.
Il soccorso è anche logistica, e la logistica è soccorso.
Nel Salone della Tenda, le tracce di chi era entrato prima di noi
Il Corchia regala anche un momento completamente diverso.
Nel Salone della Tenda, mentre intorno a noi si parla di comunicazioni, apparati e organizzazione del soccorso, sulle concrezioni e sulle pareti compaiono vecchie scritte.
Firme, nomi, date: alcune davvero lontane nel tempo. Tra quelle ancora leggibili, compare anche l’anno 1879.
Non provo a decifrare le firme, né a ricostruirne la storia: ora non serve.
Il contrasto è bellissimo: qualcuno è entrato qui quasi un secolo e mezzo fa e ha lasciato il proprio nome sulla roccia. Oggi, poco distante, un piccolo dispositivo con un’antenna e una luce verde cerca di far viaggiare un messaggio testuale attraverso la montagna.
Il Corchia è ancora lì: è cambiato il modo di entrarci, esplorarlo, comprenderlo e, soprattutto, di prendersi cura delle persone che lo percorrono.
Credere nella formazione
Alla fine della giornata, quello ciò che mi resta più impresso sono le persone.
Ho visto tecnici fermarsi ad ascoltare una spiegazione, confrontarsi, fare domande, ripetere una prova, discutere una possibile soluzione.
Ho visto entusiasmo accompagnato da una grande serietà.
Qui imparare a montare correttamente una struttura, individuare un guasto su una linea, posizionare un nodo Mesh o conoscere il contenuto e la funzione di un sacco non serve soltanto a completare un ciclo di formazione, che proseguirà fino al debriefing della domenica.
Potrebbe servire, un giorno, a guadagnare tempo quando quel tempo conterà davvero.
Questo è fine dell’Open Day organizzato dalla Commissione Tecnica Speleologica: comunicare.
Non basta progettare uno strumento: bisogna provarlo.
Non basta che qualcuno sappia utilizzarlo: bisogna insegnarlo a tutti i tecnici in intervento.
La conoscenza non deve restare nelle mani di poche persone, ma circolare, essere condivisa, tornare nelle Delegazioni insieme ai tecnici che hanno partecipato alla formazione e diventare patrimonio di altri soccorritori.
Sorrido a pensare che la conoscenza funzionare un po’ come la rete Mesh: passa da un nodo all’altro e diventa più utile quanto più riesce a raggiungere le persone che ne avranno bisogno.
Aggiunto un ringraziamento personale.
A Luca Longo, per l’accoglienza, la disponibilità e per avermi seguito già nei giorni precedenti, via telefono, rendendo possibile questa visita. E per avermi aiutata a decifrare gli appunti e i ricordi dell’Open Day.
Ad Alessio Tovani, che mi ha accolta sul campo.
Ad Alberto Gabutti, che mi ha accompagnata nella visita presentandomi esperti e tecnici in formazione.
Ai componenti della Commissione Tecnica Speleologica, e in particolare Aad Alan De Simone e ad Umberto Bernasconi. Ma, soprattutto, a tutti i tecnici che, durante la giornata, si sono fermati a spiegare, mostrare, rispondere alle mie domande e condividere quello che stavano facendo.
E naturalmente a Fabio e Lorenzo, perché dietro Mesh, telefoni, cavi, antenne e apparati ci sono persone che dedicano tempo e competenze a studiarli, provarli e migliorarli.
Ringrazio tutti per avermi offerto l’opportunità di conoscere più da vicino le realtà scientifiche e tecnologiche che sono dietro al soccorso in grotta.
Per noi speleo il Soccorso Speleologico del CNSAS è una presenza preziosa.
Certo, sappiamo che esiste e ne siamo fieri: ma avere l’occasione di vedere quanta preparazione, ricerca, sperimentazione, organizzazione e formazione ci siano dietro ogni possibile intervento permette di comprenderne meglio il valore.
Entrare per qualche ora nel loro lavoro, osservare, ascoltare e poter fare domande è stata un’esperienza importante, oltre che entusiasmante.
Noi speleologi amiamo andare in grotta, esplorare, cercare, conoscere.
Diamo per scontato che esista il Soccorso: non è scontato, invece, che donne e uomini dedichino tempo, competenze e formazione a essere pronti quando qualcosa va storto.
Sul piazzale della Buca d’Eola, sul Corchia, il sole ormai si abbassa in un tramonto eccezionale.
Si tolgono caschi e tute, si scuote la polvere di marmo dalle attrezzature, i materiali tornano verso i mezzi e le ombre delle persone si allungano sul marmo bianco. Compare il rosso delle maglie delle persone in formazione (li chiamo così anche se sono già esperti), il nero indossato da parte dei tecnici CTS che coordinano e formano.
Si continua ancora a parlare, confrontarsi, fare domande.
È questa l’ultima immagine della giornata al Corchia: la formazione può finire con il programma, ma la voglia di comprendere continua.
Fotografie di Luca Longo – referente per il Soccorso Speleologico nel team Comunicazione Nazionale CNSAS
Condividi
Il 3 e 4 ottobre 2026 due escursioni guidate per conoscere la fauna cavernicola e il mondo sotterraneo: sabato 3 ottobre nella Grotta Petnjak – domenica 4 ottobre nella Grotta Velika Sprincnica
Torna Speleorando, l’iniziativa del Club Alpinistico Triestino giunta alla sedicesima edizione.
Quest’anno il percorso conduce in due grotte del Carso sloveno, con un’attenzione speciale agli animali che vivono nel buio.
Le uscite sono aperte anche a chi si avvicina per la prima
Il 3 e 4 ottobre 2026 due escursioni guidate per conoscere la fauna cavernicola e il mondo sotterraneo: sabato 3 ottobre nella Grotta Petnjak – domenica 4 ottobre nella Grotta Velika Sprincnica
Torna Speleorando, l’iniziativa del Club Alpinistico Triestino giunta alla sedicesima edizione.
Quest’anno il percorso conduce in due grotte del Carso sloveno, con un’attenzione speciale agli animali che vivono nel buio.
Le uscite sono aperte anche a chi si avvicina per la prima volta alla speleologia.
Per il programma e le informazioni su come partecipare, lasciamo la parola ad Alessandra Ressa, dell’ufficio stampa del Club Alpinistico Triestino.
CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS
“SPELEORANDO”, ALLA SCOPERTA DELLE GROTTE E DELLA FAUNA CAVERNICOLA DEL CARSO Trieste, 26 settembre 2026 – Il Club Alpinistico Triestino rinnova anche quest’anno l’appuntamento con “Speleorando”, giunto alla sua sedicesima edizione, iniziativa dedicata alla conoscenza del mondo sotterraneo e rivolta a chi desidera avvicinarsi alla speleologia attraverso escursioni in grotte di facile accesso, accompagnati da esperti, istruttori di speleologia e guide speleologiche.
L’edizione 2026 sarà dedicata in particolare a “Le grotte e la fauna cavernicola” e proporrà due giornate di esplorazione nel Carso sloveno, in programma sabato 3 e domenica 4 ottobre. L’obiettivo dell’iniziativa è far conoscere l’ambiente ipogeo nel modo più semplice e divertente possibile, sempre nel rispetto delle condizioni di sicurezza e con un pizzico di avventura, offrendo ai partecipanti l’opportunità di entrare in alcune cavità particolarmente interessanti dal punto di vista morfologico e naturalistico.
Le grotte sono state infatti selezionate per le loro caratteristiche e per la possibilità di essere percorse senza particolari difficoltà, consentendo ai visitatori di assaporare con tranquillità il fascino del mondo sotterraneo e di osservare da vicino concrezioni, forme e ambienti modellati nel corso del tempo dall’acqua e dai processi carsici. Il programma sarà accompagnato da approfondimenti dedicati alla formazione delle grotte, al carsismo e soprattutto agli organismi che hanno sviluppato particolari adattamenti per vivere in questi ambienti privi di luce.
La prima uscita è prevista sabato 3 ottobre alle ore 9, con ritrovo nel parcheggio del quadrivio di Opicina, sul lato destro per chi arriva dall’Obelisco. La destinazione sarà la Grotta Petnjak, identificata con il numero 397 nel catasto speleologico storico del Friuli Venezia Giulia (VG) e con il numero 952 del Catasto Speleologico Sloveno. Nel corso dell’escursione i partecipanti potranno conoscere più da vicino la vita nel sottosuolo e la fauna cavernicola terrestre.
Domenica 4 ottobre, sempre con ritrovo alle ore 9 nel parcheggio del quadrivio di Opicina, si entrerà invece nella Grotta Velika Sprincnica, registrata con il numero 3390 VG e il numero 6495 del Catasto Speleologico Sloveno. In questa occasione è prevista anche una proiezione all’interno della grotta dedicata alla fauna cavernicola e ad alcuni aspetti del carsismo, per permettere ai partecipanti di approfondire gli argomenti affrontati durante l’escursione direttamente nell’ambiente sotterraneo.
A guidare gli incontri sarà il biologo Sergio Dolce, che accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle caratteristiche delle cavità e degli organismi che le abitano. Una particolare attenzione sarà riservata alla fauna cavernicola e alle straordinarie strategie di adattamento sviluppate dagli animali che trascorrono la propria vita, o parte di essa, nel buio del sottosuolo. Il percorso didattico si concluderà inoltre con un approfondimento sull’utilizzo del bat-detector, lo strumento che consente di rendere udibili gli ultrasuoni emessi dai chirotteri, permettendo di avvicinarsi anche al mondo dei pipistrelli attraverso una tecnologia specificamente utilizzata nello studio e nell’osservazione di questi animali.
“Speleorando” nasce con l’intento di rendere accessibile la conoscenza della speleologia anche a chi non ha mai avuto occasione di entrare in una grotta. Le uscite sono concepite come vere e proprie esperienze di scoperta, nelle quali l’osservazione diretta dell’ambiente si unisce alle spiegazioni degli accompagnatori, permettendo di comprendere come si formano le cavità carsiche e quali forme di vita riescono a sopravvivere in condizioni ambientali estremamente particolari.
Le iscrizioni sono aperte fino a sabato 3 ottobre 2026, data della prima uscita, e possono essere effettuate presso la sede del Club Alpinistico Triestino, in via Raffaele Abro 5/A, il martedì sera dalle 21 alle 23, oppure attraverso il modulo scaricabile dal sito del CAT, www.cat.ts.it, e inviandolo all’indirizzo cat@cat.ts.it.
La quota di partecipazione, stabilita a titolo di contributo spese, è di 10 euro per gli adulti e 5 euro per i minori di 10 anni. I caschetti con illuminazione frontale saranno forniti dal Club Alpinistico Triestino; si raccomanda di presentarsi alle escursioni con abbigliamento adeguato e calzature adatte alla percorrenza in grotta.
La partecipazione è limitata a un massimo di 20 persone. Per i minori, l’età minima consentita è di 8 anni ed è obbligatoria la presenza di uno dei genitori o di chi ne fa le veci, oltre al consenso scritto degli stessi. I partecipanti dovranno attenersi alle disposizioni impartite dagli istruttori e dagli accompagnatori; il mancato rispetto delle indicazioni potrà comportare, a insindacabile giudizio dei responsabili dell’iniziativa, l’esclusione dall’escursione.
Con “Speleorando” il Club Alpinistico Triestino propone dunque ancora una volta un modo diretto e coinvolgente per entrare nel cuore del mondo carsico, conoscere gli ambienti sotterranei e scoprire la sorprendente biodiversità che si nasconde sotto la superficie, trasformando la visita a una grotta in un’esperienza di osservazione, divulgazione scientifica e conoscenza del territorio.
Due appuntamenti da non perdere, per scoprire il Carso anche sotto la superficie: sabato 3 ottobre nella Grotta Petnjak e domenica 4 ottobre nella Grotta Velika Sprincnica; forme modellate dall’acqua e incontri con la fauna cavernicola.
Quota di partecipazione ad uscita: euro 10,00 ad adulto, euro 5,00 a minore
Condividi
A Pastena le celebrazioni per il centenario del complesso carsico e l’assemblea nazionale dell’associazione. Michele Giannini succede a Fabio Caputo alla presidenza. Al centro del confronto anche il DDL 1499 sulle Grotte d’Italia
PASTENA (FR) – Due giornate dedicate al patrimonio sotterraneo italiano, tra il centenario delle Grotte di Pastena, la visita ai sistemi carsici di Pastena e Falvaterra e il rinnovo degli organismi dell’Associazione Nazionale Città delle Grotte.
Il 22 se
A Pastena le celebrazioni per il centenario del complesso carsico e l’assemblea nazionale dell’associazione. Michele Giannini succede a Fabio Caputo alla presidenza. Al centro del confronto anche il DDL 1499 sulle Grotte d’Italia
PASTENA (FR) – Due giornate dedicate al patrimonio sotterraneo italiano, tra il centenario delle Grotte di Pastena, la visita ai sistemi carsici di Pastena e Falvaterra e il rinnovo degli organismi dell’Associazione Nazionale Città delle Grotte.
Il 22 settembre 2026 Pastena ha celebrato i cento anni dalla scoperta e dall’avvio della conoscenza e valorizzazione delle sue grotte, uno dei complessi carsici più noti del Lazio. La manifestazione, organizzata dal Comune di Pastena in collaborazione con Regione Lazio e LAZIOcrea, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo speleologico e delle realtà impegnate nella gestione e valorizzazione del patrimonio ipogeo.
Il centenario fa riferimento alle esplorazioni iniziate nella primavera del 1926. Nel programma ufficiale delle celebrazioni è stato ricordato un percorso storico avviato il 26 aprile 1926 e proseguito fino al 29 maggio 1927.
Durante la giornata sono stati presentati anche il logo del centenario, realizzato nell’ambito di un’iniziativa dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, e il volume I cento anni delle Grotte di Pastena: Storie di lungimiranza, di impegno e di riconoscenza, curato da Simona Savone in collaborazione con il Circolo Speleologico Romano. Nel piazzale delle grotte è stato inoltre presentato il monumento del centenario, opera del maestro Sergio Lombardi.
Da Pastena a Falvaterra
Alle iniziative istituzionali si sono affiancate le visite nel mondo sotterraneo, con un percorso che ha coinvolto le Grotte di Pastena e le Grotte di Falvaterra, due importanti realtà carsiche della provincia di Frosinone.
Proprio il rapporto tra patrimonio naturale, ricerca, fruizione turistica e sviluppo delle comunità locali costituisce uno dei temi sui quali opera l’Associazione Nazionale Città delle Grotte, che riunisce amministrazioni comunali italiane caratterizzate dalla presenza di importanti sistemi carsici.
L’assemblea di Città delle Grotte e il nuovo presidente
Il 23 settembre, nella Sala Consiliare di Pastena, si è svolta l’Assemblea ordinaria dell’Associazione Nazionale Città delle Grotte.
L’assemblea ha affrontato i programmi futuri dell’associazione e il disegno di legge n. 1499, “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione delle Grotte d’Italia”, attualmente all’esame parlamentare.
Alla guida dell’associazione Michele Giannini, sindaco di Fabbriche di Vergemoli (Lucca), succede a Fabio Caputo, esponente di Castellana Grotte e presidente uscente.
Nel nuovo Consiglio direttivo entrano Antonio Di Bartolomeo, sindaco di San Demetrio ne’ Vestini; Lucio Laudadio, consigliere di Lama dei Peligni; Luigi Deidda, vicesindaco di Ulassai; Augusto Carè, vicesindaco di Falvaterra; Manuel Cavalli, vicesindaco di Gemmano; e Giovanni Filoramo, consigliere di Taranta Peligna.
Con la conferma di Antonio Di Bartolomeo nel direttivo prosegue inoltre la presenza del Comune di San Demetrio ne’ Vestini e delle Grotte di Stiffe negli organismi dell’associazione.
Il confronto sul DDL 1499
Particolarmente significativo per il mondo speleologico è il confronto sul DDL 1499, provvedimento del quale Scintilena ha già seguito l’iter.
Il disegno di legge prevede, tra le altre misure, una banca dati nazionale delle Grotte d’Italia, un Tavolo permanente presso il Ministero del Turismo e iniziative per la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio ipogeo.
Nel luglio scorso la Società Speleologica Italiana ETS è intervenuta in audizione presso la 9ª Commissione permanente del Senato, chiedendo che nel provvedimento assumano un ruolo centrale la tutela ambientale, il valore scientifico e idrogeologico delle grotte e le competenze tecniche e scientifiche maturate dal mondo speleologico (Scintilena)
L’incontro di Pastena inserisce quindi il centenario in un quadro più ampio: non soltanto la celebrazione di un secolo di esplorazioni e valorizzazione turistica, ma anche il confronto sul futuro della gestione, della conoscenza e della tutela delle grotte italiane.
Condividi
Dal 16 al 18 ottobre 2026, tre giornate di aggiornamento a Sigillo (PG): seminari, prove di laboratorio e analisi delle attrezzature
La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e il Gruppo Speleologico Valtiberino CAI Sansepolcro–CENS organizzano il corso nazionale di aggiornamento e approfondimento tematico “Resistenza delle corde speleo”, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 presso la Scuola della Montagna di Villa Scirca, a Sigillo (Perugia).
Il corso affronterà questi temi:
Dal 16 al 18 ottobre 2026, tre giornate di aggiornamento a Sigillo (PG): seminari, prove di laboratorio e analisi delle attrezzature
La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e il Gruppo Speleologico Valtiberino CAI Sansepolcro–CENS organizzano il corso nazionale di aggiornamento e approfondimento tematico “Resistenza delle corde speleo”, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 presso la Scuola della Montagna di Villa Scirca, a Sigillo (Perugia).
Il corso affronterà questi temi: la struttura, l’usura e i meccanismi di rottura delle corde impiegate in speleologia e torrentismo, con seminari e attività sperimentali su corde, nodi, discensori e bloccanti. Le prove comprenderanno misure di resistenza in condizioni differenti e analisi dei dati raccolti in laboratorio.
La partecipazione è aperta ai maggiorenni, soci e non soci CAI, fino a un massimo di 35 persone.
La quota è di 200 euro per i soci CAI e di 250 euro per i non soci, comprensiva per questi ultimi dell’assicurazione.
Iscrizioni entro il 10 ottobre 2026 inviando la scheda di adesione a marco.menichetti@sns-cai.it.
Il laboratorio SpeleoCRASC è il Centro ricerche attrezzature speleo canyoning, attivo nello studio sperimentale delle proprietà fisiche, chimiche e meccaniche dei materiali e delle attrezzature impiegati nella progressione speleologica e torrentistica.
Di seguito il programma completo e il.modilo di iscrizione.
Condividi
Il Gruppo Grotte Nuorese porta alla SHARPER Night 2026 un’esperienza immersiva nelle profondità del territorio: con i visori VR sarà possibile entrare in una grotta reale, osservarla e scoprirne gli aspetti scientifici senza le barriere fisiche dell’esplorazione sotterranea
NUORO – Entrare in una grotta senza corde, senza casco e senza muovere un passo. È la proposta di “Visioni carsiche”, l’esperienza immersiva che il Gruppo Grotte Nuorese presenterà venerdì 25 settembre 2026, dall
Il Gruppo Grotte Nuorese porta alla SHARPER Night 2026 un’esperienza immersiva nelle profondità del territorio: con i visori VR sarà possibile entrare in una grotta reale, osservarla e scoprirne gli aspetti scientifici senza le barriere fisiche dell’esplorazione sotterranea
NUORO – Entrare in una grotta senza corde, senza casco e senza muovere un passo. È la proposta di “Visioni carsiche”, l’esperienza immersiva che il Gruppo Grotte Nuorese presenterà venerdì 25 settembre 2026, dalle 16 alle 20, al Centro Polifunzionale di via Roma a Nuoro, nell’ambito della SHARPER Night – Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori.
L’iniziativa porta l’esplorazione sotterranea in una dimensione nuova: quella della realtà virtuale.
Indossando un visore VR, i visitatori potranno muoversi all’interno della ricostruzione di una grotta reale, osservare gli ambienti, interagire con ciò che li circonda e attivare schemi e approfondimenti scientifici.
Non si tratta quindi soltanto di “vedere” una grotta, ma di avvicinarsi alla sua lettura.
La tecnologia diventa in questo caso uno strumento di divulgazione speleologica, capace di restituire almeno una parte dell’esperienza di un ambiente che, per sua natura, rimane difficilmente accessibile alla maggioranza delle persone.
“Visioni carsiche” rappresenta anche una delle possibili evoluzioni della documentazione fotografica del mondo sotterraneo.
Per generazioni la fotografia speleologica ha avuto il compito di portare in superficie immagini di luoghi raggiungibili soltanto dagli esploratori. Oggi le tecniche di acquisizione e ricostruzione digitale consentono di compiere un passo ulteriore: non più soltanto osservare un’immagine, ma immergersi virtualmente nello spazio dal quale quell’immagine proviene.
La grotta può così diventare un ambiente da percorrere e interrogare.
È una possibilità particolarmente interessante per la divulgazione del carsismo. Forme, morfologie e fenomeni che sulla carta o attraverso una fotografia possono risultare difficili da interpretare acquistano una diversa immediatezza quando il visitatore può osservarli nello spazio e cambiare il proprio punto di vista.
Dal Genova a Nuoro, la grotta entra nel visore
Quella proposta dal Gruppo Grotte Nuorese non è un’esperienza isolata. Proprio in queste settimane anche al Museo Speleologico del Monte Gazzo di Genova Sestri Ponente, Museo che ha come promotore lo speleologo Carlo Marzio, i visitatori possono indossare un visore e scendere virtualmente nella Spluga della Preta, uno degli abissi simbolo della storia della speleologia italiana.
L’installazione presente al Gazzo è stata concessa dall’Associazione Culturale Benetticeras APS e messa a disposizione grazie a Francesco Sauro.
Due esperienze diverse, a Genova e a Nuoro, che sembrano indicare la stessa direzione: utilizzare le nuove tecnologie non per sostituire l’esplorazione reale, ma per raccontarla e renderla accessibile a un pubblico molto più vasto.
È un passaggio interessante anche per i musei e per le associazioni speleologiche. Per decenni abbiamo raccontato il sottosuolo attraverso fotografie, rilievi, plastici, reperti e ricostruzioni. Oggi a questi strumenti se ne aggiunge uno nuovo: la possibilità di accompagnare virtualmente il visitatore dentro la grotta.
Una grotta accessibile
L’esplorazione speleologica reale richiede preparazione, attrezzature e condizioni fisiche adeguate e, in molti casi, comporta difficoltà oggettive che rendono determinati ambienti inaccessibili a una parte del pubblico.
La realtà virtuale non sostituisce naturalmente l’esperienza della grotta, ma può abbattere molte barriere.