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Lunedì 7 settembre 2026 parte a Narni Scalo il corso di Speleologia per la Terza Età ideato da Andrea Scatolini. Già più di dieci iscritti, tra i 60 e i 78 anni. Quattro incontri per studiare davvero le grotte e, a ottobre, una giornata a Frasassi
NARNI – Si può cominciare a fare speleologia a settant’anni? Se per speleologia immaginiamo soltanto corde, imbraghi, pozzi verticali e strettoie da superare strisciando, la risposta potrebbe sembrare scontata. Invece, è proprio questo l’e
Lunedì 7 settembre 2026 parte a Narni Scalo il corso di Speleologia per la Terza Età ideato da Andrea Scatolini. Già più di dieci iscritti, tra i 60 e i 78 anni. Quattro incontri per studiare davvero le grotte e, a ottobre, una giornata a Frasassi
NARNI – Si può cominciare a fare speleologia a settant’anni? Se per speleologia immaginiamo soltanto corde, imbraghi, pozzi verticali e strettoie da superare strisciando, la risposta potrebbe sembrare scontata. Invece, è proprio questo l’equivoco che Andrea Scatolini, anima e cuore dell’associazione La Scintilena, vuole provare a rovesciare.
Perché una grotta si deve esplorare anche prima di entrarci. La si può conoscere attraverso la geologia, l’acqua che l’ha scavata, gli animali che la abitano, la storia degli uomini che l’hanno frequentata e degli speleologi che l’hanno studiata. E, soprattutto, non esiste un’età oltre la quale si debba smettere di essere curiosi.
Nasce da qui il Corso di speleologia per la terza età, che prenderà il via lunedì 7 settembre a Narni Scalo, organizzato da La Scintilena in collaborazione con ANCESCAO Narni, Associazione Tutela Pipistrelli APS e UTEC Narni, con il patrocinio del Comune di Narni.
Gli incontri si svolgeranno il 7, 14, 21 e 28 settembre, sempre di lunedì. Il ritrovo è alle 16 alla casetta all’ingresso del Campo Scuola di Narni Scalo, mentre la lezione inizierà alle 16.30.
E ancora prima di cominciare, l’esperimento sembra avere centrato il bersaglio.
Undici iscritti dai 60 ai 78 anni
Sono già undici i partecipanti, provenienti da Narni e Terni, con un’età compresa fra 60 e 78 anni. Un numero che potrebbe crescere ancora: Andrea conta di arrivare almeno a quindici iscritti, forse persino a venti.
Il dato più interessante non è soltanto anagrafico: le età – quelle età – raccontano che a 60, 70 o quasi 80 anni si può decidere di rimettersi a studiare, affrontare qualcosa di completamente nuovo e lasciarsi sorprendere da un mondo che, letteralmente, sta sotto i nostri piedi.Perché, in fondo, non esiste un’età oltre la quale si debba smettere di essere curiosi.
Una filosofia che richiama il celebre “Stay hungry. Stay foolish”: conservare la fame di conoscere, la disponibilità a stupirsi e il coraggio di sentirsi ancora principianti.
Nel caso degli iscritti di Narni e Terni, non è proprio uno slogan: lunedì pomeriggio torneranno davvero sui banchi per imparare come nasce una grotta.
Il corso nasce infatti da un’idea precisa: separare la conoscenza della speleologia dalla necessità di possedere le capacità fisiche richieste dall’esplorazione tecnica.
Scatolini lo spiega con un paragone efficace: «Nessun astronomo è mai andato su una stella a vedere come è fatta».
Allo stesso modo, per capire una grotta non è indispensabile calarsi in un pozzo. Si può imparare a leggere un paesaggio carsico, comprendere dove finisce l’acqua che scompare in un inghiottitoio, scoprire come nasce una stalattite, riconoscere una faglia o una frattura e capire perché, proprio lì, nel corso di migliaia o milioni di anni, l’acqua sia riuscita ad aprirsi una strada nella roccia.
È speleologia anche questa.
Altro che corso “facile”: si comincia dalla speleogenesi
E basta guardare il programma preparato per il primo appuntamento per capire che l’etichetta “terza età” non significa affatto semplificare fino a banalizzare.
La lezione inaugurale, tenuta dallo stesso Andrea, sarà dedicata alla storia della speleologia e alla speleogenesi, vale a dire all’insieme dei processi attraverso i quali si formano le grotte. Il percorso partirà dal rapporto fra uomo e cavità nella preistoria e arriverà alle prime esplorazioni scientifiche, a Édouard-Alfred Martel e alla nascita della speleologia moderna, fino allo sviluppo della disciplina in Italia.
Poi si scenderà, almeno con la mente, sotto terra.
Si parlerà di rocce carbonatiche e carsismo, di fratture, faglie e stratificazione, di zone vadose e freatiche e soprattutto dell’elemento che più di ogni altro costruisce il mondo sotterraneo: l’acqua.
Persino la chimica entrerà in aula. L’acqua piovana, attraversando atmosfera e terreno, si arricchisce di anidride carbonica; diventa così capace di aggredire lentamente il carbonato di calcio delle rocce. Infiltrandosi nelle discontinuità, allarga progressivamente fratture e condotti, contribuendo alla formazione delle cavità. Il materiale predisposto per gli allievi arriva a presentare anche la reazione chimica fondamentale del processo carsico.
Nessuno sconto sulla curiosità scientifica per ragioni anagrafiche.
Il fascicolo della prima lezione affronta inoltre le diverse famiglie di cavità – carsiche, vulcaniche, marine, glaciali e artificiali – e contiene un glossario con termini come dolina, inghiottitoio, risorgiva, diaclasi, faglia, anticlinale e sinclinale. È stato concepito non soltanto come supporto durante l’incontro, ma come materiale che i partecipanti potranno rileggere e approfondire autonomamente a casa.
Dalle grotte alla storia di Narni
Il luogo scelto per questo esperimento non è casuale.
Narni e il suo territorio hanno con il sottosuolo un rapporto antichissimo. Cavità naturali e artificiali, sorgenti, calcari, cunicoli e ambienti ipogei fanno parte del paesaggio e della storia locale. Insegnare a osservare ciò che avviene sotto i nostri piedi significa quindi anche offrire un modo diverso di leggere il territorio in cui si vive.
Qui emerge un altro aspetto del progetto di Scatolini: portare fuori dalla cerchia degli specialisti una cultura che spesso rimane confinata nei gruppi speleologici.
Non tutti possono o vogliono diventare esploratori. Tutti, invece, possono imparare perché una grotta esiste, quale patrimonio custodisce e perché debba essere rispettata.
La presenza dell’Associazione Tutela Pipistrelli APS consentirà inoltre di affrontare uno degli aspetti più delicati degli ambienti sotterranei: la fauna che li abita. Una grotta non è uno spazio vuoto a disposizione dell’uomo, ma un ecosistema nel quale anche una visita apparentemente innocua può avere conseguenze, soprattutto nei periodi più sensibili del ciclo biologico dei chirotteri.
La collaborazione con UTEC Narni aggiunge al progetto l’esperienza della speleologia del territorio, completando così un corso che vuole tenere insieme divulgazione scientifica, conoscenza locale e tutela.
Alla fine, Frasassi
Dopo i quattro lunedì di settembre arriverà il momento di vedere dal vivo ciò che fino a quel momento sarà stato studiato in aula.
La conclusione è prevista per la prima domenica di ottobre2026, con una gita alle Grotte di Frasassi e il pranzo insieme al ristorante.
Grotte di Frasassi – Foto Accurimbono/Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
Non sarà un’uscita speleologica tecnica, naturalmente, ma una visita lungo il percorso turistico: l’occasione per riconoscere concretamente sale, concrezioni e forme carsiche e collegarle ai fenomeni spiegati durante le lezioni.
C’è anche un valore sociale, volutamente semplice, in quel pranzo che chiuderà la giornata: il corso nasce per insegnare qualcosa, ma anche per creare occasioni d’incontro e restituire alla terza età spazi di partecipazione, scoperta e condivisione.
In corso comincia nell’anno delle grotte
C’è infine una coincidenza particolarmente significativa. Il corso prende il via proprio nel settembre 2026, il mese della prima Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, fissata al 13 settembre dopo il riconoscimento dell’UNESCO.
Una cornice mondiale per una piccola esperienza che nasce a Narni Scalo, ma che parte dalla stessa convinzione: le grotte non appartengono soltanto agli speleologi che riescono a raggiungerne gli angoli più remoti.
Sono patrimonio di conoscenza.
Questo rende la scommessa più interessante lanciata da Andrea e dalla Scintilena ancora più interessante: riusciranno i nostri eroi a dimostrare che per continuare a esplorare non serve necessariamente essere giovani? E che, a volte, basta continuare a fare domande?
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Uno studio internazionale nelle foreste tropicali del Camerun porta alla descrizione di due nuove specie di pipistrelli e rivela una biodiversità ancora largamente da conoscere.
Due nuove specie di pipistrelli sono state descritte nelle foreste tropicali del Camerun: Glauconycteris baka e Glauconycteris lobeke. La scoperta è il risultato di uno studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica ZooKeys, dedicato alla tassonomia e alla conservazione dei pipistrelli africani d
Uno studio internazionale nelle foreste tropicali del Camerun porta alla descrizione di due nuove specie di pipistrelli e rivela una biodiversità ancora largamente da conoscere.
Due nuove specie di pipistrelli sono state descritte nelle foreste tropicali del Camerun: Glauconycteris baka e Glauconycteris lobeke. La scoperta è il risultato di uno studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica ZooKeys, dedicato alla tassonomia e alla conservazione dei pipistrelli africani del genere Glauconycteris.
Con le due nuove specie, il numero di specie attualmente riconosciute all’interno del genere sale a 15.
Le ricerche nelle foreste del Camerun
Il lavoro nasce da diverse campagne di ricerca condotte nel sud-est del Camerun, principalmente nel Parco Nazionale di Lobéké e nella Riserva della Biosfera di Dja, due aree caratterizzate dalle foreste pluviali del bacino del Congo.
Durante le indagini sul campo i ricercatori hanno raccolto nuovi dati sui pipistrelli del genere Glauconycteris, piccoli vespertilionidi forestali distribuiti nell’Africa subsahariana e ancora relativamente poco rappresentati nelle collezioni scientifiche.
Per distinguere le specie, il gruppo di ricerca ha adottato un approccio tassonomico integrato, combinando caratteristiche morfologiche e cranio-dentali con analisi genetiche e, quando disponibili, dati acustici.
I risultati hanno permesso di riconoscere due linee evolutive sufficientemente distinte da essere descritte come specie nuove per la scienza.
Glauconycteris baka
La prima nuova specie è stata chiamata Glauconycteris baka.
L’olotipo è un maschio adulto raccolto nel luglio 2023 nei pressi del villaggio di Mambele, nell’area del Parco Nazionale di Lobéké.
È un pipistrello di piccole dimensioni, caratterizzato da una pelliccia marrone scuro e da una piccola macchia chiara su ciascuna spalla. Le analisi genetiche e le caratteristiche anatomiche hanno consentito di distinguerlo dalle specie morfologicamente più simili.
Il nome baka rende inoltre omaggio al popolo Baka, comunità indigena strettamente legata alle foreste dell’Africa centrale.
Glauconycteris lobeke
La seconda nuova specie, Glauconycteris lobeke, prende invece il nome dal Parco Nazionale di Lobéké, sottolineando l’importanza di quest’area protetta per la conservazione della fauna forestale del bacino del Congo.
L’olotipo è un maschio adulto raccolto nel novembre 2023 presso il villaggio di Djombi, mentre un secondo esemplare utilizzato per la descrizione proviene dall’area di Yenga.
La specie presenta una pelliccia bruna, piccole macchie chiare sulle spalle e caratteristiche morfologiche e genetiche che consentono di distinguerla dalle altre specie conosciute del genere.
Una biodiversità maggiore del previsto
Lo studio non si limita alla descrizione delle due nuove specie.
I ricercatori segnalano infatti Glauconycteris superba per la prima volta in Camerun e mostrano che Glauconycteris beatrix, così come interpretata in precedenti studi genetici, comprende in realtà più linee evolutive e costituisce un complesso di specie.
Il quadro che emerge suggerisce quindi che la diversità dei pipistrelli forestali dell’Africa centrale sia ancora sottostimata.
Le foreste guineo-congolesi, e in particolare le zone ancora scarsamente campionate, potrebbero custodire ulteriori specie non ancora riconosciute dalla scienza.
Ricerca e conservazione
La scoperta mette in evidenza anche il valore delle aree protette del Camerun.
Conoscere con precisione quali specie vivono in questi ecosistemi è infatti essenziale per valutarne lo stato di conservazione e pianificare strategie efficaci di tutela.
Nel caso dei pipistrelli forestali africani, la difficoltà di campionamento e la scarsità di esemplari disponibili nelle collezioni scientifiche hanno a lungo limitato la conoscenza della loro reale diversità.
Le nuove ricerche dimostrano quanto sia importante continuare le indagini nelle foreste tropicali dell’Africa centrale, territori nei quali una parte significativa della biodiversità resta ancora da documentare.
Riferimento scientifico
Gomeh-Djame A., Bates P.J.J., Juste J., Suarez-Rubio M., Torrent L., García-Mudarra J.L., Agodigo Ayangma E., Yettore F., Bilong Bilong C.F., Bakwo-Fils E.-M. (2026).
An integrated taxonomic and conservation assessment of Glauconycteris (Chiroptera, Vespertilionidae) in Cameroon, with the description of two new species from the Northwestern Congolian Lowland Forest.
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Uno studio internazionale dimostra che l’ambiente condiziona i richiami di ecolocalizzazione più delle dimensioni corporee
Una ricerca pubblicata sul Journal of Experimental Biology ha messo in discussione principi consolidati della bioacustica, dimostrando che i pipistrelli adattano i loro richiami di ecolocalizzazione in funzione del contesto ambientale, convergendo verso parametri acustici simili indipendentemente dalle dimensioni corporee.
Lo studio, condotto da un team inter
Uno studio internazionale dimostra che l’ambiente condiziona i richiami di ecolocalizzazione più delle dimensioni corporee
Una ricerca pubblicata sul Journal of Experimental Biology ha messo in discussione principi consolidati della bioacustica, dimostrando che i pipistrelli adattano i loro richiami di ecolocalizzazione in funzione del contesto ambientale, convergendo verso parametri acustici simili indipendentemente dalle dimensioni corporee.
Lo studio, condotto da un team internazionale guidato da Astrid Sæ mark Uebel, ha analizzato il comportamento di ecolocalizzazione di sette specie selvatiche di pipistrelli (con peso compreso tra 6 e 32 grammi) durante l’emergenza notturna da una grotta attraverso un tunnel stretto.
Il principio di scaling vocale nei mammiferi
Nella maggior parte dei mammiferi vocalizzanti, la frequenza e l’intensità dei suoni prodotti sono strettamente correlate alle dimensioni corporee: gli animali più piccoli tendono a emettere suoni più deboli e a frequenza più alta rispetto a quelli più grandi.
Questo principio, noto come scaling allometrico vocale, è stato ampiamente documentato in diversi gruppi di vertebrati. Nei pipistrelli, oltre alla comunicazione sociale, l’ecolocalizzazione rappresenta un sistema biosonar sofisticato utilizzato per l’orientamento e la caccia in ambienti diversi.
La teoria prevedeva che anche nei chirotteri la frequenza centrale dei richiami diminuisse con l’aumentare delle dimensioni corporee, sia per le specie a frequenza costante (CF) che per quelle a modulazione di frequenza (FM).
Metodologia dello studio: microfono array in condizioni naturali
I ricercatori hanno utilizzato un array di microfoni per registrare il comportamento di ecolocalizzazione di sette specie di pipistrelli selvatici durante l’orientamento attraverso un tunnel stretto durante l’emergenza notturna dalla grotta.
Questa configurazione sperimentale ha garantito che tutti gli individui affrontassero la stessa scena sensoriale mentre risolvevano lo stesso compito comportamentale naturale, eliminando le variabili legate all’habitat di foraggiamento e alle specializzazioni trofiche.
Le condizioni di registrazione hanno permesso di isolare l’effetto del contesto ambientale sul comportamento acustico, fornendo dati comparabili tra specie di dimensioni diverse ma sottoposte alle stesse pressioni sensoriali.
Risultati: convergenza acustica oltre le previsioni teoriche
Come previsto dai principi di scaling vocale dei mammiferi, la frequenza centrale dei richiami è diminuita con l’aumentare delle dimensioni corporee sia per i pipistrelli CF che per quelli FM.
Tuttavia, la pendenza di scaling della frequenza nei pipistrelli FM è risultata meno negativa del previsto, suggerendo una convergenza della frequenza dei richiami attraverso le dimensioni corporee e le specializzazioni di foraggiamento.
Contrariamente ai principi generali di scaling, anche l’intensitत dei richiami e gli intervalli tra i richiami hanno mostrato convergenza attraverso le dimensioni corporee: i pipistrelli più piccoli hanno emesso richiami più intensi del previsto, mentre quelli più grandi hanno chiamato più frequentemente.
Implicazioni per la biospeleologia e la ricerca sui chirotteri
Questi risultati indicano che il contesto ambientale rappresenta un fattore determinante nel comportamento di ecolocalizzazione dei pipistrelli, con implicazioni significative per gli studi comparativi di biosonar.
La deviazione dai principi di scaling convenzionali deve essere considerata quando si conducono studi comparativi su pipistrelli di dimensioni diverse, con specializzazioni trofiche differenti e in scene sensoriali variabili.
Per i ricercatori che studiano l’ecolocalizzazione in ambienti sotterranei, questi dati suggeriscono che le condizioni acustiche della grotta (geometria, riverbero, presenza di colonie) possono influenzare i parametri dei richiami più delle caratteristiche morfologiche individuali.
L’associazione Tutela Pipistrelli: oltre 10 anni di conservazione dei chirotteri in Italia
Fondata a Roma nel dicembre 2012, l’associazione Tutela Pipistrelli è un’Associazione di Promozione Sociale (APS) iscritta al RUNTS.
L’associazione nasce con l’obiettivo di proporsi come raccordo tra ricercatori, mondo scientifico e pubblico, fornendo informazioni corrette sull’ordine dei Chirotteri e promuovendo la conservazione delle specie di pipistrelli presenti in Italia.
Forte di un’esperienza di respiro internazionale, l’associazione ha svolto consulenze e supporto anche all’estero (in Paesi quali Thailandia, Brasile, Macedonia, Turchia, Zanzibar e Cina), aiutando persone ed enti che avevano ritrovato pipistrelli in difficoltà.
Finalità istituzionali
Le finalità di Tutela Pipistrelli includono la divulgazione scientifica sulla conservazione delle specie, la promozione della ricerca sui chirotteri, la gestione corretta dei siti di rifugio e la fornitura di indicazioni pratiche su come comportarsi in caso di ritrovamento di un pipistrello.
L’associazione funge da principale referente tecnico e scientifico per i CRAS (Centri Recupero Animali Selvatici) che ricoverano chirotteri su tutto il territorio nazionale, individuando e condividendo le procedure per la gestione in cattività, la cura e il successivo rilascio in natura.
Tutela Pipistrelli gestisce il portale www.tutelapipistrelli.it e i canali social dedicati (Facebook, Instagram, TikTok), coordinando costantemente le proprie attività con altre associazioni, istituzioni ed enti di ricerca a livello nazionale e internazionale.
La rete delle collaborazioni
L’associazione ha strutturato negli anni una solida rete interistituzionale e multidisciplinare che mette in sinergia la ricerca scientifica, la tutela ambientale, la biospeleologia e la medicina veterinaria:
Enti di Ricerca e Istituzioni Pubbliche: o ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): collaborazione scientifica continuativa per la redazione e pubblicazione delle prime Linee Guida nazionali ufficiali per la riabilitazione dei chirotteri. o Regione Lazio e Rete delle Aree Protette: collaborazione per il monitoraggio e lo studio sul campo delle colonie di chirotteri sul territorio regionale. o Ente Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili: partnership scientifica e territoriale per la tutela degli habitat carsici e la realizzazione di eventi formativi nazionali.
Mondo Speleologico e Biospeleologia: o Società Speleologica Italiana (SSI) e Scintilena (notiziario di speleologia): collaborazione storica e continuativa per la sensibilizzazione degli speleologi, la stesura di buone pratiche comportamentali in grotta, la formazione per il monitoraggio delle colonie svernanti e la salvaguardia degli ambienti ipogei.
Società Scientifico-Veterinarie ed Enti Sanitari: o IZS Lazio e Toscana (Istituto Zooprofilattico Sperimentale): collaborazione per l’elaborazione di protocolli di sorveglianza sanitaria, controllo dei rischi infettivi e misure di biosicurezza.
Universita ed Enti Accademici: o Collaborazione attiva con gli atenei attraverso il supporto per le tesi di laurea incentrate sulla chirotterologia e l’accoglienza di tirocinanti per la formazione pratica sul campo e in voliera.
Centri Recupero Fauna Selvatica (CRAS): o Consulenza, affiancamento tecnico e condivisione di linee guida operative con i CRAS d’Italia per l’ottimizzazione del ricovero, della riabilitazione e delle fasi di rilascio. Le Linee Guida ISPRA per il Recupero e la Riabilitazione dei Chirotteri L’impegno congiunto tra Tutela Pipistrelli e le istituzioni scientifiche è culminato nella pubblicazione delle Linee guida ISPRA per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri (Manuali e Linee Guida 210/2025). Il manuale, a cura di Alessandra Tomassini e Marco Scalisi, ha diversi coautori tra i soci di Tutela Pipistrelli e rappresenta il frutto di un percorso avviato nel 2016 con il convegno nazionale CHIRecupero. L’opera è interamente dedicata alla memoria di Marco D’Amico, socio fondatore di Tutela Pipistrelli venuto a mancare nel 2023. Le linee guida costituiscono lo standard ufficiale in Italia per uniformare gli interventi di CRAS, veterinari e operatori faunistici, definendo: • Misure rigorose di biosicurezza e dispositivi di protezione individuale. • Standard di contenimento, manipolazione e riduzione dello stress. • Parametri di stabulazione (temperatura, silenzio, arricchimento ambientale e rifugi). • Indicazioni clinico-diagnostiche, trattamenti sanitari e chirurgia. • Criteri trasparenti per il rilascio in natura. Attività Recenti: Il Workshop Nazionale a Palombara Sabina Il 16 e 17 maggio 2026, Tutela Pipistrelli ha organizzato a Palombara Sabina (RM), presso il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, il Workshop Nazionale sull’“Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri”. L’evento ha riunito medici veterinari, tecnici faunistici, operatori CRAS e volontari da tutta Italia, erogando 15 crediti formativi SPC per la categoria veterinaria. Patrocinato da una vasta rete partner — ISPRA, IZS Lazio e Toscana, Regione Lazio, Parco dei Monti Lucretili, SIEF, SIVAE, SIVAS Zoo e Scintilena — il workshop ha tradotto i capitoli del manuale ISPRA in moduli didattici e pratici: dalla gestione delle prime cure alla chirurgia, fino alla riabilitazione muscolare in voliera e alle strategie di rilascio.
Struttura operativa e volontariato
Presente in diverse regioni italiane, lo staff dell’associazione comprende volontari, tecnici e appassionati coordinati da figure esperte in biologia animale, medicina veterinaria, divulgazione scientifica e protezione animale. • Sede legale: Via Valeria Moriconi 52, 00138 Roma (Codice Fiscale: 97729290581). • Struttura di ricovero e riabilitazione: La voliera d’inizio volo e riabilitazione muscolare dei chirotteri si trova a Roma in via della Marcigliana 532, presso Parsec Flor. • Tutela Pipistrelli Genova è la sezione nata nel 2023 e presto ci saranno nuove sedi in altre regioni. L’associazione promuove convegni, dibattiti, seminari di studio e corsi di formazione, affiancati dalla produzione di pubblicazioni scientifiche e materiali divulgativi multimediali.
Attività di ricerca e conservazione
Oltre al soccorso diretto dei singoli individui, Tutela Pipistrelli conduce attività di ricerca relative all’etologia, al comportamento sociale, all’accrescimento dei cuccioli in cattività e all’apprendimento del volo.
Proseguono le attività di monitoraggio delle colonie nel Lazio e la collaborazione con la comunità speleologica per il monitoraggio dei siti ipogei.
Tra le iniziative divulgative di spicco figurano le Bat Night, eventi serali dedicati all’educazione ambientale che si concludono spesso con il rilascio in natura di pipistrelli riabilitati, insieme ai Progetti Didattici per le scuole e alle attività di tutoraggio per studenti e tirocinanti universitari.
Uebel, A. S., Hubancheva, A., Beedholm, K., Madsen, P. T., & Stidsholt, L. (2026). Echolocation converges under shared environmental conditions in wild bats. Journal of Experimental Biology, jeb.252231. https://doi.org/10.1242/jeb.252231
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Pipistrello di Nathusius, migrazione autunnale, monitoraggio e tutela dei chirotteri in Europa
Un animale lungo poco più di cinque centimetri può attraversare gran parte dell’Europa durante la migrazione stagionale.
È il pipistrello di Nathusius, Pipistrellus nathusii, piccolo vespertilionide capace di spostarsi per quasi 2.000 chilometri tra le aree riproduttive dell’Europa orientale e i quartieri di svernamento occidentali.
La specie misura generalmente 46-55 millimetri dal
Pipistrello di Nathusius, migrazione autunnale, monitoraggio e tutela dei chirotteri in Europa
Un animale lungo poco più di cinque centimetri può attraversare gran parte dell’Europa durante la migrazione stagionale.
È il pipistrello di Nathusius, Pipistrellus nathusii, piccolo vespertilionide capace di spostarsi per quasi 2.000 chilometri tra le aree riproduttive dell’Europa orientale e i quartieri di svernamento occidentali.
La specie misura generalmente 46-55 millimetri dalla testa al corpo. Il peso varia tra 6 e 16 grammi.
L’apertura alare raggiunge circa 228-250 millimetri. Le dimensioni ridotte rendono ancora più significativo il viaggio compiuto da questi chirotteri, che possono spostarsi dalla Russia o dai Paesi baltici fino all’Inghilterra, alla Francia, all’Italia e alla penisola iberica.[1][2]
Migrazione del pipistrello di Nathusius
Il pipistrello di Nathusius è una specie migratrice a lungo raggio. In autunno, gli individui delle popolazioni nord-orientali si dirigono verso sud-ovest. Il viaggio segue spesso le coste del Baltico, le vallate fluviali e il litorale del Mare del Nord. In primavera, una parte degli animali ritorna verso le aree riproduttive dell’Europa orientale.[3][4]
Le rotte non sono ancora conosciute in ogni dettaglio. Le ricatture di animali inanellati hanno però fornito informazioni importanti. Un esemplare partito dalla Lettonia è stato ritrovato nell’Inghilterra meridionale. Un altro, inanellato nella Grande Londra, è stato successivamente segnalato in Russia. Il National Nathusius’ Pipistrelle Project ha raccolto dieci segnalazioni di spostamenti a lunga distanza tra il Regno Unito e il continente europeo.[5]
Il record di spostamento citato per la specie raggiunge circa 1.900 chilometri secondo la scheda della Regione Emilia-Romagna. Altri studi hanno documentato distanze superiori, fino a circa 2.200 chilometri, tra l’area baltica e la Spagna. Le differenze dipendono dai singoli casi analizzati e dal metodo utilizzato per ricostruire la rotta.[2][6]
Un piccolo pipistrello vicino all’acqua
Il pipistrello di Nathusius frequenta soprattutto boschi, margini forestali, radure e ambienti fluviali. È spesso osservato vicino a laghi, canali, zone umide e grandi bacini d’acqua. Gli insetti vengono catturati in volo con una tecnica definita “aerial hawking”.
La dieta comprende ditteri acquatici, chironomidi, zanzare, tricotteri, coleotteri e altri insetti di piccole o medie dimensioni. Le aree umide svolgono quindi una doppia funzione. Offrono alimento e possono rappresentare corridoi ecologici utilizzati durante gli spostamenti stagionali.[1][2]
Il volo è rapido e regolare. La specie alterna tratti rettilinei a virate improvvise. La caccia avviene spesso a pochi metri dal suolo, dalla superficie dell’acqua o dalla vegetazione. I rifugi possono trovarsi nelle cavità degli alberi, nelle fessure delle rocce, nei muri e sotto le coperture degli edifici.
Riconoscimento e ciclo annuale
Rispetto al pipistrello comune e al pipistrello soprano, il Nathusius è leggermente più grande. Il dorso presenta una pelliccia bruno-rossiccia, spesso più lunga e dall’aspetto arruffato. Il muso, le orecchie e le membrane alari sono generalmente scuri.
La specie utilizza segnali di ecolocalizzazione simili a quelli degli altri pipistrelli del genere Pipistrellus. La frequenza di massima intensità è indicata intorno ai 38 kHz, con valori compresi approssimativamente tra 36 e 40 kHz.[1]
In estate, le femmine possono formare colonie riproduttive numerose. Ogni femmina partorisce di norma un solo piccolo, tra giugno e l’inizio di luglio. I giovani iniziano a volare dopo circa quattro settimane e raggiungono l’autonomia alimentare intorno alla sesta settimana.
Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno si concentra il periodo degli accoppiamenti. In questa fase i maschi occupano rifugi individuali e utilizzano vocalizzazioni sociali per attirare le femmine. La migrazione autunnale si sovrappone quindi a una fase di intensa attività riproduttiva.
Monitoraggio e rischi lungo le rotte
Il monitoraggio del pipistrello di Nathusius utilizza bat-detector, catture autorizzate, inanellamento, radiotelemetria e sistemi automatici di rilevamento. Nel Regno Unito, il progetto nazionale ha registrato 2.761 dati tra aprile 2011 e ottobre 2022. Le informazioni hanno contribuito a chiarire l’origine migratoria di molti esemplari e a individuare alcune colonie riproduttive.[5]
La migrazione sul Mare del Nord presenta elementi di particolare interesse. Gli studi hanno rilevato attraversamenti marini e spostamenti in prossimità delle coste. Le condizioni meteorologiche influenzano la partenza. Temperature relativamente alte, venti favorevoli e velocità del vento contenute possono aumentare l’attività migratoria.[6][7]
Gli impianti eolici offshore rappresentano quindi un tema da valutare con attenzione. Le turbine possono intercettare animali in volo durante le notti migratorie. Il rischio riguarda soprattutto le specie che compiono lunghi spostamenti. Un monitoraggio preventivo, condotto anche con strumenti acustici, può aiutare a individuare i periodi di maggiore presenza e a definire eventuali misure di riduzione dell’impatto.
Tutela dei pipistrelli e degli habitat
In Italia il pipistrello di Nathusius è inserito nell’Allegato IV della Direttiva Habitat. La specie è inoltre collegata alla Convenzione di Bonn, dedicata alla conservazione delle specie migratrici. La normativa italiana tutela i chirotteri e vieta il disturbo, la cattura, la detenzione e la distruzione dei loro rifugi.[2]
La protezione non riguarda soltanto le colonie numerose. Anche un singolo esemplare o un piccolo gruppo può indicare la presenza di un rifugio utile durante una fase delicata del ciclo annuale. Le linee guida e i materiali di tutela dei chirotteri sottolineano l’importanza di valutare la specie presente, la funzione del rifugio e il contesto territoriale.[8]
Nelle cavità ipogee il disturbo può modificare il comportamento degli animali e alterare il microclima. Rumori, luci dirette, passaggi ravvicinati e variazioni della ventilazione possono compromettere il riposo o l’ibernazione. Gli speleologi devono quindi procedere in silenzio, mantenere le distanze, evitare di illuminare direttamente gli animali e rinunciare all’accesso nei siti occupati da colonie durante i periodi più sensibili.[8][9]
La conservazione del pipistrello di Nathusius richiede infine la tutela di una rete di ambienti. Boschi ripariali, zone umide, alberi maturi, edifici con fessure e aree di sosta lungo le rotte migratorie sono componenti dello stesso sistema ecologico. La protezione dei singoli rifugi deve quindi essere accompagnata dalla salvaguardia degli habitat e dalla pianificazione attenta delle infrastrutture, comprese quelle energetiche.
Fonti [1] Nathusius’ pipistrelle – UK Bats – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/about-bats/what-are-bats/uk-bats/nathusius-pipistrelle [2] Pipistrello di Nathusius https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/parchi-natura2000/sistema-regionale/fauna/mammiferi/schede/pipistrello-di-nathusius [3] [PDF] OESEA4 Appendix 1: Bats – GOV.UK https://assets.publishing.service.gov.uk/media/62308e42d3bf7f5a8a6955b8/Appendix_1a.7_-_Bats.pdf [4] New to this website? https://www.cms.int/species/pipistrellus-nathusii [5] National Nathusius’ Pipistrelle Project – Explore NBMP Surveys – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/our-work/national-bat-monitoring-programme/surveys/national-nathusius-pipistrelle-survey [6] Offshore Occurrence of a Migratory Bat, Pipistrellus … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8698179/ [7] Acoustic monitoring reveals spatiotemporal occurrence of Nathusius’ pipistrelle at the southern North Sea during autumn migration https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10397122/ [9] 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt [10] Migratory movements of bats are shaped by barrier effects, sex-biased timing and the adaptive use of winds https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11657297/ [11] Offshore and coastline migration of radio?tagged Nathusius’ pipistrelles http://library.wur.nl/WebQuery/wurpubs/fulltext/576549 [12] First record of a Nathusius’ pipistrelle (Pipistrellus nathusii) overwintering at a latitude above 60°N https://www.degruyter.com/document/doi/10.1515/mammalia-2020-0019/pdf [13] The Relation between Migratory Activity of Pipistrellus Bats at Sea and Weather Conditions Offers Possibilities to Reduce Offshore Wind Farm Effects https://www.mdpi.com/2076-2615/11/12/3457/pdf [14] Wageningen University & Research https://edepot.wur.nl/686916 [15] The Relation between Migratory Activity of Pipistrellus Bats at Sea and Weather Conditions Offers Possibilities to Reduce Offshore Wind Farm Effects https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8698069/ [16] A haplotype-resolved reference genome of a long-distance migratory bat, Pipistrellus nathusii (Keyserling & Blasius, 1839) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11215541/ [17] Offshore and coastline migration of radio?tagged Nathusius’ pipistrelles https://www.vliz.be/imisdocs/publications/382598.pdf [18] Seasonal Activity of Urban Bats Populations in Temperate Climate Zone—A Case Study from Southern Poland https://www.mdpi.com/2076-2615/11/5/1474/pdf [19] Nomadic Nathusius – bat ringed in the UK discovered in Belgium – News – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/news/2018/10/nomadic-nathusius-bat-ringed-in-the-uk-discovered-in-belgium [20] Nathusius’ Pipistrelle distribution and migration – GRID-Arendal https://www.grida.no/resources/7643 [21] mec_12547_Nathusius Pipistrelle on migration.pdf https://orca.cardiff.ac.uk/id/eprint/53944/1/Kruger%20et%20al%20_Nathusius%20Pipistrelle%20on%20migration%20(1).pdf [22] „Bat species of the year“ (BoY) https://www.batlife-europe.info/_webedit/uploaded-files/All%20Files/BoY%202015%20P%20nathusii%20-%20fact%20sheet.pdf
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Le Figurine Liebig e la Serie sui Chirotteri del 1955
Le figurine Liebig rappresentano uno dei capitoli più affascinanti della storia del collezionismo italiano.
Nel 1955 venne pubblicata la serie numero 1616 del catalogo Sanguinetti, dedicata interamente ai chirotteri, meglio conosciuti come pipistrelli.
Questa serie di sei figurine si inserisce in un contesto più ampio di divulgazione scientifica attraverso il collezionismo.
La serie sui pipistrelli arriva in un periodo
Le Figurine Liebig e la Serie sui Chirotteri del 1955
Le figurine Liebig rappresentano uno dei capitoli più affascinanti della storia del collezionismo italiano.
Nel 1955 venne pubblicata la serie numero 1616 del catalogo Sanguinetti, dedicata interamente ai chirotteri, meglio conosciuti come pipistrelli.
Questa serie di sei figurine si inserisce in un contesto più ampio di divulgazione scientifica attraverso il collezionismo.
La serie sui pipistrelli arriva in un periodo particolarmente fertile per le emissioni Liebig a tema naturalistico.
Gli anni cinquanta vedono la pubblicazione di numerose serie dedicate alla fauna italiana ed esotica, dai rosicanti agli uccelli, dagli insettivori ai felini.
I chirotteri trovano così il loro spazio in questa enciclopedia illustrata che ha accompagnato generazioni di italiani.
Storia della Liebig e delle Figurine dal 1872 al 1975
La storia delle figurine Liebig inizia intorno al 1872, quando il barone Justus von Liebig decide di adottare questo sistema pubblicitario per promuovere il suo famoso estratto di carne.
Le prime due serie vengono stampate in Francia e raffigurano la fabbrica dell’estratto di carne situata a Fray Bentos. Queste prime emissioni sono oggi considerate vere raritಹ.
La tecnica di stampa utilizzata era la cromolitografia, che permetteva di ottenere fino a 12 colori.
Questa cura nei dettagli, unita alla realizzazione dei soggetti affidata a veri artisti e alla presenza di descrizioni approfondite sul retro, rese subito le figurine Liebig tra le più ricercate al mondo.
Fino ai primi anni del Novecento la pubblicità dell’estratto di carne era parte integrante della vignetta stessa.
Dal 1930 in poi le immagini pubblicitarie vengono limitate al retro della figurina, mentre la parte frontale è riservata completamente alla vignetta.
Resta soltanto la firma del barone von Liebig, posta in modo discreto all’interno della cornice.
La produzione prosegue ininterrottamente fino al 1975, quando la compagnia Liebig, assorbita dalla Brook Bond inglese, cessa la pubblicazione delle figurine.
In totale furono pubblicate 1871 serie differenti, per lo più di formato 7 x 11 centimetri. Le tematiche spaziavano dalla natura alla storia, dall’arte alla scienza, dalle religioni al teatro. La collezione Liebig può essere associata a una vera enciclopedia illustrata, costituita da immagini dettagliate con didascalie esplicative sul retro.
La Compagnia Italiana Liebig e le Serie in Lingua Italiana
La prima serie Liebig edita in lingua italiana è stata la numero 65 del catalogo Sanguinetti, pubblicata nel 1878 e costituita da 10 figurine.
A questa prima emissione ne sono seguite moltissime altre, fino ad arrivare a quota 1311 serie stampate interamente in italiano. Nel 1934 viene fondata la Compagnia Italiana Liebig, che si occupa direttamente di stampare le serie edite in italiano.
Dieci serie italiane sono classificate come raritಹ. Escluse queste, l’ultima quotazione aggiornata dell’intera collezione italiana ammonta a quasi cinquantamila euro. La maggior parte delle serie emesse dopo la Prima guerra mondiale hanno una quotazione bassa e sono facilmente reperibili sul mercato.
Le Serie Liebig dedicate a Grotte, Caverne e Speleologia
Il mondo delle grotte e della speleologia trova spazio nelle figurine Liebig attraverso diverse serie tematiche.
La serie numero 1656, intitolata “La Speleologia”, rappresenta il contributo più diretto a questo ambito. Questa serie illustra le tecniche e le attività legate all’esplorazione delle cavità.
La serie numero 1690, pubblicata nel 1958, è dedicata alle “Leggende di grotte italiane”. Questa emissione di sei figurine raccoglie i racconti e le tradizioni popolari legate al mondo sotterraneo italiano. Le grotte sono state da sempre luoghi di mistero e fascino nella cultura popolare.
Altre serie vicine al tema includono la numero 1381 del 1938, dedicata alle “Grotte di Postumia”.
Le famose grotte slovene, meta di turismo speleologico fin dall’Ottocento, trovano così spazio nella collezione. La serie numero 1345, “Visioni sottomarine”, si avvicina al mondo delle grotte allagate e dell’esplorazione subacquea.
La serie numero 1616 sui chirotteri si collega indirettamente al mondo speleologico, poiché molte specie di pipistrelli utilizzano le grotte come rifugio. I chirotteri sono mammiferi volanti notturni che svolgono un ruolo ecologico fondamentale.
Il Mondo degli Speleocollezionisti in Italia
Lo speleocollezionismo rappresenta una passione che unisce la raccolta di materiali legati al mondo delle grotte e della speleologia.
I collezionisti raccolgono cartoline, francobolli, oggetti vari e materiali storici che documentano l’evoluzione delle esplorazioni sotterranee. Questi materiali costituiscono testimonianze storiche e culturali di grande valore.
Le collezioni di speleocollezionismo documentano le scoperte scientifiche e la diffusione della speleologia a livello internazionale.
Cartoline d’epoca illustrano luoghi emblematici come la Grotta Gigante, le Carlsbad Caverns e le grotte di Postumia. I francobolli tematici celebrano siti carsici e formazioni geologiche sotterranee.
Mostre ed Eventi di Speleocollezionismo
Nel giugno 2025, l’atrio del Comune di Gorizia ha ospitato una mostra dedicata allo speleocollezionismo.
L’esposizione, visitabile dal 13 al 28 giugno, ha offerto un percorso attraverso la storia della speleologia grazie a materiali inediti e curiosi. L’inaugurazione si è tenuta il 13 giugno alle ore 10.00 in Piazza Municipio 1.
La mostra di Gorizia ha posto lo speleocollezionismo al centro dell’attenzione, offrendo ai visitatori la possibilità di osservare pezzi rari e significativi. Cartoline d’epoca, francobolli tematici e oggetti provenienti da importanti siti carsici hanno raccontato la storia dell’esplorazione sotterranea.
A Narni, in occasione dei 20 anni di pubblicazione del blog Scintilena, si è svolto dal 3 al 5 febbraio 2023 l’incontro nazionale “Scintilena & Friends”. Durante l’evento sono state allestite mostre e esposizioni dedicate allo speleocollezionismo, insieme ad altre iniziative culturali legate alla speleologia.
Cosa Collezionano gli Speleocollezionisti
Gli speleocollezionisti raccolgono materiali diversi legati al mondo sotterraneo. Le cartoline speleologiche rappresentano uno dei settori più popolari. Queste cartoline illustrano ingressi di grotte, formazioni interne, spedizioni e personaggi della speleologia.
I francobolli tematici dedicati a grotte, carsismo e speleologia costituiscono un altro ambito collezionistico. Molti paesi hanno emesso francobolli celebrativi di siti speleologici famosi. Le monete e le medaglie commemorative legate a eventi speleologici completano il panorama.
Gli oggetti tecnici e l’attrezzatura storica rappresentano un settore di nicchia. Lanterne, caschi, attrezzi per la progressione e strumentazione scientifica d’epoca vengono raccolti e conservati. Questi oggetti testimoniano l’evoluzione tecnologica della speleologia.
I libri, le pubblicazioni e i documenti storici completano le collezioni. Relazioni di esplorazione, mappe di grotte, fotografie d’epoca e diari di spedizione costituiscono materiale di grande valore documentale.
Come Sono Organizzati gli Speleocollezionisti
Gli speleocollezionisti italiani sono spesso organizzati attraverso gruppi speleologici e associazioni. La Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia elenca numerose associazioni aderenti, tra cui il Centro Ricerche Carsiche Carlo Seppenhofer di Gorizia e il Gruppo Speleo Luigi Vittorio Bertarelli CAI GO.
Tra i più attivi speleo collezionisti italiani ricordiamo: Giampietro Marchesi già Presidente della Società Speleologica Italiana, Alessandro Pastorelli del Gruppo Speleologico CAI Sanremo, Giampaolo Fornasier del Gruppo Speleologico di Pordenone, Maurizio Tavagnutti del Seppenhofer di Udine e Isabella Abbona nota speleologa di Trieste figura di riferimento dello Speleovivarium.
Il Collezionismo Liebig Oggi
Dopo la cessazione della produzione nel 1975, molti pensarono che le figurine Liebig avrebbero perso interesse. Successe invece il contrario. L’anno dopo la ditta Sanguinetti intuì che le figurine stavano per diventare storia e pubblicò un nuovo catalogo, migliorando quello del 1974 e corredandolo per la prima volta con oltre 600 illustrazioni.
Il catalogo Sanguinetti si è rinnovato con cadenza biennale, arrivando a includere oltre 1200 illustrazioni e spiegazioni in quattro lingue. Le oltre seimila valutazioni contenute nel catalogo sono un punto di riferimento per tutti i collezionisti del mondo. La numerazione Sanguinetti è utilizzata da più di 100 anni dai maggiori collezionisti.
Oggi il collezionismo delle figurine Liebig è in assoluto il più diffuso al mondo rispetto a tutte le altre collezioni di figurine conosciute. I principali canali di acquisto includono eBay, Delcampe e venditori specializzati. Le filatelie trattano spesso, se pur in modo limitato, serie di figurine Liebig.
Conclusioni
Le figurine Liebig rappresentano un ponte tra passato e presente, tra divulgazione scientifica e passione collezionistica. La serie sui chirotteri del 1955 si inserisce in questo contesto come testimonianza dell’interesse per la natura e la speleologia. Lo speleocollezionismo continua oggi a vivere attraverso mostre, incontri e una comunità attiva di appassionati.
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Venerdì 28 agosto passeggiata serale con esperti per conoscere da vicino la vita e le abitudini dei chirotteri
Venerdì 28 agosto, dalle 20:30 alle 23:00, la Riserva Naturale Regionale Oasi WWF dei Ghirardi, nel territorio di Borgo Val di Taro (Parma), ospita una Bat-Night, serata dedicata alla scoperta dei pipistrelli e della fauna notturna.
Accompagnati da esperti, i partecipanti potranno conoscere la vita segreta dei chirotteri e delle falene, approfondendone abitudini, caratte
Venerdì 28 agosto passeggiata serale con esperti per conoscere da vicino la vita e le abitudini dei chirotteri
Venerdì 28 agosto, dalle 20:30 alle 23:00, la Riserva Naturale Regionale Oasi WWF dei Ghirardi, nel territorio di Borgo Val di Taro (Parma), ospita una Bat-Night, serata dedicata alla scoperta dei pipistrelli e della fauna notturna.
Accompagnati da esperti, i partecipanti potranno conoscere la vita segreta dei chirotteri e delle falene, approfondendone abitudini, caratteristiche e importanza per gli ecosistemi e per la nostra vita quotidiana. L’incontro prevede una breve passeggiata serale nei dintorni del Centro Visite della Riserva.
La partecipazione è gratuita, con iscrizione obbligatoria presso il Centro Visite. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il numero 349 773 6093 tramite SMS o WhatsApp.
L’appuntamento è al Centro Visite della Riserva, località Predelle di Porcigatone, Borgo Val di Taro (PR).
Evento presso Riserva Naturale Regionale Oasi WWF dei Ghirardi, Borgo Val di Taro (Parma), Emilia-Romagna
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Ricerche speleologiche e monitoraggio dei chirotteri indicano le cavità dei Lessini Vicentini come rifugi importanti per Rhinolophus ferrumequinum e Rhinolophus hipposideros
Uno studio dedicato alla presenza dei rinolofidi nei Lessini Vicentini documenta il ruolo delle cavità carsiche per la conservazione dei pipistrelli in Veneto. La ricerca, realizzata da Andrea Pereswiet-Soltan con il Club Speleologico Proteo di Vicenza, è stata condotta nell’ambito del progetto “Ruolo ecologico-
Ricerche speleologiche e monitoraggio dei chirotteri indicano le cavità dei Lessini Vicentini come rifugi importanti per Rhinolophus ferrumequinum e Rhinolophus hipposideros
Uno studio dedicato alla presenza dei rinolofidi nei Lessini Vicentini documenta il ruolo delle cavità carsiche per la conservazione dei pipistrelli in Veneto. La ricerca, realizzata da Andrea Pereswiet-Soltan con il Club Speleologico Proteo di Vicenza, è stata condotta nell’ambito del progetto “Ruolo ecologico-funzionale delle principali cavità dei Lessini Vicentini per la chirotterofauna”.
Il progetto è stato finanziato dalla Federazione Speleologica Veneta e si è sviluppato nel triennio 2009-2011. L’indagine ha riguardato otto tra le maggiori grotte dell’area compresa attorno all’Altopiano Faledo-Casaron. L’attenzione si è concentrata su due specie appartenenti alla famiglia Rhinolophidae: il rinolofo maggiore, Rhinolophus ferrumequinum, e il rinolofo minore, Rhinolophus hipposideros.
Rinolofidi e grotte: specie sensibili al disturbo
I rinolofidi sono tra i pipistrelli più facilmente osservabili negli ambienti sotterranei. Il loro comportamento, con gli individui appesi liberamente alle volte e spesso avvolti nelle ali, li rende riconoscibili durante i controlli speleologici.
La loro fisiologia li rende sensibili alle variazioni del microclima. Sono specie stenoterme e risentono degli aumenti di temperatura provocati dalla presenza umana, dall’illuminazione artificiale e dalla modifica della ventilazione naturale. Durante l’ibernazione, un risveglio forzato può determinare un consumo rilevante delle riserve energetiche accumulate in autunno.
I rinolofidi selezionano in genere ambienti umidi e relativamente stabili. Per l’ibernazione preferiscono microambienti con temperature comprese, secondo il testo dello studio, tra 7 e 10 °C. La scelta della zona della grotta dipende dalla morfologia della cavità, dalla circolazione dell’aria e dalla disponibilità di nicchie con condizioni costanti.
Il monitoraggio nei Lessini Vicentini
La ricerca ha utilizzato tre principali metodologie: catture con reti mist-net, monitoraggio bioacustico e controlli visivi all’interno delle grotte. Nel lavoro presentato vengono analizzati soprattutto i dati ottenuti attraverso il monitoraggio acustico e le osservazioni dirette.
Il rilevamento bioacustico è stato svolto con un bat detector Pettersson D500x. Nei mesi di aprile e giugno le registrazioni sono state effettuate dal tramonto alla mezzanotte. A luglio e novembre il monitoraggio è stato esteso all’intera notte.
Il dispositivo registrava automaticamente file della durata di cinque secondi. Ogni sonogramma contenente almeno tre impulsi di ecolocalizzazione veniva considerato un contatto di presenza. I dati sono stati poi sommati per le diverse ore di registrazione e per le due specie considerate.
Le grotte analizzate presentavano caratteristiche ambientali diverse. Il Buso della Pisatela, la Grotta dei Partigiani, il Buso del Vento e la Tana del Tasso avevano ingressi piccoli, collocati all’interno di boschi cedui con presenza di alberi maturi. La Grotta della Stria e il Buco del Soglio si trovavano invece in prossimità del limite tra bosco e aree aperte.
Il Buso della Rana aveva un ingresso ampio e alto, rivolto verso un ambiente più aperto. La cavità risultava sottoposta a una forte pressione antropica, per la frequentazione da parte di speleologi ed escursionisti.
Il ruolo del Buso della Pisatela
I risultati hanno evidenziato una diversa distribuzione dell’attività notturna tra le cavità. Rhinolophus hipposideros ha mostrato una maggiore attività presso le grotte collocate all’interno del bosco, un ambiente favorevole alle attività di foraggiamento della specie.
La presenza acustica non sempre coincideva con il numero di esemplari osservati durante il giorno o durante i controlli invernali. In alcune cavità, come la Grotta dei Partigiani, la Tana del Tasso e il Buso del Vento, l’attività notturna era significativa, mentre gli individui osservati all’interno risultavano pochi.
Il Buso della Rana ha registrato una maggiore attività di Rhinolophus ferrumequinum. Durante i controlli sono stati osservati con regolarità esemplari appesi nella cavità. Gli avvistamenti di rinolofo minore sono risultati più sporadici.
Il sito più importante è risultato il Buso della Pisatela. La grotta ha mostrato una consistente attività notturna nel periodo estivo e una presenza numerosa durante l’inverno. Il 7 marzo 2020 sono stati osservati quattro rinolofi maggiori e 67 rinolofi minori.
La morfologia articolata della cavità potrebbe spiegare la sua rilevanza. La presenza di numerosi ambienti interni permette ai pipistrelli di selezionare microclimi differenti e di trovare zone adatte all’ibernazione.
Durante le registrazioni notturne di luglio, circa due terzi dell’attività si concentravano tra il tramonto e la mezzanotte. Il dato potrebbe essere collegato non solo all’uscita serale per il foraggiamento, ma anche a interazioni sociali, pause temporanee, abbeveramento o cattura di insetti sulle pareti della grotta.
Il Buco del Soglio e la pressione della fruizione
Il Buco del Soglio ha mostrato una presenza relativamente costante delle due specie, anche se con numeri contenuti. Gli individui osservati si aggiravano intorno alle dieci unità. La cavità può quindi avere un ruolo nell’ibernazione dei pipistrelli, pur non ospitando una colonia numerosa.
Lo studio evidenzia una possibile criticità. La sistemazione del sentiero di accesso e la messa in sicurezza dell’interno della grotta, realizzate in occasione delle iniziative per il centenario della Prima guerra mondiale, hanno migliorato la fruizione umana della cavità. Sarebbe necessario verificare se questi interventi abbiano modificato la presenza dei pipistrelli.
Il caso mostra un principio importante per la gestione delle grotte: la rilevanza di un sito non dipende soltanto dal numero di animali presenti. Anche pochi individui possono indicare l’utilizzo della cavità come rifugio stagionale. Questo aspetto è particolarmente importante per i rinolofi, che possono occupare le volte in modo disperso e risultare meno visibili durante i controlli.
Le azioni in Italia contro il disturbo nelle grotte
In Italia la riduzione del disturbo dei pipistrelli nelle grotte frequentate dagli speleologi si basa su una combinazione di norme, monitoraggi e misure gestionali.
Le principali azioni adottate o previste sono:
chiusure stagionali delle cavità durante l’ibernazione e il periodo riproduttivo;
limitazione degli accessi nei siti Natura 2000 e nelle aree protette;
autorizzazione preventiva per ricerca, monitoraggio e interventi tecnici;
installazione di cancelli o griglie progettati per consentire il passaggio dei pipistrelli;
divieto di illuminare direttamente gli animali e gli ingressi delle grotte;
regolamentazione del numero di visitatori e delle dimensioni dei gruppi;
registrazione delle visite e accompagnamento da parte di personale formato;
monitoraggio bioacustico, conteggio degli individui e controllo degli ingressi;
coinvolgimento di chirotterologi nelle decisioni di gestione;
informazione rivolta a speleologi, escursionisti, gestori e amministrazioni locali.
Un esempio concreto è rappresentato dalle misure adottate per la Grotta de Su Coloru in Sardegna. Il piano di gestione prevede il divieto di accesso dal 15 novembre al 31 marzo, durante l’ibernazione, e dal 1° maggio al 30 agosto, durante il periodo riproduttivo. Sono inoltre vietati l’illuminazione degli ingressi, la sosta, la fotografia e la produzione di rumori vicino agli animali svernanti o in riproduzione. Le visite sono consentite in periodi prestabiliti, con registrazione, accompagnamento e numero massimo di partecipanti.[1]
Le linee guida ISPRA sottolineano la necessità di censire i rifugi, raccogliere dati comparabili e programmare i monitoraggi in modo da evitare che la ricerca produca un disturbo superiore ai benefici conoscitivi. Il monitoraggio può comprendere osservazioni presso il rifugio, conteggi all’involo, rilevamento ultrasonoro e archiviazione dei dati in banche dati dedicate.[2]
Norme, responsabilità e buone pratiche speleologiche
La tutela dei pipistrelli deriva dalla Legge 157/1992, dal D.P.R. 357/1997 e successive modifiche, dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, dalla Convenzione di Berna e dall’Accordo EUROBATS. Tutti i chirotteri europei sono sottoposti a protezione e i loro siti di riproduzione e riposo non devono essere danneggiati o distrutti.
Nel caso di attività che possano incidere su un sito Natura 2000, può essere necessaria la Valutazione di Incidenza Ambientale. Il quadro normativo si integra con i piani di gestione delle ZSC e delle ZPS, con i regolamenti dei parchi e con le disposizioni regionali.
Per gli speleologi, la prevenzione del disturbo comincia prima dell’ingresso in grotta. È necessario verificare la presenza di divieti o chiusure temporanee, consultare i gestori del sito e segnalare eventuali osservazioni di pipistrelli agli enti competenti. Durante l’esplorazione occorre mantenere la distanza dagli animali, evitare di illuminarli direttamente, non fotografarli da vicino e ridurre rumori e soste nelle aree occupate.
Le chiusure fisiche devono essere progettate con attenzione. Una griglia non corretta può ostacolare il volo, modificare la ventilazione o alterare il microclima della grotta. Le soluzioni chirotterofile, con spazi adeguati e valutati da specialisti, devono impedire l’accesso umano senza creare una barriera per i pipistrelli.[1][3]
Una gestione basata sui dati
Il lavoro sui Lessini Vicentini mostra come la collaborazione tra speleologi e chirotterologi possa produrre informazioni utili alla conservazione. Le grotte non sono soltanto luoghi di passaggio o ambienti da esplorare. Sono rifugi, aree di foraggiamento, siti di svernamento e possibili luoghi di interazione sociale.
Per il Buso della Pisatela, e più in generale per le cavità dei Lessini Vicentini, sarebbe utile proseguire il monitoraggio in più stagioni. I dati raccolti nel periodo 2009-2011 e le osservazioni successive costituiscono una base per verificare l’evoluzione delle presenze, gli effetti della frequentazione e l’eventuale cambiamento delle condizioni microclimatiche.
Una gestione efficace non richiede necessariamente l’esclusione permanente degli speleologi. Richiede, prima di tutto, accessi programmati, periodi di chiusura biologica, comportamenti corretti e decisioni fondate su monitoraggi ripetuti. In questo modo la ricerca speleologica può continuare a contribuire alla conoscenza degli ambienti sotterranei senza compromettere i rifugi dei pipistrelli.
Fonti
Andrea Pereswiet-Soltan, “Cenni sulla presenza dei rinolofidi (Chiroptera: Rhinolophidae) nei Lessini Vicentini (Veneto, Italia)”, in La melodia delle grotte, Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, serie II, volume 42, 2022. Testo fornito per la redazione.
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Riproduzione e ibernazione dei Chirotteri richiedono accessi regolati, monitoraggi e collaborazione tra speleologi, ricercatori ed enti di tutela
Il disturbo dei pipistrelli in grotta è una questione concreta per la conservazione degli ambienti ipogei. Le cavità non sono solo luoghi di esplorazione. Per molte specie di Chirotteri sono rifugi stagionali, utilizzati per l’ibernazione, la riproduzione, il transito e, in alcuni casi, l’accoppiamento.
Il contributo di Andrea Pereswiet
Riproduzione e ibernazione dei Chirotteri richiedono accessi regolati, monitoraggi e collaborazione tra speleologi, ricercatori ed enti di tutela
Il disturbo dei pipistrelli in grotta è una questione concreta per la conservazione degli ambienti ipogei. Le cavità non sono solo luoghi di esplorazione. Per molte specie di Chirotteri sono rifugi stagionali, utilizzati per l’ibernazione, la riproduzione, il transito e, in alcuni casi, l’accoppiamento.
Il contributo di Andrea Pereswiet-Soltan, presentato al XXIII Congresso Nazionale di Speleologia di Ormea nel 2022, richiama l’attenzione sugli effetti della presenza umana durante le fasi più sensibili del ciclo biologico.
L’osservazione della fauna sotterranea impone quindi una responsabilità diretta a chi frequenta le grotte, dalle squadre esplorative ai gruppi impegnati in corsi e visite organizzate.
Disturbo dei pipistrelli in grotta e ciclo biologico
Nelle aree temperate le grotte possono ospitare sia le nursery sia gli hibernacula.
Le nursery sono le colonie riproduttive in cui le femmine partoriscono, allevano e svezzano i piccoli.
Gli hibernacula sono i rifugi invernali nei quali gli animali riducono il metabolismo per superare la stagione con poche prede disponibili.
I periodi più delicati sono il letargo, indicativamente fra novembre e marzo, e la nascita con crescita e svezzamento dei piccoli, in particolare fra giugno e luglio.
In presenza di una colonia, Tutela Pipistrelli raccomanda di evitare i sopralluoghi nelle due finestre stagionali. [web:17]
Il disturbo dei pipistrelli in grotta può essere provocato da avvicinamento, rumore, illuminazione diretta, fotografie con flash, permanenza prolungata o alterazione delle condizioni del rifugio.
Anche la semplice osservazione non è neutra se avviene a distanza ridotta o in un momento biologicamente critico.
Nursery: il rischio per femmine e piccoli
In estate il disturbo di una nursery è spesso immediatamente percepibile.
Colonie di numerosi esemplari possono reagire con vocalizzazioni e involi concitati.
Le madri spaventate possono lasciare il gruppo; i piccoli, se ancora incapaci di volare o di risalire verso il soffitto, possono cadere.
La conseguenza non riguarda solo l’animale coinvolto. I pipistrelli hanno in genere un tasso riproduttivo basso e molte specie partoriscono uno, più raramente due piccoli all’anno.
La perdita di giovani o l’abbandono di un rifugio riproduttivo può quindi incidere sulla continuità della colonia.
Le linee guida ISPRA ricordano che i rifugi concentrano molti animali nei periodi di riproduzione e letargo e che le caratteristiche microclimatiche hanno un ruolo determinante proprio in queste fasi.
I siti ipogei, naturali e artificiali, rientrano tra i rifugi utilizzati dai Chirotteri. [web:4]
Ibernazione: l’energia consumata dai risvegli
In inverno il disturbo dei pipistrelli in grotta può essere poco evidente. Un animale appeso e apparentemente immobile può avere già percepito la presenza del visitatore.
Nei rinolofi, per esempio, i segnali di inquietudine possono essere minimi e non coincidere con un volo immediato.
Il passaggio dal torpore all’attività richiede tempo ed energia. Il risveglio comporta un aumento del metabolismo, della temperatura corporea e, se l’animale vola, dell’attività muscolare.
Terminato il pericolo, sono necessarie ulteriori risorse per tornare allo stato di torpore.
Il testo di Pereswiet-Soltan richiama gli studi sull’equilibrio energetico durante il letargo. Un pipistrello non disturbato può consumare in questo periodo il 20-30% del proprio peso e circa l’80% della massa grassa. Risvegli ripetuti riducono ulteriormente le riserve disponibili e possono compromettere il superamento dell’inverno.
Anche una ricerca pubblicata nel 2024 su Scientific Reports ha rilevato una relazione tra il disturbo prodotto dai rilevatori in grotta e l’attività dei pipistrelli dopo i sopralluoghi. Il fattore considerato univa numero di persone e durata della permanenza nella cavità. [web:6]
Azioni italiane contro il disturbo dei pipistrelli in grotta
In Italia la limitazione del disturbo dei Chirotteri si basa su un insieme di norme, misure di gestione e pratiche operative. Non esiste una singola procedura identica per tutte le cavità. Le misure dipendono dalla specie presente, dalla funzione del rifugio, dalla stagione, dal regime di protezione dell’area e dalle disposizioni dell’ente competente.
Protezione normativa di animali e rifugi. Il quadro richiamato dalle fonti di settore comprende la Direttiva Habitat 92/43/CEE, il DPR 357/1997, la legge 157/1992, la Convenzione di Berna e l’Accordo EUROBATS. Il principio centrale è la protezione rigorosa degli esemplari e dei siti di riproduzione e riposo, con particolare attenzione alle fasi di riproduzione e ibernazione. [web:6]
Individuazione dei rifugi importanti. La banca dati italiana dei rifugi dei pipistrelli, avviata dal Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri, è stata indicata nei rapporti nazionali EUROBATS come strumento per classificare i siti secondo specie e dimensione delle colonie e pianificare misure più efficaci. Il rapporto 2006 segnalava 37 hibernacula e 67 nursery prioritarie per ricchezza specifica e consistenza delle colonie. [web:20]
Monitoraggio territoriale. Nel Lazio, dal 2010 è stato avviato un progetto di raccolta dati nelle aree protette, che ha portato a una banca dati geografica. Nel 2013 è stata istituita una rete regionale di monitoraggio dei Chirotteri, articolata con un centro regionale, centri tematici e laboratori territoriali presso le aree protette. [web:34]
Segnalazione da parte degli speleologi. Tutela Pipistrelli mette a disposizione una scheda per segnalare la presenza dei pipistrelli in grotta. Le segnalazioni servono a individuare i rifugi più rilevanti e a definire iniziative di salvaguardia. [web:32]
Limitazioni stagionali e regolazione degli accessi. Per una grotta che ospita un hibernaculum o una nursery, la misura più diretta è rimandare visite, esercitazioni e attività non indispensabili fuori dai periodi sensibili. Possono essere previsti divieti temporanei, percorsi alternativi e condizioni di accesso definite da enti gestori, aree protette o misure di conservazione dei siti Natura 2000. [web:6]
Buone pratiche in cavità. Occorre muoversi in silenzio, restare lontani dagli animali, non toccarli e non illuminarli direttamente. Vanno evitati flash, droni, sorgenti di calore, musica e soste nelle sale occupate. La scelta della cavità e della stagione deve precedere l’uscita, non essere decisa davanti alla colonia. [web:6]
Protezione fisica e gestione basata su dati. Quando necessaria e progettata in modo compatibile con il volo dei pipistrelli, la protezione degli accessi può ridurre l’ingresso non autorizzato. EUROBATS richiede alle Parti di identificare i siti importanti e proteggerli da danno o disturbo; il suo archivio internazionale degli habitat sotterranei include grotte, miniere, fortificazioni e gallerie. [web:29][web:27]
Queste azioni hanno un elemento comune: conoscere il rifugio prima di frequentarlo. Una chiusura stagionale non rappresenta una rinuncia alla speleologia. È uno strumento di pianificazione che conserva una cavità nei mesi in cui la colonia non può sostenere interferenze.
Cosa fare durante un’uscita speleologica
La prevenzione del disturbo dei pipistrelli in grotta inizia prima dell’ingresso. I gruppi dovrebbero verificare se la cavità è nota per ospitare colonie, consultare le prescrizioni locali e comunicare le osservazioni a chi svolge monitoraggi autorizzati.
Se gli animali vengono incontrati lungo il percorso, la condotta più prudente è interrompere l’avvicinamento e, quando possibile, cambiare itinerario. Non vanno conteggiati o identificati con metodi improvvisati. I censimenti e le attività di ricerca richiedono tempi, metodi e autorizzazioni adeguati.
La documentazione può essere utile, ma non deve diventare una fonte ulteriore di pressione. Niente flash. Niente riprese ravvicinate. Niente manipolazione. Una nota con località, data, posizione nella cavità, numero approssimativo e comportamento osservato, raccolta senza prolungare la permanenza, può risultare più utile di una fotografia invasiva.
Pereswiet-Soltan propone una conclusione operativa ancora attuale: nelle grotte più importanti per l’ibernazione e la riproduzione, il numero delle visite deve essere limitato. Per rendere efficace questa indicazione servono dati aggiornati, comunicazione tra speleologi e chirotterologi e rispetto delle regole stabilite per ogni sito.
Fonti
Testo di partenza: Andrea Pereswiet-Soltan, Il disturbo dei Chirotteri negli ambienti ipogei, in Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, s. II, 42, XXIII Congresso Nazionale di Speleologia, Ormea, 2022.
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Chirotteri, conservazione e ricerca in Lombardia: dal Life Gestire 2020 al monitoraggio delle colonie e al progetto LIFE NatConnect2030
Il Piano d’Azione per i Chirotteri in Lombardia rappresenta uno dei principali strumenti regionali per la conservazione dei pipistrelli e dei loro habitat.
Approvato con deliberazione del Consiglio regionale n. 1028 del 17 dicembre 2018, il documento è nato da un percorso partecipato che ha coinvolto enti pubblici, ricercatori, associazioni, ges
Chirotteri, conservazione e ricerca in Lombardia: dal Life Gestire 2020 al monitoraggio delle colonie e al progetto LIFE NatConnect2030
Il Piano d’Azione per i Chirotteri in Lombardia rappresenta uno dei principali strumenti regionali per la conservazione dei pipistrelli e dei loro habitat.
Approvato con deliberazione del Consiglio regionale n. 1028 del 17 dicembre 2018, il documento è nato da un percorso partecipato che ha coinvolto enti pubblici, ricercatori, associazioni, gestori di aree protette e mondo speleologico.
Il Piano è stato sviluppato nell’ambito del progetto europeo LIFE IP Gestire 2020, coordinato da Regione Lombardia.
L’obiettivo era rafforzare la tutela della biodiversità lombarda attraverso una migliore conoscenza delle specie, la formazione degli operatori e la realizzazione di interventi concreti sul territorio.[1][2]
Un piano partecipato per la conservazione dei chirotteri
Il documento regionale prende in esame 28 specie di pipistrelli presenti in Lombardia in modo stabile o occasionale.
Per ciascuna specie sono stati raccolti dati sulla distribuzione, sull’ecologia, sull’uso degli habitat e sullo stato di conservazione.
Il Piano individua inoltre le pressioni che possono compromettere la sopravvivenza delle popolazioni.
Tra queste figurano il disturbo nei rifugi ipogei, la chiusura inadeguata delle grotte, la ristrutturazione degli edifici, la perdita di alberi maturi e deperienti, la riduzione degli insetti disponibili e l’inquinamento luminoso.
Il percorso di elaborazione ha coinvolto anche la Federazione Speleologica Lombarda.
In tre incontri pubblici e tecnici sono stati coinvolti circa 50 speleologi e rappresentanti del settore. Il confronto ha permesso di definire misure specifiche per le cavità naturali e artificiali.
Tra le azioni previste rientrano:
la formazione degli speleologi sul riconoscimento e sulla gestione dei chirotteri;
la redazione di manuali tecnici;
l’integrazione dei dati sulla biodiversità nel Catasto regionale delle grotte;
l’adeguamento dei regolamenti per la fruizione degli ambienti ipogei;
la definizione di regole per le attività speleologiche nelle aree Natura 2000;
il monitoraggio dei rifugi riproduttivi, invernali e di swarming.
Il Piano è stato successivamente recepito negli strumenti regionali di pianificazione.
Gli indirizzi sulla tutela dei pipistrelli sono confluiti nel Piano Territoriale Regionale e nel Regolamento Edilizio Tipo.
Le informazioni sulle priorità, sui costi e sulle misure necessarie sono state utilizzate anche per il Prioritised Action Framework, approvato dalla Regione Lombardia nel 2021.[1][3]
Dal Piano agli interventi nelle grotte
Una delle applicazioni più concrete del Piano è stata il progetto Sos.Chiro, realizzato nel 2021 dal Parco Regionale Campo dei Fiori.
L’intervento ha riguardato quattro cavità della ZSC “Grotte del Campo dei Fiori”: Grotta di Cima Paradiso, Büs del Remeron, Grotta XXV Aprile e Grotta Totò il Magnifico.
I cancelli preesistenti sono stati sostituiti con strutture progettate per consentire il passaggio dei pipistrelli e la circolazione dell’aria. Sono state inoltre realizzate staccionate perimetrali.
Il monitoraggio successivo ha documentato il ritorno dei chirotteri in alcune cavità che erano rimaste inutilizzate per diversi anni.
Nella Grotta di Cima Paradiso, per esempio, il passaggio degli animali è stato rilevato dopo un’assenza che durava da oltre 50 anni.
La progettazione delle chiusure deve essere valutata caso per caso. Le indicazioni tecniche del Piano ricordano che alcune specie, come il miniottero (Miniopterus schreibersii), possono reagire negativamente anche alla presenza di cancelli permeabili.
Quando possibile, è quindi preferibile limitare l’accesso umano con recinzioni esterne, senza modificare l’ingresso della cavità.[4]
I risultati del monitoraggio 2022-2023
Le attività più recenti disponibili sono quelle realizzate tra la primavera del 2022 e l’autunno del 2023 nell’ambito dell’azione D3 di LIFE Gestire 2020.
Il monitoraggio ha interessato 18 siti lombardi, tra grotte, miniere, edifici storici, chiese, darsene e aree di passaggio migratorio.
Sono state valutate 16 colonie estive, autunnali o invernali di importanza regionale e, in alcuni casi, nazionale.
Le indagini hanno utilizzato conteggi all’involo, telecamere a infrarossi, rilevatori ultrasonori e campionamenti bioacustici.
La rete territoriale ha coinvolto esperti, Guardie ecologiche volontarie, speleologi e personale degli enti gestori.[5][6]
Il confronto con il precedente monitoraggio regionale del 2017-2018 ha prodotto un quadro articolato:
quattro colonie hanno mostrato un aumento degli individui;
cinque colonie sono risultate sostanzialmente stabili;
cinque colonie hanno evidenziato una diminuzione;
per una parte dei siti il confronto non è stato possibile per mancanza di dati omogenei.
Tra i risultati più rilevanti emerge quello della Miniera di Zu, in provincia di Bergamo. Nel 2022 sono stati stimati circa 870 pipistrelli, appartenenti con ogni probabilità a tre specie di interesse comunitario: rinolofo maggiore, vespertilio di Capaccini e miniottero.
Nel 2017 erano stati conteggiati 254 individui. L’incremento autunnale è quindi risultato superiore al 300 per cento, anche se la stabilità dell’ingresso è condizionata dal rischio di crolli.
Alla Grotta Buco del Frate, in provincia di Brescia, sono stati rilevati circa 400 individui appartenenti ad almeno quattro specie dell’Allegato II della Direttiva Habitat.
Il sito è considerato di importanza nazionale. La presenza del rinolofo maggiore, che in passato formava colonie numerose, resta invece molto ridotta rispetto ai dati storici.
Nel Bucone di Tremezzo, sul Lago di Como, sono stati conteggiati circa 385 vespertili di Capaccini. Il dato è inferiore ai circa 600 individui rilevati nel 2017.
La colonia è quindi considerata un elemento da seguire con attenzione, anche per la presenza di lavori infrastrutturali nell’area della variante della Tremezzina.
A Palazzo Gallio, a Gravedona, il monitoraggio del 2023 ha registrato una nursery di rinolofo maggiore composta da 39 adulti e 16 giovani.
Alla Rocca Castello di Romanengo, in provincia di Cremona, la colonia di vespertilio smarginato ha raggiunto 152 individui nel luglio 2023, compresi 33 giovani.
Nuove segnalazioni e migrazione attraverso le Alpi
Il monitoraggio regionale ha prodotto anche nuove informazioni sulla distribuzione dei pipistrelli in Lombardia.
Due colonie riproduttive di vespertilio smarginato sono state individuate in edifici storici delle province di Cremona e Lecco tra il 2018 e il 2021.
Nel 2023, inoltre, un gruppo speleologico ha segnalato una colonia nell’Abisso Spino, in provincia di Brescia.
La cavità è stata inserita tra i siti di monitoraggio regionale e ha confermato la presenza di più specie, tra cui rinolofo maggiore, vespertilio smarginato, vespertilio criptico e orecchione bruno.
Un risultato particolarmente significativo riguarda il Passo di Spino, nell’Alto Garda Bresciano. I rilevamenti hanno documentato per la prima volta in Lombardia un passaggio migratorio di pipistrelli attraverso l’arco alpino. Sono state identificate tre specie migratrici a lungo raggio: pipistrello di Nathusius (Pipistrellus nathusii), pipistrello soprano (Pipistrellus pygmaeus) e nottola di Leisler (Nyctalus leisleri).[5]
Il barbastello (Barbastella barbastellus) non è stato invece rilevato nei transetti della Valle Camonica, come già accaduto nel monitoraggio precedente. La specie è stata però individuata nella Riserva Naturale Monticchie, durante le indagini per la revisione delle misure di conservazione delle Zone Speciali di Conservazione.
Dalle ricerche a LIFE NatConnect2030
La conclusione di LIFE Gestire 2020 non ha interrotto le attività di conservazione. Dal 2024 è operativo LIFE NatConnect2030, progetto europeo della durata di nove anni, con Regione Lombardia come capofila e 16 partner istituzionali e scientifici.
Il progetto dispone di un budget superiore a 46 milioni di euro e interessa 843 siti Natura 2000 distribuiti nell’Italia settentrionale. Le attività comprendono il ripristino degli habitat, il rafforzamento della connettività ecologica, l’adattamento ai cambiamenti climatici, il contenimento delle specie aliene invasive e il miglioramento della governance della Rete Natura 2000.[7]
Per i pipistrelli lombardi, LIFE NatConnect2030 rappresenta la prosecuzione del lavoro avviato con il Piano d’Azione. La collaborazione tra Regione, Federazione Speleologica Lombarda e Istituto Oikos punta a mantenere attiva la rete di monitoraggio delle grotte e a migliorare la gestione dei rifugi.
La partecipazione degli speleologi resta essenziale. Le cavità naturali sono spesso difficili da raggiungere e richiedono competenze tecniche specifiche. Le osservazioni raccolte durante le esplorazioni possono fornire indicazioni su specie presenti, stagionalità, accessibilità e condizioni del microclima.
Il monitoraggio deve però essere svolto con protocolli condivisi. Nei periodi di ibernazione e riproduzione, rumori, luci e passaggi ravvicinati possono causare un consumo energetico elevato o l’abbandono della colonia. La conoscenza del sito deve quindi precedere ogni intervento, compresa l’installazione di cancelli, la manutenzione degli ingressi e la regolamentazione degli accessi.
Una panoramica delle scoperte recenti
Le principali evidenze emerse dagli studi lombardi più recenti possono essere così riassunte:
la Lombardia ospita 28 specie di chirotteri, con una presenza distribuita tra ambienti ipogei, edifici storici, boschi, corsi d’acqua e aree agricole;
il monitoraggio 2022-2023 ha interessato 18 siti regionali;
la Miniera di Zu ha registrato un forte aumento degli individui rispetto al 2017;
il Buco del Frate resta un sito di importanza nazionale, con almeno quattro specie dell’Allegato II;
il Bucone di Tremezzo ospita una colonia rilevante di vespertilio di Capaccini, in calo rispetto al precedente rilievo;
nuove colonie di vespertilio smarginato sono state documentate in edifici storici;
l’Abisso Spino ha aggiunto un nuovo sito ipogeo alla rete regionale;
il Passo di Spino ha fornito i primi dati lombardi su una rotta migratoria attraverso le Alpi;
la presenza del barbastello resta difficile da rilevare in alcuni settori montani, mentre la specie è stata confermata in altre aree regionali;
il progetto LIFE NatConnect2030 sta proseguendo il lavoro di monitoraggio, formazione e gestione integrata degli habitat.
Il quadro complessivo non è uniforme. Alcune colonie mostrano segnali positivi, mentre altre evidenziano riduzioni o necessità di controllo. Il Piano d’Azione per i Chirotteri in Lombardia ha fornito una base comune per leggere questi cambiamenti e orientare gli interventi.
La conservazione dei pipistrelli dipende dalla continuità dei monitoraggi, dalla tutela dei rifugi e dalla collaborazione tra istituzioni, ricercatori, speleologi e comunità locali.
Fonti [1] Piano d’azione per i chirotteri in Lombardia https://www.regione.lombardia.it/content/dam/rl/canali-tematici-servizi/06-ambiente-e-territorio/05-biodiversita/piani-azione-specie-di-interesse-comunitario/allegati/piano-di-azione-per-i-chirotteri-in-lombardia.pdf [2] 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt [3] DELIBERAZIONE N° XI / 5028 Seduta del 12/07/2021 https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2021/07/Quadro-di-Azioni-Prioritarie-PAF-per-Natura-2000-in-Lombardia-per-il-quadro-finanziario-pluriennale-2021-2027-aggiornato-luglio-2021.pdf [5] N https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2019/12/A13-SCHEDE-TECNICHE-DI-INTERVENTO-CHIROTTERI.pdf [6] [PDF] LIFE GESTIRE 2020 Nature Integrated Management to 2020 https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2024/03/D3_Deliverable-IV-interim-report_monitoraggio_chirotteri_2023.pdf [7] Aggiornamento sullo stato di conservazione dei chirotteri in … https://naturachevale.it/news/aggiornamento-sullo-stato-di-conservazione-dei-chirotteri-in-lombardia-materiali-evento-11-dicembre-2023/ [8] Il progetto LIFE NatConnect2030 | Natura che vale https://naturachevale.it/news/il-progetto-life-natconnect2030/ [10] Notulae to the Italian alien vascular flora: 13 https://italianbotanist.pensoft.net/article/85863/download/pdf/ [11] life gestire 2020 – Bandi e Servizi – Regione Lombardia https://www.bandi.regione.lombardia.it/servizi/servizio/bandi/dettaglio/ambiente-energia/parchi-aree-protette/programma-regionale-interventi-territoriali-salvaguardia-biodiversit-life-gestire-2020-RLT12020010785 [12] Towards the new Checklist of the Italian Fauna https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc [13] Monitoraggio e allertamento – Regione Lombardia https://www.regione.lombardia.it/sicurezza-e-protezione-civile/pianificazione-allertamento-e-gestione-emergenze/monitoraggio-e-allertamento [14] Analyses of occurrence data of protected insect species collected by citizens in Italy https://natureconservation.pensoft.net/article/12704/download/pdf/ [15] Direttiva nitrati – regione.lombardia.it https://www.regione.lombardia.it/agricoltura/direttiva-nitrati [16] Notulae to the Italian native vascular flora: 10 https://italianbotanist.pensoft.net/article/60743/download/pdf/ [17] Monitoraggio case e ospedali di comunità e servizi erogati https://www.regione.lombardia.it/sanita/monitoraggio-dei-servizi-sanitari/monitoraggio-case-e-ospedali-di-comunit–e-servizi-erogati [18] Black Soldier Meal in Feed Could Adversely Affect Organic Broiler Meat Quality When Used for the Total or Half Replacement of Diet Proteins https://www.mdpi.com/2674-1164/3/2/7/pdf?version=1711081614 [19] Agricoltura https://www.regione.lombardia.it/agricoltura [20] La – Piattaforma di Valutazione dei Rischi Naturali (PVR) https://www.regione.lombardia.it/sicurezza-e-protezione-civile/pianificazione-allertamento-e-gestione-emergenze/monitoraggio-e-allertamento/ser-piattaforma-valutazione-rischi-naturali-pvr [21] Il Sistema di Monitoraggio alle Emissioni – Regione Lombardia https://www.regione.lombardia.it/ambiente-e-territorio/autorizzazione-ambientali/autorizzazione-alle-emissioni-in-atmosfera-da-attivita-produttive/il-sistema-di-monitoraggio-in-continuo-alle-emissioni-in-lombardia [22] UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA https://www.repository.unipr.it/bitstream/1889/6147/5/Lelli.pdf [23] LIFE Gestire 2020 https://www.wwf.it/cosa-facciamo/progetti/life-gestire-2020/ [24] Dal monitoraggio costante la scoperta del nuovo virus … https://www.izsler.it/2022/10/31/dal-monitoraggio-costante-la-scoperta-del-nuovo-virus-del-pipistrello-in-lombardia/ [25] allertaLOM – Home Page – Regione Lombardia https://www.allertalom.regione.lombardia.it/homepage [26] Lombardia, presentato LIFE NatConnect 2030 per la tutela … https://www.scintilena.com/lombardia-presentato-life-natconnect-2030-per-la-tutela-dei-pipistrelli-nelle-grotte/12/11/ [27] Gruppi di ricerca | Department of Civil Engineering and … https://dicar.dip.unipv.it/en/node/246 [28] Materiali del workshop “La conservazione dell’erpetofauna: esperienze e prospettive” – 30 ottobre 2025 | Natura che vale https://naturachevale.it/news/materiali-del-workshop-la-conservazione-dellerpetofauna-esperienze-e-prospettive-30-ottobre-2025/ [29] New Alien Plant Taxa for Italy and Europe: An Update https://www.mdpi.com/2223-7747/13/5/620/pdf?version=1708931258 [30] Pubblicati i dati finali dei report nazionali 2019-2024 delle Direttive … https://naturachevale.it/news/pubblicati-i-reporting-nazionali-2019-2024-delle-direttive-habitat-e-uccelli/ [31] Innovative Photonic Sensors for Safety and Security, Part I: Fundamentals, Infrastructural and Ground Transportations https://www.mdpi.com/1424-8220/23/5/2558/pdf?version=1677313954 [32] Contributo Semestre Aperto a.a. 2026-27 https://portale.unipv.it/it/didattica/corsi-di-laurea/ammissioni/corsi-di-laurea-magistrale-ciclo-unico-medicina-e-chirurgia-e-odontoiatria-e-protesi-dentaria/contributo-semestre-aperto-aa-2026-27 [33] Building Greener Cities Together: Urban Afforestation Requires Multiple Skills to Address Social, Ecological, and Climate Challenges https://www.mdpi.com/2223-7747/14/3/404 [34] Gruppi di ricerca https://dicar.dip.unipv.it/it/ricerca/gruppi-di-ricerca [35] Prevalence and risk factors associated with cat parasites in Italy: a multicenter study https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8441231/ [36] Regolazioni dell’invarianza idraulica e idrologica in Italia https://unitesi.unipv.it/handle/20.500.14239/33161 [37] Use of Mechanical Chest Compression for Resuscitation in Out-Of-Hospital Cardiac Arrest—Device Matters: A Propensity-Score-Based Match Analysis https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10342898/ [38] | Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e … https://spmsf.dip.unipv.it/it/node [39] The Use of Antimicrobials in Italian Heavy Pig Fattening Farms https://www.mdpi.com/2079-6382/9/12/892/pdf [40] Piano degli studi https://tecnichelaboratoriobiomedico.cdl.unipv.it/it/studiare/piano-degli-studi [41] New Record of Encarsia protransvena and Confirmed Occurrence of Encarsia hispida (Hymenoptera: Aphelinidae) as Parasitoids of Singhiella simplex (Hemiptera: Aleyrodidae) in Italy https://www.mdpi.com/2075-4450/16/1/40 [42] Laboratori – Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente https://terraeambiente.dip.unipv.it/it/dipartimento/risorse-musei-e-laboratori/laboratori-0 [43] Survey on Urinary Levels of Aflatoxins in Professionally Exposed Workers https://www.mdpi.com/2072-6651/9/4/117/pdf [44] Informazioni Utili (Guide e modulistica) https://dbb.dip.unipv.it/it/didattica/informazioni-utili-guide-e-modulistica [45] Canine Distemper Virus in Sardinia, Italy: Detection and Phylogenetic Analysis in Foxes https://www.mdpi.com/2076-2615/14/21/3134 [46] CHIROTTERI – Natura che vale https://naturachevale.it/chirotteri/ [47] Documents https://naturachevale.it/documenti/ [48] News | Natura che vale https://naturachevale.it/news/ [49] Il Rapporto grandi carnivori in Lombardia per l’anno 2023 https://naturachevale.it/news/il-rapporto-grandi-carnivori-in-lombardia-per-lanno-2023/ [50] Natura che vale | Biodiversità, ricchezza della Lombardia https://naturachevale.it/ [51] natura che vale https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2024/01/Programma-chirotteri.pdf [52] [PDF] Bollettino Ufficiale Serie Ordinaria n. 40 – Naturachevale https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2020/10/PAF-Lombardia-2021-2027-Burl.pdf [53] Pipistrelli e Grotte: I Chirotteri Come Custodi della … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-i-chirotteri-come-custodi-della-biodiversita-negli-ambienti-carsici/01/03/ [54] Chirotteri in grotta: tre lezioni online gratuite della … https://www.scintilena.com/chirotteri-in-grotta-tre-lezioni-online-gratuite-della-federazione-speleologica-lombarda/07/06/ [55] Pipistrelli e grotte nel Corridoio carsico di Antioquia https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-nel-corridoio-carsico-di-antioquia-la-distanza-dalle-cavita-non-spiega-da-sola-luso-dellhabitat/08/18/ [56] Documenti – Natura che vale http://www.naturachevale.it/documenti [57] Attività formative integrative https://stp.cdl.unipv.it/it/studiare/attivita-formative-integrative [58] | Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Lazzaro Spallanzani” https://dbb.dip.unipv.it/it/node [59] Notice Board | Master’s degree in … https://wpir.cdl.unipv.it/en/notice-board [60] Attività didattica | Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali https://scienzepolitichesociali.dip.unipv.it/it/node/623 [61] Laboratori, corsi pratici e attività di campo https://agrifood.cdl.unipv.it/it/studiare/laboratori-corsi-pratici-e-attivita-di-campo
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Le registrazioni acustiche di Nycteris thebaica documentano per la prima volta con solide evidenze la specie e l’intera famiglia dei Nycteridae in Europa. I ricercatori ipotizzano sull’isola una piccola popolazione finora sfuggita ai monitoraggi: ora la sfida è individuarne i rifugi e ricostruirne l’origine.
Per quasi due secoli è rimasto un fantasma nella zoologia siciliana. Non un animale estinto e neppure, necessariamente, un nuovo arrivato dall’Africa: potrebbe essere sempliceme
Le registrazioni acustiche di Nycteris thebaica documentano per la prima volta con solide evidenze la specie e l’intera famiglia dei Nycteridae in Europa. I ricercatori ipotizzano sull’isola una piccola popolazione finora sfuggita ai monitoraggi: ora la sfida è individuarne i rifugi e ricostruirne l’origine.
Per quasi due secoli è rimasto un fantasma nella zoologia siciliana. Non un animale estinto e neppure, necessariamente, un nuovo arrivato dall’Africa: potrebbe essere semplicemente un pipistrello così difficile da rilevare da essere rimasto fuori dai radar della ricerca.
Ora una serie di registrazioni effettuate a Pantelleria fornisce la prima evidenza solida della presenza in Europa di Nycteris thebaica, specie africana conosciuta in inglese anche come Egyptian slit-faced bat, il pipistrello egiziano dalla faccia fessurata.
La scoperta è descritta nello studio “A ghost from the past: Acoustic evidence for the long-overlooked occurrence of the African bat Nycteris thebaica in Europe”, pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica Global Ecology and Conservation da Danilo Russo, Luca Cistrone, Andrea Biddittu e Mirjam Knörnschild.
Il risultato è particolarmente importante perché non aggiunge soltanto una specie alla chirotterofauna europea: Nycteris thebaica rappresenta anche il primo membro della famiglia dei Nycteridae documentato con solide evidenze in Europa.
Un fantasma che viene dal passato
Il titolo, “A ghost from the past”, non è casuale: la storia affonda le radici nella letteratura zoologica siciliana dell’Ottocento, nella quale comparivano indicazioni della possibile presenza di pipistrelli riconducibili al genere Nycteris.
Quelle antiche segnalazioni, tuttavia, non potevano essere verificate in maniera affidabile: mancavano esemplari conservati e informazioni sufficientemente precise per stabilire con certezza l’identità degli animali osservati.
Per quasi 200 anni le indicazioni sono quindi rimaste sospese tra storia della zoologia e mistero.
Le registrazioni effettuate a Pantelleria riportano oggi sorprendentemente alla luce quel vecchio interrogativo.
Il pipistrello che “sussurra”
Uno degli aspetti più affascinanti della scoperta riguarda proprio il modo in cui l’animale è stato individuato.
Nycteris thebaica è adattata a volare lentamente e molto vicino al terreno, anche in ambienti complessi. Soprattutto, utilizza segnali di ecolocalizzazione estremamente deboli.
Per questa caratteristica appartiene a quei pipistrelli che vengono definiti “whispering bats”, letteralmente pipistrelli che “sussurrano”: questo comportamento potrebbe aver contribuito a renderne tanto difficile l’individuazione con i normali sistemi di monitoraggio acustico.
Durante un monitoraggio passivo condotto a Pantelleria, i ricercatori hanno rilevato alcuni segnali insoliti: l’anomalia li ha spinti a modificare il metodo di ricerca.
I rilevatori sono stati collocati a meno di mezzo metro dal terreno e impostati con un’elevata sensibilità, in modo da intercettare i debolissimi ultrasuoni emessi da animali che volano a bassa quota: la nuova strategia ha funzionato.
Le registrazioni hanno restituito richiami di ecolocalizzazione con caratteristiche compatibili con quelle di Nycteris thebaica. Ma non soltanto.
Sono state rilevate anche vocalizzazioni sociali e, in almeno una sequenza, segnali riconducibili alla presenza contemporanea di due individui in volo.
Non è un semplice visitatore africano
È un dettaglio particolarmente importante: la presenza di più individui e di vocalizzazioni sociali rende meno convincente l’ipotesi di un unico pipistrello arrivato accidentalmente dall’Africa.
I ricercatori ritengono plausibile che a Pantelleria possa esistere una piccola popolazione residente, rimasta fino a oggi inosservata proprio a causa delle particolari caratteristiche ecologiche e acustiche della specie.
In altre parole, il pipistrello potrebbe non essere arrivato adesso, ma essere lì da molto tempo.
E’ un’ipotesi che rende ancora più significativo il richiamo alle misteriose segnalazioni zoologiche del XIX secolo.
Pantelleria, ponte tra Africa ed Europa
La scoperta accende nuovamente i riflettori anche sulla straordinaria posizione biogeografica di Pantelleria.
L’isola vulcanica si trova nel Canale di Sicilia, tra la costa nordafricana e la Sicilia, in una posizione cruciale per comprendere gli scambi faunistici tra Africa ed Europa.
Gli autori dello studio prendono in considerazione anche una prospettiva paleogeografica.
Durante le fasi glaciali del passato, quando il livello del Mediterraneo era più basso di quello attuale, le distanze di mare aperto tra le terre emerse del Canale di Sicilia risultavano ridotte.
Pantelleria e altre terre del Mediterraneo centrale potrebbero quindi avere svolto il ruolo di “stepping stones”, vere e proprie pietre di guado biogeografiche che avrebbero facilitato la dispersione verso nord di specie provenienti dall’Africa.
La popolazione di Nycteris thebaica individuata a Pantelleria potrebbe quindi rappresentare una presenza periferica di origine africana molto più antica di quanto si possa immaginare.
Per stabilirlo saranno però necessarie ulteriori ricerche.
Ora bisogna trovare i rifugi
Le registrazioni acustiche sono solo l’inizio della ricerca.
Uno dei prossimi obiettivi sarà infatti individuare i rifugi utilizzati dagli animali, verificare le dimensioni della popolazione e ottenere dati che permettano di confermarne anche geneticamente l’origine.
Sarà poi importante capire se Nycteris thebaica sia presente esclusivamente a Pantelleria oppure se piccole popolazioni possano essere sopravvissute inosservate anche in altre isole del Canale di Sicilia o nella stessa Sicilia.
La ricerca dovrà infine chiarire lo stato di conservazione di questa popolazione e valutarne le possibili minacce.
Tra quelle prese in considerazione dagli studiosi figurano gli incendi e la presenza di gatti domestici liberi di vagare, potenziali predatori di animali che, per le loro abitudini di volo a bassissima quota, potrebbero risultare particolarmente vulnerabili.
La scoperta insegna anche un metodo di ricerca
La storia del “fantasma” di Pantelleria contiene anche una lezione metodologica che va oltre la scoperta di una singola specie: quando un animale non viene rilevato, infatti, non significa necessariamente che non esista. Può anche significare che non lo stiamo cercando nel modo giusto.
Nel caso di Nycteris thebaica, è stato necessario cambiare prospettiva: abbassare i rilevatori quasi fino al terreno, aumentarne la sensibilità e mettersi in ascolto di segnali molto più deboli di quelli normalmente registrati durante i monitoraggi dei pipistrelli.
Il dettaglio tecnico ha trasformato un’anomalia acustica in una scoperta biogeografica, e lascia aperta una domanda affascinante: quanti altri “fantasmi” potrebbero essere ancora presenti nel Mediterraneo, semplicemente perché non abbiamo ancora imparato ad ascoltarli?
Grazie ad Henry De Santis, presidente dello Speleo Club Ribaldone, per aver l’articolo pubblicato sulla Sicilia, da cui è partita la ricerca delle fonti scientifiche alla base di questo articolo.
Fonti e approfondimenti
Russo D., Cistrone L., Biddittu A., Knörnschild M. (2026), A ghost from the past: Acoustic evidence for the long-overlooked occurrence of the African bat Nycteris thebaica in Europe, Global Ecology and Conservation, 70, e04377. DOI: 10.1016/j.gecco.2026.e04377 – https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2351989426003276?via%3Dihub
Ein Geist aus der Vergangenheit: Seit zwei Jahrhunderten übersehene afrikanische Fledermaus in Europa entdeckt, comunicazione sulla ricerca pubblicata da VBIO – Verband Biologie, Biowissenschaften & Biomedizin in Deutschland.
Pantelleria, torna il “fantasma del passato”: trovata la presenza di un animale, è l’unica presenza in Europa, La Sicilia.