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  • Speleologia subacquea, alla Grotta del Vento un viaggio nell’ultima frontiera del mondo sotterraneo
    Condividi Il 4 settembre 2026 in programma alla Grotta del Vento, in Garfagnana, una serata dedicata alla speleologia subacquea e all’esplorazione degli ambienti sommersi delle Alpi Apuane Una grande serata in programma il 4 settembre 2026 alla Grotta del Vento, in Garfagnana. L’appuntamento, inserito nelle Serate della Scienza e dell’Avventura, ci porterà alla scoperta di quella che può essere considerata una delle ultime frontiere dell’esplorazione sotterranea: il mondo che si apre o
     

Speleologia subacquea, alla Grotta del Vento un viaggio nell’ultima frontiera del mondo sotterraneo

September 3rd 2026 at 05:00

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Il 4 settembre 2026 in programma alla Grotta del Vento, in Garfagnana, una serata dedicata alla speleologia subacquea e all’esplorazione degli ambienti sommersi delle Alpi Apuane

Una grande serata in programma il 4 settembre 2026 alla Grotta del Vento, in Garfagnana.


L’appuntamento, inserito nelle Serate della Scienza e dell’Avventura, ci porterà alla scoperta di quella che può essere considerata una delle ultime frontiere dell’esplorazione sotterranea: il mondo che si apre oltre i sifoni, dove la progressione speleologica prosegue sott’acqua e richiede tecniche, attrezzature e preparazione altamente specialistiche.


Protagonisti dell’incontro saranno Adriano Roncioni e Davide Massarenti, che racconteranno esperienze e attività di esplorazione speleosubacquea, illustrando tecniche, attrezzature e difficoltà legate alla progressione negli ambienti sotterranei allagati.


Nel corso della serata saranno presentate immagini e video inediti, tra cui materiali di Luigi Casati relativi alla Sorgente del Tinello: getteremo uno sguardo su ambienti normalmente non visibili, accessibili soltanto agli speleosubacquei.


Al centro dell’incontro ci saranno in particolare le esplorazioni della Buca del Tinello e della Tana del Pollone, due realtà del mondo carsico apuano nelle quali l’acqua rappresenta al tempo stesso un ostacolo alla progressione e una via verso nuove porzioni ancora da conoscere del sistema sotterraneo.

Alle 17 l’inaugurazione della Sorgente del Tinello

La giornata inizierà già alle ore 17.00, prima dell’incontro pubblico, con l’inaugurazione della Sorgente del Tinello.


A seguire, alle ore 18.00, nella Sala Multifunzionale della Grotta del Vento, avrà luogo la serata dedicata alla speleologia subacquea.

Insomma, una serata da non perdere: meglio prenotare!

Data: 4 settembre 2026
– Ore 17.00: inaugurazione della Sorgente del Tinello
– Ore 18.00: incontro “Speleologia subacquea”
– Grotta del Vento – Sala Multifunzionale
– Località: Fornovolasco, Fabbriche di Vergemoli (LU)
– Prenotazione consigliata: 0583 722024

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  • Concorso “Rilievo: tra arte e tecnica” 2026: mettetevi in gioco!
    Condividi Finiscono i campi estivi, restano esplorazioni, dati e grotte da documentare: è il momento di trasformare il lavoro sul campo in buoni rilievi, aggiornare il Catasto e, perché no, partecipare al concorso SSI La stagione dei campi speleologici estivi si avvia verso la conclusione. È il momento dei rientri, dei bilanci, delle fotografie da riordinare e soprattutto delle esplorazioni da raccontare. E raccontatele! Agli amici, sui social, ma anche sui Bollettini e sulle riviste: e su
     

Concorso “Rilievo: tra arte e tecnica” 2026: mettetevi in gioco!

August 30th 2026 at 05:30

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Finiscono i campi estivi, restano esplorazioni, dati e grotte da documentare: è il momento di trasformare il lavoro sul campo in buoni rilievi, aggiornare il Catasto e, perché no, partecipare al concorso SSI

La stagione dei campi speleologici estivi si avvia verso la conclusione. È il momento dei rientri, dei bilanci, delle fotografie da riordinare e soprattutto delle esplorazioni da raccontare.

E raccontatele! Agli amici, sui social, ma anche sui Bollettini e sulle riviste: e su Scintilena, naturalmente.

Tra una relazione, qualche bella fotografia e il resoconto di ciò che è successo sottoterra, c’è un altro lavoro fondamentale, meno immediato ma indispensabile: realizzare buoni rilievi e fare in modo che i dati raccolti confluiscano nel Catasto.

Perché un’esplorazione non è soltanto arrivare dove prima non era arrivato nessuno: significa anche misurare, documentare e restituire agli altri speleologi e al futuro una rappresentazione chiara e affidabile della cavità.

Attraverso il rilievo e il Catasto, una parte importante del lavoro svolto sottoterra diventa patrimonio condiviso e rimane disponibile per le esplorazioni e gli studi futuri.

Quale momento migliore, allora, per ricordare che è aperta la terza edizione del concorso a premi “Rilievo: tra arte e tecnica”, promosso dalla Società Speleologica Italiana ETS, attraverso la Commissione Nazionale Catasto Cavità Naturali?

Il termine per presentare gli elaborati è fissato al 19 ottobre 2026. Per chi, terminati i campi estivi, si trova davanti appunti, misure e poligonali da trasformare in un rilievo completo, può essere uno stimolo in più per portare a termine il lavoro. E magari mettersi in gioco.

Chi può partecipare

La partecipazione è riservata ai soci SSI in regola con la quota associativa 2026. Sono ammessi rilievi 2D di cavità naturali italiane già inserite nel Catasto Grotte.

Ogni partecipante può concorrere con un solo elaborato, del quale deve essere autore principale.

L’obiettivo dell’iniziativa è promuovere la qualità del rilievo speleologico considerando i diversi aspetti che concorrono alla sua efficacia: leggibilità, completezza delle informazioni, accuratezza tecnica e qualità della restituzione grafica.

Il rilievo viene quindi valutato non soltanto come documento tecnico, ma anche come strumento attraverso il quale rendere leggibile e trasmettere la conoscenza di una cavità.

Quattro premi, compreso quello del pubblico

Il concorso prevede quattro riconoscimenti. I primi tre saranno assegnati da una giuria di esperti, mentre il quarto sarà deciso attraverso il voto del pubblico:

  • 1° premio: 350 euro
  • 2° premio: 300 euro
  • 3° premio: 250 euro
  • Premio del pubblico: 200 euro

Il Premio del pubblico sarà assegnato attraverso la votazione dei partecipanti al Raduno Internazionale di Speleologia 2026 di Costacciaro, utilizzando l’apposita scheda che sarà inserita nella documentazione che si riceverà alla registrazione al Raduno.

I lavori selezionati saranno esposti durante il Raduno di Costacciaro.

Ogni partecipante al Raduno potrà votare un solo rilievo: sarà possibile votare fino alle ore 17:00 del 31/10/2026

A seguire, la proclamazione dei vincitori.

Come partecipare

Il rilievo dovrà essere presentato in formato A0 e accompagnato dalla documentazione tecnica prevista dal bando.

Gli elaborati dovranno essere inviati entro il 19 ottobre 2026 all’indirizzo: concorsorilievo@socissi.it

È previsto un contributo di 20 euro per la stampa del rilievo.

Gli elaborati devono inoltre rispettare i criteri formali indicati nel regolamento. Tra questi, l’esclusione di elementi grafici non ammessi, come fotografie o sfondi decorativi, e la distribuzione del rilievo con licenza Creative Commons CC-BY-NC-SA.

Prima di preparare il materiale è quindi importante leggere attentamente il bando completo, nel quale sono specificati requisiti, caratteristiche degli elaborati e documentazione richiesta.

Perché soltanto rilievi 2D?

La scelta di dedicare il concorso ai rilievi bidimensionali tiene conto dell’attuale fase di evoluzione degli strumenti di rilievo e rappresentazione.

Le tecnologie 3D stanno infatti assumendo un ruolo sempre più importante nella documentazione delle cavità, ma le modalità con cui questi dati vengono rappresentati e restituiti sono ancora in rapido sviluppo e non pienamente standardizzate.

Questo non significa che il 3D resterà fuori dal Raduno: la Sala Rilievi potrà ospitare anche contributi fuori concorso ed esperienze multimediali tridimensionali, offrendo uno spazio di confronto sulle nuove possibilità della documentazione speleologica.

Dai campi estivi al Catasto

I campi finiscono, le esplorazioni continuano a vivere nei dati raccolti.

Un buon rilievo richiede tempo. Nasce sottoterra, tra capisaldi, misure, osservazioni e inevitabili difficoltà operative, e continua fuori dalla grotta con l’elaborazione e la restituzione dei dati.

E’ importante che quel lavoro non rimanga soltanto negli archivi dei gruppi o negli hard disk di chi ha partecipato alle esplorazioni. Documentare le cavità e aggiornare il Catasto significa mettere a disposizione della comunità speleologica conoscenze che potranno essere utilizzate, verificate e sviluppate nel tempo.

Il concorso SSI offre un’occasione in più per valorizzare questo lavoro, confrontarlo con quello di altri speleologi e contribuire alla diffusione di una cultura del rilievo fondata sulla qualità tecnica e sulla chiarezza della rappresentazione.

La scadenza per partecipare è il 19 ottobre 2026.

Quindi, finite di raccontare i vostri campi estivi – e mandateci pure le notizie per Scintilena – poi recuperate taccuini, dati e poligonali.

Fate rilievi accurati, metteteli a Catasto.

E mettetevi in gioco!

Per tutti i dettagli, i requisiti e le modalità di partecipazione è possibile consultare il bando completo:

Per ulteriori informazioni: concorsorilievo@socissi.it

Due passi nel Catasto:

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  • Costacciaro 2026, si sta delineando un sogno: cinque elementi per raccontare il mondo sotterraneo
    Condividi Aria, Acqua, Terra, Fuoco, Vuoto. Il Raduno Internazionale di Speleologia prende forma. E fino al 31 agosto iscriversi costa meno Si sta delineando un sogno. Giorno dopo giorno Costacciaro 2026 acquista volti, immagini, parole e contenuti. Quello che qualche mese fa cominciava appena a prendere forma sta diventando il grande Raduno Internazionale di Speleologia, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, nel cuore del Monte Cucco. Il filo conduttore saranno ancora una vo
     

Costacciaro 2026, si sta delineando un sogno: cinque elementi per raccontare il mondo sotterraneo

August 29th 2026 at 04:30

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Aria, Acqua, Terra, Fuoco, Vuoto. Il Raduno Internazionale di Speleologia prende forma. E fino al 31 agosto iscriversi costa meno

Si sta delineando un sogno.

Giorno dopo giorno Costacciaro 2026 acquista volti, immagini, parole e contenuti. Quello che qualche mese fa cominciava appena a prendere forma sta diventando il grande Raduno Internazionale di Speleologia, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, nel cuore del Monte Cucco.

Il filo conduttore saranno ancora una volta i cinque elementi: ARIA, ACQUA, TERRA, FUOCO e VUOTO.

Cinque dimensioni per raccontare la speleologia e il mondo ipogeo: l’aria che respira nelle montagne, l’acqua che scava e trasforma, la terra che conserva la memoria, il fuoco come energia e trasformazione, il vuoto come spazio dell’esplorazione e dell’ignoto.

E adesso quei cinque elementi hanno anche cinque voci: Luca Mercalli, Simone Villotti, Antonio De Vivo, Gaetano Giudice e Robbie Shone, testimonial scelti per interpretarli e accompagnare il cammino verso Costacciaro.

Intanto il programma cresce: conferenze, mostre, workshop, esplorazioni, incontri e occasioni di confronto stanno componendo, tassello dopo tassello, quello che si annuncia come uno dei grandi appuntamenti della speleologia del 2026. Già a luglio Scintilena raccontava l’apertura delle iscrizioni e il ritorno dei cinque elementi come filo conduttore dell’incontro.

E per chi sta ancora pensando “mi iscrivo domani”, il momento è questo: l’iscrizione Early Bird a prezzo agevolato termina il 31 agosto.

Mancano pochi giorni.

Poi resterà l’attesa.

Quella di ritrovarsi a Costacciaro, tutti insieme, ancora una volta.

Aria. Acqua. Terra. Fuoco. Vuoto.

Cinque elementi. Un Raduno. Un sogno che sta prendendo forma.

Leggi l’articolo di luglio su Scintilena

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  • Giornata internazionale delle grotte e del carsismo: in Ungheria riflettori sul soccorso sotterraneo
    Condividi Dalla ricorrenza mondiale alla mostra sui 65 anni del Magyar Barlangi Ment?szolgálat La Giornata internazionale delle grotte e del carsismo porta al centro dell’attenzione il valore scientifico, ambientale e umano del mondo sotterraneo. In Ungheria, il tema si intreccia con il sessantacinquesimo anniversario del Magyar Barlangi Ment?szolgálat, il Servizio ungherese di soccorso speleologico, e con la mostra fotografica Ment?k Lámpafényben al Museo ungherese di storia naturale di Buda
     

Giornata internazionale delle grotte e del carsismo: in Ungheria riflettori sul soccorso sotterraneo

August 26th 2026 at 08:00

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Dalla ricorrenza mondiale alla mostra sui 65 anni del Magyar Barlangi Ment?szolgálat

La Giornata internazionale delle grotte e del carsismo porta al centro dell’attenzione il valore scientifico, ambientale e umano del mondo sotterraneo. In Ungheria, il tema si intreccia con il sessantacinquesimo anniversario del Magyar Barlangi Ment?szolgálat, il Servizio ungherese di soccorso speleologico, e con la mostra fotografica Ment?k Lámpafényben al Museo ungherese di storia naturale di Budapest. L’esposizione utilizza le immagini di Márton Kovács per documentare operazioni, addestramenti e lavoro volontario in ambiente ipogeo. [web:2][web:8]

Giornata internazionale delle grotte e del carsismo: le date da distinguere

Nel testo di partenza il 25 giugno viene indicato come Giornata mondiale delle grotte e il 14 agosto come Giornata mondiale degli speleologi. Queste ricorrenze possono essere adottate localmente o circolare nella comunità speleologica, ma occorre distinguerle dalla nuova ricorrenza internazionale ufficiale.

L’UNESCO ha proclamato il 13 settembre Giornata internazionale delle grotte e del carsismo nel novembre 2025, su proposta della Slovenia sostenuta dall’Unione internazionale di speleologia. Il 13 settembre 2026 sarà quindi la prima celebrazione ufficiale della Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. Il programma di avvio è previsto a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre. [web:24][web:29]

La precisazione non è soltanto formale. La Giornata internazionale delle grotte e del carsismo vuole riunire ricerca, educazione, protezione del patrimonio e cooperazione internazionale. L’UIS ricorda inoltre che i paesaggi carsici e le acque sotterranee associate costituiscono una risorsa essenziale per oltre un miliardo di persone. [web:26]

Soccorso speleologico ungherese e fragilità dell’ambiente ipogeo

Il messaggio della Giornata internazionale delle grotte e del carsismo comprende anche la sicurezza. Le grotte richiedono competenze tecniche, preparazione fisica, pianificazione e rispetto delle condizioni ambientali. Un incidente in sotterraneo impone spesso tempi lunghi, comunicazioni complesse e sistemi di trasporto adattati a pozzi, meandri, strettoie e terreni instabili.

In questo quadro si inserisce il Magyar Barlangi Ment?szolgálat. L’organizzazione, fondata nel 1961, celebra nel 2026 i suoi 65 anni di attività ed è descritta dalle fonti ungheresi come una delle più longeve organizzazioni civili di soccorso attive senza interruzioni nel Paese. Il lavoro non riguarda esclusivamente le emergenze in cavità. Formazione, esercitazioni, gestione delle attrezzature e coordinamento con gli altri servizi di emergenza sono elementi decisivi per intervenire in sicurezza. [web:8][web:9]

La memoria degli incidenti resta parte della cultura della prevenzione speleologica. Il 14 agosto è infatti associato da molte comunità al ricordo di Marcel Loubens, speleologo francese morto nel 1952 dopo un grave incidente nella grotta Pierre-Saint-Martin. La ricorrenza non sostituisce la Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, ma richiama il valore della prudenza nell’attività esplorativa.

Ment?k Lámpafényben: fotografie e storia del barlangi ment?

La mostra Ment?k Lámpafényben, traducibile come “Soccorritori alla luce delle lampade”, presenta fotografie realizzate da Márton Kovács. Kovács è speleologo, soccorritore e fotoreporter. Da circa quindici anni documenta con la macchina fotografica interventi ed esercitazioni del soccorso speleologico ungherese. Le immagini esposte non sono scene ricostruite. Sono fotografie di taglio documentario, selezionate per restituire procedure, collaborazione tra operatori e condizioni operative nel sottosuolo. [web:8]

L’iniziativa è stata inaugurata il 21 febbraio 2026 al Museo ungherese di storia naturale. Nella stessa occasione è stato presentato il volume di József Mészáros Barlangi mentés – Kézikönyv a mélység hétköznapi h?seinek, dedicato alla storia, alle tecniche e alla direzione degli interventi di soccorso in grotta in Ungheria. [web:8][web:9]

Le informazioni sulla durata della mostra meritano un aggiornamento. Le comunicazioni di febbraio la indicavano visitabile fino al 6 giugno. Un reportage di Telex del 22 agosto riferisce invece che l’esposizione, vista la partecipazione del pubblico, è stata prorogata fino a dicembre. Chi intende visitarla dovrebbe verificare gli orari e l’effettiva apertura sul sito del museo prima di programmare il viaggio. [web:2][web:8]

Le ricerche nelle grotte ungheresi: il caso recente del lago di Hévíz

Il testo ricevuto non nomina una singola grotta alla quale riferire nuove scoperte. Per integrare l’articolo con un aggiornamento verificabile sulle più recenti ricerche ipogee in Ungheria, il riferimento più pertinente è il sistema di cavità sommerso del lago termale di Hévíz.

Il 17 marzo 2026 due subacquei della Direzione del Parco nazionale degli altopiani del Balaton hanno effettuato misurazioni geodetiche degli ingressi di cinque piccole cavità lungo la sponda occidentale del lago. Non si tratta di cavità scoperte dal nulla: erano già state individuate circa cinquant’anni prima durante l’esplorazione della grotta sorgente. La novità è la localizzazione precisa degli accessi, ottenuta con boe in immersione e ricevitori GNSS operati dalla superficie. [web:47]

Le verifiche hanno permesso di acquisire anche immagini e filmati. Il fine dichiarato è inserire tutte le cavità note del lago nel registro nazionale delle grotte. È un passaggio rilevante per la ricerca e per la gestione conservativa di un sistema termale delicato, dove la conoscenza spaziale delle aperture costituisce una base per il monitoraggio. [web:43][web:47]

La Giornata internazionale delle grotte e del carsismo offre dunque un contesto per collegare la tutela del carsismo al soccorso speleologico e alla documentazione scientifica. La mostra di Budapest racconta la componente umana delle emergenze. Le misurazioni di Hévíz mostrano invece come tecniche subacquee, rilievo e registrazione ufficiale possano ampliare la conoscenza di cavità già note solo in modo parziale. Entrambi i filoni richiamano una stessa esigenza: frequentare, studiare e proteggere il sottosuolo con metodi adeguati.

Fonti

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  • Fontanon di Goriuda, 25 anni di esplorazioni nel cuore del Canin
    Condividi Il Club Alpinistico Triestino celebra un quarto di secolo di attività speleosubacquea nella grande risorgenza della Val Raccolana. Una storia di esplorazione e ricerca che continua, con nuovi obiettivi ancora da raggiungere. Venticinque anni dentro la montagna, seguendo l’acqua e cercando passaggi verso ambienti ancora sconosciuti. Il Club Alpinistico Triestino celebra un importante anniversario delle esplorazioni speleosubacquee al Fontanon di Goriuda, una delle più spettacolari ri
     

Fontanon di Goriuda, 25 anni di esplorazioni nel cuore del Canin

August 26th 2026 at 06:00

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Il Club Alpinistico Triestino celebra un quarto di secolo di attività speleosubacquea nella grande risorgenza della Val Raccolana. Una storia di esplorazione e ricerca che continua, con nuovi obiettivi ancora da raggiungere.

Venticinque anni dentro la montagna, seguendo l’acqua e cercando passaggi verso ambienti ancora sconosciuti. Il Club Alpinistico Triestino celebra un importante anniversario delle esplorazioni speleosubacquee al Fontanon di Goriuda, una delle più spettacolari risorgenze del massiccio del Canin.

Una lunga storia, iniziata nei primi anni Duemila e proseguita attraverso immersioni, risalite, campi sotterranei, rilievi e nuove scoperte, che hanno progressivamente modificato la conoscenza della cavità. Un lavoro che ha richiesto negli anni competenze tecniche, continuità e la capacità di tornare più volte sugli stessi interrogativi posti da un sistema carsico complesso e ancora lontano dall’essere completamente conosciuto.

L’anniversario è stato celebrato tornando proprio al Goriuda, con gli speleologi del CAT, il presidente Franco Riosa e Duilio Cobol, protagonista delle esplorazioni fin dalle prime fasi. Alla giornata ha partecipato anche una troupe Rai: le immagini girate nella cavità saranno trasmesse in autunno all’interno di “Linea Bianca” su Rai 1.

Duilio Cobol con la troupe della RAI al Fontanon di Goriuda – Foto A. Ressa

I venticinque anni sono occasione per guardare indietro e puntare avanti.

Il Fontanon conserva ancora importanti incognite: il prossimo inverno gli speleologi intendono tornare a lavorare su quattro obiettivi esplorativi rimasti aperti, mentre sullo sfondo si fa sempre più interessante anche l’ipotesi di possibili collegamenti con altri sistemi carsici del Canin.

La parola ad Alessandra Ressa, dell’Ufficio Stampa del Club Alpinistico Triestino, che nel comunicato che segue ripercorre venticinque anni di esplorazioni al Fontanon di Goriuda, dalle prime immersioni alle grandi scoperte, fino alle domande che ancora oggi attendono una risposta.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

COMUNICATO STAMPA con preghiera di pubblicazione

FONTANON DI GORIUDA, 25 ANNI NEL CUORE DELLA MONTAGNA: IL CAT CELEBRA UNA LUNGA STORIA DI ESPLORAZIONI SPELEOSUBACQUEE

Da un quarto di secolo gli speleologi del Club Alpinistico Triestino esplorano, studiano e documentano uno dei più affascinanti sistemi carsici del Friuli Venezia Giulia, il Fontanon di Goriuda. Il CAT, il presidente Franco Riosa e lo speleosubacqueo Duilio Cobol, protagonista delle esplorazioni dal loro principio, hanno voluto festeggiare questo speciale compleanno proprio all’interno della cavità da cui sgorga la cascata più celebre della Regione alla presenza di una troupe della RAI, che racconterà questa straordinaria esperienza in autunno all’interno di “Linea Bianca”.

Trieste, 25 agosto 2026 – Venticinque anni di esplorazioni continuative. È questo il traguardo che il Club Alpinistico Triestino celebra al Fontanon di Goriuda, una delle più importanti e spettacolari risorgenze delle Alpi Giulie, dove da un quarto di secolo generazioni di speleologi del CAT hanno investito tempo, energie, competenze e passione nel tentativo di svelare ciò che si nasconde oltre la cascata e dentro la montagna.

Una ricorrenza che non è stata celebrata semplicemente con un incontro, ma tornando là dove tutto è cominciato: nel cuore della Val Raccolana, davanti e dentro quella poderosa risorgenza che continua a rappresentare, dopo tanti anni, una delle grandi sfide della speleologia regionale.

Alla recente uscita hanno partecipato gli speleologi del Club Alpinistico Triestino e il presidente Franco Riosa, insieme a Duilio Cobol, speleosubacqueo e protagonista di una parte fondamentale di questa lunga stagione esplorativa. È stato proprio Cobol a organizzare l’uscita, mettendo a disposizione l’esperienza maturata in oltre 25 anni di attività dedicata all’esplorazione e alla ricerca nel Fontanon di Goriuda.

La ricorrenza diventa così soprattutto un momento per ripercorrere una storia fatta di scoperte, immersioni, risalite, rilievi, campi interni, corde, attrezzature e interminabili ore trascorse nel buio della montagna. Una storia nella quale il CAT ha avuto un ruolo costante, contribuendo in modo significativo alla conoscenza di una cavità che, ancora oggi, conserva importanti incognite.

Il Fontanon di Goriuda, infatti, non è semplicemente la spettacolare cascata che si incontra in Val Raccolana. È una poderosa risorgenza perenne attraverso la quale riaffiorano le acque del sovrastante massiccio del Canin. La scheda del Catasto Speleologico Regionale la identifica con il numero 20 e ne indica l’ingresso a 861 metri di quota, uno sviluppo planimetrico catastato di 767,6 metri e un dislivello positivo di 119 metri. La Regione Friuli Venezia Giulia lo ha inoltre classificato come geosito di interesse nazionale.

Per chi osserva il Fontanon dall’esterno, la grotta sembra terminare dopo il primo tratto percorribile a piedi. In realtà, dopo circa 150 metri, un lago obbliga a passare dalle tecniche speleologiche tradizionali a quelle della speleosubacquea oppure ad utilizzare un canotto. Da quel punto inizia un ambiente completamente diverso, nel quale la progressione avviene tra acqua, sifoni, roccia e oscurità assoluta.

La storia moderna delle esplorazioni del CAT al Goriuda prende forma nei primi anni Duemila, dopo l’incontro di un gruppo di sette speleosubacquei esperti avvenuto durante Bora 2000, importante appuntamento internazionale della speleologia svoltosi a Trieste. Da quell’esperienza nacque la volontà di continuare a lavorare insieme e di individuare nel Fontanon un ambiente nel quale mettere alla prova e affinare tecniche di immersione. Il Goriuda divenne progressivamente un vero laboratorio di esplorazione, nel quale ogni immersione poteva significare una nuova osservazione, un nuovo passaggio, una diversa interpretazione della cavità.

La grande svolta arrivò tra il 2008 e il 2009, quando gli speleosub del CAT riuscirono a individuare, al di sopra dei rami allora conosciuti, grandi gallerie fossili. La documentazione del Parco Naturale delle Prealpi Giulie racconta la scoperta di ambienti di dimensioni sorprendenti: una grande galleria superiore, con spazi così vasti che inizialmente i fasci luminosi degli esploratori non riuscivano nemmeno a illuminarne i limiti. Quelle scoperte cambiarono la lettura della grotta. Quello che per anni era stato considerato il “terzo sifone” non sembrava infatti rappresentare la prosecuzione principale della cavità, ma una sorta di vasca sospesa, mentre le antiche vie dell’acqua conducevano verso livelli superiori. Da qui ebbe inizio una nuova fase di esplorazioni e risalite, con sviluppi verticali superiori ai cento metri.

Per rendere possibile il lavoro fu necessario organizzare un vero e proprio campo base sotterraneo. Nel 2008, le attività comprendevano già il ripristino di centinaia di metri di linea telefonica, la realizzazione di un campo interno e la sistemazione delle sagole e degli ancoraggi tra i diversi sifoni.

Ma il Fontanon non ha mai concesso facilmente i propri segreti. Le piene periodiche hanno più volte danneggiato o distrutto le installazioni, costringendo gli speleologi a ricostruire ancoraggi, sostituire corde e ripristinare le vie di progressione. Ogni nuova esplorazione ha quindi richiesto non soltanto capacità tecnica, ma anche una notevole dose di pazienza e determinazione.

Venticinque anni di esplorazione continuativa significano anche venticinque anni di conoscenza maturata sul campo. E proprio questa esperienza ha fatto del Goriuda anche un ambiente particolarmente significativo per il soccorso speleosubacqueo.

Nel corso degli anni la cavità ha ospitato importanti esercitazioni del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, sfruttando la complessità dei percorsi e la presenza dei sifoni per simulare interventi in condizioni estremamente impegnative. Nel 2018, ad esempio, un’esercitazione nazionale speleosubacquea del CNSAS coinvolse tredici speleosubacquei e altri sette tecnici, impegnati nel superamento di due sifoni e nella simulazione del soccorso di persone in difficoltà in profondità. Il Goriuda ha dunque rappresentato negli anni non soltanto un luogo di scoperta, ma anche un ambiente nel quale sviluppare e verificare tecniche, procedure e capacità operative.

La speleosubacquea, del resto, non lascia spazio all’improvvisazione. La temperatura dell’acqua, la difficoltà degli ambienti, l’oscurità, i lunghi percorsi, la gestione delle bombole e la possibilità di un problema tecnico rendono ogni immersione un’attività ad elevata complessità. È necessario lavorare con attrezzature ridondanti, linee di sicurezza e materiali di riserva, mantenendo sempre la possibilità di gestire un eventuale guasto.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che il CAT ha voluto mostrare anche in occasione di questa speciale uscita celebrativa.

A documentare la giornata, infatti, era presente una troupe della Rai, interessata a raccontare non soltanto la spettacolarità del Fontanon, ma soprattutto la storia degli uomini che da decenni ne inseguono le prosecuzioni. La troupe è stata accompagnata all’interno della cavità dalle Guide Turistiche Speleologiche del Friuli Venezia Giulia, che hanno curato l’accompagnamento in ambiente ipogeo e il supporto necessario alle riprese.

Le immagini realizzate al Goriuda confluiranno in un servizio che sarà trasmesso nel prossimo autunno all’interno di “Linea Bianca” su Rai 1. La presenza della televisione rappresenta un’importante occasione per far conoscere a un pubblico molto più vasto una realtà che normalmente rimane completamente nascosta: il lavoro degli speleologi, la complessità dell’esplorazione e, insieme alla bellezza del mondo sotterraneo, anche i rischi della speleosubacquea.

Ma la Rai, in questa occasione, è soprattutto una finestra su una storia che appartiene al CAT.

Una storia che non si conclude con i risultati già ottenuti. Perché, nonostante 25 anni di attività, il Fontanon di Goriuda continua a porre interrogativi.

Sono almeno quattro le grandi incognite sulle quali gli speleologi intendono tornare a lavorare. Una riguarda una difficile arrampicata di circa 40 metri sulla volta della galleria terminale; un’altra una risalita meno impegnativa che potrebbe aprire una nuova prosecuzione. Rimane poi da verificare un pozzo stimato in circa cinque metri, dal quale il rumore prodotto dalla caduta dei sassi potrebbe far pensare alla presenza di acqua. E proprio l’eventuale presenza di un nuovo sifone, a una distanza così importante dall’ingresso, rappresenterebbe una prospettiva esplorativa di grande interesse.

A rendere ancora più affascinante questa ricerca è il fatto che il Goriuda potrebbe non essere un sistema isolato. Negli ultimi anni le esplorazioni condotte da altri gruppi speleologici sull’altopiano del Canin hanno raggiunto settori che sembrano avvicinarsi a quelli esplorati dal CAT. L’ipotesi di un futuro collegamento fra sistemi carsici differenti appare quindi sempre più concreta.

Sarebbe una scoperta capace di aggiungere un capitolo importante alla conoscenza del carsismo del Canin e della circolazione delle acque sotterranee di uno dei più importanti territori carsici delle Alpi Giulie.

Per il Club Alpinistico Triestino, dunque, i 25 anni del gruppo speleosubacqueo non rappresentano un traguardo, ma la conferma di una scelta che continua nel tempo: esplorare, conoscere, documentare e trasmettere alle nuove generazioni la passione per il mondo sotterraneo.

Un quarto di secolo dopo l’inizio di questa avventura, Duilio Cobol e gli speleologi del CAT sono ancora davanti alle stesse domande che hanno accompagnato tante delle loro spedizioni: dove porta davvero l’acqua del Goriuda? Quanto si estende ancora la cavità? E soprattutto, cosa si nasconde oltre l’ultimo passaggio conosciuto?

Il prossimo inverno gli speleologi intendono tornare al lavoro sulle quattro grandi incognite ancora aperte.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

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http://www.cat.ts.it

Ufficio Stampa: Alessandra Ressa +39 348 3515270

Foto A. Ressa

Venticinque anni sono tanti, soprattutto quando si misurano non in chilometri percorsi in superficie, ma in metri conquistati nel buio, immersione dopo immersione, risalita dopo risalita.

La storia del Fontanon di Goriuda racconta bene uno degli aspetti più autentici della speleologia: una grotta non si esaurisce con una scoperta e nemmeno con una generazione di esploratori. Rimane lì, con le sue domande, mentre cambiano gli uomini, migliorano le tecniche e nuove conoscenze permettono di tornare dove, anni prima, ci si era dovuti fermare.

Al Goriuda le domande sono ancora molte. Ci sono pareti da risalire, passaggi da verificare, la possibilità di nuove vie d’acqua e, più lontano, l’affascinante prospettiva di un collegamento con altri grandi sistemi carsici del Canin.

Il modo migliore di festeggiare venticinque anni di esplorazioni è considerarli un punto per continuare a cercare: sotto il Canin, l’acqua continua il suo viaggio: gli speleologi, inevitabilmente, continueranno a seguirla.

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  • 13 settembre 2026, i Geoparchi UNESCO si mobilitano per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo
    Condividi La Global Geoparks Network invita tutti i Geoparchi mondiali UNESCO a partecipare alla prima celebrazione dell’International Day of Caves and Karst. Eventi internazionali sono in programma a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026. La Global Geoparks Network (GGN) ha invitato tutti gli UNESCO Global Geoparks del mondo a celebrare, il prossimo 13 settembre 2026, l’International Day of Caves and Karst (IDCK), la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo proclamata
     

13 settembre 2026, i Geoparchi UNESCO si mobilitano per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

August 24th 2026 at 06:00

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La Global Geoparks Network invita tutti i Geoparchi mondiali UNESCO a partecipare alla prima celebrazione dell’International Day of Caves and Karst. Eventi internazionali sono in programma a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026.

La Global Geoparks Network (GGN) ha invitato tutti gli UNESCO Global Geoparks del mondo a celebrare, il prossimo 13 settembre 2026, l’International Day of Caves and Karst (IDCK), la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo proclamata dall’UNESCO nel 2025.

La decisione è stata assunta dall’Executive Board della Global Geoparks Network durante la sua 176ª sessione, tenutasi il 3 giugno, con l’obiettivo di trasformare la prima celebrazione della Giornata in un grande momento internazionale dedicato alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione degli ambienti carsici.

Grotte e carsismo, un patrimonio fondamentale per il pianeta

La Giornata nasce per richiamare l’attenzione mondiale sull’importanza delle grotte e dei paesaggi carsici, ambienti straordinari ma spesso poco conosciuti e particolarmente vulnerabili.

I sistemi carsici custodiscono una biodiversità unica, importanti testimonianze geologiche, paleontologiche, archeologiche e culturali e rappresentano una risorsa fondamentale per le comunità umane.

Secondo la Global Geoparks Network, le acque associate agli ambienti carsici contribuiscono all’approvvigionamento di acqua potabile di oltre un miliardo di persone.

Allo stesso tempo, grotte e territori carsici sono sottoposti a pressioni crescenti dovute ai cambiamenti climatici, al degrado del territorio e a pratiche di utilizzo non sostenibili.

La loro protezione assume quindi un ruolo sempre più importante non soltanto per la conservazione del patrimonio naturale, ma anche per la sicurezza delle risorse idriche e per la resilienza delle comunità che vivono nelle regioni carsiche.

L’appello ai Geoparchi UNESCO

La Global Geoparks Network sottolinea il ruolo particolare degli UNESCO Global Geoparks, molti dei quali comprendono importanti sistemi carsici, grotte e paesaggi modellati dalla dissoluzione delle rocce.

La GGN invita i Geoparchi a organizzare iniziative insieme alle comunità locali per il 13 settembre e a promuovere la protezione e la gestione responsabile degli ambienti carsici attraverso ricerca scientifica, educazione, divulgazione e partecipazione delle comunità.

È stato inoltre rivolto ai Geoparchi l’invito a inviare fotografie rappresentative delle grotte e delle principali forme carsiche presenti nei rispettivi territori. Le immagini contribuiranno alla realizzazione di materiali promozionali destinati alla celebrazione internazionale.

Anche le reti regionali e nazionali dei Geoparchi sono chiamate a organizzare manifestazioni e attività nel corso dell’autunno 2026.

Dal 10 al 13 settembre gli eventi internazionali a Postumia

Uno dei momenti centrali della prima celebrazione internazionale si svolgerà a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026.

La Global Geoparks Network parteciperà agli eventi che segneranno simbolicamente e ufficialmente l’avvio della nuova ricorrenza mondiale.

Le manifestazioni si terranno sotto il patrocinio onorario della Presidente della Repubblica di Slovenia Nataša Pirc Musar e sotto il patrocinio dell’UNESCO, con il sostegno e la collaborazione della Commissione Nazionale Slovena per l’UNESCO, delle Grotte di Postumia, del Parco delle Grotte di Škocjan, dei Comuni di Postumia e Pivka e dell’Associazione Speleologica Slovena.

Il 13 settembre diventerà così un appuntamento annuale internazionale dedicato a uno dei patrimoni naturali più importanti e delicati del pianeta: il mondo sotterraneo e i territori carsici.

Per la comunità speleologica internazionale rappresenta anche un’occasione particolarmente significativa per portare fuori dalle grotte conoscenze maturate in decenni di esplorazione e ricerca e trasformarle in consapevolezza pubblica, educazione e tutela.


Fonte: Global Geoparks Network – post Facebook sull’International Day of Caves and Karst

Immagine: Global Geoparks Network / Lang Son UNESCO Global Geopark

#InternationalDayOfCavesAndKarst #CavesAndKarst #GlobalGeoparksNetwork #UNESCOGlobalGeoparks #Speleologia #Carsismo

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  • Dall’Abisso Mosè allo Stelvio: il “Battito” di Marco Alberti porta le Apuane a 2.757 metri
    Condividi Marco Alberti, protagonista anche della scoperta e dell’esplorazione dell’Abisso Mosè sul Monte Altissimo, è lo scuoltore che ha realizzato in marmo apuano un’opera dedicata alla montagna, alla trasformazione e ai tornanti dello Stelvio: l’inaugurazione il 12 settembre 2026 al Passo Un filo bianco, più che rosso, fatto di marmo, acqua, esplorazione e arte, dalle profondità delle Alpi Apuane sale fino ai 2.757 metri all Passo dello Stelvio. Lo ha steso Marco Alberti, artista nato
     

Dall’Abisso Mosè allo Stelvio: il “Battito” di Marco Alberti porta le Apuane a 2.757 metri

August 23rd 2026 at 06:00

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Marco Alberti, protagonista anche della scoperta e dell’esplorazione dell’Abisso Mosè sul Monte Altissimo, è lo scuoltore che ha realizzato in marmo apuano un’opera dedicata alla montagna, alla trasformazione e ai tornanti dello Stelvio: l’inaugurazione il 12 settembre 2026 al Passo

Un filo bianco, più che rosso, fatto di marmo, acqua, esplorazione e arte, dalle profondità delle Alpi Apuane sale fino ai 2.757 metri all Passo dello Stelvio.

Lo ha steso Marco Alberti, artista nato nel 1974 a Forno, nel comune di Massa, dove ancora oggi vive e lavora ai piedi delle Apuane. È lui l’autore di “Battito dello Stelvio”, la monumentale scultura in marmo apuano che sarà inaugurata sabato 12 settembre 2026 al Passo dello Stelvio.

Per gli speleologi, però, la storia ha un interesse particolare. Alberti non è soltanto un artista affascinato dal mondo sotterraneo: ha partecipato direttamente alla scoperta dell’Abisso Mosè sul Monte Altissimo.

Un artista che ha conosciuto la montagna anche dal basso

Autodidatta, Alberti ha costruito buona parte della propria ricerca artistica intorno alle Alpi Apuane, alla pietra, al lavoro dell’uomo e alle trasformazioni del paesaggio.

Da oltre vent’anni, insieme alla compagna e artista Alessandra Ferrandu, ha trasformato gli spazi di una cava dismessa di Forno in un laboratorio creativo, Case Carpano + Rubbia.

Ma la sua ricerca non si è fermata alla superficie.

Nel 2018 Alberti, Ferrandu e Dario Fochi furono tra i protagonisti della nascita del libero gruppo speleologico Aria Continua e della scoperta di una nuova cavità sul Monte Altissimo.

Quella cavità sarebbe diventata l’Abisso Mosè.

La scoperta avvenne perlustrando la cresta che dal Passo degli Uncini sale verso la vetta del Monte Altissimo. Dopo la disostruzione dell’ingresso iniziarono le esplorazioni di un sistema caratterizzato da pozzi e camini, che già nel 2020 aveva portato gli esploratori a circa 400 metri di profondità.

Alberti stesso, parlando recentemente della propria esperienza artistica, ha ricordato come la sua ricerca si sia spinta verso il mondo ipogeo delle Apuane, attraverso esplorazioni e scoperte speleologiche come quella dell’Abisso Mosè.

Un’esperienza che, nelle sue parole, ha rafforzato il rapporto profondo e fisico con la montagna e con il valore stesso del marmo.

La montagna fuori e dentro

Questo rapporto con il sottosuolo aiuta a comprendere meglio anche le opere di Alberti.

Parlando di Eccentrica, opera sonora dedicata alle Alpi Apuane, l’artista ha descritto una montagna composta di marmo, calcare, quarzi e minerali, ricordando però anche ciò che esiste al suo interno: laghi e ambienti sotterranei che, osservando le Apuane dall’esterno, non si potrebbero neppure immaginare.

Pietra, acqua, vuoto, erosione e trasformazione diventano così elementi di uno stesso paesaggio.

Ed è proprio un pezzo di questo paesaggio che adesso viaggia dalle Apuane alle Alpi Retiche.

Il “Battito” dello Stelvio

Battito dello Stelvio è realizzata in marmo apuano ed è stata donata al Comune di Bormio in occasione del Bicentenario della Strada dello Stelvio.

La forma scelta da Alberti è quella di un girino stilizzato: il girino — sì, una rana “in progress” — come simbolo della metamorfosi: della natura, della montagna e forse anche di chi la attraversas.

La lunga coda riproduce, osservata dall’alto, la successione dei celebri tornanti dello Stelvio. Allo stesso tempo ricorda il tracciato di un elettrocardiogramma: il battito che accelera durante la salita, accompagna la fatica e scandisce l’emozione dell’arrivo al passo.

I tornanti dello Stelvio visti dall’alto: una successione di curve che nell’opera di Marco Alberti diventa il tracciato di un battito. Foto: Gabri80 / Wikimedia Commons – Pubblico dominio

Il riferimento al girino ha più significati.

Richiama innanzitutto il Giro d’Italia e i suoi corridori, tradizionalmente chiamati “girini”. Ma rimanda anche alla metamorfosi dell’anfibio, osservabile nei piccoli laghi glaciali dello Stelvio: una trasformazione naturale che diventa metafora della montagna e del suo continuo mutamento.

Nel 2025 una versione dell’opera, realizzata come Premio Speciale del Bicentenario, è stata assegnata a Isaac Del Toro, Maglia Rosa e vincitore della tappa San Michele all’Adige-Bormio.

Dalle Apuane allo Stelvio, un rapporto che viene da lontano

Per Alberti lo Stelvio non rappresenta una destinazione nuova.

Già nel 2016 aveva portato al passo “Vertigo”, una mostra allestita a circa 2.780 metri di quota. In quell’occasione realizzò anche l’opera 1917, assemblando reperti recuperati nelle trincee e sul ghiacciaio e legati alla Prima guerra mondiale.

Nel 2017 arrivò poi il “Girino d’Italia”, creato in occasione del centenario del Giro d’Italia e proposto come trofeo Cima Coppi. Il 23 maggio di quell’anno Alberti lo consegnò a Mikel Landa, primo a transitare sul Passo dello Stelvio durante la sedicesima tappa del Giro.

Battito dello Stelvio rappresenta quindi l’approdo di un rapporto con queste montagne che dura da almeno un decennio.

Un’opera nella quale entrare

La nuova scultura non è stata concepita soltanto per essere osservata.

“Battito dello Stelvio”, l’opera monumentale in marmo apuano di Marco Alberti. Foto: Bormio.eu – dalla pagina ufficiale del progetto “Battito dello Stelvio”Fonte originale e fotografia – Bormio.eu

Alla base della coda è presente un piccolo podio. Salendo sulla piattaforma e sollevando le braccia, il visitatore entra fisicamente nella composizione e ne completa idealmente il movimento, creando una continuità fra corpo, marmo e paesaggio.

È un concetto che può risultare particolarmente familiare a chi pratica la speleologia: la montagna non soltanto come qualcosa da contemplare, ma come spazio nel quale entrare e con il quale stabilire una relazione fisica.

In questo caso la relazione avviene alla luce e a quasi tremila metri di quota. Nell’esperienza speleologica di Alberti è avvenuta invece nel buio dell’Altissimo, seguendo pozzi e fratture verso il cuore della montagna.

C’è anche un altro legame con il mondo speleologico: tra le realtà che hanno contribuito alla realizzazione di Battito dello Stelvio figura infatti il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, insieme al Parco Regionale delle Alpi Apuane, al Parco Nazionale dello Stelvio, all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ai Comuni di Bormio, Massa, Carrara e Seravezza, alla Provincia di Massa-Carrara e ad altre istituzioni, associazioni e imprese.

L’opera sarà inaugurata sabato 12 settembre 2026 alle ore 11.30 al Passo dello Stelvio, alla presenza di Marco Alberti.

E forse, conoscendo meglio il suo autore, quel “Battito” assume un significato ulteriore.

Il marmo che arriva sullo Stelvio porta con sé l’immagine luminosa delle creste apuane, il loro grido di dolore di montagne martiri e bellissime e, idealmente, anche quello che sta sotto: il carsismo, l’acqua, gli abissi, l’esplorazione.

Dall’Abisso Mosè alle alte quote dello Stelvio, è sempre la stessa montagna osservata — ed esplorata — da prospettive diverse.

“Battito dello Stelvio”, la monumentale scultura in marmo apuano realizzata dall’artista Marco Alberti. Ricavata da un blocco di 45 tonnellate, l’opera finita pesa circa 17 tonnellate ed è destinata al Passo dello Stelvio, dove sarà inaugurata il 12 settembre 2026. Foto tratta da La Nazione, 23 luglio 2026, articolo di Alessandro Salvetti

La poesia che accompagna la pietra

Battito dello Stelvio non nasce soltanto come scultura. Marco Alberti affida anche alla parola il senso della sua opera, componendo la poesia Battito: tornanti, respiro, ascesa, pietra, ghiacciai, silenzio e solitudine diventano versi. È quasi un secondo percorso verso lo Stelvio, questa volta tracciato dalle parole.

E forse è proprio con la voce dell’autore che vale la pena concludere questo viaggio dalle profondità delle Apuane all’alta quota.

Battito

Battito
Potrei amare, immaginare
ambire la mia brama
sulle curve lente dei tornanti
porre nel gioco
il fiato corto dell’ascesa
mentre il cuore si contrae

La mia scaglia corre
leviga sull’asfalto
la sua ombra
il proprio vento

Polvere
sul Passo
il mio che sale
il suo che scende
Si potrebbe fermare?
Forse troppo tardi

L’amore non fugge
qualcosa lo attende
La pellicola riflette
il suo bagliore
sui ghiacciai, sulle vette
nella tersa scia di una notte

Un’illusione?
Forse

Ciò che resta
così assorta la pietra
nella sua moltitudine di forme
rinvenire tra le creste
le sue pianure

Respira il tacere
nell’inafferrabile
nella solitudine
nella pioggia che trascorre
l’eco di chi chiede

Battito
dove?
Stelvio

Fonti

Bormio.eu, Battito dello Stelvio – Un’opera d’arte celebra 200 anni della Strada dello Stelvio. Pagina ufficiale del progetto – https://www.bormio.eu/it/consigli-e-curiosita/battito-dello-stelvio

La Gazzetta di Massa e Carrara, Progetto “Battito dello Stelvio”, 3 maggio 2026, con le dichiarazioni di Marco Alberti sul mondo ipogeo delle Apuane e sull’Abisso Mosè – https://www.lagazzettadimassaecarrara.net/cultura/progetto-battito-dello-stelvio-la-scultura-sara-installata-a-meta-giugno-al-passo-dello-stelvio-a-compimento-delle-celebrazioni-per-il-bicentenario-della-strada-dello-stelvio

Marco Alberti – sito ufficiale, biografia, opere e documentazione delle precedenti iniziative allo Stelvio.

La Nazione, Scoprono un abisso sul Monte Altissimo, 2 ottobre 2020 https://www.lanazione.it/viareggio/cronaca/abisso-monte-altissimo-2a47a177

ScintilenaIn arrivo il nuovo numero della rivista Speleologia della Società Speleologica Italiana, 3 ottobre 2021, con la segnalazione del reportage “Abisso Mosè: l’ennesima porta del Monte Altissimo (Alpi Apuane)”. Articolo su Scintilena

ScintilenaTracciamento delle acque sotterranee nella Grotta di Lilliput e nel Mosè, 3 aprile 2025, con l’approfondimento sulle operazioni di tracciamento nell’Abisso Mosè. Articolo su Scintilena

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  • Timavo System Exploration 2026, Radio Fragola racconta dal fondo dell’Abisso di Trebiciano
    Condividi Timavo System Exploration 2026 porta una diretta di Radio Fragola a circa 329 metri di profondità nel Carso triestino. Sabato 22 agosto è previsto un nuovo collegamento, dedicato alla conclusione della campagna e al rientro degli speleosub. Timavo System Exploration 2026 e la diretta del 22 agosto La giornata conclusiva della Timavo System Exploration 2026 sarà raccontata in diretta da Radio Fragola sabato 22 agosto, dalle 15.35, sulle frequenze FM 104.6-104.8 e sul sito dell’emi
     

Timavo System Exploration 2026, Radio Fragola racconta dal fondo dell’Abisso di Trebiciano

August 22nd 2026 at 08:00

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Timavo System Exploration 2026 porta una diretta di Radio Fragola a circa 329 metri di profondità nel Carso triestino. Sabato 22 agosto è previsto un nuovo collegamento, dedicato alla conclusione della campagna e al rientro degli speleosub.

Timavo System Exploration 2026 e la diretta del 22 agosto

La giornata conclusiva della Timavo System Exploration 2026 sarà raccontata in diretta da Radio Fragola sabato 22 agosto, dalle 15.35, sulle frequenze FM 104.6-104.8 e sul sito dell’emittente.

Il collegamento è programmato in attesa dell’uscita della squadra francese di speleosub della Fédération Française d’Études et de Sports Sous-Marins, FFESSM, e degli speleologi impegnati nel recupero dei materiali dal fondo dell’Abisso di Trebiciano.

La trasmissione offrirà spazio alle impressioni dei partecipanti e alle informazioni che il gruppo renderà disponibili sulla campagna.

Il progetto Timavo System Exploration è promosso dalla Società Adriatica di Speleologia di Trieste. Riunisce speleologi e speleosub italiani, francesi e sloveni attorno allo studio del corso sotterraneo del Timavo-Reka.

La pagina della SAS descrive il programma come un’iniziativa internazionale nata dalle esplorazioni riprese nel 2013, dopo oltre vent’anni dalle precedenti attività speleosubacquee nel settore.

Radio Fragola all’Abisso di Trebiciano

Il 16 agosto Radio Fragola ha già realizzato una puntata speciale di Racconti dal Buio dall’interno della cavità.

La postazione era collocata presso il fiume Timavo, alla quota di circa ?329 metri dall’ingresso.

La diretta ha documentato la preparazione e lo svolgimento delle immersioni, con Edi Pernici alla conduzione e l’assistenza di Piero Luchesi e Stefano Schirinzi.

L’operazione ha richiesto una catena logistica compatibile con un ambiente profondo e non turistico.

Il segnale è stato trasferito all’esterno attraverso la connessione interna già disponibile nella grotta.

La comunicazione ipogea, in questo caso, è stata usata per trasformare attività normalmente percepite solo dagli operatori in un racconto radiofonico accessibile al pubblico.

La pagina di Racconti dal Buio presenta la rubrica come uno spazio dedicato alla geologia, alla biologia, alla storia, all’archeologia e alla tutela delle acque sotterranee.

Il podcast della diretta del 16 agosto è indicato dall’emittente tra i contenuti della serie.

Abisso di Trebiciano, dati e accesso speleologico

L’Abisso di Trebiciano, noto anche come Labadnìca, è la cavità numero 3 del Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia.

Si trova nel Carso triestino, nel territorio del Comune di Trieste. Il Catasto indica uno sviluppo planimetrico di 1.198 metri e una profondità di 329 metri, con quota del fondo pari a 13 metri sul livello del mare.

Il valore scientifico della grotta dipende soprattutto dalla presenza del Timavo sotterraneo nella parte terminale.

Il Catasto ricorda che Trebiciano è un punto intermedio fondamentale per osservare il fiume tra la scomparsa alle Grotte di San Canziano e le risorgive.

L’accesso richiede preparazione, attrezzatura e gestione del rischio proprie della speleologia verticale. La cavità non è una grotta turistica.

Il Timavo System Exploration 2026 prosegue quindi un lavoro che si svolge in condizioni impegnative.

La visibilità variabile, le correnti e la necessità di trasportare materiali in profondità incidono sui tempi delle attività.

Le immersioni nei sifoni richiedono inoltre una documentazione accurata delle sagole, della topografia e delle condizioni idrologiche.

Timavo System Exploration, gli aggiornamenti recenti

Le novità più recenti disponibili prima della chiusura della campagna 2026 delineano un quadro di ricerca più ampio.

Nell’edizione 2024 del Timavo System Exploration gli speleosub hanno esplorato per alcune centinaia di metri il sifone di uscita della Caverna Maucci.

Il percorso ha superato circa metà della distanza che separa Maucci dalla Grotta Luftloch. Sono stati inoltre rilevati con strumenti di precisione i sifoni a valle e quelli a monte dell’Abisso di Trebiciano.

La Caverna Maucci era stata raggiunta nel 2022 oltre il sifone a valle di Trebiciano, dopo circa 200 metri di galleria sommersa.

La Grotta Luftloch è stata invece aperta dagli speleologi della SAS il 23 marzo 2024, dopo una lunga attività di scavo.

Le informazioni diffuse nel 2024 stimavano in circa 200 metri il tratto ancora da chiarire tra i due sistemi.

L’obiettivo di collegare Trebiciano, Maucci e Luftloch resta una delle principali prospettive della Timavo System Exploration: una congiunzione permetterebbe di ricostruire un tratto continuo del Timavo sotterraneo per oltre due chilometri.

Nel gennaio 2026, un’altra ricerca nel Carso triestino ha aperto una nuova finestra sul fiume: l’Abisso Luciano Filipas, 87 VG, in zona Fernetti. La scoperta, attribuita alla Commissione Grotte Eugenio Boegan dopo 874 uscite in circa vent’anni, non fa parte del progetto Timavo System Exploration che vede in prima linea la Società Adriatica di Speleologia, ma aggiunge un punto di osservazione importante nel medesimo sistema idrogeologico.

Un ulteriore aggiornamento arriva dal Carso sloveno. Nel luglio 2026 la Reka Exploration ha annunciato oltre 800 metri di nuove gallerie nella Jama 1 v Kanjaducah, presso Sežana. Il fiume Reka prosegue nel sottosuolo verso l’Italia, dove riemerge come Timavo. Anche queste esplorazioni contribuiscono alla conoscenza complessiva del sistema transfrontaliero.

Una cronaca utile alla ricerca sul Timavo

La diretta prevista per il 22 agosto colloca Timavo System Exploration 2026 anche sul piano della divulgazione. Il collegamento radiofonico non sostituisce la relazione esplorativa, ma può rendere visibili la complessità operativa, le attese e i limiti di una campagna speleosubacquea.

Per la comunità speleologica, i risultati da seguire saranno soprattutto tre: l’eventuale avanzamento nei sifoni, la qualità e l’integrazione dei rilievi e la distanza residua verso il possibile collegamento con Luftloch.

Sarà rilevante anche capire se le osservazioni idrologiche raccolte durante la Timavo System Exploration 2026 offriranno elementi nuovi sulla circolazione delle acque nel Carso triestino.

Fonti

Comunicato ufficiale:

?????? ?? ?????? ????? ??? ??:?? vi aspetta su ????? ??????? ( FM 104.6-104.8 e www.radiofragola.com ) uno ???????? ???? ??? ????? ????????? con il racconto della giornata conclusiva di ?????? ?????? ??????????? ????.

Attenderemo l’uscita della squadra francese di speleo subacquei della ?????? e degli speleologi in supporto per il recupero dei materiali dal fondo dell’?????? ?? ??????????. Ascolteremo le impressioni dei protagonisti che hanno vissuto questa esperienza e ci faremo raccontare le novità relative la campagna esplorativa ??? ????.

Da segnalare, per questa stagione di rilievi ed esplorazioni di ?????? ?????? ???????????, è anche la collaborazione con l’emittente ????? ??????? con cui si sono programmate due dirette ?? ????, di cui una molto speciale svoltasi domenica 16 agosto, dalla ???????? ?????? ?? ???? ?? ??????, ? ????? ??? ????? ?? ??????????’, con conduzione di ??? ??????? assistito da ????? ??????? e ??????? ??????????.

Infatti, durante il ??? ???? abbiamo trasmesso oltre un’ora di ???????? ??? ???? in diretta radiofonica ??? ????? ????’ ?????? ?? ??????????, usando la connessione interna per portare il segnale all’esterno e quindi sulle frequenze FM 104.6-104.8 di ????? ???????. La postazione di chi conduceva e trasmetteva questo ???????? ???? è stata effettivamente approntata sulle rive del Timavo, a una profondità di circa ?329 metri dall’ingresso e nel bel mezzo delle manovre di preparazione e svolgimento delle immersioni dei speleo sub, dunque con tutte le difficoltà logistiche che queste attività comportano e che la trasmissione radio ha potuto cogliere.

In sé, il Wi-Fi installato in una grotta non rappresenta né una novità né un primato mondiale: all’ ?????? ?? ?????????? l’infrastruttura per le comunicazioni via internet è stata inaugurata nell’agosto del ???? e nel ???? in Grecia (?????????????) è stata documentata la presenza del Wi-Fi fino a ???? ?. Per quanto concerne, invece, le trasmissioni radio possiamo ricordare la diretta della ??? ????? del ???? in una miniera in Canada, da una profondità di ??.??? ? (Guinness World Records).

Parlando di trasmissioni operate da grotte naturali, possiamo citare quello delle ???????? ??????? nel ????, con una diretta da circa ???? ?.

Sono esistite anche dirette televisive da cavità naturali come nel caso degli ambienti ipogei del massiccio carsico di ??????-?????-?????? (Pirenei Atlantici), ma in questo caso va segnalato che la famosa ???? ?? ?? ????? (larga circa 250 metri, alta 194 metri e ha un volume di 3,6 milioni di metri cubi) sita sul fondo è raggiungibile tramite un tunnel artificiale di circa 660-800 metri che permette di entrare nel cuore della montagna con estrema facilità. Diverso è il caso dell’?????? ?? ?????????? (numero catasto: 3) la cui maggior profondità si raggiunge percorrendo una via ferrata, muniti di debita attrezzatura (imbrago, longe, moschettoni, caschetto con torcia frontale …) e assicurazione in quando tale grotta non è turistica.

Per coloro che non hanno avuto la possibilità di seguire questa speciale trasmissione radio dalle profondità del Carso triestino, sul portale di ????? ??????? ( www.radiofragola.com ) è disponibile la registrazione.

Podcast: ??????? ??? ?? ?????? ???? ???????? ???????? ?? ??????? ??? ????? ?????????? ?? ?????????? ?????? ?????? ???????????????????????à ????????? ????????????? -> https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/

Il progetto ?????? ?????? ??????????? (TSE), organizzato dalla ???????’ ????????? ?? ??????????? (SAS), negli anni ha coinvolto circa 300 speleologi appartenenti a 34 associazioni di 4 diverse nazionalità. L’impiego di materiali moderni e tecniche innovative ha permesso di raggiungere ragguardevoli traguardi esplorativi.

Chi volesse le puntate precedenti della prima stagione di ???????? ??? ???? può trovarle sempre a questo link:
https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/

Link utili:

?????? ?????? ??????????? (TSE) -> https://sastrieste.it/index.php/progetti/

?????? ?? ?????????? -> https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3-Grotta_di_Trebiciano

Le foto che alleghiamo mostrano qualche momento della diretta radiofonica dal fondo dell’abisso, l’avvio delle immersioni subacquee e alcuni dei partecipanti del ??? ????.

Crediti fotografici: Stefano Schirinzi, Paola Rovis e Gigliola
Antonazzi.

Link al post su Facebook -> https://www.facebook.com/share/p/1Eu8FeDrtD/

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  • La Galleria Glori-Castellaro: viaggio nel cuore della Valle Argentina
    Condividi Sabato 29 agosto a Glori una serata tra esplorazione, storia e ambiente dedicata alle gallerie della “diga fantasma” e a una vicenda che ha segnato profondamente il territorio GLORI (IM) – Un viaggio sotto la montagna, ma anche dentro la memoria della Valle Argentina. Sabato 29 agosto alle ore 20.30, in piazza della Chiesa a Glori, si terrà una serata dedicata alla Galleria Glori-Castellaro, il grande sistema sotterraneo realizzato nell’ambito di un progetto idroelettrico che avrebb
     

La Galleria Glori-Castellaro: viaggio nel cuore della Valle Argentina

August 22nd 2026 at 05:00

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Sabato 29 agosto a Glori una serata tra esplorazione, storia e ambiente dedicata alle gallerie della “diga fantasma” e a una vicenda che ha segnato profondamente il territorio

GLORI (IM) – Un viaggio sotto la montagna, ma anche dentro la memoria della Valle Argentina. Sabato 29 agosto alle ore 20.30, in piazza della Chiesa a Glori, si terrà una serata dedicata alla Galleria Glori-Castellaro, il grande sistema sotterraneo realizzato nell’ambito di un progetto idroelettrico che avrebbe potuto cambiare per sempre il volto della valle.

A raccontarne la storia e le esplorazioni saranno Marco Marchesini, del G.S. Ligure A. Issel, e Alessandro Pastorelli, dello Speleo Club CAI Sanremo, attraverso immagini, documentazione e testimonianze raccolte durante le ricognizioni nelle gallerie.

Quella di Glori-Castellaro non è soltanto una storia di cavità artificiali. È una vicenda nella quale si intrecciano ingegneria, geologia, acqua, paesaggio e opposizione popolare, e che ancora oggi conserva una forte valenza storica e ambientale per tutta la Valle Argentina.

La diga che avrebbe trasformato la valle

Alla fine degli anni Cinquanta venne progettato lungo il torrente Argentina un grande impianto idroelettrico. Il progetto prevedeva uno sbarramento alto circa 80 metri e un invaso della capacità di circa 20 milioni di metri cubi d’acqua.

I lavori, iniziati nel 1959 dalla società ILSA, portarono alla realizzazione di importanti opere: gallerie idrauliche scavate nella montagna, strutture in cemento armato, condotte e infrastrutture destinate al funzionamento del futuro impianto.

Il progetto, tuttavia, incontrò difficoltà tecniche legate anche alle caratteristiche della roccia e una crescente opposizione da parte degli abitanti della valle.

Il momento decisivo arrivò nel 1963. Il 9 ottobre, il disastro del Vajont mostrò in maniera drammatica quali conseguenze potessero derivare da grandi interventi realizzati in territori geologicamente delicati.

Poco più di un mese dopo, l’11 novembre 1963, circa seimila persone si mobilitarono in Valle Argentina per chiedere il blocco dei lavori della diga di Glori. La protesta, guidata dal sindaco di Badalucco Filippo Boeri, contribuì all’abbandono del progetto.

Una battaglia ambientale durata decenni

La vicenda, però, non terminò negli anni Sessanta.

Nel 1984 l’Enel tentò di riprendere il vecchio progetto, incontrando nuovamente l’opposizione dei comuni e degli abitanti della valle. Nel 2014 un’altra ipotesi di invaso riportò la popolazione a mobilitarsi.

Ancora nel 2023, un finanziamento ministeriale di 800.000 euro destinato a uno studio di fattibilità per una diga – o due invasi più piccoli – da circa 3-4 milioni di metri cubi riaccese il dibattito sull’utilizzo delle acque dell’Argentina e sul futuro della valle.

A Badalucco oltre 500 persone tornarono a manifestare contro l’ipotesi di nuove opere. La questione arrivò anche in Parlamento e nel 2024 giunse un nuovo stop al progetto.

È una storia che mostra quanto il rapporto tra acqua, necessità delle comunità, grandi opere e tutela del territorio sia complesso e, soprattutto, quanto continui a essere attuale.

Dentro la “diga fantasma”

Oggi, di quel gigantesco progetto mai completato rimane un paesaggio sotterraneo sorprendente.

Nella montagna sopravvivono circa 12 chilometri di gallerie idrauliche, insieme alla base dello sbarramento, allo scheletro della centrale e ad altre strutture costruite oltre sessant’anni fa e mai entrate realmente in funzione.

Percorrere queste gallerie significa entrare in un ambiente sospeso tra archeologia industriale e mondo sotterraneo.

foto M. Abisso

Nel buio compaiono tratti in cemento armato, condotte, binari e vecchi carrelli abbandonati. Ma il tempo ha lentamente trasformato ciò che l’uomo aveva scavato: infiltrazioni e scorrimenti d’acqua hanno favorito la formazione di concrezioni, mentre la montagna ha iniziato a riprendersi gli spazi aperti artificialmente al suo interno.

Sono ambienti suggestivi ma anche complessi e non percorribili in sicurezza senza preparazione, conoscenza dei luoghi e attrezzatura adeguata.

foto M. Abisso

L’esplorazione speleologica permette così non soltanto di documentare strutture sotterranee altrimenti dimenticate, ma anche di osservare l’evoluzione di un ambiente artificiale che, nel corso dei decenni, è entrato progressivamente a far parte del paesaggio della montagna.

Raccontare questa storia proprio a Glori è importante

La serata del 29 agosto assume un significato particolare perché questa volta la storia della galleria viene raccontata a Glori, nel cuore stesso del territorio che avrebbe subito le conseguenze della costruzione della diga.

foto M. Abisso

Sarà quindi un’occasione non soltanto per vedere immagini delle esplorazioni sotterranee, ma per ricostruire una pagina importante della memoria della Valle Argentina: quella di un’opera rimasta incompiuta, delle persone che si opposero alla sua realizzazione e delle tracce che quella vicenda ha lasciato, sopra e sotto la montagna.

Appuntamento sabato 29 agosto alle ore 20.30, in piazza della Chiesa a Glori (IM).

Una serata per scoprire, grazie alla geologia e alla speleologia ligure, cosa si nasconde sotto i nostri piedi, per ricordare una storia nella quale ambiente e memoria hanno salvato il territorio.

Le grandi tragedie dell’acqua e delle dighe nel Novecento: quello che resta, oltre all’insegnamento della memoria, è archeologia industriale

Il progetto della diga di Glori si colloca in un secolo nel quale la costruzione di grandi sbarramenti e bacini artificiali accompagna lo sviluppo industriale e la crescente richiesta di energia e acqua. Il Novecento è però segnato anche da numerose catastrofi che mostrano drammaticamente quanto la conoscenza della geologia, la corretta progettazione delle opere e la valutazione dei rischi siano determinanti.

Sono vicende diverse, alcune relativamente vicine alla Liguria, che meritano di essere raccontate singolarmente e sulle quali mi piacerebbe tornare nei prossimi articoli.

Prima del progetto Glori-Castellaro

Gleno – 1 dicembre 1923, Val di Scalve (Bergamo).
La diga del Gleno, da poco completata, cede improvvisamente liberando circa sei milioni di metri cubi di acqua, fango e detriti. L’onda percorre la valle, distrugge abitati, centrali e infrastrutture e raggiunge il lago d’Iseo. Le vittime ufficialmente riconosciute sono 356, anche se il numero esatto resta incerto. Il disastro mette in evidenza gravissime carenze costruttive e strutturali dell’opera.

Molare-Ortiglieto – 13 agosto 1935, Valle dell’Orba (Alessandria).
È il disastro geograficamente più vicino alla Liguria occidentale tra quelli italiani. Dopo precipitazioni eccezionali, con oltre 40 centimetri di pioggia caduti in circa otto ore, il bacino dell’Ortiglieto tracima. La diga principale di Bric Zerbino resiste, mentre cede lo sbarramento secondario della Sella Zerbino. Oltre 30 milioni di metri cubi d’acqua si riversano nell’Orba già in piena, investendo soprattutto Ovada e i territori a valle. Muoiono 111 persone. Gli studi successivi evidenziano anche la pessima qualità geotecnica della roccia sulla quale era stata costruita la diga secondaria.
La memoria di quella tragedia è ancora viva. Ogni anno il territorio torna a ricordare le vittime e, proprio il 13 agosto, anniversario del disastro, viene organizzata una camminata commemorativa da Molare a Ovada, promossa dalla locale Associazione Amici del Borgo: un percorso nei luoghi raggiunti dall’acqua che mantiene viva la memoria delle oltre cento persone che lì hanno perso la vita nel 1935. E ricorda quanto fragile possa diventare l’equilibrio tra opere dell’uomo e territorio quando conoscenza, responsabilità e prevenzione vengono meno.

Foro M. Abisso

Durante gli anni del progetto di Glori

Malpasset-Fréjus – 2 dicembre 1959, Var, Francia.
È forse il parallelo più significativo per la Valle Argentina, sia per la relativa vicinanza geografica sia per la coincidenza temporale. Proprio nel 1959, anno in cui prendono avvio i lavori del progetto di Glori, cede la diga ad arco di Malpasset, nell’entroterra di Fréjus. Decine di milioni di metri cubi d’acqua precipitano lungo la valle del Reyran e raggiungono la pianura di Fréjus in pochi minuti. Le vittime sono oltre 400. Le successive analisi individuano nelle condizioni geologiche delle rocce di fondazione uno degli elementi determinanti della catastrofe.

Vajont – 9 ottobre 1963, tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia.
È la tragedia destinata a segnare più profondamente la storia italiana delle grandi opere idrauliche. In questo caso la diga non crolla: circa 270 milioni di metri cubi di roccia si staccano dal Monte Toc e precipitano nell’invaso. L’impatto genera un’enorme onda che supera lo sbarramento e travolge Longarone e altri abitati. Le vittime sono 1.917.

Il Vajont mostra in maniera terribile quali conseguenze possa avere una valutazione insufficiente della stabilità geologica dei versanti.

Appena un mese dopo, l’11 novembre 1963, migliaia di persone manifestano in Valle Argentina contro la costruzione della diga di Glori. Non possiamo stabilire un rapporto diretto tra quelle tragedie e la mobilitazione locale senza specifiche testimonianze documentarie; possiamo però osservarne il risultato: la conoscenza del territorio, l’impegno della popolazione e l’azione delle istituzioni locali riescono a fermare un’opera destinata a trasformare profondamente la valle.

Le tragedie successive

Il Vajont non chiude purtroppo la storia italiana delle grandi catastrofi legate agli invasi artificiali.

Val di Stava – 19 luglio 1985, Tesero (Trento).
Non si tratta di una diga idroelettrica, ma di due bacini di decantazione utilizzati dalla miniera di fluorite di Prestavel. Il cedimento dell’argine del bacino superiore provoca il collasso di quello inferiore: circa 180.000 metri cubi di acqua, sabbia e fanghi precipitano lungo la valle raggiungendo una velocità prossima ai 90 chilometri orari. La colata distrugge case, alberghi, capannoni e ponti e provoca 268 vittime. Le successive indagini e i processi mettono in luce gravi responsabilità nella costruzione, nella gestione e nella sorveglianza degli impianti.

Gleno, Molare, Malpasset, Vajont e Stava sono tragedie diverse e non possono essere sovrapposte. Cambiano le opere, le cause e i meccanismi dei disastri. Ma tutte richiamano un principio comune: una grande opera non può essere separata dalla conoscenza profonda del territorio nel quale viene inserita. E neppure può essere imposta a chi quel territorio lo abita.

Geologia, idrologia, stabilità dei versanti, qualità della progettazione, manutenzione e controllo non sono aspetti secondari. E non lo sono nemmeno il coinvolgimento delle popolazioni, la conoscenza maturata da chi vive quotidianamente un territorio e la memoria storica dei luoghi.

È anche alla luce di questa storia che le gallerie abbandonate di Glori-Castellaro assumono oggi un significato particolare: non sono soltanto ciò che resta di un’opera incompiuta, ma una testimonianza sotterranea del rapporto, non sempre facile, tra sviluppo, acqua, ambiente e comunità.

Percorrerle e documentarle significa quindi fare speleologia, ma anche riportare alla luce una pagina della storia della Valle Argentina che non dovrebbe essere dimenticata.

Torniamo ora all’appuntamento

Cosa: “Glori-Castellaro: un viaggio nella Valle Argentina”
Dove: Piazza della Chiesa, Glori (IM)
Quando: Sabato 29 agosto, ore 20.30
Con chi: Marco Marchesini, G.S. Ligure A. Issel, e Alessandro Pastorelli, Speleo Club CAI Sanremo
Ingresso: libero

Diga di Glori 29a agosto 2026

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