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    Condividi Un’escursione al cuore della montagna: Cava del Ferro e Grotta della Miniera il 17 maggio 2026 Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino organizza per domenica 17 maggio 2026 una giornata di esplorazione sotterranea nell’area di Sascupo di Rigali, in provincia di Perugia. L’evento, aperto agli appassionati, porta il nome “Percorsi dentro la terra” e prevede la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, due siti di grande interesse geologico e storico-industriale lungo il
     

Speleologia in Umbria: il Gruppo di Gualdo Tadino apre le gallerie minerarie

Apríl 30th 2026 at 13:00

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Un’escursione al cuore della montagna: Cava del Ferro e Grotta della Miniera il 17 maggio 2026

Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino organizza per domenica 17 maggio 2026 una giornata di esplorazione sotterranea nell’area di Sascupo di Rigali, in provincia di Perugia. L’evento, aperto agli appassionati, porta il nome “Percorsi dentro la terra” e prevede la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, due siti di grande interesse geologico e storico-industriale lungo il Sentiero dei Minatori.


Il Sentiero dei Minatori: dal fondovalle alla Cava del Ferro

Il ritrovo è fissato per le ore 8:45 al parcheggio del supermercato Il Gala di Gualdo Tadino. Da lì, i partecipanti si sposteranno in auto fino alla località Pianelle di Sascupo di Rigali, punto di partenza del percorso.

Il cammino segue il Sentiero dei Minatori, che sale dalla quota di 700 metri fino ai 1050 metri della Cava del Ferro. Il dislivello è moderato e il sentiero è considerato facile, anche se in costante salita. Circa un’ora di cammino è sufficiente per raggiungere l’ingresso delle gallerie.


Dentro le gallerie: Cava del Ferro e Grotta della Miniera

Una volta in quota, il gruppo visiterà le Gallerie 649 della Cava del Ferro e le Gallerie di Italo della Grotta della Miniera. Le gallerie si sviluppano su un centinaio di metri complessivi. Il fondo è bagnato e la temperatura si attesta intorno agli 8°C.

Per accedere in sicurezza alle gallerie, gli organizzatori raccomandano un equipaggiamento adeguato: lampada frontale, giacchetto, indumenti che possano sporcarsi e guanti da lavoro. Pantaloni lunghi e scarpe da montagna sono indispensabili per l’intero percorso.

Dopo la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, l’escursione prosegue fuori sentiero verso il Rifugio Monte Penna, posto a quota 1200 metri. Anche questo tratto richiede circa un’ora di cammino.


Al Rifugio Monte Penna: la riunione tecnica e il pranzo sociale

Alle ore 13 è prevista una “riunione tecnica” presso il Rifugio Monte Penna. All’incontro segue un momento conviviale con pranzo in quota. Il contributo è di quindici euro a persona, da versare direttamente sul posto.

Chi desidera partecipare al momento conviviale deve prenotare entro venerdì 15 maggio al numero indicato a fine articolo. La prenotazione non è necessaria per la sola escursione.


Il rientro: discesa verso Sascupo di Rigali

Nel pomeriggio, il gruppo scenderà dal Rifugio Monte Penna a Sascupo di Rigali attraverso un percorso con un dislivello di 500 metri, lungo strade e sentieri. Al termine della discesa si provvederà al recupero delle auto lasciate al mattino.

Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino ricorda che lo svolgimento dell’evento e il percorso potranno subire modifiche in base alle condizioni meteo e alla valutazione degli accompagnatori. Ogni partecipante è responsabile per sé stesso e per eventuali minori sotto la propria tutela.


Informazioni e prenotazioni per la Cava del Ferro

Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare Peppe al numero 333 343 9751. La scadenza per la prenotazione al pranzo sociale è fissata a venerdì 15 maggio 2026.

L’iniziativa del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino si inserisce nell’attività di valorizzazione del patrimonio sotterraneo e minerario del territorio umbro, portando i partecipanti lungo un percorso che unisce escursionismo, storia locale e speleologia.

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  • Le acque invisibili della piana di Cassino: uno studio ridefinisce il bilancio idrogeologico regionale
    Condividi Un sistema carsico tra Lazio e Campania alimenta sorgenti con portate fino a 23.000 litri al secondo. La ricerca di Saroli, Lancia e Petitta ricostruisce i percorsi sotterranei e aggiorna le stime sulla disponibilità idrica dell’area La piana di Cassino, crocevia delle acque sotterranee appenniniche La piana di Cassino, bacino intermontano al confine tra Lazio e Campania, è uno dei punti di convergenza più importanti delle acque sotterranee dell’Appennino centro-meridiona
     

Le acque invisibili della piana di Cassino: uno studio ridefinisce il bilancio idrogeologico regionale

Apríl 30th 2026 at 12:00

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Un sistema carsico tra Lazio e Campania alimenta sorgenti con portate fino a 23.000 litri al secondo. La ricerca di Saroli, Lancia e Petitta ricostruisce i percorsi sotterranei e aggiorna le stime sulla disponibilità idrica dell’area


La piana di Cassino, crocevia delle acque sotterranee appenniniche

La piana di Cassino, bacino intermontano al confine tra Lazio e Campania, è uno dei punti di convergenza più importanti delle acque sotterranee dell’Appennino centro-meridionale. Qui i massicci carbonatici circostanti — formati da calcari e dolomie mesozoiche — raccolgono le precipitazioni, le convogliano in profondità e le restituiscono in superficie attraverso grandi sorgenti.

Le sorgenti del Gari e della Peccia sono i principali recapiti di questo sistema. Le loro portate possono raggiungere complessivamente 23.000 litri al secondo, un volume che testimonia la vastità e la complessità degli acquiferi carsici che le alimentano.


La geologia controlla il flusso: pieghe, faglie e barriere sotterranee

Uno studio pubblicato nel 2019 sull’Hydrogeology Journal da Maurizio Saroli, Marco Lancia e Marco Petitta ha ricostruito in dettaglio i meccanismi che governano questo sistema. La ricerca mostra che il percorso dell’acqua nel sottosuolo non è casuale.

La struttura tettonica dell’area — dominata da sovrascorrimenti (thrust faults), pieghe e strati a bassa permeabilità — crea una rete di corridoi e barriere invisibili che indirizza i flussi idrici su distanze di decine di chilometri. Le faglie possono aprire vie preferenziali alla circolazione idrica, oppure bloccarla del tutto quando sono riempite da materiali impermeabili. Le pieghe concentrano la fratturazione favorendo l’infiltrazione o convogliano l’acqua verso fondovalle.

Comprendere questa “geografia sotterranea” è indispensabile per stimare con precisione quanta acqua è disponibile nel sistema.


Un nuovo modello concettuale per superare le contraddizioni

Prima di questo studio, la letteratura scientifica sull’area presentava due modelli idrogeologici concorrenti: uno basato su misure di portata e dati di pozzo, l’altro derivato dall’analisi strutturale delle rocce affioranti. I due approcci davano risultati difficilmente conciliabili.

La ricerca di Saroli, Lancia e Petitta ha proposto un modello concettuale integrato, che mette insieme le evidenze quantitative con quelle strutturali. Il risultato è una ridefinizione del bilancio idrogeologico regionale: la ripartizione delle acque tra i diversi bacini e le sorgenti era stimata in modo parziale dai modelli precedenti.


Dalle montagne all’acquedotto: l’importanza strategica delle sorgenti

Le acque che emergono nella piana di Cassino non sono solo un dato scientifico. Le sorgenti del Gari e della Peccia sono collegate all’Acquedotto Campania Occidentale, che rifornisce Napoli e il suo hinterland. La gestione di queste risorse ha quindi una ricaduta diretta sulla disponibilità di acqua potabile per milioni di persone.

In Italia, gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile nazionale. La piana di Cassino rappresenta uno dei nodi più rilevanti di questo sistema.


Siccità, prelievi e cambiamento climatico: le sfide future

Lo studio non si limita a descrivere il sistema attuale. Ridefinire il bilancio idrogeologico regionale significa anche capire come le sorgenti reagirebbero a scenari futuri di siccità prolungata o di aumento dei prelievi.

Negli acquiferi carsici, la risposta alle sollecitazioni esterne è spesso non lineare. Le portate possono diminuire rapidamente durante i periodi di siccità e recuperare altrettanto velocemente dopo le piogge, ma i margini di sicurezza dipendono dalla quantità di acqua immagazzinata nel sistema profondo. Una stima errata del bilancio può portare a prelievi insostenibili e a crisi idriche difficili da prevedere.

La ricerca di Saroli, Lancia e Petitta fornisce una base più solida per affrontare queste domande, utile anche per la pianificazione delle risorse idriche in un contesto di cambiamenti climatici.


Vulnerabilità degli acquiferi carsici: un fattore da non sottovalutare

Un elemento che la ricerca sottolinea indirettamente è la vulnerabilità intrinseca degli acquiferi carsici. A differenza degli acquiferi porosi classici, nei sistemi carsici l’acqua si muove rapidamente attraverso condotti e fratture, senza subire una filtrazione efficace. Gli inquinanti possono raggiungere le sorgenti in poche ore, con conseguenze difficili da mitigare.

Per questo motivo, conoscere i percorsi del flusso sotterraneo non serve solo a quantificare la risorsa, ma anche a proteggerne la qualità, individuando le zone di ricarica più esposte e le aree da tutelare con maggiore attenzione.


L’articolo di Saroli, Lancia e Petitta (2019)

  • Inquadramento geologico della piana di Cassino come bacino intermontano appenninico con tettonica a sovrascorrimenti
  • Il sistema sorgentizio del Gari e della Peccia con portate fino a 23.000 L/s, e il suo ruolo per l’Acquedotto Campania Occidentale
  • La questione dei modelli concettuali contrapposti presenti in letteratura prima del 2019, e come lo studio li riconcilia
  • Perché pieghe, faglie e strati impermeabili funzionano sia come corridoi sia come barriere per le acque sotterranee
  • Il bilancio idrogeologico regionale e le sue implicazioni per la gestione in periodo di siccità o cambiamento climatico
  • Vulnerabilità degli acquiferi carsici e connessione con la fornitura del ~40% dell’acqua potabile italiana
  • 8 domande di autoverifica (brevi e argomentative) e flashcard di sintesi pronte per la ripetizione rapida

Guida di Studio – La Piana di Cassino: Geologia e Idrogeologia dei Grandi Acquiferi Carsici

Fonte principale: Saroli, M., Lancia, M. & Petitta, M. The geology and hydrogeology of the Cassino plain (central Apennines, Italy): redefining the regional groundwater balance. Hydrogeol J 27, 1563–1579 (2019). https://doi.org/10.1007/s10040-019-01953-w (Licenza CC BY 4.0)


1. Inquadramento geografico e geologico

La piana di Cassino è un bacino intermontano quaternario dell’Appennino centro-meridionale italiano, collocato al confine tra Lazio e Campania. È circondata da massicci carbonatici (calcari e dolomie mesozoiche) che formano bacini idrogeologici carsici di grandi dimensioni.[1][2]

La struttura geologica dell’area è dominata dalla tettonica a sovrascorrimenti (thrust tectonics) della catena appenninica, con pieghe e faglie che hanno sovrapposto diversi corpi carbonatici, creando un assetto complesso nel sottosuolo. Strati poco permeabili intercalati fungono da barriere idrogeologiche che separano e guidano i flussi sotterranei.[1]

Concetti chiave da memorizzare

TermineDefinizione
Bacino intermontanoDepressione strutturale tra rilievi montuosi, colmata da sedimenti quaternari
Sovrascorrimento (thrust)Faglia che porta rocce più antiche sopra rocce più recenti
PiegaDeformazione degli strati rocciosi in forma di anticlinale o sinclinale
Acquifero carbonaticoRoccia calcarea/dolomitica che accumula e trasmette acqua sotterranea
Strato poco permeabile (aquitard)Livello che rallenta o blocca il flusso idrico sotterraneo

2. Il sistema idrogeologico: le sorgenti del Gari e della Peccia

Le sorgenti del Gari e della Peccia sono i principali recapiti delle acque sotterranee nella piana di Cassino. Costituiscono uno dei sistemi sorgentizi più importanti d’Italia per volumi erogati.[2][1]

  • Portata totale: fino a 23.000 L/s (23 m³/s)[1]
  • Le acque provengono da acquiferi carsici montani estesi nelle aree circostanti
  • I percorsi sotterranei sono guidati da pieghe, faglie e livelli impermeabili che funzionano come corridoi e barriere nel sottosuolo[1]
  • L’area è oggetto di studi idrogeologici sin dagli anni ’70, anche per l’importanza strategica dell’Acquedotto Campania Occidentale, che alimenta Napoli e il suo hinterland[1]

Schema del percorso dell’acqua (da ricordare)

Precipitazioni ? Infiltrazione nelle rocce carbonatiche montane
     ?
Circolazione guidata da pieghe, faglie e strati impermeabili
     ?
Convergenza nella piana di Cassino (zona di recapito)
     ?
Emergenza nelle sorgenti del Gari e della Peccia (fino a 23.000 L/s)

3. Il problema del modello concettuale

Prima dello studio del 2019, in letteratura esistevano due modelli concettuali contrapposti:[1]

  1. Modello quantitativo-idrogeologico: basato su misure di portata e dati di pozzo
  2. Modello da rilevamento sul campo (fieldwork): basato sull’analisi strutturale delle rocce

Lo studio di Saroli, Lancia e Petitta ha proposto un nuovo modello concettuale che integra entrambi gli approcci, riconoscendo il ruolo fondamentale della tettonica a sovrascorrimenti nel controllare le idrostrutture (= corpi idrogeologici delimitati da barriere geologiche) e i percorsi del flusso sotterraneo.[1]

Concetto chiave per l’esame: Una singola area può avere più modelli idrogeologici concorrenti. Il progresso scientifico consiste nell’integrare dati quantitativi e strutturali per costruire un modello più accurato.


4. Perché la struttura geologica controlla il flusso idrico

Negli acquiferi carbonatici appenninici, faglie, pieghe e litologie impermeabili non sono solo caratteristiche passive: determinano attivamente dove l’acqua scorre, dove si accumula e da dove emerge.[3][1]

  • Le faglie possono creare sia condotti preferenziali (se aperte e fratturate) sia barriere (se riempite da materiale impermeabile)
  • Le pieghe anticlinali concentrano la fratturazione nella parte sommitale, favorendo la percolazione
  • Le pieghe sinclinali possono raccogliere l’acqua e convogliarla verso i fondovalle
  • I sovrascorrimenti giustappongono rocce di permeabilità diversa, creando interfacce idrogeologiche critiche[1]

Studi analoghi su altri acquiferi carbonatici appenninici confermano che la distribuzione della ricarica e la direzione del flusso dipendono in modo determinante dall’assetto strutturale.[3]


5. Bilancio idrogeologico regionale e gestione della risorsa

Il concetto di bilancio idrogeologico è centrale nello studio: si tratta di quantificare quanta acqua entra nel sistema (ricarica da pioggia e neve), quanta circola e quanta emerge nelle sorgenti.[1]

Capire la “geografia invisibile” del sottosuolo è essenziale per:

  • Stimare la disponibilità effettiva di acqua nel lungo periodo
  • Prevedere la risposta delle sorgenti a periodi di siccità prolungata
  • Valutare la sostenibilità dei prelievi per uso potabile, agricolo e industriale
  • Adattarsi ai cambiamenti climatici, che possono ridurre la ricarica degli acquiferi

La variazione delle portate sorgive in relazione ai prelievi e alla siccità è una delle questioni più urgenti per la gestione idrica in Italia, dato che gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile nazionale.[4][5]


6. Vulnerabilità e rischi degli acquiferi carsici

Gli acquiferi carsici come quelli della piana di Cassino presentano caratteristiche di vulnerabilità specifiche:

  • Scarso potere autodepurante: le sostanze inquinanti si trasferiscono rapidamente senza filtrazione efficace
  • Alta velocità di flusso: in presenza di condotti carsici, l’acqua può percorrere chilometri in poche ore
  • Bacini di alimentazione estesi: l’area di ricarica può non coincidere con la zona di emergenza, rendendo difficile la tutela

Il patrimonio idrico carsico italiano è stimato in circa 410 milioni di metri cubi/anno, un valore che rende queste risorse strategiche per l’approvvigionamento urbano di grandi centri come Roma e Napoli.[6][4]


7. Domande di autoverifica

Domande a risposta breve:

  1. Che cosa si intende per “idrostruttura” e come viene delimitata in un acquifero carsico appenninico?
  2. Perché la tettonica a sovrascorrimenti complica la ricostruzione del bilancio idrogeologico nella piana di Cassino?
  3. Quali sono le due sorgenti principali della piana di Cassino e qual è la loro portata massima complessiva?
  4. Per quale motivo esistevano due modelli concettuali contrastanti prima dello studio del 2019?
  5. Come possono le faglie funzionare sia come corridoi sia come barriere per le acque sotterranee?

Domande a risposta ampia:

  1. Spiega il percorso dell’acqua dall’infiltrazione nelle montagne circostanti alla sua emergenza nelle sorgenti della piana di Cassino, indicando i fattori geologici che lo guidano.
  2. Quali implicazioni pratiche ha la ridefinizione del bilancio idrogeologico regionale per la gestione dell’acqua potabile in un contesto di cambiamenti climatici?
  3. Confronta la vulnerabilità di un acquifero carsico con quella di un acquifero poroso classico (sabbie e ghiaie), evidenziando le differenze nella velocità di flusso e nella capacità autodepurante.

8. Flashcard di sintesi

DomandaRisposta
Portata totale sorgenti Gari + PecciaFino a 23.000 L/s
Anno dello studio Saroli et al.2019, Hydrogeology Journal
Tipo di bacinoIntermontano quaternario
Struttura tettonica dominanteSovrascorrimenti (thrust tectonics)
Principale utilizzo delle acqueAcquedotto Campania Occidentale (Napoli e hinterland)
% acqua potabile italiana da acquiferi carsici~40%
Ruolo delle faglie nei flussiSia corridoi sia barriere idrogeologiche
Motivo della complessità del modelloDue modelli contrapposti in letteratura prima del 2019

9. Connessioni con temi più ampi

Lo studio della piana di Cassino si inserisce in un quadro più ampio di ricerca sugli acquiferi carbonatici italiani:[7][2]

  • I tracciamenti idrogeologici (uso di traccianti colorati o chimici) sono strumenti fondamentali per ricostruire i percorsi sotterranei reali[8]
  • La conduttività idraulica dei mezzi carsici fratturati varia di molti ordini di grandezza e deve essere calibrata a scala locale e regionale[2]
  • Le anomalie geochimiche legate a faglie attive possono modificare la chimica delle acque sorgive, rendendo necessario un monitoraggio integrato[7]
  • I cambiamenti climatici e la siccità crescente rendono urgente la revisione dei bilanci idrogeologici per una gestione sostenibile delle risorse[9][5]

Note bibliografiche e fonti consultate

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  • Il ferro di cavallo maggiore urla per comunicare l’aggressività
    Condividi Le vocalizzazioni del Rhinolophus ferrumequinum rivelano pattern universali e variazioni locali: uno studio pubblicato su Animal Behaviour nel 2024 analizza i segnali acustici di aggressività graduata nelle popolazioni di ferro di cavallo maggiore, aprendo nuove prospettive per il monitoraggio acustico non invasivo dei chirotteri Le vocalizzazioni sociali dei pipistrelli: molto più dell’ecolocalizzazione I pipistrelli non usano la voce soltanto per orientarsi nel buio. Le
     

Il ferro di cavallo maggiore urla per comunicare l’aggressività

Apríl 30th 2026 at 11:00

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Le vocalizzazioni del Rhinolophus ferrumequinum rivelano pattern universali e variazioni locali: uno studio pubblicato su Animal Behaviour nel 2024 analizza i segnali acustici di aggressività graduata nelle popolazioni di ferro di cavallo maggiore, aprendo nuove prospettive per il monitoraggio acustico non invasivo dei chirotteri


Le vocalizzazioni sociali dei pipistrelli: molto più dell’ecolocalizzazione

I pipistrelli non usano la voce soltanto per orientarsi nel buio. Le loro vocalizzazioni sociali — distinte dagli impulsi di ecolocalizzazione — trasmettono informazioni complesse: identità individuale, stato emotivo, intenzioni aggressive.pmc.ncbi.nlm.nih

Il ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) è tra le specie più studiate in Europa per questo tipo di comunicazione. La specie emette ultrasuoni a frequenza costante tra 77 e 83 kHz per l’ecolocalizzazione, ma dispone di un repertorio di chiamate sociali distinto e ben articolato. Resta aperta la domanda su quanto i segnali di aggressività siano condivisi tra popolazioni geograficamente distanti.scintilena

La ricerca sulle vocalizzazioni sociali dei chirotteri ha già documentato come le chiamate aggressive dei pipistrelli varino in base al contesto comportamentale e allo stato fisiologico del mittente. Lo studio del 2024 sposta l’attenzione su una domanda più specifica: questi segnali hanno una struttura universale, o si modificano da popolazione a popolazione?pmc.ncbi.nlm.nih


Lo studio del 2024: chiamate graduate di aggressività nel Rhinolophus ferrumequinum

La ricerca di Kangkang Zhang, Yanping Yu e Tong Liu, pubblicata su Animal Behaviour nell’aprile 2024 (vol. 210), ha analizzato le chiamate aggressive del ferro di cavallo maggiore provenienti da popolazioni geograficamente distanti.journals.biologists

Il concetto chiave è quello di chiamata graduata: un segnale acustico la cui struttura varia in modo continuo in funzione dell’intensità dell’intenzione aggressiva del mittente. Più la situazione è tesa — ad esempio quando un individuo tenta di sottrarre la posizione di roost a un altro — più le caratteristiche acustiche del richiamo cambiano in modo prevedibile e misurabile.pmc.ncbi.nlm.nih

Le chiamate graduate rappresentano un sistema di comunicazione raffinato. Non si tratta di un segnale “acceso o spento”, ma di una scala continua che informa il destinatario sull’intensità dell’intenzione aggressiva. Questo meccanismo è stato documentato nei canidi, negli uccelli canori e in alcuni primati, ma è ancora poco esplorato nei chirotteri.pmc.ncbi.nlm.nih

Lo studio di Zhang et al. fornisce la prima analisi sistematica di questo fenomeno nel ferro di cavallo maggiore su popolazioni multiple, colmando una lacuna rilevante nella chirotterologia comportamentale.


Pattern universali e differenze locali nelle chiamate aggressive

Lo studio ha identificato due livelli distinti di variazione nelle chiamate aggressive del ferro di cavallo maggiore:journals.biologists

  • Pattern universali: presenti in tutte le popolazioni analizzate, indipendentemente dalla distanza geografica. Questi pattern suggeriscono che la struttura di base dei segnali di aggressività graduata si è evoluta prima della divergenza geografica delle popolazioni, e rappresenta quindi un patrimonio ancestrale della specie.
  • Differenze locali: variazioni nella struttura fine delle chiamate, riconducibili a pressioni selettive locali, densità di popolazione o differenze nell’ambiente acustico in cui vivono le colonie.

Questo doppio livello — universale e locale — è una caratteristica nota nelle vocalizzazioni degli uccelli canori, ma fino ad oggi documentata solo marginalmente nei chirotteri. Il ferro di cavallo maggiore si conferma così un modello utile per studiare l’evoluzione della comunicazione acustica nei mammiferi volanti.pmc.ncbi.nlm.nih

I risultati aprono un confronto con ricerche parallele su altre specie. Una ricerca recente sul pipistrello fantasma australiano (Macroderma gigas) ha dimostrato che anche in quel caso le vocalizzazioni sociali presentano variazioni regionali significative, compatibili con fenomeni di deriva culturale o pressione selettiva locale.scintilena


Aggressività e contesa del roost: il contesto delle chiamate graduate

Le chiamate aggressive nei chirotteri emergono tipicamente in situazioni di competizione per le risorse all’interno della colonia. La contesa di posizioni di roosting — un posto privilegiato sul soffitto della grotta o nella fessura rocciosa — è uno dei contesti più frequenti in cui vengono registrati questi segnali.pmc.ncbi.nlm.nih

Nel ferro di cavallo maggiore, specie sedentaria con forti legami al sito di roost, la competizione per le posizioni migliori all’interno delle colonie è un fenomeno ricorrente. In Italia, le colonie occupano grotte, miniere abbandonate e fessure rocciose, ambienti dove la disponibilità di posizioni ottimali può essere limitata.scintilena+1

In questo contesto, la capacità di comunicare con precisione il livello di aggressività — senza necessariamente arrivare al contatto fisico — ha un evidente valore adattativo. Le chiamate graduate permettono di risolvere i conflitti in modo acustico, riducendo i costi energetici e il rischio di infortuni per entrambi gli individui coinvolti.pmc.ncbi.nlm.nih


Il ferro di cavallo maggiore in Italia: una specie protetta e monitorata

Il ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) è presente su tutto il territorio nazionale, dall’ambiente mediterraneo fino alle zone montane, con una presenza confermata anche nelle isole maggiori. La specie predilige habitat aperti con boscaglie temperate decidue, foreste montane e pascoli, spesso in prossimità di specchi d’acqua.scintilena

È protetta in tutta Europa dalla Direttiva Habitat e figura tra le specie più vulnerabili al degrado degli ambienti ipogei. In Italia, le miniere abbandonate rivestono un ruolo cruciale come siti di riproduzione e ibernazione, soprattutto in regioni come la Sardegna dove il 27% delle cavità sotterranee studiate sono miniere.scintilena+1

Il ferro di cavallo maggiore era anche il Pipistrello dell’Anno BatLife Europe fino al 2025, riconoscimento che ne sottolinea il valore emblematico per la conservazione dei chirotteri europei.scintilena


Implicazioni per il monitoraggio acustico non invasivo delle colonie

Capire la struttura delle chiamate aggressive nei pipistrelli ha implicazioni pratiche immediate per la conservazione. Se i richiami di aggressività graduata hanno caratteristiche riconoscibili e in parte universali, i bat detector automatici possono essere addestrati a identificare situazioni di stress sociale nelle colonie.journals.biologists+1

Questo apre la strada a un monitoraggio non invasivo delle dinamiche comportamentali interne alle colonie. I segnali di aggressività possono funzionare come indicatori indiretti della salute della colonia stessa: una colonia con livelli elevati e persistenti di vocalizzazioni aggressive può indicare condizioni di sovraffollamento, disturbo antropico o riduzione delle risorse disponibili.scintilena

Lo studio di Zhang et al. integra così la ricerca di base sulla comunicazione animale con le esigenze pratiche della chirotterologia applicata. I dati acustici sulle chiamate graduate del ferro di cavallo maggiore diventano uno strumento aggiuntivo per chi si occupa del monitoraggio e della tutela dei chirotteri nelle cavità naturali e artificiali italiane ed europee.scintilena+1

Ecco le fonti utilizzate per l’articolo, con i relativi link:

Studio principale

  • Zhang, Kangkang; Yu, Yanping; Liu, Tong (2024) — Animal Behaviour, vol. 210, aprile 2024. Studio sulle chiamate aggressive graduate del Rhinolophus ferrumequinum. (Riferimento bibliografico citato nel testo; non disponibile link diretto open access trovato nella ricerca)

Vocalizzazioni sociali e aggressive dei pipistrelli

Ferro di cavallo maggiore — specie e habitat

Monitoraggio e conservazione

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  • Narni, Cosa vive nel buio: la fauna nascosta delle grotte di Monte Santa Croce che nessuno si aspettava di trovare
    Condividi Biodiversità e fauna cavernicola nelle grotte di Narni: fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, Niphargus delle sorgenti carsiche e pipistrelli delle Gole del Nera Un gamberetto cieco nelle acque di Santa Croce A Recentino e Lecinetto, nel cuore delle Gole del Nera, la biodiversità ipogea dell’Appennino umbro ha mostrato un volto inatteso. Durante una campagna di ricerca sul genere Niphargus, il biologo Fabio Stoch, affiancato dagli speleologi locali, ha campionato l
     

Narni, Cosa vive nel buio: la fauna nascosta delle grotte di Monte Santa Croce che nessuno si aspettava di trovare

Apríl 30th 2026 at 10:00

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Biodiversità e fauna cavernicola nelle grotte di Narni: fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, Niphargus delle sorgenti carsiche e pipistrelli delle Gole del Nera


Un gamberetto cieco nelle acque di Santa Croce

A Recentino e Lecinetto, nel cuore delle Gole del Nera, la biodiversità ipogea dell’Appennino umbro ha mostrato un volto inatteso. Durante una campagna di ricerca sul genere Niphargus, il biologo Fabio Stoch, affiancato dagli speleologi locali, ha campionato le sorgenti carsiche legate alla Montagna di Santa Croce. Nel retino è comparso un piccolo crostaceo bianco e trasparente, cieco, mai segnalato prima in Umbria.scintilena+2

Il protagonista è un Niphargus stigobio, gamberetto delle acque sotterranee tipico delle sorgenti carsiche europee e indicato come “Animale di grotta dell’anno 2023”. La morfologia depigmentata e l’assenza di occhi lo collocano tra le specie troglobie più specializzate della fauna cavernicola. In attesa delle analisi genetiche, gli esperti parlano di specie mai osservata finora nella regione, con un potenziale interesse anche a livello nazionale.umbriaecultura+3

Per chi si occupa di fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, il valore della scoperta è duplice. Da un lato amplia il quadro della biodiversità ipogea locale; dall’altro il Niphargus si comporta come un vero “sensore biologico” degli acquiferi carsici, utile per ricostruire percorsi e connessioni interne del sistema idrogeologico di Santa Croce.umbria24+1


Troglobi, troglofili, troglosseni: tre modi di vivere nel sottosuolo

Per interpretare la biodiversità ipogea dell’Appennino umbro è utile ricordare tre categorie ecologiche fondamentali. I troglobi (e, in ambiente acquatico, gli stigobionti come il Niphargus) vivono esclusivamente in grotta, con adattamenti permanenti al buio: anoftalmia, depigmentazione, appendici allungate e metabolismo lento. Queste specie sono indicatori di ambienti stabili, antichi e poco disturbati, come le sorgenti carsiche che alimentano le Gole del Nera.escholarship+1

I troglofili frequentano le grotte in modo preferenziale ma non esclusivo. Nei dintorni delle Gole del Nera, i protagonisti sono i pipistrelli, che utilizzano gli ambienti ipogei per svernare e in estate cacciano all’esterno, lungo il corso del fiume e nei boschi circostanti. I troglosseni, infine, sono frequentatori occasionali: sfruttano le grotte come rifugio temporaneo, senza sviluppare adattamenti specifici alla vita sotterranea.scintilena+2

Nell’insieme, queste tre categorie descrivono il mosaico di fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie e affini, che popola i vuoti del massiccio calcareo di Santa Croce. La presenza contemporanea di stigobionti specializzati, chirotteri troglofili e ospiti occasionali conferma il ruolo delle grotte narnesi come serbatoio di biodiversità complesso e strutturato.scintilena+1


La Grotta dei Grilli: pipistrelli e microclima nelle Gole del Nera

Lungo il percorso ciclopedonale delle Gole del Nera, la Grotta dei Grilli rappresenta uno degli accessi più noti al mondo ipogeo della Montagna di Santa Croce. La grotta presenta un doppio ingresso e due ambienti principali, con temperatura interna pressoché costante e umidità elevata, condizioni tipiche degli ambienti ipogei del settore.scintilena+1

Questa cavità è un importante rifugio per i pipistrelli grotte Gola del Nera Narni. Segnalazioni e monitoraggi indicano la presenza in letargo di Rhinolophus ferrumequinum (ferro di cavallo maggiore) e Rhinolophus hipposideros (ferro di cavallo minore), specie troglofile che usano grotte, miniere e altre cavità come siti di svernamento. Le condizioni stabili di temperatura (normalmente tra 4 e 12 °C) e l’elevata umidità permettono a questi mammiferi di ridurre drasticamente metabolismo, frequenza cardiaca e consumo energetico.scintilena+4

Studi e linee guida mostrano però come il disturbo umano in grotta possa avere effetti significativi sul comportamento e sulla sopravvivenza dei chirotteri in letargo. In presenza di luci intense, rumore o accessi ripetuti, i pipistrelli interrompono il torpore, consumano le riserve di grasso e rischiano di non superare la stagione fredda. Per questo la Grotta dei Grilli è considerata un sito sensibile, da gestire con particolare attenzione durante l’inverno, anche in relazione alla tutela dei pipistrelli grotte Gola del Nera Narni.tutelapipistrelli+2


Correnti d’aria, acqua e guano: come funziona la catena alimentare ipogea

Un ecosistema di grotta vive in assenza di luce e di fotosintesi. La biodiversità ipogea Appennino umbro si regge su flussi di materia organica che raggiungono il sottosuolo attraverso l’acqua, l’aria e gli animali che frequentano le cavità.vulnerabilita-aree-carsiche.txtgeorgofili

Nelle grotte di Santa Croce, l’acqua proveniente dall’infiltrazione meteorica e dai circuiti carsici trasporta nei condotti sotterranei particelle organiche, batteri e funghi. Questi microrganismi costituiscono la base della catena alimentare per la fauna microfaga e detritivora, inclusi molti invertebrati cavernicoli. Le correnti d’aria, studiate anche con progetti specifici sulla “meteorologia ipogea” condotti dall’UTEC Narni, veicolano polveri e materiale organico in sospensione, collegando ingressi, pozzi e gallerie nella montagna.scintilena+2vulnerabilita-aree-carsiche.txt

Nei siti occupati da colonie di pipistrelli, il guano rappresenta una seconda fonte di nutrimento, particolarmente concentrata. Su questo substrato si sviluppano comunità di artropodi, funghi e batteri che alimentano ulteriori livelli trofici. In questo quadro, il Niphargus delle sorgenti carsiche di Santa Croce è un elemento chiave della fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, inserito in una rete alimentare basata su risorse scarse e irregolari ma sufficienti a sostenere popolazioni specializzate.scintilena+1


Grotta dello Scheletro: resti di cervidi e memoria della montagna

Oltre alla fauna vivente, la Montagna di Santa Croce conserva archivi naturali di lunga durata. Tra le cavità esplorate negli ultimi anni dal Gruppo Speleologico UTEC Narni si segnala la Grotta dello Scheletro, dove sono stati documentati resti di cervidi. Le grotte carsiche, grazie a microclimi stabili e all’assenza di luce, possono conservare resti ossei per periodi molto lunghi, permettendo ricostruzioni paleo-faunistiche e ambientali.corrieredellumbria+1

In contesti appenninici simili, i ritrovamenti di grandi mammiferi in grotta sono spesso interpretabili come cadute accidentali in pozzi o ingressi verticali, oppure come utilizzo occasionale delle cavità come rifugio naturale. Anche in questo caso, lo scheletro di cervide contribuisce a raccontare il ruolo delle grotte come archivi della storia naturale del territorio, oltre che come habitat per la biodiversità ipogea Appennino umbro.boegan


Grotte di Santa Croce: contenitori di biodiversità fragile

La Montagna di Santa Croce è un grande massiccio calcareo, attraversato da un esteso sistema carsico che alimenta sorgenti ad alta portata nelle Gole del Nera. All’interno di questo sistema, le grotte funzionano come veri contenitori di biodiversità, ma anche come ambienti estremamente vulnerabili. La porosità delle rocce e la presenza di condotti e fratture rendono gli acquiferi carsici molto sensibili all’inquinamento: pesticidi, fertilizzanti, scarichi e idrocarburi possono raggiungere rapidamente le acque sotterranee, con impatti diretti sulla fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie.scintilena+2vulnerabilita-aree-carsiche.txt

A livello locale, il primo censimento delle cavità a rischio nel Comune di Narni ha messo in evidenza criticità legate ad accessi incontrollati, rifiuti e pressioni antropiche sui bacini di alimentazione delle sorgenti. In parallelo, la letteratura speleologica e le linee guida sulla tutela delle aree carsiche richiamano la necessità di regolamentare il turismo, monitorare il microclima interno e proteggere le zone di ricarica degli acquiferi.scintilena+1vulnerabilita-aree-carsiche.txt

In questo contesto, i progetti dell’UTEC Narni sulla “meteorologia ipogea” di Santa Croce, il monitoraggio della biodiversità ipogea Appennino umbro e le nuove scoperte come il Niphargus delle sorgenti carsiche contribuiscono a costruire un quadro sempre più completo. La sfida è conciliare la frequentazione consapevole delle grotte con la tutela di ecosistemi che, per molte delle loro specie, non esistono in nessun altro luogo.


Conclusione: un laboratorio naturale sotto Narni

Le grotte della Montagna di Santa Croce, affacciate sulle Gole del Nera, si confermano come un laboratorio naturale dove fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, pipistrelli troglofili e archivi paleontologici convivono in uno spazio ristretto ma ricco di informazioni. Tra correnti d’aria, sorgenti carsiche e colonie di chirotteri, la biodiversità ipogea Appennino umbro appare come un patrimonio scientifico e ambientale di primo piano.

Il Niphargus scoperto a Recentino e Lecinetto, i pipistrelli grotte Gola del Nera Narni e i resti di cervidi della Grotta dello Scheletro raccontano una montagna in cui il buio non è assenza di vita, ma spazio di adattamenti lenti e profondi. La conservazione di questo sistema carsico passa dalla riduzione degli impatti esterni, dal controllo delle fonti di inquinamento e da una fruizione speleologica attenta, in cui la curiosità per il mondo sotterraneo si accompagna alla responsabilità di proteggerlo.


Fonti consultate

L'articolo Narni, Cosa vive nel buio: la fauna nascosta delle grotte di Monte Santa Croce che nessuno si aspettava di trovare proviene da Scintilena.

Esplorazione speleologica a Narni: LiDAR, Open Source e Bombolette Spray: Come la Tecnologia Sta Riscrivendo le Mappe di un Massiccio Carsico

Apríl 30th 2026 at 09:00

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La grotta era lì da millenni, nascosta sotto il bosco fitto. Nessuno la vedeva. Poi uno speleologo ha aperto il modello LiDAR sul laptop e ha detto: “Aspetta — quella dolina non dovrebbe essere lì.” Era una nuova cavità, scoperta da un algoritmo prima ancora di mettere piede nella foresta.

Ecco un riepilogo dei contenuti principali:

  • DTM come mappa del tesoro — il LiDAR aereo del Ministero dell’Ambiente (risoluzione 1 m/pixel) ha permesso all’UTEC Narni di identificare doline e depressioni anomale sotto la vegetazione, portando nel 2024 alla scoperta della Grotta del Fungo, Grotta del LiDAR e Grotta di Sasha.
  • Il NASO di Alessandro Vernassa — un FluxyLogger su Arduino UNO da ~90 euro, open source su GitHub, che ha vinto il 2° posto al Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino 2024 contro strumenti professionali da 5.000–10.000 euro.
  • Procedura con bomboletta spray — descritta passo dopo passo: preparazione del firmware, posizionamento del sensore all’ingresso basso, immissione di butano all’ingresso alto, monitoraggio passivo, lettura CSV e analisi dei picchi di concentrazione.
  • Sei campagne 2025 — da giugno a dicembre, con inversione stagionale della logica di tracciamento; nessun collegamento diretto provato, ma anomalie termiche eloquenti (9°C alla Grotta Perduta in estate) che indicano grandi vuoti nel sottosuolo.
  • CloudCompare e scansione 3D — integrazione tra rilievo iPhone LiDAR e nuvole di punti elaborate con il software open source CloudCompare, con overlay dei dati NASO per visualizzare i flussi d’aria in 3D.
  • Prospettive 2026 — monitoraggi barometrici continuativi, nuovi obiettivi (Grotta Tagliata, Grotta dei Cocci Superiore), conferme su Grotta Sasha e avanzamento verso una meteorologia ipogea quantitativa.

Il DTM come mappa del tesoro: come il LiDAR aereo ha rivelato cavità invisibili

Nel 2024, il Gruppo Speleologico UTEC Narni ha adottato su larga scala la tecnologia LiDAR (Laser Detection and Ranging) per il rilievo del territorio della Montagna di Santa Croce, con l’obiettivo di identificare ingressi di grotte mascherati dalla vegetazione fitta delle Gole del Nera. Il cuore di questa metodologia è il DTM (Digital Terrain Model, Modello Digitale del Terreno): un dato pubblicamente disponibile, frutto di scansioni aeree condotte dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito del Piano Straordinario di Telerilevamento, con una risoluzione al suolo di 1 metro per pixel.[1][2][3]

La forza rivoluzionaria del LiDAR aereo sta nella sua capacità di “penetrare” il fogliame. Mentre una normale fotografia aerea vede soltanto alberi, il laser del sensore LiDAR — sparando migliaia di impulsi al secondo — riesce a intercettare la piccola frazione di luce che filtra tra i rami e raggiunge il suolo, restituendo la morfologia reale del terreno al di sotto della copertura vegetale. Il risultato è un modello tridimensionale del terreno che rivela doline, depressioni, scarpate e anomalie morfologiche altrimenti invisibili.[4]

Con questa metodologia, nel 2024 il gruppo narnese ha scoperto e catalogato tre nuove cavità sul versante della Montagna di Santa Croce: la Grotta del Fungo, la Grotta del LiDAR e la Grotta di Sasha. Non si è trattato di scoperte casuali: le grotte sono state individuate prima sul modello digitale — riconoscendo doline e depressioni anomale coerenti con possibili ingressi ipogei — e poi verificate sul campo dalle squadre di speleologi. Le indagini LiDAR hanno portato anche alla scoperta di numerose doline, carbonaie e fornaci storiche, oltre che di una struttura complessa sulla collina di Narni composta da terrazzamenti, strade antiche e vasche di raccolta dell’acqua.[1]

La ricerca di grotte con il LiDAR non è un processo automatico: richiede competenza interpretativa. Gli speleologi analizzano il DTM utilizzando tecniche come hillshading (ombreggiatura artificiale), mappe di pendenza e analisi geomorfologiche, cercando le “firme” tipiche del carsismo — chiuse topografiche, depressioni circolari, scarpate orientate — per distinguerle dalle forme generate dall’erosione ordinaria. Sul Monte Santa Croce, nella zona compresa tra Stifone, Montoro, San Casciano, Casa Nera e le Gole del Nera, questa lettura del modello digitale ha permesso di affinare progressivamente la correlazione tra dati telerilevati ed evidenze sul campo.[5]


Il NASO: quando uno speleologo “nerd” costruisce un rivoluzionario sensore con Arduino

Parallelamente alle esplorazioni con LiDAR, una seconda tecnologia ha fatto il suo ingresso nell’arsenale del Gruppo UTEC Narni: il NASO (Novel Aereal Sensing Observer), letteralmente “Osservatore Innovativo di Aeriformi” — ma anche un gioco di parole, perché il dispositivo “fiuta” i gas sotterranei come un naso biologico percepisce gli odori.[6]

Il progetto nasce nel 2020, in piena pandemia, dalla mente di Alessandro Vernassa, full stack developer genovese dello Speleo Club Ribaldone CAI-ULE di Genova. Vernassa si scontra con un problema antico della speleologia esplorativa: come dimostrare in modo scientifico e a basso costo che due grotte separate comunicano attraverso la montagna? Le tecniche tradizionali di tracciamento aereo — basate su gas come il diossido di carbonio o l’esafluoruro di zolfo — richiedevano apparecchiature sofisticate dal costo di 5.000–10.000 euro, del tutto inaccessibili per la maggior parte dei gruppi speleologici amatoriali.[7][6]

La soluzione di Vernassa è tanto ingegnosa quanto economica: usare come tracciante il propellente di una normale bomboletta di deodorante spray — cioè butano e propano — rilevabile a pochi milioni di parti per milione da un sensore catalitico VOC insensibile all’umidità. Il cuore del sistema è il FluxyLogger, costruito su microcontrollore Arduino UNO: registra automaticamente la concentrazione di gas in file CSV su scheda SD, con cadenza configurabile (tipicamente ogni 10 secondi). Il costo complessivo dell’intero sistema si aggira sui 90 euro — meno dell’1% della strumentazione professionale equivalente.[8][9][6]

L’intero progetto è open source, con hardware, firmware e software pubblicati liberamente su GitHub all’indirizzo github.com/speleoalex/opsdatalogger. Chiunque abbia competenze elettroniche di base può assemblare il proprio NASO seguendo gli schemi di Vernassa. Nel 2024, per semplificare ulteriormente l’uso, Marco Corvi ha sviluppato NASO++, un’applicazione Android che si collega al FluxyLogger via Bluetooth e visualizza i dati in tempo reale direttamente sullo schermo del cellulare. L’innovazione è stata riconosciuta dalla comunità speleologica: il NASO ha ottenuto il secondo posto al Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino 2024.[10][9][11][12][8]

Nel caso dell’UTEC Narni, i sensori NASO sono stati autocostruiti dallo speleologo Giulio Foschi, seguendo fedelmente il progetto open-source di Vernassa. Attualmente il gruppo dispone di 4 sensori NASO funzionanti, supportati da 5 powerbank che consentono sequenze di monitoraggio di più giorni consecutivi in condizioni ambientali difficili.[5]


Come si traccia l’aria in una montagna con una bomboletta di deodorante

La procedura di tracciamento aereo con il NASO è strutturata in fasi ben definite, concepita per essere ripetibile e documentabile:[8][5]

1. Preparazione e configurazione
Lo speleologo scarica il firmware del NASO sul FluxyLogger tramite Arduino IDE (gratuito), programma il datalogger per acquisire letture ogni 10 secondi e salvarle su file CSV. Assembla il sensore di gas, verifica il funzionamento tramite LED di stato e inserisce una bomboletta di deodorante o spray ecologico contenente butano o propano.[5]

2. Posizionamento dei sensori
Una squadra entra nella grotta bassa (l’ingresso aspirante) e posiziona il NASO all’interno della cavità, in una zona esposta al flusso d’aria principale. Registra l’ora esatta, le coordinate GPS e documenta fotograficamente la postazione.[5]

3. Immissione del tracciante
Una seconda squadra, simultaneamente o poco dopo, raggiunge l’ingresso alto (quello soffiante) e spruzza il deodorante verso l’apertura o nel flusso d’aria in uscita per alcuni secondi, rilasciando una nuvola visibile di spray. Registra ora e condizioni meteo.[5]

4. Monitoraggio passivo
Il NASO, silenziosamente, legge la concentrazione di butano ogni 10 secondi, scrivendo i dati sulla scheda SD. Se il butano percorre davvero un percorso sotterraneo fino alla grotta bassa, il sensore registrerà un picco di concentrazione in un determinato momento.[5]

5. Recupero e analisi dei dati
Dopo 5–24 ore (o anche giorni), gli speleologi tornano, estraggono la scheda SD e aprono il file CSV in un foglio di calcolo. Un picco netto nella concentrazione di gas — paragonato all’ora di immissione — fornisce una stima del tempo di transito attraverso la montagna. Per analisi avanzate, è possibile importare i dati in software come QGIS per georeferenziarli o integrarli nel modello 3D della grotta con CloudCompare.[5]


Le campagne di tracciamento 2025 sulla Montagna di Santa Croce: successi, fallimenti e cosa ci dicono

Durante tutto il 2025, il Gruppo UTEC Narni — attraverso uno specifico Gruppo di Lavoro dedicato alla meteorologia ipogea — ha condotto una ricerca sistematica sui flussi d’aria della Montagna di Santa Croce, indagando il sistema carsico su un dislivello di circa 350 metri. L’obiettivo era dimostrare un collegamento diretto tra gli ingressi alti (quota ~380 m) e quelli bassi (quota ~80–130 m), in particolare tra la Grotta dello Svizzero e la Grotta Perduta.[8][5]

Le campagne si sono svolte in sei sessioni distribuite su tutto l’anno, con inversione stagionale della logica di tracciamento:

PeriodoTracciante/Sito immissioneSensori posizionatiEsito
Giugno (prima campagna)Butano – Grotta dello SvizzeroIngressi bassiRisposta significativa (prima prova)
14 giugnoButano – Grotta dello SvizzeroGrotta Perduta, Miniera Fondo dei FratiNegativo (sospetto errore sensore)
28 giugnoButano – Grotta dello SvizzeroGrotta Perduta, Miniera Fondo dei FratiNegativo
AgostoGas – Grotta dello SvizzeroGrotta Perduta, Miniera Montoro, Punto FreddoNegativo
Dicembre (invertita)Propano – Grotta Perduta (basso)4 ingressi altiNegativo (recupero 27 dicembre)

Nessuna campagna ha fornito risultati strumentali conclusivi sul collegamento diretto tra specifici ingressi. La prima risposta significativa di giugno è stata considerata un probabile falso positivo causato da un malfunzionamento del dispositivo di rilevazione.[5]

Tuttavia, i risultati negativi non equivalgono a un fallimento metodologico. Come spiegano gli autori del lavoro di sintesi pubblicato su Scintilena, nei sistemi carsici con grandi volumi interni i tempi di transito possono essere estremamente lunghi, il tracciante può disperdersi in volumi enormi o seguire circuiti multipli che mascherano il percorso principale. I dati raccolti rimangono metodologicamente validi e contribuiscono a escludere certi percorsi, orientando le ricerche future.[8][5]

Il sistema, nel suo complesso, mostra un comportamento “a polmone” stagionale coerente con la teoria: in inverno, gli ingressi bassi aspirano aria esterna fredda mentre gli alti soffiano aria calda proveniente dall’interno; in estate la situazione si inverte completamente. Le anomalie termiche rilevate sono eloquenti: la Grotta Perduta soffia aria a circa 9°C in estate, ben al di sotto della temperatura media annua attesa per quella fascia altimetrica e persino delle sorgenti del Nera (16°C a Stifone). Questo raffreddamento è interpretato come effetto combinato di evaporazione, condensazione e scambio termico su volumi ipogei molto estesi — un indicatore indiretto di grandi vuoti nel sottosuolo della montagna.[5]

Il 3 gennaio 2026, un sensore NASO posizionato alla Grotta Sasha ha rilevato una buona corrente d’aria in uscita, confermando l’attività di questo ingresso nel circuito di ventilazione complessivo.[5]


Scansione LiDAR 3D + CloudCompare: come si costruisce il modello digitale di una grotta

Accanto al LiDAR aereo per la ricognizione in superficie, il Gruppo UTEC Narni ha introdotto dal 2023 la scansione LiDAR tridimensionale delle cavità, sfruttando il sensore integrato nell’iPhone 13 Pro. In oltre 18 mesi di sperimentazione, il gruppo ha applicato questa tecnologia a grotte naturali e cavità artificiali del territorio narnese — tra cui cisterne storiche, cunicoli medievali e gli ipogei della Montagna di Santa Croce.[13][14]

Il processo di acquisizione è semplice: all’interno della grotta, lo speleologo percorre la cavità con lo smartphone, effettuando scansioni successive di tratti sovrapposti. Il sensore LiDAR del telefono — lo stesso utilizzato per la realtà aumentata — cattura milioni di punti 3D in pochi minuti, contro le 6–8 ore richieste dai metodi di rilievo manuale tradizionale. La precisione è decimetrica, sufficiente per la maggior parte delle applicazioni speleologiche.[13]

Il software di riferimento per l’elaborazione dei dati è CloudCompare, uno strumento open source e gratuito ormai adottato come standard nel rilievo speleologico 3D. Con CloudCompare è possibile:[15][16][17]

  • Importare le nuvole di punti in formato LAS/LAZ o PLY
  • “Pulire il rumore” (eliminare punti anomali dovuti a riflessioni parassite)
  • Unire più scansioni parziali in un unico modello coerente
  • Estrarre sezioni trasversali e profili longitudinali della cavità
  • Calcolare curve di livello e modelli di superficie
  • Sovrapporre i dati NASO — le concentrazioni di gas registrate nel tempo — sul modello 3D della grotta, per visualizzare i flussi ipogei in relazione alla geometria degli spazi[17][5]

Quest’ultima funzionalità rappresenta l’integrazione più innovativa: i file CSV prodotti dal FluxyLogger, georeferenziati tramite QGIS e poi importati in CloudCompare, permettono di “colorare” la nuvola di punti con i valori di concentrazione del gas, creando una mappa 3D dei flussi d’aria all’interno della grotta. Un corso SSI di III livello su “LiDAR iPhone 2.0 e CloudCompare” è stato organizzato nel marzo 2026 a Nervesa della Battaglia (TV), testimoniando la rapida diffusione di queste competenze nella comunità speleologica italiana.[17]


Il futuro delle ricerche 2026: monitoraggi barometrici continuativi e nuovi obiettivi

Nonostante i risultati strumentali non conclusivi del 2025, le prospettive per il 2026 sono ambiziose e metodologicamente più sofisticate. Il Gruppo di Lavoro Aria Montagna di Santa Croce si configura ormai come un laboratorio permanente di meteorologia ipogea applicata, in collaborazione con ricercatori e speleologi di altre realtà italiane.[5]

Gli obiettivi principali per il 2026 sono:

Nuovi obiettivi esplorativi
La ricerca si concentrerà sulla Grotta Tagliata e sulla Grotta dei Cocci Superiore, identificate come potenziali nodi del sistema di ventilazione. Verranno verificate anche la Grotta di Piero, la Grotta di Sisto, la Grotta della Topa e la Grotta Sini, tutti ingressi alti potenzialmente coinvolti nel circuito complessivo.[5]

Monitoraggi barometrici e termo-igrometrici continuativi
La principale novità metodologica del 2026 sarà l’introduzione di monitoraggi barometrici continuativi: stazioni strumentali lasciate nelle grotte per settimane o mesi, capaci di registrare le variazioni di pressione atmosferica interna ed esterna con cadenza temporale ravvicinata. Questo approccio — già sperimentato con successo in altri sistemi italiani come il Monte Corchia e la Grotta Bossea — permette di distinguere i due principali regimi di circolazione: quello barometrico (dominato da gradienti di pressione atmosferica) e quello convettivo (dominato dalla differenza di densità tra aria interna e esterna). I dati di pressione, temperatura e umidità verranno correlati quantitativamente per ricostruire la “respirazione” della montagna.[18][19][5]

Conferme su ingressi già identificati
L’interpretazione del comportamento della Grotta Sasha (corrente in uscita rilevata il 3 gennaio 2026) e della Grotta dei Cocci come possibile ingresso di aria calda verso la Grotta della Montagna di Santa Croce richiederà conferme con misure a temperature esterne ancora più basse. La scansione LiDAR e i rilievi 3D proseguiranno parallelamente, affinando la lettura del modello digitale del terreno.[5]

Nella sua ambiziosa integrazione di LiDAR aereo, DTM a 1 metro, sensori Arduino open source, app Android, CloudCompare e meteorologia ipogea, il lavoro dell’UTEC Narni sulla Montagna di Santa Croce rappresenta un modello paradigmatico di come la tecnologia democratizzata — a costi accessibili, con strumenti open source, costruiti con le proprie mani — stia trasformando la speleologia esplorativa del XXI secolo. Non è più necessario aspettare grandi finanziamenti o laboratori universitari: un gruppo di appassionati con un laptop, uno smartphone e una bomboletta di deodorante può oggi fare ricerca scientifica di frontiera sulle viscere di una montagna rimasta inesplorata per millenni.

Ecco tutte le fonti utilizzate nell’articolo, con i relativi link:


Fonti principali (scintilena.com)

  1. Aria Sotterranea e Vuoti Irraggiungibili: Il Viaggio del Vento nella Montagna di Santa Croce
    ? https://www.scintilena.com/aria-sotterranea-e-vuoti-irraggiungibili-il-viaggio-del-vento-nella-montagna-di-santa-croce/01/06/
  2. Innovazione e Tradizione: il 2024 per il Gruppo Speleologico UTEC Narni
    ? https://www.scintilena.com/innovazione-e-tradizione-il-2024-per-il-gruppo-speleologico-utec-narni-aps/02/09/
  3. NASO: il nuovo strumento per il tracciamento dell’aria in speleologia
    ? https://www.scintilena.com/naso-un-nuovo-strumento-per-il-tracciamento-dellaria-in-speleologia/02/20/
  4. Il NASO, uno strumento innovativo per la speleologia
    ? https://www.scintilena.com/il-naso-uno-strumento-innovativo-per-la-speleologia/11/28/
  5. Flussi aerei sotterranei: le tecniche di tracciamento quantitativo
    ? https://www.scintilena.com/flussi-aerei-sotterranei-le-tecniche-di-tracciamento-quantitativo-al-centro-di-un-corso-nazionale-a-l…/
  6. Tracciamento aereo sotterraneo: tutte le tecniche per seguire l’aria nelle grotte
    ? https://www.scintilena.com/tracciamento-aereo-sotterraneo-tutte-le-tecniche-per-seguire-laria-nelle-grotte/03/13/
  7. Scansione 3D in Grotte con iPhone 13 Pro LiDAR: Metodi e Consigli
    ? https://www.scintilena.com/scansione-3d-in-grotte-con-iphone-13-pro-lidar-metodi-e-consigli/01/26/
  8. Esplorare il sottosuolo con NASO: il nuovo aerologger autocostruibile
    ? https://www.scintilena.com/esplorare-il-sottosuolo-con-naso-il-nuovo-aerologger-autocostruibile/11/16/
  9. NASO++, la nuova App per semplificare l’uso del dispositivo di rilevazione
    ? https://www.scintilena.com/naso-la-nuova-app-per-semplificare-luso-del-dispositivo-di-rilevazione-olfattiva-naso-per-lesplorazio…/
  10. LiDAR iPhone e CloudCompare: a Nervesa il corso che porta il rilievo 3D in grotta nello smartphone
    ? https://www.scintilena.com/lidar-iphone-e-cloudcompare-a-nervesa-il-corso-che-porta-il-rilievo-3d-in-grotta-nello-smartphone/02/

Fonti istituzionali e dati open

  1. DTM LiDAR risoluzione 1 metro – Regione Umbria (INSPIRE Geoportal)
    ? https://inspire-geoportal.ec.europa.eu/srv/api/records/m_amte:299FN3:4aaf20d4-3a9f-45d8-cc2f-203f8e2a141c
  2. DTM LiDAR 1 metro – Umbria Region (data.europa.eu)
    ? https://data.europa.eu/data/datasets/m_amte-299fn3-4aaf20d4-3a9f-45d8-cc2f-203f8e2a141c?locale=en

Video e multimedia

  1. “COSA SUCCEDE A METTERE IL NASO IN GROTTA” – Alessandro Vernassa (YouTube)
    ? https://www.youtube.com/watch?v=oKeq6hGVVtg
  2. Caves in 3D – EP03 – Import a cloud into CloudCompare (YouTube)
    ? https://www.youtube.com/watch?v=CbTiTv3Qafw
  3. Grotte in 3D – EP02 – L’area di lavoro di Cloud Compare (YouTube)
    ? https://www.youtube.com/watch?v=_Tdzv0ZaKsg

Fonti complementari

  1. Corrieredellumbria.it – UTEC Narni e corsi di speleologia
    ? https://corrieredellumbria.it/news/attualita/418298/tra-grotte-e-cavita-l-utec-narni-da-il-via-ai-corsi-di-speleologia-il-mondo-sotterraneo-non-ha-segreti.html
  2. Umbria24 – Narni: scoperta terza cisterna storica
    ? https://www.umbria24.it/cultura/narni-nuove-sorprese-underground-scoperta-terza-cisterna-storica/

L'articolo Esplorazione speleologica a Narni: LiDAR, Open Source e Bombolette Spray: Come la Tecnologia Sta Riscrivendo le Mappe di un Massiccio Carsico proviene da Scintilena.

“Sentieri nel Buio”: il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano porta in mostra 50 anni di speleologia a Cagliari

Apríl 30th 2026 at 08:00

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Il 3 maggio inaugura alla sede AICS la mostra fotografica del G.S.A.G.S. con oltre 70 immagini dalle grotte carsiche e dal sottosuolo della città, arricchita da un tour virtuale in 3D


Il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano festeggia 50 anni di ricerca speleologica

Cinquant’anni di discese nelle grotte della Sardegna, di rilievi nelle cavità artificiali di Cagliari, di corsi per formare nuovi speleologi: il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano (G.S.A.G.S.) raggiunge nel 2026 un traguardo che pochi gruppi speleologici italiani possono vantare.gsags+1

Fondato nell’ottobre del 1976 a Cagliari, il G.S.A.G.S. è nato quasi per caso: quattro ragazzi del quartiere, finiti dentro una grotta per la prima volta, non ne sono più usciti metaforicamente. Da quel nucleo originario si è sviluppata una delle realtà associative più attive del panorama speleologico sardo, oggi composta da oltre cento soci e affiliata alla Federazione Speleologica Sarda e alla Società Speleologica Italiana.gsags+2


Un programma di eventi per celebrare 50 anni di speleologia a Cagliari

Per celebrare il mezzo secolo di attività, il gruppo ha ideato il progetto “Sentieri nel Buio – 50 anni di ricerca e divulgazione speleologica”, un ciclo di eventi aperti alla città realizzati con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Cagliari.cagliaripost+1

Il primo appuntamento si è tenuto il 29 marzo 2026, con l’apertura al pubblico per la prima volta nella storia della Cava di S’Avanzada, la più grande cava urbana sotterranea di Cagliari, scavata nel calcare e profonda circa trenta metri, con pareti che recano ancora le nicchie per le lucerne dei cavatori di età dioclezianea. Il secondo evento ha visto il G.S.A.G.S. partecipare a Monumenti Aperti (18-19 aprile 2026), portando i visitatori a scoprire il sottosuolo della città.vistanet+1

Il terzo e più importante appuntamento del ciclo è la mostra fotografica “Sentieri nel Buio”, che inaugura domenica 3 maggio 2026 alle 17:30 nella sede dell’A.I.C.S. – Comitato Provinciale di Cagliari, in via Oristano 15.cagliariturismo.comune+1


La mostra fotografica: 70 immagini dalle grotte carsiche alle cavità urbane

L’esposizione propone oltre 70 fotografie a colori e in bianco e nero, nel formato 40×60 cm, realizzate da soci fotografi professionisti del gruppo. Le immagini raccontano cinquant’anni di attività attraverso un percorso suddiviso in sezioni tematiche.unicaradio+1

La prima sezione è dedicata alla storia dei corsi di speleologia, avviati dal G.S.A.G.S. fin dalle origini: ad oggi sono stati organizzati oltre 40 corsi di primo livello, l’ultimo dei quali — il 40° — nel 2025. Una cifra che misura l’impatto culturale del gruppo sulla comunità locale.scintilena

Le sezioni successive documentano le spedizioni di speleologia carsica nelle principali zone dell’isola — Supramonte, Iglesiente, Sulcis, Sarrabus — con immagini delle grotte più significative divise per aree geografiche. Spazio anche alla speleo-subacquea, definita dallo stesso gruppo la vera frontiera della ricerca ipogea, con le immagini delle esplorazioni nei sifoni e nelle gallerie allagate.scintilena+1

Una sezione specifica è infine riservata alla speleologia urbana: le cavità artificiali del sottosuolo di Cagliari — acquedotti, cisterne puniche e romane, cave estrattive, pozzi sacri — e le esplorazioni in miniere e siti archeologici ipogei al di fuori del contesto cittadino.csispecus+1


Il tour virtuale in 3D: la tecnologia immersiva nel sottosuolo di Cagliari

Tra i contenuti più innovativi della mostra c’è la possibilità di esplorare il sottosuolo di Cagliari attraverso un tour virtuale con visore in 3D, che ripercorre alcuni tratti delle cavità sotterranee della città. Si tratta di un percorso immersivo pensato per avvicinare al mondo ipogeo anche chi non ha mai indossato un casco da speleologo, restituendo visivamente il lavoro di documentazione condotto dal G.S.A.G.S. nel corso degli anni.cagliariturismo.comune+1


Chi era Giovanni Spano, il patrono del gruppo speleologico cagliaritano

Il gruppo porta il nome di Giovanni Spano (Ploaghe, 1803 – 1878), canonico, linguista e archeologo, figura di riferimento della cultura sarda del XIX secolo. A soli 31 anni era già professore di Sacra Scrittura e Lingue Orientali all’Università di Cagliari. In seguito divenne direttore della Biblioteca Universitaria, preside del Liceo Dettori, Rettore dell’Università e, nel 1871, Senatore del Regno. Alla città di Cagliari Spano dedicò parte rilevante della sua produzione scientifica, descrivendone monumenti e antichità. La scelta del suo nome rimanda alla stessa vocazione di scoperta e documentazione del patrimonio isolano che contraddistingue l’associazione.gsags


Orari, ingresso e visite guidate per scolaresche

La mostra, ad ingresso libero e gratuito, sarà visitabile fino al 29 maggio 2026 con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 16:00 alle 20:00; il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00.scintilena+1

È prevista la possibilità di prenotare visite guidate per scolaresche e studenti. Le prenotazioni si effettuano scrivendo a info@gsags.it.


Il patrimonio ipogeo della Sardegna: un tesoro ancora in gran parte inesplorato

Il progetto “Sentieri nel Buio” si inserisce in un contesto di valore scientifico e culturale ampio. La Sardegna è tra le regioni italiane più ricche di patrimonio speleologico. Le sue cavità naturali si distribuiscono in aree chiave come il Supramonte di Urzulei, l’Iglesiente con la Grotta di San Giovanni a Domusnovas e il territorio del Sulcis-Sarrabus, con un catasto regionale in continua crescita.gsags+2

Il sottosuolo di Cagliari, dal canto suo, raccoglie secoli di storia in forma di gallerie, cunicoli e pozzi scavati da generazioni diverse. Il G.S.A.G.S. ha contribuito in modo sostanziale alla loro documentazione: nel 2009, in collaborazione con altri soggetti, ha partecipato al rilievo e all’accatastamento di un primo nucleo di circa cento cavità artificiali urbane per conto del Comune di Cagliari.csispecus

Il cinquantennale non è solo un anniversario. È un momento in cui il G.S.A.G.S. sceglie di restituire alla comunità la conoscenza accumulata in mezzo secolo di “sentieri nel buio”, riportando alla luce un patrimonio ipogeo che appartiene a tutta la Sardegna.scintilena+1


“Sentieri nel Buio” e il cinquantennale del G.S.A.G.S.

  • Chi era Giovanni Spano, l’illustre canonico-archeologo sardo a cui è intitolato il gruppo
  • La storia della fondazione (ottobre 1976, quattro ragazzi e una grotta)
  • I cinque settori di attività: speleologia carsica, speleo-subacquea, speleologia urbana, biospeleologia e corsi di formazione
  • Il programma “Sentieri nel Buio” 2026: dalla prima apertura storica della Cava di S’Avanzada (29 marzo) alla mostra fotografica (3–29 maggio)
  • La mostra in dettaglio: oltre 70 fotografie 40×60 cm, il tour virtuale in 3D, orari e info pratiche
  • Il patrimonio ipogeo di Cagliari e della Sardegna nel contesto scientifico nazionale
  • Gli eventi futuri: convegno, seminari con l’Università di Cagliari e scuole fino a dicembre 2026

Sentieri nel Buio – 50 anni di ricerca e divulgazione speleologica del G.S.A.G.S.

Panoramica

Il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano (G.S.A.G.S.) di Cagliari compie cinquant’anni nel 2026. Per celebrare questo traguardo, l’associazione ha lanciato il progetto “Sentieri nel Buio – 50 anni di ricerca e divulgazione speleologica“, un programma di eventi pubblici aperti alla cittadinanza che si articola lungo tutto l’anno, con le prime tre iniziative concentrate tra la fine di marzo e la fine di maggio. Il culmine del ciclo celebrativo è la mostra fotografica omonima, inaugurata domenica 3 maggio 2026 nella sede AICS di via Oristano 15 a Cagliari, visitabile gratuitamente fino al 29 maggio.[1][2][3][4][5][6]


Chi era Giovanni Spano: il patrono intellettuale del gruppo

L’associazione prende il nome da Giovanni Spano (Ploaghe, 8 marzo 1803 – 1878), canonico, linguista e archeologo, considerato la massima autorità scientifica sarda del suo tempo per l’archeologia e la linguistica. Studiò lingue orientali a Roma, dove si affermò con tale successo da essere nominato, a soli 31 anni, professore di Sacra Scrittura e Lingue Orientali all’Università di Cagliari nel 1834. Nel 1839 diventò direttore della Biblioteca Universitaria, nel 1854 preside del Liceo Dettori, nel 1859 Rettore dell’Università e nel 1871 fu eletto Senatore del Regno. Alla città di Cagliari dedicò attenzione speciale, descrivendone i monumenti in opere come la Guida di Cagliari e dei suoi dintorni (1856). La scelta del suo nome per il gruppo speleologico non è casuale: il G.S.A.G.S. porta avanti quella stessa vocazione di scoperta e documentazione del patrimonio sardo — sotterraneo quanto quello in superficie.[7]


Storia e fondazione del G.S.A.G.S.

Le origini: ottobre 1976

Il Gruppo nasce nell’ottobre 1976 da un episodio quasi leggendario: quattro ragazzi del quartiere, noti per i loro scherzi, vennero “distratti” dalla speleologia. Con la propria incoscienza si infilarono per la prima volta in una grotta, che — come racconta il sito ufficiale — “gli catturò l’anima”, e così nacque il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano. Quel piccolo nucleo originario crebbe rapidamente, trasformandosi in una delle realtà associative più strutturate della Sardegna.[8]

Crescita e struttura attuale

Oggi il G.S.A.G.S. conta oltre cento soci iscritti ed è membro della Federazione Speleologica Sarda e associato alla Società Speleologica Italiana. L’associazione collabora con queste federazioni in iniziative di carattere speleo-didattico e divulgativo sia in ambito regionale che nazionale. La sede è attualmente in Viale Elmas 184 a Cagliari, dove i soci si ritrovano ogni mercoledì sera.[9][3][10]

Il nome del bollettino: Anthèo

La produzione editoriale del gruppo è testimoniata dal bollettino Anthèo, pubblicato con cadenza irregolare ma con continuità storica: il primo numero risale al settembre 1993, e negli anni il bollettino ha raggiunto almeno undici numeri documentati. L’edizione n. 10 (2012) conteneva oltre 20 articoli a cura di oltre 30 autori, con sezioni dedicate a speleologia carsica, cavità artificiali, speleo-soccorso e biospeleologia, per un totale di 112 pagine. Il n. 11 (2018) ha mantenuto la stessa impostazione grafica, stampato interamente a colori.[11][12][13]


Le aree di attività del gruppo

Nel corso di cinquant’anni il G.S.A.G.S. ha sviluppato diversi settori specializzati, che si sono affiancati all’esplorazione carsica tradizionale.

Speleologia carsica

L’attività fondamentale è la ricerca e l’esplorazione di cavità naturali in tutta la Sardegna. Il bollettino Anthèo n. 5 documenta esplorazioni nelle aree di Buggerru, Iglesias, Fluminimaggiore, Domusnovas, Tertenia, Urzulei e Baunei, con scoperte significative come la Grotta di Punta de Baueddu a Fluminimaggiore e i sistemi carsici di Su Canale a Baunei. Urzulei, con il sistema di Sa Rutta ‘e S’Edera, è da sempre una delle zone di punta della ricerca speleologica sarda e il G.S.A.G.S. ha contribuito a questa esplorazione fin dai suoi esordi.[14][15]

Speleo-subacquea

La speleosubacquea — definita dallo stesso gruppo “vera frontiera della ricerca ipogea” — consente di esplorare quei tratti di grotta allagati inaccessibili agli speleologi terrestri. Il G.S.A.G.S. ha condotto immersioni in sifoni e pozze d’acqua sommersa in diverse cavità sarde, partecipando al progresso della conoscenza idrogeologica sotterranea dell’isola.[8][14]

Speleologia urbana e cavità artificiali

Cagliari è una città costruita su un sottosuolo ricchissimo di cavità artificiali di età punica, romana, medievale e moderna: acquedotti, cisterne, pozzi sacri, cave estrattive. Il G.S.A.G.S. ha dedicato a questa dimensione un impegno costante, contribuendo alla mappatura sistematica del sottosuolo urbano. Nel 2009, in collaborazione con il CSI Specus e l’Unione Speleologica Cagliaritana, il gruppo ha partecipato al rilievo e accatastamento di un primo blocco di circa cento cavità artificiali cagliaritane per conto del Comune. Le tipologie censite includono opere idrauliche (acquedotti, cisterne, pozzi), opere civili e rifugi.[16][17]

Biospeleologia

Tra i settori specializzati del gruppo, la biospeleologia si occupa dell’individuazione e classificazione degli organismi viventi nelle cavità sotterranee, contribuendo a documentare una fauna ipogea di straordinaria importanza scientifica.[8]

Corsi di speleologia

La formazione di nuovi speleologi è una missione identitaria del G.S.A.G.S. Il gruppo organizza corsi di primo livello con cadenza praticamente annuale dal 1976: il 37° corso risale al 2023, il 39° corso si è tenuto tra ottobre e novembre 2024, e il 40° corso (“Illuminiamo il Buio”) è stato lanciato nell’autunno 2025. Mezzo secolo di corsi significa che il G.S.A.G.S. ha introdotto alla speleologia generazioni di sardi, con un impatto culturale che va ben oltre l’esplorazione.[18][19][9]


Il programma “Sentieri nel Buio” 2026

Il progetto celebrativo si apre con tre iniziative principali, tutte realizzate con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Cagliari.[5][6]

1° evento – Apertura della Cava di S’Avanzada (29 marzo 2026)

Il 29 marzo 2026, il G.S.A.G.S. ha aperto al pubblico per la prima volta nella storia la Cava di S’Avanzada, la più grande antica cava urbana di Cagliari. Situata in via Ubaldo Badas, la cavità è scavata nel calcare e si estende in ambienti di proporzioni notevoli: scende di circa trenta metri rispetto al piano di ingresso, con pareti che conservano le nicchie per le lucerne degli antichi cavatori, databili all’età di Diocleziano. Una galleria militare spagnola, rimasta isolata a circa otto metri di altezza, testimonia la stratificazione storica plurisecolare del sito. Secondo la tradizione, i blocchi di pietra estratti da S’Avanzada servivano per costruire la Basilica di San Saturnino. Le visite si sono svolte con ingresso libero dalle 9:00 alle 20:00.[20][21]

2° evento – Partecipazione a Monumenti Aperti (18-19 aprile 2026)

Il G.S.A.G.S. ha partecipato all’edizione 2026 di Monumenti Aperti, portando i cittadini a scoprire il sottosuolo della città nell’ambito del progetto “Sentieri nel Buio”.[2]

3° evento – Mostra fotografica “Sentieri nel Buio” (3 maggio – 29 maggio 2026)

Il terzo e più articolato appuntamento del ciclo è la mostra fotografica omonima, inaugurata domenica 3 maggio 2026 alle 17:30 nella sede dell’A.I.C.S. – Comitato Provinciale di Cagliari in via Oristano 15.[22][4]


La mostra fotografica: descrizione e contenuti

Struttura espositiva

La mostra propone oltre 70 fotografie a colori e in bianco e nero nel formato 40×60 cm, realizzate da soci fotografi professionisti del G.S.A.G.S.. Il percorso espositivo è suddiviso per tappe tematiche:[1][22]

  • Storia dei corsi di speleologia: immagini che documentano mezzo secolo di formazione, dai primi corsisti degli anni Settanta alle attrezzature moderne.[1]
  • Speleologia carsica: le grotte più significative di tutte le zone carsiche della Sardegna, divise per aree geografiche, con immagini di concrezioni, gallerie, sifoni e ambienti sotterranei di straordinaria bellezza.[1]
  • Speleo-subacquea: le impegnative spedizioni nelle cavità allagate, vera frontiera esplorativa del gruppo.[1]
  • Speleologia urbana e cavità artificiali: le esplorazioni nel sottosuolo di Cagliari — acquedotti, cisterne, cave — e nelle miniere e nei siti archeologici ipogei fuori dall’ambito urbano.[1]

Il tour virtuale in 3D

Una delle novità più innovative della mostra è la possibilità di vivere un tour virtuale con visore in 3D che ripercorre alcuni tratti delle cavità sotterranee di Cagliari. Questo percorso immersivo consente al visitatore di sperimentare il fascino del sottosuolo in modo diretto, comprendendo il lavoro degli speleologi sul campo senza necessariamente entrare in grotta.[4][1]

Orari e accesso

PeriodoGiorniOrario
3 maggio (inaugurazione)Domenica17:30 – 20:00
Dal 4 al 29 maggioLunedì – Venerdì16:00 – 20:00
Dal 4 al 29 maggioSabato e Domenica10:00 – 13:00 / 16:00 – 20:00

L’ingresso è libero e gratuito per tutti. È possibile prenotare visite guidate per scolaresche e studenti scrivendo a info@gsags.it.[4][1]


Il patrimonio ipogeo di Cagliari e della Sardegna

Cagliari sotterranea: un patrimonio pluristratificato

Il sottosuolo di Cagliari è uno dei più ricchi e complessi d’Italia per stratificazione storica. Le cavità artificiali documentate comprendono opere idrauliche puniche e romane (acquedotti, cisterne, pozzi), strutture militari spagnole, cave estrattive medievali e rifugi antiaerei novecenteschi. Tra i siti più noti già esplorati e parzialmente valorizzati dal G.S.A.G.S. figurano l’Acquedotto Romano, il Pozzo di San Pancrazio e la Cava di S’Avanzada. Il Pozzo di San Pancrazio è catalogato nel Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali come opera idraulica in Piazza Indipendenza, rilevato proprio dal Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano.[6][23][17][16]

La Sardegna carsica: un patrimonio naturale eccezionale

La Sardegna è tra le regioni italiane più ricche di patrimonio speleologico naturale. Le sue cavità carsiche si concentrano in aree chiave: il Supramonte di Urzulei (con Sa Rutta ‘e S’Edera), l’Iglesiente (con la Grotta di San Giovanni a Domusnovas, prima al mondo per lunghezza tra le grotte attraversate da una strada carrozzabile con 4.910 m di sviluppo planimetrico), e la zona del Sulcis-Sarrabus. Il catasto regionale delle grotte è in continua crescita, testimoniando la vitalità della ricerca speleologica sull’isola.[24][25][14][1]


Il convegno e gli eventi futuri del 2026

Oltre alle tre iniziative di primavera, il programma del cinquantennale prevede fino a dicembre 2026 una serie di attività di più ampio respiro:[6]

  • Convegno sulla speleologia sarda: momento centrale del cinquantennale, dedicato a un confronto sulle trasformazioni della disciplina in Sardegna e sulle prospettive future. Il G.S.A.G.S. ha già organizzato un convegno analogo nel 2001, “Il Carsismo e la Ricerca Speleologica in Sardegna”, con il coinvolgimento delle università di Cagliari e Sassari e delle federazioni scientifiche.[26][15]
  • Seminari con l’Università di Cagliari e le scuole: la collaborazione con il mondo accademico e scolastico è una costante della storia del gruppo.[6][1]
  • Ulteriori iniziative di divulgazione: il programma resta aperto a nuove proposte, confermando la vocazione del G.S.A.G.S. a essere interlocutore culturale attivo sul territorio.

Significato culturale e scientifico

Il progetto “Sentieri nel Buio” non è solo una celebrazione interna. Rappresenta un atto di restituzione alla comunità di un patrimonio che appartiene a tutti: le grotte, i cunicoli, le cave estrattive, gli acquedotti sotterranei sono parte integrante della storia di Cagliari e della Sardegna, ma restano invisibili ai più. Il G.S.A.G.S. sceglie di aprirsi alla città con strumenti diversi — la fotografia, la tecnologia immersiva, le visite guidate, i convegni — perché la conoscenza del sottosuolo è anche strumento di tutela: la documentazione delle cavità serve alla ricerca scientifica, alla gestione delle acque e alla mitigazione dei rischi idrogeologici.[23][2][5][1]

Dopo cinquant’anni, il gruppo che nacque da quattro ragazzi curiosi porta alla superficie, letteralmente e metaforicamente, un mondo straordinario: quello dei “sentieri nel buio” che attraversano la roccia sotto la città e l’isola, custodendo pezzi preziosi di storia umana e naturale ancora in gran parte inesplorati.[21][8]


Scheda di sintesi

VoceDettaglio
NomeGruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano (G.S.A.G.S.)
FondazioneOttobre 1976, Cagliari[8][3]
SociOltre 100 iscritti[3]
SedeViale Elmas 184, Cagliari
AffiliazioniFederazione Speleologica Sarda; Società Speleologica Italiana[3]
BollettinoAnthèo (dal 1993, almeno 11 numeri)[12][13]
Corsi di speleologiaOltre 40 corsi di primo livello in 50 anni[19]
Mostra fotografica“Sentieri nel Buio”, 3 – 29 maggio 2026, sede AICS via Oristano 15, Cagliari[4]
Ingresso mostraLibero e gratuito[4]
Contattoinfo@gsags.it

Fonti consultate:

L'articolo “Sentieri nel Buio”: il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano porta in mostra 50 anni di speleologia a Cagliari proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Speleologi scoprono un nuovo passaggio sotterraneo nello Yucatán
    Condividi Importante scoperta nel sottosuolo della penisola dello Yucatán Importante scoperta nel sottosuolo della penisola dello Yucatán, dove un gruppo di esploratori ha individuato un nuovo e affascinante passaggio all’interno della Gruta Santa Cruz. Il Círculo Espeleológico del Mayab ha reso noto che, durante un’attività esplorativa svolta in unl fine settimana di aprile 2026, cinque membri del Gruppo sono riusciti a risalire una delle pareti della grotta, accedendo a un’area finora in
     

Speleologi scoprono un nuovo passaggio sotterraneo nello Yucatán

Apríl 30th 2026 at 06:30

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Importante scoperta nel sottosuolo della penisola dello Yucatán

Importante scoperta nel sottosuolo della penisola dello Yucatán, dove un gruppo di esploratori ha individuato un nuovo e affascinante passaggio all’interno della Gruta Santa Cruz.

Il Círculo Espeleológico del Mayab ha reso noto che, durante un’attività esplorativa svolta in unl fine settimana di aprile 2026, cinque membri del Gruppo sono riusciti a risalire una delle pareti della grotta, accedendo a un’area finora inesplorata. Qui hanno individuato un passaggio sotterraneo molto ampio, che si estende per oltre 300 metri e termina in un sifone, la cui esplorazione richiederà future immersioni.

Gli speleologi hanno descritto l’ambiente come particolarmente suggestivo: all’interno del nuovo tratto sono stati osservati speleotemi, cristalli e altre formazioni naturali, che contribuiscono a creare un’atmosfera unica e di grande valore scientifico.

Il Círculo Espeleológico del Mayab, associazione attiva nella penisola dello Yucatán, è impegnato da anni nell’esplorazione, nello studio e nella tutela di grotte, caverne e cenotes. Il gruppo è composto da speleologi, studenti ed esperti, con l’obiettivo di proteggere il patrimonio sotterraneo e archeologico della regione.

Questa nuova scoperta conferma ancora una volta la straordinaria ricchezza del sistema carsico dello Yucatán e apre la strada a ulteriori ricerche e approfondimenti.

Fonte: Novedades Yucatán; The Yucatán Times (2026) https://theyucatantimes.com/2026/04/speleological-experts-discover-a-new-underground-cave-system-in-yucatan/ (che riprende un post del Gruppo su Facebook – https://www.facebook.com/NovedadesYucatan/posts/1372063658287753?ref=embed_post)

L'articolo Speleologi scoprono un nuovo passaggio sotterraneo nello Yucatán proviene da Scintilena.

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  • I “nightclub” dei pipistrelli: sciami di accoppiamento e prevenzione delle pandemie
    Condividi I pipistrelli Myotis sviluppano tolleranza virale scambiando geni immunitari durante i raduni riproduttivi stagionali, secondo uno studio pubblicato su Cell Genomics dai ricercatori di Texas A&M Pipistrelli e virus: un serbatoio naturale di malattie zoonotiche I pipistrelli ospitano alcuni dei patogeni più pericolosi per gli esseri umani — Ebola, coronavirus, Nipah — senza sviluppare malattie. Questo paradosso biologico affascina la ricerca scientifica da decenni. I c
     

I “nightclub” dei pipistrelli: sciami di accoppiamento e prevenzione delle pandemie

Apríl 30th 2026 at 07:00

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I pipistrelli Myotis sviluppano tolleranza virale scambiando geni immunitari durante i raduni riproduttivi stagionali, secondo uno studio pubblicato su Cell Genomics dai ricercatori di Texas A&M


Pipistrelli e virus: un serbatoio naturale di malattie zoonotiche

I pipistrelli ospitano alcuni dei patogeni più pericolosi per gli esseri umani — Ebola, coronavirus, Nipah — senza sviluppare malattie. Questo paradosso biologico affascina la ricerca scientifica da decenni. I chirotteri fungono da serbatoi di virus zoonotici, ovvero portano agenti infettivi capaci di trasmettersi ad altre specie, compreso l’uomo, senza manifestare sintomi.sciencedaily+3

La domanda centrale che guida la ricerca è sempre la stessa: come fanno i pipistrelli a tollerare virus che, negli esseri umani, causano morti di massa? Un gruppo di ricercatori della Texas A&M University ha ora una risposta parziale, pubblicata sulla rivista Cell Genomics nel febbraio 2024.pubmed.ncbi.nlm.nih

Lo studio, dal titolo “Karyotypic stasis and swarming influenced the evolution of viral tolerance in a species-rich bat radiation”, apre nuove prospettive per la comprensione dell’immunità nei chirotteri e per la prevenzione delle pandemie future.semanticscholar+1


Gli sciami di accoppiamento dei pipistrelli Myotis: laboratori evolutivi naturali

Il team guidato dalla dottoressa Nicole M. Foley e dal professor William J. Murphy della Texas A&M School of Veterinary Medicine & Biomedical Sciences ha ricostruito l’albero evolutivo di numerose specie del genere Myotis.eurekalert+1

I pipistrelli Myotis si riuniscono stagionalmente in grandi sciami di accoppiamento. Sono raduni rumorosi, affollati, paragonabili a veri e propri “nightclub” della natura. In questi eventi, individui appartenenti a popolazioni geograficamente diverse si mescolano e si accoppiano.unmc+1

Questi raduni non sono solo riproduttivi. Durante gli sciami stagionali, i pipistrelli scambiano geni immunitari tra le diverse popolazioni. Il meccanismo favorisce la diversità genetica nei sistemi immunitari, consentendo l’evoluzione rapida di varianti capaci di tollerare virus diversi.the-microbiologist+2

Il genere Myotis è il secondo genere di mammiferi per numero di specie, con oltre 140 specie distribuite in quasi tutto il mondo. Questa vastità geografica e tassonomica lo rende un modello evolutivo di grande valore per la scienza.vetmed.tamu+1


Geni immunitari nei pipistrelli Myotis: il ruolo dell’interferone e delle proteine antivirali

L’analisi genomica ha mostrato che le regioni del genoma legate alla risposta immunitaria evolvono più rapidamente nei Myotis rispetto ad altri mammiferi. In particolare, i geni che regolano l’interferone e le proteine antivirali risultano sottoposti a selezione positiva accelerata.natureworldnews+2

A differenza di umani e topi, che attivano il sistema immunitario solo in risposta a un’infezione, nei pipistrelli l’interferone è costantemente attivo, come una linea di difesa permanente attiva 24 ore su 24. Questa particolarità biologica rende i chirotteri capaci di contenere i virus senza innescare le risposte infiammatorie che, negli esseri umani, causano le complicazioni più gravi.natureworldnews

Durante gli sciami stagionali di accoppiamento, i livelli di interferone e degli altri geni immunitari risultano ulteriormente elevati rispetto ai periodi precedenti e successivi ai raduni. Ciò suggerisce che i pipistrelli siano in grado di modulare la risposta immunitaria in base alle condizioni sociali e ambientali, potenziando le difese proprio nel momento in cui il rischio di trasmissione virale è maggiore.natureworldnews


Tolleranza virale e prevenzione delle pandemie: le implicazioni dello studio

“Diverse specie di pipistrelli sono tolleranti a virus dannosi per la salute umana. Diventano serbatoi di malattia: portano i virus, ma non sviluppano sintomi”, ha dichiarato Foley. “Capire come i pipistrelli hanno sviluppato la tolleranza virale potrebbe aiutarci a capire come gli esseri umani possano combattere meglio le malattie emergenti”.the-microbiologist+1

Il gruppo di Texas A&M ritiene che studiare l’immunità dei pipistrelli possa fornire indicazioni decisive per prevenire la prossima pandemia globale. “A causa del COVID-19, la predizione e la prevenzione delle epidemie è in cima ai pensieri di ricercatori e opinione pubblica”, ha sottolineato Foley.sciencedaily+3

I ricercatori sottolineano anche il valore della collaborazione trasversale tra discipline: genomisti, virologi, epidemiologi e veterinari lavorano su dati condivisi per anticipare i rischi di spillover zoonotico. La tolleranza virale dei pipistrelli non è solo un fenomeno biologico affascinante: è una finestra aperta su meccanismi che potrebbero ispirare nuove strategie terapeutiche e preventive per l’uomo.unmc+1


Il genere Myotis come modello genomico per lo studio della coevoluzione virus-ospite

Lo studio dei Myotis offre un modello evolutivo per comprendere come i vertebrati possano convivere con agenti patogeni letali. Il genere, con oltre 140 specie distribuite in tutti i continenti eccetto l’Antartide, ospita una diversità virale eccezionale.eurekalert+3

Le analisi genomiche hanno rivelato una stasi kariologica — cioè una stabilità del numero cromosomico — accompagnata da una rapida evoluzione delle regioni immunitarie del genoma. Questa combinazione di conservatività strutturale e plasticità immunologica potrebbe essere una delle chiavi dell’eccezionale successo evolutivo del genere.vazquez+2

Un ulteriore studio pubblicato nel 2024 ha confermato l’abbondante adattamento nei Myotis in risposta ai virus a DNA, con pattern distinti rispetto agli esseri umani. Questa differenza potrebbe spiegare in parte perché i chirotteri siano serbatoi privilegiati di virus zoonotici: il loro sistema immunitario ha imparato a convivere con agenti che il sistema immunitario umano non riesce a gestire senza danni.vazquez+1

La ricerca di Texas A&M apre un capitolo nuovo nella prevenzione delle malattie infettive. L’obiettivo non è più solo quello di eliminare i serbatoi animali delle malattie, ma capire come questi animali abbiano imparato a convivere con i virus nel corso di milioni di anni di evoluzione.vetmed.tamu+1

Ecco le fonti utilizzate per l’articolo, con i relativi link:

  1. ScienceDailyBat ‘nightclubs’ may be the key to solving the next pandemic
    https://www.sciencedaily.com/releases/2024/02/240220143441.htmsciencedaily
  2. EurekAlert!Bat ‘nightclubs’ may be the key to solving the next pandemic
    https://www.eurekalert.org/news-releases/1034952eurekalert
  3. The MicrobiologistBat mating swarms may be the key to solving the next pandemic
    https://www.the-microbiologist.com/news/bat-mating-swarms-may-be-the-key-to-solving-the-next-pandemic/2596.articlethe-microbiologist
  4. UNMC Health SecurityBat ‘Nightclubs’ May Be The Key To Solving The Next Pandemic
    https://www.unmc.edu/healthsecurity/transmission/2024/02/20/bat-nightclubs-may-be-the-key-to-solving-the-next-pandemic/unmc
  5. Texas A&M VetMedBat ‘Nightclubs’ May Be The Key To Solving The Next Pandemic (comunicato ufficiale)
    https://vetmed.tamu.edu/news/press-releases/bat-evolution/vetmed.tamu
  6. Nature World NewsBat Mating Swarms May Hold Clues To Viral Tolerance, Study Suggests
    https://www.natureworldnews.com/articles/60727/20240222/bat-mating-swarms-hold-clues-viral-tolerance-study-suggests.htmnatureworldnews
  7. PubMed / NCBIKaryotypic stasis and swarming influenced the evolution of viral tolerance (abstract dello studio originale su Cell Genomics)
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38237599/pubmed.ncbi.nlm.nih
  8. ScienceDirect / Cell GenomicsPhylogenomic analyses unraveled the evolution of viral tolerance in Myotis (articolo completo)
    https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666979X24000302sciencedirect
  9. Semantic ScholarKaryotypic stasis and swarming influenced the evolution of viral tolerance
    https://www.semanticscholar.org/paper/749650ad84938a6ba7f7888b24854c9cd48baec4semanticscholar
  10. Vazquez Lab / BioarchiveExtensive longevity and DNA virus-driven adaptation in nearctic Myotis
    https://vazquez.bio/publication/vazquez-2024-oh/vazquez

L'articolo I “nightclub” dei pipistrelli: sciami di accoppiamento e prevenzione delle pandemie proviene da Scintilena.

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Dal Cilento alle grotte: torna il Summer Camp Speleo Young

Apríl 30th 2026 at 06:00

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Dal 5 al 12 luglio 2026 a Morigerati la terza edizione del camp di speleologia per ragazzi dai 12 ai 17 anni organizzato da Tetide APS nel Parco Nazionale del Cilento


Il Summer Camp Speleo Young arriva alla terza edizione

Il 3° Summer Camp Speleo Young si svolgerà dal 5 al 12 luglio 2026 a Morigerati, in provincia di Salerno, all’interno del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. L’iniziativa è promossa da Tetide APS, associazione di promozione sociale con sede a Caselle in Pittari (SA), attiva da anni nella valorizzazione del territorio carsico e nella divulgazione della speleologia. Il camp è rivolto a ragazze e ragazzi tra i 12 e i 17 anni e propone una settimana di formazione pratica e teorica a stretto contatto con l’ambiente naturale.

Il progetto nasce nel 2023 e ha già percorso tre edizioni in crescita. Alla prima edizione parteciparono 11 ragazzi provenienti da Campania, Puglia, Toscana, Abruzzo, Lombardia e persino dalla Spagna. La seconda si tenne nel 2024 sempre nel Cilento, mentre l’edizione 2025 ha visto ampliarsi le attività e i partner coinvolti. Con la terza edizione 2026, Tetide APS consolida un format che unisce avventura e apprendimento in un territorio di grande valore naturalistico.tetide+3


Un programma tra grotte, torrenti e aule

Le attività del Summer Camp Speleo Young sono strutturate su due momenti principali della giornata. La mattina è dedicata alle uscite sul campo: speleologia con esplorazione di grotte, torrentismo lungo i corsi d’acqua del Cilento e escursioni su sentieri naturalistici. Il pomeriggio lascia spazio alla formazione teorica in aula con lezioni su carsismo, cartografia, topografia, orientamento e storia del rapporto tra l’uomo e le grotte.tetide+1

Le attività pratiche si svolgono sempre sotto la guida di speleologi esperti. Il rapporto tra formatori e partecipanti è di almeno uno ogni cinque ragazzi, con presenza garantita 24 ore su 24. Tutta l’attrezzatura necessaria — caschi, mute, imbrachi e materiale tecnico — è fornita dall’organizzazione e inclusa nella quota di partecipazione. È inclusa anche l’assicurazione infortuni. Gli istruttori operano in coordinamento con la Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana.scintilena+2


Speleologia giovanile nel cuore del Parco del Cilento

Il luogo scelto per il camp non è casuale. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è uno dei territori carsici più significativi d’Italia. Le sue rocce carbonatiche hanno dato origine nel corso dei millenni a grotte, doline, inghiottitoi e risorgenze che caratterizzano il paesaggio in superficie e nel sottosuolo. Il fiume Bussento, con il suo celebre inghiottitoio, è uno degli ambienti più noti del comprensorio e ha già ospitato attività di Tetide APS nelle edizioni precedenti.tetidevulnerabilita-aree-carsiche.txttetide

I territori carsici come il Cilento svolgono una funzione idrologica fondamentale. Le rocce assorbono e immagazzinano le acque meteoriche, restituendole attraverso sorgenti che alimentano fiumi e falde acquifere. Sono però anche sistemi fragili: la struttura fessurata delle rocce favorisce la rapida infiltrazione di sostanze inquinanti, con effetti difficilmente reversibili sugli ecosistemi sotterranei e sulla qualità dell’acqua potabile. Conoscere e rispettare questi ambienti è una delle finalità esplicite del percorso formativo del camp.vulnerabilita-aree-carsiche.txt


Speleologia per ragazzi: benefici che vanno oltre la grotta

La speleologia giovanile non è soltanto avventura. Le ricerche sul tema mostrano come questa disciplina produca benefici rilevanti su più livelli. Sul piano fisico, migliora resistenza, forza, flessibilità e coordinazione motoria. Sul piano cognitivo, sviluppa capacità di problem solving, orientamento spaziale e apprendimento tecnico. Il lavoro di squadra in ambienti difficili costruisce abilità relazionali solide, a partire dalla comunicazione e dalla gestione del rischio condiviso.scintilena+1

La dimensione ambientale è altrettanto centrale. I ragazzi che esplorano direttamente una grotta acquisiscono una consapevolezza concreta della fragilità degli ecosistemi sotterranei, della vulnerabilità delle risorse idriche e del valore del patrimonio naturale. Si tratta di una forma di educazione ambientale che difficilmente si ottiene in aula. Temi come biodiversità, cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile diventano comprensibili attraverso l’esperienza diretta sul territorio.iris.politovulnerabilita-aree-carsiche.txtscintilena


Chi può partecipare e come iscriversi

Il camp è aperto a ragazze e ragazzi dai 12 ai 17 anni. Non è richiesta alcuna esperienza pregressa: le attività sono calibrate per accompagnare i principianti e stimolare chi ha già familiarità con l’ambiente naturale.tetide

Le quote di iscrizione di riferimento — in attesa di quelle ufficiali del 2026 — sono quelle dell’edizione 2025: €350 per la formula in pensione completa con alloggio (Quota A) e €150 per la formula con pranzo al sacco (Quota B). Per fratelli iscritti insieme è previsto uno sconto di €20. È richiesta la tessera associativa Tetide APS, del costo di €10 (o €12,50 con polizza AICS).tetide+1

Gli speleologi esperti che desiderano partecipare come formatori possono contattare l’organizzazione all’indirizzo segreteria@tetide.org.tetide

Per informazioni e iscrizioni:

  • Sito: www.tetide.org
  • Email: info@tetide.org
  • Telefono: +39 329 906 4395 – +39 348 297 4991

Enti e istituzioni a supporto del progetto

Il Summer Camp Speleo Young gode del patrocinio di un’ampia rete istituzionale. Tra i partner figurano il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, la Società Speleologica Italiana (SSI) – ETS, la Federazione Speleologica Campana, l’Associazione Italiana Cultura Sport (AICS) – APS Comitato Provinciale Salerno e le amministrazioni comunali di Morigerati e Caselle in Pittari. Partecipano anche la Cooperativa Sociale Labor Limae e le associazioni L@S APS, Zap! e Transluoghi (Ecomuseo del Bussento Contemporaneo).scintilena+1


In Sintesi

Il 3° Summer Camp Speleo Young 2026 è organizzato da Tetide APS e si terrà dal 5 al 12 luglio 2026 a Morigerati (SA), nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. È rivolto a ragazzi dai 12 ai 17 anni e unisce avventura, scienza e formazione ambientale.

Cosa trovi nella guida

La guida studio copre:

  • Storia del progetto – tre edizioni (2023–2026), con partecipanti arrivati da tutta Italia e anche dalla Spagna
  • Attività previste – speleologia, torrentismo, escursionismo e laboratori didattici
  • Struttura della giornata – mattina pratica, pomeriggio formativo
  • Quote di partecipazione (Quota A €350 / Quota B €150 come riferimento 2025)
  • Sicurezza – 1 esperto ogni 5 partecipanti, materiale incluso, assicurazione
  • Benefici educativi della speleologia per la crescita fisica, cognitiva e ambientale dei giovani
  • Contatti per iscrizioni e per chi vuole partecipare come formatore speleologo: segreteria@tetide.org
  • Glossario dei termini tecnici (carsismo, dolina, acquifero, ecc.)
  • 8 domande di ripasso per verificare la comprensione dei contenuti

Per informazioni e iscrizioni: www.tetide.org | info@tetide.org | tel. 329 906 4395

Summer Camp Speleo Young 2026 – Guida Studio Completa

![Locandina Summer Camp Speleo Young 2026]


Panoramica dell’Evento

Il 3° Summer Camp Speleo Young 2026 è un campo estivo di speleologia e scoperta della natura organizzato da Tetide APS, associazione di promozione sociale con sede a Caselle in Pittari (SA). Si svolgerà dal 5 al 12 luglio 2026 a Morigerati (SA), nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. È rivolto a ragazze e ragazzi tra i 12 e i 17 anni e rappresenta la terza edizione di un progetto formativo ormai consolidato.[1][2]


Chi è Tetide APS?

Tetide APS (Associazione di Promozione Sociale) ha sede in Via Roma 22, 84030 Caselle in Pittari (SA) ed è il motore culturale e organizzativo dietro numerosi progetti legati alla speleologia e alla valorizzazione del territorio carsico del Cilento. L’associazione organizza stage di speleologia, rafting sul Bussento, corsi di canyoning e campi esplorativi, con una forte vocazione educativa verso i giovani. Il Summer Camp Speleo Young è uno dei suoi progetti più noti a livello nazionale, cresciuto dalla prima edizione del 2023 fino alla terza del 2026.[3][2][4][5][6][7]


Storia del Progetto

EdizioneAnnoDateLuogoPartecipanti (fascia età)
1ª edizione202323–29 luglioCaselle in Pittari (SA)12–16 anni[4]
2ª edizione202421–27 luglioCaselle in Pittari (SA)12–16 anni[8]
2ª edizione (bis)20256–12 luglioMorigerati + Caselle in Pittari (SA)12–18 anni[1]
3ª edizione20265–12 luglioMorigerati (SA)12–17 anni[2]

La prima edizione del 2023 ha già visto la partecipazione di 11 ragazzi provenienti da Campania, Puglia, Toscana, Abruzzo, Lombardia e persino dalla Spagna. La crescita progressiva del progetto testimonia il successo di questa iniziativa nel panorama speleologico giovanile italiano.[5]


Enti Patrocinatori e Partner

Il Summer Camp Speleo Young è sostenuto da una rete istituzionale di alto livello:[1][9]

  • Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni
  • Società Speleologica Italiana (SSI) – ETS
  • Federazione Speleologica Campana
  • Associazione Italiana Cultura Sport (AICS) – APS Comitato Provinciale Salerno
  • Amministrazioni Comunali di Morigerati e Caselle in Pittari
  • Cooperativa Sociale Labor Limae
  • Associazioni L@S APS, Zap!, Transluoghi (Ecomuseo del Bussento Contemporaneo)

Attività Previste

Attività all’Aria Aperta

  • Speleologia: esplorazione di grotte e ambienti sotterranei, con utilizzo di attrezzatura professionale (caschi, mute, imbrachi)[9][10]
  • Escursionismo: percorsi su sentieri panoramici e naturalistici nel Parco del Cilento[10]
  • Torrentismo: discesa e navigazione dei corsi d’acqua del territorio, in particolare lungo il fiume Bussento[1][10]

Formazione Teorica in Aula

Durante la prima edizione del 2023, le lezioni teoriche hanno coperto:[5]

  • Carsismo e speleologia (docente dott.ssa Simona Cafaro)
  • Cartografia, orientamento, topografia (docente Vincenzo Martimucci)
  • L’uomo e le grotte (archeologia e storia)

Temi Trasversali

  • Conoscenza e tutela del territorio carsico
  • Scoperta del patrimonio naturalistico del Cilento
  • Coscienza ambientale e difesa degli ecosistemi
  • Riflessioni sull’impatto antropico sull’ambiente
  • Educazione al rispetto e alla sostenibilità[10]

Struttura della Giornata Tipo

Ogni giornata è articolata su due momenti principali:[9]

  1. Mattina: attività pratiche sul campo (grotte, torrenti, sentieri)
  2. Pomeriggio: approfondimenti didattici, laboratori tematici e incontri formativi

Quote di Partecipazione (Riferimento Edizione 2025)

Le quote ufficiali del 2026 non sono ancora state pubblicate. A titolo indicativo, le quote dell’edizione 2025 sono state:[1][10]

TipologiaCostoCosa include
Quota A€350,00Pensione completa, alloggio, attrezzature, assicurazione, spostamenti, attività
Quota B€150,00Pranzo al sacco, attività, attrezzature, assicurazione, spostamenti
Sconto fratelli–€20,00Sconto complessivo per fratelli iscritti insieme

È richiesta anche la tessera associativa Tetide APS, il cui costo per il 2026 è di €10 (o €12,50 con polizza assicurativa AICS).[11]


Sicurezza e Standard Formativi

La sicurezza dei partecipanti è garantita da un elevato standard operativo:[8][9]

  • Rapporto minimo 1 esperto ogni 5 partecipanti
  • Presenza 24 ore su 24 di esperti speleologi
  • Tutto il materiale è fornito: caschi, mute, attrezzature per speleologia e torrentismo
  • Assicurazione infortuni inclusa nella quota
  • Attività svolte con il supporto di istruttori della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della SSI[5]

Il Territorio: Parco Nazionale del Cilento

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è uno degli ambienti naturali più ricchi d’Italia, caratterizzato da fenomeni carsici di grande rilevanza. Il territorio presenta grotte naturali, doline, inghiottitoi e sorgenti carsiche tipiche delle rocce carbonatiche, oltre alla celebre Grotta di Castelcivita e all’Inghiottitoio del Bussento. I territori carsici come il Cilento ospitano ecosistemi sotterranei unici, con specie endemiche che dipendono dalla qualità delle acque e dalla stabilità degli ambienti ipogei.[12][2]


Perché Partecipare: i Benefici della Speleologia per i Giovani

La speleologia è una disciplina che offre numerosi vantaggi per lo sviluppo fisico, cognitivo e sociale dei ragazzi:[13][14]

Benefici Fisici

  • Miglioramento di resistenza, forza e flessibilità attraverso l’attività su terreni accidentati[13]
  • Sviluppo della coordinazione motoria in ambienti tridimensionali e complessi

Benefici Cognitivi e Tecnici

  • Apprendimento di cartografia, topografia e orientamento[10]
  • Acquisizione di tecniche specifiche come la progressione su corda e la gestione dell’attrezzatura[13]
  • Sviluppo del pensiero critico e della capacità di problem solving

Benefici Sociali

  • Potenziamento delle abilità di lavoro in squadra, comunicazione e leadership[13]
  • Costruzione di reti relazionali con coetanei provenienti da tutta Italia e dall’estero[5]

Benefici Ambientali e Formativi

  • Aumento della consapevolezza ambientale e dell’etica della conservazione[13][14]
  • Comprensione della fragilità degli ecosistemi carsici: le grotte ospitano specie endemiche che dipendono dalla qualità dell’acqua e dall’assenza di inquinamento[12]
  • Capacità di comprendere temi come cambiamenti climatici, biodiversità e sviluppo sostenibile attraverso l’esperienza diretta[14]

Per chi è Pensato: i Destinatari

Ragazzi e Ragazze (12–17 anni)

Un’occasione unica per scoprire la natura in modo autentico, fare nuove amicizie e imparare discipline tecnico-scientifiche in un contesto avventuroso e sicuro.[10]

Genitori

Il camp offre un contesto formativo, sicuro e stimolante, con esperti sempre presenti, attrezzatura professionale inclusa e un programma che coniuga avventura e crescita personale.[1][9]

Insegnanti

Il Summer Camp Speleo Young rappresenta un perfetto prolungamento del curricolo scolastico nelle discipline di scienze naturali, geologia, ecologia, geografia fisica e educazione civica. Le lezioni teoriche in aula e le uscite sul campo coprono temi legati a:[10][5]

  • Carsismo e idrogeologia
  • Biodiversità e tutela degli ecosistemi
  • Cartografia e orientamento
  • Impatto antropico sull’ambiente

Speleologi Esperti – Formatori

Tetide APS cerca speleologi qualificati per partecipare come formatori e istruttori nelle attività pratiche. Il contatto è: segreteria@tetide.org.[6][11]


Come Iscriversi

CanaleDettaglio
Sito webwww.tetide.org
Emailinfo@tetide.org
Per formatorisegreteria@tetide.org
Telefono+39 329 906 4395 – +39 348 297 4991

Le iscrizioni al camp si effettuano tramite il sito ufficiale Tetide. La tessera associativa è obbligatoria per partecipare alle attività.[2][11]


Connessione con il Territorio Carsico del Cilento

Capire il carsismo è fondamentale per valorizzare la propria esperienza al camp. I territori carsici come il Cilento:[12]

  • Sono formati da rocce carbonatiche (calcari e dolomie) che si dissolvono per azione dell’acqua
  • Presentano grotte, doline, inghiottitoi, risorgenze come elementi geomorfologici tipici
  • Ospitano acquiferi carsici che alimentano sorgenti e fiumi e sono la principale risorsa idrica per le comunità locali
  • Sono ecosistemi altamente vulnerabili all’inquinamento perché gli agenti contaminanti si diffondono rapidamente senza filtrazione naturale

La partecipazione al Summer Camp Speleo Young non è solo avventura: è un percorso di cittadinanza attiva per imparare a prendersi cura di un patrimonio naturale fragile e insostituibile.[13][14][12]


Domande di Ripasso

  1. In quale Parco Nazionale si svolge il Summer Camp Speleo Young 2026?
  2. Quali sono le tre attività principali del campo?
  3. Qual è il rapporto minimo tra esperti e partecipanti previsto per la sicurezza?
  4. Quali temi scientifici vengono trattati durante le lezioni teoriche in aula?
  5. Perché i territori carsici sono particolarmente vulnerabili all’inquinamento?
  6. Quali enti patrocinano il Summer Camp Speleo Young?
  7. Come si contatta Tetide APS per partecipare come formatore?
  8. Quali sono le differenze tra la Quota A e la Quota B di iscrizione?

Glossario dei Termini Chiave

TermineDefinizione
SpeleologiaScienza e sport che studia ed esplora le grotte e gli ambienti sotterranei[13]
CarsismoInsieme di fenomeni geologici causati dalla dissoluzione di rocce carbonatiche da parte dell’acqua[12]
DolinaDepressione circolare o ellittica nel terreno tipica dei territori carsici[12]
InghiottitoioApertura nel suolo attraverso cui l’acqua superficiale scompare nel sottosuolo[12]
TorrentismoDiscesa sportiva di corsi d’acqua torrentizi, spesso in ambienti carsici[10]
Acquifero carsicoFalda acquifera contenuta in rocce carsificate, fonte di approvvigionamento idrico[12]
Ecosistema ipogeoL’insieme delle specie animali e vegetali che vivono nelle grotte e nel sottosuolo[12]
Topografia speleologicaTecnica di rilievo e mappatura delle cavità sotterranee[10]

Fonti consultate

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  • Tetide APS lancia il 3° Summer Camp Speleo Young 2026: vivi la natura, esplora e cresci
    Condividi Torna dal 5 al 12 luglio 2026 a Morigerati (SA) il Summer Camp Speleo Young, rivolto a ragazzi e ragazze dai 12 ai 17 anni Dal 5 al 12 luglio 2026, nel suggestivo scenario di Morigerati (SA), nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, torna il Summer Camp Speleo Young, giunto alla sua terza edizione e promosso da Tetide APS. un bellissimo messaggio inclusivo: Hai tra i 12 e 17 anni? Partecipa al Summer Camp Speleo young 2026 Sei genitore di una rag
     

Tetide APS lancia il 3° Summer Camp Speleo Young 2026: vivi la natura, esplora e cresci

Apríl 30th 2026 at 05:00

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Torna dal 5 al 12 luglio 2026 a Morigerati (SA) il Summer Camp Speleo Young, rivolto a ragazzi e ragazze dai 12 ai 17 anni

Dal 5 al 12 luglio 2026, nel suggestivo scenario di Morigerati (SA), nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, torna il Summer Camp Speleo Young, giunto alla sua terza edizione e promosso da Tetide APS.

un bellissimo messaggio inclusivo:

Hai tra i 12 e 17 anni? 
Partecipa al Summer Camp Speleo young 2026

Sei genitore di una ragazza o un ragazzo tra i 12 e 17 anni? 
Iscrivila/o al Summer Camp Speleo young 2026

Sei un insegnante? 
Invita i tuoi alunni a partecipare al Summer Camp Speleo young 2026

Sei uno speleologo? 
Contattaci su segreteria@tetide.org  per partecipare come formatore al Summer Camp Speleo young 2026

Il campo estivo è rivolto a ragazzi e ragazze dai 12 ai 17 anni e rappresenta un’opportunità unica per vivere un’esperienza immersiva nella natura, all’insegna dell’avventura, della scoperta e della crescita personale.

Esperienza che fanno crescere (bene) tra grotte, fiumi e sentieri, anche grazie a una rete di collaborazioni sul territorio

Il programma propone attività coinvolgenti pensate per avvicinare i giovani al patrimonio naturalistico del territorio cilentano:

  • esplorazioni speleologiche in grotte e ambienti sotterranei
  • escursioni lungo sentieri naturalistici
  • attività di torrentismo e esperienze fluviali
  • laboratori e incontri formativi dedicati alla tutela degli ecosistemi

Attraverso queste esperienze, i partecipanti avranno modo di sviluppare spirito di gruppo, autonomia e consapevolezza ambientale, imparando a conoscere e rispettare la natura in modo diretto e coinvolgente.

Il progetto è realizzato da Tetide APS con il supporto delle Amministrazioni Comunali di Morigerati e Caselle in Pittari, in collaborazione con L@S APS, Associazione Zap!, Transluoghi – Ecomuseo del Bussento Contemporaneo e la Cooperativa Sociale Labor Limae.

L’iniziativa gode inoltre del patrocinio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Società Speleologica Italiana ETS, della Federazione Speleologica Campana e dell’Associazione Italiana Cultura Sport – APS Comitato Provinciale Salerno.

Quote di partecipazione

Sono previste due modalità di partecipazione:

  • Quota A – € 350,00: pensione completa, alloggio, attività, attrezzature, assicurazione e spostamenti inclusi
  • Quota B – € 150,00: attività, attrezzature, assicurazione, spostamenti e pranzo al sacco

È previsto uno sconto di € 20,00 per fratelli.
La tessera associativa Tetide (€ 10,00 per i non soci) e le spese personali non sono incluse.

Informazioni e iscrizioni

Per partecipare o richiedere maggiori informazioni: mail: info@tetide.orgtel 3299064395 – 3482974991

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    Děkujeme organizátorům za zařazení bloku dětských prezentací na Speleofórum, zapojil se i náš nejmladší člen Matěj Šabata s přednáškou Grilovaní kanárci a mrtví netopýři. 🐦🦇 Vyprávění o lávových jeskyních na Tenerife a návštěvě Nízkách Tater doplnily kromě fotek i vtipné obrázky vygenerované AI. Pokrok nezastavíš. 🙂 When this happens, it's usually because the owner only shared it with a small group of people, changed who can see it or it's been deleted.(Feed generated with FetchRSS)
     

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  • Dalle Selci Neolitiche alle Miniere del Papa: a Narni Diecimila Anni di Vita Nascosta nelle Grotte di Santa Croce
    Condividi La Montagna di Santa Croce a Narni custodisce una stratificazione umana continua che va dal Neolitico alle esplorazioni speleologiche contemporanee: cacciatori preistorici, costruttori romani, eremiti medievali e minatori pontifici hanno tutti lasciato tracce in queste cavità. La Grotta dei Cocci e l’Archeologia Speleologica nelle Grotte di Narni Sul versante destro del Nera, nel fianco occidentale del Monte Santa Croce, si apre una delle grotte preistoriche più significa
     

Dalle Selci Neolitiche alle Miniere del Papa: a Narni Diecimila Anni di Vita Nascosta nelle Grotte di Santa Croce

Apríl 29th 2026 at 13:00

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La Montagna di Santa Croce a Narni custodisce una stratificazione umana continua che va dal Neolitico alle esplorazioni speleologiche contemporanee: cacciatori preistorici, costruttori romani, eremiti medievali e minatori pontifici hanno tutti lasciato tracce in queste cavità.


La Grotta dei Cocci e l’Archeologia Speleologica nelle Grotte di Narni

Sul versante destro del Nera, nel fianco occidentale del Monte Santa Croce, si apre una delle grotte preistoriche più significative dell’Umbria: la Grotta dei Cocci. Il nome non lascia spazio a dubbi — frammenti di ceramica — e rivela già il contenuto di questa cavità scoperta nei primissimi anni Cinquanta del Novecento da un gruppo di scout narnesi, tra cui Irmo Ceccaroli e Paolo Ceccarelli, che segnalarono il ritrovamento al professor Carlo Castellani, Ispettore Onorario ai Monumenti dell’Umbria.

Nei decenni successivi, la grotta subì numerose razzie da parte di privati, perdendo parte del suo patrimonio prima di qualsiasi studio scientifico. Solo negli anni ’80 la cavità fu oggetto di una vera campagna di scavo, coordinata da Maria Cristina De Angelis della Soprintendenza, i cui risultati sono stati pubblicati in un volume monografico edito da All’Insegna del Giglio nel 2019.

I reperti restituiti dai sedimenti della grotta coprono un arco che va dal Neolitico antico finale fino all’età del Bronzo. Tra i materiali rinvenuti: utensili in selce, strumenti di osso, frammenti ceramici di diverse epoche, oggetti d’ornamento e resti funerari umani. Il dettaglio più eloquente è il focolare con strato di cenere e carboni di oltre un metro di spessore: una stratificazione che testimonia una frequentazione millenaria e continua. La grotta era probabilmente un luogo di rito, frequentata da genti provenienti da altri territori dell’Appennino, a conferma di una rete di scambi culturali già attiva in epoche molto remote. I reperti salvati dalle razzie sono oggi conservati in una sala del Museo di Palazzo Eroli a Narni.

La Grotta dei Cocci non è l’unica testimonianza preistorica del territorio narnese. La Grotta del Capraro, anch’essa in territorio narnese ma in località Cappuccini Selva Antica, ha restituito utensili in selce, frammenti ceramici e focolari analoghi. La Grotta d’Orlando, sulla Via Flaminia, conserva incisioni rupestri e la caratteristica “Sedia d’Orlando”, pur non essendo mai stata oggetto di scavi sistematici.


Stifone e le Grotte del Nera

Prima ancora dei monaci medievali e dei minatori pontifici, la zona delle Gole del Nera era frequentata per ragioni commerciali e militari. Il geografo greco Strabone (Geographia V, 2, 10) fu il primo a confermare la navigabilità del Nera nell’antichità, specificando che il fiume poteva essere percorso con imbarcazioni di piccole dimensioni. Il fiume risultava completamente navigabile solo all’uscita della Gola di Narni, circa 900 metri a valle di Stifone, nella zona denominata “Le Mole” per i numerosi mulini medievali presenti in loco.

Nel 20 d.C. il console Gneo Calpurnio Pisone, di ritorno dalla Dalmazia e narrato da Tacito negli Annales (III, 9), si imbarcò a Narni con un numeroso seguito per raggiungere Roma via fiume. Il dettaglio implica che al porto fluviale narnese fosse disponibile un numero sufficiente di imbarcazioni per il trasporto di persone e merci.

Le prime testimonianze scritte del porto risalgono al XVI secolo, quando il gesuita Fulvio Cardoli riconobbe le vestigia: “Esistono anc’oggi, passato il Castel di Taizzano, un tre miglia da Narni, alcune vestigia del porto, dove alfin la Nera incomincia a sostener le barche, ed ivi veggonsi pure i ferrei anelli impiombati nel vivo sasso, ai quali siccome a palo ferrato legavansi le barche”. Tali anelli di ferro, confermati nel 1879 dal marchese Giovanni Eroli, sono ancora parzialmente visibili nell’alveo del fiume. Il sito è ancora in stato di abbandono, di proprietà dell’ENEL, e non è mai stato oggetto di una vera campagna di scavi.


Gli Eremi Rupestri delle Gole del Nera: Monaci e Grotte nel Medioevo

Sul Monte Santa Croce, quasi a fare da sentinella sull’imbocco delle Gole del Nera, sorge l’Abbazia di San Cassiano, edificio di pietra con campanile visibile da Narni. Le sue origini monastiche risalgono alle guerre goto-bizantine del VI secolo: è probabile che il sito sorgesse come presidio territoriale, in analogia con altri monasteri della medesima epoca. L’abbazia è nominata con certezza per la prima volta in un documento dell’Abbazia di Farfa dell’1081, ma il ritrovamento di un’iscrizione su sarcofago romano — donato al primo abate dal nobile Crescenzio di Teodorada, morto nel 984 d.C. — suggerisce che l’edificio attuale sia da datarsi alla seconda metà del X secolo, al tempo del papa narnese Giovanni XIII (965–972). Il monastero era parte di una rete di presidi religiosi che vigilavano sul corridoio territoriale tra Roma e Ravenna.

Aggrappato a strapiombo sulle Gole del Nera, in uno dei punti più impervi del Monte Santa Croce, si trova invece l’Eremo di San Jago, conosciuto localmente come “grotta dell’Eremita” o “San Jago degli Schioppi” (scogli). Non si hanno notizie certe sulla fondazione, ma le murature esistenti sono databili al XIII secolo, con una probabile frequentazione eremitica precedente. La struttura sfrutta un’ampia grotta naturale come involucro, chiusa e articolata su tre livelli: al primo livello si riconoscono i resti di una piccola chiesa con porta architravata e croce scolpita; ai piani superiori si trovavano i rifugi per gli eremiti. Una narrazione trascritta da Orlando Colasanti nel 1941 ricorda che nel 1354 vi avrebbe soggiornato il nobile romano Evaldo Frangipane, ordinatosi sacerdote. L’eremo versa oggi in stato di abbandono, vittima di atti vandalici.

Gli speleologi dell’UTEC Narni hanno identificato nelle stesse gole anche quello che ritengono essere il perduto Monastero di San Giovanni, insediamento eremitico costruito presso una grotta preesistente. Come ha ricostruito Andrea Scatolini dell’UTEC, il rapporto tra grotta naturale e presidio religioso è costante lungo tutta la montagna: la montagna porta il nome di Santa Croce proprio da questa fitta rete di presidi religiosi costruiti nel corso del Medioevo.


Le Miniere di Ferro dello Stato Pontificio: Grotta dello Svizzero, Grotta dei Veli, Grotta Celeste

I primi documenti certi sulle miniere di ferro di Narni risalgono al 1709: in una lettera di quell’anno, i priori di Narni scrivevano al Cardinale Sacripante ricordando espressamente le cave di ferro. La scelta del sito cadde su Stifone anche “per la vicinanza alla Madonna del Monte, dove si cava la miniera del ferro più abbondante”.

La Reverenda Camera Apostolica fu autorizzata a coltivare le miniere e a costruire una ferriera. La prima pietra fu posata il 15 aprile 1710 presso la villa di Stifone: la struttura comprendeva due edifici — grande e piccola ferriera — con forno e magli azionati dalla forza idraulica delle sorgenti locali. L’impianto fu inaugurato con la prima fusione del minerale il 21 ottobre 1721. La relazione del signor Bordoni del 1710, documento fondamentale per la storia industriale del territorio, descrive il sopralluogo personale del Monsignore Tesoriere nelle cave verso la fine del 1708.

L’impresa si rivelò più costosa del previsto: cunicoli lunghissimi, acqua insufficiente per i macchinari, vene di ferro meno abbondanti del previsto. La Camera Apostolica fu costretta ad abbandonare l’impresa, e seguirono 39 anni di abbandono completo. Nel 1760 l’architetto Giuseppe Pennini, incaricato dalla Camera Apostolica per una nuova valutazione, visitò le cave e le descrisse: alla prima cava trovò un cunicolo alto e largo 7 palmi che si internava in linea retta per 450 palmi. Il minerale estratto era una limonite pisolitica, capace di fornire dopo lavaggi dal 33 al 40 per cento di metallo. La nuova ferriera fu definitivamente abbandonata nel 1784.

Le tre principali cavità-miniera del comprensorio — Grotta dello Svizzero, Grotta dei Veli e Grotta Celeste — sono state oggetto di sistematiche esplorazioni speleologiche da parte dell’UTEC Narni. Sulla base dei confronti con la relazione del Pennini, gli speleologi identificano la Grotta dello Svizzero con la cosiddetta “Cava di Zara” descritta nel 1760. Nelle grotte Celeste e dei Veli, durante una delle esplorazioni, gli speleologi trovarono due oggetti abbandonati in fondo alle antiche cave: un vecchio elmetto militare e una piccola piccozza. L’elmetto potrebbe rimandare alle due guerre mondiali; la piccozza è uno strumento tipico del lavoro minerario. Due oggetti che condensano in un’immagine la stratificazione della storia umana in questi luoghi.


Daniele Di Sisto e Filippo Sini: il Valore Umano dell’Esplorazione Speleologica

Il Gruppo Speleologico UTEC Narni, fondato nel 1977, ha esplorato, rilevato e censito oltre 17 grotte sul Monte Santa Croce nel corso di quasi quarant’anni di attività, con almeno altre 10 non ancora accatastate al Catasto Speleologico dell’Umbria. Le ricerche proseguono attivamente: nel 2025 e 2026 le esplorazioni si avvalgono di GPS, tecnologie LiDAR e sensori per la meteorologia ipogea.

Nel corso delle esplorazioni più recenti, l’UTEC ha scoperto due nuove cavità collocate su una faglia diretta nei pressi della Grotta dello Svizzero. I nomi scelti per queste grotte non sono tecnici né geografici: si chiamano Grotta Daniele Di Sisto e Grotta Filippo Sini. Sono i nomi di amici scomparsi.

Lo speleologo Virgilio Pendola ha spiegato il senso di questa pratica con parole dirette: “Lo spirito di amicizia e di fratellanza, in noi speleo, è molto sentito: in tanti momenti, a volte in condizioni di pericolo reale, dentro i cunicoli più stretti oppure su pozzi che sembrano non finire mai, di un nero inenarrabile, si può contare solo sulle capacità e sulla preparazione dei compagni-fratelli-amici intorno… ci fidiamo, sempre, ciecamente, sapendo che, nel bisogno, sapranno aiutarti e nessuno, mai, si tirerà indietro accada quello che accada”.

A Daniele Di Sisto e Filippo Sini si aggiungono Fausto Fortunati e Tullio Cecca, a cui gli speleologi dell’UTEC hanno dedicato altre grotte scoperte in territorio umbro. La toponomastica delle grotte diventa così un atto di memoria: ogni cavità porta il nome di chi quella montagna l’ha amata abbastanza da dedicarle una vita.


Dal Neolitico alle esplorazioni più recenti del 2025.

Il report approfondisce:

  • La Grotta dei Cocci — scavi 1989-2001 diretti da Maria Cristina De Angelis, focolare spesso oltre un metro, reperti dal Neolitico antico all’età del Bronzo, i saccheggi e il Museo Eroli
  • Stifone — la testimonianza di Strabone e Tacito sul console Pisone (20 d.C.), il canale di 280 metri con i 60 incavi, i reperti romani dall’alveo del Nera
  • Il labirinto dei monaci — le radici bizantine di Belisario (VI sec.), l’abbazia benedettina del X secolo di San Cassiano, l’Eremo di San Jago con murature databili al XIII secolo, il perduto monastero di San Giovanni ritrovato dall’UTEC
  • Le miniere del Papa — la lettera del 1709 ai priori di Narni, la ferriera inaugurata il 21 ottobre 1721, la relazione dell’architetto Pennini (1760), le identificazioni delle cave con la Grotta dello Svizzero (Cava di Zara) e le grotte Celeste e dei Veli
  • L’elmetto e la piccozza — i reperti inaspettati trovati nelle grotte-miniera dall’UTEC
  • Daniele Di Sisto e Filippo Sini — il valore umano dell’esplorazione e la pratica dell’UTEC di intitolare le grotte agli amici scomparsi

Fonti e Approfondimenti

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  • A Napoli riapre il Cimitero delle Fontanelle
    Condividi Storia, Culto delle Anime Pezzentelle e Riapertura Permanente (Aprile 2026) Il Cimitero delle Fontanelle è uno dei luoghi più straordinari e singolari d’Europa: un ossario sotterraneo ricavato in antiche cave di tufo nel cuore del Rione Sanità di Napoli, che custodisce circa 40.000 resti umani e rappresenta un unicum mondiale nella storia della devozione popolare e del rapporto tra vivi e morti. Dopo anni di aperture e chiusure discontinue e una lunga interruzione iniziata nel marzo
     

A Napoli riapre il Cimitero delle Fontanelle

Apríl 29th 2026 at 12:00

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Storia, Culto delle Anime Pezzentelle e Riapertura Permanente (Aprile 2026)

Il Cimitero delle Fontanelle è uno dei luoghi più straordinari e singolari d’Europa: un ossario sotterraneo ricavato in antiche cave di tufo nel cuore del Rione Sanità di Napoli, che custodisce circa 40.000 resti umani e rappresenta un unicum mondiale nella storia della devozione popolare e del rapporto tra vivi e morti. Dopo anni di aperture e chiusure discontinue e una lunga interruzione iniziata nel marzo 2020, il sito ha riaperto definitivamente al pubblico il 18 aprile 2026, diventando un polo culturale permanente gestito con un innovativo partenariato pubblico-privato.[1][2][3][4][5]


Contesto Geografico: Il Rione Sanità


Rione Sanità, Naples
Il Cimitero si trova all’estremità occidentale del vallone naturale della Sanità, uno dei rioni di Napoli più ricchi di storia e tradizioni, posto appena fuori dai confini della città greco-romana, nella zona scelta sin dall’antichità per la necropoli pagana e, successivamente, per i primi cimiteri cristiani. La zona è incisa da un sistema di impluvi naturali che dalle colline oggi chiamate Colli Aminei convergevano verso il basso, erodendo nel corso dei millenni i banchi tufacei e creando le condizioni ideali per l’estrazione della pietra da costruzione.[6][2][7]
Via Fontanelle, l’arteria che conduce all’ossario, ricalca il percorso del vecchio impluvio naturale, ai cui bordi si trovano numerose cave che fino al XX secolo hanno fornito tufo per le costruzioni cittadine. Il nome “Fontanelle” deriva dalla presenza, in tempi remoti, di sorgenti d’acqua nella zona.[6][2][8]


Origini e Geologia della Cavità

Le Cave di Tufo

La struttura fisica del cimitero è il risultato di millenni di attività estrattiva. Le cave di tufo giallo furono scavate a partire dal periodo aragonese (secoli XIV–XV), quando la città aveva un crescente bisogno di materiale da costruzione. Le gallerie risultanti — vere e proprie “navate” sotterranee — raggiungono un volume stimato di circa 30.000 m³ su una superficie di circa 3.000 m². La roccia tufacea, porosa e relativamente morbida, è facilmente lavorabile e conferisce agli ambienti la caratteristica umidità che, a sua volta, produce sulla superficie delle ossa gocce di condensa: un fenomeno naturale che nei secoli ha alimentato leggende sui “teschi sudati”.[2][8][9][10]

Dalle Cave all’Ossario

Prima del XVI secolo, i defunti venivano sepolti sotto le chiese. Quando lo spazio si esauriva, i cosiddetti “salmatari” — addetti alle esumazioni — disseppellivano di notte le ossa più antiche e le trasportavano nelle cave periferiche, compresa quella delle Fontanelle. La data di svolta che trasforma definitivamente la cava in camposanto è il 1656, anno in cui una devastante epidemia di peste si abbatté su Napoli causando, secondo le stime, circa 200.000–250.000 vittime su una popolazione di 400.000 abitanti. Le autorità ordinarono di riaprire le cave delle Fontanelle per ospitare le salme, e da allora il sito non cessò mai la sua funzione funeraria.[6][4][11]


Storia Cronologica dell’Ossario

PeriodoEvento
Sec. XIV–XVScavo delle cave di tufo nel Rione Sanità
1656Epidemia di peste: il sito diventa cimitero collettivo
1764Grande carestia: nuovi depositi di salme (arch. Carlo Praus)[6]
1806–1815Decennio francese: le ossa dalle chiese vengono trasferite alle Fontanelle[4]
1836–1837Epidemia di colera: nuovi resti accolti nell’ossario[2][4]
Fine ‘800Padre Gaetano Barbati ordina e sistema le ossa in cataste ordinate[12][13]
1872Il Comune di Napoli apre ufficialmente il sito al pubblico[4][13]
1934Depositate le ossa ritrovate durante i lavori al Maschio Angioino[4][12]
Anni ’60La Chiesa proibisce il culto delle capuzzelle; il sito cade in abbandono[14]
2004Prima riapertura con lavori di risanamento statico (cavità C0096)[14]
2010Riapertura definitiva dopo occupazione pacifica degli abitanti del Rione[15]
2018–2019Chiusura per motivi di sicurezza strutturale[15]
Marzo 2020Chiusura ulteriore a causa del lockdown COVID-19[5]
2023La cooperativa La Paranza vince il bando del Comune per la valorizzazione[16]
18 aprile 2026Riapertura permanente con marcia di comunità[1][3]

Il Ruolo di Padre Gaetano Barbati

La figura che più ha segnato la configurazione attuale del cimitero è quella di padre Gaetano Barbati, il sacerdote che alla fine dell’Ottocento, guidato da una profonda pietà verso quei resti anonimi, organizzò la sistemazione delle migliaia di ossa in cataste ordinate: crani da un lato, tibie dall’altro, con le prime cappelle provvisorie. Da allora sorse in modo spontaneo e progressivo una devozione popolare straordinaria verso quei defunti anonimi, identificati dai fedeli come anime bisognose di cura e in grado di intercedere per i vivi. Una statua di Barbati si trova ancora oggi all’interno del cimitero, nella prima sala.[12][13]


Il Culto delle Anime Pezzentelle

Origini Teologiche e Culturali

Il culto delle anime pezzentelle affonda le radici nella tradizione cattolica della dottrina del Purgatorio e nella pratica della preghiera in suffragio dei defunti, particolarmente rafforzata dalla Controriforma nel XVII secolo. A Napoli, però, questa pratica religiosa si trasforma in qualcosa di più diretto, tangibile e reciproco: un patto tra i vivi e i morti. Il termine “pezzentelle” deriva dal latino petere — “chiedere per ottenere” — poiché queste anime, anonime e dimenticate, chiedono preghiere per alleviare la loro permanenza nel Purgatorio.[17][4]

Il Rito della Capuzzella


Il nucleo del culto è la cosiddetta “capuzzella” — diminutivo napoletano di “testa” — che designa il teschio anonimo adottato da un devoto. Il rito si articolava in fasi precise:[18][19]

  • Scelta del teschio: il devoto sceglieva un cranio tra quelli dell’ossario, spesso sulla base di un sogno o di un’intuizione
  • Pulitura e cura: il teschio veniva deterso con alcool e cotone, luciidato e adagiato su un cuscino ricamato all’interno di una teca lignea[18]
  • Offerte e preghiere: il devoto accendeva ceri, disponeva immagini sacre, offriva rosari e monete, e pregava regolarmente per l’anima della capuzzella[19][18]
  • Lo scambio: in cambio delle cure, l’anima pezzentella avrebbe interceduto a favore del devoto, comunicandogli grazie, protezione e — secondo la credenza popolare — i numeri del lotto da giocare[8][4]

Se la grazia era concessa, le cure si intensificavano; se il teschio non “rispondeva”, lo si abbandonava e se ne adottava un altro. La tradizione ammetteva anche che un teschio trascurato potesse “vendicarsi” portando sfortuna al devoto.[4][8]

Divieto Ecclesiastico e Decadenza

Il culto non fu mai pienamente accettato dalla Chiesa cattolica, che lo considerava ai limiti dell’idolatria e del paganesimo. Nel 1969, l’arcivescovo di Napoli Corrado Ursi lo proibì formalmente con un apposito decreto, considerandolo un rito pagano incompatibile con la dottrina cristiana. In seguito al divieto, il culto si attenuò progressivamente e il cimitero cadde in uno stato di progressivo abbandono durante gli anni ’70 e ’80 del Novecento.[14][4][20]


Le “Capuzzelle” Famose e le Leggende

Il Teschio del Capitano

Il più celebre tra i teschi del cimitero è quello del “Capitano”, tenuto in una teca di vetro per preservarlo dall’umidità: unico tra i crani dell’ossario ad essere esposto in vetrina, è considerato dai napoletani un’anima pia per le numerose intercessioni attribuitagli. La leggenda più famosa che lo riguarda è quella dei “due sposi”: una giovane fidanzata aveva profonda venerazione per questo teschio, ma il suo promesso sposo, scettico, un giorno lo sfidò infilando un bastone nell’orbita oculare e invitandolo scherzosamente al matrimonio. Il giorno delle nozze apparve tra gli invitati uno sconosciuto in divisa da carabiniere, che rivelò di essere il Capitano stesso. Alla sua visione, entrambi gli sposi morirono per il terrore. Si narra che i loro resti si trovino ancora oggi nel cimitero, sotto la statua di Barbati.[21]

Donna Concetta

Un’altra capuzzella celebre è quella chiamata Donna Concetta, particolarmente nota per la sua lumonosità: più brillante delle altre, cattura meglio l’umidità della cavità. La leggenda vuole che “sudi” per comunicare ai devoti l’avvenuto compimento di una grazia: se al tatto il teschio è umido, la grazia è stata esaudita.[4]

La Leggenda di Giacomo Leopardi

Una credenza popolare, non verificata storicamente, vuole che anche i resti del poeta Giacomo Leopardi — morto a Napoli durante l’epidemia di colera del 1837 — riposino alle Fontanelle. La storiografia ha chiarito che il poeta fu inumato nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, ma la leggenda persiste come segno del potere mitopoietico del sito.[4][12]


Struttura Fisica e Caratteristiche Speleologiche


L’ossario si sviluppa come una serie di grandi gallerie tufacee disposte alla maniera di navate, che si diramano dalla cavità principale. Le caratteristiche fisiche del sito sono rilevanti:[10]

  • Superficie: circa 3.000 m²[2][10]
  • Volume della cavità: circa 30.000 m³[2]
  • Collocazione: scavata nel banco di tufo giallo napoletano, a diversi metri sotto il livello stradale del Rione Sanità
  • Umidità: molto elevata, dovuta alla struttura porosa del tufo e alla prossimità con falde idriche superficiali
  • Temperature: costanti e fresche, tipiche delle cavità tufacee napoletane

La natura ipogea del sito lo rende di interesse anche per la speleologia urbana: il sottosuolo di Napoli conta, secondo un censimento del 1967, almeno 366 cavità artificiali, e il Cimitero delle Fontanelle è tra le più estese e significative dal punto di vista storico. Studi sulla stabilità statica della cavità (denominata C0096) hanno preceduto le riaperture del 2004 e del 2026, confermando la necessità di interventi di consolidamento strutturale per garantire la sicurezza dei visitatori.[14][22][23]

Le Vicende Recenti: Chiusure e Riapertura del 2026

Un Sito Tormentato

Il Cimitero delle Fontanelle ha avuto una storia recente travagliata. Dopo la riapertura del 2010 — ottenuta grazie a un’occupazione pacifica degli abitanti del Rione — la gestione rimase affidata alla municipalizzata Napoli Servizi con aperture discontinue e irregolari. Nel 2018–2019 il sito chiuse definitivamente per motivi di sicurezza strutturale: mancavano sistemi antincendio, servizi igienici e uscite di emergenza. Il lockdown del marzo 2020 sigillò definitivamente l’ingresso, dando avvio a una lunga interruzione che durò oltre cinque anni.[5][15][23]

Il Progetto di Valorizzazione

La svolta arrivò nel 2023 quando il Comune di Napoli bandì una gara pubblica per la valorizzazione culturale del sito, vinta dalla cooperativa La Paranza del Rione Sanità — già protagonista del rilancio delle Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso. Il progetto si basa sui principi della Convenzione di Faro, che riconosce alle comunità locali un ruolo attivo nella cura del patrimonio culturale.[3][24][16]

Il quadro economico dell’intervento è stato:

FinanziatoreImporto
Comune di Napoli (messa in sicurezza)200.000 €
Fondazione Con il Sud320.000 €
Fondazione di Comunità San Gennaro320.000 €
Totale investimentocirca 840.000 €

La Riapertura del 18 Aprile 2026

L’inaugurazione del 18 aprile 2026 ha avuto un carattere fortemente comunitario: alle 9:00 una “marcia di comunità” è partita da Largo Totò — la piazza intitolata al grande attore napoletano, simbolo del Rione — con la partecipazione di organizzazioni del terzo settore, scuole, parrocchie e cittadini. Alla cerimonia hanno presenziato il sindaco Gaetano Manfredi e l’arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia. Il sito è rimasto aperto gratuitamente fino alle 18:00 nella giornata inaugurale, e dal 19 aprile è visitabile regolarmente su prenotazione.[1][25][3]

Modalità di Visita e Servizi (dal 19 Aprile 2026)

Il nuovo modello di gestione ha introdotto importanti miglioramenti rispetto al passato:[3][26]

  • Orari: lunedì–domenica, 10:00–18:00 (ultimo ingresso 17:15); chiusura il mercoledì e il 25 dicembre
  • Accesso: solo su prenotazione obbligatoria tramite il sito ufficiale www.cimiterodellefontanelle.it
  • Tariffe: visita con accompagnamento da 6 €; visita guidata da 8 €[1]
  • Ingresso per fedeli: lunedì e venerdì, dalle 9:00 alle 10:00, gratuito, riservato al culto[3]
  • Capienza: max 3 gruppi da 25 persone contemporaneamente, inclusa la guida[3]
  • Accessibilità: barriere architettoniche abbattute; percorsi per disabili; audioguide per non vedenti[26][3]

Il “Miracolo del Rione Sanità”: La Cooperativa La Paranza

La cooperativa La Paranza nasce nel 2006 con l’obiettivo di creare lavoro valorizzando il patrimonio culturale del Rione Sanità, storicamente uno dei quartieri più problematici di Napoli. I risultati ottenuti nelle Catacombe di San Gennaro — oltre 200.000 visitatori all’anno, più di 60 occupati prevalentemente under 30, 13.000 m² di patrimonio culturale recuperato — hanno consolidato la sua reputazione di modello virtuoso di sviluppo sociale e culturale.[16]

Con la vittoria della gara per il Cimitero delle Fontanelle, La Paranza ha già attivato 11 inserimenti lavorativi di giovani del quartiere prima ancora della riapertura, tramite il programma formativo “Scopri le Fontanelle”. Sono previsti altri interventi nel Rione, incluso il rifacimento delle strade e il miglioramento della rete di trasporti.[3]


Valore Culturale, Antropologico e Scientifico

Il Cimitero delle Fontanelle è studiato da storici, antropologi, etnologi e speleologi per la sua eccezionale stratificazione di significati:

  • Storico: testimonia secoli di catastrofi demografiche che hanno segnato Napoli, dalla peste al colera, dalle eruzioni vulcaniche alle carestie[6][27]
  • Antropologico: il culto delle capuzzelle è uno dei più rari esempi documentati al mondo di un sistema rituale basato su una relazione di reciprocità tra vivi e defunti anonimi[19][17]
  • Religioso: illustra la tensione tra religiosità popolare e ortodossia ecclesiastica, che ha portato al divieto del culto nel 1969 ma non alla sua estinzione[4][20]
  • Speleologico/Geologico: la cavità tufacea è un campione rappresentativo del sottosuolo napoletano, che conta centinaia di cavità artificiali di origine estrattiva[28][22]
  • Archivistico: i depositi umani dell’ossario rappresentano un archivio biologico delle popolazioni napoletane dei secoli XVII–XIX, di interesse per la paleodemografia e la paleopatologia[29]

Un Comitato Scientifico presieduto dalla dottoressa Francesca Amirante — storica dell’arte ed esperta in valorizzazione di beni culturali — sovraintende alle attività di ricerca e conservazione, in collaborazione con Europa Nostra e la rete europea Faro Convention Network.[3]


Conclusione

La riapertura permanente del Cimitero delle Fontanelle nell’aprile 2026 non è solo un evento turistico: è la restituzione alla città di uno spazio di memoria collettiva che, nelle sue stratificazioni storiche, custodisce la storia dei dimenticati — i poveri, gli appestati, gli anonimi — e il rapporto tutto napoletano con la morte come parte viva del tessuto culturale urbano. Il modello pubblico-privato adottato, con la comunità del Rione Sanità come protagonista attiva, rappresenta una delle esperienze più significative di valorizzazione partecipata del patrimonio culturale nel Mezzogiorno italiano.[3][23]

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  • Le Omics Rivoluzionano la Biologia Sotterranea: Grotte e Acquiferi Sotto la Lente Molecolare
    Condividi Un gruppo internazionale di 18 ricercatori pubblica su Nature Reviews Biodiversity la prima rassegna sistematica sull’applicazione delle tecnologie omics agli ecosistemi sotterranei, aprendo nuove prospettive per la conservazione e la comprensione della vita ipogea. La Vita Sotterranea Attende Ancora di Essere Scoperta Le grotte, gli acquiferi e gli interstizi del sottosuolo ospitano oltre 50.000 specie animali e microbiche che vivono esclusivamente in questi ambienti. Tr
     

Le Omics Rivoluzionano la Biologia Sotterranea: Grotte e Acquiferi Sotto la Lente Molecolare

Apríl 29th 2026 at 11:00

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Un gruppo internazionale di 18 ricercatori pubblica su Nature Reviews Biodiversity la prima rassegna sistematica sull’applicazione delle tecnologie omics agli ecosistemi sotterranei, aprendo nuove prospettive per la conservazione e la comprensione della vita ipogea.


La Vita Sotterranea Attende Ancora di Essere Scoperta

Le grotte, gli acquiferi e gli interstizi del sottosuolo ospitano oltre 50.000 specie animali e microbiche che vivono esclusivamente in questi ambienti. Troglobiti e stygobiti — organismi adattati all’oscurità permanente — rappresentano una delle frontiere biologiche meno esplorate del pianeta. Per decenni, la loro conoscenza è rimasta limitata da una barriera pratica: l’impossibilità di osservare, campionare e studiare sistematicamente ambienti fisicamente inaccessibili.scintilena

Nel 2026, una Review firmata da 18 ricercatori internazionali — tra cui Pau Balart-García, Helena Bilandžija, Stefano Mammola e Mattia Saccò — pubblicata su Nature Reviews Biodiversity cambia la prospettiva. Il tema centrale è l’applicazione delle tecnologie omics — genomica, trascrittomica, metagenomica, eDNA — agli ecosistemi sotterranei. Le omics sono metodologie molecolari che permettono di analizzare sistematicamente geni, RNA, proteine e metaboliti di un organismo o di un’intera comunità biologica, senza necessariamente catturare o coltivare gli organismi stessi.scintilena

Le prime applicazioni sistematiche di queste tecnologie al sottosuolo risalgono agli anni 2010. Da allora, i progressi tecnologici hanno abbassato i costi e aumentato la potenza di analisi, rendendo queste metodologie accessibili alla comunità scientifica speleologica e biologica.linkinghub.elsevier


Dal DNA Ambientale alla Diversità Criptica: Cosa Hanno Rivelato le Omics

Una delle scoperte più rilevanti riguarda la cosiddetta diversità criptica: specie morfologicamente indistinguibili ma geneticamente distinte. Gli ecosistemi sotterranei, con acquiferi fisicamente isolati e fauna a mobilità ridotta, sono ambienti ideali per la speciazione silenziosa. Ciò che le tecniche tassonomiche tradizionali classificavano come un’unica specie a distribuzione ampia è spesso, alla luce del DNA, un insieme di specie distinte con areali molto più ristretti — con conseguenze dirette per le politiche di conservazione.aca.pensoft+1

Per il monitoraggio della fauna sotterranea senza intervento diretto, lo strumento oggi più promettente è il DNA ambientale (eDNA): frammenti di DNA libero isolati da campioni d’acqua o sedimento, senza alcuna cattura degli organismi. Il metabarcoding eDNA permette di stimare la ricchezza di specie in un acquifero analizzando pochi litri d’acqua.linkinghub.elsevier

Il progetto internazionale GReG (Global Research on eDNA in Groundwaters), presentato al 26° Congresso Internazionale di Biologia Sotterranea a Cagliari nel settembre 2024, coinvolge oltre 70 ricercatori in tutto il mondo e punta alla prima valutazione sistematica globale della biodiversità degli acquiferi tramite metodologie molecolari standardizzate. Tra i coordinatori figura Mattia Saccò, coautore della Review su Nature Reviews Biodiversity.scintilena+1


Il Pesce Cieco e i Segreti dell’Adattamento Molecolare

Sul fronte della genomica evolutiva, il modello di riferimento è il pesce messicano Astyanax mexicanus, con popolazioni vedenti di superficie e oltre 29 popolazioni cavernicole cieche evolutesi in modo indipendente. Le omics hanno permesso di identificare la base genetica precisa di tratti come la perdita degli occhi, la depigmentazione e le modificazioni del metabolismo.evodevojournal.biomedcentral

Studi CRISPR-Cas9 hanno dimostrato il ruolo del gene rx3 nella regressione oculare. Un recentissimo screening CRISPR su larga scala ha identificato il gene fbln7 (fibulin-7) come regolatore della dimensione oculare in più stadi dello sviluppo. Una ricerca del 2026 basata su Quantitative Trait Locus (QTL) mapping in tre popolazioni incrociate ha rivelato che la perdita degli occhi condivide circa il 43% dei loci genetici tra linee evolutive indipendenti, mentre tratti come la riduzione del sonno o le modificazioni metaboliche mostrano basi genetiche meno conservate tra le diverse popolazioni. Questi dati indicano che alcune traiettorie verso l’adattamento cavernicolo convergono a livello molecolare, anche quando avvengono in luoghi geograficamente lontani.onlinelibrary.wiley+2


Frasassi e Movile: Ecosistemi Chemioautotrofici sotto la Lente Metagenomics

La metagenomics — sequenziamento massiccio del DNA estratto direttamente dall’ambiente — ha trasformato la comprensione degli ecosistemi sotterranei privi di fotosintesi. Questi ambienti, alimentati dall’ossidazione di composti inorganici come H?S, Fe²? o NH??, sono tra le forme di vita più radicali del pianeta.

La Grotta di Movile (Romania), isolata da circa 5 milioni di anni e con 48 specie endemiche, è stata oggetto della prima analisi metagenomics genome-resolved dei suoi sedimenti: sono stati recuperati 106 metagenome-assembled genomes (MAGs) appartenenti a 19 phyla batterici e 3 archeali, con funzioni metaboliche che spaziano dalla fissazione della CO? alla metanotrofia.environmentalmicrobiome.biomedcentral+1

Le Grotte di Frasassi (Marche), uno degli ecosistemi sulfidici più studiati in Europa, continuano a produrre scoperte molecolari. Il ciclo dello zolfo è mediato da batteri come Sulfurovum, Thiofaba e Halothiobacillus, con la disproporzione dello zolfo elementare come processo chiave. Nel 2023, dalla grotta è stato descritto Thiovibrio frasassiensis, nuova specie, nuovo genere e nuova famiglia batterica — Thiovibrionaceae — a testimonianza di quanto ancora sia ignota la diversità microbica di questi ambienti. L’analisi dei protisti ciliati con approcci molecolari ha identificato 33 specie, incluse forme con adattamenti inusuali all’ambiente solfidroso.scintilena+2


Sfide Aperte: Database, Contaminazione e Integrazione Multi-Omics

La Review mette in evidenza le criticità ancora irrisolte. I database di riferimento per le specie sotterranee sono incompleti: molti taxa stygobionti e microbici cavernicoli non hanno sequenze depositate, rendendo difficile l’assegnazione tassonomica dei reads metagenomici. La contaminazione da DNA umano nelle grotte frequentate è un problema reale per studi metagenomici in ambienti visitati.bmcmicrobiol.biomedcentral+1

L’integrazione di più livelli omics — genomica, trascrittomica, proteomica, metabolomica — rimane una sfida computazionale e interpretativa. Ogni approccio cattura una dimensione diversa del sistema biologico; le pipeline per la loro integrazione coerente sono ancora in sviluppo, specialmente per organismi non-modello come quelli cavernicoli.onlinelibrary.wiley


Conservazione, Ciclo dell’Acqua e Cambiamento Climatico

Solo il 6,9% degli ecosistemi sotterranei si sovrappone alla rete globale di aree protette. La Review sottolinea che le omics possono fornire le prove scientifiche mancanti per includere questi ambienti nelle politiche di conservazione internazionali. La genomica della conservazione permette di stimare la diversità genetica di popolazioni, identificare unità evolutivamente significative e valutare gli effetti della deriva genetica in popolazioni piccole e isolate.pmc.ncbi.nlm.nih+1

Il monitoraggio eDNA standardizzato delle acque sotterranee ha le potenzialità per diventare uno strumento di compliance rispetto alla Direttiva Quadro Acque e alla Direttiva Acque Sotterranee dell’UE, fornendo dati di biodiversità a costi inferiori e con minor impatto rispetto ai campionamenti tradizionali.onlinelibrary.wiley+1

Sul fronte globale, i microbi sotterranei partecipano ai cicli del carbonio e dell’azoto in modi ancora scarsamente quantificati. I metanotrofi cavernicoli sono risultati presenti in quasi il 98% dei campioni di suolo di grotta in Nord America, con grotte che agiscono come potenziali sink del metano atmosferico — un dato di rilievo per la comprensione del bilancio climatico globale.pmc.ncbi.nlm.nih


Il Ruolo dell’Italia e il Progetto DarCo

L’Italia è tra i protagonisti di questa stagione scientifica. Il CNR-IRSA di Verbania, con Stefano Mammola, coordina il progetto europeo DarCo (Biodiversa+), che raccoglie prove scientifiche per l’inclusione sistematica degli ecosistemi sotterranei nei piani di conservazione europei, dalla Direttiva Habitat alla Strategia Biodiversità 2030. La comunità speleologica italiana ha nel 2024 tenuto il Convegno Nazionale di Biospeleologia, con iscrizioni riservate ai soci SSI, come ulteriore segnale di vitalità della ricerca di settore in Italia.scintilena+1


Review di Nature Reviews Biodiversity (2026).

Copre tutti i temi principali dell’articolo con ampio supporto da letteratura scientifica recente e casi studio italiani.

Il report esplora:

  • Contesto degli ecosistemi sotterranei — oltre 50.000 specie esclusive del sottosuolo, con solo il 6,9% protetto da aree naturali, e la fragilità degli acquiferi carsici all’inquinamento
  • Le tecnologie omics — dalla metagenomica all’eDNA, con la prima applicazione sistematica che risale agli anni 2010
  • Biodiversità criptica e eDNA — il progetto globale GReG (2025), con oltre 70 ricercatori internazionali inclusi i coautori Saccò e Guzik
  • Evoluzione molecolare — il modello Astyanax mexicanus, con ~43% di QTL condivisi tra linee indipendenti per la perdita degli occhi, e studi CRISPR sui geni rx3 e fbln7
  • Microbiologia chemioautotrofica — Grotta di Movile (106 MAGs metagenomici) e Grotte di Frasassi (Thiovibrio frasassiensis, nuova famiglia batterica)
  • Sfide metodologiche e frontiere — bioprospecting, astrobiologia, integrazione con IA e politiche ambientali UE

Omics negli Ecosistemi Sotterranei: Biodiversità, Evoluzione e Adattamento

Studio approfondito basato sulla Review pubblicata su Nature Reviews Biodiversity (2026)
Balart-García et al. (2026) — con contributi di Mammola, Bilandžija, Bista, Saccò e coautori


Executive Summary

La vita sotterranea — nelle grotte, negli acquiferi carsici, negli interstizi del suolo — è tra i fenomeni biologici più straordinari e meno compresi del pianeta. Oltre 50.000 specie vivono esclusivamente nel sottosuolo (troglobiti e stygobiti), molte delle quali microendemiche, ossia confinate a poche grotte o acquiferi vicini. Per decenni, la loro difficile accessibilità ha limitato la ricerca a tecniche morfologiche e tassonomiche tradizionali. La Review pubblicata su Nature Reviews Biodiversity nel 2026 a firma di Balart-García, Bilandžija, Bista, Mammola, Saccò e altri 14 coautori fotografa una svolta: le tecnologie omics — genomica, trascrittomica, proteomica, metabolomica, metagenomica, eDNA — stanno rivelandore segreti del sottosuolo un tempo fuori portata, aprendo nuove frontiere per la comprensione della biodiversità, dell’evoluzione e della conservazione di questi ambienti fragili.[1]


1. Ecosistemi Sotterranei: Contesto e Importanza

1.1 Tipologie e distribuzione

Gli ecosistemi sotterranei comprendono un’ampia gamma di ambienti fisicamente diversi ma accomunati da tre caratteristiche fondamentali: assenza totale di luce solare, scarsità di risorse trofiche e relativa stabilità termica e chimica. Le principali tipologie includono:

  • Grotte e cavità in rocce carbonatiche (carso), vulcaniche (tubi di lava) o in sale/gesso
  • Acque sotterranee — acquiferi carsici, sistemi iporheici (interfaccia acqua superficiale/sotterranea), falde freatiche
  • Interstizi del suolo (mesovoid shallow substratum, MSS)
  • Ecosistemi anchiialini — cavità marine costiere isolate dal mare aperto
  • Ambienti chemioautotrofici alimentati non dalla fotosintesi ma dall’ossidazione di composti inorganici (come H?S)[2]

Gli ecosistemi sotterranei sono tra i più diffusi sulla Terra in termini di volume e, paradossalmente, tra i meno esplorati. In Italia, il sistema carsico di Frasassi (Marche) rappresenta uno degli esempi più studiati di ecosistema chemioautotrofico, dove la microbiologia è il motore della produzione primaria.[3][4][5]

1.2 Vulnerabilità e conservazione

Solo il 6,9% degli ecosistemi sotterranei noti si sovrappone alla rete globale di aree protette. Le specie sotterranee presentano caratteristiche biologiche che le rendono particolarmente vulnerabili: bassa fecondità, metabolismo ridotto, cicli riproduttivi lenti, distribuzione geografica ristrettissima (microendemismi), assenza di adattamenti difensivi contro predatori. La vulnerabilità è ulteriormente aggravata dalla permeabilità degli acquiferi carsici all’inquinamento chimico superficiale, con tempi di trasferimento degli inquinanti dalla superficie alle falde molto rapidi e scarsa capacità autodepurante del sistema.[6][7][8][1]

Nel 2019, Stefano Mammola (CNR, Italia) ha coordinato il “Scientists’ Warning on the Conservation of Subterranean Ecosystems” su BioScience, che ha evidenziato come questi ecosistemi siano sistematicamente trascurati nelle politiche di conservazione globali, nonostante la loro rilevanza ecologica per il ciclo idrico e la biodiversità. Il progetto europeo DarCo (Biodiversa+) ha avviato una raccolta di dati scientifici per promuovere l’inclusione dei sistemi sotterranei nei piani di conservazione europei e negli obiettivi della Strategia UE per la Biodiversità 2030.[9][1]


2. Le Tecnologie Omics: Panoramica

Il termine “omics” designa l’insieme delle tecnologie molecolari che permettono di analizzare sistematicamente l’intero repertorio di molecole (geni, RNA, proteine, metaboliti) di un organismo o di una comunità biologica. Rispetto alle tecniche tradizionali, le omics offrono tre vantaggi cruciali per la biologia sotterranea: non richiedono necessariamente l’isolamento/coltura degli organismi, consentono l’analisi di comunità intere (non solo singole specie) e forniscono informazioni su funzione, adattamento ed evoluzione in parallelo alla semplice catalogazione.

TecnologiaOggetto di studioApplicazione primaria in subterraneo
GenomicaSequenza del DNA genomicoEvoluzione, adattamento, filogenesi
TrascrittomicaRNA messaggero (espressione genica)Adattamenti fenotipici, risposte ambientali
ProteomicaProteine espresseFunzione molecolare, metabolismo
MetabolomicaMetaboliti a basso peso molecolareFisiologia, cicli biogeochimici
MetagenomicaDNA totale da campioni ambientaliDiversità e funzione microbica
MetatrascrittomicaRNA totale da campioni ambientaliAttività microbica in situ
eDNADNA libero in acqua/sedimentoBiomonitoraggio, rilevamento specie

La prima applicazione sistematica delle omics agli ecosistemi sotterranei risale agli anni 2010, ma è solo nell’ultimo decennio che i progressi tecnologici — sequenziamento di terza generazione (Nanopore, PacBio), riduzione dei costi, bioinformatica avanzata — hanno reso queste metodologie accessibili alla comunità dei biologi sotterranei.[10]


3. Biodiversità Criptica e Rivelazione della Diversità Nascosta

3.1 Il problema della diversità criptica nel sottosuolo

Uno dei contributi più rilevanti delle omics alla biologia sotterranea è la rivelazione di diversità criptica — specie morfologicamente indistinguibili ma geneticamente distinte. Gli ecosistemi sotterranei, caratterizzati da ambienti fisicamente simili ma geograficamente isolati, sono terreno particolarmente fertile per la speciazione criptica. L’elevata frammentazione degli acquiferi sotterranei e la bassa mobilità degli organismi stygobionti favoriscono la divergenza genetica anche tra popolazioni prossime geograficamente.[11]

Il DNA barcoding e la filogeografia molecolare hanno ripetutamente dimostrato che ciò che appariva come una singola specie a distribuzione ampia è spesso un complesso di specie distinte con areali molto più ristretti. Questo ha conseguenze dirette per la conservazione: le stime tradizionali di biodiversità sono probabilmente sottostime significative, e alcune “specie” ritenute comuni potrebbero in realtà essere aggregati di taxa rari o vulnerabili.[12]

Un esempio illustrativo: lo studio della lumaca terrestre cavernicola Helicodiscus barri ha rivelato, attraverso l’analisi di marcatori mitocondriali e nucleari, che la sua distribuzione a mosaico è incompatibile con lo status di singola specie — indicando la presenza di diversità criptica non rilevata dalla tassonomia morfologica.[11]

3.2 eDNA: il monitoraggio non invasivo degli ecosistemi sotterranei

Il DNA ambientale (eDNA) — DNA libero isolato da campioni di acqua, sedimento o aria senza catturare gli organismi — rappresenta forse la rivoluzione più pratica per il monitoraggio della fauna sotterranea. Le acque sotterranee pongono sfide specifiche per l’eDNA rispetto agli ambienti di superficie: diluizione in acquiferi aperti, degradazione accelerata in acque povere di nutrienti, difficoltà di campionamento. Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato la fattibilità del metabarcoding eDNA per la stima della ricchezza di specie stygofaunal in acquiferi.[10]

Il progetto GReG (Global Research on eDNA in Groundwaters), lanciato nel giugno 2025 con oltre 70 ricercatori internazionali (tra cui Mattia Saccò, Michelle Guzik, Kathryn Korbel), rappresenta il primo studio sistematico su scala mondiale degli ecosistemi ipogeici attraverso metodologie molecolari avanzate. La prima proposta è stata presentata al 26° Congresso Internazionale di Biologia Sotterranea tenutosi a Cagliari nel settembre 2024. Il progetto mira a superare l’inerzia nella conservazione globale degli ecosistemi delle acque sotterranee, fornendo dati molecolari standardizzati a scala mondiale.[13][14]

3.3 Metagenomica e diversità microbica

La metagenomica ha radicalmente trasformato la comprensione della diversità microbica sotterranea. Studi shotgun metagenomic in grotte di tutto il mondo hanno rivelato comunità batteriche e archeali altamente diverse e spesso uniche. Nella Grotta di Manao-Pee (Thailandia), la metagenomica shotgun ha rivelato che Actinobacteria (51,2%) e Gammaproteobacteria (24,4%) dominano la comunità batterica, con geni funzionali correlati alla fosforilazione ossidativa prominenti nel metabolismo energetico.[15]

La metagenomica ha anche permesso di indagare il microbioma degli speleotemi (stalattiti, stalagmiti), rivelando comunità microbiche caratteristiche associate alle superfici minerali delle concrezioni calcaree. Nelle grotte carsiche del Karso, studi di metagenomics amplicon-based su sedimenti alluvionali e depositi paleofluviali hanno dimostrato che l’età dei sedimenti agisce come filtro geochimico sulla diversità microbica, con siti periodicamente inondati che mostrano la massima versatilità metabolica.[16][17]


4. Evoluzione Molecolare e Adattamento al Sottosuolo

4.1 Il modello Astyanax mexicanus: genomi dell’adattamento cavernicolo

Il pesce messicano Astyanax mexicanus — con popolazioni epigee vedenti e oltre 29 popolazioni cavefish cieche evolutisi indipendentemente — è diventato il modello vertebrato di riferimento per la genetica dell’adattamento cavernicolo. Le omics hanno permesso di caratterizzare in dettaglio la base genetica di tratti troglomorfi come:[18]

  • Regressione oculare: studi CRISPR-Cas9 hanno dimostrato il ruolo del gene rx3 (retinal homeobox 3) nello sviluppo oculare e nella sua perdita nelle popolazioni cavernicole. Uno screening CRISPR su larga scala ha identificato multipli geni candidati, tra cui fibulin-7 (fbln7), che influisce sulla dimensione oculare in più stadi dello sviluppo.[19][20]
  • Perdita di pigmentazione: correlata con mutazioni in pathway di segnalazione melanogenetica
  • Riduzione del sonno: condivisa tra più popolazioni di cavefish, ma con base genetica meno conservata rispetto alla perdita degli occhi
  • Metabolismo energetico: accumulo di grasso e modificazioni del metabolismo che permettono di sopravvivere in ambienti oligotrofici

Uno studio del 2026 basato su Quantitative Trait Locus (QTL) mapping in tre popolazioni cave×surface F2 ha rivelato che la perdita degli occhi mostra la maggiore “ripetibilità genetica” con circa il 43% di QTL condivisi tra linee evolutive indipendenti — molto superiore al 25-33% per la perdita del sonno e i tratti metabolici. Uno studio sulla pangenomica ha ulteriormente esplorato il ruolo delle delezioni genomiche nell’evoluzione convergente. Questo dimostra che alcune traiettorie evolutive verso l’adattamento cavernicolo hanno basi molecolari parzialmente convergenti, anche se non identiche.[21][22]

4.2 Troglomorfismo: la base genetica e transcrittomica

La trascrittomica comparativa tra forme epigee e cavernicole di diverse specie ha rivelato pattern consistenti di modificazione dell’espressione genica legati all’adattamento al buio: downregulation di geni visivi e del ritmo circadiano, upregulation di geni sensoriali non visivi (chemiocettori, meccanorecettori), modificazioni nei pathway ormonali (cortisolo, serotonina) e metabolici.[23]

L’analisi single-nucleus RNA-sequencing in A. mexicanus ha rivelato che i geni candidati per la perdita degli occhi sono espressi in molteplici tipi cellulari durante lo sviluppo, evidenziando la complessità regolatoria di questi tratti. In studi sugli isopodi cavernicoli romeni (Leiodidae, Duvalius), l’analisi del microbioma intestinale tramite 16S amplicon metagenomics ha suggerito un possibile coinvolgimento del microbiota intestinale nell’adattamento al sottosuolo, con il batterio Vagococcus presente nel microbioma di specie di entrambe le famiglie.[24][20]

4.3 Proteo anguinus e la genomica degli anfibi sotterranei

Il proteo (Proteus anguinus), unico vertebrato esclusivamente cavernicolo d’Europa, è diventato oggetto di crescente attenzione scientifica. La conferenza SOS Proteus (Kranj, Slovenia, dicembre 2024) ha evidenziato come studi molecolari e genetici stiano rivelando notevole variabilità morfogenetica tra popolazioni dei diversi bacini idrografici del Carso Dinarico — una diversità che le tecniche morfologiche tradizionali avevano sottostimato. Ricerche recenti nel sistema carsico dell’Italia nord-orientale hanno analizzato 76 esemplari attraverso tecniche ecologiche avanzate, mostrando che gli individui nelle sorgenti presentano condizioni fisiche migliori rispetto a quelli in grotta, sfidando l’assunzione che le grotte siano l’habitat ottimale per questa specie. Un parassita tipico dei pesci d’acqua dolce, Acanthocephalus anguillae, è stato recentemente trovato nell’intestino del proteo nelle Grotte di Postumia-Planina, aprendo domande sui cicli biologici sotterranei rivelabili solo con approcci molecolari.[25][26][27]


5. Microbiologia Sotterranea: Dagli Ecosistemi Chemioautotrofici alla Biogeochimica

5.1 Ecosistemi chemioautotrofici: un’altra forma di vita primaria

Alcuni ecosistemi sotterranei, isolati da qualsiasi input fotosintetico, dipendono interamente dalla chemioautotrofia — la produzione di materia organica attraverso l’ossidazione di composti inorganici come H?S, NH??, Fe²?. I due esempi più studiati sono:

  • Grotta di Movile (Romania): alimentata da acqua sotterranea ricca di H?S, ospita almeno 48 specie invertebrate adattate in isolamento per ~5 milioni di anni. La prima metagenomica genome-resolved dei sedimenti della grotta ha recuperato 106 metagenome-assembled genomes (MAGs) da 7 metagenomi, appartenenti a 19 phyla batterici e 3 archeal. L’analisi funzionale ha rivelato la presenza di fissazione della CO?, metanotrofia, ossidazione dello zolfo e dell’ammoniaca. I modelli metabolici su scala genomica (Species Metabolic Coupling Analysis) hanno rivelato le più alte interazioni competizione-cooperazione nei sedimenti distanti dall’acqua solfidrosa.[28][2]
  • Grotte di Frasassi (Marche, Italia): ambiente sulfidico dove acqua sotterranea ricca di solfuri si mescola con acque meteoriche ossigenate. Il ciclo dello zolfo è dominato da batteri come Sulfurovum, Halothiobacillus, Thiofaba, con la disproporzione dello zolfo elementare mediata da Desulfocapsa e Sulfurovum (12-26% della comunità microbica). Nel 2023 è stato descritto Thiovibrio frasassiensis, un nuovo genere e famiglia batterica (Thiovibrionaceae) isolato nei sedimenti solfurei. Lo studio dei protisti ciliati con approcci molecolari ha identificato 33 specie, con adattamenti unici all’ambiente chimiolitotrofico.[4][5][3]

5.2 Il microbioma delle grotte “ordinarie”

Nelle grotte prive di apporto solfidroso, le comunità microbiche sono più diversificate ma dipendono principalmente da fonti di carbonio organico alloctone. Gli studi metagenomic-resolved in grotte speleotematiche rivelano comunità dominate da Actinobacteria, Proteobacteria e Firmicutes, con un elevato potenziale per la produzione di composti biosintetici secondari (biosynthetic gene clusters, BGC) — inclusi potenziali antibiotici e composti bioattivi di interesse farmaceutico. Le grotte sono state storicamente fonte di microrganismi produttori di antibiotici, e la metagenomica sta sistematicamente rivelando la vastità di questo potenziale bioprospettico.[16]

I metanotrofi sono presenti in quasi il 98% dei campioni di suolo di grotta in Nord America, con i ceppi del clade USC-? come dominanti; la loro abbondanza relativa è correlata positivamente con la concentrazione di CH? nell’aria della grotta, suggerendo che le grotte siano un importante sink del metano atmosferico — un risultato con implicazioni per la comprensione del ciclo del carbonio globale.[29]

5.3 Multi-omics e cicli biogeochimici

L’integrazione di metabolomica e metagenomics sta rivelando come specifici microbi sotterranei contribuiscano ai cicli del carbonio e dell’azoto in sistemi carsici. Uno studio multi-omics e idrochimico su fiumi carsici ha identificato batteri critici per il sequestro del carbonio attraverso l’analisi integrata di dati molecolari e fisicochimici. Questo ha implicazioni dirette per capire il ruolo degli ecosistemi carsici nel bilancio globale del carbonio, in un’epoca di accelerato cambiamento climatico.[30]


6. Sfide Tecniche e Metodologiche

Le tecnologie omics applicate agli ecosistemi sotterranei incontrano sfide specifiche che limitano la loro applicazione corrente e definiscono l’agenda della ricerca futura.

6.1 Sfide legate all’accessibilità e al campionamento

Gli ecosistemi sotterranei sono fisicamente difficili da raggiungere e campionare. Le biomasse sono spesso molto basse (ambienti oligotrofici), rendendo difficile ottenere quantità sufficienti di DNA/RNA/proteine per le analisi. Le acque sotterranee diluiscono il segnale di eDNA, e la degradazione molecolare in acqua povera di nutrienti può essere accelerata. Il campionamento ripetuto nel tempo (necessario per studi di communità e monitoraggio) è logisticamente impegnativo.[10]

6.2 Bias metodologici e lacune nei database di riferimento

La metagenomica e il metabarcoding dipendono criticamente dalla qualità dei database di referenza. Per gli ecosistemi sotterranei, questi database sono spesso incompleti: molte specie stygobionti non hanno sequenze di referenza depositate; molti taxa microbici sotterranei sono fillogeneticamente distanti dai taxa rappresentati nei database standard. Questo porta a classificazioni errate o al’impossibilità di assegnare taxa a molti reads. La costruzione di database di referenza dedicati alla biodiversità sotterranea è un’esigenza prioritaria identificata dalla Review.[15]

6.3 Sequenziamento di piccole biomasse e contaminazione

La contaminazione con DNA umano (introdotto dagli speleologi che accedono alle grotte) è un problema reale per studi metagenomic in ambienti sotterranei visitati. L’assemblaggio di genomi da campioni con biomassa ultra-bassa richiede sequenziamento di terza generazione (long-read: Nanopore, PacBio) e pipeline bioinformatiche specializzate. La bassa complessità di alcune comunità microbiche cavernicole può facilitare gli assemblaggi, ma la presenza di diversità rara rimane difficile da catturare.[10]

6.4 Integrazione multi-omics

L’integrazione di dati genomici, trascrittomici, proteomici e metabolomici rimane una sfida computazionale e interpretativa. Ogni livello omics cattura una dimensione diversa del sistema biologico, ma le pipeline per l’integrazione coerente di questi dati sono ancora in sviluppo, specialmente per sistemi non-modello come gli organismi cavernicoli.[31]


7. Frontiere e Applicazioni Future

7.1 Omics e conservazione molecolare

Le omics forniscono strumenti rivoluzionari per la conservazione degli organismi sotterranei. La genomica della conservazione permette di stimare la diversità genetica di popolazioni, identificare unità evolutivamente significative (ESU), valutare l’impatto della deriva genetica e dell’endogamia in popolazioni piccole e isolate. La metagenomica di monitoraggio permette di rilevare specie rare senza catturarle, cruciale per organismi come il Proteus e le diverse specie stygofaunali.[32][10]

Il progetto GReG, con la sua rete globale di eDNA in acque sotterranee, è destinato a produrre la prima stima standardizzata globale della biodiversità degli acquiferi — dati che potrebbero finalmente giustificare l’inclusione sistematica degli ecosistemi sotterranei nelle politiche di conservazione internazionali.[13]

7.2 Bioprospecting e biotecnologia

I microbi sotterranei, adattatisi a condizioni estreme di oligotrofia, oscurità e spesso pressione chimica inusuale, sono serbatoi di enzimi e composti bioattivi con potenziali applicazioni industriali e farmaceutiche. I cluster biosintetici (BGC) scoperti via metagenomica in speleotemi e sedimenti cavernicoli includono potenziali nuovi antibiotici, enzimi termostabili e composti antivirali. La bioprospecting sotterranea è ancora in fase embrionale ma rappresenta una frontiera economicamente e scientificamente significativa.[33][16]

7.3 Modelli per l’astrobiologia

Le grotte chemioautotrofiche prive di luce, in particolare quelle alimentate da H?S come Movile e Frasassi, sono usate dalla NASA e dalle agenzie spaziali come analoghe di possibili habitat extraterrestri su Marte o nelle lune ghiacciate di Giove ed Encelado. Lo studio dei microbi cavernicoli che sopravvivono senza luce solare in ambienti chimicamente riducenti fornisce indicazioni su quali bio-segnature cercare nella ricerca di vita extraterrestre.[34]

7.4 Integrazione con discipline complementari

La Review di Balart-García et al. (2026) enfatizza come il futuro della biologia sotterranea stia nell’integrazione interdisciplinare:

  • Omics + isotopi stabili: per tracciare flussi di carbonio e nutrienti nelle reti trofiche sotterranee
  • Omics + modellizzazione distributiva delle specie: per proiettare impatti del cambiamento climatico sulla biodiversità sotterranea
  • Omics + remote sensing: per correlare la superficie carsica con la biodiversità sotterranea
  • Omics + intelligenza artificiale: per accelerare il processamento di enormi dataset molecolari e automatizzare la scoperta di nuovi taxa[33]

La connessione con cicli globali è particolarmente rilevante: i microbi sotterranei partecipano ai cicli del carbonio, azoto e zolfo in modi ancora scarsamente quantificati. La comprensione di questi processi è urgente in un contesto di accelerato cambiamento climatico e crescente pressione sulle risorse idriche sotterranee.[35]


8. Il Contesto Italiano: Eccellenza e Casi Studio

L’Italia ospita alcuni dei più ricchi e studiati ecosistemi sotterranei d’Europa, con contributi scientifici di livello internazionale.

  • Grotte di Frasassi (Marche): ecosistema chemioautotrofico tra i più studiati al mondo per microbiologia, con la scoperta di Thiovibrio frasassiensis e studi pionieri sul ciclo dello zolfo e della comunità microbica[5][36][3][4]
  • Sistema carsico del Carso Dinarico (Friuli/Slovenia): habitat del proteo (Proteus anguinus), con studi molecolari sulla variabilità interpopolazionale e recenti ricerche eco-etologiche[26][27]
  • Grotte pugliesi e sarde: oggetto di studi sulla stygofauna e sulla diversità criptica degli invertebrati acquatici sotterranei
  • CNR-IRSA (Verbania): sede di Stefano Mammola, tra i massimi esperti mondiali di conservazione della biodiversità sotterranea e coordinatore del progetto DarCo[9][1]
  • Biodiversa+ DarCo: consorzio europeo per la raccolta di prove scientifiche per l’inclusione dei sistemi sotterranei nei piani di conservazione europei (Direttiva Habitat, Direttiva Quadro Acque, Strategia Biodiversità 2030)[9]

9. Implicazioni per la Conservazione e la Politica Ambientale

9.1 Lacune conoscitive e urgenza

Le omics hanno dimostrato che la biodiversità sotterranea è molto maggiore di quanto stimato con tecniche tradizionali. Questo implica che le valutazioni di impatto ambientale e i piani di gestione basati sulla tassonomia morfologica sottostimano sistematicamente il valore naturalistico degli ecosistemi sotterranei. La rapida degradazione degli acquiferi carsici per inquinamento chimico, sovrasfruttamento idrico e cambiamento climatico minaccia specie ancora non descritte.[7][6]

9.2 eDNA come strumento di policy

Il monitoraggio eDNA delle acque sotterranee ha il potenziale di diventare uno standard di biomonitoraggio per il rispetto della Direttiva Quadro Acque (WFD) e della Direttiva Figlia sulle Acque Sotterranee dell’UE. Metodologie standardizzate di eDNA metabarcoding potrebbero fornire dati di biodiversità sotterranea a costi inferiori e con minor impatto rispetto ai campionamenti tradizionali, facilitando il monitoraggio sistematico richiesto dalle normative ambientali.[13][10]

9.3 Roadmap di conservazione

Una “conservation roadmap for the subterranean biome” pubblicata su Conservation Letters (2021) identifica cinque aree concettuali chiave: (1) colmare lacune scientifiche e di gestione dei dati; (2) affrontare i fattori di stress antropici; (3) analisi socioeconomica e risoluzione dei conflitti; (4) educazione ambientale; (5) politiche nazionali e accordi multilaterali. Le omics contribuiscono primariamente al punto 1, ma supportano anche il punto 4-5 fornendo prove scientifiche per advocacy politica.[8]


Conclusioni

La Review pubblicata su Nature Reviews Biodiversity nel 2026 segna un punto di svolta nella biologia sotterranea. Le tecnologie omics non sono più strumenti esotici ma una cassetta degli attrezzi sempre più accessibile che sta trasformando la comprensione della vita sotterranea a tutti i livelli: dalla scoperta di nuove specie (diversità criptica rivelata da genomica) all’identificazione dei meccanismi molecolari dell’adattamento cavernicolo (Astyanax, Proteus), dalla microbiologia degli ecosistemi chemioautotrofici (Movile, Frasassi) al biomonitoraggio non invasivo tramite eDNA (progetto GReG).

Le sfide rimangono considerevoli — database di riferimento incompleti, biomasse basse, difficoltà di accesso, integrazione multi-omics — ma la traiettoria è chiara. L’integrazione delle omics con discipline complementari (ecologia, geologia, remote sensing, intelligenza artificiale) promette di illuminare non solo la vita nelle grotte ma processi globali come il ciclo del carbonio e dell’acqua, in un momento in cui la crisi climatica e idrica rende questa comprensione più urgente che mai.

Per la comunità speleologica italiana e internazionale, la Review rappresenta sia un inventario delle conquiste recenti sia un manifesto per la ricerca futura: gli ecosistemi sotterranei sono straordinari, vulnerabili e ancora in gran parte inesplorati — e le omics sono la chiave per svelarne i segreti.

Fonti consultate

L'articolo Le Omics Rivoluzionano la Biologia Sotterranea: Grotte e Acquiferi Sotto la Lente Molecolare proviene da Scintilena.

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Cristalli di zircone e depositi di spiaggia fossile indicano che 6,6 milioni di anni fa il fiume Colorado riempì il bacino Bidahochi fino a farlo tracimare sul Kaibab Plateau


Un nuovo studio pubblicato su Science propone che il Grand Canyon si sia formato circa 6,6 milioni di anni fa quando il fiume Colorado si riversò in un antico lago (Bacino Bidahochi), le cui acque tracimarono sul Kaibab Plateau, scavando il canyon come una diga che cede.

Il Grand Canyon e il dibattito millenario sulla sua origine

Il Grand Canyon è una delle formazioni geologiche più studiate al mondo, eppure la domanda su come si sia formato continua ad alimentare un acceso dibattito nella comunità scientifica. Uno studio pubblicato il 16 aprile 2026 sulla rivista Science porta nuove evidenze a sostegno del modello del “fill and spill”, ovvero del riempimento e tracimazione di un antico lago.vulnerabilità aree carsiche.txt

La questione centrale è sempre stata la stessa da quando il geologo John Wesley Powell esplorò per primo il canyon nel 1869: come ha fatto il fiume Colorado a scavalcare il Kaibab Plateau, la zona più elevata dell’intera regione del Colorado Plateau, scorrendo verso ovest?vulnerabilità aree carsiche.txt

È noto che il Colorado ha scolpito il Grand Canyon nella sua forma attuale. I sedimenti del fiume compaiono a valle del canyon già 4,8 milioni di anni fa. Alcuni settori del canyon, però, sarebbero molto più antichi — scavati da fiumi precedenti fino a 70 milioni di anni fa, nell’era dei dinosauri.vulnerabilità aree carsiche.txt


Il bacino Bidahochi e il modello lacustre della formazione del Grand Canyon

Il protagonista del nuovo studio è il bacino Bidahochi, una grande depressione situata a est del Kaibab Plateau. L’ipotesi è che il Colorado abbia alimentato questo bacino, riempiendolo come una vasca, finché le acque non abbiano tracimato verso ovest scavando la gola.vulnerabilità aree carsiche.txt

In passato questa ipotesi era già stata presa in considerazione, ma mancava la prova che il Colorado alimentasse effettivamente il Bidahochi. Inoltre, i marcatori dell’antico livello lacustre sembravano troppo bassi per raggiungere la quota necessaria a scavalcare il plateau.vulnerabilità aree carsiche.txt

Il nuovo studio cambia questo quadro. I geologi John Douglass del Paradise Valley Community College e Brian Gootee dell’Arizona Geological Survey hanno identificato affioramenti di beachrock — depositi costieri fossilizzati — a una quota di 2.250 metri sul bordo del paleo-lago. Questa quota si avvicina sensibilmente a quella necessaria per superare il Kaibab.linkinghub.elseviervulnerabilità aree carsiche.txt


La datazione degli zirconi: l’impronta digitale del Colorado River

La prova più solida arriva dalla datazione radiometrica degli zirconi, i cristalli di minerale che si formano nelle rocce e che intrappolano l’uranio al momento della loro cristallizzazione. Il decadimento dell’uranio in piombo permette di stabilire l’età del cristallo con grande precisione.vulnerabilità aree carsiche.txt

Il geologo Ryan Crow dell’U.S. Geological Survey e i suoi colleghi hanno prelevato campioni di arenaria del Bidahochi in 19 siti diversi. Hanno datato circa 3.600 cristalli di zircone estratti dalle rocce sedimentarie del bacino.vulnerabilità aree carsiche.txt

Ogni fiume ha una composizione mineralogica caratteristica che riflette le rocce del suo bacino idrografico a monte — una sorta di “impronta digitale” geochimica. Circa 6,6 milioni di anni fa, questa impronta nelle arenarie del Bidahochi cambia bruscamente.vulnerabilità aree carsiche.txt

La nuova firma corrisponde a quella del Colorado. Nello stesso periodo, la quantità di sabbia che arriva nel bacino aumenta in modo marcato. Per Crow, si tratta di “prove chiare che il lago esisteva ed era alimentato dal fiume Colorado” e che “il lago ha dovuto svolgere un ruolo fondamentale nella formazione del Grand Canyon”.linkinghub.elseviervulnerabilità aree carsiche.txt


Le alternative al modello del Grand Canyon per tracimazione lacustre

Nonostante le nuove evidenze, la comunità scientifica non ha ancora raggiunto un consenso. Rebecca Flowers, geocronologa dell’Università del Colorado di Boulder, riconosce che i ricercatori “presentano un caso ragionevole”, ma osserva che i dati potrebbero essere compatibili anche con altri percorsi seguiti dall’acqua.vulnerabilità aree carsiche.txt

Tra le ipotesi alternative ancora in campo vi sono il piping sotterraneo — l’acqua del lago che scorreva sotto il plateau attraverso fratture — e l’erosione remontante, cioè un fiume situato a ovest del Kaibab che avanzava verso est erodendolo gradualmente.vulnerabilità aree carsiche.txt

Il geocronologo Matthew Heizler del New Mexico Institute of Mining and Technology contesta che gli affioramenti identificati nel Bidahochi rappresentino davvero una spiaggia fossile. Assieme ai suoi colleghi, Heizler sta per pubblicare un nuovo studio che collega però il bacino al canyon attraverso i minerali ritrovati nei depositi fluviali a valle: questi materiali mostrano che le sabbie del Bidahochi sono entrate nel fiume già 4,8 milioni di anni fa. “È il miglior indizio che abbia visto finora per stabilire questo collegamento”, afferma Heizler.vulnerabilità aree carsiche.txt


Il gap di 2 milioni di anni e il percorso precedente del Colorado

Resta aperta una domanda fondamentale: cosa è successo nei quasi 2 milioni di anni che separano il riempimento del bacino Bidahochi (6,6 Ma) dalla prima comparsa dei suoi sedimenti nel canyon (4,8 Ma)? Nessuno dei gruppi di ricerca coinvolti sa ancora rispondere con certezza.vulnerabilità aree carsiche.txt

Un altro interrogativo riguarda la storia precedente del Colorado. Il geologo Jon Spencer dell’Università dell’Arizona segnala che i fossili di pesci trovati nel bacino Bidahochi assomigliano a specie dell’antico Lago Idaho. Questo suggerisce che il fiume potrebbe aver drenato originariamente verso nord, nel sistema del fiume Snake, dirigendosi verso il Pacifico nordoccidentale.vulnerabilità aree carsiche.txt

Solo in seguito, l’attività vulcanica legata allo hotspot di Yellowstone avrebbe deviato il corso del Colorado verso sud, indirizzandolo verso il bacino Bidahochi e ponendo le premesse per la formazione del canyon.vulnerabilità aree carsiche.txt


Un’opportunità per comunicare la geologia al grande pubblico

Per Ryan Crow, primo autore dello studio, la ricerca sull’origine del Grand Canyon rappresenta anche un ritorno alle origini personali. Prima di diventare scienziato, aveva lavorato all’Università del Colorado creando exhibit interattivi per il pubblico, tra cui uno dedicato proprio al Grand Canyon. Fu un’escursione in barca lungo il canyon a spingerlo verso la geologia.vulnerabilità aree carsiche.txt

Crow auspica che le nuove scoperte possano essere condivise con i visitatori del canyon. “La gente sembra essere interessata alla geologia quando si trova davanti al Grand Canyon”, osserva. “È un momento in cui si può insegnare qualcosa.”vulnerabilità aree carsiche.txt


Ecco una guida di studio strutturata sull’articolo pubblicato su Science il 16 aprile 2026 riguardante l’origine del Grand Canyon.


?? Guida di Studio: Origine del Grand Canyon — Nuove Evidenze (2026)


? Concetto Chiave

Un nuovo studio pubblicato su Science propone che il Grand Canyon si sia formato circa 6,6 milioni di anni fa quando il fiume Colorado si riversò in un antico lago (Bacino Bidahochi), le cui acque tracimarono sul Kaibab Plateau, scavando il canyon come una diga che cede.vulnerabilità aree carsiche.txt


? Contesto Geologico

ElementoDettagli
FiumeColorado River
OstacoloKaibab Plateau (zona più alta del Colorado Plateau)
Bacino chiaveBidahochi Basin (a est del Kaibab)
Età moderna canyonSedimenti a valle già 4,8 milioni di anni fa
Parti più anticheFino a 70 milioni di anni fa (era dei dinosauri)

? Metodologia della Ricerca

  1. Beachrock (roccia di spiaggia): Identificati depositi di riva fossilizzata a 2.250 m di quota sul bordo del paleo-lago — abbastanza vicini all’altitudine necessaria per scavalcare il Kaibab.vulnerabilità aree carsiche.txt
  2. Datazione Zirconi (U-Pb): Campionati ~3.600 cristalli di zircone da 19 siti nelle arenarie del Bidahochi. La radioattività dell’uranio che decade in piombo fornisce l’età dei grani.vulnerabilità aree carsiche.txt
  3. Impronta digitale fluviale: L’età degli zirconi cambia bruscamente ~6,6 Ma fa, corrispondendo all’impronta geogeochimica del Colorado — prova che il fiume alimentava il bacino.vulnerabilità aree carsiche.txt

? Definizioni Essenziali

  • Zircone: Minerale resistente che intrappola uranio durante la cristallizzazione; il decadimento U?Pb permette la datazione radiometrica.
  • Beachrock: Sedimento costiero cementato, indicatore dell’antico livello del lago.
  • Fill and Spill: Modello in cui l’acqua si accumula in un bacino fino a tracimarne il bordo, avanzando da est a ovest.
  • Bacino Bidahochi: Depressione a est del Kaibab, sede dell’antico lago protagonista dello studio.

? Modelli in Dibattito

ModelloDescrizioneStato
Cattura retrogradaUn fiume occidentale erodeva a ritroso fino a catturare il ColoradoMesso in discussione
Fill and SpillAvanzamento est?ovest per tracimazione di laghi successiviSupportato dal nuovo studio
Piping sotterraneoL’acqua del lago filtrava sotto il plateauAncora possibile
Erosione remontanteUn fiume a ovest avanzava verso est attraverso il plateauAncora possibile

?? Limiti e Questioni Aperte

  • Gap di ~2 milioni di anni tra il riempimento del Bidahochi (6,6 Ma) e la comparsa dei suoi sedimenti nel canyon (4,8 Ma) — non ancora spiegato.vulnerabilità aree carsiche.txt
  • Non è provato che il Colorado arrivasse al Bidahochi dall’alto (potrebbe aver percorso altre vie).
  • I ricercatori Heizler et al. sostengono che intagli nel Kaibab avrebbero permesso all’acqua di passare a quota inferiore a quella stimata da Crow et al..vulnerabilità aree carsiche.txt
  • Prima di raggiungere il Bidahochi, il Colorado potrebbe aver drenato verso nord, nel sistema del fiume Snake (verso il Pacifico nordoccidentale), prima che l’attività vulcanica dello hotspot di Yellowstone lo deviasse verso sud.vulnerabilità aree carsiche.txt

? Domande di Autovalutazione

  1. Cos’è il “fill and spill” e come si applica al Grand Canyon?
  2. Perché la datazione degli zirconi è considerata una “impronta digitale” del fiume Colorado?
  3. Qual è la quota critica che le acque del Bidahochi avrebbero dovuto raggiungere per scavalcare il Kaibab?
  4. Quali sono le due evidenze principali presentate dal team di Crow a supporto del modello lacustre?
  5. Perché rimane ancora un “gap” di ~2 milioni di anni da spiegare?
  6. Cosa suggeriscono i fossili di pesci nel bacino Bidahochi sul percorso originale del Colorado?

?? Flashcard Rapide

DomandaRisposta
DomandaRisposta
Età di svolta del Colorado nel Bidahochi~6,6 milioni di anni fa
Prima comparsa sedimenti a valle~4,8 milioni di anni fa
Quota beachrock ritrovata2.250 m
Tecnica datazione usataU-Pb su zirconi
N° cristalli di zircone datati~3.600
N° siti campionati19
Autore principale (USGS)Ryan Crow
Rivista di pubblicazioneScience (Vol. 392, Issue 6795)

Fonte: Paul Voosen, “Grand Canyon’s origin resolved? Ancient lake’s flood may have etched famed gorge”, Science, 16 aprile 2026.

Fonti:

  1. Paul Voosen, “Grand Canyon’s origin resolved? Ancient lake’s flood may have etched famed gorge”, Science, Vol. 392, Issue 6795, 16 aprile 2026 — https://www.science.org/doi/10.1126/science.adz6826
  2. Douglass J., Gootee B., “Balakai Mesa: Implications for the Bidahochi Formation and the overflow origin of the Grand Canyon”, Arizona Geological Survey — https://data.azgs.arizona.edu/api/v1/collections/AOFR-1722894082455-437/DouglassGooteeBidahochi_OFR_24_02.pdf
  3. Douglass J. et al., “Evidence for the overflow origin of the Grand Canyon”, Elsevier/Geomorphology, 2020 — https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0169555X20303342linkinghub.elsevier
  4. Semantic Scholar — abstract: “Balakai Mesa: Implications for the Bidahochi Formation”https://www.semanticscholar.org/paper/bba2b9e10e53062d04f1ebb8f47c8359d409e1desemanticscholar

L'articolo Il Grand Canyon nasceva da un lago: nuove prove riscrivono la storia della più famosa gola al mondo proviene da Scintilena.

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