L’idrodinamica endoglaciale: cosa succede davvero dentro un ghiacciaio alpino quando nevica o fa caldo
Un ghiacciaio non è un blocco di ghiaccio inerte. È un sistema idrodinamico complesso, con reti di gallerie, pozzi verticali e condotti che si rimodellano ogni stagione. Capire come funziona questo “plumbing” naturale è una delle sfide più avvincenti della glaciologia moderna.
La superficie del ghiacciaio: bédières, crepacci e l’ingresso nei mulini glaciali
Quando le temperature si alzano in estate o piove su un ghiacciaio alpino, l’acqua non scompare semplicemente. Si raccoglie in piccoli corsi d’acqua stagionali che si incidono nel ghiaccio formando solchi allungati: le bédières. Questi canali epiglaciali — il termine deriva dal francese — scorrono veloci sulla superficie, sfruttando il basso attrito del ghiaccio.[1]
Il ghiaccio è impermeabile per natura, ma la sua parte più superficiale è attraversata da numerose fratture, i crepacci. Quasi sempre, le bédières spariscono in un inghiottitoio che dà accesso al complesso reticolo idrologico endoglaciale e subglaciale. Questi inghiottitoi prendono il nome di mulini glaciali: cavità verticali attraverso le quali l’acqua turbina verso le profondità del ghiacciaio, proprio come in un mulino ad acqua. Si formano nelle zone pianeggianti e poco crepacciate, dove l’acqua di superficie si concentra in corsi d’acqua ben definiti anziché disperdersi nelle fratture.[2][3][4][5]
L’acqua superficiale, più calda del ghiaccio circostante, fonde il materiale glaciale lungo il suo percorso, allargando le fratture fino a creare pozzi e gallerie. La fusione fisica — non chimica come nelle grotte calcaree — è l’unico meccanismo responsabile di queste strutture. Il risultato è un sistema di cavità che può modificarsi nel giro di pochi giorni o poche settimane, con una velocità di evoluzione senza paragoni nel mondo sotterraneo.[3]
Il viaggio dell’acqua: da 100 a 150 metri di profondità attraverso condotte ad albero
Una volta entrata in un mulino, l’acqua intrapprende un percorso verticale verso la base del ghiacciaio. Le esplorazioni speleologiche hanno raggiunto profondità intorno ai 150 metri, dove la pressione del ghiaccio soprastante fa sì che quello sottostante assuma un comportamento plastico, con la progressiva chiusura delle cavità. I modelli e le osservazioni dirette concordano nel mostrare che le acque assorbite dai mulini fluiscono a profondità di 100–150 metri attraverso una rete di condotte con struttura “ad albero” che connette i vari mulini tra loro.[6][7]
Il percorso non è mai lineare. L’acqua segue le linee di minor resistenza nel ghiaccio — foliazioni, giunture, fratture — scavando pozzi verticali e forre orizzontali. Il calore liberato per attrito durante il moto amplia ulteriormente le condotte. Questo meccanismo è alla base dell’idrologia endoglaciale: l’acqua si crea il proprio percorso fondendo il ghiaccio e allo stesso tempo viene guidata dalla geometria del substrato roccioso sottostante.[2]
Raggiunto il letto glaciale, il flusso si muove verso valle all’interno di condotti subglaciali, confluendo progressivamente in canali sempre più ampi fino alla bocca glaciale alla fronte del ghiacciaio. L’acqua riemerge così come torrente glaciale, spesso torbida di limo di abrasione.[8][2]
Il reticolo endoglaciale: velocità di flusso, connessioni tra mulini e sistema drenaggio subglaciale
Il sistema di drenaggio interno di un ghiacciaio vallivo temperato funziona come una rete di tubazioni naturali in continua evoluzione. I mulini non sono cavità isolate: sono collegati tra loro da un reticolo di gallerie endoglaciali che forma una struttura arborescente, simile a quella di un sistema carsico. La velocità di flusso al loro interno può essere notevole.[6]
Al Ghiacciaio dei Forni, prove con traccianti fluorescenti hanno misurato velocità di 50 metri all’ora per il Tinopal e 66 metri all’ora per la Fluoresceina. Questi valori elevati sono compatibili con la presenza di vie di drenaggio ben strutturate. La differenza di velocità tra i due traccianti suggerisce l’esistenza di percorsi multipli e di eventuali tasche d’acqua endoglaciali che ritardano il transito.[9]
Ogni sistema di mulini è organizzato lungo direzioni preferenziali dettate dalle discontinuità del ghiaccio — foliazioni e giunture — che fungono da guide strutturali per lo sviluppo delle cavità. Nelle zone di forte stress di taglio tra aree a diversa velocità di scorrimento del ghiaccio, il sistema può risultare compartimentato in settori paralleli e indipendenti. La gestione dell’idrologia endoglaciale e il drenaggio subglaciale sono quindi strettamente legati alla dinamica di flusso del ghiaccio stesso.[10]
Inverno: quando il sistema collassa e i mulini si riempiono d’acqua
Con l’arrivo del freddo e la cessazione dell’alimentazione superficiale, il reticolo di gallerie endoglaciali tende a collassare. Il comportamento plastico del ghiaccio a profondità, dove la pressione litostatica è elevata, porta alla chiusura progressiva dei condotti non più mantenuti aperti dal flusso idrico.[6]
Le osservazioni al Ghiacciaio dei Forni hanno fornito un’indicazione inattesa su ciò che accade durante la stagione invernale: la presenza di particolari texture del ghiaccio all’interno dei mulini suggerisce che le cavità glaciali possano riempirsi completamente d’acqua durante l’inverno. Il meccanismo ipotizzato prevede che il congelamento progressivo dei punti di scarico alla fronte del ghiacciaio provochi una risalita della falda idrica interna.[10]
La formazione di ghiaccio secondario all’interno dei condotti — che arriva a riempire completamente le gallerie endoglaciali — sarebbe in realtà la condizione che permette ai mulini di sopravvivere da una stagione all’altra. Senza questo effetto “conservante”, le cavità si chiuderebbero per collasso plastico nel giro di poche settimane dall’interruzione del flusso. La stagione invernale è quindi un momento critico nell’idrologia endoglaciale: non un periodo di quiescenza passiva, ma una fase attiva di riconfigurazione strutturale del sistema.[10]
Ghiacciaio dei Forni in Valtellina: un caso di studio per il drenaggio subglaciale
Il Ghiacciaio dei Forni, nel gruppo Ortles-Cevedale all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio in Alta Valtellina, è il più grande ghiacciaio di tipo vallivo delle Alpi italiane con una superficie di 11,38 km². La sua struttura particolare — originata da tre bacini collettori distinti che confluiscono in un’unica lingua di ablazione — ne fa un laboratorio naturale di primo piano per lo studio dell’idrologia endoglaciale e del drenaggio subglaciale.[11]
A partire dal 1994, i mulini del Ghiacciaio dei Forni sono stati oggetto di osservazione sistematica pluriennale, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi genetici ed evolutivi delle cavità e l’idrodinamica degli acquiferi en- e subglaciali. Nelle ricerche sono stati individuati oltre una cinquantina di mulini principali, concentrati prevalentemente allo sbocco dei ghiacciai laterali nella piana principale. Ogni ghiacciaio laterale genera il proprio torrente sopraglaciale che alimenta i mulini nella zona di confluenza.[9][10]
La vita media di un mulino al Forni è stimata in circa sei anni: dal momento in cui si forma come proto-mulino, una semplice frattura allargata dall’acqua, fino al raggiungimento delle dimensioni massime e alla fossilizzazione per mancanza di alimentazione a monte. La distanza regolare tra i mulini di uno stesso sistema — da 4–5 a 15–20 metri a seconda dell’area — corrisponde al movimento annuo del ghiacciaio, il che permette di ricostruire indirettamente la velocità di scorrimento del ghiaccio in diverse zone dell’apparato. Tra il 1929 e il 1998, lo spessore del ghiacciaio sulla lingua si è ridotto di ben 70 metri, il che modifica profondamente le condizioni di pressione interna e, di conseguenza, la geometria del reticolo di drenaggio endoglaciale.[11][10]
Modelli matematici e osservazione diretta: come si studia il sottosuolo glaciale
La comprensione del sistema di drenaggio subglaciale si basa su due approcci complementari: l’osservazione diretta — attraverso discese speleologiche nei mulini e prove con traccianti — e la modellazione matematica. Per molto tempo i modelli teorici hanno preceduto le verifiche sul campo: solo di recente le esplorazioni sistematiche nei ghiacciai alpini hanno permesso di corraborare, modificare o confutare le ipotesi formulate a tavolino.[12][6][10]
Il progetto europeo GlaDS (2D Glacial Drainage System Model), finanziato dall’UE, ha sviluppato il primo modello bidimensionale affidabile di drenaggio glaciale, validato su ghiacciai alpini. Il modello permette di simulare lo sviluppo delle reti di canali subglaciali, l’interazione con lo strato di acqua distribuita alla base del ghiacciaio e le variazioni stagionali del sistema di drenaggio endoglaciale. Queste simulazioni sono ora utilizzate anche per comprendere la dinamica dei grandi ghiacciai artici e la loro influenza sull’innalzamento del livello del mare.[12]
Sul piano delle tecniche di rilevamento diretto, accanto alle classiche esplorazioni speleologiche, si affiancano oggi l’utilizzo del georadar per individuare cavità endoglaciali senza accesso fisico e i modelli idrologici distribuiti come GEOtop, che integrano le misure di portata, le variazioni del manto nevoso e le caratteristiche del sistema di drenaggio. La combinazione di approcci diversi — esplorazioni in situ, traccianti, georadar e modellazione numerica — resta la via maestra per avanzare nella conoscenza dell’idrologia endoglaciale dei ghiacciai alpini, ambienti in rapida trasformazione dove ogni stagione può modificare significativamente la geometria del sistema sotterraneo.[13][14][15][16]
Idrodinamica endoglaciale dei ghiacciai alpini.
Punti salienti del documento:
- Bédières e mulini — Come l’acqua superficiale si canalizza in torrenti epiglaciali e penetra nel ghiacciaio attraverso i mulini, sfruttando le fratture trasversali preesistenti[scintilena +1]
- Viaggio verticale — Discesa fino a 100–150 m di profondità, con dinamiche di pressione piezometrica documentate sperimentalmente (variazioni di livello di decine di metri in pochi minuti)[laventa]
- Reticolo ad albero — Struttura gerarchica dei canali di Röthlisberger, con velocità di flusso intorno a 1 m/s, confermata dai tracciamenti con fluoresceina al Ghiacciaio dei Forni (66–81 m/ora)[laventa]
- Inverno — Collasso delle condotte al di sotto dei 50–60 m, riempimento dei mulini e “galleggiamento” basale primaverile che accelera il moto del ghiacciaio[laventa]
- Ghiacciaio dei Forni — Caso di studio cruciale: dal monitoraggio satellitare (perdita media 4,7 m/anno nel periodo 2009–2021) alle esplorazioni speleologiche e ai tracciamenti del 1993[wikipedia +1]
- Modelli vs. campo — Confronto tra il modello GlaDS, le esplorazioni LIDAR/drone del Progetto Inside the Glaciers di La Venta e i tracciamenti fluorescenti del Progetto Speleologia Glaciale[geografia.deascuola +2]
L’idrodinamica endoglaciale: cosa succede davvero dentro un ghiacciaio alpino quando nevica o fa caldo
Introduzione: un sistema idrodinamico nascosto
Un ghiacciaio alpino temperato non è una massa inerte di ghiaccio. È un sistema idrodinamico articolato — con ingressi, condotti, gallerie, falde idriche interne e una “bocca” di uscita — che si rimodella in continuazione al ritmo delle stagioni. Capire come l’acqua entra, viaggia e fuoriesce dall’interno di un ghiacciaio è una delle sfide più avvincenti della glaciologia moderna e della glaciospeleologia, la disciplina che combina tecniche di esplorazione speleologica con quelle della fisica glaciale.[^1][^2][^3][^4]
Le analogie con un sistema carsico calcareo sono talmente forti da aver spinto i ricercatori a parlare di criocarsismo o termocarsismo: le cavità endoglaciali funzionano come inghiottitoi, condotte freatiche e risorgenze, esattamente come accade nelle rocce solubili — con il vantaggio che l’intero ciclo evolutivo del reticolo può essere osservato nell’arco di poche stagioni.[^3][^4]
1. La superficie del ghiacciaio: bédières, crepacci e la porta d’ingresso dei mulini
Tutto comincia in superficie. Nelle giornate calde, il sole scalda il ghiaccio della zona di ablazione e l’acqua di fusione — arricchita dalle precipitazioni piovose estive — si raccoglie nelle depressioni topografiche della lingua glaciale, dando origine ai torrenti epiglaciali detti bédière. Questi canali, spesso meandriformi, possono raggiungere lunghezze superiori al chilometro e seguono le zone più depresse della superficie, orientandosi nella direzione di massima pendenza.[^5][^6][^3]
I ghiacciai vallivi temperati con ampia zona di ablazione poco crepacciata e a bassa pendenza — come il Gorner, l’Aletsch o il Forni — sono i più favorevoli allo sviluppo di questo reticolo epiglaciale. Nei ghiacciai fortemente crepacciati, al contrario, l’acqua si disperde diffusamente nelle spaccature senza riuscire a canalizzarsi in torrenti di portata sufficiente a formare un mulino.[^4]
Le bédière non raggiungono il margine del ghiacciaio: prima di farlo, incontrano quasi sempre una frattura o un piccolo avvallamento dove le acque vengono inghiottite. Se l’energia cinetica del flusso è sufficiente, inizia il processo di scavo del mulino glaciale. I crepacci di tipo trasversale — formatisi per sforzi distensivi perpendicolari alla direzione di scorrimento del ghiaccio — sono le strutture preferenzialmente sfruttate dall’acqua per avviare questo processo.[^7][^3]
2. Il viaggio dell’acqua: da 100 a 150 metri di profondità attraverso condotte ad albero
Una volta inghiottita, l’acqua inizia la sua discesa verticale. La maggior parte dei mulini si apre con un salto verticale iniziale di 40–60 m, in casi eccezionali superiore ai 100 m. Questo primo pozzo si scava per fratturazione idraulica e per la fusione del ghiaccio indotta dal calore cinematico e d’attrito liberato dall’acqua in caduta. Oltre i 50–80 m di profondità, la crescente pressione litostatica costringe il ghiaccio ad assumere un comportamento plastico invece che rigido: i mulini perdono verticalità e le dimensioni tendono a diminuire, trasformandosi spesso in forre strette e inclinate.[^3][^4]
I modelli numerici e le osservazioni dirette concordano nell’indicare che le acque assorbite dai mulini raggiungono profondità di 100–150 m, dove intercettano la superficie piezometrica endoglaciale — uno specchio d’acqua il cui livello varia in funzione dell’alimentazione e dello stadio evolutivo del reticolo di gallerie sommerse. Discese ripetute nello stesso mulino a distanza di poche ore hanno rivelato variazioni del livello della falda anche di diverse decine di metri: nel Ghiacciaio Marconi (Patagonia) è stata documentata una risalita di 30 m in meno di mezz’ora, seguita da un abbassamento di 20 m in meno di 5 minuti.[^4]
Dalla falda endoglaciale, l’acqua prosegue fino al letto del ghiacciaio, dove trova il contatto con il substrato roccioso e si incammina verso la fronte, emergendo infine dalla bocca glaciale come torrente subglaciale.[^8][^3]
3. Il reticolo endoglaciale: velocità, diametri e struttura ad albero
I modelli fisici e il calcolo numerico mostrano che le condotte sommerse si organizzano in un reticolo a struttura arborescente, dove i canali minori si ramificano dai mulini e convergono verso condotte di dimensioni crescenti in direzione della fronte. Questo schema è governato dalla termodinamica dei canali di Röthlisberger: in un condotto a pieno carico, il calore generato dall’attrito viscoso tende ad allargare il canale laddove la portata è elevata. Ne consegue che i rami principali crescono a spese di quelli secondari, determinando la struttura gerarchica tipica dei sistemi carsici.[^9][^10][^4]
Il diametro delle condotte si stabilizza su valori dell’ordine di alcune decine di centimetri, laddove si realizza un equilibrio tra il processo di fusione delle pareti (mantenimento del canale) e il collasso plastico del ghiaccio (chiusura del canale). Le velocità di flusso massime all’interno di questi condotti si aggirano intorno a 1 m/s. I test con traccianti fluorescenti eseguiti nel 1993 al Ghiacciaio dei Forni (Valtellina) hanno confermato queste stime: la fluoresceina sodica ha percorso circa 1.850 m fino alla fronte a una velocità di 66 m/ora, mentre il Tinopal CBS-X ha raggiunto 81 m/ora. Velocità di questo livello sono compatibili esclusivamente con la presenza di vie di drenaggio ben strutturate e organizzate.[^11][^4]
La pressione dell’acqua all’interno dei condotti è variabile: nelle sezioni a pelo libero il flusso avviene a pressione atmosferica, mentre nelle sezioni a pieno carico può superare di diversi ordini di grandezza quella atmosferica. I valori maggiori di pressione si registrano in primavera, quando la ripresa della fusione trova un reticolo ancora insufficiente; in autunno, la pressione scende progressivamente man mano che il reticolo aumenta la propria capacità drenante.[^3]
4. Inverno: quando il sistema collassa e i mulini si riempiono d’acqua
Con l’arrivo dell’inverno e la cessazione dell’alimentazione, il reticolo endoglaciale subisce una trasformazione radicale. I modelli numerici mostrano che al di sotto dei 50–60 m di profondità le gallerie tendono a collassare progressivamente, per la pressione plastica del ghiaccio che non è più contrastata dall’energia del flusso idrico. L’acqua rimasta intrappolata nelle condotte esercita ancora una pressione idrostatica contraria, ma non sufficiente a mantenere aperti i condotti più profondi.[^4]
Il risultato è un “innalzamento” dell’acqua verso la superficie: essa viene progressivamente spinta verso l’alto nelle porzioni del mulino più vicine alla superficie, che in inverno si riempiono parzialmente. Parallelamente, gli ingressi in superficie tendono a chiudersi per regelazione (ricongelamento) e per l’accumulo di neve. In primavera, con la ripresa della fusione, le acque si concentrano nuovamente nelle depressioni precedenti, riattivano i mulini più o meno nelle stesse posizioni — perché quelle posizioni corrispondono a fratture strutturali permanenti nel ghiaccio — e il ciclo ricomincia.[^12][^8][^3][^4]
Questa dinamica stagionale ha conseguenze importanti: le pressioni all’inizio della primavera possono far “galleggiare” temporaneamente il ghiacciaio sul proprio letto, incrementando significativamente la velocità di scivolamento basale. Il ghiacciaio si muove più velocemente quando il sistema di drenaggio è ancora in formazione e l’acqua raggiunge pressioni superiori a quella del ghiaccio.[^3]
5. Ghiacciaio dei Forni in Valtellina: un caso di studio emblematico
Il Ghiacciaio dei Forni, con i suoi circa 11 km² (secondo ghiacciaio delle Alpi italiane per estensione, dopo l’Adamello), è il caso di studio più emblematico dell’idrologia glaciale alpina italiana. Situato nel gruppo Ortles-Cevedale in Alta Valtellina, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, è l’unico ghiacciaio italiano di tipo himalayano, cioè originato dalla confluenza di tre bacini collettori distinti in un’unica lingua di ablazione.[^13][^14]
La spedizione pionieristica del 1993, condotta da speleologi dell’Università di Padova e del Gruppo Speleologico CAI Varese con il coordinamento del Prof. Claudio Smiraglia e il supporto dell’AEM, ha eseguito il primo test multiplo con traccianti fluorescenti sull’idrogeologia interna del ghiacciaio. Le ricerche effettuate — pur non coprendo l’intero ghiacciaio — hanno individuato più di una decina di mulini attivi, concentrati soprattutto allo sbocco dei ghiacciai laterali nella piana principale. Lo spessore del ghiaccio nella piana principale era stimato intorno ai 100 m, suggerendo che alcuni mulini potessero attraversare completamente la massa glaciale fino alla roccia sottostante.[^11]
I risultati del tracciamento hanno mostrato la presenza di vie di drenaggio ben strutturate (velocità 66–81 m/ora), con picchi minori e differenze di velocità tra i due traccianti che segnalano la presenza di una zona satura limitata e una certa anisotropia nella struttura del reticolo drenante. La perdita di volume del Forni è stata quantificata con dati satellitari: tra il 2009 e il 2013 la lingua ha perso mediamente 3,3 m all’anno di spessore, con un’accelerazione a 3,8 m/a nel periodo 2009–2016 e a 4,7 m/a nel periodo 2009–2021.[^15][^11]
Il monitoraggio continua con tecnologie moderne: la campagna dell’Università di Milano–CAI utilizza drone fotogrammetrico (UAV) dal 2014 per rilevare le variazioni morfologiche della lingua terminale. Il Progetto Speleologia Glaciale — attivo dal 2008 e articolato su diversi ghiacciai alpini incluso il Forni — ha documentato in circa vent’anni come l’ampliarsi delle grotte interne e dei canali sotterranei indebolisca progressivamente la struttura del ghiacciaio, con un trend direttamente correlato all’aumento delle temperature.[^16][^17][^8]
6. Modelli matematici vs. osservazione diretta: come si studia il sottosuolo glaciale
La sfida principale è che il sottosuolo glaciale è quasi inaccessibile all’osservazione diretta. I mulini rappresentano la “via più semplice ed economica per raccogliere informazioni dirette sull’interno di un ghiacciaio”, ma la loro percorribilità è stagionale e spesso limitata dalla portata d’acqua. Per questa ragione, la ricerca si avvale di un approccio ibrido che integra tre metodologie distinte.[^4][^3]
Esplorazione speleologica diretta
La discesa dei mulini con tecniche speleologiche ha permesso di rilevare morfologie, profondità e connessioni tra cavità. Il gruppo La Venta Esplorazioni Geografiche ha esplorato oltre duecento mulini in ghiacciai alpini, himalayani e patagonici. Il Progetto “Inside the Glaciers”, avviato nel 2014 al Gorner, ha introdotto strumentazione di mappatura 3D con tecnologia LIDAR (Leica BLK2GO) e drone Flyability Elios 2, permettendo per la prima volta la documentazione tridimensionale di sistemi di gallerie altrimenti inaccessibili durante la stagione di fusione. Il risultato è una visione inedita delle cavità di contatto e dei mulini attivi — con fiumi sotterranei di svariati m³/s — impossibile da ottenere con l’esplorazione umana diretta.[^18][^19][^4]
Tracciamento con fluorescenti
L’immissione di traccianti atossici come la fluoresceina sodica o il Tinopal CBS-X nei mulini, con rilevamento a valle mediante fluocaptori in carbone attivo, permette di ricostruire le velocità di flusso, identificare zone sature interne (laghi endoglaciali), e rilevare l’anisotropia dei percorsi drenanti. Questa tecnica è utilizzata anche nella prevenzione dei rischi: consente di individuare eventuali tasche d’acqua che, se non identificate, potrebbero causare GLOF (Glacial Lake Outburst Flood) con effetti devastanti — come ricordato tragicamente dalla valanga della Marmolada del 3 luglio 2022, in cui l’acqua di fusione infiltratasi aveva compromesso la stabilità della massa glaciale.[^8][^11]
Modelli numerici bidimensionali
Il modello GlaDS (Glacier Drainage System model, sviluppato nell’ambito del progetto europeo omonimo), validato sui ghiacciai alpini, accoppia drenaggio distribuito in cavità basali interconnesse e drenaggio canalizzato in condotti di tipo Röthlisberger. Consente di simulare la transizione stagionale tra un sistema “distribuito” (in primavera, alta pressione) e un sistema “canalizzato efficiente” (a fine estate, bassa pressione). Studi recenti con GlaDS applicati a casi paleoglaciali scandinavi e a ghiacciai alpini hanno confermato la struttura arborescente del reticolo, la localizzazione delle zone di alta pressione idrostatica e la sequenza stagionale di attivazione e collasso del sistema.[^20][^21][^10][^22]
Un limite rilevante rimane la non linearità della plasticità del ghiaccio: i modelli analitici strettamente corretti hanno difficoltà a riprodurre il comportamento reale, in particolare la periodicità annuale del ciclo di apertura e collasso delle condotte. L’integrazione tra dati di campo, tracciamenti e modellistica rappresenta oggi l’approccio più robusto per avanzare nella comprensione di questo “plumbing” sotterraneo, cruciale non solo per la glaciologia fondamentale ma anche per la gestione del rischio e delle risorse idriche alpine.[^23][^24][^4]
Il quadro d’insieme: un sistema in trasformazione
Il sistema idrodinamico endoglaciale dei ghiacciai alpini temperati può essere sintetizzato nelle sue fasi principali come segue: Fase stagionale Stato del sistema Pressione basale Effetto sul moto del ghiaccio Primavera (ripresa fusione) Reticolo insufficiente, sistema distribuito Elevata (possibile galleggiamento) Accelerazione basale Estate (apice fusione) Canali Röthlisberger pienamente sviluppati Bassa (drenaggio efficiente) Rallentamento Autunno (declino portata) Canali persistenti, alta capacità drenante Minima Stabilizzazione Inverno (assenza fusione) Collasso sotto i 50–60 m, riempimento d’acqua Variabile (intrappolamento) Nessuno
Il cambiamento climatico sta alterando questa ciclicità. Temperature medie più elevate incrementano i volumi d’acqua che transitano nei sistemi endoglaciali, le grotte si ampliano, i mulini diventano più attivi e per periodi più lunghi. In cinque mesi di fusione estiva, il Mittelbergferner nelle Alpi Venoste ha perso fino a 4 m di spessore nel 2025. Il risultato complessivo, documentato da due decenni di osservazioni del Progetto Speleologia Glaciale su ghiacciai come Forni, Gorner e Aletsch, è un progressivo indebolimento strutturale delle masse glaciali dall’interno — un fenomeno invisibile dall’esterno ma fondamentale per comprendere la reale dinamica di deglaciazione.[^25][^26][^8]
Glossario dei termini chiave
- Bédière: torrente epiglaciale che scorre sulla superficie del ghiacciaio, alimentato dalla fusione[^5]
- Mulino glaciale: cavità verticale scavata dall’acqua di fusione che penetra in una frattura del ghiaccio; funziona da inghiottitoio del sistema endoglaciale[^3]
- Cavità di contatto: grotta che si forma tra il ghiaccio e il substrato roccioso o morenico, spesso ai margini o alla fronte del ghiacciaio[^3]
- Criocarsismo / Termocarsismo: insieme dei fenomeni di erosione e formazione di cavità nel ghiaccio per azione dell’acqua, per analogia con il carsismo in rocce solubili[^3]
- Canale di Röthlisberger: condotto subglaciale a sezione circolare che tende ad ampliarsi in risposta al flusso d’acqua; costituisce il sistema di drenaggio “canalizzato efficiente”[^10][^9]
- GLOF (Glacial Lake Outburst Flood): inondazione improvvisa causata dallo svuotamento di un lago glaciale, inclusi quelli endoglaciali non visibili in superficie[^8]
- Superficie piezometrica endoglaciale: livello dell’acqua in pressione all’interno delle condotte sommerse del ghiacciaio[^4]
References
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- La Venta – Ice Project – Gorner and Alestch – Ferrino
Fonti
[1] Torrente epiglaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Torrente_epiglaciale
[2] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[3] Come si formano le grotte nel ghiaccio, ricerca a cura di … https://www.scintilena.com/come-si-formano-le-grotte-nel-ghiaccio-ricerca-a-cura-di-eni-scuola/06/21/
[4] [PDF] Morfologia dei ghiacciai – CAI SEM Milano https://caisem.org/scuola/didattica/generale/Morfologia_ghiacciai.pdf
[5] Mulino glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Mulino_glaciale
[6] Grotte e mulini glaciali https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[7] [PDF] bollettino del gruppo grotte cai novara http://www.gruppogrottenovara.it/Labirinti/Labirinti_26.pdf
[8] Il modellamento glaciale (superiori) – Wikiversità https://it.wikiversity.org/wiki/Il_modellamento_glaciale_(superiori)
[9] [PDF] NEL GHIACCIAIO DEI FORNI (ALTA VALTELLINA) https://digilander.libero.it/gsvcai/Pubblicazioni/Poligrotta/pdf/P3_Ghiacciaio_dei_Forni.pdf
[10] Modello genetico ed evolutivo dei mulini glaciali sulla base di … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/1242
[11] Ghiacciaio dei Forni – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciaio_dei_Forni
[12] Prima modellazione di drenaggio glaciale | GlaDS Project – CORDIS https://cordis.europa.eu/article/id/151483-first-modelling-of-glacial-drainage/it
[13] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[14] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[15] [PDF] GHIACCIAIO – AINEVA https://aineva.it/wp-content/uploads/2015/12/nv69_6.pdf
[16] Analisi di dati georadar per l’individuazione di cavità endoglaciali = Analysis of georadar data for the detection of endoglacial cavities https://www.semanticscholar.org/paper/a3e42074fb6a78a8a49ec2f4152f4820eccffc3c
[17] Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/aac47009-36b6-414c-a17d-a894fd324d3c/Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf
[18] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[19] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[20] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[21] Relevance and Scale Dependence of Hydrological Changes in Glacierized Catchments: Insights from Historical Data Series in the Eastern Italian Alps https://www.mdpi.com/2073-4441/11/1/89/pdf?version=1546932241
[22] Hydrogeology of continental southern Italy https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/17445647.2018.1454352?needAccess=true
[23] La Carta idrografica d’Italia come fonte per la storia degli opifici idraulici alla fine dell’Ottocento. Il caso toscano https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/1302/924
[24] Development of the critical zone environment in the highly dynamic landscape of the Forni Glacier forefield: Winds, tree vegetation, pedogenesis and surface waters after glacier retreat https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/esp.5983
[25] A Stepwise Modelling Approach to Identifying Structural Features That Control Groundwater Flow in a Folded Carbonate Aquifer System https://www.mdpi.com/2073-4441/14/16/2475/pdf?version=1660214212
[26] Geological monitoring networks for risk management close to large rock cliffs: the case history of Gallivaggio and Cataeggio in the italian Alps https://gh.copernicus.org/articles/76/85/2021/gh-76-85-2021.pdf
[27] Hydrogeological Study of the Glacial—Fluvioglacial Territory of Grandate (Como, Italy) and Stochastical Modeling of Groundwater Rising https://www.mdpi.com/2076-3417/8/9/1456/pdf?version=1535117723
[28] Speleologia Glaciale 2021 al via il progetto “Northen Side of the … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-2021-al-via-il-progetto-northen-side-of-the-alps-con-alessio-romeo-e-francesco-sauro/06/10/
[29] Acque Segrete delle Dolomiti: gli acquiferi di alta quota – Scintilena https://www.scintilena.com/acque-segrete-delle-dolomiti-gli-acquiferi-di-alta-quota/08/19/
[30] A Lettomanoppello viaggio nella speleologia glaciale tra Gorner e … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-viaggio-nella-speleologia-glaciale-tra-gorner-e-aletsch/11/12/
[31] Le riserve idriche solide delle Alpi: un viaggio nella storia dell’acqua che beviamo – Scintilena https://www.scintilena.com/le-riserve-idriche-solide-delle-alpi-un-viaggio-nella-storia-dellacqua-che-beviamo/02/08/
[32] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[33] Dossier-Le-Acque-di-origine-carsica-una-risorsa-strategica … https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2024/08/Dossier-Le-Acque-di-origine-carsica-una-risorsa-strategica.pdf
[34] La Carovana dei Ghiacciai 2025: un viaggio per … https://www.scintilena.com/la-carovana-dei-ghiacciai-2025-un-viaggio-per-raccontare-il-declino-dei-ghiacciai-alpini/07/23/
[35] Il Pianeta in Bancarotta Idrica: Una Ricerca Approfondita sulla Crisi … https://www.scintilena.com/il-pianeta-in-bancarotta-idrica-una-ricerca-approfondita-sulla-crisi-globale-dellacqua/01/26/
[36] [PDF] valle forni – AINEVA https://aineva.it/wp-content/uploads/Pubblicazioni/Rivista91/NV91-3.pdf
[37] [PDF] ghiacciaio – planpincieux – AINEVA https://aineva.it/wp-content/uploads/Pubblicazioni/Rivista95/NV95_6.pdf
[38] IL VECCHIO GIGANTE DI GHIACCIO: IL GHIACCIAIO DEI FORNI https://www.esero.it/climatedetectives/il-vecchio-gigante-di-ghiaccio-il-ghiacciaio-dei-forni/
[39] [PDF] Il lago epiglaciale del Ghiacciaio del Belvedere a Macugnaga (VB) https://www.arpa.piemonte.it/sites/default/files/media/2023-10/Macugnaga.pdf
[40] [PDF] CALCOLO DISTRIBUITO DELL’ABLAZIONE DEL GHIACCIAIO … https://www.politesi.polimi.it/retrieve/a81cb059-744d-616b-e053-1605fe0a889a/2010_10_Apollonio.pdf
[41] [PDF] RISCHIO GLACIALE E PERIGLACIALE IN AMBIENTE ALPINO https://www.protezionecivile.gov.it/static/b3211a1887bb9799916f0bfb6f293a40/documento-tecnico-glaciale-pag-sing-def.pdf
[42] Ghiacciaio – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciaio
[43] Sentiero Glaciologico Antonio Stoppani e Ardito Desio al Ghiacciaio … https://sites.unimi.it/glaciol/index.php/it/ita_steps/
[44] Rivelati 332 Canyon Sottomarini Intorno all’Antartide https://www.scintilena.com/rivelati-332-canyon-sottomarini-intorno-allantartide-la-mappa-piu-dettagliata-mai-realizzata/01/04/
[45] tomografia elettrica 3D per decifrare i segreti dei sinkhole https://www.scintilena.com/rivoluzione-nella-speleologia-italiana-tomografia-elettrica-3d-per-decifrare-i-segreti-dei-sinkhole/08/19/
[46] Groenlandia: Inondazione Crea un Vuoto Subglaciale di Due Chilometri – Scintilena https://www.scintilena.com/groenlandia-inondazione-crea-un-vuoto-subglaciale-di-due-chilometri/08/15/
[47] Finisce dopo 130 anni la misurazione tradizionale del … https://www.scintilena.com/finisce-dopo-130-anni-la-misurazione-tradizionale-del-ghiacciaio-del-ventina/08/21/
[48] Monitoraggio delle grotte con geomatica e geofisica: il caso Bossea … https://www.scintilena.com/monitoraggio-delle-grotte-sotterranee-con-geomatica-e-geofisica-il-caso-bossea-mostra-la-risposta-sismica-a-temperatura-e-pioggia-12/09/01/
[49] Quanto tempo impiega una stalattite per crescere di un … https://www.scintilena.com/quanto-tempo-impiega-una-stalattite-per-crescere-di-un-centimetro/08/18/
[50] Dentro i Ghiacciai Alpini: Una Serata di Esplorazioni e Ricerche https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-alpini-una-serata-di-esplorazioni-e-ricerche/11/17/
[51] Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella … https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-nascosto-delle-alpi-giulie-svela-le-sue-origini-nella-piccola-eta-glaciale/04/10/
[52] Terremoti lenti: cosa sono https://www.scintilena.com/terremoti-lenti-cosa-sono/10/24/
[53] Una donnola a caccia di pipistrelli all’ingresso della grotta – Scintilena https://www.scintilena.com/una-donnola-a-caccia-di-pipistrelli-allingresso-della-grotta-documentata-per-la-prima-volta-la-predazione-durante-lemergenza-primaverile/03/04/
[54] “Mezza Europa”: lo speciale del Journal for Nature Conservation … https://www.scintilena.com/now-i-have-enough-information-to-write-the-article-let-me-compose-the-news-piece-according-to-the-space-instructions/03/09/
[55] [PDF] Analisi fotogrammetrica con immagini satellitari dell … – POLITesi https://www.politesi.polimi.it/retrieve/f04797bb-25c9-4fac-9b90-dff5132c0db3/2025_04_Cerina.pdf
[56] [PDF] LE FORME GLACIALI E PERIGLACIALI – Moodle@Units https://moodle2.units.it/pluginfile.php/404160/mod_resource/content/0/17_Geomorfologia_glaciale_2019-2020.pdf
[57] [PDF] Monitoraggio di un ghiacciaio alpino – WebThesis https://webthesis.biblio.polito.it/37116/1/tesi.pdf
[58] [PDF] Lez 6 Morfologia dei ghiacciai A1_2014 – Cai BOZZOLO https://www.caibozzolo.it/Icone/Materiale%20Didattico/Corso%20di%20Alpinismo%202014/Morfologia%20dei%20ghiacciai%20A1_2014.pdf
[59] [PDF] UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRIESTE – OpenstarTs https://www.openstarts.units.it/bitstream/10077/2671/1/TESI_WBF_ADL.pdf
[60] Alpi, 2022 l’anno nero dei ghiacciai. Perdite di neve e ghiaccio … https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/anno-nero-dei-ghiacciai-alpini–in-progress—-660952
[61] [PDF] MORFOLOGIA GLACIALE E PERIGLACIALE https://www.igmi.org/italia-atlante-dei-tipi-geografici/++theme++igm/atlante_tipi_geografici/pdf/morfoglaciale.pdf
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