Zobrazenie na čítanie

Do propastí Jihoslovenského krasu a pomoc kamarádům ZO Aragonit

Je to už hodně dávno, kdy jsme jezdili trénovat, zkoušet nově vyvinuté a vyrobené prostředky SRT do propastí Jihoslovenského krasu. Zvonica byla naším nejčastějším cílem.  A teprve až nyní tam vyrazili Monika, Roman L., Dejv ze ZO Labyrint s průvodcem Tomášem Fussgänger – SK MEANDER.

V pátek večer přijíždíme k Tomovi domů do Háje. V sobotu ráno vyjíždíme na Plešiveckou planinu. Náš první cíl je jeskyně Zvonivá jáma s hloubkou -100,5m. Slaňujeme první šachtou -45 metrů o průměru zhruba 4 metry. Pohled do této propasti z lana je monumentální. Přecházíme prostřední kužel a míříme už rovnou dolů do obrovské komory o rozměrech 220m x 40m x 20m. Fotíme se u sloupu hrůzy s výškou 26 metrů a zapisujeme se do “vrcholové knížky”. V jeskyni jsou překrásné pagodovité stalagmity. Po zhlédnutí míříme nahoru. 

Po výlezu se přesunujeme k našemu druhému dnešnímu cíli jeskyni Kančí propast s hloubkou -123m. Svůj název dostala po kostře divočáka v sintru, jejíž stáří se odhaduje na 3.000 let. Jeskyně má úplně jiný charakter, řadou kratších slanění v užších prostorech se dostáváme na dno velké pukliny. Cestou míjíme unikátně vyzdobenou komoru se sintrovým jezírkem

Do Diviačej

 

Neděle ráno a poslední exkurze. Tom nám dává na výběr mnoho možností, ale spěcháme a tak vybíráme variantu Velká Bikfa -141 m. Jeskyně leží na Silické planině. Jedná se o puklinovou propast. Postupně proslaňováváme až k jezernímu dómu. Vody v jezírku je, ale vcelku skromně. Tom zde provádí stejně jako v některých svých lokalitách každý měsíc odečty košťákoměrů. 

Tímto děkujeme Tomáši Fussgängerovi za to, že nám ukázal místní jeskyně, které jsme chtěli navštívit a poznat tak historii Orcusu, kdy tyto jeskyně v sedmdesátých a osmdesátých létech  navštěvovali naši členové.

Velká Bikfa

 

A nejen tam byli Roman L. s Monikou aktivní. Přidal se k nim Láďa a Kuba V., 

Vyjeli na pomoc při kopáčské akci – vytahování suťi a sedimentů pod vstupní 20metrovou propastí. Celkově jsme pomohli vytahat za oba dny 130 kyblíků v Hranickém krasu

 

 

 

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Due miniature in avorio di mammut: scoperte statuette di uccelli di 40.000 anni fa nella grotta di Hohle Fels

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Scoperta archeologica di statuette di uccelli in avorio di mammut nella grotta di Hohle Fels

Archeologi hanno portato alla luce due piccole sculture in avorio di mammut raffiguranti uccelli, datate a circa 40.000 anni fa, nella grotta di Hohle Fels, nel sud-ovest della Germania. [web:2][web:4]

Le due statuette, delle dimensioni di un pollice, rappresentano una delle espressioni più antiche e raffinate di arte figurativa dell’Era Glaciale. [web:6][web:8]

La scoperta è stata annunciata il 29 luglio 2026 al Museo di Preistoria e Arte dell’Era Glaciale di Blaubeuren, in Germania. [web:2][web:6]

Grotta di Hohle Fels e scavi archeologici nel Giura Svevo

La grotta di Hohle Fels si trova nel Giura Svevo, una regione montuosa della Germania sud-occidentale nota per i suoi importanti siti archeologici del Paleolitico superiore. [web:2][web:4]

Il sito fa parte di un’area protetta riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità»» UNESCO, che include diverse grotte con testimonianze di arte preistorica. [web:4][web:8]

Gli scavi nella grotta di Hohle Fels sono diretti da Nicholas Conard, archeologo dell’Università»» di Tubinga, che lavora sul sito dalla fine degli anni Novanta. [web:2][web:4]

Il team di Conard ha portato alla luce in passato alcuni dei manufatti più antichi e significativi dell’arte preistorica europea, tra cui la “Venere di Hohle Fels”, una statuetta femminile in avorio di mammut datata a circa 40.000 anni fa, e alcuni dei più antichi strumenti musicali conosciuti, come flauti realizzati con ossa di avvoltoio. [web:2][web:8]

Le nuove statuette di uccelli sono state rinvenute durante la campagna di scavo del 2025, nello stesso livello archeologico aurignaziano da cui provengono molti degli altri manufatti artistici del sito. [web:2][web:4]

Arte preistorica: statuette di uccelli in avorio di mammut di 40.000 anni

Le due statuette di uccelli sono state scolpite in avorio di mammut e misurano circa 2 centimetri di lunghezza, con uno spessore di circa 1 centimetro. [web:4][web:6]

Pesa ciascuna poco più di un grammo: una 1,3 grammi, l’altra 0,7 grammi. [web:4][web:6]

Sono le sculture più piccole finora scoperte nel sito di Hohle Fels, dove altre figurine animali dello stesso periodo sono generalmente tre o quattro volte più grandi. [web:4][web:8]

Una delle due statuette raffigura un uccello in posizione accovacciata, con il capo chino e le ali chiuse, in un atteggiamento che potrebbe essere interpretato come quello di un uccello che cova le uova. [web:2][web:4]

L’altra statuetta, parzialmente incompleta, mostra le ali parzialmente spiegate, come se l’uccello fosse in procinto di spiccare il volo, di atterrare o di compiere una parata di corteggiamento. [web:4][web:6]

Entrambe le sculture presentano dettagli anatomici accurati: testa, becco, occhi e, in un caso, tracce di piumaggio sono visibili nonostante le dimensioni ridotte. [web:2][web:4]

Scavi 2025 nella grotta di Hohle Fels: dettagli e interpretazioni

Le due statuette sono state trovate a circa 1,5 metri di distanza l’una dall’altra, nello stesso livello sedimentario aurignaziano, datato a circa 40.000 anni fa. [web:4][web:6]

La prossimità stratigrafica e stilistica suggerisce che possano essere state realizzate dalla stessa mano, o comunque nello stesso arco temporale e contesto culturale. [web:4][web:8]

Secondo gli archeologi, le statuette rappresentano probabilmente uccelli locali, forse della famiglia dei galliformi. [web:2][web:4]

In particolare, la statuetta dell’uccello accovacciato è stata confrontata con il fagiano di monte (ptarmigan, Lagopus sp.), un uccello diffuso nelle regioni fredde dell’Europa durante l’ultima glaciazione. [web:2][web:4]

La seconda statuetta potrebbe rappresentare un altro galliforme, come un gallo forcello o un uccello rapace, ma l’interpretazione resta incerta a causa dello stato frammentario del manufatto. [web:4][web:6]

Nicholas Conard ha sottolineato che le statuette dimostrano come i primi artisti del Paleolitico superiore fossero abili intagliatori di avorio, capaci di rappresentare motivi delicati in formato miniaturizzato. [web:2][web:4] “Le sculture non sono altamente stilizzate, ma includono molte caratteristiche specifiche e uniche”, ha dichiarato Conard. [web:2][web:4] “Qui l’artista ha registrato osservazioni dettagliate che ci permettono di considerare quale tipo di uccello sia rappresentato e cosa l’uccello potrebbe star facendo.” [web:2][web:4]

Importanza archeologica e simbolica delle miniature di uccelli

Le rappresentazioni di uccelli nell’arte aurignaziana del Giura Svevo sono estremamente rare. [web:4][web:8] Nella grotta di Hohle Fels e nei siti vicini, le figurine animali più comuni raffigurano mammuth, leoni delle caverne, orsi e cavalli. [web:2][web:4] La presenza di due statuette di uccelli, per di più di dimensioni così ridotte e con un livello di dettaglio così elevato, amplia il repertorio iconografico noto per questo periodo e questa regione. [web:6][web:8]

Gli archeologi non sono ancora in grado di stabilire con certezza la funzione di queste statuette. [web:4][web:6] Potrebbero essere state utilizzate come talismani personali, oggetti di ornamento corporeo o simboli di identità per l’individuo che le ha realizzate o possedute. [web:4][web:8] Alcuni ricercatori ipotizzano che possano aver avuto un ruolo in pratiche simboliche o rituali legate alla caccia, alla fertilità»» o alla rappresentazione del mondo naturale. [web:2][web:6]

La scoperta si inserisce in un quadro più ampio di sofisticazione cognitiva e culturale degli esseri umani moderni arrivati in Europa durante l’ultima glaciazione. [web:2][web:8] Conard sostiene che la capacità artistica e simbolica dimostrata a Hohle Fels e nelle grotte vicine possa aver contribuito al successo di questi gruppi umani in un ambiente difficile, favorendo la coesione sociale e la trasmissione di conoscenze. [web:2][web:8]

Esposizione e pubblicazioni scientifiche sulle statuette di uccelli

Le due statuette di uccelli in avorio di mammut sono attualmente esposte al Museo di Preistoria e Arte dell’Era Glaciale di Blaubeuren, dove rimarranno visibili al pubblico fino ad aprile 2027. [web:6] La descrizione scientifica dettagliata dei manufatti è stata presentata in un capitolo di un libro in lingua tedesca pubblicato nel 2026, curato dal team di scavo dell’Università»» di Tubinga. [web:2][web:4]

Un articolo tecnico completo è in corso di pubblicazione sulla rivista Archäologische Ausgrabungen in Baden-Wu”rttemberg, che raccoglie i risultati degli scavi archeologici condotti nella regione. [web:4][web:6] I ricercatori prevedono di approfondire lo studio delle statuette attraverso analisi del DNA sedimentario, esami microscopici delle tracce di lavorazione e confronti con altri manufatti in avorio del Paleolitico superiore europeo. [web:6][web:8]

Fonti

L'articolo Due miniature in avorio di mammut: scoperte statuette di uccelli di 40.000 anni fa nella grotta di Hohle Fels proviene da Scintilena.

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Chieti sotterranea, sopralluogo negli ipogei e nuove attività dello Speleo Club Chieti

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Il Comune valuta un circuito stabile per il patrimonio sotterraneo, mentre il gruppo speleologico prosegue tra sicurezza, ricerca mineraria e formazione

Il sottosuolo di Chieti torna al centro dell’attenzione istituzionale e speleologica.

Il 22 agosto il sindaco Giovanni Legnini, con gli assessori Luigi Febo e Chiara Zappalorto, ha effettuato un sopralluogo in alcuni ipogei del centro storico insieme a tecnici, ingegneri, geologi, archeologi e rappresentanti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Lo Speleo Club Chieti ha fornito il supporto operativo per l’accesso in sicurezza.

La visita riguarda un progetto più ampio: costruire una strategia di fruizione turistica e culturale stabile.

L’obiettivo non è limitato al recupero di singoli ambienti. Il Comune punta a collegare più siti in un circuito di visite guidate, con modalità ancora da definire insieme agli enti di tutela e alle professionalità tecniche.

Chieti sotterranea tra via Gizzi e Palazzo de’ Mayo

La ricognizione si è concentrata sull’ipogeo di via Gizzi e sul complesso di Palazzo de’ Mayo con la Via Tecta. Il primo si trova sotto via Marco Vezio Marcello ed è collegato a Palazzo Olivieri. Si tratta di una struttura idrica di epoca romana, impermeabilizzata con opus signinum, il tradizionale cocciopesto.

La presenza di acqua di falda costituisce uno degli aspetti tecnici più delicati. Prima di una possibile apertura al pubblico servono verifiche sul convogliamento delle acque, sulle condizioni strutturali e sulle caratteristiche degli accessi.

Il sistema di Palazzo de’ Mayo e della Via Tecta comprende cunicoli e gallerie sotto il Corso Marrucino. Gli ambienti, in larga parte recuperati e restaurati, mostrano la sovrapposizione di fasi romane, rinascimentali e ottocentesche. Il sottosuolo teatino conserva così una documentazione continua dell’evoluzione urbana.

Studi storici e gestione dell’acqua

Durante il sopralluogo l’archeologo Serafino Lorenzo Ferreri ha illustrato la documentazione storica e cartografica disponibile. Le prime ricostruzioni sistematiche risalgono alla fine dell’Ottocento, con i lavori di Vincenzo Zecca e dell’architetto Tommaso Antonio Mammarella.

La rete comprende cisterne, pozzi e cunicoli per la captazione e la distribuzione dell’acqua. Chieti, posta su una collina e priva di un’ampia rete di sorgenti superficiali, ha sviluppato nel tempo soluzioni sotterranee per l’approvvigionamento idrico.

Una ricognizione svolta nel gennaio 2026 sulla cisterna ottocentesca di piazza San Giustino ha aggiunto nuovi dati alla conoscenza della Chieti sotterranea. Gli speleologi hanno eseguito verifiche degli ambienti, analisi dell’atmosfera, osservazioni sulle strutture e documentazione con tecniche digitali. Il progetto comunale prevede interventi per accessi, illuminazione e sicurezza, con un finanziamento superiore a 460 mila euro nell’ambito del PNRR. Il cronoprogramma pubblicato indicava una possibile apertura sperimentale nell’autunno 2026, subordinata alla conclusione dei lavori e alle verifiche tecniche.

Il ruolo dello Speleo Club Chieti negli ipogei cittadini

Il sopralluogo del 22 agosto conferma il ruolo dello Speleo Club Chieti nella gestione tecnica degli accessi agli ipogei cittadini. L’attività speleologica non consiste soltanto nell’accompagnamento. Comprende la valutazione preliminare dei rischi, la progressione in ambienti ristretti, la documentazione degli spazi e il contributo alla definizione delle condizioni di fruibilità.

La sicurezza resta un requisito essenziale. Acqua, atmosfera, stabilità delle volte, sedimenti e accessi verticali devono essere esaminati prima di organizzare visite regolari. Una futura apertura dovrà inoltre stabilire capienza, percorsi, illuminazione, ventilazione, controllo degli ambienti e procedure di emergenza.

Le ricerche sulle miniere di bitume della Maiella

Tra le attività più recenti dello Speleo Club Chieti figura la collaborazione con il Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella, il GRAIM. Nel 2026 la ricerca si è estesa ai territori di Taranta Peligna e Lama dei Peligni, all’interno del Parco Nazionale della Maiella.

L’indagine mira a verificare la presenza di antichi siti di estrazione del bitume. Le ipotesi derivano da documenti d’archivio, pubblicazioni del Servizio Minerario e testimonianze orali. Nel 2025 sono state esplorate alcune grotte dell’area, senza che siano state ancora individuate miniere di bitume riconducibili con certezza alle indicazioni storiche. Le autorizzazioni per proseguire le ricerche risultano già ottenute.

Il lavoro si inserisce in un quadro più ampio. Il GRAIM ha censito circa venti complessi minerari e oltre cento ingressi tra miniere e sondaggi. Il patrimonio comprende gallerie su più livelli, binari, carrelli, bunker, impianti di carico e strutture industriali. La collaborazione con lo Speleo Club Chieti unisce esplorazione, rilievo, ricerca storica e documentazione dell’archeologia industriale.

La Grotta della Lupa e la memoria mineraria

Le attività del GRAIM e dei gruppi speleologici abruzzesi hanno portato anche allo studio della Grotta della Lupa, individuata all’interno di un antico sito minerario. La cavità è ancora oggetto di approfondimenti e costituisce un esempio del rapporto tra fenomeni naturali e trasformazioni legate all’estrazione.

Nel maggio 2026 il Museo Universitario di Chieti ha ospitato la mostra “Miniere della Maiella”, con fotografie, documenti, oggetti, rilievi cartografici e materiali audiovisivi. L’esposizione ha restituito visibilità alla storia del bacino minerario e alle comunità coinvolte tra Ottocento e Novecento. Le ricerche dello Speleo Club Chieti hanno contribuito alla conoscenza degli ambienti sotterranei collegati a questa storia.

Una palestra speleologica a Grotta Scura

Un’altra attività recente riguarda la palestra speleologica di Grotta Scura, a Bolognano, inaugurata l’11 luglio 2026 dallo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” APS-ETS. La struttura è stata dedicata a Enzo Bevilacqua, socio fondatore del club, scomparso nel 2022.

Il progetto ha previsto la rimozione di circa 350 vecchi spit e di altri ancoraggi installati nel corso degli anni. I fori sono stati richiusi con materiale lapideo e polvere di calcare. In seguito sono stati collocati ancoraggi destinati alle vie di esercitazione, sottoposti a prove di estrazione e accompagnati da una relazione tecnica.

La palestra speleologica è destinata alla formazione e alle esercitazioni tecniche, con autorizzazione degli enti competenti. Grotta Scura viene utilizzata da decenni per i corsi e per le simulazioni in ambiente ipogeo. Il sito ha anche interesse archeologico e naturalistico, per cui l’uso deve essere compatibile con la tutela della cavità.

Una rete da documentare e rendere accessibile

Le iniziative del Comune di Chieti e dello Speleo Club Chieti si muovono su piani collegati. Gli ipogei cittadini richiedono studi, manutenzione e controllo degli accessi. Le miniere della Maiella necessitano di censimento e conservazione della memoria materiale. Le palestre speleologiche offrono spazi per preparare gli operatori e i nuovi praticanti.

La possibile valorizzazione della Chieti sotterranea dipenderà dalla capacità di coordinare Comune, Soprintendenza, Parco Nazionale della Maiella, università, associazioni e tecnici. Un circuito stabile potrà essere attivato solo dopo la verifica delle condizioni di sicurezza e la definizione di un modello gestionale sostenibile.

Il sopralluogo del 22 agosto riporta quindi il tema al centro dell’agenda cittadina. La Chieti sotterranea non è soltanto una successione di ambienti ipogei. È un sistema di infrastrutture idriche, testimonianze archeologiche e percorsi storici che richiede documentazione scientifica, tutela e accessibilità regolamentata.

Fonti

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Second Circular of the 18th EuroSpeleo Forum and Meeting of Croatian Speleologists in Pazin, Istria, Croatia, 13–15 November 2026 is available

The 18th EuroSpeleo Forum and the Meeting of Croatian Speleologists are two events joined into one, called “Mundus Spelaeus 2026”, both of which attract a great number of speleologists, friends of speleology, enthusiasts and nature lovers from across Croatia, Europe and beyond.

The aim of the event is to bring together researchers, scientists and enthusiasts to exchange experience and present the results of new research, to strengthen cooperation between European speleological federations and clubs, to share knowledge, standardize practices, and develop joint codes of ethics and technical standards for the exploration and protection of caves and pits.

This year, for the first time, Croatia is hosting the EuroSpeleo Forum – its 18th edition.

You will find the basic information about the preliminary program and venue of the event, the registration fee, submitting lectures and posters, the speleophotography exhibition, and more in the 2nd circular that can be downloaded here: https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Mundus_Spelaeus_Second_Circular-En.pdf

More information also on the event website:https://www.speleo.hr/mundus-spelaeus-en/

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Corso di Speleologia per la Terza Età

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Scintilena – Prima Lezione

Lunedì 7 settembre 2026, ore 16:00
Docente: Andrea Scatolini


STORIA DELLA SPELEOLOGIA E SPELEOGENESI

Come si formano le grotte


INDICE

  1. Introduzione
  2. Parte I – Storia della Speleologia
  1. Parte II – Speleogenesi: Come si Formano le Grotte
  1. Parte III – Tipi di Grotte
  1. Glossario dei Termini Principali
  2. Approfondimenti e Risorse

INTRODUZIONE

Benvenuti al primo incontro del Corso di Speleologia per la Terza Età organizzato da Scintilena in collaborazione con ANCESCAO NARNI, Associazione Tutela Pipistrelli e Gruppo Speleologico UTEC NARNI.

Questa lezione ha due obiettivi principali:

  1. Comprendere la storia della speleologia: come l’uomo ha iniziato a esplorare e studiare le grotte, dalle prime esplorazioni preistoriche fino alle moderne tecniche scientifiche.
  2. Capire come si formano le grotte: quali processi naturali, chimici e fisici creano questi affascinanti ambienti sotterranei che esploriamo oggi.

Il materiale che trovate in questo fascicolo è pensato per accompagnarvi durante la lezione e per permettervi di rileggere e approfondire a casa i concetti spiegati dal docente.


PARTE I – STORIA DELLA SPELEOLOGIA

L’uomo e le grotte nella preistoria

Le grotte esistono da molto prima della comparsa dell’uomo sul nostro pianeta. Durante tutto il Paleolitico superiore, le cavità naturali sono state utilizzate principalmente come luogo di rifugio temporaneo dalle intemperie e dai predatori naturali. [cite:13]

Con l’evoluzione dell’uomo e lo sviluppo delle diverse civiltà, le caverne hanno iniziato a svolgere una funzione pratica più costante e duratura, divenendo in alcune zone addirittura la dimora privilegiata. L’uso del sottosuolo a scopo abitativo venne integrato e poi sostituito dalla costruzione di cavità artificiali, nate sul modello offerto dalla natura. [cite:13]

Col tempo le grotte iniziarono ad avere anche la funzione di luogo di culto. Grazie alla scoperta del fuoco, l’uomo poté apprendere come allontanare i predatori, scaldare l’ambiente e creare i primi riti di convivialità. [cite:13]

Con l’uomo di Neanderthal apparvero i primi esempi di linguaggio e comunicazione “visiva”. Così apparvero le prime pitture rupestri. Successivamente, l’uomo di Cro-Magnon sviluppò linguaggi e dipinti rupestri più complessi, rappresentando scene di caccia, vita quotidiana e raffigurazioni di animali selvatici più dettagliate. [cite:13]

Esempi di notevole rilevanza si possono osservare in:

  • Grotta di Altamira (Spagna)
  • Grotta di Lascaux (Francia)

Dove ci sono pitture rupestri risalenti a 17.000 anni fa. [cite:13]


Le prime esplorazioni scientifiche (XVI-XVIII secolo)

L’interesse per lo studio e l’esplorazione del mondo sotterraneo da un punto di vista scientifico ha origini più recenti.

È solo con l’avvento dei primi naturalisti moderni, nel Seicento, che iniziano ad apparire delle descrizioni accurate. [cite:13]

In Europa è in particolare il libro Mundus Subterraneus del gesuita Athanasius Kircher il primo a mostrare un interesse complessivo a quanto avviene nel sottosuolo. [cite:13]

La ricerca idrologica ha continuato ad essere fino a metà del XIX secolo l’unica vera disciplina capace di giustificare l’esplorazione e la ricerca scientifica nelle grotte.

Del resto si può effettivamente definire la speleologia scientifica moderna come ramo operativo dell’idrologia. [cite:13]

Alcuni momenti importanti:

  • XVI secolo: Prime esplorazioni di grotte eseguite con intento scientifico. Nei primi del ‘500, P. Coppo ammette un corso sotterraneo del Timavo. [cite:4]
  • 1537: G. G. Trissino, dietro richiesta di L. Alberti, esplora il Covolo di Costozza e, oltre a descrivere la grotta e il corso d’acqua che la percorre, nota gli animali cavernicoli che vi ha scoperto (pipistrelli e nifarghi). [cite:4]

L’Ottocento e la nascita della speleologia moderna

Nel 1841 l’ingegnere “montanistico” Federico Lindner guidò l’esplorazione dell’abisso di Trebiciano con l’intento di raggiungere la sorgente sotterranea del fiume Timavo, per portare l’acqua in superficie, rendendola disponibile all’assetata popolazione triestina dell’epoca. [cite:13]

Dopo 11 mesi di tentativi, Lindner riuscì a raggiungere il fondo dell’Abisso di Trebiciano (-329 metri), nel Carso triestino, soltanto con l’ausilio di scale di legno, corde, ferri e mazze da minatore. L’opera di Lindner, commissionatagli dal Governo Austriaco, non fu poi mai presa in seria considerazione a causa dei costi e così l’intrepido genio solitario morì in miseria e senza riconoscenza alcuna. [cite:13]

Edouard Alfred Martel: il padre della speleologia moderna

Colui che senza dubbio diede il maggior contributo alla definizione della speleologia moderna, migliorandone la tecnica esplorativa e rendendola popolare fu Edouard Alfred Martel. [cite:13]

L’avvocato francese, nato nel 1859 a Pontoise, fu ‘folgorato’ a vent’anni mentre si trovava in viaggio alla grotta di Adelsberg (Postumia) e decise di intraprendere nel tempo libero la ricerca esplorativa del mondo sotterraneo. [cite:13]

Con un gruppo di pionieri nel giugno 1888 attraversò il Torrente Bonheur lungo la forra di Bramabiau, avvalendosi dell’uso di una scala rigida e di un’imbarcazione pieghevole. In due puntate esplorative il gruppo riuscì a compiere la traversata da valle a monte lungo un percorso di 1300 metri, con un centinaio di metri di dislivello e sei cascate principali. [cite:13]

L’eco che i giornali francesi dell’epoca diedero all’impresa fu tale, che al 28 giugno 1888 si attribuisce la nascita della speleologia. [cite:13]

Da quel giorno tante furono le esplorazioni compiute da Martel, così come tante furono le pubblicazioni scientifiche e narrative in merito. La più importante è sicuramente “Les Abîmes”, un trattato di 600 pagine che racconta le prime duecento grotte esplorate nei primi anni di attività speleologica. [cite:13]


Il Novecento e la speleologia contemporanea

Se Martel fu l’ultimo grande ricercatore isolato, da questo momento si diffonde l’interesse collettivo per la speleologia. [cite:13]

  • Marzo 1883: Nasce il “Comitato Grotte della Società Alpina delle Giulie di Trieste”, divenuto poi Commissione Grotte Eugenio Boegan, la più antica associazione speleologica al mondo ancora in attività. [cite:13]
  • 25 giugno 1950: A Verona, presso il Museo Civico di Storia Naturale, viene costituita la Società Speleologica Italiana (SSI). [cite:13]
  • 1958: Viene fondata la Scuola Nazionale di Speleologia del Club Alpino Italiano, che formalizzò un metodo, condiviso dai vari gruppi aderenti, di educazione alla tecnica esplorativa in grotta. [cite:13]

Dagli anni ’60 si sviluppa l’attrezzatura e negli anni ‘70 si passa al metodo per la tecnica di progressione su corda singola, che permette di ridurre notevolmente i tempi di percorrenza in grotta e il carico dei materiali che il gruppo esplorativo deve portarsi dietro. [cite:13]

In tutta Italia nascono nuovi gruppi di speleologi, promotori di corsi o di missioni esplorative, ma anche di iniziative a più ampio respiro, come raduni, mostre e pubblicazioni di carattere saggistico o scientifico. [cite:13]

Appare finalmente un mercato di prodotti dedicati agli appassionati del mondo sotterraneo, come attrezzi, caschi, luci e abiti tecnici specifici ed esclusivi, realizzati per chi pratica speleologia. [cite:13]

Per garantire che lo sviluppo della tecnica di progressione in sicurezza sia affiancato allo sviluppo della tecnologia secondo norme precise nascono diversi laboratori per testare le resistenze di corde e attrezzi. Ad esempio nel 1980 nasce il Laboratorio Prove Materiali del CENS di Costacciaro, vicino al Monte Cucco. Si tratta di un punto di riferimento fondamentale per la conoscenza delle caratteristiche fisiche dei materiali usati in speleologia. [cite:13]

Ai giorni nostri le prospettive che si aprono agli occhi di chi si avvicina a questo mondo sono tantissime e stimolanti. Grazie al miglioramento della tecnica e degli strumenti per esplorare il mondo sotterraneo, i tempi di percorrenza si sono talmente ridotti da permettere nel corso degli ultimi decenni risultati eccezionali e impensabili precedentemente. [cite:13]


La speleologia in Italia

Grazie ad alcuni studiosi italiani e grazie forse al fenomeno carsico molto comune nelle nostre zone, il XVI secolo vede i primi importanti contributi italiani alla conoscenza delle grotte. [cite:15]

L’Italia, con il suo vasto patrimonio carsico (Carso triestino, Alpi Apuane, Massiccio del Marguareis, Monte Canin, Grotte di Castellana, solo per citarne alcuni), è stata ed è tuttora una delle nazioni più attive nella ricerca speleologica mondiale. [cite:11]

Il catasto nazionale delle grotte è in continua crescita e per chi si accontenta di un’escursione in ipogei già noti e “certificati” c’è l’imbarazzo della scelta. [cite:13]


PARTE II – SPELEOGENESI: COME SI FORMANO LE GROTTE

Cosa sono le grotte

Per grotta s’intende una cavità naturale di dimensioni tali da essere accessibile all’uomo (generalmente si considera una lunghezza minima di 5 metri). [cite:7][cite:2]

La speleogenesi è l’insieme dei processi che portano alla formazione delle grotte. [cite:7]

Nella maggioranza dei casi, le grotte derivano dalla corrosione (scioglimento o dissoluzione chimica) di rocce solubili, quali i calcari, le dolomie, i marmi, i gessi, i depositi di salgemma ed in forma minore, i calcescisti. [cite:3]

Alla corrosione si aggiunge, subordinatamente, anche il fenomeno dell’erosione meccanica. [cite:3]


Le rocce e il carsismo

Nei carbonati, e a loro spese, avviene un fenomeno denominato carsismo. [cite:3]

Il carsismo è il processo secondo il quale le rocce carbonatiche si “sciolgono”, seguendo una reazione chimica specifica. [cite:3]

Tale fenomeno avviene a partire dalle acque che, più o meno inacidite dalla presenza di CO? atmosferica, si trasformano in acido carbonico (H?CO?), intaccano il carbonato di calcio (CaCO?) trasformandolo sia in idrocarbonato che calcio, ed infine asportandoli in soluzione. [cite:3]

Per carsismo s’intende l’insieme di processi d’asportazione delle rocce in cui il fenomeno dominante è quello della dissoluzione della roccia in acqua. [cite:7]

La maggior parte delle grotte più lunghe e più profonde si sviluppa per processi di corrosione chimica in rocce che, per le loro caratteristiche e per i minerali che le costituiscono, sono particolarmente solubili in acqua. L’insieme di questi processi di dissoluzione prende il nome di carsismo. [cite:8]


La reazione chimica fondamentale

La reazione chimica alla base del carsismo può essere così schematizzata:

CaCO? + H?CO? ? Ca?+ + 2HCO??

[cite:3]

Dove:

  • CaCO? = carbonato di calcio (la roccia calcarea)
  • H?CO? = acido carbonico (acqua + anidride carbonica)
  • Ca?+ = ioni calcio (in soluzione)
  • HCO?? = ioni bicarbonato (in soluzione)

Spiegazione semplice:

Le acque meteoriche (pioggia) passando attraverso l’atmosfera e il suolo si arricchiscono in anidride carbonica e diventano acide, riescono così ad aggredire il carbonato di calcio (solido) e trasformarlo in bicarbonato di calcio (solubile). [cite:12]

In pratica:

  1. L’acqua piovana assorbe CO? dall’aria e dal suolo (dove la percentuale di CO? può arrivare al 7-10%)
  2. Si forma acido carbonico (H?CO?)
  3. Questo acido “attacca” il calcare (CaCO?)
  4. Il calcare si scioglie e viene trasportato via dall’acqua in forma di ioni

Le tre fasi della formazione di una grotta

Semplificando, le fasi secondo cui un sistema ipogeo si crea, sono tre: [cite:3]

1. La fratturazione

Crea le vie di deflusso idrico preferenziali. [cite:3]

Le cavità si sviluppano a partire da fessurazioni presenti nella roccia (giunti di strato, diaclasi). Queste si formano in seguito a compressioni, distensioni, e flessioni della roccia. [cite:10]

Durante l’emersione le rocce sono soggette a forti pressioni litostatiche e subiscono piegamenti e flessioni che inducono rotture nella roccia. [cite:10]

I principali tipi di fratture sono:

  • Giunti di stratificazione: contatti fra gli strati, spesso ricchi di argilla e silicati
  • Diaclasi: fratture senza spostamento significativo dei blocchi
  • Faglie: discontinuità dove si osserva uno spostamento differenziale tra le originarie strutture della roccia [cite:10]

2. L’invasione da parte delle acque

Crea i grandi vuoti ipogei, allargando le fratture. [cite:3]

L’acqua acidificata filtra attraverso le fratture, dissolvendo la roccia lungo i percorsi di minor resistenza e allargando gradualmente questi canali. [cite:9]

Nel tempo, ciò crea fessure, canali sotterranei e infine grotte. [cite:9]

La genesi delle grotte è un processo divergente in cui un sistema di fratture in sviluppo supera tre soglie: [cite:10]

  • Quella cinetica
  • Quella del moto in regime di turbolenza
  • Quella del trasporto di sedimenti clastici

La dimensione tipica per cui si superano queste soglie è di circa un centimetro. [cite:10]

3. L’abbandono delle acque

Dà vita al vuoto percorribile. [cite:3]

Quando il livello delle falde acquifere diminuisce o oscilla, alcune parti della grotta si riempiono d’aria (zona vadosa), dove l’acqua che scorre scava ulteriori passaggi e formazioni attraverso l’erosione. [cite:9]


Fratture, faglie e stratificazione

La stratificazione

Le rocce sedimentarie sono caratterizzate da una netta stratificazione dovuta alle variazioni delle condizioni di deposizione dei sedimenti. [cite:10]

I contatti fra gli strati formano giunti di stratificazione, spesso ricchi di argilla e silicati, disomogenei rispetto alla massa compatta degli strati. Questi formano dei limiti più o meno permeabili. [cite:10]

La disposizione degli strati determina un piano nello spazio, che viene descritto da:

  • Angolo di immersione: la pendenza rispetto al piano orizzontale
  • Direzione: l’angolo che la direzione (nel piano dello strato) orizzontale forma con il Nord [cite:10]

Le pieghe

I piegamenti delle rocce possono presentare diverse forme di cui la più comune è l’ondulazione degli strati. [cite:10]

Si chiamano:

  • Anticlinali: le creste
  • Sinclinali: gli avvallamenti [cite:10]

Il fenomeno del piegamento permette di comprendere la fessurazione della roccia: nelle anticlinali la roccia risulta stirata nella parte alta, mentre nelle sinclinali lo è nella parte bassa. [cite:10]

Fratture e faglie

In termini molto generali possiamo definire una frattura come una generica discontinuità che interrompe la originaria distribuzione regolare dei granuli che compongono la roccia e di età successiva alla formazione della stessa. [cite:10]

Nella maggior parte dei casi la fratturazione è dovuta al comportamento rigido delle rocce sottoposte alle forze che modellano le catene montuose. [cite:10]

Nel caso del carsismo hanno primaria importanza le fratture di origine tettonica (quelle legate alla formazione delle montagne) in quanto si assume che il carsismo si imposti solo dopo che le rocce si siano completamente formate e trasformate in strutture rigide. [cite:10]

Le faglie sono discontinuità dove si osserva uno spostamento differenziale tra le originarie strutture della roccia. Se si vede una dislocazione anche di pochi mm tra le posizioni opposte si è in presenza di una faglia. [cite:10]

Si parla di faglie:

  • Dirette: prodotte da fenomeni distensivi, in cui i blocchi di roccia tendono ad allargarsi
  • Inverse: prodotte da fenomeni di compressione [cite:10]

Il ruolo dell’acqua

L’acqua è l’agente principale della speleogenesi. Nelle rocce carbonatiche le grotte si formano essenzialmente grazie a due tipi di processi in cui l’agente è l’acqua: [cite:7]

  1. Processi chimici: dissoluzione della roccia e corrosione
  2. Processi fisici: erosione meccanica

Azione chimica dell’acqua

L’acqua può dissolvere la roccia. Questa sua qualità (aggressività) dipende dalla quantità di sali disciolti e dalla quantità di anidride carbonica disciolta (che la rende acida). [cite:10]

Per corrodere la roccia l’acqua non deve essere satura. [cite:10]

La percentuale di anidride carbonica disciolta dipende dalla sua pressione parziale nell’aria:

  • All’esterno: molto bassa (0,03%)
  • Nel suolo vegetale: può arrivare al 7-10%
  • All’interno delle grotte: varia da 0,3% (sistemi verticali) a 5-6% (sistemi orizzontali con grande copertura di suoli vegetali) [cite:10]

Dunque i fattori biochimici (suoli vegetali) hanno influenza solo sulla zona superficiale. Nella zona profonda si hanno solo meccanismi chimico-fisici. [cite:10]

Azione meccanica dell’acqua

L’azione fisica dell’acqua dipende dalla sua velocità e dalla quantità e tipologia dei grani di sabbia, roccia e detriti trasportati dall’acqua, che agiscono come agenti abrasivi. [cite:10]

La circolazione dell’acqua dipende dalle dimensioni dei vuoti:

  • Regime turbolento: condotto largo (almeno dell’ordine dei centimetri), elevata velocità e miscelazione dell’acqua
  • Regime laminare: fessure piccole, velocità inferiori e miscelazione praticamente assente [cite:10]

I tempi di svuotamento dopo una piena:

  • Gallerie: dell’ordine dei giorni (o ore)
  • Fessure: settimane (o mesi) [cite:10]

Le zone di una grotta

La formazione delle grotte nei paesaggi carsici avviene per fasi, che corrispondono alla continua dissoluzione e al successivo ampliamento dei cunicoli sotterranei. [cite:9]

1. Frattura iniziale

Piccole crepe e fratture si formano nel substrato roccioso a causa di sollecitazioni naturali, attività tettonica o leggera erosione chimica. [cite:9]

2. Allargamento precoce

L’acqua acidificata filtra attraverso le fratture, dissolvendo la roccia lungo i percorsi di minor resistenza e allargando gradualmente questi canali. [cite:9]

3. Sviluppo della zona freatica

Durante i periodi in cui le falde acquifere sono alte, si formano delle grotte nella zona freatica (satura), dove le acque sotterranee riempiono le grotte, allargandole lentamente attraverso la soluzione. [cite:9]

4. Formazione della zona vadosa

Quando il livello delle falde acquifere diminuisce o oscilla, alcune parti della grotta si riempiono d’aria (zona vadosa), dove l’acqua che scorre scava ulteriori passaggi e formazioni attraverso l’erosione. [cite:9]

5. Crollo e speleogenesi

Nel tempo, sezioni di grotte possono crollare a causa della gravità e della mancanza di supporto strutturale, creando nuove aperture. [cite:9]


PARTE III – TIPI DI GROTTE

Grotte carsiche

Le grotte carsiche sono le più comuni e si formano per l’azione dell’acqua su terreni calcarei e dolomitici. [cite:11]

La formazione di queste grotte inizia con l’infiltrazione di acqua piovana o di fonti sotterranee attraverso fessure e crepe della roccia. L’acqua, che spesso contiene acido carbonico, scioglie gradualmente il calcare, creando cavità sempre più grandi nel tempo. [cite:11]

Le grotte carsiche possono essere caratterizzate da:

  • Stalattiti e stalagmiti
  • Laghi sotterranei
  • Fiumi e canyon sotterranei [cite:11]

Esempi famosi:

  • Grotte di Postumia (Slovenia)
  • Grotte di Lascaux (Francia)
  • Grotte di Frasassi (Italia) [cite:11]

Le concrezioni: stalattiti e stalagmiti

Le stalattiti sono formazioni a forma di ghiacciolo appese al soffitto della caverna, create dall’acqua che gocciola depositando carbonato di calcio. [cite:17]

Le stalagmiti sono formazioni verticali che crescono dal pavimento della caverna, formate dallo stesso processo ma con l’acqua che gocciola sul pavimento. [cite:17]

Curiosità: La crescita delle concrezioni è molto lenta: circa 0,1-0,2 mm all’anno. Ci vogliono 50-100 anni per far crescere 1 cm di stalattite o stalagmite! [cite:5]

Quando una stalattite e una stalagmite si incontrano, formano una colonna. [cite:5]


Grotte vulcaniche

Le grotte vulcaniche si formano quando il magma solidifica in superficie, formando rocce vulcaniche come la lava. [cite:11]

Queste rocce sono permeabili all’acqua e, quando la pressione dell’acqua supera quella del magma, l’acqua penetra all’interno, dando origine a tunnel e gallerie sotterranee. [cite:11]

Le grotte vulcaniche possono contenere:

  • Formazioni di lava
  • Stalattiti di lava
  • Possono essere abbastanza grandi da ospitare laghi e cascate sotterranee [cite:11]

Esempi famosi:

  • Grotte di Jeju (Corea del Sud)
  • Grotte del Vento sull’Etna (Sicilia, Italia) [cite:11]

Tubi di lava

I tubi di lava sono un tipo particolare di grotta vulcanica. Si formano quando un flusso di lava fusa scorre in superficie: la parte esterna si raffredda e solidifica, creando un “tubo”, mentre la lava all’interno continua a scorrere. Quando il flusso si esaurisce, rimane un tunnel vuoto. [cite:17]


Grotte marine

Le grotte marine (o caverne marine) si formano quando l’acqua del mare erode la costa. [cite:11]

Le onde e le correnti marittime possono scavare grotte sottomarine, che possono poi diventare accessibili via mare o tramite gallerie di ingresso sulla terraferma. [cite:11]

Le caverne marine sono spesso caratterizzate da:

  • Acque cristalline
  • Fauna marina (coralli, pesci, mammiferi marini) [cite:11]

Le grotte marine si formano in zone costiere, dove l’acqua marina ha accesso alle rocce costiere. L’azione delle onde, delle correnti e dell’erosione marina crea cavità e tunnel nelle rocce, dando origine a grotte marine. [cite:11]

Esempi famosi:

  • Grotte di Tojinbo (Giappone)
  • Grotte di Benagil (Portogallo) [cite:11]

Grotte glaciali

Le grotte di ghiaccio si trovano in ambienti glaciali. Sono spesso temporanee, poiché si formano solo quando le condizioni climatiche sono favorevoli, e possono sciogliersi rapidamente quando le temperature aumentano. [cite:11]

Le grotte glaciali si formano in aree dove la temperatura è sufficientemente bassa da far congelare l’acqua. L’acqua si infiltra nelle crepe della roccia e si congela, espandendosi e creando cavità·¹ sempre più grandi. Quando la temperatura sale, il ghiaccio si scioglie, creando fiumi sotterranei e laghi. [cite:11]

Le grotte glaciali possono contenere:

  • Formazioni di ghiaccio
  • Stalattiti di ghiaccio
  • Pilastri di ghiaccio [cite:11]

Esempi famosi:

  • Grotte di Eisriesenwelt (Austria)
  • Grotte di Mendenhall (Alaska, USA) [cite:11]

Grotte artificiali

Infine, ci sono anche grotte di origine artificiale, create dall’uomo per svariate ragioni. [cite:11]

Tra le più comuni ci sono:

  • Grotte turistiche, aperte al pubblico per visite guidate
  • Grotte di miniera, create dall’estrazione di minerali
  • Tunnel per la circolazione stradale o ferroviaria
  • Rifugi e bunker [cite:11]

Le grotte di origine artificiale sono create dall’uomo per vari motivi, come ad esempio per l’estrazione di minerali, la costruzione di rifugi o la creazione di tunnel per la circolazione stradale o ferroviaria. Molte grotte di origine artificiale sono state abbandonate. [cite:11]

Esempi famosi:

  • Acquedotto della Formina (Narni)
  • Salzbergwerk Berchtesgaden (Germania) [cite:11]

GLOSSARIO DEI TERMINI PRINCIPALI

Termine Definizione Carsismo Insieme di processi di dissoluzione delle rocce carbonatiche (calcari, dolomie) da parte dell’acqua acidificata Speleogenesi Insieme dei processi che portano alla formazione delle grotte Speleologia Scienza che studia le grotte e i fenomeni carsici Grotta Cavità·¹ naturale di dimensioni tali da essere accessibile all’uomo (generalmente >5 metri) Stalattite Formazione di carbonato di calcio che pende dal soffitto della grotta Stalagmite Formazione di carbonato di calcio che cresce dal pavimento della grotta Dolina Depressione circolare o ellittica nel terreno, causata dal crollo di cavità·¹ sotterranee Inghiottitoio Punto in cui un corso d’acqua superficiale scompare nel sottosuolo Risorgiva Punto in cui l’acqua sotterranea riemerge in superficie Zona vadosa Parte della grotta dove l’acqua scorre a pelo libero (non satura) Zona freatica Parte della grotta completamente satura d’acqua Diaclasi Frattura della roccia senza spostamento significativo dei blocchi Faglia Frattura della roccia con spostamento differenziale dei blocchi Anticlinale Piega degli strati rocciosi con la convessità·¹ rivolta verso l’alto (cresta) Sinclinale Piega degli strati rocciosi con la convessità·¹ rivolta verso il basso (avvallamento)


APPROFONDIMENTI E RISORSE

Per saperne di più

  • Società Speleologica Italiana (SSI): www.speleo.it
  • Commissione Grotte Eugenio Boegan (Trieste): la più antica associazione speleologica al mondo ancora in attività [cite:13]
  • Scuola Nazionale di Speleologia del CAI: organizza corsi di speleologia in tutta Italia [cite:13]

Grotte da visitare in Italia

  • Grotte di Frasassi (Marche)
  • Grotte di Castellana (Puglia)
  • Grotta Gigante (Trieste)
  • Grotte di Postumia (Slovenia, vicino al confine italiano)

Letture consigliate

  • “Les Abìmes” di Edouard Alfred Martel (il trattato fondativo della speleologia moderna) [cite:13]
  • “Mundus Subterraneus” di Athanasius Kircher (XVII secolo, primo interesse complessivo per il sottosuolo) [cite:13]

NOTE

Questo materiale didattico è stato prodotto per il Corso di Speleologia per la Terza Età di Scintilena.

Per ulteriori informazioni: www.scintilena.com


Buona esplorazione!

Andrea Scatolini
Docente del Corso di Speleologia


Documento creato per la lezione del 7 settembre 2026

L'articolo Corso di Speleologia per la Terza Età proviene da Scintilena.

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La fattoria più profonda del mondo a 1100 metri: miniere inglesi diventano laboratori agricoli

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Sperimentazione agricoltura sotterranea Boulby: lattuga e pak choi a 1100 metri di profondità

Nel North Yorkshire, in Inghilterra, un gruppo di ricercatori ha realizzato quella che viene descritta come la fattoria sotterranea più profonda del mondo.

A 1100 metri sotto la superficie, all’interno della miniera di Boulby vicino a Saltburn, sono state installate torri verticali dove crescono lattuga e pak choi, il cavolo cinese.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Università»» di Sheffield e Farm Urban, un produttore alimentare con finalità sociali.

L’obiettivo non è sostituire l’agricoltura tradizionale, ma affiancarla con soluzioni innovative per colture che si adattano a condizioni controllate.

Agricoltura verticale miniere dismesse: ridurre consumi energetici con ambiente stabile

La stabilità dell’ambiente sotterraneo e la possibilità di riutilizzare infrastrutture già presenti potrebbero ridurre gli elevati consumi energetici associati alle tradizionali fattorie verticali.

Secondo i ricercatori, un singolo pozzo minerario di 7 metri quadrati potrebbe produrre circa 80 tonnellate di colture all’anno, otto-dieci volte il rendimento della stessa superficie di terreno agricolo.

Jacob Nickles, ricercatore dell’Università di Sheffield che guida il progetto, spiega che la questione cruciale riguarda la crescita della domanda mondiale di alimenti. «Dobbiamo raddoppiare la produzione alimentare entro il 2050 per sostenere la popolazione mondiale, afferma Nickles.

I sistemi di agricoltura verticale in ambienti sotterranei possono utilizzare fino al 98% in meno di acqua rispetto all’agricoltura tradizionale di campo, poiché i sistemi idroponici e aeroponici ricircolano l’acqua in circuiti chiusi.

La miniera di Boulby è ancora operativa ed è l’unica al mondo a produrre polialite, un fertilizzante agricolo.

Nello stesso complesso esiste una struttura scientifica finanziata dal governo britannico, dove si svolgono anche esperimenti per la ricerca della materia oscura.

Per raggiungere le coltivazioni sotterranee occorre rispettare due procedure di sicurezza, indossare caschi, abbigliamento ad alta visibilità e affrontare una discesa di circa otto minuti con l’ascensore originario della miniera, costruito più di 50 anni fa.

Riconversione miniere Italia Sulcis Iglesiente: da estrazione a musei e turismo industriale

In Italia, il discorso sulla riconversione delle miniere dismesse assume connotati particolarmente complessi, soprattutto nel Sulcis Iglesiente in Sardegna.

Questa regione concentra l’area più estesa per varietà e diffusione delle attività minerarie svolte negli ultimi secoli in Sardegna.

Il Parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna è stato il primo ad essere riconosciuto dall’UNESCO in questo settore.

La Grande Miniera di Serbariu a Carbonia, chiusa negli anni sessanta, ospita oggi il Centro Italiano della Cultura del Carbone, con il Museo del Carbone che illustra la storia del carbone, delle miniere e dei minatori.

Il complesso è stato recuperato e ristrutturato a fini museali e didattici.

Il progetto per il recupero e la valorizzazione del sito ha reso fruibili gli edifici e le strutture minerarie che oggi costituiscono il Museo del Carbone, il Museo PAS Paleoambienti Sulcitani E.A. Martel, il Centro di Documentazione di Storia Locale e il Centro Ricerche Sotacarbo.

Carbosulcis, la società concessionaria della miniera di Monte Sinni nel Sulcis, ha messo a punto quattro progetti per sostituire l’estrazione del carbone, ormai dismessa da oltre cinquanta anni, con attività legate alla ricerca scientifica e alla innovazione tecnologica.

Il progetto “Aria” utilizza un pozzo di estrazione profondo oltre 500 metri per ricerche scientifiche sulla materia oscura.

Il progetto “Alga spirulina” utilizza l’acqua calda che risale dal sottosuolo per alimentare un fotobioreattore per la coltivazione delle alghe azzurre.

Il progetto “Energy storage” immagazzina energia da varie fonti rinnovabili. Il progetto “Liscivazione” utilizza gli enormi depositi di carbone inutilizzato per la produzione di fertilizzanti per l’agronomia biologica.

Riattivazione miniere dismesse potenziale estrattivo: criticità»» idrogeologiche e impatto falda acquifera

Nonostante le opportunità di riconversione, persistono proposte di riattivazione di miniere dismesse che hanno ancora delle potenzialità estrattive residue.

Questa prospettiva solleva preoccupazioni significative dal punto di vista idrogeologico e ambientale.

Secondo documenti ISPRA sul recupero e valorizzazione delle miniere dismesse, non basta far saltare e/o ostruire pozzi e gallerie per assicurare la sicurezza dei siti: spesso si registrano cedimenti del terreno e sollevamenti delle falde acquifere.

L’attività di realizzazione di gallerie o scavi e l’uso di tecniche che possono alterare le caratteristiche idrauliche della roccia potrebbero generare un impatto «sul funzionamento idrogeologico del sistema acquifero, inducendo anche un drenaggio delle eventuali falde sospese verso le sottostanti falde basali.

Questo porterebbe alla potenziale «scomparsa di eventuali sorgenti ad alta quota con conseguente impatto negativo sulle utenze, sugli habitat acquatici alimentati da queste fonti e sulla vegetazione sostenuta dalla presenza delle falde sospese.

L’immissione o mobilizzazione nell’ambiente di sostanze contaminanti avrebbe impatto negativo sulla qualità delle risorse idriche connesse con i fiumi, «coinvolgendo quindi tutti i Comuni della Val Taro e oltre.

In conclusione, «non si può escludere l’esistenza di una interconnessione idraulica tra le idrostrutture ofioliti che sarebbero direttamente coinvolte nell’attività mineraria di Corchia ed altre idrostrutture limitrofe.

Tale fenomeno potrebbe produrre un effetto domino in area vasta almeno fino alla barriera di permeabilità pedecollinare.

Miniere dismesse rischio idrogeologico Sardegna: 562 siti con pericolo ecologico-sanitario

Nella classificazione delle aree a rischio idrogeologico nel territorio sardo, la presenza di residui di attività minerarie porta a classificare i bacini sottesi come ad Elevato Rischio Idrogeologico.

Secondo indicatori ambientali ISPRA, 562 siti minerari dismessi o abbandonati presentano un grado di rischio ecologico-sanitario da medio ad alto.

In Sardegna, cessata l’attività»» estrattiva che a lungo ha tenuto viva l’economia di territori quali il Sulcis-Iglesiente-Guspinese, la tanto proclamata riconversione non è mai avvenuta completamente.

Il rischio crolli è anticipato dai cartelli sistemati attorno alle strutture.

Molti edifici storici delle miniere, ormai più simili a edifici bombardati, si arrendono impotenti anche alle piogge che ultimamente cadono con abbondanza.

Il Piano di monitoraggio della falda acquifera dell’Iglesiente, progettato da IGEA, prevede un sistema di monitoraggio della risalita della falda con pozzi minerari o piezometri, con postazioni di controllo distribuite in tutto l’anello del bacino idrogeologico.

Il monitoraggio permette di valutare le caratteristiche chimico-fisiche delle acque nel contesto del bacino idrogeologico dell’Iglesiente e l’eventuale influenza della falda sulla stabilità delle strutture minerarie sotterranee.

Scelte irreversibili miniere: compromettere falda acquifera profonda territori estesi

Le scelte di riattivazione estrattiva potrebbero risultare irreversibili e compromettere irrimediabilmente la falda acquifera profonda di interi grandi territori.

Per quanto riguarda la criticità al termine della concessione mineraria, la dismissione avverrebbe attraverso la chiusura mineraria degli stessi pozzi con il mantenimento della parte terminale del pozzo a protezione della falda sottostante.

Tuttavia, vista l’entità delle operazioni, non è previsto un piano di recupero al di là della semplice restituzione dell’area ad attività di tipo agricolo.

Questo scenario comporterebbe l’annullamento della protezione delle falde acquifere esistenti, che al di fuori della concessione mineraria rappresentano una fonte di acque utilizzabili sia per uso potabile che per irrigazione.

Si registrerebbe inoltre uno scarso miglioramento delle condizioni ambientali, tenuto conto che gli impatti attuali non risultano contenuti.

La legislazione regionale sarda sulla riattivazione di cave dismesse prevede che il progetto di riattivazione possa prevedere l’estensione della coltivazione su terreni non interessati da pregressa attività estrattiva nella misura massima del 40 per cento della superficie di cava dismessa.

Il recupero ambientale delle cave dismesse può prevedere la realizzazione di bacini di laminazione, di bacini di accumulo della risorsa idrica o bacini di ricarica della falda. In tal caso l’utilità»» delle opere deve essere attestata dall’autorità»» idrica competente.


Fonti

  1. The Guardian – Subterranean salad: underground farmers seek solution to food crisis in disused UK mines – https://www.theguardian.com/environment/article/2026/aug/22/underground-farm-uk-mines-food-crisis
  2. BBC – Boulby fertiliser mine becomes vertical farm growing salad – https://www.bbc.com/news/articles/ce85y5m11qqo
  3. Yahoo News UK – Subterranean salad: underground farmers seek solution to food crisis – https://uk.news.yahoo.com/subterranean-salad-underground-farmers-seek-070056498.html
  4. Vertical Farm Daily – This project will be the deepest vertical farm in the world – https://www.verticalfarmdaily.com/article/9822921/this-project-will-be-the-deepest-vertical-farm-in-the-world/
  5. Agritech Future – Beneath Britain: Could Underground Farming Reshape The UK’s Food Supply Resilience? – https://agritechfuture.com/smart-farming/beneath-britain-could-underground-farming-reshape-the-uks-food-supply-resilience/
  6. LinkedIn – Boulby Underground Laboratory’s Post – https://www.linkedin.com/posts/boulby-underground-laboratory_the-first-harvest-of-the-deep-underground-activity-7486329502671822849-JtI4
  7. ISPRA – Recupero e valorizzazione delle miniere dismesse (PDF) – https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/ambiente-societa/9196_QAS3ultimocorretto.pdf
  8. Repubblica Parma – Riattivazione delle miniere di Corchia, studio UniPr mostra effetti negativi – https://parma.bologna.repubblica.it/cronaca/2023/06/14/news/riattivazione_delle_miniere_di_corchia_studio_unipr_mostra_effetti_negativi_sulla_valle_e_in_pianura-404441226/
  9. Clionet – Riconversione della Grande Miniera di Serbariu a Carbonia – https://rivista.clionet.it/volume-10-2026/riconversione-della-grande-miniera-di-serbariu-a-carbonia-il-museo-del-carbone/
  10. La Provincia del Sulcis Iglesiente – Nasce un progetto per rendere la Carbosulcis un potenziale modello di transizione ambientale – https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2021/02/nasce-un-progetto-per-rendere-la-carbosulcis-un-potenziale-modello-di-transizione-ambientale/
  11. Gente e Territorio – Nuova vita per la miniera Monte Sinni – https://www.genteeterritorio.it/nuova-vita-per-la-miniera-monte-sinni/
  12. Wikipedia – Miniere del Sulcis-Iglesiente – https://it.wikipedia.org/wiki/Miniere_del_Sulcis-Iglesiente
  13. Museo del Carbone – Grande Miniera di Serbariu – https://www.museodelcarbone.it/en/
  14. Carbonia Iglesias – Miniere – Portale turistico informativo del Sulcis Iglesiente – https://www.carboniaiglesias.net/miniere/
  15. Il Fatto Quotidiano – Ex miniere sarde, un patrimonio immobiliare che va in pezzi – https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/01/03/ex-miniere-sarde-un-patrimonio-immobiliare-che-va-in-pezzi-dopo-la-riconversione-fallita-la-regione-non-vende-e-non-investe-sul-recupero/6437777/
  16. Regione Sardegna – Linee Guida Aree Min Dism (PDF) – https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_39_20051010164819.pdf
  17. IGEA – Piano di monitoraggio della falda acquifera dell’Iglesiente – http://www.igeaspa.it/it/indagini.wp;jsessionid=D135AFED2978BEBC4D0C59B9738C32D3?frame5_item=2
  18. Edizioni Europee – L.R. 5 luglio 2019, n. 22. Nuova disciplina generale in materia di cave – https://www.edizionieuropee.it/law/html/213/pu4_02_006.html

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Nuove scoperte nel sistema Reka–Timavo: la Jama 1 v Kanjaducah diventa la grotta più lunga del Carso di Sezana

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Una spedizione internazionale riapre il percorso oltre i sifoni e aggiunge circa 800 metri di gallerie al sistema ipogeo del fiume Reka

Nel luglio 2026 una spedizione speleologica internazionale, coordinata da speleologi cechi, ha superato per la prima volta dopo sedici anni i sifoni della Jama 1 v Kanjaducah, nel Carso sloveno, documentando nuovi ambienti a monte del fiume Reka.

L’intervento ha portato alla luce quasi mezzo chilometro di gallerie asciutte oltre i tratti allagati e, insieme ad altri rilievi in zona, ha incrementato lo sviluppo totale della cavità··di circa 800 metri, rendendola la grotta più estesa del Carso di Sezana.

La spedizione Reka Exploration 2026 e il superamento dei sifoni

La campagna Reka Exploration 2026 è stata organizzata dal Jamarsko drustvo Sezana con il supporto logistico della Grotta di Vilenica e ha coinvolto circa 60–70 speleologi da Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Germania.

Le operazioni si sono concentrate sulla Jama 1 v Kanjaducah, una cavità··profonda oltre 300 metri utilizzata come base operativa per l’avanzamento controcorrente lungo il corso attivo del Reka.

I due speleosub Petr Chmel e Radek Nejezchleb hanno attraversato il secondo sifone, lungo circa 400 metri e profondo 22 metri, superando un tratto che non veniva esplorato da anni.

Oltre il sifone è stata individuata una grande galleria asciutta, denominata Lipiski rov, lunga circa 450 metri, con ambienti attivi e tratti percorribili a piedi. Parallelamente, il team di speleologi “a secco” ha completato il rilievo delle zone asciutte e ha aggiunto nuovi tratti di galleria e pozzi al sistema noto.

Il nuovo record del Carso di Sezana: Jama 1 v Kanjaducah oltre i tre chilometri

Con gli sviluppi del 2026, la Jama 1 v Kanjaducah raggiunge una lunghezza prossima ai tre chilometri e si posiziona al primo posto tra le grotte più lunghe del Carso di Sezana.

Il risultato conferma il potenziale esplorativo di questa porzione del Carso classico, dove nonostante oltre un secolo di ricerche permangono tratti del percorso del Reka ancora non mappati.

La scoperta del Lipiski rov e il superamento dei sifoni offrono nuovi elementi per ricostruire il tracciato ipogeo del fiume, fondamentale per comprendere la connettività··idraulica tra l’inghiottitoio delle Grotte di San Canziano e le risorgive del Timavo in Italia.

Il sistema Reka–Timavo: un fiume transfrontaliero ancora in parte misterioso

Il Reka nasce in Croazia (dove è noto come Vela voda), attraversa in superficie parte della Slovenia e si inabissa nelle Grotte di San Canziano, proseguendo nel sottosuolo del Carso fino a riemergere in Italia con il nome di Timavo, presso San Giovanni di Duino.

La distanza ipogea stimata tra l’inghiottitoio sloveno e le risorgive italiane è dell’ordine di 38–40 chilometri, con un sistema che rappresenta uno dei più importanti bacini carsici dell’area alpino-dinarica.

Nonostante studi storici e campagne di traccianti fluorescenti (uranina, naftionato) che hanno misurato velocità dell’acqua tra 29 e 36 metri all’ora, ampie porzioni del percorso restano non direttamente osservate e mappate.

La conoscenza dettagliata del sistema è cruciale per la gestione della risorsa idrica, la protezione dall’inquinamento e la pianificazione territoriale transfrontaliera.

Nuove finestre italiane sul Timavo: Abisso Filipas e Grotta Luftloch

Sul versante italiano, negli ultimi anni si sono moltiplicate le “finestre” di accesso al Timavo.

Nel marzo 2024, dopo 23 anni di scavi, la Società Adriatica di Speleologia ha raggiunto il fiume nella Grotta Luftloch, in zona Trebiciano, individuando un grande vano a oltre 300 metri di profondità.

Il 23 gennaio 2026 la Commissione Grotte “E. Boegan” di Trieste ha aperto una nuova finestra sul Timavo nell’Abisso Luciano Filipas (nota anche come 104 / 87 VG) a Fernetti, dopo circa vent’anni di lavori e 874 uscite speleologiche.

Il nuovo pozzo immette in una caverna contenente il corso d’acqua a circa 315 metri sotto il piano di campagna (circa 302 metri sotto il livello del mare), offrendo un ulteriore punto di accesso per rilievi, monitoraggi e future esplorazioni.

Queste aperture si affiancano ad altre cavità storiche del Carso triestino e sloveno, creando una rete di punti di osservazione lungo il percorso del fiume, utili per studi idrogeologici, biospeleologici e di monitoraggio ambientale.

Microplastiche e inquinamento nel sistema carsico: le implicazioni delle nuove scoperte

La crescente accessibilità··al sistema Reka–Timavo ha anche permesso di documentare fenomeni di inquinamento in ambienti remoti.

Uno studio dell’Università di Trieste, pubblicato nel 2026 sulla rivista Microplastics, ha evidenziato la presenza di microplastiche in grotte profonde del sistema del Timavo, in ambienti mai frequentati dall’uomo.

Il ritrovamento conferma che i contaminanti trasportati dalle acque superficiali e sotterranee raggiungono anche settori ipogei isolati, con implicazioni per la qualità delle acque di risorgiva e per gli ecosistemi cavernicoli.

La mappatura di nuovi tratti, come il Lipiski rov e le gallerie della Jama 1, permette di localizzare con maggiore precisione i percorsi di trasporto dei contaminanti e di pianificare interventi di tutela più mirati.

Prospettive future: ancora chilometri di gallerie da esplorare

Nonostante i progressi del 2026, tra il punto di inabissamento del Reka e le risorgive del Timavo restano chilometri di condotte e gallerie non direttamente esplorate.

Gli speleologi ipotizzano l’esistenza di almeno due grandi rami non ancora documentati: uno con il corso attivo del fiume e un altro, più alto, legato alle piene.

Le nuove finestre italiane (Filipas, Luftloch) e gli avanzamenti sloveni (Jama 1, San Canziano) pongono le basi per future campagne congiunte, con l’obiettivo di collegare i tratti noti e affinare i modelli idrogeologici del sistema.

Ogni nuova galleria mappata rappresenta un tassello in più per comprendere la dinamica del Reka–Timavo e per proteggere una risorsa idrica strategica per il Carso transfrontaliero.

Fonti

L'articolo Nuove scoperte nel sistema Reka–Timavo: la Jama 1 v Kanjaducah diventa la grotta più lunga del Carso di Sezana proviene da Scintilena.

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Tutela del patrimonio archeologico ipogeo: procedure corrette per speleologi e scoperte fortuite

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Archeologia ipogea e tutela del patrimonio: come segnalare reperti in grotta secondo il Codice dei Beni Culturali


Introduzione: il ruolo degli speleologi nella tutela archeologica

Le grotte italiane custodiscono testimonianze preziose della frequentazione umana e animale nel corso dei millenni. Gli speleologi, durante le esplorazioni, possono imbattersi fortuitamente in reperti archeologici, pitture parietali, incisioni rupestri o resti paleontologici. In questi casi, la legge impone procedure precise per tutelare il patrimonio archeologico ipogeo e garantire la corretta conservazione dei ritrovamenti.

Il quadro normativo di riferimento è il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42), che disciplina la tutela di tutte le evidenze di interesse archeologico, storico-artistico e paleontologico. La normativa si applica a tutti i beni che provengono dal sottosuolo, inclusi quelli rinvenuti in ambiente ipogeo.


Cosa dice il Codice dei Beni Culturali

Il Codice dei Beni Culturali protegge «le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà»». Rientrano in questa categoria vasellame, ossa e fossili di animali estinti, strumenti preistorici in pietra, sepolture e qualsiasi altro oggetto di interesse archeologico o paleontologico. Anche le incisioni e le pitture parietali, pur non sempre databili con certezza, hanno interesse demo-etnoantropologico e devono essere segnalate.

Le indagini archeologiche sono riservate allo Stato, che le esegue tramite le Soprintendenze o concede l’attività di ricerca a Università ed Enti scientifici qualificati. Effettuare ricerche archeologiche senza concessione costituisce reato penale, punibile con l’arresto fino a un anno e ammenda da 310 a 3.099 euro. La Legge 9 marzo 2022, n. 22 ha inasprito le pene, introducendo nel Codice Penale nuovi reati come furto, appropriazione indebita, ricettazione e riciclaggio di beni culturali.


Scoperte fortuite: obblighi e tempistiche

La scoperta fortuita è definita come un ritrovamento effettuato senza aver scavato o modificato lo stato del terreno. Il Codice prevede che chiunque ritrovi fortuitamente beni di interesse archeologico o culturale debba farne denuncia entro 24 ore dalla scoperta. La segnalazione va indirizzata al Soprintendente competente per territorio, al Sindaco del comune entro cui ricade il sito oppure alle autorità di Pubblica Sicurezza.

La mancata denuncia di scoperta è punita con la stessa pena prevista per chi esegue ricerche clandestine. La tempestività della segnalazione è fondamentale per la salvaguardia del ritrovamento, poiché consente al personale addetto alla tutela di recarsi sul posto e mettere in sicurezza l’oggetto nel minor tempo possibile.


Procedura corretta per la segnalazione

La procedura migliore prevede di informare subito la Soprintendenza competente, inizialmente via telefono, e successivamente formalizzare la segnalazione a mezzo Posta Elettronica Certificata (PEC) o raccomandata A/R. I contatti di tutti gli organi periferici del Ministero della Cultura sono reperibili sul sito www.beniculturali.it. Le Regioni Sicilia, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige possiedono Soprintendenze autonome a livello regionale o provinciale.

In caso di forza maggiore, è possibile contattare i Carabinieri (che dispongono dei Nuclei Tutela Patrimonio Culturale), la Guardia di Finanza o altra Forza di Polizia, spiegando quanto accaduto e attendendo istruzioni. Nella redazione della segnalazione è opportuno fornire dati personali completi, descrivere brevemente tempistiche e fasi della scoperta e indicare l’esatta posizione del sito, marcandola sulla carta topografica e segnando le coordinate geografiche mediante GPS.

Riprese video, fotografie, schizzi e rilievi speleologici costituiscono supporto eccellente per la documentazione. È inoltre buona prassi non divulgare pubblicamente la scoperta prima di aver inoltrato la segnalazione e senza aver concordato l’eventuale diffusione di notizie con il funzionario competente.


Rimozione e custodia dei reperti

Il Codice prevede che lo scopritore, in caso di assoluta e motivata necessità, possa asportare l’oggetto al fine di garantirne la tutela e l’incolumità. È molto importante richiedere il preventivo consenso alla Soprintendenza prima di rimuovere qualsiasi cosa, poiché tale azione può modificare permanentemente un contesto archeologico. Nel caso di un reperto intrasportabile valgono gli stessi obblighi di comunicazione, ma saranno le Autorità ministeriali, avvalendosi della forza pubblica, a provvedere alla messa in sicurezza della zona.

Tutti i beni tutelati dal Codice, da chiunque e in qualunque modo ritrovati (suolo, sottosuolo, fondali marini), appartengono allo Stato. L’impossessamento di tali oggetti è punito, quale «furto di beni culturali, con la reclusione da due a sei anni e con la multa da 927 a 1.500 euro.


Premio allo scopritore e cavità»» artificiali

In caso di ritrovamenti di elevato valore scientifico, il Ministero può corrispondere un premio allo scopritore, non superiore a un quarto del valore dei beni, generalmente consistente in una somma di denaro. Nessun premio spetta a colui che si sia introdotto abusivamente nel fondo altrui.

Le procedure sopra esposte valgono anche per chi pratica speleologia in cavità artificiali, durante la quale è possibile trovare, oltre a manufatti antichi, camminamenti, cunicoli, tombe ipogee e altre opere protette dal Codice.


Tutela del patrimonio della Prima Guerra Mondiale

La Legge 7 marzo 2001, n. 78, complementare al Codice dei Beni Culturali, pone sotto tutela il «patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale. Sono catalogate quali evidenze da proteggere e valorizzare fortificazioni, trincee, camminamenti, lapidi, cippi, iscrizioni, cimeli ed oggetti personali che abbiano particolari caratteristiche di rarità o rilevanza storica.

La Legge n. 78 dispone che chiunque rivenga strutture, reperti mobili o cimeli relativi al fronte terrestre della Prima Guerra Mondiale, di notevole valore storico o documentario, debba farne denuncia entro sessanta giorni al Sindaco del comune entro cui ricade il sito di ritrovamento, pena una sanzione amministrativa da 258 a 512 euro. In questi casi la segnalazione va indirizzata anche alla Soprintendenza.


Armi, munizioni ed esplosivi: attenzione ai pericoli

Alcuni residuati d’armamento possono essere ancora oggi molto pericolosi. Non sono rari i casi di recuperanti feriti o deceduti tentando di rimuovere o smontare ordigni inesplosi. È possibile la presenza di munizionamento caricato con gas tossici o vescicanti, tipo iprite, che sottoposto ad oltre 100 anni di corrosione da parte degli agenti atmosferici può far fuoriuscire il pericoloso contenuto con evidenti rischi.

Tutti questi residuati sono sottoposti alle disposizioni della Legge n. 110 del 18 aprile 1975, che impone allo scopritore di armi, munizioni o materiali esplodenti l’immediata denuncia al più vicino commissariato di Pubblica Sicurezza o caserma dell’Arma dei Carabinieri (art. 20).


L’importanza del contributo degli speleologi nella ricerca archeologica

Gli speleologi svolgono un ruolo fondamentale nella ricerca archeologica in ambiente ipogeo. La loro presenza costante in grotta e la conoscenza approfondita degli ambienti sotterranei li rendono i primi testimoni di eventuali ritrovamenti fortuiti. Molte grotte italiane hanno restituito preziose tracce di frequentazione antica, contenenti reperti mobili, incisioni o pitture parietali.

Il contributo degli speleologi va oltre la semplice segnalazione. La loro capacità di documentare con precisione la posizione dei ritrovamenti mediante coordinate GPS, rilievi speleologici, fotografie e schizzi fornisce agli archeologi dati essenziali per l’inquadramento scientifico del contesto. La collaborazione tra speleologi e Soprintendenze ha permesso di avviare indagini scientifiche di rilievo partendo da piccole segnalazioni.

La protezione del patrimonio culturale ipogeo parte da ciascuno di noi. Collaborare con le Soprintendenze e gli altri organi preposti senza timori o pregiudizi consente di valorizzare il territorio e di non perdere importanti contesti archeologici. Gli speleologi, con la loro competenza tecnica e la conoscenza del territorio, rappresentano una risorsa preziosa per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico sotterraneo.


Conclusioni

La tutela del patrimonio archeologico ipogeo richiede consapevolezza, tempestività»» e collaborazione. Ogni speleologo può contribuire attivamente alla protezione dei beni culturali, seguendo le procedure indicate dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. La corretta segnalazione di scoperte fortuite garantisce la conservazione dei reperti e apre la strada a nuove indagini scientifiche.


Fonti

  • Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42): https://archiviodistatochieti.cultura.gov.it/fileadmin/user_upload/D.Lgs_422004_Codice_dei_beni_culturali_e_del_paesaggio.pdf
  • Legge 9 marzo 2022, n. 22: https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2022;22
  • Legge 7 marzo 2001, n. 78: https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2001;78
  • Legge 18 aprile 1975, n. 110: https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1975-04-18;110
  • SABAP Bologna: Comunicazione di scoperte fortuite di beni archeologici: https://sabapbo.cultura.gov.it/index.php/servizi/ufficio-tutele?view=article&layout=edit&id=167
  • SABAP Aquila-Teramo: Tutela archeologica: https://sabapaqte.cultura.gov.it/servizi/tutela-archeologica/
  • SABAP Pisa-Livorno-Massa: Tutela del patrimonio archeo-speleologico: https://sabapimsv.cultura.gov.it/attivita/tutela-del-patrimonio-archeo-speleologico/
  • Academia.edu: La tutela del patrimonio archeologico ipogeo: corrette procedure di segnalazione e protezione: https://www.academia.edu/108923142/La_tutela_del_patrimonio_archeologico_ipogeo_corrette_procedure_di_segnalazione_e_protezione
  • Ministero della Cultura: www.beniculturali.it

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Grotte di Arpino, rifiuti in una cavità carsica: verifiche per la bonifica e allarme sulle acque sotterranee

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La denuncia sulle grotte di Arpino riporta al centro la fragilità del carsismo frusinate

Una cavità del sistema carsico di Arpino, in provincia di Frosinone, è stata segnalata come ricettacolo di grandi quantità di rifiuti. La denuncia delle associazioni locali ha portato alla presentazione di un esposto al Comune. L’amministrazione ha avviato verifiche catastali per accertare la proprietà dell’area e definire le eventuali responsabilità per la rimozione dei materiali. In una seconda grotta, a Santopadre, sono state rinvenute carcasse di animali: sono intervenuti i carabinieri e restano al vaglio diverse ipotesi, comprese possibili macellazioni abusive o l’abbandono di animali morti.

Rifiuti nelle grotte di Arpino, il quadro segnalato dalle associazioni

Le grotte di Arpino fanno parte di un territorio ricco di cavità e fenomeni carsici. In una delle cavità raggiungibili dal bosco sarebbero stati gettati metri cubi di rifiuti. Carlo Scappaticci, dell’associazione Arpino Vacanze, ha definito il deposito «recente», ricordando che circa vent’anni fa, al momento della scoperta della cavità, non vi erano rifiuti al suo interno.

La segnalazione non descrive quindi un problema storico ormai stabilizzato. Indica una pressione recente su un ambiente sotterraneo vulnerabile. Il dato sarà da precisare attraverso gli accertamenti tecnici e amministrativi in corso, a partire dalla localizzazione della cavità e dalla titolarità del terreno.

La verifica catastale è un passaggio necessario. Se l’area risultasse privata, l’eventuale bonifica potrebbe ricadere sul proprietario secondo gli esiti dell’istruttoria. Al momento non risultano nel servizio consultato indicazioni su tempi, modalità operative o volume esatto dei materiali da rimuovere.

Carsismo e acque sotterranee nelle grotte di Arpino

Il caso delle grotte di Arpino riguarda direttamente la protezione delle acque. Patrizio Ricciotti, della Federazione Speleologica del Lazio, ha richiamato il legame tra sistemi carsici e risorsa idropotabile. Nel servizio RaiNews ha spiegato che gli inquinanti possono raggiungere rapidamente le sorgenti, soprattutto durante eventi meteorologici intensi.

Il meccanismo è noto a chi opera in ambiente carsico. Fratture, inghiottitoi e condotti sotterranei possono collegare in tempi brevi la superficie alla circolazione idrica profonda. La capacità di filtrazione del sottosuolo non equivale a una barriera sicura contro gli sversamenti. Rifiuti indifferenziati, percolati e carcasse possono rappresentare sorgenti di contaminazione, la cui effettiva incidenza va valutata con sopralluoghi, campionamenti e analisi mirate.

Nel maggio 2026, un progetto divulgativo dedicato alle grotte di Arpino aveva già posto al centro il rapporto tra comportamenti in superficie, qualità delle acque e tutela degli ecosistemi ipogei. L’iniziativa, denominata “Nel Cuore di Arpino – Grotte e Tutela dell’Ambiente”, aveva coinvolto scuole, fotografia e divulgazione sul carsismo locale. La nuova segnalazione rende più concreto quel tema educativo.

Santopadre, carcasse animali in un’altra cavità

A breve distanza da Arpino, nel territorio di Santopadre, è stata indicata un’altra situazione critica. In una grotta sono state trovate carcasse di animali. I carabinieri sono intervenuti sul posto. Tra le possibilità considerate figurano macellazioni abusive, animali deceduti per cause naturali e abbandonati nella cavità per evitare gli oneri di smaltimento.

Non sono elementi che consentono di attribuire responsabilità prima delle verifiche. Resta il rilievo ambientale dell’episodio. Una grotta non è un luogo idoneo per depositare resti animali o scarti. In un sistema carsico, ogni materiale immesso nel sottosuolo deve essere valutato anche in relazione al reticolo delle acque e agli habitat presenti.

Le esplorazioni speleologiche tra Arpino e Frosinone

La ricerca su Scintilena restituisce un quadro di attività e conoscenze che amplia il contesto della denuncia. Ad Arpino, nel 2026, il progetto “Nel Cuore di Arpino” ha valorizzato le cavità del conglomerato arpinate, il Sentiero dei Sotterranei, la Grotta delle Fate e la Grotta dello Zoppo. Il percorso ha prodotto anche il reportage fotografico “Segui il filo: Arpino sotterranea”, collegando patrimonio ipogeo, scuola e tutela ambientale.

Per quanto riguarda le esplorazioni recenti nella provincia di Frosinone, il riferimento più rilevante pubblicato da Scintilena è la Grotta degli Urli, nei Monti Ernici. Nel settembre 2025 il sito veniva indicato come il sistema carsico più esteso del Lazio per sviluppo complessivo, con oltre 6 chilometri di ambienti esplorati tra pozzi e gallerie. Nei due anni precedenti, le attività di Paolo Turrini, Roberto Pettirossi e altri speleologi avevano ampliato in modo significativo la conoscenza della cavità. Le aggiunte riportate comprendevano circa un chilometro di nuovi passaggi nel 2024, con 430 metri nella galleria LiberaDoria e 350 metri nella Via dei Campi Flegrei.

Il confronto è utile. Le grotte di Arpino e i sistemi ipogei del Frusinate non sono spazi marginali. Sono archivi geologici, habitat, percorsi idrici e luoghi di ricerca. La loro conoscenza dipende da esplorazione, documentazione e monitoraggio. La loro tutela richiede anche controlli sul territorio e una gestione tempestiva degli abbandoni.

Verifiche, bonifica e documentazione ambientale

Le priorità indicate dalla vicenda sono chiare: individuare con precisione l’area interessata, stabilire l’origine e la natura dei rifiuti, definire le responsabilità, rimuovere i materiali in condizioni di sicurezza e valutare se occorrano controlli sulle acque o sugli ambienti sotterranei connessi. Ogni operazione dovrebbe evitare ulteriori alterazioni della cavità e conservare la documentazione utile agli accertamenti.

La denuncia sulle grotte di Arpino mostra un contrasto netto tra valorizzazione e abbandono. Da un lato esistono iniziative per far conoscere il patrimonio sotterraneo. Dall’altro, l’uso improprio delle cavità può compromettere in poco tempo ambienti formati in scale geologiche molto più lunghe. Gli esiti delle verifiche comunali e delle indagini a Santopadre chiariranno quali interventi saranno necessari.

Fonti

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Ragni di grotta sull’Etna: la temperatura decide chi sopravvive

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Uno studio condotto sul vulcano siciliano ha chiarito come due specie di ragni del genere Meta si dividano le grotte laviche in base all’altitudine e al microclima. I dati raccolti tra il 2020 e il 2021 mostrano che Meta menardi occupa le cavità più fredde e elevate, mentre Meta bourneti preferisce quote inferiori e temperature più miti.[1][2]

Ragni di grotta sull’Etna: Meta menardi e Meta bourneti si dividono per temperatura e altitudine


Biospeleologia e conservazione: il riscaldamento globale potrebbe spingere Meta bourneti verso l’alto, minacciando le popolazioni relitte di Meta menardi nelle grotte laviche siciliane

Segregazione di nicchia nelle grotte laviche dell’Etna

Il genere Meta (Araneae, Tetragnathidae) include due tra i ragni più diffusi nella zona crepuscolare degli ambienti ipogei europei: Meta menardi e Meta bourneti. Entrambe le specie presentano un ciclo vitale che combina una fase dispersiva epigea e una fase sedentaria ipogea, spiegando la loro ampia distribuzione.[1][3]

Sull’Etna, recenti osservazioni avevano già segnalato la presenza di entrambe le specie, con Meta menardi limitata a poche grotte ad alta quota dove Meta bourneti risulta assente. Per comprendere i fattori ecologici alla base di questa segregazione, un team dell’Università di Torino ha condotto indagini di campo in 40 cavità vulcaniche tra il dicembre 2020 e il dicembre 2021.[1]

I risultati evidenziano un effetto dominante della temperatura nella separazione delle due specie lungo il gradiente altimetrico, che va dal livello del mare fino a 2.300 metri. Meta menardi colonizza grotte sopra i 1.200 metri (media 1.430 ± 110 m), con temperature interne intorno ai 10,1 °C e precipitazioni più elevate. Meta bourneti, invece, si trova generalmente sotto gli 800 metri (media 800 ± 330 m), in ambienti più caldi (13,7 ± 1,9 °C) e con minori precipitazioni.[1]

Nessuna delle due specie è stata rilevata oltre i 1.600 metri. Le grotte non colonizzate da ragni Meta risultavano generalmente più fredde di 8,0 °C e caratterizzate da precipitazioni ancora più abbondanti.[1]

Età del substrato lavico e habitat esterno: fattori secondari

Oltre a temperatura e altitudine, sono stati valutati anche l’età del substrato lavico e il tipo di habitat esterno alla grotta. Entrambe le specie tendono a colonizzare grotte formate in colate laviche antiche, superiori a 1.000 anni, spesso associate a vegetazione ben sviluppata come boschi o arbusteti.[1]

Tuttavia, l’analisi statistica non ha rivelato differenze significative tra le due specie rispetto all’età della lava o all’habitat circostante. Questi fattori sembrano quindi favorire la colonizzazione in generale, senza influenzare in modo differenziale la scelta tra Meta menardi e Meta bourneti.[1]

Riscaldamento globale e rischio per Meta menardi in Sicilia

Lo scenario attuale di riscaldamento globale potrebbe alterare significativamente questo equilibrio. Un aumento delle temperature medie favorirebbe l’espansione verso l’alto di Meta bourneti, specie più termofila, portandola a entrare in contatto con le popolazioni relitte di Meta menardi.[1][2]

Questa sovrapposizione potrebbe determinare competizione diretta o esclusione competitiva, con possibili effetti negativi sulla sopravvivenza di Meta menardi in Sicilia. Inoltre, lo spostamento verso quote superiori esporrebbe questa specie a maggiori rischi vulcanici, data la dinamica attività dell’Etna.[1]

Secondo gli autori, la popolazione siciliana di Meta menardi appare quindi destinata a essere progressivamente sostituita da Meta bourneti, con il rischio concreto di estinzione locale per la prima specie.[1]

Biospeleologia e conservazione: i ragni Meta come bioindicatori

La sensibilità di questi ragni alle variazioni microclimatiche li rende ottimi bioindicatori dello stato di salute degli ecosistemi sotterranei. La Società Speleologica Italiana ha scelto proprio Meta menardi e Meta bourneti come “Animali di Grotta dell’Anno” per il 2026, sottolineando il loro ruolo di sentinelle del cambiamento climatico negli ambienti ipogei.[2][3]

Monitorare la distribuzione di queste specie permette di cogliere precocemente gli effetti del riscaldamento globale sulle grotte, fornendo dati utili per strategie di conservazione mirate. La biospeleologia assume così un valore applicativo diretto nella tutela della biodiversità sotterranea.[2][3]

Ulteriori novità sugli studi dei ragni di grotta

Oltre allo studio etneo, recenti ricerche hanno approfondito la vulnerabilità dei ragni ipogei ai cambiamenti climatici. Una meta-analisi globale pubblicata nel 2026 conferma che il clima influisce su fisiologia, comportamento e disponibilità di habitat per le specie sotterranee, con effetti variabili a seconda del taxon e del contesto ecologico.[4]

In Italia, un dataset aperto sulle comunità di ragni sotterranei delle Alpi occidentali, pubblicato nel 2025, offre uno strumento prezioso per studi eco-evolutivi e per valutare la vulnerabilità di queste specie alle pressioni ambientali.[1][5][6]

Un altro studio del 2025 ha evidenziato come la riduzione dell’umidità, combinata con l’aumento delle temperature, possa ridurre drasticamente la sopravvivenza di artropodi di grotta, sottolineando l’importanza di considerare stress climatici multipli nella conservazione.[7]

Questi contributi confermano che i ragni del genere Meta, per la loro sensibilità e distribuzione, rappresentano modelli ideali per comprendere gli impatti del cambiamento climatico sugli ecosistemi sotterranei.[2][8]

Fonti

Fonti
[1] Meta menardi (Latreille, 1804) https://www.araneae.it/species/menardi/2266/
[2] Meta 2026: i ragni di grotta diventano sentinelle del … https://www.scintilena.com/meta-2026-i-ragni-di-grotta-diventano-sentinelle-del-cambiamento-climatico/03/30/
[3] Biodiversità sotterranea, la Società Speleologica Italiana al centro … https://www.scintilena.com/biodiversita-sotterranea-i-ragni-meta-al-centro-della-giornata-mondiale/05/22/
[4] A Global Meta-Analysis Reveals Multilevel and Context-Dependent … https://www.scribd.com/document/895688562/A-Global-Meta-Analysis-Reveals-Multilevel-and-Context-Dependent-Effects-of-Climate-Change-on-Subterranean-Ecosystem
[5] An open occurrence dataset for European subterranean … https://ecoevorxiv.org/repository/object/11524/download/20909/
[6] An open occurrence dataset for European subterranean spiders https://ecoevorxiv.org/repository/view/11524/
[7] The key role of humidity for the survival of cave beetles in a context … https://zenodo.org/records/19067013
8 Vertical distribution of spiders (Araneae) in Central European … https://www.academia.edu/165220312/Vertical_distribution_of_spiders_Araneae_in_Central_European_shallow_subterranean_habitats
[9] Subterranean Biodiversity on the Brink: Urgent Framework for … – PMC https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12523527/
[10] Ensuring reliable cave temperature data for climate change research https://www.nature.com/articles/s41598-025-34366-9
[11] A new stygobitic genus and species of Cyclopinae (Crustacea, Copepoda, Cyclopoida), from the epikarst of Scrivilleri Cave, Sicily (Italy) https://www.mapress.com/zt/article/view/zootaxa.5845.1.1
[12] il clima rende più seducenti i richiami dei maschi di rana? https://it.euronews.com/2026/02/13/canzoni-damore-gracchianti-il-clima-rende-piu-seducenti-i-richiami-dei-maschi-di-rana
[13] European cave spider (Meta menardi) – iNaturalist https://www.inaturalist.org/geo_model/224958/explain
[14] Underground Climate Change: il primo studio sugli effetti della crisi climatica sulle grotte https://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/primopiano/underground-climate-change-il-primo-studio-sugli-effetti-della-crisi-climatica-sulle-grotte
[15] An extraordinary colonial spider community in Sulfur Cave … https://subtbiol.pensoft.net/article/162344/

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Abisso Dolly, oltre 800 metri di nuove esplorazioni

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Più di 800 metri di esplorazione all’Abisso Dolly e, oltre uno stretto passaggio, la sorpresa di ambienti grandi e affascinanti, là dove una grotta conosciuta da tempo sembrava avere ancora qualche segreto ben custodito.

È quanto racconta Raffaella Zerbetto al termine di una settimana di campo dello SCT – Speleo Club Tanaro:

«Una settimana di campo dello SCT – Speleo Club Tanaro ci ha regalato tante emozioni e più di 800 metri di esplorazione in una grotta conosciuta da tempo, l’Abisso Dolly. Dietro uno stretto passaggio si sono svelati a noi ambienti inaspettati, grandi e affascinanti. Una settimana di convivialità sana con belle persone accomunate dalla stessa passione. Esplorare e rilevare, quanto mi mancavi grotta!!»

Una bella anticipazione, dunque, che racconta non soltanto nuovi metri di grotta, ma anche quell’intreccio di esplorazione, rilievo, fatica, curiosità e convivialità che accompagna i campi speleologici.

Per il momento ci fermiamo qui, con la scoperta: i Tanari hanno già anticipato che arriveranno prossime notizie, più professionali e dettagliate, con i dati e il racconto delle nuove esplorazioni.

E allora aspettiamo loro. Perché, dopo oltre 800 metri nuovi, siamo decisamente curiosi di sapere che cosa ha ancora da raccontare l’Abisso Dolly.

Fonte notizia e foto: SCT – Speleo Club Tanaro

Dolly, una vecchia grotta che torna nuova

L’Abisso Dolly (PI869) si apre a 1775 metri di quota in alta Val Maudagna, nel comune di Frabosa Sottana, sui versanti nord-orientali del Mondolé, e fa parte del Sistema carsico di Artesina.

La sua storia esplorativa comincia alla fine degli anni Settanta con il Gruppo Speleologico Piemontese. Già nel 1980 il rilievo dava uno sviluppo di circa 1.400 metri, ai quali si aggiungevano circa 300 metri di gallerie esplorate ma non ancora rilevate, e una profondità massima di 275 metri.

Dopo molti anni, nel 2023 comincia una nuova fase nella vita della Dolly. Billy Coppini, del GS Édouard-Alfred Martel, torna a cercarne l’ingresso, prima con Edoardo e Alberto e poi con Erika Z. Una volta ritrovato, viene coinvolto lo Speleo Club Tanaro, profondo conoscitore dell’area e con una consolidata esperienza nel rilievo. A fine agosto il Martel riapre e riarma la cavità fino al fondo della parte verticale, attorno a -164/-166 metri.

Da settembre prende avvio il nuovo rilievo insieme allo Speleo Club Tanaro. Una cronaca pubblicata nello stesso 2023 documenta il Martel, coadiuvato dallo SCT, impegnato nella revisione della cavità dopo la messa in sicurezza della parte a pozzi. Già in questa prima fase arriva una sorpresa: viene individuato un ramo che non compariva nel vecchio rilievo.

Da quel momento è soprattutto lo Speleo Club Tanaro a dare continuità alla riesplorazione e al rilievo della Dolly, organizzando le successive attività e i campi e coinvolgendo anche gli speleologi del Martel. Nel 2024 lo SCT organizza un campo per proseguire il lavoro nei diversi rami, al quale partecipano anche alcuni soci del Martel. Nel 2025 il Catasto Grotte Piemonte registra che è «in corso la rivisitazione dei vari rami da parte di SCT e Martel».

Nel 2026 la Dolly viene scelta anche dal Soccorso Speleologico piemontese per un’esercitazione: un’occasione importante per conoscere direttamente una cavità complessa e potersi muovere con maggiore consapevolezza nel malaugurato caso in cui si rendesse necessario un intervento reale.

Si arriva così al campo SCT del 2026, durante il quale viene portato avanti il lavoro rimasto in sospeso. Negli ultimi giorni partecipano anche Billy Coppini ed Erika F. del Martel. Ed è proprio completando il rilievo che arriva la sorpresa più bella: oltre uno stretto passaggio si aprono ambienti nuovi, grandi e affascinanti.

Il risultato è notevole: oltre 800 metri di nuove esplorazioni, frutto soprattutto del lavoro portato avanti con continuità dallo Speleo Club Tanaro. E la Dolly non sembra avere ancora finito di raccontare la sua storia, perché restano ulteriori prosecuzioni da verificare.

Infine una notizia che va oltre metri, rilievi e appartenenze: uno dei nuovi pozzi porterà il nome di Stefano Vayda, socio e amico del GS Martel.

Un modo bello e profondamente speleologico per ricordarlo: lasciare il suo nome là sotto, dentro una grotta che continua a vivere.

Fonti:

Catasto Speleologico Piemontese per i dati della cavità e la storia esplorativa https://catastogrotte-piemonte.net/caves-view-797.html

Bollettino CAI Ligure, 2023, per la ripresa delle esplorazioni e del rilievo; SCT – Speleo Club Tanaro https://www.cailiguregenova.it/media/filer_public/f6/04/f6046604-5c9e-493b-b860-1a65ef3d37fc/34_-_2-2023.pdf?utm_source=chatgpt.com

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Scoperte in Camerun due nuove specie di pipistrelli: Glauconycteris baka e Glauconycteris lobeke

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Uno studio internazionale nelle foreste tropicali del Camerun porta alla descrizione di due nuove specie di pipistrelli e rivela una biodiversità ancora largamente da conoscere.

Due nuove specie di pipistrelli sono state descritte nelle foreste tropicali del Camerun: Glauconycteris baka e Glauconycteris lobeke. La scoperta è il risultato di uno studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica ZooKeys, dedicato alla tassonomia e alla conservazione dei pipistrelli africani del genere Glauconycteris.

Con le due nuove specie, il numero di specie attualmente riconosciute all’interno del genere sale a 15.

Le ricerche nelle foreste del Camerun

Il lavoro nasce da diverse campagne di ricerca condotte nel sud-est del Camerun, principalmente nel Parco Nazionale di Lobéké e nella Riserva della Biosfera di Dja, due aree caratterizzate dalle foreste pluviali del bacino del Congo.

Durante le indagini sul campo i ricercatori hanno raccolto nuovi dati sui pipistrelli del genere Glauconycteris, piccoli vespertilionidi forestali distribuiti nell’Africa subsahariana e ancora relativamente poco rappresentati nelle collezioni scientifiche.

Per distinguere le specie, il gruppo di ricerca ha adottato un approccio tassonomico integrato, combinando caratteristiche morfologiche e cranio-dentali con analisi genetiche e, quando disponibili, dati acustici.

I risultati hanno permesso di riconoscere due linee evolutive sufficientemente distinte da essere descritte come specie nuove per la scienza.

Glauconycteris baka

La prima nuova specie è stata chiamata Glauconycteris baka.

L’olotipo è un maschio adulto raccolto nel luglio 2023 nei pressi del villaggio di Mambele, nell’area del Parco Nazionale di Lobéké.

È un pipistrello di piccole dimensioni, caratterizzato da una pelliccia marrone scuro e da una piccola macchia chiara su ciascuna spalla. Le analisi genetiche e le caratteristiche anatomiche hanno consentito di distinguerlo dalle specie morfologicamente più simili.

Il nome baka rende inoltre omaggio al popolo Baka, comunità indigena strettamente legata alle foreste dell’Africa centrale.

Glauconycteris lobeke

La seconda nuova specie, Glauconycteris lobeke, prende invece il nome dal Parco Nazionale di Lobéké, sottolineando l’importanza di quest’area protetta per la conservazione della fauna forestale del bacino del Congo.

L’olotipo è un maschio adulto raccolto nel novembre 2023 presso il villaggio di Djombi, mentre un secondo esemplare utilizzato per la descrizione proviene dall’area di Yenga.

La specie presenta una pelliccia bruna, piccole macchie chiare sulle spalle e caratteristiche morfologiche e genetiche che consentono di distinguerla dalle altre specie conosciute del genere.

Una biodiversità maggiore del previsto

Lo studio non si limita alla descrizione delle due nuove specie.

I ricercatori segnalano infatti Glauconycteris superba per la prima volta in Camerun e mostrano che Glauconycteris beatrix, così come interpretata in precedenti studi genetici, comprende in realtà più linee evolutive e costituisce un complesso di specie.

Il quadro che emerge suggerisce quindi che la diversità dei pipistrelli forestali dell’Africa centrale sia ancora sottostimata.

Le foreste guineo-congolesi, e in particolare le zone ancora scarsamente campionate, potrebbero custodire ulteriori specie non ancora riconosciute dalla scienza.

Ricerca e conservazione

La scoperta mette in evidenza anche il valore delle aree protette del Camerun.

Conoscere con precisione quali specie vivono in questi ecosistemi è infatti essenziale per valutarne lo stato di conservazione e pianificare strategie efficaci di tutela.

Nel caso dei pipistrelli forestali africani, la difficoltà di campionamento e la scarsità di esemplari disponibili nelle collezioni scientifiche hanno a lungo limitato la conoscenza della loro reale diversità.

Le nuove ricerche dimostrano quanto sia importante continuare le indagini nelle foreste tropicali dell’Africa centrale, territori nei quali una parte significativa della biodiversità resta ancora da documentare.

Riferimento scientifico

Gomeh-Djame A., Bates P.J.J., Juste J., Suarez-Rubio M., Torrent L., García-Mudarra J.L., Agodigo Ayangma E., Yettore F., Bilong Bilong C.F., Bakwo-Fils E.-M. (2026).

An integrated taxonomic and conservation assessment of Glauconycteris (Chiroptera, Vespertilionidae) in Cameroon, with the description of two new species from the Northwestern Congolian Lowland Forest.

ZooKeys 1282: 161–204.

https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13288025/?utm_source=chatgpt.com

DOI: 10.3897/zookeys.1282.183038

Fonte: Estación Biológica de Doñana – CSIC; ZooKeys.

Foto: Estación Biológica de Doñana – CSIC / autori dello studio

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Photos from ZO ČSS 6-11 Královopolská's post

V sobotu jsme vyrazili na návštěvu k Holštejnská výzkumná skupina, která pořádala při příležitosti 60. výročí založení skupiny a 70. výročí vzniku CHKO Moravský kras den otevřených dveří v jeskyni Holštejnská.

Tento mohutný paleoponor pradávného toku Bílé vody vytvořil impozantní jeskyni o šířce až 56 metrů. Ta je dnes z větší části zaplněná sedimenty, a tak je výzdoba omezená na místa, kde došlo k odsednutí výplně od stropů, a postupy jsou vykoupeny desetiletími kopání a dřiny. Stávající systém Holštejnské jeskyně vznikl propojením s dříve objevenou jeskyní Nezaměstnaných. Hlavní koridor spolu se všemi rozrážkami dosahují úctyhodné délky přes 600 m.















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Echolocation nei pipistrelli: lo studio che ridefinisce le regole dell’acustica animale

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Uno studio internazionale dimostra che l’ambiente condiziona i richiami di ecolocalizzazione più delle dimensioni corporee

Una ricerca pubblicata sul Journal of Experimental Biology ha messo in discussione principi consolidati della bioacustica, dimostrando che i pipistrelli adattano i loro richiami di ecolocalizzazione in funzione del contesto ambientale, convergendo verso parametri acustici simili indipendentemente dalle dimensioni corporee.

Lo studio, condotto da un team internazionale guidato da Astrid Sæ mark Uebel, ha analizzato il comportamento di ecolocalizzazione di sette specie selvatiche di pipistrelli (con peso compreso tra 6 e 32 grammi) durante l’emergenza notturna da una grotta attraverso un tunnel stretto.

Il principio di scaling vocale nei mammiferi

Nella maggior parte dei mammiferi vocalizzanti, la frequenza e l’intensità dei suoni prodotti sono strettamente correlate alle dimensioni corporee: gli animali più piccoli tendono a emettere suoni più deboli e a frequenza più alta rispetto a quelli più grandi.

Questo principio, noto come scaling allometrico vocale, è stato ampiamente documentato in diversi gruppi di vertebrati. Nei pipistrelli, oltre alla comunicazione sociale, l’ecolocalizzazione rappresenta un sistema biosonar sofisticato utilizzato per l’orientamento e la caccia in ambienti diversi.

La teoria prevedeva che anche nei chirotteri la frequenza centrale dei richiami diminuisse con l’aumentare delle dimensioni corporee, sia per le specie a frequenza costante (CF) che per quelle a modulazione di frequenza (FM).

Metodologia dello studio: microfono array in condizioni naturali

I ricercatori hanno utilizzato un array di microfoni per registrare il comportamento di ecolocalizzazione di sette specie di pipistrelli selvatici durante l’orientamento attraverso un tunnel stretto durante l’emergenza notturna dalla grotta.

Questa configurazione sperimentale ha garantito che tutti gli individui affrontassero la stessa scena sensoriale mentre risolvevano lo stesso compito comportamentale naturale, eliminando le variabili legate all’habitat di foraggiamento e alle specializzazioni trofiche.

Le condizioni di registrazione hanno permesso di isolare l’effetto del contesto ambientale sul comportamento acustico, fornendo dati comparabili tra specie di dimensioni diverse ma sottoposte alle stesse pressioni sensoriali.

Risultati: convergenza acustica oltre le previsioni teoriche

Come previsto dai principi di scaling vocale dei mammiferi, la frequenza centrale dei richiami è diminuita con l’aumentare delle dimensioni corporee sia per i pipistrelli CF che per quelli FM.

Tuttavia, la pendenza di scaling della frequenza nei pipistrelli FM è risultata meno negativa del previsto, suggerendo una convergenza della frequenza dei richiami attraverso le dimensioni corporee e le specializzazioni di foraggiamento.

Contrariamente ai principi generali di scaling, anche l’intensitत dei richiami e gli intervalli tra i richiami hanno mostrato convergenza attraverso le dimensioni corporee: i pipistrelli più piccoli hanno emesso richiami più intensi del previsto, mentre quelli più grandi hanno chiamato più frequentemente.

Implicazioni per la biospeleologia e la ricerca sui chirotteri

Questi risultati indicano che il contesto ambientale rappresenta un fattore determinante nel comportamento di ecolocalizzazione dei pipistrelli, con implicazioni significative per gli studi comparativi di biosonar.

La deviazione dai principi di scaling convenzionali deve essere considerata quando si conducono studi comparativi su pipistrelli di dimensioni diverse, con specializzazioni trofiche differenti e in scene sensoriali variabili.

Per i ricercatori che studiano l’ecolocalizzazione in ambienti sotterranei, questi dati suggeriscono che le condizioni acustiche della grotta (geometria, riverbero, presenza di colonie) possono influenzare i parametri dei richiami più delle caratteristiche morfologiche individuali.


L’associazione Tutela Pipistrelli: oltre 10 anni di conservazione dei chirotteri in Italia

Fondata a Roma nel dicembre 2012, l’associazione Tutela Pipistrelli è un’Associazione di Promozione Sociale (APS) iscritta al RUNTS.

L’associazione nasce con l’obiettivo di proporsi come raccordo tra ricercatori, mondo scientifico e pubblico, fornendo informazioni corrette sull’ordine dei Chirotteri e promuovendo la conservazione delle specie di pipistrelli presenti in Italia.

Forte di un’esperienza di respiro internazionale, l’associazione ha svolto consulenze e supporto anche all’estero (in Paesi quali Thailandia, Brasile, Macedonia, Turchia, Zanzibar e Cina), aiutando persone ed enti che avevano ritrovato pipistrelli in difficoltà.

Finalità istituzionali

Le finalità di Tutela Pipistrelli includono la divulgazione scientifica sulla conservazione delle specie, la promozione della ricerca sui chirotteri, la gestione corretta dei siti di rifugio e la fornitura di indicazioni pratiche su come comportarsi in caso di ritrovamento di un pipistrello.

L’associazione funge da principale referente tecnico e scientifico per i CRAS (Centri Recupero Animali Selvatici) che ricoverano chirotteri su tutto il territorio nazionale, individuando e condividendo le procedure per la gestione in cattività, la cura e il successivo rilascio in natura.

Tutela Pipistrelli gestisce il portale www.tutelapipistrelli.it e i canali social dedicati (Facebook, Instagram, TikTok), coordinando costantemente le proprie attività con altre associazioni, istituzioni ed enti di ricerca a livello nazionale e internazionale.

La rete delle collaborazioni

L’associazione ha strutturato negli anni una solida rete interistituzionale e multidisciplinare che mette in sinergia la ricerca scientifica, la tutela ambientale, la biospeleologia e la medicina veterinaria:

  1. Enti di Ricerca e Istituzioni Pubbliche:
    o ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): collaborazione scientifica continuativa per la redazione e pubblicazione delle prime Linee Guida nazionali ufficiali per la riabilitazione dei chirotteri.
    o Regione Lazio e Rete delle Aree Protette: collaborazione per il monitoraggio e lo studio sul campo delle colonie di chirotteri sul territorio regionale.
    o Ente Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili: partnership scientifica e territoriale per la tutela degli habitat carsici e la realizzazione di eventi formativi nazionali.
  2. Mondo Speleologico e Biospeleologia:
    o Società Speleologica Italiana (SSI) e Scintilena (notiziario di speleologia): collaborazione storica e continuativa per la sensibilizzazione degli speleologi, la stesura di buone pratiche comportamentali in grotta, la formazione per il monitoraggio delle colonie svernanti e la salvaguardia degli ambienti ipogei.
  3. Società Scientifico-Veterinarie ed Enti Sanitari:
    o IZS Lazio e Toscana (Istituto Zooprofilattico Sperimentale): collaborazione per l’elaborazione di protocolli di sorveglianza sanitaria, controllo dei rischi infettivi e misure di biosicurezza.
  4. Universita ed Enti Accademici:
    o Collaborazione attiva con gli atenei attraverso il supporto per le tesi di laurea incentrate sulla chirotterologia e l’accoglienza di tirocinanti per la formazione pratica sul campo e in voliera.
  5. Centri Recupero Fauna Selvatica (CRAS):
    o Consulenza, affiancamento tecnico e condivisione di linee guida operative con i CRAS d’Italia per l’ottimizzazione del ricovero, della riabilitazione e delle fasi di rilascio.
    Le Linee Guida ISPRA per il Recupero e la Riabilitazione dei Chirotteri
    L’impegno congiunto tra Tutela Pipistrelli e le istituzioni scientifiche è culminato nella pubblicazione delle Linee guida ISPRA per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri (Manuali e Linee Guida 210/2025).
    Il manuale, a cura di Alessandra Tomassini e Marco Scalisi, ha diversi coautori tra i soci di Tutela Pipistrelli e rappresenta il frutto di un percorso avviato nel 2016 con il convegno nazionale CHIRecupero. L’opera è interamente dedicata alla memoria di Marco D’Amico, socio fondatore di Tutela Pipistrelli venuto a mancare nel 2023.
    Le linee guida costituiscono lo standard ufficiale in Italia per uniformare gli interventi di CRAS, veterinari e operatori faunistici, definendo:
    • Misure rigorose di biosicurezza e dispositivi di protezione individuale.
    • Standard di contenimento, manipolazione e riduzione dello stress.
    • Parametri di stabulazione (temperatura, silenzio, arricchimento ambientale e rifugi).
    • Indicazioni clinico-diagnostiche, trattamenti sanitari e chirurgia.
    • Criteri trasparenti per il rilascio in natura.
    Attività Recenti: Il Workshop Nazionale a Palombara Sabina
    Il 16 e 17 maggio 2026, Tutela Pipistrelli ha organizzato a Palombara Sabina (RM), presso il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, il Workshop Nazionale sull’“Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri”.
    L’evento ha riunito medici veterinari, tecnici faunistici, operatori CRAS e volontari da tutta Italia, erogando 15 crediti formativi SPC per la categoria veterinaria. Patrocinato da una vasta rete partner — ISPRA, IZS Lazio e Toscana, Regione Lazio, Parco dei Monti Lucretili, SIEF, SIVAE, SIVAS Zoo e Scintilena — il workshop ha tradotto i capitoli del manuale ISPRA in moduli didattici e pratici: dalla gestione delle prime cure alla chirurgia, fino alla riabilitazione muscolare in voliera e alle strategie di rilascio.

Struttura operativa e volontariato


Presente in diverse regioni italiane, lo staff dell’associazione comprende volontari, tecnici e appassionati coordinati da figure esperte in biologia animale, medicina veterinaria, divulgazione scientifica e protezione animale.
• Sede legale: Via Valeria Moriconi 52, 00138 Roma (Codice Fiscale: 97729290581).
• Struttura di ricovero e riabilitazione: La voliera d’inizio volo e riabilitazione muscolare dei chirotteri si trova a Roma in via della Marcigliana 532, presso Parsec Flor.
• Tutela Pipistrelli Genova è la sezione nata nel 2023 e presto ci saranno nuove sedi in altre regioni.
L’associazione promuove convegni, dibattiti, seminari di studio e corsi di formazione, affiancati dalla produzione di pubblicazioni scientifiche e materiali divulgativi multimediali.

Attività di ricerca e conservazione


Oltre al soccorso diretto dei singoli individui, Tutela Pipistrelli conduce attività di ricerca relative all’etologia, al comportamento sociale, all’accrescimento dei cuccioli in cattività e all’apprendimento del volo.

Proseguono le attività di monitoraggio delle colonie nel Lazio e la collaborazione con la comunità speleologica per il monitoraggio dei siti ipogei.


Tra le iniziative divulgative di spicco figurano le Bat Night, eventi serali dedicati all’educazione ambientale che si concludono spesso con il rilascio in natura di pipistrelli riabilitati, insieme ai Progetti Didattici per le scuole e alle attività di tutoraggio per studenti e tirocinanti universitari.


Per informazioni e per aderire come volontari: tutelapipistrelli@gmail.com | www.tutelapipistrelli.it

Fonti

  1. Uebel, A. S., Hubancheva, A., Beedholm, K., Madsen, P. T., & Stidsholt, L. (2026). Echolocation converges under shared environmental conditions in wild bats. Journal of Experimental Biology, jeb.252231. https://doi.org/10.1242/jeb.252231
  2. Correlated evolution between body size and echolocation in bats (order Chiroptera). BMC Ecology and Evolution (2024). https://bmcecolevol.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12862-024-02231-4
  3. Body Size Predicts Echolocation Call Peak Frequency Better than Gape Height in Vespertilionid Bats. Scientific Reports (2017). https://www.nature.com/articles/s41598-017-00959-2
  4. Scaling of echolocation call parameters in bats. PubMed (1999). https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10562518/
  5. Probing the Natural Scene by Echolocation in Bats. Frontiers in Behavioral Neuroscience (2010). https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fnbeh.2010.00033/pdf
  6. Intensity and directionality of bat echolocation signals. PubMed Central (2013). https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3635024/
  7. Convergent acoustic field of view in echolocating bats. http://www.batsandmoths.com/wp-content/uploads/2014/02/2013_02.pdf
  8. L’associazione “Tutela Pipistrelli” – Onlus. https://www.tutelapipistrelli.it/lassociazione-tutela-pipistrelli/
  9. Chi Siamo – Tutela Pipistrelli. https://www.tutelapipistrelli.it/chi-siamo/
  10. Una Onlus in difesa dei pipistrelli italiani. Rinnovabili (2014). https://www.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/onlus-difesa-pipistrelli-italiani-666/
  11. Alessandra Tomassini, naturalista specializzata in pipistrelli. iO Donna (2020). https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2020/06/29/alessandra-tomassini-tutela-pipistelli/
  12. Emergenza nel Mondo dei Pipistrelli: Tutela Pipistrelli chiede aiuto ai cittadini. Scintilena (2025). https://www.scintilena.com/emergenza-nel-mondo-dei-pipistrelli-tutela-pipistrelli-chiede-aiuto-ai-cittadini/07/28/
  13. Le iniziative di “Tutela pipistrelli” nel 2017. https://www.tutelapipistrelli.it/2017/07/25/le-iniziative-di-tutela-pipistrelli-nel-2017/

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Lab in Cave: quando la scuola incontra la ricerca nella Grotta Gigante

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Indagini microbiologiche e climatiche nel contesto della Grotta Gigante (FVG – Italia) rivelano l’impatto del turismo sull’ecosistema ipogeo

Un progetto didattico-scientifico avviato nel 2018 ha coinvolto studenti delle scuole superiori nello studio della microbiologia e della climatologia della Grotta Gigante, confrontando i dati con quelli della Grotta Impossibile per valutare l’impatto antropico legato alla fruizione turistica.

Il progetto Lab in Cave: obiettivi e metodologia

Il progetto ‘Lab in Cave’, supportato dalla Commissione Grotte E. Boegan (CGEB) di Trieste in collaborazione con l’Università di Innsbruck (UIBK) e l’ISIS Galileo Galilei di Bolzano, si è posto due obiettivi principali. Il primo, di tipo didattico, ha previsto l’avvicinamento degli studenti al mondo della speleologia attraverso lezioni, laboratori e una visita in Grotta Gigante con raccolta dati. Il secondo obiettivo, di carattere scientifico, ha riguardato l’analisi della comunità microbiologica e la raccolta di dati climatici, nel tentativo di identificare eventuali variazioni di entrambi i parametri legate alla presenza di attività turistica nella grotta.

La scelta di lavorare in queste due grotte ha permesso di confrontare le variazioni dei parametri presi in esame, ovvero la comunità microbica e le condizioni microclimatiche, rispetto alla frequentazione turistica. La Grotta Gigante registra circa 42.000 visitatori nel 2021 e nel periodo pre-pandemico intorno ai 100.000 visitatori annui. Presenza umana che invece è estremamente bassa in Grotta Impossibile, essendo l’accesso consentito solo a una ristretta cerchia di gruppi, dove si attesta intorno alle 100 presenze all’anno.

Grotta Gigante e Grotta Impossibile: due modelli a confronto

La Grotta Gigante, famosa in tutto il mondo per la sua bellezza e le sue dimensioni, è stata scoperta con la prima esplorazione conosciuta nel 1840. Dal 1908 in poi, la grotta fu aperta al pubblico, con l’impiego di diverse tecnologie e l’attuazione di molteplici opere, per rendere, con gli anni, l’accesso alla grotta sempre più disponibile ai numerosi turisti. La Grotta Gigante è costituita in parte da una cavità del volume di 365.000 metri cubi, la Grande Caverna, le cui misure sono: altezza 98,5 m, lunghezza 167,6 m e larghezza 76,3 m. La temperatura interna è costante e pari a 11 gradi Celsius. Il punto più profondo raggiunto dal percorso turistico si trova a 101,10 metri di profondità rispetto all’ingresso.

Nel novembre 2004, durante i lavori di scavo per la costruzione di un’opera stradale, è stato scoperto un ramo della grotta, ribattezzata poi Impossibile (No. 6800/6300VG). La cavit๹ non era stata notata durante le indagini geologiche e geofisiche condotte per la costruzione dei tunnel, aprendosi in un settore che, fino a quel momento, non era stato considerato come un luogo possibile per trovare una grotta di tali dimensioni. La Grotta Impossibile differisce dai modelli teorici di grotta per il Carso classico e questo è il motivo del suo nome.

Campionamenti microbiologici e risultati

Le analisi effettuate nelle due cavit๹ hanno avuto lo scopo di determinare le comunità microbiologiche presenti e di vedere come esse varino in base alla frequentazione turistica. A tal proposito, nella Grotta Gigante sono stati effettuati campionamenti durante il biennio 2018-2019, sia nella zona accessibile al pubblico (area A), sia nella parte interdetta al pubblico (area B), al fine di verificare eventuali variazioni nella comunità microbica.

I dati sono poi stati confrontati con quelli raccolti nello stesso periodo temporale presso la Grotta Impossibile. Anche nel caso della Grotta Impossibile sono stati analizzati due settori della stessa: il settore A che collega l’ingresso principale della grotta al tunnel realizzato nel 2004, e il settore B il quale non presenta un accesso con il tunnel, quindi considerabile non affetto da influenze antropiche legate al traffico veicolare.

Per ridurre al minimo il possibile impatto antropico, la Grotta Impossibile è stata sottoposta a un fermo, dove la frequentazione è stata impedita per circa sei mesi nel corso del 2018. Al termine dei sei mesi è stato effettuato un campionamento microbiologico.

Comunità microbiche: risultati inaspettati

Dal punto di vista della comunità microbiologica, per quanto riguarda le colonie batteriche e quelle fungine, si è visto come la Grotta Impossibile presenti una maggiore presenza di CFU (unit๹ formante colonia) rispetto alla Grotta Gigante, specialmente nel primo tratto analizzato, quello a contatto con la galleria artificiale. Le comunità erano presenti in numero ridotto nel secondo tratto, comunque superiori a quanto riscontrato in Grotta Gigante.

In merito alla Grotta Gigante, nel tratto frequentato dai turisti, dalle piastre si riscontra il minor numero di colonie batteriche e di muffe, sia paragonato alla Grotta Impossibile, sia paragonato al tratto considerato “bianco” in Grotta Gigante, cioè non accessibile ai turisti. Questo risultato suggerisce che la frequente presenza umana e le opere di gestione turistica possano aver alterato le condizioni ambientali in modo da ridurre la diversit๹ microbica rispetto a cavit๹ meno frequentate.

Monitoraggio climatico in corso

Oltre ai campionamenti microbiologici, da inizio 2019 sono stati installati dei datalogger per il campionamento in continuo di temperatura e umidit๹. È in fase di studio la variazione di tali parametri in confronto con quelli esterni. Questo monitoraggio continuo permetter๹ di comprendere meglio come le condizioni microclimatiche interne varino in relazione alle condizioni esterne e alla presenza dei visitatori.

Didattica speleologica nelle grotte turistiche italiane: un panorama nazionale

Il progetto Lab in Cave si inserisce in un contesto più ampio di iniziative didattiche che vedono le grotte turistiche italiane come laboratori naturali per l’educazione scientifica. Negli ultimi anni, diverse grotte turistiche hanno sviluppato progetti specifici per le scuole, combinando visite guidate con attività laboratoriali e materiali didattici strutturati.

Grotte di Frasassi (Marche)

Le Grotte di Frasassi di Genga (Ancona) rappresentano un caso emblematico di integrazione tra turismo e didattica. Il sito offre diversi percorsi didattici per le scuole, tra cui la visita guidata arricchita dall’utilizzo di un quaderno didattico appositamente progettato per essere utilizzato anche una volta finita la visita, a casa o a scuola con l’insegnante. Uno strumento importante all’interno di un percorso formativo che miri a sensibilizzare gli studenti a tematiche riguardanti la natura, gli equilibri ecosistemici e l’importanza delle risorse idriche.

Tra le novità recenti, gli studenti in visita d’istruzione alle Grotte di Frasassi possono scegliere di effettuare il percorso Speleo Avventura, per un’immersione ancora più emozionante nel mondo della speleologia. Un’esperienza coinvolgente, interattiva e stimolante che permette agli studenti, tramite i visori VR Oculus Quest 2, di immergersi completamente nei contenuti didattici in modo divertente e innovativo, alla scoperta delle sale delle Grotte di Frasassi non accessibili al pubblico e di affrontare importanti tematiche.

Grazie a una partnership con l’Universit๹ di Camerino (UNICAM), il gruppo di ricerca ha realizzato quaderni didattici geologici per i gruppi scolastici che visitano le grotte e laboratori museali interattivi in 3D, mostrando l’evoluzione geologica dell’area. È stato deciso di allestire due progetti geo-educativi: un laboratorio sul campo con l’uso di quaderni didattici geologici (per i gruppi scolastici che visitano le grotte) e un museo interattivo 3D con laboratori geologici in realtà virtuale.

Nel 2026 è stato lanciato il nuovo progetto didattico nazionale sulla Salvaguardia del Pianeta, “Frasassi Green Challenge”, proposto con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Un progetto di “gamification”, ad alto contenuto valoriale per l’educazione ambientale, completamente gratuito per le scuole, che trasforma in un gioco l’apprendimento dei valori della salvaguardia della natura.

Grotte di Castellana (Puglia)

Le Grotte di Castellana offrono il laboratorio “Geotour”, un mezzo attraverso il quale vengono facilmente spiegati i fenomeni ipogei ed epigei che regolano il fenomeno “carsismo”, offrendosi come perfetta introduzione della visita turistica in grotta. Il laboratorio è rivolto a scuole primarie e secondarie di I e II grado e include contenuti su carsismo e cenni di idrologia, geologia e mineralogia, nozioni di biospeleologia, cenni di chimica, fisica ed ecologia, protezione e conservazione dell’ambiente grotta.

I materiali didattici forniti agli insegnanti permettono di preparare, seguire e approfondire l’esperienza anche in aula, favorendo la continuità del percorso formativo. Una gita scolastica alle Grotte di Castellana è molto più di un’uscita didattica: è un’occasione per osservare “dal vivo” i fenomeni naturali e geologici che raccontano milioni di anni di storia della Terra.

Altre iniziative nazionali

Il progetto “A Scuola con gli Speleologi”, curato dal Gruppo Speleologico ‘Le Taddaride’ di Palermo, ha recentemente concluso il suo percorso presso l’ICS A. Gentili e l’Istituto ‘G. Pitrè¹¹’ di Palermo. Questa iniziativa didattica, che ha visto la partecipazione di oltre 150 studenti, ha esplorato il mondo delle grotte attraverso lezioni in aula e escursioni sul campo, offrendo un’esperienza di apprendimento completa e stimolante.

L’Istituto Comprensivo “I. Svevo” di Fontanafredda (PN) ha realizzato dal 26 aprile al 15 maggio 2018 un progetto di applicazione della speleologia a scuola, quale azione di sostegno e motivazione diretta a 20 studenti. Il modulo si è articolato in sei incontri per un totale di 30 ore, di cui due a scuola, uno di apertura del progetto per la presentazione e uno di chiusura per la condivisione finale, dove sono stati mostrati i materiali e dati dei cenni di geologia; poi due incontri da tre ore ciascuno in palestra artificiale per sperimentare le tecniche di salita e discesa, l’uso dei nodi e delle corde; infine due incontri da 10 ore ciascuno sono stati svolti in due cavit๹ semplici per fare capire le modalità di progressione ipogea.

Il progetto #SPELEOMEDIT, nato in collaborazione con la Società Speleologica Italiana, è stato inserito tra gli eventi dell’Anno Internazionale delle Grotte. Il progetto rivolto a studenti di scuola superiore di primo e secondo grado vuol coinvolgere le nuove generazioni alla conoscenza del territorio carsico e alla sua tutela poiché questo è stato modellato dall’acqua e ancora è in stretta relazione con il bene più prezioso per la vita: “L’acqua”.

Impatto del turismo sulle grotte: considerazioni scientifiche

Il turismo nelle grotte presenta sfide significative per la conservazione degli ecosistemi ipogei. Le infrastrutture legate al turismo, come percorsi, illuminazione e ingressi artificiali, alterano i microclimi e introducono inquinanti. I visitatori umani possono anche introdurre patogeni, rendendo necessari monitoraggio microbico proattivo e procedure di decontaminazione.

In alcune grotte turistiche, come la Grotta di Postojna in Slovenia, il numero di visitatori è limitato a 20 per tour per ridurre l’impatto di CO?. Secoli di turismo hanno lasciato impatti tra cui crescita di lampenflora, accumulo di polvere, sviluppo di infrastrutture e inquinamento dei fiumi sotterranei.

Il progetto Lab in Cave rappresenta un esempio di come la ricerca scientifica possa integrarsi con la didattica per comprendere meglio questi impatti e sviluppare strategie di gestione sostenibile del turismo nelle grotte.

Fonti

  1. Peron, A., Fiorini, R., Palumbo, V., Fedel, A., Corazzi, R., Torelli, L. (2022). Lab in Cave: quando la scuola incontra la ricerca. Indagini microbiologiche e climatiche nel contesto della Grotta Gigante (FVG – Italia). XXIII Congresso Nazionale di Speleologia, Ormea (CN) 2-5 giugno 2022. Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia s. II, 42, 2022.
  2. Grotte di Frasassi – Speciale Scuola: https://www.frasassi.com/GrotteSpecialeScuolaPercorsi.aspx?l=it
  3. Grotte di Frasassi – Catalogo Scuole 2023-2024: https://www.frasassi.com/files/pdf/speciale-scuola/catalogo-scuole-2023-2024.pdf
  4. Grotte di Castellana – Geotour: https://www.grottedicastellana.it/scuole/geotour/
  5. Grotte di Castellana – Scuole: https://www.grottedicastellana.it/informazioni-utili/scuole/
  6. Scintilena – A Scuola con gli Speleologi: https://www.scintilena.com/a-scuola-con-gli-speleologi-un-viaggio-nel-mondo-sotterraneo-con-il-gruppo-le-taddaride/03/07/
  7. IC Fontanafredda – Andar per grotte – Progetto PON: https://icfontanafredda.edu.it/andar-per-grotte-progetto-pon/
  8. Tetide – Progetti #SPELEOMEDIT: https://www.tetide.org/progetti/
  9. Frasassi – Frasassi Green Challenge: https://www.pt39.it/educazione-ambientale-con-i-gormiti-liniziativa-delle-grotte-di-frasassi-nelle-scuole/
  10. UNICAM – Frasassi Caves and Surroundings: https://pubblicazioni.unicam.it/retrieve/01cc3e01-75b7-4546-8cb5-cb2942f0b117/geosciences-12-00418.pdf
  11. Grotta Gigante – Collaborazioni Scientifiche: https://www.grottagigante.it/collaborazioni-scientifiche/
  12. Pye, D. (2025). Cave Tourism in the Classical Karst: Assessing sustainability across show caves. University of Padua Thesis. https://thesis.unipd.it/retrieve/b081bea5-b3cb-4aff-b6ce-5da4e2e1ca29/Dana%20Pye%202053915%20Final%20Thesis%2025.06.25%20PDFA.pdf

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Agordo ai tempi delle miniere: storia, misteri ed esplorazione nella Valle Imperina

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Un incontro sulle miniere di Agordo tra archeologia mineraria, memoria sociale e cunicoli sotterranei

Le miniere di Agordo saranno al centro di una serata dedicata alla storia del territorio, alle cavità artificiali e alle vicende delle comunità che per secoli hanno vissuto intorno all’attività estrattiva. L’appuntamento è in programma giovedì 27 agosto, alle 20.30, al BarH – Chiosco Schievenin, nel Parco Capo.

A guidare l’incontro sarà Manuel Conedera, del Gruppo Speleologico CAI Feltre. Il tema della serata è “Agordo ai tempi delle miniere. Storie, misteri ed esplorazione”. L’iniziativa propone un viaggio nel sottosuolo dell’Agordino, attraverso documenti, testimonianze, strutture minerarie e percorsi sotterranei.

L’incontro sarà dedicato soprattutto alla Valle Imperina, nel territorio di Rivamonte Agordino, a circa tre chilometri da Agordo. Il complesso rappresenta uno dei principali esempi di archeologia mineraria delle Dolomiti bellunesi.

Miniere di Agordo e Valle Imperina: una storia lunga otto secoli

Le prime notizie documentarie sull’attività estrattiva della Valle Imperina risalgono al Quattrocento. Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi indica il 1417 come l’anno della prima attestazione relativa al trasporto di rame verso Padova per la lavorazione. Altre fonti citano concessioni e documenti degli anni successivi.

La presenza di minerali nella zona potrebbe essere più antica. Alcune ricostruzioni ipotizzano una conoscenza dei giacimenti già in epoca romana, ma la datazione non è ancora definita in modo conclusivo. Per questo motivo, la storia delle miniere di Agordo deve essere ricostruita mettendo a confronto documenti, dati archeologici, resti degli impianti e tradizioni locali.

Il giacimento della Valle Imperina era costituito soprattutto da pirite cuprifera, dalla quale venivano ricavati rame e vetriolo. In quantità minore erano presenti anche minerali argentiferi. Durante il periodo della Repubblica di Venezia il rame aveva un’importanza strategica. Era utilizzato per la monetazione e per la produzione di bronzo destinato all’artiglieria e alla flotta.

Tra il Seicento e il Settecento la Valle Imperina raggiunse il massimo sviluppo. Il sito divenne uno dei principali centri di produzione del rame nell’area controllata dalla Serenissima. Secondo il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, alla fine del Settecento la produzione arrivava a coprire circa metà del fabbisogno veneziano e il complesso occupava circa 1.300 persone, considerando l’insieme delle attività minerarie e metallurgiche.[1]

Archeologia mineraria e tecniche di estrazione

La storia delle miniere di Agordo è legata a un sistema produttivo articolato. Il minerale veniva estratto nelle gallerie e poi sottoposto a cernita, frantumazione, arrostimento e fusione. Il processo richiedeva grandi quantità di legname e carbone.

La pirite cuprifera più ricca poteva essere inviata direttamente ai forni. Il materiale meno concentrato veniva invece sottoposto ad arrostimento lento. Le operazioni potevano durare diversi mesi. Il trattamento produceva anche vetriolo, impiegato nell’industria tintoria.

Nel Seicento fu introdotto l’uso della polvere da sparo per facilitare l’avanzamento degli scavi. L’innovazione consentì di raggiungere nuove porzioni del giacimento, ma rese più complessi i problemi di sicurezza e di stabilità delle gallerie.

La documentazione del Parco descrive anche l’introduzione, nel 1690, di tecniche per via umida. Il rame poteva essere recuperato dalle terre vergini mediante l’impiego di rottami di ferro. Questo procedimento migliorava il rendimento del minerale e riduceva la quantità di materiale destinato agli scarti.

Nel sottosuolo rimanevano pozzi, discenderie, gallerie di coltivazione, cunicoli di scolo e ambienti di servizio. Si tratta di cavità artificiali create per l’estrazione e la gestione delle acque. La loro lettura richiede competenze speleologiche, topografiche e storico-archeologiche.

Il lavoro dei minatori e la società agordina

Le miniere di Agordo non furono soltanto luoghi di produzione. Per diversi secoli costituirono il centro della vita economica e sociale dell’Agordino.

Nel 1609 il complesso dava lavoro a circa 400 persone tra minatori, rostitori e addetti ai forni. Nel 1801 gli addetti diretti erano circa 600. A questi si aggiungevano boscaioli, carbonai, trasportatori, commercianti e lavoratori impegnati nella fornitura di legname, carbone e generi alimentari.[1]

La miniera condizionava l’organizzazione del territorio. Il piccolo fondovalle della Valle Imperina era occupato da edifici produttivi, abitazioni, magazzini e strutture di servizio. Le persone vivevano vicino agli impianti e seguivano i ritmi dell’estrazione e della metallurgia.

Le condizioni di lavoro erano difficili. I minatori operavano in ambienti stretti, umidi e poco illuminati. Il rischio di crolli e allagamenti era costante. La presenza di gas e fumi derivati dai processi metallurgici aggravava i problemi sanitari e ambientali.

La necessità di combustibile modificò anche il paesaggio. La Repubblica di Venezia riservò alle miniere l’utilizzo dei boschi situati entro un determinato raggio. Le immagini storiche della valle mostrano versanti molto più spogli rispetto a quelli attuali. Il Parco collega questa trasformazione sia al consumo di legname sia all’inquinamento prodotto dalla lavorazione dei minerali.[1]

Dalla crisi alla chiusura del 1962

Il primato della Valle Imperina iniziò a ridursi nell’Ottocento. I progressi nelle tecniche di arricchimento e la disponibilità di grandi giacimenti oltreoceano provocarono un calo del valore del rame prodotto localmente.

Nel corso del XIX secolo il complesso passò attraverso diversi assetti amministrativi e proprietari. Dopo il periodo veneziano arrivarono le amministrazioni napoleonica e austriaca. Con l’Unità d’Italia, l’azienda statale fu ceduta a privati.

Alla fine dell’Ottocento la produzione venne orientata verso la pirite e i suoi derivati. La ditta Magni introdusse lavorazioni legate alla produzione di acido solforico. In seguito il complesso passò alla Montecatini.

La chiusura arrivò l’8 settembre 1962. Il giacimento non era necessariamente esaurito. La decisione fu legata soprattutto alla scarsa produttività e alla difficoltà di sostenere economicamente l’impianto. La cessazione dell’attività ebbe conseguenze sulla comunità locale e contribuì ai processi di emigrazione e spopolamento.

Dopo la chiusura, gli ingressi delle gallerie e il pozzo principale furono chiusi per ragioni di sicurezza. Il sito rimase a lungo in una condizione di abbandono. Nel 1989 il Comune di Rivamonte Agordino acquisì il complesso, avviando un percorso di recupero e valorizzazione.[2]

Gallerie, documenti e memoria del territorio

Oggi la Valle Imperina conserva resti di edifici e infrastrutture che permettono di ricostruire la filiera mineraria. Sono ancora riconoscibili i forni fusori, i magazzini, la centrale elettrica, le stalle, il carbonile, la polveriera, la fucina, gli impianti di lavorazione, gli uffici e alcune abitazioni.

Il complesso dei forni fusori ha origini risalenti al XVI secolo. L’ex edificio dei magazzini principali, costruito intorno al 1730, fu utilizzato in seguito come dormitorio e luogo di riunione. L’ex centrale idroelettrica ospita un centro visitatori del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.[1]

La documentazione storica si affianca alle esplorazioni speleologiche. In passato il Gruppo Speleologico CAI Feltre ha collaborato con il Parco e con il Gruppo Archeologico Agordino ARCA alla realizzazione del documentario “Dentro le miniere di Valle Imperina”. Gli speleologi hanno percorso pozzi e gallerie, comprese alcune zone crollate o invase dai detriti, documentando dall’interno la rete sotterranea delle miniere.[3]

Queste attività mostrano come la ricerca sulle cavità artificiali possa integrare fonti diverse. Le mappe minerarie, gli atti amministrativi, i resti degli impianti e i rilievi sotterranei contribuiscono alla ricostruzione di una storia complessa. La miniera diventa così un archivio fisico, nel quale ogni galleria conserva informazioni sulle tecniche di scavo, sui minerali estratti e sulle condizioni di lavoro.

L’appuntamento del 27 agosto

La serata al BarH – Chiosco Schievenin sarà dedicata a questo patrimonio storico e sotterraneo. Manuel Conedera accompagnerà il pubblico nell’Agordino minerario attraverso il rapporto tra storia locale, archeologia industriale, esplorazione e memoria sociale.

Il tema delle miniere di Agordo sarà affrontato partendo dalla Valle Imperina, ma con uno sguardo più ampio sul territorio. Le miniere hanno influenzato l’economia, il paesaggio, l’organizzazione degli insediamenti e le relazioni tra le comunità.

L’appuntamento è fissato per giovedì 27 agosto alle ore 20.30. La sede è il BarH – Chiosco Schievenin, al Parco Capo. La serata si propone come un momento di divulgazione dedicato alla montagna osservata dal suo interno, senza separare la dimensione naturale da quella storica e sociale.

Fonti

Fonti
[1] Centro Minerario di Valle Imperina https://www.dolomitipark.it/natura-e-storia/uomo/architetture/centro-minerario-di-valle-imperina/
[2] Museo delle Miniere della Val Imperina https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/regioni/musei/museo-delle-miniere-della-val-imperina
[3] Belluno – Documentario sulle miniere di Valle Imperina https://www.scintilena.com/belluno-documentario-sulle-miniere-di-valle-imperina/07/21/
[5] Erudizione cittadina e fonti documentarie https://books.fupress.com/isbn/9788864538402
[6] Centro Minerario di Valle Imperina https://it.wikipedia.org/wiki/Centro_Minerario_di_Valle_Imperina
[7] La narrazione museale della civiltà contadina in un territorio di confine https://rivista.clionet.it/sito/wp-content/uploads/Clionet-2023_settembre_Beni-cluturali_Agosti.pdf
[8] La rinascita di Valle Imperina: andiamo in miniera, vi va? https://www.ilnordest.it/vivere-il-nord-est/turismo/miniere-valle-imperina-belluno-agordino-visita-cosa-sapere-e5da4c5j
[9] nuovi documenti su valle imperina http://www.archeoagordo.it/notiz%2021/laveder.htm
[10] Centro Minerario di Val Imperina – Agordino Dolomiti https://www.agordinodolomiti.it/it_IT/esperienze/cosa-vedere/storia/centro-minerario-di-valle-imperina/
[11] Un miglioramento produttivo della tecnica di http://www.archeoagordo.it/14/un_miglioramento_produttivo_.htm
[12] Miniere dell’Agordino https://www.concagordina.it/experience/cultura-e-tradizioni/miniere-agordino/
[13] Centro Minerario Valle Imperina https://www.falcadedolomiti.it/esperienze-o-idee-vacanza/centro-minerario-valle-imperina/
[14] Centro Minerario Valle Imperina: Home Page https://centrominerariovalleimperina.it/
[15] Museo di geologia paleontologia e mineralogia – Dolomiti Bellunesi https://www.visitdolomitibellunesi.com/it/pois/museo-di-geologia-paleontologia-e-mineralogia
[16] Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi: Centro Minerario e Miniere della Val Imperina Rive di Agordo, Centro Visitatori di Rivamonte Agordino, valle del Cordevole, DolomitiPark Dolomiten Dolomites, fotografie photo gallery fotogalerie https://www.magicoveneto.it/belluno/pndb/Miniere-Valle-Imperina.htm
[17] Visitare le Miniere di Val Imperina – Agordino Dolomiti https://www.agordinodolomiti.it/cosa-vedere/storia/centro-minerario-di-valle-imperina/visitare-le-miniere-di-val-imperina/
[18] Trattamento dei minerali piritici http://www.archeoagordo.it/17/enzo.htm
[19] Visite guidate https://centrominerariovalleimperina.it/visite-guidate/
[20] Corso di Laurea magistrale https://unitesi.unive.it/retrieve/e9601c93-e070-4eb0-bbb4-724f74bf1919/829534.pdf
[21] Ghost Mines for Geoheritage Enhancement in the Umbria Region (Central Italy) https://www.mdpi.com/2076-3263/13/7/208/pdf?version=1689071858
[22] Presentato in occasione del Pelmo d’oro il documentario sulle … https://www.scintilena.com/presentato-in-occasione-del-pelmo-doro-il-documentario-sulle-miniere-di-valle-imperina/07/30/
[23] La miniera di magnetite più alta d’Europa tra storia, gallerie e … https://www.scintilena.com/la-miniera-di-magnetite-piu-alta-deuropa-tra-storia-gallerie-e-memoria-di-valle/06/13/
[24] Valle Imperina Mining Center https://www.dolomitipark.it/en/nature-and-history/mankind/architectures/valle-imperina-mining-center/
[25] I minatori di Valle Imperina: una storia dal basso https://www.centrostudialetheia.it/migranti/i-minatori-di-valle-imperina-una-storia-dal-basso/
[26] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[27] Le Miniere di Agordo Storie di Valle Imperina di Raffaello … https://www.agordinodoverinasconoledolomiti.it/le-miniere-di-agordo-storie-di-valle-imperina-di-raffaello-vergani/
[28] VALLE IMPERINA Gianfranco Mazzolli – Agordino https://www.agordinodoverinasconoledolomiti.it/valle-imperina-gianfranco-mazzolli/
[29] IL SITO MINERARIO DI VALLE IMPERINA A RIVAMONTE CHIUDEVA I BATTENTI SESSANT’ANNI FA (DOPO SECOLI) https://www.radiopiu.net/wordpress/il-sito-minerario-di-valle-imperina-a-rivamonte-chiudeva-i-battenti-sessantanni-fa-dopo-secoli/
[30] I minatori di Valle Imperina: una storia dal basso https://www.centrostudialetheia.it/tag/minatori/
[31] Centro Minerario di Valle Imperina – Alleghe – Falcade – Zoldo https://www.visitdolomitibellunesi.com/en/pois/centro-minerario-di-valle-imperina

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Il record: Il pipistrello di Nathusius percorre quasi 2.000 chilometri tra Europa orientale e occidentale

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Pipistrello di Nathusius, migrazione autunnale, monitoraggio e tutela dei chirotteri in Europa

Un animale lungo poco più di cinque centimetri può attraversare gran parte dell’Europa durante la migrazione stagionale.

È il pipistrello di Nathusius, Pipistrellus nathusii, piccolo vespertilionide capace di spostarsi per quasi 2.000 chilometri tra le aree riproduttive dell’Europa orientale e i quartieri di svernamento occidentali.

La specie misura generalmente 46-55 millimetri dalla testa al corpo. Il peso varia tra 6 e 16 grammi.

L’apertura alare raggiunge circa 228-250 millimetri. Le dimensioni ridotte rendono ancora più significativo il viaggio compiuto da questi chirotteri, che possono spostarsi dalla Russia o dai Paesi baltici fino all’Inghilterra, alla Francia, all’Italia e alla penisola iberica.[1][2]

Migrazione del pipistrello di Nathusius

Il pipistrello di Nathusius è una specie migratrice a lungo raggio. In autunno, gli individui delle popolazioni nord-orientali si dirigono verso sud-ovest. Il viaggio segue spesso le coste del Baltico, le vallate fluviali e il litorale del Mare del Nord. In primavera, una parte degli animali ritorna verso le aree riproduttive dell’Europa orientale.[3][4]

Le rotte non sono ancora conosciute in ogni dettaglio. Le ricatture di animali inanellati hanno però fornito informazioni importanti. Un esemplare partito dalla Lettonia è stato ritrovato nell’Inghilterra meridionale. Un altro, inanellato nella Grande Londra, è stato successivamente segnalato in Russia. Il National Nathusius’ Pipistrelle Project ha raccolto dieci segnalazioni di spostamenti a lunga distanza tra il Regno Unito e il continente europeo.[5]

Il record di spostamento citato per la specie raggiunge circa 1.900 chilometri secondo la scheda della Regione Emilia-Romagna. Altri studi hanno documentato distanze superiori, fino a circa 2.200 chilometri, tra l’area baltica e la Spagna. Le differenze dipendono dai singoli casi analizzati e dal metodo utilizzato per ricostruire la rotta.[2][6]

Un piccolo pipistrello vicino all’acqua

Il pipistrello di Nathusius frequenta soprattutto boschi, margini forestali, radure e ambienti fluviali. È spesso osservato vicino a laghi, canali, zone umide e grandi bacini d’acqua. Gli insetti vengono catturati in volo con una tecnica definita “aerial hawking”.

La dieta comprende ditteri acquatici, chironomidi, zanzare, tricotteri, coleotteri e altri insetti di piccole o medie dimensioni. Le aree umide svolgono quindi una doppia funzione. Offrono alimento e possono rappresentare corridoi ecologici utilizzati durante gli spostamenti stagionali.[1][2]

Il volo è rapido e regolare. La specie alterna tratti rettilinei a virate improvvise. La caccia avviene spesso a pochi metri dal suolo, dalla superficie dell’acqua o dalla vegetazione. I rifugi possono trovarsi nelle cavità degli alberi, nelle fessure delle rocce, nei muri e sotto le coperture degli edifici.

Riconoscimento e ciclo annuale

Rispetto al pipistrello comune e al pipistrello soprano, il Nathusius è leggermente più grande. Il dorso presenta una pelliccia bruno-rossiccia, spesso più lunga e dall’aspetto arruffato. Il muso, le orecchie e le membrane alari sono generalmente scuri.

La specie utilizza segnali di ecolocalizzazione simili a quelli degli altri pipistrelli del genere Pipistrellus. La frequenza di massima intensità è indicata intorno ai 38 kHz, con valori compresi approssimativamente tra 36 e 40 kHz.[1]

In estate, le femmine possono formare colonie riproduttive numerose. Ogni femmina partorisce di norma un solo piccolo, tra giugno e l’inizio di luglio. I giovani iniziano a volare dopo circa quattro settimane e raggiungono l’autonomia alimentare intorno alla sesta settimana.

Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno si concentra il periodo degli accoppiamenti. In questa fase i maschi occupano rifugi individuali e utilizzano vocalizzazioni sociali per attirare le femmine. La migrazione autunnale si sovrappone quindi a una fase di intensa attività riproduttiva.

Monitoraggio e rischi lungo le rotte

Il monitoraggio del pipistrello di Nathusius utilizza bat-detector, catture autorizzate, inanellamento, radiotelemetria e sistemi automatici di rilevamento. Nel Regno Unito, il progetto nazionale ha registrato 2.761 dati tra aprile 2011 e ottobre 2022. Le informazioni hanno contribuito a chiarire l’origine migratoria di molti esemplari e a individuare alcune colonie riproduttive.[5]

La migrazione sul Mare del Nord presenta elementi di particolare interesse. Gli studi hanno rilevato attraversamenti marini e spostamenti in prossimità delle coste. Le condizioni meteorologiche influenzano la partenza. Temperature relativamente alte, venti favorevoli e velocità del vento contenute possono aumentare l’attività migratoria.[6][7]

Gli impianti eolici offshore rappresentano quindi un tema da valutare con attenzione. Le turbine possono intercettare animali in volo durante le notti migratorie. Il rischio riguarda soprattutto le specie che compiono lunghi spostamenti. Un monitoraggio preventivo, condotto anche con strumenti acustici, può aiutare a individuare i periodi di maggiore presenza e a definire eventuali misure di riduzione dell’impatto.

Tutela dei pipistrelli e degli habitat

In Italia il pipistrello di Nathusius è inserito nell’Allegato IV della Direttiva Habitat. La specie è inoltre collegata alla Convenzione di Bonn, dedicata alla conservazione delle specie migratrici. La normativa italiana tutela i chirotteri e vieta il disturbo, la cattura, la detenzione e la distruzione dei loro rifugi.[2]

La protezione non riguarda soltanto le colonie numerose. Anche un singolo esemplare o un piccolo gruppo può indicare la presenza di un rifugio utile durante una fase delicata del ciclo annuale. Le linee guida e i materiali di tutela dei chirotteri sottolineano l’importanza di valutare la specie presente, la funzione del rifugio e il contesto territoriale.[8]

Nelle cavità ipogee il disturbo può modificare il comportamento degli animali e alterare il microclima. Rumori, luci dirette, passaggi ravvicinati e variazioni della ventilazione possono compromettere il riposo o l’ibernazione. Gli speleologi devono quindi procedere in silenzio, mantenere le distanze, evitare di illuminare direttamente gli animali e rinunciare all’accesso nei siti occupati da colonie durante i periodi più sensibili.[8][9]

La conservazione del pipistrello di Nathusius richiede infine la tutela di una rete di ambienti. Boschi ripariali, zone umide, alberi maturi, edifici con fessure e aree di sosta lungo le rotte migratorie sono componenti dello stesso sistema ecologico. La protezione dei singoli rifugi deve quindi essere accompagnata dalla salvaguardia degli habitat e dalla pianificazione attenta delle infrastrutture, comprese quelle energetiche.

Fonti

http://www.tutelapipistrelli.it

Fonti
[1] Nathusius’ pipistrelle – UK Bats – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/about-bats/what-are-bats/uk-bats/nathusius-pipistrelle
[2] Pipistrello di Nathusius https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/parchi-natura2000/sistema-regionale/fauna/mammiferi/schede/pipistrello-di-nathusius
[3] [PDF] OESEA4 Appendix 1: Bats – GOV.UK https://assets.publishing.service.gov.uk/media/62308e42d3bf7f5a8a6955b8/Appendix_1a.7_-_Bats.pdf
[4] New to this website? https://www.cms.int/species/pipistrellus-nathusii
[5] National Nathusius’ Pipistrelle Project – Explore NBMP Surveys – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/our-work/national-bat-monitoring-programme/surveys/national-nathusius-pipistrelle-survey
[6] Offshore Occurrence of a Migratory Bat, Pipistrellus … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8698179/
[7] Acoustic monitoring reveals spatiotemporal occurrence of Nathusius’ pipistrelle at the southern North Sea during autumn migration https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10397122/
[9] 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt
[10] Migratory movements of bats are shaped by barrier effects, sex-biased timing and the adaptive use of winds https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11657297/
[11] Offshore and coastline migration of radio?tagged Nathusius’ pipistrelles http://library.wur.nl/WebQuery/wurpubs/fulltext/576549
[12] First record of a Nathusius’ pipistrelle (Pipistrellus nathusii) overwintering at a latitude above 60°N https://www.degruyter.com/document/doi/10.1515/mammalia-2020-0019/pdf
[13] The Relation between Migratory Activity of Pipistrellus Bats at Sea and Weather Conditions Offers Possibilities to Reduce Offshore Wind Farm Effects https://www.mdpi.com/2076-2615/11/12/3457/pdf
[14] Wageningen University & Research https://edepot.wur.nl/686916
[15] The Relation between Migratory Activity of Pipistrellus Bats at Sea and Weather Conditions Offers Possibilities to Reduce Offshore Wind Farm Effects https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8698069/
[16] A haplotype-resolved reference genome of a long-distance migratory bat, Pipistrellus nathusii (Keyserling & Blasius, 1839) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11215541/
[17] Offshore and coastline migration of radio?tagged Nathusius’ pipistrelles https://www.vliz.be/imisdocs/publications/382598.pdf
[18] Seasonal Activity of Urban Bats Populations in Temperate Climate Zone—A Case Study from Southern Poland https://www.mdpi.com/2076-2615/11/5/1474/pdf
[19] Nomadic Nathusius – bat ringed in the UK discovered in Belgium – News – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/news/2018/10/nomadic-nathusius-bat-ringed-in-the-uk-discovered-in-belgium
[20] Nathusius’ Pipistrelle distribution and migration – GRID-Arendal https://www.grida.no/resources/7643
[21] mec_12547_Nathusius Pipistrelle on migration.pdf https://orca.cardiff.ac.uk/id/eprint/53944/1/Kruger%20et%20al%20_Nathusius%20Pipistrelle%20on%20migration%20(1).pdf
[22] „Bat species of the year“ (BoY) https://www.batlife-europe.info/_webedit/uploaded-files/All%20Files/BoY%202015%20P%20nathusii%20-%20fact%20sheet.pdf

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