Minulý týždeň sa v areáli Važeckej jaskyne uskutočnilo podujatie venované Važeckému krasu a jaskyni. Sprievodcom aj verejnosti prednášal zaslúžilý jaskyniar a bývalý správca Važeckej jaskyne Milan Orfánus, ktorý sa poznávaniu tajomstiev krasu a histórie Liptova aktívne venuje aj na dôchodku.
V krasu Slovinska je bezpočet jeskyní a propastí s bohatou krápníkovou výzdobou. A ty přilákaly 17-19 července Moniku, Romana, Láďu a další kamarády Davida s ZO Labyrint, Míšu (vedl exkurze) ze skupiny Jána Majku a kamarády Jirku a Marci. Nakonec stihli tři propasťovité systémy a stálo to za to.
Systém Logarček. Dlouhý přes 5 km s hloubkou 120 metrů. Hned po počátečním slanění je jasné, že se bude jednat o velice nádherně zdobenou jeskyní. Mišo s Jirkou nás provádí zcela neomylně systémem úzkých krápníkových chodbiček k dalšímu slanění do spodních pater, ještě, že už cestu znají, ušetří nám to dost, tolik potřebného času. Horní patra jsou suchá s množstvím krápníků. Dolní patra pak změní charakter na blátivé chodby s obřími dómy. Nejprve jdeme směr Severní rokav. Blatna dvorana dostává svému jménu a doslova se kloužeme po zadku jejími síněmi. Ve Skalním rovu po chvilce trefujeme průstup skrze úzké a blatité plazivé systémy do obří chodby, kterou docházíme k jezerům. To je pro dnešní den náš točný bod.
Na druhý den nám Mišo domluvil u místních jeskyňářů otevření jeskyně Netopirjeva jama pri Orleku. Má délku 370 m s hloubkou -46 m (-80 m v jamarské věži). Sebou máme více jak 120 metrů lan a používáme vše, navíc v propasti padla 80 m lano a v pytli zbývá necelý metr , opět můžeme jenom děkovat, že jsme zde s Mišem, který má informace nejaktuálnější. Nepatrnou dírou v zemi se soukáme úzkým zřejmě střílením prostorem až k prvnímu slanění, které nás svede na římsu nad propast. Ani z ní však není dno, na které dále míříme vidět. Ústřední propast je monumentální nejen výzdobou, ale i svými expozicemi, při které se tají dech. Po 80 metrovém sestupu s přepínkami „pod převisy a v luftu“ nutno říci, že cesta sestupu je vedena perfektně. Dole nás čeká další slanění užší chodbou, kde se ukrývá z jeskyně to nejlepší. Výzdoba v síni, do které se dostaneme je neskutečná. V komínech jsou lana vedoucí do výzdoby, a tak si prohlížíme tuto nádhernou síň i shora
Netopirjeva jama pri Orleku vstup
Netopirjeva jama pri Orleku
Poslední den brzy ráno a už jsme zase v cajkách a slaňujeme jeskyni MT11 (Materija). Jeskyně má délku 350 metrů s hloubkou -70 metrů, ale výzdoba a nádherně obrovské dómy opět potěší jeskyňářské oči. Průchod na spodní patro je opět natolik nepatrný, že jsme rádi, že Mišo ví, kde přesně je
Děkujeme Míšovi z oblastné skupiny Jána Majku za to, že naplánoval takto nádherný prodloužený víkend v těchto famózních Slovinských jeskyních a samozřejmě všem účastníkům za neúnavné tahání vaků, lan a potřebného materiálu, abychom se dostali do těch nejkrásnějších prostor skrytých hluboko v podzemí.
Ubytko zařizuje Láďa a luxusně. Trochu se bojíme, po tom co vylezeme z jeskyně zamazaní blátem, jestli jsme neměli zvolit radši nějaký místní speleokemp. Hned po příjezdu je jasné, že majitelka penziónu nebudeme mít s „jamaři“ žádný problém a nad tím, že ji na prádelní šňůře visí plno špinavých overálů jen mávne rukou , načež kluky pošle k sousedovi do sklípku pro místní vínko.
Plánujete co ve STŘEDU 22. července 2026? Zbrašovské aragonitové jeskyně v Teplicích nad Bečvou připravují od 9 do 16 hodin HISTORICKÉ PROHLÍDKY KE 100. VÝROČÍ ZPŘÍSTUPNĚNÍ.
Průvodci v dobových kostýmech přiblíží historii zpřístupňování přírodního podzemí v Hranickém krasu.
Vstupenky bude možné získat přímo v pokladně.
Da venerdì 24 luglio prossimo, riprendono gli appuntamenti serali che permettono di visitare la celebre cavità delle Alpi Apuane illuminati soltanto da lampade a carburo e torce.
La Grotta del Vento ripropone anche quest’anno le “Serate al Buio”, un’esperienza che consente ai visitatori di percorrere il ramo turistico della cavità in condizioni simili a quelle vissute dai primi esploratori.
A partire da venerdì 24 luglio 2026, e successivamente ogni venerdì alle ore 19 fino alla fine di agosto e ai primi di settembre, le luci dell’impianto turistico verranno spente. L’illuminazione sarà affidata esclusivamente a lampade a carburo e torce, offrendo una percezione completamente diversa degli ambienti sotterranei.
Nel buio, concrezioni, gallerie e grandi sale assumono un aspetto più naturale, mentre suoni, ombre e prospettive restituiscono un’esperienza più vicina a quella della speleologia esplorativa. Un’occasione per scoprire la grotta da un punto di vista insolito ai più, valorizzando il fascino dell’ambiente ipogeo senza la consueta illuminazione scenografica.
Le visite serali permettono inoltre di raggiungere la Grotta del Vento al tramonto, nel cuore del Parco Regionale delle Alpi Apuane, con vista sulla valle della Turrite di Gallicano.
La prenotazione è consigliata.
Informazioni: 0583 722024.
Fonte notizia e fotografie: Comunicato Grotta del Vento – Vittorio Verole-Bozzello
Nel BCA Annual Report 2025 una pagina è dedicata ai traguardi raggiunti dalle associazioni britanniche. Ora la British Caving Association lancia una domanda alla comunità speleologica: quanti anni ha il vostro gruppo?
La British Caving Association (BCA) ha dedicato una pagina del suo Annual Report 2025 agli anniversari di alcuni storici club speleologici del Regno Unito, celebrando la lunga tradizione di associazioni che da decenni contribuiscono all’esplorazione, alla ricerca e alla diffusione della cultura speleologica.
Tra i protagonisti figurano il Bristol Exploration Club, che nel 2025 ha festeggiato il 90° anniversario, l’Earby Pothole Club, giunto agli 80 anni, la University of Leeds Speleological Association, che ha celebrato i 60 anni di attività, e la Great Orme Exploration Society, arrivata al 40° anniversario.
La pubblicazione del rapporto annuale è stata accompagnata da un invito rivolto a tutta la comunità speleologica. Attraverso un post pubblicato sui propri canali social, la BCA chiede ai club di raccontare la propria storia e di indicare l’anno di fondazione della propria associazione, lanciando anche una curiosa sfida: esistono gruppi speleologici con oltre cento anni di vita?
Una bella iniziativa, che valorizza il patrimonio di esperienze, competenze e volontariato che caratterizza le i gruppi speleologici, e ricorda come la continuità dei gruppi rappresenti uno degli elementi più importanti per la crescita della disciplina e per la conservazione della memoria delle esplorazioni.
La domanda può essere estesa anche alla comunità speleologica italiana, ricca di gruppi con una lunga storia alle spalle.
Molte associazioni vantano decenni di attività: ce n’è qualcuna che ha già superato il secolo di vita?
Scintilena invita i gruppi italiani a raccontare nei commenti l’anno della propria fondazione e a condividere i traguardi raggiunti nel corso della loro storia.
Fonte: British Caving Association, post pubblicato sui canali social della BCA e BCA Annual Report 2025.
Da oltre quarant’anni gli speleologi accompagnano i visitatori alla scoperta dei sotterranei della fortezza di Savona. Prenotazione obbligatoria
Continua l’iniziativa “Priamàr Sotterraneo 2026”, lo storico programma di visite guidate organizzato dal Gruppo Speleologico Savonese DLF per far conoscere gli ambienti sotterranei della Fortezza del Priamàr di Savona.
Il prossimo appuntamento è in programma venerdì 24 luglio, con tre turni di visita alle ore 20.15, 20.45 e 21.15. Le escursioni proseguiranno poi il 7 e 28 agosto, l’11 e 25 settembre e il 9 ottobre.
L’iniziativa, giunta alla sua quarantaquattresima edizione, è realizzata con il patrocinio del Comune di Savona e nell’ambito del “Patto di Collaborazione Beni Comuni”. Dal 1983 gli speleologi del GSS accompagnano il pubblico lungo gallerie, cunicoli e ambienti sotterranei che costituiscono il “Priamàr nascosto”, normalmente non visitabile in autonomia.
Il percorso si sviluppa nei sotterranei del Bastione di Santa Caterina e negli ambienti ipogei della fortezza, costruita dalla Repubblica di Genova a partire dal 1542 sul promontorio del Priamàr, luogo che conserva testimonianze della storia di Savona fin dall’età del Bronzo.
Per partecipare è obbligatoria la prenotazione. I partecipanti dovranno presentarsi 15 minuti prima dell’orario scelto, muniti di scarpe sportive e torcia elettrica o frontalino. La temperatura all’interno dei cunicoli è di circa 16 °C.
Le visite ai sotterranei del Bastione di Santa Caterina sono gratuite, mentre per l’escursione dedicata alla scoperta dei segreti e delle segrete della fortezza è richiesto un contributo a rimborso spese.
Il GSS chiede: ‘Se siete impossibilitati a partecipare, vista la grande richiesta, è gradita la disdetta al n. 3402399597 per garantire la possibilità di accedere ad altre persone’.
Prenotazioni sul sito del Gruppo Speleologico Savonese o mediante QR code:
Al via la campagna speleologica estiva sul massiccio del Canin: fino a settembre squadre impegnate tra nuove esplorazioni, rilievi e ricerca scientifica in uno dei più importanti sistemi carsici d’Europa
La parola ad Alessandra Ressa, per il Comunicato stampa del CAT
È ufficialmente iniziata la campagna speleologica estiva del Club Alpinistico Triestino sul Monte Canin, uno degli appuntamenti più attesi della stagione esplorativa.
La missione, che rappresenta una tradizione consolidata da circa cinquant’anni, vedrà gli speleologi del CAT impegnati fino al mese di settembre nell’esplorazione di nuove cavità e nella prosecuzione delle ricerche all’interno del vasto complesso carsico del Canin, tra i più estesi e significativi d’Europa.
Il comunicato diffuso dal Club racconta l’avvio delle operazioni logistiche, dall’allestimento del campo base in quota al trasporto con elicottero di uomini e materiali, passaggio indispensabile per garantire settimane di lavoro in completa autosufficienza. La campagna si concentrerà sia sull’approfondimento delle esplorazioni già avviate, come quelle nella promettente Grotta G1, sia sulla ricerca di nuovi ingressi attraverso sistematiche battute di superficie.
Di seguito pubblichiamo integralmente il comunicato stampa del Club Alpinistico Triestino, che illustra obiettivi, organizzazione e prospettive della spedizione 2026 sul Monte Canin.
La parola ad Alessandra Ressa;
CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS
COMUNICATO STAMPA con preghiera di pubblicazione
Monte Canin, al via la missione speleologica del Club Alpinistico Triestino
Monte Canin (Udine), 19 luglio 2026 – Ha preso ufficialmente il via la missione speleologica estiva del Club Alpinistico Triestino (CAT) sul massiccio del Monte Canin, uno dei più importanti laboratori naturali del carsismo d’alta quota in Europa.
Un appuntamento che si rinnova da circa cinquant’anni e che vedrà gli speleologi del sodalizio triestino impegnati fino al mese di settembre nell’esplorazione e nella ricerca di nuove cavità nel vasto altopiano carsico del Canin.
La giornata inaugurale è stata dedicata al complesso allestimento del campo base, operazione che ha richiesto un’importante organizzazione logistica.
Le operazioni sono iniziate intorno alle ore 9.00 con il trasporto in quota, mediante elicottero da Sella Nevea, di uomini e materiali. In appena venti minuti, grazie a quattro rotazioni del velivolo, sono stati trasferiti al campo nove speleologi e sei big bag contenenti complessivamente circa 800 chilogrammi di materiale.
Oltre alle tende, il materiale comprendeva l’attrezzatura speleologica individuale e collettiva, corde, materiali tecnici, strumenti topografici, viveri, riserve d’acqua, attrezzature da cucina e tutto il necessario per garantire diverse settimane di permanenza e di attività in completa autosufficienza.
Una volta conclusi i trasporti, i partecipanti hanno provveduto all’allestimento completo del campo: è stata montata la grande tenda sociale insieme alle tende personali, sistemato il materiale nei contenitori di stoccaggio, ciascuno identificato con apposite etichette descrittive per facilitarne la gestione durante la permanenza in quota, e organizzata la cambusa con tutte le scorte alimentari.
Alle ore 14.00 il campo risultava completamente operativo. Dopo aver messo in sicurezza l’intera struttura e le attrezzature, il gruppo è sceso al Rifugio Celso Gilberti per una breve sosta prima del rientro a Sella Nevea con la cabinovia e del successivo ritorno a Trieste.
Il campo resterà operativo fino a settembre e vedrà alternarsi numerose squadre composte da speleologi esperti del Club Alpinistico Triestino. L’attività esplorativa di quest’anno si concentrerà principalmente su tre nuove cavità individuate nel corso della campagna 2025. Le condizioni meteorologiche particolarmente avverse e il sopraggiungere dell’autunno avevano infatti impedito il proseguimento delle operazioni, rinviate quindi alla stagione estiva 2026.
Parallelamente proseguiranno le ricerche all’interno della promettente Grotta G1, scoperta dal CAT due anni fa e già esplorata fino a circa 270 metri di profondità. Le caratteristiche geomorfologiche della cavità e le correnti d’aria rilevate fanno ritenere agli speleologi che il sistema possa proseguire ulteriormente in profondità, riservando ancora importanti sviluppi.
Oltre al completamento delle esplorazioni già avviate, le squadre saranno impegnate anche nella ricerca sistematica di nuovi ingressi attraverso battute di superficie nelle aree ancora poco investigate del massiccio. Ogni nuova cavità individuata sarà documentata, rilevata topograficamente e inserita nel Catasto Speleologico Regionale secondo le procedure previste.
Negli ultimi anni le campagne speleologiche del Club Alpinistico Triestino e le collaborazioni tra gruppi regionali italiani e dell’est Europa hanno portato a risultati di assoluto rilievo scientifico sul Monte Canin, con importanti sviluppi esplorativi nelle cavità denominate Il Giglio e la più recente G1, confermando il ruolo del sodalizio triestino tra i protagonisti dell’esplorazione speleologica d’alta quota. Il massiccio del Monte Canin rappresenta infatti uno dei più estesi e complessi sistemi carsici d’Europa. Sul versante italiano sono state censite oltre un migliaio di cavità e le esplorazioni condotte negli ultimi decenni hanno contribuito alla realizzazione del Sistema del Monte Canin, il più esteso sistema ipogeo italiano, con uno sviluppo complessivo che sfiora i 90 chilometri.
CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APSVia R. Abro, 5/A34144 Triestecell.: 348 5164550codice fiscale: 80016650329e-mail: [cat@cat.ts.it](mailto:cat@cat.ts.it)pec: [cat.trieste@pec.csvfvg.it](mailto:cat.trieste@pec.csvfvg.it)[http://www.cat.ts.it](http://www.cat.ts.it)Ufficio Stampa: Alessandra Ressa +39 348 3515270
Foto di copertina: Alessandra Ressa (pubblicata anche su Trieste.news)
Altre foto: Alessandra Ressa, Franco Riosa, Daen Scroccaro
Durante l’audizione sul disegno di legge n. 1499, la SSI ETS ha chiesto una normativa che riconosca il valore scientifico, ambientale e idrogeologico del patrimonio carsico nazionale e valorizzi le competenze del mondo speleologico
La Società Speleologica Italiana ETS è intervenuta il 15 luglio 2026 in audizione presso la 9ª Commissione permanente del Senato della Repubblica, nell’ambito dell’esame del disegno di legge n. 1499, “Disposizioni per la promozione e la valorizzazione delle Grotte d’Italia”, presentando osservazioni e proposte di modifica al DDL.
Nel suo intervento, il presidente della SSI ETS, Sergio Orsini, ha espresso apprezzamento per l’iniziativa di dotare il patrimonio carsico e speleologico italiano di una legge nazionale, sottolineando però la necessità che il provvedimento «ponga al centro la tutela ambientale e valorizzi l’interesse scientifico in relazione alla protezione dell’ambiente e dei cittadini».
Il disegno di legge prevede, tra l’altro, l’istituzione presso il Ministero del Turismo di una banca dati nazionale con una mappa digitale delle grotte, la creazione di un Tavolo permanente, la promozione di studi e ricerche scientifiche e campagne di comunicazione dedicate al patrimonio ipogeo italiano.
Nel corso dell’audizione Orsini ha ricordato il ruolo svolto dalla Società Speleologica Italiana nella ricerca scientifica, nel monitoraggio ambientale, nello studio del clima sotterraneo e nella salvaguardia delle risorse idriche. Ha inoltre richiamato le dimensioni del patrimonio speleologico nazionale, costituito da oltre 46.000 grotte censite, per uno sviluppo complessivo di più di 5.300 chilometri.
«Le grotte non sono soltanto luoghi da visitare, ma veri e propri laboratori naturali», ha affermato Orsini, ricordando il contributo della ricerca speleologica allo studio degli ecosistemi sotterranei, delle risorse idriche e della formazione degli astronauti attraverso il programma ESA CAVES.
Tra le proposte avanzate dalla SSI figura l’ampliamento della definizione contenuta nel disegno di legge, includendo, oltre alle grotte, anche grotte turistiche e non turistiche, cavità artificiali e sommerse, aree e sistemi carsici, acquiferi e forre.
La Società ha inoltre invitato a riflettere sull’attribuzione della banca dati nazionale al Ministero del Turismo. «Le grotte sono innanzitutto un patrimonio ambientale, scientifico e idrogeologico», ha evidenziato Orsini, osservando che solo una parte delle cavità è destinata alla fruizione turistica, mentre la maggioranza richiede attività di ricerca, monitoraggio, documentazione e conservazione.
Riguardo al Tavolo permanente previsto dal disegno di legge, la SSI ha chiesto che vi siano rappresentate anche le associazioni che si occupano istituzionalmente delle diverse tipologie di cavità, mettendo a disposizione le competenze maturate nel corso di decenni di attività.
In conclusione dell’intervento, il presidente della Società Speleologica Italiana ha dichiarato: «Condividiamo pienamente l’obiettivo di valorizzare il patrimonio carsico nazionale. Auspichiamo che il testo possa essere migliorato ponendo al centro la tutela ambientale e il coinvolgimento delle competenze tecnico-scientifiche già presenti nel nostro Paese. La Società Speleologica Italiana è disponibile a contribuire a questo percorso».
L’audizione integrale è disponibile sulla WebTV del Senato. L’intervento della Società Speleologica Italiana inizia dal minuto 22:30.
La Vena del Gesso Romagnola e la Riserva Naturale di Onferno rappresentano alcune delle più importanti aree carsiche italiane in rocce evaporitiche. Dal 2023 fanno parte del sito UNESCO Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale, riconosciuto per il suo valore geologico, geomorfologico e speleologico.
La Vena del Gesso Romagnola: un paesaggio carsico unico nell’Appennino
L’Emilia-Romagna è tra le regioni italiane con la minore estensione di rocce carsificabili: meno dell’1% del territorio è costituito da litologie solubili. Nonostante questa limitata diffusione, il patrimonio ipogeo regionale è di grande interesse scientifico. Le esplorazioni speleologiche hanno documentato oltre 900 grotte, per uno sviluppo complessivo vicino ai 100 chilometri, concentrate soprattutto nei rilievi gessosi dell’Appennino romagnolo e bolognese.
Il settore più rappresentativo è la Vena del Gesso Romagnola, una dorsale lunga circa 25 chilometri che attraversa le province di Bologna e Ravenna. Si tratta del più esteso affioramento di gessi selenitici dell’Europa occidentale, modellato nel corso di milioni di anni dall’azione dell’acqua che ha originato doline, valli cieche, inghiottitoi e un articolato reticolo di cavità sotterranee. Questo sistema costituisce uno dei più importanti esempi di carsismo in rocce evaporitiche a livello internazionale.
Le grotte della Vena del Gesso Romagnola aperte al pubblico
Nella Vena del Gesso Romagnola sono censite oltre 200 cavità naturali. Alcune di esse sono visitabili attraverso percorsi guidati organizzati dagli enti gestori del parco.
Tra le più note figura la Grotta di Re Tiberio, che rappresenta il tratto terminale di un articolato sistema sotterraneo sviluppato nei gessi. Frequentata fin dall’antichità, conserva testimonianze archeologiche che documentano la presenza umana dalla preistoria fino all’età romana.
Sono accessibili anche la Tanaccia, una delle cavità più conosciute della zona per le sue caratteristiche geomorfologiche, e la Grotta di Cà Toresina, modificata in epoca romana per l’estrazione del lapis specularis, il gesso trasparente utilizzato come materiale per finestre prima della diffusione del vetro.
Queste grotte consentono di osservare direttamente le forme tipiche del carsismo nei gessi, caratterizzate da gallerie, concrezioni in solfato di calcio e ambienti sotterranei che ospitano specie animali adattate alla vita ipogea.
La Grotta di Onferno e la Riserva Naturale
Nella Romagna orientale si trova la Riserva Naturale di Onferno, istituita per proteggere uno dei più significativi sistemi carsici regionali.
La Grotta di Onferno, conosciuta fin dall’inizio dell’Ottocento, è attraversata da un torrente sotterraneo che ha scavato un lungo traforo naturale nei gessi. Il percorso conserva spettacolari forme erosive, depositi sedimentari e rappresenta uno dei principali siti italiani per lo studio dell’evoluzione del carsismo evaporitico.
La riserva riveste anche un ruolo importante dal punto di vista naturalistico. La grotta ospita infatti una delle più rilevanti colonie di pipistrelli dell’Emilia-Romagna, motivo per cui l’accesso è regolamentato durante i periodi più delicati del ciclo biologico dei chirotteri. Le visite guidate consentono di coniugare divulgazione scientifica e tutela ambientale.
Il riconoscimento UNESCO del sito EKCNA
Dal settembre 2023 la Vena del Gesso Romagnola e la Riserva Naturale di Onferno fanno parte del sito seriale UNESCO “Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale” (EKCNA).
Il riconoscimento comprende anche i gessi triassici dell’Alta Val Secchia e gli affioramenti gessosi del basso Appennino reggiano e bolognese. L’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale è motivata dall’eccezionale valore dei processi geologici che caratterizzano questi ambienti, considerati un riferimento internazionale per lo studio dell’evoluzione del carsismo in rocce evaporitiche.
Il sito rappresenta un laboratorio naturale dove geologia, geomorfologia, idrologia e speleologia consentono di comprendere l’evoluzione del paesaggio e dei sistemi sotterranei, offrendo anche importanti opportunità di ricerca scientifica e divulgazione ambientale.
Visite guidate per conoscere il patrimonio carsico
La valorizzazione della Vena del Gesso Romagnola e della Riserva Naturale di Onferno passa anche attraverso un articolato programma di visite guidate speleologiche organizzate durante l’anno.
Le escursioni permettono di conoscere da vicino un patrimonio naturale che, pur sviluppandosi in una regione con una limitata presenza di rocce carsificabili, costituisce uno dei sistemi evaporitici più importanti d’Europa. L’obiettivo è favorire una fruizione consapevole delle grotte, nel rispetto degli equilibri ambientali e delle specie che le abitano, promuovendo al tempo stesso la conoscenza del patrimonio geologico riconosciuto dall’UNESCO.
Il nuovo numero speciale di Sopra e sotto il Carso accompagna gli speleologi alla scoperta di granulometria e morfometria dei sedimenti, con un approccio rigoroso ma accessibile
È appena uscito un nuovo numero speciale della rivista “Sopra e sotto il Carso”, interamente dedicato a un argomento tanto importante quanto spesso trascurato nella pratica speleologica: lo studio dei sedimenti ghiaiosi e sabbiosi presenti nelle grotte.
Il volume, intitolato “Manuale per speleologi – Granulometria e morfometria dei sedimenti ghiaiosi-sabbiosi”, nasce da un’idea: è stato realizzato dal geologo Graziano Cancian, da decenni punto di riferimento negli studi di geologia carsica, sedimentologia e mineralogia del Carso. Il lavoro offre agli speleologi uno strumento scientificamente rigoroso, ma chiaro e utilizzabile anche da che non ha formazione tecnica.
Il manuale prende le mosse da un problema molto comune: nelle relazioni di esplorazione e nelle descrizioni delle cavità termini come ghiaia, sabbia, limo o argilla vengono spesso impiegati in modo approssimativo. Da qui nasce l’esigenza di fornire criteri condivisi per classificare correttamente i sedimenti, evitando errori interpretativi e rendendo più affidabili le descrizioni delle cavità.
Le prime pagine introducono i concetti fondamentali della granulometria, spiegando come vengono definite le classi dimensionali dei sedimenti secondo la scala di Wentworth e illustrando semplici metodi pratici per riconoscere sul campo le diverse frazioni. Sono ben descritte anche le tecniche di campionamento, all’uso dei setacci e alla costruzione della curva granulometrica cumulativa, uno degli strumenti più utilizzati per descrivere quantitativamente un deposito.
Il lettore poi procede in argomenti più avanzati (la scala phi, il diametro medio, la mediana e la deviazione standard, parametri indispensabili per comprendere il grado di selezione dei sedimenti e ricostruirne i processi di trasporto e deposizione).
Una seconda parte è dedicata alla morfometria, vale a dire lo studio della forma dei granuli e dei ciottoli. Attraverso fotografie, schede comparative e numerosi esempi pratici, sono illustrate le tecniche per valutare l’arrotondamento dei granuli di sabbia e la forma dei ciottoli, informazioni preziose per interpretare la storia sedimentaria delle cavità.
Particolarmente interessante è il ricco apparato iconografico che accompagna il testo. Le fotografie mostrano setacci professionali, curve granulometriche, campioni osservati al microscopio, minerali pesanti presenti nelle sabbie carsiche, esempi di depositi naturali e schede comparative per la classificazione morfometrica. Le immagini non svolgono soltanto una funzione illustrativa, ma diventano parte integrante del percorso didattico, rendendo immediatamente comprensibili concetti che spesso nei manuali di sedimentologia risultano complessi.
Gli esempi sul campo sono tratto tratti direttamente dalle grotte del Carso goriziano e triestino. Numerosi riferimenti bibliografici consentono al lettore di approfondire ulteriormente gli argomenti trattati.
Osservando un semplice granello di sabbia o un ciottolo, sarà possibile leggere una parte della storia del mondo sotterraneo.
Domenica 9 agosto 2026 (data da confermare) torna sul Monte Crociglia la tradizionale Festa della Montagna, nel segno dell’amicizia, dell’incontro, della tutela ambientale e della memoria
La tutela di un territorio riguarda tutti coloro che vivono, frequentano e amano la montagna. E può coincidere con una può coincidere con la festa di una comunità.
Domenica 9 agosto 2026, (data ancora non confermata) il Monte Crociglia ospiterà la 70ª edizione della tradizionale Festa della Montagna, uno degli appuntamenti più significativi dell’Appennino ligure-emiliano, che da settant’anni richiama escursionisti, alpinisti e appassionati dell’ambiente montano provenienti da molte parti, in particolare dalle valli del Nure, del Trebbia e dell’Aveto e dal versante ligure. La manifestazione è diventata nel tempo un simbolo di amicizia e di incontro tra le comunità che condividono questo tratto di Appennino, mantenendo vivo un patrimonio di valori fatto di memoria, solidarietà, rispetto della montagna e collaborazione tra Emilia-Romagna e Liguria.
Ma la storia del Crociglia è ancora più antica della festa. Per secoli questo monte è stato il punto d’incontro delle comunità delle alte valli e delle genti che percorrevano le mulattiere tra Liguria ed Emilia. In particolare Torrio, oggi piccolo borgo della Val d’Aveto, ha rappresentato uno dei principali riferimenti per la vita del monte e continua a custodirne la memoria e le tradizioni.
Il Crociglia, gigantesco cupolone dai fianchi dolci e rassicuranti, quasi materni, coperti da praterie, è un territorio da proteggere: dalla vetta il panorama spazia dall’Appennino ligure alla Pianura Padana e alle Alpi, fino al Mar Ligure, oltre la Val d’Aveto. Per la facilità d’accesso, la bellezza delle fioriture primaverili, la presenza del Rifugio Stoto e i vasti panorami, il Crociglia è oggi una delle vette più frequentate e amate del circondario.
Il Rifugio Vincenzo Stoto -foto A. Ferrazin
Il nome richiama l’antica funzione di questo luogo: un crocevia delle mulattiere che collegavano le valli dell’Aveto, del Trebbia, del Nure, della Fontanabuona e della Sturla. Al passo, un tempo, si svolgevano scambi e contrabbando.
È anche per questo che la Festa del Monte Crociglia conserva ancora oggi un carattere profondamente popolare: accanto agli escursionisti e ai soci delle associazioni, sono soprattutto gli abitanti delle vallate a darle vita, spesso raggiungendo la vetta in famiglia, a piedi o con i trattori, rinnovando una tradizione che appartiene anzitutto alle genti del territorio.
Sulla vetta svetta la statua dell’Arcangelo San Raffaele, eretta in memoria della tragedia alpinistica del 1957 sul Piz Palü, nel massiccio del Bernina, che ha assunto la veste di ricordo per tutti i caduti della montagna. Ai suoi piedi, si rinnova ogni anno il ricordo dei caduti della montagna e di tutte le guerre e il messaggio di pace che da sempre accompagna la manifestazione. In tempi come questi, il suo messaggio di pace assume un significato ancora più profondo.
Il Crociglia oggi è al centro del dibattito sul progetto di un impianto eolico di crinale, un tema che richiama l’attenzione sul rapporto tra transizione energetica, conservazione del paesaggio e biodiversità. Il confronto coinvolge e interessa anche il Club Alpino Italiano, quale associazione di protezione ambientale riconosciuta e impegnata nella salvaguardia del patrimonio naturale, insieme a numerose altre realtà che sono intervenute nel dibattito.
Il CAI, attraverso i Gruppi Regionali dell’Emilia-Romagna e della Liguria, ha espresso le proprie valutazioni sulla tutela del crinale appenninico. Un ruolo di supporto e partecipazione è svolto dalla Tutela Ambiente Montano (TAM) del CAI, da sempre impegnata nella salvaguardia dei paesaggi montani e nella promozione di uno sviluppo sostenibile capace di coniugare la transizione energetica con la conservazione del patrimonio naturale e culturale.
Lo stesso impegno anima il GAEP – Gruppo Alpinisti Escursionisti Piacentini – proprietario del Rifugio Stoto, realizzato dal volontariato di generazioni di soci dai ruderi di un’antica Dogana e da loro ampliato e mantenuto in (ottimo) uso: è presidio della montagna, luogo di accoglienza, cultura escursionistica e tutela dell’Appennino. Il GAEP, da sempre impegnato nella cura e nella valorizzazione di questi luoghi, segue con attenzione l’evoluzione dell’iter autorizzativo del progetto eolico. Per sostenere questo impegno, ha avviato una raccolta fondi destinata a coprire le spese per le consulenze tecniche e legali necessarie alla predisposizione delle osservazioni che l’associazione presenterà nell’ambito del procedimento autorizzativo (ulteriori informazioni sono disponibili sul sito e sui canali ufficiali del GAEP).
L’edizione del Settantesimo della Festa sarà resa ancora più significativa dalla posa di una targa commemorativa che proprio il GAEP dedicherà al compianto presidente Roberto Rebessi, che ha lasciato un’impronta profonda nell’associazione e nella valorizzazione del Rifugio Stoto e del Monte Crociglia.
CAI e GAEP – Roberto Rebessi è il terzo da sinistra
Il progetto e le osservazioni dei territori
Di seguito una sintesi dell’iter autorizzativo e delle principali osservazioni formulate da enti e istituzioni.
Il progetto prevede l’installazione di aerogeneratori di oltre 180 metri di altezza sul crinale tra i comuni di Ferriere (PC) e Santo Stefano d’Aveto (GE).
Dietro al progetto c’è la società Ferriere Wind S.r.l., costituita nel 2019 come società di scopo. A finanziare quella quota è European Wind Farm, emanazione del colosso danese delle energie rinnovabili European Energy. La prima stesura del progetto risale alla fine del 2024.
Il 23 gennaio 2026 i documenti vengono trasmessi ufficialmente ai Comuni di Ferriere e di Santo Stefano d’Aveto, con trenta giorni di tempo per presentare osservazioni. È l’inizio di una mobilitazione che nessuno, forse, aveva previsto così compatta.
Le amministrazioni regionali e locali hanno espresso contrarietà o richieste di modifica, citando l’impatto su paesaggio, biodiversità, percorsi escursionistici e assetti ambientali consolidati.
La Regione Emilia-Romagna ha già reso noto che, pur essendo favorevole allo sviluppo delle rinnovabili, considera il progetto di Ferriere non compatibile con criteri ambientali e paesaggistici, e ha predisposto un parere tecnico negativo nell’ambito della procedura VIA. La petizione pubblica per fermare l’impianto ha raccolto migliaia di firme in pochi giorni. La Regione Emilia-Romagna ha presentato una lunga serie di criticità tecniche, fra cui violazione di limiti altitudinali, presenza in aree tutelate dal piano paesaggistico e documentazione ambientale giudicata carente.
Criticità che saranno valutate nell’ambito del procedimento autorizzativo ancora in corso.
Tuttavia va avanti la procedura per realizzare un parco eolico – da sette pale – sul Crociglia. La società di scopo Ferriere Wind Srl ha presentato al Ministero dell’Ambiente le sue integrazioni alla proposta, dopo la miriade di osservazioni presentate da cittadini, associazioni e istituzioni. Ora c’è tempo fino al 16 luglio per inviare ulteriori osservazioni contro il progetto.
L’importanza di incontrarsi
Mentre il procedimento autorizzativo dell’impianto fa il suo corso, la Festa del Monte Crociglia assume un ulteriore significato: incontro, ascolto e consapevolezza. Consapevolezza che la montagna non è soltanto uno spazio naturale, ma un patrimonio condiviso di storia, cultura, biodiversità e relazioni umane, costruito nel tempo grazie all’impegno delle comunità locali e delle associazioni che la vivono e la custodiscono.
Montagna senza voce Un albero trattiene l’ultima luce
Il Settantesimo rinnova così il legame tra il Rifugio Stoto, la vetta del Monte Crociglia e la statua dell’Arcangelo San Raffaele: tre simboli che raccontano oltre settant’anni di escursionismo, volontariato, desiderio di pace e amore il territorio. E ribadisce il suo significato più autentico: ricordare il passato, rendere omaggio a quanti hanno costruito questa storia, e guardare con responsabilità al futuro di un territorio che appartiene a tutti.
L’invito è rivolto a tutti: escursionisti, alpinisti, speleologi, famiglie, soci delle associazioni e amanti della montagna, affinché il 70° anniversario della Festa del Monte Crociglia sia ancora una volta un’occasione di amicizia, memoria, partecipazione e condivisione nel cuore dell’Appennino.
La montagna non è un sito qualsiasi. Anche la transizione energetica, per essere davvero sostenibile, deve saper riconoscere il valore dei territori che attraversa.
Marina Abisso
CAI Ligure Genova – OrTAM–ONCN
In natura non esistono comparse: anche un solo albero racconta la sua storia
Včera sme vykonali biospeleologický výskum vertikálnej jaskyne Zvonica v Šípskej Fatre neďaleko obce Komjatná. Množstvo dreva, vrátane zvyškov kmeňa stromu, ktorý mal v dávnejšej minulosti zastúpiť rebrík pri krkolomnom zostupe na dno jaskyne, predstavuje ideálne podmienky pre výskyt drobných bezstavovcov. Biológ je s výsledkami spokojný, priložené fotky sú o to horšie...
La comunità speleologica salentina ricorda Toto Desantis, figura legata a Castro e alle ricerche subacquee nella Grotta Zinzulusa, con un pensiero di vicinanza alla famiglia e a chi ha condiviso con lui le ultime esplorazioni del Cocito.
Il ricordo della comunità speleologica
La notizia della morte di Toto Desantis ha suscitato cordoglio nel mondo della speleologia di Castro e del Salento. Raffaele Onorato, presidente di Apogon ETS, lo ha ricordato come una presenza costante nelle ultime immersioni di ricerca nel Cocito di Grotta Zinzulusa, sottolineando il suo sostegno pratico e umano durante le attività sul campo. Il ricordo insiste su qualità concrete: la disponibilità, la forza fisica, la gentilezza e un sorriso che accompagnava il lavoro di squadra.[1][2]
Desantis viene descritto come uno speleologo di lungo corso, legato a Castro e alle iniziative di esplorazione subacquea che negli anni hanno mantenuto alta l’attenzione sul tratto sommerso della Zinzulusa. Nelle attività più recenti, secondo quanto riportato, offriva aiuto come una sorta di “sherpa”, trasportando materiali e attrezzature speleosub con energia e continuità.[1]
Totò Desantis nel Cocito della Zinzulusa con Michele Onorato e Alberto Cavedon
Toto Desantis e il Cocito
Il Cocito è la parte sommersa della Grotta Zinzulusa, uno degli ambienti carsici più noti del Salento. La grotta, a Castro, è oggetto di studi e ricerche da decenni per il suo interesse geologico, biologico e speleologico, con una parte accessibile al pubblico e una zona inferiore legata alle immersioni e alle esplorazioni tecniche.[3][1]
Le ricerche condotte nella Zinzulusa hanno portato nel tempo a nuove scoperte sul percorso sommerso oltre il sifone del Cocito. La documentazione disponibile segnala anche un ruolo importante delle campagne speleo-subacquee nel chiarire la morfologia del sistema e nel valorizzare l’area dal punto di vista scientifico.[4][1]
La Grotta Zinzulusa
La Grotta Zinzulusa è una cavità costiera di grande rilevanza per il Salento e per la speleologia italiana. Le fonti consultate ricordano che la sua storia scientifica si è sviluppata attraverso esplorazioni, studi biologici e ritrovamenti archeologici, con una forte attenzione anche alla fauna sotterranea.[1]
Il sito ufficiale della grotta segnala che nel 1996 la campagna “Zinzulusa – SpeleoSub ’96” ha permesso di scoprire un nuovo percorso sommerso di circa 110 metri oltre il Cocito. Questa caratteristica rende la grotta un punto di riferimento per chi studia gli ambienti anchialini e le connessioni tra costa, acqua dolce e acqua marina.[4][1]
Un profilo umano
Il messaggio di cordoglio restituisce anche il profilo umano di Toto Desantis. Non emerge solo il suo legame con la speleologia, ma anche la sua presenza nelle fasi più faticose del lavoro, quando il supporto logistico diventa essenziale per portare avanti le ricerche in ambienti difficili. In questo quadro, la memoria personale si intreccia con quella collettiva della comunità speleologica locale.[1]
Il presidente di Apogon ETS ha espresso vicinanza alla famiglia e ha chiuso il suo ricordo con parole di affetto e rispetto. La scomparsa di Desantis lascia un vuoto in un ambiente dove la continuità delle relazioni, la fiducia reciproca e la collaborazione sul terreno contano quanto le scoperte scientifiche.[1]
[2] 2017 Oltre il Cocito di Grotta Zinzulusa: Risultati e Prospettive” https://www.scintilena.com/1957-2017-oltre-il-cocito-di-grotta-zinzulusa-risultati-e-prospettive/05/16/ [3] Grotta Zinzulusa, Castro, Lecce Province, Apulia, Italy https://www.mindat.org/loc-188825.html [4] La storia https://www.grottazinzulusacastro.it/la-storia/ [5] Nella Gruta del Toro cento anni dopo Casteret – Scintilena https://www.scintilena.com/nella-gruta-del-toro-cento-anni-dopo-casteret-lesplorazione-subacquea-torna-protagonista-ai-pirenei/04/25/ [6] Scopri i Segreti Sottomarini: Workshop di Speleologia … https://www.scintilena.com/scopri-i-segreti-sottomarini-workshop-di-speleologia-subacquea-a-nardo/02/18/ [7] Il Catasto speleologico: molto più di un archivio di grotte – la parola a Fabrizio Toso – Scintilena https://www.scintilena.com/il-catasto-speleologico-molto-piu-di-un-archivio-di-grotte-la-parola-a-fabrizio-toso/07/07/ [8] [PDF] Raccolta Gennaio 2004 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2004_1_Raccolta_Scintilena_Gennaio.pdf [9] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/945/?c=2 [10] La Palude del Capitano si trasforma in un laboratorio di … https://www.scintilena.com/la-palude-del-capitano-si-trasforma-in-un-laboratorio-di-ricerca-sulle-doline-carsiche-del-salento/12/06/ [11] CastelSotterra Project in Brasile – Scintilena https://www.scintilena.com/castelsotterra-project-in-brasile/07/21/ [12] Programma del Raduno Nazionale Puglia Underground … https://www.scintilena.com/programma-del-raduno-nazionale-puglia-underground-2014/05/22/ [13] [PDF] Raccolta Agosto 2018 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2018_8_Raccolta_Scintilena_Agosto.pdf [14] [PDF] Raccolta Aprile 2006 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2006_4_Raccolta_Scintilena_Aprile.pdf [15] Un giovane speleologo messo in salvo in Francia allo Scialet Robin – Scintilena https://www.scintilena.com/un-giovane-speleologo-messo-in-salvo-in-francia-allo-scialet-robin/08/22/ [16] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf [17] Scintilena – il giornale quotidiano della speleologia italiana – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2095/ [18] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/1792/?ec3_ical [19] ISSN 0394-9761 http://www.speleo.it/site/images/speleologia/Speleologia_35_Dic_1996%20OCR.pdf [20] ALLA GROTTA ZINZULUSA CON GLI SPELEOSUB https://s736caa7b9cbc9152.jimcontent.com/download/version/1631522017/module/5523102851/name/Zinzulusa1.pdf [21] the title! https://www.luciopesce.net/gw/caves/zinzul1.html [22] Grotta Zinzulusa – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_Zinzulusa [23] Grotta Zinzulusa https://de.wikipedia.org/wiki/Grotta_Zinzulusa [24] Grotta della Zinzulusa… (Castro – Lecce) https://www.speleosubtek.com/archivio/schede-sifoni-puglia/ [25] GROTTA ZINZULUSA RICERCHE NEL COCITO https://www.youtube.com/watch?v=5_rKkzG6Vbg [26] Adventuring in the Zinzulusa Cave https://www.beautifulpuglia.com/zinzulusa-cave/ [27] IL PIANETA COCITO http://siba-ese.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/viewFile/i15910725v22p47/1876 [28] Grotta Zinzulusa https://visit.puglia.it/de/zinzulusa-hoehle [29] Among the 10 most important caves in the world is the Zinzulusa cave – italiani.it https://en.italiani.it/cave-zinzulusa-salento/ [30] 49 http://siba-ese.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/download/22707/19074 [31] Nel cuore del centro storico di Grotte di Castro, l’aria profuma … https://www.facebook.com/tusciafotografia/videos/nel-cuore-del-centro-storico-di-grotte-di-castro-laria-profuma-di-storia-e-dediz/1477357484072133/