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È morto Federico “Iko” Lanaro, fondatore del Gruppo Speleologi Malo
Condividi Il mondo della speleologia vicentina ricorda il custode della memoria del GSM, nato nel 1968. I funerali si terranno giovedì 20 agosto alle 10 nel Duomo di Malo. La scomparsa di Federico Lanaro Martedì 18 agosto è morto Federico Bartolomeo Lanaro, conosciuto nella comunità speleologica e nella sua Malo come “Iko di Malo”. La notizia è stata diffusa dal Gruppo Speleologi Malo, il GSM che Lanaro aveva contribuito a fondare nel 1968 e al quale era rimasto legato per tutta la vita.
È morto Federico “Iko” Lanaro, fondatore del Gruppo Speleologi Malo
Il mondo della speleologia vicentina ricorda il custode della memoria del GSM, nato nel 1968. I funerali si terranno giovedì 20 agosto alle 10 nel Duomo di Malo.
La scomparsa di Federico Lanaro
Martedì 18 agosto è morto Federico Bartolomeo Lanaro, conosciuto nella comunità speleologica e nella sua Malo come “Iko di Malo”. La notizia è stata diffusa dal Gruppo Speleologi Malo, il GSM che Lanaro aveva contribuito a fondare nel 1968 e al quale era rimasto legato per tutta la vita.
Il gruppo lo ricorda come “el pi vecio e papà”. Non era soltanto uno dei fondatori. Per il GSM rappresentava anche un riferimento umano, una memoria storica e un custode dei valori costruiti negli anni. Il suo desiderio era che il gruppo restasse forte, unito e capace di trasmettere la propria storia alle generazioni successive.
Le parole del GSM
‘Martedì 18 agosto è morto Federico Bartolomeo Lanaro, più conosciuto come Iko di Malo. Fondatore del gruppo GSM di Malo nel 1968 o come meglio amava firmarsi lui “el pi vecio e papà”. Custode e memoria storica del gruppo GSM che tanto amava e che ha sempre desiderato vedere forte, unito e capace di custodire nel tempo i suoi valori e la sua storia. Instancabile esploratore e maestro di passione, ha saputo unire la voglia contagiosa esplorativa col rigore e la meticolosità descrivendo sempre nei dettagli le esperienze fatte col gruppo e le collaborazioni condivise con altri gruppi speleo. Un abbraccio ai figli Michele e Stefano ed alla moglie Gaetana, sempre al suo fianco in una vita dentro e fuori dalla roccia. GSM Malo’
I funerali si svolgeranno giovedì 20 agosto alle ore 10 presso il Duomo di Malo. Alla moglie Gaetana, sempre al suo fianco nella vita familiare e nelle vicende legate alla montagna, e ai figli Michele e Stefano va il cordoglio della comunità speleologica.
Il Gruppo Speleologi Malo nato nel 1968
Il Gruppo Speleologi Malo fu fondato nel 1968 da un gruppo di giovani nel quale figuravano Federico Lanaro, Mino Dalla Vecchia, Fabio Sartori, Franco Lanaro, Enio Lanaro, Franco Pamato, Marcello Sterle, Leopoldo Andriolo e Girolamo Dircetti. Nel 1972 il GSM entrò a far parte della Sezione CAI di Malo.
La storia del gruppo è legata alle esplorazioni del territorio vicentino e, in particolare, dell’Altopiano del Faedo-Casaron e del sistema carsico del Buso della Rana e del Buso della Pisatela. Il GSM ha partecipato alla scoperta e alla documentazione di nuove cavità, contribuendo anche all’incremento del catasto delle grotte del Veneto.
Nel corso degli anni l’associazione ha affiancato all’attività esplorativa una dimensione divulgativa. Mostre, proiezioni, visite guidate e corsi di speleologia hanno avvicinato alla conoscenza del mondo sotterraneo numerosi cittadini e giovani.
Iko di Malo tra esplorazione e documentazione
Nel ricordo del gruppo, Federico Lanaro viene descritto come un esploratore instancabile e un maestro di passione. La sua attività non si limitava alla discesa in grotta. Lanaro raccontava e documentava le esperienze con attenzione, ricostruendo le esplorazioni, le scoperte e le collaborazioni con altri gruppi speleologici.
Questa attitudine emerge anche nelle pubblicazioni del GSM. Nel volume realizzato per il cinquantesimo anniversario del gruppo, Lanaro firmò il racconto della fondazione del 12 aprile 1968. In quelle pagine rievocò la prima spedizione al Buso della Rana e la nascita del Gruppo Speleologi Malo, restituendo il punto di vista di chi aveva partecipato direttamente a quella fase iniziale.
Il volume contiene inoltre una sezione dedicata alla storia del GSM, con cronache delle attività, fotografie d’archivio e testimonianze sulle esplorazioni condotte in Veneto e in altre aree carsiche. La documentazione prodotta negli anni da Lanaro costituisce quindi una parte importante della memoria del gruppo.
Il legame con il Buso della Rana
Federico “Iko” Lanaro è stato anche autore, insieme a Matteo Scapin e Stefano Lillo Panizzon, di testi dedicati al territorio del sistema carsico Rana-Pisatela. Le sue descrizioni riguardano l’Altopiano del Faedo-Casaron, la geografia dell’area e i rapporti tra morfologia, rocce carbonatiche e circolazione delle acque sotterranee.
Il Buso della Rana è uno dei principali riferimenti della speleologia vicentina. L’area comprende una rete di cavità e corsi d’acqua sotterranei sviluppati in un contesto carsico complesso. Le esplorazioni del GSM hanno contribuito alla conoscenza delle gallerie, dei rami e degli abissi dell’altopiano.
Nei suoi scritti Lanaro univa il dato tecnico alla narrazione dell’esperienza. Rilievi, osservazioni sul comportamento delle acque, descrizioni degli ambienti e ricordi personali diventavano parte di una documentazione utile sia agli speleologi sia a chi desiderava comprendere il territorio.
La memoria del GSM
Il Gruppo Speleologi Malo ha ricordato Lanaro come una figura capace di unire entusiasmo esplorativo, rigore e meticolosità. Il suo contributo si è sviluppato nel tempo attraverso l’attività sul campo, la gestione della memoria associativa e la collaborazione con altri gruppi.
Per il GSM, la perdita di Iko di Malo riguarda quindi una persona e, insieme, un pezzo della propria storia. La sua attenzione verso gli archivi, le relazioni e i racconti delle esplorazioni ha lasciato materiali che continueranno a documentare l’evoluzione della speleologia maladense.
Il cordoglio espresso dal gruppo è rivolto alla famiglia e, in particolare, alla moglie Gaetana e ai figli Michele e Stefano. L’ultimo saluto sarà celebrato giovedì mattina nel Duomo di Malo.
Fonti
- Gruppo Speleologi CAI Malo, pagina storica del gruppo: http://www.speleologiaveneta.it/index.php/gruppi-aderenti/item/gruppo-speleologi-cai-malo
- Gruppo Speleologi Malo, volume “Papesatan”, cinquantesimo anniversario del GSM: https://www.speleomalo.it/wp-content/uploads/2018/06/Papesatan-LIBRO-50%C2%B0-2018.pdf
- Buso della Rana, “Il territorio – Sistema carsico Rana-Pisatela”: https://www.busodellarana.it/il-territorio/
- Gruppo Speleologi Malo, sito ufficiale: https://www.speleomalo.it/
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Scintilena

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Buca dei Ladri: uno studio sulla rete trofica dell’ecosistema ipogeo tra guano e pipistrelli
Condividi Uno sguardo approfondito sulla biologia della grotta toscana Un gruppo di ricerca ha presentato uno studio preliminare sull’ecosistema ipogeo della “Buca dei Ladri”, cavità?? situata in località Agnano (Pisa, Toscana). Il lavoro, condotto dal Gruppo Speleologico Archeologico Livornese in collaborazione con l’Universitਤ degli Studi di Pisa, ha ricostruito la rete trofica legata ai consistenti depositi di guano prodotti da un’importante popolazione di pipistrelli. L’indagine
Buca dei Ladri: uno studio sulla rete trofica dell’ecosistema ipogeo tra guano e pipistrelli
Uno sguardo approfondito sulla biologia della grotta toscana
Un gruppo di ricerca ha presentato uno studio preliminare sull’ecosistema ipogeo della “Buca dei Ladri”, cavità?? situata in località Agnano (Pisa, Toscana).
Il lavoro, condotto dal Gruppo Speleologico Archeologico Livornese in collaborazione con l’Universitਤ degli Studi di Pisa, ha ricostruito la rete trofica legata ai consistenti depositi di guano prodotti da un’importante popolazione di pipistrelli.
L’indagine ha permesso di identificare almeno 25 specie appartenenti a 8 diversi phyla, inclusi Eucarioti unicellulari come Ciliophora, Amoebozoa e Cercozoa. I ricercatori hanno formulato un modello preliminare di rete trofica che descrive le relazioni ecologiche esistenti in questo ambiente limite.
Metodologia dello studio ecosistema ipogeo Buca dei Ladri
La grotta presenta una profondità massima di 34 metri, con un ulteriore bacino lacustre di 11 metri situato al livello della falda freatica sotterranea. I ricercatori hanno posizionato 9 stazioni di campionamento lungo tutto il profilo della cavità??, dalla zona di ingresso fino alle parti più profonde.
In ciascuna stazione sono stati raccolti circa 20 ml di materiale (acqua e/o guano) utilizzando provette Falcon da 50 ml. I campioni sono stati osservati in laboratorio tramite microscopio binoculare Leica Wild M3C, con osservazioni ripetute da due operatori diversi nel corso di circa due settimane.
Parallelamente, nelle medesime 9 stazioni sono stati rilevati i valori di temperatura e umiditਤ, oltre all’osservazione diretta degli invertebrati presenti, evitando il posizionamento di trappole. La temperatura è stata mantenuta costante a 19°C con illuminazione artificiale per 12 ore al giorno, secondo protocollo standard di laboratorio.
Rete trofica guanobia e organismi identificati
Sulla base delle osservazioni effettuate, i ricercatori hanno ipotizzato i rapporti trofici esistenti tra i vari organismi. Il modello trofico qualitativo organizzato per la “Buca dei Ladri” assume valore locale e non risulta al momento esportabile in altre realtà.
Gli organismi presenti nei depositi di guano traggono nutrimento direttamente dal materiale organico in decomposizione, sfruttando i nutrienti o la componente batterica. I predatori si posizionano ai livelli trofici superiori della catena alimentare ipogea.
La presenza di abbondanti comunità di chirotteri determina una situazione particolare capace di generare una specifica associazione definita guanobia. Questa associazione si sviluppa in presenza di depositi di guano ricchi di nutrienti quali carbonio, azoto e fosforo.
Importanza ecologica del guano di pipistrello nell’ecosistema sotterraneo
Il guano rappresenta una risorsa essenziale per molte forme di vita cavernicole. Su di esso si stabiliscono comunità animali particolari costituite da poche specie ma da numerosi individui con regime alimentare specializzato: i guanobi.
Tra gli organismi che traggono beneficio dal guano vi sono batteri e funghi decompositori, che trasformano la materia organica in nutrienti disponibili. Seguono insetti e artropodi cavernicoli, come coleotteri e diplopodi, che si nutrono direttamente del guano o delle comunità microbiche che lo colonizzano.
I predatori specializzati, come ragni e pseudoscorpioni, si alimentano degli invertebrati associati ai depositi di guano. Lo studio ha confermato che il guano di pipistrello rappresenta un elemento chiave nella catena trofica delle grotte e contribuisce al mantenimento della biodiversitਤ negli ecosistemi sotterranei.
Aggiornamenti e ricerche correlate sull’ecosistema Buca dei Ladri
Ricerche più recenti hanno approfondito lo studio della stessa cavità?? con monitoraggio standardizzato mensile della durata di un anno. Questi studi hanno identificato 31 specie di macroinvertebrati nella grotta, sia come morfospecie che come lignaggi molecolari, basandosi sui geni mitocondriali COI e nucleari 18S.
Le osservazioni hanno mostrato un aumento della diversitਤ delle specie con l’aumentare della complessitਤ strutturale e la presenza di pipistrelli. Una minore diversitਤ è stata riscontrata nei substrati dominati dal guano, probabilmente a causa dell’etਤ avanzata e del conseguente basso valore nutrizionale dei depositi storici di guano.
I cambiamenti nell’abbondanza delle specie all’interno della grotta sono stati spiegati principalmente dalle differenze nella complessitਤ strutturale tra i quadrati di campionamento. La distanza dall’ingresso della grotta ha spiegato soprattutto la sostituzione delle specie.
Conservazione e implicazioni per la biospeleologia italiana
I risultati sottolineano l’importanza di preservare popolazioni sane di pipistrelli e un’elevata eterogeneitਤ dell’habitat all’interno della grotta. Questa conservazione risulta fondamentale per il mantenimento a lungo termine delle uniche associazioni di macroinvertebrati della cavità??.
I dati raccolti trovano parziale riscontro in altri lavori, per la quasi totalitਤ relativi a grotte extraeuropee. I livelli trofici e i phyla identificati risultano confrontabili con quanto riscontrato in studi simili, anche se ciò non vale per quanto riguarda le specie specifiche.
Questo contributo, bench騤 preliminare, può essere considerato come una prima esperienza che ha analizzato la componente degli Eucarioti unicellulari in questo ambiente limite. Il modello costituisce un’importante base di partenza che mira a quantizzare i rapporti trofici esistenti.
Fonti

- Battistel D. et al. (2025). “Macroinvertebrate diversity patterns in a guano-rich temperate cave”. bioRxiv. https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2025.02.09.637321v1
- Scintilena (2025). “Il Ruolo del Guano di Pipistrello negli Ecosistemi Sotterranei”. https://www.scintilena.com/il-ruolo-del-guano-di-pipistrello-negli-ecosistemi-sotterranei/02/08/
- Ferreira R., Parentoni Martins R. (1999). “Trophic structure and natural history of bat guano invertebrate communities, with special reference to Brazilian caves”. Tropical Zoology, 12: 231-252. https://digitalcommons.usf.edu/kip_articles/5521/
- Mammola S. (2019). “Finding answers in the dark: caves as models in ecology fifty years after Poulson and White”. Ecography, 42: 1331–1351.
- Bianucci G. (1980). “Ricerche speleologiche alla buca dei ladri”. Atti della Società Toscana di Scienze Naturali, Memorie, Serie A, 87:261-274. http://www.stsn.it/AttiA1980/bianucci.pdf
- WoRMS Editorial Board (2022). World Register of Marine Species. https://www.marinespecies.org
- Serena F., Meluzzi C. (1997). “Species assemblages and light trend in the zoning of Tana di Casteltendine (Lucca-Italy) entrance”. Mémoires de Biosp騤ologie, 24: 183-190.
- McClure H.E., Lim B., Winn S.E. (1967). “Fauna of the Dark Cave, Batu Caves, Kuala Lumpur”. Pacific insects, 9 (3): 299-428.
- Moulds T.A. (2005a). “Diversity and Biogeography of Subterranean Guano Arthropod Communities of the Flinders Ranges, South Australia”. Proceedings of the Linnean Society of New South Wales, 126: 125-132.
- Moulds T.A. (2005b). “Guanophilic invertebrate ecology and conservation in caves”. ACKMA Conference, Westport, NZ., 1-7.
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Speleologický klub ORCUS Bohumín

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Jeskyně Kyklop a Žánova díra propojeny. Že by to byl objev roku 2026?
Objevy v jeskyně Žánova díra nás nenechaly spát. Je nutné je dokumentovat, mapovat, nafotit. A hned vedle leží větší jeskyně Kyklop a ta slibuje také nějaká překvapení a novou mapovou dokumentaci za pomocí laserové technik. Hlavní útok na hlubiny Žánovy díry přišel 18 srpna. Pod vrchol Kněhyně Vyzbrojeni vrtačkami, sbíjecím kladivem a mapovacím vybavení. vyrazili Kuba V., Monika, Láďa, Leny., Krista a Pepa. Samozřejmě do nových objevů chtěli všichni. Jenže ze vstupní pukliny vede na spodní
Jeskyně Kyklop a Žánova díra propojeny. Že by to byl objev roku 2026?
Objevy v jeskyně Žánova díra nás nenechaly spát. Je nutné je dokumentovat, mapovat, nafotit. A hned vedle leží větší jeskyně Kyklop a ta slibuje také nějaká překvapení a novou mapovou dokumentaci za pomocí laserové technik. Hlavní útok na hlubiny Žánovy díry přišel 18 srpna. Pod vrchol Kněhyně Vyzbrojeni vrtačkami, sbíjecím kladivem a mapovacím vybavení. vyrazili Kuba V., Monika, Láďa, Leny., Krista a Pepa.
Samozřejmě do nových objevů chtěli všichni. Jenže ze vstupní pukliny vede na spodní patra opravu velmi úzká, “kalibrační” puklina. Nejdříve zkouší proniknout Pepa – vždyť Žánovu díru v r. 1981 objevil a zmapoval. Jenže za 45 let je vše jinak. Hrudník ho nepouští. Pak se o to pokouší Láďa a dopadl stejně.
Ale do Žánovky lehce proniká Monika, za ní Kuba a nakonec se probíjí i Kristýna. Zatím co Monika s Kristou, Pepou narychlo vyškoleni ve fotografování, dokumentují opravdu veliké nové prostory s vertikálami hlubokými až 10 metrů, Kuba sbíjecím kladivem rozšiřuje některé partie a pokouší se další objevy. Až na povrch je slyšet do hlubin padající balvany.
Pohybujeme se v v šedých godulských pískovcích, ale stěny nových objevů jsou opravdu hodně barevné a místy pokryty zajímavými nátekovými formami červené barvy
Ostatní ale také nezahálejí. Leny vede mapování v jeskyni Kyklop a hlavním jeho sekundantem je Láďa. A berou to opravdu poctivě. Po čtyřech hodinám v podzemí při mapování nejzazších partií se jim zdá, že někde z podzemí slyší upovídanou Moniku, která fotografuje v nových objevech Žánovy díry. Že by existovalo spojení mezi oběma jeskyněmi? A opravu v jednom z mapovaných výběžků se daří nejdříve navázat hlasový kontakt a po odstraněná několika balvanů si obě skupiny podávají ruce. Průlez je prozatím velmi malý a vede sesunutými balvany, které hrozí zřícením. A tak dokud průlezem neprojde speleolog, nelze jeskyni Kyklop a Žánovu díru považovat za propojené v jeden systém.
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Invertebrati ipogei, la distribuzione nella grotta cambia tra suolo e pareti
Condividi Il monitoraggio nella Grotta del Baraccone mostra il ruolo dei microhabitat e del gradiente dall’ingresso alle zone profonde Uno studio condotto nella Grotta del Baraccone, a Bagnasco, in provincia di Cuneo, analizza la distribuzione degli invertebrati ipogei considerando insieme il terreno e le pareti della cavità. Il lavoro, firmato da Valentina Balestra, Enrico Lana, Cristina Carbone, Jo De Waele, Raoul Manenti e Loris Galli, propone un metodo di monitoraggio capace di legger
Invertebrati ipogei, la distribuzione nella grotta cambia tra suolo e pareti
Il monitoraggio nella Grotta del Baraccone mostra il ruolo dei microhabitat e del gradiente dall’ingresso alle zone profonde
Uno studio condotto nella Grotta del Baraccone, a Bagnasco, in provincia di Cuneo, analizza la distribuzione degli invertebrati ipogei considerando insieme il terreno e le pareti della cavità.
Il lavoro, firmato da Valentina Balestra, Enrico Lana, Cristina Carbone, Jo De Waele, Raoul Manenti e Loris Galli, propone un metodo di monitoraggio capace di leggere la grotta come un ambiente tridimensionale.
La ricerca ha censito 62 specie e 3.630 individui nel corso di un anno. Sono state riconosciute almeno 20 specie troglofile e cinque troglobie. I risultati indicano che umidità, luce e temperatura influenzano la presenza e l’abbondanza di molti gruppi. La composizione delle comunità varia anche in relazione alla posizione nella cavità.
Biospeleologia e distribuzione degli invertebrati ipogei
Gli ambienti sotterranei sono caratterizzati da assenza di luce, umidità elevata, ridotta disponibilità di energia e temperature più stabili rispetto alla superficie. Queste condizioni selezionano comunità composte da organismi con diversi livelli di adattamento alla vita ipogea.
Le specie troglofile possono utilizzare sia l’ambiente sotterraneo sia quello superficiale. I troglobi, invece, dipendono dalle condizioni della grotta e spesso mostrano adattamenti marcati, come depigmentazione, riduzione degli occhi e sviluppo di appendici sensoriali.
La distribuzione degli invertebrati ipogei non è uniforme. Vicino all’ingresso arrivano detriti vegetali, prede e altra materia organica. Nelle aree profonde, gli apporti energetici sono più limitati. Le comunità rispondono quindi a un gradiente ambientale che procede dall’esterno verso l’interno.
Metodi di campionamento sul terreno e sulle pareti
La Grotta del Baraccone è lunga circa 40 metri e raggiunge una profondità di otto metri. Si sviluppa in un’alternanza di calcari e dolomie. L’ingresso, stretto e ripido, favorisce la caduta di detriti vegetali, che possono essere trasportati nei settori più interni.
I ricercatori hanno individuato otto aree di campionamento. In sette aree sono stati applicati due metodi distinti: quadrati di un metro per lato sul terreno e transetti lunghi due metri sulle pareti. Un’area comprendeva soltanto un transetto verticale.
Le osservazioni sono state svolte ogni mese per dodici mesi. Ogni sessione è durata quindici minuti e si è tenuta tra le 10 e le 16, con gli stessi due operatori. Gli individui sono stati osservati direttamente, fotografati e raccolti temporaneamente per evitare doppi conteggi. Dopo la verifica, gli esemplari vivi sono stati rilasciati.
Il protocollo ha incluso misure di temperatura, umidità relativa e intensità luminosa. Sono stati considerati anche il substrato, la materia organica, la presenza di funghi, feci, acqua, fratture e pietre. Alcuni campioni mineralogici già fratturati sono stati analizzati con diffrazione a raggi X.
Differenze tra fauna terrestre e fauna parietale
Il risultato più rilevante riguarda la separazione tra le comunità del terreno e quelle delle pareti. Gli invertebrati ipogei osservati sul suolo cambiano in modo significativo tra le diverse aree della grotta. La fauna parietale, invece, appare più omogenea lungo la cavità.
La differenza rimane evidente anche quando la distanza dall’ingresso è simile. Questo dato indica che la dimensione verticale non è un dettaglio del campionamento. Pareti e pavimenti offrono condizioni differenti per movimento, rifugio, alimentazione e riproduzione.
Le pareti possono presentare microfessure, superfici umide e percorsi di dispersione non disponibili sul terreno. Il suolo, dal canto suo, concentra detriti, sedimenti e materiali organici. Di conseguenza, una ricerca limitata al piano di calpestio rischia di descrivere solo una parte della comunità sotterranea.
La composizione mineralogica non è risultata decisiva per spiegare tutte le differenze. La variabilità dei substrati era ridotta tra i microhabitat analizzati. Alcuni organismi hanno comunque mostrato preferenze per determinati materiali.
Il gradiente dall’ingresso alle zone interne
Gli indici di biodiversità hanno registrato valori più elevati nelle aree prossime all’ingresso. I valori più bassi sono stati osservati nei settori interni. Il dato è coerente con la maggiore disponibilità di materia organica e con l’influenza delle condizioni esterne nella zona d’accesso.
La temperatura tende a stabilizzarsi procedendo verso l’interno. Questo fattore sembra influenzare soprattutto la fauna terrestre. L’umidità e la luce, invece, hanno mostrato un’influenza più ampia su molti taxa.
Il quadro non è identico per ogni specie. La risposta dipende dal grado di adattamento, dalla mobilità e dalle risorse utilizzate. Lo studio mostra quindi un gradiente generale, ma anche una struttura più complessa tra microhabitat orizzontali e verticali.
Monitoraggio ambientale e bioindicatori
Il lavoro sulla Grotta del Baraccone si collega agli sviluppi recenti della biospeleologia italiana. Nel 2026, a Costacciaro, l’incontro “Sentinelle nel buio” ha posto al centro il ruolo degli organismi sotterranei come bioindicatori di alterazioni microclimatiche, presenza umana, turismo e cambiamento climatico.
Nello stesso filone rientrano i monitoraggi ambientali della Grotta di Gana ‘e Gortoe, in Sardegna, basati su sonde multiparametriche, misure di temperatura e umidità e rilevazioni della CO2. La raccolta continuativa consente di confrontare la situazione di riposo della cavità con il periodo di utilizzo didattico.
Anche la ricerca sulle specie invasive amplia il campo del monitoraggio ipogeo. Un progetto avviato in Kosovo ha concentrato l’attenzione sul gambero rosso della Louisiana, specie capace di alterare gli ecosistemi acquatici e di competere con la fauna nativa. Queste esperienze mostrano l’importanza di protocolli ripetibili, localizzazioni precise e integrazione tra dati biologici, ambientali e geomorfologici.
Nuove prospettive per la ricerca speleologica
La ricerca sulla distribuzione degli invertebrati ipogei suggerisce di adottare campionamenti combinati. Quadrati sul terreno, transetti sulle pareti, osservazioni fotografiche e misure microclimatiche possono fornire una descrizione più completa della comunità.
Le tecniche genetiche, il DNA barcoding e il metabarcoding possono aiutare a riconoscere specie difficili da distinguere sul campo. La standardizzazione dei dati favorisce confronti tra grotte diverse e permette di individuare variazioni legate a clima, frequentazione umana e trasformazioni del territorio.
La tutela deve considerare l’intero sistema sotterraneo. Le grotte non sono ambienti isolati, ma parti di reti di fratture, corsi d’acqua e connessioni ecologiche. Anche la protezione dei chirotteri si inserisce in questa visione: Tutela Pipistrelli ricorda che difendere i rifugi significa proteggere anche gli habitat utilizzati per alimentazione e riposo.
Un modello utile per la biospeleologia italiana
Lo studio piemontese conferma che la distribuzione degli invertebrati ipogei dipende da più fattori e non può essere ricondotta alla sola distanza dall’ingresso. Il gradiente esterno-interno è importante, ma deve essere letto insieme alla separazione tra terreno e pareti.
Il monitoraggio mensile della Grotta del Baraccone offre un riferimento metodologico per studi futuri. La combinazione tra osservazione diretta, quadrati, transetti, parametri ambientali e analisi statistiche permette di distinguere variazioni stagionali e differenze spaziali.
Per la gestione delle cavità naturali, il messaggio è pratico: conoscere la fauna richiede campionare più microhabitat e ripetere le osservazioni nel tempo. Solo una documentazione completa può sostenere interventi di conservazione proporzionati alla fragilità degli ecosistemi sotterranei.
Fonti
XXIII Congresso Nazionale di Speleologia
La melodia delle grotte
Ormea (CN) 2-5 giugno 2022
Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia
s. II, 42, 2022
Valutazione della dinamica distributiva degli invertebrati ipogei
Valentina Balestra (a,b), Enrico Lana (b), Cristina Carbone (b,c), Jo De Waele (d), Raoul Manenti (e), Loris Galli (c)
Balestra V., Lana E., Carbone C., De Waele J., Manenti R., Galli L. (2021), “Don’t forget the vertical dimension: assessment of distributional dynamics of cave-dwelling invertebrates in both ground and parietal microhabitats”.
https://subtbiol.pensoft.net/article/71805
Scintilena, “Sentinelle nel buio: bioindicatori in grotta per leggere il cambiamento negli ambienti ipogei di Monte Cucco”.
https://www.scintilena.com/sentinelle-nel-buio-bioindicatori-in-grotta-per-leggere-il-cambiamento-negli-ambienti-ipogei-di-monte-cucco/02/26/
Scintilena, “Monitoraggio della Grotta di Gana ‘e Gortoe: un progetto di studio dell’ecosistema ipogeo”.
https://www.scintilena.com/monitoraggio-della-grotta-di-gana-e-gortoe-un-progetto-di-studio-dellecosistema-ipogeo/11/17/
Scintilena, “Monitoraggio specie invasive nelle grotte del Kosovo”.
https://www.scintilena.com/monitoraggio-specie-invasive-nelle-grotte-del-kosovo-ricerca-scientifica-internazionale-per-la-protezione-degli-ecosistemi-sotterranei/09/13/
Scintilena, “Progetto Elba Sotterranea: un anno di ricerche svela la biodiversità ipogea nascosta dell’isola d’Elba”.
https://www.scintilena.com/progetto-elba-sotterranea-un-anno-di-ricerche-svela-la-biodiversita-ipogea-nascosta-dellisola-delba/02/28/
Tutela Pipistrelli, “La sezione speleo”.
https://www.tutelapipistrelli.it/la-sezione-speleo/
CNR, progetto SHOWCAVE.
https://www.cnr.it/it/progetti-di-ricerca/progetto/39773/showcave-a-multidisciplinary-research-project-to-study-classify-and-mitigate-the-environmental-impact-in-tourist-caves-dba-ad002-294
LifeWatch Italy, “Towards the new Checklist of the Italian Fauna”.
https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc
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La malattia verde delle grotte turistiche: efficacia dei trattamenti contro la lampenflora
Condividi Lampenflora nelle grotte turistiche: studio su Pertosa-Auletta confronta candeggina, perossido e UVC per il controllo del biodeterioramento Introduzione al problema lampenflora L’illuminazione artificiale installata nelle grotte aperte al turismo favorisce lo sviluppo di biofilm fotosintetici sulle pareti e sugli speleotemi, un fenomeno noto come lampenflora. Queste comunità microbiche, composte principalmente da cianobatteri e alghe verdi, rappresentano una delle princip
La malattia verde delle grotte turistiche: efficacia dei trattamenti contro la lampenflora
Lampenflora nelle grotte turistiche: studio su Pertosa-Auletta confronta candeggina, perossido e UVC per il controllo del biodeterioramento
Introduzione al problema lampenflora
L’illuminazione artificiale installata nelle grotte aperte al turismo favorisce lo sviluppo di biofilm fotosintetici sulle pareti e sugli speleotemi, un fenomeno noto come lampenflora. Queste comunità microbiche, composte principalmente da cianobatteri e alghe verdi, rappresentano una delle principali sfide per la conservazione delle grotte turistiche a causa delle alterazioni estetiche, fisiche e chimiche che inducono sui substrati colonizzati.
La ricerca condotta sulle Grotte di Pertosa-Auletta (Salerno, Italia) ha fornito nuovi dati sulla fisiologia di questi biofilm e sull’efficacia dei metodi di controllo più utilizzati, offrendo indicazioni preziose per una gestione sostenibile del turismo speleologico.
Caratterizzazione fisiologica della lampenflora
Le analisi di riflettanza condotte sui biofilm delle Grotte di Pertosa-Auletta hanno rivelato una capacità insolita di assorbire la totalità°° dello spettro della luce visibile (400-700 nm), riflettendo solo la radiazione nel vicino infrarosso (700-800 nm). Questo comportamento differisce da quello delle comuni comunità fotosintetiche e suggerisce la produzione di pigmenti accessori secondari e l’adozione di regimi metabolici mixotrofi o eterotrofi.
La misurazione della fluorescenza della clorofilla (Fv/Fm) ha mostrato valori compresi tra 0,62 e 0,72, indicativi di una buona attività fotosintetica anche in condizioni di scarsa radiazione fotosinteticamente attiva (PAR da 1,85 a 4,01 ?mol m?2 s?1). Le osservazioni al microscopio elettronico a emissione di campo (FE-SEM) hanno evidenziato la presenza di filamenti di cianobatteri, alghe verdi e diatomee intrecciati con granuli minerali del substrato.
La matrice del biofilm promuove processi di corrosione della roccia attraverso la secrezione di acidi organici e favorisce la precipitazione di minerali secondari, come bastoncelli di calcite e depositi di moonmilk. Questi processi di biodeterioramento causano alterazioni irreversibili sulle superfici colonizzate, compromettendo il valore estetico e scientifico delle formazioni speleologiche.
Composizione tassonomica delle comunità
Le analisi di sequenziamento genetico (NGS) dei geni 16S e 18S rRNA hanno identificato i cianobatteri come il phylum più abbondante tra i procarioti, con la specie Brasilonema angustatum come dominante. Tra gli eucarioti, il phylum Streptophyta è risultato prevalente, rappresentato esclusivamente dalla specie di muschio Ephemerum spinulosum.
In alcune aree più profonde della grotta, è stata rilevata una predominanza di Chlorophyta, con la specie Pseudostichococcus monallantoides, un’alga verde marina tollerante alla salinità°° e alla disidratazione. La presenza di questa specie, insolita in ambienti sotterranei, potrebbe essere correlata alla pressione antropica derivante dalle attività turistiche.
La diversità°° microbica della lampenflora risulta complessivamente bassa secondo gli indici di Shannon e Simpson, con una maggiore biodiversità°° nelle aree più vicine all’ingresso della grotta, probabilmente a causa della maggiore influenza delle condizioni atmosferiche esterne.
Efficacia dei trattamenti chimici
Lo studio ha confrontato l’efficacia di tre metodi di controllo della lampenflora ampiamente utilizzati: ipoclorito di sodio (NaClO, candeggina commerciale), perossido di idrogeno (H2O2) e irradiazione con luce UVC. Otto aree di 50×°50 cm colonizzate da lampenflora sono state trattate una volta al mese con questi metodi, mentre due aree non trattate sono state utilizzate come controllo.
Il trattamento con NaClO ha dimostrato una notevole efficacia nella disinfezione delle superfici colonizzate, con effetti duraturi nel tempo. Dopo il trattamento, le misurazioni di fluorescenza della clorofilla sono scese a zero, indicando la cessazione dell’attività°° biologica.
Al contrario, le superfici trattate con H2O2 hanno mostrato un rapido recupero dei biofilm già dopo tre mesi dal trattamento, specialmente dopo il periodo di chiusura forzata dovuto alla pandemia Covid-19. Questo suggerisce che il perossido di idrogeno non elimina completamente la biomassa morta, favorendo il recupero del biofilm e la colonizzazione da parte di microrganismi opportunisti.
Limiti dei trattamenti e resistenza microbica
Entrambi i trattamenti chimici si sono dimostrati efficaci nell’eliminazione dei fotoautotrofi, ma hanno mostrato limiti significativi contro altri gruppi microbici. I phyla batterici Proteobacteria e Bacteroidetes sono risultati resistenti a entrambi i trattamenti, persistendo sulle superfici trattate.
Tra gli eucarioti, i phyla Apicomplexa e Cercozoa hanno mostrato resistenza ai trattamenti chimici, con una presenza residua rilevata dopo le applicazioni di H2O2 e NaClO. Il trattamento con H2O2 ha mostrato una maggiore efficacia rispetto al NaClO nell’eliminazione del phylum Streptophyta, ma entrambi i metodi hanno lasciato gruppi non classificati e altri taxa resistenti.
L’irradiazione con lampade UVC germicide, proposta come metodo “green” per non produrre sottoprodotti di reazione, non ha mostrato alcun effetto significativo sui biofilm con i protocolli utilizzati nello studio sperimentale. Le superfici trattate con UVC hanno mostrato una tendenza simile alle aree di controllo non trattate.
Implicazioni per la gestione delle grotte turistiche
I risultati dello studio evidenziano la necessità di approcci integrati per il controllo della lampenflora nelle grotte turistiche. La candeggina commerciale rimane il metodo più efficace ed economico, nonostante i potenziali impatti negativi sull’ecosistema ipogeo. L’uso di H2O2, pur essendo meno aggressivo, richiede applicazioni più frequenti a causa del rapido recupero dei biofilm.
La ricerca suggerisce che intervenire sulle lunghezze d’onda della luce per controllare la crescita della lampenflora potrebbe essere inefficace, data la capacità di questi biofilm di adattarsi a diverse condizioni di illuminazione e di adottare regimi metabolici alternativi. Aumentare la distanza tra le fonti luminose e le superfici rocciose, ridurre la durata e l’intensità°° dell’illuminazione, e utilizzare lunghezze d’onda appropriate (come la luce gialla a circa 580 nm) potrebbero contribuire a inibire la crescita della lampenflora.
La gestione sostenibile delle grotte turistiche dovrebbe concentrarsi sulla rimozione attiva dei biofilm fotosintetici piuttosto che su strategie basate sulla regolazione delle visite o sui periodi di chiusura, che si sono dimostrati inefficaci nel ridurre la concentrazione di lampenflora.
Aggiornamenti e ricerche recenti
Studi successivi hanno confermato e ampliato i risultati ottenuti sulle Grotte di Pertosa-Auletta. Una ricerca pubblicata su Scientific Reports nel 2024 ha approfondito la caratterizzazione multidisciplinare della lampenflora, confermando la capacità di assorbimento totale dello spettro visibile e la presenza di processi di deterioramento sia distruttivi che costruttivi.
Un’analisi comparativa pubblicata su Biofouling nel 2023 ha valutato gli effetti di tre trattamenti contrastanti sia sulla comunità di lampenflora che sulla superficie rocciosa sottostante. Lo studio ha confermato che il NaClO mostra una buona capacità di disinfezione su periodi prolungati senza causare deterioramento apprezzabile della roccia, mentre il trattamento con H2O2 si è dimostrato corrosivo per le superfici rocciose coperte da depositi di vermicolazioni.
Ricerche condotte in altre grotte turistiche, come la Grotta di Ravništarka in Serbia, hanno documentato lo sviluppo di lampenflora distinta e diversificata in prossimità°° delle luci artificiali, confermando la natura globale di questo problema per le grotte turistiche. Uno studio del 2025 su biofilm subaerei in grotte della Spagna settentrionale ha isolato 58 ceppi di cianobatteri, 24 alghe verdi e 41 funghi, evidenziando la specializzazione delle comunità cianobatteriche negli ambienti ipogei.
Prospettive future per la conservazione
La comprensione approfondita della fisiologia e della tassonomia della lampenflora rappresenta un prerequisito fondamentale per sviluppare strategie di controllo efficaci e sostenibili. Le indagini future, focalizzate sulla definizione del profilo metagenomico della lampenflora, cercheranno di chiarire le funzioni specifiche della comunità e le interazioni tra gli organismi che la compongono.
L’integrazione di approcci cultura-dipendenti e cultura-indipendenti permetterà°° una caratterizzazione più approfondita dei ceppi viventi, contribuendo ad aggiornare i sistemi di classificazione basati su livelli comunitari. La disponibilità di isolati coltivati fornisce la base per generare dati morfologici e condurre confronti di sequenze di DNA con ceppi autentici o ceppi tipo.
La gestione delle grotte turistiche dovrà bilanciare le esigenze di fruizione turistica con la conservazione degli ecosistemi ipogei, adottando protocolli standardizzati per il monitoraggio e il controllo della lampenflora che tengano conto delle specificità°° di ciascun sito.
Fonti
Atti del XXIII Congresso Nazionale di Speleologia “La melodia delle grotte”, Ormea (CN), 2-5 giugno 2022, Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, serie II, vol. 42, 2022.
URL: https://www.congressospeleo2020.it/wp-content/uploads/2023/11/ormea2.pdf
- Addesso R., Baldantoni D., De Waele J., Miller A.Z. (2024). “Unveiling the menace of lampenflora to underground tourist environments”. Scientific Reports, 14: 20789. https://www.nature.com/articles/s41598-024-66383-5
- Jung P., Briegel-Williams L., Nürnberg D.J., et al. (2025). “A glimpse into darkness: Diversity of culturable cyanobacteria, green algae and fungi from subaerial cave biofilms”. Journal of Phycology, 61(6): 1699-1717. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12718444/
- Addesso R., Baldantoni D., Cubero B., et al. (2023). “A multidisciplinary approach to the comparison of three contrasting treatments on both lampenflora community and underlying rock surface”. Biofouling, 39(2). https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/08927014.2023.2202314
- Popovi? S., Jakovljevi? K., ?etkovi? H., et al. (2025). “Life Under Artificial Light in a Unique Habitat: Exploring Lampenflora in Ravništarka Cave, Serbia”. Geomicrobiology Journal. https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/01490451.2025.2524543
- Mulec J. (2019). “Lampenflora”. In: White W.B., Culver D.C., Pipan T. (eds.), Encyclopedia of Caves, Elsevier, 635-641.
- Baquedano Esté°°vez C., Moreno Merino L., de la Losa Romá°°n A., Durá°°n Valsero J.J. (2019). “The lampenflora in show caves and its treatment: an emerging ecological problem”. International Journal of Speleology, 48(3): 249-277.
- Scheduling Closure Periods Is Not an Effective Management Strategy to Reduce Lampenflora in Show Caves. IRIS – University of Catania. https://www.iris.unict.it/handle/20.500.11769/686242
- Tomczyk-?ak K., Zielenkiewicz U. (2015). “Microbial Diversity in Caves”. Geomicrobiology Journal, 33: 1-20.
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Biospeleologia e biodiversità sotterranea: dalle grotte al reticolo invisibile delle fratture
Condividi Gli Atti di Ormea 2022 hanno rilanciato il ruolo della ricerca ipogea La biospeleologia italiana è chiamata a considerare l’ambiente sotterraneo nella sua interezza. Non solo le grotte accessibili alle persone, ma anche il reticolo di fessure, pori e cavità minori che attraversa la roccia. È questo uno dei temi centrali del contributo firmato da Pier Mauro Giachino, Elena Piano e Fabrizio Serena e pubblicato negli Atti del XXIII Congresso Nazionale di Speleologia “La melodia
Biospeleologia e biodiversità sotterranea: dalle grotte al reticolo invisibile delle fratture
Gli Atti di Ormea 2022 hanno rilanciato il ruolo della ricerca ipogea
La biospeleologia italiana è chiamata a considerare l’ambiente sotterraneo nella sua interezza.
Non solo le grotte accessibili alle persone, ma anche il reticolo di fessure, pori e cavità minori che attraversa la roccia.
È questo uno dei temi centrali del contributo firmato da Pier Mauro Giachino, Elena Piano e Fabrizio Serena e pubblicato negli Atti del XXIII Congresso Nazionale di Speleologia “La melodia delle grotte”, svolto a Ormea, in provincia di Cuneo, dal 2 al 5 giugno 2022.
Il testo è compreso nelle Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, serie II, volume 42, 2022.
Gli autori collegano la biodiversità sotterranea alle politiche di conservazione, alle attività speleologiche e all’evoluzione dei metodi di ricerca. Il contributo parte dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità e arriva a una revisione del modo in cui viene definito l’ambiente ipogeo.
Biospeleologia e Strategia Nazionale per la Biodiversità
La conservazione della biodiversità è diventata un tema stabile nelle politiche ambientali. L’Italia, come altri Paesi, ha sviluppato una Strategia Nazionale per la Biodiversità ispirata alla Convenzione sulla Diversità Biologica, adottata a Rio de Janeiro nel 1992.
Secondo gli Atti, la strategia nazionale si articola in tre ambiti: biodiversità e servizi ecosistemici, biodiversità e cambiamenti climatici, biodiversità e politiche economiche. A questi ambiti corrispondono tre obiettivi: conservare la biodiversità, ridurre gli effetti del cambiamento climatico e integrare la tutela della natura nelle decisioni economiche.
Gli autori osservano che nella Strategia Nazionale per la Biodiversità manca un riferimento esplicito alle specie e agli ecosistemi sotterranei. La lacuna riguarda un ambiente poco visibile, ma rilevante per il funzionamento dei sistemi naturali. Grotte, acquiferi, sorgenti e fratture sotterranee ospitano specie specializzate e partecipano ai processi idrologici e biologici che interessano anche la superficie.
Il contributo della Società Speleologica Italiana può inserirsi in questo quadro. La speleologia dispone di conoscenze territoriali, archivi, osservazioni sul campo e competenze tecniche utili per descrivere habitat difficili da raggiungere. Il rapporto tra speleologi, biologi e naturalisti può quindi sostenere il monitoraggio della biodiversità ipogea.
Dalla grotta all’ambiente sotterraneo esteso
Uno dei passaggi più importanti riguarda il cambiamento di prospettiva della biospeleologia. In passato la grotta era considerata il centro dell’ambiente sotterraneo. Le fratture della roccia venivano interpretate come spazi secondari, usati dalla fauna in caso di necessità.
Gli studi più recenti descrivono un ambiente sotterraneo esteso. Il reticolo di fessure rappresenta la componente principale. La grotta, in questa lettura, è una cavità più grande. È anche una delle poche parti del sistema che lo speleologo può attraversare direttamente.
Questa impostazione amplia il significato della parola biospeleologia. La ricerca non riguarda soltanto gli organismi osservabili lungo le gallerie. Comprende anche le comunità che vivono nei microambienti con poca o nessuna connessione diretta con la superficie. La conoscenza delle grotte diventa così una finestra su un sistema molto più vasto.
Il concetto è coerente con gli studi sul Milieu Souterrain Superficiel, noto anche come MSS. Una revisione scientifica ha descritto il MSS come una rete sotterranea di vuoti e fratture presente tra blocchi rocciosi, sedimenti e suolo. Questi ambienti possono collegare la superficie alle grotte profonde e ospitare specie ipogee, endogee e organismi provenienti dagli ambienti esterni. [web:8]
Topografie e limiti della conoscenza scientifica
Gli Atti propongono anche una riflessione sul significato delle topografie sotterranee. Il numero catastale attribuito a una grotta consente di identificarla e di organizzarne la documentazione. Il perimetro riportato sulla carta, però, non coincide necessariamente con i confini reali dell’ambiente biologico.
La topografia descrive ciò che è stato esplorato e rilevato. Il reticolo di microfessure può estendersi oltre le gallerie conosciute. Le mappe rappresentano quindi anche i limiti dell’esplorazione e degli strumenti disponibili.
Per la biospeleologia questo aspetto ha conseguenze concrete. Una grotta apparentemente isolata può essere collegata ad altri ambienti attraverso fratture, livelli permeabili, sedimenti e circuiti idrici. Le specie possono muoversi lungo percorsi non accessibili alle persone. La tutela di una cavità richiede perciò attenzione anche al bacino di alimentazione e alle aree di connessione sotterranea.
Impatto antropico sulla fauna delle grotte
Il testo degli Atti richiama in modo particolare l’impatto antropico, con riferimento alle cavità turistiche. La presenza umana può modificare temperatura, umidità, circolazione dell’aria e disponibilità di risorse organiche. Illuminazione, rumore, infrastrutture e frequenza delle visite possono influenzare le comunità biologiche.
Le pressioni non riguardano solo l’interno delle grotte. Inquinamento, urbanizzazione, agricoltura intensiva, alterazioni del drenaggio e captazioni idriche possono raggiungere gli ambienti sotterranei attraverso inghiottitoi e fratture. Gli acquiferi carsici sono particolarmente vulnerabili perché l’acqua può muoversi rapidamente nella rete di condotti.
Le misure di gestione devono essere proporzionate alle caratteristiche del sito. Tra gli strumenti possibili rientrano il controllo degli accessi, il monitoraggio stagionale, la regolazione dei percorsi e l’uso di sistemi di illuminazione compatibili con la fauna. I chirotteri richiedono attenzione nei periodi di riproduzione e svernamento.
Le novità della ricerca: monitoraggio e dati condivisi
Le ricerche recenti mostrano una crescita dell’interesse verso metodi non invasivi. Osservazioni lungo transetti, fototrappole, registrazioni acustiche, sensori ambientali e analisi del DNA ambientale possono integrare i campionamenti tradizionali.
Il DNA ambientale, o eDNA, permette di cercare tracce genetiche lasciate dagli organismi nell’acqua o nei sedimenti. Il metabarcoding può contribuire a riconoscere comunità complesse e specie difficili da osservare. Queste tecniche non sostituiscono il lavoro sul campo, ma lo completano.
Un aggiornamento significativo arriva dalla Puglia. Un progetto coordinato dal Laboratorio Ipogeo Salentino di Biospeleologia “Sandro Ruffo”, con università, CNR e National Biodiversity Future Center, ha raccolto dati su 109 specie, 224 siti e 622 record di presenza. Il dataset copre il periodo 1931-2024 ed è organizzato secondo lo standard Darwin Core. Il lavoro crea una base utile per confrontare dati storici e osservazioni recenti. [web:31]
La condivisione dei dati consente di individuare aree poco studiate, specie endemiche e possibili variazioni nella distribuzione della fauna. Per la biospeleologia italiana è un passaggio rilevante. Gli archivi locali possono diventare parte di reti scientifiche più ampie, con informazioni riutilizzabili nella ricerca e nella pianificazione ambientale.
Un quadro nazionale ancora fragile
I dati ISPRA più recenti confermano la pressione generale sulla biodiversità italiana. Il quinto rapporto nazionale relativo alla Direttiva Habitat, trasmesso nel 2025, indica che il 42% degli habitat valutati è in stato di conservazione inadeguato e il 48% in stato cattivo. Per le specie di interesse comunitario, il 29% presenta uno stato inadeguato e il 20% uno stato cattivo. [web:2]
Questi dati non descrivono esclusivamente gli ambienti sotterranei. Offrono però il contesto nel quale inserire la richiesta di maggiore attenzione per grotte, acquiferi e fauna ipogea. La conoscenza degli habitat sotterranei resta disomogenea. Anche in Europa sono state segnalate differenze tra Paesi nei metodi e nella frequenza del monitoraggio delle grotte. Una ricerca pubblicata nel 2026 ha indicato la necessità di protocolli standardizzati, formazione degli operatori e coordinamento tra enti. [web:48]
La biospeleologia tra ricerca, tutela e divulgazione
Gli Atti di Ormea descrivono la biospeleologia come un’attività condotta da persone con competenze diverse. Gli speleologi possono raccogliere osservazioni e materiali durante le esplorazioni. Biologi e naturalisti portano nella grotta metodi e domande scientifiche. Il risultato dipende dalla collaborazione tra professionalità e conoscenze locali.
Questo modello può sostenere programmi di citizen science, se le raccolte vengono realizzate con protocolli condivisi e nel rispetto delle specie. La documentazione deve includere posizione, data, condizioni ambientali, metodo di osservazione e livello di affidabilità dell’identificazione.
La divulgazione ha un ruolo parallelo. Nel 2026 la Commissione Biospeleologia della UIS e la Società Speleologica Italiana hanno promosso iniziative dedicate agli animali di grotta e alla biodiversità sotterranea. La campagna italiana ha indicato per il 2026 i ragni del genere Meta, tra cui Meta menardi e Meta bourneti, come specie simbolo per attirare l’attenzione sugli ambienti di transizione all’ingresso delle cavità. [web:29]
Il riconoscimento internazionale del carsismo
Un aggiornamento istituzionale riguarda la decisione dell’UNESCO di proclamare il 13 settembre Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. La ricorrenza è stata approvata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel 2025. Il riconoscimento richiama il valore scientifico, idrologico, ambientale e culturale degli ambienti carsici. [web:39]
La nuova giornata può favorire iniziative di monitoraggio, incontri pubblici e attività educative. Per la biospeleologia rappresenta anche uno spazio di comunicazione verso istituzioni e cittadini. Il tema centrale resta la necessità di conoscere il sottosuolo prima di definire misure di tutela.
Una prospettiva integrata per il futuro
Il contributo pubblicato negli Atti del XXIII Congresso Nazionale di Speleologia propone una direzione precisa. La biospeleologia deve superare una visione limitata alle cavità visitabili. L’ambiente sotterraneo è un sistema connesso, nel quale grotte, fratture, suolo, acque e superficie interagiscono.
Le priorità riguardano la raccolta di dati, la protezione degli acquiferi, il monitoraggio della fauna e la riduzione dell’impatto antropico. Servono inoltre standard comuni per rendere confrontabili le osservazioni nel tempo.
La speleologia può contribuire con esplorazioni, rilievi, conoscenza territoriale e presenza sul campo. La ricerca biologica può trasformare queste informazioni in indicatori utili alla conservazione. In questo quadro, la biospeleologia diventa uno strumento per leggere la biodiversità nascosta e per comprendere la funzione ecologica dell’intero ambiente sotterraneo.
Fonti
- Atti del XXIII Congresso Nazionale di Speleologia “La melodia delle grotte”, Ormea (CN), 2-5 giugno 2022, Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia, serie II, vol. 42, 2022. Contributo: Pier Mauro Giachino, Elena Piano, Fabrizio Serena, “Biospeleologia”. URL: https://www.congressospeleo2020.it/wp-content/uploads/2023/11/ormea2.pdf
- ISPRA, “Biodiversità – stato e minacce”, indicatori ambientali. URL: https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/temi/biodiversita-stato-e-minacce
- Mammola S., Giachino P.M., Piano E. et al., “Ecology and sampling techniques of an understudied subterranean habitat: the Milieu Souterrain Superficiel”, Naturwissenschaften, 2016. URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27714412/
- Scintilena, “Proteggere il mondo sotterraneo: biodiversità delle grotte, servizi ecosistemici e campagne Cave Animal of the Year”. URL: https://www.scintilena.com/proteggere-il-mondo-sotterraneo-biodiversita-delle-grotte-servizi-ecosistemici-e-campagne-cave-animal-of-the-year/05/08/
- Scintilena, “Un nuovo punto di riferimento per la biospeleologia: pubblicato il primo dataset completo sulla fauna sotterranea pugliese”. URL: https://www.scintilena.com/un-nuovo-punto-di-riferimento-per-la-biospeleologia-pubblicato-il-primo-dataset-completo-sulla-fauna-sotterranea-pugliese/06/08/
- UNESCO, “International Day of Caves and Karst”, documento della 43ª Conferenza generale, 2025. URL: https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000396090
- “Exploring stakeholders’ apprehensions and perceptions of subterranean biodiversity monitoring in Europe”, 2026. URL: https://link.springer.com/10.1007/s10531-026-03424-7
- Scintilena, “Giornata mondiale della Biodiversità: anche le grotte custodiscono specie preziose, i ragni Meta protagonisti del 2026”. URL: https://www.scintilena.com/giornata-mondiale-della-biodiversita-anche-le-grotte-custodiscono-specie-preziose-i-ragni-meta-protagonisti-del-2026/05/22/
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Corso di autosoccorso e tecniche avanzate su corda: formazione specialistica ad Assisi per speleologi CAI
Condividi Un percorso formativo dedicato alle manovre di emergenza e alle tecniche di progressione verticale Dal 28 al 30 agosto 2026 si svolgerà ad Assisi il corso di autosoccorso speleologico e tecniche avanzate su corda, organizzato dall’Organo Tecnico Territoriale Operativo per la Speleologia GR Umbria del Club Alpino Italiano. L’iniziativa si propone di trasmettere le principali tecniche di autosoccorso in ambiente ipogeo e di diffondere manovre su corda meno consuete, con l’obiettiv
Corso di autosoccorso e tecniche avanzate su corda: formazione specialistica ad Assisi per speleologi CAI
Un percorso formativo dedicato alle manovre di emergenza e alle tecniche di progressione verticale
Dal 28 al 30 agosto 2026 si svolgerà ad Assisi il corso di autosoccorso speleologico e tecniche avanzate su corda, organizzato dall’Organo Tecnico Territoriale Operativo per la Speleologia GR Umbria del Club Alpino Italiano.
L’iniziativa si propone di trasmettere le principali tecniche di autosoccorso in ambiente ipogeo e di diffondere manovre su corda meno consuete, con l’obiettivo di valutarne l’integrazione nell’attuale Manuale delle Tecniche di Speleologia (MTS) della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI.
La formazione si rivolge a soci CAI regolarmente tesserati per l’anno 2026, con età minima di 15 anni e solide capacità tecniche speleologiche di base già acquisite. Il corso prevede un numero limitato di partecipanti, da 5 a 15 iscritti, con priorità assegnata ai candidati che rappresentino il maggior numero di Sezioni CAI e, a parità di condizioni, a chi invierà prima il modulo d’iscrizione.
Obiettivi del corso e validità formativa per istruttori sezionali
Il corso di autosoccorso speleologico ad Assisi ha una duplice finalità: da un lato fornire competenze operative per gestire situazioni di emergenza in grotta, dall’altro sperimentare e validare nuove manovre su corda che potrebbero arricchire il patrimonio tecnico della speleologia italiana. La partecipazione ad almeno il 70% della durata complessiva del corso sarà riconosciuta come aggiornamento della Qualifica di Istruttore Sezionale di Speleologia della SNS-CAI (ISS), rendendo l’iniziativa particolarmente rilevante per chi già opera nella formazione speleologica.
Le lezioni teoriche e le esercitazioni pratiche si terranno presso la palestra speleologica del Carabone di Assisi, struttura attrezzata per l’addestramento su corda in ambiente controllato. Il programma prevede tre giornate intensive, con inizio venerdì 28 agosto alle ore 14:30 con il ritrovo presso “Bella Napoli” a Santa Maria degli Angeli, per poi trasferirsi alla palestra speleologica dove si svolgeranno le prime esercitazioni.
Programma dettagliato delle tre giornate formative
Il calendario del corso di autosoccorso e tecniche avanzate su corda prevede un percorso strutturato in tre giorni. Venerdì 28 agosto, dopo l’accoglienza e la presentazione del corso, alle ore 15:45 si terrà una lezione sui materiali, seguita dalle prime esercitazioni su corda a partire dalle 16:30, con termine dei lavori alle 18:30.
Sabato 29 agosto e domenica 30 agosto le attività inizieranno alle ore 9:00 presso la palestra speleologica del Carabone, con esercitazioni su corda che proseguiranno fino alle 13:00, pausa per il pranzo al sacco, e ripresa dei lavori alle 14:00 fino alle 18:30. La domenica si concluderà con la consegna degli attestati di partecipazione. La Direzione si riserva la facoltà di apportare modifiche al programma qualora lo ritenga necessario per ragioni organizzative o di sicurezza.
Requisiti tecnici e attrezzatura personale necessaria
Ogni partecipante al corso di autosoccorso speleologico dovrà essere provvisto di abbigliamento idoneo ai luoghi e al periodo di svolgimento, oltre ad attrezzatura personale in buono stato conforme per eseguire tutte le manovre descritte nelle sezioni A, B e C dell’MTS CAI. Nello specifico, sono richiesti: due corde semi-statiche da 10 mm di diametro e 40 metri di lunghezza, uno spezzone di corda semi-statica da 9 mm minimo e 2 metri in ottimo stato, alcuni anelli di cordino da 40 cm, spezzoni di corda e cordini o fettucce, sacca d’armo completa di ancoranti, 10 moschettoni in lega paralleli con ghiera e 10 tra placchette e anelli.
La quota di partecipazione è fissata in 50 euro e comprende l’utilizzo del materiale tecnico collettivo, l’assicurazione e l’attestato di partecipazione. Non sono inclusi vitto e alloggio, che saranno a discrezione e carico dei singoli partecipanti, così come le spese di trasporto da e per i luoghi di esercitazione.
Modalità di iscrizione e documentazione richiesta
Le domande di partecipazione al corso di autosoccorso e tecniche avanzate su corda dovranno essere inviate via e-mail al Direttore del Corso entro e non oltre il 25 agosto 2026, utilizzando l’apposito modulo e corredate di: attestazione dell’avvenuta iscrizione al CAI per l’anno 2026, curriculum speleologico, certificato medico di idoneità alla pratica di attività sportive non agonistiche e una fototessera (cartacea o digitale).
Per la partecipazione di minorenni sarà necessaria l’autorizzazione firmata dall’esercente la responsabilità genitoriale. Il versamento della quota di 50 euro dovrà essere effettuato tramite bonifico bancario intestato a Club Alpino Italiano Sezione di Perugia, IBAN IT89U0200803027000105350612, con causale “Corso di autosoccorso e tecniche avanzate su corda 2026 – Cognome”.
Per informazioni e iscrizioni, la Direzione e segreteria del corso sono affidate all’IS Andrea Zangarelli, raggiungibile al telefono 3484528551 o via e-mail all’indirizzo andrea.zangarelli@sns-cai.it.
Fonti
- Scintilena – Corso di speleologia a Putignano: https://www.scintilena.com/corso-di-speleologia-a-putignano-al-via-il-37-corso-di-introduzione-alla-speleologia-del-gruppo-ricerche-carsiche/08/03/
- CAI Torino – Corso di Arrampicata Multipitch AR1 2026: https://www.caitorino.it/news/2026/07/31/corso-di-arrampicata-multipitch-2026/
- CNSASA Veneto-FVG – 40? CORSO ESAME per ISTRUTTORI di ALPINISMO “IA” 2027: https://organizzazione.cai.it/commissione-nazionale-scuole-alpinismo-scialpinismo-arrampicata-libera-vfg/2026/08/40-corso-esame-per-istruttori-di-alpinismo-ia-2027/
- Manuale di speleologia – Benelli Journal: https://www.platform.benelli.com/journal/manuale-di-speleologia
- Scout Valdagno – Mini manuale Pronto Soccorso: https://scout.valdagno.info/index.php?view=article&id=107&catid=67
- Scribd – Nota de Aula Cuerdas, Nudos, Ascensos y Descensos: https://www.scribd.com/document/368366465/104-NOTA-DE-AULA-CUERDAS-NUDOS-ASCENSOS-Y-DESCENSOS-pdf
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Scintilena
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Monitoraggio acustico dei pipistrelli: la ricerca di Virginia Tech indica metodi più affidabili
Condividi Monitoraggio acustico dei pipistrelli, analisi degli ultrasuoni e tutela delle specie tra foreste, cavità e controllo biologico degli insetti Una nuova tesi di dottorato della Virginia Tech affronta un tema centrale per la conservazione: rendere il monitoraggio acustico dei pipistrelli più solido, confrontabile e utile alle decisioni di gestione. Il lavoro, firmato da Zackary William Isenhour e discusso nel 2026, analizza dati raccolti in paesaggi forestali gestiti della Pennsylvani
Monitoraggio acustico dei pipistrelli: la ricerca di Virginia Tech indica metodi più affidabili
Monitoraggio acustico dei pipistrelli, analisi degli ultrasuoni e tutela delle specie tra foreste, cavità e controllo biologico degli insetti
Una nuova tesi di dottorato della Virginia Tech affronta un tema centrale per la conservazione: rendere il monitoraggio acustico dei pipistrelli più solido, confrontabile e utile alle decisioni di gestione. Il lavoro, firmato da Zackary William Isenhour e discusso nel 2026, analizza dati raccolti in paesaggi forestali gestiti della Pennsylvania e del Maryland.
La ricerca evidenzia un punto spesso sottovalutato. Registrare ultrasuoni non basta. Il risultato dipende dalla posizione del rilevatore, dalla durata delle registrazioni, dal filtro applicato alle identificazioni automatiche e dal modello statistico scelto per interpretare i dati.
Il monitoraggio acustico dei pipistrelli è oggi uno degli strumenti più usati per rilevare attività, distribuzione e uso degli habitat delle specie ecolocalizzanti. I pipistrelli emettono ultrasuoni per orientarsi, localizzare le prede e catturarle nel buio. I bat detector trasformano o registrano questi segnali, che vengono poi visualizzati e analizzati con software dedicati. L’attribuzione della specie, però, richiede prudenza: le vocalizzazioni possono variare in base al comportamento, all’habitat, alla regione geografica e persino alla fase riproduttiva.
Analisi acustica: filtri calibrati sulle specie
Uno dei risultati principali della ricerca riguarda il trattamento delle registrazioni attribuite automaticamente dai software. Isenhour ha confrontato otto modalità di gestione dei dati acustici su una specie rara, il vespertilio settentrionale (Myotis septentrionalis), e su una specie più comune, il pipistrello rosso orientale (Lasiurus borealis).
Per la specie rara, la selezione delle rilevazioni tramite soglie di massima verosimiglianza, o MLE, ha migliorato la capacità predittiva dei modelli. Questa procedura ha mantenuto osservazioni biologicamente significative limitando, al tempo stesso, i falsi positivi.
Per la specie comune, invece, le procedure più restrittive hanno dato risultati migliori. Ne deriva una raccomandazione operativa importante: non esiste un unico filtro valido per ogni specie e per ogni contesto. Il monitoraggio acustico dei pipistrelli dovrebbe quindi adottare protocolli differenziati, verificati con validazione incrociata e costruiti su librerie vocali locali affidabili.
Anche la letteratura internazionale conferma il problema della standardizzazione. Una recente revisione sulle ricerche acustiche ha rilevato che molti studi non riportano parametri essenziali, come impostazioni dei registratori, protocolli di identificazione o criteri di interpretazione dell’attività. Questa carenza rende più difficile confrontare dati raccolti in anni, aree e progetti diversi.[1]
Campionamenti estesi per seguire la fenologia
La tesi indica inoltre l’utilità di mantenere i rilievi per tutta la finestra stagionale compresa tra il 15 maggio e il 15 agosto. Campionare sia all’inizio sia alla fine della stagione permette di intercettare variazioni legate a gravidanza, allattamento e involo dei giovani.
Una campagna troppo breve può portare a conclusioni errate. Una specie può non risultare rilevata non perché assente, ma perché poco attiva in quella specifica fase del ciclo annuale o poco esposta nel punto di campionamento.
Il tema riguarda direttamente anche le cavità naturali e artificiali. Le specie troglofile utilizzano grotte, miniere e gallerie per fasi delicate come ibernazione, riproduzione e swarming. In Italia, il valore di un rifugio non dipende soltanto dal numero di animali osservati. Contano anche la specie presente, la funzione stagionale del sito e la rilevanza geografica della colonia.[2]
Per questo il monitoraggio acustico dei pipistrelli non può sostituire automaticamente l’ispezione specialistica dei rifugi, ma può integrarla. Può individuare corridoi di volo, aree di caccia, margini forestali, ambienti ripariali e settori da approfondire con altri metodi non invasivi.
Pipistrelli contro zanzare e insetti nocivi
Un monitoraggio ben progettato aiuta anche a riconoscere il ruolo ecologico dei chirotteri. I pipistrelli europei insettivori predano numerosi artropodi, inclusi Ditteri, Coleotteri, Lepidotteri e Tricotteri. La caccia notturna svolge quindi una funzione di regolazione naturale delle comunità di insetti.[3]
Questo servizio ecosistemico riguarda sia i parassiti agricoli sia insetti molesti per le persone. Uno studio condotto nelle risaie del Parco Naturale del Montgrí, Medes i Baix Ter, nella Penisola Iberica, ha rilevato DNA di zanzare e chironomidi in tutti i campioni fecali analizzati. La ricerca ha inoltre riscontrato una relazione tra attività dei pipistrelli e densità di zanzare adulte nei siti studiati.[4]
Non significa che i pipistrelli possano risolvere da soli ogni problema sanitario o sostituire le misure pubbliche di prevenzione contro le zanzare. Significa, invece, che la conservazione dei rifugi, degli ambienti di alimentazione e dei corridoi ecologici sostiene una componente utile della lotta biologica contro insetti e zanzare.
La tutela richiede dunque dati affidabili. Detector collocati con criteri costanti, periodi di rilevamento adeguati, identificazioni validate e monitoraggi pluriennali possono trasformare gli ultrasuoni in indicazioni concrete per la gestione forestale, la pianificazione territoriale e la protezione delle cavità.
Fonti
- Tesi di Zackary William Isenhour, Approaches, analyses, and applications of bat acoustic analyses, Virginia Tech, 2026:
https://hdl.handle.net/10919/143728 - Studio su pipistrelli, zanzare e risaie:
https://scijournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ps.5925 - Revisione sulla trasparenza e comparabilità nella ricerca acustica sui pipistrelli:
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ece3.71883 - Materiali del progetto Tutela Pipistrelli sulla tutela delle cavità ipogee e dei chirotteri.[2]
- Tutela Pipistrelli:
http://www.tutelapipistrelli.it
Fonti
[1] Lost in Translation—How Transparency Can Improve Comparability and Reusability in Acoustic Bat Research https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ece3.71883
[3] 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt
[4] Bats actively prey upon mosquitoes and other deleterious insects in rice paddies: Potential impact on human health and agriculture. https://scijournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ps.5925
[5] Standardisation in bat acoustic research: a review of reporting practices in Australia https://connectsci.au/wr/article/52/10/WR25043/233563/Standardisation-in-bat-acoustic-research-a-review
[6] Comparing Automated Species Identification Classifiers for Acoustic Bat Data from Anabat and AudioMoth Detectors https://bioone.org/journals/acta-chiropterologica/volume-28/issue-1/15081109ACC2026.28.1.011/Comparing-Automated-Species-Identification-Classifiers-for-Acoustic-Bat-Data-from/10.3161/15081109ACC2026.28.1.011.full
[7] Testing the Efficacy of Bat Monitoring Methods for Identification and Species Surveys in KwaZulu-Natal Province, South Africa https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/15627020.2022.2138722
[8] The use of automated identification of bat echolocation calls in acoustic monitoring: A cautionary note for a sound analysis https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S1470160X16300577
[9] Acoustic Ecology of European Bats: Species Identification, Study of Their Habitats and Foraging Behavior https://academic.oup.com/jmammal/article-lookup/doi/10.1093/jmammal/gyw142
[10] Bat echolocation plasticity in allopatry: a call for caution in acoustic identification of Pipistrellus sp. https://link.springer.com/10.1007/s00265-021-03002-7
[11] The comparison of manual and software based species identification using acoustic recordings of bat vocalizations https://www.semanticscholar.org/paper/dd80375a5d54acc73bdc79c1dc94faaee6ec5a67
[12] Towards a regional call library: Classifying calls of a species-rich bat assemblage in a Bornean karst rainforest https://secemu.org/wp-content/uploads/2022/05/McArthur_et_al_2021.pdf
[13] A novel citizen science approach for large-scale standardised monitoring of bat activity and distribution, evaluated in eastern England https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0006320715002323
[14] Novel Bat?Monitoring Dataset Reveals Targeted Foraging With Agricultural and Pest Control Implications https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ece3.70819
[15] Neotropical Bats play natural predators of medically important Culicidae https://mastozoologiamexicana.com/therya/index.php/THERYA/article/view/6128
[16] First survey of cave dwelling bats of the Tigray highlands, northern Ethiopia https://www.degruyterbrill.com/document/doi/10.1515/mammalia-2025-0045/html
[17] Binary mixtures of Vanderbilt University allosteric agonist thermolysis components act as volatile spatial repellents for malaria vector mosquitoes https://scijournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ps.8421
[18] Proof of Concept of Biopolymer Based Hydrogels as Biomimetic Oviposition Substrate to Develop Tiger Mosquitoes (Aedes albopictus) Cost-Effective Lure and Kill Ovitraps https://www.mdpi.com/2306-5354/9/7/267
[19] Diversity of aquatic insects in irrigated rice fields of South India with reference to mosquitoes (Diptera: Culicidae) https://www.semanticscholar.org/paper/31b672b172c1af29a63ec90e46812c2d24bc564e
[20] DIETARY VARIATION OF BRAZILIAN FREE-TAILED BATS LINKS TO MIGRATORY POPULATIONS OF PEST INSECTS https://academic.oup.com/jmammal/article/86/1/67-76/2373681
[21] DIETARY VARIATION OF BRAZILIAN FREE-TAILED BATS LINKS TO MIGRATORY POPULATIONS OF PEST INSECTS https://www.semanticscholar.org/paper/6b3c488f9dce65099a521117014b49ba06ff3a81
[22] Aedes albopictus bionomics data collection by citizen participation on Procida Island, a promising Mediterranean site for the assessment of innovative and community-based integrated pest management methods https://dx.plos.org/10.1371/journal.pntd.0009698
[23] Tutela Pipistrelli https://www.tutelapipistrelli.it/
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Gli ipogei della Daunia: dal culto dell’età del Bronzo alle necropoli cristiane di Siponto
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Gli ipogei della Daunia: dal culto dell’età del Bronzo alle necropoli cristiane di Siponto
Trinitapoli e Siponto raccontano una lunga storia del sottosuolo, tra riti, sepolture e riusi degli ambienti scavati nella roccia
Sotto la superficie del Tavoliere pugliese si conserva una vasta rete di ipogei, cavità artificiali che documentano pratiche religiose, sistemi funerari e trasformazioni sociali avvenute nell’arco di millenni. Tra i contesti più importanti si trovano i complessi di Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia, risalenti all’età del Bronzo, e le necropoli paleocristiane dell’antica Siponto.
Il tema è stato rilanciato anche dal gruppo “Gargano da Scoprire”, che attraverso la propria attività di divulgazione dedica attenzione agli ipogei e alle cavità sotterranee della Puglia. La pagina Facebook del gruppo presenta materiali dedicati alla cultura rupestre, alle necropoli e agli ambienti ipogei del Gargano e della Daunia.
Gli ipogei dell’età del Bronzo nel Tavoliere
A Terra di Corte, nel territorio di San Ferdinando di Puglia, e a Madonna di Loreto, nei pressi di Trinitapoli, gli scavi archeologici hanno portato alla luce strutture sotterranee databili al Bronzo medio, tra il 1700 e il 1500 avanti Cristo. Le ricerche condotte a partire dagli anni Ottanta hanno individuato numerosi ipogei, alcuni dei quali solo parzialmente esplorati.[1]
Il complesso di Trinitapoli comprende un santuario dell’età del Bronzo esteso su circa cinque ettari. Il sito comprende ipogei minori e strutture monumentali. Queste ultime erano formate da una rampa di accesso a cielo aperto, chiamata dromos, da un corridoio stretto, lo stomion, e da una sala centrale destinata alle attività rituali.[2]
L’architettura mostra una progettazione accurata. Le volte a cupoletta, i vestiboli e le nicchie laterali ricorrono in diversi ambienti. Nella sala principale era presente un’apertura nella volta, utile per l’aerazione e per la fuoriuscita del fumo prodotto dai focolari.
Gli ipogei non erano quindi semplici tombe. La documentazione archeologica indica che furono utilizzati come luoghi di culto collettivo. Le cerimonie sembrano essere state collegate ai cicli della fertilità, alla salute degli uomini e degli animali e alla prosperità dei raccolti.
Fuochi rituali e offerte alla terra
Nell’ipogeo 3 di Terra di Corte sono stati individuati piccoli focolari circolari delimitati da pietre. Al loro interno sono comparsi resti vegetali carbonizzati, tra cui parti selezionate di spighe di farro. La selezione dei resti suggerisce un uso rituale del cereale, probabilmente connesso ai temi della fertilità e della rigenerazione.[1]
Sono state inoltre rinvenute ossa di animali giovani, tra cui cervi, cinghiali e maialini da latte. In diversi ipogei comparivano palchi di cervo deposti lungo le pareti. Questi reperti possono essere interpretati come elementi di offerte o come simboli legati alla caccia e ai cicli naturali.
Il vasellame era parte integrante delle cerimonie. Dopo l’uso, alcuni recipienti venivano frantumati intenzionalmente. La rottura rituale trasformava oggetti di uso quotidiano in testimonianze permanenti del rito. I frammenti venivano poi lasciati all’interno degli ambienti sotterranei.
Nei complessi sono stati recuperati anche crogioli, strumenti per la fusione e frammenti di bronzo. La presenza di questi materiali indica un rapporto tra pratiche cultuali, attività artigianali e controllo delle risorse metallurgiche.
La chiusura degli ambienti sotterranei
Quando un ipogeo terminava il proprio ciclo di utilizzo, la struttura veniva chiusa attraverso una procedura precisa. Gli ambienti erano colmati con terra e grandi pietre. Anche il dromos veniva interrato. Sopra l’accesso veniva realizzato un basso tumulo, spesso completato da una pietra verticale, il cosiddetto sema, con funzione di segnalazione.
All’interno dei riempimenti sono state trovate ossa animali, recipienti spezzati, carboni e resti di libagioni. In alcuni casi sono comparsi anche frammenti di ossa umane. Nell’ipogeo 3 di Terra di Corte, un cranio privo di mandibola era stato deposto capovolto al centro di un cerchio di pietre. La posizione e il contesto rendono il reperto uno degli elementi più discussi della documentazione archeologica del sito.[1]
Gli ipogei venivano quindi dismessi attraverso un atto rituale. La chiusura non corrispondeva a un semplice abbandono. Il riempimento proteggeva il luogo e ne impediva l’accesso, trasformandolo in uno spazio separato dal mondo esterno.
Da santuario a necropoli
Nel corso del II millennio avanti Cristo alcuni ipogei furono riaperti e utilizzati come sepolture collettive. Le nuove deposizioni si inserirono in ambienti nati per il culto. Questo riuso mostra la persistenza del valore sacro attribuito al sottosuolo.
A Trinitapoli le sepolture hanno restituito uomini, donne e bambini appartenenti a gruppi sociali di rango diverso. I corredi comprendono armi, ornamenti in bronzo, ambra, pasta vitrea, avorio, faïence e osso. La quantità e la qualità degli oggetti indicano l’esistenza di differenze sociali già consolidate nella società del Bronzo.[2]
Tra i reperti figurano spade, pugnali, cuspidi di freccia e componenti di bardature equine. In alcuni ipogei sono state trovate anche numerose perle d’ambra, oggetti che documentano i contatti tra le comunità della Daunia e le reti di scambio dell’Adriatico e del Mediterraneo.
La trasformazione da santuario a necropoli non cancellò il significato originario degli ambienti. Il culto della fertilità, la morte e l’idea di rigenerazione sembrano rimanere collegati nella lunga storia degli ipogei.
Le necropoli paleocristiane di Siponto
Un’altra fase della storia sotterranea della Daunia è rappresentata dagli ipogei paleocristiani di Siponto, nel territorio di Manfredonia. Qui gli ambienti scavati nella roccia furono utilizzati come sepolcreti tra la tarda antichità e l’alto Medioevo.
Il complesso di Capparelli si trova nei pressi della masseria omonima, lungo la strada statale 89. Gli ipogei erano destinati alle sepolture e furono ricavati all’interno di una collina. Le strutture conservate sono nove, anche se crolli e distruzioni hanno compromesso la lettura di alcuni ambienti. Gli ipogei 7 e 8 sono attribuiti ai secoli IV e V.[3]
Gli ambienti comprendevano ambulacri, loculi e arcosoli. Le tombe potevano accogliere più deposizioni. Le pareti conservano tracce dell’organizzazione funeraria di una comunità cristiana che affidava al sottosuolo la memoria dei propri defunti.
Nella pineta di Siponto si trovano gli ipogei Scoppa. Il primo è una struttura funeraria paleocristiana con loculi e arcosoli. Il secondo è collegato a una chiesa paleocristiana del VI secolo, attribuita dalla tradizione al vescovo Lorenzo Maiorano e dedicata ai santi Stefano e Agata. Le indagini hanno restituito basi di colonne, elementi marmorei e frammenti di mosaico policromo.
Capparelli, Scoppa e Santa Maria Regina
Gli ipogei di Santa Maria Regina si trovano sotto la moderna chiesa parrocchiale. Il complesso comprende due ambienti funerari datati tra il IV e il X secolo. La struttura presenta un ambulacro con andamento a croce greca, loculi e arcosoli disposti lungo le pareti.[4]
Le sepolture interessavano adulti e bambini. Alcuni loculi erano chiusi da tegoloni fissati con calcina. La presenza di tombe infantili aggiunge un elemento importante alla lettura sociale della necropoli. Il sottosuolo era utilizzato per conservare la memoria di intere comunità, non solo di singoli gruppi familiari.
Gli ipogei Minonno, anch’essi collegati alla funzione funeraria, hanno subito nel tempo trasformazioni e riusi. Come altre cavità di Siponto, furono utilizzati anche come cave e depositi. Il riuso agricolo e pastorale ha modificato molti ambienti, rendendo più complessa la ricostruzione delle fasi antiche.
La continuità d’uso è una caratteristica comune a numerose cavità artificiali. Il materiale della Società Speleologica Italiana ricorda che gli ambienti sotterranei possono essere creati per seppellire i morti, ottenere riparo, svolgere attività produttive o garantire condizioni di isolamento.[5]
Un patrimonio da documentare
La storia degli ipogei della Daunia non è lineare. Gli stessi spazi sono stati santuari, necropoli, cave, rifugi, ricoveri per animali e depositi agricoli. Ogni riutilizzo ha lasciato tracce, ma in alcuni casi ha anche danneggiato gli elementi archeologici.
La conoscenza di questi luoghi richiede documentazione, rilievi, scavi controllati e attenzione alla conservazione. L’accesso non autorizzato può compromettere stratigrafie, reperti e informazioni sui rituali. Anche piccoli spostamenti di ossa o frammenti ceramici possono cancellare dati utili alla ricerca.
Le iniziative di divulgazione promosse da realtà come “Gargano da Scoprire” contribuiscono a mantenere l’attenzione sul patrimonio sotterraneo pugliese. Il gruppo ha dedicato contenuti a ipogei, necropoli e cavità rupestri del Gargano, tra cui gli ambienti di Parco della Chiesa a Ischitella e le grotte di Minutillo a Carpino.[6][7][8]
Tra Trinitapoli e Siponto emerge così una lunga relazione tra comunità e sottosuolo. Nel Bronzo medio gli ipogei furono utilizzati per riti legati alla fertilità e alla rigenerazione. In età tardoantica divennero luoghi di sepoltura cristiana. Il significato religioso cambiò, mentre rimase la scelta di affidare alla roccia la memoria collettiva.
Il buio degli ipogei non rappresenta quindi soltanto l’assenza di luce. È il risultato di una costruzione sociale e religiosa, ripetuta nel tempo. Scendere nella terra significava separarsi temporaneamente dal mondo dei vivi, entrare in uno spazio regolato da riti e simboli, e tornare in superficie con una nuova interpretazione della vita e della morte.
Fonti e link
- Archeologia Viva, “Il popolo degli ipogei”, n. 82, luglio-agosto 2000:
https://www.archeologiaviva.it/4406/il-popolo-degli-ipogei/ - Parco Archeologico degli Ipogei di Trinitapoli, “La storia”:
https://ipogeiditrinitapoli.it/la-storia/ - Catalogo ICCD, “Manfredonia. Siponto, Ipogeo Capparelli 7-8”:
http://www.iccdold.beniculturali.it/medioevopugliese/index.php?it/82/catalogo-iccd/300/manfredonia-siponto-ipogeo-capparelli-7-8 - Ipogei di Siponto, scheda di sintesi:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ipogei_di_Siponto - Gargano da Scoprire, galleria dedicata agli ipogei:
https://www.garganodascoprire.com/gallery/ipogei/ - Gargano da Scoprire, storia del gruppo:
https://www.garganodascoprire.com/la-nostra-storia/ - Pagina Facebook “Garganodascoprire”:
https://www.facebook.com/p/Garganodascoprire-61553617765697/ - Video “Gargano da Scoprire: Grotte di Minutillo – Carpino”:
https://www.youtube.com/watch?v=mE85pDnzlfo - Video “Garganodascoprire Documentari: Ipogei di Parco della Chiesa – Ischitella”:
https://www.youtube.com/watch?v=OwLtvVkh1WI - Ente Parco Nazionale del Gargano, “Ipogei di Parco della Chiesa”:
https://www.parcogargano.it/poi/ipogei-di-parco-della-chiesa/ - Materiali della Società Speleologica Italiana sulle cavità artificiali, consultati nell’archivio di progetto:
“35 e 36 e da 41 a 43 cavità artificiali e archeologia.txt”[5]
Fonti
[1] Il popolo degli ipogei Straordinarie scoperte nella Puglia preistorica https://www.archeologiaviva.it/4406/il-popolo-degli-ipogei/
[2] La storia https://ipogeiditrinitapoli.it/la-storia/
[3] Manfredonia. Siponto, Ipogeo Capparelli 7-8 http://www.iccdold.beniculturali.it/medioevopugliese/index.php?it/82/catalogo-iccd/300/manfredonia-siponto-ipogeo-capparelli-7-8
[4] Ipogei di Siponto https://it.wikipedia.org/wiki/Ipogei_di_Siponto
[6] Ipogei https://www.garganodascoprire.com/gallery/ipogei/
[7] Gargano da Scoprire: Grotte di Minutillo – Carpino https://www.youtube.com/watch?v=mE85pDnzlfo
[8] Garganodascoprire Documentari: Ipogei di Parco della Chiesa – Ischitella https://www.youtube.com/watch?v=OwLtvVkh1WI
[9] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf
[10] Hypogées de Siponto — Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Hypog%C3%A9es_de_Siponto
[11] Osservazioni su alcuni reperti vitrei della necropoli di via Spinè a Oderzo https://edizionicafoscari.unive.it/libri/978-88-6969-390-8/osservazioni-su-alcuni-reperti-vitrei-della-necrop/
[12] PARCO ARCHEOLOGICO DI SIPONTO | I Luoghi del Cuore – FAI https://fondoambiente.it/luoghi/parco-archeologico-di-siponto?ldc
[13] Sul Palatino. Dal regno di Evandro alla Repubblica d’Arcadia https://riviste.unimi.it/index.php/aoqu/article/view/24008
[14] Trinitapoli – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Trinitapoli
[15] Anforette a fondo piatto con anse rimontanti da Altino: una possibile produzione locale? https://edizionicafoscari.unive.it/libri/978-88-6969-390-8/anforette-a-fondo-piatto-con-anse-rimontanti-da-al/
[16] Analisi antropologica dei reperti osteologici tardo-antichi provenienti dal contesto ipogeico di Licata. L’ipogeo Zirafi-settore G ? Licata (Sicilia) https://riviste.fupress.net/index.php/aae/article/download/2361/1566
[17] L’Archeoclub e la necropoli tardoantica nella moderna Siponto: un patrimonio da scoprire, salvare e valorizzare https://www.manfredonianews.it/2018/04/07/larcheoclub-e-la-necropoli-tardoantica-nella-moderna-siponto-un-patrimonio-da-scoprire-salvare-e-valorizzare/
[18] Dauni in medio Adriatico https://morepress.unizd.hr/journals/adriatica/article/download/1105/1732
[19] SIPONTO (FG), S. Maria – CARE (IT) https://care.huma-num.fr/it/index.php?title=SIPONTO_(FG),_S._Maria
[20] Gli Ipogei e il Patrimonio Archeologico di Siponto https://www.manfredonianews.it/2025/09/28/gli-ipogei-e-il-patrimonio-archeologico-di-siponto/
[21] La Necropoli tardo Antica della moderna Siponto https://www.manfredonianews.it/2018/06/14/la-necropoli-tardo-antica-della-moderna-siponto/
[22] Un misterioso reperto della Siponto antica https://www.manfredonianews.it/2022/01/15/un-misterioso-reperto-della-siponto-antica/
[23] Sepolcreto di Santa Maria Regina – Chiese ipogee – AI Smart https://interregaismart.regione.puglia.it/-/sepolcreto-di-santa-maria-regina-chiese-ipogee-1
[24] 28°CONVEGNO NAZIONALE https://www.archeologiadigitale.it/attidaunia/pdf/28-tunzi1.pdf
[25] e me l’ovrare appaga https://library.oapen.org/bitstream/20.500.12657/55594/1/9788855182195.pdf
[26] L’Abate Galiani epigrafista https://edizionicafoscari.unive.it/libri/978-88-6969-375-5/labate-galiani-epigrafista/
[27] Ipogei di Parco della Chiesa – Ente parco nazionale del Gargano https://www.parcogargano.it/poi/ipogei-di-parco-della-chiesa/
[28] Targa dell’Amicizia a Gargano da Scoprire https://www.scintilena.com/targa-dellamicizia-a-gargano-da-scoprire-incontro-culturale-il-4-agosto-a-manfredonia/07/30/
[29] Garganodascoprire | Foggia https://www.facebook.com/p/Garganodascoprire-61553617765697/
[30] Vico del Gargano, la necropoli di Monte Pucci: un luogo suggestivo con un migliaio di loculi – Foggia Reporter https://www.foggiareporter.it/necropoli-di-monte-pucci-vico.html
[31] Visita al Trappeto Maratea di Vico del Gargano | Turista Di Mestiere https://www.turistadimestiere.com/2015/02/visita-al-trappeto-maratea-il-frantoio-ipogeo-di-vico-del-gargano.html
[32] È ONLINE GARGANO INSIDE, UNO STRAORDINARIO VIAGGIO NEL GARGANO INTERNO. CAGNANO, CARPINO, ISCHITELLA, MONTE SANT’ANGELO E VICO DEL GARGANO SI PROMUOVONO FACENDO SQUADRA https://www.retegargano.it/2025/07/23/e-online-gargano-inside-uno-straordinario-viaggio-nel-gargano-interno-cagnano-carpino-ischitella-monte-santangelo-e-vico-del-gargano-si-promuovono-facendo-squadra/
[33] Progetto https://unterritoriodascoprire.it/progetto
[34] La nostra storia https://www.garganodascoprire.com/la-nostra-storia/
[35] La Grava di Campolato, abisso del Gargano profondo oltre … https://www.scintilena.com/128403-2/06/19/
[36] Ipogei del Gargano https://michelecasa.wordpress.com/2020/08/26/ipogei-del-gargano/
[37] Le meravigliose grotte marine del Gargano possono essere … https://www.facebook.com/GarganoDaScoprire/videos/le-grotte-marine-del-gargano/1631973384896327/
[38] L’ORO DEL GARGANO E IL RICORDO DELLA PERDUTA … https://www.facebook.com/61553617765697/posts/loro-del-gargano-e-il-ricordo-della-perduta-necropoli-di-bagno-di-varanoparafras/122173688672120592/
[39] Manfredonia. Siponto, Ipogeo Scoppa 2 – ICCD http://iccdold.beniculturali.it/medioevopugliese/index.php?it/82/catalogo-iccd/305/manfredonia-siponto-ipogeo-scoppa-2
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Galerie: Našli je utopené za čtyři dny. Uplynulo 50 let od tragédie v Amatérské jeskyni - Blanenský deník
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Guangxi, il turismo entra nel cuore del carso: grotte e tiankeng tra boom e tutela
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Guangxi, il turismo entra nel cuore del carso: grotte e tiankeng tra boom e tutela
Nella Cina meridionale cresce l’interesse per grotte, grandi doline e paesaggi carsici, mentre nuove forme di turismo trasformano il sottosuolo in una destinazione sempre più frequentata. Tuttavia, ricerca e tutela pongono una domanda cruciale: fino a che punto è possibile valorizzare una grotta senza comprometterla?
Del Guangxi e dei suoi straordinari paesaggi carsici abbiamo parlato pochi giorni fa su Scintilena, raccontando le pitture rupestri di Huashan e il loro rapporto con le grandi pareti calcaree che accompagnano il fiume Zuojiang.
Ora torniamo nella stessa regione della Cina meridionale, ma questa volta spostando lo sguardo sotto la superficie.
Grotte, fiumi sotterranei, grandi doline e spettacolari paesaggi a torri stanno assumendo un ruolo sempre più importante nell’offerta turistica cinese. Alcuni recenti articoli internazionali parlano addirittura di un boom del turismo speleologico nel Guangxi.
La realtà è più complessa — e forse più interessante — della formula promozionale.
Un territorio costruito dal carsismo
Il Guangxi è uno dei grandi territori carsici del pianeta. Una parte del South China Karst, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale, ricade proprio in questa regione.
Il sito UNESCO tutela una straordinaria varietà di forme: carsismo a torri (fenglin), carsismo a coni (fengcong), grandi sistemi di grotte, gole e soprattutto i celebri tiankeng, enormi depressioni carsiche dalle pareti spesso verticali.
Secondo l’UNESCO, il South China Karst rappresenta uno degli esempi più spettacolari e scientificamente significativi di carsismo tropicale e subtropicale umido esistenti al mondo.
Su Scintilena abbiamo già incontrato questo paesaggio parlando delle doline carsiche del Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan, dove alcune gigantesche depressioni custodiscono sul fondo lembi di foresta rimasti isolati.
Proprio nel 2026 una ricerca della Chinese Academy of Sciences ha aggiunto un elemento sorprendente: i tiankeng possono funzionare come rifugi freschi e umidi per specie vegetali rare, ma l’isolamento può contemporaneamente ridurne il flusso genetico e quindi il potenziale evolutivo a lungo termine.
Il sottosuolo e le grandi depressioni del Guangxi, oltre ad essere scenari spettacolari, sono ecosistemi complessi e laboratori naturali senza pari.
Dalla grotta da visitare alla grotta da “vivere” in allegria, non da speleo, ma da turisti
Quello che sta cambiando in Cina è anche il modo in cui questi ambienti vengono proposti al pubblico.
Il turismo nelle grotte attrezzate non è certo una novità. Nel Guangxi esistono da tempo importanti grotte turistiche, soprattutto nell’area di Guilin., ma ora la tendenza sembra andare oltre la semplice visita lungo un percorso illuminato.
Nella Yinzi Cave, o Silver Cave, nell’area di Guilin, durante le festività del maggio 2026 sono state introdotte nuove esperienze immersive, interventi sull’illuminazione e punti dedicati alla fotografia e all’interazione dei visitatori. L’obiettivo dichiarato è trasformare progressivamente la visita tradizionale in un’esperienza turistica più articolata.
In altre zone carsiche della Cina sud-occidentale il fenomeno è ancora più evidente. Una recente inchiesta di Xinhua descrive una vera crescita dell’interesse dei giovani per la cave exploration: percorsi in grotta, discese, navigazione su corsi d’acqua sotterranei e attività avventurose stanno conquistando visibilità sui social network cinesi. I contenuti dedicati all’esplorazione delle grotte del vicino Guizhou hanno raggiunto centinaia di milioni di visualizzazioni.
Non sempre, però, ciò che viene presentato come “speleologia” corrisponde alla speleologia nel significato che attribuiamo normalmente al termine. Si tratta spesso di turismo d’avventura in ambiente ipogeo, accompagnato da guide e operatori commerciali, che prende in prestito tecniche e immaginario dell’esplorazione speleologica.
La distinzione non è soltanto nei termini.
Il successo di queste attività apre infatti un problema ben conosciuto dagli speleologi: quanto può sopportare una grotta? Cosa accade se la grotta diventa un prodotto turistico?
Una cavità naturale non è uno spazio vuoto disponibile per qualsiasi utilizzo ma, come sappiamo bene, un ambiente nel quale temperatura, umidità, circolazione dell’aria, acqua, concrezioni, sedimenti, fauna e comunità microbiche possono essere legati da equilibri estremamente delicati.
Aumento dei visitatori, illuminazione artificiale, nuove strutture, modifiche dei percorsi e contaminazione proveniente dall’esterno possono produrre trasformazioni che, in alcuni casi, diventano difficilmente reversibili. Il problema è sufficientemente concreto da essere diventato oggetto di ricerca specifica in Cina.
Uno studio pubblicato nel 2025 su Carsologica Sinica ha affrontato proprio la necessità di creare un sistema standardizzato per la protezione e l’utilizzo turistico delle risorse delle grotte carsiche. Gli autori sottolineano che un uso non adeguatamente regolamentato può provocare danni irreversibili e osservano come la normativa specifica per la tutela delle concrezioni nelle grotte sia particolarmente sviluppata proprio nella Regione Autonoma del Guangxi.
Il caso Guanyan: turismo e degrado
Un altro studio recente riguarda Guanyan, grotta turistica del Guangxi.
Analizzando punti di forza e criticità della gestione turistica della cavità, i ricercatori individuano proprio nel degrado del paesaggio sotterraneo uno dei principali fattori negativi per il futuro del sito.
Tra le strategie proposte compaiono il rafforzamento della protezione, il miglioramento della gestione e la costruzione di modelli di sviluppo turistico più sostenibili.
È un passaggio significativo: la conservazione della grotta non viene considerata soltanto un’esigenza scientifica o ambientale, ma anche una condizione necessaria perché la stessa attività turistica possa durare nel tempo.
Consumare il patrimonio naturale che attira i visitatori significa, inevitabilmente, consumare anche la risorsa economica sulla quale il turismo è costruito.
Un fenomeno che supera i confini del Guangxi
Occorre però evitare un equivoco.
Il boom della cosiddetta “speleologia turistica” raccontato recentemente dalla stampa non riguarda esclusivamente il Guangxi. Il fenomeno interessa più in generale la Cina sud-occidentale carsica, e nel vicino Guizhou appare particolarmente evidente.
Qui l’esplorazione ricreativa delle grotte è diventata una tendenza tra i giovani. Secondo Xinhua, nel 2025 un censimento provinciale ha portato a 42.800 il numero degli ingressi di grotta conosciuti nel Guizhou, contro i 25.600 precedentemente registrati. La provincia ha inoltre avviato nel 2026 studi preliminari per una specifica normativa sulla gestione delle cavità.
Si sperimentano contemporaneamente forme di utilizzo fino a pochi anni fa difficili da immaginare: non soltanto escursioni e percorsi avventura, ma persino locali inseriti in ambienti carsici naturali e progetti per attività acquatiche sotterranee.
È dunque più corretto parlare di una trasformazione del rapporto tra turismo e ambiente sotterraneo nella Cina carsica, all’interno della quale il Guangxi occupa un posto di primo piano.
Il Guangxi che abbiamo già incontrato
Abbiamo già raccontato le grandi doline e le esplorazioni del Leye-Fengshan UNESCO Global Geopark, le campagne speleologiche internazionali e le ricerche nei sistemi carsici della Cina meridionale, e pochi giorni fa siamo tornati nel Guangxi con una storia apparentemente lontanissima dalla speleologia: quella delle pitture rupestri di Huashan, dove recenti analisi hanno aperto nuove ipotesi sui materiali utilizzati dagli antichi autori delle figure dipinte sulle falesie.

In realtà il filo conduttore è sempre lo stesso.
Il carsismo del Guangxi non è soltanto ciò che si trova sottoterra. È un paesaggio nel quale geologia, acqua, grotte, grandi pareti calcaree, biodiversità e presenza umana sono strettamente legati. Oggi a questa relazione si aggiunge una nuova componente: una frequentazione turistica sempre più intensa e alla ricerca di esperienze non convenzionali.
La sfida è far conoscere il sottosuolo senza consumarlo.
Il crescente interesse per le grotte può avere aspetti positivi. Può avvicinare un pubblico nuovo alla conoscenza del carsismo, creare economie locali, offrire opportunità professionali e aumentare la consapevolezza dell’esistenza di un patrimonio naturale che, proprio perché nascosto, spesso rimane fuori dalla percezione collettiva. La grotta, però, non è un semplice contenitore nel quale trasferire attività nate in superficie.
La ricerca cinese sulla gestione delle cavità turistiche insiste sulla necessità di valutazione preventiva, protezione, monitoraggio e criteri di utilizzo sostenibile.
La domanda non è soltanto quante persone riusciranno a entrare nelle grotte del Guangxi nei prossimi anni, né quanto crescerà il mercato del turismo sotterraneo, ma in quali grotte, in quale modo e fino a quale limite (e questo vale al di fuori della Cina, naturalmente).
Nell momento in cui il sottosuolo diventa una destinazione di massa, la conoscenza speleologica non diventa meno importante.
Diventa, al contrario, ancora più necessaria.
Fonti
UNESCO World Heritage Centre, South China Karst; Xinhua/State Council Information Office of China, Exploring karst caves emerges as new fad in youth tourism, 25 giugno 2026; Carsologica Sinica, studi sulla protezione e sull’utilizzo turistico delle grotte carsiche e sullo sviluppo sostenibile della Guanyan Cave; Chinese Academy of Sciences, ricerche 2026 sugli ecosistemi dei tiankeng; fonti istituzionali cinesi sul turismo carsico di Guilin.
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Primo soccorso e gestione dell’emergenza in grotta: tre giorni di formazione tra medicina, psicologia e prevenzione
Condividi A Casola Valsenio un corso di III livello dedicato alla gestione dell’emergenza in ambiente ipogeo e torrentistico Dal 25 al 27 settembre 2026, Casa Olmatelli a Casola Valsenio (RA) ospiterà il corso “Primo soccorso e gestione dell’emergenza in grotta: aspetti medici, psicologici e comportamentali”, un’iniziativa rivolta agli speleologi che desiderano approfondire la prevenzione e la gestione degli incidenti in ambiente ipogeo e torrentistico. La Vena del Gesso Romagnola, patrimo
Primo soccorso e gestione dell’emergenza in grotta: tre giorni di formazione tra medicina, psicologia e prevenzione
A Casola Valsenio un corso di III livello dedicato alla gestione dell’emergenza in ambiente ipogeo e torrentistico
Dal 25 al 27 settembre 2026, Casa Olmatelli a Casola Valsenio (RA) ospiterà il corso “Primo soccorso e gestione dell’emergenza in grotta: aspetti medici, psicologici e comportamentali”, un’iniziativa rivolta agli speleologi che desiderano approfondire la prevenzione e la gestione degli incidenti in ambiente ipogeo e torrentistico.

Foto: Giorgio Sagrini – Wikimedia Commons (CC BY-SA/GFDL)
L’iniziativa è organizzata dal Comitato Esecutivo Emilia-Romagna della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana, insieme alla Ronda Speleologica Imolese – Sezione CAI di Imola, in collaborazione con la Scuola Nazionale di Speleologia CAI. Il corso è omologato dalla CNSS-SSI e dalla SNS-CAI.
La scelta di Casola Valsenio assume anche un valore simbolico. Il comune dell’Appennino romagnolo è stato tra i territori più duramente colpiti dalle frane e dagli eventi alluvionali del maggio 2023, che hanno messo in evidenza la vulnerabilità dell’ambiente montano e l’importanza della preparazione nella gestione delle emergenze. In questo contesto, ospitare un corso dedicato al primo soccorso e alla risposta agli incidenti in ambiente ipogeo assume un significato che va oltre la sola formazione tecnica.
L’evento gode inoltre del patrocinio e della collaborazione dei Tecnici e del Personale Sanitario del Soccorso Alpino Emilia-Romagna – Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, del patrocinio della Federazione Speleologica Regionale Emilia-Romagna e del Parco della Vena del Gesso Romagnola, con il supporto dell’Associazione Speleopolis.
Stefano Cattabriga, Coordinatore Emilia-Romagna CNSS-SSI, ha segnalato già da tempo sulla mailing list Speleo-it l’iniziativa, a cui Scintilena ha dato più volte eco.
Un approccio completo all’emergenza
Il corso propone un percorso formativo di tre giorni che alterna lezioni frontali, simulazioni, giochi di ruolo e attività pratiche, con l’obiettivo di fornire agli allievi gli strumenti necessari per prevenire, riconoscere e gestire un’emergenza sanitaria in grotta.
Ampio spazio sarà dedicato non solo agli aspetti di primo soccorso e medicina d’emergenza, ma anche alla gestione psicologica dell’incidente, alla comunicazione, ai processi decisionali, alla movimentazione dell’infortunato e all’organizzazione della chiamata di soccorso. Le lezioni saranno tenute da tecnici e sanitari del CNSAS-SAER, operatori sanitari, psicologi, formatori e comunicatori con esperienza specifica nel settore.
Dalla teoria alle simulazioni in ambiente
Il programma prevede una prima giornata dedicata alla prevenzione degli incidenti, all’organizzazione del soccorso, alle trappole cognitive nelle situazioni di emergenza e alla composizione del kit personale di primo soccorso.
La giornata di sabato sarà invece incentrata sulle esercitazioni presso la Grotta Tanaccia, dove i partecipanti lavoreranno in piccoli gruppi affrontando scenari realistici di trauma e gestione dell’infortunato, fino alla simulazione della chiamata di soccorso.
La domenica si concluderà con un articolato gioco di ruolo sulla catena degli eventi durante un’esplorazione speleologica, seguito dal debriefing finale e dalla consegna degli attestati.
Valido anche come aggiornamento per istruttori
Per le Scuole SSI, il corso è valido ai fini del mantenimento della qualifica degli Istruttori e Aiuto Istruttori di Tecnica CNSS-SSI e costituisce inoltre titolo utile per il completamento del curriculum dei futuri candidati A.I./I.T.
Per le Scuole CAI, rappresenta aggiornamento ufficiale per i Titolati di 1° e 2° livello e per gli Istruttori Sezionali SNS e SNT.
Informazioni pratiche
Quando: 25, 26 e 27 settembre 2026
Dove: Casa Olmatelli – Via Cantone 6 – Casola Valsenio (Ravenna)
Quota di partecipazione: € 160,00
La quota comprende segreteria organizzativa, pasti, pernottamenti, partecipazione alle attività teoriche e pratiche e attestato finale. Il corso è riservato ai soci SSI e CAI in regola con il tesseramento 2026 che abbiano già frequentato almeno un corso di I livello/Introduzione alla Speleologia. I posti sono limitati e le iscrizioni saranno accettate in ordine cronologico.
Una riflessione personale.
La scelta della Vena del Gesso Romagnola come sede di un corso dedicato alla gestione dell’emergenza assume, almeno per chi scrive, anche un significato particolare per la comunità speleologica.
Questo straordinario ambiente carsico è stato per decenni luogo di ricerca, esplorazione e divulgazione grazie al lavoro di tanti speleologi.
Tra loro Mauro Chiesi, recentemente scomparso, che ha dedicato gran parte della sua attività alla conoscenza e alla valorizzazione della Vena del Gesso Romagnola. È bello pensare che iniziative come questa contribuiscano a mantenere vivo quel percorso di studio, formazione e condivisione che ha caratterizzato il suo impegno e quello di tanti speleologi che hanno dedicato una parte importante della propria vita a questo straordinario territori
Programma completo e informazioni: https://speleo.it/site/corso-primo-soccorso-26/
Come arrivare: https://bit.ly/4lzUZwC
Modulo iscrizione Scuole SSI: https://www.gsb-usb.it/site/2026/04/01/corsi-di-ii-e-iii-livello/
Modulo iscrizione Scuole CAI – SNS – SNT: https://forms.gle/vB5s4q9FZ1bMLpTb7
Scheda di iscrizione (PDF): https://speleo.it/site/wp-content/uploads/2026/07/Scheda-Iscrizione-Corso-III-livello-Gestione-Emergenza-2026-ver.1.0.pdf
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