Marche, Rossi chiede il riconoscimento della guida canyoning
La proposta punta a distinguere le competenze tra attività in grotta e torrentismo, sulla scia del modello già adottato in Umbria.
La richiesta in Consiglio regionale
Il vice presidente del Consiglio regionale delle Marche, Giacomo Rossi, ha chiesto alla Regione di riconoscere la qualifica di guida canyoning. La proposta nasce dalla crescita di questa attività nel territorio marchigiano e dalla sua progressiva distinzione rispetto alla guida speleologica tradizionale.[1][2]
Rossi richiama la Legge regionale n. 4 del 23 gennaio 1996, che disciplina le professioni nel turismo e nel tempo libero. La norma individua all’articolo 41 la guida speleologica e, all’articolo 42, i due gradi della professione: guida speleologica e aspirante guida speleologica.[1]
L’evoluzione della professione
Nel testo della richiesta viene sottolineato che, nel tempo, la professione si è diversificata. Accanto all’attività in grotta si sono sviluppate competenze più specifiche, come la guida canyoning e la guida in cavità artificiali.[1]
Questa evoluzione rispecchia anche un quadro più ampio della speleologia italiana. La documentazione storica della Società Speleologica Italiana mostra infatti come, nel corso del Novecento, tecniche, materiali e ambiti di intervento siano cambiati in modo significativo, spingendo la disciplina verso una maggiore specializzazione. La guida canyoning si colloca proprio dentro questo processo di differenziazione.[1]
Il modello umbro
Rossi cita il caso dell’Umbria, dove una delibera di Giunta ha definito il mansionario delle figure professionali. In quel quadro, la guida speleologica è abilitata a sviluppare itinerari in grotta, mentre un’altra figura è abilitata a condurre gruppi in attività di torrentismo o canyoning.[1]
Secondo l’esponente di Civici Marche, un’impostazione simile aiuterebbe anche la Regione Marche a valorizzare meglio le competenze richieste da questa attività. Il riconoscimento della guida canyoning servirebbe, nelle sue intenzioni, a rendere più chiara la distinzione tra settori diversi della stessa area professionale.[1]
Turismo attivo e territorio
La richiesta si inserisce in un contesto in cui il turismo all’aria aperta ha assunto un peso crescente. Il canyoning, come altre attività legate al mondo sotterraneo e ai corsi d’acqua, richiede preparazione tecnica, conoscenza dell’ambiente e attenzione alla sicurezza.[2][1]
Anche la speleologia, nelle sue varie forme, ha visto negli anni una forte specializzazione. Le fonti tecniche della SSI ricordano che le attività in grotta e quelle in cavità artificiali o in contesti idrici hanno bisogno di approcci diversi, sia per la conduzione dei gruppi sia per la tutela dell’ambiente. In questo quadro, il riconoscimento della guida canyoning viene presentato come uno strumento di qualificazione professionale.[3][2]
Una decisione attesa
La proposta di Rossi chiede alla Regione Marche di valutare se introdurre una distinzione formale tra le figure che lavorano in grotta e quelle che operano nel torrentismo e nel canyoning. L’obiettivo dichiarato è migliorare la promozione della professione e adattare la normativa a un settore che, negli ultimi anni, si è ampliato.[1]
Per il mondo speleologico marchigiano, la questione riguarda anche il rapporto tra tradizione e nuove specializzazioni. La discussione tocca sia la formazione degli operatori sia la definizione dei profili professionali, in un ambito in cui la precisione delle competenze ha un peso diretto sulla qualità delle attività proposte.[2][3]
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