Vyšlo eSpeleo 17
V nové čísle čtěte: Nové vystrojení Dagmar, jeskyně Vlasta u Kozovaz, rozhovor s australským jeskyňářem, jeskyně Zoluška v Moldavsku, štola u obce Děkov, Šestková výročí, Podivuhodná dobrodružství profesora Hesioda a další...
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Uno studio recente ha applicato i modelli di distribuzione delle specie (SDM) per analizzare l’idoneità ambientale di Duvalius carantii, un coleottero ipogeo endemico delle Alpi sud-occidentali.
La ricerca, condotta da Marco Tolve dell’Università degli Studi di Torino insieme a Pier Mauro Giachino, Elena Piano e Marco Isaia, ha utilizzato l’algoritmo MaxEnt per elaborare 31 occorrenze georeferenziate della specie, ottenendo un modello predittivo con prestazioni elevate (AUC medio 0,907) [web:2][file:1].
I risultati indicano che quattro fattori spiegano la distribuzione attuale di D. carantii: la temperatura media annuale (38,6% di importanza), la distanza dai ghiacciai pleistocenici del Last Glacial Maximum (40,1%), l’escursione termica media diurna (17,5%) e la stagionalità³² delle precipitazioni (3,7%) [file:1]. Nel complesso, temperatura e distanza dai ghiacciai antichi spiegano quasi l’80% dell’idoneità bioclimatica del coleottero ipogeo.
Il team di ricerca ha calibrato il modello all’interno dell’area accessibile (M-area), costruendo un buffer di 30 km attorno ai punti di occorrenza noti. Sono state utilizzate 19 variabili bioclimatiche da WorldClim, dati di elevazione e la distanza dalle masse glaciali pleistoceniche ricostruite da Ehlers et al. (2011), con anelli di distanza di 1 km [file:1].
L’area prevista dal modello si sovrappone agli areali di altre specie di Duvalius in Italia e Francia, oltre a Doderotrechus spp. nel settore settentrionale. Questa sovrapposizione di nicchia bioclimatica suggerisce un’elevata vicarianza geografica tra le specie di coleotteri sotterranei delle Alpi occidentali, con areali profondamente modellati dalle dinamiche glaciali del Pleistocene [file:1].
Un aspetto interessante emerso dallo studio riguarda due località occidentali che non rientrano nell’area predetta come idonea. Questo dato apre nuove linee di ricerca sulle dinamiche che hanno plasmato l’areale attuale di Duvalius carantii e sulle relazioni con le specie ecologicamente vicarianti vicine [file:1].
I ricercatori sottolineano la necessità di specifici studi tassonomici e morfologici sulla variabilità di D. carantii per chiarire i pattern di variabilità intraspecifica ancora non scoperti. L’approccio SDM si conferma uno strumento fondamentale per indagare aspetti ecologici, biogeografici, evolutivi e conservazionistici della fauna ipogea [file:1][web:2].
La biospeleologia classifica gli organismi che frequentano le grotte in tre categorie principali, basate sul loro grado di adattamento all’ambiente ipogeo. Questa classificazione, proposta originariamente da Schiner nel 1854 e perfezionata da Racovitza nel 1907, rimane uno strumento utile per comprendere l’ecologia sotterranea [web:3][web:8].
I troglobi (o troglobionti) sono organismi perfettamente adattati alla vita ipogea e incapaci di svincolarsene. Presentano adattamenti morfologici e fisiologici marcati: sono anoftalmi (privi di organi visivi funzionali), depigmentati, con zampe e antenne allungate e organi sensoriali specializzati [web:10][web:12][file:1]. Compiono l’intero ciclo vitale all’interno delle grotte e rappresentano lo stadio evolutivo più avanzato di adattamento all’ambiente sotterraneo. Duvalius carantii rientra in questa categoria, essendo un coleottero ipogeo endemico strettamente legato all’habitat cavernicolo [file:1].
I troglofili sono organismi presenti con regolarità³¹ nelle grotte ma non obbligatoriamente legati ad esse per l’intero ciclo vitale. Questa categoria si suddivide in due gruppi:
I troglosseni (o trogloxeni) sono organismi la cui presenza in grotta è sporadica e accidentale. Vi capitano per caduta, trasporto passivo da parte dell’acqua o altri meccanismi involontari. Sono incapaci di stabilire una popolazione sotterranea e non entrano a far parte dell’ecosistema cavernicolo in senso ecologico [web:9][web:13][web:14]. Possono costituire un importante apporto di nutrimento per la fauna ipogea, ma non sono considerati parte integrante della comunità sotterranea.
Lo studio di Duvalius carantii si inserisce in un contesto più ampio di applicazione degli SDM alla fauna ipogea. Nonostante i modelli di distribuzione delle specie abbiano visto un aumento esponenziale delle pubblicazioni negli ultimi anni, gli SDM relativi ad artropodi sotterranei sono rimasti in ritardo rispetto a quelli per organismi epigei [file:1][web:2].
La ricerca evidenzia come le transizioni climatiche passate abbiano avuto un’influenza profonda sulla fauna sotterranea, guidando la colonizzazione ipogea e plasmando i pattern distributivi attuali. La distanza dai ghiacciai pleistocenici emerge come fattore determinante, confermando il ruolo delle dinamiche glaciali nel modellare la biodiversità³² cavernicola delle Alpi sud-occidentali [file:1][web:3].

L'articolo Duvalius carantii: modelli predittivi per il coleottero ipogeo delle Alpi sud-occidentali proviene da Scintilena.

Stimare quanti geotritoni vivano in una grotta è più complesso di quanto possa suggerire un semplice conteggio. Gli individui possono restare nascosti nelle fessure, spostarsi tra pareti e detriti oppure risultare meno attivi in condizioni ambientali non favorevoli. Il numero osservato durante un sopralluogo non coincide quindi necessariamente con l’abbondanza reale della popolazione.
Lo studio presentato al XXIII Congresso Nazionale di Speleologia, svolto a Ormea dal 2 al 5 giugno 2022, affronta questo problema applicando il metodo del doppio osservatore a tre popolazioni di geotritone di Ambrosi, Speleomantes ambrosii. La ricerca è stata realizzata da Giacomo Rosa, Andrea Costa, Fabrizio Oneto e Sebastiano Salvidio, con il coinvolgimento del DISTAV dell’Università degli Studi di Genova e del Gruppo Speleologico Ligure Arturo Issel.
Il protocollo utilizza modelli N-mixture multinomiali. Questi modelli consentono di stimare l’abbondanza tenendo separata la quantità reale di animali dalla probabilità che ciascun individuo venga rilevato. Il metodo non richiede il riconoscimento individuale e può essere svolto durante un unico sopralluogo.
Le tre cavità studiate si trovano nella provincia della Spezia e hanno uno sviluppo lineare rispettivamente di 15, 27 e 39 metri. Ogni grotta è stata suddivisa in sezioni di un metro. Le sezioni comprendevano le due pareti laterali e il soffitto, diventando repliche spaziali per l’analisi statistica.
Gli osservatori hanno contato 202 geotritoni nella prima grotta, sette nella seconda e 34 nella terza. Le stime corrette dell’abbondanza sono risultate pari a 207 individui nella prima cavità, con intervallo di confidenza al 95% tra 185 e 231; sette nella seconda, con intervallo tra due e 13; e 35 nella terza, con intervallo tra 24 e 46.
La probabilità di osservazione è stata superiore allo 0,80 in tutti i siti. Il risultato indica che, in quelle condizioni di campionamento, la maggior parte degli animali presenti era rilevabile. La differenza tra i conteggi diretti e le stime è stata quindi contenuta, anche se il modello ha permesso di quantificare l’incertezza associata ai dati.
Il metodo del doppio osservatore presenta alcuni vantaggi rispetto alla cattura-marcatura-ricattura e al campionamento per rimozione. Queste tecniche possono richiedere più visite, personale dedicato, attrezzature e autorizzazioni specifiche. La manipolazione degli anfibi aumenta inoltre la necessità di adottare rigorose procedure igieniche per ridurre il rischio di trasmissione di patogeni.
Nel protocollo ligure, due operatori lavorano nello stesso momento e registrano gli individui rilevati. Le osservazioni vengono poi analizzate in modo da stimare la probabilità di rilevamento. Il sistema è economico e non richiede marcature fisiche. Per questo può essere adatto a programmi di monitoraggio a lungo termine, a condizione che le visite siano standardizzate e che siano rispettate le autorizzazioni previste per le specie protette.
Il metodo non sostituisce ogni altra tecnica. La scelta dipende dalla domanda di ricerca. Se l’obiettivo è seguire sopravvivenza, crescita o spostamenti individuali, la foto-identificazione o la cattura-ricattura possono fornire informazioni aggiuntive. Se l’obiettivo principale è stimare l’abbondanza con un basso impatto, il doppio osservatore può essere una soluzione efficace.
Le ricerche più recenti stanno ampliando il quadro metodologico. Nel 2025 uno studio su una popolazione ligure di Speleomantes strinatii ha applicato la cattura-ricattura spaziale, o SCR, a 104 individui riconosciuti attraverso il disegno ventrale. Il lavoro ha analizzato l’uso dello spazio, l’attività stagionale e le differenze tra maschi, femmine e subadulti.
Le femmine hanno percorso in media 0,60 metri al giorno, contro 0,22 metri rilevati per i maschi durante il monitoraggio. Gli animali sono risultati più attivi in estate e hanno mostrato una preferenza per le zone interne della cavità e per le pareti più rugose. La griglia permanente e la localizzazione precisa delle osservazioni hanno permesso di collegare la presenza dei geotritoni alla struttura dei microhabitat.
La foto-identificazione evita, in alcuni casi, la marcatura fisica. Le immagini possono inoltre fornire misure biometriche, informazioni sulla colorazione e dati sulla condizione corporea. Il riconoscimento fotografico deve essere accompagnato da procedure coerenti, perché illuminazione, angolazione e qualità delle immagini possono influenzare il confronto tra individui.
Un dataset pubblicato nel 2024 raccoglie quattro anni di monitoraggio su 66 popolazioni di Speleomantes, in ambienti sotterranei e di superficie. Il progetto ha prodotto 3.836 immagini di alta qualità e comprende le otto specie conosciute del genere, distribuite nell’Italia continentale, a San Marino e in Sardegna, oltre a popolazioni ibride.
Le attività hanno seguito uno sforzo di campionamento standardizzato. Gli operatori hanno registrato dati demografici, peso, lunghezza, sesso, classe di età, presenza di parassiti e malformazioni. Le immagini sono state calibrate con riferimenti cromatici e metrici. La lunghezza muso-cloaca è stata utilizzata per distinguere giovani e adulti, evitando di basarsi soltanto sulla lunghezza totale, che può essere alterata dalla perdita e dalla rigenerazione della coda.
Il dataset può essere integrato con studi precedenti e, per alcune popolazioni, estendere la serie temporale fino a sette anni. Una serie ripetuta è essenziale per distinguere le normali variazioni stagionali da un reale declino demografico. Il monitoraggio consente inoltre di individuare cambiamenti nella condizione corporea e nella frequenza di parassiti o malformazioni.
Nel 2024 è stata descritta una nuova popolazione di Speleomantes italicus nel territorio di Valle Castellana, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Sono stati osservati due individui in ambiente epigeo, a 933 metri di quota, in un’area prossima al limite meridionale della distribuzione della specie in Abruzzo.
La segnalazione amplia le conoscenze sulla distribuzione locale e richiede ulteriori sopralluoghi per definire l’estensione della popolazione. Gli autori hanno evidenziato la necessità di verificare la presenza di altre microstazioni e di eventuali habitat sotterranei vicini. Nelle aree ai margini dell’areale, anche pochi nuovi siti possono avere un valore rilevante per la conservazione.
Un altro studio pubblicato nel 2025 ha analizzato l’abbondanza stagionale di Speleomantes flavus, endemico del massiccio del Monte Albo, in Sardegna. Gli individui tendevano a concentrarsi in settori relativamente freddi e umidi, non lontani dall’ingresso. L’abbondanza è stata messa in relazione con temperatura, umidità, illuminamento e presenza di invertebrati potenzialmente utilizzabili come prede.
I geotritoni dipendono da condizioni microclimatiche ristrette. La respirazione cutanea richiede superfici umide e aria con elevata umidità relativa. Alterazioni della copertura forestale, riduzione dell’umidità, aumento delle temperature e modifiche degli ingressi delle cavità possono ridurre la disponibilità di rifugi idonei.
La diffusione di patogeni rappresenta un ulteriore elemento di attenzione. Un’indagine nazionale sul fungo chitrido Batrachochytrium dendrobatidis ha analizzato 1.274 tamponi cutanei appartenenti a 18 specie di anfibi, rilevando il patogeno in 13 specie e in 56 località note dell’Italia peninsulare e della Sardegna. Il dato non dimostra automaticamente un impatto sui geotritoni, ma sostiene l’utilità di una sorveglianza sanitaria coordinata.
Durante le visite in grotta sono necessarie disinfezione delle attrezzature, separazione dei materiali tra siti e riduzione della manipolazione. Le procedure devono essere definite con ricercatori, enti gestori e gruppi speleologici. La tutela riguarda anche la cavità nel suo insieme, perché umidità, suolo, detrito organico e vegetazione esterna sono parte dello stesso sistema ecologico.
Il doppio osservatore, la foto-identificazione e i modelli N-mixture o SCR rispondono a domande diverse ma complementari. Il primo metodo stima l’abbondanza riducendo l’effetto degli individui non rilevati. La foto-identificazione segue gli individui senza necessariamente ricorrere a marcature invasive. La cattura-ricattura spaziale aggiunge informazioni su densità, movimenti e uso dei microhabitat.
Per rendere confrontabili i risultati servono protocolli condivisi. Devono essere registrati almeno data, orario, temperatura, umidità, superficie osservata, numero di operatori, condizioni della cavità e posizione degli animali. Le coordinate dei siti più sensibili possono essere rese meno precise nei dataset pubblici, così da limitare il rischio di disturbo o raccolta illegale.
Le nuove ricerche confermano che il monitoraggio dei geotritoni non è soltanto un esercizio di conteggio. È uno strumento per valutare la qualità dell’ambiente sotterraneo, riconoscere segnali precoci di cambiamento e orientare le decisioni di conservazione. Per le grotte italiane, la continuità delle osservazioni e la collaborazione tra università, parchi, enti locali e speleologi restano elementi centrali.

L'articolo Geotritoni nelle grotte italiane: il doppio osservatore migliora la stima delle popolazioni proviene da Scintilena.

Uno studio condotto nell’area di Capo Caccia, in Sardegna, mette a confronto la Grotta Verde e la Grotta di Nettuno per valutare gli effetti dell’illuminazione artificiale sulla lampenflora. Il lavoro, firmato da Elena Piano, Daniela Cinus, Giuseppe Nicolosi, Quirico Antonio Cossu, Pierpaolo Duce e Marco Isaia, è stato sviluppato nell’ambito del progetto PRIN SHOWCAVE.
La ricerca affronta un problema centrale per la gestione delle grotte turistiche: come rendere accessibile un ambiente ipogeo senza alterarne in modo significativo gli equilibri fisici e biologici. In una cavità naturalmente buia, la luce artificiale modifica le condizioni ecologiche e permette la crescita di alghe, cianobatteri, diatomee e altri organismi fotosintetici. L’insieme di questi biofilm viene indicato con il termine lampenflora.
Il fenomeno non riguarda soltanto l’aspetto estetico delle concrezioni. La crescita dei biofilm può modificare le superfici rocciose, introdurre materia organica in zone normalmente prive di produzione primaria e creare nuove relazioni tra microrganismi e fauna cavernicola.
Le due cavità si trovano a Capo Caccia, nel territorio di Alghero, a circa 20 metri sul livello del mare. Entrambe presentano uno sviluppo subacqueo profondo e sono influenzate dalle temperature medie dell’ambiente esterno e del mare. Le grotte non sono connesse tra loro.
La Grotta di Nettuno è una cavità turistica attrezzata. La Grotta Verde, utilizzata nello studio come ambiente non turistico di confronto, rappresenta un riferimento utile per osservare la distribuzione naturale dei microrganismi fotosintetici prima della trasformazione in sito di visita. Il confronto consente di distinguere gli effetti della luce naturale da quelli prodotti dagli impianti artificiali.
I ricercatori hanno selezionato una parete o una concrezione illuminata ogni cinquanta metri lungo il percorso principale. Sono stati analizzati tredici punti nella Grotta di Nettuno e dieci nella Grotta Verde. In ogni area sono state eseguite tre misure della concentrazione di clorofilla-a, utilizzando un fluorimetro PAM BenthoTorch.
La clorofilla-a è stata impiegata come indicatore della presenza complessiva di organismi fotosintetici. L’intensità luminosa è stata misurata con una sonda fotometrica. La distanza dall’ingresso è stata rilevata con un distanziometro laser.
Nella Grotta di Nettuno, la concentrazione complessiva di clorofilla-a non mostrava una diminuzione significativa con l’aumento della distanza dall’ingresso. Anche l’intensità della luce artificiale rimaneva sostanzialmente uniforme lungo i punti analizzati. La componente di luce naturale, invece, diminuiva allontanandosi dall’apertura.
Il dato indica che le lampade estendono l’area favorevole alla fotosintesi anche nelle parti più profonde. La lampenflora non resta quindi confinata alla zona prossima all’ingresso, come avviene in una grotta priva di illuminazione artificiale.
Nella Grotta Verde il quadro era diverso. La concentrazione di clorofilla-a diminuiva in modo significativo con l’aumento della profondità. La stessa tendenza riguardava l’intensità della luce naturale. La distribuzione osservata risultava coerente con il gradiente naturale di illuminazione di una cavità non attrezzata.
I modelli statistici hanno permesso di simulare due scenari. Nel primo, la luce artificiale della Grotta di Nettuno veniva rimossa e restava soltanto la componente naturale. In questa condizione, la concentrazione prevista di lampenflora si riduceva di circa la metà, fino a valori prossimi a zero nelle aree più profonde.
Nel secondo scenario, la Grotta Verde veniva dotata di lampade capaci di aumentare l’illuminazione. La simulazione prevedeva un incremento medio di circa 0,5 microgrammi di clorofilla-a per centimetro quadrato. Il risultato suggerisce che l’apertura al turismo accompagnata da un impianto luminoso potrebbe ampliare il problema già presente nelle zone raggiunte dalla luce naturale.
Gli autori dello studio indicano la riduzione dell’intensità luminosa come una delle principali misure per rendere più sostenibile la fruizione della Grotta di Nettuno. La rimozione completa degli organismi fotosintetici richiede trattamenti specifici, compresi metodi chimici, ma la diminuzione della luce può limitare la loro crescita e ridurre la frequenza degli interventi di pulizia.
Per la Grotta Verde, l’installazione di lampade fisse viene sconsigliata. Una possibile alternativa consiste nell’utilizzo di torce o lampade frontali fornite ai visitatori. In questo modo la luce viene prodotta soltanto durante il passaggio dei gruppi e può essere orientata verso le superfici necessarie alla visita.
Un sistema di questo tipo non elimina ogni forma di impatto. Può però ridurre la durata dell’esposizione e impedire l’illuminazione permanente delle pareti. La progettazione dovrebbe includere anche gruppi di visita ridotti, tempi di permanenza controllati e un programma di monitoraggio biologico e microclimatico.
Il monitoraggio dovrebbe riguardare almeno luce, temperatura, umidità relativa, anidride carbonica e circolazione dell’aria. Il progetto SHOWCAVE ha applicato un’impostazione multidisciplinare su dodici grotte turistiche italiane, con il coinvolgimento di competenze biologiche, geologiche, idrogeologiche, archeologiche e fisiche. Il CNR-IBE ha incluso nel monitoraggio sardo la Grotta di Nettuno, la Grotta Verde, la Grotta del Bue Marino e la Grotta di Su Marmuri.
Gli aggiornamenti più recenti collegano il caso sardo al progetto europeo CAVESTOUR, avviato nel quadro del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027. Il progetto è indicato con una durata dal 1° febbraio 2025 al 31 gennaio 2028 e un budget complessivo di 1.778.545,45 euro, con un contributo di 1.422.836,36 euro.
CAVESTOUR coinvolge sei grotte pilota del Mediterraneo occidentale: Grotta di Nettuno, Grotta Verde e Grotta di Su Marmuri in Sardegna, Grotte di Equi Terme in Toscana, Grotta di Toirano in Liguria e una cavità nella regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
L’iniziativa punta a integrare monitoraggio ambientale, gestione sostenibile e strumenti digitali per la visita. Le grotte pilota sono considerate laboratori nei quali sperimentare metodi replicabili in altri siti. L’obiettivo è costruire un sistema condiviso di conoscenze e buone pratiche per enti gestori, amministrazioni, operatori turistici, scuole e visitatori.
Tra le linee di ricerca più recenti rientrano anche tecniche alternative per il controllo della lampenflora. Un articolo divulgativo pubblicato da Scintilena riferisce di studi sulla radiazione ultravioletta a 222 nanometri, valutata per la degradazione di cianobatteri e microalghe. L’approccio appare promettente, ma richiede verifiche sugli effetti a lungo termine sulla fauna, sui funghi e sulle comunità microbiche della grotta.
Altri interventi in corso in Italia, come il Progetto Lampenflora nelle Grotte di Castellana, mostrano che la conservazione richiede manutenzione programmata, controlli scientifici e trattamenti mirati. La luce resta però il fattore preventivo più importante: ridurne intensità, durata e diffusione può limitare la formazione dei biofilm prima che diventi necessario rimuoverli.
Il caso della Grotta Verde e della Grotta di Nettuno mostra che la sostenibilità non dipende soltanto dal numero di visitatori. Anche la tecnologia utilizzata per illuminare il percorso può trasformare la dinamica dell’ecosistema sotterraneo.
Una gestione basata sui dati dovrebbe definire la capacità portante della cavità e stabilire soglie operative per illuminazione, temperatura, anidride carbonica e affollamento. Le decisioni dovrebbero essere aggiornate attraverso misure periodiche e non soltanto attraverso valutazioni visive.
Per le grotte prossime all’apertura turistica, il confronto con cavità naturali come la Grotta Verde può fornire una condizione di riferimento. L’esperienza della Grotta di Nettuno dimostra invece che l’illuminazione artificiale può annullare il gradiente naturale della lampenflora e favorirne la presenza nelle aree profonde.
La fruizione turistica può quindi essere compatibile con la conservazione solo se il progetto di visita viene costruito attorno all’ecosistema della grotta. Illuminazione temporanea, gruppi limitati, monitoraggio continuo e interventi reversibili rappresentano strumenti concreti per mantenere l’accesso pubblico senza trasformare il buio sotterraneo in un ambiente permanentemente illuminato.

L'articolo Lampenflora e turismo sostenibile nelle grotte della Sardegna: lo studio tra Grotta Verde e Grotta di Nettuno proviene da Scintilena.

Gli ambienti sotterranei sono naturalmente privi di luce, una condizione che impedisce lo sviluppo di organismi fotosintetici al loro interno. Quando le grotte vengono trasformate in attrazioni turistiche, l’installazione di sistemi di illuminazione artificiale crea le condizioni per la proliferazione della cosiddetta lampenflora, una comunità di organismi vegetali alieni all’ecosistema ipogeo.
Questa comunità fotosintetica è composta principalmente da microorganismi epilitici eucarioti e procarioti che formano biofilm estesi sulle pareti rocciose e sugli speleotemi delle grotte, causando danni estetici, fisici e chimici irreversibili. Una comprensione approfondita dei fattori ambientali che determinano questa proliferazione risulta quindi essenziale per fornire linee guida efficaci per il contenimento del fenomeno.
Nel quadro del Progetto di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) “SHOWCAVE”, i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università³³ degli Studi di Torino hanno raccolto dati relativi alla concentrazione dei tre principali gruppi di microorganismi che costituiscono la lampenflora. Lo studio ha interessato nove grotte turistiche italiane caratterizzate da diversi flussi turistici annuali.
In ciascuna grotta è stata selezionata una parete illuminata o uno speleotema ogni 50 metri circa dal punto di ingresso lungo il percorso turistico, per un totale di 211 plot di campionamento. In ogni plot sono state effettuate tre repliche di misurazione della concentrazione di clorofilla-a per cianobatteri, alghe verdi e diatomee utilizzando il BenthoTorch, un fluorimetro PAM portatile sviluppato da BBE Moldaenke GmbH in grado di calcolare una misura istantanea e in situ della densità³³ di clorofilla-a dei tre gruppi fotosintetici bentonici.
Oltre alle misurazioni biologiche, sono stati registrati parametri ambientali quali l’intensità³³ luminosa con sonda fotometrica, la distanza dalla lampada, l’umidità³³ della parete (classificata in secca, umida o con acqua di percolazione) e la distanza dall’ingresso della grotta e dal sentiero turistico. I dati sono stati modellati mediante Modelli Lineari Generalizzati Misti (GLMM) con distribuzione Gamma nell’ambiente R, utilizzando l’identità³³ della grotta come fattore casuale per tenere conto dell’autocorrelazione spaziale dei dati.
Combinando i dati ottenuti da tutte le grotte turistiche esaminate, lo studio ha dimostrato che i parametri legati alla luce rappresentano i driver più importanti della crescita della lampenflora. In particolare, è emerso un effetto positivo significativo dell’intensità³³ luminosa per tutti e tre i gruppi esaminati: cianobatteri (t = 4,15, P < 0,001), diatomee (t = 2,00, P = 0,044) e alghe verdi (z = 3,17, P = 0,002).
Questi risultati confermano quanto osservato in letteratura scientifica precedente, dove l’illuminamento si è dimostrato il fattore principale nel guidare sia la probabilità di presenza sia la crescita dei tre gruppi all’interno delle grotte. La presenza di acqua di percolazione sulle pareti ha mostrato un effetto positivo significativo sulle diatomee (t = 4,35, P < 0,001), mentre la concentrazione dei cianobatteri diminuisce all’aumentare della distanza dall’ingresso della grotta (t = -2,33, P = 0,020).
La distanza dal sentiero turistico non ha influenzato nessuno dei gruppi esaminati, indicando che i propagoli trasportati dai visitatori hanno un ruolo minore nella disseminazione della lampenflora all’interno delle grotte turistiche. Questo dato contrasta con quanto osservato per altri gruppi microbici, come i funghi, dove il fattore umano risulta più determinante.
Nel complesso, i risultati ottenuti dimostrano come ridurre l’intensità³³ della luce possa contribuire significativamente al contenimento della crescita della lampenflora, specialmente sulle pareti delle grotte con acqua di percolazione e in prossimità³³ dell’ingresso. Nonostante la modulazione dell’illuminazione possa aiutare a ridurre la crescita degli organismi fotosintetici, va sottolineato che una corretta eradicazione della lampenflora non può essere ottenuta senza una rimozione attiva mediante metodi chimici ecocompatibili.
Ricerche più recenti hanno ulteriormente approfondito il ruolo del substrato nella determinazione della concentrazione della lampenflora. Uno studio del 2025 condotto nel deposito osseo “Cimitero degli Orsi” nella grotta turistica di Toirano ha rivelato che le diatomee mostrano concentrazioni più elevate sulle ossa rispetto ad altri substrati, con valori ancora maggiori all’aumentare dell’intensità³³ luminosa. I cianobatteri aumentano la loro concentrazione con la luce senza una preferenza specifica per il substrato, mentre le alghe verdi risultano più presenti su roccia e suolo.
Altri studi hanno evidenziato come la durata dell’illuminazione artificiale influenzi significativamente la crescita della lampenflora, specialmente nelle grotte con elevato utilizzo turistico. La concentrazione di lampenflora può aumentare fino a tre volte sotto luci artificiali rispetto all’illuminazione naturale. Ricerche condotte sulla Grotta Zinzulusa nel Sud Italia hanno mostrato che il passaggio dall’illuminazione a tungsteno a sistemi LED non ha prodotto cambiamenti significativi nella comunità di lampenflora nel primo anno.
Studi sulla diversità³³ specifica hanno documentato 16 specie di muschi e 2 di felci nella lampenflora della Grotta Gigante nel Carso triestino, con specie come Eucladium verticillatum, Fissidens bryoides e la felce Asplenium trichomanes tra le più comuni. La ricchezza specifica di briofite e felci della lampenflora in questa grotta risulta la più elevata rispetto ad altre grotte turistiche recentemente investigate nel Carso italiano.
La modellazione della concentrazione di microorganismi fotosintetici sotto diversi scenari di riduzione dell’intensità³³ luminosa ha predetto una diminuzione generale di tutti i gruppi, più marcata per cianobatteri e alghe verdi e più debole per le diatomee su substrati ossei. Questi risultati forniscono indicazioni preziose per la gestione delle grotte turistiche e la protezione del patrimonio culturale ipogeo, inclusi i reperti paleontologici in situ.
L’aumento della distanza tra le fonti luminose e le superfici rocciose esposte, unito all’uso di appropriate lunghezze d’onda della luce e alla riduzione della durata e dell’intensità³³ dell’illuminazione, può inibire efficacemente la crescita della lampenflora. La ricerca sottolinea l’importanza di un approccio integrato che combini la modulazione dei parametri luminosi con metodi di rimozione attiva ecocompatibili per una gestione sostenibile delle grotte turistiche.

L'articolo Una luce nell’oscurità; i fattori ambientali che determinano la crescita della lampenflora nelle grotte turistiche italiane proviene da Scintilena.
Si è concluso il 21 agosto 2026 il secondo appuntamento di “Esplora l’Ignoto: avventura nel Sottosuolo”, iniziativa organizzata dall’associazione Argod nella Grotta di Pian della Macina, a San Nicandro Garganico. L’evento ha visto la partecipazione di numerosi visitatori guidati da speleologi esperti attraverso gli ambienti concrezionati della cavità³¹, in un percorso di scoperta del patrimonio carsico pugliese.
L’iniziativa rientra in un più ampio programma di valorizzazione del territorio comunale, sostenuto dal Comune di San Nicandro Garganico e dalla Pro Loco locale, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza delle grotte archeologiche e delle formazioni carsiche che caratterizzano l’area del Gargano.
San Nicandro Garganico rappresenta uno dei centri più significativi per il carsismo in Capitanata, con un territorio caratterizzato da numerose depressioni, voragini e cavit๹ naturali. Il fenomeno carsico più importante è la Dolina Pozzatina, un grande anfiteatro naturale profondo oltre 100 metri, con un perimetro di 1850 metri, considerata la più grande dolina d’Europa.
Recenti rilevamenti dello SpeleoTeam Montenero hanno portato alla luce nella dolina frammenti risalenti al Paleolitico e pitture parietali in ocra rossa in una delle tre grotte censite all’interno della depressione. Il sito è stato proposto come geosito Unesco per il suo valore scientifico e naturalistico.
Il territorio comunale ospita inoltre il Sito Archeologico di Monte d’Elio, con le rovine dell’antica città medievale di Devia e la Chiesa di Santa Maria di Monte d’Elio, di stile romanico, con dipinti risalenti al XII-XIII secolo. Nell’area di Devia sono state ritrovate tracce di un villaggio dell’Et๹ del Bronzo, con legami possibili con l’insediamento di Torre Mileto.
La Grotta dell’Angelo, situata sul monte d’Elio a circa 150 metri sul livello del mare, è una cavit๹ carsica di grande interesse archeologico e storico. La grotta si apre con un grande antro semiellittico e si sviluppa orizzontalmente all’interno della collina, con diramazioni verso est e nord.
La denominazione deriva da un’antica tradizione che la identifica come uno dei tre luoghi di culto dell’Arcangelo Michele nel Gargano, probabilmente sin dal tempo dell’impero bizantino o della dominazione longobarda.
Gli scavi condotti nel 1967-1968 da Mara Guerri dell’Istituto di Paletnologia dell’Universit๹ di Firenze hanno portato alla luce resti biologici, selci e ceramiche dal Paleolitico al Medioevo. Il ritrovamento di tombe di età alto-medievale e la presenza di una pila circolare ricavata da un vano naturale confermerebbero l’uso cultuale della grotta, probabilmente adibita a chiesa. Sulla parete destra sono tuttora visibili alcuni graffiti.
La Grotta del Pian della Macina è considerata una delle più belle grotte del Gargano, situata nell’area centro-occidentale del promontorio. Nonostante le dimensioni ridotte, la cavit๹ racchiude qualità e bellezze paragonabili alla Grotta di Castellana, come sottolineato dallo speleologo Roberto Rota nel 1969.
La scoperta della grotta risale al 1905, come riportato da Luigi Vittorio Bertarelli, geografo e speleologo, fondatore del Touring Club Italiano. La cavit๹ prende il nome dal pianoro carsico denominato “Piano della Macina”, per la presenza di grossi blocchi calcarei simili a enormi macine.
Dal punto di vista morfologico, la grotta si presenta come una galleria in pendenza caratterizzata da stalagmiti di diverse dimensioni e imponenti colonne. Gran parte degli speleotemi presenti nei primi 20 metri appaiono di colore rossastro, a causa della presenza di ossidi di ferro e minerali argillosi nel suolo.
Sulla parete spiccano i “coralloidi”, forme globulari ramificate saldate alla parete da un sottile gambo. La prima camera si conclude con una saletta dove il rosso bruno di stalagmiti contrasta con il bianco latte di stalattiti sul soffitto.
Proseguendo verso nord-ovest si attraversa un passaggio angusto che conduce a un terrazzo naturale affacciato su un’imponente caverna. Si discende lungo uno scivolo-pozzo di circa 18 metri, dove alla base la cavit๹ raggiunge il suo apice di bellezza con concrezioni a canne d’organo che si estendono fino alla volta.
Per gli esploratori più determinati è possibile accedere a un’ultima camera tramite una strettoia, dove si trovano stalattiti eccentriche e infiorescenze di cristalli di calcite.
Il Gruppo Speleologico ARGOD opera da anni nel territorio di San Nicandro Garganico per la valorizzazione e la divulgazione del patrimonio carsico locale. L’associazione ha promosso nel 2025 il 120? anniversario della prima esplorazione documentata della Grotta di Pian della Macina, con il patrocinio della Federazione Speleologica Pugliese.
L’iniziativa ha previsto visite tecniche per gruppi speleologici, un convegno di speleologia con mostra fotografica e aperture al pubblico con prenotazione obbligatoria. Il Team Argod gestisce inoltre il progetto “Diversamente Speleo”, un’iniziativa sulle orme della speleoterapia, che rappresenta la prima edizione pugliese in una delle grotte più affascinanti del Gargano.
L’associazione organizza regolarmente visite guidate alla Grotta di Pian della Macina, alla Grotta delle Streghe, alla Grotta di Monte Nero, alla Grotta dei Pilastri e ad altre cavit๹ del territorio, contribuendo alla conoscenza e alla tutela del patrimonio speleologico garganico.
Oltre alla Grotta di Pian della Macina e alla Grotta dell’Angelo, il territorio di San Nicandro Garganico ospita numerose altre cavit๹ di interesse. La Grotta delle Streghe, situata in località “Lampione”, è una cavit๹ carsica costituita da due ampie caverne disposte su due livelli, che ospita diverse colonie di pipistrelli.
La grotta ha alimentato miti locali legati alla presenza di streghe, da cui deriva la denominazione. Altre cavit๹ censite nel territorio includono la Grotta di Ciavarella, la Grotta di Pilamelardi, la Grotta Papaglione e la Grotta delle Colonne d’Ercole, ricca di concrezioni.
Il sistema carsico di San Nicandro Garganico comprende quasi 4.000 doline dislocate sul territorio, che costituiscono una delle concentrazioni più significative di morfologie carsiche epigee del promontorio del Gargano.
L'articolo Concluso con successo il secondo appuntamento di “Esplora l’Ignoto” alla Grotta di Pian della Macina proviene da Scintilena.

Uno studio dedicato alla presenza dei rinolofidi nei Lessini Vicentini documenta il ruolo delle cavità carsiche per la conservazione dei pipistrelli in Veneto. La ricerca, realizzata da Andrea Pereswiet-Soltan con il Club Speleologico Proteo di Vicenza, è stata condotta nell’ambito del progetto “Ruolo ecologico-funzionale delle principali cavità dei Lessini Vicentini per la chirotterofauna”.
Il progetto è stato finanziato dalla Federazione Speleologica Veneta e si è sviluppato nel triennio 2009-2011. L’indagine ha riguardato otto tra le maggiori grotte dell’area compresa attorno all’Altopiano Faledo-Casaron. L’attenzione si è concentrata su due specie appartenenti alla famiglia Rhinolophidae: il rinolofo maggiore, Rhinolophus ferrumequinum, e il rinolofo minore, Rhinolophus hipposideros.
I rinolofidi sono tra i pipistrelli più facilmente osservabili negli ambienti sotterranei. Il loro comportamento, con gli individui appesi liberamente alle volte e spesso avvolti nelle ali, li rende riconoscibili durante i controlli speleologici.
La loro fisiologia li rende sensibili alle variazioni del microclima. Sono specie stenoterme e risentono degli aumenti di temperatura provocati dalla presenza umana, dall’illuminazione artificiale e dalla modifica della ventilazione naturale. Durante l’ibernazione, un risveglio forzato può determinare un consumo rilevante delle riserve energetiche accumulate in autunno.
I rinolofidi selezionano in genere ambienti umidi e relativamente stabili. Per l’ibernazione preferiscono microambienti con temperature comprese, secondo il testo dello studio, tra 7 e 10 °C. La scelta della zona della grotta dipende dalla morfologia della cavità, dalla circolazione dell’aria e dalla disponibilità di nicchie con condizioni costanti.
La ricerca ha utilizzato tre principali metodologie: catture con reti mist-net, monitoraggio bioacustico e controlli visivi all’interno delle grotte. Nel lavoro presentato vengono analizzati soprattutto i dati ottenuti attraverso il monitoraggio acustico e le osservazioni dirette.
Il rilevamento bioacustico è stato svolto con un bat detector Pettersson D500x. Nei mesi di aprile e giugno le registrazioni sono state effettuate dal tramonto alla mezzanotte. A luglio e novembre il monitoraggio è stato esteso all’intera notte.
Il dispositivo registrava automaticamente file della durata di cinque secondi. Ogni sonogramma contenente almeno tre impulsi di ecolocalizzazione veniva considerato un contatto di presenza. I dati sono stati poi sommati per le diverse ore di registrazione e per le due specie considerate.
Le grotte analizzate presentavano caratteristiche ambientali diverse. Il Buso della Pisatela, la Grotta dei Partigiani, il Buso del Vento e la Tana del Tasso avevano ingressi piccoli, collocati all’interno di boschi cedui con presenza di alberi maturi. La Grotta della Stria e il Buco del Soglio si trovavano invece in prossimità del limite tra bosco e aree aperte.
Il Buso della Rana aveva un ingresso ampio e alto, rivolto verso un ambiente più aperto. La cavità risultava sottoposta a una forte pressione antropica, per la frequentazione da parte di speleologi ed escursionisti.
I risultati hanno evidenziato una diversa distribuzione dell’attività notturna tra le cavità. Rhinolophus hipposideros ha mostrato una maggiore attività presso le grotte collocate all’interno del bosco, un ambiente favorevole alle attività di foraggiamento della specie.
La presenza acustica non sempre coincideva con il numero di esemplari osservati durante il giorno o durante i controlli invernali. In alcune cavità, come la Grotta dei Partigiani, la Tana del Tasso e il Buso del Vento, l’attività notturna era significativa, mentre gli individui osservati all’interno risultavano pochi.
Il Buso della Rana ha registrato una maggiore attività di Rhinolophus ferrumequinum. Durante i controlli sono stati osservati con regolarità esemplari appesi nella cavità. Gli avvistamenti di rinolofo minore sono risultati più sporadici.
Il sito più importante è risultato il Buso della Pisatela. La grotta ha mostrato una consistente attività notturna nel periodo estivo e una presenza numerosa durante l’inverno. Il 7 marzo 2020 sono stati osservati quattro rinolofi maggiori e 67 rinolofi minori.
La morfologia articolata della cavità potrebbe spiegare la sua rilevanza. La presenza di numerosi ambienti interni permette ai pipistrelli di selezionare microclimi differenti e di trovare zone adatte all’ibernazione.
Durante le registrazioni notturne di luglio, circa due terzi dell’attività si concentravano tra il tramonto e la mezzanotte. Il dato potrebbe essere collegato non solo all’uscita serale per il foraggiamento, ma anche a interazioni sociali, pause temporanee, abbeveramento o cattura di insetti sulle pareti della grotta.
Il Buco del Soglio ha mostrato una presenza relativamente costante delle due specie, anche se con numeri contenuti. Gli individui osservati si aggiravano intorno alle dieci unità. La cavità può quindi avere un ruolo nell’ibernazione dei pipistrelli, pur non ospitando una colonia numerosa.
Lo studio evidenzia una possibile criticità. La sistemazione del sentiero di accesso e la messa in sicurezza dell’interno della grotta, realizzate in occasione delle iniziative per il centenario della Prima guerra mondiale, hanno migliorato la fruizione umana della cavità. Sarebbe necessario verificare se questi interventi abbiano modificato la presenza dei pipistrelli.
Il caso mostra un principio importante per la gestione delle grotte: la rilevanza di un sito non dipende soltanto dal numero di animali presenti. Anche pochi individui possono indicare l’utilizzo della cavità come rifugio stagionale. Questo aspetto è particolarmente importante per i rinolofi, che possono occupare le volte in modo disperso e risultare meno visibili durante i controlli.
In Italia la riduzione del disturbo dei pipistrelli nelle grotte frequentate dagli speleologi si basa su una combinazione di norme, monitoraggi e misure gestionali.
Le principali azioni adottate o previste sono:
Un esempio concreto è rappresentato dalle misure adottate per la Grotta de Su Coloru in Sardegna. Il piano di gestione prevede il divieto di accesso dal 15 novembre al 31 marzo, durante l’ibernazione, e dal 1° maggio al 30 agosto, durante il periodo riproduttivo. Sono inoltre vietati l’illuminazione degli ingressi, la sosta, la fotografia e la produzione di rumori vicino agli animali svernanti o in riproduzione. Le visite sono consentite in periodi prestabiliti, con registrazione, accompagnamento e numero massimo di partecipanti.[1]
Le linee guida ISPRA sottolineano la necessità di censire i rifugi, raccogliere dati comparabili e programmare i monitoraggi in modo da evitare che la ricerca produca un disturbo superiore ai benefici conoscitivi. Il monitoraggio può comprendere osservazioni presso il rifugio, conteggi all’involo, rilevamento ultrasonoro e archiviazione dei dati in banche dati dedicate.[2]
La tutela dei pipistrelli deriva dalla Legge 157/1992, dal D.P.R. 357/1997 e successive modifiche, dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, dalla Convenzione di Berna e dall’Accordo EUROBATS. Tutti i chirotteri europei sono sottoposti a protezione e i loro siti di riproduzione e riposo non devono essere danneggiati o distrutti.
Nel caso di attività che possano incidere su un sito Natura 2000, può essere necessaria la Valutazione di Incidenza Ambientale. Il quadro normativo si integra con i piani di gestione delle ZSC e delle ZPS, con i regolamenti dei parchi e con le disposizioni regionali.
Per gli speleologi, la prevenzione del disturbo comincia prima dell’ingresso in grotta. È necessario verificare la presenza di divieti o chiusure temporanee, consultare i gestori del sito e segnalare eventuali osservazioni di pipistrelli agli enti competenti. Durante l’esplorazione occorre mantenere la distanza dagli animali, evitare di illuminarli direttamente, non fotografarli da vicino e ridurre rumori e soste nelle aree occupate.
Le chiusure fisiche devono essere progettate con attenzione. Una griglia non corretta può ostacolare il volo, modificare la ventilazione o alterare il microclima della grotta. Le soluzioni chirotterofile, con spazi adeguati e valutati da specialisti, devono impedire l’accesso umano senza creare una barriera per i pipistrelli.[1][3]
Il lavoro sui Lessini Vicentini mostra come la collaborazione tra speleologi e chirotterologi possa produrre informazioni utili alla conservazione. Le grotte non sono soltanto luoghi di passaggio o ambienti da esplorare. Sono rifugi, aree di foraggiamento, siti di svernamento e possibili luoghi di interazione sociale.
Per il Buso della Pisatela, e più in generale per le cavità dei Lessini Vicentini, sarebbe utile proseguire il monitoraggio in più stagioni. I dati raccolti nel periodo 2009-2011 e le osservazioni successive costituiscono una base per verificare l’evoluzione delle presenze, gli effetti della frequentazione e l’eventuale cambiamento delle condizioni microclimatiche.
Una gestione efficace non richiede necessariamente l’esclusione permanente degli speleologi. Richiede, prima di tutto, accessi programmati, periodi di chiusura biologica, comportamenti corretti e decisioni fondate su monitoraggi ripetuti. In questo modo la ricerca speleologica può continuare a contribuire alla conoscenza degli ambienti sotterranei senza compromettere i rifugi dei pipistrelli.

Fonti
[1] DECRETO N https://www.sardegnaambiente.it/documenti/1_422_20221017180722.pdf
[3] [PDF] Quaderni di Conservazione della Natura – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/6730_19_qcn_monitoraggio_chirotteri.pdf
[6] Layout.qxp https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/6769_28_qcn_Linee_guida_chirotteri.pdf
[7] Towards the new Checklist of the Italian Fauna https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc
[8] Notulae to the Italian native vascular flora: 10 https://italianbotanist.pensoft.net/article/60743/download/pdf/
[9] [PDF] Guidelines for the conservation of bats in buildings and the … – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00007600/7646-pipistrelli-web.pdf
[10] Caves Biodiversity in the Marine Area of Riviera d’Ulisse Regional Park, Italy: Grotta del Maresciallo Overview https://www.omicsonline.org/open-access/caves-biodiversity-in-the-marine-area-of-riviera-dulisse-regional-park-italy-grotta-del-maresciallo-overview-2332-2543-1000153.pdf
[11] [PDF] Manuali per il monitoraggio di specie e habitat di interesse … – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/files2019/pubblicazioni/manuali-linee-guida/MLG_190_19.pdf
[12] Monitoraggio, conservazione e informazione nella Baia Di Ieranto: un modello circolare per la gestione delle Aree Marine Protette https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=14823.pdf
[13] 2477 1..48 https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/94468.pdf
[14] L’applicazione di tecniche innovative nel monitoraggio costiero degli habitat prioritari https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=14825.pdf
[15] Legge regionale 14 ottobre 2016, n. 15 https://lexview-int.regione.fvg.it/FontiNormative/xml/scarico.aspx?ANN=2016&LEX=0015&tip=0&id=cap4&lang=ita
[16] Pipistrelli in Italia: cosa dice la legge e come proteggere … https://www.scintilena.com/pipistrelli-in-italia-cosa-dice-la-legge-e-come-proteggere-specie-e-rifugi/07/30/
[17] Pipistrelli e grotte: la scienza conferma gli effetti del … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-la-scienza-conferma-gli-effetti-del-disturbo-umano-sulle-colonie-in-ibernazione/03/12/
[18] I Quaderni Habitat. N.1 “Grotte e fenomeno carsico. La vita nel mondo sotterraneo” – Parte III http://gscaisarzana.altervista.org/wp-content/uploads/qh1_grotte3.pdf
[19] Chirotteri del Carso e Venezia Giulia: Bressi racconta 5000 … https://www.scintilena.com/ecco-larticolo-redatto-per-scintilena/05/04/
[20] Comportamenti da Evitare in Grotta: 15 Regole d’Oro per … – Scintilena https://www.scintilena.com/comportamenti-da-evitare-in-grotta-15-regole-doro-per-gli-speleologi-per-proteggere-i-pipistrelli/05/24/
[21] Diffida alle Grotte di Castellana: richiesta sospensione attività turistiche da Tutela Pipistrelli – Scintilena https://www.scintilena.com/diffida-alle-grotte-di-castellana-richiesta-sospensione-attivita-turistiche-da-tutela-pipistrelli/01/01/
[22] ma5_04_036.html https://www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/128/ma5_04_036.html
[23] pipistrelli.pdf https://cielobuio.org/wp-content/uploads/supporto/download/pipistrelli.pdf
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Il disturbo dei pipistrelli in grotta è una questione concreta per la conservazione degli ambienti ipogei. Le cavità non sono solo luoghi di esplorazione. Per molte specie di Chirotteri sono rifugi stagionali, utilizzati per l’ibernazione, la riproduzione, il transito e, in alcuni casi, l’accoppiamento.
Il contributo di Andrea Pereswiet-Soltan, presentato al XXIII Congresso Nazionale di Speleologia di Ormea nel 2022, richiama l’attenzione sugli effetti della presenza umana durante le fasi più sensibili del ciclo biologico.
L’osservazione della fauna sotterranea impone quindi una responsabilità diretta a chi frequenta le grotte, dalle squadre esplorative ai gruppi impegnati in corsi e visite organizzate.
Nelle aree temperate le grotte possono ospitare sia le nursery sia gli hibernacula.
Le nursery sono le colonie riproduttive in cui le femmine partoriscono, allevano e svezzano i piccoli.
Gli hibernacula sono i rifugi invernali nei quali gli animali riducono il metabolismo per superare la stagione con poche prede disponibili.
I periodi più delicati sono il letargo, indicativamente fra novembre e marzo, e la nascita con crescita e svezzamento dei piccoli, in particolare fra giugno e luglio.
In presenza di una colonia, Tutela Pipistrelli raccomanda di evitare i sopralluoghi nelle due finestre stagionali. [web:17]
Il disturbo dei pipistrelli in grotta può essere provocato da avvicinamento, rumore, illuminazione diretta, fotografie con flash, permanenza prolungata o alterazione delle condizioni del rifugio.
Anche la semplice osservazione non è neutra se avviene a distanza ridotta o in un momento biologicamente critico.
In estate il disturbo di una nursery è spesso immediatamente percepibile.
Colonie di numerosi esemplari possono reagire con vocalizzazioni e involi concitati.
Le madri spaventate possono lasciare il gruppo; i piccoli, se ancora incapaci di volare o di risalire verso il soffitto, possono cadere.
La conseguenza non riguarda solo l’animale coinvolto. I pipistrelli hanno in genere un tasso riproduttivo basso e molte specie partoriscono uno, più raramente due piccoli all’anno.
La perdita di giovani o l’abbandono di un rifugio riproduttivo può quindi incidere sulla continuità della colonia.
Le linee guida ISPRA ricordano che i rifugi concentrano molti animali nei periodi di riproduzione e letargo e che le caratteristiche microclimatiche hanno un ruolo determinante proprio in queste fasi.
I siti ipogei, naturali e artificiali, rientrano tra i rifugi utilizzati dai Chirotteri. [web:4]
In inverno il disturbo dei pipistrelli in grotta può essere poco evidente. Un animale appeso e apparentemente immobile può avere già percepito la presenza del visitatore.
Nei rinolofi, per esempio, i segnali di inquietudine possono essere minimi e non coincidere con un volo immediato.
Il passaggio dal torpore all’attività richiede tempo ed energia. Il risveglio comporta un aumento del metabolismo, della temperatura corporea e, se l’animale vola, dell’attività muscolare.
Terminato il pericolo, sono necessarie ulteriori risorse per tornare allo stato di torpore.
Il testo di Pereswiet-Soltan richiama gli studi sull’equilibrio energetico durante il letargo. Un pipistrello non disturbato può consumare in questo periodo il 20-30% del proprio peso e circa l’80% della massa grassa. Risvegli ripetuti riducono ulteriormente le riserve disponibili e possono compromettere il superamento dell’inverno.
Anche una ricerca pubblicata nel 2024 su Scientific Reports ha rilevato una relazione tra il disturbo prodotto dai rilevatori in grotta e l’attività dei pipistrelli dopo i sopralluoghi. Il fattore considerato univa numero di persone e durata della permanenza nella cavità. [web:6]
In Italia la limitazione del disturbo dei Chirotteri si basa su un insieme di norme, misure di gestione e pratiche operative. Non esiste una singola procedura identica per tutte le cavità. Le misure dipendono dalla specie presente, dalla funzione del rifugio, dalla stagione, dal regime di protezione dell’area e dalle disposizioni dell’ente competente.
Queste azioni hanno un elemento comune: conoscere il rifugio prima di frequentarlo. Una chiusura stagionale non rappresenta una rinuncia alla speleologia. È uno strumento di pianificazione che conserva una cavità nei mesi in cui la colonia non può sostenere interferenze.
La prevenzione del disturbo dei pipistrelli in grotta inizia prima dell’ingresso. I gruppi dovrebbero verificare se la cavità è nota per ospitare colonie, consultare le prescrizioni locali e comunicare le osservazioni a chi svolge monitoraggi autorizzati.
Se gli animali vengono incontrati lungo il percorso, la condotta più prudente è interrompere l’avvicinamento e, quando possibile, cambiare itinerario. Non vanno conteggiati o identificati con metodi improvvisati. I censimenti e le attività di ricerca richiedono tempi, metodi e autorizzazioni adeguati.
La documentazione può essere utile, ma non deve diventare una fonte ulteriore di pressione. Niente flash. Niente riprese ravvicinate. Niente manipolazione. Una nota con località, data, posizione nella cavità, numero approssimativo e comportamento osservato, raccolta senza prolungare la permanenza, può risultare più utile di una fotografia invasiva.
Pereswiet-Soltan propone una conclusione operativa ancora attuale: nelle grotte più importanti per l’ibernazione e la riproduzione, il numero delle visite deve essere limitato. Per rendere efficace questa indicazione servono dati aggiornati, comunicazione tra speleologi e chirotterologi e rispetto delle regole stabilite per ogni sito.

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Il Piano d’Azione per i Chirotteri in Lombardia rappresenta uno dei principali strumenti regionali per la conservazione dei pipistrelli e dei loro habitat.
Approvato con deliberazione del Consiglio regionale n. 1028 del 17 dicembre 2018, il documento è nato da un percorso partecipato che ha coinvolto enti pubblici, ricercatori, associazioni, gestori di aree protette e mondo speleologico.
Il Piano è stato sviluppato nell’ambito del progetto europeo LIFE IP Gestire 2020, coordinato da Regione Lombardia.
L’obiettivo era rafforzare la tutela della biodiversità lombarda attraverso una migliore conoscenza delle specie, la formazione degli operatori e la realizzazione di interventi concreti sul territorio.[1][2]
Il documento regionale prende in esame 28 specie di pipistrelli presenti in Lombardia in modo stabile o occasionale.
Per ciascuna specie sono stati raccolti dati sulla distribuzione, sull’ecologia, sull’uso degli habitat e sullo stato di conservazione.
Il Piano individua inoltre le pressioni che possono compromettere la sopravvivenza delle popolazioni.
Tra queste figurano il disturbo nei rifugi ipogei, la chiusura inadeguata delle grotte, la ristrutturazione degli edifici, la perdita di alberi maturi e deperienti, la riduzione degli insetti disponibili e l’inquinamento luminoso.
Il percorso di elaborazione ha coinvolto anche la Federazione Speleologica Lombarda.
In tre incontri pubblici e tecnici sono stati coinvolti circa 50 speleologi e rappresentanti del settore. Il confronto ha permesso di definire misure specifiche per le cavità naturali e artificiali.
Tra le azioni previste rientrano:
Il Piano è stato successivamente recepito negli strumenti regionali di pianificazione.
Gli indirizzi sulla tutela dei pipistrelli sono confluiti nel Piano Territoriale Regionale e nel Regolamento Edilizio Tipo.
Le informazioni sulle priorità, sui costi e sulle misure necessarie sono state utilizzate anche per il Prioritised Action Framework, approvato dalla Regione Lombardia nel 2021.[1][3]
Una delle applicazioni più concrete del Piano è stata il progetto Sos.Chiro, realizzato nel 2021 dal Parco Regionale Campo dei Fiori.
L’intervento ha riguardato quattro cavità della ZSC “Grotte del Campo dei Fiori”: Grotta di Cima Paradiso, Büs del Remeron, Grotta XXV Aprile e Grotta Totò il Magnifico.
I cancelli preesistenti sono stati sostituiti con strutture progettate per consentire il passaggio dei pipistrelli e la circolazione dell’aria. Sono state inoltre realizzate staccionate perimetrali.
Il monitoraggio successivo ha documentato il ritorno dei chirotteri in alcune cavità che erano rimaste inutilizzate per diversi anni.
Nella Grotta di Cima Paradiso, per esempio, il passaggio degli animali è stato rilevato dopo un’assenza che durava da oltre 50 anni.
La progettazione delle chiusure deve essere valutata caso per caso. Le indicazioni tecniche del Piano ricordano che alcune specie, come il miniottero (Miniopterus schreibersii), possono reagire negativamente anche alla presenza di cancelli permeabili.
Quando possibile, è quindi preferibile limitare l’accesso umano con recinzioni esterne, senza modificare l’ingresso della cavità.[4]
Le attività più recenti disponibili sono quelle realizzate tra la primavera del 2022 e l’autunno del 2023 nell’ambito dell’azione D3 di LIFE Gestire 2020.
Il monitoraggio ha interessato 18 siti lombardi, tra grotte, miniere, edifici storici, chiese, darsene e aree di passaggio migratorio.
Sono state valutate 16 colonie estive, autunnali o invernali di importanza regionale e, in alcuni casi, nazionale.
Le indagini hanno utilizzato conteggi all’involo, telecamere a infrarossi, rilevatori ultrasonori e campionamenti bioacustici.
La rete territoriale ha coinvolto esperti, Guardie ecologiche volontarie, speleologi e personale degli enti gestori.[5][6]
Il confronto con il precedente monitoraggio regionale del 2017-2018 ha prodotto un quadro articolato:
Tra i risultati più rilevanti emerge quello della Miniera di Zu, in provincia di Bergamo. Nel 2022 sono stati stimati circa 870 pipistrelli, appartenenti con ogni probabilità a tre specie di interesse comunitario: rinolofo maggiore, vespertilio di Capaccini e miniottero.
Nel 2017 erano stati conteggiati 254 individui. L’incremento autunnale è quindi risultato superiore al 300 per cento, anche se la stabilità dell’ingresso è condizionata dal rischio di crolli.
Alla Grotta Buco del Frate, in provincia di Brescia, sono stati rilevati circa 400 individui appartenenti ad almeno quattro specie dell’Allegato II della Direttiva Habitat.
Il sito è considerato di importanza nazionale. La presenza del rinolofo maggiore, che in passato formava colonie numerose, resta invece molto ridotta rispetto ai dati storici.
Nel Bucone di Tremezzo, sul Lago di Como, sono stati conteggiati circa 385 vespertili di Capaccini. Il dato è inferiore ai circa 600 individui rilevati nel 2017.
La colonia è quindi considerata un elemento da seguire con attenzione, anche per la presenza di lavori infrastrutturali nell’area della variante della Tremezzina.
A Palazzo Gallio, a Gravedona, il monitoraggio del 2023 ha registrato una nursery di rinolofo maggiore composta da 39 adulti e 16 giovani.
Alla Rocca Castello di Romanengo, in provincia di Cremona, la colonia di vespertilio smarginato ha raggiunto 152 individui nel luglio 2023, compresi 33 giovani.
Il monitoraggio regionale ha prodotto anche nuove informazioni sulla distribuzione dei pipistrelli in Lombardia.
Due colonie riproduttive di vespertilio smarginato sono state individuate in edifici storici delle province di Cremona e Lecco tra il 2018 e il 2021.
Nel 2023, inoltre, un gruppo speleologico ha segnalato una colonia nell’Abisso Spino, in provincia di Brescia.
La cavità è stata inserita tra i siti di monitoraggio regionale e ha confermato la presenza di più specie, tra cui rinolofo maggiore, vespertilio smarginato, vespertilio criptico e orecchione bruno.
Un risultato particolarmente significativo riguarda il Passo di Spino, nell’Alto Garda Bresciano. I rilevamenti hanno documentato per la prima volta in Lombardia un passaggio migratorio di pipistrelli attraverso l’arco alpino. Sono state identificate tre specie migratrici a lungo raggio: pipistrello di Nathusius (Pipistrellus nathusii), pipistrello soprano (Pipistrellus pygmaeus) e nottola di Leisler (Nyctalus leisleri).[5]
Il barbastello (Barbastella barbastellus) non è stato invece rilevato nei transetti della Valle Camonica, come già accaduto nel monitoraggio precedente. La specie è stata però individuata nella Riserva Naturale Monticchie, durante le indagini per la revisione delle misure di conservazione delle Zone Speciali di Conservazione.
La conclusione di LIFE Gestire 2020 non ha interrotto le attività di conservazione. Dal 2024 è operativo LIFE NatConnect2030, progetto europeo della durata di nove anni, con Regione Lombardia come capofila e 16 partner istituzionali e scientifici.
Il progetto dispone di un budget superiore a 46 milioni di euro e interessa 843 siti Natura 2000 distribuiti nell’Italia settentrionale. Le attività comprendono il ripristino degli habitat, il rafforzamento della connettività ecologica, l’adattamento ai cambiamenti climatici, il contenimento delle specie aliene invasive e il miglioramento della governance della Rete Natura 2000.[7]
Per i pipistrelli lombardi, LIFE NatConnect2030 rappresenta la prosecuzione del lavoro avviato con il Piano d’Azione. La collaborazione tra Regione, Federazione Speleologica Lombarda e Istituto Oikos punta a mantenere attiva la rete di monitoraggio delle grotte e a migliorare la gestione dei rifugi.
La partecipazione degli speleologi resta essenziale. Le cavità naturali sono spesso difficili da raggiungere e richiedono competenze tecniche specifiche. Le osservazioni raccolte durante le esplorazioni possono fornire indicazioni su specie presenti, stagionalità, accessibilità e condizioni del microclima.
Il monitoraggio deve però essere svolto con protocolli condivisi. Nei periodi di ibernazione e riproduzione, rumori, luci e passaggi ravvicinati possono causare un consumo energetico elevato o l’abbandono della colonia. La conoscenza del sito deve quindi precedere ogni intervento, compresa l’installazione di cancelli, la manutenzione degli ingressi e la regolamentazione degli accessi.
Le principali evidenze emerse dagli studi lombardi più recenti possono essere così riassunte:
Il quadro complessivo non è uniforme. Alcune colonie mostrano segnali positivi, mentre altre evidenziano riduzioni o necessità di controllo. Il Piano d’Azione per i Chirotteri in Lombardia ha fornito una base comune per leggere questi cambiamenti e orientare gli interventi.
La conservazione dei pipistrelli dipende dalla continuità dei monitoraggi, dalla tutela dei rifugi e dalla collaborazione tra istituzioni, ricercatori, speleologi e comunità locali.

http://www.tutelapipistrelli.it
Fonti
[1] Piano d’azione per i chirotteri in Lombardia https://www.regione.lombardia.it/content/dam/rl/canali-tematici-servizi/06-ambiente-e-territorio/05-biodiversita/piani-azione-specie-di-interesse-comunitario/allegati/piano-di-azione-per-i-chirotteri-in-lombardia.pdf
[2] 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt 29-Pipistrelli-troglofili.ppt.txt
[3] DELIBERAZIONE N° XI / 5028 Seduta del 12/07/2021 https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2021/07/Quadro-di-Azioni-Prioritarie-PAF-per-Natura-2000-in-Lombardia-per-il-quadro-finanziario-pluriennale-2021-2027-aggiornato-luglio-2021.pdf
[5] N https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2019/12/A13-SCHEDE-TECNICHE-DI-INTERVENTO-CHIROTTERI.pdf
[6] [PDF] LIFE GESTIRE 2020 Nature Integrated Management to 2020 https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2024/03/D3_Deliverable-IV-interim-report_monitoraggio_chirotteri_2023.pdf
[7] Aggiornamento sullo stato di conservazione dei chirotteri in … https://naturachevale.it/news/aggiornamento-sullo-stato-di-conservazione-dei-chirotteri-in-lombardia-materiali-evento-11-dicembre-2023/
[8] Il progetto LIFE NatConnect2030 | Natura che vale https://naturachevale.it/news/il-progetto-life-natconnect2030/
[10] Notulae to the Italian alien vascular flora: 13 https://italianbotanist.pensoft.net/article/85863/download/pdf/
[11] life gestire 2020 – Bandi e Servizi – Regione Lombardia https://www.bandi.regione.lombardia.it/servizi/servizio/bandi/dettaglio/ambiente-energia/parchi-aree-protette/programma-regionale-interventi-territoriali-salvaguardia-biodiversit-life-gestire-2020-RLT12020010785
[12] Towards the new Checklist of the Italian Fauna https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc
[13] Monitoraggio e allertamento – Regione Lombardia https://www.regione.lombardia.it/sicurezza-e-protezione-civile/pianificazione-allertamento-e-gestione-emergenze/monitoraggio-e-allertamento
[14] Analyses of occurrence data of protected insect species collected by citizens in Italy https://natureconservation.pensoft.net/article/12704/download/pdf/
[15] Direttiva nitrati – regione.lombardia.it https://www.regione.lombardia.it/agricoltura/direttiva-nitrati
[16] Notulae to the Italian native vascular flora: 10 https://italianbotanist.pensoft.net/article/60743/download/pdf/
[17] Monitoraggio case e ospedali di comunità e servizi erogati https://www.regione.lombardia.it/sanita/monitoraggio-dei-servizi-sanitari/monitoraggio-case-e-ospedali-di-comunit–e-servizi-erogati
[18] Black Soldier Meal in Feed Could Adversely Affect Organic Broiler Meat Quality When Used for the Total or Half Replacement of Diet Proteins https://www.mdpi.com/2674-1164/3/2/7/pdf?version=1711081614
[19] Agricoltura https://www.regione.lombardia.it/agricoltura
[20] La – Piattaforma di Valutazione dei Rischi Naturali (PVR) https://www.regione.lombardia.it/sicurezza-e-protezione-civile/pianificazione-allertamento-e-gestione-emergenze/monitoraggio-e-allertamento/ser-piattaforma-valutazione-rischi-naturali-pvr
[21] Il Sistema di Monitoraggio alle Emissioni – Regione Lombardia https://www.regione.lombardia.it/ambiente-e-territorio/autorizzazione-ambientali/autorizzazione-alle-emissioni-in-atmosfera-da-attivita-produttive/il-sistema-di-monitoraggio-in-continuo-alle-emissioni-in-lombardia
[22] UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PARMA https://www.repository.unipr.it/bitstream/1889/6147/5/Lelli.pdf
[23] LIFE Gestire 2020 https://www.wwf.it/cosa-facciamo/progetti/life-gestire-2020/
[24] Dal monitoraggio costante la scoperta del nuovo virus … https://www.izsler.it/2022/10/31/dal-monitoraggio-costante-la-scoperta-del-nuovo-virus-del-pipistrello-in-lombardia/
[25] allertaLOM – Home Page – Regione Lombardia https://www.allertalom.regione.lombardia.it/homepage
[26] Lombardia, presentato LIFE NatConnect 2030 per la tutela … https://www.scintilena.com/lombardia-presentato-life-natconnect-2030-per-la-tutela-dei-pipistrelli-nelle-grotte/12/11/
[27] Gruppi di ricerca | Department of Civil Engineering and … https://dicar.dip.unipv.it/en/node/246
[28] Materiali del workshop “La conservazione dell’erpetofauna: esperienze e prospettive” – 30 ottobre 2025 | Natura che vale https://naturachevale.it/news/materiali-del-workshop-la-conservazione-dellerpetofauna-esperienze-e-prospettive-30-ottobre-2025/
[29] New Alien Plant Taxa for Italy and Europe: An Update https://www.mdpi.com/2223-7747/13/5/620/pdf?version=1708931258
[30] Pubblicati i dati finali dei report nazionali 2019-2024 delle Direttive … https://naturachevale.it/news/pubblicati-i-reporting-nazionali-2019-2024-delle-direttive-habitat-e-uccelli/
[31] Innovative Photonic Sensors for Safety and Security, Part I: Fundamentals, Infrastructural and Ground Transportations https://www.mdpi.com/1424-8220/23/5/2558/pdf?version=1677313954
[32] Contributo Semestre Aperto a.a. 2026-27 https://portale.unipv.it/it/didattica/corsi-di-laurea/ammissioni/corsi-di-laurea-magistrale-ciclo-unico-medicina-e-chirurgia-e-odontoiatria-e-protesi-dentaria/contributo-semestre-aperto-aa-2026-27
[33] Building Greener Cities Together: Urban Afforestation Requires Multiple Skills to Address Social, Ecological, and Climate Challenges https://www.mdpi.com/2223-7747/14/3/404
[34] Gruppi di ricerca https://dicar.dip.unipv.it/it/ricerca/gruppi-di-ricerca
[35] Prevalence and risk factors associated with cat parasites in Italy: a multicenter study https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8441231/
[36] Regolazioni dell’invarianza idraulica e idrologica in Italia https://unitesi.unipv.it/handle/20.500.14239/33161
[37] Use of Mechanical Chest Compression for Resuscitation in Out-Of-Hospital Cardiac Arrest—Device Matters: A Propensity-Score-Based Match Analysis https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10342898/
[38] | Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e … https://spmsf.dip.unipv.it/it/node
[39] The Use of Antimicrobials in Italian Heavy Pig Fattening Farms https://www.mdpi.com/2079-6382/9/12/892/pdf
[40] Piano degli studi https://tecnichelaboratoriobiomedico.cdl.unipv.it/it/studiare/piano-degli-studi
[41] New Record of Encarsia protransvena and Confirmed Occurrence of Encarsia hispida (Hymenoptera: Aphelinidae) as Parasitoids of Singhiella simplex (Hemiptera: Aleyrodidae) in Italy https://www.mdpi.com/2075-4450/16/1/40
[42] Laboratori – Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente https://terraeambiente.dip.unipv.it/it/dipartimento/risorse-musei-e-laboratori/laboratori-0
[43] Survey on Urinary Levels of Aflatoxins in Professionally Exposed Workers https://www.mdpi.com/2072-6651/9/4/117/pdf
[44] Informazioni Utili (Guide e modulistica) https://dbb.dip.unipv.it/it/didattica/informazioni-utili-guide-e-modulistica
[45] Canine Distemper Virus in Sardinia, Italy: Detection and Phylogenetic Analysis in Foxes https://www.mdpi.com/2076-2615/14/21/3134
[46] CHIROTTERI – Natura che vale https://naturachevale.it/chirotteri/
[47] Documents https://naturachevale.it/documenti/
[48] News | Natura che vale https://naturachevale.it/news/
[49] Il Rapporto grandi carnivori in Lombardia per l’anno 2023 https://naturachevale.it/news/il-rapporto-grandi-carnivori-in-lombardia-per-lanno-2023/
[50] Natura che vale | Biodiversità, ricchezza della Lombardia https://naturachevale.it/
[51] natura che vale https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2024/01/Programma-chirotteri.pdf
[52] [PDF] Bollettino Ufficiale Serie Ordinaria n. 40 – Naturachevale https://naturachevale.it/wp-content/uploads/2020/10/PAF-Lombardia-2021-2027-Burl.pdf
[53] Pipistrelli e Grotte: I Chirotteri Come Custodi della … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-i-chirotteri-come-custodi-della-biodiversita-negli-ambienti-carsici/01/03/
[54] Chirotteri in grotta: tre lezioni online gratuite della … https://www.scintilena.com/chirotteri-in-grotta-tre-lezioni-online-gratuite-della-federazione-speleologica-lombarda/07/06/
[55] Pipistrelli e grotte nel Corridoio carsico di Antioquia https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-nel-corridoio-carsico-di-antioquia-la-distanza-dalle-cavita-non-spiega-da-sola-luso-dellhabitat/08/18/
[56] Documenti – Natura che vale http://www.naturachevale.it/documenti
[57] Attività formative integrative https://stp.cdl.unipv.it/it/studiare/attivita-formative-integrative
[58] | Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Lazzaro Spallanzani” https://dbb.dip.unipv.it/it/node
[59] Notice Board | Master’s degree in … https://wpir.cdl.unipv.it/en/notice-board
[60] Attività didattica | Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali https://scienzepolitichesociali.dip.unipv.it/it/node/623
[61] Laboratori, corsi pratici e attività di campo https://agrifood.cdl.unipv.it/it/studiare/laboratori-corsi-pratici-e-attivita-di-campo
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Un filo bianco, più che rosso, fatto di marmo, acqua, esplorazione e arte, dalle profondità delle Alpi Apuane sale fino ai 2.757 metri all Passo dello Stelvio.
Lo ha steso Marco Alberti, artista nato nel 1974 a Forno, nel comune di Massa, dove ancora oggi vive e lavora ai piedi delle Apuane. È lui l’autore di “Battito dello Stelvio”, la monumentale scultura in marmo apuano che sarà inaugurata sabato 12 settembre 2026 al Passo dello Stelvio.
Per gli speleologi, però, la storia ha un interesse particolare. Alberti non è soltanto un artista affascinato dal mondo sotterraneo: ha partecipato direttamente alla scoperta dell’Abisso Mosè sul Monte Altissimo.
Autodidatta, Alberti ha costruito buona parte della propria ricerca artistica intorno alle Alpi Apuane, alla pietra, al lavoro dell’uomo e alle trasformazioni del paesaggio.
Da oltre vent’anni, insieme alla compagna e artista Alessandra Ferrandu, ha trasformato gli spazi di una cava dismessa di Forno in un laboratorio creativo, Case Carpano + Rubbia.
Ma la sua ricerca non si è fermata alla superficie.
Nel 2018 Alberti, Ferrandu e Dario Fochi furono tra i protagonisti della nascita del libero gruppo speleologico Aria Continua e della scoperta di una nuova cavità sul Monte Altissimo.
Quella cavità sarebbe diventata l’Abisso Mosè.
La scoperta avvenne perlustrando la cresta che dal Passo degli Uncini sale verso la vetta del Monte Altissimo. Dopo la disostruzione dell’ingresso iniziarono le esplorazioni di un sistema caratterizzato da pozzi e camini, che già nel 2020 aveva portato gli esploratori a circa 400 metri di profondità.
Alberti stesso, parlando recentemente della propria esperienza artistica, ha ricordato come la sua ricerca si sia spinta verso il mondo ipogeo delle Apuane, attraverso esplorazioni e scoperte speleologiche come quella dell’Abisso Mosè.
Un’esperienza che, nelle sue parole, ha rafforzato il rapporto profondo e fisico con la montagna e con il valore stesso del marmo.
Questo rapporto con il sottosuolo aiuta a comprendere meglio anche le opere di Alberti.
Parlando di Eccentrica, opera sonora dedicata alle Alpi Apuane, l’artista ha descritto una montagna composta di marmo, calcare, quarzi e minerali, ricordando però anche ciò che esiste al suo interno: laghi e ambienti sotterranei che, osservando le Apuane dall’esterno, non si potrebbero neppure immaginare.
Pietra, acqua, vuoto, erosione e trasformazione diventano così elementi di uno stesso paesaggio.
Ed è proprio un pezzo di questo paesaggio che adesso viaggia dalle Apuane alle Alpi Retiche.
Battito dello Stelvio è realizzata in marmo apuano ed è stata donata al Comune di Bormio in occasione del Bicentenario della Strada dello Stelvio.
La forma scelta da Alberti è quella di un girino stilizzato: il girino — sì, una rana “in progress” — come simbolo della metamorfosi: della natura, della montagna e forse anche di chi la attraversas.
La lunga coda riproduce, osservata dall’alto, la successione dei celebri tornanti dello Stelvio. Allo stesso tempo ricorda il tracciato di un elettrocardiogramma: il battito che accelera durante la salita, accompagna la fatica e scandisce l’emozione dell’arrivo al passo.

Il riferimento al girino ha più significati.
Richiama innanzitutto il Giro d’Italia e i suoi corridori, tradizionalmente chiamati “girini”. Ma rimanda anche alla metamorfosi dell’anfibio, osservabile nei piccoli laghi glaciali dello Stelvio: una trasformazione naturale che diventa metafora della montagna e del suo continuo mutamento.
Nel 2025 una versione dell’opera, realizzata come Premio Speciale del Bicentenario, è stata assegnata a Isaac Del Toro, Maglia Rosa e vincitore della tappa San Michele all’Adige-Bormio.
Per Alberti lo Stelvio non rappresenta una destinazione nuova.
Già nel 2016 aveva portato al passo “Vertigo”, una mostra allestita a circa 2.780 metri di quota. In quell’occasione realizzò anche l’opera 1917, assemblando reperti recuperati nelle trincee e sul ghiacciaio e legati alla Prima guerra mondiale.
Nel 2017 arrivò poi il “Girino d’Italia”, creato in occasione del centenario del Giro d’Italia e proposto come trofeo Cima Coppi. Il 23 maggio di quell’anno Alberti lo consegnò a Mikel Landa, primo a transitare sul Passo dello Stelvio durante la sedicesima tappa del Giro.
Battito dello Stelvio rappresenta quindi l’approdo di un rapporto con queste montagne che dura da almeno un decennio.
La nuova scultura non è stata concepita soltanto per essere osservata.

Alla base della coda è presente un piccolo podio. Salendo sulla piattaforma e sollevando le braccia, il visitatore entra fisicamente nella composizione e ne completa idealmente il movimento, creando una continuità fra corpo, marmo e paesaggio.
È un concetto che può risultare particolarmente familiare a chi pratica la speleologia: la montagna non soltanto come qualcosa da contemplare, ma come spazio nel quale entrare e con il quale stabilire una relazione fisica.
In questo caso la relazione avviene alla luce e a quasi tremila metri di quota. Nell’esperienza speleologica di Alberti è avvenuta invece nel buio dell’Altissimo, seguendo pozzi e fratture verso il cuore della montagna.
C’è anche un altro legame con il mondo speleologico: tra le realtà che hanno contribuito alla realizzazione di Battito dello Stelvio figura infatti il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, insieme al Parco Regionale delle Alpi Apuane, al Parco Nazionale dello Stelvio, all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ai Comuni di Bormio, Massa, Carrara e Seravezza, alla Provincia di Massa-Carrara e ad altre istituzioni, associazioni e imprese.
L’opera sarà inaugurata sabato 12 settembre 2026 alle ore 11.30 al Passo dello Stelvio, alla presenza di Marco Alberti.
E forse, conoscendo meglio il suo autore, quel “Battito” assume un significato ulteriore.
Il marmo che arriva sullo Stelvio porta con sé l’immagine luminosa delle creste apuane, il loro grido di dolore di montagne martiri e bellissime e, idealmente, anche quello che sta sotto: il carsismo, l’acqua, gli abissi, l’esplorazione.
Dall’Abisso Mosè alle alte quote dello Stelvio, è sempre la stessa montagna osservata — ed esplorata — da prospettive diverse.

Battito dello Stelvio non nasce soltanto come scultura. Marco Alberti affida anche alla parola il senso della sua opera, componendo la poesia Battito: tornanti, respiro, ascesa, pietra, ghiacciai, silenzio e solitudine diventano versi. È quasi un secondo percorso verso lo Stelvio, questa volta tracciato dalle parole.
E forse è proprio con la voce dell’autore che vale la pena concludere questo viaggio dalle profondità delle Apuane all’alta quota.
Battito
Battito
Potrei amare, immaginare
ambire la mia brama
sulle curve lente dei tornanti
porre nel gioco
il fiato corto dell’ascesa
mentre il cuore si contrae
La mia scaglia corre
leviga sull’asfalto
la sua ombra
il proprio vento
Polvere
sul Passo
il mio che sale
il suo che scende
Si potrebbe fermare?
Forse troppo tardi
L’amore non fugge
qualcosa lo attende
La pellicola riflette
il suo bagliore
sui ghiacciai, sulle vette
nella tersa scia di una notte
Un’illusione?
Forse
Ciò che resta
così assorta la pietra
nella sua moltitudine di forme
rinvenire tra le creste
le sue pianure
Respira il tacere
nell’inafferrabile
nella solitudine
nella pioggia che trascorre
l’eco di chi chiede
Battito
dove?
Stelvio
Bormio.eu, Battito dello Stelvio – Un’opera d’arte celebra 200 anni della Strada dello Stelvio. Pagina ufficiale del progetto – https://www.bormio.eu/it/consigli-e-curiosita/battito-dello-stelvio
La Gazzetta di Massa e Carrara, Progetto “Battito dello Stelvio”, 3 maggio 2026, con le dichiarazioni di Marco Alberti sul mondo ipogeo delle Apuane e sull’Abisso Mosè – https://www.lagazzettadimassaecarrara.net/cultura/progetto-battito-dello-stelvio-la-scultura-sara-installata-a-meta-giugno-al-passo-dello-stelvio-a-compimento-delle-celebrazioni-per-il-bicentenario-della-strada-dello-stelvio
Marco Alberti – sito ufficiale, biografia, opere e documentazione delle precedenti iniziative allo Stelvio.
La Nazione, Scoprono un abisso sul Monte Altissimo, 2 ottobre 2020 https://www.lanazione.it/viareggio/cronaca/abisso-monte-altissimo-2a47a177
Scintilena – In arrivo il nuovo numero della rivista Speleologia della Società Speleologica Italiana, 3 ottobre 2021, con la segnalazione del reportage “Abisso Mosè: l’ennesima porta del Monte Altissimo (Alpi Apuane)”. Articolo su Scintilena
Scintilena – Tracciamento delle acque sotterranee nella Grotta di Lilliput e nel Mosè, 3 aprile 2025, con l’approfondimento sulle operazioni di tracciamento nell’Abisso Mosè. Articolo su Scintilena
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La scoperta della Grotta di Koskarli, nella regione orientale del Mar Nero in Turchia, ha suscitato grande interesse anche sulla stampa italiana. Nella diffusione della notizia è emersa una differenza importante nel modo di presentare la cronologia del sito: 12.900 anni fa oppure 12.900 a.C.?
Lo studio scientifico pubblicato il 10 agosto 2026 sulla rivista Antiquity è molto preciso: gli scavi hanno identificato nella grotta un’occupazione epipaleolitica in situ datata a circa 12.900–12.000 cal BC, cioè 12.900–12.000 anni calibrati avanti Cristo.
Questo significa che, espressa come distanza dal presente, l’occupazione risale approssimativamente a 14.900–14.000 anni fa.
Le datazioni al radiocarbonio riportate nello studio confermano questa cronologia: un campione di carbone è stato calibrato nell’intervallo 12.916–12.183 a.C., mentre un campione osseo ha restituito un intervallo di 12.413–12.070 a.C.
La precisazione non modifica l’importanza della scoperta, ma permette di collocarla correttamente nel tempo. Koskarli rappresenta infatti la prima indagine sistematica di un’occupazione epipaleolitica nella regione orientale del Mar Nero e costituisce un nuovo riferimento per lo studio dei cacciatori-raccoglitori del Pleistocene finale e delle loro connessioni regionali.
La grotta si trova nella valle del Sö?ütlü, circa 40 chilometri a sud di Trebisonda, a 1.030 metri di quota. Individuata nel 2019, è interessata da scavi sistematici dal 2024, condotti congiuntamente dal Museo di Trebisonda e dalla Karadeniz Technical University.

Nel deposito archeologico sono stati trovati un focolare conservato in situ, manufatti in selce e ossidiana, strumenti litici e oggetti di ornamento personale, tra cui un dente animale perforato e un frammento di palco di cervo lavorato.
Particolarmente interessante è anche l’industria litica, che presenta confronti con complessi dell’Anatolia, del Levante e del Caucaso. Gli studiosi mantengono prudenza nell’interpretazione di queste somiglianze, che potranno però contribuire alla ricostruzione della mobilità e della trasmissione delle tecnologie tra le comunità di cacciatori-raccoglitori alla fine dell’ultima fase glaciale.
La formula giornalistica “sito di 12.900 anni”, utilizzata anche da alcune testate che hanno ripreso la scoperta, rischia quindi di creare un equivoco: il riferimento scientifico è 12.900–12.000 cal BC. La fase più antica documentata a Koskarli ci porta dunque indietro di quasi 15.000 anni.
Fonti
Foto
Grotta di Koskarli, panoramica delle aree interessate dagli scavi archeologici nel 2024. Foto: Caliskan Akgül et al., Antiquity (2026), Fig. 2a, CC BY 4.0.
L'articolo Grotta di Koskarli: 12.900 anni fa o 12.900 a.C.? La datazione da leggere correttamente proviene da Scintilena.