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Dal 3 novembre al 1° dicembre 2026 la Scuola di Speleologia Ennio Gherlizza del Club Alpinistico Triestino propone il 44° corso di primo livello, con lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche nelle grotte del Carso
RIESTE – Imparare a muoversi in grotta, conoscere il carsismo, osservare la vita sotterranea e avvicinarsi alla speleologia con attenzione alla sicurezza e alla tutela dell’ambiente ipogeo. È questo il percorso proposto dal 44° Corso di Speleologia di primo livello organ
Dal 3 novembre al 1° dicembre 2026 la Scuola di Speleologia Ennio Gherlizza del Club Alpinistico Triestino propone il 44° corso di primo livello, con lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche nelle grotte del Carso
RIESTE – Imparare a muoversi in grotta, conoscere il carsismo, osservare la vita sotterranea e avvicinarsi alla speleologia con attenzione alla sicurezza e alla tutela dell’ambiente ipogeo. È questo il percorso proposto dal 44° Corso di Speleologia di primo livello organizzato dalla Scuola di Speleologia Ennio Gherlizza del Club Alpinistico Triestino APS.
Il corso prenderà il via il 3 novembre 2026 e proseguirà fino al 1° dicembre, alternando incontri teorici nella sede del CAT di Trieste ed esercitazioni pratiche in cava e nelle grotte del Carso. L’iniziativa è rivolta anche a chi non ha precedenti esperienze speleologiche e vuole scoprire, con l’accompagnamento degli istruttori, tecniche, conoscenze e aspetti scientifici dell’esplorazione sotterranea.
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Club Alpinistico Triestino.
La parola ad Alessandra Ressa.
COMUNICATO STAMPA con preghiera di pubblicazione
Scendere nel buio per scoprire un mondo nuovo: al via il nuovo corso di speleologia del Club Alpinistico Triestino
Non serve essere esperti alpinisti, né avere già messo piede in una grotta. Servono curiosità, voglia di mettersi alla prova e il desiderio di scoprire un mondo che, a pochi metri dalla superficie, cambia completamente le proprie regole. Il Club Alpinistico Triestino apre le iscrizioni al nuovo corso di primo livello di introduzione alla speleologia, un percorso pensato per chi vuole avvicinarsi al mondo sotterraneo imparando a conoscerlo, rispettarlo e viverlo in sicurezza.
C’è un momento, quando si entra per la prima volta in una grotta, in cui la luce del giorno scompare alle spalle e tutto ciò che sembrava familiare cambia improvvisamente. Il rumore dell’acqua diventa più vicino, le pareti assumono forme inattese, il buio non è più semplicemente assenza di luce e anche il proprio corpo comincia a percepire lo spazio in maniera diversa. È proprio da quella soglia che può cominciare un’avventura destinata a cambiare il modo di guardare il territorio.
Il nuovo corso di primo livello organizzato dalla Scuola di Speleologia Ennio Gherlizza del Club Alpinistico Triestino nasce per accompagnare passo dopo passo chi desidera compiere questo primo ingresso nel mondo sotterraneo. Non sarà soltanto un corso sulle tecniche necessarie per muoversi in grotta, ma un vero viaggio alla scoperta dell’ambiente ipogeo, delle sue origini, delle forme di vita che lo abitano, delle tracce lasciate dall’uomo e delle straordinarie caratteristiche geologiche del Carso.
La Scuola di Speleologia del CAT vanta una storia che risale al 1975 e dal 1983 organizza corsi di primo livello secondo gli standard della Società Speleologica Italiana. Nel corso degli anni la formazione si è sviluppata affiancando alle lezioni teoriche l’insegnamento delle tecniche di progressione, comprese quelle necessarie per muoversi su corda. Oggi la scuola dispone di un gruppo di istruttori e aiuto istruttori con competenze diverse e complementari, in grado di offrire agli allievi una formazione che unisce esperienza sul campo, preparazione tecnica e conoscenza scientifica.
Ed è proprio la qualità degli istruttori uno degli elementi che caratterizza il corso. Accanto agli istruttori nazionali certificati dalla Società Speleologica Italiana figurano infatti speleologi con una lunga esperienza di esplorazione e di didattica e professionisti impegnati anche nel Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia.
Per chi si avvicina per la prima volta alla speleologia, questo significa poter imparare direttamente da persone abituate ad affrontare situazioni molto diverse in ambiente sotterraneo e a trasmettere agli altri non soltanto la tecnica, ma soprattutto il concetto fondamentale che sta alla base di ogni esplorazione: in grotta l’avventura comincia dalla conoscenza e dalla sicurezza.
Durante il corso si scoprirà innanzitutto come nasce una grotta. Si parlerà di carsismo, di acqua e di roccia, dei processi che nel corso di migliaia e talvolta milioni di anni hanno scavato condotti, pozzi, gallerie e grandi sale nel sottosuolo. Ma la geologia sarà soltanto il punto di partenza, perché una grotta è un ambiente complesso nel quale si incontrano fenomeni naturali, biodiversità, storia e tracce della presenza umana.
Gli allievi impareranno a riconoscere le principali morfologie e concrezioni che si possono incontrare sottoterra, comprendendo come si sono formate e perché alcune cavità presentano caratteristiche completamente diverse da altre. Si parlerà della fauna cavernicola e degli organismi che hanno sviluppato straordinarie strategie per vivere in un ambiente privo di luce, ma anche dell’importanza della tutela di un patrimonio fragile, che può essere danneggiato in modo irreversibile da comportamenti superficiali o semplicemente inconsapevoli.
Una parte importante sarà dedicata alla tecnica di progressione in grotta. Non si tratta semplicemente di imparare a camminare in un ambiente accidentato: una grotta può richiedere di superare passaggi tecnici nei quali è necessario utilizzare correttamente il corpo e l’attrezzatura. Gli allievi saranno accompagnati nell’apprendimento delle tecniche fondamentali, affrontando progressivamente le diverse situazioni che possono presentarsi durante un’uscita.
Ma la preparazione di uno speleologo non è soltanto fisica. Muoversi sottoterra significa anche imparare a gestire la fatica, la concentrazione e le proprie reazioni davanti a situazioni nuove. Per questo il corso affronterà anche aspetti legati alla gestione della paura e della fatica, aiutando gli allievi a comprendere come affrontare con lucidità le normali difficoltà che possono emergere durante una progressione. Imparare a riconoscere i propri limiti, mantenere la calma e affrontare un passaggio con metodo fa parte della formazione tanto quanto imparare una manovra tecnica.
E poi ci sarà la parte forse più affascinante: quella che porta a capire che sotto i nostri piedi esiste un vero archivio della storia del territorio. Nel corso si parlerà infatti di archeologia in grotta, delle tracce lasciate da uomini e animali che hanno frequentato le cavità nel corso dei secoli e dei millenni, dei reperti e delle testimonianze che possono trasformare una grotta in una preziosa fonte di informazioni sul passato. La speleologia non consiste soltanto nell’entrare in una cavità, ma anche nel saper osservare ciò che si incontra e nel comprendere il valore scientifico, naturalistico e storico di quell’ambiente.
Le lezioni teoriche, ospitate nella sede del Club Alpinistico Triestino di via Raffaele Abro 5/A a Trieste, permetteranno di acquisire le conoscenze necessarie prima di affrontare le uscite pratiche. Saranno proprio queste ultime a trasformare le nozioni apprese in aula in esperienza concreta, accompagnando gli allievi nelle prime esplorazioni e permettendo loro di prendere confidenza con l’ambiente ipogeo e con le tecniche di progressione.
Le lezioni teoriche sono in programma in orario serale dal 3 novembre al 1 dicembre ogni martedì e giovedì, mentre le uscite pratiche si svolgeranno ogni domenica dall’8 al 29 novembre 2026. Per informazioni e iscrizioni scrivere a cat@cat.ts.it
(foto a cura del Club Alpinistico Triestino)
CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS
Via R. Abro, 5/A 34144 Trieste cell.: 348 5164550 codice fiscale: 80016650329 e-mail:cat@cat.ts.it
Il corso sarà la porta d’ingresso verso un territorio che a Trieste e dintorni è parte del paesaggio, della storia e dell’identità stessa della città, ma che continua a custodire sotto la superficie spazi e storie ancora da conoscere.
Per chi non è mai entrato in una grotta, può essere l’occasione per scoprire la speleologia: tecnica, corde e passaggi nel buio, ma soprattutto curiosità, osservazione, conoscenza e rispetto per un ambiente straordinariamente fragile.
Basta scendere pochi metri sotto i nostri piedi per cominciare a guardare con occhi diversi anche quello che è in superficie.
Domenica 8 novembre – Esercitazione pratica in cava a Rupinpiccolo
Martedì 10 novembre, ore 20:30 – Carsismo e speleogenesi
Giovedì 12 novembre, ore 20:30 – Speleobiologia
Domenica 15 novembre – Esercitazione pratica in Grotta Ternovizza
Martedì 17 novembre, ore 20:30 – Cartografia e rilevamento
Giovedì 19 novembre, ore 20:30 – Equipaggiamento collettivo e armo
Domenica 22 novembre – Esercitazione pratica in Grotta Natale
Martedì 24 novembre, ore 20:30 – Prevenzione e primo soccorso
Giovedì 26 novembre, ore 20:30 – Archeologia
Domenica 29 novembre – Esercitazione pratica in Grotta Ercole
Martedì 1° dicembre, ore 20:30 – Geologia; gestione della paura e della fatica; chiusura del corso
Quota di partecipazione: 150 euro Età minima: 14 anni Chiusura iscrizioni: martedì 27 ottobre 2026, ore 20:30 Informazioni e iscrizioni:cat@cat.ts.it – WhatsApp 349 5128401 (Clarissa)
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Il gruppo speleologico Proteas – Speleologia di Salonicco organizza la sedicesima edizione del corso dedicato alla formazione di nuovi speleologi. Tecniche di progressione, sicurezza, conoscenza dell’ambiente sotterraneo e, nella tradizione formativa dell’associazione, anche rilievo delle cavità.
La speleologia greca è organizzata, come quella italiana, in una rete di gruppi che collaborano nelle esplorazioni, nella ricerca e nella tutela dell’ambiente sotterraneo, con frequenti
Il gruppo speleologico Proteas – Speleologia di Salonicco organizza la sedicesima edizione del corso dedicato alla formazione di nuovi speleologi. Tecniche di progressione, sicurezza, conoscenza dell’ambiente sotterraneo e, nella tradizione formativa dell’associazione, anche rilievo delle cavità.
La speleologia greca è organizzata, come quella italiana, in una rete di gruppi che collaborano nelle esplorazioni, nella ricerca e nella tutela dell’ambiente sotterraneo, con frequenti scambi e collaborazioni internazionali, avendo grande cura della formazione.
Un esempio: a Salonicco, in Grecia, prenderà il via il 13 ottobre 2026 la sedicesima edizione del Seminario di Speleologia e Speleo-esplorazione organizzato dal gruppo Proteas – Speleologia di Salonicco
L’iniziativa è rivolta anche a persone senza precedente esperienza e combina lezioni teoriche e attività pratiche, con l’obiettivo di fornire le conoscenze di base per muoversi in grotta in sicurezza e partecipare successivamente alle escursioni e alle spedizioni organizzate dall’associazione durante l’anno.
Il programma di questa edizione pone l’attenzione sull’attrezzatura, sulle tecniche speleologiche, sulla sicurezza e sul comportamento responsabile nell’ambiente sotterraneo.
La formazione proposta da Proteas si inserisce però in un’attività didattica ormai consolidata. Nei programmi pubblicati dall’associazione per i seminari degli anni precedenti compaiono, oltre alle tecniche di progressione e alla geologia, anche organizzazione delle spedizioni, prevenzione degli incidenti, soccorso speleologico e cartografia delle grotte. In alcune edizioni gli allievi hanno effettuato esercitazioni pratiche di rilievo e fotografia direttamente nelle cavità.
Il rilievo costituisce del resto una componente importante dell’attività esplorativa del gruppo di Salonicco. Nella documentazione pubblicata da Proteas sono presenti rilievi realizzati con strumenti digitali DistoX e DistoX2, utilizzati sia per la documentazione di singole cavità sia nell’ambito di spedizioni esplorative.
Il sito dell’associazione ospita inoltre un archivio delle grotte esplorate e documentate dal gruppo, con indicazioni relative a sviluppo, profondità e autori o anni dei rilievi.
Il 16° Seminario di Speleologia e Speleo-esplorazione è articolato su 20 appuntamenti, dal 13 ottobre al 19 novembre 2026: 13, 15, 17, 18, 20, 22, 24, 25, 27, 29 e 31 ottobre; 1, 3, 5, 7, 8, 10, 12, 16 e 19 novembre 2026.
Le lezione teoriche, che avranno inizio alle h 20 e durata di circa due ore, come nella precedente edizione verteranno su:
materiali e attrezzatura speleologica;
elementi di geologia;
nodi e ancoraggi;
teoria dell’armo;
organizzazione delle spedizioni;
cartografia/rilievo delle grotte (????????????);
incidenti, prevenzione e soccorso speleologico.
A queste si aggiungevano esercitazioni pratiche in grotte e palestre tecniche della Grecia settentrionale.
Il primo incontro è previsto martedì 13 ottobre 2026, alle ore 20, nella sede di Proteas, in Grigoriou Lampraki 7, a Salonicco.
I posti disponibili sono limitati e l’organizzazione ha predisposto un modulo online per le iscrizioni:
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Dalle Dolomiti ai crateri da impatto e ai paesaggi vulcanici di Lanzarote, il lavoro di Riccardo Pozzobon continua a vivere nella preparazione delle future missioni sulla Luna e su Marte
L’ESA dedica il corso di addestramento geologico per astronauti al ricercatore scomparso nel 2025
PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: si è conclusa nei giorni scorsi.
Un’edizione speciale, quella 2026, di PANGAEA – Planetary ANalogue Geological and Astrobiological Exercise for Astrona
Dalle Dolomiti ai crateri da impatto e ai paesaggi vulcanici di Lanzarote, il lavoro di Riccardo Pozzobon continua a vivere nella preparazione delle future missioni sulla Luna e su Marte
L’ESA dedica il corso di addestramento geologico per astronauti al ricercatore scomparso nel 2025
PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: si è conclusa nei giorni scorsi.
Un’edizione speciale, quella 2026, di PANGAEA – Planetary ANalogue Geological and Astrobiological Exercise for Astronauts, il programma dell’Agenzia Spaziale Europea dedicato alla formazione geologica degli astronauti destinati alle future missioni di esplorazione della Luna e di Marte.
Nel decimo anniversario dalla nascita del corso, l’intera edizione è stata dedicata alla memoria di Riccardo Pozzobon, giovane geologo planetario e ricercatore dell’Università di Padova, scomparso nel settembre 2025.
Un omaggio che ha avuto un significato particolare per chi, con Riccardo, PANGAEA lo aveva costruito e fatto crescere fin dalle prime edizioni.
Lo ha raccontato anche Francesco Sauro, tra gli istruttori e i protagonisti del programma, ricordando sui social le attività appena concluse:
«Per noi che nei giorni scorsi svolgevamo le lezioni, guidavamo i traversi geologici, curavamo la logistica, era come se lui fosse onnipresente, sempre con noi».
Una bella immagine dal post di Framcesco Sauro
Poi il ricordo di dieci anni trascorsi fra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini e crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi, ma soprattutto di dieci anni di risate, passioni condivise e amicizia fraterna, anche nei momenti più difficili.
All’edizione 2026 hanno partecipato astronauti di diverse agenzie spaziali, impegnati per tre settimane in attività teoriche e sul terreno in alcuni dei principali ambienti terrestri utilizzati come analoghi dei paesaggi planetari.
Il percorso di PANGAEA porta infatti gli astronauti a confrontarsi con contesti geologici molto diversi: dalle Dolomiti ai grandi crateri da impatto, fino agli ambienti vulcanici di Lanzarote.
Qui osservazione, descrizione, documentazione e campionamento delle rocce vengono trasformati in procedure operative simili a quelle che potranno essere utilizzate durante future missioni extraterrestri.
Riccardo Pozzobon aveva partecipato a PANGAEA praticamente fin dall’inizio, contribuendo in particolare alla lettura del territorio attraverso immagini orbitali, carte geologiche e modelli tridimensionali. Il suo lavoro permetteva di collegare ciò che gli astronauti osservavano direttamente sul terreno con le strutture geologiche riconoscibili dall’alto e dallo spazio.
Remote sensing, modellazione tridimensionale, geologia planetaria e pianificazione dell’esplorazione erano alcuni dei campi nei quali aveva portato il proprio contributo al programma ESA.
Per il mondo speleologico, il nome di Riccardo Pozzobon è strettamente legato allo studio delle cavità planetarie e dei tubi lavici.
Nel 2024, insieme a Leonardo Carrer, Francesco Sauro e altri ricercatori, aveva firmato su Nature Astronomy lo studio che ha fornito nuove evidenze dell’esistenza di un condotto sotterraneo accessibile dal Mare Tranquillitatis Pit, sulla Luna.
L’analisi dei dati radar acquisiti dal Lunar Reconnaissance Orbiter ha indicato la possibile presenza di una cavità che prosegue lateralmente al di sotto della superficie lunare. Pozzobon aveva contribuito alla modellazione tridimensionale del pozzo e della struttura sotterranea e all’interpretazione geologica dei risultati.
Anche in questo caso gli analoghi terrestri hanno avuto un ruolo fondamentale. Le cavità vulcaniche di Lanzarote sono state utilizzate per confrontare le caratteristiche radar dei tubi lavici terrestri con quelle osservate sulla Luna.
È uno dei punti nei quali speleologia, geologia planetaria e astronautica si incontrano in modo più evidente: studiare e comprendere una cavità terrestre significa anche sviluppare metodi e strumenti che potrebbero un giorno permettere di riconoscere, raggiungere ed esplorare grotte sulla Luna o su Marte.
L’edizione 2026 di PANGAEA è stata un corso di formazione e un lungo ricordo condiviso.
«Abbiamo rivissuto 10 anni di avventure, in compagnia di persone straordinarie, camminando tra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini, esplorando crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi», ha scritto Francesco Sauro. «Ma soprattutto sono stati 10 anni di risate, di passioni condivise, di amicizia fraterna, anche e soprattutto nei momenti più difficili. Riccardo, non ti ringrazieremo mai abbastanza per quei momenti insieme».
Fonte:
Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova; ESA – PANGAEA/CAVES; Nature Astronomy;
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Il 5 e 6 dicembre a Bari un corso tecnico-pratico dedicato agli ancoraggi di nuova “vecchia” generazione. L’iniziativa si inserisce nel programma di Spelaion 2026, dedicato quest’anno al tema “Sostenibilità in profondità”
In occasione di Spelaion 2026, in programma a Bari dal 4 al 6 dicembre, si terrà il Corso di Armo Sostenibile, un appuntamento tecnico-pratico dedicato agli ancoraggi e alle modalità di attrezzamento delle grotte.
Il corso si svolgerà nelle giornate del 5 e 6 di
Il 5 e 6 dicembre a Bari un corso tecnico-pratico dedicato agli ancoraggi di nuova “vecchia” generazione. L’iniziativa si inserisce nel programma di Spelaion 2026, dedicato quest’anno al tema “Sostenibilità in profondità”
In occasione di Spelaion 2026, in programma a Bari dal 4 al 6 dicembre, si terrà il Corso di Armo Sostenibile, un appuntamento tecnico-pratico dedicato agli ancoraggi e alle modalità di attrezzamento delle grotte.
Il corso si svolgerà nelle giornate del 5 e 6 dicembre 2026 ed è presentato dagli organizzatori come un percorso sugli “ancoraggi di nuova (vecchia) generazione”, espressione che richiama il recupero e la rilettura di soluzioni già conosciute alla luce delle attuali esigenze di sicurezza, efficacia e sostenibilità.
L’iniziativa è indicata come corso omologato CAI e SSI di II livello. La direzione è affidata all’IT SSIS. Sterchele e all’IS SNS CAI D’Adduzio.
Armo e sostenibilità degli ambienti sotterranei
13-09-2026 Auronzo di Cadore Buse del Socento Marmarole: “Speleo Team sempre al lavoro. Oggi dopo aver vagato tra mughi e versanti quasi impraticabili, finalmente abbiamo raggiunto una delle risorgenze dei Lastoni delle Marmarole. Non sappiamo quantificare la portata, ma è davvero tanta. Vedere quell’acqua uscire con tanta pressione da una fessura nella roccia è stato incredibile. Le Marmarole“
Il tema si inserisce pienamente nel filo conduttore scelto per Spelaion 2026: “Sostenibilità in profondità”.
L’incontro regionale della speleologia pugliese vuole infatti porre l’attenzione non soltanto sull’esplorazione, ma anche sulla responsabilità degli speleologi nella conoscenza, documentazione e protezione degli ambienti carsici.
In questo contesto, parlare di armo sostenibile significa aprire una riflessione anche sul modo in cui vengono attrezzate e frequentate le cavità, sull’impiego degli ancoraggi e sull’impatto che le attività speleologiche possono avere nel tempo sulle pareti e sugli ambienti sotterranei.
Il corso offrirà quindi un’occasione di formazione e confronto tecnico su un aspetto fondamentale della progressione speleologica.
Dalle esplorazioni nelle Marmarole a Spelaion
Al corso parteciperà anche lo SpeleoTeam di Conegliano, che presenterà l’esperienza maturata durante il campo esplorativo svolto nell’agosto 2026 nelle Marmarole, sulle Dolomiti bellunesi. Le attività hanno riportato il gruppo nell’Abisso Tiziano, cavità dei Lastoni delle Marmarole ancora in esplorazione, dove sono stati raggiunti ambienti fino a circa 150 metri di profondità, con possibili prosecuzioni ancora da indagare. Ne abbiamo già parlato: metto sotto il link.
Nelle settimane successive lo SpeleoTeam ha proseguito le ricognizioni nell’area, raggiungendo anche una delle risorgenze dei Lastoni delle Marmarole, dalla quale è stata osservata una consistente fuoriuscita d’acqua. Le nuove osservazioni confermano l’interesse del gruppo per la comprensione della circolazione idrica sotterranea e per le possibili prosecuzioni del sistema.
A Spelaion lo SpeleoTeam anticipa inoltre la presentazione di una novità che consentirà, secondo il gruppo, di «osservare le grotte con occhi nuovi». I dettagli saranno illustrati durante l’appuntamento di Bari.
Il Corso di Armo Sostenibile è uno degli appuntamenti tecnici di Spelaion 2026, manifestazione organizzata dal Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari, in collaborazione con la Federazione Speleologica Pugliese e con il patrocinio del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – Puglia.
L’edizione di quest’anno avrà inoltre un significato particolare: sarà l’occasione per celebrare il 50° anniversario della fondazione del Gruppo Speleologico Vespertilio di Bari, affiancando alla memoria di mezzo secolo di attività una riflessione sulle tecniche e sulle responsabilità della speleologia contemporanea: ne parleremo!
Informazioni
Corso di Armo Sostenibile Date: 5–6 dicembre 2026 Luogo: Bari, nell’ambito di Spelaion 2026 Tipologia: corso tecnico-pratico sugli ancoraggi di nuova “vecchia” generazione Corso: omologato CAI e SSI – II livello Direttori: S. Sterchele (IT SSI) e V. D’Adduzio (IS SNS CAI) Informazioni e iscrizioni:info@vespertilio.it
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All’Antro del Corchia tre giorni di formazione della Commissione Tecnica Speleologica – CTS – del CNSAS
Comunicazione, Internet, reti Mesh, diagnostica delle linee telefoniche e un campo interno per gli interventi di lunga durata: e, soprattutto, tecnici arrivati da diverse Delegazioni per imparare, provare e condividere competenze.
STAZZEMA (LU), 26 settembre 2026 – Sul piazzale della cava, ai piedi del Corchia, la mattina inizia con 9 sacchi rossi appoggiati a terra, materiali
All’Antro del Corchia tre giorni di formazione della Commissione Tecnica Speleologica – CTS – del CNSAS
Comunicazione, Internet, reti Mesh, diagnostica delle linee telefoniche e un campo interno per gli interventi di lunga durata: e, soprattutto, tecnici arrivati da diverse Delegazioni per imparare, provare e condividere competenze.
STAZZEMA (LU), 26 settembre 2026 – Sul piazzale della cava, ai piedi del Corchia, la mattina inizia con 9 sacchi rossi appoggiati a terra, materiali da distribuire, caschi, imbraghi e persone che si ritrovano intorno ai mezzi del Soccorso Speleologico.
C’è chi indossa già la tuta, chi controlla un’apparecchiatura, chi prepara il materiale, chi discute dell’organizzazione della giornata.
Poi si entra: anzi, entrano.
Li seguirò soltanto in alcuni tratti, osservando e cercando di capire.
E’ subito evidente che è riduttivo definire questa giornata una semplice presentazione di nuove tecnologie.
L’Open Day 2026 della Commissione Tecnica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, organizzato nell’ambito dell’iniziativa programmata dal 25 al 27 settembre a Stazzema, è prima di tutto formazione.
Sabato è il giorno centrale delle tre date dedicate ai tecnici delle Delegazioni, chiamati non soltanto a conoscere nuovi strumenti, ma anche a provarli, comprenderli e imparare a utilizzarli affinché quella conoscenza possa poi essere riportata e diffusa nei rispettivi territori.
Uno degli obiettivi dell’iniziativa è illustrare e testare in ambiente i progetti sviluppati negli ultimi anni dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, consolidarne l’utilizzo e permettere ai partecipanti di trasferire successivamente quanto appreso all’interno di ogni Delegazione.
La partecipazione è necessariamente contenuta: il programma prevede un massimo di 32 partecipanti e almeno due posti per ciascuna Delegazione, con successiva assegnazione degli eventuali posti rimasti disponibili.
Il venerdì è dedicato alla preparazione e alla parte preliminare; il sabato si entra nell’Antro del Corchia per le prove sul campo; la domenica è il momento del confronto finale, con debriefing, chiarimenti, osservazioni, suggerimenti e nuove proposte.
Ho avuto la possibilità di seguire la giornata di sabato 26 settembre, grazie all’invito degli organizzatori: il giorno in cui ciò che è stato spiegato deve confrontarsi con la montagna.
Dentro la montagna per imparare
Ad accogliermi e accompagnarmi all’avvio della giornata è Alessio Tovani, Delegato della III Zona Speleologica Toscana.
Dietro una giornata come questa c’è il lavoro di molte persone.
È presente Alan De Simone, Coordinatore della Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, insieme a Umberto Bernasconi, Vicecoordinatore della CTS, uno dei riferimenti dell’organizzazione dell’Open Day. C’è anche Alberto “Lucido” Gabutti, Responsabile Nazionale del Soccorso Speleologico, a rappresentare la struttura nazionale. C’è Luca Longo, referente per il Soccorso Speleologico nel team Comunicazione Nazionale CNSAS: il mio riferimento già nei giorni precedenti per l’organizzazione della visita e per i contatti con la stampa. Mi offre l’opportunità di entrare per qualche ora in un mondo che, da speleo, conosco soprattutto dalla parte di chi sa che il Soccorso esiste e che, se necessario, sarà pronto a intervenire. E’ un evento assolutamente eccezionale che un esponente dei media venga autorizzato non solo a seguire un’esercitazione, ma anche ad accompagnare i tecnici in grotta e a seguire tutte le operazioni.
Poi ci sono i componenti della CTS, i tecnici e i volontari in formazione, arrivati dalle diverse Delegazioni.
Durante la giornata le tecnologie cominciano progressivamente a manifestarsi e chiarirsi, per quanto possibile, prendendo nomi e volti.
C’è chi le ha studiate, chi le sta sviluppando, chi le prova, chi insegna agli altri a utilizzarle e chi, proprio attraverso giornate come questa, dovrà imparare a padroneggiarle senza esitazioni durante un intervento ed a riportare nella propria Delegazione quanto ha imparato
Si riconoscono immediatamente i colori del Soccorso: le tute, i caschi verdi, le luci, gli imbraghi.
Quello che colpisce, più dei colori, è l’atteggiamento partecipativo: si ascolta, si fanno domande, si prova.
Ogni apparecchiatura passa di mano in mano: qualcuno spiega, qualcuno controlla uno smartphone collegato al sistema di comunicazione criptato (la trasmissione radio è sempre in digitale criptata), qualcuno osserva il comportamento di un dispositivo in grotta. Le domande si susseguono, parte viva della dimostrazione.
Dentro la montagna – mi spiegano – non basta sapere che uno strumento esiste: bisogna averlo utilizzato, averne compreso le possibilità e i limiti, e sapere cosa fare quando qualcosa non funziona.
La giornata operativa è organizzata in aree di lavoro all’interno e all’esterno della Buca d’Eolo all’interno del complesso del Corchia, con rotazione dei partecipanti. Il programma prevede l’inizio delle attività alle 8.30 e la conclusione intorno alle 18.30. La parola formazione, in queste ore, assume un significato sempre più concreto.
Comunicare dove in genere non si comunica
La comunicazione, in qualsiasi intervento speleologico complesso è arduo.
E’ un problema comunicare tra squadre che possono trovarsi a grande distanza l’una dall’altra, così come lo è trasmettere informazioni dal luogo dell’incidente, mantenere i contatti con il campo interno e con la Direzione Operazioni collocata all’esterno, e permettere alla componente sanitaria di confrontarsi con specialisti che possono trovarsi a chilometri di distanza.
In intervento niente di tutto questo è semplice: ma i problemi si possono risolvere.
Emerge nell’Open Day – il secondo, dopo quello del 2025 –uno dei tanti aspetti avvincenti del lavoro della Commissione Tecnica Speleologica.
I sistemi presentati non sono un una sola soluzione che possa risolvere ogni problema: sono, invece, strumenti differenti progettati per affrontare esigenze differenti e complementari.
Entra in campo ERMES, il sistema sviluppato dalla CTS per la trasmissione di voce, video, dati e parametri medici in grotta e negli ambienti confinati.
Quando all’esterno è disponibile una connessione Internet, ERMES – attraverso il doppino telefonico già steso dalle prime squadre. permette di portare la connettività virtualmente in tutto il mondo.
Diventa così possibile effettuare videochiamate e trasmettere informazioni e dati, con applicazioni molto importanti in ambito sanitario: possono essere condivisi con l’esterno parametri del paziente, immagini ecografiche, feed da un sistema di monitoraggio multiparametrico e altre informazioni.
Assistere a una videochiamata sullo schermo di uno smartphone mentre ci si trova in grotta, un ambiente dove nessuna onda radio può arrivare, concretizza quanto è stato spiegato prima a parole: e sembrava fantascienza.
Con la realtà di ERMES sul telefono, sullo schermo, dentro la montagna, la tecnologia smette di essere solo tale e diventa esercitazione.
Uno dei discenti interpreta il ruolo dell’infortunato. Accanto a lui c’è Viola, infermiera CNSAS appositamente addestrata per la medicina d’emergenza, che esegue un’ecografia completa direttamente in grotta mentre, attraverso il collegamento reso possibile da ERMES, si confronta con un medico del 118 rimasto all’esterno a decine di km di distanza.
Muove la sonda con competenza sul paziente, e dialoga con il medico, mentre le immagini ecografiche compaiono sullo schermo. Domande, indicazioni, immagini e informazioni possono viaggiare tra chi si trova accanto all’infortunato e chi, al di fuori, può fornire un supporto specialistico.
Non si tratta solo di portare Internet in grotta, ma anche di portare dentro la grotta competenze che fisicamente si trovano altrove: chi sta assistendo un ferito può rapportarsi con l’esterno senza aspettare di uscire di grotta.
Tutto il materiale sanitario è contenuto ordinatamente in tre sacchi chiari, 1, 2 e K, che entrano in grotta per primi.
ETHER: collegare la grotta con il campo base
Un altro problema si presenta quando il campo base e la Direzione delle Operazioni non possono essere collocati vicino all’ingresso della cavità.
Il sistema ETHER – Link Radio-Telefono è stato sviluppato proprio per creare un collegamento fra la linea telefonica della grotta e le comunicazioni radio del campo base.
In pratica, all’ingresso un dispositivo contenuto in una minuscola valigetta stagna collega il doppino telefonico proveniente dal sottosuolo con la radio utilizzata per le comunicazioni all’esterno, permettendo una comunicazione diretta e full-duplex col campo base. In questo modo, la Direzione Operazioni può avere un contatto completo e diretto con i sanitari sull’infortunato e con tutte le squadre in intervento.
Si riduce la necessità di passaggi intermedi delle informazioni e, di conseguenza, anche il rischio di errori nell’interpretazione dei messaggi.
Le comunicazioni radio sono digitali e cifrate e, quando la posizione dell’ingresso o la morfologia del terreno rendono difficile il collegamento, possono essere utilizzate antenne esterne di maggiori dimensioni.
Le abbiamo viste anche sul piazzale di cava al Corchia, montate accanto ai mezzi del Soccorso: fanno comunicare direttamente due mondi che utilizzano sistemi diversi.
Telefoni e doppino: risolvere il problema dei guasti
Con Lorenzo “Zeta” Bozzolan, referente per i telefoni, il discorso torna invece a uno degli strumenti fondamentali della comunicazione speleologica: il doppino.
Durante un soccorso la linea telefonica può percorrere distanze considerevoli all’interno della cavità.
Cosa succede se si interrompe?
Cercare fisicamente il punto esatto di un guasto lungo centinaia o migliaia di metri di linea significa perdere tempo prezioso.
C’è una soluzione anche per questo, ed è una delle apparecchiature protagoniste di dell’Open Day: l’Ecometro TDR, uno strumento adattato dalla CTS all’impiego speleologico per la mappatura della linea telefonica e la ricerca dei guasti.
Durante la posa del doppino è possibile effettuare misurazioni e costruire una mappa delle distanze. In caso di problemi, il sistema consente poi di individuare la distanza – e quindi la posizione esatta – di un’interruzione o di un cortocircuito. I tecnici telefonisti possono così puntare direttamente sul tratto di cavetto in avaria e provvedere a risolvere rapidamente il problema.
E’ uno strumento da laboratorio di ridotte dimensioni e fondamentale quando una linea telefonica è stata stesa per chilometri dentro una montagna.
Accanto all’ l’Ecometro TDR, viene presentato anche CaveEcho, pensato per consentire alle squadre impegnate nella posa del cavo in profondità di verificarne rapidamente l’integrità prima ancora del collegamento con l’esterno. In questo modo, si possono stendere contemporaneamente più tratti di cavetto telefonico con la certezza che ogni tratto sia operativo anche prima di poterlo collegare alla linea completa.
Ancora una volta, la tecnologia è al servizio della sicurezza e della rapidità di intervento, per rimuovere ostacoli, prima che sorgano problemi nella comunicazione.
Mesh: la rete che avanza insieme ai soccorritori
Si passa a una delle sperimentazioni che più mi incuriosiscono: la rete Mesh per la comunicazione wireless in grotta.
Qui parla Fabio Finocchi, che per il rapporto che ha con il progetto mi viene descritto – con una definizione che rende bene l’idea – come il “padre e madre del sistema Mesh”.
Fabio spiega e il dispositivo prende vita: è un sistema sviluppato, open source, in evoluzione con la collaborazione del CNSAS, che viene provato e modificato confrontandolo continuamente con le necessità di chi dovrà utilizzarlo sul campo, negli interventi.
I dispositivi sono grandi come un banale accendino. Hanno un’antennina e possono essere collocati progressivamente lungo il percorso.
Durante la prova ne vedo uno sistemato direttamente sulla roccia. Una luce verde segnala che è attivo. Davvero piccolo, rispetto alle dimensioni della montagna, svolge un compito importante: contribuisce a costruire una rete di comunicazione dove una normale rete non esiste e non può esistere. Con 6/9 giorni di autonomia! E’ fosforescente: se si spegne, sarà poi recuperato.
Il principio del sistema Mesh è proprio questo: i diversi nodi comunicano tra loro, usando le pareti della grotta come guida d’onda, e il sistema individua automaticamente il percorso attraverso il quale far viaggiare l’informazione. Se un ripetitore non è disponibile, la rete può cercare un percorso alternativo.
L’operatore utilizza uno smartphone collegato al proprio apparato e, attraverso un’applicazione dedicata, può inviare e ricevere messaggi testuali.
La distanza raggiungibile non è fissa: dipende dalla disposizione dei ripetitori e soprattutto dalla morfologia della grotta. In grandi ambienti la propagazione può essere maggiore; in frana, lungo meandri articolati e passaggi complessi, può ridursi sensibilmente.
Proprio per questo bisogna effettuare le prove in grotta e non limitarsi alle prove a tavolino.
Durante l’attività al Corchia, pochi mesi fa, solo dodici nodi sono stati sufficienti per coprire l’intero percorso della “traversata” dalla Buca d’Eolo all’ingresso Serpente: straordinario, davvero.
Un altro aspetto mi colpisce: il sistema non è presentato come qualcosa di immutabile e definitivo. E’ in evoluzione. Viene provato sul campo, discusso, osservato
Le necessità operative dei tecnici diventano indicazioni per lo sviluppo.
Si ragiona anche sulla possibilità di integrare ancora meglio le informazioni della rete con il rilievo della cavità, così che la disposizione dei nodi e la progressione possano diventare informazioni utili anche nella lettura operativa dello spazio sotterraneo.
Una grotta non è un laboratorio pulito e sterile: ci sono roccia, acqua, fango, strettoie, grandi ambienti, dislivelli, materiali da trasportare e persone che devono continuare a lavorare per molte ore.
La tecnologia deve adattarsi alla grotta, non la grotta alla tecnologia.
Costruire un campo sottoterra avanzato nel cuore della montagna: prima della barella
Quando si immagina un soccorso in grotta, il pensiero va in genere subito alla barella e alle squadre impegnate nel trasporto verso l’esterno del ferito.
Un intervento complesso e prolungato, però, richiede di più.
Se il luogo dell’incidente è molto distante dall’ingresso, bisogna creare sottoterra le condizioni perché i soccorritori possano continuare a operare.
Bisogna mangiare, bere, riposare, proteggersi dal freddo, gestire l’igiene, organizzare materiali e rifiuti.
In altre parole, bisogna costruire una piccola infrastruttura temporanea nel cuore della montagna.
È lo scopo di ESTIA’, il Campo Interno per gli interventi in profondità.
Anche questo sistema è stato sviluppato dalla Commissione Tecnica Speleologica: è un kit modulare, adattabile alle necessità operative e pensato considerando tutte le fasi: trasporto, installazione, utilizzo, smontaggio, recupero e successivo riordino.
Il kit è dimensionato per nove tecnici suddivisi in tre gruppi da tre persone. Comprende tre tende destinate al riposo e una quarta area per le attività della giornata ed è diviso in nove sacchi speleo.
I sacchi dedicati alla notte contengono le dotazioni necessarie per allestire i posti letto; quelli destinati alla vita del campo comprendono materiale per l’igiene, la purificazione dell’acqua, l’alimentazione e la preparazione dei pasti.
Sul piazzale, prima di entrare, i nove grandi sacchi rossi sembravano solo accessori molto robusti: dopo averne compreso il contenuto, diventanoparte di un campo che deve poter essere trasportato dentro una grotta.
Mi spiegano che esistono 2 kit completi di 9 sacchi, uno in Lombardia e uno in Abruzzo: in questo modo, possono pervenire nel più breve tempo possibile dove servono, min caso di intervento. Come le attrezzature del Nazionale, sono messi a disposizione delle varie Delegazioni.
Anche preparare un sacco è formazione
Durante una vera emergenza non conta soltanto avere il materiale necessario.
Conta sapere dove si trova, come è stato confezionato, l’ordine con cui viene trasportato, poter riconoscere rapidamente il contenuto senza dover svuotare tutto tra le rocce di una grotta.
Sono dettagli che fuori appaiono banali: in grotta, dopo ore di attività, con freddo, stanchezza e molte persone impegnate contemporaneamente, non lo sono affatto.
Si comprende bene, ora, perché una formazione di questo tipo duri tre giorni.
La formazione ora riguarda le procedure.
Una freccia sul telo può essere tecnologia
Lo stesso principio ritorna quando vengono spiegate le strutture del Campo Interno.
Mi colpisce che sui teli sia indicato chiaramente quale sia l’ALTO, accompagnato da una freccia.
Quello che appariva un dettaglio non rilevante diventa illuminante, invece quando mi invitano a provare a immaginare di dover montare la struttura sottoterra, con poca luce, dopo molte ore di attività, magari in un ambiente scomodo e con persone che hanno freddo.
La scritta diventa improvvisamente importantissima, a riprova che l’innovazione non coincide sempre con la parte tecnologica.
A volte è un’antenna, a volte un software, a volte è un sistema capace di trovare un guasto lungo una linea che scompare nella montagna. A volte, semplicemente, logica, come una freccia messa nel posto giusto.
Mangiare, bere, dormire: anche questo è soccorso
Nel Campo Interno – battezzato Estià dal nome della dea greca del focolare domestico – anche l’alimentazione è organizzata per ridurre al minimo le complicazioni.
I pasti liofilizzati possono essere preparati aggiungendo acqua calda direttamente nelle confezioni.
Significa meno stoviglie da trasportare, meno materiali da lavare e una gestione più semplice in un ambiente nel quale anche le operazioni quotidiane diventano complicate.
Sono previste inoltre soluzioni differenziate per particolari necessità alimentari: celiaci e intolleranti possono disporre di pasti dedicati alle loro necessità.
Poi ci sono l’acqua da purificare, l’igiene personale e la gestione dei rifiuti prodotti durante una permanenza prolungata: argomenti forse meno spettacolari di una rete digitale che attraversa la montagna, ma altrettanto essenziali.
Un intervento speleologico importante può durare giorni e coinvolgere molte persone.
Le persone devono poter continuare a lavorare in condizioni accettabili e, allo stesso tempo, limitare il più possibile l’impatto sull’ambiente sotterraneo.
Il soccorso è anche logistica, e la logistica è soccorso.
Nel Salone della Tenda, le tracce di chi era entrato prima di noi
Il Corchia regala anche un momento completamente diverso.
Nel Salone della Tenda, mentre intorno a noi si parla di comunicazioni, apparati e organizzazione del soccorso, sulle concrezioni e sulle pareti compaiono vecchie scritte.
Firme, nomi, date: alcune davvero lontane nel tempo. Tra quelle ancora leggibili, compare anche l’anno 1879.
Non provo a decifrare le firme, né a ricostruirne la storia: ora non serve.
Il contrasto è bellissimo: qualcuno è entrato qui quasi un secolo e mezzo fa e ha lasciato il proprio nome sulla roccia. Oggi, poco distante, un piccolo dispositivo con un’antenna e una luce verde cerca di far viaggiare un messaggio testuale attraverso la montagna.
Il Corchia è ancora lì: è cambiato il modo di entrarci, esplorarlo, comprenderlo e, soprattutto, di prendersi cura delle persone che lo percorrono.
Credere nella formazione
Alla fine della giornata, quello ciò che mi resta più impresso sono le persone.
Ho visto tecnici fermarsi ad ascoltare una spiegazione, confrontarsi, fare domande, ripetere una prova, discutere una possibile soluzione.
Ho visto entusiasmo accompagnato da una grande serietà.
Qui imparare a montare correttamente una struttura, individuare un guasto su una linea, posizionare un nodo Mesh o conoscere il contenuto e la funzione di un sacco non serve soltanto a completare un ciclo di formazione, che proseguirà fino al debriefing della domenica.
Potrebbe servire, un giorno, a guadagnare tempo quando quel tempo conterà davvero.
Questo è fine dell’Open Day organizzato dalla Commissione Tecnica Speleologica: comunicare.
Non basta progettare uno strumento: bisogna provarlo.
Non basta che qualcuno sappia utilizzarlo: bisogna insegnarlo a tutti i tecnici in intervento.
La conoscenza non deve restare nelle mani di poche persone, ma circolare, essere condivisa, tornare nelle Delegazioni insieme ai tecnici che hanno partecipato alla formazione e diventare patrimonio di altri soccorritori.
Sorrido a pensare che la conoscenza funzionare un po’ come la rete Mesh: passa da un nodo all’altro e diventa più utile quanto più riesce a raggiungere le persone che ne avranno bisogno.
Aggiunto un ringraziamento personale.
A Luca Longo, per l’accoglienza, la disponibilità e per avermi seguito già nei giorni precedenti, via telefono, rendendo possibile questa visita. E per avermi aiutata a decifrare gli appunti e i ricordi dell’Open Day.
Ad Alessio Tovani, che mi ha accolta sul campo.
Ad Alberto Gabutti, che mi ha accompagnata nella visita presentandomi esperti e tecnici in formazione.
Ai componenti della Commissione Tecnica Speleologica, e in particolare Aad Alan De Simone e ad Umberto Bernasconi. Ma, soprattutto, a tutti i tecnici che, durante la giornata, si sono fermati a spiegare, mostrare, rispondere alle mie domande e condividere quello che stavano facendo.
E naturalmente a Fabio e Lorenzo, perché dietro Mesh, telefoni, cavi, antenne e apparati ci sono persone che dedicano tempo e competenze a studiarli, provarli e migliorarli.
Ringrazio tutti per avermi offerto l’opportunità di conoscere più da vicino le realtà scientifiche e tecnologiche che sono dietro al soccorso in grotta.
Per noi speleo il Soccorso Speleologico del CNSAS è una presenza preziosa.
Certo, sappiamo che esiste e ne siamo fieri: ma avere l’occasione di vedere quanta preparazione, ricerca, sperimentazione, organizzazione e formazione ci siano dietro ogni possibile intervento permette di comprenderne meglio il valore.
Entrare per qualche ora nel loro lavoro, osservare, ascoltare e poter fare domande è stata un’esperienza importante, oltre che entusiasmante.
Noi speleologi amiamo andare in grotta, esplorare, cercare, conoscere.
Diamo per scontato che esista il Soccorso: non è scontato, invece, che donne e uomini dedichino tempo, competenze e formazione a essere pronti quando qualcosa va storto.
Sul piazzale della Buca d’Eola, sul Corchia, il sole ormai si abbassa in un tramonto eccezionale.
Si tolgono caschi e tute, si scuote la polvere di marmo dalle attrezzature, i materiali tornano verso i mezzi e le ombre delle persone si allungano sul marmo bianco. Compare il rosso delle maglie delle persone in formazione (li chiamo così anche se sono già esperti), il nero indossato da parte dei tecnici CTS che coordinano e formano.
Si continua ancora a parlare, confrontarsi, fare domande.
È questa l’ultima immagine della giornata al Corchia: la formazione può finire con il programma, ma la voglia di comprendere continua.
Fotografie di Luca Longo – referente per il Soccorso Speleologico nel team Comunicazione Nazionale CNSAS
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Dal 16 al 18 ottobre 2026, tre giornate di aggiornamento a Sigillo (PG): seminari, prove di laboratorio e analisi delle attrezzature
La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e il Gruppo Speleologico Valtiberino CAI Sansepolcro–CENS organizzano il corso nazionale di aggiornamento e approfondimento tematico “Resistenza delle corde speleo”, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 presso la Scuola della Montagna di Villa Scirca, a Sigillo (Perugia).
Il corso affronterà questi temi:
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Il corso affronterà questi temi: la struttura, l’usura e i meccanismi di rottura delle corde impiegate in speleologia e torrentismo, con seminari e attività sperimentali su corde, nodi, discensori e bloccanti. Le prove comprenderanno misure di resistenza in condizioni differenti e analisi dei dati raccolti in laboratorio.
La partecipazione è aperta ai maggiorenni, soci e non soci CAI, fino a un massimo di 35 persone.
La quota è di 200 euro per i soci CAI e di 250 euro per i non soci, comprensiva per questi ultimi dell’assicurazione.
Iscrizioni entro il 10 ottobre 2026 inviando la scheda di adesione a marco.menichetti@sns-cai.it.
Il laboratorio SpeleoCRASC è il Centro ricerche attrezzature speleo canyoning, attivo nello studio sperimentale delle proprietà fisiche, chimiche e meccaniche dei materiali e delle attrezzature impiegati nella progressione speleologica e torrentistica.
Di seguito il programma completo e il.modilo di iscrizione.