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    Condividi L’edizione 2026 della campagna nazionale “Puliamo il Buio” si è conclusa con un intervento di bonifica nell’inghiottitoio di Monte Carello, al confine tra Noci e Alberobello. Il GASP! – Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese della Sezione CAI di Gioia del Colle “Donato Boscia” ha guidato le operazioni di pulizia, rimuovendo rifiuti accumulati in decenni e richiamando l’attenzione sulla tutela del patrimonio carsico e ipogeo. L’intervento di Puliamo il Buio 2026 a Monte Carello
     

Puliamo il Buio 2026: bonifica all’inghiottitoio di Monte Carello tra Noci e Alberobello

September 17th 2026 at 13:00

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L’edizione 2026 della campagna nazionale “Puliamo il Buio” si è conclusa con un intervento di bonifica nell’inghiottitoio di Monte Carello, al confine tra Noci e Alberobello. Il GASP! – Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese della Sezione CAI di Gioia del Colle “Donato Boscia” ha guidato le operazioni di pulizia, rimuovendo rifiuti accumulati in decenni e richiamando l’attenzione sulla tutela del patrimonio carsico e ipogeo.

L’intervento di Puliamo il Buio 2026 a Monte Carello

L’inghiottitoio di Monte Carello è una cavità carsica di rilievo, situata in un’area di confine tra i comuni di Noci e Alberobello, nelle vicinanze delle storiche cave di alabastro. La conformazione della cavità ha richiesto l’impiego di tecniche e attrezzature speleologiche, con operazioni di discesa, raccolta e rimozione dei materiali in sicurezza.

Tra i rifiuti rinvenuti figurano vecchi medicinali, pezzi d’auto, carcasse di animali e persino siringhe, materiali che testimoniano un uso improprio della cavità protratto nel tempo. La presenza di questi materiali rappresenta un rischio per le acque sotterranee e per la fauna ipogea, oltre a deturpare un ambiente di valore naturalistico e geologico.

All’intervento hanno partecipato i soci del GASP!, che hanno dedicato tempo, energie e competenze per garantire il successo dell’iniziativa. La bonifica è stata accompagnata da attività di documentazione e sensibilizzazione, con l’obiettivo di rendere visibili le criticità e favorire interventi di recupero e segnalazione.

La presenza delle istituzioni e l’interesse dei media

Particolarmente significativa è stata la presenza dei sindaci di Noci e Alberobello, insieme a rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato locale. La posizione dell’inghiottitoio, che interessa entrambi i territori comunali, ha reso ancora più importante la partecipazione congiunta delle due amministrazioni.

L’iniziativa ha suscitato l’interesse dei media locali, con la presenza della televisione Telenorba, che ha documentato l’attività e contribuito a portare all’attenzione del pubblico il valore della tutela del patrimonio ipogeo. Le riprese e le interviste hanno coinvolto Luca Benedetto, presidente del GASP!, la speleologa Anna Eva De Tomaso e i sindaci Francesco Intini (Noci) e Francesco De Carlo (Alberobello).

Puliamo il Buio: storia e attività nel corso degli anni

“Puliamo il Buio” è la campagna nazionale promossa dalla Società Speleologica Italiana (SSI) in collaborazione con Legambiente, attiva dal 2005. L’iniziativa si collega a “Puliamo il Mondo”, l’appuntamento annuale di Legambiente legato a Clean-up the World, il più grande evento di volontariato ambientale del mondo.

Dal 2005 al 2012, la SSI ha raccolto 130.817 kg di materiali, recuperati e avviati a discarica autorizzata, grazie all’opera volontaria di centinaia di speleologi. Complessivamente, dal 2005 sono stati realizzati 171 interventi di ripristino in Italia, con 163.000 kg di spazzatura raccolti in 64.000 ore di lavoro.

L’obiettivo di “Puliamo il Buio” è triplice: ripulire le cavità naturali e artificiali, documentare i livelli di inquinamento e valutare i rischi, proponendo soluzioni concrete alle autorità locali. La campagna contribuisce all’aggiornamento del censimento delle cavità a rischio ambientale (CRA), avviato nel 1995 e ora in seno alla SSI.

Risultati e interventi significativi

Nel corso degli anni, “Puliamo il Buio” ha interessato numerose regioni italiane, con interventi di bonifica in grotte e cavità artificiali. In Sardegna, nel 2019, 50 speleologi hanno pulito la Voragine di Tiscali, rimuovendo 152 kg di rifiuti. In Lombardia, nel 2018, sono stati portati via 500 kg di materiale dalle Grotte del Brunino. In Umbria, nel 2006, 28 speleologi hanno prelevato 250 kg di immondizie dalla Grotta di Orlando.

In Veneto, negli anni Novanta, dalla grotta Spluga della Preta sono stati estratti 840 sacchi di rifiuti per un totale di 21.000 kg di immondizia, con operazioni di bonifica durate quasi cinque anni. In Puglia, il Parco dell’Alta Murgia, con le sue 550 grotte nella sola provincia di Bari, è stato più volte utilizzato per eliminare materiale illegale, tra cui carcasse di auto e camion.

Riconoscimenti e dimensione europea

La storia di “Puliamo il Buio” ha ricevuto un riconoscimento europeo: nel 2018 il progetto italiano ha ottenuto l’EuroSpeleo Protection Label. L’iniziativa si estende anche a livello europeo con il progetto “Clean Up the Dark”, che coinvolge la comunità speleologica di diversi paesi, tra cui Croazia, Germania e Slovenia.

Nel 2026, “Puliamo il Buio” entra nel calendario delle iniziative connesse alle Giornate Nazionali della Speleologia, promosse dalla SSI e dal Club Alpino Italiano. La mobilitazione italiana di settembre e ottobre si sviluppa attorno al 13 settembre, data della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo istituita dall’UNESCO.

Il ruolo del GASP! e la tutela del carsismo pugliese

Il GASP! – Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese della Sezione CAI di Gioia del Colle “Donato Boscia” partecipa da anni a “Puliamo il Buio”, contribuendo alla bonifica delle cavità carsiche in Puglia. L’edizione 2026 conferma l’impegno del gruppo nella conoscenza, nella tutela e nella valorizzazione dell’ambiente carsico e ipogeo pugliese.

L’attività di bonifica non si limita alla rimozione dei rifiuti, ma include la documentazione delle criticità e la sensibilizzazione delle comunità locali. La presenza delle istituzioni e dei media durante l’intervento di Monte Carello dimostra l’importanza di fare rete tra associazioni, speleologi, cittadini e istituzioni per preservare un patrimonio che appartiene a tutti.

Fonti

Puliamo il buio GASP

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    Condividi Criticità e proposte sul nuovo disciplinare del Parco del Cilento La parola a Giampaolo Pinto La tutela delle grotte e della fauna che le abita è un obiettivo condiviso da tutta la comunità speleologica. Proprio per questo il nuovo disciplinare adottato dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha aperto un confronto sul modo più efficace di coniugare conservazione, ricerca, esplorazione e sicurezza. Il tema coinvolge direttamente le realtà che da decenni opera
     

Tutela del patrimonio ipogeo e attività speleologica

September 15th 2026 at 05:00

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Criticità e proposte sul nuovo disciplinare del Parco del Cilento

La parola a Giampaolo Pinto

La tutela delle grotte e della fauna che le abita è un obiettivo condiviso da tutta la comunità speleologica. Proprio per questo il nuovo disciplinare adottato dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha aperto un confronto sul modo più efficace di coniugare conservazione, ricerca, esplorazione e sicurezza.

Il tema coinvolge direttamente le realtà che da decenni operano per la conoscenza e la tutela del patrimonio ipogeo – dalla Società Speleologica Italiana (SSI ETS) al Club Alpino Italiano (CAI), attraverso le organizzazioni e i gruppi speleologici, fino alle associazioni e ai ricercatori impegnati sul territorio – chiamate a collaborare con l’Ente Parco per costruire strumenti di gestione realmente efficaci e condivisi.

Cerchio delle fate – foto Giampaolo Pinto

La parola a Giampaolo Pinto!

Tutela del patrimonio ipogeo e attività speleologica

Criticità e proposte sul nuovo disciplinare del Parco del Cilento

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha recentemente approvato un nuovo disciplinare finalizzato a regolamentare l’accesso alle grotte non turistiche (habitat 8310 della Rete Natura 2000) e la tutela dei chirotteri.

Le finalità dell’Ente Parco sono pienamente condivisibili: proteggere ecosistemi fragili, salvaguardare la biodiversità e preservare la fauna ipogea durante le fasi più delicate del suo ciclo biologico. Un’analisi del disciplinare sotto il profilo scientifico, speleologico e dell’efficacia amministrativa evidenzia, tuttavia, alcune criticità che meritano un confronto. Il rischio è che misure nate con una corretta finalità di conservazione finiscano per limitare in modo eccessivamente generalizzato proprio le attività di studio, monitoraggio e conoscenza del mondo sotterraneo svolte da decenni dalla comunità speleologica.

  1. Il principio di precauzione e la necessità di un approccio puntuale

Una prima criticità riguarda l’applicazione generalizzata delle restrizioni temporali.

Il disciplinare prevede la chiusura delle cavità in due finestre temporali:

  • Dal 15 novembre al 15 marzo, per il periodo di letargo invernale.
  • Dal 15 maggio al 15 agosto, per il periodo di riproduzione e svezzamento.

Nel complesso, l’accesso alle grotte risulta quindi precluso per circa sette mesi all’anno. L’aspetto che merita maggiore approfondimento è che le limitazioni vengono applicate non soltanto alle cavità nelle quali sia accertata la presenza di chirotteri, ma, secondo quanto previsto dal disciplinare, anche agli ambienti ipogei censiti o non ancora censiti, in applicazione del principio di precauzione.

Dal punto di vista biologico e speleologico, un’impostazione così estesa presenta alcune criticità:

  • Biologia dei chirotteri. I pipistrelli selezionano i rifugi sulla base di specifiche caratteristiche ambientali e microclimatiche, quali temperatura, umidità, circolazione dell’aria e morfologia degli accessi. Ne consegue che non tutte le cavità presentano necessariamente caratteristiche idonee alla presenza di colonie nelle diverse fasi del ciclo biologico.
  • Attività esplorativa e conoscenza. Limitare preventivamente l’accesso anche a cavità inesplorate o non censite può rendere più difficile proprio l’acquisizione delle informazioni necessarie a verificare l’eventuale presenza di specie o habitat da tutelare. La conoscenza del territorio ipogeo costituisce infatti uno dei presupposti della sua stessa conservazione.

2. Il nodo burocratico: preavviso e valutazioni specialistiche

Per accedere alle cavità nei soli 4 mesi rimasti disponibili il disciplinare impone alle figure accreditate la richiesta di un’autorizzazione preventiva tramite PEC con almeno 2 giorni di anticipo, a volte vincolata all’acquisizione del parere di un tecnico naturalista mediante la redazione della Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA).

Un’impostazione di questo tipo può risultare difficilmente conciliabile con alcune modalità operative della ricerca e della prevenzione sul campo:

  • Condizioni meteorologiche e idrologiche. La speleologia esplorativa e scientifica è fortemente condizionata dalle condizioni meteorologiche e dai livelli idrici. Anche una programmazione effettuata con anticipo può dover essere modificata rapidamente: precipitazioni improvvise possono rendere pericolosa una cavità, mentre particolari condizioni di secca possono creare finestre esplorative di breve durata.
  • Proporzionalità dell’iter. L’applicazione di procedure complesse anche alle attività scientifiche, esplorative o di monitoraggio svolte da associazioni specializzate rischia di determinare un aggravio sia per gli operatori sia per gli uffici del Parco. Potrebbe quindi essere utile distinguere le procedure in funzione della natura, della durata e dell’effettivo impatto delle attività.

3. Sicurezza, addestramento e formazione

Il disciplinare esenta opportunamente dalle limitazioni le attività del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) in caso di intervento di emergenza.

Sotto il profilo della prevenzione, tuttavia, è opportuno considerare che la capacità di operare e soccorrere in ambiente ipogeo deriva da addestramento continuo, esercitazioni sul campo e formazione tecnica. Una forte riduzione delle occasioni di attività sul territorio potrebbe quindi incidere, indirettamente, sulla continuità della formazione e sulla conoscenza operativa delle cavità. Sarebbe utile che il disciplinare tenesse conto anche di questa esigenza, individuando modalità compatibili con gli obiettivi di conservazione.

4. Il ruolo della comunità speleologica nella tutela del territorio

La comunità speleologica, dalla Società Speleologica Italiana e dal Club Alpino Italiano (CAI) alle organizzazioni e ai gruppi speleologici locali, contribuisce storicamente alla conoscenza del patrimonio ipogeo attraverso attività di esplorazione, documentazione, aggiornamento dei catasti, segnalazione di criticità ambientali e collaborazione con la ricerca scientifica.

Una riduzione molto ampia della presenza qualificata sul territorio potrebbe avere anche effetti non intenzionali. Gli speleologi rappresentano infatti un presidio volontario diffuso, capace di osservare e segnalare situazioni di degrado, inquinamento o frequentazione impropria. La tutela potrebbe quindi essere rafforzata non soltanto attraverso limitazioni, ma anche valorizzando forme strutturate di collaborazione tra l’Ente Parco e i soggetti speleologici riconosciuti.

Conclusioni: proposte per una tutela efficace e condivisa

L’efficacia di una politica di conservazione dipende non soltanto dal rigore delle misure adottate, ma anche dalla loro proporzionalità, applicabilità e capacità di produrre risultati concreti.

Per coniugare la tutela dei chirotteri con la ricerca, la conoscenza del territorio e la sicurezza, sarebbe auspicabile avviare un confronto tra l’Ente Parco, le organizzazioni speleologiche e le competenze scientifiche interessate, prendendo in considerazione alcuni possibili strumenti:

  • Catasto dinamico e vincoli puntuali. Rafforzare progressivamente la mappatura delle cavità e, sulla base dei dati disponibili, modulare i periodi di rispetto in relazione alla presenza accertata delle colonie e alle caratteristiche dei singoli siti.
  • Protocolli d’intesa con i soggetti accreditati. Valutare convenzioni o protocolli annuali con i gruppi speleologici riconosciuti, accompagnati da obblighi di rendicontazione, condivisione dei dati e collaborazione nelle attività di monitoraggio.
  • Flessibilità procedurale per le attività esplorative. Prevedere procedure semplificate per le battute di ricerca e per le cavità di nuova scoperta, così da consentire l’acquisizione delle conoscenze necessarie alla successiva definizione delle misure di tutela.

La conservazione del patrimonio naturale richiede collaborazione, competenza e realismo operativo. L’obiettivo comune dovrebbe essere costruire un sistema nel quale tutela e conoscenza non siano percepite come esigenze contrapposte, ma come parti dello stesso processo. La comunità speleologica può offrire al Parco esperienza, presenza sul territorio e dati: trasformare questo patrimonio di competenze in una collaborazione strutturata potrebbe rendere la tutela del mondo ipogeo del Cilento più efficace, condivisa e duratura.

Trasformare il mondo ipogeo del Cilento in una fortezza burocratica inaccessibile non aiuterà i pipistrelli, ma rischia soltanto di spegnere la luce della conoscenza e della ricerca speleologica sul territorio.

foto Giampaolo Pinto

Ringraziamo moltissimo Giampaolo Pinto per questo contributo. Un confronto aperto tra Parco, mondo speleologico, comunità scientifica e le altre realtà coinvolte nella tutela del territorio può essere il passo decisivo per trasformare le criticità in un’occasione di collaborazione e tutela condivisa.

foto Giampaolo Pinto

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  • Santin Cave, il monitoraggio ambientale misura l’impatto delle visite sull’arte rupestre
    Condividi Uno studio pubblicato su Geosciences analizza temperatura, anidride carbonica e particolato nella grotta cantabrica. I dati indicano che la gestione degli accessi deve considerare la ventilazione stagionale e i tempi di recupero del microclima. Conservazione preventiva nelle grotte con arte rupestre La gestione delle grotte con pitture preistoriche richiede dati ambientali ad alta risoluzione. Un recente studio dedicato alla Santin Cave, in Cantabria, Spagna settentrionale, h
     

Santin Cave, il monitoraggio ambientale misura l’impatto delle visite sull’arte rupestre

September 10th 2026 at 14:00

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Uno studio pubblicato su Geosciences analizza temperatura, anidride carbonica e particolato nella grotta cantabrica. I dati indicano che la gestione degli accessi deve considerare la ventilazione stagionale e i tempi di recupero del microclima.

Conservazione preventiva nelle grotte con arte rupestre

La gestione delle grotte con pitture preistoriche richiede dati ambientali ad alta risoluzione. Un recente studio dedicato alla Santin Cave, in Cantabria, Spagna settentrionale, ha valutato la risposta del sistema sotterraneo a visite sperimentali controllate. Il lavoro, pubblicato nel 2026 sulla rivista Geosciences, propone un metodo basato su un anno di osservazioni in condizioni indisturbate e su successive prove di accesso regolato.

L’obiettivo è distinguere le normali oscillazioni naturali dagli effetti prodotti dalla presenza umana. In una grotta decorata, anche variazioni limitate possono modificare l’equilibrio dell’aria e delle superfici. La respirazione dei visitatori introduce calore, vapore acqueo e anidride carbonica. Il movimento può inoltre rimettere in sospensione particelle e favorire il trasporto di microrganismi.

Santin Cave e i settori con pitture paleolitiche

La Santin Cave si trova presso Velo, nel comune di Piélagos. La cavità si sviluppa in calcari e calcareniti cretacici. La planimetria conosciuta raggiunge circa 205 metri. Le gallerie sono disposte prevalentemente lungo una direttrice nord-ovest sud-est e si sviluppano quasi su un unico livello.

Le pitture sono organizzate in due complessi. Il Conjunto I si trova a circa 75 metri dall’ingresso, in una sala più ampia della galleria principale. Il Conjunto II è collocato a circa 120 metri dall’ingresso e comprende diversi pannelli con simboli rossi attribuiti al Paleolitico. Il pannello principale misura circa 5 metri per 1,5 e presenta due fregi verticali.

L’accesso alla grotta è attualmente limitato da un cancello metallico. Le autorità locali e regionali hanno valutato la possibilità di inserire il sito in un’offerta di turismo culturale sotterraneo. Prima di qualsiasi apertura, lo studio sottolinea la necessità di definire una base ambientale affidabile.

Monitoraggio ambientale ad alta risoluzione

La prima fase della ricerca ha seguito la grotta per un intero ciclo annuale, dal novembre 2021 al novembre 2022. Sono stati registrati temperatura dell’aria, umidità relativa, concentrazione di CO2 e radon. Altri sensori hanno misurato le condizioni termiche in diversi punti delle gallerie.

La temperatura media interna è risultata di 13,45 °C. L’umidità relativa è rimasta prossima alla saturazione. I settori vicini all’ingresso hanno mostrato una maggiore influenza delle condizioni esterne. Le gallerie profonde, dove si trovano le pitture, sono apparse molto più stabili. Le oscillazioni termiche annuali nei punti associati ai complessi decorati sono state comprese tra 0,04 e 0,07 °C.

Il comportamento dei gas ha evidenziato due fasi stagionali. Da novembre ad aprile la ventilazione è più attiva e la CO2 nelle zone interne si mantiene generalmente tra 800 e 850 ppm. Dalla tarda primavera l’aria esterna più calda riduce gli scambi. La concentrazione media mensile di CO2 è arrivata a 1.249 ppm in giugno e a 1.405 ppm in luglio. Nello stesso periodo è aumentato anche il radon.

Visite sperimentali e risposta del microclima

La seconda fase si è svolta dal 26 al 28 giugno 2023, durante il periodo di ventilazione ridotta. Sono stati simulati diversi scenari di visita. Il primo giorno sono entrati tre gruppi di cinque persone. Il secondo giorno si sono alternati gruppi di cinque e sei visitatori. Il terzo giorno sono entrati consecutivamente gruppi composti da sette, sette, otto e sei persone.

I ricercatori hanno misurato l’aumento prodotto da ogni gruppo, il segnale residuo prima dell’ingresso successivo, il recupero parziale tra le visite e il tempo necessario per il ritorno alle condizioni precedenti.

Nel settore più vicino all’ingresso, il passaggio ha prodotto anomalie termiche contenute, tra 0,01 e 0,02 °C. Nei pressi delle pitture la risposta è stata più evidente. L’aumento medio ha raggiunto 0,11 °C nel Conjunto I e 0,28 °C nel Conjunto II. Il valore massimo registrato è stato di 0,37 °C. Il settore più interno ha mostrato anche tempi di recupero più lunghi.

CO2 e particolato come indicatori di gestione

L’anidride carbonica ha evidenziato il comportamento cumulativo più chiaro. Nel Conjunto I gli incrementi giornalieri associati alle visite hanno raggiunto 268 ppm il 27 giugno e 368 ppm il 28 giugno. Nel Conjunto II sono stati misurati aumenti di 327 e 376 ppm.

Il recupero notturno è rimasto incompleto. Nel Conjunto I sono rimasti segnali residui di 127 e 212 ppm. Nel Conjunto II i valori residui sono stati di 120 e 94 ppm. Secondo gli autori, la CO2 può quindi rappresentare il principale indicatore operativo per modulare gli accessi nel breve periodo.

Anche il particolato sospeso è aumentato con l’intensità delle visite. Con gruppi distanziati di cinque persone, le concentrazioni sono rimaste inferiori a 300 particelle per litro. Due gruppi consecutivi di sei persone hanno portato il valore a 561 particelle per litro. La sequenza più intensa ha raggiunto 686 particelle per litro, con un tempo di recupero di 13,6 ore.

Gli autori precisano che per il particolato non era disponibile una serie storica completa in assenza di visite nel punto più sensibile. I dati devono quindi essere interpretati soprattutto come variazioni relative associate alla presenza dei visitatori.

Accesso pubblico e tutela del patrimonio

Lo studio sulla Santin Cave non propone soglie definitive valide per ogni grotta. I valori dipendono dalla stagione, dalla morfologia, dalla ventilazione, dalla posizione delle pitture e dalla sensibilità delle superfici. Le soglie individuate devono quindi essere considerate preliminari e specifiche per il sito.

La ricerca indica una procedura applicabile anche ad altri contesti. Prima occorre documentare il ciclo annuale senza visite. Poi si possono svolgere prove controllate con gruppi di dimensione diversa. Il monitoraggio deve proseguire durante e dopo ogni ingresso.

La conservazione preventiva delle grotte decorate passa così da una semplice limitazione numerica degli accessi a una gestione basata sulla risposta reale dell’ambiente. La Santin Cave mostra che i settori più stabili sono anche quelli più vulnerabili alle perturbazioni. Per questo, la fruizione pubblica richiede tempi di recupero, controllo della CO2 e una verifica continua delle condizioni sotterranee.

Fonti

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  • Prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: gli eventi in tutta Italia
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Prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: gli eventi in tutta Italia

September 10th 2026 at 06:00

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Il 13 settembre 2026 si celebra per la prima volta la ricorrenza proclamata dall’UNESCO. Dalle visite in grotta alle conferenze, dalla tutela delle acque alla biospeleologia, numerose iniziative animano le Giornate della Speleologia in tutta Italia

Il 13 settembre 2026 sarà celebrata per la prima volta la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo – International Day of Caves and Karst, proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025 per accrescere la conoscenza degli ambienti carsici e sotterranei e promuoverne la protezione, lo studio e la gestione sostenibile.

In Italia la nuova ricorrenza internazionale si intreccia con le Giornate Nazionali della Speleologia, portando per alcuni giorni “in superficie” il lavoro degli speleologi. Il calendario 2026 raccoglie iniziative distribuite in numerose regioni: dalle visite guidate nelle cavità alle conferenze, dalle attività dedicate ai bambini agli incontri scientifici, fino al monitoraggio della fauna sotterranea, alla tutela delle risorse idriche e alla bonifica delle grotte.

La scelta dell’UNESCO sottolinea anche il valore globale dei territori carsici. Secondo l’organizzazione, grotte e paesaggi carsici interessano quasi un quarto della superficie terrestre e assicurano acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono inoltre scrigni di biodiversità sotterranea, archivi geologici e luoghi che conservano testimonianze della storia umana.

Dalle grotte alla tutela dell’acqua: gli appuntamenti in Italia

Le manifestazioni hanno già preso il via l’8 settembre a Bari, con la presentazione del volume Viaggi sotto le Murge – Le radici del paesaggio al Museo di Scienze della Terra dell’Università di Bari. Nei prossimi giorni il programma entrerà nel vivo.

In Puglia, venerdì 11 settembre, alla Grotta del Trullo di Putignano si terrà il Progetto Caves, incontro scientifico e divulgativo dedicato alla valutazione degli ambienti carsici attraverso metodologie isotopiche e geomorfologiche. Domenica 13 settembre, a Castellana Grotte, l’incontro La speleologia: conoscere, condividere, divulgare metterà a confronto associazioni, Federazione Speleologica Pugliese, scuole di speleologia e istituzioni sul ruolo della formazione, della ricerca e della diffusione delle conoscenze.

In Sardegna, l’11 settembre, il Parco di Monte Atzei a Narcao ospiterà un’escursione attraverso la foresta del Rio Cannedu e alcune cavità naturali. Particolare attenzione sarà dedicata alla fauna ipogea e ai pipistrelli, che potranno essere individuati sul campo attraverso l’impiego di un Bat Detector. L’iniziativa è curata da Sulcis Underground.

Sicilia: acqua, grotte e “Man and Karst”

Particolarmente ricco il programma della Sicilia. L’11 settembre, nella sede CAI di Catania, la conferenza Gocce nel Buio affronterà il rapporto fra fenomeni carsici, salvaguardia delle falde acquifere e gestione sostenibile del turismo sotterraneo.

Il 13 settembre, il Gruppo Grotte Catania – CAI Catania accompagnerà i partecipanti alla Grotta Mastropietro e alla Grotta Genovese II per una giornata di avvicinamento diretto all’attività speleologica. Nello stesso giorno, a Palermo, la Riserva Naturale Orientata Grotta della Molara proporrà Tutti in grotta appassionatamente, con visite guidate per piccoli gruppi insieme agli speleologi di ANS Le Taddarite.

Dal 13 al 19 settembre, nella Riserva di Vendicari, a Noto, si svolgerà inoltre la quarta edizione di Man and Karst – Uomo e Carsismo in Sicilia, dedicata alla tutela e alla gestione sostenibile dei paesaggi carsici, degli ecosistemi ipogei e del patrimonio culturale collegato al carsismo.

Il programma siciliano proseguirà il 19 settembre alla Grotta Conza di Palermo con Le grotte: storie di acque, di rocce e di uomini: visite nel tratto fruibile della cavità, laboratori sulle rocce e sulla formazione delle grotte e un approfondimento dedicato al rapporto fra presenza umana e mondo sotterraneo, dalla preistoria alla speleologia moderna.

Nel Lazio tra speleologia, paleontologia e mito

A San Felice Circeo, sabato 12 settembre, il Gruppo Grotte Roma Niphargus proporrà la conferenza La Grotta Spaccata di Torre Paola: da Ulisse alle cavità naturali del Circeo.

L’incontro sarà dedicato all’esplorazione della grande cavità del promontorio del Circeo, attraversando speleologia, testimonianze del passato, paleontologia e suggestioni legate ai miti omerici.

Emilia-Romagna: visite alla Tana della Mussina

Domenica 13 settembre ad Albinea, in provincia di Reggio Emilia, saranno organizzati accompagnamenti alla Tana della Mussina. Due sessioni permetteranno di visitare la cavità durante la giornata; nel tardo pomeriggio è prevista anche la proiezione di un video dedicato al sito UNESCO dei Gessi Messiniani di Borzano.

Friuli-Venezia Giulia: dal Carso ai cento anni di “Duemila Grotte”

Numerose anche le iniziative in Friuli-Venezia Giulia.

Il 13 settembre il Club Alpinistico Triestino aprirà straordinariamente la Caverna III di Basovizza, dove sarà allestita una mostra didattica sui pipistrelli e saranno proposte attività di osservazione di reperti biologici, insieme ad approfondimenti sulla speleogenesi, sulla flora e sulla storia della cavità.

Nello stesso giorno, a San Quirino, nel Pordenonese, l’Unione Speleologica Pordenonese CAI parteciperà alla Festa delle Associazioni con una mostra sulla speleologia, laboratori per bambini e ragazzi e un ponte tibetano aperto ai partecipanti.

Un appuntamento di particolare significato storico è previsto invece il 15 settembre a Trieste: “Duemila Grotte”. 1926–2026. La speleologia, cent’anni dopo. Il workshop, promosso dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia, celebrerà il centenario dello storico volume ripercorrendo un secolo di evoluzione tecnica, scientifica ed esplorativa della speleologia del Carso.

Nelle Marche la scoperta delle grotte raccontata ai bambini

Dal 14 al 16 settembre, le biblioteche comunali di Cerreto d’Esi, Sassoferrato e Mergo, nelle Marche, dedicheranno tre pomeriggi ai bambini dai cinque anni e alle loro famiglie.

Attraverso una versione adattata del racconto della scoperta delle Grotte di Frasassi, letture e laboratori affronteranno i temi dell’esplorazione, della collaborazione, della tutela della natura e degli organismi che abitano il sottosuolo.

Veneto: gli acquiferi carsici e la bonifica di una grotta

In Veneto la Giornata Internazionale mette in evidenza in modo particolare il rapporto fra speleologia, acqua e tutela del territorio.

Il 13 settembre a Valbrenta, nell’area di Ponte Subiolo, il Gruppo Grotte Giara Modon proporrà l’open day Esplorare, capire e proteggere gli acquiferi carsici. Il percorso toccherà la sorgente di Fontana Moretti, il Laghetto di Ponte Subiolo — l’“Elefante Bianco”, cavità subacquea esplorata fino a -292 metri secondo il programma dell’evento — e la grotta fossile di Ponte Subiolo. L’obiettivo è mostrare al pubblico il funzionamento delle riserve d’acqua carsiche e sensibilizzare sui rischi legati all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.

Sempre nel Vicentino, il 12 e 13 settembre, sull’Altopiano dei Sette Comuni, è previsto un intervento concreto di bonifica di una cavità contenente rifiuti, accompagnato dal rilievo topografico della grotta.

Il programma veneto proseguirà il 15 settembre alle Grotte di Oliero con la presentazione della nuova guida La fabbrica dell’acqua – Guida alle grotte di Oliero.

Il 19 settembre appuntamento anche sui Monti Alburni

Le iniziative continueranno oltre la data ufficiale del 13 settembre. Sabato 19 settembre, a Sant’Angelo a Fasanella, è previsto un open day alla Grotta Fra’ Gentile, sui Monti Alburni.

L’attività, organizzata congiuntamente dal G.S. Melandro, dal GASP della Sezione CAI Gioia del Colle e dalla Sezione CAI Castrovillari, unirà la visita della cavità al monitoraggio degli ambienti ipogei e della fauna presente.

Una giornata internazionale per rendere visibile il mondo sotterraneo

La prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre così anche alla speleologia italiana un’occasione per raccontarsi fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori.

Non soltanto esplorazione: il calendario mette insieme ricerca scientifica, tutela dell’acqua, biodiversità, educazione ambientale, memoria storica, formazione e conservazione del territorio. Temi che spiegano perché la protezione delle grotte e dei sistemi carsici riguardi molto più di ciò che accade sotto terra.

L’UNESCO indica tra gli obiettivi della nuova giornata proprio la sensibilizzazione del pubblico e dei decisori, la cooperazione scientifica ed educativa, la tutela delle risorse idriche e della biodiversità e la promozione di forme sostenibili di fruizione dei territori carsici.

Il calendario delle Giornate Nazionali della Speleologia 2026 è pubblicato online e potrà essere consultato per programmi, modalità di partecipazione, prenotazioni e contatti dei singoli organizzatori.

Programma aggiornato degli eventi delle Giornate della Speleologia 2026

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    Condividi La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Groundwater for Sustainable Development (Elsevier), documenta per la prima volta la presenza di microplastiche e microfibre nelle acque di stillicidio della Grotta delle Torri di Slivia, evidenziando il legame esistente tra attività umane in superficie e ambiente sotterraneo Le microplastiche non si fermano alla superficie. Per la prima volta uno studio scientifico ha documentato la presenza di microplastiche (MPs) e microfibre (MF
     

Microplastiche anche nelle acque di stillicidio delle grotte: uno studio apre nuove prospettive sulla tutela del Carso

September 6th 2026 at 05:30

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La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Groundwater for Sustainable Development (Elsevier), documenta per la prima volta la presenza di microplastiche e microfibre nelle acque di stillicidio della Grotta delle Torri di Slivia, evidenziando il legame esistente tra attività umane in superficie e ambiente sotterraneo

Le microplastiche non si fermano alla superficie. Per la prima volta uno studio scientifico ha documentato la presenza di microplastiche (MPs) e microfibre (MFs) nelle acque di stillicidio di una grotta, dimostrando come l’inquinamento prodotto dalle attività umane possa raggiungere anche gli ecosistemi sotterranei più delicati.

Scintilena ne ha già parlato a inizio agosto, ma è interessante riproporre l’articolo.

La ricerca è stata condotta nella Grotta delle Torri di Slivia (Pejca v Lazcu), nel Carso Classico, in provincia di Trieste, ed è stata pubblicata sulla rivista internazionale Groundwater for Sustainable Development, edita da Elsevier.

I ricercatori hanno analizzato sette punti di campionamento, rilevando la presenza di particelle di origine antropica in quattro di essi. Oltre l’80% dei materiali individuati era costituito da fibre di cellulosa, prevalentemente cotone, mentre le microplastiche sono state riscontrate in tre punti, con la presenza di PET (polietilene tereftalato) e PU (poliuretano).

Secondo gli autori, le possibili fonti di contaminazione sono riconducibili a rifiuti abbandonati nelle doline, alla vicinanza di infrastrutture come autostrada e ferrovia, oltre che alle attività antropiche diffuse sul territorio. L’inquinamento verrebbe quindi trasferito nel sottosuolo attraverso le connessioni tra aria, acqua e suolo, tipiche degli ambienti carsici.

Lo studio sottolinea come la presenza di microplastiche e microfibre nelle acque di stillicidio possa rappresentare un potenziale rischio per le risorse idriche, gli habitat sotterranei e le specie che li popolano. Per questo motivo gli autori evidenziano la necessità di avviare monitoraggi multidisciplinari sempre più approfonditi, capaci di comprendere le relazioni tra superficie e ambiente ipogeo e di fornire strumenti utili alla conservazione degli ecosistemi carsici.

Lo studio è stato realizzato da Valentina Balestra, Raffaella Mossotti, Luca Zini e Rossana Bellopede, con la collaborazione del CNR-STIIMA, dell’Università di Trieste, di Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca e del gestore della Grotta delle Torri di Slivia, Corrado Greco.

Fonte: Valentina Balestra, Raffaella Mossotti, Luca Zini e Rossana Bellopede, Falling from the ceiling: first evidence of microplastic and microfibre pollution in cave dripping waters, pubblicato nel 2026 sulla rivista Groundwater for Sustainable Development, Volume 34, articolo 101669 (Elsevier)

Per approfondire:

http://scintilena.com/microplastiche-nelle-acque-di-stillicidio-il-carso-di-slivia-entra-nello-studio-sulle-contaminazioni-sotterranee/08/07/

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  • Proteggere una specie significa anche nascondere dove vive: il caso del rapace più raro del Regno Unito
    Condividi Due nidi, sei giovani e una località mantenuta segreta. In Gran Bretagna il ritorno dell’albanella minore offre uno spunto interessante anche per chi si occupa di grotte e ambienti naturali vulnerabili: quando la diffusione di una localizzazione può trasformarsi in una minaccia? Una località segreta, due nidi distanti circa un chilometro e sei giovani rapaci pronti a spiccare il volo. È la storia dell’albanella minore (Circus pygargus), uno degli uccelli nidificanti più rari della G
     

Proteggere una specie significa anche nascondere dove vive: il caso del rapace più raro del Regno Unito

August 28th 2026 at 05:00

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Due nidi, sei giovani e una località mantenuta segreta. In Gran Bretagna il ritorno dell’albanella minore offre uno spunto interessante anche per chi si occupa di grotte e ambienti naturali vulnerabili: quando la diffusione di una localizzazione può trasformarsi in una minaccia?

Una località segreta, due nidi distanti circa un chilometro e sei giovani rapaci pronti a spiccare il volo. È la storia dell’albanella minore (Circus pygargus), uno degli uccelli nidificanti più rari della Gran Bretagna, protagonista nel 2026 di una stagione riproduttiva particolarmente importante.

La Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) ha reso noto che quest’anno in Gran Bretagna sono stati individuati soltanto due nidi conosciuti della specie. Entrambi contenevano tre giovani e, fatto singolare, i sei pulcini avevano lo stesso padre: un unico maschio si era accoppiato con due femmine. I due nidi sono stati costantemente monitorati dagli specialisti della RSPB, ma la loro posizione esatta è rimasta volutamente segreta.

L’albanella minore è un elegante rapace migratore che trascorre l’inverno in Africa e raggiunge l’Europa per riprodursi. In Gran Bretagna si trova al margine settentrionale del proprio areale riproduttivo e la sua presenza è estremamente precaria. La RSPB la classifica nella Red List britannica e sottolinea come ogni coppia nidificante necessiti di una particolare protezione.

Nidi nei campi e raccolti sempre più precoci

Una delle particolarità della specie è la scelta del luogo in cui nidificare. Le albanelle minori depongono le uova a terra e, in Gran Bretagna, utilizzano sempre più frequentemente i terreni agricoli e in particolare le coltivazioni cerealicole.

È una scelta che comporta rischi considerevoli. I nidi possono essere distrutti dalle macchine durante il raccolto e la RSPB segnala che siccità e raccolti anticipati stanno rendendo ancora più delicata la situazione. Per questo la conservazione della specie richiede una stretta collaborazione tra naturalisti e agricoltori. Nel sito del 2026, una porzione del campo d’orzo è stata lasciata appositamente indisturbata dal proprietario per consentire agli animali di completare la riproduzione.

Non è la prima volta. Nel 2025 una coppia aveva allevato con successo quattro giovani in un’altra località inglese tenuta segreta: era stata la prima nidificazione riuscita in Gran Bretagna dal 2019. Anche in quel caso la collaborazione con l’agricoltore era risultata decisiva e attorno al nido era stata installata una piccola recinzione per proteggerlo dai predatori terrestri.

Per la prima volta due giovani seguiti dal satellite

La stagione 2026 ha portato anche una novità scientifica. Poco prima dell’involo, ricercatori autorizzati della RSPB hanno prelevato temporaneamente un giovane da ciascuno dei due nidi e hanno applicato trasmettitori satellitari di nuova generazione.

È la prima volta che giovani albanelle minori vengono dotate di questi dispositivi nel Regno Unito.

Il monitoraggio potrà fornire informazioni preziose sugli spostamenti dei giovani, sulle rotte migratorie verso l’Africa e, negli anni successivi, sull’eventuale ritorno nei territori europei di riproduzione. Dati particolarmente importanti per una popolazione tanto piccola e intermittente.

A volte le coordinate diventano un pericolo

C’è un altro particolare della vicenda che può interessare molto anche il mondo speleologico: nessuno ha comunicato dove si trovino esattamente questi nidi.

La località viene deliberatamente mantenuta segreta per proteggere gli animali. Persino l’agricoltore coinvolto nel progetto non viene identificato pubblicamente, proprio per evitare che attraverso il suo nome sia possibile risalire al sito. La stessa strategia era stata adottata per la nidificazione del 2025.

È un principio di conservazione che trova un evidente parallelo negli ambienti sotterranei da proteggere.

Le coordinate sono un’informazione scientifica fondamentale, ma in determinate circostanze la loro diffusione indiscriminata può aumentare la vulnerabilità del luogo che descrive. È il caso, per esempio, di cavità che ospitano importanti colonie di chirotteri, specie endemiche o estremamente localizzate, delicati depositi archeologici o paleontologici, mineralizzazioni e concrezionamenti particolarmente vulnerabili.

Internet, cartografia digitale e GPS hanno reso possibile raggiungere con grande facilità luoghi che soltanto pochi decenni fa richiedevano conoscenze locali e ricerche specifiche. È un progresso straordinario per la conoscenza e l’esplorazione, ma pone anche una responsabilità nuova nella gestione dei dati.

La vicenda dell’albanella minore britannica mostra una possibile risposta: conoscere con estrema precisione un luogo non significa necessariamente doverne rendere pubblica con altrettanta precisione la posizione.

Ricercatori e conservazionisti conoscono i nidi, li monitorano, raccolgono dati scientifici e collaborano con chi gestisce il territorio. Al pubblico viene invece comunicato ciò che serve per comprendere l’importanza della scoperta, senza fornire l’informazione che potrebbe mettere a rischio gli animali.

Un equilibrio tra condivisione della conoscenza e protezione della risorsa che, fuori dai campi inglesi e qualche metro più sotto terra, che riguarda molto da vicino anche speleologia e archeologia.


Fonti

BBC News – articolo sull’eccezionale stagione riproduttiva dell’albanella minore in Gran Bretagna:
BBC News – UK’s rarest bird of prey rears six chicks

Royal Society for the Protection of Birds (RSPB), 24 agosto 2026 – Montagu’s Harrier chicks tagged for the first time in UK:
RSPB – Montagu’s Harrier chicks tagged for the first time in UK

RSPB – scheda della specie Circus pygargus, distribuzione, conservazione e habitat riproduttivo:
RSPB – Montagu’s Harrier

RSPB, 30 luglio 2025 – Britain’s rarest breeding bird raised four youngsters at secret location:
RSPB – Britain’s Foto l breeding bird raised four youngsters at secret location

Foto di copertina: Albanella minore (Circus pygargus) in volo. Foto: Clpramod / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

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  • Puliamo il Buio e Clean-Up the Dark: sei dataset europei per rendere visibili le grotte bonificate
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Puliamo il Buio e Clean-Up the Dark: sei dataset europei per rendere visibili le grotte bonificate

August 26th 2026 at 09:00

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La banca dati Clean-Up the Dark amplia la mappa delle cavità pulite e inquinate con Francia, Germania e Paese Basco. In Italia, Puliamo il Buio prosegue tra bonifiche, formazione e raccolta di dati sulle pressioni che interessano il carsismo.

Clean-Up the Dark, una mappa europea delle grotte ripulite

La tutela delle cavità carsiche passa anche dalla possibilità di conoscere dove si è intervenuti, con quali problemi e con quali risultati. In questa direzione si colloca l’aggiornamento annunciato dalla European Cave Protection Commission, organismo della Fédération Spéléologique Européenne: il sito Clean-Up the Dark dispone ora di sei dataset dedicati a grotte e aree carsiche ripulite o interessate da inquinamento in Europa.

Ai dati già disponibili per Croazia, Slovenia e Italia si aggiungono quelli relativi a Francia e Germania. È inoltre presente un dataset del Paese Basco. L’ampliamento porta a sei le raccolte territoriali consultabili e rende confrontabili, almeno per le aree documentate, le esperienze di censimento, segnalazione e pulizia.

Clean-Up the Dark è un progetto volontario della comunità speleologica europea. La sua funzione non consiste solo nel mostrare gli interventi conclusi. Il sito raccoglie infatti segnalazioni di cavità inquinate e di azioni di bonifica. Può quindi diventare uno strumento di documentazione utile per gruppi speleologici, associazioni, enti locali e soggetti che operano nella protezione del carsismo.

La Commissione europea per la protezione delle grotte invita le organizzazioni che dispongono di dati analoghi a condividerli. L’obiettivo è estendere il patrimonio informativo disponibile. Una banca dati più completa può aiutare a riconoscere i casi ricorrenti, a descrivere le tipologie di rifiuto e a conservare la memoria tecnica dei lavori svolti.

Puliamo il Buio, l’esperienza italiana nella protezione del carsismo

Nel quadro europeo, Puliamo il Buio rappresenta l’esperienza italiana di riferimento. L’iniziativa, promossa dalla Società Speleologica Italiana e collegata alla campagna Puliamo il Mondo, unisce bonifica, censimento delle cavità a rischio, valutazione della pericolosità e sensibilizzazione delle amministrazioni e dei cittadini.

Il problema non riguarda soltanto il decoro. Una dolina, un inghiottitoio o un pozzo trasformati in deposito di rifiuti possono mettere in comunicazione materiali contaminanti e circuiti idrici sotterranei. Plastica, vetro, metalli, pneumatici, ingombranti e materiali potenzialmente pericolosi richiedono quindi una valutazione attenta. In grotta, il recupero presenta anche difficoltà logistiche e di sicurezza. Spesso servono progressioni su corda, sistemi di sollevamento e una gestione separata dei materiali estratti.

La storia di Puliamo il Buio ha già ricevuto un riconoscimento europeo. Nel 2018 il progetto italiano ha ottenuto l’EuroSpeleo Protection Label. La documentazione della Fédération Spéléologique Européenne ricorda anche il lavoro di raccolta di informazioni sulle azioni di pulizia, con l’intento di rendere i dati condivisibili oltre i confini nazionali.

La nuova presenza dell’Italia tra i dataset di Clean-Up the Dark rafforza questo passaggio. L’esperienza operativa sviluppata nei territori può così essere letta insieme a quella di altri Paesi europei, senza ridurre l’attività a un singolo evento locale.

Le attività recenti di Puliamo il Buio in Italia

Nel 2026 Puliamo il Buio ha registrato iniziative distribuite in più regioni. La cronaca delle attività pubblicate da Scintilena segnala, tra le più recenti, la bonifica della Voragine di San Lorenzo sul Carso triestino. L’intervento ha coinvolto 21 volontari e ha riguardato rifiuti accumulati nel corso di decenni.

In Sardegna, a Cagliari, il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano e Legambiente hanno operato nella dolina di Tuvixeddu in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente. L’azione ha riguardato rifiuti ingombranti e materiali abbandonati nella cavità. L’iniziativa è stata proposta anche come anteprima della campagna Puliamo il Mondo 2026.

In Veneto è stato segnalato il recupero di una tonnellata di rifiuti dal Bus del Corlaiti, abisso della Lessinia. L’episodio mostra la scala che possono assumere gli interventi. La pulizia richiede il coordinamento tra speleologi, volontari, gestori del territorio e soggetti incaricati della destinazione finale dei rifiuti.

Le attività recenti includono anche la formazione. Nel 2025 a Verona è stato annunciato un corso di secondo livello rivolto alla gestione delle operazioni di pulizia in grotta. Questo aspetto è centrale: documentare prima dell’intervento, pianificare la sicurezza, classificare i materiali e rendicontare l’esito sono passaggi che danno valore tecnico alla bonifica.

Dall’intervento locale alla rete Clean-Up the Dark nel mondo speleologico

La dimensione internazionale di Clean-Up the Dark si sviluppa oggi soprattutto nello spazio europeo. Il passaggio da tre a sei dataset indica una crescita della rete informativa. Francia, Germania e Paese Basco entrano in una base che già comprendeva Croazia, Slovenia e Italia.

La Federazione speleologica europea ha inoltre collegato il tema delle pulizie sotterranee alla Giornata mondiale della pulizia del 2024. In un documento della European Cave Protection Commission veniva indicata la volontà di sviluppare relazioni e scambio di dati con Clean-Up the Dark. Il dato è significativo perché sposta l’attenzione dalla sola rimozione dei rifiuti alla costruzione di criteri comuni per registrare i problemi.

Per le organizzazioni speleologiche, conferire dati alla piattaforma significa rendere consultabile un lavoro che altrimenti resterebbe frammentato in relazioni locali, fotografie e comunicati. I dataset possono favorire confronti tra contesti geologici e amministrativi diversi. Possono anche offrire una base per dialogare con enti pubblici e gestori delle risorse idriche.

Puliamo il Buio e Clean-Up the Dark condividono quindi una stessa prospettiva: rendere visibile ciò che spesso rimane nascosto nel sottosuolo. La pulizia è la parte più evidente. Il censimento, la documentazione e la prevenzione sono le parti che possono dare continuità alla tutela delle grotte e del carsismo.

Fonti

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