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Le “miniere” a km 0 dei costruttori romani: i Colli Euganei svelano il loro segreto
Condividi Il progetto EuQuGeA dell’Università di Padova identifica l’antico distretto estrattivo che riforniva i grandi cantieri imperiali Cave romane nei Colli Euganei: una scoperta millenaria Gli antichi ingegneri romani sapevano dove cercare i materiali migliori senza percorrere centinaia di chilometri. Nei Colli Euganei, a pochi passi dai cantieri, avevano individuato una fonte di approvvigionamento di prim’ordine: la pozzolana euganea, una breccia di esplosione vulcanica dalle
Le “miniere” a km 0 dei costruttori romani: i Colli Euganei svelano il loro segreto
Il progetto EuQuGeA dell’Università di Padova identifica l’antico distretto estrattivo che riforniva i grandi cantieri imperiali
Cave romane nei Colli Euganei: una scoperta millenaria
Gli antichi ingegneri romani sapevano dove cercare i materiali migliori senza percorrere centinaia di chilometri. Nei Colli Euganei, a pochi passi dai cantieri, avevano individuato una fonte di approvvigionamento di prim’ordine: la pozzolana euganea, una breccia di esplosione vulcanica dalle eccezionali proprietà consolidanti, e la trachite, roccia lavica densa destinata a muri e pavimentazioni stradali.
A restituire alla storia questo sistema estrattivo dimenticato è il progetto EuQuGeA (Geoarchaeology of Euganean Quarrying from Research to Valorization), promosso dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del bando Ricerca Scientifica di Eccellenza 2023.
Droni e laser per rileggere il paesaggio delle cave
La prima scoperta arriva dal cielo. Nello studio firmato da Josiah Olah, dottorando del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, pubblicato sul Journal of Archaeological Science, droni equipaggiati con tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging) hanno sorvolato l’area dei Colli Euganei. I sensori laser hanno filtrato virtualmente la fitta vegetazione boschiva, restituendo un modello tridimensionale del terreno ad alta risoluzione.
Algoritmi di clustering morfometrico hanno poi classificato le forme del suolo rilevate, permettendo di distinguere le tracce di cavatura antica dalle concavità naturali del territorio.
Il risultato è stato la localizzazione di due siti estrattivi completamente abbandonati e assenti dalla memoria storica: uno nel parco di Villa Draghi a Montegrotto Terme, l’altro in Via Scagliara a sud di Monte Oliveto, nella località di Turri. Entrambi conservano segni inconfutabili di cavatura antica, precedente all’industrializzazione moderna.
La firma geochimica della pozzolana di Villa Draghi
Una volta identificato il “dove”, le analisi di laboratorio hanno chiarito il “cosa” e il “perché”. Il secondo studio, pubblicato su PLOS One e coordinato dal ricercatore Simone Dilaria, ha completato il quadro attraverso un protocollo di indagini petrografiche e geochimiche, confrontando i campioni prelevati dai fronti di cava con un ampio database di rocce euganee sviluppato dal team dell’Università di Padova.
Le analisi hanno dimostrato che dalla cava di Villa Draghi i Romani estraevano una specifica pozzolana euganea, impiegata per realizzare i calcestruzzi delle terme di Fons Aponi, l’antica Montegrotto Terme. La stessa roccia veniva scelta per le sue proprietà consolidanti: mescolata nelle malte, ne migliorava nettamente le caratteristiche strutturali.
La firma geochimica di questo materiale è stata riconosciuta non solo nelle costruzioni locali, ma anche nelle malte delle terme tardo-antiche di Aquileia, in Friuli-Venezia Giulia. Il che dimostra che la pozzolana euganea non era una semplice risorsa di prossimità: era un prodotto considerato pregiato, commercializzato su medie e lunghe distanze.
L’alternativa locale alla Pozzolana Flegrea
Il progetto EuQuGeA si inserisce in un percorso di ricerca già avviato. Uno studio del 2024, coordinato dallo stesso team dell’Università di Padova in collaborazione con le Università Ca’ Foscari di Venezia e di Modena e Reggio Emilia, aveva evidenziato come per le grandi infrastrutture di Aquileia e della Laguna di Venezia i Romani importassero via mare dalla Campania la celebre “Pozzolana Flegrea”, citata da Vitruvio, materiale costoso e proveniente da oltre un migliaio di chilometri.
I nuovi risultati di EuQuGeA mostrano un’immagine più articolata. Nei Colli Euganei, gli stessi ingegneri romani avevano individuato un’alternativa a km 0 di pari efficacia, sfruttando una conoscenza capillare delle georisorse locali. Un sapere tecnico di precisione che è poi andato perduto nel corso dei secoli.
Come sottolinea il professor Michele Secco, principal investigator del progetto, i risultati dimostrano «la conoscenza capillare e di incredibile dettaglio delle georisorse locali e della loro ottimizzazione nei cantieri: un sapere ingegneristico andato poi perduto nel corso dei secoli e oggi finalmente riscoperto grazie al progetto EuQuGeA».
Un team interdisciplinare per decifrare le rocce
Il progetto EuQuGeA ha coinvolto ricercatori di più dipartimenti e istituzioni. Per il Dipartimento dei Beni Culturali, i docenti Jacopo Bonetto, Caterina Previato e Jacopo Turchetto hanno curato l’inquadramento storico-archeologico, le analisi tecnico-costruttive e le ricognizioni topografiche. Il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, con il professor Claudio Mazzoli e i ricercatori Luigi Germinario e Jacopo Nava, ha fornito il contributo petrografico e geochimico per l’analisi delle rocce vulcaniche.
La validazione degli algoritmi di elaborazione dei dati da drone è stata garantita dai ricercatori Sebastiano Chiodini (Dip. Ingegneria Industriale) e Filippo Carraro (Dip. Ingegneria Civile, Edile e Ambientale). I voli LiDAR operativi sono stati condotti da Cristiano Miele della società padovana Archetipo s.r.l. Il progetto ha potuto contare anche sui contributi internazionali di Milo K. Pilgrim (University of Texas at Austin) e Matthew Tryc (WSP-Albuquerque).
Articolo di La Scintilena – Notiziario italiano di Speleologia
Fonte primaria: Università di Padova / Le Scienze, 24 aprile 2026
Scheda di studio completa
- Concetti e definizioni dei materiali lapidei romani (Pozzolana Euganea, Trachite, Opus caementicium) e delle tecnologie usate (LiDAR, clustering morfometrico)
- I due studi scientifici del progetto EuQuGeA con metodologie e risultati
- Il team di ricerca completo con ruoli e affiliazioni
- Il contesto storico dell’approvvigionamento edilizio romano e la strategia “km 0”
- 6 domande di autoverifica con risposte
- Flashcard rapide per memorizzazione veloce dei dati chiave
Le “miniere” edilizie a km 0 degli antichi Romani – Progetto EuQuGeA
Fonte: Università di Padova / Le Scienze – 24 aprile 2026
Panoramica
Il progetto EuQuGeA (Geoarchaeology of Euganean Quarrying from Research to Valorization) dell’Università di Padova ha ricostruito per la prima volta il distretto estrattivo antico dei Colli Euganei, rivelando come gli ingegneri romani selezionassero con straordinaria precisione le risorse lapidee locali per le loro costruzioni, evitando costose importazioni a lunga distanza.
Concetti Chiave e Definizioni
| Termine | Definizione |
|---|---|
| Pozzolana Euganea | Breccia di esplosione vulcanica estratta dai Colli Euganei; mescolata nelle malte, migliorava nettamente le proprietà strutturali dei calcestruzzi |
| Pozzolana Flegrea | Cenere vulcanica campana citata da Vitruvio; importata via mare per grandi infrastrutture come Aquileia; più costosa e proveniente da lunga distanza |
| Trachite | Densa roccia lavica estratta abbondantemente nei Colli Euganei; usata per la costruzione di muri e la pavimentazione delle strade |
| Opus caementicium | Calcestruzzo romano realizzato con aggregati vulcanici (pozzolana) e leganti; straordinariamente duraturo grazie alle reazioni pozzolaniche |
| LiDAR (Light Detection and Ranging) | Tecnologia laser montata su drone che permette di mappare il terreno “filtrando” virtualmente la vegetazione e rilevando micromodificazioni del suolo |
| Clustering morfometrico | Algoritmo che classifica automaticamente le forme del terreno rilevate dal LiDAR, distinguendo cave artificiali da concavità naturali |
| Fons Aponi | Nome romano dell’attuale Montegrotto Terme (PD); sede di importanti terme di epoca imperiale costruite con pozzolana estratta dalla cava di Villa Draghi |
I Due Materiali Estratti
1. Pozzolana Euganea (aggregato pozzolanico)
- Breccia di esplosione vulcanica che affiora solo in limitate porzioni del territorio euganeo
- Estratta specificatamente dalla cava di Villa Draghi (Montegrotto Terme)
- Utilizzata per i calcestruzzi delle terme di Fons Aponi
- La sua firma geochimica è stata riconosciuta anche nelle malte delle terme tardo-antiche di Aquileia (Friuli-Venezia Giulia), prova di un commercio su medie e lunghe distanze
- Alternativa locale di pari efficacia alla costosa Pozzolana Flegrea campana
2. Trachite
- Roccia lavica densa, estratta in modo più diffuso nei Colli Euganei
- Destinata a costruzione di muri e pavimentazione delle strade
- Utilizzata dall’età preistorica fino ai giorni nostri[1]
- La sua estrazione ha continuato fino all’era industriale, quando la produzione raggiunse quasi 6 milioni di tonnellate nel 1968[1]
Metodologie della Ricerca
Studio 1 – Mappatura LiDAR da Drone
Pubblicazione: Journal of Archaeological Science
Autore principale: Josiah Olah (Dip. Beni Culturali, UniPD)
Metodo:
- Droni equipaggiati con sensori LiDAR sorvolano i Colli Euganei
- La tecnologia penetra la vegetazione boschiva, acquisendo dati tridimensionali del suolo
- Algoritmi di clustering morfometrico analizzano le forme del terreno
- Cavità e fronti di cava antichi vengono distinti dalle modificazioni naturali del suolo
Risultati:
- Identificati siti estrattivi totalmente dimenticati e abbandonati prima dell’industrializzazione moderna
- Due siti di primaria importanza localizzati:
- Cava di Villa Draghi – nel parco di Villa Draghi a Montegrotto Terme
- Via Scagliara – a sud di Monte Oliveto, nella località di Turri
Studio 2 – Identificazione Archeometrica dei Materiali
Pubblicazione: PLOS One
Autore principale: Simone Dilaria (Dip. Beni Culturali, UniPD)
Metodo:
- Campionamento dei fronti di cava di Villa Draghi
- Analisi petrografiche (osservazione al microscopio della struttura della roccia)
- Analisi geochimiche (composizione chimica degli elementi)
- Confronto con il database di campioni di rocce euganee sviluppato dal team UniPD
- Confronto incrociato con le malte degli edifici termali antichi
Risultati:
- Dimostrata la provenienza dei materiali delle terme di Fons Aponi dalla cava di Villa Draghi
- Firma geochimica riconoscibile anche nelle malte di Aquileia ? prova di distribuzione commerciale
Team di Ricerca
| Nome | Ente | Ruolo |
|---|---|---|
| Michele Secco (P.I.) | UniPD – Dip. Beni Culturali | Coordinamento generale, petrografia |
| Josiah Olah | UniPD – Dip. Beni Culturali | Rilievi LiDAR e clustering morfometrico |
| Simone Dilaria | UniPD – Dip. Beni Culturali | Analisi archeometriche, malte |
| Jacopo Bonetto, Caterina Previato, Jacopo Turchetto | UniPD – Dip. Beni Culturali | Inquadramento storico-archeologico, topografia |
| Claudio Mazzoli, Luigi Germinario, Jacopo Nava | UniPD – Dip. Geoscienze | Petrografia e geochimica delle rocce |
| Sebastiano Chiodini | UniPD – Dip. Ingegneria Industriale | Validazione algoritmi e dati LiDAR |
| Filippo Carraro | UniPD – ICEA | Elaborazione dati territoriali da drone |
| Cristiano Miele | Archetipo s.r.l. (Padova) | Voli LiDAR operativi |
| Milo K. Pilgrim | University of Texas at Austin | Contributo internazionale |
| Matthew Tryc | WSP-Albuquerque | Contributo internazionale |
Finanziamento: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo – Bando Ricerca Scientifica di Eccellenza 2023
Contesto Storico: Romani e Risorse Lapidee
Prima del Progetto EuQuGeA (studio 2024)
- Per le grandi infrastrutture di Aquileia e della Laguna di Venezia, i Romani importavano via mare dalla Campania la “Pozzolana Flegrea”, citata da Vitruvio
- Si trattava di un materiale prezioso, costoso e proveniente da oltre 1.000 km di distanza
La Novità del Progetto EuQuGeA
- I Romani avevano individuato nei Colli Euganei una alternativa locale di pari efficacia
- Strategia “km 0”: approvvigionamento locale riducendo i costi di trasporto via mare
- Dimostrazione di una conoscenza capillare delle georisorse del territorio
- Tale sapere ingegneristico è poi andato perduto nei secoli successivi
Importanza per l’Archeologia
- Le cave di Villa Draghi erano completamente dimenticate dalla memoria storica
- Il LiDAR le ha “riscoperte” senza alcuno scavo invasivo
- La firma geochimica permette di tracciare le rotte commerciali del materiale estratto
Domande di Autoverifica
- Che cos’è la “Pozzolana Euganea” e perché era preziosa per i Romani?
(R: breccia di esplosione vulcanica estratta in aree limitate dei Colli Euganei; mescolata nelle malte migliorava le proprietà strutturali del calcestruzzo, sostituendo localmente la più costosa Pozzolana Flegrea campana) - Qual è la differenza d’uso tra pozzolana e trachite nell’edilizia romana?
(R: la pozzolana era usata come aggregato pozzolanico nei calcestruzzi delle terme; la trachite era destinata a muri e pavimentazioni stradali) - Come ha permesso il LiDAR di individuare la cava di Villa Draghi?
(R: i sensori laser montati su drone hanno filtrato la vegetazione boschiva e rilevato le modificazioni del suolo, poi classificate tramite algoritmi di clustering morfometrico per distinguere le tracce di cava dalle concavità naturali) - Quali costruzioni sono state collegate con certezza alla cava di Villa Draghi?
(R: le terme di Fons Aponi / Montegrotto Terme e, tramite firma geochimica, le terme tardo-antiche di Aquileia) - Qual è la prova che la pozzolana euganea non era solo usata localmente?
(R: la sua firma geochimica è stata riconosciuta nelle malte delle terme di Aquileia, in Friuli-Venezia Giulia, dimostrando una distribuzione commerciale su medie e lunghe distanze) - Quale studio precedente (2024) aveva già avanzato ipotesi sull’approvvigionamento romano?
(R: uno studio coordinato dallo stesso team UniPD con Ca’ Foscari di Venezia e l’Università di Modena e Reggio Emilia, che aveva dimostrato l’importazione via mare della Pozzolana Flegrea per Aquileia e la Laguna di Venezia)
Flashcard Rapide
| Domanda | Risposta |
|---|---|
| Acronimo del progetto | EuQuGeA |
| Principal Investigator | Michele Secco (UniPD) |
| Tecnologia per la mappatura | LiDAR su drone + clustering morfometrico |
| Rivista dello studio LiDAR | Journal of Archaeological Science |
| Rivista dello studio archeometrico | PLOS One |
| Autore studio LiDAR | Josiah Olah |
| Autore studio archeometrico | Simone Dilaria |
| Cava identificata | Villa Draghi, Montegrotto Terme |
| Terme costruite con la pozzolana locale | Terme di Fons Aponi (Montegrotto Terme) |
| Pozzolana alternativa (importata) | Pozzolana Flegrea (Campania) |
| Altro sito estrattivo identificato | Via Scagliara, Turri (Monte Oliveto) |
| Distanza commerciale provata | Aquileia (Friuli-Venezia Giulia) |
| Finanziamento | Fondazione CARIPARO – bando 2023 |
Fonti consultate
- Le Scienze – Articolo originale “Come riuscivano gli ingegneri romani a garantire la straordinaria durabilità delle loro costruzioni?”, 24 aprile 2026: https://www.lescienze.it
- Josiah Olah et al., Enhancing quarry landscape interpretation with UAV LiDAR and morphometric clustering: A case study from the Euganean Hills, Italy, Journal of Archaeological Science, 2026: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0305440326000087
- Simone Dilaria et al., Discovery of a Roman Quarry for Pozzolanic Aggregates in the Euganean Hills Magmatic District, Northeast Italy: a stepwise archaeometric approach, PLOS One: https://journals.plos.org/plosone/
- Scintilena – Il Parco dei Colli Euganei dice no all’ampliamento delle cave di trachite: https://www.scintilena.com/il-parco-dei-colli-euganei-dice-no-allampliamento-delle-cave-di-trachite/11/27/scintilena
- Scintilena – Grotte e cavità dei Colli Euganei: un viaggio nel sottosuolo tra storia e geologia: https://www.scintilena.com/grotte-e-cavita-dei-colli-euganei-un-viaggio-nel-sottosuolo-tra-storia-e-geologia/03/26/scintilena
- Scintilena – Workshop AIQUA 2025: Geoarcheologia, Metodologie e Prospettive Future: https://www.scintilena.com/workshop-aiqua-2025-geoarcheologia-metodologie-e-prospettive-future/02/27/scintilena
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Bracken Cave Preserve: al via la stagione 2026 per visitare la più grande colonia di pipistrelli al mondo
Condividi A San Antonio, in Texas, si apre ogni anno uno degli spettacoli naturali più imponenti del pianeta: 15-20 milioni di pipistrelli messicani dalla coda libera emergono ogni sera da una singola grotta. I biglietti per la stagione 2026 sono disponibili dal 15 aprile. Bracken Cave Preserve è una grotta nella Contea di Comal (Texas), ufficialmente nel Guinness dei Primati come la più grande colonia di pipistrelli al mondo, con 15–20 milioni di esemplari di Tadarida brasiliensis (p
Bracken Cave Preserve: al via la stagione 2026 per visitare la più grande colonia di pipistrelli al mondo
A San Antonio, in Texas, si apre ogni anno uno degli spettacoli naturali più imponenti del pianeta: 15-20 milioni di pipistrelli messicani dalla coda libera emergono ogni sera da una singola grotta. I biglietti per la stagione 2026 sono disponibili dal 15 aprile.
Bracken Cave Preserve è una grotta nella Contea di Comal (Texas), ufficialmente nel Guinness dei Primati come la più grande colonia di pipistrelli al mondo, con 15–20 milioni di esemplari di Tadarida brasiliensis (pipistrello messicano dalla coda libera) presenti ogni estate.
Visit Bracken Cave Preserve – Bat Conservation International
La specie protagonista: Tadarida brasiliensis
La Tadarida brasiliensis è un chirottero piccolo (?12 g) ma straordinariamente capace:
- Raggiunge velocità di oltre 96 km/h (max registrato vicino a 160 km/h)
- Caccia a quote superiori ai 3.000 m intercettando falene migratorie
- Produce chiamate di ecolocalizzazione tra 20 e 75 kHz
- È l’unica specie documentata a disturbare il sonar dei propri conspecifici per sottrarre loro le prede (jamming acustico), vanificando fino all’85,9% dei tentativi avversari
Tadarida brasiliensis – Bat Conservation International
Ciclo biologico nella grotta
Le femmine gravide percorrono fino a 1.600 km dal Messico per arrivare a Bracken in marzo-aprile. A giugno partoriscono un unico cucciolo, lasciandolo su creches parietali così dense da raggiungere 400–500 cuccioli per piede quadrato. Al rientro dalla caccia, ogni madre riconosce il proprio piccolo tra milioni grazie a memoria spaziale, vocalizzazioni e olfatto. Il primo volo del cucciolo — nel buio totale, circondato da milioni di altri giovani — è un test di sopravvivenza critico: una caduta a terra significa essere consumati in pochi minuti dai coleotteri dermatidi che tappezzano il pavimento; almeno il 50% non sopravvive al primo anno.
Servizi ecosistemici
Ogni notte la colonia consuma tra 100 e 140 tonnellate di insetti, tra cui molti parassiti agricoli. Il risparmio quantificato per i soli coltivatori di cotone locali è di circa $741.000 l’anno, mentre il valore complessivo dei servizi di controllo biologico delle singole colonie supera mediamente $1 milione annuo.
Minacce e conservazione
Visite 2026
La stagione 2026 è aperta: i tour serali iniziano il 17 maggio 2026 con prenotazione obbligatoria online. I soci BCI ricevono uno sconto del 50% per fino a 8 persone. Il report contiene il calendario completo con le date di giugno 2026.
Il report allegato copre in dettaglio biologia, migrazione, storia del guano, conservazione del territorio carsico e il significato speleologico della grotta per la tutela delle aree carsiche italiane.
La grotta che ospita la più grande colonia di pipistrelli del mondo
Bracken Cave si trova nella Contea di Comal, Texas, a circa trenta chilometri a nord-est di San Antonio. Il suo ingresso è una fenditura a mezzaluna larga una trentina di metri, che si apre sul fondo di una dolina formatasi in seguito al crollo del soffitto di una cavità carsica sviluppata nel calcare della Edwards Plateau.wikipedia+1
Ogni anno, da marzo a ottobre, la grotta accoglie la più grande colonia di pipistrelli conosciuta al mondo. La specie protagonista è il pipistrello messicano dalla coda libera (Tadarida brasiliensis), presente con una popolazione stimata tra i 15 e i 20 milioni di individui. Nel 2023, il Bracken Cave Preserve è stato inserito ufficialmente nel Guinness dei Primati per questo primato.scintilena+1
La grotta è gestita da Bat Conservation International (BCI), organizzazione non profit con sede ad Austin, che nel 1992 acquistò la proprietà iniziale di circa 697 acri dalla famiglia Marbach. Oggi, grazie a successive acquisizioni e alla collaborazione con The Nature Conservancy, la riserva protegge complessivamente oltre 3.462 acri di paesaggio tipico della Texas Hill Country.batcon+1
La biologia del pipistrello messicano dalla coda libera
La Tadarida brasiliensis è un chirottero di piccola taglia, con un peso medio di circa 12 grammi. La coda si estende oltre la membrana interurale, caratteristica da cui deriva il nome comune. È uno dei mammiferi più veloci al mondo, con velocità medie di oltre 96 km/h e una velocità massima registrata prossima ai 160 km/h.batcon
Il sistema di ecolocalizzazione è sofisticato. Le chiamate di biosonar variano tra 20 e 75 kHz. Una ricerca ha documentato un fenomeno inatteso: i pipistrelli dalla coda libera emettono chiamate deliberatamente interferenti per disturbare il sonar dei propri conspecifici durante la competizione per una preda, vanificando fino all’85,9% dei tentativi di cattura avversari. È il primo caso documentato di jamming acustico sistematico tra animali ecolocalizzatori.sciencenews+1
Il ciclo riproduttivo nella grotta
In marzo e aprile, le femmine gravide rientrano dal Messico e dall’America Centrale percorrendo fino a 1.600 km. I maschi trascorrono la stagione in colonie più piccole altrove. A fine giugno ogni femmina partorisce un unico cucciolo.scintilena+1
I piccoli, nudi e ciechi, vengono lasciati sulle pareti della grotta in dense aggregazioni chiamate creches, con densità che raggiungono i 400–500 cuccioli per piede quadrato. Queste aggregazioni fungono da incubatori collettivi: la grotta raggiunge internamente temperature di 39-40°C. La femmina esce ogni sera per cacciare e al rientro individua il proprio cucciolo tra milioni di altri grazie a memoria spaziale, vocalizzazioni specifiche e olfatto.qualla+2
Quattro-cinque settimane dopo la nascita, i giovani si lanciano nel buio per il primo volo. Le condizioni sono estreme: buio totale, velocità minima di circa 6 m/s, necessità di eseguire una capriola quasi completa con millimetrica precisione per atterrare sulla parete. Una caduta a terra è letale: il suolo della grotta è popolato da milioni di coleotteri dermatidi carnivori capaci di ridurre un cucciolo a scheletro in pochi minuti. Si stima che almeno la metà dei cuccioli non sopravviva al primo anno.batcon+1
Uno spettacolo visibile anche sul radar meteorologico
L’emergenza serale dei pipistrelli produce un vortice visibile a occhio nudo per ore. Il suono prodotto dal volo di milioni di ali è stato descritto come simile alla pioggia battente. La colonna di animali che sale dalla dolina è così densa da essere registrata come anomalia sulle schermate del radar meteorologico Doppler del National Weather Service, dove appare simile a un temporale in formazione.scintilena+2
Ogni notte, la colonia consuma tra le 100 e le 140 tonnellate di insetti, prevalentemente falene e coleotteri di importanza agricola. Il risparmio calcolato per i soli coltivatori di cotone della regione è stimato in circa 741.000 dollari l’anno in termini di danni evitati e riduzione dei pesticidi.texashappens+1
Minacce: sviluppo urbano e sindrome del naso bianco
Negli anni 2010, il principale pericolo per la colonia fu un progetto immobiliare che prevedeva la costruzione di 3.500-4.500 abitazioni direttamente sotto la rotta di volo dei pipistrelli e sopra la Zona di Ricarica dell’Acquifero Edwards, che fornisce acqua potabile a circa due milioni di residenti del Texas centrale.sanantonioreport+2
Nel 2017 fu raggiunto un accordo da 20,5 milioni di dollari tra sei enti pubblici e privati — tra cui il Comune di San Antonio, The Nature Conservancy e BCI — che portò all’acquisizione dell’intera area e alla sua dichiarazione come conservation easement permanente.nature+1
Sul fronte sanitario, nel febbraio 2019 BCI ha annunciato il rilevamento del fungo Pseudogymnoascus destructans (agente causale della White-nose Syndrome) nella Bracken Cave Preserve, nell’ambito di un programma di sorveglianza sistematica. Al momento della rilevazione non erano presenti segni della malattia nei pipistrelli. La T. brasiliensis è considerata meno vulnerabile rispetto alle specie ibernanti, in quanto migra anziché trascorrere l’inverno in letargo nelle grotte. Il monitoraggio annuale prosegue in collaborazione con il Texas Parks and Wildlife Department.batcon+1
Come visitare Bracken Cave Preserve nel 2026
Bat Conservation International organizza tour guidati serali (e alcuni mattutini) durante tutta la stagione estiva. I biglietti per la stagione 2026 sono disponibili online con prenotazione obbligatoria: non vengono venduti all’ingresso.scintilena
- Apertura prenotazioni per soci BCI: 1 aprile 2026scintilena
- Apertura al pubblico generale: 15 aprile 2026scintilena
- Prime visite serali: 17 maggio 2026scintilena
- Prime visite mattutine: 14 giugno 2026scintilena
L’adesione annuale a BCI (45 dollari) garantisce uno sconto del 50% sui biglietti, valido per fino a 8 persone e per più visite nella stagione. I visitatori vengono accolti su piattaforme panoramiche all’orlo della dolina, dove assistono all’intera emergenza serale.scintilena
Per prenotare: batcon.simpletix.com — Per informazioni sui gruppi: bracken@batcon.org
Bracken Cave Preserve – La Più Grande Colonia di Pipistrelli al Mondo
Panoramica
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Bracken Cave bat emergence
Bracken Cave è una grotta situata nella Contea di Comal, Texas, a circa 20-30 miglia a nord-est di San Antonio. Il suo ingresso è una fenditura a mezzaluna larga circa 30 metri, che si apre sul fondo di una dolina formatasi in seguito al crollo del tetto della cavità originale. Ogni anno, da marzo a ottobre, ospita la più grande colonia di pipistrelli conosciuta al mondo — stimata tra 15 e 20 milioni di esemplari di pipistrello messicano dalla coda libera (Tadarida brasiliensis) — rendendola al tempo stesso la più grande concentrazione di mammiferi del pianeta.[1][2][3]
La grotta è gestita da Bat Conservation International (BCI), organizzazione no-profit con sede ad Austin, che nel 1992 acquistò la proprietà iniziale di circa 697 acri dalla famiglia Marbach. Grazie a successive acquisizioni e alla collaborazione con The Nature Conservancy, oggi la riserva protegge complessivamente oltre 3.462 acri contigui di paesaggio tipico della Texas Hill Country.[4][3]
La Specie: Tadarida brasiliensis
Caratteristiche morfologiche
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Brazilian free-tailed bat
Il pipistrello messicano dalla coda libera (chiamato anche pipistrello brasiliano) è un chirottero relativamente piccolo, del peso medio di circa 12 grammi. La caratteristica più evidente è la coda, che si estende oltre la membrana interurali (uropatagium), da cui deriva il nome comune. Il pelo è corto e denso, le orecchie ampie e tondeggianti, le labbra superiori rugose e carnose.[5]
Volo e velocità
La Tadarida brasiliensis è uno dei mammiferi più veloci al mondo: è capace di raggiungere velocità medie superiori alle 60 miglia orarie (circa 97 km/h) e ha una velocità massima registrata vicina alle 100 miglia orarie (160 km/h). Vola ad alta quota, spesso superando i 3.000 metri di altitudine, per intercettare le falene migratorie notturne.[5]
Ecolocalizzazione
Come tutti i chirotteri insettivori, questa specie caccia utilizzando un sofisticato sistema di biosonar. Le sue chiamate di ecolocalizzazione variano tra 20 e 75 kHz. Accanto alle chiamate sonar, produce un ricco repertorio di vocalizzazioni sociali — chiamate di isolamento, di implorazione, canti a più sillabe — fondamentali per la vita di colonia. Una ricerca sull’auditory cortex ha dimostrato che le frequenze comprese tra 20 e 30 kHz sono iperrappresentate nella corteccia uditiva, corrispondendo alle fasi di ricerca della preda.[6][5]
Un fenomeno particolarmente interessante è il jamming acustico competitivo: i pipistrelli dalla coda libera emettono chiamate interferenti per disturbare il sonar dei competitori nelle immediate vicinanze di una preda, rendendo vano fino all’85,9% dei tentativi di cattura avversari. Questo costituisce il primo esempio documentato di un animale ecolocalizzatore che jamming sistematicamente i propri conspecifici.[7]
La Colonia di Bracken Cave
Record mondiali e Guinness dei Primati
Nel 2023, il Bracken Cave Preserve è stato ufficialmente inserito nel Guinness dei Primati per ospitare la più grande colonia di pipistrelli al mondo. La colonia è talmente numerosa che la sua emergenza notturna è visibile sulle schermate del radar meteorologico Doppler del National Weather Service: la colonna di pipistrelli che sale dal suolo viene registrata come un’anomalia radar, simile a un temporale.[1][2]
Ciclo annuale della colonia
| Periodo | Evento biologico |
|---|---|
| Marzo–Aprile | Le femmine gravide tornano dal Messico e dall’America Centrale[8] |
| Maggio–Giugno | Nascita dei cuccioli (pups), la grotta raggiunge picchi di 20 milioni di individui[9] |
| Giugno–Luglio | I piccoli, nudi e ciechi, si raggruppano in creches sulle pareti fino a 400-500 pups per piede quadrato[2][10] |
| Luglio–Agosto | I giovani imparano a volare, si uniscono alle madri nelle uscite notturne[9] |
| Settembre–Ottobre | La colonia migra verso sud, verso il Messico e l’America Centrale[11] |
La nascita e l’allattamento
Ogni femmina partorisce un unico cucciolo a tarda giugno. I piccoli, nudi e privi di pelo, vengono abbandonati sulle pareti rocciose in dense aggregazioni dette creches, che servono come incubatori collettivi per mantenere il calore corporeo (la temperatura nella grotta raggiunge i 39-40°C). La femmina lascia il piccolo ogni sera per cacciare, e al ritorno è in grado di ritrovarlo tra milioni di altri cuccioli grazie a una straordinaria combinazione di memoria spaziale, vocalizzazioni e odorato.[8][10][2]
Il primo volo dei cuccioli
Quattro-cinque settimane dopo la nascita, i giovani si lanciano nel buio della caverna per il loro primo volo, affrontando condizioni estreme: buio totale, velocità di almeno 6 m/s, necessità di eseguire una capriola quasi completa con precisione millimetrica per agganciarsi alla parete. La densità degli altri giovani in volo crea un rischio di collisione continuo. Una caduta al suolo è letale: il pavimento della grotta è popolato da milioni di coleotteri dermatidi carnivori (dermestid beetles) in grado di ridurre un giovane pipistrello a scheletro in pochi minuti. Si stima che almeno la metà dei cuccioli non sopravviva al primo anno di vita.[8][10]
Servizi Ecosistemici
Controllo biologico degli insetti
La colonia di Bracken Cave consuma ogni notte tra le 100 e le 140 tonnellate di insetti, principalmente falene, coleotteri, formiche alate e altri artropodi volanti. Tra le prede principali vi sono specie di grande importanza agricola come la Helicoverpa zea (falena del cotone) e la Agrotis (noctua degli ortaggi), importanti parassiti delle colture di mais, cotone e sorgo del Texas.[9][5][10]
Uno studio specifico sulla colonia di Bracken ha quantificato un risparmio per i coltivatori di cotone della regione di circa $741.000 all’anno in termini di mancati danni e riduzione dell’uso di pesticidi. Una valutazione più ampia del valore dei servizi di pest control forniti da T. brasiliensis nel Texas meridionale ha stimato che singole colonie hanno un valore economico medio superiore a $1 milione l’anno.[10][12]
Il guano come risorsa storica e scientifica
Ogni anno, la colonia deposita circa 50 tonnellate di guano sul suolo della grotta. Antichi resoconti di minatori di guano attestano che in alcuni punti lo spessore raggiunge dai 9 ai 18 metri, senza toccare il fondo. Durante la Guerra Civile Americana, il guano di Bracken Cave fu estratto intensivamente per produrre polvere da sparo per la Confederazione.[10]
Dal punto di vista scientifico, il guano è un archivio biologico straordinario: l’analisi del carbonio radioattivo dei suoi strati potrebbe rivelare la dieta dei pipistrelli nei secoli passati e documentare se altre specie abbiano mai abitato la grotta. La BCI sta sviluppando tecniche di carotaggio sufficientemente lunghe da penetrare i livelli più profondi, stimati con impulsi elettrici ad almeno 18-27 metri.[10]
Migrazione e Fenologia
La Tadarida brasiliensis percorre fino a 1.600 km dal Messico al Texas per raggiungere Bracken Cave ogni primavera. Una ricerca scientifica basata su 23 anni di dati radar (1995–2017) ha analizzato la fenologia migratoria della specie a Bracken Cave, scoprendo che:[3]
- La migrazione primaverile è influenzata principalmente dalle condizioni del vento nelle aree di svernamento e sosta in Messico, non dalla temperatura come ipotizzato inizialmente.[13]
- La migrazione autunnale risponde a diversi driver climatici rispetto a quella primaverile.[13]
- Si osservano cambiamenti temporali nella fenologia migratoria attribuibili ai cambiamenti climatici in corso.[14]
La Riserva Naturale e le Sfide alla Conservazione
Acquisizione e gestione del territorio
BCI acquistò il nucleo originale della grotta e circa 4,7 acri circostanti nel 1992 dalla famiglia Marbach. In tre decenni di successive acquisizioni, la riserva è cresciuta fino agli attuali 1.458 acri di proprietà diretta BCI, cui si aggiungono i 1.521 acri acquistati da The Nature Conservancy in una transazione del 2014-2017. L’intera area protetta di 3.462 acri si trova a soli 20 miglia dall’Interstate 35, uno dei corridoi di urbanizzazione più rapida degli Stati Uniti.[4][15][16]
La minaccia dello sviluppo urbano
A partire dagli anni 2010, il pericolo più immediato per la colonia fu rappresentato da un progetto immobiliare della società Galo Properties, che prevedeva la costruzione di un quartiere residenziale da 3.500-4.500 abitazioni su un’area di 1.500 acri direttamente sotto la rotta di volo dei pipistrelli e sopra la Zona di Ricarica dell’Acquifero Edwards. Scienziati, conservazionisti e cittadini si opposero duramente, poiché il progetto avrebbe disturbato la colonia e compromesso la qualità delle acque sotterranee che alimentano i pozzi di circa due milioni di residenti del Texas centrale.[15][17][16]
Nel 2014 e definitivamente nel 2017, fu raggiunto un accordo storico da 20,5 milioni di dollari tra sei enti pubblici e privati: il Comune di San Antonio ($10 milioni), la Contea di Bexar ($500.000), l’Edwards Aquifer Authority ($500.000), il Corpo dell’Esercito USA ($100.000), The Nature Conservancy e BCI ($9,4 milioni, in parte da donazioni private). Il Consigliere Ron Nirenberg definì l’operazione un modello di “conservation trifecta”: protezione della grotta, dell’acquifero e dell’habitat del Golden-cheeked Warbler (Setophaga chrysoparia), specie in pericolo secondo la legge federale USA.[17][16][15]
La minaccia della White-nose Syndrome (WNS)
La White-nose Syndrome (WNS) è una malattia fungina causata dal patogeno Pseudogymnoascus destructans (Pd), che ha sterminato milioni di chirotteri ibernanti in Nord America dalla sua prima comparsa nel 2006 nello stato di New York. In alcune caverne, la mortalità ha superato il 90% degli individui presenti.[18][19][20]
Nel febbraio 2019, BCI ha annunciato il rilevamento del fungo Pd alla Bracken Cave Preserve, nell’ambito di un programma statale di sorveglianza sistematica. È importante notare che, al momento della rilevazione, non vi erano segni della malattia nei pipistrelli — solo la presenza del fungo sull’ambiente. La T. brasiliensis è ritenuta meno vulnerabile al WNS rispetto alle specie ibernanti, poiché migra e non trascorre l’inverno in letargo profondo nelle grotte. Tuttavia, la BCI ha intensificato il monitoraggio annuale e collabora con il Texas Parks and Wildlife Department per sviluppare protocolli di risposta.[21][19]
Il Programma di Visite
Struttura delle visite 2026
Bat Conservation International organizza visite guidate serali (e alcune mattutine) alla Bracken Cave Preserve durante tutta la stagione estiva. Il programma 2026 prevede:
- Accesso anticipato per i membri BCI: codici di sconto inviati il 18 marzo 2026; preregistrazione dall’1 aprile 2026[22]
- Apertura al pubblico generale: dal 15 aprile 2026[22]
- Visite serali (“Evening Bat Flights”): a partire dal 17 maggio 2026[22]
- Visite mattutine (“Morning Bat Flights”): dal 14 giugno 2026[22]
- I biglietti non vengono venduti sul posto: la prenotazione anticipata è obbligatoria[22]
Vantaggi per i soci BCI
L’adesione annuale a BCI (45 dollari/anno) include: tre numeri annui della rivista Bats, sconto del 50% sui biglietti per Bracken Cave (valido per fino a 8 persone per più voli nella stagione), accesso prioritario alla prenotazione.[22]
Esperienza sul campo
I visitatori sono accolti su piattaforme panoramiche all’orlo della dolina. L’emergenza inizia con un vortice di pipistrelli all’interno della grotta — un updraft naturale di energia termica e cinetica — che poi sgorga verso il cielo come un “tornado” di mammiferi alati, visibile per ore dopo il tramonto. Il suono del volo di milioni di ali è stato paragonato a pioggia battente.[8][23][10]
Importanza Scientifica e Culturale
Bracken Cave non è solo un record biologico: è un archivio di storia naturale e umana. La grotta esiste nella sua forma attuale da oltre 10.000 anni. La colonia di pipistrelli in essa stanziata ha plasmato la biodiversità di tutta la Texas Hill Country, fungendo da fonte alimentare per dozzine di specie di predatori — gufi, falchi, serpenti coachwhip, procioni, gatti inanellati — e da fornitrice di un servizio di pest control altrimenti insostituibile per l’agricoltura regionale.[23][10]
La ricerca scientifica condotta a Bracken riguarda campi diversissimi: fenologia della migrazione, bioacustica e jamming del sonar, epidemiologia del WNS, paleoecologia del guano e dinamiche demografiche. La grotta appare anche nella comunicazione scientifica mainstream — è stata inclusa nella serie World’s Weirdest di National Geographic e nel pilota originale di Dirty Jobs — rendendo Bracken Cave un potente strumento di educazione ambientale per il grande pubblico.[13][21][10][7][24][3]
Connessioni con la Speleologia e la Tutela delle Aree Carsiche
Dal punto di vista speleologico, Bracken Cave è un esempio emblematico di come le cavità carsiche costituiscano ecosistemi fragili di primario valore ecologico. L’ingresso a dolina si è formato per crollo del soffitto su una cavità sviluppata nel calcare della Edwards Plateau — la stessa formazione che alimenta l’Acquifero Edwards, che fornisce acqua potabile all’intera città di San Antonio. La protezione della grotta è dunque inseparabile dalla tutela idrogeologica del territorio carsico circostante, un principio centrale nella gestione sostenibile delle aree carsiche in tutto il mondo.[25][3][16]
Il caso Bracken Cave dimostra che la tutela di una cavità non può limitarsi alla grotta in sé, ma deve necessariamente estendersi al buffer territoriale superficiale che la sovrasta e circonda: vegetazione, suolo, drenaggio delle acque, distanza dai centri urbani. Si tratta di un modello concettuale valido anche per la gestione delle aree carsiche italiane, dove grotte importanti per fauna cavernicola protetta (pipistrelli compresi) si trovano frequentemente sotto pressione da urbanizzazione e attività agricole.
Fonti consultate
- Bat Conservation International – Bracken and its Bats: A Natural Wonder of the World
https://www.batcon.org/bracken-and-its-bats-a-natural-wonder-of-the-world/ - Bat Conservation International – Tadarida brasiliensis
https://www.batcon.org/bat/tadarida-brasiliensis/ - Bat Conservation International – Visit Bracken Cave Preserve
https://www.batcon.org/experience-bats/bat-happenings/visit-bracken-cave-preserve/ - Bat Conservation International – Protect & Restore: Bracken Cave Preserve
https://www.batcon.org/our-work/protect-restore-landscapes/bracken-cave-preserve/ - Bat Conservation International – White-nose Syndrome Fungus Found at Bracken Cave
https://www.batcon.org/press/fungus-that-causes-bat-killing-disease-white-nose-syndrome-is-expanding-in-texas/ - Wikipedia – Bracken Cave
https://en.wikipedia.org/wiki/Bracken_Cave - Scintilena – Bracken Cave: il rifugio dei pipistrelli in Texas
https://www.scintilena.com/bracken-cave-il-rifugio-dei-pipistrelli-in-texas-con-15-milioni-di-individui-e-il-piu-grande-del-mond - Scintilena – Bracken Cave entra nel Guinness dei Primati
https://www.scintilena.com/bracken-cave-la-colonia-di-pipistrelli-piu-grande-al-mondo-entra-nel-guinness-dei-primati/06/03/ - Scintilena – Visitate il Bracken Cave Preserve
https://www.scintilena.com/visitate-il-bracken-cave-preserve-unesperienza-unica-per-osservare-i-pipistrelli-dal-vivo/03/07/ - San Antonio Report – City Acts to Protect Bracken Cave’s Bat Colony
https://sanantonioreport.org/bracken-bat-cave-protected-by-conservation-easement/ - The Nature Conservancy – Protecting Bracken Bat Cave
https://www.nature.org/en-us/about-us/where-we-work/united-states/texas/stories-in-texas/protecting-bracken-bat-cave/ - Texas Public Radio – Saving the Bracken Bat Cave
https://www.tpr.org/environment/2014-10-17/saving-the-bracken-bat-cave - Science News – Bats jam each other in echolocation battles for food
https://www.sciencenews.org/article/bats-jam-each-other-echolocation-battles-food - PMC – The Potential Impact of White-Nose Syndrome on the Conservation Status of T. brasiliensis
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4159351/ - Wiley – Climatic drivers of changes in bat migration phenology at Bracken Cave
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/gcb.15433 - Texas Happens – Learn More About Bracken Cave and the World’s Largest Bat Colony
https://texashappens.com/learn-more-about-bracken-cave-and-the-worlds-largest-bat-colony/ - Enter the Caves – Bracken Cave and the Largest Bat Colony in the World
https://enterthecaves.com/bracken-cave/
L'articolo Bracken Cave Preserve: al via la stagione 2026 per visitare la più grande colonia di pipistrelli al mondo proviene da Scintilena.
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UIS

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The 2nd UIS International Speleological and Karst Photography Contest
Announcement: Call for Entries The 2nd UIS International Speleological and Karst Photography Contest “Invisible Life, Visible Impact” The UIS Arts and Letters Commission, in collaboration with the UIS Karst and Cave Protection Commission (KCPC) and UIS Biology Commission, is proud to announce the launch of the 2nd International Cave Photography Contest. This year, we turn our lenses (and our hearts) toward the silent, microscopic, and often overlooked inhabitants of the subterranean world, the
The 2nd UIS International Speleological and Karst Photography Contest
Announcement: Call for Entries
The 2nd UIS International Speleological and Karst Photography Contest
“Invisible Life, Visible Impact”
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The UIS Arts and Letters Commission, in collaboration with the UIS Karst and Cave Protection Commission (KCPC) and UIS Biology Commission, is proud to announce the launch of the 2nd International Cave Photography Contest.
This year, we turn our lenses (and our hearts) toward the silent, microscopic, and often overlooked inhabitants of the subterranean world, these Guardians of the Dark. Under the theme of “Invisible Life, Visible Impact”, we invite the international speleological community (cavers, explorers, and researchers) to capture the fragile beauty of cave ecosystems. This contest is for those who understand that a photograph is a visual testimony: the essential bridge between the silent reality of the subterranean world and an audience that may never witness its wonders.
The Concept: Guardians of the Dark
We focus on the most delicate aspect of our underground world: its biological life. Through this contest, we celebrate the ancient inhabitants of the cave -from the Niphargus to complex microbial life- as the true “Guardians of the Dark.” We seek images that reveal this “invisible life” and reflect upon the “visible impact” of our footsteps in their sacred realm.
Bio-Ethical Commitment
We expect all participants to adhere to the highest ethical standards. Photography sessions must be conducted in accordance with local biological cycles, ensuring zero disturbance to bats or other sensitive species during their dormancy or breeding seasons.
Celebration of International Day of Caves and Karst (IDCK)
The final stage of this contest will be a highlight of the first official UNESCO International Day of Caves and Karst, celebrated in Postojna, Slovenia, from 10-13 September 2026. Selected works will be showcased during this historic event as vital tools for scientific communication.
- Submission Deadline: 30 June 2026
- Final Selection & Review: July – August 2026
- Winners Showcase: 10-13 September 2026 (IDCK – Postojna, Slovenia)
- Organized by: UIS Arts & Letters Commission
- In Collaboration with: “UIS Karst and Cave Protection Commission (KCPC)” and “UIS Biology Commission.”
Technical Requirements:
- Format: High-quality JPG/PNG (Max 50MB).
- Resolution: Minimum 300 dpi; 2000px on the long edge.
- Naming: LastName_Country_Category_Title.jpg
- Originality: No watermarks or signatures are allowed on the image.
For the full list of technical guidelines and to submit your entry, please visit our official portal:
[Link to Official Submission Portal] https://forms.gle/UUEDrNsiQR7HPb7F7
Through your lens, give a voice to the silent guardians and illuminate the hidden soul of the karst.
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Scintilena
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La Montagna che Respira: il Sistema Carsico di Santa Croce Nasconde il Mistero di un Grande Acquifero dell’Italia Centrale
Condividi Sotto Narni scorrono tredici metri cubi d’acqua al secondo. Nessuno ha mai trovato da dove entrano Sotto la Montagna di Santa Croce e sotto Narni scorrono tredici metri cubi d’acqua al secondo — ogni secondo. È più di quanto molti fiumi trasportino in superficie. Eppure l’entrata di questo fiume sotterraneo non è mai stata trovata. Qualcuno ci prova da quarant’anni. La Montagna di Santa Croce e le Gole del Nera: contesto geografico tra Stifone, Montoro e San Casciano
La Montagna che Respira: il Sistema Carsico di Santa Croce Nasconde il Mistero di un Grande Acquifero dell’Italia Centrale
Sotto Narni scorrono tredici metri cubi d’acqua al secondo. Nessuno ha mai trovato da dove entrano
Sotto la Montagna di Santa Croce e sotto Narni scorrono tredici metri cubi d’acqua al secondo — ogni secondo. È più di quanto molti fiumi trasportino in superficie. Eppure l’entrata di questo fiume sotterraneo non è mai stata trovata. Qualcuno ci prova da quarant’anni.
La Montagna di Santa Croce e le Gole del Nera: contesto geografico tra Stifone, Montoro e San Casciano
La Montagna di Santa Croce è un rilievo calcareo di 454 metri s.l.m. che si affaccia sull’abitato di Narni, nel settore meridionale dell’Umbria (provincia di Terni). Si trova a nord del fiume Nera, esattamente nel punto in cui il fiume ha inciso le sue celebri Gole: un canyon calcareo lungo circa sei chilometri tra le frazioni di Stifone, Montoro, San Casciano e Casa Nera.utecnarni.altervista
Il rilievo fa parte della Dorsale Narnese-Amerina, una catena carbonatica di circa 45 km orientata NW-SE che costituisce l’ultimo baluardo occidentale dell’Appennino, oltre il quale si aprono le distese collinari plioceniche del Lazio.utecnarni.altervista
Sul fondo delle gole, a quota circa 75–90 m s.l.m., il fiume Nera scorre alimentato da decine di emergenze sorgentizie diffuse lungo le sponde rocciose. Quelle acque conferiscono all’acqua il caratteristico colore azzurro-cobalto e rendono le Gole del Nera uno dei paesaggi naturalistici più riconoscibili dell’Umbria meridionale.instagram+1
Calcari massicci e fratture: perché la Montagna di Santa Croce è così poco carsificabile
La Montagna di Santa Croce è costruita sul Calcare Massiccio del Lias inferiore (Hettangiano-Sinemuriano), la formazione carbonatica più antica e massiccia dell’Appennino umbro-marchigiano. Questa roccia si è depositata in un ambiente di piattaforma carbonatica tropicale circa 200 milioni di anni fa. La sua struttura omogenea e priva di stratificazione continua è considerata, in teoria, la più carsificabile nell’intera serie sedimentaria appenninica.sgi.isprambiente+1
Sul versante di Stifone si riconosce una sezione di almeno 250 metri di calcare massiccio continuo. Eppure la montagna mostra uno sviluppo speleologico praticamente insignificante rispetto ai grandi massicci carbonatici italiani — alpini, appenninici meridionali e sardi. Il motivo risiede nella tettonica.scintilena
Le faglie dirette quaternarie hanno prodotto una fratturazione fittissima ma disordinata. Il flusso idrico si disperde in mille percorsi capillari invece di concentrarsi in condotti unici. Il carsismo risultante è di tipo “disperso”: dissoluzione diffusa attraverso la matrice fratturata, senza erosione concentrata capace di aprire grotte percorribili.scintilena+1
La montagna non assomiglia al Gran Sasso, al Matese, agli altopiani dolomitici o all’acquifero carsico pugliese. Non ci sono ampi pianori dove l’acqua si raccoglie e penetra con forza nel sottosuolo. Il rilievo è morfologicamente modesto e fortemente inciso dalle valli. Le 17 grotte censite dall’UTEC — molte di ridottissimo sviluppo — testimoniano un carsismo che lavora in profondità, non in superficie.scintilena
Sorgenti carsiche di Stifone con portata record: 13.420 litri al secondo
Nell’alveo del fiume Nera, tra le frazioni di Stifone e Nera Montoro, l’acquifero carsico della Dorsale Narnese-Amerina emerge attraverso un sistema di sorgenti localizzate e lineari. Insieme erogano una portata totale non inferiore a 13,0–13,5 m³/s (13.000–13.500 litri al secondo), confermando le sorgenti di Stifone tra le maggiori sorgenti carsiche d’Italia per portata volumetrica.scintilena+2
Il primo studio idrologico sistematico dell’area risale a Zoppi (1892), che attraverso la misura delle portate dei mulini lungo la gola del Nera stimò una portata superiore ai 10 m³/s. Studi del 2000 (Boni) hanno aggiornato il dato a 13,5 m³/s.idrogeologiaquantitativa
La sorgente principale è la Sorgente della Morica, che emerge direttamente nell’alveo del Nera a circa 10 metri di profondità. La corrente che sale dal fondo è così potente che i sommozzatori riescono a penetrarvi con difficoltà.scintilena
Le acque presentano caratteristiche idrogeochimiche del tutto peculiari: sono classificate come solfato-alcalino-terrose e cloruro-alcaline, con una mineralizzazione elevata (conducibilità da 2.900 a oltre 3.500 µS/cm). Questo dato è incompatibile con una semplice dissoluzione superficiale del Calcare Massiccio locale. La composizione chimica è la firma di un percorso sotterraneo lunghissimo, attraverso formazioni evaporitiche profonde e in presenza di fluidi crostali. Le acque non sono idonee per uso idropotabile a causa dell’eccessiva salinità.scintilena+1
Nel maggio 2023, esplorazioni biologiche nelle sorgenti della Gola del Nera hanno portato alla scoperta di una nuova specie di Niphargus — un gamberetto troglobio privo di pigmentazione — mai osservata prima in Umbria. La sua presenza è un eccellente tracciante biologico per identificare connessioni tra acquiferi distanti.scintilena
L’acquifero regionale carsico dell’Umbria meridionale: il bacino idrogeologico da 1.000 km²
Nel 1987, Ugo Chiocchini, Maurizio Chiocchini e Fedele Manna pubblicano uno studio idrogeologico fondamentale su Geologia Applicata e Idrogeologia (vol. 22, pp. 103–140). Lo studio ricostruisce la circolazione idrica sotterranea della Dorsale Narnese-Amerina in occasione della progettazione della galleria ferroviaria Santa Croce sulla linea Orte-Falconara.isprambiente+1
La conclusione è di quelle che non si dimenticano: i soli Monti di Amelia — la struttura carbonatica principale della dorsale — contribuiscono per non più del 15% alla portata totale del sistema sorgentizio. Per giustificare le portate osservate, il bacino di alimentazione deve avere un’estensione non inferiore a 1.000 km².rosa.uniroma1+2
In pratica, l’acquifero che alimenta Stifone attraversa in profondità una parte sostanziale dell’Umbria meridionale, raccogliendo le precipitazioni da strutture carbonatiche lontane decine di chilometri — Monti di Narni, Dorsale Martana, Dorsale Sabina — e trasportandole lungo faglie, fratture e condotti profondi fino alle emergenze nell’alveo del Nera.idrogeologiaquantitativa+1
Studi successivi dell’Università di Perugia (Di Matteo, Dragoni e Valigi, 2008) hanno aggiornato il modello idrogeologico senza modificarne le conclusioni di fondo. La circolazione è di scala appenninica regionale, non locale.rosa.uniroma1
Idrogeologia delle Gole del Nera: la galleria ferroviaria Santa Croce come finestra sul sottosuolo umbro
Le perforazioni eseguite da Ferrovie dello Stato durante la fase di progettazione della galleria Santa Croce evidenziarono la presenza di abbondante acqua a profondità significative nella fascia esaminata. Questa scoperta portò a uno spostamento del tracciato verso nord rispetto a quello inizialmente previsto, per evitare l’intersezione con i principali acquiferi e le zone di massima piezometria.scintilena
La galleria ferroviaria costituisce dunque, indirettamente, una conferma dell’esistenza di un reticolo di fratture significativo nel sottosuolo della Montagna di Santa Croce. In alcuni settori studi successivi hanno mostrato che la galleria ha completamente alterato il flusso sotterraneo, intercettando acque di acquiferi profondi che altrimenti emergerebbero naturalmente a Stifone.academia+1
Speleologi UTEC Narni alla ricerca del collegamento tra grotte alte e basse nel sistema carsico di Santa Croce
Durante il 2025, il Gruppo Speleologico UTEC Narni ha condotto una ricerca sistematica sulle cavità della Montagna di Santa Croce, costituendo un apposito gruppo di lavoro dedicato alle dinamiche dell’aria sotterranea. L’obiettivo principale è individuare possibili collegamenti tra ingressi situati a quote diverse: in pratica, dimostrare l’esistenza di grandi vuoti sotterranei che connettono il versante alto (quote 350–450 m) con le uscite basse nell’alveo del Nera (quota 75–90 m).corrieredellumbria+1
Tra gli ingressi alti — Grotta dello Svizzero, Grotta dei Veli, Grotta Celeste — e quelli bassi — Grotta Perduta, Miniera del Fosso del Fondo dei Frati, “Punto Freddo” — esiste un dislivello di circa 250–300 metri su una distanza planimetrica massima di 500 metri nel settore di Montoro. Questa configurazione genera importanti differenze di densità dell’aria interna ed esterna, producendo un comportamento “a polmone”: in inverno gli ingressi bassi aspirano aria fredda esterna mentre quelli alti soffiano aria calda (fino a 19°C alla Grotta dello Svizzero). In estate si invertono i ruoli.corrieredellumbria+1
Questo comportamento è considerato un indicatore di grandi volumi sotterranei e circuiti carsici complessi. L’aria misurata a 9°C in estate alla Grotta Perduta è sensibilmente più fredda della temperatura media attesa per quella fascia altimetrica, e suggerisce scambi termici su volumi ipogei molto estesi.scintilena
Per trasformare queste osservazioni in dati strumentali, il Gruppo UTEC ha adottato il metodo del tracciamento aereo con sensori NASO (Novel Aereal Sensing Observer), dispositivi open-source basati su microcontroller Arduino capaci di rilevare concentrazioni di gas tracciante a livello di parti per milione. Nel corso del 2025 sono state effettuate diverse campagne con immissioni di gas tracciante (butano) agli ingressi alti e sensori posizionati agli ingressi bassi. Le campagne di giugno, agosto e dicembre 2025 non hanno prodotto risultati strumentali conclusivi. Come sottolineano gli stessi ricercatori, questa situazione non è rara nei progetti di tracciamento dell’aria in ambienti carsici, dove tempi di transito lunghi o circuiti multipli possono mascherare i percorsi reali.scintilena+1
Parallelamente, proseguono scavi alla Grotta degli Archi e alla Grotta Sasha, e l’uso sistematico della scansione aerea LiDAR per riconoscere potenziali ingressi mascherati dalla vegetazione. Per il 2026 sono previsti monitoraggi termo-igrometrici e barometrici continuativi e la ricerca attiva di nuove cavità — tra cui la Grotta Tagliata e la Grotta dei Cocci Superiore — come potenziali accessi al sistema profondo.scintilena
La domanda che guida la ricerca resta la stessa da quarant’anni: dove scende, nella montagna, l’acqua che riemerge a Stifone? La risposta potrebbe aprire uno dei sistemi carsici più inattesi dell’Italia centrale.
Non la grotta spettacolare che non c’è, ma l’acquifero regionale che sfida qualsiasi modello “locale”.
Geologia — Il Calcare Massiccio hettangiano-sinemuriano (?250 m sul versante di Stifone) è teoricamente la formazione più carsificabile dell’Appennino, ma una tettonica multifase con thrust e faglie dirette quaternarie ha prodotto una fratturazione così pervasiva e disordinata da generare carsismo “disperso” — acqua che scorre in mille piccole fratture invece di scavare grotte percorribili.
Il paradosso idrogeologico — I Monti di Amelia (la dorsale principale) contribuiscono per non più del 15% alla portata totale di Stifone. Per i 13,0–13,5 m³/s totali serve un bacino di ricarica ?1.000 km², che va cercato nei Monti di Narni, nelle Dorsali Martana e Sabina e probabilmente in strutture umbro-orientali ancora non identificate con certezza.
La chimica “sporca” — Acque solfato-alcalino-terrose con conducibilità fino a 3.500 µS/cm e tracce di fluidi profondi: non potabili, nonostante emergano da calcare puro. La firma geochimica denuncia percorsi sotterranei lunghissimi attraverso evaporiti e probabili apporti da faglie attive.
La galleria Santa Croce (1987) — Lo studio Chiocchini et al. commissionato per la linea Orte-Falconara è ancora oggi la pietra miliare dell’idrogeologia regionale. Il tracciato fu spostato a nord per evitare gli acquiferi principali.
UTEC 2025 — Tracciamento dell’aria con sensori NASO, LiDAR aereo, scavi e meteorologia ipogea su 350 m di dislivello. Nessun collegamento diretto dimostrato finora, ma anomalie termiche molto significative (aria a 9°C in estate) che indicano grandi vuoti profondi.
La Montagna che Respira: il Sistema Carsico di Santa Croce Nasconde il Mistero di un Grande Acquifero dell’Italia Centrale
“Sotto la Montagna di Santa Croce e sotto Narni scorrono tredici metri cubi d’acqua al secondo — ogni secondo. È più di quanto molti fiumi trasportino in superficie. Eppure l’entrata di questo fiume sotterraneo non è mai stata trovata. Qualcuno ci prova da quarant’anni.”
Cos’è la Montagna di Santa Croce e Dove si Trova
La Montagna di Santa Croce è un rilievo calcareo di 454 metri s.l.m. che si affaccia come un gendarme silenzioso sull’abitato di Narni, nel settore meridionale dell’Umbria (provincia di Terni). Si trova a nord del fiume Nera, esattamente nel punto in cui il fiume ha inciso le sue celebri Gole, un canyon calcareo lungo circa sei chilometri fra le frazioni di Stifone, Montoro, San Casciano e Casa Nera. Il rilievo è parte della Dorsale Narnese-Amerina, una catena carbonatica di circa 45 km orientata NW-SE che costituisce, nelle parole dei geologi, “l’ultimo baluardo occidentale dell’Appennino”, oltre il quale si aprono le distese collinari plioceniche del Lazio.[1][2]
Le Gole del Nera si trovano tra il Monte Maggiore — su cui sorge Narni — e il Monte Santa Rosa, offrendo uno dei paesaggi naturalistici più sorprendenti dell’Umbria meridionale. Sul fondo delle gole, a quota circa 75–90 m s.l.m., il fiume Nera scorre alimentato non solo dalla propria portata superficiale ma soprattutto da decine di emergenze sorgentizie diffuse lungo le sponde rocciose, che conferiscono all’acqua il caratteristico colore azzurro-cobalto. Il borgo di Stifone, con i resti del porto romano e dei cantieri navali augustei, si trova proprio al centro di questo sistema sorgentizio.[3][4]
La dorsale è delimitata a ovest dai bacini plio-pleistocenici del Paglia e del Tevere e a est dal complesso sistema montuoso dell’Appennino umbro-marchigiano-sabino, con i Monti Martani in primo piano. La massima elevazione dell’intera catena è Monte Cosce (1114 m), all’estremità meridionale, mentre a nord del Nera le quote scendono progressivamente fino ai 454 m di Monte Santa Croce.[5][2]
Geologia del Massiccio: Calcare Massiccio, Tettonica e Fratturazione
La Successione Stratigrafica
La Montagna di Santa Croce è costruita essenzialmente su Calcare Massiccio del Lias inferiore (Hettangiano-Sinemuriano), la formazione carbonatica più antica e massiccia dell’Appennino umbro-marchigiano. Questa roccia si è depositata in un ambiente di piattaforma carbonatica tropicale di acqua bassa — paragonabile alle attuali Bahamas — circa 200 milioni di anni fa, con barre oolitiche, associazioni di tipo clorozoan, alghe verdi e coralli. Il suo aspetto massivo, privo di stratificazione continua e con struttura omogenea a banconi, è all’origine del nome.[6][7]
Gli spessori affioranti del Calcare Massiccio nell’Appennino umbro-marchigiano variano fino a un massimo di 600 metri, ma sul versante SW di Monte Santa Croce — quello che guarda verso Stifone — si riconosce una sezione di almeno 250 metri di calcare massiccio continuo, considerata dal punto di vista teorico la formazione più carsificabile in assoluto nell’ambito della serie sedimentaria appenninica.[8]
Al Calcare Massiccio si sovrappongono, nella successione umbro-marchigiana, calcari diasprini e selciferi giurassici, poi marne, scisti argillosi e flysch miocenico. La struttura complessiva della Dorsale Narnese-Amerina include rocce meso-cenozoiche della Successione Umbro-Marchigiana, della Successione Umbro-Romagnola e delle Unità Toscane. Il tutto è impostato su depositi triassico-miocenici che poggiano su sedimenti plio-pleistocenici di origine fluvio-lacustre.[9][10]
Una recente carta geologica in scala 1:12.500 della parte centrale della Dorsale Narni-Amelia (ISPRA, 2019) ha rivelato calcareniti a grana fine di materiale neritico inaspettatamente incastrate nei depositi giurassici superiori del Pliensbachiano-Bajociano, dopo l’annegamento della piattaforma carbonatica del Calcare Massiccio, e ha documentato una fase distensiva del Cretacico inferiore nella parte meridionale della dorsale, dove le Marne a Fucoidi (Aptiano-Albiano) riposano in modo inconforme sui carbonati hettangiani.[10]
La Tettonica: Accavallamenti, Faglie e Conseguenze Idrogeologiche
L’assetto tettonico della dorsale è complesso e multifase. La struttura presenta un sistema di accavallamenti (thrust faults) eredità dell’orogenesi appenninica (Miocene-Pliocene) e una fitta rete di faglie dirette quaternarie che si sovrappongono alle strutture compressive. Studi strutturali degli anni ’90 (Bigi et al., 1997, 2000; Boncio et al., 1995) hanno documentato in dettaglio la cinematica del settore, riconoscendo un sovrascorrimento principale (il Sovrascorrimento di Narni, Calamita et al. 1995) e numerose faglie parallele e fratture perpendicolari.[11][12][9]
Le ricerche del Gruppo Speleologico UTEC Narni hanno permesso di osservare direttamente che diverse cavità importanti — inclusa la Grotta dello Svizzero — sono collocate lungo una faglia diretta significativa, probabilmente la stessa che convoglia e drena le acque che confluiscono dall’Umbria meridionale verso Stifone. Questa faglia funziona come corridoio preferenziale per la circolazione idrica profonda, dirigendo i flussi verso le emergenze sorgentizie nell’alveo del Nera.[8]
La tettonica distensiva ha sconvolto anche la fascia tra Amelia e Guardea (Dorsale Narnese-Amerina), con faglie parallele e fratture perpendicolari che solcano gli strati geologici per circa 5 km in direzione N-S, creando le condizioni per la formazione di doline di enormi dimensioni — voragini profonde fino a 80 metri e diametrali fino a 70 metri nei “Cannetti” di Cesa Fumetto e dello Spiego.[11]
Perché i Calcari Massicci di Santa Croce Sono Poco Carsificabili
Il Paradosso della “Roccia Più Carsificabile”
Il Calcare Massiccio è nominalmente la formazione carbonatica teoricamente più carsificabile dell’Appennino: purezza elevata, struttura massiva priva di intercalazioni marnose che fungerebbero da diaframmi impermeabili, grande spessore. Eppure, la Montagna di Santa Croce presenta uno sviluppo speleologico praticamente insignificante rispetto ai grandi massicci carbonatici italiani.[8]
La ragione va cercata in una combinazione di fattori strutturali e morfologici che si oppongono all’apertura di grandi condotti percorribili:
1. Fratturazione pervasiva ma non ordinata. Le faglie dirette quaternarie hanno prodotto una fittissima rete di fratture di piccole dimensioni, orientate in modo disordinato, che disperdono il flusso idrico in mille percorsi capillari invece di concentrarlo in condotti unici. Il carsismo risultante è di tipo “disperso”, caratterizzato da dissoluzione diffusa attraverso la matrice fratturata piuttosto che da erosione concentrata. Le doline carsiche di superficie, presenti e documentate, testimoniano l’intensa dissoluzione in profondità, ma le cavità risultanti restano spesso anguste, farcite di sedimenti fini e inaccessibili.[1]
2. Assenza di zone di ricarica concentrate. A differenza dei grandi massicci appenninici come il Gran Sasso (~1.000 km²) o il Matese, oppure dei vasti altopiani carsici dell’Appennino meridionale e della Sardegna, la Montagna di Santa Croce offre una superficie di affioramento carbonatico molto limitata. Il rilievo è morfologicamente modesto (454 m s.l.m.) e fortemente inciso dalle valli, senza ampi pianori dove l’acqua possa raccogliersi e penetrare con forza nei condotti carsici.
3. Bassa acclività e sedimenti di copertura. La scarsa pendenza dei versanti setentrionali favorisce l’accumulo di suolo e residui di alterazione, che rallentano e diffondono la ricarica idrica impedendo la formazione di inghiottitoi di grandi dimensioni.[9]
4. Posizione strutturale “esposta”. Il massiccio è fortemente inciso dal Nera, che ha abbassato rapidamente il livello di base durante il Quaternario, “decapitando” i condotti carsici più antichi prima che potessero svilupparsi in grandi sistemi percorribili. Le cavità nate in condizioni di saturazione profonda sono rimaste sotto il livello freatico o colmate di depositi alluvionali.
Il Confronto con i Grandi Massicci
Questo contrasto con i massicci carbonatici alpini, appenninici meridionali e sardi non potrebbe essere più netto. La Piattaforma Carbonatica Apula in Puglia ospita calcari e dolomie del Cretacico spessi fino a 3.000 metri con un acquifero carsico di strategia nazionale. Il Carso Classico del Friuli-Venezia Giulia conta oltre 3.200 cavità nel solo tratto italiano con spessore carsificato fino a 500 m. L’Altopiano dei Sette Comuni in Veneto assorbe l’80-90% delle precipitazioni nelle grotte di Oliero. Il Gran Sasso sviluppa condotti carsici a scala decametrica e alimenta sorgenti potabili di decine di m³/s.[13][14]
La Montagna di Santa Croce, con le sue poche decine di grotte minori (17 censite dall’UTEC, molte di ridottissimo sviluppo), è invece una montagna che “non mostra” il suo carsismo in superficie: l’acqua scorre, ma in profondità, attraverso un reticolo fratturale non percorribile dall’uomo.[8]
13.000 Litri al Secondo: il Mistero delle Sorgenti di Stifone-Montoro
Una delle Maggiori Sorgenti d’Italia
Nell’alveo del fiume Nera, tra le frazioni di Stifone e Nera Montoro, l’acquifero carsico della Dorsale Narnese-Amerina emerge nell’incisione fluviale attraverso un sistema di sorgenti localizzate e lineari che insieme erogano una portata totale non inferiore a 13,0–13,5 m³/s (13.000–13.500 litri al secondo). Il primo studio idrologico sistematico dell’area risale a Zoppi (1892), che attraverso la misura delle portate dei mulini lungo la gola del Nera stimò una portata superiore ai 10 m³/s. Studi del 2000 (Boni) hanno confermato i 13,5 m³/s.[15][16][9]
Il gruppo sorgentizio rappresenta una delle maggiori emergenze carsiche d’Italia per portata volumetrica. A titolo di confronto, il fiume Nera a Terni ha una portata media annua di circa 60–80 m³/s: le sorgenti di Stifone-Montoro contribuiscono dunque con una quota significativa alla portata del corso d’acqua a valle.
La sorgente principale è la Sorgente della Morica, che emerge direttamente nell’alveo del Nera a circa 10 metri di profondità, con una corrente talmente potente che i sommozzatori riescono a penetrarvi con difficoltà. A monte della diga di Recentino sono presenti altre sorgenti in alveo con una portata media misurata di circa 1,0–1,5 m³/s. L’acqua captata alla diga de La Morica viene turbinata alla centrale idroelettrica di Nera Montoro.[17][15]
La Chimica delle Acque: Un’Impronta di Profondità
Le acque del sistema sorgentizio di Stifone-Nera Montoro presentano caratteristiche idrogeochimiche del tutto peculiari: sono classificate come solfato-alcalino-terrose e cloruro-alcaline, con una mineralizzazione elevata (conducibilità da 2.900 a oltre 3.500 µS/cm) assolutamente incompatibile con una semplice dissoluzione superficiale del Calcare Massiccio locale. Queste acque presentano anche un lieve termalismo (circa 16–17°C) e un’elevata pressione parziale di CO?, attribuita all’apporto di fluidi profondi risalenti lungo le faglie.[18]
La composizione chimica è la firma di un percorso sotterraneo lunghissimo, probabilmente attraverso formazioni evaporitiche profonde (gessi, anidriti) e in presenza di fluidi crostali. In ogni caso, sono non idonee per uso idropotabile a causa dell’eccessiva salinità. Questo è un fatto tanto paradossale quanto eclatante: la più grande sorgente carsica dell’Umbria produce acqua non potabile.[12][9]
Nel maggio 2023, esplorazioni biologiche nelle sorgenti della Gola del Nera hanno portato alla scoperta di una nuova specie di Niphargus (gamberetto troglobio), mai osservata prima in Umbria. Il Niphargus, organismo adattato all’ambiente sotterraneo e privo di pigmentazione, costituisce un eccellente tracciante biologico per identificare la connessione tra acquiferi: trovarlo in altri acquiferi e analizzarne il DNA potrebbe rivelare quali strutture contribuiscono all’alimentazione di Stifone.[18]
Il Bacino Idrogeologico “Impossibile”: Perché l’Acqua di Mezza Umbria Esce a Stifone
Il Bilancio Idrogeologico di Chiocchini (1987) e Suoi Sviluppi
Nel 1987, Ugo Chiocchini, Maurizio Chiocchini e Fedele Manna pubblicano sulla rivista Geologia Applicata e Idrogeologia (vol. 22, pp. 103–140) uno studio idrogeologico fondamentale condotto in occasione della progettazione della galleria Santa Croce della linea ferroviaria Orte-Falconara. Lo studio ricostruisce in dettaglio la circolazione idrica sotterranea della Dorsale Narnese-Amerina e giunge a una conclusione di straordinaria importanza: il bacino di alimentazione calcolato per le sorgenti di Stifone-Nera Montoro risulta insufficiente rispetto alle portate osservate.[19][20][12]
I calcoli del bilancio idrogeologico medio annuo mostrano che i soli Monti di Amelia — la struttura carbonatica principale della dorsale — contribuiscono per non più del 15% alla portata totale del gruppo sorgentizio. I pozzi e i piezometri perforati nella zona settentrionale dei Monti di Amelia indicano un flusso verso est con gradienti idraulici compresi tra 0,004 e 0,009, valori di una circolazione lenta e diffusa.[15][12][9]
La conclusione è lapidaria: per giustificare le portate osservate, il bacino di alimentazione deve avere un’estensione non inferiore a 1.000 km². Questa stima è confermata da studi successivi dell’Università di Perugia (Di Matteo, Dragoni e Valigi, 2008) che aggiornano il modello idrogeologico senza modificarne le conclusioni di fondo.[12][9][15]
Da Dove Arriva l’Acqua?
Le zone di ricarica supplementari — quelle che “mancano” al bilancio locale — vanno ricercate in un arco di strutture carbonatiche assai ampio:[15][12]
- Monti di Narni: la dorsale immediatamente a est e a sud
- Dorsale Martana: struttura carbonatica giurassica a est della Valle del Nera
- Dorsale Sabina: struttura laziale a sud-est
- Zone meridionali dei Monti della Valnerina
- Flusso regionale dalle strutture carbonatiche dell’Umbria nord-orientale (possibile contributo)
- Monte Peglia: il contributo di questa struttura alle sorgenti di base di Stifone (portata max 0,5 m³/s) rimane ancora da chiarire[9][15]
In pratica, l’acquifero che alimenta Stifone attraversa in profondità una parte sostanziale dell’Umbria meridionale, raccogliendo le precipitazioni da strutture carbonatiche lontane decine di chilometri e trasportandole — lungo faglie, fratture e condotti profondi — fino alle emergenze nell’alveo del Nera. La circolazione è di scala appenninica regionale, non locale.
La chimica delle acque (solfati elevati, salinità anomala, CO? profonda) è coerente con questo modello: le acque hanno tempi di residenza lunghissimi nel sottosuolo e percorrono formazioni evaporitiche profonde, arricchendosi in ioni che non potrebbero mai derivare dalla sola dissoluzione superficiale del Calcare Massiccio locale.[21][18]
La Galleria Ferroviaria Santa Croce: una “Finestra” sul Sottosuolo Umbro
L’Opera e il Suo Contesto Idrogeologico
La linea ferroviaria Orte-Falconara — collegamento diretto tra Roma e la costa adriatica — attraversa la Dorsale Narnese-Amerina tramite la galleria Santa Croce, scavata proprio nel sottosuolo della montagna oggetto di questo studio. La costruzione di quest’opera ha costituito l’occasione per lo studio idrogeologico più sistematico mai realizzato sul sistema acquifero narnese-amerino: lo studio Chiocchini, Chiocchini e Manna del 1987 è stato direttamente commissionato per supportare la progettazione del tracciato.[22][1]
Le perforazioni eseguite da Ferrovie dello Stato durante la fase di progettazione evidenziarono la presenza di abbondante acqua a profondità significative nella fascia esaminata. Questa scoperta portò a uno spostamento del tracciato verso nord rispetto a quello inizialmente previsto, per evitare l’intersezione con i principali acquiferi e le zone di massima piezometria. La galleria costituisce dunque, indirettamente, una conferma dell’esistenza di un reticolo di fratture e cavità significativo nel sottosuolo della Montagna di Santa Croce.[1]
Impatti e Misure di Protezione
Lo studio del 1987 ha avuto un ruolo cruciale nel definire le misure di protezione dell’acquifero durante e dopo lo scavo. Tra le soluzioni adottate: drenaggi controllati per reindirizzare le acque intercettate verso il Nera senza alterare i percorsi naturali, sistemi di impermeabilizzazione nei tratti critici, e monitoraggio piezometrico continuo per verificare che i livelli di falda non subissero variazioni significative in prossimità delle sorgenti.[1]
Studi successivi (documentati in letteratura) hanno mostrato che in alcune situazioni la galleria ha comunque alterato il flusso sotterraneo regionale, con “percorsi di flusso che intersecano i crinali naturali, dimostrando che la galleria ha completamente alterato il flusso sotterraneo in alcuni settori”. Questo fenomeno rende la galleria stessa una sorta di “finestra permanente” sul sottosuolo umbro, intercettando acque di acquiferi profondi che altrimenti emergerebbero a Stifone.[23]
Cosa Cercano gli Speleologi UTEC nel Ventre della Montagna
Il Progetto 2025: Tracciamento dell’Aria e Meteorologia Ipogea
Durante tutto il 2025, il Gruppo Speleologico UTEC Narni ha condotto una ricerca sistematica e metodica sulle cavità della Montagna di Santa Croce, costituendo un apposito Gruppo di Lavoro dedicato alle dinamiche dell’aria sotterranea. L’obiettivo principale è studiare la meteorologia ipogea del massiccio e individuare possibili collegamenti tra ingressi situati a quote diverse — in pratica, dimostrare l’esistenza di grandi vuoti sotterranei che connettono il versante alto (quote 350–450 m) con le uscite basse nell’alveo del Nera (quota 75–90 m).[24][1]
La geometria del problema è ben definita: tra gli ingressi alti (Grotta dello Svizzero, Grotta dei Veli, Grotta Celeste) e quelli bassi (Grotta Perduta, Miniera del Fosso del Fondo dei Frati, “Punto Freddo”) esiste un dislivello di circa 250–300 metri con una distanza planimetrica massima di circa 500 metri nel settore di Montoro. Questa configurazione genera importanti differenze di densità dell’aria interna ed esterna, producendo un comportamento “a polmone”:[24][1]
| Stagione | Ingressi bassi | Ingressi alti |
|---|---|---|
| Inverno | Aspirano aria fredda esterna (T est. ~4°C) | Soffiano aria calda (fino a 19°C alla Grotta Domine Svizzero) |
| Estate | Efflusso aria fredda (9–11°C) | Aspirano aria calda esterna |
Il comportamento “a polmone” è considerato un indicatore di grandi volumi sotterranei e circuiti carsici complessi. Valori di temperatura dell’aria uscente straordinariamente bassi — 9°C in estate alla Grotta Perduta — risultano sensibilmente inferiori sia alla temperatura media annua attesa per quella fascia altimetrica sia alla temperatura dell’acqua delle sorgenti del Nera (16–17°C). Questo raffreddamento anomalo è interpretabile come effetto combinato di evaporazione e scambio termico su volumi ipogei molto estesi.[24][1]
Il Metodo NASO: Gas Traccianti per Seguire il Vento
Per trasformare queste osservazioni qualitative in dati strumentali, il Gruppo UTEC ha adottato il metodo del tracciamento aereo con sensori NASO (Novel Aereal Sensing Observer), dispositivi open-source basati su microcontroller Arduino e sensori catalitici di gas, in grado di rilevare concentrazioni di butano e propano a livelli di parti per milione. I sensori, autocostruiti da Giulio Foschi per l’UTEC seguendo il progetto open-source di Alessandro Vernassa di Genova, registrano su datalogger i dati di concentrazione di gas ogni pochi secondi.[25][1]
Nel corso del 2025 sono state effettuate diverse campagne di tracciamento: immissioni di gas tracciante (bombolette spray contenenti butano) agli ingressi alti (Grotta dello Svizzero in giugno e agosto) con sensori posizionati agli ingressi bassi ipotizzati (Grotta Perduta, Miniera di Montoro, Punto Freddo). Le campagne di giugno, agosto e dicembre 2025 non hanno prodotto risultati strumentali conclusivi sui collegamenti diretti. Come sottolineano gli stessi ricercatori, “questa situazione non è rara nei progetti di tracciamento dell’aria in ambienti carsici”, dove tempi di transito lunghi, dispersione in volumi enormi o circuiti multipli possono mascherare i percorsi reali.[1]
LiDAR, Scavi e il Catasto delle Grotte
Parallelamente al monitoraggio dell’aria, durante il 2025 sono proseguiti esplorazioni e scavi: lavori alla Grotta degli Archi, scavi alla Grotta Sasha, e soprattutto l’uso sistematico della scansione aerea LiDAR per riconoscere potenziali ingressi mascherati dalla vegetazione e verificare le cavità già note. Il modello digitale del terreno LiDAR ha rivelato morfologie di superficie (doline, depressioni lineari, scarpate) coerenti con la presenza di vuoti sepolti.[1]
Ad oggi sono state censite e accatastate al Catasto Grotte dell’Umbria oltre 17 grotte nella sola Montagna di Santa Croce (oltre ad altre 10 non catastale). La ricerca è attiva e sistematica, e per il 2026 prevede: ricerca della Grotta Tagliata e della Grotta dei Cocci Superiore, verifica delle correnti d’aria in Grotta di Piero, Grotta di Sisto, Grotta della Topa e Grotta Sini, e pianificazione di monitoraggi termo-igrometrici e barometrici continuativi.[8][1]
Nelle grotte di Montoro è presente anche una traccia biologica inattesa: nelle esplorazioni subacquee della Sorgente della Morica sono state rinvenute ossa animali incastrate nelle rocce del condotto sotterraneo, a profondità di 10 metri. La corrente è talmente forte da rendere impossibile che un animale sia entrato dal basso: le ossa devono provenire dall’interno della montagna, trascinate dalla corrente idrica da qualche punto di ingresso ancora sconosciuto più a monte. Una prova indiretta, ma potente, dell’esistenza di vie d’accesso al sistema sotterraneo ancora da scoprire.[17]
Il Quadro d’Insieme: Acquifero Regionale e Sistema Idrogeologico
Un Acquifero che “Beve” dall’Umbria e “Beve” dai Fluidi Profondi
Il sistema idrogeologico delle sorgenti di Stifone-Nera Montoro non è spiegabile con la sola circolazione superficiale nell’acquifero della Dorsale Narnese-Amerina. I dati convergono verso un modello a doppio contributo:
1. Acquifero regionale carbonatico (circolazione fredda superficiale): raccoglie le precipitazioni da un’area ?1.000 km² di affioramenti carbonatici (Monti di Narni, Dorsale Martana, Dorsale Sabina, possibili contributi dall’Umbria nord-orientale) e le trasporta in profondità verso il livello di base regionale nell’alveo del Nera. I Monti di Amelia contribuiscono al massimo per il 15%.[12]
2. Contributo di fluidi profondi (circolazione calda-salata): la presenza di solfati elevati, CO? profonda, lieve termalismo e la salinità anomala nelle acque di Stifone suggerisce un apporto di fluidi profondi risalenti lungo le faglie attive dell’Appennino centrale. Un’autostrada di acque calde e salate, simile a quella documentata per l’Appennino meridionale, potrebbe attraversare il sottosuolo umbro mescolando la propria firma geochimica alle acque di circolazione più superficiale.[21]
Questo doppio contributo spiegherebbe sia le portate eccezionali (impossibili con la sola ricarica meteoritica locale) sia la chimica “sporca” delle acque, che le rende non potabili pur provenendo da rocce carbonatiche teoricamente pulite.[9]
Un Paradosso Idrogeologico
Il sistema di Stifone rappresenta dunque un paradosso idrogeologico di primissimo ordine: una delle maggiori sorgenti d’Italia per portata volumetrica, ubicata in una montagna geologicamente modesta, alimentata da un bacino di ricarica enormemente più grande dell’area che si vede in superficie, con acque non potabili per via di una chimica profonda. E l’entrata di tutto questo fiume sotterraneo — il punto dove l’acqua scende nell’acquifero prima di emergere a Stifone — non è mai stata identificata con certezza.
La questione è ancora aperta dopo oltre 130 anni di osservazioni (dal rilievo di Zoppi del 1892) e 40 anni di studi sistematici (da Chiocchini et al. del 1987). Gli speleologi dell’UTEC, con i loro sensori NASO, i voli LiDAR e le campagne di scavo, continuano a cercare quella “buca dei sogni” nel versante SW di Monte Santa Croce, certi che — da qualche parte — i 200 e più metri di calcare massiccio possano essere penetrati e che le gallerie sotterranee che portano alle potenti falde di Stifone attendano ancora il loro primo esploratore umano.[8]
Domande Aperte e Linee di Ricerca Future
Le questioni scientifiche irrisolte intorno al sistema carsico di Santa Croce sono molteplici:
- Il bacino di ricarica esatto: quali strutture carbonatiche contribuiscono alle sorgenti di Stifone e in quale percentuale? Il ruolo del Monte Peglia e dell’Umbria nord-orientale rimane da chiarire.[15][9]
- L’origine della mineralizzazione: la firma solfatica è dovuta a circolazione in evaporiti profonde, a risalita di fluidi endogeni lungo faglie attive, o a entrambi? La ricerca biochimica sul Niphargus potrebbe fornire indicazioni indirette.[18]
- Il collegamento tra ingressi alti e bassi: i tracciamenti NASO del 2025 non hanno dato risultati; il 2026 prevede monitoraggi più estesi e continuativi.[1]
- La “Grotta Tagliata” e la Grotta dei Cocci Superiore: due cavità cercate attivamente dagli speleologi UTEC come potenziali accessi al sistema profondo.[1]
- L’impatto della galleria ferroviaria: in che misura la galleria Santa Croce ha modificato la piezometria regionale e quale effetto ha avuto sulle portate delle sorgenti?[23]
La risposta a queste domande non è solo un esercizio accademico: la gestione sostenibile delle risorse idriche dell’Umbria meridionale dipende dalla comprensione di un acquifero che, pur non essendo potabile, è parte integrante dell’equilibrio idrologico regionale e alimenta una centrale idroelettrica.[15]
Fonti principali: Chiocchini U., Chiocchini M. & Manna F. (1987), Geologia Applicata e Idrogeologia 22:103–140; Di Matteo L., Dragoni W. & Valigi D. (2008), Università di Perugia; Boni C. (2000), Hydrogeologie; Gruppo Speleologico UTEC Narni, campagne 2024–2025; Boni C., Bono P. & Capelli G. (1986), Schema Idrogeologico dell’Italia Centrale.
Fonti consultate
- Chiocchini U., Chiocchini M. & Manna F. (1987) — Geologia Applicata e Idrogeologia 22:103–140. Studio idrogeologico della Dorsale Narnese-Amerina. Disponibile in parte su: https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditaliaisprambiente
- Di Matteo L., Dragoni W. & Valigi D. (2008) — Aggiornamento delle conoscenze sulle risorse idriche dei Monti di Amelia, Università di Perugia. Disponibile su: https://www.idrogeologiaquantitativa.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/04/Pubbl-2009-AGGIORNAMENTO-DELLE-CONOSCENZE-SULLE-RIS…idrogeologiaquantitativa
- Di Matteo L., Dragoni W. & Valigi D. — Aggiornamento conoscenze risorse idriche Monti di Amelia (versione UNIPG). Disponibile su: https://rosa.uniroma1.it/rosa02/engineering_geology_environment/article/download/934/802/2962rosa.uniroma1
- Boni C. (2000) — Risorse idriche sotterranee dei massicci carbonatici umbri. Disponibile su: https://www.idrogeologiaquantitativa.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/Pubb_1991_Risorse_Idriche_Umbria.pdfidrogeologiaquantitativa
- Boni C., Bono P. & Capelli G. (1986) — Schema Idrogeologico dell’Italia Centrale. Disponibile su: https://www.idrogeologiaquantitativa.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/Pubb_1986_Schema_Italia_Centrale.pdfidrogeologiaquantitativa
- Carta Idrogeologica della Regione Umbria 1:100.000 (AIGAA). Disponibile su: https://www.aigaa.org/aiga/public/GGA.2005-02.0-59.0085.pdfaigaa
- ISPRA (2023) — Geological map of the central part of Narni-Amelia Ridge (Central Apennines, Italy). Disponibile su: https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/periodici-tecnici/geological-field-trips/geological-map-of-the-central-part-of-isprambiente.gov
- SGI-ISPRA — Scheda Calcare Massiccio, Catalogo Formazioni Italiane. Disponibile su: http://sgi.isprambiente.it/catalogo-formazioni-italiane/pdf_pub/7013.pdfsgi.isprambiente
- Scintilena (2026) — Aria sotterranea e vuoti irraggiungibili: il viaggio del vento nella Montagna di Santa Croce. Disponibile su: https://www.scintilena.com/aria-sotterranea-e-vuoti-irraggiungibili-il-viaggio-del-vento-nella-montagna-di-santa-croce/01/06/scintilena
- Scintilena (2024) — Le risorse idriche delle Gole di Stifone. Disponibile su: https://www.scintilena.com/le-risorse-idriche-delle-gole-di-stifone/08/26/scintilena
- Scintilena (2015) — Il Monte Santa Croce, ovvero una Grotta per ogni amico. Disponibile su: https://www.scintilena.com/narni-il-monte-santa-croce-ovvero-una-grotta-per-ogni-amico/04/29/scintilena
- Scintilena (2023) — La scoperta nel cuore delle grotte di Narni: una nuova specie di gamberetto mai vista prima in Umbria. Disponibile su: https://www.scintilena.com/la-scoperta-nel-cuore-delle-grotte-di-narni-una-nuova-specie-di-gamberetto-mai-vista-prima-in-umbria/scintilena
- Scintilena (2008) — Le sorgenti di Stifone, quando leggenda e realtà si toccano. Disponibile su: https://www.scintilena.com/le-sorgenti-di-stifone-quando-leggenda-e-realta-si-toccano/10/20/scintilena
- UTEC Narni — La geografia dei nostri monti. Disponibile su: http://utecnarni.altervista.org/la-geografia-dei-nostri-monti/utecnarni.altervista
- Scintilena (2026) — Tracciamento aereo sotterraneo: tutte le tecniche per seguire l’aria nelle grotte. Disponibile su: https://www.scintilena.com/tracciamento-aereo-sotterraneo-tutte-le-tecniche-per-seguire-laria-nelle-grotte/03/13/scintilena
- Wikipedia — Gole del Nera. Disponibile su: https://it.wikipedia.org/wiki/Gole_del_Nerawikipedia
- Scintilena (2026) — UTEC Narni riapre le porte al mondo sotterraneo. Disponibile su: https://www.scintilena.com/dove-soffia-la-montagna-utec-narni-riapre-le-porte-al-mondo-sotterraneo/01/15/scintilena
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Fontana del Lantro: torna il ciclo di aperture gratuite a Bergamo Alta
Condividi Gli speleologi delle Nottole guidano i visitatori nella cisterna medievale più antica della città Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” ha avviato domenica 26 aprile 2026 il nuovo ciclo di aperture della Fontana del Lantro, la suggestiva cisterna sotterranea medievale collocata sotto la chiesa di San Lorenzo, in via Boccola, nel cuore di Città Alta. Le visite sono libere e gratuite. Sono previsti otto appuntamenti distribuiti tra aprile e ottobre 2026, sempre nelle dome
Fontana del Lantro: torna il ciclo di aperture gratuite a Bergamo Alta
Gli speleologi delle Nottole guidano i visitatori nella cisterna medievale più antica della città
Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” ha avviato domenica 26 aprile 2026 il nuovo ciclo di aperture della Fontana del Lantro, la suggestiva cisterna sotterranea medievale collocata sotto la chiesa di San Lorenzo, in via Boccola, nel cuore di Città Alta. Le visite sono libere e gratuite. Sono previsti otto appuntamenti distribuiti tra aprile e ottobre 2026, sempre nelle domeniche pomeriggio, con orario dalle 14:30 alle 18:30. Fa eccezione il 15 agosto, che cade di sabato. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Comune di Bergamo.bergamotomorrow+1
La Fontana del Lantro: mille anni di storia idrica nel sottosuolo bergamasco
La Fontana del Lantro è uno dei siti ipogei medievali meglio conservati dell’Italia settentrionale. Il nome deriva dal latino antrum, ovvero “antro dell’acqua”, riferimento diretto alla piccola cavità naturale da cui sgorga la sorgente originaria. La prima attestazione documentale risale all’anno 928, in una pergamena redatta per conto del vescovo Adalberto. Ulteriori documenti del 1032 e del 1042 ne confermano l’esistenza, mentre lo Statuto cittadino del 1248 descrive il complesso già dotato di cisterna, cunicoli, abbeveratoi e lavelli.wikipedia+3
La struttura visibile oggi è della seconda metà del Cinquecento. La sua costruzione fu determinata dall’avvio dei lavori per le mura difensive veneziane (1561–1588), che comportarono la demolizione della preesistente chiesa di San Lorenzo: ricostruita poco distante, la nuova chiesa inglobò la cisterna in un atrio interrato. Da quel momento la fontana rimase protetta in quell’ambiente ipogeo che è ancora oggi visitabile.bergamonews+2
Architettura: doppia vasca e volte in pietra a vista
Dal punto di vista architettonico, il Lantro è un manufatto di notevole pregio. La struttura è costruita interamente in pietra squadrata a vista e presenta ampie volte con archi a tutto sesto e a sesto acuto, che convergono verso un’unica colonna portante posta al centro della vasca principale.nottole+3
Il sistema adotta il principio della doppia vasca: l’acqua della sorgente viene convogliata in una vasca sopraelevata, dove le impurità si depositano sul fondo, prima di fluire nella cisterna principale. Questo sistema, già noto in epoca romana, garantiva un’acqua di qualità elevata alla comunità della vicinia di San Lorenzo.visitbergamo+2
Il complesso è alimentato da due sorgenti: la storica sorgente del Lantro, originata da una piccola cavità naturale, e la sorgente di San Francesco, captata durante i lavori di costruzione delle mura veneziane nel XVI secolo tramite un apposito cunicolo.museionline+1
Da lavatoio pubblico all’abbandono, fino al recupero del 1992
Per secoli la fontana ha svolto una funzione pubblica fondamentale: veniva utilizzata per usi domestici, come abbeveratoio per gli animali e per la concia delle pelli. Con l’entrata in funzione del nuovo acquedotto municipale alla fine dell’Ottocento, la struttura perse la sua funzione di approvvigionamento idrico, ma rimase in uso come lavatoio fino al 1950.nottole+1
Nei decenni successivi il sito cadde in abbandono e divenne una discarica abusiva. Nel 1992 il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” avviò una campagna di pulizia e restauro che riportò la cisterna alle sue condizioni originali. Da allora il Lantro è visitabile solo in occasione di aperture speciali organizzate con il Comune di Bergamo.ecodibergamo+3
Le Nottole: oltre cinquant’anni di esplorazione sotterranea a Bergamo
Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” nasce dalla fusione, avvenuta nel 1974, tra il Gruppo Speleologico Bergamasco (fondato nel 1964) e il Gruppo Speleologico “Le Nottole” (fondato nel 1969). Il nome “Nottole” fa riferimento a un pipistrello.nottole+1
L’attività del gruppo copre sia la speleologia in grotte naturali nelle Prealpi Orobiche, sia il censimento e la valorizzazione delle cavità artificiali del sottosuolo bergamasco. Tra i contributi principali: la pubblicazione degli studi sugli antichi acquedotti di Bergamo, il rilievo delle cannoniere in casamatta delle mura venete UNESCO, la scoperta nel 2023 del cunicolo originale della Fontana del Vagine (lungo circa 80 metri, con due sorgenti attive a 13 metri di profondità sotto la Corsarola) e la gestione didattica del patrimonio sotterraneo di Città Alta.scintilena+4
Nel 2025 il Lantro ha accolto 3.199 visitatori, dato in crescita rispetto agli anni precedenti.ecodibergamo
Il calendario delle otto aperture 2026
Per accedere alla struttura è obbligatorio indossare scarpe chiuse con suola antiscivolo. Prima dell’avvio del ciclo 2026, le Nottole hanno effettuato manutenzione straordinaria sulla griglia della passerella interna.ecodibergamo+2
Le date previste sono le seguenti:bergamotomorrow+1
- Domenica 26 aprile – 14:30 / 18:30
- Domenica 31 maggio – 14:30 / 18:30
- Domenica 28 giugno – 14:30 / 18:30
- Domenica 26 luglio – 14:30 / 18:30
- Sabato 15 agosto – 14:30 / 18:30
- Domenica 30 agosto – 14:30 / 18:30
- Domenica 27 settembre – 14:30 / 18:30
- Domenica 25 ottobre – 14:30 / 18:30
La Fontana del Lantro si trova in via Boccola, sotto la chiesa di San Lorenzo (coordinate GPS: 45.70569, 9.66417). L’ingresso è libero e gratuito.bergamonews+1
Fontana del Lantro e le Aperture 2026.
Riapre la Fontana del Lantro: le visite guidate con «Le Nottole» – Bergamo Tomorrow
Il report analizza in dettaglio:
- ? Origine storica: prima citazione documentata nell’anno 928, con attestazioni nel 1032, 1042 e nello Statuto cittadino del 1248
- ?? Architettura: struttura della seconda metà del ‘500, doppia vasca (quella principale da 400 m³), volte ad archi romanici/gotici su colonna centrale, sistema di doppia vasca per la depurazione dell’acqua
- ? Le due sorgenti: la storica Sorgente del Lantro e la Sorgente di San Francesco (scoperta durante la costruzione delle mura venete)
- ?? Bergamo Sotterranea: il Lantro come nodo di una rete più ampia di acquedotti romani, veneziani e cunicoli militari
- ? Il Gruppo “Le Nottole”: fondato nel 1969, fusione con il GSB nel 1974, protagonisti del recupero del 1992 e di decenni di esplorazione ipogea
- ? Calendario 2026: 8 aperture gratuite da aprile a ottobre, sempre dalle 14:30 alle 18:30 (ricorda: scarpe chiuse con suola antiscivolo!)
- ? Dati visitatori: 3.199 visitatori nel 2025, in crescita costante
Fontana del Lantro – Studio Approfondito
Inquadramento generale
La Fontana del Lantro è una delle cavità artificiali più significative di Bergamo e uno dei siti ipogei medievali meglio conservati dell’Italia settentrionale. Situata sotto la chiesa di San Lorenzo in via Boccola, nel cuore di Città Alta, è una straordinaria cisterna sotterranea che ha fornito acqua alla comunità locale per quasi mille anni. A partire dal 26 aprile 2026, il sito ha riaperto al pubblico con un calendario di otto aperture gratuite organizzate dal Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” in collaborazione con il Comune di Bergamo.[1][2][3][4][5][6]
Storia e origine del nome
Le prime attestazioni documentali
Il nome “Lantro” deriva dal latino Later (o antrum, antro), che significa letteralmente “antro dell’acqua”, un riferimento diretto alla piccola cavità naturale da cui sgorga la sorgente principale. Il primo documento che attesta l’esistenza della fontana risale all’anno 928, quando una pergamena scritta per conto del vescovo Adalberto menziona espressamente la sorgente del Lantro. Altri documenti del 1032 e del 1042 ne riportano menzione, mentre lo Statuto cittadino del 1248 descrive l’intero complesso come dotato di cisterna, cunicoli, abbeveratoi e lavelli.[1][2][7][6][8]
Dal Medioevo all’età veneziana
Originariamente collocata all’aperto, la fontana subì una profonda trasformazione nella seconda metà del XVI secolo, quando la Repubblica di Venezia impose la costruzione delle celebri mura difensive di Bergamo (1561–1588). Questo radicale intervento urbanistico comportò la demolizione della preesistente chiesa di San Lorenzo, ricostruita poco distante proprio sopra la cisterna, che si trovò così inglobata in un atrio interrato sotto la nuova chiesa. Da quel momento in poi, la fontana rimase protetta e racchiusa in quel suggestivo ambiente ipogeo che ancora oggi è possibile visitare.[1][7][9]
Dal lavatoio all’abbandono
Nel corso dei secoli, il Lantro svolse una funzione pubblica fondamentale per la comunità della Vicinia di San Lorenzo: l’acqua veniva utilizzata per usi domestici, come abbeveratoio per gli animali e per la concia delle pelli. Alla fine dell’Ottocento, con l’entrata in funzione del nuovo acquedotto municipale, la fontana perse la sua funzione primaria di approvvigionamento idrico, ma continuò a essere usata come lavatoio fino al 1950. Negli anni successivi la cisterna cadde in completo abbandono, trasformandosi progressivamente in una discarica abusiva.[2][7]
Architettura e caratteristiche strutturali
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Fontana del Lantro cistern
La struttura attuale della Fontana del Lantro è della seconda metà del Cinquecento e rappresenta un eccellente esempio di architettura idraulica rinascimentale. È costruita interamente in pietra squadrata a vista ed è caratterizzata da ampie volte con archi a tutto sesto e a sesto acuto, che convergono verso una singola colonna portante posta al centro della vasca principale.[1][2][3][6]
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Vasca principale | Base quadrata, capacità circa 400 m³ |
| Vasca minore | In posizione sopraelevata rispetto alla principale |
| Copertura | Volte ad archi a tutto sesto e sesto acuto |
| Supporto centrale | Unica colonna portante al centro |
| Materiale | Pietra squadrata a vista |
| Localizzazione | Via Boccola, sotto la chiesa di San Lorenzo |
| Coordinate | 45°42?20.63?N 9°39?50.42?E |
La fontana adottava il classico sistema della doppia vasca già in uso presso gli antichi romani per la purificazione dell’acqua: l’acqua della sorgente veniva convogliata nella vasca sopraelevata, dove le impurità (sabbia e altri corpuscoli) si depositavano sul fondo prima che l’acqua passasse nella vasca principale. Questo sistema garantiva un elevato livello qualitativo dell’acqua distribuita alla comunità.[6]
Le sorgenti
Il sistema idrico del Lantro era alimentato da due sorgenti distinte:[2][10]
- Sorgente del Lantro: la più antica e abbondante, nasce da una piccola cavità naturale dietro la chiesa di San Lorenzo, da cui prende il nome l’intera struttura
- Sorgente di San Francesco: intercettata successivamente, durante i lavori di costruzione delle mura veneziane nel XVI secolo; captata tramite un apposito cunicolo
Il sistema idrico sotterraneo di Bergamo Alta
La Fontana del Lantro non è un sito isolato, ma fa parte di un complesso reticolo di acquedotti e cavità artificiali che si sviluppano sotto Città Alta, frutto di secoli di interventi di ingegneria idraulica che si stratificano dall’epoca romana fino all’Ottocento.[11][12]
Gli antichi acquedotti romani
Bergamo deve la sua rete idrica originaria all’ingegno della civiltà romana, che seppe captare le sorgenti sui colli e costruire una fitta rete idrica in mattoni, piombo e marmo. Le sorgenti principali storicamente documentate sono la Boccola, il Vagine, il Lantro e il Corno. Due acquedotti principali di epoca romana servivano Città Alta: l’Acquedotto di Castagneta (detto anche dei Vasi o Saliente, lungo 3.544 m con dislivello di 70 m) e l’Acquedotto di Sudorno.[12][13]
L’Acquedotto Magistrale veneziano
Con la denominazione di “Acquedotto Magistrale” si indica il sistema integrato di distribuzione dell’acqua all’interno della cinta veneta, rimasto in funzione fino alla fine del XIX secolo. Dal punto di unione degli acquedotti dei Vasi e di Sudorno, nel baluardo di Sant’Alessandro, prendeva origine il condotto Magistrale, in parte ancora percorribile, che serviva utenze pubbliche (cisterne e fontane) e utenze private tramite partitori e canalizzazioni minori.[13]
L’Acquedotto di Prato Baglioni
Nel 2005 il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” ha completato lo studio del terzo grande acquedotto di Bergamo Alta, l’Acquedotto di Prato Baglioni: struttura della seconda metà del 1500, costruita contestualmente alle mura, con una lunghezza di circa 1.400 metri, che riforniva privati e fontane pubbliche della zona nord-est della città.[14]
Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole”
Storia e fondazione
Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” è un’associazione di volontari con radici che risalgono al 1964, quando nacque il Gruppo Speleologico Bergamasco, e al 1969, anno di fondazione del Gruppo Speleologico “Le Nottole” — il cui nome deriva dalla nottola, un pipistrello. Nel 1974 i due sodalizi si fusero, dando vita al Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole”, con sede inizialmente al Museo Civico di Scienze Naturali “E. Caffi” di Bergamo.[15][16]
Attività e ricerche
Il gruppo è attivo su molteplici fronti dell’esplorazione speleologica, sia in cavità naturali che artificiali:[17]
- Esplorazione e rilievo delle mura venete: già nel 1974 le Nottole collaborarono con l’Azienda Autonoma di Turismo per la pubblicazione Le mura di Bergamo (1977), effettuando ispezioni notturne nelle cannoniere in casamatta e nei sotterranei militari[18]
- Studio degli antichi acquedotti di Bergamo: ricerche d’archivio e sopralluoghi ipogei che hanno portato alla pubblicazione Gli antichi acquedotti di Bergamo (1992) e a studi successivi[11][13]
- Recupero e valorizzazione del Lantro: nel 1992 il gruppo ha avviato i lavori di pulizia e restauro della cisterna, riportandola all’antico splendore dopo quarant’anni di abbandono[2]
- Scoperta della fontana del Vagine (2023): ritrovamento del cunicolo originale lungo circa 80 metri, con sezione variabile e due sorgenti attive a 13 metri di profondità sotto la Corsarola[19]
- Esplorazione carsica dell’Arera: esplorazioni nelle grotte delle Prealpi Orobiche con rilievi topografici e documentazione scientifica[17]
- Didattica: attività scolastiche già dagli anni ’70 e gestione di corsi di speleologia[20][16]
Le Nottole sono anche attive nelle visite guidate al patrimonio sotterraneo delle mura veneziane, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.[21][22]
Il recupero della Fontana del Lantro (1992)
Il 1992 rappresenta un anno fondamentale nella storia recente del Lantro: il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” avviò un’imponente campagna di pulizia e restauro della cisterna, ridotta a una discarica abusiva colma di detriti, vetri e rottami metallici accumulati in oltre quarant’anni di abbandono. Dopo pochi mesi di lavoro intenso, il manufatto è stato riportato al suo antico splendore. Da quella data, il Lantro è visitabile solo in occasione di aperture speciali o eventi straordinari organizzati in collaborazione con il Comune.[19][1][2][5]
Nel 2025, l’anno precedente alle attuali aperture, la Fontana del Lantro ha registrato 3.199 visitatori, con un incremento significativo rispetto agli anni precedenti — a testimonianza del crescente interesse del pubblico per la “Bergamo sotterranea”.[5]
Calendario Aperture 2026
Le Aperture Fontana del Lantro 2026 sono organizzate dal Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” in collaborazione con il Comune di Bergamo, nell’ambito di una convenzione formale per la gestione e valorizzazione del sito. Prima dell’avvio delle aperture è stata effettuata manutenzione straordinaria sulla griglia della passerella utilizzata dai visitatori per accedere alla cisterna.[4][5][23]
| Data | Giorno | Orario |
|---|---|---|
| 26 aprile 2026 | Domenica | 14:30 – 18:30 |
| 31 maggio 2026 | Domenica | 14:30 – 18:30 |
| 28 giugno 2026 | Domenica | 14:30 – 18:30 |
| 26 luglio 2026 | Domenica | 14:30 – 18:30 |
| 15 agosto 2026 | Sabato | 14:30 – 18:30 |
| 30 agosto 2026 | Domenica | 14:30 – 18:30 |
| 27 settembre 2026 | Domenica | 14:30 – 18:30 |
| 25 ottobre 2026 | Domenica | 14:30 – 18:30 |
Le visite sono libere e gratuite per tutti. Per accedere alla struttura è obbligatorio indossare scarpe chiuse con suola antiscivolo, per ragioni di sicurezza data la presenza di acqua e superfici umide. Il sito si trova in via Boccola, sotto la chiesa di San Lorenzo, coordinate GPS: 45.70569, 9.66417.[24][8][4]
Bergamo Sotterranea: contesto patrimoniale più ampio
La Fontana del Lantro si inserisce nel ricco panorama della Bergamo Sotterranea, un sistema di cavità artificiali che comprende:[25][26][9]
- Cannoniere in casamatta delle Mura Veneziane (Patrimonio UNESCO): strutture militari sotterranee con bocche cannoniere, costruite tra il 1561 e il 1588 su progetto della Serenissima; secondo la ricostruzione storica, se ne contavano 17 in casamatta e 25 a cielo aperto[9]
- Sortita dell’Acquedotto: accesso sotterraneo al sistema di distribuzione idrica veneziano
- Rifugi antiaerei della Seconda guerra mondiale: gallerie scavate 15 metri sotto terra, capaci di accogliere fino a mille persone[27]
- Cunicoli degli acquedotti romani e veneziani: rete idraulica che si snoda per chilometri sotto il tessuto urbano di Città Alta
Le mura venete di Bergamo, iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, sono uno degli elementi che conferiscono alla città il suo straordinario valore storico-culturale. Bergamo e Brescia sono state inoltre Capitale italiana della Cultura 2023, evento che ha intensificato l’attenzione verso il suo patrimonio nascosto.[21][22][25]
Significato scientifico e speleologico
Dal punto di vista della speleologia in cavità artificiali, la Fontana del Lantro rappresenta un caso studio di eccellente livello, con caratteristiche che la rendono unica nel panorama italiano:[2][6]
- Continuità storica millenaria: documentata dal 928, è tra i più antichi manufatti idraulici urbani ancora integri e visitabili in Italia settentrionale
- Stratificazione tecnologica: la struttura sovrappone elementi di captazione idrica di epoche diverse (medioevale e rinascimentale), documentando l’evoluzione delle tecniche costruttive
- Idrogeologia attiva: le sorgenti sono ancora attive, rendendo il Lantro un sito “vivo” e non solo un reperto museale
- Valore ambientale: come tutti i siti ipogei, rappresenta un potenziale rifugio per chirotteri e fauna cavernicola, in linea con le ricerche naturalistiche condotte nelle grotte bergamasche
La ricerca speleologica condotta dalle Nottole si inserisce in un filone metodologico che integra indagine d’archivio storico, esplorazione fisica delle cavità e rilievo topografico: un approccio multidisciplinare che ha permesso di ricostruire la rete idrica sotterranea di Bergamo con un livello di dettaglio altrimenti irraggiungibile.[11][28]
Conclusione
La Fontana del Lantro è molto più di una cisterna medievale: è un palinsesto millenario che condensa la storia idrica, urbanistica e sociale di Bergamo in un unico spazio sotterraneo. Il lavoro delle Nottole, avviato nel 1974 e proseguito ininterrottamente fino ad oggi, ha trasformato questo sito da discarica abbandonata a monumento accessibile e valorizzato. Le Aperture 2026 rappresentano dunque non solo un appuntamento turistico, ma anche un atto di custodia attiva del patrimonio speleologico e storico-culturale bergamasco.[16][2][5]
Fonti consultate
- Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” – Scheda Fontana del Lantro: https://www.nottole.it/artificiali_acqua_lantro.html
- Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” – Storia del Gruppo: https://www.nottole.it/storia.html
- Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” – Apparati difensivi della Fortezza di Bergamo: https://www.nottole.it/artificiali_mura.html
- Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” – Acquedotto Magistrale: https://www.nottole.it/artificiali_acqua_magistrale.html
- Wikipedia Italia – Fontana del Lantro: https://it.wikipedia.org/wiki/Fontana_del_Lantro
- Visit Bergamo – Fontana del Lantro: https://www.visitbergamo.net/oggetto/fontana-del-lantro/
- Cose di Bergamo – Alla scoperta della Fontana del Lantro: https://cosedibergamo.com/2024/04/05/bergamo-alla-scoperta-della-fontana-del-lantro-gioiello-dacqua-della-bergamo-medievale/
- Bergamo News – Fontana del Lantro, tornano le aperture al pubblico: https://www.bergamonews.it/2026/04/24/fontana-del-lantro-tornano-le-aperture-al-pubblico/887137/
- Eco di Bergamo – Riapre la Fontana del Lantro: otto uscite con Le Nottole: https://www.ecodibergamo.it/stories/premium/bergamo-citta/riapre-la-fontana-del-lantro-otto-uscite-con-le-nottole-o_3813929_11/
- Bergamo Tomorrow – Riapre la Fontana del Lantro: le visite guidate con Le Nottole: https://www.bergamotomorrow.it/2026/04/25/riapre-la-fontana-del-lantro-le-visite-guidate-con-le-nottole/
- Prima Bergamo – Riapre la Fontana del Lantro: otto appuntamenti da aprile a ottobre: https://primabergamo.it/altro/riapre-la-fontana-del-lantro-otto-appuntamenti-da-aprile-a-ottobre/
- Bergamo News – La Fontana del Lantro, quando i panni si lavavano alla fonte: https://www.bergamonews.it/2018/09/23/la-fontana-del-lantro-panni-si-lavavano-alla-fonte/291730/
- Scintilena – Scoperta a Bergamo: ritrovato a Città Alta il cunicolo della Fontana del Vagine: https://www.scintilena.com/scoperta-a-bergamo-ritrovato-a-citta-alta-il-cunicolo-millenario-dellantica-fontana-del-vagine/10/20/
- Eco di Bergamo – Città Alta, prima apertura al pubblico della Fontana del Lantro (video): https://www.ecodibergamo.it/videos/bergamo-tv/tg/citta-alta-la-prima-apertura-al-pubblico-dellantica-fontana-del-lantro-o_132256
- Due Passi nel Mistero – Gli antichi acquedotti di Bergamo: https://www.duepassinelmistero2.com/studi-e-ricerche/ultimi-reports/gli-antichi-acquedotti-di-bergamo/
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MontagnaLibri spegne 40 candeline a Trento: libri, montagna e nuove voci
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MontagnaLibri: quarant’anni di editoria di montagna
Il 29 aprile 1987 nasceva MontagnaLibri, la Rassegna Internazionale dell’Editoria di Montagna organizzata dal Trento Film Festival. In quattro decenni è diventata l’unica vetrina al mondo interamente dedicata ai libri di montagna, esplorazioni, avventura, culture delle terre alte, cambiamento climatico e natura.loscarpone.cai+1
Il format è rimasto invariato nel tempo: tutte le pubblicazioni iscritte vengono esposte in un grande salone allestito ad hoc nel centro storico di Trento, in concomitanza con la rassegna cinematografica. Il pubblico può sfogliare e consultare liberamente i volumi, scoprendo le novità editoriali degli ultimi 15 mesi.planetmountain+1
Nell’edizione 2026, il padiglione espositivo si trova in Piazza Duomo, cuore della città, per tutta la durata del Festival (24 aprile – 3 maggio).giornaletrentino+1
Il 74° Trento Film Festival come cornice
Il quarantesimo compleanno di MontagnaLibri coincide con la 74ª edizione del Trento Film Festival. Il Festival, nato nel 1952 come primo e più antico festival internazionale di cinema di montagna al mondo, ospita quest’anno 130 film da 38 Paesi e 150 eventi in calendario.lavocedelnordest+3
Il tema della 74ª edizione è il dialogo tra generazioni e il passaggio di testimone tra chi ha scritto la storia dell’alpinismo e dell’esplorazione e chi oggi sta costruendo la propria. Tra gli ospiti: Simon Messner, Ales Cesen, Hervé Barmasse, Mauro Corona, Paolo Mieli e l’esploratore Alex Bellini.lavocedelnordest
Il programma speciale per i 40 anni
Per festeggiare i quattro decenni di attività, MontagnaLibri ha strutturato un programma con iniziative inedite e appuntamenti consolidati.
La novità più rilevante è la rubrica “Ne dimostri meno! Giovani voci per la montagna”, realizzata con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. Ogni giorno del Festival, uno spazio del Salotto Letterario di Piazza Duomo è dedicato ad autrici e autori under 35, che presentano le loro opere e i percorsi che le hanno generate.planetmountain
Tra i protagonisti: Marika Ciaccia con Libera (Solferino), Caterina Manfrini con Sette Volte Bosco (Neri Pozza), la climber italo-egiziana Wafaa Amer con Io sono Wafaa (Solferino), Giulia Negri con Montagna. Istruzioni per l’uso (Laterza), Camilla Ghiotto con Tempesta (Salani) e l’illustratore Andrea Antinori.planetmountain+1
Sul fronte dei libri per l’infanzia, il convegno “Piccoli passi, grandi montagne. Il mondo delle vette negli albi illustrati per l’infanzia” ha riunito autori, illustratori ed editori in collaborazione con ITAS Mutua. Tra i relatori, Andrea Antinori e Giovanna Zoboli (Topipittori).planetmountain
La serata “Di padre in figlia” ha messo in scena un inedito dialogo pubblico tra lo scrittore Mauro Corona e sua figlia Marianna.lavocedelnordest+1
Il Premio ITAS del Libro di Montagna ha celebrato i propri finalisti nella serata del 26 aprile al Teatro Sociale, alla presenza del giornalista Paolo Mieli.planetmountain
Nel secondo weekend (1–2 maggio), il chiostro dell’ex convento degli Agostiniani ha ospitato la 29ª Mostra-Mercato internazionale delle librerie antiquarie di montagna, ad ingresso libero.planetmountain
MontagnaLibri oltre Trento: le tappe itineranti
La rassegna non si svolge solo in Trentino. Nel corso degli anni ha sviluppato un format itinerante con tappe stabili: a Bolzano in giugno, a Briga in Svizzera a novembre — dove dal 2003 ha dato origine al BergBuchBrig — e al Forte di Bard in Valle d’Aosta nel periodo natalizio, con l’edizione 2025-2026 aperta dal 7 dicembre al 6 gennaio.loscarpone.cai
In catalogo il manuale di La Rovere sulle cavità artificiali
Tra le pubblicazioni in vendita e in catalogo all’edizione 2026 di MontagnaLibri è presente anche il volume di Gabriele La Rovere, speleologo abruzzese del GRAIM e dello Speleo Club Chieti: Speleologia in Cavità Artificiali – Pericoli e Rischi: Linee Guida.scintilena
Il manuale si propone come guida operativa per chi opera in ambienti ipogei di origine antropica: catacombe, miniere, cisterne, gallerie, cunicoli, pozzi, eremi rupestri e rifugi sotterranei. Distingue tra rischi oggettivi, legati alle caratteristiche fisiche dell’ambiente, e rischi soggettivi, dipendenti dalla preparazione e dal comportamento dell’esploratore.scintilena
Il volume conta 87 pagine, 61 foto e 4 figure a colori tutte inedite, e rimanda a 47 brevi video esclusivi sulle tecniche di progressione. È rivolto a speleologi, archeologi, geologi, ingegneri, architetti, guide speleologiche, vigili del fuoco e personale di Protezione Civile.scintilena
Il libro è stato presentato il 7 marzo 2026 a Lettomanoppello (PE), nella Sala San Michele. È acquistabile su Amazon al link: https://amzn.eu/d/00KhONWy.scintilena
MontagnaLibri e il suo 40° compleanno
- Storia e identità di MontagnaLibri, nata nel 1987 come vetrina internazionale dell’editoria di montagna nell’ambito del Trento Film Festival
- Il programma del 40° compleanno all’edizione 2026, con la nuova rubrica Ne dimostri meno! – Giovani voci per la montagna (under 35, sostenuta da MiC e SIAE), il convegno Piccoli passi, grandi montagne, la serata Di padre in figlia con Mauro Corona e Marianna, e la Mostra-Mercato antiquaria
- Il libro di Gabriele La Rovere: Speleologia in Cavità Artificiali – Pericoli e Rischi: Linee Guida — 87 pagine, 61 foto, 47 video, indirizzato a speleologi e professionisti del sottosuolo. È acquistabile su Amazon al link ? https://amzn.eu/d/00KhONWy
MontagnaLibri: 40 anni di editoria di montagna
Cos’è MontagnaLibri
MontagnaLibri è la Rassegna Internazionale dell’Editoria di Montagna organizzata nell’ambito del Trento Film Festival, uno degli appuntamenti culturali più longevi e autorevoli dedicati alle terre alte. Nata nel 1987, la rassegna è diventata un punto di riferimento unico nel suo genere per tutti gli appassionati di letteratura di montagna.[1][2]
Ogni anno, tutte le pubblicazioni iscritte vengono esposte in un grande salone allestito nel centro storico di Trento, in concomitanza con la rassegna cinematografica del Festival. Il pubblico può sfogliare e consultare liberamente le copie in esposizione, scoprendo le novità editoriali degli ultimi 15 mesi su montagna, esplorazione, avventura, culture delle terre alte, cambiamento climatico e natura.[3][1]
Nel 2026, MontagnaLibri si è spostata in Piazza Duomo, dove il padiglione espositivo accoglie visitatori e lettori per tutta la durata del Festival (24 aprile – 3 maggio).[4][5]
Il 40° compleanno: “un nuovo punto di arrivo e di partenza”
Con la 74ª edizione del Trento Film Festival (24 aprile – 3 maggio 2026), MontagnaLibri ha spento le sue quaranta candeline. Quarant’anni spesi accompagnando il pubblico alla scoperta di romanzi, racconti, reportage, guide e fumetti legati alle Terre Alte, ma anche quarant’anni di presentazioni e incontri con autori e autrici, ospitati nel Salotto Letterario di Piazza Duomo.[6][7]
Il Festival nel suo complesso conta 130 film provenienti da 38 Paesi e 150 eventi in calendario, con oltre 100 appuntamenti di T4Future, la sezione dedicata alle nuove generazioni.[8][9]
Il programma speciale per i 40 anni
Ne dimostri meno! — Giovani voci per la montagna
Il progetto più innovativo del compleanno è la nuova rubrica “Ne dimostri meno! Giovani voci per la montagna”, nata con il sostegno del MiC (Ministero della Cultura) e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. La rubrica intende lasciare spazio a giovani autrici e autori under 35, che presentano non soltanto le loro ultime opere ma anche i percorsi personali che le hanno generate.[7][10]
Tra i protagonisti del programma:
- Marika Ciaccia — autrice di Libera (Solferino): riflessione sul cammino come modalità di trasformazione interiore[7]
- Caterina Manfrini — Sette Volte Bosco (Neri Pozza): fortunato esordio nella narrativa[7]
- Wafaa Amer — climber italo-egiziana, autrice di Io sono Wafaa (Solferino): la storia di chi ha sfidato famiglia e cultura d’origine per affermarsi nel mondo verticale[7]
- Monica Malfatti — Dimmi che mi ami. Le Dolomiti di Claudio Barbier (Versante Sud): vicende di alpinisti dimenticati[7]
- Giulia Negri — fisica e divulgatrice scientifica, Montagna. Istruzioni per l’uso (Laterza): guida divertente per uscire dai sentieri battuti[7]
- Camilla Ghiotto — Tempesta (Salani), candidata al Premio Strega nel 2023[10][7]
- Andrea Antinori — autore e illustratore pluripremiato, con laboratorio creativo dagli albi La terra non è piatta e Solo una notte[7]
Piccoli passi, grandi montagne
Nell’ambito dei 40 anni, il Salotto Letterario ha ospitato il convegno “Piccoli passi, grandi montagne. Il mondo delle vette negli albi illustrati per l’infanzia”, in collaborazione con ITAS Mutua. Al tavolo: gli autori e illustratori Andrea Antinori e Irene Penazzi, insieme all’autrice ed editrice Giovanna Zoboli (Topipittori), moderati da Maria Polita.[7]
Di padre in figlia — Mauro Corona e Marianna
Tra le serate evento di punta del compleanno, Di padre in figlia: un inedito dialogo pubblico tra lo scrittore Mauro Corona e sua figlia Marianna.[6][7]
Premio ITAS del Libro di Montagna
Confermata la storica collaborazione con il Premio ITAS del Libro di Montagna, che nel 2026 ha presentato i libri finalisti e premiato gli autori durante la serata del 26 aprile al Teatro Sociale, alla presenza del giornalista e scrittore Paolo Mieli.[7]
29ª Mostra-Mercato delle librerie antiquarie di montagna
Nel secondo weekend del Festival (1–2 maggio), nel chiostro dell’ex convento degli Agostiniani nel cuore del centro storico di Trento, è tornata la Mostra-Mercato internazionale delle librerie antiquarie di montagna, ad ingresso libero. La stessa sede ha ospitato la presentazione di Lo scatto del tempo. Vittorio Sella, il fotografo e il suo archivio (Antiga Edizioni).[7]
MontagnaLibri nel tempo: carattere itinerante e internazionale
La rassegna non si ferma a Trento. Nel corso degli anni ha acquisito un spiccato carattere itinerante:
- Bolzano: tappa nel mese di giugno
- Briga (Svizzera): appuntamento fisso a novembre; dal 2003 ha dato vita al seguitissimo BergBuchBrig
- Forte di Bard (Valle d’Aosta): dal 2023, ospita MontagnaLibri durante le festività natalizie (dal 7 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 per l’edizione più recente)[1]
Il libro di Gabriele La Rovere: una novità speleologica in catalogo
Tra le pubblicazioni in vendita e in catalogo all’edizione 2026 di MontagnaLibri, spicca il volume di Gabriele La Rovere, speleologo abruzzese del GRAIM (Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella) e dello Speleo Club Chieti:[11][12]
Speleologia in Cavità Artificiali – Pericoli e Rischi: Linee Guida
Il volume affronta un tema di grande rilevanza per chiunque operi nel mondo della speleologia in cavità artificiali: catacombe, miniere, cisterne, gallerie, cunicoli, pozzi, eremi e rifugi sotterranei. Il testo si propone come una guida operativa per una gestione consapevole, sicura e sostenibile dei pericoli legati alla ricerca sotterranea, distinguendo tra:[11]
- Rischi oggettivi: legati alle caratteristiche dell’ambiente sotterraneo
- Rischi soggettivi: dipendenti da competenze, esperienza e comportamento degli esploratori[11]
Caratteristiche del volume:
- 87 pagine
- 61 foto e 4 figure a colori, tutte inedite
- Link a 47 brevi video esclusivi sulle tecniche di progressione[11]
A chi si rivolge:
Il volume è pensato per un pubblico diversificato: speleologi, minatori, archeologi, geologi, ingegneri, architetti, guide speleologiche, vigili del fuoco, personale di Protezione Civile, Comuni, Soprintendenze, Parchi.[11]
Il libro è stato presentato ufficialmente il 7 marzo 2026 a Lettomanoppello (PE), nella Sala San Michele, con la partecipazione di Andrea Scatolini e Virgilio Pendola.[11]
Dove acquistarlo: Il volume Speleologia in Cavità Artificiali – Pericoli e Rischi: Linee Guida è disponibile su Amazon al link: https://amzn.eu/d/00KhONWy[11]
Trento Film Festival 2026: il contesto
Il Trento Film Festival, nato nel 1952, è il primo e più antico festival internazionale di cinema di montagna al mondo. Nella sua 74ª edizione, il tema portante è il dialogo tra generazioni e il passaggio di testimone. Gli ospiti principali includono alpinisti come Simon Messner, Ales Cesen e Hervé Barmasse, scrittori come Mauro Corona e Paolo Mieli, esploratori come Alex Bellini e Kim Young-Mi. La sezione T4Future, con oltre 100 appuntamenti dedicati ai giovani, è sempre più centrale nell’identità del Festival.[8][6]
Fonti consultate
- Planetmountain — MontagnaLibri festeggia il suo 40° compleanno al Trento Film Festival 2026
https://www.planetmountain.com/it/notizie/eventi/montagnalibri-festeggia-40-compleanno-trento-film-festival-2026.html - Scintilena — A Lettomanoppello la presentazione del libro sulla speleologia in cavità artificiali – Pericoli, Rischi e Linee Guida
https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-la-presentazione-del-libro-sulla-speleologia-in-cavita-artificiali-pericoli-rischi-e-linee-guida/ - Lo Scarpone CAI — MontagnaLibri torna al Forte di Bard
https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/dal-trentino-alla-valle-d-aosta-montagnalibri-torna-al-forte-di-bard/ - TG24 Sky — Trento Film Festival 2026, programma e ospiti della 74ª edizione
https://tg24.sky.it/spettacolo/cinema/2026/04/05/trento-film-festival-2026-programma - La Voce del Nordest — Il dialogo tra generazioni al centro del 74° Trento Film Festival
https://www.lavocedelnordest.eu/il-dialogo-tra-generazioni-al-centro-del-74-o-trento-film-festival/ - Planetmountain — Presentato il programma del Trento Film Festival 2026
https://www.planetmountain.com/it/notizie/eventi/presentato-programma-74-trento-film-festival.html - Giornale di Trento — Si alza il sipario sul Trento Film Festival: eventi fino al 3 maggio
https://www.giornaletrentino.it/montagna/si-alza-il-sipario-sul-trento-film-festival-eventi-fino-al-3-maggio-1.4348294 - Trento Film Festival (sito ufficiale) — Edizione 2026
https://trentofestival.it/edizione-2026/
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Silicificazione e carst ipogeno in Brasile: come i fluidi idrotermali plasmano i serbatoi carbonatici
Condividi Una ricerca multidisciplinare sulla Grotta di Calixto svela il ruolo delle strutture tettoniche e della variabilità stratigrafica nella formazione di condotti sotterranei profondi La Grotta di Calixto e il contesto geologico del Cratone di São Francisco Nel nord-est del Brasile, nello Stato di Bahia, si trova la Grotta di Calixto (Calixto Cave System, CCS), un sistema carsico tridimensionale lungo 1,4 km e profondo 55 m. Si sviluppa in una sequenza sedimentaria neoprotero
Silicificazione e carst ipogeno in Brasile: come i fluidi idrotermali plasmano i serbatoi carbonatici
Una ricerca multidisciplinare sulla Grotta di Calixto svela il ruolo delle strutture tettoniche e della variabilità stratigrafica nella formazione di condotti sotterranei profondi
La Grotta di Calixto e il contesto geologico del Cratone di São Francisco
Nel nord-est del Brasile, nello Stato di Bahia, si trova la Grotta di Calixto (Calixto Cave System, CCS), un sistema carsico tridimensionale lungo 1,4 km e profondo 55 m. Si sviluppa in una sequenza sedimentaria neoproterozoica del Gruppo Una, all’interno del bacino di Una-Utinga, nel Cratone di São Francisco.
Un gruppo internazionale di ricercatori delle Università di Bologna, di Parma, di Genova, della TU Delft e della Università Federale del Rio Grande do Norte (UFRN) ha pubblicato nel 2022 sulla rivista Marine and Petroleum Geology uno studio che analizza in dettaglio come la silicificazione diagenetica, le fratture tettoniche e la variabilità stratigrafica abbiano controllato lo sviluppo di questo sistema di grotte.cris.unibo+1
Il Cratone di São Francisco è la porzione occidentale di un grande blocco crostale segmentato durante la frammentazione della Pangea. La successione sedimentaria del Gruppo Una, di età compresa tra 950 e 600 milioni di anni, sovrasta un basamento archeano e paleoproterozoico di rocce metamorfiche e ignee.cris.unibo
La stratigrafia della sequenza: unità ad alta e bassa permeabilità
La sequenza sedimentaria esposta nella grotta si articola in cinque unità principali. Le dolomie dell’unità A (piano inferiore) ospitano una rete di condotti ascendenti e morfologie a spugna tipiche dell’ipogenesi. L’unità B1 è la protagonista dello studio: si tratta di dolomie altamente silicificate, con un contenuto di SiO? superiore all’80% in peso, che ospitano circa l’80% dei passaggi totali della grotta.cris.unibo
Le unità B2 e B3, composte da eteroliti silicoclastici e siltiti, presentano al contrario una permeabilità bassa e fungono da sigilli stratigrafici che confinano il flusso laterale. L’unità C, dolomia chertifera apicale, chiude la sequenza con permeabilità ulteriormente ridotta. Questa alternanza di livelli ad alta e bassa permeabilità ha determinato la compartimentazione del sistema di condotti in piani speleogenetici distinti, ciascuno con una propria geometria e morfologia.cris.unibo
La silicificazione: due fasi distinte di origine e significato diverso
Lo studio riconosce due principali fasi di silicificazione nell’unità B1:onlinelibrary.wiley+1
Prima fase – Silicificazione diagenetica precoce. A poca profondità e a temperature relativamente basse (50–100°C), la dolomite è stata sostituita da quarzo microcristallino (chert), formando noduli e strati che preservano parzialmente la tessitura dolomitica originale. Questa fase ha reso l’unità B1 meccanicamente più fragile rispetto alle dolomie non silicificate, favorendo in seguito una fratturazione più intensa e ravvicinata.
Seconda fase – Dissoluzione e riprecipitazione idrotermale profonda. Successivamente, fluidi idrotermali caldi e alcalini hanno dissolto parte della silice già precipitata, creando porosità vuggy nei noduli di chert. La stessa silice è poi riprecipitata in fratture e pori come mega-quarzo euedrale (Qtz-B) e calcedonio sferulitico (Qtz-C). Le misure su inclusioni fluide intrappolate nei cristalli di quarzo idrotermale indicano temperature minime di omogenizzazione comprese tra 165 e 210°C e salinità elevate, nell’ordine del 17–25% in peso (NaCl + CaCl?).onlinelibrary.wiley
Il controllo strutturale: fratture verticali e flusso orizzontale
L’analisi strutturale quantitativa ha identificato quattro set principali di fratture. Le zone di frattura (FZ) passanti, orientate NW-SE e N-S, attraversano verticalmente l’intera sequenza e hanno guidato il flusso ascendente dei fluidi idrotermali nel piano inferiore della grotta. I giunti strataobound, presenti nell’unità B1, hanno invece canalizzato il flusso in senso sub-orizzontale, parallelo alla stratificazione.cris.unibo
La combinazione di fratture ravvicinate (spaziatura media 12–53 mm in B1, contro 30–66 mm nell’unità A) e porosità vuggy da dissoluzione della silice ha prodotto in B1 una permeabilità bulk calcolata di circa 1.176 millidarcy, la più alta dell’intera sequenza. Le unità B2/B3 e C, con permeabilità di massa tra 0,003 e 34 millidarcy, hanno bloccato la risalita del flusso, forzandone la distribuzione laterale nell’orizzonte silicificato.cris.unibo
Morfologie ipogeniche: le impronte del flusso ascendente
La grotta non presenta le caratteristiche morfologiche tipiche del carst epigenico, ovvero assenza di connessione diretta con il drenaggio superficiale, assenza di sedimentazione fluviale e assenza di scallops da flusso unidirezionale. Le morfologie osservate sono invece riconducibili alla speleogenesi ipogena: flusso ascendente confinato di fluidi aggressivi acquisiti in profondità, indipendente dall’infiltrazione meteorica superficiale.karstwaters+1
Nel piano inferiore (unità A) si trovano strutture a spongework, condotti ascendenti e cupole di dissoluzione, localizzati lungo le intersezioni delle zone di frattura. Nel piano intermedio (unità B1) il sistema si organizza come un labirinto di gallerie sub-orizzontali con sezione sub-ellittica, confinate dai sigilli stratigrafici soprastanti.cris.unibo
Il modello evolutivo in cinque fasi
I ricercatori propongono un modello concettuale articolato in cinque fasi. La silicificazione precoce nel Neoproterozoico ha modificato le proprietà meccaniche e petrofisiche dell’unità B1. L’Orogenesi Brasiliana (600–540 Ma) ha poi prodotto le FZ passanti e i sistemi di frattura che connettono il basamento alla sequenza carbonatica sovrastante. La fase speleogenetica principale è attribuita all’evento tettono-termale Cambriano (~520 Ma): fluidi idrotermali alcalini risalgono lungo le FZ, si distribuiscono lateralmente in B1 e dissolvono sia la silice sia il carbonato, generando i condotti osservati. Una fase supergena tardiva, probabilmente legata all’ossidazione di solfuri nel basamento, ha sovrapposto in parte morfologie acide a quelle ipogeniche originarie.onlinelibrary.wiley+1
Implicazioni per la ricerca di idrocarburi e la gestione delle risorse idriche
Lo studio propone la Grotta di Calixto come analogo accessibile per la caratterizzazione di serbatoi carbonatici profondi dove la dissoluzione ipogena e la silicificazione hanno generato zone di elevata porosità e permeabilità. Questi condotti di dissoluzione sono spesso al di sotto della risoluzione sismica e quindi difficilmente cartografabili con i metodi geofisici standard.cris.unibo
Processi analoghi sono stati documentati in serbatoi produttivi di rilievo internazionale: i carbonati del Bacino di Tarim in Cina, i serbatoi pre-salt dei Bacini di Santos e Kwanza in Brasile offshore, il Bacino di Campos al largo del Brasile e il Campo Parkland nel Canada occidentale. In tutti questi casi, la silicificazione e il carst ipogenico hanno modificato in modo significativo la qualità del serbatoio.pubs.geoscienceworld+1
Oltre alla ricerca di idrocarburi, i carbonati fratturati e carsificati costituiscono le più importanti riserve mondiali di acqua geotermale e di acqua dolce sotterranea. La comprensione dei meccanismi che controllano la distribuzione della permeabilità in queste formazioni è quindi rilevante anche per la gestione sostenibile delle risorse idriche.cris.unibo
Il progetto POROCARSTE 3D e il team di ricerca
La ricerca è stata condotta nell’ambito del progetto POROCARSTE 3D (Processos e Propriedades em Reservatórios Carbonáticos Fraturados e Carstificados), finanziato da Shell Brasil e dall’Agenzia Nazionale del Petrolio brasiliana (ANP). Il gruppo di ricerca comprende Luca Pisani, Marco Antonellini, Francisco H.R. Bezerra, Cristina Carbone, Augusto S. Auler, Philippe Audra, Vincenzo La Bruna, Giovanni Bertotti, Fabrizio Balsamo, Cayo C.C. Pontes e Jo De Waele.cris.unibo
La mappa topografica del sistema di grotte utilizzata nello studio era stata realizzata nel 2008 dal Grupo Pierre Martin, a cui gli autori rendono merito per la disponibilità dei dati.cris.unibo
Sintesi dei temi principali
Lo studio documenta la Grotta di Calixto (Bahia, Brasile), un sistema carsico 3D multistrato lungo 1,4 km e profondo 55 m sviluppato in una sequenza neoproterozoica mista carbonatico-silicoclastica. La ricerca — pubblicata su Marine and Petroleum Geology — dimostra come l’interazione tra tre fattori controlli l’architettura dei condotti sotterranei:
- Silicificazione: le dolomie dell’unità B1 (SiO? > 80 wt%) ospitano ~80% dei passaggi della grotta, perché la silicificazione genera fratture ravvicinate (12–53 mm), porosità vuggy e permeabilità bulk elevata (~1176 mD)
- Pattern di fratture: le zone di frattura (FZ) passanti orientate NW-SE e N-S guidano il flusso verticale ascendente nel piano inferiore (unità A), mentre i giunti strataobound in B1 canalizzano il flusso sub-orizzontale laterale
- Sigilli stratigrafici: le unità B2/B3 (eteroliti silicoclastici, a bassa permeabilità) e C confinano il flusso laterale, compartimentando il sistema in piani speleogenetici distinti
I fluidi idrotermali caldi e alcalini (temperature di omogenizzazione 165–210°C) sono responsabili della dissoluzione della silice seguita da riprecipitazione di calcedonio e mega-quarzo, con un’origine riconducibile all’evento tettono-termale Cambriano (~520 Ma) post-Orogenesi Brasiliana.
Il report include le sezioni: contesto geologico, metodologie, stratigrafia dettagliata, processi di silicificazione, controllo strutturale, modello evolutivo in 5 fasi, implicazioni per i serbatoi carbonatici, definizioni chiave, tabelle comparative e 8 domande di ripasso con risposte.
Silicificazione, Percorsi di Flusso e Dissoluzione Ipogena Profonda in una Sequenza Carbonatico-Silicoclastica (Brasile)
Studio Approfondito – Pisani et al. (2022), Marine and Petroleum Geology, 139, 105611
1. Panoramica e Importanza dello Studio
Lo studio di Pisani et al. (2022) analizza la Grotta di Calixto (Calixto Cave System, CCS), un sistema carsico 3D multistrato lungo 1,4 km e profondo 55 m, sviluppatosi in una sequenza mista carbonatico-silicoclastica neoproterozoica nel bacino di Una-Utinga, Cratone di São Francisco, Stato di Bahia, Brasile nord-orientale. La ricerca affronta un problema fondamentale per l’industria degli idrocarburi e delle risorse idriche: come la silicificazione diagenetica, la distribuzione delle fratture e la variabilità stratigrafica controllino congiuntamente i percorsi di flusso e la dissoluzione ipogena profonda, generando zone ad alta permeabilità in sequenze carbonatiche.[1][2][3][4]
Il lavoro è pubblicato su Marine and Petroleum Geology (DOI: 10.1016/j.marpetgeo.2022.105611) ed è stato condotto da un consorzio internazionale di ricercatori di Università di Bologna, UFRN (Brasile), Università di Genova, TU Delft, Università di Parma e altri istituti, nell’ambito del progetto POROCARSTE 3D finanziato da Shell Brasil/ANP.[2]
2. Contesto Geologico
2.1 Il Cratone di São Francisco e il Bacino di Una-Utinga
Il Cratone di São Francisco è la porzione occidentale di un grande blocco crostale che è stato segmentato durante la frammentazione della Pangea e l’apertura dell’Oceano Atlantico Meridionale. Il bacino di Una-Utinga (Fig. 1 nell’articolo) ospita una successione sedimentaria di età Neoproterozoica (Gruppo Una), che sovrasta il basamento Archeano e Paleoproterozoico composto da rocce metamorfiche e ignee.[3]
- Formazione Bebedouro: diamictiti glaciomarine che costituiscono la base del Gruppo Una
- Formazione Salitre: successione prevalentemente carbonatica con spessore minimo di 500 m, intercalata con livelli silicoclastici o terrigeno-eterolitici
- Età di formazione del bacino: tra 950 e 600 Ma (rifting della supercontinente Rodinia)[3]
2.2 Contesto Tettonico: l’Orogenesi Brasiliana
Tra 740 e 560 Ma, questa regione è stata interessata da intensi eventi geodinamici e tettonici, genericamente raggruppati come Ciclo Pan-Africano/Orogenesi Brasiliana. Questi eventi hanno prodotto:[3]
- Una rete complessa di fasce deformate orientate E-W e NNE-SSW
- Sistemi di fratture, faglie e corridoi di fratturazione localizzati nelle zone di cerniera di pieghe
- Gli eventi deformativi più recenti (540–510 Ma) erano caratterizzati da magmatismo a fessura e flusso di fluidi idrotermali associato lungo faglie e zone di frattura[3]
2.3 Il Sistema di Grotte Ipogeniche nel Cratone di São Francisco
I bacini di Una-Utinga e di Irecê ospitano centinaia di sistemi carsici, alcuni tra i più lunghi del Sud America, con una lunghezza cumulativa combinata di oltre 140 km. Alcune di queste grotte si sono sviluppate in condizioni ipogeniche grazie a fluidi idrotermali ascendenti che migravano verso l’alto attraverso il basamento fratturato. Un evento tettonico-termale Cambriano (~520 Ma) è indicato come uno dei probabili motori della speleogenesi ipogenica nella Formazione Salitre, mentre riattivazioni di faglie e eventi idrotermali durante la frammentazione della Pangea nel Giurassico-Cretaceo sono stati proposti per i sistemi carsici nella parte settentrionale del cratone.[5][3]
3. Metodologie di Indagine
Lo studio adotta un approccio multidisciplinare integrato che include:
| Metodo | Scopo |
|---|---|
| Analisi morfologica e topografica della grotta (software cSurvey) | Ricostruzione 3D del sistema di condotti; orientazione e distribuzione dei passaggi |
| Analisi stratigrafica e strutturale (scanlines, stereonet, software DAISY3) | Caratterizzazione delle fratture, intensità P10, apertura meccanica e idraulica |
| Petrografia (23 sezioni sottili, microscopia ottica) | Identificazione di facies, tessitura, mineralogia diagenetica |
| Analisi XRF (18 campioni) e XRD | Composizione chimica (SiO?, MgO, CaO, ecc.) e fasi mineralogiche |
| SEM-EDS (microtessiture di silice) | Morfologia di grani di quarzo, texture di dissoluzione e riprecipitazione |
| Proprietà petrofisiche (permeametro a gas Coreval 700, 50 plug) | Porosità, permeabilità, densità su campioni orientati paralleli e normali alla stratificazione |
| Modellazione EPM (Equivalent Porous Media) | Calcolo della permeabilità di massa per ogni unità stratigrafica |
La permeabilità idraulica individuale delle fratture è stata calcolata usando il modello a piastra parallela con correzione di apertura idraulica (b = B^2 / JRC^{2.5}), dove (B) è l’apertura meccanica e JRC il coefficiente di rugosità di Barton-Choubey.[3]
4. Stratigrafia del Sistema di Grotte di Calixto (CCS)
4.1 Sequenza Sedimentaria Esposta
La sequenza sedimentaria esposta nel CCS è suddivisa in cinque unità principali, descritte dal basso verso l’alto:[3]
| Unità | Litologia | Caratteristiche chiave | Contenuto SiO? |
|---|---|---|---|
| A | Dolomie con stratificazione incrociata tabulare | Porosità vuggy/moldica; stiloliti; pirite ? ossidi di ferro; tessitura ooidal originale localmente preservata | Basso (~20–40 wt%) |
| B1 | Dolomie altamente silicificate (wackestone/mudstone ooidal) | Quarzo microcristallino (Qtz-A = chert) in noduli; porosità vuggy e fratture riempite da Qtz-B (mega-quarzo euedrale) e Qtz-C (calcedonio); SiO? > 80 wt% | >80 wt% (massimo) |
| B2 | Eteroliti (alternanza limo/argilla/carbonato), dolomie marnose | Bedding ondulato mm; pseudomorfi di pirite; bassa permeabilità | Moderato |
| B3 | Siltiti silicoclastiche (tempestiti graduate) | Strutture HCS, laminazione incrociata con ripple; ruditi carbonatico-silicoclastiche ibride | Moderato-alto |
| C | Dolomie chertose (dolomicrite + grainstone ooidal/wackestone) | Noduli di chert; stiloliti post-silicificazione; bassa permeabilità | Moderato (più alto in chert) |
Le unità B2, B3 e C fungono da sigilli stratigrafici che confinano il flusso laterale nell’unità B1 ad alta permeabilità.[3]
4.2 Organizzazione 3D della Grotta: i Piani Speleogenetici
Il CCS è classificato come sistema di grotte 3D multistrato con quattro unità speleogenetiche principali:[3]
- Piano inferiore (da 55 a 35 m di profondità; unità A): Camere verticali, morfologie a spongework, condotti ascendenti, cupole, passaggi ciechi, “feeder” rift-like localizzati lungo intersezioni di set di fratture, faglie o zone di frattura (FZ). Questi geomorfi sono tipici (ma non esclusivi) delle grotte ipogeniche.[6][3]
- Piano intermedio (da 35 a 31 m; unità B1-B3): La porzione più lunga (~80% dei passaggi della grotta), con un’estesa rete di gallerie sub-orizzontali a labirinto confinate nell’unità B1 altamente silicificata. Passaggi con sezione sub-ellittica o sub-arrotondata.[3]
- Piano superiore (31-0 m; unità C): Passaggi secondari di piccole dimensioni; caratteristiche di corrosione per condensazione comunemente osservate vicino all’entrata.[3]
- Dolina di entrata (crollo recente): Sedimenti rossi superficiali e detriti trasportati nel settore superiore da mudflow efimeri.[3]
La rete di condotti mostra quattro tendenze di orientazione in pianta: NE-SO (N35E-N45E) e NO-SE (N125E-N135E) come tendenze principali, con N-S (N0E-N10E) e E-O (N90E-N100E) come tendenze secondarie.[3]
5. Silicificazione: Processi, Fasi e Mineralogia
5.1 Fasi di Silicificazione
Sono riconosciute due principali fasi di silicificazione nell’unità B1:[7][3]
Fase 1 – Silicificazione diagenetica precoce (eodiagenestica)
- Sostituzione dei grani di dolomite con quarzo microcristallino Qtz-A (chert) in noduli irregolari e strati
- Avvenuta a basse temperature (ca. 50–100°C) e a scarsa profondità
- Probabilmente associata a mistura di fluidi (acqua di mare neoproterozoica e soluzioni idrotermali provenienti dal basamento mesoproterozoico sottostante)[7]
- Preserva parzialmente la tessitura dolomitica originale (fantasmi di romboedri)
Fase 2 – Dissoluzione e riprecipitazione idrotermale profonda (mesodiagenestica)
- Fluidi idrotermali caldi e alcalini (temperature minime di omogenizzazione di 165–210°C da inclusioni fluide in quarzo mega) causano la dissoluzione della silice (evidenziata da tacche “V”, pitting, vugs nelle microtessiture del Qtz-A)[7]
- Riprecipitazione come:
- Qtz-B: mega-quarzo euedrale a blocchi che riempie fratture e pori di dissoluzione
- Qtz-C: quarzo calcedonio sferulitico che riveste le pareti dei vuoti di dissoluzione
- Inclusioni nei cristalli di quarzo idrotermale: barite, anidrite, K-feldspato, ossidi Fe-Ti, solfuri, apatite[3]
Gli isotopi del silicio e dell’ossigeno (?³?Si–?¹?O) in uno studio correlato confermano che la precipitazione della silice idrotermale avvenne da soluzioni idrotermali alcaline ad alta temperatura, con stime isotopiche di temperatura di 110–200°C. Le analisi microtermorometriche delle inclusioni fluide indicano una salinità di 17–25 wt% (NaCl + CaCl?).[7]
5.2 Ruolo della Silicificazione nella Permeabilità
La silicificazione è paradossalmente sia causa di alta permeabilità che, in una certa misura, di riduzione della stessa. L’effetto netto nell’unità B1 è di elevata permeabilità, per i seguenti motivi:[3]
- La dolomite è meno resistente meccanicamente del chert ? la silicificazione aumenta la fratturabilità dell’unità
- La dissoluzione della silice crea porosità vuggy e microkarst nelle noduli di chert
- Le fratture nelle dolomie silicificate hanno spaziatura molto ravvicinata (12–53 mm in B1 vs. 30–66 mm in A)
- Le aperture idrauliche risultanti traducono in permeabilità di frattura molto elevate
6. Controllo Strutturale: Fratture e Zone di Frattura
6.1 Set di Fratture Principali
L’analisi strutturale quantitativa (12 scanlines in 5 transetti) ha identificato quattro set di fratture principali:[3]
| Set | Orientazione | Tipo | Unità interessata | Ruolo nel flusso |
|---|---|---|---|---|
| Set 1 | NW-SE | Zone di frattura (FZ) passanti, faglie oblique | Soprattutto A, passanti | Feeder verticali del piano inferiore |
| Set 2 | N-S / NNE-SSW | FZ passanti, faglie oblique | Passanti su tutta la sequenza | Feeder verticali, connettività verticale |
| Set 3 | NE-SW | Giunti e vene strataobound | B1 (chert) | Controllo orientazione gallerie orizzontali |
| Set 4 | E-W | Giunti e vene strataobound | Tutte le unità | Secondario, gallerie minori |
Le FZ passanti (non strataobound) nell’unità A consentono il flusso verticale ascendente dei fluidi, mentre i giunti strataobound nell’unità B1 favoriscono il flusso orizzontale parallelo alla stratificazione.[3]
6.2 Proprietà Petrofisiche e Permeabilità
Le misure di permeabilità su 50 plug di roccia e la modellazione EPM rivelano una forte eterogeneità tra le unità:[3]
| Unità | Spaziatura media fratture | Porosità media (%) | Permeabilità plug (mD) | EPM K_parallelo (mD) | EPM K_normale (mD) |
|---|---|---|---|---|---|
| A | 30–66 mm | ~6 | 10?³–10² | ~738 | ~12 |
| B1 | 12–53 mm | ~11 | 10?²–10³ | ~1176 | ~37 |
| B2/B3 | 23–210 mm | 6–29 | 10?³–10¹ | 11–34 | 1–3 |
| C | 17–210 mm | 1–6 | 10?³–10¹ | ~1 | 0.003–0.7 |
L’unità B1 (dolomie altamente silicificate) mostra la permeabilità di massa più elevata (EPM K_parallelo ~1176 mD), superiore anche all’unità A (FZ passanti, ~738 mD). Le unità B2, B3 e C fungono da sigilli a bassa permeabilità che confinano il flusso laterale.[3]
7. Modello Evolutivo di Speleogenesi Ipogena
7.1 Caratteristiche Morfologiche Ipogeniche
Il CCS non presenta le classiche caratteristiche speleogenetiche epigeniche (assenza di sedimentazione superficiale, morfologie vadose, scallops da flusso unidirezionale, connessione con il drenaggio superficiale). Le morfologie osservate sono invece tipiche dell’ipogenesi:[6][3]
- Spongework nel piano inferiore: rete di passaggi anastomizzati sviluppati in condizioni di piena freatica
- Cupole e passaggi ascendenti: morfologie di dissoluzione verso l’alto da fluidi in risalita
- Feeder rift-like: condotti di alimentazione localizzati lungo l’intersezione di FZ, con aloni di sbiancamento reattivo e fronti reattivi centimetrici nelle fratture
- Gallerie a labirinto sub-orizzontale nel piano intermedio: sviluppo preferenziale nell’unità B1 ad alta permeabilità, sotto il sigillo stratigrafico dell’unità B2
I sedimenti tipici della grotta sono autigenici (derivanti da collasso di blocchi o degradazione per corrosione da condensazione), privi di input epigenico.[3]
7.2 Fasi Evolutive del CCS
Il modello concettuale proposto dagli autori prevede le seguenti fasi evolutive:[3]
Fase 1 – Silicificazione diagenetica precoce e seppellimento
- Sostituzione dei granuli di dolomite con Qtz-A (chert) nell’unità B1 a scarsa profondità
- Fratturazione per seppellimento progressivo
Fase 2 – Microkarst nella silice
- Dissoluzione iniziale della silice da fluidi caldo-alcalini; formazione di porosità vuggy nel chert
Fase 3 – Deformazione Brasiliana (600–540 Ma)
- Fratturazione intensa; generazione di FZ passanti che connettono il basamento quarzitico con la sequenza carbonatica sovrastante
Fase 4 – Speleogenesi ipogena principale
- Fluidi idrotermali caldi (165–210°C) e alcalini risalgono lungo le FZ (piano inferiore) ? flusso sub-orizzontale nell’unità B1 ad alta permeabilità
- Dissoluzione sia di silice (microkarst in B1) che di carbonato (gallerie sub-orizzontali)
- Riprecipitazione di Qtz-B e Qtz-C + minerali idrotermali accessori (barite, apatite, K-feldspato, ossidi Fe-Ti)
- Questo evento è probabilmente legato all’evento tettono-termale Cambriano (~520 Ma)[7][3]
Fase 5 – Speleogenesi supergena tardiva e colasso
- Speleogenesi acida solfurica (ossidazione di solfuri nel basamento) in acquiferi superficiali
- Colassi ed entrata di sedimenti clastici
7.3 Schema del Flusso Tridimensionale
Il modello 3D di flusso proposto dagli autori è il seguente:[3]
Flusso ascendente ? Concentrazione lungo FZ passanti (unità A)
?
Flusso laterale sub-orizzontale in B1
(alta permeabilità per silicificazione + fratture ravvicinate)
?
Sigillo stratigrafico B2/B3/C
(bassa permeabilità = confinamento del flusso)
?
Breaching delle FZ ? accesso al piano superiore (unità C)
8. Implicazioni per i Serbatoi Carbonatici
8.1 La Grotta di Calixto come Analogo di Serbatoio
Il CCS è proposto come analogo accessibile per serbatoi carbonatici profondi dove la dissoluzione ipogena e la silicificazione hanno generato zone di elevata porosità/permeabilità difficilmente caratterizzabili tramite sismica (la maggior parte dei vuoti di dissoluzione è al di sotto della risoluzione sismica).[4][3]
Esempi di serbatoi caratterizzati da processi analoghi includono:[8][3]
- Bacino di Tarim (Cina): serbatoi carbonatici con silicificazione idrotermale e carst ipogenico profondo
- Serbatoi pre-salt dei Bacini di Santos e Kwanza (Brasile offshore): carbonati aptiani con silicificazione multistadio[9]
- Bacino di Campos (Brasile offshore): grida di condotti di dissoluzione intercettati durante la perforazione
- Campo Parkland (Canada occidentale): depositi oil-gas ospitati in carbonati con karstificazione ipogenica
8.2 Effetti sulla Qualità del Serbatoio
Le principali implicazioni per la caratterizzazione dei serbatoi:[10][7][3]
- Zone ad alta permeabilità sono concentrate negli orizzonti carbonatici silicificati (la combinazione di intensa fratturazione + porosità vuggy da dissoluzione della silice genera permeabilità estremamente elevata)
- Eterogeneità verticale marcata: alternanza di unità reservoir (B1) e sigillo (B2/B3/C) crea una forte anisotropia nel tensore di permeabilità
- Rischi di perforazione: reti di condotti di dissoluzione profonda possono causare perdita di circolazione del fluido o collasso del foro[3]
- Geotermia e acquiferi: i carbonati fratturati e carsificati costituiscono le risorse di acqua geotermale più significative a livello mondiale[3]
8.3 Confronto con Sistemi Simili nel Cratone di São Francisco
| Sistema carsico | Bacino | Meccanismo principale | Strutture di controllo | Riferimento |
|---|---|---|---|---|
| Calixto Cave (CCS) | Una-Utinga | Ipogenesi idrotermale + silicificazione B1 | FZ NW-SE/N-S + sigilli B2/B3 | Pisani et al. (2022)[2] |
| Toca da Boa Vista / Barriguda | Irecê | Speleogenesi ipogena (fluidi ascendenti) | Anticlinali N-S; giunti subverticali | Klimchouk et al. (2016)[11] |
| Morro Vermelho Cave | Irecê | Ipogenesi + faglia trascorrente + silicificazione | Faglia trascorrente profonda; struttura anticlinale pop-up | Bertotti et al. (2020)[10][12] |
| Crystal Cave | Caboclo Fm. | Ipogenesi + silicificazione + corridoi di frattura | Strutture tettoniche profonde; pieghe; orizzonti silicificati | Souza et al. (2021)[3] |
9. Concetti Chiave da Memorizzare
Definizioni Fondamentali
Speleogenesi ipogena (Klimchouk, 2007)
Formazione di cavità da flusso di fluidi ascendenti la cui aggressività è acquisita da sorgenti profonde, indipendente dalla percolazione di acque meteoriche. Il flusso è confinato e ascendente (vs. flusso discendente epigenico).[13][6]
Silicificazione
Sostituzione di minerali carbonatici (calcite, dolomite) con SiO? (quarzo, calcedonio, opale) da fluidi ricchi di silice. Può essere diagenetica precoce (a basse T) o idrotermale tardiva (ad alte T e alta alcalinità).[7][3]
Meccanica stratigrafica (Mechanical Stratigraphy)
Controllo che le variazioni stratigrafiche di litologia, composizione e proprietà meccaniche esercitano sulla distribuzione, spaziatura e lunghezza delle fratture.[3]
Permeabilità di frattura (modello a piastra parallela)
[k_f = \frac{b^2}{12}]
dove (b) è l’apertura idraulica. Il modello EPM integra la permeabilità di frattura con quella della matrice per stimare la permeabilità di massa.[3]
EPM (Equivalent Porous Media)
Modello che tratta un mezzo fratturato come un mezzo poroso equivalente, combinando permeabilità di matrice e permeabilità di frattura per ottenere la permeabilità di massa bulk a scala di outcrop.[3]
Fasi Mineralogiche Chiave della Silicificazione
| Fase | Nome | Mineralogia | Origine | Tessitura |
|---|---|---|---|---|
| Qtz-A | Chert (quarzo microcristallino) | SiO? microcristallino | Diagenetica precoce | Noduli, strati, sostituzione di dolomite |
| Qtz-B | Mega-quarzo | SiO? euedrale blocky | Idrotermale | Riempimento fratture e pori vugy |
| Qtz-C | Calcedonio | SiO? sferulitico-fibroso | Idrotermale | Rivestimento pareti di vuoti di dissoluzione |
10. Domande di Approfondimento e Ripasso
Domande Concettuali
- Qual è la differenza fondamentale tra speleogenesi ipogena ed epigena?
La speleogenesi ipogena si sviluppa per flusso ascendente confinato di fluidi la cui aggressività è acquisita in profondità (processi termici, reazioni fluido-roccia), indipendente dall’infiltrazione meteorica superficiale. L’epigena dipende invece da acque meteoriche che percolano dall’alto verso il basso. - Perché l’unità B1 (dolomie altamente silicificate, SiO? > 80 wt%) ospita circa l’80% dei passaggi della grotta di Calixto?
Perché la silicificazione ha prodotto: (a) una fratturazione più intensa e ravvicinata (12–53 mm) rispetto alle altre unità; (b) una porosità vuggy elevata per dissoluzione della silice; (c) un’alta permeabilità di massa bulk (~1176 mD), che ha focalizzato il flusso laterale dei fluidi ipogenici in questa unità. I sigilli stratigrafici soprastanti (B2/B3) hanno confinato il flusso, amplificando la dissoluzione. - Quale evento tettono-termale è considerato il principale motore della speleogenesi ipogena nel CCS?
L’evento tettono-termale Cambriano (~520 Ma), associato a magmatismo a fessura e flusso di fluidi idrotermali alcalini ad alta temperatura lungo faglie e FZ generate dall’Orogenesi Brasiliana. - Come si distinguono morfologicamente un piano inferiore e uno intermedio della grotta di Calixto?
Il piano inferiore (unità A) mostra morfologie di spongework, condotti ascendenti, cupole e feeder rift-like localizzati su FZ passanti ? tipico dell’input verticale dei fluidi. Il piano intermedio (unità B1) presenta un labirinto di gallerie sub-orizzontali con sezione sub-ellittica ? tipico del flusso laterale parallelo alla stratificazione in un orizzonte ad alta permeabilità. - Qual è il significato applicativo della grotta di Calixto come analogo di serbatoio?
Permette di comprendere la geometria 3D e l’architettura dei condotti di dissoluzione in serbatoi carbonatici silicificati profondi, che sono al di sotto della risoluzione sismica. I modelli concettuali derivati da grotte accessibili possono guidare la caratterizzazione di serbatoi come i pre-salt brasiliani offshore o il Bacino di Tarim.
Domande Tecniche/Quantitative
- Come viene calcolata la permeabilità di un sistema fratturato con il modello EPM?
Si combina la permeabilità della matrice (misurata su plug di roccia) con la permeabilità di frattura stimata dal modello a piastra parallela (k_f = b^2/12), dove b è l’apertura idraulica corretta per la rugosità JRC. Si usa poi il metodo di Freeze e Cherry (1979) per un volume elementare cubico di 1 m di lato. - Cosa indicano le temperature di omogenizzazione nelle inclusioni fluide del quarzo idrotermale del CCS?
Temperature minime di formazione di 165–210°C, indicando fluidi idrotermali profondi e ad alta temperatura. Le stime isotopiche ?³?Si–?¹?O dello studio di follow-up (Pisani et al., 2023) confermano temperature di 110–200°C per la fase idrotermale. - Quali depositi minerali idrotermali sono presenti nel CCS e cosa indicano?
Quarzo (Qtz-B, Qtz-C), calcedonio, barite, anidrite, K-feldspato (microclino), apatite, ossidi Fe-Ti, solfuri. Questi minerali sono tipici di assemblaggi idrotermali a media-alta temperatura e sono anche presenti in depositi di tipo Mississippi Valley (sfaleriite, galena, barite) nei bacini circostanti.
11. Connessioni con la Letteratura Correlata
Lo studio di Pisani et al. (2022) si inserisce in un crescente corpus di ricerche sulla speleogenesi ipogena nel Cratone di São Francisco e sulle sue implicazioni per i serbatoi carbonatici:[7][3]
- Klimchouk et al. (2016) hanno caratterizzato il sistema ipogenico Toca da Boa Vista/Barriguda come il più lungo del Sud America, evidenziando il controllo dell’Orogenesi Brasiliana e dell’evento termico Cambriano[11][14]
- Bertotti et al. (2020) hanno descritto la Grotta di Morro Vermelho come esempio di carst ipogenico controllato da una faglia trascorrente, con silicificazione in strati stratigrafici confinati[12][10]
- Cazarin et al. (2019) hanno analizzato il sistema conduit-seal nelle Salitre Fm., mostrando come i livelli a bassa permeabilità controllino la distribuzione verticale dei condotti[5]
- Pisani et al. (2023) hanno seguito con uno studio isotopico (?³?Si–?¹?O, inclusioni fluide) sulla stessa sequenza, vincolare quantitativamente le temperature e la composizione dei fluidi[8][7]
- Per i serbatoi offshore brasilei, lo studio EGU25 (2025) sulla Grotta di Morro Vermelho conferma che i risultati del CCS sono rilevanti per comprendere la permeabilità dei serbatoi carbonatici fratturati pre-salt[15]
Fonti consultate:
- Pisani L. et al. (2022) – Silicification, flow pathways, and deep-seated hypogene dissolution controlled by structural and stratigraphic variability in a carbonate-siliciclastic sequence (Brazil) – Marine and Petroleum Geology, 139, 105611. https://doi.org/10.1016/j.marpetgeo.2022.105611sciencedirect
- Preprint accettato (CRIS UniBO): https://cris.unibo.it/handle/11585/878383cris.unibo
- Pisani L. et al. (2023) – Hydrothermal silicification and hypogene dissolution of an exhumed Neoproterozoic carbonate sequence in Brazil: Insights from fluid inclusion microthermometry and silicon-oxygen isotopes – Basin Research. https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/bre.12748onlinelibrary.wiley
- Bertotti G. et al. (2020) – The Morro Vermelho hypogenic karst system (Brazil): Stratigraphy, fractures, and flow in a carbonate strike-slip fault zone with implications for carbonate reservoirs – AAPG Bulletin, 104(10), 2029. https://pubs.geoscienceworld.org/aapgbull/article/104/10/2029/590893pubs.geoscienceworld
- Cazarin C.L. et al. (2019) – The conduit-seal system of hypogene karst in Neoproterozoic carbonates in northeastern Brazil – Marine and Petroleum Geology. https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2019MarPG.101…90C/abstractadsabs.harvard
- Klimchouk A. et al. (2016) – Hypogenic origin, geologic controls and functional organization – Geomorphology. https://air.unipr.it/retrieve/e177fbc7-53fb-50b0-e053-d805fe0adaee/Klimchouk_ea_2016_TBV-TBR_speleogenesis_GEOMORPH.pdfair.unipr
- Klimchouk A. (2007) – Hypogene speleogenesis – Karst Waters Institute Monograph. https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1012&context=kip_monographsdigitalcommons.usf
- EGU25 Abstract (2025) – Structural control on silicification and hypogenic karst – NASA ADS. https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2025EGUGA..2717127P/abstractadsabs.harvard
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“Racconti dal Buio” torna su Radio Fragola con una puntata dedicata ai libri di speleologia e alle origini della ricerca ipogea a Trieste
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“Racconti dal Buio” torna su Radio Fragola con una puntata dedicata ai libri di speleologia e alle origini della ricerca ipogea a Trieste
Il 28 aprile il programma speleologico di Radio Fragola dedica la puntata settimanale all’editoria del mondo sotterraneo e alla storia dei club triestini che esplorarono il Carso tra Otto e Novecento
Una serata di libri, grotte e speleologi
Martedì 28 aprile 2026, alle ore 20, va in onda su Radio Fragola una nuova puntata di “Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo”. Il tema della serata ruota attorno ai libri che raccontano le grotte e a chi le ha esplorate, con un percorso che porta alle origini stesse della speleologia organizzata a Trieste.[1][2]
La puntata è accessibile in FM sulle frequenze 104.6–104.8 per la provincia di Trieste e in streaming su www.radiofragola.com. È possibile contattare la rubrica durante la diretta via WhatsApp al numero +39 340 191 6542.[1]
Tre ospiti in studio
Ad animare la discussione saranno tre ospiti con profili complementari.[2]
Lo speleologo Maurizio Radacich, del Club Alpinistico Triestino (CAT), è uno dei massimi conoscitori delle cavità naturali del territorio comunale di Trieste. Nel corso degli anni ha firmato cinque volumi della serie “Le cavità naturali del comune di Trieste”, l’ultimo dei quali — dedicato a Trebiciano — è uscito nel 2025 in collaborazione con Giorgio Zanutto. Il suo approccio unisce l’esplorazione diretta alla ricerca storica e documentale.[3][4]
La giornalista Giulia Stibiel partecipa come rappresentante del Club Touristi Triestini, di cui è Segretaria. Collabora al bollettino sociale “Il Tourista”, pubblicazione periodica che restituisce memoria e vita al sodalizio fondato nel 1884.[5][6]
Il dott. Alberto Costa è anch’egli collaboratore del CTT e contribuisce alle attività culturali e divulgative del club.[7]
“Duemila Grotte”: cento anni di un’opera fondamentale
Il filo conduttore della puntata è il centenario di “Duemila Grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia”, pubblicato nel 1926 dal Touring Club Italiano e firmato da Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan. L’opera raccoglie in quasi 500 pagine il primo grande censimento sistematico delle cavità naturali della Venezia Giulia e rimane ancora oggi un punto di riferimento per chi studia il carsismo regionale.[8][9]
Il volume si articola in due parti distinte. La prima è un vero e proprio manuale di speleologia applicata, con capitoli sul fenomeno carsico, la fauna e flora cavernicola, la fotografia ipogea e le tecniche di esplorazione. La seconda è un inventario di oltre duemila grotte, corredato da rilievi planimetrici, sezioni e fotografie. Allegata vi è una carta speleologica alla scala 1:100.000.[8]
Le matrici tipografiche originali vennero distrutte durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1986 fu pubblicata una ristampa anastatica, anch’essa oggi esaurita. La Commissione Grotte “Eugenio Boegan” ha reso disponibile il volume in formato digitale sul proprio sito, dopo un lungo lavoro di digitalizzazione.[10][8]
Le origini della speleologia triestina: il Club Touristi Triestini
La puntata del 28 aprile approfondisce anche i primordi della speleologia locale, con particolare attenzione al Club Touristi Triestini. Il sodalizio nacque il 18 dicembre 1884 come associazione escursionistica per le gite nel Litorale e nella regione alpina. Il suo Comitato Grotte si costituì nel 1891 e prese concretamente avvio nel 1894, con l’ingresso degli studenti del disciolto Circolo Hades (Hades Verein), tra i quali figuravano i fratelli Petritsch e i fratelli Perko.[11][12]
Il Comitato Grotte del CTT divenne una delle realtà più attive nell’esplorazione delle cavità carsiche a cavallo tra Otto e Novecento. La sua impresa più celebre resta l’apertura turistica della Grotta Gigante. Il primo rilievo completo della cavità fu effettuato nel 1897 da Giovanni Andrea Perko. Il 5 luglio 1908, dopo anni di lavori per la realizzazione del percorso interno, la Grotta Gigante fu aperta al pubblico con una cerimonia solenne.[13][14]
Lo scioglimento del 1922 e la rinascita contemporanea
Con la fine della Prima Guerra Mondiale e l’annessione di Trieste all’Italia, il CTT — associazione composta da persone fedeli all’Impero austro-ungarico — andò incontro a crescenti difficoltà. Nel 1922 il club fu sciolto d’autorità per il suo carattere ritenuto filo-asburgico. La Grotta Gigante e gli archivi passarono alla Società Alpina delle Giulie.[15]
Il 30 settembre 2013, a 629 anni dalla Dedizione di Trieste all’Austria, il Club Touristi Triestini venne ricostituito, riprendendo l’attività di gite ed escursioni nell’area “Alpe-Adria”. Nel 2025 si è ricostituito anche il suo Comitato Grotte, avviando le prime collaborazioni con alcuni dei gruppi locali dediti alla speleologia e alla ricerca sotterranea.[2][15]
La rubrica “Racconti dal Buio”
“Racconti dal Buio” va in onda ogni martedì dalle 20 alle 21 su Radio Fragola (FM 104.6–104.8 per la provincia di Trieste). Radio Fragola è un’emittente comunitaria nata nel 1984, che trasmette dal Padiglione “M” dell’ex Ospedale Psichiatrico di San Giovanni a Trieste. La rubrica, avviata a gennaio 2026, affronta ogni settimana un tema diverso legato al mondo sotterraneo: cavità carsiche, acque ipogee, fauna di grotta, archeologia e storia dell’esplorazione.[16][17][1]
Le puntate precedenti sono disponibili all’indirizzo: www.radiofragola.com/racconti-dal-buio.[1]
Report approfondito sulla puntata
Ecco il report approfondito sulla puntata di domani sera. Copre tutti i temi principali che saranno discussi in diretta.
Il report include:
• La rubrica e Radio Fragola — storia dell’emittente comunitaria triestina nata nel 1984, contesto della rubrica “Racconti dal Buio”[scintilena +1]
• I tre ospiti — profilo di Maurizio Radacich (speleologo del CAT, autore di 5 volumi sulle grotte di Trieste), Giulia Stibiel (giornalista e segretaria del CTT) e Alberto Costa (collaboratore del bollettino CTT)[oltreilgiardino +4]
• “Duemila Grotte” (1926) — struttura, contenuti, autori Bertarelli e Boegan, la distruzione delle matrici durante la guerra, la ristampa del 1986 e la versione digitale oggi disponibile[scintilena +1]
• Origini della speleologia triestina — dal Comitato Grotte della SAG (1883), agli studenti del Circolo Hades, alla nascita del Comitato Grotte del CTT nel 1894[scintilena +1]
• La Grotta Gigante — storia delle esplorazioni, ruolo del CTT, apertura turistica il 5 luglio 1908[clubtouristitriestini.blogspot]
• Scioglimento (1922) e rinascita (2013/2025) del CTT con il nuovo Comitato Grotte
• Editoria speleologica — dal Tourista storico alle pubblicazioni contemporanee[scintilena +1]
• 8 flashcard per il ripasso dei concetti chiave
Racconti dal Buio – Libri, Grotte e Origini della Speleologia a Trieste
Panoramica della puntata
Martedì 28 aprile 2026, alle ore 20, la rubrica “Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo” va in onda su Radio Fragola con una puntata interamente dedicata ai libri che raccontano le grotte e a chi le ha esplorate, ripercorrendo le origini della speleologia a Trieste. Ospiti della serata sono lo speleologo Maurizio Radacich (Club Alpinistico Triestino), il dott. Alberto Costa e la giornalista Giulia Stibiel (Club Touristi Triestini).[^1]
La rubrica va in onda ogni martedì dalle 20 alle 21 su Radio Fragola (FM 104.6–104.8 per la provincia di Trieste) e in streaming su www.radiofragola.com. Per contattare la rubrica durante la diretta è possibile inviare un messaggio via WhatsApp al numero +39 340 191 6542.[^2]
Radio Fragola: la voce del sottosuolo triestino
Radio Fragola è un’emittente radiofonica comunitaria di Trieste, nata nei primi anni Ottanta all’indomani dell’entrata in vigore della Legge Basaglia che aveva determinato la chiusura dei manicomi in Italia. Trasmette ufficialmente dal 1984 dal Padiglione “M” dell’ex Ospedale Psichiatrico di San Giovanni (oggi Parco Culturale), ha un palinsesto giornalistico e musicale e si caratterizza per dare voce a cittadini, associazioni e movimenti con particolare attenzione alla salute mentale e all’inclusione sociale. La propagazione in FM copre la provincia di Trieste sulle frequenze 104.5 e 104.8 MHz. Dal 2015 fa parte di “Larghe Vedute”, il primo network delle radio della salute mentale in Italia.[^3][^4]
All’interno di questo palinsesto aperto e partecipativo, da gennaio 2026 è nata la rubrica “Racconti dal Buio”, che offre ogni martedì sera 60 minuti di approfondimento sul mondo sotterraneo: grotte, acque sotterranee, Carso triestino, fauna ipogea, sotterranei urbani, con ospiti esperti e un approccio multidisciplinare che intreccia geologia, biologia, storia e archeologia.[^5][^2]
Gli ospiti della puntata
Maurizio Radacich – speleologo del CAT
Maurizio Radacich è un affermato speleologo del Club Alpinistico Triestino (CAT), attivo da oltre vent’anni nell’organizzazione, ricerca e divulgazione speleologica triestina. La sua passione per le cavità naturali e artificiali è nata nel 1968, quando cominciò a frequentare un gruppo speleologico triestino, sviluppando poi un interesse per la storia che le grotte possono raccontare — sin dalla preistoria, quando l’uomo le usò come rifugio.[^6]
Radacich è anche prolific autore di pubblicazioni speleologiche. Tra le sue opere principali si distingue la serie “Le cavità naturali del comune di Trieste”, di cui ha pubblicato il quinto volume dedicato a Trebiciano nel 2025, scritto in collaborazione con Giorgio Zanutto. In precedenza aveva curato volumi su Basovizza, Gropada, Longera e Padriciano. Nel 2025 ha presentato il libro “TREBICIANO: Il Territorio, la Storia e le Sue Grotte” al Club Alpinistico Triestino. Nel 2024 ha tenuto una conferenza intitolata “Grottenarbeiter di Ieri e di Oggi” nella cornice delle Torri di Slivia, esplorando la storia e l’evoluzione dell’esplorazione speleologica. Di recente, con Mario Carboni e Sergio Vianello del CAT, ha contribuito alla riscoperta dello “scoglio delle tre croci”, antico segno di confine nel Carso triestino citato in documenti dal Cinquecento.[^7][^8][^9][^10]
Giulia Stibiel – giornalista e segretaria del CTT
Giulia Stibiel è una giornalista che ricopre il ruolo di Segretaria del Club Touristi Triestini rinato nel 2013. Collabora stabilmente al bollettino sociale “Il Tourista” del CTT ed è definita “firma di punta” per gli argomenti storico-culturali. Il suo contributo è fondamentale nella promozione della storia e dell’identità del club, in un’ottica mitteleuropea, multiculturale e plurilinguistica della città di Trieste.[^11][^12][^13]
Alberto Costa – dott. collaboratore del CTT
Il dott. Alberto Costa figura tra i collaboratori del bollettino sociale “Il Tourista” del Club Touristi Triestini, contribuendo con contenuti storico-divulgativi sul territorio carsico e sull’attività del sodalizio.[^14]
“Duemila Grotte” – il libro caposaldo del 1926
Al centro della puntata vi è la celebrazione del centenario di “Duemila Grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia”, pubblicato nel 1926 dal Touring Club Italiano e firmato da Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan. L’opera, destinata a diventare la “Bibbia” degli speleologi del Carso triestino, raccoglieva in quasi 500 pagine il primo grande censimento sistematico delle cavità naturali della Venezia Giulia.[^15][^16]
Struttura e contenuti
Il volume si divide in due parti principali:[^16]
- Prima parte: un vero e proprio manuale di speleologia applicata, con capitoli sul fenomeno carsico, la flora e fauna cavernicola, gli aspetti paleontologici e paletnologici, le tecniche di esplorazione, il rilievo delle grotte, la fotografia ipogea e le grotte di guerra.
- Seconda parte: l’inventario di oltre duemila grotte della Venezia Giulia, con schede che riportano posizione, descrizione, rilievi planimetrici e sezioni, fotografie e note storiche. Allegata vi è una carta speleologica in due fogli alla scala 1:100.000.
Il formato originale è 18×25 cm per 494 pagine con illustrazioni. L’opera rappresentò uno spartiacque non solo per l’inventariazione delle grotte, ma per la nascita di una prassi condivisa fra i gruppi speleologici italiani: la struttura delle schede, la numerazione e i rilievi standardizzati divennero il modello per il catasto nazionale.[^17][^18]
Gli autori
Luigi Vittorio Bertarelli (Milano, 1859–1926) era fondatore e presidente del Touring Club Italiano. Nei decenni successivi alla Prima Guerra Mondiale si avvicinò con crescente interesse al Carso triestino, sostenendo economicamente e organizzativamente il progetto editoriale di Duemila Grotte attraverso il TCI.[^15]
Eugenio Boegan (Trieste, 1875–1939) era idrologo e speleologo, autore di decine di lavori scientifici. Entrò nella Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie nel 1894, diventandone presidente nel 1904. Fu lui a coordinare la raccolta dei dati e la struttura del catasto, portando il numero delle cavità censite da poche decine a oltre duemila nel corso degli anni ’20. Diresse in seguito la rivista Le Grotte d’Italia, strumento di collegamento per la nascente comunità speleologica nazionale.[^15]
Il destino del libro
Durante la Seconda Guerra Mondiale le matrici tipografiche originali vennero distrutte da un bombardamento, rendendo impossibile una ristampa per decenni. Nel 1986 fu pubblicata una ristampa anastatica che riprodusse fedelmente il volume del 1926, anch’essa rapidamente esaurita. Oggi la Commissione Grotte “Eugenio Boegan” ha reso disponibile il volume in formato digitale sul proprio sito, dopo un lungo lavoro di digitalizzazione e ottenimento delle liberatorie dalla casa editrice. A cent’anni dalla pubblicazione, Duemila Grotte continua a essere un riferimento per chi studia il carsismo della regione e la storia della speleologia italiana.[^19][^16][^15]
Le origini della speleologia a Trieste
Il contesto: il Carso triestino come laboratorio naturale
Il Carso triestino ha dato il nome al fenomeno del carsismo mondiale. Quest’altipiano calcareo tra Trieste e la Slovenia è caratterizzato da inghiottitoi, doline, sistemi di grotte e corsi d’acqua sotterranei come il Timavo, che scorre per chilometri sotto la superficie prima di riaffiorare vicino al mare. La densità di grotte, doline e cavità del Carso triestino è tra le più alte al mondo, il che ha reso naturalmente fertile il terreno per i pionieri dell’esplorazione sotterranea.[^15]
I primissimi gruppi speleologici (1883–1894)
Le radici della speleologia organizzata a Trieste risalgono al 1883, quando nella Società Alpina delle Giulie fu fondato il Comitato alle Grotte (poi Commissione Grotte), considerata oggi il più antico gruppo speleologico ancora attivo. In parallelo, nacque anche la sezione speleologica dell’Alpenverein tedesco-austriaco.[^15]
Negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta dell’Ottocento fiorì a Trieste una generazione di giovani esploratori appassionati di grotte. Tra questi si distinsero due circoli giovanili di grande importanza: il Club Alpino dei Sette (fondato intorno al 1892) e l’Hades Verein (o Circolo Hades), entrambi formati da studenti liceali. Erano giovani di grande entusiasmo che, ispirati dalle grandi scoperte dell’epoca, avviarono esplorazioni sistematiche nel Carso triestino.[^20][^21][^22]
Il documento della Moodle dell’Università di Trieste sulle origini della speleologia locale precisa che Eugenio Boegan stesso iniziò le esplorazioni sul Carso a 15 anni; nel 1892 fondò con alcuni coetanei del liceo il Club dei Sette; nel 1894 passò alla Commissione Grotte dell’Alpina.[^23]
Il Club Touristi Triestini e il suo Comitato Grotte
Il Club Touristi Triestini (CTT) fu fondato il 18 dicembre 1884, quando l’i.r. Luogotenente di Trieste ne certificò la legale esistenza. Nacque come associazione escursionistica dedicata alle gite nei dintorni della città, nell’Istria e sporadicamente nelle Alpi, con soci di ogni estrazione sociale fedeli all’Impero austro-ungarico. Tra i soci più illustri si ricordano Moser, Perko, Müller, Konvizca; patrono ne fu l’arciduca Lodovico Salvatore.[^24][^11]
Il Comitato Grotte del CTT si costituì formalmente nel 1891, ma prese realmente vita nel 1894 con l’ingresso degli studenti del disciolto Hades Verein (in particolare i fratelli Leo ed Ernst Felix Petritsch e i fratelli Giovanni Andrea e Anton Perko). Ruggero Konviczka (1866–1927), già Segretario e poi Presidente del CTT, fu chiamato a dirigere il Comitato Grotte nel 1895.[^25]
L’impresa della Grotta Gigante
L’opera più celebre del Club Touristi Triestini è l’apertura turistica della Grotta Gigante, oggi la sala naturale più grande al mondo (inserita nel Guinness dei primati nel 1995). Il CTT, nel 1890, riprese l’esplorazione della grotta dopo la prima discesa di Anton Frederick Lindner nel 1840, individuando un secondo ingresso. Il primo rilievo completo fu effettuato nel 1897 da Giovanni Andrea Perko. Nel 1905, dopo la scoperta di un terzo ingresso (l’attuale accesso turistico), il CTT avviò i lavori per la realizzazione del percorso turistico, costruendo una monumentale scalinata a rampe che dissanguò le esigue risorse del sodalizio.[^26][^27][^28]
Il 5 luglio 1908, migliaia di candele, fanali ad acetilene e fiaccole illuminarono la grande sala naturale mentre dalla volta veniva calato un gigantesco lampadario a 100 fiamme, accompagnato dalla musica della banda cittadina che suonò brani dal Sigfrido di Wagner: la Grotta Gigante fu solennemente aperta al pubblico.[^27][^26]
Lo scioglimento del 1922 e la rinascita
Con la fine della Prima Guerra Mondiale e l’annessione all’Italia, il CTT — associazione composta da persone fedeli all’Impero austro-ungarico — incontrò crescenti difficoltà. Nel 1922 la sede fu saccheggiata dai nazionalisti italiani e il club fu sciolto d’autorità per il suo carattere “lealista” e ritenuto filo-asburgico. Il libro Duemila Grotte del 1926 stesso definì CTT e Alpenverein come “una filiazione prettamente straniera e antiitaliana” che tentava di “svisare il carattere italiano della Venezia Giulia“, giustificando lo scioglimento. La Grotta Gigante e gli archivi del club passarono alla Società Alpina delle Giulie.[^11]
Il 30 settembre 2013, per celebrare il 631° anniversario della Dedizione di Trieste all’Austria, il Club Touristi Triestini venne ricostituito, mantenendosi nel solco della tradizione con gite ed escursioni nell’area “Alpe-Adria”. Nel 2025 si è ricostituito anche il suo Comitato Grotte, ancora in fase iniziale e a carattere amatoriale, con prime collaborazioni con associazioni locali dedite alla speleologia e alla ricerca sotterranea.[^1][^11]
Il catasto delle grotte: da Boegan al sistema regionale
Tra le eredità più concrete del lavoro pionieristico triestino vi è la nascita del catasto delle grotte, strumento fondamentale per la conoscenza e tutela del patrimonio ipogeo. Una delle prime raccolte organizzate di dati su cavità carsiche risale al 1893, con la pubblicazione di Edoardo Taucer. Eugenio Boegan, con uno scritto del 1896 sulla rivista Alpi Giulie, delineò la concezione di un catasto grotte sistematico. Nel 1907 pubblicò il primo catasto vero e proprio: “Elenco e carta topografica delle Grotte del Carso“, con il censimento e la descrizione di 314 cavità numerate.[^18]
Nel 1924 comparve per la prima volta una scheda catastale con la dicitura “Catasto”. Il lavoro di censimento proseguì fino a raggiungere circa 3.000 cavità note alle soglie della Seconda Guerra Mondiale. Con la ridefinizione dei confini nel dopoguerra, molte grotte passarono in territorio yugoslavo e fu necessario riorganizzare i dati. Con la Legge Regionale n. 27 del 1966 i due catasti preesistenti (Venezia Giulia e Friuli) vennero unificati con numerazione univoca. Oggi il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia conta oltre 8.000 cavità censite, portando la regione in cima alla classifica italiana per numero di gruppi speleologici.[^18]
L’editoria speleologica: dai manuali storici alla divulgazione contemporanea
La puntata del 28 aprile 2026 si inserisce nel solco di una lunga tradizione editoriale dedicata alle grotte, analizzando come le pubblicazioni siano cambiate nel corso del tempo.
Le opere classiche
Accanto a Duemila Grotte (1926), tra le pietre miliari dell’editoria speleologica triestina si ricorda “Il Timavo” (1938) di Eugenio Boegan, considerato anch’esso un’opera fondamentale per la storia della speleologia italiana e degli studi sull’idrografia sotterranea, digitalizzato e messo in rete nel 2014. Il CTT stesso pubblicava dal 1894 il bollettino sociale “Il Tourista”, che ospitava le relazioni delle esplorazioni e le descrizioni delle cavità visitate.[^29][^25]
La produzione contemporanea
Oggi la produzione editoriale speleologica si articola su più livelli. Da un lato vi sono opere tecniche rivolte agli specialisti: la serie di Maurizio Radacich sulle Cavità naturali del comune di Trieste (cinque volumi pubblicati tra il 2010 e il 2025) ne è un esempio eccellente. Dall’altro vi sono opere di divulgazione per il grande pubblico, come “Le Forme del Vuoto”, libro che ha superato le 1.800 copie vendute in poco più di un mese dal lancio nel 2024, o “Il continente buio” di Francesco Sauro (Il Saggiatore, 2021), recentemente pubblicato in versione spagnola nel 2026.[^30][^31][^10][^7]
Riviste scientifiche come gli “Atti e Memorie” della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” — giunta al volume 54 nel 2026 — e il Bollettino del Gruppo Triestino Speleologi (volume XXII nel 2025) mantengono viva la produzione tecnico-scientifica regionale. Il notiziario online Scintilena svolge il ruolo di quotidiano della speleologia italiana, mentre il nuovo Stillicidio del Gruppo Triestino Speleologi ha fatto la sua comparsa online nell’aprile 2026.[^32][^33][^34][^35]
La speleologia triestina oggi: club e istituzioni attive
Il tessuto speleologico triestino è tra i più ricchi d’Italia. I principali sodalizi attivi includono: Club / Gruppo Fondazione Note principali Commissione Grotte “Eugenio Boegan” (CGEB/CAI-SAG) 1883 Il più antico gruppo speleologico ancora attivo; gestisce il catasto storico[^15] Club Alpinistico Triestino (CAT) – Gruppo Grotte 1945 80 anni nel 2025; 464 uscite in grotta e 22 nuove cavità nel solo 2024[^36] Gruppo Grotte XXX Ottobre 1918 Attivo in esplorazioni e ricerche nel Carso[^37] Gruppo Triestino Speleologi (GTS) 1946 Bollettino al volume XXII, nuovo notiziario Stillicidio dal 2026[^33][^34] Club Touristi Triestini (CTT) – Comitato Grotte Ricostituito 2025 Ripreso dopo lo scioglimento del 1922; collaborazioni in corso con gruppi locali[^1]
Schede di studio: concetti chiave
Cos’è il carsismo?
Il carsismo (o fenomeno carsico) è il complesso dei processi fisici e chimici attraverso cui l’acqua, carica di anidride carbonica, scioglie la roccia calcarea formando grotte, doline, inghiottitoi e sistemi di acque sotterranee. Il termine deriva proprio dall’altopiano del Carso (Kras in sloveno) tra Trieste e la Slovenia, che storicamente ha dato il nome al fenomeno a livello mondiale.[^15]
Cos’è un catasto speleologico?
Un catasto speleologico è un registro sistematico delle cavità naturali di un territorio, con numerazione progressiva, schede descrittive, rilievi topografici e fotografie. Il primo catasto sistematico del Carso triestino fu realizzato da Eugenio Boegan nel 1907. Il catasto regionale del Friuli Venezia Giulia oggi conta oltre 8.000 cavità.[^18]
Cosa distingue un libro divulgativo da uno tecnico?
I libri divulgativi (come Duemila Grotte nella sua parte monografica, o “Le Forme del Vuoto”) sono pensati per un pubblico non specialista e puntano a raccontare le grotte in modo accessibile. I volumi tecnici (come le serie di Radacich sulle grotte del comune di Trieste) contengono rilievi, dati catastali e informazioni operative per chi deve entrare nelle cavità.[^31][^10][^1]
Domande di verifica / Flashcard
- Quando fu fondato il Club Touristi Triestini e chi ne fu patrono?
Fondato il 18 dicembre 1884; patrono fu l’arciduca Lodovico Salvatore.[^24][^11] - In che anno si costituì il Comitato Grotte del CTT e quale fu il suo impulso determinante?
Si costituì nel 1891 ma decollò nel 1894 con l’ingresso degli studenti del disciolto Hades Verein.[^25] - Chi scrisse “Duemila Grotte” e quando fu pubblicato?
Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan, pubblicato nel 1926 dal Touring Club Italiano.[^16] - Quando fu aperta al pubblico la Grotta Gigante e da chi fu gestita l’apertura?
Il 5 luglio 1908, grazie al Club Touristi Triestini.[^27] - Perché il Club Touristi Triestini fu sciolto nel 1922?
Fu sciolto d’autorità per il suo carattere “lealista” e filo-asburgico dopo l’annessione all’Italia.[^11] - Quante cavità conta oggi il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia?
Oltre 8.000 cavità.[^18] - Chi è Maurizio Radacich e qual è il suo contributo editoriale più recente?
Speleologo del CAT, autore di una serie di 5 volumi sulle cavità del comune di Trieste, l’ultimo dedicato a Trebiciano (2025).[^10] - Quando è nata Radio Fragola e da dove trasmette?
Nata nel 1984, trasmette dal Padiglione “M” dell’ex Ospedale Psichiatrico di San Giovanni a Trieste.[^3]
References
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Fonti consultate
- Scintilena – Racconti dal Buio: su Radio Fragola la speleologia torna in onda (26 gennaio 2026): https://www.scintilena.com/racconti-dal-buio-su-radio-fragola-la-speleologia-torna-in-onda-memoria-scoperte-carso-ed-altro/01/27
- Scintilena – Duemila grotte: la “Bibbia” degli speleologi della Venezia Giulia compie cent’anni (14 aprile 2026): https://www.scintilena.com/duemila-grotte-la-bibbia-degli-speleologi-della-venezia-giulia-compie-centanni/04/15/
- Radio Fragola – Racconti dal Buio: https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/
- Wikipedia – Duemila grotte: https://it.wikipedia.org/wiki/Duemila_grotte
- Catasto Speleologico Regionale FVG – Note storiche: https://catastogrotte.regione.fvg.it/pagina/6/Note-storiche
- Boegan.it – Il 2000 grotte: https://www.boegan.it/2025/04/il-2000-grotte/
- Boegan.it – Ruggero Konviczka: https://www.boegan.it/2012/06/ruggero-konviczka/
- TriesteAllNews – La storia della Grotta Gigante (30 agosto 2022): https://www.triesteallnews.it/2022/08/la-storia-della-grotta-gigante-come-il-sottosuolo-divenne-luogo-turistico/
- Trieste Città della Scienza – Grotta Gigante: https://www.triestecittadellascienza.it/luoghi/grotta-gigante/
- FSRFVG – Rinasce il Club Touristi Triestini (12 dicembre 2013): https://www.fsrfvg.it/?p=3508
- Club Touristi Triestini Blog – 18.12.1884: costituzione del Club Touristi Triestini: https://clubtouristitriestini.blogspot.com/2021/12/18121884-costituzione-del-club-touristi.html
- WWW Italia – Trieste, il fascino di una città da scoprire nel profondo. Intervista a Maurizio Radacich (29 novembre 2025): https://www.wwwitalia.eu/web/trieste-il-fascino-di-una-citta-da-scoprire-nel-profondo-intervista-a-maurizio-radacich/
- Scintilena – Trebiciano e le sue grotte: pubblicato il quinto volume (7 febbraio 2025): https://www.scintilena.com/trebiciano-e-le-sue-grotte-pubblicato-il-quinto-volume-sulla-speleologia-del-carso/02/07/
- Oltreilgiardino – Radio Fragola: https://www.oltreilgiardino.info/index.php?title=Radio_Fragola
- ItinerariBagliani.org – Salute mentale e comunicazione: l’esperienza di Radio Fragola: https://www.itineraribasagliani.org/salute-mentale-e-comunicazione-lesperienza-di-radio-fragola/
Fonti
[1] Racconti dal buio – Trieste – Radio Fragola https://www.radiofragola.com/racconti-dal-buio/
[2] Racconti dal Buio: su Radio Fragola la speleologia torna in onda https://www.scintilena.com/racconti-dal-buio-su-radio-fragola-la-speleologia-torna-in-onda-memoria-scoperte-carso-ed-altro/01/27/
[3] Trebiciano e le sue grotte: pubblicato il quinto volume sulla … https://www.scintilena.com/trebiciano-e-le-sue-grotte-pubblicato-il-quinto-volume-sulla-speleologia-del-carso/02/07/
[4] Trieste. Il fascino di una città da scoprire nel profondo. Intervista a Maurizio Radacich https://www.wwwitalia.eu/web/trieste-il-fascino-di-una-citta-da-scoprire-nel-profondo-intervista-a-maurizio-radacich/
[5] Direzione del CTT – Club Touristi Triestini https://clubtouristitriestini.blogspot.com/p/direzione-del-clu-touristi-triestini.html
[6] Nord Adriatico Magazine – Facebook https://www.facebook.com/NordAdriaticoMagazine/posts/la-giornalista-giulia-stibiel-firma-di-punta-della-sezione-dedicata-agli-argomen/559096491469425/
[7] [PDF] Club Touristi Triestini https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d0/202401_Il_Tourista_20240205a.pdf
[8] Duemila grotte – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Duemila_grotte
[9] Duemila grotte: la “Bibbia” degli speleologi della Venezia Giulia … https://www.scintilena.com/duemila-grotte-la-bibbia-degli-speleologi-della-venezia-giulia-compie-centanni/04/15/
[10] Il 2000 grotte – boegan.it https://www.boegan.it/2025/04/il-2000-grotte/
[11] 18.12.1884: costituzione del Club Touristi Triestini https://clubtouristitriestini.blogspot.com/2021/12/18121884-costituzione-del-club-touristi.html
[12] Ruggero Konviczka – boegan.it https://www.boegan.it/2012/06/ruggero-konviczka/
[13] La storia della Grotta Gigante: come il sottosuolo divenne luogo… https://www.triesteallnews.it/2022/08/la-storia-della-grotta-gigante-come-il-sottosuolo-divenne-luogo-turistico/
[14] Grotta Gigante – Trieste Città della Scienza https://www.triestecittadellascienza.it/luoghi/grotta-gigante/
[15] Rinasce il Club Touristi Triestini https://www.fsrfvg.it/?p=3508
[16] Radio Fragola – oltreilgiardino https://www.oltreilgiardino.info/index.php?title=Radio_Fragola
[17] il martedì sera su Radio Fragola tra grotte, acque sotterranee e Timavo https://www.scintilena.com/racconti-dal-buio-il-martedi-sera-su-radio-fragola-tra-grotte-acque-sotterranee-e-timavo/01/13/
[18] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[19] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[20] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
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La Miniera Abbandonata non è una Rovina: è un Organismo che Cambia
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La Miniera Abbandonata non è una Rovina: è un Organismo che Cambia
La speleologia mineraria come pratica di memoria e consapevolezza del tempo: esplorare le cavità dismesse significa essere testimoni di uno spazio irripetibile, destinato a scomparire
La Miniera Dismessa come Spazio in Continua Trasformazione
Quando si pensa a una miniera abbandonata, l’immagine che viene in mente è spesso quella di un luogo immobile, sospeso nel tempo. Una fotografia fissa di un passato industriale ormai concluso. Quella immagine è sbagliata.
La miniera abbandonata è invece un organismo in continua trasformazione. Le armature in legno marciscono. Le volte cedono. L’acqua scava nuovi percorsi. I detriti colmano i vuoti. La roccia si assesta. La vegetazione riconquista gli accessi. Ciò che oggi è percorribile, domani può essere interdetto. Ciò che oggi appare leggibile, fra pochi anni può scomparire senza lasciare traccia.[1][2]
Il GRAIM (Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella) lo ha documentato concretamente nel corso di oltre un decennio di esplorazioni sulla Maiella: «la montagna si sta riappropriando del suo territorio cancellando a poco a poco le tracce del vissuto umano legato all’estrazione mineraria».[3][4]
Ogni Ingresso è un Momento Irripetibile della Speleologia Mineraria
L’esploratore che entra in una miniera dismessa non visita uno spazio. Visita un momento di quello spazio. Una configurazione unica, destinata a mutare.
Anche tornando nello stesso luogo, non si torna davvero nello stesso luogo. Il sottosuolo abbandonato è un teatro del divenire, dove il tempo agisce con pazienza silenziosa ma inesorabile. Questo aspetto della speleologia mineraria non riguarda solo la dimensione tecnica dell’esplorazione: tocca una questione filosofica profonda sull’irripetibilità dell’esperienza sotterranea.[5]
Le tecniche di rilievo più avanzate — scanner LiDAR, fotogrammetria sferica, modelli 3D — cercano di catturare questa configurazione momentanea prima che muti ulteriormente. Ma nessuna tecnologia può fermare il processo. Può solo documentarlo.[6][7]
Il Paradosso del Dominio Umano e il Riassorbimento della Natura
Ogni miniera nasce come gesto di dominio sulla materia. L’uomo fora, spacca, svuota, estrae. È un atto tecnico che separa artificialmente uno spazio dalla montagna che lo conteneva.
Cessata la presenza umana, la Natura avvia il processo inverso. Non distrugge: riassorbe. La montagna lentamente cicatrizza le ferite. L’acqua dissolve, la gravità abbatte, i sedimenti seppelliscono, il gelo spacca, il bosco cancella le tracce in superficie.
Questo processo è visibile nelle miniere di bitume della Maiella, nei complessi estrattivi dell’Aspromonte, nelle zolfare siciliane dove «strutture obsolete, lacerti tristemente fascinosi dell’archeologia industriale, resistono in mezzo alle campagne dell’entroterra», nelle gallerie umbre della lignite con i loro oltre 20 km di percorsi oggi quasi integralmente inaccessibili.[8][9][10]
La Documentazione nelle Miniere Abbandonate come Atto Etico
Entrare in questi luoghi significa spesso essere tra gli ultimi testimoni di una realtà in via di estinzione. Ogni fotografia, ogni rilievo, ogni mappa, ogni testimonianza orale raccolta, ogni nome annotato su una parete può diventare un frammento salvato dall’oblio.
Documentare non è semplice archivistica. È un atto di responsabilità verso il passato umano depositato nel sottosuolo.
Le miniere custodiscono non solo gallerie e macchinari. Custodiscono fatica, ingegno, pericolo, speranze, tragedie, economie locali, comunità intere. In una galleria della Maiella, il GRAIM ha scoperto un ambiente di circa 80 m² «interamente ricoperto di scritte lasciate dai minatori», definito «un autentico gioiello di testimonianze antropologiche». Quando una cavità collassa, non scompare solo un vuoto fisico: si perde una parte di memoria collettiva.[4]
Il Patrimonio Minerario Dismesso in Italia: i Numeri dell’Urgenza
L’ISPRA ha censito 3.021 siti minerari dismessi in Italia, distribuiti in 93 province e 889 comuni. Di questi, solo 75 fanno parte della Rete Nazionale dei Musei e Parchi Minerari (ReMi).[11]
Il divario tra il numero di siti esistenti e quelli effettivamente tutelati mostra la vastità del problema. L’ISPRA ha denunciato che «dal 1980 ad oggi, vi è stata assenza delle istituzioni per una politica alla pianificazione del territorio con investimenti coordinati, integrati e continui».[11]
I siti minerari di interesse storico ed etnoantropologico sono riconosciuti come beni culturali dall’art. 10, comma 4, lettera h del Codice Urbani. Nella realtà normativa, però, solo alcune regioni — Lombardia, Valle d’Aosta, Sardegna, Liguria, Piemonte, Abruzzo — hanno legiferato in materia. Manca ancora una normativa nazionale organica.[11]
Pericoli Concreti nelle Miniere di Carbone: la Sicurezza nella Speleologia Mineraria
La consapevolezza filosofica del tempo non può prescindere dalla consapevolezza fisica del rischio. Le miniere di carbone presentano pericoli specifici e spesso invisibili.
Il grisù (metano) è esplosivo in concentrazioni tra il 5% e il 16% nell’aria. Il blackdamp — miscela di CO? e azoto — sostituisce l’ossigeno causando perdita di coscienza senza preavviso. Il whitedamp (monossido di carbonio) è inodore, insapore, letale. Nel 1906 la peggiore catastrofe mineraria europea uccise 1.099 minatori per un’esplosione di grisù.[12]
Gabriele La Rovere ha dedicato un intero volume — Speleologia in Cavità Artificiali – Pericoli e Rischi: Linee Guida — a codificare queste competenze di sicurezza, segnale dell’urgenza avvertita dalla comunità specializzata.[12]
La Speleologia Mineraria come Disciplina della Consapevolezza del Tempo
La speleologia mineraria non è soltanto avventura o ricerca tecnica. È anche una disciplina della consapevolezza del tempo.
Ci insegna che tutto ciò che l’uomo costruisce è transitorio. Che proprio la fragilità delle opere rende preziosa la loro testimonianza. Si scende nel sottosuolo per osservare ciò che resta, ma anche per comprendere che il restare stesso è provvisorio.[5]
Per questo documentare è urgente. Non per possedere questi luoghi, ma per consegnarne traccia a chi verrà dopo, quando gli accessi saranno chiusi, le gallerie franate e i vuoti nuovamente confusi nella roccia. Prima che tutto ritorni al silenzio minerale da cui era emerso.
Guida di studio
Struttura della guida:
Il testo propone una filosofia dell’effimero sotterraneo articolata su quattro assi principali, che la guida esplora in profondità:
- La miniera come organismo vivo — non rovina statica ma sistema in continua trasformazione per azione di acqua, gravità, processi chimici e vegetazione. Il GRAIM sulla Maiella ha osservato direttamente come «la montagna si stia riappropriando del suo territorio cancellando a poco a poco le tracce del vissuto umano».[1]
- Il paradosso dell’unicità eraclitea — ogni ingresso è irripetibile perché la configurazione dello spazio muta costantemente; si ritorna in un luogo nominalmente identico ma ontologicamente diverso.[2]
- Il paradosso dominio/riassorbimento — la miniera nasce come gesto di dominio sulla materia, ma la Natura non distrugge: riassorbe, cicatrizza, reintegra.[3][4]
- La dimensione etica e memoriale — documentare è «un atto di responsabilità verso il passato umano depositato nel sottosuolo». In Italia esistono 3.021 siti minerari dismessi censiti da ISPRA in 93 province, ma solo 75 sono tutelati nella rete ReMi — una sproporzione che rende urgente ogni azione documentale.[5]
La guida include anche il profilo dei pericoli concreti (gas letali nelle miniere di carbone, crolli strutturali), le tecniche di documentazione speleologica (rilievo LiDAR, fotogrammetria sferica, cartografia topografica), casi di studio da Abruzzo, Sardegna, Umbria e Sicilia, un glossario, domande per la riflessione e flashcard per la preparazione all’esame.[6][7][8]
La Filosofia dell’Effimero Sotterraneo: Le Miniere Dismesse come Spazio di Memoria e Divenire
Guida di Studio Approfondita
Panoramica Concettuale
Il testo di riferimento sviluppa una tesi filosofica complessa che intreccia quattro dimensioni fondamentali:
| Dimensione | Concetto Chiave | Implicazione |
|---|---|---|
| Ontologica | La miniera come organismo in divenire | L’abbandono non congela, ma accelera la trasformazione |
| Fenomenologica | Ogni ingresso è irripetibile | Non esiste la “stessa” miniera in tempi diversi |
| Etica | L’esploratore come testimone | Documentare è un atto di responsabilità morale |
| Memoriale | Miniere come archivi di umanità | La perdita fisica è perdita di memoria collettiva |
1. La Miniera come Organismo in Trasformazione
Concetto Fondamentale: Rifiutare il Paradigma della “Rovina Museale”
Il testo stabilisce sin dall’inizio una distinzione critica: la miniera abbandonata non è uno spazio statico, congelato come reperto museale, ma un sistema in continua evoluzione biologica e geologica. Questa posizione si oppone a una lettura romantica e contemplativa delle rovine che le vuole ferme nel tempo.
L’idea trova riscontro nelle esperienze documentate da gruppi come il GRAIM (Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella), che nel corso di oltre un decennio di esplorazioni sulla Maiella ha osservato come «la montagna si stia riappropriando del suo territorio cancellando a poco a poco le tracce del vissuto umano legato all’estrazione mineraria». Questo processo di riassorbimento è reale, concreto e misurabile, non una metafora.[1]
I Meccanismi della Trasformazione
La miniera si trasforma attraverso agenti fisici, chimici e biologici che agiscono simultaneamente:
- Degradazione strutturale: le armature in legno marciscono; nelle miniere di carbone, costruite prevalentemente in roccia sedimentaria tenera, i sostegni che reggevano tonnellate di pietra si ammorbidiscono per l’infiltrazione dell’acqua fino al cedimento[2]
- Azione idrica: l’acqua scava nuovi percorsi, dissolve materiali, trasporta sedimenti, crea laghi sotterranei là dove non esistevano
- Cedimenti litici: la roccia risponde allo stress generato dall’escavazione con assestamenti progressivi e crolli — a volte improvvisi, a volte lentissimi
- Ricolonizzazione vegetale: in superficie, il bosco cancella le tracce degli accessi; muschi e felci penetrano nelle gallerie più esterne
- Processi chimici: nelle miniere metallifere, l’ossidazione dei minerali crea concrezioni di ossidi e idrossidi che colorano le pareti e formano strutture simili a stalattiti e stalagmiti[3]
In Umbria, per esempio, le miniere di lignite che avevano raggiunto nei decenni attivi fino a 20 km di gallerie su più livelli oggi vedono i propri ambienti progressivamente compromessi da infiltrazioni e cedimenti: i record storici sono i soli archivi di quella geometria oggi alterata.[4][5]
2. Il Paradosso dell’Unicità: Ogni Ingresso è Irripetibile
La Struttura Filosofica del Paradosso
Il testo formula un paradosso di natura eraclitea: non si entra mai due volte nella stessa miniera. Questa affermazione, che suona quasi come un aforisma, ha radici concrete nei processi di trasformazione descritti sopra. Se la configurazione di un ambiente sotterraneo cambia costantemente — sia pur con ritmi più lenti di un corso d’acqua — allora ogni visita è ontologicamente distinta dalle precedenti.
Questo paradosso richiama la distinzione aristotelica tra hyle (materia) e morphé (forma): la materia rocciosa è la stessa, ma la forma — disposizione dei vuoti, orientamento delle gallerie accessibili, presenza o assenza di acqua — si modifica. Sono due accessi a luoghi diversi, anche se nominalmente identici.
Implicazioni per l’Esplorazione
L’unicità dell’ingresso trasforma l’esplorazione in un atto non ripetibile e non delegabile. Non è sufficiente leggere il resoconto di chi è entrato prima: la miniera che quella persona ha visitato potrebbe non esistere più. Questa consapevolezza genera un senso di urgenza nella documentazione e spiega la prassi, consolidata tra gli esploratori più rigorosi, di redigere ogni volta dettagliati resoconti scritti, fotografie, rilievi.[6]
3. Il Paradosso Profondo: Dominio Umano vs. Riassorbimento Naturale
La Miniera come Gesto di Dominio
Ogni miniera nasce da un atto di violenza controllata sulla materia: l’uomo fora, spacca, svuota, estrae. È un gesto di dominio tecnico che presuppone una separazione netta tra soggetto (l’umanità produttrice) e oggetto (la montagna, la roccia, il minerale). Le miniere storiche italiane — dalle zolfare siciliane alle ligniti umbre, dalle miniere di bitume della Maiella alle grandi concessioni metallifere sarde — rappresentano tutte questo stesso impulso.[7][8]
In Sicilia, le zolfare delle province di Agrigento e Caltanissetta hanno segnato per quasi due secoli il paesaggio e la società locali, con strutture che oggi «resistono in mezzo alle campagne dell’entroterra quasi con un senso di vergogna, e, certamente, di solitudine immensa». La dismissione ha interrotto il gesto di dominio, lasciando la ferita aperta.[9]
Il Riassorbimento come Risposta della Natura
Cessato il presidio umano, la Natura avvia il processo inverso: non distrugge ma riassorbe. Questa distinzione semantica è cruciale nel testo. “Distruggere” implica un’azione violenta; “riassorbire” è un processo organico, quasi fisiologico. La montagna si comporta come un organismo che cicatrizza: acqua, gravità, sedimenti, gelo, vegetazione lavorano con «pazienza silenziosa ma inesorabile».
Il fenomeno è documentato sia nei siti della Maiella, dove le testimonianze dell’attività estrattiva «vanno scomparendo perché la montagna si sta riappropriando del suo territorio», sia nelle miniere dell’Aspromonte, dove «cunicoli e gallerie ancora visibili nel territorio» convivono con le prime forme di ri-colonizzazione naturale.[10][11]
La Tabella del Conflitto Ontologico
| Fase | Soggetto | Azione | Risultato |
|---|---|---|---|
| Attiva | Uomo | Estrae, domina, controlla | Spazio artificiale separato dalla natura |
| Abbandono | Natura | Riassorbe, cicatrizza | Spazio ibrido in transizione |
| Finale | Natura | Completa il riassorbimento | Ritorno alla condizione originaria |
4. La Dimensione Etica e Memoriale
L’Esploratore come Ultimo Testimone
Il testo attribuisce all’esploratore-documentatore un ruolo etico preciso: essere tra i “testimoni di una realtà in via di estinzione”. Questa funzione memoriale trasforma la speleologia mineraria da semplice avventura a disciplina umanistica.
La struttura etica si articola in tre passaggi:
- Riconoscimento: l’esploratore prende coscienza del valore di ciò che vede
- Documentazione: trasforma l’esperienza in archivio (fotografie, rilievi, mappe, testimonianze orali)
- Trasmissione: consegna questo archivio alla memoria collettiva, oltre i propri anni di vita
Il GRAIM, che dal 2014 ha documentato circa venti complessi minerari sulla Maiella, raccogliendo testimonianze degli anziani ex-minatori e catalogando oltre cento ingressi tra miniere e sondaggi, incarna esattamente questo modello. La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara ha riconosciuto formalmente questa funzione, ma si tratta di eccezioni virtuose in un panorama di generale disattenzione istituzionale.[12][13][14]
Le Miniere come Archivi di Umanità
Le cavità minerarie non custodiscono solo geometrie e macchinari. Contengono strati di vita umana sedimentati:
- Materiali: binari, carrelli, montacarichi, tramogge, stazioni di carico, centrali idroelettriche[1]
- Immateriali: le scritte dei minatori sulle pareti — una galleria di circa 80 m² nella Maiella è stata scoperta «interamente ricoperta di scritte lasciate dai minatori», definita «un autentico gioiello di testimonianze antropologiche»[15]
- Sociali: economie locali, comunità intere, gerarchie di classe (nelle zolfare siciliane il lavoro dei “carusi” era condizioni semiservili)[9]
- Letterari: le miniere siciliane «respirano» nelle pagine di Pirandello e Sciascia, dove lo zolfo «esala fino alla tragedia nelle dolorose vicende familiari»[9]
Quando una cavità collassa, non scompare solo il vuoto fisico. Si perde un archivio multistratificato che nessun documento cartaceo può sostituire completamente.
Il Framework dell’Urgenza
Il censimento ISPRA ha registrato 3.021 siti minerari dismessi in Italia, distribuiti in 93 province e 889 comuni. Di questi, solo 75 fanno parte della Rete Nazionale dei Musei e Parchi Minerari (ReMi). Il divario tra il numero di siti esistenti e quelli tutelati rivela la vastità del problema: la maggior parte dei siti è in abbandono senza protezione normativa né risorse per la valorizzazione.[16]
Questa sproporzione conferisce un carattere di urgenza pratica alla riflessione filosofica: il tempo non è una metafora astratta, ma una variabile concreta che misura la velocità della perdita.
5. La Speleologia Mineraria come Disciplina della Consapevolezza
Definizione e Specificità
La speleologia mineraria — o speleologia in cavità artificiali — si distingue dalla speleologia classica per l’ambiente e per le competenze richieste. Opera in cavità create dall’uomo (miniere, cave, acquedotti storici, catacombe) piuttosto che in grotte naturali, ma condivide con essa:
- Le tecniche di progressione verticale e orizzontale
- La cartografia speleologica (poligonale, bussola, clinometro, distanziometri laser)[6]
- Le tecnologie di rilievo avanzate (scanner LiDAR, fotogrammetria sferica, modelli 3D)[17]
- Il codice etico del rispetto dell’ambiente: «prendi solo foto, lascia solo impronte»[18]
I Pericoli Specifici delle Miniere
La consapevolezza etica include la consapevolezza del rischio fisico. Le miniere presentano pericoli distinti per tipologia:
Miniere metallifere (ferro, rame, piombo, zinco):
- Strutture più stabili perché scavate in rocce ignee e metamorfiche
- Concrezioni chimiche vistose ma non letali
- Rischio principale: instabilità strutturale localizzata[19]
Miniere di carbone (pericoli maggiori):
- Strutture meno stabili per la natura sedimentaria della roccia (argilliti, scisti)
- Grisù (metano): esplosivo tra il 5% e il 16% di concentrazione[2]
- Blackdamp: miscela di CO? e azoto che sostituisce l’ossigeno causando perdita di coscienza[2]
- Whitedamp (monossido di carbonio): inodore, insapore, letale senza sintomi evidenti[2]
- Nel 1906, la peggiore catastrofe mineraria europea uccise 1.099 minatori per un’esplosione di grisù[2]
Gabriele La Rovere, autore di Speleologia in Cavità Artificiali – Pericoli e Rischi: Linee Guida, ha dedicato un intero volume a codificare queste competenze di sicurezza, segnale dell’urgenza avvertita dalla comunità specializzata.[2]
Il Codice Etico nella Speleologia
La speleologia ha sviluppato una riflessione etica interna che riguarda direttamente il tema del testo:[18]
- Rispetto ambientale: non alterare l’ambiente (non scavare, non rimuovere oggetti, non spostare minerali)
- Gestione delle informazioni: il dibattito sulla divulgazione delle coordinate di nuove scoperte — proteggere dall’affluenza eccessiva vs. condivisione della conoscenza
- Responsabilità verso il futuro: ogni scelta di oggi ha effetti per le generazioni di esploratori che verranno
6. La Filosofia dell’Abbandono: Contesto Teorico
Il Concetto di “Fatiscente”
Il termine “fatiscente” (dal latino fatisci, fendersi) cattura meglio di qualunque altro la dinamica che il testo descrive. Non è una condizione statica ma un processo in atto: il participio presente (fatiscens) segnala che la rovina sta accadendo adesso, non che è già avvenuta. La miniera non è una rovina compiuta ma una rovina in divenire.[20]
La Psicologia dell’Abbandono e dell’Esplorazione
I luoghi abbandonati generano un’«ambivalenza emotiva: ne siamo attratti e respinti, contemporaneamente, oscilliamo come pendoli tra l’inquietudine e il fascino della scoperta». Questa tensione è il motore psicologico dell’esplorazione. Gli urbexer — esploratori di edifici e luoghi abbandonati — condividono questa psicologia: l’esploratore «non è il custode del posto fisico, ma della sua memoria e il suo compito è quello di raccontare e congelare con i suoi scatti un istante preciso della storia».[21][20]
La stessa Carmen Pellegrino, studiosa dell’abbandono definita “abbandonologa” anche dall’Enciclopedia Treccani, afferma che «l’abbandono riduce le dissomiglianze sociali, economiche, geografiche e persino quelle religiose»: le rovine livellano i destini, rendendo simili nei silenzi i luoghi dei potenti e quelli dei poveri.[22]
Il Raccordo con la Filosofia del Tempo
Il testo evoca implicitamente la concezione eraclitea del tempo come flusso (panta rhei) e quella buddhista dell’impermanenza. Ma radica queste intuizioni in un contesto materiale preciso: il sottosuolo industriale moderno. La filosofia dell’effimero non si applica a un’astrazione ma a gallerie misurabili, strutture catalogabili, storie documentabili.
Questa materializzazione della filosofia è la specificità della speleologia mineraria rispetto alla mera speculazione teorica: l’esploratore non contempla l’impermanenza in astratto, ma la tocca con mano, la respira, la misura con clinometro e bussola.
7. La Documentazione come Atto Politico e Culturale
Dal Dato all’Archivio, dall’Archivio alla Memoria
Il testo afferma che «documentare non è semplice archivistica: è un atto di responsabilità verso il passato umano depositato nel sottosuolo». Questa affermazione meriterebbe di essere letta alla luce del dibattito archivistico italiano, che negli ultimi decenni ha riconosciuto come il lavoro dell’archivista non sia «mera “scrittura” amministrativa, ma produzione di strumenti di ricerca e di comunicazione culturale».[23]
La documentazione speleologica delle miniere produce:
- Rilievi topografici — piante, sezioni, modelli 3D con sistemi LiDAR e fotogrammetria sferica[17][6]
- Documentazione fotografica — da quella analogica storica alle tecniche subacquee e sotterranee contemporanee
- Testimonianze orali — raccolte dagli ex-minatori ancora viventi, che custodiscono il sapere incarnato che nessun documento scritto può rimpiazzare[24]
- Ricerca archivistica — consultazione di archivi comunali, catastali, biblioteche, pubblicazioni minerarie storiche[25]
- Schede catalografiche — l’ISPRA ha sviluppato la nuova Scheda di Catalogo SPD (Siti Produttivi Dismessi) per standardizzare la documentazione[16]
Il Riconoscimento Istituzionale: un Quadro Ancora Incompleto
I siti minerari «di interesse storico ed etnoantropologico» sono riconosciuti come beni culturali dall’art. 10, comma 4, lettera h del Codice Urbani. Tuttavia, questa tutela formale si scontra con una realtà normativa frammentata: solo alcune regioni hanno legiferato in materia di valorizzazione del patrimonio minerario dismesso (Lombardia, Valle d’Aosta, Sardegna, Liguria, Piemonte, Abruzzo), mentre manca una normativa nazionale organica.[16]
L’ISPRA stessa ha denunciato che «dal 1980 ad oggi, vi è stata assenza delle istituzioni per una politica alla pianificazione del territorio con investimenti coordinati, integrati e continui». Questa lacuna istituzionale amplifica la responsabilità dell’esplorazione volontaria e della documentazione privata.[16]
8. Casi di Studio: Esempi Concreti dalla Realtà Italiana
La Maiella (Abruzzo): Modello di Speleologia Mineraria Attiva
Il massiccio della Maiella rappresenta forse il caso più documentato di speleologia mineraria sistematica in Italia. Il GRAIM ha:[7][12]
- Catalogato oltre 100 ingressi tra miniere e sondaggi[1]
- Documentato chilometri di binari, carrelli, bunker, montacarichi, tramogge[1]
- Ritrovato miniere considerate perdute (miniera di Santo Spirito, miniera di Cusano)[15]
- Scoperto la galleria ricoperta di scritte dei minatori — un documento antropologico irripetibile[15]
- Ottenuto il riconoscimento della Soprintendenza[13]
Nel 2026 le esplorazioni si sono estese a nuovi territori (Taranta Peligna, Lama dei Peligni) in cerca di ulteriori siti di estrazione del bitume.[26]
La Sardegna: Dalla Dismissione al Turismo Culturale
Le miniere sarde, particolarmente nel Sulcis-Iglesiente, rappresentano uno dei patrimoni minerari più rilevanti d’Italia. Siti come l’Argentiera (Nord Sardegna), con strutture «in parte restaurate e in parte lasciate alle intemperie», raccontano «due secoli di lavoro e sacrificio». Sos Enattos (Galtellì), ultima miniera metallifera del Nuorese, chiusa nel 1996, è ora candidata a ospitare l’Einstein Telescope, proiettando il passato minerario verso il futuro scientifico.[8][27]
L’Umbria: Lignite e Memoria Industriale
In Umbria, i permessi di ricerca della lignite risalgono al primo Novecento, con un predominio della Società Terni fino agli anni ’50. La miniera di Buonacquisto (Arrone, TR), pilastro economico della regione, ha oggi un Parco Minerario dedicato (Parco Minerario Valentino Paparelli). Le miniere di Spoleto hanno raggiunto fino al XIII livello, a 55 metri sotto il livello del mare, con oltre 20 km di gallerie: oggi quel reticolo è quasi integralmente inaccessibile.[28][5][4]
La Sicilia: Tragedia, Letteratura e Recupero Difficile
Le zolfare siciliane sono forse le miniere più cariche di memorie dolorose: sfruttamento dei “carusi”, tragedia di Gibellini, economia estrattiva segnata dal disumano. Ciò che resta oggi sono «strutture obsolete, lacerti tristemente fascinosi dell’archeologia industriale, resistenti in mezzo alle campagne». Alcune soprintendenze hanno avviato tutele formali, ma la valorizzazione è ancora largamente incompiuta.[9]
La Liguria e il Piemonte: Miniere Metallifere Esplorabili
Nelle miniere di Brosso (Ivrea, TO) — oltre 180 chilometri di gallerie — gli esploratori possono girare per ore senza ripassare nello stesso punto, incontrando carrellini, binari con scambi, scivoli inclinati, formazioni di ossidi e idrossidi che replicano nelle gallerie la bellezza delle concrezioni naturali. È uno degli esempi più vividi di come la miniera diventi, nel tempo, un ambiente quasi naturale.[3]
9. Glossario dei Concetti Chiave
| Termine | Definizione nel contesto del testo |
|---|---|
| Effimero sotterraneo | La condizione di transitorietà di ogni configurazione spaziale in una miniera abbandonata |
| Teatro del divenire | Metafora per indicare la miniera come luogo dove il tempo agisce visibilmente sulla materia |
| Riassorbimento naturale | Il processo con cui la Natura reintegra nel proprio sistema gli spazi artificialmente separati dall’attività estrattiva |
| Esploratore-documentatore | Figura che unisce la prassi esplorativa alla responsabilità memoriale |
| Mediatore di temporalità | Funzione dell’esploratore tra il tempo passato del lavoro minerario e il tempo futuro dell’oblio |
| Disciplina della consapevolezza | Dimensione filosofica della speleologia mineraria che trascende la sola tecnica |
| Silenzio minerale | L’immagine finale del testo: la condizione anteriore e posteriore all’intervento umano, a cui tutto ritorna |
10. Domande per la Riflessione e l’Esame
Comprensione
- Perché il testo rifiuta il paragone tra la miniera abbandonata e una “rovina museale”? Quali argomenti porta a supporto?
- Quali sono i quattro agenti fisici principali della trasformazione sotterranea citati nel testo?
- Cosa intende l’autore con “mediatore tra due temporalità”?
Analisi Critica
- Il paradosso “non si torna mai nello stesso luogo” è di matrice eraclitea. In che modo il testo adatta questa intuizione filosofica al contesto specifico delle miniere?
- Analizza la distinzione semantica tra “distruggere” e “riassorbire”. Perché questa distinzione è filosoficamente rilevante?
- Come si articola, secondo il testo, il rapporto tra urgenza della documentazione e limitazione del tempo?
Applicazione e Sintesi
- Un critico potrebbe obiettare che la documentazione speleologica non cambia nulla, perché le miniere continueranno a deteriorarsi. Come potrebbe rispondere l’autore del testo?
- Confronta il ruolo etico dell’esploratore-documentatore con quello dell’archivista tradizionale. In cosa si sovrappongono? In cosa divergono?
- La tesi del “silenzio minerale” finale (tutto ritorna al silenzio da cui era emerso) ha implicazioni pessimistiche o costruttive? Argomenta la tua posizione.
- Come si collega il concetto di “speleologia come disciplina della consapevolezza del tempo” con la pratica concreta del rilievo topografico?
Domanda di Sintesi (tipo saggio breve)
Traccia: Il testo afferma che «documentare è urgente. Non per possedere questi luoghi, ma per consegnarne traccia a chi verrà dopo». Analizza questa affermazione in relazione alla situazione reale del patrimonio minerario italiano, utilizzando esempi concreti e sviluppando una tua posizione argomentata sulla responsabilità dell’esploratore-documentatore.
Schede Flash (Flashcard)
Q: Qual è la distinzione fondamentale che il testo stabilisce rispetto alla concezione comune della miniera abbandonata?
A: La miniera non è uno spazio immobile “congelato nel tempo come una rovina museale”, ma un organismo in lenta ma continua trasformazione.
Q: Perché l’esplorazione non è mai “semplice ripetizione”?
A: Perché l’ambiente sotterraneo si trasforma costantemente: anche tornando nello stesso luogo, non si torna mai davvero nello stesso luogo.
Q: Cosa significa che la Natura “riassorbe” invece di “distruggere”?
A: Significa che il processo è organico, quasi fisiologico: la montagna cicatrizza le ferite, reintegrando gli spazi artificiali nel sistema naturale piuttosto che semplicemente demolirli.
Q: Quale valore etico attribuisce il testo alla documentazione speleologica?
A: È un «atto di responsabilità verso il passato umano depositato nel sottosuolo», non semplice archivistica.
Q: Cosa si intende con l’espressione “silenzio minerale”?
A: La condizione originaria e finale dello spazio sotterraneo: prima dell’intervento umano e dopo che la Natura ha completato il riassorbimento di ciò che l’uomo aveva scavato.
Q: Cos’è il GRAIM e qual è il suo significato nel contesto della speleologia mineraria?
A: È il Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella, fondato nel 2014, che documenta sistematicamente le miniere abbandonate della Maiella; incarna il modello dell’esploratore-documentatore descritto nel testo.
Q: Quanti siti minerari dismessi ha censito ISPRA in Italia?
A: 3.021 siti, distribuiti in 93 province e 889 comuni; solo 75 fanno parte della Rete ReMi di musei e parchi minerari.
Q: Quali sono i tre gas più pericolosi nelle miniere di carbone abbandonate?
A: Grisù (metano, esplosivo), Blackdamp (CO? + azoto, asfissiante), Whitedamp/monossido di carbonio (letale, inodore e insapore).
Q: In che senso la speleologia mineraria è definita “disciplina della consapevolezza del tempo”?
A: Perché ci insegna che tutto ciò che l’uomo costruisce è transitorio, e che proprio la fragilità delle opere rende preziosa la loro testimonianza.
Q: Cosa custodiscono le miniere oltre alle gallerie e ai macchinari?
A: «Fatica, ingegno, pericolo, speranze, tragedie, economie locali, comunità intere» — ovvero strati di vita umana che nessun documento può rimpiazzare.
Note Metodologiche per lo Studio
Il testo ha una struttura argomentativa circolare, non lineare. Parte da una tesi (la miniera come organismo in divenire), la sviluppa attraverso paradossi e implicazioni, e ritorna all’inizio con una diversa profondità. Per studiarla efficacemente:
- Prima lettura: identifica le tesi principali e la loro sequenza logica
- Seconda lettura: isola i paradossi e analizza come vengono risolti o lasciati aperti
- Terza lettura: collega ogni affermazione filosofica a un esempio concreto (dalla documentazione GRAIM, dall’ISPRA, dalla letteratura sul campo)
- Scrittura: esercitati a parafrasare le tesi in linguaggio tecnico-scientifico, poi in linguaggio filosofico, poi in linguaggio divulgativo — la padronanza si misura nella capacità di traduzione tra registri
L’urgenza che il testo esprime non è retorica: il patrimonio minerario italiano si deteriora più velocemente delle capacità istituzionali di tutelarlo. Comprendere questa realtà è parte integrante della comprensione del testo stesso.
Fonti consultate:
- GRAIM – Gruppo di Ricerca di Archeologia Industriale della Majella, attività documentale 2014-2026: https://www.scintilena.com/doppio-appuntamento-in-abruzzo-le-miniere-abbandonate-della-majella-situazione-attuale-nuove-scoperte
- GRAIM: 10 Anni di Archeologia Industriale in Abruzzo – Scintilena: https://www.scintilena.com/graim-10-anni-di-archeologia-industriale-in-abruzzo/12/06/
- GRAIM: Presentazione delle scoperte e ricerche sulle miniere abbandonate della Maiella – Scintilena: https://www.scintilena.com/graim-presentazione-delle-scoperte-e-ricerche-sulle-miniere-abbandonate-della-maiella-il-23-gennaio/
- Le miniere dismesse della Maiella al Raduno Internazionale di Speleologia – Scintilena: https://www.scintilena.com/le-miniere-dismesse-della-maiella-al-raduno-internazionale-di-speleologia-di-costacciaro/10/15/
- Esplorare oltre la roccia: riflessioni sull’etica nella speleologia – Scintilena: https://www.scintilena.com/esplorare-oltre-la-roccia-riflessioni-sulletica-nella-speleologia/02/24/
- Mappe dall’Oscurità: come si crea la cartografia del mondo sotterraneo – Scintilena: https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-si-crea-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo/10/05/
- Il canarino ha smesso di cantare: perché le miniere di carbone abbandonate sono trappole mortali – Scintilena: https://www.scintilena.com/il-canarino-ha-smesso-di-cantare-perche-le-miniere-di-carbone-abbandonate-sono-trappole-mortali/03/03/
- Miniere dimenticate dell’Aspromonte: storia, geologia e archeologia – Scintilena: https://www.scintilena.com/miniere-dimenticate-dellaspromonte-storia-geologia-e-archeologia/07/13/
- Miniere dismesse: un patrimonio culturale ed economico – ISPRA: https://www.isprambiente.gov.it/files2025/notizie/san-cataldo-re-mi-patane-giugno-2025-1.pdf
- Le miniere abbandonate, patrimonio siciliano da riscoprire – Le Vie dei Tesori: https://www.leviedeitesori.com/le-miniere-abbandonate-patrimonio-siciliano-da-riscoprire/
- Le miniere di lignite di Spoleto – Miniere d’Italia: https://sites.google.com/view/miniere-italia/regioni/umbria/lignite-xiloide/le-miniere-di-lignite-di-spoleto
- Modellazione 3D di cavità artificiali per analisi geomeccanica – Scintilena: https://www.scintilena.com/modellazione-3d-di-grotte-artificiali-per-analisi-geomeccanica-a-gravina-in-puglia/09/02/
- Speleologia in Miniere – Gruppo Grotte Gallarate: https://www.gruppogrottegallarate.it/cavita-artificiali-2/
Fonti
[1] Le miniere dismesse della Maiella al Raduno Internazionale di … https://www.scintilena.com/le-miniere-dismesse-della-maiella-al-raduno-internazionale-di-speleologia-di-costacciaro/10/15/
[2] “Le miniere abbandonate della Maiella: situazione attuale, nuove … https://www.museo.unich.it/news/le-miniere-abbandonate-della-maiella-situazione-attuale-nuove-scoperte-e-prospettive-future
[3] Le miniere abbandonate della Majella: situazione attuale … https://www.scintilena.com/doppio-appuntamento-in-abruzzo-le-miniere-abbandonate-della-majella-situazione-attuale-nuove-scoperte-e-prospettive-future/03/08/
[4] GRAIM: Presentazione delle Scoperte e ricerche sulle … https://www.scintilena.com/graim-presentazione-delle-scoperte-e-ricerche-sulle-miniere-abbandonate-della-maiella-il-23-gennaio/01/08/
[5] Esplorare oltre la roccia: riflessioni sull’etica nella speleologia https://www.scintilena.com/esplorare-oltre-la-roccia-riflessioni-sulletica-nella-speleologia/02/24/
[6] Mappe dall’Oscurità: Come si Crea la Cartografia del … – Scintilena https://www.scintilena.com/mappe-dalloscurita-come-si-crea-la-cartografia-del-mondo-sotterraneo/10/05/
[7] Modellazione 3D di cavità artificiali per analisi geomeccanica a … https://www.scintilena.com/modellazione-3d-di-grotte-artificiali-per-analisi-geomeccanica-a-gravina-in-puglia/09/02/
[8] Miniere dimenticate dell’Aspromonte: storia, geologia e archeologia https://www.scintilena.com/miniere-dimenticate-dellaspromonte-storia-geologia-e-archeologia/07/13/
[9] Le miniere abbandonate, patrimonio siciliano da riscoprire https://www.leviedeitesori.com/le-miniere-abbandonate-patrimonio-siciliano-da-riscoprire/
[10] Miniere d’Italia – Le miniere di lignite di Spoleto https://sites.google.com/view/miniere-italia/regioni/umbria/lignite-xiloide/le-miniere-di-lignite-di-spoleto
[11] [PDF] Miniere dismesse: un patrimonio culturale ed economico – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files2025/notizie/san-cataldo-re-mi-patane-giugno-2025-1.pdf
[12] A Lettomanoppello la presentazione del libro sulla speleologia in … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-la-presentazione-del-libro-sulla-speleologia-in-cavita-artificiali-pericoli-rischi-e-linee-guida/02/20/
[13] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[14] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[15] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
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Môže nám ich závidieť celé Slovensko: Tieto skvosty máme na Gemeri, FOTO Dnes24.sk
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Scintilena
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Al Seppenhofer di Gorizia torna il ciclo di conferenze sulla speleologia e il carsismo
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Al Seppenhofer di Gorizia torna il ciclo di conferenze sulla speleologia e il carsismo
Giovedì 30 aprile appuntamento aperto al pubblico sulla geologia del Carso e la formazione delle grotte: come l’acqua trasforma le rocce calcaree in paesaggi sotterranei
Il Seppenhofer riapre le porte con un nuovo incontro
Torna a Gorizia l’appuntamento fisso con la speleologia e il carsismo. Il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” ha programmato per giovedì 30 aprile 2026 una nuova serata del ciclo “I Giovedì del Seppenhofer”, dedicata al tema Geologia e Carsismo con il sottotitolo Dalle rocce alle grotte: come l’acqua scolpisce il tempo.[1]
L’incontro si svolge nella sede del Centro, in Via G.I. Ascoli 7 a Gorizia, a partire dalle ore 21:00 e fino alle 23:00. L’ingresso è aperto a tutti: curiosi, studenti, appassionati di natura e chiunque voglia approfondire la conoscenza del territorio carsico.[2][1]
Geologia e carsismo: il processo chimico che modella la terra
Il carsismo è l’insieme dei processi di dissoluzione chimica che trasformano le rocce carbonatiche — calcari e dolomie — ad opera dell’acqua piovana arricchita di anidride carbonica. L’acqua meteorica assorbe CO? dall’atmosfera e dal suolo, diventando un acido debole capace di sciogliere il carbonato di calcio nelle rocce. Il bicarbonato di calcio così formato viene trasportato dall’acqua in profondità, allargando progressivamente fessure e fratture fino a creare cavità, gallerie e grotte.[3][4][5]
La reazione è reversibile. Quando l’acqua carica di bicarbonato raggiunge le cavità sotterranee e perde anidride carbonica, il carbonato di calcio precipita e si deposita. Da questo meccanismo nascono stalattiti, stalagmiti, colonne e le altre formazioni che caratterizzano gli ambienti ipogei.[6][7]
Il processo è estremamente lento: in condizioni tipiche, occorrono circa mille anni affinché una stalattite raggiunga dieci centimetri di lunghezza. La velocità dipende dalla concentrazione di CO? nell’acqua, dalla temperatura e dalla portata del gocciolamento.[5]
Il paesaggio carsico: un territorio che scende nel sottosuolo
In superficie, il carsismo genera un paesaggio inconfondibile. Le doline sono depressioni sub-circolari causate dalla dissoluzione progressiva o dal crollo di cavità sotterranee. Gli inghiottitoi sono aperture attraverso cui i corsi d’acqua scompaiono nel sottosuolo, per riemergere a distanza come risorgenze. I karren — campi solcati — sono scanalature parallele incise dalla pioggia sulla superficie rocciosa esposta.[8][5]
Nei paesaggi carsici maturi, i corsi d’acqua superficiali sono quasi assenti: l’acqua tende a infiltrarsi rapidamente verso il basso. Questo spiega la caratteristica apparente “aridità” degli altopiani carsici, a dispetto delle piogge abbondanti.[4]
Il Carso Classico, che si estende tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia, è la regione che ha dato il nome all’intero fenomeno. È qui che nell’Ottocento i ricercatori hanno descritto per la prima volta in modo sistematico i processi carsici, creando la terminologia scientifica oggi usata in tutto il mondo.[9]
Le concrezioni come archivi del clima passato
Le stalattiti e le stalagmiti non sono solo bellezze sotterranee. Sono anche archivi naturali del clima. Le laminazioni stagionali e la composizione isotopica dell’ossigeno incorporata nelle concrezioni durante la crescita registrano le condizioni di temperatura e precipitazione dell’ambiente esterno, con una precisione che può raggiungere la risoluzione annuale.[10]
Dall’analisi degli speleotemi sono stati ricostruiti periodi storici come il Minimo di Maunder (1645–1715) e fasi di siccità corrispondenti a crisi di civiltà antiche. La paleoclimatologia delle grotte è una delle frontiere più attive della ricerca scientifica legata alla speleologia.[11]
Il Carso goriziano e la tradizione del Seppenhofer
Il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” porta il nome di Carlo Seppenhofer (Gorizia, 1854–1908), bibliotecario civico, alpinista e naturalista considerato il padre della speleologia isontina. Fu tra i fondatori della Sezione Goriziana della Società Alpina delle Giulie e redasse la prima relazione speleologica dell’area goriziana, dedicata alla Grotta di Locavizza.[12]
Il Centro è stato fondato il 25 novembre 1978. Da allora opera su più fronti: esplorazione, ricerca scientifica, formazione e divulgazione. Pubblica la rivista online Sopra e Sotto il Carso e ha portato avanti spedizioni speleologiche in Friuli, Slovenia, Sardegna e Montenegro. Il corso annuale di avvicinamento alla speleologia è arrivato alla 27ª edizione.[13][14][2]
Il ciclo “I Giovedì del Seppenhofer” si inserisce in questa tradizione: ogni giovedì, dalle 21:00 alle 23:00, la sede del Centro è aperta per incontri dedicati alla speleologia e al territorio carsico.[1][2]
Informazioni pratiche
Evento: I Giovedì del Seppenhofer – Geologia e Carsismo
Data: giovedì 30 aprile 2026
Orario: ore 21:00 – 23:00
Luogo: sede del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”, Via G.I. Ascoli 7, Gorizia
Ingresso: libero e aperto a tutti
Fonti consultate
- Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” – Scintilena: https://www.scintilena.com/centro-ricerche-seppenhofer/
- 27° Corso di Speleologia del Seppenhofer – Scintilena: https://www.scintilena.com/il-centro-ricerche-carsiche-seppenhofer-organizza-il-27-corso-di-speleologia-a-gorizia/
- Il ruolo dell’acqua nella formazione delle grotte – Scintilena: https://www.scintilena.com/il-ruolo-dellacqua-nella-formazione-delle-grotte-precipitazione-infiltrazione-e-percolazione/05/27/
- Gli speleotemi rivelano i segreti del clima passato – Scintilena: https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/
- Seconda spedizione speleologica in Montenegro – Scintilena: https://www.scintilena.com/presentata-a-gorizia-la-seconda-spedizione-speleologica-in-montenegro/
- Carsismo: cos’è e come forma grotte, doline, stalattiti e stalagmiti – Geopop: https://www.geopop.it/carsismo-cose-e-come-riesce-a-formare-grotte-doline-stalattiti-e-stalagmiti/
- Il fenomeno del carsismo: come avviene e cosa forma – IntraGeo: https://www.intrageo.it/geologia/fenomeno-carsismo-come-avviene-cosa-forma/
- Il carsismo – G.M.P.E.: https://www.gmpe.it/geomorfologia/carsismo
- Forme del carsismo classico – IGMI/UniPD: https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1061906/mod_folder/content/0/www.igmi.org_pubblicazioni_atlante_tipi_geografici_pdf_58.pdf
- Carlo Seppenhofer – Commissione Grotte E. Boegan: https://www.boegan.it/2009/12/carlo-seppenhofer/
- Esplorazione del fenomeno carsico a Taipana – Scintilena: https://www.scintilena.com/esplorazione-del-fenomeno-carsico-a-taipana-un-convegno-per-scoprire-le-meraviglie-sotterranee/12/07/
- Stalattiti e stalagmiti depositarie del clima – UniNa: https://www.unina.it/-/1328161-stalattiti-e-stalagmiti-depositarie-del-clima-che-fu
- Stalattiti e stalagmiti – Enciclopedia Treccani Ragazzi: https://www.treccani.it/enciclopedia/stalattiti-e-stalagmiti_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
- La speleologia isontina: il Carso goriziano – Scintilena: https://www.scintilena.com/la-speleologia-isontina-il-carso-goriziano-e-molto-altro/12/10/
- Sopra e Sotto il Carso – FSRFVG (rivista online del Seppenhofer): https://www.fsrfvg.it/sopraesotto/Sopra-e-sotto-il-Carso-2023-12.pdf
- Vulnerabilità aree carsiche – Scintilena (documento di Space): https://www.scintilena.com
Fonti
[1] Centro ricerche Seppenhofer – Scintilena https://www.scintilena.com/centro-ricerche-seppenhofer/02/03/
[2] Il Centro Ricerche Carsiche Seppenhofer Organizza il 27° Corso di … https://www.scintilena.com/il-centro-ricerche-carsiche-seppenhofer-organizza-il-27-corso-di-speleologia-a-gorizia/08/15/
[3] Il fenomeno del carsismo: come avviene e cosa forma – IntraGeo https://www.intrageo.it/geologia/geomorfologia/fenomeno-carsismo-come-avviene-cosa-forma/
[4] Il carsismo | G.M.P.E. – Gruppo Mineralogico Paleontologico Euganeo https://www.gmpe.it/geomorfologia/carsismo
[5] Carsismo, cos’è e come riesce a formare grotte, doline … https://www.geopop.it/carsismo-cose-e-come-riesce-a-formare-grotte-doline-stalattiti-e-stalagmiti/
[6] Stalattiti e stalagmiti – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/stalattiti-e-stalagmiti_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
[7] Stalattiti e Stalagmiti: Meraviglie Geologiche delle Grotte https://www.ilperchedellecose.it/perche-si-formano-le-stalattiti-e-le-stalagmiti/
[8] vulnerabilita-aree-carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt
[9] [PDF] 58. Forme del carsismo classico https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1061906/mod_folder/content/0/www.igmi.org_pubblicazioni_atlante_tipi_geografici_pdf_58.pdf?forcedownload=1
[10] Gli Speleotemi Rivelano i Segreti del Clima Passato – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/06/11/
[11] Stalattiti e stalagmiti, depositarie del clima che fu https://www.unina.it/-/1328161-stalattiti-e-stalagmiti-depositarie-del-clima-che-fu
[12] Carlo Seppenhofer – boegan.it https://www.boegan.it/2009/12/carlo-seppenhofer/
[13] Esplorazione del Fenomeno Carsico a Taipana: Un Convegno per … https://www.scintilena.com/esplorazione-del-fenomeno-carsico-a-taipana-un-convegno-per-scoprire-le-meraviglie-sotterranee/12/07/
[14] Presentata a Gorizia la seconda spedizione speleologica in … https://www.scintilena.com/presentata-a-gorizia-la-seconda-spedizione-speleologica-in-montenegro/07/03/
[15] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[16] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[17] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
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Giovediamoci 2026 torna a Trieste
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Giovediamoci 2026 torna a Trieste
Diciassette serate al CAT tra speleologia, ricerca e divulgazione: un calendario aperto a tutti nel cuore della città
“Inizia la rassegna GIOVEDIAMOCI 2026: un viaggio tra scienza, mistero e mondi sotterranei nel cuore di Trieste”
Anche nel 2026 il Club Alpinistico Triestino rinnova il proprio impegno nella divulgazione scientifica e culturale, aprendo la sede sociale al pubblico con GIOVEDIAMOCI 2026, il ciclo di incontri serali aperti a tutti e dedicati alla scoperta del mondo sotterraneo, della scienza e dell’esplorazione.
Il programma prevede 17 appuntamenti con esperti di diversi settori – dalla speleologia alla chimica, dall’astronomia alla storia, fino alla speleosubacquea e alla speleologia urbana – offrendo al pubblico un’occasione unica di approfondimento e confronto.

Tutti gli incontri si svolgeranno il giovedì alle ore 20.30 presso la sede del CAT, a Trieste, Via Raffaele Abro 5/A, con ingresso libero fino ad esaurimento posti e senza necessità di prenotazione.
Di seguito il programma completo:
30 aprile – Benedetta Rigo, Alberto Riva, Josef Vuch
Batteri oro e argento – Capitolo 2
7 maggio – Maurizio Bressan, Silvio Masè, Cristian Duro, Marco Brogi
Bunker della provincia di Trieste (parte prima) e galleria antiaerea di Viale D’Annunzio
14 maggio – Dario Gasparo
Spedizione sui vulcani
21 maggio – Paolo Forti, Fulvio Forti
CO2 – aspetti chimici e strumenti
28 maggio – Gigliola Antonazzi
Dello spazio e del tempo
4 giugno – Maurizio Bressan
Bunker della provincia di Trieste (parte seconda)
11 giugno – Dario Gasparo
Rilievi 3D
18 giugno – Stefano Schirinzi
Curiosando tra le stelle
10 settembre – Lorenzo Lucia Molch
Base segreta
17 settembre – Alessandro Turchetto
Gas tossici (e non) in grotta – metodi di misura
24 settembre – Duilio Cobol
Speleosubacquea – tecnica ed attrezzatura
1 ottobre – Stefano Schirinzi
Pillole di universo
8 ottobre – Duilio Cobol
Esplorazioni speleosubacquee
15 ottobre – M. Carboni, F. Gherlizza, M. Nacinovi, F. Podgornik
Storie di grotte e grottisti
22 ottobre – Furio Scrimali
Serata fotografica
12 novembre – Sergio Dolce
Uomo di Neanderthal face to face
10 dicembre – Franco Gherlizza
Grotte e leggende del Friuli Venezia Giulia
Con GIOVEDIAMOCI 2026, il Club Alpinistico Triestino conferma il proprio ruolo di punto di riferimento per la cultura ipogea e scientifica sul territorio, proponendo un calendario ricco e variegato, capace di coinvolgere appassionati e curiosi di ogni età.
In allegato il comunicato stampa, a firma di Alessandra Ressa del CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS (Via R. Abro, 5/A – Trieste)


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