Sul Monte Gazzo il futuro della speleologia passa dalla memoria
Il 13 settembre, a Genova Sestri Ponebte, il Museo Speleologico del Monte Gazzo porta i visitatori nella Spluga della Preta con la realtà virtuale. Ma dietro l’iniziativa c’è una storia lunga quasi sessant’anni, fatta di esplorazioni, tutela del territorio, scuole e persone che hanno custodito il Museo con passione.
Il Museo Speleologico del Monte Gazzo, sulla cima rosicchiata dalle cave che domina Genova Sestri Ponente, appartiene a quest’ultima categoria.
Domenica 13 settembre 2026 avrà un motivo in più per raccontarsi: proprio quest’anno si celebra infatti per la prima volta la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025 su proposta dell’Unione Internazionale di Speleologia e con il sostegno di oltre 150 organizzazioni internazionali.
Per l’occasione il Museo permetterà ai visitatori di compiere un viaggio impossibile per la maggior parte delle persone: entrare nella Spluga della Preta attraverso la realtà virtuale.
Alcuni luoghi conservano oggetti, altri cconservano storie: in altri, più rari, le storie del passato continuano a produrne di nuove.
L’installazione, gentilmente concessa dall’Associazione Culturale Benetticeras APS e messa a disposizione grazie a Francesco Sauro, resterà sul Gazzo per circa un mese. Un visore consentirà di immergersi in uno degli abissi che hanno fatto la storia della speleologia italiana e internazionale.

La Spluga della Preta si apre sul Corno d’Aquilio, nei Monti Lessini. Le sue esplorazioni iniziarono nel 1925 e per decenni la cavità rappresentò uno dei grandi miti del mondo sotterraneo. Generazioni di speleologi vi hanno sperimentato tecniche, materiali e modi nuovi di affrontare la verticalità.
Portarla virtualmente sul Monte Gazzo significa quindi mettere in comunicazione due luoghi lontani ma accomunati dalla stessa cultura dell’esplorazione.
Un museo nato mentre il monte cambiava
Per capire il significato dell’iniziativa bisogna però tornare indietro nel tempo.
Il Museo di Speleologia del Monte Gazzo fu inaugurato nel maggio 1969, nei locali del Santuario della Madonna della Misericordia sulla sommità del monte. Il CAI di Bolzaneto era l’artefice principale. Nel settembre 1998 venne poi riproposto nell’attuale sede, completamente rinnovato nell’allestimento.
Non è casuale che un museo dedicato alle grotte sia nato proprio qui.
Il Gazzo è un monte di dolomia, scavato dall’acqua ma anche profondamente segnato dall’attività umana e dall’estrazione della pietra. Nel corso del Novecento l’attività delle cave ha modificato pesantemente il paesaggio e alcune cavità sono state distrutte o compromesse.
Proprio la necessità di documentare e salvare almeno la memoria di quel patrimonio sotterraneo è uno degli elementi che spiegano la nascita e il valore del Museo. Rilievi, plastici, reperti e fotografie hanno consentito di conservare testimonianza di grotte che rischiavano di scomparire sotto l’avanzare delle cave.
Oggi al suo interno si trovano attrezzature che raccontano l’evoluzione della speleologia, reperti, ricostruzioni e documentazione sul carsismo del Gazzo. Durante il riallestimento venne persino alla luce una vera parete di roccia, utilizzata per ricostruire un ambiente di grotta con concrezioni provenienti dalle cavità del monte.

L’impostazione è scientifica, ma anche profondamente didattica.
Ed è forse qui che un piccolo museo mostra la sua forza: ciò che fuori è stato in parte perduto, dentro continua a essere raccontato.
Carlo e Carmen, una vita accanto al Museo
La storia di un museo come questo non si misura soltanto attraverso date, vetrine e reperti.
Si misura anche attraverso le persone che hanno continuato ad aprirne la porta.
Una figura inseparabile dalla memoria del Museo è Carlo Marzio, presidente onorario dello Speleo Club Gianni Ribaldone, profondo conoscitore della Val Chiaravagna e del Monte Gazzo. Per lunghi anni Carlo lo ha seguito, custodito e, nei momenti in cui le energie erano poche, sostanzialmente tenuto in vita. Non per obbligo, ma con quella forma particolare di dedizione che nasce quando un luogo diventa parte della propria esistenza.
Accanto a lui c’era Carmen Decia, sua moglie, presenza dolce e discreta, compagna anche di quella lunga storia speleologica.
Il suo nome compare già nel 1975 accanto a quello di Carlo tra gli autori del primo numero di “Speleorama”, pubblicato dallo Speleo Club Gianni Ribaldone con l’Università Popolare Sestrese e dedicato proprio alle grotte della Val Chiaravagna. In quelle pagine ci sono il Buranco de Strie, l’Antro delle Marmitte, la Grotta dello Scrigno e altre cavità che appartengono alla geografia sotterranea di questo territorio.

Carlo e Carmen (per noi sempre viva) rappresentano così qualcosa che difficilmente entra nelle cronologie ufficiali: la cura. Quella fatta di presenza, tempo regalato, memoria trasmessa e porte aperte.
Dal Ribaldone alle scuole
Lo Speleo Club Gianni Ribaldone, nato nel 1970 da speleologi già attivi in altri gruppi genovesi, ha costruito gran parte della propria storia con il Monte Gazzo e l’Alta Val Chiaravagna. Non per niente è gruppo speleologico del CAI Sestri Ponente!
Esplorazioni, rilevamenti topografici, fotografie, documentazione delle cavità, tutela ambientale e divulgazione hanno accompagnato negli anni l’attività del gruppo.
Quella vocazione continua ancora oggi.
Loris Leporatti e Ornella Porcile seguono in particolare il rapporto del Museo con le scuole. Ed è un aspetto tutt’altro che secondario. Una grotta osservata su un rilievo, un vecchio attrezzo, una concrezione, il racconto di una discesa possono diventare per un bambino il primo incontro con la geologia, con il carsismo o semplicemente con l’idea che sotto il paesaggio visibile esista un secondo paesaggio da conoscere e rispettare.
Negli anni più recenti anche la comunicazione ha trovato nuovi strumenti: Luca Raveane ha collaborato alla pagina social del Museo, contribuendo a portarne attività e immagini fuori dalle mura della piccola sede sul monte.
Gli Amici del Chiaravagna: dalla difesa alla valorizzazione
Un ruolo importante nella vita attuale del territorio è quello dell’Associazione Amici del Chiaravagna OdV, che collabora all’iniziativa del 13 settembre.
L’associazione nasce nel 1987 in una Val Chiaravagna alle prese con problemi ambientali pesantissimi: le cave, la discarica di Scarpino, gli scarichi nel torrente, il dissesto idrogeologico.
Negli anni l’impegno è passato dalla protesta alla proposta, con iniziative rivolte non soltanto alla tutela, ma anche alla conoscenza e alla valorizzazione del Monte Gazzo, della sua biodiversità, della sua geologia e della sua storia.
È degli Amici del Chiaravagna anche il progetto dell’Area Naturalistica Monte Gazzo, che mette insieme geologia, fauna, flora, storia, sentieri e patrimonio culturale e cerca di rendere riconoscibile alla cittadinanza il valore di questo territorio.
La collaborazione con il Museo appartiene quindi a una visione più ampia: non si protegge ciò che non si conosce.
Dal passato al LiDAR: il Buranco de Strie
Ed è qui che la storia torna al presente.
Giuse Repetto, che oggi segue con particolare attenzione il Museo, sta seguendo l’evolversi del rilievo del Buranco de Strie, una cavità profondamente legata alla storia speleologica dell’Alta Val Chiaravagna e dello stesso Ribaldone. I ragazzi del GS CAI Bolzaneto, con Marco Repetto, e del Ribaldone sono gli esecutori del rilievo, con tecnologia LiDAR.

Non è una scelta casuale.
Il Buranco de Strie appartiene alle esplorazioni storiche del territorio e ai lunghi lavori condotti dagli speleologi nelle cavità della valle. Oggi quelle esplorazioni possono essere affiancate da strumenti che gli speleologi di allora non avrebbero potuto immaginare.
Il rilievo LIDAR permette di acquisire con grande precisione la geometria degli ambienti sotterranei e di ricostruirli in tre dimensioni.
È un modo nuovo di documentare una grotta, conservarne la memoria e renderla leggibile anche a chi non può entrarvi fisicamente.
L’idea di Giuse è che, terminato il periodo dedicato alla Spluga della Preta, il Museo possa proporre una nuova installazione costruita proprio a partire dal lavoro che sta conducendo nel Buranco de Strie.
il cerchio, in qualche modo, si chiude.
Il visitatore entrerà prima virtualmente in uno degli abissi più celebri d’Italia e, poco dopo, potrebbe trovarsi immerso in una cavità che si apre a pochi chilometri da casa.
Un museo che non vuole diventare soltanto memoria
La giornata del 13 settembre diventa allora molto più di una ricorrenza.
Dentro quel piccolo Museo sulla sommità del Gazzo si incontrano quasi sessant’anni di storia.
Ci sono le grotte perdute sotto le cave e quelle ancora da studiare. Le fotografie in bianco e nero e le nuvole di punti di un rilievo LIDAR. Le corde e gli attrezzi di ieri e i visori di realtà virtuale.
Ci sono gli speleologi che hanno esplorato il monte, gli Amici del Chiaravagna che continuano a difenderne e valorizzarne il patrimonio, Loris e Ornella con i bambini delle scuole, Giuse con i nuovi progetti, il CAI di Bolzaneto e il Ribaldone sempre presenti.
E ci sono Carlo e Carmen.
Persone grazie alle quali un museo piccolo, lontano dal centro della città e raggiungibile salendo fino alla cima di un monte, ha continuato ad avere una luce accesa e qualcuno disposto ad aprirne la porta.
Forse è proprio questo il filo che unisce tutto.
Custodire non significa fermare il tempo. Significa consegnare ciò che abbiamo ricevuto a chi verrà dopo, aggiungendo qualcosa di nostro.
Al Gazzo è successo così per quasi sessant’anni.
E il 13 settembre, indossando un visore per scendere virtualmente nella Spluga della Preta, quel viaggio continuerà.
Museo Speleologico del Monte Gazzo: Piazza Santuario Gazzo, 2 Genova Sestri Ponente
https://www.museionline.info/musei/museo-di-speleologia-monte-gazzo-di-genova
Info: mail leposen@tiscali.it e poggigirap@gmail.com
Ingresso gratuito

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