Každoročně společně s organizací českého svazu ochránců netopýrů a K3 Bohumín se podílíme na přípravě a průběhu již tradiční akce na konci měsíce srpna nazvanou Noc netopýrů. Stejné to bylo i poslední srpnový pátek v letním kině v bohumínském parku. Počasí opravdu přálo a tak se v parku sešlo na 250 malých i velkých milovníků netopýrů a zájemců o poznání jejich života.
Celou akci uvedl a konferoval Honza, pak se životem netopýrů všechny přednáškou seznámil Pepa, zatímco Míša, Petr a Giovana a Roman hlídali natažené sítě a pracně vytahovali chycené netopýry rezavé. Perfektní výstavu vypreparovaných netopýrů a dalších materiálů připravil ve svém stánku chiropterolog Martin Gajdošík a v dalším stánku holky z K3 připravili různé soutěže pro děti.
Martinův stánek
Míša a Giovana vytahují netopýry rezavé
Pak se hlavně ti nejmenší mohli zblízka seznámit s netopýrem brvitým a netopýrem pestrým, které jsme jim představili.
Netopýři zblízka
Vše korunoval náš film o netopýrech a na závěr se všichni v několika skupinách vydali do parku, aby za pomocí ultrazvukových detektorů sledovali noční lovecké aktivity netopýrů. A měli i velké štěstí, když mohli pozorovat, jak se netopýři rezaví zrovna vracejí z nočního lovu, do jedné z dutin vysokého dubu, kterou už mnoho let sledujeme.
Dal campo speleologico franco-italiano una nuova importante congiunzione: dopo mesi di esplorazioni e una lunga disostruzione, F15 raggiunge F33 ed entra nel Complesso del Colle dei Signori. E la grotta non è ancora finita.
A volte basta una finestra. Una di quelle che, nel buio di un pozzo, sembrano soltanto un’ipotesi e invece finiscono per cambiare la geografia sotterranea di un intero massiccio.
Al Colle dei Signori è successo con F15. Alla fine del campo 2025, grazie al fiuto di Jo Lamboglia, una finestra situata a poche decine di metri dall’ingresso aveva aperto la strada verso due nuovi pozzi e portato la grotta a circa -100 metri, lasciando intravedere la possibilità di proseguire ancora.
Nel giugno 2026 le esplorazioni ripartono. Quello che sembrava poter essere un grande pozzo si rivela una lunga diaclasi, che scende per circa 70 metri fino a una strettoia: F15 raggiunge così quota -170.
Con il campo di agosto la storia cambia passo. Una settimana di disostruzione permette di superare l’ostacolo e raggiungere due piccoli salti, poi un grande pozzo di 50 metri. Alla sua base si apre quello che gli esploratori battezzano semplicemente “il canyon”, percorso da un piccolo corso d’acqua che accompagna la discesa fino a -300 metri.
Un’altra strettoia, ancora un passaggio, poi improvvisamente lo spazio si allarga: un grande volume nel quale confluiscono tre pozzi di oltre 30 metri di larghezza. Ed è qui che compare un segno inequivocabile lasciato da chi era passato da un’altra parte del sistema: un vecchio spit. F15 ha raggiunto F33.
Una breve ricognizione fino al grande incrocio F5–Abisso Aldo–Fiat Lux–F33 conferma la nuova connessione: un altro tassello entra nel Complesso del Colle dei Signori e F15 diventa un nuovo -400.
E il punto finale, per ora, non c’è. Nell’ultima settimana del campo gli esploratori raggiungono un’altra finestra e scoprono un pozzo di 25 metri. A fermarli non è la grotta, ma la mancanza di materiale.
“Le esplorazioni continuano.”
A raccontare questa nuova pagina dell’esplorazione del Colle dei Signori è Agostino Chiesa, del GS Cycnus. Le fotografie sono di Alessia Calcagno, del GS Édouard-Alfred Martel.
Lasciamo dunque la parola ad Agostino e continuiamo a cullarci con le immagini di Alessia, per entrare con loro in F15.
F15, un altro tassello nel Complesso del Colle dei Signori di Agostino Chiesa – GS Cycnus
CAMPO SPELEO FRANCO-ITALIANO AL COLLE DEI SIGNORI
F15 un altro tassello nel Complesso del Colle dei Signori
Alla fine del campo 2025, grazie al fiuto di Jo Lamboglia, viene esplorato un nuovo ramo di F15. Attraverso una finestra situata a poche decine di metri dall’ingresso, si sono scesi due pozzi che hanno portato la grotta a circa -100 m. Da qui ci si ferma di fronte a una diaclasi che faceva sperare in un ulteriore grande pozzo, valutato all’incirca 80m.
A giugno 2026 riprendono le esplorazioni. Il pozzo si rivela una lunga diaclasi che scende per circa 70 m, portando lo sviluppo in sezione fino a -170 m dall’ingresso. Ci si ferma davanti ad una strettoia, da affrontare durante il campo estivo.
Ad agosto si installa il campo e si comincia la grande disostruzione. Dopo una settimana di lavori, accediamo a due piccoli salti che sono l’anticamera di un grande pozzo di 50 m alla cui base si apre quello che verrà chiamato “il canyon”, percorso da un piccolo corso d’acqua e che raggiunge la quota di -300 m.
Qui, una ulteriore strettoia rallenta l’esplorazione e richiede nuovo impegno disostruttivo. La fatica viene velocemente ricompensata perché al di là il vuoto è immenso: tre grandi pozzi si congiungono con dimensioni di oltre 30 m di larghezza per 70m circa di profondità. Si scende e, trovando un vecchio spit, ci rendiamo conto di aver congiunto F15 con F33.
Una breve ricognizione ci permette di giungere al grande incrocio F5-Abisso Aldo-Fiat Lux-F33 aggiungendo così un altro tassello al complesso del Colle dei Signori e un nuovo -400 m con F15.
Durante l’ultima settimana del campo ci si dedica a raggiungere una finestra sull’ultimo pozzo, quello della congiunzione. Al di là si trova un pozzo da 25 m che per mancanza di materiale non riusciamo a scendere, ma che sembrerebbe puntare a sud, in una zona “bianca”.
Le esplorazioni continueranno a settembre.
Tantissimi complimenti ad Agostino Chiesa, Alessia Calcagno e Jo Lamboglia, e anche a Stefania Castellino e a tutti gli speleologi italiani e francesi che hanno preso parte al campo e alle esplorazioni.
Un nuovo -400, un’importante congiunzione e tanto bel vuoto da inseguire: un risultato bellissimo, frutto di intuito, tenacia, fatica e soprattutto di un grande lavoro di squadra.
Bravissimi tutti, buone grotte e avanti così: F15 ha ancora molto da raccontare!
Le esplorazioni continuano!
Fonti: testo di Agostino Chiesa (GS Cycnus); fotografie di Alessia Calcagno (GS Édouard-Alfred Martel).
Finiscono i campi estivi, restano esplorazioni, dati e grotte da documentare: è il momento di trasformare il lavoro sul campo in buoni rilievi, aggiornare il Catasto e, perché no, partecipare al concorso SSI
La stagione dei campi speleologici estivi si avvia verso la conclusione. È il momento dei rientri, dei bilanci, delle fotografie da riordinare e soprattutto delle esplorazioni da raccontare.
E raccontatele! Agli amici, sui social, ma anche sui Bollettini e sulle riviste: e su Scintilena, naturalmente.
Tra una relazione, qualche bella fotografia e il resoconto di ciò che è successo sottoterra, c’è un altro lavoro fondamentale, meno immediato ma indispensabile: realizzare buoni rilievi e fare in modo che i dati raccolti confluiscano nel Catasto.
Perché un’esplorazione non è soltanto arrivare dove prima non era arrivato nessuno: significa anche misurare, documentare e restituire agli altri speleologi e al futuro una rappresentazione chiara e affidabile della cavità.
Attraverso il rilievo e il Catasto, una parte importante del lavoro svolto sottoterra diventa patrimonio condiviso e rimane disponibile per le esplorazioni e gli studi futuri.
Quale momento migliore, allora, per ricordare che è aperta la terza edizione del concorso a premi “Rilievo: tra arte e tecnica”, promosso dalla Società Speleologica Italiana ETS, attraverso la Commissione Nazionale Catasto Cavità Naturali?
Il termine per presentare gli elaborati è fissato al 19 ottobre 2026. Per chi, terminati i campi estivi, si trova davanti appunti, misure e poligonali da trasformare in un rilievo completo, può essere uno stimolo in più per portare a termine il lavoro. E magari mettersi in gioco.
Chi può partecipare
La partecipazione è riservata ai soci SSI in regola con la quota associativa 2026. Sono ammessi rilievi 2D di cavità naturali italiane già inserite nel Catasto Grotte.
Ogni partecipante può concorrere con un solo elaborato, del quale deve essere autore principale.
L’obiettivo dell’iniziativa è promuovere la qualità del rilievo speleologico considerando i diversi aspetti che concorrono alla sua efficacia: leggibilità, completezza delle informazioni, accuratezza tecnica e qualità della restituzione grafica.
Il rilievo viene quindi valutato non soltanto come documento tecnico, ma anche come strumento attraverso il quale rendere leggibile e trasmettere la conoscenza di una cavità.
Quattro premi, compreso quello del pubblico
Il concorso prevede quattro riconoscimenti. I primi tre saranno assegnati da una giuria di esperti, mentre il quarto sarà deciso attraverso il voto del pubblico:
1° premio: 350 euro
2° premio: 300 euro
3° premio: 250 euro
Premio del pubblico: 200 euro
Il Premio del pubblico sarà assegnato attraverso la votazione dei partecipanti al Raduno Internazionale di Speleologia 2026 di Costacciaro, utilizzando l’apposita scheda che sarà inserita nella documentazione che si riceverà alla registrazione al Raduno.
I lavori selezionati saranno esposti durante il Raduno di Costacciaro.
Ogni partecipante al Raduno potrà votare un solo rilievo: sarà possibile votare fino alle ore 17:00 del 31/10/2026
A seguire, la proclamazione dei vincitori.
Come partecipare
Il rilievo dovrà essere presentato in formato A0 e accompagnato dalla documentazione tecnica prevista dal bando.
Gli elaborati dovranno essere inviati entro il 19 ottobre 2026 all’indirizzo: concorsorilievo@socissi.it
È previsto un contributo di 20 euro per la stampa del rilievo.
Gli elaborati devono inoltre rispettare i criteri formali indicati nel regolamento. Tra questi, l’esclusione di elementi grafici non ammessi, come fotografie o sfondi decorativi, e la distribuzione del rilievo con licenza Creative Commons CC-BY-NC-SA.
Prima di preparare il materiale è quindi importante leggere attentamente il bando completo, nel quale sono specificati requisiti, caratteristiche degli elaborati e documentazione richiesta.
Perché soltanto rilievi 2D?
La scelta di dedicare il concorso ai rilievi bidimensionali tiene conto dell’attuale fase di evoluzione degli strumenti di rilievo e rappresentazione.
Le tecnologie 3D stanno infatti assumendo un ruolo sempre più importante nella documentazione delle cavità, ma le modalità con cui questi dati vengono rappresentati e restituiti sono ancora in rapido sviluppo e non pienamente standardizzate.
Questo non significa che il 3D resterà fuori dal Raduno: la Sala Rilievi potrà ospitare anche contributi fuori concorso ed esperienze multimediali tridimensionali, offrendo uno spazio di confronto sulle nuove possibilità della documentazione speleologica.
Dai campi estivi al Catasto
I campi finiscono, le esplorazioni continuano a vivere nei dati raccolti.
Un buon rilievo richiede tempo. Nasce sottoterra, tra capisaldi, misure, osservazioni e inevitabili difficoltà operative, e continua fuori dalla grotta con l’elaborazione e la restituzione dei dati.
E’ importante che quel lavoro non rimanga soltanto negli archivi dei gruppi o negli hard disk di chi ha partecipato alle esplorazioni. Documentare le cavità e aggiornare il Catasto significa mettere a disposizione della comunità speleologica conoscenze che potranno essere utilizzate, verificate e sviluppate nel tempo.
Il concorso SSI offre un’occasione in più per valorizzare questo lavoro, confrontarlo con quello di altri speleologi e contribuire alla diffusione di una cultura del rilievo fondata sulla qualità tecnica e sulla chiarezza della rappresentazione.
La scadenza per partecipare è il 19 ottobre 2026.
Quindi, finite di raccontare i vostri campi estivi – e mandateci pure le notizie per Scintilena – poi recuperate taccuini, dati e poligonali.
Fate rilievi accurati, metteteli a Catasto.
E mettetevi in gioco!
Per tutti i dettagli, i requisiti e le modalità di partecipazione è possibile consultare il bando completo:
Dal 13 al 23 agosto la Federazione Speleologica Campana è tornata a riunire i gruppi sul massiccio degli Alburni. Dieci giorni di esplorazioni, attività sul territorio e vita da campo, culminati nell’importante risultato ottenuto da Renato Ricco con l’attraversamento del sifone a monte della Grava II di Campitelli (CP 107).
Dal 13 al 23 agosto 2026 il massiccio degli Alburni ha ospitato il Campo Speleologico Federativo Alburni 2026, organizzato dalla Federazione Speleologica Campana: un appuntamento che, dopo alcuni anni, ha riportato speleologi e gruppi campani a condividere sul campo esplorazioni, ricerca, lavoro e momenti di socialità.
Sono stati più di 60 i partecipanti che hanno preso parte alle attività, con numerose uscite nelle cavità del massiccio e giornate trascorse tra grotte e boschi, facendo del campo non soltanto una base per l’attività speleologica, ma anche un importante momento di incontro e collaborazione.
Grava II di Campitelli: confermata la connessione con DPiF
Il risultato speleologico più significativo del campo è arrivato alla Grava II di Campitelli (CP 107).
Nel corso delle esplorazioni Renato Ricco ha attraversato il sifone a monte della cavità, confermando la connessione con Don Pasquale il Fotografo – DPiF (CP 1399).
Un risultato importante per la conoscenza del sistema carsico degli Alburni, che aggiunge un nuovo elemento alla ricostruzione dei rapporti tra le cavità dell’area e apre la strada alla prosecuzione delle ricerche e delle esplorazioni.
Ripristinato anche il Sentiero delle Grave
Il Campo Federativo non è stato dedicato soltanto all’attività sotterranea.
I partecipanti sono intervenuti anche sul Sentiero delle Grave, effettuando lavori di ripristino nel tratto compreso dall’Aresta a Madonna del Monte.
L’intervento ha riguardato la sistemazione del percorso e l’installazione di nuovi pali segnaletici, contribuendo così a rendere nuovamente riconoscibile e percorribile un itinerario strettamente legato al territorio carsico degli Alburni.
Dieci giorni di speleologia e condivisione
Accanto alle esplorazioni e ai lavori sul territorio, il Campo Speleologico Federativo ha ritrovato uno degli aspetti che storicamente caratterizzano questi appuntamenti: la vita comune.
Le immagini del campo raccontano tende e attrezzature nel bosco, partenze verso le grotte, preparativi per le esplorazioni e lunghe serate attorno al fuoco. Dieci giorni di grotte, boschi, lavoro, risate e vita da campo, nei quali gruppi e speleologi hanno potuto tornare a confrontarsi e lavorare fianco a fianco.
«Grazie davvero a tutti. È stato bello tornare a stare insieme così», è il messaggio con cui la Federazione Speleologica Campana ha concluso il racconto dell’iniziativa.
Fonte: post social e foto Federazione Speleologica Campana
SILICKÁ ĽADNICA
Silická Ľadnica je najnižšie situovaná jaskyňa s trvalou ľadovou výplňou až do 50. stupňa severnej zemepisnej šírky v miernom klimatickom pásme. Jej mohutný vstupný portál, obrovské bralo a najmä ľad vždy pútali ľudskú pozornosť. Vo svojej práci o Turnianskej stolici z roku 1744 sa o nej zmieňuje aj sám Matej Bel. Vchod jaskyne, orientovaný na sever a ukrytý v listnatom lese, leží v nadmorskej výške 470 m. Vstupná priepasť jaskyne (od vchodu do hĺbky 50 m) je vyplnená najmä podlahovým ľadom, ktorého je z roka na rok menej. Plocha a objem podlahového ľadu sa počas jednotlivých rokov líši v závislosti od teploty a zrážkových podmienok. Silická ľadnica je súčasťou lokality „Jaskyne Slovenského a Aggteleckého krasu“, ktorá bola v roku 1995 zapísaná do zoznamu svetového dedičstva. Jaskyňa je tiež veľmi pozoruhodnou a významnou archeologickou lokalitou. V šesťdesiatych rokoch 19. storočia v nej dokonca fungoval pivovar, ale iba krátko, lebo tá „žbrnda“ sa vraj nedala piť. Je súčasťou podzemného hydrologického systému, ktorý ústi v Gombaseckej jaskyni, ukrýva teda rozsiahle priestory, ktoré stále lákajú jaskyniarov.
È online, uscito a spron battuto, il numero 43 della “Grigna al Contrario”, il magazine di InGrigna!, curato da Marco Corvi e dedicato alle esplorazioni speleologiche nel massiccio della Grigna Settentrionale.
Il nuovo numero, datato agosto 2026, racconta il campo estivo di quest’anno: un campo senza il Bogani, ma favorito dal bel tempo e dalla presenza di molti volti nuovi. Ancora una volta le esplorazioni si sono distribuite su diversi fronti, dall’Abisso Buzio, che continua a promettere sviluppi importanti per la conoscenza del carsismo profondo della Grigna, all’Abisso del Pilastro, al Dito della Piancaformia e a W le Donne.
Nel Dedalo del Dito si torna a lavorare nei rami laterali del Dito LOLC 1967. La revisione delle zone intorno al P106 e del Ramo dell’Udito porta alla scoperta di nuovi ambienti e soprattutto di un interessante reticolo di condotte freatiche, con nuove possibilità di sviluppo orizzontale. Una punta di 21 ore aggiunge anche una sessantina di metri al rilievo.
L’incisione “La Grigna al Contrario” è un’opera di Laura Pitscheider, originariamente pubblicata sul blog Acquatintared
A W le Donne, nel ramo a -1300 metri, l’esplorazione continua in un ambiente decisamente severo: freddo, acqua e forti correnti d’aria accompagnano il riarmo di alcuni tratti, il rilievo e la prosecuzione di una risalita, mentre viene individuato anche il posto per un nuovo campo interno nella galleria “Grazie Giovanni”.
Una curiosa dotta parentesi storico-bibliografica “Ad perpetuam rei memoriam”, dedicata al documento pontificio che indica San Benedetto Abate come patrono degli speleologi italiani.
Grande protagonista del numero l’Abisso del Pilastro: dopo una lunga pausa le esplorazioni sono ripartite con una serie di punte ravvicinate: strettoie da disostruire, meandri, nuovi pozzi e soprattutto tanta aria che indica la strada.
Completano il numero altri racconti e contributi — da “Poltergeist può aspettare” alla “Scoperta delle molte facce della Grigna”, fino a “Ho paura di svegliarmi e scoprire che era tutto un sogno” e “Certezze granitiche al Pilastro” — che restituiscono, con registri diversi, il clima delle esplorazioni e della vita nel Grignone.
Due mesi di esplorazioni, risalite, misure ARVA, un falso indizio e infine le voci che si incontrano attraverso un metro di terra: il Gruppo Grotte Schio CAI apre un nuovo accesso al grande sistema sotterraneo
Cesare Raumer racconta in prima persona una storia di tenacia, tecnica, intuizione e passione speleologica
In alcune esplorazioni i la scoperta arriva alla fine di anni di tentativi.
In altre, nel giro di poche settimane, una serie di intuizioni, errori, verifiche, risalite e ostinazione riesce a trasformare un punto quasi invisibile nel bosco in una nuova porta verso un grande sistema sotterraneo.
È ciò che è accaduto al Gruppo Grotte Schio CAI, che nell’estate 2026 ha portato a termine un risultato davvero entusiasmante: l’apertura del quinto ingresso del Sistema Sotterraneo Buso della Rana–Pisatela. Il nuovo accesso è stato battezzato Buso del Seciòn.
Il “buchetto” individuato in superficie durante le ricerche con gli ARVA: sembrava la strada giusta, ma avrebbe condotto gli esploratori a un falso ingresso
La cosa straordinaria è anche dove si trova. Il Seciòn si apre ad appena otto metri dall’ingresso della Pisatela e tre metri più in basso. Eppure, per andare sottoterra dall’uno all’altro, occorre percorrere quasi un chilometro. Il nuovo ingresso costituisce così una sorta di accesso diretto al cuore della Pisatela, con conseguenze importanti non soltanto per le future esplorazioni, ma anche per un eventuale intervento del Soccorso Speleologico nelle zone più interne.
Il punto, contrassegnato dalla pietra, dove sotto inizierà il “Buco del Seciòn”
Il risultato finale racconta solo una parte della storia. Per arrivarci sono serviti una buona conoscenza della grotta e del suo rilievo, risalite impegnative, il confronto continuo fra ciò che diceva la topografia e ciò che realmente si incontrava sottoterra e persino l’impiego degli ARVA, gli apparecchi normalmente utilizzati per la ricerca delle persone travolte da valanga, qui trasformati in preziosi strumenti per mettere in relazione il mondo sotterraneo con la superficie.
A un certo punto, sopra e sotto erano separati da appena un metro di terra. Cesare Raumer, all’esterno, batteva sul terreno con una pietra e una mazzetta; gli speleologi sotto di lui rispondevano battendo sulla roccia. Poi le voci: da una parte all’altra del prato. È uno di quei momenti che spiegano, forse meglio di molte definizioni, perché si continua a cercare.
A raccontarci tutta la storia, con il suo stile inconfondibile e senza risparmiare fatica, entusiasmo, ironia e qualche riflessione destinata probabilmente a far discutere, è Cesare Raumer, per il Gruppo Grotte Schio CAI.
Giunzione è fatta!
A lui la parola.
IL “BUSO DEL SECION” diventa il 5° ingresso del Sistema Sotterraneo Buso della Rana–Pisatela
di Cesare Raumer – Gruppo Grotte Schio CAI
La speleologia è un’attività fantastica. Gli speleologi (veri) lo sanno benissimo, da sempre. Tuttavia questa pratica comporta talvolta un impegno ed un sacrificio non indifferenti, in certi casi addirittura al limite della sopportazione umana. Ma ciò nonostante, chissà perché, ogni speleologo (vero) non si tira mai indietro….
Così mentre mi soffermo a riflettere un po’ su queste cose mi vengono in testa certi pensieri…. Una piccola e breve digressione dal tema speleo di questo articolo.
Da qualche tempo (un bel po’) tante cose sono cambiate nel modo di pensare e di approcciare la vita in questa folle epoca storica. Lo spartiacque del prima e del dopo sicuramente è stato l’avvento di internet ed in particolare l’utilizzo dello smartphone nei rapporti personali. Questo fantastico e nello stesso tempo diabolico dispositivo ha decisamente trasformato il modo di fare speleologia.
Il potente respiro del Sistema Rana – Pisatela
Se un tempo ci si trovava regolarmente in gruppo per decidere l’attività del successivo fine settimana ora le occasioni si propongono attraverso i cosiddetti “social” e le attività conseguenti risultano spesso frammentate e anche meno partecipate. Ma il problema più grande consiste nel fatto che le nuove generazioni di giovani, bombardate sullo smartphone da una miriade di informazioni a 360°, si trovano attratte da un notevole e ampio ventaglio di opportunità che alla fine non consente loro la necessaria dote di concentrazione e focalizzazione per concretizzare anche pochi ma significativi obiettivi.
In poche parole, la maggioranza dei giovani di quest’epoca sono propensi a provare molteplici emozioni derivate da mille e più varie esperienze possibili piuttosto che condensare il proprio tempo in un’unica attività. Il risultato diventa inevitabilmente una dispersione di esperienza e anche di conoscenza approfondita di tutte le varie facce che una vera passione pretende.
Il Seciòn prima
Insomma, tornando ora al nostro discorso speleo, tutta questa premessa per dire che se in speleologia vogliamo vedere dei risultati importanti ci si deve applicare assiduamente, costantemente ed esclusivamente, con tenacia e continuità. Con spirito di sacrificio certo, ma sempre con passione. Il risultato di una speleologia turistica da fine settimana inizia e finisce nella stessa giornata. È così, purtroppo.
Il Seciòn poi
Ma attenzione, non mi sento minimamente di criticare chi pratica anche questo tipo di speleologia. Si tratta di una scelta legittima, spesso anche determinata da fattori più che comprensibili (tempo a disposizione, famiglia, lavoro, capacità, curiosità, ecc.). Ma resta comunque il fatto che questa pratica non è “vera” speleologia. È qualcosa d’altro.
Mi sono venute in mente queste considerazioni perché mentalmente pensavo a come sia stato possibile che il mio gruppo grotte, il Gruppo Grotte Schio CAI, realizzasse la scoperta di quello che da pochi giorni è diventato il 5° ingresso del Sistema Sotterraneo Buso della Rana–Pisatela.
Vediamo un po’, riavvolgendo il nastro.
Innanzitutto determinante è stata, all’origine, la realizzazione di una buona e completa mappatura della grotta. Poi lo studio del rilievo topografico di questa grande cavità ha fatto capire, tra molte altre cose, che un particolare ramo in una regione particolare della “Pissy” finisse quasi a fuoriuscire all’esterno.
Interessante.
La sommità di questo ramo che si sviluppa in salita è costituita da una sala a cui è stato dato il nome di “Sala della Dolina”. Ma non una dolina qualsiasi, ma proprio la dolina sul cui bordo sommitale si apre l’ingresso della Pisatela stessa. Che strana coincidenza…
Ma quanti metri mancavano effettivamente per sbucare da sotto nei verdi e scoscesi bordi di questa dolina? Boh, era tutto da vedere. Ed inoltre, dove sarebbe ubicato “esattamente” questo ipotetico punto dato che una accurata ispezione di questo grosso catino carsico con diametro di almeno una sessantina di metri, non presentava alcun degno pertugio che si chiamasse tale?
Il nuovo accesso al Sistema Rana–Pisatela.
Tuttavia i dati altimetrici parlavano chiaro e quindi abbiamo deciso di metterci a lavorare per venirne a capo. Sapevamo che il risultato non sarebbe stato per niente scontato. Le grotte ti fregano spesso….
Nel giugno scorso con un socio del mio gruppo iniziamo quindi a vedere cosa c’è in cima ad un interessante camino situato alla base di una propaggine laterale di detta sala. Volevamo verificare se il nome “Sala della Dolina” che le era stato dato fosse sensato.
Il camino si presenta molto bene, bello verticale. Roccia asciutta e compatta, liscia e senza fratture. Le condizioni ideali di risalita col sistema Stick-Up. Risaliamo così molto in fretta. Quasi sulla sommità, ad una decina di metri d’altezza, si raggiunge l’imbocco di un meandrino che dopo pochi metri un po’ stretti si affaccia, attraverso una finestra, su un pozzo parallelo di ragionevoli dimensioni.
Ad una decina di metri sotto la nostra verticale si scorge un diaframma che divide il pozzo in due parti. Da una parte a occhio il pozzo continua per altri 6/7 metri. Dalla parte opposta si intravvede invece uno sprofondo abbastanza stretto. Successivamente abbiamo capito però, indagando da un’altra parte, che il diaframma si poteva raggiungere da sotto anche con una risalita in libera.
Dalla finestra il fusoide continua verso l’alto dapprima con dimensioni abbastanza ragionevoli. Ma alla luce dello zoom la sommità appare però decisamente stretta. Mah!! Saranno c…i acidi risalirlo, pensavo mentre tornavo fuori col mio amico.
Per un’altra uscita successiva ci siamo dotati di un paio di strumenti ARVA (il noto dispositivo progettato per trovare le persone travolte da valanga) che anche in altre occasioni si sono rivelati estremamente utili. Mi riferisco in particolare alla campagna esplorativa condotta un paio di anni fa e che ci ha permesso di trovare il 4° ingresso di questo stesso sistema sotterraneo, l’ingresso “Carnevale” (vedi Scintilena, 6 aprile 2024).
L’uscita ha funzionato così: una squadra si è portata all’interno della grotta in corrispondenza del bordo della “finestra” con uno strumento acceso sulla funzione “send”. Un’altra squadra all’esterno con un altro dispositivo in funzione “search” a scandagliare i bordi della dolina.
Girando in lungo ed in largo lungo la superficie della dolina finalmente il “bip-bip” dello strumento localizza un punto particolare, in pratica un esile buchetto di 20 cm, chiuso da terriccio. La distanza dallo strumento sottoterra dava circa 10 metri.
Beh ottimo! Ottimo pensavo, specialmente tenendo conto che sopra la finestra il camino risaliva ancora per circa 8 metri buoni. Quindi, con un rapido calcolo, sulla sommità del camino dovrebbero mancare “solo” un paio di metri. È fatta!
Qualche giorno dopo, animati ed euforici iniziamo l’allargamento del buchetto. Mmh, il buchetto si è rivelato però subito proprio ostico. Poco sotto come buco diventa quasi invisibile, solo una fessurina larga un dito in una roccia bella dura. Ma mancano due metri, no?
Lavorando come muli allarghiamo comunque il buco per una cinquantina di centimetri. Poca cosa…. ma soprattutto su roccia viva, senza senso quindi. Qualcosa non torna.
Bisogna indagare meglio per cui in un’altra uscita successiva una coppia di speleo si fionda dentro alla Pissy, ma non prima di aver piazzato uno strumento ARVA all’interno del “buchetto”, questa volta in funzione “send”.
Raggiunta la finestra il secondo strumento portato appresso dava una distanza, come già appurato, di 10 metri. Attrezzati per la risalita del camino il “solito speleo” raggiunge la sommità. In arrampicata libera. Come abbia fatto ancora adesso non lo so.
Non lo so perché so che le pareti ad un certo punto stringono così tanto che se da sopra ci cascassi dentro, sul fondo non ci finisco. Io che ho misure da “normodotato” per esempio non ci passo, l’ho capito tempo dopo….
Fatto sta che il “solito speleo”, che è anche un ottimo climber appunto, arriva in cima. Qui trova che il fusoide interseca un meandro. Da una parte questo muore dopo 3 metri. Dalla parte opposta invece il meandro si presenta parzialmente occluso da una frana, ma al di là però si intravvede qualcosa.
Per capire dove si trova tira fuori l’ARVA, lo accende e lo mette in posizione search. Il responso dà 9 metri.
9 metri? Ma come, non dovevano mancarne solo due?
Lì per lì sembra impossibile, qualcosa non ha funzionato. E quindi giù poi tutti insieme a fare mille congetture per capire qualcosa da questi dati.
All’epoca del “buchetto” siamo stati effettivamente un po’ superficiali ad interpretarli. Mi spiego. Gli ARVA in realtà hanno sempre funzionato benissimo. Bisogna capire però che gli strumenti inviano/ricevono il segnale in/da tutte le direzioni, come se fossero al centro di una sfera.
Se sull’esterno della sfera ci mettiamo uno strumento posizionato in un punto qualsiasi della superficie, ci darà sempre la stessa distanza dal centro, dove è appunto posizionato lo strumento gemello.
Quindi, se lo strumento interno dava 9 metri dallo strumento esterno significava che la sommità del camino non si trovava sulla loro verticale ma in un qualunque altro punto della “sfera” considerata. Potenzialmente anche sopra….
Sopra? Beh, perché no? Ricordiamoci che l’esterno, come dicevo, è costituito dai fianchi della dolina con bordi piuttosto inclinati e scoscesi.
Arriviamo così all’ennesima uscita “finale”, quella della prova del nove. Una coppia di speleo, tra cui sempre il “solito speleo”, ritorna in cima al camino/fusoide. Il meandro con la franetta viene facilmente superato scoprendo al di là una piccola saletta, tipo un geode per intendersi.
Il “solito speleo” piazza l’ARVA sulla sommità del geode in posizione send. In quel momento io sono fuori con l’altro strumento.
All’ora concordata e partendo dal “buchetto” riprendo a scandagliare il bordo della dolina. Il bip-bip del mio strumento inizia quasi subito ad aumentare la frequenza. I metri segnalati sono sempre meno, sempre meno, fino al punto che un bip-bip frenetico ed impazzito mi dice “1 metro”!!!
Sono eccitatissimo. I ragazzi sono sotto di me ad appena un metro (!) di distanza, sotto il prato. Roba da non crederci!
Qui non ci sono rocce, solo terra, erba e qualche fiore. Corro in cerca di una pietra, la porto sul punto e comincio a batterla con una mazzetta. Da sotto mi rispondono con altrettanti colpi sulle pareti, perfettamente udibili.
Urlo di gioia, tanto fuori sono da solo…
Ma no, non sono solo, appena lì sotto ci sono i miei amici. Sentendomi urlare urlano a loro volta.
Incredibile, ci parliamo attraverso il prato. Ci parliamo capite? Una cosa mai vista! Questa mi mancava proprio.
Ma ci pensate? Provate ad immaginarvi la scena. Un escursionista che casualmente passasse di là in quel momento e vedesse un tipo (io) che urlo come un ossesso e a parlare inginocchiato verso il suolo con la bocca vicina alla madre terra. Cosa penserebbe se non a chiamare il 118 per un TSO immediato?
Per fortuna non è passato nessuno….
Ecco, questa era la situazione.
Neanche un paio di giorni dopo eravamo lì in tre baldi giovanotti speleo (tre splendidi pensionati) tra cui ovviamente il “solito speleo” per rompere l’ultimo diaframma e creare così l’apertura del 5° ingresso del Sistema.
Dopo neanche un’oretta di scavo, dapprima su terra e sassi e poi su roccia frammentata notiamo un forellino nero. Un forte sputo d’aria gelida proveniva da esso. Lo allarghiamo senza alcuna difficoltà fino ad un diametro di 30 centimetri. L’aria ora si fa veramente forte e gelida, un piacere sentirla così se rammentiamo quanto calde sono state le giornate dello scorso luglio.
Questo improvviso cambiamento del flusso d’aria che abbiamo artificialmente provocato però non ci piaceva affatto per cui abbiamo pensato subito di correre ai ripari. Dovevamo risolvere il problema.
Abbiamo così realizzato un grosso cilindro in robusto acciaio inox e l’abbiamo intubato nel buco fino a filo del terreno. La chiusura poi è garantita da un coperchio dello stesso materiale ma dipinto con una vernice color marrone/cioccolato, per confondersi con l’ambiente.
Tutto intorno il terreno è stato quindi ripristinato esattamente come era prima dell’intervento. L’erba qui ricrescerà presto e l’unica cosa visibile sarà la presenza di questo disco marrone.
Tutto qua. Siamo contenti perché abbiamo fatto proprio un bel lavoro. Abbiamo centrato almeno tre obiettivi. Uno, è stato consolidare le pareti del buco altrimenti costituite da terra, radici e sassi che franano continuamente ad ogni passaggio. Due, rendere l’ingresso perfettamente stagno, adesso non passa un filo d’aria. Corrente zero. Tre, ripristinare l’ambiente dove abbiamo lavorato com’era precedentemente. È ritornato il prato.
E anche il famoso “buchetto”, cioè il falso ingresso, lo abbiamo accuratamente richiuso dapprima con le pietre di risulta, poi con terra e infine con le foglie. Non si riesce a vedere neanche dov’era.
Così, data la circostanza del tutto singolare abbiamo chiamato questo 5° ingresso il “BUSO DEL SECION” (che tradotto dal dialetto veneto significa “secchione”). Non poteva chiamarsi altrimenti….
Ecco, adesso sì che siamo davvero tutti contenti del risultato.
Ed è incredibile notare dove si trova ubicato questo nuovo ingresso. È impossibile non trovarlo: è infatti situato ad appena 8 metri (!) di distanza dall’ingresso del notissimo Buso della Pisatela, 3 metri più in basso.
E stranamente questi due ingressi non hanno niente in comune. Entrando dalla Pissy e uscire dal Seciòn (o viceversa) comporta infatti una traversata di quasi un chilometro.
Ora però dal Seciòn si penetra nel cuore della Pisatela molto più velocemente, una vera diretta. Ciò comporta molto meno tempo ad esplorare la grotta nelle regioni a monte dello Stargate. Inoltre una eventuale uscita di una barella del Soccorso da queste zone risulta molto facilitata e veloce.
Sempre dal Seciòn si possono raggiungere le regioni a valle dello Stargate più facilmente attraverso una lunga galleria inclinata che parte dalla Sala della Dolina (il nome dato era in effetti sensato…) fino alla gigantesca Sala delle Mogli, il Lago Lungo e poi, più giù, fino alla giunzione col Buso della Rana.
In corrispondenza della Sala della F-Rana parte il noto ramo in salita chiamato Ramo Carnevale che, come ho citato prima, fuoriesce sotto la Valle delle Lore. A questo proposito, sulla falsariga della logica ambientale che abbiamo voluto dare al Buso del Seciòn, stiamo adesso lavorando anche alla chiusura ermetica dell’Ingresso Carnevale, ristabilendo presto anche qui le condizioni meteorologiche preesistenti alla sua apertura. Cioè corrente d’aria zero. Come anche già fatto a suo tempo all’ingresso del Pater Noster, il terzo ingresso trovato dal nostro gruppo GGS CAI SCHIO.
Considerazioni finali
Riprendendo la logica delle frasi nel deragliamento descrittivo nella premessa iniziale voglio qui sottolineare che il raggiungimento di questo risultato non è stato affatto semplice.
Siamo scesi in Pisatela parecchie volte e la risalita del “Pozzo a T”, il fusoide, non è stata affatto banale, anzi.
Dio, niente di assolutamente eccezionale però tengo a sottolineare che tutta questa storia è durata solo più o meno due mesi molto intensi. Un tempo esplorativo speleologicamente breve. Ma è perché ci tenevamo tantissimo, specie il “solito speleo”.
Con fatica, con determinazione ma specialmente con passione e soprattutto con divertimento ci siamo riusciti.
Cesare Raumer per il Gruppo Grotte Schio CAI Agosto 2026
Tutto quello che si vede del Buso del Seciòn dall’ingresso della Pisatela
E da parte nostra: complimenti!
C’è poco da aggiungere dopo un racconto così, se non un grande applauso a Cesare Raumer e a tutto il Gruppo Grotte Schio CAI.
Dietro un nuovo ingresso, oltre al momento esaltante in cui finalmente “si passa”, ci sono rilievi studiati e ristudiati, ipotesi che sembrano giuste e poi non lo sono, risalite, strettoie, giornate di lavoro, capacità di leggere la grotta e anche la disponibilità a riconoscere un errore e ricominciare da un’altra parte.
In questo caso c’è qualcosa in più: l’attenzione con cui, una volta aperto il nuovo ingresso, il gruppo ha cercato di non alterare la circolazione d’aria del sistema e di restituire alla superficie il suo aspetto originario.
E poi c’è quella scena che difficilmente si dimentica: uno speleologo inginocchiato sul prato e gli altri sotto di lui, separati da un metro di terra, che riescono prima a sentirsi battere e poi addirittura a parlarsi.
A volte una giunzione comincia proprio così: con due mondi che scoprono di essere ormai a un metro di distanza.
Complimenti al Gruppo Grotte Schio CAI e a tutti coloro che hanno lavorato al Buso del Seciòn.
E naturalmente complimenti al “solito speleo”, chiunque egli sia: dopo essere comparso così tante volte in questa storia, se li è decisamente guadagnati.
Aria, Acqua, Terra, Fuoco, Vuoto. Il Raduno Internazionale di Speleologia prende forma. E fino al 31 agosto iscriversi costa meno
Si sta delineando un sogno.
Giorno dopo giorno Costacciaro 2026 acquista volti, immagini, parole e contenuti. Quello che qualche mese fa cominciava appena a prendere forma sta diventando il grande Raduno Internazionale di Speleologia, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, nel cuore del Monte Cucco.
Il filo conduttore saranno ancora una volta i cinque elementi: ARIA, ACQUA, TERRA, FUOCO e VUOTO.
Cinque dimensioni per raccontare la speleologia e il mondo ipogeo: l’aria che respira nelle montagne, l’acqua che scava e trasforma, la terra che conserva la memoria, il fuoco come energia e trasformazione, il vuoto come spazio dell’esplorazione e dell’ignoto.
E adesso quei cinque elementi hanno anche cinque voci: Luca Mercalli, Simone Villotti, Antonio De Vivo, Gaetano Giudice e Robbie Shone, testimonial scelti per interpretarli e accompagnare il cammino verso Costacciaro.
Intanto il programma cresce: conferenze, mostre, workshop, esplorazioni, incontri e occasioni di confronto stanno componendo, tassello dopo tassello, quello che si annuncia come uno dei grandi appuntamenti della speleologia del 2026. Già a luglio Scintilena raccontava l’apertura delle iscrizioni e il ritorno dei cinque elementi come filo conduttore dell’incontro.
E per chi sta ancora pensando “mi iscrivo domani”, il momento è questo: l’iscrizione Early Bird a prezzo agevolato termina il 31 agosto.
Mancano pochi giorni.
Poi resterà l’attesa.
Quella di ritrovarsi a Costacciaro, tutti insieme, ancora una volta.
Aria. Acqua. Terra. Fuoco. Vuoto.
Cinque elementi. Un Raduno. Un sogno che sta prendendo forma.
V Belehrade 1996 na byte u krásnych srbských dievčat , ktoré nám dali pozvanie na vstup - prechod cez Srbsko , do Kosova na prieskum jaskyne Velika klisura.
Otec /Vykoupil/ Šmída, Herich, Staník, Kotlarčík, Šmoll, Kapucian, Matocha. V strede krásny balkán..
Na besedu s promítáním ke 100. výročí svého zpřístupnění zvou v sobotu 29. srpna 2026 Zbrašovské aragonitové jeskyně v Teplicích nad Bečvou na Přerovsku. Akce "Na kus řeči o jeskyních" se uskuteční od 17:00 v novém přístřešku před jeskyněmi.
Přednášející bude vedoucí jeskyní Barbora Šimečková.
A Oltre il Colle, nel massiccio dell’Arera, scoperto e disceso un nuovo pozzo da 185 metri. Il 27 agosto la squadra ha raggiunto il Fondo JetLag a -302 metri, nonostante il regime idrico sfavorevole
OLTRE IL COLLE (BG) – «Sembrava una ventina di metri». Poi è arrivato il sasso giusto. E dal buio è arrivata una risposta decisamente diversa.
Sul Monte Arera, nella grotta LoBG 3990, l’esplorazione degli ultimi giorni ha preso improvvisamente una dimensione verticale impressionante: quello che a una prima occhiata appariva come un pozzo di modeste dimensioni si è rivelato un P185, un salto da 185 metri che ha dato alla grotta una dimensione verticale del tutto inattesa.
«Apriamo la testa di un pozzo che ad una prima occhiata sembrava una ventina di metri, ma lanciando il sasso giusto abbiamo ricevuto una risposta adeguata. Per ora i 185 m ci sono… Ma non siamo in fondo…», raccontava pochi giorni fa Gianluca Perucchini, impegnato nell’esplorazione insieme a Giorgio Pannuzzo e Riccardo Temponi.
In quel momento, infatti, non avevano ancora raggiunto il fondo del P185.
Nella parte inferiore del P185, cento metri di corda sono bastati appena per raggiungere un terrazzo, fermandosi davanti a un ulteriore tiro di una ventina di metri. Il fondo del P185 è stato poi raggiunto nella stessa punta esplorativa che ha portato gli speleologi al Fondo JetLag, a -302 metri. Al fondo del P185, al momento, non sono state individuate prosecuzioni plausibili; resta però da scendere un altro pozzo laterale.
È avvenuto la mattina del 27 agosto 2026: Giorgio, Gianluca e Riccardo sono tornati sottoterra e, nonostante un regime idrico sfavorevole, hanno continuato l’esplorazione. L’anteprima arriva direttamente da Giorgio Pannuzzo: «Oggi ci siamo tornati e, nonostante il regime idrico sfavorevole, abbiamo continuato le esplorazioni fino a -302 m. Fondo JetLag».
Un metro in più sulla carta, ma soprattutto un altro passo nell’ignoto, dentro una grotta che in pochissimi giorni ha cambiato volto e dimensioni.
Nell’esplorazione sono impegnati Giorgio Pannuzzo, del Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole, Gianluca Perucchini (CAI Lovere – Progetto Sebino) e Riccardo Temponi (Progetto Sebino). Tutti e tre partecipano al Progetto InGrigna.
Gianluca e Riccardo, inoltre, appartengono a quella nuova generazione di esploratori che Alex Rinaldi chiama affettuosamente “i Pischelli di Bueno Fonteno”: giovani speleologi cresciuti nel fermento delle grandi esplorazioni del Sebino e ormai protagonisti anche su altri importanti fronti esplorativi lombardi.
UN NUOVO ABISSO SOTTO L’ARERA
Lo scenario è quello spettacolare del Pizzo Arera, 2.512 metri, nel territorio di Oltre il Colle, nelle Prealpi Orobie bergamasche. Il massiccio appartiene alla fascia carbonatica delle Orobie: montagne che sopra terra mostrano pareti, rupi e grandi bastionate rocciose e che nel sottosuolo continuano a custodire vuoti ancora tutti da scoprire.
E questa volta la sorpresa ha assunto dimensioni davvero notevoli: il P185 è stato sceso fino al fondo e LoBG 3990 ha raggiunto la quota di -302 metri, al nuovo Fondo JetLag
Dove porterà LoBG 3990?
È presto per dirlo. Ma una frase scritta dagli esploratori quando il grande pozzo aveva appena cominciato a svelarsi sembra oggi ancora più bella:
«Ma non siamo in fondo…»
E allora non resta che aspettare la prossima discesa, con quel pozzo laterale ancora da esplorare.
Tantissimi complimenti a Giorgio Pannuzzo, Gianluca Perucchini, Riccardo Temponi e a tutti gli esploratori impegnati sull’Arera! Un P185, una grotta che supera i 300 metri di profondità e soprattutto un pozzo laterale che attende ancora di essere esplorato: avanti così, ragazzi! L’Arera non ha ancora finito di raccontare la sua storia.
Foto: esplorazioni nella LoBG 3990, Monte Arera – per gentile concessione degli esploratori.
Due nidi, sei giovani e una località mantenuta segreta. In Gran Bretagna il ritorno dell’albanella minore offre uno spunto interessante anche per chi si occupa di grotte e ambienti naturali vulnerabili: quando la diffusione di una localizzazione può trasformarsi in una minaccia?
Una località segreta, due nidi distanti circa un chilometro e sei giovani rapaci pronti a spiccare il volo. È la storia dell’albanella minore (Circus pygargus), uno degli uccelli nidificanti più rari della Gran Bretagna, protagonista nel 2026 di una stagione riproduttiva particolarmente importante.
La Royal Society for the Protection of Birds (RSPB) ha reso noto che quest’anno in Gran Bretagna sono stati individuati soltanto due nidi conosciuti della specie. Entrambi contenevano tre giovani e, fatto singolare, i sei pulcini avevano lo stesso padre: un unico maschio si era accoppiato con due femmine. I due nidi sono stati costantemente monitorati dagli specialisti della RSPB, ma la loro posizione esatta è rimasta volutamente segreta.
L’albanella minore è un elegante rapace migratore che trascorre l’inverno in Africa e raggiunge l’Europa per riprodursi. In Gran Bretagna si trova al margine settentrionale del proprio areale riproduttivo e la sua presenza è estremamente precaria. La RSPB la classifica nella Red List britannica e sottolinea come ogni coppia nidificante necessiti di una particolare protezione.
Nidi nei campi e raccolti sempre più precoci
Una delle particolarità della specie è la scelta del luogo in cui nidificare. Le albanelle minori depongono le uova a terra e, in Gran Bretagna, utilizzano sempre più frequentemente i terreni agricoli e in particolare le coltivazioni cerealicole.
È una scelta che comporta rischi considerevoli. I nidi possono essere distrutti dalle macchine durante il raccolto e la RSPB segnala che siccità e raccolti anticipati stanno rendendo ancora più delicata la situazione. Per questo la conservazione della specie richiede una stretta collaborazione tra naturalisti e agricoltori. Nel sito del 2026, una porzione del campo d’orzo è stata lasciata appositamente indisturbata dal proprietario per consentire agli animali di completare la riproduzione.
Non è la prima volta. Nel 2025 una coppia aveva allevato con successo quattro giovani in un’altra località inglese tenuta segreta: era stata la prima nidificazione riuscita in Gran Bretagna dal 2019. Anche in quel caso la collaborazione con l’agricoltore era risultata decisiva e attorno al nido era stata installata una piccola recinzione per proteggerlo dai predatori terrestri.
Per la prima volta due giovani seguiti dal satellite
La stagione 2026 ha portato anche una novità scientifica. Poco prima dell’involo, ricercatori autorizzati della RSPB hanno prelevato temporaneamente un giovane da ciascuno dei due nidi e hanno applicato trasmettitori satellitari di nuova generazione.
È la prima volta che giovani albanelle minori vengono dotate di questi dispositivi nel Regno Unito.
Il monitoraggio potrà fornire informazioni preziose sugli spostamenti dei giovani, sulle rotte migratorie verso l’Africa e, negli anni successivi, sull’eventuale ritorno nei territori europei di riproduzione. Dati particolarmente importanti per una popolazione tanto piccola e intermittente.
A volte le coordinate diventano un pericolo
C’è un altro particolare della vicenda che può interessare molto anche il mondo speleologico: nessuno ha comunicato dove si trovino esattamente questi nidi.
La località viene deliberatamente mantenuta segreta per proteggere gli animali. Persino l’agricoltore coinvolto nel progetto non viene identificato pubblicamente, proprio per evitare che attraverso il suo nome sia possibile risalire al sito. La stessa strategia era stata adottata per la nidificazione del 2025.
È un principio di conservazione che trova un evidente parallelo negli ambienti sotterranei da proteggere.
Le coordinate sono un’informazione scientifica fondamentale, ma in determinate circostanze la loro diffusione indiscriminata può aumentare la vulnerabilità del luogo che descrive. È il caso, per esempio, di cavità che ospitano importanti colonie di chirotteri, specie endemiche o estremamente localizzate, delicati depositi archeologici o paleontologici, mineralizzazioni e concrezionamenti particolarmente vulnerabili.
Internet, cartografia digitale e GPS hanno reso possibile raggiungere con grande facilità luoghi che soltanto pochi decenni fa richiedevano conoscenze locali e ricerche specifiche. È un progresso straordinario per la conoscenza e l’esplorazione, ma pone anche una responsabilità nuova nella gestione dei dati.
La vicenda dell’albanella minore britannica mostra una possibile risposta: conoscere con estrema precisione un luogo non significa necessariamente doverne rendere pubblica con altrettanta precisione la posizione.
Ricercatori e conservazionisti conoscono i nidi, li monitorano, raccolgono dati scientifici e collaborano con chi gestisce il territorio. Al pubblico viene invece comunicato ciò che serve per comprendere l’importanza della scoperta, senza fornire l’informazione che potrebbe mettere a rischio gli animali.
Un equilibrio tra condivisione della conoscenza e protezione della risorsa che, fuori dai campi inglesi e qualche metro più sotto terra, che riguarda molto da vicino anche speleologia e archeologia.
Zajímavé povídání o jeskyních Moravského krasu s kolegou Jeskyně ČR - Správa jeskyní České republiky Petrem Zajíčkem:
https://www.idnes.cz/cestovani/po-cesku/propast-macocha-punkevni-jeskyne-petr-zajicek.A260819_110119_po-cesku_misl
This year, although the topics addressed by the candidates were very diverse, they were approached through a wide range of options, such as the protection and conservation of caves and karst environments, raising awareness of caving, the interplay between exploration findings and scientific research, education and tourism, whilst also identifying ways to ensure the long-term sustainability of their objectives.
The members of the jury for the 2026 France Habe Prize assessed each submission using an evaluation grid that focused on relevance, presentation, interdisciplinarity, photography, scientific content, readability, and originality.
They unanimously decided to award the 2025 France Habe Prize to the project entitled “Photographic, topographical and digital documentation of the deep sections of the Aven d’Orgnac” (France), submitted by Rémi FLAMENT.
The winner receives a cash prize of €300 awarded by the UIS, as well as caving equipment donated by the firms BARHAR ($250) and RESSEG (€300).
Details of the project will be presented by the winner in the next UIS Bulletin.
The Jury congratulates the other participants on their enthusiasm for caving and their commitment to the protection of caves and karst.
Origin of the prize
The France HABE Prize has been awarded since 2013 by the Commission for the Protection of Karst and Caves of the International Union of Speleology (UIS).
The aim of this award is to promote the protection of karst and caves for future generations. This natural heritage is a proven source of increasingly rich information about the history of our planet and humanity, enabling people to act in a more thoughtful, effective, and sustainable manner for the future of our environment.
The prize is named in memory and honor of Dr France HABE († 10 December 1999) from Slovenia (Yugoslavia), who, amongst her many roles and achievements, served as Chair of the UIS Protection Department from 1973 to 1997.
Jean-Pierre Bartholeyns
UIS Karst and Cave Protection Commission
Past President
Following the initial data from Croatia, Slovenia and Italy, there is data now also about cleaned and polluted caves and karst from France and from Germany available.
Furthermore there is a dataset from The Basque Country listed as well.
In case your organisation has such data it would be a pleasure to integrate this in the Clean-up the Dark database and make efforts of cleaned underground available to all.