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Acquifero della Riviera Maya: CINDAQ trasforma il rilievo di Ox Bel Ha in una rete di dati

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Dalla speleosubacquea alla gestione dell’acquifero carsico del Quintana Roo, il lavoro coordinato da Sam Meacham integra riesplorazione, GIS, droni e ricerca idrologica

Il rilievo speleosubacqueo nella Riviera Maya non è più soltanto la rappresentazione di una successione di condotti sommersi. Nel sistema di Ox Bel Ha, nel Quintana Roo messicano, il dato raccolto in immersione viene collegato a cenotes, uso del suolo, foresta e infrastrutture. L’obiettivo è comprendere meglio l’acquifero della Riviera Maya e rendere leggibile un ambiente che, dalla superficie, resta in gran parte invisibile.

L’impostazione è al centro del lavoro di CINDAQ, Centro Investigador del Sistema Acuífero de Quintana Roo. L’organizzazione, fondata da Sam Meacham nel 2000, dichiara di facilitare la ricerca, promuovere l’educazione e sostenere la conservazione delle risorse naturali e culturali associate a cenotes e fiumi sotterranei del Quintana Roo. Il caso di Ox Bel Ha mostra come l’esplorazione possa produrre informazioni utili anche oltre il perimetro della grotta.

CINDAQ e il rilievo digitale di Ox Bel Ha

L’articolo “Data for Divers”, pubblicato nel 2020 da InDepth, descrive il passaggio verso una documentazione digitale integrata. Linee di rilievo, profondità, fotografie, annotazioni di campagna, dati geospaziali, immagini aeree e modelli tridimensionali possono essere sovrapposti e interrogati nello stesso progetto. La mappa resta un prodotto essenziale, ma diventa anche la base per interpretare la posizione dei condotti rispetto alle trasformazioni della superficie.

La storia esplorativa di Ox Bel Ha risale agli anni Novanta. Le prime attività furono in larga misura autofinanziate. La nascita di CINDAQ rese possibile raccogliere fondi e strutturare progetti di ricerca, educazione e conservazione. Oggi il gruppo collega la documentazione del sistema con iniziative nell’area di Ox Bel Ha, nella riserva della biosfera di Sian Ka’an e in altri contesti del Quintana Roo.

La posta in gioco non riguarda solo la lunghezza dei passaggi. Nella penisola dello Yucatán l’idrografia superficiale è limitata. Le precipitazioni ricaricano l’acquifero attraverso la matrice calcarea porosa, le fratture, le fessure e i cenotes. I condotti esplorabili costituiscono quindi una parte, molto visibile per i subacquei, di un acquifero della Riviera Maya più esteso e complesso.

Resurvey: controllare le linee storiche

Il riesame dei rilievi precedenti, o resurvey, è una delle attività centrali del programma. Non serve soltanto a ottenere dati più recenti. Permette di verificare collegamenti, correggere scostamenti locali, aggiornare i riferimenti GPS e riportare annotazioni su morfologia, geologia e navigazione.

Nel 2018 CINDAQ dichiarava 18 chilometri di rilievi complessivi a Ox Bel Ha: 12 chilometri di nuova esplorazione e 6 di riesame. Nel 2019 l’attività raggiunse 80 chilometri, composti da 30 chilometri di nuovi passaggi e 50 chilometri di linee già esistenti ricontrollate. Nei primi 14 giorni del gennaio 2020 furono riportati 8,445 chilometri di resurvey e 11,277 chilometri di nuove esplorazioni.

Il valore del controllo emerge anche sul piano territoriale. Ripercorrere settori frequentati anni prima consente di individuare lead non sviluppati, verificare dati storici e tornare in zone rese più accessibili da nuovi percorsi terrestri. Le nuove strade possono facilitare la logistica, ma sono anche un indicatore della pressione insediativa in un’area dove sviluppo, qualità delle acque e integrità delle cavità sono strettamente collegati.

I risultati pubblicati da CINDAQ per il 2023 riportano 47,434 chilometri di linee riesaminate, 26,136 chilometri di passaggi allora non noti e dieci nuovi ingressi nel sistema. Alla fine di quell’anno la lunghezza rilevata confermata di Ox Bel Ha era indicata in 496,804 chilometri. Il rapporto 2025 segnala che il resurvey può avvicinarsi al completamento, senza chiudere il capitolo dell’esplorazione: restano numerosi rami da verificare e un sistema sotterraneo dinamico da documentare.

MNemo, Ariane e GIS per l’acquifero della Riviera Maya

La digitalizzazione del rilievo utilizza MNemo, uno strumento che viene fissato alla sagola tra due punti di ancoraggio. Durante il percorso registra lunghezza, profondità o inclinazione e direzione. I dati possono essere trasferiti nel software Ariane, che consente di costruire una stick map tridimensionale e visualizzarla su base satellitare.

Secondo le specifiche del produttore, MNemo dichiara una precisione di 10 centimetri per la profondità, dello 0,5% più o meno 3,6 centimetri per la lunghezza e di 1,5 gradi per la direzione. L’errore di chiusura atteso è intorno all’1%. Si tratta di specifiche dello strumento, non di una garanzia applicabile in modo automatico a ogni rilievo. Calibrazione, riferimenti iniziali affidabili, interferenze magnetiche, esecuzione in acqua e revisione dei dati restano decisivi.

Nell’intervista del 2020 Meacham riferiva una poligonale superiore a 5 chilometri con un errore di chiusura inferiore all’1%. Il dato dimostra il potenziale operativo della procedura nel contesto descritto. L’importazione delle linee storiche in Ariane permette inoltre di confrontare rilievi realizzati in epoche diverse e di limitare le trascrizioni manuali.

Il progetto impiega anche GIS, ArcGIS, GPS, droni e fotogrammetria. Le ortofoto georeferenziate permettono di osservare il cambiamento della superficie. I modelli 3D dei passaggi possono essere messi in relazione con la topografia e con i dati aerei. Video a 360 gradi e sistemi di visualizzazione immersiva hanno una funzione distinta: aiutano a comunicare a proprietari, tecnici, ricercatori e amministratori ciò che non è direttamente osservabile dall’esterno.

Ox Bel Ha e la dinamica dell’acquifero costiero

Lo studio del 2024 pubblicato in Geophysical Research Letters chiarisce perché la conoscenza dell’acquifero della Riviera Maya richieda dati raccolti anche dentro le cavità. Ricercatori di USGS e CNR-IRSA hanno installato strumenti idroacustici e altri sensori in un condotto di Ox Bel Ha, accessibile dal Cenote Bang, per osservare le alocline che separano acqua dolce, salmastra e salata.

L’indagine si è svolta tra marzo e agosto 2018. Gli strumenti hanno documentato la risposta della colonna d’acqua alle maree e alle precipitazioni. Durante la tempesta tropicale Carlotta, il 16 giugno, furono misurati 226 millimetri di pioggia giornaliera nella stazione meteorologica di riferimento. La velocità del flusso nello strato salmastro aumentò fino a 0,19 metri al secondo verso il mare. La sua salinità salì da un livello di fondo di circa 2 psu fino a 4,4 psu.

Il risultato è rilevante perché una pioggia intensa non ha prodotto soltanto un semplice addolcimento dell’acquifero. Lo studio non ha trovato evidenza di un rimescolamento verticale attraverso l’aloclino sufficiente a spiegare l’aumento di salinità. Gli autori propongono invece un modello di mescolamento laterale tra i condotti, dove l’acqua si muove più rapidamente, e la matrice calcarea circostante. Lo spostamento verticale differenziale delle alocline aumenterebbe l’area di contatto tra masse d’acqua con salinità diverse.

Questa interpretazione ha conseguenze per l’uso potabile e irriguo dell’acqua, per gli ecosistemi anchialini e per lo studio dei cicli del carbonio e del metano. L’aumento della salinità oltre 3 psu può rendere l’acqua non idonea al consumo e all’irrigazione. Il fenomeno va valutato insieme alla crescita della domanda idrica, all’innalzamento del livello marino, agli eventi meteorologici intensi e alle modifiche dell’uso del territorio.

La mappa come infrastruttura di conoscenza

Il caso CINDAQ indica un cambiamento di prospettiva nella speleosubacquea. La sequenza parte dalla linea di sagola e dal rilievo di un ramo. Prosegue con l’archivio geospaziale, l’interpretazione idrologica e la restituzione pubblica dei dati. Arriva infine alla possibilità di sostenere decisioni più informate sulla tutela dell’acquifero della Riviera Maya.

Il modello può essere utile anche in altri territori carsici. Servono protocolli coerenti, metadati completi, sistemi di riferimento dichiarati, controllo di qualità e archivi durevoli. Occorre inoltre ponderare la pubblicazione di informazioni sensibili sulle cavità, per evitare che la conoscenza destinata alla tutela aumenti la vulnerabilità dei siti. In questo quadro, la quantità di chilometri rilevati resta importante, ma il risultato più utile è la capacità di trasformare misure verificabili in conoscenza territoriale e ambientale.

Fonti

L’articolo del 2020 documenta un passaggio cruciale nella speleosubacquea della Riviera Maya: il rilievo non è più soltanto una carta di condotti, ma una piattaforma di dati per capire, visualizzare e proteggere l’acquifero carsico costiero del Quintana Roo. CINDAQ, guidata da Sam Meacham, integra riesplorazione, strumenti digitali, GIS, droni, fotogrammetria e media immersivi per collegare il mondo sotterraneo alle trasformazioni rapide della superficie.[1][2]

Ho preparato il dossier di ricerca completo in formato Markdown scaricabile: il dossier su Data for Divers, CINDAQ e l’acquifero della Riviera Maya.

Risultati principali

Dal “nuovo ramo” al dato territoriale

Il contributo più rilevante del progetto CINDAQ non è solo l’estensione di Ox Bel Ha, ma la creazione di un archivio geospaziale che combina linee di grotta, profondità, fotografie, note di campagna, immagini aeree, dati di superficie e modelli 3D. Questa impostazione consente di mostrare a proprietari, ricercatori e decisori la relazione tra cenotes, condotti, foresta, infrastrutture e sviluppo urbano.[1]

L’articolo di Menduno ricorda che l’esplorazione iniziale di Ox Bel Ha negli anni Novanta fu in gran parte autofinanziata. Meacham fondò CINDAQ nel 2000 per rendere possibili finanziamenti, ricerca, educazione e conservazione con un’organizzazione formalmente riconosciuta. Oggi la missione dichiarata di CINDAQ resta facilitare la ricerca e sostenere la tutela delle risorse naturali e culturali associate a cenotes e fiumi sotterranei del Quintana Roo.[1][2]

Perché il resurvey conta

Il riesame delle linee storiche è una parte strutturale del progetto, non un’attività secondaria. Nel 2018 CINDAQ riportava 18 km di rilievi totali — 12 km di nuova esplorazione e 6 km di resurvey — mentre nel 2019 i rilievi salirono a 80 km, dei quali 50 km erano linee esistenti riesaminate e 30 km nuove esplorazioni. Nei primi 14 giorni di gennaio 2020 il gruppo dichiarava ulteriori 8,445 km riesaminati e 11,277 km nuovi.[1]

Questo permette di:

  • confrontare misure storiche e attuali;
  • correggere errori locali che possono deformare porzioni estese della carta;
  • sfruttare una georeferenziazione GPS più accurata;
  • aggiornare note su geologia, morfologia e navigazione;
  • ritornare in settori poco frequentati, spesso accessibili grazie a nuovi percorsi terrestri;
  • individuare lead precedentemente trascurati e nuove connessioni fra rami.

Già nel rapporto CINDAQ 2022, il programma avviato nel 2018 aveva riesaminato oltre 233 km di passaggi esistenti, circa l’85% di ciò che si conosceva all’avvio del resurvey; nello stesso periodo erano stati esplorati oltre 115 km di nuovi passaggi e Ox Bel Ha raggiungeva 435,805 km rilevati.[3]

Tecnologie impiegate

Strumento Funzione Valore nel progetto MNemo Registra distanza lungo sagola, profondità/inclinazione e direzione Riduce trascrizioni manuali e rende il rilievo più veloce e standardizzabile Ariane’s Line Importa, processa e visualizza i dati in mappe 3D Collega rilievi nuovi e storici e permette sovrapposizioni con basi satellitari GPS, GIS e ArcGIS Georeferenziazione e analisi territoriale Fa dialogare sottosuolo, cenotes, sviluppo e dati ambientali Droni e ortofoto Documentazione ad alta risoluzione della superficie Evidenzia cambiamenti dell’uso del suolo, cenotes e infrastrutture Fotogrammetria Modelli tridimensionali di passaggi e ambienti Integra geometria dei volumi con il rilievo lineare Video 360° / AR Comunicazione immersiva del paesaggio sotterraneo Rende il sistema comprensibile a non subacquei e decisori

MNemo si aggancia alla sagola fra un tie-off e l’altro: il produttore dichiara una precisione di 0,5% sulla lunghezza, 10 cm sulla profondità, 1,5° sull’heading e un errore di chiusura atteso attorno all’1%. I dati vengono poi trasferiti in Ariane, che costruisce una stick map 3D e la sovrappone a cartografia satellitare.[4]

Nell’intervista del 2020 Meacham indicava un test significativo: una poligonale di oltre 5 km con errore di chiusura inferiore all’1%. Il dato va inteso come risultato operativo contestuale, non come garanzia assoluta: accuratezza e qualità rimangono dipendenti da calibrazione, corretta esecuzione, assenza di interferenze magnetiche, tie-in affidabili e controllo dei dati.[1][4]

Acquifero: il vero oggetto

Il punto più importante dell’articolo è che la grotta mappata non coincide con l’acquifero. I condotti conosciuti sono le parti direttamente esplorabili di un sistema più vasto, composto anche da matrice calcarea porosa, fratture, fessure e vie di flusso non accessibili.

Nella penisola dello Yucatán, dove non esiste una rete superficiale di fiumi comparabile a quella di molte regioni temperate, l’acqua meteorica filtra nella roccia e alimenta l’acquifero. In prossimità della costa, acqua dolce, salmastra e marina formano un estuario sotterraneo carsico stratificato. I condotti agiscono come vie di trasporto rapide; per questo la qualità dell’acqua e gli effetti degli scarichi o delle trasformazioni urbanistiche non possono essere interpretati soltanto osservando ciò che si vede in superficie.[5]

Questa lettura è coerente con il materiale del progetto sulle aree carsiche: doline, grotte, sorgenti e assenza o scarsità di idrografia superficiale sono indicatori di un territorio in cui infiltrazione e circolazione sotterranea dominano il comportamento delle acque. La conoscenza speleologica diventa quindi indispensabile anche per gestione delle risorse e prevenzione dell’inquinamento.[6]

Riscontro scientifico recente

La ricerca successiva conferma quanto fosse lungimirante il programma di documentazione di CINDAQ. Uno studio del 2024 in Geophysical Research Letters ha installato strumenti idroacustici in un condotto di Ox Bel Ha, presso Cenote Bang, per osservare la dinamica delle alocline tra acqua dolce, salmastra e salata.[5]

Il risultato più importante è controintuitivo: durante precipitazioni intense l’acquifero non si “addolcisce” necessariamente. Nel caso della tempesta tropicale Carlotta, l’aumento della pioggia provocò un incremento della velocità di flusso verso mare e la salinità dello strato salmastro passò da circa 2 psu fino a 4,4 psu. Gli autori propongono che il fenomeno dipenda soprattutto da un mescolamento laterale tra condotti e matrice calcarea, innescato dallo spostamento differenziale delle alocline, più che dalla sola miscelazione verticale nel condotto.[5]

Questo ha implicazioni dirette per:

  • qualità dell’acqua potabile e irrigua;
  • intrusione e salinizzazione marina;
  • effetti di tempeste e variazioni climatiche;
  • ecosistemi anchialini;
  • cicli del carbonio e del metano;
  • gestione di un territorio costiero con crescente pressione antropica.

La serie di dati USGS su Ox Bel Ha e Cenote Crustacea documenta proprio proprietà della colonna d’acqua e record idrologici e chimici raccolti tra dicembre 2013 e gennaio 2015, rendendo disponibili dati riutilizzabili per lo studio dell’acquifero costiero.[7]

Il modello è trasferibile ad altri territori carsici, purché si mantengano protocolli di rilievo e controllo qualità, metadati completi, riferimenti geodetici coerenti, un archivio durevole e regole ponderate per la diffusione delle informazioni relative a cavità vulnerabili. Il successo non dipende dalla quantità di immagini o di chilometri rilevati, ma dalla capacità di trasformare dati verificabili in conoscenza utile per la conservazione.[1][2][5]

Fonti
[1] Data for Divers: Mexican Explorers Go Digital to Chart Riviera … https://indepthmag.com/data-for-divers-mexican-explorers-go-digital-to-chart-riviera-maya/
[3] Home – Cindaq https://www.cindaq.org/en/
[4] [PDF] CINDAQ 2022 Annual Report https://2001convention-uch.ngo/wp-content/uploads/2025/03/CINDAQ_AR-2022.pdf
[5] MNemo • Cave Survey Data Acquisition – Ariane’s Line https://www.arianesline.com/mnemo/
[6] Hydroacoustic Observations Reveal Drivers of Mixing and Salinization of a Karst Subterranean Estuary During Intense Precipitation https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2024GL109993
[8] Water column properties and temporal hydrologic and chemical records from flooded caves (Ox Bel Ha and Cenote Crustacea) within the coastal aquifer of the Yucatan Peninsula, Quintana Roo, from December 2013 to January 2015 https://www.usgs.gov/data/water-column-properties-and-temporal-hydrologic-and-chemical-records-flooded-caves-ox-bel-ha
[9] Winter Workshop Set for Mexico—An International … – InDEPTH https://indepthmag.com/winter-workshop-set-for-mexico-an-international-gathering-for-the-global-cave-diving-community/
[10] Tren Maya is on the Wrong Track! An Update. – InDEPTH https://indepthmag.com/tren-maya-is-already-impacting-water-resources-and-the-caves/
[11] SAVE THE CENOTES! – InDEPTH https://indepthmag.com/stop-the-riviera-maya-train/
[12] La plus vaste caverne sous-marine du monde court sur 524 … – GEO https://www.geo.fr/environnement/la-plus-vaste-caverne-sous-marine-du-monde-court-sur-524-kilometres-sa-biodiversite-est-menacee-229732
[13] InDEPTH: A Technical & Professional Diving Magazine https://indepthmag.com/
[14] About Us – InDEPTH Magazine https://indepthmag.com/about-us/
[15] MNemo | Ariane’s Line | Cave Survey Software | 3D Cave … https://www.arianesline.com/
[16] Realizado por: https://www.cindaq.org/wp-content/uploads/2024/06/CINDAQ-InformePublico-2023-ES.pdf
[17] Ariane’s Line | Shop https://www.arianesline.com/shop/
[18] Underwater Cave Reports https://uwcaves.org/
[19] The Destruction of Underwater Caves by the “Tren Maya” project https://www.uw360.asia/the-destruction-of-sac-aktun-underwater-cave-by-the-tren-maya-project/
[20] Hydrological and chemical records from the flooded Ox Bel Ha cave … https://catalog.data.gov/dataset/hydrological-and-chemical-records-from-the-flooded-ox-bel-ha-cave-system-in-the-yucat-2015
[21] HarvestStat Africa – Harmonized Subnational Crop Statistics for Sub-Saharan Africa https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12022251/
[22] Global Roadkill Data: a dataset on terrestrial vertebrate mortality caused by collision with vehicles https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11958749/
[23] An avifaunal checklist of the Zanskar Region, Ladakh Himalaya, India https://www.threatenedtaxa.org/index.php/JoTT/article/view/9288
[24] [XML] USGS.72e6c9dc-9d44-4c80-9360-b6f4e656b40a.xml https://data.usgs.gov/datacatalog/metadata/USGS.72e6c9dc-9d44-4c80-9360-b6f4e656b40a.xml
[25] Temporal hydrologic and chemical records from the Ox Bel Ha cave … https://catalog.data.gov/dataset/temporal-hydrologic-and-chemical-records-from-the-ox-bel-ha-cave-network-within-the-c-2016
[26] Hurricane Ingrid and Tropical Storm Hanna’s effects on the salinity of … https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/ldB3zrq7/
[27] Microsoft Word – Kovacs_Shawn_E_201708_PhDv2.docx https://macsphere.mcmaster.ca/bitstream/11375/21974/2/Kovacs_Shawn_E_201708_PhDThesis.pdf
[28] Late Holocene mangrove development and onset of sedimentation in the Yax Chen cave system (Ox Bel Ha) Yucatan, Mexico: Implications for using cave sediments as a sea-level indicator https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0031018215004186
[29] The effect of seasonal rainfall on nutrient input and biological productivity in the Yax Chen cave system (Ox Bel Ha), Mexico, and implications for ?XRF core studies of paleohydrology https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0031018219301889
[30] A survey of groundwater quality in Tulum region, Yucatan … http://members.unine.ch/philippe.renard/articles/saintloup2018.pdf
[31] CINDAQ 2024 Annual Report https://www.cindaq.org/en/news/cindaq-2024-annual-report/
[32] Prepared by: https://www.cindaq.org/wp-content/uploads/2024/02/CINDAQ-PublicReport-2023-EN-compressed.pdf
[33] Cindaq: Home https://www.cindaq.org/

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Túnel de la Atlántida: il tubo lavico sommerso di Lanzarote racconta 21 mila anni di mare e clima

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Un nuovo studio su Túnel de la Atlántida ricostruisce le trasformazioni del livello marino relativo e degli ambienti costieri dal Tardo Pleistocene all’Olocene

Il Túnel de la Atlántida, il lungo tratto sommerso del sistema lavico di La Corona a Lanzarote, viene proposto come archivio geologico delle variazioni marine e ambientali avvenute tra la fine del Pleistocene e l’Olocene. Lo indica uno studio pubblicato nel 2026 su Geologica Acta, firmato da Javier Lario e da un gruppo di ricercatori di istituzioni spagnole e internazionali.

La ricerca integra sedimentologia, petrografia, mineralogia, isotopi stabili e geocronologia. L’obiettivo è leggere nelle pareti, nelle incrostazioni e nei sedimenti del condotto la successione degli eventi che hanno trasformato una cavità lavica subaerea in un ambiente oggi sommerso.

Il risultato interessa la speleologia vulcanica e la speleosubacquea. Offre anche nuovi elementi per studiare la risalita del livello marino relativo nell’Atlantico orientale dopo l’Ultimo Massimo Glaciale.

Túnel de la Atlántida e tubo lavico La Corona

Il Túnel de la Atlántida non è una grotta scavata dal moto ondoso. È la porzione sommersa di un tubo lavico generato dall’eruzione del vulcano La Corona, nel settore settentrionale di Lanzarote. Il condotto si formò quando una colata basaltica, protetta da una crosta solidificata, continuò a scorrere internamente e poi si drenò, lasciando una rete di gallerie.

La scheda dell’Inventario spagnolo dei luoghi di interesse geologico descrive il sistema La Corona-Atlántida come lungo oltre 7,6 chilometri. Gli ultimi 1,6 chilometri risultano oggi sotto il livello del mare. Le volte possono raggiungere 20 metri per 20 e il complesso è riconoscibile in superficie attraverso una successione di jameos, aperture prodotte dal collasso della volta. [web:13]

La nuova pubblicazione usa una definizione più focalizzata sul ramo sommerso. Il tratto studiato è indicato come il maggiore tubo lavico sommerso del mondo e viene riferito all’eruzione di La Corona durante l’Ultimo Massimo Glaciale. La distinzione è utile: il primato riguarda il settore inondato, mentre il sistema speleologico completo comprende anche le porzioni emerse note attraverso Cueva de los Verdes e Jameos del Agua. [web:7]

La cronologia della formazione del tubo resta un elemento centrale. La scheda IGME riporta un’età di circa 25 mila anni per l’eruzione, mentre lo studio collega la formazione al massimo glaciale. Si tratta di valori compatibili con una cavità nata quando il livello del mare era molto più basso di quello odierno, anche se le diverse stime richiedono di distinguere fra datazioni, margini di errore e specifica porzione del complesso considerata. [web:7][web:13]

Livello marino relativo nel Túnel de la Atlántida

L’elemento principale della ricerca riguarda la ricostruzione del livello marino relativo. Non coincide in modo automatico con il livello medio globale degli oceani. Esprime infatti la posizione del mare rispetto a una costa o a una cavità specifica, quindi può risentire anche di movimenti verticali locali, maree, moto ondoso e caratteristiche geomorfologiche dell’isola.

Gli autori ricostruiscono il passaggio dalla fase subaerea del tubo alla sua progressiva invasione marina. Le datazioni U-Th effettuate su rivestimenti di calcite bandata indicano una crescita degli speleotemi tra circa 15 e 14,4 mila anni fa. In quel periodo, corrispondente all’oscillazione calda Bølling-Allerød, il mare si trovava ancora sotto la quota del condotto in esame e la calcite poté formarsi in condizioni vadose, cioè non sommerse. [web:7]

Questa evidenza è importante perché mostra che una cavità vulcanica può conservare indicatori sedimentari e mineralogici di momenti diversi. Le forme primarie raccontano la dinamica della lava. I depositi secondari registrano invece infiltrazione, evaporazione, circolazione dell’acqua e ingresso del mare.

A circa 62 metri di profondità, presso il termine del Túnel de la Atlántida, i ricercatori descrivono una biocalcarenite matura con strutture epifreatiche e cementi marini. L’interpretazione proposta è compatibile con una fase di relativa stabilità del livello marino durante il Dryas recente. È un vincolo paleoambientale, non una quota assoluta da sovrapporre senza cautele a una curva eustatica globale. [web:7]

Sedimenti, incrostazioni e minerali

Nel settore mediano della galleria sono state osservate laminazioni da ripple tidali e fessure da disseccamento. La loro associazione suggerisce alternanze fra condizioni di sommersione, esposizione episodica e variazioni idrografiche all’inizio dell’Olocene. Il dato mette in evidenza il comportamento complesso di una cavità costiera confinata, dove l’energia del mare e la circolazione interna possono ridistribuire materiali e modificare il segnale sedimentario. [web:7]

Lo studio ha analizzato i campioni con diffrazione a raggi X, microscopia elettronica a scansione con microanalisi EDS, petrografia e misure di isotopi stabili del carbonio e dell’ossigeno. I valori isotopici generalmente positivi e le tessiture petrografiche sono interpretati come effetto di evaporazione, degassamento, ingressi marini intermittenti e microclimi aridi.

Tra i risultati mineralogici compare la motukoreaite, prodotta dall’alterazione del vetro basaltico in ambiente marino e anteriore ai carbonati datati. Gli autori la segnalano come prima occorrenza riportata di questo minerale in un ambiente di tubo lavico. [web:7]

Il caso del Túnel de la Atlántida mostra perché non sia corretto attribuire a un singolo sedimento marino il significato diretto di antico livello medio del mare. Una sabbia, un bioclasto o un deposito grossolano possono essere stati trasportati durante eventi energetici. La ricostruzione diventa più solida quando facies sedimentaria, posizione altimetrica, contesto geomorfologico, età del campione e indicatore biologico o mineralogico convergono.

Speleologia vulcanica e tutela del sito

Per la speleologia, il Túnel de la Atlántida conferma il valore dei tubi lavici come archivi geologici complessi. Nelle grotte carsiche la ricerca paleoclimatica ricorre spesso agli speleotemi carbonatici. In un sistema basaltico costiero, invece, il quadro include la morfologia della colata, il detrito vulcanico, le incrostazioni secondarie, gli apporti del mare e la biodiversità degli ambienti anquialini.

L’IGME attribuisce al geosito La Corona-Atlántida un valore scientifico molto alto. La scheda indica anche un’elevata suscettibilità al degrado antropico e una priorità di protezione alta. Il complesso ricade nel Monumento Naturale del Malpaís de La Corona e comprende il Sito di Interesse Scientifico di Jameos del Agua. [web:13]

Questi aspetti rendono necessario un approccio prudente. Le attività di rilievo e campionamento in un tubo sommerso devono documentare con precisione la posizione dei prelievi e limitare l’alterazione di sedimenti, croste e resti biologici. Fotogrammetria, rilievi tridimensionali e microcampionamenti possono contribuire a conservare il contesto stratigrafico che dà valore ai dati.

La ricerca amplia quindi il ruolo del Túnel de la Atlántida. La cavità non è soltanto una testimonianza della vulcanologia di Lanzarote. Diventa un luogo in cui la speleogenesi lavica, la deglaciazione, la dinamica marina e i cambiamenti paleoambientali possono essere letti nello stesso archivio sotterraneo.

Fonti

https://www.facebook.com/share/19WvQ9RBB9/?mibextid=wwXIfr

  • Lario, J.; Cheng, H.; Sánchez-Moral, S.; Martín-Pozas, T.; Fernández-Cortés, Á.; Cuezva, S.; Martín-González, E.; Pérez-Mejías, C.; Cañaveras, J. C. (2026), The Túnel de la Atlántida (Lanzarote, Canary Islands): reconstructing Late Pleistocene-Holocene sea-level and paleoenvironments changes inside the world largest underwater lava tube, Geologica Acta, vol. 24, pp. 1-26, DOI: 10.1344/GeologicaActa2026.24.12. URL: https://ddd.uab.cat/record/329300/
  • Geologica Acta, pagina dell’articolo. URL: https://revistes.ub.edu/index.php/GEOACTA/article/view/51979
  • Instituto Geológico y Minero de España, Inventario Español de Lugares de Interés Geológico, IC1011: Tubo volcánico pleistoceno del volcán de La Corona-La Atlántida. URL: https://info.igme.es/ielig/liginfo.aspx?codigo=ic1011
  • Lario, J. et al. (2023), Geomorphological and sedimentary features of an underwater lava tube: the Túnel de la Atlántida (Lanzarote, Spain), EGU General Assembly, abstract EGU23-6059. URL: https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2023EGUGA..25.6059L/abstract

Dossier di studio

The Túnel de la Atlántida (Lanzarote, Canary Islands): reconstructing Late Pleistocene–Holocene sea-level and paleoenvironmental changes inside the world’s largest underwater lava tube

Oggetto: lettura critica, contesto geologico e guida allo studio dell’articolo segnalato
Rivista: Geologica Acta, vol. 23 (2025)
Accesso indicato: https://revistes.ub.edu/index.php/GEOACTA/article/view/51979/47259
Stato dell’analisi: il testo del PDF non è stato tecnicamente indicizzato/estratto dal portale durante questa ricerca. Questo dossier separa quindi con rigore: (a) ciò che è esplicitamente dichiarato dal titolo e dalla sede editoriale, (b) il contesto scientifico verificabile, (c) le domande, i proxy e le interpretazioni che vanno controllati nelle sezioni Metodi–Risultati–Discussione del paper. Non attribuire agli autori risultati quantitativi che non sono qui direttamente verificati.


1. In breve: perché questo studio è importante

Il lavoro propone di usare il Túnel de la Atlántida, presso Lanzarote, come archivio naturale per ricostruire le variazioni del livello marino e dell’ambiente costiero tra Tardo Pleistocene e Olocene. Il valore della cavità è nella sua duplice natura: è un tubo lavico subaereo formatosi durante un’eruzione basaltica e, in seguito, un condotto il cui tratto terminale è stato invaso dal mare. In un sistema del genere, posizione, composizione, geometria e cronologia dei depositi possono registrare la trasgressione postglaciale, fasi di stazionamento del mare e modifiche delle condizioni marine costiere.

Non è dunque una “grotta marina” scavata dalle onde. È un paleocondotto lavico che ha interagito con il mare soltanto dopo la sua formazione. Questa distinzione è decisiva: la quota dei depositi e delle incrostazioni non equivale automaticamente alla quota del livello eustatico globale. Prima di ricavare una curva del mare occorre considerare età del tubo, quota attuale, battente d’acqua, moto ondoso, marea, possibile deformazione verticale locale e significato sedimentologico del deposito.

Il periodico che ospita il contributo, Geologica Acta, è una rivista internazionale di scienze della Terra in diamond open access, senza costi né per pubblicare né per leggere; il suo archivio identifica il fascicolo annuale 2025 come volume 23. La copertina del volume è inoltre dedicata a una scena lavica del Parco Nazionale di Timanfaya, a Lanzarote: un contesto insulare vulcanico particolarmente adatto a integrare speleologia lavica, geomorfologia costiera e Quaternario.


2. Il sito nel suo contesto

2.1 Lanzarote: un laboratorio vulcanico e costiero

Lanzarote è la più orientale delle Canarie e presenta un paesaggio costruito da vulcanismo basaltico, superfici relativamente aride e coste esposte all’Atlantico. A nord-est dell’isola, il complesso vulcanico del Monte Corona ha emesso colate che hanno sviluppato un sistema di tubi lavici. La parte emersa comprende la celebre Cueva de los Verdes; il proseguimento verso la costa e sotto il mare è noto come Túnel de la Atlántida.

L’espressione “largest underwater lava tube” nel titolo va letta con precisione: si riferisce alla grandezza del tratto di tubo lavico oggi sommerso/esplorabile sott’acqua, non necessariamente al più lungo sistema di grotte laviche complessivo del pianeta. Per confronto metodologico, il sistema della Cueva del Viento a Tenerife viene descritto in letteratura come lungo 18,5 km e formato circa 27.000 anni fa; ciò mostra quanto possano essere estesi e complessi i condotti lavici canari, ma non sostituisce i dati geometrici e cronologici specifici del Túnel de la Atlántida.

2.2 Genesi di un tubo lavico

Un tubo lavico si sviluppa quando una colata basaltica incanala il flusso sotto una crosta raffreddata. Il lava stream continua a scorrere isolato termicamente; quando l’eruzione diminuisce o termina, il drenaggio lascia una galleria. La morfologia interna può includere:

  • volta e pareti di basalto massivo o con croste di accrezione;
  • banconi laterali o terrazzi di lava;
  • colate di riflusso, lavacicles e gocce solidificate;
  • restringimenti, collassi locali, diramazioni e skylight;
  • sedimenti secondari introdotti dopo la genesi del tubo.

La cavità conserva quindi due tempi geologici diversi: il tempo vulcanico, scritto nelle pareti e nelle forme primarie, e il tempo post-vulcanico, scritto da gravità, alterazione, infiltrazione, organismi, vento e mare.

2.3 Dal condotto subaereo alla cavità sommersa

Dopo la formazione del tubo, un innalzamento relativo del livello del mare può raggiungere l’imbocco costiero e penetrare nella galleria. Se la quota del mare cambia, cambia anche il limite tra settori dominati da processi continentali/aerati e settori dominati da processi marini. Nel tubo possono quindi accumularsi, o essere rimaneggiati:

  • sabbie e ghiaie marine, con granuli basaltici, bioclasti o frammenti carbonatici;
  • livelli di tempesta e depositi di surge/onda, spesso più grossolani o caotici;
  • fanghi e sedimenti fini in zone a energia più bassa;
  • incrostazioni carbonatiche o biocostruzioni marine;
  • guano, detrito eolico o colluviale nei tratti rimasti asciutti;
  • resti biologici utili alla ricostruzione ambientale.

3. Domanda scientifica e modello concettuale

3.1 La domanda centrale

Il titolo indica un obiettivo composto: ricostruire sea-level e paleoenvironmental changes dal Tardo Pleistocene all’Olocene. Per riuscirci gli autori devono connettere una successione interna alla cavità con un quadro esterno di oscillazioni marine e cambiamenti ambientali. La catena inferenziale ideale è:

[
\text{facies/deposito} + \text{quota} + \text{età} + \text{indicatore ambientale}
\rightarrow \text{livello marino relativo e ambiente locale}
]

L’espressione corretta è soprattutto livello marino relativo (RSL, relative sea level): quello osservabile rispetto alla grotta e all’isola. Per trasformarlo in una stima del livello eustatico/globale occorre valutare e correggere eventuali movimenti verticali locali e contributi glacio-isostatici.

3.2 Finestra temporale

  • Tardo Pleistocene: fase finale dell’ultima epoca glaciale, comprensiva dell’Ultimo Massimo Glaciale e della successiva deglaciazione. In generale, grandi volumi d’acqua erano immagazzinati nelle calotte e il livello marino globale era molto più basso dell’attuale.
  • Transizione Pleistocene–Olocene: riscaldamento e fusione delle grandi calotte, con rapida risalita marina e possibile riorganizzazione degli ambienti litorali.
  • Olocene: l’interglaciale in corso; dopo l’innalzamento principale, il livello del mare si avvicina alla quota attuale ma può mostrare variazioni regionali e locali di minore ampiezza.

Per Lanzarote, un tubo che oggi è connesso al mare può conservare la soglia fisica della trasgressione: non il mare “globale” direttamente, bensì la storia della sua invasione in un particolare ambiente vulcanico costiero.

3.3 Ipotesi operativa da verificare nel paper

Un’ipotesi ragionevole, da controllare contro i risultati pubblicati, è che il passaggio da facies non marine o subaeree a facies marine e la loro posizione altimetrica documentino l’avanzata del mare nella cavità durante la deglaciazione e l’Olocene. Sequenze di erosione, rimaneggiamento o discontinuità possono indicare fasi di maggiore energia, oscillazioni del battente o hiatus deposizionali.

Attenzione: anche se un deposito è marino, non indica automaticamente il livello medio del mare. Un deposito di tempesta può essere trasportato ben al di sopra della linea di battigia, mentre un fango può accumularsi sotto il livello idrico in posizione protetta. Il paper dovrebbe pertanto esplicitare il suo indicative meaning: l’intervallo verticale rispetto al livello di marea che ciascun indicatore rappresenta.


4. Quali evidenze servono davvero

4.1 Rilievo e riferimento altimetrico

La robustezza della ricostruzione dipende innanzitutto dal rilievo. Occorrono planimetria e profilo longitudinale del tubo, sezioni trasversali, posizione degli ingressi, profondità del tratto sommerso e quota di ogni campione/deposito rispetto a un datum verticale noto. In un tubo sommerso, la quota deve includere incertezza strumentale e condizione di marea al momento della misura.

Una tabella critica da cercare nel paper è questa: Elemento Informazione necessaria Perché conta Punto di campionamento Coordinate/settore del tubo Ricostruisce l’ordine spaziale della successione Quota o profondità Datum, precisione, correzione marea Trasforma il deposito in indicatore RSL Tipo di deposito Facies, tessitura, strutture Separa alta energia, calma, origine marina/non marina Età Metodo, campione, errore Colloca l’evento nel tempo Interpretazione Intervallo verticale e processo Evita equivalenze indebite con il livello medio del mare

4.2 Sedimentologia e microfacies

Le chiavi per distinguere origine e ambiente comprendono granulometria, selezione, arrotondamento, composizione dei clasti, strutture sedimentarie e contatti fra livelli. In particolare:

  • un sedimento ben selezionato con componenti bioclastici può suggerire un apporto marino costiero;
  • livelli a ciottoli, conchiglie rotte o clasti eterometrici possono rispecchiare trasporto a energia elevata, incluse tempeste;
  • laminazioni fini e fauna bentonica compatibile con acque tranquille possono indicare una zona sommersa e riparata;
  • cenere, polvere eolica, guano o detrito basaltico angolare segnalano apporti non marini, ma non escludono rimaneggiamenti successivi;
  • superfici erosive e depositi poligenici possono registrare riattivazioni della dinamica marina.

In un ambiente basaltico è fondamentale separare il sedimento autoctono derivato dal disfacimento della volta da quello realmente introdotto dal mare. La semplice presenza di sabbia nera non prova una provenienza marina; servono contesto, distribuzione, strutture e componenti biologici/mineralogici.

4.3 Proxy paleoambientali

A seconda di ciò che il lavoro ha effettivamente analizzato, i principali proxy possibili sono: Proxy Informazione potenziale Limite da discutere Molluschi e altri macroresti marini Salinità, energia, habitat costiero Trasporto e rimaneggiamento post-mortem Foraminiferi/ostracodi Condizioni marine, profondità/energia relative Preservazione selettiva e provenienza alloctona Diatomee o microalghe Acque marine, salmastre o dolci Dissoluzione e contaminazione Granulometria Energia e modalità di trasporto Non è univoca senza facies e geometria Geochimica/mineralogia Origine del sedimento, alterazione, componente biogenica Segnale composito in ambiente basaltico DNA sedimentario o microfossili Comunità passate e condizioni ecologiche Estrema sensibilità a contaminazione e rimaneggiamento Tracce di erosione/incrostazioni Permanenza dell’acqua, circolazione, bioerosione Difficile traduzione in quota RSL puntuale

4.4 Cronologia: la parte che decide l’interpretazione

Il rapporto fra quota e data è il cuore del problema. Metodi plausibili, da verificare nel testo, sono:

  • radiocarbonio (AMS 14C): adatto a materiale organico, gusci carbonatici o altri campioni abbastanza giovani; richiede calibrazione e, per materiale marino, correzione dell’effetto serbatoio locale;
  • U–Th: potenzialmente adatto a carbonati secondari idonei, non al basalto in sé;
  • OSL/IRSL: può datare l’ultima esposizione alla luce di sedimenti quarzosi/feldspatici, se presenti e se il bleached signal è affidabile;
  • tefrocronologia o datazioni delle lave: delimitano l’età del condotto e forniscono vincoli stratigrafici, ma non datano automaticamente il momento dell’invasione marina;
  • correlazioni biostratigrafiche o paleoecologiche: utili come supporto, raramente risolutive da sole.

Un’età di un campione non coincide necessariamente con l’età della deposizione: conchiglie rimaneggiate, carbonio “vecchio”, materiale trasportato e ricristallizzazione sono rischi reali. Nel commento dell’articolo vanno cercati i controlli di qualità, gli intervalli di errore e l’eventuale modello età-profondità.


5. Come leggere risultati e figure

5.1 Checklist di lettura del paper

  1. Localizzazione e nomenclatura. Il sistema è trattato come unica cavità, come segmento sommerso della Cueva de los Verdes o come unità distinta? Quali tratti sono accessibili e campionati?
  2. Età del tubo. Quale cronologia del vulcanismo del Monte Corona viene adottata? È un dato nuovo o tratto da letteratura precedente?
  3. Rilievo. Le quote sono riferite al livello medio marino, a una marea istantanea, a un datum nazionale o a una profondità subacquea?
  4. Facies. Le unità sedimentarie sono descritte con una colonna stratigrafica? Esistono foto, sezioni e contatti chiari?
  5. Campioni. Quali materiali sono stati datati? Per quale ragione questi materiali sono ritenuti in situ?
  6. Calibrazione. Per 14C marino: quale curva e quale reservoir correction sono stati usati? Per OSL: come viene trattato il bleaching?
  7. Significato altimetrico. Gli autori forniscono un range, non un solo valore, per la quota del paleo-livello marino?
  8. Confronto regionale. I dati sono messi in relazione con terrazzi marini, beachrock, paleodune, altri archivi canari o curve RSL dell’Atlantico nord-orientale?
  9. Incertezze. Sono propagati gli errori di quota, età, ambiente deposizionale e deformazione verticale?
  10. Conclusione. La ricostruzione parla di livelli, intervalli, eventi di energia o tendenze? Una formulazione prudente è indice di buona inferenza.

5.2 Come leggere un diagramma età–quota

Se il paper mostra punti datati su un grafico con tempo sull’asse orizzontale e quota/profondità sull’asse verticale, ogni punto dovrebbe essere letto come un vincolo, non come una misura assoluta di eustasia. Per esempio, un organismo marino datato in situ a una quota definita può delimitare l’esistenza di acqua marina in un certo intervallo verticale a quella data. Non dimostra necessariamente che il livello medio del mare coincidesse esattamente con quel punto.

Un risultato convincente richiede convergenza: facies compatibile, indicatore ecologico con range noto, campione non rimaneggiato, quota ben rilevata e data robusta. Più linee di evidenza indipendenti concordano, più stretta può essere la ricostruzione.

5.3 Formula concettuale delle incertezze

Una semplificazione utile è:

[
\sigma_{RSL}^2 \approx \sigma_{quota}^2 + \sigma_{indicatore}^2 + \sigma_{marea/onda}^2 + \sigma_{movimento\ verticale}^2
]

Non è necessariamente la formula applicata dagli autori, ma ricorda che l’incertezza finale non deriva soltanto dal GPS o dal profondimetro. Il contributo dell’indicative range e delle condizioni idrodinamiche può essere dominante in una cavità costiera.


6. Questioni interpretative specifiche del Túnel

6.1 Vantaggi dell’archivio sotterraneo

  • Protezione relativa dai processi erosivi che cancellano molti indicatori costieri a cielo aperto.
  • Geometria confinata: il tubo può intrappolare e preservare sedimentazione marina o transizioni nette.
  • Possibilità di correlare le quote lungo una galleria con morfologia primaria ben riconoscibile.
  • Potenziale continuità tra settore subaereo, zona di battente e tratto sommerso.
  • Valore per ricostruire insieme geologia, idrodinamica e paleoecologia in un microambiente definito.

6.2 Limiti e possibili bias

  • Il tubo non è una vasca immobile: onde, maree, surge e correnti possono trasportare sedimento lontano dall’ingresso.
  • Le cavità vulcaniche possono produrre grandi quantità di detrito basaltico locale, confondendo i segnali clastici.
  • Eventi estremi possono lasciare depositi ad alta quota senza rappresentare il livello medio del mare.
  • La disponibilità di organismi databili e il loro stato tafonomico condizionano fortemente la cronologia.
  • La subsidenza o il sollevamento dell’isola, anche se modesti, diventano rilevanti su scale pleistoceniche.
  • L’accesso speleosubacqueo limita densità e ripetibilità del campionamento, imponendo protocolli rigorosi.

6.3 Cosa renderebbe il contributo particolarmente innovativo

Il paper sarebbe metodologicamente molto forte se combinasse: rilievo 3D ad alta precisione; stratigrafia delle facies; analisi microfaunistiche/mineralogiche; più metodi di datazione; e un modello quantitativo di RSL con incertezze esplicite. L’innovazione non consisterebbe solo nell’ambientazione spettacolare, ma nel dimostrare che un tubo lavico sommerso può essere un archivio calibrabile delle trasformazioni costiere quaternarie.


7. Connessioni con speleologia e conservazione

7.1 Speleologia vulcanica

Questo caso amplia la nozione di cavità come archivio ambientale. Nelle grotte carsiche le registrazioni paleoclimatiche sono spesso affidate a speleotemi e sedimenti clastici; nei tubi lavici, la litologia basaltica e l’assenza di grandi sistemi carbonatici spostano l’attenzione su morfologie vulcaniche, materiale introdotto dall’esterno e interazioni costa–mare. La lettura speleogenetica resta indispensabile: soltanto conoscendo la genesi primaria si distingue ciò che è originario della colata da ciò che è sedimentato molto dopo.

7.2 Speleosubacquea e qualità del dato

Un’indagine in un tubo sommerso presenta problemi particolari: sicurezza, navigazione in ambiente confinato, torbidità generata dal passaggio, documentazione fotografica/scansione, precisione di profondità e campionamento minimamente invasivo. La qualità scientifica dipende anche dal protocollo di campo: una traccia topografica non georeferenziata, una quota riferita a marea incerta o un campione prelevato senza osservazione del contesto perdono gran parte del loro potere interpretativo.

7.3 Tutela

Sedimenti, incrostazioni e resti biologici di una cavità sommersa sono risorse finite. Il prelievo deve essere proporzionato alla domanda scientifica, completamente documentato e, se possibile, integrato con tecniche non distruttive: fotogrammetria, sonar/scansione, microcampionamento e monitoraggio. La divulgazione dovrebbe evitare di trasformare il primato dimensionale in un invito a frequentazioni non regolamentate: il valore vero del sito è la sua integrità stratigrafica.


8. Glossario essenziale

Termine Definizione operativa Tubo lavico Condotto lasciato dal drenaggio di una colata lavica incanalata sotto una crosta solidificata Trasgressione marina Avanzata relativa del mare sulla terraferma, spesso associata a innalzamento del RSL Regressione marina Arretramento relativo del mare, per abbassamento del RSL o sollevamento della terra RSL Livello del mare relativo a una specifica costa/sito, influenzato da eustasia e movimenti verticali locali Eustasia Variazione globale del livello del mare, principalmente legata a volume dell’acqua oceanica e bacini Indicative meaning Relazione nota tra un indicatore e una fascia verticale rispetto al livello di marea Facies Insieme delle caratteristiche di un deposito che ne indica processo e ambiente di formazione Tafonomia Studio dei processi che alterano e trasferiscono resti biologici dal momento della morte al ritrovamento Rimaneggiamento Erosione e rideposizione di materiale più antico in un deposito più giovane Effetto serbatoio marino Apparente invecchiamento delle età radiocarboniche di organismi marini rispetto all’atmosfera


9. Domande per ripasso o journal club

  1. Perché il Túnel de la Atlántida non deve essere interpretato come una grotta marina di abrasione?
  2. Quali passaggi servono per passare da un deposito marino datato a una stima di livello marino relativo?
  3. Che differenza c’è tra quota di un livello di tempesta e quota del livello medio del mare?
  4. Perché l’età di una conchiglia può non coincidere con l’età di deposizione del sedimento che la contiene?
  5. Quali componenti dell’incertezza RSL dovrebbero essere dichiarati in uno studio di questo tipo?
  6. In che modo la geometria confinata di un tubo lavico è al tempo stesso un vantaggio e una fonte di bias?
  7. Quali osservazioni permettono di distinguere detrito di volta basaltico da apporto marino?
  8. Quali dati sono indispensabili per confrontare il record del tubo con una curva regionale di livello marino?
  9. Perché per il radiocarbonio di un campione marino è importante l’effetto serbatoio?
  10. Quali strategie di tutela sono compatibili con la necessità di campionamento scientifico?

10. Flashcard

D: Che cos’è il Túnel de la Atlántida?
R: Il tratto sommerso di un sistema di tubo lavico basaltico costiero di Lanzarote, usato come potenziale archivio delle interazioni tra cavità e mare.

D: Qual è la differenza fondamentale fra tubo lavico e grotta marina?
R: Il primo nasce dal drenaggio della lava; la seconda è principalmente scavata dall’azione marina. Nel Túnel il mare modifica/riempie un condotto preesistente.

D: Che cosa significa RSL?
R: Relative sea level: quota del mare rispetto a una determinata costa o sito, non il solo livello globale.

D: Qual è la catena inferenziale dello studio?
R: Deposito e facies + quota + età + indicatore ecologico ? vincolo sul livello marino relativo e sull’ambiente.

D: Perché un deposito marino non indica sempre il livello medio del mare?
R: Può derivare da onde, tempeste o trasporto in ambiente confinato, e quindi registrare una fascia idrodinamica diversa dal livello medio.

D: Quale errore bisogna evitare con un 14C su conchiglia?
R: Trattarla automaticamente come data di deposizione senza valutare rimaneggiamento ed effetto serbatoio marino.

D: Qual è il vantaggio del tubo come archivio?
R: Può proteggere e intrappolare sedimenti costieri in una geometria confinata, potenzialmente meglio di una costa esposta.

D: Qual è il principale limite?
R: Il sedimento può essere redistribuito da dinamica marina e confuso con detrito vulcanico locale.


11. Fonti e verifica

Fonte primaria da leggere

  • Articolo segnalato: The Túnel de la Atlántida (Lanzarote, Canary Islands): reconstructing Late Pleistocene-Holocene sea-level and paleoenvironmental changes inside the world´s largest underwater lava tube, PDF open access: https://revistes.ub.edu/index.php/GEOACTA/article/view/51979/47259

Fonti di contesto consultate

  • Archivio ufficiale di Geologica Acta: https://revistes.ub.edu/index.php/GEOACTA/issue/archive — identifica il volume 23 come annata 2025 e descrive la rivista come diamond open access.
  • Pagina ufficiale della rivista: https://revistes.ub.edu/index.php/GEOACTA — definisce il periodico una rivista internazionale di scienze della Terra e presenta la copertina 2025 riferita a Timanfaya, Lanzarote.
  • Díez et al. (2024), Microbiological exploration of the Cueva del Viento lava tube system in Tenerife, Canary Islands, Environmental Microbiology Reports: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11033209/ — usata esclusivamente per il confronto generale sui grandi tubi lavici canari (Cueva del Viento: 18.500 m; età indicata circa 27 ka).
  • Carracedo et al. (2017), Assessing qualitative long-term volcanic hazards at Lanzarote Island (Canary Islands), Natural Hazards and Earth System Sciences: https://www.nat-hazards-earth-syst-sci.net/17/1145/2017/nhess-17-1145-2017.pdf — contesto sul vulcanismo storico e attivo di Lanzarote.

Nota finale di metodo

Per trasformare questo dossier in una vera scheda bibliografica dell’articolo è necessario estrarre dal PDF: autori, DOI, area e schema di campionamento, metodi analitici, risultati datati, quote di riferimento, figure e conclusioni. Fino a tale verifica, cifre, età e ricostruzioni specifiche non vanno citate come risultati del paper.

L'articolo Túnel de la Atlántida: il tubo lavico sommerso di Lanzarote racconta 21 mila anni di mare e clima proviene da Scintilena.

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Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ricerche in corso per un sub disperso nella risorgenza di Calès

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La Prefettura del Lot attiva l’ORSEC per il soccorso speleologico francese; lo Spéléo Secours Français coordina le operazioni sotterranee nella zona profonda della cavità

Soccorso speleologico francese alla risorgenza di Saint-Sauveur

Un’operazione di soccorso speleologico francese è in corso dalla serata di venerdì 18 settembre alla risorgenza di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot. Le ricerche riguardano un subacqueo straniero che si era diretto verso la zona profonda della cavità e che non ha fatto ritorno.

La notizia è stata diffusa dallo Spéléo Secours Français, la struttura di soccorso degli speleologi francesi. L’organizzazione comunica che sul posto opera il nucleo dipartimentale del Lot, incaricato di dirigere gli interventi nell’ambiente sotterraneo.

La Prefettura del Lot ha attivato la disposizione specifica ORSEC per il soccorso in ambiente sotterraneo. Si tratta della procedura che consente di organizzare e coordinare le risorse necessarie in un’emergenza complessa. In questo caso, le operazioni devono confrontarsi con un sistema sommerso e con le difficoltà proprie della speleosubacquea profonda.

Al momento dell’ultimo aggiornamento pubblico non sono state comunicate informazioni sull’identità del disperso, sulla sua posizione precisa né sull’esito delle ricerche. Ogni ricostruzione ulteriore resta quindi prematura.

Saint-Sauveur di Calès e il sifone profondo

La risorgenza di Saint-Sauveur si trova nel territorio di Calès, nel settore nord-occidentale del dipartimento del Lot. È una sorgente carsica collegata al sistema idrogeologico dell’Ouysse. L’acqua riaffiora in una vasca e alimenta uno dei rami del corso d’acqua.

Per la speleosubacquea francese, Saint-Sauveur è un sito noto da tempo. Il condotto sommerso presenta infatti uno sviluppo e una profondità che richiedono pianificazione, attrezzature specialistiche e lunghi tempi di permanenza. Le informazioni storiche diffuse dai vigili del fuoco del Lot descrivono un primo tratto in discesa fino a circa 70 metri di profondità, seguito da un tratto pressoché orizzontale di circa 550 metri. Il sifone prosegue poi verso quote prossime o superiori a 180 metri di profondità.

Questi dati aiutano a comprendere il contesto dell’attuale soccorso speleologico francese. La profondità non è il solo elemento critico. In un ambiente allagato incidono anche la lunghezza della penetrazione, la necessità di gestire gas respiratori adeguati, le tappe di decompressione, il possibile deterioramento della visibilità e la complessità delle comunicazioni con l’esterno.

ORSEC e comando delle operazioni sotterranee

L’attivazione della disposizione ORSEC riconosce formalmente la specificità dell’emergenza. Il dispositivo mette in relazione l’autorità prefettizia, i servizi di soccorso pubblici, le squadre specializzate e le competenze speleologiche necessarie per intervenire nel sottosuolo.

Nel comunicato disponibile, lo Spéléo Secours Français del Lot viene indicato come soggetto responsabile della direzione dei soccorsi sotterranei. Questa funzione è essenziale perché la valutazione di un sifone profondo non coincide con un normale intervento subacqueo in acque libere. Occorre definire la progressione, la sicurezza delle squadre, la logistica delle bombole e dei rebreather, le comunicazioni e l’eventuale recupero.

Il soccorso speleologico francese si fonda anche sulla collaborazione tra speleologi formati e servizi istituzionali. Lo stesso Spéléo Secours Français presenta le proprie squadre come volontari provenienti dalla Fédération Française de Spéléologie, impegnati sia nella prevenzione sia nel salvataggio in ambiente sotterraneo.

Precedenti a Calès e cautela sulle informazioni

Saint-Sauveur ha già richiesto interventi di emergenza. Nell’agosto 2020 i Sapeurs-Pompiers del Lot soccorsero un subacqueo riemerso senza rispettare le previste tappe di decompressione dopo un problema tecnico. La persona, cosciente ma in condizioni gravi, fu trasferita con urgenza verso un centro dotato di camera iperbarica. Quel precedente riguarda un episodio distinto dall’operazione odierna e non permette di dedurre cause o dinamiche della scomparsa attuale.

Nel caso in corso, la priorità rimane la localizzazione del subacqueo e la sicurezza dei soccorritori. Il soccorso speleologico francese procede quindi in un contesto che richiede tempi tecnici e valutazioni progressive. Le prossime comunicazioni ufficiali della Prefettura del Lot e dello Spéléo Secours Français saranno necessarie per conoscere l’evoluzione dell’intervento.

Fonti

  • Spéléo Secours Français, “Opération secours plongée”, aggiornamento sulle operazioni in corso: https://www.speleo-secours.fr/category/s-secours/encours/
  • Spéléo Secours Français, pagina istituzionale e notizie di intervento: https://www.speleo-secours.fr/
  • Sapeurs-Pompiers du Lot, “Accident de plongée spéléo à Calès”, precedente intervento e descrizione del sito: https://www.pompiersdulot.fr/actualites/interventions/accident-de-plongee-speleo-a-cales

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Grotte di Castelcivita 2026: altri 180 metri esplorati nei Pozzi dell’Orrido

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Gigi Casati prosegue l’esplorazione subacquea del sifone a monte: raggiunti gli 81 metri di profondità e risalita fino a -39. Il sistema di gallerie allagate conosciute supera ora i 700 metri di sviluppo

Nuovi importanti risultati esplorativi nelle Grotte di Castelcivita, in provincia di Salerno, dove nel corso della campagna speleosubacquea 2026 Gigi Casati, del Gruppo Speleologico Lecchese, ha proseguito l’esplorazione del sifone a monte nei Pozzi dell’Orrido.

L’attività, organizzata dal Gruppo Speleologico Natura Esplora (GSNE), ha richiesto un notevole impegno logistico e il coinvolgimento di speleologi provenienti da numerosi gruppi italiani.

L’obiettivo principale della campagna era la prosecuzione dell’esplorazione subacquea iniziata negli anni precedenti.

Nel corso delle operazioni Casati ha effettuato complessivamente quattro immersioni: la prima per il posizionamento delle bombole di emergenza, la seconda per ripristinare il filo guida nelle condotte forzate, dove si era interrotto, la terza dedicata all’esplorazione vera e propria e la quarta per il recupero dei materiali.

Nella galleria a -60m

Le condizioni ambientali si sono rivelate migliori rispetto alla campagna dello scorso anno. La qualità dell’aria nei settori interessati dall’esplorazione ha consentito di operare senza particolari problemi, mentre la temperatura della grotta oscillava tra i 14 e i 15 °C.

Nella condotta forzata a -80m

In acqua, le condizioni sono state ancora una volta eccezionali dal punto di vista della visibilità, risultata perfetta, con una temperatura di circa 11 °C.

Nel restringimento

180 metri di nuova esplorazione

Nella gallerie si alternano sale e sul fango i ripples son ben visibili

Il risultato della campagna è particolarmente significativo: 180 metri di nuova esplorazione subacquea, raggiungendo una profondità massima di -81 metri e risalendo successivamente fino alla quota di -39 metri.

Di nuovo ambienti di ridotte dimensioni

Un risultato molto gratificante, nonostante se il mitico speleoGigi abbia accennato a proprie condizioni fisiche non ottimali durante la spedizione.

Con le nuove scoperte, il sistema delle gallerie allagate dei Pozzi dell’Orrido supera ora i 700 metri di sviluppo conosciuto, confermando l’importanza e la complessità del settore sommerso delle Grotte di Castelcivita.

Le esplorazioni sono tutt’altro che concluse. L’intenzione è quella di tornare nel 2027 per proseguire le ricerche sia a monte sia a valle, cercando di comprendere ulteriormente l’estensione e l’andamento di questo articolato sistema carsico sommerso.

Un grande lavoro di squadra

Dietro ai risultati dell’esplorazione speleosubacquea c’è stato un importante lavoro collettivo. Durante la campagna è stata infatti movimentata una notevole quantità di materiali, con numerosi speleologi impegnati nella preparazione della discesa nel pozzo e nel trasporto delle attrezzature necessarie alle immersioni.

Di seguito pubblichiamo il racconto di Gigi Casati, protagonista dell’esplorazione speleosubacquea nei Pozzi dell’Orrido, con il resoconto diretto delle immersioni, delle difficoltà affrontate e dei risultati raggiunti durante la campagna 2026 alle Grotte di Castelcivita.

Grotte di Castelcivita 2026
Il mio obiettivo di quest’anno in compagnia del GSNE che ha organizzato la logistica era la prosecuzione del sifone a monte nei Pozzi dell’Orrido.
Abbiamo avuto la possibilità di fare 4 immersioni: una per posare le bombole di emergenza, una per sistemare il filo nelle condotte forzate che si era rotto, una per l’esplorazione e una per sbaraccare i materiali. Le condizioni dell’aria erano nettamente migliori dello scorso anno, si respirava bene, la temperatura nella grotta varia dai 15 ai 14 gradi. In acqua come al solito la visibilità era perfetta e la temperatura di 11 gradi. Il risultato finale considerando che le mie condizioni fisiche non erano perfette è stato gratificante, 180m di nuova esplorazione e risalito fino a -39m dai -81m di profondità massima. Ora il sistema delle gallerie allagate nei Pozzi dell’Orrido supera i 700m. Il prossimo anno ci daremo da fare per continuare sia a monte che a valle a esplorare questo incredibile sistema.
Quest’anno abbiamo movimentato molti materiali e il ringraziamento va a tutti gli amici speleologi che ci hanno aiutato nel preparare la discesa nel pozzo e nel trasportare le attrezzature.
Non è mancato l’indispensabile supporto del Comune di Castelcivita nella persona del Dott. Antonio Forziati e della Società delle Grotte di Castelcivita nella persona del Dott. Antonio Gigliello nonché le storiche guide Giuseppe Ricciardella e Pietro Costantino
Gruppo Speleologico Natura Esplora organizzatore dell’evento: Amalio Schiavo, Benedetta De Francesco, Berardino Bocchino, Enza Finelli, Francesca De Sio, Ivan Giorgetti, Rossana D’Arienzo e Vito Vairo
Gruppo Speleo Alpinistico Vallo di Diano: Vladimir Cuellar
Gruppo Speleo Cudinipuli: Vittorio Platì, Bahija El Malki e Amal El Alam
Gruppo Speleologico la Grave di Verzino: Quinzia Palazzo
Gruppo Grotte Grottaglie: Domenico Cimarrusti, Donato Barletta, Ester Stante, Gianna Freuli, Massimiliano de Marco, Rocco De Icco e Silvia Marrone
Gruppo Speleologico Lecchese: Gigi Casati
Gruppo Grotte Melphicta Kalipè: Giuseppe Dileo e Alessandro Smaldino.
Gruppo Speleo Tricase: Antonio Creti e Valeria Cazzetta
Roberto De Cave

La campagna 2026 aggiunge così un nuovo importante tassello alla conoscenza delle Grotte di Castelcivita.

Soprattutto, lascia aperta una prospettiva particolarmente interessante: oltre gli attuali limiti esplorativi, il sistema sommerso dei Pozzi dell’Orrido continua.

Il gruppone di fine spedizione

Fotografie e notizia di Gigi Casati

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Speleologia subacquea e soccorso: esercitazione SSF al Peyraou de Chadouillet

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In Ardèche due scenari operativi simultanei hanno riunito 25 tecnici, tra cui 16 speleosub, per testare ricerca, assistenza alla vittima, comunicazioni ed evacuazione in ambiente sifonato.

Esercitazione SSF in Ardèche

I plongeurs dello Spéléo Secours Français si sono riuniti nel fine settimana in Ardèche per un’esercitazione di soccorso in grotta condotta all’event de Peyraou de Chadouillet, nel territorio di Saint-André-de-Cruzières. L’attività ha assunto la forma di un barnum, termine impiegato in Francia per indicare una simulazione complessa e organizzata come un intervento reale.

La giornata ha messo in campo 25 persone, delle quali 16 sommozzatori speleologi. Sono stati predisposti due scenari paralleli. La scelta di lavorare su più fronti ha permesso di verificare sia le procedure subacquee sia la capacità di assistenza e coordinamento lungo la parte asciutta e post-sifone della cavità.

Il Peyraou de Chadouillet non è una sede casuale. La cavità di Saint-André-de-Cruzières è nota nella storia della speleologia subacquea francese per le esplorazioni dei suoi rami allagati. Le pubblicazioni della Fédération Française de Spéléologie ricordano ricerche, lavori di attrezzamento e rilievo del sifone Nord, oltre a esplorazioni proseguite negli anni in condotti dalla morfologia complessa.

Soccorso in sifone: il primo scenario

Nel sifone aval, cioè nel ramo a valle, la simulazione prevedeva la ricerca di un subacqueo disperso nella zona dei 40 metri di profondità. Il ritrovamento della vittima, nello scenario, avveniva senza vita.

A quel punto le squadre hanno affrontato una sequenza che richiede metodo e divisione dei ruoli. Un primo gruppo è stato incaricato di documentare la situazione con immagini destinate agli accertamenti. Un secondo gruppo ha curato l’evacuazione della salma e dell’attrezzatura.

La speleologia subacquea opera in ambienti nei quali il collegamento con l’esterno può essere interrotto da lunghi tratti sommersi. La profondità, la distanza, la visibilità ridotta, le strettoie, la temperatura dell’acqua e la decompressione condizionano ogni manovra. Nel soccorso, questi fattori si aggiungono alla necessità di trasportare persone, materiali e informazioni lungo percorsi che non consentono improvvisazione.

Le indicazioni federali francesi per il soccorso in immersione speleologica richiamano proprio gli elementi essenziali da comunicare in caso di emergenza: cavità e comune, profilo della plongée, durata, profondità, distanza, autonomia, condizioni di visibilità e temperatura. Una profondità superiore a 40 metri è segnalata tra le condizioni particolari che incidono sulla valutazione dell’intervento.

Assistenza vittima oltre il terzo sifone

Il secondo scenario si è svolto nella branche amont, il ramo a monte. Un subacqueo non era rientrato per un problema all’attrezzatura. La squadra lo ha localizzato oltre il terzo sifone, dove attendeva i soccorsi.

È entrata quindi in azione l’équipe di assistenza alla vittima. Il compito non era limitato al recupero. I tecnici hanno simulato il riscaldamento della persona, la reidratazione, l’alimentazione e il sostegno psicologico. In un ambiente ipogeo, freddo e isolato, la stabilizzazione delle condizioni della vittima può essere decisiva prima che inizi il trasferimento.

In parallelo, una squadra trasmissioni ha predisposto i collegamenti fra la vittima e il posto di comando. Le comunicazioni sono un nodo operativo nei soccorsi sotterranei. Consentono di aggiornare la direzione dell’intervento sullo stato sanitario, sui tempi di avanzamento e sulle richieste di materiali, evitando che le informazioni dipendano soltanto da staffette umane.

La documentazione medica e operativa dello Spéléo Secours Français indica che, dopo il contatto con la vittima, occorre verificarne rapidamente coscienza, respirazione e circolazione. Prevede inoltre una presenza continuativa di soccorritori fino all’evacuazione. Riscaldamento, idratazione e alimentazione, quando possibili, rientrano nelle prime misure di assistenza.

Coordinamento tra tecnici e territorio

L’esercitazione ha coinvolto anche il coordinamento tra i Conseillers Techniques Départementaux del SSF dell’Ardèche, i tecnici referenti per la speleologia subacquea e i consiglieri tecnici nazionali. Questo passaggio è centrale: un soccorso in cavità allagata richiede competenze subacquee specialistiche, ma anche una catena di comando capace di dialogare con logistica, assistenza sanitaria, comunicazioni e istituzioni locali.

Il SSF nazionale ha ringraziato il SSF 07 per l’organizzazione e l’accoglienza, il Comune di Saint-André-de-Cruzières e il signor Rivière. La collaborazione con il territorio è parte della preparazione operativa. Accessi, spazi per il comando, gestione dei mezzi e conoscenza dell’area possono incidere in modo diretto sull’efficacia di un intervento.

Per le emergenze in ambiente sotterraneo, la Fédération Française de Spéléologie indica il numero verde nazionale 0800 121 123. Le procedure ricordano anche l’importanza di fornire dati precisi sulla cavità e sulle condizioni dell’incidente.

Speleologia subacquea e conoscenza del sottosuolo

La speleologia subacquea non riguarda soltanto il soccorso. È uno strumento di esplorazione e conoscenza del mondo sotterraneo. I sifoni sono spesso le soglie che separano i rami conosciuti di una grotta da prosecuzioni non ancora raggiunte. Superarli, con tecniche adeguate e in condizioni controllate, può consentire di collegare reti carsiche, individuare nuovi condotti e comprendere la circolazione delle acque.

Il contributo della speleologia subacquea è rilevante anche per l’idrogeologia. Rilievi, osservazioni morfologiche, misure di profondità e distanza, campionamenti e documentazione fotografica aiutano a ricostruire la struttura degli acquiferi carsici. Queste informazioni sono utili per studiare sorgenti, falde, vulnerabilità delle acque e dinamiche di piena.

Ogni esplorazione richiede prudenza. La speleologia subacquea unisce procedure di immersione, orientamento su filo guida, gestione del gas, controllo della decompressione e capacità di muoversi in grotta. Gli stessi saperi sono essenziali quando una squadra deve raggiungere una persona ferma oltre uno o più sifoni.

L’esercitazione dell’Ardèche mostra questo legame concreto. Addestrare squadre di speleologia subacquea significa prepararsi alla risposta alle emergenze e, nello stesso tempo, mantenere e sviluppare le competenze necessarie per esplorare, rilevare e proteggere gli ambienti carsici sommersi.

Fonti

Speleosub Francia

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Križna Jama, nuovi passaggi sommersi e ricerca biologica: la spedizione sostenuta da XDEEP

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La ricognizione speleosubacquea tra Križna Jama e Nova Križna Jama ha raggiunto 153 metri di profondità, aperto nuovi fronti esplorativi e raccolto dati utili sul patrimonio paleontologico e sulla fauna delle acque sotterranee.

Esplorazione Križna Jama: la domanda sulla connessione tra le cavità

Una spedizione internazionale di speleosubacquea ha riportato nuovi risultati dal sistema carsico sloveno formato da Križna Jama e Nova Križna Jama. Il quesito iniziale era preciso: verificare l’eventuale esistenza di un collegamento sommerso tra le due cavità.

Al termine di due settimane di attività, l’obiettivo non risulta risolto in modo definitivo. L’esplorazione ha però individuato nuovi passaggi e nuove direzioni di ricerca. Nella Nova Križna Jama i subacquei hanno raggiunto la profondità di 153 metri. È un avanzamento rispetto ai 124 metri ottenuti nel 2009 dal subacqueo speleologico sloveno Simon Burja.

Nella Križna Jama sono stati esplorati ambienti sommersi non frequentati in precedenza. Il gruppo ha inoltre documentato sale con ricche concrezioni. Le attività hanno incluso l’osservazione di resti di orso delle caverne sommersi e il prelievo di dati scientifici in settori che restano difficili da raggiungere anche per specialisti esperti.

Maja Karmen Muši?, responsabile della spedizione, ha sottolineato che ogni nuovo rinvenimento ha aperto ulteriori possibilità di prosecuzione. La ricerca sulla possibile connessione tra Križna Jama e Nova Križna Jama resta quindi un tema aperto, da affrontare con future campagne e con una pianificazione compatibile con la fragilità dell’ambiente ipogeo.

Križna Jama e Nova Križna Jama: dati biologici dalle acque profonde

La spedizione Križna Jama ha avuto anche una componente biologica. La biologa Maja Zagmajster, dell’Università di Lubiana, ha fornito consulenza nella fase di preparazione e nel campionamento delle acque sotterranee. I partecipanti hanno ricevuto indicazioni sulle tecniche di osservazione, raccolta e conservazione degli organismi rinvenuti durante le immersioni.

I campioni raccolti dovranno essere esaminati e determinati. Il loro interesse non dipende solo dall’eventuale presenza di specie non ancora segnalate. Anche dati relativi a specie già note possono chiarire le profondità frequentate, la distribuzione e le condizioni ecologiche degli habitat sommersi.

La Križna Jama è considerata una delle cavità più ricche al mondo per biodiversità sotterranea. Sono state registrate 60 specie strettamente legate al mondo ipogeo. Per Nova Križna Jama, invece, la campagna ha permesso di ottenere i primi dati sulle specie acquatiche. La vicinanza e la possibile connessione idrologica fra le due grotte facevano ipotizzare una composizione faunistica simile, ma mancavano dati diretti.

La spedizione non ha osservato il proteo, Proteus anguinus. La sua presenza nella Križna Jama era stata riportata da una segnalazione storica mai confermata. Il mancato avvistamento in questa campagna non equivale a una prova assoluta di assenza, ma rafforza il quadro attuale, nel quale la specie non viene considerata parte accertata della fauna della cavità.

Orso delle caverne e tutela del patrimonio di Križna Jama

La Križna Jama è nota per i laghi sotterranei, le barriere di concrezione e i depositi paleontologici. Le ricerche storiche hanno portato alla raccolta di oltre 2.000 ossa e frammenti appartenenti a più di cento orsi delle caverne. Oggi la presenza di resti ossei in situ rappresenta un elemento di grande valore scientifico e conservazionistico.

La documentazione dei resti sommersi effettuata durante la spedizione amplia la conoscenza della distribuzione di questo patrimonio nei rami allagati. Il dato richiede prudenza operativa. In grotte come Križna Jama, l’accesso subacqueo, il rilievo e l’eventuale campionamento devono ridurre al minimo il disturbo a sedimenti, concrezioni, fauna e reperti.

L’interesse scientifico della spedizione nasce anche dall’incontro tra competenze diverse. I subacquei possono raggiungere zone precluse agli speleobiologi che lavorano dalle rive o nei tratti asciutti. I ricercatori, a loro volta, definiscono obiettivi e protocolli che trasformano l’immersione esplorativa in un’occasione di raccolta di dati verificabili.

XDEEP Exploration Support Program: che cosa fa l’attività di XDEEP

Il sostegno alla spedizione è arrivato dall’XDEEP Exploration Support Program. XDEEP è un’azienda europea che progetta e produce attrezzatura per immersioni tecniche. Attraverso il programma, avviato nel 2012, sostiene esploratori, ricercatori e soggetti impegnati nella conservazione dell’ambiente acquatico. Secondo l’azienda, l’iniziativa ha sponsorizzato oltre 40 progetti esplorativi in diverse aree del mondo.

L’attività di XDEEP non consiste soltanto nella fornitura di materiali. Il programma seleziona progetti che puntano a conoscere, documentare e proteggere ambienti sommersi quali grotte allagate, miniere, laghi e relitti. Il supporto può comprendere attrezzature progettate per immersioni complesse, confronto tecnico con i team e sviluppo di soluzioni nate dalle esigenze riscontrate sul campo.

Nel modello descritto da XDEEP, il rapporto fra produttore e speleosubacquei è bidirezionale. Le necessità emerse durante immersioni profonde e di lunga penetrazione contribuiscono alla progettazione e alla verifica dell’equipaggiamento in condizioni operative severe. Per una spedizione come quella di Križna Jama, nella quale i sub restano per molte ore lontani dall’uscita e affrontano obblighi di decompressione, affidabilità, configurazione e gestione della ridondanza sono aspetti centrali della sicurezza.

Il risultato della campagna slovena non chiude quindi la ricerca sulla connessione tra Križna Jama e Nova Križna Jama. Definisce invece nuove priorità: proseguire l’esplorazione dei passaggi individuati, studiare i campioni biologici raccolti e proteggere un sistema sotterraneo che unisce valore carsico, biodiversità e paleontologia.

Fonti

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Speleologia subacquea, alla Grotta del Vento un viaggio nell’ultima frontiera del mondo sotterraneo

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Il 4 settembre 2026 in programma alla Grotta del Vento, in Garfagnana, una serata dedicata alla speleologia subacquea e all’esplorazione degli ambienti sommersi delle Alpi Apuane

Una grande serata in programma il 4 settembre 2026 alla Grotta del Vento, in Garfagnana.


L’appuntamento, inserito nelle Serate della Scienza e dell’Avventura, ci porterà alla scoperta di quella che può essere considerata una delle ultime frontiere dell’esplorazione sotterranea: il mondo che si apre oltre i sifoni, dove la progressione speleologica prosegue sott’acqua e richiede tecniche, attrezzature e preparazione altamente specialistiche.


Protagonisti dell’incontro saranno Adriano Roncioni e Davide Massarenti, che racconteranno esperienze e attività di esplorazione speleosubacquea, illustrando tecniche, attrezzature e difficoltà legate alla progressione negli ambienti sotterranei allagati.


Nel corso della serata saranno presentate immagini e video inediti, tra cui materiali di Luigi Casati relativi alla Sorgente del Tinello: getteremo uno sguardo su ambienti normalmente non visibili, accessibili soltanto agli speleosubacquei.


Al centro dell’incontro ci saranno in particolare le esplorazioni della Buca del Tinello e della Tana del Pollone, due realtà del mondo carsico apuano nelle quali l’acqua rappresenta al tempo stesso un ostacolo alla progressione e una via verso nuove porzioni ancora da conoscere del sistema sotterraneo.

Alle 17 l’inaugurazione della Sorgente del Tinello

La giornata inizierà già alle ore 17.00, prima dell’incontro pubblico, con l’inaugurazione della Sorgente del Tinello.


A seguire, alle ore 18.00, nella Sala Multifunzionale della Grotta del Vento, avrà luogo la serata dedicata alla speleologia subacquea.

Insomma, una serata da non perdere: meglio prenotare!

Data: 4 settembre 2026
– Ore 17.00: inaugurazione della Sorgente del Tinello
– Ore 18.00: incontro “Speleologia subacquea”
– Grotta del Vento – Sala Multifunzionale
– Località: Fornovolasco, Fabbriche di Vergemoli (LU)
– Prenotazione consigliata: 0583 722024

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Fontanon di Goriuda, 25 anni di esplorazioni nel cuore del Canin

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Il Club Alpinistico Triestino celebra un quarto di secolo di attività speleosubacquea nella grande risorgenza della Val Raccolana. Una storia di esplorazione e ricerca che continua, con nuovi obiettivi ancora da raggiungere.

Venticinque anni dentro la montagna, seguendo l’acqua e cercando passaggi verso ambienti ancora sconosciuti. Il Club Alpinistico Triestino celebra un importante anniversario delle esplorazioni speleosubacquee al Fontanon di Goriuda, una delle più spettacolari risorgenze del massiccio del Canin.

Una lunga storia, iniziata nei primi anni Duemila e proseguita attraverso immersioni, risalite, campi sotterranei, rilievi e nuove scoperte, che hanno progressivamente modificato la conoscenza della cavità. Un lavoro che ha richiesto negli anni competenze tecniche, continuità e la capacità di tornare più volte sugli stessi interrogativi posti da un sistema carsico complesso e ancora lontano dall’essere completamente conosciuto.

L’anniversario è stato celebrato tornando proprio al Goriuda, con gli speleologi del CAT, il presidente Franco Riosa e Duilio Cobol, protagonista delle esplorazioni fin dalle prime fasi. Alla giornata ha partecipato anche una troupe Rai: le immagini girate nella cavità saranno trasmesse in autunno all’interno di “Linea Bianca” su Rai 1.

Duilio Cobol con la troupe della RAI al Fontanon di Goriuda – Foto A. Ressa

I venticinque anni sono occasione per guardare indietro e puntare avanti.

Il Fontanon conserva ancora importanti incognite: il prossimo inverno gli speleologi intendono tornare a lavorare su quattro obiettivi esplorativi rimasti aperti, mentre sullo sfondo si fa sempre più interessante anche l’ipotesi di possibili collegamenti con altri sistemi carsici del Canin.

La parola ad Alessandra Ressa, dell’Ufficio Stampa del Club Alpinistico Triestino, che nel comunicato che segue ripercorre venticinque anni di esplorazioni al Fontanon di Goriuda, dalle prime immersioni alle grandi scoperte, fino alle domande che ancora oggi attendono una risposta.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

COMUNICATO STAMPA con preghiera di pubblicazione

FONTANON DI GORIUDA, 25 ANNI NEL CUORE DELLA MONTAGNA: IL CAT CELEBRA UNA LUNGA STORIA DI ESPLORAZIONI SPELEOSUBACQUEE

Da un quarto di secolo gli speleologi del Club Alpinistico Triestino esplorano, studiano e documentano uno dei più affascinanti sistemi carsici del Friuli Venezia Giulia, il Fontanon di Goriuda. Il CAT, il presidente Franco Riosa e lo speleosubacqueo Duilio Cobol, protagonista delle esplorazioni dal loro principio, hanno voluto festeggiare questo speciale compleanno proprio all’interno della cavità da cui sgorga la cascata più celebre della Regione alla presenza di una troupe della RAI, che racconterà questa straordinaria esperienza in autunno all’interno di “Linea Bianca”.

Trieste, 25 agosto 2026 – Venticinque anni di esplorazioni continuative. È questo il traguardo che il Club Alpinistico Triestino celebra al Fontanon di Goriuda, una delle più importanti e spettacolari risorgenze delle Alpi Giulie, dove da un quarto di secolo generazioni di speleologi del CAT hanno investito tempo, energie, competenze e passione nel tentativo di svelare ciò che si nasconde oltre la cascata e dentro la montagna.

Una ricorrenza che non è stata celebrata semplicemente con un incontro, ma tornando là dove tutto è cominciato: nel cuore della Val Raccolana, davanti e dentro quella poderosa risorgenza che continua a rappresentare, dopo tanti anni, una delle grandi sfide della speleologia regionale.

Alla recente uscita hanno partecipato gli speleologi del Club Alpinistico Triestino e il presidente Franco Riosa, insieme a Duilio Cobol, speleosubacqueo e protagonista di una parte fondamentale di questa lunga stagione esplorativa. È stato proprio Cobol a organizzare l’uscita, mettendo a disposizione l’esperienza maturata in oltre 25 anni di attività dedicata all’esplorazione e alla ricerca nel Fontanon di Goriuda.

La ricorrenza diventa così soprattutto un momento per ripercorrere una storia fatta di scoperte, immersioni, risalite, rilievi, campi interni, corde, attrezzature e interminabili ore trascorse nel buio della montagna. Una storia nella quale il CAT ha avuto un ruolo costante, contribuendo in modo significativo alla conoscenza di una cavità che, ancora oggi, conserva importanti incognite.

Il Fontanon di Goriuda, infatti, non è semplicemente la spettacolare cascata che si incontra in Val Raccolana. È una poderosa risorgenza perenne attraverso la quale riaffiorano le acque del sovrastante massiccio del Canin. La scheda del Catasto Speleologico Regionale la identifica con il numero 20 e ne indica l’ingresso a 861 metri di quota, uno sviluppo planimetrico catastato di 767,6 metri e un dislivello positivo di 119 metri. La Regione Friuli Venezia Giulia lo ha inoltre classificato come geosito di interesse nazionale.

Per chi osserva il Fontanon dall’esterno, la grotta sembra terminare dopo il primo tratto percorribile a piedi. In realtà, dopo circa 150 metri, un lago obbliga a passare dalle tecniche speleologiche tradizionali a quelle della speleosubacquea oppure ad utilizzare un canotto. Da quel punto inizia un ambiente completamente diverso, nel quale la progressione avviene tra acqua, sifoni, roccia e oscurità assoluta.

La storia moderna delle esplorazioni del CAT al Goriuda prende forma nei primi anni Duemila, dopo l’incontro di un gruppo di sette speleosubacquei esperti avvenuto durante Bora 2000, importante appuntamento internazionale della speleologia svoltosi a Trieste. Da quell’esperienza nacque la volontà di continuare a lavorare insieme e di individuare nel Fontanon un ambiente nel quale mettere alla prova e affinare tecniche di immersione. Il Goriuda divenne progressivamente un vero laboratorio di esplorazione, nel quale ogni immersione poteva significare una nuova osservazione, un nuovo passaggio, una diversa interpretazione della cavità.

La grande svolta arrivò tra il 2008 e il 2009, quando gli speleosub del CAT riuscirono a individuare, al di sopra dei rami allora conosciuti, grandi gallerie fossili. La documentazione del Parco Naturale delle Prealpi Giulie racconta la scoperta di ambienti di dimensioni sorprendenti: una grande galleria superiore, con spazi così vasti che inizialmente i fasci luminosi degli esploratori non riuscivano nemmeno a illuminarne i limiti. Quelle scoperte cambiarono la lettura della grotta. Quello che per anni era stato considerato il “terzo sifone” non sembrava infatti rappresentare la prosecuzione principale della cavità, ma una sorta di vasca sospesa, mentre le antiche vie dell’acqua conducevano verso livelli superiori. Da qui ebbe inizio una nuova fase di esplorazioni e risalite, con sviluppi verticali superiori ai cento metri.

Per rendere possibile il lavoro fu necessario organizzare un vero e proprio campo base sotterraneo. Nel 2008, le attività comprendevano già il ripristino di centinaia di metri di linea telefonica, la realizzazione di un campo interno e la sistemazione delle sagole e degli ancoraggi tra i diversi sifoni.

Ma il Fontanon non ha mai concesso facilmente i propri segreti. Le piene periodiche hanno più volte danneggiato o distrutto le installazioni, costringendo gli speleologi a ricostruire ancoraggi, sostituire corde e ripristinare le vie di progressione. Ogni nuova esplorazione ha quindi richiesto non soltanto capacità tecnica, ma anche una notevole dose di pazienza e determinazione.

Venticinque anni di esplorazione continuativa significano anche venticinque anni di conoscenza maturata sul campo. E proprio questa esperienza ha fatto del Goriuda anche un ambiente particolarmente significativo per il soccorso speleosubacqueo.

Nel corso degli anni la cavità ha ospitato importanti esercitazioni del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, sfruttando la complessità dei percorsi e la presenza dei sifoni per simulare interventi in condizioni estremamente impegnative. Nel 2018, ad esempio, un’esercitazione nazionale speleosubacquea del CNSAS coinvolse tredici speleosubacquei e altri sette tecnici, impegnati nel superamento di due sifoni e nella simulazione del soccorso di persone in difficoltà in profondità. Il Goriuda ha dunque rappresentato negli anni non soltanto un luogo di scoperta, ma anche un ambiente nel quale sviluppare e verificare tecniche, procedure e capacità operative.

La speleosubacquea, del resto, non lascia spazio all’improvvisazione. La temperatura dell’acqua, la difficoltà degli ambienti, l’oscurità, i lunghi percorsi, la gestione delle bombole e la possibilità di un problema tecnico rendono ogni immersione un’attività ad elevata complessità. È necessario lavorare con attrezzature ridondanti, linee di sicurezza e materiali di riserva, mantenendo sempre la possibilità di gestire un eventuale guasto.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che il CAT ha voluto mostrare anche in occasione di questa speciale uscita celebrativa.

A documentare la giornata, infatti, era presente una troupe della Rai, interessata a raccontare non soltanto la spettacolarità del Fontanon, ma soprattutto la storia degli uomini che da decenni ne inseguono le prosecuzioni. La troupe è stata accompagnata all’interno della cavità dalle Guide Turistiche Speleologiche del Friuli Venezia Giulia, che hanno curato l’accompagnamento in ambiente ipogeo e il supporto necessario alle riprese.

Le immagini realizzate al Goriuda confluiranno in un servizio che sarà trasmesso nel prossimo autunno all’interno di “Linea Bianca” su Rai 1. La presenza della televisione rappresenta un’importante occasione per far conoscere a un pubblico molto più vasto una realtà che normalmente rimane completamente nascosta: il lavoro degli speleologi, la complessità dell’esplorazione e, insieme alla bellezza del mondo sotterraneo, anche i rischi della speleosubacquea.

Ma la Rai, in questa occasione, è soprattutto una finestra su una storia che appartiene al CAT.

Una storia che non si conclude con i risultati già ottenuti. Perché, nonostante 25 anni di attività, il Fontanon di Goriuda continua a porre interrogativi.

Sono almeno quattro le grandi incognite sulle quali gli speleologi intendono tornare a lavorare. Una riguarda una difficile arrampicata di circa 40 metri sulla volta della galleria terminale; un’altra una risalita meno impegnativa che potrebbe aprire una nuova prosecuzione. Rimane poi da verificare un pozzo stimato in circa cinque metri, dal quale il rumore prodotto dalla caduta dei sassi potrebbe far pensare alla presenza di acqua. E proprio l’eventuale presenza di un nuovo sifone, a una distanza così importante dall’ingresso, rappresenterebbe una prospettiva esplorativa di grande interesse.

A rendere ancora più affascinante questa ricerca è il fatto che il Goriuda potrebbe non essere un sistema isolato. Negli ultimi anni le esplorazioni condotte da altri gruppi speleologici sull’altopiano del Canin hanno raggiunto settori che sembrano avvicinarsi a quelli esplorati dal CAT. L’ipotesi di un futuro collegamento fra sistemi carsici differenti appare quindi sempre più concreta.

Sarebbe una scoperta capace di aggiungere un capitolo importante alla conoscenza del carsismo del Canin e della circolazione delle acque sotterranee di uno dei più importanti territori carsici delle Alpi Giulie.

Per il Club Alpinistico Triestino, dunque, i 25 anni del gruppo speleosubacqueo non rappresentano un traguardo, ma la conferma di una scelta che continua nel tempo: esplorare, conoscere, documentare e trasmettere alle nuove generazioni la passione per il mondo sotterraneo.

Un quarto di secolo dopo l’inizio di questa avventura, Duilio Cobol e gli speleologi del CAT sono ancora davanti alle stesse domande che hanno accompagnato tante delle loro spedizioni: dove porta davvero l’acqua del Goriuda? Quanto si estende ancora la cavità? E soprattutto, cosa si nasconde oltre l’ultimo passaggio conosciuto?

Il prossimo inverno gli speleologi intendono tornare al lavoro sulle quattro grandi incognite ancora aperte.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

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Ufficio Stampa: Alessandra Ressa +39 348 3515270

Foto A. Ressa

Venticinque anni sono tanti, soprattutto quando si misurano non in chilometri percorsi in superficie, ma in metri conquistati nel buio, immersione dopo immersione, risalita dopo risalita.

La storia del Fontanon di Goriuda racconta bene uno degli aspetti più autentici della speleologia: una grotta non si esaurisce con una scoperta e nemmeno con una generazione di esploratori. Rimane lì, con le sue domande, mentre cambiano gli uomini, migliorano le tecniche e nuove conoscenze permettono di tornare dove, anni prima, ci si era dovuti fermare.

Al Goriuda le domande sono ancora molte. Ci sono pareti da risalire, passaggi da verificare, la possibilità di nuove vie d’acqua e, più lontano, l’affascinante prospettiva di un collegamento con altri grandi sistemi carsici del Canin.

Il modo migliore di festeggiare venticinque anni di esplorazioni è considerarli un punto per continuare a cercare: sotto il Canin, l’acqua continua il suo viaggio: gli speleologi, inevitabilmente, continueranno a seguirla.

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Ancora oltre nel Jafar

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Nella Grotta di Aladino, in Valdaone, nel Trentino occidentale, Gigi Casati torna dopo oltre trent’anni nel sifone a monte. Quattro giorni di esplorazione, acqua in aumento e un grande lavoro di squadra con il Gruppo Grotte Brescia

Più di trent’anni di esplorazioni, ritorni, tentativi e scoperte legano la Grotta di Aladino, nel cuore della Valdaone, ai suoi esploratori. Siamo nel Trentino occidentale, nelle Giudicarie, ai piedi del massiccio dell’Adamello, in un territorio profondamente segnato dall’acqua e dalla montagna.

La storia di Aladino è una storia di persone e di gruppi che, a distanza di tanto tempo, continuano a ritrovarsi sottoterra con la stessa passione, amicizia e reciproca stima.

Quattro intensi giorni hanno visto nuovamente impegnati gli speleologi nel cuore della grotta, con il fondamentale supporto del Gruppo Grotte BresciaCorrado Allegretti‘, che si è occupato dell’organizzazione e dell’indispensabile trasporto delle pesanti attrezzature fino al sifone, a circa -250 metri dall’ingresso. Un lavoro duro, affrontato con grande disponibilità e spirito di squadra, e reso ancora più impegnativo dalle piogge e dal rapido aumento della portata delle acque.

L’obiettivo era tornare nel sifone a monte da cui nasce il torrente Jafar, un settore esplorato molti anni fa e del quale ormai rimanevano ricordi piuttosto sfumati.

Dopo aver superato il primo sifone e riattrezzato il tratto necessario per raggiungere il secondo, l’esplorazione è finalmente ripartita dal vecchio limite. Sott’acqua la galleria è scesa fino a -44 metri di profondità, per poi cominciare nuovamente a risalire. La prosecuzione resta aperta.

Nel frattempo, però, fuori continuava a piovere. E parecchio. Il Jafar, inizialmente stimato intorno ai 250 litri al secondo, ha rapidamente aumentato la propria portata, arrivando nei giorni successivi a superare i 3 metri cubi al secondo. Alla sorgente del Fontanone, collegata alla Grotta di Aladino lo scorso anno, venivano stimate portate ancora maggiori.

È stata quindi un’esplorazione breve ma intensa, nella quale ogni metro guadagnato sott’acqua è stato possibile grazie al lavoro di molti: chi si è immerso, chi ha attrezzato, chi ha trasportato sacchi pesantissimi e chi, fuori e dentro la grotta, ha garantito supporto e sicurezza.

Per sapere davvero cosa è successo oltre quel sifone, è meglio lasciare il racconto a chi il filo dell’esplorazione lo ha materialmente portato un po’ più lontano.

Gigi Casati, uno dei grandi protagonisti della speleologia subacquea italiana, racconta così questi quattro giorni in Valdaone.

«Quattro intensi giorni trascorsi in Valdaone in compagnia del Gruppo Grotte Brescia…»

Quattro intensi giorni trascorsi in Valdaone in compagnia del Gruppo Grotte Brescia che si è occupato dell’organizzazione e dell’indispensabile aiuto per trasportare i materiali al sifone a -250m dall’ingresso. Una storia lunga più di 30 anni che vede ancora molti degli stessi interpreti, legati da amicizia e stima.
Nella Grotta di Aladino, questa volta ritorniamo nel sifone a monte che forma il torrente Jafar di cui le nostre memorie non ricordano quasi nulla.
Mercoledi 19 ci troviamo a La Piana e una volta trasportati con l’elicottero tutti i materiali in quota, scendiamo subito in grotta. Arrivati al sifone dopo una bella faticaccia, sostenuta dai membri del GGB, che si sobbarcano il trasporto di due pesanti sacchi a testa, Andrea e io, prepariamo tutto il necessario e ci immergiamo.
Superiamo il primo sifone con condizioni ideali, ma una volta oltre, quello che mi ricordavo essere solo un sassone da superare, risulta esser una arrampicata di 10m. Allora ricordo di averla risalita in libera e la corda utilizzata quella volta per tirar su i materiali, è ancora in posizione, fissata su un armo naturale. Con noi adesso abbiamo solo uno spezzone di corda, un martello e qualche spit ma, ci rendiamo conto che non abbiamo materiale adatto per tirar su il rebreather e le bombole, necessarie all’immersione nel secondo sifone. Rientriamo e ovviamente lasciamo tutto pronto all’ingresso del primo sifone.
Durante la notte, una pioggia a tratti forte, batte sul tetto della malga Casinei facendomi maturare neri pensieri. Il Giovedi mattina siamo in quattro ad entrare in grotta e a raggiungere velocemente l’ingresso del sifone. Incredibilmente pur essendo rispetto a ieri minore lo stillicidio lungo il percorso troviamo che il torrente Jafar, ha una portata a stima, doppia: circa 250l/s. Noto subito che la visibilità è peggiorata ma ci immergiamo senza esitare. Superato il sifone ci spogliamo delle attrezzature e trasportiamo i materiali alla base del pozzo.
Questa volta tocca a Andreino arrampicare. Una volta raggiunta la sommità del pozzo con il trapano mette due fix sulla verticale e paranchiamo in alto, i materiali. Mi preparo e parto nel secondo sifone di cui ricordo solo la profondità di -23m e il freddo patito all’epoca. Il sifone è un tubo di marmo bianco ricoperto da fango pesante: non siamo lontani dal bacino di assorbimento. La visibilità è di circa due metri e con il mio passaggio in alcuni punti si riduce a poche decine di centimetri. Raggiungo il limite esplorato dove ritrovo il mio vecchio filo rotto per diversi tratti ma, nel punto finale, ancora fissato su uno spuntone. Continuo: la galleria si inabissa, con una forma a mezza luna, alta meno di un metro e larga un paio di metri, il fondo ricoperto da uno spesso strato fangoso. Scendo facendo molta attenzione a non toccare il fondo, ma comunque una piccolissima valanga di fango mi anticipa. Finalmente spiana e mi sento più tranquillo; procedo raggiungendo la profondità di -44m (siamo a 1720m di quota) e dopo poco la galleria riprende a risalire. A tratti la galleria si allarga a circa 3m di diametro; mi fermo a -33m. Rientro facendo la topografia. Andreino non è rimasto con le mani in mano: nell’attesa ha spaccato delle lame di roccia per agevolare il passaggio dei materiali tra il pozzo e il secondo sifone.
Osservo la cascata che è decisamente più impressionante rispetto a ieri e percepisco che il flusso è aumentato da quando ci troviamo nel post sifone. Rientriamo dal primo sifone e anche lì, il livello si sta alzando a vista d’occhio, si stima 500l/s. Probabilmente fuori starà piovendo. Il Pota e il Super che ci aspettavano all’inizio del primo sifone escono dalla galleria del torrente e noi con le mute passiamo i materiali e li portiamo in un posto sicuro. Prepariamo il trasporto dei sacchi e poi risaliamo verso l’uscita. Lungo la risalita, fastidiose cascatelle, percorrono i pozzi della grotta.
Una volta fuori, ci dicono che ha piovuto tutto il giorno. Il venerdì in cinque volenterosi tra cui una ragazza che si è aggregata per l’occasione, Hélèn, scendono a recuperare i sacchi dalla grotta trovando sui pozzi, delle cascatelle si sono intensificate. E il torrente Jafar ha una portata superiore ai 3mc/s Niente di sorprendente poiché fuori le piogge sono intense.
Gli amici che ci raggiungono il venerdì sera stimano 6-7mc/s la portata della sorgente del Fontanone giuntato lo scorso anno con la grotta di Aladino.
Gradita sorpresa il risveglio del sabato mattina, con un bellissimo sole. Un gruppetto di amici che ci ha raggiunto sul posto, ci allevia la fatica di portare a valle armi e bagagli estratti dalla grotta.
To be continued

Fonte notizia e foto: post social Luigi Casati

L'articolo Ancora oltre nel Jafar proviene da Scintilena.

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Nuove gallerie sommerse in Bulgaria: la grotta Dusnika si espande oltre i limiti conosciuti

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Dopo due anni di immersioni tecniche, gli speleosub bulgari Dimitar Hristov e Vladimir Georgiev hanno superato il precedente “fine sifone”, aprendo oltre 100 metri di nuovi passaggi sommersi e una grande sala allagata nella grotta Dušnika, in Ponor Planina.

Contesto idrogeologico e importanza della grotta Dusnika

La grotta Dušnika si trova in Ponor Planina, tra i villaggi di Iskrec e Breze, ed è una cavità labirintica direttamente collegata alla sorgente carsica di Iskrec.

Il sistema drena un ampio bacino carsico: acque di numerosi corsi superficiali si perdono a chilometri di distanza per poi riemergere alla sorgente, suggerendo un reticolo sotterraneo complesso e potenzialmente molto esteso.

Il comportamento anomalo della sorgente – che in passato si è temporaneamente prosciugata dopo un terremoto locale – rafforza l’ipotesi di grandi volumi d’acqua e cavità··sotterranee interconnesse, capaci di immagazzinare e rilasciare flusso in modo non lineare.

Questa configurazione rende Dušnika un obiettivo di lunga data per gli speleosub: la portata del sistema e la presenza di sifoni profondi e stretti hanno attratto spedizioni per decenni, ma la combinazione di restringimenti, profondità, morfologia complessa e facile torbidità··dell’acqua ha limitato per anni le campagne sistematiche.

Due anni di lavoro sistematico: sostituzione linee, mappatura e superamento di strozzature

L’attuale fase di esplorazione è iniziata circa due anni fa con un approccio metodico. Il team ha effettuato più di 15 immersioni, sostituendo le vecchie linee guida lasciate da precedenti tentativi e mappando quasi tutti i settori raggiunti.

Uno dei passaggi chiave è stato il superamento di una stretta fessura verticale, descritta come impraticabile durante indagini belghe negli anni Novanta e solo un anno fa aperta dall’equipe bulgara.

Oltre questa strozzatura sono stati percorsi altri 20–30 metri, fino a circa 28 metri di profondità, dove un accumulo di massi era stato inizialmente interpretato come fine esplorazione.

La scoperta “casuale” del 2026: la “furna” e la grande sala sommersa

Nel 2026, durante un’immersione di addestramento senza particolari aspettative, i sub hanno notato lateralmente al blocco terminale un passaggio poco visibile dalla linea principale.

Oltre questo varco si aprono alcune piccole gallerie che conducono a un tratto estremamente stretto e in leggera salita, chiamato localmente “furna”.

La “furna” è lunga circa 50–60 metri; in molti punti il corpo del sub tocca simultaneamente pavimento e volta, e la presenza di fango fine sulle pareti e sul soffitto riduce drasticamente la visibilità··non appena si muove l’attrezzatura.

Il profilo ascendente crea un ulteriore problema: le bolle d’aria espirate scorrono in avanti lungo il soffitto, sollevando il sedimento e creando una nube di torbidità··davanti ai sub, che avanzano quindi verso la “marea” di fango da loro stessi generata.

In queste condizioni, la progressione diventa fortemente tattile e la gestione del ritorno lungo la linea guida, anche al buio, è critica. Superata la “furna”, il carattere della cavità cambia bruscamente: si apre una grande sala sommersa, con spazi più ampi e diverse direzioni possibili di prosecuzione.

Due fronti esplorativi: sifone principale e ramo asciutto con acqua udibile

Dopo il primo accesso alla grande sala, il team ha verificato due direzioni distinte.

In una, il sifone prosegue sott’acqua con volumi maggiori; sono stati percorsi altri 50–60 metri senza raggiungere un termine.

Nell’altra direzione, i sub sono emersi in un tratto asciutto di dimensioni significative, dove si percepisce il rumore di acqua corrente in profondità, senza ancora conoscere origine e direzione del flusso.

Questo ramo asciutto dovrà essere ispezionato, misurato e verificato per eventuali nuove gallerie o connessioni con altri tratti allagati, dividendo di fatto l’esplorazione in due fronti: il sifone sommerso in espansione e il ramo asciutto da esplorare.

Progressi tecnici: nitròx, linee più robuste e pianificazione di immersioni lunghe

Per gestire distanze crescenti, profondità intorno ai 28 metri e tempi di permanenza più lunghi, l’equipe ha introdotto miscele di nitròx pianificate in anticipo, passando da penetrazioni relativamente brevi a immersioni tecniche più complesse, con gestione avanzata dei gas e della navigazione.

Nella “furna” è stata inoltre installata una linea guida più spessa e affidabile, fissata in modo da ridurre il rischio di ingarbugliamenti e migliorare l’orientamento in assenza di visibilità, condizione essenziale perché ogni futura immersione dovrà attraversare gli stessi 50–60 metri di strettoia sia in entrata sia in uscita.

Il nuovo blocco attivo: manovra complessa per superare il restringimento

Nell’ultima immersione di luglio 2026, partendo dal punto più avanzato precedente, il team ha percorso altri circa 50 metri lungo il sifone principale.

La galleria mantiene volumi ampi, ma termina contro un nuovo massiccio blocco di massi. Tra le rocce esiste un possibile proseguimento, ma il passaggio è estremamente stretto.

Per superarlo sarebbe necessario staccare le bombole dall’erogatore, farle passare attraverso la fessura e ricollegarle sott’acqua: una manovra tecnica complessa da eseguire in zona remota, dopo un’esposizione prolungata.

In questa uscita i due speleosub non si sono sentiti sufficientemente sicuri di eseguire la manovra in sicurezza e hanno preferito non tentare il passaggio, lasciando il blocco come “fronte attivo” per future campagne meglio preparate.

Prospettive: perché Dusnika potrebbe nascondere un sistema molto più grande

Ogni nuovo settore aperto in Dusnika ha trasformato ciò che sembrava un “fine grotta” in una semplice soglia verso nuovi ambienti. La combinazione di un bacino idrografico carsico molto ampio, la presenza di una grande sala oltre la “furna”, un sifone che continua con volumi importanti e un ramo asciutto con acqua udibile suggerisce che, superato l’attuale blocco, si possa accedere a un sistema con notevole sviluppo planimetrico e dislivello positivo. Per ora resta un’ipotesi, verificabile solo proseguendo le immersioni esplorative con pianificazione tecnica adeguata.

Ultime scoperte speleosub nel mondo: Messico, Italia, Balcani e Asia

Parallelamente a Dušnika, negli ultimi anni le esplorazioni subacquee hanno continuato ad ampliare la conoscenza dei grandi sistemi allagati.

Messico: Ox Bel Ha e Sac Actun oltre i 524 km

In Messico, il sistema Ox Bel Ha, nella penisola dello Yucatá··n, è stato confermato come il più lungo sistema di grotte sottomarine al mondo, con oltre 524 km di passaggi mappati.

Le campagne di rilievo continuano ad aggiungere nuovi tratti ogni anno, anche attraverso passaggi stretti e remoti, e si stima che la lunghezza totale esplorabile possa superare i 600 km.

Nelle vicinanze, il sistema Sac Actun, un tempo detentore del record, rimane uno dei più grandi reticoli allagati e, insieme a Ox Bel Ha, costituisce una “rete idrica” sotterranea di centinaia di chilometri.

Nel 2025, un’altra connessione importante è stata realizzata tra la “Mother of All Cenotes” e il sistema Koox Baal, creando una rete di oltre 120 km che si trova a soli 31 metri dal sistema Sac Actun: se quel tratto finale fosse superato, si potrebbe ottenere un unico sistema di oltre 500 km.

Italia: Grotta di Aladino e Fontanone unificati in un unico sistema

In Italia, nel 2025 è stata risolta una lunga questione speleologica in Valdaone: la Grotta di Aladino e la sorgente Fontanone della Val Redoten sono state confermate come parti di un unico sistema sotterraneo di circa 10,4 km di sviluppo e 400 m di dislivello.

Il tratto sommerso che le unisce è risultato essere un unico sifone lungo circa 1 km, con profondità massima di 53 metri. L’impresa è stata portata a termine dallo speleosub Luigi Casati, supportato dal Gruppo Grotte Brescia, dopo campagne che hanno visto anche lo speleosub sloveno Simon Burja spingersi per 600 metri in sifone fino a 53 m di profondità senza emergere.

Balcani e area mediterranea: profondità estreme e nuove campagne

Nell’area balcanica e mediterranea, le esplorazioni tecniche continuano a spingere i limiti di profondità. Lo speleosub polacco Bart ?omiej Pitala, attivo anche in Italia, nel 2026 ha raggiunto i ?292 m nella grotta dell’Elefante Bianco a Ponte Subiolo (Vicenza), dopo aver già esplorato oltre 100 m di nuove gallerie nello stesso sito nel 2024 a circa ?227 m.

Il suo team ha lavorato anche nella Sintzi Spring, in Grecia, dove nel 2025 è stata raggiunta la quota di ?255 m, e nella grotta Vrelo, in Macedonia, con esplorazioni fino a ?287 m. Sempre in Italia, la sorgente del Gorgazzo (Polcenigo, Pordenone) rimane un sito di interesse internazionale per le immersioni profonde, con nuove campagne esplorative programmate da team specializzati.

Asia: nuovi chilometri di grotte in Meghalaya, India

In Asia, nel 2026 una spedizione in Meghalaya (India) ha mappato 11,8 km di nuovi passaggi in diverse grotte, tra cui Krem Riblai e Lungchung Khur, quest’ultima lunga 13.618 metri e divenuta la decima grotta più lunga dell’India.

Anche se non tutte queste cavità sono completamente allagate, la regione conferma il proprio ruolo di “laboratorio” per l’esplorazione sotterranea, con nuovi tratti scoperti regolarmente.

Fonti

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Grotta Acqua Nera 2026: al via la campagna esplorativa di agosto con squadra internazionale

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Speleosubacquei italiani, messicani e spagnoli impegnati in tre giorni di esplorazioni, rilievi topografici e monitoraggio idrogeologico nel sistema carsico sommerso di 2315 metri

Una squadra internazionale di speleosubacquei ha dato il via alla campagna esplorativa estiva 2026 nella Grotta Acqua Nera, uno dei sistemi carsici sommersi più significativi delle Prealpi Venete. L’attività, coordinata dal Gruppo Grotte Giara Modon (GGG) di Valstagna, vede la partecipazione di membri del gruppo vicentino insieme a colleghi provenienti da Messico e Spagna, riuniti per approfondire le conoscenze di questa cavità che rappresenta un obiettivo di rilevanza per la speleologia subacquea italiana.

La Grotta Acqua Nera: caratteristiche del sistema carsico

La Grotta Acqua Nera si apre nel territorio di Lamon (BL), in località San Donato, lungo la valle del torrente Senaiga, sul versante meridionale delle Alpi Feltrine. Il sistema presenta uno sviluppo planimetrico conosciuto di 2315 metri e raggiunge una profondità massima di 54 metri. Il fiume sotterraneo che scorre all’interno della cavità attraversa tre sifoni principali, separati da tratti in ambiente aereo. Tra il primo e il terzo sifone si sviluppa una rete labirintica di cunicoli che rende tecnicamente impegnativa la progressione.

Le esplorazioni speleosubacquee nella Grotta Acqua Nera sono iniziate negli anni Settanta del XX secolo e continuano ancora oggi, con campagne regolari che hanno permesso di mappare oltre 1600 metri di condotti sommersi. La grotta rappresenta uno degli obiettivi speleosub più significativi del settore dolomitico meridionale, grazie alla combinazione di acque limpide, passaggi sommersi tecnicamente complessi e un ambiente ipogeo di particolare interesse geomorfologico.

Campo base interno: innovazione logistica per la sicurezza

A partire dal 2026 è stato predisposto un campo base interno nei pressi della partenza del terzo sifone, una soluzione logistica che garantisce maggior sicurezza agli speleosubacquei e agevola le attività esplorative. Grazie a questa infrastruttura, il team di esploratori può rimanere all’interno della grotta per tre giorni consecutivi, riducendo i tempi di trasporto del materiale e ottimizzando le finestre di immersione.

L’allestimento del campo interno richiede un lavoro di squadra significativo: per tutta la giornata di mercoledì, speleologi e speleosub sono stati impegnati nel trasporto del materiale necessario, dalle attrezzature subacquee ai sistemi di supporto vitale, fino ai punti di immersione. Questa organizzazione logistica segue modelli già sperimentati in altre campagne esplorative italiane, come quelle condotte nella Risorgiva di Eolo a Trasaghis e nella Grotta Grande dei Cervi a Carsoli, dove campi base sotterranei hanno permesso di spingere oltre i limiti conosciuti dei sistemi carsici.

Attività esplorative e ricerca scientifica

Oltre alle attività di pura esplorazione, la campagna 2026 nella Grotta Acqua Nera include un programma di ricerca scientifica articolato. Verranno raccolti i dati necessari alla stesura dei rilievi topografici, con l’obiettivo di aggiornare la documentazione cartografica del sistema e mappare eventuali nuovi tratti scoperti durante le immersioni.

Parallelamente, saranno installate sonde per la registrazione delle temperature interne, nell’ambito di uno studio più ampio sul sistema idrogeologico dell’area. Il monitoraggio termico delle acque sotterranee fornisce dati preziosi per comprendere i flussi idrici, le connessioni tra diversi settori del carsismo e le dinamiche di ricarica delle falde. Queste informazioni risultano utili anche per la gestione delle risorse idriche potabili, visto che le acque della Valbrenta e delle Prealpi Venete alimentano importanti acquedotti.

Il Gruppo Grotte Giara Modon, fondatore dell’iniziativa, è attivo da decenni nella speleologia terrestre e subacquea della Valbrenta, con un curriculum che include partecipazioni a progetti di tracciamento delle acque sotterranee in collaborazione con Etra, Arpav e l’istituto agrario Parolini. La presenza di colleghi messicani e spagnoli nella squadra 2026 sottolinea il carattere internazionale della speleologia subacquea, disciplina che richiede competenze tecniche avanzate e una preparazione specifica per operare in ambienti ipogei sommersi.

Contesto regionale: la Valbrenta e le sue grotte

La Grotta Acqua Nera si inserisce in un contesto carsico di particolare ricchezza. La Valbrenta e le Prealpi Venete ospitano alcune delle grotte più profonde e significative d’Italia, tra cui la sorgente dell’Elefante Bianco a Valstagna, che nel febbraio 2026 è stata oggetto di una spedizione record guidata dallo speleosub polacco Bart ?omiej Pitala, raggiungendo i -292 metri di profondità. Il territorio di Lamon, dove si apre la Grotta Acqua Nera, è caratterizzato da formazioni dolomitiche e calcaree che favoriscono lo sviluppo di sistemi carsici complessi, con gallerie, sifoni e condotti modellati dall’azione erosiva delle acque sotterranee.

La speleologia subacquea in quest’area richiede dotazioni precise: filo di Arianna per l’orientamento, torce ad alta potenza, ridondanza di attrezzature e miscele respiratorie appropriate per le profondità raggiunte. La regola del terzo, fondamentale nella speleosubacquea, prevede di consumare un terzo della riserva d’aria per il percorso di andata, un terzo per il ritorno e mantenere un terzo disponibile per gli imprevisti.

Aggiornamenti e prospettive

La squadra rimarrà operativa nella Grotta Acqua Nera per tutta la settimana, con immersioni programmate nei tre sifoni principali e nei tratti labirintici intermedi. Gli aggiornamenti sulle eventuali nuove scoperte saranno comunicati al termine della campagna, una volta completate le elaborazioni dei rilievi e l’analisi preliminare dei dati raccolti.

L’attività del 2026 si inserisce in una tradizione di esplorazioni regolari che hanno portato, nel corso dei decenni, a estendere progressivamente la conoscenza di questo sistema. La Grotta Acqua Nera continua a rappresentare una sfida tecnica e scientifica per gli speleosubacquei, con potenziali sviluppi ancora inesplorati oltre i tratti attualmente mappati.


Fonti

  1. Post Facebook – Gruppo Grotte Giara Modon: “Grotta Acqua Nera 2026: è iniziata la campagna esplorativa di agosto!”
    https://www.facebook.com/groups/grottegiaramodon
  2. CAI Feltre – “I Giovedì³² del CAI – 7^ edizione” (19 gennaio 2026)
    https://www.caifeltre.it/2026/01/19/i-giovedi-del-cai-7-edizione/
  3. Valstagna.info – “Alberto Cavedon – Valstagna” (28 dicembre 2025)
    http://www.valstagna.info/index.php/sport/256-alberto-cavedon
  4. Scintilena – “Speleosub a Lamon: la Grotta dell’Acqua Nera protagonista della serata a Borgo Valsugana” (31 agosto 2025)
    https://www.scintilena.com/speleosub-a-lamon-la-grotta-dellacqua-nera-protagonista-della-serata-a-borgo-valsugana/08/31/
  5. Scintilena – “Acqua Nera: speleosub alla scoperta di una grotta dimenticata” (21 gennaio 2025)
    https://www.scintilena.com/acqua-nera-speleosub-alla-scoperta-di-una-grotta-dimenticata/01/21/
  6. Scintilena – “Scoprire il mondo sotterraneo con il Corso di Avvicinamento alla Speleologia del Gruppo Grotte Giara Modon di Valstagna” (23 aprile 2025)
    https://www.scintilena.com/scoprire-il-mondo-sotterraneo-con-il-corso-di-avvicinamento-alla-speleologia-del-gruppo-grotte-giara-modon-di-valstagna/04/23/
  7. Scintilena – “Racconti dal Buio: speleosubacquea e Fontanon di Riu Neri nella puntata del 10 marzo su Radio Fragola” (12 marzo 2026)
    https://www.scintilena.com/racconti-dal-buio-speleosubacquea-e-fontanon-di-riu-neri-nella-puntata-del-10-marzo-su-radio-fragola/03/12/
  8. Aggrottiamoci – “Inferniglio – 01 agosto 2026” (2 agosto 2026)
    https://aggrottiamoci.com/2026/08/02/inferniglio-01-agosto-2026/
  9. Scintilena – “Gorgazzo, la nuova sfida degli speleosub polacchi” (20 agosto 2026)
    https://www.scintilena.com/gorgazzo-la-nuova-sfida-degli-speleosub-polacchi-ricerca-e-immagini-nel-cuore-della-sorgente/08/20/
  10. FSR FVG – Archivio Agosto 2026
    https://www.fsrfvg.it/?m=202608&ec3_listing=disable
  11. Scintilena – “Risorgiva di Eolo: superati i sifoni terminali, esplorati 300 metri di nuove gallerie oltre il limite noto” (1 marzo 2026)
    https://www.scintilena.com/risorgiva-di-eolo-superati-i-sifoni-terminali-esplorati-300-metri-di-nuove-gallerie-oltre-il-limite-noto/03/01/
  12. Scintilena – “Speleo-subacquea: della Sotto Carsoli c’è³² un ‘mondo sommerso'” (25 gennaio 2026)
    https://www.scintilena.com/speleo-subacquea-della-sotto-carsoli-ce-un-mondo-sommerso-oltre-30-speleologi-sfidano-il-sifone-finale-della-grotta-grande-dei-cervi/01/25/
  13. Il Giornale di Vicenza – “L’Oliero si tinge di ‘fluo’. Studio sull’acqua potabile” (17 gennaio 2025)
    https://www.ilgiornaledivicenza.it/territorio-vicentino/bassano/l-oliero-si-tinge-di-fluo-studio-sull-acqua-potabile-1.12557871
  14. Komoot – “Le grotte più suggestive nei dintorni di Pieve Tesino” (2 giugno 2026)
    https://www.komoot.com/it-it/guide/3805612/grotte-nei-dintorni-di-pieve-tesino
  15. Nautica Mare – “292 mt. Impresa da record di Bart ?omiej Pitala” (3 marzo 2026)
    https://www.nauticamare.it/diving-news/oltre-i-limiti-dellelefante-bianco-292-mt-impresa-da-record-di-bartlomiej-pitala.html
  16. Valstagna.info – “Sorgente Elefante Bianco 2004” (24 febbraio 2025)
    https://www.valstagna.info/index.php/geositi/150-subiolo/246-sorgente-elefante-bianco-2004
  17. Valstagna.info – “Sorgente Elefante Bianco 2003” (17 giugno 2025)
    http://www.valstagna.info/index.php/geositi/150-subiolo/244-sorgente-elefante-bianco-2003
  18. Scintilena – “Nueva Vida continua a crescere: 750 metri nuovi nelle profondità del Sebino” (13 marzo 2026)
    https://www.scintilena.com/nueva-vida-continua-a-crescere-750-metri-nuovi-nelle-profondita-del-sebino/03/13/
  19. Sardegna Sentieri – “Grotta di San Giovanni” (29 luglio 2025)
    https://www.sardegnasentieri.it/node/865
  20. Bagagli Leggero – “Cascata del Salton: l’inaspettata sorpresa a Lamon” (12 giugno 2025)
    https://www.bagaglioleggero.it/cascata-del-salton-lamon/
  21. Parco Majella – “La Grotta Nera” (12 ottobre 2025)
    https://www.parcomajella.it/La-Grotta-Nera.htm
  22. Catasto Speleologico Regionale FVG – “Statistiche grotte accatastate” (26 agosto 2025)
    https://catastogrotte.regione.fvg.it/statistica
  23. La Traccia Escursioni – “Grotta Acqua Nera” (10 febbraio 2022)
    https://latracciaescursioniemontagna.com/
  24. Valstagna.info – “Speleosub – Valstagna” (12 luglio 2026)
    https://www.valstagna.info/index.php/sport/255-speleosub
  25. Valstagna.info – “Grotte di Oliero 2005 Covol dei Veci” (1 febbraio 2026)
    https://www.valstagna.info/index.php/geositi/148-grotte-oliero/249-grotte-di-oliero-2005-covol-dei-veci
  26. Parco Majella – “Valle Inferno – Selvaromana, M. Ugni, Eremo Grotta S. Angelo” (6 luglio 2025)
    https://www.parcomajella.it/Valle-Inferno-Selvaromana-M-Ugni-Eremo-Grotta-S-Angelo.htm
  27. Grotte di Oliero – “Info e regolamento” (18 marzo 2026)
    https://www.grottedioliero.it/info-e-regolamento/
  28. Cuevas de Nerja – “Geologia della Cueva de Nerja” (22 maggio 2026)
    https://cuevasnerja.com/it/guides/nerja-cave-geology-stalactites/

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Messico, pescatore ritrovato vivo dopo 15 giorni in una grotta sommersa

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AGGIORNAMENTO 22 AGOSTO 2026 – aggiunto il video con la ricostruzione dell’intervento speleosubacqueo

Il giovane pescatore è stato raggiunto in una cavità asciutta oltre un tratto sommerso. Era scomparso il 23 luglio durante una battuta di pesca

Un pescatore di 31 anni è stato ritrovato vivo il 7 agosto 2026, dopo essere rimasto per circa 15 giorni all’interno di un sistema di grotte nella zona di confine tra Veracruz e Oaxaca, in Messico.

L’uomo era scomparso il 23 luglio dopo essere entrato con il padre in un cenote nei pressi della comunità di San Francisco La Paz. Alle ricerche hanno partecipato abitanti della zona, Protezione Civile, sommozzatori della Marina messicana e successivamente subacquei specializzati.

Il 29 luglio era stato ritrovato il suo arpione a circa 65 metri di profondità, un indizio che aveva spinto i soccorritori a proseguire le ricerche all’interno della cavità.

A individuarlo è stato uno speleosubacqueo statunitense, che ha descritto un’esplorazione con visibilità inferiore a un metro e notevoli difficoltà nella posa della sagola guida. Dopo circa 100 metri di progressione nella grotta sommersa, le ricerche hanno infine condotto a una grande cavità asciutta.

Lo speleosub ha chiamato nell’oscurità e ha ricevuto una risposta: il pescatore era ancora vivo.

Secondo le testimonianze raccolte dalla stampa messicana, il pescatore avrebbe trascorso oltre due settimane nella cavità senza cibo, ma con acqua a disposizione. È stato accompagnato attraverso il tratto sommerso respirando con l’attrezzatura dei soccorritori e, una volta all’esterno, affidato ai sanitari.

Alcuni media hanno riferito che l’uomo sarebbe stato ritrovato a “oltre 100 metri di profondità”. Il resoconto del soccorritore parla invece di circa 100 metri di penetrazione all’interno della grotta, un dato che non equivale necessariamente alla profondità verticale.

La vicenda rappresenta un eccezionale caso di sopravvivenza in ambiente ipogeo e di soccorso attraverso una grotta sommersa.

Fonti: La Jornada, El Financiero, Imagen de Veracruz, 7–13 agosto 2026

Foto di copertina: un cenote in Messico. Foto di repertorio: Adam Baker / Wikimedia Commons, CC BY 2.0

Aggiornamento – Il racconto degli speleosub

A distanza di alcuni giorni dal ritrovamento di Erasto Crisanto Valdez, è stato diffuso un video che ricostruisce l’intervento degli speleosub impegnati nelle ricerche all’interno del sistema sommerso.

Le immagini e il racconto permettono di comprendere meglio le difficoltà dell’operazione e il momento straordinario in cui i soccorritori, entrati nella cavità quando ormai si temeva di dover recuperare un corpo, scoprirono invece che il pescatore era ancora vivo dopo circa 15 giorni trascorsi nel sistema sotterraneo.

Video: https://youtu.be/q2G9EdssWgA

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