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Speleologia in Umbria: il Gruppo di Gualdo Tadino apre le gallerie minerarie

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Un’escursione al cuore della montagna: Cava del Ferro e Grotta della Miniera il 17 maggio 2026

Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino organizza per domenica 17 maggio 2026 una giornata di esplorazione sotterranea nell’area di Sascupo di Rigali, in provincia di Perugia. L’evento, aperto agli appassionati, porta il nome “Percorsi dentro la terra” e prevede la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, due siti di grande interesse geologico e storico-industriale lungo il Sentiero dei Minatori.


Il Sentiero dei Minatori: dal fondovalle alla Cava del Ferro

Il ritrovo è fissato per le ore 8:45 al parcheggio del supermercato Il Gala di Gualdo Tadino. Da lì, i partecipanti si sposteranno in auto fino alla località Pianelle di Sascupo di Rigali, punto di partenza del percorso.

Il cammino segue il Sentiero dei Minatori, che sale dalla quota di 700 metri fino ai 1050 metri della Cava del Ferro. Il dislivello è moderato e il sentiero è considerato facile, anche se in costante salita. Circa un’ora di cammino è sufficiente per raggiungere l’ingresso delle gallerie.


Dentro le gallerie: Cava del Ferro e Grotta della Miniera

Una volta in quota, il gruppo visiterà le Gallerie 649 della Cava del Ferro e le Gallerie di Italo della Grotta della Miniera. Le gallerie si sviluppano su un centinaio di metri complessivi. Il fondo è bagnato e la temperatura si attesta intorno agli 8°C.

Per accedere in sicurezza alle gallerie, gli organizzatori raccomandano un equipaggiamento adeguato: lampada frontale, giacchetto, indumenti che possano sporcarsi e guanti da lavoro. Pantaloni lunghi e scarpe da montagna sono indispensabili per l’intero percorso.

Dopo la visita alla Cava del Ferro e alla Grotta della Miniera, l’escursione prosegue fuori sentiero verso il Rifugio Monte Penna, posto a quota 1200 metri. Anche questo tratto richiede circa un’ora di cammino.


Al Rifugio Monte Penna: la riunione tecnica e il pranzo sociale

Alle ore 13 è prevista una “riunione tecnica” presso il Rifugio Monte Penna. All’incontro segue un momento conviviale con pranzo in quota. Il contributo è di quindici euro a persona, da versare direttamente sul posto.

Chi desidera partecipare al momento conviviale deve prenotare entro venerdì 15 maggio al numero indicato a fine articolo. La prenotazione non è necessaria per la sola escursione.


Il rientro: discesa verso Sascupo di Rigali

Nel pomeriggio, il gruppo scenderà dal Rifugio Monte Penna a Sascupo di Rigali attraverso un percorso con un dislivello di 500 metri, lungo strade e sentieri. Al termine della discesa si provvederà al recupero delle auto lasciate al mattino.

Il Gruppo Speleologico Gualdo Tadino ricorda che lo svolgimento dell’evento e il percorso potranno subire modifiche in base alle condizioni meteo e alla valutazione degli accompagnatori. Ogni partecipante è responsabile per sé stesso e per eventuali minori sotto la propria tutela.


Informazioni e prenotazioni per la Cava del Ferro

Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare Peppe al numero 333 343 9751. La scadenza per la prenotazione al pranzo sociale è fissata a venerdì 15 maggio 2026.

L’iniziativa del Gruppo Speleologico Gualdo Tadino si inserisce nell’attività di valorizzazione del patrimonio sotterraneo e minerario del territorio umbro, portando i partecipanti lungo un percorso che unisce escursionismo, storia locale e speleologia.

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Le acque invisibili della piana di Cassino: uno studio ridefinisce il bilancio idrogeologico regionale

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Un sistema carsico tra Lazio e Campania alimenta sorgenti con portate fino a 23.000 litri al secondo. La ricerca di Saroli, Lancia e Petitta ricostruisce i percorsi sotterranei e aggiorna le stime sulla disponibilità idrica dell’area


La piana di Cassino, crocevia delle acque sotterranee appenniniche

La piana di Cassino, bacino intermontano al confine tra Lazio e Campania, è uno dei punti di convergenza più importanti delle acque sotterranee dell’Appennino centro-meridionale. Qui i massicci carbonatici circostanti — formati da calcari e dolomie mesozoiche — raccolgono le precipitazioni, le convogliano in profondità e le restituiscono in superficie attraverso grandi sorgenti.

Le sorgenti del Gari e della Peccia sono i principali recapiti di questo sistema. Le loro portate possono raggiungere complessivamente 23.000 litri al secondo, un volume che testimonia la vastità e la complessità degli acquiferi carsici che le alimentano.


La geologia controlla il flusso: pieghe, faglie e barriere sotterranee

Uno studio pubblicato nel 2019 sull’Hydrogeology Journal da Maurizio Saroli, Marco Lancia e Marco Petitta ha ricostruito in dettaglio i meccanismi che governano questo sistema. La ricerca mostra che il percorso dell’acqua nel sottosuolo non è casuale.

La struttura tettonica dell’area — dominata da sovrascorrimenti (thrust faults), pieghe e strati a bassa permeabilità — crea una rete di corridoi e barriere invisibili che indirizza i flussi idrici su distanze di decine di chilometri. Le faglie possono aprire vie preferenziali alla circolazione idrica, oppure bloccarla del tutto quando sono riempite da materiali impermeabili. Le pieghe concentrano la fratturazione favorendo l’infiltrazione o convogliano l’acqua verso fondovalle.

Comprendere questa “geografia sotterranea” è indispensabile per stimare con precisione quanta acqua è disponibile nel sistema.


Un nuovo modello concettuale per superare le contraddizioni

Prima di questo studio, la letteratura scientifica sull’area presentava due modelli idrogeologici concorrenti: uno basato su misure di portata e dati di pozzo, l’altro derivato dall’analisi strutturale delle rocce affioranti. I due approcci davano risultati difficilmente conciliabili.

La ricerca di Saroli, Lancia e Petitta ha proposto un modello concettuale integrato, che mette insieme le evidenze quantitative con quelle strutturali. Il risultato è una ridefinizione del bilancio idrogeologico regionale: la ripartizione delle acque tra i diversi bacini e le sorgenti era stimata in modo parziale dai modelli precedenti.


Dalle montagne all’acquedotto: l’importanza strategica delle sorgenti

Le acque che emergono nella piana di Cassino non sono solo un dato scientifico. Le sorgenti del Gari e della Peccia sono collegate all’Acquedotto Campania Occidentale, che rifornisce Napoli e il suo hinterland. La gestione di queste risorse ha quindi una ricaduta diretta sulla disponibilità di acqua potabile per milioni di persone.

In Italia, gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile nazionale. La piana di Cassino rappresenta uno dei nodi più rilevanti di questo sistema.


Siccità, prelievi e cambiamento climatico: le sfide future

Lo studio non si limita a descrivere il sistema attuale. Ridefinire il bilancio idrogeologico regionale significa anche capire come le sorgenti reagirebbero a scenari futuri di siccità prolungata o di aumento dei prelievi.

Negli acquiferi carsici, la risposta alle sollecitazioni esterne è spesso non lineare. Le portate possono diminuire rapidamente durante i periodi di siccità e recuperare altrettanto velocemente dopo le piogge, ma i margini di sicurezza dipendono dalla quantità di acqua immagazzinata nel sistema profondo. Una stima errata del bilancio può portare a prelievi insostenibili e a crisi idriche difficili da prevedere.

La ricerca di Saroli, Lancia e Petitta fornisce una base più solida per affrontare queste domande, utile anche per la pianificazione delle risorse idriche in un contesto di cambiamenti climatici.


Vulnerabilità degli acquiferi carsici: un fattore da non sottovalutare

Un elemento che la ricerca sottolinea indirettamente è la vulnerabilità intrinseca degli acquiferi carsici. A differenza degli acquiferi porosi classici, nei sistemi carsici l’acqua si muove rapidamente attraverso condotti e fratture, senza subire una filtrazione efficace. Gli inquinanti possono raggiungere le sorgenti in poche ore, con conseguenze difficili da mitigare.

Per questo motivo, conoscere i percorsi del flusso sotterraneo non serve solo a quantificare la risorsa, ma anche a proteggerne la qualità, individuando le zone di ricarica più esposte e le aree da tutelare con maggiore attenzione.


L’articolo di Saroli, Lancia e Petitta (2019)

  • Inquadramento geologico della piana di Cassino come bacino intermontano appenninico con tettonica a sovrascorrimenti
  • Il sistema sorgentizio del Gari e della Peccia con portate fino a 23.000 L/s, e il suo ruolo per l’Acquedotto Campania Occidentale
  • La questione dei modelli concettuali contrapposti presenti in letteratura prima del 2019, e come lo studio li riconcilia
  • Perché pieghe, faglie e strati impermeabili funzionano sia come corridoi sia come barriere per le acque sotterranee
  • Il bilancio idrogeologico regionale e le sue implicazioni per la gestione in periodo di siccità o cambiamento climatico
  • Vulnerabilità degli acquiferi carsici e connessione con la fornitura del ~40% dell’acqua potabile italiana
  • 8 domande di autoverifica (brevi e argomentative) e flashcard di sintesi pronte per la ripetizione rapida

Guida di Studio – La Piana di Cassino: Geologia e Idrogeologia dei Grandi Acquiferi Carsici

Fonte principale: Saroli, M., Lancia, M. & Petitta, M. The geology and hydrogeology of the Cassino plain (central Apennines, Italy): redefining the regional groundwater balance. Hydrogeol J 27, 1563–1579 (2019). https://doi.org/10.1007/s10040-019-01953-w (Licenza CC BY 4.0)


1. Inquadramento geografico e geologico

La piana di Cassino è un bacino intermontano quaternario dell’Appennino centro-meridionale italiano, collocato al confine tra Lazio e Campania. È circondata da massicci carbonatici (calcari e dolomie mesozoiche) che formano bacini idrogeologici carsici di grandi dimensioni.[1][2]

La struttura geologica dell’area è dominata dalla tettonica a sovrascorrimenti (thrust tectonics) della catena appenninica, con pieghe e faglie che hanno sovrapposto diversi corpi carbonatici, creando un assetto complesso nel sottosuolo. Strati poco permeabili intercalati fungono da barriere idrogeologiche che separano e guidano i flussi sotterranei.[1]

Concetti chiave da memorizzare

TermineDefinizione
Bacino intermontanoDepressione strutturale tra rilievi montuosi, colmata da sedimenti quaternari
Sovrascorrimento (thrust)Faglia che porta rocce più antiche sopra rocce più recenti
PiegaDeformazione degli strati rocciosi in forma di anticlinale o sinclinale
Acquifero carbonaticoRoccia calcarea/dolomitica che accumula e trasmette acqua sotterranea
Strato poco permeabile (aquitard)Livello che rallenta o blocca il flusso idrico sotterraneo

2. Il sistema idrogeologico: le sorgenti del Gari e della Peccia

Le sorgenti del Gari e della Peccia sono i principali recapiti delle acque sotterranee nella piana di Cassino. Costituiscono uno dei sistemi sorgentizi più importanti d’Italia per volumi erogati.[2][1]

  • Portata totale: fino a 23.000 L/s (23 m³/s)[1]
  • Le acque provengono da acquiferi carsici montani estesi nelle aree circostanti
  • I percorsi sotterranei sono guidati da pieghe, faglie e livelli impermeabili che funzionano come corridoi e barriere nel sottosuolo[1]
  • L’area è oggetto di studi idrogeologici sin dagli anni ’70, anche per l’importanza strategica dell’Acquedotto Campania Occidentale, che alimenta Napoli e il suo hinterland[1]

Schema del percorso dell’acqua (da ricordare)

Precipitazioni ? Infiltrazione nelle rocce carbonatiche montane
     ?
Circolazione guidata da pieghe, faglie e strati impermeabili
     ?
Convergenza nella piana di Cassino (zona di recapito)
     ?
Emergenza nelle sorgenti del Gari e della Peccia (fino a 23.000 L/s)

3. Il problema del modello concettuale

Prima dello studio del 2019, in letteratura esistevano due modelli concettuali contrapposti:[1]

  1. Modello quantitativo-idrogeologico: basato su misure di portata e dati di pozzo
  2. Modello da rilevamento sul campo (fieldwork): basato sull’analisi strutturale delle rocce

Lo studio di Saroli, Lancia e Petitta ha proposto un nuovo modello concettuale che integra entrambi gli approcci, riconoscendo il ruolo fondamentale della tettonica a sovrascorrimenti nel controllare le idrostrutture (= corpi idrogeologici delimitati da barriere geologiche) e i percorsi del flusso sotterraneo.[1]

Concetto chiave per l’esame: Una singola area può avere più modelli idrogeologici concorrenti. Il progresso scientifico consiste nell’integrare dati quantitativi e strutturali per costruire un modello più accurato.


4. Perché la struttura geologica controlla il flusso idrico

Negli acquiferi carbonatici appenninici, faglie, pieghe e litologie impermeabili non sono solo caratteristiche passive: determinano attivamente dove l’acqua scorre, dove si accumula e da dove emerge.[3][1]

  • Le faglie possono creare sia condotti preferenziali (se aperte e fratturate) sia barriere (se riempite da materiale impermeabile)
  • Le pieghe anticlinali concentrano la fratturazione nella parte sommitale, favorendo la percolazione
  • Le pieghe sinclinali possono raccogliere l’acqua e convogliarla verso i fondovalle
  • I sovrascorrimenti giustappongono rocce di permeabilità diversa, creando interfacce idrogeologiche critiche[1]

Studi analoghi su altri acquiferi carbonatici appenninici confermano che la distribuzione della ricarica e la direzione del flusso dipendono in modo determinante dall’assetto strutturale.[3]


5. Bilancio idrogeologico regionale e gestione della risorsa

Il concetto di bilancio idrogeologico è centrale nello studio: si tratta di quantificare quanta acqua entra nel sistema (ricarica da pioggia e neve), quanta circola e quanta emerge nelle sorgenti.[1]

Capire la “geografia invisibile” del sottosuolo è essenziale per:

  • Stimare la disponibilità effettiva di acqua nel lungo periodo
  • Prevedere la risposta delle sorgenti a periodi di siccità prolungata
  • Valutare la sostenibilità dei prelievi per uso potabile, agricolo e industriale
  • Adattarsi ai cambiamenti climatici, che possono ridurre la ricarica degli acquiferi

La variazione delle portate sorgive in relazione ai prelievi e alla siccità è una delle questioni più urgenti per la gestione idrica in Italia, dato che gli acquiferi carsici forniscono circa il 40% dell’acqua potabile nazionale.[4][5]


6. Vulnerabilità e rischi degli acquiferi carsici

Gli acquiferi carsici come quelli della piana di Cassino presentano caratteristiche di vulnerabilità specifiche:

  • Scarso potere autodepurante: le sostanze inquinanti si trasferiscono rapidamente senza filtrazione efficace
  • Alta velocità di flusso: in presenza di condotti carsici, l’acqua può percorrere chilometri in poche ore
  • Bacini di alimentazione estesi: l’area di ricarica può non coincidere con la zona di emergenza, rendendo difficile la tutela

Il patrimonio idrico carsico italiano è stimato in circa 410 milioni di metri cubi/anno, un valore che rende queste risorse strategiche per l’approvvigionamento urbano di grandi centri come Roma e Napoli.[6][4]


7. Domande di autoverifica

Domande a risposta breve:

  1. Che cosa si intende per “idrostruttura” e come viene delimitata in un acquifero carsico appenninico?
  2. Perché la tettonica a sovrascorrimenti complica la ricostruzione del bilancio idrogeologico nella piana di Cassino?
  3. Quali sono le due sorgenti principali della piana di Cassino e qual è la loro portata massima complessiva?
  4. Per quale motivo esistevano due modelli concettuali contrastanti prima dello studio del 2019?
  5. Come possono le faglie funzionare sia come corridoi sia come barriere per le acque sotterranee?

Domande a risposta ampia:

  1. Spiega il percorso dell’acqua dall’infiltrazione nelle montagne circostanti alla sua emergenza nelle sorgenti della piana di Cassino, indicando i fattori geologici che lo guidano.
  2. Quali implicazioni pratiche ha la ridefinizione del bilancio idrogeologico regionale per la gestione dell’acqua potabile in un contesto di cambiamenti climatici?
  3. Confronta la vulnerabilità di un acquifero carsico con quella di un acquifero poroso classico (sabbie e ghiaie), evidenziando le differenze nella velocità di flusso e nella capacità autodepurante.

8. Flashcard di sintesi

DomandaRisposta
Portata totale sorgenti Gari + PecciaFino a 23.000 L/s
Anno dello studio Saroli et al.2019, Hydrogeology Journal
Tipo di bacinoIntermontano quaternario
Struttura tettonica dominanteSovrascorrimenti (thrust tectonics)
Principale utilizzo delle acqueAcquedotto Campania Occidentale (Napoli e hinterland)
% acqua potabile italiana da acquiferi carsici~40%
Ruolo delle faglie nei flussiSia corridoi sia barriere idrogeologiche
Motivo della complessità del modelloDue modelli contrapposti in letteratura prima del 2019

9. Connessioni con temi più ampi

Lo studio della piana di Cassino si inserisce in un quadro più ampio di ricerca sugli acquiferi carbonatici italiani:[7][2]

  • I tracciamenti idrogeologici (uso di traccianti colorati o chimici) sono strumenti fondamentali per ricostruire i percorsi sotterranei reali[8]
  • La conduttività idraulica dei mezzi carsici fratturati varia di molti ordini di grandezza e deve essere calibrata a scala locale e regionale[2]
  • Le anomalie geochimiche legate a faglie attive possono modificare la chimica delle acque sorgive, rendendo necessario un monitoraggio integrato[7]
  • I cambiamenti climatici e la siccità crescente rendono urgente la revisione dei bilanci idrogeologici per una gestione sostenibile delle risorse[9][5]

Note bibliografiche e fonti consultate

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Il ferro di cavallo maggiore urla per comunicare l’aggressività

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Le vocalizzazioni del Rhinolophus ferrumequinum rivelano pattern universali e variazioni locali: uno studio pubblicato su Animal Behaviour nel 2024 analizza i segnali acustici di aggressività graduata nelle popolazioni di ferro di cavallo maggiore, aprendo nuove prospettive per il monitoraggio acustico non invasivo dei chirotteri


Le vocalizzazioni sociali dei pipistrelli: molto più dell’ecolocalizzazione

I pipistrelli non usano la voce soltanto per orientarsi nel buio. Le loro vocalizzazioni sociali — distinte dagli impulsi di ecolocalizzazione — trasmettono informazioni complesse: identità individuale, stato emotivo, intenzioni aggressive.pmc.ncbi.nlm.nih

Il ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) è tra le specie più studiate in Europa per questo tipo di comunicazione. La specie emette ultrasuoni a frequenza costante tra 77 e 83 kHz per l’ecolocalizzazione, ma dispone di un repertorio di chiamate sociali distinto e ben articolato. Resta aperta la domanda su quanto i segnali di aggressività siano condivisi tra popolazioni geograficamente distanti.scintilena

La ricerca sulle vocalizzazioni sociali dei chirotteri ha già documentato come le chiamate aggressive dei pipistrelli varino in base al contesto comportamentale e allo stato fisiologico del mittente. Lo studio del 2024 sposta l’attenzione su una domanda più specifica: questi segnali hanno una struttura universale, o si modificano da popolazione a popolazione?pmc.ncbi.nlm.nih


Lo studio del 2024: chiamate graduate di aggressività nel Rhinolophus ferrumequinum

La ricerca di Kangkang Zhang, Yanping Yu e Tong Liu, pubblicata su Animal Behaviour nell’aprile 2024 (vol. 210), ha analizzato le chiamate aggressive del ferro di cavallo maggiore provenienti da popolazioni geograficamente distanti.journals.biologists

Il concetto chiave è quello di chiamata graduata: un segnale acustico la cui struttura varia in modo continuo in funzione dell’intensità dell’intenzione aggressiva del mittente. Più la situazione è tesa — ad esempio quando un individuo tenta di sottrarre la posizione di roost a un altro — più le caratteristiche acustiche del richiamo cambiano in modo prevedibile e misurabile.pmc.ncbi.nlm.nih

Le chiamate graduate rappresentano un sistema di comunicazione raffinato. Non si tratta di un segnale “acceso o spento”, ma di una scala continua che informa il destinatario sull’intensità dell’intenzione aggressiva. Questo meccanismo è stato documentato nei canidi, negli uccelli canori e in alcuni primati, ma è ancora poco esplorato nei chirotteri.pmc.ncbi.nlm.nih

Lo studio di Zhang et al. fornisce la prima analisi sistematica di questo fenomeno nel ferro di cavallo maggiore su popolazioni multiple, colmando una lacuna rilevante nella chirotterologia comportamentale.


Pattern universali e differenze locali nelle chiamate aggressive

Lo studio ha identificato due livelli distinti di variazione nelle chiamate aggressive del ferro di cavallo maggiore:journals.biologists

  • Pattern universali: presenti in tutte le popolazioni analizzate, indipendentemente dalla distanza geografica. Questi pattern suggeriscono che la struttura di base dei segnali di aggressività graduata si è evoluta prima della divergenza geografica delle popolazioni, e rappresenta quindi un patrimonio ancestrale della specie.
  • Differenze locali: variazioni nella struttura fine delle chiamate, riconducibili a pressioni selettive locali, densità di popolazione o differenze nell’ambiente acustico in cui vivono le colonie.

Questo doppio livello — universale e locale — è una caratteristica nota nelle vocalizzazioni degli uccelli canori, ma fino ad oggi documentata solo marginalmente nei chirotteri. Il ferro di cavallo maggiore si conferma così un modello utile per studiare l’evoluzione della comunicazione acustica nei mammiferi volanti.pmc.ncbi.nlm.nih

I risultati aprono un confronto con ricerche parallele su altre specie. Una ricerca recente sul pipistrello fantasma australiano (Macroderma gigas) ha dimostrato che anche in quel caso le vocalizzazioni sociali presentano variazioni regionali significative, compatibili con fenomeni di deriva culturale o pressione selettiva locale.scintilena


Aggressività e contesa del roost: il contesto delle chiamate graduate

Le chiamate aggressive nei chirotteri emergono tipicamente in situazioni di competizione per le risorse all’interno della colonia. La contesa di posizioni di roosting — un posto privilegiato sul soffitto della grotta o nella fessura rocciosa — è uno dei contesti più frequenti in cui vengono registrati questi segnali.pmc.ncbi.nlm.nih

Nel ferro di cavallo maggiore, specie sedentaria con forti legami al sito di roost, la competizione per le posizioni migliori all’interno delle colonie è un fenomeno ricorrente. In Italia, le colonie occupano grotte, miniere abbandonate e fessure rocciose, ambienti dove la disponibilità di posizioni ottimali può essere limitata.scintilena+1

In questo contesto, la capacità di comunicare con precisione il livello di aggressività — senza necessariamente arrivare al contatto fisico — ha un evidente valore adattativo. Le chiamate graduate permettono di risolvere i conflitti in modo acustico, riducendo i costi energetici e il rischio di infortuni per entrambi gli individui coinvolti.pmc.ncbi.nlm.nih


Il ferro di cavallo maggiore in Italia: una specie protetta e monitorata

Il ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum) è presente su tutto il territorio nazionale, dall’ambiente mediterraneo fino alle zone montane, con una presenza confermata anche nelle isole maggiori. La specie predilige habitat aperti con boscaglie temperate decidue, foreste montane e pascoli, spesso in prossimità di specchi d’acqua.scintilena

È protetta in tutta Europa dalla Direttiva Habitat e figura tra le specie più vulnerabili al degrado degli ambienti ipogei. In Italia, le miniere abbandonate rivestono un ruolo cruciale come siti di riproduzione e ibernazione, soprattutto in regioni come la Sardegna dove il 27% delle cavità sotterranee studiate sono miniere.scintilena+1

Il ferro di cavallo maggiore era anche il Pipistrello dell’Anno BatLife Europe fino al 2025, riconoscimento che ne sottolinea il valore emblematico per la conservazione dei chirotteri europei.scintilena


Implicazioni per il monitoraggio acustico non invasivo delle colonie

Capire la struttura delle chiamate aggressive nei pipistrelli ha implicazioni pratiche immediate per la conservazione. Se i richiami di aggressività graduata hanno caratteristiche riconoscibili e in parte universali, i bat detector automatici possono essere addestrati a identificare situazioni di stress sociale nelle colonie.journals.biologists+1

Questo apre la strada a un monitoraggio non invasivo delle dinamiche comportamentali interne alle colonie. I segnali di aggressività possono funzionare come indicatori indiretti della salute della colonia stessa: una colonia con livelli elevati e persistenti di vocalizzazioni aggressive può indicare condizioni di sovraffollamento, disturbo antropico o riduzione delle risorse disponibili.scintilena

Lo studio di Zhang et al. integra così la ricerca di base sulla comunicazione animale con le esigenze pratiche della chirotterologia applicata. I dati acustici sulle chiamate graduate del ferro di cavallo maggiore diventano uno strumento aggiuntivo per chi si occupa del monitoraggio e della tutela dei chirotteri nelle cavità naturali e artificiali italiane ed europee.scintilena+1

Ecco le fonti utilizzate per l’articolo, con i relativi link:

Studio principale

  • Zhang, Kangkang; Yu, Yanping; Liu, Tong (2024) — Animal Behaviour, vol. 210, aprile 2024. Studio sulle chiamate aggressive graduate del Rhinolophus ferrumequinum. (Riferimento bibliografico citato nel testo; non disponibile link diretto open access trovato nella ricerca)

Vocalizzazioni sociali e aggressive dei pipistrelli

Ferro di cavallo maggiore — specie e habitat

Monitoraggio e conservazione

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Narni, Cosa vive nel buio: la fauna nascosta delle grotte di Monte Santa Croce che nessuno si aspettava di trovare

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Biodiversità e fauna cavernicola nelle grotte di Narni: fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, Niphargus delle sorgenti carsiche e pipistrelli delle Gole del Nera


Un gamberetto cieco nelle acque di Santa Croce

A Recentino e Lecinetto, nel cuore delle Gole del Nera, la biodiversità ipogea dell’Appennino umbro ha mostrato un volto inatteso. Durante una campagna di ricerca sul genere Niphargus, il biologo Fabio Stoch, affiancato dagli speleologi locali, ha campionato le sorgenti carsiche legate alla Montagna di Santa Croce. Nel retino è comparso un piccolo crostaceo bianco e trasparente, cieco, mai segnalato prima in Umbria.scintilena+2

Il protagonista è un Niphargus stigobio, gamberetto delle acque sotterranee tipico delle sorgenti carsiche europee e indicato come “Animale di grotta dell’anno 2023”. La morfologia depigmentata e l’assenza di occhi lo collocano tra le specie troglobie più specializzate della fauna cavernicola. In attesa delle analisi genetiche, gli esperti parlano di specie mai osservata finora nella regione, con un potenziale interesse anche a livello nazionale.umbriaecultura+3

Per chi si occupa di fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, il valore della scoperta è duplice. Da un lato amplia il quadro della biodiversità ipogea locale; dall’altro il Niphargus si comporta come un vero “sensore biologico” degli acquiferi carsici, utile per ricostruire percorsi e connessioni interne del sistema idrogeologico di Santa Croce.umbria24+1


Troglobi, troglofili, troglosseni: tre modi di vivere nel sottosuolo

Per interpretare la biodiversità ipogea dell’Appennino umbro è utile ricordare tre categorie ecologiche fondamentali. I troglobi (e, in ambiente acquatico, gli stigobionti come il Niphargus) vivono esclusivamente in grotta, con adattamenti permanenti al buio: anoftalmia, depigmentazione, appendici allungate e metabolismo lento. Queste specie sono indicatori di ambienti stabili, antichi e poco disturbati, come le sorgenti carsiche che alimentano le Gole del Nera.escholarship+1

I troglofili frequentano le grotte in modo preferenziale ma non esclusivo. Nei dintorni delle Gole del Nera, i protagonisti sono i pipistrelli, che utilizzano gli ambienti ipogei per svernare e in estate cacciano all’esterno, lungo il corso del fiume e nei boschi circostanti. I troglosseni, infine, sono frequentatori occasionali: sfruttano le grotte come rifugio temporaneo, senza sviluppare adattamenti specifici alla vita sotterranea.scintilena+2

Nell’insieme, queste tre categorie descrivono il mosaico di fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie e affini, che popola i vuoti del massiccio calcareo di Santa Croce. La presenza contemporanea di stigobionti specializzati, chirotteri troglofili e ospiti occasionali conferma il ruolo delle grotte narnesi come serbatoio di biodiversità complesso e strutturato.scintilena+1


La Grotta dei Grilli: pipistrelli e microclima nelle Gole del Nera

Lungo il percorso ciclopedonale delle Gole del Nera, la Grotta dei Grilli rappresenta uno degli accessi più noti al mondo ipogeo della Montagna di Santa Croce. La grotta presenta un doppio ingresso e due ambienti principali, con temperatura interna pressoché costante e umidità elevata, condizioni tipiche degli ambienti ipogei del settore.scintilena+1

Questa cavità è un importante rifugio per i pipistrelli grotte Gola del Nera Narni. Segnalazioni e monitoraggi indicano la presenza in letargo di Rhinolophus ferrumequinum (ferro di cavallo maggiore) e Rhinolophus hipposideros (ferro di cavallo minore), specie troglofile che usano grotte, miniere e altre cavità come siti di svernamento. Le condizioni stabili di temperatura (normalmente tra 4 e 12 °C) e l’elevata umidità permettono a questi mammiferi di ridurre drasticamente metabolismo, frequenza cardiaca e consumo energetico.scintilena+4

Studi e linee guida mostrano però come il disturbo umano in grotta possa avere effetti significativi sul comportamento e sulla sopravvivenza dei chirotteri in letargo. In presenza di luci intense, rumore o accessi ripetuti, i pipistrelli interrompono il torpore, consumano le riserve di grasso e rischiano di non superare la stagione fredda. Per questo la Grotta dei Grilli è considerata un sito sensibile, da gestire con particolare attenzione durante l’inverno, anche in relazione alla tutela dei pipistrelli grotte Gola del Nera Narni.tutelapipistrelli+2


Correnti d’aria, acqua e guano: come funziona la catena alimentare ipogea

Un ecosistema di grotta vive in assenza di luce e di fotosintesi. La biodiversità ipogea Appennino umbro si regge su flussi di materia organica che raggiungono il sottosuolo attraverso l’acqua, l’aria e gli animali che frequentano le cavità.vulnerabilita-aree-carsiche.txtgeorgofili

Nelle grotte di Santa Croce, l’acqua proveniente dall’infiltrazione meteorica e dai circuiti carsici trasporta nei condotti sotterranei particelle organiche, batteri e funghi. Questi microrganismi costituiscono la base della catena alimentare per la fauna microfaga e detritivora, inclusi molti invertebrati cavernicoli. Le correnti d’aria, studiate anche con progetti specifici sulla “meteorologia ipogea” condotti dall’UTEC Narni, veicolano polveri e materiale organico in sospensione, collegando ingressi, pozzi e gallerie nella montagna.scintilena+2vulnerabilita-aree-carsiche.txt

Nei siti occupati da colonie di pipistrelli, il guano rappresenta una seconda fonte di nutrimento, particolarmente concentrata. Su questo substrato si sviluppano comunità di artropodi, funghi e batteri che alimentano ulteriori livelli trofici. In questo quadro, il Niphargus delle sorgenti carsiche di Santa Croce è un elemento chiave della fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, inserito in una rete alimentare basata su risorse scarse e irregolari ma sufficienti a sostenere popolazioni specializzate.scintilena+1


Grotta dello Scheletro: resti di cervidi e memoria della montagna

Oltre alla fauna vivente, la Montagna di Santa Croce conserva archivi naturali di lunga durata. Tra le cavità esplorate negli ultimi anni dal Gruppo Speleologico UTEC Narni si segnala la Grotta dello Scheletro, dove sono stati documentati resti di cervidi. Le grotte carsiche, grazie a microclimi stabili e all’assenza di luce, possono conservare resti ossei per periodi molto lunghi, permettendo ricostruzioni paleo-faunistiche e ambientali.corrieredellumbria+1

In contesti appenninici simili, i ritrovamenti di grandi mammiferi in grotta sono spesso interpretabili come cadute accidentali in pozzi o ingressi verticali, oppure come utilizzo occasionale delle cavità come rifugio naturale. Anche in questo caso, lo scheletro di cervide contribuisce a raccontare il ruolo delle grotte come archivi della storia naturale del territorio, oltre che come habitat per la biodiversità ipogea Appennino umbro.boegan


Grotte di Santa Croce: contenitori di biodiversità fragile

La Montagna di Santa Croce è un grande massiccio calcareo, attraversato da un esteso sistema carsico che alimenta sorgenti ad alta portata nelle Gole del Nera. All’interno di questo sistema, le grotte funzionano come veri contenitori di biodiversità, ma anche come ambienti estremamente vulnerabili. La porosità delle rocce e la presenza di condotti e fratture rendono gli acquiferi carsici molto sensibili all’inquinamento: pesticidi, fertilizzanti, scarichi e idrocarburi possono raggiungere rapidamente le acque sotterranee, con impatti diretti sulla fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie.scintilena+2vulnerabilita-aree-carsiche.txt

A livello locale, il primo censimento delle cavità a rischio nel Comune di Narni ha messo in evidenza criticità legate ad accessi incontrollati, rifiuti e pressioni antropiche sui bacini di alimentazione delle sorgenti. In parallelo, la letteratura speleologica e le linee guida sulla tutela delle aree carsiche richiamano la necessità di regolamentare il turismo, monitorare il microclima interno e proteggere le zone di ricarica degli acquiferi.scintilena+1vulnerabilita-aree-carsiche.txt

In questo contesto, i progetti dell’UTEC Narni sulla “meteorologia ipogea” di Santa Croce, il monitoraggio della biodiversità ipogea Appennino umbro e le nuove scoperte come il Niphargus delle sorgenti carsiche contribuiscono a costruire un quadro sempre più completo. La sfida è conciliare la frequentazione consapevole delle grotte con la tutela di ecosistemi che, per molte delle loro specie, non esistono in nessun altro luogo.


Conclusione: un laboratorio naturale sotto Narni

Le grotte della Montagna di Santa Croce, affacciate sulle Gole del Nera, si confermano come un laboratorio naturale dove fauna cavernicola grotte Narni specie troglobie, pipistrelli troglofili e archivi paleontologici convivono in uno spazio ristretto ma ricco di informazioni. Tra correnti d’aria, sorgenti carsiche e colonie di chirotteri, la biodiversità ipogea Appennino umbro appare come un patrimonio scientifico e ambientale di primo piano.

Il Niphargus scoperto a Recentino e Lecinetto, i pipistrelli grotte Gola del Nera Narni e i resti di cervidi della Grotta dello Scheletro raccontano una montagna in cui il buio non è assenza di vita, ma spazio di adattamenti lenti e profondi. La conservazione di questo sistema carsico passa dalla riduzione degli impatti esterni, dal controllo delle fonti di inquinamento e da una fruizione speleologica attenta, in cui la curiosità per il mondo sotterraneo si accompagna alla responsabilità di proteggerlo.


Fonti consultate

L'articolo Narni, Cosa vive nel buio: la fauna nascosta delle grotte di Monte Santa Croce che nessuno si aspettava di trovare proviene da Scintilena.

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Esplorazione speleologica a Narni: LiDAR, Open Source e Bombolette Spray: Come la Tecnologia Sta Riscrivendo le Mappe di un Massiccio Carsico

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La grotta era lì da millenni, nascosta sotto il bosco fitto. Nessuno la vedeva. Poi uno speleologo ha aperto il modello LiDAR sul laptop e ha detto: “Aspetta — quella dolina non dovrebbe essere lì.” Era una nuova cavità, scoperta da un algoritmo prima ancora di mettere piede nella foresta.

Ecco un riepilogo dei contenuti principali:

  • DTM come mappa del tesoro — il LiDAR aereo del Ministero dell’Ambiente (risoluzione 1 m/pixel) ha permesso all’UTEC Narni di identificare doline e depressioni anomale sotto la vegetazione, portando nel 2024 alla scoperta della Grotta del Fungo, Grotta del LiDAR e Grotta di Sasha.
  • Il NASO di Alessandro Vernassa — un FluxyLogger su Arduino UNO da ~90 euro, open source su GitHub, che ha vinto il 2° posto al Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino 2024 contro strumenti professionali da 5.000–10.000 euro.
  • Procedura con bomboletta spray — descritta passo dopo passo: preparazione del firmware, posizionamento del sensore all’ingresso basso, immissione di butano all’ingresso alto, monitoraggio passivo, lettura CSV e analisi dei picchi di concentrazione.
  • Sei campagne 2025 — da giugno a dicembre, con inversione stagionale della logica di tracciamento; nessun collegamento diretto provato, ma anomalie termiche eloquenti (9°C alla Grotta Perduta in estate) che indicano grandi vuoti nel sottosuolo.
  • CloudCompare e scansione 3D — integrazione tra rilievo iPhone LiDAR e nuvole di punti elaborate con il software open source CloudCompare, con overlay dei dati NASO per visualizzare i flussi d’aria in 3D.
  • Prospettive 2026 — monitoraggi barometrici continuativi, nuovi obiettivi (Grotta Tagliata, Grotta dei Cocci Superiore), conferme su Grotta Sasha e avanzamento verso una meteorologia ipogea quantitativa.

Il DTM come mappa del tesoro: come il LiDAR aereo ha rivelato cavità invisibili

Nel 2024, il Gruppo Speleologico UTEC Narni ha adottato su larga scala la tecnologia LiDAR (Laser Detection and Ranging) per il rilievo del territorio della Montagna di Santa Croce, con l’obiettivo di identificare ingressi di grotte mascherati dalla vegetazione fitta delle Gole del Nera. Il cuore di questa metodologia è il DTM (Digital Terrain Model, Modello Digitale del Terreno): un dato pubblicamente disponibile, frutto di scansioni aeree condotte dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito del Piano Straordinario di Telerilevamento, con una risoluzione al suolo di 1 metro per pixel.[1][2][3]

La forza rivoluzionaria del LiDAR aereo sta nella sua capacità di “penetrare” il fogliame. Mentre una normale fotografia aerea vede soltanto alberi, il laser del sensore LiDAR — sparando migliaia di impulsi al secondo — riesce a intercettare la piccola frazione di luce che filtra tra i rami e raggiunge il suolo, restituendo la morfologia reale del terreno al di sotto della copertura vegetale. Il risultato è un modello tridimensionale del terreno che rivela doline, depressioni, scarpate e anomalie morfologiche altrimenti invisibili.[4]

Con questa metodologia, nel 2024 il gruppo narnese ha scoperto e catalogato tre nuove cavità sul versante della Montagna di Santa Croce: la Grotta del Fungo, la Grotta del LiDAR e la Grotta di Sasha. Non si è trattato di scoperte casuali: le grotte sono state individuate prima sul modello digitale — riconoscendo doline e depressioni anomale coerenti con possibili ingressi ipogei — e poi verificate sul campo dalle squadre di speleologi. Le indagini LiDAR hanno portato anche alla scoperta di numerose doline, carbonaie e fornaci storiche, oltre che di una struttura complessa sulla collina di Narni composta da terrazzamenti, strade antiche e vasche di raccolta dell’acqua.[1]

La ricerca di grotte con il LiDAR non è un processo automatico: richiede competenza interpretativa. Gli speleologi analizzano il DTM utilizzando tecniche come hillshading (ombreggiatura artificiale), mappe di pendenza e analisi geomorfologiche, cercando le “firme” tipiche del carsismo — chiuse topografiche, depressioni circolari, scarpate orientate — per distinguerle dalle forme generate dall’erosione ordinaria. Sul Monte Santa Croce, nella zona compresa tra Stifone, Montoro, San Casciano, Casa Nera e le Gole del Nera, questa lettura del modello digitale ha permesso di affinare progressivamente la correlazione tra dati telerilevati ed evidenze sul campo.[5]


Il NASO: quando uno speleologo “nerd” costruisce un rivoluzionario sensore con Arduino

Parallelamente alle esplorazioni con LiDAR, una seconda tecnologia ha fatto il suo ingresso nell’arsenale del Gruppo UTEC Narni: il NASO (Novel Aereal Sensing Observer), letteralmente “Osservatore Innovativo di Aeriformi” — ma anche un gioco di parole, perché il dispositivo “fiuta” i gas sotterranei come un naso biologico percepisce gli odori.[6]

Il progetto nasce nel 2020, in piena pandemia, dalla mente di Alessandro Vernassa, full stack developer genovese dello Speleo Club Ribaldone CAI-ULE di Genova. Vernassa si scontra con un problema antico della speleologia esplorativa: come dimostrare in modo scientifico e a basso costo che due grotte separate comunicano attraverso la montagna? Le tecniche tradizionali di tracciamento aereo — basate su gas come il diossido di carbonio o l’esafluoruro di zolfo — richiedevano apparecchiature sofisticate dal costo di 5.000–10.000 euro, del tutto inaccessibili per la maggior parte dei gruppi speleologici amatoriali.[7][6]

La soluzione di Vernassa è tanto ingegnosa quanto economica: usare come tracciante il propellente di una normale bomboletta di deodorante spray — cioè butano e propano — rilevabile a pochi milioni di parti per milione da un sensore catalitico VOC insensibile all’umidità. Il cuore del sistema è il FluxyLogger, costruito su microcontrollore Arduino UNO: registra automaticamente la concentrazione di gas in file CSV su scheda SD, con cadenza configurabile (tipicamente ogni 10 secondi). Il costo complessivo dell’intero sistema si aggira sui 90 euro — meno dell’1% della strumentazione professionale equivalente.[8][9][6]

L’intero progetto è open source, con hardware, firmware e software pubblicati liberamente su GitHub all’indirizzo github.com/speleoalex/opsdatalogger. Chiunque abbia competenze elettroniche di base può assemblare il proprio NASO seguendo gli schemi di Vernassa. Nel 2024, per semplificare ulteriormente l’uso, Marco Corvi ha sviluppato NASO++, un’applicazione Android che si collega al FluxyLogger via Bluetooth e visualizza i dati in tempo reale direttamente sullo schermo del cellulare. L’innovazione è stata riconosciuta dalla comunità speleologica: il NASO ha ottenuto il secondo posto al Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino 2024.[10][9][11][12][8]

Nel caso dell’UTEC Narni, i sensori NASO sono stati autocostruiti dallo speleologo Giulio Foschi, seguendo fedelmente il progetto open-source di Vernassa. Attualmente il gruppo dispone di 4 sensori NASO funzionanti, supportati da 5 powerbank che consentono sequenze di monitoraggio di più giorni consecutivi in condizioni ambientali difficili.[5]


Come si traccia l’aria in una montagna con una bomboletta di deodorante

La procedura di tracciamento aereo con il NASO è strutturata in fasi ben definite, concepita per essere ripetibile e documentabile:[8][5]

1. Preparazione e configurazione
Lo speleologo scarica il firmware del NASO sul FluxyLogger tramite Arduino IDE (gratuito), programma il datalogger per acquisire letture ogni 10 secondi e salvarle su file CSV. Assembla il sensore di gas, verifica il funzionamento tramite LED di stato e inserisce una bomboletta di deodorante o spray ecologico contenente butano o propano.[5]

2. Posizionamento dei sensori
Una squadra entra nella grotta bassa (l’ingresso aspirante) e posiziona il NASO all’interno della cavità, in una zona esposta al flusso d’aria principale. Registra l’ora esatta, le coordinate GPS e documenta fotograficamente la postazione.[5]

3. Immissione del tracciante
Una seconda squadra, simultaneamente o poco dopo, raggiunge l’ingresso alto (quello soffiante) e spruzza il deodorante verso l’apertura o nel flusso d’aria in uscita per alcuni secondi, rilasciando una nuvola visibile di spray. Registra ora e condizioni meteo.[5]

4. Monitoraggio passivo
Il NASO, silenziosamente, legge la concentrazione di butano ogni 10 secondi, scrivendo i dati sulla scheda SD. Se il butano percorre davvero un percorso sotterraneo fino alla grotta bassa, il sensore registrerà un picco di concentrazione in un determinato momento.[5]

5. Recupero e analisi dei dati
Dopo 5–24 ore (o anche giorni), gli speleologi tornano, estraggono la scheda SD e aprono il file CSV in un foglio di calcolo. Un picco netto nella concentrazione di gas — paragonato all’ora di immissione — fornisce una stima del tempo di transito attraverso la montagna. Per analisi avanzate, è possibile importare i dati in software come QGIS per georeferenziarli o integrarli nel modello 3D della grotta con CloudCompare.[5]


Le campagne di tracciamento 2025 sulla Montagna di Santa Croce: successi, fallimenti e cosa ci dicono

Durante tutto il 2025, il Gruppo UTEC Narni — attraverso uno specifico Gruppo di Lavoro dedicato alla meteorologia ipogea — ha condotto una ricerca sistematica sui flussi d’aria della Montagna di Santa Croce, indagando il sistema carsico su un dislivello di circa 350 metri. L’obiettivo era dimostrare un collegamento diretto tra gli ingressi alti (quota ~380 m) e quelli bassi (quota ~80–130 m), in particolare tra la Grotta dello Svizzero e la Grotta Perduta.[8][5]

Le campagne si sono svolte in sei sessioni distribuite su tutto l’anno, con inversione stagionale della logica di tracciamento:

PeriodoTracciante/Sito immissioneSensori posizionatiEsito
Giugno (prima campagna)Butano – Grotta dello SvizzeroIngressi bassiRisposta significativa (prima prova)
14 giugnoButano – Grotta dello SvizzeroGrotta Perduta, Miniera Fondo dei FratiNegativo (sospetto errore sensore)
28 giugnoButano – Grotta dello SvizzeroGrotta Perduta, Miniera Fondo dei FratiNegativo
AgostoGas – Grotta dello SvizzeroGrotta Perduta, Miniera Montoro, Punto FreddoNegativo
Dicembre (invertita)Propano – Grotta Perduta (basso)4 ingressi altiNegativo (recupero 27 dicembre)

Nessuna campagna ha fornito risultati strumentali conclusivi sul collegamento diretto tra specifici ingressi. La prima risposta significativa di giugno è stata considerata un probabile falso positivo causato da un malfunzionamento del dispositivo di rilevazione.[5]

Tuttavia, i risultati negativi non equivalgono a un fallimento metodologico. Come spiegano gli autori del lavoro di sintesi pubblicato su Scintilena, nei sistemi carsici con grandi volumi interni i tempi di transito possono essere estremamente lunghi, il tracciante può disperdersi in volumi enormi o seguire circuiti multipli che mascherano il percorso principale. I dati raccolti rimangono metodologicamente validi e contribuiscono a escludere certi percorsi, orientando le ricerche future.[8][5]

Il sistema, nel suo complesso, mostra un comportamento “a polmone” stagionale coerente con la teoria: in inverno, gli ingressi bassi aspirano aria esterna fredda mentre gli alti soffiano aria calda proveniente dall’interno; in estate la situazione si inverte completamente. Le anomalie termiche rilevate sono eloquenti: la Grotta Perduta soffia aria a circa 9°C in estate, ben al di sotto della temperatura media annua attesa per quella fascia altimetrica e persino delle sorgenti del Nera (16°C a Stifone). Questo raffreddamento è interpretato come effetto combinato di evaporazione, condensazione e scambio termico su volumi ipogei molto estesi — un indicatore indiretto di grandi vuoti nel sottosuolo della montagna.[5]

Il 3 gennaio 2026, un sensore NASO posizionato alla Grotta Sasha ha rilevato una buona corrente d’aria in uscita, confermando l’attività di questo ingresso nel circuito di ventilazione complessivo.[5]


Scansione LiDAR 3D + CloudCompare: come si costruisce il modello digitale di una grotta

Accanto al LiDAR aereo per la ricognizione in superficie, il Gruppo UTEC Narni ha introdotto dal 2023 la scansione LiDAR tridimensionale delle cavità, sfruttando il sensore integrato nell’iPhone 13 Pro. In oltre 18 mesi di sperimentazione, il gruppo ha applicato questa tecnologia a grotte naturali e cavità artificiali del territorio narnese — tra cui cisterne storiche, cunicoli medievali e gli ipogei della Montagna di Santa Croce.[13][14]

Il processo di acquisizione è semplice: all’interno della grotta, lo speleologo percorre la cavità con lo smartphone, effettuando scansioni successive di tratti sovrapposti. Il sensore LiDAR del telefono — lo stesso utilizzato per la realtà aumentata — cattura milioni di punti 3D in pochi minuti, contro le 6–8 ore richieste dai metodi di rilievo manuale tradizionale. La precisione è decimetrica, sufficiente per la maggior parte delle applicazioni speleologiche.[13]

Il software di riferimento per l’elaborazione dei dati è CloudCompare, uno strumento open source e gratuito ormai adottato come standard nel rilievo speleologico 3D. Con CloudCompare è possibile:[15][16][17]

  • Importare le nuvole di punti in formato LAS/LAZ o PLY
  • “Pulire il rumore” (eliminare punti anomali dovuti a riflessioni parassite)
  • Unire più scansioni parziali in un unico modello coerente
  • Estrarre sezioni trasversali e profili longitudinali della cavità
  • Calcolare curve di livello e modelli di superficie
  • Sovrapporre i dati NASO — le concentrazioni di gas registrate nel tempo — sul modello 3D della grotta, per visualizzare i flussi ipogei in relazione alla geometria degli spazi[17][5]

Quest’ultima funzionalità rappresenta l’integrazione più innovativa: i file CSV prodotti dal FluxyLogger, georeferenziati tramite QGIS e poi importati in CloudCompare, permettono di “colorare” la nuvola di punti con i valori di concentrazione del gas, creando una mappa 3D dei flussi d’aria all’interno della grotta. Un corso SSI di III livello su “LiDAR iPhone 2.0 e CloudCompare” è stato organizzato nel marzo 2026 a Nervesa della Battaglia (TV), testimoniando la rapida diffusione di queste competenze nella comunità speleologica italiana.[17]


Il futuro delle ricerche 2026: monitoraggi barometrici continuativi e nuovi obiettivi

Nonostante i risultati strumentali non conclusivi del 2025, le prospettive per il 2026 sono ambiziose e metodologicamente più sofisticate. Il Gruppo di Lavoro Aria Montagna di Santa Croce si configura ormai come un laboratorio permanente di meteorologia ipogea applicata, in collaborazione con ricercatori e speleologi di altre realtà italiane.[5]

Gli obiettivi principali per il 2026 sono:

Nuovi obiettivi esplorativi
La ricerca si concentrerà sulla Grotta Tagliata e sulla Grotta dei Cocci Superiore, identificate come potenziali nodi del sistema di ventilazione. Verranno verificate anche la Grotta di Piero, la Grotta di Sisto, la Grotta della Topa e la Grotta Sini, tutti ingressi alti potenzialmente coinvolti nel circuito complessivo.[5]

Monitoraggi barometrici e termo-igrometrici continuativi
La principale novità metodologica del 2026 sarà l’introduzione di monitoraggi barometrici continuativi: stazioni strumentali lasciate nelle grotte per settimane o mesi, capaci di registrare le variazioni di pressione atmosferica interna ed esterna con cadenza temporale ravvicinata. Questo approccio — già sperimentato con successo in altri sistemi italiani come il Monte Corchia e la Grotta Bossea — permette di distinguere i due principali regimi di circolazione: quello barometrico (dominato da gradienti di pressione atmosferica) e quello convettivo (dominato dalla differenza di densità tra aria interna e esterna). I dati di pressione, temperatura e umidità verranno correlati quantitativamente per ricostruire la “respirazione” della montagna.[18][19][5]

Conferme su ingressi già identificati
L’interpretazione del comportamento della Grotta Sasha (corrente in uscita rilevata il 3 gennaio 2026) e della Grotta dei Cocci come possibile ingresso di aria calda verso la Grotta della Montagna di Santa Croce richiederà conferme con misure a temperature esterne ancora più basse. La scansione LiDAR e i rilievi 3D proseguiranno parallelamente, affinando la lettura del modello digitale del terreno.[5]

Nella sua ambiziosa integrazione di LiDAR aereo, DTM a 1 metro, sensori Arduino open source, app Android, CloudCompare e meteorologia ipogea, il lavoro dell’UTEC Narni sulla Montagna di Santa Croce rappresenta un modello paradigmatico di come la tecnologia democratizzata — a costi accessibili, con strumenti open source, costruiti con le proprie mani — stia trasformando la speleologia esplorativa del XXI secolo. Non è più necessario aspettare grandi finanziamenti o laboratori universitari: un gruppo di appassionati con un laptop, uno smartphone e una bomboletta di deodorante può oggi fare ricerca scientifica di frontiera sulle viscere di una montagna rimasta inesplorata per millenni.

Ecco tutte le fonti utilizzate nell’articolo, con i relativi link:


Fonti principali (scintilena.com)

  1. Aria Sotterranea e Vuoti Irraggiungibili: Il Viaggio del Vento nella Montagna di Santa Croce
    ? https://www.scintilena.com/aria-sotterranea-e-vuoti-irraggiungibili-il-viaggio-del-vento-nella-montagna-di-santa-croce/01/06/
  2. Innovazione e Tradizione: il 2024 per il Gruppo Speleologico UTEC Narni
    ? https://www.scintilena.com/innovazione-e-tradizione-il-2024-per-il-gruppo-speleologico-utec-narni-aps/02/09/
  3. NASO: il nuovo strumento per il tracciamento dell’aria in speleologia
    ? https://www.scintilena.com/naso-un-nuovo-strumento-per-il-tracciamento-dellaria-in-speleologia/02/20/
  4. Il NASO, uno strumento innovativo per la speleologia
    ? https://www.scintilena.com/il-naso-uno-strumento-innovativo-per-la-speleologia/11/28/
  5. Flussi aerei sotterranei: le tecniche di tracciamento quantitativo
    ? https://www.scintilena.com/flussi-aerei-sotterranei-le-tecniche-di-tracciamento-quantitativo-al-centro-di-un-corso-nazionale-a-l…/
  6. Tracciamento aereo sotterraneo: tutte le tecniche per seguire l’aria nelle grotte
    ? https://www.scintilena.com/tracciamento-aereo-sotterraneo-tutte-le-tecniche-per-seguire-laria-nelle-grotte/03/13/
  7. Scansione 3D in Grotte con iPhone 13 Pro LiDAR: Metodi e Consigli
    ? https://www.scintilena.com/scansione-3d-in-grotte-con-iphone-13-pro-lidar-metodi-e-consigli/01/26/
  8. Esplorare il sottosuolo con NASO: il nuovo aerologger autocostruibile
    ? https://www.scintilena.com/esplorare-il-sottosuolo-con-naso-il-nuovo-aerologger-autocostruibile/11/16/
  9. NASO++, la nuova App per semplificare l’uso del dispositivo di rilevazione
    ? https://www.scintilena.com/naso-la-nuova-app-per-semplificare-luso-del-dispositivo-di-rilevazione-olfattiva-naso-per-lesplorazio…/
  10. LiDAR iPhone e CloudCompare: a Nervesa il corso che porta il rilievo 3D in grotta nello smartphone
    ? https://www.scintilena.com/lidar-iphone-e-cloudcompare-a-nervesa-il-corso-che-porta-il-rilievo-3d-in-grotta-nello-smartphone/02/

Fonti istituzionali e dati open

  1. DTM LiDAR risoluzione 1 metro – Regione Umbria (INSPIRE Geoportal)
    ? https://inspire-geoportal.ec.europa.eu/srv/api/records/m_amte:299FN3:4aaf20d4-3a9f-45d8-cc2f-203f8e2a141c
  2. DTM LiDAR 1 metro – Umbria Region (data.europa.eu)
    ? https://data.europa.eu/data/datasets/m_amte-299fn3-4aaf20d4-3a9f-45d8-cc2f-203f8e2a141c?locale=en

Video e multimedia

  1. “COSA SUCCEDE A METTERE IL NASO IN GROTTA” – Alessandro Vernassa (YouTube)
    ? https://www.youtube.com/watch?v=oKeq6hGVVtg
  2. Caves in 3D – EP03 – Import a cloud into CloudCompare (YouTube)
    ? https://www.youtube.com/watch?v=CbTiTv3Qafw
  3. Grotte in 3D – EP02 – L’area di lavoro di Cloud Compare (YouTube)
    ? https://www.youtube.com/watch?v=_Tdzv0ZaKsg

Fonti complementari

  1. Corrieredellumbria.it – UTEC Narni e corsi di speleologia
    ? https://corrieredellumbria.it/news/attualita/418298/tra-grotte-e-cavita-l-utec-narni-da-il-via-ai-corsi-di-speleologia-il-mondo-sotterraneo-non-ha-segreti.html
  2. Umbria24 – Narni: scoperta terza cisterna storica
    ? https://www.umbria24.it/cultura/narni-nuove-sorprese-underground-scoperta-terza-cisterna-storica/

L'articolo Esplorazione speleologica a Narni: LiDAR, Open Source e Bombolette Spray: Come la Tecnologia Sta Riscrivendo le Mappe di un Massiccio Carsico proviene da Scintilena.

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“Sentieri nel Buio”: il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano porta in mostra 50 anni di speleologia a Cagliari

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Il 3 maggio inaugura alla sede AICS la mostra fotografica del G.S.A.G.S. con oltre 70 immagini dalle grotte carsiche e dal sottosuolo della città, arricchita da un tour virtuale in 3D


Il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano festeggia 50 anni di ricerca speleologica

Cinquant’anni di discese nelle grotte della Sardegna, di rilievi nelle cavità artificiali di Cagliari, di corsi per formare nuovi speleologi: il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano (G.S.A.G.S.) raggiunge nel 2026 un traguardo che pochi gruppi speleologici italiani possono vantare.gsags+1

Fondato nell’ottobre del 1976 a Cagliari, il G.S.A.G.S. è nato quasi per caso: quattro ragazzi del quartiere, finiti dentro una grotta per la prima volta, non ne sono più usciti metaforicamente. Da quel nucleo originario si è sviluppata una delle realtà associative più attive del panorama speleologico sardo, oggi composta da oltre cento soci e affiliata alla Federazione Speleologica Sarda e alla Società Speleologica Italiana.gsags+2


Un programma di eventi per celebrare 50 anni di speleologia a Cagliari

Per celebrare il mezzo secolo di attività, il gruppo ha ideato il progetto “Sentieri nel Buio – 50 anni di ricerca e divulgazione speleologica”, un ciclo di eventi aperti alla città realizzati con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Cagliari.cagliaripost+1

Il primo appuntamento si è tenuto il 29 marzo 2026, con l’apertura al pubblico per la prima volta nella storia della Cava di S’Avanzada, la più grande cava urbana sotterranea di Cagliari, scavata nel calcare e profonda circa trenta metri, con pareti che recano ancora le nicchie per le lucerne dei cavatori di età dioclezianea. Il secondo evento ha visto il G.S.A.G.S. partecipare a Monumenti Aperti (18-19 aprile 2026), portando i visitatori a scoprire il sottosuolo della città.vistanet+1

Il terzo e più importante appuntamento del ciclo è la mostra fotografica “Sentieri nel Buio”, che inaugura domenica 3 maggio 2026 alle 17:30 nella sede dell’A.I.C.S. – Comitato Provinciale di Cagliari, in via Oristano 15.cagliariturismo.comune+1


La mostra fotografica: 70 immagini dalle grotte carsiche alle cavità urbane

L’esposizione propone oltre 70 fotografie a colori e in bianco e nero, nel formato 40×60 cm, realizzate da soci fotografi professionisti del gruppo. Le immagini raccontano cinquant’anni di attività attraverso un percorso suddiviso in sezioni tematiche.unicaradio+1

La prima sezione è dedicata alla storia dei corsi di speleologia, avviati dal G.S.A.G.S. fin dalle origini: ad oggi sono stati organizzati oltre 40 corsi di primo livello, l’ultimo dei quali — il 40° — nel 2025. Una cifra che misura l’impatto culturale del gruppo sulla comunità locale.scintilena

Le sezioni successive documentano le spedizioni di speleologia carsica nelle principali zone dell’isola — Supramonte, Iglesiente, Sulcis, Sarrabus — con immagini delle grotte più significative divise per aree geografiche. Spazio anche alla speleo-subacquea, definita dallo stesso gruppo la vera frontiera della ricerca ipogea, con le immagini delle esplorazioni nei sifoni e nelle gallerie allagate.scintilena+1

Una sezione specifica è infine riservata alla speleologia urbana: le cavità artificiali del sottosuolo di Cagliari — acquedotti, cisterne puniche e romane, cave estrattive, pozzi sacri — e le esplorazioni in miniere e siti archeologici ipogei al di fuori del contesto cittadino.csispecus+1


Il tour virtuale in 3D: la tecnologia immersiva nel sottosuolo di Cagliari

Tra i contenuti più innovativi della mostra c’è la possibilità di esplorare il sottosuolo di Cagliari attraverso un tour virtuale con visore in 3D, che ripercorre alcuni tratti delle cavità sotterranee della città. Si tratta di un percorso immersivo pensato per avvicinare al mondo ipogeo anche chi non ha mai indossato un casco da speleologo, restituendo visivamente il lavoro di documentazione condotto dal G.S.A.G.S. nel corso degli anni.cagliariturismo.comune+1


Chi era Giovanni Spano, il patrono del gruppo speleologico cagliaritano

Il gruppo porta il nome di Giovanni Spano (Ploaghe, 1803 – 1878), canonico, linguista e archeologo, figura di riferimento della cultura sarda del XIX secolo. A soli 31 anni era già professore di Sacra Scrittura e Lingue Orientali all’Università di Cagliari. In seguito divenne direttore della Biblioteca Universitaria, preside del Liceo Dettori, Rettore dell’Università e, nel 1871, Senatore del Regno. Alla città di Cagliari Spano dedicò parte rilevante della sua produzione scientifica, descrivendone monumenti e antichità. La scelta del suo nome rimanda alla stessa vocazione di scoperta e documentazione del patrimonio isolano che contraddistingue l’associazione.gsags


Orari, ingresso e visite guidate per scolaresche

La mostra, ad ingresso libero e gratuito, sarà visitabile fino al 29 maggio 2026 con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 16:00 alle 20:00; il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00.scintilena+1

È prevista la possibilità di prenotare visite guidate per scolaresche e studenti. Le prenotazioni si effettuano scrivendo a info@gsags.it.


Il patrimonio ipogeo della Sardegna: un tesoro ancora in gran parte inesplorato

Il progetto “Sentieri nel Buio” si inserisce in un contesto di valore scientifico e culturale ampio. La Sardegna è tra le regioni italiane più ricche di patrimonio speleologico. Le sue cavità naturali si distribuiscono in aree chiave come il Supramonte di Urzulei, l’Iglesiente con la Grotta di San Giovanni a Domusnovas e il territorio del Sulcis-Sarrabus, con un catasto regionale in continua crescita.gsags+2

Il sottosuolo di Cagliari, dal canto suo, raccoglie secoli di storia in forma di gallerie, cunicoli e pozzi scavati da generazioni diverse. Il G.S.A.G.S. ha contribuito in modo sostanziale alla loro documentazione: nel 2009, in collaborazione con altri soggetti, ha partecipato al rilievo e all’accatastamento di un primo nucleo di circa cento cavità artificiali urbane per conto del Comune di Cagliari.csispecus

Il cinquantennale non è solo un anniversario. È un momento in cui il G.S.A.G.S. sceglie di restituire alla comunità la conoscenza accumulata in mezzo secolo di “sentieri nel buio”, riportando alla luce un patrimonio ipogeo che appartiene a tutta la Sardegna.scintilena+1


“Sentieri nel Buio” e il cinquantennale del G.S.A.G.S.

  • Chi era Giovanni Spano, l’illustre canonico-archeologo sardo a cui è intitolato il gruppo
  • La storia della fondazione (ottobre 1976, quattro ragazzi e una grotta)
  • I cinque settori di attività: speleologia carsica, speleo-subacquea, speleologia urbana, biospeleologia e corsi di formazione
  • Il programma “Sentieri nel Buio” 2026: dalla prima apertura storica della Cava di S’Avanzada (29 marzo) alla mostra fotografica (3–29 maggio)
  • La mostra in dettaglio: oltre 70 fotografie 40×60 cm, il tour virtuale in 3D, orari e info pratiche
  • Il patrimonio ipogeo di Cagliari e della Sardegna nel contesto scientifico nazionale
  • Gli eventi futuri: convegno, seminari con l’Università di Cagliari e scuole fino a dicembre 2026

Sentieri nel Buio – 50 anni di ricerca e divulgazione speleologica del G.S.A.G.S.

Panoramica

Il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano (G.S.A.G.S.) di Cagliari compie cinquant’anni nel 2026. Per celebrare questo traguardo, l’associazione ha lanciato il progetto “Sentieri nel Buio – 50 anni di ricerca e divulgazione speleologica“, un programma di eventi pubblici aperti alla cittadinanza che si articola lungo tutto l’anno, con le prime tre iniziative concentrate tra la fine di marzo e la fine di maggio. Il culmine del ciclo celebrativo è la mostra fotografica omonima, inaugurata domenica 3 maggio 2026 nella sede AICS di via Oristano 15 a Cagliari, visitabile gratuitamente fino al 29 maggio.[1][2][3][4][5][6]


Chi era Giovanni Spano: il patrono intellettuale del gruppo

L’associazione prende il nome da Giovanni Spano (Ploaghe, 8 marzo 1803 – 1878), canonico, linguista e archeologo, considerato la massima autorità scientifica sarda del suo tempo per l’archeologia e la linguistica. Studiò lingue orientali a Roma, dove si affermò con tale successo da essere nominato, a soli 31 anni, professore di Sacra Scrittura e Lingue Orientali all’Università di Cagliari nel 1834. Nel 1839 diventò direttore della Biblioteca Universitaria, nel 1854 preside del Liceo Dettori, nel 1859 Rettore dell’Università e nel 1871 fu eletto Senatore del Regno. Alla città di Cagliari dedicò attenzione speciale, descrivendone i monumenti in opere come la Guida di Cagliari e dei suoi dintorni (1856). La scelta del suo nome per il gruppo speleologico non è casuale: il G.S.A.G.S. porta avanti quella stessa vocazione di scoperta e documentazione del patrimonio sardo — sotterraneo quanto quello in superficie.[7]


Storia e fondazione del G.S.A.G.S.

Le origini: ottobre 1976

Il Gruppo nasce nell’ottobre 1976 da un episodio quasi leggendario: quattro ragazzi del quartiere, noti per i loro scherzi, vennero “distratti” dalla speleologia. Con la propria incoscienza si infilarono per la prima volta in una grotta, che — come racconta il sito ufficiale — “gli catturò l’anima”, e così nacque il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano. Quel piccolo nucleo originario crebbe rapidamente, trasformandosi in una delle realtà associative più strutturate della Sardegna.[8]

Crescita e struttura attuale

Oggi il G.S.A.G.S. conta oltre cento soci iscritti ed è membro della Federazione Speleologica Sarda e associato alla Società Speleologica Italiana. L’associazione collabora con queste federazioni in iniziative di carattere speleo-didattico e divulgativo sia in ambito regionale che nazionale. La sede è attualmente in Viale Elmas 184 a Cagliari, dove i soci si ritrovano ogni mercoledì sera.[9][3][10]

Il nome del bollettino: Anthèo

La produzione editoriale del gruppo è testimoniata dal bollettino Anthèo, pubblicato con cadenza irregolare ma con continuità storica: il primo numero risale al settembre 1993, e negli anni il bollettino ha raggiunto almeno undici numeri documentati. L’edizione n. 10 (2012) conteneva oltre 20 articoli a cura di oltre 30 autori, con sezioni dedicate a speleologia carsica, cavità artificiali, speleo-soccorso e biospeleologia, per un totale di 112 pagine. Il n. 11 (2018) ha mantenuto la stessa impostazione grafica, stampato interamente a colori.[11][12][13]


Le aree di attività del gruppo

Nel corso di cinquant’anni il G.S.A.G.S. ha sviluppato diversi settori specializzati, che si sono affiancati all’esplorazione carsica tradizionale.

Speleologia carsica

L’attività fondamentale è la ricerca e l’esplorazione di cavità naturali in tutta la Sardegna. Il bollettino Anthèo n. 5 documenta esplorazioni nelle aree di Buggerru, Iglesias, Fluminimaggiore, Domusnovas, Tertenia, Urzulei e Baunei, con scoperte significative come la Grotta di Punta de Baueddu a Fluminimaggiore e i sistemi carsici di Su Canale a Baunei. Urzulei, con il sistema di Sa Rutta ‘e S’Edera, è da sempre una delle zone di punta della ricerca speleologica sarda e il G.S.A.G.S. ha contribuito a questa esplorazione fin dai suoi esordi.[14][15]

Speleo-subacquea

La speleosubacquea — definita dallo stesso gruppo “vera frontiera della ricerca ipogea” — consente di esplorare quei tratti di grotta allagati inaccessibili agli speleologi terrestri. Il G.S.A.G.S. ha condotto immersioni in sifoni e pozze d’acqua sommersa in diverse cavità sarde, partecipando al progresso della conoscenza idrogeologica sotterranea dell’isola.[8][14]

Speleologia urbana e cavità artificiali

Cagliari è una città costruita su un sottosuolo ricchissimo di cavità artificiali di età punica, romana, medievale e moderna: acquedotti, cisterne, pozzi sacri, cave estrattive. Il G.S.A.G.S. ha dedicato a questa dimensione un impegno costante, contribuendo alla mappatura sistematica del sottosuolo urbano. Nel 2009, in collaborazione con il CSI Specus e l’Unione Speleologica Cagliaritana, il gruppo ha partecipato al rilievo e accatastamento di un primo blocco di circa cento cavità artificiali cagliaritane per conto del Comune. Le tipologie censite includono opere idrauliche (acquedotti, cisterne, pozzi), opere civili e rifugi.[16][17]

Biospeleologia

Tra i settori specializzati del gruppo, la biospeleologia si occupa dell’individuazione e classificazione degli organismi viventi nelle cavità sotterranee, contribuendo a documentare una fauna ipogea di straordinaria importanza scientifica.[8]

Corsi di speleologia

La formazione di nuovi speleologi è una missione identitaria del G.S.A.G.S. Il gruppo organizza corsi di primo livello con cadenza praticamente annuale dal 1976: il 37° corso risale al 2023, il 39° corso si è tenuto tra ottobre e novembre 2024, e il 40° corso (“Illuminiamo il Buio”) è stato lanciato nell’autunno 2025. Mezzo secolo di corsi significa che il G.S.A.G.S. ha introdotto alla speleologia generazioni di sardi, con un impatto culturale che va ben oltre l’esplorazione.[18][19][9]


Il programma “Sentieri nel Buio” 2026

Il progetto celebrativo si apre con tre iniziative principali, tutte realizzate con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Cagliari.[5][6]

1° evento – Apertura della Cava di S’Avanzada (29 marzo 2026)

Il 29 marzo 2026, il G.S.A.G.S. ha aperto al pubblico per la prima volta nella storia la Cava di S’Avanzada, la più grande antica cava urbana di Cagliari. Situata in via Ubaldo Badas, la cavità è scavata nel calcare e si estende in ambienti di proporzioni notevoli: scende di circa trenta metri rispetto al piano di ingresso, con pareti che conservano le nicchie per le lucerne degli antichi cavatori, databili all’età di Diocleziano. Una galleria militare spagnola, rimasta isolata a circa otto metri di altezza, testimonia la stratificazione storica plurisecolare del sito. Secondo la tradizione, i blocchi di pietra estratti da S’Avanzada servivano per costruire la Basilica di San Saturnino. Le visite si sono svolte con ingresso libero dalle 9:00 alle 20:00.[20][21]

2° evento – Partecipazione a Monumenti Aperti (18-19 aprile 2026)

Il G.S.A.G.S. ha partecipato all’edizione 2026 di Monumenti Aperti, portando i cittadini a scoprire il sottosuolo della città nell’ambito del progetto “Sentieri nel Buio”.[2]

3° evento – Mostra fotografica “Sentieri nel Buio” (3 maggio – 29 maggio 2026)

Il terzo e più articolato appuntamento del ciclo è la mostra fotografica omonima, inaugurata domenica 3 maggio 2026 alle 17:30 nella sede dell’A.I.C.S. – Comitato Provinciale di Cagliari in via Oristano 15.[22][4]


La mostra fotografica: descrizione e contenuti

Struttura espositiva

La mostra propone oltre 70 fotografie a colori e in bianco e nero nel formato 40×60 cm, realizzate da soci fotografi professionisti del G.S.A.G.S.. Il percorso espositivo è suddiviso per tappe tematiche:[1][22]

  • Storia dei corsi di speleologia: immagini che documentano mezzo secolo di formazione, dai primi corsisti degli anni Settanta alle attrezzature moderne.[1]
  • Speleologia carsica: le grotte più significative di tutte le zone carsiche della Sardegna, divise per aree geografiche, con immagini di concrezioni, gallerie, sifoni e ambienti sotterranei di straordinaria bellezza.[1]
  • Speleo-subacquea: le impegnative spedizioni nelle cavità allagate, vera frontiera esplorativa del gruppo.[1]
  • Speleologia urbana e cavità artificiali: le esplorazioni nel sottosuolo di Cagliari — acquedotti, cisterne, cave — e nelle miniere e nei siti archeologici ipogei fuori dall’ambito urbano.[1]

Il tour virtuale in 3D

Una delle novità più innovative della mostra è la possibilità di vivere un tour virtuale con visore in 3D che ripercorre alcuni tratti delle cavità sotterranee di Cagliari. Questo percorso immersivo consente al visitatore di sperimentare il fascino del sottosuolo in modo diretto, comprendendo il lavoro degli speleologi sul campo senza necessariamente entrare in grotta.[4][1]

Orari e accesso

PeriodoGiorniOrario
3 maggio (inaugurazione)Domenica17:30 – 20:00
Dal 4 al 29 maggioLunedì – Venerdì16:00 – 20:00
Dal 4 al 29 maggioSabato e Domenica10:00 – 13:00 / 16:00 – 20:00

L’ingresso è libero e gratuito per tutti. È possibile prenotare visite guidate per scolaresche e studenti scrivendo a info@gsags.it.[4][1]


Il patrimonio ipogeo di Cagliari e della Sardegna

Cagliari sotterranea: un patrimonio pluristratificato

Il sottosuolo di Cagliari è uno dei più ricchi e complessi d’Italia per stratificazione storica. Le cavità artificiali documentate comprendono opere idrauliche puniche e romane (acquedotti, cisterne, pozzi), strutture militari spagnole, cave estrattive medievali e rifugi antiaerei novecenteschi. Tra i siti più noti già esplorati e parzialmente valorizzati dal G.S.A.G.S. figurano l’Acquedotto Romano, il Pozzo di San Pancrazio e la Cava di S’Avanzada. Il Pozzo di San Pancrazio è catalogato nel Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali come opera idraulica in Piazza Indipendenza, rilevato proprio dal Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano.[6][23][17][16]

La Sardegna carsica: un patrimonio naturale eccezionale

La Sardegna è tra le regioni italiane più ricche di patrimonio speleologico naturale. Le sue cavità carsiche si concentrano in aree chiave: il Supramonte di Urzulei (con Sa Rutta ‘e S’Edera), l’Iglesiente (con la Grotta di San Giovanni a Domusnovas, prima al mondo per lunghezza tra le grotte attraversate da una strada carrozzabile con 4.910 m di sviluppo planimetrico), e la zona del Sulcis-Sarrabus. Il catasto regionale delle grotte è in continua crescita, testimoniando la vitalità della ricerca speleologica sull’isola.[24][25][14][1]


Il convegno e gli eventi futuri del 2026

Oltre alle tre iniziative di primavera, il programma del cinquantennale prevede fino a dicembre 2026 una serie di attività di più ampio respiro:[6]

  • Convegno sulla speleologia sarda: momento centrale del cinquantennale, dedicato a un confronto sulle trasformazioni della disciplina in Sardegna e sulle prospettive future. Il G.S.A.G.S. ha già organizzato un convegno analogo nel 2001, “Il Carsismo e la Ricerca Speleologica in Sardegna”, con il coinvolgimento delle università di Cagliari e Sassari e delle federazioni scientifiche.[26][15]
  • Seminari con l’Università di Cagliari e le scuole: la collaborazione con il mondo accademico e scolastico è una costante della storia del gruppo.[6][1]
  • Ulteriori iniziative di divulgazione: il programma resta aperto a nuove proposte, confermando la vocazione del G.S.A.G.S. a essere interlocutore culturale attivo sul territorio.

Significato culturale e scientifico

Il progetto “Sentieri nel Buio” non è solo una celebrazione interna. Rappresenta un atto di restituzione alla comunità di un patrimonio che appartiene a tutti: le grotte, i cunicoli, le cave estrattive, gli acquedotti sotterranei sono parte integrante della storia di Cagliari e della Sardegna, ma restano invisibili ai più. Il G.S.A.G.S. sceglie di aprirsi alla città con strumenti diversi — la fotografia, la tecnologia immersiva, le visite guidate, i convegni — perché la conoscenza del sottosuolo è anche strumento di tutela: la documentazione delle cavità serve alla ricerca scientifica, alla gestione delle acque e alla mitigazione dei rischi idrogeologici.[23][2][5][1]

Dopo cinquant’anni, il gruppo che nacque da quattro ragazzi curiosi porta alla superficie, letteralmente e metaforicamente, un mondo straordinario: quello dei “sentieri nel buio” che attraversano la roccia sotto la città e l’isola, custodendo pezzi preziosi di storia umana e naturale ancora in gran parte inesplorati.[21][8]


Scheda di sintesi

VoceDettaglio
NomeGruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano (G.S.A.G.S.)
FondazioneOttobre 1976, Cagliari[8][3]
SociOltre 100 iscritti[3]
SedeViale Elmas 184, Cagliari
AffiliazioniFederazione Speleologica Sarda; Società Speleologica Italiana[3]
BollettinoAnthèo (dal 1993, almeno 11 numeri)[12][13]
Corsi di speleologiaOltre 40 corsi di primo livello in 50 anni[19]
Mostra fotografica“Sentieri nel Buio”, 3 – 29 maggio 2026, sede AICS via Oristano 15, Cagliari[4]
Ingresso mostraLibero e gratuito[4]
Contattoinfo@gsags.it

Fonti consultate:

L'articolo “Sentieri nel Buio”: il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano porta in mostra 50 anni di speleologia a Cagliari proviene da Scintilena.

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Speleologi scoprono un nuovo passaggio sotterraneo nello Yucatán

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Importante scoperta nel sottosuolo della penisola dello Yucatán

Importante scoperta nel sottosuolo della penisola dello Yucatán, dove un gruppo di esploratori ha individuato un nuovo e affascinante passaggio all’interno della Gruta Santa Cruz.

Il Círculo Espeleológico del Mayab ha reso noto che, durante un’attività esplorativa svolta in unl fine settimana di aprile 2026, cinque membri del Gruppo sono riusciti a risalire una delle pareti della grotta, accedendo a un’area finora inesplorata. Qui hanno individuato un passaggio sotterraneo molto ampio, che si estende per oltre 300 metri e termina in un sifone, la cui esplorazione richiederà future immersioni.

Gli speleologi hanno descritto l’ambiente come particolarmente suggestivo: all’interno del nuovo tratto sono stati osservati speleotemi, cristalli e altre formazioni naturali, che contribuiscono a creare un’atmosfera unica e di grande valore scientifico.

Il Círculo Espeleológico del Mayab, associazione attiva nella penisola dello Yucatán, è impegnato da anni nell’esplorazione, nello studio e nella tutela di grotte, caverne e cenotes. Il gruppo è composto da speleologi, studenti ed esperti, con l’obiettivo di proteggere il patrimonio sotterraneo e archeologico della regione.

Questa nuova scoperta conferma ancora una volta la straordinaria ricchezza del sistema carsico dello Yucatán e apre la strada a ulteriori ricerche e approfondimenti.

Fonte: Novedades Yucatán; The Yucatán Times (2026) https://theyucatantimes.com/2026/04/speleological-experts-discover-a-new-underground-cave-system-in-yucatan/ (che riprende un post del Gruppo su Facebook – https://www.facebook.com/NovedadesYucatan/posts/1372063658287753?ref=embed_post)

L'articolo Speleologi scoprono un nuovo passaggio sotterraneo nello Yucatán proviene da Scintilena.

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I “nightclub” dei pipistrelli: sciami di accoppiamento e prevenzione delle pandemie

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I pipistrelli Myotis sviluppano tolleranza virale scambiando geni immunitari durante i raduni riproduttivi stagionali, secondo uno studio pubblicato su Cell Genomics dai ricercatori di Texas A&M


Pipistrelli e virus: un serbatoio naturale di malattie zoonotiche

I pipistrelli ospitano alcuni dei patogeni più pericolosi per gli esseri umani — Ebola, coronavirus, Nipah — senza sviluppare malattie. Questo paradosso biologico affascina la ricerca scientifica da decenni. I chirotteri fungono da serbatoi di virus zoonotici, ovvero portano agenti infettivi capaci di trasmettersi ad altre specie, compreso l’uomo, senza manifestare sintomi.sciencedaily+3

La domanda centrale che guida la ricerca è sempre la stessa: come fanno i pipistrelli a tollerare virus che, negli esseri umani, causano morti di massa? Un gruppo di ricercatori della Texas A&M University ha ora una risposta parziale, pubblicata sulla rivista Cell Genomics nel febbraio 2024.pubmed.ncbi.nlm.nih

Lo studio, dal titolo “Karyotypic stasis and swarming influenced the evolution of viral tolerance in a species-rich bat radiation”, apre nuove prospettive per la comprensione dell’immunità nei chirotteri e per la prevenzione delle pandemie future.semanticscholar+1


Gli sciami di accoppiamento dei pipistrelli Myotis: laboratori evolutivi naturali

Il team guidato dalla dottoressa Nicole M. Foley e dal professor William J. Murphy della Texas A&M School of Veterinary Medicine & Biomedical Sciences ha ricostruito l’albero evolutivo di numerose specie del genere Myotis.eurekalert+1

I pipistrelli Myotis si riuniscono stagionalmente in grandi sciami di accoppiamento. Sono raduni rumorosi, affollati, paragonabili a veri e propri “nightclub” della natura. In questi eventi, individui appartenenti a popolazioni geograficamente diverse si mescolano e si accoppiano.unmc+1

Questi raduni non sono solo riproduttivi. Durante gli sciami stagionali, i pipistrelli scambiano geni immunitari tra le diverse popolazioni. Il meccanismo favorisce la diversità genetica nei sistemi immunitari, consentendo l’evoluzione rapida di varianti capaci di tollerare virus diversi.the-microbiologist+2

Il genere Myotis è il secondo genere di mammiferi per numero di specie, con oltre 140 specie distribuite in quasi tutto il mondo. Questa vastità geografica e tassonomica lo rende un modello evolutivo di grande valore per la scienza.vetmed.tamu+1


Geni immunitari nei pipistrelli Myotis: il ruolo dell’interferone e delle proteine antivirali

L’analisi genomica ha mostrato che le regioni del genoma legate alla risposta immunitaria evolvono più rapidamente nei Myotis rispetto ad altri mammiferi. In particolare, i geni che regolano l’interferone e le proteine antivirali risultano sottoposti a selezione positiva accelerata.natureworldnews+2

A differenza di umani e topi, che attivano il sistema immunitario solo in risposta a un’infezione, nei pipistrelli l’interferone è costantemente attivo, come una linea di difesa permanente attiva 24 ore su 24. Questa particolarità biologica rende i chirotteri capaci di contenere i virus senza innescare le risposte infiammatorie che, negli esseri umani, causano le complicazioni più gravi.natureworldnews

Durante gli sciami stagionali di accoppiamento, i livelli di interferone e degli altri geni immunitari risultano ulteriormente elevati rispetto ai periodi precedenti e successivi ai raduni. Ciò suggerisce che i pipistrelli siano in grado di modulare la risposta immunitaria in base alle condizioni sociali e ambientali, potenziando le difese proprio nel momento in cui il rischio di trasmissione virale è maggiore.natureworldnews


Tolleranza virale e prevenzione delle pandemie: le implicazioni dello studio

“Diverse specie di pipistrelli sono tolleranti a virus dannosi per la salute umana. Diventano serbatoi di malattia: portano i virus, ma non sviluppano sintomi”, ha dichiarato Foley. “Capire come i pipistrelli hanno sviluppato la tolleranza virale potrebbe aiutarci a capire come gli esseri umani possano combattere meglio le malattie emergenti”.the-microbiologist+1

Il gruppo di Texas A&M ritiene che studiare l’immunità dei pipistrelli possa fornire indicazioni decisive per prevenire la prossima pandemia globale. “A causa del COVID-19, la predizione e la prevenzione delle epidemie è in cima ai pensieri di ricercatori e opinione pubblica”, ha sottolineato Foley.sciencedaily+3

I ricercatori sottolineano anche il valore della collaborazione trasversale tra discipline: genomisti, virologi, epidemiologi e veterinari lavorano su dati condivisi per anticipare i rischi di spillover zoonotico. La tolleranza virale dei pipistrelli non è solo un fenomeno biologico affascinante: è una finestra aperta su meccanismi che potrebbero ispirare nuove strategie terapeutiche e preventive per l’uomo.unmc+1


Il genere Myotis come modello genomico per lo studio della coevoluzione virus-ospite

Lo studio dei Myotis offre un modello evolutivo per comprendere come i vertebrati possano convivere con agenti patogeni letali. Il genere, con oltre 140 specie distribuite in tutti i continenti eccetto l’Antartide, ospita una diversità virale eccezionale.eurekalert+3

Le analisi genomiche hanno rivelato una stasi kariologica — cioè una stabilità del numero cromosomico — accompagnata da una rapida evoluzione delle regioni immunitarie del genoma. Questa combinazione di conservatività strutturale e plasticità immunologica potrebbe essere una delle chiavi dell’eccezionale successo evolutivo del genere.vazquez+2

Un ulteriore studio pubblicato nel 2024 ha confermato l’abbondante adattamento nei Myotis in risposta ai virus a DNA, con pattern distinti rispetto agli esseri umani. Questa differenza potrebbe spiegare in parte perché i chirotteri siano serbatoi privilegiati di virus zoonotici: il loro sistema immunitario ha imparato a convivere con agenti che il sistema immunitario umano non riesce a gestire senza danni.vazquez+1

La ricerca di Texas A&M apre un capitolo nuovo nella prevenzione delle malattie infettive. L’obiettivo non è più solo quello di eliminare i serbatoi animali delle malattie, ma capire come questi animali abbiano imparato a convivere con i virus nel corso di milioni di anni di evoluzione.vetmed.tamu+1

Ecco le fonti utilizzate per l’articolo, con i relativi link:

  1. ScienceDailyBat ‘nightclubs’ may be the key to solving the next pandemic
    https://www.sciencedaily.com/releases/2024/02/240220143441.htmsciencedaily
  2. EurekAlert!Bat ‘nightclubs’ may be the key to solving the next pandemic
    https://www.eurekalert.org/news-releases/1034952eurekalert
  3. The MicrobiologistBat mating swarms may be the key to solving the next pandemic
    https://www.the-microbiologist.com/news/bat-mating-swarms-may-be-the-key-to-solving-the-next-pandemic/2596.articlethe-microbiologist
  4. UNMC Health SecurityBat ‘Nightclubs’ May Be The Key To Solving The Next Pandemic
    https://www.unmc.edu/healthsecurity/transmission/2024/02/20/bat-nightclubs-may-be-the-key-to-solving-the-next-pandemic/unmc
  5. Texas A&M VetMedBat ‘Nightclubs’ May Be The Key To Solving The Next Pandemic (comunicato ufficiale)
    https://vetmed.tamu.edu/news/press-releases/bat-evolution/vetmed.tamu
  6. Nature World NewsBat Mating Swarms May Hold Clues To Viral Tolerance, Study Suggests
    https://www.natureworldnews.com/articles/60727/20240222/bat-mating-swarms-hold-clues-viral-tolerance-study-suggests.htmnatureworldnews
  7. PubMed / NCBIKaryotypic stasis and swarming influenced the evolution of viral tolerance (abstract dello studio originale su Cell Genomics)
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38237599/pubmed.ncbi.nlm.nih
  8. ScienceDirect / Cell GenomicsPhylogenomic analyses unraveled the evolution of viral tolerance in Myotis (articolo completo)
    https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666979X24000302sciencedirect
  9. Semantic ScholarKaryotypic stasis and swarming influenced the evolution of viral tolerance
    https://www.semanticscholar.org/paper/749650ad84938a6ba7f7888b24854c9cd48baec4semanticscholar
  10. Vazquez Lab / BioarchiveExtensive longevity and DNA virus-driven adaptation in nearctic Myotis
    https://vazquez.bio/publication/vazquez-2024-oh/vazquez

L'articolo I “nightclub” dei pipistrelli: sciami di accoppiamento e prevenzione delle pandemie proviene da Scintilena.

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Dal Cilento alle grotte: torna il Summer Camp Speleo Young

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Dal 5 al 12 luglio 2026 a Morigerati la terza edizione del camp di speleologia per ragazzi dai 12 ai 17 anni organizzato da Tetide APS nel Parco Nazionale del Cilento


Il Summer Camp Speleo Young arriva alla terza edizione

Il 3° Summer Camp Speleo Young si svolgerà dal 5 al 12 luglio 2026 a Morigerati, in provincia di Salerno, all’interno del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. L’iniziativa è promossa da Tetide APS, associazione di promozione sociale con sede a Caselle in Pittari (SA), attiva da anni nella valorizzazione del territorio carsico e nella divulgazione della speleologia. Il camp è rivolto a ragazze e ragazzi tra i 12 e i 17 anni e propone una settimana di formazione pratica e teorica a stretto contatto con l’ambiente naturale.

Il progetto nasce nel 2023 e ha già percorso tre edizioni in crescita. Alla prima edizione parteciparono 11 ragazzi provenienti da Campania, Puglia, Toscana, Abruzzo, Lombardia e persino dalla Spagna. La seconda si tenne nel 2024 sempre nel Cilento, mentre l’edizione 2025 ha visto ampliarsi le attività e i partner coinvolti. Con la terza edizione 2026, Tetide APS consolida un format che unisce avventura e apprendimento in un territorio di grande valore naturalistico.tetide+3


Un programma tra grotte, torrenti e aule

Le attività del Summer Camp Speleo Young sono strutturate su due momenti principali della giornata. La mattina è dedicata alle uscite sul campo: speleologia con esplorazione di grotte, torrentismo lungo i corsi d’acqua del Cilento e escursioni su sentieri naturalistici. Il pomeriggio lascia spazio alla formazione teorica in aula con lezioni su carsismo, cartografia, topografia, orientamento e storia del rapporto tra l’uomo e le grotte.tetide+1

Le attività pratiche si svolgono sempre sotto la guida di speleologi esperti. Il rapporto tra formatori e partecipanti è di almeno uno ogni cinque ragazzi, con presenza garantita 24 ore su 24. Tutta l’attrezzatura necessaria — caschi, mute, imbrachi e materiale tecnico — è fornita dall’organizzazione e inclusa nella quota di partecipazione. È inclusa anche l’assicurazione infortuni. Gli istruttori operano in coordinamento con la Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana.scintilena+2


Speleologia giovanile nel cuore del Parco del Cilento

Il luogo scelto per il camp non è casuale. Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è uno dei territori carsici più significativi d’Italia. Le sue rocce carbonatiche hanno dato origine nel corso dei millenni a grotte, doline, inghiottitoi e risorgenze che caratterizzano il paesaggio in superficie e nel sottosuolo. Il fiume Bussento, con il suo celebre inghiottitoio, è uno degli ambienti più noti del comprensorio e ha già ospitato attività di Tetide APS nelle edizioni precedenti.tetidevulnerabilita-aree-carsiche.txttetide

I territori carsici come il Cilento svolgono una funzione idrologica fondamentale. Le rocce assorbono e immagazzinano le acque meteoriche, restituendole attraverso sorgenti che alimentano fiumi e falde acquifere. Sono però anche sistemi fragili: la struttura fessurata delle rocce favorisce la rapida infiltrazione di sostanze inquinanti, con effetti difficilmente reversibili sugli ecosistemi sotterranei e sulla qualità dell’acqua potabile. Conoscere e rispettare questi ambienti è una delle finalità esplicite del percorso formativo del camp.vulnerabilita-aree-carsiche.txt


Speleologia per ragazzi: benefici che vanno oltre la grotta

La speleologia giovanile non è soltanto avventura. Le ricerche sul tema mostrano come questa disciplina produca benefici rilevanti su più livelli. Sul piano fisico, migliora resistenza, forza, flessibilità e coordinazione motoria. Sul piano cognitivo, sviluppa capacità di problem solving, orientamento spaziale e apprendimento tecnico. Il lavoro di squadra in ambienti difficili costruisce abilità relazionali solide, a partire dalla comunicazione e dalla gestione del rischio condiviso.scintilena+1

La dimensione ambientale è altrettanto centrale. I ragazzi che esplorano direttamente una grotta acquisiscono una consapevolezza concreta della fragilità degli ecosistemi sotterranei, della vulnerabilità delle risorse idriche e del valore del patrimonio naturale. Si tratta di una forma di educazione ambientale che difficilmente si ottiene in aula. Temi come biodiversità, cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile diventano comprensibili attraverso l’esperienza diretta sul territorio.iris.politovulnerabilita-aree-carsiche.txtscintilena


Chi può partecipare e come iscriversi

Il camp è aperto a ragazze e ragazzi dai 12 ai 17 anni. Non è richiesta alcuna esperienza pregressa: le attività sono calibrate per accompagnare i principianti e stimolare chi ha già familiarità con l’ambiente naturale.tetide

Le quote di iscrizione di riferimento — in attesa di quelle ufficiali del 2026 — sono quelle dell’edizione 2025: €350 per la formula in pensione completa con alloggio (Quota A) e €150 per la formula con pranzo al sacco (Quota B). Per fratelli iscritti insieme è previsto uno sconto di €20. È richiesta la tessera associativa Tetide APS, del costo di €10 (o €12,50 con polizza AICS).tetide+1

Gli speleologi esperti che desiderano partecipare come formatori possono contattare l’organizzazione all’indirizzo segreteria@tetide.org.tetide

Per informazioni e iscrizioni:

  • Sito: www.tetide.org
  • Email: info@tetide.org
  • Telefono: +39 329 906 4395 – +39 348 297 4991

Enti e istituzioni a supporto del progetto

Il Summer Camp Speleo Young gode del patrocinio di un’ampia rete istituzionale. Tra i partner figurano il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, la Società Speleologica Italiana (SSI) – ETS, la Federazione Speleologica Campana, l’Associazione Italiana Cultura Sport (AICS) – APS Comitato Provinciale Salerno e le amministrazioni comunali di Morigerati e Caselle in Pittari. Partecipano anche la Cooperativa Sociale Labor Limae e le associazioni L@S APS, Zap! e Transluoghi (Ecomuseo del Bussento Contemporaneo).scintilena+1


In Sintesi

Il 3° Summer Camp Speleo Young 2026 è organizzato da Tetide APS e si terrà dal 5 al 12 luglio 2026 a Morigerati (SA), nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. È rivolto a ragazzi dai 12 ai 17 anni e unisce avventura, scienza e formazione ambientale.

Cosa trovi nella guida

La guida studio copre:

  • Storia del progetto – tre edizioni (2023–2026), con partecipanti arrivati da tutta Italia e anche dalla Spagna
  • Attività previste – speleologia, torrentismo, escursionismo e laboratori didattici
  • Struttura della giornata – mattina pratica, pomeriggio formativo
  • Quote di partecipazione (Quota A €350 / Quota B €150 come riferimento 2025)
  • Sicurezza – 1 esperto ogni 5 partecipanti, materiale incluso, assicurazione
  • Benefici educativi della speleologia per la crescita fisica, cognitiva e ambientale dei giovani
  • Contatti per iscrizioni e per chi vuole partecipare come formatore speleologo: segreteria@tetide.org
  • Glossario dei termini tecnici (carsismo, dolina, acquifero, ecc.)
  • 8 domande di ripasso per verificare la comprensione dei contenuti

Per informazioni e iscrizioni: www.tetide.org | info@tetide.org | tel. 329 906 4395

Summer Camp Speleo Young 2026 – Guida Studio Completa

![Locandina Summer Camp Speleo Young 2026]


Panoramica dell’Evento

Il 3° Summer Camp Speleo Young 2026 è un campo estivo di speleologia e scoperta della natura organizzato da Tetide APS, associazione di promozione sociale con sede a Caselle in Pittari (SA). Si svolgerà dal 5 al 12 luglio 2026 a Morigerati (SA), nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. È rivolto a ragazze e ragazzi tra i 12 e i 17 anni e rappresenta la terza edizione di un progetto formativo ormai consolidato.[1][2]


Chi è Tetide APS?

Tetide APS (Associazione di Promozione Sociale) ha sede in Via Roma 22, 84030 Caselle in Pittari (SA) ed è il motore culturale e organizzativo dietro numerosi progetti legati alla speleologia e alla valorizzazione del territorio carsico del Cilento. L’associazione organizza stage di speleologia, rafting sul Bussento, corsi di canyoning e campi esplorativi, con una forte vocazione educativa verso i giovani. Il Summer Camp Speleo Young è uno dei suoi progetti più noti a livello nazionale, cresciuto dalla prima edizione del 2023 fino alla terza del 2026.[3][2][4][5][6][7]


Storia del Progetto

EdizioneAnnoDateLuogoPartecipanti (fascia età)
1ª edizione202323–29 luglioCaselle in Pittari (SA)12–16 anni[4]
2ª edizione202421–27 luglioCaselle in Pittari (SA)12–16 anni[8]
2ª edizione (bis)20256–12 luglioMorigerati + Caselle in Pittari (SA)12–18 anni[1]
3ª edizione20265–12 luglioMorigerati (SA)12–17 anni[2]

La prima edizione del 2023 ha già visto la partecipazione di 11 ragazzi provenienti da Campania, Puglia, Toscana, Abruzzo, Lombardia e persino dalla Spagna. La crescita progressiva del progetto testimonia il successo di questa iniziativa nel panorama speleologico giovanile italiano.[5]


Enti Patrocinatori e Partner

Il Summer Camp Speleo Young è sostenuto da una rete istituzionale di alto livello:[1][9]

  • Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni
  • Società Speleologica Italiana (SSI) – ETS
  • Federazione Speleologica Campana
  • Associazione Italiana Cultura Sport (AICS) – APS Comitato Provinciale Salerno
  • Amministrazioni Comunali di Morigerati e Caselle in Pittari
  • Cooperativa Sociale Labor Limae
  • Associazioni L@S APS, Zap!, Transluoghi (Ecomuseo del Bussento Contemporaneo)

Attività Previste

Attività all’Aria Aperta

  • Speleologia: esplorazione di grotte e ambienti sotterranei, con utilizzo di attrezzatura professionale (caschi, mute, imbrachi)[9][10]
  • Escursionismo: percorsi su sentieri panoramici e naturalistici nel Parco del Cilento[10]
  • Torrentismo: discesa e navigazione dei corsi d’acqua del territorio, in particolare lungo il fiume Bussento[1][10]

Formazione Teorica in Aula

Durante la prima edizione del 2023, le lezioni teoriche hanno coperto:[5]

  • Carsismo e speleologia (docente dott.ssa Simona Cafaro)
  • Cartografia, orientamento, topografia (docente Vincenzo Martimucci)
  • L’uomo e le grotte (archeologia e storia)

Temi Trasversali

  • Conoscenza e tutela del territorio carsico
  • Scoperta del patrimonio naturalistico del Cilento
  • Coscienza ambientale e difesa degli ecosistemi
  • Riflessioni sull’impatto antropico sull’ambiente
  • Educazione al rispetto e alla sostenibilità[10]

Struttura della Giornata Tipo

Ogni giornata è articolata su due momenti principali:[9]

  1. Mattina: attività pratiche sul campo (grotte, torrenti, sentieri)
  2. Pomeriggio: approfondimenti didattici, laboratori tematici e incontri formativi

Quote di Partecipazione (Riferimento Edizione 2025)

Le quote ufficiali del 2026 non sono ancora state pubblicate. A titolo indicativo, le quote dell’edizione 2025 sono state:[1][10]

TipologiaCostoCosa include
Quota A€350,00Pensione completa, alloggio, attrezzature, assicurazione, spostamenti, attività
Quota B€150,00Pranzo al sacco, attività, attrezzature, assicurazione, spostamenti
Sconto fratelli–€20,00Sconto complessivo per fratelli iscritti insieme

È richiesta anche la tessera associativa Tetide APS, il cui costo per il 2026 è di €10 (o €12,50 con polizza assicurativa AICS).[11]


Sicurezza e Standard Formativi

La sicurezza dei partecipanti è garantita da un elevato standard operativo:[8][9]

  • Rapporto minimo 1 esperto ogni 5 partecipanti
  • Presenza 24 ore su 24 di esperti speleologi
  • Tutto il materiale è fornito: caschi, mute, attrezzature per speleologia e torrentismo
  • Assicurazione infortuni inclusa nella quota
  • Attività svolte con il supporto di istruttori della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della SSI[5]

Il Territorio: Parco Nazionale del Cilento

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è uno degli ambienti naturali più ricchi d’Italia, caratterizzato da fenomeni carsici di grande rilevanza. Il territorio presenta grotte naturali, doline, inghiottitoi e sorgenti carsiche tipiche delle rocce carbonatiche, oltre alla celebre Grotta di Castelcivita e all’Inghiottitoio del Bussento. I territori carsici come il Cilento ospitano ecosistemi sotterranei unici, con specie endemiche che dipendono dalla qualità delle acque e dalla stabilità degli ambienti ipogei.[12][2]


Perché Partecipare: i Benefici della Speleologia per i Giovani

La speleologia è una disciplina che offre numerosi vantaggi per lo sviluppo fisico, cognitivo e sociale dei ragazzi:[13][14]

Benefici Fisici

  • Miglioramento di resistenza, forza e flessibilità attraverso l’attività su terreni accidentati[13]
  • Sviluppo della coordinazione motoria in ambienti tridimensionali e complessi

Benefici Cognitivi e Tecnici

  • Apprendimento di cartografia, topografia e orientamento[10]
  • Acquisizione di tecniche specifiche come la progressione su corda e la gestione dell’attrezzatura[13]
  • Sviluppo del pensiero critico e della capacità di problem solving

Benefici Sociali

  • Potenziamento delle abilità di lavoro in squadra, comunicazione e leadership[13]
  • Costruzione di reti relazionali con coetanei provenienti da tutta Italia e dall’estero[5]

Benefici Ambientali e Formativi

  • Aumento della consapevolezza ambientale e dell’etica della conservazione[13][14]
  • Comprensione della fragilità degli ecosistemi carsici: le grotte ospitano specie endemiche che dipendono dalla qualità dell’acqua e dall’assenza di inquinamento[12]
  • Capacità di comprendere temi come cambiamenti climatici, biodiversità e sviluppo sostenibile attraverso l’esperienza diretta[14]

Per chi è Pensato: i Destinatari

Ragazzi e Ragazze (12–17 anni)

Un’occasione unica per scoprire la natura in modo autentico, fare nuove amicizie e imparare discipline tecnico-scientifiche in un contesto avventuroso e sicuro.[10]

Genitori

Il camp offre un contesto formativo, sicuro e stimolante, con esperti sempre presenti, attrezzatura professionale inclusa e un programma che coniuga avventura e crescita personale.[1][9]

Insegnanti

Il Summer Camp Speleo Young rappresenta un perfetto prolungamento del curricolo scolastico nelle discipline di scienze naturali, geologia, ecologia, geografia fisica e educazione civica. Le lezioni teoriche in aula e le uscite sul campo coprono temi legati a:[10][5]

  • Carsismo e idrogeologia
  • Biodiversità e tutela degli ecosistemi
  • Cartografia e orientamento
  • Impatto antropico sull’ambiente

Speleologi Esperti – Formatori

Tetide APS cerca speleologi qualificati per partecipare come formatori e istruttori nelle attività pratiche. Il contatto è: segreteria@tetide.org.[6][11]


Come Iscriversi

CanaleDettaglio
Sito webwww.tetide.org
Emailinfo@tetide.org
Per formatorisegreteria@tetide.org
Telefono+39 329 906 4395 – +39 348 297 4991

Le iscrizioni al camp si effettuano tramite il sito ufficiale Tetide. La tessera associativa è obbligatoria per partecipare alle attività.[2][11]


Connessione con il Territorio Carsico del Cilento

Capire il carsismo è fondamentale per valorizzare la propria esperienza al camp. I territori carsici come il Cilento:[12]

  • Sono formati da rocce carbonatiche (calcari e dolomie) che si dissolvono per azione dell’acqua
  • Presentano grotte, doline, inghiottitoi, risorgenze come elementi geomorfologici tipici
  • Ospitano acquiferi carsici che alimentano sorgenti e fiumi e sono la principale risorsa idrica per le comunità locali
  • Sono ecosistemi altamente vulnerabili all’inquinamento perché gli agenti contaminanti si diffondono rapidamente senza filtrazione naturale

La partecipazione al Summer Camp Speleo Young non è solo avventura: è un percorso di cittadinanza attiva per imparare a prendersi cura di un patrimonio naturale fragile e insostituibile.[13][14][12]


Domande di Ripasso

  1. In quale Parco Nazionale si svolge il Summer Camp Speleo Young 2026?
  2. Quali sono le tre attività principali del campo?
  3. Qual è il rapporto minimo tra esperti e partecipanti previsto per la sicurezza?
  4. Quali temi scientifici vengono trattati durante le lezioni teoriche in aula?
  5. Perché i territori carsici sono particolarmente vulnerabili all’inquinamento?
  6. Quali enti patrocinano il Summer Camp Speleo Young?
  7. Come si contatta Tetide APS per partecipare come formatore?
  8. Quali sono le differenze tra la Quota A e la Quota B di iscrizione?

Glossario dei Termini Chiave

TermineDefinizione
SpeleologiaScienza e sport che studia ed esplora le grotte e gli ambienti sotterranei[13]
CarsismoInsieme di fenomeni geologici causati dalla dissoluzione di rocce carbonatiche da parte dell’acqua[12]
DolinaDepressione circolare o ellittica nel terreno tipica dei territori carsici[12]
InghiottitoioApertura nel suolo attraverso cui l’acqua superficiale scompare nel sottosuolo[12]
TorrentismoDiscesa sportiva di corsi d’acqua torrentizi, spesso in ambienti carsici[10]
Acquifero carsicoFalda acquifera contenuta in rocce carsificate, fonte di approvvigionamento idrico[12]
Ecosistema ipogeoL’insieme delle specie animali e vegetali che vivono nelle grotte e nel sottosuolo[12]
Topografia speleologicaTecnica di rilievo e mappatura delle cavità sotterranee[10]

Fonti consultate

L'articolo Dal Cilento alle grotte: torna il Summer Camp Speleo Young proviene da Scintilena.

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Tetide APS lancia il 3° Summer Camp Speleo Young 2026: vivi la natura, esplora e cresci

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Torna dal 5 al 12 luglio 2026 a Morigerati (SA) il Summer Camp Speleo Young, rivolto a ragazzi e ragazze dai 12 ai 17 anni

Dal 5 al 12 luglio 2026, nel suggestivo scenario di Morigerati (SA), nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, torna il Summer Camp Speleo Young, giunto alla sua terza edizione e promosso da Tetide APS.

un bellissimo messaggio inclusivo:

Hai tra i 12 e 17 anni? 
Partecipa al Summer Camp Speleo young 2026

Sei genitore di una ragazza o un ragazzo tra i 12 e 17 anni? 
Iscrivila/o al Summer Camp Speleo young 2026

Sei un insegnante? 
Invita i tuoi alunni a partecipare al Summer Camp Speleo young 2026

Sei uno speleologo? 
Contattaci su segreteria@tetide.org  per partecipare come formatore al Summer Camp Speleo young 2026

Il campo estivo è rivolto a ragazzi e ragazze dai 12 ai 17 anni e rappresenta un’opportunità unica per vivere un’esperienza immersiva nella natura, all’insegna dell’avventura, della scoperta e della crescita personale.

Esperienza che fanno crescere (bene) tra grotte, fiumi e sentieri, anche grazie a una rete di collaborazioni sul territorio

Il programma propone attività coinvolgenti pensate per avvicinare i giovani al patrimonio naturalistico del territorio cilentano:

  • esplorazioni speleologiche in grotte e ambienti sotterranei
  • escursioni lungo sentieri naturalistici
  • attività di torrentismo e esperienze fluviali
  • laboratori e incontri formativi dedicati alla tutela degli ecosistemi

Attraverso queste esperienze, i partecipanti avranno modo di sviluppare spirito di gruppo, autonomia e consapevolezza ambientale, imparando a conoscere e rispettare la natura in modo diretto e coinvolgente.

Il progetto è realizzato da Tetide APS con il supporto delle Amministrazioni Comunali di Morigerati e Caselle in Pittari, in collaborazione con L@S APS, Associazione Zap!, Transluoghi – Ecomuseo del Bussento Contemporaneo e la Cooperativa Sociale Labor Limae.

L’iniziativa gode inoltre del patrocinio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, della Società Speleologica Italiana ETS, della Federazione Speleologica Campana e dell’Associazione Italiana Cultura Sport – APS Comitato Provinciale Salerno.

Quote di partecipazione

Sono previste due modalità di partecipazione:

  • Quota A – € 350,00: pensione completa, alloggio, attività, attrezzature, assicurazione e spostamenti inclusi
  • Quota B – € 150,00: attività, attrezzature, assicurazione, spostamenti e pranzo al sacco

È previsto uno sconto di € 20,00 per fratelli.
La tessera associativa Tetide (€ 10,00 per i non soci) e le spese personali non sono incluse.

Informazioni e iscrizioni

Per partecipare o richiedere maggiori informazioni: mail: info@tetide.orgtel 3299064395 – 3482974991

L'articolo Tetide APS lancia il 3° Summer Camp Speleo Young 2026: vivi la natura, esplora e cresci proviene da Scintilena.

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