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Sotto l’Appennino Abruzzese, la Crosta si Sdoppia: la Tomografia Svela una Struttura Nascosta

Apríl 26th 2026 at 09:00

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Una nuova ricerca pubblica la prima immagine tomografica del raddoppio crostale al fronte del Sistema a Thrust Esterno abruzzese, con implicazioni per la valutazione della pericolosità sismica dell’Italia centrale

Lo studio analizzato è “First Tomographic Imaging of Mid-Crustal Doubling at the Abruzzi Outer Thrust Front, Central-Southern Italy” (de Nardis et al., Solid Earth, aprile 2026). Si tratta di una ricerca di primo piano che presenta la prima immagine tomografica del raddoppio crostale lungo il fronte del Sistema a Thrust Esterno dell’Appennino centro-meridionale.


Una “TAC” della Crosta Profonda dell’Appennino

La tomografia sismica ha svelato per la prima volta una struttura profonda nascosta sotto l’Appennino centro-meridionale italiano. Lo studio, pubblicato il 20 aprile 2026 sulla rivista scientifica Solid Earth (EGU/Copernicus), è firmato da Rita de Nardis, Donato Talone, Luca De Siena, Maria Adelaide Romano, Francesco Brozzetti e Giusy Lavecchia.copernicus

La ricerca riguarda il cosiddetto Arco Thrust Basale Abruzzese (ATBA), una struttura tettonica compressiva che si estende per circa 170 km nella zona di transizione tra Appennino Centrale e Meridionale, raggiungendo profondità fino a 24 chilometri. Fino a oggi, la sua geometria profonda era sostanzialmente sconosciuta.


La Tomografia Sismica Locale: i Dati

Il gruppo di ricerca ha condotto una tomografia a tempi di percorso utilizzando l’algoritmo FMTOMO, capace di risolvere l’equazione eikonale in mezzi geologicamente eterogenei. L’analisi si basa su un dataset di 42.176 tempi di arrivo di onde P e 29.045 di onde S, estratti da 5.712 terremoti registrati tra gennaio 2009 e dicembre 2020 da 37 stazioni della Rete Sismica Nazionale.

Il modello tomografico raggiunge una riduzione del RMS e della covarianza rispettivamente del 73% e del 93% per le onde P, e del 65% e dell’88% per le onde S. La risoluzione spaziale minima raggiunta è di circa 15 chilometri, con valori localmente inferiori nei livelli più superficiali.


Il Raddoppio Crostale: il Risultato Più Significativo

Il dato più rilevante emerso dai modelli tomografici è un’ampia inversione di velocità sismica tra i 14 e i 24 km di profondità, nella zona compresa tra latitudine 41.3–41.8° N e longitudine 14.3–15.0° E. In questa zona, uno strato a velocità inferiore (6.0–6.6 km/s) si trova al di sotto di uno strato a velocità superiore (6.6–7.0 km/s): una configurazione caratteristica del raddoppio crostale.

Questa struttura è interpretata come un sistema di sovrascorrimento a metà crosta, dove pacchetti di unità cristalline e mesozoiche si sovrappongono a unità più profonde probabilmente composte da evaporiti triassiche e formazioni del Verrucano. Un corpo ad alta velocità analogo era già stato osservato leggermente a nord da Chiarabba et al. (2010), ma senza la risoluzione necessaria per identificare lo strato sottostante a bassa velocità. I due modelli sono considerati compatibili.


L’Arco Thrust Basale Abruzzese: Geometria e Segmentazione

Integrando la tomografia con dati geologici, profili sismici a riflessione, sezioni bilanciate e pozzi profondi, il gruppo di ricerca ha costruito un modello tridimensionale dell’ATBA. La struttura è suddivisa in tre archi di quarto ordine: Abruzzo Citeriore (segmento settentrionale), Frentani (centrale) e Daunia (meridionale).

Il sovrascorrimento basale immerge verso ovest con un angolo medio di circa 22° e raggiunge i 24 km di profondità. Il sistema comprende sia sovrascorrimenti affioranti nei contrafforti appenninici, sia strutture sepolte inferite dall’analisi geomorfologica del reticolo idrografico e del rilievo topografico.


Tre Domini Sismogenetici a Confronto

L’area di studio ospita tre domini sismotectonici distinti che si affiancano da ovest a est. Il dominio estensionale appenninico, con faglie normali NW-SE attive a profondità 0–14 km, ha prodotto storicamente grandi terremoti come quello dell’Aquila del 2009 (Mw 6.3) e di Norcia del 2016 (Mw 6.5). Il dominio contrattivo dell’ATBA ha mostrato solo attività microsismica minore (ML max 3.8 nel 2009) nel periodo strumentale. Il dominio trascorrente dell’avampaese adriatico, con faglie destre E-W tra 10 e 20 km di profondità, ha invece generato sequenze come San Giuliano di Puglia 2002 (Mw 5.7) e Montecilfone 2018 (Mw 5.1).ingvterremoti

Lo studio documenta come l’ATBA abbia agito come barriera strutturale durante la sequenza del 2002, impedendo la propagazione verso l’alto della rottura sismica dal dominio trascorrente sottostante.


Faglia Attiva o Struttura Inattiva? Il Dibattito è Aperto

La quiescenza sismica dell’ATBA nel periodo strumentale ha portato alcuni ricercatori a classificarlo come struttura inattiva. Lo studio non condivide questa conclusione definitiva. Diverse linee di evidenza indicano che il potenziale sismogenetico non può essere escluso.

Tra queste: evidenze morfotectoniche di sollevamento e accorciamento attivi nel Pleistocene medio nel segmento settentrionale; terremoti storici distruttivi il cui collegamento con l’ATBA rimane aperto, come quello del 1706 (Mw ~6.8) nella zona della Maiella e quello del 5 dicembre 1456 (Mw 7.2); e l’affinità strutturale con altri archi del STE padano-adriatico, come l’Arco Emiliano, che nel 2012 ha prodotto un terremoto di Mw 6.0 dopo un lungo silenzio. Il basso tasso di convergenza GPS (1–3 mm yr?¹) è compatibile con lunghi intervalli di ricorrenza sismica, non con l’assenza di attività.


Il Dibattito Thin-Skinned vs. Thick-Skinned

Il lavoro contribuisce a un dibattito di lungo corso sulla struttura profonda dell’Appennino. I modelli cosiddetti “thin-skinned” confinano la deformazione alla sola copertura sedimentaria, sopra una zona di scollamento, e prevedono accorciamenti molto elevati. I modelli “thick-skinned” coinvolgono invece anche il basamento cristallino e prevedono accorciamenti più contenuti.d-nb+1

La prima immagine tomografica del raddoppio crostale sotto l’Arco Abruzzese — una struttura che penetra fino a 24 km — fornisce l’evidenza geofisica diretta di una tettonica thick-skinned nell’ultima fase compressiva (Pliocene superiore–Quaternario) di questo settore. Si tratta di un tassello importante per la costruzione di modelli tettonici più affidabili in questa zona di transizione.copernicus


Implicazioni per la Pericolosità Sismica

I ricercatori sottolineano che il modello 3D dell’ATBA rappresenta una base per future valutazioni di pericolosità sismica nell’Italia centrale. La comprensione della geometria profonda delle strutture compressive del STE, spesso sepolte e difficilmente accessibili con tecniche paleosismologiche o geodetiche, è essenziale per stimare il potenziale di magnitudo massima e gli intervalli di ricorrenza dei terremoti in una delle aree più densamente popolate d’Europa.copernicus

Lo studio è stato condotto da ricercatori dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e dell’Università di Aberdeen, con dati della Rete Sismica Nazionale (INGV).copernicus


Lo studio analizzato è “First Tomographic Imaging of Mid-Crustal Doubling at the Abruzzi Outer Thrust Front, Central-Southern Italy” (de Nardis et al., Solid Earth, aprile 2026). Si tratta di una ricerca di primo piano che presenta la prima immagine tomografica del raddoppio crostale lungo il fronte del Sistema a Thrust Esterno dell’Appennino centro-meridionale.

La guida di studio copre:

  • Contesto geologico — i tre domini tettonici coesistenti (estensionale, contrattivo, trascorrente) e la gerarchia degli archi del STE italiano
  • Metodologia — come funziona FMTOMO, i dati sismici usati (42.176 onde P + 29.045 onde S), la costruzione del modello 3D
  • Risultati chiave — il raddoppio crostale a 14–24 km, la geometria dell’Arco Thrust Basale Abruzzese (~170 km, tre sotto-archi), le anomalie di velocità
  • Il dibattito thin-skinned vs. thick-skinned e come i nuovi dati contribuiscono a risolverlo
  • Implicazioni per la pericolosità sismica — attività vs. inattività strutturale, analogie con l’Emilia 2012
  • Glossario10 domande di autovalutazione con risposta multipla e risposta estesa, 5 flashcard concettuali, e le formule fisiche chiave della tomografia

Prima Imaging Tomografica del Raddoppio Crostale al Fronte Thrust dell’Arco Abruzzese (Italia Centro-Meridionale)

Studio di riferimento: de Nardis R., Talone D., De Siena L., Romano M.A., Brozzetti F., Lavecchia G. — Solid Earth, 17, 665–687, 2026[1]


Executive Summary

Uno studio pubblicato il 20 aprile 2026 sulla rivista Solid Earth (Copernicus/EGU) presenta per la prima volta un’immagine tomografica del raddoppio crostale alla profondità di 14–24 km lungo il fronte del Sistema a Thrust Esterno (STE) dell’Arco Abruzzese, nell’Appennino centro-meridionale italiano. La ricerca integra tomografia sismica locale, meccanismi focali, dati geologici e geofisici per costruire un modello 3D concettuale dell’Arco Thrust Basale Abruzzese (ATBA), una struttura arcuata convessa verso est lunga ~170 km che raggiunge profondità di ~24 km. I risultati hanno implicazioni significative per la valutazione della pericolosità sismica nell’Italia centrale.[2][3][1]


1. Contesto Geologico e Tettonico

1.1 Il Sistema a Thrust Esterno (STE) d’Italia

Il Sistema a Thrust Esterno (STE) dell’Italia si è sviluppato nel Pliocene superiore–Quaternario al fronte della catena Appenninico-Maghrebide e si estende per circa 2500 km. Along il suo tracciato si distinguono due archi di secondo ordine convessi verso l’esterno: l’Arco Padano–Adriatico a nord e l’Arco Ionico–Siculo a sud. L’Arco Padano–Adriatico comprende cinque archi di terzo ordine (Monferrato, Emilia, Ferrara, Adriatico e Abruzzese).

Il tasso di convergenza GPS lungo lo STE è stimato in 1–3 mm yr?¹, e i dati di breakout di pozzo e meccanismi focali evidenziano una zona contrattiva attiva con assi-P sub-orizzontali orientati circa SSW-NNE lungo l’Arco Padano e WSW-ENE lungo l’Arco Adriatico. L’intero settore contrattivo mostra bassa sismicità di fondo, con terremoti storici e strumentali che raramente superano Mw 6.0.

1.2 L’Arco Thrust Basale Abruzzese (ATBA)

L’ATBA si colloca nella zona di transizione tra Appennino Centrale e Meridionale, a sud dell’Arco Adriatico. La struttura comprende sovrascorrimenti vergenti a est sia affioranti che sepolti, sviluppatisi nel Pliocene superiore–Pleistocene inferiore e che coinvolgono la piattaforma carbonatica dell’avampaese Apulo.

Il dominio compressivo è delimitato a ovest dalla provincia sismotettonica estensionale appenninica — caratterizzata da faglie normali NNW-SSE e WNW-ESE del Pliocene superiore–Quaternario — e a est dalla provincia trascorrente dell’avampaese, composta da strutture E-W con cinematica destra che affiorano nell’area del Gargano.

1.3 Inquadramento dei Tre Domini Sismogenetici

DominioStile tettonicoProfondità sismogenicaEsempi di terremoti
Estensionale (Appennino)Faglie normali NW-SE0–12 kmL’Aquila 2009 (Mw 6.3)[4], Amatrice–Norcia 2016 (Mw 6.5)[5]
Contrattivo (STE Abruzzese)Sovrascorrimenti verso E8–25 km1706 Maiella (Mw ~6.8)[6], attività comprativa 2009 (ML 3.8)
Trascorrente (Avampaese Adriatico)Faglie destre E-W10–20 kmSan Giuliano 2002 (Mw 5.7), Montecilfone 2018 (Mw 5.1)

2. Metodologie Applicate

2.1 Tomografia a Tempi di Percorso (Travel-Time Tomography)

La tomografia sismica locale è eseguita con l’algoritmo FMTOMO (Fast-Marching Tomography), che risolve l’equazione eikonale mediante il metodo Fast-Marching per calcolare i tempi di primo arrivo in mezzi eterogenei. La procedura iterativa e linearizzata minimizza i residui dei tempi di percorso tramite inversione nel sottospazio con vincoli di smorzamento (damping = 25) e smoothing (= 5).

Dataset utilizzato:

  • 42.176 tempi di arrivo delle onde P e 29.045 delle onde S[2][1]
  • 5.712 terremoti con 0,2 ? ML ? 5,5, periodo gennaio 2009 – dicembre 2020
  • 37 stazioni della Rete Sismica Nazionale Italiana
  • Riduzione RMS e covarianza: ~73% e ~93% per Vp; ~65% e ~88% per Vs

Risoluzione: la dimensione minima dell’anomalia risolvibile è ~15 km, con valori localmente più piccoli (~10 km) alle profondità superficiali.

2.2 Soluzioni di Meccanismo Focale

Sono stati calcolati sette nuovi meccanismi focali (ML 2.4–3.8) tramite inversione delle polarità P con il codice FPFIT. I dati provengono da una rete sismica temporanea installata nel 2009–2011, integrata con le forme d’onda della Rete Sismica Nazionale.

2.3 Costruzione del Modello 3D

Il modello tridimensionale dell’ATBA è costruito in quattro fasi principali:

  1. Cartografia geologica delle strutture affioranti e sepolte in GIS
  2. Estrusione 3D superficiale (0–5 km) delle tracce dei thrust mediante MOVE Suite
  3. Costruzione di sezioni trasversali (spaziatura 9 km, orientazioni N10°, N40°, N60°E) attraverso il modello tomografico
  4. Interpolazione 3D con triangolazione di Delaunay fino a ~24 km di profondità

3. Risultati Principali

3.1 Il Raddoppio Crostale a Metà Crosta

Il risultato più significativo è un’ampia inversione di velocità a profondità comprese tra ~14 e 24 km, localizzata nell’area delimitata da latitudine 41.3–41.8° e longitudine 14.3–15.0°. Questa anomalia delinea una zona di raddoppio ben sviluppata: uno strato a bassa velocità (6.0–6.6 km/s) al di sotto di uno strato ad alta velocità (6.6–7.0 km/s).

Questa configurazione è coerente con un sistema di sovrascorrimento a metà crosta in cui un pacchetto di unità cristalline e mesozoiche si sovrappone a un basamento più profondo a bassa velocità, probabilmente composto da evaporiti triassiche e formazioni del Verrucano. Un corpo ad alta velocità analogo è documentato leggermente a nord da Chiarabba et al. (2010), interpretato come imbrication thrust a metà crosta che coinvolge litologie dolomitiche.

3.2 Geometria dell’Arco Thrust Basale Abruzzese

La superficie non planare dell’ATBA ricostruita si estende per ~170 km lungo la direzione di scorrimento con un angolo di immersione medio di ~22° e raggiunge profondità fino a 24 km. Lungo l’andamento, l’ATBA è suddiviso in tre archi di quarto ordine di 40–50 km ciascuno:[1]

  • Abruzzo Citeriore (segmento settentrionale)
  • Frentani (segmento centrale)
  • Daunia (segmento meridionale)

Il sistema comprende due allineamenti strutturali principali: uno interno nei contrafforti appenninici con sovrascorrimenti affioranti del Pliocene superiore–Pleistocene inferiore, e uno esterno in gran parte sepolto inferito dall’analisi del rilievo topografico e del reticolo idrografico.

3.3 Anomalie di Velocità nell’Alta Crosta

Nella crosta superiore (0–8 km) sono state identificate anomalie a bassa velocità (Vp <5 km/s, Vs <3 km/s) sia nel dominio estensionale intra-appenninico (anomalie n. 1–2) che nel tetto sospeso dell’ATBA sepolto (anomalie n. 3–7):

  • Anomalie 1–2: correlate con i bacini quaternari intra-montani del dominio estensionale (es. bacini del Fucino e di Sulmona)
  • Anomalie 3–4: associate a facies costiere e depositi fluviali della zona peri-adriatica
  • Anomalie 5–7: correlate con unità sabbiose e argillose di età Miocenica–Pleistocenica

Le anomalie 5 e 6 si sovrappongono a una grande anomalia magnetica positiva la cui origine è dibattuta; lo studio favorisce l’ipotesi di una sorgente magnetica più profonda, poiché le anomalie tomografiche sono confinate nei primi 10 km.

3.4 Sismicità Strumentale e Meccanismi Focali

Durante il periodo strumentale 1981–2018, il dominio contrattivo dell’ATBA appare essenzialmente asismico a eccezione di attività comprativa minore (ML max 3.8) documentata nel 2009 a profondità 8–18 km. La sequenza del 2009 è concentrata lungo una struttura antitetica (back-thrust) dell’ATBA nel segmento Abruzzo Citeriore, con ipocentri ed assi-P che ruotano da SW-NE a E-W verso sud.

I terremoti di San Giuliano 2002 (Mw 5.7) e Montecilfone 2018 (Mw 5.1) appartengono invece al dominio trascorrente dell’avampaese e sono associati a faglie sub-verticali trending E-W con cinematica destra, localizzate nel blocco inferiore dell’ATBA a profondità 10–20 km. L’ATBA sembra aver agito come barriera strutturale impedendo la propagazione verso l’alto della rottura sismica del 2002.


4. Il Dibattito Tettonica Thin-Skinned vs. Thick-Skinned

4.1 Le Due Interpretazioni

Il dibattito sulla struttura profonda degli Appennini contrapponente modelli thin-skinned (deformazione confinata alla copertura sedimentaria sopra una zona di scollamento) e thick-skinned (deformazione che coinvolge anche il basamento cristallino) è rimasto irrisolto per decenni.[7][8]

I modelli thin-skinned predicono accorciamenti molto elevati (es. 172 km lungo alcune sezioni), mentre i modelli thick-skinned suggeriscono accorciamenti molto inferiori (37 km) attraverso piegamento aperto della piattaforma carbonatica e riattivazione di faglie estensionali preesistenti. Butler et al. (2004) e Mazzoli et al. (2000) propongono un modello misto con variabilità spazio-temporale dello stile di deformazione.[7]

4.2 Come il Nuovo Studio Risolve il Dibattito

Le immagini tomografiche dell’inversione di velocità a metà crosta — coerenti con un sovrascorrimento basale che penetra fino a 24 km — forniscono la prima evidenza geofisica diretta di una tettonica thick-skinned nell’ultima fase compressiva (Pliocene superiore–Quaternario) dell’Arco Abruzzese. La geometria e la dimensione dell’ATBA corrispondono bene a quelle degli archi di terzo ordine del sistema Padano-Adriatico, come l’Arco di Monferrato, l’Arco Emiliano e l’Arco Ferrarese.[1]


5. Attività vs. Inattività dell’ATBA

5.1 La Questione Aperta

La quiescenza sismica dell’ATBA nel periodo strumentale solleva una domanda fondamentale: la struttura è inattiva o è una faglia bloccata con potenziale sismogenetico? Studi recenti (Lanari et al., 2023) la considerano inattiva sulla base di analisi integrate di processi superficiali e profondi.[1]

5.2 Argomenti Favorevoli alla Potenziale Attività

Il nuovo studio non esclude la possibilità di attività futura, presentando diverse linee di evidenza:

  • Sismicità strumentale minore (ML max 3.8 nel 2009) nel segmento Abruzzo Citeriore
  • Evidenze morfotectoniche (analisi topografica e del reticolo idrografico) di sollevamento e accorciamento attivi almeno nel Pleistocene medio, nel segmento Abruzzo Citeriore settentrionale
  • Terremoti storici distruttivi il cui collegamento con l’ATBA non può essere escluso: 1706 (Mw 6.8), 1933 (Mw 6.0), 5 dicembre 1456 (Mw 7.2)[6]
  • Affinità strutturale con altri archi del STE Padano-Adriatico (es. terremoto Emilia 2012, Mw 6.0) che hanno prodotto eventi inaspettati dopo lungo silenzio sismico

6. Implicazioni per la Pericolosità Sismica

6.1 Un Sistema di Faglie Stratificato

Il modello 3D svela una configurazione tettonica complessa in cui le faglie trascorrenti dell’avampaese adriatico rimangono confinate al di sotto del sovrascorrimento basale a basso angolo che ne impedisce la propagazione verso la superficie. Questa struttura stratificata è stata riconosciuta in diversi settori dello STE italiano, incluso quello settentrionale, l’Appennino centrale e meridionale e la Sicilia.

6.2 Valutazione del Potenziale Sismogenetico

Il lento tasso di deformazione (~1–3 mm yr?¹ da GPS) e la possibilità di lunghi intervalli di ricorrenza non escludono futuri eventi sismici di grande magnitudo. La struttura si affilia a sistemi analoghi (Arco Emiliano, Ferrarese) che hanno prodotto sequenze sismiche significative, e alcuni terremoti storici devastanti — come il 1706 (Mw ~6.8) nella Maiella — potrebbero essere associati all’ATBA o ai suoi back-thrust.[6]

6.3 Verso Nuovi Modelli di Pericolosità

I risultati costituiscono un nuovo framework per future investigazioni sul potenziale sismico dello STE italiano e per una nuova generazione di modelli 3D di pericolosità sismica applicabili a domini sismotectonici complessi.


7. Glossario dei Termini Chiave

TermineDefinizione
STE (Sistema a Thrust Esterno)Catena di sovrascorrimenti del fronte appenninico, sviluppatasi nel Pliocene sup.–Quaternario[9]
Sovrascorrimento basale (basal thrust)Struttura tettonica compressiva che separa il blocco superiore (hanging wall) da quello inferiore (footwall)
Raddoppio crostaleDuplicazione della crosta per impilamento tettonico; produce inversione di velocità sismica in tomografia
Thick-skinnedStile tettonico in cui la deformazione coinvolge anche il basamento cristallino[7][8]
Thin-skinnedStile tettonico in cui la deformazione è confinata alla copertura sedimentaria sopra uno scollamento[7]
FMTOMOAlgoritmo di tomografia a tempi di percorso basato sul metodo Fast-Marching; risolve l’equazione eikonale
Vp/VsRapporto tra velocità dell’onda P e dell’onda S; indicatore della litologia e del contenuto di fluidi[10]
Checkerboard testTest sintetico per valutare la risoluzione e l’affidabilità di un modello tomografico
Meccanismo focaleSoluzione che descrive la geometria e la cinematica di una faglia da un terremoto; determina se trattasi di compressione, estensione o trascorrenza
Back-thrustSovrascorrimento antitetico rispetto al thrust principale, con vergenza opposta

8. Domande di Studio e Autovalutazione

Domande a Risposta Breve

  1. Qual è il principale risultato della tomografia sismica presentata in questo studio?
  2. Quante onde P e S sono state invertite nel modello tomografico? Qual è il periodo temporale coperto?
  3. Quali tre province sismogenetiche coesistono nell’area di studio?
  4. Cosa si intende per “raddoppio crostale” e con quali valori di Vp si manifesta?
  5. In quanti archi di quarto ordine si articola l’ATBA e quali sono i loro nomi?

Domande a Risposta Estesa

  1. Spiega il dibattito tra tettonica thin-skinned e thick-skinned nell’Appennino e come i nuovi dati tomografici contribuiscono a risolverlo.
  2. Perché la sismicità strumentale assente non esclude necessariamente il potenziale sismogenetico dell’ATBA? Porta esempi di strutture analoghe nel STE italiano.
  3. Descrivi la metodologia FMTOMO: come funziona l’algoritmo Fast-Marching e quali parametri ottimali sono stati scelti per questo studio?
  4. Qual è il ruolo dell’ATBA come barriera meccanica rispetto alle faglie trascorrenti dell’avampaese? Cita l’esempio della sequenza del 2002.
  5. Quali terremoti storici potrebbero essere associati all’ATBA o ai suoi back-thrust? Discuti l’incertezza interpretativa.

Domande a Scelta Multipla

D1. La profondità massima raggiunta dall’ATBA nel modello 3D è:

  • a) ~12 km
  • b) ~18 km
  • c) ~24 km ?
  • d) ~30 km

D2. Il tasso di convergenza GPS lungo lo STE italiano è di:

  • a) 0,1–0,5 mm yr?¹
  • b) 1–3 mm yr?¹ ?
  • c) 5–10 mm yr?¹
  • d) >15 mm yr?¹

D3. L’algoritmo tomografico usato è:

  • a) SimulPS
  • b) VELEST
  • c) FMTOMO ?
  • d) TomoDD

D4. Quale terremoto ha attivato faglie del dominio trascorrente nel footwall dell’ATBA nel 2002?

  • a) L’Aquila (Mw 6.3)
  • b) San Giuliano di Puglia (Mw 5.7) ?
  • c) Norcia (Mw 6.5)
  • d) Sulmona (Mw 5.2)

D5. L’inversione di velocità tomografica a metà crosta mostra uno strato a bassa velocità (6.0–6.6 km/s) sottostante a uno ad alta velocità (6.6–7.0 km/s). Questo è interpretato come:

  • a) Presenza di fluidi in pressione
  • b) Raddoppio crostale per sovrascorrimento ?
  • c) Anomalia termica locale
  • d) Cambio di composizione della crosta oceanica

9. Flashcard Concettuali

Flashcard 1

  • Fronte: Cos’è l’Outer Thrust System (OTS) / STE d’Italia?
  • Retro: Catena di sovrascorrimenti del fronte della catena Appenninico-Maghrebide, sviluppata nel Pliocene superiore–Quaternario, lunga ~2500 km, con due archi principali: Padano–Adriatico a nord e Ionico–Siculo a sud.

Flashcard 2

  • Fronte: Cosa rivela un’inversione di velocità Vp a metà crosta nella tomografia sismica?
  • Retro: Un strato a velocità inferiore sottostante a uno a velocità superiore indica un raddoppio crostale: unità crostali più rigide (alta Vp) sovrascorrono unità più morbide (bassa Vp, come evaporiti triassiche).

Flashcard 3

  • Fronte: Qual è la differenza tra tettonica thin-skinned e thick-skinned?
  • Retro: Thin-skinned = deformazione confinata alla copertura sedimentaria sopra uno scollamento (predice molto accorciamento, es. >100 km). Thick-skinned = deformazione che coinvolge anche il basamento cristallino (predice meno accorciamento, es. 37 km).

Flashcard 4

  • Fronte: Perché il terremoto di Emilia del 2012 è rilevante per comprendere l’ATBA?
  • Retro: Dimostra che strutture compressive dello STE possono rimanere sismicamente silenziose per lunghi periodi e poi generare eventi inaspettati (Mw 6.0), supportando l’ipotesi che anche l’ATBA — attualmente quasi asismico — possa avere un potenziale sismogenetico residuo.

Flashcard 5

  • Fronte: Cosa sono i checkerboard test in tomografia?
  • Retro: Test sintetici in cui si inserisce nel modello di riferimento 1D una struttura a scacchiera con anomalie di velocità alternanti e si verifica se l’inversione riesce a ricostruirla. Permettono di stimare la risoluzione spaziale del modello tomografico.

10. Formule e Relazioni Fisiche Chiave

La tomografia sismica si basa sull’inversione dei residui di tempo di percorso. Il problema forward è descritto dall’equazione eikonale:

[ |\nabla T(\mathbf{x})|^2 = \frac{1}{v^2(\mathbf{x})} ]

dove (T) è il tempo di percorso e (v(\mathbf{x})) è la velocità sismica nel punto (\mathbf{x}).

La relazione tra residui osservati (\delta t) e perturbazioni di velocità (\delta v) è linearizzata tramite le derivate di Fréchet (G):

[ G \, \delta \mathbf{m} = \delta \mathbf{d} ]

L’inversione regolarizzata minimizza la funzione obiettivo:

[ |\mathbf{G} \, \delta\mathbf{m} – \delta\mathbf{d}|^2 + \lambda |\mathbf{D}\,\delta\mathbf{m}|^2 ]

dove (\lambda) è il parametro di smorzamento (damping = 25 in questo studio) e (\mathbf{D}) incorpora vincoli di smoothing (= 5).


11. Schema Riassuntivo delle Relazioni tra Domini Tettonici

OVEST ?————————————————————————————————? EST
[Dominio Estensionale]  [ATBA]  [Dominio Trascorrente]
Faglie normali NW-SE    |~170km|  Faglie destre E-W
Profondità: 0–14 km     |      |  Profondità: 10–20 km
Es. L'Aquila 2009       |      |  Es. San Giuliano 2002
                        |      |
                 RADDOPPIO CROSTALE
                  (14–24 km depth)
                  Vp alto / Vp basso

Studio pubblicato in: Solid Earth, 17, 665–687, 2026. DOI: 10.5194/se-17-665-2026. Autori: de Nardis R., Talone D., De Siena L., Romano M.A., Brozzetti F., Lavecchia G.[1]

Fonti e link

L'articolo Sotto l’Appennino Abruzzese, la Crosta si Sdoppia: la Tomografia Svela una Struttura Nascosta proviene da Scintilena.

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Il magico calore della Terra: l’INGV porta la geotermia nelle aule delle scuole primarie

Apríl 26th 2026 at 06:00

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L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia pubblica un libro illustrato bilingue per avvicinare bambini e bambine alla geotermia, nell’ambito del progetto scientifico IRGIE sulle risorse geotermiche delle Isole Eolie


Un libro illustrato sulla geotermia per le scuole primarie

Il 24 aprile 2026 l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha dato alle stampe Il magico calore della Terra, un volume illustrato destinato ai bambini e alle bambine delle scuole primarie. Il libro si propone di introdurre i più giovani al tema dell’energia geotermica: una risorsa naturale rinnovabile, spesso invisibile, che origina dal calore interno del pianeta.ingv

Il volume è scritto da Monia Procesi, geologa e ricercatrice INGV specializzata in geochimica dei fluidi e caratterizzazione dei sistemi geotermici, e illustrato da Federico Florindo, graphic designer e illustratore dell’Istituto. Secondo l’INGV, si tratta di uno dei pochi prodotti editoriali del suo genere in Italia dedicati alla geotermia per un pubblico così giovane. Il testo è disponibile in italiano e in inglese.ingvambiente+1

Il libro utilizza un linguaggio semplice e illustrazioni dettagliate per condurre i lettori in un percorso progressivo: dalla struttura interna della Terra fino al ruolo dell’energia geotermica nel processo di transizione energetica. La scelta del pubblico di riferimento non è casuale. Procesi ha spiegato che avvicinare le famiglie a queste tematiche attraverso i bambini è un “passaggio strategico”, capace di agire come veicolo di informazione all’interno delle comunità locali.fondazionebassetti+1


Il progetto IRGIE: scienza, territorio e partecipazione civica

Il libro nasce nell’ambito del progetto IRGIE (Inventario delle Risorse Geotermiche delle Isole Eolie), avviato nel 2023 e con durata fino ad agosto 2026, finanziato dal Dipartimento dell’Energia della Regione Siciliana e coordinato scientificamente da Monia Procesi per l’INGV, con il coinvolgimento del CNR-IGG per la caratterizzazione geochimica dei fluidi.igg.cnr+1

Le sette isole eoliane non sono connesse alla rete elettrica nazionale e dipendono da generatori a gasolio: una condizione percepita dagli abitanti come un problema ambientale, economico e identitario. Dal 2023 l’arcipelago fa parte del programma europeo 100% Renewable Energy Islands for 2030. Il progetto IRGIE punta a stimare il potenziale geotermico dell’arcipelago in tre fasce di temperatura — bassa (30–100 °C), media (100–150 °C) e alta (oltre 150 °C) — individuando possibili utilizzi sia diretti (riscaldamento, raffrescamento, uso termale) sia indiretti (produzione di elettricità). Per l’isola di Panarea è già stata avanzata l’ipotesi di un pozzo geotermico sperimentale sottomarino che potrebbe coprire il 35% del fabbisogno dell’isola. A Vulcano, la società Geolog ha presentato alla Regione Siciliana un permesso di ricerca per un pozzo esplorativo profondo oltre 700 metri.corriere+5

Una caratteristica che distingue IRGIE da altri progetti tecnici è l’integrazione di una ricerca sociale sistematica, affidata alla Fondazione Giannino Bassetti, che ha sondato la percezione della geotermia tra residenti e turisti attraverso questionari e focus group. I risultati mostrano che i residenti sono generalmente favorevoli, vedendovi un’opportunità di sviluppo; i turisti si dimostrano più cauti; la fiducia verso le istituzioni è bassa, anche a causa di tentativi di innovazione energetica pregressi e non concretizzati. Il tema della partecipazione civica emerge come prioritario: coinvolgere le comunità locali prima di qualunque sviluppo tecnologico è considerato dalla ricercatrice Anna Pellizzone una condizione necessaria, non accessoria.fondazionebassetti


Attività nelle scuole e materiali didattici

Nell’ambito di IRGIE, l’INGV ha già condotto percorsi di formazione rivolti agli insegnanti delle scuole eoliane di ogni ordine e grado. I lavori realizzati dalle classi saranno condivisi in un momento di confronto previsto per l’inizio dell’estate 2026. Il libro si affianca a un ecosistema di materiali didattici già disponibili: il volume Conosciamo la Geotermia per insegnanti di ogni grado scolastico, le schede da colorare IRGIEcolour, la brochure IRGIEleaflet e un video divulgativo in quattro domande. INGVambiente mette a disposizione anche GeoSchede, fumetti, poster e giochi educativi organizzati per fascia d’età.educational.ingv+3


Come richiedere una copia

La distribuzione del volume avviene attraverso le scuole coinvolte nel progetto, enti, università e associazioni del settore geotermico, congressi tematici ed eventi INGV come gli Open Day. Le copie si richiedono scrivendo a:ingv

  • monia.procesi@ingv.it
  • federico.florindo@ingv.it

Nella richiesta è necessario indicare: destinatario, indirizzo, ente di appartenenza, numero di copie (italiano e/o inglese) e utilizzo previsto (progetti scolastici, attività didattiche, eventi divulgativi).ingv


Ecco lo studio approfondito!

  • Il libro e la sua pedagogia — analisi dell’approccio didattico e del perché il formato illustrato è efficace per comunicare la scienza ai bambini
  • IRGIE in dettaglio — i quattro Work Package scientifici, le campagne geochimiche e geofisiche, il portale web dei dati in costruzione
  • Il potenziale delle singole isole — dati su Panarea, Vulcano (pozzo esplorativo da 700 m), il programma europeo 100% Renewable Energy Islands
  • La ricerca sociale RRI — indagine Fondazione Bassetti su percezione, sondaggi, focus group: residenti favorevoli, turisti scettici, fiducia nelle istituzioni bassa
  • Il contesto geotermico italiano — dal primato di Larderello 1904 ai serbatoi magmatici appena scoperti in Toscana (8–15 km di profondità)
  • L’ecosistema divulgativo INGV — tabella comparativa di tutti i materiali didattici prodotti
  • Riflessioni critiche — sfide, limiti del progetto e prospettive di sviluppo futuro

Geotermia, divulgazione scientifica e territorio: analisi approfondita del libro INGV e del progetto IRGIE

Executive Summary

Il 24 aprile 2026 l’INGV ha pubblicato Il magico calore della Terra, un libro illustrato bilingue destinato alle scuole primarie, realizzato nell’ambito del progetto IRGIE (Inventario delle Risorse Geotermiche delle Isole Eolie). L’iniziativa non è un prodotto editoriale isolato: è il frutto di quasi quattro anni di ricerca scientifica multidisciplinare, di un ampio lavoro di coinvolgimento della comunità locale e di una strategia di comunicazione che ha visto l’INGV lavorare direttamente nelle scuole dell’arcipelago eoliano. La pubblicazione si colloca in un momento strategico per la transizione energetica delle isole minori italiane, dove la dipendenza dai combustibili fossili resta una criticità ambientale, economica e sociale irrisolta.[1][2][3]


1. Il libro: caratteristiche editoriali e obiettivi

1.1 Scheda tecnica

Il magico calore della Terra è stato scritto da Monia Procesi, geologa e ricercatrice dell’INGV con specializzazione in geochimica dei fluidi e sistemi geotermici, e illustrato da Federico Florindo, graphic designer e illustratore interno all’Istituto. Il volume è disponibile in versione italiana e inglese e rappresenta, secondo l’INGV stesso, uno dei pochi prodotti editoriali nel suo genere dedicati alla geotermia per un pubblico così giovane.[4][1]

La scelta di rivolgersi ai bambini e alle bambine delle scuole primarie non è casuale: Monia Procesi ha dichiarato che partire dalla cittadinanza più giovane attraverso la scuola è parso un “passaggio strategico”, capace di agire come “veicolo di informazione all’interno delle comunità” e di raggiungere indirettamente le famiglie. L’entusiasmo dimostrato dal corpo docente delle scuole eoliane è stato descritto come “estremamente positivo” e incoraggiante per ulteriori sviluppi.[2]

1.2 Linguaggio e approccio pedagogico

Il volume utilizza un linguaggio semplice, illustrazioni “delicate e ricche di dettagli” e un impianto narrativo progressivo: dal concetto base di calore terrestre fino al ruolo della geotermia nella transizione energetica. Questo approccio si inserisce in un orientamento pedagogico consolidato nella didattica delle scienze naturali nella scuola primaria, che valorizza la narrazione e la visualizzazione come strumenti per costruire concetti scientifici in età precoce. La ricerca didattica evidenzia come i bambini possiedano già “due livelli di conoscenza” — del senso comune e scientifico — e che il compito dell’educazione sia favorirne l’integrazione attraverso esperienze concrete e linguaggi multipli (iconico, matematico, verbale).[5][6][1]

1.3 Canali di distribuzione

Il libro è distribuito attraverso quattro canali principali:[1]

  • Scuole coinvolte dalle attività del progetto IRGIE nelle isole Eolie
  • Enti, università e associazioni del settore geotermico
  • Congressi tematici ed eventi INGV, inclusi gli Open Day
  • Richiesta diretta via e-mail a monia.procesi@ingv.it e federico.florindo@ingv.it (specificando destinatario, ente, numero di copie e utilizzo previsto)

2. Il progetto IRGIE: genesi, struttura e risultati

2.1 Perché le Isole Eolie

L’arcipelago delle Isole Eolie vive una condizione di isolamento energetico strutturale: le sette isole non sono connesse alla rete elettrica nazionale e soddisfano il proprio fabbisogno attraverso piccoli impianti a gasolio. Questa condizione è percepita dagli abitanti come un problema su più livelli: ambientale (emissioni, inquinamento), economico (costi elevati e mercato energetico non diversificato) e identitario (contraddizione con la vocazione turistica dell’arcipelago, patrimonio UNESCO dal 2000).[3][2]

Dal 2023, tutte le Isole Eolie fanno parte del programma europeo “100% Renewable Energy Islands for 2030”, che mira a portare l’arcipelago verso la piena autonomia energetica rinnovabile. In questo contesto, la geotermia — grazie alla natura vulcanica delle isole — rappresenta una risorsa potenzialmente abbondante e localizzata.[7]

2.2 Struttura scientifica del progetto

Il progetto IRGIE, avviato il 28 agosto 2023 e con durata di 30 mesi (conclusione prevista agosto 2026), è finanziato dal Dipartimento dell’Energia della Regione Siciliana ed è coordinato scientificamente da Monia Procesi per l’INGV. Il CNR-IGG è partner per la caratterizzazione geochimica dei fluidi.[8][9]

Il lavoro scientifico è articolato in quattro pacchetti principali (Work Package):

WPTitoloAttività principali
WP1Banca dati e letteraturaSistematizzazione di dati e pubblicazioni esistenti sulle Eolie
WP2Caratterizzazione del fluido geotermicoCampionamento di acque, gas, fumarole; analisi chimiche e isotopiche[9]
WP3Acquisizioni geofisicheCampagne di misura geofisica in campo
WP4Stima del potenziale geotermicoModellazione numerica di flusso reattivo, stima del potenziale teorico e tecnico[9]

Il lavoro ha prodotto una quantità significativa di nuovi dati, in particolare geochimici e geofisici, colmando lacune conoscitive importanti soprattutto per le isole storicamente meno studiate dal punto di vista geotermico. Tutti i dati confluiranno in un portale web dedicato, consultabile con diversi livelli di accessibilità, pensato per la comunità scientifica, gli operatori economici, i decisori politici e i cittadini.[2]

2.3 Potenziale geotermico delle singole isole

Le sette isole eoliane (Lipari, Vulcano, Stromboli, Salina, Filicudi, Alicudi e Panarea) presentano caratteristiche geotermiche differenziate. Il progetto IRGIE ha investigato le potenzialità per l’utilizzo della risorsa in tre fasce di temperatura:[3]

FasciaTemperaturaUtilizzi identificati
Bassa entalpia30–100 °CRiscaldamento/raffrescamento di ambienti, uso termale e balneologico
Media entalpia100–150 °CProduzione di energia, processi industriali
Alta entalpia> 150 °CProduzione di elettricità

Per l’isola di Panarea è stato proposto un pozzo geotermico sperimentale sui fondali marini che potrebbe fornire energia sufficiente a coprire il 35% del fabbisogno dell’isola. Per Vulcano, la società lombarda Geolog ha presentato alla Regione Siciliana un permesso di ricerca per un pozzo esplorativo profondo oltre 700 metri, nel settore nord-occidentale dell’isola, in prossimità del cono vulcanico Gran Cratere La Fossa. Il Piano Energetico Regionale Siciliano (PEARS) indica esplicitamente Vulcano e Pantelleria tra le aree strategiche per lo sfruttamento geotermico.[10][11][12]

Nel settembre 2025, fondi europei e regionali sono stati approvati per lo sviluppo della geotermia offshore nell’arcipelago eoliano e nel Tirreno meridionale, nell’ambito di uno schema di aiuti da 35,3 miliardi di euro predisposto dal governo italiano per le energie rinnovabili “non ancora mature”.[13]


3. La dimensione sociale: percezione della geotermia alle Eolie

Una delle caratteristiche più innovative del progetto IRGIE è l’integrazione della componente tecnico-scientifica con una ricerca sociale sistematica, affidata alla Fondazione Giannino Bassetti, con il coinvolgimento di Anna Pellizzone esperta di Responsible Research and Innovation (RRI).[2]

3.1 Metodologia dell’indagine sociale

L’indagine ha adottato un approccio quali-quantitativo:[2]

  • Un sondaggio per esplorare la percezione di residenti e turisti rispetto a potenziali impianti geotermici
  • Focus group per una chiave interpretativa qualitativa dei risultati e per raccogliere idee concrete

3.2 Principali risultati

I risultati hanno evidenziato una popolazione eoliana molto segmentata rispetto all’energia geotermica:[2]

  • La geotermia è generalmente ben vista, purché vi sia attenzione alla sicurezza e all’impatto ambientale
  • L’ottimismo per la geotermia decresce con l’aumentare dell’età
  • I turisti sono significativamente meno favorevoli rispetto ai residenti, probabilmente perché meno colpiti dai costi energetici attuali o preoccupati dall’impatto paesaggistico
  • I residenti vedono nella geotermia un’opportunità di rilancio economico, coerente con la storia locale (le terme eoliane erano già utilizzate dai Romani)
  • Tutti i focus group hanno manifestato un “generale senso di immobilismo e di abbandono da parte delle istituzioni pubbliche”, maturato da esperienze negative come il parco solare di Monte Sant’Angelo a Lipari, mai entrato in funzione[2]
  • La fiducia verso il mondo della ricerca è alta, mentre è bassa verso la capacità delle istituzioni pubbliche e private di realizzare soluzioni efficaci e in armonia con il territorio[2]

Questi risultati hanno implicazioni importanti: prima di qualsiasi sviluppo tecnologico, è necessario un percorso di ricostruzione della fiducia, basato su trasparenza, informazione e partecipazione civica. I partecipanti ai focus group hanno auspicato opere di piccola scala come primo passo sperimentale.[2]


4. Il contesto italiano della geotermia

4.1 Primato storico e sottoutilizzo attuale

L’Italia ha un primato storico irrinunciabile nella geotermia: a Larderello (Toscana), nel 1904, si produsse per la prima volta al mondo elettricità da calore geotermico. Oggi il campo geotermico di Larderello-Travale è tra i più estesi al mondo per produzione da vapore naturale e, insieme agli altri impianti toscani, produce circa il 30% del fabbisogno elettrico regionale della Toscana, con una potenza installata superiore a 900 MW.[14][12][15]

Nonostante questo primato, la geotermia copre a livello nazionale una quota ancora marginale del mix energetico. Le stime scientifiche indicano che sfruttare solo il 2% del potenziale geotermico entro i primi 5 km di profondità potrebbe generare il 10% della produzione elettrica italiana al 2050.[12]

4.2 Nuove scoperte e frontiere della ricerca

Un recente studio pubblicato su Communications Earth & Environment (Nature) ha identificato vasti serbatoi ricchi di fluidi magmatici nel sottosuolo toscano, tra Larderello e il Monte Amiata, a profondità comprese tra 8 e 15 km, con volumi stimati di migliaia di chilometri cubi. La scoperta, coordinata dal geofisico Matteo Lupi dell’Università di Ginevra con il coinvolgimento di INGV e CNR, ha impiegato la tecnica della tomografia da rumore sismico ambientale e apre nuove prospettive per gli Enhanced Geothermal Systems (EGS), che permettono la produzione di energia anche in aree non naturalmente permeabili.[14]

A livello globale, le previsioni dell’IEA indicano che, se i costi continueranno a scendere, la geotermia potrebbe coprire fino al 15% della crescita della domanda mondiale di elettricità tra il 2024 e il 2050.[16]

4.3 Quadro normativo recente

Il 2 aprile 2026 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha emanato un decreto di adeguamento delle normative per la produzione di energia da fonti rinnovabili, inserendo la geotermia tra le tecnologie “non ancora mature” meritevoli di priorità nei bandi per nuova capacità installata, nell’ambito di uno schema di aiuti europeo da 35,3 miliardi di euro valido per quattro anni.[17][13]


5. Il sistema di divulgazione scientifica dell’INGV

5.1 L’ecosistema di materiali didattici sulla geotermia

Il magico calore della Terra si inserisce in un ecosistema più ampio di materiali prodotti dall’INGV nell’ambito di IRGIE e della missione istituzionale di educazione scientifica:[18]

MaterialeDestinatariFormato
Il magico calore della TerraScuola primariaLibro illustrato bilingue (IT/EN)[1]
Conosciamo la GeotermiaScuola primaria, secondaria e primo anno universitarioVolume didattico in 4 sezioni per insegnanti[19]
IRGIEcolourTutti, inclusi bambiniSchede A4 da stampare e colorare[18]
IRGIEleafletPubblico generaleBrochure illustrativa bilingue[18]
Video “4 domande e 4 risposte sulla geotermia”Pubblico generaleFormato digitale[18]

Il volume Conosciamo la Geotermia, realizzato da un team allargato che include Procesi, Florindo, La Longa, Cantucci Marini, Maffucci, Misiti, Voltattorni, Castellano e Crescimbene, è articolato in quattro sezioni: percorsi didattici strutturati per la scuola di ogni ordine, fondamenti scientifici sulla struttura interna della Terra, distribuzione globale delle risorse geotermiche e utilizzi energetici, impatti e misure di mitigazione nel contesto italiano.[19]

5.2 Attività nelle scuole delle Eolie

Nell’ambito di IRGIE, l’INGV ha avviato percorsi di formazione rivolti agli insegnanti delle scuole eoliane di ogni ordine e grado, fornendo presentazioni, esercitazioni pratiche e volumi didattici. I lavori realizzati dalle classi verranno condivisi in un momento di confronto previsto per l’inizio dell’estate 2026. Questo approccio che parte dalla scuola per raggiungere le comunità locali riflette l’esperienza consolidata dell’INGV nella percezione del rischio, qui trasferita al tema dell’energia geotermica.[2]

5.3 L’INGV e l’educazione scientifica: un impegno strutturale

L’impegno divulgativo dell’INGV verso le scuole è strutturale e non episodico. Le attività includono visite alle sale di sorveglianza sismica e centro allerta tsunami, incontri e seminari presso scuole di ogni ordine e grado, partecipazione a Open Day, festival della scienza e Notte Europea dei Ricercatori, collaborazioni con enti locali per la formazione sulla pericolosità sismica. Il 21 aprile 2026, solo tre giorni prima della pubblicazione del libro, l’INGV ha lanciato anche il concorso “Un Pianeta da scoprire” per la realizzazione del calendario scolastico 2027, destinato agli alunni delle scuole primarie, in occasione della Giornata Mondiale della Terra. INGVambiente pubblica inoltre gratuitamente materiali didattici organizzati per fascia d’età (6–8 anni, 9–11 anni, scuola secondaria di I grado), comprendenti GeoSchede, racconti, fumetti, poster e giochi educativi.[20][21][22]


6. Riflessioni critiche e prospettive

6.1 Il valore dell’integrazione ricerca-educazione-partecipazione

Il progetto IRGIE offre un modello interessante di integrazione tra ricerca scientifica, comunicazione territoriale e educazione formale. La scelta di affiancare alla ricerca tecnica un’indagine sulla percezione sociale (RRI) e un’intensa attività nelle scuole rivela una consapevolezza matura: la transizione energetica non è solo una questione tecnologica, ma richiede consenso, informazione e partecipazione civica. Anna Pellizzone ha sottolineato come “lanciare un artefatto tecnologico sul mercato senza coinvolgere la società civile non porta automaticamente al progresso”.[2]

6.2 Il ruolo dei libri illustrati nella comunicazione scientifica

La scelta del formato libro illustrato per avvicinare i bambini alla geotermia risponde a una domanda ben documentata nella letteratura di educazione scientifica: i bambini in età scolare primaria apprendono meglio attraverso narrazioni visivamente ricche e linguaggi multisensoriali. La ricerca didattica mostra che l’utilizzo di linguaggi iconici, matematici e verbali integrati favorisce l’acquisizione di concetti scientifici e lo sviluppo del pensiero critico, anche su argomenti complessi come i fenomeni geofisici. Un libro illustrato distribuito a scuola diventa anche un mediatore culturale verso le famiglie, in particolare nelle comunità geograficamente isolate come le isole eoliane.[6][5]

6.3 Sfide e limiti

L’esperienza eoliana ha evidenziato alcune sfide reali. La partecipazione ai focus group è stata inferiore alle attese a causa della stagionalità (ricerca condotta in alta stagione turistica). La fiducia nelle istituzioni è bassa per via di tentativi precedenti di innovazione energetica falliti. Rimane aperta la questione di come tradurre la conoscenza scientifica — anche ben divulgata — in processi decisionali partecipativi strutturati, che il progetto IRGIE ha solo iniziato a esplorare. Anna Pellizzone ha definito potenzialmente “pioneristica” una tale esperienza, sia per il contesto geotermico che per quello italiano in generale.[2]

6.4 Prospettive future

Con la conclusione del progetto IRGIE prevista per agosto 2026, il portale web con tutti i dati raccolti rappresenterà uno strumento di riferimento per operatori, decisori e cittadini. I lavori delle classi saranno condivisi in estate, e il libro continuerà a circolare attraverso congressi ed eventi INGV. Sul fronte industriale, il progetto di pozzo esplorativo a Vulcano è in fase di valutazione da parte della commissione tecnico-specialistica della Regione Siciliana, mentre i fondi europei per la geotermia offshore alle Eolie sono stati approvati. La geotermia alle isole Eolie appare quindi a un bivio: da anni oggetto di studi e promesse, è ora sostenuta da dati scientifici aggiornati, finanziamenti pubblici e una crescente attenzione istituzionale. La sfida principale resta quella di tradurre tutto ciò in impianti concreti, sicuri e accettati dalle comunità locali.[11][13][1][2]


Appendice: Flashcard di studio rapido

Cos’è IRGIE?

Inventario delle Risorse Geotermiche delle Isole Eolie, progetto INGV–Regione Siciliana 2023–2026, coordinato da Monia Procesi.[3]

Qual è il problema energetico delle Eolie?

Assenza di collegamento alla rete elettrica nazionale; dipendenza da generatori a gasolio, soluzione costosa e inquinante.[2]

Cos’è la Responsible Research and Innovation (RRI)?

Approccio alla ricerca che integra la partecipazione della società civile nei processi di innovazione, per evitare che tecnologie vengano “lanciate” senza consenso informato.[2]

Qual è stata la principale scoperta sulla percezione sociale della geotermia alle Eolie?

I residenti sono favorevoli alla geotermia come opportunità di sviluppo; i turisti sono più scettici; la fiducia verso le istituzioni è bassa per esperienze negative pregresse.[2]

In cosa si distingue il libro dalla precedente produzione editoriale INGV sulla geotermia?

È destinato specificamente ai bambini della scuola primaria con linguaggio narrativo e illustrativo semplice, colmando un vuoto editoriale in questo segmento.[1]

Dove è disponibile il portale dati del progetto IRGIE?

Sarà pubblicato entro fine 2026; raccoglie dati geochimici e geofisici inediti sull’arcipelago eoliano con diversi livelli di accesso per diversi utenti.[2]

Fonti consultate

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  • L’impatto nascosto sotto il Colorado la prova sotto i crateri secondari del Wyoming
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L’impatto nascosto sotto il Colorado la prova sotto i crateri secondari del Wyoming

Apríl 24th 2026 at 09:00

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Quando i detriti di un asteroide caduto a 280 milioni di anni fa riscrivono la geologia degli impatti terrestri


Circa 280 milioni di anni fa, un asteroide di 2,5–5,4 km colpì il supercontinente Pangea nell’attuale confine Wyoming–Nebraska, creando un cratere primario di decine di chilometri oggi sepolto sotto ~3 km di sedimenti nel Denver Basin. La prova indiretta di questo evento è il primo campo di crateri secondari mai documentato sulla Terra, scoperto in Wyoming dal geologo Thomas Kenkmann (Università di Freiburg).

L’articolo tratta:

  • La scoperta: dai 31 crateri del 2022 ai 46 confermati nel 2025, con oltre 200 candidati aggiuntivi e un campo che si estende per 160×100 km
  • La meccanica: massi da 4–8 m di diametro lanciati a 700–1.000 m/s, con PFD nel quarzo come firma d’impatto
  • I due candidati per il primario: struttura Gering (80–120 km) e struttura Guernsey (20–40 km), identificate tramite anomalie gravimetriche
  • Le implicazioni: revisione dei modelli di formazione di crateri secondari sulla Terra e nuove tecniche per individuare crateri sepolti

Il Wyoming come teatro di una catastrofe cosmica permiana

In un angolo apparentemente anonimo del Wyoming orientale, tra basse colline di arenaria e macchie di artemisia, il vento nasconde una storia di violenza cosmica. Il suolo di questa contrada porta i segni di un evento avvenuto circa 280 milioni di anni fa: 31 crateri d’impatto — oggi rivalutati come 46 strutture confermate con oltre 200 candidati aggiuntivi — impressi nella Formazione Casper, un’arenaria di età permiana.

Non si tratta però di crateri formati dall’impatto diretto di un asteroide. Sono crateri secondari: strutture scavate da blocchi di roccia delle dimensioni di una casa, proiettati a centinaia di chilometri di distanza da una collisione molto più grande, avvenuta altrove.

È la prima volta che crateri secondari vengono identificati e confermati sulla Terra.


Crateri secondari: fenomeno noto nello spazio, inatteso sul nostro pianeta

Su Luna e Marte, i crateri secondari sono un fenomeno diffuso e ben documentato. Quando un grande asteroide colpisce una superficie priva di atmosfera densa, i detriti vengono espulsi ad alta velocità e ricadono tutt’intorno, formando migliaia di piccoli crateri secondari che costellano il paesaggio lunare o marziano.

Sulla Terra, si riteneva che l’atmosfera densa — con la sua pressione di un bar — frenasse e frammentasse qualsiasi blocco prima che raggiungesse il suolo con velocità sufficienti. Era un’assunzione consolidata da decenni.

Il campo del Wyoming smentisce questa assunzione. I blocchi che hanno formato questi crateri misuravano tra 4 e 8 metri di diametro e colpivano il suolo a velocità comprese tra 700 e 1.000 metri al secondo, ossia circa 2.500–3.600 km/h. A quelle velocità, l’energia dell’impatto era sufficiente a produrre fratture pianari nei grani di quarzo — le cosiddette Planar Deformation Features (PDF) — che sono la firma riconoscibile e inequivocabile di un’onda d’urto da impatto iperveloce.


La scoperta: da campo di dispersione meteoritica a sistema secondario

Il team guidato da Thomas Kenkmann, geologo dell’Università di Freiburg (Germania), avvistò i primi crateri nel 2017 sul fianco nord-orientale di Sheep Mountain, vicino a Douglas, nel Wyoming orientale. La prima ipotesi fu quella di un classico strewn field: un campo di dispersione in cui un grande meteorite si frantuma nell’alta atmosfera e raggiunge il suolo in frammenti multipli.

L’ipotesi era plausibile in un primo momento. Ma l’estensione del campo, man mano che emergevano nuove strutture, si rivelò incompatibile con un semplice campo di dispersione. Le dimensioni attuali documentate — 160 per 100 km — superano di gran lunga il limite fisico di qualsiasi evento di frammentazione meteorica nota.

Inoltre, i crateri non contenevano alcuna traccia di materiale meteoritico. Nessun frammento di ferro o nichel. Nessuna firma geochimica extraterrestre nelle arenarie circostanti.

La morfologia era il terzo elemento decisivo. Molti crateri mostrano una forma ellittica, non circolare: un’indicazione che gli impattori arrivarono da una direzione precisa, a bassa velocità relativa rispetto a un impatto diretto dallo spazio. Proiettando gli assi maggiori di questi crateri ellittici verso il loro punto di origine comune, tutte le traiettorie convergono verso un’unica area: il Denver Basin, nel Colorado settentrionale.


Il cratere primario: sepolto sotto 3 km di roccia

Sotto il Denver Basin, i dati geofisici rivelano un’anomalia gravitazionale rilevante. Le ricostruzioni balistiche indicano la presenza di un cratere primario sepolto sotto circa 3 km di sedimenti, con dimensioni stimate tra 50 e 120 km di diametro.

La ricerca ha identificato due candidati principali. Il primo, denominato provvisoriamente struttura Gering, è centrato intorno alle coordinate 41°55’N / 104°00’W, con un diametro stimato tra 80 e 120 km. Il secondo, la struttura Guernsey, ha dimensioni più contenute (20–40 km) ed è più vicino al campo secondario.

L’impatto originale fu un evento catastrofico su scala regionale. L’asteroide che lo causò aveva un diametro stimato tra 2,5 e 5,4 km. Il rilascio di energia avrebbe incenerito ogni forma di vita entro 400 km dall’impatto e modificato il clima regionale per anni. Non corrisponde a estinzioni di massa note: fu devastante, ma localizzato.

Il cratere primario non è stato ancora raggiunto da perforazione scientifica. Il team sta analizzando i dati di oltre 40 pozzi profondi già trivellati nell’area dall’industria petrolifera, cercando quarzo scioccato e rocce di impatto nelle carote disponibili.


Perché questi crateri si sono conservati per 280 milioni di anni

La sopravvivenza di strutture così antiche e così fragili — crateri di 10–80 m di diametro — è in sé un fatto geologico rilevante. La spiegazione è in una serie di circostanze eccezionali e fortuite.

Al momento dell’impatto, l’area era un ambiente lagunare a bassa energia. I sedimenti fini del fondale coprirono rapidamente le strutture, seppellendole e proteggendole dall’erosione. Le fratture da shock nel quarzo furono sigillate dalla precipitazione diagenetica di quarzo secondario, rendendo le zone impattate più dure del circostante, non più tenere. Quando l’Orogenia Laramide, circa 75 milioni di anni fa, sollevò e inclinò gli strati sedimentari della regione, l’erosione differenziale rimosse l’arenaria circostante lasciando affiorare proprio quelle patch più resistenti.

Il risultato: basse cupole rocciose di pochi metri, leggibili solo a chi conosce cosa cercare.


Implicazioni per la planetologia e la datazione delle superfici

La scoperta ha implicazioni che vanno ben oltre la geologia terrestre. Le cronologie relative delle superfici planetarie — su Luna, Marte, Mercurio — si basano sul conteggio e sulla distribuzione dimensionale dei crateri. Se i crateri secondari, finora considerati irrilevanti sulla Terra, possono in realtà formarsi anche in presenza di un’atmosfera densa, i modelli di produzione craterica usati per datare le superfici dei pianeti potrebbero necessitare di revisioni.

La tecnica sviluppata da Kenkmann — ricostruire la posizione di un cratere primario a partire dall’orientazione e dalla distribuzione spaziale dei crateri secondari — apre inoltre una nuova metodologia applicabile ad altre regioni della Terra. Potrebbero esistere altri grandi crateri sepolti con campi secondari parzialmente esposti, fino ad ora non riconosciuti come tali.


Lo stato della ricerca nel 2025

Al congresso EPSC-DPS 2025, tenutosi a Helsinki nel settembre 2025, Kenkmann e il suo team hanno presentato i risultati aggiornati. I crateri confermati da effetti di shock sono saliti a 46. I candidati morfologici superano quota 200. Il campo documentato si estende ormai per 160 × 100 km.

Lo scienziato planetario Brandon Johnson della Purdue University ha stimato che questo singolo campo potrebbe rappresentare il 40% di tutti i crateri attualmente catalogati sulla Terra, dando la misura di quanto questo ritrovamento ridisegni la mappa degli impatti terrestri conosciuti.

La conferma definitiva del cratere primario richiederà verosimilmente una campagna di perforazione scientifica dedicata, paragonabile a quelle condotte sul cratere di Chicxulub in Messico o sul cratere di Vredefort in Sudafrica. Fino ad allora, la prova più eloquente dell’impatto rimane in superficie, incisa nell’arenaria del Wyoming.


Il Campo di Crateri del Wyoming e il Cratere Sepolto del Denver Basin

## Una Scoperta che Riscrive la Geologia degli Impatti Terrestri

Sommario

Circa 280 milioni di anni fa, un asteroide di circa 2,5 km di diametro si abbatté sul supercontinente Pangea, nell’area che oggi coincide con il confine tra Wyoming e Nebraska. L’impatto generò un cratere primario largo tra 50 e 120 km, oggi sepolto sotto 3 km di sedimenti nel Denver Basin. La prova più straordinaria di questo evento non è il cratere stesso — ancora non direttamente identificato — ma una serie di crateri secondari scoperti in Wyoming: le prime strutture di questo tipo mai trovate sulla Terra. La scoperta, guidata dal geologo Thomas Kenkmann dell’Università di Freiburg, ha costretto la comunità scientifica a rivedere il paradigma secondo cui l’atmosfera terrestre prevenisse completamente la formazione di crateri secondari.[1][2][3][4][5]


Contesto Geologico: Il Permiano e la Pangea

Al momento dell’impatto, circa 280 milioni di anni fa (periodo Permiano, stadio Leonardiano), l’attuale Wyoming si trovava nel cuore di Pangea, il supercontinente che riuniva quasi tutte le terre emerse del pianeta. Non esistevano ancora le Montagne Rocciose, né i dinosauri. L’area interessata era un ambiente costiero a bassa energia, probabilmente una laguna o un sistema di delta fluviali, come suggerito dalla composizione delle arenarie della Formazione Casper che ospitano i crateri.[2][6][7]

Questa localizzazione in un ambiente acquatico tranquillo è stata fondamentale per la preservazione dei crateri: i detriti del fondo lagunare li seppellirono quasi subito dopo la loro formazione, proteggendoli dall’erosione. Solo decine di milioni di anni dopo, quando la nascita delle Montagne Rocciose (Orogenia Laramide, ~75 milioni di anni fa) sollevò e inclinò gli strati rocciosi, i crateri furono gradualmente riesumati dall’erosione selettiva.[8][7][2]


La Scoperta: Da Strewn Field a Crateri Secondari

Fase 1 — La Prima Scoperta (2017–2018)

Il team di Kenkmann scoprì i primi crateri nel 2017 sul fianco nord-orientale di Sheep Mountain, vicino a Douglas nel Wyoming orientale. Le strutture, impresse nell’arenaria quarzosa della Formazione Casper, mostravano fratture planari nei grani di quarzo (PFD — Planar Deformation Features): la firma inconfondibile di un impatto iperveloce, che può essere prodotta solo da collisioni cosmiche o esplosioni nucleari.[2][9][7]

Inizialmente, il team interpretò i crateri come un campo di dispersione meteoritica (strewn field): l’ipotesi classica in cui un grande meteorite si frantuma nell’atmosfera e piomba a terra in numerosi frammenti più piccoli. Questa interpretazione era plausibile per i siti vicini, ma conteneva un problema intrinseco: la dimensione del campo doveva essere limitata.[10][3]

Fase 2 — L’Anomalia che Cambia Tutto

Proseguendo le ricerche, il team identificò crateri analoghi in siti sempre più lontani l’uno dall’altro, tutti nello stesso strato stratigrafico, in un’area che si estendeva 90 per 40 km (poi espandata a 160 × 100 km). La distanza massima teorica per un campo di dispersione meteoritica non supera normalmente il chilometro di larghezza perpendicolare alla traiettoria. Era quindi impossibile che un singolo meteorite frammentato avesse disseminato crateri su quell’area.[8][11][12]

Un secondo elemento chiave era l’assenza di materiale meteoritico nei crateri e nelle immediate vicinanze. Se fossero stati prodotti da frammenti di asteroide caduti direttamente dall’atmosfera, avrebbero dovuto contenere tracce di ferro, nichel e altri elementi caratteristici delle meteoriti. Invece, nessuna firma geochimica extraterrestre è stata rilevata.[13][8]

Il terzo e decisivo elemento fu la morfologia ellittica di molti crateri. Gli impatti diretti dallo spazio producono quasi sempre crateri circolari, anche per traiettorie molto oblique, a causa delle enormi velocità in gioco. Crateri ellittici indicano invece impattori a bassa velocità relativa, provenienti da una direzione precisa. Proiettando gli assi maggiori di questi crateri ellittici verso il loro punto d’origine comune, tutti convergevano verso un’unica sorgente.[2][4][5]


I Crateri Secondari: Dati Tecnici

Caratteristiche del Campo Secondario

ParametroValore
Numero di crateri confermati (2022)31 strutture[13]
Numero aggiornato (2025)46 confermati + >200 potenziali[8]
Diametro dei crateri secondari10–80 m[8][14]
Estensione del campo (2022)90 × 40 km[3][11]
Estensione aggiornata (2025)160 × 100 km[8]
Età~280 milioni di anni (Permiano)[13]
Strato geologicoFormazione Casper (Permo-Pennsylvaniano)[13][7]
Distanza dal cratere primario stimato150–200 km[1][15]

Dinamica degli Impatti Secondari


Wyoming impact craters
I massi che hanno creato questi crateri misuravano tra 4 e 8 metri di diametro e colpivano il suolo a velocità comprese tra 700 e 1.000 m/s (circa 2.500–3.600 km/h, ossia 2–3 volte la velocità del suono). Queste velocità sono sufficienti per generare pressioni di picco capaci di produrre effetti di shock nei grani di quarzo, il che spiega la presenza delle PFD documentate.[1][15][4]

Le energie di impatto dei singoli blocchi variavano da circa 12 a 400 GJ, con un’efficienza di trasferimento dell’energia dal lancio iniziale all’impatto compresa tra il 10 e il 25%. I blocchi venivano lanciati con angoli di eiezione che, combinati con le traiettorie balistiche, portavano a impatti con angoli compresi tra 45° e 60° rispetto alla verticale — coerente con la morfologia ellittica osservata.[16]

Il Cratere Primario Nascosto

Localizzazione e Dimensioni

Ricostruendo a ritroso le traiettorie balistiche, il team ha identificato due candidati per il cratere primario, entrambi caratterizzati da anomalie gravitazionali nei dati geofisici USGS:[8][14]

  1. PRI-1 — Struttura Gering (provvisoria): centrata intorno a 41°55’N / 104°00’W, con un diametro stimato tra 80 e 120 km. Sarebbe sepolta sotto circa 3 km di sedimenti nel Denver Basin settentrionale.[14][8]
  2. PRI-2 — Struttura Guernsey (provvisoria): centrata a 42°12’N / 104°50’W, con un diametro di 20–40 km. È più vicina al campo secondario ma presenta alcune incongruenze con i parametri balistici calcolati.[8]

I calcoli originali del 2022 indicavano un cratere primario di 50–65 km di diametro, sepolto nel Denver Basin settentrionale vicino al confine Wyoming-Nebraska. I dati aggiornati del 2025, con ulteriori crateri secondari identificati, hanno ampliato la stima verso l’alto per PRI-1.[1][15][5]

Prove Geofisiche

Il cratere primario non è stato perforato né confermato direttamente. Le evidenze attuali si basano su:

  • Anomalie gravimetriche: piccole variazioni del campo gravitazionale locale, compatibili con la presenza di rocce alterate e deformate dall’impatto a profondità.[2][14]
  • Convergenza delle traiettorie: l’incrocio dei corridoi balistici di tutte le serie di crateri secondari punta in modo coerente verso la stessa area geografica.[8][5]
  • Dati di perforazione: l’area del Denver Basin è stata estensivamente trivellata per l’esplorazione di idrocarburi. Il team sta analizzando oltre 40 pozzi profondi che hanno attraversato gli strati Permo-Carboniferi rilevanti, cercando rocce d’impatto e quarzo scioccato nelle carote.[14]

L’Asteroide Originale

Se il cratere primario misura 50–65 km (stima 2022) o fino a 80–120 km (stima 2025), l’asteroide responsabile aveva un diametro stimato tra 2,5 e 5,4 km. L’energia dell’impatto sarebbe stata sufficiente per:[2][4]

  • Uccidere ogni forma di vita entro 400 km dall’impatto.[2]
  • Generare un’onda d’urto atmosferica devastante e nubi di roccia vaporizzata (rock vapor plumes) che seguivano le traiettorie dei blocchi eiettati.[2]
  • Modificare il clima a livello regionale per alcuni anni.[2]

Non esistono grandi estinzioni di massa attribuibili a questo preciso intervallo temporale — l’evento è considerato catastrofico su scala regionale, ma non planetaria.[2]


Perché i Crateri Secondari sono Rari sulla Terra?

Il Paradosso Atmosferico

Prima di questa scoperta, molti geologi credevano che l’atmosfera terrestre — densa, con 1 bar di pressione — impedisse la formazione di crateri secondari significativi, frammentando o rallentando i blocchi eiettati durante il volo. Su Luna e Marte, dove l’atmosfera è assente o rarefatta, i crateri secondari sono invece comunissimi e costituiscono la maggioranza delle piccole strutture da impatto.[2][4][17]

Il campo del Wyoming dimostra che questa assunzione era troppo semplicistica. Con blocchi sufficientemente grandi (4–8 m) e velocità di eiezione sufficientemente elevate, l’atmosfera terrestre non riesce a rallentare i proiettili abbastanza da impedire la formazione di crateri.[8][4]

Il Problema della Preservazione

Tuttavia, la rarità dei crateri secondari sulla Terra non è solo questione di formazione, ma soprattutto di sopravvivenza. I crateri piccoli (10–80 m) sono strutture effimere: erosione, sedimentazione e attività tettonica le cancellano in poche decine di migliaia di anni. Solo in circostanze straordinariamente fortunate — come quelle del Wyoming permiano — possono sopravvivere per centinaia di milioni di anni.[8][2]

Le condizioni uniche che hanno permesso la conservazione in Wyoming includono:

  • Seppellimento rapido in ambiente lagunare a bassa energia subito dopo l’impatto.[2][7]
  • Litificazione da shock: le fratture indotte dall’impatto nel quarzo furono successivamente sigillate da precipitazione di quarzo diagenetico, creando patch più resistenti dell’arenaria circostante.[8]
  • Riesumazione controllata durante l’Orogenia Laramide (~75 Ma), che sollevò e inclinò gli strati senza distruggere le strutture.[7][8]

Implicazioni Scientifiche

Ricalibrazione delle Cronologie Planetarie

La presenza di crateri secondari sulla Terra apre un problema significativo per la geocronologia da crateri: il metodo di datazione relativa delle superfici planetarie che si basa sul conteggio delle densità crateriche. Se i crateri secondari — non primari — dominano le piccole dimensioni della distribuzione dimensionale, i modelli di produzione devono essere riveduti per tutte le superfici planetarie.[17]

Un Nuovo Strumento per la Ricerca di Crateri Sepolti

La metodologia applicata dal team di Kenkmann — ricostruire la posizione di un cratere primario a partire dalla distribuzione spaziale e dall’orientazione dei crateri secondari — apre una nuova tecnica di indagine applicabile potenzialmente ad altre regioni della Terra. Se esistono altri grandi crateri sepolti con campi secondari parzialmente esposti, potrebbero ora essere identificati con questo approccio.[2][4]

Il Potenziale “Sommerso” della Terra

Brandon Johnson (Purdue University), scienziato planetario esterno allo studio, ha stimato che il campo del Wyoming — con i suoi 60 crateri candidati non ancora confermati — potrebbe da solo rappresentare il 40% di tutti i crateri conosciuti sulla Terra. Questo dato suggerisce quanto sia vasto il potenziale di scoperta ancora nascosto nei sedimenti terrestri.[2]


Stato Attuale della Ricerca (2025)

Al congresso EPSC-DPS 2025 (Helsinki, settembre 2025), Kenkmann e colleghi hanno presentato i risultati aggiornati: il numero di strutture d’impatto confermate da effetti di shock è salito a 46, con oltre 200 candidati aggiuntivi basati sulla morfologia. Il campo si estende ora per almeno 160 × 100 km.[8]

Il team sta attivamente analizzando i dati di perforazione disponibili nell’area del Denver Basin per cercare prove dirette del cratere primario in carotaggio. Vengono utilizzati dataset di geomagnetica e gravimetria dell’USGS e i dati sismici disponibili dalla decennale industria petrolifera locale. Un’eventuale conferma richiederebbe probabilmente una campagna di perforazione scientifica dedicata, analoga a quelle condotte sul cratere di Chicxulub (Messico) o sul cratere di Vredefort (Sudafrica).[14]


Cronologia della Scoperta

AnnoEvento
2017Prima identificazione dei crateri su Sheep Mountain, Wyoming[2]
2018Pubblicazione su Scientific Reports: ipotesi iniziale di strewn field[10]
2022Pubblicazione su GSA Bulletin: riclassificazione come crateri secondari; prima scoperta mondiale di secondari sulla Terra[15][5]
2024Presentazione EPSC 2024: 31 confermati; campo esteso a 90×40 km; due possibili localizzazioni primario[11]
2025Presentazione EPSC-DPS 2025: 46 confermati + >200 potenziali; campo 160×100 km; due candidati nominati Gering e Guernsey[8]

Conclusioni

Il campo di crateri secondari del Wyoming è uno dei siti geologici più rilevanti scoperti nel XXI secolo. Dimostra per la prima volta che la Terra non è immune dalla formazione di crateri secondari, rovesciando un’assunzione decennale. Il cratere primario sepolto nel Denver Basin — se confermato con dimensioni di 50–120 km — sarebbe tra i più grandi conosciuti nel Nord America. La ricerca è ancora aperta: l’impatto che 280 milioni di anni fa scosse Pangea attende ancora di essere trovato, nascosto sotto chilometri di roccia sedimentaria nel cuore degli Stati Uniti.

Fonti consultate:

L'articolo L’impatto nascosto sotto il Colorado la prova sotto i crateri secondari del Wyoming proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Sotto la Toscana un Enorme Sistema Magmatico: lo studio che Ridisegna la Geologia Italiana
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Sotto la Toscana un Enorme Sistema Magmatico: lo studio che Ridisegna la Geologia Italiana

Apríl 24th 2026 at 06:00

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La tomografia da rumore sismico svela un serbatoio di 6.000 km³ tra Larderello e Monte Amiata, paragonabile ai sistemi dei grandi supervulcani mondiali


La Toscana e il suo Supervulcano Invisibile

In dettaglio la scoperta pubblicata su Communications Earth & Environment (aprile 2026). Sotto la Toscana meridionale — tra Larderello, Travale e Monte Amiata — giacciono tra 5.000 e 6.000 km³ di magma e fuso parziale a 8–15 km di profondità, un volume paragonabile ai sistemi crostali dei supervulcani di Yellowstone, Toba e Taup?.

Il Sistema Magmatico Toscano: una Scoperta da 6.000 km³

Sotto i paesaggi di vigneti e borghi medievali della Toscana meridionale si trova uno dei sistemi magmatici più grandi identificati finora nella crosta continentale europea. Uno studio pubblicato nell’aprile 2026 sulla rivista Communications Earth & Environment — pubblicazione del gruppo Nature — ha rilevato tra 5.000 e 6.000 km³ di magma e fuso parziale a profondità comprese tra 8 e 15 chilometri, concentrati nelle aree geotermiche di Larderello, Travale e Monte Amiata.nature+1

La ricerca è stata guidata da Matteo Lupi dell’Università di Ginevra, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e il Consiglio Nazionale delle Ricerche — Istituto di Geoscienze e Georisorse (CNR-IGG). Il team ha impiegato circa sessanta sensori sismici ad alta risoluzione distribuiti sul territorio per raccogliere i dati alla base del modello tridimensionale del sottosuolo.ingv+1

Questi volumi collocano la Provincia Magmatica Toscana (PMT) nella stessa fascia volumetrica dei sistemi crostali che alimentano i grandi supervulcani del pianeta: Yellowstone negli Stati Uniti, Toba in Indonesia, Taup? in Nuova Zelanda.discovermagazine+1


Larderello, la Valle del Diavolo e la Prima Centrale Geotermica del Mondo

L’area di Larderello, nella Toscana meridionale, è nota da secoli per la sua intensa attività geotermica. I vapori che fuoriescono dal sottosuolo — i cosiddetti soffioni boraciferi — avevano fatto guadagnare alla zona il nome storico di Valle del Diavolo.power-technology+1

Nel 1904, il Principe Piero Ginori Conti sfruttò per la prima volta quel vapore per generare elettricità. Nel 1913 fu inaugurata la prima centrale geotermica del mondo, che forniva energia alla rete ferroviaria italiana. Oggi gli impianti del distretto di Larderello producono circa 5.000 GWh l’anno, pari a circa il 10% della produzione geotermica mondiale.reuk.co+1

Nonostante questa lunga storia di sfruttamento energetico, nessuna indagine precedente era riuscita a identificare la sorgente profonda di tanto calore su questa scala. Le indagini sismiche tradizionali avevano rilevato corpi intrusivi superficiali, ma non la straordinaria massa di fuso parziale presente a 8–15 km di profondità.linkinghub.elsevier+1


La Tecnica: la Tomografia da Rumore Sismico Ambientale

La scoperta è stata resa possibile dall’applicazione della tomografia da rumore sismico ambientale (Ambient Noise Tomography, ANT). Si tratta di una tecnica che non dipende dai terremoti come sorgente sismica, ma sfrutta le vibrazioni continue della Terra generate da onde oceaniche, vento e attività antropica.ciei.colorado+1

Il principio fisico è semplice: le onde sismiche si propagano attraverso la roccia a velocità dipendenti dalla densità e dallo stato del materiale attraversato. Dove il materiale è parzialmente fuso o contiene fluidi magmatici, le onde sismiche rallentano in modo significativo. Misurando queste anomalie di velocità su una rete di stazioni sismiche, è possibile ricostruire un’immagine tridimensionale della struttura interna della crosta.academic.oup+1

I ricercatori hanno rilevato zone a bassa velocità con anomalie superiori al 20–30% rispetto alla crosta normale, interpretate come accumuli di roccia parzialmente fusa. La tecnica è non invasiva, a basso costo e senza impatto ambientale. Come sottolinea Gilberto Saccorotti dell’INGV: «La tomografia del rumore sismico ambientale, esplorando il sottosuolo rapidamente, a basso costo e senza impatto ambientale, può essere uno strumento chiave per la transizione energetica».ingv


Un Sistema Magmatico Senza Vulcano: Perché era Rimasto Nascosto

Il paradosso della Provincia Magmatica Toscana è l’assenza quasi totale di segnali superficiali tipici dei grandi sistemi magmatici. Nessuna caldera visibile, nessuna eruzione recente di rilievo, nessuna deformazione anomala del suolo.discovermagazine

Le ragioni di questa “invisibilità” sono di natura geologica. Il magma della PMT è altamente silicico, con un contenuto di SiO? superiore al 65%. Questa composizione lo rende molto viscoso e poco incline a risalire verso la superficie. L’ultima attività vulcanica significativa nella regione risale a centinaia di migliaia di anni fa. Il magma ha preferito restare in profondità, raffreddandosi lentamente in forma di grandi intrusioni plutoniche.alexstrekeisen+2

Come afferma il prof. Lupi: «Sapevamo che questa regione è geotermicamente attiva, ma non avremmo immaginato che contenesse un volume di magma così grande, comparabile a quello dei sistemi supervulcanici». La scoperta, sottolinea lo studio, non cambia una valutazione di pericolosità. Cambia un’assunzione: grandi sistemi magmatici possono esistere a questa scala sotto paesaggi che non mostrano quasi nulla in superficie, e possono passare inosservati finché non viene applicato il metodo giusto.ingv+1


Nessun Rischio Vulcanico, ma un Potenziale Energetico Inedito

Lo studio è esplicito su un punto: la scoperta non rappresenta un nuovo rischio vulcanico per la Toscana. Grandi volumi di magma possono persistere nella crosta per periodi geologici estremamente lunghi senza dar luogo a eruzioni. Il magma toscano è in uno stato di stagnazione a lungo termine, e l’espressione dominante del sistema è termica — geotermica — non vulcanica.discovermagazine+1

Le implicazioni pratiche indicate dagli autori riguardano invece la produzione di energia e l’estrazione di materie prime critiche. La conferma di un sistema magmatico di queste dimensioni suggerisce un potenziale geotermico superiore a quanto finora stimato per la regione. Una mappatura più precisa delle sorgenti di calore profonde potrà orientare lo sviluppo di nuovi impianti.scintilena+1


Litio e Terre Rare: le Risorse del Sottosuolo Toscano

Un’implicazione rilevante per la transizione energetica riguarda la presenza di litio e terre rare in prossimità di sistemi magmatici profondi. I graniti della PMT sono noti per il loro alto contenuto di litio: fino a 350 µg/g nelle biotiti e fino a 1.000 µg/g nelle apliti dell’Isola d’Elba. I fluidi geotermici ad alta entalpia di Larderello e Monte Amiata possono contenere fino a 480 mg/L di litio in soluzione.iris.cnr+1

La scoperta di un serbatoio magmatico così esteso apre la prospettiva di estrarre litio direttamente dai fluidi geotermici già in circolazione negli impianti esistenti e di individuare depositi di elementi delle terre rare nelle zone di contatto tra magma e crosta. La formazione di tali depositi critici è strettamente connessa all’attività dei sistemi magmatici profondi della stessa tipologia appena identificata sotto la Toscana.ingv+1


Le Domande Aperte

Diversi aspetti richiedono ulteriori indagini. Il serbatoio sotto Monte Amiata cade ai margini del modello attuale e necessita di una caratterizzazione più dettagliata. La percentuale esatta di magma liquido rispetto al magma mush — il miscuglio di cristalli solidi e fuso parziale che struttura questi serbatoi — è cruciale per i modelli di sfruttamento energetico. La connettività profonda tra i sub-sistemi di Larderello, Travale e Monte Amiata non è ancora completamente risolta.scintilena+2

La tecnica ANT potrebbe inoltre rivelare sistemi analoghi in altre regioni del mondo caratterizzate da estensione crostale o back-arc — come il Mar Tirreno, i Carpazi o il Basin and Range nordamericano. Come conclude lo studio, sotto la crosta terrestre ci sono probabilmente molti altri sistemi di questo tipo, ancora non identificati perché nessuno ha ancora puntato il metodo giusto nella direzione giusta.discovermagazine


Riferimento bibliografico:
Lupi M., Stumpp D., Cabrera-Pérez I. et al. — High-enthalpy Larderello geothermal system, Italy, powered by thousands of cubic kilometres of mid-crustal magma — Communications Earth & Environment 7, 269 (2026). DOI: 10.1038/s43247-026-03334-0


Fonti consultate

  1. Nature / Communications Earth & Environment — Studio originale: https://www.nature.com/articles/s43247-026-03334-0
  2. INGV — Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia — Comunicato stampa ufficiale: https://www.ingv.it/en/stampa-urp/ufficio-stampa/comunicati-stampa/geotermia-la-toscana-custodisce-enormi-serbatoi-di-magma
  3. Phys.org — Articolo divulgativo: https://phys.org/news/2026-04-super-magma-reservoirs-beneath-tuscany.html
  4. Discover Magazine — Articolo divulgativo: https://www.discovermagazine.com/massive-magma-reservoir-comparable-in-size-to-yellowstone-discovered-beneath-tuscany-48961
  5. EGU25 — European Geosciences Union — Abstract del convegno: https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU25/EGU25-16194.html
  6. Eos / AGU — Geotermia e sismicità indotta in Toscana: https://eos.org/science-updates/does-geothermal-exploitation-trigger-earthquakes-in-tuscany
  7. Power Technology — Storia di Larderello: https://www.power-technology.com/features/oldest-geothermal-plant-larderello/
  8. ThinkGeoEnergy — 120 anni di geotermia a Larderello: https://www.thinkgeoenergy.com/larderello-italy-celebrates-120-years-of-geothermal-electricity-generation/
  9. CNR-IRIS — Litio in Italia: https://iris.cnr.it/handle/20.500.14243/419847
  10. Source International — Litio in Italia e impatto sui territori: https://www.source-international.org/news/discovered-lithium-in-italy-how-could-this-impact-lands-and-lives
  11. Università di Berna / Alex Strekeisen — Provincia Magmatica Toscana: https://www.alexstrekeisen.it/english/provincie/tuscan.php
  12. Scintilena — Articolo correlato su Yellowstone: https://www.scintilena.com/yellowstone-nuova-ricerca-rivela-come-la-tettonica-profonda-alimenta-il-sistema-magmatico-del-supervu…
  13. PMC / NCBI — Deformazione dei sistemi magmatici caldi e freddi: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11718178/

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  • Serbatoi magmatici sotto la Toscana: nuova luce sul potenziale geotermico e le risorse del sottosuolo
    Condividi Un team internazionale svela riserve profonde di fluidi magmatici tra Larderello e il Monte Amiata, aprendo nuove prospettive per l’energia e le materie prime strategiche Serbatoi magmatici toscani: la scoperta Un team internazionale di ricercatori ha identificato vasti serbatoi ricchi di fluidi magmatici nel sottosuolo della Toscana, nelle aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Communications Earth &
     

Serbatoi magmatici sotto la Toscana: nuova luce sul potenziale geotermico e le risorse del sottosuolo

Apríl 17th 2026 at 06:00

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Un team internazionale svela riserve profonde di fluidi magmatici tra Larderello e il Monte Amiata, aprendo nuove prospettive per l’energia e le materie prime strategiche


Serbatoi magmatici toscani: la scoperta

Un team internazionale di ricercatori ha identificato vasti serbatoi ricchi di fluidi magmatici nel sottosuolo della Toscana, nelle aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment del gruppo Nature.[1][2]

I corpi magmatici individuati si trovano a profondità comprese tra 8 e 15 chilometri sotto la crosta terrestre. I volumi stimati raggiungono migliaia di chilometri cubi. Si tratta di dimensioni ben al di sopra di quanto finora ipotizzato per quest’area, anche se la Toscana è da oltre un secolo una delle regioni geotermiche più attive d’Europa.[3][4][5][6]

Il coordinatore dello studio è Matteo Lupi, geofisico dell’Università di Ginevra, che ha guidato un gruppo di ricercatori provenienti da diversi Paesi, tra cui Italia, Svizzera e altri partner europei. La ricerca ha coinvolto anche l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche).[2][7][8]


Tomografia da rumore sismico: la tecnica che ha reso possibile l’indagine

La chiave metodologica della scoperta è stata l’applicazione della tomografia da rumore sismico ambientale (ambient noise tomography). Questa tecnica sfrutta le vibrazioni naturali della Terra — generate da oceani, vento, traffico e altre sorgenti — per costruire immagini tridimensionali del sottosuolo.[9][10]

A differenza delle tecniche sismiche attive, che richiedono esplosioni o vibroseis per generare le onde, la tomografia da rumore ambientale è completamente non invasiva. Non produce impatti ambientali diretti e ha costi operativi contenuti rispetto ad altri metodi di indagine profonda.[11][9]

Le stazioni sismiche distribuite sul territorio toscano hanno registrato il rumore di fondo per un periodo prolungato. I dati sono stati poi elaborati con algoritmi avanzati che estraggono le funzioni di correlazione tra stazioni, ricavando la velocità delle onde sismiche nel sottosuolo. Le anomalie di velocità corrispondono a zone con presenza di fusi o fluidi magmatici, permettendo di mapparne distribuzione e volume.[10][9]

Questo approccio ha permesso ai ricercatori di “vedere” strutture profonde che le indagini precedenti non avevano potuto delineare con precisione. L’uso diffuso di questa tecnica in aree geotermiche è relativamente recente e la sua applicazione alla Toscana ha prodotto risultati di particolare rilievo scientifico.[1][2]


Il contesto: la geotermia toscana ha radici storiche profonde

La Toscana è storicamente la culla della geotermia industriale mondiale. A Larderello, in provincia di Pisa, nel 1904 si produsse per la prima volta al mondo elettricità da calore geotermico. Oggi quella stessa area ospita centrali che producono circa il 30% del fabbisogno elettrico regionale della Toscana, con una potenza installata superiore a 900 MW.[5][6][12][13]

Il campo geotermico di Larderello-Travale è tra i più estesi al mondo per produzione di energia da vapore naturale. Il Monte Amiata, nell’area senese e grossetana, costituisce il secondo polo geotermico toscano, anch’esso sfruttato da decenni. Nonostante secoli di attività e decenni di sfruttamento industriale, il sottosuolo di questa regione continua a riservare elementi non ancora completamente compresi dalla comunità scientifica.[12][14][15][3]


Potenziale geotermico: nuove prospettive per la transizione energetica

La presenza di serbatoi magmatici di queste dimensioni suggerisce un potenziale energetico superiore a quanto fin qui stimato per la regione. I fluidi magmatici profondi alimentano i sistemi idrotermali superficiali che sono alla base degli impianti geotermici esistenti. Una migliore comprensione delle sorgenti di calore profonde può orientare lo sviluppo di nuove strategie di sfruttamento.[16][17]

In Europa si discute con crescente interesse dei cosiddetti sistemi geotermici avanzati (EGS – Enhanced Geothermal Systems), che permettono di produrre energia anche in aree non naturalmente permeabili, portando le tecnologie geotermiche ben oltre i bacini idrotermali tradizionali. La Toscana, con la presenza di serbatoi così vasti e profondi, potrebbe diventare un laboratorio naturale per sperimentare e sviluppare queste tecnologie.[14][18][19]

Il Piano di Gestione Geotermica della Toscana punta a incrementare la capacità installata nei prossimi anni, in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione. Questa scoperta fornisce una base scientifica più solida per progettare eventuali interventi futuri.[19]


Materie prime critiche: litio e terre rare nei sistemi magmatici profondi

Oltre all’energia, lo studio apre prospettive di ricerca nel campo delle materie prime strategiche. I sistemi magmatici profondi sono ambienti favorevoli alla concentrazione di elementi come il litio, il boro e alcune terre rare, fondamentali per la produzione di batterie, dispositivi elettronici e tecnologie per le energie rinnovabili.[20][21]

In Italia, il tema dell’estrazione di litio dalle brine geotermiche è già oggetto di studio e sperimentazione. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato confronti con le imprese del settore geotermico per valutare il potenziale estrattivo. Le brine calde che circolano nei sistemi geotermici toscani contengono concentrazioni di litio che, in alcuni siti, potrebbero risultare economicamente interessanti.[21][22][20]

La connessione tra i serbatoi magmatici profondi individuati dallo studio e i fluidi geotermici di superficie è un campo di ricerca in rapida evoluzione. Comprendere meglio questi legami potrebbe aprire a una sfruttamento integrato: energia e materie prime dallo stesso sistema naturale.[3][1]


Implicazioni scientifiche e sicurezza

I ricercatori hanno chiarito che la presenza di questi serbatoi non rappresenta un rischio vulcanico immediato per la popolazione toscana. I fluidi magmatici a profondità di 8-15 km non sono paragonabili ai sistemi vulcanici attivi come quelli dei Campi Flegrei o del Vesuvio. La Toscana non è classificata tra le zone ad alto rischio eruttivo in Italia.[15][23][24]

Lo studio contribuisce a migliorare i modelli di rischio geofisico regionali, utili sia per la pianificazione geotermica che per la valutazione della sismicità locale. La sismicità indotta dalle attività geotermiche è un tema già monitorato dall’INGV nelle aree di Larderello e del Monte Amiata. Una conoscenza più precisa delle strutture profonde permette di affinare queste analisi.[7][8][18]


Fonti consultate

L'articolo Serbatoi magmatici sotto la Toscana: nuova luce sul potenziale geotermico e le risorse del sottosuolo proviene da Scintilena.

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  • Perforare il cuore dei vulcani: per la prima volta gli scienziati puntano a studiare il magma vivo dall’interno
    Condividi Un gruppo internazionale di ricercatori ha pubblicato su Nature i risultati di uno studio inedito che ricostruisce le condizioni reali di una camera magmatica attiva. Il traguardo apre la strada al Krafla Magma Testbed, il primo osservatorio permanente al mondo direttamente nel magma. Il vulcano come laboratorio: il campo vulcanico di Krafla Il vulcano Krafla, nel nord-est dell’Islanda, si trova su una delle zone geologicamente più attive del pianeta: il margine della Dorsale
     

Perforare il cuore dei vulcani: per la prima volta gli scienziati puntano a studiare il magma vivo dall’interno

Apríl 14th 2026 at 10:00

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Un gruppo internazionale di ricercatori ha pubblicato su Nature i risultati di uno studio inedito che ricostruisce le condizioni reali di una camera magmatica attiva. Il traguardo apre la strada al Krafla Magma Testbed, il primo osservatorio permanente al mondo direttamente nel magma.


Il vulcano come laboratorio: il campo vulcanico di Krafla

Il vulcano Krafla, nel nord-est dell’Islanda, si trova su una delle zone geologicamente più attive del pianeta: il margine della Dorsale Medio-Atlantica, dove la crosta terrestre è insolitamente sottile e il magma sale vicino alla superficie. Questa caratteristica lo ha reso uno dei siti vulcanici più studiati al mondo, con circa trenta eruzioni nell’ultimo millennio e un campo geotermico attivo da decenni.[1][2][3][4]

Proprio questa peculiarità geologica ha trasformato Krafla nel teatro di uno degli episodi più significativi nella storia della vulcanologia moderna: l’incontro accidentale con una camera magmatica a soli 2.094 metri di profondità.[5][6]


Il pozzo IDDP-1: un incidente che ha cambiato la scienza

Nel 2009, nell’ambito dell’Iceland Deep Drilling Project (IDDP), la compagnia energetica islandese Landsvirkjun stava perforando un pozzo geotermico con l’obiettivo di raggiungere i 4.500 metri di profondità, alla ricerca di fluidi idrotermali supercritici. La punta della trivella si spezzò a soli 2.094 metri quando intercettò, del tutto inaspettatamente, un corpo magmatico riolítico attivo.[6][7][8][5]

I fluidi di perforazione freddi versarono acqua sul magma incandescente — a circa 900–1.000 °C — raffreddandolo istantaneamente in minuscoli frammenti di vetro vulcanico. Il pozzo fu abbandonato dopo che l’ossidiana solidificata ostruì i 20 metri inferiori del foro. Quell’incidente, però, dimostrò qualcosa di fondamentale: penetrare una camera magmatica non aveva scatenato alcuna eruzione. Era possibile avvicinarsi al magma vivo senza provocare catastrofi.[7][9][10][11]


Lo studio su Nature del 2026: decodificare il magma

A marzo 2026, la vulcanologa Dr. Janine Birnbaum dell’Università Ludwig-Maximilians di Monaco ha guidato un team internazionale nella pubblicazione su Nature del primo studio capace di ricostruire le condizioni termodinamiche reali all’interno di quella camera magmatica.[12][13]

Il problema era apparentemente insormontabile. I frammenti di vetro vulcanico recuperati nel 2009 presentavano una composizione anomala: contenevano meno gas disciolto di quanto atteso in base alle pressioni e temperature della camera. Questa distorsione era il risultato delle reazioni chimiche e fisiche avvenute nei cinque minuti in cui il magma si era raffreddato dalla fase liquida (~900 °C) alla vetrificazione (~520 °C).[10][13][14]

Il team ha sviluppato un modello numerico del disequilibrio cinetico per simulare quel processo e “invertire” le distorsioni. Come ha spiegato la stessa Birnbaum: “È come una foto sfocata. Ma se conosciamo il tempo di esposizione e la velocità del sistema, possiamo ricostruire da dove è partito.”[10]

Il risultato ha dimostrato che il magma di Krafla era conservato a pressioni dei volatili significativamente più elevate di quanto stimato in precedenza. Questo dato ribalta alcune assunzioni consolidate sulla struttura delle camere magmatiche riolítiche e ha implicazioni dirette per la comprensione dei meccanismi che innescano le eruzioni esplosive.[13][14]


Il Krafla Magma Testbed: un osservatorio dentro il vulcano

Lo studio di Birnbaum non è un punto di arrivo, ma la base scientifica di un progetto ben più ambizioso: il Krafla Magma Testbed (KMT). Si tratta del primo tentativo sistematico di stabilire un osservatorio permanente direttamente all’interno di una camera magmatica attiva, con l’obiettivo di installare sensori che misurino in tempo reale temperatura, pressione, composizione e dinamica dei gas.[2][15][16][17]

Il KMT coinvolge attualmente 38 istituti di ricerca e aziende di 11 Paesi, tra cui l’Italia con l’INGV, l’Islanda, la Germania, il Regno Unito, il Canada e la Nuova Zelanda. Nel 2024, il progetto si è costituito come ente no-profit indipendente e ha firmato un accordo formale con il governo islandese e le principali compagnie energetiche del Paese.[18][19][20]

Il piano prevede il primo pozzo deliberato nel magma — denominato KMT-1 — a una profondità di circa 2,1 km, sulla traccia di IDDP-1. Il primo simposio internazionale del progetto si è tenuto a Monaco di Baviera il 10-12 aprile 2026.[21][22][23]


Monitoraggio vulcanico e sicurezza: misure dirette invece di segnali indiretti

Oggi circa 800 milioni di persone vivono entro 100 km da vulcani attivi pericolosi. I metodi di monitoraggio attuali — sismometri, GPS, misure di gas in superficie, satelliti InSAR — forniscono segnali indiretti che spesso risultano chiari solo a posteriori.[24][25][26][27]

Sensori inseriti direttamente nel magma permetterebbero di rilevare variazioni di pressione dei volatili, movimenti di fluidi e anomalie termiche settimane o mesi prima che emergano segnali in superficie. Conoscere il contenuto reale di H?O e CO? disciolti nel magma è la chiave per distinguere eruzioni effusive da eruzioni esplosive, che dipendono proprio dalla velocità con cui questi gas si liberano dal fuso.[28][29][30][13]


La frontiera energetica: geotermia supercritica vicino al magma

Accanto alle finalità scientifiche, il KMT esplora anche un potenziale energetico inedito. La prossimità al magma produce fluidi supercritici — uno stato fisico in cui l’acqua, a pressioni superiori a 221 bar e temperature oltre i 374 °C, trasporta un’entalpia enormemente superiore al vapore geotermico convenzionale.[8][31]

Il pozzo IDDP-1, pur nella sua breve vita operativa, aveva già prodotto vapore a 440 °C con un’entalpia specifica di 3.200 kJ/kg. I geotermisti stimano che sistemi near-magma possano generare da 10 a 100 volte l’energia di un pozzo geotermico tradizionale per metro perforato.[19][31][32]


Verso un nuovo capitolo della vulcanologia

Il progetto è ancora in fase di avvio e le sfide tecnologiche sono significative: i fluidi geotermici supercritici vicino al magma sono altamente corrosivi, ricchi di acido cloridrico e silice disciolta, e richiedono materiali e connessioni di rivestimento che non esistono ancora nella pratica standard.[17][33]

Lo studio di Birnbaum su Nature ha fornito il primo quadro teorico per progettare sensori capaci di misurare le condizioni originarie del magma, e non quelle distorte dall’impatto della perforazione. Il passo successivo è tradurre questi modelli in strumenti fisici in grado di sopravvivere nel cuore di un vulcano.[34][35]

Per secoli, la vulcanologia ha studiato i vulcani dall’esterno. Il Krafla Magma Testbed e i risultati pubblicati su Nature nel 2026 aprono la prospettiva di osservarli dall’interno.[15][30][28]


Fonti

Fonti
[1] KMT, Iceland https://www.icdp-online.org/projects/by-continent/europe/kmt-iceland/
[2] Drilling into magma: Risky plan takes geothermal to … https://newatlas.com/energy/kmt-magma-geothermal-supercritical/
[3] Volcano power: Icelandic scientist plan to drill down to magma – BBC https://www.bbc.com/news/articles/c1e8q4j1yygo
[4] 3D Model of the Shallow Crustal Density Distribution of the Krafla Volcanic System in Iceland https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2025JB031670
[5] [PDF] The IDDP Success Story – International Geothermal Association (IGA) https://www.worldgeothermal.org/pdf/IGAstandard/WGC/2020/37000.pdf
[6] Drilling into Magma https://www.aapg.org/news-and-media/details/explorer/articleid/68758/drilling-into-magma
[7] Krafla Magma Drilling Project https://geo.au.dk/en/research/research-areas/department-groups/earth-system-petrology/show/artikel/krafla-magma-drilling-project
[8] L’ultima frontiera della geotermia: elettricità dal magma dei … https://www.greenreport.it/news/green-economy/9195-lultima-frontiera-della-geotermia-elettricita-dal-magma-dei-vulcani
[9] Textural and geochemical window into the IDDP-1 rhyolitic melt, Krafla, Iceland, and its reaction to drilling https://pubs.geoscienceworld.org/gsabulletin/article/133/9-10/1815/593788/Textural-and-geochemical-window-into-the-IDDP-1
[10] Unraveling active magma by drilling in the heart of volcanoes https://phys.org/news/2026-03-unraveling-magma-drilling-heart-volcanoes.html
[11] Scientists Unveil Radical Plan to Drill Into a Volcano For Near … https://www.sciencealert.com/scientists-unveil-radical-plan-to-drill-into-a-volcano-for-near-unlimited-energy
[12] Disequilibrium response to tapping crustal magma reveals storage conditions https://www.nature.com/articles/s41586-026-10317-w
[13] Unravelling active magma by drilling in the heart of volcanoes https://www.lmu.de/en/newsroom/news-overview/news/unravelling-active-magma-by-drilling-in-the-heart-of-volcanoes-2e5d6d90.html
[14] Disequilibrium response to tapping crustal magma reveals storage … https://ideas.repec.org/a/nat/nature/v652y2026i8109d10.1038_s41586-026-10317-w.html
[15] Krafla Magma Testbed https://kmt.is
[16] About – KMT https://kmt.is/about/
[17] Krafla Magma Testbed: an International In-situ Magma Laboratory for the Future https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2018EGUGA..2019545S/abstract
[18] World’s top magma minds embark on journey into molten Earth https://kmt.is/wp-content/uploads/2024/01/Krafla-press-release_FINAL-website.pdf
[19] Perforare una camera magmatica: la nuova frontiera della ricerca … https://www.pi.ingv.it/perforare-una-camera-magmatica-la-nuova-frontiera-della-ricerca-nei-campi-della-vulcanologia-e-dellenergia-geotermica/
[20] Iceland magma research initiative secures key funding and … https://www.thinkgeoenergy.com/iceland-magma-research-initiative-secures-key-funding-and-support/
[21] Interview – Exploring new frontiers of magma energy with … https://www.thinkgeoenergy.com/interview-exploring-new-frontiers-of-magma-energy-with-kmt/
[22] Magma for Power Plants? Harvesting Earth’s Molten Underworld https://eepower.com/tech-insights/magma-for-power-plants-harvesting-earths-molten-underworld/
[23] News – KMT https://kmt.is/category/news/
[24] MAGMA: Magma Accommodation and Ground Movement Analysis https://environment.leeds.ac.uk/dir-record/research-projects/2092/magma-magma-accommodation-and-ground-movement-analysis
[25] [PDF] Global Volcano Model Network: collaborative volcanology for … https://www.preventionweb.net/files/45270_034.pdf?startDownload=true
[26] Report Identifies Grand Challenges for Scientific Community to … https://www.nationalacademies.org/news/report-identifies-grand-challenges-for-scientific-community-to-better-prepare-for-volcanic-eruptions
[27] Previsione e monitoraggio dei rischi vulcanici | FP7 | CORDIS https://cordis.europa.eu/article/id/155856-volcanic-prediction-and-monitoring/it
[28] Drilling Into a Volcano | Earth Science Article for Students https://scienceworld.scholastic.com/issues/2024-25/082624/drilling-into-volcano.html
[29] Implementing the Krafla Magma Testbed (KMT) https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU23/EGU23-7958.html
[30] Unravelling active magma by drilling in the heart of volcanoes https://www.eurekalert.org/news-releases/1121626
[31] I 5 perché: produrre energia dai vulcani – The Future Of https://the-future-of.it/i-5-perche-produrre-energia-dai-vulcani/
[32] Supercritical fluids around magmatic intrusions: IDDP-1 at … https://iris.landsbokasafn.is/en/publications/supercritical-fluids-around-magmatic-intrusions-iddp-1-at-krafla-/
[33] Utilization of the Hottest Well in the World, IDDP-1 in Krafla https://www.academia.edu/68821884/Utilization_of_the_Hottest_Well_in_the_World_IDDP_1_in_Krafla
[34] Constraining the response of magma to drilling at Krafla, Iceland https://gepris.dfg.de/gepris/projekt/560559274?language=en
[35] Janine Birnbaum’s Magma Study at Krafla’s IDDP1 Hole – LinkedIn https://www.linkedin.com/posts/ben-kennedy-6b27329a_disequilibrium-response-to-tapping-crustal-activity-7442765489887617024-pfln
[36] In Iceland the first magma observatory in the world – INGV https://ingv.it/en/urp-press/Press-office/Press-releases/the-first-magmatic-observatory-in-the-world-in-Iceland
[37] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[38] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[39] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Sicilia, I Karren della Dorsale Mesozoica e la Grotta del Lauro al Centro del Convegno dei Geologi di Sicilia
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Sicilia, I Karren della Dorsale Mesozoica e la Grotta del Lauro al Centro del Convegno dei Geologi di Sicilia

Apríl 13th 2026 at 09:00

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Carsismo e risorse idriche nei Nebrodi: geologia, paesaggio e tutela dell’acqua si incontrano ad Alcara Li Fusi


Il convegno: geologi siciliani e fenomeni carsici in Provincia di Messina

L’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia ha organizzato un convegno dal titolo “Acqua e Territorio nei Nebrodi”, svoltosi il 28 e 29 marzo 2026 nel borgo di Alcara Li Fusi (Messina). La due giorni ha messo al centro il tema dell’acqua in tutte le sue implicazioni: geologiche, idrogeologiche, normative e amministrative. La parte scientifica si è tenuta il 28 marzo, con relazioni dedicate all’idrogeologia dell’area e ai fenomeni carsici in Provincia di Messina, con particolare attenzione al territorio di Alcara Li Fusi. Il giorno successivo i partecipanti hanno visitato il Centro di Osservazione dei Grifoni e compiuto un trekking sulle pendici della dorsale mesozoica Longi-Taormina, dove è possibile osservare direttamente i karren — le caratteristiche scanalature di dissoluzione calcarea — che modellano i versanti delle Rocche del Crasto. L’organizzazione ha beneficiato della collaborazione dell’associazione Sicilia Ambiente, attiva nel borgo di Alcara Li Fusi.[1][2][3]


La dorsale Longi-Taormina: calcari liassici e carsismo mesozoico

I fenomeni carsici dei Nebrodi e dei Peloritani si sviluppano su una fascia di affioramenti carbonatici mesozoici che attraversa la Sicilia nord-orientale da San Fratello fino a Taormina: la dorsale Longi-Taormina. Questa struttura appartiene all’Unità tettonica Longi-Taormina, la parte più frontale delle falde Calabridi, sovrascorsa verso sud-ovest sulle formazioni flyschioidi dei Nebrodi. Questi calcari si distinguono nettamente — per aspetto e comportamento idrogeologico — dai flysch argillosi e arenacei che costituiscono la gran parte del paesaggio nebrodico.[4]

Le rocce protagoniste del carsismo sono i calcari neri e massivi di Longi: calcari liassici (Sinemuriano-Pliensbachiano, circa 190-175 milioni di anni fa), depositatisi in un ambiente di piattaforma carbonatica di acque basse con facies bioclastiche e ooliti. Il loro spessore supera i 500 metri in molti settori. Sopra di essi si trovano i calcari pelagici marnosi del Medolo, la Maiolica selcifera e la Scaglia, completando una successione che documenta il passaggio da ambienti di piattaforma ad acque profonde durante il Mesozoico. La purezza chimica di questi calcari — con alto contenuto in calcite — li rende particolarmente suscettibili alla dissoluzione in presenza di acqua e anidride carbonica.[5][4]


Il meccanismo del carsismo: acqua, CO? e dissoluzione progressiva

Il carsismo è un processo di dissoluzione chimica della roccia calcarea. L’acqua piovana, assorbendo CO? atmosferica e quella prodotta dalla decomposizione della materia organica nel suolo, diventa acido carbonico debole. Questo acido attacca il CaCO? trasformandolo in bicarbonato di calcio, solubile e asportabile. La reazione è reversibile: nelle grotte, dove la CO? viene perduta, il carbonato si riprecipita generando stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni.[6][7][5]

Perché il carsismo si sviluppi in modo significativo, devono coesistere quattro condizioni: rocce carbonatiche solubili, fratturazione del mezzo roccioso, precipitazioni adeguate e un gradiente idraulico che permetta il ricambio delle acque. Nella dorsale di Alcara Li Fusi tutte e quattro le condizioni sono soddisfatte: i calcari liassici sono intensamente tettonizzati; le precipitazioni medie raggiungono 800-1.000 mm annui; i versanti ripidi assicurano gradienti idraulici elevati.[7][4]


I Karren della Rocca: le morfologie carsiche superficiali

I karren — o lapiaz — sono le morfologie carsiche epigee più visibili sui versanti calcarei della dorsale Longi-Taormina. Si tratta di solchi, scanalature, gallerie e vaschette di corrosione incisi sulla superficie dei calcari dall’azione dell’acqua piovana nel corso di decine di migliaia di anni. I karren si classificano in base al grado di copertura del suolo:[8][9]

  • Karren liberi su roccia nuda: scanalature rettilinee (Rillenkarren), solchi e docce di corrosione, lame aguzze;
  • Karren semiliberi: vaschette di corrosione (Kamenitza), piccole cavità subcircolari a fondo piatto colme d’acqua dopo le piogge;
  • Karren coperti: forme arrotondate (Rundkarren) sviluppate sotto il suolo, prive di creste aguzze.

Sui versanti delle Rocche del Crasto, l’escursione del convegno ha permesso di osservare questi solchi direttamente sulla roccia affiorante, testimoniando un’attività carsica tuttora in corso. Le Rocche del Crasto sono un massiccio calcareo che raggiunge i 1.315 m s.l.m. con pareti verticali che superano i 200 m di strapiombo nella Valle Calanna, dove è riconoscibile una scarpata di faglia attiva.[10][4]


La Grotta del Lauro: il carsismo ipogeo del Parco dei Nebrodi

Sul versante occidentale delle Rocche del Crasto, a circa 1.068 m di quota, si apre la Grotta del Lauro: la principale cavità carsica del Parco dei Nebrodi e una delle più importanti del Valdemone. La grotta si è formata per dissoluzione ipogea progressiva dei calcari liassici: le acque di infiltrazione hanno gradualmente allargato le fratture tettoniche preesistenti, creando cunicoli e gallerie nel corso di lunghi periodi geologici.[11][12]

L’interno della cavità conserva stalattiti, stalagmiti, colonne e concrezioni calcitiche. L’interesse scientifico della grotta va oltre la spettacolarità delle concrezioni: la Grotta del Lauro ospita almeno due specie di invertebrati miriapodi troglobi — completamente adattati alla vita sotterranea, ciechi e depigmentati — che rappresentano endemismi unici al mondo: Entotalassinum nebrodium e Beroniscus marcelii. La cavità è anche un sito di interesse archeozoologico: i reperti rinvenuti testimoniano la frequentazione umana nell’Età del Bronzo. L’accesso è consentito solo con guida autorizzata, per la tutela dell’ecosistema sotterraneo.[12][13][14][11]


Gli acquiferi carsici: una risorsa idrica preziosa e vulnerabile

Dal punto di vista idrogeologico, i calcari liassici della dorsale Longi-Taormina costituiscono il principale acquifero dell’area di Alcara Li Fusi e della zona peloritano-nebrodica nord-occidentale. Nelle sub-idrostrutture carbonatiche la permeabilità raggiunge valori dell’ordine di 10?? m/s per fessurazione e carsismo locale. Le acque che emergono dalle sorgenti alla base dei rilievi hanno una composizione chimica di tipo bicarbonato-calcico, con conducibilità di 300-800 µS/cm e qualità ottima per uso potabile.[4]

Il carsismo, però, rende questi acquiferi intrinsecamente vulnerabili: la rapidità con cui l’acqua si infiltra attraverso i karren e le fratture, senza subire filtrazione nel suolo, consente a eventuali contaminanti superficiali di raggiungere la falda in tempi brevissimi. Questo aspetto costituisce la principale sfida per la tutela idrogeologica dell’area.[4]


Il quadro normativo: tutelare l’acqua nelle aree carsiche

Il convegno ha affrontato anche il versante normativo-amministrativo della gestione delle risorse idriche nei Nebrodi. Il D.Lgs. 152/1999 impone alle Regioni la classificazione dei corpi idrici sotterranei, il monitoraggio e la predisposizione di Piani di Tutela delle Acque. La Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE obbliga a raggiungere il “buono stato” di tutti i corpi idrici, con particolare attenzione alla definizione di zone di salvaguardia nelle aree di ricarica degli acquiferi. Il Piano di Tutela delle Acque della Sicilia e il Piano di Gestione del Distretto Idrografico della Sicilia declinano questi obblighi a livello regionale, prevedendo per le sub-idrostrutture carbonatiche peloritane un monitoraggio qualitativo e quantitativo continuo.[4]

Per l’area di Alcara Li Fusi, la sfida amministrativa consiste nel tutelare le zone di ricarica carbonatica — le stesse aree dove si sviluppano i karren — da attività che potrebbero comprometterne la qualità idrica, mantenendo al contempo la vocazione turistica e naturalistica del territorio.


I Grifoni sulle Rocche del Crasto: un ecosistema integrato

L’escursione al Centro di Osservazione dei Grifoni ha completato il programma del convegno, collegando il tema geologico a quello naturalistico. Il grifone (Gyps fulvus) è stato reintrodotto nel Parco dei Nebrodi a partire dal 1999, con esemplari provenienti dalla Spagna. Il sito di Alcara Li Fusi è diventato il principale centro di nidificazione dei grifoni in Sicilia, con oltre 60 esemplari e almeno 16 coppie nidificanti alle pareti calcaree delle Rocche del Crasto. I volatili sfruttano le correnti termiche ascendenti generate dalle pareti verticali dei calcari: la morfologia carsica e tettonica delle Rocche non è solo un laboratorio geologico, ma anche un habitat fondamentale per la fauna selvatica.[15][16][17]


Fonti consultate

Fonti
[1] Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia – ORGS https://www.facebook.com/ordineregionalegeologidisicilia/posts/-acqua-e-territorio-nei-nebrodiidrogeologia-risorse-idriche-e-gestione-sostenibi/1741317253926693/
[2] Idrogeologia, risorse idriche e gestione sostenibile”, che il 28 e 29 … https://www.facebook.com/ordineregionalegeologidisicilia/posts/-grande-partecipazione-e-alto-livello-scientifico-per-la-due-giorni-di-alcara-li/1751308502927568/
[3] Save the date! Ancora pochi posti disponibili per l’escursione del 29 … https://www.facebook.com/ordineregionalegeologidisicilia/posts/save-the-date-ancora-pochi-posti-disponibili-per-lescursione-del-29-marzo-alla-g/1744289103629508/
[4] Corpo idrico sotterraneo: Peloritani – occidentali https://www2.regione.sicilia.it/presidenza/ucomrifiuti/acque/DOCUMENTI/DOCUMENTI_E/E3/PELORITANI/Peloritani_Occidentali.pdf
[5] Cenni sulla chimica del carsismo – Gruppo Grotte Gallarate https://www.gruppogrottegallarate.it/cenni-sulla-chimica-del-carsismo/
[6] Carsismo https://www.chimica-online.it/articoli/carsismo.htm
[7] Fenomeno carsico – Gruppo Grotte Castelli Romani https://www.ggcr.altervista.org/carsismo.html
[8] Campo solcato – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_solcato
[9] Carsismo superficiale https://www.provincia.tn.it/News/Approfondimenti/Carsismo-superficiale
[10] Le escursioni e trekking migliori nei dintorni di Alcara Li Fusi – Komoot https://www.komoot.com/it-it/guide/568024/fantastici-trekking-e-escursioni-nei-dintorni-di-alcara-li-fusi
[11] Alcara li Fusi (Me) – Grotta del Lauro, Stalagmiti, Stalattiti e …Pipistrelli https://trovaeventi.com/sicilia/alcara-li-fusi-me-grotta-del-lauro-stalagmiti-stalattiti-e-pipistrelli/?hilite=%26quot%3BGiant+Benches+on+Lake+Iseo%26quot%3B
[12] Escursione alla Grotta del Lauro – Parco dei Nebrodi – Alcara Li Fusi https://www.ttattago.com/en/cosa-fare/alcara-li-fusi/activities/escursione-alla-grotta-del-lauro-parco-dei-nebrodi
[13] Alcara Li Fusi, escursione alla Grotta del Lauro – Nebrodi News https://www.nebrodinews.it/alcara-li-fusi-escursione-alla-grotta-del-lauro/
[14] Alla scoperta della Grotta del Lauro – Associazione PFM https://www.associazionepfm.it/escursioni/event/alla-scoperta-della-grotta-del-lauro/
[15] Primi risultati della reintroduzione del Grifone [Gyps fulvus … https://www.academia.edu/16787993/Primi_risultati_della_reintroduzione_del_Grifone_Gyps_fulvus_Hablizl_1783_nei_parchi_delle_Madonie_e_dei_Nebrodi_Sicilia_Aves_Falconiformes_
[16] Parco dei Nebrodi, torna a volare un giovane grifone https://www.tempostretto.it/news/parco-dei-nebrodi-torna-a-volare-un-giovane-grifone-liberato-dopo-2-mesi-di-cure.html
[17] in Sicilia c’è la (splendida) Grotta del Lauro – Balarm https://www.balarm.it/news/la-sua-bellezza-selvaggia-lascia-senza-fiato-in-sicilia-c-e-la-splendida-grotta-del-lauro-140696
[18] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[19] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[20] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Yellowstone: nuova ricerca rivela come la tettonica profonda alimenta il sistema magmatico del supervulcano

Apríl 12th 2026 at 11:00

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Un nuovo studio pubblicato su Science integra sismologia, tomografia 3D e geodinamica per ridefinire il “plumbing system” di Yellowstone e chiarire i reali meccanismi di alimentazione magmatica

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science (DOI: 10.1126/science.aeg3511) ridefinisce la comprensione del sistema magmatico di Yellowstone. La ricerca, firmata da Zebin Cao e colleghi, dimostra che il supervulcano non si alimenta soltanto attraverso il classico pennacchio del mantello — il cosiddetto mantle plume — ma anche attraverso processi tettonici profondi che spingono materiale caldo verso la crosta terrestre. Il risultato è un’immagine molto più articolata del plumbing system di Yellowstone, il complesso reticolo di condotti, camere e intrusioni magmatiche che sostengono il sistema vulcanico.[1]


Il modello tradizionale del mantle plume e i suoi limiti

Per decenni il modello dominante spiegava il vulcanismo di Yellowstone con un mantle plume: una colonna di materiale caldo che risale verticalmente dal mantello profondo fino alla base della crosta. Questo pennacchio caldo, inclinato verso sud-ovest per effetto dei grandi flussi del mantello, era stato confermato da numerose campagne di tomografia sismica. Il modello prevedeva che il materiale fuso risalisse verticalmente, alimentasse una o due camere magmatiche nella crosta superiore e inferiore, e generasse periodicamente eruzioni esplosive. Studi precedenti avevano già identificato due principali serbatoi sovrapposti: uno superficiale a circa 5–16 km di profondità e uno più profondo tra i 20 e i 50 km.[2][3][1]

Il plume di Yellowstone è alla base anche della migrazione del vulcanismo lungo la Snake River Plain. Man mano che la placca nordamericana si sposta verso sud-ovest, l’area attiva “migra” verso nord-est. Questo spiegava, almeno in parte, la storia eruttiva complessa e geograficamente distribuita del sistema vulcanico.[4]


Due sorgenti di alimentazione magmatica: il contributo della tettonica profonda

Il lavoro di Cao e collaboratori combina sismologia ad alta risoluzione, tomografia tridimensionale della crosta e del mantello, modelli geodinamici e dati raccolti nell’arco degli ultimi vent’anni. La scoperta centrale è che il magma raggiunge la crosta da due direzioni distinte: dal basso, attraverso il classico mantle plume che risale verticalmente; e lateralmente, tramite flussi orizzontali di materiale caldo del mantello, innescati e guidati dalla tettonica della placca nordamericana.[5][6]

Questa combinazione produce un sistema di alimentazione molto più complesso di quanto i modelli precedenti ipotizzassero. La tettonica profonda non è un fattore secondario: contribuisce in modo attivo alla generazione e alla distribuzione del magma all’interno della crosta. Il movimento della placca nordamericana sopra il plume stira e assottiglia la litosfera, creando zone di debolezza strutturale attraverso le quali il magma può risalire in modo irregolare e distribuito. Questo processo spiega la geometria complessa del sistema vulcanico e la storia eruttiva “migrante” di Yellowstone nel tempo geologico.[5]


La camera magmatica superiore: un magma mush, non un lago di lava

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la natura della camera magmatica superiore. Contrariamente all’immagine popolare di un vasto serbatoio di magma liquido pronto a esplodere, il sistema di Yellowstone è in realtà un magma mush: una miscela complessa di cristalli solidi, fuso parziale e fluidi caldi.[3][7]

La percentuale di magma effettivamente fuso è troppo bassa per alimentare un’eruzione catastrofica nelle condizioni attuali. La camera superiore contiene solo una piccola frazione di melt libero, ben al di sotto delle soglie critiche associate a sistemi eruttivi imminenti. Questa struttura ibrida è fondamentale per capire il comportamento del sistema. Un sistema magmatico attivo, come quello di Yellowstone, non è necessariamente un sistema prossimo all’eruzione.[7][8]


Perché Yellowstone produce eruzioni esplosive e non solo effusive

Il nuovo modello chiarisce anche la natura delle grandi eruzioni del passato. I tre eventi calderici avvenuti circa 2,1, 1,3 e 0,64 milioni di anni fa hanno generato enormi quantità di materiale piroclastico. La combinazione tra alimentazione dal plume e flussi tettonici laterali crea condizioni di accumulo rapido e disomogeneo del magma nella crosta. Studi precedenti avevano già mostrato che i serbatoi magmatici di Yellowstone si assemblano in modo eterogeneo, attraverso ripetute iniezioni di magma basaltico caldo proveniente dal mantello.[9][3]

Il contributo tettonico, ora meglio quantificato, aggiunge un elemento di variabilità che può accelerare i processi di carica del sistema. La geometria irregolare del plumbing system e la natura ibrida del magma mush favoriscono l’accumulo di pressione in modo non lineare: questo spiega perché Yellowstone produce periodicamente eruzioni esplosive su scala catastrofica, a differenza di molti vulcani effusivi.[1]


Il rischio eruttivo attuale: il sistema di Yellowstone è stabile

Nonostante la complessità del sistema magmatico rivelata dallo studio, la valutazione del rischio eruttivo attuale rimane invariata. La ricerca di Cao et al. non segnala alcun aumento del pericolo vulcanico a Yellowstone. Il sistema si trova in una fase di stabilità.[8][10]

I dati attuali indicano che la percentuale di melt nella camera superiore è troppo bassa per innescare un’eruzione. Non sono stati rilevati segnali precursori significativi: né deformazione anomala della crosta, né attività sismica inusuale, né variazioni geochimiche nei fluidi idrotermali. Il sistema idrotermale di superficie — geyser, sorgenti calde, fumarole — è monitorato continuativamente dall’USGS e dallo Yellowstone Volcano Observatory, e mostra comportamenti coerenti con la normale variabilità del sistema.[10][11][12]

Lo studio contribuisce a ridimensionare la narrativa popolare che dipinge Yellowstone come un supervulcano “in ritardo” rispetto a un ciclo eruttivo. Quella lettura è scientificamente infondata: non esiste alcun orologio biologico vulcanico, e la storia eruttiva di un sistema non ne determina la prossima attivazione.


Un’immagine più complessa apre nuove prospettive per il monitoraggio vulcanico

Il contributo più rilevante della ricerca per la comunità scientifica internazionale è metodologico e interpretativo. Dimostrare che i supervulcani sono alimentati da reti magmatiche dinamiche — e non da un’unica camera isolata — cambia il modo in cui vengono impostati i modelli di monitoraggio.[1]

Se il sistema di Yellowstone è alimentato contemporaneamente da un plume verticale e da flussi tettonici laterali, i parametri da monitorare si moltiplicano. Non basta osservare la deformazione superficiale della caldera: è necessario integrare dati profondi sulla velocità delle onde sismiche, sulla distribuzione del melt a scala crostale e mantellica, e sull’evoluzione termica del sistema. Studi correlati sulle Cascade Volcanoes hanno mostrato che i serbatoi magmatici possono restare parzialmente fusi per migliaia di anni senza generare eruzioni, a condizione che la percentuale di melt rimanga sotto le soglie critiche. Applicata a Yellowstone, questa prospettiva rafforza l’interpretazione dello studio: un sistema complesso e dinamico non è necessariamente un sistema pericoloso nel breve termine.[13][1]


Fonti consultate

Fonti
[1] The Yellowstone magmatic system from the mantle plume to the upper crust https://www.science.org/doi/10.1126/science.aaa5648
[2] Yellowstone Plume Conduit Tilt Caused by Large?Scale Mantle Flow https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2019GC008490
[3] Rapid heterogeneous assembly of multiple magma reservoirs prior to Yellowstone supereruptions https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4564848/
[4] HOTSPOT: The Snake River Scientific Drilling Project – Tracking the Yellowstone Hotspot Through Space and Time https://sd.copernicus.org/articles/3/56/2006/sd-3-56-2006.pdf
[5] Plume?Lithosphere Interaction and Delamination at Yellowstone and Its Implications for the Boundary of Craton Stability https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2021GL096864
[6] Deep mantle plumes feeding periodic alignments of asthenospheric fingers beneath the central and southern Atlantic Ocean https://pnas.org/doi/10.1073/pnas.2407543121
[7] Eruptible magma https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5150370/
[8] Determining the current size and state of subvolcanic magma reservoirs https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7644707/
[9] Discovery of two new super-eruptions from the Yellowstone hotspot track (USA): Is the Yellowstone hotspot waning? https://pubs.geoscienceworld.org/gsa/geology/article-pdf/48/9/934/5135163/934.pdf
[10] A Newly Emerging Thermal Area in Yellowstone https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/feart.2020.00204/pdf
[11] A shake and a surge: Assessing the possibility of an earthquake-triggered eruption at Steamboat Geyser https://www.jvolcanica.org/ojs/index.php/volcanica/article/view/276
[12] Multi?Scale Geophysical Imaging of a Hydrothermal System in Yellowstone National Park, USA https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2024JB029839
[13] Scoperti enormi serbatoi di magma sotto i vulcani dormienti … https://www.scintilena.com/scoperti-enormi-serbatoi-di-magma-sotto-i-vulcani-dormienti-del-pacifico-nord-occidentale/02/18/

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  • Ragusa sotterranea a rischio: il geologo Ruggieri chiede il monitoraggio delle latomie carsiche
    Condividi Le infiltrazioni d’acqua e la sismicità medio-alta mettono sotto pressione le cavità artificiali al di sotto di strutture pubbliche nel centro città Niscemi apre il dibattito, Ragusa ha le sue specificità La frana di Niscemi, che a fine gennaio 2026 ha costretto all’evacuazione tra 1.500 e 1.600 persone con un fronte di circa 4 km e sprofondamenti fino a 55 metri, ha riportato in primo piano il tema del rischio idrogeologico in Italia e in Sicilia. I dati ISPRA parlan
     

Ragusa sotterranea a rischio: il geologo Ruggieri chiede il monitoraggio delle latomie carsiche

Apríl 9th 2026 at 14:00

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Le infiltrazioni d’acqua e la sismicità medio-alta mettono sotto pressione le cavità artificiali al di sotto di strutture pubbliche nel centro città


Niscemi apre il dibattito, Ragusa ha le sue specificità

La frana di Niscemi, che a fine gennaio 2026 ha costretto all’evacuazione tra 1.500 e 1.600 persone con un fronte di circa 4 km e sprofondamenti fino a 55 metri, ha riportato in primo piano il tema del rischio idrogeologico in Italia e in Sicilia. I dati ISPRA parlano chiaro: il 94,5% dei comuni italiani è classificato a rischio per frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. Le frane censite nel territorio nazionale superano le 684.000 unità, e 1,3 milioni di persone risiedono in aree a pericolosità elevata.[1][2][3]

In questo quadro, il geologo Rosario Ruggieri, fondatore del CIRS ETS – Centro Ibleo di Ricerche Speleo-Idrogeologiche di Ragusa, ha richiamato l’attenzione sul rischio specifico della città di Ragusa. Un rischio che, a differenza di quello visibile e improvviso di Niscemi, è di natura sotterranea, lento e silenzioso.


Il carsismo ibleo: una roccia che si dissolve

Il territorio di Ragusa poggia su rocce carbonatiche carsiche. L’acqua piovana, arricchita di anidride carbonica, aggredisce chimicamente il calcare sciogliendolo progressivamente nel tempo. Questo fenomeno — responsabile nel lungo periodo della formazione di vallate, grotte e doline — crea un sottosuolo strutturalmente discontinuo, percorso da fratture e cavità.

Nei sistemi carsici, l’acqua si muove rapidamente attraverso fessure e condotti senza subire processi di filtrazione naturale, e la capacità del sistema di autoriparare i danni è molto limitata. È una caratteristica che il carsismo degli Iblei condivide con altre aree calcaree siciliane, ma che a Ragusa si somma a un fattore di rischio aggiuntivo: la presenza di cavità artificiali storiche al di sotto del centro urbano.


Le latomie: cave storiche sotto la città

Dopo il terremoto del Val di Noto del 1693 — la scossa più violenta mai registrata nella storia d’Italia, con magnitudo Mw 7.3 e un’intensità di X grado MCS a Ragusa — i cavatori, detti “pirriatura”, scavarono nel sottosuolo della città estraendo il calcare necessario alla ricostruzione. Nacquero così le latomie, cave sotterranee che si estendono al di sotto di quella che è oggi una parte significativa del centro abitato.[4][5]

Alcune di queste cavità si sviluppano direttamente sotto strutture pubbliche: l’ex ospedale civico di Ragusa, edifici dell’ARPA e il complesso di Viale Sicilia sorgono sopra latomie che in parte sono state messe in sicurezza, ma in parte restano accessibili solo attraverso tombini, in condizioni precarie.[6]


L’allarme di Ruggieri: fratture in movimento, vetrini già rotti

Nei sopralluoghi condotti dal CIRS con tecniche speleologiche — scendendo attraverso tombini con attrezzatura da esplorazione ipogea — il team di Ruggieri ha riscontrato fratture di una certa entità nelle volte delle latomie, percorse da infiltrazioni d’acqua. Con il tempo, questo fenomeno allarga le fessure e può portare al distacco di volumi di roccia.[6]

L’indicatore più preoccupante è lo stato dei vetrini di controllo collocati sulle fratture: sono già rotti, segno che movimenti sono in atto. La rottura di questi strumenti rudimentali indica che le fratture si sono già spostate rispetto alla loro posizione originaria. L’evoluzione di questi movimenti, secondo Ruggieri, “potrebbe causare il crollo delle volte coinvolgendo le strutture che stanno in superficie”.[6]


Il rischio sismico amplifica il pericolo

Ragusa è classificata in zona sismica 2 (sismicità medio-alta). Le linee guida nazionali per la microzonazione sismica identificano le aree con cavità sotterranee come “Zone di Attenzione per cedimenti differenziali e crollo” (ZAcd). In queste zone, le onde sismiche possono innescare il collasso di volte e pilastri in cavità già degradate, con effetti che risalgono fino al piano campagna.[7][8]

È la combinazione dei due fattori — carsismo attivo e sismicità — a rendere il rischio ragusano particolarmente complesso. “Ragusa ricade su un territorio ad alto rischio sismico,” spiega Ruggieri, “un fattore che potrebbe fare collassare queste strutture e di conseguenza quello che c’è sopra”. I terremoti non fanno altro che accelerare processi di degrado che il carsismo sta già producendo in modo autonomo.[6]


L’appello tecnico: strumentazione remota per le fratture

La proposta del CIRS è precisa. Ruggieri chiede l’installazione di una strumentazione idonea a monitorare in remoto l’evoluzione delle fratture nelle volte delle latomie critiche. Le tecnologie disponibili comprendono fessurimetri elettronici, inclinometri, estensimetri e sistemi di allarme con trasmissione dati in continuo. Strumenti che permettono di sapere, con aggiornamento costante, se una frattura si sta allargando, a che velocità e in quale direzione — in modo da poter intervenire con il consolidamento prima che il rischio diventi emergenza.[9][10][6]

I vetrini a rottura attualmente presenti nelle latomie registrano solo a posteriori che un movimento è avvenuto, senza fornire dati quantitativi sull’entità o la direzione dello spostamento. Il salto tecnologico verso sistemi elettronici è la condizione minima per una gestione del rischio che possa definirsi preventiva.[9]


Chi è Rosario Ruggieri e il CIRS

Il CIRS di Ragusa è attivo dal 1974 e pubblica la rivista scientifica Speleologia Iblea. Rosario Ruggieri è membro della Karst Commission internazionale e autore, nel 2023, del volume “Karst of Sicily” pubblicato da Springer nella serie “Cave and Karst Systems of the World”. Il libro, frutto di oltre quaranta anni di ricerche sul territorio siciliano, è oggi il riferimento scientifico internazionale sul carsismo dell’isola. La Sicilia vi emerge come una delle aree mondiali più significative per varietà dei fenomeni carsici, con carsismo attivo in quattro litotipi diversi: calcari, gessi, salgemma e basalti.[11][12][13]


Il paradosso della prevenzione in Italia

Il caso delle latomie di Ragusa si inscrive in una tendenza strutturale. Negli anni 2013-2019, l’Italia ha speso 20 miliardi di euro per le emergenze da dissesto e soltanto 2 miliardi per la prevenzione, con un rapporto di dieci a uno. L’ASviS stima in 26 miliardi il fabbisogno complessivo per mettere in sicurezza il territorio italiano. Dal 1999 al 2025, la quota di PIL investita nella mitigazione del dissesto è stata in media dello 0,05% all’anno.[14][15][16]

In Sicilia, i dati ISPRA indicano che 93.000 abitanti vivono in zone a rischio frane e 130.000 in aree a rischio alluvioni. Le province di Catania, Siracusa e Ragusa sono quelle con il rischio alluvionale più elevato della regione, con i bacini del fiume Ippari e dell’Irminio tra quelli più monitorati nel Ragusano.[17][18]

L’appello del CIRS non è nuovo. “Noi da anni segnaliamo questo tipo di problema,” sottolinea Ruggieri, “ora più che mai, dopo gli eventi atmosferici di questi giorni, bisogna accendere i riflettori e auspicare che si intervenga celermente”. La speleologia, in questo caso, non si limita all’esplorazione: entra direttamente al servizio della sicurezza del territorio.[6]


Parole chiave: rischio idrogeologico Ragusa, latomie carsiche, CIRS Ragusa, Rosario Ruggieri, carsismo ibleo, monitoraggio sotterraneo, sismicità Sicilia


Fonti

# Fonte Link 1 ISPRA – Comunicato frana Niscemi e dati IFFI isprambiente.gov.it 2 Il Domani Ibleo – Articolo originale Ruggieri (30/01/2026) ildomanibleo.com 3 Le Cronache dei Siciliani – ISPRA IdroGEO Sicilia lecronachedeisiciliani.com 4 QdS – Rischio alluvionale Sicilia, province più esposte qds.it 5 Radio Time – Frana Niscemi: cause e aggiornamenti radiotime.it 6 FNOB – Emergenza frane Italia, 1,3 milioni a rischio fnob.it 7 Dipartimento Protezione Civile – Frana Niscemi 2026 protezionecivile.gov.it 8 Wikipedia – Terremoto Val di Noto 1693 it.wikipedia.org 9 INGV – Il terremoto del 1693 nella Sicilia orientale ingvterremoti.com 10 CAI Ragusa – Cava Gonfalone e latomie cairagusa.org 11 Scintilena – Karst of Sicily, monografia Ruggieri scintilena.com 12 Hoepli – Karst of Sicily, Ruggieri Springer 2023 hoepli.it 13 OpenSpeleo – Profilo CIRS Ragusa openspeleo.org 14 Rinnovabili.it – Dissesto idrogeologico, rapporto 10:1 rinnovabili.it 15 ASviS – 26 miliardi per la messa in sicurezza Italia asvis.it 16 UIPA – Investimenti dissesto idrogeologico 1999-2025 uipa.it 17 Microzonazione sismica – Linee guida cavità ZAcd centromicrozonazionesismica.it 18 Studio GEO.LAB – Monitoraggio fessurazioni e cedimenti studiogeolab.it 19 ISPRA – Sinkhole urbani in Italia isprambiente.gov.it 20 Scintilena – Man and Karst 2024, CIRS Ragusa scintilena.com

Fonti
[1] Frana Niscemi: aggiornamenti, cause e cosa accadrà nei … https://www.radiotime.it/2026/01/28/frana-niscemi-aggiornamenti-cause-e-cosa-accadra-nei-prossimi-giorni/amp/
[2] Da Niscemi al quadro nazionale delle frane: il contributo di ISPRA tra dati … https://www.isprambiente.gov.it/it/istituto-informa/comunicati-stampa/anno-2026-1/frana-niscemi
[3] Emergenza frane in Italia: a rischio quasi 1,3 milioni di … https://www.fnob.it/2026/01/28/emergenza-frane-in-italia-a-rischio-quasi-13-milioni-di-persone-il-caso-niscemi-uno-su-tre/
[4] Terremoto del Val di Noto del 1693 – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_del_Val_di_Noto_del_1693
[5] [PDF] MICROZONAZIONE SISMICA – Protezione Civile Sicilia https://www.protezionecivilesicilia.it/tinymce/js/tinymce/source/rischio-sismico/ms_3907/RAGUSA/RAGUSA/Relazione%20illustrativa.pdf
[6] Rischi idrogeologici a Ragusa, l’appello del geologo Rosario … https://www.ildomanibleo.com/2026/01/30/rischi-idrogeologici-a-ragusa-lappello-del-geologo-rosario-ruggieri/
[7] Ragusa – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ragusa
[8] [PDF] Microzonazione sismica https://www.centromicrozonazionesismica.it/documents/41/LG_cavita_20221207.pdf
[9] Monitoraggio fessurazioni e cedimenti – Studio Associato GEO.LAB http://www.studiogeolab.it/attivita/valutazione-del-rischio-idrogeologico/monitoraggio-fessurazioni-e-cedimenti/
[10] [PDF] tesi.pdf – Politecnico di Torino https://webthesis.biblio.polito.it/13058/1/tesi.pdf
[11] CIRS Ragusa http://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-98.html
[12] Karst Of Sicily – Ruggieri Rosario | Libro Springer 09/2023 – HOEPLI.it https://www.hoepli.it/libro/karst-of-sicily/9783031074080.html
[13] Karst of Sicily: Una Monografia Scientifica Punto di Riferimento … https://www.scintilena.com/karst-of-sicily-una-monografia-scientifica-punto-di-riferimento-internazionale-per-la-speleologia/09/05/
[14] Dissesto idrogeologico Italia: servono 26 mld euro per prevenzione https://www.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/dissesto-idrogeologico-italia-prevenzione/
[15] Policy brief ASviS dissesto idrogeologico: poca prevenzione e i … https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-20213/policy-brief-asvis-dissesto-idrogeologico-poca-prevenzione-e-i-danni-aumentano
[16] Lo stato degli investimenti in Italia per ridurre il rischio idrogeologico https://www.uipa.it/lo-stato-degli-investimenti-in-italia-per-ridurre-il-rischio-idrogeologico/
[17] Dissesto idrogeologico in Sicilia, i dati ISPRA: migliaia di cittadini a … https://lecronachedeisiciliani.com/2026/02/19/dissesto-idrogeologico-in-sicilia-i-dati-ispra-migliaia-di-cittadini-a-rischio-tra-frane-e-alluvioni/
[18] Rischio idrogeologico in Sicilia: ecco quali sono le aree più … https://qds.it/rischio-idrogeologico-sicilia-aree-soggette-alluvioni/
[19] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYETJO2EHAX%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T210507Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjED0aCXVzLWVhc3QtMSJGMEQCIDt4Sk6mLxTqzaweTBrQyFxHuKjv%2Fc8TMipH0eNRRZAOAiBzXWLum1GNZ96vlIOxV7POUs51HWx5Ax66sazAICh8oyrrBAgGEAEaDDY5OTc1MzMwOTcwNSIMLj61huaFJ72gyLKlKsgEC7eVo4jL66VcOJ0PWIjyJu3B%2FKI5i%2B4XVfNDfxzkPXscbDMAGJDW9l7jsIDQ%2BqJgQL1id0cc87%2FcZYNm1LOwYQ8UDm024xg%2FZT4u71qICfFTC8Zp3cUo0KEodfO%2BKwQV%2FQ8CUd8NObrY0Z%2FBD7Dtb6VacK987pyB6hhJYFmME4TE1Sy9HPkHb%2BPbefIeg4tEeMJynG2G8Wif%2F2IZJzhUkbMKr%2BB0EYHw0%2BTptFCM%2FQycdLJa%2BK0CwoEEJTLqdY4h9zd3jXk7obJlm8upnrABwQwbRmfaMdcGF1uHkYE%2FcxR%2B5hTxXMgrrF%2BhFZHAgsBAp2jxAoWtB1SRaogzQnvKqvvOSAUof2oqpkL5Y5ELNucZ1%2FF9wpFaQOdvH9rp%2BIZft3rQKfk%2FVfAEHNIUIdwLcLOY4WFOSP1HxDiV04%2B9Ag4rysvh6X5pircz44H26jvTjsTWfBQ6cyU%2B969YLCa32bYHAlsVqoSmAd9zDNkh5hlgbOAb9wowKv4bTYiI%2B4w%2B7MZn%2FUZNFfszc5CFH3DS77JEPKac18gx5Wd%2B%2F046HtUqjZ55uelH6aP3CRW7b2eQozOyLSCs9ocPkQDLcYItSI8vks1EchO%2FZu5%2BTyJgv5OiRE5FSmIMhPhwJSy7fnqVKudzTxhNUp9QcgEzpVjZISmLmSo9A85OFcMvxrPUzFKP8zF7b9TyU4uoMnlDjfD7PBcn%2BkaO1ooDBQ5Ze%2BO2dOEHl8ruvPri%2FncFT81fsCr4lW3SslnlVGoluJDNunvPoEfPyJXs9lAwnPLazgY6mQEdQsECoj%2BM55HpmjBI6HKS1NXpt4jIA5eC0m0lBEmc3tnqqFI%2FSl3N4q3V23heqvAynaozxXmjN30JBDLrkYhi7N863LFEYcdC9DygM4kL2veJjfyxZOigcfVfY18jdOKF%2FWGuDlRfuLNDecBmp4m9YG2QOwvAmu7Bwjd%2FG5m9lNuD5hI3tqsNc7JF9I%2FNzGRQ2JiaoOdRuHw%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=60747f55e391eb5757abcf6e529f57cec4df05c9ae7016effbb5ec0e4416e480
[20] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYETJO2EHAX%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T210507Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjED0aCXVzLWVhc3QtMSJGMEQCIDt4Sk6mLxTqzaweTBrQyFxHuKjv%2Fc8TMipH0eNRRZAOAiBzXWLum1GNZ96vlIOxV7POUs51HWx5Ax66sazAICh8oyrrBAgGEAEaDDY5OTc1MzMwOTcwNSIMLj61huaFJ72gyLKlKsgEC7eVo4jL66VcOJ0PWIjyJu3B%2FKI5i%2B4XVfNDfxzkPXscbDMAGJDW9l7jsIDQ%2BqJgQL1id0cc87%2FcZYNm1LOwYQ8UDm024xg%2FZT4u71qICfFTC8Zp3cUo0KEodfO%2BKwQV%2FQ8CUd8NObrY0Z%2FBD7Dtb6VacK987pyB6hhJYFmME4TE1Sy9HPkHb%2BPbefIeg4tEeMJynG2G8Wif%2F2IZJzhUkbMKr%2BB0EYHw0%2BTptFCM%2FQycdLJa%2BK0CwoEEJTLqdY4h9zd3jXk7obJlm8upnrABwQwbRmfaMdcGF1uHkYE%2FcxR%2B5hTxXMgrrF%2BhFZHAgsBAp2jxAoWtB1SRaogzQnvKqvvOSAUof2oqpkL5Y5ELNucZ1%2FF9wpFaQOdvH9rp%2BIZft3rQKfk%2FVfAEHNIUIdwLcLOY4WFOSP1HxDiV04%2B9Ag4rysvh6X5pircz44H26jvTjsTWfBQ6cyU%2B969YLCa32bYHAlsVqoSmAd9zDNkh5hlgbOAb9wowKv4bTYiI%2B4w%2B7MZn%2FUZNFfszc5CFH3DS77JEPKac18gx5Wd%2B%2F046HtUqjZ55uelH6aP3CRW7b2eQozOyLSCs9ocPkQDLcYItSI8vks1EchO%2FZu5%2BTyJgv5OiRE5FSmIMhPhwJSy7fnqVKudzTxhNUp9QcgEzpVjZISmLmSo9A85OFcMvxrPUzFKP8zF7b9TyU4uoMnlDjfD7PBcn%2BkaO1ooDBQ5Ze%2BO2dOEHl8ruvPri%2FncFT81fsCr4lW3SslnlVGoluJDNunvPoEfPyJXs9lAwnPLazgY6mQEdQsECoj%2BM55HpmjBI6HKS1NXpt4jIA5eC0m0lBEmc3tnqqFI%2FSl3N4q3V23heqvAynaozxXmjN30JBDLrkYhi7N863LFEYcdC9DygM4kL2veJjfyxZOigcfVfY18jdOKF%2FWGuDlRfuLNDecBmp4m9YG2QOwvAmu7Bwjd%2FG5m9lNuD5hI3tqsNc7JF9I%2FNzGRQ2JiaoOdRuHw%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=a3067ca452ea6cd07168b849aabcfe71a53e33eb73ef65ff421211b3d1c1317e
[21] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYETJO2EHAX%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T210507Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjED0aCXVzLWVhc3QtMSJGMEQCIDt4Sk6mLxTqzaweTBrQyFxHuKjv%2Fc8TMipH0eNRRZAOAiBzXWLum1GNZ96vlIOxV7POUs51HWx5Ax66sazAICh8oyrrBAgGEAEaDDY5OTc1MzMwOTcwNSIMLj61huaFJ72gyLKlKsgEC7eVo4jL66VcOJ0PWIjyJu3B%2FKI5i%2B4XVfNDfxzkPXscbDMAGJDW9l7jsIDQ%2BqJgQL1id0cc87%2FcZYNm1LOwYQ8UDm024xg%2FZT4u71qICfFTC8Zp3cUo0KEodfO%2BKwQV%2FQ8CUd8NObrY0Z%2FBD7Dtb6VacK987pyB6hhJYFmME4TE1Sy9HPkHb%2BPbefIeg4tEeMJynG2G8Wif%2F2IZJzhUkbMKr%2BB0EYHw0%2BTptFCM%2FQycdLJa%2BK0CwoEEJTLqdY4h9zd3jXk7obJlm8upnrABwQwbRmfaMdcGF1uHkYE%2FcxR%2B5hTxXMgrrF%2BhFZHAgsBAp2jxAoWtB1SRaogzQnvKqvvOSAUof2oqpkL5Y5ELNucZ1%2FF9wpFaQOdvH9rp%2BIZft3rQKfk%2FVfAEHNIUIdwLcLOY4WFOSP1HxDiV04%2B9Ag4rysvh6X5pircz44H26jvTjsTWfBQ6cyU%2B969YLCa32bYHAlsVqoSmAd9zDNkh5hlgbOAb9wowKv4bTYiI%2B4w%2B7MZn%2FUZNFfszc5CFH3DS77JEPKac18gx5Wd%2B%2F046HtUqjZ55uelH6aP3CRW7b2eQozOyLSCs9ocPkQDLcYItSI8vks1EchO%2FZu5%2BTyJgv5OiRE5FSmIMhPhwJSy7fnqVKudzTxhNUp9QcgEzpVjZISmLmSo9A85OFcMvxrPUzFKP8zF7b9TyU4uoMnlDjfD7PBcn%2BkaO1ooDBQ5Ze%2BO2dOEHl8ruvPri%2FncFT81fsCr4lW3SslnlVGoluJDNunvPoEfPyJXs9lAwnPLazgY6mQEdQsECoj%2BM55HpmjBI6HKS1NXpt4jIA5eC0m0lBEmc3tnqqFI%2FSl3N4q3V23heqvAynaozxXmjN30JBDLrkYhi7N863LFEYcdC9DygM4kL2veJjfyxZOigcfVfY18jdOKF%2FWGuDlRfuLNDecBmp4m9YG2QOwvAmu7Bwjd%2FG5m9lNuD5hI3tqsNc7JF9I%2FNzGRQ2JiaoOdRuHw%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=b48a413e754cc119e297652c640044af83a9f79b30361c9b4792ffb284a63a63

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L’Aquila, 17 anni dopo: una nuova “TAC” della crosta svela come le faglie si uniscono per generare grandi terremoti

Apríl 9th 2026 at 13:00

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Lo studio INGV del 2025 riscrive l’interpretazione sismica della sequenza del 2009: non una sola frattura, ma più strutture in interazione


Il terremoto dell’Aquila del 2009: i dati della sequenza sismica

Il 6 aprile 2009, alle 03:32, un terremoto di magnitudo Mw 6.1 colpì l’area dell’Aquila nell’Appennino centrale. L’evento raggiunse un’intensità fino al grado IX-X della Scala Mercalli–Cancani–Sieberg (MCS) e fu avvertito in tutta l’Italia centrale.[1]

Il bilancio fu pesante: 309 vittime, 1.600 feriti e circa 80.000 sfollati. I danni al centro storico dell’Aquila e al suo patrimonio storico-architettonico furono ingenti, con una ricostruzione che a distanza di 17 anni risulta ancora parzialmente in corso.[2][3][1]

La scossa principale fu preceduta da una serie di eventi minori, tra cui un foreshock di magnitudo Mw 4.0 avvenuto il 30 marzo 2009. Nei mesi successivi si sviluppò una sequenza di repliche con oltre 148.000 eventi catalogati, tra cui due aftershock rilevanti: Mw 5.0 il 7 aprile e Mw 5.2 il 9 aprile.[1]


Intelligenza artificiale e catalogo sismico: 148.000 terremoti rilocalizzati

Prima ancora di costruire la nuova tomografia, i ricercatori dell’INGV hanno aggiornato il catalogo sismico della sequenza. Fonzetti et al. (2025a) hanno applicato reti neurali (PhaseNet per il riconoscimento delle onde, GaMMA per l’associazione) all’intero anno 2009, identificando circa 191.000 eventi.[4][5]

Di questi, 148.000 sono stati rilocalizzati con tecniche assolute e relative, ottenendo una precisione nelle coordinate ipocentrali mai raggiunta in precedenza per questo dataset. Un catalogo così denso è il presupposto indispensabile per la tomografia: più raggi sismici attraversano la crosta, più dettagliata è l’immagine che si ottiene.[5][2]


La tomografia sismica: la TAC della crosta terrestre

La tomografia sismica funziona in modo analogo alla TAC medica. Le onde elastiche generate dai terremoti attraversano la crosta a velocità variabili secondo la litologia, il grado di fratturazione e il contenuto di fluidi.[6][2]

Misurando queste velocità — le onde P (Vp) e le onde S (Vs) — e il loro rapporto Vp/Vs, si ricostruisce la struttura interna della crosta terrestre:[2]

  • Velocità Vp alta (~6.5–7 km/s): unità carbonatiche rigide e profonde
  • Velocità Vp bassa (~4.5 km/s): bacini sedimentari superficiali
  • Rapporto Vp/Vs alto: zona ricca di fluidi in pressione (le onde S si propagano male nei fluidi)

Questa tecnica ha permesso di ricostruire non solo dove si trovano le faglie, ma anche le proprietà meccaniche delle rocce che le circondano, fondamentali per capire come si propagano le rotture sismiche.[1]


Il nuovo studio: approccio multidisciplinare su dati di sottosuolo

Lo studio di Fonzetti, Buttinelli, Valoroso, De Gori e Chiarabba (INGV), pubblicato su Journal of Geophysical Research: Solid Earth nell’agosto 2025 (doi: 10.1029/2025JB031245), combina tre livelli di informazione:[7]

  1. Dati geologici di superficie: rilevamenti strutturali, faglie affioranti, dati paleosismologici
  2. Modelli 3D di sottosuolo: derivati dal progetto RETRACE-3D, che integra profili sismici a riflessione e dati di pozzo[8][9]
  3. Tomografia sismica: costruita a partire da circa 17.000 eventi sismici registrati tra gennaio e dicembre 2009 dalla rete di stazioni INGV[1]

Il modello 3D di sottosuolo (Buttinelli et al., 2021) è stato determinante per vincolare l’interpretazione tomografica, riducendo le ambiguità tipiche delle sole analisi geofisiche.[1]


Il risultato principale: le faglie interagiscono come un sistema unico

Il dato più rilevante dello studio riguarda la dinamica di interazione tra le faglie. L’analisi congiunta ha dimostrato che durante la sequenza del 2009 alcune strutture di faglia hanno interagito tra loro, attivandosi quasi simultaneamente e comportandosi come un’unica struttura.[7][1]

Questa interazione è facilitata da due condizioni geometriche:

  • La semicontinuità verticale tra i segmenti (i piani si raccordano in profondità)
  • La geometria simile tra le strutture (stessa direzione e angolo di immersione)

Quando queste condizioni sono soddisfatte, un sistema di faglie può generare un evento di magnitudo molto superiore a quella che ciascun segmento sarebbe in grado di produrre singolarmente. Questo meccanismo spiega la nucleazione del mainshock del 6 aprile 2009.[1]


Il ruolo dei fluidi e l’eredità tettonica della catena appenninica

La migrazione della sismicità dalla faglia di Paganica — responsabile del mainshock — verso il sistema dei Monti della Laga-Gorzano è correlata alla diffusione di pressione dei fluidi nei pori della crosta. Questo meccanismo, già documentato nelle sequenze del 1997 (Colfiorito) e del 2016-2017 (Amatrice-Norcia), appare come una caratteristica strutturale ricorrente dell’Appennino centrale.[10][2][1]

La complessità strutturale che rende possibile tutto questo è ereditata dalla fase compressiva di formazione della catena appenninica: le faglie inverse e i sovrascorrimenti mio-pliocenici hanno creato disomogeneità meccaniche e litologiche che le faglie estensionali più recenti hanno intersecato e parzialmente riattivato. Riconoscere questa eredità strutturale è essenziale per valutare correttamente la pericolosità sismica dell’area.[11][1]


Implicazioni per la pericolosità sismica dell’Appennino centrale

I risultati dello studio hanno ricadute dirette sulle metodologie di valutazione della pericolosità sismica. Se più segmenti di faglia possono interagire come sistema unico, le stime basate su singoli segmenti rischiano di sottostimare la magnitudo massima attesa.[1]

Per una corretta valutazione del rischio è quindi necessario modellare i sistemi di faglia nella loro integralità, includendo le possibili interazioni geometriche e meccaniche tra strutture adiacenti. L’approccio multidisciplinare descritto nello studio di Fonzetti et al. — che integra geologia di superficie, modelli 3D di sottosuolo e tomografia sismica — si propone come lo standard metodologico per i futuri studi sismotectonici sull’Appennino centrale.[7][1]


Fonti e link originali

  1. Articolo scientifico principale
    Fonzetti R., Buttinelli M., Valoroso L., De Gori P., Chiarabba C. (2025b). Fault Interaction During Large Earthquakes as Revealed by the L’Aquila 2009 Sequence. Journal of Geophysical Research: Solid Earth, 130(8), e2025JB031245.
    ? https://doi.org/10.1029/2025JB031245
  2. Post INGV Terremoti (articolo divulgativo, 6 aprile 2026)
    ? https://ingvterremoti.com/2026/04/06/laquila-2009-una-nuova-tomografia-svela-il-ruolo-dellinterazione-tra-faglie/
  3. Catalogo ML ad alta risoluzione (Fonzetti et al., 2025a)
    Fonzetti R., Govoni A., De Gori P., Valoroso L., Chiarabba C. (2025a). Machine learning-based high-resolution dataset for the 2009 L’Aquila earthquake sequence. Geophysical Journal International, 243(1), ggaf286.
    ? https://academic.oup.com/gji/article/243/1/ggaf286/8213919[5]
  4. Time-lapse tomography della faglia di Paganica (Fonzetti et al., 2024)
    Fonzetti R., Valoroso L., De Gori P., Chiarabba C. (2024). Localization of deformation on faults driven by fluids during the L’Aquila 2009 earthquake. JGR: Solid Earth, 129, e2024JB029075.
    ? https://doi.org/10.1029/2024JB029075
  5. Post INGV Terremoti – Studio tomografico faglia di Paganica (2025)
    ? https://ingvterremoti.com/2025/04/06/laquila-6-aprile-2009-nuovo-studio-tomografico-sulla-faglia-di-paganica/[2]
  6. Post INGV Terremoti – Catalogo ML (2024)
    ? https://ingvterremoti.com/2024/04/05/laquila-6-aprile-2009-15-anni-dopo-lintelligenza-artificiale-aggiunge-60000-terremoti-alla-sequenza/[12]
  7. Modello geologico 3D RETRACE-3D – Dataset INGV
    ? https://data.ingv.it/dataset/474[9]
  8. Sequenza sismica del 2009: struttura del sistema di faglie – INGV Terremoti
    ? https://ingvterremoti.com/2019/04/06/ricordando-il-terremoto-del-6-aprile-2009-1-la-sequenza-sismica-e-la-struttura-del-sistema-di-faglie/[13]

Fonti
[1] L’Aquila 2009: una nuova tomografia svela il ruolo dell’interazione tra faglieingvterremoti.com › 2026/04/06 › laquila-2009-una-nuova-tomografia-sve… https://ingvterremoti.com/2026/04/06/laquila-2009-una-nuova-tomografia-svela-il-ruolo-dellinterazione-tra-faglie/
[2] L’Aquila 6 aprile 2009: nuovo studio tomografico sulla faglia di Paganica https://ingvterremoti.com/2025/04/06/laquila-6-aprile-2009-nuovo-studio-tomografico-sulla-faglia-di-paganica/
[3] L’Aquila: ricostruzione privata al 98%, più lenta la pubblica ferma al 65,7% – News Town L’Aquila Abruzzo https://news-town.it/2025/01/03/affari-pubblici/laquila-ricostruzione-privata-al-98-piu-lenta-la-pubblica-ferma-al-657/
[4] Machine Learning-based high-resolution dataset for the 2009 L’Aquila earthquake sequence https://academic.oup.com/gji/advance-article/doi/10.1093/gji/ggaf286/8213919?searchresult=1
[5] Machine learning-based high-resolution data set for the 2009 L’Aquila earthquake sequence – Oxford Academic https://academic.oup.com/gji/article/243/1/ggaf286/8213919
[6] Una TAC sismica per vedere lo stato di salute delle Alpi e degli … https://rivistanatura.com/una-tac-sismica-per-vedere-lo-stato-di-salute-delle-alpi-e-degli-appennini/
[7] Fault Interaction During Large Earthquakes as Revealed by the L … https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1029/2025JB031245
[8] Con “Retrace-3D” una ricostruzione geologica … https://www.cnr.it/en/news/10143/con-retrace-3d-una-ricostruzione-geologica-tridimensionale-dell-area-colpita-dal-terremoto-dell-italia-centrale
[9] RETRACE-3D Central Italy Geological Model – ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA https://data.ingv.it/dataset/474
[10] La sequenza sismica 2016-2017 nell’Appennino centrale https://ingvterremoti.com/2022/04/19/la-sequenza-sismica-2016-2017-nellappennino-centrale-assetto-crostale-e-sismotettonica/
[11] [PDF] “Geometria, cinematica, interazione e potenziale sismogenico delle … https://www.conscienze.it/premi/abstract_vincitori/LM20/sintesitesi_Schirripa.pdf
[12] L’Aquila 6 aprile 2009, 15 anni dopo: l’intelligenza artificiale … https://ingvterremoti.com/2024/04/05/laquila-6-aprile-2009-15-anni-dopo-lintelligenza-artificiale-aggiunge-60000-terremoti-alla-sequenza/
[13] Ricordando il terremoto del 6 aprile 2009: 1) La sequenza sismica e … https://ingvterremoti.com/2019/04/06/ricordando-il-terremoto-del-6-aprile-2009-1-la-sequenza-sismica-e-la-struttura-del-sistema-di-faglie/
[14] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[15] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[16] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Apríl 9th 2026 at 08:00

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Il 31 marzo 2026 il Commissario Straordinario Roberto Curreli e il Direttore Fabrizio Atzori sono stati ricevuti dal Rettore Francesco Mola per fare il punto sulle collaborazioni in atto tra i due enti


Un incontro istituzionale al Rettorato di Cagliari

Il 31 marzo 2026, negli uffici del Rettorato di Via Università a Cagliari, si è tenuto un incontro tra i vertici del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna e l’Università degli Studi di Cagliari. Il Commissario Straordinario Roberto Curreli e il Direttore Fabrizio Atzori sono stati ricevuti dal Magnifico Rettore Francesco Mola.[1][2]

L’appuntamento ha avuto un carattere operativo. Le parti hanno fatto il punto su due progetti già avviati e hanno aperto la discussione su ulteriori ambiti di collaborazione tecnico-scientifica e culturale.[1]


Il Piano Socio-Economico del Parco Geominerario: un cantiere aperto

Uno dei temi centrali del colloquio è stato lo stato di avanzamento del Piano Socio-Economico del Parco Geominerario. Si tratta di uno strumento previsto dallo Statuto vigente dell’ente, atteso da molti anni.[3]

Il Piano è affidato a un team di esperti dell’Università di Cagliari guidato dal Professor Giuseppe Melis, docente di Economia e Gestione delle Imprese presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali. Le sue competenze in Marketing, Tourist Marketing e Destination Marketing lo rendono un profilo coerente con gli obiettivi dell’iniziativa.[4][3]

Il metodo scelto è partecipativo. Il team ha predisposto un questionario online rivolto ai portatori di interesse del Parco, disponibile sia sul sito istituzionale che sui social network. La raccolta di dati mira ad analizzare la percezione esterna dell’ente e a individuare punti di forza e debolezza per la programmazione futura.[5][3]

Il Parco Geominerario abbraccia otto aree della Sardegna per circa 3.800 km², distribuite su 81 comuni. Il Piano Socio-Economico servirà a definire linee strategiche di intervento per promuovere lo sviluppo sostenibile di tutti questi territori.[6][7][3]


Dottorato di ricerca PNRR: geositi e geoturismo al centro della ricerca

Il secondo tema discusso riguarda l’avanzamento di un dottorato di ricerca in Scienze della Terra e dell’Ambiente, cofinanziato dal Parco Geominerario nell’ambito del PNRR, Missione 4 – Investimento 3.3.[8]

La convenzione tra Università di Cagliari e Parco Geominerario è stata firmata nel dicembre 2024. Il dottorato è destinato a un laureato in Geologia o Scienze e Tecnologie Geologiche.[8]

Il coordinatore scientifico è il Professor Giovanni De Giudici, Professore Ordinario di Mineralogia presso il Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’UniCA. De Giudici è anche membro del Comitato Tecnico Scientifico del Parco Geominerario, ruolo che ricopre sin dal 2019.[2][9][10][8]

Il tema della ricerca è preciso: identificazione e classificazione dei geositi nel territorio vasto delle aree del Parco, studio di percorsi di raccordo tra le diverse aree minerarie, e definizione di criteri per la loro valorizzazione e fruibilità in contesto nazionale e internazionale.[8]

Le attività di ricerca sono previste sia in Sardegna — tra il Dipartimento universitario e il Parco Geominerario — sia all’estero, presso il geoparco austriaco Ore of the Alps. Questa dimensione comparativa offre alla ricerca una prospettiva internazionale sulla gestione del patrimonio geominerario.[11][12][8]


Roberto Curreli: un Commissario con radici nel territorio

Roberto Curreli è stato nominato Commissario Straordinario del Parco Geominerario il 22 dicembre 2025, con decreto del Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. La nomina è arrivata dopo oltre un anno dalla conclusione del mandato della precedente Presidente.[13][14]

Il profilo di Curreli è singolare. È un geologo di formazione e presidente dello Speleo Club Nuxis. È anche il principale promotore del sito Geo Speleo Archeologico di Sa Marchesa, che include la Grotta Archeologica di Acquacadda a Nuxis, sito preistorico dell’Età del Rame.[14][13]

Uno dei suoi primi atti da Commissario è stato l’approvazione del progetto quinquennale “South West Sardinia Mining Route: from coal to metal”, che integra 14 siti minerari del Sulcis-Iglesiente e dell’Arburese-Guspinese. Il progetto è in fase di candidatura alla rete europea ERIH (European Route of Industrial Heritage).[15]


Il Parco Geominerario: patrimonio minerario e identità mediterranea

Il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna è stato istituito con Decreto Ministeriale il 16 ottobre 2001. Già nel 1997, l’Assemblea Generale dell’UNESCO lo aveva riconosciuto all’unanimità come il primo parco della nascente rete mondiale dei geositi e geoparchi.[7][16][17][6]

Il 30 settembre 1998 era stata firmata la Carta di Cagliari, sottoscritta da UNESCO, Governo Italiano, Regione Sardegna, Università sarde ed EMSa. Quel documento aveva fissato i principi fondativi dell’istituzione.[18][6]

Le otto aree del Parco — da Sulcis a Monte Arci, dall’Iglesiente all’Argentiera — testimoniano ottomila anni di storia mineraria. Siti come Porto Flavia, Galleria Henry, la Grande Miniera di Serbariu e la Miniera di Montevecchio sono oggi strutture museali aperte al pubblico.[16][7]


Nuove collaborazioni in fase di valutazione

L’incontro del 31 marzo 2026 non si è chiuso con i due progetti già in corso. I presenti hanno valutato una serie di ulteriori ambiti di lavoro comune in campo tecnico-scientifico e culturale.[2][1]

La partnership tra il Parco e l’Università di Cagliari non è episodica. Risale almeno al febbraio 2019, quando fu firmato un primo accordo quadro di collaborazione. Nel giugno 2024 è stato rinnovato un accordo quinquennale focalizzato su “Geositi e Geoturismo”, che ha poi generato la convenzione sul dottorato PNRR.[10][19][8]

Il Rettore Francesco Mola — Professore Ordinario di Statistica e già Prorettore Vicario al momento del primo accordo — ha confermato l’interesse dell’Ateneo a rafforzare questa sinergia istituzionale.[20][10]

Fonti
[1] Importante incontro tra il Parco Geominerario … https://www.instagram.com/p/DWoScYSjPSt/
[2] Parco Geominerario Storico e Ambientale de – Facebook https://www.facebook.com/parcogeominerariostoricoeambientaledellasardegna/photos/%F0%9D%91%B0%F0%9D%92%8E%F0%9D%92%91%F0%9D%92%90%F0%9D%92%93%F0%9D%92%95%F0%9D%92%82%F0%9D%92%8F%F0%9D%92%95%F0%9D%92%86-%F0%9D%92%8A%F0%9D%92%8F%F0%9D%92%84%F0%9D%92%90%F0%9D%92%8F%F0%9D%92%95%F0%9D%92%93%F0%9D%92%90-%F0%9D%92%95%F0%9D%92%93%F0%9D%92%82-%F0%9D%92%8A%F0%9D%92%8D-%F0%9D%91%B7%F0%9D%92%82%F0%9D%92%93%F0%9D%92%84%F0%9D%92%90-%F0%9D%91%AE%F0%9D%92%86%F0%9D%92%90%F0%9D%92%8E%F0%9D%92%8A%F0%9D%92%8F%F0%9D%92%86%F0%9D%92%93%F0%9D%92%82%F0%9D%92%93%F0%9D%92%8A%F0%9D%92%90-%F0%9D%92%86-%F0%9D%92%8D%F0%9D%91%BC%F0%9D%92%8F%F0%9D%92%8A%F0%9D%92%97%F0%9D%92%86%F0%9D%92%93%F0%9D%92%94%F0%9D%92%8A%F0%9D%92%95%C3%A0-%F0%9D%92%85%F0%9D%92%86%F0%9D%92%88%F0%9D%92%8D%F0%9D%92%8A-%F0%9D%91%BA%F0%9D%92%95%F0%9D%92%96%F0%9D%92%85%F0%9D%92%8A-%F0%9D%92%85%F0%9D%92%8A-%F0%9D%91%AA%F0%9D%92%82%F0%9D%92%88%F0%9D%92%8D%F0%9D%92%8A/1281849414136497/
[3] Accordo fra Università di Cagliari e Parco Geominerario per il Piano … https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2025/01/accordo-fra-universita-di-cagliari-e-parco-geominerario-per-il-piano-socio-economico-dellente-con-un-questionario-per-il-pubblico/
[4] Giuseppe Melis – Cagliari – unica.it – Curriculum https://web.unica.it/unica/it/ateneo_s07_ss01_sss01.page?contentId=SHD30512
[5] Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna: Indagine https://www.comune.guspini.su.it/it/news/121535/parco-geominerario-storico-e-ambientale-della-sardegna-indagine
[6] Parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_geominerario_storico_ed_ambientale_della_Sardegna
[7] Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna – Museo del Carbone https://www.museodelcarbone.it/intorno-a-noi/il-parco-geominerario-storico-e-ambientale-della-sardegna/
[8] Convenzione fra Università di Cagliari e Parco Geominerario per un … https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2024/12/convenzione-fra-universita-di-cagliari-e-parco-geominerario-per-un-dottorato-di-ricerca-su-geositi-e-geoturismo/
[9] Giovanni Battista De Giudici – Cagliari – UniCA https://web.unica.it/unica/page/it/giovannib_deg
[10] Cagliari, ok all’accordo tra Università e Parco Geominerario della … https://www.castedduonline.it/cagliari-ok-allaccordo-tra-universita-e-parco-geominerario-della-sardegna/
[11] Sustainable Geotourism in the Chiusella Valley (NW Italian Alps): A Tool for Enhancing Alpine Geoheritage in the Context of Climate Change https://www.mdpi.com/2076-3263/14/7/175/pdf?version=1719217548
[12] Defining the Geotourism Potential of the CILENTO, Vallo di Diano and Alburni UNESCO Global Geopark (Southern Italy) https://www.mdpi.com/2076-3263/11/11/466/pdf
[13] Roberto Curreli è il nuovo commissario straordinario del Parco … https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2025/12/roberto-curreli-e-il-nuovo-commissario-straordinario-del-parco-geominerario-storico-e-ambientale-della-sardegna/
[14] +++UFFICIALE+++ Roberto Curreli è il nuovo Commissario del … https://ilblogocom.wordpress.com/2025/12/23/ufficiale-roberto-curreli-e-il-nuovo-commissario-del-parco-geominerario-della-sardegna/
[15] Il commissario straordinario del Parco Geominerario ha approvato … https://www.laprovinciadelsulcisiglesiente.com/2026/01/il-commissario-straordinario-del-parco-geominerario-ha-approvato-un-progetto-quinquennale-di-promozione-del-patrimonio-minerario-in-chiave-turistico-culturale/
[16] Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna https://www.patrimonioindustriale.it/soci-istituzionali/parco-geominerario-storico-e-ambientale-della-sardegna/
[17] Frammenti di storia del lavoro nelle miniere sarde: tra archivi e memoria. Introduzione http://storicamente.org/miniere-sarde-tra-archivi-memoria
[18] Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna | AIPAI https://www.aipaipatrimonioindustriale.com/Projects/parco-geominerario,-storico-e-ambientale-della-sardegna
[19] Parco Geominerario e Università di Cagliari: siglato accordo di … https://www.sardiniapost.it/cronaca/parco-geominerario-e-universita-di-cagliari-siglato-accordo-di-collaborazione/
[20] Curriculum | Università degli Studi di Cagliari – UniCa https://www.unica.it/it/ateneo/organizzazione/organi-di-governo/rettore/curriculum
[21] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3MYTJ55O%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T051932Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC4aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIQCTUUSLKLL8RbIFhhvsZzJzRcnJBQ0iRVogI%2Fx6JH6dowIgDY1qZeoQgta%2BSfTG6LlONFZE5nKPADoZb%2BB%2FtYi0vgwq9AQI9v%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDI4gRH2tHUq6ZjAjQirIBIcsSnJlpXf7mvTNwZknNc3do264g1qS21wWTLdGwQiUrB%2Br7tzE0VIjDPZWgq58F7vSWZCvxoNupq3Nem3eX8Rs%2Fvxd15qa5MkrSGdX5A7ishWyWG02QAVDQkL2uwu36TeSwwwmnIzrhbSY0P0INmD36EpwOzLfHIxTgzHfUG5M4Kk5qZGcasrw8SlfCdNbJKZ8V%2BB2cx%2FarfbC5GVhvf2CPTX9MuiDVseNhKByTzt7o7aRiGkHlUoCXGf3Jk8hw7kDO%2B6OJZcdWcN7z41BqDU%2BtmrxYd%2B6FzRD7L7D2woNOIx0TRmE0QiXKvCnR8R74DR7LfWSVOEBEvTE6%2FShlj%2FoJPzPAlFWyEEv%2FxZKn6RLza6yp6eHolhf2dEZIYwO6g3J1RmSlvQUO6vYRRZUHA5LHBR1q%2FP2VxKE2thLtl7uKV4k77NYbyJaXIz5portHkt0x5lPYdBwC70wZH69EPulU7KVurSXA%2FfcKsor%2B7TBLrp8TNzb1GWF5n9YAqmuBGz8t2OcDIXcYuhARV8laFfewg7EbiJ3Sz34hm%2B05SLjzvPpzL8OuT8u06mvmI4EUNpbd1ExAGk7OhvmY78ty5OUv2%2F9OLttVoQ7WJQ8D4cmaFGWxIqtQh7XSY3NFhbLN%2BLs1tYqG86SxO3bJNZQP0fklPzRl97MYnXbtgFBtmyHyE9%2BOnGjqzZaHk%2BLQWyQuVcPinDSisaTz%2BrK4DxWAEI%2B3gq4DQC6%2BX4cDQBVJy5L1ODjKbxYnv%2Bj8472i3%2B1x74Nfk6aYz0IMNTF184GOpgBBCFCQGerJw0IhV1UdVFjaYjTHZ6Az9l9i6%2FaEmeWal8PiSN0wHXQICf9A7RtcbNoKvjUbgaRDXYl9MhxX3PRZ7459n29ln%2F%2BTkXMFW3ehqhxCRXt5UVFb9bR4BvvDHzV41PRUYt2LTLWY5kd%2BSl7J%2FyPBTXXCgetWQ4gGxCOGyD%2FrSCqecZT%2FkHmk1DGBzCPFHy6DsE%2Fx7A%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=62f21421cf8dcfedbde16f21dfb5de661e02cf582b576a4a8f0b12e16f04ed3a
[22] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3MYTJ55O%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T051932Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC4aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIQCTUUSLKLL8RbIFhhvsZzJzRcnJBQ0iRVogI%2Fx6JH6dowIgDY1qZeoQgta%2BSfTG6LlONFZE5nKPADoZb%2BB%2FtYi0vgwq9AQI9v%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDI4gRH2tHUq6ZjAjQirIBIcsSnJlpXf7mvTNwZknNc3do264g1qS21wWTLdGwQiUrB%2Br7tzE0VIjDPZWgq58F7vSWZCvxoNupq3Nem3eX8Rs%2Fvxd15qa5MkrSGdX5A7ishWyWG02QAVDQkL2uwu36TeSwwwmnIzrhbSY0P0INmD36EpwOzLfHIxTgzHfUG5M4Kk5qZGcasrw8SlfCdNbJKZ8V%2BB2cx%2FarfbC5GVhvf2CPTX9MuiDVseNhKByTzt7o7aRiGkHlUoCXGf3Jk8hw7kDO%2B6OJZcdWcN7z41BqDU%2BtmrxYd%2B6FzRD7L7D2woNOIx0TRmE0QiXKvCnR8R74DR7LfWSVOEBEvTE6%2FShlj%2FoJPzPAlFWyEEv%2FxZKn6RLza6yp6eHolhf2dEZIYwO6g3J1RmSlvQUO6vYRRZUHA5LHBR1q%2FP2VxKE2thLtl7uKV4k77NYbyJaXIz5portHkt0x5lPYdBwC70wZH69EPulU7KVurSXA%2FfcKsor%2B7TBLrp8TNzb1GWF5n9YAqmuBGz8t2OcDIXcYuhARV8laFfewg7EbiJ3Sz34hm%2B05SLjzvPpzL8OuT8u06mvmI4EUNpbd1ExAGk7OhvmY78ty5OUv2%2F9OLttVoQ7WJQ8D4cmaFGWxIqtQh7XSY3NFhbLN%2BLs1tYqG86SxO3bJNZQP0fklPzRl97MYnXbtgFBtmyHyE9%2BOnGjqzZaHk%2BLQWyQuVcPinDSisaTz%2BrK4DxWAEI%2B3gq4DQC6%2BX4cDQBVJy5L1ODjKbxYnv%2Bj8472i3%2B1x74Nfk6aYz0IMNTF184GOpgBBCFCQGerJw0IhV1UdVFjaYjTHZ6Az9l9i6%2FaEmeWal8PiSN0wHXQICf9A7RtcbNoKvjUbgaRDXYl9MhxX3PRZ7459n29ln%2F%2BTkXMFW3ehqhxCRXt5UVFb9bR4BvvDHzV41PRUYt2LTLWY5kd%2BSl7J%2FyPBTXXCgetWQ4gGxCOGyD%2FrSCqecZT%2FkHmk1DGBzCPFHy6DsE%2Fx7A%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=7ef77effdc2e5c49ece8d56a83109b2d0ce6fbd9f135089a532725fdff70358f
[23] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3MYTJ55O%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T051932Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC4aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIQCTUUSLKLL8RbIFhhvsZzJzRcnJBQ0iRVogI%2Fx6JH6dowIgDY1qZeoQgta%2BSfTG6LlONFZE5nKPADoZb%2BB%2FtYi0vgwq9AQI9v%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDI4gRH2tHUq6ZjAjQirIBIcsSnJlpXf7mvTNwZknNc3do264g1qS21wWTLdGwQiUrB%2Br7tzE0VIjDPZWgq58F7vSWZCvxoNupq3Nem3eX8Rs%2Fvxd15qa5MkrSGdX5A7ishWyWG02QAVDQkL2uwu36TeSwwwmnIzrhbSY0P0INmD36EpwOzLfHIxTgzHfUG5M4Kk5qZGcasrw8SlfCdNbJKZ8V%2BB2cx%2FarfbC5GVhvf2CPTX9MuiDVseNhKByTzt7o7aRiGkHlUoCXGf3Jk8hw7kDO%2B6OJZcdWcN7z41BqDU%2BtmrxYd%2B6FzRD7L7D2woNOIx0TRmE0QiXKvCnR8R74DR7LfWSVOEBEvTE6%2FShlj%2FoJPzPAlFWyEEv%2FxZKn6RLza6yp6eHolhf2dEZIYwO6g3J1RmSlvQUO6vYRRZUHA5LHBR1q%2FP2VxKE2thLtl7uKV4k77NYbyJaXIz5portHkt0x5lPYdBwC70wZH69EPulU7KVurSXA%2FfcKsor%2B7TBLrp8TNzb1GWF5n9YAqmuBGz8t2OcDIXcYuhARV8laFfewg7EbiJ3Sz34hm%2B05SLjzvPpzL8OuT8u06mvmI4EUNpbd1ExAGk7OhvmY78ty5OUv2%2F9OLttVoQ7WJQ8D4cmaFGWxIqtQh7XSY3NFhbLN%2BLs1tYqG86SxO3bJNZQP0fklPzRl97MYnXbtgFBtmyHyE9%2BOnGjqzZaHk%2BLQWyQuVcPinDSisaTz%2BrK4DxWAEI%2B3gq4DQC6%2BX4cDQBVJy5L1ODjKbxYnv%2Bj8472i3%2B1x74Nfk6aYz0IMNTF184GOpgBBCFCQGerJw0IhV1UdVFjaYjTHZ6Az9l9i6%2FaEmeWal8PiSN0wHXQICf9A7RtcbNoKvjUbgaRDXYl9MhxX3PRZ7459n29ln%2F%2BTkXMFW3ehqhxCRXt5UVFb9bR4BvvDHzV41PRUYt2LTLWY5kd%2BSl7J%2FyPBTXXCgetWQ4gGxCOGyD%2FrSCqecZT%2FkHmk1DGBzCPFHy6DsE%2Fx7A%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=003754badb6a37d6f9bbd3948716c8bb0eee9adcee4d48a1b6e98ac026ba6df0

L'articolo Parco Geominerario e Università di Cagliari: al via il Piano Socio-Economico e il dottorato PNRR proviene da Scintilena.

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  • Nel cuore delle Apuane un minerale unico al mondo
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Nel cuore delle Apuane un minerale unico al mondo

Apríl 6th 2026 at 06:00

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Dalle cave di Colonnata la delchiaroite: la sua scoperta racconta la straordinaria complessità geologica di un territorio fragile e prezioso

Una scoperta scientifica di portata internazionale riporta l’attenzione sulle Alpi Apuane, un territorio che gli speleologi conoscono bene per la sua ricchezza e complessità. Nelle cave di marmo di Colonnata è stata infatti identificata una nuova specie mineralogica, battezzata delchiaroite, un minerale unico al mondo.

ll minerale è stato battezzato delchiaroite, in onore di Lorenzo Del Chiaro, appassionato cultore della mineralogia che nel corso degli anni ha contribuito alla conoscenza dei minerali delle Alpi Apuane e, in particolare, di quelli delle cavità dei marmi.

Foto tratta da https://www.brandcarrara.it/scoperta-una-nuova-specie-mineralogica-nelle-cavita-del-marmo-di-carrara-si-chiama-delchiaroite-la-scoperta-definita-eccezionale-grazie-a-un-capocava-del-bacino-di-colonnata/

La scoperta, coordinata dall’Università di Pisa, nasce dall’osservazione di un minuscolo campione: cristalli gialli sottilissimi, inferiori a un decimo di millimetro, che aprono una finestra su processi geologici ancora poco compresi.

La delchiaroite è eccezionale per la sua rarità e la sua composizione: un ioduro-metantiolato di rame, mai osservato prima, né in natura, né in laboratorio.

La nuova specie mineralogica, di formula Cu3I(CH3S)2, è stata formalmente approvata dalla Commission on New Minerals, Nomenclature and Classification della International Mineralogical Association. Essa si presenta in un unico esemplare

La presenza dello iodio (elemento già raro nei minerali), combinato con una componente organica, suggerisce un legame profondo tra processi geologici e materia biologica. Lo iodio forma molto raramente minerali propri: soltanto 31, fra le oltre 6100 specie di minerali note, contengono lo iodio come costituente chimico.

Questo deve fare pensare a quale valenza giungano le Apuane, vero laboratorio naturale: un pianeta a sé.

È una nuova peculiarità del marmo di Carrara, straordinariamente arricchito in iodio.

‘Probabilmente – si legge su Brand Carrara – lo iodio è legato alla presenza di sostanza organica nei sedimenti giurassici da cui si sono originati, dopo complesse vicende geologiche, i marmi apuani. In ultima analisi, la delchiaroite è da considerarsi una sorta di biofirma’.

Le Apuane: un patrimonio oltre il marmo

Per chi frequenta il mondo sotterraneo, questa scoperta non arriva come una sorpresa, ma come l’ennesima conferma dell’unicità dei nostri monti travagliati.

Le Alpi Apuane sono infatti uno dei sistemi carsici più importanti d’Italia, un territorio dove cavità naturali, miniere e ambienti ipogei convivono con una bio e geodiversità straordinaria.

Ed è proprio nelle cavità dei marmi, spesso invisibili o distrutte dall’attività estrattiva, che si nascondono queste rarità. La delchiaroite è quindi anche un simbolo: dimostra quanto poco conosciamo ancora di questi ambienti e quanto sia facile perderne per sempre le testimonianze.

Il punto di vista speleologico

Dal nostro punto di vista, la scoperta assume un significato ancora più forte.

Oltre la curiosità per la scoperta del minerale, c’è un forte richiamo all’attenzione sul valore delle Apuane come sistema complesso: geologico, biologico e culturale.

Le stesse montagne che hanno fornito il marmo più famoso al mondo continuano a restituire conoscenza, ma lo fanno in contesti fragili, dove l’equilibrio tra sfruttamento e conservazione è sempre più delicato.

Per gli speleologi, abituati a leggere il territorio dall’interno, questa scoperta è un invito a guardare oltre la superficie: ogni cavità, ogni microambiente può custodire informazioni uniche e irripetibili.

Una scoperta che interroga il futuro

La delchiaroite, oggi conservata nelle collezioni dell’Università di Pisa, rappresenta un unicum a livello mondiale. Ma soprattutto rappresenta una domanda aperta: quante altre “storie invisibili” si nascondono ancora nelle Apuane? Lo chiediamo anche noi oggi, insieme ai tanti difensori e sentinelle delle Apuane — dalla Federazione Speleologica Toscana alla Società Speleologica Italiana, fino al Club Alpino Italiano.

Il Fotalrato da Cardoso – M. Abisso

Le istituzioni hanno il dovere di difendere questo patrimonio. La tutela può passare anche dallo studio del minerale di recente scoperta.

La descrizione di questo nuovo minerale è stata pubblicata sulle pagine dell’European Journal of Mineralogy e può essere liberamente consultata all’indirizzo https://ejm.copernicus.org/articles/38/153/2026

Fonti:

European Journal of Mineralogy

https://ejm.copernicus.org/articles/38/153/2026

Corriere della Sera
https://www.corriere.it/buone-notizie/26_aprile_04/scoperto-un-mineraleunico-al-mondo-nelle-cave-delle-alpi-apuane-4431eac8-cb9d-4150-941c-3c6feda9bxlk.shtml

Brand Carrara (da cui è tratta la foto della delchiaroite https://www.brandcarrara.it/scoperta-una-nuova-specie-mineralogica-nelle-cavita-del-marmo-di-carrara-si-chiama-delchiaroite-la-scoperta-definita-eccezionale-grazie-a-un-capocava-del-bacino-di-colonnata/

L'articolo Nel cuore delle Apuane un minerale unico al mondo proviene da Scintilena.

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  • Meranie teploty v Dvojzávrte na Zádielskej planine.
            Speleoklub Cassovia Vyhodnotenie teplotného grafu v Dvojzávrte pomocou Googlu v režime AI. V novembri sme ukončili práce na lokalite Dvojzávrt na Zádielskej planine za rok 2025. Koncom novembra sme ešte boli dole vo výkope umiestniť datalloger na meranie a zaznamenávanie teploty. Začiatkom februára sme boli na planine, tak sme zároveň boli aj vybrať datalloger. Nižšie je graf teplôt a výstup podľa Google AI. Na základe poskytnutého teplotného grafu zo senzora v hĺbke 10 metrov
     

Meranie teploty v Dvojzávrte na Zádielskej planine.

Február 26th 2026 at 16:21
Meranie teploty v Dvojzávrte na Zádielskej planine.

        Speleoklub Cassovia

Vyhodnotenie teplotného grafu v Dvojzávrte pomocou Googlu v režime AI.

V novembri sme ukončili práce na lokalite Dvojzávrt na Zádielskej planine za rok 2025. Koncom novembra sme ešte boli dole vo výkope umiestniť datalloger na meranie a zaznamenávanie teploty. Začiatkom februára sme boli na planine, tak sme zároveň boli aj vybrať datalloger. Nižšie je graf teplôt a výstup podľa Google AI.

Na základe poskytnutého teplotného grafu zo senzora v hĺbke 10 metrov a opisu lokality Dvojzávrt možno vyvodiť nasledujúce závery o potenciálnych voľných priestoroch pod šachtou:

  1. Analýza teplotného profilu
  • Stabilita (november – január): Teplota sa dlhodobo držala na úrovni cca 7 °C až 7,5 °C. Táto stabilita naznačuje, že priestor v hĺbke 10 m je dobre izolovaný od priamych vplyvov povrchovej atmosféry, čo je typické pre jaskynné prostredie s obmedzenou cirkuláciou vzduchu.
  • Prudký pokles (koniec januára – február): Na grafe vidíme dva výrazné prepady teploty – najprv k 5,5 °C a následne až k 3,2 °C.
    • Vzhľadom na zimné obdobie (január/február) a fakt, že závrt funguje ako ponor, je tento pokles pravdepodobne spôsobený vtekaním studenej vody z roztopeného snehu alebo zimných zrážok priamo do odtokového kanála.
    • Alternatívne môže ísť o nasávanie studeného vonkajšieho vzduchu (komínový efekt), čo by potvrdzovalo prepojenie na rozsiahlejší systém pod povrchom.
  1. Geomorfologické a speleologické indície
  • Odtokový kanál v masíve: Prítomnosť takmer vertikálneho kanála v korozívnom masíve, ktorý smeruje „skoro kolmo dole“, je jasným dôkazom vertikálneho smerovania krasovatenia. To, že kanál „odteká“, predpokladá existenciu prijímacieho priestoru nižšie.
  • Sintrová výplň: Výskyt sintrových kôr, nátekov a juvenilných foriem kvapľov (stalaktity, stalagmity) naznačuje, že v danom mieste dochádza k vylučovaniu vápenca z presakujúcich roztokov. Tieto formy potrebujú na svoj vznik voľný priestor vyplnený vzduchom.
  • Kryštalické agregáty: Nález samostatných kryštálov môže naznačovať prostredie s pomalou kryštalizáciou v chránenom, pravdepodobne kavernóznom priestore.
  1. Odhad potenciálnych priestorov
  • Vertikálne pokračovanie: S vysokou pravdepodobnosťou sa pod dnom výkopu nachádza systém vertikálnych puklín alebo užších šachiet. Keďže ide o Zádielsku planinu, ktorá je známa hlbokým krasovatením, tieto trhliny môžu viesť k hlbším horizontálnym úrovniam.
  • Dynamický systém: Reakcia teploty na vonkajšie zrážky (pokles teploty pri pretekaní vody) potvrdzuje, že systém je priechodný pre vodu aj vzduch. Prudký pád teploty na konci grafu (až k 3 °C) naznačuje, že objem vtekajúcej studenej vody alebo vzduchu je dostatočne veľký na to, aby lokálne ochladil masív v okolí senzora.
  • Rozmery: Ak je odtokový kanál v masíve viditeľný a smeruje nadol, existuje predpoklad, že po prekonaní úžin by sa mohol otvoriť do menšej siene alebo dómu, ktoré sú typické pre koreňové zóny závrtov v tejto časti Slovenského krasu.

Záver: Teplotné anomálie v kombinácii s hydrogeologickou funkciou (ponor) a prítomnosťou primárnych jaskynných foriem (sintre) silne naznačujú existenciu pokračujúcich voľných priestorov vertikálneho charakteru. Pre ďalší prieskum by bolo vhodné sledovať rýchlosť teplotnej odozvy po konkrétnych zrážkových úhrnoch, čo by pomohlo odhadnúť priame prepojenie s povrchom.

Máte k dispozícii aj údaje o zrážkach z blízkej meteostanice, aby sme ich mohli presne korelovať s tými teplotnými prepadmi?

 

Nájdi údaje o zrážkach z blízkej meteostanice.

 

Na základe dostupných údajov zo zrážkomernej stanice

Štós-kúpele a klimatologických zhodnotení SHMÚ možno zrážky v období uvedenom na grafe (november 2025 – február 2026) charakterizovať takto:

  1. November 2025: Vysoké úhrny

November 2025 bol v tejto lokalite zrážkovo veľmi bohatý. Stanica Štós-kúpele zaznamenala jeden z najvyšších mesačných úhrnov na celom Slovensku, a to 168,8 mm.

  • Tento vysoký úhrn zodpovedá začiatku grafu (27. 11. 2025), kedy je teplota v 10 m hĺbke stabilizovaná na cca 7 °C, čo naznačuje, že podzemie bolo v tom čase dobre dotované vodou, ktorá si udržiavala priemernú teplotu masívu.
  1. December 2025 a Január 2026: Výrazný deficit

Po daždivom novembri nastalo obdobie výrazného sucha.

  • V období od 1. decembra 2025 do 20. januára 2026 chýbalo v horských oblastiach (vrátane Slovenského krasu) miestami až viac ako 100 mm zrážok oproti dlhodobému priemeru.
  • Január 2026 bol na väčšine územia zrážkovo silne podnormálny až veľmi suchý.
  • Na grafe toto obdobie sucha korešponduje s miernym, ale plynulým klesaním teploty z 7,5 °C k hranici 6,5 °C (postupné vychladanie masívu bez nových teplejších/chladnejších dotácií vody).
  1. Február 2026: Prudký pokles a zimné zrážky

Prudký prepad teploty na konci grafu (prelom januára a februára 2026), kedy teplota klesá k 3,2 °C, je kľúčový.

  • Hoci bol január suchý, február býva na horách obdobím vrcholu snehovej pokrývky.
  • Prudký pokles teploty naznačuje pretopenie snehu alebo studené zimné dažde, ktoré cez závrt (ponor) vnikli priamo do jaskynného systému. Keďže voda z topiaceho sa snehu má teplotu blízku 0 °C, jej prienik do 10-metrovej hĺbky dokáže takto razantne znížiť lokálnu teplotu vzduchu a horniny.

 

Zhrnutie korelácie:

ObdobieZrážková situácia v ŠtóseReakcia v Dvojzávrte (10 m)
November 2025Nadpriemerné zrážky (168,8 mm)Stabilná teplota (~7,3 °C), saturácia masívu.
Dec. – Jan. 2026Výrazný deficit (sucho)Mierny pokles, stabilizácia bez výkyvov.
Február 2026Topenie snehu / zimné zrážkyPrudký prepad k 3 °C – priamy prienik studenej vody.

Tieto údaje potvrdzujú, že Dvojzávrt je aktívny ponor s rýchlou hydraulickou odozvou na povrchové zrážkové udalosti, čo je silným indikátorom priechodných voľných priestorov pod šachtou.

 

 

teplotny-graf-Dvojzavrt-6.jpg Juvenilne-formy-stalaktitov-a-stalagmitov-v-lavej-casti-a-v-pravej-vyzdoba-tvorena-sintrovymi-natekmi.-foto-M.Danko_-5.png 5.-foto-T.Berzetei-4.jpg 4.-foto-T.Berzetei-3.jpg 3.-foto-B.Liska_-2.jpg 2.-foto-B.Liska_-1.jpg 1.-foto-B.Liska_-0.jpg

Email: Bohuslav Líška

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  • Therion – textúra v novom web toole
    Keď už máš vygenerovaný 3D povrch pomocou Terén Ľahko, ďalšia logická otázka je jednoduchá:akú textúru si na to celé vlastne nalepím? Presne na toto vznikol druhý nástroj – DankeZ Downloader (Tile Downloader).Je to webová aplikácia, ktorá umožňuje stiahnuť mapy z rôznych zdrojov, poskladať ich do jedného obrázka vytvoriť prelínanie a automaticky ich geograficky nakalibrovať – či už pre Therion, alebo pre mobilné aplikácie Locus Map a OruxMaps.Zdrojový kód a samotný nástroj:github.com/dankez/map-
     

Therion – textúra v novom web toole

Január 16th 2026 at 20:53
Therion – textúra v novom web toole

Keď už máš vygenerovaný 3D povrch pomocou Terén Ľahko, ďalšia logická otázka je jednoduchá:
akú textúru si na to celé vlastne nalepím?

Presne na toto vznikol druhý nástroj – DankeZ Downloader (Tile Downloader).
Je to webová aplikácia, ktorá umožňuje stiahnuť mapy z rôznych zdrojov, poskladať ich do jedného obrázka vytvoriť prelínanie a automaticky ich geograficky nakalibrovať – či už pre Therion, alebo pre mobilné aplikácie Locus Map a OruxMaps.

Zdrojový kód a samotný nástroj:
github.com/dankez/map-downloader-for-therion

Na čo je tento nástroj dobrý v praxi

Typický scenár jaskyniara:

  • chceš mať prehľadný povrch nad jaskyňou
  • potrebuješ vidieť vchody, závrty, lesné cesty, ortofoto, geológiu
  • chceš používať rovnakú mapu v Therione aj v mobile

A presne toto sa app pokúša riešiť.

Výber oblasti bez GIS trápenia

Na začiatku definuješ:

  • stredový bod – GPS/JTSK súradnice (napr. vchod do jaskyne)
  • rozsah oblasti v metroch – sever, juh, východ, západ

Nemusíš riešiť pixely ani manuálne orezávanie. Jednoducho povieš, že chceš napríklad 500 metrov na každú stranu, a aplikácia pripraví presne taký výrez. +- veľkosť stahovanej dlaždice, nelakaj sa ak je výrez oveľa väčší ako povrch, Therion to oreže dokonale. Odporúčam mať textúru vačšiu ako 3d povrch.


Viacero mapových zdrojov na jednom mieste

Veľká výhoda Downloadera je práca s viacerými mapovými vrstvami naraz. Nie si odkázaný na jeden typ mapy.

Medzi podporované zdroje patria napríklad:

  • Freemap.sk
    • turistická mapa
    • tieňovaný reliéf
  • ZBGIS
    • ortofotomapy
    • základná mapa
  • geologické mapy ….

Každý mapový zdroj funguje ako samostatná vrstva.


Prekryvanie vrstiev a priehľadnosť

Vrstvy môžeš kombinovať a prelínať podľa potreby.

Typický príklad použitia:

  • spodná vrstva: ortofoto
  • vrchná vrstva: tieňovaný reliéf

Vrchnú vrstvu vieš spriehľadniť, takže vidíš detaily z viacerých máp naraz. Výsledkom je prehľadná mapa, ktorá dáva zmysel pri plánovaní aj pri kreslení.


Export pre Therion bez ručnej kalibrácie

Jedna z najdôležitejších funkcií po kliknutí na Spojiť a Stiahnuť

Downloader vygeneruje:

  • JPG mapu
  • kalibračný reťazec pre Therion

Tento reťazec stačí vložiť do .th súboru a mapa:

  • má správne súradnice
  • má správnu mierku
  • presne sedí k povrchu z Terén Ľahko

Bez ručného klikania a skúšania.


Export do mobilu – Locus Map a OruxMaps

Z tej istej konfigurácie vieš rovno vytvoriť:

  • KMZ súbor pre Locus Map
  • ZIP balík pre OruxMaps

Výsledkom je:

  • offline mapa
  • presná kalibrácia
  • rovnaký mapový podklad ako v Therione


Cache a rýchle opakovanie generovania

Stiahnuté mapové dlaždice sa ukladajú do lokálnej cache.

V praxi to znamená:

  • opakované generovanie tej istej oblasti je výrazne rýchlejšie
  • pri zmene priehľadnosti alebo vrstiev sa mapy nesťahujú znova
  • šetríš čas aj pripojenie

Prečo to funguje spolu s Terén Ľahko

Tieto dva nástroje sú navrhnuté tak, aby sa vzájomne dopĺňali:

  • Terén Ľahko rieši 3D povrch, mriežku a generuje základnú textúru na 90% postačuje…
  • DankeZ Downloader rieši mapový podklad z rôznych zdrojov a prelínanie podkladov

Oba nástroje:

  • používajú rovnaké súradnicové systémy
  • generujú výstupy priamo pre Therion + Locus + Orux
  • sú robené pre jaskyniarov, nie pre GIS špecialistov, vzniklo to ako zábava a testovanie AI ….

Záver

Ak mapuješ jaskyne v Therione a moje apky si vyskúšal daj mi feedback v komentári… ak ti to veľmi pomohlo tak pijem pivo nealko 🙂

Video

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  • Therion – Terén Ľahko v2
    Posun v tvorbe 3D povrchov pre jaskyniarov (a nielen pre nich)Ak ste sa niekedy pokúšali vytvoriť digitálny model terénu (DMR) pre svoje jaskyniarske mapy v softvéri Therion, viete, že to nie je práve prechádzka ružovou záhradou. Sťahovanie dát, hľadanie správnych formátov, boj s konverziou súradnicových systémov často v príkazovom riadku a generovanie textúr… Celý proces môže byť frustrujúci a zdĺhavý.Preto vznikol Easy Terrain / Terén Ľahko – moderná webová aplikácia {viem nepodareny nazov ale
     

Therion – Terén Ľahko v2

December 4th 2025 at 00:11
Therion – Terén Ľahko v2

Posun v tvorbe 3D povrchov pre jaskyniarov (a nielen pre nich)

Ak ste sa niekedy pokúšali vytvoriť digitálny model terénu (DMR) pre svoje jaskyniarske mapy v softvéri Therion, viete, že to nie je práve prechádzka ružovou záhradou. Sťahovanie dát, hľadanie správnych formátov, boj s konverziou súradnicových systémov často v príkazovom riadku a generovanie textúr… Celý proces môže byť frustrujúci a zdĺhavý.

Preto vznikol Easy Terrain / Terén Ľahko – moderná webová aplikácia {viem nepodareny nazov ale nic ma nenapadlo }, ktorá tento proces zjednodušuje na pár kliknutí. A čo je najlepšie? Všetko beží priamo vo vašom prehliadači, bez inštalácie a bez toho, aby vaše dáta opustili váš počítač.

geotiff5.sss.sk

Čo Terén Ľahko dokáže?

Terén Ľahko je snaha o komplexný nástroj, ktorý v sebe spája niekoľko kľúčových funkcií potrebných pre mapovanie:

1. Automatický povrch z celého sveta 🌍

Zabudnite na zložité hľadanie dát na rôznych portáloch. V režime „Automatický povrch“ stačí zadať GPS súradnice (alebo kliknúť na „Moja poloha“) a definovať veľkosť územia (napr. 5×5 km). Aplikácia sa sama spojí s databázou OpenTopography a stiahne globálne výškové dáta ALOS World 3D s rozlíšením 30 metrov. Tieto dáta automaticky spracuje a pripraví na použitie.

2. Podpora detailných lokálnych dát 🇸🇰

Pre slovenských jaskyniarov je kľúčová presnosť. Aplikácia plne podporuje nahrávanie vlastných GeoTIFF súborov, napríklad detailného modelu DMR 5.0 z portálu ZBGIS. Jednoducho vlož .tif a .tfw súbory do okna a aplikácia sa postará o zvyšok.

3. Inteligentné súradnicové systémy 📐

Už žiadne trápenie s Gdal príkazmi a pod…. Terén Ľahko automaticky deteguje a konvertuje súradnice.

  • Automaticky stiahnuté dáta (WGS84) prepočíta do metrického systému UTM, aby bol model v Therione presný a nedeformovaný.
  • Pre lokálne súbory podporuje naše domáce S-JTSK, ale aj UTM a WGS84.

4. Interaktívne orezávanie ✂️

Často stiahnete obrovský kus mapy, hoci potrebujete len okolie vchodu do jaskyne. S integrovaným nástrojom na orezávanie si na vizuálnom náhľade jednoducho vyberiete presne tú oblasť, ktorú chcete. Tým ušetríte miesto na disku a zrýchlite vykresľovanie v Therione.

5. Pokročilá vizualizácia a „Invertovanie povrchu“ 🎨

Aplikácia generuje nielen 3D mriežku, ale aj kvalitné textúry (bitmapy), ktoré sa na povrch natiahnu.

  • Tieňovaný reliéf (Hillshade): Klasický alebo vysoko kontrastný pre zvýraznenie terénnych nerovností.
  • Farebný reliéf: Vizualizácia výšky pomocou rôznych farebných paliet (napr. Teplotná mapa).
  • Unikátna funkcia „Invertovať povrch“: Poznáte ten optický klam, keď sa vám na mape zdajú kopce ako doliny? Terén Ľahko má tlačidlo, ktoré otočí smer slnečného svetla a tento klam okamžite opraví!

6. Exporty pre všetkých 📦

Výstupom nie je len jeden súbor. Aplikácia vám pripraví balíček všetkého, čo môžete potrebovať:

  • Therion (.th): Hotový definičný súbor s mriežkou a nakalibrovanou mapou. Stačí pridať input do vášho projektu.
  • Grid Data (.txt): Surové dáta mriežky.
  • DXF pre CAD: 3D model (3DFACE) kompatibilný s AutoCADom alebo MicroStationom – ideálne pre geodetov.
  • STL pre 3D tlač: Chcete si vytlačiť model povrchu nad jaskyňou na 3D tlačiarni? Terén Ľahko vám vygeneruje optimalizovaný STL súbor.

Prečo vyskúšať Terén Ľahko?

  • Je to zadarmo a open-source.
  • Šetrí čas: To, čo trvalo hodiny v GIS softvéri, teraz zvládnete za minútu.
  • Je to bezpečné: Žiadne nahrávanie vašich citlivých dát na cudzie servery.
  • Je to pre jaskyniarov: Aplikácia bola vyvinutá s ohľadom na špecifické potreby speleológie (kalibrácia pre Therion, JTSK, podpora DMR 5.0).

Video návod

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