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  • Incontro al Museo Archeologico Nazionale di Altamura: Lorenzo Di Liso racconta la scoperta dell’Uomo di Altamura
    Condividi Al Museo Archeologico Nazionale di Altamura un appuntamento dedicato all’Uomo di Altamura, tra speleologia, scoperta di Lamalunga e ricerca paleoantropologica Il Museo Archeologico Nazionale di Altamura ospita sabato 27 giugno alle ore 18:00 un incontro pubblico dedicato all’Uomo di Altamura, uno dei ritrovamenti paleoantropologici più rilevanti emersi in ambiente carsico in Europa. Protagonista dell’appuntamento sarà lo speleologo Lorenzo Di Liso, indicato dal museo come la persona
     

Incontro al Museo Archeologico Nazionale di Altamura: Lorenzo Di Liso racconta la scoperta dell’Uomo di Altamura

Jún 27th 2026 at 14:00

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Al Museo Archeologico Nazionale di Altamura un appuntamento dedicato all’Uomo di Altamura, tra speleologia, scoperta di Lamalunga e ricerca paleoantropologica

Il Museo Archeologico Nazionale di Altamura ospita sabato 27 giugno alle ore 18:00 un incontro pubblico dedicato all’Uomo di Altamura, uno dei ritrovamenti paleoantropologici più rilevanti emersi in ambiente carsico in Europa. Protagonista dell’appuntamento sarà lo speleologo Lorenzo Di Liso, indicato dal museo come la persona che per prima riconobbe i resti fossili nella grotta di Lamalunga durante l’esplorazione del 7 ottobre 1993.[1][2][3]

L’iniziativa si terrà nella sede del museo di via Santeramo 88, ad Altamura, spazio che già oggi ospita un percorso dedicato anche allo scheletro neandertaliano rinvenuto a Lamalunga e alla ricostruzione del suo contesto scientifico. L’incontro si inserisce in un quadro di divulgazione che unisce speleologia, archeologia e studio dell’evoluzione umana, con un taglio che richiama l’interesse della comunità speleologica e del pubblico locale.[2][4]

Uomo di Altamura e grotta di Lamalunga, il valore di una scoperta nata dalla speleologia

L’Uomo di Altamura fu individuato nel sistema carsico di Lamalunga nell’ottobre 1993, nel territorio dell’Alta Murgia, durante attività esplorative condotte da speleologi del Centro Altamurano Ricerche Speleologiche. La grotta custodiva uno scheletro umano inglobato da concrezioni calcaree, in una condizione di conservazione che ha reso il reperto un caso di grande rilievo per la paleoantropologia europea.[4][5]

Secondo le informazioni diffuse negli anni dagli enti e dai siti di riferimento dedicati al reperto, il fossile è attribuito a Homo neanderthalensis ed è considerato uno degli esemplari più completi mai individuati. Gli studi condotti sul campione osseo prelevato nel 2009 hanno contribuito a collocarlo cronologicamente nel Pleistocene medio finale, in un intervallo compreso tra circa 172 mila e 130 mila anni, mentre altre sintesi divulgative indicano una datazione attorno ai 150 mila anni.[6][7][2][4]

Per la speleologia, l’Uomo di Altamura resta un caso emblematico. La scoperta nacque infatti da un’esplorazione in grotta e da una lettura attenta dell’ambiente ipogeo, confermando il ruolo degli speleologi nell’individuazione e nella tutela di contesti scientificamente sensibili. La stessa storia di Lamalunga mostra come il patrimonio carsico possa conservare dati decisivi per lo studio delle popolazioni umane del Paleolitico.[8][2][4]

Museo Archeologico Nazionale di Altamura e racconto diretto di Lorenzo Di Liso

L’appuntamento annunciato dal Museo Archeologico Nazionale di Altamura punta sul racconto in prima testimonianza della scoperta, affidato a Lorenzo Di Liso. Il formato dell’incontro valorizza un elemento spesso ricercato anche dal pubblico speleologico: la possibilità di ascoltare non solo i risultati scientifici, ma anche le circostanze concrete dell’esplorazione, del riconoscimento del reperto e delle prime fasi di interpretazione.[1][4]

Nel museo, la sezione dedicata all’Uomo di Altamura aiuta già a contestualizzare il ritrovamento attraverso pannelli, video e materiali collegati alla grotta di Lamalunga. Per questo motivo l’incontro con Lorenzo Di Liso può essere letto anche come un approfondimento coerente con il percorso espositivo, capace di collegare la dimensione scientifica a quella storica e speleologica.[2]

Ricerca paleoantropologica e tutela dell’Uomo di Altamura

Nel corso degli anni il sito di Lamalunga e l’Uomo di Altamura sono stati al centro di programmi di ricerca, discussioni sulla conservazione e richiami alla necessità di tutela del giacimento paleoantropologico. La permanenza del reperto nel suo contesto originario è stata spesso indicata come un elemento centrale per preservarne il valore scientifico, anche alla luce della delicatezza delle concrezioni che lo inglobano.[9][10][8]

Questo aspetto rende l’Uomo di Altamura particolarmente significativo anche per chi segue i temi della protezione delle grotte e dei siti carsici. Non si tratta solo di un fossile di eccezione, ma di un caso in cui ambiente ipogeo, conservazione naturale e ricerca interdisciplinare restano strettamente collegati.[4][6]

Informazioni utili sull’incontro al Museo Archeologico Nazionale di Altamura

L’incontro con Lorenzo Di Liso è in programma sabato 27 giugno alle ore 18:00 presso il Museo Archeologico Nazionale di Altamura, in via Santeramo 88. La sede museale, inaugurata nel 1993, dedica una parte del proprio racconto espositivo proprio all’Uomo di Altamura, individuato dal CARS nella grotta di Lamalunga a circa 3 chilometri dalla città.[1][2]

Per il pubblico interessato alla speleologia, l’evento offre un’occasione di aggiornamento su una scoperta che continua a mantenere un forte rilievo nel dibattito scientifico e nella divulgazione territoriale. Per Altamura, invece, rappresenta anche un momento di valorizzazione di un patrimonio che unisce identità locale, paesaggio carsico e ricerca sulle origini umane[5][11][9][2]

Fonti
[1] Museo Nazionale Archeologico di Altamura – Facebook https://www.facebook.com/museoarcheoaltamura/photos/-il-museo-archeologico-nazionale-di-altamura-invita-tutti-ad-un-%F0%9D%90%9A%F0%9D%90%A9%F0%9D%90%A9%F0%9D%90%AE%F0%9D%90%A7%F0%9D%90%AD%F0%9D%90%9A%F0%9D%90%A6%F0%9D%90%9E%F0%9D%90%A7%F0%9D%90%AD%F0%9D%90%A8-%F0%9D%90%AC%F0%9D%90%AD%F0%9D%90%AB/1626008379532938/
[2] Museo Nazionale Archeologico di Altamura https://museipuglia.cultura.gov.it/musei/museo-nazionale-archeologico-di-altamura/
[3] L’uomo di Altamura compie 30 anni – LaTerradiPuglia Shop https://www.laterradipuglia.it/2023/notizie/luomo-di-altamura-compie-30-anni.htm
[4] Località Grotta di Lamalunga – Esplora la Carta – CartApulia https://www.cartapulia.it/esplora-la-carta/-/rcp/ricercaCartapulia_INSTANCE_1yi8w0oVRO9u/dettaglio/22235
[5] Palazzo Baldassarre Museo dell’Uomo di Altamura https://www.comune.altamura.ba.it/it/vivere/palazzo-baldassarre-museo-dell-uomo-di-altamura
[6] Grotta di Lamalunga -Centro visite per l’Uomo di Altamura https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/regioni/musei/grotta-di-lamalunga-centro-visite-per-la-video-osservazione-delluomo-di-altamura
[7] Uomo di Altamura, studio scientifico sui denti svela che … – Scintilena https://www.scintilena.com/uomo-di-altamura-studio-scientifico-sui-denti-svela-che-era-un-uomo-malato-e-molto-stressato/01/07/
[8] Tutela dell’Uomo di Altamura: la lettera del CARS alla Soprintendenza https://www.scintilena.com/tutela-delluomo-di-altamura-la-lettera-del-cars-alla-soprintendenza/09/26/
[9] Uomo di Altamura – Disponibile il programma di ricerca KARST … https://www.scintilena.com/uomo-di-altamura-disponibile-il-programma-di-ricerca-karst-2017-2019/04/03/
[10] Uomo di Altamura, PAOLO FORTI :“La ricerca scientifica è … https://www.scintilena.com/uomo-di-altamura-paolo-forti-la-ricerca-scientifica-e-anche-pazienza-lasciate-in-pace-i-resti-nella-grotta-di-lamalunga/04/09/
[11] Portale Uomo di Altamura Rete Museale https://www.uomodialtamura.it
[12] L’Uomo di Altamura era un Neanderthal https://www.scintilena.com/luomo-di-altamura-era-un-neanderthal/03/24/
[13] L’uomo di Altamura – Speleopillola della settimana – Scintilena https://www.scintilena.com/luomo-di-altamura-speleopillola-della-settimana/05/02/
[14] L’Uomo di Altamura: Un Tesoro Neanderthaliano Svelato https://www.scintilena.com/luomo-di-altamura-un-tesoro-neanderthaliano-svelato/11/07/
[15] Neanderthal e Sapiens: Ordine e Strategia nel Paleolitico … https://www.scintilena.com/neanderthal-e-sapiens-ordine-e-strategia-nel-paleolitico-medio/06/30/
[16] Italia preistorica in grotta: a fine Ottobre il convegno di San Lorenzo … https://www.scintilena.com/italia-preistorica-in-grotta-a-fine-ottobre-il-convegno-di-san-lorenzo-bellizzi/10/03/
[17] Scintilena https://www.scintilena.com/page/818/
[18] ITALIA PREISTORICA IN GROTTA – Scintilena https://www.scintilena.com/italia-preistorica-in-grotta/08/09/
[19] L’Uomo di Altamura, il Neanderthal più antico d’Italia, svela i segreti … https://www.scintilena.com/luomo-di-altamura-il-neanderthal-piu-antico-ditalia-svela-i-segreti-della-sua-specie/07/01/
[20] appello alla SSI per la tutela della grotta di Lamalunga – Scintilena https://www.scintilena.com/appello-alla-ssi-per-la-tutela-della-grotta-di-lamalunga-uomo-di-altamura/09/28/
[21] I Neanderthal e la sfida del clima: una mostra a Firenze https://www.scintilena.com/i-neanderthal-e-la-sfida-del-clima-una-mostra-a-firenze/10/12/
[22] Tesori Nascosti: Alla Scoperta della Puglia Sotterranea su … https://www.scintilena.com/tesori-nascosti-alla-scoperta-della-puglia-sotterranea-su-repubblica/06/27/
[23] Museo Archeologico nazionale di Altamura on Instagram https://www.instagram.com/p/DZ-r5mTGfHb/
[24] Uomo di Altamura http://wikipedia2007.classicistranieri.com/it/u/o/m/Uomo_di_Altamura_9c65.html
[25] 83 https://uomodialtamura.it/public/Pubblicazioni/2015_Lo_straordinario_caso_dell%E2%80%99uomo_di_Altamura.pdf
[26] Scheletro di Homo neanderthalensis ribattezzato “Uomo di Altamura … https://www.instagram.com/p/DVOpEQEDd45/
[27] L’uomo di Altamura ha un volto https://cultura.gov.it/comunicato/l-uomo-di-altamura-ha-un-volto
[28] Uomo di Altamura – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Uomo_di_Altamura
[29] Altamura – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Altamura
[30] Museo archeologico nazionale di Altamura https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_archeologico_nazionale_di_Altamura

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  • Grotta dei Cervi, campionamento stigobionti ad Otranto
    Condividi Speleologi dell’Apogon al lavoro tra tutela scientifica, ricerca biologica e documentario di Nicolò Bongiorno Il 28 e 29 maggio il Centro di Speleologia Sottomarina APOGON ha svolto un campionamento di organismi stigobionti nella Grotta dei Cervi, a Porto Badisco, nel territorio di Otranto. L’intervento si è svolto con l’autorizzazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Brindisi, Lecce e Taranto. La spedizione ha coinvolto anche il regista Nicolò Bongiorno, i
     

Grotta dei Cervi, campionamento stigobionti ad Otranto

Jún 27th 2026 at 13:00

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Speleologi dell’Apogon al lavoro tra tutela scientifica, ricerca biologica e documentario di Nicolò Bongiorno

Il 28 e 29 maggio il Centro di Speleologia Sottomarina APOGON ha svolto un campionamento di organismi stigobionti nella Grotta dei Cervi, a Porto Badisco, nel territorio di Otranto. L’intervento si è svolto con l’autorizzazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Brindisi, Lecce e Taranto. La spedizione ha coinvolto anche il regista Nicolò Bongiorno, impegnato nella realizzazione di un documentario sulla stessa grotta.[1][2][3]

Campionamento stigobionti Grotta dei Cervi

L’attività dell’Apogon si inserisce in una lunga esperienza di studio delle cavità sommerse del Salento e del Canale d’Otranto. Il centro, con sede a Nardò e scuola di speleologia subacquea della Società Speleologica Italiana, ha già condotto numerose immersioni scientifiche in grotta e ha contribuito al censimento di nuove cavità sottomarine.[4]

Il campionamento di organismi stigobionti nella Grotta dei Cervi assume rilievo perché questi ambienti ospitano forme di vita specializzate, spesso legate a condizioni di grande stabilità e fragilità. La ricerca in grotta, in particolare quando riguarda ecosistemi sotterranei, serve anche a definire meglio lo stato di conservazione del sito e a raccogliere dati utili per eventuali strategie di tutela.[4]

Un sito archeologico fragile

La Grotta dei Cervi è considerata uno dei più importanti siti di arte rupestre del Mediterraneo. Secondo le schede informative di ISPRA, la cavità presenta circa 3.000 pittogrammi riferibili al Neolitico, con datazioni collocate tra il 3.000 e il 4.000 a.C., e con una frequentazione più ampia che alcuni studi collocano tra 5.000 e 8.000 anni fa.[1]

La sua importanza non riguarda solo l’archeologia. La grotta è anche un ambiente ipogeo delicato, dove ogni attività va pianificata con criteri rigorosi. Per questo il campionamento scientifico, se autorizzato e controllato, diventa uno strumento di conoscenza e di protezione.[1][4]

Il lavoro di APOGON

Nel corso degli anni il Centro di Speleologia Sottomarina APOGON ha sviluppato una rete di ricerche che ha prodotto risultati rilevanti sul piano biologico e scientifico. Le attività del gruppo hanno portato, tra l’altro, a numerose campagne in grotte sommerse, a nuove segnalazioni di specie e a contributi per tesi e pubblicazioni.[4]

In questo quadro, il campionamento in Grotta dei Cervi conferma una linea di lavoro che unisce esplorazione, studio dell’ambiente e attenzione alla conservazione. L’azione scientifica non viene presentata come attività isolata, ma come parte di un monitoraggio più ampio dei sistemi carsici e sommersi del Salento.[4]

Nicolò Bongiorno e il documentario

Alla spedizione ha preso parte anche Nicolò Bongiorno, che sta realizzando un documentario dedicato alla Grotta dei Cervi. Il progetto è stato presentato in primavera a Lecce e, secondo le informazioni diffuse, mira a raccontare la grotta con il coinvolgimento di archeologi, speleologi e studiosi. Le riprese dovrebbero proseguire entro l’anno, con uscita del film prevista nel 2027.[2][3][5]

La presenza del documentario aggiunge un livello di visibilità a un sito già molto noto in ambito scientifico e culturale. Il racconto audiovisivo, se costruito con rigore, può contribuire alla diffusione della conoscenza senza alterare la natura protetta del luogo.[2]

Tutela e valorizzazione

La Grotta dei Cervi è un sito raro, e proprio per questo richiede un equilibrio continuo tra accesso, ricerca e protezione. Il campionamento degli organismi stigobionti va letto in questa prospettiva: non come semplice prelievo, ma come azione funzionale al monitoraggio di un ambiente che conserva una parte importante della storia naturale e culturale del Salento.[1][4]

Il ringraziamento rivolto alla dott.ssa Serena Strafella e al dott. Alberto Potenza segnala inoltre il ruolo della collaborazione istituzionale nelle operazioni in grotta. In contesti così sensibili, il coordinamento tra speleologi, soprintendenza e studiosi resta un passaggio decisivo per ogni intervento futuro. [user:query][3]

Fonti

  • Scintilena, “Il Centro di Speleologia Sottomarina Apogon compie 20 anni”.[6]
  • Scintilena / notizia su Nicolò Bongiorno e il docufilm sulla Grotta dei Cervi.[2]
  • Soprintendenza ABAP BR-LE-TA / presentazione del progetto Grotta dei Cervi.[3]
  • ISPRA, scheda “Grotta dei Cervi”.[1]
  • Materiale di riferimento dello spazio su speleologia e ricerca scientifica.[4]

Fonti
[1] Ricerca archeologica amplia le conoscenze sulla Grotta … https://www.scintilena.com/ricerca-archeologica-amplia-le-conoscenze-sulla-grotta-dei-cervi-di-porto-badisco-il-rapporto-tra-uomini-e-animali-nella-preistoria/09/14/
[2] Nicolò Bongiorno, il figlio di Mike gira un docu-film sulla Grotta dei … https://lecce.corriere.it/notizie/cronaca/26_aprile_24/nicolo-bongiorno-il-figlio-di-mike-e-il-docu-film-grotta-dei-cervi-faro-conoscere-la-cappella-sistina-della-preistoria-non-avra-dcbe5ffb-966b-4010-8886-1f24d422fxlk.shtml
[3] LECCE – Giovedì la presentazione del progetto ‘Grotta dei Cervi’ https://www.manduriaoggi.it/?news=74642
[5] Lecce, la Grotta dei Cervi diventa un docufilm , prodotto da Nicolò … https://telenorba.it/2026/04/24/lecce-la-grotta-dei-cervi-diventa-un-docufilm-prodotto-da-nicolo-bongiorno/
[6] Il Centro di Speleologia Sottomarina Apogon compie 20 anni https://www.scintilena.com/il-centro-di-speleologia-sottomarina-apogon-compie-20-anni/01/04/
[7] Il Film ‘No Place on Earth’ Rivela la storia dei sopravvissuti all’Olocausto nascosti per 511 giorni in una grotta Ucraina – Scintilena https://www.scintilena.com/il-film-no-place-on-earth-rivela-la-storia-dei-sopravvissuti-allolocausto-nascosti-per-511-giorni-in-una-grotta-ucraina/09/27/
[8] La Grotta Aurora: una scoperta che illumina la preistoria della Terra d’Otranto – Scintilena https://www.scintilena.com/la-grotta-aurora-una-scoperta-che-illumina-il-passato-della-terra-dotranto/01/05/
[9] Raggiunti i 70 chilometri in Carcaraia – Apuane, il sistema … https://www.scintilena.com/70-chilometri-in-carcaraia-apuane-diventa-una-tra-le-piu-grandi-grotte-ditalia/12/14/
[10] Scintilena https://www.scintilena.com/page/1282/
[11] Le grotte preistoriche della Puglia verso il Patrimonio UNESCO https://www.scintilena.com/le-grotte-preistoriche-della-puglia-verso-il-patrimonio-unesco/12/21/
[12] La Cava di S’Avanzada apre al pubblico: un viaggio nel sottosuolo … https://www.scintilena.com/la-cava-di-savanzada-apre-al-pubblico-un-viaggio-nel-sottosuolo-storico-di-cagliari/03/21/
[13] Mostra fotografica sui pittogrammi della Grotta dei cervi di Portobadisco (LE) – Scintilena https://www.scintilena.com/mostra-fotografica-sui-pittogrammi-della-grotta-dei-cervi-di-portobadisco-le/07/19/
[14] Otranto Archivi https://www.scintilena.com/tag/otranto/
[15] Grotta dei Cervi – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/regioni/musei/grotta-dei-cervi
[16] Grotta dei Cervi (Otranto) – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_dei_Cervi_(Otranto)
[17] I luoghi della Preistoria a Otranto e la Grotta dei Cervi https://comune.otranto.le.it/novita/i-luoghi-della-preistoria-a-otranto-e-la-grotta-dei-cervi/
[18] GROTTA DEI CERVI: Tutto quello che c’è da sapere (2026) https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g2337190-d13506568-Reviews-Grotta_dei_Cervi-Porto_Badisco_Province_of_Lecce_Puglia.html
[19] Grotta dei Cervi – Porto Badisco (LE) – Preistoria in Italia https://www.preistoriainitalia.it/scheda/grotta-dei-cervi-porto-badisco-le/
[20] Luoghi della preistoria Porto Badisco e la Grotta dei Cervi e … https://comune.otranto.le.it/novita/luoghi-della-preistoria-porto-badisco-e-la-grotta-dei-cervi-e-sotterranei-del-castello/
[21] Grotte dei Cervi – Porto Badisco – Facebook https://www.facebook.com/toureventitalia/videos/grotte-dei-cervi-porto-badisco/827310394810234/

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  • Conoscere la biospeleologia a Valstagna: visita guidata alla grotta del Subiolo e laboratorio sul campo
    Condividi Il Gruppo Grotte Giara Modon propone per domenica 12 luglio 2026 una giornata di biospeleologia tra grotta del Subiolo, laghetto di Ponte Subiolo e grotta dell’Elefante Bianco La giornata a Ponte Subiolo Domenica 12 luglio 2026 il Gruppo Grotte Giara Modon organizza a Valstagna una giornata dedicata alla biospeleologia, con visita guidata alla grotta del Subiolo e un laboratorio tematico pensato per avvicinare il pubblico agli ambienti sotterranei. L’iniziativa prende avvio a
     

Conoscere la biospeleologia a Valstagna: visita guidata alla grotta del Subiolo e laboratorio sul campo

Jún 27th 2026 at 12:00

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Il Gruppo Grotte Giara Modon propone per domenica 12 luglio 2026 una giornata di biospeleologia tra grotta del Subiolo, laghetto di Ponte Subiolo e grotta dell’Elefante Bianco

La giornata a Ponte Subiolo

Domenica 12 luglio 2026 il Gruppo Grotte Giara Modon organizza a Valstagna una giornata dedicata alla biospeleologia, con visita guidata alla grotta del Subiolo e un laboratorio tematico pensato per avvicinare il pubblico agli ambienti sotterranei.

L’iniziativa prende avvio alle ore 9:00 in località Ponte Subiolo e si sviluppa lungo più tappe, con attenzione agli aspetti scientifici e didattici legati alla frequentazione delle cavità naturali.

Il programma include anche il laghetto di Ponte Subiolo e la grotta dell’Elefante Bianco, due punti utili per leggere il territorio carsico nel suo insieme.

La proposta è rivolta a chi desidera conoscere meglio la biospeleologia e osservare da vicino il rapporto tra acqua, roccia, microambienti e forme di vita adattate al sottosuolo.

Visita guidata e biospeleologia

La visita guidata alla grotta del Subiolo rappresenta il centro dell’intera iniziativa. In ambito speleologico, la biospeleologia studia gli organismi che vivono nelle grotte e negli ambienti ipogei, insieme alle condizioni che rendono possibile la loro presenza. Per questo tipo di attività, l’osservazione diretta e il rispetto dell’ambiente naturale sono elementi fondamentali.

Durante la giornata, i partecipanti potranno seguire un laboratorio di biospeleologia che punta a spiegare, con linguaggio accessibile, i principali caratteri degli ecosistemi sotterranei. Il lavoro sul campo permette di collegare la teoria all’esperienza concreta, offrendo una lettura più completa della grotta e del suo equilibrio interno.

Il valore scientifico

La proposta del Gruppo Grotte Giara Modon si inserisce in un quadro più ampio di divulgazione speleologica. Le grotte non sono soltanto luoghi da visitare. Sono ambienti delicati, con equilibri che dipendono da temperatura, umidità, circolazione dell’aria e presenza di acqua. In questo contesto, la biospeleologia aiuta a comprendere come la vita si adatti a condizioni estreme e come ogni disturbo possa incidere sugli habitat.

L’attività prevista a Valstagna richiama anche un principio ormai centrale nella speleologia contemporanea: conoscere prima di intervenire. L’osservazione, la documentazione e il monitoraggio sono strumenti utili per ridurre gli impatti e per mantenere il valore scientifico dei siti visitati. La grotta del Subiolo, il laghetto di Ponte Subiolo e la grotta dell’Elefante Bianco diventano così luoghi di studio oltre che di passaggio.

Partecipazione e aspetti pratici

L’organizzazione invita i partecipanti a presentarsi con felpa e scarpe adatte, un’indicazione coerente con le caratteristiche ambientali di una visita in grotta e nei suoi dintorni. La mattinata si conclude alle ore 12:30 con lo speleopranzo alla “Grottella”, momento che chiude il percorso della giornata e consente un passaggio informale tra i partecipanti.

Per informazioni e prenotazioni è indicato il contatto di Simone al numero 348 698 7703. La formula scelta dal Gruppo Grotte Giara Modon unisce divulgazione, osservazione diretta e partecipazione, con un taglio adatto anche a chi si avvicina per la prima volta alla biospeleologia.

Un appuntamento per la speleologia

L’iniziativa di Valstagna offre un’occasione per approfondire un settore specifico della ricerca in grotta senza rinunciare alla chiarezza divulgativa. La biospeleologia, in questo senso, rappresenta un ponte tra scienza, educazione ambientale e conoscenza del territorio.

La giornata del 12 luglio 2026 mette al centro la grotta del Subiolo e il suo contesto carsico, proponendo un’esperienza che unisce visita guidata, laboratorio di biospeleologia e osservazione sul campo. Per il pubblico interessato alla speleologia, si tratta di un appuntamento utile per comprendere meglio come si legge un ambiente sotterraneo e quali attenzioni richiede la sua tutela.

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  • Carlo Caso, il figlio di due speleologi torna in Italia dalla Cina in bicicletta: la meta è Narni
    Condividi L’impresa ciclistica Cina–Italia raccontata da Carlo Caso mette in luce avventure, sfide e il legame con la speleologia mentre i restanti 750 km verso Narni segnano l’ultima tappa del viaggio Carlo Caso, figlio di due speleologi, ha percorso in bicicletta più di 15.000 chilometri partendo dalla Cina e attraversando una lunga lista di Paesi per rientrare in Italia, ma dichiara che il traguardo vero è la sua città natale, Narni, ancora a 750 km di distanza.[1] Dopo 240 giorni d
     

Carlo Caso, il figlio di due speleologi torna in Italia dalla Cina in bicicletta: la meta è Narni

Jún 27th 2026 at 11:00

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L’impresa ciclistica Cina–Italia raccontata da Carlo Caso mette in luce avventure, sfide e il legame con la speleologia mentre i restanti 750 km verso Narni segnano l’ultima tappa del viaggio

Carlo Caso, figlio di due speleologi, ha percorso in bicicletta più di 15.000 chilometri partendo dalla Cina e attraversando una lunga lista di Paesi per rientrare in Italia, ma dichiara che il traguardo vero è la sua città natale, Narni, ancora a 750 km di distanza.[1]


Dopo 240 giorni di viaggio, il ciclo-viaggiatore racconta di aver attraversato Cina, Vietnam, Laos, Thailandia, Kirghizistan, Tajikistan, Uzbekistan, Kazakistan, Azerbaigian, Georgia, Turchia, Grecia, Macedonia del Nord, Albania, Montenegro, Croazia e Slovenia, incontrando ambienti molto diversi come deserti, giungle e catene montuose.[1]

Il percorso e le difficoltà incontrate

Negli oltre sette mesi in sella, la traversata ha messo alla prova la resistenza fisica e la capacità di gestione di imprevisti, con percorsi che hanno incluso tappe in regioni remote e condizioni climatiche variabili.


Il ritorno in Europa non ha rappresentato la conclusione emotiva dell’impresa: per Caso il viaggio è completato solo quando raggiungerà Narni, la tappa simbolica che ricongiunge la sua esperienza di viaggiatore con le radici familiari speleologiche.

Incontri e significato del viaggio

Il racconto pubblico dell’avventura mette in risalto incontri con persone e comunità locali, piccoli gesti di ospitalità e lezioni pratiche apprese lungo il percorso, tutti elementi che Caso dichiara di portare con sé.


Questi incontri hanno contribuito a trasformare il viaggio in una esperienza di conoscenza reciproca tra culture diverse, oltre che in un banco di prova personale.

L’ultima tratta verso Narni
Il ciclista sottolinea che restano 750 km prima del ritorno definitivo a Narni; questa distanza finale ha per lui valore simbolico e rappresenta la chiusura di un percorso iniziato dall’altro lato del mondo.


La conclusione del viaggio a Narni chiuderà idealmente il cerchio tra le origini familiari e l’esperienza di esplorazione, segnando un ritorno alla comunità locale che ha formato la sua sensibilità speleologica.

Fonte Facebook: https://www.facebook.com/share/p/1HkRZgFXne/?mibextid=wwXIfr

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  • Primo soccorso e gestione dell’emergenza in grotta: a Casola Valsenio tre giorni di formazione per speleologi
    Condividi Il corso nazionale in programma dal 25 al 27 settembre 2026 approfondisce primo soccorso in grotta, gestione dell’emergenza in grotta e aspetti psicologici con una formula teorica e pratica riservata a speleologi già formati. Corso nazionale a Casola Valsenio Dal 25 al 27 settembre 2026 Casola Valsenio ospiterà il corso nazionale “Primo soccorso e gestione dell’emergenza in grotta: aspetti medici, psicologici e comportamentali”. L’iniziativa si svolgerà a Casa Olmatelli, in V
     

Primo soccorso e gestione dell’emergenza in grotta: a Casola Valsenio tre giorni di formazione per speleologi

Jún 27th 2026 at 10:00

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Il corso nazionale in programma dal 25 al 27 settembre 2026 approfondisce primo soccorso in grotta, gestione dell’emergenza in grotta e aspetti psicologici con una formula teorica e pratica riservata a speleologi già formati.

Corso nazionale a Casola Valsenio

Dal 25 al 27 settembre 2026 Casola Valsenio ospiterà il corso nazionale “Primo soccorso e gestione dell’emergenza in grotta: aspetti medici, psicologici e comportamentali”.

L’iniziativa si svolgerà a Casa Olmatelli, in Via Cantone 6, con appoggio logistico anche allo Shop’s Cafè del paese.

Il riferimento principale per l’organizzazione è la Scuola Nazionale di Speleologia, insieme ai soggetti speleologici e sanitari coinvolti nel progetto.[2][1]

L’appuntamento si rivolge a speleologi che abbiano già completato almeno un corso di primo livello o di introduzione alla speleologia.

La proposta nasce con l’obiettivo di rafforzare la preparazione di chi frequenta ambienti ipogei e torrentistici, dove la gestione dell’incidente richiede competenze tecniche, attenzione sanitaria e capacità di relazione nel gruppo.[1][2]

Obiettivi formativi

Il corso è teorico e dura tre giorni. Il programma prevede lezioni frontali, simulazioni di ruolo, gruppi di lavoro e supporti multimediali.

Al centro ci sono la prevenzione dell’emergenza, il riconoscimento dei segnali di criticità e la gestione dell’incidente fino all’arrivo degli operatori del CNSAS.[2][1]

Tra i temi annunciati figurano le nozioni base di medicina e primo soccorso, la movimentazione del ferito e le dinamiche emotive che seguono un incidente in grotta.

La parte psicologica avrà un ruolo rilevante, perché la gestione dell’emergenza in grotta non riguarda solo il corpo, ma anche la tenuta del gruppo e la comunicazione nei momenti più delicati.[1][2]

La presenza di tecnici e sanitari del Soccorso Alpino Emilia Romagna – Corpo Nazionale Soccorso Alpino Speleologico, insieme a psicologi, formatori e comunicatori, indica un’impostazione multidisciplinare.

Questa scelta risponde alla complessità di un soccorso in ambiente ipogeo, dove i tempi di intervento possono essere lunghi e la preparazione preventiva diventa decisiva.[3][1]

Organizzazione e sedi

L’iniziativa è promossa dal Comitato Esecutivo Emilia Romagna della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana, in collaborazione con la Ronda Speleologica Imolese e la Sezione CAI di Imola.

Collaborano anche la Scuola Nazionale di Speleologia CAI, la Federazione Speleologica Regionale Emilia-Romagna, il Parco della Vena del Gesso Romagnola e l’Associazione Speleopolis.[2][1]

La struttura ospitante offrirà camere con letti a castello, servizi, cucina, sala mensa e aula per le lezioni.

Gli organizzatori chiedono ai partecipanti di portare il sacco a pelo personale, perché la struttura non fornisce biancheria.

Per la giornata in grotta è richiesto anche un sistema idoneo per la gestione delle deiezioni organiche, insieme a borraccia e materiale personale di progressione completo.[1][2]

Iscrizioni e quota

La quota di partecipazione è di 160 euro e comprende segreteria, pasti, pernottamenti, uso della struttura, lezioni, prove pratiche, giochi di ruolo e attestato finale.

Il pagamento dovrà essere effettuato entro il 15 agosto 2026, secondo le indicazioni che verranno inviate dopo la conferma dell’iscrizione. Il corso è a numero chiuso e le domande saranno accolte in ordine cronologico di arrivo.[2][1]

L’iscrizione sarà considerata valida solo dopo la ricezione della scheda compilata in ogni sua parte e della ricevuta del pagamento. Sono previste modalità distinte per le Scuole SSI e per le Scuole CAI, con moduli dedicati.

L’organizzazione ha inoltre chiarito che il corso non è dedicato alle tecniche di autosoccorso e alle manovre di emergenza su corda, che saranno oggetto di altre iniziative specifiche.[1][2]

Valore per le scuole

Per il sistema formativo speleologico il corso ha una funzione precisa. Per le Scuole SSI vale ai fini del mantenimento della qualifica per Istruttori e Aiuto Istruttori di Tecnica della CNSS-SSI, oltre che per il curriculum dei futuri candidati ad A.I. e I.T.[2][1]

Per la componente CAI, l’iniziativa vale come aggiornamento per i Titolati di primo e secondo livello e per gli Istruttori Sezionali di SNS e SNT.

La proposta conferma così un interesse comune per la formazione continua, in un ambito dove la prevenzione dell’incidente e la risposta all’emergenza in grotta richiedono aggiornamento costante e procedure condivise.[1][2]

Sicurezza e responsabilità

Le avvertenze diffuse dagli organizzatori ricordano che la grotta resta un ambiente con rischio residuo non eliminabile. Durante le esercitazioni i partecipanti dovranno attenersi alle direttive della direzione del corso, che potrà anche escludere chi non rispetti le norme di comportamento o presenti carenze tecniche tali da compromettere sicurezza ed efficacia didattica.[2][1]

Il quadro complessivo mostra un percorso formativo centrato su primo soccorso in grotta, gestione dell’emergenza in grotta e aspetti psicologici, con un taglio operativo ma non tecnico-manovriero. Per la speleologia organizzata si tratta di un momento di aggiornamento mirato, costruito per rafforzare la risposta agli incidenti in ambiente ipogeo e torrentistico.[1][2]

Fonti
[1] Corso nazionale di primo soccorso e gestione emergenze in grotta a … https://www.scintilena.com/corso-nazionale-di-primo-soccorso-e-gestione-emergenze-in-grotta-a-casola-valsenio/04/12/
[2] Primo soccorso e gestione emergenze in grotta a Casola Valsenio https://www.scintilena.com/primo-soccorso-e-gestione-emergenze-in-grotta-a-casola-valsenio-2026/04/25/
[3] saer: Home – CNSAS Servizio Regionale Emilia Romagna https://www.saer.org
[5] al via il Corso Nazionale di Primo intervento in grotta a Trieste https://www.scintilena.com/formazione-in-prima-linea-al-via-il-corso-nazionale-di-primo-intervento-in-grotta-a-trieste/05/08/
[6] Formazione per Autosoccorso in Grotta: In Emilia Romagna Un … https://www.scintilena.com/formazione-per-autosoccorso-in-grotta-in-emilia-romagna-un-successo-di-collaborazione/10/27/
[7] XX Corso di Formazione per Guide in Grotta: Percorso di … – Scintilena https://www.scintilena.com/xx-corso-di-formazione-per-guide-in-grotta-percorso-di-aggiornamento-a-grotta-remeron/02/20/
[8] Formazione Avanzata in Tecniche di Emergenza in Grotta a Casola … https://www.scintilena.com/formazione-avanzata-in-tecniche-di-emergenza-in-grotta-a-casola-valsenio/09/05/
[9] Nuovo corso di primo soccorso per gli speleologi SSI – Scintilena https://www.scintilena.com/nuovo-corso-di-primo-soccorso-per-gli-speleologi-ssi/08/10/
[10] Corso di formazione sulla gestione delle emergenze in grotta https://www.scintilena.com/corso-di-formazione-sulla-gestione-delle-emergenze-in-grotta-appuntamento-a-molfetta-il-12-e-13-luglio/07/04/
[11] Speleologia per la Terza Età: a Narni Scalo parte il … – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-per-la-terza-eta-a-narni-scalo-parte-il-progetto-formativo-dellassociazione-la-scintilena/04/12/
[12] Speleonauta 2026: il corso di speleologia per principianti torna sul … https://www.scintilena.com/speleonauta-2026-il-corso-di-speleologia-per-principianti-torna-sul-carso-con-quattro-uscite-tra-aprile-e-maggio/03/12/
[13] Calendario delle uscite dei corsi di introduzione alla Speleologia e/o altre uscite https://fsrer.it/site/tag/primo-livello/
[14] Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico https://www.cnsas.it
[15] Marina Abisso, Autore presso Scintilena – Pagina 13 di 130 https://www.scintilena.com/author/marina-abisso/page/13/
[16] Il Corso di Speleologia 2026 – Società di Studi Carsici A.F. Lindner https://www.studicarsici.it/il-corso/
[17] Protezione Civile – Comune di Casola Valsenio https://www.comune.casolavalsenio.ra.it/Servizi/Protezione-Civile
[18] XXIV Corso di Speleologia di I livello – APS https://gtspeleo.it/xxiv-corso-di-speleologia-di-i-livello/
[19] Corsi in programma – valloverticale.it https://www.valloverticale.it/index.php/corsi/corsi-in-programma
[20] Soccorso Speleologico https://www.fsrfvg.it/?page_id=2915

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  • Eurokarst 2026 a Neuchâtel: il carso europeo torna alle origini
    Condividi Dal 31 agosto al 4 settembre, Eurokarst 2026 riporterà a Neuchâtel la conferenza europea biennale sull’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici, con un programma che unisce ricerca, monitoraggio e gestione dei territori carsici. Eurokarst 2026 a Neuchâtel: ritorno alle radici della conferenza sul carso Eurokarst 2026 si svolgerà a Neuchâtel, in Svizzera, dal 31 agosto al 4 settembre, riportando l’appuntamento nel luogo indicato dagli organizzatori come un ritorno alle or
     

Eurokarst 2026 a Neuchâtel: il carso europeo torna alle origini

Jún 27th 2026 at 09:00

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Dal 31 agosto al 4 settembre, Eurokarst 2026 riporterà a Neuchâtel la conferenza europea biennale sull’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici, con un programma che unisce ricerca, monitoraggio e gestione dei territori carsici.

Eurokarst 2026 a Neuchâtel: ritorno alle radici della conferenza sul carso

Eurokarst 2026 si svolgerà a Neuchâtel, in Svizzera, dal 31 agosto al 4 settembre, riportando l’appuntamento nel luogo indicato dagli organizzatori come un ritorno alle origini della manifestazione. La serie Eurokarst è stata avviata nel 2016 dalle università di Neuchâtel, Besançon e Malaga, un dato che spiega il valore simbolico della sede svizzera per l’edizione del 2026. Nel panorama scientifico europeo, Eurokarst 2026 si conferma come la conferenza biennale dedicata all’idrogeologia del carso e dei serbatoi carbonatici, con un’impostazione costruita sul confronto tra ricerca accademica e attività professionale sul campo.[2][3][1]

Idrogeologia del carso e serbatoi carbonatici: i temi scientifici di Eurokarst 2026

Il programma annunciato per Eurokarst 2026 ruota attorno ai grandi temi dell’idrogeologia del carso, dalla circolazione idrica e dal trasporto dei soluti fino alla geomorfologia carsica, alla speleogenesi e alla caratterizzazione dell’eterogeneità dei sistemi carbonatici. Lo spazio dedicato alle proposte è ampio. Tra gli argomenti rientrano anche geofisica, telerilevamento, LIDAR, UAV, traccianti, monitoraggio continuo e applicazioni basate su metodi statistici o intelligenza artificiale, segno di un settore che integra sempre più strumenti diversi per leggere ambienti complessi. In questo quadro, Eurokarst 2026 interessa anche il mondo della speleologia, perché molti dei filoni previsti toccano direttamente il rilievo delle cavità, il rapporto tra grotte e acquiferi e la lettura dei processi che modellano il paesaggio carsico.[1][2]

Monitoraggio delle grotte, cambiamento climatico e gestione del rischio carsico

Una parte rilevante di Eurokarst 2026 riguarda la gestione delle acque e la protezione degli ambienti carsici, con sessioni dedicate a contaminazione, siti inquinati, risanamento e tutela delle risorse in contesti dove la vulnerabilità degli acquiferi è spesso elevata. Il programma guarda anche al rischio. Sono previsti contributi su alluvioni, collassi, subsidenza e impatti sulle infrastrutture, dai tunnel alle opere di ingegneria, oltre a studi sul ruolo del carso nel ciclo della CO2 e come archivio paleoclimatico utile a leggere il cambiamento climatico. Per chi segue la speleologia scientifica, è rilevante anche l’attenzione al monitoraggio delle grotte e alla gestione dei siti con valenza culturale o turistica, un ambito che collega ricerca, conservazione e fruizione.[1]

Commissione Carsica IAH, scadenze e attività collaterali di Eurokarst 2026

Gli organizzatori indicano che Eurokarst 2026 ospiterà anche la riunione della Karst Commission dell’International Association of Hydrogeology, elemento che rafforza il peso istituzionale dell’incontro nel calendario internazionale del settore. Sul piano operativo, il calendario ufficiale prevede corsi brevi e workshop il 30 agosto, la conferenza dal 31 agosto al 2 settembre e le escursioni sul terreno tra il 3 e il 4 settembre. Una fonte universitaria francese collegata all’evento segnala inoltre una conferenza pubblica gratuita la sera del 31 agosto e due giornate di escursione nel Giura e nelle Alpi, iniziative che ampliano il taglio scientifico di Eurokarst 2026 con momenti di apertura e osservazione diretta del territorio.[4][5][2][1]

Eurokarst 2026 e speleologia: perché l’appuntamento di Neuchâtel conta

Per il pubblico speleologico italiano, Eurokarst 2026 merita attenzione perché affronta temi che superano il solo ambito idrogeologico e toccano la conoscenza integrata del carso, dalle cavità naturali ai rapporti tra acque sotterranee, paesaggio, infrastrutture e uso del suolo. Anche Scintilena ha già segnalato l’appuntamento di Neuchâtel tra i prossimi eventi di interesse per il settore. In attesa dell’avvio, il profilo della conferenza appare già definito: un luogo di dibattito scientifico europeo, con spazio per comunicazioni orali e poster, mentre gli autori dovranno presentare un abstract e il volume dei contributi accettati sarà pubblicato con DOI, senza un libro finale di articoli completi.[6][2][1]

Fonti
[1] Eurokarst 2026 – The bi-annual european Karst conference / Aug … https://www.eurokarst.org
[2] Eurokarst 2026 – IAH https://iah.org/events/eurokarst-conference
[3] Past editions – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/past/
[4] Partager cet événement https://chrono-environnement.univ-fcomte.fr/agenda/eurokarst-2026-la-conference-europeenne-biannuelle-sur-lhydrogeologie-des-reservoirs-karstiques-et-carbonates/
[5] Dates and deadlines – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/dates-and-deadlines/
[6] Prossimi Appuntamenti della Speleologia – Scintilena https://www.scintilena.com/prossimi-appuntamenti-della-speleologia/06/12/
[8] EUROKARST 2024: Roma ospiterà la prestigiosa conferenza … https://www.scintilena.com/eurokarst-2024-roma-ospitera-la-prestigiosa-conferenza-internazionale-sulla-idrogeologia-del-carso/08/10/
[9] Cave and Karst News di Giugno 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/cave-and-karst-news/06/10/
[10] Eurokarst Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/eurokarst/
[11] Speleologia n. 91 in Distribuzione: Nuove Frontiere dell … – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-n-91-in-distribuzione-nuove-frontiere-dellesplorazione-italiana/08/19/
[12] Man and Karst 2026 in Sicilia: la Quarta Edizione della Conferenza … https://www.scintilena.com/man-and-karst-2026-in-sicilia-la-quarta-edizione-della-conferenza-internazionale-dedicata-al-carsismo/01/17/
[13] L’Acquifero Carsico Pugliese sotto la Lente – Scintilena https://www.scintilena.com/lacquifero/03/21/
[14] Acquifero Carsico Pugliese al Centro di uno Studio Internazionale https://www.scintilena.com/acquifero-carsico-pugliese-al-centro-di-uno-studio-internazionale/04/16/
[15] Pagina 483 di 2380 – Una luce nel buio – il giornale … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/483/?c=14&wpmp_switcher=mobile
[16] Upcoming Events – uis-speleo.org https://uis-speleo.org/events/list/
[17] eurokarst_map – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/eurokarst_map/
[18] Eurokarst 2026 Conference – Swiss Academy of Sciences (SCNAT) https://scnat.ch/fr/uuid/i/ee45b64c-a738-55ab-8d7e-f0258f2aa8fa-Eurokarst_2026_Conference
[19] Tanguy Racine’s Post – LinkedIn https://www.linkedin.com/posts/tanguy-racine-7545b490_eurokarst-2026-is-the-bi-annual-conference-activity-7420050609715728384-mbBv
[20] Eurokarst 2026 – Clubul de Speologie Silex Bra?ov https://speosilex.ro/evenimente-speologice/eurokarst-2026/
[21] Events from September 5, 2022 – May 17, 2023 https://www.eurospeleo.eu/events/
[22] Sponsors https://www.eurokarst.org/sponsors/
[23] Neuchatel Discovery Run https://www.eurokarst.org/neuchatel-discovery-run/
[24] Eurokarst 2026 – UIS – International Union of Speleology https://uis-speleo.org/index.php/event/eurokarst-2026/
[25] Registration – Eurokarst 2026 https://www.eurokarst.org/registration/

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  • L’Arma delle Manie e quella lezione dei Neanderthal che parla anche a tutti noi
    Condividi All’Arma delle Manie (Finale Ligure SV) proseguono gli scavi coordinati dall’archeologo Fabio Negrino. Un libro appena letto offre l’occasione per riscoprire il ruolo della Liguria nella preistoria europea. Ha preso il via l’8 giugno e proseguirà fino al 3 luglio la nuova campagna di scavi archeologici (in regime di concessione) presso il sito paleolitico dell’Arma delle Manie, nel territorio di Finale Ligure, uno dei più importanti giacimenti europei per lo studio delle ultime popo
     

L’Arma delle Manie e quella lezione dei Neanderthal che parla anche a tutti noi

Jún 27th 2026 at 08:24

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All’Arma delle Manie (Finale Ligure SV) proseguono gli scavi coordinati dall’archeologo Fabio Negrino. Un libro appena letto offre l’occasione per riscoprire il ruolo della Liguria nella preistoria europea.

Ha preso il via l’8 giugno e proseguirà fino al 3 luglio la nuova campagna di scavi archeologici (in regime di concessione) presso il sito paleolitico dell’Arma delle Manie, nel territorio di Finale Ligure, uno dei più importanti giacimenti europei per lo studio delle ultime popolazioni neandertaliane. La campagna di scavo 2026 fa ruotare l’attenzione sull’archeologia ligure, anche perché a dirigere le ricerche è Fabio Negrino, archeologo, speleologo e docente dell’Università di Genova, con un’équipe internazionale composta da ricercatori e studenti delle Università di Genova, Bologna e Montréal.

Chi frequenta il mondo della speleologia conosce bene Fabio Negrino. Da decenni affianca alla ricerca archeologica una profonda conoscenza degli ambienti ipogei, dimostrando come la collaborazione tra archeologi e speleologi sia spesso determinante per comprendere e tutelare il patrimonio custodito nelle cavità naturali.

L’obiettivo della campagna di ricerca non è soltanto ampliare l’area di scavo, ma raccogliere nuovi dati per comprendere le cause della scomparsa dei Neanderthal e il loro rapporto con i primi gruppi di Homo sapiens. Le indagini riguardano la stratigrafia della grotta, i reperti litici, la fauna, il clima e l’ambiente frequentato dagli uomini di oltre quarantamila anni fa.

Foto: Fabio Negrino

“Le evidenze raccolte finora – spiega Fabio Negrino – suggeriscono che la Liguria possa aver rappresentato uno degli ultimi rifugi europei delle popolazioni neandertaliane, un territorio relativamente favorevole sotto il profilo climatico ed ecologico, nel quale piccoli gruppi umani riuscirono a sopravvivere più a lungo rispetto ad altre regioni del continente”. L’Arma delle Manie rappresenta un posto privilegiato, a km 0 per un archeologo genovese, ma soprattutto uno dei più importanti siti naturali della preistoria ligure.

Qui gli archeologi stanno studiando le tracce lasciate dagli ultimi gruppi neandertaliani che frequentarono questo territorio circa 42 mila anni fa, in una fase cruciale dell’evoluzione umana, poco prima della diffusione di Homo sapiens nell’Europa occidentale. Migliaia di manufatti litici, resti faunistici e livelli archeologici perfettamente conservati consentono di ricostruire non soltanto le attività quotidiane dei gruppi umani, ma anche il paesaggio e le condizioni ambientali in cui vivevano.

Tra le persone che hanno visitato lo scavo in questi giorni figurano anche Giuseppe Vicino ed Enrico Giannichedda, studiosi che, insieme a Negrino, hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo dell’archeologia speleologica in Liguria, disciplina che considera le cavità naturali non solo come oggetto di esplorazione, ma come straordinari contenitori di storia.

Foto da pagina social Fabio Negrino: discutendo con Enrico Giannichedda di Neandertaliani e su come valorizzare le straordinarie testimonianze agricole e pastorali presenti nella cavità – https://mudifinale.com/…/prei…/caverne/arma-delle-manie

Per il mondo della speleologia queste ricerche rappresentano un valore aggiunto straordinario. Le grotte sono molto più che ambienti da esplorare: sono archivi del tempo, nei quali sedimenti, pollini, carboni, resti faunistici e manufatti si sono conservati per decine di migliaia di anni. La conoscenza dei processi carsici e della formazione dei depositi diventa quindi fondamentale per leggere correttamente la stratigrafia e ricostruire la storia dell’uomo e dell’ambiente.

Pochi giorni fa, il 18 giugno scorso, al Teatro Aycardi di Finalborgo, proprio Fabio Negrino ha dialogato con Franco Capone, giornalista scientifico e autore del volume Neanderthal, l’altra umanità. Storie e luoghi, in Italia e non solo. L’incontro è stato dedicato alle più recenti ricerche sull’evoluzione umana e alle novità provenienti dagli scavi del Finalese.

Confesso una piccola debolezza: al termine della presentazione non ho resistito e ho acquistato il libro. Pensavo di leggerlo durante l’estate; invece l’ho divorato in pochi giorni. È un volume capace di unire rigore scientifico e piacere della narrazione, accompagnando il lettore in un viaggio attraverso i principali siti neandertaliani italiani e mostrando quanto sia cambiata, negli ultimi decenni, la nostra immagine di questa umanità.

L’impostazione scelta da Capone è particolarmente efficace: partire dai luoghi, spesso silenziosi e apparentemente anonimi, dove lavorano gli archeologi, per raccontare ciò che la ricerca riesce a leggere negli strati della terra. È un modo di fare divulgazione che rende comprensibili anche concetti complessi senza rinunciare al rigore scientifico.

Durante l’incontro si è parlato dell’origine dell’arte rupestre, dell’emergere del pensiero simbolico e del cosiddetto pensiero magico, ma anche di un termine poco conosciuto come antropopoiesi. Una parola che può sembrare difficile, ma che descrive un processo profondamente umano: ciascuno di noi diventa parte della propria comunità imparandone lingua, gesti, tradizioni, tecniche e valori. In altre parole, è la cultura che costruisce l’essere umano. Un processo che apparteneva tanto ai Neanderthal quanto ai Sapiens.

Fabio Negrino, a destra, dialoga con Franco Capone – foto M. Abisso

Le ricerche più recenti raccontano infatti una storia molto diversa da quella che per lungo tempo è stata proposta nei libri di scuola. Neanderthal e Homo sapiens non furono due mondi completamente separati. Si incontrarono, si influenzarono reciprocamente e si incrociarono, come dimostra il patrimonio genetico condiviso da gran parte delle popolazioni attuali. Anche all’Arma delle Manie le ricerche stanno aprendo nuove prospettive: durante l’incontro è stato ricordato come siano stati recuperati sedimenti contenenti DNA neandertaliano, una tecnica di ricerca oggi sempre più importante perché permette di identificare la presenza umana anche in assenza di resti scheletrici.

Tra i capitoli del libro dedicati ai siti italiani, naturalmente, trova spazio anche la Liguria. Dai Balzi Rossi al Riparo Bombrini, dalla Grotta delle Fate all’Arma delle Manie, emerge con chiarezza come il Ponente ligure rappresenti uno dei territori chiave per comprendere la presenza dei Neanderthal nel Mediterraneo e la successiva diffusione di Homo sapiens.

L’impressione che si ricava, sia leggendo il libro sia osservando il lavoro degli archeologi sul campo, è che la ricerca non consista nell’accumulare reperti, ma nel costruire interpretazioni sempre più solide. Ogni nuovo dato modifica il racconto delle nostre origini e ci ricorda che la storia dell’umanità è molto più complessa di quanto siamo portati a immaginare.

A conclusione dell’incontro Fabio Negrino ha lasciato una riflessione che va oltre la preistoria e parla anche al presente. Il vero problema dell’integrazione, ha osservato, non è mai stato il colore della pelle, ma la cultura. È la capacità di condividere conoscenze, comportamenti e modi di vivere che rende possibile l’incontro fra gruppi diversi. Una considerazione che nasce dallo studio dei Neanderthal ma invita inevitabilmente a riflettere anche sul nostro tempo.

“Il silenzio degli archeologi” – Fabio Negrino

Mentre gli archeologi proseguono (abbastanza) silenziosamente il loro lavoro all’Arma delle Manie, nell’ambito del progetto europeo ERC Synergy “Last Neanderthals” e in regime di concessione del Ministero della Cultura, viene spontaneo pensare che la vera scoperta non sia soltanto un nuovo manufatto o un nuovo livello stratigrafico.

La scoperta è comprendere, un tassello alla volta, che la storia dei Neanderthal è anche la nostra storia.

E che una parte importante di quella storia continua a essere custodita nelle grotte della Liguria, dove archeologi e speleologi leggono, insieme, pagine scritte decine di migliaia di anni fa.

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  • Mundus Spelaeus 2026: l’EuroSpeleo Forum arriva a Pisino, in Istria
    Condividi Il 18° EuroSpeleo Forum e l’Incontro speleologico croato si tengono a Pazin/Pisino dal 13 al 15 novembre 2026, con programmi di conferenze, mostre e attività per la comunità speleologica europea. Pisino ospita il Forum speleologico europeo Il 18° EuroSpeleo Forum e l’Incontro speleologico croato si svolgeranno a Pazin, in italiano Pisino, dal 13 al 15 novembre 2026, segnando la prima edizione croata dell’appuntamento europeo dedicato alla speleologia [file:1]. L’iniziativa riunir
     

Mundus Spelaeus 2026: l’EuroSpeleo Forum arriva a Pisino, in Istria

Jún 27th 2026 at 08:00

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Il 18° EuroSpeleo Forum e l’Incontro speleologico croato si tengono a Pazin/Pisino dal 13 al 15 novembre 2026, con programmi di conferenze, mostre e attività per la comunità speleologica europea.

Pisino ospita il Forum speleologico europeo

Il 18° EuroSpeleo Forum e l’Incontro speleologico croato si svolgeranno a Pazin, in italiano Pisino, dal 13 al 15 novembre 2026, segnando la prima edizione croata dell’appuntamento europeo dedicato alla speleologia [file:1]. L’iniziativa riunirà la comunità speleologica internazionale in una regione che per geologia, storia e tradizione di ricerca rappresenta un contesto di particolare interesse [file:1].

La manifestazione è presentata come due eventi in uno: da un lato il Forum EuroSpeleo, dall’altro l’incontro degli speleologi croati. L’obiettivo è favorire il confronto tra ricercatori, associazioni, club e appassionati provenienti dalla Croazia e da altri paesi europei [file:1].

Istria e tradizione carsica

La sede di Pisino non è casuale. L’Istria è una delle aree più note dell’Adriatico settentrionale per il suo paesaggio carsico e per la lunga storia di studi sotterranei che ne hanno accompagnato lo sviluppo scientifico [file:1]. La scelta di questo territorio rafforza il legame tra il Forum e i luoghi in cui la speleologia europea ha mosso alcuni dei suoi passi più importanti [file:1].

Il richiamo al carsismo istriano mette al centro anche il rapporto tra ambiente, esplorazione e conoscenza. Per il mondo speleologico, un evento collocato in un simile scenario non è soltanto un incontro organizzativo, ma anche un’occasione di osservazione diretta del territorio e delle sue cavità [file:1].

Conferenze, poster e immagini

Mundus Spelaeus proporrà conferenze, immagini, testi e filmati dedicati a tutti gli aspetti della speleologia [file:1]. Gli organizzatori invitano relatori ed espositori a presentare poster, fotografie, video, libri, riviste e materiali di club, con l’intento di dare spazio sia alla ricerca sia alla divulgazione [file:1].

La formula scelta punta a coinvolgere un pubblico ampio. L’evento è destinato a speleologi esperti, ricercatori, principianti e persone interessate al mondo sotterraneo, con attività pensate per livelli di preparazione diversi [file:1].

Cooperazione e standard comuni

Uno dei temi centrali del Forum riguarda la collaborazione tra associazioni europee. La manifestazione mira a rafforzare i rapporti tra gruppi speleologici, favorire lo scambio di esperienze e sostenere la definizione di standard tecnici e codici etici comuni per l’esplorazione e la tutela delle cavità [file:1].

Questo approccio riflette un’esigenza concreta della speleologia contemporanea: esplorare, documentare e proteggere. La condivisione di metodi e pratiche resta infatti uno strumento utile per migliorare la qualità del lavoro sul campo e per rendere più omogenee le azioni di conservazione [file:1].

Iscrizioni e informazioni

La pre-registrazione è già attiva online. La quota di partecipazione comprende un kit di gadget, due pasti caldi, un posto dove dormire e la possibilità di prendere parte anche a momenti conviviali con musica dal vivo [file:1].

Gli organizzatori indicano come riferimenti il sito ufficiale del Forum e l’indirizzo email dedicato per informazioni e assistenza alla registrazione [file:1]. Ulteriori dettagli sul programma saranno resi disponibili in seguito [file:1].

Fonti

  • Comunicato organizzativo di MUNDUS SPELAEUS e prima circolare del 18° EuroSpeleo Forum e Incontro speleologico croato [file:1].
  • Materiale informativo fornito nello spazio di lavoro [file:1].

Contatti utili

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  • Dalla speleologia alla pianificazione urbana: perché studiare le cavità artificiali oggi
    Condividi La speleologia non è più solo esplorazione: nelle città moderne è uno strumento chiave per capire, prevenire e pianificare il territorio che non si vede. Cavità artificiali tra patrimonio e rischio Per molti anni le cavità artificiali sono state considerate soprattutto come testimonianze storiche, opere ipogee di interesse culturale oppure elementi marginali del sottosuolo urbano. Oggi questa lettura non basta più. Gallerie drenanti, cisterne, condotti, canali e corsi d’a
     

Dalla speleologia alla pianificazione urbana: perché studiare le cavità artificiali oggi

Jún 27th 2026 at 07:00

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La speleologia non è più solo esplorazione: nelle città moderne è uno strumento chiave per capire, prevenire e pianificare il territorio che non si vede.

Cavità artificiali tra patrimonio e rischio

Per molti anni le cavità artificiali sono state considerate soprattutto come testimonianze storiche, opere ipogee di interesse culturale oppure elementi marginali del sottosuolo urbano.

Oggi questa lettura non basta più. Gallerie drenanti, cisterne, condotti, canali e corsi d’acqua tombinati rappresentano infatti un patrimonio tecnico e storico di grande valore, ma anche un possibile fattore di vulnerabilità per la città contemporanea.

Il punto è semplice: ciò che si trova sotto la superficie continua a influenzare ciò che avviene sopra. Un’opera ipogea dimenticata o modificata nel tempo può alterare il deflusso delle acque, indebolire il rapporto tra suolo e infrastrutture, aumentare il rischio idraulico locale o complicare la gestione delle emergenze.

Per questo il tema delle cavità artificiali, oggi, si colloca al confine tra tutela, ricerca e sicurezza territoriale.

In questo quadro, i corsi d’acqua tombinati costituiscono una delle categorie più delicate.

Sono spesso frutto di più fasi costruttive, ampliamenti urbani successivi, rettifiche, restringimenti o deviazioni parziali.

In molti casi la loro geometria reale non coincide più con quella riportata nelle cartografie ufficiali, e il loro stato di conservazione è poco conosciuto. Studiare queste strutture significa quindi entrare nel cuore della relazione tra città, paesaggio e rischio.

Il ruolo della speleologia nei contesti urbanizzati

Parlare di speleologia applicata pianificazione urbana può sembrare, a prima vista, una forzatura.

In realtà è sempre più evidente che le competenze speleologiche sono cruciali per leggere il sottosuolo delle città.

La speleologia in cavità artificiali fornisce strumenti operativi che altre discipline, da sole, non sempre possiedono: accesso diretto, osservazione ravvicinata, rilievo degli ambienti ipogei, documentazione dello stato strutturale e verifica sul campo delle condizioni idrauliche effettive.

Questo approccio è particolarmente importante nei contesti densamente urbanizzati, dove i corsi d’acqua tombinati scorrono sotto strade, ferrovie, quartieri residenziali, ospedali o sedi universitarie. In questi casi il sottosuolo non è un semplice “vuoto tecnico”, ma una componente attiva del sistema urbano.

Esplorarlo consente di comprendere come si comportano realmente le acque durante piogge intense, quali siano i punti critici, dove si concentrino restringimenti, sedimenti, ostacoli o elementi di degrado.

La speleologia urbana, dunque, non sostituisce l’ingegneria o la geomorfologia, ma le completa.

Offre un livello di conoscenza diretta che trasforma ipotesi cartografiche o interpretazioni indirette in dati osservabili.

Ed è proprio questa capacità di verificare sul posto che rende il contributo speleologico sempre più strategico nella gestione del territorio e nel monitoraggio idraulico urbano.

Integrazione con geomorfologia e idraulica

Se la speleologia permette di entrare nei sistemi tombinati, l’analisi geomorfologica consente di capire perché quei sistemi si trovino lì, come si siano evoluti e quali relazioni mantengano con il bacino superficiale.

L’integrazione tra queste due prospettive è uno degli aspetti più interessanti delle ricerche più recenti.

La geomorfologia aiuta a riconoscere le forme del rilievo, i paleoalvei, le linee di drenaggio, le discontinuità del versante, le aree di accumulo e i segnali lasciati dall’evoluzione naturale del reticolo idrografico.

La cartografia storica, a sua volta, permette di seguire le trasformazioni urbane e di ricostruire le progressive tombinature. L’analisi idraulica aggiunge poi un terzo livello fondamentale: la valutazione della capacità di smaltimento, dei tempi di corrivazione, dei colli di bottiglia e delle possibili condizioni di sovraccarico durante eventi estremi.

Quando questi strumenti vengono incrociati, il quadro cambia radicalmente.

Non si osserva più soltanto una cavità, ma un sistema. Non si descrive più solo un manufatto, ma la sua funzione dentro un bacino urbanizzato.

È qui che la gestione del territorio dei corsi d’acqua tombinati diventa una questione interdisciplinare: nessuna singola lettura basta da sola.

Il caso Rio Rovare come modello

Il caso del Rio Rovare, a Genova, mostra bene perché questo approccio sia oggi così utile.

Lo studio, pubblicato sull’ultimo numero della rivista di Opera Ipogea di prossima uscita, ha preso in esame un bacino di piccole dimensioni ma fortemente urbanizzato, nel quale insistono infrastrutture strategiche come il complesso ospedaliero di San Martino, il campus universitario e l’area ferroviaria di Terralba.

Si tratta quindi di un contesto in cui conoscere con precisione il sottosuolo non è un esercizio accademico, ma una necessità concreta.

Attraverso l’incrocio tra rilievi geomorfologici, speleologia in cavità artificiali e analisi della cartografia storica, è emerso un dato molto significativo: la rete idrografica tombinata del bacino raggiunge circa 11,1 km, contro i 7,8 km riportati nella cartografia ufficiale regionale.

In altre parole, una parte rilevante del reticolo reale risultava sottostimata o non correttamente restituita dagli strumenti cartografici di riferimento.

Il caso è ancora più interessante se si considera il livello di urbanizzazione, pari a circa il (91\%) del bacino.

Un grado così elevato di impermeabilizzazione modifica profondamente la risposta idrologica del territorio, riduce il tempo di corrivazione e aumenta la vulnerabilità idrogeomorfologica in occasione di piogge intense.

Il Rio Rovare diventa quindi un modello interdisciplinare perché dimostra, con dati concreti, che la conoscenza del sottosuolo urbano è spesso incompleta e che questa incompletezza può avere conseguenze operative.

Applicazioni per amministrazioni e protezione civile

Gli studi su cavità artificiali e tombinature non servono soltanto a migliorare la conoscenza scientifica.

Hanno ricadute molto pratiche per amministrazioni locali, tecnici, gestori di infrastrutture e protezione civile.

Le principali applicazioni riguardano:

  • l’aggiornamento delle cartografie tecniche e dei database territoriali;
  • l’individuazione di tratti critici del reticolo idrografico nascosto;
  • la priorità degli interventi di manutenzione e ispezione;
  • la valutazione del rischio in corrispondenza di opere sensibili, come ospedali, scuole, ferrovie e reti di servizio;
  • la predisposizione di sistemi di monitoraggio più mirati durante eventi meteorologici intensi;
  • il supporto alla pianificazione urbanistica e alla progettazione di nuove opere.

In questo senso, il monitoraggio idraulico urbano non dovrebbe limitarsi ai corsi d’acqua visibili.

Le reti tombinate, soprattutto se storicamente stratificate e parzialmente modificate, meritano protocolli specifici di verifica.

La presenza di sezioni ridotte, cambi di pendenza, immissioni secondarie, sedimenti o ostruzioni può alterare in modo decisivo il comportamento del sistema durante una piena.

Per la protezione civile, conoscere questi percorsi nascosti significa anche migliorare gli scenari di evento.

Dove va l’acqua quando il sistema entra in crisi? In quali punti è più probabile una rigurgitazione?

Quali quartieri o infrastrutture risultano esposti? Sono domande alle quali si può rispondere bene solo se si possiede una lettura reale del sottosuolo.

Verso una nuova consapevolezza del sottosuolo urbano

Per molto tempo il sottosuolo è stato trattato come uno spazio secondario, spesso invisibile anche nelle decisioni di pianificazione.

Oggi questa impostazione mostra tutti i suoi limiti. Le città contemporanee sono sistemi complessi, stratificati, costruiti su reti spesso antiche e in parte dimenticate.

Ignorare ciò che accade sotto la superficie significa pianificare con una conoscenza incompleta del territorio.

Studiare le cavità artificiali oggi significa allora molto più che catalogare manufatti ipogei.

Significa leggere la memoria tecnica della città, capire le trasformazioni del paesaggio, valutare i rischi nascosti e costruire strumenti migliori per la prevenzione.

In questa prospettiva, la speleologia diventa una disciplina capace di dialogare con geomorfologi, idraulici, urbanisti e amministratori.

Il caso del Rio Rovare lo dimostra con chiarezza: quando l’osservazione speleologica viene integrata con l’analisi geomorfologica e storica, il sottosuolo smette di essere un’area grigia e diventa un elemento conoscitivo centrale.

È da qui che può nascere una nuova cultura tecnica del sottosuolo urbano, più precisa, più interdisciplinare e più utile alla sicurezza delle città.

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  • Il mondo nascosto dei Monti di Campiglia: grotte, miniere ed Etruschi protagonisti a Livorno
    Condividi Un viaggio nel sottosuolo dei Monti di Campiglia, tra cavità naturali, antiche miniere, testimonianze etrusche e biodiversità ipogea. È questo il tema dell’incontro “Il mondo nascosto dei Monti di Campiglia. Tra grotte, miniere etrusche e vita sotterranea”, promosso dalla Federazione Speleologica Toscana e ospitato al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno. Relatori della serata saranno Luisa Dainelli, speleologa e biologa, e Luca Tinagli, speleologo e geologo, che acc
     

Il mondo nascosto dei Monti di Campiglia: grotte, miniere ed Etruschi protagonisti a Livorno

Jún 27th 2026 at 06:00

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Un viaggio nel sottosuolo dei Monti di Campiglia, tra cavità naturali, antiche miniere, testimonianze etrusche e biodiversità ipogea. È questo il tema dell’incontro “Il mondo nascosto dei Monti di Campiglia. Tra grotte, miniere etrusche e vita sotterranea”, promosso dalla Federazione Speleologica Toscana e ospitato al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno.

Relatori della serata saranno Luisa Dainelli, speleologa e biologa, e Luca Tinagli, speleologo e geologo, che accompagneranno il pubblico alla scoperta di uno dei territori più affascinanti della Toscana dal punto di vista geologico, minerario e speleologico.

Luisa è ricercatrice presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Verbania Pallanza, dove si occupa di ecosistemi sotterranei e macroinvertebrati. Laureata all’Università di Pisa in Conservation and Evolutionary Biology, ha dedicato la sua tesi allo studio dei macroinvertebrati terrestri nelle grotte ricche di guano. Accanto all’attività scientifica, Dainelli è anche istruttrice di speleologia SSI ets e istruttrice tecnica del Gruppo Speleologico Archeologico Livornese, esperienza che le consente di unire ricerca accademica ed esplorazione sul campo. Le sue attività comprendono campionamenti di acqua, suolo e invertebrati in cavità italiane ed europee, con partecipazioni a conferenze nazionali e internazionali dedicate alla biospeleologia.

Luca, geologo e speleologo esploratore, svolge attività di ricerca e divulgazione sui sistemi carsici e minerari della Toscana. Da anni è impegnato nello studio del comprensorio dei Monti di Campiglia, dove l’intreccio tra geologia, attività estrattive e frequentazione umana ha dato origine a un patrimonio sotterraneo di straordinario interesse scientifico e storico.

I Monti di Campiglia custodiscono infatti un patrimonio sotterraneo di straordinario interesse: grotte naturali, antiche miniere sfruttate fin dall’epoca etrusca e ambienti ipogei ricchi di peculiarità geologiche e biologiche. Un paesaggio nascosto che racconta migliaia di anni di storia, dall’evoluzione del territorio alle attività estrattive, fino agli adattamenti della fauna che vive nel buio delle cavità.

L’incontro è a ingresso libero: avvicinerà il pubblico al mondo sotterraneo attraverso il racconto di chi lo esplora, lo studia e ne tutela l’ambiente.

L’iniziativa è organizzata dalla Federazione Speleologica Toscana in collaborazione con il Gruppo Speleologico Archeologico Livornese e il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno.

Fonte: locandina dell’evento diffusa dalla Federazione Speleologica Toscana – foto di Luca Tinaggli

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  • Dall’idea al fondo del Chiocchio: quando la speleologia costruisce amicizie
    Condividi Il racconto di Enrica D’Errico, condiviso dal CENS, testimonia come un progetto nato durante un corso sia diventato una straordinaria esperienza collettiva Ci sono racconti che parlano di grotte e altri che parlano soprattutto di persone. Quello scritto da Enrica D’Errico (GASP) e pubblicato dal CENS appartiene a entrambe le categorie. L’Abisso del Chiocchio, con i suoi 514 metri di profondità, è stato certamente il teatro dell’impresa. Ma il vero protagonista è lo spirito di col
     

Dall’idea al fondo del Chiocchio: quando la speleologia costruisce amicizie

Jún 27th 2026 at 05:00

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Il racconto di Enrica D’Errico, condiviso dal CENS, testimonia come un progetto nato durante un corso sia diventato una straordinaria esperienza collettiva

Ci sono racconti che parlano di grotte e altri che parlano soprattutto di persone. Quello scritto da Enrica D’Errico (GASP) e pubblicato dal CENS appartiene a entrambe le categorie.

L’Abisso del Chiocchio, con i suoi 514 metri di profondità, è stato certamente il teatro dell’impresa. Ma il vero protagonista è lo spirito di collaborazione che ha unito allievi, istruttori e speleologi provenienti da gruppi diversi, trasformando una promessa nata quasi per scherzo durante il 76° Corso di Tecnica CAI-SNS in una realtà vissuta insieme.

Il racconto di Enrica restituisce con semplicità ed entusiasmo il senso più autentico della speleologia: preparazione, fatica, amicizia, condivisione e crescita comune. Per questo merita di essere letto nella sua interezza.

A Enrica D’Errico va il plauso per aver saputo fissare su carta emozioni che molti speleologi hanno vissuto almeno una volta nella loro esperienza. Ai partecipanti, ai gruppi coinvolti e al CENS, che ha favorito e condiviso questa bella testimonianza, vanno i complimenti per aver dato vita a un’iniziativa capace di ricordare come le grandi imprese nascano spesso da un’idea semplice, coltivata insieme con passione e competenza.

Di seguito riportiamo integralmente il racconto di Enrica D’Errico, “Abisso del Chiocchio: un’idea nata un anno fa, diventata realtà”.

ABISSO DEL CHIOCCHIO: UN’IDEA NATA UN ANNO FA, DIVENTATA REALTA’
Ci sono progetti che nascono quasi per caso, durante una chiacchierata tra speleo e che poi grazie alla collaborazione comune di tanti si trasformano in una straordinaria esperienza.

Siamo in una fresca sera di agosto 2025 al tavolo dell’Ostello del volo (Scirca -PG) che ospita il 76° -Corso di Tecnica CAI – SNS organizzato dal Direttore Luca Poderini INS – GSV Sansepolcro -CENS.

La cena ristoratrice del buon Alessandro è arrivata al termine. C’è un tavolo e delle comode poltrone nel cortile, ci sono speleo tra allievi ed istruttori e si chiacchiera amabilmente dell’attività appena conclusa e delle prossime da affrontare.

L’idea di raggiungere il fondo dell’Abisso del Chiocchio nasce così, per caso, quando l’allieva Enrica (GASP!) e il Direttore Luca, tra il serio e il faceto, si promettono di organizzare un’uscita in questo inghiottitoio naturale, situato nel territorio di Spoleto – Fraz. Castagnacupa, in provincia di Perugia, che raggiunge una profondità di 514 metri e si sviluppa all’interno dei calcari della dorsale umbra, caratterizzato da una successione di pozzi, meandri e strettoie che culminano nella parte terminale con una serie di verticali profonde che conducono al fondo.

Ed è proprio da quella proposta spensierata che prende avvio un percorso che, a partire dall’ottobre 2025, vede il GASP! CAI Gioia del Colle e il Gruppo Speleologico Valtiberino CAI Sansepolcro CENS lavorare insieme alla progettazione dell’attività, curandone gli aspetti tecnici, logistici e organizzativi.

Accanto ai soci dei due gruppi organizzatori aderiscono anche partecipanti al 76° Corso di Tecnica, insieme ad alcuni istruttori che avevano contribuito alla loro formazione. Quella che inizialmente era un’idea condivisa tra pochi è diventata così un’occasione di incontro, collaborazione e crescita comune, riunendo persone provenienti da realtà territoriali diverse ma accomunate dalla stessa passione per il mondo sotterraneo.

L’attività è stata quindi vissuta non soltanto come una discesa in una cavità di grande interesse speleologico, ma anche come il naturale proseguimento di un percorso formativo iniziato molti mesi prima, consentendo ad allievi e istruttori di ritrovarsi nuovamente insieme in grotta per condividere un obiettivo ambizioso: raggiungere il fondo del Chiocchio a -514mt. Tutto ciò non significa soltanto superare una quota altimetrica: significa mettere alla prova tecnica, resistenza fisica, capacità di progressione su corda, spirito di squadra e fiducia reciproca. Ha rappresentato un importante momento di crescita e condivisione tra i partecipanti, confermando ancora una volta come la speleologia sia fatta non solo di esplorazione, ma soprattutto di persone, amicizia, collaborazione e obiettivi costruiti insieme nel tempo.

Ed è così che, avute le preziose informazioni circa lo stato degli armi e delle corde all’interno della grotta, si parte il giorno prima dalla Puglia in sette: Il distruttore maledetto, Luca Benedetto INS – Presidente del GASP!; Franceschino, Francesco Benedetto GASP! – il nostro orgoglio di gioventù e figlio d’arte; Zohan, Francesco Grandolfo IS – GSV Bari istruttore del 76°; Davide Damiani GASP! con l’immancabile Mela; Teresa Cino e Vito Labbe entrambi GASP! e coppia speleo di nome e di fatto; Donkey, Enrica D’Errico GASP! referente per l’attività.

Incontriamo la mattina del 20 giugno i nostri compagni di viaggio: Alessandro Valli IS CAI Pietrasanta, osservatore al 76°; Francesca Vergara CAI Prato; Michela Menichetti GSA CAI Ravenna, corsista del 76°.

Ad attenderci sul posto ci sono già: Daniele Nocentini ISS; Leonardo Nicchi (quello che va in moto); Matteo Giulietti, i nostri compagni d’avventura del GSV Sansepolcro -CENS.

Per consentire il raggiungimento dell’obiettivo ottimizzando tempi e risorse, i partecipanti, partiti tutti assieme, si sono suddivisi in due squadre operative.

La prima, con obiettivo il Pozzo del Centenario alla quota di circa -350 metri, ha trasportato e depositato i sacchi contenenti il materiale necessario alla prosecuzione della discesa. Un lavoro spesso poco visibile, ma assolutamente fondamentale: senza il supporto logistico di questa squadra, il raggiungimento del fondo sarebbe stato molto più impegnativo.

La seconda squadra ha invece proseguito oltre, recuperando il materiale e continuando la progressione fino al celebre Pozzo dell’Anatra, che rappresenta il punto più profondo dell’Abisso del Chiocchio, a -514 metri.

È stata una vera attività di gruppo, nella quale ogni partecipante ha contribuito al risultato finale poiché ha fatto parte dello stesso progetto e della stessa riuscita.

La progressione nell’Abisso del Chiocchio non è stata soltanto una sfida tecnica: la grotta stessa ci ha accompagnato con la sua bellezza. Durante la discesa abbiamo potuto ammirare ambienti suggestivi, cascate bianche di speleotemi, strettoie, meandri e pozzi imponenti che rendono il Chiocchio una cavità affascinante, capace di regalare emozioni anche a chi frequenta da anni gli oscuri meandri della terra.

Giunti al Centenario le due squadre hanno avuto modo di riunirsi e dopo le ultime raccomandazioni ed i calorosi saluti ed incoraggiamenti ognuno ha proseguito come da programma.

Ma come spesso accade in speleologia, le sorprese non finiscono mai; infatti, nella giornata di sabato 20 giugno non eravamo i protagonisti assoluti dell’Abisso del Chiocchio! Oltre alla nostra bella compagnia, già di per sé variegata, erano infatti presenti anche gli allievi e gli istruttori di un corso di introduzione alla speleologia organizzato dal CAI di Ancona, ed anche soci del GSS CAI Senigallia.

La squadra in uscita dal Centenario ha avuto modo di vivere per qualche ora il Chiocchio trasformato in una sorta di miniraduno speleo sotterraneo: corde occupate, saluti da un frazionamento all’altro, incontri inattesi nelle sale e nei meandri della grotta, scambi di battute e di esperienze tra speleo provenienti da realtà diverse. Non capita tutti i giorni di incontrare così tante persone a centinaia di metri sottoterra! Un’atmosfera vivace e piacevole che ha reso l’esperienza ancora più speciale, confermando come la speleologia sia sì scoperta e tecnica, ma anche incontro, amicizia e condivisione. Questo sabato il Chiocchio sembrava decisamente il posto giusto dove incontrare vecchi amici e farsene di nuovi 😛

La prima squadra in uscita ha così ritrovato la fedele Mela, mentre godeva delle carezze e delle rassicurazioni degli speleo di passaggio, in speranzosa attesa di riabbracciarli!

Immagine condivisa da Enrica e rese pubbliche dal CENS suu social

La squadra fondo ha invece proseguito la sua attività godendo dei maestosi pozzi di roccia a tratti frastagliata, rinfrescati dal lento gocciolio del percolato sempre presente ed incessante dei pozzi Centenario e Ciclope, sin alla fine di questa splendida cavità nel pozzo dell’Anatra a quota di -514 metri. Si arriva tutti al fondo, ed è un momento speciale, non soltanto per il raggiungimento di un numero, ma per la realizzazione di un obiettivo nato mesi prima e costruito insieme. Ma v’è di più, arrivare al termine di questa stupenda cavità sotterranea e trovare la bandiera della pace nel cuore della grotta ha reso quegli istanti carichi di significato e simbolismo. Come se sin dal fondo delle profondità della nostra terra l’unico possibile messaggio sia sempre lo stesso: unico ed universale. Ed è così che anche la foto di gruppo a quella profondità racconta più di tante parole: la soddisfazione, la gioia e la percezione di aver condiviso un’esperienza unica.

Tutto questo nonostante la consapevolezza che dopo iniziava la parte forse meno romantica dell’avventura: la lunga risalita, il recupero dei materiali e la fatica dei sacchi da riportare fuori. Ma anche quella fatica faceva parte del viaggio. Vero è che la progressione speleologica fin al fondo non è mai solo un punto d’arrivo: è il risultato di un percorso fatto di preparazione, collaborazione e persone che si sostengono a vicenda.

Al termine della giornata speleo, al di là dei numeri, delle quote raggiunte e delle corde percorse, ciò che rimane più impresso è il sorriso dei partecipanti all’uscita dalla grotta.

La stanchezza non è mancata. D’altronde un’attività che porta fino a -514 metri di profondità richiede impegno fisico, concentrazione, capacità di adattamento e molte ore trascorse sottoterra. Eppure, nonostante la fatica, tutti hanno condiviso la stessa soddisfazione per aver preso parte a un’esperienza intensa e coinvolgente, costruita insieme passo dopo passo.

Si imbocca l’uscita che ormai albeggia, è il 21 giungo ed è il primo giorno d’estate, si ritorna alla luce sfiniti ma con l’anima colma di gioia!

L’Abisso del Chiocchio è stato il teatro di una bellissima avventura speleologica, ma anche di un momento di incontro e di amicizia tra gruppi, istruttori, allievi e soci provenienti da realtà diverse. Un’occasione per ritrovarsi, collaborare e condividere quella passione che ci spinge a esplorare le grotte che amiamo così tanto ed in cui ogni speleo trova una sua dimensione e motivo per continuare imperterrito un’attività che porta spesso impegno e fatica ma che regala solo ai pochi fortunati che la conoscono emozioni e sensazioni che solo un altro speleo può comprendere.

Un sentito ringraziamento va a Luca Poderini e Stefania Lunghini – GSV -CENS, assenti giustificati ma il cui contributo è stato essenziale per l’organizzazione di questa fantastica punta. A Luca Benedetto, che con la sua costante presenza in ogni attività ci “sopporta e supporta” nella crescita del nostro percorso speleo, sostenendo sempre tutte le nostre iniziative. Nonché ad Alessandro Linguiti ed i soci del CAI Ancona che, in occasione della giornata conclusiva del loro corso di introduzione alla speleologia, avevano predisposto il giorno prima il raddoppio di numerose linee di progressione fino al Pozzo della Conta. Questo accorgimento si è rivelato prezioso, consentendo una circolazione più fluida degli speleologi presenti e velocizzando sensibilmente sia la discesa sia la risalita dei vari gruppi.

Ed infine, con tutto il cuore colmo di riconoscenza, mille ed ancora mille volte grazie a tutti i compagni di viaggio! Ognuno, con il proprio contributo, ha reso possibile la riuscita di questa attività, trasformando quella che era solo un’idea nata un anno fa in ciò che oggi è divenuto realtà.

Alcune grotte si esplorano con corde, imbraghi e discensori, altre si esplorano attraverso le persone che si incontrano lungo il cammino. L’Abisso del Chiocchio, questo fine settimana, ci ha regalato entrambe le cose.

Così ci salutiamo e come sempre… ci si rivede in grotta!

E.D.

Complimenti a Enrica D’Errico per questo intenso racconto e a tutti i protagonisti dell’iniziativa, ed anche al CENS che l’ha resa nota su un canale accessibile a tutti.

Storie come questa ricordano che la speleologia è fatta di esplorazione, ma soprattutto di persone che condividono le loro esperienze.

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