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GIS: che cos’è, potenzialità e applicazioni

Máj 13th 2026 at 13:00

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Un GIS è molto più di un programma per fare mappe: è un sistema di conoscenza territoriale che collega dati, spazio, tempo e decisioni. La sua vera potenza non sta solo nella rappresentazione cartografica, ma nella capacità di integrare informazioni diverse, analizzarne le relazioni e produrre scenari utili per pianificazione, tutela, monitoraggio e gestione del rischio.

Inquadramento

Un GIS, cioè Geographic Information System o Sistema Informativo Geografico, è un sistema progettato per acquisire, archiviare, organizzare, analizzare e visualizzare dati collegati a una posizione geografica. Non è quindi solo un software cartografico: è un ambiente integrato in cui dati spaziali, attributi descrittivi, procedure di analisi e utenti lavorano insieme per comprendere fenomeni territoriali e supportare decisioni operative o strategiche.[1][2][3][4]

La logica di base di un GIS consiste nel collegare ogni informazione a un riferimento nello spazio, per esempio una coordinata, una linea, un’area o un volume. Questo permette di rispondere a domande come: dove si trova un fenomeno, come è distribuito, quali elementi sono vicini o sovrapposti, come cambia nel tempo e quali aree sono più idonee o più vulnerabili rispetto a un certo problema.[3][5][6][7][1]

Che cos’è un GIS

Definizione operativa

In termini pratici, un GIS è una piattaforma che unisce cartografia digitale, database e strumenti di analisi spaziale. La sua forza sta nel fatto che unisce la dimensione geometrica, cioè il “dove”, con la dimensione descrittiva, cioè il “che cosa”, rendendo possibile una lettura del territorio molto più ricca di quella ottenibile da una mappa tradizionale.[2][8][1][3]

Per esempio, un punto su una carta può rappresentare una sorgente, una cavità, un pozzo o una centralina di monitoraggio; in un GIS quel punto non è solo un simbolo, ma un oggetto dotato di attributi come quota, portata, data del rilievo, stato di conservazione o parametri chimici. Lo stesso vale per linee e poligoni, come corsi d’acqua, strade, aree protette, bacini idrografici o zone urbanistiche.[5][9][10][1]

Componenti fondamentali

Un GIS funziona attraverso l’integrazione di cinque componenti essenziali:[2][3]

  • hardware, cioè computer, server, GPS, sensori e dispositivi mobili;[2]
  • software, come ArcGIS, QGIS, piattaforme WebGIS e database spaziali;[4][8]
  • dati, che comprendono cartografie, immagini, rilievi, dati censuari e dati ambientali georeferenziati;[9][1]
  • procedure, cioè regole di acquisizione, aggiornamento, controllo qualità, analisi e pubblicazione;[7]
  • persone, vale a dire tecnici, ricercatori, enti pubblici, professionisti e decisori che interpretano i risultati e li trasformano in scelte operative.[4][2]

Senza dati affidabili e senza procedure corrette, anche il miglior software GIS produce risultati deboli o fuorvianti. Per questo, la qualità del dato e la correttezza della georeferenziazione sono aspetti centrali in qualunque progetto GIS.[1][5][7]

I dati in un GIS

Dati vettoriali e raster

I GIS lavorano soprattutto con due grandi famiglie di dati: vettoriali e raster. I dati vettoriali rappresentano oggetti discreti tramite punti, linee e poligoni, mentre i raster descrivono superfici continue attraverso una griglia di celle o pixel.[11][5][1]

I vettoriali sono particolarmente adatti per elementi come grotte, ingressi, sorgenti, pozzi, strade, faglie, confini amministrativi o particelle catastali. I raster sono invece ideali per modelli digitali del terreno, mappe di pendenza, temperatura, precipitazioni, copertura del suolo, concentrazione di inquinanti o immagini satellitari.[12][5][11][1]

Attributi e metadati

Ogni oggetto geografico in un GIS può avere una tabella di attributi associata, che contiene informazioni descrittive misurabili o classificabili. Accanto agli attributi, sono fondamentali i metadati, cioè le informazioni su origine del dato, scala, accuratezza, sistema di riferimento, data di aggiornamento e metodi di acquisizione.[8][7][1]

L’assenza di metadati riduce fortemente l’affidabilità di un archivio geografico, perché rende difficile valutare precisione, limiti di utilizzo e confrontabilità fra layer diversi. In progetti complessi, la gestione dei metadati è parte integrante della governance del dato geospaziale.[13][7][1]

Funzioni principali di un GIS

Acquisizione e organizzazione

Un GIS acquisisce dati da molte sorgenti: rilievi topografici, GPS, droni, telerilevamento, catasti, sensori, database statistici, rilievi geologici e monitoraggi ambientali. Una volta acquisiti, i dati vengono organizzati in layer tematici che possono essere combinati e confrontati tra loro.[3][8][4][2]

Questa organizzazione a layer è uno dei principi più utili del GIS, perché permette di separare e poi integrare strade, idrografia, uso del suolo, geologia, vincoli, dati demografici, infrastrutture, habitat e ogni altra informazione utile. Il valore del GIS nasce proprio dalla sovrapposizione ragionata di questi livelli.[5][7][1][2]

Visualizzazione e interrogazione

Una funzione di base del GIS è la costruzione di mappe tematiche leggibili e interrogabili. L’utente può modificare simbologie, scale di rappresentazione, etichette, trasparenze e classificazioni per mettere in evidenza relazioni territoriali che in una tabella sarebbero molto meno immediate.[8][3][4]

Oltre alla visualizzazione, il GIS permette interrogazioni per attributo e per posizione. Si possono selezionare, per esempio, tutte le sorgenti oltre una certa quota, tutte le cavità entro un’area protetta o tutti gli edifici presenti entro una fascia di rispetto da una linea di faglia o da un corso d’acqua.[10][1][5]

Geoprocessing e analisi spaziale

Il cuore del GIS è l’analisi spaziale, cioè l’insieme di operazioni che elaborano relazioni nello spazio. Tra le funzioni più comuni rientrano buffer, overlay, intersect, union, analisi di prossimità, densità, visibilità, interpolazione, routing e analisi di idoneità.[6][11][5]

Queste tecniche permettono di passare dalla semplice descrizione del territorio alla costruzione di scenari interpretativi. Per esempio, si può individuare quali aree sono più esposte a un rischio, quali porzioni di territorio sono più adatte a un impianto, dove concentrare il monitoraggio o quali percorsi siano più efficienti per un intervento di emergenza.[14][6][7][10]

Condivisione tramite WebGIS

I GIS moderni non sono limitati al desktop ma si estendono a portali web, dashboard e servizi online accessibili anche da utenti non specialisti. I WebGIS rendono possibile la consultazione distribuita di cartografie aggiornate, favorendo coordinamento operativo, trasparenza amministrativa e partecipazione pubblica.[15][14][3]

In ambito istituzionale, questo significa che più soggetti possono lavorare sugli stessi dati e consultarli in tempo reale, riducendo frammentazione e duplicazioni. In ambito di ricerca e tutela, significa poter diffondere conoscenza territoriale in forma controllata ma efficace.[16][13][14][15]

Potenzialità del GIS

Integrazione di dati eterogenei

La prima grande potenzialità del GIS è la capacità di mettere in relazione dati molto diversi in un unico ambiente coerente. Cartografie tecniche, immagini da satellite, modelli del terreno, database censuari, rilievi ambientali, dati di monitoraggio e archivi storici possono essere integrati per costruire una visione multilivello del territorio.[9][3][5][2]

Questa integrazione è strategica perché molti problemi reali sono interdisciplinari. La vulnerabilità di una sorgente, per esempio, non dipende solo dalla sua posizione, ma anche dalla geologia, dall’uso del suolo, dalla rete drenante, dalle attività antropiche e dalla dinamica idrogeologica del bacino di alimentazione.[17][6][7][5]

Supporto alle decisioni

Il GIS è uno strumento di supporto alle decisioni perché consente di trasformare dati sparsi in informazioni confrontabili e in scenari alternativi. Questo avviene spesso attraverso analisi multicriteri, in cui fattori diversi vengono combinati e pesati per definire priorità, idoneità o criticità territoriali.[6][10][4]

In pianificazione urbanistica, per esempio, un’analisi multicriteri può combinare pendenza, accessibilità, vincoli paesaggistici, rischio idrogeologico e disponibilità di servizi per valutare dove sia opportuno localizzare nuove funzioni. In tutela ambientale, la stessa logica può servire a delimitare zone di protezione o a definire aree ad alta sensibilità ecologica.[7][10][11][6]

Lettura di pattern spaziali

Il GIS permette di riconoscere pattern, concentrazioni, vuoti, corridoi e relazioni spaziali che altrimenti resterebbero nascosti nei dati grezzi. Questa capacità è fondamentale in epidemiologia, ecologia del paesaggio, geologia, pianificazione, trasporti e monitoraggio ambientale.[11][5][7][9]

Nei contesti carsici o speleologici, leggere i pattern spaziali di doline, ingressi di grotta, sorgenti o anomalie geofisiche può aiutare a interpretare l’organizzazione del sistema sotterraneo e le sue connessioni con la superficie.[18][19][15]

Analisi temporale, 3D e 4D

L’evoluzione recente dei GIS porta oltre la carta bidimensionale. I sistemi 3D permettono di rappresentare edifici, volumi sotterranei, modelli geologici e infrastrutture complesse, mentre i 4D GIS integrano anche la dimensione temporale per seguire l’evoluzione di un fenomeno.[12][4]

Questo sviluppo è particolarmente utile per fenomeni dinamici come subsidenza, allagamenti, crescita urbana, incendi, dispersione di inquinanti o variazioni microclimatiche in ambienti confinati. In ambienti ipogei, la combinazione fra geometria tridimensionale e dati monitorati nel tempo apre possibilità molto avanzate di conservazione e gestione.[20][21][14][12]

Applicazioni generali del GIS

Pianificazione urbana e territoriale

Uno degli usi più consolidati del GIS è la pianificazione urbana e territoriale. I GIS permettono di gestire uso del suolo, vincoli, reti infrastrutturali, servizi pubblici, dati demografici e scenari di sviluppo in un unico quadro analitico.[10][4]

Questo rende possibile valutare espansioni urbanistiche, accessibilità a scuole e ospedali, consumo di suolo, compatibilità con vincoli ambientali e impatti di nuove infrastrutture. Il GIS non sostituisce la decisione politica, ma ne migliora la base conoscitiva.[13][4][6][10]

Gestione ambientale

Nel settore ambientale, il GIS viene utilizzato per mappare habitat, specie, pressioni antropiche, qualità delle acque, qualità dell’aria, rischio erosivo e vulnerabilità degli ecosistemi. La sua utilità sta nella possibilità di combinare componenti fisiche, biologiche e antropiche in una lettura sistemica del territorio.[5][7][9][11]

Questa impostazione è cruciale per la conservazione, perché la distribuzione di habitat e specie non può essere compresa senza analizzare il contesto territoriale e le pressioni che insistono su di esso. Anche la definizione di aree protette o misure di mitigazione beneficia fortemente dell’analisi geospaziale.[7][9][11]

Protezione civile ed emergenze

La protezione civile usa il GIS per prevenzione, preparazione, risposta e recupero nelle emergenze. Le piattaforme geospaziali permettono di localizzare criticità, mappare aree esposte, gestire vie di fuga, aree di attesa, centri operativi e risorse disponibili.[14][9]

Durante un evento, dashboard e WebGIS permettono di condividere rapidamente scenari aggiornati, riducendo tempi decisionali e migliorando il coordinamento. Questo vale per alluvioni, frane, incendi, terremoti ma anche per incidenti industriali o contaminazioni puntuali.[14][7]

Agricoltura, foreste e risorse naturali

Il GIS è uno strumento chiave nell’agricoltura di precisione e nella gestione delle risorse naturali. Consente di modulare irrigazione, fertilizzazione e trattamenti in funzione della variabilità spaziale del terreno e delle colture, con benefici economici e ambientali.[22][8][9][5]

Nelle foreste, supporta inventari, pianificazione degli interventi, prevenzione incendi e analisi delle trasformazioni del paesaggio forestale. Nella gestione delle acque, aiuta a leggere bacini, reti di drenaggio, disponibilità idrica e vulnerabilità delle sorgenti.[23][22][9]

Trasporti, reti e logistica

Un’altra grande area applicativa riguarda trasporti, logistica e reti tecnologiche. Il GIS permette analisi di percorso ottimale, copertura del servizio, vulnerabilità di rete, localizzazione di impianti e distribuzione efficiente delle risorse.[24][9][7]

Queste applicazioni sono decisive sia nel settore pubblico sia in quello privato, perché collegano spazio, tempi e costi in un’unica piattaforma di analisi. La stessa logica si applica alla gestione di reti idriche, elettriche, del gas e delle telecomunicazioni.[23][4][9]

Archeologia e beni culturali

In archeologia e nel campo dei beni culturali, il GIS serve a mappare siti, contesti di rinvenimento, paesaggi storici, percorsi e relazioni con l’ambiente circostante. Associato a rilievo laser scanner, fotogrammetria e modelli 3D, diventa anche uno strumento di documentazione, tutela e valorizzazione.[25][26][27]

Questo approccio è utile non solo per lo studio scientifico ma anche per la gestione dei flussi turistici e per la lettura del paesaggio culturale in chiave integrata. In aree carsiche e rupestri il GIS si presta particolarmente bene, perché unisce morfologia, accessibilità, archeologia e fragilità ambientale.[26][15][25]

GIS, speleologia e carsismo

Perché il GIS è importante in speleologia

In ambito speleologico il GIS ha un valore speciale, perché le grotte non sono elementi isolati ma parti di sistemi territoriali complessi, collegati a geologia, idrologia, morfologia superficiale, uso del suolo e pressioni antropiche. Un GIS permette di mettere in relazione il dato ipogeo con quello di superficie, rendendo più efficace sia la ricerca sia la tutela.[21][15][16]

Scintilena ha evidenziato già da tempo il ruolo dei SIT, cioè Sistemi Informativi Territoriali, nella raccolta e nella gestione dei dati speleologici. Questo approccio consente di superare il catasto inteso come semplice elenco di cavità e di trasformarlo in uno strumento multidisciplinare di conoscenza e governo del territorio.[15][16]

Catasti speleologici georeferenziati

Il catasto speleologico moderno è un archivio georeferenziato che può contenere posizione degli ingressi, sviluppo, profondità, rilievi topografici, inquadramento geologico, idrologia, presenza di specie, dati archeologici, stato di tutela e informazioni di accesso. Quando questo patrimonio è organizzato in GIS, diventa interrogabile, aggiornabile e incrociabile con molti altri tematismi territoriali.[16][15]

Questo è utile per la pianificazione, per la ricerca, per la protezione civile e per le procedure autorizzative. Ad esempio, la presenza di cavità note in un’area può incidere su progettazione infrastrutturale, tutela delle acque, gestione di SIC e ZSC, valutazioni di impatto o regolazione della fruizione turistica.[6][15][16]

Rilievo e rappresentazione delle cavità

Il GIS può integrare rilievi di grotta, cartografie esterne, modelli digitali del terreno, immagini aeree, dati GPS e rilievi geofisici. Questo permette di contestualizzare le cavità dentro il sistema carsico e non solo come entità singole.[19][28][21][15]

In prospettiva avanzata, il GIS può dialogare con modelli 3D delle cavità e con dati di sottosuolo, aiutando a rappresentare il rapporto fra gallerie, fratture, doline, inghiottitoi, risorgenze e assetto geologico. Per la speleologia scientifica, questo significa passare da una cartografia descrittiva a una lettura spaziale integrata.[28][19][21][12]

Monitoraggio ambientale e conservazione

Il documento sui Caves Monitoring Reports ricorda che qualunque attività di monitoraggio richiede la misura di variabili nel tempo e nello spazio con metodi coerenti, e che progettazione, osservazione, validazione e analisi sono tutte fasi essenziali. In un GIS, questi dati di monitoraggio possono essere georeferenziati e analizzati come serie spaziali e temporali, migliorando la comprensione dei processi ambientali.[20][12]

Questo vale per parametri come temperatura, umidità, CO2, radon, portate, qualità delle acque, presenza di particolato o stato di conservazione di speleotemi e cristalli. Nel caso della Geoda Gigante di Pulp, il monitoraggio microclimatico è stato determinante per definire una fruizione pubblica compatibile con la conservazione dei cristalli di gesso.[20]

Vulnerabilità degli ambienti carsici

I sistemi carsici sono molto vulnerabili all’inquinamento perché l’acqua si infiltra rapidamente attraverso fessure, cavità e condotti, con scarsa capacità di filtrazione naturale. Questo significa che sostanze inquinanti introdotte in superficie possono raggiungere in tempi brevi acquiferi, sorgenti e ambienti sotterranei, con effetti gravi sulla qualità dell’acqua e sugli ecosistemi ipogei.[17]

Un GIS è particolarmente utile in questi contesti perché consente di sovrapporre aree di ricarica, litologia, doline, inghiottitoi, sorgenti, uso del suolo, scarichi, viabilità e siti a rischio. In questo modo diventa possibile individuare zone sensibili, priorità di monitoraggio e scenari di contaminazione, supportando misure preventive e pianificazione territoriale più prudente.[17][6][7]

Sicurezza, soccorso e gestione del rischio

Il GIS ha applicazioni molto concrete anche nella sicurezza speleologica e nella gestione delle emergenze. Mappe aggiornate delle cavità, accessi, punti critici, aree di crollo potenziale, sorgenti, aree allagabili e vie di accesso esterne possono migliorare sia la prevenzione sia la risposta operativa.[29][14]

Quando questi dati sono condivisi tramite piattaforme interoperabili, diventano utili non solo agli speleologi ma anche a protezione civile, enti territoriali e strutture di soccorso. In questo senso il GIS diventa un linguaggio comune tra esplorazione, ricerca e gestione del territorio.[29][15][16][14]

Esempi di applicazione

Pianificazione urbanistica locale

In un comune, un GIS può integrare piani urbanistici, catasto, vincoli paesaggistici, rete stradale, servizi pubblici, aree verdi, dati socio-demografici e rischio idrogeologico. Questo permette di valutare alternative di espansione urbana, accessibilità ai servizi e compatibilità di nuove opere con i vincoli territoriali.[10][6]

Il vantaggio principale non è solo la visualizzazione, ma la possibilità di simulare effetti e conflitti prima che le scelte vengano attuate. In territori fragili, questa capacità preventiva ha un valore elevato.[4][6][7][10]

Gestione di aree protette

In un’area protetta, terrestre o marina, il GIS consente di integrare habitat, zonizzazioni, specie protette, pressioni antropiche, percorsi, concessioni e dati di monitoraggio. Questo rende più semplice delimitare aree a tutela differenziata, regolare le attività consentite e aggiornare la gestione sulla base di dati reali.[30][9]

La forza del GIS è che la tutela non viene gestita come un insieme di vincoli astratti, ma come un sistema territoriale dinamico in cui pressioni e valori possono essere letti insieme.[9][7]

Emergenze e protezione civile

Nel campo delle emergenze il GIS supporta la localizzazione di criticità, la stima della popolazione esposta e la pianificazione delle risorse. Può essere usato per scenari di alluvione, incendio, frana, contaminazione o cedimento del terreno, con mappe aggiornate e interrogabili in tempo quasi reale.[7][14]

In contesti carsici, aggiungere al GIS dati su cavità, sinkhole, inghiottitoi e vulnerabilità idrica migliora molto la qualità dello scenario di rischio. Questo è particolarmente utile nei territori in cui il sottosuolo influenza direttamente la sicurezza della superficie.[18][17]

Turismo sostenibile e fruizione controllata

Anche il turismo beneficia del GIS, soprattutto quando la fruizione deve essere compatibile con la conservazione. L’esempio della Geoda di Pulp mostra come monitoraggio, controllo degli accessi e gestione tecnica possano essere integrati per ridurre impatti su un ambiente delicatissimo.[21][20]

In grotte turistiche, aree carsiche e paesaggi culturali, il GIS può aiutare a progettare percorsi, regolamentare flussi, definire soglie di carico e posizionare sensori di controllo. Questo approccio riduce il rischio che la valorizzazione danneggi il bene che intende proteggere.[21][20]

Vantaggi e limiti

Vantaggi principali

Il GIS offre una serie di vantaggi molto concreti:[2][4][7]

  • integra dati diversi in un unico quadro coerente;[3][2]
  • rende leggibili fenomeni complessi tramite mappe tematiche e analisi spaziale;[3][5]
  • supporta decisioni più trasparenti e documentate;[4][6]
  • facilita aggiornamento, condivisione e riuso dei dati;[15][14]
  • consente di lavorare su scenari, non solo su fotografie statiche del territorio.[12][7]

Per questo il GIS è oggi considerato una tecnologia abilitante, cioè una base metodologica comune a moltissimi settori che lavorano con il territorio.[9][2]

Limiti e criticità

Un GIS non è però una soluzione automatica a tutti i problemi. Se i dati sono incompleti, obsoleti, poco accurati o male georeferenziati, anche le analisi diventano fragili.[1][5][7]

Inoltre, servono competenze tecniche precise: cartografia, sistemi di riferimento, gestione dei database, analisi spaziale e capacità di interpretazione interdisciplinare. Va anche considerato che la produzione e l’aggiornamento dei dati richiedono tempo, risorse e governance istituzionale.[13][1][4][7]

Strumenti e tendenze attuali

Open source e software proprietari

L’ecosistema GIS comprende sia piattaforme proprietarie sia strumenti open source. Tra i software più diffusi rientrano ArcGIS per il versante commerciale e QGIS per quello open source, spesso affiancati da database spaziali come PostGIS e da servizi WebGIS.[8][4]

La disponibilità di strumenti open source ha ampliato molto l’accessibilità del GIS, rendendolo adottabile anche da piccoli enti, associazioni, gruppi di ricerca e professionisti indipendenti. Questo aspetto è importante anche in speleologia, dove spesso la qualità del lavoro dipende più dalla struttura del dato e dal metodo che dal costo della licenza software.[8][15][21]

Integrazione con sensori, droni e telerilevamento

Una tendenza forte è l’integrazione del GIS con dati prodotti da droni, satelliti, sensori ambientali e reti di monitoraggio continuo. Questo rende il GIS sempre meno un archivio statico e sempre più una piattaforma dinamica di osservazione del territorio.[12][13][2]

Nel monitoraggio ambientale e ipogeo, l’integrazione fra sensori e GIS permette di collegare misure puntuali a pattern spaziali e cambiamenti nel tempo. Il risultato è una capacità molto più elevata di interpretare processi e di reagire in modo tempestivo.[14][20][12]

Conclusione

Un GIS è molto più di un programma per fare mappe: è un sistema di conoscenza territoriale che collega dati, spazio, tempo e decisioni. La sua vera potenza non sta solo nella rappresentazione cartografica, ma nella capacità di integrare informazioni diverse, analizzarne le relazioni e produrre scenari utili per pianificazione, tutela, monitoraggio e gestione del rischio.[5][6][2][3][4][7]

Questa capacità rende il GIS fondamentale in urbanistica, ambiente, protezione civile, agricoltura, reti, archeologia e beni culturali. In ambito speleologico e carsico assume un ruolo ancora più strategico, perché consente di leggere le connessioni tra superficie e sottosuolo, rafforzare i catasti, migliorare il monitoraggio, supportare la conservazione e gestire in modo più consapevole territori fragili e altamente vulnerabili.[16][10][17][20][21][9]

Fonti
[1] Geographic Information System (GIS) – GIS – Cartografia – CartoGIS https://www.cartogis.it/gis/
[2] Che cos’è un sistema informativo geografico (GIS)? https://www.ibm.com/it-it/think/topics/geographic-information-system
[3] Cos’è il GIS? | Tecnologia di mappatura del sistema informativo … https://www.esriitalia.it/it-it/what-is-gis/overview
[4] Cos’è il GIS? Sistema di informazioni geografico (GIS) – Esri https://www.esri.com/it-it/what-is-gis/overview
[5] Spatial data analysis in GIS – Biblus Acca https://biblus.acca.it/spatial-data-analysis-in-gis/
[6] L’integrazione tra Analisi Multicriteri e Sistemi Informativi Geografici … https://www.eyesreg.it/2012/lintegrazione-tra-analisi-multicriteri-e-sistemi-informativi-geografici-a-supporto-delle-procedure-di-valutazione/
[7] Come il GIS risolve problemi reali: la potenza dell’intelligenza … https://biblus.acca.it/gis-risolve-problemi-reali/
[8] Tecnologia GIS, cos’è e a cosa serve – Biblus Acca https://biblus.acca.it/tecnologia-gis-a-cosa-serve/
[9] Esempi, applicazioni e casi d’uso dei GIS – IBM https://www.ibm.com/it-it/think/topics/geographic-information-system-use-cases
[10] GIS nella pianificazione urbanistica e regionale: usi ed esempi – BibLus https://biblus.acca.it/gis-nella-pianificazione-urbanistica-e-regionale/
[11] Analisi Spaziali GIS: Integrazione e Applicazioni Ambientali – Studocu https://www.studocu.com/it/document/universita-degli-studi-dellinsubria/applicazioni-gis-al-monitoraggio-della-biodiversita/analisi-spaziali-gis-integrazione-e-applicazioni-ambientali/152592323
[12] 4D GIS: l’integrazione tra dati geospaziali e fattore tempo – Biblus Acca https://biblus.acca.it/4d-gis-il-futuro-dei-dati-geospaziali-con-analisi-basate-sul-fattore-tempo/
[13] Strategia geospaziale | Pianificazione strategica, governance e … https://www.esri.com/it-it/geospatial-strategy/overview
[14] Strumenti GIS per la gestione dell’emergenza – GPSBRIANZA https://gpsbrianza.com/protezione-civile/gis-emergenza/
[15] L’importanza dei SIT in speleologia – Scintilena https://www.scintilena.com/limportanza-dei-sit-in-speleologia/06/12/
[16] L’importanza del catasto Speleologico – Scintilena https://www.scintilena.com/limportanza-del-catasto-speleologico-uno-strumento-multidisciplinare-per-la-tutela-del-territorio/01/25/
[17] vulnerabilita-aree-carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYERN65VKQQ%2F20260513%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260513T052711Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEHYaCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIQD0h8MqRX7MfAAdfmiG9J86fQ94ad7MVL1%2BSSv3DcZBNAIgern4xeFjP6c5VPKlp0RWfpIR3kosklS9ipSTFVcyO8oq6wQIPhABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDACXRzOBWiNvwVsSBCrIBDCTsD1NtJCP9p%2BQoxTj6QWY6Ikp9AzasxIqUi2G6%2Fb1T4boJDF9sCs4exD2Tkm3ut24CbXtcNBM9RB0IPX2g8NhJhHqLVttCziyBZnnsd%2Fh9zwqiEUHoNY2qhOaqbZXlj3I44Lv19spOU9QtIVvlfby5qshttbE9Sa0dTiqqm98cMmRWiTOGiDsm%2FB3oOUzu3SFhGS7QGwYMH%2FXoUJKvQfhObVex6OzoClHYNsaaEgD8gb8mSCFefRqPgB3ClR%2BlnoJzFKlCTN1QVujU0Si8oHyEcX0AuI4C88GwKJP2JwXsDSmimTwU5RaOPfSGJFShoqXp%2FJpc%2Fpz9SlWcOAcwWD%2F0Tyq094xg1sJhgtvp2lWAjZ%2FQEC9H5Of3Om45OS7VVltF3mh%2FIkH%2F9Nzrf4y5nTf0HUCaPmZ5LGgKQEihMs%2FjtkvYkNy%2FCukKs%2FOs542h72WMtPQcpnxU%2FRogKuqJD23%2Bi0KuqPzE8UhzJor241AGJUGU2kuB34WtX7ZQmE8C0V%2BBmI3m0iUNZXbYJn59idkvafDr4%2F36LyVAp4%2BNHHsMigC4N5aaUA2kciUuLinakgv1M525TRlKSTd9KyVCV4BSLnjn9g85EbloNt7j1ZRqV1l6Pet0n3WmORBMI0PTzDG5iA2X0z4HKD2zGuRVp%2BeOgwaArfj0Dm17R9hZcteL7ds3J12B%2BsCRPKywSzlRnXQ42hQVh2aIU6R0G2bFsGy71RLIHMWacopwyb2D%2BZfbogBZAYQ24ETMtdlSNjgO%2BMHErc1FPw4MMmOkNAGOpgBJUlAOZxVVBKuscdKAs5Ck%2FyP6drD5uJTGwUfchFi0LorOqsPlVE%2FuOfMeBB8M0yi4nHiiOMjzM0H8F5RmICHmY5vFahbmDpNZVp0gjdDuOWontjsSkyDRXU7ybpR%2Bfhk6lWHcRVwkeb1RQcZFeSzg8fZ9dE8ByfsDeErAf5rhjObBrAGxsEOxF6guhPzXeBUw7dmBHEAei4%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=012d5fa26552c3de7f65f26811db180d48ed70c01de66daa2aadf2122d3f4e5a
[18] Doline carsiche in Valjevo–Mionica: distribuzione spaziale … https://www.scintilena.com/doline-carsiche-in-valjevo-mionica-distribuzione-spaziale-e-fattori-morfologici/08/08/
[19] L’impiego della tomografia di resistività elettrica per la mappatura … https://www.scintilena.com/limpiego-della-tomografia-di-resistivita-elettrica-per-la-mappatura-dei-vuoti-nel-sottosuolo-a-grotta-scaloria/04/18/
[20] Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/eb024aec-8ae9-4400-8f23-0efd2f6290f0/Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYERN65VKQQ%2F20260513%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260513T052711Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEHYaCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIQD0h8MqRX7MfAAdfmiG9J86fQ94ad7MVL1%2BSSv3DcZBNAIgern4xeFjP6c5VPKlp0RWfpIR3kosklS9ipSTFVcyO8oq6wQIPhABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDACXRzOBWiNvwVsSBCrIBDCTsD1NtJCP9p%2BQoxTj6QWY6Ikp9AzasxIqUi2G6%2Fb1T4boJDF9sCs4exD2Tkm3ut24CbXtcNBM9RB0IPX2g8NhJhHqLVttCziyBZnnsd%2Fh9zwqiEUHoNY2qhOaqbZXlj3I44Lv19spOU9QtIVvlfby5qshttbE9Sa0dTiqqm98cMmRWiTOGiDsm%2FB3oOUzu3SFhGS7QGwYMH%2FXoUJKvQfhObVex6OzoClHYNsaaEgD8gb8mSCFefRqPgB3ClR%2BlnoJzFKlCTN1QVujU0Si8oHyEcX0AuI4C88GwKJP2JwXsDSmimTwU5RaOPfSGJFShoqXp%2FJpc%2Fpz9SlWcOAcwWD%2F0Tyq094xg1sJhgtvp2lWAjZ%2FQEC9H5Of3Om45OS7VVltF3mh%2FIkH%2F9Nzrf4y5nTf0HUCaPmZ5LGgKQEihMs%2FjtkvYkNy%2FCukKs%2FOs542h72WMtPQcpnxU%2FRogKuqJD23%2Bi0KuqPzE8UhzJor241AGJUGU2kuB34WtX7ZQmE8C0V%2BBmI3m0iUNZXbYJn59idkvafDr4%2F36LyVAp4%2BNHHsMigC4N5aaUA2kciUuLinakgv1M525TRlKSTd9KyVCV4BSLnjn9g85EbloNt7j1ZRqV1l6Pet0n3WmORBMI0PTzDG5iA2X0z4HKD2zGuRVp%2BeOgwaArfj0Dm17R9hZcteL7ds3J12B%2BsCRPKywSzlRnXQ42hQVh2aIU6R0G2bFsGy71RLIHMWacopwyb2D%2BZfbogBZAYQ24ETMtdlSNjgO%2BMHErc1FPw4MMmOkNAGOpgBJUlAOZxVVBKuscdKAs5Ck%2FyP6drD5uJTGwUfchFi0LorOqsPlVE%2FuOfMeBB8M0yi4nHiiOMjzM0H8F5RmICHmY5vFahbmDpNZVp0gjdDuOWontjsSkyDRXU7ybpR%2Bfhk6lWHcRVwkeb1RQcZFeSzg8fZ9dE8ByfsDeErAf5rhjObBrAGxsEOxF6guhPzXeBUw7dmBHEAei4%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=61396db52e1eeec6edc507c353c6bb6fac6ae2b2e24ac59cea054148a72fc358
[21] GIS e Ambiente – dal rilievo all’elaborazione dati – Scintilena https://www.scintilena.com/gis-e-ambiente-dal-rilievo-allelaborazione-dati/06/17/
[22] Differenze locali e prospettive globali per le foreste italiane: la definizione di bosco nel prossimo Sistema Informativo Forestale Nazionale https://italiaforestalemontana.it/index.php/ifm/article/view/1094
[23] Idroview-SITL – Sistema informativo geografico del consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara https://www.semanticscholar.org/paper/d42d89fb5cb8e5182bb7db0a3ca5a2d170c6b1bb
[24] Definizione, progettazione e realizzazione prototipale di un sistema informativo distribuito per l’identificazione, il monitoraggio e la gestione dei flussi veicolari di merci pericolose https://www.semanticscholar.org/paper/34400aca812854c2ca07df7df80be88a49414af9
[25] 17 GIS – rilievo archeologico https://www.rilievoarcheologico.it/manuale_rilievo8_0000e6.htm
[26] In Puglia il Congresso Internazionale di archeologia … https://www.scintilena.com/in-puglia-il-congresso-internazionale-di-archeologia-rupestre-a-settembre-2024/01/02/
[27] Corso di Formazione Avanzata in Archeologia Subacquea – Scintilena https://www.scintilena.com/corso-di-formazione-avanzata-in-archeologia-subacquea/08/08/
[28] Manuale di ArcGIS 10 – Scintilena https://www.scintilena.com/manuale-di-arcgis-10/07/26/
[29] Mappe sotterranee al servizio della sicurezza: quando la cartografia … https://www.scintilena.com/mappe-sotterranee-al-servizio-della-sicurezza-quando-la-cartografia-delle-grotte-diventa-strumento-di-prevenzione/10/06/
[30] Realizzazione di un sistema informativo geografico (GIS) per la gestione dell’area marina protetta dell’isola Asinara https://www.semanticscholar.org/paper/ace388d7579b3d9eb2c7d0cfe15858b5a0501307

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  • Val Germanasca, un importante giacimento di talco nascosto ricostruito in 3D dalla carta geologica di Fontane
    Condividi Uno studio sulla mineralizzazione di talco nelle Alpi Occidentali mostra come pieghe, faglie e litologie controllino la distribuzione profonda del giacimento In val Germanasca un importante giacimento di talco è stato analizzato con una carta geologica di dettaglio in scala 1:5000, pensata per chiarire l’origine e la struttura della mineralizzazione di Fontane nelle Alpi Occidentali italiane. Lo studio riguarda un settore della Dora-Maira e mostra che i corpi di talco non affior
     

Val Germanasca, un importante giacimento di talco nascosto ricostruito in 3D dalla carta geologica di Fontane

Máj 13th 2026 at 12:00

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Uno studio sulla mineralizzazione di talco nelle Alpi Occidentali mostra come pieghe, faglie e litologie controllino la distribuzione profonda del giacimento

In val Germanasca un importante giacimento di talco è stato analizzato con una carta geologica di dettaglio in scala 1:5000, pensata per chiarire l’origine e la struttura della mineralizzazione di Fontane nelle Alpi Occidentali italiane.

Lo studio riguarda un settore della Dora-Maira e mostra che i corpi di talco non affiorano in superficie, ma si trovano in profondità lungo una precisa associazione litostratigrafica tra micascisti, marmi e gneiss.[1]

Carta geologica e rilievi in galleria per leggere il talco in val Germanasca

La nuova carta geologica copre un’area di circa 8 chilometri quadrati sopra le principali infrastrutture estrattive attuali e storiche.

Il lavoro è stato costruito con rilievi di terreno e osservazioni in sotterraneo, integrati in un database GIS e completati da sezioni geologiche e dati di sondaggio.[1]

Questa impostazione ha permesso di ricostruire la geometria tridimensionale della mineralizzazione di talco di Fontane.

Poiché il talco non emerge in superficie, le sezioni geologiche sono state decisive per localizzare i corpi in profondità e definirne i rapporti con le rocce incassanti.[1]

Mineralizzazione di talco, micascisti, marmi e gneiss nella Dora-Maira

La mineralizzazione di talco è ospitata in un complesso polimetamorfico pre-carbonifero, deformato e metamorfosato sia durante l’orogenesi varisica sia durante quella alpina, all’interno della crosta continentale della Dora-Maira.

Nel basamento paleozoico dominano micascisti a granato e cloritoide, con livelli e corpi di marmi impuri, metabasalti e gneiss, mentre la copertura mesozoica comprende marmi bianchi e calcescisti.[1]

I corpi di talco non formano livelli continui. Si presentano invece come corpi isolati inseriti entro i micascisti e gli gneiss ricchi in feldspato potassico, in stretta relazione con i marmi impuri.

Anche questo elemento aiuta a capire perché il talco in val Germanasca abbia una distribuzione selettiva e non uniforme.[1]

Pieghe alpine, faglie estensionali e forma dei corpi di talco

L’analisi strutturale individua tre principali fasi deformative alpine sin-metamorfiche, denominate D1, D2 e D3, alle quali si aggiunge una fase più tarda di fagliazione estensionale.

Secondo gli autori, i corpi di talco hanno forma lenticolare, simile a quella dei boudin di metabasalto, e la loro geometria iniziale sarebbe stata controllata già dalla deformazione D1.[1]

In seguito queste lenti sono state ripiegate durante la fase D2, che ha prodotto pieghe isoclinali con cerniere ispessite, e sono state poi ritoccate dalla fase D3, che ha modificato in parte l’inclinazione dei corpi isolati.

Le faglie estensionali successive, orientate in prevalenza NE-SW e immergenti verso NW, sembrano avere dislocato i corpi di talco in profondità con spostamenti fino a diverse decine di metri.[1]

Geologia del territorio e risorse minerarie nelle Alpi Occidentali

Il valore della carta geologica di Fontane non riguarda solo la coltivazione mineraria.

La definizione dei rapporti tra talco, micascisti, marmi e gneiss fornisce infatti un modello utile per interpretare il contesto geodinamico in cui si formano queste mineralizzazioni e per orientare nuove ricerche minerarie fuori dall’area cartografata.[1]

Lo studio contribuisce anche alla lettura della costruzione della catena alpina.

Capire come le deformazioni alpine abbiano rimodellato la mineralizzazione di talco aiuta a leggere l’evoluzione profonda del territorio e i processi che hanno influenzato il paesaggio attuale delle Alpi Occidentali.[1]

Miniere di talco della Val Germanasca – Studio approfondito

1. Inquadramento geografico e geologico

La Val Germanasca è una valle laterale delle Valli Chisone e Germanasca, nelle Alpi Cozie piemontesi, circa 70 km a sud?ovest di Torino, nel Comune di Prali (TO).[web:23][web:25] L’area si colloca sul margine occidentale del Massiccio Dora?Maira, blocco di crosta continentale paleo?europea appartenente al Dominio Pennidico delle Alpi Occidentali.[page:1]

In questo settore affiora un complesso polimetamorfico pre?carbonifero (micascisti, marmi impuri, gneiss e metabasiti) sovrastato da una sottile copertura mesozoica di calcari e calcscisti, deformati durante l’orogenesi varisica e, successivamente, durante quella alpina.[page:1]

All’interno di questa cornice si sviluppa una cintura discontinua di mineralizzazioni a talco lunga alcuni chilometri, una delle più importanti d’Europa per quantità e qualità del minerale estratto.[page:1]

Il distretto della Val Germanasca, noto come mineralizzazione a talco delle Fontane (Fontane talc mineralization, FTM), rappresenta oggi il cuore produttivo di questo bacino talcifero.[page:1]

2. Genesi del talco e caratteristiche mineralogiche

Gli studi geologici di dettaglio mostrano che i corpi di talco della Val Germanasca non affiorano in superficie, ma si trovano in profondità lungo un’associazione litostratigrafica ben definita tra micascisti granato?cloritoidei, marmi impuri e gneiss ricchi in K?feldspato.[page:1]

Il talco è ospitato esclusivamente nel complesso polimetamorfico paleozoico, in stretto rapporto con livelli di marmo impuro e gneiss, e non interessa la copertura mesozoica.[page:1]

A scala di giacimento i corpi di talco hanno geometria lenticolare, simile a boudin strutturali: si tratta di lenti e “sacche” talcifere di dimensioni metriche a pluridecametriche, incassate nei marmi e nei micascisti, spesso in continuità con livelli di metabasite e di gneiss.[page:1]

Analisi strutturali indicano che tali lenti sono state allungate e boudinizzate durante una prima fase deformativa alpina (D1, in condizioni di facies eclogitica), successivamente piegate isoclinalmente durante D2 (facies scisti blu) e infine debolmente ripiegate in D3 (facies scisti verdi), prima di essere dislocate da faglie estensionali tardive a direzione circa NE?SW.[page:1]

Dal punto di vista genetico il talco della Val Germanasca è il prodotto di processi metamorfico?metasomatici che hanno interessato rocce carbonatiche e silicatiche del basamento Dora?Maira in un contesto tettonico pre?alpino, probabilmente legato a fasi estensionali e a circolazione di fluidi ricchi in silice lungo il margine continentale paleo?europeo.[page:1]

La deformazione alpina successiva ha rimodellato e dislocato i corpi mineralizzati senza però distruggerne la continuità a scala di giacimento.[page:1]

Il talco estratto in Val Germanasca, noto commercialmente come “Bianco delle Alpi”, è caratterizzato da eccezionale purezza, grana fine e assenza quasi totale di impurità metalliche, caratteristiche che lo collocano tra i migliori talchi industriali del mondo.[web:21][web:34]

Le analisi mineralogiche condotte sul talco cosmetico proveniente dal distretto Pinerolese (miniere del Pinerolese e della Val Germanasca) confermano la presenza di un talco ad altissimo grado di purezza, con contaminazioni di tremolite estremamente basse e prive di significato biologico in termini di rischio cancerogeno.[web:4]

3. Sviluppo storico dell’attività estrattiva

Le prime coltivazioni di talco nella Val Germanasca risalgono alla metà dell’Ottocento, quando l’estrazione iniziò nelle valli del Pinerolese per opera di imprenditori locali e compagnie straniere.[page:1][web:24]

Nel 1887 fu costituita la Anglo Italian Talc and Plumbago Mines Company di Liverpool, che riuniva diversi concessionari locali e diede un forte impulso allo sfruttamento del talco e della grafite.[web:24]

Nel 1907 nacque la Società Talco e Grafite Val Chisone S.p.A., con sede a Pinerolo, che subentrò alla compagnia anglo?italiana e, nel giro di pochi anni, assunse quasi il monopolio dell’estrazione nella zona, potenziando impianti e infrastrutture (teleferiche, impianti di macinazione, ferrovie minerarie).[web:24]

Negli anni fra le due guerre mondiali la produzione di talco delle valli Chisone e Germanasca raggiunse e superò le 40.000 tonnellate annue, rendendo il distretto uno dei principali poli talciferi europei.[page:1]

Nel corso del Novecento vennero aperte numerose miniere in Val Germanasca: tra le principali si ricordano Gianna (1935), Paola (1937), Vittoria (1941), San Pietro (1947) e Carla (1955), tutte collegate alla stessa cintura di mineralizzazioni talcifere nella zona di Fontane.[web:24] A

partire dagli anni Cinquanta le gallerie furono progressivamente meccanizzate con l’introduzione di locomotori elettrici a batteria, che sostituirono in parte il trasporto manuale e con vagonetti a spinta, migliorando la produttività e la sicurezza.[web:24]

Dopo il secondo dopoguerra e soprattutto dagli anni Settanta?Ottanta, la produzione cominciò a diminuire per ragioni economiche e di mercato, fino alla chiusura di molti cantieri e alla concentrazione delle attività estrattive nella sola area principale di Fontane.[page:1][web:23]

Le gallerie di miniera oggi visitabili (Paola e Gianna) sono state attive fino al 1995, anno in cui si è conclusa l’estrazione in questi cantieri specifici, sostituiti da fronti di coltivazione più moderni e profondi.[web:23][web:25]

4. Organizzazione del lavoro minerario e vita dei minatori

Per oltre un secolo l’estrazione del talco ha rappresentato per gli abitanti della Val Germanasca praticamente l’unica alternativa all’emigrazione, creando una società di contadini?minatori che alternavano il lavoro nei campi alla dura vita in galleria.[web:21][web:25]

Fino alla metà del Novecento i turni di lavoro erano estremamente gravosi: si lavorava anche 12 ore al giorno sottoterra, spesso in cunicoli stretti da percorrere carponi, con illuminazione a lampade a carburo o torce che consumavano ossigeno e rendevano l’aria pesante e irrespirabile.[web:21]

La fatica fisica era accentuata dalle condizioni microclimatiche (umidità elevata, temperature relativamente costanti ma basse, polveri in sospensione) e dalla pericolosità intrinseca del lavoro: distacchi di roccia, esplosivi, cadute lungo rampe e discenderie erano rischi quotidiani.[web:23]

Con il tempo furono introdotti progressivamente sistemi di aerazione più efficienti, mezzi meccanici per il trasporto (teleferiche esterne, locomotori elettrici nelle gallerie) e dispositivi di protezione, migliorando in parte le condizioni di vita e riducendo gli infortuni.[web:24]

Le testimonianze storiche raccolte dall’Ecomuseo sottolineano come il lavoro minerario abbia forgiato un’identità collettiva molto forte: il senso di solidarietà fra minatori, le lotte per il miglioramento delle condizioni di sicurezza, la consapevolezza di “vivere nella miniera” sia dal punto di vista economico che sociale.[web:23][web:25] Il rapporto fra attività estrattiva e insediamenti era strettissimo: tracciati di teleferiche, mulattiere per il trasporto, abitazioni dei minatori e edifici industriali (frantoi, magazzini, centrali idroelettriche) hanno profondamente modificato il paesaggio della valle.[web:25]

5. Le miniere Paola e Gianna e il progetto ScopriMiniera

5.1. Nascita dell’Ecomuseo

Negli anni Ottanta, con il declino dell’attività estrattiva tradizionale, si fece concreto il rischio che il patrimonio minerario della Val Germanasca – infrastrutture, macchinari, archivi, memoria del lavoro – andasse perduto per abbandono e degrado.[web:23][web:27] Per evitare questa perdita, nel 1993 l’allora Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca avviò un progetto di recupero e valorizzazione, ispirato ai parchi minerari e agli ecomusei di altri paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Germania, Austria).[web:27][web:29]

Nel 1998 nacque ufficialmente ScopriMiniera, la miniera?museo allestita all’interno della galleria Paola, fulcro del più ampio Ecomuseo Regionale delle Miniere e della Val Germanasca, riconosciuto dalla Regione Piemonte.[web:23][web:31] Il progetto è stato progressivamente ampliato con il percorso ScopriAlpi, inaugurato nel 2013 nella miniera Gianna, dedicato all’interpretazione geologica e tettonica delle Alpi Occidentali tramite l’osservazione diretta delle strutture rocciose in galleria.[web:28][web:29]

5.2. Miniera Paola – percorso ScopriMiniera

Il tour ScopriMiniera si svolge lungo la galleria principale di carreggio della miniera Paola e un grande anello sotterraneo adiacente agli antichi cantieri di estrazione, per uno sviluppo complessivo di circa 1,5 km.[web:28] La visita inizia all’esterno, presso gli edifici industriali restaurati e lo spazio espositivo permanente che illustra strumenti, macchinari, applicazioni del talco e vita quotidiana del contadino?minatore.[web:23][web:25]

I visitatori, equipaggiati con caschi e mantelline, salgono quindi sul “trenino dei minatori”, che percorre circa 1 km all’interno della montagna fino alle prime gallerie di coltivazione, dove il tour prosegue a piedi in un ambiente suggestivo fatto di buio quasi totale, rumori ricostruiti di perforatrici ed esplosioni e riflessi candidi del talco sulle pareti.[web:23][web:34] La visita dura mediamente 2–3 ore, è obbligatoriamente guidata e permette di ripercorrere una tipica giornata di lavoro in miniera, con spiegazioni sui metodi di abbattimento (esplosivo, martelli pneumatici), frantumazione, cernita e trasporto del minerale.[web:22][web:34]

5.3. Miniera Gianna – percorso ScopriAlpi

Il percorso ScopriAlpi, sviluppato all’interno della miniera Gianna, ha un taglio più geologico e didattico: attraverso pannelli, installazioni multimediali e soste tematiche, mostra il contatto fra due placche tettoniche (africana ed europea) formatosi circa 65 milioni di anni fa, visibile lungo le pareti della galleria come zona di faglia e di deformazione intensa.[web:30][web:34] La visita alterna un breve tratto in trenino a un lungo tratto a piedi (circa tre ore complessive), con illuminazione affidata quasi esclusiva

Fonte: https://doi.org/10.1080/17445647.2016.1142480[1]

Altre Fonti e notizie
[5] Ischia, la prima Carta dei complessi idrogeologici dell’isola svela i … https://www.scintilena.com/titolo-ischia-la-prima-carta-dei-complessi-idrogeologici-dellisola-svela-i-segreti-delle-sue-acque-sotterranee/05/02/
[6] [PDF] primo convegno italiano sul recupero e la riabilitazione dei chirotteri http://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2015/10/Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf
[7] Glossario speleologico UIS – Lettera ‘a’ Traduzione in italiano https://www.scintilena.com/glossario-speleologico-uis-lettera-a-traduzione-in-italiano/07/22/
[10] Ghiacciai rocciosi: serbatoi d’acqua nascosti nelle montagne alpine https://www.scintilena.com/ghiacciai-rocciosi-serbatoi-dacqua-nascosti-nelle-montagne-alpine/05/07/
[11] Ricerca speleologica nel Monte Bernadia: mappato il … https://www.scintilena.com/ricerca-speleologica-nel-monte-bernadia-mappato-il-sistema-carsico-delle-prealpi-giulie/09/14/
[17] Cartografia Geologica d’Italia: ISPRA rende disponibile l … – Scintilena https://www.scintilena.com/cartografia-geologica-ditalia-ispra-rende-disponibile-lintera-raccolta-storica-in-alta-risoluzione/10/07/
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  • Nelle grotte dei Balcani vivono due minuscoli collemboli che non esistono in nessun altro luogo
    Condividi Un nuovo studio ridefinisce Oncopodura cavernarum e O. jugoslavica e ricostruisce la mappa dei loro distinti territori sotterranei nella regione dinarica Un nuovo studio pubblicato su Subterranean Biology rivede due collemboli sotterranei del genere Oncopodura presenti nella Penisola Balcanica, O. cavernarum e O. jugoslavica, riportando una ridefinizione della loro identità tassonomica e della loro distribuzione nella regione dinarica. Il lavoro è apparso nel volume 56 della riv
     

Nelle grotte dei Balcani vivono due minuscoli collemboli che non esistono in nessun altro luogo

Máj 13th 2026 at 11:00

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Un nuovo studio ridefinisce Oncopodura cavernarum e O. jugoslavica e ricostruisce la mappa dei loro distinti territori sotterranei nella regione dinarica

Un nuovo studio pubblicato su Subterranean Biology rivede due collemboli sotterranei del genere Oncopodura presenti nella Penisola Balcanica, O. cavernarum e O. jugoslavica, riportando una ridefinizione della loro identità tassonomica e della loro distribuzione nella regione dinarica.

Il lavoro è apparso nel volume 56 della rivista, alle pagine 103-125, con DOI 10.3897/subtbiol.56.182808.[1][2]

Oncopodura e biospeleologia nelle grotte balcaniche

Il focus della ricerca riguarda due specie strettamente legate agli ambienti sotterranei balcanici e note esclusivamente da questo contesto geografico, dove vivono in cavità profonde della fascia dinarica.

La revisione conferma che il genere Oncopodura conserva un interesse rilevante per la biospeleologia perché permette di leggere, attraverso specie molto localizzate, i rapporti tra isolamento sotterraneo, distribuzione geografica e differenziazione morfologica.

Per chi si occupa di fauna ipogea, Oncopodura cavernarum e Oncopodura jugoslavica tornano così al centro dell’attenzione come indicatori di una biodiversità ancora frammentata e poco visibile fuori dagli studi specialistici.[2][1]

Oncopodura cavernarum nelle grotte balcaniche nord-occidentali e centrali

Uno dei punti centrali dell’articolo riguarda Oncopodura cavernarum, specie che la ricerca colloca nel settore nord-occidentale e centrale del dominio merodinarico.

Questa definizione aggiornata dell’areale sotterraneo non si limita a ribadire una presenza generica nei Balcani, ma attribuisce alla specie un territorio più preciso all’interno del sistema dinarico.

In termini pratici, la nuova sintesi aiuta a separare meglio i dati storici di raccolta, le segnalazioni moderne e la reale estensione di Oncopodura cavernarum nelle grotte balcaniche, riducendo l’ambiguità che spesso accompagna i taxa ipogei poco noti.[1][2]

Oncopodura jugoslavica e la distribuzione dinarica sud-orientale

La seconda specie riesaminata, Oncopodura jugoslavica, viene invece associata a un’area merodinarica sud-orientale.

Le informazioni disponibili indicano inoltre che O. jugoslavica si presenta in allopatria rispetto a O. cavernarum, cioè con una distribuzione separata e non sovrapposta su scala regionale.

Questo assetto territoriale rafforza l’idea che la diversificazione della fauna sotterranea dinarica sia stata influenzata da barriere geografiche e da una lunga storia di isolamento nelle cavità, un quadro che lo studio traduce in una mappa più leggibile dei rispettivi ambiti di presenza.[3][2][1]

Revisione tassonomica e valore per la ricerca sulle grotte balcaniche

L’articolo non propone una nuova specie, ma una redescription accurata di due specie già note, un passaggio importante quando la letteratura storica è dispersa, sintetica o fondata su materiali raccolti in tempi diversi.

La ricerca mette quindi a disposizione un riferimento aggiornato per distinguere Oncopodura cavernarum e Oncopodura jugoslavica e per confrontarle con specie morfologicamente simili del medesimo genere.

Per la ricerca biospeleologica dell’area dinarica, questo significa disporre di una base più solida per studi futuri su sistematica, biogeografia e monitoraggio della fauna di grotta.[2][1]

Regione dinarica, areali sotterranei e lettura del territorio

Uno degli elementi più utili del lavoro è la ricostruzione di areali sotterranei distinti lungo la regione dinarica, presentati come territori separati per le due specie.

In un ambito come quello delle grotte balcaniche, dove i dati biologici sono spesso frammentari e distribuiti tra paesi, collezioni e pubblicazioni specialistiche, una sintesi di questo tipo aiuta a ordinare le conoscenze e a rendere più confrontabili le segnalazioni.

La notizia interessa da vicino la speleologia scientifica perché mostra come anche organismi minutissimi, quasi invisibili durante l’esplorazione, possano definire con precisione unità biogeografiche sotterranee molto nette.[1][2]

Fonte: https://doi.org/10.3897/subtbiol.56.182808

Fonti
[1] Subterranean Biology https://subtbiol.pensoft.net
[2] Redescription of two subterranean species of the genus … https://subtbiol.pensoft.net/article/182808/list/18/
[3] Oncopodura jugoslavica Absolon & Kseneman 1932 http://treatment.plazi.org/id/4A9FE2784DE25A1E9E5902EF5C774BE1
[8] Figure 3 from: Bakovi? N, Matoni?kin Kep?ija R, Siemensma FJ (2022) Transitional and small aquatic cave habitats diversification based on protist assemblages in the Veternica cave (Medvednica Mt., Croatia). Subterranean Biology 42: 43-60. https://doi.org/10.3897/subtbiol.42.78037 https://subtbiol.pensoft.net/article/78037/element/2/13/
[9] Figure 2 from: Bakovi? N, Matoni?kin Kep?ija R, Siemensma FJ (2022) Transitional and small aquatic cave habitats diversification based on protist assemblages in the Veternica cave (Medvednica Mt., Croatia). Subterranean Biology 42: 43-60. https://doi.org/10.3897/subtbiol.42.78037 https://subtbiol.pensoft.net/article/78037/element/2/12/
[10] Figure 2 from: Akmali V, Abedini S, Malekpour Fard Z (2022) Bat fauna and conservation assessment of Kurdistan caves, Iran. Subterranean Biology 42: 79-95. https://doi.org/10.3897/subtbiol.42.73282 https://subtbiol.pensoft.net/article/73282/element/2/12/
[16] Fauna Cavernicola in Costa Rica: Uno Sguardo Approfondito alla … https://www.scintilena.com/fauna-cavernicola-in-costa-rica-uno-sguardo-approfondito-alla-fauna-sotterranea/01/21/
[17] Il mistero delle chiocciole nelle grotte greche: una lista di 113 specie – Scintilena https://www.scintilena.com/il-mistero-delle-chiocciole-nelle-grotte-greche-una-lista-di-113-specie/02/19/
[18] Vulnerabilità Climatica e Lacune nella Conservazione di … – Scintilena https://www.scintilena.com/nowhere-to-hide-vulnerabilita-climatica-e-lacune-nella-conservazione-di-zopherobatrus-un-raro-coleottero-troglobio/05/08/
[19] Nuove Creature delle Grotte Scoperte in Spagna – Scintilena https://www.scintilena.com/nuove-creature-delle-grotte-scoperte-in-spagna-un-genere-inedito-e-due-specie-sconosciute-riscrivono-la-fauna-sotterranea-iberica/04/24/
[20] Scoperta di Nuove Specie di Dolichopoda e Troglophilus in Grecia – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperta-di-nuove-specie-di-dolichopoda-e-troglophilus-in-grecia/08/06/
[21] L’idrodinamica endoglaciale: cosa succede davvero dentro un … https://www.scintilena.com/lidrodinamica-endoglaciale-cosa-succede-davvero-dentro-un-ghiacciaio-alpino-quando-nevica-o-fa-caldo/05/02/
[22] Gambero Cieco Ritrovato a Bengasi: Nuove Prospettive per la Ricerca Geospeleologica in Libia – Scintilena https://www.scintilena.com/gambero-cieco-scoperto-a-bengasi-nuove-prospettive-per-la-ricerca-geospeleologica-in-libia/03/15/
[23] 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico https://www.scintilena.com/come-riconoscere-se-vivi-in-un-territorio-carsico/06/06/
[24] Siti Speleo in Inglese – Scintilena https://www.scintilena.com/siti-speleo-in-inglese/03/05/
[25] Estero Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/estero/
[26] [PDF] primo convegno italiano sul recupero e la riabilitazione dei chirotteri http://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2015/10/Atti-convegno-CHIRecuperO-2016.pdf
[27] Bulgaria senza legge per le grotte: da oltre vent’anni il patrimonio … https://www.scintilena.com/bulgaria-senza-legge-per-le-grotte-da-oltre-ventanni-il-patrimonio-sotterraneo-resta-senza-tutela/02/20/
[28] Biospeleologia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/biospeleologia/
[29] Conferenza su Plinio il Vecchio e le Grotte: Un Viaggio … https://www.scintilena.com/conferenza-su-plinio-il-vecchio-e-le-grotte-un-viaggio-attraverso-la-scienza-antica-e-le-tecnologie-moderne/08/31/
[30] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/776/?c=10
[31] Articles – Subterranean Biology – Pensoft Publishers https://subtbiol.pensoft.net/browse_journal_articles?sortby=10003
[32] Spiders in caves Publish – IRIS-AperTO https://iris.unito.it/retrieve/e27ce42b-0a28-2581-e053-d805fe0acbaa/PROC%20B.pdf
[33] Articles – Subterranean Biology – Pensoft Publishers https://subtbiol.pensoft.net/browse_journal_articles.php?alerts_taxon_cats=t57
[34] Contrasting Approaches to the Study of Subterranean Life https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/13516
[35] Evolution of bioluminescence in Anthozoa … https://escholarship.org/uc/item/6bf74390
[36] Oncopodura jugoslavica – Wikipedija, prosta enciklopedija https://sl.wikipedia.org/wiki/Oncopodura_jugoslavica
[37] An extraordinary colonial spider community in Sulfur Cave … https://subtbiol.pensoft.net/article/162344/list/8/
[38] Anchialine cave biology in the era of speleogenomics https://www.semanticscholar.org/paper/Life-in-the-Underworld:-Anchialine-cave-biology-in-P%C3%A9rez-Moreno-Iliffe/3e6e33fe503ee8cdec1b2761907cf750625389f4
[39] Fundamental research questions in subterranean biology https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32841483/
[40] Distribution and new records of cave dwelling bats from … https://www.discoveryjournals.org/Species/current_issue/2017/A8.pdf
[41] Mehrafrooz Mayvan, Mahmood, Ozimec, Roman & Ková? … https://tb.plazi.org/GgServer/summary/C26C404787445C09B4E3FDD2C55A4993
[42] Publications – Laboratory of Integrative Biodiversity Research https://biodiversityresearch.org/publications/

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UKCaving apre il bando per la corda gratuita alle spedizioni estive di speleologia

Máj 13th 2026 at 10:00

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Spedizioni estive, corda gratuita e forum UKCaving: candidature aperte per gruppi con presenza studentesca o giovane, con scadenza fissata al 18 maggio alle 22

Sul forum britannico UKCaving è tornata anche per il 2026 l’iniziativa che mette a disposizione corda gratuita per alcune spedizioni estive legate al mondo della speleologia.[2][1]
L’avviso si rivolge in particolare a gruppi con una componente significativa di studenti o di giovani speleologi e fissa la chiusura delle domande alle 22 di lunedì 18 maggio.[3][1]

Corda gratuita UKCaving per le spedizioni estive 2026

La proposta rilancia una formula già usata in altre occasioni da UKCaving, che collega il sostegno materiale alle spedizioni estive alla pubblicazione di contenuti sul forum dedicati al viaggio, agli obiettivi e ai risultati dell’esplorazione.[1][2]
Nel testo dell’annuncio, l’attenzione è posta sul valore della documentazione condivisa. Il forum chiede infatti che le squadre raccontino la propria attività, così da offrire visibilità ai progetti e ai loro sostenitori, ma anche per far circolare informazioni utili all’ambiente speleologico.[2]

L’iniziativa riguarda spedizioni con una base giovane o studentesca. Questo elemento non appare secondario, perché indica una volontà precisa di sostenere la continuità delle esplorazioni e il coinvolgimento delle nuove generazioni nella pratica speleologica.[1]
Per chi segue il settore, la notizia interessa sia l’aspetto logistico sia quello culturale. La disponibilità di materiali tecnici può infatti incidere in modo concreto sull’organizzazione di una spedizione, soprattutto quando il gruppo è formato da studenti o da giovani cavers con risorse limitate.

Nel testo diffuso da UKCaving si parla di una dotazione di corda SRT destinata a ciascuna spedizione selezionata. L’offerta viene presentata come un sostegno diretto all’attività sul campo, legato però a un impegno di restituzione pubblica sotto forma di aggiornamenti e resoconti.

Come presentare la candidatura sul forum UKCaving

La procedura indicata da UKCaving è semplice e si svolge interamente sul forum, dove i gruppi interessati devono pubblicare la propria candidatura nella sezione dedicata alle spedizioni.[2]
Per candidarsi, viene richiesto di inserire una presentazione con la storia del progetto, i dettagli della spedizione, le aspettative e gli obiettivi del viaggio.[2]

Si tratta quindi di una selezione che non passa da un modulo chiuso o da una semplice richiesta privata. La candidatura è pubblica e questo aspetto mette in evidenza il profilo della spedizione fin dalla fase iniziale.
Anche le squadre che hanno già partecipato in passato possono presentarsi di nuovo. Questo punto è esplicitamente richiamato nell’avviso e amplia la platea dei possibili richiedenti.[3]

La presenza sul forum assume un ruolo centrale. Non conta solo la richiesta del materiale, ma anche la capacità del gruppo di spiegare il senso della spedizione e di costruire un racconto chiaro del proprio lavoro.
Per molte realtà universitarie o giovanili, questo modello può diventare anche un esercizio di comunicazione speleologica. La spedizione non viene vista soltanto come fase operativa, ma anche come esperienza da documentare in modo ordinato e leggibile.

Spedizioni estive e impegno di racconto delle attività

Uno degli elementi più interessanti dell’iniziativa è il patto implicito tra supporto tecnico e restituzione pubblica. UKCaving chiede alle spedizioni selezionate di aggiornare lo stesso thread con contenuti prima della partenza, durante il periodo sul campo e al rientro.

In questo modo il forum non si limita a essere un luogo di candidatura. Diventa anche archivio narrativo dell’intera spedizione.
Per il pubblico speleologico britannico, e non solo, questo meccanismo rafforza la circolazione di notizie su rilievi, esplorazioni, difficoltà organizzative e obiettivi raggiunti.

Il modello ha anche una funzione pratica. Una spedizione raccontata bene aiuta altri gruppi a capire approcci, priorità e problemi ricorrenti.
Allo stesso tempo, la visibilità può risultare utile ai soggetti che sostengono il progetto, perché lega il contributo materiale a una presenza documentata e continuativa.

Scadenza del rope offer e valore dell’iniziativa UKCaving

La scadenza per presentare domanda è indicata con precisione: lunedì 18 maggio alle ore 22.[3]
Dopo quella data, UKCaving prevede di comunicare quali spedizioni riceveranno il sostegno previsto dall’iniziativa.[3]

L’annuncio conferma anche che il rope offer torna nel 2026 come iniziativa sponsorizzata da UKCaving.[1]
Nel testo viene inoltre citato il supporto di SpanSet UK, associato alla fornitura del materiale messo a disposizione delle spedizioni.

Per il mondo delle spedizioni estive, la corda gratuita UKCaving rappresenta quindi un incentivo concreto, ma anche un invito a produrre contenuti utili per la comunità speleologica. La formula unisce sostegno tecnico, comunicazione pubblica e attenzione verso gruppi giovani, in una cornice che punta a mantenere vive le esperienze di esplorazione e il loro racconto.

Fonte: UKCaving – Ukcaving Rope offer for summer expos[1]

Fonti
[1] Ukcaving Rope offer for summer expos https://ukcaving.com/board/index.php?threads%2Fukcaving-rope-offer-for-summer-expos.34374%2F
[2] UK Caving https://ukcaving.com/board/index.php
[3] Free rope https://ukcaving.com/board/index.php?threads%2Ffree-rope.33342%2F
[8] Descent 309: il nuovo numero della rivista britannica esplora le … https://www.scintilena.com/descent-309-il-nuovo-numero-della-rivista-britannica-esplora-le-grotte-piu-profonde-e-imponenti-del-pianeta/04/14/
[9] Conferenza Medica BCRC 2026: i Mendip Hills diventano la … https://www.scintilena.com/conferenza-medica-bcrc-2026-i-mendip-hills-diventano-la-capitale-del-soccorso-speleologico/04/18/
[10] Estero Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/estero/
[11] SpeleoMedit in italiano: il Ministero della Cultura finanzia la prima … https://www.scintilena.com/speleomedit-in-italiano-il-ministero-della-cultura-finanzia-la-prima-panoramica-sulle-grotte-del-mediterraneo/04/27/
[12] Nel Sottosuolo di Cutrofiano la Ricerca Svela i Segreti … https://www.scintilena.com/nel-sottosuolo-di-cutrofiano-la-ricerca-svela-i-segreti-delle-cavita-ipogee-pugliesi-ora-ho-informazioni-sufficienti/01/31/
[13] Lascaux: Quando il Patrimonio Paleolitico Incontra la Fragilità dell … https://www.scintilena.com/lascaux-quando-il-patrimonio-paleolitico-incontra-la-fragilita-dellambiente-carsico/01/20/
[14] Primo soccorso https://www.tutelapipistrelli.it/wp-content/uploads/2012/04/primo_soccorso.pdf
[15] Python Cave e Virus di Marburg: cosa rivela lo studio 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/python-cave-e-virus-di-marburg-cosa-rivela-lo-studio-2026/05/04/
[16] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/458/?c=5
[17] I Segreti Sociali delle Catacombe https://www.scintilena.com/i-segreti-sociali-delle-catacombe/08/14/
[18] Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di … – Scintilena https://www.scintilena.com/perche-le-ai-generative-falliscono-in-geografia-errori-di-localizzazione-prossimita-e-allucinazioni/05/01/
[19] La speleologia vagante – di Giovanni Badino https://www.scintilena.com/la-speleologia-vagante-di-giovanni-badino/08/08/
[20] 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico https://www.scintilena.com/come-riconoscere-se-vivi-in-un-territorio-carsico/06/06/
[21] Neve, rocce fratturate e droni: così si studia l’acqua nascosta dell … https://www.scintilena.com/neve-rocce-fratturate-e-droni-cosi-si-studia-lacqua-nascosta-dellappennino/04/29/
[22] Sei anni fa perdevamo Giovanni Badino https://www.scintilena.com/sei-anni-fa-perdevamo-giovanni-badino/08/08/
[23] Summer Expeditions – the UKC free rope offer is on again … https://www.facebook.com/ukcaving/posts/summer-expeditions-the-ukc-free-rope-offer-is-on-again-this-year-click-the-link-/1288570670051655/
[24] UK Caving shared a quote. https://www.facebook.com/ukcaving/posts/1259046826337373/
[25] Check their website folks ? https://www.facebook.com/ukcaving/posts/check-their-website-folks-/1253360473572675/
[26] Weekend training at sea: Rope sessions and Recreational … https://www.katabasis.it/en/events-archive/train-freediving-sea-rope-sessions-recreational-2026-carlo-boscia/
[27] Climbing Technology Fides III 9,5 mm static rope white https://www.c2safety.com/en/produkt/fides-iii-95-mm-static-rope-white/
[28] UK Trade Show Calendar | UK Exhibition Calendar https://www.displaywizard.co.uk/exhibition-calendar/
[29] Events https://cambriancavingcouncil.org.uk/events.html
[30] Caving on string https://ukcaving.com/board/index.php?threads%2Fcaving-on-string.33953%2F
[31] CNCC Trainers moderation day https://cncc.org.uk/article/cncc-trainers-moderation-day-20260218
[32] SpanSet—Data Sheet – Gotcha™ CRD Rescue Kit https://www.spanset.com/uploads/cms-files/au/1.014-data-sheet-gotcha-crd-rpx-mp-rescue-kit-v11.pdf
[33] ??????? The OFDream ???? Our video competition entry? @ … https://www.instagram.com/reel/DCfK6AHifRC/
[34] EuroSpeleo Projects – European Speleological Federation https://www.eurospeleo.eu/eurospeleo-projects/

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Giovanni Chiodini, Robert Wilhelm Bunsen Medal 2026: all’INGV un riconoscimento EGU per vulcanologia e geochimica dei gas

Máj 13th 2026 at 09:00

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La Robert Wilhelm Bunsen Medal 2026 assegnata a Giovanni Chiodini dall’European Geosciences Union richiama l’attenzione sul ruolo della ricerca italiana nei processi di degassamento terrestre, nel monitoraggio della CO? e negli studi sui Campi Flegrei.[1][2][3]

Robert Wilhelm Bunsen Medal 2026 e ricerca italiana

L’European Geosciences Union ha conferito la Robert Wilhelm Bunsen Medal 2026 a Giovanni Chiodini, ricercatore associato dell’INGV, indicando come motivazione i suoi contributi “influenti e trasformativi” nella vulcanologia e nella geochimica dei gas, con un impatto duraturo anche sul monitoraggio dei vulcani a scala globale.

La medaglia appartiene al sistema dei riconoscimenti della divisione Geochemistry, Mineralogy, Petrology & Volcanology dell’EGU ed è assegnata per ricerche di rilievo in geochimica, mineralogia, petrologia e vulcanologia.[2][3][4][1]

Nel profilo ufficiale dell’EGU, Giovanni Chiodini viene descritto come uno specialista di riferimento nell’analisi dei gas, capace di unire chimica teorica, studi di laboratorio, sviluppo di strumentazione e misure sul terreno nei sistemi vulcanici.

Lo stesso testo ricorda che, dopo la formazione universitaria, Chiodini ha lavorato nell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’ente italiano impegnato nel monitoraggio dei pericoli naturali e in particolare dei vulcani attivi.[1]

Giovanni Chiodini tra vulcanologia e geochimica dei gas

Il riconoscimento EGU colloca il lavoro di Giovanni Chiodini in una linea di ricerca che ha chiarito meglio i processi di degassamento della Terra, cioè il rilascio naturale di gas dalle aree vulcaniche e dalle zone profonde della crosta.

Secondo la sintesi diffusa in Italia, i risultati ottenuti nella geochimica dei gas hanno aperto nuove possibilità per misurare le emissioni di anidride carbonica sia a scala locale sia a scala regionale, con ricadute dirette sul monitoraggio geochimico dei vulcani.[2][1]

L’EGU General Assembly 2026 ha inserito anche la Robert Wilhelm Bunsen Medal Lecture di Giovanni Chiodini nel programma ufficiale di Vienna, con un intervento intitolato “Carbon dioxide earth degassing, heat flux and earthquakes in central and southern Italy”.

Il titolo della lecture mostra con chiarezza i tre assi del suo lavoro recente: degassamento terrestre, flussi di calore e rapporti tra emissioni gassose e sismicità nell’Italia centrale e meridionale.[5]

Campi Flegrei, CO2 e monitoraggio geochimico

Una parte centrale dell’attività scientifica di Giovanni Chiodini riguarda i Campi Flegrei, dove gli studi dell’INGV hanno fornito nuovi elementi sulla geochimica delle acque sotterranee e termali della caldera.

Queste ricerche hanno contribuito a chiarire le interazioni tra diverse tipologie di acque presenti nel sistema vulcanico e, secondo le ricadute applicative riportate nelle sintesi divulgative, hanno sostenuto la progettazione di una rete multiparametrica permanente di monitoraggio delle acque attiva dal 2018.[6][7]

Sul fronte delle emissioni gassose, un comunicato INGV del 2023 ha spiegato che nei Campi Flegrei una quota compresa tra il 20% e il 40% della CO2 emessa può provenire da sorgenti non magmatiche, in crescita dal 2005 insieme all’aumento della temperatura del sistema idrotermale.

Nello stesso quadro, l’INGV ha indicato flussi giornalieri complessivi di anidride carbonica nell’area flegrea dell’ordine di 3000-5000 tonnellate, un dato che aiuta a capire perché il monitoraggio della CO2 sia diventato uno degli strumenti chiave per leggere l’evoluzione della crisi bradisismica.[8]

Anche il monitoraggio sottomarino della caldera rientra in questo percorso scientifico, con un osservatorio multiparametrico capace di seguire in continuo temperatura delle emissioni idrotermali, concentrazione di CO? vulcanica disciolta nell’acqua di mare e correnti marine.

In questo senso, la vulcanologia e la geochimica dei gas sviluppate da Giovanni Chiodini mostrano un legame diretto con le infrastrutture di controllo dei Campi Flegrei e con la lettura dei segnali geochimici utili alla sorveglianza del sistema.[9][2]

Degassamento terrestre e studi sul cambiamento climatico

La portata del lavoro premiato non si limita alle aree vulcaniche campane. La ricostruzione diffusa in occasione della Robert Wilhelm Bunsen Medal 2026 evidenzia che le metodologie sviluppate da Giovanni Chiodini hanno migliorato le stime delle emissioni globali di CO2 legate al degassamento terrestre, un passaggio rilevante anche per gli studi sul cambiamento climatico.[1][2]

Un altro ambito citato nelle sintesi disponibili riguarda l’Appennino, dove le ricerche hanno contribuito a mettere in relazione la CO? profonda con l’evoluzione delle sequenze sismiche. In uno studio divulgato nel 2020 si legge infatti che, nella catena appenninica, le emissioni di CO2 di origine profonda risultano ben correlate con l’occorrenza e l’andamento della sismicità osservata nell’ultimo decennio analizzato.[10][2]

EGU, INGV e il peso internazionale della geochimica dei gas

Per la ricerca italiana, la Robert Wilhelm Bunsen Medal 2026 segnala il riconoscimento internazionale di un settore che unisce osservazioni sul terreno, modellazione, chimica dei fluidi e monitoraggio ambientale.

Nel caso di Giovanni Chiodini, il premio assegnato dall’EGU restituisce il profilo di una carriera costruita tra vulcanologia, geochimica dei gas e applicazioni operative, con risultati che toccano i Campi Flegrei, l’Appennino e il tema più ampio del degassamento della Terra.[3][5][8][10][2][1]

La presenza della medal lecture nel programma ufficiale dell’assemblea EGU 2026 conferma anche la visibilità internazionale di questo filone di studi nel contesto europeo delle geoscienze.

Per l’INGV e per la comunità che segue la vulcanologia e la geochimica dei gas, il nome di Giovanni Chiodini entra così nell’albo dei destinatari di una medaglia che l’EGU riserva a ricerche considerate di riferimento nel settore.[4][3][5]

Fonti
[1] Robert Wilhelm Bunsen Medal 2026 – Giovanni Chiodini https://www.egu.eu/awards-medals/robert-wilhelm-bunsen/2026/giovanni-chiodini/
[2] INGV: a Chiodini la medaglia Robert Wilhelm Bunsen 2026 https://www.ilmetropolitano.it/2026/05/12/ingv-giovanni-chiodini-insignito-della-medaglia-robert-wilhelm-bunsen-2026/
[3] Awards & medals – Robert Wilhelm Bunsen Medal https://www.egu.eu/awards-medals/robert-wilhelm-bunsen/
[4] EGU – Awards & medals – Past and present awardees https://www.egu.eu/awards-medals/awardees/?page=2
[5] Session MAL30-GMPV https://www.egu26.eu/session/58729
[6] Campi Flegrei: nuove ricerche sulle acque sotterranee della caldera https://www.scintilena.com/campi-flegrei-nuove-ricerche-sulle-acque-sotterranee-della-caldera/02/23/
[7] Campi Flegrei, il complesso sistema delle acque sotterranee https://www.labworld.it/campi-flegrei-un-nuovo-studio-rivela-il-complesso-sistema-delle-acque-sotterranee/
[8] CAMPI FLEGREI | Identificata l’origine delle crescenti … https://www.ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/comunicati-stampa/campi-flegrei-identificata-lorigine-delle-crescenti-emissioni-di-anidride-carbonica
[9] Potenziato il monitoraggio sottomarino della caldera dei Campi Flegrei – Scintilena https://www.scintilena.com/potenziato-il-monitoraggio-sottomarino-della-caldera-dei-campi-flegrei/05/29/
[10] Scoperta una correlazione tra terremoti e anidride … https://conosceregeologia.it/2020/08/27/geologia/scoperta-una-correlazione-tra-terremoti-e-anidride-carbonica-in-appennino/
[16] Sotto l’Appennino Abruzzese, la Crosta si Sdoppia – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-lappennino-abruzzese-la-crosta-si-sdoppia-la-tomografia-svela-una-struttura-nascosta/04/26/
[17] Biodiversità glaciale e criosfera: la lettera su Science che sfida l … https://www.scintilena.com/biodiversita-glaciale-e-criosfera-la-lettera-su-science-che-sfida-leuropa/05/05/
[18] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[19] L’invecchiamento degli speleologi e altre amenità https://www.scintilena.com/linvecchiamento-degli-speleologi-e-altre-amenita-di-giovanni-badino/07/06/
[20] Noti-FE@LC https://www.scintilena.com/allegati/fealcboletin23.pdf
[21] Campi Flegrei: individuato strato debole per studiare il … https://www.scintilena.com/campi-flegrei-individuato-uno-strato-debole-per-comprendere-il-bradisismo/05/07/
[22] Microplastiche nei Sistemi Carsici: l’Inquinamento Silenzioso che … https://www.scintilena.com/microplastiche-nei-sistemi-carsici-linquinamento-silenzioso-che-raggiunge-il-cuore-della-terra/04/26/
[23] Campi Flegrei: Nuove Scoperte sul Ruolo dello Zolfo nelle … https://www.scintilena.com/campi-flegrei-nuove-scoperte-sul-ruolo-dello-zolfo-nelle-fumarole-e-il-legame-con-la-crisi-bradisismica/01/25/
[24] Nel Cuore di Arpino – Grotte e Tutela dell’Ambiente – Scintilena https://www.scintilena.com/nel-cuore-di-arpino-grotte-e-tutela-dellambiente-grotte-ambiente-e-cultura/05/08/
[25] Campi Flegrei: scoperta una struttura risonante sotto i … https://www.scintilena.com/scoperta-una-struttura-risonante-sotto-i-campi-flegrei-non-e-una-cavita-ma-una-frattura-piena-di-gas/08/07/
[26] “Racconti dal Buio” torna su Radio Fragola con una puntata … https://www.scintilena.com/125545-2/04/28/
[27] Campi Flegrei: L’INGV Smentisce Allarmismi e Sottolinea … https://www.scintilena.com/campi-flegrei-lingv-smentisce-allarmismi-e-sottolinea-la-necessita-di-informazioni-attendibili/04/28/
[28] Il 7 maggio a Vienna ??, la divisione GMPV (Geochemistry … https://www.instagram.com/p/DYFwomslZ0i/
[29] Instituto Volcanológico de Canarias https://www.facebook.com/INVOLCAN/posts/we-would-like-to-express-our-most-sincere-warmest-and-heartfelt-congratulations-/1430847768846208/
[30] Chiodini.pdf https://gnv.ingv.it/attivita/rapporti2anno_pdf/Chiodini.pdf
[31] Newsletter INGV | n.4 | aprile | 2020 https://www.ingv.it/stampa-e-urp/ingvnewsletter-2020/n-4-aprile
[32] Microsoft PowerPoint – Chiodini-Pisa07-05-18-ApenninesCO2-heat-perpdf.ppt https://www.igg.cnr.it/fileadmin/igg/news/7_Chiodini-Pisa07-05-18-200annidiLarderello.pdf
[33] A must-attend session at #EGU26 ? Robert Wilhelm … https://www.facebook.com/EGU.GMPV/posts/a-must-attend-session-at-egu26-robert-wilhelm-bunsen-medal-lectureby-giovanni-ch/1390000873157561/
[34] [PDF] Emanazioni gassose e pericolosità territoriale Gas emissions … – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/memdes_96_chiodini.pdf

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Gradisca d’Isonzo, al via il ciclo di conferenze tra grotte, proteo e geologia del Carso

Máj 13th 2026 at 08:00

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Dal 22 maggio al Palazzo Monte di Pietà di Gradisca d’Isonzo prende forma un ciclo di conferenze serali a ingresso libero con Museo Carsico, Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” e Gruppo Speleologico Talpe del Carso

Prenderà il via venerdì 22 maggio a Gradisca d’Isonzo un ciclo di conferenze serali dedicato a temi scientifici, naturalistici e speleologici. L’iniziativa si svolgerà con cadenza settimanale presso il Palazzo Monte di Pietà, in via Dante Alighieri 29, con inizio alle 20.30 e ingresso libero.

Ciclo di conferenze a Gradisca d’Isonzo: sede, orario e accesso

Il nuovo ciclo di conferenze a Gradisca d’Isonzo propone cinque appuntamenti distribuiti tra la fine di maggio e il mese di giugno. La rassegna nasce dalla collaborazione con il Museo Carsico, Geologico e Paleontologico ODV di Monfalcone, con il Gruppo Speleologico “Talpe del Carso” di San Michele del Carso e con il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” APS di Gorizia, insieme al Comune di Gradisca d’Isonzo e con il contributo economico dell’associazione “Gradisca è”.

La sede scelta per le conferenze a Gradisca d’Isonzo si inserisce in una continuità già nota nel territorio, perché il Palazzo Monte di Pietà ha ospitato anche in passato incontri serali a tema speleologico, geologico e storico con accesso libero e orario serale analogo. Scintilena ha documentato diverse iniziative svolte proprio in questo spazio cittadino, confermando il ruolo del palazzo come punto di riferimento per la divulgazione locale.[1][2][3]

Programma delle conferenze tra dinosauri, sismica e paleolaghi

Il primo incontro è fissato per il 22 maggio 2026 ed è curato dal Museo Carsico, Geologico e Paleontologico ODV di Monfalcone. Il relatore sarà il naturalista Paolo Lenardon, che interverrà sul tema “La scomparsa dei dinosauri”, con proiezione finale di un video della durata di 20 minuti.

Il 29 maggio 2026 sarà la volta del geologo Graziano Cancian, sempre per il Museo Carsico, con una relazione dedicata alla “Sismica”, con particolare riferimento alla regione Friuli Venezia Giulia. Il 5 giugno 2026 seguirà l’intervento del geologo Maurizio Comar, ancora per il Museo Carsico, sul tema dei paleolaghi postglaciali della Regione Friuli Venezia Giulia.

Si tratta di un programma che alterna argomenti di larga divulgazione, come l’estinzione dei dinosauri, a temi più legati al territorio, come la sismica regionale e l’evoluzione geologica del Friuli Venezia Giulia. Questa impostazione richiama la tradizione delle serate scientifiche organizzate nell’area isontina, spesso costruite per mettere in relazione ricerca, territorio e pubblico non specialista.[4][1]

Proteo e Carso classico nelle serate di giugno

La conferenza del 12 giugno 2026 sarà affidata al Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” APS di Gorizia. Maurizio Tavagnutti parlerà di “Il proteo, questo sconosciuto”, e la serata sarà completata dalla proiezione del video “La presenza del proteo nelle acque dell’isontino”, della durata di 11 minuti.

Il 19 giugno 2026 chiuderà il ciclo il Gruppo Speleologico “Talpe del Carso”, con un intervento di Matej Husu dedicato a “Matejeva jama, l’ultima grande scoperta del Carso Classico”. In questo modo il calendario delle conferenze a Gradisca d’Isonzo si chiuderà con un tema pienamente speleologico, legato all’esplorazione e alla conoscenza del sottosuolo carsico.

Il proteo ha un legame diretto con l’area goriziana e con Gradisca d’Isonzo, perché fonti dedicate al sistema carsico regionale indicano proprio la località isontina come limite settentrionale della distribuzione italiana della specie. Per questo la conferenza dedicata al proteo si inserisce in un contesto territoriale preciso e riconoscibile per la speleologia del Friuli Venezia Giulia.[5][6]

Museo Carsico, Seppenhofer e divulgazione speleologica del territorio

La presenza del Museo Carsico e del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” conferma il peso della divulgazione scientifica nella programmazione di Gradisca d’Isonzo. Il Centro “C. Seppenhofer”, inoltre, è il soggetto che cura la rivista online “Sopra e sotto il Carso”, un riferimento stabile per la documentazione delle attività speleologiche, culturali e di ricerca nell’area goriziana.[7][4]

Anche il Museo Carsico compare con continuità nelle iniziative pubbliche ospitate a Gradisca d’Isonzo e nel territorio vicino, con incontri dedicati alla geologia, al radon e alla lettura scientifica del paesaggio carsico. Il nuovo ciclo di conferenze a Gradisca d’Isonzo si colloca quindi dentro una rete già attiva di appuntamenti che unisce associazioni, enti locali e gruppi di ricerca impegnati nella diffusione della cultura del sottosuolo.[8][9][1]

Le conferenze a Gradisca d’Isonzo mantengono così una formula semplice e accessibile. Un luogo centrale, l’ingresso libero e temi che spaziano dai dinosauri al proteo, fino alle più recenti scoperte nel Carso Classico, delineano un calendario pensato per allargare il pubblico della divulgazione speleologica e scientifica.

Fonti
[1] Il Monte Calvario e le sue gallerie – “Serate in compagnia di … https://www.scintilena.com/il-monte-calvario-e-le-sue-gallerie-serate-in-compagnia-di/05/11/
[2] “Mongolia: grotte, Sciamani e altro ancora” di Roberto Ive – Scintilena https://www.scintilena.com/mongolia-grotte-sciamani-e-altro-ancora-di-roberto-ive/05/16/
[3] Conferenza “Cambiamenti del Territorio Isontino e del corso del … https://www.scintilena.com/conferenza-cambiamenti-del-territorio-isontino-e-del-corso-del-fiume-isonzo-dallepoca-romana-ai-giorni-nostri/05/31/
[4] Sopra e sotto il Carso – Marzo 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/sopra-e-sotto-il-carso-marzo-2026/04/08/
[5] Proteo http://www.carsonatura2000.it/page598.htm
[6] Proteus anguinus (Proteo) – CARSO/KRAS NATURA2000www.carsonatura2000.it › page3270 http://www.carsonatura2000.it/page3270.htm
[7] Sopra e sotto il Carso: il numero di settembre esplora … https://www.scintilena.com/sopra-e-sotto-il-carso-il-numero-di-settembredescrive-memoria-ricerca-e-futuro/10/04/
[8] Il radon nelle cavità dell’isontino e nel Torrione di San Giorgio https://www.scintilena.com/il-radon-nelle-cavita-dellisontino-e-nel-torrione-di-san-giorgio-a-gradisca-disonzo-una-conferenza-del-geologo-cancian/03/04/
[9] Museo Carsico,Geologico e Paleontologico ODV. … https://www.facebook.com/museocarsico/?locale=it_IT
[17] Festival di storia Gorizia 2025: il Centro Ricerche Carsiche … https://www.scintilena.com/festival-di-storia-gorizia-2025-il-centro-ricerche-carsiche-protagonista-con-gorizia-sotterranea-e-gradisca-sotterranea/06/04/
[18] Speleologia in Friuli Venezia Giulia: dal Tavolo regionale … https://www.scintilena.com/speleologia-in-friuli-venezia-giulia-dal-tavolo-regionale-spunta-lidea-di-celebrare-la-giornata-unesco-delle-grotte/03/12/
[19] La speleologia isontina: il Carso goriziano e … molto altro – Scintilena https://www.scintilena.com/la-speleologia-isontina-il-carso-goriziano-e-molto-altro/12/10/
[20] I sotterranei di Gradisca nel numero speciale di Sopra e Sotto il Carso https://www.scintilena.com/i-sotterranei-di-gradisca-nel-numero-speciale-di-sopra-e-sotto-il-carso/11/23/
[21] Ricerche scientifiche sul gas radon nei torrioni di Gradisca – Scintilena https://www.scintilena.com/ricerche-scientifiche-sul-gas-radon-nei-torrioni-di-gradisca-monitoraggio-dellaria-per-valutare-gli-aspetti-ambientali/08/11/
[22] Un progetto di valorizzazione delle gallerie della Grande … https://www.scintilena.com/un-progetto-di-valorizzazione-delle-gallerie-della-grande-guerra-del-monte-sabotino/11/13/
[23] Diossido di carbonio, radioattività e radon: una conferenza a … https://www.scintilena.com/diossido-di-carbonio-radioattivita-e-radon-una-conferenza-a-monfalcone/11/12/
[24] Nessun Allarme Radioattività nei Sotterranei della Fortezza di … https://www.scintilena.com/nessun-allarme-radioattivita-nei-sotterranei-della-fortezza-di-gradisca/10/30/
[25] Scintilena https://www.scintilena.com/page/46/
[26] Sopra e Sotto il Carso e Cronache Ipogee: i nuovi numeri di giugno … https://www.scintilena.com/sopra-e-sotto-il-carso-e-cronache-ipogee-i-nuovi-numeri-di-giugno-2025-speleologia-ricerca-e-divulgazione/07/11/
[27] Conferenza “Il Permo-Carbonifero pontebbano” – Gradisca d’Isonzo … https://www.scintilena.com/conferenza-il-permo-carbonifero-pontebbano-gradisca-disonzo-gorizia/06/09/
[28] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/919/?c=14&wpmp_switcher=mobile
[29] Al via Trento Film Festival – Scintilena https://www.scintilena.com/al-via-trento-film-festival/04/27/
[30] Giovedì 12 marzo 2026 alle 18.30, nella Sala Conferenze … https://www.facebook.com/associazioneculturaleestoria/posts/gioved%C3%AC-12-marzo-2026-alle-1830-nella-sala-conferenze-dellhotel-franz-di-gradisc/1284298857132621/
[31] Giovedì 12 marzo 2026 alle 18.30, nella Sala Conferenze … https://www.instagram.com/p/DVvULZGDgIw/
[32] Mostre e performance artistiche | Fondazione Monte Di Pietà https://www.fondazionemontedipietadivicenza.it/conferenze-incontri-mostre-performance
[33] Eventi – Accademia Nazionale di San Luca ets https://accademiasanluca.it/iniziative/eventi
[34] Arcadia https://cultura.gov.it/evento/arcadia
[35] Sab 14/2 ore 17.30 – Inaugurazione mostra Il Carso e il carsismo https://www.comune.gradiscadisonzo.go.it/it/vivere-il-comune-232943/eventi-232945/dab-142-ore-1730-inaugurazione-mostra-il-carso-e-il-carsismo-318772
[36] Ciclo di Conferenze – Dipartimento dei Beni Culturali https://www.beniculturali.unipd.it/www/wp-content/uploads/2026/02/20260223SpecializzazioneArte.pdf
[37] SEI DI GRADISCA D’ISONZO SE… https://www.facebook.com/groups/661901623889373/posts/26639978312321682/
[38] Comune di Gradisca d’Isonzo https://www.facebook.com/comune.gradisca.go.it/photos/1396883599143721/
[39] Sopra e sotto il Carso | Gorizia https://www.facebook.com/SopraesottoilCarso/
[40] Comune di Gradisca d’Isonzo https://www.comune.gradiscadisonzo.go.it/media/files/031008/attachment/Il_Carso_e_il_carsismo.pdf
[41] Salone OFF. Le Valli di Lanzo verso la liberazione | Eventi https://turismotorino.org/it/visita/eventi/salone-off-le-valli-di-lanzo-verso-la-liberazione
[42] Risultati di ricerca per “sopra e sotto il carso.” https://www.fsrfvg.it/?s=sopra+e+sotto+il+carso&submit=Vai
[43] Progetto Net-Teatro https://riviste.unimi.it/index.php/connessioniremote/article/download/22660/20241
[44] DINOSAURS – Il primo Science Movie sui dinosauri, al … https://www.scintilena.com/dinosaurs-il-primo-science-movie-sui-dinosauri-al-cinema-il-10-11-e-12-dicembre/11/29/
[45] Cronache Ipogee di febbraio 2026: il nuovo numero della rivista … https://www.scintilena.com/cronache-ipogee-di-febbraio-2026-il-nuovo-numero-della-rivista-speleologica-del-friuli-venezia-giulia-e-online/03/05/
[46] SPELEO2014 – INCONTRO DELLA SPELEOLOGIA DEL FRIULI … https://www.scintilena.com/speleo2014-incontro-della-speleologia-del-friuli-venezia-giulia/11/06/
[47] Scoperto il proteo più grande d’Italia nelle acque del Timavo https://www.scintilena.com/scoperto-il-proteo-piu-grande-ditalia-nelle-acque-del-timavo/11/25/
[48] Il Proteo Racconta – Incontro allo Speleovivarium https://www.scintilena.com/il-proteo-racconta-incontro-allo-speleovivarium/12/15/
[49] Pubblicato il Numero di Ottobre 2024 di “Cronache Ipogee” https://www.scintilena.com/pubblicato-il-numero-di-ottobre-2024-di-cronache-ipogee/11/09/
[50] Un parassita fuori posto: come l’Acanthocephalus … https://www.scintilena.com/un-parassita-fuori-posto-come-lacanthocephalus-anguillae-e-finito-nelloscurita-delle-grotte-slovene/03/02/
[51] Friuli Venezia Giulia Archivi – Pagina 5 di 40 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/friuli-venezia-giulia/page/5/
[52] SOS PROTEUS la Conferenza Internazionale sul Proteus anguinus è Un Incontro di Scienza e Conservazione – Scintilena https://www.scintilena.com/sos-proteus-la-conferenza-internazionale-sul-proteus-anguinus-e-un-incontro-di-scienza-e-conservazione/12/25/
[53] IL PIANETA DEI DINOSAURI – quarta puntata – L’ ESTINZIONE https://www.youtube.com/watch?v=s-RZPqDcXMA
[54] Extinction – Prima e dopo la scomparsa dei Dinosauri it – – Umbria https://www.umbriatourism.it/it/-/extinction-prima-e-dopo-la-scomparsa-dei-dinosauri
[55] EVENTI – Pro Loco Gradisca d’Isonzo APS https://www.prolocogradisca.it/site/index.php?area=6&subarea=0&formato=scheda&id=80
[56] Eventi a Gradisca d’Isonzo: programma e calendario – Virgilio https://www.virgilio.it/italia/gradisca-d-isonzo/eventi/
[57] News ed eventi https://www.museocarsico.org/news-ed-eventi.php
[58] Palazzo del Monte di Pietà https://eventi.comune.vicenza.it/Luoghi/Palazzo-del-Monte-di-Pieta
[59] EXTINCTION Prima e Dopo la Scomparsa dei Dinosauri – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/museo/calendario-eventi/2019/extinction-prima-e-dopo-la-scomparsa-dei-dinosauri
[60] Eventi https://eventi.regione.fvg.it/Eventi/dettaglioEventoAnteprima.asp?evento=25201&IDEdizione=57
[61] Cosa è successo veramente dopo l’Estinzione dei Dinosauri? | Documentario Storia della Terra https://www.youtube.com/watch?v=DpAYRVKduS4
[62] Dramma della gelosia in via Garzarolli – Il Piccolo https://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2006/01/31/GO_17_PROC.html
[63] Centro Isontino di Ricerca e Documentazione Storica e … http://www.istitutogasparini.it/chisiamo.html
[64] Microsoft Word – DINOSAURI X SITO.doc https://www.discutiamolascienza.org/wp-content/uploads/2018/04/DINOSAURI-X-SITO1.pdf
[65] La presenza del proteo “proteus anguinus” nelle cavità dell’isontino. https://www.youtube.com/watch?v=htFtVtb5xJQ

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Vulcani di fango sottomarini, la nuova mappa globale porta a 700 i siti con dati GIS

Máj 13th 2026 at 07:00

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Lo studio coordinato dalla Sapienza Università di Roma aggiorna l’inventario globale dei vulcani di fango sottomarini e rende disponibile un geodatabase KMZ open access per l’analisi cartografica e scientifica.[1][2]

Uno studio pubblicato su Scientific Data presenta un inventario globale dei vulcani di fango sottomarini che raccoglie 700 strutture con localizzazione e parametri morfometrici, accompagnato da un dataset aperto depositato su Zenodo.[2][1]

Il nuovo lavoro amplia in modo netto il principale database mondiale precedente, che riportava 258 strutture, e mette a disposizione una base comune per studi geologici, analisi dei georischi e applicazioni GIS sui vulcani di fango sottomarini.[2]

Inventario globale dei vulcani

La pubblicazione spiega che l’obiettivo era colmare una lacuna nei database dedicati ai georischi sottomarini, costruendo un archivio più completo delle strutture legate alla risalita di fluidi e sedimenti fini dal sottosuolo marino.[2]

Nel quadro generale ricostruito dagli autori risultano documentate più di mille occorrenze di mud volcanoes, mentre il geodatabase operativo rende disponibili dati geografici e morfometrici strutturati per 700 vulcani di fango sottomarini.[2]

Per la ricerca geologica il punto centrale è la standardizzazione delle informazioni, perché la stessa scheda permette di confrontare forma, dimensioni e contesto dei vulcani di fango sottomarini su scala globale.[2]

GIS dei vulcani sottomarini

Per ogni elemento censito, il database dei vulcani di fango sottomarini include nome, coordinate geografiche, profondità dell’acqua, pressioni idrostatiche associate, altezza, diametri, pendenza, forma e classe dimensionale.[2]

Gli autori aggiungono anche misure derivate come perimetro, area, volume, rapporto tra assi, rapporto altezza-raggio e altri indici geomorfometrici utili alla lettura quantitativa dei fondali.[2]

Il dataset open access è disponibile su Zenodo come geodatabase KMZ, descritto come compatibile con le piattaforme GIS e pensato per il riuso diretto nella cartografia e nelle analisi spaziali dei vulcani di fango sottomarini.[1][2]

Distribuzione dei vulcani sottomarini

La sintesi scientifica ricorda che i vulcani di fango sottomarini si distribuiscono in diversi ambienti geologici, in particolare lungo margini continentali attivi, in mari aperti e nelle aree dove alte pressioni di poro favoriscono la migrazione dei fluidi.[2]

La stessa distribuzione interessa anche settori a rapida sedimentazione, come delta sottomarini e bacini sedimentari confinati, cioè contesti nei quali l’accumulo di sedimenti può contribuire allo sviluppo del fenomeno.[2]

Le morfologie cambiano in base al contenuto d’acqua dei sedimenti, alla viscosità del materiale emesso, allo stato di attività del vulcano e alla frequenza degli episodi eruttivi.[2]

Vulcani sottomarini e metano

Lo studio sottolinea che i vulcani di fango sottomarini rappresentano elementi di georischio per infrastrutture offshore come piattaforme, cavi di telecomunicazione, condotte e impianti eolici, perché si tratta di strutture sedimentarie instabili e in alcuni casi associate a eruzioni cicliche.[2]

Nel lavoro si ricorda anche che questi sistemi partecipano al rilascio di idrocarburi, soprattutto metano, e che il carbonio emesso dai fondali ha un ruolo nei processi biogeochimici che si sviluppano in prossimità del seabed.[2]

Per questo l’inventario globale dei vulcani di fango sottomarini non si limita a una funzione descrittiva, ma diventa uno strumento utile per valutazioni ambientali, pianificazione offshore e studi sui percorsi di risalita dei fluidi.[2]

Studio Sapienza e dataset

Il lavoro è firmato da Simone Napoli, Daniele Spatola, Daniele Casalbore, Luigi Lombardo, Hakan Tanyas e Francesco Latino Chiocci, ed è stato pubblicato su Scientific Data nel 2025 con il titolo Comprehensive global inventory of submarine mud volcanoes.[3][2]

Gli autori indicano che i dati sono stati inseriti manualmente, controllati da più ricercatori e verificati anche per individuare duplicati o anomalie geografiche, con l’invito a segnalare nuovi record e possibili correzioni per gli aggiornamenti futuri.[2]

Il riferimento scientifico è il DOI 10.1038/s41597-025-04726-1, mentre il geodatabase dei vulcani di fango sottomarini è scaricabile liberamente da Zenodo.[1][2]

Metodologia per l’inventario globale dei vulcani di fango sottomarini Sapienza

La ricerca della Sapienza Università di Roma ha compilato l’inventario globale dei vulcani di fango sottomarini attraverso revisione sistematica della letteratura e analisi morfometriche semi-automatiche, con dati integrati in formato GIS KMZ.[1]

La metodologia adottata nel lavoro di Napoli e collaboratori si basa su una revisione esaustiva della letteratura scientifica per raccogliere dati pubblicati su posizione, altezza, diametro, profondità dell’acqua e pendenza di oltre 1100 vulcani di fango sottomarini, di cui 700 con parametri completi.[1]
Questi elementi sono stati integrati con misure derivate, come perimetro, area, volume e indici di forma, calcolati tramite procedure semi-automatiche su modelli digitali di elevazione (DEM) ad alta risoluzione.[2][1]
Il processo ha ampliato il database precedente del 2015 di Kioka e Ashi, che contava 258 strutture, e ha standardizzato i parametri per analisi geomorphometriche comparabili.[1]

Revisione letteraria e raccolta dati

Gli autori hanno esaminato studi precedenti per estrarre informazioni base su location geografica, dimensioni e contesto geologico dei vulcani di fango sottomarini, georeferenziando i punti per escludere duplicati e outlier.[1]
Dove mancavano coordinate esatte, hanno stimato le posizioni sulla base di mappe batimetriche e descrizioni originali, garantendo accuratezza tramite controlli incrociati multipli tra i ricercatori.[1]
La raccolta ha privilegiato dati da margini continentali, delta e bacini sedimentari, ambienti principali per questi fenomeni, con enfasi su mari poco profondi (inferiori a 200 metri).[3][1]

Analisi morfometriche semi-automatiche

Per i parametri dimensionali, il raggio medio R è calcolato come (D_mean)/2, dove D_mean = (D_max + D_min)/2, mentre perimetro, area e volume derivano da formule ellittiche standard: perimetro ? 2??((D_max² + D_min²)/2), area = ? D_max D_min /4, volume = ? D_max D_min H /12.[1]
Gli indici di forma includono aspect ratio (D_min/D_max), elongation (D_max/D_min), H/R, Height/Area, compactness (Perimeter/?(4? Area)), ellipticity, dissection e eccentricity, estratti da DEM multibeam con metodi analoghi a quelli usati per vulcani sottomarini veri e propri.[1]
La pendenza media, se non riportata, è arctan(H/R), con H come altezza massima, permettendo classificazioni in coni (>5°), pies (

Validazione tecnica e formato GIS

Tutti i dati sono stati inseriti manualmente e verificati da più autori, con analisi di distribuzioni per identificare anomalie e georeferenziazione per conferme spaziali.[1]
Il geodatabase è stato generato con ArcGIS e esportato in KMZ per compatibilità universale con piattaforme GIS, rendendolo accessibile per riuso in studi geohazard e modellazioni.[4][1]
Il dataset su Zenodo invita contributi comunitari per aggiornamenti, inclusi nuovi vulcani o dati geofisici/geochimici, trasformandolo in una piattaforma dinamica.[1]

Accesso online all’inventario vulcani di fango sottomarini Sapienza

L’inventario globale dei vulcani di fango sottomarini compilato dalla Sapienza Università di Roma è disponibile gratuitamente su Zenodo come file KMZ per GIS, con l’articolo scientifico su Scientific Data.[1]

L’accesso principale al dataset avviene tramite il repository Zenodo, dove il file KMZ contiene i dati georeferenziati di 700 vulcani di fango sottomarini con parametri morfometrici e mappe interattive.[1]
Per scaricare il geodatabase, si visita la pagina dedicata e si clicca sul link di download diretto del file, compatibile con software come Google Earth o ArcGIS.[2][1]
L’articolo completo che descrive la metodologia e i risultati è pubblicato open access su Scientific Data, accessibile tramite DOI o PubMed Central.[3][1]

Scaricare il dataset KMZ su Zenodo

Il dataset è ospitato su Zenodo, con record ID 13120956 e DOI 10.5281/zenodo.13120956, depositato nel 2025 dagli autori Napoli, Spatola et al.[2][1]
Per l’accesso, basta navigare alla pagina, autenticarsi opzionalmente per notifiche, e scaricare il file “Global inventory of submarine mud volcanoes (KMZ file)”. Il pacchetto include metadati e la carta globale.[4][1]
Una volta aperto in un visualizzatore GIS, il file mostra posizioni, dimensioni e attributi tabulari per ogni vulcano di fango sottomarino, pronto per analisi personalizzate.[1]

Consultare l’articolo su Scientific Data

L’articolo principale, intitolato “Comprehensive global inventory of submarine mud volcanoes”, si trova su Scientific Data volume 12, Article number: 382 (2025).[3][1]
La versione full-text è disponibile gratuitamente su PubMed Central (PMC) all’indirizzo PMC11882810, con sezioni dettagliate su metodologia, dati e figure.[1]
Altre pagine correlate, come quella dell’Università di Twente, offrono abstract e link DOI per chi cerca citazioni o collaborazioni.[5]

Utilizzo pratico del geodatabase GIS

Il formato KMZ permette di sovrapporre i vulcani di fango sottomarini su mappe batimetriche globali, filtrare per profondità o dimensioni, e integrare con altri layer geologici.[6][1]
Per utenti GIS, si consiglia di importare in QGIS o simili per query spaziali; Google Earth visualizza immediatamente la carta allegata con simboli scalati per altezza e diametro.[1]
Il dataset è sotto licenza CC-BY 4.0, consentendo riuso con citazione, ideale per studi su georischi offshore o cicli del metano nei fondali marini.[1]

Fonti

[33] GIS Data: Shallow Sea Mud Volcanoes https://www.geographyrealm.com/underwater-mud-volcanoes-gis-data/
[34] Global inventory of submarine mud volcanoes https://explore.openaire.eu/search/result?pid=10.5281%2Fzenodo.13120956
[35] UFGI Publication Round-Up: Week of 7/14/2025 – Genetics Institute https://ufgi.ufl.edu/ufgi-publication-round-up-week-of-7-14-2025/
[36] Global inventory of submarine mud volcanoes https://zenodo.org/records/13120956
[37] Comprehensive global inventory of submarine mud volcanoes https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11882810/
[38] https://push-zb.helmholtz-munich.de/browse_journal… https://push-zb.helmholtz-munich.de/browse_journal.php?entry%5B0%5D=1504&startrec=140&la=en&following_run_mode=rtflist
[39] Mapping Mud Volcanoes in Shallow Seas – Eos.org https://eos.org/articles/mapping-mud-volcanoes-in-shallow-seas
[40] Shallow submarine mud volcano in the Northern … https://iris.unife.it/retrieve/9ec2b5b0-96b8-4549-bc16-676fa535248e/j.apgeochem.2020.104722.pdf
[41] [RTF] https://push-zb.helmholtz-munich.de/browse_journal… https://push-zb.helmholtz-munich.de/browse_journal.php?entry%5B0%5D=1504&startrec=80&following_run_mode=rtflist

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Giallo nel Koytendag: sui passi di Maltsev, analizzata la mummia della grotta Verticalnaya. Trovati altri 3 cadaveri nel pozzo

Máj 13th 2026 at 06:00

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La colonna portante della spedizione indipendente del gruppo francese KRAC poggia sulla ricerca accademica e documenta il ritrovamento di resti umani in Turkmenistan.

Il documentario “Koytendag: la montagna inaccessibile”, realizzato dal regista e filmmaker Antonio Cosentino, entrerà nei progetti UNESCO.

Foto di copertina e testi di Antonio Cosentino

TURKMENISTAN, 12 maggio 2026 – Un thriller archeologico e una meraviglia geologica unici al mondo, scoperti a poca distanza nel cuore della terra.

Quella che doveva essere una spedizione speleologica internazionale per proteggere il patrimonio naturale del Koytendag si è trasformata, nelle ultime ore, nella scoperta di un deposito di resti umani probabilmente vecchio di secoli, situato sul fondo di una cavità naturale.

Un team del gruppo speleo francese KRAC è sceso nel pozzo verticale di 60 metri della grotta Verticalnaya per verificare e documentare un’incredibile intuizione del leggendario speleologo russo Vladimir A. Maltsev, che per primo ne aveva individuato la presenza decenni fa.

Sul fondo del pozzo, gli esploratori hanno ritrovato la mummia in perfetto stato di conservazione descritta da Maltsev, scoprendo che non era sola: nell’oscurità dell’antro erano presenti altri tre cadaveri sparsi.

La mummia principale si trova in una fisionomia spettrale: è adagiata sopra una stalattite che ha infilzato il corpo durante la caduta e su cui è scivolata nel corso degli anni a causa della decomposizione, apparendo oggi in posizione seduta con le braccia aperte e il capo rivolto verso l’alto.

La parte posteriore del cranio è visibilmente sfondata. Sulla base delle prime osservazioni morfologiche, l’archeologa della spedizione e il team ipotizzano la dinamica di un agguato violento, un possibile omicidio consumatosi a tradimento prima della caduta nel vuoto.

Si tratta tuttavia di un’ipotesi sul campo: solo un’imminente e accurata analisi di laboratorio potrà stabilire con certezza scientifica l’esatta epoca cronologica in cui queste persone sono vissute e successivamente morte.


Il rigore scientifico come colonna portante del KRAC

Questo immenso progetto esplorativo non è nato da una suggestione estetica, ma poggia su una solida e rigorosa colonna portante scientifica.

Fin dalle prime, storiche spedizioni nel Koytendag, il gruppo francese KRAC (Karstologie & Recherches Asie Centrale) ha impostato il proprio lavoro su rigorosi parametri accademici.

I pionieri del gruppo – come il geologo e coordinatore Xavier Robert, l’esperto di carsismo idrotermale Philippe Audra, la biospeologa Josiane Lips e il logista Jean-Philippe Dégletagne – hanno avviato la mappatura sistematica dei sistemi carsici, il censimento della fauna ipogea e lo studio idro-geologico del massiccio, operando in totale autofinanziamento.

Solo in una seconda fase, per dare forma visiva e preservare la memoria di questi straordinari dati accademici, è subentrato il monumentale lavoro fotografico e tridimensionale di Philippe Crochet e Annie Guiraud.

La poesia dei loro diaporami ha fatto innamorare il mondo di questa montagna inaccessibile. Su loro invito, il regista e filmmaker Antonio Cosentino si è unito alla spedizione, traducendo la precisione della scienza e la meraviglia delle immagini nella narrazione cinematografica del documentario “Koytendag: la montagna inaccessibile”.

Il 29 aprile, giorno dell’arrivo, l’ambasciatore francese in Turkmenistan, Philippe Merlin, è sceso personalmente in grotta.

La sua intervista e il suo immediato supporto politico hanno spinto il progetto nelle mani dei rappresentanti dell’UNESCO, che hanno incluso l’opera di Cosentino tra le iniziative da dichiarare Patrimonio dell’Umanità.


L’eredità di Maltsev contro lo scempio minerario

L’obiettivo comune è salvare un patrimonio sventrato negli anni ’50 e ’60 dall’estrazione selvaggia sovietica di onice e oro.

Questo scempio si è arrestato solo con l’istituzione della Riserva Statale del Koytendag l’11 luglio 1986.

Questo territorio sorge oggi all’interno di una blindatissima area militare protetta, accessibile esclusivamente attraverso speciali permessi scientifici governativi.

Tra i pochi santuari rimasti intatti spicca il ramo Gulcherin (Gulshirin) della grotta Geophysikackaya Naia.

Questo miracolo geologico si è salvato grazie all’intervento pionieristico dello scienziato e speleologo russo Vladimir A. Maltsev, che tra gli anni ’70 e ’80 mappò l’area e ne difese l’integrità.

Il nome di questa cavità si traduce letteralmente come “Giardino di Pietra”, un paradiso minerale millenario che vanta i cristalli di gesso tra i più grandi al mondo, una caratteristica che lo posiziona di diritto tra i siti ipogei più belli e spettacolari dell’intero pianeta.

Maltsev teorizzò l’origine idrotermale di queste grotte, mentre oggi la comunità scientifica concorda sul fatto che il Koytendag non sia un sistema puramente ipogenico; Si tratta invece di un modello carsico misto (ibrido): l’aggressività chimica profonda iniziale dei fluidi solfurei (ipogenica) ha creato i primi grandi vuoti, ma la vera e propria rete idrologica, il modellamento macroscopico delle gallerie e i flussi attuali sono guidati da un massiccio sistema idrogeologico epigenico superficiale.

Questa immensa eredità scientifica è protetta e studiata oggi da Shaniyaz Mengliyev, storico Capo del Dipartimento Scientifico e Vicedirettore della Riserva, custode instancabile e guida fondamentale sul posto.

Lo scenario nel pozzo della grotta Verticalnaya

Ieri, un sotto-gruppo di tre esploratori del KRAC, guidato dall’esperienza tecnica dell’archeologa della spedizione, si è staccato dalle prospezioni esterne per calarsi nei 60 metri del pozzo della grotta Verticalnaya e completare il lavoro iniziato da Maltsev.

I fari dei caschetti hanno rivelato l’agghiacciante scenario: la mummia principale adagiata sulla stalattite, gli altri tre scheletri sparsi sul suolo e un ecosistema che mostra i segni del tempo, con tracce evidenti del passaggio di serpenti in una sabbia fine come polvere.

Sulle pareti, i millenari cristalli di gesso appaiono aggrediti e coperti da muffe scure.

Sul posto sono già stati effettuati accurati rilievi scientifici e i primi campionamenti biologici.

Sarà l’esame della datazione al carbonio-14 a fornire le risposte definitive: l’analisi di laboratorio stabilirà con esattezza l’epoca in cui queste persone sono vissute e poi morte, confermando se i quattro corpi appartengano alla stessa era e sbrogliando il fitto mistero archeologico della grotta Verticalnaya.

Fonte: Antonio Cosentino

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  • “Cronache Ipogee” racconta un Carso che continua a esplorare
    Condividi Nel nuovo numero di aprile 2026 spazio alle grandi esplorazioni, alla ricerca scientifica e all’attività didattica dei gruppi speleologici del Friuli Venezia-Giulia È uscito il nuovo numero di Cronache Ipogee, il periodico dedicato all’informazione speleologica del Friuli Venezia Giulia, che anche questa volta raccoglie racconti di esplorazioni, ricerca scientifica, attività sociali e memoria storica del mondo sotterraneo regionale. Ad aprire la rivista è una delle notizie più im
     

“Cronache Ipogee” racconta un Carso che continua a esplorare

Máj 13th 2026 at 05:00

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Nel nuovo numero di aprile 2026 spazio alle grandi esplorazioni, alla ricerca scientifica e all’attività didattica dei gruppi speleologici del Friuli Venezia-Giulia

È uscito il nuovo numero di Cronache Ipogee, il periodico dedicato all’informazione speleologica del Friuli Venezia Giulia, che anche questa volta raccoglie racconti di esplorazioni, ricerca scientifica, attività sociali e memoria storica del mondo sotterraneo regionale.

Ad aprire la rivista è una delle notizie più importanti degli ultimi anni per la speleologia carsica: il raggiungimento del Timavo sotterraneo nell’Abisso Luciano Filipas da parte degli speleologi della Commissione Grotte “E. Boegan” di Trieste, risultato ottenuto dopo vent’anni di lavoro e 874 uscite esplorative. Siamo citati, e questo ci onora!

Ampio spazio viene dedicato anche alla vita associativa, con il passaggio di consegne alla guida del Club Alpinistico Triestino: dopo 17 anni Franco Gherlizza lascia la presidenza a Franco Riosa, nel segno della continuità delle attività esplorative e divulgative del sodalizio triestino. Un passaggio di consegne che avviene dunque nel segno della continuità, con uno sguardo al futuro, senza scordare una lunga tradizione.

Tra gli articoli più curiosi spicca quello dedicato all’autocostruzione di uno spettrometro low-cost utilizzato per studiare i biofilm fluorescenti presenti nelle grotte del Friuli Venezia-Giulia, esempio concreto di ricerca scientifica “artigianale” applicata alla speleologia.

Molti i resoconti escursionistici e speleologici tra Carso sloveno e triestino, con descrizioni dettagliate di cavità come Tupla Jama, Velika Sprincnica e Vrabcna Jama, oltre agli aggiornamenti sul progetto di esplorazione del Fontanone del Riu Neri e alle numerose attività didattiche rivolte alle scuole.

Tra i Giovediamoci, colpisce la serata del 21 maggio (ma le altre non sono meno interessanti!), che Paolo e Fulvio Forti dedicheranno alla CO2 in grotta, approfondendone aspetti chimici e strumenti.

Il numero si chiude con il tradizionale diario delle attività del Gruppo Grotte del CAT e con una sezione “Speleoamarcord”, che ripropone un affascinante testo del 1897 dedicato alla scoperta della Grotta Podrebar in Istria.

Insomma, come sempre, un numero tutto da leggere: https://cronacheipogee.jimdofree.com/cronache-ipogee/

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