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Grind Explo 2026, immersione nel sifone a meno 815 nella grotta più profonda della Romania

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Conclusa la spedizione nell’Avenul de sub Vârful Grind: 27 giorni di attività e 37 speleologi impegnati. Radu Puscas ha stabilito il record nazionale rumeno per un’immersione speleologica effettuata alla maggiore profondità verticale rispetto all’ingresso di una grotta

Si è conclusa Grind Explo 2026, la spedizione speleologica nell’Avenul de sub Vârful Grind, nel massiccio di Piatra Craiului, la cavità più profonda conosciuta della Romania.

Scintilena aveva seguito il progetto fin dall’8 giugno 2026, quando aveva annunciato il campo internazionale e i suoi obiettivi esplorativi, per tornare poi sottoterra il 5 ottobre 2026, raccontando la rotazione dei bivacchi e il complesso lavoro di disostruzione e trasporto dei materiali nelle zone profonde.

Ora il bilancio pubblicato dal Clubul de Speologie Silex Brazov permette di ricostruire i risultati complessivi: 27 giorni di attività sul campo, 37 speleologi coinvolti e operazioni condotte fino al sifone terminale a meno 815 metri.

Ringraziamo Alex Pologea per averci segnalato la notizia e per averci permesso di seguire ancora una volta da vicino le esplorazioni del Grind.

Nel sifone a meno 815 metri

Uno dei momenti più importanti della spedizione è stato raggiunto il 23 settembre, quando lo speleosub Radu Puscas si è immerso nel sifone situato al fondo della cavità.

L’operazione ha stabilito un record nazionale rumeno: si tratta dell’immersione speleologica effettuata alla maggiore profondità verticale rispetto all’ingresso di una grotta.

Il dato non deve essere confuso con la profondità raggiunta sott’acqua. Il sifone si trova infatti a meno 815 m rispetto all’ingresso dell’Avenul de sub Vârful Grind, mentre l’acqua nel passaggio ha una profondità inferiore al metro.

Puscas è riuscito a penetrare parzialmente nella strettoia sommersa, ma la morfologia del passaggio non ha consentito di superarla completamente.

Nei giorni successivi gli speleologi hanno continuato quasi quotidianamente i lavori di disostruzione e allargamento, rimuovendo blocchi e roccia sopra il passaggio. Al termine della spedizione il sifone restava ancora impraticabile, ma il lavoro svolto ha preparato il terreno per nuovi tentativi.

Una complessa operazione sotterranea

Portare un subacqueo e tutta l’attrezzatura necessaria fino al sifone ha richiesto una logistica considerevole.

Centinaia di chilogrammi di materiali sono stati trasportati prima fino all’ingresso, situato a 1.922 metri di quota nel ripido terreno carsico sotto la cresta di Piatra Craiului, e successivamente calati nella cavità attraverso una successione di verticali.

Sono stati riattivati i bivacchi sotterranei a meno 540 e meno 775 m, fondamentali per consentire alle squadre di lavorare nei settori più profondi senza dover percorrere ogni volta l’intera cavità.

Circa un terzo dei 37 partecipanti alla spedizione ha raggiunto il terminus, vale a dire l’attuale punto estremo dell’esplorazione, a meno 815 m.

Nuove esplorazioni anche lontano dal fondo

Grind Explo 2026 non si è concentrata soltanto sul sifone terminale.

Nella zona del Pozzo Walter Gutt, a circa meno 450 metri, sono stati rilevati circa 25 metri di nuovi ambienti.

A circa – 400 metri una risalita ha inoltre permesso di raggiungere un grande pozzo, ancora da esplorare verso l’alto. Sono prosecuzioni che mostrano come il sistema conservi possibilità esplorative anche nei livelli superiori rispetto al suo punto più profondo.

Comunicazioni e monitoraggio fino a meno 815 m

Una parte importante della spedizione è stata dedicata anche alle infrastrutture necessarie per proseguire le ricerche.

La linea telefonica sotterranea è stata ripristinata ed estesa fino a meno 815 m, migliorando le comunicazioni tra le squadre impegnate in profondità e quelle in superficie.

Sono stati inoltre installati sensori per registrare la temperatura in diversi punti della cavità, aggiungendo alla componente esplorativa anche una raccolta sistematica di dati ambientali.

Un’esplorazione ancora aperta

Il bilancio di Grind Explo 2026 non chiude l’esplorazione dell’Avenul de sub Vârful Grind.

Il sifone terminale rimane da superare, le disostruzioni potranno proseguire e alcune delle nuove vie individuate attendono ancora di essere percorse.

La spedizione ha però consolidato conoscenze, infrastrutture e logistica necessarie per continuare a lavorare in una cavità nella quale raggiungere il fondo, a 815 m al di sotto dell’l’ingresso, rappresenta già una complessa operazione speleologica.

Per gli speleologi rumeni il Grind resta dunque un sistema ancora aperto, non soltanto verso il basso.

L’immagine di copertina è stata realizzata unendo il volantino ufficiale di Grind Explo 2026 e un’immagine tratta dal resoconto della spedizione pubblicato dal Clubul de Speologie Silex Brazov

I precedenti articoli su Scintilena

8 giugno 2026 – Romania, torna il campo di esplorazione Grind 2026 nella grotta più profonda del Paese https://www.scintilena.com/romania-torna-il-campo-di-esplorazione-grind-2026-nella-grotta-piu-profonda-del-paese/06/08/

5 ottobre 2026 – GrindExplo 2026: rotazione dei bivacchi e disostruzione nella grotta più profonda della Romania https://www.scintilena.com/grindexplo-2026-rotazione-dei-bivacchi-e-disostruzione-nella-grotta-piu-profonda-della-romania/10/05/

Fonti

Clubul de Speologie Silex Brazov – Grind Explo 2026 expedition: National Cave-Diving Record at – 815 Metres in Romania’s Deepest Cave, 18 ottobre 2026 https://speosilex.ro/grind-explo-2026-romanian-expedition/

Scintilena, 8 giugno 2026

Scintilena, 5 ottobre 2026

Altre informazioni: FSE Report — 2025 Expedition/Camps:

https://speosilex.ro/grind/doc/2025/fse_report/ESP_2025_04_Grind_Report.pdf

Grind Explo 2026 Expedition Journal (Romanian):

Grind Explo Facebook Page:

https://www.facebook.com/GrindExplo

About the Cave (Romanian):

https://speosilex.ro/avenul-de-sub-varful-grind/

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Grotta di Prohodna, gli “Occhi di Dio” aperti nella volta del carso bulgaro

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Due grandi finestre naturali illuminano dall’alto una galleria lunga 262 metri nel complesso carsico di Karlukovo. La loro forma ha reso celebre la cavità, ma dietro l’immagine spettacolare c’è una lunga storia di erosione, crolli ed evoluzione del paesaggio sotterraneo

Sembrano due grandi occhi rivolti verso chi entra nella grotta. Sono le aperture naturali nella volta della Grotta di Prohodna, in Bulgaria, divenute famose con il nome di “Occhi di Dio”.

L’immagine è certamente spettacolare, ma osservata con lo sguardo dello speleologo racconta soprattutto un’altra storia: quella dell’evoluzione di una grande cavità carsica progressivamente avvicinatasi alla superficie, nella quale l’erosione e il cedimento della copertura hanno aperto vere e proprie finestre verso il cielo.

Prohodna si trova nei pressi del villaggio di Karlukovo, nel comune di Lukovit, nella Bulgaria centro-settentrionale. È inserita in uno dei paesaggi carsici più importanti del Paese e fa parte del complesso carsico di Karlukovo, area protetta come monumento naturale.

Una grotta che attraversa la montagna

Il nome Prohodna può essere tradotto come grotta di passaggio. La ragione diventa evidente osservandone la morfologia: la cavità è costituita da un’enorme galleria che attraversa il rilievo per circa 262 metri, mettendo in comunicazione due ingressi contrapposti.

Il cosiddetto ingresso piccolo raggiunge circa 35 metri di altezza, mentre quello grande arriva a circa 45 metri. Dimensioni che fanno apparire minuscole le persone che percorrono il fondo della cavità.

La galleria è ampiamente illuminata dalla luce naturale che penetra dagli ingressi e, nella parte centrale, dalle due grandi aperture presenti nella volta.

Sono proprio queste ultime a rendere Prohodna immediatamente riconoscibile.

Cosa sono realmente gli “Occhi di Dio”

In bulgaro le aperture vengono indicate anche come Oknata, cioè “le finestre”.

Viste dal fondo della grotta, la loro forma allungata e la disposizione quasi simmetrica producono una sorprendente somiglianza con due occhi. Il cielo diventa così parte della parete della cavità e l’aspetto cambia continuamente con la luce, le nuvole e le condizioni meteorologiche.

Non occorre però ricorrere a spiegazioni misteriose.

Le aperture sono il risultato dell’evoluzione naturale della volta della cavità, interessata dai processi erosivi e dall’allargamento delle discontinuità della roccia fino all’apertura verso la superficie.

Dal punto di vista geomorfologico sono quindi particolarmente interessanti perché permettono di osservare un momento dell’evoluzione di un sistema carsico nel quale il confine tra ambiente sotterraneo e superficie diventa sempre più sottile.

Il processo che crea una grotta non termina infatti quando una cavità si è formata. Acqua, fratturazione della roccia, gravità, erosione e crolli continuano lentamente a modificarne forma e dimensioni.

Gli “Occhi” sono una manifestazione molto evidente di questa trasformazione.

Un frammento sopravvissuto di un sistema più antico

Prohodna può essere letta anche come ciò che rimane di un’antica cavità progressivamente intercettata dall’abbassamento e dall’evoluzione della superficie esterna.

Gli enormi ingressi, la galleria aperta da un versante all’altro e le finestre nella volta mostrano un paesaggio carsico in una fase molto avanzata della propria evoluzione.

È una situazione particolarmente efficace anche dal punto di vista divulgativo: permette di comprendere che le grotte non sono strutture immutabili, ma elementi di un paesaggio che nasce, si sviluppa e può infine essere progressivamente smantellato dall’erosione.

Il carso di Karlukovo

La cavità non è isolata: il territorio circostante è caratterizzato da un esteso paesaggio carsico nel quale sono conosciute numerose grotte e forme superficiali. Il registro ufficiale bulgaro delle aree protette comprende Prohodna nel complesso carsico di Karlukovo, insieme alle grotte Temnata Dupka, Svirchovitsa, Bankovitsa e Haydushka.

La protezione dell’area risale al 1962.

A poca distanza da Prohodna si trova inoltre il Centro Speleologico Nazionale “Petar Tranteev”, storico punto di riferimento per la speleologia bulgara. Secondo il Comune di Lukovit, nell’area circostante sono presenti oltre 150 grotte e formazioni rocciose.

Un contesto che spiega perché Karlukovo sia strettamente legata alla storia e alle attività della speleologia del Paese.

Una grotta frequentata anche nella preistoria

La storia di Prohodna non riguarda soltanto la geologia.

Nella cavità sono state documentate tracce di frequentazione umana preistorica, attribuite al Neolitico e al Calcolitico, a testimonianza di un rapporto con questo grande ambiente naturale iniziato migliaia di anni fa.

Intorno agli “Occhi di Dio” sono nate nel tempo anche interpretazioni simboliche e racconti legati alla particolare forma delle aperture. È opportuno però distinguere questi aspetti dalla documentazione archeologica: la frequentazione preistorica della grotta è attestata, mentre diverse interpretazioni rituali associate alle aperture appartengono al campo delle ipotesi e delle tradizioni.

Due finestre per leggere l’evoluzione di una grotta

La popolarità degli “Occhi di Dio” ha trasformato Prohodna in una delle cavità più fotografate della Bulgaria: quelle due aperture attirano migliaia di visitatori. Tuttavia, possono diventare uno strumento per raccontare qualcosa di molto più ampio.

Guardandole dal basso si osserva, oltre al curioso gioco della natura, anche il punto in cui superficie e sottosuolo cominciano a incontrarsi, mentre una cavità formatasi nella roccia calcarea continua lentamente la propria evoluzione: il lato di maggiore interesse della Grotta di Prohodna, al di là dello spunto che ha dato il via all’articolo.

Didascalia foto

Gli “Occhi di Dio” visti dall’interno della Grotta di Prohodna, nel complesso carsico di Karlukovo, in Bulgaria. Le due grandi finestre naturali mettono in comunicazione la volta della cavità con la superficie. Foto Franz Maurano.

Fonti

https://eea.government.bg/zpo/en/area.jsp?NEM_Partition=1&areaID=27&categoryID=3

https://www.lukovit.bg/en/national-speleology-center-petar-tranteev

https://visitbulgaria.com/bg/%D0%BF%D0%B5%D1%89%D0%B5%D1%80%D0%B0-%D0%BF%D1%80%D0%BE%D1%85%D0%BE%D0%B4%D0%BD%D0%B0

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Le ferite della Grotta di Shanidar: Neanderthal in Iraq

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Una nuova analisi dei resti di un Neanderthal rinvenuto nella cavità del Kurdistan iracheno documenta un trauma penetrante alla scapola: si riapre anche il tema delle deposizioni intenzionali nella grotta


Una lesione nella scapola di un Neanderthal vissuto circa 75.000 anni fa potrebbe essere stata provocata da una lancia di legno.

È quanto emerge dallo studio di Shanidar A, uno degli individui rinvenuti nella Grotta di Shanidar, nel Kurdistan iracheno.

La ricerca, coordinata da Emma Pomeroy dell’Università di Cambridge e pubblicata il 15 ottobre 2026 su Scientific Reports, ha analizzato una perforazione quasi circolare, larga circa 15 millimetri, presente sulla scapola sinistra.

Le caratteristiche della frattura indicano che il trauma avvenne quando l’osso era ancora fresco.

La traiettoria ricostruita suggerisce inoltre che l’oggetto fosse penetrato dalla parte anteriore del torace verso la schiena prima di raggiungere la scapola.

La perforazione individuata sulla scapola sinistra di Shanidar A. Le analisi macroscopiche, microscopiche e µCT indicano un trauma penetrante avvenuto intorno al momento della morte, compatibile con l’impatto di una lancia di legno. Immagine: A. Pantoja-Pérez e N. Sala, da Pomeroy et al., Scientific Reports (2026) – CC BY 4.0.

Una possibile arma di legno
La forma della lesione è stata confrontata con dati sperimentali relativi all’impiego di lance.

Secondo i ricercatori, risulta compatibile con la penetrazione di una punta lignea dalla sezione arrotondata.

Una ferita di questo tipo avrebbe potuto interessare il polmone e importanti vasi sanguigni ed essere quindi letale.
Lo studio non permette però di stabilire le circostanze dell’episodio.

Gli autori considerano possibile un atto di violenza interpersonale, ma non escludono un incidente durante una battuta di caccia.
La lesione è una possibile testimonianza indiretta dell’impiego di armi interamente in legno, materiali che solo eccezionalmente riescono a conservarsi per periodi così lunghi.

Una precedente ferita al volto
Le analisi di Shanidar A hanno evidenziato anche un trauma più antico.
Un incisivo inferiore è gravemente danneggiato e altri elementi dentari mostrano alterazioni riconducibili a un forte trauma al volto.

La presenza di tartaro sulla superficie danneggiata indica che l’individuo era sopravvissuto per un certo periodo dopo la ferita.

Secondo gli studiosi, questo dato potrebbe indicare assistenza da parte degli altri membri del gruppo, come già ipotizzato per altri Neanderthal rinvenuti nella stessa grotta.


Più individui nello stesso settore della grotta
Shanidar A proviene da un piccolo settore della cavità, posto dietro un grande masso, nel quale sono stati identificati i resti di almeno cinque Neanderthal: quattro adulti e un bambino.
Le analisi stratigrafiche indicano che gli individui non furono deposti contemporaneamente. Il luogo sarebbe stato utilizzato in momenti diversi, forse nell’arco di anni o decenni.
Questo elemento contribuisce al dibattito sulla possibilità che i Neanderthal deponessero intenzionalmente i propri morti in luoghi determinati, anche se l’interpretazione dei comportamenti funerari neanderthaliani continua a essere oggetto di discussione scientifica.


Le nuove ricerche a Shanidar
La Grotta di Shanidar, sui monti Zagros, è uno dei principali siti per lo studio dei Neanderthal del Vicino Oriente.
Gli scavi condotti da Ralph Solecki tra il 1951 e il 1960 portarono alla scoperta dei resti di numerosi individui, alcuni dei quali presentavano patologie e traumi sopravvissuti a lungo.

Le ricerche sono riprese nel 2015, con un progetto diretto da Graeme Barker dell’Università di Cambridge. L’applicazione delle moderne tecniche di scavo e analisi sta permettendo di ricostruire con maggiore precisione la posizione dei resti e la successione degli eventi avvenuti nella cavità.


Il caso di Shanidar A aggiunge ora un nuovo elemento: una ferita penetrante compatibile con una lancia di legno, senza che sia ancora possibile stabilire se sia stata provocata intenzionalmente o accidentalmente.


Fonti


Pomeroy E., Hunt C.O., López-Polín L. et al., Evidence for funerary behaviour and lethal trauma in a new Neanderthal individual from Shanidar Cave, Scientific Reports, 2026.

https://www.nature.com/articles/s41598-026-69193-z


DOI
?https://doi.org/10.1038/s41598-026-69193-z


University of Cambridge, 15 ottobre 2026
?https://www.cam.ac.uk/stories/neanderthal-spear-wound-shanidar-cave


BBC News

https://www.bbc.com/news/articles/c6jrwn3y3xe9o
?

Foto di copertina: grotta di Shanidar, nel Kurdistan iracheno, uno dei principali siti per lo studio dei Neanderthal nel Vicino Oriente. Qui sono stati rinvenuti anche i resti di Shanidar A, oggetto del nuovo studio pubblicato su Scientific Reports. Foto: Osama Shukir Muhammed Amin FRCP(Glasg) / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

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Spedizioni speleologiche in Malaysia: a Perlis rilevati 7,7 chilometri tra grotte e antiche miniere

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La missione internazionale del progetto EuroSpeleo ESP 2026-03 documenta dieci cavità. Le spedizioni speleologiche in Malaysia collegano esplorazione, ricerca scientifica e conservazione, dalla penisola al Borneo.

Perlis 2026: dieci grotte nella campagna Malaysia-Svizzera

Dieci grotte documentate e circa 7,7 chilometri di gallerie rilevate. È il bilancio della Malaysia-Swiss Caving Expedition 2026, realizzata nel Perlis, all’estremità settentrionale della penisola malese. La missione ha lavorato vicino al confine thailandese, lungo i rilievi calcarei che si sviluppano a sud di Kaki Bukit verso Kangar. Il rapporto, firmato da Joerg Dreybrodt e datato 17 settembre 2026, presenta risultati topografici, osservazioni scientifiche e obiettivi per le prossime esplorazioni.[1]

La campagna rientra nel progetto EuroSpeleo ESP 2026-03. Ha coinvolto speleologi e ricercatori di Malaysia, Svizzera, Regno Unito e Giappone. La collaborazione ha unito il Dipartimento di Geologia della Universiti Malaya, la Malaysian Cave and Karst Conservancy e la Società Svizzera di Speleologia. Il lavoro sul territorio ha ricevuto il contributo dei Perlis Climbers, della comunità di Kaki Bukit e della guida locale Along. Le attività si sono svolte con l’autorizzazione del Dipartimento forestale del Perlis.[1]

Gua Kelam 2, Wang Mu e Fai Soo Long: i risultati del rilievo speleologico

Gua Kelam 2 costituisce il principale risultato cartografico della campagna, con circa 3,8 chilometri rilevati. Wang Mu raggiunge 1,3 chilometri. Fai Soo Long, non menzionata nei precedenti rapporti consultati dalla spedizione, aggiunge circa 1,2 chilometri di sviluppo documentato. Questi valori fanno parte del totale di 7,7 chilometri distribuito fra dieci cavità. Il dato indica la lunghezza dei passaggi rilevati durante la missione, comprendendo grotte già conosciute e settori di nuova documentazione.[1]

Nell’ultima giornata è stato individuato l’ingresso del pozzo Foh Thye, del quale è stata discesa la verticale principale. Restano da verificare possibili collegamenti con Fai Soo Long o Wang Mu. Il programma futuro comprende anche due pozzi, indicati nel riepilogo come profondi oltre 140 metri, rimasti da scendere. Nelle cavità rilevate sono inoltre rimaste alcune prosecuzioni minori. Brevi immersioni hanno consentito di esaminare il potenziale esplorativo di alcuni sifoni.[1]

Carsismo del Perlis e miniere di stagno nella Formazione di Setul

Le grotte interessate dalla missione si aprono soprattutto nei calcari della Formazione di Setul. La successione viene riferita all’intervallo compreso fra Ordoviciano e Devoniano inferiore. Queste rocce costruiscono parte della catena di Nakawan e proseguono oltre il confine thailandese. Il contatto con il granito mesozoico di Bukit China è associato alle mineralizzazioni che hanno alimentato i depositi di stagno della zona.[1]

La cassiterite, minerale dal quale si ricava lo stagno, si è concentrata nei sedimenti alluvionali delle valli e delle grotte. Il maggiore peso dei granuli rispetto ad altri componenti dei sedimenti ha favorito accumuli economicamente sfruttabili. Nel Novecento questi depositi hanno sostenuto un’attività estrattiva diffusa negli ambienti sotterranei del Perlis. Lo studio di Liz Price pubblicato su Acta Carsologica ne descrive la particolare estensione e il rapporto con le cavità naturali.[2]

Il paesaggio sotterraneo conserva ancora passerelle, strutture lignee, cavi e altri resti del lavoro minerario. In diversi punti, le gallerie naturali comunicano con tratti ampliati o modificati dall’uomo. Alcuni scavi profondi sono oggi allagati. La documentazione speleologica interessa quindi un ambiente nel quale morfologie carsiche e archeologia industriale si sovrappongono. Le vecchie infrastrutture, spesso deteriorate, aggiungono difficoltà alla progressione.[1]

Acque sotterranee, fossili e fauna delle grotte del Perlis

La spedizione ha affiancato il rilievo alle osservazioni scientifiche. A Gua Baba sono state misurate temperatura e conducibilità elettrica delle acque in più corsi sotterranei. Il rapporto riporta una temperatura di circa 25,5 °C e valori iniziali fra loro simili nei punti confrontati. Queste misure forniscono una prima caratterizzazione delle acque del sistema.[1]

Le osservazioni paleontologiche raccolte nelle campagne 2025 e 2026 comprendono resti attribuiti a pipistrelli, roditori, cervidi, cinghiali, primati e rinoceronti. Il documento segnala anche gasteropodi, conchiglie, brecce quaternarie e accumuli di origine archeologica. Si tratta di testimonianze di natura diversa, distribuite nelle cavità visitate. Il rapporto le presenta come un inventario di osservazioni, senza attribuire a tutti i reperti una medesima età.[1]

Durante i rilievi sono stati osservati anche pipistrelli, millepiedi, serpenti, granchi, rospi, tartarughe e pesci. La componente biologica collega il lavoro esplorativo alla conoscenza degli ecosistemi sotterranei. Il progetto ha ricevuto un contributo finanziario dalla Federazione Speleologica Europea e supporto in attrezzature da Aventure Verticale, partner ufficiale FSE.[1]

Dalle grotte del Perlis alle spedizioni speleologiche in Malaysia

La missione del 2026 prosegue una collaborazione già attiva nella campagna del febbraio 2025. In quell’occasione furono esplorate 54 cavità e rilevati 11.036 metri di passaggi fra Langkawi, Perlis, Baling e Merapoh. Il nuovo lavoro concentra l’attenzione su un settore preciso della penisola e ne aggiorna la cartografia. Si inserisce così nella storia delle spedizioni speleologiche in Malaysia, sviluppata attraverso progetti internazionali con caratteristiche differenti fra penisola e Borneo.[3]

Relazione di approfondimento sulle spedizioni speleologiche internazionali in Malaysia

Due grandi contesti per le spedizioni speleologiche in Malaysia

La storia delle spedizioni speleologiche in Malaysia comprende almeno due grandi contesti geografici. Il primo è la penisola, con le aree carsiche di Perlis, Kedah, Perak, Pahang e Kelantan. Il secondo è il Borneo malese, dove il Sarawak ospita il territorio di Gunung Mulu e altri importanti settori di ricerca. La distinzione aiuta a comprendere obiettivi, organizzazione e risultati delle diverse campagne.[3][4]

A Mulu si è consolidata una sequenza di spedizioni collegate, con ritorni ripetuti sugli stessi sistemi. Nella penisola, la documentazione mostra campagne distribuite fra massicci e colline calcaree differenti. Qui il lavoro ha spesso combinato ricognizione degli ingressi, primi rilievi, revisione di grotte già note e osservazioni naturalistiche. Le due esperienze condividono un elemento centrale: la collaborazione con istituzioni, personale e comunità locali.[3][5]

Mulu prima delle grandi spedizioni internazionali

Le prime descrizioni europee delle cavità di Mulu appartengono alla storia delle ricognizioni nel Sarawak ottocentesco. Spenser St. John descrisse calcari, caverne e gallerie naturali osservati nell’area nel 1858. Queste testimonianze documentano uno sguardo esterno su luoghi già appartenenti al territorio vissuto dalle popolazioni locali. La storia dell’esplorazione speleologica organizzata prese forma più tardi.[4]

Nel 1961 G. E. Wilford, del servizio geologico malese, visitò la zona e rilevò Deer Cave e parte di Cave of the Winds. Il suo lavoro anticipò il potenziale dei massicci calcarei di Mulu. La fase successiva avrebbe trasformato quelle indicazioni in un programma sistematico di esplorazione e ricerca.[4]

La spedizione Royal Geographical Society del 1977-1978 a Gunung Mulu

La Royal Geographical Society organizzò nel 1977-1978 una grande spedizione scientifica in collaborazione con il governo del Sarawak. Il progetto interessò il parco nazionale appena istituito e studiò diversi aspetti dell’ambiente forestale. Robin Hanbury-Tenison ne fu responsabile e direttore sul campo. Il coordinamento scientifico fu affidato a Clive Jermy, del British Museum of Natural History.[6]

La scheda istituzionale indica 145 membri complessivi e un’attività distribuita su quindici mesi, fra giugno 1977 e settembre 1978. All’interno di quel programma, sei speleologi esplorarono e rilevarono circa 50 chilometri di gallerie in tre mesi. Le attività interessarono Clearwater, Green Cave, Prediction Cave, Wonder Cave e altri ambienti. Il rapporto fra grandi volumi sotterranei, sedimenti e circolazione idrica diventò uno dei temi della ricerca successiva.[4][6]

Quella campagna costituisce il punto di partenza della cooperazione continuativa oggi descritta dal Mulu Caves Project. Il parco presenta il progetto come una collaborazione fra speleologi britannici, autorità del Sarawak, Sarawak Forestry Corporation e gestione locale. L’esplorazione non è quindi una successione di visite indipendenti, ma un’attività costruita attraverso relazioni mantenute nel tempo.[5]

Sarawak Chamber e le campagne speleologiche degli anni Ottanta

La spedizione denominata Mulu ’80 aggiunse circa 50 chilometri di passaggi rilevati. Fra i suoi risultati figura Sarawak Chamber, nel sistema di Lubang Nasib Bagus, conosciuto anche come Good Luck Cave. L’individuazione della grande sala ampliò l’interesse per le dimensioni dei vuoti sotterranei e per i processi che li avevano prodotti.[4]

Sarawak ’84 rilevò altri 54 chilometri di grotte. Clearwater aumentò di circa 14 chilometri, mentre a Benarat l’esplorazione di Cobweb Cave aggiunse circa 15 chilometri. Le campagne affiancarono alla topografia indagini geologiche, geomorfologiche, ecologiche e mineralogiche. Furono svolti anche tracciamenti delle acque, utili a riconoscere connessioni idrologiche fra settori del massiccio.[4]

Nel 1988 arrivò un cambiamento organizzativo. Una squadra di sei persone dimostrò la possibilità di ottenere risultati anche con una spedizione più leggera. Furono esplorati altri 16 chilometri e individuata Blackrock Cave. Nel 1989 una squadra di otto persone rilevò oltre 24 chilometri di passaggi, avvicinando progressivamente Blackrock e Clearwater.[4]

Clearwater: le connessioni che hanno costruito un grande sistema carsico

Nel 1991 venne individuato il collegamento fisico fra Blackrock e Clearwater. Il sistema superò così i 102 chilometri di sviluppo allora conosciuto. Questo passaggio illustra un meccanismo centrale dell’esplorazione a Mulu: riconoscere come grotte con ingressi diversi appartengano a una rete comune. Topografia e tracciamenti idrici hanno avuto ruoli complementari in questa ricostruzione.[4]

La distinzione fra collegamento idrologico e collegamento percorribile è importante. Alla fine degli anni Ottanta i tracciamenti avevano già mostrato il percorso delle acque dalla gola del Melinau attraverso Blackrock verso Clearwater. La successiva esplorazione rese possibile unire fisicamente le due cavità. La conoscenza del drenaggio e quella degli itinerari accessibili agli speleologi avanzarono quindi con tempi differenti.[4]

Whiterock, individuata nel 2003, entrò nel sistema Clearwater attraverso due connessioni nel 2005. Nello stesso anno, immersioni nei sifoni contribuirono a collegare componenti del sistema Terikan. Nel 2014 le esplorazioni dei livelli superiori di Clearwater portarono lo sviluppo complessivo oltre i 200 chilometri. Queste misure descrivono tappe storiche precise, non una lunghezza definitiva del sistema.[4]

Benarat, Hidden Valley e il contributo di squadre internazionali

L’attività nel Sarawak non si è limitata a Clearwater. Le spedizioni hanno lavorato anche a Benarat, nelle doline di Hidden Valley e nell’area di Gunung Buda. Nel 1997 una spedizione statunitense attiva a Buda esplorò Deliverance Cave sul margine nordorientale di Benarat. Una successiva campagna americana, nel 2000, ne portò lo sviluppo conosciuto a circa 4,3 chilometri.[4]

A Hidden Valley, le spedizioni degli anni Novanta dovettero affrontare soprattutto problemi di accesso e rifornimento. La campagna del 1998 utilizzò il percorso sotterraneo attraverso Cobra Cave come principale via di transito verso le doline. Nello stesso anno fu stabilito il collegamento fra Cloud e Bridge, all’interno del sistema Cobra-Cloud-Bridge. Il risultato mostra quanto esplorazione e logistica possano dipendere dalla stessa rete di cavità.[4]

Anche i progetti recenti mantengono obiettivi territoriali distinti. Benarat 2024, svolta fra il 29 dicembre 2023 e il 21 gennaio 2024, si concentrò sulle grotte di Gunung Benarat. Il programma comprendeva la ricerca esterna dell’ingresso Upper Cobweb, i livelli alti di Cobweb e possibili prosecuzioni verso Terikan.[7]

Mulu 2025: nove giorni nel campo sotterraneo di Armistice

La spedizione Mulu Caves 2025 operò dal 2 al 25 novembre 2025. Il progetto la identifica come la trentaquattresima spedizione anglo-sarawakiana a Gunung Mulu. Guidata da Rostam Namaghi, concentrò il lavoro sul settore Armistice di Clearwater, con l’assistenza del parco e di collaboratori locali.[8]

Un campo interno permise a sei speleologi di restare sottoterra per nove giorni. Una squadra di tre portatori effettuò un rifornimento intermedio. Una coppia lavorò su una risalita presso la sala Velodrome, mentre gli altri partecipanti cercarono prosecuzioni nel livello superiore di Armistice.[8]

Il superamento di un’ostruzione oltre il limite raggiunto nel 1989 aprì l’accesso a Reputation. Il rapporto preliminare descrive una galleria alta circa 40 metri e oltre 2,7 chilometri di nuovi passaggi di grandi dimensioni. Il ramo meridionale e varie diramazioni rimasero disponibili per ulteriori esplorazioni. La campagna conferma l’utilità di riesaminare limiti conosciuti da decenni, sostenendo la progressione con una logistica adeguata.[8]

Perlis: dalle campagne WWF e Axbridge al progetto EuroSpeleo 2026

Nella penisola, il Perlis possiede una storia esplorativa distinta. Il rapporto del 2026 richiama le attività WWF Malaysia del 1992 e la documentazione del 1998. A queste si affiancarono le campagne britanniche dell’Axbridge Caving Group del 1996 e del 1998, dedicate a esplorazione, rilievo, riprese e fauna delle grotte.[1][3]

L’archivio Caves of Malaysia attribuisce alla spedizione del 1996 circa 2.192 metri di passaggi scoperti e a quella del 1998 altri 1.628 metri. Il lavoro attuale riprende quel percorso in un ambiente fortemente modificato dall’estrazione mineraria. I rilievi del 2026 aggiornano la rappresentazione delle principali cavità e indicano obiettivi concreti per le campagne successive.[1][3]

Il contributo delle strutture malesi ha un ruolo operativo e scientifico. Università, associazioni, guide e comunità locali partecipano all’individuazione degli accessi e allo sviluppo delle ricerche. Nel progetto Perlis, questa collaborazione collega topografia, storia mineraria, osservazioni paleontologiche e conoscenza del territorio.[1]

Perak e Pahang: le spedizioni nella penisola malese

Nel Perak, le campagne internazionali hanno interessato Gua Tempurung e numerose colline calcaree della valle di Kinta. La spedizione del gruppo VHO a Gunung Lanno, nel novembre 2001, documentò 32 cavità e rilevò circa 12 chilometri di gallerie in tre settimane. Nello stesso anno speleologi di Adelaide rilevarono Gua Anak Tempurung, Gua Kanthan e Gua Kandu.[3]

La partecipazione italiana compare nel Lenggong Karst Project del 2015. Il progetto coinvolse il CIRS di Ragusa e l’AWAN Adventure Team di Kuala Lumpur. L’archivio delle spedizioni riporta la documentazione di cinque grotte. La Scintilena dedicò una notizia alla missione internazionale, inserendola nel percorso delle attività esplorative del gruppo ragusano.[3][9]

Nel Pahang operarono squadre francesi a Kenong Rimba nel 1990 e nell’area di Merapoh nel 1999. Nel settembre 2012 nove speleologi croati lavorarono con collaboratori locali attorno a Merapoh. Furono esplorate più di 25 grotte e rilevate le maggiori. Fra i risultati figura Gua Hari Malaysia, una cavità attiva di circa 930 metri con cascate e salti d’acqua.[3]

Nel 2013 una squadra giapponese proseguì i rilievi attorno a Merapoh e visitò il settore di Gua Musang, nel Kelantan. L’insieme di queste campagne mostra una geografia esplorativa distribuita. Il contributo internazionale non coincide soltanto con le grandi reti del Borneo, ma comprende sistemi minori e colline isolate della penisola.[3]

La campagna Malaysia-Svizzera 2025 e il ritorno nel Perlis

La spedizione Malaysia-Svizzera del 2025 si svolse dall’8 al 28 febbraio. L’archivio Caves of Malaysia indica sei partecipanti provenienti da Svizzera, Germania e Giappone, affiancati da sei malesi. I risultati comprendono 54 cavità esplorate e 11.036 metri rilevati in quattro aree: Langkawi, Perlis, Baling e Merapoh.[3]

La Scintilena ha descritto quella campagna mettendo in relazione grotte in marmo, sistemi fluviali e antiche miniere di stagno. Ha inoltre evidenziato il contributo di ranger, arrampicatori e appassionati locali. Il ritorno nel Perlis nel 2026 rappresenta una prosecuzione mirata: dalla ricognizione su più territori alla documentazione approfondita di un’area selezionata.[1][10]

Rilievo speleologico, dati digitali e ricerca scientifica in Malaysia

Le spedizioni speleologiche in Malaysia producono risultati differenti e complementari. Il rilievo misura lo sviluppo delle gallerie e ne ricostruisce le relazioni. I tracciamenti verificano le connessioni idriche. Gli studi su sedimenti, minerali e forme delle cavità affrontano la storia del carsismo. Le osservazioni biologiche descrivono gli organismi che frequentano questi ambienti. Queste attività sono documentate sia nelle campagne storiche di Mulu sia nel progetto Perlis 2026.[1][4]

A Mulu, nel 2011, Deer Cave e Sarawak Chamber furono sottoposte a scansione laser. Nella stessa campagna vennero stabiliti punti GPS di riferimento per migliorare la coerenza dei dati topografici. Nel 2018 iniziò anche un nuovo rilievo di parti di Clearwater. L’evoluzione tecnica affianca quindi la scoperta di passaggi alla revisione e al consolidamento della cartografia esistente.[4]

Il parco di Mulu ospita inoltre programmi internazionali su biogeochimica delle grotte, pipistrelli e registrazioni climatiche nelle stalagmiti. La speleologia fornisce accesso, orientamento e documentazione degli ambienti studiati. Le cavità diventano così luoghi di cooperazione fra esploratori e specialisti di discipline diverse.[5]

Biodiversità delle grotte malesi e conservazione del carsismo

Il valore scientifico delle cavità emerge anche dagli studi indipendenti dalle singole spedizioni. Una ricerca pubblicata nel 2024 su Tropical Life Sciences Research ha esaminato ragni di Gua Kelam 1. L’analisi morfologica e il DNA barcoding hanno identificato Nephilengys malabarensis, Orsinome vethi e un ragno attribuito al genere Pholcus. Lo studio riguarda Gua Kelam 1, distinta dalla Gua Kelam 2 rilevata nel progetto 2026.[11]

Gli autori descrivono popolazioni di origine epigea presenti in un settore privo di luce naturale, ma interessato dall’illuminazione artificiale. Non hanno riscontrato i caratteri morfologici tipici di una stretta specializzazione alla vita sotterranea. Il risultato mostra l’importanza di associare identificazioni accurate alle osservazioni sul campo, distinguendo presenza in grotta e adattamento esclusivo all’ambiente ipogeo.[11]

La conservazione coinvolge anche il rapporto fra grotte, attività economiche e paesaggio. Nel Perlis, le miniere hanno modificato passaggi e depositi. Nell’area di Merapoh, la documentazione delle esplorazioni richiama la pressione delle attività di cava su alcune colline calcaree. Cartografia, inventari e studi biologici forniscono elementi utilizzabili per conoscere e gestire questi territori.[2][3]

Prospettive delle spedizioni speleologiche internazionali in Malaysia

Le campagne recenti indicano due direzioni di lavoro. A Mulu proseguono l’esplorazione delle diramazioni e dei livelli superiori di reti già molto estese. Nella penisola, il lavoro comprende ancora ricognizioni territoriali, aggiornamento delle grotte note e documentazione di cavità poco descritte. Il Perlis riunisce questi obiettivi con lo studio del patrimonio minerario.[1][3][8]

Il progetto ESP 2026-03 lascia una base operativa precisa: dieci cavità rilevate, possibili collegamenti da verificare e verticali ancora da affrontare. Il suo significato si colloca nella continuità delle spedizioni speleologiche in Malaysia. La collaborazione internazionale acquista valore attraverso dati condivisi, ritorni sul terreno e partecipazione delle realtà locali.[1]

Fonti e documenti consultati


Fonti
[1] [PDF] Report Perlis – European Speleological Federation https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/09/ESP-2026-03_Malaysia_Expedition_Perlis_2026.pdf
[2] [PDF] TIN MINING IN THE LIMESTONE CAVES OF PERLIS, MALAySIA … https://pdfs.semanticscholar.org/28e4/69f7f775c02e6ae68ca54bf0d39baafc80d0.pdf
[3] Expeditions – CAVES OF MALAYSIA – WordPress.com https://cavesofmalaysia.wordpress.com/expeditions/
[4] Exploration History – Mulu Caves Project https://mulucaves.org.uk/history-of-exploration
[5] Research – OFFICIAL PAGE Mulu National Park World Heritage Area https://mulupark.com/education-research/research/
[6] [PDF] RGS-IBG Field Research Programmes Gunung Mulu Expedition … https://www.rgs.org/media/01vfivyf/malaysia-mulu-sarawak-rp-1977-78.pdf
[7] Benarat 2024 Preliminary Report – Mulu Caves Project https://mulucaves.org.uk/expeditions/benarat-2024/benarat-2024-preliminary-report
[8] Mulu Caves 2025 https://mulucaves.org.uk/expeditions/mulu-caves-2025
[9] SPEDIZIONE INTERNAZIONALE IN MALESIA: LENGGONG KARST … https://www.scintilena.com/spedizione-internazionale-in-malesia-lenggong-karst-projcet/07/27/
[10] Alla Scoperta delle Grotte della Penisola Malaysia tra Giungle … https://www.scintilena.com/alla-scoperta-delle-grotte-della-penisola-malaysia-tra-giungle-miniere-e-marmo/07/19/
[11] Discovery of Web-Building Spiders in Gua Kelam, Perlis State Park … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11383626/
[12] file di riferimento.txt https://pplxfilegitgateway-projectfiles-prod-use1.s3.us-east-1.amazonaws.com/projectfiles-prod/gateway-object-store/repos/files-aefdb4c5417341983edaa662cb6682cd/lfs/objects/c4/53/c4535c97910b5909e4e5f508f1ef48045ec4ff9f733613404c4fc19d35c71df4?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYEZX4K7JUD%2F20261015%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20261015T044825Z&X-Amz-Expires=900&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEPr%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FwEaCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQDtIqAXm2BA28qVllw1qCZAYEkpMsfuFfgZkCAv%2Bz7HwgIhAOslfpkeNSSfCSfZ13%2Fb7e4CaaM1NjIdQlxvw%2F0ZxCgWKrAFCML%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FwEQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1IgygYi3P%2Bb49J8MWpnEqhAWjKcNGHr9r38NIAfzS9YpBogeZmXr0%2BJmvc48id7EOv8boGr6Jo4iL39qpMP%2BO3nUU9OacxdTIkFlxyuicFqogU1UrU0QZLWab1Pus4n4wo06rgBoPVsy3o4GQUUqJrWviru8Tsc8%2BxHEM%2BZUXkA1zdi%2FBo2K0VDniiAr98jG4%2Brkf1RUPavVQk3IIy%2Fi6ysaTHwh4hnfzvuyLgifFhB5xg8iVdlpIvoSS8Ibc5zInoQhy7hdiW2DwWSnajE9Gh5617NEvAs4kijr6%2BGXzkdGsZvjb6SVfyE0DZgo1wZ2LlHluzGfFLdzPFqsFvhe01pVUif%2BsfOoPLo8uSF%2Fz6uc10IM%2BAtfcbgxRv%2FNUdEWPlFGBNkEJwQCUnrsqATcnCl7QL7fRf84a9zQnay2R6JSeAcWVxbPlos%2B2yrHRJ5WnlKaf1nX09HK7Wjj12G48%2BqwdlD6druE9MpFKSYjTad%2BXvBSjERJdmw85ziviknPVHcruHhKNtEOvNQuuG4y6F%2Bx0NwpLg2DaN%2FJfTFsXjTn%2FwBb%2FfVZ8BZ0d2jQHSFPqT47Fgro7f82BfhbLnrLtTni5FSI7DFsRkFlnXsBZ1pdfvxaTCODBV9Oe1MCq%2FNKEh96lxX9Av2QL0KMV%2Fp5rUfjY%2FmdPkO%2FK%2Fjh8j2nY44hCzISlrhG4OjvxiE4wHfCQTMn9oAsV%2BzWhnO%2FhLpjMg5jhGp1vLttn2j%2BCbC1BrHlOWyJ%2F9X6lGuNcQ%2BKxeSSa0L9AkZQBxMfAs595SMum3Sz9KEZI6BPHFKRQ1Dk2Ac6rtEZENyXvbG4%2BYpw7x%2BJbsSOhw4CGWF7UuzP2ihNh3lnaxDM%2BC1ss8Tut0QFgtLrOrlCyHjDZ1cDWBjqPAddP09R9cjHtgyeqYy9JH3YVxoI9r%2BJQPCqT2hpXE9QXktIv9CeoESc%2B9m4gA%2FNSCQSQl1iHNItgJDg57L22ixsNmDyg8LJ2%2BTANwpa%2BCxt%2BRZDhr8MyTuDcMHoYZhsxMDnGfmBOybMvI9YAUlfJ9Umif4E5GDYEMfCBqNEfv3iqnM1pJMV3jNupd9BUv3yJ&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=6b4cee4cea4436cec9f142dcb2931a4dbff8856d7e487c05d7c412cd94b67d3e
[13] Tin mining in the limestone caves of Perlis, Malaysia https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/63
[14] Discovery of Web-Building Spiders in Gua Kelam, Perlis State Park, Malaysia https://ejournal.usm.my/tlsr/article/download/tlsr_vol35-no-1-2024_5/graphical-abstract
[15] Tin mining in the limestone caves of Perlis, Malaysia – dLib https://www.dlib.si/details/URN:NBN:SI:doc-LVPNIQ6L?&language=eng
[16] The Geological History of the Malay Peninsula https://zenodo.org/record/2467037/files/article.pdf
[17] Clearwater Cave system – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Clearwater_Cave_system
[18] Spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis: scoperti 7,7 chilometri tra … https://www.scintilena.com/spedizione-malaysia-svizzera-in-perlis-scoperti-77-chilometri-tra-grotte-e-miniere-di-stagno/09/17/
[19] Mulu 1984 https://mulucaves.org.uk/stories/mulu-1984
[20] Tin mining in the limestone caves of Perlis, Malaysia | Price | Acta … https://ojs2.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/63
[21] M is for Mulu National Park – Museum Volunteers, JMM https://museumvolunteersjmm.com/2021/10/25/m-is-for-mulu-national-park/
[22] Mulu National Park – Taman Negara Malaysia https://tamannegara2u.com/mulu-national-park/
[23] Tin mining in the limestone caves of Perlis, Malaysia – Academia.edu https://www.academia.edu/62534422/Tin_mining_in_the_limestone_caves_of_Perlis_Malaysia
[24] Scoperte nelle Grotte di Mulu: Un Aggiornamento dal SUICRO 2024 https://www.scintilena.com/scoperte-nelle-grotte-di-mulu-un-aggiornamento-dal-suicro-2024/08/14/
[25] The Expeditions – Mulu Caves Project https://mulucaves.org.uk/expeditions
[26] Mulu Caves 2024 https://mulucaves.org.uk/expeditions/mulu-caves-2024
[27] Mulu Caves Project https://mulucaves.org.uk/
[28] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[29] Bibliografia – C I R S Ragusa https://cirs-ragusa.org/blog/attivita/bibliografia/
[30] La Speleologia secondo ChatGPT – Scintilena https://www.scintilena.com/la-speleologia-secondo-openai-chatcgp/03/18/

Malaysia

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EuroSpeleo Forum 2026 a Pazin: la FSE cerca nuovi collaboratori per la speleologia europea

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Dal 13 al 15 novembre, l’EuroSpeleo Forum 2026 riunirà in Croazia speleologi e istituzioni. In programma tutela del carsismo, sostegno ai giovani e confronto sulle candidature per il rinnovo degli organismi federali nel 2027.

La Federazione Speleologica Europea invita gli speleologi a partecipare alle proprie attività e a valutare una candidatura nei suoi organismi.

Il prossimo punto di incontro sarà l’EuroSpeleo Forum 2026, previsto a Pazin, in italiano Pisino, dal 13 al 15 novembre.

La manifestazione porterà per la prima volta in Croazia il raduno europeo, affiancandolo all’incontro degli speleologi croati sotto il nome di Mundus Spelaeus 2026.

L’appello arriva dal presidente Jean-Claude Thies. Nel messaggio rivolto alla comunità speleologica, la FSE collega la partecipazione al Forum a un percorso più ampio. L’obiettivo è coinvolgere nuovi collaboratori nel Bureau, nelle commissioni e nei gruppi di lavoro. Il rinnovo dei mandati è previsto durante l’assemblea generale del maggio 2027 a Morteau, in Francia.

EuroSpeleo Forum 2026: la rete europea si incontra in Istria

La Federazione Speleologica Europea conta oggi 32 organizzazioni aderenti. Nel suo messaggio, Thies ricorda i 36 anni di attività della federazione e la presenza costruita nel tempo attraverso incontri nazionali e regionali. Il Forum di Pazin prosegue questo lavoro di collegamento fra le comunità speleologiche.

L’organizzazione locale fa capo alla Società Speleologica Istra di Pazin. Collaborano l’associazione speleologica Estavela, la Società Speleologica di Karlovac e il club Ursus spelaeus di Karlovac. L’evento si svolge sotto l’egida della FSE. Lo sostengono la Federazione Speleologica Croata, la Commissione di speleologia dell’Associazione alpinistica croata e la Città di Pazin.

L’EuroSpeleo Forum 2026 riunirà esploratori, ricercatori e appassionati. Il confronto riguarderà nuove ricerche, esperienze di esplorazione e protezione degli ambienti sotterranei. Fra gli obiettivi figurano anche la cooperazione fra federazioni e club, la condivisione delle conoscenze e lo sviluppo di riferimenti etici e tecnici comuni.

Tutela del carsismo: il workshop della commissione europea ECPC

La conservazione delle grotte sarà uno dei temi centrali della presenza federale a Pazin. Nel messaggio di Thies è annunciato il “Workshop on Karst Underground Preservation”, organizzato dalla European Cave Protection Commission, la commissione della FSE dedicata alla protezione delle grotte.

Al confronto sono invitati speleologi, amministratori locali, esperti regionali, organizzazioni impegnate nella conservazione della natura e autorità competenti. Il workshop metterà in dialogo esperienze e responsabilità diverse. Il tema comune sarà la ricerca di idee e soluzioni per proteggere grotte e territori carsici.

Il programma dell’EuroSpeleo Forum 2026 comprende anche una tavola rotonda sulle discariche sotterranee. Il tema collega direttamente l’attività speleologica alla gestione dei problemi ambientali. Nella giornata di domenica 15 novembre sono previsti inoltre incontri delle organizzazioni croate e un confronto sul catasto speleologico.

Pazinska jama e Martel: 130 anni di storia speleologica

L’appuntamento si inserisce nella lunga tradizione esplorativa dell’Istria. Il territorio è legato alle origini della speleologia europea moderna e presenta paesaggi carsici che costituiscono parte del contesto scientifico del raduno.

Nel 2026 ricorrono anche i 130 anni dall’ultima visita ed esplorazione di Édouard-Alfred Martel alla grotta di Pazin, la Pazinska jama, avvenuta nel 1896. Thies richiama questa ricorrenza nel messaggio di presentazione della partecipazione federale.

Il programma affianca al confronto contemporaneo alcune esposizioni dedicate al patrimonio sotterraneo. Sono previste mostre sulla voragine di Rašpor, sui valori naturali, scientifici e culturali del carsismo e sulle grotte e sugli abissi dell’Istria.

Giovani speleologi: due borse FSE fino a 500 euro

Per favorire la partecipazione giovanile, la Federazione Speleologica Europea ha messo a disposizione due borse di studio. Ciascun contributo può raggiungere un massimo di 500 euro. Il sostegno riguarda la partecipazione al 18° EuroSpeleo Forum di Pazin.

I requisiti indicati dalla FSE sono:

  • affiliazione, tramite il proprio club, a un’organizzazione membro della federazione;
  • età non superiore a 26 anni;
  • almeno 18 anni al momento della firma e dell’invio della domanda;
  • presentazione del modulo di candidatura e di una lettera di raccomandazione.

Le domande devono essere inviate all’indirizzo contact@eurospeleo.eu. Il modulo ufficiale specifica i dettagli e la scadenza. L’iniziativa sostiene giovani attivi nella speleologia, nella ricerca sul carsismo o nella protezione delle grotte.

Candidature FSE 2027: il rinnovo a Morteau

L’invito di Thies riguarda incarichi diversi. Gli speleologi possono valutare un impegno nel Bureau, nelle commissioni oppure nei gruppi di lavoro. Gli avvisi dettagliati sulle candidature saranno pubblicati all’inizio del 2027, secondo il calendario annunciato dal presidente.

Le elezioni per tutti i mandati si svolgeranno alla successiva assemblea generale della FSE. La sede sarà Morteau, durante l’incontro nazionale franco-svizzero e il 19° EuroSpeleo Forum. La manifestazione è in calendario dal 14 al 17 maggio 2027.

L’evento riunirà il 51° Congresso nazionale della Federazione Speleologica Francese, il 15° Congresso nazionale della Società Svizzera di Speleologia e il Forum europeo. Il tema sarà la speleologia e il carsismo dell’Arco giurassiano, con attenzione a grotte, acqua e clima dal passato al futuro.

Pazin rappresenterà quindi un primo luogo di confronto per chi intende collaborare alla vita federale. Il presidente invita gli interessati a incontrare il Bureau durante il Forum oppure a contattarlo direttamente.

Stand FSE e informazioni per partecipare a Pazin

Al prossimo EuroSpeleo Forum saranno disponibili anche nuovi capi di abbigliamento della federazione. Il progetto grafico è stato fornito da Taraneh Khaleghi. Secondo l’annuncio di Thies, i capi saranno distribuiti attraverso lo stand FSE nei prossimi Forum europei.

Per partecipare all’EuroSpeleo Forum 2026, la quota è di 30 euro con preiscrizione e pagamento ricevuto entro le ore 16 del 6 novembre. L’iscrizione sul posto costa 35 euro. Relatori e autori di poster possono inviare gli abstract entro il 20 ottobre 2026 a mundusspelaeus@gmail.com.

Fonti

[1] MUNDUS SPELAEUS [EN] – Hrvatski speleološki savez https://www.speleo.hr/mundus-spelaeus-en/

[2] News https://www.eurospeleo.eu/category/news/

[3] EuroSpeleo Forum 2026 a Pazin, il programma di Mundus Spelaeus … https://www.scintilena.com/eurospeleo-forum-2026-a-pazin-il-programma-di-mundus-spelaeus-prende-forma/09/11/

[4] Scholarships to attend the 18th EuroSpeleo Forum https://www.eurospeleo.eu/2026/06/16/fse-scholarships-to-encourage-young-cavers-to-attend-the-18th-eurospeleo-forum-in-pazin-croatia-13-15-november-2026/

[5] 19th EuroSpeleo Forum 2027 in Morteau, France https://www.eurospeleo.eu/event/19th-eurospeleo-forum-2027-in-morteau-france/

[6] European Congress of Speleology – Congrès Spéléo 2027 https://congres2027.speleo-doubs.com/en/home/

[10] Mundus Spelaeus 2026: l’EuroSpeleo Forum arriva a Pisino, in Istria https://www.scintilena.com/mundus-spelaeus-2026-leurospeleo-forum-arriva-a-pisino-in-istria/06/27/

[11] EuroSpeleo Youth Contest 2026: giovani speleologi invitati a … https://www.scintilena.com/eurospeleo-youth-contest-2026-giovani-speleologi-invitati-a-raccontare-il-mondo-sotterraneo/10/06/

[12] EuroSpeleo Newsletter luglio 2026: la FSE mette in rete … – Scintilena https://www.scintilena.com/eurospeleo-newsletter-luglio-2026-la-fse-mette-in-rete-eventi-progetti-e-tutela-del-carsismo/07/03/

[13] Borse di studio per giovani speleologi: partecipare al 18 … – Scintilena https://www.scintilena.com/borse-fse-per-giovani-speleologi-partecipare-al-18-eurospeleo-forum-a-pazin-croaziasottotitolo-la-federazione-speleologica-europea-offre-borse-di-studio-fino-a-500-euro-per-favorire-la-parte/06/17/

[14] Animazione Grotta di Monte Cucco in 3D – Scintilena https://www.scintilena.com/animazione-grotta-di-monte-cucco-in-3d/04/28/

[16] Visioni Sotterranee – young contest – Tetide https://www.tetide.org/progetti/visioni-sotterranee-young-contest/

[17] EuroSpeleo Forum 2026 – UK Caving https://ukcaving.com/board/index.php?threads/eurospeleo-forum-2026.34584/

[18] EuroSpeleo Projects – European Speleological Federation https://www.eurospeleo.eu/eurospeleo-projects/

[19] Public Workshop on “The natural and cultural value of kar | Alpconv https://www.alpconv.org/it/home/organizzazione/gruppi-di-lavoro-tematici/public-workshop-on-the-natural-and-cultural-value-of-karst-landscapes-focus-on-classic-karst/

[20] On ouvre au sec samedi à Morteau https://www.estrepublicain.fr/sport/2026/09/25/on-ouvre-au-sec-samedi-a-morteau

[22] EuroSpeleo Newsletter – European Speleological Federation https://www.eurospeleo.eu/eurospeleo-newsletter/

[23] Nature Workshop: Karst – A Mosaic of Life – Chiesa di San Lorenzo https://www.go2025.eu/en/imports/events/proposed/anonymous/nature-workshop-karst-a-mosaic-of-life

[24] Events from August 31 – European Speleological Federation https://www.eurospeleo.eu/events/

[25] Venir à Morteau – Congrès Spéléo 2027 https://congres2027.speleo-doubs.com/venir-a-morteau/

[26] Congrès International de Spéléologie de MORTEAU 2027 https://www.speleoubs.be/agenda/congres-international-de-speleologie-de-morteau-2027

[27] [PDF] EuroSpeleo Newsletter – European Speleological Federation https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/06/Newsletter_July_2026_EN.pdf

[28] Newsletter Feed Archives https://www.ocbj.com/category/newsletter-feed/

[29] October 2021 EuroSpeleo Newsletter – UK Caving https://ukcaving.com/board/index.php?threads/october-2021-eurospeleo-newsletter.28742/

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Speleotemi e permafrost: le grotte dello Utah ricostruiscono 600.000 anni di clima

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Gli speleotemi dei monti Uinta documentano la presenza e il disgelo del permafrost montano. Lo studio collega gli archivi delle grotte ai processi che trasformano il sottosuolo, dalle montagne americane alle voragini della Siberia e ai terreni vulcanici della Kamchatka.

Speleotemi e permafrost: la ricerca nelle grotte dello Utah

Le concrezioni di due grotte calcaree dello Utah settentrionale hanno permesso di ricostruire una storia del permafrost montano lunga 600.000 anni. Il risultato arriva da uno studio pubblicato su Quaternary Research, nel volume 131 del 2026, alle pagine 77–84. I ricercatori hanno utilizzato 108 datazioni uranio-torio degli speleotemi per individuare i periodi nei quali l’acqua liquida raggiungeva le cavità. La crescita delle concrezioni si concentra quasi interamente nelle fasi interglaciali. Le interruzioni corrispondono invece ai periodi glaciali, quando il terreno congelato ostacolava l’infiltrazione.

La ricerca riguarda i monti Uinta. Gli autori sono Jeffrey Munroe, Madison Wittmer, David McGee, Gabriela Serrato Marks, Kristin Kimble, Abigail Santis, Christoph Spötl e David Herron. Il gruppo riunisce competenze del Middlebury College, del Massachusetts Institute of Technology, dell’Università di Innsbruck e del servizio forestale statunitense. L’articolo è stato pubblicato online il 2 marzo 2026.

Permafrost montano e speleotemi: quando l’acqua torna a infiltrarsi

Gli speleotemi comprendono stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni minerali delle grotte. Molte di queste strutture crescono quando l’acqua deposita carbonato di calcio. La presenza di acqua liquida costituisce quindi un requisito fondamentale per la loro formazione.

Nei monti Uinta, la sequenza delle età racconta l’alternanza fra condizioni favorevoli alla crescita e lunghi arresti. Durante le fasi fredde, il permafrost sopra le cavità limitava il passaggio dell’acqua. Nei periodi più caldi, il suo degrado consentiva la ripresa dell’infiltrazione e della deposizione minerale. Le grotte conservano così una registrazione indiretta delle condizioni termiche del sottosuolo.

Le 108 datazioni non corrispondono a 108 grotte né necessariamente ad altrettante concrezioni. Sono misure effettuate su speleotemi provenienti da due sistemi sotterranei indipendenti. La ricorrenza degli stessi raggruppamenti di età in più campioni rafforza l’interpretazione climatica del fenomeno.

Datazioni degli speleotemi e cicli del permafrost nel Quaternario

La crescita si concentra nei sottostadi isotopici marini MIS 5e, 7e, 9e, 11c e nello stadio MIS 13. Queste sigle identificano intervalli della cronologia climatica usata per confrontare le successioni del Quaternario. Nel lavoro corrispondono alle condizioni interglaciali che favorivano l’alimentazione idrica delle grotte.

Il metodo uranio-torio misura i rapporti fra isotopi radioattivi presenti nei carbonati. Consente di assegnare un’età alla deposizione delle concrezioni, anche per intervalli di centinaia di migliaia di anni. La qualità della ricostruzione dipende dalla conservazione del campione e dal controllo delle componenti iniziali di torio.

Il confronto fra le grotte e gli archivi paleoclimatici vicini indica una risposta regionale. Il permafrost montano si formava e si degradava seguendo i cicli climatici scanditi dalle variazioni orbitali terrestri. Le interruzioni degli speleotemi non rappresentano quindi soltanto una vicenda locale delle singole cavità.

Permafrost dei monti Uinta: il ruolo di un raffreddamento di 3–5 °C

I gradienti termici regionali indicano che un raffreddamento di circa 3–5 °C rispetto alle condizioni attuali sarebbe sufficiente a generare permafrost sopra le grotte studiate. Il dato riguarda questo specifico ambiente montano. Descrive la sensibilità del terreno alle variazioni climatiche e aiuta a interpretare le pause nella deposizione.

La ricerca fornisce un riferimento per i modelli climatici e per la valutazione dei rischi geomorfologici e idrologici. La degradazione del terreno congelato modifica infatti la stabilità dei versanti e la circolazione dell’acqua. Nelle aree carsiche, gli archivi delle grotte permettono di osservare questi rapporti su tempi molto più lunghi delle misurazioni strumentali.

Dalle grotte dello Utah al permafrost della Siberia

Il collegamento con la Siberia passa anche attraverso la speleologia. Nel 2013, una ricerca pubblicata su Science aveva utilizzato la crescita degli speleotemi lungo un transetto di grotte siberiane. L’obiettivo era ricostruire la storia del permafrost nelle condizioni climatiche del passato. Il lavoro dei monti Uinta estende questa prospettiva a un contesto montano nordamericano.

Sul terreno, il disgelo assume forme diverse. In Siberia produce depressioni termocarsiche, laghi, frane da disgelo e, in particolari condizioni geologiche, crateri da emissione di gas. In Kamchatka, il permafrost convive con depositi vulcanici, ghiaccio sepolto e sorgenti locali di calore. La relazione seguente approfondisce questi processi e distingue le loro conseguenze per il paesaggio e il sottosuolo.

Scioglimento del permafrost e voragini: relazione su Siberia e Kamchatka

Il disgelo del permafrost modifica la struttura dei terreni, la circolazione idrica e il ciclo del carbonio. Le voragini rappresentano una delle sue manifestazioni. Per comprenderle occorre distinguere la fusione del ghiaccio sotterraneo, le frane termiche e le espulsioni di gas in pressione.

Permafrost e strato attivo: che cosa cambia nel sottosuolo

Il permafrost è terreno che rimane a temperatura pari o inferiore a 0 °C per almeno due anni consecutivi. Può comprendere suolo, sedimenti e roccia. Non identifica necessariamente un unico strato compatto di ghiaccio. La quantità e la distribuzione del ghiaccio variano da un luogo all’altro.

Sopra il permafrost si trova spesso lo strato attivo. Questa porzione superficiale disgela nella stagione calda e ricongela durante quella fredda. Il suo ispessimento consente al calore e all’acqua di raggiungere livelli prima protetti dal gelo persistente.

È quindi più preciso parlare di disgelo del terreno e fusione del ghiaccio contenuto al suo interno. La differenza chiarisce anche perché il riscaldamento non produca ovunque una voragine. I cedimenti più marcati richiedono depositi ricchi di ghiaccio, la cui fusione lascia una struttura incapace di conservare il volume precedente.

Un’indagine internazionale basata su 156 siti di monitoraggio ha documentato un’accelerazione della degradazione del permafrost fra il 2000 e il 2024. Le osservazioni comprendono regioni artiche, antartiche e di alta montagna. L’aumento dello spessore dello strato attivo mostra che la trasformazione interessa ambienti geograficamente diversi.

Termocarsismo e voragini del permafrost: come si formano

Il termocarsismo è l’insieme dei processi e delle forme prodotti dal disgelo di terreni ricchi di ghiaccio. Quando il ghiaccio fonde, il terreno si assesta in modo irregolare. Si formano avvallamenti, conche, solchi, scarpate e depressioni che possono raccogliere acqua.

La sequenza può svilupparsi attraverso passaggi collegati:

  • Il ghiaccio sotterraneo fonde e riduce il sostegno dei sedimenti.
  • La superficie si abbassa, spesso in modo disomogeneo.
  • L’acqua si concentra nelle depressioni e trasferisce calore al sottosuolo.
  • L’erosione rimuove il materiale scongelato e può esporre altro terreno ricco di ghiaccio.

Il processo non richiede sempre una cavità aperta preesistente. Molte depressioni nascono dall’assestamento dei sedimenti dopo la perdita del ghiaccio. Altre evolvono attraverso frane e arretramento delle pareti. Il termine giornalistico “voragine” può quindi riunire morfologie con origini differenti.

Il nome richiama il carsismo per la somiglianza delle forme superficiali. Il meccanismo è diverso: il termocarsismo dipende dalla fusione del ghiaccio nel terreno, non dalla dissoluzione delle rocce carbonatiche. Questa distinzione è centrale anche per il pubblico speleologico.

Siberia e Batagay: la grande frana da disgelo del permafrost

Il caso di Batagay, noto anche come Batagaika, si trova nella Yakutia settentrionale, sui rilievi del bacino della Yana. La letteratura scientifica lo descrive come il più grande megaslump da disgelo retrogressivo conosciuto. Si tratta di una grande frana che si amplia mediante fusione del ghiaccio esposto e arretramento della scarpata.[8]

La forma viene spesso chiamata “cratere”. La sua evoluzione non corrisponde a quella di una singola esplosione. Il disgelo libera i sedimenti, che scivolano o vengono trasportati dall’acqua. La parete arretra e mette a nudo nuove porzioni del deposito congelato.[8]

Una revisione scientifica del 2023 ricostruisce tre fasi. Dopo il disturbo della vegetazione e del suolo fra gli anni Quaranta e Sessanta, si sviluppò un’incisione sul versante. Negli anni Ottanta l’erosione passò a una frana da disgelo. Negli anni Novanta il fenomeno raggiunse le dimensioni di un megaslump.[8]

I dati riferiti al 2019 indicavano circa 80 ettari di superficie. La forma raggiungeva 1,8 chilometri di lunghezza e una larghezza massima di 0,89 chilometri. La parete principale arrivava a circa 55 metri sopra il fondo. Queste misure descrivono un momento preciso della sua evoluzione.[8]

Il contenuto di ghiaccio spiega parte della vulnerabilità. Nel complesso glaciale superiore studiato, il ghiaccio raggiungeva fino all’87% del volume. La sua fusione comporta quindi una perdita importante della struttura del deposito, seguita dalla mobilizzazione di sabbia, limo e materia organica.[8]

Permafrost di Batagay: un archivio ambientale di almeno 650.000 anni

Le pareti della frana espongono depositi che conservano una storia ambientale estesa ad almeno 650.000 anni. La successione comprende complessi ricchi di ghiaccio, livelli sabbiosi, resti vegetali e tracce di antiche superfici erosive. Il sito permette di studiare la persistenza del permafrost attraverso più cicli climatici.[8][14]

Il disgelo porta alla luce anche ossa, denti e carcasse conservate. La Scintilena ha raccontato nel dicembre 2024 il ritrovamento del giovane mammut Yana, proveniente da Batagaika e presentato come risalente a circa 50.000 anni fa. La notizia si inserisce nella più ampia documentazione paleontologica del sito.[15]

L’esposizione rende questi archivi accessibili, ma avvia anche la loro trasformazione. L’acqua trasferisce sedimenti e materia organica verso il fiume Batagay e poi verso la Yana. I microrganismi possono decomporre parte del carbonio prima conservato nel terreno congelato.[16]

Il confronto con lo Utah è utile, pur mantenendo distinti i materiali. Nelle grotte, gli speleotemi registrano quando l’acqua poteva infiltrarsi. A Batagay, la stratigrafia conserva ghiaccio, sedimenti e resti biologici. Entrambi gli archivi contribuiscono alla ricostruzione del rapporto fra clima e sottosuolo.[1][8]

Siberia occidentale: i crateri da emissione di gas di Yamal e Gydan

Un’altra categoria di voragini è documentata nelle penisole di Yamal e Gydan. Sono i gas emission craters, indicati con la sigla GEC. La loro formazione coinvolge gas in pressione e l’espulsione di terreno congelato. Non sono semplicemente conche prodotte da un lento assestamento.[6]

Uno dei casi che richiamarono l’attenzione internazionale fu osservato nella penisola di Yamal nel 2014. Il modello descritto dai ricercatori prevede un accumulo di metano sotto o dentro il permafrost ricco di ghiaccio. La sovrapressione può deformare la superficie e superare la resistenza dei materiali sovrastanti.[17]

Il fenomeno produce una rottura rapida, con espulsione di ghiaccio e sedimenti. Successivamente, l’erosione delle pareti e l’ingresso dell’acqua possono trasformare il cratere. La forma iniziale diventa quindi meno riconoscibile nel paesaggio.[6][18]

Una ricerca del 2021 ha analizzato 327.000 chilometri quadrati della regione Yamal-Gydan. Il metodo riconosceva i sette GEC allora riportati nella letteratura e individuava tre ulteriori forme simili. Il 5% del paesaggio risultava modificato fra il 1984 e il 2017. Questa percentuale riguarda tutti i cambiamenti rilevati, non soltanto i crateri da gas. Le frane retrogressive da disgelo erano più abbondanti dei GEC.[6]

Permafrost, gas profondi e riscaldamento: i processi dei crateri siberiani

La formazione dei GEC coinvolge condizioni geologiche e termiche specifiche. Uno studio del 2025 propone un ruolo determinante per flussi concentrati di gas e calore provenienti da sotto il permafrost. Il lavoro associa i crateri alla presenza di faglie e all’incontro fra zone scongelate sotto laghi o fiumi e assottigliamenti locali del terreno congelato.[9]

In questa interpretazione, il riscaldamento atmosferico agisce anche indirettamente. Favorisce la trasformazione del permafrost e lo sviluppo di laghi e corsi d’acqua, modificando le condizioni che consentono l’accumulo e la fuoriuscita del gas. L’origine di un cratere dipende quindi dall’interazione fra clima, struttura geologica e circolazione dei fluidi.[9]

I modelli scientifici descrivono contributi diversi e continuano a essere affinati. Il punto comune è il ruolo di una pressione capace di rompere il terreno. Questo separa i crateri da gas dalle depressioni termocarsiche ordinarie e dal megaslump di Batagay.[6][8][9]

Kamchatka: permafrost montano e terreni vulcanici

La Kamchatka presenta un contesto diverso dalle pianure di Yamal. Nel gruppo vulcanico Klyuchevskaya, il permafrost è diffuso anche in prossimità di vulcani attivi. La sua distribuzione dipende dalla quota, dalle condizioni termiche superficiali, dalla neve e dalle caratteristiche dei depositi vulcanici.[7]

Uno studio di Andrey Abramov, Stephan Gruber e David Gilichinsky, pubblicato nel 2008, descrive misurazioni e campagne condotte fra il 2002 e il 2007. I risultati documentano temperature medie annue del terreno vicine a 0 °C intorno a 950 metri di quota e prossime a ?7 °C a 2.500 metri. Il modello prevedeva permafrost a partire da circa 700 metri, con variazioni locali.[7]

Le simulazioni indicavano spessori dell’ordine di un chilometro sotto le cime più alte. Si tratta di stime modellistiche relative all’area studiata, non di misure applicabili all’intera penisola. Il lavoro costituisce una base per comprendere la struttura del sottosuolo vulcanico congelato.[7]

La presenza di magma non impedisce automaticamente la conservazione del permafrost. Il calore delle fumarole e dei condotti ha effetti localizzati. Le scorie vulcaniche possono inoltre isolare il ghiaccio sepolto. Nei sondaggi descritti dagli autori erano presenti livelli di ghiaccio massivo protetti da depositi vulcanici.[7]

Disgelo e voragini in Kamchatka: ghiaccio sepolto, infiltrazione e cedimenti

Nei terreni vulcanici della Kamchatka convivono lave, ceneri, scorie, sedimenti congelati e ghiaccio sepolto. Alcuni materiali sono molto porosi. L’acqua può quindi infiltrarsi anche attraverso substrati parzialmente congelati, quando i pori non sono completamente occupati dal ghiaccio.[7]

La risposta al riscaldamento dipende dalla struttura locale. Nei depositi ricchi di ghiaccio, la fusione può favorire assestamenti e depressioni. Sui versanti può contribuire alla mobilizzazione dei materiali. In questo ambiente, la valutazione dei cedimenti deve considerare insieme il ghiaccio sotterraneo, l’acqua e le proprietà meccaniche dei depositi vulcanici.[5][7][19]

Occorre distinguere anche il permafrost dal ghiaccio di origine glaciale sepolto. Le depressioni prodotte dalla fusione di ghiaccio glaciale relitto non sono classificate nello stesso modo del termocarsismo dei terreni permanentemente congelati. Una forma simile in superficie può dunque corrispondere a una storia diversa del sottosuolo.[12]

Per la Kamchatka, il riferimento è quindi un sistema montano e vulcanico con condizioni locali molto variabili. I crateri da emissione di gas studiati a Yamal e Gydan appartengono a un altro quadro geologico. La distinzione consente di descrivere il rischio senza trasferire automaticamente un meccanismo da una regione all’altra.[6][7]

Laghi termocarsici e permafrost: il ruolo dell’acqua nel disgelo

L’acqua non è soltanto un prodotto della fusione. È anche un mezzo di trasporto del calore. Quando una depressione diventa un lago che non congela fino al fondo, può mantenere una zona scongelata nel sottosuolo: il talik. La presenza di questa zona modifica la circolazione idrica e la distribuzione del permafrost.[13]

Nel delta della Lena, uno studio su cinque laghi ha misurato temperature medie annue sul fondo comprese fra 2,7 e 4 °C. Durante il periodo senza ghiaccio, le temperature mensili dell’acqua di fondo arrivavano a 15 °C. I bacini funzionavano come assorbitori di calore, trasferendolo ai sedimenti sottostanti.[20]

I laghi possono ampliarsi, unirsi o drenarsi attraverso nuovi percorsi. L’evoluzione idrologica modifica quindi anche l’evoluzione termica del terreno. Non esiste una sequenza identica per tutti i bacini: il risultato dipende dal ghiaccio disponibile, dalla topografia e dai collegamenti con il reticolo idrografico.[13][21]

Permafrost e carbonio: perché le voragini hanno effetti climatici

La regione settentrionale del permafrost conserva grandi quantità di carbonio organico. Una sintesi NOAA del 2019 stimava un deposito di 1.460–1.600 miliardi di tonnellate di carbonio nei suoli della regione. È una riserva complessiva, non una quantità destinata a essere emessa immediatamente.[22]

Il disgelo rende parte della materia organica disponibile alla decomposizione microbica. Si producono anidride carbonica e metano, con proporzioni influenzate anche dall’umidità e dalla disponibilità di ossigeno. Gli ambienti saturi d’acqua favoriscono la produzione di metano.[22][23]

Le forme di disgelo rapido possono esporre livelli profondi in tempi brevi. Per questo, frane e depressioni termocarsiche hanno rilevanza nel bilancio del carbonio. Una valutazione circumpolare del 2016 stimava che i paesaggi termocarsici occupassero circa il 20% della regione settentrionale del permafrost e conservassero circa metà del carbonio organico sotterraneo dell’area studiata.[5]

Il carbonio mobilizzato non si trasforma interamente e subito in gas. Una parte viene trasportata, depositata o ulteriormente trasformata nei fiumi e nei laghi. La ricerca su Batagay documenta proprio il collegamento fra disgelo, erosione e trasferimento della materia organica.[16]

Rischi del permafrost per infrastrutture e versanti

Il terreno congelato sostiene edifici, strade e altre infrastrutture. La sua degradazione può ridurre la capacità portante e aumentare i cedimenti differenziali. Le deformazioni dipendono dal contenuto di ghiaccio e dalla distribuzione del disgelo, non soltanto dalla temperatura dell’aria.[10][19]

In Yakutia, studi sulle comunità rurali collegano il termocarsismo a deformazioni di abitazioni e fabbricati, riduzione delle aree edificabili e perdita di terreni agricoli. Si tratta di trasformazioni che coinvolgono direttamente l’uso del territorio.[24]

Il monitoraggio combina osservazioni sul campo e telerilevamento. I sondaggi misurano la temperatura del terreno. Le misure dello strato attivo seguono il disgelo stagionale. Le immagini satellitari e i rilievi topografici documentano l’evoluzione delle depressioni e delle scarpate.[6][7][25]

I crateri da gas richiedono inoltre attenzione alla possibile deformazione della superficie e alla distribuzione delle condizioni geologiche favorevoli. Le mappe aiutano a individuare le trasformazioni, mentre la valutazione del rischio deve distinguere i diversi processi che le producono.[6][9]

Speleologia e permafrost: gli archivi delle grotte completano il monitoraggio

Le misurazioni strumentali descrivono il cambiamento contemporaneo. Gli archivi geologici estendono l’osservazione ai cicli climatici del passato. Le 108 datazioni dei monti Uinta offrono una ricostruzione della risposta del permafrost montano su 600.000 anni.[1]

Il contributo delle grotte riguarda soprattutto il rapporto fra gelo e infiltrazione. Gli speleotemi mostrano quando l’acqua poteva raggiungere il sottosuolo e depositare carbonati. Le successioni di Batagay conservano invece ghiaccio e materiali antichi. I sondaggi della Kamchatka descrivono la distribuzione termica nei terreni vulcanici.[1][7][8]

Questi strumenti osservano componenti diverse dello stesso sistema. Il loro confronto aiuta a comprendere la vulnerabilità dei terreni congelati, i cambiamenti idrologici e l’evoluzione dei versanti. Per la speleologia, lo studio dello Utah conferma il valore delle concrezioni come documenti della storia climatica e della circolazione dell’acqua.[1]

Scheda di studio: concetti chiave sul permafrost

  • Permafrost: terreno a temperatura pari o inferiore a 0 °C per almeno due anni consecutivi.[10]
  • Strato attivo: porzione superficiale che disgela e ricongela stagionalmente.[11]
  • Termocarsismo: assestamento e trasformazione di terreni ricchi di ghiaccio durante il disgelo.[5]
  • Talik: zona di terreno scongelato che può persistere sotto un lago.[13]
  • GEC: cratere prodotto dall’espulsione di terreno associata a gas in pressione.

Fonti
[1] Speleothems in Utah caves record past dynamics of mountain permafrost | Quaternary Research | Cambridge Core https://www.cambridge.org/core/journals/quaternary-research/article/abs/speleothems-in-utah-caves-record-past-dynamics-of-mountain-permafrost/82FDABC8EAC3EDA75A2079DDCB9620C5
[2] Speleothems – Caves and Karst (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/subjects/caves/speleothems.htm
[3] Uranium-Series Dating of Speleothems: Current Techniques, Limits … https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-1-4419-9118-8_10
[4] Speleothems reveal 500000-year history of Siberian permafrost. – ORA https://ora.ox.ac.uk/objects/uuid:c6d6a31f-6a5d-4975-ac06-10885254649e
[5] Circumpolar distribution and carbon storage of thermokarst … https://www.nature.com/articles/ncomms13043
[6] Detecting and Mapping Gas Emission Craters on the Yamal and Gydan Peninsulas, Western Siberia https://www.mdpi.com/2076-3263/11/1/21
[7] [PDF] Mountain permafrost on active volcanoes: field data and statistical … https://scispace.com/pdf/mountain-permafrost-on-active-volcanoes-field-data-and-3xijvzrjoi.pdf
[8] Batagay megaslump: A review of the permafrost deposits … https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/ppp.2194
[9] Formation of giant Siberian gas emission craters (GECs) – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40695218/
[10] Permafrost – ClimateChangePost https://www.climatechangepost.com/countries/russia/permafrost/
[11] Global study indicates widespread permafrost degradation https://www.preventionweb.net/news/global-study-indicates-widespread-permafrost-degradation
[12] Thermokarst | Types, Formation, & Facts – Britannica https://www.britannica.com/science/thermokarst
[13] Story Map »Thermokarst Lakes – Arctic Landscape EXplorer (ALEX) https://alex.awi.de/en/story-maps/thermokarst-lakes/slide-02
[14] A multimethod dating study of ancient permafrost, Batagay megaslump, east Siberia https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/view/A9EF8CD9E70A048C45ECF590A49D892D/S0033589421000272a.pdf/div-class-title-a-multimethod-dating-study-of-ancient-permafrost-batagay-megaslump-east-siberia-div.pdf
[15] Scoperta di un Cucciolo di Mammut di 50.000 Anni in … https://www.scintilena.com/scoperta-di-un-cucciolo-di-mammut-di-50-000-anni-in-siberia-un-ritrovamento-eccezionale-nel-permafrost-siberiano/12/26/
[16] Molecular biomarkers in Batagay megaslump permafrost deposits … https://tc.copernicus.org/articles/16/3601/2022/
[17] New study reveals formation of new gas emissions craters in the Arctic https://www.woodwellclimate.org/new-study-reveals-formation-of-new-gas-emissions-craters-in-the-arctic/
[18] Formation of giant Siberian gas emission craters (GECs) – EarthArXiv https://eartharxiv.org/repository/view/6351/
[19] Permafrost Degradation: Mechanisms, Effects, and (Im)Possible Remediation https://www.mdpi.com/2073-445X/14/10/1949
[20] Thermal processes of thermokarst lakes in the continuous permafrost zone of northern Siberia – observations and modeling (Lena River Delta, Siberia) https://www.biogeosciences.net/12/5941/2015/bg-12-5941-2015.pdf
[21] Gradual and Abrupt Permafrost Thaw as Drivers of Rapid Geomorphic Change in Arctic Permafrost Regions https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU2020/EGU2020-11772.html
[22] Permafrost and the Global Carbon Cycle – NOAA Arctic https://arctic.noaa.gov/report-card/report-card-2019/permafrost-and-the-global-carbon-cycle/
[23] How emissions from thawing permafrost reshape carbon budgets https://www.sciencespo.fr/chair-sustainable-development/news/how-emissions-from-thawing-permafrost-reshape-carbon-budgets/
[24] Influence of Permafrost Landscapes Degradation on Livelihoods of Sakha Republic (Yakutia) Rural Communities https://www.mdpi.com/2073-445X/10/2/101/pdf
[25] Thermokarst Development Detected from High-Definition Topographic Data in Central Yakutia https://www.mdpi.com/2072-4292/10/10/1579/pdf?version=1538384706
[27] Formation of giant Siberian gas emission craters (GECs). https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0048969725016821
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[31] Paleoclimate Inferred from Concentration of Greenhouse Gas and Ratios of O2/Ar and N2/Ar in Ice Wedges in Northeastern Siberia and Northern Alaska https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU21/EGU21-6965.html
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[37] Speleothems in Utah caves record past dynamics of mountain … https://quaternary.uibk.ac.at/publication/speleothems-in-utah-caves-record-past-dynamics-of-mountain-permafrost/
[38] Detecting and Mapping Gas Emission Craters on the Yamal and Gydan Peninsulas, Western Siberia https://www.mdpi.com/2076-3263/11/1/21/pdf
[39] Gas emission crater – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Gas_emission_crater
[40] Formation of Gas-Emission Craters in Northern West Siberia: Shallow Controls https://www.mdpi.com/2076-3263/11/9/393/pdf
[41] Why those huge craters in Siberia are a climate wake-up call | EDF https://www.edf.org/why-those-huge-craters-siberia-are-climate-wake-call
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[49] [PDF] Permafrost and Climate Change: Carbon Cycle Feedbacks From the … https://epic.awi.de/57387/1/Schuur_2022.pdf
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[62] Morphometry of volcanic cones on Mars in perspective of Astrobiological Research https://www.cambridge.org/core/product/identifier/S1473550415000166/type/journal_article
[63] Thermokarst disturbance responses to climate change across … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1674987125001525
[64] Non-temperature environmental drivers modulate warming-induced 21st-century permafrost degradation on the Tibetan Plateau https://www.nature.com/articles/s41467-025-63032-x
[65] Senza titolo https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2021cosp…43E.402S/abstract
[66] Permafrost vulnerability to climate change: understanding thaw dynamics and climate feedback of permafrost degradation https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/adfc7e
[67] Permafrost Degradation and Concomitant Hydrological Changes Dominated by Anthropogenic Greenhouse Gas Emissions in the Northeastern Tibetan Plateau https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2024GL113679
[68] Thermokarst – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Thermokarst
[69] Review of Permafrost Degradation in the Mongolian Plateau https://www.mdpi.com/2073-445X/14/2/383
[70] A Blessing and a Curse: Melting Permafrost in the Russian Arctic https://www.thearcticinstitute.org/blessing-curse-melting-permafrost-russian-arctic/
[71] Methane-cycling microbiomes in soils of the pan-Arctic and their response to permafrost degradation https://www.nature.com/articles/s43247-025-02765-5
[72] Geomorphology of the Central Kamchatka Depression, the Kamchatka Peninsula, NE Pacific https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/17445647.2023.2252006?needAccess=true&role=button
[73] A shift of thermokarst lakes from carbon sources to sinks during the … https://www.usgs.gov/publications/a-shift-thermokarst-lakes-carbon-sources-sinks-during-holocene-epoch
[74] Speleothems in Utah caves record past dynamics of mountain … https://www.cambridge.org/core/journals/quaternary-research/article/speleothems-in-utah-caves-record-past-dynamics-of-mountain-permafrost/82FDABC8EAC3EDA75A2079DDCB9620C5
[75] INFLUENCE OF RIFT ZONES AND THERMOKARST LAKES ON THE FORMATION OF SUBAQUEOUS PERMAFROST AND THE STABILITY ZONE OF METHANE HYDRATES OF THE LAPTEV SEA SHELF IN THE PLEISTOCENE https://ice-snow.igras.ru/jour/article/download/458/269
[76] Active thermokarst zones on permafrost territory and their dete?ting … https://izvestiya.tpu.ru/archive/article/view/1685
[77] Geocryological conditions triggering thermokarst processes in Central Yakutia https://www.e3s-conferences.org/articles/e3sconf/pdf/2020/23/e3sconf_vc2020_02007.pdf
[78] Mountain permafrost on active volcanoes: field data and statistical … https://ideas.repec.org/a/wly/perpro/v19y2008i3p261-277.html
[79] ?????????? – ????????? https://ru.wikipedia.org/wiki/%D0%A2%D0%B5%D1%80%D0%BC%D0%BE%D0%BA%D0%B0%D1%80%D1%81%D1%82
[80] Vulnerability of the Ancient Peat Plateaus in Western Siberia https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8707802/
[81] Kamchatka Peninsula – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Kamchatka_Peninsula
[82] Glaciers in the Russian Mountains (Caucasus, Altai, Kamchatka) in … https://journals.eco-vector.com/2076-6734/article/view/659370
[83] Thermokarst lakes – Brockmann Consult https://www.brockmann-consult.de/lakes/thermokarst-lakes/
[84] Climate warming has lead to widespread thawing in – CNN https://www.cnn.com/2019/06/11/americas/thermokarst-arctic-climate-change-intl-hnk
[85] Speleothems Reveal 500,000-Year History of Siberian Permafrost https://www.gt-crust.ru/jour/article/download/86/88
[86] Speleothems in subglacial caves: An emerging archive of glacial climate history and mountain glacier dynamics https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0277379124001859
[87] U–Th dating of speleothems with high initial 230Th using … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1871101407000222
[88] The antiquity of Nullarbor speleothems and implications for karst palaeoclimate archives https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6345804/
[89] Petrology, geochronology, and tectonic implications of c. 500 Ma metamorphic and igneous rocks along the northern margin of the Central Asian Orogen (Olkhon terrane, Lake Baikal, Siberia) https://ndownloader.figshare.com/files/5425988
[90] [PDF] Speleothems Reveal 500000-year History of Siberian Permafrost https://www.research.ed.ac.uk/files/11622548/PDF_Science2013.pdf
[91] Paleolithic occupation of arid Central Asia in the Middle Pleistocene https://dx.plos.org/10.1371/journal.pone.0273984
[92] Speleothems Reveal 500,000-Year History of Siberian Permafrost https://www.earth.ox.ac.uk/publication/385519/scopus
[93] Speleothems Reveal 500,000-year History of Siberian Permafrost https://www.research.ed.ac.uk/en/publications/speleothems-reveal-500000-year-history-of-siberian-permafrost/
[94] Uranium–thorium dating – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Uranium%E2%80%93thorium_dating
[95] What is Uranium-Thorium Dating? – Isobar Science https://isobarscience.com/what-is-u-th-dating/
[96] Speleothems Reveal 500000-Year History of Siberian Permafrost https://scispace.com/papers/speleothems-reveal-500-000-year-history-of-siberian-1hmx4a1z89
[97] Siberian caves warn of permafrost meltdown https://www.sciencedaily.com/releases/2013/06/130619101521.htm
98 Uranium–thorium dating method and Palaeolithic rock art https://www.academia.edu/90905663/Uranium_thorium_dating_method_and_Palaeolithic_rock_art
[99] [PDF] Uranium-thorium dating: the race towards the earliest rock art https://aplombpublications.net/wp-content/uploads/2026/03/AOJHAE-02-0007_Final.pdf

Permafrost

L'articolo Speleotemi e permafrost: le grotte dello Utah ricostruiscono 600.000 anni di clima proviene da Scintilena.

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Biospeleologia, 445 specie in 16 grotte brasiliane: la biodiversità si decide nei microhabitat

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Risorse alimentari, temperatura e rifugi: uno studio sulla Serra da Bodoquena mostra come la biospeleologia possa orientare la conservazione delle grotte

Biospeleologia nella Serra da Bodoquena: i risultati della ricerca

La biodiversità delle grotte dipende anche da differenze ambientali che si manifestano su pochi metri, fino alla scala del singolo metro quadrato. Una ricerca condotta in 16 grotte calcaree della Serra da Bodoquena, nel Mato Grosso do Sul, in Brasile, ha registrato 445 specie di invertebrati terrestri, appartenenti a 27 ordini. Venti specie presentavano caratteristiche associate alla vita cavernicola. Lo studio collega la distribuzione delle comunità alla varietà delle risorse alimentari, alla distanza dall’ingresso, alla temperatura e alla disponibilità di rifugi. [web:32]

Il lavoro si intitola “Multi-Scale Microhabitat Drivers of Invertebrate Community Structure in Caves of Central-Western Brazil”. È pubblicato su Ecological Research, volume 41, numero 2, articolo e70045, del 2026. Gli autori sono Rayanne Lays Sant’Ana Merlo, Leandro Mata da Rocha Melo, Lívia Medeiros Cordeiro, Marconi Souza Silva e Rodrigo Lopes Ferreira. [web:32]

La ricerca affronta un tema centrale della biospeleologia: comprendere perché organismi diversi occupino settori differenti della stessa cavità. Il sottosuolo presenta condizioni relativamente stabili, ma non uniformi. Anche variazioni contenute possono selezionare le specie capaci di vivere in un determinato ambiente. [web:32]

Microhabitat delle grotte: due scale per studiare gli invertebrati

Il campionamento è stato organizzato su due livelli spaziali. I ricercatori hanno esaminato 39 aree di 3 × 10 metri, riferite alla mesoscala. Hanno inoltre studiato 117 quadrati di 1 × 1 metro, riferiti alla microscala. Alle raccolte sistematiche si sono aggiunte ricerche generali mirate alla fauna troglobia. [web:32]

Questo disegno consente di leggere la grotta sia attraverso settori relativamente ampi, sia attraverso piccole porzioni del substrato. Cambiando la scala di osservazione, cambiano anche i fattori che spiegano meglio la composizione delle comunità. È uno dei risultati più rilevanti dello studio. [web:32]

Il censimento riguarda l’insieme delle 16 cavità. Le 445 specie rappresentano il totale registrato dalla ricerca, non la ricchezza di ciascuna grotta. Il dato descrive una fauna distribuita attraverso numerosi ambienti e condizioni locali. [web:32]

Biodiversità delle grotte e risorse alimentari: conta la varietà

La ricchezza di specie è risultata associata alla diversità delle risorse trofiche, cioè delle fonti di nutrimento. Una maggiore eterogeneità alimentare favoriva comunità più ricche. La ricchezza diminuiva invece con l’aumento della distanza dall’ingresso. [web:32]

Il risultato si inserisce nel funzionamento generale degli ecosistemi cavernicoli. Nelle zone prive di luce, la fotosintesi non sostiene le reti alimentari come avviene in superficie. Molte comunità dipendono quindi da materia organica proveniente dall’esterno, trasportata dall’acqua o dagli animali. [web:11][web:16]

Foglie, frammenti vegetali e altri apporti organici possono alimentare catene ecologiche differenti. Il guano dei pipistrelli costituisce un ulteriore collegamento tra superficie e sottosuolo. La biospeleologia studia questi flussi per comprendere come si mantenga la vita nelle cavità. [web:2][web:16]

Temperatura delle grotte e rifugi: filtri ecologici su pochi metri

Alla mesoscala, la composizione delle comunità era associata soprattutto a piccole variazioni di temperatura. In un ambiente termicamente stabile, differenze contenute possono funzionare da filtri ecologici. Favoriscono alcune specie e rendono meno adatto lo stesso settore ad altre. [web:32]

Alla microscala emergeva invece il ruolo della disponibilità di rifugi. La struttura fisica del substrato offre spazi protetti e microclimi differenti. La distribuzione degli invertebrati risponde quindi anche all’organizzazione materiale dell’habitat. [web:32]

Una grotta non può essere descritta soltanto attraverso la sua temperatura media. La ricerca mostra il valore di misure locali e osservazioni ravvicinate. Per la biospeleologia, il dettaglio spaziale diventa parte della spiegazione ecologica. [web:32]

Diversità tassonomica delle grotte e conservazione della fauna

Lo studio ha rilevato una correlazione positiva tra ricchezza di specie e distintività tassonomica. Quest’ultima considera quanto siano differenziati i gruppi presenti nella classificazione biologica. Le comunità più ricche sostenevano anche una maggiore varietà tassonomica, interpretata dagli autori in termini di diversità evolutiva. [web:32]

I risultati forniscono una base scientifica per orientare la conservazione. La tutela deve considerare non soltanto le specie, ma anche le condizioni che ne permettono la presenza. Risorse alimentari, rifugi e microclima sono componenti dell’habitat da integrare nella gestione delle cavità. [web:32]

Il quadro si collega anche alla protezione degli ambienti esterni. Una ricerca pubblicata nel 2026 su PeerJ, dedicata a sei grotte ferruginose dell’Amazzonia, ha documentato legami tra fauna cavernicola e lettiera forestale circostante. Gli autori indicano la conservazione delle foreste prossime alle cavità come parte della tutela delle comunità sotterranee. [web:11]

Relazione: l’importanza della biospeleologia e della ricerca scientifica nelle grotte

Biospeleologia e ambiente sotterraneo: oltre le gallerie accessibili

La biospeleologia studia gli organismi degli ambienti sotterranei e le loro relazioni con le condizioni fisiche, le risorse e gli altri esseri viventi. Il suo campo comprende grotte, acque sotterranee e spazi molto più piccoli. Fratture, pori e interstizi partecipano infatti alla continuità dell’habitat ipogeo. [web:21][web:24]

Questa prospettiva cambia il significato biologico di una grotta. La cavità percorribile dagli speleologi è una porzione osservabile di una rete più estesa. Il confine riportato su una topografia non coincide necessariamente con quello attraversato dagli organismi. Le connessioni possono proseguire attraverso fessure o circuiti idrici non accessibili alle persone. [web:21]

Scintilena ha approfondito questo tema attraverso il contributo di Pier Mauro Giachino, Elena Piano e Fabrizio Serena negli Atti del Congresso nazionale di speleologia di Ormea del 2022. Il passaggio dalla singola grotta all’ambiente sotterraneo esteso collega ricerca biologica, esplorazione e pianificazione della tutela. [web:21]

Ne deriva un criterio operativo importante. La conservazione non può fermarsi all’ingresso o alle gallerie conosciute. Deve considerare anche le aree di alimentazione, il suolo sovrastante e le connessioni dell’acquifero. La scala della protezione deve seguire il funzionamento del sistema naturale. [web:21]

Fauna cavernicola e adattamenti: il valore evolutivo della biospeleologia

Gli organismi sotterranei offrono modelli per studiare l’evoluzione in condizioni di oscurità, disponibilità energetica limitata e relativa stabilità ambientale. In diversi gruppi compaiono riduzione degli occhi e della pigmentazione, appendici allungate e modificazioni dei sistemi sensoriali. Questi caratteri sono spesso indicati come troglomorfismi. [web:16]

Non tutte le specie rinvenute in grotta hanno lo stesso rapporto con il sottosuolo. Gli organismi troglobi, o troglobionti, sono legati agli ambienti sotterranei. Gli stigobi rappresentano la componente acquatica specializzata. Le specie troglofile possono invece mantenere popolazioni sia negli ambienti ipogei sia in quelli di superficie. [web:11][web:16]

Queste categorie aiutano a interpretare le comunità. La presenza di un animale in una cavità acquista significato attraverso il suo ciclo biologico e la sua distribuzione. Anche le connessioni con l’esterno possono essere molto differenti tra specie. [web:16]

La ricerca sugli adattamenti comprende inoltre fisiologia e storia delle popolazioni. Molti organismi specializzati presentano crescita lenta, maturazione ritardata o capacità di resistere a periodi di scarsità alimentare. Il confronto con specie affini di superficie permette di studiare come questi caratteri si siano sviluppati. [web:16]

L’isolamento tra popolazioni sotterranee può favorire una marcata differenziazione genetica. Per numerose specie, la capacità di dispersione è ridotta. Comprendere questi processi serve sia alla biologia evolutiva sia alla conservazione di popolazioni con distribuzioni limitate. [web:16]

Reti alimentari delle grotte: risorse, decompositori e pipistrelli

Le reti alimentari sotterranee collegano microbi, invertebrati e vertebrati. Negli ambienti bui, gli apporti esterni assumono un ruolo fondamentale. La materia organica può arrivare attraverso infiltrazioni, corsi d’acqua, ingressi e movimento degli animali. In alcuni sistemi interviene anche la produzione microbica basata su reazioni chimiche. [web:16]

La distribuzione del nutrimento non è necessariamente uniforme. Un deposito organico può creare condizioni diverse rispetto a un tratto povero di risorse. Lo studio della Serra da Bodoquena dimostra che la varietà delle risorse alimentari è associata alla ricchezza degli invertebrati. [web:32]

I pipistrelli partecipano a questi scambi quando utilizzano le grotte come rifugio e si alimentano all’esterno. Il guano trasferisce nutrienti all’ambiente ipogeo e sostiene processi biologici locali. Una sintesi del 2026 sui servizi ecosistemici sotterranei richiama anche il loro ruolo nella trasformazione degli ambienti cavernicoli. [web:2]

La protezione dei chirotteri riguarda quindi sia le colonie sia le relazioni ecologiche che contribuiscono a mantenere. Nei siti di svernamento, il disturbo può provocare risvegli e consumo delle riserve energetiche. Tutela Pipistrelli richiama per questo la necessità di ridurre la frequentazione e gli stimoli vicino agli animali in torpore. [web:43]

Microhabitat e ricerca nelle grotte: perché cambiare scala di osservazione

Il contributo dello studio brasiliano riguarda anche il metodo. Un settore di trenta metri quadrati e un quadrato di un metro quadrato non descrivono lo stesso livello di organizzazione. Il primo intercetta differenze tra porzioni della grotta. Il secondo evidenzia condizioni locali del substrato. [web:32]

Analizzare più scale consente di riconoscere fattori che una misura complessiva potrebbe attenuare. Nella Serra da Bodoquena, la temperatura emergeva soprattutto alla mesoscala. I rifugi assumevano il ruolo principale alla microscala. I due risultati descrivono livelli complementari della struttura delle comunità. [web:32]

Questo approccio aiuta a evitare una lettura omogenea dell’ambiente sotterraneo. Una stessa cavità può contenere combinazioni differenti di risorse e condizioni fisiche. La biodiversità va quindi studiata attraverso unità spaziali coerenti con le dimensioni e le esigenze degli organismi. [web:32]

Anche il confronto tra grotte richiede attenzione al contesto. Nelle cavità ferruginose amazzoniche studiate su PeerJ, la lettiera e la copertura vegetale contribuivano a spiegare i legami con la fauna esterna. Nei sistemi calcarei della Bodoquena, lo studio mette a fuoco i fattori interni dei microhabitat. Le due ricerche illuminano componenti diverse della stessa rete ecologica. [web:11][web:32]

Acque sotterranee e servizi ecosistemici: il valore della biodiversità ipogea

La ricerca scientifica nelle grotte riguarda anche funzioni rilevanti per la società. Gli ambienti sotterranei partecipano ai cicli biogeochimici, sostengono habitat di superficie e custodiscono risorse idriche. La componente biologica contribuisce ad alcuni processi che influenzano la qualità delle acque, insieme alla geochimica e alle condizioni fisiche. [web:2]

Una revisione pubblicata nel 2026 su Biological Reviews, coordinata da Stefano Mammola e numerosi specialisti, ha ricondotto gli ecosistemi sotterranei a 68 dei 90 servizi della classificazione internazionale CICES. Il risultato corrisponde a circa il 75% delle categorie considerate. [web:2]

La percentuale riguarda il numero di tipologie di servizi alle quali il sottosuolo contribuisce. Non rappresenta la quota di tutti i benefici ambientali del pianeta prodotta dalle grotte. La revisione comprende ambienti terrestri, acque dolci sotterranee e sistemi sotterranei salmastri o marini. [web:2]

Tra i benefici figurano approvvigionamento idrico, regolazione ambientale, ricerca, educazione e valori culturali. Molti contributi sono documentati qualitativamente. La loro quantificazione resta un campo di lavoro importante per collegare conoscenza scientifica e decisioni pubbliche. [web:2]

La tutela della fauna non si riduce comunque a una valutazione economica. Gli organismi sotterranei possiedono anche un valore intrinseco. La ricerca permette di riconoscerlo, descrivendo diversità, funzioni e relazioni che resterebbero altrimenti poco visibili. [web:2]

Grotte e cambiamenti climatici: stabilità non significa immobilità

La relativa stabilità delle grotte le rende laboratori naturali per studiare le risposte degli organismi ai cambiamenti ambientali. La roccia attenua molte oscillazioni esterne. Il sottosuolo resta però collegato alla superficie attraverso scambi di calore, aria, acqua e materia organica. [web:16]

Il riscaldamento esterno può propagarsi nelle cavità con tempi differenti. La profondità, la circolazione dell’aria e il movimento dell’acqua influenzano la risposta. Gli ambienti sotterranei superficiali possono mostrare variazioni più rapide rispetto ai settori profondi. [web:16]

Per la fauna, gli effetti dipendono dalla specie. Alcuni organismi tollerano intervalli termici ristretti. Altri presentano capacità di risposta più ampie. Anche l’umidità e la disponibilità delle risorse possono modificare l’idoneità dell’habitat. La valutazione richiede quindi dati biologici e ambientali integrati. [web:16]

Il risultato della Bodoquena conferma il rilievo ecologico delle piccole differenze termiche. Da questo punto di vista, il monitoraggio del microclima non è un’attività separata dalla biospeleologia. È uno strumento per interpretare la distribuzione della fauna e seguirne i cambiamenti. [web:32][web:16]

Metodi della biospeleologia: campionamento, sensori e DNA ambientale

La ricerca nelle grotte combina osservazione diretta, campionamenti mirati, identificazione tassonomica e misurazione delle condizioni ambientali. Transetti e aree di campionamento definite rendono più confrontabili le osservazioni. Sensori e registrazioni ripetute consentono di affiancare ai dati biologici serie di temperatura e umidità. [web:21][web:24]

L’identificazione delle specie rimane essenziale. Nel lavoro sulle grotte ferruginose amazzoniche, gli autori hanno coinvolto specialisti di diversi gruppi e depositato esemplari in collezioni scientifiche. Queste raccolte mantengono un riferimento verificabile per successive revisioni e confronti. [web:11]

Il DNA ambientale amplia le possibilità di indagine. La tecnica ricerca tracce genetiche lasciate dagli organismi nell’acqua o nei sedimenti. Il metabarcoding permette di analizzare insieme segnali appartenenti a più gruppi. Questi strumenti integrano il lavoro tradizionale e aiutano a studiare comunità difficili da osservare. [web:21]

La continuità temporale è altrettanto importante. Un censimento descrive una situazione. Un monitoraggio ripetuto permette di confrontare periodi diversi e valutare variazioni. Per gli ecosistemi cavernicoli, le serie di lungo termine sono particolarmente utili nello studio dei cambiamenti climatici. [web:16]

Conservazione delle grotte: collegare pressioni e processi ecologici

Le pressioni sulle grotte possono agire dall’interno o provenire dalla superficie. Infrastrutture turistiche e illuminazione possono modificare condizioni locali. Inquinamento, trasformazione del territorio e alterazioni del drenaggio possono raggiungere il sottosuolo attraverso la rete idrica e le fratture. [web:21][web:2]

La biospeleologia aiuta a collegare queste pressioni alle esigenze degli organismi. Se i rifugi spiegano una parte della composizione faunistica, le modifiche del substrato diventano rilevanti nella gestione. Se le risorse esterne sostengono le comunità, la tutela deve includere i processi che ne regolano l’arrivo. [web:32][web:11]

Le misure possono comprendere percorsi regolamentati, controllo degli accessi e monitoraggio stagionale. Nei siti con chirotteri occorre considerare svernamento e riproduzione. Gli interventi vanno adattati alle caratteristiche della cavità e delle popolazioni presenti. [web:21][web:43]

Il fine non consiste soltanto nel conservare un numero di specie. Comprende la continuità degli habitat e delle interazioni ecologiche. Lo studio brasiliano offre elementi concreti per riconoscere le componenti locali che sostengono questa continuità. [web:32]

Speleologi e ricerca scientifica: dati condivisi per la biodiversità delle grotte

Gli speleologi contribuiscono alla ricerca attraverso accesso agli ambienti, rilievi e conoscenza del territorio. Biologi, tassonomi ed ecologi trasformano osservazioni e campioni in informazioni sulle specie e sulle comunità. La collaborazione rende possibile lo studio di habitat complessi da raggiungere. [web:21]

La qualità dei dati dipende dalla documentazione. Località, data, metodo, posizione nella cavità e condizioni ambientali consentono di riutilizzare un’osservazione. Protocolli condivisi permettono di integrare il contributo dei gruppi speleologici con programmi scientifici più ampi. [web:21]

Un esempio italiano è il dataset sulla fauna sotterranea pugliese richiamato da Scintilena. Riunisce 109 specie, 224 siti e 622 record di presenza, con informazioni dal 1931 al 2024. L’organizzazione secondo Darwin Core facilita la condivisione e il riutilizzo dei dati. [web:21]

Archivi di questo tipo permettono di collegare raccolte storiche e indagini recenti. La ricerca sulla Serra da Bodoquena aggiunge un’altra prospettiva: alla conoscenza della distribuzione delle specie affianca quella delle condizioni che ne organizzano le comunità. È su questo collegamento tra inventario, ecologia e monitoraggio che può svilupparsi una tutela scientificamente fondata delle grotte. [web:21][web:32]

Fonti dell’articolo e della relazione

  1. Merlo R. L. S., Melo L. M. R., Cordeiro L. M., Silva M. S., Ferreira R. L. — “Multi-Scale Microhabitat Drivers of Invertebrate Community Structure in Caves of Central-Western Brazil”, Ecological Research, 41(2), e70045, 2026. DOI: 10.1111/1440-1703.70045. [web:32]
    https://esj-journals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1440-1703.70045
  2. Oliveira M. P. A., Ferreira R. L. — “Beneath the canopy, beneath the ground: how surface microhabitats shape cave communities”, PeerJ, 14:e20593, 2026. [web:11]
    https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12794640/
  3. Mammola S. e altri — “Subterranean environments contribute to three-quarters of classified ecosystem services”, Biological Reviews, 101(3), 1582–1605, 2026. [web:2]
    https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/brv.70137
  4. Mammola S., Piano E., Cardoso P., Vernon P., Domínguez-Villar D., Isaia M. — “Climate change going deep: the effects of global climatic alterations on cave ecosystems”, manoscritto disponibile nell’archivio istituzionale dell’Università di Torino. DOI: 10.1177/2053019619851594. [web:16]
    https://iris.unito.it/retrieve/e27ce42e-33c5-2581-e053-d805fe0acbaa/REVIEW_GLOBAL_WARMING_CAVES.pdf
  5. Scintilena — “Biospeleologia e biodiversità sotterranea: dalle grotte al reticolo invisibile delle fratture”, 19 agosto 2026. [web:21]
    https://www.scintilena.com/biospeleologia-e-biodiversita-sotterranea-dalle-grotte-al-reticolo-invisibile-delle-fratture/08/19/
  6. Scintilena — “Biospeleologia in Andalusia: quattro nuove specie di Tychobythinus nelle grotte del sud della Spagna”, 13 settembre 2026. [web:24]
    https://www.scintilena.com/biospeleologia-in-andalusia-quattro-nuove-specie-di-tychobythinus-nelle-grotte-del-sud-della-spagna/09/13/
  7. Tutela Pipistrelli — “Il periodo invernale”. [web:43]
    https://www.tutelapipistrelli.it/il-periodo-invernale/

Strategie di sopravvivenza

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Grotte degli Urali: 32 siti raccontano il Paleolitico tra Europa e Asia

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Una rassegna su Boreas ricostruisce il popolamento delle grotte degli Urali, dai rifugi attribuiti ai Neanderthal all’arte rupestre di Shulgan-Tash

Le grotte degli Urali conservano una parte importante della storia dei cacciatori-raccoglitori vissuti tra Europa e Asia durante l’ultima glaciazione. Una rassegna di Jiri Chlachula, pubblicata nel volume 55 di Boreas, riunisce le testimonianze archeologiche e ambientali di questa regione. Il quadro comprende 32 grotte con evidenze di frequentazione nel Pleistocene superiore, all’interno di circa 120 siti indagati. Non si tratta soltanto di grandi cavità. Il censimento considera anche ripari sotto roccia, piccoli antri e grotte utilizzate come ricoveri temporanei. [web:2]

Lo studio, intitolato “Cave Palaeolithic of the Ural Mountains – a review”, occupa le pagine 4–28 del primo fascicolo del 2026. Collega reperti, stratigrafie e indicatori paleoambientali. L’obiettivo è ricostruire gli adattamenti umani lungo una catena montuosa che separa geograficamente il continente europeo dall’Asia settentrionale. [web:2]

Grotte degli Urali e prime frequentazioni: una storia di oltre 57.000 anni

La testimonianza più antica riportata nella sintesi proviene da Sikiyaz-Tamak 7. La rassegna la colloca oltre 57.300 anni fa e la attribuisce a gruppi neandertaliani. Smelovskaya II documenta invece una fase iniziale del Paleolitico superiore. Il suo strato 4 è datato fra 49.223 e 42.137 anni calibrati prima del presente. [web:2]

Questi siti aprono una sequenza che attraversa diversi momenti dell’ultima glaciazione. Fra circa 35.000 e 24.000 anni fa, i ritrovamenti registrano lo sviluppo delle attività e delle tecnologie paleolitiche. Le fasi successive comprendono importanti complessi archeologici meridionali e settentrionali. [web:2]

Le cavità furono soprattutto ripari e luoghi di sosta. La loro posizione nelle valli fluviali permetteva di raggiungere acqua, risorse animali e materie prime. Lungo la Chusovaya, negli Urali centrali, il sistema delle valli offriva anche percorsi di attraversamento della catena montuosa. [web:2]

Archeologia delle grotte degli Urali: strumenti, ornamenti e attività simboliche

I reperti comprendono manufatti in pietra, oggetti in osso, avorio lavorato, pigmenti e ornamenti personali. Medvezhya, negli Urali settentrionali, ha restituito 1.517 manufatti litici e sei oggetti in osso. Assemblaggi numerosi provengono anche da Ignatievskaya e Bayslan-Tash, nel settore meridionale. [web:2]

Le industrie litiche documentano la produzione di lame, schegge, raschiatoi e bulini. Gli scarti di lavorazione aiutano a ricostruire le operazioni svolte nei siti. Gli ornamenti aggiungono informazioni sulle pratiche sociali. A Shulgan-Tash sono documentate perle, pendagli e oltre 60 conchiglie perforate. [web:2]

La presenza di ocra, strumenti per preparare i pigmenti e oggetti interpretati come lampade collega la cultura materiale alle attività sotterranee. Le pareti dipinte mostrano che alcune grotte ebbero funzioni ulteriori rispetto al semplice riparo. Le interpretazioni archeologiche includono pratiche simboliche e rituali. [web:2][web:5]

Shulgan-Tash e arte rupestre: le grotte degli Urali nel patrimonio UNESCO

Shulgan-Tash, conosciuta anche come Kapova, occupa un posto centrale in questa storia. Le sue pitture raffigurano mammut, rinoceronti lanosi, bisonti, cavalli e un cammello bactriano. Compaiono anche figure antropomorfe e motivi geometrici, fra cui i caratteristici trapezi. [web:28]

Nel 2025 le pitture della grotta sono entrate nella Lista del patrimonio mondiale UNESCO. La documentazione del riconoscimento colloca il complesso artistico e archeologico nel Paleolitico superiore. I materiali del livello culturale sono datati fra 20.600 e 16.500 anni calibrati prima del presente. Le concrezioni sovrapposte ad alcune immagini ne attestano un’antichità superiore a 14.500 anni. [web:28]

Clima e popolamento nelle grotte degli Urali dopo il massimo glaciale

La rassegna individua, dopo il massimo glaciale, un aumento dei siti frequentati. Questo andamento suggerisce una crescita demografica e una maggiore diffusione degli insediamenti. Il quadro riguarda ambienti montani e pedemontani, con boschi, spazi aperti e condizioni variabili nel tempo. La fase conclusiva, fra circa 14.500 e 12.000 anni fa, presenta un segnale archeologico meno definito. Lo studio propone una riduzione del popolamento attorno a 15.000 anni fa. [web:2]

Sedimenti, pollini, resti animali e concrezioni permettono di collocare queste presenze nel loro ambiente. Per la speleologia, le grotte degli Urali rappresentano quindi archivi integrati. La lettura del sottosuolo mette in relazione la formazione delle cavità, le trasformazioni climatiche e le attività umane. [web:2][web:13]

Relazione di approfondimento: i ritrovamenti archeologici nelle grotte degli Urali

1. Carsismo e archeologia nelle grotte degli Urali: il contesto geografico

La catena degli Urali si estende per oltre 2.000 chilometri, dalle regioni artiche alle steppe meridionali. I siti archeologici in grotta si distribuiscono in settori con caratteristiche geologiche e ambientali differenti. Questa articolazione spiega perché il popolamento non segua una sola sequenza uniforme. [web:2]

Molte cavità si sviluppano in calcari paleozoici, soprattutto devoniani e carboniferi. Le fratture della roccia, la circolazione delle acque e la dissoluzione hanno contribuito alla loro formazione. Sollevamento del rilievo ed evoluzione delle valli hanno modificato la posizione degli ingressi rispetto ai corsi d’acqua. [web:2][web:13]

Per l’archeologia, una cavità non è soltanto uno spazio abitabile. È anche un contenitore sedimentario. Può conservare materiali trasportati dall’esterno, resti di animali, tracce di fuochi e manufatti. L’associazione fra questi elementi permette di studiare attività umane e trasformazioni ambientali. [web:2]

Il numero di 32 grotte paleolitiche indica il campione censito dalla rassegna. Non coincide con la totalità delle grotte note negli Urali. Inoltre, i circa 120 siti indagati comprendono forme carsiche di dimensioni molto diverse. Il dato descrive un insieme archeologico, non un inventario speleologico completo della catena. [web:2]

2. Cronologia del Paleolitico nelle grotte degli Urali

Le principali tappe ricostruite dalla rassegna possono essere ordinate in una sequenza di riferimento. Le età calibrate traducono le misure radiocarboniche in intervalli cronologici confrontabili. Vanno distinte dalle età radiocarboniche non calibrate, riportate in alcuni studi precedenti. [web:2][web:13] Fase Cronologia di riferimento Testimonianze principali Frequentazione più antica riportata dalla rassegna Oltre 57.300 anni fa Sikiyaz-Tamak 7, attribuita nello studio a gruppi neandertaliani. [web:2] Paleolitico superiore iniziale 49.223–42.137 anni calibrati prima del presente Strato 4 di Smelovskaya II. [web:2] Sviluppo delle frequentazioni glaciali Circa 35.000–24.000 anni fa Progressiva articolazione delle testimonianze archeologiche regionali. [web:2] Grandi complessi del Paleolitico superiore recente Quadro sintetico di circa 20.000–16.000 anni calibrati prima del presente Shulgan-Tash, Kul’yurt-Tamak e Medvezhya; singoli livelli possono avere età differenti. [web:2] Fase conclusiva dell’ultima glaciazione Circa 14.500–12.000 anni fa Frequentazioni meno nettamente riconoscibili nella sintesi regionale. [web:2]

Le grotte non documentano un’occupazione ininterrotta dell’intera catena. Conservano episodi distribuiti nello spazio e nel tempo. Una stessa cavità può contenere livelli paleolitici e materiali molto più recenti. Questo aspetto diventa particolarmente evidente nei siti riutilizzati durante l’Olocene. [web:2][web:13]

3. Sikiyaz-Tamak e Smelovskaya II: i ritrovamenti più antichi

Il complesso di Sikiyaz-Tamak si trova lungo il fiume Ai, nella regione di Chelyabinsk. Le cavità si aprono in una formazione calcarea, decine di metri sopra il corso d’acqua. La successione dei depositi conserva testimonianze di frequentazione e indicatori ambientali del Pleistocene finale e dell’Olocene. [web:2]

Sikiyaz-Tamak 7 costituisce il riferimento più antico dell’abstract di Chlachula. L’attribuzione neandertaliana riguarda la frequentazione proposta nella rassegna. Non va trasformata nella notizia di un ritrovamento di scheletri umani, che l’abstract non descrive. Il rilievo del sito deriva dalla sua posizione nella cronologia del popolamento regionale. [web:2]

A Smelovskaya II, nella valle del Piccolo Kyzyl, lo strato 4 contiene un’industria litica di aspetto arcaico. Sono presenti anche ossa di grandi mammiferi, comprese ossa di mammut fratturate e parzialmente bruciate. La rassegna segnala inoltre una possibile struttura di combustione. [web:2]

La datazione del livello deriva da una misura radiocarbonica di 41.000 ± 1.800 anni, calibrata nell’intervallo 49.223–42.137 anni prima del presente. È un riferimento per il Paleolitico superiore iniziale negli Urali. I manufatti non consentono una classificazione culturale altrettanto precisa. Cronologia e attribuzione a una specifica tradizione archeologica restano due informazioni distinte. [web:2]

4. Shulgan-Tash: pitture paleolitiche e archeologia del sottosuolo

Shulgan-Tash si trova nella Repubblica del Bashkortostan, presso la valle della Belaya. Il sistema comprende sale, gallerie e passaggi distribuiti su più livelli. Le pitture sono presenti anche nella zona afotica, priva di illuminazione naturale. La loro realizzazione richiedeva quindi l’accesso intenzionale alle parti interne della grotta. [web:28]

Lo zoologo Alexander Ryumin riconobbe le pitture nel 1959. Otto Bader avviò successivamente le ricerche archeologiche. La scoperta ampliò la distribuzione allora conosciuta dell’arte parietale paleolitica, portandola migliaia di chilometri a est dei principali complessi dell’Europa sudoccidentale. [web:42]

Gli inventari moderni comprendono centinaia di elementi grafici. La ricognizione discussa da Aitor Ruiz-Redondo indica almeno 246 unità. Il conteggio considera motivi e segni, non soltanto animali riconoscibili. Include dunque una componente non figurativa importante per comprendere l’organizzazione delle composizioni. [web:9][web:23]

Mammut, cavalli, rinoceronti e bisonti appartengono alla fauna raffigurata. Il cammello bactriano aggiunge un soggetto meno comune. Trapezi, linee e altri motivi geometrici mostrano che le pareti non costituiscono soltanto un repertorio zoologico. Sono anche una testimonianza dell’espressione simbolica dei gruppi paleolitici. [web:28]

I livelli archeologici hanno restituito manufatti litici e ossei, frammenti di ocra, ornamenti e oggetti per l’illuminazione. Sono documentate perle in serpentinite e avorio, pendagli e conchiglie perforate. Alcuni pezzi di ocra presentano superfici levigate dall’uso. Questi reperti permettono di studiare le operazioni svolte all’interno del sistema sotterraneo. [web:2]

5. Datazione delle pitture nelle grotte degli Urali: radiocarbonio e concrezioni

A Shulgan-Tash, la cronologia si costruisce combinando diversi archivi. Il radiocarbonio data materiali organici, come carboni e ossa. Il metodo uranio-torio viene applicato alle concrezioni carbonatiche associate alle pitture. I due procedimenti non misurano necessariamente lo stesso evento. [web:42]

Una concrezione sottostante deve essersi formata prima dell’immagine. Una concrezione che la ricopre si è invece depositata dopo. La pittura si colloca fra questi due momenti. La data della calcite sovrapposta fornisce quindi un’età minima dell’opera. [web:42]

Nella Sala del Caos, lo studio pubblicato su Scientific Reports nel 2018 ha individuato una finestra fra circa 36.400 e 14.500 anni fa. Le datazioni dei materiali archeologici restringono il quadro delle attività documentate verso la fase finale di questo intervallo. La documentazione UNESCO colloca il livello culturale fra 20.600 e 16.500 anni calibrati prima del presente. [web:42][web:28]

Questa distinzione rende leggibile il rapporto fra immagini, pavimenti archeologici e concrezioni. Una data ottenuta su un carbone nel sedimento documenta quel materiale e il suo contesto. L’attribuzione cronologica di una pittura richiede anche la valutazione della sua relazione con gli altri elementi della grotta. [web:42][web:5]

6. Ignatievskaya e Serpievskaya II: altri siti di arte rupestre negli Urali

Ignatievskaya, nota anche come Yamazy-Tash, si apre nella valle del Sim. Nel 1980, Valery Petrin, Sergei Chairkin e Vladimir Shirokov identificarono immagini rosse e nere. Le ricerche successive hanno documentato pannelli dipinti e materiali archeologici nelle sale interne. [web:39][web:9]

Il repertorio comprende figure animali e segni. Le analisi stilistiche riconoscono collegamenti con Shulgan-Tash. Quattro datazioni radiocarboniche del contesto archeologico interno collocano attività associate alle pitture fra circa 17.400 e 16.300 anni calibrati prima del presente. Le concrezioni offrono ulteriori vincoli cronologici. [web:9]

La grotta ha restituito un insieme litico superiore a 1.300 pezzi. Il diaspro compare in diverse varietà cromatiche. Schegge, lame, nuclei e frammenti ricostruiscono le fasi della lavorazione. Fra gli altri reperti figurano ocra e ornamenti in materiali ossei. [web:2]

Serpievskaya II amplia la distribuzione dei siti decorati meridionali. Il repertorio pubblicato comprende una dozzina di pitture rosse e diverse incisioni, soprattutto non figurative. La sua attribuzione paleolitica si basa su confronti tecnici e iconografici. Le immagini non dispongono della stessa definizione cronologica dei principali contesti datati. [web:9][web:5]

7. Kul’yurt-Tamak e Bayslan-Tash: accampamenti e produzione di strumenti

Kul’yurt-Tamak si trova circa un chilometro a valle di Shulgan-Tash. Gli scavi hanno recuperato alcune centinaia di manufatti. Una parte consistente è costituita da scarti litici. Sono presenti anche lame, microlame, bulini e strumenti perforanti. [web:2]

Il livello culturale si colloca fra circa 20.185 e 16.517 anni calibrati prima del presente. Resti animali e pollini descrivono un ambiente con spazi aperti. Il sito è interpretato come un accampamento temporaneo di caccia. La vicinanza a Shulgan-Tash consente di osservare funzioni differenti delle cavità all’interno di uno stesso territorio. [web:2]

Bayslan-Tash conserva uno degli assemblaggi litici più numerosi degli Urali meridionali. Selce nera e diaspri multicolori furono utilizzati per produrre lame, schegge e strumenti ritoccati. La rassegna collega le materie prime ai depositi alluvionali dei corsi d’acqua vicini. [web:2]

Le datazioni riportate per il sito comprendono un intervallo di circa 17.082–15.666 anni calibrati prima del presente. I reperti mostrano somiglianze tecnologiche con Ignatievskaya e Kul’yurt-Tamak. Il confronto riguarda modalità di lavorazione e forme degli strumenti, senza richiedere che tutte le grotte avessero la stessa funzione. [web:2]

8. Zapovednaya e le ossa di orso nelle grotte degli Urali

Zapovednaya si trova nella valle della Lemeza. Le indagini hanno individuato più livelli culturali e un insieme di circa 130 manufatti. La particolarità riguarda anche le materie prime: calcare e frammenti di calcite furono lavorati per ottenere strumenti di diverse forme. [web:2]

Fra i reperti figurano crani e altri resti di orso delle caverne. Alcuni contesti sono stati interpretati come espressione di attività rituali. Le età riportate per i resti manipolati comprendono intervalli di circa 43.048–40.441 e 35.246–31.130 anni calibrati prima del presente. [web:2]

L’interesse archeologico deriva dalla combinazione fra resti animali, distribuzione dei reperti e tracce di attività umana. Le ossa presenti in una grotta possono anche derivare dall’uso naturale della cavità da parte degli animali. La ricostruzione delle pratiche umane richiede quindi una lettura del deposito e della storia dei resti. [web:2][web:13]

9. Urali centrali: grotte della Chusovaya e collegamenti fra i versanti

Negli Urali centrali, numerosi siti si distribuiscono lungo la Chusovaya. Fra questi figurano Bolshoy Glukhoy, Stolbovoy, Kotel, Kumyshanskaya e Ust’-Koivinskaya. La posizione nelle valli lega la frequentazione delle cavità ai percorsi di mobilità attraverso il rilievo. [web:2]

Le datazioni mostrano episodi differenti. Bliznetsov comprende carboni datati fra circa 33.714 e 31.868 anni calibrati prima del presente. Stolbovoy restituisce un intervallo di circa 27.671–26.486 anni. Kotel e Ust’-Koivinskaya documentano invece fasi più recenti, prossime alla conclusione del Paleolitico superiore. [web:2]

Sul versante orientale, Bobylek e Bezymyanny aggiungono testimonianze di lavorazione dei materiali e ornamenti personali. Da Bezymyanny provengono frammenti di un bracciale in avorio di mammut. A Bobylek è documentato un oggetto ricavato da una fibula di orso delle caverne, interpretato anche come possibile parte di un fischietto o flauto. Quest’ultima lettura resta un’ipotesi funzionale. [web:2]

10. Medvezhya e le grotte degli Urali settentrionali

Medvezhya, o Grotta dell’Orso, costituisce uno dei principali riferimenti archeologici del settore settentrionale. Il sito si trova nell’area dell’alta Pechora. Gli scavi considerati dalla rassegna coprono circa 184 metri quadrati, un’estensione significativa rispetto a molti piccoli saggi effettuati altrove. [web:2][web:13]

L’assemblaggio di 1.517 manufatti litici e sei reperti in osso documenta attività umane in un ambiente di alta latitudine. Le serie radiocarboniche comprendono livelli del massimo glaciale e della successiva transizione. Il quadro dimostra che la storia del popolamento non riguarda soltanto le grotte dipinte meridionali. [web:2][web:13]

Uninskaya e Studenaya hanno restituito manufatti attribuiti alla seconda metà del Paleolitico superiore. Cheremukhovo conserva anche una testimonianza più antica: un singolo manufatto nello strato 10, associato a depositi riferiti al MIS 3. L’integrazione di questi dati amplia il quadro territoriale dei ritrovamenti. [web:13]

Una sintesi di Pavel Kosintsev e Olga Bachura, pubblicata nel 2023, esamina 19 località settentrionali. Riunisce dati stratigrafici, faunistici e botanici dal Pleistocene superiore all’Olocene. Il campione non coincide con quello delle 32 grotte paleolitiche di Chlachula. Comprende soprattutto archivi ambientali, dei quali soltanto una parte contiene manufatti paleolitici. [web:13]

11. Ornamenti, pigmenti e cultura materiale nelle grotte degli Urali

Gli ornamenti rappresentano una componente significativa dei ritrovamenti. Perle in avorio di mammut provengono da Ignatievskaya, Bobylek e Bayslan-Tash. I semilavorati consentono di ricostruire alcune fasi produttive: taglio di piccoli segmenti, levigatura e perforazione. [web:2]

A Shulgan-Tash, pendagli, perle e conchiglie perforate si affiancano agli strumenti ordinari. La scelta dei materiali e la trasformazione in oggetti da indossare documentano pratiche diverse dalla sola produzione di utensili. Questi reperti permettono di affrontare il tema dell’espressione personale e delle relazioni sociali. [web:2][web:23]

L’ocra collega gli oggetti mobili alle attività sulle pareti. Uno studio pubblicato su Heritage nel 2024 analizza i colori di piccoli frammenti provenienti da Kapova e Kamennaya Balka II. Combina osservazione al microscopio, classificazione cromatica e analisi statistica. L’obiettivo è riconoscere rapporti fra pigmenti e strutture del livello culturale. [web:22]

Lo studio dei pigmenti non si esaurisce nell’identificazione del rosso. Permette di esplorare la preparazione dei materiali e la distribuzione delle attività. A Kapova, l’integrazione fra frammenti di ocra, strumenti e pitture rende possibile una lettura più articolata del lavoro svolto sottoterra. [web:22][web:2]

12. Paleoclima nelle grotte degli Urali: il contributo degli speleotemi

Le concrezioni carbonatiche registrano condizioni diverse da quelle descritte dai soli reperti archeologici. Stalagmiti e colate si formano in presenza di acqua liquida. La calcite criogenica può invece documentare processi di congelamento dell’acqua all’interno delle cavità. [web:42]

La ricerca del 2018 su Shulgan-Tash e altre grotte vicine combina questi archivi. I risultati indicano ripetute fasi di permafrost negli Urali meridionali. Ricostruiscono anche temperature sottozero nella grotta durante l’intervallo dell’attività artistica considerato dallo studio. [web:42]

Le pitture furono realizzate su superfici asciutte. Secondo questa ricostruzione, l’assenza di acqua sulle pareti dipendeva dal gelo. Il contesto sotterraneo non era quindi necessariamente un ambiente mite, anche quando veniva raggiunto per dipingere. [web:42]

Pollini e resti animali completano il quadro. Le associazioni di piccoli mammiferi aiutano a distinguere paesaggi aperti e boschivi. I grandi mammiferi documentano la composizione delle faune. Il confronto con le concrezioni collega queste informazioni all’evoluzione climatica e idrologica delle cavità. [web:13][web:42]

13. Dalla preistoria ai santuari: riutilizzo delle grotte degli Urali

La frequentazione delle cavità proseguì dopo il Paleolitico. Negli Urali settentrionali sono documentati materiali mesolitici, neolitici, eneolitici, dell’età del Bronzo e dell’età del Ferro. Altri contesti appartengono al Medioevo. Alcune grotte conservarono anche sepolture. [web:13]

Kaninskaya e altre cavità furono utilizzate come santuari in epoche successive. La documentazione comprende pratiche legate all’orso bruno e deposizioni di ossa. Questi episodi appartengono a contesti storici e culturali differenti dalle frequentazioni paleolitiche. Non costituiscono, da soli, la prova di una tradizione rituale rimasta identica per millenni. [web:13]

Anche Shulgan-Tash conserva testimonianze successive all’ultima glaciazione. La rassegna riporta materiali interpretati in relazione a pratiche rituali fino all’età del Bronzo. Separare le diverse fasi consente di leggere la lunga storia delle cavità senza sovrapporre reperti lontani nel tempo. [web:2]

14. Conservazione delle grotte degli Urali: tutela delle pitture e degli archivi sedimentari

L’iscrizione UNESCO del 2025 riconosce le pitture di Shulgan-Tash secondo il criterio relativo alla testimonianza di una tradizione culturale. La protezione riguarda anche il contesto carsico e paesaggistico. La stabilità dei parametri geologici, geochimici e microclimatici contribuisce alla conservazione delle immagini e dei depositi archeologici. [web:28]

La decisione UNESCO raccomanda di limitare rigorosamente l’accesso alle sale dipinte agli scienziati, quando necessario per ricerca o conservazione. Chiede inoltre di rafforzare il monitoraggio e di integrare i dati climatici interni con le valutazioni dello stato delle pitture. [web:28]

La documentazione delle immagini assume un ruolo operativo. Per Ignatievskaya, una ricerca pubblicata nel 2024 descrive l’impiego di mosaici fotografici e rilievi fotogrammetrici delle superfici dipinte. Questi strumenti consentono di migliorare la registrazione dei pannelli e di confrontare le osservazioni nel tempo. [web:39]

Per il pubblico speleologico, il valore dei ritrovamenti comprende quindi tre dimensioni inseparabili. La cavità conserva una forma geologica, un archivio ambientale e un contesto culturale. La tutela dell’intero sistema permette di mantenere leggibili le relazioni fra questi elementi. [web:2][web:28]

Fonti scientifiche e istituzionali

Urali

L'articolo Grotte degli Urali: 32 siti raccontano il Paleolitico tra Europa e Asia proviene da Scintilena.

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Le grotte carsiche diventano un pozzo di metano: identificati i batteri che lo consumano

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Lo studio sulle grotte carsiche e il metano documenta un nuovo ruolo del sottosuolo nel ciclo climatico

Una ricerca pubblicata su Science Advances mostra che i sedimenti delle grotte carsiche possono sottrarre metano all’aria grazie all’attività di batteri specializzati. Lo studio, firmato da Xiaoyan Liu e collaboratori, riguarda la Chang Cave nello Hubei, in Cina, e attribuisce il processo a microrganismi capaci di usare il metano atmosferico come fonte di energia e di carbonio.

Il risultato interessa direttamente la speleologia. Il metano è noto agli esploratori soprattutto come gas da rilevare in contesti particolari, mentre qui emerge una funzione diversa: in una normale cavità carsica povera di nutrienti, una comunità microbica non si limita a convivere con il gas, ma lo consuma attivamente. I ricercatori descrivono quindi le grotte carsiche come un serbatoio naturale di assorbimento del metano finora poco considerato nei bilanci climatici.

Metano nelle grotte carsiche, i dati della Chang Cave

I campioni sono stati prelevati in una grotta con temperatura stabile tra 15 e 18 gradi e umidità prossima alla saturazione. In laboratorio, i sedimenti hanno mostrato una crescente capacità di ossidare il metano quando la sua disponibilità passava da 2 a 500 parti per milione: l’attività è salita da 2,9 a 90,7 nanogrammi per grammo di sedimento all’ora.

Le prove con isotopi del carbonio hanno confermato il percorso del gas. Il carbonio del metano è stato ritrovato nella biomassa microbica e nell’anidride carbonica prodotta durante l’ossidazione. Più della metà del carbonio fornito, con valori compresi fra il 52,6 e il 73,2 per cento, è stata incorporata dalla biomassa. Il metano, quindi, alimenta sia il metabolismo sia la costruzione delle cellule.

L’indagine ha combinato esperimenti in microcosmi, analisi isotopiche, microscopia ionica su scala nanometrica, metagenomica e metatrascrittomica. È un approccio che unisce la misura del consumo del gas all’identificazione degli organismi e dei geni effettivamente attivi.

Batteri metanotrofi delle grotte: tre generi nella famiglia Methyloligotrophaceae

I principali responsabili appartengono al gruppo in precedenza indicato come USC?, una linea di batteri metanotrofi atmosferici. L’analisi genomica li colloca nella famiglia provvisoriamente denominata Candidatus Methyloligotrophaceae. Lo studio distingue tre generi: Candidatus Methyloligotropha, Candidatus Methylotierraosa e Candidatus Methylocavernigena; gli ultimi due vengono proposti per la prima volta nella ricerca.

Questi batteri dominavano la comunità dei microrganismi che ossidano metano nei sedimenti esaminati. La loro caratteristica decisiva è l’affinità per concentrazioni molto basse del gas. Il parametro che descrive questa capacità, chiamato costante di semisaturazione, è risultato pari a 138,8 parti per milione. In termini semplici, il sistema microbico resta efficiente anche dove il metano è scarso, condizione tipica degli ambienti sotterranei ventilati dall’aria esterna.

La ricerca rileva anche una flessibilità metabolica utile in un ambiente oligotrofico, cioè povero di risorse. Oltre al metano, questi microrganismi possiedono geni che suggeriscono l’impiego di idrogeno in tracce come fonte energetica complementare. L’ipotesi richiede ancora verifiche sperimentali in coltura, ma aiuta a spiegare la persistenza di queste comunità nel sottosuolo.

Il pozzo di metano nel carsismo della Cina sud-occidentale

Confrontando le velocità di ossidazione in cavità e suoli, gli autori stimano in modo prudente che il carsismo sotterraneo della Cina sud-occidentale possa sequestrare circa 0,56 teragrammi di metano l’anno. È una stima territoriale, non un valore da trasferire automaticamente a tutte le regioni carsiche del pianeta. Gli stessi ricercatori sottolineano che servono misure aggiuntive su distribuzione dei batteri, geometria delle cavità e superfici effettivamente colonizzate.

Il dato modifica comunque il quadro di partenza. I suoli sono già riconosciuti come importanti consumatori biologici di metano; le cavità carsiche, grazie a microclimi relativamente stabili, sedimenti e rocce alterate, possono rappresentare una componente ulteriore. Le sequenze genetiche affini ai microrganismi individuati sono state trovate in tutti i continenti, anche in suoli forestali, praterie, aree agricole e ambienti polari. Il passaggio dalla presenza genetica a una stima globale del flusso richiederà campagne coordinate di monitoraggio.

La curiosità per gli speleologi: metano basso, ma consumato in modo misurabile

La curiosità più concreta per gli speleologi riguarda il livello a cui si manifesta il fenomeno. Non si tratta di una cavità con una vistosa emissione di metano, come può avvenire presso fluidi profondi, sorgenti sulfuree, strutture vulcaniche o depositi organici in condizioni particolari. I batteri studiati sono invece adattati a consumare metano a concentrazioni molto basse, comprese quelle vicine all’aria ambiente.

Nella pratica speleologica, il metano rientra tra i parametri da controllare dove la geologia e la ventilazione fanno ipotizzare accumuli di gas. In questa ricerca diventa anche un indicatore di processi invisibili: la sua diminuzione rispetto all’esterno può segnalare l’azione di una comunità microbica sotterranea. La grotta non è soltanto un volume d’aria e roccia, ma un sistema in cui atmosfera, sedimento, acqua e microbi si scambiano materia in modo continuo.

Gas nelle grotte naturali: una relazione per l’esplorazione e il monitoraggio

Atmosfera di grotta e ventilazione: perché le concentrazioni cambiano

L’aria delle grotte naturali non è uniforme. Dipende dalla morfologia della cavità, dal numero e dalla quota degli ingressi, dalle fratture, dalla temperatura esterna, dal vento, dall’acqua e dalle sorgenti geologiche o biologiche di gas. Nelle cavità temperate il ricambio è spesso guidato dalla differenza di densità tra aria esterna e aria sotterranea, il cosiddetto effetto camino. I cicli giornalieri e stagionali possono cambiare rapidamente la composizione dell’aria in un ramo, in una saletta o in un fondo cieco.

Le misure devono perciò essere spaziali e ripetute nel tempo. Una lettura all’ingresso non definisce l’atmosfera di un ambiente distante. Anche l’idea di una stratificazione immutabile è insufficiente: anidride carbonica e altri gas possono concentrarsi in zone basse o poco ventilate, ma flussi, temperatura, turbolenza e geometria modificano i profili. Il campionamento remoto con pompa e sonda evita di esporre l’operatore durante la prima verifica.

Anidride carbonica nelle grotte: il gas più frequente nelle cavità carsiche

L’anidride carbonica è il gas che più spesso merita attenzione nelle grotte carsiche. Può arrivare dal suolo sovrastante, dove respirazione delle radici e decomposizione della sostanza organica la arricchiscono; può essere prodotta da processi biologici in cavità, da guano e materiale organico, oppure provenire da sorgenti geologiche profonde e aree vulcaniche. La ventilazione ne controlla diluizione e accumulo.

Non ha odore né colore. L’esposizione elevata provoca aumento della ventilazione respiratoria, mal di testa, capogiri, affanno e, a livelli estremi, perdita di coscienza e asfissia. L’anidride carbonica è inoltre più densa dell’aria, dettaglio utile per capire alcuni accumuli locali ma non sufficiente per dichiarare sicura una zona più alta. La sua concentrazione influenza anche la chimica carsica: regola l’equilibrio fra acqua e carbonati, con effetti su dissoluzione e deposizione delle concrezioni.

Ossigeno in grotta: il parametro che definisce la respirabilità

L’ossigeno non è un inquinante, ma è il primo parametro di sicurezza. Può diminuire perché viene consumato da respirazione e ossidazioni, oppure perché altri gas lo diluiscono e lo sostituiscono. Una percentuale inferiore al 19,5 per cento viene convenzionalmente trattata come atmosfera carente di ossigeno negli standard per spazi confinati. Con valori inferiori peggiorano capacità di giudizio e prestazione fisica; con ulteriore riduzione il rischio di collasso è rapido.

Per questo un misuratore di esplosività non sostituisce un rilevatore di ossigeno. I sensori per gas combustibili possono fornire letture non affidabili quando l’ossigeno è basso. L’ordine di controllo resta essenziale: ossigeno, infiammabilità, gas tossici. La misura deve avvenire prima dell’ingresso e proseguire durante la permanenza, se il contesto è sospetto o variabile.

Metano nelle grotte naturali: da pericolo potenziale a risorsa per i microbi

Il metano può provenire da risalite di fluidi profondi, fenomeni vulcanici e idrotermali, degradazione anaerobica di materia organica, sedimenti saturi d’acqua o attività umane nelle vicinanze. È incolore e inodore. In alte concentrazioni può ridurre la disponibilità di ossigeno; soprattutto è infiammabile e una miscela con l’aria diventa esplosiva fra il 5 e il 15 per cento in volume.

La concentrazione osservata nella ricerca cinese è di ordine completamente diverso da quello di un rischio esplosivo. La scoperta riguarda infatti il consumo di tracce di metano, non l’accumulo di grandi quantità. Questa distinzione è decisiva: una cavità può essere un assorbitore biologico di metano atmosferico e, in un altro settore o in un altro tipo di sistema geologico, presentare una sorgente di gas che richiede protocolli di sicurezza specifici.

Un esempio di ambiente con chimica opposta è la Grotta Movile, in Romania, dove acque sulfuree alimentano una rete biologica basata sulla chemiosintesi. Nei suoi settori più isolati l’ossigeno è molto basso, mentre metano, anidride carbonica e idrogeno solforato hanno ruoli rilevanti. Anche in Italia, la Grotta del Cane ai Campi Flegrei mostra quanto siano importanti la misura strumentale e le procedure per atmosfere con ossigeno ridotto e anidride carbonica elevata.

Idrogeno solforato nelle grotte sulfuree: tossicità, corrosione e chemosintesi

L’idrogeno solforato è associato a sorgenti termali e sulfuree, risalite profonde, processi anaerobici e cavità generate o modificate dall’acido solforico. È spesso riconoscibile per l’odore di uova marce, ma l’olfatto non è uno strumento di sicurezza: l’adattamento olfattivo può avvenire rapidamente. Il gas è tossico, può irritare occhi e vie respiratorie, agire sul sistema nervoso e formare miscele infiammabili.

Questo gas ha anche un peso speleogenetico. Quando fluidi ricchi di idrogeno solforato incontrano ossigeno e acqua, le trasformazioni chimiche e microbiche producono acidità capace di aggredire i carbonati. In tali cavità prosperano batteri che ottengono energia dall’ossidazione dei composti ridotti dello zolfo; biofilm e formazioni gelatinose molto acide possono esserne l’espressione visibile.

Radon nelle grotte: rischio radiologico legato al tempo di esposizione

Il radon è un gas radioattivo naturale, senza colore, odore o sapore, prodotto nella catena di decadimento di elementi presenti nelle rocce e nei suoli. Le grotte, come miniere e altri spazi poco ventilati, possono favorirne l’accumulo. Il rischio non è l’effetto acuto durante una breve esposizione, ma la dose cumulativa associata all’inalazione dei prodotti di decadimento, che possono danneggiare il tessuto polmonare.

Il monitoraggio del radon serve soprattutto a chi frequenta una cavità con continuità: guide, ricercatori, operatori di grotte turistiche e speleologi impegnati in campionamenti ripetuti. Dosimetri e misure integrate nel tempo permettono di stimare l’esposizione reale. La gestione richiede registri di presenza, valutazione stagionale e adattamento dei tempi di permanenza alle caratteristiche del sito.

Monossido di carbonio, ammoniaca e altri gas nelle cavità

Il monossido di carbonio è un gas incolore e inodore, prodotto da combustione incompleta. In una grotta naturale non è in genere un costituente di fondo, ma può comparire per motori a combustione, generatori, incendi, fumi o fonti esterne trasportate dalla ventilazione. È tossico perché interferisce con il trasporto di ossigeno nel sangue. La prevenzione più efficace è evitare fonti di combustione nelle cavità e verificarne ogni eventuale immissione.

L’ammoniaca può essere collegata alla degradazione di guano e materiale organico, soprattutto in cavità con grandi colonie di chirotteri o uccelli. È irritante e richiede sensori adeguati quando le condizioni del sito lo rendono plausibile. Composti dello zolfo diversi dall’idrogeno solforato, come anidride solforosa, possono essere presenti in contesti vulcanici e fumarolici. Vapori acidi, temperature elevate e carenza di ossigeno rendono questi ambienti non assimilabili alla normale progressione speleologica.

Rilevazione dei gas in grotta: strumenti, calibrazione e decisioni operative

La sicurezza atmosferica non si affida alla fiamma, all’odore o alla sensazione respiratoria. Occorre un rilevatore multigas scelto in base al rischio atteso e dotato almeno di canali per ossigeno, infiammabilità e, dove necessario, anidride carbonica, idrogeno solforato e monossido di carbonio. Il radon richiede strumentazione dedicata. Per idrogeno solforato, ammoniaca, anidride solforosa e altri composti, il sensore deve essere appropriato allo specifico gas.

Lo strumento va controllato prima di ogni uscita, sottoposto a verifica funzionale e calibrato con gas campione secondo il manuale del costruttore. Umidità molto elevata, condensa, polvere, temperatura e interferenze tra sostanze possono alterare le letture. Gli apparecchi destinati ad ambienti potenzialmente esplosivi devono essere certificati per quell’impiego.

Un allarme non richiede interpretazioni improvvisate. La condotta corretta è interrompere la progressione, arretrare verso aria nota come sicura, mantenere il contatto con l’esterno e applicare il piano della squadra. Il soccorso di una persona in atmosfera ignota richiede formazione, procedure e protezione respiratoria idonea; un intervento spontaneo può esporre altri soccorritori allo stesso pericolo.

Grotte, microbi e gas: una stessa dinamica ambientale

Lo studio sul metano collega la microbiologia delle grotte a una questione climatica globale senza trasformare le cavità in una scorciatoia per compensare le emissioni. Le stime disponibili riguardano un’area definita e devono essere consolidate da nuove misure. Il contributo più solido è aver identificato un meccanismo: batteri adattati a concentrazioni minime di metano lo ossidano e ne assimilano una parte rilevante nella biomassa.

Per la speleologia il messaggio è duplice. I gas restano un fattore di sicurezza da riconoscere con strumenti e competenza. Nello stesso tempo, la loro distribuzione racconta la ventilazione, l’idrologia, la geologia e il metabolismo delle comunità sotterranee. Misurare l’aria in grotta significa quindi proteggere chi entra e comprendere meglio l’ecosistema che si sta esplorando.

Fonti

Metano

L'articolo Le grotte carsiche diventano un pozzo di metano: identificati i batteri che lo consumano proviene da Scintilena.

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Klasies River, nei sedimenti di grotta la storia del clima e delle popolazioni umane

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I sedimenti di grotta della costa sudafricana conservano fossili, conchiglie e tracce di occupazione. Le ricerche a Klasies River collegano cambiamenti ambientali, risorse alimentari e frequentazioni del Pleistocene superiore.

Klasies River: i sedimenti di grotta raccontano il Pleistocene superiore

Le ricerche a Klasies River, sulla costa di Tsitsikamma in Sudafrica, ricostruiscono il rapporto tra ambiente e popolazioni umane attraverso i depositi conservati nelle cavità. Ossa, conchiglie, strumenti litici e residui di combustione documentano trasformazioni del paesaggio e differenti modalità di utilizzo del sito. Il complesso custodisce una successione archeologica spessa circa 20 metri. Le frequentazioni di Homo sapiens del Middle Stone Age coprono, secondo la sintesi dell’Università di Bergen, un intervallo compreso approssimativamente tra 120.000 e 59.000 anni fa. [web:14]

Al centro dell’indagine ci sono i sedimenti di grotta. Non costituiscono soltanto il materiale che circonda i reperti. Conservano anche informazioni sulla vegetazione, sulle comunità animali e sui processi che hanno portato resti biologici nelle cavità. La lettura congiunta di questi elementi permette di ricostruire gli ecosistemi frequentati dalle popolazioni preistoriche. [web:21][web:37]

La ricerca a Klasies River: dagli scavi di Deacon alle indagini di Sarah Wurz

Il programma descritto nel lavoro di H. J. Deacon, V. B. Geleijnse, A. I. Thackeray, J. F. Thackeray, M. L. Tusenius e J. C. Vogel affronta i cambiamenti ambientali dell’ultimo ciclo interglaciale-glaciale. L’obiettivo è collegare le variazioni climatiche alla produttività e alla diversità delle comunità vegetali e animali. Il quadro comprende anche la distribuzione e la frequenza delle presenze umane.

Questa linea di ricerca si inserisce in una storia di scavi avviata negli anni Sessanta. Ronald Singer e John Wymer condussero le prime campagne nel 1967 e nel 1968. Hilary Deacon guidò le indagini tra il 1984 e il 1995. Sarah Wurz, dell’Università del Witwatersrand, ha aperto una nuova fase di ricerca nel 2013 e dirige gli scavi attuali descritti da SapienCE. [web:14]

Fossili e paleoecologia: il contributo dei sedimenti di grotta

I depositi di Klasies River contengono resti di organismi marini e terrestri. Le conchiglie documentano lo sfruttamento delle risorse costiere. Le ossa dei mammiferi contribuiscono alla ricostruzione degli habitat e delle attività di sussistenza. Anche i piccoli vertebrati offrono informazioni ambientali, attraverso materiali introdotti nella cavità da rapaci e altri animali. [web:14][web:21]

La paleoecologia studia gli ecosistemi del passato. A Klasies River integra l’identificazione delle specie con la tafonomia, cioè l’analisi dei processi di accumulo e trasformazione dei resti. Tagli, bruciature, segni di denti e alterazioni digestive aiutano a riconoscere l’azione umana e quella dei carnivori. [web:21]

Howiesons Poort e livello marino nella sequenza di Cave 1A

La successione di Cave 1A conserva livelli attribuiti all’Howiesons Poort, un complesso tecnologico del Middle Stone Age caratterizzato anche da piccoli manufatti litici a dorso. Le ricostruzioni paleoambientali collegano questa parte della sequenza a fasi di regressione marina. Il mare si allontanava dalla posizione attuale, modificando l’accessibilità delle risorse costiere e l’estensione degli ambienti terrestri. [web:21]

L’abbassamento del livello marino esponeva porzioni della piattaforma continentale. La pianura così emersa, nota come Palaeo-Agulhas Plain, offriva nuovi habitat e percorsi per gli erbivori. Questi cambiamenti trasformavano il territorio disponibile ai gruppi umani. Nella sequenza di Klasies River, il contributo dei molluschi appare ridursi dal MSA II all’Howiesons Poort, in relazione alle regressioni marine. [web:21]

Datazione dei sedimenti di grotta e intensità delle frequentazioni

La cronologia dei depositi viene costruita attraverso metodi complementari. A Klasies River sono state applicate la risonanza di spin elettronico allo smalto dentale e le datazioni uranio-torio su formazioni carbonatiche associate alla successione. Il confronto tra misure e posizione stratigrafica permette di collocare reperti e cambiamenti ambientali nel tempo. [web:66][web:21]

Uno studio pubblicato nel 2022 su Frontiers in Earth Science ha analizzato i resti faunistici provenienti dagli scavi Deacon e Wurz. I risultati indicano frequentazioni più intense nel MSA II inferiore e nella parte iniziale dell’Howiesons Poort rispetto a quella successiva. Nei livelli MSA III cresce il ruolo dei carnivori nell’accumulo delle ossa. Il deposito registra quindi anche l’alternanza tra utilizzo umano e presenza animale. [web:21]

Speleologia e ricerca: il valore scientifico dei depositi di Klasies River

Il caso sudafricano mostra perché lo studio delle cavità richieda attenzione anche ai depositi meno appariscenti. Una conchiglia, un frammento osseo e una lente di cenere acquistano significato attraverso la loro posizione e le associazioni con altri materiali. La ricerca sui sedimenti di grotta collega così paleontologia, archeologia e ricostruzione del clima. La documentazione del contesto permette di passare dal singolo reperto alla storia dell’ecosistema. [web:21][web:37]

Relazione scientifica: l’importanza dei sedimenti di grotta per la ricerca biologica e paleontologica

Sedimenti di grotta: un archivio naturale e un habitat biologico

I sedimenti di grotta svolgono due funzioni scientifiche distinte. Conservano tracce degli organismi e degli ambienti del passato. Ospitano anche comunità biologiche attuali, soprattutto microbiche, coinvolte nella trasformazione dei nutrienti. Paleontologia e biologia studiano quindi lo stesso materiale da prospettive differenti, che possono essere integrate. [web:6][web:60]

La documentazione didattica della Società Speleologica Italiana descrive le cavità come luoghi di accumulo di resti animali e depositi fisici o chimici. Questi materiali contribuiscono allo studio delle specie estinte e alla ricostruzione dei paleoambienti. Il valore scientifico non risiede soltanto nella conservazione degli oggetti. Dipende anche dalle relazioni rimaste leggibili tra sedimento, fossili e superfici di deposizione. [file:1][web:37]

Origine dei sedimenti di grotta e collegamenti con il paesaggio esterno

Il riempimento di una cavità può comprendere materiali di provenienza diversa. Sabbie, limi e argille arrivano attraverso corsi d’acqua, ruscellamento o apporti eolici. Frammenti rocciosi possono derivare dalle pareti e dalla volta. Guano, resti di prede, conchiglie, carboni e ceneri costituiscono apporti biologici o legati alle attività umane. [web:23][web:37][web:50]

La distinzione tra queste componenti chiarisce quali processi abbiano formato il deposito. Un livello sabbioso può registrare un apporto naturale. Una concentrazione di ossa può derivare da un’attività di consumo o dall’azione di carnivori. Una lente carboniosa può essere associata a combustione e frequentazione umana. L’interpretazione nasce dal confronto tra composizione, struttura e distribuzione dei materiali. [web:21][web:37]

Le acque sotterranee collegano inoltre il deposito al bacino esterno. Nel sistema carsico di Postojna–Planina, in Slovenia, i fiumi trasportano componenti minerali e organiche che vengono depositate, erose e ridepositate. Il sedimento conserva così informazioni sui rapporti tra superficie e sottosuolo. È anche un ambiente che risponde agli impulsi idrologici. [web:60]

Stratigrafia e micromorfologia dei sedimenti di grotta

La stratigrafia descrive l’organizzazione dei depositi in unità riconoscibili. Colore, dimensione dei granuli, geometria e contenuto permettono di distinguere livelli e superfici. Lo spessore, da solo, non misura la durata. Deposizioni rapide, pause e rimaneggiamenti possono produrre successioni molto diverse. [web:23][web:37]

La micromorfologia esamina sezioni sottili ricavate da blocchi di sedimento conservati nella loro disposizione originale. Il microscopio mostra relazioni che sfuggono all’osservazione sul campo. Si possono riconoscere frammenti ossei, residui fecali, prodotti della combustione e strutture dovute a processi successivi alla deposizione. [web:6]

Questa scala di osservazione è importante anche per la genetica. In uno stesso strato, punti distanti pochi millimetri possono contenere DNA di gruppi animali differenti. La micromorfologia permette di associare l’informazione genetica a componenti precise del deposito. Aiuta inoltre a individuare zone disturbate e contesti meglio conservati. [web:6]

Paleontologia dei sedimenti di grotta: ossa, denti e piccoli vertebrati

Ossa e denti consentono di identificare gli animali presenti negli accumuli. Il confronto anatomico restituisce informazioni sulla composizione della fauna. Le caratteristiche ecologiche delle specie aiutano poi a ricostruire gli habitat circostanti. A Klasies River, la distinzione tra erbivori pascolatori, brucatori e specie a dieta mista viene utilizzata per studiare i cambiamenti del paesaggio. [web:21]

I grandi mammiferi documentano ambienti e risorse, ma anche trasporto e trattamento delle carcasse. I piccoli vertebrati possono invece essere introdotti da rapaci, carnivori o altri agenti. Le borre dei rapaci, cioè i residui non digeriti delle prede, contribuiscono agli accumuli ossei. La composizione di questi materiali registra una selezione operata dall’animale che li ha prodotti. [web:14][web:21]

Per questo la lista delle specie non coincide automaticamente con una fotografia completa dell’ecosistema. Il dato paleontologico acquista maggiore precisione quando l’identificazione viene affiancata allo studio dell’origine dell’accumulo. Il deposito documenta sia gli animali presenti nel territorio sia le modalità con cui i loro resti sono entrati nella grotta. [web:21]

Tafonomia dei sedimenti di grotta e ricostruzione delle attività umane

La tafonomia analizza il percorso dei resti biologici fino al loro ritrovamento. Le superfici ossee conservano tracce di macellazione, percussione, rosicchiamento, digestione, combustione e calpestio. Il confronto tra queste modificazioni permette di ricostruire processi differenti. Una frattura associata a segni di percussione, per esempio, può documentare l’estrazione del midollo. [web:21]

A Klasies River questa analisi collega comportamento umano e frequentazione animale. Le proporzioni tra modificazioni antropiche e segni prodotti dai carnivori cambiano lungo la sequenza. Lo studio del 2022 ha utilizzato anche densità faunistica, fratture trasversali e tracce di calpestio. Il risultato è una ricostruzione delle diverse intensità di utilizzo del sito. [web:21]

La densità dei reperti deve essere letta insieme al ritmo di accumulo del sedimento. Un deposito che cresce lentamente può concentrare materiali prodotti in periodi lunghi. Uno che cresce rapidamente può distribuirli in un volume maggiore. Questa relazione distingue la quantità degli oggetti dall’intensità effettiva delle attività. [web:21]

Molluschi e sedimenti di grotta: risorse alimentari ed ecosistemi costieri

Le conchiglie presenti nei siti costieri documentano la raccolta di risorse marine. La loro associazione con livelli archeologici permette di studiare l’utilizzo della costa. A Klasies River, i molluschi fanno parte di un insieme che comprende anche altri animali marini e fauna terrestre. Questa combinazione consente di osservare strategie alimentari articolate. [web:14][web:21]

Il rapporto con il mare cambia quando varia il livello marino. Una regressione amplia gli ambienti terrestri emersi e modifica le distanze tra riparo e litorale. Le trasformazioni della fauna e dei resti alimentari possono quindi essere confrontate con quelle del paesaggio. Il deposito registra le conseguenze ecologiche delle variazioni costiere, oltre alle attività svolte nella cavità. [web:21]

Pollini e resti vegetali nei sedimenti di grotta

Pollini, semi, frammenti vegetali e carboni aggiungono una componente botanica alla ricostruzione. I pollini possono documentare la vegetazione esterna. I resti vegetali carbonizzati possono collegarsi ad attività umane e processi di combustione. L’insieme permette di integrare informazioni che le sole ossa non restituiscono. [web:26][web:37]

Anche il polline possiede una storia di trasporto e conservazione. La letteratura sulla tafonomia pollinica dei depositi cavernicoli esamina proprio il rapporto tra il segnale osservato e la vegetazione esterna. Trasporto, degradazione chimica e attività microbica influenzano ciò che rimane nel campione. Il guano dei pipistrelli può inoltre contribuire a conservare segnali della vegetazione circostante. [web:26][web:22]

L’utilità dei diversi indicatori aumenta quando vengono confrontati nello stesso quadro stratigrafico. La fauna descrive gli habitat attraverso le esigenze ecologiche degli animali. I resti botanici aggiungono informazioni sulle comunità vegetali. La sedimentologia chiarisce come questi materiali siano arrivati e rimasti nella cavità. [web:21][web:23][web:26]

DNA antico nei sedimenti di grotta: la ricerca oltre i fossili visibili

Il DNA antico sedimentario, indicato con la sigla sedaDNA, permette di riconoscere tracce genetiche nel deposito. Non richiede necessariamente il ritrovamento di ossa identificabili. La ricerca può così individuare presenze biologiche non documentate dai reperti macroscopici. È una prospettiva affrontata anche dalla divulgazione speleologica di Scintilena. [web:6][web:32]

Uno studio pubblicato online su PNAS nel dicembre 2021 ha analizzato 47 blocchi di sedimento provenienti da 13 siti preistorici. Il lavoro ha dimostrato che campioni conservati per la micromorfologia possono contenere DNA antico. Nella grotta di Denisova, i ricercatori hanno individuato concentrazioni soprattutto in minuscoli frammenti ossei e coproliti, cioè resti fecali conservati. [web:6]

L’informazione genetica era molto eterogenea alla scala millimetrica. Questo risultato mostra perché il sedimento non debba essere considerato una miscela uniforme. Il collegamento tra genetica e microstratigrafia permette di ricostruire associazioni biologiche con un dettaglio maggiore. I campioni già archiviati possono inoltre diventare materiale per nuove indagini. [web:6]

La conservazione varia tra siti e tipi di deposito. Nello stesso studio, i blocchi esaminati provenienti dai siti africani, compreso Klasies River Mouth, non hanno restituito DNA mitocondriale antico di mammiferi. Le applicazioni positive documentate a Denisova illustrano quindi una possibilità generale della ricerca, non un risultato genetico attribuibile a tutti i depositi di Klasies River. [web:6]

Biologia attuale dei sedimenti di grotta e cicli dei nutrienti

I depositi non conservano soltanto una memoria biologica. Ospitano microrganismi che utilizzano sostanze organiche e partecipano ai cicli di carbonio, azoto, zolfo e altri elementi. La disponibilità di ossigeno, la composizione chimica e gli apporti d’acqua contribuiscono a selezionare comunità differenti. [web:60]

Una ricerca pubblicata nel dicembre 2025 su Frontiers in Microbiology ha studiato sedimenti recenti e un deposito di paleofiume nel sistema Postojna–Planina. Gli autori hanno integrato analisi del DNA batterico, caratteristiche chimiche e prove di utilizzo di substrati organici. I risultati mostrano differenze nella composizione e nelle capacità metaboliche delle comunità. [web:60]

L’indagine distingue quindi la domanda «quali microrganismi sono presenti?» dalla domanda «quali trasformazioni possono compiere?». Le analisi tassonomiche identificano i gruppi. Le prove funzionali descrivono risposte metaboliche in condizioni sperimentali. Il confronto aiuta a comprendere il funzionamento ecologico del sedimento. [web:60]

L’età del deposito e l’età degli organismi devono rimanere concetti separati. Lo studio di una comunità microbica oggi presente in un sedimento antico non dimostra, da solo, che quella comunità risalga alla deposizione. La ricostruzione del passato attraverso il sedaDNA richiede un percorso analitico distinto dalla caratterizzazione del microbioma attuale. [web:6][web:60]

Guano dei pipistrelli e biodiversità nei sedimenti di grotta

Il guano introduce materia organica e nutrienti negli ambienti sotterranei. Può sostenere comunità di batteri, funghi, protisti e piccoli artropodi. Collega così l’attività alimentare dei pipistrelli all’ecosistema della cavità. Il suo contributo è particolarmente importante negli ambienti bui privi di produzione fotosintetica locale. [web:50]

Gli accumuli di guano modificano anche la chimica del deposito. Le trasformazioni della materia organica e la formazione di minerali fosfatici influenzano le condizioni di conservazione. Lo studio su Denisova ha collegato alcune alterazioni del sedimento a processi di fosfatizzazione e componenti associate al guano. Il medesimo materiale può quindi nutrire un ecosistema attuale e modificare l’archivio biologico antico. [web:50][web:6]

Datazione dei sedimenti di grotta e confronto tra archivi ambientali

Ogni metodo cronologico viene applicato a materiali e processi specifici. Nei depositi cavernicoli si utilizzano radiocarbonio, serie dell’uranio, luminescenza e risonanza di spin elettronico, secondo il contesto. A Klasies River sono documentate datazioni ESR sullo smalto dentale e U-Th su componenti carbonatiche. A Vanguard Cave, a Gibilterra, la luminescenza è stata applicata ai granuli di quarzo dei depositi. [web:37][web:66][web:21][web:43]

La data di una concrezione non coincide necessariamente con quella di un osso vicino. Il significato della misura dipende dalla relazione stratigrafica. Una colata carbonatica sopra un deposito può contribuire a vincolarne la cronologia. Un frammento già formato, poi caduto o trasportato nello strato, richiede una lettura diversa. [web:23][web:21]

Grotta Romanelli, in Puglia, offre un esempio italiano di ricerca integrata. Lo studio del 2022 ha combinato nuove datazioni uranio-torio, stratigrafia e osservazioni geomorfologiche. La successione collega depositi marini, apporti terrestri, fossili e frequentazioni umane. Il confronto tra interno ed esterno della cavità ha ampliato la ricostruzione della sua storia pleistocenica. [web:23]

Conservazione dei sedimenti di grotta e ruolo della speleologia

Il valore di un reperto dipende anche dal contesto. La posizione, la vicinanza a una superficie e l’associazione con altri materiali possono documentare eventi e processi. La rimozione non documentata interrompe queste relazioni. La tutela riguarda quindi l’intero deposito, non soltanto le ossa o i manufatti visibili. [web:37]

Per la ricerca, la conservazione comprende anche l’archiviazione dei campioni e dei dati di provenienza. I blocchi studiati con tecniche micromorfologiche possono essere riesaminati con nuovi metodi. L’indagine sul DNA antico mostra che materiali raccolti decenni prima possono continuare a produrre informazioni. La documentazione rende possibile questo riutilizzo scientifico. [web:6]

La speleologia contribuisce alla conoscenza degli ambienti che custodiscono tali archivi. L’osservazione dei depositi, il rilievo della cavità e il raccordo con le discipline specialistiche permettono di leggere insieme spazio sotterraneo e successione temporale. Nel caso di Klasies River, questa integrazione collega la storia del mare, quella degli ecosistemi e quella delle popolazioni umane. [file:1][web:21]

Sedimenti di grotta: concetti essenziali e domande di approfondimento

  • Stratigrafia: descrive l’organizzazione e le relazioni tra le unità del deposito. [web:37]
  • Tafonomia: ricostruisce i processi di accumulo e trasformazione dei resti biologici. [web:21]
  • Paleoecologia: studia gli ecosistemi del passato attraverso indicatori biologici e ambientali. [web:21]
  • SedaDNA: identifica tracce genetiche antiche conservate nei sedimenti, anche senza fossili visibili. [web:6]
  • Microbioma del sedimento: comprende le comunità microbiche studiate nel deposito e le loro funzioni ecologiche. [web:60]

Quattro domande riassumono i principali temi della relazione:

  1. Quali tracce permettono di distinguere un accumulo umano da uno prodotto da carnivori?
  2. Come cambia il significato di un fossile quando viene collegato alla sua posizione stratigrafica?
  3. Perché il DNA antico sedimentario e il microbioma attuale rispondono a domande differenti?
  4. In che modo le variazioni del livello marino trasformano risorse e habitat intorno a una grotta costiera?

Fonti consultate e URL completi

  1. Università di Bergen, centro SapienCE — “The sites”, scheda su Klasies River e sulle ricerche dirette da Sarah Wurz. [web:14]
    https://www4.uib.no/en/research/research-centres/centre-for-early-sapiens-behaviour-sapience/the-sites
  2. J. P. Reynard, 2022 — “Human occupational intensity and palaeoecology at Klasies River from MIS 5–3: Preliminary taphonomic analyses of faunal remains from the Deacon and Wurz excavations”, Frontiers in Earth Science. [web:21]
    https://www.frontiersin.org/journals/earth-science/articles/10.3389/feart.2022.974582/full
  3. Università di Stellenbosch — bibliografia delle pubblicazioni di H. J. Deacon e S. Wurz, con riferimenti alla stratigrafia di Klasies River e alle datazioni ESR. [web:66]
    http://academic.sun.ac.za/archaeology/wwwpubl.htm
  4. “Microstratigraphic preservation of ancient faunal and hominin DNA in Pleistocene cave sediments”, PNAS, pubblicazione online del 27 dicembre 2021. [web:6]
    https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2113666118
  5. J. Mulec, L. Paši? e A. Oarga-Mulec, 2025 — “Metabolic traits of sediment bacteria in karst caves in the light of environmental changes”, Frontiers in Microbiology. [web:60]
    https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12742472/
  6. “The Life Hidden Inside Caves: Ecological and Economic Importance of Bat Guano”, 2020. [web:50]
    https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1155/2020/9872532
  7. C. O. Hunt e M. Fiacconi, 2017 — “Pollen taphonomy of cave sediments: What does the pollen record in caves tell us about external environments and how do we assess its reliability?”. [web:26]
    https://researchonline.ljmu.ac.uk/id/eprint/6694/1/Pollen%20taphonomy%20Final.pdf
  8. “Palaeobotanical records from cave environments”, rassegna scientifica sui resti botanici dei depositi cavernicoli. [web:22]
    https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0034666722001579
  9. P. Pieruccini e collaboratori, 2022 — “Stratigraphic reassessment of Grotta Romanelli sheds light on Middle-Late Pleistocene palaeoenvironments and human settling in the Mediterranean”, Scientific Reports. [web:23]
    https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9358667/
  10. “Chronology of the Late Pleistocene archaeological sequence at Vanguard Cave, Gibraltar: Insights from quartz single and multiple grain luminescence dating”, 2019. [web:43]
    https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S1040618216312320
  11. Scintilena — “SedaDNA, perché è una svolta metodologica per la ricerca in grotta e la paleoecologia”. [web:32]
    https://www.scintilena.com/sedadna-perche-e-una-svolta-metodologica-per-la-ricerca-in-grotta-e-la-paleoecologia/07/08/
  12. Scintilena — “Grotte archivi del tempo”. [web:37]
    https://www.scintilena.com/grotte-archivi-del-tempo/07/08/

Materiale di riferimento del progetto: Paolo Forti, “Speleologia e ricerca scientifica”, Società Speleologica Italiana, 2009. [file:1]

Testo di partenza fornito: H. J. Deacon, V. B. Geleijnse, A. I. Thackeray, J. F. Thackeray, M. L. Tusenius e J. C. Vogel, “Late Pleistocene cave deposits in the southern Cape: current research at Klasies River”, Palaeoecology of Africa, volume 17.

Sedimenti pleistocenici

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Microrganismi delle grotte e gas serra: il clima passa anche dal sottosuolo

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I microrganismi delle grotte partecipano ai cicli di metano, anidride carbonica e protossido di azoto. Una revisione scientifica del 2026 collega microbiologia ipogea, biomineralizzazione e modelli climatici, aprendo nuove prospettive per lo studio della speleogenesi e delle concrezioni.

Microrganismi delle grotte: una revisione collega microbiologia e clima

Le grotte sono ecosistemi biologicamente attivi che partecipano alla trasformazione dei gas serra. Batteri e altri organismi microscopici consumano metano, utilizzano anidride carbonica e intervengono nel ciclo dell’azoto. Alcune comunità favoriscono anche la formazione di carbonato di calcio. Questi processi collegano il sottosuolo al funzionamento del sistema climatico terrestre. [web:4]

A ricostruire questo quadro è la revisione Cave microorganisms: hidden players in global greenhouse gas cycling and climate regulation. Il lavoro è stato pubblicato online il 27 gennaio 2026 su Current Opinion in Microbiology, volume 90, articolo 102707. Gli autori sono Tamara Martin-Pozas, Soledad Cuezva, Angel Fernandez-Cortes, Janez Mulec e Marcela Hernández. [web:4]

Il gruppo riunisce competenze di istituti spagnoli, sloveni e britannici. La proposta centrale riguarda l’integrazione degli ecosistemi sotterranei nei modelli climatici globali. Le cavità vengono considerate ambienti nei quali circolano materia ed energia, non semplici vuoti nella roccia. [web:4]

Microrganismi delle grotte e metano: il ruolo dei sedimenti

Uno dei collegamenti più documentati riguarda il consumo di metano. I microrganismi metanotrofi utilizzano questo gas attraverso reazioni metaboliche. La loro attività può ridurne la concentrazione nell’aria delle cavità. Pareti alterate, sedimenti e superfici umide offrono habitat per queste comunità. [web:42]

Uno studio del 2022, firmato da Martin-Pozas e collaboratori, ha associato misure dei flussi gassosi, analisi isotopiche e caratterizzazione del microbioma. Nei sedimenti esaminati, i ricercatori hanno registrato un consumo continuo di metano, con una rimozione compresa tra il 65% e il 90%. Il dato descrive le condizioni studiate e non una percentuale applicabile a tutte le grotte. [web:5]

La ventilazione mantiene il collegamento con l’atmosfera esterna. L’aria introduce nuovo metano, mentre i microrganismi delle grotte possono consumarlo sulle superfici colonizzate. Il risultato dipende dall’incontro tra circolazione dell’aria, disponibilità d’acqua e attività biologica. [web:42][web:12]

Biomineralizzazione e moonmilk: quando i batteri formano concrezioni

La revisione del 2026 collega il ciclo dei gas anche alla biomineralizzazione. Alcuni microrganismi modificano le condizioni chimiche dell’acqua e favoriscono la precipitazione di carbonato di calcio. Le loro cellule e i biofilm possono fornire superfici sulle quali iniziano a crescere i cristalli. [web:4][web:42]

Il moonmilk, conosciuto come latte di monte, rappresenta uno degli esempi più studiati. È un deposito generalmente bianco, composto spesso da aggregati finissimi di calcite. La consistenza varia con il contenuto d’acqua. Batteri filamentosi, altri gruppi batterici e funghi possono partecipare ai processi che ne determinano lo sviluppo. [web:60][web:42]

In Italia, la Grotta Nera della Majella offre un caso significativo. Uno studio pubblicato nel 2024 su Environmental Microbiome, ripreso da Scintilena, ha analizzato strutture di moonmilk lunghe oltre due metri. Le diverse parti delle concrezioni ospitano comunità microbiche e frazioni organiche differenti. Il deposito costituisce quindi un insieme di microambienti, collegati alla roccia e alla vegetazione soprastante. [web:60][web:57]

Microrganismi delle grotte, azoto e nuove analisi multi-omiche

Il quadro comprende anche il protossido di azoto, indicato dalla formula N?O. Il suo destino dipende da trasformazioni microbiche dell’azoto, capaci di produrlo oppure consumarlo. La revisione include questi processi nella valutazione delle funzioni biogeochimiche sotterranee. [web:4]

Gli strumenti multi-omici permettono di collegare la composizione delle comunità alle loro funzioni. Le analisi del DNA ricostruiscono il patrimonio genetico. Quelle dell’RNA e delle proteine aiutano a individuare le attività effettivamente espresse. Il confronto con misure geochimiche rende più precisa la lettura dei processi osservati in grotta. [web:12]

Speleologia e clima: dalle comunità microbiche ai modelli globali

Per la ricerca speleologica, queste conoscenze uniscono formazione delle cavità, sviluppo delle concrezioni e scambio di gas. I microrganismi delle grotte possono contribuire sia alla dissoluzione della roccia sia alla deposizione di nuovi minerali. Il loro ruolo cambia secondo la geologia, l’idrologia e le risorse disponibili. [web:12][web:42]

Il lavoro del 2026 propone di includere queste funzioni nella rappresentazione del sistema climatico. Indica inoltre la biomineralizzazione come un processo da studiare per il sequestro del carbonio e per nuove applicazioni biotecnologiche. La direzione di ricerca consiste nel collegare osservazioni locali e bilanci ambientali, mantenendo al centro gli ecosistemi ipogei e la loro conservazione. [web:4]


Relazione di approfondimento: microrganismi delle grotte, speleogenesi e formazione delle concrezioni

La componente microbica e batterica nella speleogenesi: comunità, reazioni chimiche, biomineralizzazione, moonmilk e cicli dei gas serra.

1. Geomicrobiologia ipogea: il rapporto tra microrganismi e rocce

La geomicrobiologia studia le relazioni tra organismi microscopici e materiali geologici. Negli ambienti ipogei descrive come la vita interagisce con rocce, acque, sedimenti e atmosfera. Questo approccio consente di collegare processi che operano a scale differenti. Una reazione sulla superficie di una cellula può modificare un cristallo. L’attività di un biofilm può alterare una parete. La trasformazione dei gas può influire sugli scambi tra grotta e ambiente esterno. [web:12][web:42]

I microrganismi delle grotte non costituiscono una popolazione uniforme. Il microbiota comprende gli organismi presenti in un ambiente. Il concetto di microbioma considera anche il loro patrimonio genetico e il contesto delle interazioni. Batteri, archei e funghi rappresentano componenti importanti delle comunità ipogee. Alghe e cianobatteri trovano spazio dove esiste luce sufficiente, vicino agli ingressi o alle illuminazioni artificiali. [web:12]

La speleogenesi riguarda l’origine e l’evoluzione delle cavità. La formazione degli speleotemi riguarda invece i depositi minerali secondari che crescono al loro interno. I microrganismi possono partecipare a entrambi i processi. Il primo comporta spesso l’asportazione di materia; il secondo la sua deposizione. Non sono fenomeni contraddittori: dipendono dalle condizioni chimiche locali e possono verificarsi in settori vicini della stessa grotta. [web:12][web:42]

2. Microbiologia delle grotte: energia e nutrienti senza luce

Nelle zone completamente buie, la fotosintesi non alimenta direttamente le comunità residenti. Una parte delle risorse arriva dall’esterno. Le acque trasportano materia organica disciolta e particellare. L’aria introduce particelle e composti volatili. Gli animali apportano materiale organico, compreso il guano. [web:12]

Gli organismi eterotrofi utilizzano questa materia come fonte di carbonio ed energia. Gli organismi chemioautotrofi possono invece produrre biomassa fissando carbonio inorganico. L’energia deriva da reazioni chimiche, anziché dalla luce. In particolare, i chemio-lito-autotrofi sfruttano composti inorganici, come forme ridotte dello zolfo o dell’azoto. Le grotte sulfuree offrono condizioni favorevoli a questi metabolismi. [web:12][web:42]

La scarsità di nutrienti, chiamata oligotrofia, non equivale all’assenza di vita. Favorisce organismi capaci di utilizzare risorse diluite e di riciclare i prodotti metabolici delle altre popolazioni. Una comunità può quindi funzionare attraverso scambi tra gruppi differenti. La produzione primaria microbica alimenta anche organismi che non fissano direttamente la CO?. [web:12][web:42]

Questa organizzazione spiega perché il metabolismo non possa essere ricostruito soltanto dalla presenza di un genere batterico. La disponibilità di ossigeno, acqua e substrati determina quali funzioni risultano vantaggiose. Anche comunità apparentemente simili possono svolgere attività differenti in microambienti diversi. [web:12]

3. Biofilm in grotta: microambienti che favoriscono dissoluzione e precipitazione

Molti microrganismi aderiscono alle superfici formando biofilm. Le cellule sono associate a una matrice extracellulare che trattiene acqua, sostanze organiche e particelle minerali. Questa organizzazione crea un’interfaccia attiva tra vita e roccia. [web:12][web:42]

All’interno del biofilm possono svilupparsi gradienti chimici. L’ossigeno disponibile sulla superficie diminuisce negli strati interni. Il pH può differire da quello dell’acqua circostante. Anche la concentrazione degli ioni può variare a distanze molto piccole. Queste differenze consentono la coesistenza di metabolismi aerobici e anaerobici. [web:60][web:42]

La superficie cellulare e la matrice offrono siti di nucleazione. Sono punti nei quali può iniziare la crescita di un cristallo. La nucleazione biologicamente favorita non implica sempre una produzione attiva del minerale da parte della cellula. Può derivare dall’interazione tra una superficie organica e una soluzione già favorevole alla precipitazione. [web:42][web:18]

Il biofilm svolge quindi più funzioni. Può modificare la chimica locale, trattenere elementi e organizzare la deposizione minerale. In altre condizioni, gli stessi rapporti tra cellule e substrato favoriscono la corrosione. [web:12][web:42]

4. Speleogenesi carbonatica: la componente biologica della dissoluzione

Nelle grotte calcaree, la dissoluzione carbonatica è spesso sostenuta dall’acqua arricchita di CO?. Il gas proviene dall’atmosfera e, in misura importante, dall’attività biologica del suolo. La respirazione delle radici e dei microrganismi contribuisce alla disponibilità di anidride carbonica nelle acque di infiltrazione. [web:12]

La reazione complessiva può essere rappresentata così:

[
\mathrm{CaCO_3 + CO_2 + H_2O \rightleftharpoons Ca^{2+} + 2HCO_3^-}
]

Il carbonato di calcio della roccia passa in soluzione come calcio e bicarbonato. La circolazione dell’acqua trasporta questi prodotti e permette alla dissoluzione di proseguire. Le fratture, i gradienti idraulici e la geometria del massiccio controllano l’evoluzione degli spazi sotterranei. [web:12]

La componente microbica interviene anche direttamente sulle superfici. Batteri e funghi possono produrre acidi organici. Possono inoltre rilasciare molecole capaci di legare elementi metallici e favorirne la mobilizzazione. Acido ossalico, acido formico e agenti complessanti sono tra i meccanismi discussi nella letteratura geomicrobiologica. [web:12]

Il contributo biologico opera quindi su più livelli. Nel suolo alimenta la disponibilità di CO?. Sulle pareti modifica le condizioni di contatto con i minerali. La formazione di grandi cavità resta un processo integrato, governato anche da struttura geologica, idrologia e tempo. [web:12]

5. Speleogenesi sulfurea: batteri che producono acidità

La speleogenesi da acido solforico rappresenta un collegamento diretto tra metabolismo microbico e dissoluzione del calcare. Nei sistemi sulfurei, acque profonde possono trasportare idrogeno solforato, H?S. Quando il composto incontra ossigeno, può ossidarsi. I microrganismi che utilizzano lo zolfo possono accelerare e organizzare questa trasformazione. [web:12][web:42]

Una rappresentazione complessiva dell’ossidazione è:

[
\mathrm{H_2S + 2O_2 \rightarrow H_2SO_4}
]

La reazione reale può attraversare intermedi e dipende dagli organismi presenti. L’acido solforico reagisce con il carbonato di calcio:

[
\mathrm{H_2SO_4 + CaCO_3 + H_2O \rightarrow CaSO_4\cdot 2H_2O + CO_2}
]

Si forma gesso e viene liberata anidride carbonica. La successiva rimozione del gesso contribuisce all’ampliamento dei vuoti. L’attività biologica partecipa quindi all’evoluzione delle cavità e modifica contemporaneamente il ciclo del carbonio. [web:12]

Queste reazioni non caratterizzano tutte le grotte ipogeniche. Il termine “ipogenico” indica l’alimentazione della speleogenesi da fluidi provenienti dal basso. La speleogenesi sulfurea è uno dei processi che possono operare in tale contesto. [web:12]

6. Frasassi e grotte sulfuree italiane: comunità microbiche e corrosione

Il sistema di Frasassi è tra gli ambienti più studiati per comprendere la relazione tra microbiologia e speleogenesi sulfurea. Nei corsi d’acqua sotterranei si sviluppano comunità filamentose associate al ciclo dello zolfo. Tra i gruppi descritti figurano organismi con caratteristiche riconducibili a Beggiatoa e Thiothrix. [web:29][web:42]

Un’indagine sui biofilm di Frasassi ha collegato la diversità delle popolazioni ossidanti e riducenti dello zolfo ai processi di corrosione del calcare. Le trasformazioni possono riciclare i composti solforati all’interno della comunità. Questo riciclo alimenta le reazioni che producono acidità alle interfacce con la roccia. [web:29]

Sulle pareti e sui soffitti di alcune grotte sulfuree compaiono gli snottites. Sono aggregati microbici pendenti, dalla consistenza viscosa. Possono raggiungere valori di pH prossimi a 1, e in alcuni sistemi anche inferiori. A Frasassi sono state descritte comunità dominate da batteri affini ad Acidithiobacillus, capaci di ossidare lo zolfo e fissare CO?. [web:12][web:42]

Altri ambienti italiani documentati comprendono Acquasanta Terme e la Grotta Fetida di Santa Cesarea Terme. I rapporti tra solfuro, ossigeno e circolazione dell’acqua selezionano comunità differenti. Le forme filamentose osservate non rappresentano quindi un’unica associazione microbica, ma risposte a condizioni geochimiche specifiche. [web:39][web:25]

7. Biomineralizzazione in grotta: come nasce una concrezione microbica

La biomineralizzazione comprende i processi attraverso i quali gli organismi partecipano alla formazione dei minerali. Nelle grotte, un meccanismo importante è la precipitazione di carbonati indotta dai microrganismi, spesso indicata con l’acronimo MICP. [web:18]

Il metabolismo può aumentare il pH o modificare il carbonio inorganico disciolto. Le superfici cellulari possono legare calcio. Se le condizioni permettono la crescita del minerale, si formano cristalli di carbonato di calcio:

[
\mathrm{Ca^{2+} + CO_3^{2-} \rightarrow CaCO_3}
]

La precipitazione dipende dalla disponibilità di calcio, dal carbonio inorganico disciolto, dal pH e dai siti di nucleazione. La presenza di microrganismi si inserisce in questa combinazione di fattori. [web:18]

È utile distinguere due modalità. Nella mineralizzazione indotta, l’attività biologica modifica la chimica e favorisce il deposito. Nella mineralizzazione mediata dalle superfici, cellule e matrice forniscono soprattutto un supporto alla nucleazione. Una mineralizzazione strettamente controllata comporta invece una regolazione biologica più specifica della formazione del minerale. Per le concrezioni di grotta, non va attribuito automaticamente questo terzo livello di controllo. [web:18]

8. Ureolisi e ammonificazione: il metabolismo dell’azoto nella calcificazione

L’ureolisi è la degradazione dell’urea attraverso l’enzima ureasi. Produce ammoniaca e carbonio inorganico. Le reazioni successive possono aumentare il pH e favorire la disponibilità di carbonato. In presenza di calcio, queste condizioni sostengono la precipitazione minerale. [web:18]

La trasformazione iniziale può essere sintetizzata così:

[
\mathrm{CO(NH_2)_2 + H_2O \rightarrow 2NH_3 + CO_2}
]

L’ammonificazione deriva invece dalla trasformazione di composti organici azotati. Anche questo processo può contribuire all’alcalinizzazione locale. Studi su microrganismi del moonmilk hanno mostrato che Streptomyces può favorire la calcificazione attraverso ammonificazione e, in alcuni casi, ureolisi. [web:42]

L’ureasi non rappresenta l’unica via verso la biomineralizzazione. Il suo peso dipende dalla disponibilità di urea e dalle caratteristiche della comunità. Un risultato sperimentale ottenuto con substrati nutritivi abbondanti descrive una capacità biologica, non necessariamente la velocità dello stesso processo nell’ambiente naturale. [web:18][web:42]

Nella Iron Curtain Cave, in Canada, uno studio del 2022 ha isolato 99 ceppi da concrezioni coralloidi e stalattiti tubolari. Undici isolati mostravano attività ureasi positiva. Gli esperimenti hanno documentato la formazione di cristalli e, in due isolati, la presenza delle relative vie genetiche. Il caso dimostra come microbiologia, coltivazione e genomica possano essere integrate nello studio degli speleotemi. [web:18]

9. Moonmilk e latte di monte: un deposito minerale con comunità differenziate

Il moonmilk descrive un deposito dall’aspetto generalmente bianco e dalla struttura finemente cristallina. Quando è umido può assumere una consistenza pastosa. Quando si asciuga può diventare polveroso. Molti depositi sono calcitici, ma esistono composizioni mineralogiche differenti. [web:60]

La sua formazione mette in relazione acqua, chimica dei carbonati e organismi microscopici. Filamenti batterici e ife fungine possono offrire modelli per la crescita dei cristalli. Il metabolismo può favorire la precipitazione attraverso variazioni del pH. La matrice organica contribuisce all’organizzazione dei microaggregati. [web:42]

La Grotta Nera della Majella mostra quanto questo deposito possa essere articolato. La ricerca del 2024 ha confrontato parti apicali, laterali e centrali di tre strutture. Ha combinato analisi del gene 16S rRNA, quantificazione microbica, isotopi del carbonio e caratterizzazione molecolare della materia organica. [web:60]

Le comunità cambiavano tra le diverse nicchie. Le frazioni organiche comprendevano materiali derivati dall’attività microbica e dalla vegetazione soprastante. Nelle parti centrali e apicali risultavano arricchiti gruppi associati al metabolismo dell’azoto e dei composti a un atomo di carbonio, tra cui CO? e CH?. [web:60]

Il moonmilk va quindi considerato un sistema strutturato. Le differenze di acqua e ossigeno influenzano la distribuzione degli organismi. La relazione tra comunità, sostanze organiche e cristalli contribuisce a spiegare lo sviluppo delle concrezioni e la loro sensibilità alle variazioni ambientali. [web:60]

10. Stalattiti e stalagmiti: processi fisico-chimici e contributi batterici

Le stalattiti e le stalagmiti carbonatiche possono crescere attraverso processi fisico-chimici. Quando l’acqua perde CO?, può diventare sovrasatura rispetto alla calcite. Il carbonato di calcio precipita e alimenta la concrezione. Il gocciolamento, il flusso lungo le superfici e le condizioni dell’aria contribuiscono a determinarne lo sviluppo. [web:12][web:18]

La reazione complessiva è:

[
\mathrm{Ca^{2+} + 2HCO_3^- \rightarrow CaCO_3 + CO_2 + H_2O}
]

I microrganismi possono sovrapporsi a questo processo. Modificano la chimica degli strati d’acqua, forniscono siti di nucleazione e influenzano la morfologia dei cristalli. Possono anche contribuire alla dissoluzione in altri momenti o settori della superficie. [web:12][web:18]

Non ogni stalattite è dunque una struttura costruita dai batteri. La formazione minerale può avere una componente abiotica e una componente biologica, con proporzioni differenti. Il rapporto va ricostruito attraverso osservazioni mineralogiche, esperimenti e misure delle condizioni locali. [web:18][web:15]

11. Ferro, manganese e vermicolazioni: oltre le concrezioni di calcite

L’attività microbica riguarda anche minerali diversi dai carbonati. Ossidi e ossiidrossidi di ferro e manganese possono comparire come rivestimenti, croste e depositi. In alcune grotte costituiscono strutture minerali secondarie associate a comunità specializzate. [web:42]

Batteri affini a Gallionella e Leptothrix sono stati collegati a precipitati di ferro. Per il manganese, la letteratura descrive microrganismi appartenenti a generi come Pseudomonas, Leptothrix e Pedomicrobium. Anche alcuni funghi possono partecipare all’ossidazione del manganese. [web:42]

I colori di una superficie non identificano da soli il metabolismo responsabile. I depositi possono risultare dall’interazione tra ossidazione chimica, attività biologica e trasporto dei materiali. La ricostruzione della loro origine richiede analisi mineralogiche e microbiologiche congiunte. [web:42]

Le vermicolazioni rappresentano un altro tipo di organizzazione superficiale. Formano disegni sinuosi o maculati, composti da materiali minerali e organici. In alcune grotte sulfuree includono cellule batteriche e fungine in matrici complesse. La loro struttura collega colonizzazione biologica, particelle fini e condizioni della parete. [web:12]

12. Metano e microbiologia ipogea: consumo e produzione nello stesso sistema

I metanotrofi utilizzano il metano. Nell’ossidazione aerobica, una rappresentazione complessiva è:

[
\mathrm{CH_4 + 2O_2 \rightarrow CO_2 + 2H_2O}
]

Una parte del carbonio può essere incorporata nella biomassa. Il consumo di metano non coincide quindi con la semplice scomparsa del carbonio dal sistema. Cambiano la forma chimica del carbonio e il suo percorso tra gas, organismi e ambiente. [web:42]

Alcune comunità riescono a sfruttare il metano a concentrazioni atmosferiche. Altre vivono in ambienti molto più ricchi di questo gas. La distinzione è importante perché disponibilità del substrato e capacità metaboliche influenzano i tassi di consumo. La letteratura documenta anche vie di ossidazione del metano associate a condizioni anaerobiche. [web:42]

La produzione di metano, chiamata metanogenesi, è svolta principalmente da archei specializzati. In una grotta possono quindi esistere nicchie che producono metano e altre che lo consumano. Nelle strutture di moonmilk della Grotta Nera sono stati individuati anche gruppi archeali associati a questo metabolismo. [web:60]

Per definire il comportamento dell’intera cavità servono misure integrate. La concentrazione nell’aria è un’indicazione utile, ma il bilancio comprende anche ricambio atmosferico, flussi dai sedimenti e trasformazioni microbiche. [web:5][web:42]

13. Protossido di azoto in grotta: nitrificazione e denitrificazione

La nitrificazione trasforma l’ammoniaca o l’ammonio in forme ossidate dell’azoto. Vi partecipano batteri e archei. Nei sistemi ipogei può sostenere la produzione primaria chemioautotrofa. La letteratura sulle grotte documenta comunità e geni associati a queste trasformazioni. [web:42]

La denitrificazione riduce invece nitrato e nitrito attraverso una sequenza di intermedi. Il protossido di azoto può essere prodotto durante queste trasformazioni. Una denitrificazione completa può portare alla sua riduzione in azoto molecolare, N?. L’enzima coinvolto nell’ultimo passaggio è la protossido di azoto reduttasi, associata al gene nosZ. [web:22][web:42]

Questo meccanismo generale aiuta a interpretare il ruolo del microbioma ipogeo nel ciclo di N?O. La direzione del bilancio dipende dai substrati, dall’ossigeno e dalle condizioni chimiche. L’identificazione di geni funzionali descrive le capacità delle popolazioni; le misure dei flussi stabiliscono il risultato ambientale. [web:22][web:4][web:12]

14. Biomineralizzazione e sequestro del carbonio: il bilancio completo

La deposizione di carbonato di calcio trasferisce carbonio in una fase minerale. La fissazione autotrofa trasferisce invece CO? nella biomassa. Sono due processi distinti, entrambi rilevanti per comprendere il funzionamento delle comunità sotterranee. La revisione del 2026 considera la biomineralizzazione una possibile componente delle strategie di sequestro del carbonio. [web:4][web:42]

Il bilancio climatico richiede di seguire l’intero percorso della materia. La precipitazione della calcite da bicarbonato può liberare CO?, come mostra la reazione riportata per gli speleotemi. Anche la dissoluzione sulfurea del calcare può rilasciare anidride carbonica proveniente dalla roccia. [web:12]

Di conseguenza, una massa di carbonato depositata non equivale automaticamente a una quantità identica di CO? atmosferica rimossa. Occorre distinguere il carbonio della roccia, quello introdotto dalle acque e quello fissato biologicamente. La permanenza del deposito e la successiva dissoluzione influenzano inoltre il destino del carbonio mineralizzato. Questo bilancio deriva dall’integrazione delle reazioni carbonatiche con i processi biologici considerati negli studi. [web:12][web:4]

Lo studio del 2022 sui sedimenti associa consumo di metano, assorbimento di CO? e sviluppo del moonmilk. Offre un esempio di processi accoppiati: le comunità trasformano gas e nutrienti mentre interagiscono con la matrice minerale. La valutazione climatica diventa più informativa quando queste trasformazioni vengono misurate insieme. [web:5]

15. Analisi multi-omiche: collegare comunità microbiche e speleogenesi

La ricerca dispone di strumenti complementari. Ciascuno risponde a una domanda differente:

  • Il metabarcoding di marcatori come il gene 16S rRNA descrive la composizione delle comunità di batteri e archei.
  • La metagenomica analizza il patrimonio genetico complessivo e ricostruisce potenziali vie metaboliche.
  • La metatrascrittomica individua gli RNA prodotti e aiuta a riconoscere i geni espressi.
  • La proteomica identifica proteine ed enzimi presenti nei campioni.
  • Le analisi geochimiche e isotopiche collegano l’attività biologica alle trasformazioni di gas, acque e minerali. [web:12][web:5]

Le osservazioni al microscopio mostrano il rapporto tra cellule, filamenti e cristalli. La coltivazione permette di verificare capacità specifiche degli organismi isolati. Le misure in situ collocano queste capacità nelle condizioni reali della cavità. [web:12][web:18]

Un’impostazione integrata distingue quindi presenza, potenziale e attività. La presenza di un organismo documenta la colonizzazione. La presenza di un gene indica una capacità possibile. L’espressione del gene e la misura del processo collegano tale capacità a una funzione effettiva. È questo passaggio che rende la microbiologia utile alla ricostruzione della speleogenesi e dei bilanci gassosi. [web:12]

16. Conservazione delle grotte e biotecnologie microbiche

Le comunità microbiche fanno parte del patrimonio naturale ipogeo. L’introduzione di sostanze organiche, le variazioni della ventilazione e l’illuminazione artificiale possono modificarne la composizione. Nelle grotte turistiche, la luce favorisce la lampenflora, composta da organismi fotosintetici che colonizzano superfici altrimenti buie. [web:12]

La protezione delle concrezioni riguarda quindi anche le condizioni che sostengono i microbiomi. La Grotta Nera presenta un accesso regolato proprio per conservare il sistema e le sue strutture di moonmilk. Lo studio delle comunità e della microclimatologia fornisce informazioni utili a questa gestione. [web:60]

La biomineralizzazione ha inoltre applicazioni potenziali nella produzione di materiali, nel consolidamento e nella gestione del carbonio. I processi osservati in grotta offrono modelli biologici da studiare e riprodurre in condizioni controllate. La revisione del 2026 li inserisce nel quadro delle biotecnologie sostenibili. [web:18][web:4]

La relazione tra speleogenesi, concrezioni e gas serra emerge così da un insieme di interazioni. La geologia determina i substrati. L’acqua e l’aria trasportano reagenti e prodotti. I microrganismi modificano la chimica, riciclano nutrienti e partecipano alla crescita o alla dissoluzione dei minerali. Considerare insieme questi fattori permette di descrivere le grotte come ecosistemi geologici e biologici connessi alla superficie. [web:12][web:42]

Fonti scientifiche e divulgative dell’articolo e della relazione

  1. Martin-Pozas, T., Cuezva, S., Fernandez-Cortes, A., Mulec, J., Hernández, M. (2026). Cave microorganisms: hidden players in global greenhouse gas cycling and climate regulation. Current Opinion in Microbiology, 90, 102707. DOI: 10.1016/j.mib.2026.102707. Scheda bibliografica e abstract: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41604841/ — Archivio istituzionale: https://ueaeprints.uea.ac.uk/id/eprint/102894/ [web:4][web:51]
  2. Martin-Pozas, T. e collaboratori (2022). Role of subterranean microbiota in the carbon cycle and greenhouse gas dynamics. Science of the Total Environment, 831, 154921. DOI: 10.1016/j.scitotenv.2022.154921. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35364174/ [web:5]
  3. Turrini, P., Chebbi, A., Riggio, F. P., Visca, P. (2024). The geomicrobiology of limestone, sulfuric acid speleogenetic, and volcanic caves: basic concepts and future perspectives. Frontiers in Microbiology, 15, 1370520. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10987966/ [web:12]
  4. Zhu, H.-Z., Jiang, C.-Y., Liu, S.-J. (2022). Microbial roles in cave biogeochemical cycling. Frontiers in Microbiology, 13, 950005. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9554484/ [web:42]
  5. Ghezzi, D., Jiménez-Morillo, N. T., Foschi, L. e collaboratori (2024). The microbiota characterizing huge carbonatic moonmilk structures and its correlation with preserved organic matter. Environmental Microbiome, 19, 25. https://environmentalmicrobiome.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40793-024-00562-9 [web:60]
  6. Biomineralization in Cave Bacteria—Popcorn and Soda Straw Crystal Formations, Morphologies, and Potential Metabolic Pathways (2022). Frontiers in Microbiology. https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2022.933388/full [web:18]
  7. Dominant Microbial Populations in Limestone-Corroding Stream Biofilms, Frasassi Cave System, Italy (2006). Studio sulle comunità microbiche e sul ciclo dello zolfo a Frasassi. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1538711/ [web:29]
  8. Hydrogeology and geochemistry of the sulfur karst springs at Santa Cesarea Terme. Hydrogeology Journal. https://link.springer.com/article/10.1007/s10040-020-02275-y [web:25]
  9. Recent progress in microbial production and consumption of nitrous oxide in agricultural soils (2025). Fonte per i meccanismi generali di produzione e riduzione biologica del protossido di azoto. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40571888/ [web:22]
  10. Scintilena (5 luglio 2024). Scoperte microbiologiche nel latte di monte della Grotta Nera sulla Maiella. https://www.scintilena.com/scoperte-microbiologiche-nel-latte-di-monte-della-grotta-nera-sulla-maiella/07/05/ [web:57]

Microbi

L'articolo Microrganismi delle grotte e gas serra: il clima passa anche dal sottosuolo proviene da Scintilena.

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Grotte ipogeniche in Coahuila: i Condor Kids nel sottosuolo per la Giornata internazionale delle grotte e del carsismo

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In Messico, Mónica Ponce accompagna i giovani del Condor Explorer Club in una cavità della Sierra Madre Oriental. La visita collega ricerca, biodiversità e conservazione agli obiettivi della Giornata internazionale delle grotte e del carsismo UNESCO.

Una visita speleologica con i Condor Kids diventa un’attività di educazione ambientale dedicata alla Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. A raccontarla è Mónica Ponce, che ha accompagnato i giovani del Condor Explorer Club in una cavità del Coahuila, nel Messico settentrionale. Il percorso ha permesso di osservare forme di dissoluzione, concrezioni in crescita e tracce della fauna. Ha mostrato anche i danni provocati dai visitatori agli ambienti vicini all’ingresso.

L’uscita è stata documentata in omaggio alla ricorrenza UNESCO del 13 settembre. La Giornata internazionale delle grotte e del carsismo è stata proclamata nel novembre 2025 e celebrata per la prima volta nel 2026. Promuove conoscenza, ricerca e gestione sostenibile del patrimonio sotterraneo. [web:18][web:16]

Grotte del Coahuila: il contesto geografico della Sierra Madre Oriental

L’ambientazione è quella dello Stato messicano di Coahuila, non dello Stato di Chihuahua. Il riferimento al Deserto Chihuahuense identifica infatti una regione naturale più ampia. Nel racconto di Ponce, la cavità si apre in un massiccio della Sierra Madre Oriental, circondato da vegetazione xerofila, adattata alla scarsità d’acqua.

Questo settore del Messico presenta successioni sedimentarie che comprendono importanti formazioni carbonatiche cretacee. La storia delle rocce e quella delle cavità appartengono a fasi differenti: i calcari costituiscono il materiale entro cui la dissoluzione ha successivamente sviluppato gli ambienti sotterranei. [web:17]

Ponce è una figura attiva nella speleologia del Coahuila. La stampa messicana ne ha raccontato il percorso esplorativo. Scintilena ha inoltre pubblicato una sua proposta sul ruolo delle grotte come sistemi idrologici e connessioni ecologiche, diffusa in occasione della prima ricorrenza UNESCO. [web:2][web:4][web:8]

Grotte ipogeniche: la dissoluzione che arriva dalle profondità

Nel resoconto, Ponce descrive la cavità come ipogenica e monogenetica. Riferisce di conoscere nel Coahuila due grotte con caratteristiche analoghe, studiate dal 2010. Le volte arrotondate e l’organizzazione degli ambienti sono al centro delle osservazioni condivise con i bambini.

Le grotte ipogeniche si sviluppano attraverso processi nei quali i fluidi acquisiscono in profondità la capacità di dissolvere la roccia. Si distinguono dalle cavità epigeniche, dove tale capacità deriva principalmente dai processi della superficie. Una delle modalità ipogeniche coinvolge fluidi ricchi di idrogeno solforato. La sua ossidazione produce acido solforico, capace di attaccare calcari e dolomie. [web:24]

La speleogenesi solforica non esaurisce tutte le forme di carsismo ipogenico. È uno dei processi documentati dalla ricerca internazionale. La revisione scientifica pubblicata nel 2024 descrive 84 aree del mondo nelle quali sono note grotte generate da processi solforici. Questo numero riguarda le aree censite, non una percentuale di tutte le cavità esistenti. [web:24]

Durante la visita, il gruppo ha attraversato diramazioni labirintiche che seguono le discontinuità della montagna. Ponce ha anche osservato un incontro tra l’aria proveniente dall’ingresso e una corrente più calda dalle parti interne. Il fenomeno sarà uno degli elementi da approfondire con le successive attività di studio.

Educazione speleologica: luce, buio e acqua nella grotta del Coahuila

Il percorso ha consentito ai Condor Kids di riconoscere tre ambienti. All’ingresso arriva la luce naturale. Nella zona di penombra l’illuminazione diminuisce progressivamente. Più all’interno si raggiunge il buio completo. Questa successione influenza le condizioni ecologiche della cavità e gli organismi che la frequentano. [web:34]

Uno dei momenti descritti da Ponce è stato dedicato all’ascolto. Spente le lampade e mantenuto il silenzio, il gruppo ha percepito il gocciolamento dell’acqua. La visita ha mostrato anche piccoli gours, le vasche delimitate da depositi minerali, e superfici interessate da infiltrazioni e scorrimenti.

L’esperienza ha collegato le forme visibili ai processi che le producono. L’acqua può contribuire alla dissoluzione della roccia e, in condizioni diverse, alla deposizione di minerali. Stalattiti e stalagmiti sono esempi di questa seconda fase. Le prime crescono dal soffitto; le seconde si sviluppano sul pavimento, alimentate dalle gocce. [web:32][web:33]

Biodiversità delle grotte: gli incontri nella zona d’ingresso

Ponce segnala un piccolo ragno bianco vicino all’entrata, due lucertole in nicchie della roccia, escrementi attribuiti a una volpe e uno scarabeo stercorario. Nel racconto, queste osservazioni diventano l’occasione per discutere i rapporti tra l’ambiente esterno e quello sotterraneo.

Le lucertole potrebbero frequentare le nicchie per cercare insetti. Le tracce della volpe suggeriscono l’utilizzo della cavità da parte di un mammifero della superficie. Per lo scarabeo, Ponce considera anche un ingresso accidentale.

La zona d’entrata è proprio il settore nel quale luce, apporti dall’esterno e condizioni ambientali favoriscono incontri tra organismi di provenienza diversa. Procedendo verso il buio, cambiano le risorse disponibili e possono comparire comunità specializzate nella vita sotterranea. [web:34]

Conservazione delle grotte: concrezioni distrutte e nuovi depositi minerali

La visita ha evidenziato un danno esteso nella sala d’ingresso e in parte della zona di penombra. Secondo Ponce, molte concrezioni sono state distrutte. Restano tracce degli antichi apparati di drappi, stalattiti e stalagmiti. Sono presenti anche graffiti risalenti al 1940 e incisioni più recenti.

Il messaggio rivolto ai giovani riguarda il valore del patrimonio geologico. Una concrezione asportata perde il rapporto con il luogo nel quale si è formata. Il gesto elimina un elemento del paesaggio sotterraneo e può compromettere un archivio naturale. Il National Park Service ricorda che le formazioni sono fragili e invita a non toccare pareti e depositi. [web:32]

Nelle parti osservate da Ponce proseguono intanto gocciolamento, infiltrazione e deposizione minerale. Il racconto segnala cannule, antoditi, principi di eccentriche, drappi sui soffitti inclinati e concrezioni coralloidi sulle pareti. Le cannule sono sottili tubi cavi; le eccentriche seguono direzioni irregolari, alimentate da piccoli canali e movimenti capillari dell’acqua. [web:33]

La presenza di nuove formazioni documenta processi ancora attivi. Non rende rapidamente reversibile la perdita delle concrezioni più antiche, la cui crescita dipende da condizioni locali e può essere molto lenta. [web:32]

Giornata internazionale delle grotte e del carsismo: dall’uscita al rilievo

Ponce annuncia l’intenzione di tornare per studiare e rilevare la cavità. Il passaggio dalla visita alla documentazione unisce divulgazione e ricerca. Per i Condor Kids, la prima esperienza diventa un incontro con un ambiente nel quale acqua, roccia e organismi restano strettamente collegati.

L’iniziativa rispecchia uno degli obiettivi della Giornata internazionale delle grotte e del carsismo: coinvolgere i giovani e rendere comprensibili ambienti spesso poco conosciuti. L’UNESCO invita scuole, associazioni e comunità a organizzare visite, incontri pubblici e attività didattiche dedicate al sottosuolo. [web:18]

Fonti dell’articolo

Relazione di approfondimento: la Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo

Giornata internazionale delle grotte e del carsismo: nome, data e finalità

La denominazione ufficiale inglese è International Day of Caves and Karst, abbreviata in IDCK. In italiano viene resa come Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, anche con la variante “delle grotte e del Carso”. La ricorrenza cade il 13 settembre di ogni anno. La Conferenza generale dell’UNESCO l’ha proclamata il 12 novembre 2025 a Samarcanda, in Uzbekistan. La prima celebrazione si è svolta nel 2026. [web:16][web:18]

Il termine “carsismo” permette di esprimere il carattere mondiale dell’iniziativa. Non indica soltanto il Carso geografico tra Italia e Slovenia, ma i paesaggi e i processi legati alla dissoluzione di rocce solubili. La giornata riguarda quindi sistemi presenti in numerosi continenti, con condizioni climatiche, ecologiche e culturali differenti. [web:18]

La finalità non si limita alla promozione delle visite in grotta. Comprende tutela delle risorse idriche, conservazione della biodiversità, ricerca, educazione e gestione sostenibile. La comunicazione pubblica serve a collegare questi temi e a renderli accessibili anche a chi non pratica speleologia. [web:18]

Origini della giornata UNESCO: il ruolo della UIS e della Slovenia

L’iniziativa è nata da una proposta dell’Unione Internazionale di Speleologia, UIS. La Repubblica di Slovenia l’ha presentata all’UNESCO, attraverso un percorso sostenuto dalla propria Commissione nazionale, dalla delegazione permanente e dal Karst Research Institute ZRC SAZU di Postojna. Il governo sloveno aveva deciso di appoggiare la proposta il 29 maggio 2025. [web:6][web:21]

Il 9 ottobre 2025 il Consiglio esecutivo dell’UNESCO ha adottato la decisione relativa all’iniziativa. Il sito ufficiale della giornata riporta il sostegno di 59 Paesi come cofirmatari. La proclamazione definitiva è arrivata durante la Conferenza generale del mese successivo. Il governo sloveno riferisce che la decisione è stata adottata all’unanimità. [web:6][web:21]

Questo percorso distingue i ruoli delle organizzazioni coinvolte. La UIS ha promosso l’iniziativa scientifica e associativa. La Slovenia ha curato la presentazione diplomatica. L’UNESCO ha istituito la ricorrenza attraverso i propri organi. La rete speleologica internazionale contribuisce poi a trasformarla in attività territoriali. [web:6][web:18][web:21]

Dal 2021 al 2026: perché la Giornata delle grotte si celebra il 13 settembre

La scelta del 13 settembre richiama la prima presentazione della UIS presso l’UNESCO a Parigi, avvenuta in quella data nel 2021. Il sito ufficiale sottolinea anche il carattere non nazionale della data, pensata per una partecipazione internazionale. [web:6]

Il precedente principale è l’Anno internazionale delle grotte e del carsismo, promosso dalla UIS nel 2021 e prolungato nel 2022 a causa della pandemia. Quella campagna aveva già riunito ricerca, educazione e conservazione. La giornata annuale offre ora una continuità nel calendario pubblico. Non coincide con la precedente iniziativa, ma ne riprende l’impostazione divulgativa. [web:29]

La successione mostra come un progetto della comunità speleologica abbia raggiunto una dimensione istituzionale più ampia. Il tema del sottosuolo entra così in un appuntamento ricorrente, capace di coinvolgere scuole, amministrazioni, gestori di siti e organizzazioni scientifiche. [web:18][web:6]

Postojna 2026: la prima celebrazione internazionale delle grotte e del carsismo

La prima celebrazione internazionale ha avuto il proprio centro a Postojna, o Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026. L’UNESCO indica un programma fondato su una conferenza scientifica internazionale e una cerimonia ufficiale. [web:18]

Il convegno è stato presentato con il titolo “Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst”. Il programma pubblicato dagli organizzatori comprendeva sessioni scientifiche, escursioni e la cerimonia nella Grotta di Postojna, prevista per il 12 settembre. La data annuale della ricorrenza resta il 13 settembre. [web:6]

L’organizzazione ha coinvolto il Karst Research Institute ZRC SAZU e la UIS, con sostegni e collaborazioni slovene. Scintilena ha riportato il ruolo di Postumia nelle celebrazioni di settembre, collegando l’evento centrale alle iniziative della comunità speleologica. [web:6][web:15]

Carsismo e acqua potabile: una risorsa che collega superficie e sottosuolo

Secondo l’UNESCO, grotte e paesaggi carsici interessano quasi un quarto delle terre emerse. I sistemi carsici forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono stime di scala globale: descrivono il peso di questi ambienti nelle risorse idriche e nel territorio, non la superficie occupata dalle sole cavità esplorabili. [web:18]

La protezione dell’acqua richiede una lettura dell’intero sistema. Le attività svolte nel bacino di alimentazione possono influire su ciò che raggiunge sorgenti e ambienti sotterranei. Le indicazioni IUCN richiamano quindi la necessità di individuare le aree di raccolta delle acque e considerare gli impatti anche oltre i confini immediati del sito carsico. [web:38]

Una grotta pulita all’ingresso può dipendere da acque provenienti da un’area esposta a pressioni ambientali. La tutela deve seguire queste connessioni. Pianificazione territoriale, gestione delle risorse idriche e conservazione degli habitat sono parti della stessa questione. Le linee guida UIS-IUCN collegano esplicitamente la protezione del carsismo alla disponibilità e alla gestione sostenibile dell’acqua. [web:36][web:38]

Biodiversità sotterranea e patrimonio culturale nelle grotte

L’UNESCO riconosce alle grotte un valore biologico, geologico e culturale. Il sottosuolo conserva comunità specializzate, archivi naturali e testimonianze della storia umana. La giornata invita a considerare insieme queste componenti, anziché ridurre la cavità a un itinerario o a una raccolta di concrezioni. [web:18]

La biodiversità cambia tra ingresso, penombra e ambienti oscuri. Alcuni animali utilizzano soltanto parti della grotta o la frequentano temporaneamente. Altri sono strettamente legati alla vita sotterranea. Questa varietà rende importanti inventari e osservazioni ecologiche, perché la gestione deve rispondere alle caratteristiche effettive di ogni sito. [web:34][web:36]

Anche la conservazione culturale richiede attenzione. Resti, tracce e depositi acquistano significato attraverso il loro contesto. Le linee guida IUCN ricordano che le aree carsiche possono riunire valori naturali, scientifici, spirituali e culturali. Una gestione adeguata deve riconoscere questa pluralità. [web:37]

Grotte e cambiamenti climatici: archivi naturali e obiettivi di sostenibilità

La Giornata internazionale delle grotte e del carsismo è collegata dall’UNESCO a quattro Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il sesto riguarda acqua e servizi igienico-sanitari. L’undicesimo interessa città e comunità. Il tredicesimo si concentra sul clima. Il quindicesimo riguarda gli ecosistemi terrestri e la biodiversità. [web:18]

Nel quadro ufficiale dell’iniziativa, gli archivi paleoclimatici delle grotte costituiscono uno dei collegamenti con l’azione per il clima. Gli ambienti carsici non sono quindi considerati soltanto luoghi da proteggere, ma anche strumenti di conoscenza dei cambiamenti ambientali. [web:6]

La pianificazione nei territori carsici rappresenta un altro collegamento operativo. Le conoscenze sul sottosuolo aiutano a considerare risorse, vulnerabilità e condizioni geologiche nelle scelte territoriali. La giornata riunisce così questioni normalmente affrontate da settori diversi: ricerca ambientale, gestione urbana, tutela dell’acqua e conservazione della natura. [web:6][web:18]

UNESCO, geoparchi e riserve della biosfera: le reti della conservazione carsica

L’UNESCO opera attraverso programmi scientifici e reti internazionali. La pagina ufficiale della giornata richiama geoparchi mondiali, riserve della biosfera e siti del Patrimonio mondiale. Stima che elementi carsici e grotte siano presenti in circa il 15–25% dei siti compresi complessivamente in queste reti. [web:18]

Il dato mostra quanto il sottosuolo attraversi categorie di tutela differenti. Una cavità può essere importante per la geologia, per l’acqua, per gli ecosistemi o per la storia umana. Le reti UNESCO offrono contesti nei quali questi valori possono essere studiati e comunicati insieme. [web:18]

La proclamazione della giornata non equivale all’iscrizione automatica di una grotta nel Patrimonio mondiale. La ricorrenza è uno strumento di sensibilizzazione e cooperazione. Le designazioni dei siti appartengono ai programmi specifici richiamati dall’UNESCO. [web:18]

Turismo speleologico ed educazione: partecipare senza danneggiare le grotte

La promozione del turismo sostenibile è un obiettivo esplicito della ricorrenza. Le indicazioni IUCN richiedono una pianificazione attenta dello sviluppo turistico e il monitoraggio degli impatti. La disponibilità di un ambiente sotterraneo non implica che ogni suo settore debba essere aperto alla frequentazione. [web:18][web:38]

Le attività educative possono assumere forme diverse. L’UNESCO propone visite, mostre, incontri pubblici e lezioni su carsismo, acque sotterranee e biodiversità. La partecipazione non è limitata agli specialisti: comprende scuole, comunità e singoli cittadini. [web:18]

Il caso dei Condor Kids rende concreta questa impostazione. L’osservazione del gocciolamento e dei piccoli animali si accompagna alla lettura dei danni sulle concrezioni. Il percorso didattico unisce curiosità e responsabilità. La fragilità dei depositi minerali rende essenziale evitare contatti e asportazioni, come ricordano anche le indicazioni del National Park Service. [web:32]

Ricerca e rilievo speleologico: trasformare la giornata UNESCO in conoscenza

La documentazione di una cavità permette di passare dall’esperienza individuale a un patrimonio di informazioni condivisibili. Nel racconto di Ponce, il ritorno previsto per lo studio e il rilievo segue proprio questa direzione. La visita con i giovani diventa il primo passaggio di un’attività più ampia.

Su scala internazionale, la giornata incoraggia cooperazione, educazione e ricerca. Il sito ufficiale propone inoltre di registrare gli eventi affinché entrino nella mappa mondiale delle celebrazioni. Questa raccolta collega iniziative locali e comunità scientifica internazionale. [web:18]

Per associazioni e istituzioni, il riferimento tecnico resta anche quello delle “Guidelines for Cave and Karst Protection”, seconda edizione del 2022, pubblicate dalla UIS con il sostegno dell’IUCN. Il documento amplia l’attenzione alla geoconservazione includendo gli aspetti biologici della tutela delle grotte e dei paesaggi carsici. [web:36][web:45]

Coahuila e grotte come zone umide sotterranee: un collegamento con la giornata UNESCO

La proposta di Mónica Ponce pubblicata da Scintilena il 14 settembre 2026 aggiunge un tema al quadro della ricorrenza. Il documento, diffuso a Saltillo il giorno precedente, invita a leggere le grotte del Deserto Chihuahuense come zone umide sotterranee e connessioni biologiche. [web:8]

Il punto centrale è il rapporto tra acqua e habitat. La proposta considera insieme cavità, infiltrazioni, falde, sorgenti e ambienti esterni collegati. Richiama anche la classificazione Ramsar dei sistemi idrologici carsici e di grotta sotterranei, già prevista negli strumenti della Convenzione sulle zone umide. [web:8]

L’inquadramento assume particolare rilievo in un territorio arido. La visita dei Condor Kids mostra umidità, gocciolamento e piccoli bacini d’acqua dentro una montagna circondata da vegetazione adattata alla siccità. La Giornata internazionale delle grotte e del carsismo offre il contesto per raccontare questa relazione: il paesaggio di superficie e il sottosuolo appartengono a un sistema connesso, da conoscere prima di gestire. [web:8][web:18]

Fonti della relazione

Pagina Facebook di Monica Ponce https://www.facebook.com/share/1VcpGQCFro/?mibextid=wwXIfr

L'articolo Grotte ipogeniche in Coahuila: i Condor Kids nel sottosuolo per la Giornata internazionale delle grotte e del carsismo proviene da Scintilena.

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Guano di pipistrelli al Camino del Hierro: la ricerca collega salute pubblica e tutela delle grotte

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Uno studio sul guano di pipistrelli nelle gallerie turistiche di Salamanca descrive batteri, virus e funzioni microbiche. I risultati richiamano l’attenzione sulla prevenzione, mentre il ruolo ecologico dei chirotteri resta centrale per biodiversità e agricoltura.

Guano di pipistrelli e turismo sotterraneo: i risultati della ricerca

Il guano di pipistrelli nelle gallerie del Camino del Hierro ospita comunità microbiche diversificate, con gruppi che comprendono anche microrganismi di interesse sanitario. Una ricerca pubblicata il 29 settembre 2025 su Environmental Microbiome ha analizzato questi depositi durante il letargo e la stagione riproduttiva. Gli autori indicano la necessità di sorvegliare le possibili esposizioni di visitatori e lavoratori. Il tema riguarda la gestione degli ambienti sotterranei frequentati, non soltanto la presenza degli animali. [web:4][web:38]

Il lavoro è firmato da Julio David Soto-López, Joaquina María García-Martín, Diego Lizana-Ciudad, Miguel Lizana, Luis Hernández-Tabernero, Pedro Fernández-Soto, Omar E. Velásquez-González, Salvador L. Aragón, Moncef Belhassen-García e Antonio Muro. Vi partecipano ricercatori dell’Università di Salamanca, dell’Università di Cadice e di altre strutture scientifiche e sanitarie. La collaborazione unisce zoologia, microbiologia, bioinformatica e ricerca sulle malattie infettive. [web:4]

Camino del Hierro: gallerie ferroviarie e rifugi dei pipistrelli

Il Camino del Hierro attraversa il territorio di Salamanca, nella Spagna occidentale, all’interno del Parco naturale Arribes del Duero. Il tracciato ferroviario storico comprende venti gallerie e dieci ponti. Alcuni tunnel sono diventati importanti rifugi per i pipistrelli dopo la cessazione dell’utilizzo ferroviario. Dal 2021 il percorso è anche una destinazione escursionistica. [web:38][web:72]

Il parco ospita fino a sedici specie di chirotteri. Fra quelle ricordate nello studio figurano rinolofi, vespertili e il miniottero, Miniopterus schreibersii. Le gallerie offrono ambienti utilizzati dagli animali in diverse fasi del ciclo annuale. Il percorso turistico prevede un sentiero alternativo durante i periodi di chiusura della galleria numero 3. È una soluzione che permette di separare temporaneamente il passaggio escursionistico dall’accesso al tunnel. [web:38][web:72]

Microbiota del guano di pipistrelli: come è stata condotta l’analisi

I ricercatori hanno studiato 48 campioni di guano di pipistrelli raccolti nelle gallerie durante due periodi biologici: letargo e riproduzione. Hanno utilizzato la metagenomica shotgun. Questa tecnica legge numerosi frammenti del DNA presente nel campione, senza limitarsi a un singolo gruppo batterico. L’elaborazione bioinformatica permette di attribuire le sequenze a gruppi microbici e di ricostruire il loro potenziale funzionale. [web:38]

Il risultato è una fotografia genetica dell’ecosistema microbico. La ricerca descrive differenze nella composizione relativa delle comunità associate a guano fresco e disseccato. I depositi costituiscono quindi microambienti diversi, nei quali possono prevalere strategie di crescita, utilizzo dei nutrienti o resistenza alle condizioni ambientali. [web:38]

Batteri e virus nel guano di pipistrelli: i gruppi individuati

L’analisi ha attribuito sequenze batteriche a 794 generi. Fra quelli più rappresentati compaiono Bacillus, Burkholderia, Lactobacillus, Pseudomonas, Salmonella e Streptococcus. Questi nomi comprendono organismi con caratteristiche differenti. Alcuni partecipano alla degradazione della materia organica o alle fermentazioni. Altri includono specie opportuniste o patogene di interesse medico. [web:38]

Tra le sequenze virali classificate, l’ordine Herpesvirales rappresentava circa il 60% dell’abbondanza relativa descritta. Il dato riguarda la componente virale analizzata, non il 60% dell’intero guano. L’identificazione di un ordine virale non equivale all’identificazione di tutti i virus umani che appartengono a quell’ordine. Per valutare una possibile trasmissione servono informazioni sulla specifica entità virale e sulla sua capacità infettiva. [web:38]

Il messaggio sanitario dello studio riguarda un rischio potenziale da approfondire e gestire. La rilevazione di materiale genetico e di fattori di virulenza non dimostra, da sola, un’infezione nei visitatori. Gli stessi autori distinguono la presenza di questi fattori dall’esistenza di infezioni attive. La ricerca fornisce una base per orientare monitoraggi e misure preventive negli ambienti frequentati. [web:38]

Stagione riproduttiva, biofilm e funzioni del microbiota del guano

Il confronto stagionale non ha mostrato differenze significative nell’abbondanza complessiva degli organismi rilevati. Sono emerse invece variazioni nel profilo funzionale. Durante la stagione riproduttiva risultavano maggiormente rappresentate vie associate alla sintesi di componenti cellulari e alla crescita microbica. [web:4][web:38]

L’analisi ha inoltre individuato determinanti genetici collegati all’adesione alle superfici e alla formazione di biofilm. Un biofilm è una comunità di microrganismi associata a una superficie e protetta da una matrice prodotta dalla comunità stessa. Nel guano, questi caratteri possono favorire persistenza e competizione. Il loro significato sanitario va valutato insieme alle condizioni ambientali e alle modalità di esposizione. [web:38]

Salute pubblica e conservazione dei pipistrelli nelle gallerie turistiche

La ricerca richiama l’attenzione soprattutto sulle esposizioni ripetute del personale e sulle attività che possono smuovere i depositi. La prevenzione deve considerare sia la protezione delle persone sia la conservazione delle colonie. La presenza del guano di pipistrelli è infatti parte del funzionamento dell’ambiente sotterraneo. [web:38][web:51]

Le indicazioni CDC e NIOSH sull’istoplasmosi raccomandano di ridurre la dispersione di polveri e di pianificare le attività nei luoghi potenzialmente contaminati. Per i lavoratori, la valutazione può comprendere formazione, delimitazione delle aree e dispositivi di protezione adeguati. Queste indicazioni affrontano il rischio fungino e non costituiscono una misura automatica di tutti i rischi descritti dalla metagenomica. [web:40][web:41][web:44]

Nelle cavità utilizzate dai chirotteri, la gestione sanitaria va coordinata con quella naturalistica. Il guano non è soltanto un materiale da evitare durante il passaggio. È anche una risorsa alimentare per numerosi organismi. La separazione dei percorsi, le limitazioni stagionali e il monitoraggio offrono strumenti per conciliare fruizione e tutela. [web:51][web:68][web:72]

Relazione di approfondimento: pipistrelli, benefici ambientali e servizi ecosistemici

Pipistrelli e biodiversità: funzioni diverse in una stessa rete ecologica

I pipistrelli contribuiscono al funzionamento degli ecosistemi attraverso alimentazione, spostamenti e utilizzo dei rifugi. Il loro ruolo cambia secondo le specie. Gli insettivori esercitano una pressione sulle popolazioni di artropodi. I frugivori trasportano semi. I nettarivori partecipano all’impollinazione. Le deiezioni trasferiscono nutrienti verso i luoghi di riposo e le cavità. Queste funzioni collegano ambienti che possono trovarsi anche a distanza fra loro. [web:22][web:26]

Una revisione globale pubblicata su Integrative Zoology nel 2022 ha raccolto 283 studi pertinenti. Ha identificato 409 specie di pipistrelli coinvolte nei servizi ecosistemici esaminati. Nel complesso, la letteratura considerata documentava 752 specie di insetti consumate e 549 specie vegetali impollinate oppure disperse. Sono conteggi ricavati dagli studi selezionati, non un inventario definitivo di tutte le interazioni possibili. [web:22]

La distinzione geografica è importante. In Europa prevale il ruolo dei pipistrelli insettivori. Impollinazione e dispersione dei semi assumono particolare rilievo in molte regioni tropicali e subtropicali. Le funzioni non vanno attribuite indistintamente a ogni colonia. Una popolazione che vive in una galleria di Salamanca contribuisce all’ecosistema in modo diverso da una comunità di chirotteri frugivori tropicali. [web:22][web:26][web:53]

Pipistrelli insettivori e agricoltura: il controllo naturale degli insetti

La predazione notturna è uno dei principali benefici ambientali dei pipistrelli europei. Le prede possono comprendere lepidotteri, ditteri e altri gruppi di insetti. Ogni specie utilizza ambienti e strategie di caccia differenti. Il rinolofo minore, per esempio, cattura piccoli ditteri, imenotteri, crisopidi e lepidotteri, spesso vicino alla vegetazione. La varietà delle strategie amplia le interazioni con le comunità di insetti del paesaggio. [web:28][web:53]

L’effetto agricolo non dipende soltanto dal numero di prede ingerite. Conta anche la loro identità. La cattura degli adulti di un insetto fitofago può ridurre la successiva deposizione di uova. Questo può limitare la pressione delle larve sulle piante. Per dimostrare il beneficio occorre quindi collegare la dieta dei pipistrelli alle conseguenze effettive sulle colture. [web:54]

Un esperimento condotto in Illinois e pubblicato su PNAS nel 2015 ha affrontato proprio questa relazione. I ricercatori hanno confrontato appezzamenti di mais accessibili ai pipistrelli con aree dalle quali erano esclusi durante la notte. Nel 2014 le parcelle di esclusione presentavano il 59% in più di larve della nottua del mais per pannocchia rispetto ai controlli. Lo studio ha documentato anche maggiori danni dove mancava l’accesso dei pipistrelli. [web:54]

La ricerca ha rilevato effetti indiretti sulla presenza di funghi associati ai danni degli insetti e di un composto tossico da essi prodotto. Il beneficio si estendeva quindi oltre la semplice riduzione delle prede. Questo risultato riguarda il sistema agricolo studiato. Non rappresenta una percentuale trasferibile a tutte le colture e a ogni regione. Mostra però come un predatore notturno possa influenzare più livelli della rete ecologica. [web:54][web:58]

Servizi ecosistemici dei pipistrelli: valore economico e gestione agricola

Il controllo naturale dei fitofagi può contribuire a ridurre le perdite produttive e la dipendenza dai trattamenti insetticidi. Il valore economico dipende dal contesto. Sono rilevanti il tipo di coltura, l’abbondanza degli insetti nocivi, la composizione della comunità di pipistrelli e la disponibilità di rifugi. Le stime devono quindi essere collegate a territori e metodi precisi. [web:26][web:54]

Una gestione agricola favorevole ai chirotteri richiede un paesaggio funzionale. Non basta conservare un singolo rifugio se intorno scompaiono le aree di alimentazione. Una ricerca sui pipistrelli che cacciano negli spazi aerei ha evidenziato l’importanza di paesaggi eterogenei, nei quali la disponibilità delle prede cambia fra habitat e stagioni. La conservazione dei predatori deve comprendere anche le condizioni che permettono loro di raggiungere e utilizzare tali risorse. [web:63]

Scintilena ha affrontato questa relazione nella divulgazione dedicata a pipistrelli e agricoltura montana. La tutela delle comunità di chirotteri viene collegata al mantenimento dei servizi ecosistemici nei territori coltivati. Il rapporto fra agricoltura e biodiversità è quindi anche una questione di organizzazione del paesaggio. [web:48]

Pipistrelli e zanzare: un contributo ecologico distinto dalla prevenzione sanitaria

Tra le prede dei pipistrelli figurano anche ditteri. Tutela Pipistrelli ricorda che la predazione naturale comprende le zanzare e si inserisce in una rete più ampia di organismi predatori. Il contributo dei chirotteri va considerato all’interno di questa rete. Non coincide con la rimozione di tutte le popolazioni di zanzare da un territorio. [web:28][web:29]

La stessa fonte sottolinea l’importanza della prevenzione rivolta alle larve. La valorizzazione dei pipistrelli non sostituisce quindi gli interventi sui focolai riproduttivi. Né dimostra, da sola, una riduzione misurata delle malattie trasmesse dalle zanzare. Conservazione dei predatori e prevenzione sanitaria operano su piani collegati, ma distinti. [web:29]

Pipistrelli impollinatori e riproduzione delle piante

Nelle regioni dove vivono specie nettarivore, i pipistrelli partecipano al trasferimento del polline fra i fiori. Le visite alimentari possono contribuire alla fecondazione e alla produzione di frutti e semi. È un servizio che interessa sia la vegetazione spontanea sia alcuni sistemi agricoli tropicali. La revisione globale sui servizi ecosistemici comprende 29 studi sull’impollinazione di piante native o endemiche e uno su piante introdotte. [web:22][web:26]

Il beneficio deriva dalla relazione fra comportamento animale e riproduzione vegetale. Proteggere il pipistrello senza mantenere le piante dalle quali si alimenta lascia incompleta questa relazione. Analogamente, conservare le piante senza tutelare i loro impollinatori può compromettere una parte del processo riproduttivo. È un esempio di come la biodiversità funzioni attraverso interazioni, non soltanto attraverso elenchi di specie. [web:26]

Dispersione dei semi e rigenerazione degli ecosistemi forestali

I pipistrelli frugivori consumano frutti e trasportano semi. La dispersione può spostare il materiale riproduttivo oltre la pianta madre, contribuendo alla distribuzione delle specie vegetali e alla rigenerazione forestale. La revisione del 2022 comprende 60 studi sulla dispersione di semi di piante native o endemiche e undici su piante introdotte. [web:22][web:26]

La deposizione di un seme non garantisce la crescita di una nuova pianta. Il risultato dipende anche dalle condizioni del luogo raggiunto. Il servizio consiste nell’aprire possibilità di insediamento attraverso il trasporto. Il suo effetto si integra con il suolo, il microclima e le altre interazioni biologiche. Per questo la conservazione dei dispersori deve essere letta insieme a quella degli habitat. [web:26]

Guano di pipistrelli e biodiversità delle grotte: il ponte fra superficie e sottosuolo

Per la speleologia, il trasferimento di materia organica è una funzione centrale. I pipistrelli si alimentano all’esterno e depositano parte dei nutrienti nei rifugi. Il guano di pipistrelli collega così la produttività della superficie agli ambienti sotterranei. Dove manca la produzione fotosintetica locale, questo apporto può sostenere comunità microbiche e invertebrati specializzati. [web:51]

I depositi non sono materiali biologicamente inerti. Batteri e funghi contribuiscono alla loro trasformazione. Gli organismi che utilizzano il guano e la biomassa microbica entrano poi nelle reti alimentari della cavità. Scintilena ha descritto questo rapporto come un elemento importante per la struttura trofica delle grotte. Le variazioni nella deposizione possono fornire informazioni sulla continuità del contributo delle colonie. [web:51]

Il guano cambia nel tempo e nello spazio. Uno studio del 2018 ha confrontato materiale fresco, strati superficiali e porzioni profonde di un accumulo. Ha rilevato variazioni nelle abbondanze relative dei gruppi batterici lungo il deposito. Alcune funzioni previste restavano simili, anche quando cambiava la composizione delle comunità. Ciò mostra che organismi diversi possono concorrere a processi ecologici analoghi. [web:20]

La perdita di una colonia può quindi modificare anche l’alimentazione degli organismi sotterranei. La tutela dei pipistrelli ha conseguenze che superano la conservazione dei soli mammiferi. Protegge un flusso di risorse e le comunità che ne dipendono. [web:51]

Microbiota del guano e riciclo dei nutrienti

La diversità microbica del guano comprende organismi coinvolti nella trasformazione della materia organica e nei cicli degli elementi. Una ricerca su una grotta dell’India nordorientale ha individuato gruppi batterici associati alla nitrificazione e alla produzione di chitinasi. Questi enzimi degradano la chitina, componente importante dei rivestimenti degli artropodi. La presenza di tali capacità è coerente con depositi alimentati da pipistrelli insettivori. [web:19]

Riciclo dei nutrienti e interesse sanitario possono coesistere nello stesso substrato. Un deposito può sostenere processi ecologici utili e contenere microrganismi che richiedono attenzione durante determinate attività umane. Le due caratteristiche non si escludono. Lo studio del Camino del Hierro inserisce l’analisi sanitaria dentro un ambiente biologicamente complesso, anziché ridurlo a una superficie priva di vita. [web:19][web:38][web:51]

La letteratura esamina anche l’impiego del guano come fertilizzante. La revisione globale comprende 24 studi su questo utilizzo. Il valore agronomico non rende appropriata la raccolta indiscriminata nelle cavità. I depositi hanno una funzione ecologica e la loro manipolazione può comportare esposizione a polveri potenzialmente contaminate. [web:22][web:40][web:51]

Pipistrelli bioindicatori e conservazione dei rifugi

Le variazioni nelle comunità di pipistrelli possono aiutare a interpretare cambiamenti negli habitat. Scintilena ne ricorda il ruolo di bioindicatori. La lettura richiede monitoraggi ripetuti e conoscenza delle specie. Un cambiamento osservato in un rifugio va interpretato considerando anche stagionalità, alimentazione e utilizzo del paesaggio. [web:49][web:63]

Rifugi e aree di caccia sono parti dello stesso sistema. Tutela Pipistrelli descrive, per il rinolofo minore, l’utilizzo di cavità, gallerie ed edifici in differenti periodi. Evidenzia inoltre il rapporto fra declino, perdita degli habitat e disturbo delle colonie. Conservare soltanto l’ingresso di una grotta non esaurisce quindi le esigenze della specie. [web:28]

Il disturbo durante il letargo ha conseguenze energetiche. Una ricerca del 2024 sulle visite ai siti di svernamento ricorda che luci e rumori possono provocare risvegli e perdita di massa corporea. La frequentazione delle cavità deve tenere conto di questa vulnerabilità. Anche l’illuminazione artificiale del paesaggio merita attenzione: EUROBATS dedica linee guida specifiche ai suoi effetti sui pipistrelli. [web:68][web:56]

Turismo in grotta e salute ambientale: una gestione integrata

Nei siti turistici, prevenzione sanitaria e conservazione devono procedere insieme. Una gestione integrata considera distribuzione delle colonie, accumuli di guano, flussi di visitatori e attività del personale. Lo studio di Salamanca fornisce informazioni sul microbiota. Le indicazioni sanitarie sui rischi da polveri aiutano invece a impostare le procedure lavorative. [web:38][web:41]

Fra gli strumenti da valutare rientrano percorsi separati dalle aree di deposito, accessi regolati nelle fasi sensibili e monitoraggi coordinati. Il sentiero alternativo previsto al Camino del Hierro durante la chiusura della galleria numero 3 offre un esempio concreto di organizzazione della fruizione. La sua presenza non costituisce, da sola, una valutazione sanitaria del sito. [web:68][web:72]

Le attività di pulizia richiedono una valutazione specifica. NIOSH raccomanda di evitare lo spazzamento a secco dei materiali polverosi e di utilizzare sistemi adeguati al controllo delle esposizioni. Nei rifugi naturali o artificiali occupati dai pipistrelli, gli interventi devono inoltre rispettare le esigenze delle colonie e della fauna associata al guano. Non vanno trasformati in rimozioni generalizzate dei depositi o in alterazioni indiscriminate dell’ambiente. [web:39][web:41][web:51][web:68]

Questa impostazione collega salute umana, salute animale e qualità degli ecosistemi. La ricerca sul guano può migliorare la conoscenza delle esposizioni. La ricerca ecologica permette di proteggere i processi che sostengono biodiversità, agricoltura e vita sotterranea. Le decisioni gestionali devono utilizzare entrambe. [web:22][web:38][web:51]

Fonti

  1. Soto-López J. D. e collaboratori. Taxonomic and functional profiling of bat guano microbiota from hiking trail-associated tunnels: a potential risk for human health? Environmental Microbiome, 2025, 20:123. Testo integrale: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12482572/ — DOI: https://doi.org/10.1186/s40793-025-00782-7
  2. PubMed, scheda bibliografica dello studio: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41023748/
  3. Camino de Hierro, sito ufficiale, informazioni sul percorso e sull’alternativa alla galleria numero 3: https://caminodehierro.es/recorrido/
  4. Bats and their vital ecosystem services: a global review. Integrative Zoology, 2022: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34003577/
  5. Kunz T. H. e collaboratori. Ecosystem services provided by bats, 2011: https://digitalcommons.usf.edu/kip_articles/1544/
  6. Maine J. J. e Boyles J. G. Bats initiate vital agroecological interactions in corn. PNAS, 2015: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4603461/
  7. Aerospace-foraging bats eat seasonably across varying habitats, 2023: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10638376/
  8. Variation in Bat Guano Bacterial Community Composition With Depth. Frontiers in Microbiology, 2018: https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2018.00914/full
  9. First report of bacterial community from a Bat Guano using Illumina next-generation sequencing, 2015: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4535889/
  10. Tutela Pipistrelli, scheda sul ferro di cavallo minore: https://www.tutelapipistrelli.it/ferro-di-cavallo-minore/
  11. Tutela Pipistrelli, Zanzara tigre, strategie di intervento e contrasto: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/07/01/zanzara-tigre-strategie-di-intervento-e-contrasto/
  12. Scintilena, Il ruolo del guano di pipistrello negli ecosistemi sotterranei: https://www.scintilena.com/il-ruolo-del-guano-di-pipistrello-negli-ecosistemi-sotterranei/02/08/
  13. Scintilena, Diversità e ruolo ecologico dei pipistrelli: https://www.scintilena.com/diversita-e-ruolo-ecologico-dei-pipistrelli-2/05/10/
  14. Scintilena, Equilibrio tra pipistrelli e agricoltura montana: https://www.scintilena.com/equilibrio-tra-pipistrelli-e-agricoltura-montana-una-ricerca-italiana-rivela-le-chiavi-per-conservare-la-biodiversita/01/03/
  15. Scintilena, Pipistrelli, comunicare il valore della biodiversità senza alimentare paure e pregiudizi: https://www.scintilena.com/pipistrelli-comunicare-il-valore-della-biodiversita-senza-alimentare-paure-e-pregiudizi/07/14/
  16. CDC, Reducing Risk for Histoplasmosis: https://www.cdc.gov/histoplasmosis/prevention/index.html
  17. CDC/NIOSH, Preventing Histoplasma Exposures at Work: https://www.cdc.gov/niosh/histoplasmosis/prevention/index.html
  18. CDC/NIOSH, Elimination and Engineering Controls: https://www.cdc.gov/niosh/histoplasmosis/prevention/elimination-and-engineering-controls.html
  19. CDC/NIOSH, Personal Protective Equipment: https://www.cdc.gov/niosh/histoplasmosis/prevention/personal-protective-equipment.html
  20. Disturbance of hibernating bats due to researchers entering caves to conduct hibernacula surveys, 2024: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11169401/
  21. EUROBATS, linee guida su pipistrelli e illuminazione artificiale, Publication Series n. 8: https://www.eurobats.org/sites/default/files/documents/publications/publication_series/WEB_DIN_A4_EUROBATS_08_ENGL_NVK_28022019.pdf

Pipistrelli e guano

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Myotis huariorum, una nuova specie di pipistrello tra le Ande e il deserto del Perù

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La descrizione di Myotis huariorum amplia la conoscenza dei pipistrelli peruviani. Dalle valli di Arequipa al Bosque de Zárate, la scoperta apre un approfondimento sulla diversità dei chirotteri nel mondo e sulle 35 specie elencate per l’Italia dal Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri.

Myotis huariorum: la nuova specie di pipistrello descritta in Perù

Si chiama Myotis huariorum la specie di pipistrello descritta da un gruppo di ricercatori attraverso l’esame di esemplari peruviani. Lo studio è stato pubblicato online l’8 luglio 2025 sul Journal of Mammalogy. La ricerca combina analisi del DNA, misurazioni e confronto dei caratteri anatomici. Il riconoscimento riguarda animali che in precedenza erano stati attribuiti a Myotis oxyotus. [web:80]

Le località documentate si trovano sul versante occidentale delle Ande. Comprendono le valli aride del dipartimento di Arequipa e il Bosque de Zárate, nella provincia di Huarochirí, nel dipartimento di Lima. La scoperta interessa quindi un mosaico ambientale che collega il deserto costiero ai boschi montani. Non riguarda soltanto gli ecosistemi amazzonici, spesso al centro dell’attenzione quando si parla della biodiversità del Perù. [web:80]

La descrizione di Myotis huariorum ha portato a dieci le specie del genere Myotis riconosciute nel Paese nel quadro dello studio. Nella stessa pubblicazione, il totale dei pipistrelli peruviani conosciuti ha raggiunto 190 specie. Sono numeri riferiti all’inventario utilizzato dagli autori nel 2025. [web:79]

La ricerca su Myotis huariorum tra musei, anatomia e DNA

La nuova specie è stata descritta da Darwin R. Díaz, César E. Medina, Sandra Arias, Evaristo López e Carlos Alberto Carrión Bonilla. Il gruppo riunisce competenze dell’Universidad Nacional de San Agustín de Arequipa, dell’Università del New Mexico e della Pontificia Universidad Católica del Ecuador. Il Museo di storia naturale di Arequipa, indicato con la sigla MUSA, ha un ruolo centrale nella conservazione dei materiali studiati. [web:80]

Il confronto complessivo ha coinvolto 56 esemplari di diversi Myotis dell’America centrale e meridionale. Sei esemplari della nuova specie sono stati utilizzati nel confronto morfologico dedicato. Le collezioni museali hanno permesso di affiancare materiali di provenienze differenti alle nuove raccolte sul campo. [web:80]

Un elemento decisivo riguarda il citocromo b, un gene del DNA mitocondriale impiegato nelle analisi delle relazioni evolutive. Per questo marcatore, gli autori riportano una distanza genetica del 12% rispetto a Myotis oxyotus. Il dato riguarda il segmento genetico analizzato, non l’intero patrimonio genetico degli animali. La distinzione è sostenuta anche dai caratteri anatomici e dalle analisi statistiche delle misure. [web:80]

I caratteri di Myotis huariorum e l’omaggio alla cultura Wari

Myotis huariorum presenta un pelo lungo e setoso. La pelliccia dorsale e quella ventrale sono nettamente bicolori. Il cranio mostra una scatola cranica ampia, elevata e globosa. L’avambraccio misura fra 41,1 e 43,1 millimetri nella descrizione diagnostica pubblicata. La combinazione di questi caratteri permette di distinguerlo dalle specie confrontate. [web:80]

La località tipo è Altomolino, nel distretto di Río Grande, provincia di Condesuyos, a 480 metri di quota. L’olotipo, cioè l’esemplare di riferimento per il nome scientifico, è conservato al MUSA con il numero 16968. L’altra località documentata, il Bosque de Zárate, raggiunge circa 2.800 metri di quota. [web:6][web:80]

Il nome huariorum rende omaggio alla civiltà preincaica Wari, conosciuta anche come Huari. La denominazione lega così la descrizione zoologica alla storia dei territori andini. [web:22]

Cotahuasi e Bosque de Zárate: la biodiversità sul versante occidentale delle Ande

Il servizio peruviano delle aree naturali protette, SERNANP, ha presentato la scoperta il 18 luglio 2025. La comunicazione collega i ritrovamenti nelle parti basse del bacino del Cotahuasi alla zona d’influenza della Reserva Paisajística Subcuenca del Cotahuasi. Segnala inoltre la presenza nel Bosque de Zárate. [web:22]

Il territorio della riserva del Cotahuasi si sviluppa fra circa 950 e oltre 6.000 metri di quota. Comprende ambienti molto diversi, dai settori aridi alle alte montagne. Zárate conserva invece un bosco relitto del versante occidentale andino, associato a condizioni di nebbia. Questi contesti offrono un quadro importante per studiare la distribuzione della nuova specie e i collegamenti ecologici fra le popolazioni. [web:22]

La scoperta mostra il contributo degli inventari zoologici e delle collezioni scientifiche alla conoscenza della fauna. Animali dall’aspetto simile possono appartenere a specie differenti. Per riconoscerli occorre integrare più strumenti, anziché affidarsi a un solo carattere esterno. È un tema che riguarda anche i pipistrelli europei e italiani. [web:80][web:65]


Pipistrelli nel mondo e in Italia: relazione sulla diversità, l’ecologia e la conservazione dei chirotteri

Dalle oltre 1.500 specie conosciute a scala globale al catalogo italiano, una sintesi approfondita delle famiglie, delle strategie alimentari, dei rifugi e delle principali esigenze di tutela dei pipistrelli.

Quante specie di pipistrelli esistono nel mondo

Bat Conservation International indica oggi oltre 1.500 specie di pipistrelli. I chirotteri costituiscono il secondo ordine di mammiferi per ricchezza di specie, dopo i roditori. Sono presenti in tutti i continenti, con l’eccezione dell’Antartide. La loro diversità rappresenta circa un quinto di quella dei mammiferi mondiali. [web:42][web:8]

Il totale non è immutabile. Le descrizioni di nuove specie e le revisioni tassonomiche aggiornano continuamente gli inventari. Una revisione può separare popolazioni prima considerate appartenenti alla stessa specie. Può anche ricondurre denominazioni differenti a un’unica entità biologica. Nel caso peruviano, l’integrazione fra genetica e morfologia ha permesso di riconoscere una diversità rimasta nascosta. [web:80]

Perciò, il numero delle specie deve essere accompagnato dalla fonte e dal suo contesto temporale. Un inventario tassonomico e una Lista Rossa rispondono inoltre a domande diverse. Il primo elenca le specie riconosciute. La seconda ne valuta il rischio di estinzione, quando esistono informazioni sufficienti. [web:8][web:26]

Classificazione dei pipistrelli: le famiglie e i due grandi rami evolutivi

La distinzione tradizionale fra megachirotteri e microchirotteri non rappresenta adeguatamente tutte le relazioni evolutive. Le analisi molecolari distinguono due grandi gruppi: Yinpterochiroptera e Yangochiroptera. I rinolofi, piccoli pipistrelli insettivori, risultano collocati nello stesso grande ramo delle volpi volanti. Non appartengono al ramo che comprende i vespertilionidi, come Myotis. [web:106]

Una ricerca filogenetica estesa a tutte le famiglie ha analizzato 21 famiglie nei due sottordini. La loro distribuzione comprende linee evolutive diffuse su più continenti e altre concentrate in regioni ristrette. [web:105] Grande gruppo Famiglie comprese nel quadro tassonomico a 21 famiglie Yinpterochiroptera Pteropodidae, Rhinolophidae, Hipposideridae, Rhinonycteridae, Megadermatidae, Rhinopomatidae e Craseonycteridae. [web:125] Yangochiroptera Vespertilionidae, Miniopteridae, Molossidae, Cistugidae, Natalidae, Phyllostomidae, Mormoopidae, Noctilionidae, Furipteridae, Thyropteridae, Mystacinidae, Myzopodidae, Emballonuridae e Nycteridae. [web:125]

Tra le famiglie più note figurano i Pteropodidae, che comprendono le volpi volanti e altri pipistrelli frugivori del Vecchio Mondo. I Phyllostomidae delle Americhe comprendono specie con alimentazioni molto diverse. I Vespertilionidae includono numerosi pipistrelli insettivori, fra i quali i vespertili. I Rhinolophidae comprendono i rinolofi, presenti anche in Italia. [web:45][web:121][web:52]

Le famiglie non coincidono con le categorie alimentari. L’appartenenza a una famiglia indica una relazione evolutiva. Termini come insettivoro o frugivoro descrivono invece una funzione ecologica. Una stessa famiglia può comprendere più strategie alimentari. [web:121]

Alimentazione dei pipistrelli: insetti, frutta, nettare e vertebrati

L’alimentazione a base di insetti è la più diffusa fra i chirotteri. Altre specie consumano frutta, nettare o vertebrati. Soltanto tre specie sono specializzate nel sangue e vivono in America Latina. La diversità alimentare spiega perché i pipistrelli svolgano funzioni differenti negli ecosistemi. [web:40][web:42] Strategia alimentare Funzione ecologica e caratteristiche Insettivoria Predazione degli insetti, compresi organismi dannosi per le colture. È la strategia prevalente anche nella fauna italiana. [web:42][web:28] Frugivoria Consumo dei frutti e dispersione dei semi. Numerose specie contribuiscono alla rigenerazione della vegetazione tropicale. [web:42] Nettarivoria Consumo del nettare e trasferimento del polline fra fiori. Il ruolo riguarda, fra le altre piante, agavi e grandi cactus. [web:42] Predazione di vertebrati Alcune specie catturano piccoli mammiferi, uccelli o altre prede animali. Si tratta di specializzazioni, non della dieta generale dell’ordine. [web:40][web:45] Ematofagia Alimentazione specializzata sul sangue in tre specie latinoamericane. Non riguarda i pipistrelli italiani. [web:42]

I servizi ecosistemici dipendono dalla specie e dal territorio. La predazione degli insetti può ridurre la pressione di alcuni fitofagi sulle colture. L’impollinazione collega i pipistrelli alla riproduzione delle piante. La dispersione dei semi favorisce il rinnovamento della vegetazione, anche in aree precedentemente disboscate. [web:8]

La formula “pipistrelli italiani insettivori” descrive bene la loro funzione prevalente, ma non esaurisce tutte le possibilità alimentari. La nottola gigante, Nyctalus lasiopterus, può predare anche piccoli uccelli. La varietà delle diete va quindi considerata a livello di specie, senza estendere un comportamento particolare all’intero gruppo. [web:123]

Ecolocalizzazione dei pipistrelli: un sistema di orientamento, non un’alternativa obbligata alla vista

Molti pipistrelli emettono segnali sonori e analizzano gli echi di ritorno. Questo sistema, chiamato ecolocalizzazione, permette di orientarsi e localizzare le prede. L’eco restituisce informazioni sulla posizione degli ostacoli e degli organismi presenti nell’ambiente. [web:40]

L’ecolocalizzazione non significa che i pipistrelli siano ciechi. La vista e l’olfatto contribuiscono all’orientamento e alla ricerca del cibo. Nelle volpi volanti questi sensi hanno un ruolo particolarmente importante. Fra le specie ecolocalizzatrici, le caratteristiche dei segnali e degli organi coinvolti variano in relazione alla storia evolutiva e alle esigenze ecologiche. [web:42][web:106]

La bioacustica rende possibile studiare parte dell’attività dei chirotteri senza catturarli. Le registrazioni devono essere interpretate con metodi appropriati. Per lo studio e la conservazione dei pipistrelli italiani, ISPRA mette a disposizione specifiche linee guida sul monitoraggio. [web:97]

Pipistrelli tropicali e temperati: distribuzione, montagne e isole

Le regioni tropicali delle Americhe, dell’Africa e dell’Asia meridionale e sudorientale ospitano una parte importante della diversità mondiale. L’ordine comprende anche specie adattate alle regioni temperate. Gli ambienti occupati includono foreste, savane, zone umide, paesaggi agricoli, aree rocciose e contesti urbani. [web:125][web:45][web:42]

Le montagne hanno un peso specifico nella conservazione. Uno studio globale pubblicato nel 2024 ha individuato 148 specie prevalentemente montane e 46 specie legate ai settori montani superiori e alpini. Sono categorie definite nello studio in base alla distribuzione altitudinale. Non rappresentano il totale dei pipistrelli che possono frequentare una montagna. [web:15]

La stessa ricerca segnala una maggiore carenza di informazioni per le specie montane e una maggiore proporzione di specie minacciate negli ambienti d’alta quota. La diversità risulta particolarmente elevata nelle Ande settentrionali e nelle alture della Guiana. Il riconoscimento di Myotis huariorum si inserisce nel più ampio interesse scientifico per i chirotteri andini. [web:15][web:80]

Le isole richiedono un’attenzione distinta. Un areale ristretto può esporre una specie agli effetti concentrati degli incendi, della trasformazione dell’habitat e degli eventi meteorologici estremi. In Italia, l’orecchione sardo costituisce un esempio di endemismo insulare con elevate esigenze di conservazione. [web:42][web:115]

Rifugi dei pipistrelli: grotte, alberi ed edifici

I pipistrelli non vivono tutti nelle grotte. I rifugi principali comprendono cavità arboree, ambienti sotterranei e costruzioni umane. Una stessa specie può utilizzare tipologie differenti nel corso dell’anno. La scelta dipende dal clima locale, dalle opportunità del territorio e dalla fase del ciclo biologico. [web:101][web:109]

Le categorie impiegate nella divulgazione aiutano a descrivere le preferenze, ma non costituiscono compartimenti rigidi:

  • Le specie troglofile utilizzano le grotte come rifugi.
  • Le specie fitofile sono associate, in particolare, ai rifugi arborei.
  • Le specie antropofile utilizzano costruzioni e ambienti legati alla presenza umana. [web:109]

La funzione del rifugio cambia nel tempo. Una nursery ospita le femmine e i piccoli durante la riproduzione. Un hibernaculum è un sito di svernamento. I rifugi temporanei servono durante spostamenti o brevi soste. I night roost sono luoghi utilizzati nelle ore notturne, anche fra diverse fasi della ricerca di cibo. [web:101]

Temperatura, umidità e vicinanza alle aree di alimentazione influenzano l’idoneità del sito. Conservare soltanto la cavità non risolve tutte le esigenze della colonia. Anche gli ambienti circostanti, le aree di abbeverata e i collegamenti del paesaggio hanno importanza. [web:101]

Quante specie di pipistrelli sono elencate in Italia

Il catalogo del Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri, affiliato all’Associazione Teriologica Italiana, elenca 35 specie. Sono distribuite in quattro famiglie: Rhinolophidae, Vespertilionidae, Miniopteridae e Molossidae. Il conteggio riportato qui segue questa lista e le sue denominazioni scientifiche. [web:52]

La ricchezza italiana comprende specie diffuse, entità localizzate e taxa riconosciuti attraverso revisioni recenti. Non significa che tutte le 35 specie siano presenti in ogni regione. Il catalogo nazionale riunisce una fauna distribuita fra continente, penisola e isole. [web:52][web:69][web:115]

Pipistrelli italiani della famiglia Rhinolophidae

I rinolofi comprendono quattro specie nella lista GIRC. I nomi comuni richiamano il genere Rhinolophus, mentre nella divulgazione ricorre anche la denominazione “ferri di cavallo”. [web:52][web:106] Specie Nome comune Rhinolophus euryale Rinolofo euriale. [web:52] Rhinolophus ferrumequinum Rinolofo maggiore. [web:52] Rhinolophus hipposideros Rinolofo minore. [web:52] Rhinolophus mehelyi Rinolofo di Mehely. [web:52]

Le linee guida italiane documentano l’impiego di edifici e ambienti ipogei da parte dei rinolofi. Cantine, sotterranei e grotte possono offrire condizioni adatte allo svernamento. La protezione deve considerare sia la struttura del rifugio sia il suo utilizzo stagionale. [web:101]

Pipistrelli italiani della famiglia Vespertilionidae

I vespertilionidi costituiscono la parte più numerosa del catalogo, con 29 specie. Comprendono vespertili, pipistrelli propriamente detti, nottole, orecchioni, serotini e barbastello. [web:52] Specie Nome comune Barbastella barbastellus Barbastello. [web:52] Eptesicus nilssonii Serotino di Nilsson. [web:52] Eptesicus serotinus Serotino comune. [web:52] Hypsugo savii Pipistrello di Savi. [web:52] Myotis alcathoe Vespertilio di Alcatoe. [web:52] Myotis bechsteinii Vespertilio di Bechstein. [web:52] Myotis blythii Vespertilio minore. [web:52] Myotis brandtii Vespertilio di Brandt. [web:52] Myotis capaccinii Vespertilio di Capaccini. [web:52] Myotis crypticus Vespertilio criptico. [web:52] Myotis daubentonii Vespertilio di Daubenton. [web:52] Myotis emarginatus Vespertilio smarginato. [web:52] Myotis myotis Vespertilio maggiore. [web:52] Myotis mystacinus Vespertilio mustacchino. [web:52] Myotis punicus Vespertilio maghrebino. [web:52] Nyctalus lasiopterus Nottola gigante. [web:52] Nyctalus leisleri Nottola di Leisler. [web:52] Nyctalus noctula Nottola comune. [web:52] Pipistrellus kuhlii Pipistrello albolimbato. [web:52] Pipistrellus nathusii Pipistrello di Nathusius. [web:52] Pipistrellus pipistrellus Pipistrello nano. [web:52] Pipistrellus pygmaeus Pipistrello pigmeo. [web:52] Plecotus auritus Orecchione bruno. [web:52] Plecotus austriacus Orecchione grigio. [web:52] Plecotus gaisleri Orecchione di Gaisler. [web:52] Plecotus kolombatovici Orecchione dei Balcani. [web:52] Plecotus macrobullaris Orecchione alpino. [web:52] Plecotus sardus Orecchione sardo. [web:52] Vespertilio murinus Serotino bicolore. [web:52]

Miniottero e molosso di Cestoni: le altre famiglie dei pipistrelli italiani

Due specie completano il catalogo nazionale. Appartengono a famiglie differenti dai rinolofi e dai vespertilionidi. [web:52] Famiglia Specie Nome comune Miniopteridae Miniopterus schreibersii Miniottero. [web:52] Molossidae Tadarida teniotis Molosso di Cestoni. [web:52]

Per il molosso di Cestoni, le linee guida italiane descrivono l’utilizzo di fessure nelle pareti rocciose e negli edifici. È un esempio della corrispondenza fra alcuni rifugi naturali e le strutture create dall’uomo. Questa somiglianza non rende automaticamente sicuri gli interventi edilizi sui siti occupati. [web:101]

Pipistrelli italiani negli edifici: convivenza e tutela dei rifugi

Alcune specie utilizzano interstizi molto piccoli. Il pipistrello albolimbato, il pipistrello nano e il pipistrello di Savi possono occupare spazi sotto le grondaie. L’orecchione bruno può trovare rifugio fra elementi lignei dei sottotetti. Il vespertilio di Daubenton utilizza anche fessure profonde nei manufatti, compresi i ponti. [web:101]

Le costruzioni offrono rifugi, ma possono diventare luoghi di rischio. Demolizioni, restauri, chiusura degli accessi e modifiche del microclima possono compromettere una colonia. Le linee guida ISPRA propongono un’integrazione fra competenze edilizie e chirotterologiche, con valutazioni preventive degli interventi. [web:101]

La presenza urbana di alcune specie non indica che tutti i pipistrelli tollerino le stesse trasformazioni. Specie più specializzate possono utilizzare raramente gli edifici. La conservazione richiede quindi attenzione alle differenze ecologiche, non soltanto agli animali più facilmente osservabili vicino alle abitazioni. [web:101]

Orecchione sardo e specie criptiche: perché la ricerca sui pipistrelli continua anche in Italia

L’orecchione sardo, Plecotus sardus, vive esclusivamente in Sardegna. ISPRA segnala una distribuzione concentrata in settori dell’isola e un peggioramento delle condizioni di conservazione. Nella Lista Rossa italiana dei vertebrati 2022 la specie è classificata in pericolo critico, categoria CR. Il riferimento è alla valutazione nazionale. [web:115][web:133]

L’endemismo rende la sua tutela una responsabilità particolarmente rilevante per l’Italia. La perdita degli habitat e dei rifugi non può essere compensata da popolazioni distribuite in altri Paesi. La gestione deve quindi considerare insieme i siti conosciuti e il territorio che sostiene l’alimentazione e gli spostamenti. [web:115][web:101]

La genetica ha modificato anche altre conoscenze sulla fauna italiana. Myotis crypticus è stato riconosciuto nel complesso di specie tradizionalmente associato a Myotis nattereri. La sua distribuzione comprende l’Italia e altre aree dell’Europa occidentale. Il caso mostra che la scoperta di mammiferi non riguarda soltanto regioni remote o tropicali. [web:65]

Un’altra ricerca ha confermato con analisi molecolari Plecotus gaisleri a Pantelleria. Questa presenza collega la chirotterofauna italiana al contesto biogeografico nordafricano e mediterraneo. Le isole del Canale di Sicilia assumono così rilievo nello studio della distribuzione dei pipistrelli fra Europa e Africa. [web:69]

Riproduzione e letargo dei pipistrelli: due fasi sensibili

Molte specie producono normalmente un solo piccolo all’anno. Questo ritmo riproduttivo limita la capacità di recuperare rapidamente perdite consistenti. La sopravvivenza degli adulti e la continuità dei rifugi riproduttivi hanno quindi un peso importante nella conservazione. [web:42]

Alle latitudini italiane, le nursery possono essere presenti soprattutto fra maggio e agosto. Le femmine si riuniscono per partorire e allevare i piccoli. Durante lo svernamento, molte specie utilizzano rifugi con temperature e umidità adatte al risparmio energetico. [web:101]

Il disturbo invernale può provocare risvegli e consumare riserve di grasso. Quello estivo può interferire con le femmine e i giovani non ancora capaci di volare. Le finestre stagionali dipendono dal sito, dalla quota, dal clima e dalle specie. Le indicazioni generali non sostituiscono le prescrizioni locali. [web:42][web:112]

Minacce ai pipistrelli nel mondo e stato di conservazione

Le principali pressioni comprendono perdita degli habitat, alterazione dei rifugi, persecuzione, prelievo, cambiamento climatico e mortalità associata agli impianti eolici. Nel Nord America si aggiunge l’impatto della sindrome del naso bianco, una malattia fungina che ha provocato la morte di milioni di pipistrelli. [web:8][web:42]

Nella sintesi pubblicata dall’IUCN il 16 aprile 2025, le specie valutate erano 1.336. Fra queste, 25 risultavano in pericolo critico, 87 in pericolo e 110 vulnerabili. Le tre categorie riuniscono 222 specie minacciate. Altre 236 erano classificate con dati insufficienti. Questi valori descrivono quella valutazione e non un conteggio aggiornato automaticamente a ogni nuova descrizione. [web:8]

La categoria “dati insufficienti” non equivale a una condizione sicura. Indica che mancano elementi adeguati per valutare il rischio. Analogamente, l’inserimento nella Lista Rossa non significa sempre che una specie sia minacciata: la lista comprende anche categorie di rischio inferiore. [web:8]

Per gli impianti eolici, Bat Conservation International segnala la possibilità di ridurre la mortalità attraverso modifiche operative delle turbine. Il tema richiede quindi misure di mitigazione e monitoraggi, per conciliare la produzione energetica con la tutela della fauna. [web:42]

Pipistrelli e speleologia: conservazione delle colonie nelle grotte

Per gli speleologi, la tutela dei pipistrelli comincia dalla pianificazione dell’uscita. Una grotta può essere un rifugio riproduttivo, un sito di svernamento o un luogo di transito. La funzione biologica deve orientare le modalità e i periodi di accesso. [web:112]

Tutela Pipistrelli individua due fasi particolarmente delicate: il letargo, indicativamente fra novembre e marzo, e nascita, crescita e svezzamento dei piccoli, soprattutto in giugno e luglio. Nei siti occupati da colonie, l’associazione raccomanda di evitare sopralluoghi durante queste fasi. [web:114]

Le principali misure comprendono:

  • Rispetto delle chiusure stagionali e delle disposizioni dell’ente gestore.
  • Assenza di manipolazioni e di avvicinamenti agli animali.
  • Riduzione del rumore e della permanenza nelle sale occupate.
  • Esclusione di flash e illuminazione diretta delle colonie.
  • Segnalazione delle osservazioni senza trasformarle in censimenti improvvisati. [web:112]

Tutela Pipistrelli mette a disposizione una scheda per segnalare la presenza di chirotteri in grotta. La collaborazione fra speleologi e specialisti può contribuire a individuare i rifugi più importanti. I dati aiutano a progettare misure di conservazione coerenti con le caratteristiche del sito. [web:109]

Protezione dei pipistrelli in Italia e recupero degli animali in difficoltà

Tutte le specie italiane sono protette. Il quadro richiamato dalle linee guida comprende la legge 157/1992, la Direttiva Habitat 92/43/CEE e il DPR 357/1997. Si aggiungono gli strumenti internazionali, fra cui la Convenzione di Berna e l’accordo EUROBATS. La tutela riguarda anche i siti di riproduzione e riposo. [web:2][web:101][web:112]

La protezione delle colonie richiede interventi programmati. Un restauro o una modifica degli accessi deve considerare la presenza degli animali prima dell’avvio dei lavori. Lo stesso principio vale per la gestione delle cavità artificiali e dei sotterranei storici. [web:101]

Per gli animali trovati in difficoltà, il recupero e la riabilitazione richiedono competenze specifiche. Le linee guida ISPRA, Manuali e Linee Guida 210/2025, sono rivolte ai centri di recupero e ai professionisti coinvolti. La pagina della pubblicazione segnala un aggiornamento del 26 maggio 2026. Il soccorso non coincide con una gestione domestica dell’animale. [web:103][web:111]

La prudenza sanitaria è compatibile con la conservazione. I pipistrelli selvatici non devono essere manipolati dal pubblico. La gestione degli esemplari feriti, malati o morti va affidata a personale competente. La protezione degli habitat e la riduzione dei contatti impropri rientrano in un approccio che considera insieme salute umana, animale e ambientale. [web:42]

Glossario dei pipistrelli: i termini essenziali della relazione

  • Specie criptica: specie difficile da distinguere da altre attraverso il solo aspetto esterno. L’integrazione fra genetica e anatomia può permetterne il riconoscimento. [web:80][web:65]
  • Olotipo: esemplare di riferimento associato alla descrizione e al nome di una specie. Per Myotis huariorum è il materiale MUSA 16968. [web:6]
  • Ecolocalizzazione: localizzazione di ostacoli e prede attraverso l’emissione di suoni e l’analisi degli echi. [web:40]
  • Roost: rifugio utilizzato da un pipistrello o da una colonia. [web:27]
  • Nursery: rifugio riproduttivo nel quale si riuniscono le femmine per partorire e allevare la prole. [web:27]
  • Hibernaculum: rifugio utilizzato durante lo svernamento. Il plurale è hibernacula. [web:101]
  • Endemismo: presenza di una specie limitata a un territorio. L’orecchione sardo è endemico della Sardegna. [web:115]

Fonti e documentazione consultata

Fonti sulla nuova specie Myotis huariorum

  1. Díaz D. R., Medina C. E., Arias S., López E., Carrión Bonilla C. A. — A new species of Myotis (Chiroptera: Vespertilionidae) from the coastal desert of southern Peru. Journal of Mammalogy, 106(5), 1151–1166. Pubblicazione online: 8 luglio 2025. DOI: 10.1093/jmammal/gyaf028.
    https://academic.oup.com/jmammal/article/106/5/1151/8194584
  2. SERNANP — Comunicazione sulla scoperta nei territori di Zárate e Cotahuasi, 18 luglio 2025.
    https://www.gob.pe/institucion/sernanp/noticias/1211286-descubrimiento-de-murcielago-en-zarate-y-cotahuasi-deslumbra-a-la-ciencia-mundial
  3. American Society of Mammalogists — Mammal Diversity Database, scheda di Myotis huariorum.
    https://www.mammaldiversity.org/taxon/1006974/

Fonti sulla diversità e la conservazione dei pipistrelli nel mondo

  1. Bat Conservation International — Bats 101.
    https://www.batcon.org/about-bats/bats-101/
  2. IUCN — The Benefits of Bats: Celebrating the critical contributions of bats on International Bat Appreciation Day, 16 aprile 2025.
    https://iucn.org/story/202504/benefits-bats-celebrating-critical-contributions-bats-international-bat-appreciation
  3. Bat Conservation Trust — Classifying bats.
    https://www.bats.org.uk/about-bats/what-are-bats/classifying-bats
  4. A molecular phylogeny for all 21 families within Chiroptera (bats) — scheda bibliografica PubMed.
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37853557/
  5. List of chiropterans — quadro delle famiglie e della distribuzione generale, utilizzato insieme alle fonti filogenetiche.
    https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_chiropterans
  6. Bat Conservation International — Echolocation & Evolution: How Bats Continue to Redefine Their Diets and Adapt to the Night.
    https://www.batcon.org/echolocation-evolution-how-bats-continue-to-redefine-their-diets-and-adapt-to-the-night/
  7. Mountains host significantly more data deficient and threatened bat species than lowlands, 2024.
    https://link.springer.com/10.1007/s10531-024-02958-y
  8. Plazi TreatmentBank — scheda zoologica di Nyctalus lasiopterus, sezione alimentazione.
    https://tb.plazi.org/GgServer/html/4C3D87E8FFF36A4CFF4C918D1458B071

Fonti sui pipistrelli italiani e sulla tutela in grotta

  1. Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri, Associazione Teriologica Italiana — catalogo delle specie.
    https://www.mammiferi.org/girc/specie/
  2. Tutela Pipistrelli — Chirotteri italiani, terminologia dei rifugi.
    https://www.tutelapipistrelli.it/2012/12/01/i-pipistrelli-italiani/
  3. Tutela Pipistrelli — La sezione speleo.
    https://www.tutelapipistrelli.it/la-sezione-speleo/
  4. Tutela Pipistrelli — Come comportarsi.
    https://www.tutelapipistrelli.it/come-comportarsi/
  5. Scintilena — Disturbo dei pipistrelli in grotta: perché le visite possono mettere a rischio colonie e letargo, 23 agosto 2026.
    https://www.scintilena.com/disturbo-dei-pipistrelli-in-grotta-perche-le-visite-possono-mettere-a-rischio-colonie-e-letargo/08/23/
  6. ISPRA — Linee guida per la conservazione dei Chirotteri nelle costruzioni antropiche e la risoluzione degli aspetti conflittuali connessi, 2008.
    https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/6769_28_qcn_Linee_guida_chirotteri.pdf
  7. ISPRA — Linee guida per il monitoraggio dei Chirotteri: indicazioni metodologiche per lo studio e la conservazione dei pipistrelli in Italia, 2004.
    https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/quaderni/conservazione-della-natura/linee-guida-per-il-monitoraggio-dei-chirotteri-1
  8. ISPRA — Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, Manuali e Linee Guida 210/2025; pagina con aggiornamento del 26 maggio 2026.
    https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-chirotteri
  9. ISPRA — approfondimento sull’orecchione sardo.
    https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/reporting-direttiva-habitat/news/orecchione-sardo
  10. Comitato Italiano IUCN — Lista Rossa IUCN dei vertebrati italiani 2022.
    https://www.iucn.it/pdf/Lista-Rossa-vertebratiitaliani-2022.pdf
  11. An African bat in Europe, Plecotus gaisleri: Biogeographic and ecological insights from molecular taxonomy and Species Distribution Models.
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7319239/
  12. SECEMU — A new species of bat hiding in our forests, sulla descrizione di Myotis crypticus.
    https://secemu.org/en/a-new-species-of-bat-hiding-in-our-forests/
  13. Città Metropolitana di Torino — quadro generale e protezione dei pipistrelli.
    https://www.cittametropolitana.torino.it/tutela-fauna-e-flora/salviamoli-insieme/pipistrelli

L'articolo Myotis huariorum, una nuova specie di pipistrello tra le Ande e il deserto del Perù proviene da Scintilena.

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In Slovenia nella Kacna jama 2026: 130 soccorritori di 11 Paesi mettono alla prova il soccorso speleologico europeo

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In Slovenia, il soccorso speleologico europeo si esercita nella grotta di Divaca. La JRS sperimenta cROMS per la gestione degli interventi, mentre le organizzazioni nazionali condividono tecniche, competenze sanitarie e procedure operative.

Kacna jama 2026: l’esercitazione internazionale di soccorso speleologico

La Jamarska resevalna sluzba (JRS), il servizio di soccorso della Federazione speleologica slovena, ha concluso l’esercitazione internazionale Kacna jama 2026. L’attività ha riunito 130 soccorritori provenienti da 11 Paesi. La prova principale si è svolta sabato 26 settembre nella cavità presso Divaca, nel Carso sloveno. Il Comune ha presentato l’iniziativa come la maggiore esercitazione internazionale di questo tipo in Europa. [web:60]

Il lavoro ha coinvolto due livelli strettamente collegati. Il primo riguarda la collaborazione delle squadre all’interno della grotta. Il secondo interessa la direzione di interventi complessi, nei quali occorre coordinare persone, competenze e risorse. Il comunicato conclusivo della JRS segnala il rafforzamento della cooperazione in entrambi gli ambiti.

Il soccorso speleologico europeo trova in queste esercitazioni un terreno concreto di confronto. Le organizzazioni mantengono strutture nazionali differenti, ma devono poter lavorare insieme quando un’emergenza richiede rinforzi o specializzazioni aggiuntive. Lo scambio di conoscenze e l’assistenza nelle operazioni impegnative rientrano nelle finalità della European Cave Rescue Association, l’ECRA. [web:84][web:89]

Soccorso speleologico nella Kacna jama: un ambiente adatto al confronto operativo

La Kacna jama presenta un accesso verticale di circa 180 metri. Questa caratteristica rende la cavità un contesto significativo per il confronto tra squadre abituate al soccorso sotterraneo. Il club speleologico di Diva?a descrive un sistema articolato, collegato al Brezno treh generacij. [web:49]

Un recupero in grotta richiede più del superamento di un pozzo. Il percorso deve consentire il transito della barella. L’assistenza sanitaria deve accompagnare il ferito. Le comunicazioni devono collegare chi opera nel sottosuolo con la direzione esterna. Le strutture specialistiche del CNSAS italiano e i programmi tecnici dell’ECRA affrontano separatamente questi problemi, per poi integrarli nella gestione dell’intervento. [web:10][web:44]

La dimensione internazionale aggiunge un ulteriore elemento. Squadre con esperienze e strumenti diversi devono condividere un’organizzazione comprensibile. Le esercitazioni permettono di confrontare le soluzioni prima dell’emergenza. Il soccorso speleologico europeo sviluppa così una collaborazione fondata sulla pratica, oltre che sugli incontri tecnici. [web:63][web:84]

cROMS e soccorso speleologico: la JRS sperimenta la gestione digitale

Durante Kacna jama 2026 è stata sperimentata con esito positivo la nuova applicazione JRS denominata cROMS, Cave Rescue Operations Management System. La notizia è riportata nel comunicato conclusivo del servizio sloveno.

Il sistema è dedicato alla gestione delle operazioni. Il suo collaudo affianca il lavoro delle squadre in grotta al tema della direzione dell’emergenza. Quest’ultima deve mantenere un quadro coerente dell’intervento, anche quando le attività coinvolgono numerosi soccorritori.

La gestione digitale e le comunicazioni sotterranee appartengono a piani collegati, ma distinti. Un’applicazione organizzativa non coincide con un sistema di trasmissione attraverso la roccia. Il programma ECRA di Kranj ha dedicato sessioni specifiche alle comunicazioni, con prove su fibra ottica e aggiornamenti sui sistemi Nicola, sulle radio speleologiche e sulle soluzioni slovene. [web:44]

Soccorso speleologico in Slovenia: il sostegno di protezione civile e territorio

L’organizzazione dell’esercitazione ha coinvolto i membri della JRS. L’Amministrazione slovena per la protezione civile e il soccorso, URSZR, ha fornito sostegno logistico. Il club Jamarsko drustvo Gregor Ziberna Diva?ca ha collaborato alla sede di accoglienza. Il comunicato ringrazia anche il Comune di Diva?a e la struttura URSZR di Postojna.

Il rapporto tra volontariato specialistico e istituzioni è parte dell’assetto sloveno. La JRS opera all’interno della Jamarska zveza Slovenije, ma è riconosciuta come servizio pubblico di protezione, soccorso e assistenza. La sua organizzazione comprende sette centri territoriali. [web:39]

Da Kacna jama a Kranj: il confronto sul soccorso speleologico europeo

L’esercitazione si colloca nello stesso periodo del 19° European Cave Rescue Meeting, tenuto a Kranj dall’1 al 4 ottobre 2026. Il calendario comprendeva un programma preliminare dal 26 al 30 settembre. Scintilena aveva seguito l’annuncio e l’apertura delle iscrizioni all’incontro organizzato dalla JRS per conto dell’ECRA. [web:21][web:36]

Il programma ha previsto una relazione su Ka?na jama, affidata a Maks Merela e Marko Zakrajšek. Ha incluso anche contributi su interventi italiani e cechi, assistenza sanitaria, soccorso speleosubacqueo, disostruzione e formazione. L’esercitazione e il meeting hanno quindi affrontato aspetti complementari del soccorso speleologico europeo: collaborazione sul campo e condivisione delle esperienze operative. [web:44]

Relazione di approfondimento: come si organizza il soccorso speleologico in Europa

Soccorso speleologico europeo: una funzione comune, organizzazioni differenti

Il soccorso speleologico europeo non corrisponde a un unico corpo sovranazionale. Le strutture nazionali e territoriali conservano responsabilità, regole e modalità di attivazione proprie. La cooperazione permette di mettere in relazione questi sistemi, senza cancellarne le differenze. L’ECRA ha come scopo lo scambio di conoscenze ed esperienze nel recupero di persone dal sottosuolo. [web:84]

Il confronto tra Italia, Francia, Spagna, Slovenia e Repubblica Ceca mostra diversi modelli. In Italia la componente speleologica appartiene al CNSAS. In Francia il servizio specialistico è una commissione della federazione speleologica. In Spagna intervengono servizi pubblici e gruppi federali territoriali. In Slovenia e nella Repubblica Ceca operano servizi legati alle rispettive organizzazioni speleologiche e inseriti nei sistemi pubblici di risposta alle emergenze. [web:7][web:8][web:32][web:61][web:39][web:50]

Il punto comune è la specializzazione. La capacità di muoversi in grotta deve integrarsi con l’assistenza al ferito, il trasporto e la gestione delle operazioni. La familiarità con le cavità costituisce una risorsa operativa. Il dossier francese sottolinea proprio il valore della conoscenza locale acquisita dagli speleologi durante l’attività ordinaria. [web:8]

Soccorso speleologico e gestione dell’intervento: dalla cura al trasporto

L’organizzazione di un recupero sotterraneo comprende attività che devono procedere in modo coordinato. La documentazione del CNSAS individua competenze sanitarie, tecniche, speleosubacquee e di disostruzione. Le esercitazioni ECRA mettono alla prova il loro raccordo. [web:10][web:63]

Le principali funzioni possono essere riassunte in quattro ambiti:

  • Assistenza sanitaria: raggiungere il ferito, valutarne le condizioni e garantire cure compatibili con l’ambiente sotterraneo. Nel CNSAS questa funzione coinvolge medici e infermieri che possiedono anche formazione speleologica. [web:10]
  • Preparazione del percorso: predisporre il trasporto e affrontare i passaggi incompatibili con la barella. L’eventuale ampliamento richiede personale specialistico. [web:10]
  • Comunicazione e direzione: collegare squadre, personale sanitario e campo base. Le tecnologie studiate comprendono telefonia su cavo, trasmissione dati e sistemi dedicati al sottosuolo. [web:10][web:44]
  • Sostegno operativo: mantenere l’efficienza delle squadre durante interventi prolungati. Il CNSAS ha sviluppato anche un campo interno modulare per riposo, alimentazione e recupero dei tecnici. [web:10]

Queste funzioni spiegano perché il numero dei soccorritori non descriva da solo la complessità di un intervento. Contano anche le competenze disponibili e il loro coordinamento. La simulazione ECRA del 2025 ha riunito componenti tecniche, mediche e subacquee proprio per esaminare i problemi che emergono nel passaggio tra una specialità e l’altra. [web:63]

Soccorso speleologico in Italia: storia, mandato e struttura del CNSAS

In Italia l’organizzazione nazionale del soccorso speleologico nasce nel 1965, nel periodo di crescita delle esplorazioni e della frequentazione delle grotte. Il materiale storico della Società Speleologica Italiana collega questa costituzione anche all’incidente avvenuto nell’agosto di quell’anno alla grotta Guglielmo, nel Comasco. La prima struttura era divisa in cinque delegazioni territoriali. [file:1]

L’ingresso del Soccorso Speleologico nel Corpo Nazionale Soccorso Alpino avviene nel 1968. Nel 1990 la componente sotterranea diventa parte integrante dell’organizzazione, che assume la denominazione di Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Sono passaggi distinti: la nascita del servizio speleologico precede la sua integrazione nel corpo nazionale. [web:7]

Il CNSAS è una sezione nazionale del Club Alpino Italiano con autonomia organizzativa, funzionale e patrimoniale. Svolge un servizio di pubblica utilità. Opera in collaborazione con i sistemi regionali di emergenza sanitaria e partecipa al Servizio nazionale della protezione civile. Il mandato comprende ricerca, soccorso e recupero in ambiente montano, ipogeo e impervio. [web:7]

La legislazione richiamata dal CNSAS riconosce il ruolo dell’organizzazione nel soccorso sanitario in questi ambienti. Le disposizioni mantengono le competenze delle altre amministrazioni e disciplinano il coordinamento quando intervengono squadre di enti diversi. Per le grandi emergenze e le calamità vale il quadro specifico di protezione civile. [web:7]

La componente speleologica è articolata in 17 Zone, suddivise in Stazioni. Le Zone corrispondono spesso alle regioni, ma alcune riuniscono più territori. Piemonte e Valle d’Aosta appartengono alla prima Zona; Puglia e Basilicata alla settima; Campania e Molise alla quattordicesima. L’Umbria costituisce la quarta Zona. Questa suddivisione è propria del soccorso speleologico e non coincide semplicemente con l’intera articolazione regionale del CNSAS. [web:10]

Soccorso speleologico italiano: sanità, disostruzione e innovazione tecnica

Il modello italiano affianca alla rete territoriale commissioni specialistiche. La Commissione Medica Nazionale Speleologica, costituita nel 1984, contribuisce all’assistenza degli infortunati in grotta. I suoi medici e infermieri sono speleologi esperti. Dopo la formazione di base seguono un percorso specialistico dedicato. [web:10]

La Commissione Disostruzione, istituita ufficialmente nel 1992, affronta i passaggi troppo stretti per il trasporto. La questione nasce dalla differenza tra l’ingombro di una persona autonoma e quello di un ferito in barella. L’ampliamento è quindi una componente eventuale del soccorso, affidata a tecnici qualificati, non un’attività ordinaria da improvvisare. [web:10]

La Commissione Speleosubacquea opera nelle cavità naturali o artificiali con tratti allagati. È stata costituita nel 1984 ed è diventata operativa con la prima esercitazione del 1985. Riunisce tecnici con esperienza specifica nelle immersioni in ambienti confinati. [web:10]

La Commissione Tecnica Speleologica studia materiali e dispositivi. Con l’istituzione, nel 2004, della Scuola Nazionale Tecnici del Soccorso Speleologico, la formazione nazionale è stata distinta più nettamente dalla ricerca tecnica. Tra i progetti descritti dal CNSAS figurano la barella scomponibile StratoClaste, il sistema di trasmissione dati Ermes e il campo interno Estià. [web:10]

Ermes permette di collegare l’équipe sanitaria sotterranea con interlocutori esterni, anche per consulti specialistici. Estià risponde invece alle necessità delle squadre impegnate in grotte profonde. Sono esempi di innovazione applicata a problemi diversi: continuità delle informazioni cliniche e sostenibilità del lavoro operativo. [web:10]

Soccorso speleologico in Francia: il modello federale dello Spéléo Secours Français

Lo Spéléo Secours Français, SSF, è una commissione tecnica della Fédération française de spéléologie. La sua costituzione risale al 1977. Il servizio opera in convenzione con il Ministero dell’Interno e dispone di un riconoscimento di sicurezza civile per interventi nelle cavità naturali o artificiali, asciutte o sommerse. L’ultimo rinnovo indicato nel dossier ufficiale è del 2 dicembre 2024. [web:6][web:8]

Il dossier pubblicato nel 2026 descrive una rete di oltre 2.000 soccorritori volontari qualificati. Riporta inoltre 53 strutture dipartimentali riconosciute, con riferimento ai dati del 2025. La distribuzione territoriale permette di associare capacità tecnica e conoscenza delle grotte. [web:8]

L’intervento è inserito nelle disposizioni dipartimentali ORSEC per il soccorso sotterraneo. I volontari SSF vengono mobilitati su richiesta del prefetto. Il Conseiller Technique Départemental en Spéléologie assume la funzione di Directeur des Secours Souterrains e conduce le operazioni in grotta. Il Commandant des Opérations de Secours, appartenente al servizio antincendio e di soccorso, definisce il dispositivo complessivo. [web:8]

A seconda del dipartimento, possono partecipare vigili del fuoco specializzati, gendarmeria, reparti CRS di montagna e servizi sanitari. Il modello distingue quindi la direzione specialistica sotterranea dall’organizzazione interservizi dell’emergenza. [web:8]

L’attività del SSF non è riservata agli iscritti alla federazione. Il dossier indica che, nella media 2007-2017, due persone soccorse su tre non erano tesserate FFS. Nello stesso periodo gli interventi che coinvolgevano speleologi erano circa venti l’anno. Questi valori hanno una base temporale precisa e non rappresentano un consuntivo del 2026. [web:8]

Soccorso speleologico in Spagna: GREIM e gruppi federali territoriali

Il sistema spagnolo comprende più soggetti. Il Servicio de Montaña della Guardia Civil interviene in montagna e nei luoghi di difficile accesso. La sua attività si è estesa alle cavità sotterranee e all’espeleosoccorso all’inizio degli anni Novanta. L’organo centrale ha sede a Jaca e comprende funzioni di istruzione, ricerca tecnica e addestramento. [web:32]

Le unità territoriali GREIM costituiscono una componente pubblica specializzata. Accanto a esse operano gruppi di volontari legati alle federazioni speleologiche. Le forme di collaborazione dipendono dai territori e dagli accordi con le strutture di emergenza. Il caso della Navarra documenta questo raccordo. [web:32][web:61]

L’Espeleosocorro Navarro dipende dalla Federación Navarra de Espeleología. Nel 2008 la federazione ha firmato una convenzione con l’Agencia Navarra de Emergencias. Il gruppo è composto da volontari non retribuiti e opera principalmente in Navarra. Può intervenire altrove su richiesta. Organizza inoltre simulazioni, giornate di autosoccorso e attività preventive di riattrezzamento delle cavità. [web:61]

In Andalusia, l’Espeleosocorro Andaluz della federazione regionale riunisce 60 volontari, secondo la pagina ufficiale del servizio. Le competenze riguardano il soccorso in cavità e nei canyon. Il gruppo può operare autonomamente o in collaborazione con altri corpi di soccorso. [web:59]

Anche la componente sanitaria alimenta il confronto nazionale. La federazione catalana annuncia per il 27-29 novembre 2026 la sesta edizione del congresso sull’espeleosoccorso sanitario e sul primo soccorso. L’incontro si rivolge a sanitari, professionisti e volontari dell’emergenza negli ambienti sotterranei e di difficile accesso. [web:69]

Soccorso speleologico in Slovenia: la JRS e l’integrazione nella protezione civile

La JRS opera all’interno della Jamarska zveza Slovenije. La normativa slovena la definisce un servizio pubblico di protezione, soccorso e assistenza, autonomo nell’ambito della federazione. Il sistema combina quindi una base speleologica associativa con una funzione riconosciuta dall’ordinamento pubblico. [web:39]

La scheda istituzionale presenta 55 soccorritori contrattualizzati, selezionati tra oltre 200 persone addestrate. I sette centri si trovano a Ljubljana, Postojna, Sežana, Tolmin, Kranj, Velenje e Novo mesto. I due numeri descrivono categorie differenti: il contingente contrattualizzato e il bacino più ampio dei soccorritori formati. [web:38][web:39]

L’allerta passa attraverso il 112. Il centro regionale che riceve la chiamata attiva i servizi adeguati alla natura dell’emergenza. La JRS dichiara anche la disponibilità a intervenire nell’Unione europea in caso di incidenti di grandi proporzioni, come unità CaveSAR EU CP. [web:38][web:39]

La formazione viene sostenuta anche dalla produzione di materiali tecnici. Scintilena ha riferito nel febbraio 2025 della pubblicazione di un manuale sloveno di 178 pagine dedicato al soccorso. Il programma ECRA del 2026 ha incluso una presentazione del manuale JRS affidata a Damjan Šinigoj. [web:22][web:44]

Ka?na jama 2026 riunisce tre aspetti di questo modello: capacità sotterranea, direzione delle operazioni e supporto logistico pubblico. Il collaudo di cROMS aggiunge al quadro il lavoro sulla gestione digitale degli interventi.

Soccorso speleologico nella Repubblica Ceca: due unità nel sistema integrato

La Speleologická záchranná služba ?eské speleologické spole?nosti, SZS ?SS, è il servizio della Società Speleologica Ceca. È stato costituito nel 1982 come organismo volontario specializzato. Fa parte del sistema integrato di soccorso della Repubblica Ceca, che coordina la risposta delle diverse strutture di emergenza. [web:50]

La scheda pubblicata dall’ECRA descrive 30 membri, distribuiti in due unità. Quella della Boemia conta 12 persone ed è situata nell’area di Praga. Quella della Moravia ne conta 18 e opera presso Brno. Ogni unità dispone di un deposito con materiali per comunicazione, assistenza e trasporto. [web:50]

L’accesso al servizio richiede esperienza speleologica e selezione. La preparazione del candidato dura almeno due anni. La stessa scheda indica almeno sei esercitazioni complesse all’anno e attività congiunte con vigili del fuoco, soccorso sanitario e polizia. Sono previste anche esercitazioni internazionali nell’Europa centrale. [web:50]

Il rapporto con gli altri servizi è emerso nell’intervento del 10-11 gennaio 2026 nel sistema di Rudice, nel Carso moravo. Scintilena ha riferito dell’operazione per un infortunato nel sottosuolo. Il programma del meeting di Kranj ha dedicato al soccorso di Svážná studna sia una relazione operativa sia un approfondimento medico. [web:24][web:44]

La documentazione ceca mostra un’organizzazione numericamente contenuta, ma inserita in una rete interservizi. Il percorso di ingresso e la frequenza delle simulazioni ne descrivono il carattere specialistico. [web:50]

Soccorso speleologico europeo: ECRA, cooperazione e reti nazionali

L’ECRA è stata costituita il 12 maggio 2012 a Castelnuovo di Garfagnana, presso la sede nazionale del Soccorso Speleologico del CNSAS. Tra i fondatori figuravano organizzazioni di Italia, Croazia, Slovenia, Germania, Serbia, Inghilterra e Austria. La nascita dell’associazione ha formalizzato una collaborazione già sviluppata attraverso incontri e attività condivise. [web:89]

Le sue finalità comprendono lo scambio tecnico, la prevenzione e la cooperazione negli incidenti che richiedono risorse considerevoli. L’associazione non sostituisce le autorità responsabili nei singoli Paesi. Collega invece organizzazioni che possono mettere in comune conoscenze e capacità specialistiche. [web:89][web:84]

L’elenco dei membri restituisce la varietà del panorama europeo. Comprende la Österreichische Höhlenrettung austriaca, la HGSS croata, diverse organizzazioni tedesche, il servizio ungherese e lo Speleo-Secours Switzerland. Per la Spagna sono presenti anche la federazione speleologica nazionale e la fondazione cantabrica ESOCAN. L’appartenenza alla rete non implica un identico modello giuridico o operativo. [web:94]

La Francia va mantenuta distinta sul piano associativo. La European Speleological Federation indica che non è membro dell’ECRA e precisa che quest’ultima non è una propria iniziativa. Il sistema francese costituisce comunque un riferimento nazionale del soccorso sotterraneo, documentato dalla FFS e dal SSF. [web:92][web:8]

L’ECRA dispone di quattro commissioni: medica, tecnica, soccorso speleosubacqueo e ampliamento dei passaggi. Questa suddivisione coincide con alcuni dei nodi più impegnativi di un recupero. Il confronto internazionale riguarda quindi problemi operativi definiti, non soltanto la rappresentanza delle organizzazioni. [web:62]

Soccorso speleologico e tecnologie: comunicare, documentare, coordinare

Le comunicazioni costituiscono una linea di ricerca comune. Il CNSAS descrive telefoni dedicati, strumenti per individuare guasti lungo il cavo e collegamenti tra linea sotterranea e campo base. Il programma di Kranj ha affiancato prove di fibra ottica, aggiornamenti Nicola e presentazioni di altri sistemi nazionali. [web:10][web:44]

Le funzioni sono diverse. La voce consente il dialogo operativo. La trasmissione dati può sostenere i consulti sanitari. La gestione delle informazioni aiuta la direzione a seguire l’intervento. cROMS, sperimentato dalla JRS a Ka?na jama, appartiene a quest’ultimo ambito; Ermes, descritto dal CNSAS, riguarda invece la connessione dati dal sottosuolo. [web:10]

Il programma europeo comprende anche il rilievo. A Kranj era prevista una presentazione del sistema mobile lidar Mandeye, dedicato alla mappatura delle grotte e al sostegno delle missioni di ricerca e soccorso. Cartografia, comunicazioni e organizzazione digitale rispondono a esigenze complementari della conoscenza operativa. [web:44]

La formazione internazionale consente di verificare il raccordo tra queste competenze. Il workshop medico-tecnico di Aggtelek, organizzato nel maggio 2026, prevedeva squadre integrate di otto tecnici e due sanitari. Il lavoro era basato su scenari e confronto tra operatori, non su un corso introduttivo di primo soccorso. [web:64]

Soccorso speleologico e prevenzione: il ruolo delle esercitazioni

La prevenzione è presente nei diversi modelli nazionali. Il CNSAS la include nei propri compiti. Il SSF la collega alla responsabilità della comunità speleologica. Il servizio ceco la affianca esplicitamente all’assistenza in emergenza. Il gruppo navarro la traduce anche in formazione e riattrezzamento delle cavità. [web:7][web:8][web:50][web:61]

Le esercitazioni mantengono attive competenze che possono essere impiegate raramente, ma richiedono preparazione continua. Il dossier francese collega il numero relativamente limitato di interventi alla necessità di conservare una rete territoriale di specialisti. Il modello ceco documenta lo stesso investimento attraverso una formazione pluriennale e simulazioni ricorrenti. [web:8][web:50]

Ka?na jama 2026 porta questo lavoro alla scala internazionale. Il confronto tra 130 soccorritori di 11 Paesi interessa sia il sottosuolo sia la direzione esterna. Il contributo delle esercitazioni al soccorso speleologico europeo consiste nel rendere praticabile l’incontro tra sistemi differenti, quando l’emergenza richiede capacità condivise.

Fonti e URL completi

L'articolo In Slovenia nella Kacna jama 2026: 130 soccorritori di 11 Paesi mettono alla prova il soccorso speleologico europeo proviene da Scintilena.

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Petzl Underground Session: a Kendal le esplorazioni in grotta e la prima di Inside the Mountain

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La Petzl Underground Session del Kendal Mountain Festival si terrà il 20 novembre 2026. In programma scoperte britanniche, esplorazioni in Russia, Three Counties Grand Traverse e il documentario sulla risalita in arrampicata di Gaping Gill.

Petzl Underground Session: appuntamento il 20 novembre a Kendal

La Petzl Underground Session torna al Kendal Mountain Festival venerdì 20 novembre 2026. La serata si svolgerà nella Assembly Room del Kendal Town Hall, nel Regno Unito. Il programma riunisce racconti di esplorazione speleologica e cinema di montagna. L’inizio è previsto alle 19:30, ora britannica GMT, con conclusione indicata alle 22:29. Petzl presenta l’appuntamento, dedicato alle attività e alle scoperte negli ambienti sotterranei. [web:11][web:23]

Sul palco arriveranno aggiornamenti dalle grotte del Regno Unito, esperienze di esplorazione in Russia e il racconto della Three Counties Grand Traverse. La Petzl Underground Session ospiterà anche la prima di Inside the Mountain. Il documentario segue Steve McClure e Molly Thompson-Smith nell’arrampicata lungo il pozzo principale di Gaping Gill, chiamato anche Gaping Ghyll. Dopo la proiezione è previsto un incontro con il regista e gli arrampicatori. [web:23]

Esplorazioni speleologiche britanniche: Dales, Forest of Dean e Mendip

Frank Pearson presenterà nuovi sviluppi dell’esplorazione in tre aree del carsismo britannico: Dales, Forest of Dean e Mendip. Il suo intervento porterà al pubblico gli aggiornamenti sulle scoperte compiute in questi territori. Il programma della Petzl Underground Session accosta così diverse realtà dell’attività speleologica nel Regno Unito. [web:23]

La dimensione internazionale sarà affidata a Becka Lawson e Andrey Kozhenkov, annunciati nel programma della serata per raccontare le esplorazioni in Russia. La sequenza degli interventi mette in relazione le ricerche condotte vicino ai principali gruppi britannici con le esperienze maturate all’estero. Il pubblico potrà seguire questi racconti attraverso le testimonianze dei protagonisti.

Three Counties Grand Traverse: il racconto di Todd Rye

Todd Rye porterà una testimonianza diretta della Three Counties Grand Traverse. Il suo intervento è dedicato a una traversata impegnativa, inserita nel programma come uno dei temi centrali della serata. Il Three Counties System è anche al centro di un articolo della rivista Descent del febbraio 2026, dedicato a un itinerario proposto da Rye e presentato come The Dry Traverse. [web:23][web:152]

Il tema delle traversate restituisce una dimensione collettiva della speleologia. Un precedente resoconto della British Caving Association ha richiamato il coinvolgimento di circa cinquanta speleologi nella giornata di una Grand Traverse, oltre al lavoro preparatorio. L’esplorazione non si esaurisce quindi nel passaggio dei singoli partecipanti. Comprende l’organizzazione e il contributo delle persone che rendono possibile il progetto. [web:148]

Inside the Mountain: arrampicata nel pozzo di Gaping Gill

La prima di Inside the Mountain sarà il principale appuntamento cinematografico della Petzl Underground Session. Il film, diretto da Jack Homan, documenta la salita di Steve McClure e Molly Thompson-Smith sulla via Gee Gee Rider, valutata E3 5c nella scala britannica. La risalita è stata completata il 18 maggio 2026. La storia unisce arrampicata tradizionale, ambiente sotterraneo e organizzazione delle riprese in grotta. [web:23][web:30]

La prima salita in libera della via risale al 1988, con Paul e Dave Hetherington. Il documentario utilizza interviste e testimonianze per collegare quella esperienza alla ripetizione contemporanea. McClure ha condotto la salita da primo di cordata. Thompson-Smith ha seguito da seconda, spiegando nell’intervista a UKClimbing la scelta di rispettare i propri limiti nell’arrampicata tradizionale su roccia bagnata. [web:23]

Le riprese hanno richiesto sette uscite del regista nella grande sala, tra sopralluoghi e prove. Il progetto ha dovuto affrontare acqua, freddo e trasporto delle attrezzature. Per il giorno della salita, la squadra ha utilizzato anche il sistema di verricello installato dai club speleologici locali. L’illuminazione artificiale ha sostenuto le riprese nella parte inferiore. Più in alto, la produzione ha sfruttato progressivamente la luce proveniente dall’ingresso. [web:23]

Kendal Mountain Festival: biglietti, sede e accessibilità

La sede della serata è il Kendal Town Hall, al numero 9a di Lowther Street, Kendal LA9 4DA. I biglietti sono disponibili attraverso la piattaforma del festival. L’annuncio invita a prenotare per tempo, segnalando una vendita sostenuta. Per prenotazioni con sedia a rotelle o altre esigenze di accessibilità, il contatto indicato è info@mountainfest.co.uk.

Il confronto con il regista e gli arrampicatori, previsto dopo Inside the Mountain, completerà la serata. Consentirà di approfondire sia la salita sia il lavoro necessario per raccontarla attraverso il cinema. [web:23]

Fonti dell’articolo


Prodotti Petzl per la speleologia: relazione su illuminazione, progressione verticale e attrezzature di supporto

Una panoramica tecnica dei prodotti Petzl per la speleologia: caschi e lampade DUO, imbracature, bloccanti, discensori, longe, corde, ancoraggi e sacchi. Funzioni, compatibilità e manutenzione distinguono i diversi componenti dell’equipaggiamento.

Prodotti Petzl per la speleologia: un sistema di componenti complementari

Il legame di Petzl con la speleologia nasce dall’attività di Fernand Petzl e dalla costruzione di strumenti per esplorare il sottosuolo. La storia del fondatore è ricordata anche da Scintilena, che ne ripercorre la partecipazione alle esplorazioni del Gouffre Berger e lo sviluppo delle attrezzature speleologiche. Queste origini spiegano la presenza, nel catalogo attuale, di una gamma specificamente dedicata alla grotta. [web:131][web:138]

I prodotti Petzl per la speleologia non costituiscono un unico kit standard. Comprendono dispositivi con funzioni distinte, destinati a lavorare insieme. Il casco protegge il capo. La lampada permette di orientarsi. Imbracatura, connettori, bloccanti e discensore formano il sistema di progressione su corda. Longe e corde completano l’attrezzatura individuale e quella utilizzata per attrezzare i percorsi. [web:8]

La relazione descrive questa architettura senza sostituire i manuali o la formazione. Petzl ricorda che le attività considerate sono intrinsecamente pericolose. L’utilizzatore deve conoscere i dispositivi e possedere le competenze necessarie. Compatibilità e limiti d’impiego vanno riferiti alla versione effettivamente utilizzata, non soltanto al nome commerciale. [web:8][web:100]

Casco BOREO CAVING: protezione e fissaggio delle lampade DUO

BOREO CAVING è il casco della gamma dedicato alla speleologia. La costruzione combina una calotta esterna in ABS con schiume interne EPP ed EPS. Il profilo scende nella parte posteriore e offre una copertura estesa. Il marchio TOP AND SIDE PROTECTION identifica la protezione superiore e laterale sviluppata dal produttore; le certificazioni indicate comprendono EN 12492 e UIAA. [web:77]

Il casco dispone di piastre anteriori e posteriori per montare DUO RL o DUO S. La lampada non è inclusa nella vendita del casco. Questa distinzione è importante quando si confrontano configurazioni e confezioni. L’imbottitura di comfort a cellule chiuse non assorbe acqua o sudore ed è progettata per facilitare il lavaggio. [web:77]

Le due taglie riportate nella scheda sono S/M e M/L. Coprono rispettivamente circonferenze di 48–58 e 53–61 centimetri. Il peso dichiarato è di 335 e 355 grammi. Il sistema di illuminazione aggiunge quindi il proprio peso a quello del casco; la scelta deve considerare anche regolazione, stabilità e distribuzione del carico. [web:77]

Lampade Petzl DUO RL e DUO S: potenza, autonomia e gestione della luce

DUO RL e DUO S rispondono a esigenze simili con tecnologie differenti. Entrambe utilizzano una batteria ricaricabile R2 e separano il corpo illuminante dal portabatteria posteriore. Il comando rotante può essere utilizzato con i guanti. Le schede prevedono un passaggio alla riserva quando la carica si riduce. [web:17][web:91]

DUO RL raggiunge una potenza dichiarata di 2.800 lumen e pesa 390 grammi. La tecnologia REACTIVE LIGHTING regola automaticamente luce e fascio attraverso un sensore. È disponibile anche la modalità STANDARD LIGHTING, con livelli selezionabili. Il corpo anteriore in alluminio è progettato per resistere agli urti. [web:17]

DUO S pesa 370 grammi e raggiunge 1.100 lumen nella modalità BOOST, destinata all’impiego temporaneo. La tecnologia CONSTANT LIGHTING mantiene un’illuminazione regolata. La funzione FACE2FACE riduce automaticamente la potenza quando si incontrano i fasci di lampade compatibili della gamma DUO, limitando l’abbagliamento tra le persone. [web:91]

Il confronto non può fermarsi ai lumen massimi. Le tabelle del produttore distinguono livelli, fascio e autonomia: Lampada e modalità Potenza dichiarata Autonomia dichiarata DUO RL, STANDARD LIGHTING di prossimità 80 lumen 24 ore DUO RL, STANDARD LIGHTING di spostamento 200 lumen 12 ore DUO RL, STANDARD LIGHTING alla potenza massima 1.800 lumen 1 ora e 30 minuti DUO S, ambiente 80 lumen 23 ore DUO S, spostamento 330 lumen 6 ore DUO S, spostamento rapido 700 lumen 3 ore e 30 minuti

I dati della tabella provengono dalle schede Petzl. I 2.800 lumen della DUO RL non corrispondono alla sua modalità STANDARD da 1.800 lumen. I 1.100 lumen della DUO S appartengono invece al BOOST. Queste differenze impediscono di associare automaticamente la potenza pubblicizzata all’autonomia di un altro livello. [web:17][web:91]

Entrambe le schede indicano IP67 e immersione fino a un metro per trenta minuti in acqua dolce. Il produttore descrive anche una tolleranza fino a tre metri per dieci minuti per brevi passaggi in speleologia. Sono condizioni definite, non una qualificazione generale per immersioni speleosubacquee. Le batterie di ricambio R2 sono previste tra gli accessori per prolungare l’impiego. [web:17][web:91]

Imbracature AVEN e SUPERAVANTI: comfort e compattezza nella progressione

AVEN e SUPERAVANTI sono le imbracature speleologiche presenti nella documentazione consultata. Entrambe adottano punti di attacco bassi, destinati a facilitare la risalita su corda. La loro chiusura si integra con il connettore semirotondo OMNI. [web:52][web:65][web:100]

AVEN privilegia il comfort attraverso cintura e cosciali imbottiti e rinforzati. Offre sei portamateriali, due passanti per CARITOOL e un anello porta-kit. La disposizione consente di organizzare gli strumenti individuali e il materiale aggiuntivo. La robustezza riguarda in particolare i punti di attacco, i cosciali e i portamateriali. [web:65]

SUPERAVANTI concentra il progetto su robustezza e leggerezza. I quattro portamateriali permettono di distribuire l’equipaggiamento. Le fibbie dei cosciali sono posizionate internamente per limitare gli impigliamenti nei passaggi stretti. Il confronto con AVEN riguarda quindi soprattutto imbottitura, organizzazione del materiale e ingombro, non una graduatoria generale tra le due imbracature. [web:52][web:65]

EXPLO ha una funzione diversa. È un sistema di bretelle per mantenere il CROLL nella posizione corretta. La costruzione a X stabilizza le bretelle sulle spalle. Una fettuccia pettorale regola la tensione del bloccante ventrale. I portamateriali aggiungono possibilità di organizzazione, senza trasformare EXPLO in un sostituto dell’imbracatura speleologica. [web:63]

OMNI e DUAL CAVING: collegamenti centrali e longe speleologiche

OMNI è un moschettone semirotondo multidirezionale. Chiude i due punti tessili delle imbracature AVEN e SUPERAVANTI e consente il collegamento di CROLL e DUAL CAVING. È disponibile con chiusura manuale SCREW-LOCK e automatica TRIACT-LOCK. La scheda attuale dichiara 25 kN per la sollecitazione simultanea sui tre assi. Questa caratteristica lo distingue da un comune moschettone valutato principalmente sull’asse maggiore. [web:100]

DUAL CAVING è un cordino doppio in corda dinamica. Serve per la progressione sui corrimano e il superamento dei frazionamenti, cioè i punti intermedi che suddividono una verticale attrezzata. I due capi misurano 35 e 65 centimetri. Il peso dichiarato è di 85 grammi. Le guaine alle estremità proteggono le cuciture e mantengono i moschettoni in posizione. [web:32]

La corda dinamica riduce la forza trasmessa nelle cadute di altezza limitata. DUAL CAVING non possiede un assorbitore di energia. Petzl prescrive l’impiego sotto il punto di ancoraggio e soltanto quando il rischio comporta un fattore di caduta inferiore a uno. Non è quindi equivalente a un kit da via ferrata. [web:32]

Bloccanti CROLL, ASCENSION e PANTIN: ruoli diversi nella risalita

Il CROLL è il bloccante ventrale. Scorre lungo la corda in una direzione e la trattiene nell’altra. È utilizzato insieme a un secondo bloccante, come ASCENSION o BASIC, e a un pedale. Il sistema consente di alternare le fasi della risalita senza affidare tutte le funzioni a un solo attrezzo. [web:45][web:69]

CROLL S è compatto e incorpora una placca antiusura in acciaio inossidabile. Pesa 85 grammi e ha un intervallo generale di compatibilità di 8–11 millimetri. CROLL L pesa 140 grammi e presenta un passaggio di corda più ampio, con intervallo generale di 8–13 millimetri. Questi dati vanno letti insieme alle prescrizioni della specifica applicazione e della relativa norma. [web:64][web:67]

ASCENSION è una maniglia bloccante con impugnatura ergonomica. Il foro inferiore permette di collegare cordino e pedale. BASIC svolge il ruolo di bloccante compatto senza impugnatura. La documentazione Petzl considera entrambi in abbinamento al CROLL per le risalite. [web:69][web:118]

FOOTAPE è un pedale regolabile in fettuccia. FOOTCORD utilizza invece un cordino in polietilene ad alto modulo. Entrambi offrono regolazione della lunghezza e un elastico per mantenere il piede in posizione. La differenza riguarda costruzione, regolazione e resistenza all’usura del componente. [web:111][web:114]

PANTIN si fissa al piede e rende la risalita più efficace e meno faticosa. Esistono versioni per piede destro e sinistro. La distinzione essenziale è indicata esplicitamente dal produttore: PANTIN non è un dispositivo di protezione individuale. È un complemento della progressione, non il dispositivo al quale affidare la sicurezza della persona. [web:62]

Discensori STOP, SIMPLE e RACK: tre soluzioni per la discesa in grotta

STOP è un discensore con frenata assistita. La versione D009AA00 accetta corde semistatiche da 8,5 a 11 millimetri e pesa 350 grammi. Camma e puleggia in acciaio inossidabile migliorano la resistenza all’usura. La flangia apribile permette di inserire la corda mantenendo il dispositivo collegato all’imbracatura. [web:18]

La frenata assistita facilita il controllo, ma non equivale a una discesa autonoma. La documentazione d’uso dello STOP prescrive il controllo della corda sul lato frenante. Per le soste a mani libere, Petzl dedica specifici contenuti alle chiavi d’arresto. Queste manovre richiedono apprendimento pratico e riferimento al manuale della propria versione. [web:146][web:8]

SIMPLE adotta una costruzione più leggera e non offre la frenata assistita dello STOP. Pesa 240 grammi e utilizza corde semistatiche da 8,5 a 11 millimetri. Le pulegge possono essere ruotate o sostituite per prolungare l’impiego del dispositivo. Compattezza e ridotto peso sono caratteristiche rilevanti nei passaggi stretti. [web:21]

RACK è un discensore a barrette, destinato in particolare alle lunghe discese. Distribuisce attrito e calore lungo diversi elementi e non torce la corda. La scheda indica un peso di 470 grammi. La compatibilità è di 9–13 millimetri su un solo capo e 8–11 millimetri su due capi. Le barrette sono sostituibili. [web:159] Discensore Principio distintivo Peso Compatibilità dichiarata STOP D009AA00 Frenata assistita 350 g Corda semistatica 8,5–11 mm SIMPLE D004AA00 Costruzione semplice e leggera 240 g Corda semistatica 8,5–11 mm RACK D11 Barrette per modulare l’attrito 470 g 9–13 mm su un capo; 8–11 mm su due capi

I valori riassumono le schede dei tre modelli. La scelta dipende dal percorso, dalle corde e dalle competenze dell’utilizzatore. Il diametro compatibile è una condizione necessaria, non una descrizione completa dell’impiego. [web:18][web:21][web:159]

FREINO Z: frenaggio aggiuntivo e differenze tra versioni

FREINO Z aggiunge un rimando per aumentare o modulare l’azione frenante. La versione Sport M042AA00 è progettata per STOP D009AA00 e SIMPLE D004AA00. Adotta una ghiera TWIST-LOCK e pesa 75 grammi. Il connettore può essere ruotato per mantenere il discensore collegato durante il trasferimento dal portamateriale al punto centrale. [web:115]

Il nome FREINO Z compare anche nella gamma professionale. La versione M042BA00 utilizza TRIACT-LOCK ed è descritta per i discensori I’D e RIG. Per distinguere prodotti con nome simile servono quindi codice, sistema di chiusura e compatibilità dichiarata. La relazione tra componenti deve essere verificata sulla scheda del modello effettivo. [web:113][web:115]

Corde Petzl PUSH e CLUB: diametri e certificazioni da distinguere

PUSH 9 mm è una corda semistatica per speleologia e torrentismo. La scheda riporta certificazione EN 1891 tipo B e peso di 55 grammi al metro. Il trattamento EverFlex è destinato a preservare maneggevolezza e omogeneità. Le lunghezze indicate sono 40, 60, 70 e 200 metri. [web:48]

CLUB 10 mm è presentata per l’impiego collettivo. La documentazione del modello riporta EN 1891 tipo A e 70 grammi al metro. La costruzione punta su maneggevolezza e resistenza all’abrasione. Le lunghezze disponibili nella scheda coincidono con quelle della PUSH. [web:99]

Nel catalogo compare anche CLUB + 10 mm. La calza ibrida integra polietilene ad alto modulo. La scheda dichiara 66 grammi al metro e certificazione EN 1891 tipo B. CLUB e CLUB + non devono quindi essere confuse, anche se condividono il diametro nominale. Nome completo e codice permettono di associare correttamente le caratteristiche alla corda. [web:96][web:99]

Le corde di progressione, le longe dinamiche e i dispositivi di discesa svolgono funzioni differenti. Il confronto tra i prodotti Petzl per la speleologia richiede di mantenerle separate. Le rispettive schede definiscono destinazione d’uso, diametri e collegamenti ammessi. [web:18][web:32][web:48]

Ancoraggi COEUR e carrucole MICRO TRAXION: attrezzare e movimentare materiale

La famiglia COEUR comprende placchette e ancoraggi con materiali differenti. Petzl distingue acciaio standard, acciaio inossidabile 316L e acciaio HCR per ambienti particolarmente corrosivi. Le varianti rispondono a condizioni ambientali diverse. Non basta quindi riconoscere la forma della placchetta per conoscere le caratteristiche dell’ancoraggio. [web:132]

COEUR PULSE 12 mm è un ancoraggio amovibile. Dopo la preparazione del foro, può essere installato e rimosso senza attrezzi. La funzione di bloccaggio limita la rimozione involontaria. I valori di resistenza pubblicati sono riferiti a supporti e prove definiti: non possono essere trasferiti automaticamente a qualsiasi roccia di grotta. [web:126]

MICRO TRAXION è una carrucola bloccante compatta. Pesa 85 grammi e ha un rendimento dichiarato del 91%. La camma può essere mantenuta aperta per l’uso come carrucola semplice. La scheda Sport la descrive per recuperi, autosoccorso e impiego come bloccante di emergenza, con corde da 7 a 11 millimetri. [web:112]

Questi strumenti ampliano le possibilità di movimentazione e recupero. Non costituiscono, da soli, un sistema completo di soccorso. Petzl separa i consigli di base dai contenuti dedicati a tecniche esperte e soccorso, ribadendo la necessità di formazione. [web:8]

Sacchi CLASSIQUE e TRANSPORT: trasporto e organizzazione delle attrezzature

CLASSIQUE 22 è un sacco speleologico da 22 litri. È pensato per trasportare contenitori stagni e altro materiale. La costruzione saldata e le diverse maniglie favoriscono robustezza e movimentazione. La presenza di bidoni stagni nell’esempio d’uso non significa che il sacco stesso sia un contenitore impermeabile certificato. [web:35]

TRANSPORT 45 appartiene alla gamma professionale e offre 45 litri di capacità. Schienale, spallacci e cintura imbottiti facilitano il trasporto dei carichi. Il tessuto rivestito in TPU è destinato a impieghi regolari e intensivi. Il peso dichiarato è di 1.530 grammi; la scheda indica un carico massimo di 50 chilogrammi e una maniglia superiore utilizzabile per il sollevamento del sacco. [web:97]

Il confronto riguarda quindi due categorie diverse. CLASSIQUE è presentato specificamente per la grotta. TRANSPORT propone una soluzione professionale di maggiore capacità. Volume, peso e disposizione delle maniglie aiutano a valutare l’organizzazione del materiale, senza rendere automaticamente equivalenti i due prodotti. [web:35][web:97]

Manutenzione dei prodotti Petzl per la speleologia: controlli, usura e ricambi

La manutenzione è parte dell’impiego dell’attrezzatura. Petzl distingue il controllo prima di ogni utilizzo dalla verifica approfondita svolta da una persona competente. Quest’ultima è raccomandata almeno ogni dodici mesi e dopo eventi eccezionali che possano compromettere l’affidabilità del materiale. Le condizioni d’impiego possono richiedere verifiche più frequenti. [web:80]

Per i prodotti in plastica e tessuto, il limite generale indicato è di dieci anni dalla fabbricazione. La data di acquisto non avvia questo conteggio. Per i prodotti metallici la durata non ha un limite temporale prestabilito. Ciò non significa che possano essere utilizzati senza controlli o oltre un’usura incompatibile con la sicurezza. Un singolo evento può imporre la dismissione. [web:80][web:82]

I ricambi hanno un ruolo concreto nella gestione dei dispositivi. SIMPLE permette di intervenire sulle pulegge. RACK dispone di barrette sostituibili. Le lampade DUO utilizzano batterie R2 rimovibili. Ogni sostituzione deve rispettare la documentazione del prodotto; la disponibilità di un ricambio non elimina la necessità di valutare l’intero dispositivo. [web:21][web:159][web:17][web:91]

Compatibilità dell’attrezzatura speleologica: leggere il sistema completo

Il quadro dei prodotti Petzl per la speleologia si chiarisce osservando le relazioni tra i componenti. BOREO CAVING accoglie le lampade DUO. AVEN e SUPERAVANTI si chiudono con OMNI. EXPLO mantiene il CROLL in posizione. ASCENSION e pedale completano la risalita. STOP, SIMPLE e RACK rispondono a differenti esigenze di discesa. [web:8][web:77][web:100][web:159]

La configurazione finale dipende dalla compatibilità dichiarata e dalle tecniche apprese. La documentazione tecnica accompagna questa scelta con manuali, schede e consigli sulle manovre. Il valore dell’equipaggiamento non risiede soltanto nella somma delle caratteristiche dei singoli strumenti, ma nel loro impiego coerente all’interno del sistema previsto. [web:8][web:100]

Fonti della relazione sui prodotti Petzl per la speleologia

  • Petzl, consigli tecnici e prodotti per la speleologia: https://www.petzl.com/int/it/sport/consigli-tecnici/speleologia
  • Petzl, origini del marchio: https://brand.petzl.com/s/Our-Roots?language=it
  • Scintilena, ricordo di Fernand Petzl: https://www.scintilena.com/e-morto-fernand-petzl/06/02/
  • Petzl, BOREO CAVING: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Helmets/BOREO-CAVING
  • Petzl, DUO RL: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Lampade-frontali/DUO-RL
  • Petzl, DUO S: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Lampade-frontali/DUO-S
  • Petzl, AVEN: https://www.petzl.com/int/it/sport/prodotti/imbraghi-speleologia/aven/AVEN_SPO_a2m1r000002bl5ZAAQ.html
  • Petzl, SUPERAVANTI: https://m.petzl.com/US/en/Sport/Harnesses/SUPERAVANTI
  • Petzl, EXPLO: https://www.petzl.com/INT/it/Sport/Imbracature/EXPLO
  • Petzl, OMNI: https://www.petzl.com/int/it/sport/prodotti/moschettoni-con-ghiera/omni/OMNI_SPO_a2mTx000002bxb3IAA.html
  • Petzl, DUAL CAVING: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Longe/DUAL-CAVING
  • Petzl, CROLL S: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Bloccanti/CROLL-S
  • Petzl, confronto CROLL S e CROLL L: https://www.petzl.com/IT/it/Professionale/Bloccanti/CROLL
  • Petzl, PANTIN: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Bloccanti/PANTIN
  • Petzl, catalogo professionale, bloccanti e pedali: https://catalogs.petzl.com/Petzl-pro-catalog-2025/en/67-Rope-Clamps.html
  • Petzl, FOOTCORD: https://www.petzl.com/us/en/sport/products/foot-loops-foot-ascenders/footcord/FOOTCORD_SPO_a2mw0000000HeYJAA0.html
  • Petzl, FOOTAPE: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Ascenders/FOOTAPE
  • Petzl, STOP: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Belay-devices-and-descenders/STOP
  • Petzl, SIMPLE: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Belay-devices-and-descenders/SIMPLE
  • Petzl, RACK: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Belay-devices-and-descenders/RACK
  • Petzl, FREINO Z Sport: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Moschettoni-e-rinvii/FREINO-Z
  • Petzl, FREINO Z Professionale: https://www.petzl.com/IT/it/Professionale/Connettori/FREINO-Z
  • Petzl, PUSH 9 mm: https://www.petzl.com/it/it/sport/prodotti/corde-canyoning-e-speleologia/push-9-mm/PUSH-9-mm_SPO_a2mw0000000QEbMAAW.html
  • Petzl, CLUB 10 mm: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Ropes/CLUB-10-mm
  • Petzl, CLUB + 10 mm: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Ropes/CLUB-PLUS-10-mm
  • Petzl, COEUR PULSE 12 mm: https://www.petzl.com/INT/en/Professional/Anchors/COEUR-PULSE-12-mm
  • Petzl, catalogo professionale, ancoraggi COEUR: https://catalogs.petzl.com/Petzl-pro-catalog-2024/en/73-Anchors.html
  • Petzl, MICRO TRAXION: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Pulleys/MICRO-TRAXION
  • Petzl, CLASSIQUE 22: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Packs-and-accessories/CLASSIQUE-22L
  • Petzl, TRANSPORT 45: https://www.petzl.com/US/en/Professional/Packs-and-accessories/TRANSPORT-45
  • Petzl, verifica dei dispositivi di protezione individuale: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Notizie/2023-2-16/In-cosa-consiste-la-verifica-dei-DPI-e-come-va-eseguita-
  • Petzl, durata dell’attrezzatura: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/FAQ/qual-e-la-durata-della-mia-attrezzatura-petzl


https://kendalmountainfestival.eventive.org/Programme/6a3148e654b24310a7372d07

Petzl UK Caving @Yorkshire Dales Guides

L'articolo Petzl Underground Session: a Kendal le esplorazioni in grotta e la prima di Inside the Mountain proviene da Scintilena.

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Grotta di Denisova, il DNA rivela una linea estinta di bovini finora sconosciuta

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L’analisi del DNA antico recuperato da frammenti ossei della celebre cavità siberiana e di altri siti degli Altai ha identificato lo “yak X”, una linea genetica finora sconosciuta, sopravvissuta nella regione per circa 200 mila anni nella Grotta di Denisova

a Grotta di Denisova, celebre per le straordinarie scoperte sull’evoluzione umana, si conferma anche un eccezionale archivio della biodiversità del Pleistocene. L’analisi del DNA antico conservato in frammenti ossei provenienti dalla cavità e da altri siti della Siberia ha infatti permesso di individuare una linea di bovini finora sconosciuta, strettamente imparentata con gli yak.

I ricercatori l’hanno denominata “yak X”. Non si tratta, almeno per il momento, della descrizione formale di una nuova specie, ma di una linea mitocondriale profondamente divergente rispetto a tutte quelle conosciute negli yak antichi e moderni.

La scoperta emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Genome Biology and Evolution, dedicato alla diversità dei bovini vissuti nell’Asia delle medie latitudini durante il Pleistocene.

Il DNA nascosto nelle ossa della grotta

I ricercatori hanno analizzato 63 frammenti ossei di bovini, 57 dei quali provenienti dalla Grotta di Denisova e sei da altri siti della Siberia occidentale e meridionale.

Molti dei reperti erano troppo frammentari per consentire una precisa identificazione sulla base della sola morfologia. Le ossa provenienti da Denisova erano state precedentemente attribuite alla sottofamiglia dei bovini attraverso analisi paleoproteomiche.

L’estrazione e il sequenziamento del DNA antico hanno permesso di andare molto oltre.

Le analisi genetiche hanno identificato uri (Bos primigenius), bisonti e numerosi individui appartenenti al gruppo degli yak. All’interno di questi ultimi è comparsa una linea mitocondriale mai documentata prima.

È lo yak X, una linea sorella rispetto alla diversità genetica conosciuta degli yak, ma nettamente distinta da essa.

Una presenza durata circa 200 mila anni

I dati indicano che questa linea non rappresentò una presenza occasionale negli Altai.

Lo yak X sembra essere rimasto nella regione per un arco temporale eccezionalmente lungo, attraversando importanti oscillazioni climatiche del Pleistocene.

Le datazioni e la stratigrafia documentano la sua presenza per circa 200 mila anni. Nella Grotta di Denisova la continuità della linea è attestata, secondo gli autori, approssimativamente da 203 mila fino a 18 mila anni fa.

Il risultato modifica anche l’immagine tradizionale della fauna degli Altai. Gli yak erano stati precedentemente considerati presenze relativamente rare nella regione, mentre le nuove analisi genetiche indicano che bovini con un mitogenoma simile a quello dello yak erano fra gli abitanti più comuni dell’area.

Non sappiamo ancora esattamente che animale fosse

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda proprio l’identità dello yak X.

Gli autori ipotizzano che la linea genetica possa corrispondere allo yak del Baikal (Bos mutus baikalensis), conosciuto attraverso precedenti osservazioni paleontologiche negli Altai.

Ma si tratta, per ora, soltanto di un’ipotesi.

Per verificarla saranno necessari altri reperti identificabili dal punto di vista morfologico e ulteriori analisi genetiche.

Gli stessi ricercatori sottolineano inoltre che lo studio si basa soprattutto sul DNA mitocondriale. L’ottenimento di genomi nucleari permetterà di comprendere meglio i rapporti evolutivi dello yak X con gli yak e con gli altri bovini.

Una grotta, molti abitanti scomparsi

La scoperta assume un significato particolare proprio perché arriva dalla Grotta di Denisova.

La cavità dei monti Altai è diventata uno dei luoghi simbolo della paleogenetica mondiale dopo l’identificazione dei Denisoviani, una popolazione umana arcaica riconosciuta inizialmente grazie al DNA ricavato da pochissimi resti fossili.

Nella stessa regione vissero anche Neanderthal e, successivamente, esseri umani moderni.

Ora le analisi mostrano che qualcosa di simile accadde anche per la fauna: negli Altai erano presenti linee di bovini profondamente divergenti che non sono sopravvissute nelle popolazioni attuali.

Oltre allo yak X, lo studio documenta infatti antiche linee di bisonti e la presenza, più rara, dell’uro.

Gli autori descrivono così gli Altai come un vero hotspot di diversità, tanto per gli ominini quanto per i grandi bovini.

Reperti litici e resti faunistici provenienti dalla Grotta di Denisova, nei monti Altai. Foto: Thilo Parg / Wikimedia Commons – Licenza CC BY-SA 4.0

Le grotte come archivi della biodiversità perduta

Una grande quantità di materiale proveniente dai depositi di grotta è costituita da frammenti ossei difficilmente identificabili con i metodi tradizionali. L’integrazione tra stratigrafia, paleoproteomica e DNA antico permette oggi di ottenere informazioni anche da questi reperti apparentemente anonimi.

Nel caso di Denisova, la forte frammentazione di parte delle ossa potrebbe essere collegata anche all’attività di predatori e necrofagi, in particolare delle iene delle caverne, la cui presenza emerge dalle analisi effettuate sui reperti.

Da frammenti che a prima vista avrebbero potuto raccontare molto poco è stato così possibile ricostruire una parte della biodiversità scomparsa degli Altai.

Non smetteremo mai di scriverlo: le grotte – in questo caso la grotta di Denisova – confermano sempre che i depositi sotterranei possono funzionare come archivi biologici del tempo profondo, conservando ossa, manufatti e tracce genetiche, in grado di rivelare popolazioni animali e umane delle quali, altrimenti, si conoscerebbe poco o nulla.

Fonti

Scienze Notizie, Un misterioso animale estinto scoperto nella grotta Denisova nel cuore della Siberia, 6 ottobre 2026 – https://www.scienzenotizie.it/2026/10/06/un-misterioso-animale-estinto-scoperto-nella-grotta-denisova-nel-cuore-della-siberia-43128566

“Paleogenomics Reveals a Loss of Bovine Lineages in Mid-latitude Asia Over the Last 200,000 Years”, pubblicato su Genome Biology and Evolution, volume 17, numero 11 – DOI: 10.1093/gbe/evaf206

L'articolo Grotta di Denisova, il DNA rivela una linea estinta di bovini finora sconosciuta proviene da Scintilena.

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Grotte laviche di Harrat Khaybar: sette cavità raccontano il sottosuolo dell’Arabia Saudita

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Tra tubi di lava, pozze sotterranee e tracce di antiche frequentazioni, la campagna di aprile 2026 amplia la conoscenza delle grotte laviche saudite. L’indagine collega esplorazione, biospeleologia e archeologia, con prospettive di ricerca che richiamano l’Etna e altri sistemi vulcanici del mondo.

Grotte laviche di Harrat Khaybar: la campagna internazionale del 2026

Sette grotte laviche visitate nel settore centrale di Harrat Khaybar. È il bilancio della campagna condotta all’inizio di aprile 2026 nell’Arabia Saudita occidentale. Il resoconto porta le firme di Dominik Fröhlich, Hassan Al-Rashidi e Boaz Langford. Il documento fornito è tratto dalla newsletter numero 87 della Commissione sulle grotte vulcaniche dell’Unione Internazionale di Speleologia, datata settembre 2026.[1]

Hassan Al-Rashidi, presidente del Cave Depth Explorers Club, ha guidato il gruppo attraverso cavità conosciute grazie alla sua attività pluriennale sul territorio. Alla campagna hanno partecipato anche Daher Al-Juhani, Abdullah Al-Rashidi e Rakan Ibn Hassan Al-Rashidi. Le visite hanno interessato soprattutto le colate associate a Jabal Mishrefa e all’area di Hazm al-Salatin.[1]

Il lavoro ha documentato forme vulcaniche, depositi, fauna e testimonianze della presenza umana. Le descrizioni derivano da osservazioni dirette. Le dimensioni riportate sono indicative, perché durante la campagna non è stato realizzato un rilievo topografico delle cavità. Tutti i materiali osservati sono rimasti sul posto, senza raccolta di reperti, ossa o campioni biologici e geologici.[1]

Harrat Khaybar: grotte laviche in un campo vulcanico di 14.000 chilometri quadrati

Harrat Khaybar si trova a nord di Medina. Occupa circa 14.000 chilometri quadrati e appartiene alla fascia di campi vulcanici sviluppata nell’Arabia occidentale. Il termine harrat identifica questi territori ricoperti da prodotti vulcanici. La loro storia si inserisce nell’evoluzione geologica del Mar Rosso e dello Scudo Arabico.[1]

Il paesaggio comprende colate basaltiche, coni di scorie, aperture eruttive e depressioni da collasso. Le montagne chiare dell’area, note come White Mountains, sono costituite da prodotti vulcanici più ricchi in silice rispetto ai basalti circostanti. Le grotte laviche visitate nel 2026 si collocano soprattutto a sud di questi rilievi.[1]

La lettura delle immagini satellitari e dei rapporti sul terreno indica che la colata di Mishrefa è più giovane del campo di Hazm al-Salatin. Dal cono di Jabal Mishrefa, con cratere a circa 1.540 metri di quota, si sviluppano due principali direttrici laviche. Raggiungono distanze dell’ordine di 20 chilometri dal centro eruttivo.[1]

Hazm al-Salatin: tubi di lava, ossa animali e segni delle piene

Hazm al-Salatin Cave 1 presenta due ingressi e una galleria ampia. Un ramo seguito per circa 150 metri conduce a una sala con ossa animali, interpretate come indizi dell’attività di iene striate. Muri in pietra e accessi modificati documentano precedenti utilizzi della cavità. Il gruppo ha osservato ragni dei generi Artema e Loxosceles, nidi di vespe Eumeninae e uno scorpione probabilmente attribuibile a Compsobuthus khaybari.[1]

Hazm al-Salatin Cave 2 è un tubo lavico lungo circa 200 metri. L’ingresso si apre sul margine di una depressione che trattiene polvere trasportata dal vento. Dopo piogge intense, questa conca può ospitare una pozza stagionale. Nel condotto, le piene lasciano strutture di scorrimento sui sedimenti del pavimento.[1]

Ossa e deiezioni documentano l’utilizzo della seconda grotta da parte delle iene. Tra i resti riconosciuti sul campo figurano soprattutto ossa di cammelli, insieme a corna di stambecco e zoccoli di orice. Questi accumuli costituiscono materiali potenzialmente utili per ricostruire la storia della fauna e delle frequentazioni della cavità.[1]

Hazm al-Salatin Cave 3 misura circa 15 metri. Un’apertura verticale immette in una camera allungata, con pavimento coperto da polvere e fango. La vicinanza alla seconda grotta suggerisce l’appartenenza a uno stesso sistema lavico. Il collegamento rimane un’interpretazione da verificare.[1]

Al-Hayya e Al-Laban: grotte laviche e testimonianze del paesaggio umano

Al-Hayya Cave è un tubo lavico di circa 100 metri. Il nome significa “il serpente” e deriva dall’osservazione di una vipera nei pressi dell’ingresso. La galleria scende verso ovest con una pendenza più marcata rispetto ad altre cavità visitate.[1]

Muschi verdi rivestono parte dell’entrata, in un contesto esterno arido. Gli autori collegano questa presenza all’aria calda e umida proveniente dal sottosuolo. Sopra l’ingresso si trova una struttura in pietra interpretata come santuario all’aperto. Comprende cerchi concentrici e un allineamento verso un ulteriore cerchio.[1]

Al-Laban Cave è una camera di circa 5 × 2 × 2 metri. L’accesso era parzialmente nascosto da un masso. Il nome, traducibile come “lo yogurt”, richiama un contenitore trovato all’ingresso. La posizione suggerisce un rapporto con il sistema di Al-Hayya, senza dimostrare una continuità percorribile.[1]

Mishrefa Cave: pipistrelli, gesso e sviluppo ancora da definire

Due pastori di cammelli hanno indicato al gruppo l’ingresso di Mishrefa Cave. La cavità drena il cratere di Jabal Mishrefa e prosegue verso nord. Nel tratto superiore, aperture da collasso si alternano a ponti di basalto. Un grande Ficus palmata segnala l’accesso alla sezione completamente sotterranea.[1]

Il condotto comprende diverse centinaia di metri di galleria. Durante la visita il pavimento era bagnato e l’umidità elevata. Sono stati osservati scorpioni del genere Nebo e depositi salini sulle pareti, comprese croste di gesso modellate dalla circolazione dell’aria. Nella parte interna è stato trovato lo scheletro completo di un felino di taglia media, probabilmente un caracal.[1]

Presso un crollo che ha fermato l’avanzamento erano presenti molte decine di pipistrelli e un consistente deposito di guano. Lo sviluppo complessivo di Mishrefa Cave rimane sconosciuto. La visita ha documentato solo una parte del sistema.[1]

Kahf al-Khasf: l’acqua attraversa le grotte laviche saudite

Kahf al-Khasf funziona come inghiottitoio delle acque superficiali. Si trova in un wadi, una valle di drenaggio generalmente asciutta che può attivarsi durante le piogge. Alcuni canali confluiscono in aperture verticali. Un’altra depressione sembra funzionare come punto di uscita delle acque più a valle.[1]

Nel tratto visitato si sviluppano pozze che persistono per gran parte dell’anno. La ridotta evaporazione sotterranea favorisce il mantenimento dell’acqua e dell’umidità. Il sopralluogo è avvenuto pochi giorni dopo alcune piene, con livelli prossimi al massimo stagionale. Nelle pozze erano presenti artropodi associati ad acque temporanee, compresi crostacei anostraci.[1]

Un passaggio allagato ha impedito di raggiungere la sezione interna. La prosecuzione delle indagini richiederà una valutazione specialistica, anche speleosubacquea. Restano da chiarire i collegamenti tra gli ingressi e la possibile uscita.[1]

Vulcanospeleologia a Harrat Khaybar: dalle conoscenze locali alla cartografia

La campagna prosegue una storia di documentazione costruita anche grazie alle conoscenze delle comunità locali. Lo studio di John J. Pint, pubblicato nel 2006 su Acta Carsologica, ricostruiva già le esplorazioni nei diversi harrat sauditi. Mostrava l’esistenza di condotti, depositi ossei e materiali utili alla ricerca.[2]

Un riferimento è Umm Jirsan, rilevata per 1.481 metri e composta da tre segmenti separati da grandi crolli. Lo studio archeologico pubblicato da Mathew Stewart e colleghi su PLOS ONE nel 2024 ha documentato ripetute frequentazioni umane. Le evidenze comprendono occupazioni neolitiche e utilizzi successivi, fino alle fasi calcolitiche e dell’età del Bronzo.[3]

Le grotte laviche di Harrat Khaybar conservano quindi informazioni su più aspetti del territorio. Registrano la dinamica delle colate, il passaggio dell’acqua e l’attività degli animali. Custodiscono anche tracce dell’utilizzo umano del sottosuolo. Il prossimo passo indicato dagli autori è la produzione di cartografie sistematiche, attraverso la collaborazione internazionale con il Cave Depth Explorers Club.[1]

Approfondimento — Grotte laviche e vulcanospeleologia: come nasce un tubo di lava

La vulcanospeleologia studia le cavità legate agli ambienti vulcanici, la loro formazione e la loro evoluzione. Comprende i tubi di scorrimento lavico e altre cavità associate agli apparati eruttivi e alle fratture. Non tutte le grotte presenti nel basalto hanno quindi la stessa origine.[4][5]

Un tubo lavico è un condotto coperto nel quale scorre o ha scorso lava. Nel modello più semplice, la superficie di una colata solidifica mentre il materiale sottostante continua a muoversi. Quando l’alimentazione diminuisce, il drenaggio può lasciare una galleria vuota. Se il condotto rimane riempito di lava solidificata, non diventa una grotta percorribile.[6][7]

La ricerca distingue diversi meccanismi, che possono agire insieme:

  • Copertura del canale, o overcrusting: la volta nasce dalla crescita delle croste laterali, dall’accumulo di spruzzi oppure dalla saldatura di placche galleggianti.
  • Rigonfiamento superficiale, o shallow inflation: nuova lava entra sotto porzioni già raffreddate e solleva la crosta.
  • Rigonfiamento profondo ed erosione termica e meccanica: un flusso prolungato amplia vie preesistenti, fonde o asporta materiale e approfondisce il condotto.[4]

La copertura riduce la dispersione del calore. La lava può così raggiungere distanze maggiori rispetto a un flusso completamente esposto. Portata, durata dell’eruzione, pendenza e caratteristiche del substrato contribuiscono a determinare forma e dimensioni del sistema.[4][8]

Morfologia delle grotte laviche: livelli sovrapposti e aperture da collasso

Un tubo di lava non è necessariamente cilindrico. Le sezioni possono essere ellittiche, arcuate, rettangolari o simili a una serratura. Alcuni sistemi presentano biforcazioni, ricongiungimenti e gallerie sovrapposte.[4]

Le mensole laterali registrano livelli ai quali il flusso è rimasto stabile. Quando due mensole si saldano, possono separare il condotto in piani distinti. Striature, rivestimenti e superfici del pavimento permettono di leggere le successive fasi di scorrimento e drenaggio.[7]

Le aperture nel tetto sono spesso definite skylights. Nel lessico hawaiano compare puka, mentre nelle Canarie è comune jameo. Un collasso avvenuto durante il flusso può lasciare pochi blocchi, perché la lava li trasporta. Dopo il drenaggio, il materiale caduto resta generalmente sul pavimento.[4]

Una successione di depressioni in superficie segnala un possibile sistema sotterraneo. Non dimostra da sola l’esistenza di una galleria continua. Anche a Harrat Khaybar, diversi collegamenti richiedono una verifica diretta.[1][4]

Minerali e acqua nei tubi di lava: due fasi della storia sotterranea

Le stalattiti di lava non hanno la stessa origine delle comuni stalattiti di calcite. Derivano da materiale fuso che aderisce alla volta o da rifusione locale, seguita dalla solidificazione. Sono testimonianze della fase calda del condotto.[7]

Dopo l’eruzione, le acque di infiltrazione e l’evaporazione possono generare depositi secondari. Nelle grotte etnee sono stati descritti solfati, cloruri e altri minerali. Alcuni sono effimeri, perché molto solubili o instabili al variare della temperatura. La Grotta Cutrona, formatasi durante l’eruzione del 1991–1993, costituisce un riferimento per lo studio di queste trasformazioni.[7]

L’acqua può anche riutilizzare il condotto come via di drenaggio. Entra da ingressi e fratture, trasporta sedimenti e forma pozze. Sono documentati tratti sommersi, come nel sistema di La Corona a Lanzarote. Kahf al-Khasf mostra una situazione diversa ma collegata: un tubo vulcanico intercetta il deflusso episodico di una valle superficiale.[1][4]

Vulcanospeleologia in Italia: l’Etna e le grotte delle eruzioni storiche

L’Etna è il principale riferimento italiano della disciplina. Scintilena riporta oltre 200 cavità vulcaniche censite. Il patrimonio comprende tubi di scorrimento, cavità degli apparati eruttivi e sistemi di frattura. Il Centro Speleologico Etneo e il Gruppo Grotte Catania CAI contribuiscono all’esplorazione, alla documentazione e alla formazione.[5]

Il territorio permette di associare numerose grotte a eruzioni storiche conosciute. Paolo Mammino e Francesco Santonocito, nelle Memorie descrittive della Carta geologica d’Italia, hanno analizzato cavità originate dalla colata del 1669 presso Belpasso. Lo studio descrive biforcazioni, mensole, stalattiti, rotoli lavici e aperture da crollo.[7]

La Grotta dei Tre Livelli mostra un sistema di condotti sovrapposti. La Grotta del Gelo documenta un altro percorso evolutivo: una cavità lavica conserva ghiaccio grazie al proprio assetto e al microclima. Il monitoraggio collega così la speleologia vulcanica allo studio dei depositi glaciali sotterranei.[5]

Il valore scientifico dell’Etna non dipende soltanto dal numero delle grotte. Risiede anche nella possibilità di confrontare cavità di età diverse e di leggere la loro evoluzione dopo il raffreddamento.[7]

Grotte laviche nel mondo: Hawaii, Canarie, Islanda, Jeju e Undara

Le Hawaii ospitano alcuni dei sistemi più sviluppati. Kazumura, sull’isola di Hawai?i, raggiunge circa 65,5 chilometri secondo la revisione scientifica del 2025. Il National Park Service la indica come il più lungo tubo lavico conosciuto. Il valore riguarda lo sviluppo complessivo del sistema sotterraneo.[4][9]

Nelle Canarie, La Corona a Lanzarote è un riferimento per lo studio dei grandi condotti e dei tratti sommersi. Le ricerche dell’Università di Padova evidenziano il ruolo di un livello piroclastico nello sviluppo del sistema. Questo aiuta a comprendere come la lava possa utilizzare e ampliare orizzonti relativamente deboli del substrato.[8]

In Islanda, Surtshellir occupa un posto nella storia delle osservazioni scientifiche dei tubi lavici. La revisione del 2025 richiama descrizioni settecentesche e ottocentesche che interpretavano questi ambienti attraverso il movimento della lava e la solidificazione della copertura.[4]

A Jeju, in Corea del Sud, il sistema di Geomunoreum fa parte del sito UNESCO Jeju Volcanic Island and Lava Tubes. Le gallerie presentano pareti laviche scure e concrezioni carbonatiche secondarie. Il riconoscimento del 2007 collega tutela delle cavità, storia geologica e gestione del territorio sovrastante.[10][11]

In Australia, Undara conserva tubi lavici con ecosistemi specializzati e importanti colonie di pipistrelli. L’ente parco del Queensland descrive numerose specie cavernicole e, in alcuni condotti, elevate concentrazioni di anidride carbonica. Il sistema mostra quanto le condizioni biologiche e atmosferiche possano variare tra grotte di origine simile.[12]

Biospeleologia e archeologia delle grotte laviche

Un animale osservato in grotta non è automaticamente una specie esclusivamente cavernicola. Nel rapporto saudita sono distinte le presenze dirette di pipistrelli, ragni e scorpioni dalle tracce indirette dei carnivori. Per alcuni scorpioni e per lo scheletro attribuito al caracal, le identificazioni restano probabilistiche.[1]

Le cavità basaltiche possono ospitare anche comunità microbiche. La revisione di Léveillé e Datta del 2010 collega disponibilità d’acqua, microbiologia e formazione di minerali secondari. Questi processi interessano l’astrobiologia, perché possono produrre o conservare biosignature, ossia tracce riconducibili all’attività biologica.[13]

Sul piano archeologico, il riparo sotterraneo può favorire la conservazione di materiali esposti in superficie a vento, calore e forti oscillazioni termiche. A Umm Jirsan, scavi, datazioni e analisi isotopiche hanno permesso di ricostruire frequentazioni e aspetti della mobilità pastorale.[3]

Muri e ingressi modificati, come quelli osservati nel 2026, documentano utilizzi precedenti. Non assegnano automaticamente una data alle frequentazioni. Preservare la posizione dei reperti e distinguere gli accumuli prodotti dagli animali dalle attività umane consente di mantenere leggibile il contesto.[1][3]

Tutela delle grotte laviche: sicurezza, atmosfera e patrimonio culturale

La presenza di basalto non garantisce la stabilità di un ingresso o di una volta. Gli ambienti sotterranei possono inoltre trattenere gas. A Undara, l’ente parco segnala in alcuni tubi concentrazioni di CO? fino al 6% e consente l’accesso alle gallerie soltanto attraverso visite guidate.[12][14]

La tutela riguarda anche i valori culturali. Alle Hawaii, alcune grotte sono luoghi di sepoltura sacri e il parco ne vieta l’ingresso. A Jeju, l’UNESCO richiama il controllo dei visitatori e delle attività agricole che possono influire sul sottosuolo. Proteggere una grotta significa quindi considerare anche il territorio sovrastante.[9][11]

La campagna saudita ha adottato una documentazione senza raccolta. La prosecuzione delle ricerche potrà affiancare al rilievo l’analisi dei settori allagati, dei depositi e delle comunità animali, mantenendo questa attenzione alla conservazione.[1]

Tubi di lava sulla Luna e su Marte: il ruolo degli analoghi terrestri

Le grotte laviche terrestri aiutano a interpretare aperture, catene di collasso e anomalie osservate su altri corpi del Sistema solare. Sulla Luna e su Marte, gran parte della ricostruzione dipende dal telerilevamento e dai modelli. Non dispone dello stesso livello di verifica diretta delle grotte esplorate sulla Terra.[4]

Questi ambienti vengono studiati come possibili protezioni da radiazioni, micrometeoriti e forti escursioni termiche. Su Marte interessano anche per la conservazione di eventuali tracce biologiche. Sono obiettivi di ricerca, non dimostrazioni di abitabilità operativa o di vita extraterrestre.[4][13]

Il confronto con Etna, Hawaii, Canarie e Arabia Saudita permette di studiare sul terreno i processi che le osservazioni orbitali possono soltanto suggerire. Per questo la cartografia delle grotte laviche e la comprensione della loro evoluzione hanno un valore che supera il singolo campo vulcanico.[4][8]


Il file Markdown allegato contiene l’articolo e la relazione estesa, per circa 3.500 parole, con ulteriori sezioni su rilievo, idrologia, mineralogia e domande di ripasso.

Fonti
https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf
[2] Vulcanospeleology in Saudi Arabia | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/247
[3] First evidence for human occupation of a lava tube in Arabia: The archaeology of Umm Jirsan Cave and its surroundings, northern Saudi Arabia https://doi.org/10.1371/journal.pone.0299292
[4] Lava Tubes on Earth, the Moon, and Mars – Springer Nature https://link.springer.com/article/10.1007/s11214-025-01260-9
[5] L’Etna Sotto l’Etna https://www.scintilena.com/letna-sotto-letna-le-200-grotte-vulcaniche-quante-sono-e-dove-si-trovano/05/06/
[6] Lava Caves/Tubes – Caves and Karst (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/subjects/caves/lava-caves-or-tubes.htm
[7] Le gallerie laviche del Monte Etna: le grotte dell’eruzione del … https://www.isprambiente.gov.it/files2017/pubblicazioni/periodici-tecnici/memorie-descrittive-della-carta-geologica-ditalia/volume-102/memdes_102_mammino2.pdf
[8] Inception and Evolution of La Corona Lava Tube System https://www.geoscienze.unipd.it/en/inception-and-evolution-la-corona-lava-tube-system-0
[9] Lava Tubes – Hawai?i Volcanoes – National Park Service https://www.nps.gov/havo/learn/nature/lava-tubes.htm
[10] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/
[11] Decision – 31 COM 8B.12 – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/decisions/1310/
[12] Nature, culture and history | Undara Volcanic National Park https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/about/culture
[13] Lava tubes and basaltic caves as astrobiological targets on Earth … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0032063309001603
[14] Things to do | Undara Volcanic National Park – Queensland Parks https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/things-to-do
[15] The Rare Trachyandesitic Lavas at Mount Etna: A Case Study to Investigate Eruptive Process and Propose a New Interpretation for Magma Genesis https://www.mdpi.com/2075-163X/11/3/333/pdf
[16] Time and space scattered volcanism of Mt. Etna driven by strike-slip tectonics https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6702169/
[17] Lava Tube Caves on the Earth: A Review of Published Data Aimed … https://ui.adsabs.harvard.edu/abs/2023LPICo2697.1005C/abstract
[18] Explosive Paroxysmal Events at Etna Volcano of Different Magnitude and Intensity Explored through a Multidisciplinary Monitoring System https://www.mdpi.com/2072-4292/14/16/4006/pdf?version=1660737435
[19] [PDF] The Astrobiology of the https://ntrs.nasa.gov/api/citations/20170005255/downloads/20170005255.pdf
[20] Sicily and southern Calabria focal mechanism database: a valuable tool for local and regional stress-field determination https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6109/6210
[21] The VEI 2 Christmas 2018 Etna Eruption: A Small But Intense Eruptive Event or the Starting Phase of a Larger One? https://www.mdpi.com/2072-4292/12/6/905/pdf
[22] [PDF] Lunar and Martian Lava Tube Exploration as Part of an Overall … https://www.lpi.usra.edu/decadal/leag/AndrewWDagaFINAL.pdf
[23] Large dyke intrusion and small eruption: The December 24, 2018 Mt. Etna eruption imaged by Sentinel?1 data https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1111/ter.12403
[24] Newly selected NASA mission will hunt for caves on the Moon https://www.astronomy.com/science/newly-selected-nasa-mission-will-hunt-for-caves-on-the-moon/
[25] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[26] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/489/
[27] Intrusive Seismic Swarms as Possible Precursors of Destructive Earthquakes on Mt. Etna’s Eastern Flank https://downloads.hindawi.com/journals/ijge/2022/8565536.pdf
[28] [PDF] 2025 Volcanic Caving in Saudi Arabia https://speleo.nl/wp-content/uploads/2026/04/2025-Saudi-Arabia.pdf
[29] 3D seismic velocity models from local earthquake tomography furnish new insights on the Mount Etna volcano (Southern Italy) https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11574274/
[30] grotta glaciale Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/tag/grotta-glaciale/
[31] Bryophyte Diversity and Distribution Patterns along Elevation Gradients of the Mount Etna (Sicily), the Highest Active Volcano in Europea https://www.mdpi.com/2223-7747/12/14/2655/pdf?version=1689406007
[32] Grotta di Manjanggul, Jeju – Prenota biglietti e tour – GetYourGuide https://www.getyourguide.com/it-it/grotta-di-manjanggul-l91352/
[33] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES – SYMPOSIA https://www.vulcanospeleology.org/sym22/22ndsymposia.html
[34] La Grotta del Gelo dell’Etna: Il Ghiacciaio più Meridionale d’Europa … https://www.scintilena.com/la-grotta-del-gelo-delletna-il-ghiacciaio-piu-meridionale-deuropa-custodisce-un-equilibrio-fragile-tra-lava-e-ghiaccio/10/04/
[35] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/news.html
[36] CALENDAR – COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/calendar.html
[37] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES https://www.vulcanospeleology.org/menu.html
[38] Ragni di grotta sull’Etna: la temperatura decide chi sopravvive https://www.scintilena.com/ragni-di-grotta-sulletna-la-temperatura-decide-chi-sopravvive/08/25/
[39] COMMISSION ON VOLCANIC CAVES – SYMPOSIA https://www.vulcanospeleology.org/symposia.html
[40] Manjanggul – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Manjanggul
[41] Caverna di Manjanggul a Gujwa: tour e visite guidate | Expedia.it https://www.expedia.it/Caverna-Di-Manjanggul-Gujwa.d6119690.Punti-di-Interesse
[42] Guida a Manjanggul: Orari, Biglietti e Cosa Aspettarsi 2026 https://www.jeju-escape.com/it/guide/grotta-lavica-di-manjanggul/
[43] MANJANGGUL LAVA TUBE: Tutto quello che c’è da sapere (2026) https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g297885-d34469345-Reviews-Manjanggul_Lava_Tube-Jeju_Jeju_Island.html
[44] [PDF] 22nd Symposium – The Commission on Volcanic Caves – UIS https://www.vulcanospeleology.org/sym22/ISV22%20second%20circular%2015042026_final.pdf
[45] https://www.jeju.go.kr/003896355596/003829246732/j… https://www.jeju.go.kr/003896355596/003829246732/jejuwnh/unesco/world.htm
[46] Hex Code-based Geological Cross-sections Describing Landscape Dynamics in the Jeju Geomunoreum Lava Tube System http://www.korseaj.org/selectArticleInfo.do?article_a_no=HGNHB8_2022_v41n1_65&ano=HGNHB8_2022_v41n1_65
[47] Hydrochemical characteristics of dripwater in the Geomunoreum lava tube system in Jeju Island and interpretation of its origin through comparison with rainwater http://www.dbpia.co.kr/Journal/ArticleDetail/NODE12485820
[48] A Study on the Blasting Vibration Characteristics of Geomunoreum Lava Tubes System, Jeju Island http://koreascience.or.kr/journal/view.jsp?kj=JJGHBG&py=2021&vnc=v31n1&sp=103
[49] About | Undara Volcanic National Park – Queensland Parks https://parks.qld.gov.au/parks/undara-volcanic/about
[50] A study on the vehicles and construction equipments vibration characteristics of Geomunoreum lava tube system, Jeju Island http://www.dbpia.co.kr/Journal/ArticleDetail/NODE10550001
[51] The Geomunoreum Lava Tube System in the northeastern Jeju Island, Korea https://www.semanticscholar.org/paper/c08f31504a103dfb7c446d9e6e7092add77ed93b
[52] Rare or threatened animals of Undara Lava Tubes DIWA nationally … https://wetlandinfo.detsi.qld.gov.au/wetlands/facts-maps/wildlife/?&AreaID=diwa-wetland-undara-lava-tubes&Kingdom=animals&SpeciesFilter=RareOrThreatened
[53] Spring Water and Water Culture on Jeju Island https://ngwa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1745-6584.2011.00862.x
[54] Undara Volcanic National Park – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Undara_Volcanic_National_Park
[55] Jeju: South Korea’s premier island geotourism destination https://www.semanticscholar.org/paper/f9912caf7f2c36297238beb1582c8ea264aded28
[56] Kazumura Cave – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Kazumura_Cave
[57] ???????? ???? ??? ?? https://www.semanticscholar.org/paper/4933be4a0669685a4fc329824831fd4c3ae06c13
[58] Visit The Undara Lava Tubes | Cairns & Great Barrier Reef https://tropicalnorthqueensland.org.au/articles/must-visit-undara-lava-tubes/
[59] The Survey of Lava Tube Distribution in Jeju Island by Multi-Source Data Fusion https://www.mdpi.com/2072-4292/14/3/443/pdf?version=1642504389
[60] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Videos – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/video
[61] Volcaniclastic tide-modulated tempestite in a coastal tuff ring, Jeju Island, Korea https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6401065/
[62] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Documents https://whc.unesco.org/en/list/1264/documents/
[63] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – Gallery – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/en/list/1264/gallery/
[64] [PDF] WHV – Jeju – World Heritage Centre https://whc.unesco.org/document/140591
[65] Senza titolo https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/citationstylelanguage/get/turabian-fullnote-bibliography?submissionId=247
[66] Senza titolo https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/citationstylelanguage/get/vancouver?submissionId=247
[67] Acta Carsologica – ZRC SAZU, Založba ZRC https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica
[68] Author Details | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/user/setLocale/en_US?source=/carsologica/search/authors/view?firstName=Luca&middleName=&lastName=Zini&affiliation=&country=IT
[69] About the Journal | Acta Carsologica https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/about
[70] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes (1264) – Basic Webpage – WII https://c2c.wii.gov.in/jeju-volcanic-island-and-lava-tubes
[71] Nella penisola arabica, tra lava e vuoto, un sistema di grotte … https://www.scintilena.com/jabal-al-hil-nella-penisola-arabica-tra-lava-e-vuoto-un-sistema-di-grotte-basaltiche-sfida-i-limiti-dellesplorazione/04/11/
[72] Jeju Volcanic Island and Lava Tubes – IUCN World Heritage Outlook https://worldheritageoutlook.iucn.org/node/1146

Grotte Laviche

https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf

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Grotte laviche di Harrat Kishb: tre siti e dieci pozzi sul vulcano Jabal Umm Arqiba

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La ricognizione dell’aprile 2026 amplia le conoscenze sulle grotte laviche di Harrat Kishb, in Arabia Saudita. A Jabal Umm Arqiba sono stati documentati tre siti ipogei e una catena di sprofondamenti legata al drenaggio della lava.

Grotte laviche di Harrat Kishb: i risultati della ricognizione

Tre siti di cavità e dieci depressioni allineate sul fianco di un cono vulcanico. Sono gli elementi documentati dalla ricognizione speleologica condotta nell’aprile 2026 a Jabal Umm Arqiba, nel settore settentrionale di Harrat Kishb, in Arabia Saudita. Le osservazioni forniscono evidenze dirette del passaggio sotterraneo della lava anche in questa porzione del campo vulcanico.[1]

Il rapporto è firmato da Boaz Langford, Noam Hecht, Noam Ganz, Ayal Alexander e Dominik Frohlich. È pubblicato nel numero 87, datato settembre 2026, della newsletter della Commissione sulle Grotte Vulcaniche dell’Union Internationale de Spéléologie. L’indagine prosegue il lavoro svolto attorno a Jabal Al-Hil, nel settore meridionale, descritto nella newsletter del 2025.[1]

I tre siti prendono il nome di Umm Arqiba Cave 1, Cave 2 e Cave 3. Il primo comprende passaggi sotterranei percorsi per alcune decine di metri. Il secondo è una piccola cavità sviluppata lungo una frattura. Il terzo è un ingresso in parete, ancora da raggiungere con tecniche su corda.[1]

Harrat Kishb e i basalti Hil: il contesto delle grotte laviche

Harrat Kishb occupa circa 5.892 chilometri quadrati nell’Arabia Saudita centro-occidentale. La sua successione vulcanica comprende tre unità principali: i basalti Diakah, Nafrat e Hil, dal più antico al più recente. L’evoluzione del campo è stata descritta da Victor E. Camp, Michael J. Roobol e Peter R. Hooper in uno studio pubblicato nel 1992 sul Geological Society of America Bulletin.[1][2]

Le grotte laviche di Harrat Kishb finora documentate si trovano nei basalti Hil. Questa unità, più giovane di un milione di anni, affiora soprattutto in due aree distinte, una meridionale e una settentrionale. Le precedenti ricerche si erano concentrate principalmente sulla prima.[1]

Le ricognizioni del Saudi Geological Survey e di John Pint avevano già individuato tubi lavici e ingressi di grotta. Nel 2025, nuove indagini attorno a Jabal Al-Hil avevano aggiornato i rilievi e aggiunto una prosecuzione di 30 metri a Ghostly Cave. La visita del 2026 sposta ora l’attenzione verso l’affioramento settentrionale dei basalti Hil.[1]

Jabal Umm Arqiba nella catena dei sette coni vulcanici

Jabal Umm Arqiba è il cono più settentrionale di un allineamento di sette rilievi di scorie vulcaniche. La catena segue una direzione approssimativamente nord-sud. I coni emergono per circa 100 metri dalla pianura basaltica circostante. La sommità di Umm Arqiba raggiunge approssimativamente 1.400 metri di quota.[1]

Sul versante nord-occidentale, una colata ha attraversato il bordo del cratere ed è scesa lungo il pendio. Questa struttura, indicata nel rapporto come “lava fall”, ospita la sequenza dei dieci pozzi. All’interno del cratere si conserva anche un terrazzo basaltico. Gli autori lo interpretano come una traccia del livello di un antico lago di lava, formatasi probabilmente durante una riduzione dell’alimentazione eruttiva.[1]

La presenza di condotti vuoti vicino ai centri eruttivi è già descritta nelle ricerche sulle grotte saudite. Il drenaggio della lava può lasciare spazi sotterranei quando il materiale ancora fluido defluisce da una struttura già delimitata da roccia solidificata. È uno dei processi illustrati da Roobol per le cavità dell’area di Jabal Hil.[3]

Dieci pozzi di collasso lungo la colata di Jabal Umm Arqiba

Le depressioni sono numerate da P1 a P10. Si distribuiscono tra circa 1.370 e 1.240 metri sul livello del mare. Scendendo verso la base del cono, diventano generalmente meno profonde e meno ripide. Il loro allineamento suggerisce l’esistenza di un precedente percorso sotterraneo della lava.[1]

Il rapporto le interpreta come pukas, aperture di collasso sopra un tubo lavico o un condotto poco profondo. La ricognizione non ha individuato una galleria accessibile continua fra i pozzi. La geometria della sequenza richiama quella osservata a Jabal Al-Hil, dove sono presenti soltanto collegamenti limitati fra i segmenti percorribili.[1]

P1 presenta una parete sud-orientale alta fino a circa dieci metri. Il fondo raccoglie polveri fini e sedimenti argillosi e può ospitare acqua dopo le piogge. Durante la visita erano presenti piante annuali di Blepharis attenuata. Fra i blocchi di crollo è stato percorso un breve passaggio basso, con ossa ed escrementi attribuiti alla frequentazione di iene.[1]

P2 e P3 conservano margini più scoscesi verso sud ed est. Sul fondo di P4 sono stati osservati bassi muretti in pietra, testimonianza di un uso umano dello spazio riparato. La loro funzione e la loro età non sono state determinate. P5 mostra una morfologia simile a un canale; P6-P10 sono stati localizzati sulle immagini satellitari, senza ispezione diretta sul terreno.[1]

Umm Arqiba Cave 1: aria calda, condotti e pipistrelli

Fra le grotte laviche di Harrat Kishb descritte nella ricognizione, Umm Arqiba Cave 1 offre le prospettive esplorative più concrete. L’ingresso si trova vicino al bordo settentrionale del cratere. Un breve pozzo, profondo circa 1,5 metri, introduce a un passaggio basso e alla prima di due piccole sale.[1]

Dalla seconda sala prosegue un condotto lavico inclinato di circa 15 gradi verso il basso. Durante la visita, la cavità appariva insolitamente calda e umida. Era inoltre attraversata da una corrente d’aria marcata, osservata in una giornata con vento forte anche all’esterno.[1]

Seguendo il flusso d’aria, gli esploratori hanno raggiunto un cunicolo polveroso e una strettoia non superata. L’aria calda e umida suggerisce la possibile presenza di altri vuoti collegati oltre il limite raggiunto. Si tratta di un’indicazione per future esplorazioni, non della dimostrazione di una prosecuzione già percorribile.[1]

Nella grotta sono stati osservati circa venti pipistrelli insettivori, attribuiti preliminarmente al genere Rhinopoma. Sono presenti anche ossa, escrementi di iena e altre deiezioni, forse di volpe, ricche di resti di coleotteri. Rivestimenti bianchi sulle superfici potrebbero essere costituiti da gesso o calcite; la composizione resta da verificare con analisi.[1]

Umm Arqiba Cave 2 e Cave 3: fratture e ingressi in parete

Umm Arqiba Cave 2 si apre nella parete settentrionale del cratere. Il suo ingresso ampio conduce a un ambiente poco profondo e illuminato, sviluppato lungo una frattura di tensione. La fessura può essere seguita per pochi metri, prima di restringersi.[1]

Umm Arqiba Cave 3 è invece visibile nella parete meridionale. La forma dell’apertura ricorda la sezione di un tubo lavico. Poco più a ovest compare un secondo ingresso orizzontale, apparentemente associato a un ampio riparo. Nessuna delle due aperture è stata raggiunta durante la visita: l’accesso richiede corde e una ricognizione tecnica dedicata.[1]

Grotte laviche di Harrat Kishb: ricerca e patrimonio geologico

I risultati ampliano verso nord la distribuzione conosciuta delle strutture legate al drenaggio sotterraneo della lava. La catena di pozzi rende leggibile in superficie un antico percorso di deflusso. Cave 1 conserva invece un tratto accessibile del sistema ipogeo, insieme a elementi di interesse faunistico e microclimatico.[1]

Il confronto con Jabal Al-Hil suggerisce che il sistema di Umm Arqiba sia meno conservato e forse relativamente più antico. Questa interpretazione dovrà essere verificata mediante ulteriori rilievi e datazioni. Le priorità indicate dal rapporto comprendono il riesame della strettoia di Cave 1 e l’accesso tecnico agli ingressi meridionali.[1]

Il cono vulcanico, la colata sul pendio, i pozzi di collasso e il terrazzo interno al cratere compongono un paesaggio di interesse geologico. Insieme al vicino Jabal Aslaj, già segnalato nella letteratura sul patrimonio vulcanico saudita, Jabal Umm Arqiba offre nuovi elementi per lo studio e la valorizzazione delle grotte laviche di Harrat Kishb.[1]


Fonti

https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/10/UIS_Volcano_newsletter_87_small.pdf
[2] The Arabian continental alkali basalt province: Part III. Evolution of … https://pubs.geoscienceworld.org/gsa/gsabulletin/article/104/4/379/182657/The-Arabian-continental-alkali-basalt-province
[3] LAVA FIELDS OF SAUDI ARABIA – Saudicaves http://www.saudicaves.com/lava/introobl.htm
[4] Collective Memory and Narrative Cohesion: A Computational Study of
Palestinian Refugee Oral Histories in Lebanon https://arxiv.org/abs/2501.13682
[5] The 1256 AD Al Madinah historic eruption geosite as the youngest … https://link.springer.com/article/10.1007/s00531-013-0878-4
[6] Critical Literature Study on Habaib Identity in the constellation of Islamic studies in Indonesia from the colonial period to the present https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/23311983.2022.2096286?needAccess=true
[7] [PDF] Geologic Map of the Northern Harrat Rahat Volcanic Field, Kingdom … https://pubs.usgs.gov/sim/3428/sim3428_pamphlet.pdf
[9] Refined chronology of late Quaternary eruptions at Harrat Khaybar … https://www.usgs.gov/publications/refined-chronology-late-quaternary-eruptions-harrat-khaybar-saudi-arabia-implications
[11] Harrat Kishb – Smithsonian Institution | Global Volcanism Program https://volcano.si.edu/volcano.cfm?vn=231071
[12] Camp, V. E., & Roobol, M. J. (1989). The Arabian continental alkali … https://www.mindat.org/reference.php?id=15930574
[13] Harrat Kishb – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Harrat_Kishb
[14] Archive pdf | Kuwait Times Newspaper https://kuwaittimes.com/archive-pdf/
[15] Alhurra|Newsletters https://alhurra.com/en/product/newsletters
[16] [PDF] AN ABSTRACT OF THE THESIS OF https://fac.ksu.edu.sa/sites/default/files/alhejjisuhail2019_0.pdf
[17] http://alshaqab.com/ar/newsletter-issue-1 http://alshaqab.com/ar/newsletter-issue-1
[18] Fire Forts .. a 30-Million-Year-Old Land That Reveals the History of … https://www.spa.gov.sa/en/N2143073
[19] Ads https://www.argaam.com/en/tags/id/25704/1/ads

Vulcanospeleologia in Arabia

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Sistema Delissea alle Hawaii: 190 chilometri di grotte laviche e nuove connessioni sul vulcano Hual?lai

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Il sistema Delissea raggiunge 70 chilometri di gallerie collegate e percorribili in continuità. L’aggiornamento delle esplorazioni descrive nuovi settori, resti di pipistrelli, depositi di ossa di uccelli estinti e prospettive di ricerca con il LiDAR.

Sistema Delissea: il nuovo bilancio delle esplorazioni alle Hawaii

Il sistema Delissea, sull’isola di Hawai?i, ha raggiunto 190 chilometri di sviluppo rilevato. La rete di grotte laviche si estende sul versante settentrionale del vulcano Hual?lai, nell’area protetta di Pu?u Wa?awa?a. Il dislivello complessivo è di 1.654 metri, fra quote di 2.296 e 642 metri.

Il nuovo bilancio è presentato da Peter Bosted nell’articolo “The Delissea System of Hawai’i Island — The Cave that Won’t Quit”. Il contributo compare nel numero 87 della newsletter della Commissione UIS sulle grotte vulcaniche, datato settembre 2026. La carta generale che accompagna il resoconto è aggiornata ad agosto 2026.

Nel 2024, al simposio internazionale di vulcanospeleologia delle Galápagos, Bosted aveva illustrato una rete di 150 chilometri. Il nuovo aggiornamento porta quindi il totale a 40 chilometri in più. Dal 2008 il progetto ha continuato ad ampliare la documentazione, con almeno dieci chilometri di nuove gallerie rilevate ogni anno secondo il resoconto dell’esploratore.

Grotte laviche di Delissea: 190 chilometri di sistema e 70 in continuità

I 190 chilometri comprendono l’intera rete documentata del sistema Delissea. Al suo interno, 70 chilometri appartengono alla porzione definita “caver contiguous”: gallerie collegate lungo un percorso che uno speleologo può seguire mantenendosi sotto una copertura rocciosa. Questa può essere anche il margine aggettante di un’apertura o di una trincea.

La distinzione è importante per leggere correttamente i dati esplorativi. Lo sviluppo complessivo del sistema e quello della parte percorribile in continuità descrivono due grandezze diverse. Per quest’ultima il dislivello è di 1.254 metri.

Negli ultimi due anni sono stati collegati alla rete continua i settori Bat Sanctuary e Lower Delissea. Ne fanno parte anche Delissea Top, Upper Delissea, Pig Fence, Ambigua, Hapuu e Middle Delissea.

La rete presenta una struttura intrecciata. In alcune aree si affiancano fino a trenta gallerie quasi parallele. Le interruzioni fra i tratti cartografati dipendono da occlusioni laviche, crolli e passaggi ancora da rilevare.

Tubi lavici del vulcano Hual?lai: come nasce una rete sotterranea

Le grotte laviche si formano quando la superficie di una colata si raffredda e solidifica, mentre la lava continua a scorrere all’interno. La crosta crea una copertura che isola il flusso. Quando l’alimentazione termina e il condotto si svuota, può rimanere una galleria sotterranea. Anche le stalattiti laviche possono formarsi mentre la lava è ancora presente nel tubo. [web:19]

Nel sistema Delissea, sovrapposizioni e ramificazioni producono una geometria articolata. Il progetto registra un’inclinazione media di 9,9 gradi, considerata elevata per una grotta vulcanica. Le esplorazioni documentano ambienti ampi, cunicoli bassi, ingressi da crollo e livelli sovrapposti.

Il settore Delissea Top ne offre un esempio. Qui sono stati riconosciuti cinque livelli distinti, distribuiti su circa trenta metri di dislivello.

Pu?u Wa?awa?a e Delissea: dalle piante rare alle prime esplorazioni

La storia del sistema Delissea nasce anche dalla ricerca sulla vegetazione. Nei primi decenni del Novecento, parte della foresta originaria fu eliminata per fare spazio al pascolo. Negli anni Novanta il biologo Jon Giffin studiò ciò che restava dell’ecosistema nativo.

Le piante sopravvivevano soprattutto nei luoghi inaccessibili a bovini, maiali, capre e pecore. Fra questi figuravano gli ingressi ripidi delle grotte e le aperture nella volta, chiamate “puka”. Giffin ne cartografò numerosi e individuò piante rare, fra cui un esemplare vivente di Delissea ritenuto scomparso.

Le aperture divennero così punti di partenza per le esplorazioni sotterranee. Giffin assegnò alle cavità nomi ispirati alle piante locali. Quelle considerate inizialmente grotte separate si rivelarono poi settori di una rete più ampia.

La tutela della vegetazione resta parte della gestione dell’area. La Division of Forestry and Wildlife delle Hawaii documenta interventi di controllo degli ungulati, recinzioni per le piante rare e rimozione di specie vegetali non native avviati dal 1990. Il piano di gestione di Pu?u Wa?awa?a riconosce inoltre il valore dei tubi lavici per i depositi di ossa e gli invertebrati sotterranei. [web:2][web:8]

Esplorazione del sistema Delissea: da Giffin e Medville al progetto Bosted

Nel 1999 Giffin coinvolse la speleologa e conservazionista Barbara Schaeffer per rilevare un settore ricco di ossa di uccelli. Furono cartografati circa due chilometri della cavità chiamata Umini Manu, ossia “trappola per uccelli”. Un lavoro successivo interessò Ambigua Cave, con la partecipazione di Doug e Hazel Medville.

Dal 2008 Doug Medville e Nevin Davis ottennero un permesso per rilevare altre grotte dell’area. Peter e Annie Bosted entrarono nel progetto nel 2010. Nel 2015 Peter Bosted ne assunse la responsabilità principale, mentre diventava evidente l’appartenenza di molte cavità allo stesso sistema.

Dal 2016 Bosted ha effettuato mediamente circa cinquanta uscite all’anno a Delissea. La distanza dalla sua abitazione di Ocean View e gli accessi lungo piste richiedono una logistica articolata. I soggiorni di più giorni nelle strutture disponibili nell’area hanno consentito di concentrare il lavoro sul campo.

Il progetto coinvolge speleologi statunitensi e di altri Paesi. Steve Lewis contribuisce alle esplorazioni e alla cartografia. Dal 2024 Ron DeLano, trasferitosi a Kona, è diventato un compagno regolare delle uscite. Fra i collaboratori più assidui figurano anche Tomislav Gracanin, Veda Hackell, Carol Vesely, Bob Richards, Annie Bosted, Doug Medville e Allan Cobb.

Bat Sanctuary: resti di pipistrelli nelle grotte laviche di Delissea

Una delle scoperte recenti riguarda Bat Sanctuary, a circa 2.100 metri di quota. Gli esploratori hanno osservato una dozzina di scheletri di pipistrello. Alcuni conservavano ancora tracce di pelliccia. Attraverso passaggi stretti, il settore è stato collegato al resto del sistema Delissea in due punti.

Oggi la cavità presenta un solo ingresso. Bosted propone che altre aperture siano state chiuse da una colata successiva. Lava nera più recente compare infatti alle terminazioni verso monte di numerose gallerie parallele. Si tratta dell’interpretazione avanzata nel resoconto per spiegare la configurazione osservata.

Il pipistrello hawaiano comunemente chiamato ??pe?ape?a riposa prevalentemente sugli alberi e si alimenta di insetti, soprattutto falene. Il National Park Service precisa che non occupa abitualmente grotte e tubi lavici. Il ritrovamento dei resti a Bat Sanctuary aggiunge quindi un elemento alla documentazione naturalistica del sistema, senza implicare la presenza di una colonia attuale. [web:4]

Il settore conserva anche pavimenti e formazioni laviche dalle colorazioni arancioni. Alcuni passaggi ancora da esplorare si trovano nella parte più remota della rete, a circa due ore dall’ingresso più vicino.

Delissea Top, Branta Rhuax e Henahena: i nuovi rilievi speleologici

Le campagne recenti hanno interessato più fronti. Nel settore Pua?akuhinia è stato rilevato circa un chilometro di gallerie. Il nome deriva da una pianta endemica osservata all’ingresso. La cavità si trova circa cento metri a est della rete già conosciuta e in allineamento con Ambigua. La ricerca di ingressi intermedi potrà verificare una possibile connessione.

A Delissea Top è stato esplorato un cunicolo lungo circa settecento metri, privo di diramazioni e ingressi intermedi. Corre a meno di due metri dalla superficie. Altri settecento metri di gallerie sono stati rilevati a oltre trenta metri di profondità, in ambienti umidi e freddi, con depositi viscidi.

Dopo un infortunio di Bosted alla fine del 2025, il lavoro si è concentrato anche su accessi inferiori vicini alle strade. Ventidue uscite nella parte orientale di Branta Rhuax hanno prodotto oltre sei chilometri di rilievo. Le gallerie sono relativamente superficiali e spesso percorribili in piedi. Radici robuste si sviluppano lungo pavimenti e pareti, talvolta per più di dieci metri.

Nell’ultimo anno, almeno trenta uscite intorno a Henahena Corral hanno portato al rilievo di circa sedici chilometri di gallerie, in gran parte non documentate. Il lavoro ha incluso nuove misurazioni in Prow Cave, Petrel Bone Cave e Upper Petrel Bone Cave. Due prosecuzioni sono state raggiunte con una scala telescopica. Le ricognizioni in superficie hanno individuato altri ingressi, comprese tre aperture su grandi gallerie sconosciute.

Ossa di uccelli estinti e fauna sotterranea nel sistema Delissea

Le grotte conservano un archivio della fauna hawaiana. Il resoconto descrive resti di uccelli appartenenti a diversi gruppi, comprese oche incapaci di volare e petrelli. Fra i reperti figurano ossa dell’oca estinta Branta rhuax, che ha dato il nome a un settore del sistema.

Secondo la ricostruzione presentata da Bosted, la rete ha un’età superiore a 1.500 anni. Le numerose aperture avrebbero funzionato da trappole naturali: gli uccelli incapaci di volare, una volta caduti, non potevano risalire. Il piano di gestione dell’area conferma la presenza nei tubi lavici di resti subfossili di uccelli estinti e riconosce l’importanza di questi depositi. [web:8]

Gli ingressi contengono anche ossa di bovini, maiali, capre e pecore. La fauna vivente osservata comprende ragni adattati alla vita sotterranea, piccoli insetti saltatori e insetti dalle zampe filiformi. Radici, piante protette nei puka e ambienti sotterranei mostrano il legame fra la grotta e la foresta sovrastante.

Cartografia e LiDAR: le prossime ricerche nelle grotte laviche di Delissea

La documentazione del sistema Delissea comprende circa 760 uscite di rilievo, 34.000 misure fra stazioni e 28.000 stazioni topografiche. Circa 1.500 stazioni presso gli ingressi dispongono di posizioni determinate con GPS. Sono stati registrati 1.250 circuiti chiusi di rilievo, utili al controllo della coerenza della rete.

La carta è suddivisa in duecento tavole, ciascuna relativa a un’area di 200 per 320 metri. I dettagli del pavimento e le sezioni vengono aggiunti progressivamente, soprattutto da Steve Lewis, Derek Wolfe e Bosted. Dopo ogni uscita sono aggiornati l’elenco degli ingressi e il modello tridimensionale consultabile in Google Earth. L’archivio fotografico conta 1.601 immagini, associate a codici, date, descrizioni e stazioni di riferimento.

Restano centinaia di prosecuzioni da verificare. Un nuovo insieme di dati derivati dal LiDAR statale segnala migliaia di depressioni della superficie. Per il progetto rappresenta uno strumento di ricognizione soprattutto nelle aree boscate, dove le immagini satellitari sono meno utili. Le depressioni potranno orientare le ricerche di ulteriori aperture.

Le attività si svolgono con il permesso della Division of Forestry and Wildlife del Department of Land and Natural Resources delle Hawaii. Il programma prosegue così lungo due direttrici: estendere il rilievo delle grotte laviche e documentarne il patrimonio geologico, biologico e paleontologico.

Fonti

Vulcanospeleologia

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