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Normalmente Buio: a Montelupo una serata dedicata alla speleologia con GST Speolo

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La speleologia sarà protagonista il 16 luglio a Montelupo Fiorentino con Normalmente Buio, l’incontro organizzato da FotoLupo ETS insieme ai componenti di GST Speolo, tra racconti di esplorazione, fotografia speleologica e divulgazione del mondo ipogeo.

La speleologia arriva a Montelupo con l’incontro “Normalmente Buio”

Giovedì 16 luglio 2026, alle ore 21.15, Montelupo Fiorentino ospiterà una serata dedicata alla speleologia e alla fotografia del mondo sotterraneo. L’appuntamento, dal titolo “Normalmente Buio”, vedrà la partecipazione dei componenti di GST Speolo, gruppo impegnato da anni nell’esplorazione, nella ricerca e nella divulgazione dell’ambiente ipogeo.

L’iniziativa è inserita nel calendario culturale di FotoLupo ETS e si svolgerà presso il salone teatro del Circolo Il Progresso, in via Rovai 43 a Montelupo Fiorentino. A condurre l’incontro sarà il naturalista e fotografo Marco Cappelletti, mentre gli interventi saranno affidati a Luca Rossi, Lucia Langone, Chiara Giubbani e Duccio Pieri. (FotoLupo ETS?)

Esplorazione delle grotte e fotografia speleologica al centro della serata

L’incontro offrirà al pubblico un racconto dell’attività svolta da GST Speolo, attraverso immagini realizzate in ambiente sotterraneo e testimonianze dirette delle esplorazioni.

Le fotografie costituiranno il filo conduttore della serata, accompagnando il pubblico alla scoperta di ambienti normalmente non accessibili e illustrando le tecniche utilizzate durante le attività di progressione in grotta. Accanto all’aspetto esplorativo sarà dedicato spazio anche al rilievo speleologico, alla ricerca scientifica e alla formazione necessaria per affrontare le cavità naturali in condizioni di sicurezza. (FotoLupo ETS?)

GST Speolo: un gruppo impegnato tra ricerca, formazione e divulgazione

GST Speolo nasce dall’incontro di appassionati accomunati dall’interesse per il mondo ipogeo. Nel corso degli anni il gruppo ha ampliato il proprio campo d’azione, occupandosi di esplorazione di grotte e forre, rilievi topografici, documentazione fotografica e attività formative dedicate alla progressione in ambiente sotterraneo.

La speleologia viene presentata non soltanto come attività esplorativa, ma anche come disciplina che coinvolge aspetti scientifici, ambientali e tecnici. Il racconto delle esperienze sul campo rappresenta quindi un’occasione per far conoscere al pubblico il lavoro svolto dagli speleologi e il valore della documentazione fotografica nella conoscenza delle cavità naturali. (FotoLupo ETS?)

Lo Speleo Foto Contest, riferimento per la fotografia speleologica

Tra le iniziative promosse da GST Speolo trova spazio anche lo Speleo Foto Contest, concorso internazionale di fotografia speleologica giunto nel 2026 alla sua ottava edizione.

Nel corso degli anni il concorso ha raccolto immagini provenienti da numerosi Paesi, contribuendo alla diffusione della fotografia speleologica e alla valorizzazione del patrimonio sotterraneo attraverso il linguaggio delle immagini. La manifestazione rappresenta oggi uno degli appuntamenti più conosciuti nel panorama italiano dedicato alla fotografia in ambiente ipogeo. (FotoLupo ETS?)

Un appuntamento aperto agli appassionati e ai curiosi

La serata è rivolta sia a chi pratica speleologia sia a chi desidera avvicinarsi per la prima volta al mondo delle grotte. Attraverso fotografie, racconti e approfondimenti tecnici sarà possibile conoscere le attività svolte dagli speleologi, comprendere le modalità con cui vengono organizzate le esplorazioni e scoprire come la documentazione fotografica contribuisca alla divulgazione e alla conoscenza degli ambienti sotterranei.

L’iniziativa si inserisce nel programma culturale promosso da FotoLupo ETS, che nel corso dell’anno propone incontri dedicati alla fotografia, alla natura e al territorio, coinvolgendo fotografi, divulgatori e associazioni specializzate. (FotoLupo ETS?)

Fonti

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Cryosphere in Motion: il CNR lancia un video contest dedicato alla criosfera, aperto anche alla comunità speleologica

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Il concorso Cryosphere in Motion, promosso dal CNR attraverso il Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente, invita ricercatori, speleologi, videomaker e appassionati a raccontare la criosfera con brevi video originali. Le candidature sono aperte fino al 15 ottobre 2026.

Cryosphere in Motion: un concorso per raccontare la criosfera

Il Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (DSSTTA-CNR), attraverso il Gruppo di Lavoro Montagne, ha aperto le candidature per il video contest “Cryosphere in Motion”, un’iniziativa dedicata alla divulgazione scientifica e alla valorizzazione della criosfera mediante il linguaggio audiovisivo.

L’obiettivo del concorso è favorire il dialogo tra ricerca scientifica e società, raccogliendo racconti che documentino gli ambienti glaciali, innevati e il permafrost, oggi interessati da cambiamenti sempre più rapidi legati all’evoluzione del clima. Il contest si inserisce nelle attività del CNR dedicate alla comunicazione scientifica sui temi della montagna e della criosfera. (dta.cnr.it?)

La criosfera al centro della divulgazione scientifica

Con il termine criosfera si indica l’insieme delle aree della Terra caratterizzate dalla presenza di acqua allo stato solido: ghiacciai, calotte glaciali, neve, ghiaccio marino e permafrost. Questi ambienti rappresentano uno degli indicatori più sensibili dei cambiamenti climatici e svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione del clima, nella disponibilità delle risorse idriche e nella stabilità degli ecosistemi montani. (dta.cnr.it?)

Attraverso il video contest, il CNR punta a promuovere una comunicazione capace di unire rigore scientifico e capacità narrativa, rendendo accessibili a un pubblico più ampio temi complessi e di grande attualità.

Tre categorie per raccontare gli ambienti glaciali

I partecipanti potranno presentare un video originale scegliendo una delle tre categorie previste dal bando:

  • Vivere la criosfera, dedicata alle esperienze, alle esplorazioni e alle attività professionali negli ambienti glaciali;
  • Science in Action, riservata ai progetti di ricerca, monitoraggio e lavoro sul campo;
  • Sguardi Creativi, pensata per opere artistiche e interpretazioni originali dedicate ai cambiamenti della criosfera.

I video saranno valutati da un comitato composto da esperti delle scienze della criosfera, della comunicazione scientifica e della produzione audiovisiva. Tra i criteri di valutazione figurano la qualità scientifica dei contenuti, l’originalità del messaggio e la qualità tecnica e artistica della realizzazione. (dta.cnr.it?)

Un’opportunità anche per la speleologia

La comunità speleologica può offrire un contributo significativo al concorso. Molti speleologi operano infatti in ambienti glaciali, esplorano grotte di ghiaccio, documentano fenomeni carsici in alta quota e partecipano a progetti di ricerca che riguardano l’evoluzione dei ghiacciai e degli ecosistemi montani.

Le immagini raccolte durante esplorazioni, monitoraggi scientifici e attività di documentazione rappresentano una risorsa preziosa per raccontare l’evoluzione della criosfera e avvicinare il pubblico alla conoscenza di questi ambienti.

Anche fotografi naturalisti, geologi, alpinisti, videomaker e divulgatori scientifici possono partecipare con lavori capaci di descrivere il rapporto tra uomo, ricerca e territorio montano.

Scadenze, premi e modalità di partecipazione

Le candidature dovranno essere completate entro il 15 ottobre 2026.

Per partecipare è necessario compilare il modulo online predisposto dal CNR, inviare la manifestazione di interesse (Allegato A) insieme a una copia del documento d’identità all’indirizzo gdl.montagne@cnr.it e successivamente caricare il video attraverso il link personale ricevuto via e-mail dopo la registrazione. (dta.cnr.it?)

Tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione, i requisiti e la documentazione necessaria sono disponibili nella locandina e al seguente link: https://dta.cnr.it/2026/07/08/cryosphere-in-motion/

La proclamazione dei vincitori è prevista per l’11 dicembre 2026 presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma, nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata Internazionale della Montagna.

Saranno assegnati tre premi, uno per ciascuna categoria del concorso, consistenti in materiale tecnico per attività in ambiente montano del valore indicativo di 1.000 euro. (dta.cnr.it?)

Fonti

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Cuma e l’Acropoli: un viaggio nella prima città della Magna Grecia

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L’Acropoli di Cuma, l’Antro della Sibilla e i templi di Apollo raccontano oltre duemila anni di storia nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Fondata nell’VIII secolo a.C. da coloni greci provenienti dall’Eubea, Cuma rappresenta la prima colonia greca dell’Italia meridionale e dell’intero Mediterraneo occidentale. Da questa città si diffusero nella penisola elementi fondamentali della cultura greca, tra cui l’alfabeto, destinato a influenzare profondamente le popolazioni italiche. Nei secoli la città mantenne un ruolo strategico, passando sotto il controllo romano e conoscendo importanti trasformazioni urbanistiche durante l’età augustea.  

La nuova rubrica del Parco Archeologico dei Campi Flegrei dedica il primo approfondimento all’Acropoli di Cuma, cuore monumentale della città antica e luogo dove storia, archeologia e tradizione mitologica si intrecciano in un percorso ancora oggi visitabile.

L’Antro della Sibilla: tra archeologia e tradizione

Il monumento più conosciuto dell’Acropoli è senza dubbio l’Antro della Sibilla, una lunga galleria scavata nel banco di tufo tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C.

Le indagini archeologiche indicano che la struttura nacque probabilmente con una funzione militare, destinata alla difesa dell’Acropoli durante l’età sannitica. La galleria, inizialmente di forma trapezoidale e successivamente modificata in epoca romana, presenta numerosi bracci laterali nei quali furono ricavate cisterne per la raccolta delle acque piovane.

L’identificazione con la dimora della celebre Sibilla Cumana appartiene alla tradizione inaugurata dagli scavi di Amedeo Maiuri negli anni Trenta del Novecento. Sebbene gli studiosi ritengano improbabile che fosse il reale luogo dell’oracolo, il monumento continua a conservare un forte valore simbolico grazie al legame con il racconto dell’Eneide di Virgilio, nel quale Enea consulta la sacerdotessa prima della discesa negli Inferi.  

La Torre Bizantina e la trasformazione dell’Acropoli

Oltrepassato l’Antro della Sibilla si raggiunge la cosiddetta Torre Bizantina, uno dei bastioni della porta monumentale dell’Acropoli.

La struttura deve il proprio nome agli interventi realizzati durante il periodo bizantino, quando il complesso fu trasformato in un castrum nell’ambito della guerra greco-gotica del VI secolo d.C. Questa fase testimonia come il sito abbia mantenuto un ruolo strategico anche molti secoli dopo la fondazione greca.

Il Tempio di Apollo e la continuità dei luoghi di culto

Percorrendo l’antica Via Sacra si raggiunge la terrazza inferiore dell’Acropoli, dove si trova il cosiddetto Tempio di Apollo.

L’edificio originario risale alla fine del VI secolo a.C., ma durante l’età augustea fu quasi completamente ricostruito, conservando soltanto il basamento e acquisendo un monumentale pronao sul lato lungo.

Dal IV secolo d.C. il santuario venne trasformato in una chiesa cristiana, dotata anche di un fonte battesimale. La continuità dell’utilizzo religioso del luogo rappresenta uno degli aspetti più significativi della storia dell’Acropoli, dove gli edifici sacri furono progressivamente adattati alle nuove esigenze spirituali delle diverse epoche.  

Il Tempio Maggiore e la rilettura archeologica

Sulla terrazza superiore si trova il Tempio Maggiore, tradizionalmente identificato come Tempio di Giove.

Le più recenti ricerche archeologiche hanno invece portato a riconsiderarne l’attribuzione, indicando una dedicazione ad Apollo. Anche questo edificio, costruito nel VI secolo a.C., fu convertito in chiesa tra IV e VI secolo d.C.

In questa fase furono realizzati un battistero rivestito di marmi policromi e una cappella, testimonianze ancora oggi in parte visibili. Durante il Medioevo la chiesa accolse le reliquie di San Massimo e Santa Giuliana, assumendo un ruolo importante nella diocesi di Pozzuoli. Dopo il progressivo abbandono della città, anche il complesso fu spogliato dei rivestimenti e lasciato in stato di abbandono.  

Un itinerario per conoscere il patrimonio dei Campi Flegrei

Con la rubrica “Attraversando il Parco”, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei propone un percorso divulgativo dedicato ai principali siti del territorio, da Pozzuoli a Bacoli, da Quarto a Giugliano.

L’iniziativa intende valorizzare sia i monumenti aperti al pubblico sia quelli interessati da attività di restauro e ricerca, offrendo una lettura aggiornata del patrimonio archeologico flegreo. L’Acropoli di Cuma, con l’Antro della Sibilla, la Torre Bizantina e i templi che hanno attraversato oltre due millenni di storia, rappresenta uno dei luoghi più significativi per comprendere l’evoluzione storica, religiosa e culturale dei Campi Flegrei.  

Fonti

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Nuovi progressi nel Sistema Alto del Tejuelo: verso il traguardo dei 220 km di gallerie

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Sistema Alto del Tejuelo, nuovi 384 metri nella Galleria de Nómadas avvicinano il complesso carsico ai 220 km esplorati

Il Sistema Alto del Tejuelo e la sua crescita continua

Il Sistema Alto del Tejuelo, in Cantabria, è oggi riconosciuto come la grotta più lunga di Spagna e una delle più estese d’Europa, grazie a oltre 217 km di sviluppo esplorato e topografato che continuano ad aumentare anno dopo anno.[web:18][web:23][web:25]

Questo grande sistema carsico, situato tra i valli del Miera e dell’Asón, è il risultato del lavoro congiunto di diversi gruppi speleologici coordinati nel Colectivo Alto del Tejuelo, che da decenni portano avanti esplorazioni sistematiche nel massiccio di Porracolina.

Nel fine settimana appena trascorso, le esplorazioni si sono concentrate ancora una volta nel cuore del Sistema Alto del Tejuelo, con nuovi avanzamenti nella Galleria de Nómadas che aggiungono 384 m di gallerie al complesso e lo avvicinano progressivamente alla soglia simbolica dei 220 km di sviluppo complessivo.

Sistema Alto del Tejuelo: il contesto speleologico e geografico

Il Sistema Alto del Tejuelo si sviluppa nel massiccio omonimo, tra i comuni di San Roque de Río Miera, Linto, Bustablado, Arredondo, Socueva e Calseca, in un’area caratterizzata da potenti successioni calcaree e da un articolato paesaggio di lapiaces, doline e grandi pareti rocciose.

La rete sotterranea è alimentata da numerose doline e ingressi verticali, che rappresentano l’unica modalità di accesso al sistema: tutte le entrate note sono infatti pozzi e torche, senza ingressi orizzontali diretti.

Secondo i dati più recenti pubblicati dal collettivo di esplorazione, il Sistema Alto del Tejuelo supera attualmente i 217.989 m di sviluppo e raggiunge un dislivello complessivo di circa 626 m, rendendolo la più grande rete sotterranea conosciuta in Spagna.

Le esplorazioni sono organizzate in settori speleologici e coordinate da un interclub che comprende SECJA di Alcobendas, PROTEUS EXPLO di Cantabria, SPEKUL di Lovanio e ACEM di Mataró, con la collaborazione di altri gruppi e federazioni regionali.

Nuovi 384 metri nella Galleria de Nómadas: avanzamento verso i 220 km

Il messaggio diffuso dagli esploratori riferisce che nel fine settimana appena trascorso sono stati topografati 384 m di nuove gallerie nella Galleria de Nómadas, uno dei rami attivi del Sistema Alto del Tejuelo.

Questo incremento si inserisce in una tendenza di crescita costante del sistema, che negli ultimi anni ha visto numerose connessioni tra cavità preesistenti e nuovi tratti esplorati, con salti significativi nella metrica complessiva del complesso.

Le memorie di esplorazione del C.M.E. PROTEUS riportano, per il solo anno 2023, il passaggio del sistema da circa 183 km a oltre 192.114 m grazie alla connessione della Torca Sin Humo (C1007) con la Galería Futura della Torca Escalones, all’interno del Sistema Canal del Haya, che ha aggiunto circa 9 km di sviluppo in un’unica operazione.

A questi avanzamenti si sommano i progressi nei rami interni come la zona dei “Verticaleros”, le nuove sale e i meandri esplorati, nonché il perfezionamento della topografia digitale e la revisione di vecchie poligonali.

Dalle prime connessioni ai 200 km: tappe principali dello sviluppo

La storia recente del Sistema Alto del Tejuelo è scandita da alcune tappe chiave. Nel corso degli anni Duemila e 2010, la progressiva connessione di diverse cavità ha permesso di passare da singoli abissi isolati a una rete integrata, fino a raggiungere e superare i 150 km di sviluppo secondo i primi ranking speleologici nazionali.

Successivamente, una serie di esplorazioni coordinate ha portato al traguardo dei 190 km, documentato nelle memorie del Colectivo Alto del Tejuelo e nelle sintesi pubblicate in ambito federativo.

Nel gennaio 2024 la Federazione Cántabra de Espeleología ha ufficializzato il superamento dei 206 km di gallerie, con la conclusione della cartografia di una rete che collegava 19 ingressi principali e consolidava il primato del Sistema Alto del Tejuelo come grotta più lunga di Spagna.

Fonti di stampa e divulgazione speleologica hanno poi indicato, nel corso del 2025, un ulteriore salto oltre i 212 km grazie a nuove connessioni tra cavità quali la Torca de Aitken e la Torca de Hormigas, confermando che il sistema continua a crescere.

Situazione attuale: oltre 217 km e obiettivo 220 km

Il sito ufficiale del progetto di esplorazione riporta allo stato attuale una lunghezza complessiva del Sistema Alto del Tejuelo superiore a 217.989 m, con la specifica di un dislivello di 626 m e la partecipazione attiva dei quattro gruppi principali del collettivo.

A questa cifra si aggiungono costantemente piccoli e grandi avanzamenti, man mano che nuove diramazioni vengono esplorate e topografate con strumenti digitali come i DistoX, integrati in software di elaborazione della rete.

I 384 m aggiunti in questi giorni nella Galleria de Nómadas contribuiscono ad avvicinare ulteriormente il complesso alla soglia dei 220 km, un valore simbolico che, nella dinamica di crescita mostrata dal sistema, appare verosimilmente raggiungibile nel breve-medio periodo.

Il ritmo delle scoperte degli ultimi anni, caratterizzato da connessioni tra grandi sottosistemi e da revisione di vecchie cavità, suggerisce che vi siano ancora numerose possibilità di ampliamento, soprattutto lungo gli assi dei principali collettori sotterranei.

Ruolo della Galleria de Nómadas nel disegno complessivo del sistema

La Galleria de Nómadas si inserisce nella trama dei grandi rami del Sistema Alto del Tejuelo, contribuendo alla complessità tridimensionale del reticolo di meandri, sale e pozzi che caratterizza il massiccio di Porracolina.

Sebbene la documentazione ufficiale disponibile al pubblico non entri ancora nel dettaglio topografico di questo ramo specifico, il riferimento a nuove esplorazioni e alla “vueta de tuerca” indica un lavoro di prolungamento e raffinamento lungo una linea già impostata nelle campagne precedenti.

In questo tipo di contesti, anche poche centinaia di metri di nuove gallerie possono avere un significato rilevante, aprendo la strada a future connessioni con altri settori o consentendo di avvicinarsi alle zone di risorgenza ancora non collegate alla rete principale.

L’esperienza maturata in altri rami del sistema mostra come un unico passaggio tra blocchi o una breve diaclasi possano trasformarsi nel punto chiave per integrare cavità fino ad allora considerati sistemi separati.

Tecniche, topografia digitale e lavoro di collettivo

Le esplorazioni nel Sistema Alto del Tejuelo si basano su una combinazione di tecniche di progressione su corda, gestione dei vivac sotterranei e uso intensivo della topografia digitale.

Le memorie del C.M.E. PROTEUS descrivono un lavoro sistematico: definizione delle “punte” di esplorazione, revisione delle vecchie poligonali, uso coordinato dei DistoX, calibrazioni in superficie e in grotta, e successiva integrazione dei dati in modelli tridimensionali del sistema.

L’interclub che gestisce le esplorazioni – SECJA, PROTEUS, SPEKUL e ACEM – garantisce un flusso continuo di squadre sul terreno, affiancando i lavori di esplorazione vera e propria a interventi di manutenzione delle installazioni, balizzazione delle zone sensibili, monitoraggio dello stato delle cavità e attività di divulgazione.

La collaborazione con le federazioni speleologiche, in particolare quella cántabra, consente inoltre di inserire le esplorazioni in un quadro autorizzativo chiaro e di collegare i risultati a iniziative di formazione, sicurezza e tutela ambientale.

Tutela ambientale, pulizia delle cavità e sensibilizzazione

Parallelamente alle esplorazioni, i gruppi impegnati nel Sistema Alto del Tejuelo segnalano un’attenzione crescente agli aspetti ambientali, in linea con l’evoluzione della speleologia contemporanea verso pratiche più sostenibili.

Nelle memorie di area Bustablado, ad esempio, viene riportato il recupero e l’estrazione di oltre 18 kg di rifiuti da un vecchio vivac sotterraneo, situato a circa 200 m di profondità e a diverse ore dall’uscita, nonché la progettazione di interventi di bonifica in doline colmate da pneumatici e altri materiali.

La documentazione evidenzia anche attività di balizzazione interna, volte a limitare il calpestio nelle zone delicate, e progetti di pulizia di cavità periferiche utilizzate in passato come discariche informali.

Questi interventi, uniti a giornate di formazione, corsi e incontri divulgativi, contribuiscono a diffondere nella comunità speleologica locale l’idea che la tutela dell’ambiente ipogeo sia parte integrante del lavoro esplorativo, non un aspetto secondario.

Prospettive future per il Sistema Alto del Tejuelo

Alla luce dei dati più recenti, il Sistema Alto del Tejuelo si conferma un laboratorio d’esplorazione di lungo periodo, in cui ogni campagna aggiunge nuovi tasselli alla comprensione del massiccio e della sua idrologia sotterranea.

Le proiezioni basate sulla cartografia attuale e sulle evidenze di correnti d’aria, linee di frattura e potenziali collettori suggeriscono che il sistema sia ancora lontano dall’essere completamente definito.

Con oltre 217 km già topografati e un nuovo contributo di 384 m nella Galleria de Nómadas, la soglia dei 220 km appare sempre più vicina, ma non rappresenta un punto di arrivo definitivo.

Le esperienze maturate in altri grandi sistemi europei indicano che fasi di stasi apparente possono essere seguite da nuove connessioni capaci di modificare radicalmente il quadro complessivo, e la storia stessa del Tejuelo negli ultimi trent’anni conferma questa dinamica.

Per il mondo speleologico, il Sistema Alto del Tejuelo resta quindi un riferimento centrale: un complesso carsico in continua evoluzione, dove la collaborazione tra gruppi, l’uso di tecnologie aggiornate e la cura per l’ambiente ipogeo procedono di pari passo con l’avanzamento delle punte esplorative verso nuovi tratti ancora sconosciuti.


Fonti principali:

https://www.facebook.com/share/p/1BUDpySitG/?mibextid=wwXIfr

  • Sito ufficiale del progetto “Exploraciones en el Alto del Tejuelo”
    https://altodeltejuelo.com/[1]
  • Memoria di area Bustablado 2023 (Colectivo Alto del Tejuelo – C.M.E. Proteus)
    “Memoria Bustablado 2023” (PDF)
    https://altodeltejuelo.com/descargas/MEMORIABUSTABLADO2023.pdf[2]
  • Federació Catalana d’Espeleologia – scheda evento “206 km Sistema del Alto Tejuelo Porracolina-Cantàbria”
    https://www.espeleologia.cat/ca/agenda/esdeveniments-externs/206-km-sistema-del-alto-tejuelo-porracolina-cantabria/[3]
  • Rànquing de cavitats (Ranquing de Cavidades) – Federació Catalana d’Espeleologia
    https://www.espeleologia.cat/es/catalogo/ranquing-de-cavidades/[4]
  • Federación Cántabra de Espeleología – nota sul superamento dei 206 km
    “El Sistema del Alto del Tejuelo supera los 206 km”
    https://www.espeleocantabria.net/index.php/253-el-sistema-del-alto-del-tejuelo-supera-los-206-km.html[5]
  • Tiempo.com – articolo divulgativo
    “Sistema Alto del Tejuelo: así es la cueva más larga de España”
    https://www.tiempo.com/noticias/actualidad/sistema-alto-del-tejuelo-asi-es-la-cueva-mas-larga-de-espana.html[6]
  • Onda Cero Cantabria – intervista radiofonica
    “Sistema Alto del Tejuelo: la cueva más grande de España”
    https://www.ondacero.es/emisoras/cantabria/audios-podcast/onda-deportiva-cantabria/sistema-alto-tejuelo-cueva-mas-grande-espana_[7]
  • El Confidencial – sezione viaggi
    “Descubre la cueva más larga de España: un desconocido laberinto …” (212+ km)
    https://www.elconfidencial.com/viajes/2025-03-30/sistema-cuevas-mas-larga-espana-mas-200-kilometros-1tna-1qrt_4098466/[8]
  • Scintilena – archivio estero (richiami alle notizie sul Tejuelo)
    Sezione “Estero”, pagina 87
    https://www.scintilena.com/category/aggregatore/estero/page/87/[9]

Fonti
[1] EXPLORACIONES EN EL ALTO DEL TEJUELO https://altodeltejuelo.com/
[3] 206 km Sistema del Alto Tejuelo Porracolina-Cantábria https://www.espeleologia.cat/ca/agenda/esdeveniments-externs/206-km-sistema-del-alto-tejuelo-porracolina-cantabria/
[4] Ranquing de Cavidades – Federació Catalana d’Espeleologia https://www.espeleologia.cat/es/catalogo/ranquing-de-cavidades/
[5] Federación Cántabra de Espeleología https://www.espeleocantabria.net/index.php/253-el-sistema-del-alto-del-tejuelo-supera-los-206-km.html
[6] Sistema Alto del Tejuelo: así es la cueva más larga de España https://www.tiempo.com/noticias/actualidad/sistema-alto-del-tejuelo-asi-es-la-cueva-mas-larga-de-espana.html
[7] Sistema Alto del Tejuelo: La cueva más grande de España https://www.ondacero.es/emisoras/cantabria/audios-podcast/onda-deportiva-cantabria/sistema-alto-tejuelo-cueva-mas-grande-espana_20240125675729fa1258380001f92e29.html
[8] Descubre la cueva más larga de España: un desconocido laberinto …www.elconfidencial.com › viajes › 2025-03-31 › sistema-cuevas-mas-larga… https://www.elconfidencial.com/viajes/2025-03-31/sistema-cuevas-mas-larga-espana-mas-200-kilometros-1tna-1qrt_4098466/
[9] Estero Archivi – Pagina 87 di 177 https://www.scintilena.com/category/aggregatore/estero/page/87/
[10] Campamento Internacional Garma Ciega 2026: due mesi di … https://www.scintilena.com/campamento-internacional-garma-ciega-2026-due-mesi-di-speleologia-nel-secondo-sistema-piu-lungo-della-spagna/04/13/
[11] Vision Underground: Annunciati i Vincitori del Concorso – Scintilena https://www.scintilena.com/vision-underground-annunciati-i-vincitori-del-concorso/11/05/
[12] Miniere d’oro romane dei Pirenei: una scoperta dall’alto – Scintilena https://www.scintilena.com/miniere-doro-romane-dei-pirenei-una-scoperta-dallalto/05/27/
[13] L’Edizione di Settembre 2023 di ‘Sopra e Sotto il Carso’ È … https://www.scintilena.com/ledizione-di-settembre-2023-di-sopra-e-sotto-il-carso-e-ora-disponibile-online/10/03/
[14] Sorgenti e acque sotterranee tra mondo ipogeo e rete idrografica https://www.scintilena.com/sorgenti-e-acque-sotterranee-il-punto-dincontro-tra-mondo-ipogeo-e-rete-idrografica/04/08/
[15] Tracce di glaciazioni antiche nei Monti Lessini https://www.scintilena.com/tracce-di-glaciazioni-antiche-nei-monti-lessini-scoperte-nelle-prealpi-venete/08/08/
[16] Tecnologia SLAM e droni nella Grotta di Bossea – Scintilena https://www.scintilena.com/tecnologia-slam-e-droni-nella-grotta-di-bossea-il-politecnico-di-torino-rivoluziona-il-rilievo-speleologico-3d/03/06/
[17] Grotta della Poesia di Roca: realtà virtuale e intelligenza artificiale … https://www.scintilena.com/grotta-della-poesia-di-roca-realta-virtuale-e-intelligenza-artificiale-per-studiare-le-iscrizioni-messapiche/03/05/
[18] Scintilena https://www.scintilena.com/page/423/
[19] Il sistema dell’Alto Tejuelo raggiunge 205 km e la seconda grotta d … https://www.scintilena.com/il-sistema-dellalto-tejuelo-raggiunge-205-km-e-la-seconda-grotta-deuropa/01/15/
[20] Sistema Alto del Tejuelo: La cueva más grande de España https://www.ondacero.es/emisoras/cantabria/audios-podcast/onda-deportiva-cantabria/sistema-alto-tejuelo-cueva-mas-grande-espana_2024012565b269c2b8340700013a6e28.html
[21] Sistema Alto del Tejuelo – Wikipedia, la enciclopedia libre https://es.wikipedia.org/wiki/Sistema_Alto_del_Tejuelo
[22] el sistema de cuevas más largo de España – Viajes National Geographic https://viajes.nationalgeographic.com.es/ubicacion-exacta/tesoro-oculto-cantabria-sistema-cuevas-mas-largo-espana_20978
[23] EXPLORACIONES EN EL ALTO DEL TEJUELO https://altodeltejuelo.com/tabladesarrollos.html
[24] MEMORIA BUSTABLADO https://altodeltejuelo.com/descargas/MEMORIABUSTABLADO2023.pdf
[25] CT_32_1.indd http://altodeltejuelo.com/descargas/CONEX_MOROS_BERNA.pdf
[26] BOLETIN ESPELEO http://altodeltejuelo.com/descargas/TEJUELO_SECJA_01.pdf
[27] [PDF] ALTAMIRA – Karsteau https://www.karsteau.org/karsteau/docs/ES-3909POR/document/112174_TEJUELO-Altamira%2095-2025.pdf
[28] Revista SEDECK 10_5.pdf http://altodeltejuelo.com/descargas/ALTOTESEDECK2014.pdf

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Grotta del Bue Marino: uno studio ricostruisce 6.000 anni di cambiamenti ambientali nel cuore della Sardegna

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La ricerca del 2024 sulla Grotta del Bue Marino individua nei sedimenti e nei foraminiferi marini nuove tracce dell’evoluzione paleoecologica dell’Olocene, aprendo prospettive per lo studio delle variazioni climatiche negli ambienti carsici costieri.

La Grotta del Bue Marino come archivio naturale del clima

La Grotta del Bue Marino, sulla costa orientale della Sardegna, continua a confermarsi un laboratorio naturale di grande interesse per le scienze della Terra. Uno studio pubblicato sulla rivista The Holocene ha ricostruito l’evoluzione paleoecologica della diramazione centrale della cavità durante l’Olocene, utilizzando i sedimenti marini conservati al suo interno come archivio delle trasformazioni ambientali avvenute negli ultimi millenni.  

La ricerca è stata condotta da un gruppo multidisciplinare composto da geologi, sedimentologi e micropaleontologi appartenenti a diverse università ed enti di ricerca italiani. L’obiettivo era comprendere come siano cambiati gli ecosistemi della grotta dopo l’innalzamento del livello del mare che, al termine dell’ultima glaciazione, ha progressivamente allagato parte del sistema carsico.

Sedimenti della Grotta del Bue Marino e datazione dell’Olocene

Lo studio si basa sull’analisi di sette campioni superficiali e di due carotaggi sedimentari prelevati nella diramazione sommersa della Grotta del Bue Marino nel 2018 e nel 2021.

Per la prima volta in un ambiente di questo tipo è stata applicata con successo la datazione mediante luminescenza ai sedimenti depositati in una grotta marina. I risultati indicano un’età di circa 6.040 ± 470 anni per uno degli strati analizzati, collocando il deposito nelle prime fasi successive all’ingressione marina dell’Olocene.  

Gli autori precisano che la sedimentazione all’interno della cavità non è stata continua né uniforme, ma il record conservato risulta comunque sufficientemente affidabile per ricostruire l’evoluzione ambientale del sito.

Foraminiferi e ricostruzione paleoecologica della grotta

Uno degli aspetti centrali della ricerca riguarda lo studio dei foraminiferi bentonici, piccoli organismi unicellulari con guscio calcareo largamente utilizzati come indicatori ambientali.

Confrontando le associazioni fossili con quelle attuali, i ricercatori hanno ricostruito le condizioni ecologiche della Grotta del Bue Marino durante l’Olocene. Le analisi mostrano una sostanziale stabilità dell’ambiente sedimentario, accompagnata da un cambiamento nella composizione delle comunità di foraminiferi.

Nei livelli più antichi prevale la specie Ammonia inflata, mentre nei sedimenti più recenti diventa dominante Eggerelloides advena, specie opportunista associata a differenti condizioni di disponibilità dei nutrienti. Secondo gli autori questo cambiamento potrebbe riflettere modificazioni climatiche e ambientali avvenute durante l’Olocene, anche se saranno necessari ulteriori studi per definire con maggiore precisione le cause di questa evoluzione.  

Un metodo innovativo per lo studio delle grotte marine

La ricerca rappresenta uno dei primi esempi di applicazione integrata tra micropaleontologia, sedimentologia e datazione con luminescenza in una grotta marina mediterranea.

L’approccio dimostra che i sedimenti conservati nelle cavità costiere possono costituire archivi affidabili per ricostruire le variazioni del livello del mare, i cambiamenti climatici e le modificazioni degli ecosistemi marini nel corso dell’Olocene.

Gli autori evidenziano inoltre che ambienti come la Grotta del Bue Marino possono contribuire alla comprensione degli effetti dei cambiamenti climatici sulle zone costiere, offrendo informazioni complementari rispetto ai tradizionali archivi paleoclimatici.

Prospettive per la ricerca nelle grotte della Sardegna

Lo studio apre nuove prospettive per la ricerca speleologica e geologica nelle cavità sommerse del Mediterraneo. La possibilità di utilizzare i sedimenti della Grotta del Bue Marino come archivio paleoambientale offre infatti un nuovo strumento per ricostruire l’evoluzione delle coste e degli ecosistemi marini nel corso degli ultimi millenni.

Gli autori sottolineano che saranno necessari carotaggi più estesi e ulteriori campagne di campionamento per affinare la cronologia degli eventi e comprendere meglio gli effetti delle variazioni climatiche tardo-oloceniche negli ambienti ipogei costieri. La metodologia sviluppata in questo lavoro potrà essere applicata anche ad altre grotte marine del Mediterraneo, ampliando le conoscenze sull’interazione tra livello del mare, dinamiche sedimentarie ed ecosistemi sotterranei.  

Fonti

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Balzi Rossi e geoarcheologia: una rassegna ricostruisce il crocevia paleolitico del Mediterraneo nord-occidentale

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La geoarcheologia dei Balzi Rossi integra grotte, ripari sotto roccia, siti all’aperto, stratigrafie e variazioni del livello del mare per rileggere le frequentazioni umane tra Paleolitico medio e superiore a Ventimiglia.

Una sintesi per i Balzi Rossi

Lo studio di D.D. Ryan e collaboratori, pubblicato nel 2024 su Quaternary Science Reviews, propone una revisione geoarcheologica dell’intero complesso dei Balzi Rossi, nell’estremo Ponente ligure. La ricerca non si limita a un singolo deposito. Riunisce invece dati archeologici, geologici, stratigrafici e paleoambientali relativi alle cavità e ai siti esterni dell’area.[1]

La geoarcheologia dei Balzi Rossi considera il complesso un archivio insieme umano e naturale. Gli autori ricostruiscono, quando possibile, le sequenze dei depositi, la storia degli scavi, le occupazioni paleolitiche e gli indizi delle antiche oscillazioni marine.[1]

L’obiettivo è dare una cornice comune a una documentazione molto dispersa. Una parte importante delle fonti storiche è in italiano e francese. Molti reperti sono inoltre conservati in musei e collezioni differenti.[1]

Grotte paleolitiche e corridoio ligure

I Balzi Rossi sorgono presso Ventimiglia, a meno di 300 metri dal confine francese, sul margine meridionale delle Alpi Marittime. Qui le falesie calcaree incontrano il Mar Ligure, in una posizione che collega la pianura padana, l’Italia tirrenica, la valle del Rodano e l’Europa occidentale.[1]

Il complesso comprende sette grotte carsiche, quattro ripari sotto roccia e due siti all’aperto sottoposti a indagine archeologica. Le evidenze indicano frequentazioni discontinue comprese, almeno, tra circa 250 mila e 11 mila anni fa.[1]

La geoarcheologia dei Balzi Rossi permette quindi di osservare un territorio frequentato da diverse popolazioni paleolitiche. Il record viene discusso anche in rapporto alla transizione fra Neanderthal e Homo sapiens anatomicamente moderno, associata nel sito al passaggio tra industrie musteriane e protoaurignaziane.[1]

Il mare come archivio geoarcheologico

Il livello del mare non è un semplice sfondo della vicenda. Nei sedimenti dei Balzi Rossi sono riconosciuti depositi continentali e prossimi alla costa, resti faunistici e molluschi marini. Il lavoro segnala indicatori di almeno tre antichi massimi marini del Pleistocene.[1]

Durante le fasi glaciali, la piattaforma continentale stretta e il riparo offerto dalla morfologia costiera avrebbero favorito la funzione di rifugio ecologico per gruppi umani e fauna. La ricostruzione resta legata alle incertezze cronologiche dei singoli contesti e alla necessità di confronti regionali più precisi.[1]

In questa prospettiva, la geoarcheologia dei Balzi Rossi collega le tracce delle attività umane ai cambiamenti climatici e costieri. Gli autori propongono un approccio multidisciplinare, utile anche per altri siti archeologici costieri del Mediterraneo.[1]

Scavi storici e stratigrafie perdute

La lettura del complesso è condizionata dalla lunga storia delle ricerche. Le prime indagini documentate risalgono alla metà dell’Ottocento. Molti scavi furono condotti tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, prima dell’affermazione degli attuali criteri stratigrafici e di catalogazione.[1]

In numerosi casi furono rimossi grandi volumi di deposito senza una registrazione stratigrafica comparabile agli standard odierni. Cave e ripari subirono anche cave di calcare, lavori ferroviari e altre trasformazioni, con distruzioni parziali o complete di alcune cavità.[1]

Lo studio valorizza perciò disegni, diari, pubblicazioni antiche e collezioni museali. La ricostruzione delle stratigrafie è spesso indiretta. Gli autori segnalano chiaramente i vuoti informativi e distinguono le attribuzioni certe da quelle da verificare.[1]

Patrimonio visitabile e ricerca futura

Il Museo preistorico dei Balzi Rossi e la zona archeologica conservano e presentano una parte rilevante di questo patrimonio. Il sito comprende grotte ai piedi di una parete di calcare dolomitico, frequentate nel Paleolitico, mentre la Grotta del Caviglione è compresa nel percorso di visita in orari stabiliti e con chiusura prevista in caso di maltempo.[2]

Per la speleologia e l’archeologia in grotta, la geoarcheologia dei Balzi Rossi mostra il valore della cavità come archivio complesso. La forma della falesia, i sedimenti, le tracce di frequentazione, le collezioni e il paesaggio sommerso devono essere letti nello stesso quadro.[1]

Le prospettive indicate riguardano nuove verifiche cronologiche, il riesame dei materiali conservati e il raffronto con gli archivi paleoclimatici e marini regionali. Si tratta di passaggi necessari per definire meglio tempi, ambienti e modalità delle occupazioni paleolitiche.[1]

Fonti

Fonti
[1] A geoarchaeological review of Balzi Rossi, Italy: A crossroad of Palaeolithic populations in the northwest Mediterranean https://iris.unive.it/retrieve/9f400f68-0610-4624-8f6a-1b0dd2cbb1b5/1-s2.0-S0277379124000167-main-2.pdf
[2] Museo preistorico dei “Balzi Rossi” e zona archeologica https://cultura.gov.it/luogo/museo-preistorico-dei-balzi-rossi-e-zona-archeologica
[4] Perché le AI Generative Falliscono in Geografia: Errori di … – Scintilena https://www.scintilena.com/perche-le-ai-generative-falliscono-in-geografia-errori-di-localizzazione-prossimita-e-allucinazioni/05/01/
[5] Dalla grotta al Pianeta Rosso. Tunnel lavici lunari e marziani https://www.scintilena.com/dalla-grotta-al-pianeta-rosso-tunnel-lavici-lunari-la-luna-offre-un-possibile-rifugio-per-astronauti-e-una-nuova-frontiera-per-la-speleologia-planetaria/06/16/
[6] Balzi Rossi, nuova carta geomorfologica di Ventimiglia tra grotte … https://www.scintilena.com/balzi-rossi-nuova-carta-geomorfologica-di-ventimiglia-tra-grotte-paleolitiche-e-fondali-costieri/05/14/
[7] Le Omics Rivoluzionano la Biologia Sotterranea: Grotte e Acquiferi … https://www.scintilena.com/le-omics-rivoluzionano-la-biologia-sotterranea-grotte-e-acquiferi-sotto-la-lente-molecolare/04/29/
[8] On Line il Programma del Raduno Nazionale di Speleologia https://www.scintilena.com/on-line-il-programma-del-raduno-nazionale-di-speleologia-caselle-in-pittari-siphonia-2024/10/12/
[9] Assessing bone and antler exploitation at Riparo Mochi … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S030544031500165X
[10] Rocce Verdi nei Pirenei: la Grotta 338 Rivela 4.000 Anni di … https://www.scintilena.com/rocce-verdi-nei-pirenei-la-grotta-338-rivela-4-000-anni-di-estrazione-preistorica-del-rame/05/05/
[11] I Signori dell’Oscurità: Quando la Scienza Svela i Segreti … – Scintilena https://www.scintilena.com/i-signori-delloscurita-quando-la-scienza-svela-i-segreti-dei-pipistrelli-cavernicoli/01/27/
[12] Mousterian in Balzi Rossi (Ventimiglia, Liguria, Italy) https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1040618215014536
[13] Archeologia in grotta a Poole’s Cavern: il field meeting 2026 del … https://www.scintilena.com/archeologia-in-grotta-a-pooles-cavern-il-field-meeting-2026-del-bcra-cave-archaeology-group/03/01/
[14] Microplastiche nei Sistemi Carsici: l’Inquinamento Silenzioso che … https://www.scintilena.com/microplastiche-nei-sistemi-carsici-linquinamento-silenzioso-che-raggiunge-il-cuore-della-terra/04/26/
[15] A geoarchaeological review of Balzi Rossi, Italy https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0277379124000167
[16] Tesori nascosti del Carso: nuove scoperte archeologiche rivelano … https://www.scintilena.com/tesori-nascosti-del-carso-nuove-scoperte-archeologiche-rivelano-9000-anni-di-storia-nelle-grotte/10/10/
[17] Il record di immersione speleosub di Xavier Meniscus presentato a … https://www.scintilena.com/il-record-di-immersione-speleosub-di-xavier-meniscus-presentato-a-marsiglia/06/14/
[18] Integrating musealized archaeological sediment … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2215016124003492
[19] Prehistoric Museum of the “Balzi Rossi” and archaeological area https://museiliguria.cultura.gov.it/en/museo-preistorico-dei-balzi-rossi-e-zona-archeologica
[20] Museo Nazionale Preistorico dei Balzi Rossi – Liguria – Italy Heritage https://www.italyheritage.com/visit-italy/landmarks/liguria/imperia/ventimiglia-museo-balzi-rossi.htm
[21] Museo preistorico dei “Balzi Rossi” e zona archeologicamuseiliguria.cultura.gov.it › museo-preistorico-dei-balzi-rossi-e-zona-arche… https://museiliguria.cultura.gov.it/museo-preistorico-dei-balzi-rossi-e-zona-archeologica
[22] Naviga IRIS https://iris.unive.it/browse?type=title&sort_by=ASC&order=1&rpp=20&etal=-1&starts_with=G&offset=31109
[23] A geoarchaeological review of Balzi Rossi, Italy: A crossroad of Palaeolithic populations in the northwest Mediterranean https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/7AK82rml/
[24] #Balzi Rossi, near the French-Italian border, to enjoy sea … https://www.italyrivieralps.com/2015/06/27/contents/schede/read-more/argomenti/gallery-3/articolo/balzi-rossi-near-the-french-italian-border-to-enjoy-sea-beautiful-nature-and-culture-video-pho-1.html
[25] [PDF] The Balzi Rossi Geocultural Site (Liguro-Provençal Coast, NW Italy) https://air.unimi.it/retrieve/760a3754-9619-47d9-9ff1-5633f06bbf4f/25_BollatiEtAl_SPHeritage_Geoheritage.pdf
[26] Balzi Rossi – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Balzi_Rossi
[27] Caves of Italy: Grotte di Balzi Rossi https://www.showcaves.com/english/it/caves/BalziRossi.html
[28] The Sicilian Lateglacial Rock Art and Graziosi’s Mediterranean province https://www.academia.edu/72337902/The_Sicilian_Lateglacial_Rock_Art_and_Graziosi_s_Mediterranean_province
[29] Museo preistorico dei “Balzi Rossi” e zona archeologica – Direzione generale Musei http://musei.beniculturali.it/en/museums?mid=5919&nome=museo-preistorico-dei-balzi-rossi-e-zona-archeologica
[30] The new arrangement at the Museo dei Balzi Rossi in Ventimiglia https://www.rivieradeifiori.it/en/art-and-culture/the-new-arrangement-at-the-museo-dei-balzi-rossi-ventimiglia/

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IDEA-GEO, nasce la prima Scuola nazionale per l’insegnamento delle Scienze della Terra

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Al via le iscrizioni per i docenti delle scuole secondarie. IDEA-GEO propone un percorso nazionale di formazione sulle Scienze della Terra con attività sul campo, didattica laboratoriale e il coinvolgimento di cinque università italiane.

IDEA-GEO punta a rafforzare l’insegnamento delle Scienze della Terra

Nasce IDEA-GEO – Scuola Nazionale per l’Insegnamento delle Scienze della Terra, la prima iniziativa italiana dedicata esclusivamente alla formazione dei docenti di Scienze delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Il progetto è stato promosso dalla comunità dei geologi italiani con l’obiettivo di aggiornare gli insegnanti sulle più recenti conoscenze delle Scienze della Terra, favorendo un approccio interdisciplinare, laboratoriale e basato sull’osservazione diretta del territorio.

L’iniziativa nasce in un contesto in cui i temi legati ai rischi naturali, ai cambiamenti climatici, alla gestione delle risorse e alla tutela dell’ambiente assumono un ruolo sempre più rilevante nella formazione dei cittadini. Per questo motivo, gli organizzatori ritengono necessario mettere a disposizione dei docenti strumenti aggiornati e metodologie didattiche che consentano di trasferire in classe le più recenti acquisizioni della ricerca geologica. (Società Geologica Italiana?)

Formazione pratica con laboratori ed escursioni sul territorio

Uno degli elementi distintivi di IDEA-GEO è la forte attenzione alla didattica esperienziale. Il percorso formativo prevede una durata minima di venti ore e si svolgerà prevalentemente durante il periodo estivo e all’inizio dell’anno scolastico, così da permettere ai docenti di utilizzare immediatamente quanto appreso nella programmazione delle lezioni.

La proposta si sviluppa attorno a tre pilastri:

  • attività laboratoriali facilmente riproducibili nelle scuole;
  • escursioni e osservazioni sul terreno, sia in ambiente urbano sia naturale;
  • piena coerenza con le Indicazioni Nazionali per l’insegnamento.

L’obiettivo è trasformare il territorio in un laboratorio a cielo aperto, favorendo un apprendimento basato sull’osservazione diretta dei fenomeni geologici e ambientali. (Società Geologica Italiana?)

Cinque sedi distribuite sul territorio nazionale

Per favorire la partecipazione dei docenti e valorizzare le caratteristiche geologiche delle diverse regioni italiane, IDEA-GEO sarà organizzata in cinque sedi universitarie.

Il calendario prevede:

  • Camerino: 13–16 luglio 2026;
  • Napoli: 2–5 settembre 2026;
  • Pavia: 3–5 settembre 2026;
  • Padova: 17 settembre e una seconda giornata in data da definire;
  • Cagliari: 9–10 ottobre 2026.

La sede di Pavia sarà coordinata dalla professoressa Claudia Lupi, del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia, che ricopre anche il ruolo di responsabile scientifico dell’intero progetto e coordinatrice della Divisione Didattica delle Geoscienze della Società Geologica Italiana. (Società Geologica Italiana?)

Una rete tra università e società scientifiche

Alla realizzazione di IDEA-GEO collaborano alcune delle principali società scientifiche italiane del settore geologico. Il Comitato Tecnico Scientifico riunisce rappresentanti della Società Geologica Italiana, della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia e della Società Paleontologica Italiana, insieme a docenti delle università coinvolte.

Le attività saranno affidate a professori universitari e ricercatori con esperienza nelle Geoscienze. Questo modello punta a creare un collegamento stabile tra il mondo della ricerca e quello della scuola, favorendo l’aggiornamento continuo degli insegnanti e la diffusione di contenuti scientificamente aggiornati. (Società Geologica Italiana?)

Un’opportunità anche per la divulgazione della geologia

L’avvio di IDEA-GEO rappresenta anche un passo verso una maggiore diffusione della cultura geologica nel Paese. Una formazione più aggiornata dei docenti può contribuire ad accrescere la consapevolezza degli studenti su temi come il rischio sismico e idrogeologico, la gestione sostenibile del territorio, le risorse naturali e l’evoluzione del pianeta.

Per il mondo della speleologia e delle geoscienze questa iniziativa assume un interesse particolare. La conoscenza dei processi geologici costituisce infatti la base per comprendere fenomeni come il carsismo, la formazione delle grotte, la circolazione delle acque sotterranee e la conservazione degli ambienti ipogei. Rafforzare l’insegnamento delle Scienze della Terra significa quindi offrire alle nuove generazioni strumenti utili per leggere il territorio e comprenderne le dinamiche, favorendo una maggiore attenzione verso il patrimonio geologico e ambientale italiano.

Fonti

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Tragedia nella grotta di Chichicazapan: sospese le operazioni di recupero per l’elevato rischio

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Le operazioni nella grotta di Chichicazapan a Cuetzalan, in Messico, sono state sospese dopo il ritrovamento delle tre vittime che risultavano disperse, senza procedere al recupero dei corpi.

Le condizioni del fiume sotterraneo e le piogge continue non consentono di proseguire in sicurezza.

Grotta di Chichicazapan: il comunicato di Espeleo Rescate México

L’associazione Espeleo Rescate México A.C. (ERM) ha diffuso il 14 luglio 2026 un comunicato ufficiale nel quale ricostruisce le operazioni svolte dopo l’incidente avvenuto nella grotta di Chichicazapan, nel comune di Cuetzalan del Progreso, nello Stato di Puebla.

L’incidente risale al 7 luglio, quando sei turisti e una guida locale sono stati sorpresi da una piena improvvisa del fiume sotterraneo durante la visita alla cavità.

Le autorità municipali avevano inizialmente comunicato che tre persone erano riuscite a mettersi in salvo, mentre quattro risultavano disperse.

Da quel momento è stato attivato il protocollo di intervento di Espeleo Rescate México, con il coinvolgimento della sezione di Cuetzalan e della struttura nazionale. (Puebla?)

Le ricerche nella grotta di Chichicazapan

L’8 luglio i gruppi locali hanno recuperato una delle quattro persone disperse.

Nello stesso giorno sono arrivati sul posto i tecnici di Espeleo Rescate México, che hanno affiancato le squadre già impegnate nelle ricerche.

Secondo il comunicato dell’associazione, il dispositivo di soccorso ha riunito 36 specialisti tra speleologi, esploratori di grotte e professionisti del soccorso in ambiente ipogeo, affiancati da oltre dieci gruppi di soccorso e numerosi volontari locali.

Dopo quattro giorni di lavoro le squadre sono riuscite a localizzare le tre vittime ancora disperse

. I corpi si trovavano a circa due chilometri dall’ingresso della grotta di Chichicazapan, trascinati dalla forza della corrente del sistema idrico sotterraneo.

La localizzazione è stata confermata anche dalle autorità dello Stato di Puebla. (Puebla?)

Piogge e piena del fiume sotterraneo fermano il recupero

La fase di recupero si è rivelata molto più complessa della ricerca.

Il comunicato di Espeleo Rescate México evidenzia come gli stretti passaggi della cavità, uniti alle precipitazioni persistenti, abbiano provocato continue piene del corso d’acqua sotterraneo.

Le condizioni operative sono progressivamente peggiorate, aumentando il rischio per tutti gli operatori impegnati all’interno della grotta.

Anche il Governo dello Stato di Puebla ha riferito che le forti piogge hanno determinato la formazione di sifoni, la perdita completa della visibilità sott’acqua e il trasporto di detriti lungo il percorso, elementi che rendono estremamente pericoloso ogni tentativo di progressione e di estrazione dei corpi. (Puebla?)

Decisione condivisa tra tutti i gruppi di soccorso

Dopo una valutazione tecnica delle condizioni presenti nella grotta di Chichicazapan, tutti i gruppi coinvolti nelle operazioni hanno deciso all’unanimità di sospendere le attività di recupero.

La decisione è stata presa considerando l’elevata esposizione al rischio degli operatori e la possibilità di nuove piene improvvise.

Espeleo Rescate México sottolinea che le operazioni riprenderanno soltanto quando le condizioni meteorologiche e idrologiche consentiranno di lavorare in sicurezza.

Una scelta analoga è stata annunciata anche dalla Protezione Civile dello Stato di Puebla, che ha confermato la sospensione temporanea delle operazioni fino al miglioramento delle condizioni ambientali. (Puebla?)

Il valore della sicurezza nel soccorso speleologico

L’intervento nella grotta di Chichicazapan evidenzia le difficoltà che caratterizzano il soccorso speleologico in ambienti attraversati da corsi d’acqua attivi.

Le piogge possono modificare rapidamente il livello del fiume sotterraneo, trasformando strettoie e sifoni in ostacoli insuperabili anche per squadre altamente specializzate.

Per questo motivo, nelle operazioni di soccorso in grotta, la tutela della vita dei soccorritori rappresenta un principio prioritario.

La sospensione delle attività, pur dolorosa per le famiglie delle vittime, rientra nelle procedure adottate quando il rischio operativo supera i limiti ritenuti accettabili dagli specialisti.

Fonti

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Le grotte del Monte Budellone raccontate in un nuovo volume

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Martedì 21 luglio 2026 a Prevalle la presentazione del libro che raccoglie tre anni di ricerche sulle cavità del rilievo carsico tra Gavardo e Prevalle

Dopo tre anni di ricerche, rilievi e aggiornamenti, vede la luce il volume ‘Le grotte del Monte Budellone – Gavardo-Prevalle (BS)’, un’opera divulgativa dedicata al patrimonio speleologico del Monte Budellone, rilievo carsico situato tra i comuni di Gavardo e Prevalle, nella bassa Valle Sabbia, in provincia di Brescia.

Martedì 21 luglio 2026, a Prevalle, la presentazione del libro che raccoglie tre anni di ricerche sulle cavità del rilievo carsico tra Gavardo e Prevalle.

Dopo tre anni di ricerche, rilievi e aggiornamenti, vede la luce il volume “Le grotte del Monte Budellone – Gavardo-Prevalle (BS)”, un’opera divulgativa che documenta il patrimonio speleologico del Monte Budellone, piccolo ma significativo rilievo carsico situato a una ventina di chilometri a est di Brescia.

Il libro, in formato A4 e composto da 84 pagine interamente a colori, nasce da un progetto avviato nel 2023 grazie alla collaborazione tra i Comuni di Prevalle e Gavardo, la Comunità Montana di Valle Sabbia e il Lions Club Valsabbia. L’iniziativa ha inoltre ottenuto il patrocinio della Società Speleologica Italiana ETS e del Sistema Museale della Valle Sabbia.

L’opera presenta una rassegna aggiornata delle 30 cavità censite nel Catasto Regionale Lombardo, arricchita con gli ultimi rilievi topografici, fotografie, cartografie, illustrazioni e approfondimenti naturalistici dedicati all’area. Un lavoro che rappresenta un importante contributo alla conoscenza del patrimonio carsico locale e uno strumento di divulgazione rivolto a che ama speleologia e ambiente.

La presentazione del volume è in programma martedì 21 luglio 2026 alle ore 20.30 presso la sede del Gruppo Alpini di Prevalle, in via Industriale 27.

Nel corso della serata sarà proiettato anche un documentario realizzato dalle associazioni Agartis ODV e Underland ODV, che hanno curato la pubblicazione.

Il volume sarà disponibile già durante la presentazione.

La tiratura iniziale è limita: è possibile prenotarne una copia, con un contributo di 15,00 euro, più le spese di spedizione, scrivendo all’indirizzo progettoagartis2022@libero.it.

Con la pubblicazione, il Monte Budellone entra a pieno titolo tra le aree carsiche lombarde meglio documentate dal punto di vista divulgativo, per meglio valorizzare un territorio ricco di interesse geologico, naturalistico e speleologico.

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Soccorso Alpino Liguria: esercitazione alla falesia di Sant’Anna, a Sestri Levante (GE) per affinare le tecniche di intervento

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Nei giorni scorsi la Stazione Tigullio – Val d’Aveto del Soccorso Alpino e Speleologico Liguria ha svolto una giornata di addestramento, rafforzando preparazione operativa e lavoro di squadra

La Stazione Tigullio – Val d’Aveto del Soccorso Alpino e Speleologico Liguria ha svolto un’esercitazione presso la falesia di Sant’Anna, tra Sestri Levante e Cavi di Lavagna, con l’obiettivo di mantenere e perfezionare le tecniche operative in ambiente verticale.

L’attività addestrativa ha visto i tecnici impegnati in esercitazioni di movimentazione su falesia, prove di arrampicata e discese su corda, fondamentali per affrontare in sicurezza gli interventi di soccorso in contesti impervi.

Durante la giornata sono state inoltre simulate diverse situazioni di emergenza, tra cui il recupero di un infortunato rimasto sospeso sulle corde. Le prove hanno consentito di approfondire le procedure di avvicinamento, messa in sicurezza, recupero e successiva discesa del paziente, verificando l’efficacia delle tecniche operative e il coordinamento tra le squadre.

Al termine dell’esercitazione, i tecnici hanno preso parte a un momento di confronto per condividere le esperienze maturate durante le simulazioni, analizzare le procedure adottate e consolidare il lavoro di squadra, elemento essenziale per garantire interventi tempestivi ed efficaci.

La formazione continua rappresenta infatti uno dei pilastri dell’attività del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, consentendo agli operatori di mantenere elevati standard di preparazione per affrontare con competenza e sicurezza gli interventi di soccorso in montagna e negli ambienti impervi.

Fonte: post pubblicato sui canali social del CNSAS – Soccorso Alpino e Speleologico – Liguria

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