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Spedizione UBSS in Montenegro: Hidden Earth 2026 racconta le esplorazioni speleologiche a Kameno More

September 14th 2026 at 11:00

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Una giovane squadra britannica torna nel “mare di pietra” del Montenegro

Le esplorazioni speleologiche in Montenegro tornano al centro dell’attenzione con il resoconto della spedizione UBSS nella regione di Kameno More. L’University of Bristol Speleological Society presenterà?? risultati della missione a Hidden Earth 2026, la conferenza annuale britannica dedicata alla speleologia.

L’intervento, intitolato UBSS Montenegro Expedition – Kameno More, sarà tenuto da Daniel Rose durante una sessione di 30 minuti. Il programma della conferenza si svolgerà dal 25 al 27 settembre 2026 al Llangollen Pavilion, nel Galles del Nord, organizzato dalla British Cave Research Association e dalla British Caving Association.

Hidden Earth 2026: la conferenza che ospita il racconto della spedizione UBSS

Hidden Earth rappresenta l’appuntamento di riferimento per la comunità speleologica britannica e internazionale. L’edizione 2026 conferma la presenza di relazioni dedicate a spedizioni in Asia, Sud America ed Europa, con un focus particolare sulle aree carsiche meno conosciute.

La sessione dedicata al Montenegro si inserisce in un programma ricco di workshop e lecture. Tra i temi trattati figurano il supporto ai leader di spedizione, le tecniche di rilievo topografico e le trasformazioni nelle organizzazioni speleologiche.

Il contributo UBSS non si limita ai dati esplorativi. La relazione affronta anche l’organizzazione pratica della missione: la scelta dell’area, la logistica, la composizione della squadra e le difficoltà incontrate da un gruppo giovane.

Kameno More: il “mare di pietra” che attira le esplorazioni speleologiche in Montenegro

Kameno More è un’area carsica montenegrina il cui nome significa letteralmente “mare di pietra”. Il paesaggio superficiale e le cavitಲ sotterranee costituiscono un campo di ricerca ancora aperto.

La regione ha già attirato spedizioni internazionali negli anni precedenti. Nell’agosto 2024 la spedizione Stone Sea aveva programmato ricognizioni e prosecuzioni delle ricerche in tre cavitಲ denominate Meandar, Dvestotka e PT4.

Il ritorno di una squadra britannica segna la ripresa di una presenza esplorativa britannica nella zona dopo un’interruzione che durava dal 2013. Questo elemento rende il resoconto UBSS rilevante oltre la cronaca delle cavitಲ visitate.

Le esplorazioni speleologiche in Montenegro richiedono preparazione tecnica, lettura del territorio e capacità logistica. La collaborazione con le realtà locali rappresenta un fattore decisivo per il successo delle campagne sul campo.

Il contesto del carsismo montenegrino: Durmitor e Žijovo

Il Montenegro riunisce massicci calcarei di alta quota, zone fortemente fratturate e paesaggi modellati dall’azione congiunta dell’acqua e dei processi glaciali. In simili contesti, la ricerca può riguardare ingressi nuovi, pozzi, cavitಲ a sviluppo orizzontale e sistemi con ghiaccio sotterraneo.

Sul massiccio del Durmitor sono censite 415 cavità, esplorate integralmente o solo in parte. Una campagna svolta nel luglio 2026 da ricercatori delle Università di Belgrado e del Montenegro ha riguardato Vodena pecina, Zelenovirska pecina e Ledena pecina.

La Zelenovirska pecina raggiunge 830 metri di sviluppo esplorato. Questa grotta è rilevante perché le cavità a prevalente andamento orizzontale sono meno frequenti in un carsismo d’alta quota dominato da forme verticali.

La presenza italiana nelle esplorazioni speleologiche in Montenegro

Le esplorazioni speleologiche in Montenegro vedono da alcuni anni una presenza italiana articolata. Nel 2024 la Commissione Grotte Eugenio Boegan di Trieste ha operato sullo Žijovo, nelle Ku?ke Planine, vicino al confine albanese.

Dopo ricognizioni preliminari svolte tra il 2022 e il 2023, sei partecipanti hanno esplorato e rilevato 15 grotte in sei giorni di attività. La missione ha utilizzato anche un drone con camera ad alta definizione per migliorare la lettura del terreno.

Tra le cavità descritte figurano l’Abisso Ledo, la Grotta Prepih e la Grotta Armada. Ledo presenta un pozzo superiore ai 100 metri, con pareti in larga parte ricoperte da ghiaccio. Sul fondo è stata misurata una temperatura dell’aria di 1,7 °C.

Un secondo filone italiano è quello del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia. Durante la Montenegro Speleo Expedition 2024, attiva tra il monte Pasjak e la cresta del Surdup nel sud-est del Paese, il gruppo ha scoperto, esplorato e rilevato 24 nuove grotte in dieci giorni.

Il progetto ha associato alla ricerca esplorativa misure fisiche dell’aria in cavità, comprendenti temperatura, acidità, anidride carbonica, radon e radioattività. La seconda spedizione Seppenhofer è partita il 4 luglio 2025 con l’obiettivo di proseguire lo studio di nuove cavità.

Ricerca, rilievo e tutela delle grotte nel Montenegro

La presenza di squadre britanniche, italiane, montenegrine e serbe mostra come le esplorazioni speleologiche in Montenegro siano oggi legate a una dimensione internazionale. Le attività sul campo producono dati utili per cartografia, geomorfologia, idrologia sotterranea, biologia e valutazione dei rischi.

Non ogni cavità è destinata alla frequentazione, e la documentazione può essere il primo strumento di tutela. Il caso della Ledena pecina nel Durmitor è indicativo. I ricercatori hanno segnalato condizioni di degrado e proposto di rimuovere corde danneggiate, delimitare l’area dell’ingresso e vietare chiaramente la discesa.

Il mantenimento delle formazioni di ghiaccio e del microclima richiede una gestione prudente. I Parchi nazionali del Montenegro hanno dichiarato che adotteranno misure nell’ambito delle loro competenze.

La conferenza di Hidden Earth 2026 si inserisce in questo contesto. Il resoconto UBSS su Kameno More potrà offrire un aggiornamento diretto su una campagna recente. La condivisione dei risultati resta una parte decisiva del lavoro per le esplorazioni speleologiche in Montenegro.

Fonti

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Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: dal Coahuila la proposta per riconoscere le cavità come zone umide sotterranee

September 14th 2026 at 07:00

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Nel primo appuntamento UNESCO del 13 settembre 2026, Mónica Ponce propone di leggere le grotte del Deserto Chihuahuense e del mondo come sistemi idrologici e corridoi biologici. Un’impostazione che richiama strumenti già previsti dalla Convenzione di Ramsar.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo e proposta dal Coahuila

Saltillo, nello Stato messicano di Coahuila, ha fatto da cornice a una proposta dedicata al ruolo ecologico delle cavità naturali. Il documento è stato diffuso il 13 settembre 2026, data della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo riconosciuta dall’UNESCO.

L’iniziativa è firmata da Mónica Ponce, presidente della Commissione Materiali e Tecniche dell’Unione Internazionale di Speleologia e presidente dell’Asociación Coahuilense de Espeleología. Il testo invita a considerare le grotte del Deserto Chihuahuense, e per estensione le cavità del pianeta, come “zone umide sotterranee” e come “corridoi biologici ponte”.

La proposta non chiede di applicare una semplice definizione simbolica. Punta a mettere in relazione tutela delle acque sotterranee, biodiversità ipogea, continuità ecologica e pianificazione territoriale. Il messaggio centrale è chiaro: l’acqua invisibile del sottosuolo sostiene processi naturali che producono effetti anche in superficie.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo è stata proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025. La ricorrenza mira a richiamare l’attenzione sulle cavità naturali, sulle risorse idriche e sui paesaggi geologici. La prima celebrazione internazionale si è svolta a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre 2026.

Grotte come zone umide sotterranee e sistemi idrologici

Nel testo presentato da Ponce, la prima chiave di lettura è idrologica. Le grotte e i sistemi carsici raccolgono, trasferiscono, immagazzinano e restituiscono acqua. In molti casi sono collegati a falde, sorgenti, corsi d’acqua sotterranei e bacini di alimentazione posti in superficie.

La definizione di “zona umida sotterranea” ha anche un fondamento negli strumenti internazionali esistenti. La Risoluzione VI.5 della Convenzione sulle zone umide di Ramsar, adottata a Brisbane nel 1996, ha inserito i sistemi idrologici carsici e di grotta sotterranei nella classificazione Ramsar delle zone umide. Le linee guida successive sottolineano il legame stretto tra questi ambienti e le acque sotterranee.

Questo passaggio è rilevante per i territori aridi e semiaridi. La stessa documentazione Ramsar riconosce che alcuni sistemi carsici e di grotta sono risorse ecologiche, culturali e scientifiche. In molte aree possono costituire anche una fonte di acqua sotterranea per paesaggi altrimenti aridi.

La proposta dal Coahuila riprende questo quadro. Evidenzia che le cavità possono contribuire alla regolazione del ciclo dell’acqua e alla ricarica degli acquiferi. Ricorda anche le condizioni di elevata umidità e di relativa stabilità termica che caratterizzano molti ambienti ipogei. Ogni sistema va comunque valutato nel proprio contesto geologico e idrogeologico. Non tutte le grotte hanno infatti lo stesso regime delle acque, né la stessa capacità di immagazzinamento o trasferimento.

In questa prospettiva, la protezione di un ingresso o di una singola sala non è sempre sufficiente. Le pressioni esercitate nel bacino di alimentazione possono alterare qualità e quantità dell’acqua che raggiunge il sottosuolo. Ramsar indica perciò la necessità di definire confini e fasce di tutela capaci di mantenere le funzioni idrologiche dei siti.

Corridoi biologici delle grotte e biodiversità sotterranea

La seconda parte della proposta riguarda le grotte come “corridoi biologici ponte”. L’espressione descrive il ruolo di connessione tra superficie e sottosuolo. Una cavità non è un ambiente isolato. Gli apporti d’acqua, materia organica, aria e organismi la collegano a un sistema più ampio.

Le grotte ospitano comunità altamente specializzate. Vi si trovano specie cavernicole e, in alcune situazioni, organismi endemici adattati a condizioni di buio, umidità e disponibilità alimentare limitata. Le cavità possono inoltre offrire rifugio, siti di riproduzione o di sosta a specie che utilizzano anche gli ambienti esterni, compresi vari chirotteri.

La connettività richiamata nel documento non va intesa come un corridoio lineare valido in ogni circostanza. È una proposta di pianificazione. Significa considerare insieme la grotta, le aree di ricarica, le sorgenti, la copertura vegetale, gli habitat esterni e le rotte utilizzate dalla fauna. Significa anche includere microbiota e invertebrati meno visibili nei programmi di inventario e monitoraggio.

Le linee Ramsar per la selezione e la gestione dei siti chiedono di prendere in esame le componenti biologiche, fisiche e chimiche dell’ecosistema. Riconoscono inoltre che anche siti piccoli, o gruppi di siti idrologicamente collegati, possono avere valore elevato. Per gli ambienti carsici questo approccio di rete è particolarmente utile.

Tutela del carsismo, Ramsar e obiettivo 30×30

La proposta collega il riconoscimento delle grotte come zone umide sotterranee a più quadri internazionali. Tra questi figurano l’UNESCO, le attività di ricerca e divulgazione della UIS e l’azione della Convenzione di Ramsar. Viene richiamato anche il lavoro di identificazione e documentazione dei geositi svolto dal Servicio Geológico Mexicano.

Il riferimento alla strategia 30×30 richiede una precisazione. Il Target 3 del Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal prevede che entro il 2030 sia efficacemente conservato e gestito almeno il 30 per cento delle aree terrestri, delle acque interne, delle aree costiere e marine. Il testo del target non stabilisce una quota autonoma riservata al sottosuolo.

L’estensione del ragionamento alle cavità e ai sistemi carsici rappresenta quindi una lettura proposta dal documento di Saltillo. Essa è coerente con l’idea di conservare aree importanti per la biodiversità, le funzioni ecosistemiche e la connettività. Per tradurla in misure concrete servono inventari, dati idrogeologici, valutazioni della fauna e una governance che includa le comunità locali.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo può offrire un contesto utile per questo confronto. La UIS ha invitato associazioni, grotte turistiche, geoparchi, scuole e istituzioni a promuovere iniziative locali. Nel caso della proposta di Ponce, divulgazione e tutela vengono poste sullo stesso piano: far conoscere le cavità significa anche rendere visibili i servizi idrici ed ecologici che svolgono.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: cosa implica la proposta

Definire le grotte come zone umide sotterranee e corridoi biologici non sostituisce gli strumenti di tutela già in vigore. Può però modificare la scala con cui vengono osservate. L’attenzione si sposta dalla cavità considerata come singolo luogo al sistema carsico nel suo complesso.

In termini operativi, l’impostazione suggerisce alcune priorità:

  • realizzare inventari delle cavità, delle acque sotterranee e delle specie associate;
  • individuare le aree di ricarica e le possibili fonti di inquinamento;
  • monitorare portate, qualità delle acque, temperatura, umidità e comunità biologiche;
  • progettare fasce di rispetto e misure di gestione che includano gli habitat esterni connessi;
  • integrare ricerca speleologica, tutela della biodiversità, pianificazione idrica e divulgazione.

Il valore della proposta consiste nel riunire temi spesso trattati separatamente. Carsismo, falde, habitat ipogei e specie di superficie fanno parte di reti interdipendenti. La ricorrenza UNESCO del 13 settembre richiama proprio questo carattere integrato.

Per il Deserto Chihuahuense, dove l’acqua rappresenta una risorsa particolarmente sensibile, la lettura proposta da Ponce assume un rilievo specifico. Per altri contesti carsici, compresi quelli italiani, il punto di partenza resta analogo: conoscere i collegamenti tra superficie e sottosuolo prima di intervenire. La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo porta così al centro della discussione una domanda concreta: quali parti del paesaggio devono essere considerate per proteggere davvero una grotta?

Fonti

Monica Ponce

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  • Perù, una tomba rimasta intatta per 600 anni svela i segreti della civiltà Chimú
    Condividi A Chan Chan scoperta una piattaforma funeraria con i resti di 38 individui e preziosi corredi. Il contesto archeologico quasi indisturbato potrà fornire nuove informazioni sui rituali e sulla società che precedette l’espansione degli Inca Una piattaforma funeraria rimasta pressoché intatta per oltre 600 anni è stata scoperta dagli archeologi a Chan Chan, sulla costa settentrionale del Perù, antica capitale del regno Chimú e una delle più importanti città dell’America preispanica.
     

Perù, una tomba rimasta intatta per 600 anni svela i segreti della civiltà Chimú

September 14th 2026 at 06:00

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A Chan Chan scoperta una piattaforma funeraria con i resti di 38 individui e preziosi corredi. Il contesto archeologico quasi indisturbato potrà fornire nuove informazioni sui rituali e sulla società che precedette l’espansione degli Inca

Una piattaforma funeraria rimasta pressoché intatta per oltre 600 anni è stata scoperta dagli archeologi a Chan Chan, sulla costa settentrionale del Perù, antica capitale del regno Chimú e una delle più importanti città dell’America preispanica.

Il ritrovamento è avvenuto nel complesso fortificato di Utzh An, conosciuto in passato come Palazzo Gran Chimú. All’interno della struttura sono stati individuati i resti di 38 persone, accompagnati da ornamenti, oggetti cerimoniali, armi ed emblemi metallici. Un individuo, rinvenuto nella camera principale insieme a manufatti in conchiglia e metallo, potrebbe essere appartenuto all’élite Chimú.

La piattaforma funeraria scoperta nel complesso archeologico di Chan Chan, in Perù. Foto: Luis Puell / Agencia Andina

Particolarmente interessanti sono le tracce di pigmentazione rossa osservate su alcuni resti e reperti. Potrebbero essere riconducibili al cinabro, minerale composto da solfuro di mercurio utilizzato come pigmento rosso in contesti funerari di alto rango nelle società andine. Saranno tuttavia le analisi di laboratorio a stabilirne con certezza la composizione.

Dal punto di vista scientifico, il valore della scoperta risiede soprattutto nell’eccezionale conservazione del contesto. Molte sepolture dell’élite Chimú conosciute dagli studiosi erano state saccheggiate in passato, separando i reperti dai luoghi e dagli individui ai quali appartenevano. Qui gli archeologi possono invece analizzare ossa, posizione dei corpi, oggetti, pigmenti e struttura funeraria nelle loro associazioni originarie, ricostruendo con maggiore precisione rituali e gerarchie sociali.

Alcuni dei manufatti metallici rinvenuti nel contesto funerario di Chan Chan. Foto: Luis Puell / Agencia Andina

Un individuo presenta inoltre una deposizione insolita: il corpo era completamente disteso, mentre nelle sepolture Chimú sono più comuni posizioni flesse o sedute. Una differenza che apre interrogativi sul suo ruolo e sul significato del rituale funerario.

La civiltà Chimú prosperò sulla costa settentrionale del Perù prima dell’espansione incaica, con Chan Chan come grande centro politico. E il sito potrebbe conservare ancora moltissime sorprese: secondo il responsabile degli scavi Jorge Meneses, non più del 7% dell’intera area di Chan Chan è stato finora scavato.

Alcuni dei manufatti metallici rinvenuti nel contesto funerario di Chan Chan. Foto: Luis Puell / Agencia Andina

Fonti e approfondimenti

ANSA – Scoperta eccezionale in Perù, trovata una tomba pre-incaica di oltre 600 anni
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/10/scoperta-eccezionale-in-peru-trovata-una-tomba-pre-incaica-di-oltre-600_7df618f0-6cc4-454f-8bd2-66cc4735696d.html

El País – An intact tomb preserved for 600 years opens a window onto the world of the Chimú elite in Peru
https://english.elpais.com/culture/2026-09-10/an-intact-tomb-preserved-for-600-years-opens-a-window-onto-the-world-of-the-chimu-elite-in-peru.html

El Peruano – Hallazgo inédito en Chan Chan: descubren plataforma funeraria con 38 individuos de alto estatus
https://elperuano.pe/noticia/304310-hallazgo-inedito-en-chan-chan-descubren-plataforma-funeraria-con-38-individuos-de-alto-estatus

EFE – approfondimento sulla scoperta archeologica di Chan Chan
https://efe.com/cultura/2026-09-09/chan-chan-peru-chimu/

Chi erano i Chimú

La civiltà Chimú si sviluppò lungo la costa settentrionale dell’attuale Perù tra circa il IX e il XV secolo, prima della conquista da parte degli Inca. Il suo centro politico era Chan Chan, nei pressi dell’odierna Trujillo, una vastissima città costruita prevalentemente in terra cruda e oggi riconosciuta come Patrimonio Mondiale UNESCO. I Chimú crearono un potente regno costiero, basato su un’agricoltura sostenuta da sofisticati sistemi di irrigazione, e raggiunsero livelli notevoli nella lavorazione dei metalli, nei tessuti e nell’artigianato. Intorno al 1470 il regno di Chimor venne incorporato nell’Impero Inca, pochi decenni prima dell’arrivo degli Spagnoli.

Fotografie: Luis Puell – Agencia Andina©Editora Perú – – https://andina.pe/agencia/galeria-extraordinario-hallazgo-chan-chan-descubren-plataforma-funeraria-restos-38-individuos-alto-estatus-30392.aspx

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  • Speleologia subacquea e soccorso: esercitazione SSF al Peyraou de Chadouillet
    Condividi In Ardèche due scenari operativi simultanei hanno riunito 25 tecnici, tra cui 16 speleosub, per testare ricerca, assistenza alla vittima, comunicazioni ed evacuazione in ambiente sifonato. Esercitazione SSF in Ardèche I plongeurs dello Spéléo Secours Français si sono riuniti nel fine settimana in Ardèche per un’esercitazione di soccorso in grotta condotta all’event de Peyraou de Chadouillet, nel territorio di Saint-André-de-Cruzières. L’attività ha assunto la forma di un barnum,
     

Speleologia subacquea e soccorso: esercitazione SSF al Peyraou de Chadouillet

September 13th 2026 at 14:00

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In Ardèche due scenari operativi simultanei hanno riunito 25 tecnici, tra cui 16 speleosub, per testare ricerca, assistenza alla vittima, comunicazioni ed evacuazione in ambiente sifonato.

Esercitazione SSF in Ardèche

I plongeurs dello Spéléo Secours Français si sono riuniti nel fine settimana in Ardèche per un’esercitazione di soccorso in grotta condotta all’event de Peyraou de Chadouillet, nel territorio di Saint-André-de-Cruzières. L’attività ha assunto la forma di un barnum, termine impiegato in Francia per indicare una simulazione complessa e organizzata come un intervento reale.

La giornata ha messo in campo 25 persone, delle quali 16 sommozzatori speleologi. Sono stati predisposti due scenari paralleli. La scelta di lavorare su più fronti ha permesso di verificare sia le procedure subacquee sia la capacità di assistenza e coordinamento lungo la parte asciutta e post-sifone della cavità.

Il Peyraou de Chadouillet non è una sede casuale. La cavità di Saint-André-de-Cruzières è nota nella storia della speleologia subacquea francese per le esplorazioni dei suoi rami allagati. Le pubblicazioni della Fédération Française de Spéléologie ricordano ricerche, lavori di attrezzamento e rilievo del sifone Nord, oltre a esplorazioni proseguite negli anni in condotti dalla morfologia complessa.

Soccorso in sifone: il primo scenario

Nel sifone aval, cioè nel ramo a valle, la simulazione prevedeva la ricerca di un subacqueo disperso nella zona dei 40 metri di profondità. Il ritrovamento della vittima, nello scenario, avveniva senza vita.

A quel punto le squadre hanno affrontato una sequenza che richiede metodo e divisione dei ruoli. Un primo gruppo è stato incaricato di documentare la situazione con immagini destinate agli accertamenti. Un secondo gruppo ha curato l’evacuazione della salma e dell’attrezzatura.

La speleologia subacquea opera in ambienti nei quali il collegamento con l’esterno può essere interrotto da lunghi tratti sommersi. La profondità, la distanza, la visibilità ridotta, le strettoie, la temperatura dell’acqua e la decompressione condizionano ogni manovra. Nel soccorso, questi fattori si aggiungono alla necessità di trasportare persone, materiali e informazioni lungo percorsi che non consentono improvvisazione.

Le indicazioni federali francesi per il soccorso in immersione speleologica richiamano proprio gli elementi essenziali da comunicare in caso di emergenza: cavità e comune, profilo della plongée, durata, profondità, distanza, autonomia, condizioni di visibilità e temperatura. Una profondità superiore a 40 metri è segnalata tra le condizioni particolari che incidono sulla valutazione dell’intervento.

Assistenza vittima oltre il terzo sifone

Il secondo scenario si è svolto nella branche amont, il ramo a monte. Un subacqueo non era rientrato per un problema all’attrezzatura. La squadra lo ha localizzato oltre il terzo sifone, dove attendeva i soccorsi.

È entrata quindi in azione l’équipe di assistenza alla vittima. Il compito non era limitato al recupero. I tecnici hanno simulato il riscaldamento della persona, la reidratazione, l’alimentazione e il sostegno psicologico. In un ambiente ipogeo, freddo e isolato, la stabilizzazione delle condizioni della vittima può essere decisiva prima che inizi il trasferimento.

In parallelo, una squadra trasmissioni ha predisposto i collegamenti fra la vittima e il posto di comando. Le comunicazioni sono un nodo operativo nei soccorsi sotterranei. Consentono di aggiornare la direzione dell’intervento sullo stato sanitario, sui tempi di avanzamento e sulle richieste di materiali, evitando che le informazioni dipendano soltanto da staffette umane.

La documentazione medica e operativa dello Spéléo Secours Français indica che, dopo il contatto con la vittima, occorre verificarne rapidamente coscienza, respirazione e circolazione. Prevede inoltre una presenza continuativa di soccorritori fino all’evacuazione. Riscaldamento, idratazione e alimentazione, quando possibili, rientrano nelle prime misure di assistenza.

Coordinamento tra tecnici e territorio

L’esercitazione ha coinvolto anche il coordinamento tra i Conseillers Techniques Départementaux del SSF dell’Ardèche, i tecnici referenti per la speleologia subacquea e i consiglieri tecnici nazionali. Questo passaggio è centrale: un soccorso in cavità allagata richiede competenze subacquee specialistiche, ma anche una catena di comando capace di dialogare con logistica, assistenza sanitaria, comunicazioni e istituzioni locali.

Il SSF nazionale ha ringraziato il SSF 07 per l’organizzazione e l’accoglienza, il Comune di Saint-André-de-Cruzières e il signor Rivière. La collaborazione con il territorio è parte della preparazione operativa. Accessi, spazi per il comando, gestione dei mezzi e conoscenza dell’area possono incidere in modo diretto sull’efficacia di un intervento.

Per le emergenze in ambiente sotterraneo, la Fédération Française de Spéléologie indica il numero verde nazionale 0800 121 123. Le procedure ricordano anche l’importanza di fornire dati precisi sulla cavità e sulle condizioni dell’incidente.

Speleologia subacquea e conoscenza del sottosuolo

La speleologia subacquea non riguarda soltanto il soccorso. È uno strumento di esplorazione e conoscenza del mondo sotterraneo. I sifoni sono spesso le soglie che separano i rami conosciuti di una grotta da prosecuzioni non ancora raggiunte. Superarli, con tecniche adeguate e in condizioni controllate, può consentire di collegare reti carsiche, individuare nuovi condotti e comprendere la circolazione delle acque.

Il contributo della speleologia subacquea è rilevante anche per l’idrogeologia. Rilievi, osservazioni morfologiche, misure di profondità e distanza, campionamenti e documentazione fotografica aiutano a ricostruire la struttura degli acquiferi carsici. Queste informazioni sono utili per studiare sorgenti, falde, vulnerabilità delle acque e dinamiche di piena.

Ogni esplorazione richiede prudenza. La speleologia subacquea unisce procedure di immersione, orientamento su filo guida, gestione del gas, controllo della decompressione e capacità di muoversi in grotta. Gli stessi saperi sono essenziali quando una squadra deve raggiungere una persona ferma oltre uno o più sifoni.

L’esercitazione dell’Ardèche mostra questo legame concreto. Addestrare squadre di speleologia subacquea significa prepararsi alla risposta alle emergenze e, nello stesso tempo, mantenere e sviluppare le competenze necessarie per esplorare, rilevare e proteggere gli ambienti carsici sommersi.

Fonti

Speleosub Francia

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Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo: Bellamar, Cuba, e una collaborazione speleologica che guarda alla tutela

September 13th 2026 at 13:00

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Foto di copertina di Antonio Danieli

Il 13 settembre segna la prima Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo. Dalle cavità di Matanzas, il caso di Bellamar richiama il valore della ricerca condivisa, della documentazione e della protezione delle acque sotterranee.

La Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo

Il 13 settembre 2026 si celebra per la prima volta la Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo. La ricorrenza è stata proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025. La proposta era stata avanzata dalla Slovenia su iniziativa dell’Unione Internazionale di Speleologia, che ha sede a Postojna.

La scelta della data porta per la prima volta il tema delle cavità naturali e dei paesaggi carsici nel calendario delle giornate internazionali UNESCO. Il messaggio non riguarda solo l’esplorazione. Riguarda soprattutto la conoscenza degli acquiferi, della biodiversità sotterranea, degli archivi geologici e delle tracce culturali conservate nel sottosuolo.

Secondo UNESCO, i paesaggi carsici e le grotte interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono ambienti fragili. Possono subire gli effetti dell’inquinamento, delle trasformazioni del suolo, delle estrazioni e di una fruizione non regolata.

La prima celebrazione internazionale è in programma a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre. Il calendario comprende una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale. La Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo diventa quindi anche un momento utile per collegare ricerca, educazione, gestione del territorio e tutela.

Grotte di Bellamar e carsismo di Matanzas

Nel quadro della Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo, le Cuevas de Bellamar, presso Matanzas, a Cuba, offrono un esempio concreto del rapporto tra grotte, patrimonio e comunità locali. Il complesso si trova nell’area carsica dell’altopiano di Bellamar, non lontano dalla baia di Matanzas.

La cavità turistica di Bellamar ha una lunga storia. Un resoconto speleologico internazionale ricorda che la prosecuzione della grotta fu individuata nel 1861 durante attività minerarie e che l’apertura al pubblico risale al 1862. Gli interventi di visita hanno lasciato segni materiali: scale, barriere, impianti e modifiche delle superfici mostrano quanto sia delicato conciliare accessibilità e conservazione.

Le Grotte di Bellamar sono note per le concrezioni di calcite e per l’interesse paleontologico, faunistico e archeologico richiamato nella documentazione del progetto. La crescita e la trasformazione delle forme minerali, in ambienti aerei, sommersi o misti, rendono questi spazi un laboratorio per lo studio dei processi carsici. La loro lettura deve comprendere anche la circolazione dell’acqua e gli scambi fra superficie e sottosuolo.

Antonio Núñez Jiménez e la speleologia cubana

Il percorso storico di Bellamar è legato ad Antonio Núñez Jiménez, figura centrale della speleologia cubana. La documentazione di spedizione lo indica come fondatore nel 1940 della Sociedad Espeleológica de Cuba. Le sue pubblicazioni contribuirono a far conoscere la varietà dei karst tropicali dell’isola e a consolidare l’attività speleologica nel Paese.

Il testo di riferimento segnala l’arrivo di Núñez Jiménez a Bellamar nel 1947 per ricerche universitarie. Ricorda inoltre il contributo di speleologi di Matanzas e l’attività del Grupo Espeleológico Félix Rodríguez de la Fuente, attivo dalla fine degli anni Ottanta in nuove esplorazioni. Questi elementi delineano una storia costruita da più generazioni, tra ricerca scientifica, esplorazione, rilievo e divulgazione.

La Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo richiama proprio questa continuità. Una grotta non è un insieme di sale isolate. È parte di un sistema fisico e biologico. Ogni dato raccolto, dal rilievo topografico al monitoraggio delle acque, può contribuire alla sua gestione.

Proyecto Bellamar, Italia e Cuba

Dal 2003 il Proyecto Bellamar ha riunito il Gruppo Speleologico San Marco di Venezia, il Comité Espeleológico de Matanzas e altre realtà cubane, italiane e francesi. Il progetto ha avuto il patrocinio, tra gli altri, della Società Speleologica Italiana e della Sociedad Espeleológica de Cuba. Le attività hanno incluso esplorazioni, documentazione fotografica e audiovisiva 3D, comunicazione pubblica e azioni educative.

Il Gruppo Speleologico San Marco descrive un lavoro rivolto anche alla vulnerabilità delle risorse idriche sotterranee. Nel 2014 è stato realizzato presso Bellamar un Centro polifunzionale di educazione ambientale dedicato a carsismo e permacultura. Inizi? quindi una collaborazione didattica tra l’IIS Levi Ponti di Mirano e l’Istituto Politécnico Ernest Telman di Matanzas. Nell’ambito del percorso fu predisposto un laboratorio per analisi chimico-fisiche delle acque carsiche.

Il progetto rappresenta un caso utile per la Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo. La tutela non si limita alla cavità visitabile. Richiede di osservare l’altopiano, le sorgenti, le falde, le pratiche agricole e gli insediamenti che insistono sul bacino di alimentazione.

Le immagini citate nel testo di partenza sono attribuite al Proyecto Bellamar e ad Antonio Danieli, Michel Renda ed Esteban Grau. Il loro uso documentario restituisce un aspetto spesso decisivo nella tutela: rendere visibili ambienti sotterranei che, per loro natura, restano nascosti alla maggior parte delle persone.

Ricerca, tutela e responsabilità

La Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo invita a considerare il carsismo come un patrimonio naturale con ricadute dirette sulla vita delle comunità. La speleologia può offrire rilievi, osservazioni idrologiche, dati biologici e strumenti di comunicazione. Le istituzioni e i gestori del territorio possono trasformare queste conoscenze in misure di protezione.

Bellamar mostra anche l’importanza della cooperazione internazionale. La presenza di speleologi cubani, italiani, francesi e di altre provenienze ha prodotto documentazione e attività formative. Perché questo patrimonio resti leggibile nel tempo, ogni intervento dovrebbe basarsi su dati verificabili, monitoraggi ripetuti e valutazioni attente degli impatti.

In questa prospettiva, il 13 settembre non è soltanto una ricorrenza. È un richiamo alla responsabilità verso le cavità, le acque sotterranee e i paesaggi carsici da cui dipendono ecosistemi e persone.

Fonti

Cuba

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  • Documentazione dei fenomeni carsici superficiali: in Slovacchia un corso tra terreno e LiDAR
    Condividi A Horné Orešany due giornate per leggere doline, campi solcati, inghiottitoi e sorgenti. Il rilievo aereo LiDAR può rendere più completa la ricerca speleologica di superficie. La documentazione dei fenomeni carsici superficiali sarà al centro di un corso in programma il 24 e 25 ottobre 2026 a Majdánske, località del comune di Horné Orešany, nei Piccoli Carpazi della Slovacchia. L’iniziativa, guidata da Alexander La?ný, propone un percorso concentrato in due giornate: una prima parte
     

Documentazione dei fenomeni carsici superficiali: in Slovacchia un corso tra terreno e LiDAR

September 13th 2026 at 10:00

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A Horné Orešany due giornate per leggere doline, campi solcati, inghiottitoi e sorgenti. Il rilievo aereo LiDAR può rendere più completa la ricerca speleologica di superficie.

La documentazione dei fenomeni carsici superficiali sarà al centro di un corso in programma il 24 e 25 ottobre 2026 a Majdánske, località del comune di Horné Orešany, nei Piccoli Carpazi della Slovacchia. L’iniziativa, guidata da Alexander La?ný, propone un percorso concentrato in due giornate: una prima parte di lezioni e una successiva esercitazione sul terreno nel vicino Carso di Kuchy?a–Orešany.

L’appuntamento richiama un aspetto essenziale del lavoro speleologico. Il paesaggio esterno non è un semplice contorno delle grotte. Doline, campi solcati, inghiottitoi, sorgenti carsiche e depositi carbonatici possono registrare la circolazione delle acque, le discontinuità della roccia e l’evoluzione di un acquifero. Rilevarli con criteri chiari consente di mettere in relazione ciò che appare in superficie con cavità, pozzi e condotti sotterranei.

Corso di documentazione dei fenomeni carsici superficiali

Il programma inizierà sabato 24 ottobre con l’arrivo dei partecipanti alle 10. Le lezioni sono previste dalle 11 alle 18. I temi annunciati comprendono un quadro geologico di base per speleologi, la documentazione e lo studio delle doline, l’analisi degli škráp — termine slovacco che indica le forme di dissoluzione affioranti, assimilabili ai campi solcati — la genesi e la classificazione di calcari porosi e travertini, oltre a inghiottitoi e sorgenti.

Domenica 25 ottobre, dalle 9 alle 16, si svolgerà l’uscita dedicata alla documentazione dei fenomeni carsici superficiali nel Carso di Kuchy?a–Orešany. La parte pratica è significativa: permette di associare osservazione diretta, descrizione geomorfologica, posizione geografica, misure e fotografie. Questi dati possono poi confluire in schede di cavità, banche dati territoriali e cartografie tematiche.

Le iscrizioni sono aperte fino al 15 ottobre 2026 attraverso l’indirizzo sasol@speleott.sk. Il corso sarà avviato con almeno cinque partecipanti. Pernottamento e organizzazione dell’alloggio sono a carico dei partecipanti; tra le strutture segnalate figura U Kura?ka.

Carso di Kuchy?a–Orešany e forme di superficie

La sede scelta appartiene a un’area carsica situata nella porzione settentrionale dei Piccoli Carpazi, tra gli abitati di Kuchy?a e Horné Orešany. La letteratura locale la descrive come una zona in cui alternanze di livelli carbonatici e non carbonatici condizionano lo sviluppo del carsismo. Sono documentati, fra le forme di superficie, doline, inghiottitoi, sorgenti e campi solcati; il sottosuolo comprende grotte e voragini.

L’interesse scientifico non riguarda soltanto la catalogazione delle forme. Una dolina può indicare dissoluzione concentrata, cedimenti o il recapito di acque verso il sottosuolo. Un inghiottitoio segnala un tratto di drenaggio che scompare nella roccia. Una sorgente può fornire informazioni sul punto di restituzione dell’acquifero e sulla sua risposta stagionale. Anche le croste calcaree, i penovci e i travertini aiutano a interpretare condizioni di deposizione del carbonato di calcio e dinamiche idrologiche locali.

Per questo la documentazione dei fenomeni carsici superficiali richiede metodi confrontabili con quelli applicati in grotta. Servono coordinate controllate, scala delle osservazioni, fotografie orientate, misure delle dimensioni, note sul substrato e sulle condizioni idriche. La ripetizione dei rilievi nel tempo è utile per riconoscere modifiche naturali o indotte dalle attività umane.

LiDAR aereo nella ricerca speleologica

In questo quadro, il LiDAR aereo offre uno strumento importante per la ricerca speleologica. Il sistema misura distanze tramite impulsi laser e permette di costruire nuvole di punti e modelli digitali del terreno ad alta risoluzione. Da un volo con aeromobile o drone, dopo una corretta classificazione dei punti, è possibile rappresentare con maggiore chiarezza la morfologia del suolo anche in ambienti boscosi, dove fotografie aeree e immagini satellitari possono non mostrare le piccole depressioni.

I modelli digitali ottenuti dal LiDAR aereo non sostituiscono il sopralluogo. Rendono però più efficace la sua pianificazione. Ombreggiature del rilievo, pendenze, curvature e modelli di profondità delle depressioni possono aiutare a individuare doline poco evidenti, allineamenti strutturali, paleocanali, scarpate e possibili ingressi ostruiti. Una ricerca condotta nel Dinarico ha mostrato come dati LiDAR siano utili per misurare forma, profondità e distribuzione delle doline sotto copertura forestale. Un altro studio, dedicato a forme carsiche dell’Arizona, ha distinto migliaia di depressioni individuate dal LiDAR rispetto a un numero molto più ridotto di elementi riconosciuti attraverso il solo rilevamento fisico in superficie.

Per la documentazione dei fenomeni carsici superficiali, la sequenza più solida è quindi integrata. Prima si analizzano i dati aerei e le basi cartografiche. Poi si verifica sul terreno la natura delle anomalie. Infine si raccolgono dati geologici, idrologici e speleologici. L’uso congiunto di LiDAR, osservazioni dirette, GPS o GNSS, fotografie e rilievo tradizionale riduce il rischio di scambiare una depressione antropica o una forma erosiva per un elemento carsico.

Il collegamento tra superficie e sottosuolo può diventare ancora più informativo quando modelli topografici e rilievi delle grotte sono georeferenziati nello stesso sistema. In questo modo, aree di assorbimento, sorgenti, fratture e andamento dei condotti possono essere letti come parti di un unico sistema. L’approccio è utile per la ricerca, per la tutela delle acque sotterranee e per la valutazione delle aree vulnerabili a subsidenza o collasso.

Formazione e qualità dei dati

Il corso di Horné Orešany propone una base concreta per questo lavoro. Prima della tecnologia viene il riconoscimento della forma, della roccia e dei processi che l’hanno prodotta. Il LiDAR aereo amplia la capacità di osservazione su aree estese. La verifica speleologica sul campo resta il passaggio che attribuisce significato ai dati e trasforma una mappa di depressioni in conoscenza del carsismo.

La documentazione dei fenomeni carsici superficiali è quindi una pratica utile sia nelle aree già conosciute sia nei territori dove il patrimonio sotterraneo è ancora poco censito. Formazione, rilievi ripetibili e integrazione delle tecniche permettono di costruire archivi più affidabili e di collegare la lettura del paesaggio con l’esplorazione delle grotte.

Fonti

Lidar estero

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  • Biospeleologia in Andalusia: quattro nuove specie di Tychobythinus nelle grotte del Sud della Spagna
    Condividi La biospeleologia documenta quattro microcoleotteri troglobi, ciechi e privi di ali, in quattro aree carsiche andaluse. La scoperta amplia le conoscenze sulla biodiversità sotterranea e richiama l’esigenza di tutelare cavità, fratture e acquiferi. La biospeleologia aggiunge quattro nomi alla fauna cavernicola della Spagna meridionale. Francisco Javier Sánchez-Camacho e Pablo Barranco, dell’Università di Almería, hanno descritto quattro nuove specie del genere Tychobythinus, piccoli
     

Biospeleologia in Andalusia: quattro nuove specie di Tychobythinus nelle grotte del Sud della Spagna

September 13th 2026 at 09:00

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La biospeleologia documenta quattro microcoleotteri troglobi, ciechi e privi di ali, in quattro aree carsiche andaluse. La scoperta amplia le conoscenze sulla biodiversità sotterranea e richiama l’esigenza di tutelare cavità, fratture e acquiferi.

La biospeleologia aggiunge quattro nomi alla fauna cavernicola della Spagna meridionale. Francisco Javier Sánchez-Camacho e Pablo Barranco, dell’Università di Almería, hanno descritto quattro nuove specie del genere Tychobythinus, piccoli coleotteri pselafini appartenenti alla famiglia Staphylinidae.

Lo studio è stato pubblicato l’11 agosto 2026 sulla rivista zoologica Zootaxa. Le nuove entità sono Tychobythinus eca, Tychobythinus mayorali, Tychobythinus lacilbulensis e Tychobythinus elvirensis. Tutte sono troglobie, cioè strettamente legate alla vita sotterranea, e per ora sono note solo dalle rispettive località tipo.

La ricerca nasce dal lavoro congiunto di specialisti e speleologi impegnati in cavità di quattro distinti distretti carsici dell’Andalusia. Il risultato non si limita a incrementare un elenco faunistico. Offre anche nuovi dati sulla distribuzione, sull’evoluzione e sulla vulnerabilità degli invertebrati adattati al buio.

Quattro Tychobythinus nelle grotte dell’Andalusia

Le quattro specie occupano aree geografiche separate e cavità con caratteristiche proprie. Tychobythinus eca è stato rinvenuto in tre grotte del carsismo in gesso di Sorbas, nella provincia di Almería. Tychobythinus mayorali proviene invece da una cavità della Sierra de Gádor, presso Almócita, sempre nella provincia di Almería.

Le altre due specie ampliano il quadro verso occidente. Tychobythinus lacilbulensis è stato descritto dalla Cueva del Cacao, nella Sierra de Grazalema, in provincia di Cadice. Tychobythinus elvirensis proviene dalla Sierra Elvira, presso Atarfe, in provincia di Granada.

La separazione tra le aree di ritrovamento è un dato importante. Le specie sotterranee hanno spesso capacità di dispersione molto ridotte e possono restare isolate per tempi evolutivi lunghi. In questi contesti, ogni massiccio carsico, sistema di fratture o complesso di cavità può conservare popolazioni differenziate, talvolta endemiche di un settore molto ristretto.

Il lavoro di Sánchez-Camacho e Barranco affronta anche il quadro complessivo del genere. Gli autori organizzano le 110 specie e sottospecie di Tychobythinus allora conosciute distinguendo 80 taxa con una qualche forma di sviluppo oculare e 30 taxa anoftalmi. Le quattro nuove specie aumentano in modo rilevante il numero delle specie del genere note per l’Andalusia.

Microcoleotteri adattati al buio

I pselafini sono coleotteri di dimensioni ridotte. Gli esemplari descritti in Andalusia misurano poco più di un millimetro. Questa scala rende necessarie tecniche di raccolta, osservazione e studio tassonomico molto accurate.

Le nuove specie mostrano caratteri ricorrenti negli organismi adattati alla vita ipogea. Gli occhi sono assenti. Le ali mancano. Le zampe e le antenne risultano allungate e portano numerose strutture sensoriali. La colorazione bruna e la conformazione del corpo completano un insieme di caratteri che permette di riconoscere il legame con l’ambiente di grotta.

In assenza di luce, la visione non offre un vantaggio funzionale. Il contatto con il substrato e la percezione di segnali chimici e meccanici diventano invece centrali. Antenne e arti più lunghi possono quindi contribuire all’orientamento e alla ricerca delle risorse in spazi complessi, tra sedimenti, fessure e depositi organici.

Questi coleotteri sono predatori di piccola taglia. Nell’ecosistema sotterraneo possono alimentarsi di altri minuscoli artropodi, come acari e collemboli. Il loro studio aiuta quindi a ricostruire reti alimentari poco visibili, nelle quali la disponibilità di materia organica è limitata e i rapporti tra specie possono essere molto specializzati.

Biospeleologia e biodiversità sotterranea

La biospeleologia studia gli organismi che vivono nelle grotte, nelle acque sotterranee e negli altri ambienti ipogei. Il suo campo di osservazione non coincide solo con le gallerie accessibili alle persone. Comprende anche fessure, pori, sedimenti e reticoli sotterranei che connettono la superficie, le cavità e gli acquiferi.

Per questo la scoperta di nuove specie ha un valore che supera la descrizione formale. Un troglobio noto da una sola cavità o da un solo settore carsico può diventare un indicatore della specificità biologica di quel sistema. La sua presenza segnala anche che le condizioni ambientali necessarie alla sua sopravvivenza sono rimaste sufficientemente stabili.

La biospeleologia è essenziale per colmare lacune di conoscenza. Gli ecosistemi sotterranei sono difficili da esplorare e molte specie restano sconosciute o sono rappresentate da pochi reperti. Le ricerche integrano osservazioni dirette, campionamenti mirati, studi morfologici e analisi genetiche. Metodi come il DNA ambientale possono affiancare le indagini tradizionali, soprattutto nelle acque e nei sedimenti dove gli organismi sono ardui da individuare.

Conoscere la fauna significa anche migliorare le decisioni di conservazione. Le grotte non sono ambienti isolati. Il loro equilibrio dipende dalla qualità delle acque di infiltrazione, dai suoli, dalla copertura vegetale, dalla gestione del territorio e dalla continuità delle fratture nella roccia. Una protezione limitata al solo ingresso della cavità rischia di non considerare l’intero habitat della fauna ipogea.

Minacce e monitoraggio nelle aree carsiche

Le specie troglobie possono risentire in modo marcato delle alterazioni ambientali. L’inquinamento delle acque sotterranee, le modifiche del drenaggio, l’urbanizzazione nelle aree di ricarica, le attività estrattive e le visite non regolamentate possono cambiare condizioni fisiche e biologiche costruite nel tempo.

Nei sistemi carsici, l’acqua può muoversi rapidamente attraverso inghiottitoi, condotti e fratture. Questo rende gli acquiferi vulnerabili all’arrivo di contaminanti dalla superficie. Le conseguenze riguardano sia la fauna stygobia, legata alle acque sotterranee, sia le comunità terrestri di grotta dipendenti dagli apporti esterni.

La biospeleologia fornisce strumenti concreti per individuare queste criticità. Il monitoraggio delle specie, associato a misure di temperatura, umidità, portata, conducibilità e qualità dell’acqua, permette di costruire una base informativa utile nel tempo. Le informazioni raccolte da speleologi, ricercatori, enti gestori e amministrazioni possono orientare limiti di accesso, protezione delle aree di ricarica e valutazioni degli interventi sul territorio.

La cautela è necessaria anche durante la ricerca. Per organismi rari e localizzati, il prelievo deve essere ridotto allo stretto indispensabile e accompagnato da una documentazione precisa. La ricerca biospeleologica richiede quindi un equilibrio tra necessità di conoscere e responsabilità di non alterare habitat fragili.

Un inventario ancora aperto

Le quattro nuove specie andaluse mostrano quanto il patrimonio biologico sotterraneo resti in parte da documentare. Cavità note da tempo possono ancora ospitare fauna non descritta, mentre le reti di microfratture e gli acquiferi celano comunità quasi impossibili da osservare senza metodi specifici.

Per la speleologia, il dato rafforza il ruolo delle esplorazioni condotte con attenzione ambientale e in collaborazione con la ricerca. Ogni segnalazione faunistica ben documentata può contribuire a definire distribuzioni, periodi di attività e priorità di tutela. Ogni nuova specie ricorda anche che la biodiversità non si concentra solo nei paesaggi visibili.

La ricerca pubblicata su Zootaxa colloca l’Andalusia tra le aree di particolare interesse per lo studio dei pselafini cavernicoli. Allo stesso tempo, offre un esempio del valore operativo della biospeleologia: riconoscere la diversità nascosta, interpretare i legami tra cavità e territorio, e fornire dati necessari per proteggere sistemi sotterranei di cui si conosce ancora solo una parte.

Fonti

Biospeleologia

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  • Spravodaj SSS 2/2026: nuovi collegamenti, cantieri di ricerca e formazione nella speleologia slovacca
    Condividi Il nuovo Spravodaj SSS 2/2026 documenta il collegamento tra Rysia jasky?a e il Sistema della grotta di Stratenská, il lavoro all’Eurotunnel della Jasky?a m?tvych netopierov e le attività 2026 della Società Speleologica Slovacca. La Slovenská speleologická spolo?nos? (SSS) ha pubblicato l’11 settembre il nuovo Spravodaj SSS 2/2026, numero 2 del 57° anno della propria rivista. Il fascicolo riunisce risultati di esplorazione, documentazione e ricerca in diversi distretti carsici de
     

Spravodaj SSS 2/2026: nuovi collegamenti, cantieri di ricerca e formazione nella speleologia slovacca

September 13th 2026 at 08:00

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Il nuovo Spravodaj SSS 2/2026 documenta il collegamento tra Rysia jasky?a e il Sistema della grotta di Stratenská, il lavoro all’Eurotunnel della Jasky?a m?tvych netopierov e le attività 2026 della Società Speleologica Slovacca.

La Slovenská speleologická spolo?nos? (SSS) ha pubblicato l’11 settembre il nuovo Spravodaj SSS 2/2026, numero 2 del 57° anno della propria rivista.

Il fascicolo riunisce risultati di esplorazione, documentazione e ricerca in diversi distretti carsici della Slovacchia. Dedica ampio spazio anche alla formazione e agli appuntamenti che hanno segnato l’attività associativa nel 2026.

Lo Spravodaj SSS 2/2026 è disponibile in PDF ottimizzato per il web. Il sommario comprende contributi sulle grotte della Slovacchia, una ricostruzione storica della spedizione Monte Canin a cinquant’anni di distanza, un articolo sulla grotta di Areni in Armenia e notizie associative. Il numero conferma così la funzione del bollettino come archivio operativo della speleologia slovacca: un luogo in cui dati di rilievo, cronache di campo, interpretazioni carsologiche e vita dei gruppi vengono conservati e messi in circolazione.

Spravodaj SSS 2/2026 e il Sistema Stratenská

Il principale risultato illustrato nello Spravodaj SSS 2/2026 riguarda il collegamento fisico, conseguito il 24 agosto 2025, tra Rysia jasky?a e il Sistema della grotta di Stratenská, nel settore meridionale del Paradiso Slovacco. Rysia jasky?a è diventata il quarto elemento collegato del sistema, dopo Stratenská jasky?a, Psie diery e Du?a.

Secondo l’articolo di Jozef Váš, il sistema raggiunge ora 26,5 chilometri di sviluppo. Nel corso delle attività legate al collegamento sono stati scoperti oltre 1.300 metri di nuove gallerie. La sola Rysia jasky?a ha raggiunto 1.050 metri di sviluppo e 56 metri di dislivello.

Il risultato non è nato da un singolo intervento. Il gruppo dello Speleologický klub Slovenský raj ha seguito la ventilazione con una prova al mercaptano nel febbraio 2025. Poi sono arrivati la pulizia di passaggi tra blocchi instabili, discese in pozzi, traversi attrezzati e rilievi sistematici. Durante una fase di lavoro nel mese di agosto, le squadre hanno misurato 216 metri di nuovi ambienti. Il giorno del collegamento, ne sono stati rilevati altri 252.

Le nuove parti sono descritte come condotti stretti e molto alti, in alcuni punti fino a 20 metri. Seguono zone di faglia e mostrano andamenti a zig-zag. L’interpretazione proposta collega la loro formazione all’antico corso del torrente Ties?avy, in una fase di sollevamento più rapido del massiccio. Restano ambienti da esplorare e rilevare, inclusi tratti con concrezioni soffici, pareti oltre un traverso attrezzato e pozzi laterali.

Eurotunnel nella Jasky?a m?tvych netopierov

Un secondo nucleo dello Spravodaj SSS 2/2026 è dedicato alla Jasky?a m?tvych netopierov, la Grotta dei pipistrelli morti, nei Bassi Tatra. Milan Štéc ricostruisce gli effetti dell’apertura del cosiddetto Eurotunnel, nato dal superamento di un tratto precedentemente ostruito da sedimenti.

L’intervento chiude una storia di lavoro durata 27 anni in un sifone colmato. L’accesso verso il Bystrický dóm modifica l’organizzazione dell’esplorazione. Dal 2026 il grande salone viene indicato come nuova base per attività dirette verso più possibili prosecuzioni, sia sotto sia sopra il suo livello.

L’articolo non presenta il risultato come conclusivo. Al contrario, mette in evidenza questioni pratiche: la sicurezza, il trasporto di un eventuale infortunato, l’installazione di un bivacco e la necessità di programmare l’esplorazione in un settore vasto. Il Bystrický dóm viene quindi considerato un punto operativo dal quale verificare continuità verso est, verso le parti superiori e in direzione delle aree carsiche vicine.

Komberek e gli studi sul carsismo

Tra i contributi di ricerca compare il lavoro di Alexander La?ný sul fenomeno carsico di Komberek, nei Piccoli Carpazi. Il tema allarga lo sguardo del fascicolo oltre le grandi cavità note. La ricostruzione affronta la storia delle indagini speleologiche e gli elementi emersi più di recente.

Il numero include anche una nota sul sito di suffosione di Dielnice, nella regione collinare di Smre?any, rivisitato dopo vent’anni. Sono presenti inoltre la storia della Jazve?ia jasky?a e un profilo dedicato a Ottokár Kadi?, figura della speleologia internazionale. Questi contributi mostrano come il bollettino unisca l’avanzamento degli scavi e dei rilievi alla rilettura di archivi, biografie e siti minori.

Le attività 2026 della SSS

Le ultime attività della SSS riportate nello Spravodaj SSS 2/2026 iniziano dal XXI congresso generale, svolto il 20 marzo 2026 con 123 delegati. Martin Budaj è stato eletto presidente. Nel bilancio del precedente mandato, l’associazione indica 12.483 attività di lavoro e documentazione svolte in Slovacchia e all’estero, 5.763 diari tecnici, quasi 20 chilometri di cavità scoperti e oltre 28 chilometri documentati sul territorio nazionale.

Alla fine del 2025 la SSS contava 1.019 speleologi in 53 club, secondo il resoconto assembleare. Tra le priorità in corso figurano una tessera associativa digitale, la conservazione digitale dei dati sulle grotte e il contributo alla modernizzazione della banca dati nazionale. L’autorizzazione eccezionale per l’esplorazione è stata inoltre prorogata fino al 2035. Il confronto interno resta aperto sulla pubblicazione online delle posizioni degli ingressi, un tema che riguarda la tutela delle cavità e la gestione responsabile delle informazioni.

Il calendario 2026 ha compreso anche Speleomíting, ospitato a Liptovský Mikuláš presso lo SMOPaJ. Il resoconto pubblicato nel fascicolo registra 151 partecipanti adulti paganti, due ospiti e nove bambini. L’incontro ha messo insieme comunicazioni su scoperte recenti, tecnologie e attività dei gruppi, oltre al riconoscimento di risultati speleologici.

Nel numero trova spazio anche Speleoškola 2026. Il corso, articolato in quattro giorni, ha combinato lezioni ed escursioni sul terreno dedicate alla formazione del carsismo, alla tutela delle grotte e alle competenze di base per operare nell’ambiente sotterraneo. La presenza di un resoconto redatto da un partecipante sottolinea il valore della formazione come passaggio tra esperienza dei club e nuove generazioni.

Il fascicolo segnala infine le iniziative per la Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, in programma dal 10 al 13 settembre 2026. In questo quadro, lo Spravodaj SSS 2/2026 offre una fotografia utile della speleologia slovacca: esplorazione di sistemi complessi, documentazione metodica, attenzione alla sicurezza e trasmissione delle conoscenze.

Fonti

Slovacchia

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  • Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo: a Bad Grund riflettori sulla grotta di Lichtenstein
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Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo: a Bad Grund riflettori sulla grotta di Lichtenstein

September 12th 2026 at 14:00

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Il 13 settembre 2026 inaugura la ricorrenza UNESCO dedicata al mondo sotterraneo. Nel centro del Harz, il HöhlenErlebnisZentrum collega le iniziative locali alla ricerca sulla grotta funeraria dell’Età del Bronzo presso Osterode.

Il 13 settembre 2026 si celebra per la prima volta la Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo. La ricorrenza, proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025, nasce per richiamare l’attenzione su ambienti fragili e spesso poco visibili: cavità naturali, acquiferi carsici, paesaggi modellati dalla dissoluzione delle rocce e patrimoni biologici, geologici e culturali conservati nel sottosuolo.

La prima celebrazione internazionale si svolge a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con un convegno scientifico e una cerimonia ufficiale. Parallelamente, associazioni, musei, geoparchi e gruppi speleologici propongono iniziative in diversi Paesi. In Germania il Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher, VdHK, ha invitato enti e cittadini a partecipare con attività divulgative.

Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo: acqua, biodiversità e paesaggi fragili

Le grotte sono cavità sotterranee naturali abbastanza grandi da poter essere esplorate dall’uomo. Il carsismo comprende invece le forme superficiali e sotterranee che si sviluppano soprattutto dove l’acqua scioglie rocce solubili, come calcari, dolomie, gessi e salgemma. Si tratta di sistemi collegati: ciò che avviene in superficie può raggiungere rapidamente fessure, inghiottitoi, falde e cavità.

L’UNESCO segnala che paesaggi carsici e grotte coprono quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a più di un miliardo di persone. Sono dati che collocano la Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo anche nel dibattito sulla gestione dell’acqua. La tutela non riguarda solo l’accesso alle cavità. Riguarda l’uso del suolo, la qualità delle acque, le attività estrattive, l’inquinamento e la pianificazione territoriale.

Questi ambienti ospitano specie adattate al buio, all’umidità e alla stabilità climatica. Conservano inoltre sedimenti, speleotemi e tracce che permettono di studiare l’evoluzione dei paesaggi e del clima. L’UNESCO stima che fenomeni carsici e cavità siano presenti in circa il 15-25% dei siti complessivamente inclusi nelle sue reti di Geoparchi globali, Riserve della biosfera e Patrimoni mondiali.

Bad Grund e la grotta di Lichtenstein al centro delle iniziative nel Harz

Nel massiccio dell’Harz, il HöhlenErlebnisZentrum di Bad Grund dedica le giornate d’azione di settembre 2026 alla Höhle im Lichtenstein, la grotta di Lichtenstein presso Osterode. L’iniziativa si rivolge a visitatori, famiglie, scuole, studenti e persone interessate alla storia del territorio, alle cavità e alla cultura dell’Età del Bronzo.

Il centro di Bad Grund unisce la visita guidata alla Iberger Tropfsteinhöhle, la grotta concrezionata dell’Iberg, con un museo archeologico dedicato alla cavità di Lichtenstein. La grotta è presentata come una sepoltura in grotta di circa 3.000 anni fa. Le ricerche condotte sui resti umani hanno ricostruito legami di parentela riferibili a un gruppo dell’Età del Bronzo e costituiscono uno degli elementi centrali del percorso museale.

La distinzione tra la cavità archeologica di Lichtenstein e la grotta turistica dell’Iberg è importante. Il museo consente di raccontare il contesto di Lichtenstein attraverso reperti, riproduzioni e risultati della ricerca, senza trasformare un sito delicato in uno spazio di fruizione indiscriminata. La valorizzazione può quindi accompagnarsi alla conservazione.

Il HöhlenErlebnisZentrum informa che la Iberger Tropfsteinhöhle è visitabile solo con guide formate. La struttura è aperta da martedì a domenica, dalle 10 alle 17, mentre la programmazione delle iniziative di settembre è consultabile sul sito del centro.

Lange Nacht der Höhlen e rete tedesca per il carsismo

Le iniziative tedesche si estendono oltre Bad Grund. Sabato 12 settembre è prevista la “Lange Nacht der Höhlen”, la Lunga notte delle grotte, promossa nell’ambito della programmazione del VdHK. Il programma annunciato dall’associazione prevede la possibilità di seguire la serata dal vivo alla Heimkehle e in streaming attraverso il canale YouTube del VdHK.

La scelta della vigilia collega attività pubbliche e passaggio simbolico alla data del 13 settembre. Il messaggio adottato per la prima Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo è “Erforschen – Verstehen – Bewahren”: esplorare, comprendere, conservare. Sono tre passaggi che descrivono il lavoro speleologico contemporaneo.

L’esplorazione non consiste solo nell’avanzamento in ambienti ignoti. Comprende rilievo topografico, documentazione fotografica, osservazioni geologiche, monitoraggio ambientale e raccolta di dati condotta con metodi compatibili con la fragilità dei luoghi. La comprensione richiede il confronto tra speleologi, geologi, biologi, archeologi, idrogeologi e istituzioni. La conservazione dipende poi dalla qualità delle conoscenze disponibili e dalla loro traduzione in regole di tutela.

Speleologia e valorizzazione dei siti archeologici

La speleologia svolge un ruolo concreto nella valorizzazione dei siti archeologici in grotta. Prima di tutto rende leggibile il contesto fisico del ritrovamento. Un rilievo accurato individua ingressi, pozzi, strettoie, piani di calpestio, depositi e rapporti tra i reperti e la morfologia della cavità. Senza questa lettura, un oggetto archeologico rischia di essere separato dalla storia del luogo che lo ha conservato.

La documentazione speleologica aiuta anche a pianificare la tutela. Mappe, modelli tridimensionali e monitoraggi di temperatura, umidità e circolazione dell’aria permettono di valutare i rischi per pitture, ossa, manufatti e sedimenti. Possono servire a definire percorsi controllati, aree interdette e modalità di accesso per la ricerca. In molti casi, la fruizione museale, le repliche digitali e le ricostruzioni sono strumenti preferibili alla visita diretta.

La grotta di Lichtenstein mostra come il patrimonio ipogeo possa mettere in relazione archeologia, antropologia e divulgazione. La ricerca scientifica sul sito diventa contenuto per un museo e occasione per raccontare il rapporto tra comunità antiche e paesaggi sotterranei. Questa è una valorizzazione fondata sul contesto, non sulla semplice esposizione di reperti.

Anche in Italia, dove grotte e cavità artificiali custodiscono frequentazioni preistoriche, sepolture, culti, miniere e testimonianze storiche, la Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo offre uno spunto per rafforzare collaborazioni tra gruppi speleologici, soprintendenze, parchi, musei e università. Il fine è conoscere meglio i siti, ridurre le alterazioni e rendere accessibile il loro significato al pubblico.

Dalla ricorrenza alla tutela quotidiana

La nuova giornata UNESCO non sostituisce le attività già svolte sul territorio. Offre una cornice internazionale per collegare ricerca, educazione e gestione responsabile. Per le realtà speleologiche, il 13 settembre può diventare un momento utile per presentare rilievi, monitoraggi, progetti di protezione delle acque, iniziative sulla fauna sotterranea e collaborazioni archeologiche.

Bad Grund propone in questo quadro un caso significativo. La storia della grotta di Lichtenstein viene comunicata insieme alla conoscenza dell’ambiente sotterraneo dell’Iberg. La rete tedesca del VdHK amplia il messaggio con eventi diffusi e una programmazione online. A Postumia, intanto, la prima celebrazione internazionale riunisce la dimensione scientifica e quella istituzionale.

La Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo richiama infine un principio essenziale: il sottosuolo non è una risorsa isolata. Acqua, biodiversità, geologia e tracce della storia umana appartengono allo stesso sistema. Studiare le grotte e il carsismo è quindi una condizione necessaria per conservarli e per valorizzarne con rigore il patrimonio archeologico.

Fonti

La lunga notte della speleologia

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  • Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Postumia la prima celebrazione UNESCO
    Condividi La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo apre un confronto su ricerca e tutela del Carso sloveno Postumia e il Carso sloveno ospitano dal 10 al 13 settembre 2026 il programma inaugurale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, nuova ricorrenza annuale fissata dall’UNESCO al 13 settembre. Il calendario riunisce conferenza scientifica, escursioni, incontri tra speleologi e una cerimonia istituzionale nella Grotta di Postumia, prevista per sabato 12 sett
     

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Postumia la prima celebrazione UNESCO

September 12th 2026 at 11:00

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La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo apre un confronto su ricerca e tutela del Carso sloveno

Postumia e il Carso sloveno ospitano dal 10 al 13 settembre 2026 il programma inaugurale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, nuova ricorrenza annuale fissata dall’UNESCO al 13 settembre. Il calendario riunisce conferenza scientifica, escursioni, incontri tra speleologi e una cerimonia istituzionale nella Grotta di Postumia, prevista per sabato 12 settembre.

La ricorrenza nasce dalla proclamazione della Conferenza generale UNESCO del novembre 2025. La prima edizione pone la Slovenia al centro del dibattito internazionale, in un territorio dal quale deriva anche il termine scientifico “carsismo”. L’obiettivo è far conoscere il valore degli ambienti sotterranei e sostenere la loro protezione, lo studio e una gestione compatibile con la loro fragilità.

Conferenza di Postumia su grotte, carsismo e gestione sostenibile

Il programma scientifico porta il titolo Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst. La conferenza internazionale si svolge a Postumia dal 10 al 13 settembre ed è dedicata alla ricerca sulle grotte e sul carsismo, alla conservazione e alle forme di gestione sostenibile.

La giornata di apertura è stata dedicata a un’escursione alle Grotte di Škocjan e ai laghi intermittenti di Pivka. Il percorso ha introdotto i partecipanti ai principali temi idrogeologici e geomorfologici del Carso classico. Nei giorni successivi sono previste relazioni scientifiche, presentazioni dei partecipanti, una proposta di visualizzazione 3D delle cavità e ulteriori attività sul terreno.

La cerimonia centrale nella Grotta di Postumia riunirà ricercatori, speleologi, rappresentanti dell’UNESCO, decisori pubblici e membri del corpo diplomatico. L’iniziativa si svolge con il patrocinio d’onore della presidente della Repubblica di Slovenia, Nataša Pirc Musar, e con la partecipazione di enti sloveni impegnati nella gestione del patrimonio carsico.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo non è quindi soltanto una ricorrenza celebrativa. Il suo impianto collega ricerca scientifica, formazione, conoscenza pubblica e responsabilità di chi amministra territori dove superficie e sottosuolo sono strettamente connessi.

Grotte di Skocjan, patrimonio UNESCO del Carso classico

Le Grotte di San Canziano sono state iscritte nella Lista del Patrimonio mondiale UNESCO nel 1986. Il sito conserva circa sei chilometri di gallerie sotterranee, con dislivelli superiori a 200 metri, doline di crollo, cascate e grandi ambienti ipogei modellati dal fiume Reka.

Il sistema rappresenta uno dei luoghi di riferimento per lo studio dei fenomeni carsici. L’UNESCO indica Škocjan come area fondamentale anche per l’origine di termini oggi internazionali, fra i quali “karst” e “dolina”. Il canyon sotterraneo della Reka, le cavità calcaree e le forme di contatto fra rocce permeabili e rocce impermeabili rendono il sito un caso di studio per geologi, idrogeologi e speleologi.

Il valore non è solo geologico. Il parco tutela habitat sotterranei e di dolina che ospitano specie rare, invertebrati e crostacei specializzati. Le ricerche archeologiche documentano inoltre una lunga frequentazione umana dell’area, dall’uso insediativo alle pratiche funerarie e rituali. La tutela di Škocjan richiede quindi una lettura congiunta di acqua, roccia, biodiversità e storia.

Speleologia e ricerca: conoscere il sottosuolo per proteggere le risorse

La speleologia è uno strumento essenziale per la ricerca perché permette di rilevare, descrivere e interpretare ambienti che spesso non sono osservabili dalla superficie. L’esplorazione e il rilievo delle cavità consentono di ricostruire percorsi idrici, individuare collegamenti fra inghiottitoi, falde e sorgenti, e raccogliere dati utili alla gestione delle acque sotterranee.

Il tema ha una dimensione globale. Secondo l’UNESCO, grotte e paesaggi carsici interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Una contaminazione in superficie può muoversi rapidamente nel sottosuolo carsico. Per questo la conoscenza speleologica è utile per prevenire rischi legati a scarichi, attività agricole, infrastrutture e trasformazioni del territorio.

Le cavità sono anche archivi naturali. Sedimenti, concrezioni, pollini, resti faunistici e tracce archeologiche aiutano a ricostruire condizioni ambientali, climi del passato e vicende delle comunità umane. La biospeleologia studia invece organismi adattati al buio e a condizioni molto stabili, spesso vulnerabili a variazioni minime di temperatura, umidità, qualità dell’acqua e pressione antropica.

Il materiale di riferimento allegato ricorda che la speleologia si colloca nell’ambito del carsismo e che la sua evoluzione scientifica ha coinvolto, tra gli altri, idrogeologia carsica, mineralogia e speleogenesi. Questa impostazione resta attuale: il lavoro in grotta richiede competenze tecniche, documentazione accurata e confronto con discipline diverse.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo come impegno continuativo

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo intende favorire una maggiore consapevolezza presso comunità locali, scuole, gestori, ricercatori e istituzioni. L’UNESCO collega la ricorrenza agli obiettivi relativi all’acqua, agli insediamenti, al clima e alla biodiversità.

La prima celebrazione di Postumia mette in evidenza una necessità concreta: le grotte non sono realtà isolate. Ogni cavità fa parte di un bacino, di un paesaggio e di una rete ecologica. La ricerca speleologica fornisce le informazioni necessarie per trasformare la tutela in scelte operative, dalla pianificazione territoriale al monitoraggio ambientale, fino alla corretta fruizione culturale e turistica.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo proseguirà ogni 13 settembre. L’appuntamento sloveno propone una base scientifica per questa nuova ricorrenza e richiama l’attenzione sul ruolo delle comunità speleologiche nella conoscenza e nella salvaguardia del patrimonio sotterraneo.

Fonti

Postumia

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  • Cuevas de Fuentes de León: una nuova sala collega Cueva de los Postes e Cueva Nueva
    Condividi Nel sistema carsico dell’Extremadura emergono circa 100 metri di gallerie; la scoperta amplia la lettura geologica e apre nuove prospettive per l’archeologia in grotta Nel Monumento Naturale delle Cuevas de Fuentes de León, nella provincia spagnola di Badajoz, una nuova sala ha stabilito il collegamento fisico tra la Cueva de los Postes e la Cueva Nueva. La scoperta è maturata durante la campagna archeologica dell’estate 2026 e ha consentito di percorrere circa 100 metri di passaggi
     

Cuevas de Fuentes de León: una nuova sala collega Cueva de los Postes e Cueva Nueva

September 12th 2026 at 10:00

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Nel sistema carsico dell’Extremadura emergono circa 100 metri di gallerie; la scoperta amplia la lettura geologica e apre nuove prospettive per l’archeologia in grotta

Nel Monumento Naturale delle Cuevas de Fuentes de León, nella provincia spagnola di Badajoz, una nuova sala ha stabilito il collegamento fisico tra la Cueva de los Postes e la Cueva Nueva. La scoperta è maturata durante la campagna archeologica dell’estate 2026 e ha consentito di percorrere circa 100 metri di passaggi fino ad allora non esplorati.

Il dato modifica la lettura del complesso. Le due cavità non vanno più considerate soltanto come ambienti vicini: il collegamento documentato conferma che appartengono a uno stesso sistema carsico, articolato su livelli e gallerie comunicanti. Le Cuevas de Fuentes de León diventano così un caso di interesse sia per la speleologia sia per la ricostruzione delle frequentazioni umane nel sottosuolo dell’Extremadura.[web:4][web:11]

Cuevas de Fuentes de León, il passaggio emerso durante lo scavo

L’accesso alla nuova sala è stato individuato nel corso delle operazioni di scavo. Rimosso uno strato di terreno, gli operatori hanno riconosciuto una piccola apertura che proseguiva oltre il fronte di indagine. L’ampliamento controllato del varco ha reso possibile il passaggio e l’esplorazione del settore inedito.

Secondo Hipólito Collado, responsabile dell’Archeologia della Junta de Extremadura e codirettore delle ricerche, il rinvenimento nasce quindi dall’incontro tra la lettura stratigrafica dello scavo e l’esplorazione speleologica. La Cueva Nueva era stata riconosciuta nel 2025, dopo che i custodi dell’area protetta avevano osservato il transito di animali presso una piccola apertura. Nel primo ingresso fu necessario superare un salto verticale di circa 15 metri con tecnica su corda.[web:4]

La continuità ora accertata con la Cueva de los Postes dà una base concreta a un’ipotesi formulata fin dalle prime osservazioni. Non definisce ancora l’intera rete di connessioni del massiccio, ma offre nuovi elementi per aggiornare rilievi, sezioni e modelli di sviluppo delle gallerie.

Cueva Nueva: quattro sale, lago interno e concrezioni

L’esplorazione della Cueva Nueva ha permesso di distinguere quattro sale. La maggiore presenta un dislivello vicino ai 20 metri e contiene un lago sotterraneo lungo circa 15 metri. Nelle sale sono stati osservati numerosi speleotemi in buono stato di conservazione, fra cui colate e concrezioni.

Questi elementi richiedono particolare attenzione. Speleotemi, sedimenti, acque e depositi archeologici sono parti di un unico archivio sotterraneo. Un rilievo accurato consente di registrare forma e posizione delle strutture naturali; una documentazione preventiva permette anche di stabilire percorsi di lavoro e misure di protezione prima delle analisi più invasive.

Sono stati segnalati anche resti archeologici. Al momento non è stata resa nota una loro datazione né un’attribuzione culturale. La prudenza è necessaria: solo lo studio dei materiali, del contesto stratigrafico e delle eventuali associazioni con resti faunistici o antropici potrà chiarire cronologia e funzione degli spazi.[web:4][web:11]

Archeologia nelle Cuevas de Fuentes de León

Il nuovo settore si inserisce in un’area già nota per la continuità delle ricerche. Il Progetto Orígenes opera a Fuentes de León dal 2001 e nel 2026 raggiunge i 25 anni di attività. Le indagini svolte nel complesso hanno documentato una sequenza che, secondo i ricercatori, arriva dall’età romana fino al Pleistocene medio.[web:4]

Nelle cavità del monumento sono state riconosciute funzioni diverse nel tempo. Per l’età romana sono stati indicati indizi di uso rituale. Nei periodi calcolitico e neolitico sono invece attestati impieghi funerari, con sepolture, resti umani e corredi. Le fonti istituzionali dell’Extremadura ricordano, per le campagne precedenti, oggetti riferiti a corredi dell’Età del Rame: idoli tipo falange decorati, elementi in osso, conchiglie perforate, perle litiche e utensili in pietra. I materiali erano in corso di studio e restauro.[web:4][web:2]

Il valore archeologico delle Cuevas de Fuentes de León non dipende quindi da un singolo reperto. Dipende dalla possibilità di leggere insieme stratigrafie, modalità di accesso, morfologia degli ambienti, tracce di attività umana, resti animali e trasformazioni naturali. La nuova connessione può aiutare a comprendere meglio come le persone si muovevano nel sistema e quali parti fossero effettivamente accessibili nelle diverse fasi storiche.

Perché la speleologia serve alla ricerca archeologica

La speleologia è essenziale per l’archeologia ipogea perché rende conoscibile il contesto prima ancora del reperto. Un gruppo speleologico contribuisce a localizzare nuovi vuoti, affrontare passaggi stretti o verticali in sicurezza, rilevare gallerie e identificare settori vulnerabili. Senza questa base, uno scavo rischia di interpretare un deposito isolandolo dalla rete di cavità, dai percorsi dell’acqua e dalle dinamiche sedimentarie che lo hanno formato.

Nel caso delle Cuevas de Fuentes de León, il collegamento fra Cueva de los Postes e Cueva Nueva mostra in modo diretto questo rapporto. L’archeologia ha intercettato l’apertura nel corso dello scavo; la speleologia ha consentito di superarla, descrivere le nuove sale e collocarle nella struttura del carsismo. Le due discipline lavorano su domande diverse, ma complementari.

La speleologia è utile anche alla conservazione. Il rilievo topografico e fotografico, la definizione dei percorsi, l’osservazione di concrezioni e acque, la valutazione dei rischi di crollo e l’attenzione ai microambienti riducono il rischio di alterare sia gli equilibri naturali sia i depositi culturali. Il materiale didattico della Società Speleologica Italiana ricorda che le grotte conservano reperti, pitture rupestri e graffiti e che la ricerca archeologica non può prescindere dalla lunga storia della frequentazione umana degli ipogei.[file:1]

Per le Cuevas de Fuentes de León la fase successiva sarà quindi decisiva: completare la documentazione della nuova connessione, studiare senza anticipazioni i resti individuati e integrare le osservazioni geologiche, archeologiche e speleologiche in una lettura comune del sistema.

Fonti

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  • Giornata internazionale delle grotte e del Carso: il 13 settembre inaugura la ricorrenza UNESCO
    Condividi Dalla biodiversità australiana alla tutela dei sistemi carsici, una nuova data richiama l’attenzione su acqua, ricerca e patrimonio sotterraneo Domani, 13 settembre 2026, si celebra per la prima volta la Giornata internazionale delle grotte e del Carso. La ricorrenza, proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO, sarà annuale e intende rendere più visibili ambienti sotterranei spesso poco conosciuti dal grande pubblico. L’obiettivo è collegare divulgazione, studio scientifico, p
     

Giornata internazionale delle grotte e del Carso: il 13 settembre inaugura la ricorrenza UNESCO

September 12th 2026 at 09:00

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Dalla biodiversità australiana alla tutela dei sistemi carsici, una nuova data richiama l’attenzione su acqua, ricerca e patrimonio sotterraneo

Domani, 13 settembre 2026, si celebra per la prima volta la Giornata internazionale delle grotte e del Carso. La ricorrenza, proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO, sarà annuale e intende rendere più visibili ambienti sotterranei spesso poco conosciuti dal grande pubblico. L’obiettivo è collegare divulgazione, studio scientifico, protezione degli ecosistemi e gestione responsabile dei territori carsici.[web:2]

La Giornata internazionale delle grotte e del Carso arriva in un momento nel quale la conoscenza del sottosuolo assume un valore concreto. Grotte, sorgenti, acquiferi e paesaggi calcarei non sono soltanto luoghi di esplorazione. Custodiscono risorse idriche, biodiversità specializzata, dati geologici e tracce della presenza umana nel tempo.

Giornata internazionale delle grotte e del Carso: il primo appuntamento

La data del 13 settembre è stata designata dall’UNESCO come International Day of Caves and Karst, in sigla IDCK. La prima celebrazione internazionale si svolge a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre. Il programma riunisce una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale, con l’intento di porre in dialogo speleologi, ricercatori, amministratori e comunità locali.[web:2]

La scelta della Slovenia richiama anche la storia della disciplina. Il termine “carsico” deriva dal Carso, la regione storica a ridosso di Trieste nella quale si svilupparono studi sistematici sui fenomeni di dissoluzione delle rocce. Per estensione, il carsismo studia forme e processi prodotti soprattutto dall’azione dell’acqua su rocce solubili, con effetti visibili in superficie e nel sottosuolo.[file:1]

La Giornata internazionale delle grotte e del Carso non propone una celebrazione separata dalle questioni territoriali. UNESCO indica esplicitamente protezione, ricerca e gestione sostenibile come assi della nuova ricorrenza. Invita inoltre scuole, enti, associazioni e cittadini a organizzare visite, incontri, mostre e attività didattiche.[web:2]

Carso, acqua e archivi naturali nelle grotte

Un paesaggio carsico si forma nell’arco di tempi lunghi. L’acqua scioglie progressivamente rocce solubili e può modellare doline, inghiottitoi, condotti sotterranei, grotte, risorgenti e corsi d’acqua ipogei. Il calcare è il substrato più comune, ma il fenomeno può coinvolgere anche dolomia, marmo e altri materiali solubili.

La rilevanza di questi sistemi supera i confini delle aree di grotta. Secondo UNESCO, i paesaggi carsici e le cavità coprono quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Le stesse fonti sottolineano che le grotte conservano biodiversità sotterranea, archivi geologici e testimonianze della storia culturale umana.[web:2]

Questi dati spiegano perché la Giornata internazionale delle grotte e del Carso richiami anche la tutela degli acquiferi. Nei territori carsici l’acqua può muoversi rapidamente attraverso fratture e condotti. Una contaminazione in superficie può quindi raggiungere sorgenti e falde con tempi diversi da quelli osservati in altri contesti geologici. La prevenzione richiede conoscenza del bacino di alimentazione, monitoraggi e scelte compatibili con la fragilità locale.

Le grotte sono anche laboratori di ricerca. Geomorfologia, idrogeologia, geochimica, paleontologia, mineralogia e biologia studiano processi che trovano nel sottosuolo dati difficili da osservare altrove. Il materiale didattico della Società Speleologica Italiana ricorda che molte discipline geologiche utilizzano le grotte come ambiti di indagine e che la salvaguardia richiede di limitare le attività impattanti e il campionamento distruttivo.[file:1]

Australia’s Beautiful Caves e la biodiversità sotterranea

Nel quadro delle iniziative divulgative dedicate alla Giornata internazionale delle grotte e del Carso, è stato diffuso il word search “Australia’s Beautiful Caves”. La risorsa è stata organizzata da Cathie Plowman, vicepresidente australiana dell’organizzazione promotrice, con l’obiettivo di avvicinare ragazze, ragazzi e visitatori agli animali che vivono negli ambienti sotterranei.

Il gioco propone una geografia speleologica dell’Australia attraverso grotte, archi naturali, doline e cavità visitabili. Accanto ai nomi dei siti emergono alcuni temi biologici. Sono ricordati glow worms, grilli di grotta, pipistrelli, crostacei d’acqua dolce e altri organismi legati agli ecosistemi ipogei. Il messaggio è semplice: la grotta non è uno spazio vuoto, ma un habitat con equilibri propri.

Tra gli esempi indicati figurano la Cutta Cutta Cave, nel Territorio del Nord, associata alle tradizioni del popolo Jawoyn e segnalata come habitat del ghost bat, specie minacciata e carnivora. Gunns Plains Cave, in Tasmania, viene presentata come ambiente frequentato dall’ornitorinco e dal gambero d’acqua dolce minacciato. A Marakoopa Cave sono ricordati corsi d’acqua, glow worms, fossili, cristalli di calcite e vasche di calcite.

La selezione include anche siti che aiutano a comprendere la varietà dei processi. L’Archway Cave di Abercrombie, nel Nuovo Galles del Sud, è descritta come il più grande tunnel naturale ad arco in calcare dell’emisfero meridionale. Le Undara Caves, nel Queensland, mostrano invece un sistema sviluppato in lave basaltiche, non nel calcare, collegato a un’eruzione avvenuta circa 190.000 anni fa. Il percorso ricorda quindi che il mondo delle grotte comprende origini geologiche differenti.

Educazione e tutela per le grotte e il Carso

Il word search australiano è un esempio di comunicazione accessibile. Trasforma un elenco di luoghi e specie in uno strumento per parlare di habitat, geologia e comportamenti corretti. Questa dimensione educativa è coerente con la Giornata internazionale delle grotte e del Carso, che UNESCO invita a portare anche nelle classi per spiegare carsismo, acque sotterranee e biodiversità.[web:2]

La visita a una grotta turistica può diventare parte di questo percorso se accompagnata da informazioni chiare. Occorre seguire le indicazioni dei gestori, non uscire dai percorsi consentiti, evitare di toccare le concrezioni e non disturbare gli animali. Nelle cavità non attrezzate servono competenze adeguate, pianificazione e attenzione alla conservazione.

La Giornata internazionale delle grotte e del Carso offre quindi un riferimento comune per gruppi speleologici, parchi, musei, scuole e amministrazioni. Il valore della ricorrenza sta nel rendere riconoscibile il legame tra ciò che accade in superficie e ciò che si conserva sotto terra. Acqua, fauna, paesaggio e memoria culturale appartengono allo stesso sistema.

Fonti

Australia

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  • “Life in the Dark”: la biologia delle grotte celebra la prima Giornata Internazionale UNESCO
    Condividi Sabato 12 settembre alle 22:00, ora italiana, la Commissione di Biologia dell’Union Internationale de Spéléologie propone un incontro online dedicato alla storia e alle nuove frontiere della ricerca sulla vita sotterranea Alla vigilia della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo dell’UNESCO, la UIS Biology Commission organizza l’incontro online “Life in the Dark: From Legacy to the Frontiers of Cave Science”, dedicato alla biologia delle grotte e alle nuove prospe
     

“Life in the Dark”: la biologia delle grotte celebra la prima Giornata Internazionale UNESCO

September 12th 2026 at 06:00

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Sabato 12 settembre alle 22:00, ora italiana, la Commissione di Biologia dell’Union Internationale de Spéléologie propone un incontro online dedicato alla storia e alle nuove frontiere della ricerca sulla vita sotterranea

Alla vigilia della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo dell’UNESCO, la UIS Biology Commission organizza l’incontro online “Life in the Dark: From Legacy to the Frontiers of Cave Science”, dedicato alla biologia delle grotte e alle nuove prospettive della ricerca scientifica negli ambienti sotterranei.

L’appuntamento è per sabato 12 settembre 2026 alle ore 22:00 in Italia (CEST), con una sessione online trasmessa in diretta sulla pagina Facebook della Commissione.

L’iniziativa si inserisce nelle celebrazioni della prima International Day of Caves and Karst, istituita dall’UNESCO e fissata ogni anno al 13 settembre. La proclamazione rappresenta un importante riconoscimento internazionale per grotte e territori carsici, ambienti presenti in tutti i continenti ma finora privi di una giornata mondiale specificamente dedicata alla loro conoscenza e tutela.

Con Life in the Dark, la Commissione UIS pone l’accento sul ruolo della biospeleologia. Lo studio degli organismi sotterranei non riguarda infatti soltanto la biodiversità delle grotte, ma si intreccia con idrologia, climatologia, geologia e sviluppo di nuove tecnologie.

Le forme di vita adattate all’oscurità permanente costituiscono inoltre modelli straordinari per comprendere i meccanismi dell’adattamento e dell’evoluzione e per indagare i limiti entro i quali la vita può esistere sulla Terra e, potenzialmente, in altri ambienti planetari.

L’evento vuole così collegare l’eredità della ricerca biospeleologica alle nuove frontiere della scienza delle grotte, portando la vita nel buio al centro della prima grande celebrazione internazionale UNESCO dedicata al mondo carsico e sotterraneo.

Biospeleologia, ricerca e riconoscimento UNESCO stanno molto bene insieme.

Quando: sabato 12 settembre 2026, ore 22:00 (ora italiana)
Dove: online, in diretta sulla pagina Facebook della UIS Biology Commission
Evento: Life in the Dark: From Legacy to the Frontiers of Cave Science

UIS Biology Commission – Facebook

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  • EuroSpeleo Forum 2026 a Pazin, il programma di Mundus Spelaeus prende forma
    Condividi Seconda circolare per il 18° EuroSpeleo Forum e l’incontro dei speleologi croati Il 18° EuroSpeleo Forum si svolgerà dal 13 al 15 novembre 2026 a Pazin, in Istria, Croazia. L’appuntamento sarà organizzato dalla Speleological Society Istra e riunirà il Forum europeo e il Meeting of Croatian Speleologists in un unico evento, denominato “Mundus Spelaeus 2026”. La seconda circolare contiene le informazioni aggiornate sul programma preliminare, sulle iscrizioni, sulle attività scientific
     

EuroSpeleo Forum 2026 a Pazin, il programma di Mundus Spelaeus prende forma

September 11th 2026 at 14:00

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Seconda circolare per il 18° EuroSpeleo Forum e l’incontro dei speleologi croati

Il 18° EuroSpeleo Forum si svolgerà dal 13 al 15 novembre 2026 a Pazin, in Istria, Croazia. L’appuntamento sarà organizzato dalla Speleological Society Istra e riunirà il Forum europeo e il Meeting of Croatian Speleologists in un unico evento, denominato “Mundus Spelaeus 2026”. La seconda circolare contiene le informazioni aggiornate sul programma preliminare, sulle iscrizioni, sulle attività scientifiche e sulle iniziative dedicate alla fotografia e al rilievo speleologico.

La manifestazione rappresenta la prima edizione del Forum EuroSpeleo ospitata dalla Croazia. L’iniziativa è sostenuta dalla European Speleological Federation, dalla Croatian Speleological Federation, dalla Commission for Speleology della Croatian Mountaineering Association e dalla Città di Pazin. La società speleologica organizzatrice opera insieme ad associazioni e gruppi speleologici croati coinvolti nella preparazione dell’incontro.

Mundus Spelaeus 2026 tra ricerca, esplorazione e tutela delle grotte

Il programma del 18° EuroSpeleo Forum punta a favorire lo scambio di esperienze tra ricercatori, speleologi, tecnici e appassionati. Tra gli obiettivi indicati dagli organizzatori figurano la presentazione di nuove ricerche, il rafforzamento della collaborazione tra federazioni e gruppi europei, la condivisione delle conoscenze e lo sviluppo di pratiche comuni per l’esplorazione e la protezione delle grotte e delle cavità carsiche.

Il tema della tutela ambientale sarà presente in diversi momenti dell’incontro. Sono previsti un workshop sulla pulizia di grotte e abissi, un blocco di interventi dedicato all’ecologia del sottosuolo e una tavola rotonda sui problemi ambientali del torrente Pazin?ica e della Grotta di Pazin. Un ulteriore confronto riguarderà il contrasto alle discariche abusive in grotta e negli abissi.

Il programma del 18° EuroSpeleo Forum a Pazin

La giornata inaugurale di venerdì 13 novembre inizierà con l’apertura di tre esposizioni dedicate alla voragine di Rašpor, ai valori naturali, scientifici e culturali del carsismo e alle grotte e agli abissi dell’Istria. Sarà inoltre proposto un laboratorio interattivo rivolto a bambini, scuole dell’infanzia e istituti scolastici.

Nel pomeriggio sono previsti l’accoglienza dei partecipanti, l’allestimento degli stand di federazioni, associazioni e aziende del settore, oltre agli incontri istituzionali della FSE. La stessa giornata comprenderà escursioni guidate in diverse cavità istriane. Tra le mete indicate figurano Rašpor Pit, Zra?ak nade 2, Bregi Sinkhole, Radota Cave, Kumbašeja velika e Piskovica, cavità sviluppata nel flysch.

Sabato 14 novembre sarà la giornata centrale. Le sessioni di conferenze saranno articolate in blocchi dedicati alle spedizioni e alle ricerche speleologiche in Croazia, alle attività delle organizzazioni speleologiche, alle spedizioni internazionali e alla ricerca scientifica e professionale nelle grotte. Le presentazioni saranno affiancate da poster, esposizioni fotografiche e tavole di rilievo.

In serata sono previsti il programma conviviale dello Speleo Bar e una competizione di abilità su ostacoli e corde. Domenica 15 novembre si terranno incontri delle organizzazioni speleologiche croate, tavole rotonde sul catasto speleologico e sulle discariche sotterranee. Saranno inoltre organizzate visite alla Grotta di Pazin, condizionate dalle condizioni idrologiche, e alla Grotta di Piskovica, indicata nella circolare con uno sviluppo di 1.036 metri.

Iscrizioni, quote e scadenze per i partecipanti

La quota di partecipazione al 18° EuroSpeleo Forum è di 30 euro a persona per chi effettua la preiscrizione online e provvede al pagamento entro le ore 16 del 6 novembre 2026. Il pagamento deve risultare sul conto dell’organizzazione entro quella scadenza. L’iscrizione sul posto, con pagamento in contanti, prevede invece una quota di 35 euro.

La registrazione comprende l’accesso alle attività, alle conferenze, alle mostre e agli eventi del programma. È incluso anche un pasto caldo previsto sabato. I partecipanti riceveranno un kit informativo con il programma dettagliato, la mappa delle sedi e materiali dedicati alle attrattive culturali, storiche e naturalistiche dell’Istria.

Per il pernottamento sono disponibili spazi al coperto presso il centro bowling, destinati a chi porterà sacco a pelo e materassino. Sono previste anche aree per tende, camper e veicoli con tenda da tetto. Le sistemazioni commerciali nella zona di Pazin dovranno essere organizzate autonomamente.

Conferenze e poster: invio degli abstract entro il 20 ottobre

Relatori e autori di poster possono inviare gli abstract entro il 20 ottobre 2026 all’indirizzo mundusspelaeus@gmail.com. Il testo non deve superare 350 parole e va preparato utilizzando il modello allegato alla seconda circolare. Ogni relatore avrà 15 minuti per la presentazione, comprese le domande e la discussione.

I poster dovranno avere il formato standard B1, pari a 70,7 × 100 centimetri, con orientamento verticale. Devono riportare titolo, nomi completi degli autori, affiliazioni e indirizzo email del relatore. La stampa dei poster è a carico degli autori. Le presentazioni potranno riguardare ogni ambito della speleologia, dalle esplorazioni alla ricerca scientifica, dalla documentazione tecnica alla conservazione degli ambienti sotterranei.

Concorsi di fotografia speleologica e rilievo delle grotte

La competizione di fotografia speleologica accetterà immagini dedicate all’esplorazione, alla protezione di grotte e abissi e alla didattica. Le fotografie dovranno essere inviate entro il 1° novembre 2026 alle ore 23:59. Ogni partecipante potrà proporre fino a tre immagini, in formato JPG o JPEG, con risoluzione minima di 3.508 pixel sul lato maggiore e 2.480 su quello minore.

Le immagini generate o manipolate con sistemi di intelligenza artificiale non saranno ammesse. Sono accettati fotomontaggi realizzati esclusivamente con elementi prodotti dall’autore. Una giuria selezionerà dieci fotografie per l’esposizione. Durante l’evento, i partecipanti potranno votare la loro immagine preferita.

È prevista anche una selezione di rilievi topografici di grotte e abissi. Gli elaborati dovranno essere inviati entro il 1° novembre 2026. La giuria sceglierà quindici disegni da esporre. La valutazione considererà la capacità di rappresentare lo spazio tridimensionale, la chiarezza delle informazioni e la qualità complessiva del rilievo.

Un appuntamento europeo per la speleologia

Il 18° EuroSpeleo Forum si presenta quindi come un appuntamento articolato, con un programma che unisce divulgazione, ricerca, tecnica, tutela ambientale e confronto tra organizzazioni. La scelta di Pazin collega l’incontro alla tradizione carsica dell’Istria e alla storia dell’esplorazione delle cavità della penisola.

La seconda circolare invita speleologi, ricercatori, associazioni, espositori e appassionati a programmare per tempo la partecipazione. Le scadenze principali riguardano l’invio degli abstract entro il 20 ottobre, le iscrizioni con quota ridotta entro il 6 novembre e la partecipazione ai concorsi fotografici e cartografici entro il 1° novembre 2026.

Fonti

Mundus

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  • Velika Pecina, LiDAR e nuovi dati C14: la grotta di Kameno restituisce tracce dell’età del Bronzo
    Condividi Il rilievo LiDAR della Velika Pecina presso Herceg Novi costruirà un modello tridimensionale della cavità e aiuterà a leggere la relazione tra focolari, reperti e resti faunistici datati alla tarda età del Bronzo. Velika Pecina: una nuova fase di documentazione Nella grotta di Velika Pecina, vicino al villaggio di Kameno nel comune montenegrino di Herceg Novi, si è conclusa una nuova fase di documentazione archeologica. Le attività sono state svolte dall’O?rodek Bada? nad Antykie
     

Velika Pecina, LiDAR e nuovi dati C14: la grotta di Kameno restituisce tracce dell’età del Bronzo

September 11th 2026 at 12:00

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Il rilievo LiDAR della Velika Pecina presso Herceg Novi costruirà un modello tridimensionale della cavità e aiuterà a leggere la relazione tra focolari, reperti e resti faunistici datati alla tarda età del Bronzo.

Velika Pecina: una nuova fase di documentazione

Nella grotta di Velika Pecina, vicino al villaggio di Kameno nel comune montenegrino di Herceg Novi, si è conclusa una nuova fase di documentazione archeologica. Le attività sono state svolte dall’O?rodek Bada? nad Antykiem Europy Po?udniowo-Wschodniej dell’Università di Varsavia e dal Parco naturale di Orjen – Herceg Novi.

La campagna non ha previsto nuovi scavi. Il lavoro si è concentrato sul riconoscimento dell’estensione dei focolari conservati in situ e sulla preparazione delle procedure per localizzare e cartografare i materiali che non sono stati rimossi dalla loro posizione originaria. È un passaggio utile per una successiva documentazione fotogrammetrica di dettaglio.

L’obiettivo è ricostruire le relazioni spaziali fra i segni delle diverse frequentazioni della cavità. In un sito ipogeo, la posizione di un osso, di un manufatto o di un focolare può essere decisiva per distinguere fasi d’uso diverse e per interpretare le azioni svolte nello spazio sotterraneo. La morfologia articolata di Velika Pe?ina rende questo lavoro particolarmente necessario: grandi sale, accumuli di blocchi, fessure e aperture verticali rendono difficile ridurre l’ambiente a una semplice pianta bidimensionale. [web:24]

Datazioni C14 e tarda età del Bronzo

Un elemento centrale della nuova comunicazione riguarda i risultati delle datazioni al radiocarbonio sulle campionature prelevate negli scavi dell’anno precedente. Sono state ottenute due misure: 2920 ± 30 BP e 3015 ± 30 BP, dove BP indica gli anni prima del presente convenzionalmente fissato al 1950.

Dopo la calibrazione, la prima misura ricade, con probabilità del 95,4%, nell’intervallo 1214–1016 a.C. La seconda comprende più intervalli compresi fra 1390 e 1128 a.C. Le due determinazioni indicano quindi una frequentazione riferibile alla tarda età del Bronzo.

Le date non definiscono da sole la funzione della grotta. Dovranno essere messe in rapporto con gli specifici focolari, con la stratigrafia e con la distribuzione dei reperti. È proprio qui che il rilievo tridimensionale di Velika Pe?ina può rendere più solida l’interpretazione, conservando in un unico sistema di riferimento le coordinate dei contesti archeologici.

Resti faunistici nella grotta di Kameno

Durante il sopralluogo sono state registrate numerose ossa animali visibili in superficie, nelle fessure e fra i blocchi rocciosi. Il riconoscimento preliminare segnala resti attribuibili a pecora o capra e a cinghiale.

I materiali restano oggetto di studio. La loro registrazione spaziale consentirà di verificare se siano associati ai focolari o ad altri indicatori di attività umana. Potrà anche aiutare a separare depositi legati alla frequentazione preistorica da spostamenti successivi causati dalla gravità, dall’acqua, dagli animali o dalle trasformazioni naturali della cavità.

La documentazione in situ evita di perdere informazioni nel momento in cui un reperto viene recuperato. Per questo il progetto di Velika Pe?ina unisce il rilievo della grotta alla registrazione analitica delle evidenze archeologiche.

LiDAR nelle grotte: come funziona il sistema Mandeye–HDMapping

Il rilevamento di Velika Pe?ina è stato eseguito con il sistema Mandeye–HDMapping. LiDAR è l’acronimo di Light Detection and Ranging: il sensore emette impulsi laser e misura il tempo necessario al segnale per tornare allo strumento. Ripetendo queste misure durante il movimento, si ottiene una nuvola di punti, cioè un insieme molto fitto di coordinate che descrive pareti, pavimenti, soffitti, blocchi e altri elementi intercettati dal laser.

Mandeye è una soluzione mobile basata su hardware aperto e software open source. Il sistema utilizza un LiDAR Livox Mid-360, associato a un’unità inerziale, e può essere portato a mano nelle strettoie oppure montato sul casco nei tratti dove serve operare a mani libere. Il sensore non richiede illuminazione per misurare le superfici: una caratteristica adatta all’ambiente sotterraneo. [web:6]

Durante l’acquisizione, il sistema registra scansioni e movimento dello strumento. Il software HDMapping elabora la traiettoria mediante odometria LiDAR e integra le scansioni in una nuvola tridimensionale. Le elaborazioni successive servono a correggere la chiusura degli anelli del percorso, un problema noto come loop closure, a unire rilievi eseguiti in sessioni differenti e a georeferenziare i dati su punti di controllo o coordinate note. I risultati possono essere gestiti come nuvole di punti LAZ e trasformati in piante e profili sviluppati. [web:16]

Per la speleologia, il vantaggio non è la sostituzione automatica del rilievo tradizionale. La ricerca dedicata al Mandeye raccomanda infatti di affiancare la scansione mobile a una poligonale indipendente, utile come controllo e per la georeferenziazione. Nei test pubblicati, la tecnica ha permesso di coprire sia settori ampi sia passaggi stretti, accelerando la raccolta dei dati rispetto al disegno manuale in grotta. Restano necessari controllo degli errori, pulizia della nuvola di punti e verifica dell’accuratezza rispetto allo scopo del rilievo. [web:6]

Un modello 3D per le future analisi di Velika Pe?ina

Nel caso di Velika Pe?ina, la nuvola di punti permetterà di produrre un piano dettagliato e un modello 3D della cavità. Il modello potrà diventare la base per sovrapporre le future acquisizioni fotogrammetriche, la posizione dei focolari e quella dei reperti individuati fra i detriti.

La combinazione fra cronologia radiocarbonica, archeologia di superficie, fotogrammetria e LiDAR può quindi rendere confrontabili dati raccolti in momenti diversi. È un approccio rilevante soprattutto per le grotte archeologiche, dove il contesto spaziale è complesso e le evidenze possono trovarsi su più livelli, dietro blocchi o lungo fessure.

Alla campagna hanno partecipato Ma?gorzata Kot, Željko Star?evi?, Andrija Star?evi?, Dušan Mrdak, Tomasz Paw?owski e Janusz Rec?aw. Il gruppo ha inoltre ringraziato Marina ?urovi? Radonji? per il supporto al progetto. Le analisi future dovranno chiarire la sequenza delle fasi di utilizzo della grotta e il suo ruolo nel paesaggio archeologico dell’area della Bocche di Cattaro. [web:24]

Fonti

Lidar

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  • Slovenia, prima celebrazione della Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo
    Condividi Il 13 settembre 2026 si celebra per la prima volta la ricorrenza promossa dalla Slovenia e riconosciuta dall’UNESCO. A Postumia una conferenza scientifica internazionale e una cerimonia con speleologi, ricercatori e rappresentanti istituzionali La Slovenia si prepara a celebrare per la prima volta la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, istituita dall’UNESCO e fissata ogni anno al 13 settembre. La prima edizione della nuova ricorrenza internazionale si svolgerà domen
     

Slovenia, prima celebrazione della Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo

September 11th 2026 at 06:00

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Il 13 settembre 2026 si celebra per la prima volta la ricorrenza promossa dalla Slovenia e riconosciuta dall’UNESCO. A Postumia una conferenza scientifica internazionale e una cerimonia con speleologi, ricercatori e rappresentanti istituzionali

La Slovenia si prepara a celebrare per la prima volta la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, istituita dall’UNESCO e fissata ogni anno al 13 settembre. La prima edizione della nuova ricorrenza internazionale si svolgerà domenica 13 settembre 2026, con un programma di iniziative che pone ancora una volta la Slovenia al centro della ricerca, della speleologia e della tutela degli ambienti carsici e sotterranei.

L’istituzione della giornata ha un significato particolare proprio per il Paese balcanico: la proposta è infatti nata dalla Unione Internazionale di Speleologia (UIS), che ha sede a Postumia, ed è stata formalmente presentata all’UNESCO dalla Repubblica di Slovenia. Nel novembre 2025 la Conferenza Generale dell’UNESCO ha approvato all’unanimità la proclamazione del 13 settembre come International Day of Caves and Karst.

Quattro giorni dedicati alla ricerca e alla tutela del carsismo

Tra gli appuntamenti principali della prima celebrazione figura la conferenza scientifica internazionale “Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst”, in programma a Postumia dal 10 al 13 settembre.
L’incontro riunisce ricercatori e specialisti attorno ai temi dello studio delle grotte e dei territori carsici, della loro conservazione e della gestione sostenibile di un patrimonio naturale particolarmente delicato.

Il momento istituzionale centrale si terrà invece sabato 12 settembre nella Grotta di Postumia, con la partecipazione di scienziati, speleologi, rappresentanti dell’UNESCO, autorità, esponenti del corpo diplomatico e ospiti provenienti dalla Slovenia e dall’estero.
Le celebrazioni si svolgono sotto il patrocinio onorario della Presidente della Repubblica di Slovenia Nataša Pirc Musar e con il patrocinio dell’UNESCO. Partecipano inoltre la Commissione nazionale slovena per l’UNESCO, le Grotte di Postumia, il Parco delle Grotte di Škocjan, i comuni di Postumia e Pivka e l’Associazione Speleologica Slovena.

La Slovenia, terra simbolo del Carso mondiale

Il riconoscimento UNESCO rappresenta anche un tributo alla lunga tradizione slovena negli studi carsici e nella speleologia. È proprio dal Carso classico, tra Slovenia e Italia, che deriva il termine internazionale “karst”, oggi utilizzato in tutto il mondo per indicare i paesaggi e i fenomeni prodotti dalla dissoluzione delle rocce solubili.A Postumia ha sede l’Unione Internazionale di Speleologia, mentre nel Paese opera anche una Cattedra UNESCO dedicata alla carsologia. Le Grotte di Škocjan, inoltre, sono inserite dal 1986 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, una delle più importanti testimonianze naturali del carsismo sotterraneo europeo.

La nascita di una giornata internazionale dedicata specificamente alle grotte e al carsismo punta però soprattutto a richiamare l’attenzione sulla loro fragilità e sulla necessità di proteggerli.
Le aree carsiche interessano quasi un quinto delle terre emerse e costituiscono una fondamentale riserva di acqua potabile per oltre un miliardo di persone. Le grotte conservano inoltre ecosistemi unici, testimonianze paleontologiche, archivi climatici e tracce della presenza umana, ma rimangono ambienti ancora poco conosciuti e particolarmente vulnerabili alle trasformazioni e all’inquinamento.

Con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il mondo sotterraneo entra così ufficialmente nel calendario delle ricorrenze UNESCO, offrendo alla comunità speleologica un’importante occasione internazionale per diffondere conoscenza, promuovere la ricerca e sottolineare il valore della tutela delle grotte e dei paesaggi carsici per le generazioni future.

Fonte notizia e foto: Governo della Repubblica di Slovenia – GOV.SI / Slovenian Tourist Board

Anche l’Italia partecipa alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo attraverso la Società Speleologica Italiana ETS, membro nazionale italiano dell’Unione Internazionale di Speleologia. La SSI, insieme al Club Alpino Italiano, ha promosso per settembre e ottobre 2026 una nuova edizione delle Giornate della Speleologia, con il 13 settembre come momento centrale della mobilitazione nazionale.

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  • Machu Picchu, il LiDAR rivela antichi percorsi Inca: uno potrebbe condurre a una montagna sacra
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Machu Picchu, il LiDAR rivela antichi percorsi Inca: uno potrebbe condurre a una montagna sacra

September 13th 2026 at 05:00

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Oltre 2,5 chilometri di percorsi preispanici nascosti dalla fitta vegetazione sono stati individuati nell’area di Machu Picchu grazie alla tecnologia LiDAR. Uno dei tracciati potrebbe avere avuto una funzione rituale ed essere diretto verso la montagna sacra di Yanantin. Una tecnologia ben nota anche agli speleologi, che da anni utilizzano LiDAR e laser scanner per studiare il carsismo e realizzare modelli tridimensionali delle grotte.

Una rete di antichi percorsi nascosta dalla vegetazione è stata individuata nei dintorni di Machu Picchu, in Perù, grazie a rilievi effettuati con tecnologia LiDAR.

Le indagini condotte nell’area della cosiddetta Muralla de Mandor, a est della celebre città inca, hanno permesso di identificare oltre 2,5 chilometri di percorsi preispanici, insieme a possibili piattaforme e terrazzamenti. Tra le evidenze individuate spicca un tracciato principale lungo almeno 1,2 chilometri, con caratteristiche compatibili con tecniche costruttive di epoca inca, tra cui un andamento a zig-zag. (gob.pe)

Il ritrovamento risale alle ricognizioni effettuate nel luglio 2026 ed è stato annunciato ufficialmente il 10 agosto dal Ministero della Cultura del Perù. Le ricerche sono frutto della collaborazione tra la Dirección Desconcentrada de Cultura di Cusco e il Centro de Estudios Andinos dell’Università di Varsavia, con la partecipazione di specialisti di diverse istituzioni. (gob.pe)

Forse un percorso verso una montagna sacra

Le prime interpretazioni dei risultati aggiungono ora un elemento particolarmente affascinante.

In un’intervista pubblicata il 31 agosto dall’agenzia peruviana Andina, Nino Del Solar Velarde, responsabile delle ricerche archeologiche di Machu Picchu della DDC Cusco, ha spiegato che il percorso potrebbe essere collegato a una destinazione di carattere rituale.

L’attenzione degli archeologi si concentra sulla cosiddetta Muralla de Mandor, una struttura che in alcuni settori raggiunge i due o tre metri di altezza e che potrebbe, a prima vista, suggerire una funzione difensiva.

Del Solar invita però alla prudenza: nell’area non esiste al momento un contesto archeologico tale da dimostrare la necessità di una fortificazione. Inoltre, la struttura sembra seguire la conformazione naturale del terreno.

Soprattutto, il suo orientamento conduce verso Yanantin, una montagna che raggiunge circa 4.100 metri di quota e che viene indicata come luogo sacro nella concezione andina.

Da qui nasce l’ipotesi che la “muraglia” possa essere interpretata diversamente: potrebbe trattarsi di un percorso sopraelevato con una funzione rituale, orientato verso la montagna sacra.

È un’ipotesi suggestiva, ma non ancora una conclusione definitiva. Lo stesso Ministero della Cultura peruviano, nell’annuncio iniziale, sottolineava la necessità di ulteriori indagini archeologiche per stabilire cronologia, funzione e rapporti dei tracciati con gli altri elementi del paesaggio di Machu Picchu.

Il LiDAR ha permesso di guardare sotto la vegetazione

Determinante per la scoperta è stata la tecnologia LiDAR, Light Detection and Ranging, un sistema di telerilevamento basato sull’emissione di impulsi laser e sulla misurazione del tempo impiegato dalla luce per ritornare al sensore.

Nel caso di Machu Picchu il rilievo è stato effettuato anche con drone, ottenendo dati ad altissima risoluzione e modelli tridimensionali del territorio.

La caratteristica particolarmente preziosa nelle zone ricoperte da foreste è la possibilità di elaborare i dati separando digitalmente la vegetazione dal terreno sottostante.

Strade, terrazzamenti, muri e altre modificazioni artificiali del suolo possono così diventare leggibili nei modelli digitali anche quando, osservando direttamente il territorio, sono quasi completamente nascosti dagli alberi.

Nell’area di Mandor il LiDAR non ha soltanto consentito di seguire gli antichi percorsi: ha confermato alcuni recinti circolari già conosciuti e ha permesso di individuare nuove strutture e piattaforme sotto la vegetazione.

Una tecnologia già ampiamente utilizzata in speleologia

Il LiDAR è ben conosciuto anche nel mondo della speleologia e della ricerca sul carsismo, dove le tecnologie di scansione laser sono ormai utilizzate per numerose applicazioni.

All’esterno delle grotte, i rilievi LiDAR aerotrasportati o effettuati con drone permettono di ottenere modelli estremamente dettagliati della superficie terrestre. Eliminando digitalmente la vegetazione possono diventare più evidenti doline, depressioni, inghiottitoi, scarpate, fratture e altre forme del paesaggio carsico.

Il LiDAR di superficie, naturalmente, non attraversa la roccia e non permette di vedere direttamente una grotta sotterranea. La lettura dettagliata della morfologia può però fornire informazioni preziose per indirizzare le ricognizioni e individuare aree potenzialmente interessanti per l’esplorazione speleologica.

Ancora più diffuso è l’impiego delle tecnologie LiDAR direttamente all’interno delle cavità.

Laser scanner terrestri e, sempre più spesso, sistemi mobili e portatili consentono di acquisire grandi quantità di punti e costruire modelli tridimensionali dettagliati degli ambienti sotterranei. Le applicazioni comprendono rilievo, studio geomorfologico, analisi delle fratture, documentazione archeologica e monitoraggio della stabilità delle cavità. Recenti ricerche hanno integrato, per esempio, LiDAR portatile, laser scanner terrestre e rilievi da drone per produrre cartografie geomorfologiche tridimensionali ad alta risoluzione di ambienti carsici.

La diffusione della tecnologia è arrivata anche a strumenti molto più piccoli: uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Archaeological Science ha valutato persino l’impiego dei sensori LiDAR incorporati negli smartphone per applicazioni archeologiche e speleologiche, evidenziandone le possibilità nella documentazione tridimensionale delle cavità.

Il modello digitale non sostituisce l’esplorazione

Il caso di Machu Picchu mostra però anche un principio familiare agli speleologi: individuare qualcosa a distanza non equivale ad averlo esplorato e compreso.

I dati raccolti nell’area di Mandor costituiscono una base sulla quale indirizzare le prossime indagini. Le strutture riconosciute digitalmente dovranno essere raggiunte e studiate sul terreno per verificarne caratteristiche, cronologia e funzione.

Secondo quanto dichiarato da Del Solar ad Andina, le prospezioni sul posto sono previste tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. La zona presenta inoltre particolari condizioni ambientali e le attività richiederanno le necessarie autorizzazioni per operare nell’area protetta. (

Soltanto queste verifiche potranno chiarire se il percorso individuato fosse realmente legato a pratiche rituali e quale rapporto avesse con Yanantin e con la più vasta organizzazione territoriale di Machu Picchu.

La fitta foresta nebulare nell’area di Machu Picchu, dove il LiDAR permette di leggere la morfologia del terreno nascosta dalla vegetazione. Foto: Jason Hollinger / Wikimedia Commons – CC BY 2.0

Il LiDAR ha dunque fatto quello che sa fare particolarmente bene: ha reso visibili tracce che il paesaggio aveva nascosto.

Ora comincia la parte più antica del mestiere, comune in fondo ad archeologi e speleologi: andare sul terreno, osservare, esplorare e verificare.

Fonti:

Agencia Peruana de Noticias Andina, 31 agosto 2026 https://andina.pe/agencia/noticia-camino-inca-recientemente-hallado-machu-picchu-era-ruta-a-un-destino-uso-ritual-1089500.aspx

Ministerio de Cultura del Perú – Dirección Desconcentrada de Cultura de Cusco, 10 agosto 2026 https://www.gob.pe/institucion/cultura/noticias/1427676-identifican-mas-de-2-5-kilometros-de-caminos-prehispanicos-en-el-entorno-de-la-muralla-de-mandor-en-machupicchu

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  • Intervento di soccorso speleologico in Bosnia ed Erzegovina per una speleologa italiana
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Intervento di soccorso speleologico in Bosnia ed Erzegovina per una speleologa italiana

September 10th 2026 at 16:20

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Comunicato Ufficiale CNSAS

Pe?ina Provalija (Grotta dell’Abisso),

Nevesinje – 10 settembre 2026

 

Si è concluso alle 16:00 del 10 settembre l’intervento di soccorso speleologico presso la Pe?ina Provalija (Grotta dell’Abisso), una delle più estese cavità della Bosnia ed Erzegovina con oltre 4.100 metri di sviluppo esplorato, situata nei pressi di Nevesinje.

L’incidente è avvenuto nella serata del 9 settembre durante un campo esplorativo organizzato dal Gruppo Speleologico Bolognese, al quale partecipavano speleologi provenienti da diverse regioni italiane.

Una speleologa italiana è precipitata per circa cinque metri nel corso di un’arrampicata esplorativa, riportando una sospetta frattura scomposta della caviglia.

Il punto dell’infortunio si trovava a circa un’ora e mezza di progressione dall’ingresso della grotta, lungo un tratto a sviluppo prevalentemente suborizzontale.

Tra i partecipanti alla spedizione erano presenti sei tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), provenienti dalle delegazioni di Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte e Veneto.

I soccorritori hanno immediatamente raggiunto la ferita, provvedendo alla sua messa in sicurezza, alla somministrazione di antidolorifici e generi di conforto e al consulto telefonico con una dottoressa appartenente al CNSAS piemontese – specializzata in interventi di soccorso medicalizzato in ambiente impervio – che ha fornito le prime indicazioni sanitarie per la gestione dell’infortunio.

Valutata la complessità dello scenario e le difficoltà morfologiche del recupero, i tecnici hanno allertato il Delegato della XII Delegazione Speleologica Emilia-Romagna e il Responsabile Nazionale del Soccorso Speleologico.

Il CNSAS ha quindi attivato, attraverso la European Cave Rescue Association, la Gorska Služba Spašavanja Bosne i Hercegovine, il Servizio di Soccorso Alpino della Bosnia ed Erzegovina, che ha assunto la direzione delle operazioni di soccorso intervenendo sul posto con 15 tecnici specializzati.

Nel corso delle prime 18 ore dall’incidente, i tecnici italiani presenti nella spedizione hanno completato l’attrezzamento dei principali punti critici del percorso di evacuazione, realizzando in particolare le teleferiche necessarie per il trasporto della barella nei tratti più impegnativi e collaborando con le squadre bosniache durante tutte le fasi del recupero.

L’evacuazione è iniziata alle ore 6:30 del 10 settembre. L’infortunata è rimasta sempre cosciente e collaborativa e, alle ore 12:00, con l’ingresso della prima squadra del soccorso speleologico bosniaco, era già stata completata circa la metà del percorso verso l’uscita.

Una successiva valutazione del tratto finale della grotta, particolarmente stretto e impegnativo, ha consentito di escludere la necessità delle complesse operazioni di disostruzione inizialmente ipotizzate. È stato comunque necessario procedere al disgaggio di alcune rocce che avrebbero impedito il passaggio della barella.

All’esterno della cavità la ferita è stata affidata al personale sanitario del servizio di soccorso bosniaco e trasferita in ambulanza all’ospedale. Le operazioni si sono concluse alle ore 16:00 del 10 settembre.

Il CNSAS desidera esprimere un sincero ringraziamento alla Gorska Služba Spašavanja Bosne i Hercegovine per la professionalità, la disponibilità e l’eccellente collaborazione dimostrate. L’intervento conferma il valore della rete di cooperazione tra i servizi di soccorso speleologico europei e l’importanza dei rapporti costruiti attraverso la European Cave Rescue Association, fondamentali per garantire un rapido ed efficace supporto reciproco negli interventi internazionali.

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  • Santin Cave, il monitoraggio ambientale misura l’impatto delle visite sull’arte rupestre
    Condividi Uno studio pubblicato su Geosciences analizza temperatura, anidride carbonica e particolato nella grotta cantabrica. I dati indicano che la gestione degli accessi deve considerare la ventilazione stagionale e i tempi di recupero del microclima. Conservazione preventiva nelle grotte con arte rupestre La gestione delle grotte con pitture preistoriche richiede dati ambientali ad alta risoluzione. Un recente studio dedicato alla Santin Cave, in Cantabria, Spagna settentrionale, h
     

Santin Cave, il monitoraggio ambientale misura l’impatto delle visite sull’arte rupestre

September 10th 2026 at 14:00

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Uno studio pubblicato su Geosciences analizza temperatura, anidride carbonica e particolato nella grotta cantabrica. I dati indicano che la gestione degli accessi deve considerare la ventilazione stagionale e i tempi di recupero del microclima.

Conservazione preventiva nelle grotte con arte rupestre

La gestione delle grotte con pitture preistoriche richiede dati ambientali ad alta risoluzione. Un recente studio dedicato alla Santin Cave, in Cantabria, Spagna settentrionale, ha valutato la risposta del sistema sotterraneo a visite sperimentali controllate. Il lavoro, pubblicato nel 2026 sulla rivista Geosciences, propone un metodo basato su un anno di osservazioni in condizioni indisturbate e su successive prove di accesso regolato.

L’obiettivo è distinguere le normali oscillazioni naturali dagli effetti prodotti dalla presenza umana. In una grotta decorata, anche variazioni limitate possono modificare l’equilibrio dell’aria e delle superfici. La respirazione dei visitatori introduce calore, vapore acqueo e anidride carbonica. Il movimento può inoltre rimettere in sospensione particelle e favorire il trasporto di microrganismi.

Santin Cave e i settori con pitture paleolitiche

La Santin Cave si trova presso Velo, nel comune di Piélagos. La cavità si sviluppa in calcari e calcareniti cretacici. La planimetria conosciuta raggiunge circa 205 metri. Le gallerie sono disposte prevalentemente lungo una direttrice nord-ovest sud-est e si sviluppano quasi su un unico livello.

Le pitture sono organizzate in due complessi. Il Conjunto I si trova a circa 75 metri dall’ingresso, in una sala più ampia della galleria principale. Il Conjunto II è collocato a circa 120 metri dall’ingresso e comprende diversi pannelli con simboli rossi attribuiti al Paleolitico. Il pannello principale misura circa 5 metri per 1,5 e presenta due fregi verticali.

L’accesso alla grotta è attualmente limitato da un cancello metallico. Le autorità locali e regionali hanno valutato la possibilità di inserire il sito in un’offerta di turismo culturale sotterraneo. Prima di qualsiasi apertura, lo studio sottolinea la necessità di definire una base ambientale affidabile.

Monitoraggio ambientale ad alta risoluzione

La prima fase della ricerca ha seguito la grotta per un intero ciclo annuale, dal novembre 2021 al novembre 2022. Sono stati registrati temperatura dell’aria, umidità relativa, concentrazione di CO2 e radon. Altri sensori hanno misurato le condizioni termiche in diversi punti delle gallerie.

La temperatura media interna è risultata di 13,45 °C. L’umidità relativa è rimasta prossima alla saturazione. I settori vicini all’ingresso hanno mostrato una maggiore influenza delle condizioni esterne. Le gallerie profonde, dove si trovano le pitture, sono apparse molto più stabili. Le oscillazioni termiche annuali nei punti associati ai complessi decorati sono state comprese tra 0,04 e 0,07 °C.

Il comportamento dei gas ha evidenziato due fasi stagionali. Da novembre ad aprile la ventilazione è più attiva e la CO2 nelle zone interne si mantiene generalmente tra 800 e 850 ppm. Dalla tarda primavera l’aria esterna più calda riduce gli scambi. La concentrazione media mensile di CO2 è arrivata a 1.249 ppm in giugno e a 1.405 ppm in luglio. Nello stesso periodo è aumentato anche il radon.

Visite sperimentali e risposta del microclima

La seconda fase si è svolta dal 26 al 28 giugno 2023, durante il periodo di ventilazione ridotta. Sono stati simulati diversi scenari di visita. Il primo giorno sono entrati tre gruppi di cinque persone. Il secondo giorno si sono alternati gruppi di cinque e sei visitatori. Il terzo giorno sono entrati consecutivamente gruppi composti da sette, sette, otto e sei persone.

I ricercatori hanno misurato l’aumento prodotto da ogni gruppo, il segnale residuo prima dell’ingresso successivo, il recupero parziale tra le visite e il tempo necessario per il ritorno alle condizioni precedenti.

Nel settore più vicino all’ingresso, il passaggio ha prodotto anomalie termiche contenute, tra 0,01 e 0,02 °C. Nei pressi delle pitture la risposta è stata più evidente. L’aumento medio ha raggiunto 0,11 °C nel Conjunto I e 0,28 °C nel Conjunto II. Il valore massimo registrato è stato di 0,37 °C. Il settore più interno ha mostrato anche tempi di recupero più lunghi.

CO2 e particolato come indicatori di gestione

L’anidride carbonica ha evidenziato il comportamento cumulativo più chiaro. Nel Conjunto I gli incrementi giornalieri associati alle visite hanno raggiunto 268 ppm il 27 giugno e 368 ppm il 28 giugno. Nel Conjunto II sono stati misurati aumenti di 327 e 376 ppm.

Il recupero notturno è rimasto incompleto. Nel Conjunto I sono rimasti segnali residui di 127 e 212 ppm. Nel Conjunto II i valori residui sono stati di 120 e 94 ppm. Secondo gli autori, la CO2 può quindi rappresentare il principale indicatore operativo per modulare gli accessi nel breve periodo.

Anche il particolato sospeso è aumentato con l’intensità delle visite. Con gruppi distanziati di cinque persone, le concentrazioni sono rimaste inferiori a 300 particelle per litro. Due gruppi consecutivi di sei persone hanno portato il valore a 561 particelle per litro. La sequenza più intensa ha raggiunto 686 particelle per litro, con un tempo di recupero di 13,6 ore.

Gli autori precisano che per il particolato non era disponibile una serie storica completa in assenza di visite nel punto più sensibile. I dati devono quindi essere interpretati soprattutto come variazioni relative associate alla presenza dei visitatori.

Accesso pubblico e tutela del patrimonio

Lo studio sulla Santin Cave non propone soglie definitive valide per ogni grotta. I valori dipendono dalla stagione, dalla morfologia, dalla ventilazione, dalla posizione delle pitture e dalla sensibilità delle superfici. Le soglie individuate devono quindi essere considerate preliminari e specifiche per il sito.

La ricerca indica una procedura applicabile anche ad altri contesti. Prima occorre documentare il ciclo annuale senza visite. Poi si possono svolgere prove controllate con gruppi di dimensione diversa. Il monitoraggio deve proseguire durante e dopo ogni ingresso.

La conservazione preventiva delle grotte decorate passa così da una semplice limitazione numerica degli accessi a una gestione basata sulla risposta reale dell’ambiente. La Santin Cave mostra che i settori più stabili sono anche quelli più vulnerabili alle perturbazioni. Per questo, la fruizione pubblica richiede tempi di recupero, controllo della CO2 e una verifica continua delle condizioni sotterranee.

Fonti

L'articolo Santin Cave, il monitoraggio ambientale misura l’impatto delle visite sull’arte rupestre proviene da Scintilena.

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    Condividi La Grotta di Bianfu nello Yunnan diventa il secondo sito più ricco di fossili di Denisoviano al mondo, dopo la Grotta di Denisova in Siberia, grazie al ritrovamento di un radio e altri resti umani del tardo Pleistocene medio. Una scoperta che cambia la mappa dei Denisoviani Una scoperta eccezionale arriva dalla Cina sud?occidentale: nella Grotta di Bianfu, nello Yunnan, i ricercatori hanno identificato il primo radio di Denisoviano mai trovato, insieme ad altri resti uman
     

Grotta di Bianfu: scoperto il primo osso dell’avambraccio di un Denisoviano in Cina

September 10th 2026 at 11:00

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La Grotta di Bianfu nello Yunnan diventa il secondo sito più ricco di fossili di Denisoviano al mondo, dopo la Grotta di Denisova in Siberia, grazie al ritrovamento di un radio e altri resti umani del tardo Pleistocene medio.


Una scoperta che cambia la mappa dei Denisoviani

Una scoperta eccezionale arriva dalla Cina sud?occidentale: nella Grotta di Bianfu, nello Yunnan, i ricercatori hanno identificato il primo radio di Denisoviano mai trovato, insieme ad altri resti umani risalenti al tardo Pleistocene medio.

I Denisoviani sono un gruppo di ominidi arcaici noti quasi solo grazie al DNA. I fossili sono rarissimi, soprattutto quelli postcraniali. Per questo la scoperta di cinque resti denisoviani — tra cui due ossa parietali, un radio e due denti — è considerata un passo fondamentale per capire come vivevano e come erano fatti questi antichi parenti dell’uomo moderno.


Il metodo innovativo del team di Fu Qiaomei

Il team guidato da Fu Qiaomei (IVPP, Accademia Cinese delle Scienze) ha utilizzato una strategia innovativa per identificare i resti:

  • Pre?screening morfologico per selezionare i frammenti più promettenti tra oltre 60.000 frammenti ossei.
  • ZooMS, una tecnica proteomica che identifica le specie tramite peptidi del collagene.
  • Analisi paleoproteomiche complete su osso, dentina e smalto.

Tutti e cinque i campioni mostrano varianti proteiche specifiche dei Denisoviani, confermate anche da alberi filogenetici coerenti con i dati genomici. L’estrazione di DNA antico non è stata possibile, ma le proteine hanno permesso l’identificazione con sicurezza.


Il radio di Bianfu: un fenotipo a mosaico

Il frammento di radio (BFD771) è particolarmente importante: ha caratteristiche simili ai Neanderthal nella parte prossimale, ma la forma generale ricorda gli esseri umani moderni.

Un vero fenotipo a mosaico, che suggerisce adattamenti biomeccanici e comportamentali unici. Secondo i ricercatori, questa conformazione “probabilmente forniva vantaggi funzionali per una manipolazione leggera e precisa”.


La Grotta di Bianfu: cronologia e contesto ambientale

La Grotta di Bianfu, datata tra 167.000 e 134.000 anni fa, diventa così il secondo sito più ricco di fossili denisoviani al mondo, dopo la celebre Grotta di Denisova in Siberia.

Durante lo stadio glaciale MIS 6, il clima relativamente mite dello Yunnan potrebbe aver favorito la sopravvivenza a lungo termine di queste popolazioni. Gli scavi hanno restituito anche più di 1.300 utensili litici e ossa animali con tracce di taglio, che raccontano le strategie di sussistenza dei Denisoviani nella regione.


Il sito di Denisova: la culla della scoperta

La Grotta di Denisova, situata nei Monti Altai in Siberia meridionale, è il luogo dove nel 2008 fu scoperto il primo resto attribuibile a questo gruppo di ominidi: un osso del dito di una mano.

Da allora, la Grotta di Denisova è rimasta l’unico sito con evidenze genetiche e fossili certe di Denisoviani, insieme a Neanderthal e umani moderni. Il nuovo ritrovamento nella Grotta di Bianfu amplia notevolmente la distribuzione geografica conosciuta di questi antichi umani.


Implicazioni per l’evoluzione umana

Questa scoperta colma una lacuna geografica cruciale e apre nuove prospettive sulla distribuzione, l’anatomia e l’evoluzione dei Denisoviani.

La Grotta di Bianfu conferma che i Denisoviani non erano confinati solo alla Siberia e all’altopiano tibetano, ma occupavano anche regioni più meridionali dell’Asia orientale.


Fonti

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