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Alla scoperta del Cansiglio sotterraneo con il progetto didattico “La montagna capovolta”

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di Barbara Grillo Radicio

Si chiama «La Montagna capovolta» il progetto didattico che in questo anno scolastico 2026/27 coinvolgerà le classi prime della Scuola Secondaria di Primo Grado dell’Istituto Comprensivo dell’Alpago.

Il progetto ha l’obiettivo di stimolare la curiosità degli alunni avvicinandoli alla conoscenza della natura geologica e speleologica del Cansiglio, che pur essendo vicino all’Alpago, rimane per molti sconosciuta.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il gruppo Speleoteam – CAI di Conegliano e il CAI Alpago e si inserisce nel programma ormai consolidato di «Montagna amica e sicura», arricchendolo con esperienza nel mondo ipogeo.

Il progetto prevede una prima fase in classe, curata da Maria Giovanna Campanella, e una successiva uscita in Cansiglio nella primavera del 2027 coordinata da Barbara Grillo e tutto il gruppo.

L’idea è maturata in occasione dell’escursione e inaugurazione, il 14 giugno, del pannello dedicato al geosito “Doline e Abissi del Cansiglio”, che fa parte di un progetto coordinato dalla geologa Barbara Grillo, socia di Speleoteam, in collaborazione con i Comuni di Caneva e Polcenigo e con la Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso il Servizio geologico regionale.

In quell’occasione numerosi appassionati, tra cui membri del CAI Alpago, avevano percorso il sentiero geologico degli “Abissi del Cansiglio”, che consente di conoscere il fenomeno carsico e di osservare alcune delle principali grotte dell’area geosito che caratterizzano il Massiccio del Cansiglio – Cavallo.

In tutta la montagna si contano circa 200 cavità, di cui una trentina situate nella zona scelta come rappresentativa del carsismo locale con importanza nazionale. 

Tra quelle più conosciute ci sono il Bus de la Lum, profondo 186 metri, e l’Abisso del Col de la Rizza, che con i suoi 794 metri di profondità rappresenta la cavità più profonda del Friuli Occidentale, i cui ingressi sono raggiungibili durante il percorso geologico.

Le cavità sono quasi tutte a sviluppo verticale e l’unica che ancora si presta a una visita di avvicinamento per capire la speleologia con limitato impegno tecnico e attrezzatura è la Grotta degli Slipari, che viene spesso usata per attività didattiche. Ha un andamento sub-orizzontale con uno sviluppo di qualche centinaio di metri.

Oltre alla visita alla grotta, si farà una passeggiata nel bosco, grazie al sentiero geologico arricchito da pannelli informativi che illustrano le caratteristiche geologiche e speleologiche del territorio grazie a una collaborazione tra i Comuni di Caneva e Polcenigo, la Magnifica Comunità di Montagna, i gruppi speleologici di Conegliano, Pordenone e Sacile, la Federazione speleologica regionale del Friuli Venezia Giulia, il CAI e la Società Speleologica Italiana. 

Il percorso si intreccia con il sentiero didattico dei forestali LIFESPAN, che si occupa di mostrare come la vita e la biodiversità riprende dalle piante morte, ed è gestito dal Corpo forestale regionale del Friuli Venezia Giulia.

Il progetto si chiama “Montagna Capovolta” perché non c’è una cima da raggiungere, un sentiero da percorrere o un bosco da attraversare, ma anche un mondo nascosto da conoscere e rispettare.

Testo rielaborato da Barbara Grillo per conto di Scatolini 🙂 e tratto da: https://www.newsinquota.it/la-montagna-capovolta-entra-in-classe-alla-scoperta-del-cansiglio-sotterraneo/

 

L'articolo Alla scoperta del Cansiglio sotterraneo con il progetto didattico “La montagna capovolta” proviene da Scintilena.

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Tina Jama, una piccola grotta del Carso custodisce un accampamento organizzato di 8.000 anni fa

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Nella cavità di Sgonico/Zgonik, lunga appena 5,5 metri, gli archeologi hanno raggiunto i livelli del Mesolitico recente: un’ascia in corno di cervo, armi, ornamenti, ocra e il dente da latte di un bambino raccontano le ultime comunità di cacciatori-raccoglitori dell’Adriatico nord-orientale

Scintilena ha già dato notizia nei giorni scorsi dei nuovi ritrovamenti nella grotta Tina Jama, sul Carso triestino. Torniamo ora sulla scoperta con un approfondimento dedicato alla cavità, alla sua lunga stratigrafia archeologica e alle testimonianze lasciate dalle comunità che la frequentarono migliaia di anni fa.

Non occorre una grande grotta per conservare una grande storia. La Tina Jama, sul Carso triestino nel territorio di Sgonico/Zgonik, è una cavità di dimensioni modeste: secondo il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia ha uno sviluppo planimetrico di appena 5,5 metri, una profondità di 1,2 metri e l’ingresso a 473 metri di quota.

Eppure il deposito accumulato al suo interno sta restituendo una delle sequenze archeologiche più interessanti per comprendere la preistoria dell’Adriatico nord-orientale.

La quarta campagna di scavo, condotta nel 2026, ha raggiunto ricchi livelli attribuiti al Mesolitico recente, immediatamente precedenti alle testimonianze dei primi gruppi neolitici.

Tra i reperti spicca una rara ascia realizzata in corno di cervo, sulla quale è ancora visibile una perforazione rimasta incompleta. Manufatti confrontabili sono conosciuti soprattutto nell’Europa centrale e settentrionale, mentre in Italia esempi analoghi risultano estremamente rari.

Accanto all’ascia sono comparsi piccoli manufatti in pietra, elementi trapezoidali impiegati nelle armature delle frecce e scarti prodotti durante la loro lavorazione, oltre a punte in osso.

Un secondo oggetto in corno di cervo, lungo circa 11 centimetri e attraversato da perforazioni, potrebbe essere stato utilizzato per raddrizzare le aste delle frecce, anche se la sua funzione dovrà essere verificata attraverso ulteriori studi.

Ornamenti, ocra e strumenti di caccia

Il deposito racconta molto più della tecnologia utilizzata per la caccia.

Sono stati recuperati ornamenti ricavati da conchiglie marine e d’acqua dolce e canini atrofici di cervo perforati per essere utilizzati come pendagli. Uno di questi conserva tracce di ocra.

La stessa sostanza è stata individuata in diversi punti dello scavo e, in alcuni casi, è associata a residui di adesivi ancora presenti sugli strumenti in selce.

Sono tracce minuscole, ma capaci di fornire informazioni sulle tecniche di lavorazione degli utensili e, più in generale, sulla vita quotidiana delle comunità che utilizzarono la cavità.

Il dente di un bambino

Tra i ritrovamenti più significativi c’è anche un dente umano da latte.

Un reperto piccolissimo, ma potenzialmente molto importante. Il suo studio potrebbe fornire nuove informazioni sulle popolazioni che frequentavano il Carso alla fine del Mesolitico, una fase ancora scarsamente documentata nell’area.

La presenza del dente aggiunge inoltre un elemento umano particolarmente suggestivo al quadro ricostruito dagli archeologi: nella grotta non sono rimasti soltanto gli strumenti della caccia e della vita quotidiana, ma anche una traccia diretta delle persone che vi trovarono riparo quasi ottomila anni fa.

Un accampamento dentro la grotta

Una parte dei reperti proviene da quella che gli archeologi interpretano come la traccia di un vero accampamento mesolitico.

L’area era organizzata attorno a un focolare nella zona più protetta della cavità e risultava delimitata, verso l’ingresso, da pietre e blocchi.

La possibilità di leggere non soltanto singoli oggetti, ma anche l’organizzazione dello spazio occupato dagli uomini preistorici, rende Tina Jama particolarmente interessante per lo studio delle ultime comunità di cacciatori-raccoglitori del Caput Adriae.

La ricerca riguarda infatti una fase cruciale della preistoria europea: il passaggio dal mondo dei cacciatori-raccoglitori a quello delle comunità che praticavano agricoltura e allevamento.

Secondo gli studiosi, i primi gruppi neolitici raggiunsero il Carso seguendo la costa dalmata e istriana circa 7.500 anni fa.

Proprio le ultime comunità mesolitiche potrebbero aver avuto un ruolo importante nei cambiamenti che accompagnarono questo processo, ma le loro tracce nel Carso e in Istria sono spesso discontinue o disturbate.

Tina Jama conserva invece una sequenza archeologica particolarmente ricca.

Una cavità frequentata per millenni

Gli scavi degli anni precedenti avevano già mostrato quanto lunga fosse la storia umana della grotta.

Le ricerche hanno infatti documentato diversi momenti di frequentazione preistorica. Tra i reperti più noti emersi dalle campagne precedenti figura anche un raro pugnale in rame di oltre 4.000 anni fa, riferibile alla seconda metà del III millennio a.C.

Strato dopo strato, le indagini stanno quindi ricostruendo una storia che attraversa millenni, dalle frequentazioni mesolitiche alle successive fasi neolitiche, eneolitiche e dell’età dei metalli.

Tina Jama e la speleologia

Anche la storia speleologica della cavità presenta alcuni elementi curiosi.

La Tina Jama è registrata nel Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 6479 e la sigla locale 6189 VG.

La grotta era stata segnalata negli anni Settanta, ma con una posizione largamente errata. Fu rintracciata nuovamente negli anni Novanta da Elio Polli.

Il Catasto descrive una cavità costituita da un unico vano con fondo terroso, un tempo più ampia e utilizzata in passato anche come ricovero per gli ovini.

Una cavità apparentemente modesta che, grazie alle ricerche archeologiche, si sta invece rivelando un archivio straordinariamente complesso.

Tracce di caccia, tecnologia, alimentazione, ornamento e presenza umana permettono oggi di ricostruire il momento in cui, sul Carso, stava cambiando radicalmente il modo di vivere e di utilizzare il territorio.

Le indagini sono condotte dall’Università Ca’ Foscari Venezia, su concessione del Ministero della Cultura, in collaborazione con l’Institute of Archaeology dello ZRC SAZU di Lubiana, l’Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics, l’Università degli Studi di Siena e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia.

Fonti:

  • Il Piccolo
  • Università Ca’ Foscari Venezia
  • Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia
  • Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia

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“Stillicidio” arriva al numero 4: il Gruppo Triestino Speleologi narra esplorazioni, memoria e cultura speleologica

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Nel numero di ottobre 2026 del notiziario del GTS trovano spazio attività sul Carso e fuori regione, esplorazioni, incontri, pubblicazioni e documenti d’archivio

È online il numero 4 – ottobre 2026 di “Stillicidio – Idee che scavano la roccia”, il notiziario del Gruppo Triestino Speleologi APS. Trentatré pagine che restituiscono un quadro molto ampio dell’attività del gruppo e, allo stesso tempo, mostrano quanto possa essere importante in speleologia raccontare e conservare ciò che viene fatto sul terreno.

Si parte proprio con una riflessione sul valore delle pubblicazioni. Nell’editoriale, significativamente intitolato “Informarsi e informare, scrivere e raccogliere”, il GTS richiama l’importanza di far circolare bollettini e riviste, conservarli nelle biblioteche e renderli disponibili alla consultazione. Scrivere, raccogliere, conservare e condividere vengono indicati come aspetti diversi di uno stesso obiettivo: far circolare la conoscenza.

Il tema trova subito applicazione nella presentazione del XXIII volume del Bollettino del Gruppo Triestino Speleologi, la pubblicazione storica che Stillicidio affianca con una formula più agile e fortemente illustrata.

Gran parte del nuovo numero è naturalmente dedicata all’attività sul campo. Le pagine documentano lavori ed esplorazioni in cavità carsiche, con rilievi, fotografie degli ambienti sotterranei e immagini delle operazioni condotte dagli speleologi. Tra i contributi compaiono attività sul Monte Canin, una ricognizione alla Pivarna jama/Grotta presso Sesana, in Slovenia, e altre uscite nelle grotte del territorio.

Si scandaglia l’area triestina. Il fascicolo racconta anche un workshop sul Dvernice Grotte, svoltosi a Trieste nel settembre scorso, e dedica spazio alla partecipazione del gruppo ad appuntamenti e incontri nei quali esplorazione, ricerca e divulgazione si intrecciano.

Il numero permette anche di seguire la normale vita di gruppo speleologico, quella che raramente emerge dai grandi resoconti esplorativi: sopralluoghi, rilievi, lavori nelle cavità, incontri, assemblee, collaborazioni e momenti di confronto. Sono le attività, documentate con numerose fotografie, a far vivere nel lettore il senso della continuità del lavoro associativo.

Particolarmente interessante è la presenza delle pagine dedicate alla memoria storica della speleologia. Documenti dattiloscritti, fotografie d’epoca, vecchie pubblicazioni e materiali provenienti dagli archivi riportano il lettore a esperienze e testimonianze del passato: una scelta coerente con l’editoriale.

Completano il fascicolo contributi sulla divulgazione e sugli incontri pubblici, immagini di concrezioni e ambienti sotterranei, notizie sull’attività sociale e una rassegna di libri e pubblicazioni. Ne risulta un notiziario che racconta le esplorazioni e, la trama di attività, persone e documenti sulla quale si costruisce nel tempo la storia di un gruppo.

Al Gruppo Triestino Speleologi va quindi un sincero complimento. In un periodo nel quale molta comunicazione speleologica rischia di disperdersi rapidamente nei social network, scegliere di ordinare fotografie, rilievi, resoconti e documenti in una pubblicazione significa lasciare una traccia consultabile anche domani. Una formula semplice ma preziosa: raccontare ciò che si fa, conservarne memoria e metterlo a disposizione degli altri.

Stillicidio numero 4/2026 è disponibile qui, per lettura e download: https://gtspeleo.it/stillicidio-numero-4-2026/ : buona lettura!

Fonte: Gruppo Triestino Speleologi APS, Stillicidio – Idee che scavano la roccia, n. 4, ottobre 2026, 33 pp.;

Gruppo Triestino Speleologi APS, pagina di presentazione di Stillicidio n. 4/2026.

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Basovizza apre al pubblico la Caverna III: viaggio nel sottosuolo del Carso

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Sabato 24 ottobre 2026 visite gratuite con gli speleologi del Club Alpinistico Triestino: viaggio alla scoperta della fauna ipogea e delle testimonianze naturali

Il Club Alpinistico Triestino APS propone per sabato 24 ottobre 2026 un’apertura straordinaria della Caverna III ad Est di Basovizza, nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata Internazionale della Speleologia e del Carsismo. Basovizza apre al pubblico

Accompagnati dagli istruttori di tecnica speleologica e dal naturalista Sergio Dolce, i partecipanti potranno conoscere da vicino l’ambiente sotterraneo carsico, la sua fauna e alcune testimonianze del suo passato, tra cui il calco del cranio di un orso delle caverne.


Pubblichiamo di seguito integralmente il comunicato di Alessandra Ressa, del Club Alpinistico Triestino per Basovizza apre al pubblico.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

COMUNICATO STAMPA

Alla scoperta del mondo sotterraneo: la Caverna III di Basovizza apre al pubblico

Sabato 24 ottobre un’occasione speciale per entrare nel sottosuolo del Carso e scoprire, accompagnati dagli speleologi, un ambiente che custodisce testimonianze della vita animale e della storia naturale del territorio

C’è un mondo che comincia pochi metri sotto i nostri piedi, invisibile a chi percorre ogni giorno il Carso in superficie, ma capace di raccontare una storia antichissima fatta di acqua, roccia, animali e uomini. È il mondo sotterraneo, un patrimonio naturale spesso nascosto e proprio per questo ancora più affascinante, che sabato 24 ottobre sarà possibile conoscere da vicino grazie all’apertura straordinaria al pubblico della Caverna III ad Est di Basovizza, organizzata dal Club Alpinistico Triestino. L’appuntamento fa parte della serie di eventi organizzati dal CAT dedicati alla Giornata Internazionale della Speleologia e del Carsismo.

La giornata, istituita per la prima volta il 13 settembre 2026 su iniziativa dell’UNESCO e dell’UIS, Unione Internazionale di Speleologia, offre l’occasione per avvicinarsi alla speleologia non soltanto come disciplina dedicata all’esplorazione delle grotte, ma anche come strumento per conoscere e comprendere un ambiente fragile e ricco di testimonianze del passato.

Per l’occasione, la Caverna III ad Est di Basovizza sarà aperta ai visitatori, che potranno percorrerla accompagnati in sicurezza dagli Istruttori di Tecnica Speleologica del Club Alpinistico Triestino. La cavità, caratterizzata da uno sviluppo prevalentemente orizzontale e da un accesso relativamente agevole, permette anche a chi non ha mai avuto esperienza del mondo sotterraneo di compiere un primo viaggio nell’ambiente ipogeo, scoprendone caratteristiche, curiosità e peculiarità.

Ad accompagnare la visita ci sarà il dottor Sergio Dolce, già Direttore del Museo di Storia Naturale di Trieste, che illustrerà ai partecipanti alcuni degli aspetti più interessanti legati alla flora e alla fauna ipogea, permettendo di comprendere come la vita riesca ad adattarsi a condizioni ambientali completamente diverse da quelle della superficie.

La visita sarà inoltre un’occasione per fare un salto indietro nel tempo attraverso le testimonianze degli animali che un tempo popolavano le cavità carsiche. Per l’occasione sarà infatti esposto il calco del cranio di un orso delle caverne, grande mammifero preistorico che frequentò le grotte europee fino a circa 25.000 anni fa, insieme ad altri manufatti che contribuiranno a raccontare la lunga storia naturale del sottosuolo carsico.

L’iniziativa è gratuita e prevede due turni di visita, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16. Le iscrizioni saranno aperte dall’8 al 24 ottobre 2026 e potranno essere effettuate presso la sede del Club Alpinistico Triestino, in via Raffaele Abro 5/A a Trieste, il martedì dalle 21 alle 23, oppure scaricando il modulo dal sito www.cat.ts.it e inviandolo, una volta compilato, all’indirizzo cat@cat.ts.it. Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Club Alpinistico Triestino anche tramite WhatsApp al 327 8461635.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

Via R. Abro, 5/A
34144 Trieste
cell.: 348 5164550
codice fiscale: 80016650329
e-mail:cat@cat.ts.it
pec:cat.trieste@pec.csvfvg.it
http://www.cat.ts.it

Ufficio Stampa: Alessandra Ressa +39 348 3515270

Il 24 ottobre si apriranno le porte su un mondo insieme nuovo e antichissimo, quello del sottosuolo carsico, da scoprire passo dopo passo accompagnati da chi lo conosce, lo esplora e lo studia.

Scintilena – https://www.scintilena.com/caverna-iii-di-basovizza-il-24-ottobre-visite-gratuite-nel-sottosuolo-del-carso/10/08/

http://www.cat.ts.it

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Speleologia per la terza età: a Cormons ripartono le lezioni, a Narni il corso si chiude a Frasassi

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Il Centro Ricerche Carsiche Seppenhofer propone un corso di speleologia per la terza età nell’anno accademico 2026-2027 dell’Università di Cormons. A Narni, La Scintilena e UTEC hanno concluso un percorso con 15 iscritti, lezioni teoriche e visite alle grotte di Falvaterra e Frasassi.

Speleologia per la terza età nel nuovo anno accademico di Cormons

La speleologia torna nel programma dell’Università della Terza Età di Cormons. Venerdì 9 ottobre si è svolta l’inaugurazione dell’anno accademico 2026-2027, alla presenza di docenti, corsisti e rappresentanti delle realtà territoriali. Tra i primi appuntamenti figura il Corso di speleologia teorico, curato dal Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” APS. L’iniziativa propone un avvicinamento alle grotte e al patrimonio carsico attraverso la divulgazione scientifica e l’esperienza dei relatori. [web:5][web:35]

Il calendario dell’Università indica Maurizio Tavagnutti come docente. Le lezioni sono programmate il venerdì, dal 16 ottobre al 13 novembre 2026, dalle 17.30 alle 18.30. La sede indicata è la sala Kuenburg, identificata nel calendario dalla sigla “MO”. Il corso rientra nell’offerta didattica dell’Università, le cui attività inizieranno lunedì 12 ottobre e termineranno il 13 maggio 2027. [web:37][web:10]

Carso e grotte: i temi del corso di speleologia teorico

Geologia, formazione delle cavità e storia delle esplorazioni costituiscono i temi centrali del percorso annunciato dal Seppenhofer. L’obiettivo è fornire strumenti per conoscere il mondo ipogeo e leggere il paesaggio carsico. La presentazione del corso sul sito dell’Università richiama lo studio del carsismo e l’importanza della speleologia nelle scienze geografiche. [web:35]

Il corso di speleologia per la terza età porta così in aula una disciplina che comprende osservazione, ricerca e interpretazione del territorio. La conoscenza delle grotte non riguarda soltanto la progressione nel sottosuolo. Comprende anche lo studio dell’acqua, delle rocce e dei processi che modellano le cavità. Sono aspetti affrontati anche nel percorso divulgativo realizzato a Narni. [web:34][web:35]

La collaborazione tra il Seppenhofer e l’Università di Cormons ha precedenti documentati. Nel 2018 la rivista “Sopra e sotto il Carso” riportava un ciclo di lezioni con Maurizio Tavagnutti e Giorgio Cancian. Il programma comprendeva anche una visita conclusiva alla grotta Obir, in Austria. Il nuovo appuntamento si inserisce quindi in un rapporto didattico già sviluppato negli anni. [web:8]

A Narni concluso il corso di speleologia per la terza età

Intanto, a Narni, domenica 4 ottobre si è concluso il Corso di Speleologia per la terza età. Lo ha organizzato l’associazione La Scintilena in collaborazione con UTEC Narni, presso la sede ANCESCAO ADÌ di Narni Scalo. Il percorso ha registrato un riscontro positivo, con 15 iscritti. I partecipanti hanno seguito le lezioni teoriche e preso parte alle uscite alle grotte di Falvaterra e di Frasassi.

Il progetto, ideato da Andrea Scatolini, prevedeva quattro incontri nelle giornate del 7, 14, 21 e 28 settembre. Alla collaborazione hanno partecipato anche ANCESCAO Narni e l’Associazione Tutela Pipistrelli APS, con il patrocinio del Comune di Narni. Il programma ha affiancato la conoscenza del sottosuolo all’attenzione per la fauna e la tutela ambientale. [web:34]

La prima lezione era dedicata alla storia della speleologia e alla speleogenesi, cioè ai processi di formazione delle grotte. Il materiale didattico affrontava rocce carbonatiche, fratture, faglie e circolazione dell’acqua. Il corso di speleologia per la terza età ha quindi mantenuto un’impostazione scientifica, con contenuti accessibili anche a chi si avvicinava per la prima volta alla materia. [web:34]

Grotte di Falvaterra e Diversamente Speleo: l’uscita dedicata alla partecipazione

Il percorso narnese ha compreso un’uscita alle Grotte di Falvaterra con Diversamente Speleo. La giornata del 27 settembre si è svolta nel Monumento naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco, in provincia di Frosinone. L’iniziativa ha riunito gruppi speleologici di cinque regioni. Tra le realtà umbre erano presenti il Gruppo Speleologico UTEC Narni e l’associazione La Scintilena. [web:17]

Il resoconto dell’evento riporta 16 partecipanti di Diversamente Speleo accompagnati in grotta da una rete di 76 speleologi. Questi numeri riguardano la manifestazione e sono distinti dai 15 iscritti al corso narnese. L’accompagnamento delle persone e l’adattamento dell’esperienza alle loro esigenze costituiscono il centro del progetto Diversamente Speleo. [web:17][web:20]

Grotte di Frasassi: la visita conclusiva del corso di Narni

L’uscita finale si è svolta alle grotte turistiche di Frasassi, a Genga, nelle Marche. La visita ha concluso il percorso iniziato in aula, consentendo ai partecipanti di osservare direttamente ambienti sotterranei e concrezioni. L’appuntamento era stato previsto fin dalla presentazione del corso per la prima domenica di ottobre. [web:34]

Il percorso turistico di Frasassi permette di osservare stalattiti, stalagmiti e colate lungo un itinerario attrezzato. La visita dura circa un’ora e quindici minuti. Nel programma narnese questa esperienza ha collegato le spiegazioni teoriche alle forme visibili in grotta, senza richiedere una progressione speleologica tecnica. [web:18][web:34]

Speleologia per la terza età: formazione e conoscenza del territorio

Le iniziative di Cormons e Narni condividono un’impostazione divulgativa. Le associazioni speleologiche mettono le proprie competenze a disposizione di un pubblico interessato a conoscere il sottosuolo. A Cormons il percorso si sviluppa attraverso lezioni teoriche. A Narni, gli incontri sono stati affiancati da due uscite, concludendo un’esperienza di studio e partecipazione. [web:35][web:34]

La speleologia per la terza età amplia così il pubblico della conoscenza carsica. La formazione non coincide necessariamente con l’apprendimento delle tecniche di esplorazione verticale. Può partire dalla comprensione di una grotta, della sua storia e del suo ambiente, per costruire un rapporto più consapevole con il patrimonio sotterraneo. [web:34]

Fonti e documentazione

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Grotte di Barcis, due visite autunnali nel sottosuolo della Valcellina

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Le Grotte di Barcis saranno visitabili il 24 ottobre e l’8 novembre 2026 con le guide del Parco Dolomiti Friulane. Il percorso attraverserà la Forra del Cellina e i rami superiori della Grotta della Vecchia Diga, un complesso studiato da oltre settant’anni.

Grotte di Barcis: le escursioni del 24 ottobre e dell’8 novembre

Il Parco Naturale Dolomiti Friulane propone due geoescursioni alle Grotte di Barcis, in programma sabato 24 ottobre e domenica 8 novembre 2026. Il ritrovo è fissato alle ore 9 al Centro visite di Barcis, in località Ponte Antoi. Accompagneranno i partecipanti Antonio Cossutta e Paolo De Nardo. Le attività dureranno circa sei ore e richiedono la prenotazione attraverso il sito del Parco. [web:40][web:3]

Le due giornate porteranno il pubblico in un ambiente non attrezzato per il turismo ordinario. La proposta combina escursionismo, osservazione geologica e speleologia. L’itinerario comprende la strada storica della Valcellina, un sentiero ripido e la progressione nei settori superiori della cavità. [web:40][web:3]

Dalla Forra del Cellina alle Grotte di Barcis

Dal Centro visite il gruppo percorrerà la vecchia strada della Valcellina fino alla Vecchia Diga. Il tragitto attraversa la forra incisa dal torrente Cellina nei calcari di scogliera del Cretaceo. Le pareti e il corso d’acqua permettono di osservare il rapporto tra struttura delle rocce ed erosione fluviale. [web:40]

La Vecchia Diga rappresenta il primo sbarramento costruito sul Cellina per alimentare la produzione idroelettrica della centrale di Malnisio. Da questo punto parte il sentiero che raggiunge l’ingresso delle grotte, ai piedi di una parete rocciosa. Il dislivello complessivo in salita indicato dagli organizzatori è di 140 metri. [web:40][web:3]

Il percorso unisce così due aspetti della storia della valle. Da una parte si osservano gli ambienti modellati dall’acqua. Dall’altra si incontrano le opere realizzate per utilizzarne l’energia. [web:40]

Grotte di Barcis: la visita nei rami superiori

La visita si svolgerà nelle gallerie superiori, che hanno un andamento quasi orizzontale. Il gruppo attraverserà diversi ambienti fino a una sala con un pozzo collegato ai settori profondi. La discesa in questi rami non fa parte dell’escursione. [web:40][web:3]

Le Grotte di Barcis non sono attrezzate e la visita proposta dal Parco prevede l’accompagnamento delle guide. Due tratti sono stretti. Il contatto con il terreno e le superfici della cavità può sporcare gli indumenti. Sono richiesti pantaloni lunghi, felpa e scarponcini, questi ultimi obbligatori. L’attrezzatura comprende casco e lampada frontale, disponibili anche a noleggio sul posto. [web:40][web:3]

Tariffe e prenotazioni per le Grotte di Barcis

La quota di partecipazione è di 25 euro per gli adulti. La tariffa ridotta è di 13 euro per i ragazzi sotto i 12 anni e per le persone con più di 70 anni. Il noleggio dell’attrezzatura costa 5 euro a persona. [web:40][web:3]

Le prenotazioni sono obbligatorie e si effettuano dalle schede delle due attività sul sito del Parco Naturale Dolomiti Friulane. Per informazioni sono indicati i contatti delle guide: Antonio Cossutta, 329 6872503, e Paolo De Nardo, 333 8876626. [web:40][web:3]

Grotta della Vecchia Diga: una visita legata alla ricerca speleologica

Le escursioni interessano il complesso conosciuto anche come Grotta della Vecchia Diga o Grotte della Valcellina. La scheda del Catasto storico riporta 1.388 metri di sviluppo, 82 metri di profondità e due ingressi. Le dimensioni descrivono l’insieme dei percorsi conosciuti, non la lunghezza dell’itinerario aperto ai partecipanti. [web:5]

Il sistema è stato studiato attraverso esplorazioni terrestri e speleosubacquee, ricerche idrogeologiche e indagini sulla fauna sotterranea. L’Unione Speleologica Pordenonese ha inoltre utilizzato la cavità per la didattica. Nel 2013 ha raccolto questo patrimonio di conoscenze nel volume «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga». Le visite autunnali si inseriscono nella valorizzazione di un ambiente che mantiene insieme interesse scientifico, storia locale e conoscenza del territorio. [web:11][web:32]

Fonti online dell’articolo

  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, «Le grotte di Barcis», scheda del 24 ottobre 2026: https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/le-grotte-di-barcis/
  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, «Avventura speleologica», scheda dell’8 novembre 2026: https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/avventura-speleologica/
  • Catasto storico delle grotte, cavità 786, «Grotte della Valcellina»: https://www.catastogrotte.it/grotta/786
  • Portale di Barcis, «Grotta della Vecchia Diga»: https://www.barcis.fvg.it/Grotta-della-Vecchia-Diga.111.0.html
  • Commissione Grotte «Eugenio Boegan», «Progressione», n. 61, recensione del volume sulle acque del Cellina: https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_061.pdf

Ricerche speleologiche nelle Grotte di Barcis: storia, acque sotterranee e biodiversità della Vecchia Diga

Una relazione sul complesso carsico della Valcellina, dalle esplorazioni avviate negli anni Cinquanta alle risalite oltre il sifone, agli studi biospeleologici e geofisici. Le Grotte di Barcis rappresentano un punto d’incontro tra ricerca del sottosuolo, gestione dell’acqua e divulgazione ambientale.

Grotte di Barcis e Grotta della Vecchia Diga: l’identità del complesso carsico

L’espressione Grotte di Barcis, utilizzata nel programma delle escursioni, indica in questo contesto il complesso della Vecchia Diga. Nella documentazione speleologica compare anche il nome Grotte della Valcellina. I riferimenti catastali sono 786 per il catasto regionale e 327 per quello storico friulano. Questi identificativi permettono di collegare descrizioni, rilievi e bibliografia della stessa cavità. [web:5][web:11]

La grotta si apre sulla destra orografica del torrente Cellina, in corrispondenza della vecchia presa idroelettrica. La scheda storica registra due ingressi e un sistema di gallerie intercomunicanti. Lo sviluppo riportato è di 1.388 metri. La profondità e il dislivello indicati sono di 82 metri. [web:5]

Lo sviluppo esprime la lunghezza complessiva dei percorsi rilevati. Non coincide con la distanza in linea retta tra ingresso e fondo. Una cavità prevalentemente orizzontale può quindi comprendere pozzi, camini e tratti allagati. Nella Vecchia Diga questa articolazione distingue nettamente il settore della visita guidata dalle parti raggiunte attraverso attività esplorative specialistiche. [web:5][web:40]

Geologia delle Grotte di Barcis: dai calcari cretacici alle gallerie sotterranee

Il paesaggio della Forra del Cellina è inciso in calcari di scogliera del Cretaceo. Si tratta di rocce formate in un antico ambiente marino. La cavità permette di osservare questa origine anche attraverso i fossili. Il portale turistico Pordenone With Love segnala numerose rudiste nel settore denominato Corridoio dei Fossili. [web:40][web:12]

Le rudiste erano molluschi bivalvi marini. Vivevano soprattutto in acque poco profonde e contribuirono alla formazione di accumuli carbonatici e scogliere. Il loro riconoscimento aiuta a interpretare l’ambiente nel quale si depositarono i sedimenti poi trasformati in roccia. [web:47]

La nascita delle gallerie appartiene a una fase diversa dalla formazione del calcare. Il carsismo comprende i processi legati all’azione solvente dell’acqua sulle rocce. L’acqua di infiltrazione percorre le discontinuità e può ampliare progressivamente i passaggi. Quando le condizioni favoriscono la deposizione del carbonato di calcio, si formano concrezioni come stalattiti e stalagmiti. [web:57]

Nella Vecchia Diga la descrizione catastale evidenzia il controllo esercitato dalla stratificazione. Le volte di molte gallerie seguono le superfici degli strati. Oltre il sifone è descritta anche una galleria d’interstrato, incisa da un meandro. Queste forme collegano l’architettura della grotta alla struttura del massiccio roccioso e alla circolazione dell’acqua. [web:5]

Prime esplorazioni delle Grotte di Barcis: Corradino Corrado e gli studi sulla valle

La storia documentata della cavità prende avvio nei primi anni Cinquanta. L’ingegnere Corradino Corrado la individuò durante gli studi sul carsismo collegati alla costruzione della diga di Barcis. L’origine dell’interesse per la grotta fu quindi anche applicativa. Conoscere i percorsi dell’acqua nel calcare aveva un significato concreto per le opere della valle. [web:11][web:12]

La bibliografia catastale registra il contributo di Corrado «Le Grotte della bassa Valcellina», pubblicato nel 1953 nella Rivista mensile del CAI. Riporta inoltre «Le Grotte della Valcellina» di Silvano Mosetti, presentato negli atti del VI Congresso nazionale di speleologia e pubblicato nel 1956. Questi lavori collocano le prime esplorazioni all’interno della ricerca speleologica regionale e nazionale. [web:5]

La prosecuzione degli studi coinvolse diversi gruppi. Nella documentazione ricorrono il Gruppo Triestino Speleologi, l’Unione Speleologica Pordenonese e il Gruppo Speleologico Sacile. La conoscenza della Vecchia Diga si è costruita attraverso contributi successivi: ricognizioni, rilievi, immersioni e risalite. [web:5]

Morfologia delle Grotte di Barcis: gallerie superiori e settore attivo

Il complesso comprende ambienti che differiscono per forma e rapporto con l’acqua. I rami superiori presentano gallerie intercomunicanti. Nei settori più bassi si incontra un lago-sifone. Oltre questo passaggio allagato si sviluppano ambienti percorsi da un corso d’acqua che alimenta il sifone stesso. [web:5]

La descrizione del ramo ascendente segnala una breve galleria, un laghetto poco profondo e una successione di caverne. In una di esse una cascata proviene da un camino laterale. Più avanti compare una galleria che, nelle condizioni normali descritte, non è percorsa dall’acqua. Il meandro prosegue invece con salti e cambi di direzione. [web:5]

Questa successione spiega perché lo studio della grotta richieda tecniche diverse. Le gallerie superiori consentono osservazioni e rilievi terrestri. Il sifone richiede competenze speleosubacquee. I camini impongono risalite verticali. Ogni settore aggiunge informazioni sulla geometria del sistema e sui suoi rapporti con l’acqua. [web:5]

Speleosubacquea nelle Grotte di Barcis: il sifone come passaggio esplorativo

Il sifone costituisce uno dei punti centrali nella storia esplorativa della Vecchia Diga. Il suo superamento ha consentito l’accesso al ramo attivo e alle gallerie ascendenti. Le indagini speleosubacquee hanno quindi ampliato la conoscenza della cavità oltre gli ambienti raggiungibili senza immersione. [web:5][web:11]

La bibliografia conserva riferimenti specifici a queste attività. Nel 1990 Daniele Cirillo pubblicò «Attività speleosubacquee. Nuove prospettive esplorative» su «Esplorare». Nel 1994 Mauro Perotti firmò «Attività recenti speleosubacquee nella grotta Vecchia Diga (786/327 FR) – Barcis (PN)», apparso su «Speleologia», numero 30, alle pagine 96-97. Un ulteriore contributo di Cirillo sulle esplorazioni regionali compare nel volume «Speleologia Subacquea» del 1996. [web:5]

Il valore di queste esplorazioni non si misura soltanto nei metri aggiunti. L’accesso oltre il sifone permette di osservare il corso d’acqua sotterraneo, i suoi apporti laterali e la successione degli ambienti. La topografia assume così anche una funzione idrogeologica. [web:5]

Risalite e nuovi rami delle Grotte di Barcis tra il 1989 e il 1995

La scheda catastale riprende una cronaca esplorativa pubblicata nell’edizione speciale di «Esplorare» del 1995. Nel 1989 M. Camuccio, del Gruppo Speleologico Sacile, affrontò la risalita di un camino poco oltre il sifone. L’attenzione si spostò quindi anche verso le prosecuzioni verticali del settore interno. [web:5]

Nel 1991 D. Cirillo e G. Puppi, dell’Unione Speleologica Pordenonese, insieme a G. Zamparo del Lindner, rilevarono circa 30 metri di uno stretto meandro laterale. Il ramo presentava una corrente d’aria e un arrivo d’acqua. L’esplorazione fu interrotta dall’arrivo di una piena. L’episodio documenta la variabilità idrologica della cavità. [web:5]

Nel gennaio 1992 D. Cirillo, con G. Dagiat, S. Candida e M. D’Andrea, iniziò la risalita del camino terminale. Il lavoro venne concluso nel 1995 da M. Perotti, F. Tracanelli e M. Mazzolo. Dopo 35 metri di arrampicata artificiale, gli esploratori raggiunsero la base di un altro vasto camino. [web:5]

La sequenza mostra un’attività sviluppata su più anni. Una prosecuzione veniva individuata, affrontata e poi ripresa da squadre successive. Anche una grotta conosciuta da decenni poteva offrire nuovi ambienti, soprattutto nei punti dove acqua, strettoie e verticalità rendevano più impegnativa l’esplorazione. [web:5]

Idrogeologia delle Grotte di Barcis: leggere il percorso delle acque

L’acqua collega la grotta al paesaggio della Valcellina. La descrizione catastale segnala un sistema nel quale il lago-sifone raccoglie e smaltisce gli apporti del ramo interno. Oltre il passaggio allagato, il corso d’acqua e la cascata laterale mostrano che l’alimentazione non dipende da un solo condotto. [web:5]

Sul pavimento di alcune gallerie sono stati osservati detriti levigati e ciottoli di varie dimensioni. La scheda descrive anche depositi conglomeratici. Questi materiali costituiscono elementi utili per ricostruire il trasporto sedimentario e l’evoluzione dei passaggi. La lettura della grotta comprende quindi sia le forme scavate nella roccia sia ciò che l’acqua ha depositato. [web:5]

La piena incontrata nel 1991 offre un riferimento concreto al comportamento dinamico del sistema. Gallerie e meandri non sono ambienti idrologicamente immutabili. Le osservazioni effettuate durante le esplorazioni contribuiscono a riconoscere le condizioni nelle quali l’acqua occupa o attraversa i diversi settori. [web:5]

Questo interesse prosegue il legame originario tra indagine speleologica e studio della valle. Le ricerche iniziali nacquero nel contesto delle opere idrauliche. La monografia del 2013 ha poi riunito storia degli impianti, geologia, geomorfologia e conoscenza del sottosuolo attorno al tema delle acque del Cellina. [web:11][web:32]

Biospeleologia nelle Grotte di Barcis: la fauna degli ambienti ipogei

Le ricerche nella Vecchia Diga comprendono anche la biospeleologia, cioè lo studio della vita negli ambienti sotterranei. La recensione del volume del 2013 pubblicata su «Progressione» segnala l’individuazione di sedici specie troglobie nelle grotte. Il dato appartiene al quadro delle conoscenze raccolte dalla monografia. [web:32]

Gli organismi troglobi sono adattati alla vita sotterranea. Negli animali cavernicoli possono comparire depigmentazione, riduzione degli occhi e allungamento delle appendici. Buio, umidità e limitate escursioni termiche contribuiscono a definire le condizioni ecologiche di questi ambienti. [web:54][web:57]

La bibliografia della cavità comprende studi sui collemboli, sugli isopodi e su altri artropodi ipogei. Registra inoltre contributi sui chirotteri delle grotte della provincia di Pordenone. La diversità dei temi mostra che l’interesse naturalistico non riguarda una sola categoria di animali. [web:5]

La ricerca biologica aggiunge una dimensione diversa a quella esplorativa. Un piccolo deposito, una zona umida o una fessura possono avere interesse anche quando non conducono a nuove gallerie. Conoscere l’ambiente sotterraneo significa quindi considerare insieme morfologia, acqua e organismi. [web:5][web:57]

Geofisica nelle Grotte di Barcis: la stazione clinometrica

La Vecchia Diga ha ospitato anche attività di ricerca geofisica. La cronaca dell’Unione Speleologica Pordenonese riferisce che nel 1989 l’Istituto di Geofisica dell’Università di Trieste riprese lo studio clinometrico nella cavità. Gli speleologi collaboravano con un impegno settimanale. [web:31]

La bibliografia catastale registra inoltre «La stazione clinometrica di Barcis», un contributo di M. Zadro pubblicato nel 1990 su «Esplorare», alle pagine 50-53. Questo riferimento documenta l’utilizzo della grotta anche come sede di osservazioni strumentali. [web:5]

Un clinometro, o inclinometro, misura un’inclinazione. Il principio consente di seguire variazioni dell’orientamento del supporto sul quale lo strumento è collocato. Il filone geofisico resta distinto dagli studi sulle acque e dagli avanzamenti esplorativi, pur utilizzando lo stesso ambiente sotterraneo. [web:49][web:31]

Didattica speleologica nelle Grotte di Barcis: il ruolo dell’Unione Pordenonese

L’Unione Speleologica Pordenonese ha affiancato alla ricerca un’attività di divulgazione. La cronaca storica del gruppo descrive il progetto «Grotta didattica Vecchia Diga». L’obiettivo era valorizzare la cavità per un turismo soprattutto scolastico, con attenzione alle esigenze ecologiche del luogo. [web:31]

Il progetto proponeva un rapporto diretto tra visitatore e ambiente ipogeo. La grotta non era soltanto un luogo da attraversare. Diventava uno spazio nel quale spiegare fenomeni carsici, osservare le rocce e conoscere il lavoro degli speleologi. Il portale di Barcis conferma questa funzione di centro per la didattica speleologica della Valcellina. [web:31][web:11]

Le escursioni del 2026 conservano una distinzione precisa tra visita e ricerca specialistica. Il pubblico percorre i rami superiori con le guide. I settori profondi, i sifoni e le risalite restano fuori dal programma. Questa organizzazione consente di presentare la cavità attraverso un itinerario delimitato, senza confonderlo con un’esplorazione dell’intero sistema. [web:40][web:3]

La monografia sulle Grotte di Barcis: un patrimonio di ricerca multidisciplinare

Nel 2013 l’Unione Speleologica Pordenonese pubblicò «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga». La recensione della Commissione Grotte «Eugenio Boegan» indica un volume di 202 pagine. L’opera comprende capitoli sulla storia della Valcellina, sull’ingegneria idraulica, sulle prime esplorazioni, sulla geologia e sulla geomorfologia. Affronta inoltre biospeleologia, promozione e valorizzazione. [web:32]

Fotografie, mappe, disegni e diagrammi accompagnano il testo. Sei appendici approfondiscono le caratteristiche storico-tecniche delle grotte e del territorio. La bibliografia è organizzata per temi e comprende anche riferimenti a risorse online. [web:32]

Il filo conduttore è l’acqua del Cellina. La scelta collega le opere in superficie ai fenomeni carsici e alle indagini nel sottosuolo. Il complesso della Vecchia Diga viene così presentato come parte della storia ambientale della valle, non come una cavità separata dal territorio circostante. [web:11][web:32]

Grotte di Barcis nel contesto carsico di Montelonga e della Valcellina

La ricerca locale comprende anche altre cavità, che vanno mantenute distinte dalla Vecchia Diga. La cronaca dell’Unione Speleologica Pordenonese ricorda le esplorazioni in Montelonga, nei pressi di Barcis. Nel 1983 fu disceso un inghiottitoio con tre lunghi pozzi, fino a circa 200 metri di profondità. La cavità venne dedicata a Maurizio Vazzoler. [web:31]

Nel 1984 gli speleologi esplorarono l’Abisso Barcis, descritto allora con una profondità di circa 130 metri. L’anno successivo una diramazione ne aumentò la profondità di alcune decine di metri. Questi dati appartengono alla cronaca di quelle campagne e descrivono sistemi diversi dalle Grotte della Vecchia Diga. [web:31]

Il confronto chiarisce la varietà della speleologia nel territorio. Ai sistemi con prevalente andamento orizzontale si affiancano abissi verticali. Le ricerche hanno quindi richiesto prospezioni in superficie, discese di pozzi, rilievi, risalite e immersioni. La Vecchia Diga rappresenta uno dei luoghi nei quali questa esperienza si è intrecciata più direttamente con studio scientifico e didattica. [web:31][web:5][web:11]

Fonti online e bibliografia della relazione sulle Grotte di Barcis

  • Catasto storico delle grotte, «Grotte della Valcellina», scheda 786/327: dati dimensionali, descrizione, cronologia esplorativa e bibliografia. https://www.catastogrotte.it/grotta/786
  • Portale di Barcis, «Grotta della Vecchia Diga»: storia, attività scientifica e didattica, volume del 2013. https://www.barcis.fvg.it/Grotta-della-Vecchia-Diga.111.0.html
  • Pordenone With Love, «La Grotta della Vecchia Diga»: inquadramento territoriale e Corridoio dei Fossili. https://www.pordenonewithlove.it/it/cosa-fare/natura/parchi/la-grotta-della-vecchia-diga
  • Unione Speleologica Pordenonese, cronaca storica tratta da «Esplorare», n. 1, ottobre 1990: progetto didattico, collaborazione geofisica e attività in Montelonga. https://users.libero.it/expo.pn/usp0.htm
  • Commissione Grotte «Eugenio Boegan», «Progressione», n. 61: recensione di «Le acque del Cellina e la Grotta della Vecchia Diga», Unione Speleologica Pordenonese, 2013, 202 pagine. https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2017/08/Progressione_061.pdf
  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, visita del 24 ottobre 2026. https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/le-grotte-di-barcis/
  • Parco Naturale Dolomiti Friulane, visita dell’8 novembre 2026. https://www.parcodolomitifriulane.it/evento/avventura-speleologica/
  • Scintilena, «Grotte Vecchia Diga di Barcis: avventure speleologiche fra natura, storia e geologia», 26 luglio 2025: precedente programma di valorizzazione della cavità. https://www.scintilena.com/grotte-vecchia-diga-di-barcis-avventure-speleologiche-fra-natura-storia-e-geologia/07/26/
  • Treccani, «Rudiste»: definizione e significato paleontologico. https://www.treccani.it/enciclopedia/rudiste/
  • Treccani, «Inclinometro», Dizionario delle Scienze Fisiche. https://www.treccani.it/enciclopedia/inclinometro_(Dizionario-delle-Scienze-Fisiche)/
  • Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo, «Carsismo»: dissoluzione, concrezioni e adattamenti della fauna cavernicola. https://www.museoscienzebergamo.it/esposizione/scienze-della-terra/carsismo/
  • Società Italiana di Esplorazioni e Ricerche, materiale didattico «Il fenomeno carsico». https://www.sievr.it/corsiprima/geo%2019%20lezioni/04.pdf

Le Grotte di Barcis

L'articolo Grotte di Barcis, due visite autunnali nel sottosuolo della Valcellina proviene da Scintilena.

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Grotta Tina Jama, un’ascia in corno di cervo racconta il passaggio dal Mesolitico al Neolitico

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Nel Carso triestino la quarta campagna di scavo alla grotta Tina Jama indaga un accampamento di circa 8.000 anni fa. Reperti in selce, ornamenti e un dente infantile aiutano a ricostruire la transizione verso agricoltura e allevamento. Visite gratuite il 10 ottobre.

La grotta Tina Jama, nel Comune di Sgonico/Zgonik, restituisce nuove testimonianze delle ultime comunità di cacciatori-raccoglitori del Carso triestino. Tra i ritrovamenti della quarta campagna di scavo figurano una rara ascia in corno di cervo, piccoli elementi in selce per le frecce, ornamenti e un dente umano da latte. Le ricerche si concentrano sul passaggio tra Mesolitico e Neolitico nell’Adriatico nord-orientale, dove i primi gruppi neolitici arrivarono circa 7.500 anni fa. Sabato 10 ottobre 2026 il sito sarà visitabile con due visite guidate gratuite. [web:9][web:2]

Grotta Tina Jama: una sequenza archeologica tra Mesolitico e Neolitico

La cavità si trova nell’area del monte Lanaro/Volnik. La quarta campagna, prossima alla conclusione, ha raggiunto un ricco deposito del Mesolitico recente. Questi strati si trovano immediatamente sotto quelli associati ai primi gruppi neolitici.

La successione permette di studiare nello stesso sito due fasi decisive della preistoria locale. Da una parte si trovano le testimonianze delle comunità che vivevano di caccia e raccolta. Dall’altra emergono le tracce delle popolazioni portatrici di nuove pratiche di sussistenza, legate all’agricoltura e all’allevamento.

Secondo Federico Bernardini, direttore scientifico dello scavo, i primi gruppi neolitici raggiunsero il Carso risalendo le coste della Dalmazia e dell’Istria. Il loro arrivo avvenne alcune centinaia di anni dopo rispetto all’Istria meridionale. Lo studio della grotta Tina Jama affronta il ruolo delle ultime comunità mesolitiche in questo processo di trasformazione. [web:9]

L’ascia in corno di cervo e gli strumenti del Mesolitico

Uno dei reperti principali è una grande ascia ricavata da un corno di cervo. Conserva le tracce di una perforazione non completata. Il manufatto trova confronti nell’Europa centrale e settentrionale, mentre reperti analoghi sono molto rari in Italia.

A poca distanza è stato recuperato un secondo oggetto in corno. È lungo circa 11 centimetri e presenta un foro trasversale largo circa un centimetro, oltre a una perforazione longitudinale centrale. Una delle ipotesi è che servisse a raddrizzare le aste delle frecce. La funzione resta oggetto di studio: le analisi dovranno chiarire l’impiego di questo strumento. [web:9]

Il deposito ha restituito anche numerosi manufatti in selce e scarti di lavorazione. Tra questi figurano piccoli elementi trapezoidali impiegati come armature delle frecce, cioè parti inserite nei proiettili. Sono presenti punte in osso, alcune frammentarie e probabilmente appartenenti ad armi da lancio. L’insieme documenta diverse lavorazioni di materiali minerali e animali all’interno dell’accampamento.

Ornamenti, ocra e un dente infantile alla grotta Tina Jama

Gli ornamenti comprendono conchiglie marine e di acqua dolce perforate. Sono stati recuperati anche canini atrofici di cervo, forati per essere utilizzati come pendagli. Uno di questi conserva tracce di ocra.

L’ocra compare in più punti del deposito. In alcuni casi è associata a sostanze adesive ancora conservate sugli strumenti in selce. Questi residui offrono elementi per studiare la preparazione e l’uso degli utensili. [web:10]

Tra i ritrovamenti figura inoltre un dente umano da latte. Il reperto potrà contribuire allo studio delle popolazioni del Mesolitico recente. È stato recuperato anche un frammento osseo con incisioni ravvicinate, probabilmente intenzionali, il cui significato deve essere chiarito.

Un accampamento mesolitico organizzato attorno al focolare

Parte dei materiali proviene da un livello con probabili tracce di un accampamento di circa 8.000 anni fa. Il focolare occupava la zona più riparata della grotta. All’ingresso, una struttura composta da pietre e blocchi delimitava lo spazio.

Lo scavo su un’ampia superficie consente di collegare i reperti alla disposizione delle strutture. La ricerca non riguarda quindi soltanto i singoli oggetti, ma anche l’organizzazione dell’ambiente utilizzato dalle comunità preistoriche.

Alla grotta Tina Jama si affianca lo studio dei resti animali, affidato a Francesco Boschin dell’Università degli Studi di Siena. La buona conservazione dei reperti permette analisi archeozoologiche di dettaglio. L’attenzione si concentra sul cambiamento delle pratiche di sussistenza e dello sfruttamento dell’ambiente carsico con l’arrivo dell’allevamento.

Scavi nel Carso triestino: la collaborazione tra Italia e Slovenia

L’Università Ca’ Foscari Venezia è titolare della concessione di scavo del Ministero della Cultura. La direzione scientifica è affidata a Federico Bernardini, in collaborazione con l’Istituto di Archeologia dello ZRC SAZU, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e l’Università di Siena. Partecipa la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Elena Leghissa è responsabile del progetto per la parte slovena. [web:9]

La campagna 2026 rientra nel progetto «Tina Jama: Stratigraphy of Prehistoric Transitions in the Northern Adriatic», diretto da Leghissa. Il finanziamento ricade nel programma «Archaeological Research (2022–2027)», codice P6-0064.

Le attività sul campo hanno beneficiato della collaborazione dei proprietari del terreno, Marino Pernarcich e Paola Zivec. Il sostegno logistico è arrivato anche dalle aziende agricole Marucelli Omar e Mili? Zagrski.

Le indagini proseguono un percorso già documentato nelle precedenti campagne. Nel 2025 Scintilena aveva riportato risultati relativi a una sequenza compresa tra Mesolitico ed età del Bronzo, insieme al ritrovamento di un raro pugnale in rame di oltre 4.000 anni fa. I nuovi scavi approfondiscono ora le fasi più antiche e la transizione neolitica. [web:7]

Tina Jama e speleologia: la cavità nel Catasto regionale

La grotta è registrata nel Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 6479 e la sigla locale 6189VG. La scheda riporta un ingresso a 473 metri di quota e uno sviluppo planimetrico di 5,5 metri. Sono i dati catastali della cavità, distinti dall’estensione del deposito archeologico indagato.

Il catasto descrive un vano dal suolo terroso, utilizzato in passato come ricovero per ovini. La storia recente della grotta si aggiunge così alle frequentazioni preistoriche documentate dagli scavi. [web:13]

Visite guidate alla grotta Tina Jama il 10 ottobre 2026

Sabato 10 ottobre sono previste due visite guidate gratuite, condotte da Federico Bernardini ed Elena Leghissa. I ritrovi sono fissati alle ore 10.00 e alle ore 14.00. [web:2][web:9]

Il punto di incontro è il parcheggio alla base del sentiero numero 5A per il Lanaro. Si trova circa 300 metri a nord dell’agriturismo Mili? Zagrski. La risalita richiede circa mezz’ora di cammino per persone allenate. Sono consigliati abbigliamento e calzature adeguati al percorso.

Fonti

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Caverna III di Basovizza, il 24 ottobre visite gratuite nel sottosuolo del Carso

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La Caverna III di Basovizza apre al pubblico con il Club Alpinistico Triestino: due turni di visita, approfondimenti sulla vita ipogea con Sergio Dolce e un calco del cranio dell’orso delle caverne.

Caverna III di Basovizza: l’apertura del 24 ottobre 2026

Sabato 24 ottobre 2026 la Caverna III di Basovizza sarà aperta al pubblico per una giornata dedicata alla conoscenza del sottosuolo carsico. Il Club Alpinistico Triestino APS organizza visite gratuite accompagnate dai propri Istruttori di Tecnica Speleologica. Sono previsti due turni: dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16.

L’appuntamento rientra nella serie di iniziative del CAT dedicate alla Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. Il programma unisce la visita della cavità alla divulgazione naturalistica. Ad accompagnare i partecipanti sarà anche il dottor Sergio Dolce, già direttore del Museo di Storia Naturale di Trieste.

La Caverna III di Basovizza viene già utilizzata dal Club per attività educative e visite con le scuole. Nel maggio 2026 ha ospitato «Un giorno da speleologo», nell’ambito della Settimana del Geoparco transfrontaliero Kras-Carso. L’apertura di ottobre prosegue questo percorso di avvicinamento del pubblico all’ambiente sotterraneo.[1]

La Caverna III di Basovizza nel Catasto grotte del Friuli Venezia Giulia

La cavità è registrata nel Catasto speleologico regionale con il numero 1146 e con la sigla locale 3461 VG. L’ingresso si trova a 385 metri di quota, in una piccola dolina presso il paese di Basovizza. La scheda catastale riporta uno sviluppo planimetrico di 158 metri e una profondità di 11 metri.[2]

Il percorso ha un andamento prevalentemente orizzontale. L’accesso avviene attraverso una china che conduce a una caverna spaziosa, dalla quale si sviluppano due rami. Questa conformazione consente di presentare al pubblico un ambiente sotterraneo articolato, senza associarlo soltanto all’immagine dei grandi pozzi verticali. L’ingresso richiede comunque attenzione: la descrizione catastale segnala una china ripida, da affrontare seguendo gli accompagnatori.[2]

La Caverna III di Basovizza appartiene inoltre a un insieme di cavità vicine. Secondo la descrizione del Catasto, in passato queste grotte dovevano costituire un sistema sotterraneo più esteso. La visita permette quindi di conoscere una parte di un paesaggio carsico che continua anche sotto la superficie.[2]

Fauna ipogea e speleologia: la visita con Sergio Dolce

L’intervento di Sergio Dolce sarà dedicato agli aspetti naturalistici della cavità, con approfondimenti sulla flora e sulla fauna ipogea. Il percorso offrirà ai partecipanti una lettura dell’ambiente sotterraneo che affianca l’osservazione alla spiegazione scientifica.

La speleologia sarà presentata come attività di esplorazione e come strumento di conoscenza. Rocce, forme della grotta e organismi diventeranno elementi di un racconto comune sulla storia naturale del Carso.

La proposta si inserisce nelle attività divulgative del Club Alpinistico Triestino. Il CAT affianca alle uscite in grotta iniziative di biospeleologia e percorsi didattici. Dal 2011 porta avanti un progetto di educazione ambientale rivolto soprattutto alle scuole, finalizzato alla conoscenza del patrimonio ipogeo del Carso triestino.[3]

Orso delle caverne: un calco per raccontare il passato del Carso

Durante l’apertura sarà esposto il calco del cranio di un orso delle caverne, insieme ad altri manufatti didattici. Il materiale servirà a introdurre il tema degli animali che frequentavano le cavità nel passato.

L’orso delle caverne, Ursus spelaeus, visse in Europa e in Asia durante il Pleistocene medio e superiore. La documentazione del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste colloca alcuni degli ultimi resti conosciuti intorno a 25.000 anni fa. Il museo conserva anche reperti provenienti dalla Caverna Pocala e ne espone due scheletri completi. Il calco previsto per la visita consentirà di collegare l’esperienza in grotta a questo patrimonio paleontologico del territorio.[4]

Giornata internazionale delle grotte e del carsismo: conoscere e proteggere

La ricorrenza internazionale cade il 13 settembre. Proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025, è stata celebrata per la prima volta nel 2026. Le iniziative inaugurali si sono svolte a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con il coinvolgimento dell’Unione Internazionale di Speleologia.[5][6]

La giornata promuove la conoscenza, lo studio e la gestione sostenibile delle grotte e dei territori carsici. L’apertura organizzata dal CAT porta questi temi sul piano della partecipazione diretta: entrare in una cavità accompagnati dagli speleologi e comprenderne il valore naturale.[7]

Visite gratuite alla Caverna III di Basovizza: iscrizioni e contatti

Le iscrizioni saranno aperte dall’8 al 24 ottobre 2026. La partecipazione è gratuita e prevede la registrazione secondo le modalità indicate dagli organizzatori:

  • In sede: Club Alpinistico Triestino, via Raffaele Abro 5/A, Trieste, il martedì dalle 21 alle 23.
  • Via email: scaricare il modulo dal sito www.cat.ts.it e inviarlo compilato a cat@cat.ts.it.
  • Per informazioni: contattare il Club anche tramite WhatsApp al 327 8461635.

L’indirizzo della sede, l’email e il numero di contatto sono riportati anche sul sito ufficiale del CAT.[3]

Fonti


Fonti
[1] Un giorno da speleologo: il Club Alpinistico Triestino … – Scintilena https://www.scintilena.com/un-giorno-da-speleologo-il-club-alpinistico-triestino-apre-la-caverna-iii-ad-est-di-basovizza-il-club-alpinistico-triestino-propone-visite-guidate-gratuite-e-mostre-didattiche-nella-caverna-iii-ad-es/05/20/
[2] Caverna 3ª ad E di Basovizza – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/1146-Caverna_3_ad_E_di_Basovizza
[3] Club Alpinistico Triestino: Home https://www.cat.ts.it/
[4] L’orso delle caverne – Museo Civico di Storia Naturale di Trieste https://museostorianaturaletrieste.it/visita/il-quaternario/lorso-delle-caverne/
[5] UNESCO International Day of Caves and Karst https://www.caveskarstday.org/
[6] First UNESCO International Day of Caves and Karst (Postojna … https://www.geomorph.org/2026/04/first-unesco-international-day-of-caves-and-karst-postojna-slovenia-10-13-september-2026/
[7] International Day of Caves and Karst | UNESCO https://www.unesco.org/en/days/caves-and-karst
[9] Fontanone del Riu Neri – Federazione Speleologica Regionale https://www.fsrfvg.it/?p=11735
[10] The Global Geoparks Network celebrates the International Day of … https://www.globalgeoparksnetwork.org/news/global-geoparks-network-celebrates-international-day-caves-and-karst
[11] Petra “Coda Allegra”: Piccole escursioni a 6 zampe https://codaallegra.blogspot.com/
[12] International Day of Caves and Karst 2026: what to expect – inItaly https://www.initaly.it/en/articolo/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-2026-calendario-e-35259
[13] UNESCO International Day of Caves and Karst – UIS https://uis-speleo.org/index.php/event/unesco-international-day-of-caves-and-karst/
[14] International Day of Caves and Karst (IDCK) https://izrkp.zrc-sazu.si/en/dogodki/international-day-of-caves-and-karst-idck
[15] Calendario – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/calendario/
[16] UNESCO proclaims the International Day of Caves and Karst! https://www.eurospeleo.eu/2025/11/26/unesco-proclaims-the-international-day-of-caves-and-karst/
[17] Kleine Berlin – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/kleine-berlin/
[18] Ciao Susi https://www.fsrfvg.it/?p=7491
[19] Chi siamo – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/chi-siamo/
[20] Orso delle Caverne | Musei di Genova https://www.museidigenova.it/it/orso-delle-caverne
[21] Ursus spelaeus | Itinerari Virtuali – Unipd http://itinerarivirtuali.musei.unipd.it/itinerario/sostenibilita-musei-unipd/obiettivo-13-lotta-ai-cambiamenti-climatici/reperto/ursus-spelaeus
[22] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[23] La Caverna 3° ad E di Basovizza – boegan.it https://www.boegan.it/2004/05/la-caverna-3-ad-e-di-basovizza/
[24] Orso delle caverne: perché si è estinto? L’uomo sul banco degli … https://www.archeostorie.it/orso-delle-caverne-perche-estinto/
[25] ORSO DELLE CAVERNE | Parco della Preistoria https://www.parcodellapreistoria.it/preistoria_orso-delle-caverne
[26] L’orso delle caverne – Museo Storia Naturale Gagliole https://www.museostorianaturalegagliole.com/orso-delle-caverne/
[27] 840 | Caverna 1ª ad E di Basovizza – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/840-Caverna_1_ad_E_di_Basovizza
[28] L’orso delle caverne: i fossili del Museo Civico di Storia https://patrimonioculturale.regione.fvg.it/percorso-tematico/
[29] PRCS 4938 GROTTA 3° DELLA PINETA DI BASOVIZZA https://www.catastogrotte.it/grotta/4938
[30] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/1267/?nomobile/wp-admin/install_php&wpmp_switcher=mobile

Comunicato ufficiale:

Alla scoperta del mondo sotterraneo: la Caverna III di Basovizza apre al pubblico


Sabato 24 ottobre un’occasione speciale per entrare nel sottosuolo del Carso e scoprire, accompagnati dagli speleologi, un ambiente che custodisce testimonianze della vita animale e della storia naturale del territorio


C’è un mondo che comincia pochi metri sotto i nostri piedi, invisibile a chi percorre ogni giorno il Carso in superficie, ma capace di raccontare una storia antichissima fatta di acqua, roccia, animali e uomini. È il mondo sotterraneo, un patrimonio naturale spesso nascosto e proprio per questo ancora più affascinante, che sabato 24 ottobre sarà possibile conoscere da vicino grazie all’apertura straordinaria al pubblico della Caverna III ad Est di Basovizza, organizzata dal Club Alpinistico Triestino. L’appuntamento fa parte della serie di eventi organizzati dal CAT dedicati alla Giornata Internazionale della Speleologia e del Carsismo.
La giornata, istituita per la prima volta il 13 settembre 2026 su iniziativa dell’UNESCO e dell’UIS, Unione Internazionale di Speleologia, offre l’occasione per avvicinarsi alla speleologia non soltanto come disciplina dedicata all’esplorazione delle grotte, ma anche come strumento per conoscere e comprendere un ambiente fragile e ricco di testimonianze del passato.
Per l’occasione, la Caverna III ad Est di Basovizza sarà aperta ai visitatori, che potranno percorrerla accompagnati in sicurezza dagli Istruttori di Tecnica Speleologica del Club Alpinistico Triestino. La cavità, caratterizzata da uno sviluppo prevalentemente orizzontale e da un accesso relativamente agevole, permette anche a chi non ha mai avuto esperienza del mondo sotterraneo di compiere un primo viaggio nell’ambiente ipogeo, scoprendone caratteristiche, curiosità e peculiarità.

Ad accompagnare la visita ci sarà il dottor Sergio Dolce, già Direttore del Museo di Storia Naturale di Trieste, che illustrerà ai partecipanti alcuni degli aspetti più interessanti legati alla flora e alla fauna ipogea, permettendo di comprendere come la vita riesca ad adattarsi a condizioni ambientali completamente diverse da quelle della superficie.

La visita sarà inoltre un’occasione per fare un salto indietro nel tempo attraverso le testimonianze degli animali che un tempo popolavano le cavità carsiche.

Per l’occasione sarà infatti esposto il calco del cranio di un orso delle caverne, grande mammifero preistorico che frequentò le grotte europee fino a circa 25.000 anni fa, insieme ad altri manufatti che contribuiranno a raccontare la lunga storia naturale del sottosuolo carsico.
L’iniziativa è gratuita e prevede due turni di visita, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16.

Le iscrizioni saranno aperte dall’8 al 24 ottobre 2026 e potranno essere effettuate presso la sede del Club Alpinistico Triestino, in via Raffaele Abro 5/A a Trieste, il martedì dalle 21 alle 23, oppure scaricando il modulo dal sito www.cat.ts.it e inviandolo, una volta compilato, all’indirizzo cat@cat.ts.it.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Club Alpinistico Triestino anche tramite WhatsApp al 327 8461635.
CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS@Web

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Sotto il Carso comincia l’avventura: a Trieste il 44° corso di speleologia del CAT

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Dal 3 novembre al 1° dicembre 2026 la Scuola di Speleologia Ennio Gherlizza del Club Alpinistico Triestino propone il 44° corso di primo livello, con lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche nelle grotte del Carso

RIESTE – Imparare a muoversi in grotta, conoscere il carsismo, osservare la vita sotterranea e avvicinarsi alla speleologia con attenzione alla sicurezza e alla tutela dell’ambiente ipogeo. È questo il percorso proposto dal 44° Corso di Speleologia di primo livello organizzato dalla Scuola di Speleologia Ennio Gherlizza del Club Alpinistico Triestino APS.

Il corso prenderà il via il 3 novembre 2026 e proseguirà fino al 1° dicembre, alternando incontri teorici nella sede del CAT di Trieste ed esercitazioni pratiche in cava e nelle grotte del Carso. L’iniziativa è rivolta anche a chi non ha precedenti esperienze speleologiche e vuole scoprire, con l’accompagnamento degli istruttori, tecniche, conoscenze e aspetti scientifici dell’esplorazione sotterranea.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Club Alpinistico Triestino.

La parola ad Alessandra Ressa.

COMUNICATO STAMPA con preghiera di pubblicazione

Scendere nel buio per scoprire un mondo nuovo: al via il nuovo corso di speleologia del Club Alpinistico Triestino

Non serve essere esperti alpinisti, né avere già messo piede in una grotta. Servono curiosità, voglia di mettersi alla prova e il desiderio di scoprire un mondo che, a pochi metri dalla superficie, cambia completamente le proprie regole. Il Club Alpinistico Triestino apre le iscrizioni al nuovo corso di primo livello di introduzione alla speleologia, un percorso pensato per chi vuole avvicinarsi al mondo sotterraneo imparando a conoscerlo, rispettarlo e viverlo in sicurezza.

C’è un momento, quando si entra per la prima volta in una grotta, in cui la luce del giorno scompare alle spalle e tutto ciò che sembrava familiare cambia improvvisamente. Il rumore dell’acqua diventa più vicino, le pareti assumono forme inattese, il buio non è più semplicemente assenza di luce e anche il proprio corpo comincia a percepire lo spazio in maniera diversa. È proprio da quella soglia che può cominciare un’avventura destinata a cambiare il modo di guardare il territorio.

Il nuovo corso di primo livello organizzato dalla Scuola di Speleologia Ennio Gherlizza del Club Alpinistico Triestino nasce per accompagnare passo dopo passo chi desidera compiere questo primo ingresso nel mondo sotterraneo. Non sarà soltanto un corso sulle tecniche necessarie per muoversi in grotta, ma un vero viaggio alla scoperta dell’ambiente ipogeo, delle sue origini, delle forme di vita che lo abitano, delle tracce lasciate dall’uomo e delle straordinarie caratteristiche geologiche del Carso.

La Scuola di Speleologia del CAT vanta una storia che risale al 1975 e dal 1983 organizza corsi di primo livello secondo gli standard della Società Speleologica Italiana. Nel corso degli anni la formazione si è sviluppata affiancando alle lezioni teoriche l’insegnamento delle tecniche di progressione, comprese quelle necessarie per muoversi su corda. Oggi la scuola dispone di un gruppo di istruttori e aiuto istruttori con competenze diverse e complementari, in grado di offrire agli allievi una formazione che unisce esperienza sul campo, preparazione tecnica e conoscenza scientifica.

Ed è proprio la qualità degli istruttori uno degli elementi che caratterizza il corso. Accanto agli istruttori nazionali certificati dalla Società Speleologica Italiana figurano infatti speleologi con una lunga esperienza di esplorazione e di didattica e professionisti impegnati anche nel Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia.

Per chi si avvicina per la prima volta alla speleologia, questo significa poter imparare direttamente da persone abituate ad affrontare situazioni molto diverse in ambiente sotterraneo e a trasmettere agli altri non soltanto la tecnica, ma soprattutto il concetto fondamentale che sta alla base di ogni esplorazione: in grotta l’avventura comincia dalla conoscenza e dalla sicurezza.

Durante il corso si scoprirà innanzitutto come nasce una grotta. Si parlerà di carsismo, di acqua e di roccia, dei processi che nel corso di migliaia e talvolta milioni di anni hanno scavato condotti, pozzi, gallerie e grandi sale nel sottosuolo. Ma la geologia sarà soltanto il punto di partenza, perché una grotta è un ambiente complesso nel quale si incontrano fenomeni naturali, biodiversità, storia e tracce della presenza umana.

Gli allievi impareranno a riconoscere le principali morfologie e concrezioni che si possono incontrare sottoterra, comprendendo come si sono formate e perché alcune cavità presentano caratteristiche completamente diverse da altre. Si parlerà della fauna cavernicola e degli organismi che hanno sviluppato straordinarie strategie per vivere in un ambiente privo di luce, ma anche dell’importanza della tutela di un patrimonio fragile, che può essere danneggiato in modo irreversibile da comportamenti superficiali o semplicemente inconsapevoli.

Una parte importante sarà dedicata alla tecnica di progressione in grotta. Non si tratta semplicemente di imparare a camminare in un ambiente accidentato: una grotta può richiedere di superare passaggi tecnici nei quali è necessario utilizzare correttamente il corpo e l’attrezzatura. Gli allievi saranno accompagnati nell’apprendimento delle tecniche fondamentali, affrontando progressivamente le diverse situazioni che possono presentarsi durante un’uscita.

Ma la preparazione di uno speleologo non è soltanto fisica. Muoversi sottoterra significa anche imparare a gestire la fatica, la concentrazione e le proprie reazioni davanti a situazioni nuove. Per questo il corso affronterà anche aspetti legati alla gestione della paura e della fatica, aiutando gli allievi a comprendere come affrontare con lucidità le normali difficoltà che possono emergere durante una progressione. Imparare a riconoscere i propri limiti, mantenere la calma e affrontare un passaggio con metodo fa parte della formazione tanto quanto imparare una manovra tecnica.

E poi ci sarà la parte forse più affascinante: quella che porta a capire che sotto i nostri piedi esiste un vero archivio della storia del territorio. Nel corso si parlerà infatti di archeologia in grotta, delle tracce lasciate da uomini e animali che hanno frequentato le cavità nel corso dei secoli e dei millenni, dei reperti e delle testimonianze che possono trasformare una grotta in una preziosa fonte di informazioni sul passato. La speleologia non consiste soltanto nell’entrare in una cavità, ma anche nel saper osservare ciò che si incontra e nel comprendere il valore scientifico, naturalistico e storico di quell’ambiente.

Le lezioni teoriche, ospitate nella sede del Club Alpinistico Triestino di via Raffaele Abro 5/A a Trieste, permetteranno di acquisire le conoscenze necessarie prima di affrontare le uscite pratiche. Saranno proprio queste ultime a trasformare le nozioni apprese in aula in esperienza concreta, accompagnando gli allievi nelle prime esplorazioni e permettendo loro di prendere confidenza con l’ambiente ipogeo e con le tecniche di progressione.

Le lezioni teoriche sono in programma in orario serale dal 3 novembre al 1 dicembre ogni martedì e giovedì, mentre le uscite pratiche si svolgeranno ogni domenica dall’8 al 29 novembre 2026. Per informazioni e iscrizioni scrivere a cat@cat.ts.it

(foto a cura del Club Alpinistico Triestino)

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

Via R. Abro, 5/A
34144 Trieste
cell.: 348 5164550
codice fiscale: 80016650329
e-mail:cat@cat.ts.it

Il corso sarà la porta d’ingresso verso un territorio che a Trieste e dintorni è parte del paesaggio, della storia e dell’identità stessa della città, ma che continua a custodire sotto la superficie spazi e storie ancora da conoscere.

Per chi non è mai entrato in una grotta, può essere l’occasione per scoprire la speleologia: tecnica, corde e passaggi nel buio, ma soprattutto curiosità, osservazione, conoscenza e rispetto per un ambiente straordinariamente fragile.

Basta scendere pochi metri sotto i nostri piedi per cominciare a guardare con occhi diversi anche quello che è in superficie.

Programma del 44° Corso di Speleologia

  • Martedì 3 novembre, ore 20:30 – Presentazione; ambiente ipogeo; organizzazione della speleologia; Catasto Grotte
  • Giovedì 5 novembre, ore 20:30 – Equipaggiamento individuale
  • Domenica 8 novembre – Esercitazione pratica in cava a Rupinpiccolo
  • Martedì 10 novembre, ore 20:30 – Carsismo e speleogenesi
  • Giovedì 12 novembre, ore 20:30 – Speleobiologia
  • Domenica 15 novembre – Esercitazione pratica in Grotta Ternovizza
  • Martedì 17 novembre, ore 20:30 – Cartografia e rilevamento
  • Giovedì 19 novembre, ore 20:30 – Equipaggiamento collettivo e armo
  • Domenica 22 novembre – Esercitazione pratica in Grotta Natale
  • Martedì 24 novembre, ore 20:30 – Prevenzione e primo soccorso
  • Giovedì 26 novembre, ore 20:30 – Archeologia
  • Domenica 29 novembre – Esercitazione pratica in Grotta Ercole
  • Martedì 1° dicembre, ore 20:30 – Geologia; gestione della paura e della fatica; chiusura del corso

Quota di partecipazione: 150 euro
Età minima: 14 anni
Chiusura iscrizioni: martedì 27 ottobre 2026, ore 20:30
Informazioni e iscrizioni: cat@cat.ts.it – WhatsApp 349 5128401 (Clarissa)

Fonte notizia e immagini: Alessandra Ressa

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Duemila Grotte a Trieste: il centenario del volume che ordinò il Carso sotterraneo

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Il workshop del 15 settembre 2026 ha messo in dialogo il catasto speleologico storico, la ricerca contemporanea e la prima Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo

Trieste ha dedicato il 15 settembre 2026 un workshop a Duemila Grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia, il volume pubblicato dal Touring Club Italiano nel 1926 e firmato da Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan. L’incontro, intitolato “Duemila Grotte 1926-2026. La speleologia cent’anni dopo”, si è svolto alla Sala Luttazzi del Magazzino 26, nel Porto Vecchio.[1][2]

L’appuntamento ha riunito storia della speleologia, documentazione, rilievo, catasto e comunicazione. Il centenario del libro ha offerto un punto di osservazione sul cambiamento delle pratiche speleologiche nel Carso e sul valore degli archivi per le ricerche attuali.[1][3]

Duemila Grotte e il catasto speleologico della Venezia Giulia

Duemila Grotte occupa un posto centrale nella bibliografia speleologica italiana. Il volume conta 494 pagine, comprende incisioni, tavole a colori e una carta speleologica alla scala 1:100.000. La sua struttura associa divulgazione e organizzazione dei dati.[2][4]

La prima parte è costruita come un manuale di speleologia. Tratta il carsismo, la flora e la fauna ipogee, la paleontologia, l’esplorazione, il rilievo, la fotografia, le grotte di guerra e l’idrologia sotterranea. La seconda parte raccoglie il catasto delle cavità della Venezia Giulia nei confini dell’epoca tra le due guerre.[2]

Il censimento descriveva 2.142 cavità e conservava circa 800 rilievi. Mappe, localizzazioni, descrizioni e disegni consentivano di trasformare osservazioni raccolte in decenni in un patrimonio consultabile. Per la speleologia del Carso, il libro rappresentò quindi anche un modello di metodo: esplorare, misurare, ordinare e restituire le informazioni.[3][5]

La storia editoriale dell’opera è significativa. Le matrici originarie furono distrutte durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nel 1986 fu realizzata una ristampa anastatica, che rese nuovamente disponibile il testo e ne preservò la consultazione.[2]

Workshop Duemila Grotte: archivi, rilievo e ricerca sul Carso

Il workshop Duemila Grotte è stato organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia APS con la Commissione Grotte Eugenio Boegan della Società Alpina delle Giulie, sezione di Trieste del Club Alpino Italiano. L’iniziativa ha avuto i patrocini della Società Speleologica Italiana e del Servizio geologico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.[1]

Nel programma hanno trovato spazio la genesi del volume, le grotte di guerra, il rilievo ipogeo e l’evoluzione degli strumenti di misura. La parte contemporanea ha affrontato il Catasto speleologico regionale, la comunicazione della speleologia, le grotte turistiche, l’archeologia carsica, le cavità artificiali, le acque e la biodiversità sotterranee.[3]

Ha partecipato anche il Centro Italiano di Documentazione Speleologica della Società Speleologica Italiana ETS. La sua presenza ha richiamato un tema essenziale: le pubblicazioni speleologiche non sono soltanto testimonianze storiche. Sono strumenti per conservare dati, rendere confrontabili le osservazioni e trasmettere conoscenze a ricercatori, gruppi e pubblico.

Nel caso di Duemila Grotte, questa funzione emerge con particolare chiarezza. L’opera racconta le cavità e il paesaggio carsico, ma registra anche le tecniche e gli interessi della speleologia del primo Novecento. Il confronto con i catasti digitali e con il rilievo strumentale attuale permette di seguire l’evoluzione della ricerca senza separarla dalla sua documentazione.

UNESCO e Duemila Grotte nella Giornata delle grotte e del carsismo

La data del workshop si è collocata nel calendario della prima Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. La ricorrenza UNESCO cade ogni 13 settembre ed è dedicata alla conoscenza, alla protezione, allo studio e alla gestione sostenibile degli ambienti carsici.[6][7]

Secondo l’UNESCO, grotte e paesaggi carsici coprono quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a più di un miliardo di persone. Sono anche ambienti fragili, con biodiversità sotterranea, archivi geologici e testimonianze culturali che richiedono attenzione specifica.[6]

In Friuli Venezia Giulia, le iniziative per la ricorrenza hanno incluso aperture al pubblico, attività divulgative e appuntamenti dedicati al patrimonio ipogeo. Il workshop Duemila Grotte ha collegato questa dimensione internazionale alla storia locale del Carso triestino.[7]

Il nesso è concreto. Un catasto speleologico aggiornato contribuisce alla lettura dei sistemi sotterranei, alla pianificazione della tutela e alla conoscenza delle risorse idriche. Gli inventari storici permettono inoltre di confrontare dati, toponimi, accessi e condizioni delle cavità nel tempo.

Dal volume del 1926 alla documentazione speleologica attuale

A cento anni dalla pubblicazione, Duemila Grotte resta un riferimento per comprendere il rapporto tra esplorazione e scrittura scientifica. Il suo impianto riuniva discipline diverse e dava forma a un archivio territoriale del Carso.[1][2]

La speleologia contemporanea utilizza strumenti digitali, banche dati geografiche, rilievi tridimensionali e misure sempre più precise. Rimane invariata la necessità di verificare, archiviare e condividere i risultati. In questo senso, il workshop Duemila Grotte ha proposto una lettura attuale del libro: non un oggetto soltanto celebrativo, ma una fonte utile per discutere qualità della documentazione e continuità della ricerca.

La giornata triestina ha così riportato l’attenzione sul valore delle pubblicazioni speleologiche. Ogni rilievo, scheda catastale, fotografia e relazione può diventare parte di una memoria collettiva del sottosuolo. È una base necessaria per studiare e proteggere le grotte del Carso.

Fonti

Fonti
[1] FSR-FVG APS e La Gazzetta dello speleologo: Federazione … https://www.fsrfvg.it/
[2] DUEMILA GROTTE. 1926-2026 La speleologia cent’anni dopo – Eventi http://eventi.regione.fvg.it/Eventi/dettaglioEvento.asp?evento=28441
[3] Duemila Grotte, a Trieste il centenario del volume che ha dato forma … https://www.scintilena.com/duemila-grotte-a-trieste-il-centenario-del-volume-che-ha-dato-forma-al-catasto-carsico/09/12/
[4] Duemila grotte : quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia http://www.librinlinea.it/titolo/duemila-grotte-quarantanni-di-esplora/LO10249460
[6] International Day of Caves and Karst | UNESCO https://www.unesco.org/en/days/caves-and-karst
[7] Giornata internazionale delle grotte e del carsismo – IDCK https://catastogrotte.regione.fvg.it/pagina/39/idck-giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo
[8] [PDF] Luigi Vittorio Bertarelli, colui che ha saputo valorizzare il patrimonio … https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2009/12/Bertarelli_-Sopra-e-sotto-il-Carso-11-2020.pdf
[9] Workshop di speleologia cent’anni dopo “Duemila Grotte” https://www.triesteallnews.it/2026/09/workshop-di-speleologia-centanni-dopo-duemila-grotte/
[10] Duemila Grotte. 1926-2026, La Speleologia, cent’anni dopo https://salaluttazzi.comune.trieste.it/eventi/duemila-grotte-1926-2026-la-speleologia-centanni-dopo/
[11] Archivio per Agosto 2026 https://www.fsrfvg.it/?m=202608&ec3_listing=disable
[12] Duemila grotte – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Duemila_grotte
[13] Duemila grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia da … https://www.abebooks.it/Duemila-grotte-Quarantanni-esplorazioni-Venezia-Giulia/32457996339/bd
[14] Luigi Vittorio Bertarelli – boegan.it https://www.boegan.it/2009/12/luigi-vittorio-bertarelli/
[15] UNESCO International Day of Caves and Karst https://www.caveskarstday.org/
[16] Luigi Vittorio Bertarelli http://www.gwferrari.it/RivisteSpeleo/BiblioPersone/BiblioBertarelli/BiblioBertarelli.html
[17] “Duemila grotte: quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia” di … https://www.cacciatoredilibri.com/duemila-grotte-quarantanni-di-esplorazioni-nella-venezia-giulia-di-luigi-vittorio-bertarelli-ed-eugenio-boegan-touring-club-italiano-1926/
[18] Duemila grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia https://www.vialibri.net/years/books/911163630/1926-bertarelli-l-v-e-boegan-e-duemila-grotte-quarantanni-di-esplorazioni-nella
[19] Rifiuti abbandonati nelle grotte. Gli speleologi ne recuperano 400 kg https://www.lanazione.it/lucca/cronaca/rifiuti-abbandonati-nelle-grotte-gli-a8bc4db9
[20] Il mondo alla rovescia – RTV SLO https://www.rtvslo.si/capodistria/radio-capodistria/notizie/friuli-venezia-giulia/il-mondo-alla-rovescia/793791
[21] Resoconto del workshop Duemila Grotte – 1926 | 2026 https://www.fsrfvg.it/?p=12363
[22] Giornate della Speleologia – Il buio è portato alla luce, l’Italia … https://www.giornatedellaspeleologia.it/
[23] Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Postumia la … https://www.scintilena.com/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-a-postumia-la-prima-celebrazione-unesco/09/12/
[24] Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026 – ESCA https://www.esca-pdsotterranea.it/portal/index.php/dalla-rete/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo-2026
[25] Duemila Grotte. 1926-2026, La Speleologia, cent’anni dopo https://triestecultura.it/evento/duemila-grotte-1926-2026-la-speleologia-centanni-dopo/
[26] Duemila Grotte. 1926-2026, La Speleologia, cent’anni dopo https://triestecultura.it/evento/duemila-grotte-1926-2026-la-speleologia-centanni-dopo-3/
[27] CELEBRATI CON UN WORKSHOP I 100 ANNI DEL “DUEMILA … https://caisag.ts.it/cgeb-un-workshop-per-i-100-anni-del-2000-grotte-2026/
[28] giornata internazionale delle grotte e del carsismo Archivi https://grottadelvento.com/it/tag/giornata-internazionale-delle-grotte-e-del-carsismo/
[29] Sito web ufficiale – Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino … https://www.ekcna.it/

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CAI Feltre in Grotta Valentina: sul Carso triestino una giornata di Speleo per Tutti

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Il Gruppo Speleologico San Giusto accompagna l’escursione del 20 settembre 2026

Il Gruppo Speleologico San Giusto ha accompagnato domenica 20 settembre 2026 il Gruppo Speleologico del CAI Feltre nella Grotta Valentina, a Visogliano, nel Comune di Duino Aurisina. L’uscita era inserita nel progetto Speleo per Tutti, proposto dalla sezione feltrina per avvicinare nuovi partecipanti alla conoscenza diretta degli ambienti sotterranei.

La giornata ha portato un gruppo proveniente dal Bellunese nel Carso triestino, in una cavità normalmente non aperta in modo continuativo alla fruizione. L’accompagnamento del Gruppo Speleologico San Giusto ha reso possibile la visita in un contesto guidato, unendo l’esperienza escursionistica alla lettura dell’ambiente carsico.

Speleo per Tutti e l’avvicinamento alla speleologia

Il programma del CAI Feltre presentava Speleo per Tutti come un’escursione speleologica accessibile, destinata a far conoscere la grotta a persone interessate a una prima esperienza sotterranea. La proposta indicava una difficoltà escursionistica per ambienti confinati, richiedendo quindi attenzione alle condizioni del percorso, abbigliamento adeguato e rispetto delle indicazioni degli accompagnatori.[1][2]

Il Gruppo Speleologico del CAI Feltre svolge attività di introduzione alla speleologia attraverso corsi, uscite pratiche e iniziative didattiche. In questo quadro, Speleo per Tutti non coincide con una visita turistica tradizionale: il contatto con la cavità avviene in un ambiente naturale, dove gli spostamenti richiedono consapevolezza, tempi adeguati e cura dei luoghi.[3]

La collaborazione con il Gruppo Speleologico San Giusto mette in relazione due realtà associative impegnate nella diffusione della cultura speleologica. Per i partecipanti, la visita ha rappresentato un momento di osservazione diretta delle forme del Carso e delle condizioni fisiche che caratterizzano una grotta.

Grotta Valentina, cavità del Carso triestino

La Grotta Valentina è censita dal Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 1295. Si trova nell’area di Visogliano, tra Sistiana e Malchina, nel territorio comunale di Duino Aurisina. Le fonti locali e istituzionali descrivono una cavità lunga circa 365 metri e profonda circa 30 metri.[4][5]

La Grotta Valentina presenta una galleria riccamente concrezionata. Nel tratto iniziale sono segnalate grandi stalattiti, in prevalenza di tonalità ocra scura e in parte ancora attive, insieme a stalagmiti di forma massiccia. Questi depositi sono il risultato di tempi geologici molto lunghi e sono sensibili alle alterazioni fisiche e chimiche dell’ambiente.[4]

Il percorso non dispone di passerelle o ringhiere. Comprende un breve cunicolo iniziale da affrontare carponi, passaggi nei quali occorre usare le mani e zone fangose. Anche per questo, l’esperienza in Grotta Valentina richiede scarpe adatte, indumenti resistenti, casco e un comportamento attento. Il fango ricordato dai partecipanti costituisce una componente concreta della progressione in una cavità naturale, non un elemento accessorio.[5]

Carso triestino, divulgazione e tutela della cavità

Il Carso triestino è uno dei territori che hanno dato il nome allo stesso concetto di carsismo. La circolazione dell’acqua nelle rocce calcaree contribuisce alla formazione di cavità, condotte e concrezioni. Leggere questi elementi durante un’escursione permette di collegare l’esperienza personale ai processi geologici che hanno modellato il sottosuolo.

Le iniziative di Speleo per Tutti possono favorire questa conoscenza quando sono preparate e condotte da speleologi esperti. La divulgazione non si limita a mostrare una cavità. Richiede di spiegare perché le concrezioni non devono essere toccate, perché i rifiuti e l’illuminazione impropria possono danneggiare l’ambiente e perché la sicurezza del gruppo dipende dal rispetto delle procedure.

Per il Gruppo Speleologico San Giusto, attivo a Trieste dal 1954, l’accompagnamento rientra nella continuità di attività dedicate all’esplorazione, allo studio e alla divulgazione del patrimonio sotterraneo. La Grotta Valentina è stata inoltre al centro delle aperture organizzate il 12 e 13 settembre 2026 nell’ambito di “Grotte Aperte”, pochi giorni prima dell’uscita del CAI Feltre.[5][6]

Un’esperienza guidata nel mondo sotterraneo

L’uscita del 20 settembre conferma il valore delle collaborazioni tra gruppi speleologici di territori diversi. La presenza di accompagnatori competenti consente di affrontare la Grotta Valentina in modo ordinato e di trasformare l’escursione in un momento di conoscenza del Carso triestino.

La formula Speleo per Tutti punta ad ampliare il pubblico della speleologia senza eliminare le caratteristiche proprie dell’ambiente ipogeo. La cavità resta un luogo con limiti fisici, superfici scivolose, passaggi bassi e concrezioni fragili. Proprio questi aspetti rendono necessario un approccio prudente e rispettoso.

Per il gruppo del CAI Feltre, la giornata in Grotta Valentina ha unito scoperta, progressione in ambiente naturale e confronto con una realtà speleologica radicata nel territorio triestino. Per il Gruppo Speleologico San Giusto, l’iniziativa ha rappresentato un ulteriore appuntamento di divulgazione sul campo, dedicato alla conoscenza e alla tutela del mondo sotterraneo.

Fonti

Fonti
[1] Grotta Valentina – CAI Feltre https://www.caifeltre.it/2026/09/09/grotta-valentina-2026/
[2] [PDF] Domenica 20 Settembre 2026 Grotta Valentina Duino Aurisina (TS) https://www.caifeltre.it/wp-content/uploads/2026/09/Grotta_Valentina_2026.pdf
[3] Gruppo Speleologico – CAI Feltre https://www.caifeltre.it/gruppo-speleologico/
[4] 1295 | Grotta Valentina – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/criga/scheda/1295-Grotta_Valentina
[5] Grotte Aperte. Grotta Valentina: open days e visita gratuita http://eventi.regione.fvg.it/Eventi/dettaglioEvento.asp?evento=28501
[6] Un giorno nella Grotta Valentina di Visogliano https://www.turismofvg.it/2018/07/19/un-giorno-nella-grotta-valentina-di-visogliano/
[8] Grotta Valentina | Viaggio nel Cuore del Carso https://www.grottavalentina.it/
[9] Grotta Valentina – CAI Feltre https://www.caifeltre.it/2025/09/08/grotta-valentina/
[10] Famiglie in Movimento 2026: il Gruppo Speleologico San Giusto … https://www.scintilena.com/famiglie-in-movimento-2026-il-gruppo-speleologico-san-giusto-avvicina-i-bambini-alla-speleologia/09/10/
[11] Grotta Valentina: visite gratuite a Sistiana, per festeggiare i 60 anni … https://www.triesteprima.it/eventi/grotta-valentina-visite-gratuite-a-sistiana-per-festeggiare-i-60-anni-del-gruppo-speleologico-san-giusto.html
[12] News – Pagina 7 – CAI Feltre https://www.caifeltre.it/news/page/7/
[13] CAI Feltre – Sezione di Feltre https://www.caifeltre.it/
[14] 1295 | Grotta Valentina – Catasto Speleologico Regionale https://catastogrotte.regione.fvg.it/1295
[15] Grotta Valentina – quattro passi tra preistoria e avventura https://www.trieste.com/animali/news/visite-grotta-valentina.html
[16] Grotta Valentina: Apertura Straordinaria al Pubblico – Scintilena https://www.scintilena.com/grotta-valentina-apertura-straordinaria-al-pubblico/08/22/
[17] le grotte della grande guerra: la grotta valentina – TriestePrima https://www.triesteprima.it/eventi/le-grotte-della-grande-guerra-la-grotta-valentina-3207695.html
[18] Speleo per tutti. Escursioni in facili grotte del nord-est … https://www.ibs.it/speleo-per-tutti-escursioni-in-libro-sandro-sedran/e/9788889562093
[19] Speleo Per Tutti Escursioni In Facili Grotte Del https://mcsprogram.org/libweb/u5GDG7/246367/SpeleoPerTuttiEscursioniInFaciliGrotteDel.pdf
[20] Gruppo Speleologico San Giusto Trieste: GSSG https://www.gssg.it/
[21] Sito del Gruppo Speleologico San Giusto (Trieste) – Scintilena https://www.scintilena.com/sito-del-gruppo-speleologico-san-giusto-trieste/04/15/
[22] Gruppo Speleologico San Giusto – Openspeleo.org http://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-149.html
[23] S-TEAM: Speleo per tutti https://www.speleo-team.it/p/speleo-per-tutti.html
[24] Grotta Nera: nuova collaborazione tra Ecothema e Gruppo … https://ecothema.org/grotta-nera-nuova-collaborazione-tra-ecothema-e-gruppo-speleologico-san-giusto/
[25] gruppo speleologico san giusto associazione di promozione sociale https://italianonprofit.it/scheda-ente/80019460320/
[26] I gruppi grotte – boegan.it https://www.boegan.it/2008/12/i-gruppi-grotte/
[27] Tutela delle grotte – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/tutela-delle-grotte/
[28] Speleo per tutti. Escursioni in facili grotte del nord-est … https://www.textjourneybookhouse.com/product/speleo-per-tutti-escursioni-in-facili-grotte-del-nord-est-italiano-e-slovenia/
[29] Speleo Per Tutti Escursioni In Facili Grotte Del https://meso2019.iaslc.org/files/Resources/index.jsp/speleo_per_tutti_escursioni_in_facili_grotte_del.pdf

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Commissione Grotte Boegan a Cefalonia: grotte, forre e laghi carsici nel Geoparco UNESCO

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La CGEB torna in Grecia per la “Prospezione Greca 2026”: tra Monte Ainos, Sami e Argostoli, i soci cercano nuove cavità e rivisitano alcuni geositi con laghi d’acqua dolce quasi a livello del mare

La Commissione Grotte “Eugenio Boegan” di Trieste è tornata in Grecia per la Prospezione Greca 2026. L’obiettivo è cercare nuove grotte sull’isola di Cefalonia e tornare in alcune cavità particolari, dove si raggiungono gli acquiferi carsici e laghi di colore smeraldo. Le prime notizie sono arrivate dai soci il 2 ottobre.

La CGEB è una delle realtà speleologiche più antiche d’Italia. È nata nel 1883 come Comitato alle Grotte della Società degli Alpinisti Triestini. Oggi porta il nome di Eugenio Boegan, che ne divenne presidente nel 1904.

Il viaggio

La spedizione è partita il 22 settembre, nonostante le molte incognite. Il gruppo ha raggiunto Vasiliki, sull’isola di Lefkada, e da lì si è imbarcato per Cefalonia. Dopo lo sbarco a Fiskardo, la base è stata spostata ad Agia Efimia, sulla costa orientale dell’isola.

Le ricerche sul Monte Ainos

I primi tre giorni sono stati dedicati alla ricerca sul territorio nel parco del Monte Ainos. È il massiccio più alto dell’isola: la vetta, il Megas Soros, supera di poco i 1.600 metri.

Qui i soci hanno visitato la nota grotta di Petasi, che ospita una folta colonia di pipistrelli. Petasi e Nyfi sono le due grotte di montagna che si possono raggiungere con i sentieri dell’Ainos. Sono ambienti dove vivono animali che evitano la presenza umana, come pipistrelli e insetti. Il Parco Nazionale segnala in queste grotte la presenza di pipistrelli del genere Rhinolophus. Tra la fine della primavera e l’estate si formano anche colonie riproduttive di femmine con i piccoli.

Sopra il paese di Drakopoulata il gruppo ha percorso il letto di una grande forra. Gli ambienti sono imponenti e lungo i versanti restano vecchi terrazzamenti in pietra. Raccontano di una coltivazione intensiva dell’ulivo, oggi abbandonata in queste zone così impervie.

Una nuova piccola cavità sopra Sami

Un’altra ricerca si è svolta sopra Sami, nella zona dell’acropoli antica. Un cacciatore del posto ha segnalato una cavità e si è offerto di accompagnare gli speleologi, indicando la posizione a grandi linee. La grotta è stata trovata: è piccola, ed è stata rilevata, fotografata e posizionata con il GPS.

I soci hanno poi esplorato i dintorni di Sami intorno ai 250 metri di quota. Qui le forme carsiche di superficie sono molto evidenti, con una corrosione marcata della roccia.

Laghi d’acqua dolce quasi a livello del mare

Nei giorni successivi gli speleologi sono tornati in alcune grotte già note: Rouspa, Agioi Theodori e Agia Eleousa. Sono tutti geositi del Geoparco UNESCO Cefalonia-Itaca. Nel Geoparco si trovano anche grotte famose come quella delle Ninfe, legata al mito di Ulisse.

La dolina di Agia Eleousa dista circa 300 metri dalla grotta di Agioi Theodori. Agioi Theodori si trova vicino a Sami, lungo la strada per Poulata. Per quanto riguarda Rouspa, il Geoparco descrive la grotta di Grouspa, vicino a Razata e alle mura dell’antica Krane. Il pozzo-grotta si apre a 137 metri di quota.

In queste cavità si arriva fino alle acque carsiche di fondo. Lì si formano laghi d’acqua dolce limpidissima, anche se la quota è vicina allo zero. È un tratto tipico dell’idrogeologia di Cefalonia. Vicino ad Argostoli, per esempio, ci sono i famosi katavothres: inghiottitoi costieri dove l’acqua di mare entra nella roccia. Quell’acqua, in parte, torna in superficie dall’altra parte dell’isola.

La spedizione continua

La missione non è ancora finita. I soci CGEB hanno ancora qualche giorno per visitare altri geositi, e hanno promesso di raccontarli presto.

Fonte principale: “Prospezione Greca 2026 – Cefalonia. Prime notizie”, Commissione Grotte E. Boegan, 2 ottobre 2026. https://www.boegan.it/2026/10/prospezione-greca-2026-cefalonia/


Fonti

Fonti
[1] Home | ???????? ?????????? https://www.kefaloniageopark.gr/en
[2] Kefalonia-Ithaca UNESCO Global Geopark https://www.unesco.org/en/iggp/kefalonia-ithaca-unesco-global-geopark
[3] 24. ??????? ??????? (??????) https://kefaloniageopark.gr/node/637
[4] Kefalonia Georoutes https://kefaloniageopark.gr/en/node/534
[5] Argostoli, Kefalonia: Capital on the Lagoon Guide – Greece Tours https://mygreecetours.org/argostoli-kefalonia/
[6] Geosites of Kefalonia | ???????? ?????????? – ?????? https://kefaloniageopark.gr/en/node/557
[7] Cave of Agios Theodoros – Showcaves.com https://www.showcaves.com/english/gr/caves/AgiosTheodoros.html
[8] ??? MOUNTAIN AENOS https://kefaloniageopark.gr/sites/default/files/2020-06/Book-To%20oros%20Ainos-English.pdf
[9] Aenos trails | ???????? ?????????? – ?????? https://kefaloniageopark.gr/en/node/307
[10] Fauna/Avifauna – ??????? ?????? ?????! https://aenosnationalpark.gr/en/fysiko-perivallon/panida-ornithopanida/
[11] Commissione Grotte Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan
[12] BOEGAN Eugenio (2.10.1875 – 18.11.1939) https://www.boegan.it/2009/09/boegan-eugenio/
[13] Natural Environment and Climate Change Agency … https://kefaloniageopark.gr/en/node/228
[14] The UNESCO Global Geoparks https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000389209
[15] UNESCO designates 8 new Global Geoparks https://www.unesco.org/en/articles/unesco-designates-8-new-global-geoparks
[16] Geoparks in Greece https://www.visitgreece.gr/en/inspirations/geoparks-in-greece
[17] Kefalonia – Nature in the Spotlight https://www.greece-is.com/kefalonia-nature-in-the-spotlight/
[18] PATRIMONIUL MONDIAL UNESCO: Geoparcul Kefalonia – Ithaca din Grecia https://agerpres.ro/documentare/2023/09/13/patrimoniul-mondial-unesco-geoparcul-kefalonia—ithaca-din-grecia–1168514
[19] European https://www.globalgeoparksnetwork.org/sites/default/files/2025-03/BookletGeoparks_0.pdf
[20] 16 New candidates http://www.globalgeopark.org.cn/UploadFiles/2021_3_9/intergov_check_english_2021.pdf
[21] ?????????????? ??????? ??????? ????????? http://users.ntua.gr/paneios/grouspa.htm
[22] Caves of Greece: Grouspa Cave https://www.showcaves.com/english/gr/caves/Grouspa.html
[23] CAVING https://outdoorkefalonia.com/activities-kefalonia/17-kefalonia-caving
[24] Cookies Policy https://www.kefaloniageopark.gr/en/node/790
[25] DROGARATI CAVE https://www.kefalonia-island.gr/topgrotte.php
[26] – KENTAVROS https://www.kentavros.com.gr/en/-n-39
[27] Kefalonia Travel Guide | Beaches, Villages, Attractions to See https://eskapas.com/kefalonia-travel-guide/
[28] Greece https://www.thesun.ie/where/greece/page/123/
[29] Historical – Christian – Leisure – Kefalonia Tours & Cruises https://www.kefaloniantours.com/historical-christian-leisure/
[30] Urlaub in Katavothres Griechenland – Kefalonia – GriechenlandWeb.de https://www.griechenlandweb.de/orte/katavothres-kefalonia.php
[31] Katavothres – Kefalonia (Greece) https://www.greeceguide.co.uk/destinations/katavothres-cephalonia.php
[32] Cave of Agioi Theodoroi https://www.visitgreece.gr/en/experiences/nature/caves/cave-of-agioi-theodoroi
[33] Geosite No 14. Sinkholes of Argostoli https://kefaloniageopark.gr/en/node/525
[34] Argostoli – Spiagge e alloggi consigliati https://www.grecia.info/isole-ionie/cefalonia/argostoli/
[35] Ainos National Park: Peaks, Trails & Map | PeakVisor https://peakvisor.com/park/ainos-national-park.html
[36] The protection project of the Cave of Za in Naxos has been … https://www.lifegrecabat.eu/en/news-articles/373
[37] Kefalonie 6 – hory | Kam se vydat.cz https://www.kamsevydat.cz/kefalonie-6-hory-ainos/
[38] Recommendations for visits to important bat roosts – LIFE GRECABAT https://www.lifegrecabat.eu/en/news-articles/296
[39] common bent – wing bat; | LIFE GRECABAT https://www.lifegrecabat.eu/en/taxonomy/term/42
[40] “Proteas” Caving Club of Thessaloniki hosts … https://www.lifegrecabat.eu/en/news-articles/265
[41] 5 Things to do on Mount Ainos: The National Park of Kefalonia https://amarivilla.com/5-things-to-do-on-mount-ainos-the-national-park-of-kefalonia/
[42] Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Boegan
[43] Benvenuto nel sito internet del catasto storico delle grotte della Commissione Grotte Eugenio Boegan https://www.catastogrotte.it/
[44] La Commissione Grotte in festa per la scoperta del Timavo https://www.boegan.it/
[45] Commissione Grotte ” EUGENIO BOEGAN” C.A.I. Trieste http://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-75.en.html
[46] Grotta Gigante http://www-dft.ts.infn.it/TS/grotta.html
[47] [PDF] PROGRESSIONE http://www.gwferrari.it/RivisteSpeleo/FV/Progressione2023-V69-Indice.pdf
[48] [PDF] 1926 | 2026 – Eventi – Regione FVG http://eventi.regione.fvg.it/redazione/Reposit/Eventi/28441_locandina_duemila_grotte_alta.pdf
[49] Int. J. Speleol. https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1385&context=ijs

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ALLA SCOPERTA DELLA RISORGIVA DI EOLO

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Nuove esplorazioni nel cuore del Monte Cuar

Sabato 10 ottobre 2026, alle ore 20:30, nella Sala Murero, in via Grap 11, a Forgaria nel Friuli (UD), la Pro Loco Forgaria nel Friuli APS propone un incontro pubblico dedicato a uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti del nostro territorio: la Risorgiva di Eolo, nel cuore del Monte Cuar, ad Avasinis, nel territorio di Trasaghis.

Dentro la montagna, esiste un mondo che dalla superficie non possiamo vedere: un complesso sistema di gallerie, sale, torrenti, laghi, sifoni e cascate, modellato dall’acqua nel corso del tempo e ancora oggi in parte inesplorato.

Negli ultimi anni gli speleologi dell’Unione Speleologica Pordenonese CAI sono tornati a percorrere sistematicamente questa cavità, che conta già oltre cinque chilometri di sviluppo conosciuto, individuando nuove prosecuzioni e spingendosi sempre più lontano dall’ingresso.

Le esplorazioni più recenti hanno portato anche al superamento di due sifoni, a oltre due chilometri dall’ingresso della grotta, consentendo di raggiungere ambienti mai percorsi prima.

Dietro ogni nuovo tratto tracciato sulla carta ci sono ore di progressione nel sottosuolo, trasporto di attrezzature, lavoro di squadra, preparazione tecnica e immersioni in luoghi completamente invisibili a chi vive e percorre la superficie.

Durante la serata sarà possibile entrare idealmente in questo mondo attraverso immagini, filmati e testimonianze dirette degli esploratori.

A guidarci nel racconto della Risorgiva di Eolo, delle nuove scoperte e dell’avventura umana e scientifica che accompagna ogni esplorazione sarà la giornalista Alessandra Ressa, moderatrice dell’incontro.

A lei la parola.

PROLOCO FORGARIA NEL FRIULI APS

COMUNICATO STAMPA

ALLA SCOPERTA DELLA RISORGIVA DI EOLO: NUOVE ESPLORAZIONI NEL CUORE DEL MONTE CUAR

Sabato 10 ottobre 2026, alle ore 20:30 nella Sala Murero, in via Grap 11, a Forgaria nel Friuli (UD), si terrà un incontro pubblico dedicato a una delle cavità più affascinanti e misteriose del Friuli Venezia Giulia: la Risorgiva di Eolo, nel cuore del Monte Cuar, ad Avasinis, nel territorio di Trasaghis. Protagonisti della serata saranno gli speleologi che da anni ne stanno esplorando i meandri e, in particolare, lo speleosub Daniele Ceschin dell’Unione Speleologica Pordenonese CAI, impegnato nelle più recenti esplorazioni dei rami inferiori della grotta.

Conosciuta da decenni dagli speleologi ma praticamente sconosciuta al grande pubblico, la Risorgiva di Eolo è un sistema carsico di straordinaria complessità, nel quale l’acqua ha scavato nel tempo un intricato susseguirsi di gallerie, strettoie, sale, laghi, torrenti, scivoli e spettacolari cascate sotterranee. La cavità, che presenta uno sviluppo già catastato di oltre cinque chilometri, si articola su diversi livelli e alterna tratti facilmente percorribili ad ambienti nei quali l’esplorazione richiede tecniche speleologiche e, nei settori allagati, speleosubacquee.

È proprio nei settori più lontani dall’ingresso che negli ultimi anni si sono concentrate le ricerche dell’Unione Speleologica Pordenonese CAI, gruppo particolarmente attivo sia nell’attività esplorativa sia nella ricerca scientifica e nella divulgazione speleologica. L’USP collabora infatti con altri gruppi a progetti di ricerca ed esplorazione, organizza attività didattiche anche rivolte ai bambini e prende parte a spedizioni speleologiche internazionali; è inoltre in preparazione una nuova spedizione in Brasile.

L’avventura nella Risorgiva di Eolo è iniziata circa cinque anni fa, quando gli speleologi dell’USP hanno deciso di tornare a confrontarsi con una cavità già esplorata in passato. L’analisi dei vecchi rilievi aveva evidenziato alcune zone molto lontane dall’ingresso nelle quali potevano esistere possibili prosecuzioni. Le esplorazioni precedenti risalivano inoltre a diversi decenni prima, quando le tecniche e soprattutto i sistemi di illuminazione erano molto differenti da quelli oggi disponibili. Da qui la decisione di rivisitare sistematicamente la grotta, verificando nuovamente i settori già conosciuti e cercando eventuali passaggi rimasti inesplorati.

Il lavoro ha portato alla scoperta di circa 250 metri di nuove gallerie, ma proprio durante queste ricognizioni è emerso un ulteriore elemento di grande interesse: nella parte allagata della cavità, a oltre due chilometri dall’ingresso, si apriva una prosecuzione subacquea ancora inesplorata. Il superamento di questo limite ha richiesto una complessa operazione logistica e l’impiego delle tecniche di speleologia subacquea. Per raggiungere il punto di immersione è stato necessario trasportare all’interno della grotta tutta l’attrezzatura per circa due chilometri, organizzando il lavoro di una squadra numerosa e predisponendo un campo base sotterraneo.

Nel corso delle esplorazioni, Daniele Ceschin ha superato due sifoni, affrontando complessivamente quasi 70 metri di percorso subacqueo, per poi proseguire per circa 300 metri oltre i sifoni, entrando in ambienti che fino a quel momento non erano stati percorsi. Le esplorazioni hanno così permesso di ampliare la conoscenza della parte terminale della Risorgiva di Eolo e di aggiornare la documentazione e la mappatura della cavità. Le recenti esplorazioni hanno effettivamente portato al superamento di due tratti sommersi, rispettivamente di circa 10 e 40 metri, seguiti da nuove gallerie caratterizzate da cascate, scivoli e laghetti.

Durante la serata sarà proiettato un filmato realizzato durante le recenti esplorazioni speleosubacquee, con immagini e audio originali che documentano sia il lungo trasporto dell’attrezzatura nel sottosuolo sia l’avvicinamento ai sifoni, l’immersione e la successiva esplorazione dei nuovi ambienti oltre il limite conosciuto. Sarà quindi possibile seguire, attraverso le immagini, tutte le fasi di un’esplorazione che normalmente rimane completamente invisibile a chi percorre la superficie del territorio.

A raccontare al pubblico questa straordinaria esperienza sarà proprio Daniele Ceschin, speleosubacqueo dell’Unione Speleologica Pordenonese CAI, che conosce ormai la Risorgiva di Eolo in profondità: negli ultimi anni vi è entrato circa 30 volte e ha effettuato quattro esplorazioni oltre i sifoni. Un’attività impegnativa, che richiede preparazione, organizzazione e una notevole capacità di adattamento alle condizioni dell’ambiente sotterraneo, ma che ha aperto nuove prospettive per la prosecuzione delle ricerche.

E l’esplorazione non è affatto conclusa. Le nuove gallerie hanno infatti mostrato che la Risorgiva di Eolo conserva ancora possibili prosecuzioni e l’USP ha già programmato di tornare nella cavità durante l’inverno. Questa volta l’esplorazione speleosubacquea potrà contare su due subacquei, con Ceschin affiancato a turno dai suoi figli.

La serata di Forgaria sarà dunque un’occasione per entrare idealmente in un mondo che si trova a pochi chilometri da noi, ma che rimane invisibile dalla superficie: un territorio sotterraneo modellato dall’acqua, fatto di gallerie, torrenti, laghi e cascate, dove ogni passaggio può nascondere una prosecuzione ancora sconosciuta. Un viaggio nelle profondità del Monte Cuar per conoscere da vicino il lavoro degli speleologi e scoprire, attraverso immagini e testimonianze dirette, le nuove frontiere dell’esplorazione della Risorgiva di Eolo.

L’ingresso è libero.

Modera l’incontro la giornalista Alessandra Ressa

Proloco Forgaria nel Friuli APS

Via Grap 11, 33030 Forgaria nel Friuli (UD)

www.prolocoforgaria.it

prolocoforgaria@gmail.com

Ufficio stampa: +39 3483515270 +39 333 8229514

Fonte notizia e fotografie: Alessandra Ressa

Risorgiva di Eolo: oltre i sifoni del Monte Cuar, incontro a Forgaria

https://www.scintilena.com/risorgiva-di-eolo-oltre-i-sifoni-del-monte-cuar-incontro-a-forgaria-nel-friuli/10/03/

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Cronache Ipogee di settembre: dal Canin alla prima Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo

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Nel nuovo numero della rivista speleologica del Friuli Venezia Giulia, la storica celebrazione di Postumia, le esplorazioni sul Canin, i nuovi nati di Charinus ioanniticus nella Kleine Berlin e un ricco panorama di attività, ricerca e divulgazione

È disponibile il numero 9/2026 di Cronache Ipogee, le pagine di informazione speleologica dedicate al Friuli Venezia Giulia. Un fascicolo particolarmente ricco, che racconta un settembre segnato da un avvenimento destinato a entrare nella storia della speleologia internazionale: la prima celebrazione della Giornata internazionale delle Grotte e del Carsismo, fissata il 13 settembre.

Dal 10 al 13 settembre Postumia, in Slovenia, è diventata il centro della comunità speleologica internazionale con il convegno Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst e con la prima celebrazione della nuova giornata internazionale, proclamata ufficialmente dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025.

L’iniziativa corona un percorso avviato dall’Union Internationale de Spéléologie e punta a far conoscere a un pubblico sempre più vasto il valore scientifico, ambientale, culturale ed educativo delle grotte e dei territori carsici.

La ricorrenza ha avuto una grande eco anche sul Monte Canin. A Sella Nevea si è tenuta la conferenza Il mondo ipogeo del Canin, organizzata dal Parco Naturale delle Prealpi Giulie insieme alla Regione Friuli Venezia Giulia. Tra gli argomenti affrontati, cinquant’anni di campi speleologici del Club Alpinistico Triestino, le esplorazioni speleosubacquee alla risorgiva del Monte Sart e al Fontanone di Goriuda, la geologia del massiccio e le leggende del Canin.

Proprio il Canin torna nelle pagine del numero con il resoconto del campo speleologico 2026. Alla G1 gli esploratori sono riusciti a superare il meandro che da tempo ostacolava la progressione, senza però trovare per il momento una prosecuzione verso il fondo. Sono proseguiti anche rilievi ed esplorazioni in altre cavità.

Particolarmente interessanti sono le osservazioni sulla neve sotterranea: alcune grotte un tempo ostruite dalla neve stanno lentamente diventando accessibili, mentre altre, nella stessa zona, continuano a conservarla a lungo. Un fenomeno che gli speleologi intendono seguire nel tempo per comprenderne meglio le dinamiche.

Fra le notizie naturalistiche spicca quella proveniente dalla Kleine Berlin di Trieste, dove è stata nuovamente osservata una femmina di Charinus ioanniticus con i piccoli sul dorso. L’aracnide, appartenente all’ordine degli Amblypygi, costituisce una delle presenze zoologiche più singolari del sottosuolo urbano triestino.

La popolazione era stata studiata scientificamente a partire dal 2019 e il nuovo avvistamento conferma che questi animali non si limitano a sopravvivere nelle gallerie artificiali dell’ex rifugio antiaereo, ma riescono a completarvi il proprio ciclo biologico.

Il numero conduce poi i lettori nelle gallerie del Forte Ercole, sulle alture di Gemona del Friuli, dove strutture militari del primo Novecento, infiltrazioni d’acqua, concrezioni e presenza di pipistrelli compongono oggi un ambiente di particolare interesse anche dal punto di vista speleologico.

Spazio inoltre alla geologia e alla paleontologia dell’Alta Val Tagliamento, alla speleodidattica, alla topografia e al rilievo, alla storia della speleologia e alle numerose attività dei gruppi regionali.

42 pagine che si svolgono in un panorama particolarmente ampio: dal campo in Canin al sessantesimo anniversario del Gruppo Speleologico Pradis, dalla Risorgiva di Eolo al corso di armo sostenibile, fino agli appuntamenti di Speleorando e al Convegno Nazionale di Speleologia Grotte e carsismo

https://cronacheipogee.jimdofree.com/cronache-ipogee

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Speleorando 2026: alla scoperta delle grotte del Carso sloveno

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Il 3 e 4 ottobre 2026 due escursioni guidate per conoscere la fauna cavernicola e il mondo sotterraneo: sabato 3 ottobre nella Grotta Petnjak – domenica 4 ottobre nella Grotta Velika Sprincnica

Torna Speleorando, l’iniziativa del Club Alpinistico Triestino giunta alla sedicesima edizione.

Quest’anno il percorso conduce in due grotte del Carso sloveno, con un’attenzione speciale agli animali che vivono nel buio.

Le uscite sono aperte anche a chi si avvicina per la prima volta alla speleologia.

Per il programma e le informazioni su come partecipare, lasciamo la parola ad Alessandra Ressa, dell’ufficio stampa del Club Alpinistico Triestino.

CLUB ALPINISTICO TRIESTINO APS

“SPELEORANDO”, ALLA SCOPERTA DELLE GROTTE E DELLA FAUNA CAVERNICOLA DEL CARSO
Trieste, 26 settembre 2026 – Il Club Alpinistico Triestino rinnova anche quest’anno l’appuntamento con “Speleorando”, giunto alla sua sedicesima edizione, iniziativa dedicata alla conoscenza del mondo sotterraneo e rivolta a chi desidera avvicinarsi alla speleologia attraverso escursioni in grotte di facile accesso, accompagnati da esperti, istruttori di speleologia e guide speleologiche.

L’edizione 2026 sarà dedicata in particolare a “Le grotte e la fauna cavernicola” e proporrà due giornate di esplorazione nel Carso sloveno, in programma sabato 3 e domenica 4 ottobre. L’obiettivo dell’iniziativa è far conoscere l’ambiente ipogeo nel modo più semplice e divertente possibile, sempre nel rispetto delle condizioni di sicurezza e con un pizzico di avventura, offrendo ai partecipanti l’opportunità di entrare in alcune cavità particolarmente interessanti dal punto di vista morfologico e naturalistico.

Le grotte sono state infatti selezionate per le loro caratteristiche e per la possibilità di essere percorse senza particolari difficoltà, consentendo ai visitatori di assaporare con tranquillità il fascino del mondo sotterraneo e di osservare da vicino concrezioni, forme e ambienti modellati nel corso del tempo dall’acqua e dai processi carsici. Il programma sarà accompagnato da approfondimenti dedicati alla formazione delle grotte, al carsismo e soprattutto agli organismi che hanno sviluppato particolari adattamenti per vivere in questi ambienti privi di luce.

La prima uscita è prevista sabato 3 ottobre alle ore 9, con ritrovo nel parcheggio del quadrivio di Opicina, sul lato destro per chi arriva dall’Obelisco. La destinazione sarà la Grotta Petnjak, identificata con il numero 397 nel catasto speleologico storico del Friuli Venezia Giulia (VG) e con il numero 952 del Catasto Speleologico Sloveno. Nel corso dell’escursione i partecipanti potranno conoscere più da vicino la vita nel sottosuolo e la fauna cavernicola terrestre.

Domenica 4 ottobre, sempre con ritrovo alle ore 9 nel parcheggio del quadrivio di Opicina, si entrerà invece nella Grotta Velika Sprincnica, registrata con il numero 3390 VG e il numero 6495 del Catasto Speleologico Sloveno. In questa occasione è prevista anche una proiezione all’interno della grotta dedicata alla fauna cavernicola e ad alcuni aspetti del carsismo, per permettere ai partecipanti di approfondire gli argomenti affrontati durante l’escursione direttamente nell’ambiente sotterraneo.

A guidare gli incontri sarà il biologo Sergio Dolce, che accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle caratteristiche delle cavità e degli organismi che le abitano. Una particolare attenzione sarà riservata alla fauna cavernicola e alle straordinarie strategie di adattamento sviluppate dagli animali che trascorrono la propria vita, o parte di essa, nel buio del sottosuolo. Il percorso didattico si concluderà inoltre con un approfondimento sull’utilizzo del bat-detector, lo strumento che consente di rendere udibili gli ultrasuoni emessi dai chirotteri, permettendo di avvicinarsi anche al mondo dei pipistrelli attraverso una tecnologia specificamente utilizzata nello studio e nell’osservazione di questi animali.

“Speleorando” nasce con l’intento di rendere accessibile la conoscenza della speleologia anche a chi non ha mai avuto occasione di entrare in una grotta. Le uscite sono concepite come vere e proprie esperienze di scoperta, nelle quali l’osservazione diretta dell’ambiente si unisce alle spiegazioni degli accompagnatori, permettendo di comprendere come si formano le cavità carsiche e quali forme di vita riescono a sopravvivere in condizioni ambientali estremamente particolari.

Le iscrizioni sono aperte fino a sabato 3 ottobre 2026, data della prima uscita, e possono essere effettuate presso la sede del Club Alpinistico Triestino, in via Raffaele Abro 5/A, il martedì sera dalle 21 alle 23, oppure attraverso il modulo scaricabile dal sito del CAT, www.cat.ts.it, e inviandolo all’indirizzo cat@cat.ts.it.

La quota di partecipazione, stabilita a titolo di contributo spese, è di 10 euro per gli adulti e 5 euro per i minori di 10 anni. I caschetti con illuminazione frontale saranno forniti dal Club Alpinistico Triestino; si raccomanda di presentarsi alle escursioni con abbigliamento adeguato e calzature adatte alla percorrenza in grotta.

La partecipazione è limitata a un massimo di 20 persone. Per i minori, l’età minima consentita è di 8 anni ed è obbligatoria la presenza di uno dei genitori o di chi ne fa le veci, oltre al consenso scritto degli stessi. I partecipanti dovranno attenersi alle disposizioni impartite dagli istruttori e dagli accompagnatori; il mancato rispetto delle indicazioni potrà comportare, a insindacabile giudizio dei responsabili dell’iniziativa, l’esclusione dall’escursione.

Con “Speleorando” il Club Alpinistico Triestino propone dunque ancora una volta un modo diretto e coinvolgente per entrare nel cuore del mondo carsico, conoscere gli ambienti sotterranei e scoprire la sorprendente biodiversità che si nasconde sotto la superficie, trasformando la visita a una grotta in un’esperienza di osservazione, divulgazione scientifica e conoscenza del territorio.

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Due appuntamenti da non perdere, per scoprire il Carso anche sotto la superficie: sabato 3 ottobre nella Grotta Petnjak e domenica 4 ottobre nella Grotta Velika Sprincnica; forme modellate dall’acqua e incontri con la fauna cavernicola.

Quota di partecipazione ad uscita: euro 10,00 ad adulto, euro 5,00 a minore

L'articolo Speleorando 2026: alla scoperta delle grotte del Carso sloveno proviene da Scintilena.

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È morto Franco Cucchi, geologo e speleologo che ha studiato il Carso

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La Società Adriatica di Speleologia ricorda Franco Cucchi, docente dell’Università di Trieste e studioso del Carso, delle grotte e delle acque sotterranee.

Il ricordo di Franco Cucchi nella speleologia triestina

Ieri è morto Franco Cucchi, geologo e speleologo legato alla ricerca sul Carso. A darne notizia è la Società Adriatica di Speleologia (SAS) sulla sua pagina Facebook, che lo ricorda come socio, membro del proprio Comitato Scientifico e punto di riferimento per le attività di studio.

Il ricordo della Società Adriatica di Speleologia parte da un incontro recente. «Soltanto l’altro giovedì Franco era passato in sede», scrivono i soci. Avevano trascorso alcune ore insieme a lui, parlando di ricerca, speleologia e idee da realizzare. Nel comunicato emerge il rapporto personale costruito nel tempo, accanto al riconoscimento del suo contributo scientifico.

Per la SAS, Franco Cucchi è stato più di un socio. L’associazione richiama la sua disponibilità a condividere conoscenze e a metterle al servizio delle indagini nel mondo sotterraneo. Lo definisce un ponte con la propria storia e ricorda il suo lavoro nel Comitato Scientifico. Sono parole che restituiscono il ruolo svolto nella vita associativa, oltre a quello ricoperto nell’università.

Franco Cucchi tra geologia del Carso e acque sotterranee

Franco Cucchi ha insegnato Geografia fisica all’Università di Trieste. Un profilo pubblicato dal laboratorio di comunicazione scientifica della SISSA ricorda anche il suo insegnamento di Geologia applicata e la laurea in Scienze geologiche conseguita a Trieste nel 1972. Nello stesso profilo, i suoi interessi di ricerca comprendono geomorfologia carsica, morfologie di superficie e sotterranee, speleologia, idrologia e vulnerabilità del territorio.[web:10]

Il Carso è stato uno dei principali ambiti del suo lavoro. Studiare questo territorio significa osservare insieme rocce, forme del paesaggio, cavità e circolazione delle acque. Sono aspetti collegati: la conoscenza geologica aiuta a interpretare la distribuzione delle grotte, mentre lo studio degli ambienti ipogei contribuisce a ricostruire l’evoluzione del massiccio carsico.

Tra i lavori documentati nell’archivio dell’Università di Trieste figura il capitolo Geologia e geomorfologia del Carso Classico. Pubblicato nel 2015, porta le firme di Franco Cucchi, Sara Biolchi, Luca Zini, Bogdan Jurkovšek e Tea Kolar-Jurkovšek. Il contributo è inserito nel volume dedicato alle acque del Carso Classico e al progetto Hydrokarst, in un contesto di ricerca che coinvolge il territorio italiano e quello sloveno.[web:7]

La Grotta Impossibile e la ricerca nelle cavità

Un episodio concreto del rapporto tra geologia e speleologia emerge dalla documentazione sulle prime esplorazioni della Grotta Impossibile di Cattinara. Durante i lavori per la viabilità triestina, iniziati nel 2004, una commissione fu incaricata di valutare le cavità incontrate dagli scavi. La direzione venne affidata a Franco Cucchi, indicato dal resoconto anche come direttore, all’epoca, del Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia.[web:11]

Quel lavoro coinvolse ricercatori universitari e speleologi di diversi gruppi. Le indagini geologiche e morfologiche affiancarono l’esplorazione e il rilievo delle cavità intercettate dal cantiere. Il caso mostra un aspetto ricorrente dell’attività di Franco Cucchi: il confronto tra ricerca accademica, conoscenza del sottosuolo e lavoro delle associazioni speleologiche.[web:11]

Anche lo studio del patrimonio archeologico delle grotte rientra tra le iniziative alle quali è associato il suo nome. Un articolo pubblicato da Scintilena nel maggio 2026 lo indica tra i coordinatori del CRIGA, il Catasto Ragionato Informatico delle Grotte Archeologiche. Il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia descrive l’integrazione dei dati del progetto nelle proprie attività di documentazione delle cavità di interesse archeologico.[web:18][web:32]

Il saluto della Società Adriatica di Speleologia

Nel messaggio della SAS, il docente e lo studioso lasciano spazio anche all’amico. I soci ricordano le discussioni, i progetti condivisi e la curiosità per ciò che resta da scoprire. Alla famiglia e alle persone che gli sono state vicine rivolgono il proprio cordoglio.

L’associazione conclude con l’impegno a portare avanti quanto era stato progettato insieme. Non vengono precisati, nel testo diffuso, i contenuti o i tempi di quelle iniziative. Il ricordo di Franco Cucchi resta così legato sia agli studi sul Carso sia al lavoro che la comunità speleologica intende proseguire.

Fonti

L'articolo È morto Franco Cucchi, geologo e speleologo che ha studiato il Carso proviene da Scintilena.

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