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Zobrazenie na čítanie

Abisso Alberto Buzio a -545 metri: InGrigna! continua a ridisegnare il sottosuolo del Grignone

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Tre nuove punte tra settembre e ottobre spingono la giovane cavità sempre più in profondità, completano il rilievo della doppia giunzione con Capitano Paff e aprono nuove vie. Intanto le ricerche continuano su molti altri fronti del massiccio

InGrigna! non è un singolo gruppo speleologico. È un progetto multigruppo, nato dall’incontro di speleologi provenienti da realtà diverse e uniti da una stessa vocazione: esplorare, rilevare e cercare di comprendere il grande sistema carsico nascosto sotto la Grigna Settentrionale, il Grignone.

Da oltre vent’anni il lavoro procede attraverso campi estivi, punte durante il resto dell’anno, battute in superficie, revisioni di vecchie cavità, rilievi, disostruzioni e confronti topografici. Si cercano nuovi ingressi, si torna in grotte che sembravano finite, si controllano correnti d’aria e punti di massimo avvicinamento tra sistemi diversi.

È un lavoro collettivo e paziente, nel quale anche un buco che chiude dopo tre metri aggiunge un’informazione alla conoscenza del massiccio.

Ogni tanto, però, uno di quei buchi decide di non fermarsi.

È quello che sta succedendo con l’Abisso Alberto Buzio, LOLC5935.

Dopo un’estate già straordinaria, culminata a fine agosto nella giunzione con l’Abisso Capitano Paff e nella nascita del Complesso del Moncodeno, tra settembre e ottobre InGrigna! è tornato più volte nella giovane cavità.

Tre punte raccontano bene quanto velocemente stia cambiando la geografia sotterranea di questo settore della Grigna.

La Buzio ha raggiunto –545m, sono stati aggiunti centinaia di metri di rilievo, è stata completata la topografia della doppia giunzione con Capitano Paff, sono comparsi nuovi freatici e gallerie concrezionate.

L’ultima esplorazione si è fermata su un P40, in una via ampia percorsa da una forte corrente d’aria.

Non perché la grotta chiuda.

Sono finiti i materiali.

Abisso Alberto Buzio, una storia cominciata da poco

La Buzio è una scoperta recentissima nella lunghissima storia delle esplorazioni del Grignone.

La LOLC5935 è emersa durante le ricerche di InGrigna! ed è diventata una delle protagoniste del Campo 2025, quando le esplorazioni hanno mostrato rapidamente le potenzialità della nuova cavità, portandola intorno ai -200m.

Il nome scelto dagli esploratori porta con sé un pezzo importante della storia speleologica della Grigna.

Alberto Buzio, scomparso nel dicembre 2021, è stato speleologo dagli anni Settanta, appartenente al Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, del quale è stato anche presidente, e all’Associazione Speleologica Comasca. Ha partecipato a esplorazioni in Italia e a spedizioni internazionali, lasciando inoltre un contributo importante alla documentazione della speleologia lombarda.

Alla Grigna era profondamente legato.

Nelle sue esplorazioni sul massiccio aveva utilizzato il nome “Freccia Azzurra” per indicare l’ipotetico grande collettore sotterraneo che dal fondo di W le Donne dovrebbe portare le acque verso Fiumelatte.

Il suo nome è legato anche a opere fondamentali per la conoscenza delle grotte lombarde, tra cui Grotte e Abissi di Lombardia, Lombardia Dentro e Grotte della Grigna e del Lecchese.

La nuova cavità è stata dedicata a lui, uno speleologo ricordato con grande affetto da chi ha condiviso con lui grotte, esplorazioni e anni di vita associativa.

Oggi quella grotta ha superato i cinquecento metri di profondità e continua ad aprire nuove domande sotto una montagna che Alberto Buzio aveva esplorato e studiato a lungo.

26-27 settembre: da -410 a -545m

La prima delle tre punte autunnali cambia decisamente le dimensioni della Buzio.

Alex Rinaldi dello Speleo Club CAI Romano di Lombardia, Cristian Paccani del Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole e Andrea Maconi del Gruppo Grotte Milano salgono in Grigna già venerdì sera. Il mattino successivo li raggiunge al Bogani Marco Corvi (il Corvo) dello Speleo Club Ribaldone.

Un’altra squadra ligure, composta da Maurizio Rizzotto (Jack), Matteo Pinna e Francesca Cassina, entra successivamente dirigendosi verso il ramo di collegamento con Capitano Paff.

La squadra del fondo porta con sé 215 metri di corde.

Dal precedente limite esplorativo, intorno a -410 metri, la grotta continua immediatamente con un P31, seguito da una ripida galleria e da un P22.

Alla base sembra finire tutto contro una frana.

C’è però un particolare che non convince: alla partenza del pozzo si sentiva aria.

Dopo quasi un’ora di ricerca viene individuato un piccolo foro sul lato della frana. Spostati alcuni massi, dietro compare un cunicolo ventoso.

La Buzio riparte.

Un P24 sembra nuovamente chiudere alla base, ma quattro metri più in alto un terrazzino nasconde un altro passaggio. Cristian Paccani risale e trova la prosecuzione.

Seguono tratti in frana, un P6 che immette nell’attivo, una strettoia, un P23 e altri passaggi intervallati da pozzetti.

Poi compare un freatico lungo una ventina di metri.

Marco Corvi risale sopra un pozzo e ritrova la prosecuzione della galleria. Avanza per altri venti metri prima di tornare indietro, ma la condotta continua.

La squadra decide per il momento di puntare verso il basso.

Altri pozzetti conducono ancora più in profondità, finché finiscono gli attacchi e rimane soltanto uno spezzone di corda. Anche l’ultimo salto sembra chiudere, ma scavando nel fango fossile viene aperto un cunicolo che dà su un ulteriore pozzetto.

Bisogna fermarsi.

Dopo 19 ore di punta, alle sei del mattino di domenica gli esploratori sono nuovamente all’esterno.

Il bilancio è impressionante: circa 330 metri nuovi rilevati e Abisso Alberto Buzio a -545 metri.

La Buzio continua a sfiorare il Dito

Il rilievo racconta anche un’altra storia.

La Buzio passa a poche decine di metri dal Pozzo nel Dito in diversi punti, senza ancora trovare la connessione.

Le grotte sembrano quasi rincorrersi nel sottosuolo.

Il collegamento potrebbe non trovarsi necessariamente attraverso qualche grande pozzo. I numerosi freatici incontrati lungo la Buzio fanno pensare che la chiave possa nascondersi anche in una piccola condotta, in una finestra o in un passaggio poco evidente sulle pareti delle grandi verticali.

Nelle vicinanze c’è inoltre il Complesso del Ghiaccio.

Il disegno che lentamente compare sui rilievi lascia immaginare collegamenti ancora più grandi, fino alla possibilità futura di costruire un unico grande Sistema del Grignone.

Per ora è una prospettiva esplorativa: bisogna ancora trovare i passaggi.

17-18 ottobre: finalmente il rilievo della doppia giunzione

La seconda punta ha un obiettivo differente: mettere definitivamente ordine nel rilievo delle due connessioni tra Buzio e Capitano Paff.

Scendono Jack, Ombretta e Andrea Maconi.

Per completare il lavoro sono serviti tre tentativi.

Durante il primo, raggiunta la prima giunzione attraverso un traverso, un problema al telefono utilizzato nelle operazioni impedisce di concludere il rilievo.

Nella punta successiva viene individuato un freatico che porta addirittura a una seconda giunzione con Capitano Paff. Il rilievo viene eseguito, ma il controllo successivo mostra errori evidenti: il DistoX risulta completamente fuori calibrazione.

Bisogna tornare ancora una volta.

Il 17-18 ottobre finalmente tutto funziona. Jack arma e disarma i due rami, mentre Andrea e Ombretta rilevano.

Quella che nel resoconto viene scherzosamente definita l’“epopea del rilievo” può considerarsi conclusa.

Le esplorazioni, invece, no.

Nel settore restano una breve risalita, diversi freatici che partono in entrambe le direzioni e soprattutto un punto nel quale il rilievo porta la Buzio ad appena 15 metri dal Complesso del Ghiaccio, che possiede otto ingressi conosciuti.

Quindici metri sulla carta.

Chi esplora in Grigna sa bene che possono significare tutto o niente.

24-25 ottobre: freatici, cristalli e ancora pozzi

Una settimana dopo si torna dentro.

Alla punta partecipano Jack e Francesca, Andrea Maconi, Alex Rinaldi e Cristian Paccani.

La squadra ligure sale venerdì notte per dormire al Bogani. Sulla Grigna è arrivata la prima neve della stagione e durante la notte le temperature scendono sotto zero.

L’inverno comincia a farsi sentire.

Sabato, intorno a mezzogiorno, gli speleologi entrano e tornano oltre i -500m.

Il piccolo scavo lasciato in sospeso non concede strada: termina in una strettoia impraticabile.

Resta però da vedere il freatico individuato da Marco Corvi nella punta di settembre.

Qui la Buzio cambia completamente aspetto.

Fiori nel buio

Le nuove gallerie sono particolarmente concrezionate.

Compaiono forme che sembrano fiori di aragonite e, alle estremità di alcuni cristalli, depositi bianchi dall’aspetto pastoso.

La composizione non è ancora stata determinata. Potrebbe trattarsi di latte di monte, calcite microcristallina, gesso o altri depositi: per identificarli con certezza servirebbero analisi mineralogiche.

Il settore viene rilevato per circa cento metri.

Le prosecuzioni terminano per ora in accumuli di sabbia e fango parzialmente concrezionato. In una piccola condotta, però, passa ancora una debole corrente d’aria. Per continuare occorrerebbe affrontare uno scavo impegnativo.

Il freatico può aspettare.

La via del fondo no.

P30, P10, P40. Poi finiscono i materiali

Una parte della squadra prende la strada dell’uscita, mentre gli altri continuano a seguire l’attivo.

Arriva un P30, poi un P10, infine un P40.

Qui devono fermarsi.

La via è ampia e percorsa da una forte corrente d’aria.

La direzione, secondo le prime valutazioni del rilievo, non sembra favorire la giunzione con il Dito. Potrebbe invece riportare verso il settore del fondo e, in quel caso, rimarrebbero ancora circa 200 metri di dislivello da percorrere.

Le grandi vie aperte restano quindi almeno due: il ramo dei Liguri e quello del fondo.

A queste si aggiungono diverse finestre individuate risalendo dalle zone intorno a -400m e non ancora esplorate.

Gli ultimi escono intorno a mezzogiorno di domenica.

Fuori c’è la neve.

Sotto, un P40 con tanta aria.

Il rilievo topografico, immancabile aiuto alle esplorazioni

Un ruolo fondamentale in questa corsa esplorativa lo ha il rilievo topografico. Tutto ciò che viene scoperto viene via via misurato dai partecipanti, riportato, disegnato e inerito a catasto dall’inossidabile Andrea Maconi, componendo metro dopo metro la mappa del sottosuolo del Grignone. È il rilievo a mostrare quanto grotte apparentemente separate arrivino a sfiorarsi e a indicare dove potrebbero nascondersi nuove giunzioni.

All’esplorazione e alla topografia si affianca anche un vero diario per immagini: Alex Rinaldi, ormai uno degli speleoyoutuber più conosciuti e seguiti anche fuori dall’Italia, documenta regolarmente le avventure di InGrigna!, portando nei suoi video pozzi, strettoie, nuove scoperte e soprattutto l’atmosfera delle esplorazioni.

Nel frattempo InGrigna! cerca ovunque

Concentrarsi sulla Buzio non significa fermare il resto.

La filosofia di InGrigna! è esattamente opposta: continuare a controllare ingressi, rivedere vecchie cavità e battere il territorio anche quando il risultato può essere soltanto qualche metro.

Sandro Ghidelli e Roberto O. sono tornati su una cavità individuata alla fine di giugno. Dopo una discesa di circa 12 metri lungo il versante e un breve lavoro di ampliamento dell’ingresso, il passaggio è risultato percorribile, ma soltanto per pochi metri.

Altre battute sulle pareti del versante Valsassina hanno individuato piccole cavità-sorgente, tre delle quali curiosamente poste alla testata di vallette.

Alle pendici del Menna, Andrea e Felicita con la più piccola speleo di tutti i tempi, Petra, e con Sara e Marco sono invece andati a controllare una cavità individuata da Marco e Sara sul ciglio della Val Parina. La LOBG9293, dopo un ingresso ingombro di ossa di mucca, conduce a un breve pozzo che chiude alla base.

Maconi ha inoltre ricontrollato LOLC1877 e LOLC1957. Quest’ultima, trovata con meno neve rispetto a cinque anni prima, è stata nuovamente scesa fino al fondo a -28m, dove termina nei detriti.

Sandro Ghidelli, dopo aver raccontato le ultime verifiche, ha promesso scherzosamente di smettere di annoiare tutti con i suoi «piccoli buchi»: speriamo proprio di no. La ricerca speleologica funziona anche così: molti ingressi finiscono quasi subito. Altri aspettano anni prima di mostrare ciò che nascondono.

Un metro dal Pifferaio

C’è infine un altro fronte che merita di essere seguito.

Durante l’esplorazione della 1823, Andrea Maconi si è fermato in un grande pozzo per la presenza di una massa di neve potenzialmente pericolosa e perché non disponeva di corda sufficiente per completarne la discesa.

Il successivo confronto dei rilievi ha mostrato qualcosa di sorprendente: l’ultimo caposaldo della 1823 si trova a circa un metro da quello del Pifferaio.

La giunzione non è ancora avvenuta fisicamente e dovrà quindi essere verificata sul posto.

Il grande pozzo potrebbe avvicinarsi ai 100 metri. Se la connessione verrà confermata, potrebbe nascere un nuovo complesso con nove ingressi.

Andrea Maconi lo aspetta da parecchio tempo: «È da 15 anni che sogno la giunzione».

Un metro dopo quindici anni.

Sulla carta sembra pochissimo.

Sotto la Grigna può essere ancora un mondo.

La neve sopra, l’aria sotto

L’inverno sta arrivando sul Moncodeno e la neve potrebbe rendere presto molto più difficile tornare alla Buzio.

Sottoterra, però, il lavoro lasciato in sospeso è enorme.

Ci sono i freatici, le finestre intorno a -400, il ramo dei Liguri, la vicinanza con il Complesso del Ghiaccio e soprattutto quella grande via del fondo.

L’ultima punta si è fermata davanti a un P40 soltanto perché erano finiti i materiali.

Da sotto arriva molta aria.

Nel gruppo qualcuno ha sintetizzato la situazione con l’entusiasmo del momento: «O si giunta o si va a meno mille!».

Naturalmente nessuno può ancora sapere dove porterà quella via.

Una cosa, però, è certa: l’Abisso Alberto Buzio è arrivato a -545m. E la Grigna non ha ancora finito di raccontare cosa c’è là sotto.

Fonti

InGrigna! – Resoconti delle esplorazioni all’Abisso Alberto Buzio e delle attività sul Grignone – settembre-ottobre 2026.

Scintilena – Campo InGrigna! 2026: una piccola panoramica dai resoconti dei partecipanti – 21 agosto 2026
https://www.scintilena.com/campo-ingrigna-2026-una-piccola-panoramica-dai-resoconti/08/21/

Scintilena – Giunzione Abisso Buzio-Capitano Paff: in Grigna nasce il Complesso del Moncodeno! – 1 settembre 2026
https://www.scintilena.com/giunzione-abisso-buzio-capitano-paff-in-grigna-nasce-il-complesso-del-moncodeno-ingrigna-allopera/09/01/

Scintilena – Dal cuore della Grigna: cronaca diretta del 23° Campo InGrigna! 2025 – 21 agosto 2025
https://www.scintilena.com/si-e-concluso-il-16-agosto-2025-il-23campo-ingrigna/08/21/

Scintilena – Concluso con successo ed allegria il 22° Campo InGrigna! 2024 – 18 agosto 2024
https://www.scintilena.com/concluso-con-successo-ed-allegria-il-22-campo-ingrigna-2024/08/18/

Federazione Speleologica Lombarda – Alberto Buzio è venuto a mancare – 19 dicembre 2021
https://speleolombardia.wordpress.com/2021/12/19/alberto-buzio-e-venuto-a-mancare/

Gruppo Grotte Milano – Il Buziesco, ricordi e testimonianze su Alberto Buzio
https://www.gruppogrottemilano.it/resource/pdf/buziesco/buziesco.pdf

I video di Alex Rinaldi – Ma dove siamo?

Foto di Francesca Cassina e Andrea Maconi

L'articolo Abisso Alberto Buzio a -545 metri: InGrigna! continua a ridisegnare il sottosuolo del Grignone proviene da Scintilena.

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Petzl Underground Session: a Kendal le esplorazioni in grotta e la prima di Inside the Mountain

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La Petzl Underground Session del Kendal Mountain Festival si terrà il 20 novembre 2026. In programma scoperte britanniche, esplorazioni in Russia, Three Counties Grand Traverse e il documentario sulla risalita in arrampicata di Gaping Gill.

Petzl Underground Session: appuntamento il 20 novembre a Kendal

La Petzl Underground Session torna al Kendal Mountain Festival venerdì 20 novembre 2026. La serata si svolgerà nella Assembly Room del Kendal Town Hall, nel Regno Unito. Il programma riunisce racconti di esplorazione speleologica e cinema di montagna. L’inizio è previsto alle 19:30, ora britannica GMT, con conclusione indicata alle 22:29. Petzl presenta l’appuntamento, dedicato alle attività e alle scoperte negli ambienti sotterranei. [web:11][web:23]

Sul palco arriveranno aggiornamenti dalle grotte del Regno Unito, esperienze di esplorazione in Russia e il racconto della Three Counties Grand Traverse. La Petzl Underground Session ospiterà anche la prima di Inside the Mountain. Il documentario segue Steve McClure e Molly Thompson-Smith nell’arrampicata lungo il pozzo principale di Gaping Gill, chiamato anche Gaping Ghyll. Dopo la proiezione è previsto un incontro con il regista e gli arrampicatori. [web:23]

Esplorazioni speleologiche britanniche: Dales, Forest of Dean e Mendip

Frank Pearson presenterà nuovi sviluppi dell’esplorazione in tre aree del carsismo britannico: Dales, Forest of Dean e Mendip. Il suo intervento porterà al pubblico gli aggiornamenti sulle scoperte compiute in questi territori. Il programma della Petzl Underground Session accosta così diverse realtà dell’attività speleologica nel Regno Unito. [web:23]

La dimensione internazionale sarà affidata a Becka Lawson e Andrey Kozhenkov, annunciati nel programma della serata per raccontare le esplorazioni in Russia. La sequenza degli interventi mette in relazione le ricerche condotte vicino ai principali gruppi britannici con le esperienze maturate all’estero. Il pubblico potrà seguire questi racconti attraverso le testimonianze dei protagonisti.

Three Counties Grand Traverse: il racconto di Todd Rye

Todd Rye porterà una testimonianza diretta della Three Counties Grand Traverse. Il suo intervento è dedicato a una traversata impegnativa, inserita nel programma come uno dei temi centrali della serata. Il Three Counties System è anche al centro di un articolo della rivista Descent del febbraio 2026, dedicato a un itinerario proposto da Rye e presentato come The Dry Traverse. [web:23][web:152]

Il tema delle traversate restituisce una dimensione collettiva della speleologia. Un precedente resoconto della British Caving Association ha richiamato il coinvolgimento di circa cinquanta speleologi nella giornata di una Grand Traverse, oltre al lavoro preparatorio. L’esplorazione non si esaurisce quindi nel passaggio dei singoli partecipanti. Comprende l’organizzazione e il contributo delle persone che rendono possibile il progetto. [web:148]

Inside the Mountain: arrampicata nel pozzo di Gaping Gill

La prima di Inside the Mountain sarà il principale appuntamento cinematografico della Petzl Underground Session. Il film, diretto da Jack Homan, documenta la salita di Steve McClure e Molly Thompson-Smith sulla via Gee Gee Rider, valutata E3 5c nella scala britannica. La risalita è stata completata il 18 maggio 2026. La storia unisce arrampicata tradizionale, ambiente sotterraneo e organizzazione delle riprese in grotta. [web:23][web:30]

La prima salita in libera della via risale al 1988, con Paul e Dave Hetherington. Il documentario utilizza interviste e testimonianze per collegare quella esperienza alla ripetizione contemporanea. McClure ha condotto la salita da primo di cordata. Thompson-Smith ha seguito da seconda, spiegando nell’intervista a UKClimbing la scelta di rispettare i propri limiti nell’arrampicata tradizionale su roccia bagnata. [web:23]

Le riprese hanno richiesto sette uscite del regista nella grande sala, tra sopralluoghi e prove. Il progetto ha dovuto affrontare acqua, freddo e trasporto delle attrezzature. Per il giorno della salita, la squadra ha utilizzato anche il sistema di verricello installato dai club speleologici locali. L’illuminazione artificiale ha sostenuto le riprese nella parte inferiore. Più in alto, la produzione ha sfruttato progressivamente la luce proveniente dall’ingresso. [web:23]

Kendal Mountain Festival: biglietti, sede e accessibilità

La sede della serata è il Kendal Town Hall, al numero 9a di Lowther Street, Kendal LA9 4DA. I biglietti sono disponibili attraverso la piattaforma del festival. L’annuncio invita a prenotare per tempo, segnalando una vendita sostenuta. Per prenotazioni con sedia a rotelle o altre esigenze di accessibilità, il contatto indicato è info@mountainfest.co.uk.

Il confronto con il regista e gli arrampicatori, previsto dopo Inside the Mountain, completerà la serata. Consentirà di approfondire sia la salita sia il lavoro necessario per raccontarla attraverso il cinema. [web:23]

Fonti dell’articolo


Prodotti Petzl per la speleologia: relazione su illuminazione, progressione verticale e attrezzature di supporto

Una panoramica tecnica dei prodotti Petzl per la speleologia: caschi e lampade DUO, imbracature, bloccanti, discensori, longe, corde, ancoraggi e sacchi. Funzioni, compatibilità e manutenzione distinguono i diversi componenti dell’equipaggiamento.

Prodotti Petzl per la speleologia: un sistema di componenti complementari

Il legame di Petzl con la speleologia nasce dall’attività di Fernand Petzl e dalla costruzione di strumenti per esplorare il sottosuolo. La storia del fondatore è ricordata anche da Scintilena, che ne ripercorre la partecipazione alle esplorazioni del Gouffre Berger e lo sviluppo delle attrezzature speleologiche. Queste origini spiegano la presenza, nel catalogo attuale, di una gamma specificamente dedicata alla grotta. [web:131][web:138]

I prodotti Petzl per la speleologia non costituiscono un unico kit standard. Comprendono dispositivi con funzioni distinte, destinati a lavorare insieme. Il casco protegge il capo. La lampada permette di orientarsi. Imbracatura, connettori, bloccanti e discensore formano il sistema di progressione su corda. Longe e corde completano l’attrezzatura individuale e quella utilizzata per attrezzare i percorsi. [web:8]

La relazione descrive questa architettura senza sostituire i manuali o la formazione. Petzl ricorda che le attività considerate sono intrinsecamente pericolose. L’utilizzatore deve conoscere i dispositivi e possedere le competenze necessarie. Compatibilità e limiti d’impiego vanno riferiti alla versione effettivamente utilizzata, non soltanto al nome commerciale. [web:8][web:100]

Casco BOREO CAVING: protezione e fissaggio delle lampade DUO

BOREO CAVING è il casco della gamma dedicato alla speleologia. La costruzione combina una calotta esterna in ABS con schiume interne EPP ed EPS. Il profilo scende nella parte posteriore e offre una copertura estesa. Il marchio TOP AND SIDE PROTECTION identifica la protezione superiore e laterale sviluppata dal produttore; le certificazioni indicate comprendono EN 12492 e UIAA. [web:77]

Il casco dispone di piastre anteriori e posteriori per montare DUO RL o DUO S. La lampada non è inclusa nella vendita del casco. Questa distinzione è importante quando si confrontano configurazioni e confezioni. L’imbottitura di comfort a cellule chiuse non assorbe acqua o sudore ed è progettata per facilitare il lavaggio. [web:77]

Le due taglie riportate nella scheda sono S/M e M/L. Coprono rispettivamente circonferenze di 48–58 e 53–61 centimetri. Il peso dichiarato è di 335 e 355 grammi. Il sistema di illuminazione aggiunge quindi il proprio peso a quello del casco; la scelta deve considerare anche regolazione, stabilità e distribuzione del carico. [web:77]

Lampade Petzl DUO RL e DUO S: potenza, autonomia e gestione della luce

DUO RL e DUO S rispondono a esigenze simili con tecnologie differenti. Entrambe utilizzano una batteria ricaricabile R2 e separano il corpo illuminante dal portabatteria posteriore. Il comando rotante può essere utilizzato con i guanti. Le schede prevedono un passaggio alla riserva quando la carica si riduce. [web:17][web:91]

DUO RL raggiunge una potenza dichiarata di 2.800 lumen e pesa 390 grammi. La tecnologia REACTIVE LIGHTING regola automaticamente luce e fascio attraverso un sensore. È disponibile anche la modalità STANDARD LIGHTING, con livelli selezionabili. Il corpo anteriore in alluminio è progettato per resistere agli urti. [web:17]

DUO S pesa 370 grammi e raggiunge 1.100 lumen nella modalità BOOST, destinata all’impiego temporaneo. La tecnologia CONSTANT LIGHTING mantiene un’illuminazione regolata. La funzione FACE2FACE riduce automaticamente la potenza quando si incontrano i fasci di lampade compatibili della gamma DUO, limitando l’abbagliamento tra le persone. [web:91]

Il confronto non può fermarsi ai lumen massimi. Le tabelle del produttore distinguono livelli, fascio e autonomia: Lampada e modalità Potenza dichiarata Autonomia dichiarata DUO RL, STANDARD LIGHTING di prossimità 80 lumen 24 ore DUO RL, STANDARD LIGHTING di spostamento 200 lumen 12 ore DUO RL, STANDARD LIGHTING alla potenza massima 1.800 lumen 1 ora e 30 minuti DUO S, ambiente 80 lumen 23 ore DUO S, spostamento 330 lumen 6 ore DUO S, spostamento rapido 700 lumen 3 ore e 30 minuti

I dati della tabella provengono dalle schede Petzl. I 2.800 lumen della DUO RL non corrispondono alla sua modalità STANDARD da 1.800 lumen. I 1.100 lumen della DUO S appartengono invece al BOOST. Queste differenze impediscono di associare automaticamente la potenza pubblicizzata all’autonomia di un altro livello. [web:17][web:91]

Entrambe le schede indicano IP67 e immersione fino a un metro per trenta minuti in acqua dolce. Il produttore descrive anche una tolleranza fino a tre metri per dieci minuti per brevi passaggi in speleologia. Sono condizioni definite, non una qualificazione generale per immersioni speleosubacquee. Le batterie di ricambio R2 sono previste tra gli accessori per prolungare l’impiego. [web:17][web:91]

Imbracature AVEN e SUPERAVANTI: comfort e compattezza nella progressione

AVEN e SUPERAVANTI sono le imbracature speleologiche presenti nella documentazione consultata. Entrambe adottano punti di attacco bassi, destinati a facilitare la risalita su corda. La loro chiusura si integra con il connettore semirotondo OMNI. [web:52][web:65][web:100]

AVEN privilegia il comfort attraverso cintura e cosciali imbottiti e rinforzati. Offre sei portamateriali, due passanti per CARITOOL e un anello porta-kit. La disposizione consente di organizzare gli strumenti individuali e il materiale aggiuntivo. La robustezza riguarda in particolare i punti di attacco, i cosciali e i portamateriali. [web:65]

SUPERAVANTI concentra il progetto su robustezza e leggerezza. I quattro portamateriali permettono di distribuire l’equipaggiamento. Le fibbie dei cosciali sono posizionate internamente per limitare gli impigliamenti nei passaggi stretti. Il confronto con AVEN riguarda quindi soprattutto imbottitura, organizzazione del materiale e ingombro, non una graduatoria generale tra le due imbracature. [web:52][web:65]

EXPLO ha una funzione diversa. È un sistema di bretelle per mantenere il CROLL nella posizione corretta. La costruzione a X stabilizza le bretelle sulle spalle. Una fettuccia pettorale regola la tensione del bloccante ventrale. I portamateriali aggiungono possibilità di organizzazione, senza trasformare EXPLO in un sostituto dell’imbracatura speleologica. [web:63]

OMNI e DUAL CAVING: collegamenti centrali e longe speleologiche

OMNI è un moschettone semirotondo multidirezionale. Chiude i due punti tessili delle imbracature AVEN e SUPERAVANTI e consente il collegamento di CROLL e DUAL CAVING. È disponibile con chiusura manuale SCREW-LOCK e automatica TRIACT-LOCK. La scheda attuale dichiara 25 kN per la sollecitazione simultanea sui tre assi. Questa caratteristica lo distingue da un comune moschettone valutato principalmente sull’asse maggiore. [web:100]

DUAL CAVING è un cordino doppio in corda dinamica. Serve per la progressione sui corrimano e il superamento dei frazionamenti, cioè i punti intermedi che suddividono una verticale attrezzata. I due capi misurano 35 e 65 centimetri. Il peso dichiarato è di 85 grammi. Le guaine alle estremità proteggono le cuciture e mantengono i moschettoni in posizione. [web:32]

La corda dinamica riduce la forza trasmessa nelle cadute di altezza limitata. DUAL CAVING non possiede un assorbitore di energia. Petzl prescrive l’impiego sotto il punto di ancoraggio e soltanto quando il rischio comporta un fattore di caduta inferiore a uno. Non è quindi equivalente a un kit da via ferrata. [web:32]

Bloccanti CROLL, ASCENSION e PANTIN: ruoli diversi nella risalita

Il CROLL è il bloccante ventrale. Scorre lungo la corda in una direzione e la trattiene nell’altra. È utilizzato insieme a un secondo bloccante, come ASCENSION o BASIC, e a un pedale. Il sistema consente di alternare le fasi della risalita senza affidare tutte le funzioni a un solo attrezzo. [web:45][web:69]

CROLL S è compatto e incorpora una placca antiusura in acciaio inossidabile. Pesa 85 grammi e ha un intervallo generale di compatibilità di 8–11 millimetri. CROLL L pesa 140 grammi e presenta un passaggio di corda più ampio, con intervallo generale di 8–13 millimetri. Questi dati vanno letti insieme alle prescrizioni della specifica applicazione e della relativa norma. [web:64][web:67]

ASCENSION è una maniglia bloccante con impugnatura ergonomica. Il foro inferiore permette di collegare cordino e pedale. BASIC svolge il ruolo di bloccante compatto senza impugnatura. La documentazione Petzl considera entrambi in abbinamento al CROLL per le risalite. [web:69][web:118]

FOOTAPE è un pedale regolabile in fettuccia. FOOTCORD utilizza invece un cordino in polietilene ad alto modulo. Entrambi offrono regolazione della lunghezza e un elastico per mantenere il piede in posizione. La differenza riguarda costruzione, regolazione e resistenza all’usura del componente. [web:111][web:114]

PANTIN si fissa al piede e rende la risalita più efficace e meno faticosa. Esistono versioni per piede destro e sinistro. La distinzione essenziale è indicata esplicitamente dal produttore: PANTIN non è un dispositivo di protezione individuale. È un complemento della progressione, non il dispositivo al quale affidare la sicurezza della persona. [web:62]

Discensori STOP, SIMPLE e RACK: tre soluzioni per la discesa in grotta

STOP è un discensore con frenata assistita. La versione D009AA00 accetta corde semistatiche da 8,5 a 11 millimetri e pesa 350 grammi. Camma e puleggia in acciaio inossidabile migliorano la resistenza all’usura. La flangia apribile permette di inserire la corda mantenendo il dispositivo collegato all’imbracatura. [web:18]

La frenata assistita facilita il controllo, ma non equivale a una discesa autonoma. La documentazione d’uso dello STOP prescrive il controllo della corda sul lato frenante. Per le soste a mani libere, Petzl dedica specifici contenuti alle chiavi d’arresto. Queste manovre richiedono apprendimento pratico e riferimento al manuale della propria versione. [web:146][web:8]

SIMPLE adotta una costruzione più leggera e non offre la frenata assistita dello STOP. Pesa 240 grammi e utilizza corde semistatiche da 8,5 a 11 millimetri. Le pulegge possono essere ruotate o sostituite per prolungare l’impiego del dispositivo. Compattezza e ridotto peso sono caratteristiche rilevanti nei passaggi stretti. [web:21]

RACK è un discensore a barrette, destinato in particolare alle lunghe discese. Distribuisce attrito e calore lungo diversi elementi e non torce la corda. La scheda indica un peso di 470 grammi. La compatibilità è di 9–13 millimetri su un solo capo e 8–11 millimetri su due capi. Le barrette sono sostituibili. [web:159] Discensore Principio distintivo Peso Compatibilità dichiarata STOP D009AA00 Frenata assistita 350 g Corda semistatica 8,5–11 mm SIMPLE D004AA00 Costruzione semplice e leggera 240 g Corda semistatica 8,5–11 mm RACK D11 Barrette per modulare l’attrito 470 g 9–13 mm su un capo; 8–11 mm su due capi

I valori riassumono le schede dei tre modelli. La scelta dipende dal percorso, dalle corde e dalle competenze dell’utilizzatore. Il diametro compatibile è una condizione necessaria, non una descrizione completa dell’impiego. [web:18][web:21][web:159]

FREINO Z: frenaggio aggiuntivo e differenze tra versioni

FREINO Z aggiunge un rimando per aumentare o modulare l’azione frenante. La versione Sport M042AA00 è progettata per STOP D009AA00 e SIMPLE D004AA00. Adotta una ghiera TWIST-LOCK e pesa 75 grammi. Il connettore può essere ruotato per mantenere il discensore collegato durante il trasferimento dal portamateriale al punto centrale. [web:115]

Il nome FREINO Z compare anche nella gamma professionale. La versione M042BA00 utilizza TRIACT-LOCK ed è descritta per i discensori I’D e RIG. Per distinguere prodotti con nome simile servono quindi codice, sistema di chiusura e compatibilità dichiarata. La relazione tra componenti deve essere verificata sulla scheda del modello effettivo. [web:113][web:115]

Corde Petzl PUSH e CLUB: diametri e certificazioni da distinguere

PUSH 9 mm è una corda semistatica per speleologia e torrentismo. La scheda riporta certificazione EN 1891 tipo B e peso di 55 grammi al metro. Il trattamento EverFlex è destinato a preservare maneggevolezza e omogeneità. Le lunghezze indicate sono 40, 60, 70 e 200 metri. [web:48]

CLUB 10 mm è presentata per l’impiego collettivo. La documentazione del modello riporta EN 1891 tipo A e 70 grammi al metro. La costruzione punta su maneggevolezza e resistenza all’abrasione. Le lunghezze disponibili nella scheda coincidono con quelle della PUSH. [web:99]

Nel catalogo compare anche CLUB + 10 mm. La calza ibrida integra polietilene ad alto modulo. La scheda dichiara 66 grammi al metro e certificazione EN 1891 tipo B. CLUB e CLUB + non devono quindi essere confuse, anche se condividono il diametro nominale. Nome completo e codice permettono di associare correttamente le caratteristiche alla corda. [web:96][web:99]

Le corde di progressione, le longe dinamiche e i dispositivi di discesa svolgono funzioni differenti. Il confronto tra i prodotti Petzl per la speleologia richiede di mantenerle separate. Le rispettive schede definiscono destinazione d’uso, diametri e collegamenti ammessi. [web:18][web:32][web:48]

Ancoraggi COEUR e carrucole MICRO TRAXION: attrezzare e movimentare materiale

La famiglia COEUR comprende placchette e ancoraggi con materiali differenti. Petzl distingue acciaio standard, acciaio inossidabile 316L e acciaio HCR per ambienti particolarmente corrosivi. Le varianti rispondono a condizioni ambientali diverse. Non basta quindi riconoscere la forma della placchetta per conoscere le caratteristiche dell’ancoraggio. [web:132]

COEUR PULSE 12 mm è un ancoraggio amovibile. Dopo la preparazione del foro, può essere installato e rimosso senza attrezzi. La funzione di bloccaggio limita la rimozione involontaria. I valori di resistenza pubblicati sono riferiti a supporti e prove definiti: non possono essere trasferiti automaticamente a qualsiasi roccia di grotta. [web:126]

MICRO TRAXION è una carrucola bloccante compatta. Pesa 85 grammi e ha un rendimento dichiarato del 91%. La camma può essere mantenuta aperta per l’uso come carrucola semplice. La scheda Sport la descrive per recuperi, autosoccorso e impiego come bloccante di emergenza, con corde da 7 a 11 millimetri. [web:112]

Questi strumenti ampliano le possibilità di movimentazione e recupero. Non costituiscono, da soli, un sistema completo di soccorso. Petzl separa i consigli di base dai contenuti dedicati a tecniche esperte e soccorso, ribadendo la necessità di formazione. [web:8]

Sacchi CLASSIQUE e TRANSPORT: trasporto e organizzazione delle attrezzature

CLASSIQUE 22 è un sacco speleologico da 22 litri. È pensato per trasportare contenitori stagni e altro materiale. La costruzione saldata e le diverse maniglie favoriscono robustezza e movimentazione. La presenza di bidoni stagni nell’esempio d’uso non significa che il sacco stesso sia un contenitore impermeabile certificato. [web:35]

TRANSPORT 45 appartiene alla gamma professionale e offre 45 litri di capacità. Schienale, spallacci e cintura imbottiti facilitano il trasporto dei carichi. Il tessuto rivestito in TPU è destinato a impieghi regolari e intensivi. Il peso dichiarato è di 1.530 grammi; la scheda indica un carico massimo di 50 chilogrammi e una maniglia superiore utilizzabile per il sollevamento del sacco. [web:97]

Il confronto riguarda quindi due categorie diverse. CLASSIQUE è presentato specificamente per la grotta. TRANSPORT propone una soluzione professionale di maggiore capacità. Volume, peso e disposizione delle maniglie aiutano a valutare l’organizzazione del materiale, senza rendere automaticamente equivalenti i due prodotti. [web:35][web:97]

Manutenzione dei prodotti Petzl per la speleologia: controlli, usura e ricambi

La manutenzione è parte dell’impiego dell’attrezzatura. Petzl distingue il controllo prima di ogni utilizzo dalla verifica approfondita svolta da una persona competente. Quest’ultima è raccomandata almeno ogni dodici mesi e dopo eventi eccezionali che possano compromettere l’affidabilità del materiale. Le condizioni d’impiego possono richiedere verifiche più frequenti. [web:80]

Per i prodotti in plastica e tessuto, il limite generale indicato è di dieci anni dalla fabbricazione. La data di acquisto non avvia questo conteggio. Per i prodotti metallici la durata non ha un limite temporale prestabilito. Ciò non significa che possano essere utilizzati senza controlli o oltre un’usura incompatibile con la sicurezza. Un singolo evento può imporre la dismissione. [web:80][web:82]

I ricambi hanno un ruolo concreto nella gestione dei dispositivi. SIMPLE permette di intervenire sulle pulegge. RACK dispone di barrette sostituibili. Le lampade DUO utilizzano batterie R2 rimovibili. Ogni sostituzione deve rispettare la documentazione del prodotto; la disponibilità di un ricambio non elimina la necessità di valutare l’intero dispositivo. [web:21][web:159][web:17][web:91]

Compatibilità dell’attrezzatura speleologica: leggere il sistema completo

Il quadro dei prodotti Petzl per la speleologia si chiarisce osservando le relazioni tra i componenti. BOREO CAVING accoglie le lampade DUO. AVEN e SUPERAVANTI si chiudono con OMNI. EXPLO mantiene il CROLL in posizione. ASCENSION e pedale completano la risalita. STOP, SIMPLE e RACK rispondono a differenti esigenze di discesa. [web:8][web:77][web:100][web:159]

La configurazione finale dipende dalla compatibilità dichiarata e dalle tecniche apprese. La documentazione tecnica accompagna questa scelta con manuali, schede e consigli sulle manovre. Il valore dell’equipaggiamento non risiede soltanto nella somma delle caratteristiche dei singoli strumenti, ma nel loro impiego coerente all’interno del sistema previsto. [web:8][web:100]

Fonti della relazione sui prodotti Petzl per la speleologia

  • Petzl, consigli tecnici e prodotti per la speleologia: https://www.petzl.com/int/it/sport/consigli-tecnici/speleologia
  • Petzl, origini del marchio: https://brand.petzl.com/s/Our-Roots?language=it
  • Scintilena, ricordo di Fernand Petzl: https://www.scintilena.com/e-morto-fernand-petzl/06/02/
  • Petzl, BOREO CAVING: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Helmets/BOREO-CAVING
  • Petzl, DUO RL: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Lampade-frontali/DUO-RL
  • Petzl, DUO S: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Lampade-frontali/DUO-S
  • Petzl, AVEN: https://www.petzl.com/int/it/sport/prodotti/imbraghi-speleologia/aven/AVEN_SPO_a2m1r000002bl5ZAAQ.html
  • Petzl, SUPERAVANTI: https://m.petzl.com/US/en/Sport/Harnesses/SUPERAVANTI
  • Petzl, EXPLO: https://www.petzl.com/INT/it/Sport/Imbracature/EXPLO
  • Petzl, OMNI: https://www.petzl.com/int/it/sport/prodotti/moschettoni-con-ghiera/omni/OMNI_SPO_a2mTx000002bxb3IAA.html
  • Petzl, DUAL CAVING: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Longe/DUAL-CAVING
  • Petzl, CROLL S: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Bloccanti/CROLL-S
  • Petzl, confronto CROLL S e CROLL L: https://www.petzl.com/IT/it/Professionale/Bloccanti/CROLL
  • Petzl, PANTIN: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Bloccanti/PANTIN
  • Petzl, catalogo professionale, bloccanti e pedali: https://catalogs.petzl.com/Petzl-pro-catalog-2025/en/67-Rope-Clamps.html
  • Petzl, FOOTCORD: https://www.petzl.com/us/en/sport/products/foot-loops-foot-ascenders/footcord/FOOTCORD_SPO_a2mw0000000HeYJAA0.html
  • Petzl, FOOTAPE: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Ascenders/FOOTAPE
  • Petzl, STOP: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Belay-devices-and-descenders/STOP
  • Petzl, SIMPLE: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Belay-devices-and-descenders/SIMPLE
  • Petzl, RACK: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Belay-devices-and-descenders/RACK
  • Petzl, FREINO Z Sport: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Moschettoni-e-rinvii/FREINO-Z
  • Petzl, FREINO Z Professionale: https://www.petzl.com/IT/it/Professionale/Connettori/FREINO-Z
  • Petzl, PUSH 9 mm: https://www.petzl.com/it/it/sport/prodotti/corde-canyoning-e-speleologia/push-9-mm/PUSH-9-mm_SPO_a2mw0000000QEbMAAW.html
  • Petzl, CLUB 10 mm: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Ropes/CLUB-10-mm
  • Petzl, CLUB + 10 mm: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Ropes/CLUB-PLUS-10-mm
  • Petzl, COEUR PULSE 12 mm: https://www.petzl.com/INT/en/Professional/Anchors/COEUR-PULSE-12-mm
  • Petzl, catalogo professionale, ancoraggi COEUR: https://catalogs.petzl.com/Petzl-pro-catalog-2024/en/73-Anchors.html
  • Petzl, MICRO TRAXION: https://www.petzl.com/US/en/Sport/Pulleys/MICRO-TRAXION
  • Petzl, CLASSIQUE 22: https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Packs-and-accessories/CLASSIQUE-22L
  • Petzl, TRANSPORT 45: https://www.petzl.com/US/en/Professional/Packs-and-accessories/TRANSPORT-45
  • Petzl, verifica dei dispositivi di protezione individuale: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/Notizie/2023-2-16/In-cosa-consiste-la-verifica-dei-DPI-e-come-va-eseguita-
  • Petzl, durata dell’attrezzatura: https://www.petzl.com/IT/it/Sport/FAQ/qual-e-la-durata-della-mia-attrezzatura-petzl


https://kendalmountainfestival.eventive.org/Programme/6a3148e654b24310a7372d07

Petzl UK Caving @Yorkshire Dales Guides

L'articolo Petzl Underground Session: a Kendal le esplorazioni in grotta e la prima di Inside the Mountain proviene da Scintilena.

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Canyoning Handbook UIAA e Fondazione Petzl: un manuale per la sicurezza in forra

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Il Canyoning Handbook, disponibile in inglese e francese, affronta ambiente, idrologia, progressione e soccorso. La pubblicazione apre un approfondimento sulla sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici, dalla marcatura CE ai controlli delle attrezzature.

Canyoning Handbook: pubblicato il manuale UIAA e Fondazione Petzl

La UIAA, Federazione internazionale di arrampicata e alpinismo, e la Fondazione Petzl hanno pubblicato il Canyoning Handbook. Il manuale è uscito nel settembre 2026. È disponibile come pubblicazione digitale in inglese e francese, con il titolo francese Mémento Canyonisme. Si rivolge a praticanti, istruttori e responsabili delle uscite che intendono approfondire conoscenze e tecniche di progressione in forra.[1][2]

Il Canyoning Handbook supera le cento pagine. Abbina spiegazioni sintetiche a illustrazioni tecniche dettagliate. L’impostazione consente una lettura formativa e una consultazione mirata, anche per riprendere argomenti già affrontati durante corsi e attività sul terreno. La pubblicazione riunisce competenze provenienti da professionisti e istruttori di torrentismo.[2]

L’acquisto avviene attraverso la piattaforma Payhip. Il prezzo indicato nella presentazione commerciale fornita è di 10 dollari statunitensi per ciascuna versione linguistica. La pagina di vendita permette di accedere alla pubblicazione digitale.[3]

Canyoning Handbook e formazione: il contributo degli istruttori

Le tecniche raccolte nel Canyoning Handbook sono state sottoposte a più revisioni. Hanno partecipato istruttori federali, professionisti del canyoning, membri della Federazione internazionale di canyoning e della Commissione alpinismo UIAA. Il lavoro ha cercato principi chiari e utilizzabili in contesti diversi, rispettando le differenze tra tradizioni tecniche nazionali.[1]

Tra gli organismi citati nei crediti figurano l’Associazione Italiana Canyoning, Canyoning Equipment 4 You e CREPS Auvergne-Rhône-Alpes. Sono presenti anche la Federazione internazionale di canyoning, la Federazione internazionale delle associazioni delle guide alpine e le strutture UIAA dedicate a sicurezza e formazione. La Fondazione Petzl ha partecipato allo sviluppo della pubblicazione.[1]

Olivier Moret, segretario generale della Fondazione Petzl, chiarisce il criterio adottato. Le soluzioni illustrate non rappresentano le sole tecniche possibili. Sono state selezionate perché hanno ottenuto un ampio consenso per chiarezza e facilità d’impiego. Il manuale propone quindi una base condivisa per la formazione, senza trasformare una singola impostazione tecnica in una regola universale.[1]

Idrologia e ambiente nel Canyoning Handbook

La prima parte affronta l’ambiente naturale delle forre. Comprende ecosistemi, biodiversità, fattori di rischio e preparazione dell’uscita. L’idrologia e l’idrogeomorfologia collegano la lettura dell’acqua alle forme del terreno. Il manuale tratta le piene improvvise e le configurazioni idrauliche pericolose.[2]

La sicurezza nel canyoning viene così collocata dentro il funzionamento del corso d’acqua. La scelta di una tecnica non può essere separata dalle condizioni incontrate. Preparazione, osservazione del terreno e valutazione delle difficoltà precedono l’impiego delle attrezzature. La pubblicazione comprende anche un sistema di classificazione e valutazione dei canyon, utile a confrontare il percorso con la preparazione del gruppo.[1][2]

Attrezzature da canyoning, progressione su corda e soccorso

Il capitolo sui materiali presenta abbigliamento, equipaggiamento e scelta delle corde. Affronta anche il significato delle attrezzature certificate UIAA. Le sezioni tecniche comprendono comunicazione, nodi, ancoraggi e movimento su terreni diversi. Seguono progressione in acqua viva, passaggi esposti e discese verticali.[2]

Il Canyoning Handbook dedica spazio all’accesso agli ostacoli, ai corrimani e agli ancoraggi supplementari. Descrive soste di calata, sistemi svincolabili e gestione delle vasche di arrivo. Considera inoltre l’usura delle corde. Una parte specifica raccoglie uscite di emergenza e tecniche di soccorso, comprese manovre che prevedono il taglio della corda alla sosta.[1][2]

Questi contenuti appartengono alla formazione tecnica. La lettura integra l’addestramento, ma non dimostra da sola la capacità di eseguire una manovra. Le indicazioni Petzl richiedono utenti formati e competenti nell’impiego delle attrezzature. Il passaggio dal disegno alla pratica richiede quindi esercitazioni controllate e supervisione adeguata.[4]

Speleologia e canyoning: il legame con la ricerca sui materiali

Per il pubblico speleologico, la pubblicazione richiama un tema già presente nella formazione italiana: il comportamento reale dei materiali. La Scintilena documentò nel 2013 un corso nazionale della Scuola nazionale di speleologia del CAI a Costacciaro. Il programma riguardava attrezzature speleoalpinistiche e da canyoning.[5]

Il Gruppo lavoro materiali della scuola presentava risultati di due anni di ricerche. Le prove comprendevano cadute, allungamenti e risposte a differenti velocità di deformazione. Il collegamento con il nuovo manuale riguarda proprio questo approccio: conoscere le attrezzature significa comprenderne l’impiego, non soltanto riconoscerne il marchio.[5]

Relazione: sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici

Sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici: tre livelli da distinguere

La sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici comprende tre livelli distinti. Il primo riguarda la conformità del prodotto ai requisiti applicabili. Il secondo riguarda la sua idoneità all’impiego previsto e la compatibilità con gli altri componenti. Il terzo riguarda condizioni, manutenzione e competenza dell’utilizzatore. Regolamento europeo, standard UIAA e documentazione tecnica dei fabbricanti intervengono su questi aspetti con funzioni differenti.[4][6][7]

Un prodotto certificato non rende automaticamente sicuro ogni assemblaggio. Una corda e un dispositivo devono funzionare insieme nelle condizioni ammesse dalle rispettive istruzioni. Anche un componente conforme può diventare inadatto per usura, danneggiamento o uso diverso da quello previsto. La documentazione tecnica costituisce quindi parte integrante della valutazione dell’attrezzatura.[4][6]

Questa relazione illustra criteri di scelta e gestione. Non costituisce una procedura operativa per armare pozzi, effettuare calate o eseguire soccorsi. Per queste attività restano necessari formazione specifica, istruzioni del modello impiegato e valutazione delle condizioni effettive.[4]

Marcatura CE e DPI: cosa stabilisce il Regolamento UE 2016/425

Il riferimento europeo per i dispositivi di protezione individuale è il Regolamento UE 2016/425. Il testo disciplina progettazione, fabbricazione e immissione sul mercato. La marcatura CE indica che il fabbricante dichiara la conformità del prodotto ai requisiti della normativa europea applicabile, dopo la procedura di valutazione prevista. Non è un premio commerciale.[6]

I DPI destinati a proteggere dalle cadute dall’alto appartengono alla categoria III. Questa categoria riguarda rischi capaci di provocare morte o danni irreversibili alla salute. Per tali dispositivi è previsto l’esame UE del tipo, modulo B. Segue una procedura di controllo della produzione: modulo C2 oppure modulo D.[8][9]

Il modulo C2 comprende controlli del prodotto a intervalli casuali sotto supervisione. Il modulo D riguarda la garanzia della qualità del processo produttivo. Per i DPI di categoria III, il marchio CE è seguito dal numero identificativo dell’organismo notificato coinvolto nel controllo della produzione. Quel numero non esprime una classe di resistenza.[8][9]

La classificazione riguarda la funzione protettiva del prodotto. Non consente di attribuire automaticamente la stessa categoria a ogni oggetto presente nello zaino. Caschi, dispositivi anticaduta e accessori devono essere valutati secondo la propria destinazione e documentazione. Il regolamento distingue inoltre le regole di commercializzazione dalle disposizioni nazionali sull’impiego dei DPI.[6]

Norme EN e certificazione UIAA: obblighi e standard tecnici

Le norme EN definiscono requisiti e metodi di prova per famiglie di prodotti. Quando una norma armonizzata è richiamata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, la sua applicazione offre una presunzione di conformità ai requisiti coperti. Il riferimento a una norma deve quindi essere letto insieme alla dichiarazione UE di conformità e alle istruzioni del prodotto.[6]

La UIAA sviluppa standard internazionali per l’attrezzatura alpinistica. Collabora con il CEN, Comitato europeo di normazione. Alcuni standard UIAA prevedono prove aggiuntive rispetto ai corrispondenti requisiti europei. Il Safety Label attesta che campioni del prodotto hanno superato le prove previste dallo standard pertinente, presso un laboratorio indipendente accreditato.[7][10]

Il Safety Label è una certificazione distinta dalla marcatura CE. Il suo ottenimento passa attraverso una richiesta del fabbricante alla UIAA. Non sostituisce gli obblighi europei applicabili al prodotto. La presenza del marchio può essere verificata nella banca dati pubblica delle attrezzature certificate, cercando il modello interessato.[6][11][12]

Per la sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici, questa distinzione evita due equivoci. CE e UIAA non sono sinonimi. Inoltre, la certificazione di un modello non equivale a un controllo individuale permanente di ogni esemplare utilizzato. Le ispezioni successive restano necessarie.[4][10]

Attrezzature speleoalpinistiche: le principali norme di riferimento

La tabella riassume famiglie normative ricorrenti. Non sostituisce la verifica delle edizioni e dei riferimenti riportati nella documentazione del singolo prodotto.

I numeri UIAA indicano standard della federazione, non una graduatoria di qualità.[7][13]

Attrezzatura Riferimento EN Standard UIAA pertinente

Corde dinamiche EN 892 UIAA 101

Corde a basso allungamento EN 1891 UIAA 107

Cordini accessori EN 564 UIAA 102

Anelli di fettuccia EN 566 UIAA 104

Imbracature alpinistiche EN 12277 UIAA 105

Caschi alpinistici EN 12492 UIAA 106

Connettori alpinistici EN 12275 UIAA 121

Ancoraggi da roccia EN 959 UIAA 123

Bloccanti EN 567 UIAA 126 Carrucole EN 12278 UIAA 127

Dispositivi di frenaggio alpinistici EN 15151, nelle parti applicabili UIAA 129

Le corrispondenze riportate derivano dagli elenchi UIAA e dalle famiglie EN pubblicate da Singing Rock. Non implicano l’identità completa dei requisiti dei due sistemi.[7][13]

Per le attrezzature professionali compaiono altri riferimenti. EN 361 riguarda le imbracature anticaduta, EN 813 quelle con cosciali per gli impieghi previsti dalla norma. EN 362 riguarda i connettori dei sistemi di protezione dalle cadute. EN 12841 riguarda dispositivi di regolazione della corda nei sistemi di accesso su fune. Le funzioni non vanno confuse con quelle delle sole attrezzature alpinistiche.[13]

Corde speleologiche e da canyoning: basso allungamento e arresto delle cadute

Le corde a basso allungamento sono impiegate in speleologia, canyoning, risalita su fune e recupero. La norma EN 1891 comprende prodotti di tipo A e B. Gli esempi Petzl mostrano questa distinzione: CLUB 10 mm è dichiarata di tipo A, PUSH 9 mm di tipo B. La destinazione d’uso va letta per ciascun modello, senza dedurla soltanto dal diametro.[14][15][16]

Le corde dinamiche EN 892 rispondono a esigenze differenti. Le prove comprendono una caduta normalizzata e la misurazione della forza d’arresto. Nella descrizione Petzl, la prova utilizza un fattore di caduta di 1,77. Il limite della forza trasmessa è 12 kN per corde singole e gemelle, 8 kN per mezze corde, nelle rispettive configurazioni di prova. Questi valori descrivono un test. Non rappresentano un carico operativo da riprodurre sul terreno.[17]

Una corda a basso allungamento non diventa una corda dinamica perché possiede un elevato carico di rottura. Petzl specifica, per esempio, che CLUB 10 mm non è adatta all’arrampicata da primo. Resistenza alla trazione e capacità di limitare una sollecitazione di caduta sono caratteristiche diverse.[17][18]

Anche il dato di resistenza cambia con la configurazione. Per PUSH 9 mm, Petzl indica 20 kN di resistenza a rottura e 12 kN con nodo a otto. Il confronto riguarda quel prodotto e quella prova. Non autorizza a trasformare il valore in un numero di persone sostenibili o in una portata universale.[19]

Le corde specialistiche richiedono una verifica ancora più attenta. Materiali, costruzione e basso allungamento possono modificare il comportamento del sistema. La Scintilena ha dedicato una comunicazione formativa alle implicazioni delle corde iperstatiche nel canyoning. La scelta deve restare collegata all’impiego dichiarato e alla preparazione tecnica, non al solo vantaggio di peso o ingombro.[4][20]

Imbracature, longe e caschi: la funzione precede la somiglianza

La norma EN 12277 distingue quattro tipi di imbracatura alpinistica. Il tipo A è completo. Il tipo B è destinato a corporature piccole. Il tipo C è un’imbracatura bassa. Il tipo D è un’imbracatura pettorale. La norma comprende requisiti sulle parti che trasmettono il carico, sulle cuciture e sul comportamento delle regolazioni.[21]

Un pettorale e un’imbracatura bassa non devono essere considerati intercambiabili. La configurazione consentita dipende dalle istruzioni dei componenti. Lo stesso criterio riguarda le longe: materiale, lunghezza, collegamenti e funzione dichiarata devono essere coerenti con il sistema. Una fettuccia conforme alla propria norma non va automaticamente trattata come un assorbitore di energia. EN 566 e gli standard per sistemi dissipativi identificano famiglie diverse.[4][13]

Per i caschi, EN 12492 riguarda l’alpinismo. I cataloghi professionali riportano anche EN 397 e altre certificazioni, secondo il modello. La presenza di una lampada o la somiglianza esterna non definiscono la protezione offerta. La scelta richiede la lettura delle certificazioni effettive e delle limitazioni riportate dal fabbricante.[22][23]

Connettori, discensori e bloccanti: verificare la compatibilità

Connettori, bloccanti, carrucole e dispositivi di frenaggio hanno standard distinti. Questa separazione riflette funzioni diverse nella catena di progressione. Un dispositivo non deve essere scelto perché assomiglia a un altro, ma perché la documentazione ne ammette l’impiego previsto.[7][13]

Le istruzioni tecniche contengono nomenclatura, verifiche, prove funzionali e precauzioni d’uso. Per l’abbinamento con una corda devono essere controllati tipologia e diametri ammessi. Anche orientamento, collegamenti e stato dei meccanismi rientrano nella verifica del sistema. La conformità dei singoli elementi non elimina queste valutazioni.[4]

Le procedure Petzl mostrano inoltre quanto contino le parti nascoste. Nel controllo di una longe regolabile, per esempio, vengono verificati corda, cuciture, connettori, dispositivo di regolazione e protezioni. È prevista anche una prova funzionale a bassissima altezza. Tale procedura resta specifica del prodotto e non deve essere trasferita indiscriminatamente ad altre attrezzature.[24]

Ancoraggi in grotta e in forra: resistenza, corrosione e installazione

Gli ancoraggi collegano il sistema alla roccia. Per questa famiglia, la norma UIAA 123 si basa su EN 959 e introduce requisiti ulteriori. Il documento esaminato comprende prove di corrosione, qualificazione delle saldature e tracciabilità dei materiali. La valutazione riguarda l’ancoraggio completo, non soltanto la placchetta o il corpo inserito nel foro.[11]

Le classi UIAA distinguono LC, GC e SCC. LC identifica la classe a minore resistenza alla corrosione prevista dallo standard. GC riguarda la resistenza alla corrosione generale. SCC comprende requisiti contro la corrosione sotto tensione, oltre a quelli contro la corrosione generale. La classe deve essere scelta in rapporto all’ambiente.[11]

La corrosione sotto tensione combina condizioni ambientali e tensioni nel materiale. Può produrre fessurazioni pericolose. Le indicazioni UIAA richiamano concentrazione di cloruri, temperatura, umidità e tensioni introdotte dalla fabbricazione o dall’installazione. Il fenomeno non è limitato alle falesie marine.[11][25]

La dicitura «acciaio inox» non basta a dimostrare l’idoneità dell’ancoraggio a qualunque sito. Conta la classe del prodotto completo. Conta anche la posa: caratteristiche della roccia, dimensioni del foro, pulizia, serraggio o sistema di incollaggio. Le istruzioni del fabbricante restano il riferimento operativo.[11][26]

La UIAA raccomanda di non mescolare componenti di produttori o classi di corrosione differenti. Per gli ancoraggi resinati richiede materiali di incollaggio approvati dal fabbricante. Devono essere rispettati i tempi di indurimento prima del carico. Un prodotto certificato non certifica automaticamente la qualità della roccia o dell’installazione realizzata sul posto.[11]

Sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici: documenti e tracciabilità

La dichiarazione UE di conformità identifica il prodotto e i riferimenti normativi applicati. Il fabbricante deve fornirla insieme al DPI oppure indicare nelle istruzioni l’indirizzo internet dove può essere consultata. Il regolamento richiede inoltre elementi identificativi, come tipo, lotto o numero di serie, con le eccezioni previste per dimensioni e natura del dispositivo.[6]

Per gruppi speleologici, scuole e utilizzatori, questi dati permettono di costruire un archivio. La scheda di controllo dovrebbe collegare ogni attrezzatura alla sua identità e alla sua storia. Petzl prevede moduli associati al numero di serie, oppure a lotti omogenei quando necessario.[4]

Un registro può raccogliere:

  • Fabbricante, modello, identificativo e riferimenti normativi.
  • Date di fabbricazione, acquisto e primo utilizzo, quando disponibili.
  • Istruzioni e dichiarazione di conformità.
  • Controlli effettuati, anomalie e interventi consentiti.
  • Eventi eccezionali e decisione di mantenimento, quarantena o ritiro.

Questa organizzazione applica il principio di controllo documentato e tracciabilità individuale illustrato dalla documentazione Petzl. La registrazione non sostituisce l’ispezione, ma permette di seguirne gli esiti nel tempo.[4][24]

Ispezioni delle attrezzature speleologiche: prima dell’uso e periodiche

La gestione comprende controlli ordinari e ispezioni approfondite. Petzl raccomanda una verifica dettagliata da parte di una persona competente ogni dodici mesi. Richiede una nuova valutazione dopo eventi eccezionali. Frequenza e modalità devono restare coerenti con intensità d’impiego, istruzioni del prodotto e regole applicabili al contesto.[4][27]

L’intervallo annuale non deve essere presentato come una regola sufficiente per ogni attività. Non sostituisce i controlli prima e durante l’uso. Neppure autorizza a mantenere in servizio un componente danneggiato fino alla scadenza prevista.[4][27]

Per i tessili, le procedure considerano tagli, usura, residui chimici e condizioni delle cuciture. La verifica tattile può individuare zone indurite, gonfie, schiacciate o anormalmente morbide. Per i componenti metallici vengono esaminati deformazioni, fessure, corrosione e parti mobili. I punti esatti dipendono dal dispositivo.[24][27]

Un degrado inatteso richiede la quarantena del prodotto, in attesa di una verifica approfondita. La separazione dal materiale utilizzabile evita un rientro accidentale in servizio. Non sono appropriate prove improvvisate di sovraccarico per «dimostrare» che un’attrezzatura sospetta sia ancora affidabile: la valutazione deve seguire le procedure del fabbricante.[4][24]

Durata dei DPI, manutenzione e criteri di ritiro

La durata massima non coincide con la durata garantita. Petzl indica dieci anni dalla fabbricazione per i propri prodotti tessili e plastici. Per quelli metallici non stabilisce una durata massima generale. Un evento particolare può imporre il ritiro anche dopo un solo utilizzo. Queste indicazioni appartengono a quel fabbricante e non vanno estese automaticamente ad altri marchi.[28]

Ambienti aggressivi, spigoli, temperature estreme e sostanze chimiche possono abbreviare la vita del prodotto. L’assenza di un limite temporale per il metallo non significa assenza di usura o corrosione. La decisione dipende da stato effettivo, storia e criteri di controllo.[27][28]

Pulizia, asciugatura, trasporto e deposito devono seguire le istruzioni specifiche. Petzl pubblica documenti di manutenzione distinti per famiglia di attrezzatura. Non è corretto scegliere detergenti, lubrificanti o trattamenti sulla base di abitudini generiche. Anche la marcatura aggiuntiva e le modifiche richiedono precauzioni compatibili con il prodotto.[4]

La sicurezza e certificazione dei materiali speleoalpinistici dipende quindi anche dalle informazioni conservate. Un acquisto usato con storia incompleta rende più difficile valutarne l’idoneità. Prima del rientro in servizio servono identificazione e verifica secondo i criteri del fabbricante; il solo aspetto esterno non ricostruisce gli eventi subiti.[4][24]

Richiami e materiali condivisi: la responsabilità nella gestione

Il Regolamento UE 2016/425 prevede misure correttive, ritiro dal mercato e richiamo quando un DPI non è conforme. Per gli utilizzatori, ciò richiede attenzione alle comunicazioni del fabbricante. La UIAA mette a disposizione informazioni sulle attrezzature certificate e sui richiami.[6][29]

Una comunicazione di sicurezza va confrontata con modello e identificativi reali. Il ritiro, l’ispezione richiesta o l’eventuale sostituzione devono seguire il contenuto dell’avviso. La Scintilena ha riportato, per esempio, una richiesta di ispezione relativa a pettorine Petzl ASTRO e CANYON GUIDE. Quel caso mostra l’importanza di associare gli avvisi al materiale effettivamente presente negli archivi.[30]

Per attrezzature condivise, prestito e restituzione devono lasciare traccia degli eventi rilevanti. Una caduta, un contatto chimico o un’anomalia non comunicati interrompono la continuità della valutazione. Le schede individuali e la segnalazione degli eventi eccezionali aiutano a mantenere questa continuità.[4][24][28]

Formazione e sicurezza in canyoning: oltre il certificato del materiale

La certificazione affronta le prestazioni e la conformità delle attrezzature. Non descrive da sola le condizioni di una forra o di una grotta. Il Canyoning Handbook affianca infatti i materiali a idrologia, comunicazione, gestione del gruppo, valutazione dei percorsi e soccorso. Questa struttura mette in relazione il componente tecnico con il contesto di impiego.[1][2]

Per scuole e gruppi, il lavoro formativo comprende dunque lettura delle istruzioni, scelta dei sistemi compatibili e addestramento pratico. La gestione dei materiali richiede anche controlli documentati e conoscenza dei criteri di ritiro. Il manuale UIAA e Fondazione Petzl si inserisce in questo percorso come riferimento di studio e consultazione, accanto alla formazione sul terreno.[2][4]

Fonti consultate e indirizzi web

Il file Markdown allegato contiene l’articolo, la relazione completa e gli indirizzi delle fonti.

Fonti
[1] UIAA and Petzl Foundation release new Canyoning Handbook https://www.theuiaa.org/uiaa-and-petzl-foundation-release-new-canyoning-handbook/
[2] Canyoning Handbook – UIAA https://www.theuiaa.org/canyoning-handbook/
[3] UIAA Canyoning Handbook https://payhip.com/b/s6CNw
[4] Petzl Guidance for Maintaining PPE https://www.petzl.com/INT/en/Professional/News/2021-5-14/Petzl-Guidance-for-Maintaining-PPE
[5] Corso “Caratteristiche e Resistenza dei Materiali Speleo-alpinistici e … https://www.scintilena.com/corso-caratteristiche-e-resistenza-dei-materiali-speleo-alpinistici-e-canyoning/04/27/
[6] Regulation – 2016/425 – EN – EUR-Lex – European Union https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2016/425/oj/eng
[7] www.theuiaa.org › safety › safety-standardsSafety Standards – UIAA https://www.theuiaa.org/safety/safety-standards/
[8] [PDF] REGULATION (EU) 2016/ 425 OF THE EUROPEAN PARLIAMENT … https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:32016R0425
[9] PPE Regulation (Regulation (EU) 2016/425), explained – Conphora https://www.conphora.com/regulations/ppe/
[10] Safety Label – UIAA https://www.theuiaa.org/safety/uiaa-safety-label/
[11] UIAA 123 https://www.theuiaa.org/documents/safety-standards/UIAA_123_V5_0.pdf
[12] Certified Equipment – UIAA https://www.theuiaa.org/safety/certified-equipment/
[13] Standards – SingingRock.cz https://www.singingrock.com/climbing-standards
[14] 10 mm low stretch kernmantle rope for canyoning and caving – Petzl https://www.petzl.com/LU/en/Sport/Ropes/CLUB-10-mm
[15] 9 mm low stretch kernmantle rope for canyoning and caving – Petzl https://www.petzl.com/PT/en/Sport/Ropes/PUSH-9-mm
[16] Ropes – Petzl Luxembourg | Sport https://www.petzl.com/LU/en/Sport/Ropes
[17] Impact force – standards – Petzl Other https://www.petzl.com/INT/en/Sport/Impact-force—standards
[18] CLUB 10 mm, 10 mm low stretch kernmantle rope for canyoning – Petzl https://www.petzl.com/NL/en/Operators/Ropes/CLUB-10-mm
[19] PUSH 9 mm, 9 mm low stretch kernmantle rope for canyoning – Petzl https://www.petzl.com/LU/en/Operators/Ropes/PUSH-9-mm
[20] NON USARE LE CORDE IPERSTATICHE NEL CANYONING PRIMA … https://www.scintilena.com/non-usare-le-corde-iperstatiche-nel-canyoning-prima-di-questa-live-masterclass-tecnica-online-su-corde-iperstatiche-e-sicurezza-in-torrentismo/04/06/
[21] EN 12277: 2015 + A1: 2018 Mountaineering Harnesses – SATRA https://www.satra.com/ppe/EN12277.php
[22] Petzl – 2024 professional catalog https://catalogs.petzl.com/Petzl-pro-catalog-2024/en/34-Helmets.html
[23] Petzl – 2025 professional catalog https://catalogs.petzl.com/Petzl-pro-catalog-2025/en/32-Helmets.html
[24] [PDF] Inspection procedure – Petzl https://www.petzl.com/sfc/servlet.shepherd/version/download/068bK00000vsjcAQAQ
[25] Rock Anchors – UIAA https://www.theuiaa.org/safety/rockanchors/
[26] [PDF] to the climbing community – UIAA https://www.theuiaa.org/documents/safety/Letter%20to%20boltersV1_GBR_UIAA.pdf
[27] PPE Inspection Inspection form – m.petzl.com https://m.petzl.com/sfc/servlet.shepherd/version/download/0685I000000NpyGQAS
[28] What is the lifetime of my Petzl equipment? – Petzl USA https://www.petzl.com/US/en/Tactical/FAQ/what-is-the-lifetime-of-my-petzl-equipment
[29] Climber Safety – UIAA https://www.theuiaa.org/safety/
[30] Richiesta di Ispezione per Pettorine Astro e Canyon Guide di Petzl https://www.scintilena.com/richiesta-di-ispezione-per-pettorine-astro-e-canyon-guide-di-petzl-sicurezza-in-primo-piano/10/26/
[31] What is the lifetime of my Petzl equipment? – Petzl Canada https://www.petzl.com/CA/en/Professional/FAQ/what-is-the-lifetime-of-my-petzl-equipment
[33] 02016R0425-20260529 – EN – EUR-Lex – European Union https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2016/425/2026-05-29/eng
[34] Ensuring safe personal protective equipment for users – EUR-Lex https://eur-lex.europa.eu/EN/legal-content/summary/ensuring-safe-personal-protective-equipment-for-users.html
[35] Personal protective equipment | EUR-Lex – European Union https://eur-lex.europa.eu/EN/legal-content/summary/personal-protective-equipment.html
[36] [PDF] PPE Regulation (EU) 2016/425 Guidelines – 1st Edition – DGUV https://www.dguv.de/medien/dguv-test-medien/pdf_zip_doc_ppt/agb-und-pzo/ppe_regulation__eu__2016_425_guidelines___1st_edition___april_2018__1.pdf
[37] Securite-memento-pour-clubs-montagne – Petzl Foundation https://fondation.petzl.com/s/securite-memento-pour-clubs-montagne?language=en_US
[38] Regulation (EU) 2016/425 | ATG® Intelligent Glove Solutions https://www.atg-glovesolutions.com/en/support/standards/regulation-eu-2016425
[39] Understanding the PPE Regulation (EU) 2016/425 | WISE Worksafe https://www.wiseworksafe.com/blog/view/understanding-the-ppe-regulation-eu-2016-425
[40] New updated UIAA Standards · ICAR – International Commission … https://www.alpine-rescue.org/articles/1677
[41] Impact force – standards – Petzl Canada https://www.petzl.com/CA/en/Operators/Impact-force—standards
[42] UIAA: Nuovi Standard di Sicurezza per Ancoraggi in Roccia https://www.scintilena.com/certamente-ecco-una-versione-piu-dettagliata-e-con-un-taglio-tecnico-pensata-specificamente-per-la-comunita-speleologica-italiana-e-per-la-pubblicazione-su-la-scintilena/05/17/
[43] Canyoning Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/canyoning/
[44] PETZL I’D S INSPECTION PROCEDURE Pdf Download https://www.manualslib.com/manual/3164747/Petzl-I-D-S.html
[45] Tips for protecting your equipment Harnesses – felixsafety.com https://felixsafety.com/wp-content/uploads/2022/11/Onderhoudtips-Petzl.pdf
[46] En + drawings, Petzl general information, Lifetime / when to … https://www.manualsdir.com/manuals/236807/petzl-rig.html?page=5
[47] Ultra-durable, low stretch, 10 mm kernmantle rope for canyoning https://www.petzl.com/INT/en/Operators/Ropes/CLUB-PLUS-10-mm
[48] [PDF] CORROSION AND STRESS CORROSION CRACKING FAILURE OF … https://theuiaa.org/documents/safety/09122020_UIAA_ClimbingAnchors_Update_123.pdf
[49] Petzl USA https://www.petzl.com/COM/en
[50] Canyoning – Petzl Portugal https://www.petzl.com/PT/en/Sport/product-set-sport-en/Canyoning
[51] PETZL – Helmet pro https://campaigns.petzl.com/helmetpro/en-us/
[52] Petzl Pulse https://www.petzl.com/int/en/professional/we-are-petzl/petzl-pulse
[53] Petzl Guidance for Maintaining PPE https://www.petzl.com/fi/en/professional/we-are-petzl/framing-and-roofing/petzl-guidance-for-maintaining-ppe/All-PPE-Documentations_PRO_a7C680000008OYcEAM.html
[54] What is the UIAA Safety Label? https://www.theuiaa.org/what-is-the-uiaa-safety-label/
[55] DS/EN 12277:2015+A1:2018 – Mountaineering equipment … https://webstore.ansi.org/standards/ds/dsen122772015a12018
[56] [PDF] UIAA SAFETY LABEL https://theuiaa.org/documents/safety/Safety_Label_Booklet_A5_UIAA_English_WEB.pdf
[57] Safety Label Holder Login – UIAA https://www.theuiaa.org/safety-label-login/
[58] UIAA: Home https://www.theuiaa.org/
[59] BS EN 12277:2015+A1:2018 Mountaineering equipment. Harnesses … https://www.en-standard.eu/bs-en-12277-2015-a1-2018-mountaineering-equipment-harnesses-safety-requirements-and-test-methods/

Manuale attrezzatura Canyoning di Petzl – Pagina Facebook: https://www.facebook.com/share/14s9Y6Gatf3/?mibextid=wwXIfr

L'articolo Canyoning Handbook UIAA e Fondazione Petzl: un manuale per la sicurezza in forra proviene da Scintilena.

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Nel Corchia il soccorso del futuro si prova dentro la montagna: formazione e tecnologia all’Open Day CNSAS 2026

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All’Antro del Corchia tre giorni di formazione della Commissione Tecnica Speleologica – CTS – del CNSAS

Comunicazione, Internet, reti Mesh, diagnostica delle linee telefoniche e un campo interno per gli interventi di lunga durata: e, soprattutto, tecnici arrivati da diverse Delegazioni per imparare, provare e condividere competenze.

STAZZEMA (LU), 26 settembre 2026 – Sul piazzale della cava, ai piedi del Corchia, la mattina inizia con 9 sacchi rossi appoggiati a terra, materiali da distribuire, caschi, imbraghi e persone che si ritrovano intorno ai mezzi del Soccorso Speleologico.

C’è chi indossa già la tuta, chi controlla un’apparecchiatura, chi prepara il materiale, chi discute dell’organizzazione della giornata.

Poi si entra: anzi, entrano.

Li seguirò soltanto in alcuni tratti, osservando e cercando di capire.

E’ subito evidente che è riduttivo definire questa giornata una semplice presentazione di nuove tecnologie.

L’Open Day 2026 della Commissione Tecnica Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, organizzato nell’ambito dell’iniziativa programmata dal 25 al 27 settembre a Stazzema, è prima di tutto formazione.

Sabato è il giorno centrale delle tre date dedicate ai tecnici delle Delegazioni, chiamati non soltanto a conoscere nuovi strumenti, ma anche a provarli, comprenderli e imparare a utilizzarli affinché quella conoscenza possa poi essere riportata e diffusa nei rispettivi territori.

Uno degli obiettivi dell’iniziativa è illustrare e testare in ambiente i progetti sviluppati negli ultimi anni dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, consolidarne l’utilizzo e permettere ai partecipanti di trasferire successivamente quanto appreso all’interno di ogni Delegazione.

La partecipazione è necessariamente contenuta: il programma prevede un massimo di 32 partecipanti e almeno due posti per ciascuna Delegazione, con successiva assegnazione degli eventuali posti rimasti disponibili.

Il venerdì è dedicato alla preparazione e alla parte preliminare; il sabato si entra nell’Antro del Corchia per le prove sul campo; la domenica è il momento del confronto finale, con debriefing, chiarimenti, osservazioni, suggerimenti e nuove proposte.

Ho avuto la possibilità di seguire la giornata di sabato 26 settembre, grazie all’invito degli organizzatori: il giorno in cui ciò che è stato spiegato deve confrontarsi con la montagna.

Dentro la montagna per imparare

Ad accogliermi e accompagnarmi all’avvio della giornata è Alessio Tovani, Delegato della III Zona Speleologica Toscana.

Dietro una giornata come questa c’è il lavoro di molte persone.

È presente Alan De Simone, Coordinatore della Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, insieme a Umberto Bernasconi, Vicecoordinatore della CTS, uno dei riferimenti dell’organizzazione dell’Open Day. C’è anche Alberto “Lucido” Gabutti, Responsabile Nazionale del Soccorso Speleologico, a rappresentare la struttura nazionale. C’è Luca Longo, referente per il Soccorso Speleologico nel team Comunicazione Nazionale CNSAS: il mio riferimento già nei giorni precedenti per l’organizzazione della visita e per i contatti con la stampa. Mi offre l’opportunità di entrare per qualche ora in un mondo che, da speleo, conosco soprattutto dalla parte di chi sa che il Soccorso esiste e che, se necessario, sarà pronto a intervenire. E’ un evento assolutamente eccezionale che un esponente dei media venga autorizzato non solo a seguire un’esercitazione, ma anche ad accompagnare i tecnici in grotta e a seguire tutte le operazioni.

Poi ci sono i componenti della CTS, i tecnici e i volontari in formazione, arrivati dalle diverse Delegazioni.

Durante la giornata le tecnologie cominciano progressivamente a manifestarsi e chiarirsi, per quanto possibile, prendendo nomi e volti.

C’è chi le ha studiate, chi le sta sviluppando, chi le prova, chi insegna agli altri a utilizzarle e chi, proprio attraverso giornate come questa, dovrà imparare a padroneggiarle senza esitazioni durante un intervento ed a riportare nella propria Delegazione quanto ha imparato

Si riconoscono immediatamente i colori del Soccorso: le tute, i caschi verdi, le luci, gli imbraghi.

Quello che colpisce, più dei colori, è l’atteggiamento partecipativo: si ascolta, si fanno domande, si prova.

Ogni apparecchiatura passa di mano in mano: qualcuno spiega, qualcuno controlla uno smartphone collegato al sistema di comunicazione criptato (la trasmissione radio è sempre in digitale criptata), qualcuno osserva il comportamento di un dispositivo in grotta. Le domande si susseguono, parte viva della dimostrazione.

Dentro la montagna – mi spiegano – non basta sapere che uno strumento esiste: bisogna averlo utilizzato, averne compreso le possibilità e i limiti, e sapere cosa fare quando qualcosa non funziona.

La giornata operativa è organizzata in aree di lavoro all’interno e all’esterno della Buca d’Eolo all’interno del complesso del Corchia, con rotazione dei partecipanti. Il programma prevede l’inizio delle attività alle 8.30 e la conclusione intorno alle 18.30. La parola formazione, in queste ore, assume un significato sempre più concreto.

Comunicare dove in genere non si comunica

La comunicazione, in qualsiasi intervento speleologico complesso è arduo.

E’ un problema comunicare tra squadre che possono trovarsi a grande distanza l’una dall’altra, così come lo è trasmettere informazioni dal luogo dell’incidente, mantenere i contatti con il campo interno e con la Direzione Operazioni collocata all’esterno, e permettere alla componente sanitaria di confrontarsi con specialisti che possono trovarsi a chilometri di distanza.

In intervento niente di tutto questo è semplice: ma i problemi si possono risolvere.

Emerge nell’Open Day – il secondo, dopo quello del 2025 –uno dei tanti aspetti avvincenti del lavoro della Commissione Tecnica Speleologica.

I sistemi presentati non sono un una sola soluzione che possa risolvere ogni problema: sono, invece, strumenti differenti progettati per affrontare esigenze differenti e complementari.

Entra in campo ERMES, il sistema sviluppato dalla CTS per la trasmissione di voce, video, dati e parametri medici in grotta e negli ambienti confinati.

Quando all’esterno è disponibile una connessione Internet, ERMES – attraverso il doppino telefonico già steso dalle prime squadre. permette di portare la connettività virtualmente in tutto il mondo.

Diventa così possibile effettuare videochiamate e trasmettere informazioni e dati, con applicazioni molto importanti in ambito sanitario: possono essere condivisi con l’esterno parametri del paziente, immagini ecografiche, feed da un sistema di monitoraggio multiparametrico e altre informazioni.

Assistere a una videochiamata sullo schermo di uno smartphone mentre ci si trova in grotta, un ambiente dove nessuna onda radio può arrivare, concretizza quanto è stato spiegato prima a parole: e sembrava fantascienza.

Con la realtà di ERMES sul telefono, sullo schermo, dentro la montagna, la tecnologia smette di essere solo tale e diventa esercitazione.

Uno dei discenti interpreta il ruolo dell’infortunato. Accanto a lui c’è Viola, infermiera CNSAS appositamente addestrata per la medicina d’emergenza, che esegue un’ecografia completa direttamente in grotta mentre, attraverso il collegamento reso possibile da ERMES, si confronta con un medico del 118 rimasto all’esterno a decine di km di distanza.

Muove la sonda con competenza sul paziente, e dialoga con il medico, mentre le immagini ecografiche compaiono sullo schermo. Domande, indicazioni, immagini e informazioni possono viaggiare tra chi si trova accanto all’infortunato e chi, al di fuori, può fornire un supporto specialistico.

Non si tratta solo di portare Internet in grotta, ma anche di portare dentro la grotta competenze che fisicamente si trovano altrove: chi sta assistendo un ferito può rapportarsi con l’esterno senza aspettare di uscire di grotta.

Tutto il materiale sanitario è contenuto ordinatamente in tre sacchi chiari, 1, 2 e K, che entrano in grotta per primi.

ETHER: collegare la grotta con il campo base

Un altro problema si presenta quando il campo base e la Direzione delle Operazioni non possono essere collocati vicino all’ingresso della cavità.

Il sistema ETHER – Link Radio-Telefono è stato sviluppato proprio per creare un collegamento fra la linea telefonica della grotta e le comunicazioni radio del campo base.

In pratica, all’ingresso un dispositivo contenuto in una minuscola valigetta stagna collega il doppino telefonico proveniente dal sottosuolo con la radio utilizzata per le comunicazioni all’esterno, permettendo una comunicazione diretta e full-duplex col campo base. In questo modo, la Direzione Operazioni può avere un contatto completo e diretto con i sanitari sull’infortunato e con tutte le squadre in intervento.

Si riduce la necessità di passaggi intermedi delle informazioni e, di conseguenza, anche il rischio di errori nell’interpretazione dei messaggi.

Le comunicazioni radio sono digitali e cifrate e, quando la posizione dell’ingresso o la morfologia del terreno rendono difficile il collegamento, possono essere utilizzate antenne esterne di maggiori dimensioni.

Le abbiamo viste anche sul piazzale di cava al Corchia, montate accanto ai mezzi del Soccorso: fanno comunicare direttamente due mondi che utilizzano sistemi diversi.

Telefoni e doppino: risolvere il problema dei guasti

Con Lorenzo “Zeta” Bozzolan, referente per i telefoni, il discorso torna invece a uno degli strumenti fondamentali della comunicazione speleologica: il doppino.

Durante un soccorso la linea telefonica può percorrere distanze considerevoli all’interno della cavità.

Cosa succede se si interrompe?

Cercare fisicamente il punto esatto di un guasto lungo centinaia o migliaia di metri di linea significa perdere tempo prezioso.

C’è una soluzione anche per questo, ed è una delle apparecchiature protagoniste di dell’Open Day: l’Ecometro TDR, uno strumento adattato dalla CTS all’impiego speleologico per la mappatura della linea telefonica e la ricerca dei guasti.

Durante la posa del doppino è possibile effettuare misurazioni e costruire una mappa delle distanze. In caso di problemi, il sistema consente poi di individuare la distanza – e quindi la posizione esatta – di un’interruzione o di un cortocircuito. I tecnici telefonisti possono così puntare direttamente sul tratto di cavetto in avaria e provvedere a risolvere rapidamente il problema.

E’ uno strumento da laboratorio di ridotte dimensioni e fondamentale quando una linea telefonica è stata stesa per chilometri dentro una montagna.

Accanto all’ l’Ecometro TDR, viene presentato anche CaveEcho, pensato per consentire alle squadre impegnate nella posa del cavo in profondità di verificarne rapidamente l’integrità prima ancora del collegamento con l’esterno. In questo modo, si possono stendere contemporaneamente più tratti di cavetto telefonico con la certezza che ogni tratto sia operativo anche prima di poterlo collegare alla linea completa.

Ancora una volta, la tecnologia è al servizio della sicurezza e della rapidità di intervento, per rimuovere ostacoli, prima che sorgano problemi nella comunicazione.

Mesh: la rete che avanza insieme ai soccorritori

Si passa a una delle sperimentazioni che più mi incuriosiscono: la rete Mesh per la comunicazione wireless in grotta.

Qui parla Fabio Finocchi, che per il rapporto che ha con il progetto mi viene descritto – con una definizione che rende bene l’idea – come il “padre e madre del sistema Mesh”.

Fabio spiega e il dispositivo prende vita: è un sistema sviluppato, open source, in evoluzione con la collaborazione del CNSAS, che viene provato e modificato confrontandolo continuamente con le necessità di chi dovrà utilizzarlo sul campo, negli interventi.

I dispositivi sono grandi come un banale accendino. Hanno un’antennina e possono essere collocati progressivamente lungo il percorso.

Durante la prova ne vedo uno sistemato direttamente sulla roccia. Una luce verde segnala che è attivo. Davvero piccolo, rispetto alle dimensioni della montagna, svolge un compito importante: contribuisce a costruire una rete di comunicazione dove una normale rete non esiste e non può esistere. Con 6/9 giorni di autonomia! E’ fosforescente: se si spegne, sarà poi recuperato.

Il principio del sistema Mesh è proprio questo: i diversi nodi comunicano tra loro, usando le pareti della grotta come guida d’onda, e il sistema individua automaticamente il percorso attraverso il quale far viaggiare l’informazione. Se un ripetitore non è disponibile, la rete può cercare un percorso alternativo.

L’operatore utilizza uno smartphone collegato al proprio apparato e, attraverso un’applicazione dedicata, può inviare e ricevere messaggi testuali.

La distanza raggiungibile non è fissa: dipende dalla disposizione dei ripetitori e soprattutto dalla morfologia della grotta. In grandi ambienti la propagazione può essere maggiore; in frana, lungo meandri articolati e passaggi complessi, può ridursi sensibilmente.

Proprio per questo bisogna effettuare le prove in grotta e non limitarsi alle prove a tavolino.

Durante l’attività al Corchia, pochi mesi fa, solo dodici nodi sono stati sufficienti per coprire l’intero percorso della “traversata” dalla Buca d’Eolo all’ingresso Serpente: straordinario, davvero.

Un altro aspetto mi colpisce: il sistema non è presentato come qualcosa di immutabile e definitivo. E’ in evoluzione. Viene provato sul campo, discusso, osservato

Le necessità operative dei tecnici diventano indicazioni per lo sviluppo.

Si ragiona anche sulla possibilità di integrare ancora meglio le informazioni della rete con il rilievo della cavità, così che la disposizione dei nodi e la progressione possano diventare informazioni utili anche nella lettura operativa dello spazio sotterraneo.

Una grotta non è un laboratorio pulito e sterile: ci sono roccia, acqua, fango, strettoie, grandi ambienti, dislivelli, materiali da trasportare e persone che devono continuare a lavorare per molte ore.

La tecnologia deve adattarsi alla grotta, non la grotta alla tecnologia.

Costruire un campo sottoterra avanzato nel cuore della montagna: prima della barella

Quando si immagina un soccorso in grotta, il pensiero va in genere subito alla barella e alle squadre impegnate nel trasporto verso l’esterno del ferito.

Un intervento complesso e prolungato, però, richiede di più.

Se il luogo dell’incidente è molto distante dall’ingresso, bisogna creare sottoterra le condizioni perché i soccorritori possano continuare a operare.

Bisogna mangiare, bere, riposare, proteggersi dal freddo, gestire l’igiene, organizzare materiali e rifiuti.

In altre parole, bisogna costruire una piccola infrastruttura temporanea nel cuore della montagna.

È lo scopo di ESTIA’, il Campo Interno per gli interventi in profondità.

Anche questo sistema è stato sviluppato dalla Commissione Tecnica Speleologica: è un kit modulare, adattabile alle necessità operative e pensato considerando tutte le fasi: trasporto, installazione, utilizzo, smontaggio, recupero e successivo riordino.

Il kit è dimensionato per nove tecnici suddivisi in tre gruppi da tre persone. Comprende tre tende destinate al riposo e una quarta area per le attività della giornata ed è diviso in nove sacchi speleo.

I sacchi dedicati alla notte contengono le dotazioni necessarie per allestire i posti letto; quelli destinati alla vita del campo comprendono materiale per l’igiene, la purificazione dell’acqua, l’alimentazione e la preparazione dei pasti.

Sul piazzale, prima di entrare, i nove grandi sacchi rossi sembravano solo accessori molto robusti: dopo averne compreso il contenuto, diventanoparte di un campo che deve poter essere trasportato dentro una grotta.

Mi spiegano che esistono 2 kit completi di 9 sacchi, uno in Lombardia e uno in Abruzzo: in questo modo, possono pervenire nel più breve tempo possibile dove servono, min caso di intervento. Come le attrezzature del Nazionale, sono messi a disposizione delle varie Delegazioni.

Anche preparare un sacco è formazione

Durante una vera emergenza non conta soltanto avere il materiale necessario.

Conta sapere dove si trova, come è stato confezionato, l’ordine con cui viene trasportato, poter riconoscere rapidamente il contenuto senza dover svuotare tutto tra le rocce di una grotta.

Sono dettagli che fuori appaiono banali: in grotta, dopo ore di attività, con freddo, stanchezza e molte persone impegnate contemporaneamente, non lo sono affatto.

Si comprende bene, ora, perché una formazione di questo tipo duri tre giorni.

La formazione ora riguarda le procedure.

Una freccia sul telo può essere tecnologia

Lo stesso principio ritorna quando vengono spiegate le strutture del Campo Interno.

Mi colpisce che sui teli sia indicato chiaramente quale sia l’ALTO, accompagnato da una freccia.

Quello che appariva un dettaglio non rilevante diventa illuminante, invece quando mi invitano a provare a immaginare di dover montare la struttura sottoterra, con poca luce, dopo molte ore di attività, magari in un ambiente scomodo e con persone che hanno freddo.

La scritta diventa improvvisamente importantissima, a riprova che l’innovazione non coincide sempre con la parte tecnologica.

A volte è un’antenna, a volte un software, a volte è un sistema capace di trovare un guasto lungo una linea che scompare nella montagna. A volte, semplicemente, logica, come una freccia messa nel posto giusto.

Mangiare, bere, dormire: anche questo è soccorso

Nel Campo Interno – battezzato Estià dal nome della dea greca del focolare domestico – anche l’alimentazione è organizzata per ridurre al minimo le complicazioni.

I pasti liofilizzati possono essere preparati aggiungendo acqua calda direttamente nelle confezioni.

Significa meno stoviglie da trasportare, meno materiali da lavare e una gestione più semplice in un ambiente nel quale anche le operazioni quotidiane diventano complicate.

Sono previste inoltre soluzioni differenziate per particolari necessità alimentari: celiaci e intolleranti possono disporre di pasti dedicati alle loro necessità.

Poi ci sono l’acqua da purificare, l’igiene personale e la gestione dei rifiuti prodotti durante una permanenza prolungata: argomenti forse meno spettacolari di una rete digitale che attraversa la montagna, ma altrettanto essenziali.

Un intervento speleologico importante può durare giorni e coinvolgere molte persone.

Le persone devono poter continuare a lavorare in condizioni accettabili e, allo stesso tempo, limitare il più possibile l’impatto sull’ambiente sotterraneo.

Il soccorso è anche logistica, e la logistica è soccorso.

Nel Salone della Tenda, le tracce di chi era entrato prima di noi

Il Corchia regala anche un momento completamente diverso.

Nel Salone della Tenda, mentre intorno a noi si parla di comunicazioni, apparati e organizzazione del soccorso, sulle concrezioni e sulle pareti compaiono vecchie scritte.

Firme, nomi, date: alcune davvero lontane nel tempo. Tra quelle ancora leggibili, compare anche l’anno 1879.

Non provo a decifrare le firme, né a ricostruirne la storia: ora non serve.

Il contrasto è bellissimo: qualcuno è entrato qui quasi un secolo e mezzo fa e ha lasciato il proprio nome sulla roccia. Oggi, poco distante, un piccolo dispositivo con un’antenna e una luce verde cerca di far viaggiare un messaggio testuale attraverso la montagna.

Il Corchia è ancora lì: è cambiato il modo di entrarci, esplorarlo, comprenderlo e, soprattutto, di prendersi cura delle persone che lo percorrono.

Credere nella formazione

Alla fine della giornata, quello ciò che mi resta più impresso sono le persone.

Ho visto tecnici fermarsi ad ascoltare una spiegazione, confrontarsi, fare domande, ripetere una prova, discutere una possibile soluzione.

Ho visto entusiasmo accompagnato da una grande serietà.

Qui imparare a montare correttamente una struttura, individuare un guasto su una linea, posizionare un nodo Mesh o conoscere il contenuto e la funzione di un sacco non serve soltanto a completare un ciclo di formazione, che proseguirà fino al debriefing della domenica.

Potrebbe servire, un giorno, a guadagnare tempo quando quel tempo conterà davvero.

Questo è fine dell’Open Day organizzato dalla Commissione Tecnica Speleologica: comunicare.

Non basta progettare uno strumento: bisogna provarlo.

Non basta che qualcuno sappia utilizzarlo: bisogna insegnarlo a tutti i tecnici in intervento.

La conoscenza non deve restare nelle mani di poche persone, ma circolare, essere condivisa, tornare nelle Delegazioni insieme ai tecnici che hanno partecipato alla formazione e diventare patrimonio di altri soccorritori.

Sorrido a pensare che la conoscenza funzionare un po’ come la rete Mesh: passa da un nodo all’altro e diventa più utile quanto più riesce a raggiungere le persone che ne avranno bisogno.

Aggiunto un ringraziamento personale.

A Luca Longo, per l’accoglienza, la disponibilità e per avermi seguito già nei giorni precedenti, via telefono, rendendo possibile questa visita. E per avermi aiutata a decifrare gli appunti e i ricordi dell’Open Day.

Ad Alessio Tovani, che mi ha accolta sul campo.

Ad Alberto Gabutti, che mi ha accompagnata nella visita presentandomi esperti e tecnici in formazione.

Ai componenti della Commissione Tecnica Speleologica, e in particolare Aad Alan De Simone e ad Umberto Bernasconi. Ma, soprattutto, a tutti i tecnici che, durante la giornata, si sono fermati a spiegare, mostrare, rispondere alle mie domande e condividere quello che stavano facendo.

E naturalmente a Fabio e Lorenzo, perché dietro Mesh, telefoni, cavi, antenne e apparati ci sono persone che dedicano tempo e competenze a studiarli, provarli e migliorarli.

Ringrazio tutti per avermi offerto l’opportunità di conoscere più da vicino le realtà scientifiche e tecnologiche che sono dietro al soccorso in grotta.

Per noi speleo il Soccorso Speleologico del CNSAS è una presenza preziosa.

Certo, sappiamo che esiste e ne siamo fieri: ma avere l’occasione di vedere quanta preparazione, ricerca, sperimentazione, organizzazione e formazione ci siano dietro ogni possibile intervento permette di comprenderne meglio il valore.

Entrare per qualche ora nel loro lavoro, osservare, ascoltare e poter fare domande è stata un’esperienza importante, oltre che entusiasmante.

Noi speleologi amiamo andare in grotta, esplorare, cercare, conoscere.

Diamo per scontato che esista il Soccorso: non è scontato, invece, che donne e uomini dedichino  tempo, competenze e formazione a essere pronti quando qualcosa va storto.

Sul piazzale della Buca d’Eola, sul Corchia, il sole ormai si abbassa in un tramonto eccezionale.

Si tolgono caschi e tute, si scuote la polvere di marmo dalle attrezzature, i materiali tornano verso i mezzi e le ombre delle persone si allungano sul marmo bianco. Compare il rosso delle maglie delle persone in formazione (li chiamo così anche se sono già esperti), il nero indossato da parte dei tecnici CTS che coordinano e formano.

Si continua ancora a parlare, confrontarsi, fare domande.

È questa l’ultima immagine della giornata al Corchia: la formazione può finire con il programma, ma la voglia di comprendere continua.

Fotografie di Luca Longo – referente per il Soccorso Speleologico nel team Comunicazione Nazionale CNSAS

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Resistenza delle corde speleo: corso nazionale a Villa Scirca

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Dal 16 al 18 ottobre 2026, tre giornate di aggiornamento a Sigillo (PG): seminari, prove di laboratorio e analisi delle attrezzature

La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e il Gruppo Speleologico Valtiberino CAI Sansepolcro–CENS organizzano il corso nazionale di aggiornamento e approfondimento tematico “Resistenza delle corde speleo”, in programma dal 16 al 18 ottobre 2026 presso la Scuola della Montagna di Villa Scirca, a Sigillo (Perugia).

Il corso affronterà questi temi: la struttura, l’usura e i meccanismi di rottura delle corde impiegate in speleologia e torrentismo, con seminari e attività sperimentali su corde, nodi, discensori e bloccanti. Le prove comprenderanno misure di resistenza in condizioni differenti e analisi dei dati raccolti in laboratorio.

La partecipazione è aperta ai maggiorenni, soci e non soci CAI, fino a un massimo di 35 persone.

La quota è di 200 euro per i soci CAI e di 250 euro per i non soci, comprensiva per questi ultimi dell’assicurazione.

Iscrizioni entro il 10 ottobre 2026 inviando la scheda di adesione a marco.menichetti@sns-cai.it.

Il laboratorio SpeleoCRASC è il Centro ricerche attrezzature speleo canyoning, attivo nello studio sperimentale delle proprietà fisiche, chimiche e meccaniche dei materiali e delle attrezzature impiegati nella progressione speleologica e torrentistica.

Di seguito il programma completo e il.modilo di iscrizione.

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