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A Napoli riapre il Cimitero delle Fontanelle

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Storia, Culto delle Anime Pezzentelle e Riapertura Permanente (Aprile 2026)

Il Cimitero delle Fontanelle è uno dei luoghi più straordinari e singolari d’Europa: un ossario sotterraneo ricavato in antiche cave di tufo nel cuore del Rione Sanità di Napoli, che custodisce circa 40.000 resti umani e rappresenta un unicum mondiale nella storia della devozione popolare e del rapporto tra vivi e morti. Dopo anni di aperture e chiusure discontinue e una lunga interruzione iniziata nel marzo 2020, il sito ha riaperto definitivamente al pubblico il 18 aprile 2026, diventando un polo culturale permanente gestito con un innovativo partenariato pubblico-privato.[1][2][3][4][5]


Contesto Geografico: Il Rione Sanità


Rione Sanità, Naples
Il Cimitero si trova all’estremità occidentale del vallone naturale della Sanità, uno dei rioni di Napoli più ricchi di storia e tradizioni, posto appena fuori dai confini della città greco-romana, nella zona scelta sin dall’antichità per la necropoli pagana e, successivamente, per i primi cimiteri cristiani. La zona è incisa da un sistema di impluvi naturali che dalle colline oggi chiamate Colli Aminei convergevano verso il basso, erodendo nel corso dei millenni i banchi tufacei e creando le condizioni ideali per l’estrazione della pietra da costruzione.[6][2][7]
Via Fontanelle, l’arteria che conduce all’ossario, ricalca il percorso del vecchio impluvio naturale, ai cui bordi si trovano numerose cave che fino al XX secolo hanno fornito tufo per le costruzioni cittadine. Il nome “Fontanelle” deriva dalla presenza, in tempi remoti, di sorgenti d’acqua nella zona.[6][2][8]


Origini e Geologia della Cavità

Le Cave di Tufo

La struttura fisica del cimitero è il risultato di millenni di attività estrattiva. Le cave di tufo giallo furono scavate a partire dal periodo aragonese (secoli XIV–XV), quando la città aveva un crescente bisogno di materiale da costruzione. Le gallerie risultanti — vere e proprie “navate” sotterranee — raggiungono un volume stimato di circa 30.000 m³ su una superficie di circa 3.000 m². La roccia tufacea, porosa e relativamente morbida, è facilmente lavorabile e conferisce agli ambienti la caratteristica umidità che, a sua volta, produce sulla superficie delle ossa gocce di condensa: un fenomeno naturale che nei secoli ha alimentato leggende sui “teschi sudati”.[2][8][9][10]

Dalle Cave all’Ossario

Prima del XVI secolo, i defunti venivano sepolti sotto le chiese. Quando lo spazio si esauriva, i cosiddetti “salmatari” — addetti alle esumazioni — disseppellivano di notte le ossa più antiche e le trasportavano nelle cave periferiche, compresa quella delle Fontanelle. La data di svolta che trasforma definitivamente la cava in camposanto è il 1656, anno in cui una devastante epidemia di peste si abbatté su Napoli causando, secondo le stime, circa 200.000–250.000 vittime su una popolazione di 400.000 abitanti. Le autorità ordinarono di riaprire le cave delle Fontanelle per ospitare le salme, e da allora il sito non cessò mai la sua funzione funeraria.[6][4][11]


Storia Cronologica dell’Ossario

PeriodoEvento
Sec. XIV–XVScavo delle cave di tufo nel Rione Sanità
1656Epidemia di peste: il sito diventa cimitero collettivo
1764Grande carestia: nuovi depositi di salme (arch. Carlo Praus)[6]
1806–1815Decennio francese: le ossa dalle chiese vengono trasferite alle Fontanelle[4]
1836–1837Epidemia di colera: nuovi resti accolti nell’ossario[2][4]
Fine ‘800Padre Gaetano Barbati ordina e sistema le ossa in cataste ordinate[12][13]
1872Il Comune di Napoli apre ufficialmente il sito al pubblico[4][13]
1934Depositate le ossa ritrovate durante i lavori al Maschio Angioino[4][12]
Anni ’60La Chiesa proibisce il culto delle capuzzelle; il sito cade in abbandono[14]
2004Prima riapertura con lavori di risanamento statico (cavità C0096)[14]
2010Riapertura definitiva dopo occupazione pacifica degli abitanti del Rione[15]
2018–2019Chiusura per motivi di sicurezza strutturale[15]
Marzo 2020Chiusura ulteriore a causa del lockdown COVID-19[5]
2023La cooperativa La Paranza vince il bando del Comune per la valorizzazione[16]
18 aprile 2026Riapertura permanente con marcia di comunità[1][3]

Il Ruolo di Padre Gaetano Barbati

La figura che più ha segnato la configurazione attuale del cimitero è quella di padre Gaetano Barbati, il sacerdote che alla fine dell’Ottocento, guidato da una profonda pietà verso quei resti anonimi, organizzò la sistemazione delle migliaia di ossa in cataste ordinate: crani da un lato, tibie dall’altro, con le prime cappelle provvisorie. Da allora sorse in modo spontaneo e progressivo una devozione popolare straordinaria verso quei defunti anonimi, identificati dai fedeli come anime bisognose di cura e in grado di intercedere per i vivi. Una statua di Barbati si trova ancora oggi all’interno del cimitero, nella prima sala.[12][13]


Il Culto delle Anime Pezzentelle

Origini Teologiche e Culturali

Il culto delle anime pezzentelle affonda le radici nella tradizione cattolica della dottrina del Purgatorio e nella pratica della preghiera in suffragio dei defunti, particolarmente rafforzata dalla Controriforma nel XVII secolo. A Napoli, però, questa pratica religiosa si trasforma in qualcosa di più diretto, tangibile e reciproco: un patto tra i vivi e i morti. Il termine “pezzentelle” deriva dal latino petere — “chiedere per ottenere” — poiché queste anime, anonime e dimenticate, chiedono preghiere per alleviare la loro permanenza nel Purgatorio.[17][4]

Il Rito della Capuzzella


Il nucleo del culto è la cosiddetta “capuzzella” — diminutivo napoletano di “testa” — che designa il teschio anonimo adottato da un devoto. Il rito si articolava in fasi precise:[18][19]

  • Scelta del teschio: il devoto sceglieva un cranio tra quelli dell’ossario, spesso sulla base di un sogno o di un’intuizione
  • Pulitura e cura: il teschio veniva deterso con alcool e cotone, luciidato e adagiato su un cuscino ricamato all’interno di una teca lignea[18]
  • Offerte e preghiere: il devoto accendeva ceri, disponeva immagini sacre, offriva rosari e monete, e pregava regolarmente per l’anima della capuzzella[19][18]
  • Lo scambio: in cambio delle cure, l’anima pezzentella avrebbe interceduto a favore del devoto, comunicandogli grazie, protezione e — secondo la credenza popolare — i numeri del lotto da giocare[8][4]

Se la grazia era concessa, le cure si intensificavano; se il teschio non “rispondeva”, lo si abbandonava e se ne adottava un altro. La tradizione ammetteva anche che un teschio trascurato potesse “vendicarsi” portando sfortuna al devoto.[4][8]

Divieto Ecclesiastico e Decadenza

Il culto non fu mai pienamente accettato dalla Chiesa cattolica, che lo considerava ai limiti dell’idolatria e del paganesimo. Nel 1969, l’arcivescovo di Napoli Corrado Ursi lo proibì formalmente con un apposito decreto, considerandolo un rito pagano incompatibile con la dottrina cristiana. In seguito al divieto, il culto si attenuò progressivamente e il cimitero cadde in uno stato di progressivo abbandono durante gli anni ’70 e ’80 del Novecento.[14][4][20]


Le “Capuzzelle” Famose e le Leggende

Il Teschio del Capitano

Il più celebre tra i teschi del cimitero è quello del “Capitano”, tenuto in una teca di vetro per preservarlo dall’umidità: unico tra i crani dell’ossario ad essere esposto in vetrina, è considerato dai napoletani un’anima pia per le numerose intercessioni attribuitagli. La leggenda più famosa che lo riguarda è quella dei “due sposi”: una giovane fidanzata aveva profonda venerazione per questo teschio, ma il suo promesso sposo, scettico, un giorno lo sfidò infilando un bastone nell’orbita oculare e invitandolo scherzosamente al matrimonio. Il giorno delle nozze apparve tra gli invitati uno sconosciuto in divisa da carabiniere, che rivelò di essere il Capitano stesso. Alla sua visione, entrambi gli sposi morirono per il terrore. Si narra che i loro resti si trovino ancora oggi nel cimitero, sotto la statua di Barbati.[21]

Donna Concetta

Un’altra capuzzella celebre è quella chiamata Donna Concetta, particolarmente nota per la sua lumonosità: più brillante delle altre, cattura meglio l’umidità della cavità. La leggenda vuole che “sudi” per comunicare ai devoti l’avvenuto compimento di una grazia: se al tatto il teschio è umido, la grazia è stata esaudita.[4]

La Leggenda di Giacomo Leopardi

Una credenza popolare, non verificata storicamente, vuole che anche i resti del poeta Giacomo Leopardi — morto a Napoli durante l’epidemia di colera del 1837 — riposino alle Fontanelle. La storiografia ha chiarito che il poeta fu inumato nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, ma la leggenda persiste come segno del potere mitopoietico del sito.[4][12]


Struttura Fisica e Caratteristiche Speleologiche


L’ossario si sviluppa come una serie di grandi gallerie tufacee disposte alla maniera di navate, che si diramano dalla cavità principale. Le caratteristiche fisiche del sito sono rilevanti:[10]

  • Superficie: circa 3.000 m²[2][10]
  • Volume della cavità: circa 30.000 m³[2]
  • Collocazione: scavata nel banco di tufo giallo napoletano, a diversi metri sotto il livello stradale del Rione Sanità
  • Umidità: molto elevata, dovuta alla struttura porosa del tufo e alla prossimità con falde idriche superficiali
  • Temperature: costanti e fresche, tipiche delle cavità tufacee napoletane

La natura ipogea del sito lo rende di interesse anche per la speleologia urbana: il sottosuolo di Napoli conta, secondo un censimento del 1967, almeno 366 cavità artificiali, e il Cimitero delle Fontanelle è tra le più estese e significative dal punto di vista storico. Studi sulla stabilità statica della cavità (denominata C0096) hanno preceduto le riaperture del 2004 e del 2026, confermando la necessità di interventi di consolidamento strutturale per garantire la sicurezza dei visitatori.[14][22][23]

Le Vicende Recenti: Chiusure e Riapertura del 2026

Un Sito Tormentato

Il Cimitero delle Fontanelle ha avuto una storia recente travagliata. Dopo la riapertura del 2010 — ottenuta grazie a un’occupazione pacifica degli abitanti del Rione — la gestione rimase affidata alla municipalizzata Napoli Servizi con aperture discontinue e irregolari. Nel 2018–2019 il sito chiuse definitivamente per motivi di sicurezza strutturale: mancavano sistemi antincendio, servizi igienici e uscite di emergenza. Il lockdown del marzo 2020 sigillò definitivamente l’ingresso, dando avvio a una lunga interruzione che durò oltre cinque anni.[5][15][23]

Il Progetto di Valorizzazione

La svolta arrivò nel 2023 quando il Comune di Napoli bandì una gara pubblica per la valorizzazione culturale del sito, vinta dalla cooperativa La Paranza del Rione Sanità — già protagonista del rilancio delle Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso. Il progetto si basa sui principi della Convenzione di Faro, che riconosce alle comunità locali un ruolo attivo nella cura del patrimonio culturale.[3][24][16]

Il quadro economico dell’intervento è stato:

FinanziatoreImporto
Comune di Napoli (messa in sicurezza)200.000 €
Fondazione Con il Sud320.000 €
Fondazione di Comunità San Gennaro320.000 €
Totale investimentocirca 840.000 €

La Riapertura del 18 Aprile 2026

L’inaugurazione del 18 aprile 2026 ha avuto un carattere fortemente comunitario: alle 9:00 una “marcia di comunità” è partita da Largo Totò — la piazza intitolata al grande attore napoletano, simbolo del Rione — con la partecipazione di organizzazioni del terzo settore, scuole, parrocchie e cittadini. Alla cerimonia hanno presenziato il sindaco Gaetano Manfredi e l’arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia. Il sito è rimasto aperto gratuitamente fino alle 18:00 nella giornata inaugurale, e dal 19 aprile è visitabile regolarmente su prenotazione.[1][25][3]

Modalità di Visita e Servizi (dal 19 Aprile 2026)

Il nuovo modello di gestione ha introdotto importanti miglioramenti rispetto al passato:[3][26]

  • Orari: lunedì–domenica, 10:00–18:00 (ultimo ingresso 17:15); chiusura il mercoledì e il 25 dicembre
  • Accesso: solo su prenotazione obbligatoria tramite il sito ufficiale www.cimiterodellefontanelle.it
  • Tariffe: visita con accompagnamento da 6 €; visita guidata da 8 €[1]
  • Ingresso per fedeli: lunedì e venerdì, dalle 9:00 alle 10:00, gratuito, riservato al culto[3]
  • Capienza: max 3 gruppi da 25 persone contemporaneamente, inclusa la guida[3]
  • Accessibilità: barriere architettoniche abbattute; percorsi per disabili; audioguide per non vedenti[26][3]

Il “Miracolo del Rione Sanità”: La Cooperativa La Paranza

La cooperativa La Paranza nasce nel 2006 con l’obiettivo di creare lavoro valorizzando il patrimonio culturale del Rione Sanità, storicamente uno dei quartieri più problematici di Napoli. I risultati ottenuti nelle Catacombe di San Gennaro — oltre 200.000 visitatori all’anno, più di 60 occupati prevalentemente under 30, 13.000 m² di patrimonio culturale recuperato — hanno consolidato la sua reputazione di modello virtuoso di sviluppo sociale e culturale.[16]

Con la vittoria della gara per il Cimitero delle Fontanelle, La Paranza ha già attivato 11 inserimenti lavorativi di giovani del quartiere prima ancora della riapertura, tramite il programma formativo “Scopri le Fontanelle”. Sono previsti altri interventi nel Rione, incluso il rifacimento delle strade e il miglioramento della rete di trasporti.[3]


Valore Culturale, Antropologico e Scientifico

Il Cimitero delle Fontanelle è studiato da storici, antropologi, etnologi e speleologi per la sua eccezionale stratificazione di significati:

  • Storico: testimonia secoli di catastrofi demografiche che hanno segnato Napoli, dalla peste al colera, dalle eruzioni vulcaniche alle carestie[6][27]
  • Antropologico: il culto delle capuzzelle è uno dei più rari esempi documentati al mondo di un sistema rituale basato su una relazione di reciprocità tra vivi e defunti anonimi[19][17]
  • Religioso: illustra la tensione tra religiosità popolare e ortodossia ecclesiastica, che ha portato al divieto del culto nel 1969 ma non alla sua estinzione[4][20]
  • Speleologico/Geologico: la cavità tufacea è un campione rappresentativo del sottosuolo napoletano, che conta centinaia di cavità artificiali di origine estrattiva[28][22]
  • Archivistico: i depositi umani dell’ossario rappresentano un archivio biologico delle popolazioni napoletane dei secoli XVII–XIX, di interesse per la paleodemografia e la paleopatologia[29]

Un Comitato Scientifico presieduto dalla dottoressa Francesca Amirante — storica dell’arte ed esperta in valorizzazione di beni culturali — sovraintende alle attività di ricerca e conservazione, in collaborazione con Europa Nostra e la rete europea Faro Convention Network.[3]


Conclusione

La riapertura permanente del Cimitero delle Fontanelle nell’aprile 2026 non è solo un evento turistico: è la restituzione alla città di uno spazio di memoria collettiva che, nelle sue stratificazioni storiche, custodisce la storia dei dimenticati — i poveri, gli appestati, gli anonimi — e il rapporto tutto napoletano con la morte come parte viva del tessuto culturale urbano. Il modello pubblico-privato adottato, con la comunità del Rione Sanità come protagonista attiva, rappresenta una delle esperienze più significative di valorizzazione partecipata del patrimonio culturale nel Mezzogiorno italiano.[3][23]

L'articolo A Napoli riapre il Cimitero delle Fontanelle proviene da Scintilena.

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Bracken Cave Preserve: al via la stagione 2026 per visitare la più grande colonia di pipistrelli al mondo

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A San Antonio, in Texas, si apre ogni anno uno degli spettacoli naturali più imponenti del pianeta: 15-20 milioni di pipistrelli messicani dalla coda libera emergono ogni sera da una singola grotta. I biglietti per la stagione 2026 sono disponibili dal 15 aprile.


Bracken Cave Preserve è una grotta nella Contea di Comal (Texas), ufficialmente nel Guinness dei Primati come la più grande colonia di pipistrelli al mondo, con 15–20 milioni di esemplari di Tadarida brasiliensis (pipistrello messicano dalla coda libera) presenti ogni estate.

Visit Bracken Cave Preserve – Bat Conservation International


La specie protagonista: Tadarida brasiliensis

La Tadarida brasiliensis è un chirottero piccolo (?12 g) ma straordinariamente capace:

  • Raggiunge velocità di oltre 96 km/h (max registrato vicino a 160 km/h)
  • Caccia a quote superiori ai 3.000 m intercettando falene migratorie
  • Produce chiamate di ecolocalizzazione tra 20 e 75 kHz
  • È l’unica specie documentata a disturbare il sonar dei propri conspecifici per sottrarre loro le prede (jamming acustico), vanificando fino all’85,9% dei tentativi avversari

Tadarida brasiliensis – Bat Conservation International

Ciclo biologico nella grotta

Le femmine gravide percorrono fino a 1.600 km dal Messico per arrivare a Bracken in marzo-aprile. A giugno partoriscono un unico cucciolo, lasciandolo su creches parietali così dense da raggiungere 400–500 cuccioli per piede quadrato. Al rientro dalla caccia, ogni madre riconosce il proprio piccolo tra milioni grazie a memoria spaziale, vocalizzazioni e olfatto. Il primo volo del cucciolo — nel buio totale, circondato da milioni di altri giovani — è un test di sopravvivenza critico: una caduta a terra significa essere consumati in pochi minuti dai coleotteri dermatidi che tappezzano il pavimento; almeno il 50% non sopravvive al primo anno.


Servizi ecosistemici

Ogni notte la colonia consuma tra 100 e 140 tonnellate di insetti, tra cui molti parassiti agricoli. Il risparmio quantificato per i soli coltivatori di cotone locali è di circa $741.000 l’anno, mentre il valore complessivo dei servizi di controllo biologico delle singole colonie supera mediamente $1 milione annuo.


Minacce e conservazione

MinacciaRisposta
Sviluppo urbano (3.500+ abitazioni previste sotto la rotta di volo)Accordo da $20,5 milioni nel 2017 tra 6 enti pubblici e privati; area dichiarata conservation easement permanente
White-nose Syndrome (fungo Pd rilevato nel 2019)Monitoraggio annuale BCI; la T. brasiliensis è considerata meno vulnerabile perché non iberna
Pressione sul Recharge Zone dell’Acquifero EdwardsLa riserva protegge l’acqua potabile per ~2 milioni di texani

Visite 2026

La stagione 2026 è aperta: i tour serali iniziano il 17 maggio 2026 con prenotazione obbligatoria online. I soci BCI ricevono uno sconto del 50% per fino a 8 persone. Il report contiene il calendario completo con le date di giugno 2026.

Il report allegato copre in dettaglio biologia, migrazione, storia del guano, conservazione del territorio carsico e il significato speleologico della grotta per la tutela delle aree carsiche italiane.

La grotta che ospita la più grande colonia di pipistrelli del mondo

Bracken Cave si trova nella Contea di Comal, Texas, a circa trenta chilometri a nord-est di San Antonio. Il suo ingresso è una fenditura a mezzaluna larga una trentina di metri, che si apre sul fondo di una dolina formatasi in seguito al crollo del soffitto di una cavità carsica sviluppata nel calcare della Edwards Plateau.wikipedia+1

Ogni anno, da marzo a ottobre, la grotta accoglie la più grande colonia di pipistrelli conosciuta al mondo. La specie protagonista è il pipistrello messicano dalla coda libera (Tadarida brasiliensis), presente con una popolazione stimata tra i 15 e i 20 milioni di individui. Nel 2023, il Bracken Cave Preserve è stato inserito ufficialmente nel Guinness dei Primati per questo primato.scintilena+1

La grotta è gestita da Bat Conservation International (BCI), organizzazione non profit con sede ad Austin, che nel 1992 acquistò la proprietà iniziale di circa 697 acri dalla famiglia Marbach. Oggi, grazie a successive acquisizioni e alla collaborazione con The Nature Conservancy, la riserva protegge complessivamente oltre 3.462 acri di paesaggio tipico della Texas Hill Country.batcon+1


La biologia del pipistrello messicano dalla coda libera

La Tadarida brasiliensis è un chirottero di piccola taglia, con un peso medio di circa 12 grammi. La coda si estende oltre la membrana interurale, caratteristica da cui deriva il nome comune. È uno dei mammiferi più veloci al mondo, con velocità medie di oltre 96 km/h e una velocità massima registrata prossima ai 160 km/h.batcon

Il sistema di ecolocalizzazione è sofisticato. Le chiamate di biosonar variano tra 20 e 75 kHz. Una ricerca ha documentato un fenomeno inatteso: i pipistrelli dalla coda libera emettono chiamate deliberatamente interferenti per disturbare il sonar dei propri conspecifici durante la competizione per una preda, vanificando fino all’85,9% dei tentativi di cattura avversari. È il primo caso documentato di jamming acustico sistematico tra animali ecolocalizzatori.sciencenews+1


Il ciclo riproduttivo nella grotta

In marzo e aprile, le femmine gravide rientrano dal Messico e dall’America Centrale percorrendo fino a 1.600 km. I maschi trascorrono la stagione in colonie più piccole altrove. A fine giugno ogni femmina partorisce un unico cucciolo.scintilena+1

I piccoli, nudi e ciechi, vengono lasciati sulle pareti della grotta in dense aggregazioni chiamate creches, con densità che raggiungono i 400–500 cuccioli per piede quadrato. Queste aggregazioni fungono da incubatori collettivi: la grotta raggiunge internamente temperature di 39-40°C. La femmina esce ogni sera per cacciare e al rientro individua il proprio cucciolo tra milioni di altri grazie a memoria spaziale, vocalizzazioni specifiche e olfatto.qualla+2

Quattro-cinque settimane dopo la nascita, i giovani si lanciano nel buio per il primo volo. Le condizioni sono estreme: buio totale, velocità minima di circa 6 m/s, necessità di eseguire una capriola quasi completa con millimetrica precisione per atterrare sulla parete. Una caduta a terra è letale: il suolo della grotta è popolato da milioni di coleotteri dermatidi carnivori capaci di ridurre un cucciolo a scheletro in pochi minuti. Si stima che almeno la metà dei cuccioli non sopravviva al primo anno.batcon+1


Uno spettacolo visibile anche sul radar meteorologico

L’emergenza serale dei pipistrelli produce un vortice visibile a occhio nudo per ore. Il suono prodotto dal volo di milioni di ali è stato descritto come simile alla pioggia battente. La colonna di animali che sale dalla dolina è così densa da essere registrata come anomalia sulle schermate del radar meteorologico Doppler del National Weather Service, dove appare simile a un temporale in formazione.scintilena+2

Ogni notte, la colonia consuma tra le 100 e le 140 tonnellate di insetti, prevalentemente falene e coleotteri di importanza agricola. Il risparmio calcolato per i soli coltivatori di cotone della regione è stimato in circa 741.000 dollari l’anno in termini di danni evitati e riduzione dei pesticidi.texashappens+1


Minacce: sviluppo urbano e sindrome del naso bianco

Negli anni 2010, il principale pericolo per la colonia fu un progetto immobiliare che prevedeva la costruzione di 3.500-4.500 abitazioni direttamente sotto la rotta di volo dei pipistrelli e sopra la Zona di Ricarica dell’Acquifero Edwards, che fornisce acqua potabile a circa due milioni di residenti del Texas centrale.sanantonioreport+2

Nel 2017 fu raggiunto un accordo da 20,5 milioni di dollari tra sei enti pubblici e privati — tra cui il Comune di San Antonio, The Nature Conservancy e BCI — che portò all’acquisizione dell’intera area e alla sua dichiarazione come conservation easement permanente.nature+1

Sul fronte sanitario, nel febbraio 2019 BCI ha annunciato il rilevamento del fungo Pseudogymnoascus destructans (agente causale della White-nose Syndrome) nella Bracken Cave Preserve, nell’ambito di un programma di sorveglianza sistematica. Al momento della rilevazione non erano presenti segni della malattia nei pipistrelli. La T. brasiliensis è considerata meno vulnerabile rispetto alle specie ibernanti, in quanto migra anziché trascorrere l’inverno in letargo nelle grotte. Il monitoraggio annuale prosegue in collaborazione con il Texas Parks and Wildlife Department.batcon+1


Come visitare Bracken Cave Preserve nel 2026

Bat Conservation International organizza tour guidati serali (e alcuni mattutini) durante tutta la stagione estiva. I biglietti per la stagione 2026 sono disponibili online con prenotazione obbligatoria: non vengono venduti all’ingresso.scintilena

  • Apertura prenotazioni per soci BCI: 1 aprile 2026scintilena
  • Apertura al pubblico generale: 15 aprile 2026scintilena
  • Prime visite serali: 17 maggio 2026scintilena
  • Prime visite mattutine: 14 giugno 2026scintilena

L’adesione annuale a BCI (45 dollari) garantisce uno sconto del 50% sui biglietti, valido per fino a 8 persone e per più visite nella stagione. I visitatori vengono accolti su piattaforme panoramiche all’orlo della dolina, dove assistono all’intera emergenza serale.scintilena

Per prenotare: batcon.simpletix.com — Per informazioni sui gruppi: bracken@batcon.org


Bracken Cave Preserve – La Più Grande Colonia di Pipistrelli al Mondo

Panoramica


Bracken Cave bat emergence
Bracken Cave è una grotta situata nella Contea di Comal, Texas, a circa 20-30 miglia a nord-est di San Antonio. Il suo ingresso è una fenditura a mezzaluna larga circa 30 metri, che si apre sul fondo di una dolina formatasi in seguito al crollo del tetto della cavità originale. Ogni anno, da marzo a ottobre, ospita la più grande colonia di pipistrelli conosciuta al mondo — stimata tra 15 e 20 milioni di esemplari di pipistrello messicano dalla coda libera (Tadarida brasiliensis) — rendendola al tempo stesso la più grande concentrazione di mammiferi del pianeta.[1][2][3]
La grotta è gestita da Bat Conservation International (BCI), organizzazione no-profit con sede ad Austin, che nel 1992 acquistò la proprietà iniziale di circa 697 acri dalla famiglia Marbach. Grazie a successive acquisizioni e alla collaborazione con The Nature Conservancy, oggi la riserva protegge complessivamente oltre 3.462 acri contigui di paesaggio tipico della Texas Hill Country.[4][3]


La Specie: Tadarida brasiliensis

Caratteristiche morfologiche


Brazilian free-tailed bat
Il pipistrello messicano dalla coda libera (chiamato anche pipistrello brasiliano) è un chirottero relativamente piccolo, del peso medio di circa 12 grammi. La caratteristica più evidente è la coda, che si estende oltre la membrana interurali (uropatagium), da cui deriva il nome comune. Il pelo è corto e denso, le orecchie ampie e tondeggianti, le labbra superiori rugose e carnose.[5]

Volo e velocità

La Tadarida brasiliensis è uno dei mammiferi più veloci al mondo: è capace di raggiungere velocità medie superiori alle 60 miglia orarie (circa 97 km/h) e ha una velocità massima registrata vicina alle 100 miglia orarie (160 km/h). Vola ad alta quota, spesso superando i 3.000 metri di altitudine, per intercettare le falene migratorie notturne.[5]

Ecolocalizzazione

Come tutti i chirotteri insettivori, questa specie caccia utilizzando un sofisticato sistema di biosonar. Le sue chiamate di ecolocalizzazione variano tra 20 e 75 kHz. Accanto alle chiamate sonar, produce un ricco repertorio di vocalizzazioni sociali — chiamate di isolamento, di implorazione, canti a più sillabe — fondamentali per la vita di colonia. Una ricerca sull’auditory cortex ha dimostrato che le frequenze comprese tra 20 e 30 kHz sono iperrappresentate nella corteccia uditiva, corrispondendo alle fasi di ricerca della preda.[6][5]

Un fenomeno particolarmente interessante è il jamming acustico competitivo: i pipistrelli dalla coda libera emettono chiamate interferenti per disturbare il sonar dei competitori nelle immediate vicinanze di una preda, rendendo vano fino all’85,9% dei tentativi di cattura avversari. Questo costituisce il primo esempio documentato di un animale ecolocalizzatore che jamming sistematicamente i propri conspecifici.[7]


La Colonia di Bracken Cave

Record mondiali e Guinness dei Primati

Nel 2023, il Bracken Cave Preserve è stato ufficialmente inserito nel Guinness dei Primati per ospitare la più grande colonia di pipistrelli al mondo. La colonia è talmente numerosa che la sua emergenza notturna è visibile sulle schermate del radar meteorologico Doppler del National Weather Service: la colonna di pipistrelli che sale dal suolo viene registrata come un’anomalia radar, simile a un temporale.[1][2]

Ciclo annuale della colonia

PeriodoEvento biologico
Marzo–AprileLe femmine gravide tornano dal Messico e dall’America Centrale[8]
Maggio–GiugnoNascita dei cuccioli (pups), la grotta raggiunge picchi di 20 milioni di individui[9]
Giugno–LuglioI piccoli, nudi e ciechi, si raggruppano in creches sulle pareti fino a 400-500 pups per piede quadrato[2][10]
Luglio–AgostoI giovani imparano a volare, si uniscono alle madri nelle uscite notturne[9]
Settembre–OttobreLa colonia migra verso sud, verso il Messico e l’America Centrale[11]

La nascita e l’allattamento

Ogni femmina partorisce un unico cucciolo a tarda giugno. I piccoli, nudi e privi di pelo, vengono abbandonati sulle pareti rocciose in dense aggregazioni dette creches, che servono come incubatori collettivi per mantenere il calore corporeo (la temperatura nella grotta raggiunge i 39-40°C). La femmina lascia il piccolo ogni sera per cacciare, e al ritorno è in grado di ritrovarlo tra milioni di altri cuccioli grazie a una straordinaria combinazione di memoria spaziale, vocalizzazioni e odorato.[8][10][2]

Il primo volo dei cuccioli

Quattro-cinque settimane dopo la nascita, i giovani si lanciano nel buio della caverna per il loro primo volo, affrontando condizioni estreme: buio totale, velocità di almeno 6 m/s, necessità di eseguire una capriola quasi completa con precisione millimetrica per agganciarsi alla parete. La densità degli altri giovani in volo crea un rischio di collisione continuo. Una caduta al suolo è letale: il pavimento della grotta è popolato da milioni di coleotteri dermatidi carnivori (dermestid beetles) in grado di ridurre un giovane pipistrello a scheletro in pochi minuti. Si stima che almeno la metà dei cuccioli non sopravviva al primo anno di vita.[8][10]


Servizi Ecosistemici

Controllo biologico degli insetti

La colonia di Bracken Cave consuma ogni notte tra le 100 e le 140 tonnellate di insetti, principalmente falene, coleotteri, formiche alate e altri artropodi volanti. Tra le prede principali vi sono specie di grande importanza agricola come la Helicoverpa zea (falena del cotone) e la Agrotis (noctua degli ortaggi), importanti parassiti delle colture di mais, cotone e sorgo del Texas.[9][5][10]

Uno studio specifico sulla colonia di Bracken ha quantificato un risparmio per i coltivatori di cotone della regione di circa $741.000 all’anno in termini di mancati danni e riduzione dell’uso di pesticidi. Una valutazione più ampia del valore dei servizi di pest control forniti da T. brasiliensis nel Texas meridionale ha stimato che singole colonie hanno un valore economico medio superiore a $1 milione l’anno.[10][12]

Il guano come risorsa storica e scientifica

Ogni anno, la colonia deposita circa 50 tonnellate di guano sul suolo della grotta. Antichi resoconti di minatori di guano attestano che in alcuni punti lo spessore raggiunge dai 9 ai 18 metri, senza toccare il fondo. Durante la Guerra Civile Americana, il guano di Bracken Cave fu estratto intensivamente per produrre polvere da sparo per la Confederazione.[10]

Dal punto di vista scientifico, il guano è un archivio biologico straordinario: l’analisi del carbonio radioattivo dei suoi strati potrebbe rivelare la dieta dei pipistrelli nei secoli passati e documentare se altre specie abbiano mai abitato la grotta. La BCI sta sviluppando tecniche di carotaggio sufficientemente lunghe da penetrare i livelli più profondi, stimati con impulsi elettrici ad almeno 18-27 metri.[10]


Migrazione e Fenologia

La Tadarida brasiliensis percorre fino a 1.600 km dal Messico al Texas per raggiungere Bracken Cave ogni primavera. Una ricerca scientifica basata su 23 anni di dati radar (1995–2017) ha analizzato la fenologia migratoria della specie a Bracken Cave, scoprendo che:[3]

  • La migrazione primaverile è influenzata principalmente dalle condizioni del vento nelle aree di svernamento e sosta in Messico, non dalla temperatura come ipotizzato inizialmente.[13]
  • La migrazione autunnale risponde a diversi driver climatici rispetto a quella primaverile.[13]
  • Si osservano cambiamenti temporali nella fenologia migratoria attribuibili ai cambiamenti climatici in corso.[14]

La Riserva Naturale e le Sfide alla Conservazione

Acquisizione e gestione del territorio

BCI acquistò il nucleo originale della grotta e circa 4,7 acri circostanti nel 1992 dalla famiglia Marbach. In tre decenni di successive acquisizioni, la riserva è cresciuta fino agli attuali 1.458 acri di proprietà diretta BCI, cui si aggiungono i 1.521 acri acquistati da The Nature Conservancy in una transazione del 2014-2017. L’intera area protetta di 3.462 acri si trova a soli 20 miglia dall’Interstate 35, uno dei corridoi di urbanizzazione più rapida degli Stati Uniti.[4][15][16]

La minaccia dello sviluppo urbano

A partire dagli anni 2010, il pericolo più immediato per la colonia fu rappresentato da un progetto immobiliare della società Galo Properties, che prevedeva la costruzione di un quartiere residenziale da 3.500-4.500 abitazioni su un’area di 1.500 acri direttamente sotto la rotta di volo dei pipistrelli e sopra la Zona di Ricarica dell’Acquifero Edwards. Scienziati, conservazionisti e cittadini si opposero duramente, poiché il progetto avrebbe disturbato la colonia e compromesso la qualità delle acque sotterranee che alimentano i pozzi di circa due milioni di residenti del Texas centrale.[15][17][16]

Nel 2014 e definitivamente nel 2017, fu raggiunto un accordo storico da 20,5 milioni di dollari tra sei enti pubblici e privati: il Comune di San Antonio ($10 milioni), la Contea di Bexar ($500.000), l’Edwards Aquifer Authority ($500.000), il Corpo dell’Esercito USA ($100.000), The Nature Conservancy e BCI ($9,4 milioni, in parte da donazioni private). Il Consigliere Ron Nirenberg definì l’operazione un modello di “conservation trifecta”: protezione della grotta, dell’acquifero e dell’habitat del Golden-cheeked Warbler (Setophaga chrysoparia), specie in pericolo secondo la legge federale USA.[17][16][15]

La minaccia della White-nose Syndrome (WNS)

La White-nose Syndrome (WNS) è una malattia fungina causata dal patogeno Pseudogymnoascus destructans (Pd), che ha sterminato milioni di chirotteri ibernanti in Nord America dalla sua prima comparsa nel 2006 nello stato di New York. In alcune caverne, la mortalità ha superato il 90% degli individui presenti.[18][19][20]

Nel febbraio 2019, BCI ha annunciato il rilevamento del fungo Pd alla Bracken Cave Preserve, nell’ambito di un programma statale di sorveglianza sistematica. È importante notare che, al momento della rilevazione, non vi erano segni della malattia nei pipistrelli — solo la presenza del fungo sull’ambiente. La T. brasiliensis è ritenuta meno vulnerabile al WNS rispetto alle specie ibernanti, poiché migra e non trascorre l’inverno in letargo profondo nelle grotte. Tuttavia, la BCI ha intensificato il monitoraggio annuale e collabora con il Texas Parks and Wildlife Department per sviluppare protocolli di risposta.[21][19]


Il Programma di Visite

Struttura delle visite 2026

Bat Conservation International organizza visite guidate serali (e alcune mattutine) alla Bracken Cave Preserve durante tutta la stagione estiva. Il programma 2026 prevede:

  • Accesso anticipato per i membri BCI: codici di sconto inviati il 18 marzo 2026; preregistrazione dall’1 aprile 2026[22]
  • Apertura al pubblico generale: dal 15 aprile 2026[22]
  • Visite serali (“Evening Bat Flights”): a partire dal 17 maggio 2026[22]
  • Visite mattutine (“Morning Bat Flights”): dal 14 giugno 2026[22]
  • I biglietti non vengono venduti sul posto: la prenotazione anticipata è obbligatoria[22]

Vantaggi per i soci BCI

L’adesione annuale a BCI (45 dollari/anno) include: tre numeri annui della rivista Bats, sconto del 50% sui biglietti per Bracken Cave (valido per fino a 8 persone per più voli nella stagione), accesso prioritario alla prenotazione.[22]

Esperienza sul campo

I visitatori sono accolti su piattaforme panoramiche all’orlo della dolina. L’emergenza inizia con un vortice di pipistrelli all’interno della grotta — un updraft naturale di energia termica e cinetica — che poi sgorga verso il cielo come un “tornado” di mammiferi alati, visibile per ore dopo il tramonto. Il suono del volo di milioni di ali è stato paragonato a pioggia battente.[8][23][10]


Importanza Scientifica e Culturale

Bracken Cave non è solo un record biologico: è un archivio di storia naturale e umana. La grotta esiste nella sua forma attuale da oltre 10.000 anni. La colonia di pipistrelli in essa stanziata ha plasmato la biodiversità di tutta la Texas Hill Country, fungendo da fonte alimentare per dozzine di specie di predatori — gufi, falchi, serpenti coachwhip, procioni, gatti inanellati — e da fornitrice di un servizio di pest control altrimenti insostituibile per l’agricoltura regionale.[23][10]

La ricerca scientifica condotta a Bracken riguarda campi diversissimi: fenologia della migrazione, bioacustica e jamming del sonar, epidemiologia del WNS, paleoecologia del guano e dinamiche demografiche. La grotta appare anche nella comunicazione scientifica mainstream — è stata inclusa nella serie World’s Weirdest di National Geographic e nel pilota originale di Dirty Jobs — rendendo Bracken Cave un potente strumento di educazione ambientale per il grande pubblico.[13][21][10][7][24][3]


Connessioni con la Speleologia e la Tutela delle Aree Carsiche

Dal punto di vista speleologico, Bracken Cave è un esempio emblematico di come le cavità carsiche costituiscano ecosistemi fragili di primario valore ecologico. L’ingresso a dolina si è formato per crollo del soffitto su una cavità sviluppata nel calcare della Edwards Plateau — la stessa formazione che alimenta l’Acquifero Edwards, che fornisce acqua potabile all’intera città di San Antonio. La protezione della grotta è dunque inseparabile dalla tutela idrogeologica del territorio carsico circostante, un principio centrale nella gestione sostenibile delle aree carsiche in tutto il mondo.[25][3][16]

Il caso Bracken Cave dimostra che la tutela di una cavità non può limitarsi alla grotta in sé, ma deve necessariamente estendersi al buffer territoriale superficiale che la sovrasta e circonda: vegetazione, suolo, drenaggio delle acque, distanza dai centri urbani. Si tratta di un modello concettuale valido anche per la gestione delle aree carsiche italiane, dove grotte importanti per fauna cavernicola protetta (pipistrelli compresi) si trovano frequentemente sotto pressione da urbanizzazione e attività agricole.

Fonti consultate

  1. Bat Conservation International – Bracken and its Bats: A Natural Wonder of the World
    https://www.batcon.org/bracken-and-its-bats-a-natural-wonder-of-the-world/
  2. Bat Conservation International – Tadarida brasiliensis
    https://www.batcon.org/bat/tadarida-brasiliensis/
  3. Bat Conservation International – Visit Bracken Cave Preserve
    https://www.batcon.org/experience-bats/bat-happenings/visit-bracken-cave-preserve/
  4. Bat Conservation International – Protect & Restore: Bracken Cave Preserve
    https://www.batcon.org/our-work/protect-restore-landscapes/bracken-cave-preserve/
  5. Bat Conservation International – White-nose Syndrome Fungus Found at Bracken Cave
    https://www.batcon.org/press/fungus-that-causes-bat-killing-disease-white-nose-syndrome-is-expanding-in-texas/
  6. Wikipedia – Bracken Cave
    https://en.wikipedia.org/wiki/Bracken_Cave
  7. Scintilena – Bracken Cave: il rifugio dei pipistrelli in Texas
    https://www.scintilena.com/bracken-cave-il-rifugio-dei-pipistrelli-in-texas-con-15-milioni-di-individui-e-il-piu-grande-del-mond
  8. Scintilena – Bracken Cave entra nel Guinness dei Primati
    https://www.scintilena.com/bracken-cave-la-colonia-di-pipistrelli-piu-grande-al-mondo-entra-nel-guinness-dei-primati/06/03/
  9. Scintilena – Visitate il Bracken Cave Preserve
    https://www.scintilena.com/visitate-il-bracken-cave-preserve-unesperienza-unica-per-osservare-i-pipistrelli-dal-vivo/03/07/
  10. San Antonio Report – City Acts to Protect Bracken Cave’s Bat Colony
    https://sanantonioreport.org/bracken-bat-cave-protected-by-conservation-easement/
  11. The Nature Conservancy – Protecting Bracken Bat Cave
    https://www.nature.org/en-us/about-us/where-we-work/united-states/texas/stories-in-texas/protecting-bracken-bat-cave/
  12. Texas Public Radio – Saving the Bracken Bat Cave
    https://www.tpr.org/environment/2014-10-17/saving-the-bracken-bat-cave
  13. Science News – Bats jam each other in echolocation battles for food
    https://www.sciencenews.org/article/bats-jam-each-other-echolocation-battles-food
  14. PMC – The Potential Impact of White-Nose Syndrome on the Conservation Status of T. brasiliensis
    https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC4159351/
  15. Wiley – Climatic drivers of changes in bat migration phenology at Bracken Cave
    https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/gcb.15433
  16. Texas Happens – Learn More About Bracken Cave and the World’s Largest Bat Colony
    https://texashappens.com/learn-more-about-bracken-cave-and-the-worlds-largest-bat-colony/
  17. Enter the Caves – Bracken Cave and the Largest Bat Colony in the World
    https://enterthecaves.com/bracken-cave/

L'articolo Bracken Cave Preserve: al via la stagione 2026 per visitare la più grande colonia di pipistrelli al mondo proviene da Scintilena.

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Fontana del Lantro: torna il ciclo di aperture gratuite a Bergamo Alta

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Gli speleologi delle Nottole guidano i visitatori nella cisterna medievale più antica della città

Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” ha avviato domenica 26 aprile 2026 il nuovo ciclo di aperture della Fontana del Lantro, la suggestiva cisterna sotterranea medievale collocata sotto la chiesa di San Lorenzo, in via Boccola, nel cuore di Città Alta. Le visite sono libere e gratuite. Sono previsti otto appuntamenti distribuiti tra aprile e ottobre 2026, sempre nelle domeniche pomeriggio, con orario dalle 14:30 alle 18:30. Fa eccezione il 15 agosto, che cade di sabato. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Comune di Bergamo.bergamotomorrow+1


La Fontana del Lantro: mille anni di storia idrica nel sottosuolo bergamasco

La Fontana del Lantro è uno dei siti ipogei medievali meglio conservati dell’Italia settentrionale. Il nome deriva dal latino antrum, ovvero “antro dell’acqua”, riferimento diretto alla piccola cavità naturale da cui sgorga la sorgente originaria. La prima attestazione documentale risale all’anno 928, in una pergamena redatta per conto del vescovo Adalberto. Ulteriori documenti del 1032 e del 1042 ne confermano l’esistenza, mentre lo Statuto cittadino del 1248 descrive il complesso già dotato di cisterna, cunicoli, abbeveratoi e lavelli.wikipedia+3

La struttura visibile oggi è della seconda metà del Cinquecento. La sua costruzione fu determinata dall’avvio dei lavori per le mura difensive veneziane (1561–1588), che comportarono la demolizione della preesistente chiesa di San Lorenzo: ricostruita poco distante, la nuova chiesa inglobò la cisterna in un atrio interrato. Da quel momento la fontana rimase protetta in quell’ambiente ipogeo che è ancora oggi visitabile.bergamonews+2


Architettura: doppia vasca e volte in pietra a vista

Dal punto di vista architettonico, il Lantro è un manufatto di notevole pregio. La struttura è costruita interamente in pietra squadrata a vista e presenta ampie volte con archi a tutto sesto e a sesto acuto, che convergono verso un’unica colonna portante posta al centro della vasca principale.nottole+3

Il sistema adotta il principio della doppia vasca: l’acqua della sorgente viene convogliata in una vasca sopraelevata, dove le impurità si depositano sul fondo, prima di fluire nella cisterna principale. Questo sistema, già noto in epoca romana, garantiva un’acqua di qualità elevata alla comunità della vicinia di San Lorenzo.visitbergamo+2

Il complesso è alimentato da due sorgenti: la storica sorgente del Lantro, originata da una piccola cavità naturale, e la sorgente di San Francesco, captata durante i lavori di costruzione delle mura veneziane nel XVI secolo tramite un apposito cunicolo.museionline+1


Da lavatoio pubblico all’abbandono, fino al recupero del 1992

Per secoli la fontana ha svolto una funzione pubblica fondamentale: veniva utilizzata per usi domestici, come abbeveratoio per gli animali e per la concia delle pelli. Con l’entrata in funzione del nuovo acquedotto municipale alla fine dell’Ottocento, la struttura perse la sua funzione di approvvigionamento idrico, ma rimase in uso come lavatoio fino al 1950.nottole+1

Nei decenni successivi il sito cadde in abbandono e divenne una discarica abusiva. Nel 1992 il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” avviò una campagna di pulizia e restauro che riportò la cisterna alle sue condizioni originali. Da allora il Lantro è visitabile solo in occasione di aperture speciali organizzate con il Comune di Bergamo.ecodibergamo+3


Le Nottole: oltre cinquant’anni di esplorazione sotterranea a Bergamo

Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” nasce dalla fusione, avvenuta nel 1974, tra il Gruppo Speleologico Bergamasco (fondato nel 1964) e il Gruppo Speleologico “Le Nottole” (fondato nel 1969). Il nome “Nottole” fa riferimento a un pipistrello.nottole+1

L’attività del gruppo copre sia la speleologia in grotte naturali nelle Prealpi Orobiche, sia il censimento e la valorizzazione delle cavità artificiali del sottosuolo bergamasco. Tra i contributi principali: la pubblicazione degli studi sugli antichi acquedotti di Bergamo, il rilievo delle cannoniere in casamatta delle mura venete UNESCO, la scoperta nel 2023 del cunicolo originale della Fontana del Vagine (lungo circa 80 metri, con due sorgenti attive a 13 metri di profondità sotto la Corsarola) e la gestione didattica del patrimonio sotterraneo di Città Alta.scintilena+4

Nel 2025 il Lantro ha accolto 3.199 visitatori, dato in crescita rispetto agli anni precedenti.ecodibergamo


Il calendario delle otto aperture 2026

Per accedere alla struttura è obbligatorio indossare scarpe chiuse con suola antiscivolo. Prima dell’avvio del ciclo 2026, le Nottole hanno effettuato manutenzione straordinaria sulla griglia della passerella interna.ecodibergamo+2

Le date previste sono le seguenti:bergamotomorrow+1

  • Domenica 26 aprile – 14:30 / 18:30
  • Domenica 31 maggio – 14:30 / 18:30
  • Domenica 28 giugno – 14:30 / 18:30
  • Domenica 26 luglio – 14:30 / 18:30
  • Sabato 15 agosto – 14:30 / 18:30
  • Domenica 30 agosto – 14:30 / 18:30
  • Domenica 27 settembre – 14:30 / 18:30
  • Domenica 25 ottobre – 14:30 / 18:30

La Fontana del Lantro si trova in via Boccola, sotto la chiesa di San Lorenzo (coordinate GPS: 45.70569, 9.66417). L’ingresso è libero e gratuito.bergamonews+1


Fontana del Lantro e le Aperture 2026.

Riapre la Fontana del Lantro: le visite guidate con «Le Nottole» – Bergamo Tomorrow

Il report analizza in dettaglio:

  • Origine storica: prima citazione documentata nell’anno 928, con attestazioni nel 1032, 1042 e nello Statuto cittadino del 1248
  • ?? Architettura: struttura della seconda metà del ‘500, doppia vasca (quella principale da 400 m³), volte ad archi romanici/gotici su colonna centrale, sistema di doppia vasca per la depurazione dell’acqua
  • Le due sorgenti: la storica Sorgente del Lantro e la Sorgente di San Francesco (scoperta durante la costruzione delle mura venete)
  • ?? Bergamo Sotterranea: il Lantro come nodo di una rete più ampia di acquedotti romani, veneziani e cunicoli militari
  • Il Gruppo “Le Nottole”: fondato nel 1969, fusione con il GSB nel 1974, protagonisti del recupero del 1992 e di decenni di esplorazione ipogea
  • Calendario 2026: 8 aperture gratuite da aprile a ottobre, sempre dalle 14:30 alle 18:30 (ricorda: scarpe chiuse con suola antiscivolo!)
  • Dati visitatori: 3.199 visitatori nel 2025, in crescita costante

Fontana del Lantro – Studio Approfondito

Inquadramento generale

La Fontana del Lantro è una delle cavità artificiali più significative di Bergamo e uno dei siti ipogei medievali meglio conservati dell’Italia settentrionale. Situata sotto la chiesa di San Lorenzo in via Boccola, nel cuore di Città Alta, è una straordinaria cisterna sotterranea che ha fornito acqua alla comunità locale per quasi mille anni. A partire dal 26 aprile 2026, il sito ha riaperto al pubblico con un calendario di otto aperture gratuite organizzate dal Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” in collaborazione con il Comune di Bergamo.[1][2][3][4][5][6]


Storia e origine del nome

Le prime attestazioni documentali

Il nome “Lantro” deriva dal latino Later (o antrum, antro), che significa letteralmente “antro dell’acqua”, un riferimento diretto alla piccola cavità naturale da cui sgorga la sorgente principale. Il primo documento che attesta l’esistenza della fontana risale all’anno 928, quando una pergamena scritta per conto del vescovo Adalberto menziona espressamente la sorgente del Lantro. Altri documenti del 1032 e del 1042 ne riportano menzione, mentre lo Statuto cittadino del 1248 descrive l’intero complesso come dotato di cisterna, cunicoli, abbeveratoi e lavelli.[1][2][7][6][8]

Dal Medioevo all’età veneziana

Originariamente collocata all’aperto, la fontana subì una profonda trasformazione nella seconda metà del XVI secolo, quando la Repubblica di Venezia impose la costruzione delle celebri mura difensive di Bergamo (1561–1588). Questo radicale intervento urbanistico comportò la demolizione della preesistente chiesa di San Lorenzo, ricostruita poco distante proprio sopra la cisterna, che si trovò così inglobata in un atrio interrato sotto la nuova chiesa. Da quel momento in poi, la fontana rimase protetta e racchiusa in quel suggestivo ambiente ipogeo che ancora oggi è possibile visitare.[1][7][9]

Dal lavatoio all’abbandono

Nel corso dei secoli, il Lantro svolse una funzione pubblica fondamentale per la comunità della Vicinia di San Lorenzo: l’acqua veniva utilizzata per usi domestici, come abbeveratoio per gli animali e per la concia delle pelli. Alla fine dell’Ottocento, con l’entrata in funzione del nuovo acquedotto municipale, la fontana perse la sua funzione primaria di approvvigionamento idrico, ma continuò a essere usata come lavatoio fino al 1950. Negli anni successivi la cisterna cadde in completo abbandono, trasformandosi progressivamente in una discarica abusiva.[2][7]


Architettura e caratteristiche strutturali


Fontana del Lantro cistern
La struttura attuale della Fontana del Lantro è della seconda metà del Cinquecento e rappresenta un eccellente esempio di architettura idraulica rinascimentale. È costruita interamente in pietra squadrata a vista ed è caratterizzata da ampie volte con archi a tutto sesto e a sesto acuto, che convergono verso una singola colonna portante posta al centro della vasca principale.[1][2][3][6]

ElementoDescrizione
Vasca principaleBase quadrata, capacità circa 400 m³
Vasca minoreIn posizione sopraelevata rispetto alla principale
CoperturaVolte ad archi a tutto sesto e sesto acuto
Supporto centraleUnica colonna portante al centro
MaterialePietra squadrata a vista
LocalizzazioneVia Boccola, sotto la chiesa di San Lorenzo
Coordinate45°42?20.63?N 9°39?50.42?E

La fontana adottava il classico sistema della doppia vasca già in uso presso gli antichi romani per la purificazione dell’acqua: l’acqua della sorgente veniva convogliata nella vasca sopraelevata, dove le impurità (sabbia e altri corpuscoli) si depositavano sul fondo prima che l’acqua passasse nella vasca principale. Questo sistema garantiva un elevato livello qualitativo dell’acqua distribuita alla comunità.[6]

Le sorgenti

Il sistema idrico del Lantro era alimentato da due sorgenti distinte:[2][10]

  • Sorgente del Lantro: la più antica e abbondante, nasce da una piccola cavità naturale dietro la chiesa di San Lorenzo, da cui prende il nome l’intera struttura
  • Sorgente di San Francesco: intercettata successivamente, durante i lavori di costruzione delle mura veneziane nel XVI secolo; captata tramite un apposito cunicolo

Il sistema idrico sotterraneo di Bergamo Alta

La Fontana del Lantro non è un sito isolato, ma fa parte di un complesso reticolo di acquedotti e cavità artificiali che si sviluppano sotto Città Alta, frutto di secoli di interventi di ingegneria idraulica che si stratificano dall’epoca romana fino all’Ottocento.[11][12]

Gli antichi acquedotti romani

Bergamo deve la sua rete idrica originaria all’ingegno della civiltà romana, che seppe captare le sorgenti sui colli e costruire una fitta rete idrica in mattoni, piombo e marmo. Le sorgenti principali storicamente documentate sono la Boccola, il Vagine, il Lantro e il Corno. Due acquedotti principali di epoca romana servivano Città Alta: l’Acquedotto di Castagneta (detto anche dei Vasi o Saliente, lungo 3.544 m con dislivello di 70 m) e l’Acquedotto di Sudorno.[12][13]

L’Acquedotto Magistrale veneziano

Con la denominazione di “Acquedotto Magistrale” si indica il sistema integrato di distribuzione dell’acqua all’interno della cinta veneta, rimasto in funzione fino alla fine del XIX secolo. Dal punto di unione degli acquedotti dei Vasi e di Sudorno, nel baluardo di Sant’Alessandro, prendeva origine il condotto Magistrale, in parte ancora percorribile, che serviva utenze pubbliche (cisterne e fontane) e utenze private tramite partitori e canalizzazioni minori.[13]

L’Acquedotto di Prato Baglioni

Nel 2005 il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” ha completato lo studio del terzo grande acquedotto di Bergamo Alta, l’Acquedotto di Prato Baglioni: struttura della seconda metà del 1500, costruita contestualmente alle mura, con una lunghezza di circa 1.400 metri, che riforniva privati e fontane pubbliche della zona nord-est della città.[14]


Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole”

Storia e fondazione

Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” è un’associazione di volontari con radici che risalgono al 1964, quando nacque il Gruppo Speleologico Bergamasco, e al 1969, anno di fondazione del Gruppo Speleologico “Le Nottole” — il cui nome deriva dalla nottola, un pipistrello. Nel 1974 i due sodalizi si fusero, dando vita al Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole”, con sede inizialmente al Museo Civico di Scienze Naturali “E. Caffi” di Bergamo.[15][16]

Attività e ricerche

Il gruppo è attivo su molteplici fronti dell’esplorazione speleologica, sia in cavità naturali che artificiali:[17]

  • Esplorazione e rilievo delle mura venete: già nel 1974 le Nottole collaborarono con l’Azienda Autonoma di Turismo per la pubblicazione Le mura di Bergamo (1977), effettuando ispezioni notturne nelle cannoniere in casamatta e nei sotterranei militari[18]
  • Studio degli antichi acquedotti di Bergamo: ricerche d’archivio e sopralluoghi ipogei che hanno portato alla pubblicazione Gli antichi acquedotti di Bergamo (1992) e a studi successivi[11][13]
  • Recupero e valorizzazione del Lantro: nel 1992 il gruppo ha avviato i lavori di pulizia e restauro della cisterna, riportandola all’antico splendore dopo quarant’anni di abbandono[2]
  • Scoperta della fontana del Vagine (2023): ritrovamento del cunicolo originale lungo circa 80 metri, con sezione variabile e due sorgenti attive a 13 metri di profondità sotto la Corsarola[19]
  • Esplorazione carsica dell’Arera: esplorazioni nelle grotte delle Prealpi Orobiche con rilievi topografici e documentazione scientifica[17]
  • Didattica: attività scolastiche già dagli anni ’70 e gestione di corsi di speleologia[20][16]

Le Nottole sono anche attive nelle visite guidate al patrimonio sotterraneo delle mura veneziane, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.[21][22]


Il recupero della Fontana del Lantro (1992)

Il 1992 rappresenta un anno fondamentale nella storia recente del Lantro: il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” avviò un’imponente campagna di pulizia e restauro della cisterna, ridotta a una discarica abusiva colma di detriti, vetri e rottami metallici accumulati in oltre quarant’anni di abbandono. Dopo pochi mesi di lavoro intenso, il manufatto è stato riportato al suo antico splendore. Da quella data, il Lantro è visitabile solo in occasione di aperture speciali o eventi straordinari organizzati in collaborazione con il Comune.[19][1][2][5]

Nel 2025, l’anno precedente alle attuali aperture, la Fontana del Lantro ha registrato 3.199 visitatori, con un incremento significativo rispetto agli anni precedenti — a testimonianza del crescente interesse del pubblico per la “Bergamo sotterranea”.[5]


Calendario Aperture 2026

Le Aperture Fontana del Lantro 2026 sono organizzate dal Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” in collaborazione con il Comune di Bergamo, nell’ambito di una convenzione formale per la gestione e valorizzazione del sito. Prima dell’avvio delle aperture è stata effettuata manutenzione straordinaria sulla griglia della passerella utilizzata dai visitatori per accedere alla cisterna.[4][5][23]

DataGiornoOrario
26 aprile 2026Domenica14:30 – 18:30
31 maggio 2026Domenica14:30 – 18:30
28 giugno 2026Domenica14:30 – 18:30
26 luglio 2026Domenica14:30 – 18:30
15 agosto 2026Sabato14:30 – 18:30
30 agosto 2026Domenica14:30 – 18:30
27 settembre 2026Domenica14:30 – 18:30
25 ottobre 2026Domenica14:30 – 18:30

Le visite sono libere e gratuite per tutti. Per accedere alla struttura è obbligatorio indossare scarpe chiuse con suola antiscivolo, per ragioni di sicurezza data la presenza di acqua e superfici umide. Il sito si trova in via Boccola, sotto la chiesa di San Lorenzo, coordinate GPS: 45.70569, 9.66417.[24][8][4]


Bergamo Sotterranea: contesto patrimoniale più ampio

La Fontana del Lantro si inserisce nel ricco panorama della Bergamo Sotterranea, un sistema di cavità artificiali che comprende:[25][26][9]

  • Cannoniere in casamatta delle Mura Veneziane (Patrimonio UNESCO): strutture militari sotterranee con bocche cannoniere, costruite tra il 1561 e il 1588 su progetto della Serenissima; secondo la ricostruzione storica, se ne contavano 17 in casamatta e 25 a cielo aperto[9]
  • Sortita dell’Acquedotto: accesso sotterraneo al sistema di distribuzione idrica veneziano
  • Rifugi antiaerei della Seconda guerra mondiale: gallerie scavate 15 metri sotto terra, capaci di accogliere fino a mille persone[27]
  • Cunicoli degli acquedotti romani e veneziani: rete idraulica che si snoda per chilometri sotto il tessuto urbano di Città Alta

Le mura venete di Bergamo, iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, sono uno degli elementi che conferiscono alla città il suo straordinario valore storico-culturale. Bergamo e Brescia sono state inoltre Capitale italiana della Cultura 2023, evento che ha intensificato l’attenzione verso il suo patrimonio nascosto.[21][22][25]


Significato scientifico e speleologico

Dal punto di vista della speleologia in cavità artificiali, la Fontana del Lantro rappresenta un caso studio di eccellente livello, con caratteristiche che la rendono unica nel panorama italiano:[2][6]

  • Continuità storica millenaria: documentata dal 928, è tra i più antichi manufatti idraulici urbani ancora integri e visitabili in Italia settentrionale
  • Stratificazione tecnologica: la struttura sovrappone elementi di captazione idrica di epoche diverse (medioevale e rinascimentale), documentando l’evoluzione delle tecniche costruttive
  • Idrogeologia attiva: le sorgenti sono ancora attive, rendendo il Lantro un sito “vivo” e non solo un reperto museale
  • Valore ambientale: come tutti i siti ipogei, rappresenta un potenziale rifugio per chirotteri e fauna cavernicola, in linea con le ricerche naturalistiche condotte nelle grotte bergamasche

La ricerca speleologica condotta dalle Nottole si inserisce in un filone metodologico che integra indagine d’archivio storico, esplorazione fisica delle cavità e rilievo topografico: un approccio multidisciplinare che ha permesso di ricostruire la rete idrica sotterranea di Bergamo con un livello di dettaglio altrimenti irraggiungibile.[11][28]


Conclusione

La Fontana del Lantro è molto più di una cisterna medievale: è un palinsesto millenario che condensa la storia idrica, urbanistica e sociale di Bergamo in un unico spazio sotterraneo. Il lavoro delle Nottole, avviato nel 1974 e proseguito ininterrottamente fino ad oggi, ha trasformato questo sito da discarica abbandonata a monumento accessibile e valorizzato. Le Aperture 2026 rappresentano dunque non solo un appuntamento turistico, ma anche un atto di custodia attiva del patrimonio speleologico e storico-culturale bergamasco.[16][2][5]

Fonti consultate

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Ci sono grotte a Spezia? Un viaggio nel sottosuolo vicino

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Un racconto che parte da una simpatica provocazione, per celebrare a nostro modo la 56ª Giornata Mondiale della Terra

Al CAI Sestri, in Via Galliano, a Genova Sestri Ponente, alle 21 del 22 aprile 2026

“Chiederci se ci sono grotte nel sottosuolo di La Spezia è puro eufemismo”. A Genova torna a battere il cuore per il Pianeta con una provocazione, che apre l’incontro promosso dal Gruppo Speleologico Ribaldone: l’appuntamento promette di essere coinvolgente, quanto la precedente esplorazione dello scorso 15 aprile, dedicata al sottosuolo di Noli.

A guidare il pubblico in questo viaggio saranno Marina Abisso ((attiva nella zona anche con il GS Lunense), Henry De Santis e Alessandro Vernassa, affiancati da un nuovo protagonista: Antonio Ferrazin, medico e appassionato speleoesploratore.

Un patrimonio nascosto: 288 cavità ipogee nella provincia spezzina

Il sottosuolo dell’estremo levante ligure racconta una storia sorprendente: il catasto speleologico registra oggi più di 280 siti ipogei in provincia di Spezia, di cui 59 solo sotto la città): numeri che testimoniano una diffusione ampia e significativa del fenomeno carsico, frutto di condizioni geologiche molto particolari.

Il valore culturale della speleologia

Corrado Mantero, alpinista e già reggente del CAI Sestri, sintetizza così lo spirito dell’iniziativa:

“Continua il viaggio nel sottosuolo proposto dal Gruppo speleologico Ribaldone: a Marina, Herry e Alessandro si aggiunge un altro appassionato speleo esploratore, nonché medico, Antonio Ferrazin.”

Un invito a guardare sotto i nostri piedi con occhi diversi, riconoscendo nelle cavità naturali non solo un fenomeno geologico, ma un patrimonio culturale e scientifico da conoscere e valorizzare.

Lo SpeleoClub Ribaldone è il gruppo speleologico del CAI Sestri: ha avviato, di concerto con il Presidente, Andreina Castello, e gli altri amici della Sezione, un ciclo di incontri per far conoscere il mondo sottosopra, anche a KM 0, o poco più.

La bellezza del sottosuolo spezzino è notevole: non è casuale la scelta di parlarne il 22 aprile, Giornata Mondiale della Terra, per meglio seguire il fil rouge che lega l’esplorazione speleologica all’impegno verso il territorio, nello spirito CAI e SSI (ambedue associazioni di protezione ambientale), senza scordare di far cenno alla topografia ipogea, che dà concretezza e garanzia di memoria al vuoto delle nostre grotte.

Fotografie: M. Abisso (OrTAM, ONCN)
Cartolina d’epoca Grotta della Madonna: gentile concessione Ugo De Mattei

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Grotta di Bossea e Proud Foot: le riprese per un progetto internazionale sulla Fifth Avenue a New York

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Riprese nella Grotta di Bossea per un’esposizione sulla Fifth Avenue

Negli ultimi giorni la Grotta di Bossea, in val Corsaglia, è stata protagonista di una giornata intensa di lavoro da parte di una troupe internazionale della casa di produzione inglese Proud Foot. Le riprese sono durate circa dodici ore e si sono svolte interamente all’interno della cavità carsica, con l’impiego di attrezzature video avanzate e droni per immagini aeree in ambiente ipogeo.[1][2][3]
L’obiettivo delle riprese è la realizzazione di contenuti destinati a un progetto internazionale che prevede un’area espositiva sulla Fifth Avenue a New York, dove la Grotta di Bossea e le grotte frabosane saranno affiancate ad altre location selezionate nel mondo.[2][1]

Secondo le informazioni diffuse finora, il progetto espositivo avrà una forte componente visuale, con immagini ad alta definizione pensate per un pubblico urbano distante dal contesto carsico. Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli sul format dell’esposizione, sui partner coinvolti e sulla durata dell’allestimento. Gli organizzatori hanno comunicato che maggiori informazioni saranno disponibili nei prossimi mesi.[1][2]

Perché Proud Foot ha scelto la Grotta di Bossea

La scelta della Grotta di Bossea da parte di Proud Foot non è stata casuale. Come ha spiegato il responsabile della Grotta di Bossea, Claudio Camaglio, la troupe cercava una località speleologica che si discostasse dai consueti stereotipi visivi legati alle grotte turistiche.[1]
Bossea è stata selezionata tra diverse possibili location in tutto il mondo, in particolare per tre motivi principali: l’ampiezza degli ambienti interni, la possibilità concreta di utilizzo dei droni e la presenza significativa dell’acqua lungo il percorso sotterraneo.[1]

Gli ampi saloni della grotta permettono infatti il volo controllato dei droni, condizione non sempre realizzabile in cavità più strette o con morfologie complesse. La presenza di torrenti sotterranei, cascate e laghetti ha offerto ulteriori elementi scenografici da integrare nel linguaggio visivo del progetto.[4][1]
Secondo Camaglio, Bossea restituisce “un’immagine diversa da quello che uno si aspetta da un luogo di questo tipo”, proprio perché non corrisponde ai cliché più diffusi sulle grotte turistiche e abbina grandi volumi a una forte componente idrica.[1]

Grotta di Bossea: cavità turistica, laboratorio scientifico e set speleologico

La Grotta di Bossea è considerata una delle cavità turistiche più note del Piemonte e dell’Italia. Situata in val Corsaglia, nel territorio di Frabosa Soprana (CN), è stata aperta al pubblico nel 1874 ed è spesso indicata come la prima grotta turistica italiana.[5][6][7]
Lo sviluppo complessivo delle gallerie visitabili si aggira attorno ai 2.800 metri, con un dislivello interno di circa 184 metri e una temperatura media prossima ai 9 gradi, con umidità elevata.[8][9]

Dal punto di vista scientifico, Bossea ospita il Laboratorio Carsologico Sotterraneo, operativo dal 1969 e gestito dal CAI e dal Comitato Scientifico Centrale. Il laboratorio è dedicato allo studio dell’idrogeologia carsica, della meteorologia ipogea, della radioattività naturale e della biospeleologia.[10]
Negli ultimi anni la cavità è stata anche oggetto di rilievi tridimensionali avanzati mediante tecnologia SLAM e integrazione con droni per la modellazione della morfologia interna, in collaborazione con il Politecnico di Torino.[11][12]

La grotta ospita numerose specie faunistiche adattate all’ambiente sotterraneo, con oltre cinquanta specie cavernicole censite, alcune delle quali endemiche. È inoltre nota per la presenza di resti di Ursus spelaeus e per l’attenzione storica dedicata alla didattica e alla divulgazione speleologica.[6][7][9][13]

Proud Foot e l’uso di tecniche innovative di ripresa

Proud Foot è una casa di produzione con sede nel Regno Unito che concentra il proprio lavoro su prodotti audiovisivi caratterizzati da un uso spinto delle tecnologie di ripresa e di post-produzione. L’attenzione alle tecniche innovative e alle soluzioni spettacolari è indicata come uno degli elementi distintivi della società.[14][1]
La scelta di una grotta come Bossea, che permette l’impiego combinato di droni, illuminazioni controllate e percorsi articolati, si inserisce in questa linea produttiva.

Per la Grotta di Bossea questo progetto rappresenta un nuovo tassello in una storia di rapporti con il mondo del cinema e dell’audiovisivo. La cavità era già stata utilizzata come set per il film “The Broken Key” (2017) del regista Louis Nero, che ha integrato scene girate in Piemonte, Egitto e Inghilterra, includendo anche sequenze nella grotta.[15][16]
L’attuale collaborazione con Proud Foot consolida la Grotta di Bossea come luogo di interesse non solo speleologico e scientifico, ma anche culturale e visivo, con potenziali ricadute in termini di immagine internazionale del territorio.

Prospettive per il territorio e per la speleologia

L’inserimento della Grotta di Bossea all’interno di un’area espositiva sulla Fifth Avenue a New York pone una cavità carsica italiana in un contesto di forte visibilità globale. Per la speleologia, l’operazione contribuisce a portare il tema dei paesaggi sotterranei fuori dai circuiti specialistici, proponendo ambienti carsici complessi a un pubblico più ampio, in una delle principali vetrine urbane del mondo.[2][1]

Per il territorio delle valli monregalesi, la presenza della Grotta di Bossea in un progetto internazionale gestito da una casa di produzione come Proud Foot può tradursi in una maggiore attenzione verso il patrimonio speleologico locale. L’evoluzione del progetto e la definizione dei contenuti espositivi potranno offrire ulteriori elementi per valutare l’impatto di questa iniziativa sulla valorizzazione delle grotte frabosane.[2][1]


Fonti consultate

  • Unione Monregalese – “Scelta tra le grotte del mondo: una troupe internazionale porterà Bossea a New York”
    https://unionemonregalese.it[1]
  • Cuneodice – “La Grotta di Bossea sbarca a… New York: un progetto internazionale prende forma”
    https://www.cuneodice.it[2]
  • Pagina Facebook “Grotta di Bossea – Corsaglia” – post sulle riprese Proud Foot
    https://www.facebook.com/grottadibossea.corsaglia[3]
  • Sito ufficiale Grotta di Bossea – storia e visita turistica
    https://www.grottadibossea.com[13][6]
  • Visit Cuneese – scheda “Grotta di Bossea”
    https://www.visitcuneese.it/dettaglio-punto-di-interesse/-/d/grotta-di-bossea[5]
  • Riserva Naturale Grotte di Bossea – informazioni naturalistiche e faunistiche
    https://www.grottedibossea.areeprotettealpimarittime.it[7][9]
  • CAI – “Il laboratorio carsologico della grotta di Bossea”
    https://csc.cai.it/il-laboratorio-carsologico-della-grotta-di-bossea[10]
  • Scintilena – “Tecnologia SLAM e droni nella Grotta di Bossea: il Politecnico di Torino rivoluziona il rilievo speleologico”
    https://www.scintilena.com/tecnologia-slam-e-droni-nella-grotta-di-bossea-il-politecnico-di-torino-rivoluziona-il-rilievo-speleologico[11]
  • Wikipedia – voce “The Broken Key”
    https://it.wikipedia.org/wiki/The_Broken_Key[15]
  • Il Davinotti – “Dove è stato girato The Broken Key”
    https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/the-broken-key/50043300[16]
  • Proud Foot – Company / What we do
    https://proudfoot.com/what-we-do/[14]

Fonti
[1] Scelta tra le grotte del mondo: una troupe internazionale porterà … https://unionemonregalese.it/news/territorio/311312/scelta-tra-le-grotte-del-mondo-una-troupe-internazionale-portera-bossea-a-new-york.html
[2] La Grotta di Bossea sbarca a… New York: un progetto … https://www.cuneodice.it/curiosita/monregalese/la-grotta-di-bossea-sbarca-a-new-york-un-progetto-internazionale-prende-forma_117815.html
[3] Grotta Di Bossea Corsaglia – Facebook https://www.facebook.com/grottadibossea.corsaglia/posts/casa-di-produzione-inglese-supporto-italiano-12-ore-di-lavoro-in-grotta-a-bossea/1262574869389231/
[4] Frabosa, le Grotte di Bossea in val Corsaglia – Visit Mondovì https://visitmondovi.it/grotte-bossea-frabosa/
[5] GROTTA DI BOSSEA – visitcuneese https://www.visitcuneese.it/dettaglio-punto-di-interesse/-/d/grotta-di-bossea
[6] Grotte di Bossea: la storia dall’era glaciale ad oggi https://www.grottadibossea.com/la-grotta
[7] Riserva Naturale Grotte di Bossea https://www.grottedibossea.areeprotettealpimarittime.it
[8] Grotta di Bossea – Openspeleo http://www.openspeleo.org/openspeleo/caves-view-122.html
[9] Natura – Riserva Naturale Grotte di Bossea https://www.grottedibossea.areeprotettealpimarittime.it/natura
[10] Il laboratorio carsologico della grotta di Bossea https://csc.cai.it/il-laboratorio-carsologico-della-grotta-di-bossea/
[11] Tecnologia SLAM e droni nella Grotta di Bossea – Scintilena https://www.scintilena.com/tecnologia-slam-e-droni-nella-grotta-di-bossea-il-politecnico-di-torino-rivoluziona-il-rilievo-speleologico-3d/03/06/
[12] Tecnologia SLAM nella Grotta di Bossea: la sperimentazione del … https://www.archeomatica.it/documentazione/tecnologia-slam-nella-grotta-di-bossea-la-sperimentazione-del-politecnico-di-torino
[13] Esplora la grotta https://www.grottadibossea.com/esplora-la-grotta
[14] Proudfoot Ltd | LinkedIn https://uk.linkedin.com/company/the-proudfoot-company
[15] The Broken Key – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/The_Broken_Key
[16] Dove è stato girato The broken key – Film (2017) – il Davinotti https://www.davinotti.com/forum/location-verificate/the-broken-key/50043300
[17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[18] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[19] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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La Grotta di Rio Martino riapre le porte: un nome, due leggende e secoli di storia

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Tra inquisitori, santi e “masche”: il mistero del nome di una grotta piemontese

La Grotta di Rio Martino, a Crissolo, in alta Valle Po, nel cuore del Parco del Monviso, ha riaperto al pubblico sabato 12 aprile 2026. La riapertura ha subito un leggero slittamento rispetto alla tradizionale data del 1° aprile: il Parco del Monviso ha prorogato la chiusura fino al 10 aprile, per tutelare le colonie di chirotteri ancora in fase di ibernazione.

Con i cancelli finalmente spalancati, l’attenzione torna non solo alle bellezze sotterranee della cavità, ma anche a un interrogativo storico e affascinante: da dove deriva il suo nome?[1]


La Grotta di Rio Martino: una riserva naturale ai piedi del Monviso

La Grotta di Rio Martino si apre a 1.530 metri di quota sulle pendici della Rocca Granè. Con uno sviluppo totale di 3.200 metri, è uno degli ambienti carsici più estesi e rilevanti del Piemonte. Solo il ramo inferiore, lungo 530 metri, è accessibile al pubblico con una guida. Il percorso termina nel Salone del Pissai, dove il Rio Martino si getta in una cascata alta oltre 40 metri.[2][3]

La grotta è Riserva Naturale e Zona Speciale di Conservazione (ZSC IT1160037). Ospita almeno 12 specie di chirotteri protetti. La più numerosa è il Barbastello (Barbastella barbastellus), con oltre 350 esemplari in ibernazione: la più grande aggregazione invernale della specie nota in Italia. Proprio per proteggere queste colonie, la grotta rimane chiusa ogni anno dal 1° novembre alla primavera inoltrata.[4][1]


“Rimartino”: un nome documentato dal 1600

Le prime testimonianze scritte della Grotta risalgono al 1600. Il nome “Rimartino” — forma contratta di “Rio Martino” — compare in numerosi documenti storici a partire da quell’epoca. Ma quale sia la vera origine di questo nome rimane una questione aperta, con due ipotesi principali che la tradizione locale tramanda.[5]

Entrambe le spiegazioni affondano le radici in un contesto storico preciso: la fine del Cinquecento, quando la zona di Crissolo era attraversata da tensioni religiose legate alla diffusione della fede protestante tra le comunità alpine. In quella stagione, la grotta non era un semplice fenomeno naturale. Era un luogo carico di significato simbolico, temuto e rispettato.[6]


La leggenda dell’inquisitore: Martino Delrio e l’esorcismo della grotta

La prima ipotesi è la più suggestiva sul piano narrativo. Nel Medioevo, la grotta era considerata un covo di “masche” e spiriti maligni. Si riteneva che nel grande antro si svolgessero riunioni orgiastiche con streghe ed esseri infernali, responsabili di temporali, valanghe e altre calamità.[7]

Verso la fine del ‘500, i Gesuiti salirono a Crissolo per riconvertire al Cattolicesimo alcuni abitanti passati alla fede protestante. Fu durante questa missione che, secondo la tradizione, venne esorcizzata la grotta. Si dice che i Gesuiti stessi intitolarono la cavità all’inquisitore Martino Delrio, in segno di devozione verso il celebre teologo.[6][7]

Martino Delrio — il cui nome completo era Martín Antonio Del Río — era un gesuita fiammingo di ascendenza spagnola, nato ad Anversa nel 1551 e morto a Lovanio nel 1608. È noto soprattutto come autore delle Disquisitionum magicarum libri sex, uno dei trattati demonologici più completi e diffusi nell’Europa cattolica post-tridentina. L’opera, pubblicata tra il 1599 e il 1600, era una guida sistematica per confessori, inquisitori e giudici nella lotta contro la magia e la stregoneria.[8][9]

Secondo la leggenda, da quel giorno di esorcismo cessarono i sabba nella grotta. Nel 1609 essa fu visitata dal Cardinale Cinzio Aldobrandini, nipote di Papa Clemente VIII, e dal Cardinale Cesareo.[7]


La tesi storica: la vecchia chiesa di San Martino di Tours

La seconda ipotesi è più sobria, ma ha solide basi topografiche e documentali. Si fa derivare il nome dalla vecchia chiesa parrocchiale di Crissolo, dedicata a San Martino di Tours, che si trovava sulla riva destra del Po, circa 150 metri più in basso rispetto all’ingresso della grotta.

San Martino di Tours è uno dei santi più venerati dell’Occidente cristiano. Soldato romano poi divenuto vescovo di Tours nel IV secolo, è ricordato soprattutto per aver diviso il suo mantello con un povero infreddolito. Il suo culto era diffusissimo nelle Alpi occidentali.[10]

Secondo questa tesi, la grotta prese il nome dalla vicinanza con quella chiesa. La parrocchia, però, non esiste più. Un’alluvione nel tardo Quattrocento la distrusse, portando via anche il cimitero annesso. I crissolesi decisero quindi di costruirne una nuova più a monte, nella frazione Serre, dove si trova ancora oggi. Rimase il nome nel territorio — e, con esso, nella memoria della grotta.[7]


Le reliquie di San Chiaffredo: quando la grotta diventa rifugio sacro

A complicare ulteriormente il quadro, c’è un terzo elemento storico documentato. Nel 1655, in pieno clima di tensioni religiose con i Valdesi, il vicario di Crissolo scelse la grotta come rifugio sicuro per le reliquie di San Chiaffredo, il martire patrono locale.[7]

Il 18 giugno 1655, le reliquie del Santo — un soldato romano della Legione Tebea, martirizzato secondo la tradizione proprio nei pressi di Crissolo — presero dimora nella grotta, accompagnate dal popolo in preghiera. Si tratta di un dato che intreccia la storia della grotta con quella religiosa della valle in modo indissolubile. Nel 1593, per scongiurare profanazioni, le reliquie erano già state trasferite a Staffarda; nel 1642 erano poi confluite nella Cattedrale di Saluzzo, dove si trovano tuttora.[11][7]

La grotta, dunque, non era solo un luogo maledetto da esorcizzare. Era anche un luogo benedetto, scelto per custodire ciò che di più sacro la comunità possedeva.


Due storie, un solo nome: la grotta continua a rivelare i suoi segreti

Le due ipotesi non si escludono necessariamente. È possibile che il nome “Rio Martino” derivasse originariamente dalla chiesa di San Martino di Tours — una denominazione geografica legata al torrente e alla parrocchia scomparsa — e che la figura dell’inquisitore Delrio sia entrata in scena in un secondo momento, rafforzando e reinterpretando una denominazione già esistente.

Quel che è certo è che la Grotta di Rio Martino porta con sé strati di storia sovrapposti: preistoria, Medioevo, superstizioni, Riforma protestante, Controriforma, martirio cristiano e speleologia moderna. Le prime esplorazioni scientifiche risalgono al 1858, quando l’ufficiale Carlo Meineri redasse il primo rilievo topografico. Le prime testimonianze scritte, invece, risalgono al 1600, con la visita dell’abate Valeriano Castiglione nel 1627.[7]

La riapertura di questa primavera invita a tornare dentro quella grotta non solo con la torcia in testa, ma anche con la curiosità di chi sa che ogni stalattite può nascondere una storia — e ogni nome, una domanda ancora aperta.

Fonti
[1] Prorogata la chiusura della Grotta di Rio Martino fino al 10 aprile https://www.parcomonviso.eu/news/917/prorogata-la-chiusura-della-grotta-di-rio-martino-fino-al-10-aprile-2026
[2] Turismo consapevole: la grotta del Rio Martino di Crissolo “off-limits” per cinque mesi per il letargo dei pipistrelli – Scintilena https://www.scintilena.com/turismo-consapevole-la-grotta-del-rio-martino-di-crissolo-off-limits-per-cinque-mesi-per-il-letargo-dei-pipistrelli/11/14/
[3] La Riserva naturale della Grotta di Rio Martino – Parco del Monviso https://www.parcomonviso.eu/ambiente/aree-protette-e-rete-natura-2000/la-riserva-naturale-della-grotta-di-rio-martino
[4] La Grotta di Rio Martino a Crissolo – Raccontapassi https://www.raccontapassi.it/la-grotta-di-rio-martino-a-crissolo/
[5] GROTTA RIO MARTINO https://www.visitcuneese.it/dettaglio-punto-di-interesse/-/d/grotta-rio-martino
[6] Miracoli mariani e leggende curiose lungo il Po – Il Giornale del Po https://ilgiornaledelpo.it/casualita-prodigio-miracolo-o-leggende/
[7] La Grotta di Rio Martino – Crissolo – Valle Po – Ghironda.com https://www.ghironda.com/vallepo/rubriche/riomart.htm
[8] Martin Delrio – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Delrio
[9] Del Río, Martín Antonio – ERETICOPEDIA https://www.ereticopedia.org/martin-anton-del-rio
[10] San Martino di Tours | Agiografia Chiese Romaniche Gotiche e … https://www.chieseromaniche.it/SchedeAgiografia/1-Martino-di-Tours.htm
[11] Santuario di San Chiaffredo – Crissolo Outdoor https://www.crissolooutdoor.it/sito-di-interesse/1181/Santuario-di-San-Chiaffredo
[12] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[13] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[14] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[15] Scoperta la prima testimonianza di protospeleologia italiana a Martina Franca – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperta-la-prima-testimonianza-di-protospeleologia-italiana-a-martina-franca/04/25/
[16] SAN VALENTINO IN A.C. (PE) – TROVATO CUNICOLO … – Scintilena https://www.scintilena.com/san-valentino-in-a-c-pe-trovato-cunicolo-sconosciuto-nella-valle-dellorta/01/18/
[17] Le Scale Perotti rivivono in un docufilm: il capolavoro sotterraneo … https://www.scintilena.com/le-scale-perotti-rivivono-in-un-docufilm-il-capolavoro-sotterraneo-della-grotta-di-rio-martino-salvato-dalloblio/02/28/
[18] Frank Vanzetti presenta il suo film sulle esplorazioni subacquee del sifone che chiude la grotta di Rio Martino, una delle più affascinanti del Piemonte https://www.scintilena.com/tag/frank-vanzetti/feed/
[19] Narni – Il Monte Santa Croce, ovvero, una Grotta per ogni amico – Scintilena https://www.scintilena.com/narni-il-monte-santa-croce-ovvero-una-grotta-per-ogni-amico/04/29/
[20] Pipistrelli, pubblicati gli studi scientifici sul primo caso di WNS in Italia, intanto la grotta è stata riaperta alle visite turistiche – Scintilena https://www.scintilena.com/pipistrelli-pubblicati-gli-studi-scientifici-sul-primo-caso-di-wns-in-italia-intanto-la-grotta-e-stata-riaperta-alle-visite-turistiche/09/09/
[21] Video: La prima spedizione nelle grotte di sale dell’Iran dell … https://www.scintilena.com/video-la-prima-spedizione-nelle-grotte-di-sale-delliran-dellassociazione-la-venta/11/19/
[22] Esplorazione speleosubacquea a La Val – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazione-speleosubacquea-a-la-val/03/07/
[23] San Martino sotterraneo: il mondo nascosto sotto la Lombardia https://www.scintilena.com/san-martino-sotterraneo/02/25/
[24] La Grotta dei Fondatori: scoperta speleologica sulle montagne del … https://www.scintilena.com/la-grotta-dei-fondatori-scoperta-speleologica-sulle-montagne-del-sebino-a-sulzano/03/08/
[25] Una luce nel buio – Notiziario di speleologia e del sottosuolo https://www.scintilena.com/page/1957/
[26] SpeleoRosa 2026: l’8 marzo si va in grotta a Ripe di Civitella con il … https://www.scintilena.com/speleorosa-2026-l8-marzo-si-va-in-grotta-a-ripe-di-civitella-con-il-cai-teramo/03/02/
[27] Terminate le riprese del film ‘Il sifone di Rio Martino’ – Scintilena https://www.scintilena.com/terminate-le-riprese-del-film-il-sifone-di-rio-martino/04/04/
[28] Pagina 2094 di 2345 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2094/?c=5
[29] Inverno lungo, a Rio Martino slitta la chiusura della grotta https://nuovagazzettadisaluzzo.it/attualita/inverno-lungo-a-rio-martino-slitta-la-chiusura-della-grotta/
[30] Campeggio Valle Po – Paesana CN – La Grotta di Rio Martino https://www.campeggiovallepo.it/public/GrottadiRioMartino.asp
[31] Rio Martino: Proroga per i Pipistrelli! – SportiviDentro https://www.sportividentro.it/article/20769/rio-martino-proroga-per-i-pipistrelli
[32] Crissolo, riapre alle visite la Grotta di Rio Martino – La Guida https://laguida.it/2026/04/10/crissolo-riapre-alle-visite-la-grotta-di-rio-martino/
[33] Grotta del Rio Martino – Legart.it https://www.legart.it/monviso/index.php/grotte/8-grotta-del-rio-martino
[34] Grotta di Rio Martino https://www.crissolooutdoor.it/sito-di-interesse/1170/Grotta-di-Rio-Martino
[35] Parco – La Grotta di Rio Martino torna accessibile ai visitatori da … https://www.facebook.com/parcodelmonviso/photos/la-grotta-di-rio-martino-torna-accessibile-ai-visitatori-da-domani-dopo-una-pror/1399888825499199/
[36] Incredibile scoperta nel Parco del Monviso: la grotta del Rio Martino … https://www.giornalelavoce.it/news/attualita/672085/incredibile-scoperta-nel-parco-del-monviso-la-grotta-del-rio-martino-si-trasforma-in-un-tempio-di-ghiaccio.html
[37] GROTTA RIO MARTINO https://www.visitcuneese.it/en/dettaglio-punto-di-interesse/-/d/rio-martino-cave
[38] Giuristi ed economisti nella massoneria italiana fra le due guerre https://media.fupress.com/files/pdf/24/4824/15504
[39] “ALLA RICERCA DELLA VERITÀ” A NARNI – Scintilena https://www.scintilena.com/%E2%80%9Calla-ricerca-della-verita%E2%80%9D-a-narni/12/02/
[40] Conferenza a Narni: Il Sant’Uffizio Romano tra Iconografia e Realtà – Scintilena https://www.scintilena.com/conferenza-a-narni-il-santuffizio-romano-tra-iconografia-e-realta/09/08/
[41] La grotta Tirfor – Bernardo Chiappa cresce – Scintilena https://www.scintilena.com/la-grotta-tirfor-bernardo-chiappa-cresce/01/31/
[42] Pagina 410 di 2230 – Una luce nel buio – Notiziario di … – Scintilena https://www.scintilena.com/page/410/?c=16
[43] Il Sifone di Rio Martino: un docufilm che svela i misteri di una grotta piemontese – Scintilena https://www.scintilena.com/il-sifone-di-rio-martino-un-docufilm-che-svela-i-misteri-di-una-grotta-piemontese/02/12/
[44] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2120/?t=50654352&wpmp_switcher=desktop
[45] Aprile ricco di novità nelle Cronache Ipogee: esplorazioni, storia e … https://www.scintilena.com/aprile-ricco-di-novita-nelle-cronache-ipogee-esplorazioni-storia-e-tutela-dellambiente-sotterraneo/05/03/
[46] Una luce nel buio – Notiziario di speleologia e del sottosuolo https://www.scintilena.com/page/687/?c=14
[47] Come gli speleologi ricordano il 2013… le cose da ricordare … https://www.scintilena.com/come-gli-speleologi-ricordano-il-2013-le-cose-da-ricordare/12/31/
[48] Cittadinanza Onoraria di Cerchiara di Calabria al regista … – Scintilena https://www.scintilena.com/cittadinanza-onoraria-di-cerchiara-di-calabria-al-regista-frammartino-senza-gloria-gli-speleologi-del-61/12/11/
[49] Scintilena https://www.scintilena.com/page/144/?c=8
[50] il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/2374/
[51] Il santuario di San Chiaffredo a Crissolo – Cosa vedere in Valle Po https://www.gruppomonviso.it/140/il-santuario-di-san-chiaffredo-a-crissolo/
[52] [PDF] MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI https://biblioteche.cultura.gov.it/it/documenti/Profilo_Sancti_Martini.pdf
[53] [PDF] «Son più li mali spiriti della corte, che quelli dell’inferno» – fedOA http://www.fedoa.unina.it/15790/1/ciappetta%20son%20pi%C3%B9%20li%20mali.pdf
[54] San Chiaffredo di Crissolo: storia, leggenda e santuario ai piedi del … https://www.monvisopiemonte.com/san-chiaffredo-di-crissolo-storia-leggenda-santuario/
[55] Don Mario Qualdi prete nella storia’ tra Guerra(S.Martino) , Alluvione … https://www.polesinesport.it/don-mario-qualdi-prete-nella-storia-tra-guerra-s-martino-alluvione-51-ceneselli-e-tre-libro-story-crespino/
[56] Del Río, Martín Antonio – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/del-rio-martin-antonio/
[57] Il Santuario di San Chiaffredo Crissolo – Vita Diocesana Pinerolese https://www.vitadiocesanapinerolese.it/territorio/santuario-sanchiaffredo-crissolo/
[58] [PDF] SAN MARTINO DI TOURS – Centro di Cultura Mariana http://www.culturamariana.com/pubblicazioni/Serie%20pastorale/Martino%20di%20Tours/Capitolo%20I%20-%20Fonti%20liturgiche.pdf
[59] Martin Antonio Del Rio – BeWeB https://www.beweb.chiesacattolica.it/persone/persona/16573/Martin+Antonio+Del+Rio
[60] [PDF] Le origini del culto di san Martino in Italia nei secoli V e VI https://www.cultura.va/content/dam/cultura/docs/pdf/events/JudicCasalecchio2016.pdf

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Grotte di Falvaterra: esercitazione SAF dei Vigili del Fuoco in ambiente ipogeo attivo

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Un’operazione su scala nazionale ha coinvolto nuclei specializzati da Udine, Bergamo, Macerata, Napoli e Sicilia per simulare il soccorso in grotta con teleferica sopra il fiume sotterraneo


Esercitazione SAF a Falvaterra: il soccorso speleofluviale si mette alla prova

Mercoledì 8 aprile, nel Comune di Falvaterra, in provincia di Frosinone, si è svolta una importante esercitazione di soccorso in ambiente ipogeo. L’iniziativa è stata coordinata dalla Scuola dei Vigili del Fuoco, distaccamento di Cassino, attraverso il nucleo SAF — Speleo-Alpino-Fluviale. L’esercitazione SAF ha avuto carattere nazionale, con la partecipazione di gruppi specializzati provenienti da Udine, Bergamo, Macerata, Napoli e dalla Sicilia.

L’obiettivo era simulare un incidente in uno scenario complesso: un’area ipogea attiva attraversata da un corso d’acqua sotterraneo. Questo tipo di attività rientra in un programma formativo ed esercitativo specifico, finalizzato a migliorare il coordinamento tra unità dislocate su tutto il territorio nazionale, la rapidità di risposta e l’efficacia delle procedure di soccorso in ambienti speleologici.


Le Grotte di Falvaterra: un sistema carsico attivo e frequentato

Il teatro dell’esercitazione SAF è il complesso speleologico delle Grotte di Falvaterra, una delle aree ipogee più attive e visitate del Lazio meridionale. Le operazioni sono iniziate poco dopo le ore 8:00, con le varie unità che hanno raggiunto l’ingresso della grotta.

Il sistema è percorso da un piccolo fiume sotterraneo che, all’ingresso, prende il nome di Fosso Mastro e alla risorgenza quello di Rio Obaco. Il corso d’acqua proviene dall’inghiottitoio a monte delle Grotte di Pastena, dopo aver percorso in sotterraneo circa 2,5 chilometri. Il bacino idrografico si estende su oltre 40 chilometri quadrati. I tempi di corrivazione sono molto ridotti: nelle piene autunnali e invernali le portate possono raggiungere diversi metri cubi al secondo, rendendo il sistema particolarmente impegnativo dal punto di vista del soccorso.

Da oltre dieci anni il complesso ipogeo di Falvaterra è aperto al pubblico. Si contano alcune migliaia di visite speleoturistiche in acqua ogni anno, oltre a esplorazioni di gruppi speleologici che raggiungono le Grotte di Pastena su un percorso di alcuni chilometri e a circa 200 metri di profondità.


La simulazione di soccorso: barella, teleferica e ambiente ipogeo attivo

Il cuore dell’esercitazione SAF ha riguardato il recupero di un infortunato simulato, rappresentato da un manichino. Per il trasporto della barella all’interno della grotta è stata allestita una teleferica appositamente montata sopra le acque del fiume sotterraneo.

L’operazione ha messo alla prova le capacità tecniche e organizzative delle squadre nelle condizioni reali di un ambiente speleofluviale. Dopo il recupero della barella e lo smontaggio di tutta l’attrezzatura, compresa la teleferica, le unità intervenute hanno effettuato un’ispezione delle altre parti attive della grotta. L’obiettivo era verificare le difficoltà e le criticità che potrebbero emergere in caso di un intervento reale in un contesto ipogeo attivo.


Il precedente storico: la piena del 1976 e i tre operai salvati

Le Grotte di Falvaterra non hanno mai registrato incidenti nelle attività turistiche o speleologiche regolari. Esiste però un precedente storico significativo. Nel novembre del 1976, una piena improvvisa del fiume sotterraneo bloccò tre operai all’interno della grotta durante i lavori di costruzione di una galleria idraulica.

Intervennero i Vigili del Fuoco, in un’epoca in cui le unità specialistiche SAF non esistevano ancora. L’intervento si concluse positivamente con il salvataggio dei tre operai. Quell’evento ebbe anche una notevole risonanza mediatica: fu uno dei primi collegamenti in diretta del telegiornale della RAI dedicato a un’operazione di soccorso in grotta. Le interviste furono condotte dal giovane giornalista Pietro Badaloni. Il materiale è tuttora consultabile nelle teche RAI.


Il ruolo del Comune di Falvaterra e l’importanza del soccorso speleofluviale

L’Amministrazione comunale di Falvaterra ha espresso piena disponibilità allo svolgimento dell’esercitazione, sottolineando la rilevanza dell’iniziativa in ragione della intensa frequentazione dell’area speleologica locale. Il Comune ha inoltre evidenziato la professionalità delle unità dei Vigili del Fuoco intervenute e l’importanza strategica di queste attività per la sicurezza della comunità.

Le esercitazioni SAF in ambienti ipogei attivi sono considerate fondamentali per mantenere un elevato livello di preparazione operativa. Il soccorso in grotta richiede competenze specifiche che non si sviluppano in ambienti convenzionali. La combinazione di ambienti ristretti, acqua, oscurità e difficoltà logistiche rende ogni intervento speleofluviale una sfida tecnica complessa, che solo l’addestramento continuativo e coordinato può affrontare con efficacia.

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Perugia Sotterranea: due giorni di speleologia urbana tra millenni di storia nascosta

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Il Gruppo Speleologico CAI Perugia apre il sottosuolo della città il 18 e 19 aprile 2026 con sette tappe che attraversano oltre 2.500 anni di stratificazioni storiche, dall’acropoli etrusca al rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale


Perugia Sotterranea 2026: il programma di speleologia urbana

Il 18 e 19 aprile 2026, Perugia torna ad aprire il proprio sottosuolo al pubblico con l’evento “Perugia Sotterranea”, organizzato dal Gruppo Speleologico CAI Perugia (GSCAI PG) con il patrocinio del Comune di Perugia. Si tratta di un percorso di speleologia urbana che guida i partecipanti attraverso sette siti ipogei del centro storico, ciascuno rappresentativo di un’epoca diversa della millenaria storia della città.[1]

Le visite guidate partono da Viale Indipendenza, davanti alla chiesa di Sant’Ercolano, dalle ore 8:30 alle 16:30 con turni ogni 60 minuti. L’intero percorso ha una durata indicativa di tre ore. La quota di partecipazione è di €20 (€17 per i soci CAI); sono ammessi bambini dai 6 anni in su. La prenotazione è obbligatoria e avviene tramite il sito www.speleopg.it. Nel costo è compresa l’attrezzatura personale, l’assicurazione e un coupon per visitare autonomamente il Pozzo Etrusco entro 15 giorni dalla data dell’evento.[1]


Sette tappe nella speleologia urbana di Perugia: i siti del percorso

Il percorso di speleologia urbana tocca sette luoghi emblematici del sottosuolo perugino. Si inizia con il rifugio antiaereo sotto Sant’Ercolano, costruito nell’ottobre 1943 per proteggere la popolazione dai bombardamenti alleati: un dedalo di corridoi in mattoni con lampadari arrugginiti e resti di vecchie panche.[2][3][1]

Tra le novità del 2026 figura l’affresco sotterraneo dell’Ospedale Grande, la struttura ospedaliera istituita nel 1303 per l’accoglienza di pellegrini, poveri e bambini abbandonati. I suoi sotterranei conservano decorazioni pittoriche rimaste sepolte per secoli, di notevole interesse artistico.[4][1]

Il percorso prosegue con i resti del muro etrusco del Sopramuro: le mura di Perugia, edificate tra il IV e il III secolo a.C. con blocchi di travertino a secco, si estendono per circa 3 km secondo un andamento planimetrico “a trifoglio” dettato dalla conformazione delle due alture della città. Su di esse, intorno al 1330, vennero costruiti grandi archi che sorreggono l’attuale piazza Matteotti.[5][6]


Cisterne, pozzi e cunicoli: l’ingegneria idraulica etrusca e medievale

Il pozzo di via Sant’Agata e la cisterna di Porta Sole testimoniano la sofisticata ingegneria idraulica degli antichi perugini. Il Monte di Porta Sole corrisponde all’antica acropoli della città: la collocazione di cisterne in questa zona era strategica per il rifornimento idrico dell’area più importante e difesa dell’abitato.[7][8][1]

La Postierla della Conca è una porta minore della cinta muraria etrusca, databile al III-II sec. a.C., rimasta sepolta per secoli e conservatasi quasi intatta. Si trova all’interno di un cunicolo medievale costruito nel XIII secolo come parte dell’acquedotto che portava l’acqua dalla sorgente di Monte Pacciano alla Fontana Maggiore di Piazza IV Novembre. I lavori per quell’acquedotto iniziarono nel 1254 e si conclusero il 13 febbraio 1278.[9][10][11]

L’ultima tappa è il cunicolo di Braccio, legato al condottiero Andrea “Braccio” Fortebraccio (1368–1424), che dominò Perugia all’inizio del XV secolo. Si tratta di gallerie sotterranee riconducibili al suo sistema di controllo difensivo della città, testimonianza materiale rara del suo potere.[12]


Il Pozzo Etrusco: capolavoro dell’ingegneria idraulica del III sec. a.C.

Il percorso di speleologia urbana include un coupon per visitare il Pozzo Etrusco (o Pozzo Sorbello), in Piazza Danti 18. Costruito nella seconda metà del III secolo a.C., è la più monumentale infrastruttura idrica della città etrusca: 37 metri di profondità, oltre 5,6 metri di diametro massimo e una capacità di 424.000 litri.[13][14]

La struttura è scavata in un terreno di origine fluvio-lacustre e rivestita da conci di travertino, lo stesso materiale delle mura etrusche. Il pozzo era in grado di garantire l’approvvigionamento idrico dell’intera città anche in caso di assedio prolungato. Sulle pareti sono ancora visibili i solchi lasciati dalle funi usate dagli Etruschi per sollevare i secchi d’acqua.[14][15]


Il Gruppo Speleologico CAI Perugia: una storia che inizia nel 1934

Il GSCAI PG è tra i più antichi gruppi speleologici d’Italia. La prima evidenza storica ufficiale risale al 9 maggio 1934, con una lettera del Segretario Generale del Club Alpino Italiano. Dopo un’interruzione, l’attività riprese nel 1953; nel 1959 il gruppo adottò come simbolo i quattro “diavoletti” ispirati a una vecchia incisione, divenuti il suo marchio riconoscibile.[16]

Il gruppo è particolarmente legato alla Grotta di Monte Cucco: le esplorazioni iniziarono nel 1956 e culminarono nel 1978 con l'”Operazione Scirca”, che portò alla scoperta delle gallerie e dei pozzi del fondo della cavità. Accanto alla speleologia tradizionale, il GSCAI PG è attivo da decenni nella formazione e nella divulgazione.[17][16]


Speleologia urbana e turismo ipogeo in Umbria: un settore in crescita

“Perugia Sotterranea” si inserisce in un contesto umbro sempre più orientato alla valorizzazione del patrimonio sotterraneo. Nel 2023 è stato sottoscritto un accordo di promozione integrata tra Narni Sotterranea, il Pozzo di San Patrizio di Orvieto e le Cisterne romane di Amelia. Il progetto mira a creare percorsi tematici e a incrementare la permanenza dei turisti nella regione.[18]

La speleologia in cavità artificiali — che studia acquedotti, cisterne, rifugi, cunicoli difensivi e cripte — offre una chiave di lettura del territorio urbano non accessibile in altro modo. Nel caso di Perugia, la stratificazione plurimillenaria del sottosuolo porta dall’VIII sec. a.C. fino alla Seconda Guerra Mondiale, con livelli sovrapposti di cultura etrusca, romana, medievale e novecentesca.[19][20][21][22]

La proposta di strutturare “Perugia Sotterranea” come appuntamento permanente è già oggetto di iniziative istituzionali. Il progetto Oltre le Pietre di Way Experience ha introdotto visite guidate con realtà virtuale, che permettono di rivivere la Perugia di 2000 anni fa attraverso appositi visori.[23][24]


Info e prenotazioni: www.speleopg.it


Fonti consultate

Fonti
[1] Perugia Sotterranea 18 e 19 aprile 2026 – GSCAI PG https://www.speleopg.it/2026/03/28/perugia-sotterranea-2026/
[2] Percorsi di speleologia urbana alla scoperta della città sotterranea https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-percorsi-di-speleologia-urbana-alla-scoperta-della-citta-sotterranea/02/16/
[3] Rifugi antiaerei: la tana dove si nasconde Perugia | Emergenze https://www.emergenzeweb.it/rifugi-antiaerei/
[4] Ex Ospedale ed ex Chiesa Santa Maria della Misericordia https://www.comune.perugia.it/luogo/ex-ospedale-ed-ex-chiesa-santa-maria-della-misericordia/
[5] Mura Etrusche – Umbria https://www.umbria.website/content/mura-etrusche-perugia
[6] Mura di Perugia https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Perugia
[7] Perugia Sotterranea: speleologia urbana alla scoperta della città … https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-speleologia-urbana-alla-scoperta-della-citta-nascosta/06/27/
[8] ARTE.it – Mappare l’Arte in Italia https://www.arte.it/luogo/pozzo-etrusco-6499
[9] Postierla della Conca – The Etruscan “postierla” (postern) … https://www.comune.perugia.it/luogo/postierla-della-conca/
[10] Giorgio – La “Postierla della Conca” è una piccola porta … https://www.facebook.com/giorgio.faina.7/photos/la-postierla-della-conca-%C3%A8-una-piccola-porta-nascosta-nella-cinta-muraria-etrusc/1647007902145864/
[11] Acquedotto medievale della Fontana Maggiore https://it.wikipedia.org/wiki/Acquedotto_medievale_della_Fontana_Maggiore
[12] Braccio Fortebraccio, l’eroe dimenticato. – Medioevo in Umbria https://www.medioevoinumbria.it/curiosita/braccio-fortebraccio-leroe-dimenticato/
[13] Pozzo etrusco – Ministero della cultura https://cultura.gov.it/luogo/pozzo-etrusco
[14] Pozzo Etrusco di Perugia, il trionfo dell’alta ingegneria etrusca | Wayglo Umbria https://umbria.wayglo.it/scheda/pozzo-etrusco-di-perugia-il-trionfo-dellalta-ingegneria-etrusca/
[15] IL POZZO ETRUSCO DI PERUGIA – B&B Tre metri sopra il cielo https://www.tremetrisoprailcielo.net/?p=594
[16] Storia – GSCAI PG – Gruppo Speleologico CAI Perugia https://www.speleopg.it/storia/
[17] Attività – GSCAI PG – Gruppo Speleologico CAI Perugia https://www.speleopg.it/attivita-3/
[18] La storia dell’Umbria dal profondo: accordo tra Pozzo di San … https://orvietosi.it/2023/02/la-storia-dellumbria-dal-profondo-accordo-tra-pozzo-di-san-patrizio-narni-sotterranea-e-cisterne-di-amelia/
[19] Speleologia in cavità artificiali – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Speleologia_in_cavit%C3%A0_artificiali
[20] Le cavità artificiali e la speleologia urbana – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/21/le-cavita-artificiali-e-la-speleologia-urbana/
[21] L’antica Perugia sotterranea https://www.festivalumbriantica.it/umbria-antica/etruschi/perugia-sotterranea-romani-etruschi-archeologia/
[22] Tuttoggi vi porta nella Perugia sotterranea, tra rifugi … https://tuttoggi.info/tuttoggi-vi-porta-nella-perugia-sotterranea-tra-rifugi-antiaerei-e-i-segreti-nascosti-della-cattedrale-guarda-video/126959/
[23] Perugia Sotterranea: strutturazione del percorso di speleologia urbana https://www.tommasobori.it/perugia-sotterranea-strutturazione-del-percorso-di-speleologia-urbana/
[24] Perugia Sotterranea: scoprire la città tra epoche lontane e … https://www.guidaviaggi.it/2025/08/10/perugia-sotterranea-tra-epoche-lontane-e-realta-virtuale/
[25] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[26] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[27] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Due addii nel mondo speleologico internazionale: il ricordo di “Manolito” e “Manolillo”

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Dalla Cuba di Viñales alla Spagna valenciana, la comunità speleo saluta due figure storiche

La speleologia internazionale saluta due grandi uomini

Da Cuba, vessata da una terribile crisi economica, arriva la notizia della morte di Manuel Iturralde Vinent, per tutti “Manolito”, storico speleologo di Viñales, nel territorio di Pinar del Río.

Membro del gruppo locale ed ex direttore della scuola nazionale di speleologia della SEC di El Moncada, è stato un punto di riferimento per la formazione e la crescita di tanti speleologia.

La sua figura è riconosciuta anche a livello scientifico, come ricordato dal quotidiano cubano Granma, che ne ha evidenziato il contributo alla ricerca e alla conoscenza del territorio.

Dalla Spagna arriva invece il cordoglio per Manuel Emilio Tarazona Osch, conosciuto come “Manolillo”, figura storica della speleologia valenciana.

Da sempre legato alla Federazione Spagnola di Speleologia e a quella regionale, alla scuola di speleologia e allo speleosoccorso, è stato un promotore instancabile di attività, formazione e innovazione tecnica.

La Federación Española de Espeleología , quiere dar el pésame a los espeleólogos valencianos, por la gran pérdida de un histórico de la espeleología Valenciana y de la Federación de Espeleología de la Comunidad Valenciana.

Manuel Emilio Tarazona Ochs. Una persona que siempre estuvo vinculado a la Federación, a la Escuela Valenciana de Espeleología, al Espeleosocorro y a todas sus vocalías.
Propulsor de las competiciones a nivel autonómico y nacional desde los años 90 y más activamente en la CEC y la nueva FEE.

Manolillo fue siempre una persona ilusionada y motivada que siempre aportaba y ayudaba donde estaba. Siempre investigando nuevos materiales y nuevas técnicas que dieran a nuestra Espeleología una mayor seguridad.
Podríamos seguir diciendo muchas más cosas, pero hoy es un día para recordar.

Desde la Federación Española nuestro sincero agradecimiento a Manolillo y un fuerte abrazo a sus familiares, compañeros y amigos.
Descansa en paz Manolillo y muchas gracias por todo

Particolarmente toccanti le testimonianze di chi ha condiviso con lui anni di attività e amicizia. “Gran persona, gran amigo, de esos que no fallan nunca”, scrive chi lo ricorda tra esercitazioni di speleosoccorso, momenti formativi e serate conviviali. Altri sottolineano il suo ruolo di istruttore: “Fue mi monitor en el curso de perfeccionamiento y después en el de espeleosocorro. Siempre daba gusto conversar con él”.

C’è chi ne conserva un ricordo legato ai dettagli concreti della vita speleo, come l’attrezzatura realizzata da lui e ancora utilizzata oggi.

Dalle prime esperienze nello speleosoccorso valenciano alle numerose esercitazioni tra grotte e montagne, emerge il ritratto di una figura sempre presente, competente e profondamente umana, capace di lasciare un segno duraturo in chi ha condiviso con lui il percorso.

Due storie diverse, due percorsi lontani geograficamente, ma uniti dalla stessa dedizione e da un’eredità che continuerà a vivere nelle comunità speleologiche di tutto il mondo.

D.E.P. compañeri

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Fonte: testimonianze raccolte su Facebook

L'articolo Due addii nel mondo speleologico internazionale: il ricordo di “Manolito” e “Manolillo” proviene da Scintilena.

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Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna

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Prima Tappa · La Miniera di Montevecchio (Guspini): dove la terra custodisce piombo, zinco e memoria

Di Scintilena – Aprile 2026


Nel cuore della Sardegna sud-occidentale, a pochi chilometri da Guspini, sorge uno dei complessi di archeologia industriale più straordinari d’Italia: la Miniera di Montevecchio. Prima tappa della nascente Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna — 14 siti candidati all’accreditamento come Route Regionale della rete europea ERIH (European Route of Industrial Heritage) — Montevecchio è molto più di un museo a cielo aperto. È il racconto vivo di quasi 150 anni di storia, sudore e innovazione sotterranea.


Un giacimento nato nelle viscere dell’Ercinico

La geologia è il punto di partenza di tutto. L’area di Guspini-Arbus appartiene a un’unità sedimentaria e vulcanica di età Cambriano-Ordoviciana (circa 500 milioni di anni fa), attraversata da un’intensa attività tettonica ercinica (320–280 Ma) che ha generato fratture riempite da vene metallifere di piombo, zinco e argento.

Il risultante filone di Montevecchio si sviluppa per circa 12 chilometri: uno dei più estesi e ricchi d’Europa. Le riserve stimate dell’intero bacino raggiungono 50–60 milioni di tonnellate di minerale, con un tenore medio del 10–11% di piombo e zinco combinati.


Le origini: un prete, un imprenditore e un re

La storia moderna della miniera prende avvio nell’ottobre del 1842, quando don Giovanni Antonio Pischedda — un sacerdote di Tempio Pausania trasferitosi a Guspini per commerciare sughero — ottenne un permesso di ricerca per 25 quintali di galena.

Intuita la portata del giacimento, si recò a Marsiglia in cerca di capitali e incontrò il giovane imprenditore sardo Giovanni Antonio Sanna. Il 28 aprile 1848, il re Carlo Alberto firmò la concessione perpetua per lo sfruttamento del sito: nasceva la Società della miniera di piombo argentifero detta di Montevecchio.

La crescita fu fulminante: nel 1865, con 1.100 operai al lavoro, Montevecchio era già diventata la miniera più importante del Regno d’Italia. Nel 1890 il villaggio ospitava circa 2.000 operai.

Il genero di Sanna, l’ing. Alberto Castoldi — laureato cum laude alla Bergakademie Freiberg in Germania — introdusse innovazioni decisive: sistemi di perforazione ad acqua meno nocivi per i polmoni dei minatori, l’elettrificazione della miniera tra le prime in Italia, una ferrovia interna per il trasporto dei minerali. Nel dopoguerra, un dipendente della società di nome Letterio Freni inventò l’autopala, uno dei contributi più importanti offerti dall’Italia all’ingegneria mineraria mondiale.


Il villaggio nella montagna: una città autosufficiente

Montevecchio non era solo una miniera: era un microcosmo urbano completo.

Nel periodo di massimo sviluppo, il borgo di Gennas Serapis — sede del centro amministrativo sull’altopiano — ospitava fino a circa 3.000 abitanti e disponeva di tutto il necessario: ospedale aziendale, scuole di ogni ordine, chiesa dedicata a Santa Barbara (patrona dei minatori), caserma dei Carabinieri, ufficio postale, cinema, campo da calcio con la propria squadra e persino un laboratorio chimico e geologico interno.

Tra i fenomeni socio-economici più singolari spicca la moneta aziendale. Realizzato intorno al 1938, lo spaccio di Montevecchio — che forniva vestiario, scarpe e generi alimentari — accettava i “Gettoni“, una moneta coniata direttamente dalla società mineraria e circolante liberamente tra i dipendenti. In alternativa, la spesa veniva annotata su un libretto e detratta dallo stipendio mensile: un sistema autarchico che rese Montevecchio di fatto autonoma dal tessuto economico circostante.


Il declino e la chiusura

Nel dopoguerra la miniera raggiunse l’apice della sua potenza: si stima producesse circa l’11% dello zinco mondiale, per una produzione storica complessiva di circa 1.600.000 tonnellate di piombo e 1.100.000 tonnellate di zinco. Nel 1961 la fusione con Monteponi generò la Monteponi e Montevecchio S.p.A., ma la crisi era già nell’aria. La chiusura totale arrivò nel 1991, dopo mesi di vertenze sindacali e un’ultima drammatica occupazione del Pozzo Amsicora da parte dei minatori che rivendicavano un futuro alternativo per il sito.


Sei percorsi per rivivere la miniera (Area Guspini)

Oggi Montevecchio è pienamente visitabile attraverso sei percorsi tematici nell’area di Guspini:

1. Palazzo della Direzione — Costruito tra il 1869 e il 1878 per volere della famiglia Sanna-Castoldi, ospita arredi d’epoca e una preziosa collezione di oggetti personali dell’ing. Alberto Castoldi. Il sontuoso Salone Azzurro, completamente affrescato, è il fulcro della visita. Dal 2013 è anche sede del Municipio e ospita cerimonie civili.

2. Villaggio Operaio — Il percorso attraversa le case dei minatori e ricostruisce l’organizzazione sociale di una comunità chiusa e autosufficiente, dalla stalla al deposito minerali, nell’area del primo cantiere concesso da Carlo Alberto nel 1848.

3. Pozzo Sant’Antonio e il Compressore Sullivan — Il cuore tecnico della miniera. Il cantiere fu avviato nel 1852 e coltivato per circa 600 metri in altezza, dagli affioramenti a +420 m s.l.m. fino oltre –180 m. Il protagonista assoluto è il Compressore Sullivan (1903): proveniente dall’America, questo imponente macchinario produceva aria compressa per l’intero ciclo estrattivo — martelli pneumatici, perforatrici, ventilazione, illuminazione. Rimase in servizio fino al 1981 e, secondo i minatori che vi lavorarono, potrebbe ancora oggi riprendere a funzionare. È un esemplare unico in Italia per dimensioni e stato di conservazione.

4. Officine meccaniche ed elettriche — Il cuore tecnologico dell’area. L’edificio attuale sorge sulla prima centrale elettrica del sito (1901) e comprende la Fonderia (1885: nel primo anno produsse 63 tonnellate di ghisa e 188 di ottone), le forge, la falegnameria che forniva i modelli in legno per gli stampi, e l’officina meccanica (1938) con gru a ponte scorrevole. Le officine cessarono l’attività nel 1985 e sono oggi visitabili con tutti i macchinari originali al loro posto.

5. Galleria Anglosarda — L’esperienza più immersiva. La galleria — scavata dalla Compagnia Reale Anglosarda a partire dal 1852 — è una vera galleria di estrazione lungo il filone metallifero, non un semplice corridoio di transito. Ristrutturata e messa in sicurezza da IGEA S.p.A., è stata inaugurata al pubblico il 23 maggio 2018. Per circa un chilometro i visitatori, equipaggiati di caschetto e lampada LED, osservano armature lignee, binari con vagoncini, diramazioni di aerazione e straordinari cristalli aciculari di gesso bianchissimo che emergono sullo sfondo solfureo. Le visite sono disponibili in cinque lingue: italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo.

6. Ponente 4×4 verso le Dune di Piscinas — Il percorso più avventuroso. Un tour in fuoristrada conduce dalla miniera fino alla costa ovest della Sardegna, attraversando boschi abitati da cervi sardi, cinghiali e aquile, e i villaggi fantasma di Ingurtosu e Naracauli. La meta finale sono le dune di Piscinas, tra le più alte d’Europa con i loro 60 metri di altezza, dove a giugno le tartarughe marine depongono le uova.


La Route Mineraria e il riconoscimento europeo

Il progetto della Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna raggruppa 14 siti minerari nelle aree del Sulcis, dell’Iglesiente e del Guspinese, candidati all’accreditamento come Route Regionale ERIH — la rete europea del patrimonio industriale che collega oltre 2.000 siti in tutto il continente. La candidatura è stata presentata al Board ERIH nell’aprile 2026. L’intero comprensorio si inserisce nel Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, primo geoparco riconosciuto dall’UNESCO nel 1997 e inserito nella rete mondiale dei Geoparchi nel 2001.


Per i visitatori

  • Indirizzo: Piazza Rotundi, 09030 Guspini (SU)
  • Come arrivare: ca. 10 km dal centro di Guspini lungo la SP66/SP4 direzione Arbus
  • Guide disponibili in: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo
  • Sito ufficiale: www.minieradimontevecchio.it
  • Laboratori didattici: disponibili per scolaresche di ogni ordine e grado

Fonti consultate

Fonti
[1] vulnerabilita-aree-carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt

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La Piccola Berlino sotto Trieste: storia, esplorazione e vita di un bunker nel cuore della città

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Il complesso di gallerie antiaeree noto come Kleine Berlin è oggi uno dei siti di memoria storica più visitati di Trieste. Gestito da volontari del Club Alpinistico Triestino, unisce storia della Seconda guerra mondiale, patrimonio architettonico sotterraneo e ricerca speleologica in cavità artificiali.


Che cos’è la Kleine Berlin

Alla base del colle di Scorcola, con ingresso in via Fabio Severo, si apre il più esteso complesso di gallerie antiaeree risalenti alla Seconda guerra mondiale ancora visitabile a Trieste.[1][2]

Il nome, piccola Berlino, rispecchia l’uso triestino della lingua tedesca e richiama il ruolo che la zona attorno a piazza Oberdan ebbe durante l’occupazione nazista: un’area interdetta ai civili italiani, sede del comando militare delle SS, così soprannominata con ironia dagli abitanti.[3][4]

Il complesso si articola in due settori distinti ma comunicanti. Il primo è la galleria civile, costruita dal Comune a partire dal 1940 come rifugio antiaereo per la popolazione. Il secondo è il bunker militare, realizzato dalle SS tedesche tra il 1943 e il 1944 come deposito, magazzino e ricovero protetto.[5][1]

La sola parte tedesca occupa circa 1.000 m². La galleria italiana si sviluppa per circa 250 metri.[5]


Il contesto storico: Trieste capitale del Litorale Adriatico

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i tedeschi istituirono sull’alto Adriatico l’Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico), con Trieste come sede del comando.[2][1]

A capo dell’apparato delle SS fu nominato Odilo Lotario Globocnik, triestino di nascita, che rispondeva direttamente a Himmler. Globocnik è una figura centrale nella storia della Shoah: aveva coordinato l’Operazione Reinhard, lo sterminio degli ebrei polacchi, e a Trieste fece costruire la Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento sul suolo italiano.[6][1][2]

Uno degli elementi più evocativi del bunker è il pozzo con scala a chiocciola che collegava Villa Ara — residenza di Globocnik, confiscata a una famiglia ebrea — con il Palazzo di Giustizia. Il generale poteva così raggiungere il posto di lavoro senza mai comparire in strada.[7][5]

I due settori del complesso riflettono le due realtà dell’occupazione. La parte italiana ha muri di soli 15 cm, priva di impianto idrico, costruita in fretta per i civili. La parte tedesca ha pareti di calcestruzzo spesse 45 cm, impianti idrici completi, latrine in ceramica, carta igienica. Era servita da quattro ingressi: uno dalla villa di Globocnik, uno dagli scantinati del Tribunale, due su via Fabio Severo.[1][3]


Il 10 giugno 1944: i bombardamenti e i rifugi

Il 10 giugno 1944 Trieste subì il bombardamento alleato più devastante della sua storia.[8]

I bombardieri sganciarono circa 400 bombe in due ondate: 463 morti, 800 feriti ricoverati, 1.500 medicati, 101 case private distrutte. Fu un sabato mattina, e la città era piena di gente per strada.[8]

Le gallerie antiaeree, tra cui la Kleine Berlin, contribuirono a contenere le vittime. Grazie alla rete di rifugi, a Trieste si salvarono più vite che in altre città italiane colpite da bombardamenti paragonabili.[9][3]

Oggi, percorrendo i cunicoli stretti e umidi del complesso, è facile ricostruire l’esperienza dei civili che vi si rifugiarono: l’oscurità, il rumore assordante, l’affollamento, l’attesa.[7]


Lo stato di conservazione: cemento e natura a confronto

I due settori della Kleine Berlin si presentano oggi in condizioni molto diverse, specchio delle tecniche costruttive originali.

La parte tedesca ha conservato sostanzialmente l’aspetto degli anni Quaranta. Le pareti imbiancate a calce, gli impianti tecnici ancora parzialmente leggibili, le strutture in calcestruzzo massiccio restituiscono un’immagine diretta del bunker militare.[3][1]

La parte italiana, invece, è interessata da un lento processo di trasformazione naturale. L’ultimo tratto della galleria non fu mai cementato: l’acqua di percolazione ha sciolto il calcare dei sedimenti sovrastanti e ha depositato carbonato di calcio sulle superfici, generando stalattiti, stalagmiti e vaschette di concrezione con un sottile velo d’acqua sempre in movimento.[1][5]

Il risultato è un ambiente che ricorda una grotta carsica naturale, nel pieno centro urbano di Trieste. Per il visitatore, il passaggio da un settore all’altro è uno dei momenti più sorprendenti della visita.[10][5]


L’esplorazione speleologica e la riscoperta del complesso

La riscoperta della Kleine Berlin è inseparabile dallo sviluppo della speleologia in cavità artificiali a Trieste.

Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, speleologi del Club Alpinistico Triestino (CAT) e della Società Adriatica di Speleologia (SAS) conducevano un censimento sistematico delle circa 20 gallerie antiaeree presenti in città. Fu in quel contesto che emerse la Kleine Berlin, fino ad allora chiusa, abbandonata e poco documentata.[11][3]

Come ha raccontato Maurizio Radacich, speleologo del CAT e principale artefice della valorizzazione del sito: “Quando è iniziata la speleologia in cavità artificiali, ci siamo interessati non solo alle grotte ma anche a manufatti realizzati dall’uomo. Trieste aveva venti gallerie: facendone il censimento, ci siamo imbattuti in questa e ci siamo messi a studiarne la storia.”[3]

Nel 1995, durante le esplorazioni, la Sezione Ricerche e Studi su Cavità Artificiali del CAT riconobbe il rischio che il sito andasse perduto senza un intervento. Nel 1996 il Comune di Trieste affidò la gestione al CAT in sub-concessione.[1][3]


Il recupero: vent’anni di lavoro volontario

Da allora, i volontari del CAT hanno lavorato interamente a proprie spese per rendere il complesso accessibile e documentato.[3][1]

Gli interventi hanno incluso il rifacimento dell’impianto elettrico quasi completo del settore tedesco, la pulizia e la rimozione di materiali di riporto, la messa in sicurezza delle gallerie e l’installazione di pannelli e vetrine espositive.[1][3]

Il lavoro di ricerca storica ha portato alla pubblicazione del volume di Maurizio Radacich “Kleine Berlin” (seconda edizione riveduta, CAT, 2020-2021), 208 pagine di ricostruzione documentaria. Un’ulteriore fonte di riferimento è il volume “Trieste Sotterranea” di Enrico Halupca, Armando Halupca e Paolo Guglia (Lint Editoriale, 2010), che cataloga 158 siti ipogei della città esplorati a partire dal 1984.[12][13]


Le mostre e la fruizione culturale

Alcuni locali del bunker ospitano mostre permanenti che contestualizzano il sito nel quadro storico della guerra.[3]

Le tre esposizioni principali riguardano i bombardamenti su Trieste durante la Seconda guerra mondiale, con fotografie e testimonianze d’epoca; gli estrattori di bombe e mine, i civili che nel dopoguerra si occuparono della sminatura del territorio; il timone di coda di un B-24, il bombardiere alleato abbattuto al largo di Grado nel 1944 e recuperato nel 2000.[3]

Nel corso degli anni, il complesso ha ospitato anche mostre temporanee su temi come la storia della speleologia, le caverne della Grande Guerra, la speleologia subacquea, e iniziative teatrali e letterarie legate alla memoria storica.[4][1]


Come si visita oggi

Le visite guidate si svolgono ogni ultimo venerdì del mese alle 17:30 e alle 20:00, con prenotazione obbligatoria. Gruppi e scuole possono prenotare dal lunedì al venerdì, con un minimo di 12-15 partecipanti.[5]

Il costo è di 5 euro per gli adulti, 3 euro per studenti e ragazzi a partire dai 6 anni. Non è disponibile il POS. L’accesso avviene attraverso il IV ingresso, quello un tempo riservato ai militari tedeschi.[5]

La visita dura circa due ore e registra alcune migliaia di visitatori ogni anno, con una presenza significativa di scolaresche.[3]

Il sito è riconosciuto dal Ministero della Cultura, segnalato dal FAI tra i Luoghi del Cuore e inserito nel portale ufficiale di Turismo FVG.[14][15][16]


La speleologia in cavità artificiali: il contesto della ricerca

La Kleine Berlin si inserisce in un più ampio filone di ricerca che in Italia ha radici profonde.

La speleologia in cavità artificiali è la branca della speleologia che studia gli ipogei di origine antropica: gallerie, acquedotti, cisterne, opere militari, rifugi, sistemi fognari storici. Nata in Italia a partire dal 1958, con le prime indagini a Chiusi, nell’emissario del Lago Albano e nei sotterranei di Napoli, si è diffusa a livello nazionale negli anni Ottanta.[17]

La Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana fu costituita nel 1981 a Narni e si occupa di catalogazione, catasto, convegni e ricerca. Dal 1999 pubblica la rivista quadrimestrale “Opera Ipogea”, primo periodico italiano interamente dedicato alla disciplina. Il Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali è disponibile online dal 2010 e nel 2012 la classificazione tipologica italiana è stata adottata dall’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) come standard internazionale.[18][19][17]


Trieste: uno dei poli italiani della ricerca in cavità artificiali

Trieste e il Friuli Venezia Giulia rappresentano uno dei contesti più avanzati in Italia per la ricerca sulle cavità artificiali.

La Società Adriatica di Speleologia (SAS) è la prima associazione ad aver avviato in modo sistematico lo studio del sottosuolo urbano della provincia di Trieste, a partire dal 1983, quando il Comune le chiese di indagare i sotterranei del Castello di San Giusto. Nel 1984 nacque la Sezione CA di Speleologia Urbana della SAS.[11]

Nei primi anni il lavoro era guardato con diffidenza: gli speleologi urbani venivano chiamati “fognaroli” o “speleologi di serie b”. Il tempo ha smentito i pregiudizi. La SAS ha inserito nel Catasto CA-FVG della SSI 368 cavità artificiali, prodotto sei libri dedicati al sottosuolo di Trieste e contribuito a decine di convegni nazionali e internazionali.[11]

Anche il CAT ha sviluppato una propria Sezione di Ricerche e Studi su Cavità Artificiali, organizzando il IV e il V Convegno Nazionale sulle Cavità Artificiali ad Osoppo nel 1997 e nel 2001.[20]

Il Catasto CA del FVG raccoglie le schede di 928 cavità (dato 2007), di cui 393 nella sola provincia di Trieste — il 42,3% del totale regionale. La tipologia prevalente è quella delle costruzioni militari di difesa (37,7%), seguita dalle opere idrauliche (25,8%) e dai ricoveri e rifugi (15,8%). Lo sviluppo lineare complessivo censito supera i 50.000 metri.[21]

Nel 2025 la SAS ha avviato un nuovo ciclo del Corso di Speleologia in Cavità Artificiali, con lezioni teoriche ed uscite pratiche nel sottosuolo della città.[22][23]


Un modello di valorizzazione dal basso

La Kleine Berlin è un esempio concreto di come la speleologia in cavità artificiali possa trasformare un sito abbandonato in un luogo di memoria attiva e di educazione storica.

Il modello di gestione è interamente volontario, senza finanziamenti pubblici strutturati, e si regge sulla competenza tecnica e sulla motivazione culturale dei soci del CAT. Maurizio Radacich, che ha guidato il progetto per oltre vent’anni, ha spiegato così il senso dell’impegno: “Lo facciamo soprattutto per i giovani. A scuola studiano i movimenti degli eserciti, ma non sanno quanto ha sofferto la gente comune durante i bombardamenti.”[24][3]

Per la comunità speleologica, il caso della Kleine Berlin dimostra che la ricerca in cavità artificiali non è una disciplina secondaria, ma uno strumento capace di restituire alla collettività patrimoni storici altrimenti destinati all’oblio.


Fonti consultate

Fonti
[1] Kleine Berlin – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Kleine_Berlin
[2] Trieste, la Kleine Berlin https://www.nauticareport.it/dettnews/report/trieste_la_kleine_berlin-6-5527/
[3] Quelle gallerie che salvarono migliaia di vite nella Kleine Berlin di … https://altreconomia.it/quelle-gallerie-che-salvarono-migliaia-di-vite-nella-kleine-berlin-di-trieste/
[4] La Zona nella Kleine Berlin, la Trieste sotterranea https://triestearcana.wordpress.com/2018/11/02/viaggio-nella-kleine-berlin-trieste-sotterranea/
[5] Kleine Berlin – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/kleine-berlin/
[6] Trieste: Visitiamo la Kleine Berlin – Citysmart | City Smart https://citysmart.cloud/index.php/it/percorso/kleine-berlin
[7] kleine berlin – Goodmorningtrieste https://www.goodmorningtrieste.it/kleine-berlin/
[8] Così il 10 giugno ’44 Trieste si svegliò sotto le bombe – Il Piccolo https://www.ilpiccolo.it/cronaca/cosi-il-10-giugno-44-trieste-si-sveglio-sotto-le-bombe-b28pfq3a
[9] Quel 10 giugno Trieste si svegliò sotto le bombe alleate https://www.secoloditalia.it/2015/06/quel-10-giugno-trieste-si-sveglio-bombe-alleate-centinaia-vittime/
[10] turismo friuli venezia giulia https://www.scoprifvg.it/site/kleine-berlin/
[11] Cavita’ Artificiali – SAS – Società Adriatica di Speleologia https://sastrieste.it/index.php/cavita-artificiali/
[12] Nuovo libro: Kleine Berlin, seconda edizione riveduta https://www.fsrfvg.it/?p=10115
[13] Articoli e recensioni sul libro “Sotterranei della città di Trieste” – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/23/articoli-sul-libro-sotterranei-della-citta-di-trieste/
[14] Kleine Berlin https://cultura.gov.it/luogo/kleine-berlin
[15] KLEINE BERLIN | I Luoghi del Cuore – FAI – Fondo Ambiente Italiano https://fondoambiente.it/luoghi/kleine-berlin?ldc
[16] Kleine Berlin – Turismo FVG https://www.turismofvg.it/monumenti-e-siti-storici/kleine-berlin
[17] Speleologia in cavità artificiali – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Speleologia_in_cavit%C3%A0_artificiali
18 Catasto speleologico nazionale delle cavità artificiali (CA … https://www.academia.edu/39161049/Catasto_speleologico_nazionale_delle_cavit%C3%A0_artificiali_CA_Classificazione_interventi_di_tutela_e_monitoraggio_conseguiti_grazie_ai_dati_speleologici_e_prospettive_future
[19] [PDF] Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali – Opera Ipogea https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2010/07/1-Galeazzi-Opera_Ipogea_2010_1_ocr_web.pdf
[20] Cavità artificiali – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/cavita-artificiali/
[21] Il Catasto CA della S.S.I. – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/21/il-catasto-ca-della-s-s-i/
[22] Un Corso di Speleologia urbana a Trieste per esplorare … – Scintilena https://www.scintilena.com/un-corso-di-speleologia-urbana-a-trieste-per-esplorare-il-mondo-sotterraneo-artificiale/05/15/
[23] Corso di Speleologia Urbana a Trieste: Esplorazione delle Cavità … https://www.scintilena.com/corso-di-speleologia-urbana-a-trieste-esplorazione-delle-cavita-artificiali/05/16/
[24] Club Alpinistico Triestino: una storia lunga ottant’anni https://www.fsrfvg.it/?p=11907
[25] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[26] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[27] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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