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Acquedotto romano di Albintimilium: speleologi e archeologi lo riscoprono nel XXI secolo

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Al Museo Civico di Sanremo il sesto incontro del ciclo “Viaggio al centro della terra” dedicato all’ingegneria idrica romana nel Ponente ligure


Il ciclo di incontri sulle cavità liguri arriva al sesto appuntamento

Mercoledì 29 aprile 2026, alle ore 16, il Museo Civico di Piazza Nota a Sanremo ospita il sesto incontro del ciclo culturale “Viaggio al centro della terra. Grotte, ripari e altre cavità dalla preistoria ai tempi recenti”, promosso dalla Sezione di Sanremo dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri.

Il tema scelto per questo appuntamento è tra i più articolati dell’intero programma: “L’acquedotto di Albintimilium. Dalla prima descrizione alle riscoperte del XXI secolo”.[1][2]

Il ciclo, avviato nel novembre 2025 e accolto con ampia partecipazione di pubblico, intende guidare i presenti alla scoperta di itinerari meno noti del Ponente ligure estremo.

L’idea del ciclo era nata inizialmente per approfondire un singolo sito, la Tana Bertrand di Badalucco, ma si è poi espansa fino ad abbracciare un ampio ventaglio di cavità naturali e artificiali, tra cui la diga di Glori e proprio l’acquedotto romano di Albintimilium.[2][3]


Albintimilium e il suo acquedotto: archeologia e ingegneria idrica romana nel Ponente ligure

Albintimilium è il sito archeologico di epoca romana che sorge a Nervia, frazione di Ventimiglia, ed era la capitale del popolo degli Intemelii.

La città raggiunse una notevole espansione in età imperiale: dopo essere stata devastata nel 68 d.C. dalle truppe di Otone, fu ricostruita dall’imperatore Vespasiano, che la dotò di un vasto edificio termale.

In coincidenza con i restauri della via consolare, nei secoli II e III d.C., avvenne anche il raddoppio dell’acquedotto, a testimonianza della prosperità raggiunta dalla città.[4][5]

Le terme di Albintimilium furono costruite nella seconda metà del I secolo d.C. e raggiunsero il loro apice tra il II e il III secolo, per poi essere progressivamente abbandonate a partire dal V secolo.

L’approvvigionamento idrico di questo imponente complesso era garantito dall’acquedotto, che attingeva le acque del torrente Seborrino, affluente del Nervia. Il sistema prevedeva anche una galleria di captazione: un tunnel lungo circa 40 metri con copertura a volta in calcestruzzo e pareti scavate nella roccia, ancora parzialmente rintracciabile nei pressi di Camporosso.[6][7][8][9]


Da Barocelli alle riscoperte del XXI secolo: la storia delle indagini sull’acquedotto romano

L’acquedotto di Albintimilium è noto agli studiosi già dalla prima metà del Novecento. Pietro Barocelli fu tra i primi a condurre scavi sistematici sull’area di Albintimilium, tra il 1914 e il 1918, rinvenendo importanti strutture della città romana, dalle mura al teatro, dalle insulae alle tombe. I ricercatori Rossi e Barocelli avevano già ipotizzato che il Rio Seborrino costituisse la sorgente principale degli acquedotti di Ventimiglia romana.[4][6][10]

Le indagini recenti hanno permesso di identificare nuovi resti. Nel 2013 furono rintracciate nuove tracce dell’acquedotto. Studi successivi hanno localizzato in modo più preciso il primo tratto dell’acquedotto romano, nei pressi delle sorgenti del torrente Seborrino nel comune di Camporosso. Le tracce sopravvissute sono però frammentarie: spesso nascoste dalla vegetazione, alterate da fenomeni franosi, o demolite nel corso dei secoli dai ripascimenti agricoli che hanno interessato le aree lungo il tracciato.[6][11][12]


I tre relatori: archeologia, musei e speleologia a confronto per l’acquedotto di Albintimilium

L’incontro vedrà la partecipazione congiunta di tre specialisti. Stefano Costa, archeologo e funzionario della Soprintendenza per la Liguria, è esperto del periodo tardo antico e ha condotto diversi sopralluoghi mirati all’identificazione dei resti dell’acquedotto. Il suo contributo inquadra la struttura nel contesto dell’archeologia ligure, fornendo un confronto puntuale con la documentazione d’archivio.

Giulio Montinari, archeologo in servizio presso la Direzione Regionale Musei Liguria, ha sviluppato ricerche che spaziano dall’età dei metalli al periodo romano, con particolare attenzione ai percorsi di crinale che collegavano Liguria e Piemonte.

Alessandro Pastorelli, attivo nella speleologia dal 1992, è coordinatore dello Speleo Club CAI Sanremo — un gruppo che collabora da anni con l’Istituto Internazionale di Studi Liguri nelle attività di esplorazione e documentazione del territorio — ed è referente del Catasto Speleologico Ligure per la provincia di Imperia.[2][13]


Ricostruire il tracciato e la portata idrica dell’acquedotto romano di Albintimilium

L’obiettivo dell’incontro va oltre la semplice narrazione storica. Attraverso immagini, dati di campo e ricostruzioni grafiche, i relatori propongono di ricostruire non solo il tracciato dell’acquedotto ma anche la sua portata idrica originaria, offrendo così un quadro concreto sulla vita quotidiana degli antichi Intemelii. Si tratta di un approccio multidisciplinare che unisce l’indagine speleologica — con l’esplorazione diretta delle gallerie di captazione lungo il Rio Seborrino — alla lettura stratigrafica dei depositi calcarei lasciati dallo scorrere delle acque nel tempo.[6][8]

Il sito di Albintimilium è stato oggetto nel 2020 di una visita guidata promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali, che aveva portato un pubblico di appassionati a percorrere il tracciato dell’acquedotto fino alle terme occidentali, dove una conduttura ancora visibile attraversa il complesso termale. L’incontro del 29 aprile riprende e approfondisce quel percorso con le acquisizioni più recenti della ricerca.[14]


Il programma prosegue: le prossime tappe del viaggio sotterraneo nel Ponente ligure

Il ciclo “Viaggio al centro della terra” non si esaurisce con questo appuntamento. I prossimi incontri previsti nel programma dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri porteranno il pubblico a esplorare altri siti del Ponente, tra cui le grotte dei Balzi Rossi, uno dei siti preistorici più noti del Mediterraneo nord-occidentale. Ogni conferenza si tiene al Museo Civico di Sanremo, con ingresso aperto a tutti e avvio alle ore 16.[2]

L’iniziativa si inserisce in un solco culturale consolidato: la sezione sanremese dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri organizza da anni attività che intrecciano storia locale, preistoria e archeologia, avvalendosi della collaborazione dei gruppi speleologici del CAI. Il ciclo in corso conferma questa impostazione, allargando lo sguardo dalle cavità naturali alle opere sotterranee di costruzione umana, come appunto l’acquedotto romano di Albintimilium.[1][2]

Fonti
[1] Sanremo, al Museo Civico al via il ciclo dell’IISL sulle grotte della … https://www.rivieratime.news/sanremo-al-museo-civico-al-via-il-ciclo-delliisl-sulle-grotte-della-valle-argentina/
[2] Il Museo Civico di Sanremo presenta: “Viaggio al centro della Terra” https://www.rivieratime.news/museo-civico-sanremo-viaggio-centro-terra/
[3] Sanremo, viaggio nella storia sotterranea: incontro sull’acquedotto … https://www.sanremonews.it/2026/04/28/leggi-notizia/argomenti/sanremo-ospedaletti/articolo/sanremo-viaggio-nella-storia-sotterranea-incontro-sullacquedotto-romano-di-albintimilium-al-mus.html
[4] Albintimilium – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Albintimilium
[5] Area archeologica di Albintimilium e Antiquarium http://musei.beniculturali.it/musei?mid=5026&nome=area-archeologica-di-albintimilium-e-antiquarium
[6] Oltre Collasgarba… sino al Rio Seborrino e agli Acquedotti di … https://liguriaponente.wordpress.com/2016/06/10/oltre-collasgarba-sino-al-rio-seborrino-e-agli-acquedotti-di-ventimiglia-romana/
[7] Viaggio nelle antiche Terme romane di Ventimiglia – Riviera Time https://www.rivieratime.news/viaggio-nelle-antiche-terme-romane-di-ventimiglia/
[8] Acquedotti romani a Ventimiglia – Cultura-Barocca http://www.cultura-barocca.com/imperia/SEBO.HTM
[9] Area archeologica di Nervia – Ventimiglia https://ventimiglia.it/esplora/storia-e-cultura/siti-storici-e-giardini/area-archeologica-di-nervia/
[10] Ricordando l’Archeologo Pietro Barocelli: Un Convegno a Genova … https://www.scintilena.com/ricordando-larcheologo-pietro-barocelli-un-convegno-a-genova-in-celebrazione-del-centenario-di-albintimilium/12/01/
[11] [PDF] la città romana ed altomedievale di albintimilium – Universität zu Köln https://kups.ub.uni-koeln.de/74326/1/A_Paonessa-Albintimilium-Archive.pdf
[12] Nuove tracce dell’acquedotto romano di Albintimilium. – ArcheoNervia http://archeonervia.blogspot.com/2013/10/nuove-tracce-dellacquedotto-romano-di.html
[13] Corso di tecniche di attrezzamento in forra e grotta – Scintilena https://www.scintilena.com/corso-di-tecniche-di-attrezzamento-in-forra-e-grotta/10/08/
[14] Alla scoperta dell’acquedotto di Albintimilium https://nervia.cultura.gov.it/evento/alla-scoperta-dellacquedotto-di-albintimilium/
[15] Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/aac47009-36b6-414c-a17d-a894fd324d3c/Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf
[16] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[17] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[18] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[19] a Civitavecchia la conferenza di Mario Mazzoli sulla speleologia … https://www.scintilena.com/ricerca-archeologica-nelle-grotte-sommerse-a-civitavecchia-la-conferenza-di-mario-mazzoli-sulla-speleologia-subacquea/02/26/
[20] L’ACQUEDOTTO DEL SERINO COMPIE DUEMILA ANNI! https://www.scintilena.com/lacquedotto-del-serino-compie-duemila-anni/12/15/
[21] Il 75° Corso di Introduzione alla Speleologia del Gruppo Grotte Milano https://www.scintilena.com/il-75-corso-di-introduzione-alla-speleologia-del-gruppo-grotte-milano-una-tradizione-plurisecolare-di-esplorazione-e-formazione/01/27/
[22] L’acquedotto del Serino: Un Pilastro dell’Ingegneria … https://www.scintilena.com/lacquedotto-del-serino-un-pilastro-dellingegneria-augustea/02/08/
[23] Scoperta Archeologica dalla Leggenda alla Realtà https://www.scintilena.com/scoperta-archeologica-dalla-leggenda-alla-realta-lacquedotto-dei-casoni-riportato-alla-luce/02/04/
[24] Elenco dei raduni di speleologia per anno – Scintilena https://www.scintilena.com/elenco-dei-raduni-di-speleologia-per-anno/06/30/
[25] Acquae Imperatorum: dieci anni di esplorazioni speleosubacquee … https://www.scintilena.com/acquae-imperatorum-dieci-anni-di-esplorazioni-speleosubacquee-svelano-il-sistema-idrico-nascosto-di-roma/03/02/
[26] Raduno Regionale di Speleologia 2026 a Malonno – Scintilena https://www.scintilena.com/raduno-regionale-di-speleologia-2026-a-malonno-la-federazione-speleologica-lombarda-si-ritrova-in-valle-camonica/03/11/
[27] Individuati i resti di un acquedotto romano a Salisano – Scintilena https://www.scintilena.com/individuati-i-resti-di-un-acquedotto-romano-a-salisano/08/03/
[28] Programma corsi CAI 2016 https://www.scintilena.com/programma-corsi-cai-2016/12/26/
[29] Scoperto l’acquedotto dell’antico centro romano di Forum … https://www.scintilena.com/scoperto-lacquedotto-dellantico-centro-romano-di-forum-novum/10/24/
[30] Grande Successo per il Raduno Internazionale di Speleologia Siphonia 2024 – Scintilena https://www.scintilena.com/grande-successo-per-il-raduno-internazionale-di-speleologia-siphonia-2024/11/04/
[31] Aqua Alsietina: nuove scoperte speleologiche. – Scintilena https://www.scintilena.com/aqua-alsietina-nuove-scoperte-speleologiche/11/17/
[32] Palaeomagnetic results from an archaeological site near Rome (Italy): new insights for tectonic rotation during the last 0.5 Myr https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/3366/3412
[33] La Carta idrografica d’Italia come fonte per la storia degli opifici idraulici alla fine dell’Ottocento. Il caso toscano https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/1302/924
[34] Anforette a fondo piatto con anse rimontanti da Altino: una possibile produzione locale? https://edizionicafoscari.unive.it/libri/978-88-6969-390-8/anforette-a-fondo-piatto-con-anse-rimontanti-da-al/
[35] Aqua Traiana, a Roman Infrastructure Embedded in the Present: The Mineralogical Perspective https://www.mdpi.com/2075-163X/11/7/703/pdf
[36] Acquedotti, Romani, Albintimilium, Rio, Seborrino, Galleria … http://www.cultura-barocca.com/ABCZETA/CASTELUM2.HTM
[37] Corso di Speleologia a Sanremo – Scintilena https://www.scintilena.com/corso-di-speleologia-a-sanremo-2/03/01/
[38] Speleo Club CAI Sanremo | Facebook https://www.facebook.com/groups/161620974007387/

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Al Seppenhofer di Gorizia torna il ciclo di conferenze sulla speleologia e il carsismo

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Giovedì 30 aprile appuntamento aperto al pubblico sulla geologia del Carso e la formazione delle grotte: come l’acqua trasforma le rocce calcaree in paesaggi sotterranei


Il Seppenhofer riapre le porte con un nuovo incontro

Torna a Gorizia l’appuntamento fisso con la speleologia e il carsismo. Il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” ha programmato per giovedì 30 aprile 2026 una nuova serata del ciclo “I Giovedì del Seppenhofer”, dedicata al tema Geologia e Carsismo con il sottotitolo Dalle rocce alle grotte: come l’acqua scolpisce il tempo.[1]

L’incontro si svolge nella sede del Centro, in Via G.I. Ascoli 7 a Gorizia, a partire dalle ore 21:00 e fino alle 23:00. L’ingresso è aperto a tutti: curiosi, studenti, appassionati di natura e chiunque voglia approfondire la conoscenza del territorio carsico.[2][1]


Geologia e carsismo: il processo chimico che modella la terra

Il carsismo è l’insieme dei processi di dissoluzione chimica che trasformano le rocce carbonatiche — calcari e dolomie — ad opera dell’acqua piovana arricchita di anidride carbonica. L’acqua meteorica assorbe CO? dall’atmosfera e dal suolo, diventando un acido debole capace di sciogliere il carbonato di calcio nelle rocce. Il bicarbonato di calcio così formato viene trasportato dall’acqua in profondità, allargando progressivamente fessure e fratture fino a creare cavità, gallerie e grotte.[3][4][5]

La reazione è reversibile. Quando l’acqua carica di bicarbonato raggiunge le cavità sotterranee e perde anidride carbonica, il carbonato di calcio precipita e si deposita. Da questo meccanismo nascono stalattiti, stalagmiti, colonne e le altre formazioni che caratterizzano gli ambienti ipogei.[6][7]

Il processo è estremamente lento: in condizioni tipiche, occorrono circa mille anni affinché una stalattite raggiunga dieci centimetri di lunghezza. La velocità dipende dalla concentrazione di CO? nell’acqua, dalla temperatura e dalla portata del gocciolamento.[5]


Il paesaggio carsico: un territorio che scende nel sottosuolo

In superficie, il carsismo genera un paesaggio inconfondibile. Le doline sono depressioni sub-circolari causate dalla dissoluzione progressiva o dal crollo di cavità sotterranee. Gli inghiottitoi sono aperture attraverso cui i corsi d’acqua scompaiono nel sottosuolo, per riemergere a distanza come risorgenze. I karren — campi solcati — sono scanalature parallele incise dalla pioggia sulla superficie rocciosa esposta.[8][5]

Nei paesaggi carsici maturi, i corsi d’acqua superficiali sono quasi assenti: l’acqua tende a infiltrarsi rapidamente verso il basso. Questo spiega la caratteristica apparente “aridità” degli altopiani carsici, a dispetto delle piogge abbondanti.[4]

Il Carso Classico, che si estende tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia, è la regione che ha dato il nome all’intero fenomeno. È qui che nell’Ottocento i ricercatori hanno descritto per la prima volta in modo sistematico i processi carsici, creando la terminologia scientifica oggi usata in tutto il mondo.[9]


Le concrezioni come archivi del clima passato

Le stalattiti e le stalagmiti non sono solo bellezze sotterranee. Sono anche archivi naturali del clima. Le laminazioni stagionali e la composizione isotopica dell’ossigeno incorporata nelle concrezioni durante la crescita registrano le condizioni di temperatura e precipitazione dell’ambiente esterno, con una precisione che può raggiungere la risoluzione annuale.[10]

Dall’analisi degli speleotemi sono stati ricostruiti periodi storici come il Minimo di Maunder (1645–1715) e fasi di siccità corrispondenti a crisi di civiltà antiche. La paleoclimatologia delle grotte è una delle frontiere più attive della ricerca scientifica legata alla speleologia.[11]


Il Carso goriziano e la tradizione del Seppenhofer

Il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” porta il nome di Carlo Seppenhofer (Gorizia, 1854–1908), bibliotecario civico, alpinista e naturalista considerato il padre della speleologia isontina. Fu tra i fondatori della Sezione Goriziana della Società Alpina delle Giulie e redasse la prima relazione speleologica dell’area goriziana, dedicata alla Grotta di Locavizza.[12]

Il Centro è stato fondato il 25 novembre 1978. Da allora opera su più fronti: esplorazione, ricerca scientifica, formazione e divulgazione. Pubblica la rivista online Sopra e Sotto il Carso e ha portato avanti spedizioni speleologiche in Friuli, Slovenia, Sardegna e Montenegro. Il corso annuale di avvicinamento alla speleologia è arrivato alla 27ª edizione.[13][14][2]

Il ciclo “I Giovedì del Seppenhofer” si inserisce in questa tradizione: ogni giovedì, dalle 21:00 alle 23:00, la sede del Centro è aperta per incontri dedicati alla speleologia e al territorio carsico.[1][2]


Informazioni pratiche

Evento: I Giovedì del Seppenhofer – Geologia e Carsismo
Data: giovedì 30 aprile 2026
Orario: ore 21:00 – 23:00
Luogo: sede del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”, Via G.I. Ascoli 7, Gorizia
Ingresso: libero e aperto a tutti


Fonti consultate

  • Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” – Scintilena: https://www.scintilena.com/centro-ricerche-seppenhofer/
  • 27° Corso di Speleologia del Seppenhofer – Scintilena: https://www.scintilena.com/il-centro-ricerche-carsiche-seppenhofer-organizza-il-27-corso-di-speleologia-a-gorizia/
  • Il ruolo dell’acqua nella formazione delle grotte – Scintilena: https://www.scintilena.com/il-ruolo-dellacqua-nella-formazione-delle-grotte-precipitazione-infiltrazione-e-percolazione/05/27/
  • Gli speleotemi rivelano i segreti del clima passato – Scintilena: https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/
  • Seconda spedizione speleologica in Montenegro – Scintilena: https://www.scintilena.com/presentata-a-gorizia-la-seconda-spedizione-speleologica-in-montenegro/
  • Carsismo: cos’è e come forma grotte, doline, stalattiti e stalagmiti – Geopop: https://www.geopop.it/carsismo-cose-e-come-riesce-a-formare-grotte-doline-stalattiti-e-stalagmiti/
  • Il fenomeno del carsismo: come avviene e cosa forma – IntraGeo: https://www.intrageo.it/geologia/fenomeno-carsismo-come-avviene-cosa-forma/
  • Il carsismo – G.M.P.E.: https://www.gmpe.it/geomorfologia/carsismo
  • Forme del carsismo classico – IGMI/UniPD: https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1061906/mod_folder/content/0/www.igmi.org_pubblicazioni_atlante_tipi_geografici_pdf_58.pdf
  • Carlo Seppenhofer – Commissione Grotte E. Boegan: https://www.boegan.it/2009/12/carlo-seppenhofer/
  • Esplorazione del fenomeno carsico a Taipana – Scintilena: https://www.scintilena.com/esplorazione-del-fenomeno-carsico-a-taipana-un-convegno-per-scoprire-le-meraviglie-sotterranee/12/07/
  • Stalattiti e stalagmiti depositarie del clima – UniNa: https://www.unina.it/-/1328161-stalattiti-e-stalagmiti-depositarie-del-clima-che-fu
  • Stalattiti e stalagmiti – Enciclopedia Treccani Ragazzi: https://www.treccani.it/enciclopedia/stalattiti-e-stalagmiti_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
  • La speleologia isontina: il Carso goriziano – Scintilena: https://www.scintilena.com/la-speleologia-isontina-il-carso-goriziano-e-molto-altro/12/10/
  • Sopra e Sotto il Carso – FSRFVG (rivista online del Seppenhofer): https://www.fsrfvg.it/sopraesotto/Sopra-e-sotto-il-Carso-2023-12.pdf
  • Vulnerabilità aree carsiche – Scintilena (documento di Space): https://www.scintilena.com

Fonti
[1] Centro ricerche Seppenhofer – Scintilena https://www.scintilena.com/centro-ricerche-seppenhofer/02/03/
[2] Il Centro Ricerche Carsiche Seppenhofer Organizza il 27° Corso di … https://www.scintilena.com/il-centro-ricerche-carsiche-seppenhofer-organizza-il-27-corso-di-speleologia-a-gorizia/08/15/
[3] Il fenomeno del carsismo: come avviene e cosa forma – IntraGeo https://www.intrageo.it/geologia/geomorfologia/fenomeno-carsismo-come-avviene-cosa-forma/
[4] Il carsismo | G.M.P.E. – Gruppo Mineralogico Paleontologico Euganeo https://www.gmpe.it/geomorfologia/carsismo
[5] Carsismo, cos’è e come riesce a formare grotte, doline … https://www.geopop.it/carsismo-cose-e-come-riesce-a-formare-grotte-doline-stalattiti-e-stalagmiti/
[6] Stalattiti e stalagmiti – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/stalattiti-e-stalagmiti_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
[7] Stalattiti e Stalagmiti: Meraviglie Geologiche delle Grotte https://www.ilperchedellecose.it/perche-si-formano-le-stalattiti-e-le-stalagmiti/
[8] vulnerabilita-aree-carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt
[9] [PDF] 58. Forme del carsismo classico https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1061906/mod_folder/content/0/www.igmi.org_pubblicazioni_atlante_tipi_geografici_pdf_58.pdf?forcedownload=1
[10] Gli Speleotemi Rivelano i Segreti del Clima Passato – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/06/11/
[11] Stalattiti e stalagmiti, depositarie del clima che fu https://www.unina.it/-/1328161-stalattiti-e-stalagmiti-depositarie-del-clima-che-fu
[12] Carlo Seppenhofer – boegan.it https://www.boegan.it/2009/12/carlo-seppenhofer/
[13] Esplorazione del Fenomeno Carsico a Taipana: Un Convegno per … https://www.scintilena.com/esplorazione-del-fenomeno-carsico-a-taipana-un-convegno-per-scoprire-le-meraviglie-sotterranee/12/07/
[14] Presentata a Gorizia la seconda spedizione speleologica in … https://www.scintilena.com/presentata-a-gorizia-la-seconda-spedizione-speleologica-in-montenegro/07/03/
[15] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[16] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[17] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Nella Gruta del Toro cento anni dopo Casteret: l’esplorazione subacquea torna protagonista ai Pirenei

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Al V Congresso Espeleopirineos di Boltaña, David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas presentano le nuove esplorazioni speleosubacquee nella grotta pirenaica dove il grande esploratore francese dimostrò l’origine del fiume Garonna


Il V Congresso Espeleopirineos 2026 a Boltaña

Il Palacio de Congresos di Boltaña, nel cuore del Geoparco Sobrarbe-Pirenei (Aragona, Spagna), ospita il 2, 3 e 4 ottobre 2026 il V Congresso Espeleopirineos, raduno degli speleologi che operano nella catena pirenaica. L’evento è organizzato dal Club Atlético Sobrarbeanche (CAS), che quest’anno festeggia i cinquant’anni di attività, in collaborazione con lo Speleo Club Sabadell e il SIES (Societat d’Investigació Espeleològica i Subaquàtica). Il congresso si svolge nella cornice del Geoparco Sobrarbe-Pirenei, uno dei territori carsici più rilevanti della Penisola Iberica.facebook+3

Tra le conferenze in programma, una attira l’attenzione della comunità speleologica internazionale. David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas presenteranno i risultati delle loro esplorazioni speleosubacquee nella Gruta del Toro, con un titolo che racchiude un preciso significato storico: “Exploración subacuática en la gruta de Toro, un siglo después de la incursión en solitario de Norbert Casteret”.


La Gruta del Toro e il mistero dell’origine della Garonna

Il Trou du Toro — in italiano “Buco del Toro” — è una cavità carsica situata nel massiccio pirenaico, sul versante spagnolo della Val d’Aran, a circa 2.000 metri di quota. Per secoli questa grotta è stata al centro di una delle grandi questioni geografiche europee: da dove nasce la Garonna, il secondo fiume della Francia per portata?traces-ecrites+1

Le acque che entrano nel Trou du Toro sul versante spagnolo percorrono un labirinto sotterraneo di gallerie e sifoni per riemergere ai Goueils de Jouéou (quota ~1.418 m) sul versante francese, dando origine alla Garonna. La connessione era ipotizzata da tempo, ma la sua prova sperimentale arrivò solo nel 1931, grazie a Norbert Casteret.books.openedition+1

Il 19 luglio di quell’anno, Casteret coordinò un esperimento di colorazione delle acque con fluoresceina, alla presenza di 14 testimoni. Il colorante immesso nel Trou du Toro ricomparve ai Goueils de Jouéou sul versante francese, dimostrando definitivamente il percorso sotterraneo transfrontaliero. I risultati furono presentati all’Académie des Sciences di Parigi.traces-ecrites


Norbert Casteret, il pioniere che sfidava i sifoni nudo e con una candela

Norbert Casteret (Saint-Martory, 19 agosto 1897 – Tolosa, 20 luglio 1987) è considerato uno dei padri fondatori della speleologia moderna. Sportivo eccezionale — nuotatore, alpinista, saltatore — iniziò l’esplorazione speleologica giovanissimo, sviluppando un metodo di ricerca tanto rigoroso quanto fisicamente estremo.treccani+2

La sua tecnica di attraversamento dei sifoni nelle prime esplorazioni era radicalmente semplice: si immergeva a corpo libero, senza muta né attrezzatura, portando con sé solo una candela impermeabilizzata e dei fiammiferi, fidando sulla propria capacità natatoria. Nei suoi libri successivi avvertì esplicitamente i lettori di non imitarlo.showcaves+1

Nel 1923 aveva già attraversato in apnea il sifone della Grotte de Montespan, scoprendo oltre la parete d’acqua sculture animali preistoriche risalenti a 20.000 anni fa. Nel 1926 scoprì la Grotte Glacée che porta oggi il suo nome, nel Circo di Gavarnie. Nel 1931 arrivò la dimostrazione dell’origine della Garonna attraverso il Trou du Toro. Casteret esplorò oltre 500 caverne e corsi d’acqua sotterranei nella sua carriera, prevalentemente nei Pirenei, e scrisse più di 43 libri tradotti in numerose lingue.wikipedia+4


Dalla candela di Casteret ai rebreather moderni: un secolo di tecnologia

Il confronto tra la speleosubacquea degli anni Venti e quella contemporanea è la dimensione più significativa della conferenza di Boltaña. In un secolo, la disciplina si è trasformata radicalmente.

Gli speleosub di oggi operano con mute stagne, autorespiratori a circuito aperto (SCUBA) con doppie bombole indipendenti, sagola guida come unico mezzo per trovare l’uscita nel buio totale, miscele gassose come Nitrox per gestire la narcosi da azoto, computer subacquei per il monitoraggio della decompressione e illuminazione frontale a LED. Le linee guida del CNSAS stabiliscono che non si può avanzare di un metro senza sagola guida e che l’utilizzo di almeno due bombole indipendenti è obbligatorio.ilsecoloxix+2

I sifoni pirenaici presentano condizioni particolarmente severe: le acque di fusione glaciale mantengono temperature tra 4°C e 10°C, la torbidità stagionale può azzerare la visibilità, e alcuni sifoni superano i cento metri di profondità. Nonostante l’evoluzione tecnica, la speleosubacquea rimane una disciplina ad alto rischio. A gennaio 2026, un esploratore francese ha perso la vita alla Font Estramar (Pirenei Orientali), con il corpo recuperato a 125 metri di profondità dopo tre giorni di operazioni — quella grotta conta già 9 vittime nella sua storia.scintilena+2


Una conferenza che unisce storia ed esplorazione contemporanea

La scelta di intitolare la conferenza “un siglo después” — un secolo dopo — non è casuale. David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas dello Speleo Club Sabadell portano avanti una tradizione di esplorazione sistematica nelle grotte sommerse dei Pirenei, aggiornando con le tecnologie attuali quanto Casteret aveva fatto con i soli mezzi del suo corpo.espeleologia+1

La Gruta del Toro torna così al centro dell’attenzione speleologica internazionale a distanza di cento anni: le sue gallerie sommerse, i sifoni e i misteri idrografici che ne fanno uno snodo cruciale del carsismo pirenaico restano un territorio aperto all’indagine. La conferenza al V Congresso Espeleopirineos di Boltaña rappresenta l’occasione per presentare alla comunità scientifica i risultati di esplorazioni che idealmente dialogano con il lavoro del grande speleologo francese, attraverso un secolo di storia sotterranea.


La locandina annuncia una conferenza al V Congresso Espeleopirineos 2026 (Boltaña, Aragona, 2–4 ottobre 2026), tenuta da David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas dello Speleo Club Sabadell, sul tema dell’esplorazione subacquea nella Gruta del Toro, a cent’anni esatti dall’incursione solitaria di Norbert Casteret.

Il report copre tutti gli aspetti principali del tema:

  • La Gruta del Toro: cavità carsica pirenaica d’importanza idrogeologica eccezionale, attraverso cui scorrono le acque che riemergono ai Goueils de Jouéou, sorgente della Garonna — una delle dispute geografiche più note della storia della scienza francese.
  • Norbert Casteret e il Trou du Toro: il celebre speleologo francese (1897–1987) esplorò la grotta da solo negli anni ’20, poi nel 1931 coordinò l’esperimento di colorazione delle acque con 14 testimoni che dimostrò definitivamente la connessione sotterranea e l’origine della Garonna. Una scoperta presentata all’Académie des Sciences di Parigi.
  • Un secolo di evoluzione tecnica: dalle immersioni in apnea di Casteret (nudo, con una candela impermeabilizzata) ai rebreather, alle sagole guida obbligatorie e ai gas di miscela usati oggi.
  • Il contesto congressuale: il CAS (Club Atlético Sobrarbeanche) che organizza l’evento festeggia i suoi 50 anni nel 2026, in un’area — il Geoparco Sobrarbe-Pirenei — tra le più ricche carsicamente della Penisola Iberica.

Esplorazione Subacquea nella Gruta del Toro: Un Secolo dopo Norbert Casteret

Il contesto: V Congresso Espeleopirineos 2026

La locandina analizzata annuncia una conferenza del V Congresso Espeleopirineos, l’incontro degli speleologi che operano nei Pirenei aragonesi, in programma al Palacio de Congresos di Boltaña (Aragona, Spagna) il 2, 3 e 4 ottobre 2026. L’evento è organizzato dal Club Atlético Sobrarbeanche (CAS), che nel 2026 celebra i suoi 50 anni di attività, con il patrocinio dell’Ayuntamiento de Boltaña e la co-organizzazione dello Speleo Club Sabadell e del SIES (Societat d’Investigació Espeleològica i Subaquàtica).[1][2][3]

La conferenza specifica promossa dalla locandina è quella di David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas, il cui tema dichiarato è:

“Exploración subacuática en la gruta de Toro, un siglo después de la incursión en solitario de Norbert Casteret”

L’immagine di sfondo raffigura due speleosub in piena attività dentro una grotta allagata, con le luci frontali che illuminano il sifone, mentre un terzo esploratore osserva da una cengia asciutta — una rappresentazione emblematica della speleosubacquea contemporanea nei Pirenei.


La Gruta del Toro e la scoperta delle sorgenti della Garonna

Il Trou du Toro: una porta sul sottosuolo pirenaico

Il Trou du Toro (in francese “Buco del Toro”), noto anche come Trou (o Gruta) del Toro, è una cavità carsica situata nel massiccio pirenaico, sul versante spagnolo, nella regione della Val d’Aran, a circa 2.000 metri di quota. È una cavità di importanza idrogeologica eccezionale: attraverso di essa scorrono le acque che, dopo un percorso sotterraneo di svariati chilometri, riemergono ai Goueils de Jouéou (quota ~1.418 m), nel versante francese, costituendo la sorgente principale del fiume Garonna, uno dei più importanti della Francia.[4][5]

La struttura è di tipo carsico, sviluppata nei calcari del massiccio mesozoico pirenaico, con gallerie parzialmente allagate e sifoni — tratti completamente sommersi — che rendono la progressione interna un’impresa speleosubacquea di notevole complessità.[6]

La storica incursione solitaria di Casteret (1926–1931)

La storia speleologica della Gruta del Toro è indissolubilmente legata al nome di Norbert Casteret (Saint-Martory, 19 agosto 1897 – Tolosa, 20 luglio 1987), considerato uno dei padri della speleologia moderna.[7][8]

Casteret era uno sportivo poliedrico, alpinista, nuotatore e sub, che iniziò l’esplorazione speleologica nel 1912, e divenne la figura di riferimento della speleologia francese per oltre mezzo secolo. Il suo motto era il motto latino Ad Augusta per Angusta (“attraverso le difficoltà alla grandezza”). Già nel 1923, durante la sua prima impresa eclatante, aveva eseguito un’immersione a corpo libero (senza muta né attrezzatura) nel sifone della Grotte de Montespan, attraversandolo con una candela impermeabilizzata in mano, portando alla scoperta di sculture preistoriche su di un lago sotterraneo.[9][8][10]

L’interesse di Casteret per il Trou du Toro nasce dalla storica questione geografica dell’origine della Garonna: per secoli si dibatteva se le acque che scaturivano ai Goueils de Jouéou in Francia provenissero effettivamente dal versante spagnolo attraverso una connessione sotterranea. Casteret si dedicò a questa ricerca con metodo idrogeologico.

Il 19 luglio 1931, Casteret organizzò e coordinò un’esperienza di colorazione delle acque alla quale parteciparono 14 testimoni. Il colorante (fluoresceina) fu introdotto nel Trou du Toro sul versante spagnolo e dopo qualche tempo ricomparvero ai Goueils de Jouéou in Francia, dimostrando definitivamente la connessione sotterranea e identificando il Trou du Toro come l’autentica sorgente della Garonna. Il verbale di quell’esperimento, firmato dai 14 partecipanti il 19 e 20 luglio 1931, è un documento storico della speleologia e dell’idrologia.[4]

Casteret stesso aveva precedentemente effettuato incursioni in solitaria nella grotta, esplorando le zone accessibili senza attrezzatura subacquea moderna, in quello stile audace e solitario che lo caratterizzava. La sua esplorazione fu la premessa scientifica necessaria per l’esperimento di colorazione.[5]

L’importanza scientifica della scoperta

La scoperta della connessione idrica tra il Trou du Toro e i Goueils de Jouéou fu presentata all’Académie des Sciences di Parigi, per la quale Casteret redasse un manoscritto autografo intitolato “Sur la détermination du Trou du Toro avec les Goueils de Joueau, source de la Garonne”. Questa scoperta:[4]

  • Risolse una controversia geografica secolare sull’origine del secondo fiume della Francia per portata[5]
  • Dimostò la possibilità di tracciare percorsi idrici sotterranei attraverso rilievi montuosi impervi
  • Aprì una nuova frontiera nell’idrogeologia carsica pirenaica
  • Fornì la prova sperimentale di connessioni sotterranee che potevano attraversare lo spartiacque transpirenaico

Norbert Casteret: il pioniere dell’esplorazione subacquea in grotta

Biografie e metodo

Casteret nacque il 19 agosto 1897 a Saint-Martory (Haute-Garonne) e morì il 20 luglio 1987 a Tolosa. Era figlio di un avvocato, studiò diritto e lavorò come impiegato notarile prima di abbandonare la carriera per dedicarsi all’esplorazione. Sportivo eccezionale, era campione di corsa, salto in alto, nuoto e altre discipline, il che lo rese fisicamente adatto all’ambiente ipogeo.[7][9][8]

La sua tecnica di esplorazione subacquea delle origini era radicalmente semplice e pericolosa: si immergeva nudo, portando con sé solo una candela e dei fiammiferi impermeabilizzati, fidando sulla sua capacità atletica di nuoto in apnea. Nei suoi libri successivi, avvertì esplicitamente i lettori di non imitare questo approccio. Col tempo apprese le tecniche speleologiche più strutturate da Édouard-Alfred Martel, il fondatore della speleologia moderna, che scrisse la prefazione al suo primo libro.[9]

Le grandi esplorazioni

Tra le imprese più significative di Casteret nei Pirenei:

AnnoGrotta/ImpresaSignificato
1922–1923Grotte de MontespanPrima immersione in sifone (nudo, con candela); scoperta di sculture preistoriche di 20.000 anni[8][11]
1926Grotte Glacée Casteret (Circo di Gavarnie)Scoperta della cavità con lago e fiume di ghiaccio fossile[12][13]
1931Trou du Toro / Goueils de JouéouDimostrazione dell’origine della Garonna; esperimento di colorazione con 14 testimoni[4][5]
1932–1933Grotte Cigalère e Gouffre Martel (-303 m)Esplorazione di grandi sistemi ipogei pirenaici[9]
1941–1947Henne MorteEsplorazione con record di profondità per l’epoca (inizialmente -446 m, poi corretto a -358 m)[8]
1952–1953Gouffre de la Pierre Saint-Martin (-689 m)Una delle cavità più profonde d’Europa all’epoca; tragica morte del compagno Marcel Loubens[8]

Casteret esplorò più di 500 caverne e corsi d’acqua sotterranei, prevalentemente nei Pirenei. Scrisse più di 43 libri tradotti in numerose lingue, e centinaia di articoli che resero la speleologia accessibile al grande pubblico. Tra le sue opere più note: Dix ans sous terre (1933), Au fond des gouffres (1936), tradotti in inglese come Ten Years Under the Earth.[9][8][10]


La speleosubacquea pirenaica: un secolo di evoluzione

Dal nuoto in apnea ai rebreather

Il confronto tra l’approccio di Casteret degli anni ’20–’30 e la speleosubacquea contemporanea rappresentata nella locandina è emblematico del progresso tecnico avvenuto in un secolo. Casteret affrontava i sifoni con il solo corpo, fiato e una candela. Oggi gli speleosub del Congresso Espeleopirineos operano con:[9][10]

  • Mute stagne e mute in neoprene per l’isolamento termico nelle acque fredde alpine
  • Autorespiratori a circuito aperto (SCUBA) con doppie bombole indipendenti
  • Sagola guida (il filo d’Arianna) che rappresenta l’unico mezzo per trovare l’uscita[14]
  • Miscele gassose come Nitrox o miscele ternarie per gestire la narcosi da azoto
  • Computer subacquei per il monitoraggio della decompressione
  • Illuminazione frontale a LED ad alta potenza

Le linee guida CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) stabiliscono 20 regole fondamentali per l’immersione in grotta, tra cui l’utilizzo obbligatorio di almeno due bombole indipendenti e l’assoluta impossibilità di avanzare anche solo di un metro senza sagola guida.[15][14]

Caratteristiche specifiche dei sifoni pirenaici

I sifoni carsici nei Pirenei presentano caratteristiche che li rendono particolarmente impegnativi:

  • Temperature molto basse: le acque di fusione glaciale e le infiltrazioni ad alta quota mantengono temperature tra 4°C e 10°C, limitando il tempo di immersione sicuro
  • Torbidità variabile: le piene stagionali possono azzerare la visibilità
  • Profondità elevate: alcuni sifoni nei sistemi alpini-pirenaici superano i 100 metri
  • Sviluppo orizzontale spesso molto lungo, con percorsi che possono superare il chilometro

La rivista Pyrénées Souterraines, recentemente fondata, dedica specifiche sezioni all’idrologia e alla speleologia subacquea pirenaica, confermando l’attualità del tema.[16]


Il Congresso Espeleopirineos e i protagonisti della conferenza

Il Congresso Espeleopirineos

Il Congresso Espeleopirineos è un raduno di speleologi che operano nei Pirenei aragonesi, che si tiene periodicamente a Boltaña e Ainsa (Aragona, Spagna). La sua quinta edizione, prevista per il 2–4 ottobre 2026, è organizzata in collaborazione tra il Club Atlético Sobrarbeanche (CAS) — che celebra i suoi 50 anni — e lo Speleo Club Sabadell, club catalano di lunga tradizione nelle esplorazioni sotterranee e subacquee.[1][2]

Il Congresso si svolge al Palacio de Congresos di Boltaña, nel cuore del Geoparco Sobrarbe-Pirenei, una delle aree carsiche più ricche e studiate di tutta la Penisola Iberica. Il territorio di Sobrarbe include formazioni calcaree di età mesozoica che ospitano complessi speleologici di grande interesse scientifico e storico.[17][1]

I relatori

I tre ponentes della conferenza — David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas — rappresentano l’eredità viva della tradizione speleologica pirenaica. La compresenza di tre relatori indica quasi certamente un lavoro di squadra pluriennale nella Gruta del Toro, con un approccio multidisciplinare tipico della speleosubacquea moderna, che richiede sempre almeno due subacquei in acqua e ulteriori supporti tecnici in superficie.[18][14]

L’annuncio della conferenza come “un siglo después” (un secolo dopo) conferisce alla presentazione un forte valore commemorativo e storico: si inserisce pienamente nella tradizione di omaggiare le grandi figure pionieristiche della speleologia revisitando le loro cavità con le tecnologie contemporanee.[8]


La speleosubacquea come disciplina scientifica

Più della semplice esplorazione

L’esplorazione speleosubacquea moderna va ben oltre l’aspetto sportivo e avventuroso. Come illustrato dalla presentazione al Congresso Espeleopirineos, essa contribuisce in modo determinante alla:

Idrogeologia carsica: i sifoni sono i nodi critici della circolazione idrica sotterranea. La loro esplorazione permette di tracciare le reti idriche, calcolare i tempi di transito e le portate, fondamentali per la gestione delle risorse idriche.

Geologia e speleogenesi: le gallerie sommerse conservano morfologie idrauliche — scallops, condotte forzate, cupole di dissoluzione — che raccontano la storia evolutiva del carso.[6]

Biospeleologia: le grotte allagate ospitano ecosistemi unici, con specie troglobie adattate all’oscurità permanente. Le acque sotterranee pirenaiche sono note per la presenza di crostacei anfipodi e altri invertebrati endemici.[19]

Archeologia subacquea: in contesti carsici mediterranei, i sifoni sommergono spesso depositi preistorici. Nel caso della Gruta del Toro, l’ambiente sotterraneo può conservare tracce dell’utilizzo antico della cavità.

Rischi e sicurezza

La speleosubacquea è unanimemente riconosciuta come una delle discipline più rischiose al mondo. La combinazione di oscurità totale, spazio confinato, impossibilità di risalire in superficie in caso di emergenza e complessità tecnica dell’attrezzatura crea condizioni estreme.[18][20]

L’incidente alla Font Estramar (Pirenei Orientali, gennaio 2026), dove uno speleosub francese di 45 anni ha perso la vita e il cui corpo è stato ritrovato a 125 metri di profondità dopo operazioni di recupero durate 3 giorni, testimonia quanto il margine d’errore sia ridotto anche per esperti. Quella cavità ha visto già 9 vittime nella sua storia.[21]

La differenza tra subacquea standard e speleosubacquea è sostanziale e spesso sottovalutata: chi è un subacqueo esperto in acque libere può non avere le competenze specifiche per sopravvivere in un sifone.[20]


Conclusioni: un secolo di storia, un futuro da esplorare

La conferenza di David Martínez, Teresa Alari e Manel Llenas al V Congresso Espeleopirineos 2026 è molto più di un resoconto esplorativo. È un dialogo attraverso il tempo, che connette:

  1. L’audacia solitaria di Casteret degli anni ’20–’30, che con il solo corpo e una candela percorse sifoni pirenaici e identificò l’origine della Garonna[10][4]
  2. L’evoluzione tecnica di un secolo, che ha trasformato la speleosubacquea da impresa quasi suicida a disciplina strutturata, ancorché pericolosissima[18][22]
  3. Il presente dell’esplorazione pirenaica, con gruppi come lo Speleo Club Sabadell che portano avanti la ricerca sistematica nelle grotte sommerse dei Pirenei[1]

Il fatto che a distanza di 100 anni dalla prima incursione di Casteret la Gruta del Toro ritorni al centro dell’attenzione speleologica internazionale è la prova più eloquente che il sottosuolo pirenaico — con i suoi sifoni, le sue gallerie sommerse e i suoi misteri idrografici — è ancora un territorio di frontiera, dove la storia si intreccia con la scoperta.


Questo studio si basa sulla locandina del V Congresso Espeleopirineos 2026 (Boltaña, 2–4 ottobre 2026) e su fonti bibliografiche e archivistiche relative a Norbert Casteret, alla Gruta del Toro, alla storia della speleosubacquea pirenaica e alla speleologia dei Pirenei aragonesi.

Fonti consultate

L'articolo Nella Gruta del Toro cento anni dopo Casteret: l’esplorazione subacquea torna protagonista ai Pirenei proviene da Scintilena.

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Le Trozze di Nardò: il Gruppo Speleologico Neretino racconta la storia dell’acqua nel Salento

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Il 26 aprile 2026, al Chiostro dei Carmelitani, una serata divulgativa porta alla luce il patrimonio idrico rurale del Salento: pozzi scavati a mano, trozze e ingegno contadino come testimonianze di una civiltà dell’acqua da tutelare.


Trozze del Salento: quando l’acqua era il tesoro della terra

Il Salento non ha fiumi. Non ha laghi perenni. Ha la roccia calcarea, il sole, e l’ingegno degli uomini che per secoli hanno dovuto strappare ogni goccia d’acqua al sottosuolo. In questo contesto nasce il mondo delle trozze, strutture ipogee di raccolta idrica scavate a mano nel tufo, che rappresentano uno dei capitoli più affascinanti dell’architettura rurale minore del territorio salentino.

La parola trozza deriva dal latino medievale trochlea, a sua volta dal greco ????????, che significa “carrucola”. Non si tratta di un semplice pozzo: la trozza è un pozzo tanto profondo da richiedere obbligatoriamente una carrucola per l’estrazione dell’acqua, con una struttura esterna spesso curata con pregevolissimi esiti estetici. Alcune trozze, come la celebre Trozza di Villa Scrasceta a Nardò, recano ancora iscrizioni latine d’epoca moderna che raccontano la data di inizio dello scavo e il giorno in cui l’acqua fu finalmente raggiunta.


Il GSN incontra la storia: una serata sul patrimonio rurale

Il Gruppo Speleologico Neretino organizza domenica 26 aprile 2026, alle ore 19:30, una serata dedicata alla conoscenza e alla salvaguardia delle opere rurali minori del Salento. L’appuntamento si terrà nella Sala Conferenze del Chiostro dei Carmelitani di Nardò, lo storico spazio ricavato nell’ex Convento carmelitano che dal 1150 ospitò la comunità religiosa. La sala, dotata di 60 posti a sedere, è da anni punto di riferimento culturale della città.

La serata è intitolata Le Trozze: dove l’acqua accarezza la terra, ed è realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale Carabinieri – Sezione “Salvo D’Acquisto” di Nardò, guidata dal Maresciallo Mario Guagnano. L’evento gode del patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Nardò, nella persona del dott. Francesco Plantera, che porterà i saluti istituzionali.


Relatori e interventi: la voce degli speleologi del Salento

Gli interventi tecnici e divulgativi saranno a cura di Francesco Orlando e Antonio D’Elia, entrambi del Gruppo Speleologico Neretino. Il GSN, fondato nel 1972 come affiliata al Centro Speleologico Meridionale del professor Pietro Parenzan, è attivo da oltre cinquant’anni nel territorio salentino. La sua sede si trova all’interno del Castello Aragonese Acquaviva di Nardò.

Nel corso degli anni il gruppo ha dato il proprio contributo allo studio delle grotte marine del Salento, alla ricerca biospeleologica, all’archeologia rupestre e ora alla documentazione del patrimonio idraulico rurale. La serata si inserisce in una lunga tradizione di incontri divulgativi organizzati dal GSN per avvicinare il pubblico al territorio sotterraneo e ai suoi manufatti.


Pozzi e trozze del Salento: l’ingegno contadino contro la siccità

In un territorio privo di corsi d’acqua superficiali, la sopravvivenza dipendeva dalla capacità di raccogliere e conservare l’acqua piovana o di raggiungere la falda freatica attraverso scavi a mano. Le trozze rappresentano la risposta più sofisticata a questa sfida: pozzi profondi, talvolta ornati, dotati di carrucola per l’estrazione, che richiedevano mesi di lavoro e grandi risorse economiche.

Accanto alle trozze, il paesaggio rurale salentino conserva altri manufatti idraulici: le pozzelle della Grecìa Salentina, cisterne ipogee scavate nelle depressioni carsiche per raccogliere l’acqua piovana in zone dove la falda superficiale era assente; le cisterne dei masseri e delle ville rurali; e poi la ‘ngegna, il sistema di pompaggio ad energia animale precursore dell’elettropompa moderna. Ognuno di questi manufatti racconta una strategia di adattamento all’ambiente carsico e arido del Salento.

Un recente volume curato da Antonio Costantini e Stefano Margiotta, Salento. I monumenti dell’acqua, ricostruisce le letture storico-geografiche e idrico-geologiche di queste architetture rurali, confermando l’importanza scientifica e culturale di pozzi, pozzelle, neviere e cisternoni disseminati nel territorio.


Conoscere per tutelare: il valore della speleologia civile

L’obiettivo della serata non è puramente storico. La tutela delle opere rurali minori passa prima di tutto dalla loro conoscenza e dalla consapevolezza del loro valore identitario. Il Gruppo Speleologico Neretino, da anni impegnato in attività di esplorazione, documentazione e divulgazione, porta avanti questa missione anche al di fuori delle grotte naturali, estendendo lo sguardo speleologico ai manufatti ipogei di origine antropica.

Le trozze del Salento sono testimonianze concrete di come le comunità rurali abbiano costruito nel tempo un rapporto sostenibile con le risorse idriche del territorio. In un momento in cui il cambiamento climatico mette sotto pressione gli acquiferi carsici pugliesi, riscoprire e valorizzare queste opere assume un significato che va ben oltre l’interesse antiquario.

La serata del 26 aprile al Chiostro dei Carmelitani è aperta al pubblico. L’apertura è affidata al Maresciallo Mario Guagnano, Presidente dell’ANC Sezione di Nardò, con i saluti del dott. Francesco Plantera in rappresentanza dell’Assessorato alla Cultura.

L'articolo Le Trozze di Nardò: il Gruppo Speleologico Neretino racconta la storia dell’acqua nel Salento proviene da Scintilena.

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Libri Imperdibili della Speleologia: una Conferenza a Trieste

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Al Club Alpinistico Triestino si parla di libri che hanno segnato la storia delle grotte

Il 23 aprile 2026, a partire dalle 20:30, la sede del Club Alpinistico Triestino in Via Raffaele Abro 5/A a Trieste ospita la conferenza “I Libri Imperdibili della Speleologia”. Relatrice della serata è Clarissa Brun, istruttrice di tecnica della Scuola di Speleologia del CAT e coordinatrice del Gruppo Grotte del Club insieme a Franco Riosa. L’iniziativa rientra nel ciclo di incontri culturali del giovedì organizzati dal CAT.[1][2][3][4]


Una Serata Dedicata ai Libri di Speleologia che Vale la Pena Leggere

La conferenza propone un percorso tra i libri di speleologia più significativi. Si va dai classici storici che hanno fondato la disciplina fino alle opere più recenti, passando per narrative italiane e internazionali capaci di raccontare il mondo sotterraneo a lettori di ogni livello. Il pubblico a cui si rivolge l’evento comprende sia gli speleologi già attivi sia i semplici appassionati di esplorazione e letteratura di avventura.

L’ingresso è libero, come da tradizione degli incontri del giovedì al CAT.[5]


Dalle Origini Scientifiche ai Grandi Classici della Letteratura Speleo

La storia della letteratura speleologica inizia con Édouard-Alfred Martel, avvocato francese che alla fine dell’Ottocento rinunciò alla professione per dedicarsi all’esplorazione sotterranea. Martel esplorò circa un migliaio di cavità in Europa, coniò il termine “speleologia” e fondò nel 1895 la prima rivista mondiale dedicata alla disciplina. Le sue opere costituiscono il punto di partenza obbligato per chiunque voglia capire come sia nata questa scienza.[6][7][8][9]

Il narratore che ha poi portato la speleologia a un pubblico più ampio è Norbert Casteret, con il suo Trent’anni sotto terra. Casteret esplorò circa mille grotte in Europa e fu un comunicatore di grandissimo talento. I suoi libri, editi in Italia da Aldo Martello Editore, hanno ispirato generazioni di speleologi e rimangono tra i testi di riferimento della letteratura speleologica mondiale.[10][11]


I Libri di Speleologia Italiana che Hanno Fatto Scuola

Tra i titoli italiani di speleologia che nessun appassionato dovrebbe ignorare spicca Il fondo di Piaggia Bella di Giovanni Badino (Erga Edizioni). Il libro racconta cinquant’anni di ricerche nel sistema del Marguareis — oggi il più grande sistema ipogeo d’Italia con quasi quaranta chilometri di sviluppo — attraverso un linguaggio narrativo insolito per la saggistica tecnica. Badino è autore anche di Grotte e speleologia, testo introduttivo diventato un punto di riferimento per chi si avvicina alla materia.[12][13][14]

Francesco Sauro firma invece L’Abisso, resoconto degli ottant’anni di esplorazioni nella Spluga della Preta sui Monti Lessini Veronesi. Il volume coniuga rigore storico e capacità narrativa, ripercorrendo tutte le fasi di avvicinamento e discesa in uno degli abissi più famosi d’Italia.[15][16]

Andrea Gobetti con L’ombra del tempo. Gli esploratori delle caverne (CDA & Vivalda, 2003) porta la speleologia su un piano ancora diverso, quello esistenziale e politico. La grotta diventa metafora e campo di esplorazione personale, in un testo capace di parlare anche a chi non ha mai indossato una tuta da grotta.[17][18]


Narrativa Speleologica: il Buio Raccontato con Passione

Fabrizio Ardito, giornalista e fotografo, condensa in Di pietra e acqua. Storie di speleologia (Priuli & Verlucca) vent’anni di frequentazione sotterranea. Scritto quasi come un romanzo, il libro è considerato uno dei migliori testi di accesso alla cultura speleologica per un pubblico non specializzato.[19][20][21]

Carlos Solito con Il contrario del sole (Versante Sud, 2012) raccoglie quindici anni di esperienze tra i massicci calcarei italiani. Non si tratta di un’epopea esplorativa né di un manuale tecnico: il libro è un viaggio nelle emozioni e nelle persone che abitano il mondo sotterraneo, “ritratti di scoperte, notti eterne in compagnia della fiamma ad acetilene, amicizie e, soprattutto, gioie e paure”.[22][23]

Natalino Russo con Il respiro delle grotte (Ediciclo, 2013) riflette invece sulle ragioni profonde che spingono un essere umano a cercare il buio. Inserito nella collana “Piccola filosofia di viaggio”, il volume è descritto come una rivelazione di “una dimensione inattesa e fantastica” nei vuoti sotterranei.[24][25][26]


Speleologia e Letteratura oltre i Confini Italiani

Sul versante internazionale, il britannico Robert Macfarlane con Underland. Un viaggio nel tempo profondo (Einaudi, 2020) porta la letteratura speleologica a un livello di ambizione raramente raggiunto. Macfarlane gira il mondo in cerca delle vie d’accesso al ventre della Terra: dal Carso triestino alle catacombe parigine, dai fiumi sotterranei ai ghiacci della Groenlandia. Il libro intreccia storia, mito, letteratura e scienza del clima.[27][28][29][30]

Chiude il panorama Blind Descent dell’americano James Tabor (Random House, 2010), che racconta la sfida tra due grandi esploratori per trovare la grotta più profonda del mondo. Il duello si conclude con la vittoria della grotta di Krubera in Georgia, l’unica superare i 2.000 metri di profondità. Il libro è basato su diari, journal e ore di interviste personali, costruendo una narrazione adrenalinica che vale anche come documento storico dell’esplorazione speleologica mondiale.[31][32][33]


Il CAT e la Diffusione della Cultura Speleologica a Trieste

Il Club Alpinistico Triestino è uno dei principali centri di riferimento della speleologia italiana. Il Gruppo Grotte è attivo su più fronti: esplorazione, didattica con la propria scuola di speleologia, ricerca su cavità artificiali e attività subacquea. La conferenza del 23 aprile si inserisce in una tradizione consolidata di incontri aperti alla cittadinanza, con l’obiettivo di avvicinare al mondo delle grotte anche chi non ha ancora messo piede in una cavità.[2][3][1][5]


Fonti e Riferimenti

Fonti
[1] I Libri imperdibili della Speleologia – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/evento/i-libri-imperdibili-della-speleologia/
[2] Scuola di Speleologia – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/scuola-di-speleologia/
[3] Chi siamo – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/chi-siamo/
[4] Sei Del Friuli Venezia Giulia – Facebook https://www.facebook.com/groups/802975856473733/posts/26303945409283427/
[5] Club Alpinistico Triestino: Home https://www.cat.ts.it
[6] [PDF] STORIA DELLA SPELEOLOGIA Dall’uomo primitivo alle … – CAI Rimini https://www.cairimini.it/wp-content/uploads/2021/01/Storia_della_Speleologia_dallUomo_Primitivo_alle_Moderne_Associazioni_di_Bruno_Galli_Settembre_2019-1.pdf
[7] [PDF] BREVE STORIA DELLA SPELEOLOGIA https://www.gslucchese.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/BREVE-STORIA-DELLA-SPELEOLOGIA.pdf
[8] [PDF] STORIA DELLA SPELEOLOGIA – Openspeleo https://www.openspeleo.org/openspeleo/index.php?mod=manuals&op=view&page=1&id=43&xmldb_ddfile_file=Giovanni+Ferrarese+-+Storia+della+Speleologia.pdf
[9] Dalle Caverne alla Scienza: Martel Inventò la Speleologia Moderna https://www.scintilena.com/dalle-caverne-alla-scienza-come-martel-invento-la-speleologia-moderna/01/23/
[10] Norbert Casteret – Oltremare https://www.oltremare.org/esplora-il-parco/speleos/norbert-casteret
[11] Ten Years Under the Earth https://www.goodreads.com/en/book/show/4799423-ten-years-under-the-earth
[12] La recensione del libro “Il Fondo di Piaggia Bella” – Scintilena https://www.scintilena.com/la-recensione-del-libro-il-fondo-di-piaggia-bella/11/19/
[13] Il fondo di Piaggia Bella – Giovanni Badino – Libro – ERGA – IBS https://www.ibs.it/fondo-di-piaggia-bella-libro-giovanni-badino/e/9788832986815
[14] Libri di Giovanni Badino – Libreria Istituti Nuovi https://www.lin.it/libri-autore/giovanni-badino.html
[15] L’abisso Ottant’anni di esplorazioni nella Spluga della Preta http://www.speleologiaveneta.it/index.php/pubblicazioni-speleologia-veneta/alte-pubblicazioni/item/l-abisso
[16] 2011 – L’Abisso http://labisso.blogspot.com/2011/
[17] L’Ombra del Tempo recensito da “Teatro Naturale” – Scintilena https://www.scintilena.com/lombra-del-tempo-recensito-da-teatro-naturale/04/26/
[18] Andrea Gobetti: “L’ombra del tempo”, Cda editori Vivalda https://www.bartolomeodimonaco.it/letteratura-andrea-gobetti-lombra-del-tempo-cda-editori-vivalda/
[19] Di pietra e acqua. Storie di speleologia Fabrizio Ardito – Libro https://www.libreriauniversitaria.it/pietra-acqua-storie-speleologia-ardito/libro/9788880689089
[20] Di pietra e acqua 40 – Libreria Monti in città https://libridimontagna.net/letteratura-e-saggi/esplorazione-e-avventura/di-pietra-e-acqua-40-9788878081406
[21] Di pietra e acqua – Storie di speleologia – Libreria Stella Alpina https://www.stella-alpina.com/en/prodotto/dettaglio/4104-di-pietra-e-acqua-storie-di-speleologia
[22] Il Contrario del Sole – Versante sud https://www.versantesud.it/it/negozio/catalogue/il-contrario-del-sole_1061/
[23] Il contrario del sole Carlos Solito – Libro – Versante Sud I rampicanti https://www.libreriauniversitaria.it/contrario-sole-solito-carlos-versante/libro/9788887890914
[24] Il respiro delle grotte – Natalino Russo – ioviaggioinpoltrona https://www.ioviaggioinpoltrona.it/2023/11/06/respiro-grotte-natalino-russo/
[25] Il respiro delle grotte. Piccole divagazioni sulla profondità https://www.libreriauniversitaria.it/respiro-grotte-piccole-divagazioni-profondita/libro/9788865490990
[26] Il Respiro delle Grotte – Libro di Natalino Russo https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__il-respiro-delle-grotte.php
[27] Underland Robert Macfarlane – Libro – Libreria Universitaria https://www.libreriauniversitaria.it/underland-macfarlane-robert-einaudi/libro/9788806267117
[28] Underland. Un viaggio nel tempo profondo – Robert Macfarlane – Libro https://www.lafeltrinelli.it/underland-viaggio-nel-tempo-profondo-libro-robert-macfarlane/e/9788806244507
[29] Underland / Dentro le grotte inesauribili del tempo – Doppiozero https://www.doppiozero.com/dentro-le-grotte-inesauribili-del-tempo
[30] Robert Macfarlane – “Underland. Un viaggio nel tempo profondo” https://www.ilcappuccinodellecinque.it/robert-macfarlane-underland/
[31] Blind Descent: The Quest to Discover the Deepest Cave on Earth by … https://www.goodreads.com/book/show/10126662
[32] Blind Descent : The Quest to Discover the Deepest Place on Earth https://www.abebooks.com/first-edition/Blind-Descent-Quest-Discover-Deepest-Place/31703220232/bd
[33] Blind Descent – Hudson Valley Geologist http://hudsonvalleygeologist.blogspot.com/2010/11/blind-descent.html
[34] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[35] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[36] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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L’acqua nelle città romane al centro di un convegno scientifico a Roma

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Palazzo Massimo ospita due giornate di studio sull’acqua nell’Italia romana, tra archeologia, epigrafia e paesaggio urbano


Un convegno scientifico sull’acqua nell’Italia romana

Roma è la sede scelta per il convegno scientifico “Acqua nelle città dell’Italia romana: utenda, servanda, ducenda”, in corso il 17 e 18 aprile 2026 presso il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. L’evento, organizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura, riunisce studiosi e specialisti provenienti da diverse istituzioni accademiche e di ricerca italiane. Il convegno affronta il tema dell’acqua nelle città romane con un approccio multidisciplinare che integra archeologia, storia, epigrafia e analisi del paesaggio urbano.

Il titolo richiama tre gerundivi latini — utenda (da usare), servanda (da conservare), ducenda (da condurre) — che sintetizzano efficacemente le tre dimensioni fondamentali della gestione dell’acqua nel mondo romano: uso, conservazione e distribuzione.


Il programma: due giornate dense di interventi

Le sessioni si sono svolte in quattro blocchi distinti, distribuiti tra le mattine e i pomeriggi del 17 e del 18 aprile. La presidenza dei lavori è stata affidata a figure di rilievo del panorama accademico italiano: Andrea Giardina, Gianluca Tagliamonte, Marcello Guaitoli, Simone Quilici, Patrizia Basso e Maria Luisa Marchi.

Nella prima giornata, i lavori hanno preso avvio con i saluti istituzionali di Alfonsina Russo, Federica Rinaldi e Stefania Quilici Gigli. Tra i temi affrontati nella mattina del 17 aprile: la regolamentazione dei condotti d’acqua pubblica nelle città romane (L. Maganzani), le fistulae aquariae di Roma e il loro contributo agli studi prosopografici (S. Orlandi), e l’acqua nelle città del Salento con i casi di Ugento e Lecce (G. Scardozzi). Nel pomeriggio della stessa giornata, le relazioni si sono concentrate sull’acqua a Ostia dall’età arcaica al tardo impero (A. D’Alessio), sugli aspetti urbanistici nelle città di fondazione in Italia tra il IV e il II secolo a.C. (M. Spanu), e sull’approvvigionamento idrico a servizio del Palazzo Imperiale (P. Quaranta, F. Coletti).


Le città dell’Italia romana sotto la lente degli studiosi

La seconda giornata, in corso oggi 18 aprile, ha aperto i lavori con interventi dedicati ad Aquileia — analizzata come città d’acque tra fiumi, canali e fosse (G. Furlan, A. Borsato) — e a Ravenna, con un focus sull’evoluzione del paesaggio urbano tra canali e acque interne in età antica (E. Giorgi, S. Morsiani, M. Cavalazzi). Nel pomeriggio, i relatori affronteranno i temi dell’acquedotto di Nora (J. Bonetto, G. Da Villa), della raccolta e distribuzione dell’acqua nelle castella aquarum dell’Italia romana (G. Cera), e della gestione dell’acqua a Pompei (F. Giletti, M. Covolan).

Le cisterne nelle città dell’Italia romana saranno al centro dell’intervento di S. Cespa, dedicato a metodologie e tecniche di conservazione dell’acqua. Chiuderà i lavori G. Renda con una riflessione sull’acqua nell’arredo urbano dell’Italia romana, a partire dall’espressione latina ut sine intermissione diebus noctibusque aqua fluat.


Acquedotti, cisterne e condotti: le infrastrutture idriche romane

Il convegno dedicato all’acqua nelle città romane non si limita alle grandi infrastrutture. Accanto agli acquedotti — tra i più imponenti sistemi ingegneristici dell’antichità — trovano spazio anche le strutture minori: cisterne, condotti, fistulae in piombo, fontane pubbliche e canali urbani. L’acquedotto romano di Vicenza, ad esempio, è oggetto di uno studio specifico basato su dati d’archivio e nuove acquisizioni (M.S. Busana, G. Mariotti, J. Turchetto), mentre la distribuzione dell’acqua a Verona è trattata nell’intervento di G. Falezza.

Questi casi studio mostrano come la gestione dell’acqua nelle città romane non fosse uniforme, ma variasse in base alla morfologia del territorio, alle risorse disponibili e all’organizzazione amministrativa locale.


Un approccio multidisciplinare alla storia dell’acqua

Uno degli aspetti più significativi del convegno sull’acqua nelle città romane è la varietà metodologica degli approcci proposti. Accanto all’archeologia classica, trovano spazio l’epigrafia — con lo studio delle iscrizioni legate alle fistulae e alla regolamentazione delle acque — e la storia del paesaggio, che consente di ricostruire le trasformazioni urbane legate alla presenza di fiumi, canali e infrastrutture idriche.

Il comitato scientifico è composto da specialisti di diverse università e istituzioni: J. Bonetto, L. Capogrossi Colognesi, G. Cera, G. Ceraudo, H. Dessales, G. Gregori, M. Guaitoli, P. Liverani, L. Quilici, S. Quilici Gigli, F. Rinaldi, A. Russo e M. Spanu. La diversità delle competenze riflette la complessità del tema trattato.


Ingresso libero e informazioni pratiche

Il convegno si svolge presso il Museo Nazionale Romano — Palazzo Massimo alle Terme, in Piazza dei Cinquecento a Roma. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Per informazioni è possibile contattare gli organizzatori agli indirizzi: stefanella.quilici@gmail.com e mn-rm@cultura.gov.it.

Fonti
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Padova Il vuoto sotto la città: ESCA esplora e racconta il patrimonio ipogeo della Provincia Patavina

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Martedì 14 aprile 2026 a Vicenza la conferenza pubblica di ESCA – Padova Sotterranea ripercorre anni di esplorazioni, scoperte e ricerca nel sottosuolo della provincia di Padova: dalle gallerie medievali del Castello Carrarese all’acquedotto romano dei Colli Euganei


La provincia patavina come laboratorio di speleologia in cavità artificiali

Sotto le strade, le piazze e i campi della provincia di Padova si nasconde un archivio millenario di opere umane. Acquedotti romani, gallerie medievali, bastioni cinquecenteschi, cunicoli estrattivi e rifugi bellici: il territorio patavino è uno dei contesti più ricchi d’Italia per la speleologia in cavità artificiali.

A esplorarlo sistematicamente da anni è ESCA – Padova Sotterranea (Esplorazioni Speleologiche Cavità Artificiali), gruppo iscritto all’Albo Regionale dei Gruppi Speleologici del Veneto. L’occasione per un bilancio pubblico è la conferenza “Un viaggio nello spazio e nella storia della provincia Patavina”, in programma martedì 14 aprile 2026 alle ore 21:00 presso il Centro Civico di Via Turra 70 a Vicenza. L’ingresso è libero.


ESCA Padova Sotterranea: identità e metodo

ESCA è dedicata allo studio, alla ricerca e all’esplorazione di ambienti sotterranei di origine antropica. Il gruppo è guidato da Marco Romano e conta tra i suoi protagonisti figure come Adriano Menin, Eleonora Berto, Giacomo Ghiotto, Martina Barazzuol e Umberto Fortini.

La filosofia del gruppo parte da una premessa precisa: la speleologia in cavità artificiali viaggia nel tempo umano, fatto di secoli di lavoro. Ogni galleria, ogni cunicolo, ogni cisterna è la traccia concreta di una scelta, di una necessità, di un progetto costruito da chi ha abitato questo territorio prima di noi. Le indagini mirano all’individuazione geografica e tipologica delle cavità, all’analisi delle tecniche costruttive e alla comprensione delle funzioni originarie, con un rigore che unisce speleologia, archeologia e storia.

Le frasi sono volutamente brevi. Il sottosuolo parla da solo. Il compito degli speleologi è ascoltarlo.


Il progetto “Padova Sotterranea”: trent’anni di bastioni e gallerie

Alla fine del 2008 nasce il progetto “Padova Sotterranea”, per iniziativa del Comitato Mura di Padova e del Gruppo Speleologico Padovano CAI, con cui ESCA collabora strettamente. L’obiettivo era rilevare e documentare tutti gli ambienti ipogei del sistema bastionato veneziano di Padova — la cinta muraria cinquecentesca più estesa conservata in Europa, con undici chilometri di mura e diciannove bastioni.

Le esplorazioni hanno portato alla luce casematte, gallerie di soccorso, cunicoli di scarico e camere mai segnalate. Per ogni bastione — dal Baluardo San Prosdocimo al bastione Pontecorvo, dalla Saracinesca al Venier — è stata prodotta documentazione fotografica e cartografica consegnata al Comune di Padova senza alcun onere per l’amministrazione. Il risultato di oltre trent’anni di ricerca è confluito nel volume “Padova sotterranea. Nel cuore delle mura rinascimentali esistenti più estese d’Europa”, pubblicato nel 2018 da Edizioni Chartesia, 240 pagine con fotografie, disegni architettonici e documenti d’archivio.


La scoperta del tunnel medievale sotto il Castello Carrarese

Tra le esplorazioni più recenti di ESCA spicca quella del 2024 al Castello Carrarese. Durante i sopralluoghi preparatori al progetto di restauro dell’ala est del castello — un intervento da 18 milioni di euro — la squadra guidata da Adriano Menin ha individuato e percorso per prima un tunnel sotterraneo di circa 50 metri, completamente ignoto e assente da qualsiasi mappa dei sotterranei del castello.

La galleria si articola in due sezioni: una parte risalente al XIII secolo, che si estende verso il Naviglio carraresco, e una porzione più recente di epoca ottocentesca. La funzione principale sembra essere idraulica — uno scolo per le acque meteoriche e reflue — ma non si escludono usi secondari. L’assessore alla Cultura Andrea Colasio ha riconosciuto che la scoperta ha imposto una revisione della strategia di restauro, con implicazioni dirette sul passaggio dei tubi fognari e sui tempi del cantiere. Una singola esplorazione speleologica ha cambiato il piano operativo di un cantiere milionario.


I Colli Euganei: dal Buso della Casara alle grotte Frassanelle

I Colli Euganei costituiscono un capitolo autonomo nel patrimonio speleologico della provincia. Le loro rocce — rioliti, trachiti, calcari — custodiscono sia grotte naturali sia un sistema articolato di cavità artificiali che attraversa i secoli.

Il sito più significativo è il Buso della Casara, a Cinto Euganeo: un sistema di gallerie romane scavate nella riolite per oltre 100 metri, costruito per captare le sorgenti interne del Monte Vendevolo e convogliare l’acqua verso la città di Ateste (Este). Cinque polle di sorgente alimentavano un bacino di raccolta, da cui l’acqua scorreva lungo 10 chilometri di condottura in tubuli di trachite. I cunicoli presentano incavi per le lucerne usate durante la manutenzione: un dettaglio che dice molto sulla cura con cui i romani progettavano le loro infrastrutture.

ESCA ha esplorato e documentato il Buso della Casara con rilievo LIDAR fotografico, producendo una ricostruzione tridimensionale virtuale presentata alla Soprintendenza nel 2024 con Adriano Menin ed Eleonora Berto come relatori. I dati sono stati consegnati all’autorità di tutela competente.

Sul versante opposto della storia, le Grotte delle Frassanelle a Rovolon raccontano un episodio ottocentesco: il conte Alberto Papafava le fece costruire artificialmente per sette anni, usando lastre di pietra calcarea locale, per replicare le grotte naturali del suo parco romantico all’inglese. Il risultato — cunicoli, stalattiti, laghetti — è oggi visitabile all’interno del parco.


L’acquedotto romano di Padova: una scoperta da 24 chilometri

In parallelo alle esplorazioni dirette, il territorio patavino ha rivelato negli ultimi anni un altro segreto di dimensioni storiche. Nel 2025 uno studio pubblicato sul Journal of Ancient Topography — firmato da ricercatori dell’Università di Padova e della Soprintendenza — ha identificato nell’Arzeron della Regina, il lungo terrapieno a nordovest di Padova per secoli interpretato come argine o strada sopraelevata, il supporto di un acquedotto romano di 24 chilometri, di cui 12 ipogei.

L’opera risale all’ultimo quarto del I secolo a.C. e portava le acque di risorgiva dalla località Fontanon del Diavolo di Gazzo Padovano fino alla città. Questa scoperta si aggiunge a un quadro che si arricchisce continuamente: tombe protostoriche dei Veneti antichi emerse nei cantieri universitari, necropoli romane, resti di domus affrescate sotto il Palazzo della Ragione. Il sottosuolo della Provincia Patavina è, letteralmente, un archivio a cielo aperto.


Formazione, relazioni e tutela: il valore aggiunto di una rete

L’attività di ESCA non si esaurisce nell’esplorazione. Il gruppo porta avanti da anni una serie di conferenze divulgative — le “Pillole di ESCA” — su temi come la cartografia catastale, le tecnologie di rilievo e la storia delle singole cavità. Collabora con il Gruppo Speleologico Padovano CAI, con Treviso Sotterranea, con il Gruppo San Marco di Venezia, con la Soprintendenza e con il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova.

Ogni rilievo prodotto da ESCA viene consegnato alle autorità competenti — Comune, Soprintendenza, enti di tutela — contribuendo al patrimonio di conoscenza pubblica del territorio. In questo senso, la speleologia in cavità artificiali non è solo un’attività tecnica o sportiva: è un atto di responsabilità civica. Scoprire, documentare e condividere sono le tre fasi di un unico gesto.

La conferenza del 14 aprile a Vicenza è l’occasione per raccontare tutto questo a un pubblico più ampio. Non solo esplorazioni: anche le persone, le relazioni, le scoperte condivise e i momenti di crescita che la Provincia Patavina ha regalato agli speleologi di ESCA nel corso degli anni.


Evento: “Un viaggio nello spazio e nella storia della provincia Patavina” — martedì 14 aprile 2026, ore 21:00 — Centro Civico, Via Turra 70, Vicenza — ingresso libero.


Fonti consultate

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NSS-CDS International Cave Diving Conference 2026: la speleosubacquea mondiale si ritrova in Florida

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Ad Alachua il 5 e 6 giugno l’evento di riferimento per la comunità della cave diving internazionale: speaker, premi, aggiornamenti tecnici e la celebrazione dei pionieri della grotta sommersa

Cave diving protagonista ad Alachua, Florida

La NSS-CDS International Cave Diving Conference 2026 è fissata per il 5 e 6 giugno 2026 a Rembert Farms, ad Alachua, in Florida. L’appuntamento riunisce ogni anno speleosubacquei, istruttori, esploratori e ricercatori provenienti da tutto il mondo. Il tema scelto per questa edizione è “Community: Teamwork above and below the surface”, un richiamo esplicito allo spirito collaborativo che da sempre contraddistingue la comunità della cave diving.

La fotografia di presentazione dell’evento — opera di Blue Descent Diving and Photography (Josh e Jenny Dillaman, Bell, Florida) — mostra due speleosubacquei che avanzano con torce subacquee all’interno di un sistema di grotta sommersa nelle sorgenti del Nord Florida. Le pareti calcaree, ricoperte da biofilm verde, e il corridoio bluewater sullo sfondo rendono l’immagine rappresentativa dell’ambiente in cui questa disciplina si pratica.


Due giornate di programma: dal sociale alla conferenza

Le giornate dell’evento sono strutturate in modo distinto. Venerdì 5 giugno, dalle 17:00 alle 21:00, è previsto un evento sociale con pizza e birra artigianale. Sabato 6 giugno, dalle 8:30 alle 16:30, si svolge la conferenza vera e propria con le sessioni di presentazione, la cerimonia di premiazione e la lotteria dei premi.

La quota di partecipazione è di 70 dollari per i soci NSS-CDS e 100 dollari per i non soci. L’iscrizione comprende la T-shirt dell’evento (prenotabile entro il 5 maggio), la goodie bag, i rinfreschi, il pranzo a buffet e un biglietto omaggio per la lotteria.

La sede dell’evento è The Barn at Rembert Farms, 13014 NW 174th Ave., Alachua FL 32615 — la stessa struttura che aveva ospitato anche l’edizione 2025.


Premi, riconoscimenti e la lotteria annuale

La conferenza include una cerimonia di premiazione con diverse categorie: Safe Cave Diving Award, Outstanding Service Award, Volunteer of the Year, Explorer of the Year, Conservation Award e Lifetime Achievement Award. A chiudere la giornata, l’estrazione del Grand Prize Raffle, con due grand prize distinti messi in palio tra gli iscritti.

L’edizione 2025 della stessa conferenza aveva distribuito oltre 25.000 dollari in attrezzatura e premi, tra cui due rebreather, una muta stagna e ricariche di gas a vita. Il livello dei premi riflette il forte supporto delle aziende del settore all’evento.


NSS-CDS: cinquant’anni di sicurezza e formazione speleosubacquea

La National Speleological Society – Cave Diving Section fu fondata nel 1973 da Sheck Exley, il subacqueo che più di ogni altro ha definito le basi tecniche e di sicurezza della cave diving moderna. Già nel 1976 era diventata la più grande organizzazione mondiale del settore — primato che mantiene tuttora.

Exley è ricordato soprattutto per aver elaborato, nel 1968, la celebre “Rule of Thirds”: un terzo del gas disponibile per l’andata, un terzo per il ritorno, un terzo di riserva di emergenza. È il principio che ancora oggi governa la gestione del gas in ogni immersione in grotta. Nel 1979 pubblicò il manuale Basic Cave Diving: Blueprint for Survival, il primo testo sistematico sulla sicurezza in speleosubacquea.

Grazie ai programmi formativi avviati dall’NSS-CDS, le fatalità annuali nella cave diving americana scesero dalle 26 del 1974 a meno di 5 per anno entro il 1987, anno in cui erano già state rilasciate 6.089 certificazioni. Si tratta di uno dei risultati più significativi nella storia della sicurezza subacquea.


Le cause degli incidenti in speleosubacquea

L’analisi degli incidenti nella cave diving è oggetto di studi specifici. Uno studio sulle fatalità statunitensi tra il 1969 e il 2007 ha contato 368 decessi totali. L’NSS-CDS identifica tre cause dirette responsabili della quasi totalità degli incidenti:

  1. Mancanza di una guideline continua fino all’acqua aperta
  2. Violazione della Rule of Thirds nella gestione del gas
  3. Superamento dei limiti operativi delle miscele respiratorie

A queste si aggiungono due cause contribuenti: l’assenza di formazione adeguata e la mancanza di almeno tre fonti luminose indipendenti. Un aspetto interessante emerso dalle statistiche più recenti è che, dagli anni 2000, la maggioranza degli incidenti coinvolge subacquei certificati — un segnale che indica la tendenza a spingersi oltre i propri limiti operativi, piuttosto che l’ignoranza delle regole.


Florida settentrionale: il karst più frequentato del mondo

La conferenza si tiene ad Alachua non per caso. La Florida settentrionale è il cuore mondiale della speleosubacquea per ragioni geologiche precise. L’intera regione è costruita su un paesaggio carsico sviluppato nel calcare, eroso da milioni di anni di acqua leggermente acida. Questo processo ha dato origine al Floridan Aquifer, sistema acquifero sotterraneo tra i più produttivi al mondo, con un’estensione di circa 260.000 km² nel sud-est degli Stati Uniti.

Le sorgenti alimentate da questa falda offrono acqua a temperatura costante di circa 22°C tutto l’anno, visibilità eccezionale e portate regolari. High Springs, a pochi chilometri da Alachua, è considerata l’epicentro mondiale della cave diving. Sistemi come Peacock Springs, Manatee Springs e Vortex Spring hanno ospitato alcune delle esplorazioni più importanti della storia speleosubacquea. Negli anni ’70 il sistema di Peacock Springs era la grotta sommersa più lunga del mondo conosciuta, con oltre 20.000 piedi di sviluppo rilevato da membri NSS-CDS.


I livelli di certificazione NSS-CDS

L’NSS-CDS struttura la formazione speleosubacquea in un percorso progressivo:

  • Single Tank Cavern Diver: primo livello, per sub sportivi in zona cavernosa (luce naturale visibile)
  • Cavern Tech Diver: preparazione alla cave training in configurazione tecnica con doppia bombola o rebreather
  • Basic Cave Diver: introduzione certificata all’immersione in grotta vera e propria
  • Full Cave Diver: certificazione completa senza limitazioni di zona
  • Cave Decompression / Trimix: specializzazioni per grotte profonde con miscele tecniche

I corsi di cavern richiedono un minimo di quattro immersioni pratiche, con enfasi su trim, galleggiabilità neutra, gestione della guideline e procedure di emergenza in team.


Blue Descent Diving and Photography: la cave diving raccontata per immagini

Il credito fotografico dell’immagine ufficiale dell’evento appartiene a Blue Descent Diving and Photography, studio di Josh e Jenny Dillaman, con base a Bell, Florida. Trasferitisi in Florida nel 2024, i due si dedicano full-time all’insegnamento tecnico e alla documentazione fotografica e video nelle sorgenti del Nord Florida. Josh è specializzato in rebreather e cave instruction; Jenny si occupa di fotografia e ripresa video in ambiente di grotta.

La fotografia in speleosubacquea richiede tecniche e attrezzature specifiche: illuminazione multipla con flash stroboscopici, nuoto preciso in assenza di correnti indotte e la capacità di operare in spazi ristretti senza disturbare il sedimento del fondale.


Il 2026, un anno ricco per l’NSS-CDS

L’ICDC di giugno si inserisce in un anno particolarmente intenso per l’organizzazione. A febbraio 2026 si era svolto il primo International Winter Workshop fuori dagli Stati Uniti, a Tulum, Messico (20-27 febbraio), ospitato da Underworld Tulum. L’evento aveva riunito cave divers, istruttori ed esploratori da più paesi, con immersioni nei cenotes dello Yucatán e sessioni informali di aggiornamento. Un segnale della crescente dimensione internazionale della comunità che ruota attorno all’NSS-CDS.


Fonti consultate

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“L’Acqua del Passato e le Esplorazioni del Futuro”: a Trieste la storia dell’Acquedotto Teresiano rivive in 3D

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La Società Adriatica di Speleologia presenta al Museo Civico di Storia Naturale il risultato di anni di esplorazioni e rilievi LiDAR nelle gallerie dell’antico acquedotto settecentesco di Trieste


L’Acquedotto Teresiano di Trieste torna protagonista

Sabato 18 aprile 2026, presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste (Via dei Tominz, 4), si terrà un evento dedicato all’Acquedotto Teresiano, uno dei sistemi idrici sotterranei più significativi del patrimonio storico di Trieste. L’appuntamento, organizzato dalla Società Adriatica di Speleologia APS (SAS) in convenzione con il Comune di Trieste, è in programma dalle ore 13:45 alle ore 18:00.[1][2]

Il titolo dell’evento è emblematico: “L’Acqua del Passato e le Esplorazioni del Futuro – Dalla ricerca storica alla ricostruzione 3D dell’Acquedotto Teresiano”. L’iniziativa intende presentare al pubblico i risultati di un lungo lavoro speleologico che unisce ricerca storica e tecnologia digitale applicata alle cavità sotterranee urbane.


Un’opera idraulica settecentesca: storia e caratteristiche dell’Acquedotto Teresiano

L’Acquedotto Teresiano nasce per volontà imperiale. L’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo ne ordinò la costruzione con un editto del 19 novembre 1749; i lavori si conclusero nel 1751. L’opera fu progettata per captare le falde acquifere del Carso e portare acqua potabile alla città di Trieste, allora in forte espansione commerciale.[3][1]

La struttura è composta da un complesso sistema di gallerie sotterranee scavate nella roccia carsica. Nel corso dei secoli, l’acquedotto cadde in disuso e le gallerie si riempirono di detriti, colate di cemento e materiali di risulta. L’Acquedotto Teresiano è oggi inserito nell’elenco dei 120 acquedotti antichi d’Italia.[3]

La sua importanza storica, ingegneristica e idrogeologica lo rende un oggetto di studio rilevante per chi si occupa di speleologia urbana e di patrimonio sotterraneo.


Le esplorazioni speleologiche della SAS: dal 2018 a oggi

Dal 2018, gli speleologi volontari della Società Adriatica di Speleologia hanno avviato il Progetto Theresia, un’ambiziosa operazione di recupero e riapertura delle gallerie dell’acquedotto. Il lavoro ha richiesto la rimozione di decine di metri cubi di detriti, macerie e ostruzioni accumulate in oltre un secolo di abbandono.[4]

Il presidente della SAS, Marco Restaino, ha descritto il progetto come “l’operazione di riqualificazione basata unicamente sul volontariato più grande e ambiziosa che Trieste abbia mai visto”. Si tratta di un’affermazione che fotografa bene la portata dell’impresa.[4]

Nel 2024, dopo anni di lavoro sistematico, gli speleologi hanno raggiunto la parte terminale dell’acquedotto, inclusa la galleria Tschebull — lunga quasi 200 metri e battezzata con il nome di uno dei progettisti originali — connettendo così il centro cittadino al cuore del Carso triestino. Un traguardo che ha aperto nuove possibilità di studio e documentazione dell’intero sistema ipogeo.[5]


La ricostruzione 3D con tecnologia LiDAR

Al centro della presentazione del 18 aprile c’è il rilievo tridimensionale dell’acquedotto realizzato dall’Equipe Lidar, la Scuola ufficiale SSI di rilievo con LiDAR della Società Adriatica di Speleologia. Il rilievo speleologico con LiDAR (Light Detection and Ranging) è una tecnica laser ad alta precisione che consente di creare modelli digitali tridimensionali dettagliati di ambienti ipogei complessi.[6]

La SAS utilizza i sensori LiDAR integrati negli iPhone abbinati al software open source CloudCompare per la gestione e visualizzazione delle nuvole di punti. Questa metodologia, sviluppata e perfezionata negli anni, permette di ottenere modelli 3D precisi a costi contenuti, accessibili anche alle associazioni di volontariato.[7][6]

Il corso di rilievo speleologico con LiDAR organizzato dalla SAS aveva registrato il tutto esaurito già a febbraio 2025, a dimostrazione dell’interesse crescente per queste tecniche nel mondo della speleologia italiana. A marzo 2026, la SAS ha replicato il corso a San Quirino per titolati e qualificati CAI.[8][6]


La Società Adriatica di Speleologia e il Museo Civico di Storia Naturale

La Società Adriatica di Speleologia di Trieste è una delle realtà speleologiche più attive del Friuli Venezia Giulia. Gestisce lo Speleovivarium Erwin Pichl e l’Abisso di Trebiciano (grotta n. 17 VG), già considerato per oltre ottant’anni il più profondo al mondo. L’associazione opera in stretto rapporto con le istituzioni locali, come testimonia la convenzione con il Comune di Trieste per la gestione del Progetto Theresia.[2]

L’evento si svolge presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, fondato nel 1846 e considerato uno dei musei scientifici più antichi d’Italia. Le sue collezioni coprono zoologia, botanica, mineralogia, paleontologia e geologia, offrendo un contesto scientifico coerente con le tematiche dell’evento.[9][10]


Informazioni pratiche

  • Data: Sabato 18 aprile 2026
  • Orario: ore 13:45 – 18:00
  • Sede: Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, Via dei Tominz, 4 – Trieste
  • Organizzatore: Società Adriatica di Speleologia APS, in convenzione con il Comune di Trieste e il Museo di Storia Naturale
  • Rilievo 3D: Equipe Lidar – Scuola ufficiale SSI di rilievo con LiDAR

#SocietàAdriaticadiSpeleologia #AcquedottoTeresiano #Speleologia #LiDAR #RilievoCavità #SpeleologiaUrbana #Trieste


Fonti consultate

  1. Scintilena – Trieste: gli speleologi della Società Adriatica di Speleologia raggiungono la parte finale dell’Acquedotto: https://www.scintilena.com/trieste-gli-speleologi-della-societa-adriatica-di-speleologia-raggiungono-la-parte-finale-dellacquedo[5]
  2. Friuli Sera – Società Adriatica di Speleologia: le acque nascoste di Trieste: https://friulisera.it/societa-adriatica-di-speleologia-le-acque-nascoste-di-trieste-convegno-e-ultime-scoperte-allacquedotto-ter[11]
  3. SAS Trieste – Sito ufficiale della Società Adriatica di Speleologia: https://sastrieste.it[2]
  4. Scintilena – Corso di rilievo speleologico con Lidar e CloudCompare – tutto esaurito: https://www.scintilena.com/corso-di-rilievo-speleologico-con-lidar-e-cloudcompare-iscrizioni-chiuse-per-il-tutto-esaurito/[6]
  5. FSRFVG – Corso di rilievo con Lidar e CloudCompare (29.3.2025): https://www.fsrfvg.it/?p=11593[7]
  6. Scintilena – Rilievo speleologico 3D con il Lidar a San Quirino: https://www.scintilena.com/rilievo-speleologico-3d-con-il-lidar-a-san-quirino-il-corso-nazionale-per-titolati-e-qualificati-cai/[8]
  7. Il Piccolo – La speleo-missione che riapre le gallerie dell’Acquedotto di Maria Teresa: https://www.ilpiccolo.it/cronaca/la-speleo-missione-che-riapre-le-gallerie-dellacquedotto-di-maria-teresa-nb2n91b1[1]
  8. Friuli Oggi – I bimbi esplorano l’acquedotto teresiano: è la prima volta in 250 anni: https://www.friulioggi.it/friuli-venezia-giulia/bimbi-esplorano-acquedotto-teresiano-prima-volta-250-anni-19-aprile-2024/[4]
  9. Artsupp – Museo di Storia Naturale di Trieste: https://artsupp.com/it/trieste/musei/museo-di-storia-naturale-di-trieste[9]
  10. CoopCulture – Museo di Storia Naturale di Trieste: https://www.coopculture.it/it/poi/museo-di-storia-naturale-di-trieste/[10]
  11. La Mia Trieste – Capofonte: https://www.lamiatrieste.com/2015/12/30/capofonte/[3]

Fonti
[1] La speleo-missione che riapre le gallerie dell’Acquedotto … https://www.ilpiccolo.it/cronaca/la-speleo-missione-che-riapre-le-gallerie-dellacquedotto-di-maria-teresa-nb2n91b1
[2] Società Adriatica di Speleologia di Trieste – SAS https://sastrieste.it
[3] Capofonte https://www.lamiatrieste.com/2015/12/30/capofonte/
[4] I bimbi esplorano l’acquedotto teresiano: è la prima volta … https://www.friulioggi.it/friuli-venezia-giulia/bimbi-esplorano-acquedotto-teresiano-prima-volta-250-anni-19-aprile-2024/
[5] Trieste: gli speleologi della Società Adriatica di … https://www.scintilena.com/trieste-gli-speleologi-della-societa-adriatica-di-speleologia-raggiungono-la-parte-finale-dellacquedotto-teresiano-a-100-metri-di-profondita-nel-cuore-del-carso-ad-attenderli-una-strao/10/19/
[6] Corso di rilievo speleologico con Lidar e CloudCompare – Scintilena https://www.scintilena.com/corso-di-rilievo-speleologico-con-lidar-e-cloudcompare-iscrizioni-chiuse-per-il-tutto-esaurito/02/26/
[7] Corso di rilievo con Lidar e CloudCompare (29.3.2025) https://www.fsrfvg.it/?p=11593
[8] Rilievo speleologico 3D con il Lidar: a San Quirino il corso … https://www.scintilena.com/rilievo-speleologico-3d-con-il-lidar-a-san-quirino-il-corso-nazionale-per-titolati-e-qualificati-cai/03/06/
[9] Museo di Storia Naturale di Trieste, Trieste | Orari, mostre e opere su Artsupp https://artsupp.com/it/trieste/musei/museo-di-storia-naturale-di-trieste
[10] Museo di Storia Naturale di Trieste https://www.coopculture.it/it/poi/museo-di-storia-naturale-di-trieste/
[11] Società Adriatica di Speleologia: Le acque nascoste di Trieste … https://friulisera.it/societa-adriatica-di-speleologia-le-acque-nascoste-di-trieste-convegno-e-ultime-scoperte-allacquedotto-teresiano/
[12] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[13] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[14] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Grotte dell’Aspromonte: patrimonio speleologico tra storia, spiritualità e ricerca scientifica

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Le cavità naturali del massiccio reggino come specchio dell’identità calabrese: dalle laure dei monaci basiliani alle esplorazioni contemporanee


Il convegno che ha acceso i riflettori sul sottosuolo calabrese

Il 10 aprile 2026, la Sala Conferenze del Collegio di Merito – dAeD dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria (UniRC) ha ospitato il convegno “Il sotterraneo come luogo di culto in Calabria”, curato da Francesco Stilo, Dottore di Ricerca presso UniRC. L’evento è stato organizzato con il patrocinio di Italia Nostra – Sezione di Reggio Calabria e introdotto dal Prof. Daniele Colistra, Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Architettura-dAeD. I saluti istituzionali sono stati portati dal Prof. Francesco Bagnato, Rettore del Collegio di Merito.

In tale occasione, il portale L’Altro Aspromonte di Alfonso Picone Chiodo ha presentato la propria mappa interattiva dedicata alle grotte del massiccio reggino. Uno strumento cartografico che raccoglie tutte le cavità censite nella provincia, aggiornato con nuove scoperte e corredato di schede tecniche.

Il simbolo scelto per l’evento è emblematico: una Virgo lactans proveniente dalla Chiesa di Sotterra di Paola (CS), affresco rupestre che sintetizza il legame profondo tra culto cristiano e spazio sotterraneo in Calabria.


Il Geoparco UNESCO: un massiccio geologicamente unico

Per comprendere le grotte dell’Aspromonte bisogna partire dalla geologia. Il Parco Nazionale dell’Aspromonte, istituito nel 1989, ha ottenuto il riconoscimento di Geoparco Mondiale UNESCO il 22 aprile 2021, in virtù della sua eccezionale storia geodinamica e sismotettonica. Il massiccio è un frammento della catena alpina separatosi da Spagna, Italia nord-orientale, Sardegna e Corsica in seguito a due cicli orogenici: un processo raro che conferisce all’area una singolarità unica nel Mediterraneo centrale.

Il parco si estende su circa 65.645 ettari e comprende 37 comuni. La vetta più alta, Montalto, raggiunge i 1.956 metri s.l.m. Le fiumare — i torrenti a regime torrentizio tipici della Calabria — hanno modellato nel tempo rocce, gole e cavità naturali. Sono proprio queste formazioni a costituire la cornice entro cui si sviluppa il patrimonio speleologico dell’Aspromonte.


La speleologia in Aspromonte: storia di un’esplorazione tardiva

L’Aspromonte è stato, paradossalmente, l’ultimo massiccio calabrese ad essere esplorato dagli speleologi. La relativa scarsità di terreni carsificabili aveva scoraggiato le ricerche sistematiche. Le indagini avviate negli anni Novanta del Novecento hanno poi rivelato scoperte inattese.

I protagonisti delle prime esplorazioni sono stati i fratelli Tassone di Piminoro, Nicola Sgambelluri di Siderno e Alfonso Picone Chiodo, che hanno individuato e documentato le prime cavità di rilievo. Un interesse per le grotte era già presente dagli anni Settanta, quando il Prof. Domenico Minuto aveva avviato studi sulle cavità medievali del territorio.

Dal 1985, la Sezione Aspromonte del Club Alpino Italiano (CAI) ha promosso la creazione di una Commissione Speleologica composta da soci esperti, tra cui Luigi Dattola, Alfonso Mammone e Pasquale Neri.

Nel 2005, su incarico dell’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria, la Commissione ha condotto uno studio sistematico su dodici cavità rappresentative del patrimonio speleologico reggino. Il progetto è stato realizzato con il supporto del Centro Regionale di Speleologia “Enzo dei Medici”, con la direzione scientifica del Prof. Felice Larocca, e con la collaborazione di Nicola Sgambelluri e Diego Festa. Le attività hanno incluso rilievi topografici, studi geomorfologici, compilazione di schede per il Catasto Grotte d’Italia e documentazione fotografica. In alcune fasi le esplorazioni sono state condotte in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici.

La scoperta più recente censita nella mappa è la Grotta dei Quatrari di Piminoro, nel territorio di Oppido Mamertina: la conferma che il potenziale esplorativo dell’Aspromonte è tutt’altro che esaurito.


Le grotte basiliane: il monachesimo rupestre tra VII e XII secolo

Il capitolo più ricco di significati storici è quello legato al monachesimo italo-greco. A partire dal VII-VIII secolo, a seguito delle persecuzioni iconoclaste dell’impero bizantino e delle invasioni arabe della Sicilia, ondate successive di monaci siro-melchiti, egiziani, siriani e italogreci si spinsero nelle regioni più isolate dell’Italia meridionale. L’Aspromonte, con le sue vallate selvagge, i boschi fitti e le numerose cavità rocciose, divenne un rifugio ideale.

La spiritualità che si diffuse era individuale e rupestre: non grandi monasteri costruiti secondo regole scritte, ma singoli eremiti che ricavavano le loro celle direttamente nelle fenditure della roccia. Vivevano seguendo la Regula di San Basilio Magno: preghiera liturgica, studio delle Scritture, lavoro manuale. Le laure e gli asceteri venivano adattati con giacigli, nicchie per icone e piccoli altari.

Tra i siti rupestri più significativi documentati nell’area aspromontana:

  • Asceterio di Pietra Cappa (Natile Vecchio di Careri): una grotta con tre aperture e due livelli interni scavati nella roccia, con giacigli e un ripiano a forma di altare nel livello superiore. Pietra Cappa è il monolite più alto d’Europa, con i suoi 829 metri di altezza.
  • Grotta di San Silvestro (Santo Stefano d’Aspromonte): un catino absidale di probabile epoca bizantino-normanna (XII secolo), posto sull’antica via che collegava la marina di Gallico al santuario di Polsi.
  • Grotte Basiliane di Bruzzano Vecchio (Bruzzano Zeffirio): romitori rupestri scavati tra l’VIII e il IX secolo da monaci anacoreti, presumibilmente provenienti dall’Armenia.
  • Grotta di San Jeiunio (Gerace): ogni anno al suo interno viene celebrata la liturgia greco-ortodossa, con una continuità devozionale che dura da secoli.
  • Eremo di San Nicodemo (Mammola): la piccola grotta in cui San Nicodemo (m. 990) visse il suo ultimo periodo, praticando penitenza e digiuno.

Il Santuario di Polsi: millenni di pellegrinaggio nel cuore dell’Aspromonte

Il Santuario della Madonna della Montagna di Polsi (San Luca) occupa un posto centrale nella spiritualità rupestre aspromontana. Situato a 862 metri s.l.m. nella vallata della fiumara del Bonamico, le sue origini risalgono al IX secolo, quando monaci bizantini fuggiti dalla Sicilia si insediarono ai piedi di Montalto.

La tradizione vuole che nell’XI secolo un pastore di nome Italiano, cercando una giumenta smarrita, scoprì un animale che dissotterrava una croce greca di ferro: nel luogo gli apparve la Beata Vergine col Bambino, che gli chiese di erigere una chiesa. La statua della Madonna della Montagna — in pietra tufacea — è tuttora venerata all’interno del santuario. Il 2 settembre, giorno della festa solenne, decine di migliaia di pellegrini da tutta la Calabria, dalla Sicilia e dalla diaspora meridionale si radunano a Polsi, facendone uno dei santuari mariani più frequentati del Mezzogiorno.


Un patrimonio mineralogico di rilevanza scientifica

Le grotte aspromontane custodiscono anche risorse mineralogiche di interesse scientifico. Lungo il torrente Valanidi, la località “A Petra Virdi” — la pietra verde — è caratterizzata da tonalità verde-blu dovute alla presenza di carbonati e solfati di rame. Tra i minerali rinvenuti figurano malachite, azzurrite, calcantite, serpierite e woodwardite, quest’ultimo particolarmente raro.

La storia estrattiva della zona risale al XIX secolo: l’opera di Melograni (1823) documenta già miniere gestite da operatori tedeschi lungo il Valanidi. Analisi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università della Calabria confermano che l’area offre un ambiente ideale per studiare processi di neoformazione minerale riprodotti altrove solo in laboratorio.


La mappa interattiva: uno strumento per la valorizzazione

Il lavoro di decenni di esplorazione è oggi consultabile attraverso la mappa interattiva disponibile su L’Altro Aspromonte. Lo strumento raccoglie tutte le grotte esplorate e studiate, con schede tecniche, topografie e fotografie. È in continuo aggiornamento e rappresenta, al momento, il censimento più completo delle cavità del territorio reggino.

La mappa si inserisce nel quadro istituzionale offerto dal riconoscimento UNESCO del Geoparco e dalla pubblicazione nel 2021 della Guida ai siti archeologici del Parco Nazionale dell’Aspromonte, con 44 siti censiti e schedati (autore Lino Licari, editrice Kaleidon).

Le grotte aspromontane sono palinsesti in cui si sovrappongono strati di storia: dai cacciatori paleolitici ai monaci basiliani, dai cercatori di minerali dell’Ottocento agli speleologi contemporanei. Capirle significa capire meglio l’identità di questo territorio.


Scopri la mappa delle grotte dell’Aspromonte:
? https://www.laltroaspromonte.it/cartografia/mappe/#grotte-aspromonte


Fonti consultate

  1. L’Altro Aspromonte – Mappa delle grotte: https://www.laltroaspromonte.it/grotte-dellaspromonte/
  2. L’Altro Aspromonte – Mappe interattive: https://www.laltroaspromonte.it/cartografia/mappe/
  3. L’Altro Aspromonte – La cupola di San Silvestro: https://www.laltroaspromonte.it/storie/la-cupola-di-san-silvestro/
  4. Scintilena – Grotta dei Quatrari di Oppido Mamertina: https://www.scintilena.com/grotte-e-speleologia-in-aspromonte-la-grotta-dei-quatrari-di-oppido-mamertina/06/09/
  5. Scintilena – Aspromonte: Tesori Minerali lungo il Torrente Valanidi: https://www.scintilena.com/aspromonte-tesori-minerali-e-memoria-storica-lungo-il-torrente-valanidi/01/18/
  6. Scintilena – Miniere dimenticate dell’Aspromonte: https://www.scintilena.com/miniere-dimenticate-dellaspromonte-storia-geologia-e-archeologia/07/13/
  7. Eremi e chiese rupestri d’Italia – Calabria: https://eremos.eu/index.php/calabria/
  8. Avvenire di Calabria – Itinerario basiliano in Aspromonte: https://www.avveniredicalabria.it/i-monaci-daspromonte-alla-scoperta-dellitinerario-basiliano/
  9. Meraviglie di Calabria – Santuario della Madonna di Polsi: https://www.meravigliedicalabria.it/destinazioni/il-santuario-della-madonna-di-polsi/
  10. Wikipedia – Santuario della Madonna di Polsi: https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_di_Polsi
  11. Comune di San Luca – Santuario di Polsi: https://www.comune.sanluca.rc.it/vivere-il-comune/luoghi/santuario-della-madonna-di-polsi/
  12. Grotte preistoriche Calabria – Itinerari Archeo Calabria: https://itinerariarcheocalabria.it/grotte-preistoriche/
  13. Patrimonio UNESCO – Geoparco dell’Aspromonte: https://www.patrimoniounesco.it/directory-tangibili/listing/geoparco-dellaspromonte/
  14. Geologia e Turismo – Parco dell’Aspromonte: https://geologiaeturismo.it/park/aspromonte/
  15. Calabria Direttanews – Grotte basiliane di Bruzzano Vecchio: https://www.calabriadirettanews.com/2023/08/24/le-grotte-basiliane-di-bruzzano-vecchio-un-tesoro-nascosto-nel-cuore-dellaspromonte/
  16. Giovanni Musolino, Santi eremiti italogreci. Grotte e chiese rupestri in Calabria, Rubbettino 2002: https://books.google.com/books/about/Santi_eremiti_italogreci.html?id=YZZ-20LOg1cC
  17. PDF Grotta del Pertuso d’Oro – L’Altro Aspromonte: https://www.laltroaspromonte.it/wp-content/uploads/2023/11/Pertuso-dOro.pdf
  18. Italia.it – Grotta del Romito a Papasidero: https://www.italia.it/it/calabria/papasidero/musei/grotta-del-romito
  19. inalto.org – Parco dell’Aspromonte: https://www.inalto.org/punti-di-interesse/parco-dellaspromonte

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“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”: una nuova collana digitale del CNR per raccontare gli Etruschi

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Una collana dedicata a “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”

Nasce all’interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche la nuova collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”, promossa dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) e pubblicata da CNR Edizioni.[1][2]

La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” è strettamente legata al ciclo di convegni “L’acqua e gli Etruschi”, ospitati a Grotte di Castro (VT) tra il 2023 e il 2025 nell’ambito del progetto PNRR “Scenari nuovi per borgo e territori antichi. Una comunità immagina il suo futuro”.[3][1]
L’obiettivo è raccogliere contributi scientifici dedicati alla civiltà etrusca, con particolare attenzione al rapporto tra territorio, acqua e paesaggio, in un’ottica di valorizzazione culturale e scientifica del mondo etrusco.[4][1]
Il titolo “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” torna in primo piano anche come elemento di riconoscibilità per la comunità di studio, grazie a una struttura editoriale stabile e a un comitato scientifico di area etruscologica.[2][1]

“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” e il progetto PNRR a Grotte di Castro

La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” nasce come esito editoriale dei tre convegni “L’acqua e gli Etruschi” organizzati dal CNR-ISPC a Grotte di Castro, nel cuore della Tuscia viterbese.[5][1]
I convegni rientrano nel progetto PNRR “Scenari nuovi per borgo e territori antichi. Una comunità immagina il suo futuro”, dedicato alla rigenerazione culturale e sociale del borgo storico attraverso il patrimonio etrusco e le risorse idriche del territorio.[6][3]
Grotte di Castro è inserita nel programma nazionale “Attrattività dei borghi storici”, con un intervento che mira a collegare in rete beni architettonici legati all’acqua, percorsi paesaggistici e siti archeologici etruschi.[7][3]
In questo quadro, i volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” restituiscono in forma scientifica i risultati delle ricerche e dei casi studio discussi durante le giornate di lavoro sul tema “acqua e patrimonio culturale”.[1][4]

I primi volumi della collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”

I titoli già usciti in “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” corrispondono agli atti dei convegni di Grotte di Castro, ciascuno con un focus tematico distinto.[2][1]

  • “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – 1, 2023” raccoglie i contributi dedicati a Grotte di Castro e al suo territorio, con sezioni su contesto storico, necropoli, laboratori scientifici e attività con le comunità locali.[1]
  • “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – 2, 2024” presenta gli atti del convegno “L’Acqua e gli Etruschi. Città, infrastrutture e approdi, tra acque interne e marittime”, con una serie di casi studio su porti, approdi fluviali e sistemi idraulici etruschi e italici.[4][1]
  • I volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” circolano attraverso i canali ufficiali del CNR e sono descritti anche nel Catalogo 2025 delle pubblicazioni CNR, dove è indicata la direzione di collana affidata a Marco Arizza (CNR-ISPC).[8][2]

In tutti i casi, la collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” mette al centro il legame tra fonti archeologiche, lettura storica e interpretazione del paesaggio antico.[9][1]

“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”: una collana digitale e open access

Un tratto distintivo di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” è la scelta di una formula editoriale interamente digitale e open access, in linea con la strategia del CNR sull’accesso aperto alla letteratura scientifica.[10][1]
I volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” sono consultabili e scaricabili gratuitamente dai portali istituzionali del CNR e dai repository dedicati, con licenze che ne permettono l’uso per studio e ricerca.[4][1]
Questo approccio rientra nelle politiche di CNR Edizioni, che sta orientando le proprie collane verso modelli di pubblicazione open, favorendo la massima circolazione dei contenuti e la loro interoperabilità con banche dati e piattaforme di ricerca.[10][2]
Per i temi trattati – etruscologia, archeologia del paesaggio, gestione delle risorse idriche antiche – la scelta di un formato digitale consente a “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” di raggiungere sia la comunità scientifica sia amministrazioni locali, musei, enti di tutela e associazioni territoriali.[3][1]

Una prospettiva aperta su storia, archeologia e paesaggio etrusco

Nel rispetto della missione scientifica dell’ISPC, “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” non si limita agli atti dei convegni ma rimane aperta alla pubblicazione di saggi, ricerche e progetti dedicati alla valorizzazione del territorio etrusco, della sua storia e del suo paesaggio.[11][1]
La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” si configura così come uno spazio stabile per studi su necropoli, centri urbani, infrastrutture idrauliche, percorsi antichi e trasformazioni del paesaggio dall’età etrusca all’età romana.[9][1]
L’intreccio tra ricerca archeologica, piani di rigenerazione urbana e iniziative PNRR suggerisce che i futuri numeri di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” potranno documentare anche nuove indagini, progetti museali e percorsi di fruizione legati all’Etruria meridionale e al bacino del Lago di Bolsena.[12][3]
Per un notiziario di settore interessato a patrimonio sotterraneo, cavità artificiali e archeologia di paesaggio, la collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” rappresenta un osservatorio privilegiato sulle connessioni tra acqua, insediamenti antichi e politiche contemporanee di valorizzazione.[13][1]

Fonti
[1] Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – CNR https://www.cnr.it/it/fonti-etrusche
[2] Catalogo 2025 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/catalogo-2025
[3] Scenari nuovi per borgo e territori antichi – ISPC-CNR https://www.ispc.cnr.it/it_it/2022/11/02/scenari-nuovi-per-borgo-e-territori-antichi/
[4] L’Acqua e gli Etruschi Città, infrastrutture e approdi, tra acque … http://eprints.bice.rm.cnr.it/23504/
[5] L’Acqua e gli Etruschi. Città, infrastrutture e approdi, tra acque … https://www.aiac.org/eventi/lacqua-e-gli-etruschi-citta-infrastrutture-e-approdi-tra-acque-interne-e-marittime/
[6] Progetto di rigenerazione urbana a Grotte di Castro https://www.semidirigenerazione.it/bando-borghi-grotte-di-castro/
[7] BORGO STORICO GROTTE DI CASTRO*BORGO … – OpenPNRR https://openpnrr.it/progetti/212321/
[8] Catalogue 2025 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/en/node/22376
[9] Grotte di Castro: L’acqua e gli Etruschi. Novità dal territorio e progetti … https://sabapviterboetruria.cultura.gov.it/grotte-di-castro-lacqua-e-gli-etruschi-novita-dal-territorio-e-progetti-di-valorizzazione/
[10] Open access | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/open-access
[11] Collane | Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – Cnr Ispc https://www.ispc.cnr.it/it_it/risultati/ispc-press/collane/
[12] L’acqua e gli Etruschi, a Grotte di Castro torna il convegno nazionale https://www.occhioviterbese.it/eventi/lacqua-e-gli-etruschi-a-grotte-di-castro-torna-il-convegno-nazionale-un-laboratorio-di-ricerca-e-comunita/
[13] L’acqua e gli Etruschi – Giornata mondiale dell’acqua – Scintilena https://www.scintilena.com/lacqua-e-gli-etruschi/03/16/
[29] Blera Archaeological Project: Studio dell’Urbanizzazione … https://www.scintilena.com/blera-archaeological-project-studio-dellurbanizzazione-etrusca-attraverso-indagini-multi-risoluzione-campagna-2025/10/01/
[30] Acqua e Grotte Inquinate: Un Incontro per la Settimana del … https://www.scintilena.com/acqua-e-grotte-inquinate-un-incontro-per-la-settimana-del-pianeta-terra/10/11/
[31] Nuova alleanza tra Società Speleologica Italiana e Istituto Centrale … https://www.scintilena.com/nuova-alleanza-tra-societa-speleologica-italiana-e-istituto-centrale-per-larcheologia-per-la-tutela-del-patrimonio-ipogeo/07/12/
[32] Il Decimo Convegno della Federazione Speleologica del … https://www.scintilena.com/lacqua-e-laria-scultori-delle-grotte-il-decimo-convegno-della-federazione-speleologica-del-lazio-indaga-sul-cambiamento-climatico-e-la-biodiversita-sotterranea/05/07/
[33] Archeologia Archivi – Pagina 2 di 71 https://www.scintilena.com/category/approfondimenti/archeologia/page/2/
[34] Acquae Imperatorum: dieci anni di esplorazioni speleosubacquee … https://www.scintilena.com/acquae-imperatorum-dieci-anni-di-esplorazioni-speleosubacquee-svelano-il-sistema-idrico-nascosto-di-roma/03/02/
[35] Archeologia Archivi – Pagina 46 di 72 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/archeologia/page/46/
[36] IX Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali – Scintilena https://www.scintilena.com/ix-convegno-nazionale-di-speleologia-in-cavita-artificiali-a-palermo-marzo-2020/08/02/
[37] Ambiente Archivi – Pagina 52 di 72 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/ambiente/page/52/
[38] Congressi Archivi https://www.scintilena.com/category/congressi/
[39] #cnr_ispc #cnr_edizioni | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://it.linkedin.com/posts/consiglio-nazionale-delle-ricerche_cnrispc-cnredizioni-activity-7447251994362335233-0G2A
[40] Collane Archivi | Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – Cnr Ispc https://www.ispc.cnr.it/it_it/category/risultati/ispc_press/collane/
[41] Catalogo 2021 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/libri_pubblicati_2021
[42] Grotte di Castro inaugura la Casa di Comunità – Occhioviterbese https://www.occhioviterbese.it/eventi/grotte-di-castro-inaugura-la-casa-di-comunita-uno-spazio-per-costruire-il-futuro-del-borgo/

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Grotta dei Morti / Jama v Griži: carsismo, storia e tragedia sotto il Monte Spaccato

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Dal “Foro della Speranza” all’Abisso dei Morti: 160 anni di esplorazioni nel Carso Triestino

Il 7 aprile 2026, la rubrica “Racconti dal Buio” di Radio Fragola accende i microfoni su uno degli abissi più carichi di storia del Carso triestino: la Grotta dei Morti, conosciuta in sloveno come Jama v Griži. Ospiti della puntata sono Moreno Tommasini e Maurizio Radacich del Club Alpinistico Triestino.


Trieste Imperiale Senz’Acqua: la Città che Cercava il Timavo

Nella seconda metà dell’Ottocento, Trieste era una città in trasformazione rapida.

Dai seimila abitanti del 1754, la popolazione era più che triplicata entro il 1800, sotto la spinta del porto franco e del commercio imperiale.

L’acquedotto Teresiano, costruito per volere di Maria Teresa d’Austria, non bastava più. Le siccità estive tornavano periodiche e le autorità municipali dovevano intervenire con commissioni straordinarie.[1]

La soluzione sembrava nascosta sotto terra. Il Timavo — il fiume che nasce in Slovenia come Reka, scompare nelle grotte di San Canziano e riemerge presso San Giovanni di Duino dopo oltre quaranta chilometri di percorso sotterraneo — era un’ossessione idrologica per Trieste.

La scoperta nel 1841 del fiume sotterraneo nella Grotta di Trebiciano aveva alimentato la speranza di intercettarlo più vicino alla città.


Massimiliano d’Asburgo e l’Abate Richard: il Progetto Prende Forma

Nel dicembre 1861, Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena — fratello dell’Imperatore Francesco Giuseppe, futuro imperatore del Messico, all’epoca residente nel suo Castello di Miramare — invitò di propria iniziativa l’abate francese Richard, noto rabdomante e idroscopo, a effettuare ricerche sul costone carsico.

Richard concluse nella sua relazione che il fiume sotterraneo «scorreva lungo il margine dell’altipiano, a poca distanza dalla città». Le indagini si concentrarono sul costone sopra Longera. Il Consiglio Municipale stanziò duemila fiorini. Il cantiere aveva trovato il suo sito: la grotta più vicina all’abitato, già nota ai locali per le correnti d’aria che ne scaturivano — ritenute segnale di grandi vuoti sotterranei.[1]


1862–1864: Tre Anni di Scavi con Cuoio, Mine e Aria Irrespirabile

I lavori iniziarono nel febbraio 1862 sotto la direzione degli ingegneri Vallon e De Rin. Tra gli operai vi era Luca Kralj, 43 anni, contadino di Trebiciano: era stato il primo speleologo a toccare il fiume sotterraneo nella Grotta di Trebiciano, appena un decennio prima. Tornava nel buio carsico, questa volta per cercarlo dall’alto.[1]

I materiali venivano sollevati in sacchi di cuoio. Le mine aprivano i passaggi. L’aria si faceva via via più rarefatta. A 245 metri di profondità, nell’ottobre 1863, fu raggiunta una fessura obliqua da cui proveniva il suono di un lontano stillicidio e la pulsazione dell’aria. Per tre volte la galleria si allagò fino a un metro, e l’acqua che si ritirava lasciava depositi di sabbia — segnale diretto della circolazione freatica carsica sottostante.[1]

Nel maggio 1864, a 254 metri di profondità, i lumi si spegnevano per mancanza di ossigeno. I lavori furono sospesi.[1]


28 Ottobre 1866: l’Esplosione e la Morte nei Gas Tossici

Dopo oltre un anno di iter burocratico per ottenere il materiale esplosivo, il 28 ottobre 1866 venne trasmessa la scintilla elettrica per far esplodere 400 funti di polvere (circa 200 kg) calati in fondo all’abisso. All’esterno non si udì alcun rimbombo. Le vedette postate nelle cavità circostanti non avvertirono nulla.[1]

Convinti che la carica non avesse funzionato, dopo 45 minuti Andrea Fernetich, Luca Kralj e Antonio Kralj scesero a verificare. L’esplosione aveva saturato la grotta di gas tossici. Un pompiere calato in soccorso trovò a 130 metri il corpo di uno dei tre, senza traccia degli altri due.[1]

L’8 novembre 1866, quattro uomini di Corgnale scesero per recuperare le salme, accompagnati dal custode Matteo Kralj — figlio o nipote di uno dei caduti. A 70 metri i gas li costrinsero alla fuga. Matteo Kralj non tornò più su. L’ingresso fu chiuso con un masso, alle famiglie fu assegnata una misera pensione e la grotta prese il suo nome definitivo: Grotta dei Morti.[2][1]


Le Esplorazioni Speleologiche: un Secolo di Tentativi

Il Club Touristi Triestini (1894) e i Resti delle Vittime

Nel 1894 il Club Touristi Triestini visitò la cavità, rinvenendo alcuni resti delle vittime. Le autorità vietarono il recupero. Il crollo di parte dei detriti aveva intanto ostruito la galleria finale.[2]

Ottanta Tonnellate di Pietrame Rimosse nel 1957

Nel 1957 il Gruppo Grotte “Carlo Debeljak” affrontò l’abisso con sei mesi di lavoro e la rimozione di oltre 80 tonnellate di materiale dalla base del primo pozzo. Il limite del 1894 non fu comunque superato.[1]

Il Club Alpinistico Triestino Raggiunge il Fondo nel 2005

Nel 2005, dopo 139 anni, un gruppo di speleologi del Club Alpinistico Triestino raggiunse il punto dell’esplosione e si spinse oltre. Le ossa dei quattro lavoratori si trovano ancora sparse lungo i ripiani della cavità. Non sono mai state recuperate.[3]

Nel 2001, la Commissione Grotte “E. Boegan”, su iniziativa di Luciano Filipas, aveva posto sull’imbocco della grotta una targa con i quattro nomi e le due date: 28 ottobre e 8 novembre 1866.[2]

Nel 2016, Daniela Perhinek, Maurizio Radacich e Moreno Tommasini del CAT pubblicarono il libro «La Caverna sotto il Monte Spaccato. Da Foro della Speranza a Grotta dei Morti» — la ricostruzione completa di centocinquanta anni di esplorazioni, tragedie e speranze speleologiche.[3]


Carsismo: il Fenomeno che ha Scavato l’Abisso

Il Carso Triestino come Laboratorio del Mondo

Il termine “carsismo” deriva proprio dal Carso triestino, la regione dove questo fenomeno fu descritto sistematicamente per la prima volta. Rocce calcaree, acqua e anidride carbonica: tre elementi che, interagendo per milioni di anni, hanno creato l’altopiano carsico con le sue doline, gli inghiottitoi e i sistemi di gallerie sotterranee. L’acqua meteorica, arricchendosi di CO2, forma acido carbonico che dissolve il carbonato di calcio e lo asporta sotto forma di bicarbonato solubile.

Il Carso Triestino: Calcari Marini dal Cretacico all’Eocene

Il Carso triestino è costituito da rocce sedimentarie carbonatiche di origine marina: calcari, calcari dolomitici e dolomie, di età compresa tra il Cretacico superiore e l’Eocene. La scomparsa della coltre di flysch — alternanza di arenarie e marne — che copriva i sottostanti calcari è stata determinante per l’evoluzione carsica. L’altopiano è caratterizzato dall’assenza quasi totale di idrografia superficiale: l’acqua scompare rapidamente nel sottosuolo attraverso fessure, doline e inghiottitoi.

Le Forme del Carsismo: Doline, Pozzi e Concrezioni

Le morfologie superficiali del carsismo includono doline (depressioni a imbuto), uvale (più doline fuse insieme), polje (vaste depressioni pianeggianti), karren (solchi di dissoluzione sulla roccia) e inghiottitoi. Nel sottosuolo, la dissoluzione crea abissi a sviluppo prevalentemente verticale — come la Grotta dei Morti — oppure gallerie sub-orizzontali, condotte freatiche sommerse e sale ornate da stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni calcitiche.

La zona epifreatica — oscillante tra zona vadosa e freatica a seconda delle stagioni — è soggetta sia a dissoluzione chimica che a erosione meccanica. Le allagazioni temporanee registrate nella Grotta dei Morti durante gli scavi del 1862–1864 erano probabilmente manifestazioni di questa circolazione, non ancora compresa nella sua complessità dall’epoca. Il percorso completo del Timavo nel sottosuolo carsico rimane ancora oggi oggetto di ricerca attiva.


Radio Fragola e “Racconti dal Buio”: la Speleologia ogni Martedì in Onda

“Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo” va in onda ogni martedì alle ore 20:00 su Radio Fragola (FM 104.6–104.8 a Trieste, streaming su www.radiofragola.com). La rubrica propone 60 minuti dedicati a grotte, acque sotterranee, Carso triestino, fauna ipogea e sotterranei urbani, con ospiti che intrecciano geologia, biologia, storia e archeologia. Il progetto, avviato a gennaio 2026, porta la speleologia a un pubblico più ampio.

Moreno Tommasini è direttore della Scuola di Speleologia del Club Alpinistico Triestino e istruttore di tecnica speleologica. Maurizio Radacich è speleologo del CAT e coautore del libro del 2016 sulla Grotta dei Morti. Entrambi fanno parte del gruppo che nel 2005 ha compiuto le esplorazioni più recenti della cavità. Il Club Alpinistico Triestino APS è attivo dal 1945.[3]



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Al Raduno Nazionale di Speleologia di Costacciaro sarà presente lo stand degli Alcolisti Anonimi

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Test e esami psicofisici nelle tre serate allo speleobar

Attenzione questo articolo è un pesce d’aprile, la notizia non è vera.

Costacciaro (PG) – Novità assoluta per il prossimo Raduno Nazionale di Speleologia, in programma a fine ottobre 2026 a Costacciaro.

Per la prima volta nella storia dell’evento, sarà presente uno stand informativo degli Alcolisti Anonimi, all’interno dell’area espositiva dedicata alla prevenzione, alla salute e alla sicurezza in grotta.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’Associazione Ipogenica, organizzatrice del raduno, e le associazioni Speleopolis e Tetide, che da anni promuovono campagne per la sicurezza e la consapevolezza nel mondo speleologico.

L’idea di coinvolgere gli Alcolisti Anonimi è maturata nel corso dei recenti incontri preparatori, dove è emersa la necessità di affrontare con maggiore attenzione i temi del consumo responsabile di alcolici e dell’impatto che l’abuso può avere sulle capacità cognitive e motorie degli speleologi, sia durante le attività in grotta sia nei momenti conviviali dei raduni.

Una seria riflessione sul mancato potenziale esplorativo, sciupato a causa di comportamenti che minano la prestazioni degli individui che praticano questa disciplina.

Nel mirino, e a rischio esclusione dal raduno, orsetti gommosi e birra artigianale dalle Marche, grappe dei Lemuri, il carretto delle grappe trentine di Daniele Sieghel, il carretto degli Zuccherini degli aquilani, la birra artigianale dei piemontesi, i manzitos dei Lombardi e il Gran Pampel dei triestini.

Durante l’evento, i volontari della Croce Rossa Italiana saranno presenti per distribuire kit gratuiti di autotest per la misurazione del tasso alcolemico.

Inoltre, chi lo desidera potrà sottoporsi, in modo volontario e anonimo, a valutazioni psico?fisiche per verificare il livello di lucidità e riflessi, con il supporto di personale sanitario qualificato.

Secondo gli organizzatori, lo stand rappresenterà «un importante strumento di sensibilizzazione e prevenzione», con l’obiettivo di tutelare la sicurezza individuale e collettiva, promuovendo una cultura di maggiore responsabilità.

Il tema della salute, del comportamento consapevole e della prevenzione accompagnerà diversi momenti del raduno, sia negli incontri tecnici che nelle attività divulgative aperte al pubblico.

Fonte: Associazione Ipogenica – Speleopolis – Tetide
Redazione Scintilena, 1 aprile 2026


Approfondimenti correlati

  • “Speleologia e sicurezza: formazione e prevenzione” – progetto nazionale di aggiornamento tecnico promosso dalla Commissione Medica di Scintilena.
  • “Mobilità e riflessi sotto sforzo: la fisiologia delle esplorazioni ipogee” – studio condotto dalla USL Umbria 4 di Costacciaro e del Monte Cucco.
  • “Comportamenti a rischio e sicurezza condivisa nei raduni speleologici” – linee guida pubblicate da Speleopolis.
  • “Croce Rossa e speleologi: collaborazione per la tutela della salute durante i grandi eventi” – intervista a volontari e operatori sanitari.

Fonti:

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