Zobrazenie na čítanie

Serata speleologia al CAI Massa: il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano apre le porte alle grotte delle Alpi Apuane

Condividi

Grotte delle Alpi Apuane e speleologia: appuntamento giovedì 17 settembre alla sede CAI Massa

Giovedì 11 settembre alle 21:00 la sede del CAI di Massa ha ospitato una serata dedicata alla speleologia organizzata dal Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA). L’incontro rappresenta un’occasione per avvicinare il pubblico al mondo sotterraneo delle grotte delle Alpi Apuane, uno dei distretti carsici più rilevanti d’Europa. La serata si inserisce in un più ampio contesto di divulgazione scientifica sulla speleologia e sul patrimonio ipogeo apuano, con l’obiettivo di stimolare curiosità e possibili nuovi approcci all’esplorazione sotterranea.

Il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano: storia e attività

Il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA) è stato fondato nel 1981 e opera da oltre quattro decenni nell’ambito della ricerca, dell’esplorazione e della divulgazione speleologica nelle Alpi Apuane. Oltre all’attività di ricerca di nuove cavità e alla diffusione della conoscenza dell’ambiente ipogeo, il gruppo organizza regolarmente corsi di avvicinamento alla speleologia destinati a principianti e appassionati.

La sede operativa del GSAA si trova presso la sezione CAI di Massa, in Via della Posta 8 a Canevara, dove il gruppo si riunisce tradizionalmente ogni giovedì sera alle 21:00. Il gruppo è federato alla Federazione Speleologica Toscana e mantiene una presenza attiva sul territorio attraverso pubblicazioni, incontri pubblici e iniziative di formazione.

Alpi Apuane: un distretto carsico di rilevanza europea

Le Alpi Apuane rappresentano una delle aree carsiche più importanti d’Italia e d’Europa. Sul territorio apuano si contano quasi 2.000 grotte censite, con una concentrazione eccezionale di cavitಲ di grande sviluppo e profondità. Tra le 50 grotte più profonde della penisola, 17 sono apuane; tra le 50 più estese in lunghezza, 8 appartengono a questo distretto.

Le grotte più profonde e estese delle Alpi Apuane

Il record di profondità è detenuto dall’Abisso Paolo Roversi, situato nel territorio di Minucciano (Lucca), sulle pendici del Monte Tambura nell’area della Carcaraia. Con un dislivello di 1.350 metri, è considerata fino ad ora la grotta più profonda d’Italia , ma da fonti certe dovrebbe perdere tra poco il suo primato e la ventitreesima al mondo.

Il Complesso del Monte Corchia, nel territorio di Stazzema (Lucca), è invece la grotta più estesa d’Italia con oltre 60 chilometri di sviluppo e una profondità che supera i 1.180 metri. Una piccola parte di questo gigantesco sistema carsico è accessibile al pubblico attraverso un percorso turistico di circa due chilometri.

Altre cavità di rilievo nelle grotte delle Alpi Apuane includono:

  • Abisso Olivifer (1.215 metri di profondità)
  • Abisso Chimera (1.172 metri)
  • Complesso Saragato-Aria Ghiaccia (oltre 35 km di sviluppo, 1.250 metri di profondità)
  • Abisso Perestrojka (oltre 1.000 metri)
  • Buca del Muschio/Abisso Satanachia (1.040 metri)

Carsismo e speleologia: processi e caratteristiche

Il carsismo è il processo chimico-fisico attraverso il quale le rocce carbonatiche (principalmente calcari e dolomie) vengono dissolte dall’acqua meteorica arricchita di anidride carbonica. La reazione fondamentale può essere schematizzata come: CaCO? + H?CO? ? Ca2+ + 2HCO3-. Questo processo genera nel tempo un’estesa rete di cavitಲ sotterranee, gallerie, pozzi e sistemi di drenaggio ipogeo.

Nelle Alpi Apuane, la maggior parte delle grotte presenta un andamento prevalentemente verticale, con le tipiche caratteristiche degli abissi di alta montagna. Le grotte più profonde si spingono sino alla quota della zona satura, che oscilla prevalentemente fra i 550 e i 300 metri di altitudine.

La speleologia, dal greco spelaion (grotta) e logos (scienza), è la disciplina che studia le grotte e comprende ogni azione svolta volontariamente dall’uomo all’interno di una cavitಲ naturale. In Italia, la speleologia moderna si è sviluppata a partire dall’Ottocento con la costituzione dei primi gruppi speleologici e oggi vede la collaborazione tra strutture nazionali come la Società Speleologica Italiana e il Club Alpino Italiano.

Grotte turistiche e accessibilità nelle Alpi Apuane

Oltre agli abissi riservati agli speleologi esperti, nelle Alpi Apuane sono presenti tre grotte turistiche visitabili durante tutto l’anno: l’Antro del Corchia, la Grotta del Vento e le Grotte di Equi Terme. Questi siti offrono percorsi guidati accessibili al grande pubblico, permettendo di osservare da vicino stalattiti, stalagmiti, colate e altre concrezioni carsiche.

La Grotta del Vento, situata a Fornovolasco nel comune di Fabbriche di Vergemoli (Lucca), è recentemente stata protagonista di un ciclo di appuntamenti estivi dedicati alla divulgazione speleologica, con incontri su fotografia, racconti, scienza ed esplorazioni sotterranee.

Biospeleologia e tutela del patrimonio ipogeo

Il GSAA partecipa attivamente anche ad attività di biospeleologia, la branca della speleologia che studia la fauna e la flora delle grotte. Recentemente il gruppo ha ospitato iniziative come la “Giornata Bio Speleo” della Federazione Speleologica Toscana, con uscite sul campo in grotte dell’area apuana come la Buca della Renella e il Tanone di Torano, seguite da laboratori di analisi dei campioni raccolti.

La tutela delle grotte delle Alpi Apuane e della loro biodiversitಲ rappresenta una priorità per gli speleologi apuani, che collaborano con enti di ricerca e istituzioni per la conservazione di questo patrimonio naturale unico.

Dettagli dell’evento al CAI Massa

  • Data: giovedì 17 settembre 2026
  • Orario: 21:00
  • Luogo: Sede CAI Massa, Via della Posta 8, Canevara (Massa)
  • Organizzatore: Gruppo Speleologico Archeologico Apuano (GSAA)
  • Ingresso: libero, aperto a tutti gli interessati

La serata si propone come momento di incontro e scambio tra speleologi esperti e persone curiose di avvicinarsi per la prima volta al mondo sotterraneo. Per chi volesse approfondire, il GSAA mantiene contatti attraverso il sito web gsaapuano.blogspot.it e la pagina Facebook del gruppo.


Fonti

Gruppo Speleo Archeologico Apuano

L'articolo Serata speleologia al CAI Massa: il Gruppo Speleologico Archeologico Apuano apre le porte alle grotte delle Alpi Apuane proviene da Scintilena.

  •  

Speleological Rescue Operation in Bosnia and Herzegovina for an Italian Caver

Pećina Provalija (Abyss Cave), Nevesinje – 10 September 2026 The speleological rescue operation at Pećina Provalija (Abyss Cave), one of the largest cave systems in Bosnia and Herzegovina with more than 4,100 metres of explored passages, near Nevesinje, was successfully concluded at 16:00 (CEST) on 10 September. The accident occurred on the evening of 9 […]
  •  

La campagna globale Cave Animal of the Year alla 27a International Conference on Subterranean Biology 2026

Condividi

La UIS Biology Commission presenta a Mangalia l’evoluzione della campagna internazionale per la tutela della fauna ipogea; in Italia la Società Speleologica Italiana ha scelto i ragni di grotta come “Animali di Grotta 2026”

La UIS Biology Commission è presente alla 27a International Conference on Subterranean Biology (ICSB 2026), in corso a Mangalia, in Romania, con un poster dedicato all’evoluzione globale della campagna «Cave Animal of the Year [web:12] L’iniziativa, nata nel 2008 in Germania per impulso della Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher e.V. (VdHK), mira a trasformare specie sotterranee spesso poco conosciute in ambasciatori della conservazione degli ambienti ipogei. [web:31]

Il poster della UIS Biology Commission a Mangalia 2026

Il poster, intitolato «The global evolution of the “Cave Animal of the Year” campaign, è firmato da Ferdinando Didonna, Ana K. Celis, Luisa Andrea Imamura e Luisa Dainelli. [web:12]

Il lavoro illustra come la campagna tedesca sia divenuta un modello replicato in dodici Paesi: Australia, Austria, Brasile, Francia, Germania, Grecia, India, Italia, Messico, Spagna, Svizzera e Stati Uniti. [web:12]

L’obiettivo è creare una «sinergia globale-locale che unisca comunità speleologiche nazionali attorno a una specie simbolo scelta annualmente, per accrescere la visibilità»» pubblica della biodiversità»» sotterranea. [web:12]

La partecipazione della UIS Biology Commission alla conferenza romena è sostenuta da Luisa Dainelli, Research Fellow del CNR di Verbania Pallanza, che rappresenta la Commissione a Mangalia. [web:12]

L’ICSB 2026 si svolge dal 7 al 12 settembre e coincide con il quarantennale della scoperta della Grotta di Movile, sito di riferimento per la biospeleologia. [web:12]

UNESCO International Day of Caves and Karst 2026: il contesto della conferenza

La conferenza di Mangalia si inserisce in una settimana densa di appuntamenti per la comunità speleologica internazionale. [web:12]

Il 13 settembre 2026 cade la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo (International Day of Caves and Karst, IDCK), proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025 su proposta della Slovenia e dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS). [web:4][web:11]

Le celebrazioni ufficiali si svolgono a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con una conferenza scientifica e una cerimonia nella Grotta di Postumia. [web:2][web:8]

In questo quadro, la UIS Cave Biology Commission ha organizzato per il 12 settembre un incontro online intitolato «Life in the Dark: From Legacy to the Frontiers of Cave Science?, trasmesso in diretta Facebook. [web:7] L’appuntamento intende collegare la memoria scientifica della biospeleologia con le nuove frontiere della ricerca e le politiche globali di conservazione. [web:7]

Animale di Grotta 2026 in Italia: i ragni Meta menardi e Meta bourneti

In Italia, la campagna «Animale di Grotta dell’Anno?è»» coordinata dalla Società Speleologica Italiana (SSI). [web:29] Per il 2026 la scelta è ricaduta su due ragni di grotta del genere Meta: Meta menardi e Meta bourneti. [web:29] Queste specie sono considerate bioindicatori sensibili alle variazioni microclimatiche degli ambienti ipogei e il loro stato di salute riflette le condizioni ecologiche delle grotte. [web:29]

La selezione dei ragni di grotta come «Animali di Grotta 2026?sottolinea il ruolo di sentinelle del cambiamento climatico svolto da queste specie negli ecosistemi sotterranei. [web:29] La campagna italiana mira a diffondere conoscenze sulla biospeleologia e a promuovere azioni di tutela della biodiversità»» ipogea attraverso eventi, comunicazioni e attività di citizen science. [web:32]

La rete internazionale «Cave Animal of the Year e la sinergia globale-locale

La campagna «Cave Animal of the Year?si basa su un meccanismo semplice ed efficace: ogni Paese partecipante sceglie ogni anno una specie sotterranea da proporre come ambasciatrice della conservazione. [web:12] Questa strategia trasforma organismi poco noti al grande pubblico in simboli di campagne educative e di sensibilizzazione. [web:12] La rete internazionale coinvolge dodici nazioni, creando un ponte tra iniziative locali e una narrazione globale sulla vita sotterranea. [web:12]

La Germania resta il Paese di origine dell’iniziativa, con la VdHK che continua a coordinare la campagna nazionale e a fornire linee guida per le edizioni internazionali. [web:31] L’Italia partecipa attivamente attraverso la SSI, che integra la campagna con progetti di ricerca, monitoraggio e divulgazione. [web:29][web:32]

Biodiversità sotterranea e conservazione: il ruolo della biospeleologia

La biospeleologia studia gli organismi che vivono in ambienti sotterranei, dalle grotte carsiche alle cavità vulcaniche, fino agli acquiferi profondi. [web:12] Questi ecosistemi ospitano specie endemiche, spesso con adattamenti estremi come la perdita della vista e la depigmentazione. [web:20] La conservazione di questi habitat è cruciale per mantenere la diversità biologica e i servizi ecosistemici associati, come la depurazione delle acque sotterranee. [web:4]

La campagna «Cave Animal of the Year contribuisce a colmare il divario tra ricerca scientifica e percezione pubblica, rendendo accessibili temi complessi come la biospeleologia e la conservazione degli ipogei. [web:12] In questo senso, la scelta di specie carismatiche o ecologicamente significative aiuta a comunicare l’importanza della tutela della vita sotterranea. [web:29]

Eventi e iniziative per la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo 2026

Oltre alla conferenza di Postojna, numerosi eventi sono previsti in tutto il mondo per celebrare la prima IDCK. [web:8] In Italia, il calendario nazionale propone attività dall’8 al 19 settembre, con escursioni, conferenze e interventi di bonifica di cavità. [web:9] I Geoparchi UNESCO sono stati invitati a partecipare con iniziative dedicate alla valorizzazione del patrimonio carsico e alla promozione di pratiche sostenibili. [web:10]

La partecipazione della UIS Biology Commission all’ICSB 2026 e la presenza italiana alla campagna «Cave Animal of the Year si inseriscono in questo contesto di mobilitazione internazionale per la conoscenza e la protezione degli ambienti sotterranei. [web:12][web:29]

Fonti

Animale di grotta dell’anno

L'articolo La campagna globale Cave Animal of the Year alla 27a International Conference on Subterranean Biology 2026 proviene da Scintilena.

  •  

Sul Monte Gazzo il futuro della speleologia passa dalla memoria

Condividi

Il 13 settembre, a Genova Sestri Ponebte, il Museo Speleologico del Monte Gazzo porta i visitatori nella Spluga della Preta con la realtà virtuale. Ma dietro l’iniziativa c’è una storia lunga quasi sessant’anni, fatta di esplorazioni, tutela del territorio, scuole e persone che hanno custodito il Museo con passione.

Il Museo Speleologico del Monte Gazzo, sulla cima rosicchiata dalle cave che domina Genova Sestri Ponente, appartiene a quest’ultima categoria.

Domenica 13 settembre 2026 avrà un motivo in più per raccontarsi: proprio quest’anno si celebra infatti per la prima volta la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, proclamata dall’UNESCO nel novembre 2025 su proposta dell’Unione Internazionale di Speleologia e con il sostegno di oltre 150 organizzazioni internazionali.

Per l’occasione il Museo permetterà ai visitatori di compiere un viaggio impossibile per la maggior parte delle persone: entrare nella Spluga della Preta attraverso la realtà virtuale.

Alcuni luoghi conservano oggetti, altri cconservano storie: in altri, più rari, le storie del passato continuano a produrne di nuove.

L’installazione, gentilmente concessa dall’Associazione Culturale Benetticeras APS e messa a disposizione grazie a Francesco Sauro, resterà sul Gazzo per circa un mese. Un visore consentirà di immergersi in uno degli abissi che hanno fatto la storia della speleologia italiana e internazionale.

foto Museo Geopaleontologico di Camposilvano – con l’Associazione Benetticeras al Mineral Show di Verona

La Spluga della Preta si apre sul Corno d’Aquilio, nei Monti Lessini. Le sue esplorazioni iniziarono nel 1925 e per decenni la cavità rappresentò uno dei grandi miti del mondo sotterraneo. Generazioni di speleologi vi hanno sperimentato tecniche, materiali e modi nuovi di affrontare la verticalità.

Portarla virtualmente sul Monte Gazzo significa quindi mettere in comunicazione due luoghi lontani ma accomunati dalla stessa cultura dell’esplorazione.

Un museo nato mentre il monte cambiava

Per capire il significato dell’iniziativa bisogna però tornare indietro nel tempo.

Il Museo di Speleologia del Monte Gazzo fu inaugurato nel maggio 1969, nei locali del Santuario della Madonna della Misericordia sulla sommità del monte. Il CAI di Bolzaneto era l’artefice principale. Nel settembre 1998 venne poi riproposto nell’attuale sede, completamente rinnovato nell’allestimento.

Non è casuale che un museo dedicato alle grotte sia nato proprio qui.

Il Gazzo è un monte di dolomia, scavato dall’acqua ma anche profondamente segnato dall’attività umana e dall’estrazione della pietra. Nel corso del Novecento l’attività delle cave ha modificato pesantemente il paesaggio e alcune cavità sono state distrutte o compromesse.

Proprio la necessità di documentare e salvare almeno la memoria di quel patrimonio sotterraneo è uno degli elementi che spiegano la nascita e il valore del Museo. Rilievi, plastici, reperti e fotografie hanno consentito di conservare testimonianza di grotte che rischiavano di scomparire sotto l’avanzare delle cave.

Oggi al suo interno si trovano attrezzature che raccontano l’evoluzione della speleologia, reperti, ricostruzioni e documentazione sul carsismo del Gazzo. Durante il riallestimento venne persino alla luce una vera parete di roccia, utilizzata per ricostruire un ambiente di grotta con concrezioni provenienti dalle cavità del monte.

foto Antonio Ferrazin

L’impostazione è scientifica, ma anche profondamente didattica.

Ed è forse qui che un piccolo museo mostra la sua forza: ciò che fuori è stato in parte perduto, dentro continua a essere raccontato.

Carlo e Carmen, una vita accanto al Museo

La storia di un museo come questo non si misura soltanto attraverso date, vetrine e reperti.

Si misura anche attraverso le persone che hanno continuato ad aprirne la porta.

Una figura inseparabile dalla memoria del Museo è Carlo Marzio, presidente onorario dello Speleo Club Gianni Ribaldone, profondo conoscitore della Val Chiaravagna e del Monte Gazzo. Per lunghi anni Carlo lo ha seguito, custodito e, nei momenti in cui le energie erano poche, sostanzialmente tenuto in vita. Non per obbligo, ma con quella forma particolare di dedizione che nasce quando un luogo diventa parte della propria esistenza.

Accanto a lui c’era Carmen Decia, sua moglie, presenza dolce e discreta, compagna anche di quella lunga storia speleologica.

Il suo nome compare già nel 1975 accanto a quello di Carlo tra gli autori del primo numero di “Speleorama”, pubblicato dallo Speleo Club Gianni Ribaldone con l’Università Popolare Sestrese e dedicato proprio alle grotte della Val Chiaravagna. In quelle pagine ci sono il Buranco de Strie, l’Antro delle Marmitte, la Grotta dello Scrigno e altre cavità che appartengono alla geografia sotterranea di questo territorio.

Carlo Marzio – foto Antonio Ferrazin

Carlo e Carmen (per noi sempre viva) rappresentano così qualcosa che difficilmente entra nelle cronologie ufficiali: la cura. Quella fatta di presenza, tempo regalato, memoria trasmessa e porte aperte.

Dal Ribaldone alle scuole

Lo Speleo Club Gianni Ribaldone, nato nel 1970 da speleologi già attivi in altri gruppi genovesi, ha costruito gran parte della propria storia con il Monte Gazzo e l’Alta Val Chiaravagna. Non per niente è gruppo speleologico del CAI Sestri Ponente!

Esplorazioni, rilevamenti topografici, fotografie, documentazione delle cavità, tutela ambientale e divulgazione hanno accompagnato negli anni l’attività del gruppo.

Quella vocazione continua ancora oggi.

Loris Leporatti e Ornella Porcile seguono in particolare il rapporto del Museo con le scuole. Ed è un aspetto tutt’altro che secondario. Una grotta osservata su un rilievo, un vecchio attrezzo, una concrezione, il racconto di una discesa possono diventare per un bambino il primo incontro con la geologia, con il carsismo o semplicemente con l’idea che sotto il paesaggio visibile esista un secondo paesaggio da conoscere e rispettare.

Negli anni più recenti anche la comunicazione ha trovato nuovi strumenti: Luca Raveane ha collaborato alla pagina social del Museo, contribuendo a portarne attività e immagini fuori dalle mura della piccola sede sul monte.

Gli Amici del Chiaravagna: dalla difesa alla valorizzazione

Un ruolo importante nella vita attuale del territorio è quello dell’Associazione Amici del Chiaravagna OdV, che collabora all’iniziativa del 13 settembre.

L’associazione nasce nel 1987 in una Val Chiaravagna alle prese con problemi ambientali pesantissimi: le cave, la discarica di Scarpino, gli scarichi nel torrente, il dissesto idrogeologico.

Negli anni l’impegno è passato dalla protesta alla proposta, con iniziative rivolte non soltanto alla tutela, ma anche alla conoscenza e alla valorizzazione del Monte Gazzo, della sua biodiversità, della sua geologia e della sua storia.

È degli Amici del Chiaravagna anche il progetto dell’Area Naturalistica Monte Gazzo, che mette insieme geologia, fauna, flora, storia, sentieri e patrimonio culturale e cerca di rendere riconoscibile alla cittadinanza il valore di questo territorio.

La collaborazione con il Museo appartiene quindi a una visione più ampia: non si protegge ciò che non si conosce.

Dal passato al LiDAR: il Buranco de Strie

Ed è qui che la storia torna al presente.

Giuse Repetto, che oggi segue con particolare attenzione il Museo, sta seguendo l’evolversi del rilievo del Buranco de Strie, una cavità profondamente legata alla storia speleologica dell’Alta Val Chiaravagna e dello stesso Ribaldone. I ragazzi del GS CAI Bolzaneto, con Marco Repetto, e del Ribaldone sono gli esecutori del rilievo, con tecnologia LiDAR.

foto Marina Abisso

Non è una scelta casuale.

Il Buranco de Strie appartiene alle esplorazioni storiche del territorio e ai lunghi lavori condotti dagli speleologi nelle cavità della valle. Oggi quelle esplorazioni possono essere affiancate da strumenti che gli speleologi di allora non avrebbero potuto immaginare.

Il rilievo LIDAR permette di acquisire con grande precisione la geometria degli ambienti sotterranei e di ricostruirli in tre dimensioni.

È un modo nuovo di documentare una grotta, conservarne la memoria e renderla leggibile anche a chi non può entrarvi fisicamente.

L’idea di Giuse è che, terminato il periodo dedicato alla Spluga della Preta, il Museo possa proporre una nuova installazione costruita proprio a partire dal lavoro che sta conducendo nel Buranco de Strie.

il cerchio, in qualche modo, si chiude.

Il visitatore entrerà prima virtualmente in uno degli abissi più celebri d’Italia e, poco dopo, potrebbe trovarsi immerso in una cavità che si apre a pochi chilometri da casa.

Un museo che non vuole diventare soltanto memoria

La giornata del 13 settembre diventa allora molto più di una ricorrenza.

Dentro quel piccolo Museo sulla sommità del Gazzo si incontrano quasi sessant’anni di storia.

Ci sono le grotte perdute sotto le cave e quelle ancora da studiare. Le fotografie in bianco e nero e le nuvole di punti di un rilievo LIDAR. Le corde e gli attrezzi di ieri e i visori di realtà virtuale.

Ci sono gli speleologi che hanno esplorato il monte, gli Amici del Chiaravagna che continuano a difenderne e valorizzarne il patrimonio, Loris e Ornella con i bambini delle scuole, Giuse con i nuovi progetti, il CAI di Bolzaneto e il Ribaldone sempre presenti.

E ci sono Carlo e Carmen.

Persone grazie alle quali un museo piccolo, lontano dal centro della città e raggiungibile salendo fino alla cima di un monte, ha continuato ad avere una luce accesa e qualcuno disposto ad aprirne la porta.

Forse è proprio questo il filo che unisce tutto.

Custodire non significa fermare il tempo. Significa consegnare ciò che abbiamo ricevuto a chi verrà dopo, aggiungendo qualcosa di nostro.

Al Gazzo è successo così per quasi sessant’anni.

E il 13 settembre, indossando un visore per scendere virtualmente nella Spluga della Preta, quel viaggio continuerà.

Museo Speleologico del Monte Gazzo: Piazza Santuario Gazzo, 2 Genova Sestri Ponente

https://www.museionline.info/musei/museo-di-speleologia-monte-gazzo-di-genova

Info: mail leposen@tiscali.it e poggigirap@gmail.com

Ingresso gratuito

L'articolo Sul Monte Gazzo il futuro della speleologia passa dalla memoria proviene da Scintilena.

  •  

La bellezza Sotto Sopra: escursione nei Gessi Bolognesi UNESCO il 27 settembre

Condividi

A San Lazzaro di Savena un geoevento della Settimana del Pianeta Terra 2026 tra Dolina della Spipola, Altopiano di Miserazzano e speleologia nei Gessi Bolognesi

Domenica 27 settembre 2026 il Parco regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa ospiterà l’iniziativa “EKCNA: La bellezza Sotto Sopra – I Gessi di Bologna”. Il geoevento è inserito nella XIV Settimana del Pianeta Terra. La proposta è dedicata al paesaggio carsico in gesso, alle grotte e alle ricerche speleologiche che interessano questo settore dei colli bolognesi.

L’appuntamento è promosso nel sito componente dei Gessi Bolognesi del bene UNESCO “Carsismo e Grotte nelle Evaporiti dell’Appennino Settentrionale”, indicato con l’acronimo EKCNA. L’attività è a partecipazione gratuita, con prenotazione obbligatoria entro giovedì 24 settembre. Il numero massimo previsto è di 40 partecipanti.

Escursione nei Gessi Bolognesi tra Spipola e Miserazzano

Il ritrovo è fissato alle 15 nel parcheggio di via Pilati, all’angolo con via Benassi, nella frazione Ponticella di San Lazzaro di Savena. Da qui partirà una camminata guidata di circa 5 chilometri. Il percorso attraverserà la Dolina della Spipola e raggiungerà l’Altopiano di Miserazzano, punto panoramico rivolto verso Bologna.

L’itinerario presenta una difficoltà media e un dislivello complessivo di circa 200 metri. È quindi rivolto a persone con un minimo di allenamento alla camminata. Sono richieste calzature adatte all’escursionismo e abbigliamento comodo. L’organizzazione segnala che non è necessaria un’assicurazione dedicata.

La scelta della Dolina della Spipola permette di osservare uno dei più riconoscibili elementi del carsismo nei Gessi Bolognesi. La depressione supera i 600 metri di larghezza e raggiunge quasi 100 metri di profondità. È considerata la più grande dolina in gesso d’Europa. Attorno ad essa, l’acqua superficiale e sotterranea ha inciso nel tempo un paesaggio fatto di inghiottitoi, valli cieche, cavità e affioramenti di selenite.

Speleologia e storia del sistema Spipola-Acquafredda

Alle 17 il programma prevede lo spostamento al Circolo La Terrazza, in via del Colle 1, sempre a Ponticella. Qui si terrà un incontro di circa un’ora sulla speleologia, sulle attività di ricerca e sui progetti collegati al territorio. Interverranno Tiberio Rabboni, per l’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Orientale, Massimo Ercolani e Luca Pisani della Federazione Speleologica Regionale Emilia-Romagna, e Paolo Grimandi del Gruppo Speleologico Bolognese-Unione Speleologica Bolognese.

Nel corso dell’incontro verrà presentato un nuovo volume del GSB-USB dedicato alla storia delle esplorazioni del sistema carsico Spipola-Acquafredda. Nei Gessi Bolognesi, il Sistema Acquafredda-Spipola-Prete Santo sfiora gli 11 chilometri di sviluppo. Ospita la più estesa grotta epigenica in gesso conosciuta al mondo. Le sue gallerie documentano l’azione dell’acqua in un litotipo solubile e fragile, dove la protezione del reticolo ipogeo richiede attenzione anche nelle attività svolte in superficie.

La conclusione della giornata è prevista alle 18 al Circolo La Terrazza, con un brindisi e un rinfresco conviviale. L’iniziativa integra il cammino all’aperto con un momento di restituzione scientifica e storica. In questo modo mette in relazione il paesaggio osservabile con le cavità che ne proseguono lo sviluppo nel sottosuolo.

Perché il sito UNESCO dei Gessi Bolognesi è importante

I Gessi Bolognesi costituiscono il sito componente numero 4 del bene seriale UNESCO EKCNA, iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel settembre 2023. Il bene riunisce sette aree distribuite fra le province di Reggio Emilia, Bologna, Ravenna e Rimini. Il riconoscimento riguarda le forme carsiche e le grotte sviluppate nelle rocce evaporitiche, in particolare gesso e sale.

L’importanza dei Gessi Bolognesi UNESCO non dipende soltanto dalla presenza delle grotte. Il territorio conserva una sequenza completa di forme carsiche di superficie e sotterranee, in stretta connessione idrologica. Le circa 200 cavità censite nell’area compresa tra Savena e Idice superano complessivamente 30 chilometri di sviluppo. Questo patrimonio è un riferimento per lo studio del carsismo evaporitico, favorito anche dalla vicinanza a Bologna e dalla lunga storia delle ricerche.

La tutela ha anche un valore biologico e storico. L’area ricade interamente in un parco regionale e nella rete Natura 2000. Ospita habitat, flora e fauna legati a boschi, pareti e ambienti ipogei. Nelle cavità del Farneto e Serafino Calindri sono state inoltre riconosciute testimonianze della frequentazione umana nell’età del Bronzo. I Gessi Bolognesi UNESCO mostrano quindi come geologia, biodiversità, archeologia e presenza umana siano elementi inseparabili.

La visita guidata non coincide con un’esplorazione in grotta. Propone invece una lettura del paesaggio esterno, utile per comprendere l’origine delle cavità e la necessità di conservarne gli equilibri. Per un’area vicina a una grande città e sottoposta nel passato a escavazioni e trasformazioni, la divulgazione sul posto è parte della tutela.

Informazioni per partecipare all’evento EKCNA

La prenotazione per “EKCNA: La bellezza Sotto Sopra – I Gessi di Bologna” è obbligatoria entro venerdì 24 settembre 2026. Si può contattare l’organizzazione al numero 333 2660329, al numero 051 6254821 oppure scrivendo a eventi@enteparchi.bo.it. Il ritrovo è alle 15 presso il parcheggio di via Pilati, angolo via Benassi, a Ponticella di San Lazzaro di Savena. La conclusione è alle 18 presso il Circolo La Terrazza, via del Colle 1.

L’evento è gratuito. La partecipazione richiede scarpe da escursione, abbigliamento adeguato e una condizione fisica compatibile con i 5 chilometri di percorso e i 200 metri di dislivello. L’iniziativa offre un’occasione di approfondimento sul sito UNESCO EKCNA e sui Gessi Bolognesi, unendo conoscenza del paesaggio, ricerca speleologica e attenzione per un ambiente carsico delicato.

Fonti

L'articolo La bellezza Sotto Sopra: escursione nei Gessi Bolognesi UNESCO il 27 settembre proviene da Scintilena.

  •  

Marmarole sotterranee, lo Speleo Team Conegliano riapre l’Abisso Tiziano: esplorazione fino a -150 metri

Condividi

Il campo Marmarole sotterranee del 10-16 agosto 2026 ha riportato gli speleologi del CAI Conegliano nell’Abisso Tiziano, sulle Dolomiti Cadorine, dopo decenni di assenza. L’esplorazione ha raggiunto circa 150 metri di profondità senza arrivare al fondo, aprendo una nuova fase di ricerca nei Lastoni delle Marmarole.

Marmarole sotterranee, una nuova campagna esplorativa nel cuore delle Dolomiti

Una nuova campagna di esplorazione speleologica ha riportato l’attenzione sul carsismo d’alta quota dei Lastoni delle Marmarole, nel Centro Cadore. Lo Speleo Team Conegliano, gruppo della Sezione CAI di Conegliano, ha organizzato dal 10 al 16 agosto 2026 un campo esplorativo con base al Rifugio Tiziano.

L’iniziativa nasce da una serie di precedenti ricognizioni condotte dal gruppo nelle aree alpine del Veneto. La documentazione della Sezione CAI di Conegliano indica infatti le Marmarole, insieme al Sorapis, tra le zone interessate dalle battute di ricerca del 2025. Per il 2026 era stata programmata una presenza più strutturata in quota, con più giorni consecutivi dedicati alla ricerca.

Il campo Marmarole sotterranee si inserisce quindi in un progetto di più lungo periodo. L’obiettivo non è soltanto scendere in una cavità conosciuta, ma verificare il potenziale carsico dell’intero settore, individuando nuovi ingressi e cercando di comprendere i collegamenti tra le cavità già note.

L’Abisso Tiziano e la storia delle esplorazioni

La zona non è nuova alla speleologia. Già negli anni Ottanta la Ronda Speleologica Imolese aveva effettuato ricerche sistematiche nella balconata carsica nei pressi del bivacco dei Fratelli Toso. Le esplorazioni avevano portato all’inserimento a catasto di numerosi ingressi.

Tra le cavità più importanti figura l’Abisso Tiziano, dedicato al grande pittore di Pieve di Cadore. Il Catasto delle Grotte del Veneto identifica la cavità con il numero 5000 e la colloca nel territorio di Auronzo di Cadore, presso il Bivacco Tiziano, a circa 2270 metri di quota. La documentazione catastale disponibile indica una profondità storica di 301 metri e uno sviluppo di 790 metri.

Il dato storico è importante per comprendere il significato della nuova campagna. L’attuale squadra non si è trovata davanti a una cavità sconosciuta, ma a un abisso esplorato decenni fa e rimasto per lungo tempo senza nuove discese. Il ritorno degli speleologi permette quindi di rileggere un ambiente già conosciuto alla luce delle tecniche, delle attrezzature e delle conoscenze attuali.

A -150 metri senza raggiungere il fondo

Durante la settimana di permanenza al campo, gli speleologi sono riusciti a dedicare quattro giornate all’attività sotterranea. La discesa ha permesso di raggiungere circa 150 metri sotto la superficie.

Il risultato più significativo è anche una conferma: l’Abisso Tiziano appare più complesso di quanto suggerisse il rilievo storico utilizzato come riferimento prima della spedizione. La conformazione della cavità e la presenza di diversi passaggi hanno richiesto tempi di esplorazione maggiori rispetto alle previsioni iniziali.

La squadra non ha raggiunto il fondo. Il lavoro, quindi, non può essere considerato concluso. Al contrario, la campagna ha aperto un nuovo cantiere esplorativo.

Questa è la caratteristica principale delle Marmarole sotterranee: l’obiettivo non coincide con una semplice profondità da raggiungere, ma con la possibilità di ricostruire un sistema ipogeo più articolato.

La logistica dell’esplorazione d’alta quota

Le difficoltà non sono soltanto sotterranee. I Lastoni delle Marmarole sono un ambiente d’alta quota nel quale anche il trasporto delle attrezzature rappresenta una parte rilevante della spedizione.

Il materiale deve essere portato fino alla zona degli ingressi attraverso un percorso con circa 1.200-1.300 metri di dislivello positivo, a seconda del punto di partenza e dell’itinerario utilizzato. Il Rifugio Tiziano costituisce un importante punto d’appoggio.

Un problema specifico è rappresentato dall’acqua. In quota non sono disponibili con facilità sorgenti utilizzabili per sostenere una permanenza prolungata. Per il campo 2026 una parte dell’attrezzatura e delle riserve idriche è stata trasportata in quota anche con l’ausilio di un elicottero, grazie al contributo della Sezione CAI di Conegliano.

La logistica diventa quindi parte integrante dell’esplorazione. Più giorni in quota significano più materiale, più acqua e una pianificazione precisa delle attività.

Ricerca di nuovi ingressi e carsismo delle Marmarole

L’attività dello Speleo Team Conegliano non si limita all’Abisso Tiziano. Una parte importante del progetto riguarda la prospezione superficiale.

Le ricerche precedenti avevano già evidenziato il potenziale carsico dei Lastoni. La pagina dedicata al gruppo speleologico della Sezione CAI Conegliano ricorda inoltre le prospezioni effettuate nel Van delle Sasse, sui Lastoi del Formin e sulle Marmarole, con risultati considerati incoraggianti.

La ricerca in alta montagna presenta caratteristiche diverse rispetto alla speleologia condotta in aree più accessibili. Ogni nuovo ingresso può richiedere una lunga marcia, il trasporto dell’attrezzatura e successive discese di verifica.

Per questo il progetto Marmarole sotterranee dovrà necessariamente proseguire attraverso una combinazione di ricerca esterna, rilievo topografico, esplorazione degli abissi già conosciuti e verifica delle possibili connessioni.

Le attività recenti dello Speleo Team Conegliano

L’attività dello Speleo Team Conegliano comprende anche ricerca, formazione, documentazione e divulgazione.

Il gruppo è nato nel 2018 con l’obiettivo di ricercare e mappare le cavità naturali della sinistra Piave, della fascia pedemontana tra Cesen e Visentin e dell’area del Cansiglio. Negli anni successivi ha esteso l’attività alla speleologia alpina, con campagne nei massicci del Veneto.

Nel 2025 il gruppo ha svolto numerose battute di ricerca nelle aree di Sorapis e Marmarole. Nello stesso periodo ha continuato l’esplorazione nei Piani Eterni, dove una cavità in corso di studio potrebbe intercettare il grande sistema sotterraneo principale. Sono state inoltre effettuate attività di posizionamento e riesplorazione in Cansiglio, nella zona di Pian Rosada e Valmenera.

Sempre in Cansiglio, il gruppo ha collaborato nel 2025 alla pulizia e al ripristino di una piccola cavità in zona Valmenera, dalla quale è stato rimosso circa un quintale di rifiuti. È stato inoltre avviato un progetto per il censimento della fauna ipogea del Bus della Genziana e un’attività di censimento delle sorgenti sul versante del lago di Santa Croce, in vista di un futuro progetto di tracciamento delle acque sotterranee.

Queste attività mostrano come l’esplorazione venga affiancata da una crescente attenzione alla documentazione, alla ricerca ambientale e alla conoscenza del territorio.

Dai Piani Eterni alle Marmarole: una ricerca che continua

Un altro fronte importante è quello dei Piani Eterni. La storia esplorativa di questa area è documentata nella pubblicazione Speleologia Veneta 2024. Il sistema è stato interessato da decenni di ricerche e ha raggiunto profondità superiori ai mille metri.

Lo Speleo Team Conegliano partecipa a questo percorso esplorativo e, secondo la relazione della Sezione CAI, continua a lavorare su una cavità che potrebbe intercettare il grande sistema principale dei Piani Eterni.

La ricerca nelle Marmarole segue una logica analoga. Si parte da cavità note e da aree già individuate come interessanti, poi si procede con nuove prospezioni e verifiche. In alta montagna, la distanza tra un ingresso e l’altro può essere breve in linea d’aria, ma molto impegnativa da percorrere in superficie.

Formazione e divulgazione: il programma 2026

Lo Speleo Team mantiene anche una forte componente formativa. La Sezione CAI Conegliano ha organizzato nel 2025 uno stage di avvicinamento alla speleologia in collaborazione con la Scuola Nazionale di Speleologia.

Per il 2026 è stato inoltre programmato il 7° corso di avvicinamento alla speleologia, previsto tra settembre e ottobre. Il corso rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali il gruppo continua a coinvolgere nuovi praticanti e a trasmettere tecniche di progressione, sicurezza e conoscenza dell’ambiente sotterraneo.

La divulgazione passa anche dalle attività con altri gruppi e dalle iniziative rivolte ai giovani. Nel marzo 2026, per esempio, lo Speleo Team Conegliano ha accompagnato un’uscita di Alpinismo Giovanile al Bus della Rana insieme agli speleologi del Gruppo Grotte CAI Schio.

Un cantiere speleologico ancora aperto

La campagna 2026 nell’Abisso Tiziano non consegna un nuovo record di profondità. Consegna qualcosa di più utile per la ricerca: una serie di interrogativi nuovi.

Raggiungere circa -150 metri senza arrivare al fondo significa che una parte significativa dell’abisso deve ancora essere verificata con le nuove esplorazioni. Il rilievo storico dovrà essere confrontato con le osservazioni effettuate durante la nuova campagna.

Le Marmarole sotterranee tornano quindi al centro dell’attività dello Speleo Team Conegliano. La prospettiva è quella di continuare la ricerca nei prossimi anni, combinando esplorazione, rilievo e prospezione in superficie.

L’alta quota impone tempi lunghi e una logistica complessa. Proprio per questo il campo estivo non rappresenta un episodio isolato, ma l’avvio di una nuova fase di lavoro. Le prossime campagne dovranno stabilire quanto lontano possa portare questa nuova esplorazione dell’Abisso Tiziano e quali rapporti esistano tra le cavità dei Lastoni delle Marmarole.

Fonti

Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, Gruppo Speleologico:
https://www.caiconegliano.it/gruppi/gruppo-speleologico/

Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, Assemblea generale 2026, relazione sulle attività speleologiche 2025 e programmi 2026:
https://www.caiconegliano.it/wp-content/uploads/2026/03/Assemblea_2026.pdf

Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, Campo Speleologico Marmarole 2026:
https://www.caiconegliano.it/eventi/elenco/?eventDisplay=past

Catasto delle Grotte del Veneto, elenco catastale:
https://www.catastogrotteveneto.it/Content/Document/elencocatasto%20WISH-1.1.3.pdf

? Speleologia Veneta, volume 24, 2024 – “Alla ricerca della porta per Samarcanda”:
https://www.speleologiaveneta.it/index.php/pubblicazioni-speleologia-veneta/speleologia-veneta?element=8199f541-542f-4f18-a940-62bff135323f&format=raw&item_id=753&method=download&task=callelement

? Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, notiziario Montagna Insieme n. 60:
https://www.caiconegliano.it/pubblicazioni_sezionali/Montagna_Insieme/Montagna_Insieme_60_-_Dicembre_2024.pdf

? Scintilena, attività scientifica e di monitoraggio nel Bus de la Genziana:
https://www.scintilena.com/la-stazione-geofisica-ipogea-del-bus-de-la-genziana-in-cansiglio-compie-20-anni/01/25/

? Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, calendario attività 2026:
https://www.caiconegliano.it/eventi/

L'articolo Marmarole sotterranee, lo Speleo Team Conegliano riapre l’Abisso Tiziano: esplorazione fino a -150 metri proviene da Scintilena.

  •  

Slovenia, prima celebrazione della Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo

Condividi

Il 13 settembre 2026 si celebra per la prima volta la ricorrenza promossa dalla Slovenia e riconosciuta dall’UNESCO. A Postumia una conferenza scientifica internazionale e una cerimonia con speleologi, ricercatori e rappresentanti istituzionali

La Slovenia si prepara a celebrare per la prima volta la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, istituita dall’UNESCO e fissata ogni anno al 13 settembre. La prima edizione della nuova ricorrenza internazionale si svolgerà domenica 13 settembre 2026, con un programma di iniziative che pone ancora una volta la Slovenia al centro della ricerca, della speleologia e della tutela degli ambienti carsici e sotterranei.

L’istituzione della giornata ha un significato particolare proprio per il Paese balcanico: la proposta è infatti nata dalla Unione Internazionale di Speleologia (UIS), che ha sede a Postumia, ed è stata formalmente presentata all’UNESCO dalla Repubblica di Slovenia. Nel novembre 2025 la Conferenza Generale dell’UNESCO ha approvato all’unanimità la proclamazione del 13 settembre come International Day of Caves and Karst.

Quattro giorni dedicati alla ricerca e alla tutela del carsismo

Tra gli appuntamenti principali della prima celebrazione figura la conferenza scientifica internazionale “Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst”, in programma a Postumia dal 10 al 13 settembre.
L’incontro riunisce ricercatori e specialisti attorno ai temi dello studio delle grotte e dei territori carsici, della loro conservazione e della gestione sostenibile di un patrimonio naturale particolarmente delicato.

Il momento istituzionale centrale si terrà invece sabato 12 settembre nella Grotta di Postumia, con la partecipazione di scienziati, speleologi, rappresentanti dell’UNESCO, autorità, esponenti del corpo diplomatico e ospiti provenienti dalla Slovenia e dall’estero.
Le celebrazioni si svolgono sotto il patrocinio onorario della Presidente della Repubblica di Slovenia Nataša Pirc Musar e con il patrocinio dell’UNESCO. Partecipano inoltre la Commissione nazionale slovena per l’UNESCO, le Grotte di Postumia, il Parco delle Grotte di Škocjan, i comuni di Postumia e Pivka e l’Associazione Speleologica Slovena.

La Slovenia, terra simbolo del Carso mondiale

Il riconoscimento UNESCO rappresenta anche un tributo alla lunga tradizione slovena negli studi carsici e nella speleologia. È proprio dal Carso classico, tra Slovenia e Italia, che deriva il termine internazionale “karst”, oggi utilizzato in tutto il mondo per indicare i paesaggi e i fenomeni prodotti dalla dissoluzione delle rocce solubili.A Postumia ha sede l’Unione Internazionale di Speleologia, mentre nel Paese opera anche una Cattedra UNESCO dedicata alla carsologia. Le Grotte di Škocjan, inoltre, sono inserite dal 1986 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, una delle più importanti testimonianze naturali del carsismo sotterraneo europeo.

La nascita di una giornata internazionale dedicata specificamente alle grotte e al carsismo punta però soprattutto a richiamare l’attenzione sulla loro fragilità e sulla necessità di proteggerli.
Le aree carsiche interessano quasi un quinto delle terre emerse e costituiscono una fondamentale riserva di acqua potabile per oltre un miliardo di persone. Le grotte conservano inoltre ecosistemi unici, testimonianze paleontologiche, archivi climatici e tracce della presenza umana, ma rimangono ambienti ancora poco conosciuti e particolarmente vulnerabili alle trasformazioni e all’inquinamento.

Con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il mondo sotterraneo entra così ufficialmente nel calendario delle ricorrenze UNESCO, offrendo alla comunità speleologica un’importante occasione internazionale per diffondere conoscenza, promuovere la ricerca e sottolineare il valore della tutela delle grotte e dei paesaggi carsici per le generazioni future.

Fonte notizia e foto: Governo della Repubblica di Slovenia – GOV.SI / Slovenian Tourist Board

Anche l’Italia partecipa alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo attraverso la Società Speleologica Italiana ETS, membro nazionale italiano dell’Unione Internazionale di Speleologia. La SSI, insieme al Club Alpino Italiano, ha promosso per settembre e ottobre 2026 una nuova edizione delle Giornate della Speleologia, con il 13 settembre come momento centrale della mobilitazione nazionale.

L'articolo Slovenia, prima celebrazione della Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo proviene da Scintilena.

  •  

Machu Picchu, il LiDAR rivela antichi percorsi Inca: uno potrebbe condurre a una montagna sacra

Condividi

Oltre 2,5 chilometri di percorsi preispanici nascosti dalla fitta vegetazione sono stati individuati nell’area di Machu Picchu grazie alla tecnologia LiDAR. Uno dei tracciati potrebbe avere avuto una funzione rituale ed essere diretto verso la montagna sacra di Yanantin. Una tecnologia ben nota anche agli speleologi, che da anni utilizzano LiDAR e laser scanner per studiare il carsismo e realizzare modelli tridimensionali delle grotte.

Una rete di antichi percorsi nascosta dalla vegetazione è stata individuata nei dintorni di Machu Picchu, in Perù, grazie a rilievi effettuati con tecnologia LiDAR.

Le indagini condotte nell’area della cosiddetta Muralla de Mandor, a est della celebre città inca, hanno permesso di identificare oltre 2,5 chilometri di percorsi preispanici, insieme a possibili piattaforme e terrazzamenti. Tra le evidenze individuate spicca un tracciato principale lungo almeno 1,2 chilometri, con caratteristiche compatibili con tecniche costruttive di epoca inca, tra cui un andamento a zig-zag. (gob.pe)

Il ritrovamento risale alle ricognizioni effettuate nel luglio 2026 ed è stato annunciato ufficialmente il 10 agosto dal Ministero della Cultura del Perù. Le ricerche sono frutto della collaborazione tra la Dirección Desconcentrada de Cultura di Cusco e il Centro de Estudios Andinos dell’Università di Varsavia, con la partecipazione di specialisti di diverse istituzioni. (gob.pe)

Forse un percorso verso una montagna sacra

Le prime interpretazioni dei risultati aggiungono ora un elemento particolarmente affascinante.

In un’intervista pubblicata il 31 agosto dall’agenzia peruviana Andina, Nino Del Solar Velarde, responsabile delle ricerche archeologiche di Machu Picchu della DDC Cusco, ha spiegato che il percorso potrebbe essere collegato a una destinazione di carattere rituale.

L’attenzione degli archeologi si concentra sulla cosiddetta Muralla de Mandor, una struttura che in alcuni settori raggiunge i due o tre metri di altezza e che potrebbe, a prima vista, suggerire una funzione difensiva.

Del Solar invita però alla prudenza: nell’area non esiste al momento un contesto archeologico tale da dimostrare la necessità di una fortificazione. Inoltre, la struttura sembra seguire la conformazione naturale del terreno.

Soprattutto, il suo orientamento conduce verso Yanantin, una montagna che raggiunge circa 4.100 metri di quota e che viene indicata come luogo sacro nella concezione andina.

Da qui nasce l’ipotesi che la “muraglia” possa essere interpretata diversamente: potrebbe trattarsi di un percorso sopraelevato con una funzione rituale, orientato verso la montagna sacra.

È un’ipotesi suggestiva, ma non ancora una conclusione definitiva. Lo stesso Ministero della Cultura peruviano, nell’annuncio iniziale, sottolineava la necessità di ulteriori indagini archeologiche per stabilire cronologia, funzione e rapporti dei tracciati con gli altri elementi del paesaggio di Machu Picchu.

Il LiDAR ha permesso di guardare sotto la vegetazione

Determinante per la scoperta è stata la tecnologia LiDAR, Light Detection and Ranging, un sistema di telerilevamento basato sull’emissione di impulsi laser e sulla misurazione del tempo impiegato dalla luce per ritornare al sensore.

Nel caso di Machu Picchu il rilievo è stato effettuato anche con drone, ottenendo dati ad altissima risoluzione e modelli tridimensionali del territorio.

La caratteristica particolarmente preziosa nelle zone ricoperte da foreste è la possibilità di elaborare i dati separando digitalmente la vegetazione dal terreno sottostante.

Strade, terrazzamenti, muri e altre modificazioni artificiali del suolo possono così diventare leggibili nei modelli digitali anche quando, osservando direttamente il territorio, sono quasi completamente nascosti dagli alberi.

Nell’area di Mandor il LiDAR non ha soltanto consentito di seguire gli antichi percorsi: ha confermato alcuni recinti circolari già conosciuti e ha permesso di individuare nuove strutture e piattaforme sotto la vegetazione.

Una tecnologia già ampiamente utilizzata in speleologia

Il LiDAR è ben conosciuto anche nel mondo della speleologia e della ricerca sul carsismo, dove le tecnologie di scansione laser sono ormai utilizzate per numerose applicazioni.

All’esterno delle grotte, i rilievi LiDAR aerotrasportati o effettuati con drone permettono di ottenere modelli estremamente dettagliati della superficie terrestre. Eliminando digitalmente la vegetazione possono diventare più evidenti doline, depressioni, inghiottitoi, scarpate, fratture e altre forme del paesaggio carsico.

Il LiDAR di superficie, naturalmente, non attraversa la roccia e non permette di vedere direttamente una grotta sotterranea. La lettura dettagliata della morfologia può però fornire informazioni preziose per indirizzare le ricognizioni e individuare aree potenzialmente interessanti per l’esplorazione speleologica.

Ancora più diffuso è l’impiego delle tecnologie LiDAR direttamente all’interno delle cavità.

Laser scanner terrestri e, sempre più spesso, sistemi mobili e portatili consentono di acquisire grandi quantità di punti e costruire modelli tridimensionali dettagliati degli ambienti sotterranei. Le applicazioni comprendono rilievo, studio geomorfologico, analisi delle fratture, documentazione archeologica e monitoraggio della stabilità delle cavità. Recenti ricerche hanno integrato, per esempio, LiDAR portatile, laser scanner terrestre e rilievi da drone per produrre cartografie geomorfologiche tridimensionali ad alta risoluzione di ambienti carsici.

La diffusione della tecnologia è arrivata anche a strumenti molto più piccoli: uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Archaeological Science ha valutato persino l’impiego dei sensori LiDAR incorporati negli smartphone per applicazioni archeologiche e speleologiche, evidenziandone le possibilità nella documentazione tridimensionale delle cavità.

Il modello digitale non sostituisce l’esplorazione

Il caso di Machu Picchu mostra però anche un principio familiare agli speleologi: individuare qualcosa a distanza non equivale ad averlo esplorato e compreso.

I dati raccolti nell’area di Mandor costituiscono una base sulla quale indirizzare le prossime indagini. Le strutture riconosciute digitalmente dovranno essere raggiunte e studiate sul terreno per verificarne caratteristiche, cronologia e funzione.

Secondo quanto dichiarato da Del Solar ad Andina, le prospezioni sul posto sono previste tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. La zona presenta inoltre particolari condizioni ambientali e le attività richiederanno le necessarie autorizzazioni per operare nell’area protetta. (

Soltanto queste verifiche potranno chiarire se il percorso individuato fosse realmente legato a pratiche rituali e quale rapporto avesse con Yanantin e con la più vasta organizzazione territoriale di Machu Picchu.

La fitta foresta nebulare nell’area di Machu Picchu, dove il LiDAR permette di leggere la morfologia del terreno nascosta dalla vegetazione. Foto: Jason Hollinger / Wikimedia Commons – CC BY 2.0

Il LiDAR ha dunque fatto quello che sa fare particolarmente bene: ha reso visibili tracce che il paesaggio aveva nascosto.

Ora comincia la parte più antica del mestiere, comune in fondo ad archeologi e speleologi: andare sul terreno, osservare, esplorare e verificare.

Fonti:

Agencia Peruana de Noticias Andina, 31 agosto 2026 https://andina.pe/agencia/noticia-camino-inca-recientemente-hallado-machu-picchu-era-ruta-a-un-destino-uso-ritual-1089500.aspx

Ministerio de Cultura del Perú – Dirección Desconcentrada de Cultura de Cusco, 10 agosto 2026 https://www.gob.pe/institucion/cultura/noticias/1427676-identifican-mas-de-2-5-kilometros-de-caminos-prehispanicos-en-el-entorno-de-la-muralla-de-mandor-en-machupicchu

L'articolo Machu Picchu, il LiDAR rivela antichi percorsi Inca: uno potrebbe condurre a una montagna sacra proviene da Scintilena.

  •  
❌