Microplastiche nelle sorgenti di Isinuka: primo quadro della contaminazione nelle acque sacre sudafricane
Uno studio preliminare su nove siti, tra Isinuka Springs e il sistema di acque dolci legato alla faglia di Bongwana, rileva microplastiche in ogni campione. La ricerca indica una media di 20,4 particelle per litro e richiama l’attenzione sul monitoraggio di sorgenti molto frequentate dalle comunità locali.
Microplastiche nelle sorgenti Isinuka: i risultati dello studio
Le microplastiche sono state rilevate in tutti i nove siti esaminati nel sistema delle sorgenti di Isinuka e nelle acque dolci associate alla faglia di Bongwana, in Sudafrica.
Il dato emerge dallo studio preliminare intitolato Microplastics contamination in Isinuka springs and CO2-seeping freshwater systems in South Africa: a baseline study, pubblicato sull’African Journal of Aquatic Science.
La concentrazione media indicata è di circa 20,4 microplastiche per litro.
Il polipropilene, o PP, è risultato il polimero identificato più frequentemente.
Il valore più elevato è stato osservato nel sito sacro di Isinuka maggiormente utilizzato dalla popolazione.
Il lavoro definisce una base conoscitiva iniziale. Non descrive solo la presenza di particelle nei punti campionati, ma offre un riferimento per misurazioni future.
Le microplastiche sono frammenti o particelle polimeriche di dimensioni inferiori a 5 millimetri.
Possono derivare dalla degradazione di oggetti plastici più grandi, da fibre sintetiche, imballaggi, prodotti e attività quotidiane.
Sorgenti Isinuka e faglia di Bongwana nel contesto locale
Le sorgenti di Isinuka si trovano nell’Eastern Cape, nell’area di Port St Johns. Da tempo hanno un forte valore sociale e spirituale.
Le fonti storiche sulla qualità dell’acqua descrivono cinque emergenze sorgive su un rilievo, un corso d’acqua collegato e usi locali dell’acqua e dei sedimenti.
Una delle sorgenti è associata a un ambiente di tipo cavernoso, nel quale l’acqua gocciola dalla volta su sedimenti utilizzati dai visitatori.
Questa relazione tra acqua, geologia, pratiche culturali e frequentazione umana rende il nuovo rilevamento delle microplastiche particolarmente rilevante.
Il maggiore carico rilevato nel punto più frequentato non dimostra da solo l’origine delle particelle.
Segnala però una priorità per indagini mirate sulle possibili vie di ingresso e sulle variazioni legate all’uso del sito.
Le acque interessate includono anche sistemi con emissioni di CO2 lungo la faglia di Bongwana. Si tratta di condizioni ambientali che meritano osservazioni specifiche.
La circolazione dell’acqua, i sedimenti, l’afflusso di visitatori e le attività nell’area possono infatti influire sulla distribuzione delle microplastiche.
Lo studio disponibile è presentato come “baseline study”: un’indagine di riferimento, non una valutazione conclusiva di causa-effetto.
Qualità delle acque e microplastiche: un monitoraggio da integrare
Le analisi sulle microplastiche si aggiungono a una storia di ricerche sulle caratteristiche fisico-chimiche di Isinuka.
Un’indagine pubblicata nel 2001 aveva rilevato nelle cinque sorgenti variazioni stagionali e valori elevati di alcuni parametri, tra cui solidi disciolti, torbidità, cloruri e ammonio.
Gli autori indicavano che l’acqua delle sorgenti non era adatta al consumo diretto senza trattamento.
I due filoni di ricerca non vanno sovrapposti. Le misure fisico-chimiche e le microplastiche descrivono aspetti diversi della qualità delle acque.
Considerati insieme, mostrano perché il controllo debba essere multidisciplinare.
Servono campionamenti ripetuti nelle diverse stagioni, protocolli che riducano le contaminazioni durante il prelievo e l’analisi, identificazione dei polimeri e confronto tra sorgenti, tratti fluviali e punti a diversa intensità di frequentazione.
È utile affiancare alle concentrazioni anche informazioni sulla forma e sulle dimensioni delle particelle. Fibre, frammenti, film e granuli possono suggerire percorsi ambientali differenti.
La caratterizzazione delle microplastiche può inoltre aiutare a distinguere fonti locali da apporti trasportati dall’acqua o dall’atmosfera.
Protezione delle acque sacre sudafricane e prossimi passi
La presenza di microplastiche in tutti i siti non permette, da sola, di stimare il rischio sanitario per le persone che utilizzano queste acque.
Non consente neppure di attribuire con certezza la contaminazione a una singola attività.
Indica però che il problema è misurabile e che deve essere seguito nel tempo.
Per le sorgenti di Isinuka, le misure più utili riguardano la riduzione dei rifiuti nelle aree di accesso, la disponibilità di servizi adeguati, la comunicazione con residenti e visitatori e il monitoraggio ambientale continuativo.
Ogni intervento dovrebbe rispettare il significato culturale del luogo e coinvolgere le comunità che dipendono da queste acque.
Per la speleologia e le discipline che studiano le acque sotterranee, il caso sudafricano ricorda la vulnerabilità delle emergenze sorgive.
Una sorgente può restituire in superficie segnali dei processi che interessano il bacino di alimentazione.
Le microplastiche, una volta presenti nel sistema, diventano quindi un indicatore da integrare nelle strategie di tutela delle acque e degli habitat connessi.
Fonti
- Articolo segnalato: Microplastics contamination in Isinuka springs and CO2-seeping freshwater systems in South Africa: a baseline study, African Journal of Aquatic Science, DOI: https://doi.org/10.2989/16085914.2026.2701109
- Scheda dell’articolo su ResearchGate: https://www.researchgate.net/publication/411226995_Microplastics_contamination_in_Isinuka_springs_and_CO_2_-seeping_freshwater_systems_in_South_Africa_a_baseline_study
- Faniran, J.A. et al. (2001), An assessment of the water quality of the Isinuka springs in the Transkei region of the Eastern Cape, Republic of South Africa, Water SA: https://www.wrc.org.za/wp-content/uploads/mdocs/WaterSA_2001_02_1299.pdf
- African Journal of Aquatic Science, presentazione della rivista: https://www.ajol.info/index.php/ajas
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