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    Condividi Dalle politiche ambientali negli Stati Uniti agli effetti sulla salute: un allarme che non possiamo ignorare Fonte: The Dismantling of Environmental Protections — A Grave Threat to America’s Health, New England Journal of Medicine, 25 marzo 2026. C’è un’immagine potente che torna alla memoria: un fiume che prende fuoco. Accadde nel 1969, a Cleveland, quando il Cuyahoga River divenne simbolo del degrado ambientale. Da lì nacque una stagione di consapevolezza, norme e tutela che ha
     

Il pericolo non è solo la guerra: anche l’ambiente è in pericolo

Apríl 19th 2026 at 05:00

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Dalle politiche ambientali negli Stati Uniti agli effetti sulla salute: un allarme che non possiamo ignorare

Fonte: The Dismantling of Environmental Protections — A Grave Threat to America’s Health, New England Journal of Medicine, 25 marzo 2026.

C’è un’immagine potente che torna alla memoria: un fiume che prende fuoco. Accadde nel 1969, a Cleveland, quando il Cuyahoga River divenne simbolo del degrado ambientale. Da lì nacque una stagione di consapevolezza, norme e tutela che ha migliorato concretamente la qualità dell’aria e dell’acqua, salvando — secondo le stime — centinaia di migliaia di vite ogni anno.

“Waterfoul,” 1964 This editorial cartoon by Bill Roberts appeared in the Cleveland Press on July 24, 1964. Source: Cleveland State University, Michael Schwartz Library, Special Collections

Oggi, secondo un recente articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine, quella traiettoria rischia di invertirsi.

Negli Stati Uniti, una serie di decisioni politiche sta progressivamente indebolendo le protezioni ambientali costruite in decenni. Non si tratta di un singolo provvedimento, ma di un insieme coerente di scelte: dall’allentamento degli standard sulle polveri sottili (PM2.5), alla riduzione dei controlli sulle emissioni provenienti da industria, petrolio e gas, fino al ridimensionamento delle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici.

A questo si aggiungono interventi su più fronti: l’indebolimento delle norme su sostanze tossiche come benzene e arsenico, la revisione delle regole sulle emissioni delle centrali a carbone, il rallentamento della transizione verso energie rinnovabili e veicoli a basse emissioni, oltre a modifiche che incidono sulla qualità dell’acqua potabile e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Le conseguenze non sono astratte, ma hanno ricadute sulla salute.

Un aumento delle polveri sottili significa più asma nei bambini, più infarti e ictus negli adulti, più morti premature. L’incremento di inquinanti come ozono, ossidi di azoto e particolato fine è associato a un peggioramento delle malattie respiratorie e cardiovascolari. La riduzione dei controlli su sostanze tossiche come mercurio e arsenico espone le popolazioni più vulnerabili a danni neurologici, tumori e deficit cognitivi, in particolare nei bambini esposti già in fase prenatale.

L’indebolimento delle politiche climatiche accelera inoltre eventi estremi — ondate di calore, incendi, alluvioni — che già oggi causano vittime e sofferenza, con effetti che si estendono ben oltre il breve periodo e coinvolgono intere comunità.

Non meno rilevante è l’impatto sulle fasce più fragili della popolazione: chi vive in prossimità di impianti industriali o centrali energetiche, chi ha minore accesso alle cure, chi lavora in ambienti esposti a rischi ambientali e climatici. L’ambiente, ancora una volta, non è neutrale: amplifica le disuguaglianze esistenti.

C’è poi un altro elemento, meno visibile ma altrettanto critico: l’indebolimento della ricerca scientifica. Il ridimensionamento degli enti pubblici e dei programmi di ricerca ambientale riduce la capacità di monitorare i rischi, produrre evidenze e guidare decisioni informate. È un effetto meno immediato, ma profondo e duraturo, destinato a incidere sulle politiche future e sulla tutela della salute collettiva.

Per chi vive e frequenta la montagna, questi temi non sono lontani. Si traducono in segnali concreti: ghiacciai che arretrano, stagioni che cambiano, ecosistemi più fragili, risorse idriche meno prevedibili. Non sono percezioni, ma trasformazioni in atto. Ed è proprio da questi territori, spesso considerati marginali, che si coglie con maggiore chiarezza quanto il legame tra ambiente e salute sia diretto e non più rimandabile.

Non meno significativo è il divario tra comunicazione politica e evidenza scientifica. Il 22 aprile 2025 — Giornata della Terra — la Casa Bianca ha dichiarato: “Finalmente abbiamo un presidente che segue la scienza”, sostenendo che gli Stati Uniti stiano mantenendo standard capaci di garantire aria e acqua tra le più pulite al mondo.

Gli autori dell’articolo offrono però una lettura opposta: le politiche attuali rischiano di smantellare il lavoro di intere generazioni, portando a un peggioramento della qualità dell’aria e dell’acqua, a temperature in aumento e a condizioni di lavoro più pericolose. Le conseguenze ricadranno soprattutto sulle fasce più vulnerabili della popolazione, ampliando disuguaglianze già esistenti e traducendosi, nel tempo, in un aumento misurabile di malattie e mortalità.

Fonte: The Dismantling of Environmental Protections — A Grave Threat to America’s Health, New England Journal of Medicine, 2026 – https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMp2514370

Una riflessione necessaria

L’attenzione pubblica è inevitabilmente catturata dai conflitti e dalle tensioni geopolitiche, e il tema ambientale rischia di passare in secondo piano.
Eppure, i due piani non sono separati.
L’ambiente è sicurezza, salute, e futuro.
Non si tratta di contrapporre emergenze, ma di riconoscere che alcune minacce sono silenziose, cumulative, meno visibili — e proprio per questo più difficili da affrontare.
Chi frequenta la montagna, dentro e fuori, lo percepisce con immediatezza: ghiacciai che arretrano, stagioni che cambiano, ecosistemi più fragili: il paesaggio si trasforma davvero.
Per questo, la tutela ambientale non può essere considerata un lusso o un tema secondario. È una responsabilità collettiva che riguarda direttamente la qualità della vita, oggi e domani.

Sotto, un’immagine di oggi: il fiume Cuyahoga, simbolo della rinascita ambientale negli Stati Uniti (fonte: National Park Service – public domain): speriamo sia di buon augurio.

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  • Acquifero Carsico Pugliese al Centro di uno Studio Internazionale
    Condividi Due grotte della Puglia come laboratori naturali per capire i meccanismi profondi delle acque sotterranee carsiche Il carsismo pugliese: un acquifero strategico sotto pressione La Puglia è una delle regioni italiane con la maggiore dipendenza dalle acque sotterranee. La struttura geologica della regione è dominata dalla Piattaforma Carbonatica Apula Mesozoica, calcari e dolomie del Cretacico spessi fino a 3.000 metri, che ospitano un acquifero carsico regionale di importanza
     

Acquifero Carsico Pugliese al Centro di uno Studio Internazionale

Apríl 16th 2026 at 09:00

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Due grotte della Puglia come laboratori naturali per capire i meccanismi profondi delle acque sotterranee carsiche


Il carsismo pugliese: un acquifero strategico sotto pressione

La Puglia è una delle regioni italiane con la maggiore dipendenza dalle acque sotterranee. La struttura geologica della regione è dominata dalla Piattaforma Carbonatica Apula Mesozoica, calcari e dolomie del Cretacico spessi fino a 3.000 metri, che ospitano un acquifero carsico regionale di importanza strategica per usi civili, agricoli e industriali. Le acque superficiali sono praticamente assenti: la pioggia si infiltra rapidamente attraverso fratture e inghiottitoi, raggiungendo direttamente la falda profonda senza alcuna filtrazione naturale significativa.[1]

Questo sistema è esposto a due minacce principali. La prima è la contaminazione chimica e microbiologica da superficie: sostanze inquinanti come pesticidi, fertilizzanti e scarichi industriali possono raggiungere la falda in tempi brevissimi, senza barriere naturali efficaci. La seconda è l’intrusione marina, in particolare nelle aree costiere del Salento e delle Murge, dove un prelievo eccessivo dai pozzi provoca l’avanzamento del cuneo salino e la perdita di acqua idonea al consumo.[2][3]


Lo studio: due grotte come finestre sulla falda

Uno studio pubblicato nel 2023 da Isabella Serena Liso, Claudia Cherubini e Mario Parise dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro affronta questi problemi con un approccio diretto e innovativo. Il contributo, intitolato Hydrogeological Characterization and Modeling at Two Test Sites of the Apulian Karst (Southern Italy), è apparso negli atti della conferenza internazionale EuroKarst 2022 di Málaga, nella collana Springer Advances in the Hydrogeology of Karst and Carbonate Reservoirs (pp. 101–106, DOI: 10.1007/978-3-031-16879-6_15).[4]

I ricercatori hanno selezionato due siti-test con una caratteristica comune rara: sono le uniche due grotte pugliesi dove gli speleologi hanno raggiunto fisicamente la tavola d’acqua profonda, trasformandole in laboratori naturali a scala regionale.[1]


I due siti: Grave Rotolo e Vora Bosco

Il primo sito è l’Inghiottitoio di Grave Rotolo (catasto PU 355), nel territorio di Monopoli, sul fondo del polje carsico del Canale di Pirro. La grotta era conosciuta come una cavità di dimensioni ridotte finché, nel maggio 2012, gli speleologi del GASP di Gioia del Colle avviarono la disostruzione dell’imbocco, rivelando un sistema di proporzioni notevoli. Le esplorazioni successive hanno documentato una profondità di -324 m, rendendola la grotta più profonda della Puglia. Il fondo allagato è un lago di 48 m di profondità: là si trova la falda, a circa 260 m sotto la superficie topografica.[5][6][7][1]

Il secondo sito è Vora Bosco (catasto PU 1613), nei pressi di Noha, frazione di Galatina (Lecce), nel cuore del Salento. Si tratta della cavità carsica più profonda del Salento leccese. La struttura si sviluppa verticalmente attraverso i depositi quaternari e le calcareniti fino ai calcari cretacei, dove la falda è raggiunta a circa -60 m dalla superficie. La minore profondità riflette l’architettura idrogeologica del Salento, dove la tavola d’acqua è molto più vicina alla superficie rispetto alle Murge.[8][1] Caratteristica Masseria Rotolo Vora Bosco Ubicazione Monopoli (BA) – Murge Galatina (LE) – Salento Profondità della falda ~260 m ~60 m Profondità esplorata -324 m Livello freatico Contesto geomorfologico Polje del Canale di Pirro Fessura W-E in pianura


La metodologia: monitoraggio diretto e analisi integrate

La caratterizzazione idrogeologica dei due siti si basa su un approccio multidisciplinare. I ricercatori hanno installato nelle grotte sonde multiparametriche direttamente al di sotto della tavola d’acqua, per il monitoraggio in continuo di temperatura, conducibilità elettrica e livello idrico, correlati con i dati pluviometrici delle stazioni vicine.[1]

A questi dati si aggiungono analisi chimico-microbiologiche sulle acque campionate nelle grotte, la raccolta di dati geologici e geomeccanici sulle successioni stratigrafiche, e campionamenti di stigofauna — la fauna acquatica ipogea — utilizzata come indicatore biologico della qualità delle acque sotterranee. La Puglia ospita una delle stigofaune più ricche d’Europa: nel solo territorio di Castro (LE) sono state censite 40 specie, un primato continentale.[9][4]


Il nodo della modellazione: oltre la legge di Darcy

La parte più innovativa dello studio riguarda la modellazione del flusso idrico. I modelli tradizionali trattano l’acquifero carsico come un mezzo poroso omogeneo (approccio EPM, Equivalent Porous Medium), applicando la legge di Darcy, che descrive il flusso laminare. Questo approccio è inadeguato per gli acquiferi carsici, dove coesistono tre regimi distinti: flusso lentissimo nella matrice rocciosa, flusso laminare nelle fratture, e flusso turbolento nei condotti carsici. Nei condotti, i numeri di Reynolds sono elevati e la legge di Darcy non è applicabile.[10][11][1]

Liso, Cherubini e Parise propongono un modello ibrido che unisce le equazioni del flusso laminare in fratture a geometria di piastra piana rugosa con la simulazione del flusso turbolento nei condotti, implementata in ambiente MODFLOW. Questo approccio a doppia permeabilità avvicina la simulazione matematica alla realtà fisica dell’acquifero, con benefici diretti sulla stima corretta dei tempi di transito dei contaminanti e sulla valutazione del rischio idrogeologico.[4]


Ricadute pratiche per la gestione del territorio

Una modellazione più precisa dell’acquifero carsico pugliese non è solo un risultato accademico. Consente alle autorità di definire con maggiore accuratezza le zone di salvaguardia dei pozzi idropotabili, di pianificare le misure di tutela delle aree di ricarica, e di valutare i rischi connessi alla formazione di sinkholes — un fenomeno frequente e pericoloso in Puglia, con episodi documentati sia in aree agricole che urbane. Consente anche di simulare gli effetti del cambiamento climatico sull’acquifero, in termini di riduzione della ricarica e di avanzamento del cuneo salino lungo le coste.[12][13]

L’approccio metodologico è trasferibile ad altri contesti carsici del Mediterraneo, dove gli acquiferi carbonatici costituiscono la principale risorsa idrica per milioni di persone.[1]


EuroKarst 2022: la vetrina internazionale

La conferenza EuroKarst è il principale appuntamento europeo biennale sull’idrogeologia del carso. L’edizione 2022 si è tenuta a Málaga dal 22 al 25 giugno, organizzata dall’Università di Málaga (CEHIUMA) con il supporto dell’Associazione Internazionale degli Idrogeologi (IAH). Gli atti sono pubblicati da Springer nella collana dedicata all’idrogeologia dei sistemi carsici e dei serbatoi carbonatici.[14][15][16]


Fonti e riferimenti

Fonti
[1] Apulian caves as natural hydrogeological laboratories https://rosa.uniroma1.it/rosa02/engineering_geology_environment/article/view/1145
[2] L’evoluzione dell’inquinamento salino delle acque sotterranee della … https://www.academia.edu/1361281/Levoluzione_dellinquinamento_salino_delle_acque_sotterranee_della_Murgia_e_del_Salento
[3] [PDF] BOSSEA MMXIII – Comitato Scientifico Centrale https://csc.cai.it/wp-content/uploads/2017/08/14_FidelibusSpecchio_Acquifero-carsico-costiero-del-Salento.pdf
[4] L’Acquifero Carsico Pugliese sotto la Lente – Scintilena https://www.scintilena.com/lacquifero/03/21/
[5] Grotta Rotolo – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotta_Rotolo
[6] La grotta Rotolo è un abisso «La più profonda di Puglia https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/puglia/455979/la-grotta-rotolo-e-un-abisso-la-piu-profonda-di-puglia-a312-m-altri-grandi-ipogei.html
[7] Gli speleologi del gruppo GASP! esplorano la grotta “Rotolo” https://www.caigioiadelcolle.it/blog/2018/07/15-luglio-2018-gli-speleologi-del-gruppo-gasp-esplorano-la-grotta-rotolo/
[8] Vora Bosco, Noha – GST https://www.gruppospeleotricase.it/vora-bosco-noha/
[9] Biodiversità stigofaunistica record nelle grotte del Salento https://www.scintilena.com/castro-le-biodiversita-stigofaunistica-record-nelle-grotte-del-salento/06/09/
[10] Numerical modeling of flow and transport in the Bari … https://hess.copernicus.org/articles/22/5211/2018/
[11] Review: Groundwater flow and transport modeling of karst … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3640320/
[12] Sinkhole genesis and evolution in Apulia, and their interrelations with the anthropogenic environment https://nhess.copernicus.org/articles/4/747/2004/
[13] Italy, Genoa, September 29th / October 1st https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/1995/05/8-LISO_PARISE-Mario_Hypo2023_p.57-64.pdf
[14] Eurokarst 2022 – IAH https://iah.org/events/eurokarst-2022
[15] Eurokarst 2022 – The European Conference on Karst … https://cehiuma-eventos.adabyron.uma.es/event/1/
[16] Past editions https://www.eurokarst.org/past/
[17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[18] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[19] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Il Massiccio del Matese Sotto la Lente: Nuova Cartografia Idrologica per uno dei Maggiori Acquiferi Carsici d’Italia

Apríl 15th 2026 at 14:00

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Un team di ricercatori ha prodotto la prima mappatura sistematica delle aree endoreiche, delle doline e delle sorgenti del massiccio carsico del Matese, aprendo nuove prospettive per la gestione delle risorse idriche dell’Appennino centro-meridionale


Il Massiccio Carsico del Matese: un Acquifero Strategico

Il massiccio del Matese, al confine tra Campania e Molise, è uno dei sistemi carsici più estesi e idrologicamente rilevanti dell’Italia meridionale.

Con una superficie di circa 540 km² e quote che vanno dai 50 m fino ai 2050 m del Monte Miletto, questo massiccio calcareo alimenta sorgenti che riforniscono d’acqua milioni di persone attraverso l’Acquedotto Campano, che serve l’area di Napoli, e l’Acquedotto del Biferno, che serve il Molise.

La roccia del Matese è prevalentemente calcarea, di età triassico-miocenica, con uno spessore stimato tra i 2500 e i 3000 metri.

Questa sequenza altamente permeabile costituisce l’acquifero carsico principale.

Le precipitazioni medie annue nella zona del Lago Matese si attestano attorno a 1808 mm/anno, con gran parte delle piogge invernali che cadono sotto forma di neve oltre i 1000 m di quota.

Nel 2023, i ricercatori Giovanni Leone, Vincenzo Catani, Marco Pagnozzi, Michele Ginolfi, Giovanni Testa, Lorenzo Esposito e Francesco Fiorillo hanno pubblicato sul Journal of Maps uno studio che per la prima volta traccia una cartografia organica e georeferenziata di tutti i principali elementi idrologici del massiccio: aree endoreiche, doline, ponor, grotte e sorgenti carsiche.


La Metodologia: DEM ad Alta Risoluzione e Analisi GIS

Per realizzare la mappatura, il gruppo di ricerca ha utilizzato Modelli Digitali del Terreno (DEM) ad alta risoluzione: 1 metro e 5 metri di griglia. Attraverso strumenti di analisi GIS, ha identificato e perimetrato le depressioni chiuse che caratterizzano la superficie del massiccio. Per la localizzazione di ponor, grotte e sorgenti, i ricercatori hanno invece attinto alla cartografia esistente e alla letteratura scientifica specializzata.

Il risultato finale è un file vettoriale georeferenziato, disponibile in open access come materiale supplementare all’articolo, che rappresenta in modo integrato tutte le strutture idrologiche. Uno strumento subito spendibile in ambito gestionale e in ambito di ricerca applicata.

La scelta di combinare due risoluzioni differenti ha consentito di bilanciare il dettaglio morfologico con la copertura territoriale complessiva del massiccio.


Aree Endoreiche: il 31% del Massiccio non Drena Verso l’Esterno

Uno dei risultati più significativi dello studio riguarda le aree endoreiche, ovvero quelle zone in cui le acque meteoriche non defluiscono verso corsi d’acqua esterni ma si infiltrano direttamente nel sottosuolo carsico attraverso ponor e doline.

I ricercatori hanno identificato 321 aree endoreiche, che occupano complessivamente il 31% della superficie del massiccio, pari a circa 167 km². La maggior parte di esse, 271 su 321, ha dimensioni inferiori a 0,33 km². Le restanti corrispondono a strutture più ampie, tra le quali spicca il Polje del Lago Matese, la maggiore depressione endoreica del massiccio, con circa 43-45 km² di estensione e un’evoluzione morfologica controllata da faglie normali.

Nelle aree endoreiche, tutta l’acqua che cade non può uscire in superficie: si concentra nelle depressioni e scende nel sottosuolo attraverso gli inghiottitoi presenti sul fondo. I modelli idrologici stimano che circa il 70% delle precipitazioni nette da evapotraspirazione si infiltri ricaricando l’acquifero, contro il 30% che defluisce come ruscellamento superficiale.

Tra le aree endoreiche principali documentate nello studio si trovano anche i bacini del Lago di Letino e del Lago di Gallo Matese, entrambi artificiali, costruiti nella seconda metà del Novecento sbarrando corsi d’acqua che in passato si inabissavano naturalmente in ponor.


489 Doline Mappate: Soluzione e Collasso

Lo studio censisce 489 doline nel massiccio, classificate in due categorie geneticamente distinte.

Le doline di soluzione sono 433, pari a circa l’88% del totale. Si formano per dissoluzione chimica del calcare da parte dell’acqua meteorica e si trovano prevalentemente nelle zone di ricarica del massiccio, ovvero nelle aree sommitali.

Le doline di collasso sono invece 56. Nascono dal cedimento del tetto di cavità sotterranee ed emergono nelle zone di scarico del massiccio, in prossimità delle sorgenti basali. La loro presenza in queste aree è stata messa in relazione con flussi ascendenti di acque sotterranee ricche in CO? e H?S, gas di origine profonda che aumentano la dissoluzione delle rocce dal basso verso l’alto.

Un caso emblematico è la zona di Montepugliano-Telese, sul margine meridionale del massiccio, dove si concentrano 22 sinkholes di collasso in un’area di meno di 1,5 km². La densità anomala è legata all’affioramento di acque ipotermali sulfuree e all’attività della Faglia del Matese Meridionale, che crea percorsi preferenziali per la risalita di fluidi profondi.


Le Sorgenti Carsiche del Matese: Portate tra le Più Alte dell’Appennino

Le sorgenti del Matese sono tra le più importanti dell’Italia meridionale per portata e continuità di deflusso. Si trovano lungo i margini del massiccio, dove le rocce carbonatiche carsificate entrano in contatto con depositi poco permeabili come alluvioni e flysch.

Le principali sono:

  • Torano (Piedimonte Matese, 200 m s.l.m.): portata media 2,0 m³/s, captata dall’Acquedotto Campano per Napoli
  • Maretto (Piedimonte Matese, 170 m s.l.m.): portata media 1,0 m³/s, stesso utilizzo
  • Grassano (Telese Terme, 50-55 m s.l.m.): portata media 4,5 m³/s, uso idropotabile
  • Sorgenti settore nord (Bojano e dintorni): portata complessiva 2,8 m³/s, captate dall’Acquedotto del Biferno

L’analisi di correlazione incrociata effettuata dai ricercatori ha mostrato che la portata delle sorgenti dipende dalle precipitazioni cumulate nei 180-270 giorni precedenti. I coefficienti di Pearson più elevati sono stati calcolati per la sorgente Torano (r = 0,742 a 180 giorni) e Maretto (r = 0,776). Nonostante questa risposta “lenta” a scala stagionale, eventi di pioggia intensa producono aumenti rapidi e improvvisi della portata, tipici dei sistemi carsici a condotti.


Sfruttamento Idroelettrico: Storia e Impatto Idrogeologico

Lo studio dedica ampio spazio alle conseguenze che lo sfruttamento idroelettrico delle aree endoreiche ha avuto sul bilancio idrologico del massiccio nel corso del Novecento.

Il sistema idroelettrico del Matese fu sviluppato dalla Società Meridionale di Elettricità (SME), fondata a Napoli nel 1899. Nel 1923 furono attivati il primo e il secondo salto idroelettrico, sfruttando le acque del Lago Matese attraverso due cascate successive di 480 m e 353 m, per una potenza complessiva di 13.312 HP. La SME fu poi assorbita dall’ENEL nel 1962.

Per incrementare la disponibilità idrica, gli inghiottitoi principali del Lago Matese – Scennerato, Brecce, Caporale e Bufalara – furono cementati negli anni ’20 del Novecento. Studi idrologici del 1920 avevano stimato un deflusso medio annuale di 1006 L/s attraverso questi inghiottitoi, pari a circa il 31% delle precipitazioni sul bacino di 51 km². Con la loro chiusura, quella quota di ricarica concentrata dell’acquifero venne di fatto soppressa.

Negli anni ’60 furono poi costruiti i bacini artificiali dei Laghi di Letino e Gallo Matese, sbarrando rispettivamente il fiume Lete e il fiume Sava. Anche questi interventi hanno modificato la dinamica di ricarica concentrata del sistema carsico.


Acquifero Carsico del Matese, Faglie e Sismicità: una Connessione Sorprendente

Ricerche complementari condotte dallo stesso gruppo di ricerca hanno portato a un risultato di grande rilievo scientifico: i cicli stagionali di ricarica e scarica dell’acquifero del Matese inducono deformazioni misurabili nella crosta terrestre.

Le misurazioni GPS da cinque stazioni distribuite sul massiccio mostrano che il massiccio si dilata orizzontalmente durante le fasi di alta falda, in primavera, e si contrae durante le fasi di bassa falda, in estate e autunno. L’ampiezza massima della deformazione stagionale è di circa 6 × 10??, con correlazioni di Pearson superiori a 0,8 per alcune stazioni. Il segnale idrologico anticipa il segnale geodetico di circa 16 giorni.

Ricerche successive hanno esteso questa analisi alla sismicità: le variazioni di livello piezometrico modulano la frequenza degli eventi sismici in profondità, attraverso la diffusione della pressione dei fluidi nelle fratture. Il Matese si colloca così tra i rari sistemi carsici al mondo in cui l’idrogeologia influenza in modo misurabile sia la deformazione superficiale sia la sismicità profonda.


Una Mappa a Disposizione della Gestione del Territorio

Gli autori presentano esplicitamente il loro lavoro come uno strumento per la gestione delle risorse idriche, la protezione delle acque sotterranee e la tutela ambientale del massiccio. La cartografia georeferenziata è disponibile in open access come supplemento all’articolo.

Le aree endoreiche identificate sono zone di ricarica preferenziale dell’acquifero e presentano una vulnerabilità all’inquinamento molto elevata: nelle depressioni endoreiche, le acque superficiali si infiltrano rapidamente e direttamente nel sistema carsico, con scarsissima capacità di autodepurazione. Qualsiasi sostanza inquinante che raggiunga queste aree può arrivare in tempi brevi alle sorgenti basali.

Lo studio fornisce anche la base territoriale per la valutazione del rischio da sprofondamento nelle aree urbane prossimali alle zone di scarico, in particolare nella fascia Telese-Solopaca.


Fonti e Riferimenti

L'articolo Il Massiccio del Matese Sotto la Lente: Nuova Cartografia Idrologica per uno dei Maggiori Acquiferi Carsici d’Italia proviene da Scintilena.

Modellare la falda nelle grotte pugliesi: uno studio valuta limiti e potenziale della modellistica carsica con dati di breve durata

Apríl 15th 2026 at 13:00

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Quattro ricercatori italiani e tedeschi hanno testato un modello idrologico calibrato su soli otto mesi di dati raccolti nella Grotta Vora Bosco, nel Salento: i risultati mostrano performance accettabili ma un’incertezza predittiva elevata, aprendo riflessioni importanti per la gestione dell’acquifero pugliese


L’acquifero carsico pugliese e la rarità del monitoraggio in grotta

La Puglia è una regione quasi interamente carsica. Non esistono fiumi superficiali significativi. L’acqua piovana si infiltra nei calcari mesozoici attraverso fratture, doline e inghiottitoi, alimentando un acquifero che è l’unica risorsa idrica per milioni di persone.

Su oltre 2000 grotte censite nel Catasto Regionale, soltanto due hanno permesso agli speleologi di raggiungere fisicamente la falda idrica sotterranea: l’Inghiottitoio di Masseria Rotolo, nel Barese, e la Vora Bosco (catasto PU 1613), a Galatina, nel Salento meridionale. Questi due siti rappresentano finestre di osservazione dirette su una risorsa strategica, altrimenti inaccessibile senza perforazioni.

È proprio a Vora Bosco che un gruppo di quattro ricercatori — Tamara Leins, Isabella Serena Liso, Mario Parise e Andreas Hartmann — ha condotto lo studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Environmental Earth Sciences: “Evaluation of the predictions skills and uncertainty of a karst model using short calibration data sets at an Apulian cave (Italy)”.


Un modello a serbatoi per simulare il livello della falda

La ricerca si basa su un approccio di modellistica idrologica concettuale. Il modello adottato appartiene alla famiglia VarKarst, sviluppato da Andreas Hartmann e colleghi all’Università di Friburgo. Si tratta di un modello semi-distribuito a serbatoi che rappresenta l’acquifero carsico attraverso quattro livelli funzionali: il suolo, l’epikarst, la zona non satura e la falda.

Ogni serbatoio riceve, trattiene e rilascia acqua secondo equazioni di bilancio idrico. Il modello riceve in ingresso dati giornalieri di precipitazione ed evapotraspirazione potenziale. Restituisce in uscita la simulazione del livello della falda all’interno della grotta, confrontabile con le misure reali.

Vora Bosco era stata strumentata con una sonda multiparametrica per la misurazione del livello idrico. Il periodo di acquisizione copriva l’intervallo compreso tra novembre 2017 e luglio 2018: poco più di otto mesi di dati continui. Questa brevità è il punto centrale dell’intero studio.


La calibrazione con la Kling-Gupta Efficiency

Per calibrare il modello, i ricercatori hanno utilizzato la Kling-Gupta Efficiency (KGE), una metrica di valutazione che valuta simultaneamente tre aspetti della corrispondenza tra simulazione e osservazione: la correlazione temporale, la variabilità e il bias sistematico. Rispetto al classico indice di Nash-Sutcliffe, la KGE offre una valutazione più equilibrata e risulta oggi il criterio di riferimento più adottato nella modellistica carsica internazionale.

Nella fase di calibrazione, le simulazioni hanno mostrato performance accettabili nel replicare le principali dinamiche del livello di falda osservato a Vora Bosco, comprese le fluttuazioni stagionali legate alla ricarica invernale e alla recessione estiva.


Monte Carlo e quantificazione dell’incertezza

L’aspetto più rilevante dal punto di vista metodologico riguarda la quantificazione dell’incertezza delle previsioni. I ricercatori hanno applicato un approccio Monte Carlo secondo il quadro GLUE (Generalized Likelihood Uncertainty Estimation). Il procedimento genera migliaia di combinazioni parametriche casuali all’interno di intervalli fisicamente plausibili, filtra quelle che superano una soglia minima di KGE e costruisce bande di confidenza intorno alle previsioni del modello.

L’analisi ha evidenziato un problema noto nella modellistica carsica: l’equifinalità. Diverse configurazioni parametriche producono simulazioni altrettanto valide durante la calibrazione, ma divergono significativamente quando il modello viene proiettato su periodi non osservati. L’incertezza predittiva è risultata più elevata rispetto a quanto emerso nella sola fase di calibrazione.

Con soli otto mesi di dati, il filtraggio Monte Carlo non riesce a restringere sufficientemente lo spazio parametrico. I parametri che regolano il flusso rapido nei condotti carsici e la capacità di stoccaggio dell’epikarst risultano i più difficili da identificare in modo univoco.


Cosa insegna questo studio alla modellistica carsica

I risultati del lavoro pongono un interrogativo pratico, rilevante per chiunque si occupi di gestione delle acque sotterranee: quanto tempo di monitoraggio è necessario per ottenere un modello carsico predittivamente affidabile?

Lo studio di Leins et al. non fornisce una risposta definitiva, ma indica alcune direzioni. Anche con dataset brevi è possibile sviluppare modelli con parametri idrologicamente ragionevoli. La performance in calibrazione è soddisfacente. L’incertezza predittiva, però, rimane alta e richiede misure correttive.

La letteratura internazionale — in particolare il Karst Modelling Challenge del 2021, che ha confrontato tredici diversi modelli su un unico dataset svizzero — converge su alcune indicazioni: la KGE è il criterio di valutazione più adeguato, la precisione non migliora necessariamente aggiungendo parametri, e l’integrazione di dati idrogeochimici come conducibilità elettrica, nitrati o solfati può ridurre significativamente l’equifinalità parametrica.


Implicazioni per la Puglia: risorsa idrica e cambiamento climatico

Lo studio assume un significato particolare nel contesto pugliese. Il Salento sta già registrando una progressiva riduzione delle precipitazioni e un aumento delle temperature. La falda carsica è sotto pressione per il prelievo agricolo e turistico. Il rischio di intrusione salina nei calcari costieri è reale e documentato.

Disporre di modelli affidabili per simulare i livelli della falda e le dinamiche di ricarica non è un esercizio accademico. È uno strumento di gestione. La grotta Vora Bosco, e le poche altre che permettono l’accesso diretto alla falda, rappresentano in questo senso osservatori di valore eccezionale.

Il lavoro fa parte di un programma di ricerca continuato. Nel 2025, Tamara Leins ha pubblicato su Science of the Total Environment un nuovo studio che utilizza il framework VarKarst per definire la vulnerabilità degli acquiferi carsici alla contaminazione in condizioni di cambiamento globale, estendendo l’approccio metodologico inaugurato con lo studio pugliese.


Il gruppo di ricerca

Tamara Leins (TU Dresden / Università di Friburgo) è specializzata in modellistica idrologica carsica e quantificazione dell’incertezza. Isabella Serena Liso (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”) si occupa di idrogeologia carsica pugliese. Mario Parise (Università degli Studi di Bari) è tra i maggiori esperti italiani di rischi carsici e geomorfologia del Meridione. Andreas Hartmann (Università di Friburgo) è il principale sviluppatore del modello VarKarst e tra i principali ricercatori europei nell’idrologia carsica.


Fonti

L'articolo Modellare la falda nelle grotte pugliesi: uno studio valuta limiti e potenziale della modellistica carsica con dati di breve durata proviene da Scintilena.

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  • La sorgente “Vërmicë” in Kosovo: un acquifero carsico strategico ancora senza protezione
    Condividi Lo studio del geologo Hazir Çadraku fa il punto su una delle sorgenti più produttive del distretto di Prizren, tra dati idrogeologici inediti e criticità normative irrisolte La sorgente carsica di Vërmicë: dove si trova e come funziona Nel quadrante sud-occidentale della Repubblica del Kosovo, ai piedi del massiccio calcareo di Koritnik, emerge la sorgente “Vërmicë”. Si trova nel territorio del villaggio omonimo, comune di Prizren, a 321 metri di altitudine, alle coordina
     

La sorgente “Vërmicë” in Kosovo: un acquifero carsico strategico ancora senza protezione

Apríl 12th 2026 at 10:00

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Lo studio del geologo Hazir Çadraku fa il punto su una delle sorgenti più produttive del distretto di Prizren, tra dati idrogeologici inediti e criticità normative irrisolte


La sorgente carsica di Vërmicë: dove si trova e come funziona

Nel quadrante sud-occidentale della Repubblica del Kosovo, ai piedi del massiccio calcareo di Koritnik, emerge la sorgente “Vërmicë”. Si trova nel territorio del villaggio omonimo, comune di Prizren, a 321 metri di altitudine, alle coordinate 42° 09? 52? N – 20° 34? 33? E, sulla riva sinistra della valle del Drini i Bardhë (Drin Bianco).

Lo studio del professore Hazir S. Çadraku, docente di Ingegneria Civile all’Università per Business e Tecnologia di Prishtinë (UBT), ne ricostruisce l’origine idrogeologica con precisione. La sorgente è classificata come sorgente frontale carsica: affiora nel punto di contatto tra i calcari triassici del Koritnik, molto permeabili, e i sedimenti impermeabili della pianura di Prizren. L’acqua penetra nei calcari attraverso fratture, fessure, diaclasi e mini-cavità, scende in profondità fino alla zona di saturazione e riemerge in superficie per effetto della gravità.

La struttura del massiccio favorisce l’accumulo delle acque meteoriche. Le precipitazioni annue nell’area superano i 900 mm. Il bacino di ricarica copre 27,63 km² di terreno carsificato.


Portate significative e qualità dell’acqua nella sorgente carsica di Vërmicë

Le misurazioni effettuate il 17 dicembre 2022 hanno restituito dati rilevanti. Il primo stramazzo ha registrato una portata di 18,6 L/s. Il canale di derivazione ha misurato 228 L/s. Una quantità aggiuntiva stimata in oltre 25 L/s si disperde per infiltrazione sotto lo sbarramento in calcestruzzo. Il totale stimato supera i 271 L/s, un valore che pone la sorgente tra le più produttive del distretto.

I parametri fisico-chimici rilevati in campo mostrano un’acqua di buona qualità:

  • Temperatura: 9,4 °C
  • pH: 7,45
  • Conducibilità elettrica: 379 µS/cm

Questi valori sono coerenti con quelli tipici degli acquiferi carsici dinarici. La temperatura relativamente bassa indica un percorso sotterraneo profondo, con buona stabilità termica stagionale. Il pH leggermente alcalino è effetto della dissoluzione dei carbonati durante il transito nei calcari.

Il monitoraggio più approfondito è affidato alla società idrica regionale Hidroregjioni Jugor Sh.A. di Prizren, che gestisce l’approvvigionamento idrico dell’area meridionale del Kosovo.


Il Koritnik: un massiccio carsico al confine tra Kosovo e Albania

Il massiccio di Koritnik è una montagna calcarea che raggiunge i 2.393 metri di quota, al confine tra Albania nord-orientale e Kosovo sud-occidentale. È incluso nel Parco Naturale Korab-Koritnik (55.520 ettari) e fa parte della rete dell’European Green Belt. È riconosciuto come area di importanza floristica internazionale per la presenza di specie endemiche.

Dal punto di vista geologico, la struttura del massiccio abbraccia rocce dal Paleozoico al Quaternario. I calcari e le dolomiti triassiche costituiscono l’acquifero principale da cui la sorgente Vërmicë trae la propria alimentazione. I depositi quaternari caratterizzano invece la pianura di Prizren.

L’intero sistema è percorso da una rete di fessure, condotti e cavità carsiche non ancora oggetto di esplorazione sistematica. La sorgente Vërmicë è, di fatto, la risorgenza di un sistema ipogeo attivo di cui non si conoscono ancora la struttura e l’estensione.


Gli usi dell’acqua della sorgente Vërmicë e il contributo al Drini i Bardhë

L’acqua viene utilizzata per l’approvvigionamento potabile, la cucina, l’irrigazione agricola, l’abbeveraggio del bestiame e la piscicoltura. Dalla sorgente si origina un torrente che confluisce nel Drini i Bardhë, il bacino idrografico più esteso del Kosovo con 4.646 km². Il Drin Bianco confluisce poi nel Drin Nero a Kukës (Albania) e sfocia nell’Adriatico.

La sorgente Vërmicë contribuisce dunque direttamente alla portata di un sistema fluviale transfrontaliero di rilevanza regionale.

Nei pressi della sorgente sono presenti uno sbarramento in calcestruzzo, un canale di derivazione e tre stramazzi di misura. La fonte non è ancora completamente captata. L’accesso avviene tramite la strada regionale Prizren–Zhur–Vërmicë fino al confine albanese, con gli ultimi 200 metri su sterrato percorribili in ogni stagione.


Inquinanti potenziali e assenza della zona di protezione sanitaria

Lo studio identifica tre categorie principali di pressione sulla sorgente carsica di Vërmicë. La prima è la presenza di rifiuti solidi lasciati da visitatori e residenti nell’area immediatamente circostante. La seconda è il pascolo libero di bestiame domestico e il transito di animali selvatici nelle vicinanze dell’emergenza. La terza, e più preoccupante, è la presenza di un’autostrada che attraversa il bacino di ricarica: gli inquinanti veicolari – idrocarburi, metalli pesanti, microplastiche, sali disgelanti – possono infiltrarsi direttamente nelle fratture carsiche e raggiungere la sorgente in poche ore durante gli eventi di pioggia intensa.

Nei sistemi carsici, la velocità di trasferimento degli inquinanti è molto elevata. L’assenza di strati filtrati spessi rende la risorsa idrica esposta a contaminazioni rapide e difficilmente reversibili.

Nonostante ciò, la sorgente Vërmicë non dispone di alcuna zona di protezione igienico-sanitaria. L’Istruzione Amministrativa MESP-No. 15/2017 (Criteri per la Definizione delle Zone Sanitarie Protette delle Fonti d’Acqua) prevede tre fasce di tutela progressiva, già adottate per molte altre fonti gestite dalle società idriche regionali. Per la Vërmicë, l’accesso rimane libero a uomini, bestiame e animali selvatici, senza alcuna restrizione.


Il Kosovo e le sue 7.277 sorgenti: un patrimonio idrico sotto pressione climatica

La sorgente Vërmicë è una delle 7.277 sorgenti censite nel territorio kosovaro. Circa il 32,10% dell’acqua potabile distribuita nel paese proviene da sorgenti. Gli acquiferi carsici coprono il 13,1% del territorio nazionale (1.423,2 km²) e ospitano oltre 210 grotte registrate.

Il contesto climatico impone una riflessione urgente. Le proiezioni scientifiche indicano un aumento delle temperature in Kosovo di 1,11 °C entro il 2060 e di oltre 4 °C entro il 2099, con una potenziale riduzione della disponibilità idrica fino al 70% in alcune aree entro fine secolo. La società idrica di Prizren ha già segnalato cali nei livelli delle sorgenti a causa delle siccità recenti.

A livello globale, il numero stimato di sorgenti sulla Terra è di circa 50 milioni. Il volume Springs of the World: Distribution, Ecology, and Conservation Status (Stevens, 2023), che raccoglie dati da 75 paesi, documenta che le sorgenti sono universalmente riconosciute come ecosistemi minacciati. Gli acquiferi carsici forniscono acqua potabile a circa il 10% della popolazione mondiale.


Le raccomandazioni dello studio sulla sorgente Vërmicë

Lo studio di Çadraku si chiude con indicazioni operative precise. L’autore chiede l’istituzione immediata delle zone di protezione sanitaria ai sensi della normativa vigente. Propone l’avvio di un monitoraggio continuo della portata e della qualità per almeno tre-cinque anni. Indica la necessità di analisi chimiche e microbiologiche complete, inclusi metalli pesanti, pesticidi e idrocarburi. Suggerisce test con traccianti fluorescenti per verificare la connessione idrogeologica con le strutture carsiche sovrastanti, in particolare con il tratto autostradale. Raccomanda uno studio della biodiversità della sorgente e del torrente effluente come strumento di valutazione della qualità ambientale.

Dal punto di vista speleologico, il sistema sotterraneo che alimenta la Vërmicë rimane ancora del tutto inesplorato. I calcari del Koritnik, fortemente carsificati, presentano le condizioni geologiche tipiche dei sistemi ipogei sviluppati. Il Kosovo, con oltre 210 grotte ufficialmente registrate ma una copertura carsica del 13% del territorio nazionale, è considerato un’area con elevato potenziale di scoperta. Lo studio sottolinea come un’indagine speleologica sistematica del bacino di ricarica potrebbe fare luce su un sistema di drenaggio sotterraneo ancora sconosciuto.


Fonti consultate

  1. Çadraku, H.S. (2025). Getting to Know the “Vërmicë” Spring, Republic of Kosovo. Testo originale fornito dagli autori.
  2. Çadraku, H.S. (2022). Monitoring of Water Flow in the Springs of the Golesh Massif, Kosovo. Ecological Engineering & Environmental Technology, 23(5), 109–123. https://www.ecoeet.com/Monitoring-of-Water-Flow-in-the-Springs-of-the-Golesh-Massif-Kosovo,151760,0,2.html
  3. Wikipedia – Vërmica. https://en.wikipedia.org/wiki/V%C3%ABrmica
  4. Wikipedia – Koritnik. https://en.wikipedia.org/wiki/Koritnik
  5. PeakVisor – Parku Natyror Korab-Koritnik. https://peakvisor.com/park/parku-natyror-korab-koritnik.html
  6. European Green Belt – Shar-Bistra-Korab-Koritnik. https://www.europeangreenbelt.org/european-green-belt/pearls-of-the-european-green-belt/shar-bistra-korab-koritnik-mountain-range
  7. Ministry of Environment, Spatial Planning and Infrastructure, Kosovo (2020). State of Water in Kosovo Report 2020. https://www.ammk-rks.net/assets/cms/uploads/files/ANGLISHT_WEB_uji(1).pdf
  8. Rilindja Gjelber (2024). Safety of Drinking Water in Kosovo – Policy Brief No. 3. https://rilindja-gjelber.org/wp-content/uploads/2024/11/PUACW-Policy-brief-3_Safety-of-Drinking-Water-in-Kosovo-ENG-FINAL.pdf
  9. Gazzetta Ufficiale del Kosovo – AI MESP-No. 15/2017. https://gzk.rks-gov.net/ActDetail.aspx?ActID=15796
  10. Nature Scientific Reports – Heavy metals and radon content in spring water of Kosovo. https://www.nature.com/articles/s41598-020-67371-1
  11. Stevens, L.E. (2023). Springs of the World: Distribution, Ecology, and Conservation Status. Spring Stewardship Institute. https://docs.springsdata.org/PDF/GlobalSpringsReduced.pdf
  12. Yale Environment 360 – As World’s Springs Vanish, Ripple Effects Alter Ecosystems. https://e360.yale.edu/features/endangered-water-springs
  13. Zhushi Etemi et al. (2023). Correlation between physical and chemical parameters of water and biotic indices: The case study the White Drin River basin, Kosovo. https://www.jwld.pl/files/Zhushi-Etemi-et-al-671.pdf
  14. Journals PAN – Water resources usage in Kosovo and North Macedonia. https://journals.pan.pl/Content/137554
  15. JWLD – Water resources usage in Kosovo and North Macedonia (2025). https://www.jwld.pl/files/2025-05-JWLD-02.pdf
  16. GWP – Enhancing drought resilience: Action plan for Kosovo. https://www.gwp.org/contentassets/aae9a730991c44d487922a228c870b3f/drought-action-plan-for-kosovo.pdf
  17. Global karst springs hydrograph dataset (PMC). https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7033224/
  18. Peja Tourism – Drini i Bardhë Waterfall. https://pejatourism.org/drini-i-bardhe-waterfall/
  19. The Heritage of Kosovo Speleology – Studime Albanologjike. https://api.studimealbanologjike.edu.al/uploads/materials/1738923557860.pdf
  20. Koha.net – Water pressure issues in Prizren (aprile 2026). https://www.koha.net/en/arberi/pjeset-e-larta-te-prizrenit-perballen-me-presion-te-ulet-ne-furnizimin-me-uje

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  • Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella Piccola Età Glaciale
    Condividi Un deposito di ghiaccio ipogeo nel massiccio del Canin datato per la prima volta con argon-39: lo studio internazionale del Progetto C3 ridefinisce i metodi di ricerca sulla criosfera sotterranea La scoperta nel cuore del Canin Un deposito di ghiaccio sotterraneo nel massiccio del Canin, nelle Alpi Giulie, porta la firma climatica della Piccola Età Glaciale. Lo ha stabilito uno studio internazionale pubblicato nel 2026 sul Journal of Glaciology (Cambridge University Press
     

Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella Piccola Età Glaciale

Apríl 10th 2026 at 07:00

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Un deposito di ghiaccio ipogeo nel massiccio del Canin datato per la prima volta con argon-39: lo studio internazionale del Progetto C3 ridefinisce i metodi di ricerca sulla criosfera sotterranea


La scoperta nel cuore del Canin

Un deposito di ghiaccio sotterraneo nel massiccio del Canin, nelle Alpi Giulie, porta la firma climatica della Piccola Età Glaciale. Lo ha stabilito uno studio internazionale pubblicato nel 2026 sul Journal of Glaciology (Cambridge University Press), condotto nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate.[1][2]

Il sito al centro della ricerca è la Caverna del Ghiaccio del Monte Leupa, catalogata nel catasto regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 3595. La grotta si apre a 2270 m s.l.m. sul versante est della parete settentrionale del Monte Leupa, nel comune di Chiusaforte (UD), con un portale largo 13 metri visibile da lontano. Il deposito di ghiaccio ipogeo, noto agli speleologi della Commissione Grotte Eugenio Boegan (CGEB) fin dal 1979, aveva un volume stimato di circa 300 m³ con spessore medio di 3 metri.[3][4]

L’articolo scientifico è disponibile in accesso libero al seguente link: https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125[5]


La datazione con argon-39: prima mondiale sul ghiaccio di grotta

La novità principale dello studio risiede nell’applicazione di una tecnica di datazione basata sull’isotopo radioattivo argon-39 (³?Ar). Si tratta della prima applicazione mondiale di questo metodo a un ghiaccio di grotta.[6][5]

L’argon-39 è prodotto nell’alta atmosfera dal bombardamento dei raggi cosmici sull’argon-40. Viene incorporato nelle precipitazioni nevose e si conserva nelle bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio. Con un’emivita di circa 269 anni, copre una finestra temporale tra 50 e 1000 anni: una fascia che né il carbonio-14 né altri radioisotopi coprono in modo altrettanto efficace.[6]

La misurazione è resa possibile dalla tecnica ATTA (Atom Trap Trace Analysis), sviluppata presso l’Università di Heidelberg (Germania). Sfrutta trappole laser di ottica quantistica per isolare e contare singoli atomi di ³?Ar, presenti nell’atmosfera in proporzione di circa uno ogni 10¹? atomi di argon totale.[7][5]


Un approccio multiproxy per una cronologia solida

I risultati dell’argon-39 sono stati confrontati con tre altri indicatori indipendenti per rafforzare la cronologia del deposito:

  • Analisi dei pollini intrappolati nel ghiaccio, a cura dell’Università di Innsbruck
  • Datazione U-Th (Uranio-Torio) della calcite criogenica presente nel deposito
  • Datazione radiocarbonica (¹?C) della frazione organica insolubile del ghiaccio[2]

Questo approccio multiproxy ha permesso di stabilire con buona precisione l’età del deposito. Le datazioni con argon-39 indicano una formazione avvenuta tra il 1840 e il 1893 circa, a conferma della formazione nella fase finale della Piccola Età Glaciale.[4]


Il paradosso del permafrost: il freddo estremo che impediva la formazione del ghiaccio

I risultati obbligano a una riflessione non intuitiva sul ruolo delle condizioni climatiche passate. Durante le fasi più fredde della Piccola Età Glaciale — il periodo climatico freddo inquadrato tra il 1260/1310 e il 1850 circa, con massima espansione dei ghiacciai alpini proprio intorno al 1850 — la roccia carbonatica del massiccio del Canin era probabilmente perennemente congelata in profondità.[8][9]

Il permafrost sigillava le fratture della roccia, bloccando lo stillicidio verso il basso. Nessuna acqua poteva perolare, nessun ghiaccio poteva formarsi nella grotta. Solo con l’avvio del parziale scongelamento del permafrost, alla fine della Piccola Età Glaciale, l’acqua ha ricominciato a circolare nelle fratture. Scorrendo in un ambiente ancora sufficientemente freddo, si è poi solidificata, dando origine al deposito.[2][4]

In sintesi: il freddo estremo della Piccola Età Glaciale ha paradossalmente impedito la formazione del ghiaccio di grotta. Solo la sua attenuazione ha aperto la finestra climatica adatta.


La scoperta sul radiocarbonio: un limite metodologico da non ignorare

Lo studio porta anche un contributo critico alla metodologia della datazione nelle grotte carsiche. Il metodo del radiocarbonio (¹?C) ha restituito per il ghiaccio del Leupa un’età nell’ordine dei millenni, in netto contrasto con tutti gli altri indicatori.

La spiegazione è che il ¹?C ha datato non il ghiaccio, ma la materia organica del suolo esterno, molto più antica, entrata nella grotta attraverso lo stillicidio e rimasta intrappolata nel ghiaccio. Nei sistemi carsici il carbonio organico trasportato può essere decine o centinaia di volte più antico del ghiaccio che lo contiene.[4]

Il messaggio ai ricercatori è chiaro: il radiocarbonio, in questi contesti, va usato con estrema cautela e non come indicatore primario dell’età del ghiaccio.


Il Progetto C3 e i suoi dieci anni di ricerca sul Canin

La ricerca è stata realizzata nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate, avviato nel dicembre 2016 con un accordo tra l’ISP-CNR e la Commissione Grotte Eugenio Boegan della Società Alpina delle Giulie (SAG), sezione triestina del CAI.[10]

La CGEB è uno dei gruppi speleologici italiani più antichi, fondata nel 1883 come Comitato alle Grotte della Società degli Alpinisti Triestini. Nei dieci anni del progetto ha messo a disposizione della ricerca le sue competenze esplorative, la logistica in grotta e la conoscenza accumulata in oltre 140 anni di attività sul Canin.[11]

Il progetto ha coinvolto istituti di ricerca in quattro paesi: Heidelberg University, Paul Scherrer Institute, University of Innsbruck, Swiss Institute for Speleology and Karst Studies (SISKA), Oeschger Centre for Climate Change Research (Università di Berna), CNR-ISP, Geosphere Austria. I finanziamenti sono stati garantiti da SAG-CGEB/CAI Trieste, CNR, Austrian Science Foundation, German Science Foundation (DFG) e Società Meteorologica Alpino-Adriatica.[2]

Tra i risultati precedenti del Progetto C3 spicca, nel 2017, la prima scoperta mondiale di calcite criogenica grossolana ancora in-situ all’interno del ghiaccio di grotta del Canin: un ritrovamento che ha poi fornito uno dei proxy chiave per le datazioni U-Th dello studio 2026.[12]


La guida lo studio: il team di ricerca

Lo studio è guidato da Renato R. Colucci, Primo Ricercatore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e docente di glaciologia all’Università di Trieste dal 2015. Il gruppo di ricerca comprende 16 autori internazionali, tra cui:[13]

  • Werner Aeschbach, professore all’Institute of Environmental Physics dell’Università di Heidelberg, responsabile della tecnica ATTA per l’³?Ar[2]
  • Marc Luetscher, direttore del Swiss Institute for Speleology and Karst Studies (SISKA)[2]

“L’area del Canin, riserva MAB Unesco del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, e le Alpi Giulie in genere, si confermano un prezioso laboratorio ambientale per lo studio degli effetti delle variazioni climatiche antiche e recenti sulla criosfera.” — Renato R. Colucci[2]

“Per la prima volta al mondo abbiamo potuto testare il nostro metodo innovativo di datazione con argon-39 su un deposito di ghiaccio sotterraneo. I risultati ottenuti sono estremamente promettenti per lo studio di molti altri archivi di ghiaccio naturali.” — Werner Aeschbach[2]

“Testare questa metodologia di datazione innovativa con altri metodi consolidati è stata la vera forza di questo lavoro scientifico.” — Marc Luetscher[2]


Un archivio che scompare mentre viene descritto

Il ghiaccio del Leupa è già quasi scomparso. Tra il 2012 e il 2020, il deposito ha perso oltre 180 m³ di ghiaccio — più della metà del volume originario. Il punto di svolta risale al 2014: per la prima volta nella serie di monitoraggio avviata nel 2011, la temperatura della roccia è rimasta sopra lo zero per diversi mesi estivi, eliminando l’effetto di frigorifero naturale della cavità. Le fotografie e i rilievi del 2018 e del 2024 mostrano una grotta ormai quasi priva di ghiaccio.[4]

La perdita non è solo morfologica. Ogni deposito di ghiaccio ipogeo conserva bolle d’aria con la composizione atmosferica del passato, pollini, calcite criogenica e informazioni sul regime del permafrost: archivi paleoambientali che, una volta fusi, scompaiono per sempre.[14][2]

La fusione del ghiaccio sotterraneo ha anche implicazioni per la gestione delle risorse idriche. I depositi ipogei funzionano da serbatoi che rilasciano acqua in modo graduale. Con la loro perdita, il regime idrico dei sistemi carsici diventa più dipendente dagli eventi di precipitazione a breve termine, con possibili effetti sulla disponibilità stagionale di acqua sotterranea.[4][2]

Il massiccio del Canin, Riserva della Biosfera MAB UNESCO delle Alpi Giulie Italiane (istituita nel 2019 e diventata riserva transfrontaliera con la Slovenia nel luglio 2024), si conferma uno dei laboratori naturali più preziosi d’Europa per lo studio della criosfera alpina in rapida trasformazione.[15][16]


Riferimento scientifico:
Colucci R.R., Bohleber P., Aeschbach W., Luetscher M., Schwikowski M., Moseley E.G., Wachs D., Jenk T., Eichler A., Securo A., Edwards L., Manzan S., Hoffmann D.L., Oberthaler M.K., Festi D. (2026) ³?Ar dating of cave ice combined with pollen, cryogenic calcite, and radiocarbon analyses reveals late Little Ice Age origin (Leupa Cave, SE Alps). Journal of Glaciology – Cambridge University Press: https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125[5]


Fonti consultate

  1. Società Alpina delle Giulie – caisag.ts.it – comunicato stampa ufficiale del Progetto C3:
    https://caisag.ts.it/progetto-c3-risultati-ricerca-su-piccola-eta-glaciale-2026/
  2. Scintilena.com – notizia originale sul ghiaccio del Leupa:
    https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-della-grotta-del-leupa-rivela-le-sue-origini-i-depositi-ipogei-del-massiccio-del-canin-da
  3. Commissione Grotte Eugenio Boegan – boegan.it – Progetto C3 (2016–2020):
    https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/
  4. Commissione Grotte Eugenio Boegan – boegan.it – Primi risultati C3 sul Canin (2017):
    https://www.boegan.it/2017/10/il-progetto-c3-caves-cryosphere-and-climate-da-i-primi-risultati-sul-canin/
  5. Planetmountain.com – notizia con dettagli tecnici:
    https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/canin-ghiaccio-nascosto-alpi-giulie-racconta-fine-piccola-eta-glaciale.html
  6. Il Nordest – ilnordest.it – approfondimento giornalistico:
    https://www.ilnordest.it/ambiente/monte-canin-archivio-climatico-era-glaciale-hb6lfhjx
  7. Journal of Glaciology (Cambridge University Press) – articolo scientifico:
    https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125
  8. Catasto Speleologico Regionale FVG – scheda caverna del Leupa:
    https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3595-Caverna_del_Ghiaccio_del_Monte_Leupa
  9. CNR – Istituto di Scienze Polari – profilo Renato R. Colucci:
    https://www.isp.cnr.it/index.php/it/infrastrutture/osservatori/item/401-colucci-renato-r
  10. Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie – Riserva MAB UNESCO:
    https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/iniziative-e-progetti/riserva-mab-unesco-alpi-giulie-italiane
  11. Riserva di Biosfera Alpi Giulie – biosferaalpigiulie.it:
    https://biosferaalpigiulie.it
  12. Università di Heidelberg – heiDOK – tesi ATTA e datazione ghiaccio:
    https://archiv.ub.uni-heidelberg.de/volltextserver/36648/
  13. Wikipedia – Piccola era glaciale:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale
  14. Wikipedia – Commissione Grotte Eugenio Boegan:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan

Fonti
[1] IL GHIACCIO NASCOSTO DELLE ALPI GIULIE RACCONTA LA … https://caisag.ts.it/progetto-c3-risultati-ricerca-su-piccola-eta-glaciale-2026/
[2] Nel gruppo del Canin il ghiaccio nascosto delle Alpi Giulie racconta … https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/canin-ghiaccio-nascosto-alpi-giulie-racconta-fine-piccola-eta-glaciale.html
[3] Scheda catastale – Caverna del Ghiaccio del Monte Leupa https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3595-Caverna_del_Ghiaccio_del_Monte_Leupa
[4] Nel monte Canin un “archivio climatico” che racconta la Piccola Era … https://www.ilnordest.it/ambiente/monte-canin-archivio-climatico-era-glaciale-hb6lfhjx
[5] 39Ar dating of cave ice combined with pollen, cryogenic calcite and … https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/view/719F99825A6E31CE6155771FC77D4FA4/S0022143026101257a.pdf/39ar-dating-of-cave-ice-combined-with-pollen-cryogenic-calcite-and-radiocarbon-analyses-reveals-late-little-ice-age-origin-leupa-ice-cave-julian-alps.pdf
[6] Il ghiaccio della Grotta del Leupa rivela le sue origini – Scintilena https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-della-grotta-del-leupa-rivela-le-sue-origini-i-depositi-ipogei-del-massiccio-del-canin-datati-alla-fine-della-piccola-era-glaciale/03/18/
[7] Method Development and Application to Glacier Ice Dating – heiDOK https://archiv.ub.uni-heidelberg.de/volltextserver/36648/
[8] Cos’è la “Piccola Era Glaciale” che avvenne tra i secoli XIV-XIX … https://www.geopop.it/cose-la-piccola-era-glaciale-che-avvenne-tra-i-secoli-xiv-xix-soprattutto-in-europa/
[9] Piccola era glaciale https://www.wikidata.it-it.nina.az/Piccola_era_glaciale.html
[10] “C3 – CAVE’S CRYOSPHERE AND CLIMATE” 2016 – 2020 https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/
[11] Commissione Grotte Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan
[12] Il progetto C3 (Cave’s Cryosphere and Climate) dà i primi risultati sul … https://www.boegan.it/2017/10/il-progetto-c3-caves-cryosphere-and-climate-da-i-primi-risultati-sul-canin/
[13] Colucci Renato R. – CNR-ISP https://www.isp.cnr.it/index.php/it/infrastrutture/osservatori/item/401-colucci-renato-r
[14] Gli Speleotemi Rivelano i Segreti del Clima Passato – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/06/11/
[15] Riserva MAB Unesco Alpi Giulie Italiane https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/iniziative-e-progetti/riserva-mab-unesco-alpi-giulie-italiane
[16] Riserva di Biosfera delle Alpi Giulie | https://biosferaalpigiulie.it
[17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[18] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[19] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Microplastiche e microfibre negli acquiferi confinati: uno studio italiano sfida le certezze sull’acqua sotterranea

Apríl 9th 2026 at 11:00

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Le acque profonde non sono al sicuro: ricercatori del Politecnico e dell’Università di Torino trovano microplastiche in tutti e 25 gli acquiferi confinati analizzati nel Nord-Ovest Italia


Acquiferi confinati e microplastiche: un binomio inedito nella ricerca scientifica

Un nuovo studio pubblicato il 2 aprile 2026 sulla rivista internazionale Environmental Research (Elsevier) riaccende il dibattito sulla qualità delle acque sotterranee.

La ricerca, firmata da Valentina Balestra, Matteo Valle, Rossana Bellopede e Adriano Fiorucci del DIATI (Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture) del Politecnico di Torino e del DISAFA dell’Università di Torino, documenta per la prima volta in modo sistematico la presenza di microplastiche (MP) e microfibre (MF) in acquiferi confinati italiani.[1]

Gli acquiferi confinati sono falde idriche racchiuse tra due strati impermeabili, lontane dal contatto diretto con la superficie. Fino a oggi, la letteratura scientifica internazionale le considerava le meno esposte alla contaminazione da microplastiche. Questo studio ribalta quella convinzione.[2]

Il lavoro è parte del dottorato di ricerca di Valentina Balestra ed è disponibile in open access con licenza Creative Commons.[1]


25 acquiferi analizzati, 25 acquiferi contaminati da microparticelle antropogeniche

Il campionamento ha riguardato 25 acquiferi confinati del Nord-Ovest Italia, un’area idrogeologicamente complessa, con sistemi multistrato caratteristici della Pianura Padana piemontese. I risultati sono netti: le microparticelle antropogeniche (AMP) sono state rilevate in tutti i punti di campionamento, senza eccezione alcuna.[1]

La concentrazione media misurata è pari a 90,0 ± 64,3 items per litro, con un range che va da 5,6 a 251,4 items/L. Non si tratta di valori trascurabili, soprattutto considerando che molti di questi acquiferi sono usati per il consumo umano e per l’irrigazione agricola.[1]

Le microplastiche vere e proprie — ossia i polimeri sintetici — sono state trovate in 13 acquiferi su 25, con concentrazioni comprese tra 0 e 6,3 MP/L e una media di 1,9 ± 2 items/L. I polimeri predominanti sono composti vinilici (tra cui derivati del PVC), copolimeri e poliesteri, con piccole quantità di altri sintetici.[1]


Solo il 2,1% è sintetico: le microfibre cellulosiche dominano il quadro

Il dato più rilevante dal punto di vista scientifico riguarda la composizione delle microparticelle rilevate. Solo il 2,1% delle AMP risulta di natura sintetica. La componente dominante è fibrosa e cellulosica: fibre da cotone trattato, cellulosa modificata, rayon e materiali analoghi che, pur non essendo plastiche in senso stretto, sono di origine antropica e rappresentano potenziali vettori di contaminazione.[3][1]

Le fibre costituiscono il 95,2% di tutte le AMP, contro il 4,6% dei frammenti. Il rapporto si inverte quando si considerano le sole microplastiche sintetiche: in quel caso, i frammenti raggiungono il 72% del totale.[1]

Le microfibre risultano tipicamente di piccole dimensioni e di colore chiaro o trasparente. La loro origine è probabilmente legata alle attività agricole circostanti: uso di tessuti per coperture, teli, sacchi e rifiuti cellulosici che si degradano nel suolo e si infiltrano nelle falde nel tempo.[1]


Come le microplastiche raggiungono le acque profonde degli acquiferi confinati

Il confinamento stratigrafico non garantisce un isolamento assoluto. Gli autori individuano diverse vie di accesso delle microplastiche negli acquiferi profondi.[1]

Le attività agricole rappresentano la fonte primaria sospettata. L’uso di teli pacciamanti in plastica, sistemi di irrigazione in polietilene, fanghi di depurazione come ammendanti e la dispersione di microfibre tessili crea nel suolo un serbatoio di particelle che, attraverso eventi di pioggia intensa e percorsi preferenziali nel sottosuolo, possono migrare verso le falde profonde.[4][5]

I pozzi di captazione idrica possono creare connessioni idrauliche tra falde superficiali e acquiferi più profondi, cortocircuitando la naturale separazione stratigrafica. Le operazioni di perforazione, manutenzione e pompaggio possono facilitare questo trasferimento.[6]

Anche le modifiche antropiche della stratigrafia — scavi, costruzioni, riempimenti — possono compromettere la continuità degli strati impermeabili che garantiscono il confinamento. Dove l’aquitard è discontinuo o danneggiato, l’isolamento viene meno.[1]

Infine, i meccanismi di trasporto coloidale e di flusso preferenziale permettono a particelle anche molto piccole di muoversi attraverso matrici porose compatte lungo fratture e discontinuità geologiche naturali.[7][8]


La dimensione conta: i micropollutanti più piccoli sono i più abbondanti

Un aspetto tecnico di notevole importanza riguarda la distribuzione dimensionale delle particelle. Le particelle di grandi dimensioni (tra 1 e 5 mm) rappresentano solo il 17,3% del totale. Al diminuire della dimensione considerata, la concentrazione aumenta.[1]

Questo trend ha due implicazioni dirette. La prima è che le particelle più piccole, potenzialmente più pericolose perché capaci di attraversare le barriere biologiche, sono anche le più numerose negli acquiferi. La seconda è che i dati attuali sottostimano sistematicamente la contaminazione reale: le metodologie di campionamento hanno limiti di rilevazione che escludono le frazioni nanometriche, le meno visibili e le più difficili da caratterizzare.[9][10]


Il legame con la speleologia e gli acquiferi carsici

Per il mondo della speleologia, lo studio assume una rilevanza particolare. Gli acquiferi carsici — più direttamente connessi alla superficie attraverso condotti, grotte e fratture — erano già noti come i più esposti alla contaminazione da microplastiche tra tutti i tipi di acquifero. Studi condotti in Cina hanno documentato concentrazioni tra 2,33 e 9,50 MP/L nelle acque sotterranee carsiche, con picchi durante eventi di piena che portano le concentrazioni fino a 81,3 items/L.[11][2][3]

La scoperta che anche gli acquiferi confinati — ben più isolati — non sono immuni alla contaminazione da microplastiche rafforza l’urgenza di un monitoraggio capillare di tutte le tipologie di falda. Gli speleologi, grazie alla capacità di accedere a sistemi idrici sotterranei altrimenti inaccessibili, possono svolgere un ruolo attivo nel campionamento e nella sorveglianza ambientale. Le grotte rappresentano ambienti sentinella per la qualità delle acque sotterranee e, in questo contesto, per la rilevazione precoce di microinquinanti emergenti.[12]


Normativa europea in aggiornamento: il quadro regolatorio sulle microplastiche nell’acqua

Sul fronte normativo, l’Unione Europea si sta muovendo. La Direttiva Acque Potabili 2020/2184 ha introdotto per la prima volta l’obbligo di monitoraggio delle microplastiche nelle acque destinate al consumo umano. La Decisione Delegata (UE) 2024/1441 definisce la metodologia analitica ufficiale per la misurazione delle MP nelle acque potabili, con applicazione pratica basata su tecniche come la Py-GC-MS per la quantificazione dei principali polimeri (PET, PE, PVC, PP, PS, PC).[13][14]

Non esistono, ad oggi, limiti massimi consentiti per le microplastiche nell’acqua potabile. La mancanza di dati tossicologici sufficientemente consolidati e l’assenza di protocolli standardizzati a livello internazionale rendono ancora difficile la definizione di soglie operative. L’applicazione sistematica del monitoraggio agli acquiferi profondi — confinati o carsici — è ancora lontana dalla piena implementazione.[15]


Salute umana e acqua di falda: un nesso da non ignorare

Le acque sotterranee sono spesso utilizzate per il consumo umano diretto, con trattamenti di potabilizzazione limitati. La presenza di microplastiche nelle falde implica un’esposizione cronica. Studi recenti hanno rilevato microplastiche in campioni di sangue, urina, placenta, latte materno, polmoni e tessuti epatici umani. Gli effetti biologici documentati includono infiammazione cronica, stress ossidativo, interferenza con il sistema endocrino e genotossicità.[16][17][18]

Le microplastiche agiscono anche come vettori di altri contaminanti, come metalli pesanti e composti chimici disturbatori del sistema ormonale (ftalati, bisfenoli), amplificando la tossicità totale rispetto alla sola presenza fisica delle particelle.[19][20]

Un adulto può ingerire fino a 458.000 microplastiche all’anno solo attraverso l’acqua del rubinetto, secondo alcune stime. La variabilità tra i diversi studi è elevata, ma il dato è indicativo dell’entità dell’esposizione potenziale.[21]


Un monitoraggio sistematico degli acquiferi profondi è imprescindibile

Le conclusioni degli autori sono chiare. Data la vulnerabilità delle risorse idriche sotterranee alla contaminazione antropica, alle pressioni legate ai cambiamenti climatici e all’importanza ecologica e sanitaria delle falde acquifere, è necessario implementare strategie di protezione dell’ambiente subsuperficiale e di gestione sostenibile delle risorse idriche.[1]

Lo studio apre la strada a ulteriori indagini sugli acquiferi confinati italiani ed europei. La metodologia applicata — che include la distinzione tra microplastiche sintetiche, microfibre cellulosiche e microparticelle di altro tipo — può rappresentare un riferimento per future campagne di monitoraggio standardizzate. La ricerca non si limita a certificare un problema: indica anche la direzione da seguire per affrontarlo.[1]


Fonti e link originali

Altre Fonti
[1] Microplastic and microfibre pollution in confined aquifers: insights from Italy https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0013935126007474
[2] A review of the influence mechanisms of climate-induced events on groundwater microplastic contamination: A focus on aquifer vulnerabilities and mitigation strategies https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11635876/
[3] Floods enhance the abundance and diversity of anthropogenic microparticles (including microplastics and treated cellulose) transported through karst systems. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0043135423006401
[4] Research advances on microplastics contamination in terrestrial geoenvironment: A review. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0048969724034065
[5] Microplastics in Sludges and Soils: A Comprehensive Review on Distribution, Characteristics, and Effects https://www.mdpi.com/2305-7084/8/5/86
[6] Microplastic contamination in groundwater of rural area, eastern part of Korea. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S004896972303629X
[7] Microplastics in Groundwater: Pathways, Occurrence, and Monitoring Challenges https://www.mdpi.com/2073-4441/16/9/1228
[8] Microplastics in Groundwater: Pathways, Occurrence, and Monitoring Challenges https://www.mdpi.com/2073-4441/16/9/1228/pdf?version=1714040914
[9] Exploring Innovative Approaches for the Analysis of Micro- and Nanoplastics: Breakthroughs in (Bio)Sensing Techniques https://www.mdpi.com/2079-6374/15/1/44
[10] Interlaboratory Comparison Reveals State of the Art in Microplastic Detection and Quantification Methods https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12044667/
[11] Preliminary Study on the Distribution, Source, and Ecological Risk of Typical Microplastics in Karst Groundwater in Guizhou Province, China https://www.mdpi.com/1660-4601/19/22/14751
[12] Adherence of polystyrene microspheres on cave sediment: implications for organic contaminants and microplastics in karst systems. https://pubs.geoscienceworld.org/eeg/article/29/3/157/630552/Adherence-of-Polystyrene-Microspheres-on-Cave
[13] Sampling and Identification of Microplastics in Groundwater. https://app.jove.com/t/68652/sampling-and-identification-of-microplastics-in-groundwater
[14] Implementation plan to monitor microplastics in surface and drinking water using Py-GC-MS according to Decision (EU) 2024/1441. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0269749125005470
[15] Development of “Threshold Microplastics Concentration” Concept and Framework in Drinking Water https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11504262/
[16] Are microplastics in food a risk factor for obesity: Current evidence, mechanistic pathways and emerging health risks associated with human exposure https://www.crosschannel.uk/analysis/microplastics-and-obesity
[17] Effects of Microplastic Exposure on Human Digestive, Reproductive, and Respiratory Health: A Rapid Systematic Review https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11697325/
[18] Health Implications of Widespread Micro- and Nanoplastic Exposure: Environmental Prevalence, Mechanisms, and Biological Impact on Humans https://www.mdpi.com/2305-6304/12/10/730
[19] Microplastic sources, formation, toxicity and remediation: a review https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10072287/
[20] A Detailed Review Study on Potential Effects of Microplastics and Additives of Concern on Human Health https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7068600/
[21] Microplastic contamination of drinking water: A systematic review https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7394398/
[22] Microplastic Contamination in Karst Groundwater Systems https://ngwa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/gwat.12862

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  • Sorgenti acque sotterranee: il punto d’incontro tra mondo ipogeo e rete idrografica
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Sorgenti acque sotterranee: il punto d’incontro tra mondo ipogeo e rete idrografica

Apríl 8th 2026 at 06:00

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Sorgenti acque sotterranee: snodi chiave tra falde e corsi d’acqua

Le sorgenti sono luoghi in cui l’acqua che ha circolato nel sottosuolo riemerge in superficie, chiudendo idealmente il percorso iniziato con l’infiltrazione delle piogge.

Le sorgenti acque sotterranee costituiscono quindi il collegamento fisico e funzionale tra falde e corsi d’acqua, con un ruolo centrale nel ciclo idrologico e nella gestione delle risorse idriche.


Definizione idrologica di sorgente e ruolo delle falde

In idrologia, una sorgente è un’area più o meno estesa della superficie terrestre da cui fuoriesce naturalmente una portata apprezzabile di acqua sotterranea.

Le sorgenti acque sotterranee rappresentano la via di scarico delle falde, cioè la fase in cui l’acqua lascia il sistema ipogeo e diventa deflusso superficiale.

L’emergenza può concentrarsi in una polla puntuale o distribuirsi lungo un fronte sorgentizio, ad esempio ai piedi di un versante. In ogni caso sono presenti tre elementi fondamentali: una falda alimentata dalle precipitazioni infiltrate, un percorso di deflusso nel sottosuolo e una struttura geologica che costringe l’acqua a riemergere.

La sorgente indica quindi un punto in cui la superficie freatica o piezometrica incontra o supera la topografia.


Acque superficiali, acque sotterranee e sorgenti acque sotterranee

Fiumi, torrenti, laghi e invasi costituiscono la parte visibile del sistema idrico. Le acque sotterranee circolano invece in acquiferi ospitati in rocce permeabili e sono note solo tramite pozzi, indagini idrauliche e traccianti. In molti contesti italiani, falde freatiche e acquiferi in rocce carbonatiche sono una componente essenziale del ciclo idrologico.

L’acqua meteorica si infiltra, si accumula nelle falde e torna in superficie attraverso le sorgenti o tramite scambi diretti con gli alvei.

Le sorgenti acque sotterranee diventano così nodi in cui il bilancio tra ricarica, stoccaggio e scarico delle falde si manifesta in modo diretto e misurabile.


Come si forma una sorgente: infiltrazione, falde e geologia

Quando le precipitazioni cadono su terreni permeabili, l’acqua penetra nel sottosuolo e riempie pori, fratture e cavità fino a incontrare uno strato meno permeabile.

Si forma così una falda freatica o artesiana, la cui superficie è controllata dalla pressione idrostatica e dall’alimentazione.

Laddove il livello della falda intercetta la superficie del terreno, l’acqua emerge spontaneamente e dà origine a una sorgente.

L’assetto stratigrafico e tettonico condiziona posizione e tipologia delle sorgenti.

Contatti tra rocce permeabili e livelli argillosi o marnosi favoriscono sorgenti di bordo lungo versanti e fondovalle.

Faglie, fratture e lineamenti strutturali canalizzano il deflusso sotterraneo, organizzando l’emergenza in allineamenti sorgentizi o in punti ben localizzati.


Tipologie di sorgenti: contatto, sfioramento, fessura e artesiane

Una classificazione tradizionale distingue tre grandi gruppi: sorgenti di contatto, di sfioramento e di fessura.

Le sorgenti di contatto si trovano al limite tra un corpo roccioso permeabile e un livello sottostante impermeabile, con emergenze tipiche ai piedi dei rilievi.

Le sorgenti di sfioramento funzionano come un troppopieno: l’acqua raggiunge la superficie solo quando il livello piezometrico supera una certa quota.

Le sorgenti di fessura scaricano l’acqua lungo fratture e diaclasi di rocce compatte, con emergenze spesso limitate ma ben concentrate.

Le sorgenti artesiane, invece, derivano da falde confinate in pressione: dove l’acquifero viene intercettato in superficie, l’acqua può zampillare o mantenere un livello più alto del terreno, anche sul fondo di laghi o in ambiente costiero.


Sorgenti carsiche: acque sotterranee veloci e vulnerabili

Le sorgenti carsiche sono alimentate da acquiferi in calcari e dolomie, dove la dissoluzione crea fratture allargate, condotti e gallerie.

La ricarica avviene spesso in quota, tramite doline, inghiottitoi e assorbimenti diffusi, mentre lo scarico si concentra in poche grandi sorgenti di valle. In questi sistemi le sorgenti acque sotterranee mostrano portate anche molto elevate e forti escursioni stagionali.

La risposta alle piogge può essere rapidissima, con piene improvvise e variazioni di portata di più ordini di grandezza tra magra e piena.

La circolazione veloce, associata a una filtrazione naturale limitata, rende le sorgenti carsiche risorse idriche produttive ma molto esposte alle pressioni esterne.


Vulnerabilità all’inquinamento e impatto sugli ecosistemi

Nei sistemi carsici, l’acqua si infiltra velocemente attraverso doline, inghiottitoi e fratture, spesso con coperture poco permeabili e con scarso potere filtrante della roccia.

Inquinanti agricoli, scarichi civili e industriali o sversamenti accidentali possono raggiungere rapidamente le falde e manifestarsi alle sorgenti senza significativa attenuazione.

Gli effetti non riguardano solo la qualità dell’acqua potabile, ma anche gli ecosistemi ipogei e i tratti fluviali alimentati dalle emergenze.

Gli ambienti sotterranei ospitano faune specializzate e spesso endemiche, sensibili a variazioni anche modeste di ossigeno, nutrienti o contaminanti.

La protezione delle sorgenti acque sotterranee implica quindi la salvaguardia di una rete ecologica che collega grotte, falde e corsi d’acqua superficiali.


Valore idrico, ecologico e paesaggistico delle sorgenti acque sotterranee

Molte sorgenti, soprattutto montane e carsiche, alimentano acquedotti a servizio di centri abitati, attività produttive e agricoltura.

La buona qualità iniziale dell’acqua riduce i trattamenti necessari, rendendo queste sorgenti acque sotterranee risorse strategiche per la sicurezza idrica.

Le stesse emergenze possono essere utilizzate per irrigazione o piccoli impianti idroelettrici, a condizione di garantire i deflussi ecologici.

Dal punto di vista ecologico, le sorgenti definiscono habitat particolari, spesso caratterizzati da condizioni termo?chimiche stabili e da comunità biologiche proprie.

Sul piano paesaggistico e culturale, sono elementi identitari legati a usi tradizionali, luoghi di culto, toponimi e percorsi storici. In ambito speleologico, il carsismo e le grotte collegate alle sorgenti rappresentano anche un importante patrimonio turistico e didattico.


Monitoraggio, gestione integrata e ruolo della speleologia

La gestione sostenibile richiede reti di monitoraggio che considerino insieme corpi idrici superficiali e sotterranei.

Misure di portata, livelli piezometrici, temperatura, conducibilità e chimismo permettono di valutare lo stato quantitativo e qualitativo delle risorse.

In contesti carsici, strumenti di misura continua e traccianti naturali o artificiali sono indispensabili per ricostruire i percorsi dell’acqua e individuare rapidamente segnali di inquinamento o sovrasfruttamento.

Le normative impongono il mantenimento di deflussi vitali negli alvei e la tutela degli ecosistemi connessi.

Nei territori carsici questo comporta limiti ai prelievi e una forte protezione delle aree di ricarica, tramite regolamentazione dell’uso del suolo, controllo delle sorgenti di inquinamento e zone di salvaguardia attorno alle emergenze.

La speleologia contribuisce in modo decisivo alla conoscenza di grotte e condotti, fornendo dati essenziali per i modelli idrogeologici e per le scelte di pianificazione.


Formazione, divulgazione e materiali didattici per la comunità speleologica

La comprensione dei legami tra sorgenti, acque sotterranee e sistemi carsici è un tema centrale nella formazione di speleologi, tecnici e amministratori.

In questo quadro, la produzione di materiali divulgativi e didattici sulla speleologia e sulla ricerca scientifica in grotta affianca e rafforza l’attività esplorativa sul campo.03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

Approfondire struttura e funzionamento degli acquiferi, tipologie di sorgenti, dinamica portata?qualità, vulnerabilità agli inquinanti e strumenti di monitoraggio significa dotarsi degli strumenti concettuali necessari per una gestione più consapevole delle sorgenti acque sotterranee e dei territori in cui esse emergono.

Approfondimenti

Sorgenti: il punto d’incontro tra acque sotterranee e superficiali

Le sorgenti sono aree della superficie terrestre in cui l’acqua sotterranea ritorna naturalmente a giorno, costituendo il punto fisico e funzionale di collegamento tra il sistema delle falde e la rete idrografica superficiale.

La loro presenza, distribuzione e tipologia dipendono dall’assetto geologico, dalla struttura degli acquiferi (freatici, artesiani, carsici) e dalle condizioni idrauliche locali, e svolgono un ruolo cruciale nel ciclo idrologico, negli ecosistemi e nell’approvvigionamento idrico umano.

Le interazioni tra acque sotterranee e superficiali tramite sorgenti sono particolarmente complesse e sensibili nei sistemi carsici, dove la circolazione avviene in rocce carbonatiche fratturate e cavità che consentono trasferimenti rapidi e poca filtrazione naturale, rendendo queste risorse idriche molto vulnerabili all’inquinamento.

Una gestione sostenibile richiede conoscenze idrogeologiche di dettaglio, monitoraggio quantitativo e qualitativo, regolazione dei prelievi e rigorosa protezione delle aree di ricarica.

1. Definizione idrologica di sorgente

In idrologia, una sorgente è un’area più o meno estesa della crosta terrestre in cui fuoriesce naturalmente una portata apprezzabile di acqua sotterranea, che può alimentare rigagnoli, fossi, torrenti o veri corsi d’acqua.

Dal punto di vista del funzionamento degli acquiferi, la sorgente rappresenta la via di scarico della falda, cioè la fase di uscita dell’acqua dal sistema sotterraneo verso la superficie.

Una sorgente può presentarsi come punto singolo concentrato (polla) o come fronte sorgentizio diffuso lungo un tratto di versante o di fondovalle, a seconda delle caratteristiche litologiche e strutturali del serbatoio idrico e dei contatti con rocce meno permeabili.

Gli elementi chiave sono sempre: una falda alimentata da precipitazioni infiltrate, un percorso di deflusso sotterraneo e una condizione strutturale che obbliga l’acqua a riemergere.

2. Acque superficiali e acque sotterranee: quadro generale

Le acque superficiali sono i corpi idrici visibili all’esterno, come fiumi, torrenti, laghi e invasi, governati dal deflusso in alveo e dall’andamento delle precipitazioni e degli apporti da monte.

Le acque sotterranee, invece, sono contenute in rocce permeabili (acquiferi) nel sottosuolo, spesso non direttamente osservabili e ricostruibili solo tramite indagini specifiche (pozzi, prove idrauliche, traccianti, monitoraggi).

In ampie porzioni del territorio italiano, le falde freatiche e gli acquiferi in rocce carbonatiche rappresentano una parte essenziale del ciclo idrologico: l’acqua meteorica si infiltra, scorre in profondità e poi rientra nel sistema superficiale attraverso sorgenti o scambi diretti con alvei fluviali.

Le sorgenti sono dunque nodi idrologici in cui il bilancio tra ricarica, stoccaggio e scarico delle acque sotterranee si manifesta in superficie.

3. Come si forma una sorgente

3.1 Infiltrazione, falde e pressione idrostatica

Le precipitazioni che raggiungono il suolo, se il terreno è permeabile, si infiltrano nel sottosuolo riempiendo pori, fratture e cavità delle rocce fino a incontrare uno strato relativamente impermeabile che ne arresta la discesa, formando una falda acquifera (freatica o artesiana).

La superficie superiore della falda (superficie freatica o piezometrica) è in equilibrio con la pressione idrostatica dell’acqua, che dipende dalla quota e dall’alimentazione.

Quando il livello della falda viene intercettato dalla superficie topografica, ad esempio su un versante, al piede di un rilievo o in fondo valle, l’acqua sotterranea emerge spontaneamente costituendo una sorgente. La sorgente, quindi, segnala un punto in cui la superficie della falda si trova al di sopra o coincide con la topografia, e l’energia potenziale dell’acqua viene dissipata in deflusso superficiale.

3.2 Ruolo dell’assetto geologico e strutturale

L’assetto stratigrafico e tettonico condiziona fortemente posizione e tipo di sorgenti, in particolare attraverso i contatti tra rocce permeabili e impermeabili e la presenza di faglie e fratture.

Ad esempio, dove un potente pacco di rocce carbonatiche permeabili è bordato da successioni argilloso?marnose meno permeabili, l’acqua accumulata nell’idrostruttura carbonatica è costretta a uscire in corrispondenza di questi bordi, generando fronti sorgentizi spesso allineati lungo lineamenti tettonici.

Nelle aree carsiche, la circolazione avviene in reti di fratture e condotti che organizzano i deflussi sotterranei e collegano zone di ricarica in quota con grandi sorgenti di valle, talvolta con portate molto elevate e variabili.

In altri contesti, l’assetto geologico può favorire sorgenti di contatto alla base di terrazzi alluvionali o di versante, dove l’acquifero incontra orizzonti meno permeabili.

4. Tipologie principali di sorgenti

4.1 Sorgenti di contatto, sfioramento e fessura

Una classificazione classica distingue, tra le sorgenti ordinarie, tre gruppi principali: sorgenti di contatto, di sfioramento (trabocco) e di fessura.

  • Sorgenti di contatto: sgorgano al limite tra un corpo roccioso permeabile (che ospita la falda) e un livello sottostante impermeabile; l’acqua, costretta a seguire il contatto, emerge dove questo affiora in superficie, tipicamente ai piedi di versanti o rilievi collinari e montuosi.
  • Sorgenti di sfioramento o trabocco: si formano quando la superficie piezometrica di una falda supera localmente un “troppopieno” strutturale o geomorfologico, e l’acqua tracima in superficie solo quando il livello supera una certa quota; sono tipiche di acquiferi confinati o di bacini con barriere parzialmente impermeabili.
  • Sorgenti di fessura: associate a fratture, diaclasi o piccole zone di debolezza in rocce compatte; concentrano il deflusso sotterraneo lungo piani di rottura o fratture aperte, dando luogo a emergenze spesso lineari o puntuali.

Queste tipologie, pur semplificate, permettono di collegare direttamente la morfologia del paesaggio con le condizioni idrogeologiche del sottosuolo.

4.2 Sorgenti artesiane

Le sorgenti artesiane derivano da falde confinate tra due strati impermeabili, nelle quali l’acqua è in pressione.

Se un punto della superficie terrestre intercetta l’acquifero in pressione (ad esempio lungo una valle incisa o una zona di erosione), il livello piezometrico, più alto del piano campagna, provoca l’emergenza spontanea dell’acqua.

In questi casi, l’acqua può zampillare verso l’alto o mantenere un livello più elevato rispetto alla quota del punto di affioramento, senza bisogno di sollevamento artificiale, analogamente a quanto avviene in pozzi artesiani perforati.

Alcune sorgenti artesiane possono essere anche subacquee, emergendo sul fondo di laghi o in ambiente costiero.

4.3 Sorgenti carsiche

Le sorgenti carsiche sono alimentate da acquiferi in rocce carbonatiche (calcari e dolomie) soggette a dissoluzione, dove la circolazione idrica è organizzata lungo fratture, condotti e gallerie ipogee.

In questi acquiferi la ricarica avviene spesso in aree di alta quota, tramite doline, inghiottitoi e assorbimenti diffusi, mentre lo scarico è concentrato in poche grandi sorgenti di valle.

Le sorgenti carsiche si caratterizzano spesso per portate molto abbondanti e una forte variabilità stagionale: la portata può variare anche di diversi ordini di grandezza tra periodi di magra e di piena, riflettendo la combinazione di zone a circolazione lenta (matrice e fessure) e condotti a circolazione rapida.

La risposta veloce alle piogge rende queste sorgenti indicatori sensibili dei cambiamenti nel regime di ricarica.

5. Le sorgenti come interfaccia tra sistemi sotterranei e superficiali

5.1 Scarico delle falde e alimentazione dei corsi d’acqua

La maggior parte delle falde acquifere poco profonde rientra nel ciclo idrologico attivo proprio attraverso le sorgenti e gli scambi con i corsi d’acqua.

In molti bacini, le sorgenti costituiscono la principale modalità di scarico naturale degli acquiferi verso la superficie, alimentando in modo continuo o stagionale la rete idrografica.

Nei tratti sorgentizi di fiumi e torrenti, l’apporto delle sorgenti garantisce deflussi base (baseflow) durante i periodi siccitosi, mantenendo un minimo deflusso vitale e contribuendo al raggiungimento degli obiettivi di qualità fissati dalla Direttiva Quadro Acque.

A livelli di bacino, conoscere la localizzazione e il comportamento delle sorgenti è quindi essenziale per redigere bilanci idrici integrati tra acque sotterranee e superficiali.

5.2 Aree di interazione falde–alveo

In prossimità di fiumi e torrenti, l’interazione tra acque superficiali e sotterranee può avvenire in entrambe le direzioni: la falda può alimentare il corso d’acqua (tratto effluente) oppure il corso d’acqua può ricaricare l’acquifero (tratto influente), a seconda dei gradienti idraulici locali.

Le sorgenti di sub?alveo rappresentano casi particolari in cui la falda scarica all’interno stesso dell’alveo, contribuendo alle portate anche in assenza di affioramenti laterali.

Le aree dove tale interazione è significativa sono particolarmente sensibili ai prelievi da pozzi, che possono abbassare la superficie piezometrica e ridurre le portate fluviali o prolungarne i periodi di magra.

Per questo motivo, la pianificazione dei prelievi deve considerare congiuntamente gli effetti su corpi idrici sotterranei e superficiali.

6. Dinamica idrologica delle sorgenti

6.1 Regimi di portata e risposta alle piogge

Le sorgenti mostrano regimi di portata che dipendono dalla geometria e dalla permeabilità dell’acquifero, dall’estensione del bacino di alimentazione e dal clima.

In acquiferi porosi granulari, la risposta alle piogge può essere relativamente smorzata e ritardata; in sistemi carsici, invece, la presenza di condotti favorisce risposte rapide con piene improvvise.

Il monitoraggio delle portate sorgentizie, tramite misure di deflusso e analisi delle curve di recessione, consente di dedurre parametri idrodinamici dell’acquifero (capacità di stoccaggio, conducibilità, tempo di svuotamento) e di individuare eventuali cambiamenti legati a eventi eccezionali, come sequenze sismiche o periodi siccitosi prolungati.

Queste analisi sono sempre più utilizzate per la gestione delle risorse idriche, specie nei sistemi montani.

6.2 Temperatura, chimismo e traccianti

Oltre alla portata, la caratterizzazione delle sorgenti include il monitoraggio di temperatura, conducibilità elettrica, salinità e composizione chimica, parametri che riflettono profondità e tempi di residenza delle acque, mescolamenti tra diverse componenti e processi di interazione acqua?roccia.

Ad esempio, variazioni termo?saline in un sistema sorgentizio carsico costiero possono segnalare intrusioni marine o cambiamenti nel bilancio acqua dolce/acqua salata.

L’uso di traccianti naturali (isotopi stabili, radioisotopi, segnali geochimici) e artificiali (coloranti, sali) permette di definire i percorsi di flusso sotterraneo, i tempi di transito e le connessioni idrauliche tra aree di ricarica, cavità e punti di emergenza.

Nei sistemi carsici, tali tecniche sono fondamentali per costruire modelli concettuali realistici dell’interazione tra acque sotterranee e superficiali.

7. Sorgenti in ambienti carsici: vulnerabilità e rischi

7.1 Caratteristiche degli acquiferi carsici

I territori carsici sono costituiti prevalentemente da rocce carbonatiche (calcari, dolomie) soggette a dissoluzione da parte dell’acqua, che porta alla formazione di grotte, cavità, doline, inghiottitoi e reticoli di condotti sotterranei.

In questi ambienti, la circolazione idrica si concentra lungo fratture e condotti di grande permeabilità, mentre la matrice rocciosa massiva gioca un ruolo secondario nello stoccaggio.

La presenza di cavità e condotti rende gli acquiferi carsici sistemi ad elevata eterogeneità e anisotropia, in cui l’acqua può percorrere distanze considerevoli in tempi brevi, con collegamenti idraulici diretti tra la superficie (zone di assorbimento) e le grandi sorgenti di valle.

Questo assetto spiega sia l’elevata produttività delle sorgenti carsiche sia la loro estrema vulnerabilità.

7.2 Elevata vulnerabilità all’inquinamento

La rapida infiltrazione attraverso doline, inghiottitoi e fratture, unita al ridotto spessore di coperture poco permeabili e al limitato potere filtrante della matrice rocciosa, fa sì che gli acquiferi carsici abbiano una capacità autodepurante molto bassa.

Gli inquinanti immessi in superficie (fertilizzanti, pesticidi, scarichi civili e industriali, sversamenti accidentali) possono raggiungere rapidamente le falde e manifestarsi alle sorgenti senza significativi processi di attenuazione.

Di conseguenza, anche rilasci relativamente limitati possono contaminare volumi d’acqua molto grandi, compromettendo la qualità di sorgenti che spesso rappresentano la principale risorsa idropotabile per intere comunità.

L’elevata vulnerabilità richiede quindi restrizioni rigorose alle attività potenzialmente inquinanti nelle aree di ricarica e lungo i percorsi di flusso verso le sorgenti.

7.3 Impatti sugli ecosistemi sotterranei e sulla biodiversità

L’inquinamento chimico nelle aree carsiche ha effetti diretti sugli ecosistemi ipogei, che ospitano specie altamente specializzate e spesso endemiche, adattate a condizioni stabili di buio, bassa temperatura e scarse risorse. Alterazioni di pochi parametri (ossigeno disciolto, nutrienti, contaminanti organici e inorganici) possono rompere equilibri ecologici delicati e causare perdita di biodiversità.

La contaminazione delle acque sotterranee e delle sorgenti si ripercuote inoltre sui corsi d’acqua superficiali alimentati da queste emergenze, estendendo gli impatti a valle e coinvolgendo reti trofiche più ampie.

In questo senso, la protezione delle sorgenti carsiche coincide con la tutela di interi ecosistemi connessi, sia sotterranei che superficiali.

8. Valore idrico, ecologico e socio?economico delle sorgenti

8.1 Risorsa idropotabile e per usi plurimi

Molte sorgenti, in particolare montane e carsiche, costituiscono la base di sistemi acquedottistici che riforniscono centri abitati, attività industriali e agricole.

La qualità generalmente elevata delle acque sorgive, in assenza di inquinamento, riduce la necessità di trattamenti complessi e ne fa risorse strategiche per la sicurezza idrica.

Oltre all’uso potabile, le sorgenti sono spesso sfruttate per usi irrigui, industriali o per la produzione idroelettrica di piccola scala, in particolare laddove le portate sono regolari e il salto di quota disponibile è significativo.

La disponibilità di dati affidabili su portate e variabilità è fondamentale per dimensionare e gestire tali utilizzi senza compromettere gli equilibri ambientali.

8.2 Funzioni ecologiche e paesaggistiche

Le sorgenti definiscono habitat peculiari, con condizioni fisico?chimiche spesso stabili (temperatura, chimismo) che ospitano comunità biologiche specifiche e contribuiscono alla diversità complessiva degli ecosistemi d’acqua dolce.

In molti casi, sorgenti e tratti sorgentizi sono rifugi climatici importanti in scenari di cambiamento climatico.

Dal punto di vista paesaggistico e culturale, le sorgenti rappresentano elementi identitari del territorio, spesso associati a usi tradizionali, luoghi di culto, toponimi e percorsi storici; il carsismo e le grotte connesse alle sorgenti sono anche risorse turistiche e didattiche di rilievo.

La valorizzazione sostenibile di questi elementi può contribuire allo sviluppo locale, a condizione di non comprometterne la funzionalità idrogeologica.

9. Monitoraggio e gestione integrata di sorgenti e interazione acque sotterranee–superficiali

9.1 Monitoraggio quantitativo e qualitativo

La gestione delle risorse idriche richiede reti di monitoraggio che includano sia corpi idrici superficiali sia sotterranei (sorgenti montane, falde freatiche, artesiane), con misure di portata, livelli piezometrici e qualità chimico?fisica e biologica.

Questi dati sono alla base della classificazione dello stato quantitativo e chimico degli acquiferi e dello stato ecologico e chimico dei corpi idrici superficiali.

In contesti carsici e complessi, il monitoraggio delle sorgenti con strumentazione continua (portata, temperatura, conducibilità) e studi specifici (traccianti, prove di portata) è indispensabile per calibrare modelli idrogeologici e per individuare tempestivamente segnali di inquinamento o di sovrasfruttamento.

Le conoscenze così acquisite devono essere integrate nelle pianificazioni di bacino e negli strumenti di protezione delle acque.

9.2 Pianificazione dei prelievi e protezione delle aree di ricarica

Le norme europee e nazionali stabiliscono che l’utilizzo delle risorse idriche superficiali e sotterranee deve garantire il mantenimento di un minimo deflusso vitale negli alvei e la conservazione degli ecosistemi connessi, evitando alterazioni significative del regime naturale.

Per i sistemi sorgentizi ciò implica limiti ai prelievi, in particolare nei periodi di magra, e valutazioni di impatto cumulativo di più captazioni.

Nei territori carsici, la definizione e la tutela delle aree di ricarica degli acquiferi è cruciale: regolamentare l’uso del suolo, limitare attività inquinanti, controllare discariche e scarichi, e istituire zone di protezione attorno alle sorgenti riduce significativamente il rischio di contaminazione.

La gestione integrata deve tenere conto della connessione rapida tra superfici di assorbimento e sorgenti, anche a grande distanza.

9.3 Educazione, partecipazione e ruolo della speleologia

La comprensione dei meccanismi che legano carsismo, acque sotterranee e sorgenti è essenziale per la consapevolezza pubblica e il coinvolgimento delle comunità nella tutela del territorio.

La speleologia, attraverso l’esplorazione e la documentazione delle grotte, contribuisce in modo determinante alla conoscenza dei sistemi carsici e alla definizione delle vie di circolazione delle acque.

Collaborazioni tra enti pubblici, gruppi speleologici, ricercatori e cittadini permettono di integrare dati scientifici e osservazioni locali, migliorando la base conoscitiva per le decisioni di gestione e valorizzando al tempo stesso il patrimonio naturale e culturale connesso alle sorgenti.

Progetti di educazione ambientale, monitoraggio partecipato e turismo sostenibile possono rafforzare questa sinergia.

10. Conclusioni e concetti chiave per lo studio delle sorgenti

Le sorgenti rappresentano il punto di incontro fisico e funzionale tra acque sotterranee e superficiali: sono lo scarico naturale delle falde e, al tempo stesso, la principale alimentazione dei tratti di testa della rete idrografica e del deflusso di base.

Comprenderne la genesi, la tipologia e la dinamica significa quindi comprendere una parte centrale del ciclo idrologico.

In ambienti carsici, le sorgenti assumono un ruolo ancora più delicato: altissima produttività idrica si accompagna a una marcata vulnerabilità all’inquinamento, alla rapida propagazione degli impatti e alla fragilità degli ecosistemi ipogei.

La tutela di queste sorgenti richiede misure preventive rigorose, monitoraggio continuo e una gestione integrata che tenga conto simultaneamente di acquiferi, corsi d’acqua superficiali e usi antropici.

Dal punto di vista applicativo, lo studio delle sorgenti con approcci idrogeologici, geochimici e biologici fornisce informazioni indispensabili per la pianificazione dei prelievi, la definizione dei deflussi ecologici, la protezione delle risorse idropotabili e la conservazione della biodiversità acquatica.

Per un percorso di studio e formazione, i concetti chiave da padroneggiare includono: struttura e funzionamento degli acquiferi, tipologie di sorgenti, dinamica portata?qualità, vulnerabilità agli inquinanti e strumenti di monitoraggio e gestione.

Di seguito le principali fonti utilizzate nello studio sulle sorgenti come punto d’incontro tra acque sotterranee e superficiali, con titolo, breve nota e link.

Fonti divulgative su sorgenti e falde

  • “Cos’è una sorgente d’acqua e come nasce” – In a Bottle
    Articolo divulgativo che spiega in modo semplice come si forma una falda freatica e in quali condizioni l’acqua sotterranea riaffiora come sorgente, con riferimenti anche alla definizione normativa di “acqua di sorgente”.inabottle
    Link: https://www.inabottle.it/it/territorio/sorgenti-acqua-definizione-tipologie
  • “Le sorgenti d’acqua, come nascono e le tipologie” – Acqua Sant’Anna
    Scheda divulgativa che descrive il ciclo dell’acqua, la formazione delle sorgenti e le principali tipologie, utile per inquadrare i meccanismi di infiltrazione e di emergenza in superficie.santanna
    Link: https://www.santanna.it/il-bicchiere-mezzo-pieno/le-sorgenti-dacqua/
  • “Le acque sotterranee: le falde e le sorgenti” – Arcangeli Pozzi
    Spiega il funzionamento delle falde freatiche e artesiane, la differenza tra falda libera e confinata, e il modo in cui l’acqua ritorna in superficie tramite pozzi e sorgenti, con un taglio introduttivo ma corretto dal punto di vista idrogeologico.arcangelipozzi
    Link: https://arcangelipozzi.it/2018/06/12/le-acque-sotterranee-le-falde-e-le-sorgenti/
  • “Acque superficiali e sotterranee – CAFC Educational”
    Scheda educativa (già richiamata nella ricerca precedente) che distingue acque superficiali e sotterranee e descrive in modo semplice i loro scambi e il ruolo delle sorgenti nel ciclo idrico.cafcspa
    Link: https://www.cafcspa.com/educational/acqua/acque-superficiali-sotterranee/acque-superficiali-sotterranee.html
  • “Le acque sotterranee” – Gruppo Mineralogico Paleontologico Euganeo (GMPE)
    Testo divulgativo che presenta i concetti di falda, permeabilità delle rocce e relazioni tra acque sotterranee e sorgenti.gmpe
    Link: https://www.gmpe.it/geomorfologia/acque-sotterranee

Fonti enciclopediche e di riferimento

  • Voce “Sorgente” – Wikipedia in italiano
    Voce enciclopedica che definisce la sorgente in senso idrologico, presenta le principali classificazioni (contatto, sfioramento, fessura, ecc.) e collega l’argomento alla circolazione delle acque sotterranee.wikipedia
    Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Sorgente
  • Voce “Sorgente” – Enciclopedia Italiana Treccani
    Voce enciclopedica (richiamata in base alla ricerca precedente) che fornisce la definizione classica di sorgente, la distinzione in tipologie e alcuni cenni sul contesto geologico.treccani
    Link: https://www.treccani.it/enciclopedia/sorgente_(Enciclopedia-Italiana)/

Fonti tecnico?scientifiche e linee guida

  • “Groundwater-Surface Water Interaction in the Nera River Basin (Central Italy): New Insights after the 2016 Seismic Sequence” – Hydrology, MDPI
    Articolo scientifico che studia in dettaglio l’interazione tra acque sotterranee e superficiali nel bacino del Nera (area molto vicina alla tua zona), includendo il ruolo delle sorgenti e gli effetti di eventi sismici sulla circolazione idrica.mdpi
    Link: https://www.mdpi.com/2306-5338/8/3/97/pdf
  • “Combined Discharge and Thermo-Salinity Measurements for the Characterization of a Karst Spring System in Southern Italy” – Sustainability, MDPI
    Studio su un sistema sorgentizio carsico nel Sud Italia, in cui sono analizzate portate e parametri termo?salini per caratterizzare la dinamica dell’acquifero e le interazioni con l’ambiente superficiale.mdpi
    Link: https://www.mdpi.com/2076-3417/11/16/7595/pdf
  • “Multivariate Analysis Applied to Aquifer Hydrogeochemical Evaluation: A Case Study in the Coastal Significant Subterranean Water Body between ‘Cecina River and San Vincenzo’, Tuscany (Italy)” – Applied Sciences, MDPI
    Articolo che utilizza analisi idrogeochimiche per la caratterizzazione di acquiferi, utile per comprendere metodi e parametri usati nello studio delle acque di sorgente.mdpi
    Link: https://www.mdpi.com/2076-3417/11/16/7595/pdf
  • Linee guida di idrogeologia: approccio ai progetti – Ordine Geologi Toscana
    Documento tecnico che introduce i criteri di analisi idrogeologica, inclusi il ruolo delle sorgenti, il bilancio idrico e le relazioni tra acquiferi e corsi d’acqua.geologitoscana
    Link: https://www.geologitoscana.it/upldocumenti/3-idrogeo-supplemento-73.pdf
  • Capitolo “Caratteristiche idrogeologiche e risorse idriche” – Piano di bacino Basilicata
    Capitolo di piano che illustra la classificazione delle sorgenti, il funzionamento degli acquiferi e l’inquadramento idrogeologico regionale, utile come modello di analisi idrica di bacino.adb
    Link: http://www.adb.basilicata.it/adb/pstralcio/bilancioidrico/cap3.pdf
  • “Ambiente idrico e Suolo e Sottosuolo” – ISPRA
    Documento di ISPRA che descrive lo stato delle risorse idriche superficiali e sotterranee in Italia, con attenzione alle interazioni tra falde e corpi idrici superficiali.isprambiente
    Link: https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00000600/617-tv-ambiente-idrico-suolo.pdf
  • “TIPO E COMPORTAMENTO DELLE SORGENTI” – Engeology
    Appunto tecnico che classifica le sorgenti (contatto, sfioramento, fessura, ecc.) e ne descrive il comportamento idrogeologico.engeology
    Link: https://www.engeology.eu/sites/default/files/news-attach/gestione_risorse_idriche_sotterranee.pdf

Fonti su carsismo, vulnerabilità e rischi ambientali

  • “Geologia e Carsismo” – Manuale online
    Scheda sul carsismo che illustra rocce carbonatiche, doline, grotte, circolazione ipogea e ruoli delle sorgenti carsiche nel deflusso delle acque.digilander.libero
    Link: http://www.digilander.libero.it/gsvcai/Manuale/m_7/m_75.htm
  • “Analisi conoscitiva – Regione Friuli Venezia Giulia” (parte idrogeologia e risorse idriche)
    Documento regionale che inquadra idrogeologia, sorgenti e vulnerabilità all’inquinamento dei sistemi acquiferi, con richiamo alla relazione tra acque sotterranee e superficiali.regione
    Link: (PDF) https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/pianificazione-gestione-territorio/FOGLIA20/FOGLIA21/allegati/Analisi_conoscitiva.pdf
  • “Le acque sotterranee e sorgive” – Idrogeologia Quantitativa
    Pubblicazione storica in italiano che tratta in modo sistematico acque sotterranee e sorgive, con concetti di base ancora utili per lo studio idrogeologico.idrogeologiaquantitativa
    Link: https://www.idrogeologiaquantitativa.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/Pubb_1969_Acque_sotterranee-e-sorgive.pdf
  • “L’interazione tra acque superficiali e acque sotterranee” – Appennino Settentrionale
    Scheda didattica sullo scambio falda–alveo, con esempi di tratti influenti/effluenti e ruolo delle sorgenti nelle portate di base dei corsi d’acqua.appenninosettentrionale
    Link: https://www.appenninosettentrionale.it/itc/?page_id=2284

Fonte locale sul carsismo e sulla vulnerabilità delle sorgenti

  • “Guida completa ai territori carsici e tutela ambientale – 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico” – La Scintilena
    Testo caricato nello spazio di lavoro che tratta fenomeni carsici (grotte, doline, sorgenti carsiche, inghiottitoi), vulnerabilità all’inquinamento delle acque sotterranee e rischi ambientali, con molte parti dedicate alla relazione tra acque sotterranee, sorgenti e qualità dell’acqua. 99 cose da sapere se abiti in un territorio carsico – Scintilena

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