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    Condividi Il 13 settembre 2026 inaugura la ricorrenza UNESCO dedicata al mondo sotterraneo. Nel centro del Harz, il HöhlenErlebnisZentrum collega le iniziative locali alla ricerca sulla grotta funeraria dell’Età del Bronzo presso Osterode. Il 13 settembre 2026 si celebra per la prima volta la Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo. La ricorrenza, proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025, nasce per richiamare l’attenzione su ambienti fragili e spes
     

Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo: a Bad Grund riflettori sulla grotta di Lichtenstein

September 12th 2026 at 14:00

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Il 13 settembre 2026 inaugura la ricorrenza UNESCO dedicata al mondo sotterraneo. Nel centro del Harz, il HöhlenErlebnisZentrum collega le iniziative locali alla ricerca sulla grotta funeraria dell’Età del Bronzo presso Osterode.

Il 13 settembre 2026 si celebra per la prima volta la Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo. La ricorrenza, proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025, nasce per richiamare l’attenzione su ambienti fragili e spesso poco visibili: cavità naturali, acquiferi carsici, paesaggi modellati dalla dissoluzione delle rocce e patrimoni biologici, geologici e culturali conservati nel sottosuolo.

La prima celebrazione internazionale si svolge a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con un convegno scientifico e una cerimonia ufficiale. Parallelamente, associazioni, musei, geoparchi e gruppi speleologici propongono iniziative in diversi Paesi. In Germania il Verband der deutschen Höhlen- und Karstforscher, VdHK, ha invitato enti e cittadini a partecipare con attività divulgative.

Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo: acqua, biodiversità e paesaggi fragili

Le grotte sono cavità sotterranee naturali abbastanza grandi da poter essere esplorate dall’uomo. Il carsismo comprende invece le forme superficiali e sotterranee che si sviluppano soprattutto dove l’acqua scioglie rocce solubili, come calcari, dolomie, gessi e salgemma. Si tratta di sistemi collegati: ciò che avviene in superficie può raggiungere rapidamente fessure, inghiottitoi, falde e cavità.

L’UNESCO segnala che paesaggi carsici e grotte coprono quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a più di un miliardo di persone. Sono dati che collocano la Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo anche nel dibattito sulla gestione dell’acqua. La tutela non riguarda solo l’accesso alle cavità. Riguarda l’uso del suolo, la qualità delle acque, le attività estrattive, l’inquinamento e la pianificazione territoriale.

Questi ambienti ospitano specie adattate al buio, all’umidità e alla stabilità climatica. Conservano inoltre sedimenti, speleotemi e tracce che permettono di studiare l’evoluzione dei paesaggi e del clima. L’UNESCO stima che fenomeni carsici e cavità siano presenti in circa il 15-25% dei siti complessivamente inclusi nelle sue reti di Geoparchi globali, Riserve della biosfera e Patrimoni mondiali.

Bad Grund e la grotta di Lichtenstein al centro delle iniziative nel Harz

Nel massiccio dell’Harz, il HöhlenErlebnisZentrum di Bad Grund dedica le giornate d’azione di settembre 2026 alla Höhle im Lichtenstein, la grotta di Lichtenstein presso Osterode. L’iniziativa si rivolge a visitatori, famiglie, scuole, studenti e persone interessate alla storia del territorio, alle cavità e alla cultura dell’Età del Bronzo.

Il centro di Bad Grund unisce la visita guidata alla Iberger Tropfsteinhöhle, la grotta concrezionata dell’Iberg, con un museo archeologico dedicato alla cavità di Lichtenstein. La grotta è presentata come una sepoltura in grotta di circa 3.000 anni fa. Le ricerche condotte sui resti umani hanno ricostruito legami di parentela riferibili a un gruppo dell’Età del Bronzo e costituiscono uno degli elementi centrali del percorso museale.

La distinzione tra la cavità archeologica di Lichtenstein e la grotta turistica dell’Iberg è importante. Il museo consente di raccontare il contesto di Lichtenstein attraverso reperti, riproduzioni e risultati della ricerca, senza trasformare un sito delicato in uno spazio di fruizione indiscriminata. La valorizzazione può quindi accompagnarsi alla conservazione.

Il HöhlenErlebnisZentrum informa che la Iberger Tropfsteinhöhle è visitabile solo con guide formate. La struttura è aperta da martedì a domenica, dalle 10 alle 17, mentre la programmazione delle iniziative di settembre è consultabile sul sito del centro.

Lange Nacht der Höhlen e rete tedesca per il carsismo

Le iniziative tedesche si estendono oltre Bad Grund. Sabato 12 settembre è prevista la “Lange Nacht der Höhlen”, la Lunga notte delle grotte, promossa nell’ambito della programmazione del VdHK. Il programma annunciato dall’associazione prevede la possibilità di seguire la serata dal vivo alla Heimkehle e in streaming attraverso il canale YouTube del VdHK.

La scelta della vigilia collega attività pubbliche e passaggio simbolico alla data del 13 settembre. Il messaggio adottato per la prima Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo è “Erforschen – Verstehen – Bewahren”: esplorare, comprendere, conservare. Sono tre passaggi che descrivono il lavoro speleologico contemporaneo.

L’esplorazione non consiste solo nell’avanzamento in ambienti ignoti. Comprende rilievo topografico, documentazione fotografica, osservazioni geologiche, monitoraggio ambientale e raccolta di dati condotta con metodi compatibili con la fragilità dei luoghi. La comprensione richiede il confronto tra speleologi, geologi, biologi, archeologi, idrogeologi e istituzioni. La conservazione dipende poi dalla qualità delle conoscenze disponibili e dalla loro traduzione in regole di tutela.

Speleologia e valorizzazione dei siti archeologici

La speleologia svolge un ruolo concreto nella valorizzazione dei siti archeologici in grotta. Prima di tutto rende leggibile il contesto fisico del ritrovamento. Un rilievo accurato individua ingressi, pozzi, strettoie, piani di calpestio, depositi e rapporti tra i reperti e la morfologia della cavità. Senza questa lettura, un oggetto archeologico rischia di essere separato dalla storia del luogo che lo ha conservato.

La documentazione speleologica aiuta anche a pianificare la tutela. Mappe, modelli tridimensionali e monitoraggi di temperatura, umidità e circolazione dell’aria permettono di valutare i rischi per pitture, ossa, manufatti e sedimenti. Possono servire a definire percorsi controllati, aree interdette e modalità di accesso per la ricerca. In molti casi, la fruizione museale, le repliche digitali e le ricostruzioni sono strumenti preferibili alla visita diretta.

La grotta di Lichtenstein mostra come il patrimonio ipogeo possa mettere in relazione archeologia, antropologia e divulgazione. La ricerca scientifica sul sito diventa contenuto per un museo e occasione per raccontare il rapporto tra comunità antiche e paesaggi sotterranei. Questa è una valorizzazione fondata sul contesto, non sulla semplice esposizione di reperti.

Anche in Italia, dove grotte e cavità artificiali custodiscono frequentazioni preistoriche, sepolture, culti, miniere e testimonianze storiche, la Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo offre uno spunto per rafforzare collaborazioni tra gruppi speleologici, soprintendenze, parchi, musei e università. Il fine è conoscere meglio i siti, ridurre le alterazioni e rendere accessibile il loro significato al pubblico.

Dalla ricorrenza alla tutela quotidiana

La nuova giornata UNESCO non sostituisce le attività già svolte sul territorio. Offre una cornice internazionale per collegare ricerca, educazione e gestione responsabile. Per le realtà speleologiche, il 13 settembre può diventare un momento utile per presentare rilievi, monitoraggi, progetti di protezione delle acque, iniziative sulla fauna sotterranea e collaborazioni archeologiche.

Bad Grund propone in questo quadro un caso significativo. La storia della grotta di Lichtenstein viene comunicata insieme alla conoscenza dell’ambiente sotterraneo dell’Iberg. La rete tedesca del VdHK amplia il messaggio con eventi diffusi e una programmazione online. A Postumia, intanto, la prima celebrazione internazionale riunisce la dimensione scientifica e quella istituzionale.

La Giornata internazionale UNESCO delle grotte e del carsismo richiama infine un principio essenziale: il sottosuolo non è una risorsa isolata. Acqua, biodiversità, geologia e tracce della storia umana appartengono allo stesso sistema. Studiare le grotte e il carsismo è quindi una condizione necessaria per conservarli e per valorizzarne con rigore il patrimonio archeologico.

Fonti

La lunga notte della speleologia

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  • Puliamo il Buio a Monte Carello: il GASP! interviene per proteggere il carsismo pugliese
    Condividi Il 12 e 13 settembre speleologi e tecnici del CAI Gioia del Colle saranno impegnati nell’Inghiottitoio di Monte Carello, tra Noci e Alberobello. La bonifica richiama l’attenzione sul legame tra grotte, falde acquifere e tutela dell’ambiente. Puliamo il Buio nell’Inghiottitoio di Monte Carello Il sottosuolo carsico torna al centro di un’azione di tutela ambientale in Puglia. Sabato 12 e domenica 13 settembre il GASP! – Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese della Sezione CAI “D
     

Puliamo il Buio a Monte Carello: il GASP! interviene per proteggere il carsismo pugliese

September 12th 2026 at 13:00

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Il 12 e 13 settembre speleologi e tecnici del CAI Gioia del Colle saranno impegnati nell’Inghiottitoio di Monte Carello, tra Noci e Alberobello. La bonifica richiama l’attenzione sul legame tra grotte, falde acquifere e tutela dell’ambiente.

Puliamo il Buio nell’Inghiottitoio di Monte Carello

Il sottosuolo carsico torna al centro di un’azione di tutela ambientale in Puglia. Sabato 12 e domenica 13 settembre il GASP! – Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese della Sezione CAI “Donato Boscia” di Gioia del Colle – svolgerà un intervento di bonifica nell’Inghiottitoio di Monte Carello.

La cavità si trova nel territorio di Noci, al confine con Alberobello, nelle vicinanze delle storiche cave di alabastro. L’iniziativa rientra in Puliamo il Buio, la campagna nazionale dedicata alla salvaguardia delle grotte e degli ambienti ipogei.

L’operazione non consiste in una semplice raccolta in superficie. I materiali da rimuovere si trovano sul fondo dell’inghiottitoio, circa 30 metri sotto l’ingresso. Gli speleologi dovranno quindi calarsi, selezionare i rifiuti e riportarli all’esterno con corde, carrucole e sistemi di recupero dei carichi.

Sono attività che richiedono pianificazione, competenze tecniche e una rigorosa gestione della sicurezza. In cavità, ogni fase della movimentazione deve limitare i rischi per gli operatori e contenere possibili ulteriori alterazioni dell’ambiente.

Carsismo pugliese, acque sotterranee e rischio rifiuti

In un territorio carsico, fratture della roccia, cavità e inghiottitoi possono trasferire rapidamente l’acqua meteorica nel sottosuolo. Questo meccanismo alimenta gli acquiferi, ma rende anche vulnerabili le falde quando nelle aree di ricarica sono presenti sostanze inquinanti.

Abbandonare rifiuti in una grotta non significa quindi sottrarli alla vista. Significa introdurre possibili contaminanti in un sistema collegato alle acque sotterranee e a ecosistemi con equilibri delicati. Oli esausti, sostanze chimiche, farmaci, componenti meccaniche e materiali contenenti amianto possono creare problemi che non restano confinati all’interno della cavità.

La vulnerabilità è legata anche alla ridotta capacità di filtrazione naturale di molti acquiferi carsici. Le acque si muovono lungo fessure e condotti, con tempi spesso più rapidi rispetto a quelli di terreni più porosi. Per questa ragione la tutela preventiva del carsismo pugliese resta essenziale per la qualità della risorsa idrica.

Il lavoro del GASP! e la bonifica delle cavità

Negli anni il GASP! riferisce di avere recuperato più di 10 quintali di materiali inquinanti da diverse cavità del territorio. Fra i rifiuti rinvenuti figurano materiali urbani e ingombranti, fusti con olio esausto, parti di motori, medicinali e amianto.

Il dato descrive un problema che la speleologia incontra spesso durante le esplorazioni e i rilievi. Le cavità naturali e gli ipogei artificiali sono stati talvolta usati come luoghi di abbandono illecito. Puliamo il Buio punta a rendere visibili queste situazioni, a documentarle e a favorire interventi di recupero e segnalazione.

La campagna è promossa dalla Società Speleologica Italiana con Legambiente. Attiva dal 2005, collega la rimozione dei rifiuti al censimento delle criticità, alla valutazione del rischio e alla sensibilizzazione delle comunità locali.

L’importanza della speleologia per la tutela dell’ambiente

La speleologia svolge una funzione che va oltre l’esplorazione. Il rilievo delle cavità, l’osservazione dei flussi idrici, la documentazione fotografica e il riconoscimento delle forme carsiche forniscono conoscenze utili per comprendere il territorio.

Queste competenze aiutano a individuare ingressi, inghiottitoi e percorsi sotterranei che possono mettere in relazione ciò che avviene in superficie con le acque di falda. Gli speleologi possono inoltre segnalare discariche, alterazioni degli habitat, rifiuti pericolosi e situazioni che richiedono l’intervento degli enti competenti.

La tutela dell’ambiente ipogeo richiede poi collaborazione. Associazioni, amministrazioni, gestori del ciclo dei rifiuti, tecnici ambientali e cittadini hanno ruoli diversi. La bonifica è necessaria quando il danno è già presente; prevenzione, controlli e corretta gestione dei rifiuti restano gli strumenti più efficaci per evitare nuovi episodi.

In questo quadro, Puliamo il Buio assume anche un valore educativo. Ricorda che il sottosuolo non è separato dal paesaggio abitato. Grotte e inghiottitoi fanno parte del ciclo dell’acqua, custodiscono biodiversità e conservano informazioni geologiche, climatiche e archeologiche.

L’incontro del 13 settembre

La mattina di domenica 13 settembre, alle 10.30, è previsto un incontro sul campo con le autorità dei Comuni di Noci e Alberobello. La presenza delle amministrazioni intende mettere in evidenza la dimensione territoriale dell’intervento.

La bonifica dell’Inghiottitoio di Monte Carello chiude così il percorso tra azione pratica e sensibilizzazione. Recuperare i rifiuti dal fondo della cavità è un passaggio concreto. La protezione durevole del carsismo pugliese dipende anche dalla conoscenza delle connessioni tra superficie, sottosuolo e acqua.

Fonti

Gioia del Colle

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  • Monitoraggio in tempo reale delle grotte: Riki-Dolphin e l’analisi dei dati arrivano sul CREG Journal
    Condividi Il sistema open source del Gruppo Speleologico Talpe del Carso trasforma le misure ambientali in serie storiche consultabili e analizzabili. Un passaggio utile per la ricerca speleologica, lo studio del microclima e la tutela degli ecosistemi sotterranei. Il monitoraggio in tempo reale delle grotte entra nel merito dell’analisi dei dati. Il Gruppo Speleologico Talpe del Carso – Jamarski Klub Kraški Krti ha pubblicato la prima parte di un articolo tecnico dedicato alla gestione delle
     

Monitoraggio in tempo reale delle grotte: Riki-Dolphin e l’analisi dei dati arrivano sul CREG Journal

September 12th 2026 at 12:00

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Il sistema open source del Gruppo Speleologico Talpe del Carso trasforma le misure ambientali in serie storiche consultabili e analizzabili. Un passaggio utile per la ricerca speleologica, lo studio del microclima e la tutela degli ecosistemi sotterranei.

Il monitoraggio in tempo reale delle grotte entra nel merito dell’analisi dei dati. Il Gruppo Speleologico Talpe del Carso – Jamarski Klub Kraški Krti ha pubblicato la prima parte di un articolo tecnico dedicato alla gestione delle informazioni raccolte dai dispositivi Riki e Dolphin. Il contributo, firmato da Luca Tringali, Alexander Debenjak, Tecla Tripari, Caterina Bearzotti e Giacomo Canciani, è apparso nel numero 135 del CREG Journal, datato settembre 2026.

Il lavoro prosegue il percorso già illustrato nell’International Journal of Speleology. In quella sede il gruppo aveva presentato l’architettura Riki-Dolphin: una soluzione open source e a basso costo per acquisire dati in cavità, anche a grande distanza dall’ingresso, e trasmetterli a un server web. La nuova pubblicazione affronta una domanda decisiva per ogni progetto di monitoraggio: come utilizzare in modo controllato e riproducibile la grande quantità di dati prodotta dalle centraline?

Monitoraggio in tempo reale delle grotte e il caso dell’Abisso Bonetti

L’esperienza parte dall’Abisso Bonetti, cavità numero 393 del Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia, nel Carso classico italiano. Il pozzo presenta una morfologia aperta e condizioni microclimatiche di particolare interesse. Le osservazioni avviate nel 2016, durante ricerche sulla fauna di artropodi di grotta, avevano già segnalato temperature invernali prossime allo zero sul fondo.

Il dato merita attenzione. In molte cavità del Carso la temperatura è relativamente stabile e si colloca intorno ai 12 °C. Nel caso dell’Abisso Bonetti, l’ingresso di aria fredda esterna in specifiche condizioni può produrre un comportamento differente. Il sistema Riki-Dolphin ha consentito di documentare in modo sistematico temperature interne inferiori a 0 °C, osservazione riportata anche nella pubblicazione internazionale del 2026.

Il monitoraggio in tempo reale delle grotte permette quindi di seguire eventi brevi, variazioni stagionali e risposte alle perturbazioni meteorologiche senza attendere il recupero periodico di un datalogger. Riki, collocato all’esterno, alimenta Dolphin mediante una batteria da 12 volt. Dolphin è installato in grotta e comunica lungo un normale cavo Ethernet, usando il protocollo Modbus su linea RS485. I dati vengono poi inoltrati mediante un trasmettitore Dragino e rete LoRaWAN. La manutenzione ordinaria può così concentrarsi sui componenti esterni.

SQLite e SQL per leggere le serie ambientali

La prima parte dell’articolo sul CREG Journal descrive la memorizzazione dei dati in un database SQLite. Si tratta di una scelta leggera e accessibile, adatta a raccogliere misure ripetute nel tempo senza dipendere da infrastrutture complesse. Attraverso interrogazioni SQL, gli autori mostrano come selezionare dati recenti, ordinare i record e controllare valori non plausibili.

Le query possono inoltre calcolare medie giornaliere delle temperature interne ed esterne. Questo passaggio riduce una serie molto fitta in valori più leggibili e facilita il confronto fra i due ambienti. I risultati possono essere visualizzati in grafici con LibreOffice. Le procedure presentate non sono limitate alle sole temperature. Possono essere adattate a parametri chimico-fisici dell’aria e dell’acqua, purché organizzati in serie temporali coerenti.

L’approccio serve anche alla verifica della qualità del dato. Soglie, controlli sui valori anomali e confronto tra sensori aiutano a distinguere un segnale ambientale da un problema di alimentazione, trasmissione o strumentazione. Questa fase è essenziale: una rete di sensori utile alla ricerca non coincide con una semplice raccolta di numeri.

Grafana, correlazioni e seconda parte dell’articolo

La seconda parte, annunciata dagli autori per un successivo numero della rivista, sarà dedicata a Grafana e a interrogazioni SQL più articolate. L’obiettivo è produrre visualizzazioni aggiornate e svolgere analisi di correlazione, regressione lineare, deviazione standard ed errore. Questi strumenti permettono di verificare, per esempio, se la temperatura in grotta varia insieme a quella esterna, con quale ritardo e con quale intensità.

Il monitoraggio in tempo reale delle grotte non sostituisce le osservazioni sul campo. Le integra. Una visita speleologica resta necessaria per installare, controllare e interpretare gli strumenti, oltre che per documentare la morfologia, la circolazione dell’aria, l’acqua e le comunità biologiche. La telemetria rende però disponibili informazioni tra una visita e l’altra. Questo limita anche la necessità di accessi ripetuti in ambienti delicati.

Perché la speleologia è necessaria alla ricerca

La speleologia mette in relazione esplorazione, rilievo, osservazione diretta e discipline scientifiche. Le grotte sono laboratori naturali per l’idrogeologia carsica, la meteorologia ipogea, la biospeleologia, la paleoclimatologia, l’archeologia e lo studio dei materiali minerali. La conoscenza della cavità è indispensabile per scegliere dove porre i sensori e per interpretare correttamente le misure.

Le ricerche sul microclima mostrano che le grotte sono più stabili della superficie, ma non sono ambienti immobili. Geometria dei passaggi, ventilazione, infiltrazione idrica, copertura rocciosa e condizioni esterne producono risposte diverse da cavità a cavità. Le serie continue aiutano a riconoscere questi meccanismi. Sono utili anche per valutare gli effetti del cambiamento climatico e della pressione antropica su ecosistemi con specie spesso rare, endemiche e vulnerabili.

In questa prospettiva, il monitoraggio in tempo reale delle grotte diventa uno strumento di ricerca e di tutela. Può sostenere decisioni sulla frequentazione, sulla gestione delle grotte turistiche, sulla protezione delle risorse idriche sotterranee e sulla conservazione della biodiversità. Il valore del progetto Riki-Dolphin risiede anche nella documentazione aperta di hardware e software, che rende il metodo verificabile e adattabile da altri gruppi e ricercatori.

Fonti

Talpe del Carso

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  • Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Postumia la prima celebrazione UNESCO
    Condividi La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo apre un confronto su ricerca e tutela del Carso sloveno Postumia e il Carso sloveno ospitano dal 10 al 13 settembre 2026 il programma inaugurale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, nuova ricorrenza annuale fissata dall’UNESCO al 13 settembre. Il calendario riunisce conferenza scientifica, escursioni, incontri tra speleologi e una cerimonia istituzionale nella Grotta di Postumia, prevista per sabato 12 sett
     

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: a Postumia la prima celebrazione UNESCO

September 12th 2026 at 11:00

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La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo apre un confronto su ricerca e tutela del Carso sloveno

Postumia e il Carso sloveno ospitano dal 10 al 13 settembre 2026 il programma inaugurale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, nuova ricorrenza annuale fissata dall’UNESCO al 13 settembre. Il calendario riunisce conferenza scientifica, escursioni, incontri tra speleologi e una cerimonia istituzionale nella Grotta di Postumia, prevista per sabato 12 settembre.

La ricorrenza nasce dalla proclamazione della Conferenza generale UNESCO del novembre 2025. La prima edizione pone la Slovenia al centro del dibattito internazionale, in un territorio dal quale deriva anche il termine scientifico “carsismo”. L’obiettivo è far conoscere il valore degli ambienti sotterranei e sostenere la loro protezione, lo studio e una gestione compatibile con la loro fragilità.

Conferenza di Postumia su grotte, carsismo e gestione sostenibile

Il programma scientifico porta il titolo Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst. La conferenza internazionale si svolge a Postumia dal 10 al 13 settembre ed è dedicata alla ricerca sulle grotte e sul carsismo, alla conservazione e alle forme di gestione sostenibile.

La giornata di apertura è stata dedicata a un’escursione alle Grotte di Škocjan e ai laghi intermittenti di Pivka. Il percorso ha introdotto i partecipanti ai principali temi idrogeologici e geomorfologici del Carso classico. Nei giorni successivi sono previste relazioni scientifiche, presentazioni dei partecipanti, una proposta di visualizzazione 3D delle cavità e ulteriori attività sul terreno.

La cerimonia centrale nella Grotta di Postumia riunirà ricercatori, speleologi, rappresentanti dell’UNESCO, decisori pubblici e membri del corpo diplomatico. L’iniziativa si svolge con il patrocinio d’onore della presidente della Repubblica di Slovenia, Nataša Pirc Musar, e con la partecipazione di enti sloveni impegnati nella gestione del patrimonio carsico.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo non è quindi soltanto una ricorrenza celebrativa. Il suo impianto collega ricerca scientifica, formazione, conoscenza pubblica e responsabilità di chi amministra territori dove superficie e sottosuolo sono strettamente connessi.

Grotte di Skocjan, patrimonio UNESCO del Carso classico

Le Grotte di San Canziano sono state iscritte nella Lista del Patrimonio mondiale UNESCO nel 1986. Il sito conserva circa sei chilometri di gallerie sotterranee, con dislivelli superiori a 200 metri, doline di crollo, cascate e grandi ambienti ipogei modellati dal fiume Reka.

Il sistema rappresenta uno dei luoghi di riferimento per lo studio dei fenomeni carsici. L’UNESCO indica Škocjan come area fondamentale anche per l’origine di termini oggi internazionali, fra i quali “karst” e “dolina”. Il canyon sotterraneo della Reka, le cavità calcaree e le forme di contatto fra rocce permeabili e rocce impermeabili rendono il sito un caso di studio per geologi, idrogeologi e speleologi.

Il valore non è solo geologico. Il parco tutela habitat sotterranei e di dolina che ospitano specie rare, invertebrati e crostacei specializzati. Le ricerche archeologiche documentano inoltre una lunga frequentazione umana dell’area, dall’uso insediativo alle pratiche funerarie e rituali. La tutela di Škocjan richiede quindi una lettura congiunta di acqua, roccia, biodiversità e storia.

Speleologia e ricerca: conoscere il sottosuolo per proteggere le risorse

La speleologia è uno strumento essenziale per la ricerca perché permette di rilevare, descrivere e interpretare ambienti che spesso non sono osservabili dalla superficie. L’esplorazione e il rilievo delle cavità consentono di ricostruire percorsi idrici, individuare collegamenti fra inghiottitoi, falde e sorgenti, e raccogliere dati utili alla gestione delle acque sotterranee.

Il tema ha una dimensione globale. Secondo l’UNESCO, grotte e paesaggi carsici interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Una contaminazione in superficie può muoversi rapidamente nel sottosuolo carsico. Per questo la conoscenza speleologica è utile per prevenire rischi legati a scarichi, attività agricole, infrastrutture e trasformazioni del territorio.

Le cavità sono anche archivi naturali. Sedimenti, concrezioni, pollini, resti faunistici e tracce archeologiche aiutano a ricostruire condizioni ambientali, climi del passato e vicende delle comunità umane. La biospeleologia studia invece organismi adattati al buio e a condizioni molto stabili, spesso vulnerabili a variazioni minime di temperatura, umidità, qualità dell’acqua e pressione antropica.

Il materiale di riferimento allegato ricorda che la speleologia si colloca nell’ambito del carsismo e che la sua evoluzione scientifica ha coinvolto, tra gli altri, idrogeologia carsica, mineralogia e speleogenesi. Questa impostazione resta attuale: il lavoro in grotta richiede competenze tecniche, documentazione accurata e confronto con discipline diverse.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo come impegno continuativo

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo intende favorire una maggiore consapevolezza presso comunità locali, scuole, gestori, ricercatori e istituzioni. L’UNESCO collega la ricorrenza agli obiettivi relativi all’acqua, agli insediamenti, al clima e alla biodiversità.

La prima celebrazione di Postumia mette in evidenza una necessità concreta: le grotte non sono realtà isolate. Ogni cavità fa parte di un bacino, di un paesaggio e di una rete ecologica. La ricerca speleologica fornisce le informazioni necessarie per trasformare la tutela in scelte operative, dalla pianificazione territoriale al monitoraggio ambientale, fino alla corretta fruizione culturale e turistica.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo proseguirà ogni 13 settembre. L’appuntamento sloveno propone una base scientifica per questa nuova ricorrenza e richiama l’attenzione sul ruolo delle comunità speleologiche nella conoscenza e nella salvaguardia del patrimonio sotterraneo.

Fonti

Postumia

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  • Cuevas de Fuentes de León: una nuova sala collega Cueva de los Postes e Cueva Nueva
    Condividi Nel sistema carsico dell’Extremadura emergono circa 100 metri di gallerie; la scoperta amplia la lettura geologica e apre nuove prospettive per l’archeologia in grotta Nel Monumento Naturale delle Cuevas de Fuentes de León, nella provincia spagnola di Badajoz, una nuova sala ha stabilito il collegamento fisico tra la Cueva de los Postes e la Cueva Nueva. La scoperta è maturata durante la campagna archeologica dell’estate 2026 e ha consentito di percorrere circa 100 metri di passaggi
     

Cuevas de Fuentes de León: una nuova sala collega Cueva de los Postes e Cueva Nueva

September 12th 2026 at 10:00

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Nel sistema carsico dell’Extremadura emergono circa 100 metri di gallerie; la scoperta amplia la lettura geologica e apre nuove prospettive per l’archeologia in grotta

Nel Monumento Naturale delle Cuevas de Fuentes de León, nella provincia spagnola di Badajoz, una nuova sala ha stabilito il collegamento fisico tra la Cueva de los Postes e la Cueva Nueva. La scoperta è maturata durante la campagna archeologica dell’estate 2026 e ha consentito di percorrere circa 100 metri di passaggi fino ad allora non esplorati.

Il dato modifica la lettura del complesso. Le due cavità non vanno più considerate soltanto come ambienti vicini: il collegamento documentato conferma che appartengono a uno stesso sistema carsico, articolato su livelli e gallerie comunicanti. Le Cuevas de Fuentes de León diventano così un caso di interesse sia per la speleologia sia per la ricostruzione delle frequentazioni umane nel sottosuolo dell’Extremadura.[web:4][web:11]

Cuevas de Fuentes de León, il passaggio emerso durante lo scavo

L’accesso alla nuova sala è stato individuato nel corso delle operazioni di scavo. Rimosso uno strato di terreno, gli operatori hanno riconosciuto una piccola apertura che proseguiva oltre il fronte di indagine. L’ampliamento controllato del varco ha reso possibile il passaggio e l’esplorazione del settore inedito.

Secondo Hipólito Collado, responsabile dell’Archeologia della Junta de Extremadura e codirettore delle ricerche, il rinvenimento nasce quindi dall’incontro tra la lettura stratigrafica dello scavo e l’esplorazione speleologica. La Cueva Nueva era stata riconosciuta nel 2025, dopo che i custodi dell’area protetta avevano osservato il transito di animali presso una piccola apertura. Nel primo ingresso fu necessario superare un salto verticale di circa 15 metri con tecnica su corda.[web:4]

La continuità ora accertata con la Cueva de los Postes dà una base concreta a un’ipotesi formulata fin dalle prime osservazioni. Non definisce ancora l’intera rete di connessioni del massiccio, ma offre nuovi elementi per aggiornare rilievi, sezioni e modelli di sviluppo delle gallerie.

Cueva Nueva: quattro sale, lago interno e concrezioni

L’esplorazione della Cueva Nueva ha permesso di distinguere quattro sale. La maggiore presenta un dislivello vicino ai 20 metri e contiene un lago sotterraneo lungo circa 15 metri. Nelle sale sono stati osservati numerosi speleotemi in buono stato di conservazione, fra cui colate e concrezioni.

Questi elementi richiedono particolare attenzione. Speleotemi, sedimenti, acque e depositi archeologici sono parti di un unico archivio sotterraneo. Un rilievo accurato consente di registrare forma e posizione delle strutture naturali; una documentazione preventiva permette anche di stabilire percorsi di lavoro e misure di protezione prima delle analisi più invasive.

Sono stati segnalati anche resti archeologici. Al momento non è stata resa nota una loro datazione né un’attribuzione culturale. La prudenza è necessaria: solo lo studio dei materiali, del contesto stratigrafico e delle eventuali associazioni con resti faunistici o antropici potrà chiarire cronologia e funzione degli spazi.[web:4][web:11]

Archeologia nelle Cuevas de Fuentes de León

Il nuovo settore si inserisce in un’area già nota per la continuità delle ricerche. Il Progetto Orígenes opera a Fuentes de León dal 2001 e nel 2026 raggiunge i 25 anni di attività. Le indagini svolte nel complesso hanno documentato una sequenza che, secondo i ricercatori, arriva dall’età romana fino al Pleistocene medio.[web:4]

Nelle cavità del monumento sono state riconosciute funzioni diverse nel tempo. Per l’età romana sono stati indicati indizi di uso rituale. Nei periodi calcolitico e neolitico sono invece attestati impieghi funerari, con sepolture, resti umani e corredi. Le fonti istituzionali dell’Extremadura ricordano, per le campagne precedenti, oggetti riferiti a corredi dell’Età del Rame: idoli tipo falange decorati, elementi in osso, conchiglie perforate, perle litiche e utensili in pietra. I materiali erano in corso di studio e restauro.[web:4][web:2]

Il valore archeologico delle Cuevas de Fuentes de León non dipende quindi da un singolo reperto. Dipende dalla possibilità di leggere insieme stratigrafie, modalità di accesso, morfologia degli ambienti, tracce di attività umana, resti animali e trasformazioni naturali. La nuova connessione può aiutare a comprendere meglio come le persone si muovevano nel sistema e quali parti fossero effettivamente accessibili nelle diverse fasi storiche.

Perché la speleologia serve alla ricerca archeologica

La speleologia è essenziale per l’archeologia ipogea perché rende conoscibile il contesto prima ancora del reperto. Un gruppo speleologico contribuisce a localizzare nuovi vuoti, affrontare passaggi stretti o verticali in sicurezza, rilevare gallerie e identificare settori vulnerabili. Senza questa base, uno scavo rischia di interpretare un deposito isolandolo dalla rete di cavità, dai percorsi dell’acqua e dalle dinamiche sedimentarie che lo hanno formato.

Nel caso delle Cuevas de Fuentes de León, il collegamento fra Cueva de los Postes e Cueva Nueva mostra in modo diretto questo rapporto. L’archeologia ha intercettato l’apertura nel corso dello scavo; la speleologia ha consentito di superarla, descrivere le nuove sale e collocarle nella struttura del carsismo. Le due discipline lavorano su domande diverse, ma complementari.

La speleologia è utile anche alla conservazione. Il rilievo topografico e fotografico, la definizione dei percorsi, l’osservazione di concrezioni e acque, la valutazione dei rischi di crollo e l’attenzione ai microambienti riducono il rischio di alterare sia gli equilibri naturali sia i depositi culturali. Il materiale didattico della Società Speleologica Italiana ricorda che le grotte conservano reperti, pitture rupestri e graffiti e che la ricerca archeologica non può prescindere dalla lunga storia della frequentazione umana degli ipogei.[file:1]

Per le Cuevas de Fuentes de León la fase successiva sarà quindi decisiva: completare la documentazione della nuova connessione, studiare senza anticipazioni i resti individuati e integrare le osservazioni geologiche, archeologiche e speleologiche in una lettura comune del sistema.

Fonti

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  • Giornata internazionale delle grotte e del Carso: il 13 settembre inaugura la ricorrenza UNESCO
    Condividi Dalla biodiversità australiana alla tutela dei sistemi carsici, una nuova data richiama l’attenzione su acqua, ricerca e patrimonio sotterraneo Domani, 13 settembre 2026, si celebra per la prima volta la Giornata internazionale delle grotte e del Carso. La ricorrenza, proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO, sarà annuale e intende rendere più visibili ambienti sotterranei spesso poco conosciuti dal grande pubblico. L’obiettivo è collegare divulgazione, studio scientifico, p
     

Giornata internazionale delle grotte e del Carso: il 13 settembre inaugura la ricorrenza UNESCO

September 12th 2026 at 09:00

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Dalla biodiversità australiana alla tutela dei sistemi carsici, una nuova data richiama l’attenzione su acqua, ricerca e patrimonio sotterraneo

Domani, 13 settembre 2026, si celebra per la prima volta la Giornata internazionale delle grotte e del Carso. La ricorrenza, proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO, sarà annuale e intende rendere più visibili ambienti sotterranei spesso poco conosciuti dal grande pubblico. L’obiettivo è collegare divulgazione, studio scientifico, protezione degli ecosistemi e gestione responsabile dei territori carsici.[web:2]

La Giornata internazionale delle grotte e del Carso arriva in un momento nel quale la conoscenza del sottosuolo assume un valore concreto. Grotte, sorgenti, acquiferi e paesaggi calcarei non sono soltanto luoghi di esplorazione. Custodiscono risorse idriche, biodiversità specializzata, dati geologici e tracce della presenza umana nel tempo.

Giornata internazionale delle grotte e del Carso: il primo appuntamento

La data del 13 settembre è stata designata dall’UNESCO come International Day of Caves and Karst, in sigla IDCK. La prima celebrazione internazionale si svolge a Postojna, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre. Il programma riunisce una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale, con l’intento di porre in dialogo speleologi, ricercatori, amministratori e comunità locali.[web:2]

La scelta della Slovenia richiama anche la storia della disciplina. Il termine “carsico” deriva dal Carso, la regione storica a ridosso di Trieste nella quale si svilupparono studi sistematici sui fenomeni di dissoluzione delle rocce. Per estensione, il carsismo studia forme e processi prodotti soprattutto dall’azione dell’acqua su rocce solubili, con effetti visibili in superficie e nel sottosuolo.[file:1]

La Giornata internazionale delle grotte e del Carso non propone una celebrazione separata dalle questioni territoriali. UNESCO indica esplicitamente protezione, ricerca e gestione sostenibile come assi della nuova ricorrenza. Invita inoltre scuole, enti, associazioni e cittadini a organizzare visite, incontri, mostre e attività didattiche.[web:2]

Carso, acqua e archivi naturali nelle grotte

Un paesaggio carsico si forma nell’arco di tempi lunghi. L’acqua scioglie progressivamente rocce solubili e può modellare doline, inghiottitoi, condotti sotterranei, grotte, risorgenti e corsi d’acqua ipogei. Il calcare è il substrato più comune, ma il fenomeno può coinvolgere anche dolomia, marmo e altri materiali solubili.

La rilevanza di questi sistemi supera i confini delle aree di grotta. Secondo UNESCO, i paesaggi carsici e le cavità coprono quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Le stesse fonti sottolineano che le grotte conservano biodiversità sotterranea, archivi geologici e testimonianze della storia culturale umana.[web:2]

Questi dati spiegano perché la Giornata internazionale delle grotte e del Carso richiami anche la tutela degli acquiferi. Nei territori carsici l’acqua può muoversi rapidamente attraverso fratture e condotti. Una contaminazione in superficie può quindi raggiungere sorgenti e falde con tempi diversi da quelli osservati in altri contesti geologici. La prevenzione richiede conoscenza del bacino di alimentazione, monitoraggi e scelte compatibili con la fragilità locale.

Le grotte sono anche laboratori di ricerca. Geomorfologia, idrogeologia, geochimica, paleontologia, mineralogia e biologia studiano processi che trovano nel sottosuolo dati difficili da osservare altrove. Il materiale didattico della Società Speleologica Italiana ricorda che molte discipline geologiche utilizzano le grotte come ambiti di indagine e che la salvaguardia richiede di limitare le attività impattanti e il campionamento distruttivo.[file:1]

Australia’s Beautiful Caves e la biodiversità sotterranea

Nel quadro delle iniziative divulgative dedicate alla Giornata internazionale delle grotte e del Carso, è stato diffuso il word search “Australia’s Beautiful Caves”. La risorsa è stata organizzata da Cathie Plowman, vicepresidente australiana dell’organizzazione promotrice, con l’obiettivo di avvicinare ragazze, ragazzi e visitatori agli animali che vivono negli ambienti sotterranei.

Il gioco propone una geografia speleologica dell’Australia attraverso grotte, archi naturali, doline e cavità visitabili. Accanto ai nomi dei siti emergono alcuni temi biologici. Sono ricordati glow worms, grilli di grotta, pipistrelli, crostacei d’acqua dolce e altri organismi legati agli ecosistemi ipogei. Il messaggio è semplice: la grotta non è uno spazio vuoto, ma un habitat con equilibri propri.

Tra gli esempi indicati figurano la Cutta Cutta Cave, nel Territorio del Nord, associata alle tradizioni del popolo Jawoyn e segnalata come habitat del ghost bat, specie minacciata e carnivora. Gunns Plains Cave, in Tasmania, viene presentata come ambiente frequentato dall’ornitorinco e dal gambero d’acqua dolce minacciato. A Marakoopa Cave sono ricordati corsi d’acqua, glow worms, fossili, cristalli di calcite e vasche di calcite.

La selezione include anche siti che aiutano a comprendere la varietà dei processi. L’Archway Cave di Abercrombie, nel Nuovo Galles del Sud, è descritta come il più grande tunnel naturale ad arco in calcare dell’emisfero meridionale. Le Undara Caves, nel Queensland, mostrano invece un sistema sviluppato in lave basaltiche, non nel calcare, collegato a un’eruzione avvenuta circa 190.000 anni fa. Il percorso ricorda quindi che il mondo delle grotte comprende origini geologiche differenti.

Educazione e tutela per le grotte e il Carso

Il word search australiano è un esempio di comunicazione accessibile. Trasforma un elenco di luoghi e specie in uno strumento per parlare di habitat, geologia e comportamenti corretti. Questa dimensione educativa è coerente con la Giornata internazionale delle grotte e del Carso, che UNESCO invita a portare anche nelle classi per spiegare carsismo, acque sotterranee e biodiversità.[web:2]

La visita a una grotta turistica può diventare parte di questo percorso se accompagnata da informazioni chiare. Occorre seguire le indicazioni dei gestori, non uscire dai percorsi consentiti, evitare di toccare le concrezioni e non disturbare gli animali. Nelle cavità non attrezzate servono competenze adeguate, pianificazione e attenzione alla conservazione.

La Giornata internazionale delle grotte e del Carso offre quindi un riferimento comune per gruppi speleologici, parchi, musei, scuole e amministrazioni. Il valore della ricorrenza sta nel rendere riconoscibile il legame tra ciò che accade in superficie e ciò che si conserva sotto terra. Acqua, fauna, paesaggio e memoria culturale appartengono allo stesso sistema.

Fonti

Australia

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  • Congresso SGI-SIMP 2026 a Padova: geoscienze, acqua e vulnerabilità dei territori carsici
    Condividi Dal 14 al 17 settembre le iniziative del Congresso SGI-SIMP 2026 riuniscono a Padova ricercatori e professionisti. Al centro: risorse minerarie, rischi naturali, transizione energetica e protezione degli acquiferi carsici. Congresso SGI-SIMP 2026, il calendario di Padova Padova ospita dal 15 al 17 settembre il Congresso Nazionale Congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia. Il titolo dell’edizione 2026 è “Ter(r)ra: Risorse, Risc
     

Congresso SGI-SIMP 2026 a Padova: geoscienze, acqua e vulnerabilità dei territori carsici

September 12th 2026 at 08:00

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Dal 14 al 17 settembre le iniziative del Congresso SGI-SIMP 2026 riuniscono a Padova ricercatori e professionisti. Al centro: risorse minerarie, rischi naturali, transizione energetica e protezione degli acquiferi carsici.

Congresso SGI-SIMP 2026, il calendario di Padova

Padova ospita dal 15 al 17 settembre il Congresso Nazionale Congiunto della Società Geologica Italiana e della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia. Il titolo dell’edizione 2026 è “Ter(r)ra: Risorse, Rischi, Rispetto”.

Le attività iniziano il 14 settembre con il PhD Day al Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova.

La distinzione delle date è utile per i partecipanti. Il congresso scientifico si svolge infatti nei tre giorni dal 15 al 17 settembre, mentre il 14 settembre è dedicato alla formazione dei dottorandi e all’apertura. Il programma pubblicato indica registrazioni, sessioni orali e poster, riunioni delle società scientifiche e quattro appuntamenti plenari distribuiti tra il 14 e il 17 settembre.

Il Congresso SGI-SIMP 2026 mette in relazione discipline che spesso vengono percepite come distanti dalla vita quotidiana. Geologia, mineralogia e petrologia intervengono nella ricerca e nella gestione delle materie prime, delle acque sotterranee, della stabilità dei versanti, della sismicità e dei paesaggi. Sono conoscenze che servono anche a valutare gli effetti territoriali delle infrastrutture e dei cambiamenti climatici.

Ter(r)ra: risorse, rischi e rispetto

Il tema scelto propone tre termini collegati. Le risorse comprendono minerali, rocce, acqua e suolo. I rischi riguardano frane, terremoti, alluvioni, erosione, dissesti e contaminazione delle falde. Il rispetto rimanda a una pianificazione che tenga conto dei tempi geologici e dei limiti fisici dei territori.

La transizione energetica richiede materiali non rinnovabili. Pannelli fotovoltaici, batterie, reti elettriche e impianti eolici dipendono da filiere minerarie e da valutazioni geologiche. Per questo il confronto sulle georisorse non riguarda solo l’estrazione. Include il riuso dei materiali, la riduzione degli impatti, la sicurezza degli approvvigionamenti e la scelta dei siti.

Il Congresso SGI-SIMP 2026 si inserisce in questo quadro. Il programma prevede nove sessioni scientifiche parallele, poster, workshop ed escursioni prima e dopo l’evento. Fra le aree tematiche figura l’osservazione della Terra, il monitoraggio ambientale e dei pericoli naturali. Sono ambiti vicini anche alla speleologia, perché la lettura delle strutture geologiche e delle acque sotterranee è essenziale per comprendere cavità, acquiferi e dinamiche carsiche.

Vulnerabilità dei territori carsici e delle falde

La vulnerabilità dei territori carsici richiede un’attenzione specifica. Nei calcari e nelle dolomie fratturati e carsificati, l’acqua può infiltrarsi attraverso fessure, doline, inghiottitoi, pozzi naturali e condotti sotterranei. Questi percorsi collegano talvolta in modo rapido la superficie agli acquiferi.

Questa stessa efficienza di drenaggio rende preziose le riserve idriche sotterranee. Può anche ridurre il tempo disponibile per intercettare un contaminante. In condizioni di carsismo profondo e completo, la capacità di filtrazione e attenuazione esercitata dal suolo e dalla zona non satura può essere molto inferiore rispetto ad altri contesti idrogeologici. Un inquinante veicolato dall’acqua può quindi raggiungere la falda più velocemente.

La vulnerabilità dei territori carsici non coincide soltanto con l’inquinamento. Include il rischio di allagamento nelle conche chiuse e presso gli inghiottitoi ostruiti, l’instabilità locale legata a cavità e fenomeni di sprofondamento, l’alterazione delle circolazioni sotterranee e il danneggiamento degli ecosistemi ipogei. Le pressioni possono derivare da scarichi, attività agricole, discariche, cave, urbanizzazione e modifiche del reticolo di drenaggio.

Una ricerca pubblicata da ISPRA sul Salento meridionale descrive bene il problema. Nelle aree dove sono presenti collegamenti rapidi fra superficie e acquifero, l’attenuazione degli inquinanti risulta bassa. Lo studio evidenzia anche come le attività umane modifichino la vulnerabilità complessiva: centri abitati, aree industriali, pozzi, canali e vore possono far crescere il livello di rischio. Le carte di vulnerabilità rappresentano quindi strumenti utili alla pianificazione, insieme al controllo delle sorgenti di pressione e alla manutenzione dei sistemi di drenaggio.

Per la speleologia, la vulnerabilità dei territori carsici è anche un tema di documentazione e responsabilità. Il rilievo delle cavità, il censimento degli ingressi assorbenti, le prove con traccianti quando autorizzate e il monitoraggio delle acque contribuiscono alla conoscenza del sistema. I dati devono dialogare con gli enti competenti, con i gestori idrici e con la pianificazione comunale e regionale.

Plenarie e formazione nel Congresso SGI-SIMP 2026

Il programma del Congresso SGI-SIMP 2026 apre il 14 settembre con Haakon Fossen, geologo noto per gli studi di geologia strutturale e tettonica. Il 15 settembre è prevista la plenaria di Max W. Schmidt. Il 16 settembre interviene il filosofo della scienza Telmo Pievani. La chiusura del 17 settembre è affidata a Massimo Lombardini, con un intervento dedicato al rapporto fra energia e geopolitica.

Il 14 settembre si svolge anche il PhD Day “Plan Projects for Your Future: AI’s potential in proposal writing assistance”. L’iniziativa è rivolta ai dottorandi in Scienze della Terra. Il programma comprende la scrittura delle proposte progettuali, le opportunità di finanziamento e un’attività pratica guidata. L’intelligenza artificiale viene presentata come supporto per bozze, strutture logiche e linguaggio, senza sostituire originalità e responsabilità del ricercatore.

L’appuntamento padovano offre dunque una sede di confronto utile anche per chi si occupa di grotte e carsismo. La protezione delle falde, la gestione del rischio e la conoscenza del sottosuolo richiedono competenze integrate. Il Congresso SGI-SIMP 2026 riporta questi temi nel dibattito delle geoscienze, con ricadute dirette sulle scelte territoriali.

Fonti

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  • Duemila Grotte, a Trieste il centenario del volume che ha dato forma al catasto carsico
    Condividi Il 15 settembre alla Sala Luttazzi il workshop “Duemila Grotte 1926-2026” ricostruirà l’eredità dell’opera di Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan, tra storia del Carso, catasti, rilievo e nuove ricerche sul Timavo. Trieste si prepara a ricordare un libro che ha segnato il modo di conoscere e descrivere il sottosuolo carsico. Martedì 15 settembre 2026, dalle 17.30, la Sala Luttazzi del Magazzino 26 ospiterà il workshop “Duemila Grotte. 1926-2026. La speleologia cent’anni dopo
     

Duemila Grotte, a Trieste il centenario del volume che ha dato forma al catasto carsico

September 12th 2026 at 07:00

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Il 15 settembre alla Sala Luttazzi il workshop “Duemila Grotte 1926-2026” ricostruirà l’eredità dell’opera di Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan, tra storia del Carso, catasti, rilievo e nuove ricerche sul Timavo.

Trieste si prepara a ricordare un libro che ha segnato il modo di conoscere e descrivere il sottosuolo carsico. Martedì 15 settembre 2026, dalle 17.30, la Sala Luttazzi del Magazzino 26 ospiterà il workshop “Duemila Grotte. 1926-2026. La speleologia cent’anni dopo”. L’ingresso del pubblico è previsto dalle 17.00. La partecipazione in sala è libera fino a esaurimento dei posti; le iscrizioni sono aperte fino al 14 settembre.

L’iniziativa è promossa nell’ambito delle attività regionali legate alla prima Giornata internazionale delle grotte e del carsismo. Il workshop è organizzato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con la Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia e la Società Alpina delle Giulie.

Il centenario di Duemila Grotte offre così l’occasione per rileggere un’opera storica e per mettere in relazione il lavoro degli esploratori del primo Novecento con i metodi di documentazione, ricerca e divulgazione oggi disponibili.

Duemila Grotte e il primo grande inventario del Carso

Pubblicato dal Touring Club Italiano nel 1926, Duemila Grotte. Quarant’anni di esplorazioni nella Venezia Giulia è firmato da Luigi Vittorio Bertarelli ed Eugenio Boegan. Il volume ha 494 pagine. Riunisce centinaia di incisioni, tavole a colori e una carta speleologica alla scala 1:100.000.

La sua struttura mantiene un interesse che va oltre la storia editoriale. La prima parte è un manuale di speleologia. Affronta il fenomeno carsico, la flora e la fauna ipogee, la paleontologia, le tecniche di esplorazione, il rilievo, la fotografia, le grotte di guerra e l’idrologia sotterranea. La seconda parte costituisce il catasto delle grotte della Venezia Giulia entro i confini dell’epoca tra le due guerre. Comprende mappe, localizzazioni, descrizioni e rilievi.

I materiali storici ricordano che il censimento descriveva 2.142 cavità, con circa 800 rilievi. Per questo Duemila Grotte è considerato uno dei passaggi fondamentali verso una catalogazione sistematica delle cavità naturali. La ristampa anastatica del 1986 rese nuovamente accessibile l’opera dopo la distruzione delle matrici originarie nei bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Il volume riflette anche il ruolo della Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie. Il gruppo, nato nel 1883, aveva costruito nel tempo un patrimonio di osservazioni, esplorazioni e dati sul Carso classico. Eugenio Boegan, entrato nella Commissione nel 1894 e suo presidente dal 1904, contribuì a trasformare quella raccolta di conoscenze in un metodo di lavoro fondato su esplorazione, rilievo e ordinamento catastale.

Workshop Duemila Grotte: il programma alla Sala Luttazzi

I saluti istituzionali apriranno la giornata alle 17.30. Modererà Massimo Zanetti, direttore del Servizio geologico della Regione Friuli Venezia Giulia. Sono previsti interventi di Fabio Scoccimarro, Roberto Dipiazza, Sergio Orsini, Giovanni Duratti, Mauro Kraus e Massimiliano Reiter.

Alle 18.00 inizierà la sessione storica, coordinata da Giuseppe Muscio. Igor Ardetti della Commissione Grotte Eugenio Boegan proporrà l’intervento “Da un’idea giovanile al Duemila Grotte”. Seguiranno Silvo Stok su Italo Gariboldi e le grotte di guerra, Paolo Guglia sul volume del 1926 e Paolo Toffanin sul rilievo ipogeo cento anni dopo, tra interpretazione artistica e immaginazione virtuale.

Dopo la pausa, dalle 19.30, il programma guarderà alla speleologia contemporanea. Paolo Manca e Alessio Mereu presenteranno il Catasto speleologico regionale. Tom Kravanja, della Commissione Grotte Eugenio Boegan, parlerà di “Un secolo di misure in grotta”.

La seconda sessione comprenderà anche gli interventi di Luca Pisani sulla comunicazione della speleologia, Corrado Greco sulle grotte turistiche, Rosana Cerkvenik sulla speleologia di confine nelle aree di Škocjan, Marco Restaino su acque e biodiversità sotterranee, Federico Bernardini sull’archeologia carsica e la Grotta Tina jama, e Leda Cipriani sulle cavità artificiali.

Il programma restituisce la varietà di campi che già animavano Duemila Grotte e che oggi si sono ulteriormente articolati: catasto digitale, misurazioni strumentali, idrologia, archeologia, tutela, ricerca biologica e comunicazione pubblica.

Commissione Grotte Eugenio Boegan, dal catasto alle ricerche attuali

La Commissione Grotte “Eugenio Boegan” continua a rappresentare una presenza attiva nelle ricerche del Carso triestino e nelle spedizioni oltreconfine. Il suo lavoro affianca l’esplorazione alla documentazione tecnica, al rilievo, alla didattica e alla pubblicazione di risultati nelle proprie riviste e nei canali associativi.

Tra le attività recenti del gruppo emerge il progetto sull’Abisso Luciano Filipas, 87 VG. Il 23 gennaio 2026 la Commissione ha comunicato il raggiungimento di una nuova finestra sul Timavo sotterraneo nella zona di Fernetti, a 302 metri di profondità. La notizia è il risultato di una ricerca durata vent’anni nella cavità. Il 16 maggio, al centro didattico della Grotta Gigante, il sodalizio ha dedicato un incontro alla scoperta.

Il dato interessa direttamente la conoscenza dell’idrologia carsica. Il Timavo sotterraneo è infatti uno dei temi centrali degli studi sul Carso. L’individuazione di nuovi punti di accesso o osservazione può fornire elementi utili per le ricerche sulla circolazione delle acque, sulle condizioni degli ambienti ipogei e sui collegamenti tra bacini e risorgive.

Le cronache della Commissione documentano anche la prosecuzione di attività esplorative internazionali. Nel 2025 sono riprese le ricerche nello Žijovo–Kucke Planine, in Montenegro. Nel 2026 è stato rilanciato il progetto in Albania nell’area di Nikaj-Mërturi, avviato in precedenza e ora ripreso per completare il lavoro di esplorazione e documentazione.

Non manca l’impegno formativo. Nel 2026 la Commissione ha proposto un corso di avvicinamento alla speleologia. Ha inoltre sperimentato e divulgato l’uso del LiDAR integrato negli smartphone per il rilievo ipogeo. Sono attività che mostrano come il lascito di Duemila Grotte non riguardi soltanto la memoria di un’opera: riguarda la continuità di una pratica di rilevazione, confronto dei dati e restituzione delle conoscenze.

Carso, catasto e tutela delle grotte

Il workshop si inserisce in una settimana dedicata al patrimonio carsico regionale. Il 13 settembre ricorre la Giornata internazionale delle grotte e del carsismo, proclamata dall’UNESCO nel 2025. In Friuli Venezia Giulia il calendario comprende anche “Grotte aperte”, in programma il 12 e 13 settembre, con visite gratuite alle cinque grotte turistiche regionali aderenti.

La dimensione territoriale è rilevante. Secondo i dati regionali, il carsismo interessa circa il 70% delle aree montane e collinari del Friuli Venezia Giulia. Il Catasto speleologico regionale registra quasi 9.000 grotte. Le aree carsiche alimentano inoltre più di 1.200 sorgenti, molte utilizzate a fini idropotabili.

In questo quadro, Duemila Grotte conserva un valore concreto. La documentazione delle cavità permette di leggere i cambiamenti nei paesaggi, nei metodi di rilievo e nelle conoscenze idrogeologiche. Permette anche di distinguere ciò che è stato esplorato da ciò che resta da verificare.

A cento anni dalla pubblicazione, l’incontro di Trieste mette quindi al centro il rapporto tra archivi storici e banche dati attuali. Le grotte del Carso restano oggetto di ricerca scientifica, esplorazione responsabile e tutela. Il percorso avviato dalla Commissione Grotte e condensato nel libro del 1926 continua nei rilievi, nei catasti e nelle nuove esplorazioni.

Informazioni e fonti

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Informazioni e iscrizioni al workshop

Fonti consultate:

L'articolo Duemila Grotte, a Trieste il centenario del volume che ha dato forma al catasto carsico proviene da Scintilena.

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