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    Condividi Il buio oltre le Foppe Dopo la produttiva discesa a W le Donne, il campo entra nel vivo: Buzio, Dito, Pilastro, Gabriele, risalite, traversi e nuovi punti interrogativi. E sul Pizzo della Pieve compare persino un pozzo che nessuno ricordava di aver mai visto. Il Campo InGrigna! 2026 è entrato nel vivo e, a giudicare dal resoconto dei primi giorni, nessuno sembra avere intenzione di perdere tempo. Dopo la produttiva punta a W le Donne, con il lavoro in profondità già raccon
     

Prime giornate dal Campo InGrigna! 2026: in Grigna non si perde tempo

August 13th 2026 at 10:00

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Il buio oltre le Foppe

Dopo la produttiva discesa a W le Donne, il campo entra nel vivo: Buzio, Dito, Pilastro, Gabriele, risalite, traversi e nuovi punti interrogativi. E sul Pizzo della Pieve compare persino un pozzo che nessuno ricordava di aver mai visto.

Il Campo InGrigna! 2026 è entrato nel vivo e, a giudicare dal resoconto dei primi giorni, nessuno sembra avere intenzione di perdere tempo.

Dopo la produttiva punta a W le Donne, con il lavoro in profondità già raccontato su Scintilena, le squadre si sono distribuite su diversi obiettivi del Grignone. Mentre qualcuno esplora, qualcun altro riattrezza, traversa, risale, fotografa e, naturalmente, trova nuovi posti dove tornare.

A fare il punto questa mattina, 13 agosto, è Andrea Maconi direttamente dalle Foppe.

Sabato: una passeggiata… e salta fuori un pozzo

Sabato, sistemati i materiali destinati al campo, Andrea si concede quella che definisce tranquillamente una “passeggiata” dal Bregai al Passo della Capra, passando a rivedere alcuni ingressi.

foto A. Maconi

C’è anche il tempo per dare un’occhiata al geode sotto il Pizzo della Pieve, che supera l’esame: “molto carino”.

Poi succede una di quelle cose che in Grigna sembrano perfettamente normali. Salendo quasi a caso lungo un canale del Pizzo della Pieve, Andrea si ritrova davanti a un pozzo mai visto prima.

Un ingresso nuovo? Qualcosa già conosciuto e dimenticato? Un altro piccolo tassello del puzzle carsico della Grigna?

Da verificare. E naturalmente l’idea è già quella di tornarci.

Domenica: all’Abisso Alberto Buzio qualcosa “va”

Domenica è il turno dell’Abisso Alberto Buzio, leader del Campo 2025.

Con Andrea ci sono Jack (al secolo Maurizio), Matteo, Francesca, Kaja, Yurek e Frytka, per una prima ricognizione che finisce, inevitabilmente, per produrre nuovi lavori.

Jack, Matteo e i polacchi vanno alla ricerca di un ramo indicato da Andrea a circa -70 metri. Non lo trovano. In compenso scendono fino a circa -100, dove incontrano un traverso. Lo superano in libera e, dall’altra parte, individuano una via che prosegue.

Il che, in linguaggio speleologico, è già una frase capace di immaginare i programmi per i giorni successivi.

Nel frattempo Andrea e Francesca effettuano due brevi risalite nella prima parte della cavità. Una termina in fessura, mentre l’altra ricollega sul P17.

E’ sul P17 che Andrea parte per un traverso di una decina di metri, in buona parte nel vuoto. Raggiunge un breve meandro con aria in salita e, proseguendo, un camino. Dieci metri di arrampicata permettono di individuare un paio di sfondamenti su una cengia; sopra, il camino continua ancora per almeno una quindicina di metri.

Poi finiscono i materiali: un classico speleologico. A quanto pare, lassù potrebbe anche esserci un’uscita. Altro punto interrogativo da aggiungere alla lista.

Lunedì: il Dito, 18 ore e la solita cura dimagrante

Lunedì tocca al Pozzo nel Dito.

Ciaula scopre la luna– all’uscita del Dito – foto Alex Rinaldi 2025

Andrea, Alex, Kaja, Frytka e Yurek scendono fino a circa -350 metri. Alex traversa sopra un pozzo bagnato e raggiunge una finestra dalla quale arriva un torrentello. Segue l’arrampicata di un altro caminetto, oltre il quale si apre un camino alto.

La squadra successivamente disarma e passa a controllare un’altra possibilità: Andrea riesce a infilarsi nel passaggio, ma questa volta la grotta decide di non collaborare e chiude.

Nel frattempo il trapano è ormai scarico, il tempo corre e anche gli speleologi cominciano ad accusare le ore sottoterra. Niente ulteriori lavori nei freatici: si torna verso l’esterno.

Bilancio: 18 ore di punta.

La sintesi di Andrea è decisamente più efficace: “Il Dito ti spacca sempre…”

Nel frattempo, naturalmente, il resto del campo non è rimasto a guardare.

All’Abisso Pilastro (freddissima grotta scovata dall’instancabile Sandro Ghidelli e a sua volta cavità leader del Campo 2024) arrivano Lele e Simona: immancabilmente, con Marco e Ombretta tra i partecipanti, si scendono un paio di pozzi. La grotta cresce di almeno 25 m, e continua!

Pilastro – M. Abisso

Altre squadre tornano invece al Buzio, dove un ramo laterale viene seguito fino a circa -220 metri.

Per i dettagli, suggerisce Andrea, bisogna “chiedere a loro”. E noi lo faremo.

Ancora Buzio: aria forte e un P20 che aspetta

Martedì Andrea torna nell’Abisso Buzio insieme ad Alex, Kaja e altri compagni del campo: questa volta l’obiettivo è il fondo.

Sono scesi alcuni brevi salti fino a poco oltre -200 metri, dove l’esplorazione si arresta sulla sommità di un P20. Il dato interessante è un altro: il posto è valido e tira aria forte.

Secondo Andrea potrebbe essere stata superata una delle zone che finora avevano frenato l’esplorazione. Se lo dice Andrea, è così di certo.

Solita traduzione: bisogna tornare.

Intanto si ritorna anche dentro il Pozzo Gabriele

Tra un abisso e l’altro c’è spazio anche per il Pozzo Gabriele, la cavità con neve nei pressi del Bogani.

Jack, insieme a Floriano, Sandro e Tiziano, è tornato all’interno documentando la situazione attuale e confrontandola con le immagini dello scorso anno.

Pozzo Gabriele- Jack (Maurizio)-Florian

Le fotografie mostrano ancora importanti accumuli di neve e ghiaccio all’interno della cavità, ma il confronto diretto tra le diverse stagioni offre indicazioni interessanti sull’evoluzione dell’accumulo nivale e sulle trasformazioni dell’ambiente interno.

E così, mentre qualcuno cerca la profondità, qualcun altro guarda anche ciò che cambia vicino alla superficie.

È forse proprio questo il bello di InGrigna!: nello stesso giorno si può inseguire l’aria a duecento metri di profondità, traversare sopra un pozzo bagnato, arrampicare un camino, controllare una grotta di neve e, tornando verso il campo, imbattersi quasi per caso in un pozzo che nessuno aveva mai notato.

Il tutto possibilmente prima di cena.

Gli obiettivi aperti, insomma, stanno aumentando invece di diminuire. Buzio chiama, il Dito non fa sconti, il Pilastro continua, Gabriele cambia e sul Pizzo della Pieve c’è già un nuovo punto interrogativo da andare a vedere. Più tutto il resto: il Grignone è sconfinato, e fresco.

Avrò scordato qualcosa?

Nel dubbio, riporto il post di Andrea Maconi: e ricordiamoci: siamo soltanto ai primi giorni. Il campo InGrigna! continua!!!

“Primi giorni di campo in Grigna.

Sabato, post trasporto materiali per campo, ho fatto una passeggiata dal Bregai al Passo della Capra rivedendo alcuni ingressi. Sono passato anche a dare un’occhiata al geode sotto il Pizzo della Pieve ed è molto carino. Salendo a caso da un canale sul Pizzo della Pieve ho sbattuto la faccia contro un pozzo che non avevamo mai visto… forse oggi ci torniamo.

Domenica con Jack, Matteo, Francesca, Kaja, Yurech, Frutkapunk (Polacchi) abbiamo fatto un rapido giro all’Abisso Alberto Buzio nella prima parte. Jack, Matteo e i Polacchi sono andati a vedere un ramo che gli ho suggerito a -70m, ma in realtà non l’hanno visto e sono scesi a -100m dove c’era un traverso da fare, che sono riusciti in libera. Di là c’è una via che va. Io e Francesca abbiamo fatto 2 brevi risalite nella prima parte. Una chiude in fessura, altra ricollega su p17. Poi sul p17 ho fatto il traverso all’inizio, lungo una decina di metri, per buona parte nel vuoto, abbiamo raggiunto breve meandro con aria in salita, poi proseguendo traverso c’è un camino. Ho arrampicato 10m e visto un paio di sfondamenti su cengia. Il camino prosegue verso alto per almeno 15m ma avevamo finito materiali e poi sembra uscire.

Lunedì Alex, Kaja, Frytka e Yurek siamo andati al Dito a -350m. Alex ha traversato su pozzo bagnato e raggiunto finestra con torrentello. Arrampicato altro caminetto, poi c’è un camino alto. Abbiamo disarmato e siamo andati a vedere altro buchetto dove sono passato ma chiude. Il trapano era ormai scarico e non abbiamo più avuto tempo di fare altre robe nei freatici. Poi anche noi eravamo belli cotti e siamo usciti. Punta di 18 h. Il Dito ti spacca sempre…

Gli altri nel frattempo hanno fatto Abisso Pilastro, grazie anche a arrivo Lele e Simona e sceso un paio di pozzi. Altra punta a Buzio e sceso ramo laterale sino a -220m circa. Chiedere a loro per maggiori dettagli!

Ieri Alex, Kaja ed io siamo tornati al fondo della Buzio. Sceso alcuni brevi saltini sino a poco oltre -200m, fermi su p20. Posto valido, aria forte, forse abbiamo passato i posti di emme…

Ciao dalle Foppe!!!”

Ci aggiorniamo per la continuazione.

E, alla fine, ci sarà come sempre sempre il Diario di Campo di Marco Corvi.

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  • Ciclo vitale dei pipistrelli: riproduzione, nursery e tutela dei rifugi
    Condividi Dal letargo ai primi voli: il ciclo vitale dei pipistrelli spiega perché grotte, edifici e alberi devono essere protetti nei periodi più sensibili. Il ciclo vitale dei pipistrelli segue le stagioni e dipende dalla disponibilità di insetti, dalle temperature e dalla qualità dei rifugi. L’infografica allegata riassume le fasi principali: accoppiamento, gestazione, nascita, allattamento, crescita, primi voli, indipendenza e maturità sessuale. È una sequenza utile per avvicinare il pubb
     

Ciclo vitale dei pipistrelli: riproduzione, nursery e tutela dei rifugi

August 13th 2026 at 09:00

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Dal letargo ai primi voli: il ciclo vitale dei pipistrelli spiega perché grotte, edifici e alberi devono essere protetti nei periodi più sensibili.

Il ciclo vitale dei pipistrelli segue le stagioni e dipende dalla disponibilità di insetti, dalle temperature e dalla qualità dei rifugi. L’infografica allegata riassume le fasi principali: accoppiamento, gestazione, nascita, allattamento, crescita, primi voli, indipendenza e maturità sessuale. È una sequenza utile per avvicinare il pubblico alla biologia dei Chirotteri, ma le tempistiche possono variare molto tra specie, latitudine e condizioni meteorologiche.

I pipistrelli sono gli unici mammiferi capaci di volo attivo. In Italia sono presenti oltre 35 specie e tutte sono insettivore. Il loro ruolo ecologico è legato soprattutto al controllo naturale degli insetti. In altre aree del pianeta, molte specie contribuiscono anche all’impollinazione e alla dispersione dei semi.[1]

Ciclo vitale dei pipistrelli tra autunno e primavera

Nelle specie europee, gli accoppiamenti avvengono spesso tra la fine dell’estate e l’autunno. In molte specie le femmine conservano lo sperma durante l’inverno e la fecondazione avviene in primavera, quando temperatura e disponibilità di prede diventano più favorevoli. Fanno eccezione alcuni meccanismi riproduttivi specifici, che richiedono valutazioni per specie.[1]

L’inverno è la fase dell’ibernazione. I pipistrelli riducono temperatura corporea e metabolismo, conservando l’energia accumulata in autunno. Le cavità naturali, le miniere dismesse, i cunicoli e altri ambienti sotterranei offrono condizioni relativamente stabili di umidità e temperatura. Sono quindi rifugi importanti per il ciclo vitale dei pipistrelli.[2]

Il disturbo in questa fase può avere conseguenze rilevanti. Luci intense, rumori, fotografie con flash, fonti di calore e presenza ravvicinata possono indurre il risveglio degli animali. EUROBATS segnala che un disturbo eccessivo durante ibernazione o riproduzione può provocare l’abbandono del sito o contribuire alla mortalità.[2]

Nursery e nascita dei piccoli

Con la primavera, le femmine gravide raggiungono rifugi caldi e sicuri, spesso riunendosi in colonie riproduttive chiamate nursery o colonie di maternità. La durata della gestazione varia in genere fra sei e nove settimane ed è influenzata dalla specie, dal clima e dalla disponibilità di alimento.[3]

Nella maggior parte dei casi nasce un solo piccolo, chiamato pup nella letteratura anglosassone. Alla nascita il neonato è totalmente dipendente dalla madre. Viene allattato, mantenuto al caldo e protetto nel rifugio. In molte specie l’allattamento dura circa quattro o cinque settimane, fino a quando il giovane è in grado di volare e iniziare le prime uscite di alimentazione.[3]

L’estate è quindi il momento più delicato del ciclo vitale dei pipistrelli. Un accesso non controllato in una grotta o un intervento edilizio effettuato senza verifica preventiva possono generare panico nella colonia. Il rischio riguarda soprattutto la caduta dei piccoli, la separazione dalle madri e l’abbandono del rifugio riproduttivo.[1]

Primi voli, autonomia e protezione

Dopo una crescita rapida, i giovani iniziano i primi voli. L’età esatta cambia fra specie. Per il pipistrello nano comune, ad esempio, i giovani possono volare intorno alle quattro settimane e diventare capaci di alimentarsi autonomamente circa a sei settimane.[4]

L’indipendenza non coincide sempre con la maturità sessuale. Quest’ultima può essere raggiunta nel primo o nel secondo anno di vita, secondo la specie e le condizioni ambientali. Per questo è preferibile evitare generalizzazioni rigide come un’unica data valida per tutti i pipistrelli.

La tutela del ciclo vitale dei pipistrelli passa dalla conservazione dei loro rifugi. Una grotta non va valutata solo in base al numero di animali osservati in una singola visita. Anche pochi individui possono indicare un sito importante, usato per svernamento, riproduzione, transito stagionale o riposo.[1]

In presenza di colonie o singoli esemplari, la regola pratica è non toccare gli animali, non illuminarli direttamente e non modificare ingressi, ventilazione o microclima della cavità. Eventuali chiusure o interventi devono essere progettati con il supporto di chirotterologi qualificati. Griglie e recinzioni non idonee possono infatti ostacolare il volo o alterare le condizioni interne del rifugio.[2]

Fonti

http://www.tutelapipistrelli.it

Fonti
[1] Protecting and managing underground sites for bats https://www.eurobats.org/sites/default/files/documents/pdf/Meeting_of_Parties/MoP5_Inf_50_UndergroundSites.pdf
[2] Maternity roosts – Bat roosts – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/about-bats/where-do-bats-live/bat-roosts/maternity-roosts
[3] Common pipistrelle – UK Bats https://www.bats.org.uk/about-bats/what-are-bats/uk-bats/common-pipistrelle
[5] Guidance on the consideration https://www.corse.developpement-durable.gouv.fr/IMG/pdf/eurobats_bats_and_roads_2024.pdf
[6] A new generation takes flight: first baby bats of 2025 – News – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/news/2025/06/first-baby-bats-2025
[7] Bat Conservation Trust https://cdn.bats.org.uk/uploads/pdf/About%20Bats/lesserhorseshoe_11.02.13.pdf?v=1541085180
[8] BCT Teachers Pack https://cdn.bats.org.uk/uploads/pdf/Resources/Welsh-EdPack/03-Bats-through-the-year-Eng.pdf?v=1551107142
[9] Teacher’s Notes – Flight https://cdn.bats.org.uk/uploads/pdf/Resources/Welsh-EdPack/Teachers-Notes-3-Bats-through-the-year.pdf?v=1551107461
[10] Guidelines for consideration of bats in lighting … https://domusprojects.ie/wp-content/uploads/2023/01/EUROBATSguidelines8_lightpollution.pdf
[11] One bat species, the https://cdn.bats.org.uk/uploads/pdf/Bats-in-Scotland.pdf?v=1646659377
[12] Action Plan for the Conservation of the Bat Species https://plan-actions-chiropteres.fr/wp-content/uploads/2024/12/plan-actions-chiropteres.fr-eubats-actionplan-v14-eubats-actionplan-v14.pdf
[13] Greater horseshoe bat https://cdn.bats.org.uk/uploads/pdf/Species-info-sheet-for-greater-horseshoe-bat-FINAL.pdf?v=1642079719
[14] 14_AC_25-2_Andrews_AC https://cdn.bats.org.uk/uploads/pdf/Resources/Bat-Groups/Bat-Group-Bulletins/Andrews-et-al_AC_25-2_213-227-2023.pdf?v=1709031666
[15] SPECIES INFORMATION GUIDE https://cdn.bats.org.uk/uploads/pdf/Bechsteins-bat-species-account.pdf?v=1642079639
[16] Slide 1 https://cdn.bats.org.uk/uploads/pdf/Resources/Amazing_bats_talk_resource_share.pdf?v=1541085334
[17] Tutela Pipistrelli https://www.tutelapipistrelli.it/

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  • Svezia, la sepoltura di una donna incinta nella grotta di Lilla Karlsö: cosa si sa davvero
    Condividi Sepoltura di una donna incinta nella grotta di Suder Vagnhus, su Lilla Karlsö: il ritrovamento attribuito al Mesolitico è ancora in fase di scavo e attende datazione al radiocarbonio e analisi del DNA. La sepoltura di una donna incinta è a Lilla Karlsö, non a Stora Förvar Una giovane donna con un feto conservato nell’area addominale è stata individuata nella grotta di Suder Vagnhus, sull’isola svedese di Lilla Karlsö, al largo della costa occidentale di Gotland. Le prime
     

Svezia, la sepoltura di una donna incinta nella grotta di Lilla Karlsö: cosa si sa davvero

August 13th 2026 at 08:00

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Sepoltura di una donna incinta nella grotta di Suder Vagnhus, su Lilla Karlsö: il ritrovamento attribuito al Mesolitico è ancora in fase di scavo e attende datazione al radiocarbonio e analisi del DNA.

La sepoltura di una donna incinta è a Lilla Karlsö, non a Stora Förvar

Una giovane donna con un feto conservato nell’area addominale è stata individuata nella grotta di Suder Vagnhus, sull’isola svedese di Lilla Karlsö, al largo della costa occidentale di Gotland.

Le prime notizie hanno indicato un’età intorno a 9.000 anni, collocando il contesto nel Mesolitico.

La formulazione richiede però precisione: il ritrovamento non proviene dalla grotta di Stora Förvar, sulla vicina isola di Stora Karlsö, come riportato in alcune ricostruzioni iniziali.

La sepoltura donna incinta si trova cinque metri sotto il piano di grotta, in livelli profondi della piccola cavità laterale di Suder Vagnhus.

Gli archeo-osteologi Alexander Roesen Sjöstrand e Olivia Bartholdson hanno riconosciuto dapprima due ossa dell’arto superiore fetale.

Il rinvenimento successivo di costole, sacro e frammenti del bacino della giovane ha consentito di valutare la relazione spaziale tra i resti.

Il feto era nell’area addominale della donna. Sono stati recuperati anche un frammento cranico e un elemento cervicale fetali.

Questa distribuzione rende plausibile che il feto fosse ancora in utero alla morte e al momento della deposizione.

I ricercatori stimano per la donna un’età adolescenziale avanzata, in un intervallo comunicato fra circa 14 e 19 anni, e per il feto uno sviluppo di 32-34 settimane. Si tratta di valutazioni preliminari, non di risultati definitivi.

Datazione della grotta Suder Vagnhus e verifiche ancora necessarie

L’età di 8.000-9.500 anni deriva per ora dalla stratigrafia della cavità, dal confronto con materiali delle isole Karlsö e dalla presenza, nello stesso livello, di fanerogame marine già attribuite a quell’intervallo.

Le ossa della donna e del feto non sono ancora state datate direttamente con radiocarbonio. Di conseguenza, la definizione di ritrovamento di 9.000 anni deve essere letta come una stima di lavoro.

Il gruppo di ricerca prevede di inviare un campione osseo al radiocarbonio e di eseguire analisi del DNA antico.

La datazione al carbonio-14 permetterà di stabilire l’età dei resti in modo diretto, con una necessaria calibrazione cronologica.

Il DNA potrà verificare il rapporto biologico tra donna e feto, oltre a fornire indicazioni su sesso genetico, ascendenze e conservazione molecolare, se la quantità e qualità del materiale lo consentiranno.

Proseguono anche le operazioni di scavo. La posizione di deposizione non è stata ancora documentata per intero.

L’ipotesi di una posizione rannicchiata sul fianco, detta Hocker, resta da confermare con il recupero delle parti ancora sepolte del tronco, del bacino, degli arti inferiori e della spalla.

Non è stata comunicata una causa di morte. Non è quindi corretto attribuire il decesso a parto, emorragia, infezione o altre complicazioni ostetriche senza dati paleopatologici e tafonomici.

La sepoltura della donna incinta di Lilla Karlsö potrà offrire informazioni sulle pratiche funerarie e sulla presenza di gruppi umani nell’arcipelago baltico all’inizio dell’Olocene.

L’interpretazione di una deposizione intenzionale dovrà essere sostenuta dalla documentazione completa di posizione anatomica, limiti della fossa, eventuali corredi, pigmenti, alterazioni post-deposizionali e associazioni stratigrafiche.

Stora Förvar, il confronto con la grotta vicina

Stora Förvar resta un riferimento archeologico essenziale, ma distinto. La grotta di Stora Karlsö fu scavata intensamente tra il 1888 e il 1893.

Le indagini recuperarono una potente successione archeologica, superiore a quattro metri, con fauna, manufatti, ceramiche e resti umani dal Mesolitico all’età del Ferro.

I materiali delle vecchie campagne hanno limiti documentari rilevanti.

Gli scavi ottocenteschi procedettero per livelli artificiali di 30 centimetri e aree orizzontali, senza seguire in modo adeguato la stratigrafia di un pavimento inclinato.

Per questo l’associazione cronologica fra singoli resti non può essere dedotta soltanto dalla profondità di rinvenimento.

Revisioni osteologiche e datazioni AMS hanno riconosciuto, nelle unità più antiche, resti di almeno cinque individui: un lattante, adolescenti, una donna adulta e probabilmente uomini adulti. Il lattante e un adolescente sono stati collocati nel Mesolitico tardo, fra circa 9.500 e 8.200 anni calibrati prima del presente. Non risulta, nelle fonti scientifiche consultate, una sepoltura integra di donna gravida a Stora Förvar.

L’Università di Uppsala ha inoltre incluso resti di Gotland e Stora Karlsö in uno studio di genomica delle popolazioni mesolitiche. In quel progetto le ossa, datate a oltre 8.000 anni, sono state sottoposte a estrazione di DNA da ossa e denti e a sequenziamento genomico. Il confronto con dati archeologici, isotopici e paleoclimatici ha contribuito a ricostruire le migrazioni postglaciali in Scandinavia. Questo mostra il potenziale delle analisi future su Lilla Karlsö, senza anticiparne gli esiti.

Donne incinte in grotta: i casi di Ostuni e Skye

La sepoltura donna incinta di Lilla Karlsö è rara, ma non isolata nel record archeologico. Il confronto più antico e meglio studiato in ambiente ipogeo è quello di Ostuni 1, nella grotta-santuario di Santa Maria di Agnano, in Puglia. La tomba del Paleolitico superiore, datata a circa 27.810-27.430 anni calibrati prima del presente, conteneva una giovane donna in posizione rannicchiata con il feto nel bacino. Conchiglie perforate e ocra rossa facevano parte del contesto funerario.

Lo studio del feto di Ostuni 1b dimostra quanto le tecniche non distruttive possano modificare le interpretazioni. I ricercatori hanno esaminato due corone di denti decidui con microtomografia a raggi X con contrasto di fase, presso la linea SYRMEP del sincrotrone Elettra di Trieste. Hanno inoltre analizzato una emimandibola con micro-CT a fuoco microfocale al TomoLab. Le immagini tridimensionali hanno permesso di leggere le linee incrementali dello smalto e di applicare un’istologia virtuale. L’età fetale è stata stimata in 31-33 settimane. Tre linee accentuate nello smalto indicano episodi di forte stress fisiologico negli ultimi due mesi e mezzo di gestazione. Le cause specifiche della morte restano non dimostrate.

Un secondo confronto, molto più recente, viene dalla High Pasture Cave sull’isola di Skye, in Scozia. In un contesto dell’età del Ferro sono stati rinvenuti una donna adulta, un feto e un perinato. Qui la vicinanza dei resti non è stata considerata prova automatica di maternità. Un’équipe ha estratto DNA antico da osso petroso della donna e frammenti ossei dei piccoli, in condizioni di laboratorio controllate, e ha usato shotgun sequencing per ricostruire genomi mitocondriali completi. Il risultato ha escluso che la donna fosse la madre del perinato, mentre non ha potuto escludere una relazione materna con il feto. È un dato metodologico importante: nella bioarcheologia, prossimità anatomica o funeraria e parentela genetica non coincidono sempre.

Una notizia da seguire con prudenza scientifica

La sepoltura donna incinta di Suder Vagnhus ha un forte interesse per l’archeologia delle grotte, per la bioarcheologia della gravidanza e per lo studio delle prime comunità mesolitiche del Baltico. La sua rilevanza dipenderà dalla qualità della documentazione di scavo e dai risultati delle analisi in programma.

Per ora sono sostenute dai dati disponibili la localizzazione a Lilla Karlsö, l’associazione spaziale tra la giovane e il feto e una cronologia stratigrafica compatibile con il Mesolitico. Restano aperti datazione diretta, sesso ed età biologica definitivi, parentela genetica, posizione completa del corpo, modalità della deposizione e causa della morte. La distinzione tra dati osservati, stime e ipotesi è essenziale per raccontare correttamente questo raro ritrovamento in grotta.

Fonti

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  • Smoke in the Water: studi e novità scientifiche nella Palude del Capitano
    Condividi Convegno al Museo della Preistoria di Nardò sulla Palude del Capitano nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano Palude del Capitano laboratorio naturale La Palude del Capitano, zona umida costiera del territorio di Nardò, è oggi uno dei principali laboratori naturali per lo studio delle doline carsiche e degli ecosistemi salmastri del Salento. L’area è caratterizzata da bacini d’acqua salmastra alimentati da sorgenti ipotermali, con cavità di crol
     

Smoke in the Water: studi e novità scientifiche nella Palude del Capitano

August 13th 2026 at 07:00

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Convegno al Museo della Preistoria di Nardò sulla Palude del Capitano nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano


Palude del Capitano laboratorio naturale

La Palude del Capitano, zona umida costiera del territorio di Nardò, è oggi uno dei principali laboratori naturali per lo studio delle doline carsiche e degli ecosistemi salmastri del Salento.

L’area è caratterizzata da bacini d’acqua salmastra alimentati da sorgenti ipotermali, con cavità di crollo collegate a cunicoli sommersi che mettono in comunicazione la Palude del Capitano con il mare Ionio.[1][2][3]

Queste depressioni, localmente note come “spunnulate”, sono doline colme d’acqua che ospitano vegetazione idrofila e fauna specializzata, inserite in un paesaggio dove si intrecciano elementi carsici, costieri e umidi.

La Palude del Capitano nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano costituisce così un contesto di interesse sia per la speleologia sia per l’idrogeologia applicata alla gestione delle risorse idriche.[2][4]

Parco Porto Selvaggio e Palude del Capitano

La Palude del Capitano è parte integrante del Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano, istituito dalla Regione Puglia nel 2006 per tutelare oltre mille ettari di costa, pineta, macchia mediterranea e zone umide.

Il parco comprende tre Siti di Interesse Comunitario – Torre Uluzzo, Torre Inserraglio e Palude del Capitano – e numerose aree di interesse archeologico e paleontologico con grotte emerse e sommerse.[2][5][6][7]

Nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano la Palude del Capitano rappresenta una delle poche aree palustri ancora integre del Salento, con habitat umidi mediterranei e comunità di flora e fauna oggi considerate sensibili.

La gestione, affidata al Comune di Nardò, punta a conciliare conservazione degli ambienti naturali e attività di ricerca scientifica, con un ruolo crescente per la speleologia nella lettura dei processi carsici costieri.[4][6][2]

Progetti di ricerca speleologica

Negli ultimi anni la Palude del Capitano nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano è stata scelta come sito principale per un progetto di dottorato dedicato alle ricerche idrogeologiche e biologiche nelle doline del Salento.

Il lavoro, sviluppato presso il Dipartimento di Geologia dell’Università di Bari, è condotto da Michele Onorato sotto la supervisione scientifica del professor Mario Parise, con la collaborazione dell’Università di Trieste e della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli.[8][9]

Le indagini riguardano la qualità delle risorse idriche, il mescolamento tra acqua dolce, salmastra e marina e il grado di confinamento degli ecosistemi della Palude del Capitano.

Le immersioni del Centro di Speleologia Sottomarina Apogon, che esplorano i cunicoli sommersi e le connessioni tra Palude del Capitano e mare aperto, permettono di raccogliere dati idrologici e campioni biologici lungo l’intero sistema carsico.[1][3][9][8]

Il convegno Smoke in the Water

In questo quadro di studi si inserisce il convegno “Smoke in the Water – Studi e novità scientifiche nella Palude del Capitano”, in programma il 21 agosto 2026 al Museo della Preistoria di Nardò, in piazza Sant’Antonio, con inizio alle ore 19.

L’evento è promosso con il coinvolgimento del Comune di Nardò, della Società Speleologica Italiana, del Centro di Speleologia Sottomarina Apogon e dell’Università di Bari, nel contesto del Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano.

Il programma, come indicato nella locandina dell’iniziativa, prevede l’introduzione e la moderazione di Sergio Fai, i saluti dell’amministrazione comunale e della Società Speleologica Italiana, le relazioni di Mario Parise, Serena Liso e Michele Onorato e la chiusura dei lavori affidata a Filomena Ranaldo.

La Palude del Capitano è al centro dell’intera serata, pensata per condividere con la comunità speleologica e con il pubblico i risultati più recenti delle ricerche.

Le relazioni scientifiche sulla Palude del Capitano

La relazione di Mario Parise è dedicata alla Palude del Capitano come laboratorio scientifico e elemento di rilievo paesaggistico nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano.

Il docente approfondisce la genesi delle doline di crollo, il ruolo delle spunnulate e il legame tra morfologia carsica, tettonica e circolazione idrica sotterranea nell’area costiera neretina.[1]

Serena Liso affronta l’importanza idrogeologica della Palude del Capitano in relazione alle doline carsiche del Salento e alle zone umide costiere tutelate dalla normativa regionale.

L’attenzione si concentra sui dati di monitoraggio di temperatura, salinità e grado di confinamento del sistema, collegando la Palude del Capitano ad altri siti di interesse comunitario e alle esigenze di gestione delle risorse idriche.[6][8]

Michele Onorato presenta le nuove scoperte biologiche nelle acque della Palude del Capitano, dalle comunità ittiche agli organismi di ambienti salmastri, con rilievi condotti nei laghetti, nelle sorgenti ipotermali e nei cunicoli sommersi.

L’analisi biologica permette di valutare la risposta dell’ecosistema della Palude del Capitano ai cambiamenti ambientali e di definire indicatori di qualità ecologica delle zone umide costiere.[3][8]

Speleologia e tutela delle zone umide

Le attività di ricerca nella Palude del Capitano mostrano come la speleologia, integrata con l’idrogeologia e la biologia, possa contribuire alla tutela delle zone umide del Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano.

La lettura speleologica delle doline, delle cavità sommerse e dei percorsi idrici sotterranei è infatti essenziale per comprendere la dinamica di questi ambienti e per definire strategie di conservazione.[8][10]

Nel territorio di Nardò la Palude del Capitano si conferma un sito di studio continuativo, inserito tra i progetti scientifici segnalati in ambito speleologico e tra le aree di riferimento per la salvaguardia degli habitat umidi mediterranei.

Il convegno “Smoke in the Water” offre alla comunità speleologica un momento di aggiornamento condiviso, in linea con la vocazione del Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano a fare da ponte tra ricerca, divulgazione e gestione del territorio.[2][10]

Fonti

  • https://www.scintilena.com/la-palude-del-capitano-si-trasforma-in-un-laboratorio-di-ricerca-sulle-doline-carsiche-del-salento/12/05/[8]
  • https://www.scintilena.com/la-speleologia-neritina-brilla-allassemblea-generale-delleuropean-geosciences-union/04/26/[9]
  • https://www.scintilena.com/portoselvaggio-mare-sole-e-laboratorio-di-biodiversita-e-scienza-universitaria/06/15/[11]
  • https://www.scintilena.com/nardo-i-portali-della-preistoria-serata-a-portoselvaggio/08/25/[12]
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_naturale_regionale_Porto_Selvaggio_e_Palude_del_Capitano[5]
  • https://burp.regione.puglia.it/documents/20135/249520/LEGGE+REGIONALE+15+marzo+2006,+n.+6+(id+5212786).pdf[6]
  • https://www.parks.it/parco.porto.selvaggio/[2]
  • http://llpp.nardo.puglia.it/documenti/azione65/Progetto%20DEFINITIVO/ALLEGATI%20TF/A.2a_Rel_Specialistica.pdf[1]
  • http://siba-ese.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/viewFile/i15910725v29supp99/1974[3]
  • https://www.comune.nardo.le.it/informazione/parco-naturale-di-porto-selvaggio/[4]

Fonti
[1] Università del Salento http://llpp.nardo.puglia.it/documenti/azione65/Progetto%20DEFINITIVO/ALLEGATI%20TF/A.2a_Rel_Specialistica.pdf
[2] Parco Naturale Regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano https://www.parks.it/parco.porto.selvaggio/
[3] supplemento thalassia 2006.indd http://siba-ese.unisalento.it/index.php/thalassiasal/article/viewFile/i15910725v29supp99/1974
[4] Parco Naturale di Porto Selvaggio – Comune di Nardò https://www.comune.nardo.le.it/informazione/parco-naturale-di-porto-selvaggio/
[5] Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del … https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_naturale_regionale_Porto_Selvaggio_e_Palude_del_Capitano
[6] Bollettino ufficiale della Regione Puglia n. 35 del 17/03/2006 https://burp.regione.puglia.it/documents/20135/249520/LEGGE+REGIONALE+15+marzo+2006,+n.+6+(id+5212786).pdf/0d91028a-b230-0db9-2ffb-3a6448da4bd6?version=1.0&t=1622716413873
[7] Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano https://www.viaggiareinpuglia.it/it/dettaglio-attrattore/parco-naturale-regionale-porto-selvaggio-palude-capitano
[8] La Palude del Capitano si trasforma in un laboratorio di ricerca sulle … https://www.scintilena.com/la-palude-del-capitano-si-trasforma-in-un-laboratorio-di-ricerca-sulle-doline-carsiche-del-salento/12/06/
[9] La speleologia neritina brilla all’Assemblea Generale dell’European … https://www.scintilena.com/la-speleologia-neritina-brilla-allassemblea-generale-delleuropean-geosciences-union/04/26/
[10] Speleologia n. 92: dalle grotte della Campania ai ghiacci del CryoKarst – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-n-92-dalle-grotte-della-campania-ai-ghiacci-del-cryokarst/12/16/
[11] mare, sole e laboratorio di biodiversità e scienza universitaria https://www.scintilena.com/portoselvaggio-mare-sole-e-laboratorio-di-biodiversita-e-scienza-universitaria/06/15/
[12] Nardò: I portali della preistoria – Serata a Portoselvaggio https://www.scintilena.com/nardo-i-portali-della-preistoria-serata-a-portoselvaggio/08/25/?amp&amp
[15] Alla scoperta delle zone umide: speleologi e ambientalisti insieme … https://www.scintilena.com/alla-scoperta-delle-zone-umide-speleologi-e-ambientalisti-insieme-per-difendere-un-patrimonio-vitale/01/28/
[16] Potenziato il monitoraggio sottomarino della caldera dei Campi Flegrei – Scintilena https://www.scintilena.com/potenziato-il-monitoraggio-sottomarino-della-caldera-dei-campi-flegrei/05/29/
[17] Scoperta eccezionale nella Grotta di Avendaños https://www.scintilena.com/scoperta-eccezionale-nella-grotta-di-avendanos-ritrovamenti-archeologici-rivelano-antichi-scambi-commerciali-tra-america-del-nord-e-messico/09/26/
[18] Puglia Straordinaria apertura al pubblico dei siti preistorici nel … https://www.scintilena.com/puglia-straordinaria-apertura-al-pubblico-dei-siti-preistorici-nel-parco-naturale-regionale-porto-selvaggio-e-palude-del-capitano/09/26/
[19] La Giornata Mondiale delle Zone Umide 2025 con il Centro … https://www.scintilena.com/la-giornata-mondiale-delle-zone-umide-2025-con-il-centro-di-speleologia-sottomarina-apogon/01/27/
[20] lo Speleo Weekend del Gruppo Speleologico Ruvese https://www.scintilena.com/alla-scoperta-delle-meraviglie-sotterranee-lo-speleo-weekend-del-gruppo-speleologico-ruvese/09/19/
[21] Studi sulle grotte di Capo Caccia e Grotte di Nettuno con l’Università … https://www.scintilena.com/studi-sulle-grotte-di-capo-caccia-e-grotte-di-nettuno-con-luniversita-di-urbino/01/18/
[22] Un viaggio tra l’essenziale bellezza delle Alpi Apuane https://www.scintilena.com/presentazione-del-libro-davventura-laltezza-della-liberta-di-gianluca-briccolani-un-viaggio-tra-lessenziale-bellezza-delle-alpi-apuane/09/25/
[23] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[24] Un Mediterraneo, due specie: a Nardò incontro su Sapiens … https://www.scintilena.com/un-mediterraneo-due-specie-a-nardo-incontro-su-sapiens-e-neanderthal/07/16/
[25] Parco Naturale Regionale Porto Selvaggio e Palude del … https://www.perledipuglia.it/it/blog-perle-di-puglia/esplora-il-parco-naturale-regionale-porto-selvaggio-e-palude-del-capitano-a-santa-caterina-di-nardo.html
[26] Parc naturel régional de Porto Selvaggio et Palude del Capitano — Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Parc_naturel_r%C3%A9gional_de_Porto_Selvaggio_et_Palude_del_Capitano
[27] Parco naturale regionale di Porto Selvaggio e Palude del … https://interregaismart.regione.puglia.it/-/parco-naturale-regionale-di-porto-selvaggio-e-palude-del-capitano
[28] Tra mare e campagna: la Riserva Naturale di Porto Selvaggio – Masseria LuciaGiovanni https://www.masserialuciagiovanni.it/magazine/tra-mare-e-campagna-la-riserva-naturale-di-porto-selvaggio/
[29] Alla scoperta della Palude del Capitano a Porto Selvaggio https://www.caladelsalento.it/it/blog/riserve-naturali-nel-salento-alla-scoperta-della-palude-del-capitano-a-porto-selvaggio/
[30] Porto Selvaggio: cosa vedere, come arrivare, spiaggia https://www.hdsalento.com/porto-selvaggio/
[31] Parc naturel de Porto Selvaggio et Palude del Capitano – Italia.it https://www.italia.it/fr/pouilles/lecce/parc-naturel-de-porto-selvaggio-et-palude-del-capitano
[32] IMG_5252.jpeg https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/attachments/images/10794614/5eb79f5a-937f-4eb2-88b1-3b28d7429fb0/IMG_5252.jpeg?AWSAccessKeyId=ASIA2F3EMEYE2V7XXH3X&Signature=ixVdO3OEB%2FLYOiygzextakhjfQ8%3D&x-amz-security-token=IQoJb3JpZ2luX2VjEAcaCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIB6uZfd3N0LB2rmaMxzf%2FWfysYzczbVLyZsDRnBnirsnAiEAnanLYpeBzM941%2BJ2c2l7y0aQCz4HOKicV7gusHO0WK8q%2FAQIz%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDFahFxVOIGcaaD2LtyrQBOyEK1ToiXDbuY4faGjEkJTa37GpkQ5pEF2b0iaaT%2F5WzoulLRFGjVqHhvpUy3YkCW7MHCwgNMSYdbd726QpZEdqD%2FrDPNNxFXce6IreBvND8iF%2BcBL7S0%2B0knoAngWyk8mtrL2XAYaPIoCHNEFBvfgNxJFZSnnI7bhbSvIALS%2BddoTiBjHCFi5%2FBnhFfe32vBeebQlpeaK0AvdfjzNJVd5MHynYe8oLD4XcU4AHKTW3FP15WeDusPrwjHxfNbfx8pdUdI9NvXByuxsCwviQPlwIdAW%2F0aPRfqWNOiXTGS6DSalPlZ6VqSA62mZeBDN9BNSnxSU4rbG1u7EwcY6mMDmXpwu5eEJgw3lHieOv5zR8whSLGbj4rNLqHfDeCbutS0TOpDpUllG426A9bl4wNqxMtC0fXQ0xNRnldNJ0poBVeoFqU7BVxcdG5urfpmKIKpTEbV8IRmqbrMoQ70dqiV3gi1VVo4OGkg7EBDyJiv%2BAqFHwMFrf3rblfAmYhrMP1G5SUFK2TR2CAMZyOsgW%2FtG%2FlzwMuQj3rQ0%2FsLk%2BqZgKaOwbPGOaJFb23Bp0KMKsUZ5JbfXHjZmhJFEYaPUDrooqHmAmjbQrERFrk4s%2BJJgQvDUTlkL5lLc%2F1DHCFR692VtDDYvvMCclWW1Cyxv2IIHk6FFUoAI8NjoMvFumo5FDOXQERgP6ynYa09BP8HqAb9o4cPoCNltPxq34HZSoyEA3w4MjanlA0zb0zVWuOVfD50hPmTWIBHAW4kQOkQkWo5sXwB26nWYX1ZkwLGx2NoYw%2BILy0wY6mAG3nWHfWUNdIRU76l2aTnxIn74pTW4yzvowxJk6O7X%2FKOf7u3OezU5Wss6zIrXkUvBC5hFYs1bI%2BYqdEVnU0eP%2BR1oeL5I0PN75wXoE4ptyrUxNqc1ga%2FLYhk%2Btd3hDYERI%2FsPOSsLGYeO3IF%2BqaojZmutYDEe9nRDWZ0rBw8%2Fn2L0yUfk8BFb5KsuPAekWDScREWa%2Fk%2FlVIg%3D%3D&Expires=1786545708
[33] IMG_5251.jpeg https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/attachments/images/10794614/b1c5ed11-8a00-4fc6-88dd-3682b7098e84/IMG_5251.jpeg?AWSAccessKeyId=ASIA2F3EMEYE2V7XXH3X&Signature=TKPu93z1DfO8yEGllraIfi33jqM%3D&x-amz-security-token=IQoJb3JpZ2luX2VjEAcaCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIB6uZfd3N0LB2rmaMxzf%2FWfysYzczbVLyZsDRnBnirsnAiEAnanLYpeBzM941%2BJ2c2l7y0aQCz4HOKicV7gusHO0WK8q%2FAQIz%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDFahFxVOIGcaaD2LtyrQBOyEK1ToiXDbuY4faGjEkJTa37GpkQ5pEF2b0iaaT%2F5WzoulLRFGjVqHhvpUy3YkCW7MHCwgNMSYdbd726QpZEdqD%2FrDPNNxFXce6IreBvND8iF%2BcBL7S0%2B0knoAngWyk8mtrL2XAYaPIoCHNEFBvfgNxJFZSnnI7bhbSvIALS%2BddoTiBjHCFi5%2FBnhFfe32vBeebQlpeaK0AvdfjzNJVd5MHynYe8oLD4XcU4AHKTW3FP15WeDusPrwjHxfNbfx8pdUdI9NvXByuxsCwviQPlwIdAW%2F0aPRfqWNOiXTGS6DSalPlZ6VqSA62mZeBDN9BNSnxSU4rbG1u7EwcY6mMDmXpwu5eEJgw3lHieOv5zR8whSLGbj4rNLqHfDeCbutS0TOpDpUllG426A9bl4wNqxMtC0fXQ0xNRnldNJ0poBVeoFqU7BVxcdG5urfpmKIKpTEbV8IRmqbrMoQ70dqiV3gi1VVo4OGkg7EBDyJiv%2BAqFHwMFrf3rblfAmYhrMP1G5SUFK2TR2CAMZyOsgW%2FtG%2FlzwMuQj3rQ0%2FsLk%2BqZgKaOwbPGOaJFb23Bp0KMKsUZ5JbfXHjZmhJFEYaPUDrooqHmAmjbQrERFrk4s%2BJJgQvDUTlkL5lLc%2F1DHCFR692VtDDYvvMCclWW1Cyxv2IIHk6FFUoAI8NjoMvFumo5FDOXQERgP6ynYa09BP8HqAb9o4cPoCNltPxq34HZSoyEA3w4MjanlA0zb0zVWuOVfD50hPmTWIBHAW4kQOkQkWo5sXwB26nWYX1ZkwLGx2NoYw%2BILy0wY6mAG3nWHfWUNdIRU76l2aTnxIn74pTW4yzvowxJk6O7X%2FKOf7u3OezU5Wss6zIrXkUvBC5hFYs1bI%2BYqdEVnU0eP%2BR1oeL5I0PN75wXoE4ptyrUxNqc1ga%2FLYhk%2Btd3hDYERI%2FsPOSsLGYeO3IF%2BqaojZmutYDEe9nRDWZ0rBw8%2Fn2L0yUfk8BFb5KsuPAekWDScREWa%2Fk%2FlVIg%3D%3D&Expires=1786545708

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  • Scavi archeologici clandestini in grotta sull’Appennino reggiano: sequestrati gli attrezzi dai carabinieri
    Condividi Grotta trasformata in cantiere illegale lungo il corso dell’Enza Una cavità naturale nascosta nei boschi dell’Appennino reggiano, lungo il corso del fiume Enza, è stata trasformata in un vero e proprio cantiere clandestino per scavi archeologici abusivi. L’operazione di scoperta e sequestro è stata condotta dai carabinieri della Forestale, con il supporto del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Reggio
     

Scavi archeologici clandestini in grotta sull’Appennino reggiano: sequestrati gli attrezzi dai carabinieri

August 13th 2026 at 06:00

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Grotta trasformata in cantiere illegale lungo il corso dell’Enza

Una cavità naturale nascosta nei boschi dell’Appennino reggiano, lungo il corso del fiume Enza, è stata trasformata in un vero e proprio cantiere clandestino per scavi archeologici abusivi.

L’operazione di scoperta e sequestro è stata condotta dai carabinieri della Forestale, con il supporto del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Reggio Emilia.

Nel luglio 2026 i militari hanno sequestrato gli strumenti utilizzati per scavare abusivamente nel sottosuolo alla ricerca di possibili reperti archeologici.

All’interno della grotta, situata in una zona particolarmente impervia e di difficile accesso, era stato predisposto uno scavo stratigrafico condotto senza alcuna autorizzazione.

Scavo stratigrafico abusivo: attrezzi e bivacco improvvisato nella cavità naturale

I carabinieri della Forestale hanno trovato diversi attrezzi da scavo all’interno della cavità naturale.

Tra i materiali sequestrati figurano picconi, zappe e pale, strumenti tipici per lavori di movimentazione terra in ambito archeologico.

Oltre agli attrezzi, i militari hanno rinvenuto i resti di un bivacco improvvisato, con rifiuti abbandonati nell’area.

I carabinieri hanno provveduto alla completa rimozione dei materiali e alla pulizia dell’area, ripristinando le condizioni originarie della grotta.

Le indagini hanno previsto l’utilizzo di droni, fototrappole e personale addestrato a operare su terreni impervi.

Questa metodologia investigativa ha permesso di individuare la cavità naturale trasformata in cantiere illegale e di documentare il modus operandi degli esploratori abusivi.

Scavi clandestini contro la legge: rischi per il patrimonio archeologico italiano

Gli scavi clandestini costituiscono un serio pericolo per il patrimonio archeologico, riferisce l’Arma dei Carabinieri.

Un intervento condotto senza metodo scientifico può compromettere irrimediabilmente la stratigrafia del terreno, cancellando informazioni preziose per ricostruire la storia dei luoghi.

La normativa italiana stabilisce che i beni archeologici rinvenuti nel sottosuolo appartengono allo Stato.

Le attività di ricerca e scavo devono essere autorizzate dal Ministero della Cultura, eseguite da personale qualificato e sottoposte alla supervisione della Soprintendenza competente per territorio.

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) prevede sanzioni per chi esegue ricerche archeologiche o opere per il ritrovamento di cose senza concessione.

Anche in caso di ritrovamento fortuito è obbligatoria la denuncia all’autorità competente.

Collaborazione tra Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e Forestale per le indagini

L’operazione è il risultato della collaborazione tra il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, che ha contribuito a ricostruire il modus operandi degli esploratori abusivi, e la Forestale, che ha messo in campo la sua conoscenza del territorio montano dell’Appennino reggiano.

Il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna rappresenta una specializzazione dell’Arma dedicata alla tutela del patrimonio culturale italiano.

La collaborazione con i carabinieri della Forestale permette di combinare competenze archeologiche e conoscenza del territorio per contrastare gli illeciti contro i beni culturali.

Le indagini proseguono per individuare i responsabili degli scavi archeologici clandestini.

L’operazione dimostra l’impegno delle forze dell’ordine nella salvaguardia del patrimonio storico e ambientale dell’Appennino reggiano.


Fonti

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  • Alla ricerca della Grotta del Lago Bianco
    Condividi Sulla Piana di Marcesina gli speleologi tornano a cercare l’ingresso di una cavità cancellato dai lavori successivi alla tempesta Vaia. Il varco è stato ritrovato, ma il pozzo che conduce al cuore della grotta resta ancora da raggiungere. La Grotta del Lago Bianco è ancora lì, sotto la Piana di Marcesina. Di questo non vi sono dubbi. Il problema è ritrovare la porta per entrarvi. Con questo obiettivo il Gruppo Grotte Valdagno ha organizzato una mini-spedizione sull’Altopiano dei
     

Alla ricerca della Grotta del Lago Bianco

August 13th 2026 at 05:00

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Sulla Piana di Marcesina gli speleologi tornano a cercare l’ingresso di una cavità cancellato dai lavori successivi alla tempesta Vaia. Il varco è stato ritrovato, ma il pozzo che conduce al cuore della grotta resta ancora da raggiungere.

La Grotta del Lago Bianco è ancora lì, sotto la Piana di Marcesina. Di questo non vi sono dubbi. Il problema è ritrovare la porta per entrarvi.

Con questo obiettivo il Gruppo Grotte Valdagno ha organizzato una mini-spedizione sull’Altopiano dei Sette Comuni, coinvolgendo anche volontari del Gruppo Speleologi Malo e del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia.

Il teatro delle operazioni è la Piana di Marcesina, sull’Altopiano dei Sette Comuni,, vasto e suggestivo pianoro posto tra le province di Vicenza e Trento, a una quota compresa indicativamente fra i 1.300 e i 1.400 metri. Siamo nei pressi del rifugio Barricata, struttura ben più grande del classico rifugietto di montagna, attrezzata con ampi spazi esterni, parcheggio, tavoli e servizi per i numerosi frequentatori della zona.

Non lontano si trova anche una presenza ormai simbolica del territorio: la cosiddetta Aquila Vaia di Marcesina, o “Aquila del Barricata”, realizzata sul Monte Cucco dallo scultore Marco Martalar. Una gigantesca aquila di legno nata utilizzando radici e materiali provenienti dagli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia. Alta circa sette metri e pesante 1.600 chilogrammi, l’opera è diventata un simbolo della rinascita del territorio dopo la devastazione del 2018.

Ed è proprio a Vaia che bisogna tornare per capire perché oggi sia necessario andare alla ricerca dell’ingresso di una grotta che, in passato, era perfettamente conosciuto.

Un ingresso cancellato

Tra il 26 e il 30 ottobre 2018 una violentissima perturbazione investì vaste aree dell’Europa e colpì con particolare durezza il Nord-Est italiano. Piogge eccezionali e raffiche di vento di intensità straordinaria provocarono allagamenti e soprattutto estesissimi schianti forestali.

Sulle montagne del Triveneto milioni di alberi furono abbattuti. Dopo la tempesta iniziò quindi un enorme lavoro di recupero del legname, con un continuo passaggio di mezzi pesanti, cingolati e non, e con interventi di sistemazione del terreno.

Nella zona della Grotta del Lago Bianco quelle operazioni ebbero una conseguenza particolare: l’ingresso della cavità venne di fatto cancellato.

La morfologia superficiale fu modificata a tal punto che, a distanza di anni, individuare nuovamente il punto esatto dal quale si accedeva alla grotta è diventato un piccolo problema di archeologia speleologica.

Una curiosità riguarda proprio il nome “Vaia”. La denominazione deriva dal sistema adottato dall’Istituto di Meteorologia dell’Università Libera di Berlino, che consente di attribuire un nome alle perturbazioni meteorologiche. “Vaia” era stato acquistato come originale regalo per una donna di nome Vaia Jakobs, naturalmente senza che nessuno potesse immaginare le conseguenze che quell’evento atmosferico avrebbe successivamente prodotto. Nel sistema europeo la perturbazione era invece conosciuta anche con il nome di Adrián, ma in Italia fu “Vaia” a imporsi nell’uso comune e mediatico.

Prima il georadar, poi gli scavi

La ricerca dell’antico ingresso non è stata affidata soltanto alla memoria e all’intuito.

Prima dell’intervento è stata effettuata un’accurata ricognizione mediante georadar, con l’obiettivo di individuare nel sottosuolo almeno il vuoto corrispondente al primo pozzo della grotta.

L’indagine aveva evidenziato alcuni punti interessanti, probabilmente distribuiti fra il pozzo iniziale e il meandro che conduceva ad esso. Da quelle indicazioni è quindi partita la ricerca sul terreno.

Otto gli speleologi impegnati nelle operazioni, un numero che ha consentito di formare due squadre. Mentre una lavorava alla ricerca dell’ingresso perduto, l’altra ha potuto controllare anche una vicina cavità, distante circa un centinaio di metri, nella quale si ipotizzava una possibile prosecuzione.

D’altra parte ci troviamo in uno dei territori carsici più importanti delle Prealpi: l’Altopiano di Asiago è disseminato di cavità, alcune delle quali raggiungono profondità prossime al migliaio di metri.

E poiché anche gli speleologi hanno bisogno di carburante, accanto al cantiere non è mancato un provvidenziale punto di ristoro, generosamente fornito di prodotti locali e, soprattutto, di abbondante caffè caldo.

Sotto terra compare un varco

Lo scavo è cominciato praticamente dalla superficie, fra terra, pietre, erba e arbusti.

Poi qualcosa è apparso.

È stato individuato un varco, sotto il quale si apre una comoda stanzetta seguita da un cunicolo. Un risultato importante, perché conferma che la ricerca si sta muovendo nella direzione giusta.

Ma non è ancora il risultato sperato.

Gli interventi eseguiti dopo Vaia hanno infatti modificato non soltanto la superficie, ma anche i primi metri del sottosuolo. Riporti, sistemazioni e movimenti di materiale hanno alterato quella che un tempo era la naturale via d’accesso alla cavità.

Lo scavo effettuato durante questa prima operazione non ha quindi permesso di raggiungere il pozzo iniziale.

Ed è proprio oltre quel pozzo che comincia la parte più interessante della storia.

Laggiù c’è ancora il Lago Bianco

La Grotta del Lago Bianco non è, infatti, una piccola cavità limitata ai primi ambienti intercettati dallo scavo. Superato il pozzo iniziale, la grotta prosegue per centinaia di metri e custodisce quello che può essere considerato il suo piccolo gioiello geologico: il “Lago Bianco”, dal quale la cavità prende il nome.

Per ora rimane irraggiungibile.

La giornata sulla Piana di Marcesina però è stata davvero produttiva: è stato ritrovato un vuoto, è stato individuato un possibile accesso e, soprattutto, sono state raccolte nuove informazioni utili per orientare i prossimi lavori.

La montagna, insomma, ha restituito una parte della porta. Ora bisognerà trovare il resto.

La mini-spedizione si è così conclusa senza il successo pieno che tutti speravano, ma anche con la consapevolezza che il lavoro può continuare.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più autentici della speleologia: non sempre una ricerca termina con una discesa nel buio. A volte finisce davanti a qualche metro di terra e pietre che separa da qualcosa che sappiamo essere là sotto.

La Grotta del Lago Bianco aspetta la prossima visita degli speleologi. E noi anche, per il seguito del racconto.

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