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Clean Your Backyard 2026, bonificata la forra del Rio Chignolo a Comerio

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Cinquanta volontari tra CAI Varese, associazioni locali e amministrazione comunale hanno rimosso rifiuti e ostruzioni dal torrente, intervenendo anche nei due tratti ipogei del percorso di speleo-torrentismo urbano.

Clean Your Backyard 2026: l’intervento nel Rio Chignolo

Si è conclusa a Comerio la quinta edizione di Clean Your Backyard, iniziativa dedicata alla pulizia ambientale e alla cura del territorio. Domenica 27 settembre circa cinquanta volontari hanno lavorato lungo il Rio Chignolo, torrente che attraversa l’abitato e incide una piccola forra nella roccia maiolica.

All’operazione hanno partecipato il CAI Varese con il Gruppo Speleologico e gli specialisti di torrentismo, il Gruppo Antincendio Boschivo di Comerio, il Gruppo Alpini locale e rappresentanti dell’amministrazione comunale. L’intervento ha interessato sia le porzioni aperte dell’alveo, più semplici da raggiungere, sia le sezioni incassate e intombate.

Clean Your Backyard 2026 ha quindi avuto una funzione ambientale e operativa. La presenza congiunta di volontari, tecnici e amministratori ha consentito di lavorare in un contesto dove manutenzione ordinaria, conoscenza del terreno e sicurezza in ambiente di forra devono procedere insieme.

Rio Chignolo e speleo-canyonismo urbano a Comerio

Il Rio Chignolo è conosciuto dagli appassionati per una caratteristica poco comune. Il suo breve percorso comprende due lunghi tratti ipogei artificialmente intombati: uno sotto il rione Orocco e uno nell’area dell’ex Whirlpool. La documentazione del CAI Varese descrive l’itinerario come un raro caso di speleo-torrentismo urbano.

La forra misura circa 500 metri di sviluppo, con un dislivello di 100 metri. La scheda tecnica indica roccia maiolica, bacino idrografico di un chilometro quadrato e difficoltà v2 a2 II. Sono dati che definiscono un ambiente di progressione specialistica, non una semplice passeggiata in alveo.

Le indicazioni del CAI ricordano inoltre che il torrentismo comporta rischi specifici e che condizioni meteorologiche e portate possono cambiare rapidamente. Per questa ragione il miglioramento degli ancoraggi svolto durante Clean Your Backyard 2026 va letto nel quadro della manutenzione del percorso da parte di persone con competenze tecniche, senza sostituire la necessaria preparazione individuale di chi affronta una forra.

Rifiuti rimossi e riduzione delle ostruzioni

Nel corso della giornata sono stati raccolti ferro, plastica, vetro, scarti edili, tubazioni, elettrodomestici dismessi e pneumatici. I materiali sono stati convogliati in un container per avviarli allo smaltimento. La bonifica ha richiesto l’impiego di dieci esperti di torrentismo del CAI Varese, calati nei passaggi più impervi per raggiungere detriti non accessibili ai normali mezzi comunali.

L’azione non ha riguardato solo i rifiuti. I partecipanti hanno rimosso anche tronchi e piante cadute nell’alveo. In una forra stretta, la presenza di materiale legnoso può favorire sbarramenti locali durante le piene, con effetti sulla circolazione dell’acqua e sulla sicurezza delle aree circostanti.

La pulizia del Rio Chignolo mostra il valore pratico della collaborazione tra associazioni di montagna, volontariato di protezione del territorio e amministrazioni. Le conoscenze maturate nella mappatura delle forre delle Prealpi Varesine hanno permesso di individuare un luogo di interesse ambientale e speleologico, ma anche di documentare l’accumulo di rifiuti che ne comprometteva la fruizione.

Ispezione nei tratti intombati e prevenzione idrogeologica

Un ulteriore elemento di Clean Your Backyard 2026 è stata l’ispezione diretta delle opere e del torrente nei tratti intombati, effettuata con la presenza degli assessori comunali. Questo sopralluogo offre elementi utili per programmare attività di controllo e prevenzione del rischio idrogeologico.

Nei corsi d’acqua coperti, infatti, l’osservazione delle condizioni interne può essere più complessa rispetto ai tratti a cielo aperto. L’accumulo di rifiuti, vegetazione o materiali trasportati dalla corrente può ridurre localmente la sezione utile al deflusso. La verifica sul campo permette di distinguere le necessità di manutenzione ordinaria da eventuali interventi più strutturati.

La giornata si è conclusa alla sede degli Alpini di Comerio con un momento conviviale rivolto ai partecipanti. Il risultato dell’iniziativa resta soprattutto nel lavoro svolto lungo il Rio Chignolo: pulizia dell’alveo, rimozione delle potenziali ostruzioni, osservazione dei tratti sotterranei e manutenzione degli ancoraggi di una forra che conserva un interesse specifico per il canyoning e la speleologia urbana.

Fonti

Fonti
[1] Pulizia straordinaria al Rio Chignolo a Comerio: volontari e tecnici in azione nel tratto intubato https://www.varesenews.it/2026/09/pulizia-straordinaria-al-rio-chignolo-a-comerio-volontari-e-tecnici-in-azione-nel-tratto-intubato/2691694/
[2] [PDF] RIO CHIGNOLO – CAI Varese https://www.caivarese.it/wp-content/uploads/forre/Chignolo.pdf
[3] Il canyon del Rio Chignolo ripulito da cumuli di rifiuti grazie ai Rospi … https://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/il-canyon-del-rio-chignolo-0444dc86
[4] Comerio, volontari in campo per ripulire la gola del Rio Chignolo https://www.laprovinciadivarese.it/comerio-volontari-in-campo-per-ripulire-la-gola-del-rio-chignolo-411211/
[6] “Clean Your Backyard”: in 50 ripuliscono il Rio Chignolo – VareseNews – Foto https://www.varesenews.it/photogallery/clean-your-backyard-in-50-ripuliscono-il-rio-chignolo/foto/10/
[7] Ecologia e comunità nella pulizia del torrente a Comerio – Prealpina https://www.prealpina.it/news/valli-e-laghi/392477/ecologia-e-comunita-nella-pulizia-del-torrente-a-comerio.html
[8] Comerio ottiene dalla Regione 100 mila euro per la lotta al dissesto … https://www.varesenews.it/2021/03/comerio-ottiene-dalla-regione-100-mila-euro-la-lotta-al-dissesto-idrogeologico/1323591/
[9] Green waste dumping event https://www.2news.com/news/local/green-waste-dumping-event/video_9cb8040a-94c7-540b-9786-2b26d0bae143.html
[10] “Clean Your Backyard”: in 50 ripuliscono il Rio Chignolo – VareseNews – Foto https://www.varesenews.it/photogallery/clean-your-backyard-in-50-ripuliscono-il-rio-chignolo/foto/5/
[11] [PDF] COMUNE DI COMERIO Tav. 1/a – AWS https://bussola.s3.eu-west-1.amazonaws.com/119529/Tavola%201a.pdf
[12] “Clean Your Backyard” Quinta Edizione: a Comerio ci si mobilita per … https://speleolombardia.wordpress.com/2026/09/01/clean-your-backyard-quinta-edizione-a-comerio-ci-si-mobilita-per-la-pulizia-del-rio-chignolo/
[13] Clean your Backyard. Comerio pulizia Forra Rio Chignolo – Hikr.org https://www.hikr.org/tour/post204525.html
[14] Nella Forra per Ripulire il Torrente 50 Volontari al Lavoro sul Rio … https://www.virgilio.it/italia/comerio/notizielocali/nella_forra_per_ripulire_il_torrente_50_volontari_al_lavoro_sul_rio_chignolo_a_comerio-77433194.html
[15] Forre – CAI Varese https://www.caivarese.it/gruppi-sezionali/speleologia-torrentismo/forre/
[16] MALTEMPO – Campania, allerta meteo gialla dalle ore 22:00 di giovedì 24 alle ore 16:00 di venerdì 25 settembre https://napolimagazine.com/attualita/articolo/maltempo-campania-allerta-meteo-gialla-dalle-ore-22-00-di-gioved-24-alle-ore-16-00-di-venerd-25-set-24-09-2026

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Grotte glaciali dei Forni, il monitoraggio dall’interno documenta trasformazioni sempre più rapide

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Il Progetto Speleologia Glaciale segue le cavità del ghiacciaio dei Forni e del Morteratsch: rilievi, immagini e tracciamenti aiutano a leggere l’evoluzione del drenaggio interno e i rischi legati ai collassi

Grotte glaciali dei Forni, un ambiente che cambia stagione dopo stagione

Le grotte glaciali dei Forni sono cavità temporanee, modellate dall’acqua di fusione e dal movimento stesso della massa di ghiaccio. Pozzi, condotti, forre e camere di contatto con la roccia possono nascere, ampliarsi e scomparire nel giro di una sola stagione. Per questo la loro esplorazione non è soltanto attività speleologica: costituisce una forma di osservazione diretta dei processi che interessano il ghiacciaio dall’interno.

A richiamare l’attenzione su questo lavoro è Paola Tognini, geologa e speleologa del Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, impegnata nel Progetto Speleologia Glaciale insieme, tra gli altri, a Mauro Inglese e Andrea Ferrario. In occasione del festival Monti e Sorgenti, al CAI di Lecco, il gruppo ha presentato i risultati delle campagne condotte nelle Alpi, con particolare riferimento al ghiacciaio dei Forni in Valfurva e al Morteratsch in Svizzera.[1]

Le osservazioni sul ghiacciaio dei Forni risalgono agli anni Novanta. Il Progetto Speleologia Glaciale, nato nel 2008 dalla collaborazione tra Gruppo Speleologico CAI Varallo, Gruppo Grotte CAI Saronno e Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, ha poi raccolto competenze provenienti da più realtà italiane. Il suo obiettivo è seguire nel tempo le grotte glaciali, documentandone sviluppo, instabilità e relazione con il ritiro delle masse di ghiaccio.

Speleologia glaciale e rilievi nelle cavità effimere

La speleologia glaciale opera in condizioni diverse dalle cavità carsiche. Il substrato è in continuo movimento. L’acqua può modificare rapidamente i percorsi. Crepacci, massi inglobati, inghiottitoi attivi e collassi rendono ogni ingresso dipendente dalle condizioni del momento. Anche le operazioni di soccorso sarebbero complesse.

Nelle grotte glaciali dei Forni, la documentazione combina fotografie, video, rilievi topografici e osservazioni delle forme di drenaggio. Il valore di questo lavoro sta soprattutto nella continuità delle serie di dati. Una cavità rilevata in una stagione può non essere più accessibile, o può essere completamente scomparsa, l’anno successivo.

Secondo Tognini, negli ultimi anni sono state osservate grandi grotte di contatto, sviluppate fra il ghiaccio e il substrato roccioso, poi non più presenti nelle campagne successive. La comparsa di vuoti profondi e instabili indica una trasformazione della struttura interna. Quando il ghiaccio si assottiglia e i crepacci raggiungono il letto roccioso, i circuiti idrici e le discontinuità possono favorire ulteriori cedimenti.

Il Club Alpino Italiano ha evidenziato come il monitoraggio delle cavità glaciali permetta di studiare il rapporto tra evoluzione delle grotte e trasformazione del ghiacciaio. I flussi d’aria nelle cavità, il passaggio dell’acqua e i collassi contribuiscono a modificare la massa glaciale. Le esplorazioni dall’interno completano quindi le misure di superficie e le osservazioni da remoto.

Ghiacciaio dei Forni, acqua di fusione e laghi nascosti

Un punto centrale dell’attività sulle grotte glaciali dei Forni riguarda l’idrologia endoglaciale e subglaciale. L’acqua superficiale entra nei mulini glaciali, percorre condotti interni e può raggiungere la base del ghiacciaio. La configurazione di questa rete non è fissa. Cambia con la fusione, con la pressione dell’acqua e con l’evoluzione del ghiaccio.

In una precedente campagna, il Progetto Speleologia Glaciale ha utilizzato GPS professionali per verificare lo spostamento annuale dei mulini, ha effettuato misure di spessore e ha condotto tracciamenti multipli delle acque. I test hanno mostrato risposte differenti in due settori del ghiacciaio. In un caso il transito del tracciante era rapido e poco diluito, compatibile con una rete di condotte efficiente. Nell’altro caso la restituzione più lenta suggeriva un drenaggio meno diretto oppure la presenza di un ostacolo o di un serbatoio interno.

Queste indagini sono importanti anche per valutare la possibile presenza di laghi endoglaciali o subglaciali. Un accumulo d’acqua, se liberato in seguito al cedimento di una soglia di ghiaccio o di detrito, può generare una piena improvvisa. Non ogni anomalia idrologica corrisponde a un pericolo imminente, ma riconoscere i percorsi e i tempi di deflusso aiuta a definire i fenomeni da sorvegliare.

Il ritiro del ghiacciaio e la necessità di serie storiche

Il ghiacciaio dei Forni è uno dei casi più seguiti nelle Alpi lombarde. Le informazioni riportate dalle campagne recenti della Carovana dei ghiacciai indicano un arretramento di circa tre chilometri dall’inizio del secolo. Tra il 2014 e il 2022 la fronte avrebbe perso oltre 400 metri e, in alcune porzioni, lo spessore del ghiaccio sarebbe diminuito fino a 70 metri. Sono dati che descrivono una tendenza di lungo periodo e che vanno letti insieme alle variazioni annuali di neve, temperatura e precipitazioni.

Dentro questa trasformazione, le grotte glaciali dei Forni sono indicatori molto rapidi. Non sostituiscono i bilanci di massa, la glaciologia di superficie o i rilievi aerofotogrammetrici. Aggiungono però informazioni che quegli strumenti non possono ottenere direttamente: forma e posizione dei condotti, geometria delle cavità di contatto, comportamento dell’acqua e segnali di instabilità localizzata.

La continuità delle osservazioni è decisiva. Un ambiente tanto effimero richiede confronti nel tempo, archivi ordinati e un linguaggio comune fra speleologi, glaciologi e tecnici del territorio. La documentazione prodotta sul campo può essere utile anche per interpretare eventi avvenuti dopo la chiusura o il collasso di una cavità.

Grotte glaciali dei Forni, ricerca sul campo e sicurezza

L’aumento della rapidità dei cambiamenti rende più ristrette le finestre operative per le esplorazioni. Gli ingressi possono risultare inaccessibili, le cavità possono diventare pericolose e le condizioni meteorologiche incidono in modo diretto sulla sicurezza. Per gli speleologi non si tratta di inseguire record, ma di scegliere con prudenza quando e dove sia possibile lavorare.

Il Progetto Speleologia Glaciale mostra il ruolo specifico della speleologia nella ricerca sui ghiacciai. Rilievi, immagini e tracciamenti restituiscono una lettura ravvicinata delle trasformazioni che avvengono sotto la superficie. Nel caso delle grotte glaciali dei Forni, questo patrimonio di osservazioni consente di collegare l’evoluzione delle cavità ai processi di fusione, drenaggio e collasso.

In un contesto in cui molte forme glaciali durano pochi mesi, la rapidità della documentazione diventa parte integrante del metodo. Ogni campagna aggiunge elementi a una serie storica che aiuta a comprendere non solo ciò che resta del ghiacciaio, ma anche il modo in cui sta cambiando.

Fonti

Fonti
[1] Nelle viscere dei ghiacciai. ‘Sfidiamo il pericolo ed esploriamo l’effimero’ https://www.ilgiorno.it/sondrio/cronaca/speleo-glaciologi-ghiacciaio-forni-r7dpq9vw
[2] I ghiacciai degli speleologi – Lo Scarpone https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/ghiacciai-speleologi/
[3] Gruppo di Lavoro Glaciospeleologia – speleolombardia.it https://speleolombardia.wordpress.com/commissione-scientifica/gruppo-di-lavoro-glaciospeleologia/
[4] Speleologia Glaciale -Tutti al gelo nel Forni – Scintilena https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-tutti-al-gelo-nel-forni/10/24/
[5] Sos ghiacciaio dei Forni, Legambiente denuncia: “In Valfurva perde fino a 10 centimetri di spessore al giorno” https://www.quotidiano.net/luce/attualita/ghiacciaio-forni-legambiente-valfurva-perde-10-centimetri-spessore-al-giorno-k4gv8jwj
[7] Alpi e ghiacciai, estate horribilis 2026: dati e crolli dalla … https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/07/ghiacciai-alpi-estate-2026-carovana-legambiente-notizie/8498920/
[8] [PDF] VUOTI E GHIACCIO. Speleologia e ricerca nelle grotte glaciali … https://www.estmonterosa.it/images/eventi/2018/2018.09.22-vuoto-e-ghiaccio-speleologia-scienza-grotte-glaciali-italiane-programma-convegno-agognate.pdf
[9] [PDF] VUOTO e GHIACCIO – CAI Novara https://cainovara.it/wp-content/uploads/2018/07/convegno.pdf
[10] [PDF] VUOTO E GHIACCIO Speleologia e scienza nelle grotte glaciali … https://www.gruppogrottenovara.it/assets/files/Labirinti37.pdf
[11] Glaciospeleologia | speleolombardia.it https://speleolombardia.wordpress.com/category/glaciospeleologia/
[12] [PDF] PAOLA TOGNINI – Premio Marcello Meroni https://premiomarcellomeroni.it/wp-content/uploads/2017/09/2012-Paola-Tognini.pdf
[13] Lecco, dalle grotte nei ghiacciai alla speleologia: serata sulla glaciospeleologia e corso di avvicinamento – Scintilena https://www.scintilena.com/lecco-dalle-grotte-nei-ghiacciai-alla-speleologia-serata-sulla-glaciospeleologia-e-corso-di-avvicinamento/09/09/
[14] 2° Incontro di Speleologia Glaciale – Scintilena https://www.scintilena.com/2-incontro-di-speleologia-glaciale-2/03/03/
[15] L’idrodinamica endoglaciale: cosa succede davvero dentro un … https://www.scintilena.com/lidrodinamica-endoglaciale-cosa-succede-davvero-dentro-un-ghiacciaio-alpino-quando-nevica-o-fa-caldo/05/02/
[16] Convegno a Novara: VUOTO e GHIACCIO Speleologia e scienza … https://www.scintilena.com/convegno-a-novara-vuoto-e-ghiaccio-speleologia-e-scienza-nelle-grotte-glaciali-italiane/07/18/

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Alpi Albanesi, ritorno a Shpella Kakverrit: nuove ricerche seguendo l’aria

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Il Gruppo Speleologico Faentino torna nella grande dolina di Kakverrit, già esplorata dal 2009. Oltre 600 metri della galleria principale rilevati e prospezioni in quota alla ricerca degli ingressi alti del sistema

Dal 13 al 21 settembre 2026 una squadra di speleologi italiani e albanesi è tornata nelle Alpi Albanesi per riprendere le ricerche a Shpella Kakverrit (shpella in albanese significa “grotta”), cavità che da anni richiama l’attenzione degli esploratori per la notevole circolazione d’aria che attraversa i suoi ambienti sotterranei.

La spedizione, organizzata dal Gruppo Speleologico Faentino, prosegue una storia esplorativa iniziata molti anni fa in una delle aree carsiche più promettenti dell’Albania settentrionale. Il gruppo faentino frequenta il Paese dal 1995 e Kakverrit era già stata oggetto delle sue ricerche nel 2009.

https://www.parchiromagna.it/pdf/Rivista1-2013

La cavità si apre nei pressi di Curraj i Epërm, a circa 1.600 metri di quota, sul fondo di una grande dolina carsica. Una guida speleologica del territorio di Tropojë, che descrive la grotta, parla una potente corrente d’aria, indizio di possibili prosecuzioni e di un sistema più esteso di quanto conosciuto, e segnala nelle vicinanze, a circa 1.800 metri di quota, un pozzo di una cinquantina di metri individuato durante precedenti ricognizioni.

Kakverrit, una storia esplorativa lunga oltre trent’anni

La CGEB di Trieste conosceva Kakverrit già dagli anni Novanta. In Progressione la Commissione ricostruisce le proprie campagne in Albania e indica il 1994 come l’anno in cui, durante la seconda spedizione CGEB nel Paese, furono individuate diverse cavità dell’area, tra cui proprio Kakverrit.

Nel 2009 furono poi gli speleologi del Gruppo Speleologico Faentino a esplorare e rilevare Shpella Kakverrit: Ipogea riporta la data del 19 luglio 2009 insieme ai nomi degli esploratori coinvolti. La cavità venne descritta come una grande dolina di crollo, con pareti alte una trentina di metri e un piccolo lago sul fondo. All’interno, una condotta laterale interessata da un’intensa circolazione d’aria terminava contro una frana, lasciando intuire la possibile presenza di importanti volumi sotterranei oltre gli ostacoli conosciuti.

Nel 2014, durante la spedizione CGEB “Nikaj-Merturi”, gli speleologi triestini “rivisitarono” Kakverrit — è proprio il termine utilizzato nel resoconto dell’epoca — e riuscirono a forzare una frana dalla quale proveniva una fortissima corrente d’aria diretta verso un grande camino superiore. Nella stessa campagna venne inoltre individuato, nei pressi della dolina, un nuovo pozzo di circa 50 metri a quota 1.800.

Nel 2017 altre ricognizioni tornarono a concentrarsi sulle quote superiori alla dolina, alla ricerca di ingressi che potessero intercettare il sistema dall’alto. Anche allora furono esaminati diversi pozzi, confermando l’interesse dell’area per future campagne esplorative.

Shpella e Kakverit. Foto: GSF, da “Guida alle grotte del territorio di Tropojë”, 2019 – https://tropoje.gov.al/storage/2019/12/1Guida-Shpellat-Tropoje.pdf

La spedizione del settembre 2026

Alla spedizione hanno partecipato Ivano Fabbri, Lorenzo Brandolini e Alessandro Pirazzini, Andrea Ferrucci e Giacomo Benini del Gruppo Speleologico Faentino, insieme a Marco “Marchino” Frati, speleologo versiliese e istruttore nazionale CAI, a Maurizio “Jack” Rizzotto, del Gruppo Speleologico E.A. Martel di Genova, e allo speleologo albanese Dionis Bica, del Soccorso Alpino albanese.

Raggiungere Kakverrit continua a essere parte rilevante dell’esplorazione. Dopo il viaggio attraverso l’Albania settentrionale, dalla zona di Curraj i Epërm il materiale è stato trasportato con l’aiuto di tre cavalli: circa 120 chilogrammi di attrezzature e viveri, per un avvicinamento di circa sei ore e 700 metri di dislivello.

Una volta allestito il campo nella grande dolina, il lavoro si è concentrato sulla documentazione della cavità e, soprattutto, sulla circolazione d’aria che da anni costituisce uno dei principali interrogativi di Kakverrit.

Durante la spedizione sono stati eseguiti il rilievo dettagliato di oltre 600 metri della galleria principale, misure di temperatura e dei flussi d’aria e osservazioni sulla fauna ipogea. Il tentativo di seguire la corrente verso una possibile prosecuzione si è nuovamente arrestato davanti a un settore interessato da una complessa frana.

Il dato dei 600 metri va letto con attenzione: non rappresenta necessariamente nuovo sviluppo esplorato. Le fonti precedenti attribuiscono infatti a Shpella Kakverrit circa un chilometro di sviluppo complessivo. I 600 metri indicati per la campagna 2026 si riferiscono quindi al tratto della galleria principale oggetto del nuovo rilievo, non alla lunghezza complessiva della cavità.

Alla ricerca degli ingressi alti

La corrente d’aria continua a suggerire che una delle chiavi dell’esplorazione possa trovarsi sopra la parte attualmente conosciuta della grotta.

Per questo una parte importante della spedizione è stata dedicata alle battute esterne alle quote più elevate. Sono stati individuati diversi pozzi e fratture verticali, alcuni con presenza di ghiaccio, che potranno diventare obiettivo delle prossime campagne.

Foto Maurizio Rizzotto

L’ipotesi non nasce oggi: la ricerca di ingressi superiori accompagna Kakverrit almeno dalle campagne del decennio scorso. Il pozzo individuato a circa 1.800 metri nel 2014 e le successive ricognizioni del 2017 mostrano come la comprensione della circolazione d’aria e l’individuazione di collegamenti dall’alto siano da tempo uno dei fili conduttori delle esplorazioni.

Non solo speleologia

Anche dal punto di vista naturalistico la dolina costituisce un ambiente particolare. Il Gruppo Speleologico Faentino aveva già segnalato il piccolo specchio d’acqua sul fondo e la presenza di anfibi, mentre altre documentazioni ricordano la presenza di chirotteri all’interno della cavità.

Le osservazioni biologiche hanno fatto parte anche della campagna 2026, insieme alle attività di rilievo e alle misurazioni microclimatiche.

La nuova spedizione non chiude dunque il problema Kakverrit. Al contrario, la forte circolazione d’aria, gli ostacoli ancora irrisolti all’interno e i possibili ingressi individuati alle quote superiori lasciano aperte diverse linee di ricerca.

Dopo oltre quindici anni dalle prime esplorazioni faentine, la grande dolina delle Alpi Albanesi continua insomma a fare il suo lavoro, quello che aveva fatto fin dall’inizio: soffiare aria e porre domande agli speleologi.

Le Alpi Albanesi continuano intanto a richiamare l’interesse della speleologia italiana su più fronti. Poche settimane prima della spedizione a Kakverrit, il Gruppo Speleologico Martinese era rientrato dalla campagna Shtares 2026, condotta in un’area vicina ma distinta, dove le nuove esplorazioni hanno portato la Shpella Shtares a circa 13,5 chilometri di sviluppo.

Due zone diverse, dunque, ma accomunate da un territorio carsico ancora ricchissimo di possibilità esplorative.

Ivano Fabbri racconta: «L’opportunità che esiste in quella zona è unica al mondo. Non ci sono strade, ci si sposta con i muli e si esplora un mare di pozzi. È come tornare alla speleologia degli anni Cinquanta».

Parole che restituiscono bene il fascino di queste esplorazioni nelle Alpi Albanesi: un territorio ancora aspro e remoto, dove ogni avanzamento richiede fatica, capacità di adattamento e grande spirito di squadra.

Complimenti a tutti gli esploratori che stanno portando avanti queste ricerche. Ivano lancia anche un invito agli speleologi motivati, di buona volontà e con spirito di adattamento, a unirsi alle prossime esplorazioni, condividendo non solo la fatica e la ricerca, ma anche amicizia, collaborazione e rispetto reciproco.

Fonti e approfondimenti

Scintilena, 19 settembre 2014 – “Albania, rientro della spedizione CGEB Nikaj-Merturi 2014” – articolo sulla rivisitazione di Kakverrit, del superamento della frana interessata dalla forte corrente d’aria e delle prospezioni alle quote superiori.
https://www.scintilena.com/albania-rientro-della-spedizione-cgeb-nikaj-merturi-2014/09/19/

Gruppo Speleologico Faentino – Ipogea 2016 – esplorazioni del Gruppo Speleologico Faentino a Shpella Kakverrit, compresa la campagna del 2009, con la descrizione della grande dolina, della cavità e della forte circolazione d’aria.
https://www.gsfaentino.it/media/attachments/2020/11/29/ipogea-2016web.pdf

La Venta, 13 settembre 2017 – “Resoconto della spedizione Shtares 2017”
Documenta anche le ricognizioni nella zona di Kakverrit e la ricerca di possibili ingressi alle quote superiori. La Venta
https://www.laventa.it/it/blog/658-resoconto-della-spedizione-shtares-2017

Commissione Grotte “E. Boegan” – Progressione n. 64, a. 36, n. 1-2/2017
Ricostruisce le precedenti campagne della CGEB in Albania e permette di risalire all’individuazione di Kakverrit nel 1994. Boegan
https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2018/03/Progressione.64.pdf

Comune di Tropojë – Guida alle grotte del territorio, 2019
Contiene la scheda di Shpella e Kakverit con dati di sviluppo, profondità, quota e indicazioni sulle precedenti esplorazioni.
https://tropoje.gov.al/storage/2019/12/1Guida-Shpellat-Tropoje.pdf

Gruppo Speleologico Faentino – Ipogea 2021
Approfondimenti sull’attività esplorativa del gruppo in Albania e sugli aspetti naturalistici delle cavità investigate.
https://www.gsfaentino.it/media/attachments/2022/01/09/Ipogea21.pdf

Il Resto del Carlino, 29 settembre 2026 – “Gli speleologi faentini sulle Alpi Albanesi”
Fonte per la spedizione del settembre 2026, i partecipanti, l’avvicinamento, le attività di rilievo e le prospezioni in quota.
https://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/gli-speleologi-faentini-sulle-alpi-f50f5950

Alpi Albanesi, area di Nikaj-Mërtur. Shpella Shtares, nello stesso settore carsico della abbastanza vicina Shpella Kakverrit, presenta morfologie tipiche del carsismo alpino. Foto di Norma Damiano

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Puliamo l’Ovito: bonifica speleologica nell’Inghiottitoio di Pietrasecca

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Speleologi, associazioni e realtà territoriali hanno rimosso macro-rifiuti e plastiche dal lago interno e dai rami attivi della cavità, contribuendo alla tutela di uno dei più delicati ecosistemi carsici abruzzesi.

Si è svolta sabato 26 settembre scorso la giornata “Puliamo l’Ovito”, un’operazione straordinaria di tutela e pulizia del lago interno e dei rami attivi dell’Inghiottitoio dell’Ovito di Pietrasecca.


Nelle foto le fasi dell’intervento di pulizia


L’intervento, promosso dal Gruppo Grotte e Forre “Francesco De Marchi” del CAI L’Aquila, e realizzato nell’ambito del Protocollo d’Intesa tra la Regione Abruzzo e la Federazione Speleologica Abruzzese ETS per l’istituzione del Catasto delle Grotte e delle Aree Carsiche, ha visto la partecipazione e l’impegno in prima linea di speleologi che hanno rimosso nell’ambiente ipogeo macro-rifiuti, plastiche e residui accumulati nel tempo a causa del trasporto idrogeologico del torrente.


Un’azione fondamentale per la salvaguardia di un ecosistema delicato e unico come quello del sistema carsico abruzzese.


Un lavoro di squadra che ha permesso di estrarre ed avviare al corretto smaltimento un ingente quantitativo di materiale inquinante.

La riuscita di un’iniziativa così complessa e importante è stata possibile solo grazie alla sinergia e alla collaborazione di diverse realtà del territorio.

Con la partecipazione della S.A.S di Trieste, la Federazione Speleologica Abruzzese (FSA), i Gruppi Speleologici Federati intervenuti, l’ Associazione Pietralunare e La Pro Loco di Pietrasecca

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Chirotteri e grotte: a Cunardo una giornata di formazione tra teoria, ultrasuoni e osservazione sul campo

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Sabato 3 ottobre 2026 il Gruppo TAM della Sezione CAI di Varese organizza a Brinzio (VA) una giornata dedicata alla conoscenza e al monitoraggio dei pipistrelli, con una sessione pratica serale all’Orrido di Cunardo

Conoscere i chirotteri, imparare a riconoscerli e capire come vengono studiati e monitorati negli ambienti naturali e sotterranei. È questo l’obiettivo dell’iniziativa “Impariamo a conoscere i chirotteri”, in programma sabato 3 ottobre 2026 e organizzata dal Gruppo TAM – Tutela Ambiente Montano del CAI di Varese.

La giornata sarà condotta dalla dott.ssa Martina Spada e dal dott. Mattia Panzeri dell’Istituto OIKOS e prevede una prima parte teorica a Brinzio, seguita in serata dalla sessione pratica all’Orrido di Cunardo.

Brinzio, piccolo borgo prealpino del Varesotto documentato nelle fonti almeno dal 979, merita peraltro una visita anche per il suo nucleo storico e il paesaggio ai piedi del massiccio del Campo dei Fiori. Il paese è inoltre già familiare agli speleologi lombardi: l’1 e 2 marzo 2025 ha ospitato il 28° Raduno Regionale di Speleologia della Lombardia, organizzato dalla Federazione Speleologica Lombarda in collaborazione con il Gruppo Speleologico CAI Varese e il Gruppo Grotte I Tassi.

Brinzio conserva anche una curiosa tradizione popolare legata al suo laghetto: la leggenda della “balena di Brinzio”, nata secondo la tradizione nel Settecento, quando un grande tronco trascinato nel lago da un temporale fu scambiato dagli abitanti per un enorme cetaceo. La balena è poi diventata uno dei simboli identitari del paese. Magari, tra un pipistrello e l’altro, ci faremo raccontare dagli organizzatori anche la storia della balena di Brinzio.

Laghetto di Brinzio

Il ritrovo è fissato alle ore 15 a Brinzio, presso la struttura Wild Land, in via Dante Alighieri. Dalle 15 alle 18 saranno affrontati diversi temi legati alla biologia dei pipistrelli: riconoscimento delle specie, distribuzione dei chirotteri in Lombardia, principali tecniche di monitoraggio e problematiche legate alla loro gestione e conservazione.

Dopo un aperitivo conviviale e il trasferimento verso Cunardo, alle ore 20 inizierà la parte pratica presso l’Orrido di Cunardo, uno dei più interessanti complessi carsici del Varesotto. Il sistema, scavato nelle rocce carbonatiche della Dolomia del Salvatore, è percorso dal torrente Margorabbia e si sviluppa complessivamente per circa 800 metri, con un dislivello di 53 metri.

La parte più conosciuta è l’Antro dei Morti, grande cavità alla base di una dolina dalla quale si diramano un ramo attivo, tuttora percorso dalle acque, e un ramo fossile, posto a quota superiore e corrispondente a un antico percorso del torrente. Proprio in quest’ultimo si apre una sala significativamente chiamata “Antro dei Pipistrelli”. Sul sito del Gruppo Speleologico Prealpino si evidenzia che i rami fossili dell’Antro dei Morti ospitavano in passato importanti colonie di chirotteri durante lo svernamento, oggi quasi del tutto scomparse, secondo il gruppo, in relazione alla frequentazione umana. Un elemento che rende particolarmente significativo che si svolga proprio qui la parte pratica della giornata dedicata alla conoscenza e alla tutela dei pipistrelli.

Durante la sessione serale saranno infatti illustrate sul campo le tecniche di osservazione, cattura scientifica e rilevamento degli ultrasuoni emessi dai pipistrelli. Gli organizzatori precisano che le attività di cattura saranno svolte nel rispetto degli animali e della normativa vigente, sotto la guida dei docenti.

L’incontro rappresenta un’occasione interessante anche per gli speleologi, che durante le attività in grotta possono incontrare colonie o singoli esemplari di chirotteri. Una corretta conoscenza delle specie e dei loro periodi più delicati è infatti fondamentale per evitare disturbi e contribuire alla tutela degli ambienti ipogei.

La quota di partecipazione è di 25,00 euro per i soci CAI; per i non soci, oltre alla quota di partecipazione, è previsto un supplemento di 13,00 euro per l’assicurazione.

La quota comprende il compenso dei relatori e l’apericena prima del trasferimento verso la grotta.

È consigliato abbigliamento caldo da escursionismo — siamo pur sempre in ambiente sotterraneo — oltre a luce frontale o torcia.

L’iniziativa è patrocinata dal Parco Regionale Campo dei Fiori.

Per informazioni e contatti: Mario De Blasi, 338 8276721; Costanza Rovida, 340 4008118.

L'articolo Chirotteri e grotte: a Cunardo una giornata di formazione tra teoria, ultrasuoni e osservazione sul campo proviene da Scintilena.

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Caselle, fornaci e ghiacciaie dell’Alta Val Tanaro: incontro ed escursione a Ormea (CN) il 3/10/2026

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Sabato 3 ottobre 2026 una giornata dedicata alle antiche opere in pietra a secco, alle cavità artificiali e alla storia del territorio, nell’ambito della Settimana del Pianeta Terra

Sabato 3 ottobre 2026, a Ormea (CN), si terrà una giornata dedicata a caselle, fornaci e ghiacciaie dell’Alta Val Tanaro, antiche opere che raccontano il rapporto tra le comunità locali, le risorse del territorio e la pietra.

L’incontro fa parte della 14ª edizione della Settimana del Pianeta Terra, in programma dal 27 settembre al 4 ottobre 2026, e si svolgerà dalle 10:00 alle 18:00 nel Salone della Croce Bianca, in viale Cagna 76 a Ormea.

Al centro della giornata saranno le antiche opere in pietra a secco dell’Alta Val Tanaro, messe anche a confronto con le note tipologie diffuse nelle valli imperiesi. Si parlerà inoltre delle strutture utilizzate in passato per la conservazione del ghiaccio, delle fornaci per la produzione della calce e del censimento delle cavità artificiali presenti sul territorio.

Ghiacciaie, neviere e l’antico commercio del ghiaccio

Giampiero Laiolo e Carlo Grippa apriranno uno degli approfondimenti dedicati a ghiacciaie e neviere dell’entroterra ligure e all’antico commercio del ghiaccio.

Prima dell’avvento della refrigerazione moderna, ghiacciaie e neviere permettevano di conservare neve e ghiaccio raccolti durante l’inverno e costituiscono oggi interessanti testimonianze delle attività e delle tecniche sviluppate dalle comunità del passato.

Vincenzo Belli concentrerà invece il proprio intervento sulla ghiacciaia di Ponte di Nava, località posta lungo l’alta valle del Tanaro.

Dalle caselle alle stelle

Un altro tema centrale sarà quello delle caselle, caratteristiche costruzioni in pietra a secco.

Paolo Gollo e Nicola Ferrarese proporranno l’intervento dal titolo “Dalle caselle alle stelle – Dalla pietra a secco alle astronavi”.

Paolo Gollo, architetto, si è occupato dello studio e della divulgazione delle costruzioni in pietra a secco, mentre Nicola Ferrarese è tra gli autori del lavoro divulgativo realizzato da Wepesto sulle caselle e sul paesaggio in pietra a secco del Ponente ligure.

L’AGSP e il censimento delle cavità artificiali della Valle Tanaro

Particolarmente vicino ai temi di Scintilena sarà l’intervento di Davide Barberis e Aldo Acquarone, dedicato all’AGSP e al censimento delle cavità artificiali della Valle Tanaro, con particolare riferimento a caselle, ghiacciaie e fornaci.

L’AGSP – Associazione Gruppi Speleologici Piemontesi, costituita nel 1979, è il riferimento associativo regionale della speleologia piemontese e cura il Catasto Speleologico Piemontese e Valdostano, nel quale vengono raccolti e organizzati i dati relativi alle cavità naturali e artificiali del territorio.

Davide Barberis è presidente dello Speleo Club Tanaro di Garessio, fa parte della Commissione Catasto Cavità Naturali della SSI ETS ed è impegnato nelle attività legate alla documentazione e al catasto speleologico regionale.

Il censimento delle opere artificiali rappresenta un importante strumento per conservare la memoria di strutture che, pur essendo spesso poco appariscenti o nascoste nel territorio, testimoniano attività produttive, tecniche costruttive e modi di vivere ormai in gran parte scomparsi.

Acqua, pietra e produzione della calce

Il programma proseguirà con Luca Fazio, che parlerà delle “tracce nascoste tra Cisano e il Pizzo Ceresa: lecci, acqua e pietra”.

Carlo Grippa e Aldo Acquarone affronteranno invece il tema della trasformazione dalla pietra calcarea alla produzione della calce viva, ricostruendo un’attività strettamente legata alla presenza delle fornaci e allo sfruttamento delle risorse geologiche locali.

A introdurre e moderare l’incontro sarà Giorgio Ferraris, sindaco di Ormea.

Nel pomeriggio visita alle caselle di Ormea

La giornata non si svolgerà soltanto in sala.

Alle ore 15:00 è prevista una breve escursione con visita ad alcune caselle tipiche del Comune di Ormea, offrendo ai partecipanti la possibilità di osservare direttamente sul territorio alcune delle strutture al centro dell’incontro.

L’appuntamento mette così insieme speleologia in cavità artificiali, ricerca storica, geologia, cultura della pietra a secco e conoscenza del territorio, richiamando l’attenzione su manufatti che hanno avuto funzioni differenti ma conservano importanti testimonianze della vita e delle attività delle comunità dell’Alta Val Tanaro.

L’iniziativa è promossa dall’Associazione Culturale Ulmeta, con la Città di Ormea, la Sezione CAI di Ormea e Wepesto – associazione di promozione sociale.

  • Appuntamento sabato 3 ottobre 2026, dalle ore 10:00 alle 18:00, al Salone della Croce Bianca, viale Cagna 76, Ormea (CN).
  • Nel pomeriggio, dalle ore 15:00, breve escursione con visita alle caselle tipiche del territorio di Ormea.

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