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    Condividi Matteo Capurro del CESBIN sarà ospite di Biologia Sotterranea Piemonte per approfondire le ricerche sull’anguilla europea. Lo studio pubblicato nel 2026 è nato dopo due osservazioni nella Grotta di Valdemino, a Borgio Verezzi Domani, mercoledì 28 ottobre alle 20:30, Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca torna con le sue serate divulgative dedicate alle ricerche sul mondo sotterraneo. Ospite dell’incontro online sarà Matteo Capurro del CESBIN, che parlerà di anguille e de
     

Anguille nelle grotte: il 28 ottobre 2026 una serata online sulle ricerche negli ambienti carsici

Október 27th 2026 at 08:30

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Matteo Capurro del CESBIN sarà ospite di Biologia Sotterranea Piemonte per approfondire le ricerche sull’anguilla europea. Lo studio pubblicato nel 2026 è nato dopo due osservazioni nella Grotta di Valdemino, a Borgio Verezzi

Domani, mercoledì 28 ottobre alle 20:30, Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca torna con le sue serate divulgative dedicate alle ricerche sul mondo sotterraneo. Ospite dell’incontro online sarà Matteo Capurro del CESBIN, che parlerà di anguille e del loro rapporto, ancora poco conosciuto, con gli ambienti carsici.

La serata nasce dalle domande suscitate da una recente ricerca dedicata all’anguilla europea (Anguilla anguilla) negli ambienti carsici costieri, pubblicata nel 2026 sulla rivista Environmental Biology of Fishes.

Scintilena aveva già raccontato lo studio lo scorso luglio. La ricerca ha preso avvio da due osservazioni avvenute nel febbraio 2022 e nel dicembre 2023 nel settore non turistico della Grotta di Valdemino, nel complesso delle Grotte di Borgio Verezzi, in Liguria.

A circa 600 metri dal mare, i ricercatori hanno osservato anguille lunghe indicativamente tra 10 e 20 centimetri. Le differenti dimensioni fanno ritenere probabile che si trattasse di due individui distinti.

Da quelle osservazioni è nata una domanda tutt’altro che banale: che cosa ci fanno le anguille dentro una grotta?

Le grotte come rifugio o via di passaggio

Per cercare una risposta, i ricercatori hanno esteso le indagini alle acque superficiali collegate al sistema carsico.

Nel torrente Bottassano sono stati catturati cinque esemplari appartenenti a differenti fasi del ciclo vitale. Il corso d’acqua presenta lunghi tratti temporanei e possibili flussi subalvei, in un territorio nel quale le connessioni tra acque superficiali e sotterranee possono avere un ruolo importante negli spostamenti della fauna acquatica.

Le ipotesi aperte sono diverse.

Le grotte potrebbero rappresentare vie di passaggio utilizzate dalle anguille durante gli spostamenti tra il mare e le acque interne, oppure essere raggiunte attraverso collegamenti carsici con corsi d’acqua vicini. Gli ambienti sotterranei potrebbero anche costituire zone di rifugio, alimentazione o crescita.

Particolarmente interessante è la possibilità che le cavità offrano un riparo durante i periodi di siccità, quando alcuni corsi d’acqua superficiali si riducono o scompaiono.

Si tratta ancora di ipotesi da verificare attraverso nuove ricerche.

Una specie in forte declino

L’anguilla europea compie uno dei cicli migratori più singolari tra i pesci.

Nasce nel Mar dei Sargassi, nell’Atlantico, e le larve raggiungono dopo un lunghissimo viaggio le coste europee. Gli animali possono quindi colonizzare fiumi, laghi, lagune e altri ambienti acquatici prima di tornare, raggiunta la maturità, verso l’Atlantico per riprodursi.

La specie è oggi considerata in pericolo critico dalla Lista Rossa IUCN. La frammentazione dei corsi d’acqua, gli ostacoli alla migrazione, la pesca, le modificazioni degli habitat e i periodi di siccità rappresentano alcune delle pressioni che contribuiscono al suo declino.

Comprendere se anche le acque sotterranee e i sistemi carsici costieri facciano parte degli ambienti utilizzati dall’anguilla potrebbe quindi avere conseguenze importanti per la sua conservazione.

Lo studio del 2026 è firmato da Giacomo Actis Dato, Dario Ottonello, Adriano Fiorucci, Bartolomeo Vigna, Matteo Capurro, Valentina Balestra e Fabrizio Oneto.

Proprio Matteo Capurro approfondirà questi temi durante l’incontro online organizzato da Biologia Sotterranea Piemonte.

La serata inizierà mercoledì 28 ottobre alle 20:30.

Link alla videochiamata:
https://meet.google.com/zpw-rneo-wtk

Fonti

Actis Dato G. et al. – Environmental Biology of Fishes – The role of coastal karst environments for the conservation of Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758) in the Mediterranean area – 2026
https://doi.org/10.1007/s10641-026-01875-z

Politecnico di Torino – Archivio istituzionale della ricerca – The role of coastal karst environments for the conservation of Anguilla anguilla (Linnaeus, 1758) in the Mediterranean area – 2026
https://iris.polito.it/handle/11583/3016419

ARPAL Liguria – Anguille in grotta: un rifugio per una specie a rischio – 29 luglio 2026
https://www.arpal.liguria.it/home-page/notizie-tematiche/item/anguille-in-grotta-un-rifugio-per-una-specie-a-rischio.html

Scintilena – Anguille e grotte costiere: uno studio apre nuove prospettive sulla conservazione della specie – 13 luglio 2026
https://www.scintilena.com/anguille-e-grotte-costiere-uno-studio-apre-nuove-prospettive-sulla-conservazione-della-specie/07/13/

Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca – 26 ottobre 2026 via social: comunicazione della serata divulgativa del 28 ottobre 2026

Foto Valentina Balestra

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  • Le stalagmiti del Perù raccontano 450.000 anni di monsoni
    Condividi Trenta stalagmiti provenienti da tre grotte delle Ande hanno permesso di ricostruire le variazioni delle piogge in Sud America Uno studio universitario ha dimostrato che la consueta “altalena” tra i monsoni asiatici e sudamericani ha avuto importanti eccezioni Le stalagmiti conservano nella loro crescita una memoria dei climi del passato. Un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato da studiosi dello Union College di New York, con la partecipazione di ricercatori della Uni
     

Le stalagmiti del Perù raccontano 450.000 anni di monsoni

Október 27th 2026 at 04:30

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Trenta stalagmiti provenienti da tre grotte delle Ande hanno permesso di ricostruire le variazioni delle piogge in Sud America

Uno studio universitario ha dimostrato che la consueta “altalena” tra i monsoni asiatici e sudamericani ha avuto importanti eccezioni

Le stalagmiti conservano nella loro crescita una memoria dei climi del passato. Un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato da studiosi dello Union College di New York, con la partecipazione di ricercatori della University of Minnesota, University of Massachusetts Amherst, University at Albany e di collaboratori locali delle grotte peruviane, ha ricostruito circa 450.000 anni di variazioni del monsone estivo sudamericano.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, si basa sulle variazioni degli isotopi dell’ossigeno registrate in 30 stalagmiti, datate con metodi radiometrici. I campioni provengono dalle grotte di Antipayarguna, Huagapo e Pacupahuain, nelle Ande peruviane.

L’altalena dei monsoni non funziona sempre

Normalmente i grandi sistemi monsonici dell’Asia e del Sud America mostrano un comportamento opposto: quando uno si rafforza, l’altro tende a indebolirsi. Una sorta di “altalena” tra i due emisferi, legata anche alle variazioni dell’orbita terrestre e della quantità di radiazione solare ricevuta.

Il lungo archivio conservato nelle stalagmiti peruviane conferma questo comportamento generale, e rivela anche qualcosa di inatteso.

I ricercatori hanno individuato dieci periodi durante i quali i monsoni asiatico e sudamericano si sono mossi nella stessa direzione, rafforzandosi o indebolendosi contemporaneamente. Alcuni di questi episodi sono durati migliaia di anni.

Diversi periodi di indebolimento simultaneo coincidono con le transizioni alla fine delle ere glaciali, caratterizzate da importanti aumenti della temperatura globale e della concentrazione atmosferica di anidride carbonica.

Temperature oceaniche, gas serra e differenze termiche tra gli emisferi potrebbero avere modificato temporaneamente il normale meccanismo che regola i monsoni.

Le grotte rivelano sempre qualcosa di interessante: anche come archivi del clima.

Un esempio vicino a noi arriva dalla Grotta della Bàsura di Toirano, in Liguria, dove un altro studio, pubblicato nel 2026 su Nature Communications e già raccontato da Scintilena, ha utilizzato gli speleotemi per ricostruire le condizioni climatiche durante la Terminazione IV, circa 340.000 anni fa, associata a uno dei più rapidi innalzamenti del livello marino documentati nell’ultimo mezzo milione di anni.

La Grotta della Bàsura di Toirano, in Liguria. Le sue stalagmiti sono state utilizzate in un recente studio paleoclimatico per ricostruire i cambiamenti avvenuti durante la Terminazione IV, circa 340.000 anni fa. Foto: Davide Papalini / Wikimedia Commons – CC BY 2.5

Dalle Ande alla Liguria, le concrezioni delle grotte conservano registrazioni climatiche che possono attraversare centinaia di migliaia di anni, offrendo informazioni preziose sui grandi cambiamenti del sistema terrestre.

Foto di copertina: la Gruta de Huagapo, nella regione di Junín, in Perù, una delle tre grotte dalle quali provengono le stalagmiti utilizzate per ricostruire circa 450.000 anni di variazioni dei monsoni. Foto: Ottocarotto / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

Fonti

Nature – Interhemispheric monsoon dynamics over the past 450,000 years – 2026Studio scientifico originale

https://www.nature.com/articles/s41586-026-11166-3

Phys.org – Ancient stalagmites reveal exceptions to Asia–South America monsoon seesaw over the past 450,000 years – 24 ottobre 2026

https://doi.org/10.1038/s41586-026-11166-3

https://phys.org/news/2026-10-ancient-stalagmites-reveal-exceptions-asiasouth.html

Nature Communications – Protracted ocean circulation slowdown drove exceptional ice-sheet melting during ice age termination IV – 16 giugno 2026

https://www.nature.com/articles/s41467-026-73733-6

Scintilena – Grotta della Bàsura: le stalagmiti raccontano uno dei più rapidi innalzamenti del mare degli ultimi 340 mila anni – 2 luglio 2026 – https://www.scintilena.com/grotta-della-basura-le-stalagmiti-raccontano-uno-dei-piu-rapidi-innalzamenti-del-mare-degli-ultimi-340-mila-anni/07/02/

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  • Boris Hora, una vita tra grotte, montagne e viaggi: uno speleologo ucraino di 57 anni muore in guerra
    Condividi Speleologo, guida e viaggiatore, aveva scelto di vivere vicino alla grotta Mlynky, dove aveva creato una base speleologica Boris Hora aveva fatto delle grotte una parte della propria vita. Speleologo, viaggiatore, guida e formatore di giovani, era una figura conosciuta nella regione di Ternopil, nell’Ucraina occidentale. La notizia della sua morte è stata comunicata dalla figlia Alina. Hora è morto il 19 ottobre 2026, a 57 anni, mentre prestava servizio nelle forze armate ucraine
     

Boris Hora, una vita tra grotte, montagne e viaggi: uno speleologo ucraino di 57 anni muore in guerra

Október 27th 2026 at 04:00

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Speleologo, guida e viaggiatore, aveva scelto di vivere vicino alla grotta Mlynky, dove aveva creato una base speleologica

Boris Hora aveva fatto delle grotte una parte della propria vita. Speleologo, viaggiatore, guida e formatore di giovani, era una figura conosciuta nella regione di Ternopil, nell’Ucraina occidentale.

La notizia della sua morte è stata comunicata dalla figlia Alina. Hora è morto il 19 ottobre 2026, a 57 anni, mentre prestava servizio nelle forze armate ucraine. La famiglia ha precisato di essere ancora in attesa dell’esito dell’esame del DNA.

Nato il 10 marzo 1969 a Ternopil, si è avvicinato giovanissimo alla speleologia. Nel 1998, nell’ambito dell’organizzazione scout ucraina Plast, ha fondato il club turistico Kristal, dedicandosi anche alla formazione dei giovani.

Ha viaggiato dal Caucaso ai Tatra, dagli Urali all’Altaj, ma un luogo ha segnato particolarmente la sua vita: la grotta Mlynky, grande sistema sotterraneo nei gessi della regione di Ternopil. Proprio qui ha conosciuto Svitlana, diventata poi sua moglie, e nel 1991 i due hanno celebrato il loro matrimonio in grotta.

Hora ha scelto successivamente di trasferirsi a Zalissia, a poca distanza da Mlynky, dove ha creato una base speleologica e ha lavorato come guida, accompagnando molte persone alla scoperta del mondo sotterraneo. Si è dedicato anche alle escursioni sul Dniester, al volontariato e alla tutela dell’ambiente.

Dopo l’inizio dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina è entrato nelle forze armate ucraine.

La sua morte tocca anche la comunità speleologica: quella comunità internazionale che nelle grotte, sulle montagne e durante le esplorazioni impara ad affidarsi agli altri, al di là della lingua e della provenienza.

Scintilena ripudia la guerra, ogni guerra, perché porta via vite, affetti, conoscenze e una parte di quel mondo che costruiamo insieme.

Davanti alla morte di un uomo resta una domanda semplice e terribile: chi siamo noi per togliere la vita a un altro essere umano?

Ogni persona che muore porta via con sé una parte irripetibile del mondo, anche del nostro.

A Boris Hora, alla sua famiglia e a quanti hanno condiviso con lui grotte, sentieri e viaggi va il nostro pensiero.

Fonti

https://suspilne.media/ternopil/1435599-zaginuv-speleolog-mandrivnik-gid-boris-gora-z-ternopilsini

https://zaxid.net/na_viyni_zaginuv_ternopilskiy_viyskoviy_i_speleolog_boris_gora_n1648623

https://ternopoliany.te.ua/zhittya/121224-ridni-chekaiut-na-rezultaty-dnk-povidomyly-pro-zahybel-mandrivnyka-z-ternopilshchyny-borysa-hory

https://gazeta.ua/articles/opinions-journal/_sob-realizuvati-sebe-treba-zhiti-dlya-kogos-boris-gora-47-rokiv-speleolog-mandrivnik/728622

Foto di copertina: la grotta Mlynky, nella regione di Ternopil, in Ucraina, alla quale Boris Hora ha legato gran parte della sua vita di speleologo e guida. Foto: Volodymyr Bondar / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0.

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