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    Condividi Lo studio del geologo Hazir Çadraku fa il punto su una delle sorgenti più produttive del distretto di Prizren, tra dati idrogeologici inediti e criticità normative irrisolte La sorgente carsica di Vërmicë: dove si trova e come funziona Nel quadrante sud-occidentale della Repubblica del Kosovo, ai piedi del massiccio calcareo di Koritnik, emerge la sorgente “Vërmicë”. Si trova nel territorio del villaggio omonimo, comune di Prizren, a 321 metri di altitudine, alle coordina
     

La sorgente “Vërmicë” in Kosovo: un acquifero carsico strategico ancora senza protezione

Apríl 12th 2026 at 10:00

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Lo studio del geologo Hazir Çadraku fa il punto su una delle sorgenti più produttive del distretto di Prizren, tra dati idrogeologici inediti e criticità normative irrisolte


La sorgente carsica di Vërmicë: dove si trova e come funziona

Nel quadrante sud-occidentale della Repubblica del Kosovo, ai piedi del massiccio calcareo di Koritnik, emerge la sorgente “Vërmicë”. Si trova nel territorio del villaggio omonimo, comune di Prizren, a 321 metri di altitudine, alle coordinate 42° 09? 52? N – 20° 34? 33? E, sulla riva sinistra della valle del Drini i Bardhë (Drin Bianco).

Lo studio del professore Hazir S. Çadraku, docente di Ingegneria Civile all’Università per Business e Tecnologia di Prishtinë (UBT), ne ricostruisce l’origine idrogeologica con precisione. La sorgente è classificata come sorgente frontale carsica: affiora nel punto di contatto tra i calcari triassici del Koritnik, molto permeabili, e i sedimenti impermeabili della pianura di Prizren. L’acqua penetra nei calcari attraverso fratture, fessure, diaclasi e mini-cavità, scende in profondità fino alla zona di saturazione e riemerge in superficie per effetto della gravità.

La struttura del massiccio favorisce l’accumulo delle acque meteoriche. Le precipitazioni annue nell’area superano i 900 mm. Il bacino di ricarica copre 27,63 km² di terreno carsificato.


Portate significative e qualità dell’acqua nella sorgente carsica di Vërmicë

Le misurazioni effettuate il 17 dicembre 2022 hanno restituito dati rilevanti. Il primo stramazzo ha registrato una portata di 18,6 L/s. Il canale di derivazione ha misurato 228 L/s. Una quantità aggiuntiva stimata in oltre 25 L/s si disperde per infiltrazione sotto lo sbarramento in calcestruzzo. Il totale stimato supera i 271 L/s, un valore che pone la sorgente tra le più produttive del distretto.

I parametri fisico-chimici rilevati in campo mostrano un’acqua di buona qualità:

  • Temperatura: 9,4 °C
  • pH: 7,45
  • Conducibilità elettrica: 379 µS/cm

Questi valori sono coerenti con quelli tipici degli acquiferi carsici dinarici. La temperatura relativamente bassa indica un percorso sotterraneo profondo, con buona stabilità termica stagionale. Il pH leggermente alcalino è effetto della dissoluzione dei carbonati durante il transito nei calcari.

Il monitoraggio più approfondito è affidato alla società idrica regionale Hidroregjioni Jugor Sh.A. di Prizren, che gestisce l’approvvigionamento idrico dell’area meridionale del Kosovo.


Il Koritnik: un massiccio carsico al confine tra Kosovo e Albania

Il massiccio di Koritnik è una montagna calcarea che raggiunge i 2.393 metri di quota, al confine tra Albania nord-orientale e Kosovo sud-occidentale. È incluso nel Parco Naturale Korab-Koritnik (55.520 ettari) e fa parte della rete dell’European Green Belt. È riconosciuto come area di importanza floristica internazionale per la presenza di specie endemiche.

Dal punto di vista geologico, la struttura del massiccio abbraccia rocce dal Paleozoico al Quaternario. I calcari e le dolomiti triassiche costituiscono l’acquifero principale da cui la sorgente Vërmicë trae la propria alimentazione. I depositi quaternari caratterizzano invece la pianura di Prizren.

L’intero sistema è percorso da una rete di fessure, condotti e cavità carsiche non ancora oggetto di esplorazione sistematica. La sorgente Vërmicë è, di fatto, la risorgenza di un sistema ipogeo attivo di cui non si conoscono ancora la struttura e l’estensione.


Gli usi dell’acqua della sorgente Vërmicë e il contributo al Drini i Bardhë

L’acqua viene utilizzata per l’approvvigionamento potabile, la cucina, l’irrigazione agricola, l’abbeveraggio del bestiame e la piscicoltura. Dalla sorgente si origina un torrente che confluisce nel Drini i Bardhë, il bacino idrografico più esteso del Kosovo con 4.646 km². Il Drin Bianco confluisce poi nel Drin Nero a Kukës (Albania) e sfocia nell’Adriatico.

La sorgente Vërmicë contribuisce dunque direttamente alla portata di un sistema fluviale transfrontaliero di rilevanza regionale.

Nei pressi della sorgente sono presenti uno sbarramento in calcestruzzo, un canale di derivazione e tre stramazzi di misura. La fonte non è ancora completamente captata. L’accesso avviene tramite la strada regionale Prizren–Zhur–Vërmicë fino al confine albanese, con gli ultimi 200 metri su sterrato percorribili in ogni stagione.


Inquinanti potenziali e assenza della zona di protezione sanitaria

Lo studio identifica tre categorie principali di pressione sulla sorgente carsica di Vërmicë. La prima è la presenza di rifiuti solidi lasciati da visitatori e residenti nell’area immediatamente circostante. La seconda è il pascolo libero di bestiame domestico e il transito di animali selvatici nelle vicinanze dell’emergenza. La terza, e più preoccupante, è la presenza di un’autostrada che attraversa il bacino di ricarica: gli inquinanti veicolari – idrocarburi, metalli pesanti, microplastiche, sali disgelanti – possono infiltrarsi direttamente nelle fratture carsiche e raggiungere la sorgente in poche ore durante gli eventi di pioggia intensa.

Nei sistemi carsici, la velocità di trasferimento degli inquinanti è molto elevata. L’assenza di strati filtrati spessi rende la risorsa idrica esposta a contaminazioni rapide e difficilmente reversibili.

Nonostante ciò, la sorgente Vërmicë non dispone di alcuna zona di protezione igienico-sanitaria. L’Istruzione Amministrativa MESP-No. 15/2017 (Criteri per la Definizione delle Zone Sanitarie Protette delle Fonti d’Acqua) prevede tre fasce di tutela progressiva, già adottate per molte altre fonti gestite dalle società idriche regionali. Per la Vërmicë, l’accesso rimane libero a uomini, bestiame e animali selvatici, senza alcuna restrizione.


Il Kosovo e le sue 7.277 sorgenti: un patrimonio idrico sotto pressione climatica

La sorgente Vërmicë è una delle 7.277 sorgenti censite nel territorio kosovaro. Circa il 32,10% dell’acqua potabile distribuita nel paese proviene da sorgenti. Gli acquiferi carsici coprono il 13,1% del territorio nazionale (1.423,2 km²) e ospitano oltre 210 grotte registrate.

Il contesto climatico impone una riflessione urgente. Le proiezioni scientifiche indicano un aumento delle temperature in Kosovo di 1,11 °C entro il 2060 e di oltre 4 °C entro il 2099, con una potenziale riduzione della disponibilità idrica fino al 70% in alcune aree entro fine secolo. La società idrica di Prizren ha già segnalato cali nei livelli delle sorgenti a causa delle siccità recenti.

A livello globale, il numero stimato di sorgenti sulla Terra è di circa 50 milioni. Il volume Springs of the World: Distribution, Ecology, and Conservation Status (Stevens, 2023), che raccoglie dati da 75 paesi, documenta che le sorgenti sono universalmente riconosciute come ecosistemi minacciati. Gli acquiferi carsici forniscono acqua potabile a circa il 10% della popolazione mondiale.


Le raccomandazioni dello studio sulla sorgente Vërmicë

Lo studio di Çadraku si chiude con indicazioni operative precise. L’autore chiede l’istituzione immediata delle zone di protezione sanitaria ai sensi della normativa vigente. Propone l’avvio di un monitoraggio continuo della portata e della qualità per almeno tre-cinque anni. Indica la necessità di analisi chimiche e microbiologiche complete, inclusi metalli pesanti, pesticidi e idrocarburi. Suggerisce test con traccianti fluorescenti per verificare la connessione idrogeologica con le strutture carsiche sovrastanti, in particolare con il tratto autostradale. Raccomanda uno studio della biodiversità della sorgente e del torrente effluente come strumento di valutazione della qualità ambientale.

Dal punto di vista speleologico, il sistema sotterraneo che alimenta la Vërmicë rimane ancora del tutto inesplorato. I calcari del Koritnik, fortemente carsificati, presentano le condizioni geologiche tipiche dei sistemi ipogei sviluppati. Il Kosovo, con oltre 210 grotte ufficialmente registrate ma una copertura carsica del 13% del territorio nazionale, è considerato un’area con elevato potenziale di scoperta. Lo studio sottolinea come un’indagine speleologica sistematica del bacino di ricarica potrebbe fare luce su un sistema di drenaggio sotterraneo ancora sconosciuto.


Fonti consultate

  1. Çadraku, H.S. (2025). Getting to Know the “Vërmicë” Spring, Republic of Kosovo. Testo originale fornito dagli autori.
  2. Çadraku, H.S. (2022). Monitoring of Water Flow in the Springs of the Golesh Massif, Kosovo. Ecological Engineering & Environmental Technology, 23(5), 109–123. https://www.ecoeet.com/Monitoring-of-Water-Flow-in-the-Springs-of-the-Golesh-Massif-Kosovo,151760,0,2.html
  3. Wikipedia – Vërmica. https://en.wikipedia.org/wiki/V%C3%ABrmica
  4. Wikipedia – Koritnik. https://en.wikipedia.org/wiki/Koritnik
  5. PeakVisor – Parku Natyror Korab-Koritnik. https://peakvisor.com/park/parku-natyror-korab-koritnik.html
  6. European Green Belt – Shar-Bistra-Korab-Koritnik. https://www.europeangreenbelt.org/european-green-belt/pearls-of-the-european-green-belt/shar-bistra-korab-koritnik-mountain-range
  7. Ministry of Environment, Spatial Planning and Infrastructure, Kosovo (2020). State of Water in Kosovo Report 2020. https://www.ammk-rks.net/assets/cms/uploads/files/ANGLISHT_WEB_uji(1).pdf
  8. Rilindja Gjelber (2024). Safety of Drinking Water in Kosovo – Policy Brief No. 3. https://rilindja-gjelber.org/wp-content/uploads/2024/11/PUACW-Policy-brief-3_Safety-of-Drinking-Water-in-Kosovo-ENG-FINAL.pdf
  9. Gazzetta Ufficiale del Kosovo – AI MESP-No. 15/2017. https://gzk.rks-gov.net/ActDetail.aspx?ActID=15796
  10. Nature Scientific Reports – Heavy metals and radon content in spring water of Kosovo. https://www.nature.com/articles/s41598-020-67371-1
  11. Stevens, L.E. (2023). Springs of the World: Distribution, Ecology, and Conservation Status. Spring Stewardship Institute. https://docs.springsdata.org/PDF/GlobalSpringsReduced.pdf
  12. Yale Environment 360 – As World’s Springs Vanish, Ripple Effects Alter Ecosystems. https://e360.yale.edu/features/endangered-water-springs
  13. Zhushi Etemi et al. (2023). Correlation between physical and chemical parameters of water and biotic indices: The case study the White Drin River basin, Kosovo. https://www.jwld.pl/files/Zhushi-Etemi-et-al-671.pdf
  14. Journals PAN – Water resources usage in Kosovo and North Macedonia. https://journals.pan.pl/Content/137554
  15. JWLD – Water resources usage in Kosovo and North Macedonia (2025). https://www.jwld.pl/files/2025-05-JWLD-02.pdf
  16. GWP – Enhancing drought resilience: Action plan for Kosovo. https://www.gwp.org/contentassets/aae9a730991c44d487922a228c870b3f/drought-action-plan-for-kosovo.pdf
  17. Global karst springs hydrograph dataset (PMC). https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7033224/
  18. Peja Tourism – Drini i Bardhë Waterfall. https://pejatourism.org/drini-i-bardhe-waterfall/
  19. The Heritage of Kosovo Speleology – Studime Albanologjike. https://api.studimealbanologjike.edu.al/uploads/materials/1738923557860.pdf
  20. Koha.net – Water pressure issues in Prizren (aprile 2026). https://www.koha.net/en/arberi/pjeset-e-larta-te-prizrenit-perballen-me-presion-te-ulet-ne-furnizimin-me-uje

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Le Grotte di El Mejdam, Marocco: quando il fiume abbandona il sottosuolo e le tribù Amazigh trovano rifugio nella roccia

Apríl 11th 2026 at 14:00

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Dolomiti giurassiche, faglie atlasiche e memoria Berbera si intrecciano nel Medio Atlante: le grotte fossili del Causse di El Menzel rivelano un sistema carsico di grande interesse scientifico e culturale


Il Medio Atlante come laboratorio naturale di speleogenesi

Nel cuore del Medio Atlante marocchino, a circa 60 km a sud-est di Fez, si apre uno dei paesaggi carsici più suggestivi e meno conosciuti del Nord Africa. Le grotte di El Mejdam si trovano nel comune di El Menzel, lungo le pareti di un canyon profondo oltre 300 metri scavato dall’Oued Sebou nelle dolomiti del Lias inferiore. Sospese tra i 70 e i 100 metri al di sopra del livello attuale del fiume, queste cavità fossili sono il risultato di un processo millenario in cui tettonica, clima e incisione fluviale si sono combinati in una sequenza leggibile in ogni dettaglio della roccia.

Lo studio delle grotte di El Mejdam è stato pubblicato nel numero inaugurale della rivista internazionale Underground Vision (marzo 2026), a cura di Iliass Naouadir del Laboratorio GERA dell’Università Sidi Mohammed Ben Abdellah di Fez. Il lavoro si inserisce in un programma di ricerca sistematico che ha già prodotto due articoli scientifici su Proceedings of the Geologists’ Association (Elsevier, 2025) e una monografia sul geopatrimonio del Causse di El Menzel pubblicata da Springer nel 2026.


Il Causse di El Menzel: stratigrafia di un serbatoio carsico

Il Causse di El Menzel è un altopiano tabulare largo circa 15 km per 25 km, quasi privo di acque superficiali a causa del drenaggio carsico sotterraneo. La sequenza stratigrafica esposta nelle gole del Sebou è di rara completezza: alla base affiorano gli scisti ordoviciani del basamento paleozoico, ricoperti da argille e basalti triassici impermeabili che costituiscono il pavimento dell’acquifero. Al di sopra si estendono fino a 200 metri di dolomiti giurassiche del Lias inferiore — la roccia madre delle grotte — e a est si erge Jbel Bouiblane, vetta più alta del Medio Atlante settentrionale con 3.081 metri, la cui copertura nevosa alimenta le sorgenti carsiche.

La struttura tettonica è dominata dalla Faglia del Medio Atlante Settentrionale (NMAF) e dalla Faglia Mediana del Medio Atlante (MMAF), ereditate dall’orogenesi ercinica e riattivate durante il ciclo alpino. Le analisi di telerilevamento (immagini Sentinel-2, algoritmo LINE) hanno cartografato i lineamenti tettonici NE-SO dominanti, confermando una corrispondenza spaziale diretta tra le faglie, la distribuzione delle sorgenti e la posizione delle cavità.


Tre atti per costruire — e abbandonare — un sistema di grotte

La genesi delle grotte di El Mejdam si articola in tre fasi successive che i ricercatori descrivono come tre atti di una storia geologica.

Il primo atto è quello della ferita tettonica. La riattivazione della MMAF ha generato il thrust dei Beni Yazgha, nei pressi del Douar Quacbat Beni Yazgha: la struttura ospite delle grotte. Pressioni colossali hanno trasformato la dolomite compatta in breccia tettonica, aumentando enormemente la superficie di attacco chimico disponibile per l’acqua. Questa zona di triturazione è diventata il corridoio preferenziale di infiltrazione verso il profondo.

Il secondo atto appartiene al clima quaternario. Durante le fasi umide del Quaternario, i massicci apporti di pioggia e scioglimento delle nevi si infiltravano nelle brecce tettoniche. L’acqua acida — per dissoluzione di CO? nei suoli — attaccava la dolomite (CaMg(CO?)?), espandendo le microfratture in gallerie. Il sistema El Mejdam funzionava come un condotto naturale che convogliava le acque del plateau verso la valle, connesso alla sorgente carsica di Ain Sebou — che ancora oggi eroga oltre 2.500 litri al secondo.

Il terzo atto è quello del grande abbandono. Il continuo sollevamento della catena atlasica ha spinto l’Oued Sebou ad incidere sempre più in profondità per mantenere il suo corso, abbassando il livello di base del sistema idrologico sotterraneo. Le grotte sono state progressivamente svuotate, lasciate sospese e fossilizzate. Le volte, private del supporto idrostatico dell’acqua, hanno ceduto in più punti, generando i caotici accumuli di blocchi che oggi caratterizzano gli ingressi delle cavità.


Ottanta grotte lungo il corridoio del Sebou

Le tre cavità principali di El Mejdam sono soltanto il punto di accesso più visibile a un sistema molto più esteso. Le ricognizioni lungo il corridoio del Sebou hanno documentato per la prima volta oltre 80 grotte in un’area ristretta, costituendo una delle reti carsiche più dense finora conosciute nel Medio Atlante. Le forme di esocarso presenti sul Causse comprendono lapiés a blocchi, kamenitzas, scanalature da impatto di pioggia, rilievi ruiniformi e valli secche profonde fino a 200 metri orientate NE-SO.

Il confronto con altri grandi sistemi carsici mondiali rafforza la lettura del sito. La Mammoth Cave (Kentucky) mostra lo stesso pattern di gallerie sospese a gradoni prodotto dall’abbassamento progressivo della falda nel Plio-Pleistocene. La Grotta di Postojna (Slovenia) documenta condotti fossili sovrapposti come risultato del sollevamento delle Alpi Dinariche. El Mejdam si configura come il corrispettivo nordafricano di questi fenomeni: un archivio tettonico e paleoclimatico aperto alla lettura.


La sorgente perenne e l’eredità delle tribù Beni Yazgha

Le grotte di El Mejdam non sono solo archivi geologici. Direttamente sotto il cluster principale di cavità emerge la sorgente carsica perenne di Ain Kehf El Mejdam, che dimostra come il sistema sia ancora idrologicamente attivo in profondità pur avendo perso le sue gallerie superiori. Questa sorgente ha irrigato i campi e abbeverato i greggi delle tribù Amazigh dei Beni Yazgha per generazioni.

Il nome stesso delle grotte rivela un capitolo dimenticato della storia locale. “El Mejdam” deriva da Jdame, termine arabo-berbero associato storicamente alla lebbra: secondo la tradizione orale, queste cavità isolate, fresche e ben ventilate servivano come spazi di cura e quarantena naturale. Al tempo stesso, le grotte erano parte integrante della vita pastorale, usate come riparo per il bestiame. Intorno alle sorgenti carsiche e alle depressioni naturalmente irrigate dell’altopiano si sono sviluppati oliveti, orti di fichi, carrubi e vigneti che caratterizzano ancora il paesaggio del Causse.

Tutto questo si inserisce in un contesto paleoantropologico di straordinario rilievo: il Marocco ha restituito i fossili di Homo sapiens più antichi noti al mondo, datati a circa 315.000 anni fa a Jebel Irhoud. Nel gennaio 2026 la scoperta a Thomas Quarry I (Casablanca) di fossili dell’età di 773.000 anni ha ulteriormente arricchito il quadro, individuando nella regione popolazioni ominidi prossime alla radice comune con i Neanderthal.


La proposta del Geoparco El Menzel tra tutela e sviluppo locale

Il cambiamento climatico in atto nel Medio Atlante — precipitazioni torrenziali sempre più frequenti, siccità prolungate, rischio di incendi boschivi — espone le grotte di El Mejdam a rischi concreti. Le piogge intense destabilizzano le pareti rocciose, gli incendi possono provocare shock termici che danneggiano irrimediabilmente la roccia e i potenziali resti archaeologici ancora inesplorati. I deflussi minimi del bacino del Sebou mostrano già una tendenza al ribasso, segnale di uno stress crescente sull’acquifero carsico.

In questo contesto, il gruppo di ricerca propone la creazione del Geoparco El Menzel, come strumento integrato di tutela dell’intero corridoio carsico del Sebou. La proposta si ispira al modello del M’Goun UNESCO Global Geopark nel Medio Atlante centrale e si affianca alle consultazioni avviate nel gennaio 2026 dalla Provincia di Boulemane per un Geoparco del Medio Atlante Orientale.

La visione è quella di un territorio dove formazione di geo-guide locali, sentieri interpretativi, strutture ricettive a basso impatto e un marchio di qualità per i prodotti locali (olio d’oliva, miele, carrubi) possano trasformare il patrimonio geologico in risorsa di sviluppo sostenibile per le comunità Beni Yazgha. Le grotte di El Mejdam, da balconi dimenticati sul canyon del Sebou, potrebbero così diventare finestre aperte sulla storia del nostro pianeta.


Vedi l’articolo completo pubblicato sull’ultimo numero di SpeleoMedit – Underground Vision Magazine: https://speleomedit.tetide.org/magazine/

Fonti consultate:

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  • Cinque grotte esplorate e mappate in Kosovo: la speleologia bulgaro-kosovara avanza sul Monte Akovan
    Condividi Una spedizione internazionale porta i primi dati sistematici sulle cavità carsiche dell’Horst del Dukagjin, nel Kosovo sud-occidentale Spedizione speleologica a Zatriq: i protagonisti e gli obiettivi Nel mese di aprile 2017, otto speleologi — sei provenienti dalla Bulgarian Caving Society di Sofia e due del Kosovo Institute for Nature Protection (KINP) di Pristina — hanno condotto una spedizione esplorativa nelle cavità del Monte Akovan, nel comune di Rahovec, Kosovo sud-
     

Cinque grotte esplorate e mappate in Kosovo: la speleologia bulgaro-kosovara avanza sul Monte Akovan

Apríl 11th 2026 at 13:00

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Una spedizione internazionale porta i primi dati sistematici sulle cavità carsiche dell’Horst del Dukagjin, nel Kosovo sud-occidentale


Spedizione speleologica a Zatriq: i protagonisti e gli obiettivi

Nel mese di aprile 2017, otto speleologi — sei provenienti dalla Bulgarian Caving Society di Sofia e due del Kosovo Institute for Nature Protection (KINP) di Pristina — hanno condotto una spedizione esplorativa nelle cavità del Monte Akovan, nel comune di Rahovec, Kosovo sud-occidentale. La spedizione è stata coordinata da Alexey Zhalov per la Bulgaria e da Fadil Bajraktari per il Kosovo.

L’obiettivo era il censimento delle grotte nell’area circostante il villaggio di Zatriq, che si trova ai piedi dell’Akovan, il rilievo principale della catena Koznik–Zatriq–Shkoze, che forma l’Horst del Dukagjin. Questa struttura tettonica si estende per circa 10 km in larghezza e 20 km in lunghezza, ed è formata da calcari e serpentiniti.

Il comune di Rahovec copre un’area di circa 275 km² e comprende 35 villaggi, tra cui Zatriq. Il territorio è già noto per la presenza di fenomeni carsici superficiali e sotterranei, ma fino a questa spedizione mancava una documentazione speleologica sistematica delle cavità della zona.


I risultati della spedizione: cinque grotte per quasi 200 metri esplorati

Nel corso di cinque giorni di lavoro sul campo, il gruppo ha esplorato e rilevato cinque cavità carsiche per un totale di 199,72 m di sviluppo planimetrico e 99,72 m di dislivello complessivo. In tutte le grotte sono stati raccolti campioni di fauna cavernicola.

Le cinque grotte si trovano tutte entro un raggio di circa 2 km dal villaggio di Zatriq, a quote comprese tra 794 e 929 m s.l.m. Quattro di esse si aprono sul versante nord-est rispetto al villaggio, mentre una — la più lunga — è collocata a sud-est.

Le cavità documentate sono:

  • Shpella e Peshterit (Peshterri Cave), a 794 m s.l.m., inghiottitoio attivo con bacino imbrifero di circa 1,2 km², sviluppata lungo una frattura E-NE in calcari maastrichtiani. Tre corridoi degradanti terminano ostruiti da sedimenti e materiale organico portato dalle piene.
  • Humnera e Pëllumbave (Abisso dei Piccioni), a 929 m s.l.m., con pozzo d’ingresso di 11,20 m e galleria inclinata a 43° lunga 22 m, pavimento di ghiaia e argilla.
  • Humnera e Mbretëreshës së Bardhë (Abisso della Regina Bianca), a 828 m s.l.m., la più profonda della zona: il pozzo principale raggiunge 47,44 m dal lato SW dell’ingresso. Il fondo è piano, asciutto e coperto da argilla.
  • Shpella e Zatriqit (Grotta di Zatriq), a 848 m s.l.m., la più lunga con 92,97 m di sviluppo, interamente orizzontale. Si articola in tre corridoi e una sala terminale (10 × 30 m, altezza 6,5 m) con un deposito di guano al centro.
  • Shpella e Bali Agës (Grotta di Bali Aga), a 910 m s.l.m., galleria inclinata di circa 28 m con due rami che si ricongiungono all’estremità.

La geologia carsica dell’area: calcari cretacici e contatto con i complessi ofiolitici

Il substrato geologico dell’area è formato da calcari arenosi massicci a rudiste di età Santoniano–Maastrichtiano e da calcari a rudiste di età Maastrichtiana. Questi calcari si dispongono in una placca allungata in direzione NNO-SSE, inclinata tra 30° e 50° verso NE.

La caratteristica più rilevante del contesto geologico locale è il contatto tra i calcari e due sequenze ofiolitiche appartenenti al Complesso Ofiolotico Giurassico di Rahovec, messo in posto verso WSW durante l’accrezione crostale cretacica. Le rocce ultramafiche serpentinizzate che compongono questi frammenti ofiolitici contengono cromo. Con l’erosione in condizioni climatiche tropicali-subtropicali del passato, queste rocce hanno prodotto accumuli di bauxite, ospitati nel karst calcareo come residui dell’alterazione.

Questo meccanismo geologico spiega anche le pareti annerite osservate nelle grotte vicine già esplorate in precedenza. Il gruppo tedesco ISAAK aveva documentato nel settembre 2000 la Shpella e Flladit (Schattenhöhle) di Panorc, a pochi chilometri da Zatriq: una grotta di circa 950 m di sviluppo con un torrente sotterraneo, pareti nere di depositi di bauxite e cromite, temperatura dell’acqua stabile tra 10,6 e 10,8°C.


La Grotta di Zatriq e i reperti arqueologici: dall’Eneolitico all’Età del Bronzo

La Shpella e Zatriqit presenta un interesse che va oltre la speleologia. All’ingresso della cavità sono state individuate due trincee di scavo archelogico precedentemente effettuate. I frammenti ceramici recuperati in queste trincee sono stati datati a un arco che va dall’Eneolitico (Età del Rame) alla prima Età del Bronzo, un periodo compreso grossomodo tra il 4500 e il 2000 a.C.

Questo dato si inserisce in un contesto regionale ben documentato: il Kosovo ospita numerosi siti preistorici dal Neolitico all’Età del Bronzo. Le grotte erano usate come rifugi e luoghi di attività umana. La grande sala terminale della Shpella e Zatriqit, con il suo deposito di guano e la sua ampiezza (10 × 30 m), aveva tutte le caratteristiche per attrarre frequentatori anche in epoche remote.


Il carsismo superficiale del campo di doline di Zatriq

L’area circostante le grotte mostra una morfologia carsica superficiale completa. I ricercatori hanno rilevato la presenza contemporanea di karrenfeld (superfici calcaree con scanalature di dissoluzione), doline (depressioni chiuse a imbuto prodotte dalla dissoluzione dei calcari), valli carsiche (antiche valli fluviali oggi percorse da acque sotterranee) e ponor (inghiottitoi dove i corsi d’acqua scompaiono sotto terra).

Il rapporto della spedizione definisce il Monte Akovan e il campo dolinitico di Zatriq come una delle aree carsiche più importanti e interessanti del Kosovo.


La fauna cavernicola: campioni da tutte le grotte

Da tutte e cinque le cavità sono stati raccolti campioni di fauna cavernicola. Il Kosovo, come il resto dei Balcani, è considerato un hotspot mondiale per la biodiversità sotterranea. Ricerche condotte nel 2016 in Albania e Kosovo avevano già portato alla descrizione di sei nuove specie di gasteropodi d’acqua dolce sotterranei, con le prime segnalazioni georeferenziate per il Kosovo di Saxurinator schlickumi nella Gola di Rugova e di Iglica illyrica nella valle di Deçan.

Nelle grotte dei Monti Prokletije, che confinano con il territorio della spedizione, studi recenti hanno identificato oltre 20 specie tra troglobionti, eutroglofili e subtroglofili, con Coleotteri, Ditteri, Ragni e Miriapodi tra i gruppi più rappresentati. La grande quantità di guano nella sala terminale della Shpella e Zatriqit, prodotta da colonie di pipistrelli, indica la presenza di un ecosistema sotterraneo attivo, dove il guano rappresenta la principale fonte di energia per la catena alimentare cavernicola.


La collaborazione internazionale e il ruolo del KINP

La spedizione si inserisce in una rete di cooperazione internazionale in crescita.

La Bulgarian Caving Society ha proseguito la collaborazione con il Kosovo anche negli anni successivi: nel 2022 una spedizione bulgara ha esplorato i Monti Mokna, nel Kosovo nord-occidentale, documentando tre abissi per un totale di 198 m di profondità e una grotta orizzontale di 55 m, con segnalazione di inquinamento antropico in una cavità attraverso cui scorrono acque destinate all’uso potabile.

Il campo dolinifico di Zatriq, pur rientrando in un territorio non ancora formalmente tutelato da parchi naturali, si candida al riconoscimento come area di interesse naturalistico prioritario, in considerazione dei valori geomorfologici, biologici e archeo-speleologici documentati da questa e da precedenti spedizioni.


Vedi l’articolo completo pubblicato sull’ultimo numero di SpeleoMedit – Underground Vision Magazine: https://speleomedit.tetide.org/magazine/

Fonti consultate

Fonti
[1] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[2] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[3] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Nella penisola arabica, tra lava e vuoto, un sistema di grotte basaltiche sfida i limiti dell’esplorazione: Jabal Al-Hil

Apríl 11th 2026 at 12:00

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Una spedizione internazionale riporta in superficie i dati su uno dei sistemi di cavità vulcaniche più complessi dell’Arabia Saudita, aprendo nuovi scenari per la speleologia della Penisola Arabicau


Harrat Kishb: il contesto vulcanologico saudita

L’Arabia Saudita ospita uno dei più estesi sistemi di campi lavici al mondo. Le harrat — termine arabo per “campo di lava” — coprono circa 80.000 km² lungo il margine occidentale della penisola, dal Yemen alla Siria. Il vulcanismo è legato a un pennacchio mantellico attivo da circa 30 milioni di anni, in stretta associazione con l’apertura del rift del Mar Rosso e l’hotspot dell’Afar.[1][2]

Tra queste distese basaltiche si trova Harrat Kishb, un campo lavico di 5.892 km² situato nella parte centro-occidentale del Paese. Sulla base di 18 datazioni K/Ar, il vulcanismo del campo è stato collocato in un arco temporale che va da meno di 2 milioni di anni fa fino a tempi storici (4.500–2.000 anni BP). Al suo interno si trova anche il maar di Al Wahbah, una delle strutture vulcaniche più imponenti della penisola: circa 2,3 km di diametro e 250 m di profondità.[3][4][5]

Il campo è suddiviso in tre unità vulcanostratigrafiche. La più giovane — la Hil Basalt — è quella che custodisce tutte le grotte vulcaniche finora documentate nell’area.[6]


Jabal Al-Hil: morfologia e struttura di un vulcano scudo

Al centro di Harrat Kishb si erge Jabal Al-Hil, un vulcano scudo che raggiunge 1.475 m di quota, circa 150–200 m sopra il piano lavico circostante. Il cratere sommitale — una caldera di circa 380×430 m — e la morfologia cilindrica ben conservata lo rendono uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio.[6]

La storia eruttiva del vulcano fu complessa e multifasica. Una prima fase produsse accumuli piroclastici visibili ancora oggi nelle migliaia di bombe vulcaniche sparse sulle pendici. Seguirono colate di lava pahoehoe e lava ?a?? e una spettacolare lava fall sul fianco sudoccidentale. Le terrazze laviche lungo il bordo della caldera testimoniano oscillazioni ripetute del livello magmatico nel condotto, con la formazione di un lago di lava che non tracimò mai dalle pareti del cratere.[7]

Le immagini satellitari rivelano un allineamento di aperture che si estende dalla sommità verso ovest per oltre 2 km, indizio della presenza di un sistema di lava tube sotterraneo di potenziale dimensione record per l’Arabia Saudita.


I pionieri: Roobol, Camp e John Pint

Le aperture sul lato ovest di Jabal Al-Hil furono identificate per la prima volta durante la campagna di cartografia geologica del 1991 condotta da Roobol e Camp. In quell’occasione, i due geologi stimarono che la profondità delle cavità non avrebbe superato i 42,5 m e annotarono tutti i potenziali accessi, senza tuttavia entrare nelle grotte.[3]

La fase esplorativa vera e propria cominciò un decennio dopo, con le spedizioni del novembre 2001 e del febbraio 2002 guidate da John Pint, speleologo americano che giunse in Arabia Saudita come insegnante di inglese. In collaborazione con il Saudi Geological Survey (SGS), Pint partecipò alla scoperta e documentazione di grotte in pressoché tutti i campi basaltici del Paese, classificando le aperture di Jabal Al-Hil con il termine hawaiiano “puka” (da Puka 1 a Puka 7). Le aperture sul lato ovest del vulcano rimasero tuttavia inesplorate per le difficoltà di accesso verticale.[8][9]


La spedizione internazionale del 2025

Nel febbraio 2025 un team multinazionale composto da partecipanti provenienti da Germania, Inghilterra, Paesi Bassi, USA e Repubblica Ceca ha raggiunto Jabal Al-Hil. La spedizione — inquadrata come iniziativa di geotourismo — è stata sostenuta da Speleo Nederland e dalla Federazione Speleologica Europea (FSE), che ha messo a disposizione le corde Korda’s IRIS 10 mm. L’obiettivo principale era stabilire se le aperture identificate formassero un sistema continuo o più grotte separate.[7]

Le sfide logistiche erano notevoli: basalto discontinuo e localmente friabile, assenza di massi vicino alle entrate e difficoltà nell’ancoraggio su pareti verticali. Il campo base è stato allestito ai piedi del vulcano, sotto un’acacia solitaria che ha fatto da punto di riferimento per tutto il periodo delle ricerche.


Il sistema sotterraneo di Jabal Al-Hil: le grotte

Sono state rilevate più di 8 grotte attorno al vulcano, per una lunghezza cumulativa superiore a 1,3 km e una profondità massima di 70 m.[7]

Puka 1 e Puka 2, localizzate nella caldera sommitale, sono collegate da un condotto lavico intrusionale verticale. Puka 1 è un pozzo di circa 45 m con alla base un ingresso ostruito da frane sul lato della caldera. Puka 2 è una grande doline di 120×120 m e 70 m di profondità. La Cave A si estende per circa 103 m con una profondità di 67 m; la Cave B — scoperta sul lato meridionale — percorre circa 75 m con una caratteristica sezione trasversale triangolare e mostra lastroni di lava accretata ancora visibili sulle pareti.[7]

Puka 3, alla base del fianco sudoccidentale, è un massiccio collasso di tunnel di 40×52 m e circa 44 m di profondità. Al suo interno sono stati documentati due fenomeni rari: i “guanomiti”, stalagmiti formate dall’accumulo e dalla mineralizzazione di guano di piccione, e la mummia essiccata di un avvoltoio delle steppe, conservata per le condizioni di aridità estrema del deserto. Il condotto occidentale raggiunge 67 m di profondità e si chiude su un blocco di pahoehoe lava.

Puka 4–7 formano il settore principale del sistema. Il condotto si estende per circa 225 m con dimensioni spettacolari: fino a 30 m di larghezza e 20 m di altezza. Oltre i 400 m dall’ingresso di Puka 4, il sistema termina in uno stretto crawlway caldo e umido, sigillato da lava balls e lava solidificata. Puka 7 è classificata come “warm puka” — apertura primaria direttamente connessa al condotto durante l’eruzione — mentre le Puka 4, 5 e 6 sono “cold pukas”, entrate da collasso secondario formatesi dopo la fine del flusso lavico.[10]

La “Other Cave” (83 m, profondità 12 m) ospita pipistrelli della famiglia Rhinolophidae e corna di stambecco nubiano. La Double Chamber Cave (circa 90 m, profondità 25 m) presenta due camere con morfologia a cupola collassata, delicate formazioni di gesso e calcite, lava balls all’ingresso e crani di stambecco nubiano.[7]

Le Feature 8–11 sono laghi di lava collassati di dimensioni fino a 100×80 m. Le immagini satellitari mostrano flussi lavici secondari diretti verso nord e sud, perpendicolari alla direzione principale est–ovest del campo: conferma che questi siti funzionavano come overflow vent durante la fase eruttiva.[7]


Fauna e frequentazione umana

Le grotte di Jabal Al-Hil funzionano come trappole naturali che conservano testimonianze di vita animale e umana. Nelle cavità sono stati osservati o documentati: pipistrelli Rhinopoma (pipistrello dalla coda a topo) e Rhinolophidae (pipistrello a ferro di cavallo), un geco Ptyodactylus hasselquistii, iena striata (Hyaena hyaena) viva, corna e crani di stambecco nubiano (Capra nubiana), nidi della vespa muraria nera Sceliphron e la mummia dell’avvoltoio delle steppe in Puka 3.[7]

La frequentazione umana è attestata da bastoni di legno con intagli artificiali — la cui presenza, in assenza di alberi nell’area, implica un trasporto intenzionale da oltre un chilometro — pali con bordi tagliati, un cranio di capra e bossoli di cacciatori di piccioni. I reperti sono stati lasciati in loco.[7]


Un sistema geneticamente unico, oggi frammentato

Sul piano genetico, il sistema di Jabal Al-Hil rappresenta un unico episodio eruttivo complesso, oggi frammentato da collassi e ostruzioni che impediscono il percorso sotterraneo continuo. La ricostruzione della sequenza indica una fase iniziale da vulcano scudo con overflow pahoehoe, seguita dallo sviluppo di un condotto intrusionale sul fianco sudoccidentale, dalla formazione di cold e warm pukas, dall’accumulo di laghi di lava in corrispondenza di ostruzioni e infine dalla cessazione dell’apporto lavico con drenaggio e solidificazione.[7]

Il confronto con la grotta Umm Jirsan (Harrat Khaybar, 1.481 m), attualmente la più lunga lava tube ufficialmente documentata in Arabia Saudita, mostra che il potenziale di Jabal Al-Hil è tutt’altro che esaurito. L’allineamento delle aperture si estende per oltre 2 km e non è escluso che un condotto continuo integro attenda ancora di essere percorso.[11][12]


Speleologia saudita e prospettive future

Il Saudi Geological Survey ha censito oltre 1.800 grotte e doline nel territorio nazionale. Il programma Vision 2030 ha selezionato cinque grotte per lo sviluppo ecoturistico e la grotta Abu Al-Waul (Harrat Khaybar) è stata recentemente approvata come destinazione geoturistica. Il settore resta ampiamente inesplorato: ulteriori campagne di rilevamento — supportate da geofisica di superficie e analisi di immagini satellitari ad alta risoluzione — potrebbero rivelare sistemi di lava tube tra i più significativi dell’intero Medio Oriente.[13][14][15][7]


Vedi l’articolo completo pubblicato sull’ultimo numero di SpeleoMedit – Underground Vision Magazine: https://speleomedit.tetide.org/magazine/

Fonti consultate

  1. Roobol, M.J. & Camp, V.E. (1991) – Geologic map of the Cenozoic lava field of Harrat Kishb, Saudi Arabian Directorate General of Mineral Resources, GM-132. http://www.saudicaves.com/kishb/kishb.htm
  2. Pint, J.J. (2006) – Vulcanospeleology in Saudi Arabia. Acta Carsologica, 35(1). https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/247
  3. Roobol et al. (2002) – Preliminary survey for lava-tube caves on Harrat Kishb. SGS Open-File report SGS-OF-2002-3. http://www.saudicaves.com/kishb/kishb.htm
  4. Smets, L.M.J., Langford, B. & Fröhlich, D. (2025) – Volcanic caving as geotourism in Saudi Arabia. UIS Commission on Volcanic Caves e-Newsletter, No. 85. https://www.vulcanospeleology.org/newsletters/Vulcano85%20Sep%202025.pdf
  5. Saudi Geological Survey – Volcanism https://sgs.gov.sa/en/pages/volcanism
  6. Al Wahbah maar – Geoheritage – The geology and geochronology of Al Wahbah maar crater. Journal of Volcanology and Geothermal Research (2013). https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1871101413000095
  7. Harrat Kishb – VolcanoDiscovery https://www.volcanodiscovery.com/harrat_kishb.html
  8. Umm Jirsan Cave – Archeologia – First evidence for human occupation of a lava tube in Arabia. PLOS ONE (2024). https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0299292
  9. John Pint – Curriculum ed esplorazioni http://www.saudicaves.com/resumejp.htm
  10. National Speleological Society – Entrances lava tube https://caves.org/virtualcave/lava-tube-entrances/
  11. Ghar Al Hibashi – Minerali – Acta Carsologica (2016). https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/299
  12. Hyena dens in Arabia – TaphonomyArchaeological and Anthropological Sciences (2021). https://link.springer.com/10.1007/s12520-021-01365-6
  13. Saudi Arabia caves – tourism news https://www.arabnews.com/node/2611505/saudi-arabia
  14. Vision 2030 – Cave tourism Saudi Arabia https://www.saudigazette.com.sa/article/603863
  15. Abu Al-Waul Cave – geosito https://www.mediaoneonline.com/en/saudi-arabias-abu-al-waul-cave-approved-as-new-geological-tourist-destination-243447

Fonti
[1] Volcanism – SGS https://sgs.gov.sa/en/pages/volcanism
[2] Asthenospheric Flow of Plume Material Beneath Arabia Inferred From S Wave Traveltime Tomography https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1029/2020JB019668
[3] Volcano Live http://volcanolive.com/kishb.html
[4] The geology and geochronology of Al Wahbah maar crater, Harrat … https://www.academia.edu/12747395/The_geology_and_geochronology_of_Al_Wahbah_maar_crater_Harrat_Kishb_Saudi_Arabia
[5] the Al Wahbah Crater and other volcanoes (Harrat Kishb, Saudi … https://www.academia.edu/79641895/Geoheritage_values_of_one_of_the_largest_maar_craters_in_the_Arabian_Peninsula_the_Al_Wahbah_Crater_and_other_volcanoes_Harrat_Kishb_Saudi_Arabia_
[6] Harrat Kishb Volcano – Saudi Arabia https://www.volcanodiscovery.com/harrat_kishb.html
[7] No. 85 September 2025 https://www.vulcanospeleology.org/newsletters/Vulcano85%20Sep%202025.pdf
[8] John J. Pint http://www.saudicaves.com/resumejp.htm
[9] THE LAVA TUBES OF HARRAT KISHB http://www.saudicaves.com/kishb/kishb.htm
[10] Entrances – National Speleological Society https://caves.org/virtualcave/lava-tube-entrances/
[11] TRACCE DI VITA DI 7000 ANNI FA NEL TUBO DI LAVA … https://www.danielemancini-archeologia.it/tracce-di-vita-di-7000-anni-fa-nel-tubo-di-lava-di-umm-jirsan-arabia-saudita/
[12] UMM JIRSAN: ARABIA’S LONGEST LAVA-TUBE SYSTEM https://www.semanticscholar.org/paper/dbb2ea5a60deb52af12074d4b356a7d6897aae89
[13] Adventurers will soon be able to go caving in Saudi Arabia https://www.thenationalnews.com/lifestyle/travel/adventurers-will-soon-be-able-to-go-caving-in-saudi-arabia-1.823287
[14] Saudi Arabia to tap unexplored potential of cave tourism https://www.saudigazette.com.sa/article/603863
[15] Saudi Arabia’s Abu Al-Waul Cave Approved as New Geological … https://www.mediaoneonline.com/en/saudi-arabias-abu-al-waul-cave-approved-as-new-geological-tourist-destination-243447
[16] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[17] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[18] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Il Respiro Tossico della Terra: le grotte sulfuree della Grecia alla scoperta scientifica

Apríl 11th 2026 at 11:00

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Una spedizione internazionale ha esplorato e documentato le grotte ipogene del Geopark UNESCO Vikos–Aoos in Epiro, portando alla luce nuove morfologie, dati geochimici e un ecosistema sotterraneo alimentato da reazioni chimiche anziché dalla luce solare.


Grotte ipogeniche nel cuore del Geopark UNESCO Vikos–Aoos

Il Geopark UNESCO Vikos–Aoos, nel nord-ovest della Grecia, è noto al grande pubblico per la Gola di Vikos — riconosciuta dal Guinness dei Primati come la più profonda al mondo in rapporto alla propria larghezza — e per i paesaggi alpini del Monte Smolikas.

Meno visibile, ma altrettanto significativo, è il patrimonio geologico nascosto sotto le creste e le valli del parco.[1]

Sotto i massicci calcarei dell’Epiro si sviluppa una rete di grotte ipogene, forgiate non dall’acqua piovana che scende dall’alto, ma da fluidi profondi che salgono dal basso.

Queste grotte sono tra i sistemi sotterranei meno compresi e meno esplorati della Terra.

La loro formazione è legata all’ossidazione del solfuro di idrogeno (H?S) vicino alla falda acquifera: l’H?S si trasforma in acido solforico (H?SO?), che corrode la roccia carbonatica producendo gallerie sinuose o labirintiche, con sviluppo prevalentemente orizzontale e senza connessione diretta con la superficie.[2][3]

Il risultato morfologico è un insieme di strutture peculiari: cupole al soffitto, nicchie murali, corrosion tables, passaggi ciechi e sulfuric karren — forme che conservano la memoria di regimi idrogeologici precedenti l’attuale paesaggio.[4][5]


La spedizione “Sulfur Caves – Epirus 2025”

Nel luglio 2025 il Dipartimento di Geologia dell’Università Aristotele di Salonicco ha condotto la spedizione “Sulfur Caves – Epirus 2025”, in collaborazione con il Geopark UNESCO Vikos–Aoos. Il coordinamento scientifico era affidato a Georgios Lazaridis e Christos Stergiou; la documentazione fotografica a Sotiris Kountouras.[5]

L’obiettivo era duplice: studiare i sistemi ipogeni già noti e individuare nuovi siti non ancora documentati lungo il fiume Sarantaporos, il cui basso livello estivo delle acque consente l’accesso alle grotte. I principali sistemi esaminati sono stati il complesso Kavasila–Pixaria e la grotta Skordili (nota anche come Sulfur Cave), quest’ultima situata al confine greco-albanese.[5]

Il rilievo topografico tradizionale è stato integrato con scansione LiDAR terrestre in 3D, che ha permesso di catturare le morfologie dei soffitti e le relazioni verticali tra le camere con una risoluzione impossibile da raggiungere sul campo. Sono stati prelevati campioni mineralogici e rivestimenti murali nei siti in cui le norme di conservazione lo consentivano. I parametri ambientali — concentrazioni di H?S e CO? — venivano misurati in tempo reale per garantire la sicurezza degli operatori.[5]


Dati morfometrici e geochimici: cosa rivelano le grotte

L’analisi morfometrica ha prodotto dati di rilievo. Il sistema Kavasila raggiunge una densità dei passaggi di 380,6 km/km², con copertura areale del 65,6%; Pixaria mostra 305,2 km/km² e 56,6%. Questi valori sono coerenti con uno sviluppo in regime confinato, secondo il modello speleogenetico di Klimchouk.[5]

Le analisi isotopiche del zolfo nelle grotte di speleogenesi solforica dell’Epiro mostrano valori ?³?S medi di circa –26‰, plausibilmente correlati agli idrocarburi e all’attività batterica. Le inclusioni fluide nella calcite spatifera dell’area mostrano temperature di omogenizzazione con picco a 280°C, indicazione di una fase speleogenetica precoce in ambiente idrotermale profondo. Tra i minerali identificati figurano gesso (CaSO?·2H?O), orpimento (As?S?), tamarugite e pickeringite.[6][2]


Fotografare nell’atmosfera tossica: condizioni estreme sul campo

La documentazione fotografica in queste grotte pone sfide che vanno ben oltre la tecnica. Nei passaggi esplorati durante la spedizione del luglio 2025 l’aria presentava un forte odore solforoso, spesso accompagnato da una sensazione di soffocamento che limitava sia il tempo di permanenza che la resistenza fisica degli operatori.[5]

Le temperature elevate e le gallerie contorte rendevano impossibile il riposizionamento delle luci o dei treppiedi. In alcuni tratti la fotografia era praticabile da una sola postura fissa, senza alcuna possibilità di variare l’angolazione. Ogni scatto richiedeva pianificazione preventiva e tolleranza fisica. Le condizioni ambientali hanno condizionato il risultato visivo tanto quanto le scelte artistiche.[5]


Un ecosistema nel buio solforoso: la vita nelle grotte ipogeniche

Anche nelle condizioni chimicamente più estreme, la vita trova spazio. Le grotte ipogeniche del Vikos–Aoos ospitano una comunità biologica che non dipende dalla fotosintesi, ma dalla chemioautotrofia: batteri ossidanti il zolfo producono biofilm sulle pareti che sostengono l’intera rete trofica sotterranea.[7][8]

Nella grotta Skordili è stata documentata una delle scoperte biologiche più rilevanti degli ultimi anni. Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista Subterranean Biology descrive una mega-colonia di ragni composta da circa 69.000 individui di Tegenaria domestica e circa 42.000 di Prinerigone vagans, con una tela totale di oltre 100 m² — la prima struttura coloniale documentata per queste due specie. Le analisi isotopiche hanno confermato che la rete trofica è alimentata dalla produzione primaria dei biofilm microbici. I profili del DNA indicano che le popolazioni cavernicole sono geneticamente distinte dai conspecifici di superficie, segno di adattazione rapida all’oscurità e all’atmosfera tossica.[8][9]


Euscorpius sulfur: lo scorpione endemico delle grotte sulfuree

Nel 2023 la rivista Euscorpius (No. 376) ha pubblicato la descrizione di una nuova specie di scorpione cavernicolo: Euscorpius sulfur sp. n. (Scorpiones: Euscorpiidae), endemica delle grotte solforiche di Albania e Grecia nord-occidentale. Gli autori sono František Kova?ík, Marek Audy, Serban M. Sarbu e Victor Fet.[10]

La specie misura tra 28 e 35 mm, presenta colorazione giallo-rossastra e telson giallo. A differenza di quanto atteso per un animale cavernicolo, non mostra caratteri troglomorfici evidenti — gli occhi sono presenti e la pigmentazione è conservata. Il nome specifico sulfur deriva direttamente dalla Sulfur Cave, la grotta albanoca-greca che ne è la località tipo.[11][12]


Grotte ipogeniche e geoconservazione in area UNESCO

L’importanza di queste grotte supera il dato puramente esplorativo. In un’area tutelata come il Geopark UNESCO Vikos–Aoos, i sistemi ipogeni aggiungono una dimensione sotterranea alla conservazione del patrimonio geologico: dimostrano che la geodiversità non si ferma alla superficie del suolo.[1][5]

Le morfologie cavernicole conservano archivi di processi idrogeologici profondi che precedono il paesaggio attuale. I biofilm microbici potrebbero ospitare metabolismi rilevanti per la ricerca in astrobiologia. La spedizione del luglio 2025 non ha chiuso l’esplorazione del sottosuolo di Vikos–Aoos, ma ha aggiunto nuovi tasselli — passaggi inediti, dati raffinati, immagini che traducono il tempo geologico in forma visiva — a un archivio scientifico in costruzione.[5]


Vedi l’articolo completo pubblicato sull’ultimo numero di SpeleoMedit – Underground Vision Magazine: https://speleomedit.tetide.org/magazine/

Fonti consultate

Fonti
[1] Vikos – Aoos UNESCO Global Geopark https://www.unesco.org/en/iggp/vikos-aoos-unesco-global-geopark
[2] Sulfuric acid speleogenesis in Greece https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/13668
[3] Hypogene Cave Morphologies https://karstwaters.org/wp-content/uploads/2015/04/SP18_Hypogene1.pdf
[4] 2017VattanoetalSicilySpringerHypogeneKarstBook http://alpespeleo.fr/com/comdiv/papier/2017/2017%20Vattano%20et%20al%20Sicily%20Springer%20Hypogene%20Karst%20Book%20p%20199-209.pdf
[5] Session: Hypogene Speleogenesis – Geological Society of America https://gsameetings.secure-platform.com/connects25/solicitations/103002/sessiongallery/schedule/items/95076/application/9962
[6] The first cave occurrence of orpiment (As?S?) from the sulfuric acid caves of Aghia Paraskevi (Kassandra Peninsula, N. Greece) https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1000&context=ijs
[7] An extraordinary colonial spider community in Sulfur Cave (Albania … https://archive.org/details/extraordinaryco53urak
[8] An extraordinary colonial spider community in Sulfur Cave (Albania/Greece) sustained by chemoautotrophy https://subtbiol.pensoft.net/article_preview.php?id=162344
[9] 111000-spider colony weaves record web in Greece cave https://www.jpost.com/science/article-872957
[10] Euscorpius sulfur sp. n. (Scorpiones: Euscorpiidae), a new cave scorpion from Albania and northwestern Greece https://mds.marshall.edu/euscorpius/vol2023/iss376/1/
[11] Euscorpius sulfur, Kova?ík & Audy & Sarbu & Fet, 2023 https://tb.plazi.org/GgServer/html/03848B6BFFE9A457FECEFB13FDFBFAD9
[12] A new cave dwelling Euscorpius from Albania and Northwestern Greece https://scorpion-files.blogspot.com/2023/08/a-new-cave-dwelling-euscorpius-from.html
[13] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[14] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[15] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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Esplorazioni speleologiche nei Monti Aurunci: La Grava dei Serini

Apríl 8th 2026 at 08:00

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Presentazione del volume “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche” alla sede del Circolo Speleologico Romano

Presentazione del libro La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche

La serata del 10 aprile sarà dedicata alla presentazione del libro “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche”, curato dal Gruppo Grotte Castelli Romani (GGCR).
L’appuntamento è fissato per le ore 20 presso la sede del Circolo Speleologico Romano, in via dei Campani 55, nel quartiere San Lorenzo a Roma.
L’incontro intende ripercorrere mezzo secolo di esplorazioni, rilievi e studi condotti in una delle cavità più significative del Lazio, con un taglio divulgativo rivolto sia agli speleologi sia a chi si avvicina per la prima volta al tema.[1][2]
L’ingresso è libero, con prenotazione tramite piattaforma Eventbrite al link comunicato dagli organizzatori.

La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche nei Monti Aurunci

La Grava dei Serini si trova nel territorio di Esperia (FR), nel cuore del Parco Naturale dei Monti Aurunci, in un’area caratterizzata da un carsismo diffuso e da un fitto sistema di cavità.[3][4]
È considerata una delle grotte più estese e articolate del Lazio, con uno sviluppo complessivo di alcuni chilometri e un dislivello che raggiunge quasi i 300 metri tra gli ingressi superiori e inferiori.[2][4]
Il sistema ipogeo presenta più accessi, distribuiti tra Costa Serini e il pianoro di Campo di Venza, ed è noto per la presenza di tratti attivi e fossili, ambienti allagabili e passaggi che richiedono una pianificazione attenta delle esplorazioni.[4][5]
Il volume “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche” dedica ampio spazio a questa inquadratura geografica e carsica, offrendo una sintesi aggiornata delle conoscenze sul contesto dei Monti Aurunci.[6][1]

Il volume La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche e il lavoro del GGCR

Il libro “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche” raccoglie e ordina materiali prodotti in decenni di attività sul campo: rilievi topografici, fotografie, note di esplorazione, dati scientifici e testimonianze storiche.[1][6]
La pubblicazione nasce come monografia dedicata interamente alla grotta, con l’obiettivo di documentare in modo organico l’evoluzione delle conoscenze sul sistema ipogeo.
Nelle sue pagine viene ricostruita la cronologia delle esplorazioni, dalle prime campagne del Circolo Speleologico Romano negli anni Settanta, fino ai più recenti contributi del Gruppo Grotte Castelli Romani e di altri gruppi laziali che hanno lavorato sull’area.[2][4]
Il volume “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche” offre anche una lettura dei dati in chiave scientifica, con riferimenti alla morfologia, all’idrologia sotterranea e agli aspetti di conservazione del sistema carsico.[6][1]

Gruppo Grotte Castelli Romani e tradizione di ricerca speleologica

Il Gruppo Grotte Castelli Romani è da anni uno dei protagonisti delle esplorazioni nei Monti Aurunci, con un impegno continuativo che ha permesso di estendere e aggiornare la conoscenza di molte cavità, tra cui la Grava dei Serini.[7][4]
L’attività del gruppo non si è limitata all’esplorazione, ma ha incluso rilievi sistematici, studi sul carsismo locale e la collaborazione con enti come il Parco dei Monti Aurunci e altre realtà speleologiche del Lazio.[8][4]
Anche il Circolo Speleologico Romano ha avuto un ruolo storico nella fase iniziale delle ricerche alla Grava dei Serini, avendo condotto le prime esplorazioni sistematiche tra il 1970 e il 1971, che hanno posto le basi per gli sviluppi successivi.[9][4]
La presentazione del libro a Roma rappresenta quindi un momento di restituzione di questo lungo lavoro di squadra alla comunità speleologica e agli appassionati.

Dettagli pratici e partecipazione alla presentazione del libro

L’incontro del 10 aprile è organizzato presso la sede del Circolo Speleologico Romano, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici e da anni punto di riferimento per attività divulgative, corsi e proiezioni dedicate alla speleologia.
Durante la serata sono previsti interventi dei componenti del Gruppo Grotte Castelli Romani, con il racconto diretto delle esplorazioni che hanno portato a costruire il patrimonio di dati confluito in “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche”.
La partecipazione è gratuita e aperta sia ai soci dei gruppi speleologici sia al pubblico interessato; per motivi organizzativi è richiesta la prenotazione tramite Eventbrite, seguendo il link indicato nella comunicazione dell’evento.
Per chi segue da tempo le vicende esplorative della Grava dei Serini e per chi desidera conoscere meglio questo importante sistema ipogeo dei Monti Aurunci, la presentazione del volume “La Grava dei Serini 50 anni di ricerche speleologiche” offre un quadro aggiornato e strutturato delle ricerche svolte in mezzo secolo di lavoro.[1][2][6]

Inquadramento

La Grava dei Serini è uno dei complessi ipogei più importanti dei Monti Aurunci, nel territorio di Esperia (FR), ed è oggetto di una monografia che ripercorre 50 anni di ricerche speleologiche. L’evento di presentazione del volume si è tenuto il 17 gennaio 2026 al Museo del Carsismo di Esperia, promosso dal Parco Naturale Regionale dei Monti Aurunci e dal Gruppo Grotte Castelli Romani (GGCR).

Perché è importante

La cavità è considerata una delle grotte più estese del Lazio e ha una storia esplorativa particolarmente lunga e stratificata. Le fonti disponibili la indicano con uno sviluppo complessivo intorno ai 2240-2400 metri e un dislivello riportato di circa -262 m nelle schede più recenti, segno di una complessità notevole sia morfologica sia topografica.

Cinquant’anni di ricerche

Le esplorazioni documentate iniziano negli anni Settanta, con i primi rilevamenti speleologici, e proseguono con rilievi successivi negli anni Novanta e Duemila, fino ai lavori più recenti del GGCR. Una tappa significativa è l’apertura del quarto ingresso nel 2018, dopo lunghi lavori di disostruzione, che ha consentito di migliorare la comprensione del sistema sotterraneo.mglobba.

Aspetti scientifici

La Grava dei Serini non è solo una grotta di interesse topografico: è rilevante anche per i suoi aspetti geomorfologici, idrologici e biologici. Le descrizioni disponibili parlano di un sistema articolato, con tratti fossili e tratti ancora attivi, presenza di concrezionamento importante e di ambienti che hanno offerto riscontri faunistici di rilievo, tanto che la cavità è stata citata anche in studi biospeleologici e faunistici.

Lettura speleologica

Dal punto di vista speleologico, la grotta sembra rappresentare un caso didattico molto utile per capire l’evoluzione di un sistema carsico: ingressi multipli, sviluppo complesso, tratti vadosi e fossili, aree con ruscellamento residuo e settori interessati da riempimenti concrezionali. Questa combinazione la rende preziosa non solo come oggetto di esplorazione, ma anche come archivio naturale dell’evoluzione del carsismo

Contesto territoriale

Il sito rientra nel patrimonio carsico dei Monti Aurunci, area in cui la tutela e la valorizzazione del sottosuolo sono considerate prioritarie. L’iniziativa del 2026 si inserisce infatti in un quadro di divulgazione scientifica e conservazione del patrimonio naturale, con il Museo del Carsismo come sede simbolica per collegare ricerca, memoria speleologica e territorio.

Fonti
[1] “La Grava dei Serini”: 50 anni di esplorazioni speleologiche … https://www.scintilena.com/la-grava-dei-serini-50-anni-di-esplorazioni-speleologiche-raccontati-in-una-monografia/01/11/
[2] Grava dei Serini, quasi mezzo secolo di esplorazioni nel Lazio https://www.scintilena.com/grava-dei-serini-quasi-mezzo-secolo-di-esplorazioni-nel-lazio/02/21/
[3] Grotte dei Monti Aurunci – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_dei_Monti_Aurunci
[4] Gruppo Grotte Castelli Romani – Grotte Monti Aurunci https://www.ggcr.altervista.org/grotteaurunci.html
[5] Grava dei Serini – mglobba https://mglobba.altervista.org/gravaserini.html
[6] La Grava dei Serini: 50 anni di ricerche speleologiche – Parchilazio.it https://www.parchilazio.it/montiaurunci-schede-34424-la_grava_dei_serini_50_anni_di_ricerche_speleologiche
[7] Sui Monti Aurunci Grotta Pandora oltre -300 e continua… https://www.scintilena.com/sui-monti-aurunci-grotta-pandora-oltre-300-e-continua/05/27/
[8] Le grotte dei Monti Aurunci in una conferenza a Spigno Saturnia Superiore (LT) – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-dei-monti-aurunci-in-una-conferenza-a-spigno-saturnia-superiore-lt/12/11/
[9] Grava dei Serini -Sarà Serini – Openspeleo http://www.openspeleo.org/openspeleo/caves-view-24.fr.html?page=3
[10] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[11] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[12] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[13] DUE NUOVE SPECIE DI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER, 1914 E UNA NUOVA SPECIE DI RAYMONDIONYMUS WOLLASTON, 1873 DEI MONTI AURUNCI (LAZIO) (COLEOPTERA, CURCULIONOIDEA) http://www.fragmentaentomol.org/index.php/fragmenta/article/view/101
[14] Between history, work and passion: medieval castle, mud volcanoes and Ferrari https://iris.unimore.it/bitstream/11380/1067632/1/2015Sciarraetal.GFTsalse.pdf
[15] IV.—Notes on some Ligurian and Tuscan Serpentines https://zenodo.org/record/1610749/files/article.pdf
[16] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf
[17] Pequeños vertebrados del relleno kárstico del Pleistoceno Superior de Avetrana (Apulia, Sur de Italia) https://estudiosgeol.revistas.csic.es/index.php/estudiosgeol/article/download/1022/1323
[18] Geo-archaeology of the Grozzana area (N–E Italy) https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/17445647.2019.1659866?needAccess=true
[19] Hints on the Late Miocene Evolution of the Tonale-Adamello-Brenta Region (Alps, Italy) Based on Allochtonous Sediments From Raponzolo Cave https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/feart.2021.672119/pdf
[20] Geosites and geological landscapes of Liguria (Italy) https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/17445647.2022.2145919
[21] Burial-Deformation History of Folded Rocks Unraveled by Fracture Analysis, Stylolite Paleopiezometry and Vein Cement Geochemistry: A Case Study in the Cingoli Anticline (Umbria-Marche, Northern Apennines) https://www.mdpi.com/2076-3263/11/3/135/pdf
[22] In Liguria scoperto un ulteriore collegamento sotterraneo che apre Nuove prospettive per il complesso carsico della Priamara nel Finalese – Scintilena https://www.scintilena.com/in-liguria-scoperto-un-ulteriore-collegamento-sotterraneo-che-apre-nuove-prospettive-per-il-complesso-carsico-della-priamara-nel-finalese/01/19/
[23] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/2201/?c=6&sid=8f2c180f2c764e68f7a2ccab73f67653&wpmp_switcher=mobile
[24] Monti Lepini (Lazio) – Nuovo abisso nell’Altopiano del Gorga https://www.scintilena.com/monti-lepini-lazio-nuovo-abisso-nellaltopiano-del-gorga-30om-e-15km-esplorati-nel-quinto-elemento/01/13/
[25] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/category/0/page/689/?wpmp_switcher=mobile
[26] “I Monti Alburni si fanno Gentili” Campo estivo AD MMXII – Scintilena https://www.scintilena.com/i-monti-alburni-si-fanno-gentili-campo-estivo-ad-mmxii-monti-alburni/09/12/
[27] GRAIM: Presentazione delle Scoperte e ricerche sulle … https://www.scintilena.com/graim-presentazione-delle-scoperte-e-ricerche-sulle-miniere-abbandonate-della-maiella-il-23-gennaio/01/08/
[28] Svelati i misteri della base segreta sotterranea di Monte … https://www.scintilena.com/svelati-i-misteri-della-base-segreta-sotterranea-di-monte-urpinu-a-cagliari/08/31/
[29] Scintilena https://www.scintilena.com/page/144/?c=8
[30] Scoperto un presunto cenobio eremitico nel comprensorio delle … https://www.scintilena.com/scoperto-un-presunto-cenobio-eremitico-nel-comprensorio-delle-miniere-della-maiella/07/21/
[31] Miniere dimenticate dell’Aspromonte: storia, geologia e archeologia – Scintilena https://www.scintilena.com/miniere-dimenticate-dellaspromonte-storia-geologia-e-archeologia/07/13/
[32] Gruppo Grotte Castelli Romani – Catasto del Lazio https://www.ggcr.altervista.org/catastogrotte.html
[33] Grava dei Serini esplorazioni – mglobba https://mglobba.altervista.org/serinistoriaesplorazioni.html
[34] [PDF] RELAZIONE PER IL CO.RE.CO.CO. – Consiglio Regionale del Lazio https://www.consiglio.regione.lazio.it/binary/consiglio_regionale/tbl_corecoco_documentazione/Relazione_Ente_Parco_Monti_Aurunci.pdf
[35] LA GROTTA DEI SERINI NEI MONTI AURUNCI (Frosinone https://mglobba.altervista.org/gravadeiserini.pdf
[36] Ultima uscita di questo corso… naturalmente nella nostra grotta di … https://www.facebook.com/speleo.ggcr/posts/ultima-uscita-di-questo-corso-naturalmente-nella-nostra-grotta-di-casa-la-grava-/1160581199408104/
[37] Monti Aurunci – mglobba https://www.mglobba.altervista.org/aurunci.html
[38] Grava dei Serini -Sarà Serini – Openspeleo http://www.openspeleo.org/openspeleo/caves-view-24.html
[39] Nel fango del Grifo si celano questi piccoli tesori. #speleologia … https://www.instagram.com/gruppo_grotte_castelli_romani/p/CgJUXRDgIoH/
[40] Il carsismo dei Monti Aurunci – Gruppo Grotte Castelli Romani https://www.ggcr.altervista.org/carsismoaurunci.html

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  • Ande ’89: 7.000 chilometri di avventura lungo la Cordigliera
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Ande ’89: 7.000 chilometri di avventura lungo la Cordigliera

Apríl 5th 2026 at 05:00

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Parte da Lerici il 14 aprile 2026 il tour di presentazioni del libro di David Bellatalla e Daniele Sigismondi sulla storica traversata integrale delle Ande

C’è un viaggio che attraversa un continente intero, e poi c’è una storia che continua a essere raccontata, a distanza di decenni, con la stessa forza dell’esperienza vissuta. È quella della spedizione “Ande ’89”, una delle imprese più straordinarie dell’esplorazione contemporanea, oggi riproposta attraverso i diari inediti di David Bellatalla e Daniele Sigismondi.

La prima presentazione del volume si terrà il 14 aprile 2026 a Lerici, presso la Sala Consiliare del Comune alle ore 16.30. L’iniziativa è organizzata dall’UniTre – Università delle Tre Età – di Lerici, con cui Bellatalla mantiene da lungo tempo un rapporto di amicizia e collaborazione. Gli autori saranno presenti per raccontare al pubblico genesi e significato di un’avventura straordinaria.

Il giorno successivo, mercoledì 15 aprile 2026, l’incontro si sposterà a Sarzana, al Nuovo Spazio Barontini (ore 21), in un appuntamento promosso dal Circolo culturale “Sandro Pertini”, con introduzione di Beppe Mecconi.

Il tour proseguirà poi a Pontremoli, Pieve di Sorano, alle ore 21:00, del 16/4/2026.

Ecco poi Ande ’89 in Trentino: venerdì 17 aprile 2026 a Cavalese, presso la Biblioteca comunale (Sala Frasnelli), dove, alle ore 18:00, è prevista la presentazione del libro con David Bellatalla. In serata (ore 19.30), allo Spazio Spumazer, si terrà anche una cena solidale dal titolo “Il sapore della solidarietà”: sempre a sostegno del progetto Ger for Life – Una Ger per tutti. E così via, per l’Italia e oltre.

Tra il gennaio 1989 e il giugno 1990, la spedizione ha realizzato la prima traversata integrale della Cordigliera delle Ande, percorrendo oltre 7.000 chilometri da Ushuaia, nella Terra del Fuoco, fino a Caracas, attraversando sette Paesi: Cile, Argentina, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia e Venezuela.

Un viaggio durato un anno e mezzo, che è stato geografico, umano, culturale e scientifico. Durante la spedizione sono state raggiunte numerose cime, tra cui la prima salita italiana del vulcano Parinacota (5.540 m), una meta simbolica e ardua.

Il volume Ande ’89. Diari inediti della prima traversata integrale della Cordigliera (Saturnia) si inserisce nel panorama della letteratura di montagna con uno sguardo originale: lontano dai cliché del racconto alpinistico, utilizza i diari dei protagonisti come filo conduttore per restituire la complessità dell’esperienza, tra fatica, scoperta e riflessione.

Il volume sarà presentato anche nell’ambito del Trento Film Festival, in programma a Trento dal 24 aprile al 3 maggio 2026, giunto alla sua 74ª edizione e punto di riferimento internazionale per il cinema e la cultura della montagna Nell’ambito delle celebrazioni dei quarant’anni di MontagnaLibri, l’appuntamento con Ande ’89. Diari inediti della prima traversata integrale della Cordigliera è fissato per il 29 aprile 2026, alle ore 17:30, nel Salotto letterario di Piazza Duomo: gli autori dialogheranno con Roberto Bombarda.

Quella che prende il via a metà aprile è dunque una serie di incontri che accompagnerà il pubblico per l’Italia, alla scoperta di una delle grandi imprese esplorative del Novecento recente.

Ande ’89 non vuol essere solo un racconto di montagna: nella vita degli autori, è stato un viaggio lungo una linea infinita di creste, deserti, altipiani e culture, dove l’esplorazione è diventata esperienza totale.

Così, nei lettori, il diario si trasformerà in memoria condivisa.

Un racconto che, ancora oggi, continua a camminare.

Recap primi appuntamenti:

  • 14 aprile 2026 – Lerici (SP) Sala Consiliare del Comune, ore 16.30 – prima presentazione
  • 15 aprile 2026 – Sarzana (SP) Nuovo Spazio Barontini, ore 21
  • 17 aprile 2026 – Cavalese (TN) Biblioteca comunale (Sala Frasnelli), ore 18 (cena solidale “Il sapore della solidarietà” – ore 19.30, Spazio Spumazer)
  • 16 aprile 2026 – Pontremoli, Pieve di Sorano – ore 21:00
  • 29 aprile 2026 – Trento Film Festival MontagnaLibri, Salotto letterario, Piazza Duomo, ore 17:30

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