Základné zobrazenie

  • ✇Scintilena
  • Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella Piccola Età Glaciale
    Condividi Un deposito di ghiaccio ipogeo nel massiccio del Canin datato per la prima volta con argon-39: lo studio internazionale del Progetto C3 ridefinisce i metodi di ricerca sulla criosfera sotterranea La scoperta nel cuore del Canin Un deposito di ghiaccio sotterraneo nel massiccio del Canin, nelle Alpi Giulie, porta la firma climatica della Piccola Età Glaciale. Lo ha stabilito uno studio internazionale pubblicato nel 2026 sul Journal of Glaciology (Cambridge University Press
     

Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella Piccola Età Glaciale

Apríl 10th 2026 at 07:00

Condividi


Un deposito di ghiaccio ipogeo nel massiccio del Canin datato per la prima volta con argon-39: lo studio internazionale del Progetto C3 ridefinisce i metodi di ricerca sulla criosfera sotterranea


La scoperta nel cuore del Canin

Un deposito di ghiaccio sotterraneo nel massiccio del Canin, nelle Alpi Giulie, porta la firma climatica della Piccola Età Glaciale. Lo ha stabilito uno studio internazionale pubblicato nel 2026 sul Journal of Glaciology (Cambridge University Press), condotto nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate.[1][2]

Il sito al centro della ricerca è la Caverna del Ghiaccio del Monte Leupa, catalogata nel catasto regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 3595. La grotta si apre a 2270 m s.l.m. sul versante est della parete settentrionale del Monte Leupa, nel comune di Chiusaforte (UD), con un portale largo 13 metri visibile da lontano. Il deposito di ghiaccio ipogeo, noto agli speleologi della Commissione Grotte Eugenio Boegan (CGEB) fin dal 1979, aveva un volume stimato di circa 300 m³ con spessore medio di 3 metri.[3][4]

L’articolo scientifico è disponibile in accesso libero al seguente link: https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125[5]


La datazione con argon-39: prima mondiale sul ghiaccio di grotta

La novità principale dello studio risiede nell’applicazione di una tecnica di datazione basata sull’isotopo radioattivo argon-39 (³?Ar). Si tratta della prima applicazione mondiale di questo metodo a un ghiaccio di grotta.[6][5]

L’argon-39 è prodotto nell’alta atmosfera dal bombardamento dei raggi cosmici sull’argon-40. Viene incorporato nelle precipitazioni nevose e si conserva nelle bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio. Con un’emivita di circa 269 anni, copre una finestra temporale tra 50 e 1000 anni: una fascia che né il carbonio-14 né altri radioisotopi coprono in modo altrettanto efficace.[6]

La misurazione è resa possibile dalla tecnica ATTA (Atom Trap Trace Analysis), sviluppata presso l’Università di Heidelberg (Germania). Sfrutta trappole laser di ottica quantistica per isolare e contare singoli atomi di ³?Ar, presenti nell’atmosfera in proporzione di circa uno ogni 10¹? atomi di argon totale.[7][5]


Un approccio multiproxy per una cronologia solida

I risultati dell’argon-39 sono stati confrontati con tre altri indicatori indipendenti per rafforzare la cronologia del deposito:

  • Analisi dei pollini intrappolati nel ghiaccio, a cura dell’Università di Innsbruck
  • Datazione U-Th (Uranio-Torio) della calcite criogenica presente nel deposito
  • Datazione radiocarbonica (¹?C) della frazione organica insolubile del ghiaccio[2]

Questo approccio multiproxy ha permesso di stabilire con buona precisione l’età del deposito. Le datazioni con argon-39 indicano una formazione avvenuta tra il 1840 e il 1893 circa, a conferma della formazione nella fase finale della Piccola Età Glaciale.[4]


Il paradosso del permafrost: il freddo estremo che impediva la formazione del ghiaccio

I risultati obbligano a una riflessione non intuitiva sul ruolo delle condizioni climatiche passate. Durante le fasi più fredde della Piccola Età Glaciale — il periodo climatico freddo inquadrato tra il 1260/1310 e il 1850 circa, con massima espansione dei ghiacciai alpini proprio intorno al 1850 — la roccia carbonatica del massiccio del Canin era probabilmente perennemente congelata in profondità.[8][9]

Il permafrost sigillava le fratture della roccia, bloccando lo stillicidio verso il basso. Nessuna acqua poteva perolare, nessun ghiaccio poteva formarsi nella grotta. Solo con l’avvio del parziale scongelamento del permafrost, alla fine della Piccola Età Glaciale, l’acqua ha ricominciato a circolare nelle fratture. Scorrendo in un ambiente ancora sufficientemente freddo, si è poi solidificata, dando origine al deposito.[2][4]

In sintesi: il freddo estremo della Piccola Età Glaciale ha paradossalmente impedito la formazione del ghiaccio di grotta. Solo la sua attenuazione ha aperto la finestra climatica adatta.


La scoperta sul radiocarbonio: un limite metodologico da non ignorare

Lo studio porta anche un contributo critico alla metodologia della datazione nelle grotte carsiche. Il metodo del radiocarbonio (¹?C) ha restituito per il ghiaccio del Leupa un’età nell’ordine dei millenni, in netto contrasto con tutti gli altri indicatori.

La spiegazione è che il ¹?C ha datato non il ghiaccio, ma la materia organica del suolo esterno, molto più antica, entrata nella grotta attraverso lo stillicidio e rimasta intrappolata nel ghiaccio. Nei sistemi carsici il carbonio organico trasportato può essere decine o centinaia di volte più antico del ghiaccio che lo contiene.[4]

Il messaggio ai ricercatori è chiaro: il radiocarbonio, in questi contesti, va usato con estrema cautela e non come indicatore primario dell’età del ghiaccio.


Il Progetto C3 e i suoi dieci anni di ricerca sul Canin

La ricerca è stata realizzata nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate, avviato nel dicembre 2016 con un accordo tra l’ISP-CNR e la Commissione Grotte Eugenio Boegan della Società Alpina delle Giulie (SAG), sezione triestina del CAI.[10]

La CGEB è uno dei gruppi speleologici italiani più antichi, fondata nel 1883 come Comitato alle Grotte della Società degli Alpinisti Triestini. Nei dieci anni del progetto ha messo a disposizione della ricerca le sue competenze esplorative, la logistica in grotta e la conoscenza accumulata in oltre 140 anni di attività sul Canin.[11]

Il progetto ha coinvolto istituti di ricerca in quattro paesi: Heidelberg University, Paul Scherrer Institute, University of Innsbruck, Swiss Institute for Speleology and Karst Studies (SISKA), Oeschger Centre for Climate Change Research (Università di Berna), CNR-ISP, Geosphere Austria. I finanziamenti sono stati garantiti da SAG-CGEB/CAI Trieste, CNR, Austrian Science Foundation, German Science Foundation (DFG) e Società Meteorologica Alpino-Adriatica.[2]

Tra i risultati precedenti del Progetto C3 spicca, nel 2017, la prima scoperta mondiale di calcite criogenica grossolana ancora in-situ all’interno del ghiaccio di grotta del Canin: un ritrovamento che ha poi fornito uno dei proxy chiave per le datazioni U-Th dello studio 2026.[12]


La guida lo studio: il team di ricerca

Lo studio è guidato da Renato R. Colucci, Primo Ricercatore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e docente di glaciologia all’Università di Trieste dal 2015. Il gruppo di ricerca comprende 16 autori internazionali, tra cui:[13]

  • Werner Aeschbach, professore all’Institute of Environmental Physics dell’Università di Heidelberg, responsabile della tecnica ATTA per l’³?Ar[2]
  • Marc Luetscher, direttore del Swiss Institute for Speleology and Karst Studies (SISKA)[2]

“L’area del Canin, riserva MAB Unesco del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, e le Alpi Giulie in genere, si confermano un prezioso laboratorio ambientale per lo studio degli effetti delle variazioni climatiche antiche e recenti sulla criosfera.” — Renato R. Colucci[2]

“Per la prima volta al mondo abbiamo potuto testare il nostro metodo innovativo di datazione con argon-39 su un deposito di ghiaccio sotterraneo. I risultati ottenuti sono estremamente promettenti per lo studio di molti altri archivi di ghiaccio naturali.” — Werner Aeschbach[2]

“Testare questa metodologia di datazione innovativa con altri metodi consolidati è stata la vera forza di questo lavoro scientifico.” — Marc Luetscher[2]


Un archivio che scompare mentre viene descritto

Il ghiaccio del Leupa è già quasi scomparso. Tra il 2012 e il 2020, il deposito ha perso oltre 180 m³ di ghiaccio — più della metà del volume originario. Il punto di svolta risale al 2014: per la prima volta nella serie di monitoraggio avviata nel 2011, la temperatura della roccia è rimasta sopra lo zero per diversi mesi estivi, eliminando l’effetto di frigorifero naturale della cavità. Le fotografie e i rilievi del 2018 e del 2024 mostrano una grotta ormai quasi priva di ghiaccio.[4]

La perdita non è solo morfologica. Ogni deposito di ghiaccio ipogeo conserva bolle d’aria con la composizione atmosferica del passato, pollini, calcite criogenica e informazioni sul regime del permafrost: archivi paleoambientali che, una volta fusi, scompaiono per sempre.[14][2]

La fusione del ghiaccio sotterraneo ha anche implicazioni per la gestione delle risorse idriche. I depositi ipogei funzionano da serbatoi che rilasciano acqua in modo graduale. Con la loro perdita, il regime idrico dei sistemi carsici diventa più dipendente dagli eventi di precipitazione a breve termine, con possibili effetti sulla disponibilità stagionale di acqua sotterranea.[4][2]

Il massiccio del Canin, Riserva della Biosfera MAB UNESCO delle Alpi Giulie Italiane (istituita nel 2019 e diventata riserva transfrontaliera con la Slovenia nel luglio 2024), si conferma uno dei laboratori naturali più preziosi d’Europa per lo studio della criosfera alpina in rapida trasformazione.[15][16]


Riferimento scientifico:
Colucci R.R., Bohleber P., Aeschbach W., Luetscher M., Schwikowski M., Moseley E.G., Wachs D., Jenk T., Eichler A., Securo A., Edwards L., Manzan S., Hoffmann D.L., Oberthaler M.K., Festi D. (2026) ³?Ar dating of cave ice combined with pollen, cryogenic calcite, and radiocarbon analyses reveals late Little Ice Age origin (Leupa Cave, SE Alps). Journal of Glaciology – Cambridge University Press: https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125[5]


Fonti consultate

  1. Società Alpina delle Giulie – caisag.ts.it – comunicato stampa ufficiale del Progetto C3:
    https://caisag.ts.it/progetto-c3-risultati-ricerca-su-piccola-eta-glaciale-2026/
  2. Scintilena.com – notizia originale sul ghiaccio del Leupa:
    https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-della-grotta-del-leupa-rivela-le-sue-origini-i-depositi-ipogei-del-massiccio-del-canin-da
  3. Commissione Grotte Eugenio Boegan – boegan.it – Progetto C3 (2016–2020):
    https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/
  4. Commissione Grotte Eugenio Boegan – boegan.it – Primi risultati C3 sul Canin (2017):
    https://www.boegan.it/2017/10/il-progetto-c3-caves-cryosphere-and-climate-da-i-primi-risultati-sul-canin/
  5. Planetmountain.com – notizia con dettagli tecnici:
    https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/canin-ghiaccio-nascosto-alpi-giulie-racconta-fine-piccola-eta-glaciale.html
  6. Il Nordest – ilnordest.it – approfondimento giornalistico:
    https://www.ilnordest.it/ambiente/monte-canin-archivio-climatico-era-glaciale-hb6lfhjx
  7. Journal of Glaciology (Cambridge University Press) – articolo scientifico:
    https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125
  8. Catasto Speleologico Regionale FVG – scheda caverna del Leupa:
    https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3595-Caverna_del_Ghiaccio_del_Monte_Leupa
  9. CNR – Istituto di Scienze Polari – profilo Renato R. Colucci:
    https://www.isp.cnr.it/index.php/it/infrastrutture/osservatori/item/401-colucci-renato-r
  10. Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie – Riserva MAB UNESCO:
    https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/iniziative-e-progetti/riserva-mab-unesco-alpi-giulie-italiane
  11. Riserva di Biosfera Alpi Giulie – biosferaalpigiulie.it:
    https://biosferaalpigiulie.it
  12. Università di Heidelberg – heiDOK – tesi ATTA e datazione ghiaccio:
    https://archiv.ub.uni-heidelberg.de/volltextserver/36648/
  13. Wikipedia – Piccola era glaciale:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale
  14. Wikipedia – Commissione Grotte Eugenio Boegan:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan

Fonti
[1] IL GHIACCIO NASCOSTO DELLE ALPI GIULIE RACCONTA LA … https://caisag.ts.it/progetto-c3-risultati-ricerca-su-piccola-eta-glaciale-2026/
[2] Nel gruppo del Canin il ghiaccio nascosto delle Alpi Giulie racconta … https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/canin-ghiaccio-nascosto-alpi-giulie-racconta-fine-piccola-eta-glaciale.html
[3] Scheda catastale – Caverna del Ghiaccio del Monte Leupa https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3595-Caverna_del_Ghiaccio_del_Monte_Leupa
[4] Nel monte Canin un “archivio climatico” che racconta la Piccola Era … https://www.ilnordest.it/ambiente/monte-canin-archivio-climatico-era-glaciale-hb6lfhjx
[5] 39Ar dating of cave ice combined with pollen, cryogenic calcite and … https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/view/719F99825A6E31CE6155771FC77D4FA4/S0022143026101257a.pdf/39ar-dating-of-cave-ice-combined-with-pollen-cryogenic-calcite-and-radiocarbon-analyses-reveals-late-little-ice-age-origin-leupa-ice-cave-julian-alps.pdf
[6] Il ghiaccio della Grotta del Leupa rivela le sue origini – Scintilena https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-della-grotta-del-leupa-rivela-le-sue-origini-i-depositi-ipogei-del-massiccio-del-canin-datati-alla-fine-della-piccola-era-glaciale/03/18/
[7] Method Development and Application to Glacier Ice Dating – heiDOK https://archiv.ub.uni-heidelberg.de/volltextserver/36648/
[8] Cos’è la “Piccola Era Glaciale” che avvenne tra i secoli XIV-XIX … https://www.geopop.it/cose-la-piccola-era-glaciale-che-avvenne-tra-i-secoli-xiv-xix-soprattutto-in-europa/
[9] Piccola era glaciale https://www.wikidata.it-it.nina.az/Piccola_era_glaciale.html
[10] “C3 – CAVE’S CRYOSPHERE AND CLIMATE” 2016 – 2020 https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/
[11] Commissione Grotte Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan
[12] Il progetto C3 (Cave’s Cryosphere and Climate) dà i primi risultati sul … https://www.boegan.it/2017/10/il-progetto-c3-caves-cryosphere-and-climate-da-i-primi-risultati-sul-canin/
[13] Colucci Renato R. – CNR-ISP https://www.isp.cnr.it/index.php/it/infrastrutture/osservatori/item/401-colucci-renato-r
[14] Gli Speleotemi Rivelano i Segreti del Clima Passato – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/06/11/
[15] Riserva MAB Unesco Alpi Giulie Italiane https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/iniziative-e-progetti/riserva-mab-unesco-alpi-giulie-italiane
[16] Riserva di Biosfera delle Alpi Giulie | https://biosferaalpigiulie.it
[17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[18] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[19] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

L'articolo Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella Piccola Età Glaciale proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • La Piccola Berlino sotto Trieste: storia, esplorazione e vita di un bunker nel cuore della città
    Condividi Il complesso di gallerie antiaeree noto come Kleine Berlin è oggi uno dei siti di memoria storica più visitati di Trieste. Gestito da volontari del Club Alpinistico Triestino, unisce storia della Seconda guerra mondiale, patrimonio architettonico sotterraneo e ricerca speleologica in cavità artificiali. Che cos’è la Kleine Berlin Alla base del colle di Scorcola, con ingresso in via Fabio Severo, si apre il più esteso complesso di gallerie antiaeree risalenti alla Seco
     

La Piccola Berlino sotto Trieste: storia, esplorazione e vita di un bunker nel cuore della città

Apríl 10th 2026 at 06:00

Condividi


Il complesso di gallerie antiaeree noto come Kleine Berlin è oggi uno dei siti di memoria storica più visitati di Trieste. Gestito da volontari del Club Alpinistico Triestino, unisce storia della Seconda guerra mondiale, patrimonio architettonico sotterraneo e ricerca speleologica in cavità artificiali.


Che cos’è la Kleine Berlin

Alla base del colle di Scorcola, con ingresso in via Fabio Severo, si apre il più esteso complesso di gallerie antiaeree risalenti alla Seconda guerra mondiale ancora visitabile a Trieste.[1][2]

Il nome, piccola Berlino, rispecchia l’uso triestino della lingua tedesca e richiama il ruolo che la zona attorno a piazza Oberdan ebbe durante l’occupazione nazista: un’area interdetta ai civili italiani, sede del comando militare delle SS, così soprannominata con ironia dagli abitanti.[3][4]

Il complesso si articola in due settori distinti ma comunicanti. Il primo è la galleria civile, costruita dal Comune a partire dal 1940 come rifugio antiaereo per la popolazione. Il secondo è il bunker militare, realizzato dalle SS tedesche tra il 1943 e il 1944 come deposito, magazzino e ricovero protetto.[5][1]

La sola parte tedesca occupa circa 1.000 m². La galleria italiana si sviluppa per circa 250 metri.[5]


Il contesto storico: Trieste capitale del Litorale Adriatico

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i tedeschi istituirono sull’alto Adriatico l’Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico), con Trieste come sede del comando.[2][1]

A capo dell’apparato delle SS fu nominato Odilo Lotario Globocnik, triestino di nascita, che rispondeva direttamente a Himmler. Globocnik è una figura centrale nella storia della Shoah: aveva coordinato l’Operazione Reinhard, lo sterminio degli ebrei polacchi, e a Trieste fece costruire la Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento sul suolo italiano.[6][1][2]

Uno degli elementi più evocativi del bunker è il pozzo con scala a chiocciola che collegava Villa Ara — residenza di Globocnik, confiscata a una famiglia ebrea — con il Palazzo di Giustizia. Il generale poteva così raggiungere il posto di lavoro senza mai comparire in strada.[7][5]

I due settori del complesso riflettono le due realtà dell’occupazione. La parte italiana ha muri di soli 15 cm, priva di impianto idrico, costruita in fretta per i civili. La parte tedesca ha pareti di calcestruzzo spesse 45 cm, impianti idrici completi, latrine in ceramica, carta igienica. Era servita da quattro ingressi: uno dalla villa di Globocnik, uno dagli scantinati del Tribunale, due su via Fabio Severo.[1][3]


Il 10 giugno 1944: i bombardamenti e i rifugi

Il 10 giugno 1944 Trieste subì il bombardamento alleato più devastante della sua storia.[8]

I bombardieri sganciarono circa 400 bombe in due ondate: 463 morti, 800 feriti ricoverati, 1.500 medicati, 101 case private distrutte. Fu un sabato mattina, e la città era piena di gente per strada.[8]

Le gallerie antiaeree, tra cui la Kleine Berlin, contribuirono a contenere le vittime. Grazie alla rete di rifugi, a Trieste si salvarono più vite che in altre città italiane colpite da bombardamenti paragonabili.[9][3]

Oggi, percorrendo i cunicoli stretti e umidi del complesso, è facile ricostruire l’esperienza dei civili che vi si rifugiarono: l’oscurità, il rumore assordante, l’affollamento, l’attesa.[7]


Lo stato di conservazione: cemento e natura a confronto

I due settori della Kleine Berlin si presentano oggi in condizioni molto diverse, specchio delle tecniche costruttive originali.

La parte tedesca ha conservato sostanzialmente l’aspetto degli anni Quaranta. Le pareti imbiancate a calce, gli impianti tecnici ancora parzialmente leggibili, le strutture in calcestruzzo massiccio restituiscono un’immagine diretta del bunker militare.[3][1]

La parte italiana, invece, è interessata da un lento processo di trasformazione naturale. L’ultimo tratto della galleria non fu mai cementato: l’acqua di percolazione ha sciolto il calcare dei sedimenti sovrastanti e ha depositato carbonato di calcio sulle superfici, generando stalattiti, stalagmiti e vaschette di concrezione con un sottile velo d’acqua sempre in movimento.[1][5]

Il risultato è un ambiente che ricorda una grotta carsica naturale, nel pieno centro urbano di Trieste. Per il visitatore, il passaggio da un settore all’altro è uno dei momenti più sorprendenti della visita.[10][5]


L’esplorazione speleologica e la riscoperta del complesso

La riscoperta della Kleine Berlin è inseparabile dallo sviluppo della speleologia in cavità artificiali a Trieste.

Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, speleologi del Club Alpinistico Triestino (CAT) e della Società Adriatica di Speleologia (SAS) conducevano un censimento sistematico delle circa 20 gallerie antiaeree presenti in città. Fu in quel contesto che emerse la Kleine Berlin, fino ad allora chiusa, abbandonata e poco documentata.[11][3]

Come ha raccontato Maurizio Radacich, speleologo del CAT e principale artefice della valorizzazione del sito: “Quando è iniziata la speleologia in cavità artificiali, ci siamo interessati non solo alle grotte ma anche a manufatti realizzati dall’uomo. Trieste aveva venti gallerie: facendone il censimento, ci siamo imbattuti in questa e ci siamo messi a studiarne la storia.”[3]

Nel 1995, durante le esplorazioni, la Sezione Ricerche e Studi su Cavità Artificiali del CAT riconobbe il rischio che il sito andasse perduto senza un intervento. Nel 1996 il Comune di Trieste affidò la gestione al CAT in sub-concessione.[1][3]


Il recupero: vent’anni di lavoro volontario

Da allora, i volontari del CAT hanno lavorato interamente a proprie spese per rendere il complesso accessibile e documentato.[3][1]

Gli interventi hanno incluso il rifacimento dell’impianto elettrico quasi completo del settore tedesco, la pulizia e la rimozione di materiali di riporto, la messa in sicurezza delle gallerie e l’installazione di pannelli e vetrine espositive.[1][3]

Il lavoro di ricerca storica ha portato alla pubblicazione del volume di Maurizio Radacich “Kleine Berlin” (seconda edizione riveduta, CAT, 2020-2021), 208 pagine di ricostruzione documentaria. Un’ulteriore fonte di riferimento è il volume “Trieste Sotterranea” di Enrico Halupca, Armando Halupca e Paolo Guglia (Lint Editoriale, 2010), che cataloga 158 siti ipogei della città esplorati a partire dal 1984.[12][13]


Le mostre e la fruizione culturale

Alcuni locali del bunker ospitano mostre permanenti che contestualizzano il sito nel quadro storico della guerra.[3]

Le tre esposizioni principali riguardano i bombardamenti su Trieste durante la Seconda guerra mondiale, con fotografie e testimonianze d’epoca; gli estrattori di bombe e mine, i civili che nel dopoguerra si occuparono della sminatura del territorio; il timone di coda di un B-24, il bombardiere alleato abbattuto al largo di Grado nel 1944 e recuperato nel 2000.[3]

Nel corso degli anni, il complesso ha ospitato anche mostre temporanee su temi come la storia della speleologia, le caverne della Grande Guerra, la speleologia subacquea, e iniziative teatrali e letterarie legate alla memoria storica.[4][1]


Come si visita oggi

Le visite guidate si svolgono ogni ultimo venerdì del mese alle 17:30 e alle 20:00, con prenotazione obbligatoria. Gruppi e scuole possono prenotare dal lunedì al venerdì, con un minimo di 12-15 partecipanti.[5]

Il costo è di 5 euro per gli adulti, 3 euro per studenti e ragazzi a partire dai 6 anni. Non è disponibile il POS. L’accesso avviene attraverso il IV ingresso, quello un tempo riservato ai militari tedeschi.[5]

La visita dura circa due ore e registra alcune migliaia di visitatori ogni anno, con una presenza significativa di scolaresche.[3]

Il sito è riconosciuto dal Ministero della Cultura, segnalato dal FAI tra i Luoghi del Cuore e inserito nel portale ufficiale di Turismo FVG.[14][15][16]


La speleologia in cavità artificiali: il contesto della ricerca

La Kleine Berlin si inserisce in un più ampio filone di ricerca che in Italia ha radici profonde.

La speleologia in cavità artificiali è la branca della speleologia che studia gli ipogei di origine antropica: gallerie, acquedotti, cisterne, opere militari, rifugi, sistemi fognari storici. Nata in Italia a partire dal 1958, con le prime indagini a Chiusi, nell’emissario del Lago Albano e nei sotterranei di Napoli, si è diffusa a livello nazionale negli anni Ottanta.[17]

La Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana fu costituita nel 1981 a Narni e si occupa di catalogazione, catasto, convegni e ricerca. Dal 1999 pubblica la rivista quadrimestrale “Opera Ipogea”, primo periodico italiano interamente dedicato alla disciplina. Il Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali è disponibile online dal 2010 e nel 2012 la classificazione tipologica italiana è stata adottata dall’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) come standard internazionale.[18][19][17]


Trieste: uno dei poli italiani della ricerca in cavità artificiali

Trieste e il Friuli Venezia Giulia rappresentano uno dei contesti più avanzati in Italia per la ricerca sulle cavità artificiali.

La Società Adriatica di Speleologia (SAS) è la prima associazione ad aver avviato in modo sistematico lo studio del sottosuolo urbano della provincia di Trieste, a partire dal 1983, quando il Comune le chiese di indagare i sotterranei del Castello di San Giusto. Nel 1984 nacque la Sezione CA di Speleologia Urbana della SAS.[11]

Nei primi anni il lavoro era guardato con diffidenza: gli speleologi urbani venivano chiamati “fognaroli” o “speleologi di serie b”. Il tempo ha smentito i pregiudizi. La SAS ha inserito nel Catasto CA-FVG della SSI 368 cavità artificiali, prodotto sei libri dedicati al sottosuolo di Trieste e contribuito a decine di convegni nazionali e internazionali.[11]

Anche il CAT ha sviluppato una propria Sezione di Ricerche e Studi su Cavità Artificiali, organizzando il IV e il V Convegno Nazionale sulle Cavità Artificiali ad Osoppo nel 1997 e nel 2001.[20]

Il Catasto CA del FVG raccoglie le schede di 928 cavità (dato 2007), di cui 393 nella sola provincia di Trieste — il 42,3% del totale regionale. La tipologia prevalente è quella delle costruzioni militari di difesa (37,7%), seguita dalle opere idrauliche (25,8%) e dai ricoveri e rifugi (15,8%). Lo sviluppo lineare complessivo censito supera i 50.000 metri.[21]

Nel 2025 la SAS ha avviato un nuovo ciclo del Corso di Speleologia in Cavità Artificiali, con lezioni teoriche ed uscite pratiche nel sottosuolo della città.[22][23]


Un modello di valorizzazione dal basso

La Kleine Berlin è un esempio concreto di come la speleologia in cavità artificiali possa trasformare un sito abbandonato in un luogo di memoria attiva e di educazione storica.

Il modello di gestione è interamente volontario, senza finanziamenti pubblici strutturati, e si regge sulla competenza tecnica e sulla motivazione culturale dei soci del CAT. Maurizio Radacich, che ha guidato il progetto per oltre vent’anni, ha spiegato così il senso dell’impegno: “Lo facciamo soprattutto per i giovani. A scuola studiano i movimenti degli eserciti, ma non sanno quanto ha sofferto la gente comune durante i bombardamenti.”[24][3]

Per la comunità speleologica, il caso della Kleine Berlin dimostra che la ricerca in cavità artificiali non è una disciplina secondaria, ma uno strumento capace di restituire alla collettività patrimoni storici altrimenti destinati all’oblio.


Fonti consultate

Fonti
[1] Kleine Berlin – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Kleine_Berlin
[2] Trieste, la Kleine Berlin https://www.nauticareport.it/dettnews/report/trieste_la_kleine_berlin-6-5527/
[3] Quelle gallerie che salvarono migliaia di vite nella Kleine Berlin di … https://altreconomia.it/quelle-gallerie-che-salvarono-migliaia-di-vite-nella-kleine-berlin-di-trieste/
[4] La Zona nella Kleine Berlin, la Trieste sotterranea https://triestearcana.wordpress.com/2018/11/02/viaggio-nella-kleine-berlin-trieste-sotterranea/
[5] Kleine Berlin – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/kleine-berlin/
[6] Trieste: Visitiamo la Kleine Berlin – Citysmart | City Smart https://citysmart.cloud/index.php/it/percorso/kleine-berlin
[7] kleine berlin – Goodmorningtrieste https://www.goodmorningtrieste.it/kleine-berlin/
[8] Così il 10 giugno ’44 Trieste si svegliò sotto le bombe – Il Piccolo https://www.ilpiccolo.it/cronaca/cosi-il-10-giugno-44-trieste-si-sveglio-sotto-le-bombe-b28pfq3a
[9] Quel 10 giugno Trieste si svegliò sotto le bombe alleate https://www.secoloditalia.it/2015/06/quel-10-giugno-trieste-si-sveglio-bombe-alleate-centinaia-vittime/
[10] turismo friuli venezia giulia https://www.scoprifvg.it/site/kleine-berlin/
[11] Cavita’ Artificiali – SAS – Società Adriatica di Speleologia https://sastrieste.it/index.php/cavita-artificiali/
[12] Nuovo libro: Kleine Berlin, seconda edizione riveduta https://www.fsrfvg.it/?p=10115
[13] Articoli e recensioni sul libro “Sotterranei della città di Trieste” – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/23/articoli-sul-libro-sotterranei-della-citta-di-trieste/
[14] Kleine Berlin https://cultura.gov.it/luogo/kleine-berlin
[15] KLEINE BERLIN | I Luoghi del Cuore – FAI – Fondo Ambiente Italiano https://fondoambiente.it/luoghi/kleine-berlin?ldc
[16] Kleine Berlin – Turismo FVG https://www.turismofvg.it/monumenti-e-siti-storici/kleine-berlin
[17] Speleologia in cavità artificiali – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Speleologia_in_cavit%C3%A0_artificiali
18 Catasto speleologico nazionale delle cavità artificiali (CA … https://www.academia.edu/39161049/Catasto_speleologico_nazionale_delle_cavit%C3%A0_artificiali_CA_Classificazione_interventi_di_tutela_e_monitoraggio_conseguiti_grazie_ai_dati_speleologici_e_prospettive_future
[19] [PDF] Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali – Opera Ipogea https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2010/07/1-Galeazzi-Opera_Ipogea_2010_1_ocr_web.pdf
[20] Cavità artificiali – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/cavita-artificiali/
[21] Il Catasto CA della S.S.I. – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/21/il-catasto-ca-della-s-s-i/
[22] Un Corso di Speleologia urbana a Trieste per esplorare … – Scintilena https://www.scintilena.com/un-corso-di-speleologia-urbana-a-trieste-per-esplorare-il-mondo-sotterraneo-artificiale/05/15/
[23] Corso di Speleologia Urbana a Trieste: Esplorazione delle Cavità … https://www.scintilena.com/corso-di-speleologia-urbana-a-trieste-esplorazione-delle-cavita-artificiali/05/16/
[24] Club Alpinistico Triestino: una storia lunga ottant’anni https://www.fsrfvg.it/?p=11907
[25] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[26] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[27] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

L'articolo La Piccola Berlino sotto Trieste: storia, esplorazione e vita di un bunker nel cuore della città proviene da Scintilena.

Le Dolomiti Friulane in mostra alle Prealpi Giulie: i due parchi regionali celebrano trent’anni con la fotografia di Giovanni Bertagno

Apríl 9th 2026 at 09:00

Condividi


Dal 17 aprile al 31 maggio 2026, il Centro visite di Resia ospita “Il silenzio dei Giganti”, esposizione fotografica che unisce due aree protette del Friuli Venezia Giulia nel segno del patrimonio naturale e della conservazione ambientale


“Il silenzio dei Giganti”: la mostra fotografica sulle Dolomiti Friulane apre a Resia

Il Parco naturale delle Prealpi Giulie ospita la mostra fotografica “Il silenzio dei Giganti – Dolomiti Friulane”, con immagini di Giovanni Bertagno, guida naturalistica del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. L’esposizione è stata concessa dal Parco delle Dolomiti Friulane al Parco delle Prealpi Giulie, nell’ambito di una collaborazione istituzionale tra i due enti.[1]

L’inaugurazione è fissata per venerdì 17 aprile 2026 alle ore 18.00 presso il Centro visite del Parco a Resia (UD). La mostra resterà aperta fino al 31 maggio 2026, durante gli orari di apertura del Centro visite. L’ingresso è libero e aperto a tutti.[1]


Giovanni Bertagno: guida e fotografo del territorio dolomitico

Giovanni Bertagno è una guida naturalistica con base a Claut, in provincia di Pordenone. Il suo lavoro fotografico è strettamente legato al Parco delle Dolomiti Friulane: le sue immagini sono apparse nel calendario ufficiale del Parco per il 2024 e ha co-curato in precedenza mostre tematiche sui geositi del territorio.[2][3][4]

Le fotografie in mostra a Resia documentano i paesaggi delle Dolomiti Friulane attraverso uno sguardo che nasce dalla frequentazione diretta e professionale di questi ambienti. La selezione di immagini mette in luce la maestosità delle vette, delle foreste e dei silenzi di questi territori alpini. Il titolo della mostra richiama il silenzio come valore ambientale concreto: una risorsa naturale sempre più rara, legata alla scarsa antropizzazione di queste zone.[5][1]


Trent’anni di tutela ambientale nel Friuli Venezia Giulia

Entrambi i parchi sono stati istituiti il 30 settembre 1996 con la Legge Regionale n. 42 della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Nel 2026 ricorre dunque il loro trentennale, celebrato con un programma di eventi che si estende lungo tutto l’anno sul territorio regionale.[6][7][8][9]

La mostra “Il silenzio dei Giganti” si inserisce in questo calendario di celebrazioni come una delle prime iniziative pubbliche del programma primaverile. All’inaugurazione del 17 aprile saranno presenti i Presidenti dei due Parchi regionali: Anna Micelli per le Prealpi Giulie e Antonio Carrara per le Dolomiti Friulane. La loro partecipazione sottolinea la valenza istituzionale di questa collaborazione.[10][11][1]


Il Parco delle Dolomiti Friulane: un territorio di rilevanza mondiale

Il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane è la più vasta delle due aree protette regionali: copre 36.950 ettari tra le province di Pordenone e Udine. Il suo territorio comprende la Valcellina, l’Alta Valle del Tagliamento e la Val Tramontina. Le Dolomiti Friulane fanno parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO, riconoscimento ottenuto il 26 giugno 2009 insieme ad altri otto sistemi dolomitici.[12][13][5]

Dal punto di vista naturalistico, il Parco ospita una fauna di grande ricchezza: camosci, cervi, stambecchi, galli cedroni, falchi pellegrini e circa otto coppie nidificanti di aquila reale. La flora riflette la complessità ambientale di un territorio che ha funzionato da rifugio per molte specie durante le glaciazioni quaternarie.[14][15]


Il Centro visite di Resia: natura e cultura in Val Resia

La sede della mostra è il Centro visite del Parco delle Prealpi Giulie a Resia, in Val Resia. Questo territorio è sede di una minoranza linguistica di origine paleoslava: i resiani parlano una lingua con caratteristiche uniche, non riscontrabili nelle varietà slovene confinanti. La Val Resia custodisce tradizioni musicali, folkloristiche e culturali che si affiancano a un ambiente naturale di grande valore, con il Monte Canin (2.587 m) come cima principale del Parco.[16][17][18]

Il Parco delle Prealpi Giulie si estende su circa 9.400 ettari nella provincia di Udine ed è parte della Riserva transfrontaliera della Biosfera MaB UNESCO, condivisa con la Slovenia su un’area complessiva di oltre 700 chilometri quadrati e con oltre 22.000 abitanti coinvolti. Nel 2026 ricorre anche il ventennale della Riserva naturale della Val Alba, gestita dallo stesso ente parco.[19][10]


La fotografia naturalistica come strumento di educazione ambientale

Con questa iniziativa, il Parco delle Prealpi Giulie rinnova il proprio impegno nella promozione della cultura ambientale. La mostra invita il pubblico a riflettere sul rapporto tra uomo e natura e sull’importanza della conservazione degli ecosistemi alpini. Il 2026 prevede per il Parco un programma articolato: trenta escursioni gratuite tra aprile e ottobre, quattordici eventi naturalistici e sei serate pubbliche nei comuni del territorio.[10][1]

La collaborazione tra i due parchi regionali dimostra come le aree protette del Friuli Venezia Giulia operino sempre più come una rete coordinata di conservazione, capace di condividere risorse, contenuti e visioni per raggiungere un pubblico più ampio. A trent’anni dalla loro istituzione, “Il silenzio dei Giganti” è un modo concreto e accessibile di raccontare cosa significa custodire un territorio naturale nel tempo.[8][20]


Per informazioni: info@parcoprealpigiulie.it – 0433 53534

Fonti
[1] MOSTRA FOTOGRAFICA “IL SILENZIO DEI GIGANTI. DOLOMITI … https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/attivita/gli-eventi/mostra-fotografica-il-silenzio-dei-giganti-dolomiti-friulane
[2] Le guide del Parco | Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/visite-guidate/le-guide-del-parco/
[3] [PDF] Calendario 2024 – Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/wp-content/uploads/2023/12/ENTE-PARCO-DOLOMITI-FRIULANE-calendario-fotografico-2024.pdf
[4] Parco Naturale Dolomiti Friulane – Facebook https://www.facebook.com/dolomitifriulane/posts/%EF%B8%8Fil-progetto-che-stiamo-portando-avanti-per-la-valorizzazione-dei-geositi-del-pa/10158482714381975/
[5] Chi siamo | Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/ente-parco/chi-siamo/
[6] Parco naturale delle Dolomiti Friulane – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_naturale_delle_Dolomiti_Friulane
[7] La Storia, Parco Naturale delle Prealpi Giulie https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/territorio/storia
[8] IL FRIULI VENEZIA GIULIA CELEBRA I 30 ANNI DEI PARCHI E … https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/attivita/avvisi-e-news/il-friuli-venezia-giulia-celebra-i-30-anni-dei-parchi-e-delle-riserve-naturali-regionali
[9] 30 anni di Parchi e Riserve FVG: il calendario degli eventi 2026 https://www.friulioggi.it/cronaca/trentennale-parchi-riserve-naturali-fvg-eventi-26-febbraio-2026/
[10] TRENT’ANNI DI PARCO, VENT’ANNI DI VAL ALBA: IL 2026 TRA … https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/attivita/avvisi-e-news/trentanni-di-parco-ventanni-di-val-alba-il-2026-tra-natura-escursioni-e-anniversari
[11] VERBALE DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO https://amministrazioneparcodolomitifriulane.insiel.it/media/files/A00022/attachment/Num.pdf
[12] Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane – Magico Veneto https://www.magicoveneto.it/friuli/ParchiFriuli/Parco-Naturale-Regionale-Dolomiti-Friulane.htm
[13] Dolomiti Friulane patrimonio UNESCO: viaggio nella bellezza selvaggia | Visititaly.eu https://www.visititaly.eu/it/unesco/dolomiti-friulane-unesco-cosa-vedere
[14] Archivi La fauna | Parco Dolomiti Friulane https://www.parcodolomitifriulane.it/la-fauna/
[15] Flora e Fauna del Parco Naturale Dolomiti Friulane https://www.dolomiti.it/it/fauna/flora-e-fauna-del-parco-naturale-dolomiti-friulane
[16] Isole etniche in Friuli – valresia.it http://www.valresia.it/studi/geografia/isoleetniche.html
[17] Peculiarità resiane https://www.balcanicaucaso.org/aree/Italia/Peculiarita-resiane-43908
[18] Parco naturale delle Prealpi Giulie – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_naturale_delle_Prealpi_Giulie
[19] Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Notizie dalla … https://www.regione.fvg.it/rafvg/comunicati/comunicato.act?dir=%2Frafvg%2Fcms%2FRAFVG%2Fnotiziedallagiunta%2F&nm=20241127142251002
[20] Le aree naturali protette regionali compiono 30 anni https://www.studionord.news/le-aree-naturali-protette-regionali-compiono-30-anni/
[21] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3OQBC5TL%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T052905Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC0aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIDnlI%2BN0aFt8n89D04J1nK09vljs%2Bjg5MPGos0dIhstkAiEA4LO3a%2FsToz4PwmfNa4ZL7%2Bb1PhAopQzWZlmgf6c5nEYq9AQI9v%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDH4NJ6H%2Fu%2Bk9ul77KSrIBNZK%2Bc9YRoy1Terh0ea4Jj0rsb3i4WnA96DXsoqJ99G2g6YO5ZjjlNHRfhK1b%2FbsZq6Wg5LM1F0iHHxRUk4GgGZcLpOMWkzMK2i2YAxs%2BPPDZGsdqWilGyBi2n080nDwgDHlJA0ouGZCEQnyHKYKwOge2dsqqPF5j1PKOcCIiCSTZpiNSILfjmPDKxZIChRyi03PzsxnebCTdbfXhJWmMuahfmlyAcCrqPJxQ1D4jQ7hfKVksl%2FoIn7YBBvic6uNYrJfpx4eT40qbPv7eGSKhkoxFnTESbz7fKTRCxwLPZYHWBoI1LsQ2fgMAkx2dH%2BlMKHpAiIg6dkLmDxmUSJN2KkYnS2%2BL%2B3rzw63b7vjeZ7yowSNK4vk7jskIdwfq65lCTOOGTwHXTdcwACXJulT69sB2fCE8LB%2BwYr%2BJBvdx2F2aca5R9dUMb6%2BM%2Fm%2BmdE%2BkaMSC%2BSop7Zvzu2M5Zt129TQ43nkAYRBeP0z6YvU6pqp0jr4X22zOQ9C%2BHT2vvAE2aXjDUjyasExmAuUEFknT3EF%2F7oDsyAgr%2FyGwMYL80igcLqJtFytlWZ9dL0OBiHClu3VRmvVpAvvYjOk85IJJbEBLBfd%2BjzS3NmTx%2FkdQvVh7quiFPld0nZfVLkRmhVXJJeuUriJI4EgHeFnSIFVFq5%2FqQtfzd2A2l1VoTPCL6aMc6fY1zVRuEHntt9tCFEF3isbWzsJzm0ie2wV5QONwgcelby%2BeiPEZ%2FFnM%2BpLBuCM%2FnLMp1J6xmXUXmqbqCfVbFZ5PjoPcC4sMIm9184GOpgBQ2WHFQW9rjgK3Kg2hVQHX6uAOR8qUrUD4vJ%2BoTGfu9mZDioIOUofl8Iq209ttoJ4yNzapZ9GhA72YuORewefC9RzuftQd%2BnCUyMJJPS103TRP%2BMSYbkfzP8QiOQ%2FeLeZgYTmj9qfu0cRO6knzJktf7CK6wqoYQy5WyBquN0KKcVDtNZiFUlKjS2QyNMORhRg3zHA99TjBQE%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=b6626855481ddaa6f301240fe2e605997b0be5967147edbaedb2a4fb5aa7b88b
[22] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3OQBC5TL%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T052905Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC0aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIDnlI%2BN0aFt8n89D04J1nK09vljs%2Bjg5MPGos0dIhstkAiEA4LO3a%2FsToz4PwmfNa4ZL7%2Bb1PhAopQzWZlmgf6c5nEYq9AQI9v%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDH4NJ6H%2Fu%2Bk9ul77KSrIBNZK%2Bc9YRoy1Terh0ea4Jj0rsb3i4WnA96DXsoqJ99G2g6YO5ZjjlNHRfhK1b%2FbsZq6Wg5LM1F0iHHxRUk4GgGZcLpOMWkzMK2i2YAxs%2BPPDZGsdqWilGyBi2n080nDwgDHlJA0ouGZCEQnyHKYKwOge2dsqqPF5j1PKOcCIiCSTZpiNSILfjmPDKxZIChRyi03PzsxnebCTdbfXhJWmMuahfmlyAcCrqPJxQ1D4jQ7hfKVksl%2FoIn7YBBvic6uNYrJfpx4eT40qbPv7eGSKhkoxFnTESbz7fKTRCxwLPZYHWBoI1LsQ2fgMAkx2dH%2BlMKHpAiIg6dkLmDxmUSJN2KkYnS2%2BL%2B3rzw63b7vjeZ7yowSNK4vk7jskIdwfq65lCTOOGTwHXTdcwACXJulT69sB2fCE8LB%2BwYr%2BJBvdx2F2aca5R9dUMb6%2BM%2Fm%2BmdE%2BkaMSC%2BSop7Zvzu2M5Zt129TQ43nkAYRBeP0z6YvU6pqp0jr4X22zOQ9C%2BHT2vvAE2aXjDUjyasExmAuUEFknT3EF%2F7oDsyAgr%2FyGwMYL80igcLqJtFytlWZ9dL0OBiHClu3VRmvVpAvvYjOk85IJJbEBLBfd%2BjzS3NmTx%2FkdQvVh7quiFPld0nZfVLkRmhVXJJeuUriJI4EgHeFnSIFVFq5%2FqQtfzd2A2l1VoTPCL6aMc6fY1zVRuEHntt9tCFEF3isbWzsJzm0ie2wV5QONwgcelby%2BeiPEZ%2FFnM%2BpLBuCM%2FnLMp1J6xmXUXmqbqCfVbFZ5PjoPcC4sMIm9184GOpgBQ2WHFQW9rjgK3Kg2hVQHX6uAOR8qUrUD4vJ%2BoTGfu9mZDioIOUofl8Iq209ttoJ4yNzapZ9GhA72YuORewefC9RzuftQd%2BnCUyMJJPS103TRP%2BMSYbkfzP8QiOQ%2FeLeZgYTmj9qfu0cRO6knzJktf7CK6wqoYQy5WyBquN0KKcVDtNZiFUlKjS2QyNMORhRg3zHA99TjBQE%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=86e1194825d1ddc96e2d8abbdc507d05809788552a65dfa1048217e8a5ef443d
[23] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3OQBC5TL%2F20260408%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260408T052905Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEC0aCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIDnlI%2BN0aFt8n89D04J1nK09vljs%2Bjg5MPGos0dIhstkAiEA4LO3a%2FsToz4PwmfNa4ZL7%2Bb1PhAopQzWZlmgf6c5nEYq9AQI9v%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDH4NJ6H%2Fu%2Bk9ul77KSrIBNZK%2Bc9YRoy1Terh0ea4Jj0rsb3i4WnA96DXsoqJ99G2g6YO5ZjjlNHRfhK1b%2FbsZq6Wg5LM1F0iHHxRUk4GgGZcLpOMWkzMK2i2YAxs%2BPPDZGsdqWilGyBi2n080nDwgDHlJA0ouGZCEQnyHKYKwOge2dsqqPF5j1PKOcCIiCSTZpiNSILfjmPDKxZIChRyi03PzsxnebCTdbfXhJWmMuahfmlyAcCrqPJxQ1D4jQ7hfKVksl%2FoIn7YBBvic6uNYrJfpx4eT40qbPv7eGSKhkoxFnTESbz7fKTRCxwLPZYHWBoI1LsQ2fgMAkx2dH%2BlMKHpAiIg6dkLmDxmUSJN2KkYnS2%2BL%2B3rzw63b7vjeZ7yowSNK4vk7jskIdwfq65lCTOOGTwHXTdcwACXJulT69sB2fCE8LB%2BwYr%2BJBvdx2F2aca5R9dUMb6%2BM%2Fm%2BmdE%2BkaMSC%2BSop7Zvzu2M5Zt129TQ43nkAYRBeP0z6YvU6pqp0jr4X22zOQ9C%2BHT2vvAE2aXjDUjyasExmAuUEFknT3EF%2F7oDsyAgr%2FyGwMYL80igcLqJtFytlWZ9dL0OBiHClu3VRmvVpAvvYjOk85IJJbEBLBfd%2BjzS3NmTx%2FkdQvVh7quiFPld0nZfVLkRmhVXJJeuUriJI4EgHeFnSIFVFq5%2FqQtfzd2A2l1VoTPCL6aMc6fY1zVRuEHntt9tCFEF3isbWzsJzm0ie2wV5QONwgcelby%2BeiPEZ%2FFnM%2BpLBuCM%2FnLMp1J6xmXUXmqbqCfVbFZ5PjoPcC4sMIm9184GOpgBQ2WHFQW9rjgK3Kg2hVQHX6uAOR8qUrUD4vJ%2BoTGfu9mZDioIOUofl8Iq209ttoJ4yNzapZ9GhA72YuORewefC9RzuftQd%2BnCUyMJJPS103TRP%2BMSYbkfzP8QiOQ%2FeLeZgYTmj9qfu0cRO6knzJktf7CK6wqoYQy5WyBquN0KKcVDtNZiFUlKjS2QyNMORhRg3zHA99TjBQE%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=dee85455e3182f7c16f33349cd5dcfd773c88ee15acd8ccd54e74a6b4c34feb5

L'articolo Le Dolomiti Friulane in mostra alle Prealpi Giulie: i due parchi regionali celebrano trent’anni con la fotografia di Giovanni Bertagno proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Cronache Ipogee di marzo 2026
    Condividi E’ uscito il terzo numero del 2026: dalle istituzioni alle grotte, dalla didattica alla storia e alle nuove generazioni: il racconto di un mese ricco nel Friuli Venezia Giulia Il numero di marzo 2026 di Cronache Ipogee restituisce l’immagine di una speleologia regionale dinamica e profondamente radicata nel territorio, capace di muoversi tra ricerca, divulgazione e partecipazione istituzionale. In apertura, il resoconto del Tavolo della Speleologia FVG mette in evidenza il dialog
     

Cronache Ipogee di marzo 2026

Apríl 9th 2026 at 05:00

Condividi

E’ uscito il terzo numero del 2026: dalle istituzioni alle grotte, dalla didattica alla storia e alle nuove generazioni: il racconto di un mese ricco nel Friuli Venezia Giulia

Il numero di marzo 2026 di Cronache Ipogee restituisce l’immagine di una speleologia regionale dinamica e profondamente radicata nel territorio, capace di muoversi tra ricerca, divulgazione e partecipazione istituzionale.

In apertura, il resoconto del Tavolo della Speleologia FVG mette in evidenza il dialogo tra amministrazione regionale e gruppi speleologici: al centro, la gestione del patrimonio carsico, il ruolo del Catasto speleologico e le prospettive future, tra digitalizzazione e valorizzazione dei dati.

Accanto agli aspetti istituzionali, emerge una comunità attiva anche sul piano culturale e scientifico. Dalla presentazione di eventi e mostre – come quella dedicata ai 100 anni dell’Abisso Bertarelli – fino alle attività divulgative rivolte al pubblico, la speleologia si conferma strumento di racconto e conoscenza del territorio.

Ampio spazio è dedicato anche alle nuove generazioni, con la nomina del portavoce della Consulta dei Giovani della Riserva della Biosfera delle Alpi Giulie, segno di un ricambio che guarda al futuro e alla cooperazione transfrontaliera.

E poi il cuore operativo: il dettaglio delle numerose uscite del mese – tra Italia, Slovenia e Croazia – , a testimonianza di un’attività esplorativa continua, affiancata da iniziative didattiche con le scuole, dove la grotta diventa esperienza diretta di apprendimento e scoperta.

Il numero è arricchito anche da racconti, memorie e contributi storici, tra diari di esplorazione, figure emblematiche come Carlo Marchesetti e pagine di cultura speleologica che fanno viaggiare tra passato e presente.

Un insieme eterogeneo ma coerente, che racconta una speleologia viva, partecipata e capace di rinnovarsi senza perdere il legame con la propria storia.

Notiziario on line: https://cronacheipogee.jimdofree.com/

L'articolo Cronache Ipogee di marzo 2026 proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Grotta dei Morti / Jama v Griži: carsismo, storia e tragedia sotto il Monte Spaccato
    Condividi Dal “Foro della Speranza” all’Abisso dei Morti: 160 anni di esplorazioni nel Carso Triestino Il 7 aprile 2026, la rubrica “Racconti dal Buio” di Radio Fragola accende i microfoni su uno degli abissi più carichi di storia del Carso triestino: la Grotta dei Morti, conosciuta in sloveno come Jama v Griži. Ospiti della puntata sono Moreno Tommasini e Maurizio Radacich del Club Alpinistico Triestino. Trieste Imperiale Senz’Acqua: la Città che Cercava il Timavo Nella sec
     

Grotta dei Morti / Jama v Griži: carsismo, storia e tragedia sotto il Monte Spaccato

Apríl 8th 2026 at 13:00

Condividi


Dal “Foro della Speranza” all’Abisso dei Morti: 160 anni di esplorazioni nel Carso Triestino

Il 7 aprile 2026, la rubrica “Racconti dal Buio” di Radio Fragola accende i microfoni su uno degli abissi più carichi di storia del Carso triestino: la Grotta dei Morti, conosciuta in sloveno come Jama v Griži. Ospiti della puntata sono Moreno Tommasini e Maurizio Radacich del Club Alpinistico Triestino.


Trieste Imperiale Senz’Acqua: la Città che Cercava il Timavo

Nella seconda metà dell’Ottocento, Trieste era una città in trasformazione rapida.

Dai seimila abitanti del 1754, la popolazione era più che triplicata entro il 1800, sotto la spinta del porto franco e del commercio imperiale.

L’acquedotto Teresiano, costruito per volere di Maria Teresa d’Austria, non bastava più. Le siccità estive tornavano periodiche e le autorità municipali dovevano intervenire con commissioni straordinarie.[1]

La soluzione sembrava nascosta sotto terra. Il Timavo — il fiume che nasce in Slovenia come Reka, scompare nelle grotte di San Canziano e riemerge presso San Giovanni di Duino dopo oltre quaranta chilometri di percorso sotterraneo — era un’ossessione idrologica per Trieste.

La scoperta nel 1841 del fiume sotterraneo nella Grotta di Trebiciano aveva alimentato la speranza di intercettarlo più vicino alla città.


Massimiliano d’Asburgo e l’Abate Richard: il Progetto Prende Forma

Nel dicembre 1861, Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena — fratello dell’Imperatore Francesco Giuseppe, futuro imperatore del Messico, all’epoca residente nel suo Castello di Miramare — invitò di propria iniziativa l’abate francese Richard, noto rabdomante e idroscopo, a effettuare ricerche sul costone carsico.

Richard concluse nella sua relazione che il fiume sotterraneo «scorreva lungo il margine dell’altipiano, a poca distanza dalla città». Le indagini si concentrarono sul costone sopra Longera. Il Consiglio Municipale stanziò duemila fiorini. Il cantiere aveva trovato il suo sito: la grotta più vicina all’abitato, già nota ai locali per le correnti d’aria che ne scaturivano — ritenute segnale di grandi vuoti sotterranei.[1]


1862–1864: Tre Anni di Scavi con Cuoio, Mine e Aria Irrespirabile

I lavori iniziarono nel febbraio 1862 sotto la direzione degli ingegneri Vallon e De Rin. Tra gli operai vi era Luca Kralj, 43 anni, contadino di Trebiciano: era stato il primo speleologo a toccare il fiume sotterraneo nella Grotta di Trebiciano, appena un decennio prima. Tornava nel buio carsico, questa volta per cercarlo dall’alto.[1]

I materiali venivano sollevati in sacchi di cuoio. Le mine aprivano i passaggi. L’aria si faceva via via più rarefatta. A 245 metri di profondità, nell’ottobre 1863, fu raggiunta una fessura obliqua da cui proveniva il suono di un lontano stillicidio e la pulsazione dell’aria. Per tre volte la galleria si allagò fino a un metro, e l’acqua che si ritirava lasciava depositi di sabbia — segnale diretto della circolazione freatica carsica sottostante.[1]

Nel maggio 1864, a 254 metri di profondità, i lumi si spegnevano per mancanza di ossigeno. I lavori furono sospesi.[1]


28 Ottobre 1866: l’Esplosione e la Morte nei Gas Tossici

Dopo oltre un anno di iter burocratico per ottenere il materiale esplosivo, il 28 ottobre 1866 venne trasmessa la scintilla elettrica per far esplodere 400 funti di polvere (circa 200 kg) calati in fondo all’abisso. All’esterno non si udì alcun rimbombo. Le vedette postate nelle cavità circostanti non avvertirono nulla.[1]

Convinti che la carica non avesse funzionato, dopo 45 minuti Andrea Fernetich, Luca Kralj e Antonio Kralj scesero a verificare. L’esplosione aveva saturato la grotta di gas tossici. Un pompiere calato in soccorso trovò a 130 metri il corpo di uno dei tre, senza traccia degli altri due.[1]

L’8 novembre 1866, quattro uomini di Corgnale scesero per recuperare le salme, accompagnati dal custode Matteo Kralj — figlio o nipote di uno dei caduti. A 70 metri i gas li costrinsero alla fuga. Matteo Kralj non tornò più su. L’ingresso fu chiuso con un masso, alle famiglie fu assegnata una misera pensione e la grotta prese il suo nome definitivo: Grotta dei Morti.[2][1]


Le Esplorazioni Speleologiche: un Secolo di Tentativi

Il Club Touristi Triestini (1894) e i Resti delle Vittime

Nel 1894 il Club Touristi Triestini visitò la cavità, rinvenendo alcuni resti delle vittime. Le autorità vietarono il recupero. Il crollo di parte dei detriti aveva intanto ostruito la galleria finale.[2]

Ottanta Tonnellate di Pietrame Rimosse nel 1957

Nel 1957 il Gruppo Grotte “Carlo Debeljak” affrontò l’abisso con sei mesi di lavoro e la rimozione di oltre 80 tonnellate di materiale dalla base del primo pozzo. Il limite del 1894 non fu comunque superato.[1]

Il Club Alpinistico Triestino Raggiunge il Fondo nel 2005

Nel 2005, dopo 139 anni, un gruppo di speleologi del Club Alpinistico Triestino raggiunse il punto dell’esplosione e si spinse oltre. Le ossa dei quattro lavoratori si trovano ancora sparse lungo i ripiani della cavità. Non sono mai state recuperate.[3]

Nel 2001, la Commissione Grotte “E. Boegan”, su iniziativa di Luciano Filipas, aveva posto sull’imbocco della grotta una targa con i quattro nomi e le due date: 28 ottobre e 8 novembre 1866.[2]

Nel 2016, Daniela Perhinek, Maurizio Radacich e Moreno Tommasini del CAT pubblicarono il libro «La Caverna sotto il Monte Spaccato. Da Foro della Speranza a Grotta dei Morti» — la ricostruzione completa di centocinquanta anni di esplorazioni, tragedie e speranze speleologiche.[3]


Carsismo: il Fenomeno che ha Scavato l’Abisso

Il Carso Triestino come Laboratorio del Mondo

Il termine “carsismo” deriva proprio dal Carso triestino, la regione dove questo fenomeno fu descritto sistematicamente per la prima volta. Rocce calcaree, acqua e anidride carbonica: tre elementi che, interagendo per milioni di anni, hanno creato l’altopiano carsico con le sue doline, gli inghiottitoi e i sistemi di gallerie sotterranee. L’acqua meteorica, arricchendosi di CO2, forma acido carbonico che dissolve il carbonato di calcio e lo asporta sotto forma di bicarbonato solubile.

Il Carso Triestino: Calcari Marini dal Cretacico all’Eocene

Il Carso triestino è costituito da rocce sedimentarie carbonatiche di origine marina: calcari, calcari dolomitici e dolomie, di età compresa tra il Cretacico superiore e l’Eocene. La scomparsa della coltre di flysch — alternanza di arenarie e marne — che copriva i sottostanti calcari è stata determinante per l’evoluzione carsica. L’altopiano è caratterizzato dall’assenza quasi totale di idrografia superficiale: l’acqua scompare rapidamente nel sottosuolo attraverso fessure, doline e inghiottitoi.

Le Forme del Carsismo: Doline, Pozzi e Concrezioni

Le morfologie superficiali del carsismo includono doline (depressioni a imbuto), uvale (più doline fuse insieme), polje (vaste depressioni pianeggianti), karren (solchi di dissoluzione sulla roccia) e inghiottitoi. Nel sottosuolo, la dissoluzione crea abissi a sviluppo prevalentemente verticale — come la Grotta dei Morti — oppure gallerie sub-orizzontali, condotte freatiche sommerse e sale ornate da stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni calcitiche.

La zona epifreatica — oscillante tra zona vadosa e freatica a seconda delle stagioni — è soggetta sia a dissoluzione chimica che a erosione meccanica. Le allagazioni temporanee registrate nella Grotta dei Morti durante gli scavi del 1862–1864 erano probabilmente manifestazioni di questa circolazione, non ancora compresa nella sua complessità dall’epoca. Il percorso completo del Timavo nel sottosuolo carsico rimane ancora oggi oggetto di ricerca attiva.


Radio Fragola e “Racconti dal Buio”: la Speleologia ogni Martedì in Onda

“Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo” va in onda ogni martedì alle ore 20:00 su Radio Fragola (FM 104.6–104.8 a Trieste, streaming su www.radiofragola.com). La rubrica propone 60 minuti dedicati a grotte, acque sotterranee, Carso triestino, fauna ipogea e sotterranei urbani, con ospiti che intrecciano geologia, biologia, storia e archeologia. Il progetto, avviato a gennaio 2026, porta la speleologia a un pubblico più ampio.

Moreno Tommasini è direttore della Scuola di Speleologia del Club Alpinistico Triestino e istruttore di tecnica speleologica. Maurizio Radacich è speleologo del CAT e coautore del libro del 2016 sulla Grotta dei Morti. Entrambi fanno parte del gruppo che nel 2005 ha compiuto le esplorazioni più recenti della cavità. Il Club Alpinistico Triestino APS è attivo dal 1945.[3]



L'articolo Grotta dei Morti / Jama v Griži: carsismo, storia e tragedia sotto il Monte Spaccato proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Gamberi di grotta nelle sorgenti carsiche: Troglocaris planinensis tra buio e superficie
    Condividi Nuovo studio sui gamberi di grotta del Carso: uso notturno delle sorgenti, ruolo dei predatori e implicazioni per la conservazione I gamberi di grotta del genere Troglocaris sono tra gli organismi simbolo della fauna stigobia del Carso e delle sorgenti carsiche del Nord?Est italiano. In anni recenti il gambero di grotta Troglocaris planinensis è diventato un modello per studiare come gli animali ipogei usano le sorgenti come ecotoni tra mondo sotterraneo e superficie. Tro
     

Gamberi di grotta nelle sorgenti carsiche: Troglocaris planinensis tra buio e superficie

Apríl 8th 2026 at 12:00

Condividi

Nuovo studio sui gamberi di grotta del Carso: uso notturno delle sorgenti, ruolo dei predatori e implicazioni per la conservazione

I gamberi di grotta del genere Troglocaris sono tra gli organismi simbolo della fauna stigobia del Carso e delle sorgenti carsiche del Nord?Est italiano.

In anni recenti il gambero di grotta Troglocaris planinensis è diventato un modello per studiare come gli animali ipogei usano le sorgenti come ecotoni tra mondo sotterraneo e superficie.


Troglocaris planinensis: gambero di grotta stigobio del Carso

Troglocaris planinensis è un gambero di grotta stigobio, adattato alle acque sotterranee e caratterizzato da pigmentazione ridotta e forte dipendenza dall’ambiente ipogeo.

La specie è diffusa nel Carso classico del Nord?Est Italia, dove occupa sia le grotte sommerse sia le sorgenti carsiche perenni a flusso lento. In questi ambienti Troglocaris planinensis convive con altri vertebrati e invertebrati tipici della fauna sotterranea, tra cui il proteo Proteus anguinus e isopodi del genere Monolistra.

Le sorgenti rappresentano un ecotono, una zona di transizione tra falda sotterranea e acque superficiali, in cui coesistono condizioni ipogee e fattori ambientali di superficie.

Per un gambero di grotta stigobio come Troglocaris planinensis, le sorgenti carsiche offrono sia un potenziale aumento di risorse trofiche sia un incremento del rischio di predazione rispetto alla grotta.


Monitoraggi notturni nelle sorgenti carsiche: quando i gamberi di grotta escono

Uno studio recente, condotto nel Carso classico e pubblicato nel 2026, ha analizzato l’uso delle sorgenti da parte del gambero di grotta Troglocaris planinensis in 64 sorgenti tra il 2020 e il 2025.

I ricercatori hanno eseguito ripetuti censimenti diurni e notturni per stimare densità e frequenza di presenza dei gamberi nelle diverse condizioni ambientali.onlinelibrary.wiley

Nelle sorgenti carsiche le densità di Troglocaris planinensis hanno raggiunto valori fino a 116 individui per metro quadrato, con abbondanze significativamente più elevate durante la notte rispetto al giorno.

Questo pattern conferma che i gamberi di grotta sfruttano le sorgenti soprattutto in condizioni di oscurità, riducendo l’esposizione visiva ai predatori diurni.

Parallelamente, studi di lungo periodo nelle sorgenti di Doberdò e dell’area compresa tra Doberdò del Lago e Monfalcone avevano già mostrato che Troglocaris planinensis è tra gli stigobionti più frequentemente osservati negli ecotoni sorgivi carsici.


Luce, predatori e comportamento: come si muovono i gamberi di grotta

Oltre ai rilievi in campo, la ricerca su Troglocaris planinensis ha incluso esperimenti in laboratorio per valutare la risposta comportamentale alla luce e ai segnali di predazione.

Sono stati confrontati individui provenienti dalle grotte con individui raccolti direttamente nelle sorgenti, per verificare eventuali differenze legate all’habitat di origine.onlinelibrary.wiley

I test hanno evidenziato che l’esposizione alla luce non modifica in modo marcato il comportamento del gambero di grotta stigobio, indipendentemente che provenga da sorgente o da grotta.

Invece, la presenza di segnali chimici di predatori, come i pesci, influenza nettamente l’attività: in presenza di questi segnali gli individui riducono i movimenti e adottano un comportamento più cautelativo.

In campo, le sorgenti con maggiore abbondanza di pesci predatori mostrano densità inferiori di Troglocaris planinensis, suggerendo che la presenza di predatori limita l’uso delle sorgenti da parte del gambero di grotta.

Questi risultati si inseriscono in un quadro più ampio, in cui la presenza di stigobionti nelle sorgenti è controllata sia da fattori fisici, come idroperiodo e allagamenti, sia da fattori biotici come la predazione.

Per Troglocaris planinensis, le sorgenti perenni a flusso lento, soggette a periodi di piena ma con pressione di predazione relativamente contenuta, risultano gli habitat più favorevoli.


Sorgenti carsiche, gamberi di grotta e conservazione degli ecosistemi ipogei

Gli studi condotti nel Carso classico mostrano che i gamberi di grotta come Troglocaris planinensis non sono confinati permanentemente alle cavità sotterranee, ma utilizzano attivamente le sorgenti carsiche come parte del proprio spazio vitale.

Questo utilizzo selettivo degli ecotoni conferma che la presenza di stigobionti nelle sorgenti non è un fenomeno casuale, bensì legato a specifiche caratteristiche dell’habitat e alla disponibilità di risorse alimentari.

In termini di conservazione, le sorgenti carsiche assumono un ruolo chiave come zone di contatto tra fauna sotterranea e ambienti superficiali.

La degradazione o l’inquinamento delle sorgenti non incidono solo sulle comunità epigee, ma possono compromettere anche le popolazioni di gamberi di grotta stigobi come Troglocaris planinensis e altri troglobi associati.

Progetti recenti dedicati alla fauna ipogea italiana sottolineano la necessità di includere sorgenti ed ecotoni carsici nelle strategie di tutela della biodiversità sotterranea.

In questo quadro, il gambero di grotta Troglocaris planinensis emerge come specie modello per comprendere i collegamenti ecologici tra grotte, falde sotterranee e sorgenti, e per promuovere la protezione integrata degli ecosistemi carsici.

Ecco l’elenco delle fonti utilizzate, con i relativi link:

L'articolo Gamberi di grotta nelle sorgenti carsiche: Troglocaris planinensis tra buio e superficie proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Sopra e sotto il Carso – Marzo 2026
    Condividi Cronache dal sottosuolo tra attività, riflessioni e una perdita che segna un’epoca Il numero di marzo 2026 della rivista del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” si apre con un tono insolito: oltre al gradito racconto delle attività speleologiche, una riflessione profonda sul presente della comunità speleo, segnata da eventi rilevanti e dolorosi E’ in rete il nuovo numero di Sopra e Sotto il Carso: datato marzo 2026, documenta un’intensa attività sul territorio: esplorazioni
     

Sopra e sotto il Carso – Marzo 2026

Apríl 8th 2026 at 05:00

Condividi

Cronache dal sottosuolo tra attività, riflessioni e una perdita che segna un’epoca

Il numero di marzo 2026 della rivista del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” si apre con un tono insolito: oltre al gradito racconto delle attività speleologiche, una riflessione profonda sul presente della comunità speleo, segnata da eventi rilevanti e dolorosi

E’ in rete il nuovo numero di Sopra e Sotto il Carso: datato marzo 2026, documenta un’intensa attività sul territorio: esplorazioni e ricerche tra Faedis, Taipana, Canal di Grivò e Torreano, rilievi e documentazione fotografica di grotte e cavità artificiali, monitoraggi ambientali e studi scientifici, attività didattiche e corsi speleo e partecipazione al Tavolo regionale della Speleologia a Trieste.

Un quadro vivo, che restituisce una comunità attiva, radicata sul territorio e ancora fortemente impegnata nella ricerca e nella divulgazione.

Un numero intenso tra esplorazioni, memoria e una chiusura che segna la speleologia italiana. Ecco tutti i contenuti:

  • Editoriale: Marzo, un mese per riflettere
  • Attività del mese: esplorazioni, ricerche e rilievi
  • Tavolo della Speleologia a Trieste
  • Comunicato Regione FVG sulla speleologia
  • Analisi su punti di forza e debolezza del sistema speleo
  • Task Force “Popolazione e cultura”
  • Ricordo di Arrigo Cigna
  • È finita! – la chiusura del rifugio di Taipana
  • Lettomanoppello e i premi alla speleologia
  • Carlo Marchesetti: ritratto
  • Milano sotterranea
  • Grotta Doviza
  • Abisso Bertarelli – 100 anni
  • Speleocollezionismo (parte 2)
  • Speleolibri e biblioteca virtuale
  • Straccis: il microcosmo perduto
  • NCKRI News
  • Appuntamenti della speleologia
  • Chi siamo

Il Tavolo della Speleologia: luci e ombre

Ampio spazio è dedicato all’incontro istituzionale del 5 marzo 2026, con presentazione delle attività regionali e del Catasto speleologico, discussione su contributi, accatastamento e progetti futuri e riflessioni critiche sul sistema attuale

Emergono anche alcune criticità: una certa distanza tra sostegno economico e reale sviluppo qualitativo della speleologia, e la necessità di maggiore visione strategica.

Il ricordo di Arrigo Cigna

Uno dei momenti più intensi del numero è dedicato alla scomparsa di Arrigo Cigna, figura centrale della speleologia mondiale.

Viene ricordato come padre della speleologia scientifica moderna, studioso rigoroso e innovatore e uomo di grande umanità e capacità di dialogo.

E’ un tributo dovuto e sentito, che attraversa più articoli e restituisce la dimensione umana oltre che scientifica della sua figura.

Interessante anche il contributo sulla Convenzione delle Alpi e il patrimonio immateriale, che si dà importanti spunti, quali la valorizzazione delle culture alpine, il necessario coinvolgimento dei giovani e la costruzione di una rete transalpina di buone pratiche

E’ un segnale di apertura verso temi più ampi, dove speleologia e cultura si intrecciano.

Il cuore del numero: “È finita!”: la chiusura del rifugio speleologico “C. Seppenhofer” di Taipana

Il passaggio più forte – e decisamente struggente – è dedicato alla chiusura del rifugio di Taipana.

Dopo oltre 25 anni di attività, il Comune ha imposto lo sgombero immediato. Così, il rifugio, unico nel suo genere in Friuli Venezia Giulia, ha cessato di esistere: viene cancellato un punto di riferimento per la speleologia italiana e internazionale

Taipana non era solo una struttura: luogo di incontro e formazione, centro di ricerca e divulgazione, presidio culturale e sociale e simbolo di continuità per generazioni di speleologi.

La decisione della parte pubblica, apparentemente priva di valida motivazione, colpisce perché sembra non guardare né al passato, né al futuro: manca – si scrive – della necessaria sensibilità, che renderebbe chiaro e visibile il valore storico, sociale e identitario costruito in decenni di lavoro volontario.

Il risultato – scrive la rivista – è un vuoto: fisico, culturale e simbolico.

Ma la comunità che non si arrende.

Nonostante tutto, il messaggio finale è chiaro: la storia non si cancella con un provvedimento amministrativo, la passione speleologica continua, e l’impegno e il legame con il territorio resta

Il numero racconta cosa si fa, ma anche cosa si rischia di perdere.

Da Scintilena, un pensiero affettuoso a Taipana e a chi ha dato anima e tempo a quel rifugio, e a una storia che nessuna chiusura potrà davvero spegnere.

La rivista Sopra e Sotto il Carso

  • disponibile al download sul sito ufficiale del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer”: www.seppenhofer.it
  • per segnalare notizie, interviste, video o link utili, per sostenere l’associazione o partecipare alle attività, o semplicemente per ricevere i comunicati, scrivere a: seppenhofer@libero.it

L'articolo Sopra e sotto il Carso – Marzo 2026 proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Nel Cuore della Terra: viaggia tra gli abissi e le sorgenti del Cansiglio
    Condividi Da Polcenigo a Caneva, un 2026 di geodivulgazione tra grotte, fossili e acque carsiche per scoprire i geositi più affascinanti del Friuli Venezia Giulia. PROGETTI DI GEO-DIVULGAZIONE DEI GEOSITI DICANEVA E POLCENIGO (PN) 2026 La geodiversità è la varietà di rocce, forme del paesaggio e processi naturali che hanno modellato la Terra. È il “patrimonio geologico” che racconta la storia del nostro pianeta e crea le condizioni per la vita. Nonostante le sue dimensioni contenut
     

Nel Cuore della Terra: viaggia tra gli abissi e le sorgenti del Cansiglio

Marec 30th 2026 at 09:00

Condividi

Da Polcenigo a Caneva, un 2026 di geodivulgazione tra grotte, fossili e acque carsiche per scoprire i geositi più affascinanti del Friuli Venezia Giulia.

PROGETTI DI GEO-DIVULGAZIONE DEI GEOSITI DICANEVA E POLCENIGO (PN) 2026

La geodiversità è la varietà di rocce, forme del paesaggio e processi naturali che hanno modellato la Terra.

È il “patrimonio geologico” che racconta la storia del nostro pianeta e crea le condizioni per la vita.

Nonostante le sue dimensioni contenute, il Friuli Venezia Giulia è ricchissimo di geositi.

La varietà geologica della regione copre quasi mezzo miliardo di anni di storia naturale e abbraccia montagne, grotte, coste, fiumi fossili e formazioni rocciose uniche.

Nel 2016 il Friuli Venezia Giulia ha approvato una legge regionale (n. 15/2016) che tutela il patrimonio geologico e speleologico.

La norma riconosce l’importanza scientifica, culturale ed educativa dei geositi e promuove la loro valorizzazione anche in chiave turistica e pianificatoria.

Nella zona di Polcenigo e Caneva sono in atto tutta una serie di iniziative per far conoscere la geologia locale. 

A fare da apri pista nel 2025 è stato PolceniGEO, un progetto di successo che ha portato alla conoscenza di molti la presenza di fossili e bellezze geologiche dello scrigno verde di Polcenigo, impegnato quest’anno a promuovere la fascia Sorgente Santissima – Abissi Cansiglio.

 

Nel Comune di Caneva sono riconosciuti tre Geositi di importanza nazionale a valenza geomorfologica, geologica, paleontologica e idrogeologica inseriti nel Catasto Regionale dei Geositi del Friuli Venezia Giulia: Doline e abissi del Cansiglio, le Sorgenti del Fiume Livenza, Il Marmorino di Caneva. 

Il primo geosito – Doline e abissi del Cansiglio – condiviso con Polcenigo, ha una rilevanza geomorfologica, idrogeologica e paleontologica, perché comprende una delle zone più rappresentative del Cansiglio per lo sviluppo del carsismo profondo e superficiale e racchiude la testimonianza dell’evoluzione degli antichi mari tropicali mesozoici tramite i fossili.

Il Cansiglio racchiude un centinaio di cavità e proprio in questa area ospita l’abisso più profondo del Friuli Occidentale, l’Abisso del Col della Rizza, protagonista per due volte delle prove di tracciamento nel 2008 e 2016. È stato provato che questa grotta drena le due acque nel territorio di Caneva – Polcenigo verso le sorgenti del Livenza in circa una settimana. Nel geosito è compreso anche il Bus de la Lum, grotta importante sia per motivi geologici sia storici. 

Il secondo geosito – Sorgenti del Fiume Livenza – rappresenta uno dei più noti e interessanti sistemi di idrologia carsica a livello nazionale, sia dal punto di vista geologico che sportivo. La promozione della conoscenze della sorgente Molinetto, così poco conosciuta rispetto la Santissima e il Gorgazzo in comune di Polcenigo, si rivela importante, visto il suo diretto collegamento con la zona carsica del Col de la Rizza. Si trova in corrispondenza del Ristorante la Trota Blu e viene anche chiamata sorgente della Livenzetta.

Il terzo geosito – Il Marmorino di Caneva – costituisce una rarità tra i giacimenti di carbonato di calcio a livello europeo, sia per le caratteristiche chimico-fisiche del materiale sia per la predisposizione alla lavorazione. Opportunamente polverizzato, trova largo impiego nei campi dell’industria chimica, farmaceutica, alimentare (per fare vetro, colori, vernici, cera, sapone, ecc…). È considerato una risorsa mineraria strategica, perché è un carbonato praticamente puro naturalmente. 

 

Grazie ai contributi relativi alla Legge Regionale sui Geositi n. 15/2016, quest’anno il Comune di Caneva ha in programma tutta una serie di iniziative nel progetto chiamato GEOinCANEVA2026, per divulgare la conoscenza della propria geodiversità. Oltre a valorizzare ogni geosito con un pannello divulgativo in bilingue, verrà realizzato un tour virtuale interattivo lungo l’itinerario che dalla sorgente del Molinetto porta all’Abisso Col de la Rizza. Verranno organizzate attività didattiche, escursioni con geologo e guide GAE e alcuni convegni in autunno dal tema “Geositi, grotte e Livenza” e “A 90 anni dal terremoto del Cansiglio”.

Alcuni eventi saranno condivisi con il vicino comune di Polcenigo, impegnato con PolceniGEO a promuovere la sorgente Santissima, detta anche della Livenza, con un pannello bilingue e l’integrazione del virtual tour già creato l’anno scorso dalla Divulgando s.r.l. consultabile da smartphone e PC sul sito https://www.polcenigeo.it/. Sullo stesso sito è scaricabile la guida sui geositi comunali in pdf: https://www.polcenigeo.it/guida/

 

L’idea di base degli organizzatori, condivisa con i rispettivi Comuni, è quella di offrire una visione dell’evoluzione geologica continua di questa parte della dorsale friulana del Cansiglio, per promuoverne le conoscenze in modo completo, grazie alle quali si sviluppa il tessuto economico locale. 

 

IL CALENDARIO ESCURSIONI PolceniGEO E GEOinCANEVA 2026

Le escursioni, guidate da un geologo, sono tutte gratuite e necessitano di prenotazione per motivi organizzativi:

Domenica 12 aprile: L’orma del Dinosauro Beppino

Domenica 10 maggio: Anello delle sorgenti Molinetto e Santissima

Domenica 14 giugno: Anello degli abissi del Cansiglio

Domenica 06 settembre: Il sentiero geologico del Col dei S’cios

Domenica 04 ottobre: Il Marmorino di Caneva

 

Contatti mail: caneva@divulgando.eu   –  polcenigeo@divulgando.eu

Telefono: 0039 3394879019

 

L'articolo Nel Cuore della Terra: viaggia tra gli abissi e le sorgenti del Cansiglio proviene da Scintilena.

❌