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    Condividi Gli speleologi del GSV CAI Varese annunciano sui social nuove scoperte alla Grotta Mattarelli, esplorata per oltre un chilometro nelle ultime uscite tra marzo e aprile 2026. La cavità raggiunge ora 7203 metri di sviluppo e resta al centro dell’attività esplorativa al Campo dei Fiori, con importanti potenzialità ancora da indagare. Nel 2023, dopo 8 anni di ricerche e fatiche, gli speleologi del Gruppo Speleologico CAI Varese (GSV) avevano raggiunto un grande obiettivo: il secondo ing
     

Abisso Mattarelli: nuove esplorazioni e sviluppo oltre i 7 km

Apríl 29th 2026 at 05:00

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Gli speleologi del GSV CAI Varese annunciano sui social nuove scoperte alla Grotta Mattarelli, esplorata per oltre un chilometro nelle ultime uscite tra marzo e aprile 2026. La cavità raggiunge ora 7203 metri di sviluppo e resta al centro dell’attività esplorativa al Campo dei Fiori, con importanti potenzialità ancora da indagare.

Nel 2023, dopo 8 anni di ricerche e fatiche, gli speleologi del Gruppo Speleologico CAI Varese (GSV) avevano raggiunto un grande obiettivo: il secondo ingresso all’Abisso Mattarelli (anche Grotta dei Mattarelli). Il nuovo accesso si trova alla stessa quota di quello precedente, ma consente di evitare i pozzi in frana che caratterizzano il primo tratto della cavità. E’ un punto di partenza strategico che ha consentito di proseguire la risalita verso la cima della montagna, dove molti obiettivi – tra cui Shangai – attendono gli speleologi più determinati.

In questi giorni arriva un nuovo importante aggiornamento da parte degli speleologi varesini, che sulla loro pagina Facebook annunciano un ulteriore successo, frutto di un’esplorazione condotta tra fine marzo e inizio aprile 2026, con la partecipazione di nuove e “vecchie” glorie.

dalla pagina FB del GS CAI VArese

Riportiamo il post con fedeltà:

“Ecco le ultime scoperte nella grotta dei Mattarelli, dove a 5 ore dalla superficie, si è esplorato oltre 1 km tra gallerie e ambienti mozzafiato….
La grotta raggiunge uno sviluppo di 7203m, e i fronti esplorazione sono ancora aperti!”

Il risultato conferma il grande potenziale della cavità e la continuità dell’impegno esplorativo sul massiccio del Campo dei Fiori, già protagonista negli anni recenti di importanti scoperte, insieme ad altre aree come lo Stelvio, di cui si è parlato anche al Raduno Lombardo di Malonno.

Dieci anni dall’inizio dell’avventura

La Grotta Mattarelli è stata scoperta nel 2016 dagli stessi speleologi varesini, segnando una nuova fase di interesse per il Campo dei Fiori dopo un lungo periodo di relativa inattività. L’ingresso si trova nel territorio comunale di Barasso, nella parte alta del versante meridionale del massiccio.

Verticalità – Grotta Mattarelli © Luana Aimar

Alcuni tratti della cavità si distinguono per la straordinaria ricchezza di concrezioni, con stalattiti e stalagmiti di varie forme, e un settore è caratterizzato da una presenza eccezionale di fossili, in particolare ammoniti e crinoidi, tanto da ricordare una vera e propria galleria di museo di storia naturale.

Il nuovo aggiornamento esplorativo conferma come l’Abisso Mattarelli (guardate le foto da Facebook! https://www.facebook.com/media/set/?vanity=GSVarese&set=a.1647621112145082)

@Peter Lindner – dalla pagina FB del GS CAI Varese

è tutt’altro che “chiuso”: i fronti restano aperti e le prospettive di sviluppo continuano a stimolare l’attività del gruppo.

Ed ecco il resoconto dettagliato delle esplorazioni, inviato da Sandro Uggeri sulla lista Speleo-it, che cita anche gli speleologi coinvolti, ai quali vanno i nostri complimenti per la perseveranza e i risultati raggiunti:

Le ultime informazioni scritte su Speleo-IT relative alla Grotta Mattarelli (M. Campo dei Fiori, Varese) risalgono all’inizio 2023, in occasione dell’apertura del secondo ingresso, scoperto utilizzando tecniche speleologiche (risalite e disostruzioni), topografiche, ARTVA, radioline e datalogger… Ingresso importante perché il primo è assai pericoloso per attraversamenti di frane verticali molto instabili.

Anche per sistemare il secondo ingresso, che si apre verticale nel centro di una valletta, c’è voluto il suo tempo. Idem per rendere il successivo percorso un minimo agevole, aprendo lo Stalinpass, che permette di evitare lo stretto e fangoso Ramo Ortomio, così denominato per le tante concrezioni a cavolfiore.

Finalmente sono stati guardati i rami in risalita presso il nuovo ingresso. 

Ripetuti test col Naso, abbinati a datalogger di temperatura, hanno accertato connessioni con le tre principali grotte soprastanti, Shanghai, Uno e Fulmini, ma per il momento da Mattarelli non è stata trovata la via giusta. Concentrandosi su Shanghai sono state fatte una decina di uscite, fino ad avere la meglio sulla strettoia detta “della tanica”, strumento utilizzato per allontanare il detrito. Oltre la strettoia, due saloni ed una galleria in discesa, fino ad una strettoia ventosa che rappresenta l’ attuale fondo, a circa -180, a 900 m dall’ ingresso, con percorrenza non banale. La distanza da Mattarelli è circa una quarantina di metri, non facili da superare perché in questo tratto le due grotte si sviluppano in parallelo.

Tornando a Mattarelli, la più importante scoperta ha luogo questo inverno: il ramo dedicato ad Andrea Gonzaga, speleologo varesino deceduto in autunno, quasi all’improvviso, lasciando un grande vuoto.

Il Ramo Andy inizia circa a -380, con una serie di camini per un’ottantina di metri di dislivello positivo. In cima intercettano una zona freatica antica: sono particolari i resti di un antico lago, ora testimoniato da profondi mud crack fossili, talvolta ricoperti da una sabbiolina costituita da ossicini di pipistrelli.

All’insù la zona freatica continua con la Galleria Controvento, ultima esplorazione domenica scorsa: finisce su camino ventoso e pozzo inesplorato. All’ingiù invece si sviluppa la Galleria Basilisco, un grosso freatico anch’esso fermo, da una settimana, su di un pozzo. Manca poco per superare in pianta ed in sezione il fondo di Mattarelli, -414. Qualche centinaio di metri più a sud si trova Nuovi Orizzonti, il freatico alla base del Campo dei Fiori, con i suoi 7300 metri di sviluppo.

Mattarelli misura al momento 7200 metri di sviluppo, di cui circa 1500 metri esplorati nel 2026. 

Come ormai d’uso (purtroppo) io scrivo ma partecipo solo marginalmente alle esplorazioni, spinte dai soci più giovani del GSV CAI Varese. Tra tutti vanno citati Simon Beatrice, Leopoldo Losa, Oliver Beatrice, Marco Bertoni, Giuseppe Gastaldi, Peter Beatrice, Massimo Loriato, Santo Vezzano ed il supporto fornito dal Gruppo Grotte le Nottole, dal GG Cai Gallarate e dall’ adrenalinico Corvo, ritornato per l’occasione nella sua culla speleologica”.

Le fotografie sono attinte dalla pagina social del Gruppo Speleologico CAI Varese (GSV) , eccetto lo scatto di @Luana Ajmar, tratto dalla pagina dello Scarpone del CAI.

dalla pagina FB del GS CAI Varese

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  • Fontana del Lantro: torna il ciclo di aperture gratuite a Bergamo Alta
    Condividi Gli speleologi delle Nottole guidano i visitatori nella cisterna medievale più antica della città Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” ha avviato domenica 26 aprile 2026 il nuovo ciclo di aperture della Fontana del Lantro, la suggestiva cisterna sotterranea medievale collocata sotto la chiesa di San Lorenzo, in via Boccola, nel cuore di Città Alta. Le visite sono libere e gratuite. Sono previsti otto appuntamenti distribuiti tra aprile e ottobre 2026, sempre nelle dome
     

Fontana del Lantro: torna il ciclo di aperture gratuite a Bergamo Alta

Apríl 28th 2026 at 11:00

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Gli speleologi delle Nottole guidano i visitatori nella cisterna medievale più antica della città

Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” ha avviato domenica 26 aprile 2026 il nuovo ciclo di aperture della Fontana del Lantro, la suggestiva cisterna sotterranea medievale collocata sotto la chiesa di San Lorenzo, in via Boccola, nel cuore di Città Alta. Le visite sono libere e gratuite. Sono previsti otto appuntamenti distribuiti tra aprile e ottobre 2026, sempre nelle domeniche pomeriggio, con orario dalle 14:30 alle 18:30. Fa eccezione il 15 agosto, che cade di sabato. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con il Comune di Bergamo.bergamotomorrow+1


La Fontana del Lantro: mille anni di storia idrica nel sottosuolo bergamasco

La Fontana del Lantro è uno dei siti ipogei medievali meglio conservati dell’Italia settentrionale. Il nome deriva dal latino antrum, ovvero “antro dell’acqua”, riferimento diretto alla piccola cavità naturale da cui sgorga la sorgente originaria. La prima attestazione documentale risale all’anno 928, in una pergamena redatta per conto del vescovo Adalberto. Ulteriori documenti del 1032 e del 1042 ne confermano l’esistenza, mentre lo Statuto cittadino del 1248 descrive il complesso già dotato di cisterna, cunicoli, abbeveratoi e lavelli.wikipedia+3

La struttura visibile oggi è della seconda metà del Cinquecento. La sua costruzione fu determinata dall’avvio dei lavori per le mura difensive veneziane (1561–1588), che comportarono la demolizione della preesistente chiesa di San Lorenzo: ricostruita poco distante, la nuova chiesa inglobò la cisterna in un atrio interrato. Da quel momento la fontana rimase protetta in quell’ambiente ipogeo che è ancora oggi visitabile.bergamonews+2


Architettura: doppia vasca e volte in pietra a vista

Dal punto di vista architettonico, il Lantro è un manufatto di notevole pregio. La struttura è costruita interamente in pietra squadrata a vista e presenta ampie volte con archi a tutto sesto e a sesto acuto, che convergono verso un’unica colonna portante posta al centro della vasca principale.nottole+3

Il sistema adotta il principio della doppia vasca: l’acqua della sorgente viene convogliata in una vasca sopraelevata, dove le impurità si depositano sul fondo, prima di fluire nella cisterna principale. Questo sistema, già noto in epoca romana, garantiva un’acqua di qualità elevata alla comunità della vicinia di San Lorenzo.visitbergamo+2

Il complesso è alimentato da due sorgenti: la storica sorgente del Lantro, originata da una piccola cavità naturale, e la sorgente di San Francesco, captata durante i lavori di costruzione delle mura veneziane nel XVI secolo tramite un apposito cunicolo.museionline+1


Da lavatoio pubblico all’abbandono, fino al recupero del 1992

Per secoli la fontana ha svolto una funzione pubblica fondamentale: veniva utilizzata per usi domestici, come abbeveratoio per gli animali e per la concia delle pelli. Con l’entrata in funzione del nuovo acquedotto municipale alla fine dell’Ottocento, la struttura perse la sua funzione di approvvigionamento idrico, ma rimase in uso come lavatoio fino al 1950.nottole+1

Nei decenni successivi il sito cadde in abbandono e divenne una discarica abusiva. Nel 1992 il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” avviò una campagna di pulizia e restauro che riportò la cisterna alle sue condizioni originali. Da allora il Lantro è visitabile solo in occasione di aperture speciali organizzate con il Comune di Bergamo.ecodibergamo+3


Le Nottole: oltre cinquant’anni di esplorazione sotterranea a Bergamo

Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” nasce dalla fusione, avvenuta nel 1974, tra il Gruppo Speleologico Bergamasco (fondato nel 1964) e il Gruppo Speleologico “Le Nottole” (fondato nel 1969). Il nome “Nottole” fa riferimento a un pipistrello.nottole+1

L’attività del gruppo copre sia la speleologia in grotte naturali nelle Prealpi Orobiche, sia il censimento e la valorizzazione delle cavità artificiali del sottosuolo bergamasco. Tra i contributi principali: la pubblicazione degli studi sugli antichi acquedotti di Bergamo, il rilievo delle cannoniere in casamatta delle mura venete UNESCO, la scoperta nel 2023 del cunicolo originale della Fontana del Vagine (lungo circa 80 metri, con due sorgenti attive a 13 metri di profondità sotto la Corsarola) e la gestione didattica del patrimonio sotterraneo di Città Alta.scintilena+4

Nel 2025 il Lantro ha accolto 3.199 visitatori, dato in crescita rispetto agli anni precedenti.ecodibergamo


Il calendario delle otto aperture 2026

Per accedere alla struttura è obbligatorio indossare scarpe chiuse con suola antiscivolo. Prima dell’avvio del ciclo 2026, le Nottole hanno effettuato manutenzione straordinaria sulla griglia della passerella interna.ecodibergamo+2

Le date previste sono le seguenti:bergamotomorrow+1

  • Domenica 26 aprile – 14:30 / 18:30
  • Domenica 31 maggio – 14:30 / 18:30
  • Domenica 28 giugno – 14:30 / 18:30
  • Domenica 26 luglio – 14:30 / 18:30
  • Sabato 15 agosto – 14:30 / 18:30
  • Domenica 30 agosto – 14:30 / 18:30
  • Domenica 27 settembre – 14:30 / 18:30
  • Domenica 25 ottobre – 14:30 / 18:30

La Fontana del Lantro si trova in via Boccola, sotto la chiesa di San Lorenzo (coordinate GPS: 45.70569, 9.66417). L’ingresso è libero e gratuito.bergamonews+1


Fontana del Lantro e le Aperture 2026.

Riapre la Fontana del Lantro: le visite guidate con «Le Nottole» – Bergamo Tomorrow

Il report analizza in dettaglio:

  • Origine storica: prima citazione documentata nell’anno 928, con attestazioni nel 1032, 1042 e nello Statuto cittadino del 1248
  • ?? Architettura: struttura della seconda metà del ‘500, doppia vasca (quella principale da 400 m³), volte ad archi romanici/gotici su colonna centrale, sistema di doppia vasca per la depurazione dell’acqua
  • Le due sorgenti: la storica Sorgente del Lantro e la Sorgente di San Francesco (scoperta durante la costruzione delle mura venete)
  • ?? Bergamo Sotterranea: il Lantro come nodo di una rete più ampia di acquedotti romani, veneziani e cunicoli militari
  • Il Gruppo “Le Nottole”: fondato nel 1969, fusione con il GSB nel 1974, protagonisti del recupero del 1992 e di decenni di esplorazione ipogea
  • Calendario 2026: 8 aperture gratuite da aprile a ottobre, sempre dalle 14:30 alle 18:30 (ricorda: scarpe chiuse con suola antiscivolo!)
  • Dati visitatori: 3.199 visitatori nel 2025, in crescita costante

Fontana del Lantro – Studio Approfondito

Inquadramento generale

La Fontana del Lantro è una delle cavità artificiali più significative di Bergamo e uno dei siti ipogei medievali meglio conservati dell’Italia settentrionale. Situata sotto la chiesa di San Lorenzo in via Boccola, nel cuore di Città Alta, è una straordinaria cisterna sotterranea che ha fornito acqua alla comunità locale per quasi mille anni. A partire dal 26 aprile 2026, il sito ha riaperto al pubblico con un calendario di otto aperture gratuite organizzate dal Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” in collaborazione con il Comune di Bergamo.[1][2][3][4][5][6]


Storia e origine del nome

Le prime attestazioni documentali

Il nome “Lantro” deriva dal latino Later (o antrum, antro), che significa letteralmente “antro dell’acqua”, un riferimento diretto alla piccola cavità naturale da cui sgorga la sorgente principale. Il primo documento che attesta l’esistenza della fontana risale all’anno 928, quando una pergamena scritta per conto del vescovo Adalberto menziona espressamente la sorgente del Lantro. Altri documenti del 1032 e del 1042 ne riportano menzione, mentre lo Statuto cittadino del 1248 descrive l’intero complesso come dotato di cisterna, cunicoli, abbeveratoi e lavelli.[1][2][7][6][8]

Dal Medioevo all’età veneziana

Originariamente collocata all’aperto, la fontana subì una profonda trasformazione nella seconda metà del XVI secolo, quando la Repubblica di Venezia impose la costruzione delle celebri mura difensive di Bergamo (1561–1588). Questo radicale intervento urbanistico comportò la demolizione della preesistente chiesa di San Lorenzo, ricostruita poco distante proprio sopra la cisterna, che si trovò così inglobata in un atrio interrato sotto la nuova chiesa. Da quel momento in poi, la fontana rimase protetta e racchiusa in quel suggestivo ambiente ipogeo che ancora oggi è possibile visitare.[1][7][9]

Dal lavatoio all’abbandono

Nel corso dei secoli, il Lantro svolse una funzione pubblica fondamentale per la comunità della Vicinia di San Lorenzo: l’acqua veniva utilizzata per usi domestici, come abbeveratoio per gli animali e per la concia delle pelli. Alla fine dell’Ottocento, con l’entrata in funzione del nuovo acquedotto municipale, la fontana perse la sua funzione primaria di approvvigionamento idrico, ma continuò a essere usata come lavatoio fino al 1950. Negli anni successivi la cisterna cadde in completo abbandono, trasformandosi progressivamente in una discarica abusiva.[2][7]


Architettura e caratteristiche strutturali


Fontana del Lantro cistern
La struttura attuale della Fontana del Lantro è della seconda metà del Cinquecento e rappresenta un eccellente esempio di architettura idraulica rinascimentale. È costruita interamente in pietra squadrata a vista ed è caratterizzata da ampie volte con archi a tutto sesto e a sesto acuto, che convergono verso una singola colonna portante posta al centro della vasca principale.[1][2][3][6]

ElementoDescrizione
Vasca principaleBase quadrata, capacità circa 400 m³
Vasca minoreIn posizione sopraelevata rispetto alla principale
CoperturaVolte ad archi a tutto sesto e sesto acuto
Supporto centraleUnica colonna portante al centro
MaterialePietra squadrata a vista
LocalizzazioneVia Boccola, sotto la chiesa di San Lorenzo
Coordinate45°42?20.63?N 9°39?50.42?E

La fontana adottava il classico sistema della doppia vasca già in uso presso gli antichi romani per la purificazione dell’acqua: l’acqua della sorgente veniva convogliata nella vasca sopraelevata, dove le impurità (sabbia e altri corpuscoli) si depositavano sul fondo prima che l’acqua passasse nella vasca principale. Questo sistema garantiva un elevato livello qualitativo dell’acqua distribuita alla comunità.[6]

Le sorgenti

Il sistema idrico del Lantro era alimentato da due sorgenti distinte:[2][10]

  • Sorgente del Lantro: la più antica e abbondante, nasce da una piccola cavità naturale dietro la chiesa di San Lorenzo, da cui prende il nome l’intera struttura
  • Sorgente di San Francesco: intercettata successivamente, durante i lavori di costruzione delle mura veneziane nel XVI secolo; captata tramite un apposito cunicolo

Il sistema idrico sotterraneo di Bergamo Alta

La Fontana del Lantro non è un sito isolato, ma fa parte di un complesso reticolo di acquedotti e cavità artificiali che si sviluppano sotto Città Alta, frutto di secoli di interventi di ingegneria idraulica che si stratificano dall’epoca romana fino all’Ottocento.[11][12]

Gli antichi acquedotti romani

Bergamo deve la sua rete idrica originaria all’ingegno della civiltà romana, che seppe captare le sorgenti sui colli e costruire una fitta rete idrica in mattoni, piombo e marmo. Le sorgenti principali storicamente documentate sono la Boccola, il Vagine, il Lantro e il Corno. Due acquedotti principali di epoca romana servivano Città Alta: l’Acquedotto di Castagneta (detto anche dei Vasi o Saliente, lungo 3.544 m con dislivello di 70 m) e l’Acquedotto di Sudorno.[12][13]

L’Acquedotto Magistrale veneziano

Con la denominazione di “Acquedotto Magistrale” si indica il sistema integrato di distribuzione dell’acqua all’interno della cinta veneta, rimasto in funzione fino alla fine del XIX secolo. Dal punto di unione degli acquedotti dei Vasi e di Sudorno, nel baluardo di Sant’Alessandro, prendeva origine il condotto Magistrale, in parte ancora percorribile, che serviva utenze pubbliche (cisterne e fontane) e utenze private tramite partitori e canalizzazioni minori.[13]

L’Acquedotto di Prato Baglioni

Nel 2005 il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” ha completato lo studio del terzo grande acquedotto di Bergamo Alta, l’Acquedotto di Prato Baglioni: struttura della seconda metà del 1500, costruita contestualmente alle mura, con una lunghezza di circa 1.400 metri, che riforniva privati e fontane pubbliche della zona nord-est della città.[14]


Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole”

Storia e fondazione

Il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” è un’associazione di volontari con radici che risalgono al 1964, quando nacque il Gruppo Speleologico Bergamasco, e al 1969, anno di fondazione del Gruppo Speleologico “Le Nottole” — il cui nome deriva dalla nottola, un pipistrello. Nel 1974 i due sodalizi si fusero, dando vita al Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole”, con sede inizialmente al Museo Civico di Scienze Naturali “E. Caffi” di Bergamo.[15][16]

Attività e ricerche

Il gruppo è attivo su molteplici fronti dell’esplorazione speleologica, sia in cavità naturali che artificiali:[17]

  • Esplorazione e rilievo delle mura venete: già nel 1974 le Nottole collaborarono con l’Azienda Autonoma di Turismo per la pubblicazione Le mura di Bergamo (1977), effettuando ispezioni notturne nelle cannoniere in casamatta e nei sotterranei militari[18]
  • Studio degli antichi acquedotti di Bergamo: ricerche d’archivio e sopralluoghi ipogei che hanno portato alla pubblicazione Gli antichi acquedotti di Bergamo (1992) e a studi successivi[11][13]
  • Recupero e valorizzazione del Lantro: nel 1992 il gruppo ha avviato i lavori di pulizia e restauro della cisterna, riportandola all’antico splendore dopo quarant’anni di abbandono[2]
  • Scoperta della fontana del Vagine (2023): ritrovamento del cunicolo originale lungo circa 80 metri, con sezione variabile e due sorgenti attive a 13 metri di profondità sotto la Corsarola[19]
  • Esplorazione carsica dell’Arera: esplorazioni nelle grotte delle Prealpi Orobiche con rilievi topografici e documentazione scientifica[17]
  • Didattica: attività scolastiche già dagli anni ’70 e gestione di corsi di speleologia[20][16]

Le Nottole sono anche attive nelle visite guidate al patrimonio sotterraneo delle mura veneziane, Patrimonio dell’Umanità UNESCO.[21][22]


Il recupero della Fontana del Lantro (1992)

Il 1992 rappresenta un anno fondamentale nella storia recente del Lantro: il Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” avviò un’imponente campagna di pulizia e restauro della cisterna, ridotta a una discarica abusiva colma di detriti, vetri e rottami metallici accumulati in oltre quarant’anni di abbandono. Dopo pochi mesi di lavoro intenso, il manufatto è stato riportato al suo antico splendore. Da quella data, il Lantro è visitabile solo in occasione di aperture speciali o eventi straordinari organizzati in collaborazione con il Comune.[19][1][2][5]

Nel 2025, l’anno precedente alle attuali aperture, la Fontana del Lantro ha registrato 3.199 visitatori, con un incremento significativo rispetto agli anni precedenti — a testimonianza del crescente interesse del pubblico per la “Bergamo sotterranea”.[5]


Calendario Aperture 2026

Le Aperture Fontana del Lantro 2026 sono organizzate dal Gruppo Speleologico Bergamasco “Le Nottole” in collaborazione con il Comune di Bergamo, nell’ambito di una convenzione formale per la gestione e valorizzazione del sito. Prima dell’avvio delle aperture è stata effettuata manutenzione straordinaria sulla griglia della passerella utilizzata dai visitatori per accedere alla cisterna.[4][5][23]

DataGiornoOrario
26 aprile 2026Domenica14:30 – 18:30
31 maggio 2026Domenica14:30 – 18:30
28 giugno 2026Domenica14:30 – 18:30
26 luglio 2026Domenica14:30 – 18:30
15 agosto 2026Sabato14:30 – 18:30
30 agosto 2026Domenica14:30 – 18:30
27 settembre 2026Domenica14:30 – 18:30
25 ottobre 2026Domenica14:30 – 18:30

Le visite sono libere e gratuite per tutti. Per accedere alla struttura è obbligatorio indossare scarpe chiuse con suola antiscivolo, per ragioni di sicurezza data la presenza di acqua e superfici umide. Il sito si trova in via Boccola, sotto la chiesa di San Lorenzo, coordinate GPS: 45.70569, 9.66417.[24][8][4]


Bergamo Sotterranea: contesto patrimoniale più ampio

La Fontana del Lantro si inserisce nel ricco panorama della Bergamo Sotterranea, un sistema di cavità artificiali che comprende:[25][26][9]

  • Cannoniere in casamatta delle Mura Veneziane (Patrimonio UNESCO): strutture militari sotterranee con bocche cannoniere, costruite tra il 1561 e il 1588 su progetto della Serenissima; secondo la ricostruzione storica, se ne contavano 17 in casamatta e 25 a cielo aperto[9]
  • Sortita dell’Acquedotto: accesso sotterraneo al sistema di distribuzione idrica veneziano
  • Rifugi antiaerei della Seconda guerra mondiale: gallerie scavate 15 metri sotto terra, capaci di accogliere fino a mille persone[27]
  • Cunicoli degli acquedotti romani e veneziani: rete idraulica che si snoda per chilometri sotto il tessuto urbano di Città Alta

Le mura venete di Bergamo, iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, sono uno degli elementi che conferiscono alla città il suo straordinario valore storico-culturale. Bergamo e Brescia sono state inoltre Capitale italiana della Cultura 2023, evento che ha intensificato l’attenzione verso il suo patrimonio nascosto.[21][22][25]


Significato scientifico e speleologico

Dal punto di vista della speleologia in cavità artificiali, la Fontana del Lantro rappresenta un caso studio di eccellente livello, con caratteristiche che la rendono unica nel panorama italiano:[2][6]

  • Continuità storica millenaria: documentata dal 928, è tra i più antichi manufatti idraulici urbani ancora integri e visitabili in Italia settentrionale
  • Stratificazione tecnologica: la struttura sovrappone elementi di captazione idrica di epoche diverse (medioevale e rinascimentale), documentando l’evoluzione delle tecniche costruttive
  • Idrogeologia attiva: le sorgenti sono ancora attive, rendendo il Lantro un sito “vivo” e non solo un reperto museale
  • Valore ambientale: come tutti i siti ipogei, rappresenta un potenziale rifugio per chirotteri e fauna cavernicola, in linea con le ricerche naturalistiche condotte nelle grotte bergamasche

La ricerca speleologica condotta dalle Nottole si inserisce in un filone metodologico che integra indagine d’archivio storico, esplorazione fisica delle cavità e rilievo topografico: un approccio multidisciplinare che ha permesso di ricostruire la rete idrica sotterranea di Bergamo con un livello di dettaglio altrimenti irraggiungibile.[11][28]


Conclusione

La Fontana del Lantro è molto più di una cisterna medievale: è un palinsesto millenario che condensa la storia idrica, urbanistica e sociale di Bergamo in un unico spazio sotterraneo. Il lavoro delle Nottole, avviato nel 1974 e proseguito ininterrottamente fino ad oggi, ha trasformato questo sito da discarica abbandonata a monumento accessibile e valorizzato. Le Aperture 2026 rappresentano dunque non solo un appuntamento turistico, ma anche un atto di custodia attiva del patrimonio speleologico e storico-culturale bergamasco.[16][2][5]

Fonti consultate

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  • Le Incisioni Rupestri della Val Camonica: 300.000 Simboli Incisi nella Roccia che Sfidano i Millenni
    Condividi Incisioni Rupestri Il primo sito UNESCO italiano custodisce uno dei più grandi archivi preistorici al mondo, ma molti dei suoi simboli restano ancora senza risposta La Val Camonica e il suo Patrimonio Rupestre Nel cuore delle Alpi lombarde, tra le montagne della provincia di Brescia, si estende uno dei più grandi complessi di arte rupestre al mondo. La Val Camonica conserva oltre 300.000 incisioni rupestri distribuite in più di 180 località, lungo 24 comuni del fondovalle
     

Le Incisioni Rupestri della Val Camonica: 300.000 Simboli Incisi nella Roccia che Sfidano i Millenni

Apríl 25th 2026 at 10:00

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Incisioni Rupestri

Il primo sito UNESCO italiano custodisce uno dei più grandi archivi preistorici al mondo, ma molti dei suoi simboli restano ancora senza risposta


La Val Camonica e il suo Patrimonio Rupestre

Nel cuore delle Alpi lombarde, tra le montagne della provincia di Brescia, si estende uno dei più grandi complessi di arte rupestre al mondo. La Val Camonica conserva oltre 300.000 incisioni rupestri distribuite in più di 180 località, lungo 24 comuni del fondovalle e delle valli laterali. Nel 1979 il sito fu iscritto come primo patrimonio italiano nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, classificato come Sito n. 94.

L’arco temporale coperto dalle incisioni rupestri è notevole. Le figure vanno dalla fine del Paleolitico fino all’età romana e medievale, abbracciando circa 10.000–13.000 anni di storia umana. Le incisioni furono realizzate su superfici di roccia levigate dai ghiacciai. I popoli che si succedettero in valle usarono due tecniche principali: la percussione, con strumenti in quarzite o selce, e il graffito, che scalfiva la superficie con punte aguzze.

Le figure rappresentano una varietà sorprendente di soggetti. Si trovano scene di caccia, animali selvatici e domestici, guerrieri armati, carri, aratri, capanne, simboli geometrici e segni cosmologici. Circa il 75% di tutte le incisioni risale all’Età del Ferro, il periodo più produttivo dell’intera sequenza.


Diecimila Anni di Storia Stratificata sulla Roccia

Le più antiche incisioni rupestri della Val Camonica risalgono al Mesolitico. Gruppi di cacciatori nomadi lasciarono figure zoomorfe di grandi dimensioni — alci, bovidi selvatici, cervi colpiti da dardi — in stile semi-naturalistico. Con l’avvento del Neolitico e dell’agricoltura, il tema dominante si spostò sull’essere umano. Comparvero le prime figure antropomorfe schematiche, i cosiddetti oranti, rappresentati con le braccia alzate in segno di invocazione.

Durante l’Età del Rame e del Bronzo arrivarono i massi-menhir e le statue-stele. Queste pietre scolpite esprimono una nuova religione cosmologica con armi incise come simboli delle energie divine. Con l’Età del Ferro la produzione si intensificò fino a diventare il periodo più prolifico. La Val Camonica era abitata dai Camuni, popolo di montagna con una struttura sociale articolata, che praticava la metallurgia, commerciava con Etruschi e Celti, e usava una forma di scrittura derivata dall’alfabeto etrusco.


I Simboli della Val Camonica: Tra Interpretazione e Mistero

Le incisioni rupestri della Val Camonica funzionano come un sistema di ideogrammi. Ogni figura rappresenta non l’oggetto reale ma la sua “idea” all’interno di un contesto rituale, mitico e propiziatorio. Non tutti i simboli, però, si prestano a una lettura univoca.

Tra i misteri più discussi ci sono le figure topografiche. Si tratta di incisioni geometriche interpretate da molti studiosi come rappresentazioni cartografiche di territori, campi e villaggi. Appaiono a partire dall’Età del Bronzo e la loro funzione — mappe reali, rappresentazioni di paesaggi immaginari o simboli di proprietà — è ancora oggetto di dibattito. Altri segni mostrano schemi geometrici ripetuti — reticoli, spirali, coppelle, sequenze di linee — che potrebbero essere calendari astronomici, forme di proto-scrittura o ornamenti rituali. Studi recenti sull’arte rupestre paleolitica europea hanno individuato in altri contesti sistemi di comunicazione protonotazionali, aprendo nuove prospettive anche sull’interpretazione dei segni camuni.

Secondo Umberto Sansoni, direttore del Dipartimento Valcamonica e Lombardia del Centro Camuno di Studi Preistorici, l’arte rupestre è innanzitutto un linguaggio simbolico. Per comprenderla appieno occorre integrare archeologia, antropologia, storia delle religioni e psicologia analitica, alla ricerca delle matrici archetipiche dei simboli.

Petroglifi preistorici, incisioni rupestri, di disegni geometrici 


La Rosa Camuna: Un Simbolo Senza Risposta Definitiva

Tra tutti i simboli della Val Camonica, la rosa camuna è quello che ha raggiunto la maggiore notorietà. Si tratta di una figura formata da una linea che si sviluppa come una girandola a quattro bracci inserita tra nove coppelle allineate. È stata identificata 92 volte su tutto il comprensorio, principalmente in 27 rocce della Media Valle Camonica tra Capo di Ponte, Foppe di Nadro, Sellero, Ceto e Paspardo.

Il simbolo risale all’Età del Ferro, dal VII al I secolo a.C. Nelle incisioni rupestri, la rosa camuna appare spesso associata a figure di guerrieri che sembrano ruotarle intorno, suggerendo una funzione apotropaica o identitaria. Simboli analoghi sono stati rinvenuti in Mesopotamia, Portogallo, Svezia e Gran Bretagna, portando alcuni ricercatori a ipotizzare una diffusione dell’emblema attraverso contatti tra popolazioni preistoriche dell’area indoeuropea. Il suo significato preciso — culto solare, emblema guerriero o simbolo di buona sorte — rimane aperto.

Nei primi anni Settanta del Novecento, un gruppo di designer italiani composto da Bruno Munari, Roberto Sambonet, Bob Noorda e Pino Tovaglia scelse la rosa camuna come simbolo ufficiale della Regione Lombardia. Dal 1975 compare nel gonfalone, nello stemma e nella bandiera regionale.


Emmanuel Anati e la Ricerca Scientifica Moderna

La scoperta moderna delle incisioni rupestri della Val Camonica risale al 1914, quando l’alpinista Walter Laeng le segnalò nella Guida d’Italia del Touring Club Italiano. Le prime ricerche sistematiche seguirono tra la fine degli anni Venti e gli inizi degli anni Trenta, ad opera di Giovanni Marro, Paolo Graziosi e Raffaello Battaglia.

La svolta decisiva arrivò con Emmanuel Anati. L’archeologo, nato a Firenze nel 1930 e formatosi tra Gerusalemme, Harvard, Parigi e Oxford, raggiunse la Val Camonica nel 1956. Nel 1960 pubblicò La civilisation du Val Camonica, la prima grande sintesi scientifica sull’argomento. Nel 1964 fondò il Centro Camuno di Studi Preistorici (CCSP) a Capo di Ponte, che nel 2024 ha celebrato il suo 60º anniversario. Il centro è oggi un riferimento internazionale per lo studio dell’arte rupestre.


La Tutela del Sito: Parchi, Fondi e Sfide Contemporanee

Il patrimonio rupestre della Val Camonica è distribuito in otto parchi archeologici visitabili. Il principale è il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, a Capo di Ponte, istituito nel 1958. La gestione e la valorizzazione del sito sono coordinate dalla Fondazione Valle dei Segni in collaborazione con la Comunità Montana di Valle Camonica.

È attualmente in corso un programma di manutenzione straordinaria con un finanziamento complessivo di 680.000 euro. Gli interventi completati nel 2025 hanno interessato i parchi di Luine, Seradina-Bedolina e Sellero, con cure della vegetazione, restauro lapideo, sistemazione delle infrastrutture e rilievi con droni e tecnologie 3D. Per il 2026 sono previsti nuovi cantieri al Parco Nazionale di Naquane, al Coren delle Fate di Sonico e nelle aree di Piancogno, Edolo, Borno e Ossimo.

Una delle questioni aperte riguarda la riduzione degli orari di apertura dei parchi, conseguenza di tagli ministeriali. Per farvi fronte si stanno sviluppando programmi promozionali, mostre e progetti didattici nelle scuole.


Un Cantiere Sempre Aperto

Le incisioni rupestri della Val Camonica non smettono di interrogare chi le studia. Ogni nuovo rilievo, ogni nuova tecnologia applicata — dalla fotogrammetria ai modelli 3D — porta alla luce dettagli prima invisibili e apre nuove domande. La ricerca continua su più fronti: l’interpretazione dei simboli, la datazione precisa delle figure, l’identificazione delle lingue e delle credenze dei popoli che le produssero.

Nel panorama internazionale, la Val Camonica rimane il sito di arte rupestre più importante d’Europa per quantità di testimonianze. Le incisioni rupestri sono un archivio inciso nella pietra che attraversa millenni — e che non ha ancora rivelato tutti i suoi significati.

Le Incisioni Rupestri della Val Camonica: Simboli, Misteri e Civiltà nella Roccia

Panoramica

La Val Camonica, situata nell’area alpina della Lombardia, ospita uno dei più grandi e straordinari complessi di arte rupestre al mondo. Con oltre 300.000 figure incise in oltre 180 località distribuite su 24 comuni, questo archivio millenario abbraccia un arco temporale di circa 10.000–13.000 anni, dalla fine del Paleolitico all’età romana e medievale. Nel 1979 il sito è stato iscritto come primo patrimonio italiano nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, classificato come Sito n. 94.[1][2][3][4][5]

Le incisioni — tecnicamente definite petroglifi, dal greco petro (pietra) e glyphein (incidere) — furono realizzate prevalentemente su superfici di roccia levigata dai ghiacciai, di colore grigio o azzurro-violetto. Due tecniche principali furono impiegate: la percussione, con strumenti in quarzite, selce o metallo, e il graffito, che graffiava la superficie con punte aguzze. Le figure si presentano talvolta semplicemente sovrapposte, ma spesso appaiono in relazione logica tra loro, illustrando un rito, una scena di caccia o un atto di lotta.[4][6]


La Scoperta in Epoca Moderna

Le prime segnalazioni risalgono all’alpinista bresciano Walter Laeng, che nel 1914 segnalò la presenza delle incisioni nel volume della Guida d’Italia del Touring Club Italiano. Le prime ricerche sistematiche furono condotte tra la fine degli anni Venti e gli inizi degli anni Trenta dall’antropologo Giovanni Marro, dal geologo Paolo Graziosi e dal paleontologo Raffaello Battaglia. Il clamore internazionale che ne derivò coinvolse specialisti dell’Institut für Kulturmorphologie di Francoforte.[7]

La svolta decisiva arrivò con Emmanuel Anati, un giovane archeologo nato a Firenze nel 1930 che aveva studiato all’Università di Gerusalemme e poi ad Harvard, Parigi e Oxford. Giunto in Val Camonica nel 1956, spinto in parte dall’abate Henri Breuil — il “padre” dell’arte preistorica europea — Anati comprese subito la necessità di uno studio sistematico ed estensivo delle figurazioni. Nel 1960 pubblicò La civilisation du Val Camonica, la prima grande sintesi sull’argomento. Nel 1964 fondò il Centro Camuno di Studi Preistorici (CCSP) a Capo di Ponte, istituzione dedicata allo studio, alla conservazione e alla promozione dell’arte rupestre. Grazie al suo impegno, nel 1979 la Valcamonica fu il primo monumento italiano a essere inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.[8][9][10]


Cronologia: Diecimila Anni di Storia Incisa

Le incisioni rupestri della Val Camonica non appartengono a un’unica epoca, ma si stratificano lungo un percorso millenario che riflette i profondi cambiamenti culturali, religiosi ed economici delle popolazioni alpine.[11]

Il Periodo Proto-Camuno e il Mesolitico (8000–5000 a.C.)

Le più antiche incisioni note in Val Camonica risalgono a gruppi di cacciatori nomadi del Mesolitico (VIII–V millennio a.C.). Sono in prevalenza figure zoomorfe a linea di contorno, di dimensioni talvolta pari a quelle naturali dell’animale rappresentato, in uno stile detto “semi-naturalistico”. Figurano l’alce e il bovide selvatico — animali poi scomparsi dalla fauna lombarda — colpiti da dardi, a indicare pratiche di caccia e probabili culti totemici. I luoghi dove si concentrano queste prime incisioni sono quelli del Parco di Luine presso Darfo Boario Terme.[11][12]

Il Neolitico (5000–3000 a.C.)

Con l’avvento dell’agricoltura nel VI millennio a.C., lo stile artistico cambiò drasticamente: il tema dominante passò dall’animale selvatico all’essere umano. Compaiono le prime figure antropomorfe schematiche, i cosiddetti “oranti” — individui con le braccia sollevate verso l’alto in segno di invocazione o preghiera. Appaiono anche le prime raffigurazioni di animali domestici e testimonianze di culti agricoli legati al sole e alla pioggia. Affiorano le prime “raffigurazioni topografiche“, interpretate come primitive mappe del territorio.[1][5][11]

L’Eneolitico e le Statue Menhir (3200–2500 a.C.)

Durante il Calcolitico (Età del Rame), con lo sviluppo della prima metallurgia e la scoperta dell’aratura, si diffusero in Val Camonica i massi-menhir e le statue stele, pietre scolpite che riflettevano una nuova religione cosmologica. Anati interpreta questi monumenti come espressione di una concezione tripartita dell’universo — cielo, terra e mondo sotterraneo — che trova paralleli nelle più antiche manifestazioni dell’ideologia indoeuropea, con possibili origini proprio nell’area alpina. Le armi metalliche — pugnali, asce, alabarde — erano incise come simboli delle energie divine.[1][11]

L’Età del Bronzo (2500–1000 a.C.)

Con l’Età del Bronzo si afferma il culto delle armi, che vengono magnificate come oggetti magici dotati di vita propria. Appaiono anche le “figure topografiche“, raffigurazioni di campi, muretti e strutture abitative interpretate come mappe di proprietà terriere e paesaggi. Si moltiplicano le figure di carri a due e quattro ruote, a testimonianza del grande sviluppo del commercio transalpino dell’epoca. Compaiono i primi spiriti antropomorfi malefici e benefici, progenitori delle future divinità del pantheon protostorico.[11]

L’Età del Ferro (1000–16 a.C.)

Il periodo più prolifico: circa il 75% di tutte le incisioni fu prodotto in questa fase. La Val Camonica era abitata dal popolo dei Camuni (o Camunni), ricordati dalle fonti latine come antagonisti di Roma, finalmente sottomessi nel 16 a.C.. Le scene dell’Età del Ferro sono vivacissime: guerrieri armati di lance, cavalieri, artigiani, sacerdoti, capanne su palafitte, carri, cerimonie rituali e scene di lotta. La civiltà camuna all’apice della sua fioritura possedeva una struttura socio-politica organizzata, praticava commerci a lunga distanza con Etruschi, Celti e Veneti, e sapeva scrivere con caratteri prestati dagli Etruschi.[1][4][13][14][11][15][12]


I Simboli: Tra Significato e Mistero

Le incisioni rupestri della Val Camonica funzionano come un taccuino pittografico, dove ogni figura è un ideogramma che rappresenta non l’oggetto reale ma la sua “idea”. La loro funzione è riconducibile a riti celebrativi, commemorativi, iniziatici e propiziatori.[4]

Tipologie di Figure

CategoriaEsempiEpoca predominante
Figure zoomorfeAlci, cervi, bovini, cavalli, caniMesolitico ? Età del Ferro
AntropomorfeOranti, guerrieri, sacerdoti, figure danzantiNeolitico ? Età del Ferro
Armi e strumentiPugnali, asce, alabarde, carri, aratriEneolitico ? Età del Ferro
Simboli geometriciCoppelle, labirinti, spirali, figure topograficheNeolitico ? Età del Ferro
Simboli cosmologiciSoli, cerchi, croci ansate, rose camuneEtà del Ferro

Le figure di guerrieri rappresentano uno dei temi più ricorrenti: si vedono uomini armati di lance a cavallo, figure legate insieme che evocano la cattura di prigionieri, e maniscalchi al lavoro. Accanto a queste, le scene rituali mostrano personaggi descritti dai ricercatori come “sacerdoti-artisti”, figure che si isolavano per meditare e incidere in luoghi lontani dai centri abitati.[15]

Le “Figure Topografiche”: Mappe Preistoriche?

Tra i misteri più affascinanti spiccano le cosiddette figure topografiche, incisioni geometriche interpretate da molti studiosi come rappresentazioni cartografiche di territori, campi e villaggi. Appaiono a partire dall’Età del Bronzo e raggiungono una grande diffusione. La loro precisa funzione — mappe reali, rappresentazioni di paesaggi immaginari o simboli di proprietà — è ancora dibattuta. La loro presenza testimonia comunque un forte senso di legame con il territorio e con la proprietà della terra.[11]

Simboli Rituali e Cosmologici

Secondo Umberto Sansoni, direttore del Dipartimento Valcamonica e Lombardia del CCSP, l’arte rupestre è innanzitutto un linguaggio simbolico che si inserisce in un contesto rituale, mitico, teologico e magico. I simboli rispondono a esigenze profonde dell’individuo e della comunità. Per comprenderli appieno, Sansoni propone una metodologia interdisciplinare che integra archeologia, antropologia, storia delle religioni e psicologia analitica junghiana — alla ricerca delle “matrici archetipiche” dei simboli.[16]


La Rosa Camuna: Il Simbolo dei Simboli


Camunian rose
Tra tutte le incisioni della Val Camonica, nessuna ha raggiunto la notorietà della rosa camuna. Si tratta di una figura formata da una linea che si sviluppa come una girandola a quattro bracci inserita tra nove pallini o coppelle allineate. È stata ritrovata 92 volte tra le 300.000 incisioni del sito, principalmente in 27 rocce della Media Valle Camonica (Capo di Ponte, Foppe di Nadro, Sellero, Ceto, Paspardo).[17]

Il simbolo risale all’Età del Ferro, dal VII al I secolo a.C.. È spesso associato a guerrieri che sembrano danzarle intorno e a difenderla da nemici armati, suggerendo una funzione apotropaica o identitaria. Simboli analoghi sono stati rinvenuti in Mesopotamia, Portogallo, Svezia e Gran Bretagna (celebre la Swastika Stone di Ilkley Moor, Yorkshire), portando alcuni studiosi a ipotizzare una diffusione dell’emblema attraverso contatti tra popolazioni preistoriche.[17]

Il suo significato rimane fonte di dibattito: alcuni studiosi la collegano al culto solare, altri la interpretano come simbolo di buona fortuna o emblema di un’identità guerriera diffusa tra i popoli indoeuropei. Nei primi anni Settanta del Novecento, un gruppo di designer italiani — Bruno Munari, Roberto Sambonet, Bob Noorda e Pino Tovaglia — scelse la rosa camuna come simbolo ufficiale della Regione Lombardia, adottata nel 1975. Da allora compare nel gonfalone, nello stemma e nella bandiera regionale.[18][19]


Il Popolo dei Camuni

Il termine “Camuni” (o Camunni) designa le popolazioni che abitarono la Val Camonica dal Neolitico fino alla conquista romana. La loro origine è incerta: secondo Plinio il Vecchio erano Euganei, secondo Strabone erano Reti — una questione che ancora oggi solo lo studio approfondito della loro lingua potrà risolvere.[20]

La civiltà camuna all’apice della sua fioritura — tra il 1000 e l’800 a.C. — era tutt’altro che primitiva. Aveva una struttura sociale articolata con capi, sacerdoti, mercanti e artigiani; viveva in castellieri di pietra e in capanne di legno; usava il carro e l’aratro; estraeva e lavorava il ferro nelle numerose miniere locali; produceva ceramica decorata e intratteneva commerci con Etruschi, Celti e Veneti. I Camuni avevano persino una forma di scrittura con caratteri derivati dall’alfabeto etrusco, adattati alla propria lingua che mostrava influenze retiche e celtiche a seconda delle aree.[11][15]

La conquista romana del 16 a.C. non cancellò immediatamente la tradizione incisoria, ma la ridimensionò drasticamente: si conoscono incisioni di epoca romana, medievale e finanche del XIX secolo, ma in numero non comparabile con la grandiosa attività preistorica.[4]


Metodologia di Studio e Datazione

La datazione delle incisioni rupestri è una delle sfide più complesse dell’archeologia preistorica, in quanto le rocce non contengono materia organica databile con il carbonio-14. I ricercatori ricorrono a un approccio multidisciplinare:[21]

  • Analisi stilistica: ogni periodo ha uno stile caratteristico (semi-naturalistico per i cacciatori del Mesolitico, schematico per i neolitici, ecc.).
  • Stratigrafia visiva: quando le figure si sovrappongono, quella sottostante è necessariamente più antica.
  • Confronto iconografico: le armi, gli strumenti e i tipi di animali rappresentati permettono di collocare le incisioni in specifici orizzonti culturali.
  • Contesto archeologico: le scoperte nei livelli del suolo vicini alle rocce istoriate forniscono ulteriori dati.
  • Luce radente e colorazione: tecniche di rilevazione introdotte dai pionieri Battaglia e Marro, ancora in uso oggi.[21]
  • Tecnologie avanzate: rilievi 3D, fotogrammetria e modelli digitali di elevazione.[22]

La funzione delle incisioni è riconducibile, secondo la maggior parte degli studiosi, a riti celebrativi, propiziatori, commemorativi e iniziatici svolti sotto la guida di figure religiose — sacerdoti, sciamani o capi — nelle zone rupestri funzionanti come veri e propri santuari a cielo aperto.[6]


I Misteri Irrisolti

Nonostante decenni di ricerche, una parte significativa delle incisioni resiste a ogni interpretazione definitiva.[16]

I Segni Geometrici Ripetuti

Alcune incisioni presentano schemi geometrici — reticoli, spirali, coppelle, sequenze di linee — ripetuti ossessivamente su diverse rocce e in periodi diversi. La loro funzione è tuttora incerta: potrebbero essere calendari astronomici, forme di proto-scrittura, rappresentazioni di tessuti o semplicemente ornamenti rituali. Studi recenti sull’arte rupestre paleolitica europea hanno rilevato in altri contesti l’esistenza di sistemi di comunicazione protonotazionali — apertura che invita a rileggere anche i segni camuni con occhi nuovi.[23][6]

Le Figure Topografiche

Come citato in precedenza, le rappresentazioni topografiche dell’Età del Bronzo restano uno dei misteri più dibattuti. Alcune di queste figure mostrano strutture geometriche che ricordano stranamente le attuali divisioni catastali del territorio — una coincidenza che ha alimentato ipotesi affascinanti sulla continuità del paesaggio agrario lombardo.[11]

La Sovrapposizione delle Immagini

Molte rocce presentano incisioni di epoche diverse sovrapposte le une alle altre senza un ordine apparente, come se lo stesso “supporto” fosse stato utilizzato più volte nel corso di secoli. Perché le generazioni successive tornavano sulle stesse rocce? Emmanuel Anati suggerisce che potrebbe trattarsi di luoghi sacri, dove il valore simbolico del supporto si accumulava nel tempo.[6]


Il Sito UNESCO e la Tutela Attuale


Il patrimonio rupestre della Val Camonica è distribuito in otto parchi archeologici visitabili: il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane (Capo di Ponte), il Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo, il Parco Comunale di Seradina-Bedolina, la Riserva Naturale di Ceto-Cimbergo-Paspardo, il Parco del Lago Moro-Luine-Monticolo (Darfo Boario Terme), il Parco di Asinino-Anvòia (Ossimo), il Parco Comunale di Sellero e il Percorso di Sonico. La maggiore concentrazione si trova nell’area di Capo di Ponte, dove nel 1958 fu istituito il Parco Nazionale di Naquane.[2]

La Fondazione Valle dei Segni, in collaborazione con la Comunità Montana di Valle Camonica, coordina attualmente un importante programma di manutenzione straordinaria con un finanziamento complessivo di 680.000 euro. Gli interventi — completati nel 2025 nei parchi di Luine, Seradina-Bedolina e Sellero — comprendono cura della vegetazione, restauro lapideo, sistemazione delle infrastrutture e documentazione con droni e rilievi 3D. Per il 2026 sono previsti lavori nel Parco Nazionale di Naquane e al Coren delle Fate di Sonico, con nuovi interventi nelle aree di Piancogno, Edolo, Borno e Ossimo.[22][24][25]

Una sfida attuale riguarda la riduzione degli orari di apertura a causa di tagli ministeriali, problema al quale si sta cercando di rispondere con programmi promozionali, mostre e progetti didattici nelle scuole.[25]


La Val Camonica nel Panorama Internazionale dell’Arte Rupestre

Il Centro Camuno di Studi Preistorici celebrò nel 2024 il suo 60º anniversario, confermando il ruolo di riferimento internazionale della Val Camonica per lo studio dell’arte rupestre. Negli ultimi decenni l’interesse scientifico per l’arte rupestre è esploso a livello globale: dall’Indonesia (dove nel 2024 è stata scoperta la pittura rupestre figurativa più antica del mondo, risalente a oltre 51.000 anni fa) fino alle Alpi Liguri (dove recenti studi hanno portato alla luce incisioni rituali dell’Età del Ferro), il dialogo tra siti diversi arricchisce continuamente la comprensione del fenomeno camuno.[26][27][28]

Nel quadro italiano, la Val Camonica rimane il sito di arte rupestre più importante d’Europa per quantità di testimonianze, ma scoperte recenti hanno ampliato il perimetro della ricerca: ad esempio, nel 2024 sono state individuate le incisioni rupestri più alte d’Europa ai piedi del ghiacciaio del Pizzo Tresero (3.000 m), databili alla Media Età del Bronzo, aprendo nuove prospettive sulle frequentazioni umane in alta quota.[29][2]


Conclusioni: Un Archivio Aperto

Le incisioni della Val Camonica sono molto più di semplici disegni su pietra: sono un archivio vivente di 10.000 anni di pensiero umano, credenze religiose, strutture sociali e trasformazioni economiche. Ogni strato racconta una storia diversa — dai cacciatori nomadi del Mesolitico ai guerrieri dell’Età del Ferro, dai primi agricoltori neolitici ai commercianti indoeuropei. La continuità di questo archivio, che attraversa il Paleolitico, il Neolitico, il Calcolitico, l’Età del Bronzo, l’Età del Ferro e giunge all’epoca romana, non ha equivalenti in Europa.[11]

Eppure molti significati restano inaccessibili. Come osserva il CCSP, per decifrare i simboli occorre “calarsi nella realtà del mondo vissuto in quel tempo, rivivere le esperienze e le emozioni di quei popoli lontani” — un compito che sfida ogni generazione di ricercatori a sviluppare nuovi metodi, nuove tecnologie e nuova sensibilità. La Val Camonica è, in questo senso, un cantiere intellettuale sempre aperto: un luogo dove l’umanità continua a interrogarsi sulle proprie origini e sul proprio modo di dare forma al mondo.[16]

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  • Materiali speleo-alpinistici, il ciclo di vita al centro del III Corso Nazionale a Erba e Monte Marenzo
    Condividi Tre giorni tra la sede produttiva di Kong Italia e le prove sul campo per comprendere come nasce, viene certificato e ispezionato un dispositivo di protezione individuale destinato alla progressione in grotta Un corso nazionale tra fabbrica e territorio Dal 19 al 21 giugno 2026, il Gruppo Speleologico CAI Erba organizza il III Corso Nazionale di Aggiornamento Culturale intitolato “Progettazione, Costruzione, Test e Certificazione Materiali Speleo-Alpinistici”, sotto l’egi
     

Materiali speleo-alpinistici, il ciclo di vita al centro del III Corso Nazionale a Erba e Monte Marenzo

Apríl 25th 2026 at 09:00

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Tre giorni tra la sede produttiva di Kong Italia e le prove sul campo per comprendere come nasce, viene certificato e ispezionato un dispositivo di protezione individuale destinato alla progressione in grotta


Un corso nazionale tra fabbrica e territorio

Dal 19 al 21 giugno 2026, il Gruppo Speleologico CAI Erba organizza il III Corso Nazionale di Aggiornamento Culturale intitolato “Progettazione, Costruzione, Test e Certificazione Materiali Speleo-Alpinistici”, sotto l’egida della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI (SNS CAI) e in collaborazione con Kong Italia. Le attività si svolgono tra Erba (CO) e Monte Marenzo (LC), con sede operativa presso lo stabilimento Kong, in Via XXV Aprile 4.

Il corso è alla sua terza edizione e si propone di far comprendere ai partecipanti l’intero ciclo di vita di un dispositivo speleo-alpinistico: dalla fase di ideazione e progettazione fino alla produzione, ai test certificati e all’immissione sul mercato europeo. È prevista anche la possibilità di testare attrezzature portate direttamente dai partecipanti, rendendo l’esperienza concreta e applicata. La direzione è affidata all’Ins. Ardizzi Alfonso.


Il programma in tre giornate: visita aziendale, normativa e test dinamici

La prima giornata, venerdì 19 giugno, si apre alle 9:00 con l’arrivo dei partecipanti e il controllo della documentazione. Dopo la presentazione del corso, è prevista la visita aziendale Kong: l’occasione di osservare dal vivo le linee di produzione, il laboratorio prove e il sistema qualità dell’azienda lecchese. Nel pomeriggio si svolgono le prime lezioni teoriche dedicate alla normativa DPI, al regolamento europeo e ai test sui dispositivi. La giornata si conclude con la cena alle 20:30.

La seconda giornata, sabato 20 giugno, si trasferisce a Monte Marenzo ed è la più intensa sul piano tecnico. Al mattino vengono affrontate le normative D.Lgs. 81/08 in ambito sportivo, l’ispezione DPI e la prima sessione di test dinamici con celle di carico. Dopo il pranzo si prosegue con una seconda sessione di test dinamici (13:30–15:30), seguita dalle prove DPI tra i partecipanti con le proprie attrezzature (15:45–18:00).

La terza giornata, domenica 21 giugno, combina lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche, con conclusione del corso, pranzo e consegna degli attestati alle 12:30.


Kong Italia: il contesto produttivo come aula didattica

La scelta della sede Kong non è casuale. L’azienda di Monte Marenzo, fondata nel 1830 come officina meccanica dalla famiglia Bonaiti, ha assunto il nome KONG nel 1977 e da allora è uno dei principali produttori mondiali di DPI per alpinismo, speleologia, lavoro su fune e soccorso. Lo stabilimento attuale di circa 10.000 mq ospita l’intero ciclo produttivo, dalla progettazione al confezionamento, con un organico di circa 70 dipendenti. Kong è certificata UNI EN ISO 9001 dal 1994 e vanta accreditamenti IRATA e GWO per la formazione su funi in ambito industriale.

Per i partecipanti al corso, visitare direttamente la linea di produzione significa collegare in modo immediato la teoria normativa alla realtà manifatturiera: si vede come nasce fisicamente il dispositivo che si usa in grotta, quali controlli subisce, chi certifica la sua conformità.


Test statici e dinamici: la fisica dietro la sicurezza

Uno dei temi centrali del corso riguarda la differenza tra test statici e test dinamici applicati ai DPI speleo-alpinistici. I test statici misurano la resistenza alla trazione lenta e progressiva del campione, ma non replicano le condizioni reali di una caduta. I test dinamici, realizzati con celle di carico e sensori di distanza in acquisizione real-time, registrano simultaneamente forza, allungamento e tempo durante una sollecitazione impulsiva, replicando ciò che accade in una caduta vera.

La ricerca del Gruppo di Lavoro Materiali e Tecniche della SNS CAI, condotta con la Torre di Caduta C.R.A.S.C., ha dimostrato che i materiali speleo-alpinistici si comportano in modo molto diverso a seconda della velocità di deformazione. Un cordino in Dyneema da 5,5 mm, per esempio, può dimezzare il suo carico di rottura nelle condizioni tipiche della progressione speleo-canyoning rispetto a una trazione lenta di laboratorio. Il bloccante Petzl Croll su corda statica, invece, si comporta di fatto come un dissipatore: raggiunta la forza critica, la calza della corda scorre sull’anima generando attrito e mantenendo la forza trasmessa all’utente al di sotto dei valori pericolosi.


Il quadro normativo: Regolamento UE 2016/425 e norme EN

Tutti i dispositivi speleo-alpinistici (imbracature, moschettoni, corde, bloccanti, dissipatori, caschi) appartengono alla Categoria III dei DPI, definita dal Regolamento UE 2016/425: quella che riguarda i rischi di morte o lesioni gravi permanenti e richiede progettazione complessa. L’iter di certificazione prevede che un Organismo Notificato verifichi la conformità del prototipo alle norme EN armonizzate applicabili (Esame UE del Tipo, Modulo B), con rilascio di un certificato valido fino a cinque anni, e una successiva sorveglianza annuale della produzione (Modulo C2 o D). La dichiarazione di conformità UE deve essere conservata per dieci anni dall’immissione sul mercato.

Le norme tecniche di riferimento sono gestite da due comitati tecnici CEN distinti: il TC.136 per l’uso sportivo/alpinistico e il TC.160 per l’uso lavorativo. Questa doppia struttura genera una complessità pratica rilevante per chi usa le stesse attrezzature in ambito sia sportivo che professionale. Il caso più comune riguarda i moschettoni: per essere certificati sia EN 12275 (TC.136) sia EN 362 (TC.160) devono essere dotati di bloccaggio automatico o manuale apribile con almeno due movimenti consecutivi e intenzionali. I moschettoni con semplice ghiera non soddisfano questo requisito.


D.Lgs. 81/08, ispezione DPI e il Registro Ispettori Kong

Dal 5 settembre 2023 le associazioni sportive, incluse le sezioni CAI, sono formalmente soggette agli obblighi di sicurezza del D.Lgs. 81/2008. Per gli istruttori che svolgono attività retribuita questo comporta obblighi concreti: i DPI devono rispettare le istruzioni del produttore, devono essere ispezionati periodicamente e devono essere ritirati dal servizio quando non soddisfano più i criteri di idoneità.

Per garantire che le ispezioni siano eseguite da personale competente, Kong ha istituito dal 1° gennaio 2014 un Registro Ufficiale degli Ispettori DPI: solo gli iscritti al registro, formati e certificati attraverso i corsi Kong (Ispettore L1 e L2), possono ispezionare le attrezzature in modo autonomo e con responsabilità diretta. Il sabato del corso è dedicato proprio all’ispezione DPI: i partecipanti imparano a verificare usura, deformazioni, cuciture, marcatura CE, storico delle cadute e conformità alle istruzioni del produttore.


Il GS CAI Erba e i 50 anni di speleologia comasco-lecchese

Il Gruppo Speleologico CAI Erba è stato fondato l’8 maggio 1975 da Marco Bomman, Enrico Hartung de Hartungen e Rino Sala. Nel 2025 il gruppo ha celebrato i 50 anni di attività con la pubblicazione di un volume fotografico dedicato al complesso carsico dell’Alpe del Vicerè e al Buco del Piombo, grotta simbolo del territorio con un ingresso di 45 metri di altezza e oltre 7 km di sviluppo del sistema carsico. Roberto Sala, segretario del III Corso, è una figura di riferimento nella speleologia locale.


Requisiti, quote e iscrizioni

Il corso è aperto a tutti i soci CAI in regola per il 2026 con almeno 16 anni di età (per i minori è richiesta autorizzazione dell’esercente la responsabilità genitoriale). È riconosciuto come aggiornamento valido per i Titolati di 1° e 2° livello (IS e INS) e per gli Istruttori Sezionali di Speleologia e Torrentismo del CAI. Il numero massimo di partecipanti è fissato a 20, con priorità per ordine di iscrizione; il numero minimo per attivare il corso è 10.

La quota di partecipazione è di € 140,00, comprensiva di vitto e alloggio dal pranzo di venerdì 19 al pranzo di domenica 21 giugno, utilizzo del materiale tecnico collettivo e attestato di partecipazione in PDF. Non sono incluse le spese di trasporto. Il pernottamento avviene presso la struttura Noivoiloro Soc. Coop. Sociale Onlus di Erba (Via dei Lavoratori 7); è necessario portare materassino o brandina e sacco a pelo, con possibilità di montare la tenda all’esterno.

Il pagamento avviene tramite bonifico bancario su IBAN IT43J0832950830000000170251, intestato a Club Alpino Italiano Sez. di Erba, con causale: CORSO “Progettazione, costruzione, test e certificazione materiali speleo-alpinistici” 2026 + nome e cognome.

Iscrizioni: roberto.claudia@tiscali.it
Direttore del corso: Ins. Ardizzi Alfonso – tel. 347 03301707
Segreteria: Sala Roberto – tel. 334 7583394


Il report affronta tutti i pilastri tematici che verranno trattati nelle tre giornate di Monte Marenzo, organizzati in 10 sezioni:

  • Kong Italia e il ciclo produttivo – storia dell’azienda dal 1830 e perché la sede è l’ambiente ideale per questo tipo di formazione
  • Regolamento UE 2016/425 – le tre categorie di DPI, l’iter completo di certificazione CE con Organismo Notificato, i moduli B/C2/D
  • Norme EN armonizzate – tabella completa TC.136 e TC.160, il problema della doppia certificazione moschettoni
  • Fisica dei test – differenza tra test statici e dinamici, fattore di caduta, test Doderò per EN 892, la Torre di Caduta CRASC e i suoi risultati sorprendenti (Dyneema annodato che dimezza la resistenza)
  • Fibre sintetiche – nylon, poliestere, Dyneema, Kevlar e le loro implicazioni pratiche
  • D.Lgs. 81/08 e ispezione DPI – obblighi dal settembre 2023, registro ispettori Kong, checklist di ispezione pratica
  • GS CAI Erba – il gruppo organizzatore e i suoi 50 anni di storia
  • Struttura formativa SNS CAI – titoli, obblighi di aggiornamento, calendario 2026
  • 14 domande di esame su tre livelli di difficoltà

Guida Studio – III Corso Nazionale “Progettazione, Costruzione, Test e Certificazione Materiali Speleo-Alpinistici”

GS CAI Erba · SNS CAI · Kong Italia — 19–21 giugno 2026, Erba (CO) / Monte Marenzo (LC)


Panoramica del Corso

Il III Corso Nazionale di Aggiornamento Culturale è organizzato dal Gruppo Speleologico CAI Erba sotto l’egida della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI (SNS CAI) e in collaborazione con Kong Italia. L’obiettivo centrale è fornire una comprensione completa e applicata del ciclo di vita di un dispositivo speleo-alpinistico: dalla fase di ideazione e progettazione fino alla produzione, ai test e alla certificazione ufficiale. Il corso è diretto dall’Ins. Ardizzi Alfonso ed è valido come aggiornamento per i Titolati di 1° e 2° livello e per gli Istruttori Sezionali di Speleologia e Torrentismo del CAI.


Concetti Chiave da Studiare

1. Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) – Definizioni e Categorie

I DPI speleo-alpinistici (imbracature, moschettoni, corde, bloccanti, dissipatori, caschi, ecc.) sono classificati come DPI di III categoria poiché proteggono da rischi di morte o lesioni gravi di carattere permanente e presentano progettazione complessa. Le tre categorie sono:

CategoriaLivello di rischioEsempi
Cat. IDanni fisici lievi, progettazione sempliceStivali, occhiali da sole
Cat. IIRischi intermediGuanti da lavoro leggeri
Cat. IIIRischio morte o lesioni gravi permanenti, progettazione complessaImbracature, corde, moschettoni, caschi speleo

Dal luglio 1995 non è legale produrre e immettere in commercio in Europa materiali classificabili come DPI privi del marchio di conformità CE.


2. Normativa Europea di Riferimento – Regolamento UE 2016/425

Il Regolamento UE 2016/425 è il testo normativo fondamentale che disciplina i DPI nell’Unione Europea, sostituendo la precedente Direttiva 89/686/CEE. Per i DPI di Cat. III (come quelli speleo-alpinistici) l’iter di certificazione prevede:

  • Modulo B – Valutazione UE del tipo (obbligatorio per Cat. III)
  • Modulo C2 – Conformità al tipo con controllo interno della produzione + prove periodiche casuali
  • Modulo D – Conformità al tipo basata su garanzia di qualità del processo produttivo

La dichiarazione di conformità UE e la documentazione tecnica devono essere conservate per 10 anni dalla data di immissione del DPI sul mercato; il Certificato UE del Tipo (Modulo B) ha validità massima di 5 anni.


3. Norme CEN Armonizzate per Attrezzature Alpinistiche/Speleologiche

Le norme tecniche europee (EN) definiscono i requisiti prestazionali per ogni tipologia di attrezzatura. Kong, in quanto produttore di riferimento, certifica i propri prodotti rispetto a queste norme:

Norma ENAttrezzatura
EN 564Corde accessorie / cordini
EN 565Fettucce
EN 566Anelli di fettuccia
EN 567Bloccanti / risalitori
EN 892Corde dinamiche (= UIAA 101)
EN 12275Connettori (moschettoni) – ambito alpinistico TC.136
EN 362Connettori – ambito lavoro su fune TC.160

Nota critica: Molti attrezzi alpinistici devono essere conformi contemporaneamente a due normative (es. EN 12275 e EN 362 per i moschettoni con ghiera), sebbene queste non siano sempre coerenti tra loro.


4. Certificazione CE vs. Certificazione UIAA

AspettoCertificazione CECertificazione UIAA
ObbligatorietàObbligatoria in EuropaVolontaria
EnteCommissione Europea / Organismi NotificatiUIAA (Federazione Int. Alpinismo)
AmbitoMercato europeoInternazionale
Rinnovo5 anni (Modulo B)Ogni 2 anni
SovrapposizionePossibile con UIAAPossibile con CE

Un prodotto acquistato in Europa può avere solo il marchio CE oppure entrambi (CE + UIAA). I parametri delle due certificazioni sono molto simili ma i cicli di rinnovo differiscono.


5. D.Lgs. 81/08 – Sicurezza sul Lavoro in Ambito Sportivo

Il Decreto Legislativo 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza) si applica anche alle associazioni sportive. Dal 5 settembre 2023 (D.Lgs. 36/2021 e decreti attuativi) le associazioni sportive sono formalmente soggette agli obblighi di sicurezza sul lavoro.

Concetti fondamentali relativi all’uso dei DPI (Capo II, art. 74–79 D.Lgs. 81/08):

  • I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione collettiva
  • Il datore di lavoro è tenuto a fornire DPI conformi e ad assicurarne la manutenzione
  • L’ispezione periodica dei DPI complessi (es. attrezzature Kong) deve essere svolta da ispettori formati e abilitati
  • Dal 1° gennaio 2014, Kong ha istituito un Registro Ufficiale Ispettori DPI per garantire che le ispezioni siano eseguite solo da personale competente

6. Ciclo di Vita di un Dispositivo Speleo-Alpinistico

text[Ideazione] ? [Progettazione] ? [Prototipazione] ? [Test statici e dinamici]
      ? [Valutazione da Organismo Notificato] ? [Certificazione CE]
      ? [Produzione in serie] ? [Immissione sul mercato]
      ? [Ispezione periodica] ? [Fine vita / Fuori uso]

Le fasi chiave da conoscere per l’esame:

  1. Ideazione e progettazione: analisi del bisogno, scelta materiali, disegno tecnico
  2. Prototipazione: costruzione del primo esemplare
  3. Test statici: carichi lenti e progressivi (es. forza di rottura)
  4. Test dinamici con celle di carico: simulazione di caduta, misurazione della forza di arresto (shock load)
  5. Certificazione da Organismo Notificato: verifica conformità alle norme armonizzate
  6. Produzione: controllo qualità in linea (ISO 9001)
  7. Ispezione DPI in uso: verifica visiva e funzionale secondo procedure del produttore

7. Ispezione DPI – Principi Pratici

L’ispezione periodica dei DPI è un obbligo normativo (art. 77 D.Lgs. 81/08). Kong fornisce formazione specifica (Corsi Ispettore L1 e L2).

Elementi da verificare durante l’ispezione:

  • Integrità strutturale (crepe, deformazioni, corrosione, usura)
  • Cuciture e fibbie (imbracature): assenza di tagli, abrasioni, sfrangiature
  • Marcatura CE e leggibilità delle etichette
  • Data di fabbricazione e durata di vita residua
  • Storico d’uso e cadute subite (dispositivi dinamici vanno ritirati dopo cadute severe)
  • Conformità alle istruzioni d’uso del produttore (obbligatorie per legge)

Programma Dettagliato – Calendario Lezioni

Venerdì 19 giugno (sede Kong, Monte Marenzo)

OrarioAttività
09:00Arrivo partecipanti
09:30–10:00Controllo documentazione
10:00–11:00Presentazione del corso
11:00–12:30Visita aziendale Kong
12:30Pranzo
PomeriggioLezioni su normativa DPI, regolamento europeo, test sui dispositivi
20:30Cena

Sabato 20 giugno (Monte Marenzo, prove sul campo)

OrarioAttività
07:30Colazione e partenza per Monte Marenzo
09:00–12:00D.Lgs. 81/08, normative sportive, ispezione DPI
10:45–12:00Test dinamici con celle di carico (I sessione)
13:30–15:30Test dinamici con celle di carico (II sessione)
15:45–18:00Prove DPI tra partecipanti (attrezzature personali)
20:30Cena

Domenica 21 giugno (conclusione)

OrarioAttività
07:30Colazione
09:00–12:00Lezione teorica + esercitazioni pratiche
12:30Pranzo, consegna attestati e conclusione

Requisiti di Partecipazione

  • Essere soci CAI in regola per l’anno 2026
  • Età minima 16 anni (per minori: autorizzazione firmata dall’esercente la responsabilità genitoriale)
  • Attrezzatura personale completa per la progressione su corda, casco compreso
  • Massimo 20 partecipanti (priorità per ordine di iscrizione); minimo 10

Informazioni Logistiche e Iscrizione

VoceDettaglio
Sede corsoKong Italia, Via XXV Aprile 4, 23804 Monte Marenzo (LC)
Vitto e alloggioNoivoiloro Soc. Coop. Sociale Onlus, Via dei Lavoratori 7, 22036 Erba (CO)
Quota€ 140,00 (include vitto e alloggio ven. pranzo ? dom. pranzo, materiale collettivo, attestato PDF)
Non inclusoSpese di trasporto/trasferimento
PernottamentoPortare materassino/brandina e sacco a pelo; tenda ammessa all’esterno
IBANIT43J0832950830000000170251 – C/C: Club Alpino Italiano Sez. di Erba
CausaleCORSO “Progettazione, costruzione, test e certificazione materiali speleo-alpinistici” 2026 + nome e cognome
Iscrizioniroberto.claudia@tiscali.it
DirettoreIns. Ardizzi Alfonso – tel. 347 03301707
SegreteriaSala Roberto – tel. 334 7583394

Flashcard di Ripasso

Q: Qual è il Regolamento UE che disciplina i DPI dal 2016?
R: Regolamento UE 2016/425 (ha sostituito la Direttiva 89/686/CEE)

Q: A quale categoria DPI appartengono le imbracature da speleologia?
R: Categoria III – protezione contro rischi di morte o lesioni gravi permanenti

Q: Per quanto tempo va conservata la dichiarazione di conformità UE di un DPI?
R: 10 anni dalla data di immissione sul mercato

Q: Qual è la differenza tra certificazione CE e certificazione UIAA?
R: La CE è obbligatoria per vendere in Europa; la UIAA è volontaria e si rinnova ogni 2 anni

Q: Cos’è il Modulo B della certificazione CE?
R: È la valutazione UE del tipo eseguita da un Organismo Notificato, obbligatoria per i DPI di Cat. III, con validità massima di 5 anni

Q: Quando si applica il D.Lgs. 81/08 nelle associazioni sportive?
R: Dal 5 settembre 2023 le associazioni sportive sono formalmente soggette agli obblighi di sicurezza del D.Lgs. 81/08

Q: Chi può ispezionare i DPI Kong in modo autonomo e con responsabilità propria?
R: Solo gli ispettori registrati nel Registro Ufficiale Ispettori DPI Kong, attivo dal 1° gennaio 2014

Q: Qual è la forza misurata nei test dinamici con celle di carico?
R: La forza di arresto (shock load): la forza impulsiva trasmessa all’utente in caso di caduta trattenuta dal sistema DPI

Q: Un moschettone con ghiera può essere certificato sia EN 12275 sia EN 362?
R: , ma solo se dotato di bloccaggio automatico o manuale apribile con almeno due movimenti consecutivi e intenzionali

Q: Perché le corde da arrampicata standard non sono completamente resistenti al taglio su spigoli vivi?
R: Perché il contatto con uno spigolo concentra la forza in un punto ristretto; nessuna corda dinamica standard è completamente resistente in tutte le condizioni possibili


Domande di Pratica

  1. Descrivi le fasi del ciclo di certificazione di un moschettone destinato alla speleologia, dall’ideazione all’immissione sul mercato.
  2. In che modo il D.Lgs. 81/08 si applica agli istruttori di speleologia del CAI? Quali adempimenti prevede?
  3. Qual è la differenza tra un test statico e un test dinamico con cella di carico? In quali fasi del programma verranno effettuati?
  4. Perché alcuni prodotti devono rispettare contemporaneamente due norme europee diverse (es. TC.136 e TC.160)?
  5. Elenca almeno 5 elementi da verificare durante un’ispezione periodica di un’imbracatura speleo-alpinistica.
  6. Qual è la conseguenza pratica per un produttore che immette sul mercato un DPI di Cat. III privo di marcatura CE?

Avvertenza Rischio Residuo

Come indicato nelle condizioni di partecipazione, la frequentazione della grotta e delle palestre è attività che presenta rischi intrinseci. Il CAI adotta tutte le misure precauzionali affinché si operi con ragionevole sicurezza, ma un rischio residuo è sempre presente e mai azzerabile. Il trattamento dei dati personali è eseguito in accordo all’art. 13 del Regolamento UE 679/16 (GDPR).

Fonti consultate

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  • Materiali speleo alpinistici, un corso nazionale tra teoria e test sul campo
    Condividi Il Gruppo Speleologico CAI Erba, sotto l’egida della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e in collaborazione con Kong Italia, organizza il III Corso nazionale “Progettazione, costruzione, test e certificazione materiali speleo-alpinistici”, in programma dal 19 al 21 giugno 2026 tra Erba (CO) e Monte Marenzo (LC): una formazione altamente specialistica, che punta alla sicurezza in ambito speleo alpinistico. L’obiettivo del corso è fornire agli allievi una comprensione concreta
     

Materiali speleo alpinistici, un corso nazionale tra teoria e test sul campo

Apríl 20th 2026 at 05:00

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Il Gruppo Speleologico CAI Erba, sotto l’egida della Scuola Nazionale di Speleologia del CAI e in collaborazione con Kong Italia, organizza il III Corso nazionale “Progettazione, costruzione, test e certificazione materiali speleo-alpinistici”, in programma dal 19 al 21 giugno 2026 tra Erba (CO) e Monte Marenzo (LC): una formazione altamente specialistica, che punta alla sicurezza in ambito speleo alpinistico.

L’obiettivo del corso è fornire agli allievi una comprensione concreta del ciclo di vita dei dispositivi di protezione individuale (DPI), dalla progettazione alla certificazione: teoria, importante e necessaria, e test diretti su attrezzature, con la possibilità per i partecipanti di portare e verificare il proprio materiale .

Il programma, articolato su tre giornate, alterna momenti formativi e attività pratiche. Si parte con la visita aziendale e le basi normative, per poi entrare nel dettaglio dei regolamenti europei e dei processi di certificazione. Nei giorni successivi, ampio spazio alle prove dinamiche con celle di carico, all’ispezione dei DPI e al confronto tra i partecipanti, fino alle esercitazioni pratiche con test sul campo.

Il corso è aperto ai soci CAI dai 16 anni in su ed è valido come aggiornamento per titolati e istruttori CAI di speleologia e torrentismo. I posti sono limitati a 20 partecipanti, a garanzia di un’esperienza didattica approfondita e seguita.

La quota di iscrizione è di € 140,00 e comprende vitto, alloggio e utilizzo del materiale tecnico collettivo. Resta a carico dei partecipanti l’attrezzatura personale per la progressione su corda, oltre alle spese di trasporto .

Riepilogo, referenti e contatti

  • Evento: III Corso nazionale “Progettazione, costruzione, test e certificazione materiali speleo-alpinistici”
  • Date: 19 – 21 giugno 2026
  • Sede del corso: Monte Marenzo (LC) c/o Kong Italia
  • Vitto e alloggio: Erba (CO) c/o Noilavoro Soc. Coop Sociale ONLUS
  • Organizzazione: Gruppo Speleologico CAI Erba – SNS CAI (con Kong Italia)
  • Quota: € 140,00 (vitto, alloggio e materiali inclusi) – dettagli tecnici nel volantino allegato
  • Info e iscrizioni: roberto.claudia@tiscali.it
  • Direttore del corso: Alfonso Ardizzi 347 03301707
  • Segreteria del corso: Roberto Sala 334 7583394

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  • Soccorso speleologico in formazione: la IX Delegazione CNSAS allena i futuri Operatori tra miniera e abisso
    Condividi Dieci aspiranti soccorritori mettono in pratica le tecniche di recupero con barella nel Bergamasco, tra la miniera di Plassa e l’abisso Marmazzo La formazione CNSAS per il soccorso speleologico nel bergamasco La Scuola regionale della IX Delegazione Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) ha condotto un nuovo evento formativo dedicato all’ottenimento della qualifica di Operatore di Soccorso Speleologico (OSS). L’attività si è svolta nei gio
     

Soccorso speleologico in formazione: la IX Delegazione CNSAS allena i futuri Operatori tra miniera e abisso

Apríl 16th 2026 at 07:00

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Dieci aspiranti soccorritori mettono in pratica le tecniche di recupero con barella nel Bergamasco, tra la miniera di Plassa e l’abisso Marmazzo


La formazione CNSAS per il soccorso speleologico nel bergamasco

La Scuola regionale della IX Delegazione Speleologica del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) ha condotto un nuovo evento formativo dedicato all’ottenimento della qualifica di Operatore di Soccorso Speleologico (OSS). L’attività si è svolta nei giorni scorsi in due luoghi distinti della provincia di Bergamo, coinvolgendo dieci aspiranti soccorritori selezionati nel corso dello scorso anno.

Il soccorso speleologico rappresenta una componente specialistica del CNSAS. Gli interventi in ambiente ipogeo e in contesti confinati richiedono competenze tecniche avanzate, un addestramento costante e la capacità di adattarsi a scenari complessi e variabili. La formazione degli operatori segue un percorso strutturato, articolato in più sessioni pratiche progressive.


Il recupero con barella e la tecnica del contrappeso: focus della sessione

Il tema centrale di questa seconda sessione formativa è stato il recupero della barella mediante la tecnica del contrappeso. Gli allievi hanno approfondito le diverse varianti di uscita dalla verticale, una manovra critica nelle operazioni reali di soccorso speleologico.

La tecnica del contrappeso consente di gestire il peso della barella e del ferito nelle risalite verticali all’interno delle grotte, riducendo lo sforzo fisico delle squadre e aumentando la sicurezza del trasporto. Ogni variante risponde a geometrie di cavità diverse e richiede un’attenta valutazione del contesto operativo.


Prima giornata: esercitazioni in miniera a Oltre il Colle

Il programma formativo è iniziato sabato presso la miniera in località Plassa, nel comune di Oltre il Colle. Questo sito è frequentemente utilizzato dalla delegazione per le prime fasi di addestramento tecnico, grazie a un ambiente controllato che si presta all’apprendimento delle manovre di base.

Affiancati da istruttori regionali e collaboratori, i dieci allievi hanno esercitato le manovre di recupero con barella in condizioni gestibili. Il contesto della miniera consente di consolidare la tecnica prima di affrontare ambienti naturali più articolati. L’approccio progressivo è parte integrante del metodo formativo adottato dalla Scuola regionale per il soccorso speleologico.


Seconda giornata: applicazione reale nell’abisso Marmazzo a Camerata Cornello

La domenica l’attività si è spostata nell’abisso Marmazzo, in località Cespedosio nel comune di Camerata Cornello. In questo ambiente naturale più complesso, i partecipanti hanno messo in pratica quanto appreso il giorno precedente.

È stato simulato un intervento di recupero con barella lungo le verticali della cavità, con alternanza delle squadre impegnate nelle manovre. Le tecniche del contrappeso e del recupero con paranco sono state adattate di volta in volta alle caratteristiche specifiche dell’abisso Marmazzo. Nel corso della giornata è stata introdotta anche la ripresa di ancoraggi, ampliando ulteriormente il quadro delle competenze tecniche affrontate durante questa sessione di soccorso speleologico.


Istruttori e allievi: la composizione del gruppo di lavoro

Entrambe le giornate hanno visto una partecipazione costante. Erano presenti i dieci allievi OSS e nove tra istruttori regionali e collaboratori, per un totale di diciannove persone attivamente coinvolte nelle esercitazioni.

Questo rapporto numerico ha permesso di strutturare l’attività in modo efficace, garantendo un’assistenza ravvicinata durante le manovre più tecniche. La presenza di un corpo docente numeroso rispetto agli allievi è una caratteristica importante nella formazione al soccorso speleologico, dove la supervisione diretta è essenziale per la sicurezza e la qualità dell’apprendimento.


Un percorso OSS verso la qualifica di Operatore di Soccorso Speleologico

Questo secondo evento formativo si inserisce in un percorso più ampio verso la qualifica di Operatore di Soccorso Speleologico. Gli aspiranti soccorritori avevano già superato le selezioni lo scorso anno e stanno progressivamente acquisendo le competenze operative richieste.

Il CNSAS e la sua componente speleologica svolgono un ruolo fondamentale nel sistema nazionale di emergenza. La formazione continua degli operatori è il presupposto indispensabile per garantire interventi efficaci in ambienti dove le condizioni possono cambiare rapidamente e dove l’errore tecnico non è ammesso.

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  • A Chiavari (GE) si parla della cultura di Golasecca: conferenza al Museo Archeologico
    Condividi Giovedì 16 aprile ultimo appuntamento sul ciclo dedicato all’Italia preromana, con intervento dell’archeologa Barbara Grassi Un nuovo appuntamento con la storia e l’archeologia dell’Italia preromana è in programma giovedì 16 aprile 2026 al Museo Archeologico Nazionale di Chiavari. Alle ore 15.30 si terrà la conferenza “Cultura di Golasecca. I dati delle ricerche recenti”, ultimo incontro di un ciclo che ha già approfondito Liguri, Etruschi e Veneti. Protagonista dell’incontro sar
     

A Chiavari (GE) si parla della cultura di Golasecca: conferenza al Museo Archeologico

Apríl 14th 2026 at 05:00

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Giovedì 16 aprile ultimo appuntamento sul ciclo dedicato all’Italia preromana, con intervento dell’archeologa Barbara Grassi

Un nuovo appuntamento con la storia e l’archeologia dell’Italia preromana è in programma giovedì 16 aprile 2026 al Museo Archeologico Nazionale di Chiavari.

Alle ore 15.30 si terrà la conferenza “Cultura di Golasecca. I dati delle ricerche recenti”, ultimo incontro di un ciclo che ha già approfondito Liguri, Etruschi e Veneti. Protagonista dell’incontro sarà Barbara Grassi, funzionaria archeologa della Soprintendenza ABAP, che presenterà i risultati aggiornati delle ricerche su una delle principali culture protostoriche dell’Italia settentrionale.

Un po’ di Lombardia in Liguria: Golasecca si trova in provincia di Varese, in Lombardia, ed è situato vicino al fiume Ticino, tra il Lago Maggiore e la pianura padana: qui ono stati scoperti i primi importanti ritrovamenti archeologici già nell’Ottocento.

La cultura di Golasecca, sviluppatasi tra il XII e il V secolo a.C., rappresenta una realtà di grande rilievo nell’Italia nord-occidentale, con importanti connessioni anche con gli antichi Liguri del Tigullio.

La cultura di Golasecca, sviluppatasi nell’area del Ticino, intratteneva rapporti con le popolazioni liguri del Tigullio, inserendosi in una rete di scambi che collegava il Nord Italia all’Europa continentale. Le indagini archeologiche, avviate già nel XIX secolo, hanno restituito strutture funerarie circolari e rettangolari, con urne cinerarie accompagnate da ricchi corredi in ceramica, bronzo e ferro.

Le ricerche più recenti, grazie anche al contributo di discipline come archeobotanica, archeozoologia e antropologia, stanno ampliando le conoscenze su ambiente, insediamenti e rituali funerari, offrendo un quadro sempre più dettagliato di questa civiltà.

Il programma prevede alle ore 15 una breve visita al museo guidata dal direttore (ingresso a pagamento), seguita dalla conferenza a ingresso gratuito fino a esaurimento posti. È consigliata la prenotazione.

Un’occasione per avvicinarsi alla storia più antica del territorio, in un’area che, tra l’altro, presenta anche interessanti contesti naturali e carsici, con la presenza di grotte in rocce cristalline come la Grotta dei Monti o Frigna di Golasecca.

?????? e dove: Giovedì 16 aprile 2026 al Museo Archeologico Nazionale di Chiavari, in Via Costaguta 2

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??? ??.?? –  breve visita al Museo di Chiavari, insieme al direttore del museo – ingresso a bigliettazione ordinaria  

??? ??.?? – “Cultura di Golasecca. I dati delle ricerche recenti” – conferenza di Barbara Grassi | ingresso gratuito fino a esaurimento posti

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???????????? ? ????????????: drm-lig.museochiavari@cultura.gov.it Tel. 0185.320829

?????????: 3€ intero – 2€ ridotto (18-25 anni) – Gratuito minori di 18 anni e altre agevolazioni

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  • Soccorso speleologico e comunicazione in grotta: alla Grotta del Frassino tre giorni di test tecnologici
    Condividi Alla Grotta del Frassino il Soccorso Speleologico sperimenta nuovi sistemi digitali per la comunicazione in grotta e il coordinamento dei soccorsi ipogei Esercitazione CTS del CNSAS e comunicazione in grotta alla Grotta del Frassino Nei giorni 27, 28 e 29 marzo 2026 la Commissione Tecnica Speleologica (CTS) del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha svolto una esercitazione alla Grotta del Frassino, nel massiccio del Campo dei Fiori, in provincia di Varese. L’at
     

Soccorso speleologico e comunicazione in grotta: alla Grotta del Frassino tre giorni di test tecnologici

Apríl 2nd 2026 at 07:00

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Alla Grotta del Frassino il Soccorso Speleologico sperimenta nuovi sistemi digitali per la comunicazione in grotta e il coordinamento dei soccorsi ipogei


Esercitazione CTS del CNSAS e comunicazione in grotta alla Grotta del Frassino

Nei giorni 27, 28 e 29 marzo 2026 la Commissione Tecnica Speleologica (CTS) del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha svolto una esercitazione alla Grotta del Frassino, nel massiccio del Campo dei Fiori, in provincia di Varese.

L’attività era centrata sullo sviluppo di nuovi sistemi di comunicazione per il soccorso in ambiente ipogeo, con particolare attenzione a come rendere più efficiente la comunicazione in grotta durante gli interventi reali.

Il tradizionale collegamento analogico su doppino telefonico resta il riferimento operativo in molti interventi di soccorso speleologico.

Durante l’esercitazione è stata verificata la possibilità di affiancare a questa tecnologia soluzioni digitali più versatili, mantenendo affidabilità e continuità del servizio anche in contesti morfologicamente complessi.


Sistemi wireless mesh e nuove frontiere della comunicazione in grotta

Uno dei filoni principali di lavoro ha riguardato tre diversi sistemi di comunicazione wireless basati su rete digitale con protocollo mesh.

Queste soluzioni consentono una comunicazione in grotta bidirezionale non solo per la voce, ma anche per testi, immagini e dati tecnici utili al coordinamento.

I sistemi mesh prevedono la distribuzione di nodi trasmettitori?ripetitori lungo lo sviluppo della cavità, in punti scelti in base alla morfologia interna.

Ogni nodo dialoga con i vicini, creando una rete decentralizzata che mira a garantire stabilità e continuità del segnale anche in presenza di meandri, pozzi e cambi di quota.

L’idea alla base ricalca il principio delle reti internet distribuite, adattato al contesto della comunicazione in grotta.

In questo modo, eventuali criticità su un singolo nodo possono essere compensate dal resto della rete, aumentando la resilienza complessiva del sistema di collegamento.


Il sistema Ermes: connettività Internet e supporto sanitario in grotta

In parallelo ai test sui sistemi wireless mesh sono proseguite le prove sul sistema Ermes, sviluppato dalla CTS proprio per portare connettività Internet in grotta.


Ermes è pensato per permettere al team sanitario presente sul ferito di inviare verso l’esterno dati diagnostici, immagini e comunicazioni vocali e testuali, così da ricevere supporto specialistico a distanza.

La comunicazione in grotta, in questo caso, non riguarda solo il coordinamento tecnico delle squadre, ma anche il flusso di informazioni sanitarie tra il personale sul posto e i medici in superficie.


Questo può risultare decisivo nelle fasi di valutazione del quadro clinico e nella scelta delle procedure di evacuazione più adatte.

Durante l’esercitazione sono stati verificati in particolare tre aspetti operativi.


Il primo ha riguardato la coesistenza tra fonia analogica tradizionale ed Ermes sullo stesso cavo telefonico, con l’obiettivo di ridurre al minimo interferenze e disturbi.


Il secondo punto è stato la risposta del sistema in presenza di cavo degradato, condizione frequente in scenari reali o su linee già utilizzate in precedenza.


Il terzo ambito di prova ha interessato il comportamento delle comunicazioni al variare delle modalità di giunzione tra le bobine di cavo.


Integrazione tra tecnologie e sviluppo del soccorso speleologico

L’esercitazione alla Grotta del Frassino si inserisce in un percorso più ampio di ricerca e sviluppo portato avanti dalla Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS.


L’obiettivo è migliorare nel tempo capacità di comunicazione in grotta, coordinamento tra le squadre e gestione delle informazioni durante gli interventi ipogei.

La prospettiva è quella di integrare in modo progressivo le nuove tecnologie con i sistemi già collaudati sul campo, senza abbandonare strumenti che hanno dimostrato affidabilità nel tempo.


In questa logica, la comunicazione in grotta diventa un ambito in cui innovazione digitale e esperienza operativa devono procedere insieme.

Le prove svolte nel complesso carsico del Campo dei Fiori contribuiscono a definire protocolli e configurazioni tecniche replicabili in altre cavità, con scenari geologici e morfologici diversi.


Per la comunità speleologica e per il Soccorso Speleologico, questi test rappresentano un passo ulteriore verso interventi più efficaci, con una comunicazione in grotta sempre più strutturata, tracciabile e adatta alle esigenze reali del soccorso.

Il comunicato ufficiale CNSAS

Attività sperimentali del Soccorso Speleologico alla Grotta del Frassino (VA)

Test su nuove tecnologie di comunicazione in grotta

 

Nei giorni 27, 28 e 29 marzo 2026 si è svolta un’esercitazione della Commissione Tecnica Speleologica (CTS) del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), finalizzata all’avanzamento delle attività di progettazione e sviluppo di nuovi sistemi di comunicazione per il soccorso in ambiente ipogeo.

Le attività si sono svolte presso la Grotta del Frassino, nel complesso carsico di Campo dei Fiori in provincia di Varese, e hanno riguardato in particolare la sperimentazione di soluzioni innovative alternative al tradizionale collegamento analogico su doppino telefonico, comunemente utilizzato durante gli interventi di soccorso speleologico.

Tra i principali ambiti di test, sono stati valutati tre diversi sistemidi comunicazione wireless basati su rete digitale con protocollo mesh, che consentono la trasmissione bidirezionale non solo della voce, ma anche di testi, immagini e dati. I sistemi prevedono la distribuzione lungo lo sviluppo della cavità di nodi trasmettitori-ripetitori che comunicano tra loro, creando una rete decentralizzata in grado di garantire continuità e stabilità del segnale anche in ambienti complessi, secondo una logica analoga a quella delle reti internet distribuite.

Parallelamente, sono proseguite le attività di test e studio del sistema Ermes, sviluppato dalla CTS per portare connettività Internet in grotta. Il sistema consente al team sanitario impegnato sul ferito di trasmettere dati diagnostici, immagini e comunicazioni voce e testuali verso l’esterno, ricevendo al contempo supporto specialistico da remoto.

Le prove hanno riguardato in particolare la coesistenza tra sistemi di comunicazione tradizionali in fonia analogica ed Ermes sullo stesso cavo telefonico, con l’obiettivo di ridurre al minimo le interferenze; la valutazione delle prestazioni del sistema in presenza di cavo degradato ed il comportamento delle comunicazioni in funzione di diverse modalità di giunzione tra le bobine.

L’esercitazione si inserisce nel più ampio percorso di ricerca e sviluppo della Commissione Tecnica Speleologica del CNSAS, volto a migliorare le capacità di comunicazione e coordinamento negli interventi in grotta, attraverso l’integrazione tra tecnologie innovative e sistemi già consolidati.

 

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[25] Soccorso speleologico, il futuro passa da Varese – La Prealpina https://www.prealpina.it/pages/soccorso-speleologico-il-futuro-passa-da-varese-409090.html
[26] Notizie di grotta del frassino – VareseNews https://www.varesenews.it/tag/grotta-del-frassino/
[27] Le ha condotte la Commissione Tecnica Speleologica del Corpo … https://www.facebook.com/varesenews/posts/le-ha-condotte-la-commissione-tecnica-speleologica-del-corpo-nazionale-soccorso-/1364832585681157/
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[29] Sacro Monte e Campo dei Fiori – Facebook https://www.facebook.com/groups/297696771128590/posts/1666287627602824/
[30] Nella Grotta del Frassino il #SoccorsoAlpino ha testato le nuove … https://www.facebook.com/Malpensa24.it/posts/nella-grotta-del-frassino-il-soccorsoalpino-ha-testato-le-nuove-modalit%C3%A0-di-comu/1418806956927666/
[31] [PDF] 24 maggio 2026 – CAI Carate Brianza https://caicaratebrianza.it/download/123-speleologia/173-speleologia-2026?download=629%3A24-maggio-2026-speleologia-grotta-del-frassino

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  • Sebino: colpaccio nei fondi di Nueva Vida
    Condividi Il Pischelli Team riapre il gioco nel complesso Bueno Fonteno Ci sono posti che non fanno sconti, e che sembrano – letteralmente – non avere fondo. È lì, nei fondi dell’Abisso Nueva Vida, nel cuore del complesso di Bueno Fonteno, che il Pischelli Team ha piazzato l’ennesimo colpo. ULTIM’ORA dai social, poche parole ma chiarissime: COLPACCIO ESPLORATIVO!!! Dietro quelle parole c’è un lavoro duro, ostinato. Di quelli che solo chi scava nel fondo di un sistema carsico può capi
     

Sebino: colpaccio nei fondi di Nueva Vida

Marec 31st 2026 at 06:00

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Il Pischelli Team riapre il gioco nel complesso Bueno Fonteno

Ci sono posti che non fanno sconti, e che sembrano – letteralmente – non avere fondo.

È lì, nei fondi dell’Abisso Nueva Vida, nel cuore del complesso di Bueno Fonteno, che il Pischelli Team ha piazzato l’ennesimo colpo.

ULTIM’ORA dai social, poche parole ma chiarissime: COLPACCIO ESPLORATIVO!!!

Dietro quelle parole c’è un lavoro duro, ostinato. Di quelli che solo chi scava nel fondo di un sistema carsico può capire:

  • 20 metri di sifone fossile scavati
  • 3 meandri nuovi
  • 3 arrivi
  • 3 sifoni
  • circa 1 km di sviluppo (‘Ma dove siamo?’, direbbe il mitico Alex Rinaldi).

Numeri che parlano da soli.
E raccontano una progressione che non si limita a “trovare”, ma costruisce passaggi, forza limiti, apre strada.

E sì — questa volta nel gruppo c’è anche uno svizzero…
Progetto Sebino ormai parla più lingue… ma sempre con l’accento del fango.

“Brutti, sporchi e cattivi”, scrive Giorgio Pannuzzo, scherzando: a noi tutti, infatti, sembrano bellissimi.

Due “Pischelli”: lo sguardo di chi (in un posto molto arduo – leggi orribile)  ha scavato 20 metri di sifone fossile e ha scoperto 3 meandri nuovi, 3 arrivi e 3 sifoni, per quasi 1 nuovo chilometro

Non mollano mai. Soprattutto quando il gioco si fa verticale, stretto e bagnato.

Una cosa è certa: nei fondi della Nueva Vida è stata scritta un’altra pagina importante del complesso di Bueno Fonteno.

E mentre già si guarda alla prossima soglia simbolica dei 50 km, la sensazione è che questo sia solo un passaggio.

Per ora è solo un annuncio.
Conoscendo i ragazzi del Progetto Sebino, i dettagli non saranno mai banali.

Presto una relazione completa con tutti gli sviluppi qui: https://www.progettosebino.com/

Promette di portarci, ancora una volta, laggiù.

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  • 50 tecnici del soccorso sottoterra per 24 ore: esercitazione estrema nella Grotta delle Palme a Dossena
    Condividi La IX Delegazione Speleologica del CNSAS si è calata nel cuore della montagna per un addestramento continuo di alto livello, testando nuove tecniche di soccorso e comunicazione in profondità. DOSSENA (BG) – Importante esercitazione di squadra per la IX Delegazione Speleologica del CNSAS – Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, coordinata dalla Scuola speleologica: nel fine settimana appena trascorso, nella Grotta delle Palme, nel comune di Dossena, circa cinquanta tecnici d
     

50 tecnici del soccorso sottoterra per 24 ore: esercitazione estrema nella Grotta delle Palme a Dossena

Marec 30th 2026 at 08:00

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La IX Delegazione Speleologica del CNSAS si è calata nel cuore della montagna per un addestramento continuo di alto livello, testando nuove tecniche di soccorso e comunicazione in profondità.

DOSSENA (BG) – Importante esercitazione di squadra per la IX Delegazione Speleologica del CNSAS – Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, coordinata dalla Scuola speleologica: nel fine settimana appena trascorso, nella Grotta delle Palme, nel comune di Dossena, circa cinquanta tecnici di soccorso speleologico hanno preso parte a un’attività addestrativa complessa e continuativa, sviluppata nell’arco di più ore, dal sabato mattina fino alla notte tra sabato e domenica.

La componente speleologica del CNSAS riveste un ruolo fondamentale nel sistema di soccorso, operando in ambienti ipogei e contesti confinati dove ogni intervento richiede elevata preparazione tecnica, capacità di adattamento e coordinamento tra le squadre. L’esercitazione ha avuto come obiettivo principale il recupero di un ipotetico ferito, mettendo in pratica l’intero bagaglio tecnico acquisito dai partecipanti, attraverso l’utilizzo sia del materiale di squadra, sia delle dotazioni individuali assegnate a ciascun tecnico.

Durante l’attività è stato inoltre simulato un cambio squadra completo, riproducendo le dinamiche tipiche di un intervento reale e tenendo conto delle difficoltà specifiche dell’ambiente: meandri particolarmente stretti, e verticali con uscite complesse, che hanno richiesto attenzione, precisione e gestione efficace delle manovre. Un ulteriore obiettivo dell’esercitazione è stato il test dei nuovi strumenti di comunicazione con l’esterno grotta, fondamentali per garantire il coordinamento e la sicurezza delle operazioni in scenari operativi articolati.

L’elevato numero di partecipanti ha consentito di sviluppare un’esercitazione strutturata e realistica, permettendo ai tecnici di confrontarsi con situazioni complesse e di affinare ulteriormente le proprie competenze.

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