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Grotta Romanelli oltre la preistoria: tre sepolture medievali riaprono la storia della cavità

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Radiocarbonio e speleologia raccontano un nuovo capitolo del sito di Castro

La datazione diretta di tre resti scheletrici conservati presso il Museo di Antropologia dell’Università Federico II di Napoli colloca in epoca medievale un adulto e due bambini rinvenuti a Grotta Romanelli, sulla costa di Castro, in provincia di Lecce. Le analisi, condotte dal CEDAD dell’Università del Salento con la spettrometria di massa con acceleratore, indicano tre intervalli calibrati: 1302-1411 d.C. per l’adulto, 1423-1455 d.C. per un bambino e 1435-1489 d.C. per il secondo.

Il risultato amplia la storia di Grotta Romanelli, da lungo tempo considerata uno dei principali archivi della preistoria mediterranea. La cavità conserva infatti sedimenti, resti faunistici, industrie litiche, tracce di fuoco e testimonianze di arte parietale e portatile. Le nuove date mostrano che la sequenza delle frequentazioni non si esaurisce con il Paleolitico e con la transizione verso l’Olocene.

Le tre sepolture medievali e il valore della datazione diretta

I resti furono scoperti all’inizio del Novecento e trasferiti a Napoli nel 1914. La loro provenienza storica li aveva separati dal contesto stratigrafico originario. La nuova ricerca dimostra il valore delle collezioni museali, che possono essere riesaminate con metodi aggiornati anche quando la documentazione dello scavo è incompleta.

La novità principale riguarda la datazione diretta dell’osso umano. Il radiocarbonio misura il carbonio-14 residuo nei tessuti dopo la morte. Per i reperti scheletrici, il laboratorio analizza normalmente il collagene, dopo averne verificato la conservazione e l’eventuale presenza di contaminanti.

La spettrometria di massa con acceleratore, indicata con l’acronimo AMS, permette di misurare gli isotopi del carbonio usando quantità ridotte di materiale. Questa caratteristica è importante per reperti antropologici preziosi e non sempre sostituibili. Gli intervalli ottenuti non indicano un singolo anno. Esprimono una finestra temporale calibrata, associata alla probabilità che la morte sia avvenuta in quel periodo.

Grotta Romanelli come palinsesto archeologico

Le ricerche recenti hanno già modificato la cronologia del sito. Uno studio pubblicato nel 2022 su Scientific Reports ha collocato le più antiche frequentazioni umane tra gli stadi isotopici marini MIS 9 e MIS 7, in una fase molto più antica rispetto alla precedente interpretazione basata sull’ultimo interglaciale. La grotta è quindi inserita in una storia ambientale e umana che comprende diversi cicli glaciali e interglaciali. [web:3]

Le tre sepolture medievali aggiungono un episodio successivo. Non sostituiscono il ruolo di Grotta Romanelli nella ricerca sul Paleolitico. Lo completano. La cavità può essere letta come un palinsesto, cioè come un luogo nel quale tracce appartenenti a epoche diverse si sovrappongono, si rimaneggiano o si conservano in modo diseguale.

È utile parlare di successione di frequentazioni, non di presenza umana continua. Tra un episodio e l’altro possono essere trascorsi secoli o millenni. La grotta può essere stata conosciuta senza essere frequentata con regolarità. Questa distinzione evita di trasformare una sequenza archeologica discontinua in una storia di insediamento permanente.

Perché furono deposti i corpi nella grotta

Le date dimostrano l’appartenenza dei tre individui al Medioevo. Non spiegano, da sole, perché i corpi furono portati nella cavità. Non stabiliscono se le deposizioni siano state contemporanee, se adulto e bambini appartenessero alla stessa famiglia o se Grotta Romanelli fosse utilizzata come luogo funerario ricorrente.

Tra le ipotesi compatibili rientra la scelta di uno spazio riparato e riconoscibile. Una cavità costiera poteva offrire protezione dalle intemperie e un luogo separato dagli abitati. Un’altra possibilità riguarda l’uso da parte di una comunità locale, ma questa interpretazione richiederebbe ulteriori deposizioni medievali, tracce di frequentazione e una ricostruzione spaziale dei reperti.

Non si possono escludere deposizioni legate a circostanze eccezionali, a pratiche non ordinarie o a un significato rituale attribuito allo spazio sotterraneo. Nessuna di queste spiegazioni è dimostrata. La presenza di due bambini non autorizza a parlare di epidemie, stragi o legami familiari senza dati osteologici, paleopatologici e genetici.

Le analisi future tra bioarcheologia e speleologia

Le ossa possono conservare informazioni su malattie, traumi, alimentazione e condizioni di vita. L’esame osteologico potrà verificare fratture, alterazioni articolari, segni di infezione, stress di crescita e patologie dentarie. Nei bambini, denti e ossa possono documentare fasi dello sviluppo, svezzamento e perturbazioni fisiologiche.

Gli isotopi stabili del carbonio e dell’azoto potranno offrire indicazioni sulla dieta. Carbonio, ossigeno e stronzio, se analizzati insieme, possono contribuire allo studio della mobilità e del luogo di crescita. L’analisi del DNA antico potrebbe valutare eventuali rapporti di parentela, se la conservazione dei campioni e le autorizzazioni lo permetteranno.

Sarà importante esaminare anche la tafonomia. Segni di disarticolazione, spostamento, esposizione, rosicchiamento o manipolazione possono aiutare a distinguere deposizioni primarie e secondarie. La ricerca dovrà comprendere un inventario completo dei resti conservati nei musei, il recupero dei vecchi registri e il collegamento tra numeri di catalogo, campagne di scavo e pubblicazioni.

Una ricerca interdisciplinare sul Salento medievale

Il caso di Grotta Romanelli richiede il confronto tra archeologia, antropologia fisica, geologia, sedimentologia, storia e speleologia. Le date collocano le deposizioni tra XIV e XV secolo, in un Salento attraversato da trasformazioni politiche, economiche e demografiche. Questo quadro storico offre un contesto di ricerca, ma non permette di collegare automaticamente le morti a epidemie, conflitti o crisi locali.

Il confronto con altre sepolture medievali della Puglia potrà chiarire se i tre individui fossero compatibili con una popolazione costiera locale o se presentassero segnali di mobilità. Potrà inoltre verificare la presenza di diete con una componente marina significativa, un aspetto rilevante per l’interpretazione delle date radiocarboniche.

Grotta Romanelli si conferma così un sito di lunga durata e di grande complessità. La ricerca non ha ancora stabilito se la cavità fosse un cimitero medievale. Ha però dimostrato che il suo uso non terminò con la preistoria. Le tre sepolture medievali trasformano una collezione storica ambigua in un problema scientifico verificabile e aprono nuove domande sulla relazione tra comunità, paesaggio carsico e spazi sotterranei.

Fonti

  • ANSA, “Il giallo di Grotta Romanelli, i tre corpi risalgono al Medioevo”, 11 settembre 2026.
  • La Repubblica Bari, “La grotta Romanelli frequentata anche nel Medioevo: la rivelazione dall’analisi di tre scheletri”, 11 settembre 2026.
  • Pieruccini et al., “Stratigraphic reassessment of Grotta Romanelli sheds light on Middle-Late Pleistocene palaeoenvironments and human settling in the Mediterranean”, Scientific Reports, 2022.
  • Materiale accademico e documentazione di progetto sulla datazione radiocarbonica, l’antropologia e la storia delle frequentazioni di Grotta Romanelli.

Grotta Romanelli

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Pulo di Altamura, la dolina carsica che rivela il sottosuolo dell’Alta Murgia

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Il Pulo di Altamura è una grande depressione carsica, modellata dalle acque e legata al crollo di antiche cavità

Il Pulo di Altamura è una delle forme carsiche più riconoscibili dell’Alta Murgia. A pochi chilometri dalla città pugliese, lungo la SP 157, l’altopiano calcareo si apre in una vasta depressione chiusa, dai versanti ripidi e dalle pareti segnate da grotte e anfratti. Non si tratta di un cratere vulcanico. È una dolina profonda circa 90 metri, cioè una forma del paesaggio prodotta nel lungo periodo dalla circolazione dell’acqua nelle rocce calcaree.

Pulo di Altamura e carsismo: l’acqua che dissolve il calcare

Il Pulo di Altamura è classificato come una dolina carsica a scodella. Il carsismo è l’insieme dei processi con cui l’acqua, resa debolmente acida dall’anidride carbonica presente nell’atmosfera e nel suolo, scioglie lentamente le rocce solubili. Nei calcari delle Murge l’acqua penetra attraverso fratture e discontinuità. Nel tempo amplia i percorsi sotterranei, mobilita sedimenti e modifica anche la superficie.

Nel caso del Pulo di Altamura, la forma regolare e le caratteristiche morfologiche hanno portato il Parco Nazionale dell’Alta Murgia a interpretare la depressione come una dolina di crollo. In questa lettura, sotto l’attuale conca esisteva una cavità ipogea o un sistema di vuoti; la volta ha perso stabilità ed è collassata. L’azione delle piogge e del ruscellamento ha poi continuato a modellare il bacino. [web:25]

Il processo non è riducibile a una sola causa. La dissoluzione chimica del calcare, l’erosione meccanica, il trasporto dei detriti e il cedimento di porzioni rocciose concorrono alla storia di queste grandi forme. Il Pulo di Altamura mostra quindi come un altopiano apparentemente uniforme possa custodire un articolato reticolo di fratture, cavità e condotti nel sottosuolo.

Due lame e la Grotta del Pulo nel sistema idrologico carsico

Il funzionamento del Pulo di Altamura è strettamente connesso alle acque meteoriche. Il Museo Archeologico Nazionale di Altamura lo descrive come il punto più basso di un’ampia area di scolo. Due lame, una proveniente da nord-est e una da nord-ovest, convogliano verso la dolina le acque delle precipitazioni. [web:27]

Nella terminologia locale pugliese, una lama è un solco erosivo nel quale l’acqua defluisce soprattutto in occasione delle piogge. Non è un corso d’acqua perenne. In territori calcarei e fratturati, infatti, una parte rilevante dell’acqua si infiltra rapidamente nel sottosuolo.

Al fondo della depressione si apre l’inghiottitoio noto come Grotta del Pulo. Il Comune di Altamura ne indica una profondità di 30 metri e specifica che la cavità è visitabile soltanto da speleologi. Il dato aiuta a comprendere il legame diretto tra carsismo epigeo e carsismo ipogeo: la grande forma visibile in superficie continua nel sistema sotterraneo, dove l’acqua trova vie di assorbimento e circolazione. [web:6]

In caso di piogge intense, lame, impluvi e fondo della dolina richiedono attenzione. Sono elementi attivi del drenaggio naturale del bacino. La fruizione del Pulo di Altamura deve quindi rispettare sentieri, segnaletica e condizioni meteorologiche.

Grotte del Pulo di Altamura e archeologia rupestre

Le cavità lungo le pareti, soprattutto sul versante settentrionale, costituiscono un patrimonio geomorfologico e archeologico. La Regione Puglia segnala le principali Grotta I e Grotta II e riferisce una frequentazione umana protratta fino al Medioevo e all’età moderna. Tra le evidenze ricordate figurano resti umani, ciottoli incisi e una conchiglia fossile del genere Cypraea. [web:4]

Le fonti comunali e del MurGeoPark collocano la presenza umana documentata nelle cavità in un arco cronologico che va dal Paleolitico superiore al Medioevo. È più corretto parlare di frequentazioni in fasi diverse, non di un uso continuo e uniforme nel tempo. Grotte e ripari possono infatti aver assolto funzioni differenti in periodi differenti: luogo di sosta, spazio di attività, deposito o contesto rituale. [web:8][web:21]

Va distinta con chiarezza la storia del Pulo di Altamura da quella dell’Uomo di Altamura. Il celebre scheletro fossile è stato scoperto nella Grotta di Lamalunga, altro sito carsico del territorio altamurano. Il Centro visite di Lamalunga propone proprio un percorso didattico dedicato al carsismo, alla speleologia e alla grotta dove il reperto è conservato; Pulo e Lamalunga sono quindi parte dello stesso contesto territoriale, ma restano siti distinti. [web:14]

Tutela del Pulo di Altamura e fruizione responsabile

Il valore del Pulo di Altamura non è soltanto paesaggistico. Il sito riunisce geologia, idrologia carsica, archeologia rupestre, flora e fauna di ambiente roccioso. La Regione Puglia segnala sul versante nord un importante sistema rupicolo, mentre il MurGeoPark lo colloca in zona A dell’area protetta, indicandone anche il microclima favorevole a specie endemiche. [web:4][web:21]

Nel 2025 il Comune di Altamura ha comunicato di aver dichiarato il geosito “zona silenziosa in aperta campagna”, nell’ambito di iniziative legate a gestione e fruizione. Il provvedimento richiama il valore naturalistico, geologico e paesaggistico dell’area e la sua appartenenza al GeoParco UNESCO MurGeoPark. [web:8]

Una visita rispettosa richiede comportamenti semplici: restare sui percorsi, non entrare nelle cavità non autorizzate, non raccogliere reperti o materiali, evitare rumori e luci invasive vicino agli anfratti. I reperti archeologici e i depositi naturali mantengono il loro significato soprattutto se conservati nel contesto in cui si trovano. Anche l’acqua merita attenzione, perché fratture e inghiottitoi possono trasferire rapidamente nel sottosuolo ciò che viene disperso in superficie.

Il Pulo di Altamura resta così una chiave di lettura dell’Alta Murgia. La sua grande conca rende visibili processi che di norma agiscono lentamente e in profondità: infiltrazione, dissoluzione del calcare, sviluppo delle cavità e trasformazione continua del paesaggio carsico.

Fonti

Pilo di Altamura

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Puliamo il Buio a Monte Carello: il GASP! interviene per proteggere il carsismo pugliese

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Il 12 e 13 settembre speleologi e tecnici del CAI Gioia del Colle saranno impegnati nell’Inghiottitoio di Monte Carello, tra Noci e Alberobello. La bonifica richiama l’attenzione sul legame tra grotte, falde acquifere e tutela dell’ambiente.

Puliamo il Buio nell’Inghiottitoio di Monte Carello

Il sottosuolo carsico torna al centro di un’azione di tutela ambientale in Puglia. Sabato 12 e domenica 13 settembre il GASP! – Gruppo Archeologico Speleologico Pugliese della Sezione CAI “Donato Boscia” di Gioia del Colle – svolgerà un intervento di bonifica nell’Inghiottitoio di Monte Carello.

La cavità si trova nel territorio di Noci, al confine con Alberobello, nelle vicinanze delle storiche cave di alabastro. L’iniziativa rientra in Puliamo il Buio, la campagna nazionale dedicata alla salvaguardia delle grotte e degli ambienti ipogei.

L’operazione non consiste in una semplice raccolta in superficie. I materiali da rimuovere si trovano sul fondo dell’inghiottitoio, circa 30 metri sotto l’ingresso. Gli speleologi dovranno quindi calarsi, selezionare i rifiuti e riportarli all’esterno con corde, carrucole e sistemi di recupero dei carichi.

Sono attività che richiedono pianificazione, competenze tecniche e una rigorosa gestione della sicurezza. In cavità, ogni fase della movimentazione deve limitare i rischi per gli operatori e contenere possibili ulteriori alterazioni dell’ambiente.

Carsismo pugliese, acque sotterranee e rischio rifiuti

In un territorio carsico, fratture della roccia, cavità e inghiottitoi possono trasferire rapidamente l’acqua meteorica nel sottosuolo. Questo meccanismo alimenta gli acquiferi, ma rende anche vulnerabili le falde quando nelle aree di ricarica sono presenti sostanze inquinanti.

Abbandonare rifiuti in una grotta non significa quindi sottrarli alla vista. Significa introdurre possibili contaminanti in un sistema collegato alle acque sotterranee e a ecosistemi con equilibri delicati. Oli esausti, sostanze chimiche, farmaci, componenti meccaniche e materiali contenenti amianto possono creare problemi che non restano confinati all’interno della cavità.

La vulnerabilità è legata anche alla ridotta capacità di filtrazione naturale di molti acquiferi carsici. Le acque si muovono lungo fessure e condotti, con tempi spesso più rapidi rispetto a quelli di terreni più porosi. Per questa ragione la tutela preventiva del carsismo pugliese resta essenziale per la qualità della risorsa idrica.

Il lavoro del GASP! e la bonifica delle cavità

Negli anni il GASP! riferisce di avere recuperato più di 10 quintali di materiali inquinanti da diverse cavità del territorio. Fra i rifiuti rinvenuti figurano materiali urbani e ingombranti, fusti con olio esausto, parti di motori, medicinali e amianto.

Il dato descrive un problema che la speleologia incontra spesso durante le esplorazioni e i rilievi. Le cavità naturali e gli ipogei artificiali sono stati talvolta usati come luoghi di abbandono illecito. Puliamo il Buio punta a rendere visibili queste situazioni, a documentarle e a favorire interventi di recupero e segnalazione.

La campagna è promossa dalla Società Speleologica Italiana con Legambiente. Attiva dal 2005, collega la rimozione dei rifiuti al censimento delle criticità, alla valutazione del rischio e alla sensibilizzazione delle comunità locali.

L’importanza della speleologia per la tutela dell’ambiente

La speleologia svolge una funzione che va oltre l’esplorazione. Il rilievo delle cavità, l’osservazione dei flussi idrici, la documentazione fotografica e il riconoscimento delle forme carsiche forniscono conoscenze utili per comprendere il territorio.

Queste competenze aiutano a individuare ingressi, inghiottitoi e percorsi sotterranei che possono mettere in relazione ciò che avviene in superficie con le acque di falda. Gli speleologi possono inoltre segnalare discariche, alterazioni degli habitat, rifiuti pericolosi e situazioni che richiedono l’intervento degli enti competenti.

La tutela dell’ambiente ipogeo richiede poi collaborazione. Associazioni, amministrazioni, gestori del ciclo dei rifiuti, tecnici ambientali e cittadini hanno ruoli diversi. La bonifica è necessaria quando il danno è già presente; prevenzione, controlli e corretta gestione dei rifiuti restano gli strumenti più efficaci per evitare nuovi episodi.

In questo quadro, Puliamo il Buio assume anche un valore educativo. Ricorda che il sottosuolo non è separato dal paesaggio abitato. Grotte e inghiottitoi fanno parte del ciclo dell’acqua, custodiscono biodiversità e conservano informazioni geologiche, climatiche e archeologiche.

L’incontro del 13 settembre

La mattina di domenica 13 settembre, alle 10.30, è previsto un incontro sul campo con le autorità dei Comuni di Noci e Alberobello. La presenza delle amministrazioni intende mettere in evidenza la dimensione territoriale dell’intervento.

La bonifica dell’Inghiottitoio di Monte Carello chiude così il percorso tra azione pratica e sensibilizzazione. Recuperare i rifiuti dal fondo della cavità è un passaggio concreto. La protezione durevole del carsismo pugliese dipende anche dalla conoscenza delle connessioni tra superficie, sottosuolo e acqua.

Fonti

Gioia del Colle

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Castellana Grotte, il Gruppo Puglia Grotte presenta il 52° corso di introduzione alla speleologia

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Giornata Nazionale della Speleologia: formazione, ricerca e territorio al Centro Studi

Il Gruppo Puglia Grotte presenta il 52° corso di introduzione alla speleologia. L’appuntamento è fissato per domenica 13 settembre 2026, alle ore 10, al Centro Studi Viterbo di Castellana Grotte. L’iniziativa si svolge in occasione della Giornata Nazionale della Speleologia e riunisce associazioni, istituzioni, federazione e scuola.

L’incontro sarà dedicato alla conoscenza del mondo sotterraneo e al ruolo della formazione speleologica. Il programma punta a illustrare le attività di ricerca, esplorazione e documentazione delle cavità. Sarà affrontato anche il rapporto tra speleologia e valorizzazione del territorio carsico.

52° corso di introduzione alla speleologia a Castellana Grotte

Il corso rappresenta il principale appuntamento formativo annuale del Gruppo Puglia Grotte. Secondo le informazioni diffuse dall’associazione, il percorso si svolgerà dal 20 settembre all’8 novembre 2026. Le lezioni teoriche sono previste il martedì e il giovedì. I fine settimana saranno dedicati alle esercitazioni in parete e alle uscite in grotta.

Il corso è omologato dalla Società Speleologica Italiana ed è diretto da Modesto Tartarelli. Il programma comprende la progressione su corda, le tecniche esplorative, la geologia, la speleogenesi e la prevenzione degli incidenti. Sono previste anche lezioni dedicate all’ecologia, alla speleobiologia, alla cartografia e alla documentazione delle cavità.

Le attività pratiche interesseranno grotte del territorio di Castellana, del Gargano, del Matese e dell’area di Roccamorice. Prima dell’avvio ufficiale è prevista un’uscita propedeutica alle Grotte di Castellana, programmata per domenica 20 settembre. L’iniziativa è rivolta anche a chi desidera conoscere l’attività speleologica prima di iscriversi al corso.

La partecipazione all’uscita propedeutica non comporta l’iscrizione automatica al percorso formativo. Per informazioni è possibile rivolgersi alla sede del Gruppo Puglia Grotte, in via Margherita di Savoia 18, il giovedì sera. Sono disponibili anche gli indirizzi segreteria@gruppopugliagrotte.it e responsabileuscite@gruppopugliagrotte.it.

Associazioni, federazione e istituzioni insieme

L’incontro del 13 settembre è costruito come un momento di confronto tra soggetti impegnati nella conoscenza del sottosuolo. Per il Comune di Castellana Grotte interverranno la vicesindaca e assessora alla Cultura Virginia Dibello e Antonio Dimasi, responsabile dell’Ufficio tecnico-ambiente.

Per la Federazione Speleologica Pugliese è previsto l’intervento del presidente Aurelio Marangella. La Commissione nazionale Scuola di Speleologia della Società Speleologica Italiana sarà rappresentata da Luciano Luprano, coordinatore regionale per la Puglia del CNSS-SSI.

Per il Gruppo Puglia Grotte interverranno il presidente Domenico Camicia e il direttore del corso Modesto Tartarelli. È annunciata anche la partecipazione del Gruppo Speleologico Vespertilio, rappresentato dalla presidente Emanuela Derossi.

La composizione dell’incontro sottolinea il valore della collaborazione. La speleologia richiede competenze tecniche, preparazione fisica, conoscenze naturalistiche e capacità di lavorare in gruppo. La formazione iniziale serve a costruire comportamenti corretti in grotta e a ridurre i rischi durante le attività esplorative.

Gruppo Puglia Grotte: oltre cinquant’anni di attività

Il Gruppo Puglia Grotte è stato fondato nel 1971. Da oltre cinquant’anni svolge attività di ricerca ed esplorazione speleologica in Puglia, nell’Italia meridionale e in Albania. L’associazione organizza corsi di introduzione alla speleologia, corsi di specializzazione, attività per docenti e laboratori didattici destinati alle scuole.

Nel corso della sua storia ha promosso spedizioni e progetti in Marocco, Tunisia, Albania, Cuba e Portogallo. Soci del gruppo hanno partecipato anche a iniziative di ricerca in Messico, Patagonia, Antartide e Filippine. In ambito nazionale, l’attività si concentra sul territorio pugliese, sulla Murgia e su altri complessi carsici dell’Italia meridionale.

Il Gruppo Puglia Grotte cura inoltre pubblicazioni e strumenti di documentazione. Tra questi figurano il bollettino Puglia Grotte, i Quaderni di Speleologia Meridionale, una biblioteca sociale con oltre mille volumi e un archivio di rilievi topografici e cartografie. L’associazione gestisce anche il Museo Speleologico Franco Anelli delle Grotte di Castellana, in collaborazione con la società Grotte di Castellana.

Dal 2009 il gruppo collabora all’organizzazione di Speleonight, visita guidata dedicata alla conoscenza delle Grotte di Castellana. L’attività punta a presentare al pubblico alcuni aspetti dell’esperienza speleologica, mantenendo distinta la visita divulgativa dalla pratica esplorativa.

Monitoraggio biologico e nuove cavità

Tra le attività recenti documentate dal Gruppo Puglia Grotte figura il monitoraggio di Italodytes stammeri nei rami laterali delle Grotte di Castellana. L’indagine è stata svolta con il patrocinio della Società Grotte di Castellana, nel quadro della campagna della Società Speleologica Italiana dedicata all’animale di grotta dell’anno.

Il monitoraggio ha l’obiettivo di verificare presenza, consistenza e persistenza della specie nell’ambiente ipogeo. Italodytes stammeri è un organismo legato agli habitat sotterranei pugliesi. Le attività di questo tipo permettono di raccogliere dati sulla biodiversità cavernicola e sulle condizioni degli ambienti non aperti al percorso turistico.

Sul fronte esplorativo, il Gruppo Puglia Grotte è stato incaricato dall’Amministrazione comunale di Castellana Grotte di esplorare, studiare e documentare le cavità carsiche rinvenute nella cittadina. Tra queste rientrano le Grotte dell’Abate Eustasio. La cavità, individuata in area urbana, ha riportato l’attenzione sul potenziale del sottosuolo carsico locale.

Il sito ufficiale del gruppo segnala inoltre attività di ricerca di nuove cavità, tra cui una grotta in contrada Mamutte e la Grotta San Luca. Le informazioni disponibili indicano che le attività comprendono sopralluoghi, rilievi e documentazione. Non vengono riportati, nelle pagine consultate, dati completi su sviluppo, profondità o stato definitivo delle esplorazioni.

Il Gruppo Puglia Grotte porta avanti anche progetti di ricerca in altri contesti. Il Progetto Grotta del Dragone, avviato con associazioni della Basilicata nell’area del Coccovello, comprende esplorazione, rilievo, monitoraggio ambientale, campionamento delle acque e studio microbiologico e mineralogico.

La speleologia come conoscenza condivisa

Il 52° corso di introduzione alla speleologia si inserisce in questa continuità tra formazione, ricerca e divulgazione. La speleologia non riguarda soltanto la discesa in grotta. Comprende l’osservazione dei fenomeni carsici, lo studio delle acque sotterranee, la documentazione degli ambienti e la tutela della biodiversità.

Il percorso formativo di Castellana Grotte offre quindi un primo accesso a un’attività complessa. Le lezioni e le uscite permettono di affrontare gli aspetti tecnici insieme a quelli scientifici e ambientali. La Giornata Nazionale della Speleologia diventa così il contesto per presentare una disciplina basata sulla preparazione e sulla condivisione delle conoscenze.

Fonti

Ho preparato anche il file Markdown scaricabile con il testo completo dell’articolo.

Fonti
[2] Castellana Grotte, al via il 52° Corso di Speleologia del Gruppo Puglia Grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/castellana-grotte-al-via-il-52-corso-di-speleologia-del-gruppo-puglia-grotte/09/07/
[3] 51ª Edizione del Corso di Speleologia del Gruppo Puglia Grotte https://www.scintilena.com/51a-edizione-del-corso-di-speleologia-del-gruppo-puglia-grotte/09/01/
[4] Esplorazioni Nazionali https://www.gruppopugliagrotte.it/esplorazioni/nazionali/
[5] Puglia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/puglia/
[6] TRECCHINA, DOPO ANELLI E OROFINO LA TRADIZIONE RIVIVE CON IL CORSO DI SPELEOLOGIA – Scintilena https://www.scintilena.com/trecchina-dopo-anelli-e-orofino-la-tradizione-rivive-con-il-corso-di-speleologia/10/05/
[7] Il Gruppo Puglia Grotte celebra il 50° corso di speleologia – Scintilena https://www.scintilena.com/il-gruppo-puglia-grotte-celebra-il-50-corso-di-speleologia/08/17/
[8] SSI Archivi https://www.scintilena.com/category/ssi/
[9] Novità https://www.gruppopugliagrotte.it/categories/novit%C3%A0/
[10] Gruppo Puglia Grotte APS — Ricerca · Esplorazione · Didattica … https://gruppopugliagrotte.it/
[11] Autore: Marina Abisso – Scintilena https://www.scintilena.com/author/marina-abisso/
[12] Chi siamo https://www.gruppopugliagrotte.it/home/chi-siamo/
[13] Archivi categoria: Novità https://www.gruppopugliagrotte.it/home/category/novita/
[14] Gruppo Puglia Grotte | Esplorazione | Comunicazione speleologica https://www.gruppopugliagrotte.it/home/
[15] Corsi Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/corsi/
[16] Grotte, Turismo e Ricerca Scientifica: 80 anni dalla scoperta … https://www.scintilena.com/grotte-turismo-e-ricerca-scientifica-80-anni-dalla-scoperta-delle-grotte-di-castellana/05/06/
[17] Gruppo Puglia Grotte APS — Ricerca · Esplorazione … https://www.gruppopugliagrotte.it/
[18] XVI INCONTRO DI SPELEOLOGIA REGIONALE … https://www.gruppopugliagrotte.it/eventi/spelaion2011/AttiSpelaion2011.pdf
[19] Relazioni https://www.gruppopugliagrotte.it/categories/relazioni/
[20] Esplorazione e ricerca — Gruppo Puglia Grotte APS https://www.gruppopugliagrotte.it/archivio-storico/esplorazione-e-ricerca/
[21] Contatti | Gruppo Puglia Grotte https://www.gruppopugliagrotte.it/home/chi-siamo/contatti/
[22] Progetto Grotta del Dragone https://www.gruppopugliagrotte.it/home/esplorazioni/nazionali/progetto-grotta-del-dragone/
[23] Archivio storico https://www.gruppopugliagrotte.it/archivio-storico/
[24] Pubblicazioni https://www.gruppopugliagrotte.it/pubblicazioni/
[25] Modulo_programma.doc https://www.gruppopugliagrotte.it/corso/26/programma.pdf
[26] 2015 — Gruppo Puglia Grotte APS https://www.gruppopugliagrotte.it/anni/2015/
[27] Speleological Museum Franco Anelli – Didactic journey https://www.gruppopugliagrotte.it/museo_percorso_eng.htm

Gruppo Puglia Grotte

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Viaggi sotto le Murge a Bari: il libro di Vincenzo Iurilli nel percorso verso la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo

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Il Museo di Scienze della Terra ospita la presentazione l’8 settembre

Martedì 8 settembre 2026, alle ore 18, il Museo di Scienze della Terra del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari ospiterà la presentazione di Viaggi sotto le Murge, volume di Vincenzo Iurilli. L’appuntamento si terrà nel Campus universitario di via Edoardo Orabona 4.

L’incontro con il pubblico sarà presentato dal professor Giuseppe Mastronuzzi e vedrà la partecipazione di Alfredo De Giovanni.

La data cade nei giorni che precedono la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo riconosciuta dall’UNESCO.

La ricorrenza internazionale è fissata al 13 settembre di ogni anno. Nel 2026 la celebrazione inaugurale si svolgerà a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre.

La presentazione barese propone quindi un momento di approfondimento sul paesaggio murgiano e sui processi che ne hanno formato il sottosuolo.

La scelta del Museo di Scienze della Terra rafforza il legame tra divulgazione, ricerca universitaria e conoscenza del territorio.

Viaggi sotto le Murge e la lettura del paesaggio carsico pugliese

Viaggi sotto le Murge è indicato nelle presentazioni pubbliche come un lavoro rivolto alla geologia e alla speleologia pugliese.

Il volume collega le forme visibili in superficie con la struttura ipogea e con i processi di dissoluzione delle rocce solubili. Il sottotitolo riportato nelle comunicazioni precedenti è Le radici del paesaggio.

Le Murge costituiscono un contesto significativo per questo tipo di lettura. Doline, lame, inghiottitoi, cavità naturali e percorsi sotterranei non sono elementi isolati. Fanno parte di sistemi nei quali le acque meteoriche interagiscono nel tempo con le rocce calcaree. Lo studio del carsismo aiuta a comprendere la circolazione idrica, l’evoluzione delle forme del rilievo e la vulnerabilità degli acquiferi.

In questo quadro, Viaggi sotto le Murge offre un tema utile anche al pubblico non specialista. La speleologia non riguarda soltanto la visita delle grotte. Comprende l’osservazione delle cavità, il rilievo, la ricerca geologica, biologica e archeologica, oltre alla documentazione e alla tutela dei luoghi sotterranei. Il volume di Vincenzo Iurilli si inserisce nella necessità di rendere leggibili questi rapporti tra paesaggio, acqua e mondo ipogeo.

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: perché il 13 settembre

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, conosciuta anche con l’acronimo IDCK, è stata proclamata dalla Conferenza generale dell’UNESCO nel novembre 2025. Dal 2026 ricorrerà ogni 13 settembre. È importante distinguere la data della presentazione di Bari, l’8 settembre, dalla data ufficiale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, il 13 settembre.

L’iniziativa punta a far conoscere ecosistemi fragili e spesso poco visibili. Secondo UNESCO, i paesaggi carsici e le grotte interessano quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Ospitano inoltre biodiversità sotterranea specializzata, archivi geologici e climatici, testimonianze della storia umana e beni culturali.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo collega questi temi agli obiettivi di protezione, studio e gestione sostenibile. L’UNESCO richiama in particolare le relazioni con l’acqua, lo sviluppo urbano, l’azione climatica e la biodiversità. Non si tratta quindi di una ricorrenza rivolta soltanto agli speleologi. Interessa comunità locali, scuole, enti di ricerca, amministrazioni e gestori delle aree protette.

Da Bari a Postumia, ricerca e divulgazione sul mondo sotterraneo

Il primo programma internazionale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà ospitato a Postumia. Sono previsti una conferenza scientifica, attività sul terreno e una cerimonia ufficiale. L’Unione Internazionale di Speleologia invita inoltre associazioni, musei, università, geoparchi, grotte turistiche e scuole a organizzare iniziative locali nei giorni vicini al 13 settembre e a registrarle nel calendario della ricorrenza.

In questo contesto, l’appuntamento dedicato a Viaggi sotto le Murge assume il valore di una proposta divulgativa locale inserita nella settimana della prima celebrazione UNESCO. Il confronto con l’autore, con il professor Mastronuzzi e con Alfredo De Giovanni potrà riportare l’attenzione sul patrimonio carsico pugliese, sui metodi per raccontarlo e sulla responsabilità connessa alla sua conservazione.

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre anche l’occasione per chiarire un punto essenziale: le cavità e gli acquiferi carsici sono sistemi con equilibri delicati. La loro tutela richiede conoscenza scientifica, comportamenti prudenti nella frequentazione e pianificazione territoriale. Per il pubblico, la presentazione di Bari rappresenta un invito a leggere le Murge non soltanto come paesaggio esterno, ma come territorio legato a un’estesa dimensione sotterranea.

Informazioni sull’incontro

  • Evento: presentazione del volume Viaggi sotto le Murge di Vincenzo Iurilli
  • Data e ora: martedì 8 settembre 2026, ore 18
  • Sede: Museo di Scienze della Terra, Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali, Campus Universitario, via Edoardo Orabona 4, Bari
  • Intervengono: Vincenzo Iurilli, prof. Giuseppe Mastronuzzi e Alfredo De Giovanni
  • Ricorrenza UNESCO: Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, 13 settembre 2026

Fonti

L'articolo Viaggi sotto le Murge a Bari: il libro di Vincenzo Iurilli nel percorso verso la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo proviene da Scintilena.

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Castellana Grotte, al via il 52° Corso di Speleologia del Gruppo Puglia Grotte

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Dal 20 settembre all’8 novembre 2026 torna a Castellana Grotte (Bari) il Corso di Introduzione alla Speleologia organizzato dal Gruppo Puglia Grotte APS, giunto alla sua 52ª edizione.

Il corso, omologato dalla Società Speleologica Italiana, sarà diretto da Modesto Tartarelli. Le lezioni teoriche si svolgeranno il martedì e il giovedì, mentre i fine settimana saranno dedicati alle esercitazioni in parete e alle uscite in grotta. La sede delle attività teoriche sarà quella del Gruppo Puglia Grotte, in via Margherita di Savoia 18, a Castellana Grotte.

Il programma affronta progressione su corda, tecniche esplorative, geologia e speleogenesi, prevenzione degli incidenti, ecologia e speleobiologia, cartografia e documentazione delle cavità. Le uscite interesseranno grotte del territorio di Castellana, del Gargano, del Matese e dell’area di Roccamorice.

Ad aprire il percorso sarà, domenica 20 settembre, un’uscita propedeutica alle Grotte di Castellana, aperta anche a chi desidera conoscere più da vicino l’attività speleologica prima di iscriversi. La partecipazione all’uscita non comporta l’iscrizione automatica al corso.

Il Gruppo Puglia Grotte, fondato nel 1971, svolge da oltre cinquant’anni attività di ricerca, esplorazione, formazione e divulgazione speleologica in Puglia, nell’Italia meridionale e all’estero.

Informazioni e iscrizioni: presso la sede del Gruppo il giovedì sera oppure agli indirizzi segreteria@gruppopugliagrotte.it e responsabileuscite@gruppopugliagrotte.it.

L’iscrizione e l’assicurazione SSI saranno effettuate direttamente dal direttore del corso, senza necessità di versamenti anticipati alla SSI.

Fonti:

L'articolo Castellana Grotte, al via il 52° Corso di Speleologia del Gruppo Puglia Grotte proviene da Scintilena.

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Grotta della Regina a Torre a Mare: il rilievo 3D riporta al centro una cavità costiera tra archeologia e mare

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La Grotta della Regina di Bari, a Torre a Mare, è stata studiata da Università di Bari e Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari: la documentazione 3D chiarisce morfologia, tracce di scavo e frequentazioni storiche del complesso costiero.

Grotta della Regina: una cavità naturale modificata nel tempo

La Grotta della Regina si apre sulla costa di Torre a Mare, poco a nord del porticciolo, nel territorio di Bari. È una cavità marina naturale, sviluppata nelle calcareniti costiere e profondamente trasformata dall’azione umana nel corso dei secoli.

Lo studio riunisce geologi, archeologi dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e speleologi del Gruppo Speleologico Vespertilio CAI Bari. Il lavoro ha migliorato la georeferenziazione del sito e ha descritto in modo specialistico sia gli ambienti ipogei costieri sia quelli sommersi.

La roccia affiorante appartiene alle calcareniti plio-quaternarie della Formazione della Calcarenite di Gravina. Questi depositi poggiano sul basamento mesozoico del Calcare di Bari. L’erosione marina ha contribuito all’apertura della cavità, mentre interventi successivi ne hanno modificato pareti, pavimenti, nicchie e accessi.

La Grotta della Regina non va quindi letta come una semplice grotta marina. Il complesso conserva una sovrapposizione di processi naturali e di segni antropici. Questo rende necessaria una lettura integrata, capace di collegare geomorfologia costiera, speleologia e archeologia del paesaggio.

Il toponimo della Grotta della Regina tra fonti e tradizione

Le fonti storiche più antiche non permettono un’identificazione certa della cavità con l’attuale nome. Alla fine del Settecento, Emanuele Mola descrisse lungo il lido di Torre Pelosa alcuni “antri artefatti” confinanti con il mare. Il riferimento è compatibile con le cavità antropizzate della zona, senza consentire una prova definitiva.

Il toponimo Grotta della Regina è legato soprattutto alla tradizione popolare. Questa associa il luogo a Bona Sforza, duchessa di Bari e regina di Polonia, vissuta tra il 1494 e il 1557. La connessione resta una tradizione locale e non un dato archeologico dimostrato.

Un primo contributo di taglio geografico e geomorfologico risale al 1936, con lo studio di Francesco Volpe sulla costa di Torre Pelosa. Negli anni Sessanta e Settanta la cavità fu poi considerata per le sue condizioni ecologiche e per la presenza di organismi marini, comprese spugne e alghe.

Rilievo 3D e fotogrammetria nella Grotta della Regina

La documentazione della Grotta della Regina ha impiegato rilievo topografico, fotogrammetria terrestre e aerea e ricognizione subacquea. Il modello digitale restituisce misure e dettagli con una precisione utile sia alla ricerca sia alla futura conservazione.

La superficie complessiva rilevata è di 189 metri quadrati. Di questi, 117 metri quadrati risultano calpestabili e 72 metri quadrati sono sommersi. L’altezza media passa da circa 1,80 metri nella parte posteriore a circa 2,5 metri nel settore anteriore. Le vasche d’acqua interne raggiungono una profondità di circa due metri.

Il rilievo ha reso più leggibili le regolarizzazioni delle pareti interne, le nicchie e le scale incise nella roccia. Le scale collegano la cavità con il pianoro soprastante. Sul pavimento sono state riconosciute anche tracce attribuibili a lavorazioni di cava e agli strumenti usati per estrarre conci.

Un R.O.V., cioè un veicolo filoguidato a controllo remoto, è stato usato per il rilievo fotogrammetrico negli specchi d’acqua interni ed esterni. Questa parte dell’indagine ha documentato elementi litici circolari e frammenti ceramici isolati. Fra essi compaiono pareti di vasi riferibili all’età del Bronzo, nella seconda metà del II millennio a.C., e anfore confrontabili con materiali dei vicini siti costieri.

Archeologia costiera e tracce di frequentazione

Le ricognizioni archeologiche effettuate tra il 2017 e il 2018 sul litorale di Bari-Torre a Mare hanno censito 233 Unità Topografiche Costiere in una fascia lunga circa sette chilometri. L’area attorno alla Grotta della Regina corrisponde all’UTC 62 e offre elementi per ricostruire una lunga storia di uso della costa.

Nel settore circostante sono state segnalate buche di palo, attribuite a capanne di età protostorica. Sono presenti anche sepolture scavate nel banco roccioso, reperti ceramici di varie epoche, scale per raggiungere la cavità e fronti di cava per l’estrazione di blocchi di calcarenite.

Di interesse è l’area di cava sul sopratterra della grotta. Una serie di solchi paralleli è stata interpretata come una fase di impostazione mai completata. La scarsa profondità dei tagli, la presenza di un solo concio estratto e l’assenza di ulteriori lavorazioni suggeriscono che il progetto sia stato abbandonato, probabilmente per problemi di stabilità legati al vuoto sottostante.

Sulle pareti interne della Grotta della Regina è presente un repertorio di graffiti. La loro classificazione e interpretazione è ancora in corso. Per questo non è possibile stabilire se siano legati a frequentazioni occasionali, pratiche con valore cultuale o a più fasi d’uso distinte.

Tutela, monitoraggio e ricerca interdisciplinare

La cavità è registrata nel Catasto delle Grotte e Cavità Artificiali della Puglia con il numero PU_29. Il contesto costiero è stato dichiarato di notevole interesse pubblico nel 1999. La normativa regionale sul patrimonio speleologico prevede il monitoraggio dello stato di conservazione e richiede autorizzazioni preventive per utilizzi diversi dall’attività speleologica, nel rispetto dei vincoli archeologici, naturalistici e paesaggistici.

L’attività di ricerca del 2020, sostenuta da fondi regionali, ha prodotto nuovi elementi per definire la storia geologica del sito, l’arretramento della costa e le possibili funzioni della cavità nelle diverse epoche. Ha inoltre previsto un percorso di monitoraggio archeologico e ambientale.

Per la Grotta della Regina, il risultato più rilevante è la disponibilità di una base documentaria verificabile. Il modello 3D non sostituisce le indagini stratigrafiche e le analisi dei materiali. Offre però una mappa accurata per programmare studi mirati, controllare lo stato delle pareti e confrontare nel tempo eventuali trasformazioni dell’ambiente costiero e sommerso.

Fonti

L'articolo Grotta della Regina a Torre a Mare: il rilievo 3D riporta al centro una cavità costiera tra archeologia e mare proviene da Scintilena.

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