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Gerusalemme, spunta un tunnel misterioso che sfida gli archeologi

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Lungo circa 50 metri e scavato nella roccia vicino a Ramat Rachel, l’antico passaggio resta senza data certa né funzione definita, ma potrebbe entrare in un futuro parco archeologico

Tunnel antico a Ramat Rachel, scoperta archeologica a Gerusalemme

Gli archeologi hanno individuato un passaggio scavato nella roccia lungo circa 50 metri. L’ipotesi più accreditata lo collega a un’area di estrazione, ma funzione ed età restano ancora incerte.

Scoperta durante gli scavi

A Gerusalemme, vicino al kibbutz Ramat Rachel, è emerso un tunnel antico scavato nella roccia durante scavi preventivi legati alla costruzione di un nuovo quartiere promossa dall’Autorità israeliana per i terreni. La scoperta è stata annunciata dall’Autorità israeliana per le antichità e riguarda un ambiente sotterraneo di notevoli dimensioni. Il passaggio misura circa 50 metri di lunghezza, fino a 5 metri di altezza e circa 3 metri di larghezza.youtubejpost

Tunnel antico a Ramat Rachel

Il tunnel antico a Ramat Rachel è stato trovato inizialmente come una cavità naturale, poi rivelatasi un’opera scavata con continuità nella roccia. L’ingresso era raggiungibile tramite una scalinata che scendeva dalla superficie. All’interno, il riempimento di terreno alluvionale ha coperto il passaggio per secoli, forse per millenni.jnsyoutube

Ipotesi archeologiche

Gli studiosi hanno scartato l’ipotesi di un acquedotto, perché le pareti non sono intonacate e nell’area non risultano falde note. Anche l’idea di una struttura agricola o industriale sotterranea è stata valutata, ma gli elementi raccolti non la supportano in modo convincente. La lettura attuale punta piuttosto verso una galleria destinata a raggiungere uno strato di calcare utile per ricavare pietre da costruzione o per produrre calce.youtubejns

Un mistero aperto

Resta però aperto il nodo principale: il tunnel antico di Ramat Rachel potrebbe anche non essere stato completato. Gli archeologi spiegano che non è stato trovato alcun reperto in grado di datarne con sicurezza la realizzazione. Mancano ceramiche, monete o altri materiali diagnostici. Per questo, funzione ed epoca del manufatto restano al momento sconosciute.

Contesto di Gerusalemme

Il sito si trova a poca distanza da altri contesti archeologici rilevanti, tra cui un edificio pubblico dell’Età del Ferro nel quartiere di Arnona e Tel Ramat Rachel. In quest’area sono documentati resti di insediamenti che coprono un lungo arco cronologico, dall’Età del Ferro al periodo islamico. Il nuovo ritrovamento si inserisce quindi in un settore della città già ricco di testimonianze stratificate.ramatrachel.coyoutube

Parco archeologico futuro

Il progetto urbano previsto a nord di Ramat Rachel include 488 unità abitative, spazi commerciali e per attività lavorative, oltre a una scuola elementare e asili nido. La scoperta sotterranea dovrebbe essere integrata in un parco archeologico accessibile ai residenti e al pubblico. L’area, nelle intenzioni dei promotori, unirà sviluppo urbano e conservazione del patrimonio storico.jpostyoutube

Una città che continua a restituire dati

Gli archeologi dell’Autorità israeliana per le antichità hanno sottolineato che Gerusalemme continua a restituire ritrovamenti frequenti, spesso difficili da interpretare subito. In questo caso, il tunnel antico a Ramat Rachel aggiunge un nuovo tassello a una sequenza di scoperte che aiutano a leggere la storia sotterranea della città. Per gli studiosi, il complesso resta interessante proprio perché non offre ancora risposte definitive.jnsyoutube

Fonti: Autorità israeliana per le antichità; https://www.iaa.org.il/

The Jerusalem Post; The Jerusalem Post / altri resoconti giornalistici collegati alla notizia.

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Archeologia e Geofisica a confronto: prospezione geofisica, archeologia preventiva e tutela del patrimonio sommerso

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Convegno a Milano per mettere in dialogo prospezione geofisica, archeologia preventiva e tutela del patrimonio sommerso con tecnologie anche da drone

Il convegno “Archeologia e Geofisica a confronto” si terrà il 29 maggio 2026 a Milano, Largo A. Gemelli 1, Aula Pio XI, con inizio alle 09:30 e termine previsto per le 16:30.facebook+1

Programma e obiettivi — prospezione geofisica e archeologia preventiva


La giornata è organizzata in tre sessioni che mettono a confronto metodi, casi studio e buone pratiche, dalla diagnostica alla tutela e dall’archeologia preventiva al patrimonio sommerso. La Sessione I (mattina) è dedicata a strategie, limiti e applicazioni della prospezione geofisica e alla loro integrazione nelle pratiche delle soprintendenze e dello scavo archeologico.facebook

Interventi e casi studio — diagnostica, tutela e scavo


Tra i relatori della Sessione I figurano rappresentanti di soprintendenze, università e liberi professionisti che presenteranno casi come le Grandi Terme e il fondo Pasqualis ad Aquileia, le indagini a Casalino e buone pratiche per l’archeologia preventiva.facebook

Nuove frontiere: acqua, aria e patrimonio sommerso


La Sessione II affronta la geofisica in ambienti complessi, con attenzione alla laguna veneziana, all’archeologia subacquea e all’uso di tecnologie aeree come rilievi magnetometrici da drone per individuare resti sepolti. L’approccio proposto mette a confronto limiti applicativi e strumenti utili alla ricerca, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio sommerso.facebook

Interpretazione dei dati e processi decisionali in ambito urbano


La Sessione III tratta l’integrazione dei dati geofisici nei processi decisionali, con esempi applicativi in Friuli Venezia Giulia e in ambito urbano (il castello visconteo di Abbiategrasso), e con contributi sulle potenzialità e i limiti della gradiometria magnetica da drone.facebook

Informazioni pratiche e partecipazione


L’evento è in accreditamento per i geologi e sarà trasmesso online sui canali social della Confederazione Italiana Archeologi per permettere la partecipazione a distanza. Nella locandina è disponibile il programma completo con le sessioni tematiche e gli interventi delle università, delle soprintendenze e dei professionisti coinvolti.facebook

Contatti e iscrizioni


Per informazioni è indicato l’indirizzo regione.lombardia@archeologi-italiani.it e il sito della Confederazione Italiana Archeologi, dove sono riportati i dettagli dell’evento.

Elenco sintetico dei relatori (alcuni)

  • C. Perassi, Direttore Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici, Università Cattolica del Sacro Cuore; F. Ravasi, Presidente Ordine dei Geologi Lombardia; C. Rampazzo, Presidente CIA (saluti introduttivi).facebook
  • Sessione I: C. Marastoni, G. Strapazzon, M. Mele, A. Di Miceli, G. Casagrande, L. Mordeglia, I. Repetto.facebook
  • Sessione II: S. Bini, A. di Miceli, S. L. Trigona, G. Grimaudo, A. Arato, M. Naldi.facebook
  • Sessione III: S. Di Tonto, I. Fedele, R. Micheli, G. Musina, M. Peris, P. Ventura, P. Barbina, G. Pastura, M. Serpetti, T. Quirino, M. Castelli, A. Ambrogio, D. Roverselli, G. Valle.facebook

Sezioni del programma (orario essenziale)

  • 09:30 Saluti introduttivi.facebook
  • 09:45 Introduzione al convegno.facebook
  • 10:00 Sessione I — prospezione geofisica e verifica archeologica.facebook
  • 11:20 Pausa caffè.facebook
  • 12:00 Sessione II — tra terra, acqua e aria.facebook
  • 13:00 Pausa pranzo.facebook
  • 14:30 Sessione III — interpretare il sottosuolo.facebook
  • 16:00 Discussione finale.facebook

Note editoriali
La conferenza intende favorire il dialogo tra discipline e promuovere l’adozione di pratiche condivise per integrare indagini geofisiche e operazioni archeologiche, incluse le attività di tutela e di gestione del patrimonio sommerso.facebook

Fonti

Tecniche geofisiche più usate in archeologia

Le tecniche geofisiche più usate in archeologia sono il georadar (GPR), la magnetometria e la tomografia elettrica (ERT). In molti casi si aggiungono anche metodi elettromagnetici e, più raramente, tecniche sismiche o termografiche, soprattutto quando serve una lettura più completa del sottosuolo.

Georadar

Il georadar invia impulsi elettromagnetici nel terreno e registra i riflessi prodotti da cambi di materiale, vuoti, muri, tombe o pavimenti. È molto utile quando serve un’immagine ad alta risoluzione dei primi metri del sottosuolo.

Magnetometria

La magnetometria misura le variazioni del campo magnetico terrestre causate da strutture o materiali diversi dal terreno circostante. È adatta per indagini rapide su aree ampie e funziona bene per individuare fornaci, trincee, fossati, muri e altri resti sepolti.

Tomografia elettrica

La tomografia elettrica, o ERT, misura la resistività del terreno con una serie di elettrodi. In archeologia aiuta a distinguere tra suoli, murature, cavità e riempimenti, ed è molto usata quando si cerca una ricostruzione più dettagliata del sottosuolo.

Altri metodi

Tra gli altri strumenti usati in archeologia ci sono i metodi elettromagnetici, che rilevano conducibilità e suscettività magnetica, e in alcuni contesti la sismica e la termografia. La scelta dipende dal tipo di terreno, dalla profondità attesa dei resti e dall’obiettivo della ricerca.

Approccio integrato

Nella pratica, gli archeologi combinano spesso più tecniche geofisiche. Questo approccio aumenta l’affidabilità dell’interpretazione, perché ogni metodo evidenzia aspetti diversi del sottosuolo e riduce il rischio di errori nella lettura delle anomalie.

Casi studio geoarcheologici in Italia

In Italia i casi studio geoarcheologici più citati riguardano contesti molto diversi: grotte, aree urbane, paesaggi alluvionali, siti lagunari e cavità artificiali. Il filone comune è l’uso congiunto di scavo, stratigrafia, analisi dei sedimenti e indagini geofisiche per leggere il rapporto tra uomo e ambiente.

Contesti carsici

La Grotta Battifratta nel Reatino è un caso recente di geoarcheologia applicata alla lettura di depositi olocenici, con attenzione alle variazioni idroclimatiche e alle frequentazioni tra Neolitico ed età del Bronzo. In area carsica rientrano anche siti come la Grotta dei Massacci in Sabina e altri contesti sotterranei studiati come archivi naturali e culturali insieme.

Paesaggi fluviali e alluvionali

Un altro ambito forte è quello dei paesaggi alluvionali, dove la geoarcheologia ricostruisce l’evoluzione del territorio e l’impatto delle dinamiche idriche sugli insediamenti. Un esempio è il caso di Ravenna e del suo entroterra, citato come studio sull’evoluzione dei paesaggi alluvionali. Anche la valle dell’Isonzo è richiamata come area di ricerca geo-archeologica per la relazione tra rete insediativa, morfologia e processi deposizionali.

Archeologia urbana

Nelle città, la geoarcheologia è usata per interpretare stratificazioni complesse senza ricorrere sempre allo scavo estensivo. Il caso del castello visconteo di Abbiategrasso mostra come le indagini geofisiche possano supportare l’archeologia preventiva in ambito urbano. Un altro esempio è Cavriglia, dove magnetometria e georadar sono stati integrati per leggere l’area della pieve di San Giovanni Battista.

Lagune e subacquea

In ambiente lagunare, la lettura del sottosuolo richiede cautela metodologica. Il caso veneziano è spesso richiamato per mostrare limiti e potenzialità della geofisica in laguna. Sul versante sommerso, la geofisica in archeologia subacquea viene usata per ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso.

Tecnologie e ricadute

Tra i casi italiani più interessanti ci sono anche quelli che sperimentano tecnologie da drone, come la gradiometria magnetica da drone per l’esplorazione del sottosuolo e per valutazioni legate anche al rischio bellico. Questi studi mostrano una tendenza chiara: la geoarcheologia in Italia non serve solo a trovare resti, ma anche a leggere i processi che li hanno conservati o alterati.

Riferimenti utili

Per una panoramica di casi e dataset italiani, il Geoportale Nazionale per l’Archeologia è una base importante, perché raccoglie risultati di indagini preventive, scavi in assistenza e progetti di ricerca. Tra le linee di ricerca più attive rientrano anche progetti che combinano prospezione geofisica, analisi stratigrafica e lettura ambientale, come quelli presentati in ambito AIQUA.

La diagnostica non invasiva

La diagnostica non invasiva sui siti serve a capire cosa c’è nel sottosuolo o nelle strutture senza scavare né danneggiare il bene. In archeologia si usa per localizzare resti, leggere le stratificazioni e decidere dove intervenire con meno rischio.

Come si imposta

Prima si definisce l’obiettivo: cercare muri, tombe, cavità, trincee, vuoti o stati di conservazione. Poi si sceglie la tecnica più adatta in base al terreno, alla profondità attesa e al tipo di evidenza da individuare.

Tecniche più usate

Le prospezioni geofisiche più comuni sono georadar, magnetometria e resistività elettrica. Il georadar legge le variazioni nel sottosuolo con onde elettromagnetiche, la magnetometria intercetta anomalie del campo magnetico e la resistività misura come il terreno oppone passaggio di corrente.

Fase di campo

Sul sito si procede con una griglia di rilievo e con passaggi regolari degli strumenti. Le misure vengono raccolte in superficie e georeferenziate, così da ricostruire mappe e sezioni del sottosuolo senza aprire saggi di scavo.

Elaborazione dei dati

I dati grezzi vengono puliti, filtrati e trasformati in mappe o modelli interpretabili. In questa fase si evidenziano le anomalie, cioè le differenze rispetto al terreno circostante, che possono indicare la presenza di strutture antropiche o di depositi particolari.

Interpretazione

L’interpretazione non si basa su una sola lettura automatica. Gli specialisti confrontano i risultati geofisici con fonti storiche, dati topografici, fotografie, stratigrafie e, quando serve, piccoli saggi di verifica.

Vantaggi e limiti

Il vantaggio principale è la non distruttività: il sito resta integro e si riduce il ricorso allo scavo. Il limite è che ogni tecnica risponde in modo diverso a suoli, umidità, materiali e profondità, quindi i risultati vanno sempre verificati con attenzione.

Uso pratico

Questa diagnostica è utile nell’archeologia preventiva, nella tutela dei monumenti e nella pianificazione dei lavori pubblici. Serve anche per scegliere dove scavare, come conservare e come valorizzare i siti con un approccio più prudente e documentato.

Fonti

Ecco le fonti e i relativi link usati su “Archeologia e Geofisica a confronto”:

Per la parte descrittiva sul ruolo della geofisica in archeologia ho anche richiamato un riferimento CNR: https://www.cnr.it/it/focus/006-8/la-geofisica-per-l-archeologiacnr

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Espeleofoto porta Ojo Guareña in 360° alle Giornate Scientifiche della SEDECK

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La proiezione gratuita di documentari 360 e le visioni in VR permetteranno di mostrare il patrimonio archeologico sotterraneo di Ojo Guareña durante le giornate di Villarcayo dedicate a speleologia e carsismo

L’Associazione Espeleofoto parteciperà alle XLIII Jornadas Científicas organizzate dalla Sociedad Española de Espeleología y Ciencias del Karst (SEDECK), in programma a Villarcayo (Burgos) dal 19 al 21 giugno 2026, presentando una serie di documentari in formato 360° fruibili con visori di realtà virtuale; la visualizzazione sarà aperta gratuitamente al pubblico durante le giornate.popups.uliege

Sezione 1 — Il programma dell’evento e le location


Programma delle Jornadas con focus su Ojo Guareña e Montes de Valnera
Le XLIII Jornadas della SEDECK si svolgeranno a Villarcayo dal 19 al 21 giugno 2026 e avranno per protagonisti scientifici e divulgativi il complesso carsico di Ojo Guareña e i Montes de Valnera.
L’organizzazione prevede conferenze, comunicazioni di ricerca e momenti di divulgazione pubblica, con la partecipazione di una dozzina di relatori specialisti nei diversi ambiti della speleologia e del karst.

Sezione 2 — L’intervento di Espeleofoto


Espeleofoto presenta documentari 360 su Ojo Guareña tramite visori VR
L’Associazione Espeleofoto presenterà al pubblico una serie di documentari 360 a carattere archeologico girati nel Complesso Kárstico di Ojo Guareña, realizzati sotto la direzione tecnica dell’archeologa Ana Isabel Ortega.
Al momento sono stati prodotti tre reportage in 360° intitolati Pinturas, Huellas e Kaite; queste produzioni mostrano, in modo immersivo, siti archeologici che per ragioni conservative non sono accessibili nelle visite guidate delle grotte.

Sezione 3 — Fruizione e divulgazione


Accesso gratuito alle proiezioni VR per il pubblico delle Jornadas
La fruizione dei documentari sarà gratuita e aperta al pubblico generale durante le giornate della SEDECK; le proiezioni saranno offerte tramite visori VR per garantire un’esperienza immersiva e rispettosa della conservazione dei siti.popups.
Questa modalità consente di far conoscere il patrimonio sotterraneo di Castilla y León senza aumentare il carico turistico diretto sulle cavità, minimizzando l’impatto sulle aree sensibili.

Sezione 4 — Ricerca e monitoraggio in Ojo Guareña


Studi climatici e monitoraggio ambientale nella grotta di Kaite e nelle gallerie di Ojo Guareña
Ojo Guareña è un complesso carsico esteso oltre 110 km di gallerie e costituisce un laboratorio naturale per studi geologici, archeologici e ambientali; parte di queste ricerche e risultati saranno oggetto delle presentazioni alle Jornadas.
Tra le attività di ricerca citate vi sono programmi di monitorizzazione ambientale e idrogeochimica, con sensori di temperatura e strumenti multiparametrici che forniscono misure continue utili a interpretare cambiamenti climatici e processi ipogei.

Sezione 5 — Informazioni pratiche e contatti


Iscrizioni e dettagli delle XLIII Jornadas della SEDECK a Villarcayo
Le XLIII Jornadas sono organizzate dalla SEDECK e l’iscrizione online e le informazioni pratiche sono disponibili tramite i canali ufficiali della società scientifica; la partecipazione alle proiezioni VR di Espeleofoto sarà gratuita durante l’evento.
Per approfondire il programma e le modalità di iscrizione si rimanda ai comunicati ufficiali della SEDECK e ai materiali informativi delle Jornadas.sedeck-ciencias-del-karst.

Elenco delle fonti

  • Comunicati e resoconti sulle Jornadas e su Ojo Guareña pubblicati da SEDECK e resoconti collegati.
  • Articoli e notizie su Espeleofoto, i documentari 360 e le precedenti esperienze VR a Ojo Guareña pubblicati su Scintilena.
  • Informazioni sulla presentazione pubblica e uso della realtà virtuale per la divulgazione del patrimonio ipogeo.

L’importanza della documentazione fotografica

Una buona documentazione fotografica delle grotte è importante perché crea una memoria visiva precisa dello stato di un ambiente fragile, utile sia per la ricerca sia per la tutela. Le fotografie permettono di registrare forme, depositi, concrezioni, tracce antropiche e variazioni nel tempo, con valore scientifico e gestionale.

Documentazione scientifica

La fotografia, quando è accompagnata da scale di riferimento e dati di contesto, diventa uno strumento di documentazione scientifica e non solo illustrativa.
Serve a registrare elementi che possono essere studiati più tardi, confrontati tra campagne diverse e integrati con rilievi, campionamenti e modelli 3D.
In speleologia questo è particolarmente utile perché molte informazioni si trovano in superfici, sedimenti, reperti e morfologie che possono cambiare o degradarsi rapidamente.

Salvaguardia del patrimonio

Dal punto di vista della salvaguardia, una buona documentazione fotografica aiuta a monitorare impatti, vandalismi, erosione, alterazioni del suolo e dell’acqua, oltre alla crescita o al deterioramento delle concrezioni.
Le serie di immagini, ripetute nello stesso punto nel tempo, consentono di individuare cambiamenti anche piccoli ma significativi.
Questo rende la fotografia uno strumento pratico per la conservazione preventiva, perché permette di intervenire prima che il danno diventi irreversibile.

Gestione e valorizzazione

La documentazione fotografica è utile anche per la gestione delle grotte aperte alla visita o oggetto di studio, perché supporta la pianificazione degli accessi e delle attività tecniche.
Le immagini servono inoltre per divulgazione, archivi, inventari e presentazioni scientifiche, rendendo il patrimonio sotterraneo comprensibile anche a chi non entra in grotta.
Nel caso di siti delicati o non accessibili, la fotografia può essere la base per ricostruzioni virtuali e progetti di fruizione a distanza.

Un esempio concreto

Nel contesto speleologico, una campagna fotografica ben fatta può documentare una sala con pitture rupestri prima di un intervento, e poi mostrare se sono intervenute infiltrazioni, depositi o alterazioni.
Lo stesso vale per un tratto di grotta con fauna, sedimenti o speleotemi: immagini ripetibili e archiviate bene consentono confronti affidabili nel tempo.
Per questo la fotografia non è un accessorio della speleologia, ma una parte essenziale della conoscenza e della protezione delle grotte.

Fonti:

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Grotta dei Bambini a Oristano, attività speleologica per i più piccoli il 24 maggio

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Lo Speleo Club Oristanese APS propone una giornata dedicata ai bambini dai 4 ai 13 anni, con prenotazione obbligatoria e posti limitati.

L’iniziativa

Lo Speleo Club Oristanese APS organizza la “Grotta dei Bambini” domenica 24 maggio. L’attività è rivolta ai bambini dai 4 ai 13 anni e propone un primo incontro con il mondo sotterraneo in un contesto pensato per i più giovani. L’obiettivo è avvicinare il pubblico infantile alla speleologia con un’esperienza semplice e guidata, senza forzature narrative o toni celebrativi.

L’evento si inserisce nella tradizione della divulgazione speleologica, un ambito che punta a far conoscere grotte, concrezioni e ambienti ipogei in modo accessibile. Nel materiale di riferimento della Società Speleologica Italiana si ricorda infatti che la speleologia è la scienza delle grotte e che nel tempo ha assunto anche una forte dimensione divulgativa e organizzativa.[1]

Età e partecipazione

L’iniziativa è pensata per una fascia d’età ben definita. Possono partecipare i bambini dai 4 ai 13 anni, con attività calibrate per rendere la visita comprensibile e gestibile in sicurezza. Nel testo diffuso dal sodalizio si segnala che le iscrizioni sono già aperte e che i posti sono limitati.

La formula proposta punta su un approccio educativo, adatto a famiglie che vogliono far conoscere ai più piccoli il patrimonio carsico e speleologico. La presenza di guide e accompagnatori del club permette di impostare l’esperienza come una prima esplorazione, con attenzione alle regole di comportamento in ambiente di grotta. La speleologia, come ricordano i materiali SSI, è anche relazione con l’ambiente sotterraneo e con la sua conservazione.[1]

Contatti e prenotazioni

Per informazioni e prenotazioni sono indicati due numeri di telefono. Daniela risponde al 5937438240 e Simone al 328 6176932. Nel materiale è riportato anche il sito web www.speleor.it

L’indicazione alla prenotazione è un elemento centrale, perché l’evento viene presentato con disponibilità ridotta di posti. Questo tipo di organizzazione è frequente nelle attività speleologiche rivolte ai minori, dove il numero dei partecipanti incide direttamente sulla gestione logistica e sulla qualità della visita. In un contesto di divulgazione speleologica, la programmazione anticipata aiuta anche a mantenere ordine e sicurezza durante l’attività.[1]

Valore divulgativo

La “Grotta dei Bambini” non è solo un appuntamento ricreativo. È anche un modo per introdurre bambini e famiglie a un ambiente poco conosciuto. Le grotte, nei materiali di studio speleologico, sono descritte come spazi di grande interesse scientifico e didattico, utili per osservare forme carsiche, concrezioni e dinamiche ambientali.[1]

Per il pubblico del settore, iniziative come questa hanno un valore preciso: costruiscono attenzione verso il patrimonio sotterraneo e favoriscono un primo contatto con la cultura speleologica. In questo caso, il linguaggio scelto dal club insiste sulla curiosità e sull’esplorazione, con un taglio adatto all’infanzia e alla divulgazione locale.

Dati essenziali

  • Evento: Grotta dei Bambini.
  • Organizzatore: Speleo Club Oristanese APS.
  • Data: domenica 24 maggio.
  • Età: dai 4 ai 13 anni.
  • Prenotazioni: Daniela 5937438240, Simone 328 6176932

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Sotto le Alpi svizzere un motore geologico può innescare terremoti profondi

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Nuovo studio sulle Alpi svizzere e i terremoti profondi

Un nuovo studio dell’ETH di Zurigo descrive processi nascosti decine di chilometri sotto le Alpi svizzere, dove la crosta terrestre viene trascinata in profondità, riscaldata e trasformata fino a favorire terremoti profondi. La ricerca collega la dinamica attuale alla lunga storia della collisione tra Africa ed Europa, ancora attiva nel sottosuolo alpino.[1][2]

Il motore profondo

Secondo lo studio, la crosta inferiore si comporta come un sistema di trascinamento che porta rocce antiche e rigide verso livelli sempre più profondi. L’aumento di temperatura modifica il comportamento meccanico delle rocce, che da più rigide diventano più duttili. In questa transizione si formano zone di debolezza capaci di favorire la nascita di terremoti profondi.[1]

Metodo e osservazioni

Il lavoro si basa su sismologia ad alta risoluzione, modelli tridimensionali e dati geologici raccolti nell’area alpina svizzera. Le osservazioni mostrano che i fenomeni profondi non coincidono con i terremoti superficiali, perché seguono meccanismi diversi e coinvolgono materiali sottoposti a pressioni e temperature molto maggiori. Questa lettura aiuta a spiegare come la deformazione alpina continui anche milioni di anni dopo la formazione della catena.[2][1]

Impatto sulla ricerca sismica

Comprendere questi processi è importante per migliorare i modelli di pericolosità sismica nelle regioni alpine. I dati ottenuti contribuiscono a interpretare meglio dove si accumula e si libera energia nelle profondità della crosta. Per la geofisica, si tratta di un passo utile per leggere la struttura interna delle montagne con maggiore precisione.[2][1]

Il contesto sperimentale

La notizia si inserisce in una stagione di ricerche molto attiva attorno al BedrettoLab dell’ETH, dove sono già stati realizzati esperimenti per osservare da vicino l’attivazione delle faglie. In un test recente, i ricercatori hanno provocato migliaia di microsismi controllati per studiare l’origine e la propagazione delle rotture sismiche. Questo approccio offre una finestra concreta sui processi che precedono o accompagnano un sisma.[3][4][1]

Come sono state provocate le microfratture

I ricercatori hanno usato **iniezioni di acqua ad alta pressione** in fori perforati nel tunnel sotterraneo del BedrettoLab, così da aumentare la pressione sui piani di faglia già selezionati e favorirne lo scorrimento. L’obiettivo non era creare una nuova faglia, ma facilitare il movimento di una faglia esistente e osservare da vicino come si innescano e si propagano le rotture sismiche.[1][2][3]

Come è stato fatto

Nel test FEAR-2, durato circa quattro giorni, sono stati immessi circa 750 metri cubi di acqua nelle perforazioni della parete rocciosa, sotto le Alpi svizzere. La risposta della roccia è stata monitorata in tempo reale con numerosi sensori installati molto vicino alla faglia. Questo ha permesso di registrare migliaia di microsismi e di seguire la sequenza delle rotture quasi istante per istante.[2][3][4][5][1]

Perché l’acqua

L’acqua ad alta pressione riduce l’attrito tra i blocchi rocciosi e cambia lo stato di stress della faglia. In pratica, il fluido penetra nelle fratture e rende più facile l’attivazione del movimento. È una tecnica usata proprio per capire quali condizioni portano una faglia da stabile a instabile.[3][5][6][7][1][2]

Cosa hanno osservato

L’esperimento ha prodotto circa 8.000 piccoli eventi sismici, non solo lungo la faglia bersaglio ma anche su faglie vicine orientate in modo diverso. Questo risultato è utile perché mostra che la rottura può propagarsi in modo più complesso del previsto, coinvolgendo strutture secondarie. Per i ricercatori, è una finestra preziosa sui meccanismi che precedono i terremoti naturali.[4][5][7][3]

Per la speleologia e il sottosuolo

Dal punto di vista speleologico, il dato più interessante è il valore delle gallerie sotterranee come laboratori naturali controllati. Questi ambienti consentono di lavorare molto vicino alle faglie, con una qualità di osservazione impossibile in superficie. È proprio questa vicinanza che rende possibile studiare il comportamento reale del sottosuolo alpino.[8][9][3]

Una rete di sensori

Hanno usato una rete di **sensori installati in galleria e in perforazioni profonde** attorno alla faglia del BedrettoLab.

Il sistema includeva sismometri, geofoni, accelerometri ad alta frequenza, sensori di emissione acustica, sensori di pressione nei fori e strumenti per misurare deformazioni e variazioni di stress.[1][2][3]

Strumenti principali

La rete di monitoraggio del BedrettoLab è stata densificata con stazioni sismiche aggiuntive sia nel tunnel sia nei fori di sondaggio, così da seguire gli eventi in tempo reale. Per gli eventi più piccoli sono stati usati anche sensori piezoelettrici di emissione acustica, molto più sensibili nella banda dei kHz rispetto ai normali sensori sismici. Questo ha permesso di registrare microfratture e piccoli terremoti fino a frequenze molto alte.[3][4][1]

Cosa misuravano

Gli strumenti non servivano solo a “sentire” i microsismi, ma anche a misurare la pressione dei fluidi nelle fratture, le deformazioni della roccia e i cambiamenti di stress. In questo modo i ricercatori potevano collegare ogni piccola rottura alle condizioni fisiche che l’avevano preceduta. La sensibilità del sistema era sufficiente per rilevare eventi di magnitudo molto bassa, fino a circa -5.[2][5][6][3]

Perché tanti sensori

Il motivo è semplice: una faglia che si rompe non produce un segnale unico e pulito, ma una sequenza complessa di scosse, microfratture e propagazioni secondarie. Una strumentazione fitta permette di ricostruire dove parte la rottura e come si estende lungo la faglia. È questo il punto chiave per studiare l’origine e la propagazione dei terremoti in profondità.[5][6][7][3]

Fonti
[1] Deep beneath Swiss Alps, researchers trigger 8,000 tiny quakes in … https://phys.org/news/2026-05-deep-beneath-swiss-alps-trigger.html
[2] What causes earthquakes in Switzerland? http://www.seismo.ethz.ch/en/knowledge/faq/what-causes-earthquakes-in-switzerland/
[3] Nuova “Finestra Sotterranea” per Studiare i Terremoti https://www.scintilena.com/nuova-finestra-sotterranea-per-studiare-i-terremoti-in-svizzera-il-progetto-fear/08/31/
[4] EARTHQUAKES | A “window” onto the fault in Switzerland allows for … https://www.ingv.it/en/stampa-urp/ufficio-stampa/comunicati-stampa/5795-terremoti-in-svizzera-una-finestra-sulla-faglia-per-studiare-da-vicino-gli-eventi-sismici
[6] Microplastiche nei Sistemi Carsici: l’Inquinamento … https://www.scintilena.com/microplastiche-nei-sistemi-carsici-linquinamento-silenzioso-che-raggiunge-il-cuore-della-terra/04/26/
[7] 12°esimo simposio internazionale di soccorso speleologico in Bulgaria: Com’è andata – Scintilena https://www.scintilena.com/12%C2%B0esimo-simposio-internazionale-di-soccorso-speleologico-in-bulgaria-come-andata/05/16/
[8] Python Cave e Virus di Marburg: cosa rivela lo studio 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/python-cave-e-virus-di-marburg-cosa-rivela-lo-studio-2026/05/04/
[9] Sotto l’Appennino Abruzzese, la Crosta si Sdoppia – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-lappennino-abruzzese-la-crosta-si-sdoppia-la-tomografia-svela-una-struttura-nascosta/04/26/
[10] Parco Geominerario e Università di Cagliari: al via il Piano Socio … https://www.scintilena.com/parco-geominerario-e-universita-di-cagliari-al-via-il-piano-socio-economico-e-il-dottorato-pnrr/04/09/
[11] 99 cose che non sai sulle grotte sulfuree – Scintilena https://www.scintilena.com/99-cose-che-non-sai-sulle-grotte-sulfuree/02/05/
[12] Programma cronologico Raduno Casola Nuvole 2018 – Scintilena https://www.scintilena.com/programma-cronologico-raduno-casola/10/28/
[13] Lascaux: Quando il Patrimonio Paleolitico Incontra la Fragilità dell … https://www.scintilena.com/lascaux-quando-il-patrimonio-paleolitico-incontra-la-fragilita-dellambiente-carsico/01/20/
[14] I Tiankeng Cinesi: Giganteschi Portali verso Mondi … https://www.scintilena.com/i-tiankeng-cinesi-giganteschi-portali-verso-mondi-sotterranei-nascosti/08/21/
[15] “Racconti dal Buio” torna su Radio Fragola con una puntata … https://www.scintilena.com/125545-2/04/28/
[16] Aria Sotterranea e Vuoti Irraggiungibili: Il Viaggio del Vento nella … https://www.scintilena.com/aria-sotterranea-e-vuoti-irraggiungibili-il-viaggio-del-vento-nella-montagna-di-santa-croce/01/06/
[17] Sima Humboldt: la dolina nella quarzite che ha sfidato la geologia … https://www.scintilena.com/sima-humboldt-la-dolina-nella-quarzite-che-ha-sfidato-la-geologia-nascosta-sulla-cima-di-un-tepui-venezuelano/05/01/
[18] Come funziona Scintilena: Le nostre fonti di informazione (per … https://www.scintilena.com/come-funziona-scintilena-le-nostre-fonti-di-informazione-per-adesso/05/21/
[19] Diretta Ore 21.30 – Storia della comunicazione speleo su internet https://www.scintilena.com/storia-della-comunicazione-speleo-su-internet/11/26/
[20] Relocation of earthquakes in the southern and eastern Alps (Austria, Italy) recorded by the dense, temporary SWATH-D network using a Markov chain Monte Carlo inversion https://se.copernicus.org/articles/12/1087/2021/se-12-1087-2021.pdf
[21] Status of Earthquake Early Warning in Switzerland https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/feart.2021.707654/pdf
[22] A new seismicity catalogue of the eastern Alps using the temporary Swath-D network https://se.copernicus.org/articles/14/1053/2023/se-14-1053-2023.pdf
[23] On historical earthquakes in Switzerland: summary of compilations and investigations https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/3327/3373
[24] Groundbreaking: ‘Controlled’ quakes triggered under Swiss Alps https://thepeninsulaqatar.com/article/11/05/2026/groundbreaking-controlled-quakes-triggered-under-swiss-alps
[25] Groundbreaking: ‘Controlled’ quakes triggered under Alps – RTE https://www.rte.ie/news/newslens/2026/0511/1572707-quake-research-alps/
[26] Terungkap Ilmuwan Buat Ribuan Gempa di Bawah Gunung Alpen, Ada Apa? https://www.cnbcindonesia.com/tech/20260511170916-37-734126/terungkap-ilmuwan-buat-ribuan-gempa-di-bawah-gunung-alpen-ada-apa
[27] Scientists Intentionally Trigger 8,000 Earthquakes Deep Beneath Swiss Alps https://www.zerohedge.com/technology/scientists-intentionally-trigger-8000-earthquakes-deep-beneath-swiss-alps
[28] Scientists ‘shake’ the Swiss Alps! 8000 microscopic earthquakes … https://www.balkanweb.com/en/shkencetaret-shkundin-alpet-zvicerane-8000-termete-mikroskopike-te-shkaktuara-ne-nje-eksperiment-te-pazakonte/
[29] 8,000 ‘controlled’ earthquakes triggered deep beneath Swiss Alps in breakthrough experiment https://www.hindustantimes.com/world-news/8000-controlled-earthquakes-triggered-deep-beneath-swiss-alps-in-breakthrough-experiment-101778481823578.html
[30] Scientists ‘shake’ the Swiss Alps! 8000 microscopic … https://www.balkanweb.com/en/Scientists-shake-the-Swiss-Alps-with-8000-microscopic-earthquakes-caused-in-an-unusual-experiment/
[31] Scientists Are Triggering Zero-Magnitude Earthquakes in the Alps—Here’s Why | WION Podcast https://www.youtube.com/watch?v=FSITi5boz6c
[32] Deep beneath the Swiss Alps, scientists trigger tiny earthquakes https://en.aletihad.ae/photo-album/mena-world/4665177/deep-beneath-the-swiss-alps–scientists-trigger-tiny-earthqu
[33] 600 seismographs listen in on the Alps https://www.snf.ch/en/T0pJXUzhDtoPvn05/news/news-180430-press-release-monitoring-the-heart-of-the-alps
[34] Learn more http://www.seismo.ethz.ch/en/knowledge/things-to-know/causes-of-earthquakes/switzerland/
[35] ‘Controlled’ quakes triggered under Swiss Alps in ‘groundbreaking … https://en.aletihad.ae/news/mena-world/4664881/-controlled–quakes-triggered-under-swiss-alps-in–groundbre

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Cristalli torna disponibile: il nuovo numero racconta il Parco della Vena del Gesso Romagnola

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La rivista periodica dell’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità – Romagna è online e in copia cartacea, con contenuti dedicati alla divulgazione naturalistica, geologica e culturale del territorio.

Cristalli, la rivista del Parco

Il nuovo numero di Cristalli è disponibile online e anche in formato cartaceo. La pubblicazione, curata dall’Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità – Romagna, è dedicata al Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola e propone un quadro aggiornato su natura, geologia e cultura dell’area. La rivista nasce con una funzione divulgativa e accompagna il lettore dentro un paesaggio carsico di forte interesse scientifico e ambientale.[1]

Cristalli conferma il ruolo della Vena del Gesso come territorio di osservazione per chi segue il carsismo, la tutela ambientale e la valorizzazione del patrimonio naturale. Il numero attuale raccoglie testi, approfondimenti e fotografie pensati per far conoscere il parco a un pubblico ampio, con un taglio accessibile ma attento ai contenuti di merito.[1]

Temi e contenuti

La rivista offre una visione d’insieme sulle strutture del parco, sui progetti in corso e sulle possibilità di visita e scoperta. Si tratta di un’impostazione coerente con la natura del territorio, dove la componente geologica si intreccia con quella naturalistica e con gli aspetti culturali legati alla frequentazione del paesaggio.[1]

Il nuovo numero di Cristalli punta quindi a unire informazione e divulgazione. Il riferimento al Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola non riguarda solo il racconto del territorio, ma anche la sua lettura come ambiente complesso, da conoscere e frequentare con attenzione. In questo senso, Cristalli si presenta come uno strumento utile per chi segue i temi della speleologia e dell’ambiente ipogeo.[1]

Distribuzione e copie

Le copie cartacee della rivista sono disponibili presso le strutture del parco, nei punti di informazione turistica del territorio e negli uffici dell’Ente di Gestione Parchi e Biodiversità – Romagna a Riolo Terme. La diffusione su più canali consente di raggiungere sia il pubblico locale sia chi visita l’area con interesse naturalistico o escursionistico.[1]

La versione online è indicata come accessibile dal sito dell’ente, mentre la presenza della copia stampata mantiene un legame diretto con i luoghi del parco. Anche questo aspetto rafforza il carattere di Cristalli come pubblicazione periodica pensata per accompagnare la conoscenza del territorio nel tempo.[1]

Il valore per il territorio

Per un’area come la Vena del Gesso Romagnola, una rivista periodica ha una funzione precisa: raccogliere materiali di divulgazione, mettere in relazione studi e attività sul campo, e offrire una narrazione continuativa del paesaggio. Cristalli risponde a questa esigenza con un formato che unisce informazione istituzionale e attenzione alla fruizione del parco.[1]

Nel panorama delle pubblicazioni dedicate ai territori carsici, il nuovo numero di Cristalli si colloca come un prodotto utile per lettori interessati alla speleologia, alla geologia e alla valorizzazione ambientale. La pubblicazione ribadisce inoltre l’importanza di una comunicazione stabile, capace di raccontare il parco con chiarezza e senza sovrapporre toni celebrativi alla pura notizia.[1]

Fonte

  • Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità – Romagna, annuncio su Cristalli e disponibilità della rivista.[1]

Fonte:

https://www.parchiromagna.it/parco.vena.gesso.romagnola/gui_dettaglio.php?id=7533

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“Rilievo: tra Arte e Tecnica”: la SSI ETS ha rilanciato ad aprile il concorso 2026 dedicato ai cartografi speleologi

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Sono aperte le candidature per la terza edizione del concorso nazionale sui rilievi di grotte naturali: premi, esposizione al Raduno Internazionale di Speleologia, che avrà luogo a Costacciaro dal 29 ottobre al 1 novembre 2026

Il rilievo speleologico non è soltanto uno strumento tecnico: è memoria dell’esplorazione, documento scientifico, capacità di sintesi e forma di racconto del mondo sotterraneo.

Per questo la Società Speleologica Italiana ETS, attraverso la Commissione Nazionale Catasto Cavità Naturali, ha aperto ufficialmente, ad aprile 2026, la terza edizione del Concorso a premi “Rilievo: tra arte e tecnica”, iniziativa dedicata ai rilievi topografici di cavità naturali italiane.

Ne abbiamo già parlato, ma lo ricorderemo ogni tanto: partecipate, è importante.

Il concorso nasce con l’obiettivo di promuovere e valorizzare la produzione, la realizzazione, l’accatastamento, la pubblicazione e la diffusione dei rilievi speleologici, realizzati sia con tecniche tradizionali sia attraverso strumenti innovativi.

Un concorso dedicato ai rilievi 2D

L’edizione 2026 è riservata ai rilievi 2D di cavità naturali già inserite nel Catasto Grotte regionale e/o WISH. Possono partecipare tutti i soci SSI ETS in regola con il tesseramento 2026.

Ogni concorrente potrà presentare un solo elaborato, di cui dovrà essere autore principale.

La scelta di limitare il concorso al 2D riflette una fase di transizione che la speleologia sta vivendo anche nel campo della documentazione. Le tecnologie 3D stanno evolvendo rapidamente, ma le modalità di rappresentazione non sono ancora sufficientemente standardizzate per consentire una valutazione omogenea.

Cosa sarà valutato

La giuria esaminerà i lavori tenendo conto di diversi aspetti:

  • leggibilità;
  • qualità estetica;
  • completezza delle informazioni;
  • originalità delle soluzioni adottate nella restituzione grafica.

Ogni rilievo dovrà indicare chiaramente la simbologia utilizzata (UIS o altro sistema).

Saranno ammessi elementi integrativi come:

  • riquadri di inquadramento;
  • viste tridimensionali schematiche;
  • sovrapposizioni cartografiche su CTR;
  • loghi dei gruppi speleologici.

Questi elementi non dovranno però prevalere sul rilievo principale.

Non saranno invece ammessi:

  • fotografie;
  • sfondi decorativi;
  • QR code;
  • elaborati già presentati nelle precedenti edizioni, salvo aggiornamenti significativi.

Modalità di partecipazione

I rilievi dovranno essere inviati in formato PDF, impaginati su un’unica tavola A0. La stampa sarà curata direttamente dalla SSI ETS, tramite la Commissione Catasto.

La partecipazione prevede un contributo di € 20,00 per la stampa.

Tra i requisiti fondamentali, è fondamentale l’utilizzo della licenza Creative Commons CC-BY-NC-SA, che dovrà essere chiaramente indicata sull’elaborato.

La documentazione richiesta comprende:

  • file PDF del rilievo;
  • nota tecnica illustrativa;
  • eventuali riferimenti bibliografici;
  • ricevuta del bonifico;
  • eventuale scansione o link della pubblicazione, se apparsa sulla rivista Speleologia.

La scadenza per l’invio dei materiali è fissata a lunedì 19 ottobre 2026.

Premi e voto del pubblico

Sono previsti quattro riconoscimenti:

  • 1° premio: € 350,00
  • 2° premio: € 300,00
  • 3° premio: € 250,00
  • Premio del pubblico: € 200,00

I primi tre premi saranno assegnati da una giuria di esperti. Il Premio del pubblico vsarà invece attribuito attraverso le votazioni dei partecipanti al Raduno Internazionale di Speleologia 2026, in programma a Costacciaro. Le schede di voto saranno incluse nella documentazione di accoglienza al Raduno.

I rilievi selezionati saranno esposti durante l’evento all’interno della Sala Rilievi, che ospiterà anche contributi fuori concorso e postazioni multimediali dedicate ai tour virtuali 3D.

Un invito alla comunità speleologica

È un invito aperto alla comunità speleologica: riprendere in mano i rilievi, valorizzarli e condividerli attraverso uno degli strumenti più importanti dell’attività in grotta.

Avviso ai naviganti, potremmo dire, se non fossimo tutt’altro: non guardate il concorso solo come competizione.

Non nasce per quello, o almeno non solo per quel motivo: guardatelo come una concreta occasione per confrontarsi su tecniche, linguaggi grafici e modalità di restituzione, dando visibilità a un lavoro spesso silenzioso ma fondamentale per la conoscenza del patrimonio ipogeo. L’occasione di uscire dal “peccato originale dei cartografi” di guardare la grotta appena rilevata e il rilievo steso con gli occhi di un padre (o una madre), e di aprirsi al confronto.

Per tutti i dettagli, i requisiti e le modalità di partecipazione è possibile consultare il bando completo:
https://drive.google.com/file/d/16vqlT0XMvZivTSt6xgjsLAYBqsfBnLly/view

Per ulteriori informazioni: concorsorilievo@socissi.it

Per approfondire:

In allegato bando e domanda di partecipazione.

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Rifugio Bogani in vendita, sentiero da mettere in sicurezza per l’Alpeggio del Moncodeno: la montagna che resiste, nonostante tutto

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Frane, rifugi chiusi e giovani che scelgono di restare: storie dalle Terre Alte tra Grigna ed Esino

Tra frane e rifugi in vendita, la montagna prova a resistere

Ci sono montagne che resistono in silenzio. Lo fanno anche quando una frana interrompe una strada, quando un rifugio chiude, quando raggiungere un alpeggio diventa improvvisamente complicato.

Una frana blocca l’accesso all’Alpeggio di Moncodeno

Succede sopra Esino Lario, dove in questi giorni una frana ha isolato un alpeggio, ma non la volontà di chi continua a viverlo ogni giorno.

Fra poco più di un mese, seguendo la tradizione e ancora più le esigenze del loro bestiame, Erica Benedetti e Luca Bianchi, saliranno all’alpeggio di Moncodeno, sul versante nord della Grigna Settentrionale. O meglio, sperano di poterlo fare. A causa di una grossa frana, staccatasi nel corso della passata stagione invernale nella Valle delle Lavine, infatti, l’unico sentiero percorribile con gli animali, risulta interrotto.

A raccontarlo è un articolo pubblicato da La Provincia Unica, che descrive le difficoltà, ma anche la determinazione dei giovani che hanno scelto di continuare l’attività in quota nonostante l’isolamento causato dal dissesto.

Una montagna vera, fatta di lavoro quotidiano, animali, fatica e presenza umana.

I due giovani ragazzi producono “formaggi come una volta”, da latte crudo di vacche Grigio Alpine, allevate In Valsassina: a Cortenova in inverno e nell’alpeggio di Moncodeno in estate.

L’Alpeggio – foto Luca Bianchi

Quei ragazzi sono anche figlia e genero di Mariangela ed Enrico, storici rifugisti del Rifugio Bogani, per anni punto di riferimento per escursionisti, alpinisti e speleologi della Grigna.

La continuità familiare racconta molto più di una semplice attività economica: canta il legame profondo con le Terre Alte e la scelta concreta di continuare ad abitarle.

Se il passaggio non sarà libero – racconta Erica – non potremo portare in quota gli animali e il problema sarà davvero grave. Abbiamo una ventina di capi fra asinelli ma, soprattutto, vacche di razza grigia alpina, una specie rustica che ha assolutamente bisogno di salire nei pascoli alti prima dell’estate, Non possono rimanere a valle, subirebbero gravi danni fisici e alla loro salute. Il tutto senza contare l’impossibilità di portare avanti il nostro lavoro“.

Foto@Luca Bianchi

Speriamo che si intervenga in fretta: Comune, Comunità Montana e Parco non possono che provvedere a mettere in sicurezza il sentiero: non solo per consentire a un’attività produttiva così importante per il territorio di andare avanti, ma anche e soprattutto perché su quel sentiero passano, tutto l’anno, migliaia di escursionisti.

Proprio mentre l’alpeggio affronta le conseguenze della frana, il Rifugio Bogani, poco sopra, è entrato in una nuova fase della sua storia.

Il Rifugio Bogani in vendita

Per 31 anni, fino a dicembre 2025, il rifugio Arnaldo Bogani, in Grigna, è stato gestito da Mariangela Buzzoni ed Enrico Benedetti. Il Cai di Monza, proprietario della struttura ha annunciato nei giorni scorsi il proposito di venderla. La gestione risulta sempre più complicata e il sodalizio è già impegnato in progetti diversi. Per questo, il CAI Monza ha deciso di tentare la vendita, pubblicando una manifestazione di interesse sul proprio sito.

Questo, nonostante il forte legame affettivo che i Soci del CAI hanno con il Rifugio, già Capanna, costruita nel 1906 all’alpe di Moncodeno, a 1.800 metri sul versante nord della Grigna settentrionale.

Resta da capire cosa succederà dopo la scadenza della manifestazione di interesse: se sarà aperta una vera procedura comparativa tra più offerte, se ci sarà una trattativa diretta, oppure se conteranno anche elementi diversi dal prezzo, come la continuità culturale, associativa e alpinistica del rifugio.

Proprio qui che nascono molte delle domande attuali, anche perché negli articoli e nel documento pubblicato non compaiono (ma non era obbligatorio inserirli) una base economica, una perizia di riferimento, requisiti generali di partecipazione o eventuali vincoli futuri sulla destinazione del rifugio.
Tutto questo è probabilmente legittimo sul piano giuridico, ma inevitabilmente alimenta discussioni, perché per il Bogani il valore storico e simbolico supera certamente quello economico di un semplice bene immobiliare

La decisione apre inoltre, inevitabilmente, riflessioni sul futuro dei rifugi alpini, soprattutto quelli non agevolmente accessibili, sempre più difficili da mantenere tra costi, gestione, accessibilità e fragilità del territorio. Ma proprio per questo così importanti e necessari.

Mariangela, tra l’altro, era stata inserita dal CAI nel progetto “Custodi delle Terre Alte”, riconoscimento che oggi assume un significato ancora più forte. Custodire la montagna non significa soltanto gestire una struttura, ma mantenere viva una presenza umana fatta di conoscenza, accoglienza e presidio del territorio.

Per gli speleologi della Grigna il Bogani non è mai stato solo un rifugio. È stato per anni la casa di InGrigna, il progetto esplorativo che continua a indagare il grande sistema carsico della Grigna Settentrionale. Un luogo di partenze, rientri, materiali asciugati al sole, discussioni notturne e amicizie costruite nel tempo.

Vediamo – con ottimismo – come andranno le cose: l’importante è che ci sia un futuro, e che il futuro del Rifugio Bogani sia compatibile con le attese dei soci CAI che hanno consentito la sua nascita, e con chi lo ha sempre amato, per il bene del territorio.

A proposito, InGrigna guarda già avanti: il Campo Speleo 2026

A proposito, InGrigna guarda già avanti.

Sono appena state definite le date del tradizionale Campo Speleo estivo 2026, che avrà luogo dall’8 al 22 agosto 2026. Gli speleologi torneranno , come qualcuno ha già scritto, “con il ? a pezzi”, senza i rifugisti del cuore, ma con la stessa ostinazione di sempre.

Un campo per resilienti.

Scrive il “mitico” Alex Rinaldi, youtuber ed esploratore della Grigna (“Ma dove siamo?“):

“Campo INGRIGNA 2026, dall’8 al 22 agosto… stiamo arrivando!!!!
Tra le molte grotte in esplosione: Abisso Pozzo nel Dito, Abisso delle Spade, Abisso Buzio, Trentinaglia e chi più ne ha più ne metta!
Quest’anno si vuole tornare al fondo di W le Donne (-1313).
Chi fosse interessato lo faccia sapere il più presto possibile per riuscire ad organizzare al meglio!”

Per informazioni: andrea.maconi@fastwebnet.it

Forse oggi le Terre Alte si custodiscono proprio così: continuando a esserci. Anche quando la strada si interrompe. Anche quando tutto sembra diventare più difficile.

Link utili:

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Formazione e attività sul campo: un intenso weekend di maggio per l’Unione Speleologica Pordenonese

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L’USP ha raccontato sui social il fine settimana tra rilievo 3D con tecnologia LiDAR ed esplorazioni nella Risorgiva di Eolo

Le uscite si sono svolte nell’ambito del Corso Nazionale di Rilievo Speleologico 3D con tecnologia LiDAR, dall’8 al 10 maggio 2026

È stato un fine settimana intenso quello vissuto dall’Unione Speleologica Pordenonese, che sui propri canali social ha raccontato le attività svolte tra formazione tecnica, rilievo digitale e lavoro in grotta.

Le uscite erano inserite nell’ambito del Corso Nazionale di Rilievo Speleologico 3D con tecnologia LiDAR, organizzato dall’8 al 10 maggio 2026 a San Quirino (Pordenone). Il corso, dedicato all’utilizzo dei sensori LiDAR integrati negli smartphone per il rilievo tridimensionale in ambiente ipogeo, alternava lezioni teoriche e attività pratiche in grotta ed era tenuto da Marcello Pellegrini e Massimiliano Zago.

La giornata di sabato è stata dedicata alla scansione e acquisizione dei dati nelle cavità, seguita nel pomeriggio dal lavoro al computer per l’elaborazione delle “nuvole di punti” raccolte durante le attività.

Domenica il corso si è concluso con una progressione virtuale all’interno di alcune grotte scansionate, tra cui una parte della grotta Vecchia Diga, permettendo ai partecipanti di “percorrere” digitalmente gli ambienti rilevati.

Parallelamente sono proseguite anche le attività nella Risorgiva di Eolo, importante cavità del Friuli Venezia Giulia interessata negli ultimi mesi da esplorazioni oltre il sifone terminale.

Alcuni soci dell’USP, insieme agli speleologi del Gruppo Speleologico Sacile, hanno collaborato al recupero del materiale subacqueo utilizzato durante le recenti esplorazioni, comprese bombole, muta stagna e attrezzature per le teleferiche.

Come spiegato nel post, le esplorazioni oltre il sifone riprenderanno nella prossima stagione autunnale e invernale, insieme alle attività di rilievo supportate dal campo base allestito nell’ultimo salone della cavità.

Fonte articolo e foto: pagina social USP

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