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Convegno a Milano per mettere in dialogo prospezione geofisica, archeologia preventiva e tutela del patrimonio sommerso con tecnologie anche da drone
Il convegno “Archeologia e Geofisica a confronto” si terrà il 29 maggio 2026 a Milano, Largo A. Gemelli 1, Aula Pio XI, con inizio alle 09:30 e termine previsto per le 16:30.facebook+1
Programma e obiettivi — prospezione geofisica e archeologia preventiva
La giornata è organizzata in tre sessioni che mettono a confronto metodi, casi studio e buone pratiche, dalla diagnostica alla tutela e dall’archeologia preventiva al patrimonio sommerso. La Sessione I (mattina) è dedicata a strategie, limiti e applicazioni della prospezione geofisica e alla loro integrazione nelle pratiche delle soprintendenze e dello scavo archeologico.facebook
Interventi e casi studio — diagnostica, tutela e scavo
Tra i relatori della Sessione I figurano rappresentanti di soprintendenze, università e liberi professionisti che presenteranno casi come le Grandi Terme e il fondo Pasqualis ad Aquileia, le indagini a Casalino e buone pratiche per l’archeologia preventiva.facebook
Nuove frontiere: acqua, aria e patrimonio sommerso
La Sessione II affronta la geofisica in ambienti complessi, con attenzione alla laguna veneziana, all’archeologia subacquea e all’uso di tecnologie aeree come rilievi magnetometrici da drone per individuare resti sepolti. L’approccio proposto mette a confronto limiti applicativi e strumenti utili alla ricerca, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio sommerso.facebook
Interpretazione dei dati e processi decisionali in ambito urbano
La Sessione III tratta l’integrazione dei dati geofisici nei processi decisionali, con esempi applicativi in Friuli Venezia Giulia e in ambito urbano (il castello visconteo di Abbiategrasso), e con contributi sulle potenzialità e i limiti della gradiometria magnetica da drone.facebook
Informazioni pratiche e partecipazione
L’evento è in accreditamento per i geologi e sarà trasmesso online sui canali social della Confederazione Italiana Archeologi per permettere la partecipazione a distanza. Nella locandina è disponibile il programma completo con le sessioni tematiche e gli interventi delle università, delle soprintendenze e dei professionisti coinvolti.facebook
Contatti e iscrizioni
Per informazioni è indicato l’indirizzo regione.lombardia@archeologi-italiani.it e il sito della Confederazione Italiana Archeologi, dove sono riportati i dettagli dell’evento.
Elenco sintetico dei relatori (alcuni)
- C. Perassi, Direttore Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici, Università Cattolica del Sacro Cuore; F. Ravasi, Presidente Ordine dei Geologi Lombardia; C. Rampazzo, Presidente CIA (saluti introduttivi).facebook
- Sessione I: C. Marastoni, G. Strapazzon, M. Mele, A. Di Miceli, G. Casagrande, L. Mordeglia, I. Repetto.facebook
- Sessione II: S. Bini, A. di Miceli, S. L. Trigona, G. Grimaudo, A. Arato, M. Naldi.facebook
- Sessione III: S. Di Tonto, I. Fedele, R. Micheli, G. Musina, M. Peris, P. Ventura, P. Barbina, G. Pastura, M. Serpetti, T. Quirino, M. Castelli, A. Ambrogio, D. Roverselli, G. Valle.facebook
Sezioni del programma (orario essenziale)
- 09:30 Saluti introduttivi.facebook
- 09:45 Introduzione al convegno.facebook
- 10:00 Sessione I — prospezione geofisica e verifica archeologica.facebook
- 11:20 Pausa caffè.facebook
- 12:00 Sessione II — tra terra, acqua e aria.facebook
- 13:00 Pausa pranzo.facebook
- 14:30 Sessione III — interpretare il sottosuolo.facebook
- 16:00 Discussione finale.facebook
Note editoriali
La conferenza intende favorire il dialogo tra discipline e promuovere l’adozione di pratiche condivise per integrare indagini geofisiche e operazioni archeologiche, incluse le attività di tutela e di gestione del patrimonio sommerso.facebook
Fonti
Tecniche geofisiche più usate in archeologia
Le tecniche geofisiche più usate in archeologia sono il georadar (GPR), la magnetometria e la tomografia elettrica (ERT). In molti casi si aggiungono anche metodi elettromagnetici e, più raramente, tecniche sismiche o termografiche, soprattutto quando serve una lettura più completa del sottosuolo.
Georadar
Il georadar invia impulsi elettromagnetici nel terreno e registra i riflessi prodotti da cambi di materiale, vuoti, muri, tombe o pavimenti. È molto utile quando serve un’immagine ad alta risoluzione dei primi metri del sottosuolo.
Magnetometria
La magnetometria misura le variazioni del campo magnetico terrestre causate da strutture o materiali diversi dal terreno circostante. È adatta per indagini rapide su aree ampie e funziona bene per individuare fornaci, trincee, fossati, muri e altri resti sepolti.
Tomografia elettrica
La tomografia elettrica, o ERT, misura la resistività del terreno con una serie di elettrodi. In archeologia aiuta a distinguere tra suoli, murature, cavità e riempimenti, ed è molto usata quando si cerca una ricostruzione più dettagliata del sottosuolo.
Altri metodi
Tra gli altri strumenti usati in archeologia ci sono i metodi elettromagnetici, che rilevano conducibilità e suscettività magnetica, e in alcuni contesti la sismica e la termografia. La scelta dipende dal tipo di terreno, dalla profondità attesa dei resti e dall’obiettivo della ricerca.
Approccio integrato
Nella pratica, gli archeologi combinano spesso più tecniche geofisiche. Questo approccio aumenta l’affidabilità dell’interpretazione, perché ogni metodo evidenzia aspetti diversi del sottosuolo e riduce il rischio di errori nella lettura delle anomalie.
Casi studio geoarcheologici in Italia
In Italia i casi studio geoarcheologici più citati riguardano contesti molto diversi: grotte, aree urbane, paesaggi alluvionali, siti lagunari e cavità artificiali. Il filone comune è l’uso congiunto di scavo, stratigrafia, analisi dei sedimenti e indagini geofisiche per leggere il rapporto tra uomo e ambiente.
Contesti carsici
La Grotta Battifratta nel Reatino è un caso recente di geoarcheologia applicata alla lettura di depositi olocenici, con attenzione alle variazioni idroclimatiche e alle frequentazioni tra Neolitico ed età del Bronzo. In area carsica rientrano anche siti come la Grotta dei Massacci in Sabina e altri contesti sotterranei studiati come archivi naturali e culturali insieme.
Paesaggi fluviali e alluvionali
Un altro ambito forte è quello dei paesaggi alluvionali, dove la geoarcheologia ricostruisce l’evoluzione del territorio e l’impatto delle dinamiche idriche sugli insediamenti. Un esempio è il caso di Ravenna e del suo entroterra, citato come studio sull’evoluzione dei paesaggi alluvionali. Anche la valle dell’Isonzo è richiamata come area di ricerca geo-archeologica per la relazione tra rete insediativa, morfologia e processi deposizionali.
Archeologia urbana
Nelle città, la geoarcheologia è usata per interpretare stratificazioni complesse senza ricorrere sempre allo scavo estensivo. Il caso del castello visconteo di Abbiategrasso mostra come le indagini geofisiche possano supportare l’archeologia preventiva in ambito urbano. Un altro esempio è Cavriglia, dove magnetometria e georadar sono stati integrati per leggere l’area della pieve di San Giovanni Battista.
Lagune e subacquea
In ambiente lagunare, la lettura del sottosuolo richiede cautela metodologica. Il caso veneziano è spesso richiamato per mostrare limiti e potenzialità della geofisica in laguna. Sul versante sommerso, la geofisica in archeologia subacquea viene usata per ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso.
Tecnologie e ricadute
Tra i casi italiani più interessanti ci sono anche quelli che sperimentano tecnologie da drone, come la gradiometria magnetica da drone per l’esplorazione del sottosuolo e per valutazioni legate anche al rischio bellico. Questi studi mostrano una tendenza chiara: la geoarcheologia in Italia non serve solo a trovare resti, ma anche a leggere i processi che li hanno conservati o alterati.
Riferimenti utili
Per una panoramica di casi e dataset italiani, il Geoportale Nazionale per l’Archeologia è una base importante, perché raccoglie risultati di indagini preventive, scavi in assistenza e progetti di ricerca. Tra le linee di ricerca più attive rientrano anche progetti che combinano prospezione geofisica, analisi stratigrafica e lettura ambientale, come quelli presentati in ambito AIQUA.
La diagnostica non invasiva
La diagnostica non invasiva sui siti serve a capire cosa c’è nel sottosuolo o nelle strutture senza scavare né danneggiare il bene. In archeologia si usa per localizzare resti, leggere le stratificazioni e decidere dove intervenire con meno rischio.
Come si imposta
Prima si definisce l’obiettivo: cercare muri, tombe, cavità, trincee, vuoti o stati di conservazione. Poi si sceglie la tecnica più adatta in base al terreno, alla profondità attesa e al tipo di evidenza da individuare.
Tecniche più usate
Le prospezioni geofisiche più comuni sono georadar, magnetometria e resistività elettrica. Il georadar legge le variazioni nel sottosuolo con onde elettromagnetiche, la magnetometria intercetta anomalie del campo magnetico e la resistività misura come il terreno oppone passaggio di corrente.
Fase di campo
Sul sito si procede con una griglia di rilievo e con passaggi regolari degli strumenti. Le misure vengono raccolte in superficie e georeferenziate, così da ricostruire mappe e sezioni del sottosuolo senza aprire saggi di scavo.
Elaborazione dei dati
I dati grezzi vengono puliti, filtrati e trasformati in mappe o modelli interpretabili. In questa fase si evidenziano le anomalie, cioè le differenze rispetto al terreno circostante, che possono indicare la presenza di strutture antropiche o di depositi particolari.
Interpretazione
L’interpretazione non si basa su una sola lettura automatica. Gli specialisti confrontano i risultati geofisici con fonti storiche, dati topografici, fotografie, stratigrafie e, quando serve, piccoli saggi di verifica.
Vantaggi e limiti
Il vantaggio principale è la non distruttività: il sito resta integro e si riduce il ricorso allo scavo. Il limite è che ogni tecnica risponde in modo diverso a suoli, umidità, materiali e profondità, quindi i risultati vanno sempre verificati con attenzione.
Uso pratico
Questa diagnostica è utile nell’archeologia preventiva, nella tutela dei monumenti e nella pianificazione dei lavori pubblici. Serve anche per scegliere dove scavare, come conservare e come valorizzare i siti con un approccio più prudente e documentato.
Fonti
Ecco le fonti e i relativi link usati su “Archeologia e Geofisica a confronto”:
Per la parte descrittiva sul ruolo della geofisica in archeologia ho anche richiamato un riferimento CNR: https://www.cnr.it/it/focus/006-8/la-geofisica-per-l-archeologiacnr
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